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Indonesia’s nickel rule changes are spooking Chinese investors

Chinese investors in Indonesia’s nickel industry recently sent a formal protest letter to President Prabowo Subianto. The message reflects their concerns over Indonesia’s political and economic direction, and the long-term trajectory of Chinese investment and Indonesia’s industrialisation programme will hinge on how Indonesia resolves them. The letter, submitted by the China Chamber of Commerce in Indonesia (CCCI), complained about a series of government policies, including proposed royalty...

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Do China’s export curbs on tungsten threaten Japan’s AI chip supply chain?

Two major Japanese chemical manufacturers could halt production of a gas crucial to AI chipmaking starting next month, as supply tightens and prices surge amid Beijing’s export controls on tungsten. The price of tungsten hexafluoride has jumped more than 200 per cent year on year because of supply bottlenecks, coupled with rising chip demand, market data showed. The gas is a critical precursor in the semiconductor industry, where it is used to develop the microscopic connections inside advanced...

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Simboli esoterici: significato, origine e interpretazione dei principali simboli

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Cosa sono i simboli esoterici? Prima di addentrarci nell’analisi dei singoli glifi e nelle loro geometrie nascoste, è essenziale rispondere a una domanda fondamentale: cosa sono i simboli esoterici e perché, a distanza di millenni, continuano a esercitare su di noi un fascino così magnetico? Molto spesso li liquidiamo come semplici “disegni” misteriosi, ma la realtà è molto più complessa. La differenza fondamentale tra segno e simbolo Per comprendere a fondo la materia, dobbiamo prima tracciare una linea di demarcazione netta tra un segno e un simbolo. Un segno è un’indicazione pratica con un solo significato chiaro e bidimensionale. Un

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Concluso il progetto ‘Meravigliosamente diversi’ dell’istituto di istruzione superiore Vespucci Colombo

LIVORNO – Il 6 giugno 2026 si è svolta alla spiaggia dei Tre Ponti di Livorno la giornata conclusiva del progetto Meravigliosamente diversi, promosso dall’Istituto di istruzione superiore Vespucci Colombo e ideato in collaborazione con Scuola italiana cani salvataggio (Sics), che ha tra gli obbiettivi, tra l’altro, quelli della Formazione scuola lavoro (Fsl) e dell’inclusione degli alunni con disabilità.

Nel corso dell’evento, il Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Livorno ha partecipato con il Nucleo sommozzatori e con vedette della dipendente stazione navale, offrendo agli studenti un’ulteriore opportunità di conoscenza delle attività che il Corpo esegue quale polizia del mare, per la tutela degli interessi economico-finanziari del paese e per il contrasto dei traffici illeciti via mare. Infatti, il 15 aprile ultimo scorso gli alunni avevano già vissuto una giornata a bordo delle unità navali di ultima generazione, assistendo anche alla ricognizione dei fondali del molo Mediceo eseguita dai subacquei utilizzando attrezzature speciali.

Durante l’esercitazione conclusiva, gli studenti sono stati coinvolti nelle attività pratiche dimostrative, partecipando attivamente alle operazioni simulate di soccorso in mare effettuate dalle unità cinofile della Sics e affiancando i sommozzatori delle Fiamme gialle nell’uso del trascinatore subacqueo. I soccorritori a quattro zampe e i conduttori della Sics hanno suscitato il particolare interesse degli alunni con le entrate in acqua dalla spiaggia e i tuffi dalle unità navali della Guardia di finanza e della Guardia costiera, finalizzati al recupero dei pericolanti simulati dagli istruttori della Sics  e da un manichino appositamente realizzato, nonché per trainare con la loro sorprendente forza un pattino di salvataggio.

L’esperienza ha permesso di apprezzare la professionalità e il concreto contributo che le unità cinofile possono fornire in attività di protezione civile e di salvataggio di vite umane, comprendendo l’importanza della collaborazione tra le amministrazioni dello Stato e le associazioni di volontariato impegnate nella tutela della vita umana, quale la Società volontaria di soccorso e la Scuola italiana cani salvataggio.

La giornata si è conclusa con la consegna degli attestati agli studenti che hanno partecipato con entusiasmo al progetto scolastico, momento che ha rappresentato il coronamento di un percorso formativo dedicato alla cultura del mare, alla sicurezza della navigazione, all’inclusione e alla tutela dell’ambiente.

L’iniziativa ha inoltre consentito di evidenziare il ruolo svolto dalla Guardia di finanza, cui è affidata una funzione concorsuale nelle attività di prevenzione e contrasto degli illeciti in materia ambientale, tanto a terra  quanto in ambiente marino.

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Beachgoers in Australia rescue woman after shark attack at Sydney’s Coogee Beach

A woman swimmer was ⁠seriously injured in a shark ⁠attack at a Sydney beach on ⁠Saturday, authorities said, in the latest of a spate of such encounters off Australia’s coast. Emergency services were called to Coogee Beach in the east of Sydney, Australia’s largest city, in the morning on reports that the 35-year-old had been bitten by a large shark about 30 metres (100 feet) from the shore. “The woman was pulled from the water by members of the public, who commenced first aid,” police said in a...

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AUR: a fine giornata scoperti oltre 1500 pacchetti compromessi

Quella che era iniziata come una grave violazione circoscritta si è trasformata, nel giro di poche ore, in uno dei più vasti e preoccupanti incidenti di sicurezza nella storia di Arch Linux. Nella giornata di ieri vi avevo segnalto della compromissione di più di 400 pacchetti presenti nel repository AUR (Arch User Repository). A fine […]

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Roma, sequestrati 11,5 chili di cocaina a Ponte di Nona: arrestato un 41enne

Droga, base dello spaccio in un attico abusivo a Roma. La Polizia sequestra oltre 11 chili di cocaina

Oltre undici chili e mezzo di cocaina pronti a rifornire le piazze di spaccio della Capitale e una base logistica allestita in un attico abusivo ricavato sul terrazzo di uno stabile di edilizia popolare. È quanto scoperto dalla Polizia di Stato nel quartiere Ponte di Nona, a Roma, dove gli agenti del VI Distretto Casilino e delle Volanti hanno arrestato un quarantunenne italiano con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine è partita dal continuo e sospetto via vai di persone all’interno del complesso residenziale. Gli investigatori hanno così predisposto un servizio di osservazione con pattuglie posizionate in punti strategici dell’area, riuscendo a monitorare i movimenti di un uomo che si aggirava con fare sospetto tra il terrazzo e il vano scale del palazzo.

L’uomo è stato fermato al secondo piano mentre trasportava una vistosa busta gialla. Alla vista dei poliziotti ha tentato di disfarsene, ma gli agenti sono riusciti a recuperarla immediatamente. All’interno sono stati trovati dieci panetti di cocaina per un peso complessivo superiore agli 11,5 chilogrammi. Durante il controllo sono stati sequestrati anche due smartphone, ritenuti dagli investigatori strumenti utilizzati per gestire contatti, ordinazioni e consegne della droga. La successiva perquisizione ha portato alla scoperta di un mazzo di chiavi che ha consentito agli agenti di individuare un locale tecnico situato sul terrazzo dello stabile e trasformato abusivamente in una sorta di attico.

Secondo gli inquirenti, l’ambiente era stato adibito a vera e propria base operativa per il confezionamento e la gestione dello stupefacente. Al suo interno sono stati trovati strumenti per la pesatura e il confezionamento della cocaina, elementi che hanno contribuito a delineare il quadro indiziario a carico del quarantunenne. L’arresto è stato successivamente convalidato dall’autorità giudiziaria.

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Torna in Accademia navale il workshop intitolato a Ugo Tiberio

LIVORNO – Giovedì (18 giugno) dalle 9,30 nella Sala ricreazione allievi dell’Accademia Navale di Livorno, si terrà il decimo workshop Ugo Tiberio, organizzato dalla Fondazione Ugo Tiberio, presieduta dall’ammiraglio ispettore capo Giuseppe Abbamonte.

L’iniziativa mira a promuovere, in particolare tra i giovani ufficiali della specialità Armi Navali, la conoscenza dell’opera del professor Ugo Tiberio, pioniere dell’elettronica per la Difesa e padre del radar italiano. La Fondazione sostiene tale attività attraverso borse di studio e l’organizzazione di eventi dedicati alle più recenti innovazioni tecnologiche del settore.

Il programma prevede due sessioni mattutine dedicate al munizionamento avanzato e alle tematiche dell’underwater. Nel pomeriggio sarà approfondita la figura del dottor Vincenzo Tiberio, precursore degli studi sulle proprietà delle muffe alla base della scoperta della penicillina.

Nel corso dell’evento saranno inoltre premiati i vincitori del premio Tiberio per gli anni 2023, 2024 e 2025.

Parteciperanno rappresentanti della Marina Militare, autorità civili e religiose, esponenti dell’industria della difesa, docenti dell’Accademia Navale e dell’Università di Pisa, nonché ufficiali del corpo GM – specialità Armi Navali, in servizio e in congedo.

 

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Maxi fusione a Hollywood, via libera Usa all’accordo Paramount-Warner Bros Discovery da 110 miliardi

Paramount-Warner Bros Discovery, via libera degli Usa alla maxi fusione da 110 miliardi

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha approvato l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione da 110 miliardi di dollari destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria dell’intrattenimento globale. Il via libera rappresenta un passaggio decisivo per la società americana, che ora dovrà ottenere anche l’autorizzazione delle autorità di regolamentazione europee prima di completare l’accordo. L’approvazione è arrivata senza alcuna condizione. Paramount Skydance, quindi, non sarà costretta a cedere asset o attività per ottenere l’ok definitivo. Secondo quanto comunicato dal dipartimento di Giustizia, le prove raccolte durante l’indagine hanno evidenziato che la fusione “non è suscettibile di arrecare danni alla concorrenza o ai consumatori americani”.

Leggi anche: Sky, siglata nuova partnership con Warner Bros. Discovery

Le valutazioni delle autorità statunitensi hanno riguardato diversi settori del business dell’intrattenimento, compresi i servizi di streaming, la televisione lineare e l’intera filiera cinematografica, dallo sviluppo dei contenuti alla produzione fino alla distribuzione nelle sale. “Siamo grati per l’approfondita revisione di questa transazione da parte del dipartimento di Giustizia, così come per il lavoro delle altre agenzie che hanno completato le loro verifiche e hanno finora dato il via libera”, ha dichiarato Paramount in una nota.

L’operazione rappresenta una delle più grandi fusioni mai realizzate nel settore dei media e dell’intrattenimento e potrebbe avere un impatto significativo sul mercato globale, in un momento in cui le principali società del comparto stanno puntando a rafforzarsi per affrontare la crescente competizione nello streaming e nella produzione di contenuti.

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Ebola, peste, tubercolosi: gli Stati Uniti hanno finanziato oltre 120 laboratori biologici in Ucraina e in decine di altri paesi.

Venerdì, la direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, ha diffuso dati di intelligence “mai visti prima” che rivelano “nuove prove” del finanziamento, da parte della precedente amministrazione della Casa Bianca, di oltre 120 laboratori biologici in più di 30 paesi , tra cui l’Ucraina.

“Le informazioni sull’esistenza, la storia, l’ubicazione e il finanziamento di questi laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti sono state deliberatamente occultate da individui potenti, i quali affermano falsamente che non esistono e accusano chiunque affermi il contrario di essere un agente straniero e un traditore degli Stati Uniti”, si legge nella dichiarazione .

L’ufficio guidato da Gabbard ha sottolineato che molti di questi laboratori biologici “sono attualmente impegnati, o sono stati impegnati in passato, in ricerche che utilizzano agenti patogeni pericolosi e altamente contagiosi “, in alcuni casi svolgendole “con scarsa visibilità o supervisione”.

Armi biologiche a disposizione dell’Ucraina

Le ultime rivelazioni si sono concentrate sul caso dell’Ucraina, dove il governo statunitense ha finanziato oltre 40 laboratori biologici. L’indagine ha stabilito che questi ospitavano ” agenti patogeni di guerra biologica di epoca sovietica ” e che gli Stati Uniti erano responsabili della formazione di scienziati ucraini in materia di biocontenimento.

I depositi di queste strutture includono “armi biologiche e agenti patogeni responsabili di malattie” come antrace , Ebola , peste , peste suina, tularemia, tubercolosi , malattia di Newcastle, MERS , SARS , virus di Marburg , virus di Lassa e rickettsie (batteri intracellulari), tra gli altri.

La Russia avverte da anni della presenza di laboratori biologici in Ucraina, e ora gli Stati Uniti hanno deciso di indagare.

Il documento pubblicato afferma che, all’inizio degli anni 2010, il solo Istituto di Medicina Veterinaria Sperimentale e Clinica della città di Kharkiv ospitava ” centinaia di agenti patogeni “, essendo “uno degli oltre 40 laboratori di proprietà e gestiti da ucraini che hanno ricevuto assistenza nell’ambito del Programma di Riduzione delle Minacce Biologiche del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti”.

Nel 2019, le strutture dell’istituto presentavano ” carenze in materia di bioprotezione e biosicurezza “, “specialmente nelle stanze in cui vengono manipolati i batteri contagiosi della ‘Brucella’ “.

“Gli Stati Uniti hanno pagato uno scienziato ucraino per studiare il genoma dell’influenza aviaria altamente patogena e di altri virus altamente infettivi in ​​laboratori di biocontenimento, finanziati anch’essi dal governo statunitense”, avverte il testo.

“Potenziale impatto catastrofico su scala globale”

Gabbard ha denunciato che “nonostante l’evidente potenziale impatto globale catastrofico che la ricerca su agenti patogeni pericolosi nei laboratori biologici può avere, politici, i cosiddetti ‘professionisti della salute’ come il dottor Fauci e membri del team per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden hanno mentito al popolo americano sull’esistenza di laboratori biologici finanziati e sostenuti dagli Stati Uniti, e hanno minacciato coloro che hanno cercato di svelare la verità”.

La funzionaria ha promesso che il suo ufficio “continuerà a collaborare strettamente con i partner governativi per identificare l’ubicazione di questi laboratori e i patogeni che contengono , al fine di porre fine a questa pericolosa ricerca “. Tali attività minacciano “la salute e il benessere del popolo americano e delle persone in tutto il mondo”, ha avvertito.

Russia: la NATO prosegue il suo programma di creazione di armi biologiche, anche in America Latina.

Avvertimenti dalla Russia

L’indagine statunitense è giunta dopo  anni di avvertimenti da parte della Russia  sulle attività illecite svolte nei laboratori ucraini finanziati dai paesi della NATO. Dal 2022, Mosca ha fornito  prove di tali attività in diverse sedi internazionali , tra cui le Nazioni Unite, ma né gli Stati Uniti, né l’Ucraina, né le altre parti coinvolte hanno risposto alle richieste russe di indagare sul funzionamento di questi laboratori biologici.

La Russia ha tentato di richiamare l’attenzione della comunità internazionale su questo problema, avvertendo dell’esistenza in Ucraina di:

  • Il progetto UP-4 , il cui obiettivo era quello di indagare sulla possibilità di trasmissione di infezioni particolarmente pericolose attraverso  gli uccelli migratori.
  • Progetto P-781 , nell’ambito del quale è stato studiato l’  uso dei pipistrelli  come agenti di armi biologiche

Le Forze Armate russe hanno inoltre ottenuto documenti che confermano numerosi casi di  trasferimento di campioni biologici di cittadini ucraini all’estero . “È altamente probabile che uno degli obiettivi degli Stati Uniti e dei loro alleati sia  la creazione di agenti biologici in grado di colpire selettivamente diversi gruppi etnici “,  ha affermato  il tenente generale Igor Kirilov, ex capo delle truppe di difesa radiologica, chimica e biologica delle Forze Armate russe.

Inoltre, il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vasily Nebenzia,  ha sottolineato  già nel 2022 che i progetti di ricerca biologica sviluppati per anni in diversi laboratori ucraini in collaborazione con gli Stati Uniti  violano la Convenzione sulle armi biologiche e che i documenti sequestrati durante l’operazione militare russa in Ucraina rappresentano solo la punta dell’iceberg.

Fonte: RT Actualidad

Traduzione: Luciano Lago

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“Due popoli due stati? Formula vuota, senza futuro. E i partiti anti-Netanyahu non sono all’altezza”, intervista a Della Seta

Roberto Della Seta ha applicato, con passione civile e coraggio intellettuale, uno dei motti più riusciti di Legambiente, di cui è stato presidente: “Pensare globalmente, agire localmente”. Una visione che ha attraversato il suo impegno politico e parlamentare e la sua attività di giornalista e scrittore. Tra le sue ultime pubblicazioni segnaliamo: Pacifismi. Storia plurale di un’idea controversa (Mimesis, 2025). Della Seta è anche una delle coscienze critiche dell’ebraismo italiano.

“Basta tifoserie: si può essere contro Hamas e contro i crimini di Netanyahu”. È l’appello lanciato in una intervista a L’Unità da Emanuele Fiano, presidente di Sinistra per Israele. Lei come risponde?
Concordo totalmente: si può, si deve essere contemporaneamente contro i crimini di Netanyahu e contro i crimini di Hamas. Ha ragione, Fiano, anche nel denunciare il clima da stadio che avvelena sempre più spesso il dibattito pubblico e che nel caso di Israele e Palestina non impazza soltanto sui social ma contagia anche commentatori autorevoli o sedicenti tali. Cito due esempi tra loro opposti: la “messa all’indice” di Erri De Luca e di Moni Ovadia da parte di quelle che Fiano chiama opposte tifoserie. Non condivido quasi nulla di quello che ha detto De Luca su Israele e Gaza, ma considerare le sue parole come sostegno o peggio “complicità” verso Netanyahu – così le hanno bollate in tanti nel mondo filopalestinese -, è ridicolo. Non sono d’accordo nemmeno con alcune opinioni di Moni Ovadia liquidatorie di tutta la storia del sionismo, ma vedere Ovadia come una specie di ebreo “odiatore di se stesso”, un antisemita suo malgrado – così lo descrivono in molti tra i filoisraeliani “doc” – è grottesco. Con Erri De Luca e con Moni Ovadia è del tutto legittimo polemizzare, ma rispettandone la storia e il prestigio intellettuale e soprattutto rifuggendo da qualunque tentazione di ostracismo giacobino. Ecco, io credo che una buona regola per dibattere di Israele e Palestina da “non-tifosi” sia mettere qualche paletto di verità: dichiararsi antisionisti e giudicare Israele come uno Stato ormai dominato da un’ideologia ultranazionalista, non significa essere antisemiti; invece, è antisemitismo in purezza collegare la condanna di Israele, anche la più radicale, con farneticazioni su “complotti ebraici” e sulle “lobby ebraiche” alla conquista del mondo. Purtroppo, entrambi questi criteri sono violati di continuo. Violati da chi ha proposto, votato e sostiene il disegno di legge in discussione alla Camera che definisce come antisemitismo, per esempio, anche il fatto di paragonare le azioni di Israele a quelle dei nazisti. Paragone che si ritrova esplicitato da noti antisemiti quali Albert Einstein e Hannah Arendt in una lettera pubblica che pubblicarono sul New York Times all’indomani della nascita di Israele in cui bollavano come fasciste i blitz delle bande paramilitari guidate da Menachem Begin, futuro primo ministro e padre politico di Netanyahu, per cacciare migliaia i palestinesi dai loro villaggi ormai “israelianizzati”. E violati, questi criteri, da chi per motivare la solidarietà con i palestinesi fa riemergere dalla fogna della storia europea rappresentazioni degli ebrei come una rete transnazionale di criminali.

Nell’intervista, Fiano rilancia come prospettiva su cui concentrare l’iniziativa di chi non è “tifoso” ma partecipe di un tragico conflitto senza fine, quella di due popoli, due Stati. Ma c’è ancora spazio per dare corpo a questa idea?
Credo che Fiano abbia bene presente la mappa attuale degli insediamenti di coloni ebrei in Cisgiordania, insediamenti – va ricordato – avvenuti anche quando governava la sinistra: come immagina questi “due Stati”? Mi viene in mente il regime razzista sudafricano, che aveva creato una decina di “bantustan”, piccole isole “nere” formalmente indipendenti ma in realtà micro-Stati vassalli del Sudafrica. Oggi “due popoli due Stati” è una formula vuota, senza futuro. Personalmente non mi piace nemmeno come idea: la penso come quella piccola minoranza di sionisti del Novecento – da Martin Buber a Judah Magnes – che sostenevano la prospettiva di un unico Stato binazionale. Non amo il concetto di “Stato etnico”, che sia degli ebrei come dei musulmani. Detto ciò capisco bene che la possibilità di vedere nascere “dal fiume al mare”, dal Giordano al Mediterraneo, uno Stato dove vivano insieme e con pari diritti ebrei israeliani e palestinesi, non è per oggi né per domani. Ma non ho dubbi che a questo si arriverà alla fine del tunnel, ancora lontana.

Dopo i video inneggianti al trattamento brutale riservato agli attivisti della Global Sumud Flotilla, l’Europa e l’Italia hanno scoperto la “mela marcia” che si annida nel governo Netanyahu: Itamar Ben-Gvir. Ma regge questa identificazione o c’è molto altro?
Ben-Gvir è un criminale politico, ma è solo la punta vistosa di un iceberg incomparabilmente più grande. La mela marcia è tutto il governo Netanyahu, la mela marcia è la maggioranza che lo sostiene, la mela marcia è chi tuttora tra gli israeliani si riconosce in questa destra nazionalista e razzista, la mela marcia è l’esercito che ha condotto lo sterminio di civili a Gaza, la mela marcia sono le forze di sicurezza israeliane che tollerano e spesso spalleggiano le aggressioni sistematiche dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania. Ben-Gvir nella mela marcia – chiedo scusa per la metafora brutale – è solo il verme più repellente.
Quanto alla “Global Flotilla”: è desolante la debolezza con cui governi europei a cominciare dal nostro hanno reagito all’atto di pirateria internazionale compiuto da Israele in acque internazionali contro loro cittadini che partecipavano a una missione umanitaria rigorosamente disarmata. È desolante, ed è una specie di manifesto del “doppio standard” che adotta l’Europa in tema di difesa della legalità internazionale e dei diritti umani: intransigente (giustamente) con il criminale Putin, più che conciliante con il criminale Netanyahu.

“Io, sionista di fronte alla catastrofe spirituale dell’ebraismo”. Così questo giornale ha titolato una impegnata intervista di Gad Lerner. Cosa è per lei il sionismo?
Condivido ogni virgola di Gad, anche se la mia storia è diversa dalla sua. Sono ebreo per metà, quella paterna, e mio padre Piero che era un dirigente del Partito comunista, fu negli anni ’60 uno dei primi ebrei italiani a schierarsi pubblicamente contro Israele. Mio padre si dichiarava orgogliosamente antisionista, io su questo la penso diversamente. Da storico, credo che il sionismo vada visto nella sua grande pluralità di ispirazioni: erano sionisti Buber, Magnes, Arendt, che sognavano uno Stato arabo-ebraico in Palestina, ed era sionista Vladimir Zabotinskij, nazionalista e ammiratore di Mussolini. Il sionismo è nato, come pensiero e movimento, per liberare gli ebrei d’Europa da secoli di persecuzioni, ha ricevuto una legittimazione formidabile dalla Shoah. Certo è nato con un’impronta eurocentrica, non si è mai troppo curato del “fatto” che in Palestina vivevano comunità arabe che inevitabilmente hanno vissuto l’emigrazione ebraica come colonialismo. Dalla nascita dello Stato d’Israele, il sionismo ha visto prevalere sempre più decisamente la sua radice peggiore, nazionalista e colonialista: non si può ridurre la sua degenerazione a Netanyahu, Netanyahu e la sua destra suprematista sono il sintomo e non la causa della malattia d’Israele. Poi guardo al sionismo non solo da storico: mia sorella ha sposato un ebreo israeliano che ha origini familiari polacco-ucraine. Ha idee molto di sinistra sul mondo, odia Netanyahu, ma non può dimenticare che se lui è venuto al mondo è perché suo padre negli anni ’30 del secolo scorso fuggì dall’Europa seguendo l’ideale sionista. Impossibile pretendere da mio cognato che si senta antisionista, quanto a me tendo a considerarmi asionista.

Anna Foa ha scritto un bellissimo libro dal titolo Il suicidio d’Israele. Questo suicidio si è già compiuto o c’è ancora qualche speranza?
Il suicidio di Israele come Stato ebraico credo sia compiuto, suicidio etico e reputazionale. Le prossime elezioni diranno del suo suicidio politico, in fase avanzata. Ovviamente mi auguro che Netanyahu perda le elezioni, e so benissimo che un governo guidato dalle attuali opposizioni rappresenterebbe un grande paso avanti. Ma sono sincero: credo i partiti anti-Netanyahu non siano all’altezza della sfida per dare un futuro di sicurezza e di prosperità a chi vive in Palestina. Dico a chi vive in Palestina, intendo prima di tutto ai palestinesi ma intendo anche ai milioni di ebrei israeliani. Faccio un esempio: giorni fa il leader dei Democratici, partito erede dei laburisti, Yair Golan, ha detto che per uno Stato palestinese “non è ancora il momento”. Credo che tutta la politica israeliana, anche la sua parte migliore, non abbia coscienza dell’abisso in cui è sprofondata nel mondo l’immagine d’Israele. E poi bisogna avere il coraggio di riconoscerlo: l’odierno Israele non è una democrazia, non lo è almeno da sessant’anni, da quando occupa illegalmente territori in cui vivono milioni di persone che non possono scegliere con il voto chi ne decide la vita e il futuro.

Il suicidio di cui sopra può riguardare anche la diaspora?
La diaspora, in particolare quella europea, dal 1948 si è identificata in Israele come “stato-guida” e oggi fatica a metterne in discussione l’agire. Eppure, lo stesso sionismo che proponeva la nascita di uno Stato ebraico in Palestina è nato in polemica con l’aspirazione di tanti ebrei europei a integrarsi nei contesti nazionali di cui bene o male erano parte da secoli. Poi tra ebraismo diasporico e Israele c’è un’altra grande differenza: il primo è costitutivamente cosmopolita, abituato a ibridarsi con altri da sé, portatore di un’idea plurale dell’identità, mentre in Israele si è progressivamente affermata un’idea esclusiva dell’identità ebraica.

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Peace for Taiwan needs ‘joint answer’ from both sides, says top Beijing official

Peace and stability in the Taiwan Strait needs a “joint answer” from people on both sides, Beijing’s top Taiwan affairs official said on Saturday. “As profound changes unseen in a century accelerate across the world, the international landscape is becoming increasingly turbulent and complex, the situation in the Taiwan Strait remains complex and severe,” Wang Huning told the Straits Forum, an annual event designed to boost exchanges between Taiwan and mainland China. “The future direction of...

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Nasce Progetto Civico Italia: le reazioni dei leader del campo largo

Conte: “Rafforza il campo progressista”. Schlein: “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative”. Bonelli e Fratoianni: “Ben venga aiuto al centrosinistra”

Alessandro Onorato lancia Progetto Civico Italia, una realtà che, come dichiara dal palco l’assessore capitolino ai Grandi Eventi, allo Sport, al Turismo e alla Moda di Roma Capitale, si schiera nel campo progressista non come segmento accessorio né come spazio residuale di centro, mirando alla costruzione di un’unica aggregazione diretta al voto. Fra le priorità: sicurezza, formazione scolastica, vita nelle piazze, nei parchi, certezza delle pene e recupero sociale dei detenuti. Ricetta da consegnare al campo largo, che guarda al PCI con interesse, apprezzamento e curiosità.

Giuseppe Conte promuove il PCI: “Rafforza il campo progressista”

Partito Civico nasce come movimento di vocazione progressista. È dunque inevitabile che incassi la simpatia del leader del Movimento 5 Stelle,  Giuseppe Conte: “Progetto Civico Italia è costruito su solidità civiche e amministrative. È un contributo che rafforza il progetto progressista a cui tengo molto. L’obiettivo non è vincere, ma cambiare il paese. Con l’opposizione abbiamo già definito diversi punti in comune anche in politica estera, benché ne dica la destra. Questa nuova forza politica può aiutarci e ha in dote le antenne che gli amministratori hanno sui territori. La democrazia è al bivio, corriamo il rischio di una torsione illiberale. Adesso tocca a noi. Dobbiamo rimettere in mano ai cittadini le sorti della Repubblica e restituire la voglia di partecipazione”.

Elly Schlein: “Condividiamo gli stessi valori”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein spinge verso la creazione di un pacchetto di misure riformiste a burocrazia zero e sostenibilità sociale da condividere con la coalizione. “Dobbiamo essere all’altezza delle aspettative ma non contro i nostri avversari. Piuttosto per migliorare il paese. Si parla di alleanze e programmi ma siamo già convergenti su tante battaglie. In primis, lottare contro lo smantellamento della sanità. Difendiamo la scuola pubblica, gli investimenti, lottiamo contro il caro vita. Non possiamo avere le bollette più care d’Europa. C’è tanto lavoro ma siamo pronti ad accogliere, ascoltare, allargare l’offerta politica condividendo gli stessi valori. Non c’è miglior programma che attuare gli articoli della nostra meravigliosa costituzione”.

AVS: “Progetto Civico benvenuto, ora programma condiviso”

Progetto Civico rientra a pieno titolo nel campo largo, alveo dove c’è anche Alleanza Verdi e Sinistra che plaude all’iniziativa ma non perde l’occasione per invocare anche un “programma chiaro, condiviso e coraggioso”. Pensieri e parole del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Al partito tutto ciò che contribuisce a rendere più forte il centrosinistra rispetto a questa destra brutta e pericolosa è il benvenuto ma deve essere poi definito all’interno di un programma credibile che come dico da tempo deve essere ambizioso”. Gli fa eco Angelo Bonelli (Verdi): “Guardiamo con interesse la proposta di Onorato, tutto ciò che si muove fra amministratori e amministrativi  per rafforzare la proposta politica e programmatica del centrosinistra è estremamente positivo”.

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Usa-Iran, accordo mai così vicino. Washington ottimista all’85%, la firma in Svizzera. Teheran: “Un faccia a faccia? Un’illusione americana”

Medio Oriente, Washington neutralizza i droni iraniani nello Stretto di Hormuz. Ma la tregua tra Usa e Teheran è più vicina

Mentre le tensioni nel Golfo Persico restano elevate, si rafforzano i segnali di una possibile svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime ore il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom) ha reso noto di aver abbattuto diversi droni d’attacco lanciati da Teheran contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo Washington, il traffico marittimo prosegue regolarmente e il corridoio strategico rimane aperto. Sul fronte diplomatico, però, la prospettiva di un accordo appare più vicina che mai. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che il memorandum d’intesa con gli Stati Uniti potrebbe essere firmato “nei prossimi giorni”, inizialmente in forma digitale. “Non siamo mai stati così vicini alla conclusione”, ha affermato, ribadendo che Teheran intende gestire internamente le proprie scorte di uranio altamente arricchito attraverso un processo di diluizione.

Le indiscrezioni indicano la Svizzera, e in particolare l’area del lago di Ginevra, come possibile scenario simbolico della firma. Secondo Reuters, il vicepresidente americano J.D. Vance potrebbe sottoscrivere l’intesa per conto di Washington, mentre l’Iran sarebbe rappresentato dal presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf. Tuttavia, da Teheran arrivano nuove smentite e l’agenzia Fars, vicina ai Pasdaran, definisce “un’illusione americana” l’ipotesi di un incontro faccia a faccia. Intanto il Pakistan, che sta svolgendo un ruolo di mediazione, ha annunciato di aver raggiunto un testo definitivo e condiviso dell’accordo di pace, invitando a non dare credito alle campagne di disinformazione che puntano a sabotare l’intesa. A Washington cresce l’ottimismo: secondo fonti citate da Bloomberg, le possibilità di una firma sarebbero comprese tra l’80 e l’85%.

Leggi anche: Iran-Usa, l’analista: “Possibile svolta in arrivo, ma servirà tempo per equilibrare gli interessi. Ma sul nucleare…”

Restano tuttavia profonde divergenze sui contenuti dell’accordo. Donald Trump rivendica di aver ottenuto lo smantellamento del programma nucleare iraniano, la distruzione del materiale arricchito e la garanzia che Teheran non sosterrà più gruppi armati nella regione. Una versione contestata dalla Repubblica islamica, secondo cui la questione nucleare resterebbe aperta e verrebbe affrontata soltanto nei sessanta giorni successivi alla firma del memorandum. Le tensioni coinvolgono anche Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari, assicurando piena sintonia con Trump, mentre il ministro della Difesa Israel Katz ha escluso un ritiro delle forze israeliane dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza.

Tra annunci, smentite e reciproche accuse, il negoziato resta appeso agli ultimi nodi politici. Ma, dopo mesi di escalation militare e diplomatica, la prospettiva di una tregua appare oggi più concreta che in passato.

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In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

Arriva in libreria il 17 giugno La cuoca di Churchill di Annie Gray (Slow Food Editore), il romanzo ispirato alla vera storia di Georgina Landemare, la donna che per quattordici anni cucinò per il premier britannico accompagnando con i suoi piatti alcuni dei momenti più delicati della storia del secolo scorso.

Dietro i grandi della storia c’è spesso una cucina

Ci sono vite che scorrono lontano dai riflettori ma che, in modo silenzioso, finiscono per lasciare un segno nella grande Storia. È il filo conduttore di La cuoca di Churchill, il nuovo romanzo di Annie Gray in uscita il prossimo 17 giugno, che racconta l’esistenza straordinaria di Georgina Landemare, la donna che durante gli anni più difficili della Seconda guerra mondiale si prese cura della tavola di Winston Churchill.

Il volume si inserisce nel filone delle biografie romanzate che riportano alla luce figure rimaste per decenni nell’ombra, proprio come accaduto con titoli di successo quali La cuoca dei Kennedy e La ragazza delle meraviglie. Libri che trasformano documenti, lettere e testimonianze dimenticate in racconti capaci di restituire voce a protagonisti invisibili.

In libreria l’avvincente storia della cuoca che nutrì Sir Winston Churchill

La donna che conquistò il mondo dei fornelli

Nata in un modesto villaggio rurale dell’Inghilterra vittoriana, Georgina Landemare crebbe in un ambiente fatto di sacrifici, lavoro e tradizioni culinarie tramandate di generazione in generazione. Contro ogni aspettativa riuscì però a imporsi in un settore quasi esclusivamente maschile, diventando una delle poche chef donne dell’epoca.

Quando entrò al servizio di Winston e Clementine Churchill nel 1940, nessuno poteva immaginare che sarebbe rimasta accanto alla famiglia per ben quattordici anni, più a lungo di qualsiasi altro membro dello staff domestico.

Tra diplomazia, guerra e atmosfere da Downton Abbey

Per Churchill il cibo non era un semplice piacere, ma uno strumento di relazione e diplomazia. Le cene organizzate da Georgina contribuirono a creare quell’atmosfera conviviale che il premier britannico considerava essenziale nei rapporti politici e internazionali.

Attraverso la sua vicenda personale, Annie Gray ricostruisce un intero mondo: quello delle grandi dimore inglesi, del servizio domestico, della cucina britannica tra gli ultimi fasti dell’età edoardiana e le privazioni imposte dal conflitto mondiale. Un romanzo che unisce rigore storico e narrazione, destinato a conquistare gli appassionati di storia, le lettrici in cerca di figure femminili forti e chi continua a sentire la nostalgia delle eleganti atmosfere di Downton Abbey.

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U.S. Orders Anthropic to Suspend Fable 5 and Mythos 5 Access for Foreign Nationals

Anthropic said on Friday it will "abruptly disable" its most advanced artificial intelligence (AI) models, Claude Fable 5 and Mythos 5, for all users after the U.S. government ordered it to suspend access to the models for foreign nationals, whether inside or outside the U.S., citing national security concerns. The AI company said it received an order at 5:21 p.m. ET, instructing it to suspend

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Over 400 Arch Linux AUR Packages Hijacked to Deploy Infostealer and eBPF Rootkit

Attackers took over more than 400 packages in the Arch User Repository (AUR) this week and rewrote their build scripts to install a credential stealer on any machine that built them. The malware is a Rust binary built to harvest developer secrets. When it lands with root, it can also load an eBPF rootkit to hide itself. The AUR is Arch Linux's community package collection, and it is separate

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Google Sues Chinese Smishing Network Accused of Using Gemini AI in Phishing

Google on Friday said it's pursuing legal action against a Chinese cybercrime network, accusing it of using its Gemini artificial intelligence (AI) agent to send phishing text messages targeting Americans. The network is said to be behind the development and management of a phishing-as-a-service (PhaaS) software kit called Outsider, per the tech giant. "The operation weaponized Gemini to help

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China-Linked Hackers Backdoored Linux Login Software to Hide for Nearly a Decade

Instead of hiding on the laptops and servers defenders watch most closely, a China-nexus group spent close to a decade hidden inside the Linux login system itself. Sygnia, which tracks the group as Velvet Ant, says it backdoored the PAM and OpenSSH components that decide who is allowed to sign in, planting its access where ordinary cleanup could not reach it. The network it targeted had no

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Torna la Panda 4x4, ma non è l'integrale che ti aspetti

La Fiat Panda 4x4 è una delle utilitarie più amate di sempre, indistruttibile e inarrestabile, protagonista indiscussa delle stradine di montagna e non solo. A più di quarant'anni dal debutto, questo modello potrebbe tornare con il "vestito" della Grande Panda: sotto la carrozzeria, però, non ci sarà più l'albero di trasmissione che collega le ruote anteriori a quelle posteriori, ma una soluzione più moderna ed elettrificata.Fiat non ha ancora confermato ufficialmente lo sviluppo della Grande Panda 4x4 (ammesso che si chiami così), ma la concept presentata lo scorso anno lascia aperta la porta a un possibile arrivo sul mercato. Pur senza sbilanciarsi su un futuro di serie, la Casa torinese ha sottolineato che si tratta del "prossimo capitolo nella storia del marchio italiano". Il ritorno di un'icona (senza nostalgia) Già nella sua versione normale, con linee squadrate, la Grande Panda non manca di richiami alla Panda del 1980, nata dalla matita di Giorgetto Giugiaro. L'eventuale declinazione 4x4 non nasconde i legami con l'originale: cerchi bianchi in acciaio e colorazione bordeaux scuro con dettagli beige, come i profili sugli specchietti retrovisori e la scritta 4x4 sul portellone. 4x4 senza albero di trasmissione La Grande Panda è costruita sulla piattaforma Smart Car, che consente l'utilizzo di propulsori termici, elettrificati ed elettriche, ma non prevede una trazione integrale meccanica come sulle Panda 4x4. Per questo motivo, al propulsore ibrido da 110 CV all'anteriore, con cambio e-DCT a sei rapporti, potrebbe essere abbinato un secondo motore elettrico sull'asse posteriore, gestito dall'elettronica.Una soluzione che riprende, a livello tecnico, quella già adottata da altri costruttori, come nel caso di Toyota, ma anche da modelli del gruppo Stellantis, come Jeep Avenger 4xe e Alfa Romeo Junior Q4, costruite però sulla piattaforma CMP: difficile che la Grande Panda 4x4 adotti gli stessi 145 CV. Assetto rialzato e spirito off-road Rispetto alla versione a due ruote motrici, la Grande Panda 4x4 si distingue per l'assetto rialzato, i passaruota in plastica e le protezioni sottoscocca anteriori e posteriori. Il portapacchi sul tetto con luci LED resta una soluzione da showcar, mentre i piccoli fendinebbia quadrati sul frontale potrebbero essere confermati anche sul modello di serie. In ogni caso, Fiat non ha escluso la possibilità di arricchire questo modello con ulteriori accessori.Gli interni riprenderebbero lo stile della Grande Panda attuale: la concept anticipava soluzioni diverse, con plastiche azzurre per plancia e console centrale e rivestimenti in velluto a coste marrone chiaro. Per ragioni di praticità e di costo, la versione di serie potrebbe puntare su materiali più semplici, resistenti e lavabili. Quando arriva e quanto costerà Al momento non c'è una conferma ufficiale dello sviluppo di questo modello, men che meno delle tempistiche del suo arrivo sul mercato: se, come le nostre indiscrezioni lasciano intuire, la Grande Panda 4x4 si farà, la sua presentazione dovrebbe arrivare a cavallo tra il 2026 e il 2027. Difficile che debutti al Salone di Parigi di ottobre, però: lì l'attenzione sarà tutta per le nuove Grizzly e Grizzly Fastback, accanto alla concept che anticipa la nuova E-Car di casa Fiat. Sul fronte prezzi, è ragionevole attendersi un sovrapprezzo di qualche migliaio di euro rispetto alla versione ibrida a due ruote motrici, che parte da 19.900 euro. La Fiat Grande Panda 4x4 potrebbe restare sotto i 25.000 euro, collocandosi tra le vetture a trazione integrale più accessibili. Grande Panda 4x4 contro tutte Il segmento delle cittadine a trazione integrale è piuttosto limitato, ma la Grande Panda 4x4 dovrà comunque confrontarsi con modelli popolari, anche se molto diversi per soluzioni tecniche e vocazione: dalla Suzuki Swift 4WD alla Toyota Yaris Cross AWD-i, fino a KGM Tivoli e Dacia Duster 4x4. 
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Peace for Taiwan needs ‘joint answer’ from both sides, says top Beijing official

Peace and stability in the Taiwan Strait needs a “joint answer” from people on both sides, Beijing’s top Taiwan affairs official said on Saturday. “As profound changes unseen in a century accelerate across the world, the international landscape is becoming increasingly turbulent and complex, the situation in the Taiwan Strait remains complex and severe,” Wang Huning told the Straits Forum, an annual event designed to boost exchanges between Taiwan and mainland China. “The future direction of...

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Peace for Taiwan needs ‘joint answer’ from both sides, says top Beijing official

Peace and stability in the Taiwan Strait needs a “joint answer” from people on both sides, Beijing’s top Taiwan affairs official said on Saturday. “As profound changes unseen in a century accelerate across the world, the international landscape is becoming increasingly turbulent and complex, the situation in the Taiwan Strait remains complex and severe,” Wang Huning told the Straits Forum, an annual event designed to boost exchanges between Taiwan and mainland China. “The future direction of...

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Forum sulla governance dei diritti umani a Pechino: un passo nella giusta direzione

Mentre nel mondo si susseguono conflitti mortali e si moltiplicano e accrescono i pericoli per la pace mondiale, minacciando lo scatenamento di una catastrofe bellica nucleare che potrebbe travolgerci tutte e tutti, mi trovo a Pechino, oasi di pace, armonia e fraternità, per i lavori del Forum 2026 per la governance globale dei diritti umani in rappresentanza del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (Cred).

È una bellissima giornata, oggi mercoledì 10 giugno. Il cielo su Pechino è sereno e l’aria pulita. Quanta differenza dalla prima volta che venni da queste parti, circa quindici anni fa. Una fondamentale conquista del sistema socialista cinese, dove la mano pubblica ha attuato nei fatti e non a chiacchiere la transizione ecologica che stenta a decollare nelle nostre decadenti nazioni europee ed occidentali, dominate, alla faccia della finta democrazia di facciata, dalle lobby degli armamenti, del fossile e delle “grandi opere” inutili e dannose.

La Cina costituisce oggi il principale soggetto internazionale della trasformazione basata sui principi della pace e dell’armonia. Mentre gli Stati Uniti agitano grottescamente il loro logoro bastone, ricevendo sberle significative dall’indomito e battagliero Iran e minacciando di strangolare e invadere Cuba e altri Paesi, la Cina promuove lo sviluppo equo e sostenibile mediante una cooperazione internazionale basata sui principi del mutuo rispetto e dell’autodeterminazione dei popoli.

La missione di visita di tre giorni a Chengdu che il gruppo cui appartenevo ha compiuto nel Sichuan ci ha consentito di toccare con mano i risultati davvero entusiasmanti raggiunti dalla Cina in molti campi, dalla tutela dell’ambiente e della biodiversità (riserva dei panda) alla gestione delle risorse come l’acqua, dall’attuazione di programmi di produzione alimentare gestita dai contadini al ruolo delle 55 nazioni minoritarie di cui è tutelata l’identità e la partecipazione democratica, a molti altri aspetti ancora.

La favoletta ridicola del ruolo dell’Occidente e dell’Europa come autoproclamati campioni della democrazia e dei diritti umani è rimasta definitivamente sepolta sotto le macerie di Gaza insieme alle oltre 70mila vittime accertate del genocidio che continua, compiuto dal governo Netanyahu col beneplacito e la complicità dei governi occidentali, con l’Italia purtroppo ancora in prima linea.

Alla tribuna si susseguono gli interventi di Paesi vittime del colonialismo e dell’imperialismo, quali Gambia, Iraq, Perù e molti altri, che sottolineano l’importanza del diritto allo sviluppo approvato nel 1986, quarant’anni fa, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e vari rappresentanti cinesi illustrano il nuovo Piano quinquennale per l’attuazione dei diritti umani.

Qui i diritti umani sono una realtà tangibile perché basati sulla salvaguardia dei servizi pubblici e dei diritti collettivi, entrambi fortemente minati dalla scellerata preponderanza delle dottrine neoliberali in Occidente e in molti Paesi ancora dipendenti dallo stesso e ancora più dal ricorso alla guerra e al genocidio come strumenti infami per puntellare il proprio dominio in via di estinzione.

La promozione dei diritti si basa anche sulla partecipazione democratica esercitata da tutto il popolo cinese mediante le decine di milioni di militanti del Partito Comunista ma anche mediante il sistema dei Consigli istituiti localmente a tutti i livelli. Un miracolo dell’armonia che da millenni costituisce il fondamentale principio ispiratore della Cina, ma prevede anche im rovesciamento, con ogni mezzo necessario, dei governi che non siano all’altezza delle aspettative e dei desideri della società reale.

Il rapporto cooperativo con la Cina rappresenta oggi un imperativo categorico per l’Italia e l’Europa tutta, la cui necessaria e urgente applicazione è purtroppo ostacolata da anguste visioni geopolitiche e sciagurati interessi di ristretti gruppi di potere.

Il superamento di tali vincoli appare oggi indispensabile per inserire il nostro Paese, con la sua civiltà millenaria e le sue capacità ancora non del tutto menomate dal malgoverno di Meloni, Draghi, Renzi, Letta e altri personaggi del genere, nella realtà multipolare che si va delineando per dare al nostro pianeta un governo all’altezza delle enormi problematiche attuali e delle altrettanto enormi aspettative dei popoli del mondo.

Oltre che sulle questioni strategiche della pace e del disarmo, il necessario rinnovamento dell’Italia si dovrà caratterizzare in questa prospettiva sull’equità economica e finanziaria basata sulla forte tassazione della finanza, delle imprese multinazionali e dei grandi patrimoni, contrastando la demagogia di infimo livello diffusa da chi definisce le imposte come “pizzo di Stato” e solletica la propensione alla proprietà privata, fantasticata ma non garantita nei fatti, se non ai soggetti antisociali indicati, che se ne avvalgono per frustrare i diritti dell’immensa maggioranza.

Questa Conferenza cui ho l’onore e il piacere di partecipare costituisce senza dubbio un passo fondamentale nella direzione del superamento definitivo della barbarie corrente verso l’affermazione, a livello internazionale e nazionale, del futuro condiviso dell’umanità.

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I nuovi romanzi di Lynch e Vuillard fanno i conti con le radici marce della nostra contemporaneità

C’è un filo invisibile e insanguinato che lega le brughiere desolate dell’Irlanda ottocentesca ai deserti polverosi del Nuovo Messico. Un filo fatto di fango, miseria nera e di quella violenza strutturale che il capitalismo nascente ha sempre contrabbandato per “civilizzazione” o progresso economico.

La letteratura, quando decide di non piegarsi alle logiche consolatorie dell’intrattenimento da classifica o dei salotti borghesi, ha il dovere politico e morale di scavare lì, tra le costole dei vinti, per restituirci la carne viva della Storia. A compiere questa operazione chirurgica e spietata sono oggi due romanzi straordinari, capaci di smantellare i miti fondativi della modernità occidentale attraverso una lingua che si fa polvere, sangue e poesia.

Il primo è Cielo rosso al mattino di Paul Lynch (traduzione di Riccardo Michelucci; 66thand2nd). Prima di vincere il Booker Prize con il distopico Il canto del profeta, Lynch aveva già marchiato a fuoco la narrativa contemporanea con questo esordio folgorante, ambientato nel 1832. La storia di Coll Coyle, un bracciante irlandese in fuga dopo aver ucciso accidentalmente il figlio del suo spietato padrone terriero, non è semplicemente un thriller storico o una caccia all’uomo. È un’odissea esistenziale sulla condizione umana.

Lynch possiede una scrittura materica, ipnotica, che evoca lo spettro biblico di Cormac McCarthy ma si radica nel ritmo di una ballata celtica cupa e visionaria. La fuga di Coll attraversa l’oceano fino ai cantieri delle ferrovie della Pennsylvania, dove il sogno americano si rivela per quello che è: un immenso mattatoio per immigrati sacrificabili, carne da cannone per i binari dell’industrializzazione selvaggia.

La traduzione di Michelucci restituisce intatta questa lingua arcaica e brutale, dove la natura non è mai sfondo, ma un dio indifferente che osserva l’inevitabile rovina degli uomini.

Se Lynch lavora sul respiro epico e tragico del singolo individuo schiacciato dal destino, Éric Vuillard con Gli orfani. Una storia di Billy the Kid (traduzione di Alberto Bracci Testasecca; Edizioni E/O) compie un’operazione di decostruzione storica radicale, fedele al suo stile unico che oscilla tra il saggio politico e la prosa d’arte. Vuillard prende il mito pop per eccellenza del West, Billy the Kid, e lo spoglia di ogni retorica hollywoodiana o romantica. Il leggendario fuorilegge non è un eroe solitario, ma un ragazzino disperato, un orfano tra i tanti prodotti dalle violente recinzioni dei latifondisti e dalle prime grandi speculazioni finanziarie sulla terra.

Il West di Vuillard non è lo spazio della libertà, ma il laboratorio a cielo aperto del monopolio economico americano, dove lo sceriffo Pat Garrett non rappresenta la giustizia, bensì gli interessi dei baroni del bestiame e delle compagnie ferroviarie. Con una scrittura tagliente, ironica e implacabile, l’autore francese ci mostra come l’epopea della frontiera sia stata in realtà una gigantesca operazione di pulizia di classe, trasformata poi in spettacolo per coprire i crimini dei vincitori.

Leggere questi due libri in diagonale significa fare i conti con le radici marce della nostra contemporaneità. Sia Lynch che Vuillard, pur con strumenti stilistici diversi – il primo attraverso una narrazione densa, terragna e lirica, il secondo con una prosa chirurgica, saggistica e fortemente politica – ci dicono la stessa identica cosa: la Storia la scrivono i padroni, ma è sui corpi degli orfani, dei fuggiaschi e degli sfruttati che è stato edificato il nostro presente. Due letture necessarie, feroci, che non concedono sconti e che ci ricordano perché la grande letteratura ha ancora il dovere civile di esistere.

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Porter abusivi, tre arresti a Venezia per estorsione e rapine ai turisti

Porter abusivi, tre arresti a Venezia per estorsione e rapine ai turisti

VENEZIA (ITALPRESS) – Tre cittadini stranieri sono stati arrestati dalla Polizia di Stato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Venezia nell’ambito di un’indagine su un gruppo di porter abusivi attivo nell’area della stazione di Venezia Santa Lucia e del Ponte di Calatrava.

Gli indagati sono gravemente sospettati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina aggravate ai danni di turisti stranieri. Secondo gli investigatori, il gruppo imponeva con la forza il servizio di facchinaggio, sottraendo i bagagli alle vittime e pretendendo denaro per la restituzione, ricorrendo in alcuni casi a minacce e violenze.

Le indagini hanno documentato episodi contestati tra febbraio e marzo 2026 ai danni di turisti israeliani e giapponesi. Nello stesso contesto è stata eseguita un’ulteriore misura cautelare per una rapina avvenuta a bordo di un treno nello scalo ferroviario veneziano.

L’operazione si inserisce in una più ampia attività di contrasto al fenomeno dei porter abusivi condotta dalla Polizia di Stato negli ultimi mesi. Proseguono le ricerche di un quarto indagato.

-Foto screenshot video Polizia di Stato-
(ITALPRESS).

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Due modifiche ai regolamenti per il consiglio comunale di Rio nell’Elba

RIO NELL’ELBA – È stata convocata dal presidente del consiglio comunale, dottoressa Valeria Barbagli, per le 17 di lunedì (15 giugno) al municipio di Rio nell’Elba l’adunanza del consiglio comunale del Comune di Rio. 

Sono ben 18 i punti all’ordine del giorno della seduta: in particolare, dopo le comunicazioni del sindaco, verrà portato in approvazione il nuovo regolamento per la concessione del patrocinio comunale.

In approvazione dell’assemblea, inoltre, la sostituzione di un membro dimissionario della commissione paesaggio ed una modifica del regolamento sul funzionamento del consiglio comunale che riguarda la disciplina delle convocazioni dei capigruppo consiliari. Saranno discussi anche undici punti che riguardano mozioni e interrogazioni presentate dal gruppo consiliare di minoranza Cambiamo!.

Il comune di Rio mette a disposizione dei cittadini che vogliano essere aggiornati sulla attività politico-amministrativa dell’ente la diretta streaming del consiglio comunale,  alla quale è possibile accedere cliccando il link Sedute consiglio comunale, reperibile anche sul sito www.comune.rio.li.it seguendo il percorso Amministrazione/Consiglio Comunale/Sedute Web Consiglio Comunale. Le immagini rimangono disponibili anche dopo il termine della seduta consiliare.

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Ligabue apre ufficialmente all’Olimpico “La notte di certe notti”

Ligabue apre ufficialmente all’Olimpico “La notte di certe notti”

ROMA (ITALPRESS) – Sugli schermi laterali immagini di Little Taver, l’indimenticabile Tingo di “Radiofreccia”, che gioca con un enorme pallone su cui è disegnato il mondo. In sottofondo le note della “Traviata” e del “Requiem: Dies Irae” di Giuseppe Verdi. Sullo schermo centrale il mondo su uno sfondo nero e una serie di immagini di attualità che ruotano attorno come satelliti e che vengono proiettate sugli schemi laterali, intervallate a immagini di Little Taver che corre scappando dalla grande palla che rotola alle sue spalle.

Tutto è pronto allo Stadio Olimpico di Roma per accogliere Ligabue per la prima data (la numero zero è stata a Bibione il 5 giugno) del tour celebrativo “La notte di Certe notti” che si concluderà a Milano il prossimo 24 ottobre. E Ligabue arriva. Imbraccia una chitarra, il palco è spento, i 54 mila sul prato e sugli spalti applaudono, gridano.

Poi il palco si illumina con luci arancioni e bianche e si parte con “Balliamo sul mondo”. Segue “Marlon Brando è sempre lui” e, finalmente, Liga saluta il pubblico: “Questa sera ci daranno manforte tutti i chitarristi che hanno suonato con me nella mia carriera, per cui vedrete un gran via vai di chitarristi per tutta la serata – dice – Abbiamo cominciato con due pezzi del primo album (“Ligabue”, ndr), direi di andare avanti un po’ con quell’album lì!”.

Ne fanno parte, tra le altre “Non è tempo per noi” che Liga canta suonando la chitarra al centro del palco dove rimane anche per “Piccola stella senza cielo”; si sosta per il reprise per andare insieme a Max Cottafavi sulla passerella che, dal palco, si allunga nel prato. Si chiude così il primo blocco e, con lui, il primo album.

Si passa al secondo, “Miss Mondo”. Sul palco arriva Little Taver: porta in scena un enorme jukebox che tenta goffamente di rompere prima a martellate e poi con una sega elettrica. Sullo schermo centrale appare un giradischi su cui suona un vinile. Su tutti gli schermi si alternano immagini tratte dai videoclip dei brani contenuti nell’album Miss Mondo del 1999 e, in chiusura, compare la cover del disco.

E Liga ricomincia a cantare: “Si viene e si va”, “L’odore del sesso”. Poi si ferma e parla di nuovo con il pubblico: “Mentre stavo registrando ‘Miss Mondo’, era il periodo della guerra particolarmente cruenta nella ex Jugoslavia. Io e altri miei due amici (Jovanotti e Piero Pelù, ndr) abbiamo scritto una canzone che valeva allora tanto quanto vale oggi, oggi forse ancora di più, e che fa così”.

Il cantante imbraccia la chitarra acustica e partono le note di “Il mio nome è mai più”. Al momento del ritornello il palco viene illuminato da luci rosse e sugli schermi compaiono le scritte “Basta col massacro a Gaza”, “Basta col massacro in Ucraina”, “Basta col massacro in Sudan” e “Basta con i 56 massacri in corso nel mondo”.

Si volta pagina, le luci diventano blu. Mentre sullo schermo centrale scorrono le immagini in bianco e nero di bambini che giocano a pallone, Liga canta “Una vita da mediano”. Un altro brano, “Sulla mia strada” e siamo nel 2002, l’anno di “Fuori come va?”. Liga canta: “Tutti vogliono viaggiare in prima”, “Ti sento”, “Eri bellissima”, “Questa è la mia vita”.

Poi torna a parlare con il pubblico: “C’è sempre una canzone che deve far partire qualcosa. In certi casi, a far partire tutte le altre, come nel mio. È dovuta uscire una canzone precisa dopo che ne avevo scritte altre che non valevano niente, perché poi alla fine avessi voglia di scrivere canzoni veramente. Quindi, sono particolarmente debitore a questa canzone che mi è uscita una domenica pomeriggio di tanti anni fa e che parlava del sabato sera precedente. È questa qua”.

Cioè “Sogni di rock’n’roll” e per qualche minuto siamo di nuovo nel 1990. Il tempo della canzone e Liga introduce ancora un brano: “Adesso vi facciamo sentire l’ultima canzone che ancora non è uscita, ma l’abbiamo già fatta dal vivo un po’ di tempo fa – dice – È una canzone che io voglio dedicare a tutte le donne e le ragazze che hanno subito un qualsiasi tipo di violenza e in Italia, a quanto pare, è una su tre. La canzone si chiama ‘Nessuno è di qualcuno'”.

Liga l’ha scritta a supporto della fondazione Una nessuna centomila che si batte contro la violenza sulle donne ma sono tanti quelli che stasera si schierano idealmente con lui. Su tutti gli schermi, infatti, viene proiettato un video in bianco e nero con alcuni volti dello spettacolo che ripetono “Nessuno è di qualcuno” seguito dalla scritta bianca su fondo nero “UNA NESSUNA CENTOMILA”. Ci sono, tra i tanti, Pierfrancesco Favino, Fiorello, Marco Bocci, Luca Zingaretti, Luca Argentero, Giorgio Panariello, Raoul Bova, Giuseppe Fiorello, Vinicio Marchioni, Amadeus e Fiorella Mannoia. Mentre Liga canta il palco è illuminato da luci rosse e bianche.

Siamo arrivati alla quarta e ultima parte, quella dedicata a “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn”, l’album scritto nel 1991. Liga canta, tra le altre, “Sarà un bel souvenir” e “Urlando contro il cielo”. Poi ascoltiamo “Leggero”, (da “Buon compleanno Elvis” come “Quella che non sei”. Colpiscono le immagini sugli schermi di ragazze e donne che hanno vinto qualche concorso provinciale di Miss: hanno il mascara che cola, sembra piangano lacrime nere. Ancora “Happy Hour” che Liga canta mentre gli schermi mostrano una navicella spaziale con uno “space cocktail bar” in cui si vedono una serie di personaggi brindare tra loro: politici e uomini di potere vestiti da astronauti, protagonisti del panorama geopolitico attuale ricreati con l’intelligenza artificiale.

Dietro di loro un oblò in cui si può vedere, in lontananza, la terra. Ci sono tutti: Vladimir Putin, Donald Trump, Ursula Von der Leyen, Mario Draghi, Benjamin Netanyahu, Viktor Orbán, Xi Jinping, Recep Erdogan, Emmanuel Macron, Elon Musk, Mark Zuckerberg, Volodymir Zelenskyi, Joe Biden, Kim Jong-un, Bill Gates e Jeff Bezos. C’è anche Sergio Mattarella che, sul finale, vestito da astronauta brinda in direzione del pubblico con aria preoccupata.

“Tra palco e realtà” chiude il concerto ma è già pronto il bis, chiamato a gran voce e presentato da Little Taver con un grande cartello con la scritta “BIS”. Mentre sugli schermi scorrono le immagini di Ligabue e dei musicisti all’interno di cornici che ricordano lo specchio di un camerino, il cantante canta “I ragazzi sono in giro” prima di concludere con “Certe notti”. Poi Liga presenta tutti i musicisti sul palco prima di congedarsi definitivamente dal pubblico che lo ha ascoltato per quasi due ore e mezza.

-Foto Roberto Panucci-
(ITALPRESS).

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Deforestazione, cemento e la rivoluzione dei fenicotteri: dove sta andando l’Albania?

Sono trascorsi davvero parecchi anni da quando, complice una mia conoscenza, volevo fare un viaggio in Albania, sicuro che, caduto il regime totalitario di Enver Hoxha e il conseguente arrivo di capitali esteri, quella terra avrebbe subito una drastica trasformazione territoriale. Buon profeta, si fa per dire, meglio: facile profeta.

Ed ecco, che, in una terra tradizionalmente dedita ad agricoltura e pastorizia, fa il suo prepotente ingresso l’edilizia, specie nella capitale e sulla costa. Tirana è diventata una nuova Milano, e, guarda caso, l’architetto – anzi l’archistar – di riferimento è quello Stefano Boeri assurto a fama universale grazie al Bosco Verticale.

Un’espansione edilizia senza precedenti quella di Tirana, iniziata quando primo cittadino era quell’Edi Rama (socialista…), sindaco dal 2000 al 2011 e dal 2013 primo ministro. Boeri si è aggiudicato prima il progetto Tirana 2030 (che è il piano regolatore della città) e poi il progetto Tirana Riverside (concepito per i 4000 sfollati del terremoto del 2019). A guardarli sul sito della Stefano Boeri Architetti, colpisce il verde a macchia d’olio che li caratterizza.

Sia come sia, voxeurop.eu riporta che a Tirana oggi si contano 52.000 alloggi vuoti; i prezzi di vendita in un centro gentrificato viaggiano tra i 2.500 e i 4.500 euro/mq, quando il reddito mensile lordo di un albanese è 850 euro. Ed è quasi impossibile trovare un bilocale in affitto a meno di 600 euro/mese. Eppure il piano regolatore è concepito per ospitare 1,6 milioni di abitanti, quando Tirana ne conta appena 590.000. E intanto ovviamente si sta assistendo all’espulsione dalla cinta urbana dei meno abbienti e l’acquisto delle proprietà immobiliari da parte di fondi stranieri.

Converrete, come accennavo, che il paragone con Milano è impressionante. Con in più qui anche il riciclaggio di denaro. Ma l’esplosione dell’edilizia non si limita alla capitale. Se nel 2015 sono stati concessi permessi per la costruzione di nuovi edifici residenziali pari ad una superficie di 50 chilometri quadrati, nel 2022 l’estensione è stata di ben 2.071 chilometri quadrati: oltre 40 volte di più, e il trend è destinato a perdurare.

Questo in un paese che si svuota: tra il 2011 e il 2023 l’Albania ha perso quasi mezzo milione di abitanti. Ma allora dove finisce il cemento? Facile a dirsi: soprattutto nell’industria più impattante al mondo, quella turistica, e specialmente, ça va sans dire, sulla costa. E questo mentre nell’interno il paese è sempre meno verde. Secondo l’istituto di statistica albanese (Instat) dal 2018 al 2023 il paese ha perso 320.000 ettari di fondo forestale e pascoli, nell’indifferenza delle autorità pubbliche e nonostante una teorica moratoria sui tagli. E il maggior importatore di legno è la nostra Italia, con addirittura il 61% delle quote.

Deforestazione nell’interno, con relative piste forestali, e cementificazione sulla costa: un mix micidiale. Ma andiamo nello specifico sulla costa, nel sud del paese, dove in questi giorni è salita alla ribalta internazionale l’isola di Saseno – o Sazan come la chiamano gli albanesi – disabitata, circondata da un mare cristallino, e miracolosamente salvatasi da speculazioni edilizie grazie a servitù militari oggi non più in essere (durante il regime comunista di Enver Hoxha furono costruiti oltre 3.600 bunker e gallerie sotterranee, progettate per resistere a un attacco nucleare).

È qui che il genero di Trump, Jared Kushner, straricco imprenditore ebraico ortodosso, accortosi dell’esistenza dell’isola durante una crociera, vorrebbe realizzare un mega resort investendo 1,4 miliardi di dollari. Una storia vecchia questa dei resort, se pensiamo che ormai quando si parla di investimenti nel mondo del turismo non si parla di camping o di aree attrezzate, ma solo di opere di grave impatto, destinate in buona parte ad élite (“ecco è così che va il mondo”).

E nel 2025 gli è stata concesso un permesso per costruire, facilitato – guarda caso – da una legge che sembra creata ad hoc sugli “investimenti strategici” del 2024. Infatti la norma ha creato una nuova categoria di progetti urbanistici che possono operare anche sul suolo pubblico e in deroga alle regolari procedure di assegnazione di appalto, mentre altri emendamenti hanno allentato i vincoli sulle aree protette.

Ma l’operazione immobiliare (aumentando il proprio valore a circa quattro miliardi di dollari, prevedendo 10.000 posti letto) si estenderebbe anche sulla costa (sempre grazie alla legge speciale di cui sopra), nell’area protetta di Vjosa-Narta (l’area del delta del fiume Vjosa), uno dei siti naturali di maggior pregio in Europa, un intatto paesaggio di lagune, dune, pinete e zone umide che ospita alcune delle più importanti rotte migratorie del Mediterraneo (ben 200 specie di uccelli, tra cui i fenicotteri rosa). Area in cui ad aprile sono state realizzate delle trincee in filo spinato e sono già entrati in opera dei mezzi operativi, distruggendo parte delle dune.

Ambedue gli investimenti in realtà non fanno capo direttamente a Kushner, bensì al fondo di investimento da lui creato, la Affinity Partners, con anche capitali dei paesi arabi, in particolare qatarioti. A margine ma non troppo, consideriamo il fatto che l’Albania ha aderito al Board of Peace di Trump (il socialista Rama è buon amico non solo di Trump, ma anche di Netanyahu), e che (gossip) Ivanka Trump è stata vista pranzare con Edi Rama, che ovviamente considera un’occasione da non perdere il faraonico investimento.

Ma non tutto sembra andare nella direzione auspicata dal governo, visto che: uno, l’Albania vuole aderire all’Ue, e questa le ha intimato di osservare le normative vigenti di tutela ambientale; due, si sono mosse in difesa di questo patrimonio naturale e in particolare per l’area costiera ben 28 associazioni ambientaliste e nel paese vi sono state e sono tuttora in corso vere e proprie sollevazioni popolari (ma anche in altri paesi, Italia compresa). Un movimento di protesta al grido “l’Albania non è in vendita” e già denominato la “Flamingo revolution”, la “Rivoluzione dei fenicotteri“. Movimento liquidato così da Rama: “Se non ci fosse Jared, a nessuno importerebbe niente di quello che sta succedendo in Albania”.

Il fatto che chiami Kushner per nome e il contenuto dell’affermazione la dicono lunga sul personaggio. A margine ma non troppo, conviene ricordare che il fondo Affinity Partners voleva realizzare l’anno scorso una Trump Tower (in omaggio all’illustre cognato) a Belgrado (anche qui grazie ad una normativa speciale ad hoc) e che il progetto non è andato in porto a causa di un procedimento della Procura per abuso d’ufficio e falsificazione di un documento ufficiale.

Guarda caso, per quest’altra operazione immobiliare a carattere turistico invece in corso, la Spak, la procura anti-corruzione albanese indipendente nata nel 2019, ha intanto avviato delle indagini sulle modifiche apportate nel 2024 allo status di protezione dell’area e alla proprietà dei terreni, cambiamenti che hanno aperto la strada allo sviluppo turistico.

Diciamo in conclusione che da queste vicende l’immagine pubblica del governo albanese non ne esce molto bene.

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ILA 2026, a Berlino l’Europa dell’aerospazio misura le proprie ambizioni

ILA 2026, a Berlino l’Europa dell’aerospazio misura le proprie ambizioni

BERLINO (GERMANIA) (ITALPRESS) – Con l’apertura ufficiale affidata al cancelliere federale Friedrich Merz, l’ILA Berlin 2026 trasforma l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo (BER) nel principale crocevia europeo dell’industria aerospaziale. Fino al 14 giugno, oltre 750 espositori provenienti da 37 Paesi, circa 330 delegazioni istituzionali di più di 60 nazioni e quasi 100 mila visitatori animeranno quella che il Bundesverband der Deutschen Luft- und Raumfahrtindustrie (BDLI) e Messe Berlin presentano come la principale piattaforma continentale dedicata ad aerospazio, sicurezza e innovazione tecnologica.

A completare il quadro saranno circa cento velivoli impegnati tra esposizioni statiche e dimostrazioni in volo, in un’edizione che, sotto il motto “Pioneering Aerospace”, intende evidenziare il legame sempre più stretto tra progresso tecnologico, competitività industriale e autonomia strategica.

La presenza del ministro della Difesa Boris Pistorius, della ministra dell’Economia Katherina Reiche, del ministro dei Trasporti Patrick Schnieder e della ministra della Ricerca, Tecnologia e Spazio Dorothee Bar testimonia il rilievo politico assunto da un comparto considerato cruciale per la sicurezza e la prosperità del continente.

“Questa ILA arriva esattamente al momento giusto”, ha affermato il presidente del BDLI e amministratore delegato di Airbus Defence and Space, Michael Schollhorn. “Germania ed Europa hanno bisogno più che mai di crescita economica, mobilità sostenibile, accesso allo spazio, sicurezza e sovranità. L’industria aerospaziale rappresenta tutto questo e presenta qui una visione strategica per il futuro”.

Sulla stessa linea il direttore operativo di Messe Berlin, Dirk Hoffmann, secondo il quale l’ILA “continua a crescere” e conferma il proprio ruolo di “piattaforma europea leader per l’innovazione aerospaziale”, luogo nel quale “nascono nuove partnership, vengono presentate nuove tecnologie e si discutono i temi che plasmeranno il settore”.

Articolato su tre palchi tematici, il programma riunisce rappresentanti delle istituzioni, dell’industria, della ricerca e delle forze armate per affrontare questioni che spaziano dall’aviazione a basse emissioni alle tecnologie spaziali, dalla digitalizzazione alle competenze necessarie per la futura base industriale europea.

Tra i protagonisti figurano il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea Josef Aschbacher, la presidente del Deutsches Zentrum fuer Luft- und Raumfahrt (DLR) Anke Kaysser-Pyzalla, gli astronauti Matthias Maurer, Alexander Gerst e Rabea Rogge, l’ispettore della Luftwaffe Holger Neumann e, in uno degli appuntamenti più attesi, il comandante supremo alleato in Europa della NATO, generale Alexus Grynkewich, che parteciperà a un confronto sulla sicurezza europea insieme al capo della Bundeswehr, generale Carsten Breuer.

L’edizione 2026 riflette inoltre il crescente peso assunto dal comparto difesa. Airbus, Boeing, Leonardo, Lockheed Martin, MBDA, Rheinmetall, Hensoldt, Embraer, General Atomics e numerosi altri protagonisti dell’industria internazionale presenteranno sistemi destinati a caratterizzare il futuro ambiente operativo multidominio.

Tra le principali attrazioni figurano il debutto in volo del drone Heron TP della Bundeswehr, capace di trasmettere immagini ad alta definizione in tempo reale, la prima apparizione all’ILA dell’elicottero da combattimento AW249 sviluppato da Leonardo, il pattugliatore marittimo P-8A Poseidon di Boeing, il Do228 NXT di General Atomics, l’Airbus Beluga, l’Airbus A380 di Emirates e l’Airbus A320neo con la livrea celebrativa del centenario Lufthansa.

Ampio spazio è riservato ai sistemi senza equipaggio, con il nuovo Drone Pavilion e la Drone Cage dedicata alle dimostrazioni dinamiche, mentre lo Start-up Hub offrirà alle giovani imprese innovative un punto di contatto con investitori, industria e amministrazioni pubbliche. Il Talent Hub sarà invece dedicato al reclutamento e alla formazione di ingegneri, tecnici e futuri piloti.

Competitività, tecnologia e sovranità rappresentano il filo conduttore dell’intera manifestazione, che si propone non soltanto come una vetrina delle eccellenze industriali, ma come il luogo nel quale l’Europa cerca di delineare la propria autonomia strategica in un’epoca segnata dal ritorno della competizione tra potenze e dall’accelerazione delle trasformazioni tecnologiche.

Non sorprende, in questo quadro, che il fine settimana aperto al pubblico risulti già completamente esaurito: prima ancora di rivolgersi agli appassionati, l’ILA 2026 parla infatti ai decisori politici, militari e industriali chiamati a definire il futuro dell’aerospazio europeo.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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FediLUG Italia - In questa puntata di Radiolinux su http://www.radiostart.it/ ore 12,30

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In questa puntata di Radiolinux su http://www.radiostart.it/ ore 12,30
torniamo sulla distribuzione Q4OS utilissima per computer datati che possiamo utilizzare anche per fini aziendali. Si parla inoltre di Sovranita’ tecnologica, delle
lotte delle varie suite office nel mondo linux, di Euro Office, A.I e
legislatore am...

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Trump-Iran, mai così vicini alla pace: ma dietro le quinte il pressing di Israele per sabotare l’intesa

Trentotto. Trentanove. Quaranta. Il numero degli annunci di un accordo raggiunto tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra del Golfo. Quando alla roulette della pace è uscito il 41 sembrava essere la volta buona. A dirlo era sempre lui, il “croupier “di Washington. Sembrava. Perché in questa storia infinita a un certo punto sembra riandare in onda la riedizione geopolitica del Giorno della marmotta. «Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato, inclusa la loro debole e patetica affermazione sull’esistenza di un accordo, non ha alcun riscontro nella realtà. Sono persone estremamente sleali con cui trattare; con loro, la buona fede è un concetto inesistente». Così Donald Trump sul suo social Truth, sottolineando che «l’attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz, attacco che è stato completamente respinto, è assolutamente inaccettabile». L’Iran «farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta», avverte ancora il tycoon, sempre sul suo social. Ora, stiamo parlando del presidente dell’iperpotenza militare mondiale, l’uomo che può decidere i destini del pianeta.

A mettere in fila le sue esternazioni sembra di avere a che fare con uno psicolabile che cambia idea di ora in ora. «Abbiamo messo fine alla guerra con l’Iran. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, una condizione su cui abbiamo insistito. Era proprio questo l’obiettivo, era il 95% della questione». Così esternava Trump durante un comizio virtuale a sostegno del vicegovernatore della Georgia Burt Jones, secondo quanto riporta Cnn. Nell’accordo con l’Iran «abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo», aveva proclamato il commander in chief, sempre nel corso dello stesso comizio virtuale, secondo quanto riportato dall’Agenzia Bloomberg. L’intesa è «praticamente fatta», ha messo in evidenza. “Esternator” era inarrestabile. “Non avevamo bisogno del loro sostegno. Abbiamo vinto la guerra. Era in qualche modo irrilevante! Devo andare, ho una grande riunione in corso, ma abbiamo vinto la guerra in Iran. Non avevamo bisogno del loro aiuto. Grazie mille”. È questa la dichiarazione rilasciata da Trump, a La7 in una conversazione telefonica con Daniele Compatangelo, riportata ieri mattina a Omnibus su La7 da Alessandra Sardoni. Le parole del presidente americano arrivavano in risposta a una domanda sul ruolo dei leader europei e del G7 rispetto alla crisi con l’Iran. Nella conversazione, Trump ha sostenuto che l’appoggio degli alleati europei sia stato “irrilevante”, rivendicando che gli Stati Uniti abbiano raggiunto i propri obiettivi senza il loro contributo. Tutto bene. Tutto fatto. Macché.

A rompere le uova nel paniere di The Donald è l’agenzia di stampa statale iraniana Irna che rende noto che l’attuale bozza di accordo con gli Stati Uniti è definita da 7 principi generali e che le capacità missilistiche dell’Iran non rientrerebbero nell’agenda dei negoziati proposti così come il fatto che Teheran non rinuncerà al controllo dello Stretto di Hormuz. Secondo Irna, durante i colloqui di 60 giorni successivi alla firma del memorandum verrebbero affrontati solo tre temi: la prosecuzione del programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni statunitensi e un meccanismo di risarcimento. L’Irna ha inoltre riferito che, nell’ambito del memorandum attuale, non è stato raggiunto alcun accordo sulla questione nucleare. L’agenzia iraniana ha riferito che l’Iran non rinuncerà al controllo di Hormuz e che gli Stati Uniti non avranno alcun ruolo nella sua futura gestione. «Contrariamente ad alcune bizzarre affermazioni apparse sui media, l’Iran non si impegna in alcun modo, con questo testo, a cedere la gestione dello Stretto di Hormuz o a restituirlo allo Stato prima dell’aggressione militare di Stati Uniti e Israele. L’unico punto menzionato è la normalizzazione del transito attraverso lo Stretto di Hormuz al termine della guerra, il ripristino della sicurezza marittima da parte degli Stati costieri, la fine del blocco illegale e la rimozione delle minacce alla navigazione commerciale da parte di Stati Uniti e Israele. Su richiesta dell’Iran, gli Stati Uniti non avranno alcun ruolo nella futura gestione dello Stretto di Hormuz. È stato chiarito che la futura amministrazione dello Stretto si baserà su un’iniziativa e una proposta iraniana, nell’ambito di una questione di competenza dei Paesi della regione. In questo contesto, le discussioni sul futuro dello Stretto di Hormuz non avranno luogo nemmeno nei negoziati successivi alla firma dell’accordo, e Teheran risolverà direttamente la questione nei colloqui con l’Oman».

Le rivelazioni iraniane fanno saltare i nervi al presidente Usa, che torna in modalità guerresca. Un accordo in fase di definizione tra Stati Uniti e Iran è “basato sulle prestazioni” e Teheran non riceverà nessuno dei suoi beni congelati finché non rispetterà la sua parte dell’accordo: è quanto ha dichiarato un alto responsabile dell’amministrazione Trump, secondo il Times of Israel, dopo che l’agenzia iraniana Mehr aveva riportato che la bozza di accordo fra Iran e Stati Uniti garantirebbe lo sblocco di 24 miliardi di dollari di beni congelati entro un periodo di 60 giorni. La cerimonia della firma del memorandum di intesa tra Stati Uniti e Iran segnerà l’inizio della «fase due» dei negoziati diplomatici. Lo scrive la Cnn citando fonti informate che confermano che con ogni probabilità l’intesa verrà firmata a Ginevra in una cerimonia a cui per gli americani dovrebbe partecipare il vicepresidente JD Vance, come del resto ha detto lo stesso Trump ieri notte. La firma, confermano ancora le fonti informate della rete americana, potrà avvenire domenica, giorno in cui sono previsti alla Casa Bianca i festeggiamenti per il compleanno di Trump. Le stesse fonti fanno poi notare che la cerimonia si svolgerà non lontano da Evian, la località francese dell’Alta Savoia sul lago Lemano, dove lunedì è atteso il presidente americano per partecipare al vertice del G7. Nulla però è stato confermato e fonti iraniane fanno sapere che per la firma della “dichiarazione di Islamabad”, come il testo da più parti è chiamato in riconoscimento del ruolo centrale svolto dal Pakistan nella mediazione, si sta prendendo in considerazione anche Vienna, riporta ancora la Cnn.

Ginevra, Vienna… Firma sì, firma forse. Firma su che…L’Iran ha accettato di smantellare il suo programma nucleare e di distruggere il materiale nucleare nell’ambito di un accordo con gli Stati Uniti, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca all’Afp, mentre le due parti hanno fornito versioni contrastanti dell’accordo. Teheran ha anche accettato di riaprire lo Stretto di Hormuz e non riceverà alcun fondo congelato finché non rispetterà gli impegni assunti nell’ambito dell’ “accordo basato sulle prestazioni”, ha affermato l’alto funzionario dell’amministrazione. Per non farsi mancare nulla, c’è l’incognita, e che incognita, israeliana. Israele sta esercitando pressioni sugli Stati Uniti affinché impediscano lo scongelamento dei beni iraniani nell’ambito di un accordo di cessate il fuoco. Lo afferma la Cnn citando una fonte israeliana a conoscenza delle discussioni. La Cnn aveva precedentemente riportato che l’annuncio di Trump, che lasciava intendere un imminente accordo con l’Iran, aveva colto di sorpresa Netanyahu, che in quel momento stava tenendo una riunione con alti funzionari della sicurezza sull’Iran. Israele nutre da tempo scetticismo sulle intenzioni di Teheran nei negoziati, ritenendo che non stia negoziando in buona fede. Israele crede che, anche se venisse firmato un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, questo non porterebbe a un accordo definitivo, ha dichiarato una fonte israeliana alla Cnn.

Dalle indiscrezioni alle dichiarazioni pubbliche. «Finché sarò primo ministro di Israele, l’Iran non avrà armi nucleari. Il presidente Trump e io siamo in pieno accordo su questo punto. Da oltre 30 anni sono in prima linea nella lotta internazionale contro il programma nucleare iraniano. Se non fosse per questa lotta, l’Iran avrebbe avuto bombe atomiche per distruggere Israele molto tempo fa. L’Iran sta lavorando per distruggere lo Stato ebraico e io dedico la mia vita a impedirglielo e finché sarò premier di Israele, questo non accadrà». A sostenerlo è il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una nota. Un Netanyahu in modalità campagna elettorale, costretto a fare buon viso a un cattivo gioco, per lui e il suo governo di estrema destra. Che i contenuti di quel memorandum, nelle varie versioni dispiegate, non piaccia a chi governa Israele, lo lascia bene intendere il lungo comunicato del ministro della Difesa Israel Katz: “Israele non si ritirerà dalle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza. L’Idf continuerà a difendere i nostri confini e i nostri cittadini dal Monte Hermon, dalle montagne libanesi, dalla Samaria e dalla maggior parte del territorio di Gaza, contro le minacce provenienti da forze e organizzazioni jihadiste, come insegnamento fondamentale tratto dagli eventi del 7 ottobre”. “Il presidente Usa sta attualmente portando avanti un accordo con l’Iran nell’ottica degli interessi americani, compreso l’interesse comune con Israele, ovvero impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari. Ci aspettiamo che sostenga questo principio e altri principi relativi ai missili e ai gruppi terroristici regionali”.

“Israele deve garantire di avere anche la capacità di agire in modo indipendente in futuro per impedire all’Iran di dotarsi di armi nucleari, e il premier Benjamin Netanyahu ed io abbiamo ordinato all’esercito di prepararsi di conseguenza”, conclude la nota. E tanto per essere chiari, l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti per tre località nel distretto di Sidone: Sarafand, Tefahta e Mazraat Sinay. È quanto reso noto su X dal portavoce militare israeliano in lingua araba, Avichay Adraee. Nel suo messaggio, l’esercito israeliano afferma di avere come obiettivo Hezbollah e ordina agli abitanti di rifugiarsi a nord del fiume Zahrani, situato a sud della città di Sidone, capoluogo del distretto. In Libano si continua a combattere, i morti e feriti si contano a decine anche ieri. Nel fatidico memorandum c’è anche il paragrafo-Libano. L’Iran chiede il ritiro dell’esercito israeliano dal Paese dei Cedri. Trump non ha detto di no. E Netanyahu può far saltare il banco. Fino al prossimo giro di roulette.

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Why Bangladesh chose Malaysia and China before India for PM’s debut tour

Bangladesh’s new leader is set to visit Malaysia and China later this month in a trip that Dhaka says reflects its independent foreign policy – with the decision to skip India seen less as a snub than a bid to strike a diplomatic balance. Tarique Rahman, who became Bangladesh’s 11th prime minister in February, plans to visit Malaysia on June 21–22 before a three-day official visit to China from June 23 on his first overseas trip since taking office. The Malaysia leg, scheduled ahead of any visit...

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Hezbollah continua a respingere le avanzate israeliane

Gli ultimi dati giungono mentre il bilancio giornaliero delle vittime continua ad aumentare a causa delle operazioni in corso condotte dalla Resistenza islamica in Libano (Hezbollah) contro le forze di occupazione israeliane nel Libano meridionale e nella Palestina settentrionale occupata. Le operazioni vengono condotte in risposta alla continua occupazione israeliana del territorio libanese, agli attacchi israeliani contro il Libano e alle ripetute violazioni dell’accordo di cessate il fuoco. (Nella foto: vittime soldati israeliani)

All’inizio di questa settimana, il Canale 12 israeliano ha descritto la situazione militare e sul campo delle forze israeliane nel Libano meridionale e lungo il confine settentrionale come “estremamente preoccupante”. L’emittente ha riferito che l’esercito israeliano stava già subendo perdite significative e ha sottolineato che la settimana precedente era stata tra le più sanguinose dall’entrata in vigore del cessate il fuoco.

L’8 giugno, le autorità sanitarie israeliane hanno segnalato 77 vittime in un solo giorno, in seguito alla risposta dell’Iran a un attacco israeliano contro la periferia meridionale di Beirut, che ha preso di mira diverse basi aeree, e agli attacchi della Resistenza contro i depositi di munizioni israeliani a Yohmor al-Shaqif. I droni FPV di Hezbollah si sono dimostrati estremamente efficaci sul campo di battaglia, mettendo a segno quotidianamente colpi contro truppe e infrastrutture militari israeliane.

Droni Hezbollah contro carro israeliano

Il Ministero della Salute israeliano riporta 1.261 vittime nel nord del Libano.

Gli ospedali israeliani hanno registrato oltre 9.160 vittime dall’inizio della guerra contro l’Iran, nel contesto dei continui scontri nel Libano meridionale.

Il Ministero della Salute israeliano ha annunciato dati aggiornati sul numero di ricoveri ospedalieri, segnalando 10 nuovi pazienti nella tarda serata di venerdì.

Secondo i dati del ministero, il numero totale di feriti ricoverati negli ospedali israeliani dall’inizio della guerra contro l’Iran, il 28 febbraio, ha raggiunto quota 9.162.

I dati hanno inoltre mostrato che, a seguito del cessate il fuoco con l’Iran, gli ospedali hanno registrato un totale di 1.261 feriti provenienti dal solo fronte settentrionale, distribuiti in vari centri medici.

Inoltre, il ministero ha riferito che, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco con il Libano , negli ospedali israeliani sono stati registrati 843 feriti provenienti dal fronte settentrionale.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Fadi Haddad

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Intern doctor held over unauthorised access to data remains in custody: source

A Hong Kong intern doctor arrested on suspicion of unauthorised access to patient data remains in custody, the South China Morning Post has learned. A source familiar with the matter told the SCMP that the 24-year-old woman, surnamed Lai, was arrested at about 7pm on Friday and was still being held at Cheung Sha Wan Police Station on Saturday morning She was arrested on suspicion of access to a computer with dishonest intent. The arrest came within three days of police receiving a report from a...

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US downs Iranian drones in Strait of Hormuz despite peace deal progress

The United States said it downed multiple Iranian drones targeting commercial ships in the Strait of Hormuz early on Saturday, hours after both sides said a deal to end the Middle East war was closer than ever. The interception came after weeks of halting talks between Tehran and Washington, mediated by Pakistan, that have been marked by threats and exchanges of fire despite a fragile truce agreed in April. US Central Command (CENTCOM), which oversees operations in the region, posted on social...

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US downs Iranian drones in Strait of Hormuz despite peace deal progress

The United States said it downed multiple Iranian drones targeting commercial ships in the Strait of Hormuz early on Saturday, hours after both sides said a deal to end the Middle East war was closer than ever. The interception came after weeks of halting talks between Tehran and Washington, mediated by Pakistan, that have been marked by threats and exchanges of fire despite a fragile truce agreed in April. US Central Command (CENTCOM), which oversees operations in the region, posted on social...

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Orari F1 Gp Barcellona: Antonelli contro tutti, la Ferrari in attesa | Dove vedere qualifiche e gara in tv e streaming

A Barcellona si arriva con un solo uomo nel mirino di tutti: Andrea Kimi Antonelli. Il 19enne bolognese della Mercedes ha appena conquistato a Monaco la quinta vittoria consecutiva e si presenta in Catalogna da leader sempre più solitario del Mondiale, dopo aver dominato anche su una pista che, almeno sulla carta, non avrebbe dovuto esaltare le caratteristiche della sua monoposto. Il Montmeló, tradizionalmente considerato il banco di prova più attendibile della stagione, dirà se il dominio della Mercedes è destinato a proseguire oppure se gli avversari potranno finalmente ridurre il divario.

Tra i temi più caldi del weekend c’è anche il caso Aduo, il sistema introdotto dalla FIA per concedere finestre di sviluppo supplementari ai costruttori di power unit meno competitivi. A sorpresa, la prima valutazione federale avrebbe indicato la Red Bull-Ford come motore di riferimento del campionato, davanti a una Mercedes che ha vinto tutte le gare disputate finora. Un risultato che ha spinto il team di Milton Keynes a chiedere ulteriori verifiche e che potrebbe avere conseguenze importanti sugli sviluppi tecnici della seconda parte di stagione.

Grande attesa anche in casa Ferrari, chiamata a reagire dopo il deludente fine settimana di Monaco. Charles Leclerc arriva in Spagna con il desiderio di lasciarsi alle spalle il ritiro nel GP di casa e con una novità tecnica sotto osservazione: il possibile cambio nell’impianto frenante, seguendo la strada già intrapresa da Lewis Hamilton. Proprio il sette volte campione del mondo, ora secondo nella classifica Piloti, invita però alla prudenza: gli aggiornamenti attesi a Barcellona potrebbero rappresentare un primo passo, ma il vero avversario della Rossa al momento può essere più la McLaren, anche guardando ai tempi delle libere del venerdì. La Mercedes continua a sembrare irraggiungibile.

F1 GP Barcellona 2026: dove vederlo in tv e streaming

Il Gran Premio MSC Cruises de Barcelona-Catalunya 2026, in programma sul circuito di Montmelò da venerdì 12 a domenica 14 giugno, viene trasmesso in diretta su Sky (il canale di riferimento è Sky Sport F1canale 207) ed è disponibile anche in mobilità tramite Sky Go e in streaming per gli abbonati alla piattaforma Now. Il weekend è visibile anche su TV8, che propone in chiaro e in differita le qualifiche del sabato e la gara della domenica.

F1 GP Barcellona 2026: gli orari e la diretta tv

Di seguito tutti gli orari televisivi del Gran Premio di Barcellona.

Sabato 13 giugno 2026
12:30-13:30 – F1 Prove Libere 3 – Sky, Sky Go e Now – Diretta
16:00-17:00 – F1 Qualifiche – Sky, Sky Go e Now – Diretta

Domenica 14 giugno 2026
15:00 – F1 Gara –Sky, Sky Go e Now – Diretta

F1 GP Barcellona 2026: gli orari delle repliche in chiaro

Di seguito tutti gli orari per vedere le qualifiche e il Gran Premio di Barcellona in replica gratis in chiaro su TV8, dove vengono trasmessi in differita.

Sabato 13 giugno 2026
18:30 – F1 Qualifiche – TV8 (in chiaro) – Differita

Domenica 14 giugno 2026
18:00 – F1 Gara (66 giri) – TV8 (in chiaro) – Differita

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US blocks foreign access to Anthropic’s newest AI models over security risks

Washington has ordered Anthropic – a leading entity in America’s AI sector – to block all foreign nationals from accessing its latest models, Fable 5 and Mythos 5, citing national security concerns, according to the Silicon Valley-based firm. The unprecedented export-control measure – the first to target specific AI models – came just days after Anthropic released the models, underscoring Washington’s increasingly hands-on approach to regulating frontier artificial intelligence...

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Mondiali 2026, le partite di oggi: nella notte Brasile-Marocco, l’esordio di Ancelotti | Orari e dove vederle in tv

Il Mondiale 2026 entra nel vivo con il primo vero big match: oggi, alla mezzanotte italiana tra il 13 e il 14 giugno, fa il suo debutto il Brasile di Carlo Ancelotti. Di fronte c’è il Marocco, semifinalista dell’ultima edizione. Un match già decisivo per i destini del gruppo C, dove sono inserite anche Scozia e Haiti, che si affronteranno nella notte italiana. Se la Nazionale caraibica è considerata la cenerentola del girone, la lotta per gli altri tre posti è apertissima.

Per Ancelotti, alla sua prima da ct al Mondiale, è un esordio complicato: in Brasile in molti confidano nella sua sapienza, ma la Nazionale verdeoro ancora deve trovare alcuni punti fermi e ha perso alcune pedine importanti, come Rodrygo e Wesley. Di fronte c’è il Marocco, che ha cambiato tanto rispetto a 4 anni fa, ma forse è ancora più forte, come dimostra l’ultima Coppa d’Africa. Il match è visibile anche in chiaro, su Rai 1.

Prima, alle ore 21 italiane, si gioca QatarSvizzera. La Nazionale elvetica è arrivata ai Mondiali un po’ in sordina, ma ha l’esperienza per sfruttare un gruppo B in cui non ci sono favorite: le altre due sono Canada e Bosnia (ci sarebbe finita l’Italia, quanti rimpianti…). A San Francisco però deve partire subito con 3 punti per evitare al contrario brutte sorprese.

Mondiali 2026, le partite di oggi: 13 e 14 giugno

Qatar-Svizzera (girone B)
Orario: 21:00
Stadio: San Francisco Bay Area Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Brasile-Marocco (girone C)
Orario: 00:00 (notte tra il 13 e il 14 giugno)
Stadio: New York/New Jersey Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Haiti-Scozia (girone C)
Orario: 3:00 (notte tra il 13 e il 14 giugno)
Stadio: Boston Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Dove vedere i Mondiali: Dazn e Rai

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite del 13 e 14 giugno, la sfida tra Brasile e Marocco di mezzanotte si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. I match Qatar-Svizzera e Haiti-Scozia invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.

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Progetto Civico, Onorato: “Noi lievito del centro sinistra”

Il campo largo si arricchisce di un nuovo componente. L’assessore capitolino lancia la sfida: “Se serve, saremo alle primarie”

Al  Palazzo dei Congressi dell’Eur si celebra la prima assemblea nazionale di Progetto Civico Italia. Lo slogan “Facciamolo Succedere” dà l’idea delle intenzioni di un movimento ambizioso e dalle idee chiare: non sarà una costola del PD né del Movimento 5 Stelle.  Alessandro Onorato rivendica il proprio ruolo e  traccia immediatamente i confini della sua “creatura”. L’assessore ai Grandi Eventi, Turismo e Sport del Campidoglio lancia una sfida, oltre che un progetto. L’idea non è solo quella di contribuire a dare una voce al campo largo, quanto di farsi sentire. 

Progetto Civico una voce lontana dalla realtà del transatlantico

Progetto Civico Italia nasce, per stessa ammissione di Alessandro Onorato, come una realtà lontana dai Palazzi. Ritiene che all’interno del PCI, acronimo su cui ha anche scherzato su, vi siano le risorse attualmente mancanti al campo progressista. “Noi arriviamo dal mondo degli amministratori, non siamo abituali frequentatori del Transatlantico ma gente che lavora senza perdersi in ragionamenti pindarici. Siamo per il fare e quello che possiamo fare. Il nostro intento è di dare una mano non solo a governare le città, ma anche a tutto il centro sinistra a livello nazionale”. In questo senso Onorato non chiude a qualsiasi alleanza: “Non sventoliamo cartellini gialli e rossi. Siamo abituati a unire e non a dividere”.

Un progetto che non è moderato: “Non siamo una forza di centro”

Onorato ha poi ribadito la collocazione assolutamente progressista del PCI: “Progetto Civico non è una forza di centro. È una etichetta dei giornalisti, per definirci moderati. Personalmente non ho mai conosciuto un sindaco o un consigliere comunale o un assessore moderato”. A questo termine, il politico romano ne preferisce un altro. “L’acronimo di Progetto Civico Italia è PCI, non è male. Anzi è proprio un bel messaggio da inviare a chi ci ritiene a destra della sinistra. Siamo innovatori. Aggiungeremo qualcosa, senza portare divisioni. Saremo il lievito del centrosinistra, una ventata di freschezza all’interno della coalizione. E sia chiaro, il nostro campo politico è quello progressista”.

Onorato e le primarie: “Se ci saranno, qualcuno del progetto ne farà parte”

Una collocazione che allontana definitivamente l’idea che secondo Progetto Civico Italia ci sia ancora spazio per un Terzo Polo. Onorato boccia l’ipotesi: “Noi crediamo che oggi più che mai si debba decidere se stare al centrodestra o nel centrosinistra. Mi sembra che il terzo polo sia ormai ininfluente”. Dentro al campo largo, dunque, con l’idea di piantarci bene i piedi e, se ci sarà l’occasione, per recitare da protagonista: “Mi sembra di capire che le primarie non siano ancora messe  n programma all’ordine del giorno ma qualora ci fossero è evidente che qualcuno del Progetto Civico Italia ne farà parte. Oggi siamo concentrati su altro, ma se ci sarà bisogno di fare una sintesi, è ovvio, parteciperemo anche noi”.

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Produttività, il vero ritardo dell’Italia: lavoriamo tanto, ma generiamo troppo poco valore

La produttività del lavoro per ora lavorata misura una cosa molto semplice: quanto valore economico viene generato da ogni ora di lavoro.

Non dice quante ore si lavora. Non premia chi resta più tempo in azienda, chi arriva prima o chi spegne la luce per ultimo, abitudine che in molte imprese viene ancora scambiata per eroismo produttivo. Dice invece quanta ricchezza viene prodotta in un’ora di lavoro effettivo. È una differenza decisiva.

Due Paesi possono lavorare lo stesso numero di ore, ma ottenere risultati molto diversi. Uno può produrre più valore perché ha imprese meglio organizzate, tecnologie più integrate, personale più formato, processi più efficienti, manager più capaci e capitale investito meglio. L’altro può lavorare molto, anche moltissimo, ma disperdere energia in errori, attese, passaggi inutili, bassa digitalizzazione, scarsa delega e organizzazioni troppo dipendenti dall’improvvisazione.

Il grafico sulla produttività del lavoro per ora lavorata di Bergeaud, Cette e Lecat (che consente di osservare la produttività su un arco storico molto lungo 1990-2024) racconta proprio questo: l’Italia non è ferma perché lavora poco, ma perché da ogni ora lavorata estrae meno valore rispetto agli altri grandi Paesi avanzati.

La particolarità italiana non è soltanto il livello raggiunto nel 2024. È soprattutto la forma della curva. Fino alla metà degli anni Novanta l’Italia cresce, recupera terreno e si avvicina alle economie più produttive. Poi la dinamica rallenta, si appiattisce e perde progressivamente forza. Mentre Stati Uniti, Germania e Francia continuano, pur tra crisi e rallentamenti, ad aumentare il valore generato da ogni ora lavorata, l’Italia resta quasi inchiodata.

Nel 2024 il nostro Paese produce 68,2 dollari di valore per ora lavorata, sotto la media dell’eurozona, pari a 70,2, e lontano dalla Germania, a 83,0, dalla Francia, a 81,6, e dagli Stati Uniti, a 84,6.

Il punto, però, non è costruire l’ennesima classifica deprimente. Il punto è capire che cosa c’è dietro quei numeri.

Qui entra in gioco la produttività totale dei fattori. È un indicatore più sofisticato della produttività del lavoro, perché non misura solo quanto produce ogni ora lavorata, ma quanto valore nasce dalla combinazione tra lavoro, capitale, tecnologia, organizzazione, competenze e qualità delle decisioni. In altre parole, misura l’intelligenza complessiva del sistema produttivo e della imprenditoria nostrana.

Tradotto nel linguaggio delle PMI: non basta lavorare tanto. Non basta comprare un nuovo macchinario. Non basta installare un gestionale se poi viene usato come un quaderno elettronico mal compilato. Non basta introdurre un sistema di controllo di gestione e poi non guardare neppure un dato che non sia il fatturato. La produttività cresce quando l’impresa riesce a combinare meglio persone, strumenti, metodo, responsabilità e decisioni.

Una piccola impresa può avere titolari presenti dodici ore al giorno, dipendenti sotto pressione, clienti da servire, consegne da rispettare e margini da difendere. Ma se ogni decisione passa sempre dalla stessa scrivania, se i ruoli non sono chiari, se la delega è solo una parola elegante, se gli errori si ripetono, se il magazzino non dialoga con la produzione e se il commerciale vende promesse che l’organizzazione non riesce a mantenere, allora l’impresa lavora molto ma produce poco valore aggiunto.

È qui che il dato macroeconomico diventa una faccenda molto concreta. La stagnazione della produttività italiana vive dentro le giornate ordinarie delle aziende: pressioni inutili, processi non scritti, informazioni disperse, software non integrati, competenze non valorizzate, giovani assunti senza percorso, capi intermedi lasciati soli, imprenditori che vorrebbero crescere ma continuano a governare tutto con il controllo diretto del fiuto.

Istat segnala che nel 2024 la produttività del lavoro è diminuita dell’1,9%, dopo il -2,7% del 2023, perché le ore lavorate sono aumentate più del valore aggiunto. Nell’intero periodo 1995-2024, la produttività del lavoro in Italia è cresciuta in media soltanto dello 0,3% annuo. Numeri piccoli, quasi educati. Ma dietro quella cortesia statistica c’è una diagnosi pesante.

Il Rapporto annuale Istat 2026 aggiunge un ulteriore elemento: tra il 2021 e il 2025 la produttività totale dei fattori ha registrato una sostanziale stagnazione, dopo un contributo positivo nel quinquennio precedente la pandemia. Questo significa che il Paese fatica a fare il salto più importante: non lavorare di più, ma lavorare meglio.

E lavorare meglio vuol dire costruire organizzazioni meno dipendenti dall’improvvisazione.

Per le PMI italiane questo è il nodo centrale. Molte imprese hanno competenze artigianali, relazioni commerciali solide, capacità di adattamento, reputazione e conoscenza del prodotto. Ma spesso questi punti di forza restano intrappolati in modelli organizzativi fragili. L’impresa sa fare, ma non sempre sa scalare. Sa risolvere, ma non sempre sa prevenire. Sa vendere, ma non sempre sa misurare. Sa sacrificarsi, ma non sempre sa trasformare il sacrificio in efficienza.

Il risultato è che la bassa produttività diventa una tassa invisibile. Riduce i margini, limita gli aumenti salariali, rende più difficile investire, aumenta la dipendenza dal credito bancario ed espone l’impresa agli shock esterni. Soprattutto crea un clima in cui tutti hanno la sensazione di correre, ma pochi vedono davvero avanzare l’organizzazione.

La domanda vera, allora, non è: “Quanto abbiamo lavorato?”. La domanda vera è: “Quanto valore abbiamo prodotto rispetto alle risorse che abbiamo consumato?”. Dove si perde tempo? Dove si ripetono gli errori? Dove le persone migliori sono sottoutilizzate? Dove il titolare accentra o delega troppo? Dove la tecnologia non produce efficienza? La produttività non è una variabile tecnica tra le altre. È la condizione necessaria di tutto il resto: salari, margini, investimenti, competitività, sostenibilità del debito, capacità di trattenere capitale umano. L’Italia non ha bisogno semplicemente di lavorare di più. Ha bisogno di smettere di sprecare lavoro, capitale e intelligenza.

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Kennedy Centre loses last-ditch attempt to keep Trump’s name on building

The Kennedy Centre was running out of options on Friday evening to keep President Donald Trump’s name on the facade of the iconic performing arts venue. A judge earlier in the afternoon rejected a request to pause a court-ordered deadline of Friday to remove references to Trump from the building and other aspects of the Kennedy Centre’s operations. The institution appealed that ruling, an effort that was also rebuffed on Friday evening. Scaffolding was erected around a section of the building...

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Kennedy Centre loses last-ditch attempt to keep Trump’s name on building

The Kennedy Centre was running out of options on Friday evening to keep President Donald Trump’s name on the facade of the iconic performing arts venue. A judge earlier in the afternoon rejected a request to pause a court-ordered deadline of Friday to remove references to Trump from the building and other aspects of the Kennedy Centre’s operations. The institution appealed that ruling, an effort that was also rebuffed on Friday evening. Scaffolding was erected around a section of the building...

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Guerra in Iran in diretta: Stati Uniti e Teheran segnalano che un accordo di pace è a portata di mano, ma non è ancora stato firmato.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che un memorandum d’intesa con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra ” non è mai stato così vicino “, sottolineando inoltre che le speculazioni dei media sull’accordo dovrebbero cessare “in attesa della sua finalizzazione”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripubblicato la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano sulla sua piattaforma Truth Social, dopo aver precedentemente criticato l’Iran per le presunte fughe di notizie ai media statali riguardanti i dettagli del memorandum, definendo tali notizie “fake news”.

Shehbaz Sharif, primo ministro del Pakistan , che ha mediato i colloqui tra Teheran e Washington , ha affermato che “è stato raggiunto il testo finale e concordato dell’accordo di pace”, aggiungendo che “i prossimi passi” devono ancora essere definiti.

Gli attacchi israeliani contro il Libano sono continuati, causando la morte di almeno 3.711 persone e il ferimento di altre 11.483 da marzo, tra cui due paramedici feriti venerdì.

Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi (nella foto) afferma che l’accordo con gli Stati Uniti “non è mai stato così vicino”

Il ministro degli Esteri iraniano ha confermato che un accordo imminente per cessare il fuoco con gli Stati Uniti prevede lo scongelamento dei beni iraniani confiscati.

Contemporaneamente, Abbas Araghchi ha dichiarato a X che un accordo definitivo per porre fine in modo permanente alla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran “non è mai stato così vicino”.

Fonte: Al Jazeera

Traduzione: Luciano Lago

Nota: Non è chiaro se Trump riuscirà a tenere a freno Israele che non vuole fermare la sua guerra contro i popoli del Libano, della Palestina e della Siria. Tutti paesi dove occupa i territori che proclama di volersi annettere.

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Trump chiede un aumento di 350 miliardi di dollari per la spesa militare

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato i repubblicani al Congresso ad approvare un pacchetto di spesa militare da 350 miliardi di dollari che imporrebbe anche nuove e radicali regole elettorali a livello nazionale prima delle elezioni di medio termine.

 

In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha esortato i legislatori ad agire «immediatamente» su quello che ha definito «Recon 3.0», un nuovo disegno di legge sul bilancio che i repubblicani sperano di approvare senza il sostegno dei democratici.

 

Trump ha affermato che i fondi sono necessari per portare il bilancio militare statunitense a 1.500 miliardi di dollari e «costruire l’arsenale della libertà». Ha aggiunto che il pacchetto finanzierà lo scudo antimissile Golden Dome, il caccia F-47, il bombardiere B-21, i droni, le capacità militari spaziali e nuove scorte di munizioni.

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Il presidente ha sostenuto che il disegno di legge sulla spesa avrebbe creato centinaia di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti negli Stati Uniti, ricostruito l’industria americana e garantito il «dominio globale» senza alimentare l’inflazione.

 

Questa iniziativa giunge dopo che la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e anni di sostegno militare all’Ucraina hanno messo a dura prova le scorte di armamenti americani, tanto che il Center for Strategic and International Studies ha affermato che potrebbero essere necessari tre anni o più per sostituire alcuni missili avanzati.

 

Il presidente ha anche scritto che il disegno di legge includerà il Save America Act, che rafforzerebbe le misure di sicurezza elettorale e richiederebbe a tutti gli elettori di esibire un documento d’identità con foto e una prova della cittadinanza statunitense. Vieterebbe inoltre, in larga misura, il voto per corrispondenza, salvo in caso di malattia, disabilità, servizio militare o viaggio.

 

A differenza di quanto accade nella maggior parte dei Paesi, negli Stati Uniti le regole per votare variano da stato a stato, e alcuni consentono ancora di votare senza mostrare un documento d’identità con foto o una prova di cittadinanza. Queste regole permissive hanno ripetutamente sollevato preoccupazioni in merito a possibili frodi elettorali, con i repubblicani che chiedono controlli obbligatori dei documenti d’identità a livello nazionale. I democratici sostengono che tali requisiti renderebbero più difficile il voto per i cittadini aventi diritto.

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Il presidente ha affermato che il Save America Act vieterebbe anche agli uomini di partecipare agli sport femminili e proibirebbe gli interventi chirurgici di «mutilazione transgender» sui bambini.

 

Tuttavia, la legge deve ancora affrontare ostacoli considerevoli, anche all’interno dello stesso partito di Trump. Alcuni importanti esponenti repubblicani hanno espresso dubbi sulla capacità del Congresso di approvare un altro importante disegno di legge di bilancio prima delle elezioni di medio termine, mentre il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha affermato che il Save America Act non dispone dei voti necessari secondo le normali procedure.

 

I conservatori fiscali potrebbero inoltre chiedere tagli alla spesa per compensare l’aumento di 350 miliardi di dollari per le spese militari.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

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Sequestrate ciocche di capelli provenienti dall’Iran. E se fossero delle giovani manifestanti uccise?

Ci sono notizie che arrivano come un pugno nello stomaco, che costringono a guardare dritto negli occhi l’abisso della crudeltà umana. La notizia rimbalzata in queste ore è raggelante: la dogana armena, presso il valico di Agarak, ha intercettato e confiscato centinaia di chili di capelli naturali non dichiarati provenienti dall’Iran. Solo nell’ultimo gravissimo episodio, ben 26 chili di ciocche erano meticolosamente occultati nei cuscini della cabina di un camion.

Non si tratta di un caso isolato. I dati ufficiali tracciano un quadro sistematico e inquietante: tra gennaio e giugno si sono registrati 11 sequestri transfrontalieri, per un totale impressionante di 621 ciocche e oltre 135 chilogrammi di capelli umani.

La maschera della povertà e la fame in Iran

La spiegazione ufficiale e più immediata, ripresa dal Jerusalem Post, parla di una disperazione finanziaria assoluta. Ci dicono che l’inflazione alle stelle sta spingendo le donne iraniane a vendere le proprie chiome, e persino i propri organi, per sfamare i figli. Ma noi non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo credere che questa sia l’unica, mostruosa verità. Dietro questo contrabbando si nasconde un’ombra ben più sinistra, un grido d’allarme lanciato con forza dagli attivisti.

L’inferno dei sacchi neri a Kahrizak

A gennaio, l’Iran è stato travolto da una nuova, violentissima ondata di proteste nazionali. La risposta del regime teocratico è stata un massacro di massa: secondo le drammatiche denunce della fondazione del premio Nobel Narges Mohammadi, migliaia di manifestanti sono stati uccisi dalle forze governative. I video agghiaccianti verificati da CNN e AFP mostrano il piazzale dell’obitorio di Kahrizak, a Teheran, trasformato in un inferno a cielo aperto: decine e decine di sacchi neri contenenti corpi umani allineati sul terreno sterrato. Dentro la struttura, i monitor scorrono le foto di almeno 250 giovani corpi in attesa di un nome. Fuori, le urla strazianti delle madri che cercano disperatamente i figli spariti nel nulla. Organizzazioni per i diritti umani come Iran Human Rights parlano apertamente di “crimini di immane gravità”.

A me viene un sospetto a chi appartengono davvero quelle ciocche sequestrate?

I corpi di moltissime di queste ragazze uccise o inghiottite dalle carceri non sono mai stati restituiti. Il regime nega i cadaveri, impone sepolture segrete e, attraverso i media di Stato come Tasnim, mette in scena farse televisive obbligando i parenti a dichiarare falsità.

Vedere camion carichi di quintali di capelli umani varcare clandestinamente i confini, nascosti nei cuscini proprio nei mesi successivi a questo massacro, mi fa sorgere una domanda legittima e spaventosa: e se quei capelli appartenessero a loro? Se quelle ciocche fossero state recise dai corpi senza vita delle ragazze violate, uccise e ammassate nei sacchi neri di Kahrizak e di tutte le altre città in cui ci sono state le manifestazioni? Il popolo iraniano conosce troppo bene la ferocia della Repubblica Islamica per credere a una semplice violazione doganale. In quel carico vede il macabro profanamento di chi ha osato sfidare il potere.

Il simbolo della rivoluzione: Donna, Vita, Libertà

In Iran il capello non è un dettaglio estetico. È il simbolo politico e spirituale di una rivoluzione nata dal sacrificio di Mahsa Amini, uccisa dalla polizia morale perché una ciocca sfuggiva dal velo. Da quel giorno, tagliarsi i capelli in pubblico è diventato il più potente atto di sfida globale contro l’oppressione. Il grido “Donna, Vita, Libertà” ha fatto tremare la teocrazia attraverso la rivendicazione di quel corpo e di quella chioma.

Pensare che oggi il regime, o le reti criminali ad esso collegate, possano lucrare sul mercato nero vendendo i capelli delle stesse giovani che ha perseguitato, gassato nelle scuole, torturato e ucciso in nome dell’hijab obbligatorio, rappresenta un livello di perversione e barbarie intollerabile. Non possiamo girarci dall’altra parte. Non possiamo archiviare l’orrore del massacro di gennaio 2026, come un effetto collaterale della crisi. Dobbiamo continuare a essere la voce di quelle ragazze e di un popolo che non smette di lottare per la propria dignità.

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Sono 5 mesi che aspetto il regalo del signor Temu: voglio i miei pennarelli!!!

Signor Temu, mia moglie mi aveva detto che ero un fesso a pensare che veramente Lei mi avrebbe mandato in regalo più di 300 pennarelli acrilici!
Ma io amo il popolo cinese, da ragazzo vendevo per strada il libretto rosso di Mao e 52 anni fa sono venuto in Cina.
E invece devo dare ragione a mia moglie.
I 300 pennarelli acrilici in regalo non sono arrivati! Mia moglie ieri mi ha detto: “Ma come fai ad aspettarti che il signor Temu ti mandi i pennarelli? Ma sei rincoglionito? In regalo? Ma figurati!!!”

Va beh… In regalo… Cioè io avevo fatto una giochino, con 3 bicchieri, mi sembra, e avevo vinto una confezione, poi due poi 3… E, va beh, poi è venuto fuori che in realtà dovevo comprare 43 euro di prodotti. E allora li ho comprati anche se non mi servivano… Tanto, ho detto tra me e me, più di 300 pennarelli valgono molto più di 300 euro.
Ora, signor Temu, è chiaro che i pennarelli Lei non me li manda più.

Ora non posso dire che lei sia un truffatore che mi ha imbrogliato, sicuramente i suoi avvocati potranno dimostrare che sono uno stupido… Ma lei signor Temu lo sapeva che stava usando un amo per i polli!!!
E anche se è uno degli uomini più ricchi del mondo, anche se ha più avvocati dei denti che ha in bocca, io le voglio dire che non le è convenuto illudermi.
Perché io amo la Cina, fin da ragazzino.
E allora io difenderò l’onore della Cina.
E guardi, non so quanto camperò ancora, ma io continuerò a raccontare che Lei con me non si è comportato bene, anche se magari i suoi avvocati dimostreranno che non ha commesso un reato.

E alla fine i 43 euro che io le ho mandato non saranno per lei un buon affare. Io continuerò a lamentarmi. E, guardi, io ho molti amici che mi vogliono bene, e sono sicuro che condivideranno questo articolo sui loro social. E poi ho 3 figli e 3 nipoti, e gli ho fatto giurare che continueranno a raccontare che il loro padre, il loro nonno, è stato preso in giro dal Signor Temu, uno degli uomini più ricchi del mondo che ha convinto un povero vecchio a spendere 43 euro per avere un regalo.
Diranno: “Forse nostro padre, forse nostro nonno, non era molto furbo e l’emozione di avere più di 300 pennarelli acrilici in regalo aveva offuscato la sua mente. Ma il signor Temu non si è comportato bene.”

Signor Temu, i miei antenati hanno distrutto l’esercito di Federico Barbarossa ad Alessandria e le hanno suonate ai nazisti e ai fascisti.
Siamo gente testarda.
E lei non fa un bel servizio alla Cina.

E ora vorrei dire due parole alla signora Meloni:

Signora Meloni, Lei che difende gli italiani, Le par bello che si permetta che degli anziani vengano presi in giro con delle promesse di regali di più di 300 pennarelli acrilici che poi non arrivano e io ho comprato pure 43 euro di sciocchezze che non mi servivano?
Ma non esiste il reato di circonvenzione di incapace? Io mi dichiaro incapace. Non esiste una legge che vieta di fare promesse da marinaio, di ciurlare per il manico, di dire Roma per toma? La faccia questa legge!!!
Non fate niente per proteggere i cittadini dai furbi di internet. Lo sa quanto poliziotti avete assegnato alla Polizia Postale? Lei dovrebbe saperlo! Io non lo so ma son sicuro che sono pochi perché continuo a sentire di gente che ha subito dei perculamenti e anche dei raggiri e perfino delle truffe.
In internet rubano più soldi di tutte le rapine e i furti nelle case. E non li pigliate mai. E a nessuno in Parlamento gliene frega niente.

Ma lei è per la legge o solo per la pubblicità?

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Sacerdote è stato preso di mira per aver negato la Comunione ad un omosessuale «sposato»

Un parroco in Spagna è al centro di proteste per aver impedito a un omosessuale di ricevere la Santa Comunione. Lo riporta LifeSite.

 

Un uomo afferma che il 30 maggio un parroco nella sua città natale, Villanueva del Rio y Mina, gli ha chiesto di rimanere dopo la Messa e lo ha informato che, sebbene avesse ricevuto la Comunione quel giorno, non gli sarebbe più stato permesso di ricevere l’Eucaristia perché è «sposato» con un uomo. «Mi ha detto che doveva parlarmi di un argomento un po’ spiacevole», ha scritto l’omosessuale «sposato»in un post su Facebook. «Mi ha fatto capire che non mi avrebbe mai più dato la comunione».

 

«Mi disse che quando mi dava la comunione mi stava dando del “veleno” e che sia io che mio marito eravamo persone “indegne” e condannate a vivere in eterno in purgatorio», ha affermato l’uomo.

 

L’uomo ha affermato di aver reagito immediatamente alle parole del prete alzando la voce. «Ho gridato a tutti i presenti sulla porta della parrocchia ciò che quell’uomo aveva detto. Mi sono sentito molto nervoso e umiliato dal mio parroco», ha detto. «Nei miei 40 anni di fede cristiana, non mi era mai capitata una cosa così terribile e sconvolgente».

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«Vorrei aggiungere che queste parole non sono state usate solo con me. Molte persone mi hanno avvicinato per dirmi che era successa loro qualcosa di simile. Persone di diversi gruppi, divorziati, coppie, ecc.», ha aggiunto l’omosessuale, che ha poi inevitabilmente citato papa Francesco: «La Chiesa è casa per tutti, tutti, tutti.»

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Viva Seville, in un successivo incontro tra il parroco e l’uomo, il sacerdote non ha fatto marcia indietro: martedì 2 giugno, diversi giorni dopo l’incidente, il sacerdote ha contatto l’omosessuale telefonicamente per scusarsi del modo in cui gli si era rivolto e per invitarlo nel suo ufficio. Tuttavia, secondo la testimonianza del denunciante, il sacerdote ha mantenutola sua posizione anche durante l’incontro.

 

«Si è scusato, ma è rimasto fermo sulla sua posizione. Ha ribadito che non poteva darmi la Comunione perché sono sposato pubblicamente con un uomo – tutta la città sa del mio matrimonio – e farlo equivarrebbe a convalidare la mia posizione», spiega.

 

L’omosessuale afferma di aver anche informato il sacerdote della sua intenzione di portare la questione ai media. La risposta che ha ricevuto, secondo il suo racconto, è stata che «è molto comune che persone come te facciano questo genere di cose», un’osservazione che ha interpretato come un ulteriore riferimento al suo orientamento sessuale.

 

Secondo quanto riferito, l’Arcidiocesi di Siviglia sta raccogliendo informazioni sull’accaduto al fine di rilasciare una dichiarazione.

 

Questo episodio è simile a un altro avvenuto nel 2012, quando un parroco dell’Arcidiocesi di Washington, DC, aveva coperto l’Ostia mentre una donna lesbica, presente al funerale della madre, si avvicinava per ricevere l’Eucaristia. Il parroco le aveva detto: «Non posso darti la Comunione perché vivi con una donna, e agli occhi della Chiesa questo è un peccato».

 

Il sacerdote, padre Marcel Guarnizo, era stato conseguentemente privato delle sue facoltà sacerdotali dall’allora cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl.

 

Come riportato da Renovatio 21, in un altro caso di due anni fa un prete della Florida aveva difeso la Santa Eucarestia da una donna lesbica irata che aveva schiacciato diverse ostie e cercato di amministrarsi illecitamente la Santa Comunione. In quel caso il sacerdote, nella difesa del Santissimo, era arrivato a mordere il braccio della agguerrita lesbica, che poi definì alla polizia la Santa Eucarestia come «un biscotto».

 

 

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Immagine di Ingo Mehling via Wikimedia pubblicata su licenza  Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Re: AIS and APRS disappear in menu .

Hi Again. 
 
I tried to perform apt remove and again install direwolf but didn't noticed any fix. 
 
To be sure, i created new VM with ubuntu 24.04, and perform installation again of openwebrxplus directly, and with the clean and initial setup ,
In this new setup, I also don't see Packet option by default as I always have seen when I have installed openwebrx. 
 
I have no more ideas to investigate. 

any help.?. Thanks ! 
 
 
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Should Switzerland Cap Its Population at 10 Million? Voters Will Decide.

One of the world’s richest countries is about to hold a referendum on a measure that would curb migration and most likely the economy. It is being sold in warm tones.

© Sebastien Bozon/Agence France-Presse — Getty Images

Campaign posters ahead of the population cap vote. President Trump’s face is on a no poster, with the slogan, “Now, of all times, a break with Europe?” The yes slogan shown is “Protect Switzerland.”
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Should Switzerland Cap Its Population at 10 Million? Voters Will Decide.

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Porto Pulito: “Preoccupano i dati della centralina sui fumi navali”. Nei primi 25 giorni media benzene di 5,88 mg

Fumi navali: Livorno settimo porto europeo per inquinamento. Livorno Porto Pulito: è quello che diciamo da oltre tre anni

Livorno 13 giugno 2026 Porto Pulito: “Preoccupano i dati della centralina sui fumi navali”. Nei primi 25 giorni media benzene di 5,88 mg Mercoledì 10 si è tenuto un nuovo incontro del Tavolo Permanente voluto dal Prefetto sui fumi navali. Presenti come sempre Comune di Livorno, Autorità Portuale, Arpat ed ASL. Purtroppo, a differenza delle …

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Why driving instructor licences are becoming a hot ticket item for Hongkongers

With more than 20 years of experience as a light goods van driver, Hongkonger Fung Fu only started considering switching to becoming a private driving instructor when he noticed the economic outlook was getting gloomier. “Many restaurants have closed down, and companies are making fewer orders of goods. Besides, more drivers are joining the logistics industry, resulting in keener competition,” the 48-year-old told the South China Morning Post. “As I am getting older, my job of carrying heavy...

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Can lah: how Singlish is finding its voice in Singapore’s language story

When Natasha Ann Lum was growing up, there was no place for Singlish – an English-based creole language in Singapore – at home. Her father was adamant that Lum and her brother not speak with broken grammar or use conversational markers such as “lah”, “lor” or “eh”. “He didn’t have the luxury of education and felt like he missed out on work opportunities because he didn’t speak English at a level that was required, so he wanted to make sure my brother and I would be better off,” said the software...

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Chinese team builds first commercial ‘3-lane highway’ in optical fibre to boost capacity

China activated the world’s first three-band optical fibre communication system early this month, technology that its developers say could expand the carrying capacity of future AI networks. According to the project team, a single fibre can carry more than five times the traffic of conventional systems, while transmission capacity per core increases by nearly half. The project, completed in Qingdao in the eastern Chinese province of Shandong, was jointly developed by state-owned...

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Libertà Livorno lancia la campagna “Sì al gas russo”: 100 manifesti in città. “Costa meno, inquina meno, è più sicuro”

Libertà Livorno lancia la campagna "Sì al gas russo": 100 manifesti in città

Livorno 13 giugno 2026 Libertà Livorno lancia la campagna “Sì al gas russo”: 100 manifesti in città Libertà Livorno, movimento apartitico e nonviolento, lancia un messaggio di buon senso e pragmatismo sull’acquisto del gas russo, con l’affissione di 100 manifesti 100x140cm per tutta la città di Livorno. “Il nostro rispetto per la vita umana e …

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Natalità giapponese ai minimi storici

A maggio, il ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni giapponese ha pubblicato dati che mostrano come il numero di bambini sotto i 15 anni nel Paese del Sol Levante sia sceso a un nuovo minimo storico: 13,29 milioni, ovvero 350.000 in meno rispetto all’anno precedente.

 

Per comprendere la portata e la drammaticità di ciò che sta accadendo, vale la pena ricordare che nel 1950, agli albori del miracolo economico giapponese, i bambini sotto i 15 anni rappresentavano il 35,1% della popolazione giapponese. Mezzo secolo dopo, nel 2000, la percentuale di bambini era scesa al 14,5%. Nel Paese risuonarono i campanelli d’allarme, furono introdotte misure, ma la tendenza non poté essere invertita. E ora, secondo i risultati del 2025, la percentuale di bambini sul totale della popolazione ha toccato un nuovo minimo storico, scendendo ad appena il 10,8%.

 

La riduzione del numero di figli nella società giapponese a livelli un tempo impensabili è legata al calo dei tassi di natalità, che in Giappone diminuiscono ancora più rapidamente che nei paesi sviluppati di America ed Europa. Il tasso di fertilità totale è sceso sotto 1,2 a livello nazionale, mentre a Tokyo il numero medio di figli per donna è calato a soli 0,99.

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A sua volta, il calo della fertilità è collegato al continuo declino del numero di matrimoni. In oltre 45 anni di ininterrotto calo del numero di figli, le giovani generazioni giapponesi sono diventate a loro volta molto più piccole. Ancora più importante, un numero crescente di giovani giapponesi non desidera affatto formare una famiglia, né tantomeno mantenere relazioni sessuali stabili.

 

La causa principale è considerata nel fatto che il Giappone è un paese di individualismo trionfante. Con la partecipazione di strateghi americani di ingegneria sociale, il Giappone ha creato un modello di modernizzazione accelerata costruito attorno a una tradizione nazionale svuotata e a un elevato tenore di vita come modello centrale di costruzione del significato della cultura di massa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier nipponico tre anni fa aveva affermato che il Paese stava precipitando dal precipizio demografico.

 

Nel 2022 era emerso che la pandemia aveva portato a un nuovo minimo storico delle gravidanze con altri 20mila nati in meno.

 

I dati giapponesi nel periodo post-bellico indicavano l’aborto di circa un terzo dei concepiti, con casi allucinanti di infanticidi – che oggi la Finestra di Overton vuole che chiamiamo «aborti post-natali» – come quello di Miyuki Ishikawa, detta «Oni-sanba», ostetrica che avrebbe ucciso almeno 86 bambini (qualcuno parla di una cifra doppia) affidatile negli anni dell’immediato dopoguerra.

 

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“Finalmente” videosorveglianza in piazza della Vittoria, approvata mozione Guarducci (FI)

Livorno 13 giugno 2026 Finalmente videosorveglianza in piazza della Vittoria, approvata mozione Guarducci (FI) Piazza della Vittoria sarà finalmente controllata da un sistema di telecamere. Il Consiglio comunale, nella seduta di lunedì scorso, ha infatti approvato la mozione del consigliere Alessandro Guarducci (Forza Italia) avente per oggetto  “l’nstallazione di un sistema di videosorveglianza in Piazza …

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Pierburg, convocato il tavolo al MIT. Cgil: ora servono garanzie e impegni vincolanti 

Livorno 13 giugno 2026 Pierburg, convocato il tavolo al MIT. Cgil: ora servono garanzie e impegni vincolanti  La convocazione del nuovo incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il prossimo 23 giugno rappresenta un passaggio importante nella vertenza aperta a seguito della cessione della divisione Power Systems di Rheinmetall al …

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Medici di famiglia, a Livorno in pensione il dottor Massimo Scardigli

medico di famiglia

Livorno 13 giugno 2026 Medici di famiglia, a Livorno in pensione il dottor Massimo Scardigli Nell’ambito Livorno giovedì 18 giugno termina la convenzione con il dottore Massimo Scardigli. Gli assistiti in carico al medico dovranno effettuare una nuova scelta assistenziale.   Con l’occasione ricordiamo che per effettuare la scelta del medico o pediatra è comunque sempre consigliabile …

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Delitto Castellaccio, Potenti (Lega): Chiarezza su infiltrazioni criminalità turca

manfredi potenti

Livorno 13 giugno 2026 Delitto Castellaccio, Potenti (Lega): Chiarezza su infiltrazioni criminalità turca “Sono sempre più inquietanti gli scenari dietro l’uccisione  del curdo di nazionalità turca Yilmaz Tas sulla collina di Castellaccio nella notte tra domenica 7 e lunedì 8 giugno. L’episodio ha sconvolto la località ed i suoi abitanti mai, prima d’ora, ritrovatisi a confrontarsi …

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Tutta colpa dell’Irlanda

Nel primo trimestre del 2026 il pil dell’eurozona è diminuito, a causa anche dei pessimi risultati dell’economia irlandese e delle multinazionali che sfruttano i suoi vantaggi fiscali Leggi

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Philippines’ Duterte to undergo another health check to determine fitness for ICC trial

The International Criminal Court ordered a medical assessment of former Philippine President Rodrigo Duterte to determine whether he is fit to stand trial, with proceedings set to start in November. It is the second time that Duterte, who is facing charges of crimes against humanity over his drug war that killed thousands of people, will undergo a health check ordered by the court. The ICC’s pre-trial chamber found in January that the former leader, who ruled the Philippines from 2016 to 2022,...

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Data Center Opponents Have Blocked Or Delayed Projects Worth Nearly $130 Billion In 2026

An anonymous reader quotes a report from NBC News: The first quarter of 2026 produced the most blocked and delayed data center projects on record, according to a new study shared with NBC News. The study -- conducted by Data Center Watch, a project of the AI intelligence firm 10a Labs that tracks local data center activity -- found that data center opponents blocked or delayed at least 75 projects nationwide worth about $130 billion from January through March, the most in a three-month period since the group began tracking in 2023. "The quarter reflected a structural shift rather than a cyclical spike: communities have internalized an opposition playbook, legislative sessions introduced formal regulatory uncertainty, and the number of active opposition groups more than doubled to 833 across 49 states," the authors wrote, noting that the total number and value of data centers blocked or delayed during the first three months of 2026 roughly matched the total for all of 2025. [...] The report found that legislative pushes for moratoriums on constructing data centers ballooned during the first quarter of 2026, sponsored by lawmakers on both sides of the aisle. The report found such proposals introduced in 14 states from January through March, with Sen. Bernie Sanders, I-Vt., and Rep. Alexandria Ocasio-Cortez, D-N.Y., introducing a federal version. Though none of the proposals has been signed into law, one did reach the desk of Democratic Gov. Janet Mills in Maine. She vetoed it in April. More than 300 bills were introduced in statehouses across the country just in the first six weeks of 2026, the authors found, saying it marked "a clear shift from incentive-focused policies toward regulatory oversight as the scale of energy demands became clearer." What's more, the study found that the number of active grassroots opposition groups across the country more than doubled from 396 at the end of 2025 to 833 by March. The authors found that the states with the most opposition groups through that month were Maryland, Ohio and Texas. "In some cases," they wrote, "opposition mobilized before any project was officially filed, the mere rumor of a data center was enough to trigger organized resistance."

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Se Meloni guarda ai droni, rischia di perdere di vista le minacce all’Italia

A pochi giorni dal Consiglio europeo del 18-19 giugno e del vertice Nato di inizio luglio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha detto in Aula che in Ucraina il fronte non avanza perché «completamente circondato da droni» e che un carro armato da milioni di euro può essere distrutto da un drone che ne costa 20.000. Da qui l’idea che il dibattito sulla difesa non dovrebbe più riguardare solo quanto si spende, ma per cosa. L’osservazione, presa da sola, è corretta. L’uso che se ne fa, però, rischia di essere fuorviante.

Il dato sui droni è fondato. Tra il 2022 e il 2025 la produzione ucraina di droni FPV (con visuale in prima persona) è cresciuta di circa mille volte; l’obiettivo di Kyjiv per l’anno in corso è superarne gli otto milioni di pezzi. Una «dronizzazione senza militarizzazione», per usare la formula di Lesia Bidochko, con un prodotto interno lordo pari a un dodicesimo di quello russo e un bilancio della difesa quattro volte inferiore.

Ma quei droni risolvono un problema preciso: bloccare l’avanzata di un esercito di terra lungo un fronte stabile di oltre mille chilometri, in una guerra di logoramento dei mezzi corazzati. È la guerra che l’Ucraina è costretta a combattere. Non è, almeno per ora, la minaccia con cui l’Italia deve fare i conti.

Il problema dei droni che riguarda davvero l’Italia ha un’altra forma. Nell’autunno scorso sciami non identificati hanno chiuso l’aeroporto di Monaco, sorvolato basi militari in Belgio e diversi scali in Danimarca e Norvegia: episodi che i governi coinvolti hanno definito come operazioni di matrice professionale all’interno di una campagna ibrida. A fine maggio un drone Geran-2 attribuito alla Russia ha colpito un palazzo residenziale a Galați, in Romania – «alleato e membro dell’Unione europea», ha ricordato la stessa Meloni.

Sono due storie diverse. Nella prima il drone è un’arma d’attacco a basso costo che compensa l’inferiorità in mezzi corazzati. Nella seconda è uno strumento di ricognizione, intimidazione e sabotaggio che si muove sotto la soglia della guerra aperta, ovvero nella «zona grigia». Nel primo caso il problema è procurarsi droni d’attacco economici. Nel secondo è costruire una capacità di sorveglianza e neutralizzazione, lo «scudo anti-drone» che lo stesso governo indica come priorità nei fondi Safe. Sono capacità diverse, filiere industriali diverse: non si comprano con la stessa riga di bilancio.

C’è poi un secondo equivoco, più politico. Nello stesso discorso, Meloni ha annunciato che l’Italia arriverà al vertice Nato con una spesa per «difesa e sicurezza» al 2,8% del Pil, in crescita dello 0,71% «garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio» – e qui c’è il tentativo di tenere assieme il tema della credibilità internazionale e le pressioni “da destra” di Roberto Vannacci. Il target Nato fissato all’Aia prevede il 5% entro il 2035, diviso in 3,5% di spesa militare in senso stretto e 1,5% di sicurezza allargata. Ma sui due strumenti che dovrebbero tradurre quelle percentuali in capacità – i 14,9 miliardi di prestiti Safe, ancora senza contratti ammissibili, e l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, la Nec, che scomputerebbe fino all’1,5% di Pil di spesa militare dai vincoli europei – il governo non ha deciso nulla, rinviando tutto a dopo l’uscita dell’Italia dalla procedura per disavanzi eccessivi. Si esibiscono le percentuali, si tace sulle leve che le renderebbero vere.

È su questo terreno – duro, costoso, poco fotogenico – che si gioca davvero la partita. Dire che «per cosa» conta più di «quanto» è di per sé un argomento legittimo: i target in percentuale di prodotto internazionale sono uno strumento grezzo, e diversi analisti lo ripetono da anni. Un altro elemento decisivo, per esempio, è l’interoperabilità. Ma se l’esempio scelto è un drone economico al posto di un carro armato costoso, la formula rischia di servire soprattutto a rendere indolore, agli occhi dell’opinione pubblica, una discussione che indolore non può essere.

Le lezioni utili che l’Ucraina offre all’Italia esistono, e non stanno sugli scaffali dei droni. Riguardano la capacità di un’industria della difesa di passare dal prototipo alla produzione di massa in mesi, non anni, attraverso reti di piccole imprese, non solo grandi gruppi. Riguardano il ritorno d’esperienza dei sistemi Samp/T italo-francesi, già impiegati a difesa dei cieli ucraini, utile per l’ammodernamento della difesa aerea nazionale. Riguardano, infine, la resilienza della società di fronte ad attacchi che non somigliano a un’invasione ma a un logoramento quotidiano – la stessa zona grigia in cui, non in Donbass, si gioca oggi la sicurezza dell’Italia.

Il vertice Nato è la sede giusta per la discussione che la presidente del Consiglio vuole aprire. Ma se la mappa resta quella del fronte ucraino, l’Italia rischia di prepararsi alla guerra sbagliata. O, peggio, di usare l’esempio sbagliato per non prepararsi affatto.

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La falsa promessa di Roberto Vannacci sulla remigrazione

Roberto Vannacci ha reso di moda la remigrazione. È un eufemismo per indicare con una sola parola due concetti: l’espulsione e il rimpiatrio di persone straniere senza alcun titolo per restare in Italia. Nel linguaggio politico della destra, promette qualcosa di più: allontanare il prima possibile il maggior numero di stranieri irregolari senza lungaggini burocratiche. Futuro Nazionale non ha ancora un programma scritto su questo punto, in realtà su qualsiasi punto, ma Vannacci ha già spiegato quale sarebbe, secondo lui, la strada da seguire. Nel talk show “Otto e mezzo”, condotto da Lilli Gruber, l’ex generale ha detto che bisogna fare tre cose. Primo, costruire molti più Centri di permanenza per i rimpatri, i Cpr. Secondo, implementare gli accordi che esistono con «quasi tutti i paesi» da cui provengono gli immigrati irregolari. Terzo, applicare le nuove regole Ue che, secondo Vannacci, permetterebbero di trasferire i migranti in un Paese terzo considerato sicuro e, da lì, rimpatriarli, togliendoli intanto dal territorio italiano.

Detta così, sembra facilissimo. E allora perché nel 2025 il governo Meloni ha rimpatriato appena 6.772 persone, pari a circa il due per cento dei 339 mila stranieri irregolari stimati dal trentunesimo Rapporto sulle migrazioni? Semplice, perché nessuna delle tre soluzioni indicate da Vannacci funziona da sola, né può essere accelerata solo per volontà politica.

Costruire indiscriminatamente nuovi Cpr non serve a molto: non sono carceri per migranti in attesa che la politica decida cosa farne. Sono luoghi in cui vengono trattenute le persone che hanno già ricevuto un provvedimento di espulsione mentre lo Stato prova a trasformare quel foglio in una partenza vera. Siccome il trattenimento incide sulla libertà personale non può durare indefinitamente: il limite massimo è di diciotto mesi.

Non basta l’espulsione per rimpatriare. Se il consolato del Paese di provenienza del migrante non riconosce quella persona come propria cittadina o si rifiuta di rilasciare un lasciapassare per il rientro, o anche solo limita il numero di riammissioni, l’espulsione rimane solo su carta. E questo vale per gli Stati con cui si ha un accordo, come il Pakistan. Figuriamoci con la Somalia con cui non esiste una intesa europea di riammissione e da dove proviene l’11,2 per cento delle persone sbarcate via mare in Italia quest’anno. Anche il Sudan, da cui proviene l’8,3 per cento, è in guerra dal 2023. Ogni rimpatrio forzato deve fare i conti con il divieto di mandare una persona dove rischia violenze o trattamenti inumani.

Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, entrato in applicazione ieri, non risolve il problema. L’Italia potrà accelerare l’esame delle richieste di asilo quando arrivano da cittadini di Paesi considerati in generale sicuri, ma dopo l’eventuale rigetto il problema resta lo stesso: per rimpatriare una persona serve uno Stato disposto a riprenderla e devono esserci le condizioni giuridiche e pratiche per farlo. Il trentuno per cento delle persone sbarcate nel 2026 viene dal Bangladesh, considerato dall’Unione europea un Paese di origine sicuro. Ma questo non significa che quelle domande possano essere respinte automaticamente. Un cittadino bengalese può sostenere che, nel suo caso specifico, il ritorno lo esporrebbe a un pericolo concreto. Va valutato caso per caso.

Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri apre alla possibilità di creare i cosiddetti return hubs in Paesi fuori dall’Unione europea, ma anche qui serve un accordo con il Paese che li ospita. E quello Stato deve rispettare il divieto di rimandare una persona in un luogo dove rischia persecuzioni o trattamenti inumani. Il governo Meloni ha già stretto un accordo con l’Albania per realizzare i centri a Shëngjin e Gjadër. Un’operazione che costerà circa 653 milioni di euro fino al 2028 per gestire fino a tremila persone al mese, cioè trentaseimila l’anno, se il sistema funzionasse a pieno regime. A questo ritmo teorico ci vorrebbero quasi dieci anni per trattare un numero di persone pari agli irregolari attualmente stimati in Italia, senza considerare nuovi ingressi e irregolarità.

Vannacci propone di implementare il sistema, ma ogni nuovo centro fuori dall’Italia richiederebbe una copertura finanziaria pesante per le casse dello Stato a cui si aggiunge la spesa media per ciascun rimpatrio: 3.637,87 euro a persona, secondo il ministero dell’Interno. Il prezzo può salire o scendere a seconda del Paese di destinazione, dei documenti da ottenere, del volo e dell’eventuale scorta.

Serve anche un Paese terzo disposto ad assumersi un costo diplomatico alto perché i return hubs sono equiparati ai Cpr. Tradotto: le persone trasferite restano soggette alla legge italiana. I limiti di permanenza sono quelli previsti dall’ordinamento del nostro paese e le autorità italiane continuano a essere responsabili della procedura. L’Albania ha accettato perché ha un rapporto particolare con l’Italia e perché punta a entrare nell’Unione europea. Non è detto che altri governi accettino lo stesso.

Vannacci poi fa anche confusione su chi si dovrebbe rimpatriare. L’ex generale intende «coloro che non hanno motivo e diritto di rimanere sono l’ottanta per cento delle persone che andrebbero remigrate», senza spiegare da dove ha preso il dato e da chi sarebbe composto il rimanente venti per cento. Non tutti gli stranieri irregolari sono nella stessa condizione, e non tutte le persone arrivate senza un ingresso regolare possono essere rimpatriate subito. C’è chi può ottenere una forma di protezione, chi è minore, chi ha legami familiari tutelati. 

Insomma, parlare di remigrazione è facilissimo all’opposizione senza aver mai ricoperto incarichi di governo. Ma Vannacci dovrebbe spiegare tecnicamente con quali strumenti pensa di obbligare i Paesi d’origine a riprendersi sistematicamente i propri cittadini. Non basterà prendersela con Forza Italia per il voto sugli emendamenti più duri al Sistema di preferenze tariffarie generalizzate, lo strumento con cui l’Unione europea concede dazi ridotti o nulli ai Paesi in via di sviluppo. Sospendere alcune preferenze commerciali ai Paesi che non collaborano in modo persistente sui rimpatri dei migranti irregolari non equivale a chiudere un rubinetto. Prima della sospensione sono previste verifiche, una procedura più lunga e almeno dodici mesi di confronto con il Paese interessato. Per gli Stati meno sviluppati è previsto anche un periodo di due anni prima che questa condizionalità possa applicarsi. 

Nel 2022 la campagna elettorale del centrodestra aveva prodotto le stesse aspettative. Dopo quasi quattro anni di governo, la realtà si è rivelata più complicata. Mentre prometteva più rimpatri, il governo Meloni ha autorizzato anche migliaia di ingressi regolari per lavoro: centotrentaseimila quote nel 2023, centocinquantunomila nel 2024 e centosessantacinquemila nel 2025. Per il 2026 le quote sono 164.850. Non sono persone già entrate e assunte. Per diventare ingressi reali devono passare da contratti che restano validi fino alla fine della procedura. Nel 2024, secondo Istat, i nuovi permessi per lavoro sono stati 40.451, pari al 13,9 per cento del totale dei nuovi permessi rilasciati nell’anno. La distanza tra quote autorizzate e permessi effettivi è un problema cruciale. Le imprese chiedono lavoratori, il governo apre canali legali, ma il percorso resta lento. In quello spazio entrano intermediari, pratiche opache, contratti che saltano e promesse di lavoro mai rispettate. Così anche persone entrate o chiamate attraverso canali regolari possono finire nell’irregolarità.

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Il plebiscito finanziario di SpaceX eleva Musk a padrone assoluto del potere globale

I numeri ufficiali del debutto non lasciano spazio a interpretazioni: SpaceX si presenta sul Nasdaq con una valutazione di 1.770 miliardi di dollari e un prezzo fisso di centotrentacinque dollari per azione. A fronte di settantacinque miliardi di dollari di azioni offerte, il mercato ha risposto con una domanda record di duecentocinquanta miliardi, blindata da un singolo ordine istituzionale di cinque miliardi calato da BlackRock. Più che un’Ipo, un plebiscito finanziario, in attesa dei dati del primo scambio che saranno da valutare nei giorni successivi. Una valutazione da capogiro, che potrebbe essere l’ennesimo capitolo dell’esuberanza irrazionale dei mercati, o la strutturazione di un monopolio tecnologico difficile da scalfire.

SpaceX sdogana la Space Economy non perché rende lo spazio pop, ma perché l’ingresso del grande capitale istituzionale lo trasforma, a tutti gli effetti, in un asset industriale maturo. Chi ha comprato oggi queste azioni non sta scommettendo solo su Marte; sta comprando le autostrade invisibili del ventunesimo secolo.

L’approdo sul mercato di SpaceX apre a dubbi che verranno sciolti solo dal tempo. Il rischio della bolla speculativa è alto, e attestato proprio nel venerdì mattina del lancio dagli analisti di Morningstar, che hanno pubblicato un report tanto lucido quanto spietato: secondo i fondamentali attuali, il valore reale delle azioni SpaceX si attesterebbe intorno ai sessantatré dollari. Non un centesimo di più.

C’è un abisso del centoquattordici per cento rispetto al prezzo fisso di centotrentacinque dollari imposto da Elon Musk, che ha invertito brutalmente le regole del gioco azionario: un diktat del tipo prendere o lasciare, senza la classica contrattazione con i mercati. Una forzatura che ha spinto persino Michael Burry, il celebre investitore di “The Big Short”, a commentare in modo lapidario che non esiste nulla, nei bilanci attuali dell’azienda, in grado di giustificare una simile capitalizzazione.

A far storcere il naso è anche il sospetto che per blindare una valutazione così iperbolica, SpaceX abbia infilato nel pacchetto l’immancabile parola magica del momento: non solo razzi e la rete Starlink, ma anche la narrazione legata all’intelligenza artificiale tramite xAI e la promessa visionaria di futuribili «data center orbitali». Questa è in parte pura illusione: sappiamo bene che oggi l’intelligenza artificiale xAI dipende dall’infrastruttura di dati e dai server di SpaceX/Starlink. Quindi questo è solo il classico trucco contabile per gonfiare il prezzo raschiando il barile del hype tecnologico?

La realtà è anche un’altra, ed è quella brutale della geopolitica infrastrutturale, quella che ignora la sproporzione dei moltiplicatori di bilancio per guardare ai rapporti di forza globali. Il segnale definitivo è arrivato quando i terminali hanno registrato un singolo monumentale ordine da cinque miliardi di dollari, calato sul tavolo da un gigante come BlackRock, che punta probabilmente al too strategic to fail. Ed è qui che la tesi della speculazione traballa, sotto il peso dei fatti.

Il più grande gestore di fondi al mondo non investe cifre simili per inseguire una suggestione passeggera. Sì, i numeri e i multipli folli ci sono tutti, ma BlackRock non sta comprando i profitti di quest’anno, né sta scommettendo ingenuamente su una romantica colonizzazione di Marte. Sta comprando, a prezzo di saldo per il lungo periodo, il monopolio assoluto sulle autostrade invisibili del secolo. Sta comprando il controllo della rete sovrana che guiderà la difesa, la connettività e la logistica globale dei prossimi trent’anni.

Dietro i grafici azionari e i fumi dei motori Raptor si nasconde una realtà politica monumentale: l’Ipo non serve a finanziare una startup, ma a istituzionalizzare un monopolio infrastrutturale che ha già ingabbiato l’apparato militare e scientifico dell’Occidente. L’effetto schiacciasassi di SpaceX non si misura nei listini del Nasdaq, ma in tonnellate di carico utile portate in orbita e nella totale, spaventosa dipendenza degli Stati Uniti da un unico fornitore privato.

Nel giro di un decennio, Musk ha scardinato il vecchio e pigro oligopolio della difesa  (giganti come Lockheed Martin, Boeing e la controparte europea ArianeGroup) riducendo i costi di lancio di un fattore di dieci grazie alla riutilizzabilità del Falcon 9 e alla progressione di Starship. Oggi il mercato dei lanci occidentali non è libero: è un monologo. Se nei primi mesi del 2026 SpaceX ha effettuato più lanci di tutti gli Stati e i concorrenti del mondo messi insieme, significa che l’accesso allo spazio ha un solo guardiano del casello.

Questo non è un business ciclico legato agli umori del mercato, è una utility pubblica globale e insostituibile, blindata dalla sicurezza dello Stato. I contratti miliardari con la Nasa per il programma Artemis sono solo la punta dell’iceberg. Il vero legame di sangue è con il Pentagono. Proprio nelle scorse settimane, la U.S. Space Force ha calato sul piatto di SpaceX un maxi-finanziamento da 6,45 miliardi di dollari legato all’iniziativa di difesa missilistica “Golden Dome”. Di questi, ben 2,29 miliardi serviranno a finanziare la Space Data Network Backbone, un’infrastruttura di comunicazione militare ultra-sicura interamente basata su Starshield, la versione militarizzata e classificata di Starlink.

Da questa prospettiva, SpaceX è diventata a tutti gli effetti un’estensione dell’apparato di sicurezza nazionale americano. I satelliti Starshield forniranno al governo statunitense una sorveglianza continua globale e una resilienza agli attacchi cyber e cinetici mai vista prima, integrando persino i sistemi di puntamento dei caccia e dei missili. La geopolitica moderna si trova davanti a un paradosso inedito nella storia: se domani SpaceX decidesse di fermarsi, la proiezione di potenza militare e l’intelligence degli Stati Uniti nello spazio si congelerebbero all’istante. BlackRock e i grandi fondi non stanno comprando un’azienda; stanno comprando le quote dell’unica infrastruttura privata da cui dipende la sovranità dell’Occidente.

Abbiamo già visto questa verità in azione nel mondo reale: quando Musk ha deciso unilateralmente di negare la copertura di Starlink vicino alle coste della Crimea per impedire un attacco di droni marini ucraini contro la flotta russa, nei fatti ha esercitato un potere che storicamente appartiene solo ai capi di Stato. Un singolo cittadino privato ha cambiato il corso di un’operazione militare di una nazione sovrana appoggiata dall’Occidente.

Starlink non è un servizio commerciale prestato alla causa, è la spina dorsale tattica che ha garantito comunicazioni resilienti sotto i bombardamenti a tappeto e la guerra elettronica russa, coordinando droni, intelligence e artiglieria in tempo reale. Senza quella costellazione, la resistenza di Kyjiv avrebbe subito un blackout informativo fatale nei primi mesi dell’invasione.

La lezione di questi ultimi anni è cristallina: chi controlla la costellazione satellitare più densa del pianeta controlla il flusso di informazioni nei teatri di crisi globali. Nasce così la “Dottrina Starlink”, un nuovo paradigma geopolitico che stabilisce che la sovranità di una nazione non si difende più soltanto lungo i confini geopolitici di terra, di mare o dello spazio aereo tradizionale. La vera linea di difesa si è spostata più in alto: si gioca sulla capacità di accedere, presidiare e dominare l’orbita bassa terrestre.

È questa la risposta definitiva a chi questa mattina guardava solo i grafici di Morningstar o i tweet nostalgici sui crolli del passato, parlando di «circo». L’Ipo di SpaceX non fotografa la nascita di una nuova bolla azionaria, ma la nascita di una nuova era. Quella in cui la finanza istituzionale si adegua alla realpolitik del ventunesimo secolo, finanziando il padrone assoluto della nuova mappa del potere globale.

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Il gelato cerca il futuro e trova il burro

Estate, tempo di coni e coppette, che in questo periodo dell’anno entrano nella loro fase più “calda”. E in questo momento storico il gelato italiano gode di ottima salute: nel 2025 la filiera nazionale ha raggiunto un valore stimato di 4,9 miliardi di euro, mentre il solo comparto artigianale ha superato i 3,1 miliardi, confermandosi uno dei segmenti più dinamici della ristorazione italiana. A sostenere la crescita contribuiscono il turismo, l’export e una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità. 

La crescita, però, ha un prezzo: negli ultimi anni il gelato artigianale ha registrato rincari significativi, legati all’aumento del costo delle materie prime, dell’energia e della logistica. Nelle principali città italiane il prezzo al chilo ha ormai superato stabilmente i 20 euro, con punte ben più elevate nelle località turistiche. Al Sigep World 2026 di Rimini è emerso con chiarezza che il cambiamento più importante riguarda il modo stesso di concepire il prodotto. La prima trasformazione è la fine della stagionalità: sempre più gelaterie lavorano per rendere il gelato un alimento da consumo annuale, sganciandolo dall’associazione esclusiva con l’estate e costruendo occasioni di consumo che attraversano tutte le stagioni. Un processo in realtà avviato da anni, ma che oggi appare definitivamente consolidato. 

La seconda tendenza riguarda l’esplorazione di nuovi immaginari gustativi. Al Sigep hanno attirato l’attenzione i gelati ispirati ai cocktail e ai liquori, come le proposte al Guinness e al Cointreau, insieme a gusti che guardano all’India, come il kulfi, e all’ormai onnipresente fenomeno Dubai chocolate, con pistacchio e pasta kataifi. Parallelamente cresce l’attenzione per le formulazioni vegetali: le basi plant-based non rappresentano più un’alternativa marginale destinata a chi segue diete specifiche, ma entrano stabilmente nell’offerta delle gelaterie. La logica è quella che in altri settori della pasticceria viene definita “wellness indulgente”: alleggerire il prodotto senza impoverire l’esperienza sensoriale.

Ma la vera novità sembra essere un’altra: il gelato non è più un semplice gusto, diventa una composizione, con variegature, inclusioni croccanti, contrasti di consistenza e stratificazioni che assumono un ruolo progettuale sempre più importante. Non si sceglie più soltanto un sapore, ma un’esperienza costruita attraverso texture, temperature e componenti differenti. Anche il dialogo con la ristorazione si fa più stretto e crescono i gelati gastronomici, gli abbinamenti con piatti salati e le proposte che escono dalla tradizionale coppetta per entrare nei menu degustazione e nelle carte dei dessert.

E mentre l’artigianato italiano lavora sulla complessità, dall’altra parte dell’Atlantico è esploso un fenomeno che sembra andare nella direzione opposta. Il pasticciere francese Dominique Ansel ha introdotto nel suo locale newyorkese Papa d’Amour un soft serve alla vaniglia immerso nel burro francese salato di Normandia. L’idea nasce da una visita agli allevamenti che forniscono il burro utilizzato per la sua viennoiserie. A contatto con il gelato freddo, il burro caldo si solidifica formando una sottile crosta dorata che si rompe al morso. Una spolverata di fleur de sel completa l’effetto, rendendo da subito questa nuova follia americana perfettamente instagrammabile. E l’operazione, che avrebbe dovuto essere temporanea, è invece diventata virale. Video, recensioni e assaggi hanno trasformato il butter-dipped ice cream in uno degli oggetti gastronomici più fotografati degli ultimi mesi. Il fenomeno è stato amplificato da TikTok e Instagram e successivamente adottato anche da catene come Stew Leonard’s, il cui proprietario ha contribuito alla diffusione del trend con un video diventato virale. 

Dietro l’apparente eccentricità c’è però un racconto più ampio: nel 2025 il burro è diventato negli Stati Uniti un simbolo di piacere accessibile, quasi un piccolo lusso quotidiano. In un contesto di forte pressione inflazionistica sui consumi alimentari, il grasso lattiero-caseario è stato riscoperto come ingrediente identitario, rassicurante e profondamente indulgente. Il gelato immerso nel burro rappresenta la sintesi estrema di questa tendenza: è semplice da replicare, immediatamente comprensibile e altamente spettacolare. Tutto il contrario delle sofisticate architetture sensoriali che oggi occupano le vetrine delle gelaterie italiane.

Per ora il fenomeno non sembra avere attecchito nel nostro Paese. Ma come accade spesso alle mode gastronomiche contemporanee, il suo valore non sta tanto nel prodotto in sé quanto nella discussione che genera. In un momento in cui il gelato cerca di raccontarsi attraverso sostenibilità, ricerca e progettazione, il successo di un cono immerso nel burro ricorda che il piacere continua a essere una forza potentissima, anche quando assume forme che sembrano una provocazione.

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Cesare Cremonini, il gigantismo dei concerti e l’overtourism delle canzonette

La prima volta che l’ho incontrato, Cesare Cremonini era un ventiduenne che non ti guardava in faccia mentre gli parlavi. Eravamo nel camerino d’un palazzetto romano, la sua prima tournée da solista. È passato tanto di quel tempo che l’americanizzazione dell’occidente non era ancora completata: non chiamavamo i concerti “tour”.

Non so come avessi convinto ioDonna a farmelo intervistare, giacché dalla sua carriera solista non si aspettava niente nessuno. Adesso, Cesare parla di quel periodo di bassa marea con la compiaciuta autoironia di chi prima e dopo ha avuto solo grandi successi.

In quel disco lì, il primo che fece da solo, c’era una canzone intitolata “Padremadre”, in cui – con quel genere d’incantesimo riservato solo alle canzonette – un ventiduenne riusciva a mettere a fuoco una caratteristica comune di chiunque abbia un’enorme vocazione per qualcosa, una vocazione di fronte alla quale gli affetti non possono che finire in secondo piano e bisogna farsene una ragione perché alternativa non c’è: «Ma se una canzone che stia al posto mio non c’è, eccola qua: è come se foste con me».

L’unica differenza, tra Cesare e chi con quella roba lì ha fatto pace da adulto, è che per gli adulti gli affetti trascurati sono mariti, mogli, figli, vecchi amici. Per Cesare, che aveva ventidue piccolissimi anni, le canzoni erano quella cosa che ti fa smaniare per fuggire da mamma e papà. (Un limite della giovinezza è che non conosci le vite degli altri: hai avuto ventidue anni solo da popstar, e non sai che a quell’età mal soffrono i genitori anche quelli che sono fuoricorso all’università o che schiumano cappuccini).

Una settimana fa a Roma, come immagino stasera a Imola, “Padremadre” apriva il concerto. Un’ora dopo, Cesare parlava di sua madre, inquadrata sorridente in platea, alle decine di migliaia di persone che non sarebbero potute stare in quel palazzetto del 2003. Un giorno dopo, pubblicava una foto di quella che chiama «la Carla» su Instagram.

Anche le popstar, in un punto imprecisato tra i venticinque e i cinquant’anni, prendono atto di quel che vale per gli scrittori e per i cineasti e forse persino per quelli con lavori veri: i tuoi genitori smettono d’essere un problema per la tua vita perché assai più rilevante diventa il loro ruolo di opportunità per la tua opera.

“Padremadre”, che adesso è il manifesto che apre il concerto, fu il terzo singolo di “Bagus”, l’album del cui insuccesso il Cesare adulto ride con voluttà. «Singolo» è il nome tecnico della canzone con cui, nel mondo di prima, facevi il 45 giri. La canzone che davi da suonare alle radio, parlandone da vive.

I dischi duravano anni, perché li compravamo sacrificando la paghetta e non avevamo a disposizione decine di migliaia di nuove canzoni ogni giorno per il prezzo d’uno spritz al mese: avevamo un numero limitato di dischi e quelli ascoltavamo. La discussione che faccio più spesso con gente che fa musica è: le canzoni di prima sono così memorabili perché le abbiamo ascoltate allo sfinimento, o perché erano più belle di quelle di adesso? Nessuno ha la risposta.

Chiunque fosse vivo nel 1984 si ricorda il video di “Thriller”, quello con gli zombi, quello diretto da John Landis, quello che uscì quando “Thriller” la canzone fu lanciata come singolo di “Thriller” l’album. Album che a quel punto era uscito da più di un anno: “Thriller” era il settimo singolo di “Thriller”.

Il secondo, un anno prima, era stato una certa “Billie Jean”, magari ve la ricordate. Adesso, se hai due canzoni forti, una la tieni fuori dall’album, perché Spotify il secondo singolo non se lo fila, te lo butta via, non te lo promuove, non te lo valorizza.

Se hai una seconda canzone forte, per vincere l’audace lotta contro l’algoritmo, devi farlo riuscire fingendo sia un pezzo nuovo, con un nuovo arrangiamento un nuovo duetto un qualsivoglia feticcio di novità. Oppure, come ha fatto l’anno scorso Lorenzo Jovanotti con “Occhi a cuore”, lo tieni fuori dall’album e a un certo punto lo pubblichi da solo: se gli album sono morti, perché rispettarne le liturgie.

Una discussione che ho fatto tantissimo in questi mesi riguarda De André al primo maggio del 1992: chi è il De André di oggi? Chi è il cinquantaequalcosenne sulla piazza da trent’anni di cui tutti sanno le canzoni perché le hanno ereditate dai genitori ma anche perché se ne sono appropriate, chi è il venerato maestro che ha sì le posizioni politiche giuste ma anche le canzonette moschicide? Non c’è, su questo siamo tutti d’accordo: ma perché non c’è? Perché nessuno ha la gravitas ma anche i ritornelli?

È perché i soldi non si fanno più coi dischi ma col merchandising e quindi pazienza se non fai belle canzoni, l’importante è che tu metta fuori un album ogni sei mesi in modo da poter vendere a quelli cui piaci molto (sto cercando di evitare parole orrende come «fan base» o «community») le nuove magliette e i nuovi adesivi?

È perché abbiamo – noi pubblico – troppi soldi e ogni sei mesi ci servono nuovi adesivi e se tu, pollo, rifiuti il tuo ruolo nella batteria, e decidi di fare un disco ogni due anni, io nel frattempo divento cliente d’un altro pollo da batteria delle cui canzoni ho iniziato a comprare i portachiavi e i cappellini?

È che, come avevano messo a fuoco gli Skiantos quasi cinquant’anni fa, il pubblico è di merda? È che il pubblico vuol essere star e quindi mette anche lui la sua canzone su Spotify e in un rumore di fondo così pervasivo non riuscirebbe a farsi notare neanche Frank Sinatra?

La settimana scorsa Cremonini ha detto ai giornalisti che non ne può più del gigantismo dei concerti e che al prossimo giro vuole fare i teatri o giù di lì. L’ha detto mentre si accingeva a fare un concerto col budget di un piccolo stato europeo, con delle torri gigantesche con gli schermi, guardando le quali era impossibile non chiedersi se lui e Tiziano Ferro non siano gli ultimi a poter sfanculare il gigantismo in batteria.

Gli ultimi che vengono dal mondo di prima, che hanno fatto le canzoni quando si ascoltavano le canzoni, e che quindi hanno in repertorio le canzoni che conosciamo. Gli ultimi a poter provare a risanare un sistema delirante in cui, quando si parla dei concerti, si parla di quali bandiere sono o non sono state sventolate, di quali pistolotti sono o non sono stati pronunciati sul palco, e dei numeri. Più di Elodie! Meno di Ultimo! Si contano gli spettatori con la smania con cui si contavano i naufraghi del Titanic.

I numeri hanno smesso d’essere un’opportunità e sono diventati un problema. Se non vivessimo in un secolo di mitomani che dichiarano sindrome dell’impostore ma sono intimamente convinti d’essere geni incompresi, su Spotify non uscirebbero decine di canzoni nuove ogni minuto, e senza questo overtourism delle canzonette riusciremmo anche a individuare qualcosa che valga la pena sentire.

Sogno che qualcuno faccia la rivoluzione, elimini i visual, quelle puttanate sui maxischermi che servono solo a far instagrammare il concerto, abolisca i comunicati in cui i numeri di spettatori sembrano i «cento! cento! cento!» di “Ok, il prezzo è giusto!”, e alla conferenza stampa della prossima tournée dica: «La notizia è che facciamo le canzoni famose: se vi piacciono, venite a sentirle».

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La pedagogia dell’ascolto e la protesta nonviolenta di Danilo Dolci

C’è un’Italia dimenticata che ha anticipato le grandi lotte per i diritti civili, una storia che non si impara sui libri di scuola. Dal 16 al 28 giugno 2026, la Sala Blu del Teatro Franco Parenti di Milano ospiterà lo spettacolo Danilo Dolci – La domanda che non si spegne.

Scritto e interpretato da Fausto Cabra, affiancato sulla scena dalla musicista e attrice Mimosa Campironi – autrice delle musiche originali –, lo spettacolo intreccia poesia, biografia, musica e partecipazione. Con la consulenza artistica di Lorenzo Vitalone, questa produzione firmata Franco Parenti si propone di sottrarre alla polvere della memoria una delle figure più radicali, scomode e luminose del Novecento.

Nato a Sesana – oggi in Slovenia – nel 1924, Danilo Dolci era un giovane sociologo, educatore, attivista, e poeta. Nel 1952 compie una scelta radicale: abbandona il Nord e la prospettiva di una carriera sicura per trasferirsi a Trappeto, un piccolo borgo di pescatori e contadini nella Sicilia occidentale, uno dei luoghi più poveri d’Italia.

Lì, Dolci scopre una realtà fatta di fame, analfabetismo e oppressione mafiosa. In quei territori non si limita a fare la carità; ma decide di “stare nel conflitto”. Diventa un educatore, un sociologo sul campo, un instancabile organizzatore di relazioni umane. È lui a inventare forme di protesta inedite. Nel 1956, organizza il celebre “sciopero alla rovescia”: insieme a centinaia di disoccupati comincia a riparare una strada comunale abbandonata. Venne arrestato, scatenando l’indignazione di intellettuali come Piero Calamandrei, Norberto Bobbio e Carlo Levi.

Dolci capisce che la povertà è strutturale, legata al controllo mafioso delle risorse. La sua lotta per la costruzione della diga sul fiume Jato è una battaglia epica per sottrarre l’acqua al monopolio dei boss mafiosi e restituirla ai contadini. Candidato più volte al Premio Nobel per la Pace, vincitore del Premio Lenin (i cui soldi investì interamente nel Centro Studi di Partinico), Dolci si spegne nel 1997, lasciando un’eredità metodologica basata sulla nonviolenza e sulla maieutica reciproca, cioè l’idea che la verità e le soluzioni non calino dall’alto, ma vadano costruite dal basso attraverso il dialogo.

Lo spettacolo di Fausto Cabra rifiuta la trappola della commemorazione retorica. Nei suoi 90 minuti di durata, il testo attinge direttamente ai materiali delle inchieste di Dolci, alle sue poesie e ai verbali dell’epoca, restituendo la cifra di un uomo che scelse la povertà come realtà da trasformare.

Le musiche dal vivo di Mimosa Campironi sono fondamentali per l’impianto drammaturgico dello spettacolo: sostengono la parola di Cabra, a volte la mettono in crisi, rompendo il ritmo e aprendo spazi di silenzio e risonanza emotiva. Il vero fulcro della messa in scena è però il microfono aperto, attraverso cui lo spettacolo si trasforma in un’esperienza condivisa in cui il pubblico è invitato a prendere la parola. Un’applicazione teatrale del pensiero dello stesso Dolci.

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L’anatomia di una diaspora vissuta tra i silenzi di una casa sul mare

Louisa e suo padre stanno percorrendo il frangiflutti, e ogni cauto passo che compiono sui blocchi di granito li allontana sempre più dalla riva. Sua madre non è nemmeno in spiaggia, dove potrebbe stare seduta sorridente sulla sabbia. Sua madre è chiusa nella casetta in affitto quasi affacciata sul mare, molto probabilmente a letto. Per tutta l’estate Louisa ha giocato da sola tra le onde perché sua madre non sta bene e suo padre indossa invariabilmente un completo. 

Stasera però ha acconsentito ad accompagnarla sul frangiflutti, dopo che lei glielo ha chiesto ogni giorno dal loro arrivo. A volte gli spruzzi delle onde arrivano fino ai blocchi, perciò si è arrotolato con cura i risvolti dei calzoni. Ai piedi porta ancora le scarpe rigide e lucidate. In una mano stringe una torcia elettrica non necessaria, nell’altra quella di Louisa in modo altrettanto superfluo. Lei lo tollera per pura gentilezza. «Una cosa a tua madre devo riconoscerla, ed è che ti ha insegnato a nuotare. Saper nuotare è importante per la propria sicurezza. 

Quando ti dava lezioni, però, pensavo che fosse troppo pericoloso. Sono stato molto ingiusto.» «Odio nuotare.» Entrambi sanno che è vero il contrario. Forse suo padre riconosce in quel commento, almeno in parte, una dichiarazione di lealtà nei suoi confronti, ma soprattutto lo vede per quel che è: l’affermazione di una bambina di dieci anni istintivamente polemica. Al largo, molto oltre il punto in cui il frangiflutti incontra una sottile striscia di sabbia, il tramonto ha perduto tutto il suo calore e si è ridotto a un pallore all’orizzonte. Presto dovranno tornare. «Io non ho mai imparato a nuotare» rivela suo padre. «Non ti credo» lo schernisce lei. Tutti sanno nuotare. Anche se è vero che lui fa una questione ogni volta che lei vuole entrare in acqua o anche solo avvicinarsi. 

«È vero. Sono cresciuto in povertà. Non avevamo piscine.» «La piscina è disgustosa. Odio andarci.» «Un giorno sarai grata a tua madre. Ma io voglio che lo dimostri adesso.» Queste sono le ultime parole che le rivolge. (Oppure sono le ultime parole che ricorda? Le disse qualcos’altro? Non c’è nessuno a cui chiederlo.) Distesa a letto, Louisa fissava il buio. Il soffitto si rivelava in una striscia sottile di luce, prima netta come una lama e poi sempre più sfocata, che lo attraversava a partire dalla soglia. La porta era appena socchiusa, perché Louisa aveva paura del buio. Non era sempre stato così. Ogni sera sua madre usciva dalla stanza con lentezza esasperante, sbattendo maldestramente con le ruote della carrozzella contro lo stipite, al punto che Louisa provava l’impulso di gridarle dietro. Quando era finalmente in corridoio, esitava con una mano sulla maniglia della porta semiaperta. «Chiudila del tutto, per favore» le diceva Louisa in un tono asciutto da adulta. La prima volta che lo aveva detto, era stato perché non avrebbe sopportato un altro secondo di vedere sua madre che sbirciava dalla fessura. Da allora lo ripeteva ogni sera con lo stesso tono, perché si era accorta che pur non essendo una brutta cosa da dire era appagante nella sua cattiveria. Sua madre tradiva un’altra breve esitazione, che a Louisa non dava fastidio poiché mostrava che ci era rimasta male. 

A quanto pare le sarebbe piaciuto che Louisa le chiedesse di leggerle qualcosa, o di darle il bacio della buonanotte come se avesse ancora cinque anni. Era un desiderio inespresso ma palese. Un simile, manifesto bisogno di affetto gliela rendeva ancora più repellente. Poi la porta si chiudeva con un sonoro scatto della serratura, quel genere di pesante porta americana di cui Louisa si era quasi dimenticata nell’anno che aveva vissuto altrove. Una porta fatta per essere chiusa. Louisa restava coricata al buio, seguendo con la mente spietata il percorso della sedia a rotelle di sua madre in corridoio e immaginando botole nascoste che si aprivano a inghiottirla. 

Nel frattempo il buio le strisciava sul petto come un serpente, distribuendo ordinatamente il proprio peso sulle spire che si accumulavano sopra di lei all’infinito e che avrebbero potuto seppellirla e schiacciarla se lei non fosse saltata giù dal letto appena in tempo e, con estrema perizia, non avesse riaperto la porta. Louisa era bravissima a ruotare la maniglia. Non era maldestra come sua madre o distratta come sua zia. La serratura non emetteva alcun suono e la luce tornava, sgominando il buio. E Louisa tornava a letto, lo sguardo fisso sulla striscia. 

Quella sera dal corridoio arrivavano anche delle voci. Non distingueva le parole, ma sapeva che parlavano di lei. Quella mattina, invece di presentarsi puntuale in classe, Louisa era stata accompagnata dalla zia in un palazzo del centro per essere visitata da uno psicologo infantile. Nessuno aveva usato quelle parole, “psicologo infantile”. Lo avevano chiamato un colloquio sul suo livello scolastico, e quanto meno all’inizio lei ci aveva creduto. Louisa era a metà della quarta elementare quando lei e i suoi genitori avevano lasciato gli Stati Uniti per trasferirsi in Giappone, e durante l’anno in Giappone aveva finito la quarta americana, svolgendo tutte le verifiche e gli esercizi e leggendo tutti i testi che aveva portato con sé, e anche quella giapponese: aveva fatto la quarta elementare due volte, in due paesi diversi, ma adesso doveva ripeterla di nuovo, manco fosse stata bocciata. 

Il luogo dell’appuntamento era un palazzo di mattoni a cui si accedeva salendo una mezza rampa di scale, e mentre lo facevano sua zia aveva detto: «È per questo che tua mamma non è potuta venire, per colpa di queste scale. Ho chiamato per chiedere se c’erano scale per accedere, e mi hanno risposto di sì. La tua povera mamma». «Non ha niente» aveva borbottato Louisa. «Cosa, tesoro?» Non aveva aggiunto altro. «Non ti ho sentita, tesoro.» Adesso Louisa poteva fingere di essere lei a non aver sentito. Funzionava. Nessuno ascoltava mai con attenzione; anche le persone che più di tutte sostenevano di ascoltare, in realtà non ascoltavano.

Flashlight, Cover

Tratto da “Flashlight. Una torcia nella notte”, di Susan Choi, Mondadori, 2026, 24€, 540 pagine

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Il precariato giovanile, e l’inarrestabile fuga di cervelli

In questi giorni il Partito democratico ha lanciato una proposta per riconoscere un bonus mensile di duecento euro netti in busta paga a tutti i lavoratori under-35 assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con una retribuzione annua lorda inferiore a quarantacinquemila euro. L’obiettivo dichiarato è contrastare la fuga dei giovani all’estero, rafforzare il potere d’acquisto delle nuove generazioni e incentivare le assunzioni stabili.

L’intenzione è apprezzabile. Ma il perimetro dell’intervento rivela una contraddizione di fondo difficile da ignorare. Il mercato del lavoro giovanile è caratterizzato da una diffusa precarietà strutturale: contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuative e false partite Iva la fanno da padrone. In questo scenario, i tanti giovani assunti a tempo determinato non avrebbero diritto al bonus. Stessa sorte per chi lavora in somministrazione o per i piccoli freelance. Paradossalmente, quindi, le categorie più esposte all’instabilità economica sarebbero escluse dall’intervento.

Per quanto riguarda le imprese, questo genere di interventi non genera degli incentivi forti per comportarsi in maniera virtuosa. I datori di lavoro che assumono giovani in maniera stabile continueranno a farlo beneficiando dell’agevolazione pubblica mentre le aziende che ricorrono a contratti precari non modificheranno le proprie policy in risposta a un sussidio che graverebbe (almeno in parte) sulla fiscalità generale.

Il tema della retention dei talenti va affrontato con urgenza. Per gestire la fuga dei giovani, però, bisogna guardare in faccia alla precarietà per progettare uno strumento più equo. È necessario accompagnare gli incentivi all’assunzione stabile con misure forti per contrastare gli abusi che generano precarietà. Rafforzare i controlli e il ruolo degli ispettori del lavoro, per esempio. Il bonus da duecento euro può essere un punto di partenza. Ma, nella sua formulazione attuale, rischia di diventare un beneficio soltanto per chi è già al sicuro, dimenticando chi è rimasto indietro.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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L’intelligenza artificiale ha già iniziato a progettare sé stessa

Pochi giorni fa Anthropic ha pubblicato sul suo sito un articolo intitolato “When AI Builds Itself”, quando l’intelligenza artificiale si costruisce da sola. Il punto di partenza è un’osservazione semplice: abbiamo sempre considerato l’intelligenza artificiale come ogni altra innovazione tecnologica, in cui ogni ogni nuovo modello viene progettato, testato e rilasciato da esseri umani. Ci sono ingegneri per scrivere i codici, ricercatori per fare gli esperimenti, e tecnici a supervisionare l’addestramento. Ma questa dinamica sta scomparendo. Secondo l’azienda di Dario Amodei, oltre l’ottanta per cento dei codici che entrano nei suoi sistemi vengono ormai scritti da Claude, il chatbot che sviluppa e commercializza. Perché una quota crescente dell’attività quotidiana è già delegata alle macchine. Il risultato, sostiene Anthropic, è un’accelerazione impressionante della produttività: nel secondo trimestre del 2026 un ingegnere medio avrebbe prodotto circa otto volte più codice rispetto al 2024.

Insomma, l’intelligenza artificiale stia iniziando a contribuire direttamente allo sviluppo della generazione successiva di sistemi di intelligenza artificiale. «Non siamo ancora nel mondo in cui Claude progetta autonomamente il proprio successore», scrivono gli autori, ma ci stiamo lentamente avvicinando a una situazione in cui una parte crescente della ricerca sull’IA viene svolta dall’IA stessa (i numeri vanno presi con cautela, perché sono dati interni, quindi difficili da verificare dall’esterno, ma il concetto di fondo resta).

Nel lessico del settore questa nuova condizione si chiama recursive self-improvement, miglioramento ricorsivo. Una prima versione di un sistema contribuisce a sviluppare una seconda versione, leggermente migliore. La seconda contribuisce alla nascita della terza. La terza della quarta. E così via, in un processo che potrebbe accelerare progressivamente.

Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo di Anthropic ne ha parlato anche l’Economist: «Nessuno sa davvero quali potrebbero essere le conseguenze del miglioramento ricorsivo», scrive il magazine britannico, «e poiché l’intelligenza artificiale, a differenza degli esseri umani, può lavorare senza sosta e su scala enorme, alcuni ricercatori ritengono che potrebbe innescare una rapida corsa verso sistemi superintelligenti. I più pessimisti temono che una superintelligenza possa sfuggire al controllo umano e che l’avvio di un processo di recursive self-improvement rappresenti il momento in cui il destino tecnologico dell’umanità passa dalle mani degli esseri umani a quelle delle macchine. Altri osservano però che, almeno inizialmente, anche un sistema capace di migliorarsi da solo dovrebbe fare i conti con limiti molto concreti: la disponibilità di potenza di calcolo, di energia e di infrastrutture».

Se la prospettiva di sistemi capaci di progettare da soli il proprio successore è ancora lontana e speculativa, la vera novità è l’idea di un circuito chiuso, almeno in parte. Allo stato attuale sono ancora gli umani a svolgere il ruolo di direttori di laboratorio quando si tratta di creare codici dell’intelligenza artificiale. Sono loro a indicare la direzione di ricerca e a inquadrare i problemi, e ovviamente gli obiettivi sono tutti decisi dall’uomo. Gli agenti di intelligenza artificiale si limitano a fare da manovalanza, se così si può dire, cioè progettano gli esperimenti, scrivono il codice, fanno i test, correggono gli errori e così via. Più semplicemente, l’intelligenza artificiale è ancora uno strumento.

Ancora per poco, forse. Perché almeno nei laboratori che costruiscono i modelli più avanzati, l’intelligenza artificiale sta assumendo quel ruolo di direttore del laboratorio. L’Economist cita il caso di Andrej Karpathy, uno dei ricercatori più influenti dell’ultimo decennio, già tra i fondatori di OpenAI e poi responsabile dell’intelligenza artificiale di Tesla. Dopo aver sviluppato un piccolo modello linguistico chiamato Nanochat, Karpathy ha affidato a un agente di IA il compito di migliorarne il processo di addestramento. Nel giro di pochi giorni il sistema ha individuato una serie di ottimizzazioni che hanno ridotto ulteriormente i tempi necessari per addestrare il modello. «Io non ho toccato nulla», ha raccontato Karpathy. È esattamente il tipo di miglioramento incrementale di cui parla Anthropic.

Il dettaglio tecnico più rilevante è che non serve una macchina potentissima e onnisciente per accelerare il processo, ne basta una capace di produrre la prossima generazione di macchine.

Qui rientra in gioco Anthropic, l’azienda di Dario Amodei che più di ogni altra ha costruito la propria identità pubblica attorno ai rischi dell’intelligenza artificiale. Fin dalla sua fondazione, i dirigenti di Anthropic parlano della necessità di coordinare gli sforzi internazionali e, se necessario, persino di rallentare la corsa verso modelli sempre più potenti. Lo stesso articolo sul recursive self-improvement si conclude con un appello alla costruzione di meccanismi che rendano possibile una pausa coordinata nello sviluppo dell’IA, qualora si rendesse necessaria.

È una posizione quantomeno ambigua. Nel senso che Anthropic è anche una delle aziende che stanno spingendo più velocemente la frontiera tecnologica. Per citare ancora l’Economist, «quale leader di mercato non sarebbe felice di vedere i concorrenti rallentare mentre cerca di mantenere il proprio vantaggio?».

Anthropic sembra sinceramente convinta che l’intelligenza artificiale possa diventare una tecnologia trasformativa e potenzialmente pericolosa. Ma proprio per questo ritiene di dover restare tra gli attori che la sviluppano. È un comportamento da santoni, o da ipocriti, o qualcosa in mezzo a queste due opzioni.

Non tutti sono convinti che affidare una quota crescente della ricerca alle macchine equivalga necessariamente a produrre sistemi migliori. Un commento pubblicato ad aprile sul Washington Examiner, proponeva un punto di vista interessante. «Questo non è automiglioramento, è auto-rafforzamento», scrive l’autrice. L’obiezione è che sistemi addestrati da altri sistemi potrebbero diventare sempre più autoreferenziali, con il rischio di perdere il contatto con la realtà.

È quello che nell’ambiente viene chiamato specification gaming. Quando si assegna a un sistema un obiettivo misurabile, il sistema tende a ottimizzare la metrica scelta, non necessariamente il risultato prospettato inizialmente. L’esempio tipico è quello della corsa virtuale: se si vuole insegnare a un agente a correre lungo un tracciato si assegnano punti per ogni checkpoint, ma a un certo punto l’agente scopre che può girare in tondo su un checkpoint e accumulare punti all’infinito senza completare la gara. Perché sta massimizzando il punteggio anziché guardare l’obiettivo finale. È il motivo per cui molti ricercatori continuano a considerare il giudizio umano – Anthropic lo chiama research taste – l’ultimo vero argine.

Resta aperta una questione più ampia sul futuro dell’intelligenza artificiale come driver di innovazione. Perché la tecnologia è sempre stata intesa come quella cosa che amplificava le capacità umane – ma il suo sviluppo dipendeva sempre dagli esseri umani. L’intelligenza artificiale potrebbe essere la prima tecnologia capace di contribuire direttamente alla propria evoluzione. Non siamo ancora nel mondo della superintelligenza che popola tante discussioni futuristiche. Ma il circuito, almeno in parte, si è già chiuso. L’intelligenza artificiale sta iniziando a costruire l’intelligenza artificiale. Lo scorso febbraio il blogger Noah Smith ha spiegato così la posta in gioco: «Per la prima volta nella storia, gli esseri umani non sono più – o presto non saranno più – gli esseri più intelligenti del pianeta, in alcun senso funzionale del termine». Va letta come provocazione, ma siamo già al punto in cui il motore del progresso tecnologico non più un’esclusiva dell’uomo. Qualcosa vorrà dire.

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Lo sfarzo di Üsküdar, la moschea più grande della Turchia, e le bambine con il velo

Di fianco alla liberale e leggiadra Kadiköy c’è anche Üsküdar, l’antica Scutari, nonché il quartiere dove risiede il mio quasi omonimo (quando non è nel suo fastoso, costoso e pure un po’ esagerato palazzo presidenziale nella capitale Ankara). Questa zona è diventata la dimostrazione di come la società turca nel corso degli anni sia cambiata, anche per quanto riguarda la distribuzione della ricchezza, permettendo l’espansione di una borghesia islamo–conservatrice. 

È uno dei miracoli – se non il miracolo in assoluto – del mio quasi omonimo: portare con decisione al centro della vita politica ed economica fette della popolazione che prima avevano un ruolo di secondo piano. Non ha fatto tutto proprio da solo: pensiamo solo al fenomeno delle Tigri anatoliche, che ha iniziato a svilupparsi dalla seconda metà degli Anni Ottanta. Diciamo che però lui ha tirato le fila di tutto, per la gioia dei tanti – parliamo di milioni – che ne hanno beneficiato. Il tenore di vita di molte famiglie si è elevato in modo consistente. E Üsküdar è un esempio calzante di questa ascesa sociale, dove sempre il solito ha voluto mettere una firma ben precisa, ovviamente a modo suo.

Una volta la collina di Çamlıca era nota per le torri dei ripetitori. Dal 2019 svettano anche i sei minareti dell’omonima moschea. Ora, definirla semplicemente una moschea non rende l’idea di che cosa stiamo parlando: l’edificio può contenere normalmente sessantacinquemila fedeli, che salgono a centomila nel caso in cui l’edificio sacro debba fungere da rifugio in caso di terremoto. Dunque, è a dir poco mastodontico. Con la sobrietà che lo contraddistingue, il mio quasi omonimo ha voluto che Çamlıca fosse visibile da ogni parte della città. 

L’architettura è ispirata alla Moschea di Solimano, ma ha sei minareti come la Moschea Blu, che rappresentano i sei pilastri dell’Islam. Come nel complesso di Solimano il Magnifico, anche in quello di Çamlıca sono presenti altre aree: un museo delle Civiltà islamiche, una galleria d’arte, un centro congressi che può ospitare oltre mille persone, negozi e strutture per bambini. Oltre a un posteggio che può contenere fino a tremilacinquecento veicoli. Sotto la moschea si estende un giardino da cui si vede un panorama di Istanbul seducente. Per il mio quasi omonimo, questa moschea rappresenta il raggiungimento di un obiettivo: come i sultani ai tempi dell’impero, anche lui ora ha il suo complesso religioso che ricorderà per sempre e a tutti ciò che ha fatto durante il suo periodo di potere. […] 

A progettarla, comunque, sono state due donne, Bahar Mızrak e Hayriye Gül Totu. Durante la costruzione hanno dichiarato la loro intenzione di edificare una moschea female friendly. Anche per questo, la zona della preghiera femminile è collocata al centro del luogo di culto, e non in una posizione appartata come avviene di solito. Vi racconto tutte queste cose per farvi capire quanto il mio quasi omonimo sia furbo. Non dimentichiamoci che, anche a causa di scelte sbagliate da parte della cosiddetta élite laica, per lungo tempo le donne che portavano il velo sono state in qualche modo ghettizzate. La Babbiona si ricorda ancora di quando erano costrette a toglierlo per entrare in università o a coprirlo con grossi cappelli in ciniglia. Chissà nei mesi estivi che caldo, poverine.

Per molte donne, insomma, il mio quasi omonimo è stato un liberatore, colui che ha permesso loro di andare a capo coperto a scuola, in tribunale, in parlamento, insomma in tutti i luoghi dove prima se lo sarebbero dovuto togliere. Qualcuno potrebbe dirmi che imporre il laicismo a forza in un Paese al 95% musulmano non sia stata una grande idea, e che consentire a una persona di andare in giro come meglio ritiene sia doveroso. E ha ragione. Il punto, da gatto, è che nella mia città vedo sempre più bambine con il capo coperto, e questo mi sembra preoccupante. Quella che dovrebbe essere una scelta serena, libera e rispettabile si è invece trasformata in un’affermazione politica, alla quale corrisponde anche un modello di vita. Fatto che in un Paese che si definisce laico, è nuovamente una contraddizione. Se poi i condizionamenti sociali impediscono alle donne di scegliere come andare in giro e le costringono ad andare a pregare in moschea più che a studiare o trovare un lavoro, direi che non ci siamo proprio. 

Quello delle donne nella mia città è un mondo incredibilmente complesso. Più di una volta, mi è sembrato che il velo utilizzato come simbolo politico abbia diviso donne che poi invece nella vita di tutti i giorni hanno gli stessi problemi, dalla violenza domestica a una società ancora patriarcale. Quindi, se anche la nascita di una «borghesia islamica» ha prodotto sicuramente un maggiore benessere, per le donne è equivalso ad avere l’ultimo modello di lavatrice. Anche se si guardano le pubblicità, la donna – con velo o senza – è ancora vista soltanto come il perno attorno al quale ruota la famiglia. Da acuto osservatore della realtà quale mi ritengo, ho notato su questo tema che anche in Paesi europei come l’Italia la situazione è ampiamente migliorabile. Ma in Turchia ci sono problemi davvero seri. E si vedono anche nella emancipata Istanbul. 

 

Tratto da “Istanbul. Cronache graffianti dalla città degli imperatori”, di Marta Federica Ottaviani, Paesi Edizioni, pp. 176, 16 euro

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La vitalità dei riformisti, e l’ultimo tram per resistere al bipopulismo

L’unica area politica nella quale oggi si discute di politica è quella riformista (in senso lato: dai riformisti del Partito democratico a Carlo Calenda). È un dato di fatto. A sinistra non c’è una vera discussione, al massimo si stanno azionando tutta una serie di meccanismi per prepararsi alle elezioni. E dunque le mosse su chi fa il leader del campo largo, chi si candida, il peso delle correnti, chi verrà fatto fuori e via dicendo. Nessuno scandalo, la politica è fatta anche di questo. Ma non è una discussione sulle cose.

A destra i problemi sono altri. L’improvvisa disfida nera tra Fratelli d’Italia e Roberto Vannacci, le convulsioni leghiste connesse all’evidente crisi di Matteo Salvini. Sono lotte di potere.

Invece è al centro che si sta sviluppando – invero abbastanza confusamente – un embrione di un vero dibattito.

C’è stata l’uscita di Pina Picierno dal Pd e la nascita di Spazio pubblico, con l’intenzione e di costruire qualcosa di nuovo fuori e contro il bipopulismo. Sono già circa ventimila le adesioni. Ci sarà lunedì a Milano l’iniziativa degli Europeisti organizzata da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli (presenti Mario Monti, Carlo Calenda, Pina Picierno, Matteo Hallissey, Luigi Marattin, Carlo Cottarelli. Giuseppe Benedetto). Su questo, ha scritto sul Riformista Sergio Scalpelli, che non si tratta di fare «l’ennesimo cespuglio centrista, di quelli che nascono per pesare in una trattativa e muoiono il giorno dopo averla persa. Ma la forma di una cultura politica che esiste, produce classe dirigente, amministra città e regioni, e resta priva di una rappresentanza nazionale che ne raccolga la voce».

Mentre ieri a Roma Alessandro Onorato, ha lanciato il suo Progetto Civico, «non un partito» ma «una nuova forza politica davvero riformista e convintamente popolare», anche «liberale e libertaria» che si fa forte della adesione di seicentottantacinque amministratori sul territorio. In platea Elly Schlein, Giuseppe Conte, Gaetano Manfredi, tanti altri ma non Matteo Renzi. Onorato è un pupillo di Goffredo Bettini (omaggiatissimo), e dunque stiamo parlando di un soggetto che vuole stare nel campo largo.

Qualcuno chiama gli onoratiani i “centristi per Conte” perché secondo diversi osservatori, questa aggregazione, in un eventuale ballottaggio alle primarie, potrebbe appoggiare l’avvocato contro Elly Schlein. E infatti Conte è intervenuto, ottima accoglienza, anche lui ha ringraziato Bettini da cui si attende una mano per conquistare la leadership del campo largo.

Come si vede da questo elenco sommario, di comune c’è la volontà di dar vita a una nuova offerta politica, europeista, pragmatica, non ideologica: tutti i protagonisti delle diverse iniziative, e anche i riformisti dem (Lia Quartapelle e Simona Malpezzi si confronteranno con Picierno, Marianna Madia e Elisabetta Gualmini il 25 a Milano), nel merito, a partire dalla grande discriminante, l’Ucraina, dicono più o meno le stesse cose.

Diversa però è la tattica. Se tutti sono contro il centrodestra, la divisione è tra chi pensa che lo strumento per battere l’avversario sia il campo largo e chi invece pensa che occorra stare nel mezzo in una posizione critica verso ambedue i poli. Questa divisione tattica non è ricomponibile. Dunque non sarà possibile avere un unico contenitore riformista.

Stabilito questo, o si va alla lotta nel fango tra le due anime del riformismo con il probabile esito dei dieci piccoli indiani di Agatha Christie che muoiono uno dopo l’altro, ripetendo in peggio il tragico passo falso del 2022. Oppure si trova un terreno comune, una piattaforma unitaria, magari un coordinamento, per fare vivere i contenuti riformisti nel prossimo Parlamento. È evidente che ciascun soggetto dovrebbe fare un atto di generosità rinunciando a qualche cosa della propria soggettività. Discorso complicato e, va detto, molto politologico per non dire politicista. E tuttavia è una discussione che portata avanti fino in fondo. Perché questo è l’ultimo tram che passa. Perderlo significa andare tutti a casa.

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L’India vuole riscrivere le regole dello spazio per il Sud globale

L’ascesa dell’India a grande potenza spaziale non è più il racconto di graduali progressi tecnologici ma, piuttosto, di una trasformazione dalle profonde implicazioni geopolitiche e normative. Sebbene la sua traiettoria converga sempre più con quella dei partner occidentali, in particolare degli Stati Uniti, la politica spaziale indiana, e il suo più ampio orientamento strategico, riflette un impegno concreto a plasmare un modello di governance spaziale globale più inclusivo e orientato allo sviluppo. In questo contesto, l’ascesa dell’India va compresa non solo in termini di capacità, ma anche come parte di un disegno più ampio di cooperazione strategica Sud-Sud nello spazio extra-atmosferico.

Alla base dell’ordine spaziale globale si colloca l’Outer Space Treaty (Trattato sullo Spazio Extra-atmosferico), che stabilisce principi chiave come l’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico, il divieto di appropriazione dei corpi celesti, la libertà di accesso e la responsabilità degli Stati per le proprie attività nazionali. Il Trattato, pur rimanendo centrale nell’architettura giuridica che regola le attività umane nello spazio, si sta rivelando sempre più inadeguato di fronte alla realtà delle tecnologie contemporanee: non vieta lo sviluppo o l’uso di armi convenzionali nello spazio e nemmeno regola le capacità antisatellite o il crescente predominio dei protagonisti della NewSpace. Il quadro della governance globale si sta quindi ridefinendo attraverso norme frammentate e spesso contrastanti in materia di sostenibilità, condotta responsabile e commercializzazione.

Da leva di sviluppo a strumento di politica estera
La politica spaziale dell’India si è sviluppata a partire da questo contesto e in risposta alla sua continua evoluzione. Nei primi decenni, il programma spaziale indiano, guidato dall’Indian Space Research Organisation (ISRO, Organizzazione indiana per la Ricerca Spaziale), era profondamente radicato nelle priorità di sviluppo e poneva al centro l’atmanirbharta (autosufficienza), con la tecnologia spaziale quale strumento di trasformazione socioeconomica. I sistemi satellitari venivano impiegati per le comunicazioni, la meteorologia e il telerilevamento a sostegno dell’agricoltura, della gestione delle catastrofi e della pianificazione nazionale. Tutto ciò rifletteva un più ampio ethos post-coloniale secondo il quale lo spazio non doveva essere un’arena volta alla ricerca di prestigio o alla competizione, bensì un mezzo per affrontare le disuguaglianze strutturali.

Nel corso del tempo, tuttavia, l’India ha esteso le proprie ambizioni. Attualmente il programma spaziale indiano riflette il passaggio da un modello puramente orientato allo sviluppo a un modello che integra dimensioni strategiche, commerciali e di sicurezza. Le riforme politiche introdotte nel 2020, seguite dalla definizione ufficiale di una politica spaziale nazionale con il documento Indian Space Policy del 2023, segnano una svolta decisiva. Queste riforme mirano a traghettare l’India da un sistema stato-centrico a un ecosistema abilitato dallo Stato, in cui i soggetti privati assumono un ruolo centrale nell’innovazione, nella produzione e nei servizi di lancio. Tale trasformazione si concretizza in enti come IN-SPACe (Indian National Space Promotion and Authorisation Centre) e NewSpace India Limited, manifestazioni concrete della volontà di puntare al ruolo di nodo chiave nell’economia spaziale globale.

L’ascesa spaziale dell’India si contraddistingue non solo per l’espansione delle capacità spaziali del Paese, ma anche per il modo in cui queste vengono dispiegate sulla scena internazionale. L’India utilizza sempre più lo spazio come strumento di politica estera, in particolare nei rapporti con il Sud del mondo. Emblematico è stato il lancio del South Asia Satellite, espressione della politica Neighbourhood First, che dà priorità alle relazioni con i paesi immediatamente vicini. Il satellite assicura ai Paesi confinanti servizi di comunicazione, tele-istruzione e gestione delle emergenze. Al di là della sua utilità tecnica, l’iniziativa rispecchia la volontà dell’India di fornire beni pubblici attraverso la cooperazione spaziale, rafforzando così il proprio ruolo di leader regionale.

Il quadro complessivo di queste iniziative avvalora ulteriormente l’orientamento dell’India. Nel corso degli ultimi dieci anni, il Paese ha stipulato numerosi accordi di cooperazione spaziale in Asia, Africa e America Latina. Questi partenariati si concentrano sulla costruzione delle capacità, sulla formazione, sulla condivisione dei dati e sull’assistenza tecnica, consentendo ai Paesi in via di sviluppo di accedere alle tecnologie spaziali e di utilizzarle senza dover dipendere da potenze esterne. Il 21 giugno 2023 l’India è stata il ventisettesimo Paese a firmare gli Accordi Artemis. A livello multilaterale, ha anche proposto delle iniziative spaziali, tra cui una missione satellitare del G20 per il monitoraggio climatico e ambientale volta a sostenere i paesi vulnerabili attraverso un’infrastruttura di dati condivisa.

Un ponte tra vecchi e nuovi attori
Tale assetto emergente delinea un modello distintivo di cooperazione Sud-Sud nello spazio. A differenza degli approcci tradizionali dominati dalle grandi potenze, la strategia dell’India pone l’accento su sostenibilità economica, accesso e rilevanza per lo sviluppo e si fonda sul riconoscimento pragmatico delle realtà geopolitiche.

L’India non punta a sostituire gli attuali equilibri di potere, bensì a ritagliarsi il ruolo di intermediario, facendo da ponte tra le nazioni spaziali più avanzate e i nuovi attori emergenti. Questo gioco di equilibri è particolarmente evidente nel modo in cui il Paese si muove tra diversi modelli di governance in competizione. La sua partecipazione a iniziative come gli Artemis Accords conferma l’intento di allinearsi alle norme emergenti definite dalle potenze occidentali, con un’attenzione particolare ad ambiti quali lo sfruttamento commerciale e l’interoperabilità.

L’India resta tuttavia cauta nell’avallare integralmente i modelli di governance che potrebbero rafforzare le asimmetrie o escludere gli interessi del Sud del mondo e, anzi, continua a perorare la necessità di una condotta responsabile da parte di tutti i Paesi, di una regolamentazione inclusiva e di un accesso equo alle risorse dello spazio.

Il risultato è una postura strategica ibrida: l’India persegue simultaneamente convergenza e autonomia, cooperazione e indipendenza, e adotta elementi di governance di stampo occidentale, mantenendo al contempo la flessibilità necessaria per collaborare con una vasta gamma di partner. Il Paese si sta pertanto affermando come norm-entrepreneur (imprenditore normativo) nella governance dello spazio, capace di mediare tra visioni contrastanti del futuro ordine spaziale.

Sul piano interno, le ambizioni dell’India sono altrettanto vaste: porta avanti i propri progetti di voli spaziali con equipaggio e la costruzione di una stazione spaziale nazionale, e promuove lo sviluppo di un settore spaziale commercialmente dinamico. Gli stanziamenti di bilancio e le riforme istituzionali indicano un impegno politico costante verso questi obiettivi. Di fatto, l’India si sta impegnando per raggiungere, in un solo decennio, ciò che molte potenze spaziali ormai consolidate hanno realizzato in oltre mezzo secolo.

A livello regionale, l’Asia meridionale presenta uno scenario paradossale in cui il progredire delle capacità spaziali coesiste con profonde tensioni geopolitiche. La regione registra notevoli progressi nell’esplorazione spaziale e nello sviluppo tecnologico, ma sconta il peso di complesse rivalità politiche, economiche e militari. I mutevoli equilibri di potere sono influenzati dalle tensioni tra India, Cina e Pakistan, tre Paesi dotati di armi nucleari e con una lunga storia di conflitti. In passato, India e Pakistan, così come India e Cina, sono stati nemici in guerra, e le dispute di confine tuttora irrisolte continuano ad alimentare la diffidenza strategica.

Mentre India e Cina consolidano le loro posizioni di grandi potenze spaziali, il Pakistan, sostenuto dalla Cina, allinea progressivamente la propria strategia in risposta all’India. Questa dinamica triangolare determina un trilemma della sicurezza in cui la ricerca di sicurezza di ciascun singolo Paese acutizza le insicurezze degli altri.

A livello mondiale, queste tendenze si riflettono in un generale spostamento verso la securitizzazione dello spazio extra-atmosferico. L’istituzione della United States Space Force e il riconoscimento dello spazio extra-atmosferico come dominio operativo distinto da parte della NATO, nel 2019, sanciscono la crescente importanza strategica dello spazio. La spesa per la difesa nel settore spaziale è aumentata in modo significativo, riflettendo la crescente dipendenza dei sistemi militari di oggi dalle infrastrutture basate nello spazio, per la navigazione, le comunicazioni e la sorveglianza.

Lo spazio non è ancora stato weaponizzato in modo diretto in conflitti attivi, ma l’integrazione delle tecnologie spaziali nelle operazioni militari porta alla possibilità che i conflitti futuri possano estendersi oltre i domini tradizionali. Con l’accelerazione del ritmo di militarizzazione, la sfida per la comunità internazionale consiste nell’impedire che la competizione si trasformi in conflitto e nel preservare lo spazio come luogo di cooperazione pacifica.

L’assenza di una legislazione nazionale completa
Dietro la superficie di questa imponente ascesa spaziale dell’India si celano criticità facili da sottovalutare, ma difficili da ignorare. Il rapido progresso del Paese rivela una grave debolezza strutturale: l’assenza di una legislazione e di una regolamentazione spaziale nazionale complete. Per quanto le riforme politiche e gli organismi di regolamentazione come IN-SPACe abbiano creato un quadro strutturato per le funzioni di autorizzazione e supervisione, l’architettura giuridica rimane frammentata e non vincolante. Tale scenario genera incertezza per i soggetti privati, rendendo potenzialmente imprevedibili gli investimenti e l’innovazione. Al contempo, solleva interrogativi sulla capacità dell’India di adempiere ai propri obblighi internazionali, in particolare ai sensi del Trattato, a fronte di attività spaziali sempre più vaste e complesse.

La chiarezza legislativa è pertanto una necessità urgente e strategica. Il diritto può fungere da strumento mirato al posizionamento. In un’economia spaziale globale sempre più competitiva, i Paesi che si dotano di contesti normativi prevedibili e credibili hanno maggiori probabilità di attrarre investimenti, costruire partenariati e influenzare le nuove leggi e normative. Per l’India, lo sviluppo di un quadro giuridico solido non è solo una questione di governance, è una necessità fondamentale per la sua aspirazione a diventare leader.

L’ascesa dell’India nel settore spaziale è, pertanto, una trasformazione multidimensionale. È un racconto di capacità tecnologiche, di riforme istituzionali e di ambizioni strategiche. Ma è anche un percorso di innovazione normativa, è il tentativo di immaginare ex novo un modo di gestire, regolamentare e impiegare proficuamente lo spazio, un modo che rispetti e rifletta gli interessi e le aspirazioni del Sud del mondo.

Se l’India saprà allineare i propri progressi tecnologici a un quadro normativo coerente, potrà ambire a superare lo status di semplice partecipante. L’obiettivo è affermarsi tra i principali artefici dell’ordine globale, plasmando un modello di governance che non sia solo efficiente e competitivo ma anche inclusivo ed equo. Nel suo viaggio spaziale, l’India non punta solo a raggiungere nuove frontiere, ma a ridefinirle.

Questo articolo è tratto dal numero 68 di We – World Energy, il magazine di Eni.

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Stati Uniti ok con il Paraguay all’esordio, 4-1 con doppietta di Balogun

Stati Uniti ok con il Paraguay all’esordio, 4-1 con doppietta di Balogun

INGLEWOOD (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Buona la prima per gli Stati Uniti ai Mondiali 2026. La nazionale di Pochettino, inserita nel Girone D, domina il Paraguay all’esordio in casa ad Inglewood. Match condotto dall’inizio alla fine dai padroni di casa, che rifilano un netto 4-1 all’undici allenato da Alfaro.

Gli Usa archiviano la pratica nel primo tempo: prima l’autogol di Bobadilla (7′) e poi la doppietta di Balogun tra il 31′ e il 45+5′ mettono in ghiaccio il risultato all’intervallo. Nella seconda frazione Mauricio (73′) accorcia le distanze, ma è troppo scarna la proposta offensiva del Paraguay. A tempo scaduto Reyna di trivela mette il punto esclamativo sul 4-1 degli Stati Uniti.

Gli Usa prendono il comando del girone D con tre punti e attendono il risultato di Australia-Turchia (domenica 14 giugno, ore 06.00) per la conclusione della prima giornata del raggruppamento. Pulisic e compagni torneranno protagonisti venerdì 19 giugno contro l’Australia (ore 21.00), mentre il Paraguay sfiderà la Turchia sabato 20 giugno alle 05.00.

Avvio spavaldo degli Stati Uniti, che vanno in vantaggio dopo soli sette minuti. Pulisic sguscia sulla sinistra e serve McKennie in area: il centrocampista della Juventus mette in mezzo per Balogun, ma il passaggio viene intercettato da Bobadilla che spedisce in maniera goffa nella sua porta per l’1-0 al 7′. Continua a spingere la selezione di Pochettino, che raddoppia al 31′: Pulisic scappa via a Caceres, imbuca per Balogun, che in piena area di rigore firma il 2-0. Paraguay stordito e gli Usa calano il tris nel finale di frazione sempre con Balogun, che vince un duello con Alderete e batte Gill con un bel mancino sotto la traversa.
Nel secondo tempo Pochettino risparmia Pulisic, tolto subito per Berhalter.

Gli Usa continuano a fare la partita, ma attaccano con meno veemenza verso la porta di Gill. Nonostante i pochi spunti in avanti, il Paraguay accorcia le distanze a meno di venti minuti dalla fine: direttamente da un rinvio di Gill, Enciso raccoglie e serve in area Mauricio, che di sinistro batte Freese per il 3-1 al 73′.

Reazione degli Stati Uniti, che colpiscono una traversa con l’ex Juventus Weah. Nel finale i padroni di casa gestiscono il vantaggio e archiviano il tanto atteso esordio mondiale calando il poker con Reyna.

– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Trump, dato ordine di uccidere leader banda venezuelana Tren de Aragua

L'attacco "rapido e letale" delle forze militari statunitensi contro Nino Guerrero è stato "coordinato strettamente con i nostri amici in Venezuela, con i quali stiamo collaborando molto bene", ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social

© RaiNews

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G7 summit offers Trump, Modi chance to reset ties after US strikes kill Indian sailors

A possible meeting next week between Indian Prime Minister Narendra Modi and US President Donald Trump offers a chance to reset ties following a year of strained relations over tariffs, Pakistan, and now, the Iran war. US forces this week attacked three Indian-crewed vessels in the Gulf of Oman region, killing at least three sailors and prompting protests from New Delhi. Modi and Trump would likely want to contain the latest tensions and avoid derailing efforts to get relations back on track...

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Thunderstorms hit Hong Kong, damaging public pool as amber warning issued twice

This story has been made freely available as a public service to our readers. Please consider supporting SCMP’s journalism by subscribing. Hong Kong has been hit by heavy showers and thunderstorms under the combined influence of a southwest monsoon trough and a low-pressure trough, triggering the amber rainstorm warning twice on Saturday. The downpours prompted the Hong Kong Observatory to issue an amber rainstorm warning – the lowest in a three-tier system – at 5am on Saturday, before...

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Out of the shadows: Huawei’s ‘chip queen’ steps back into the spotlight with scaling law

After seven years working in the shadows, He Tingbo stepped back into the limelight last month. The head of Huawei Technologies’ secretive semiconductor business – widely dubbed the company’s “chip queen” – had been out of the public view since 2019, when Washington severed the Chinese company’s global access to advanced technology, including semiconductors. Her retreat into the background became a symbol of Huawei’s battle for survival. That all changed last month on a global academic stage in...

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Trump says ‘swift and lethal’ US strike kills leader of Venezuelan prison gang

President Donald Trump said late on Friday that a “swift and lethal kinetic” US strike has killed Tren de Aragua gang leader Hector Rusthenford Guerrero Flores. “At my direction, ‌the United States Southern Command delivered a swift and lethal kinetic strike to successfully execute Nino Guerrero, the infamous leader of Tren De Aragua, one of the most bloodthirsty Terrorist Organisations on Planet,” Trump said in a post ⁠on Truth Social on Friday evening, referring to Guerrero Flores by his...

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Why Japan’s Russia outreach could fuel G7 concern over unity: ‘bad signal’

As Japanese Prime Minister Sanae Takaichi heads to the G7 meeting in France next week, she is expected to hear rumblings of discontent over Tokyo’s apparent diplomatic outreach to Moscow. With European Union member states and most Nato nations united in their resolve to push back on Russia’s ongoing aggression against Ukraine and isolate Moscow, Japan’s very different approach to Vladimir Putin’s regime has not been overlooked. Senior officials from Japan’s foreign and trade ministries travelled...

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When a Chinese auntie met the right uncle

Let me pick up where I left off in a previous column. On sabbatical in China, I was reeling from being pored over by parents at the Shanghai marriage market, and judged to be too old and overqualified. But if no vigilant parent would have me for their offspring, perhaps someone in my more permanent home of London would? So I began again. Although nine months away from British dating apps had not changed them, something in myself had changed. The algorithms may rely on Photoshop and well-meaning...

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Cos’è la UK Commando Force, la nuova unità nata degli specialisti della guerriglia

I Royal Marines voltano pagina, e inaugurano una nuova fase della loro storia cambiando nome: la storica 3ª Brigata Commando assumerà infatti la denominazione di UK Commando Force, un cambiamento che sancisce una trasformazione iniziata quasi dieci anni fa e destinata ad adeguare una delle forze più celebri delle Forze Armate britanniche alle esigenze della guerra moderna. Negli ultimi anni la formazione d’élite, che trova le sue radici nelle necessità di schierare gruppi di incursori autonomi che potessero operare come “commando” e avanguardia nel corso del Secondo conflitto mondiale, ha intrapreso un profondo processo di rinnovamento che ha coinvolto tutto il personale della brigata – che inquadra operatori dei Marines, Commando dell’Esercito e della Marina – con l’obiettivo di operare negli scenari più complessi,e combattere negli ambianti più ostili e impegnativi, adottando nuove tattiche, procedure e tecnologie che li renderanno in grado di rispondere alle sfide di un campo di battaglia in continua evoluzione. Ciò comprende l’introduzione di nuovi sistemi d’arma e piattaforme operative, con particolare attenzione ai mezzi senza equipaggio come droni aerei e navali, oltre a nuove capacità nel campo delle comunicazioni digitali, della sorveglianza, della mobilità tattica e del combattimento terrestre.

Il processo di trasformazione e l’assunzione di un nuovo “nome” è stato annunciato darRe Carlo III, mentre gli ufficiali dell’unità hanno tenuto a sottolineare come non si tratti di un semplice aggiornamento tecnologico ma di un cambiamento che riguarda la struttura stessa della forza che, prendendo ispirazione dalla propria tradizione nelle operazioni speciali, deve progressivamente abbandonare alcuni “modelli del passato” più recente per adattarsi, o meglio, riadattarsi, a scenari che richiedono unità di incursori autonome che devono essere in grado di operare per lunghi periodi a grande distanza dal supporto principale, mantenendo le loro capacità in ambienti ostili, si tratti dell’Artico o dei deserti africani.

Che sia con il caldo, il freddo o una persistente umidità, avete sempre dimostrato che non esistono ambienti in cui un Royal Marine non possa operare e vincere“, ha dichiarato Re Carlo III rivolgendosi ai reparti schierati nel Quadrangle del castello di Windsor, durante la consegna delle nuove insegne alle quattro unità dei Royal Marines –40ª, 42ª, 43ª e 45ª Commando – che d’ora in poi saranno inquadrante come United Kingdom Commando Force.

Passato, presente e futuro dei Royal Marines Commando

Il nome 3ª Brigata Commando occupa un posto di rilievo nella storia militare britannica. La sua eredità affonda le radici nella 3rd Special Service Brigade, che adottò questa denominazione quando lasciò il teatro mediorientale per essere impiegata sul fronte dell’Estremo Oriente tra il 1943 e il 1945, durante la guerra nel Pacifico.

Le formazioni commando nacquero nel 1940 su impulso del primo ministro britannico Winston Churchill, in una delle fasi più critiche della Seconda guerra mondiale. L’idea era quella di creare piccole unità composte da soldati altamente addestrati, capaci di condurre rapide incursioni contro il nemico. Il modello di riferimento erano i “kommando” boeri, gruppi di combattenti irregolari che durante la Seconda guerra boera avevano messo in seria difficoltà le forze britanniche attraverso azioni di guerriglia e attacchi mordi e fuggi tra il 1899 e il 1902. Churchill conosceva bene quel precedente. Durante il conflitto sudafricano era stato catturato dai boeri e ne aveva osservato da vicino i metodi operativi, rimanendone profondamente colpito. Per questo incaricò il tenente colonnello Dudley Clarke, ufficiale dello Stato Maggiore del War Office, di delineare una nuova forza in grado di “instaurare un clima di terrore lungo le coste nemiche“. Nacquero così i primi Commando, che in seguito vennero raggruppati nelle Special Service Brigades, tra cui la 3ª Commando Brigade. Quest’ultima divenne la principale formazione organica delle Forze Armate britanniche dedicata alle operazioni anfibie e di assalto, riunendo le unità operative dei Royal Marines insieme a reparti di supporto provenienti dai Royal Engineers, dalla Royal Artillery e dalla Fleet Air Arm. Una struttura che le consentiva di operare con un elevato grado di autonomia sul campo.

Un ruolo fondamentale fu svolto proprio dai Royal Marines Commandos, costituiti per iniziativa di Lord Louis Mountbatten attraverso la conversione di unità della Marina in formazioni d’assalto specializzate. Questi reparti erano concepiti per agire come avanguardia durante gli sbarchi anfibi, conducendo ricognizioni, incursioni e operazioni offensive a supporto delle forze convenzionali. Dopo l’impiego in Birmania, gli uomini della 3ª Brigata Commando continuarono a specializzarsi nelle operazioni dietro le linee nemiche, pur adottando progressivamente tattiche più convenzionali, proprie della fanteria d’élite e delle truppe d’assalto. Nel corso dei decenni successivi la brigata prese parte ad alcune delle principali operazioni militari britanniche, dalla crisi di Suez alla Guerra delle Falkland, fino ai conflitti in Afghanistan e Iraq.

Questa lunga tradizione rappresenta ancora oggi una componente essenziale dell’identità dei Royal Marines. Tuttavia, secondo il Generale Sir Gwyn Jenkins, Primo Lord del Mare e Comandante Generale dei Royal Marines, il nuovo nome United Kingdom Commando Force riflette meglio l’evoluzione compiuta nell’ultimo decennio. “Questo è più di un semplice cambio di nome: riflette un decennio di trasformazione“, ha dichiarato. Jenkins ha sottolineato come la forza sia passata dall’essere una brigata anfibia ad altissima prontezza operativa a una moderna formazione di commando distribuita su scala globale e progettata per operare negli ambienti più impegnativi. A suo giudizio, la denominazione United Kingdom Commando Force descrive più accuratamente una realtà composta da unità altamente flessibili, tecnologicamente avanzate e specializzate in un ampio spettro di missioni, pienamente adattate alle caratteristiche della guerra del XXI secolo.

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Due Paesi, una sola intelligence: al Senato Usa la proposta di rendere obbligatorio fornire informazioni a Israele

Dopo “Due Paesi, un esercito”, almeno sul piano tecnologico, ecco al Senato Usa la proposta per rafforzare la condivisione di intelligence da Washington verso Israele: il senatore repubblicano Tom Cotton, eletto in Arkansas, ha presentato una proposta di legge sulle attività di spionaggio che contiene una sezione esplicitamente dedicata a questo tema. Lo rivela Responsible Statecraft, già attiva nel segnalare nei recenti provvedimenti sulla Difesa Usa una legge che apriva alla fusione tra tecnologie israeliane e strutture militari Usa.

Il presidente dovrà documentare il rifiuto di fornire intelligence a Israele

Ora la Sezione 622 del disegno di legge sul finanziamento dell’attività di spionaggio per il 2027 chiede esplicitamente di “rafforzare la partnership securitaria con Israele”, di “consolidare la collaborazione tramite una robusta condivisione d’intelligence”.

Per la precisione, la legge spiega che il Presidente, il Direttore dell’Intelligence Nazionale e il segretario alla Difesa dovrebbero “espandere la condivisione d’intelligence con Israele” in ogni caso che non sia legato a “precise preoccupazioni di sicurezza nazionale” che il presidente dovrebbe documentare apertamente e dettagliatamente al Congresso prima di definire. Insomma, un’apertura esplicita di canali d’intelligence senza precedenti e che porterebbe Washington e Tel Aviv a delle vere e proprie “porte girevoli” informative. Il proponente è un ferreo alleato di Israele: Cotton, 49 anni, senatore dal 2015, è presidente della Conferenza Repubblicana del Senato e, soprattutto, dell’influente Senate Intelligence Committee, l’organo di vigilanza di Capitol Hill sugli apparati di spionaggio federali.

Tom Cotton (EPA/WILL OLIVER)

Usa-Israele, la spinta di Cotton per la cooperazione

Noto “falco” repubblicano, Cotton è uno dei più solidi sostenitori di Tel Aviv al Senato e in precedenza, da deputato, Cotton aveva giocato di sponda con l’allora collega del Kansas, Mike Pompeo, futuro direttore della Cia e Segretario di Stato, per sabotare i negoziati con l’Iran dell’amministrazione di Barack Obama, affermando che quella tra la trattativa e la guerra era una “falsa alternativa”.

Per Responsible Statecraft, “questa proposta è una delle diverse mosse recenti di coloro che a Washington fanno il gioco del governo israeliano, volte a mantenere gli Stati Uniti legati a  Israele nonostante  il calo di consensi tra l’opinione pubblica americana. La forma più rilevante di sostegno statunitense a Israele è rappresentata da oltre 300 miliardi di dollari in aiuti economici e soprattutto militari”, che spesso peraltro finanziano ricerche tecnologiche che ora per legge gli Usa intendono incoprorare nei loro apparati. Curioso sottolineare come questa proposta di legge sia emersa proprio mentre è in corso una grande e sostanziale operazione di controllo sulla penetrazione spionistica israeliana in America su cui lo stesso Pentagono ha acceso il faro mentre tra Washington, Tel Aviv e Iran è in atto un balletto importante tra pace, diplomazia e guerra.

Tre indizi fanno una prova

Cotton, tra i politici maggiormente sostenuti dal sistema filoisraeliano nello Stato che rappresenta, si sta preparando alla campagna per la rielezione per un terzo mandato di sei anni al Senato e tutti i sondaggi lo danno nettamente in vantaggio sulla sfidante democratica Hallie Shoffner. Dunque, è altamente probabile che possa mantenere la sua carica anche nella seconda parte dell’amministrazione di Donald Trump qualora il Senato restasse repubblicano, o comunque esercitare un’influenza di peso sulle scelte strategiche del governo americano.

La sua firma su questo provvedimento mostra un innalzamento della spinta a saldare i rapporti tra Usa e Israele poco dopo l’inizio, con la guerra in Iran, tanto di un’operazione militare congiunta quanto di una fase politicamente turbolenta in cui gli obiettivi di Washington e Tel Aviv. Dopo il voto sulla “fusione” tecnologica e la notizia sull’invio di paracadutisti dell’82esima divisione aerotrasportata in Israele durante la guerra con l’Iran, rivelata dal giornalista Ken Klippenstein, il provvedimento sulla cooperazione di spionaggio è la terza manifestazione di una spinta a rafforzare i rapporti Washington-Tel Aviv nella direzione di un saldo sostegno unilaterale della prima alla seconda, che per molti esponenti delle istituzioni americane sembra essere un fine da perseguire a ogni costo.

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Taiwan non deve scegliere: Cheng negli USA dopo lo storico incontro con Xi

Taiwan

A meno di un mese dal vertice Xi-Trump a Pechino, e dopo due mesi dall’incontro fra Cheng Li-wun — la leader del Kuomintang (KMT), il principale partito d’opposizione taiwanese — e Xi Jinping, Cheng ha aperto il secondo atto della sua strategia per promuovere una visione alternativa del ruolo dell’isola in Asia con un viaggio di ben due settimane negli Stati Uniti.

Si tratta della prima visita negli USA da parte dell’“erede” del partito di Sun Yat-sen dopo il suo insediamento di novembre scorso, con tappe a San Francisco, Boston, New York, Washington D.C (dove Cheng sarebbe «molto ben disposta» a incontrare Trump) e Los Angeles. Sebbene missioni analoghe facciano da tempo parte dell’attività internazionale dei funzionari di tutti i partiti politici di Taiwan — che negli anni hanno regolarmente coltivato rapporti con think tank, università e comunità taiwanesi d’oltreoceano — quella di Cheng assume un significato particolare.

Nell’incontro con Xi Jinping dello scorso aprile Cheng ha rilanciato la formula dell’ambiguità strategica inscritta nel Consenso del 1992 (che postula l’esistenza di una “unica Cina”) e l’opposizione all’indipendenza di Taiwan come quadro politico operativo per lo Stretto, rinfocolando il senso di parentela fra Pechino e Taipei. Un approccio che Cheng Li-wun continua a declinare in chiave pragmatica: una deterrenza priva di canali di comunicazione efficaci aumenta le tensioni fra le due sponde dello Stretto.

«La chiave è la trasparenza». Lo aveva scritto la stessa Cheng in un editoriale del Foreign Affairs pubblicato poche settimane prima dell’incontro con Xi. Intitolato «Taiwan non deve scegliere», l’articolo rappresenta una sorta di manifesto programmatico della leader del KMT rivolto alle élite della politica estera occidentale e il fatto che sia stato pubblicato sull’autorevole rivista statunitense dimostra l’interesse verso le sue posizioni. Secondo Cheng, una Taiwan capace di dialogare con entrambe le sponde della competizione sino-americana sarebbe un partner più stabile e affidabile sia per gli Stati Uniti che per la Cina. Convinzione ribadita nei giorni scorsi in un’intervista al Financial Times, dove Cheng sostiene che una riduzione delle tensioni nello Stretto diminuirebbe il rischio che l’isola diventi una «pedina» nelle trattative fra Washington e Pechino.

La sua tesi ha però suscitato forti reprimende. Sul Taipei Times — uno dei principali quotidiani taiwanesi e tradizionalmente vicino alle posizioni indipendentiste — alcuni commentatori hanno visto in questa impostazione il rischio di inviare «il messaggio sbagliato agli alleati e ai partner democratici di Taiwan». Riserve alle quali ha fatto eco Raymond Greene, direttore dell’American Institute a Taiwan e massimo rappresentante statunitense sull’isola, riferendo come numerosi legislatori e studiosi USA s’interroghino sulla possibilità che la leadership del KMT stia «cambiando radicalmente l’orientamento politico del partito».

È anche per rispondere a questi interrogativi che Cheng ha scelto di recarsi negli Stati Uniti, dove a Washington ha incontrato membri del Congresso e funzionari del governo statunitense, del Dipartimento di Stato e del Dipartimento della Guerra. Nei primi incontri nella capitale USA, la leader del KMT ha già riaffermato il valore della cooperazione militare con gli Stati Uniti. Fra i dossier discussi è tornato quello relativo alla vendita delle armi a Taiwan — punctum dolens del vertice Xi-Trump del mese scorso — dopo che la decisione del presidente statunitense di affrontare il tema direttamente con il leader cinese aveva suscitato forte allarme nel Partito Progressista Democratico (DDP), al potere dal 2016. Allarme al quale aveva dato voce il presidente Lai Ching-te che si era affrettato ad assicurare che Taiwan «non verrà mai sacrificata né barattata» in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Trump a Fox News dopo il summit di Pechino.

In quell’occasione il presidente USA aveva rilanciato la tradizionale posizione di Washington contraria all’indipendenza dell’isola, adottando toni sensibilmente diversi rispetto a quelli prevalsi nei rapporti fra Stati Uniti e Taiwan negli ultimi anni. Trump aveva inoltre mostrato ben poca disponibilità a «percorrere 9.500 miglia per combattere una guerra» e mantenuto in sospeso la decisione sul pacchetto di armamenti da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei, anche alla luce della necessità di preservare le scorte di munizioni per il conflitto con l’Iran (per il quale il contachilometri funziona ancora).

Proprio il fatto che sia Trump a mantenere congelata la spesa per la difesa sferra un duro colpo a uno dei principali argomenti del DDP — la capacità di garantire un rapporto privilegiato con Washington — e rafforza invece il KMT, che da sempre rivendica di essere l’unica forza politica in grado di garantire la pace fra le due sponde dello Stretto. Sullo sfondo, mentre le esercitazioni militari taiwanesi continuano a simulare ipotetici scenari di “invasione” e aumentano gli incontri ravvicinati fra unità navali di Pechino e Taipei nel Mar Cinese Meridionale, la visita di Cheng (tuttora in corso) assume inevitabilmente anche una dimensione elettorale. In un Indo-Pacifico sempre più militarizzato, la leader del KMT scommette che il futuro di Taiwan non si deciderà soltanto dal numero dei missili schierati nello Stretto, ma anche nelle urne del 2028.

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I 75 anni dal ritorno di Mascagni a Livorno: “Riappropriarsi dell’identità cittadina”

Livorno, 13 giugno 2026 – Pietro Mascagni è senza dubbio uno dei cittadini più illustri della nostra città, oggi Livorno lo celebra fregiandosi dell’aver dato i natali ad uno dei compositori più grandi della musica italiana, ma non tutti forse sanno che in passato non è sempre stato così. Dopo la sua morte infatti Mascagni dovette attendere sei anni per poter far ritorno nella sua Livorno, il perchè? Si riteneva che fosse stato troppo vicino al fascismo e che quindi non meritasse di esser seppellito in città. Solo nel 1951 il celebre compositore potè far ritorno nella sua patria natale, accolto finalmente dalla sua gente quest’anno ricorre il 75esimo anniversario di quel giorno ragion per cui il Comune di Livorno insieme alla Fondazione Goldoni, a Modigliani Produzioni e al Mascagni Festival ha deciso di celebrare la ricorrenza con una due giorni all’insegna dei capolavori del maestro livornese.

Il convegno “Il ritrovato abbraccio”

Il 19 giugno infatti l’Hotel Palazzo ospiterà il convegno intitolato “Il ritrovato abbraccio” all’interno del quale Mario Menicagli, Fulvio Venturi, Enrico Mannari, Massimo Sanacore e Fabio Bertini ripercorreranno le ragioni dell “esilio” di Mascagni fino al ricongiungimento con la sua città.

La Messa in Gloria a Montenero

Il 20 giugno invece alle 21 nella piazza del Santuario di Montenero andrà in scena la Messa in Gloria in fa maggiore per soli, coro e orchestra, ilpreludio dello spettacolo vedrà invece l’esecuzione dell’Inno al Sole tratto dall’opera “Iris“.

Le voci dei protagonisti

“Ricordare i 75 anni dal ritorno della salma di Pietro Mascagni a Livorno è un modo per riappropriarsi dell’identità cittadina - ha spiegato l’assessora Rafanelli -. Segna il momento in cui Livorno rivendica la propria storia e il proprio orgoglio attraverso il legame con il suo illustre cittadino, la cui figura è stata per troppo tempo messa in ombra”. La mente dietro al progetto è quella di Mario Menicagli, che ha dichiarato: “Quella per i 75 anni dal ritorno di Mascagni a Livorno è una celebrazione più che doverosa, il rientro della salma fu un evento grandioso e molto mediatico già per l’epoca”. Ad impreziosire quella che sarà una vera e propria anteprima del Mascagni Festival, la sera del 20 giugno la partecipazione del maestro Marco Fornaciari (violino solista) e di Emanuele Barresi che interpreterà il discorso con cui l’allora sindaco Furio Diaz accolse la salma di Mascagni in città. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento posti.

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Trump Administration Says It Will Restart Asylum and Immigration Processing

The response came after a federal judge rebuked officials for failing to immediately comply with the order he issued last week.

© Madison Swart for The New York Times

An immigration court in New York in May. More than a million applications for asylum and immigration had ground to a halt under Trump administration policies.
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FediLUG Italia - RefreshOS 3.0: la distribuzione GNU/Linux basata su Debian 13 con KDE Plasma 6

submitted by Grub_09 to linux
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RefreshOS 3.0: la distribuzione GNU/Linux basata su Debian 13 con KDE Plasma 6
RefreshOS è una distribuzione GNU/Linux sviluppata e mantenuta da eXybit Technologies, pensata per chi desidera la stabilità di Debian unita a un ambiente desktop moderno e funzionale. Nata come progetto indipendente, si propone come una soluzione pronta a...

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FediLUG Italia - Linux ti offre un controllo estremamente dettagliato sul funzionamento del tuo sistema: puoi automatizzare attività ripetitive, programmare operazioni in orari specifici e persino decidere quali

submitted by linux to linux
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Linux ti offre un controllo estremamente dettagliato sul funzionamento del tuo sistema: puoi automatizzare attività ripetitive, programmare operazioni in orari specifici e persino decidere quali processi devono avere la priorità nell’utilizzo della CPU.

Ecco alcuni dei comandi #Linux più utili per pianificare attività e gestir...

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FediLUG Italia -

submitted by thamichele to linux
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@linux
Ultimo post della mia avventura per far approvare Fedora Linux all’interno della mia azienda.
I grandi capi mi hanno risposto (accorciato) cosi:
-Non è abbastanza integrato (ci sta)
-Windows è lento apposta perchè molto sicuro (non sono tanto convinto)
-La sicurezza andrebbe compromessa perchè è...

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FediLUG Italia -

submitted by thamichele to linux
1 points | 20 comments

@linux
Followup della scelta della distro, forse sto facendo progressi nel portare linux nella mia azienda.
I miei superiori però mi chiedono un motivo o una serie di motivi per cui necessito di tale strumento 🥲
Meglio ancora se qualcosa che “posso fare solo con linux”…
Sinceramente non mi viene in mente...

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FediLUG Italia - Dal Port Knocking allo Single Packet Authorization

submitted by inmarvinwetrust to linux
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Dal Port Knocking allo Single Packet Authorization
Quando bussare non basta più

https://blog.marvinpascale.it/posts/2026/fwknopd/

#opensource #linux #sicurezza #firewall #unolinux @linux @sicurezza

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FediLUG Italia - Vuoi bloccare pubblicità e tracker su tutti i dispositivi della rete con una soluzione self-hosted?

submitted by Dragone2 to linux
2 points | 6 comments

Vuoi bloccare pubblicità e tracker su tutti i dispositivi della rete con una soluzione self-hosted?

Ho pubblicato una guida pratica su AdGuard Home in locale, con installazione e configurazione di base.

🔗 https://www.risposteinformatiche.it/adguard-home-locale-guida-pratica/

@linux @opensource

#AdGuardHome #D...

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FediLUG Italia - Qual è il motivo che dovrebbe spingere qualcuno ad usare #Linux ?

submitted by lorenzodm to linux
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Qual è il motivo che dovrebbe spingere qualcuno ad usare #Linux ?

Voi avreste facilmente una risposta?

In un mondo dove si è sempre catalogati e dove anche i sistemi operativi hanno ormai ritagliato il proprio spazio in una nicchia, ho cercato di trovare la mia personalissima risposta al quesito, cercando di essere il più ...

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FediLUG Italia - Linus Torvalds annuncia che il kernel Linux 7.1 sta riprendendo la sua normalità dopo settimane di tensioni causate dall'uso eccessivo dell'intelligenza artificiale nei contributi.

submitted by Alviro to linux
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Linus Torvalds annuncia che il kernel Linux 7.1 sta riprendendo la sua normalità dopo settimane di tensioni causate dall’uso eccessivo dell’intelligenza artificiale nei contributi. https://www.punto-informatico.it/kernel-linux-7-1-si-stabilizza-dopo-caos-patch-ai/ @linux #unolinux Il rilascio del kernel Linux 7.1 segna la conclusione di ...

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FediLUG Italia - Ubuntu Unity 26.04: La Nostalgia Diventa REALTÀ! 🚀💻⚙️

submitted by opentitus to linux
1 points | 0 comments

Ubuntu Unity 26.04: La Nostalgia Diventa REALTÀ! 🚀💻⚙️

Ami l’estetica Unity di Ubuntu ma ti spaventano i rischi di hardware obsoleto e la perdita di controllo sulla tua privacy? C’è un modo per ottenere l’Ubuntu Unity perfetto nel 2026, grazie alla versione 26.04 (No LTS)! 🚀💻

https://youtu.be/utVxUO...

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FediLUG Italia - In questa puntata di Radiolinux ore 12,40 su https://www.radiostart.it/ oltre a parlare delle ultime

submitted by radiolinux to linux
1 points | 0 comments

In questa puntata di Radiolinux ore 12,40 su https://www.radiostart.it/ oltre a parlare delle ultime
integrazioni di Intelligenza Artificiale e linux esaminiamo
le distribuzioni RhinoLinux e MxLinux che utilizzano in maniera
diversa Xfce desktop
Ma ci sono anche sovranita’ tecnologica, multe a Temu, identificazio...

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FediLUG Italia - 🐀Gnawbit è un figlio difficile. Non è come Ratkit.

submitted by nextredblog to linux
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🐀Gnawbit è un figlio difficile. Non è come Ratkit.
Ratkit è stato: scoperta, imperfezione, studio e novità.
Gnawbit è: razionalità, scelte, necessità di fare meglio e decine di tentativi falliti di migliorare un prodotto già sufficientemente buono.

Sebbene manchino 6 mesi all’uscita, la pressione si se...

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FediLUG Italia - Brave Origin: il browser minimalista a pagamento di Brave (ma gratuito per Linux)

submitted by magi to linux
1 points | 1 comments

Brave Origin: il browser minimalista a pagamento di Brave (ma gratuito per Linux)
#bravebrowser #brave

Brave Software ha annunciato il rilascio di Brave Origin, una nuova versione a pagamento di Brave browser pensata per gli utenti che non hanno bisogno di tutte le funzionalità che supportano Brave come azienda, ma desiderano comu...

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FediLUG Italia - 🚀 ARCH TIP #005

submitted by sub078 to linux
1 points | 4 comments

🚀 ARCH TIP #005

Info minimaliste sul sistema?

Installa e aggiungi pfetch sul tuo ~/.bashrc

Installazione:

sudo pacman -S zoxide

Utilizzo:

pfetch

Tu usi pfetch, fastfetch o altro??

👇 Scrivilo nei commenti.

💾 Salva il post per ritrovarlo quando ti servirà.
🐧 Segui...

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FediLUG Italia - 🐧 Linux non è solo un sistema operativo: è l'infrastruttura di base che fa funzionare Internet.

submitted by linux to linux
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🐧 Linux non è solo un sistema operativo: è l’infrastruttura di base che fa funzionare Internet.

Imparare #Linux significa acquisire competenze concrete e liberarsi dalla dipendenza dalle piattaforme proprietarie.

Che tu voglia diventare sistemista o semplicemente riprendere il controllo del PC, questa guida ti porta da...

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Can 150kg drones carry cement and bricks? Hong Kong is putting them to the test

Hong Kong’s Development Bureau will test whether heavy-duty drones, weighing nearly 150kg (330.6lbs) each, can carry essential items across up to six sites over the next 12 months, the South China Morning Post has learned. In response to queries from the SCMP, the bureau revealed it was partnering with two companies to test whether the devices could carry heavy materials such as cement and manhole covers for construction work. Other potential applications include clearing drains and cleaning...

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Chinese woman reunites with family 22 years after running away over broken shower gel bottle

A woman in eastern China has been reunited with her birth family 22 years after running away as a child, fearing punishment for breaking a bottle of shower gel. Liu Xiuhong, from a rural family in Ganzhou, Jiangxi province, was nine years old when she moved with her migrant-worker parents to Jieyang, Guangdong province, where they lived in a cramped rented room, according to the mainland outlet Shicheng Media. While playing at a friend’s home in 2004, Liu accidentally smashed a glass bottle of...

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US judge reprimanded for having sex in chambers apologises: ‘I have no excuse’

A US federal judge who was disciplined after an investigation found that she had sex with a police officer in her chambers and then lied about it wrote a letter to a former law clerk apologising for her “harmful, offensive, and unprofessional behaviour”. An investigation initiated last year by the chief judge of the 11th Judicial Circuit found that US District Judge Eleanor Ross had sex in the courthouse with a high-ranking uniformed police officer within earshot of staff, attended a partisan...

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US judge reprimanded for having sex in chambers apologises: ‘I have no excuse’

A US federal judge who was disciplined after an investigation found that she had sex with a police officer in her chambers and then lied about it wrote a letter to a former law clerk apologising for her “harmful, offensive, and unprofessional behaviour”. An investigation initiated last year by the chief judge of the 11th Judicial Circuit found that US District Judge Eleanor Ross had sex in the courthouse with a high-ranking uniformed police officer within earshot of staff, attended a partisan...

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Scontro frontale, morti due giovani in vacanza all’Elba

MARINA DI CAMPO -  Tragedia all'isola d'Elba dove ieri, nel tardo pomeriggio, due ragazzi hanno perso la vita in un incidente con lo scooter. Secondo ricostruzioni erano appena sbarcati dal traghetto e provenivano dalla provincia di Lucca. L'incidente è stato nella zona di Marina di Campo, in via dell'acquedotto, a causa di uno scontro frontale tra il mezzo a due Continue Reading

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Livorno, Venezia e Ovo Sodo vincono il trofeo “Edda Fagni”. E stasera c’è la “Barontini”

Livorno - Grandi emozioni ieri sera, lungo i fossi medicei, per il trofeo "Edda Fagni", la manifestazione remiera a cronometro promossa dal comitato organizzatore della Coppa "Barontini" e dedicata alle gozzette a 4 remi juniores maschili ed alle gozzette a 4 femminili. Tra i ragazzi la vittoria è andata all'armo del Venezia con il tempo di 5' 16" 47. Al Continue Reading

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SINAL. Solidarietà della Rete Zeromolestie SINALP alla Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni per le offese ricevute in Parlamento.

Presidente Consiglio dei Ministri

On Giorgia Meloni

presidente@pec.governo.it,

pariopportunita@mailbox.governo.it,

 

Solidarietà della Rete Zeromolestie SINALP alla Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni per le offese ricevute in Parlamento.

 

La Rete Zeromolestie SINALP esprime la propria piena solidarietà alla Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni, per le parole rivolte nei suoi confronti durante il dibattito parlamentare dell’11 giugno 2026.

Al di là delle differenti posizioni politiche e del normale confronto democratico che deve sempre caratterizzare le istituzioni repubblicane, riteniamo che il dibattito pubblico non possa mai scadere in espressioni che offendono la dignità personale, trasformando il confronto politico in attacchi che richiamano stereotipi o allusioni degradanti.

La Rete Zeromolestie SINALP, da sempre impegnata contro ogni forma di violenza verbale, discriminazione e molestia, ritiene che il rispetto delle donne nelle istituzioni debba essere un principio universale, applicato senza distinzione di appartenenza o colore politico.

La storia personale e politica della Presidente Meloni rappresenta un percorso che merita di essere valutato nel merito delle scelte e delle responsabilità istituzionali, non attraverso attacchi personali.

Una donna che raggiunge il più alto incarico politico del Paese rappresenta comunque un elemento di rilievo nella storia democratica italiana e dovrebbe essere giudicata esclusivamente per il proprio operato, le proprie decisioni e la propria capacità di governo.

La Rete Zeromolestie SINALP evidenzia inoltre come il tema della parità e delle pari opportunità non possa essere utilizzato in modo selettivo o strumentale.

La tutela della dignità femminile deve valere sempre, indipendentemente dal ruolo ricoperto, dall’orientamento politico o dall’area culturale di appartenenza.

La capacità dimostrata dalla Presidente Meloni nel raggiungere la Presidenza del Consiglio attraverso un lungo percorso politico personale rappresenta, secondo la nostra organizzazione, un esempio di partecipazione e affermazione nella vita pubblica che deve essere valutato senza pregiudizi e senza ricorrere a linguaggi offensivi.

La Rete Zeromolestie SINALP ribadisce che le donne non hanno bisogno di essere protette attraverso stereotipi o concessioni simboliche, ma devono poter competere, lavorare e assumere ruoli di responsabilità sulla base delle proprie competenze, del consenso ricevuto e dei risultati raggiunti.

Condanniamo pertanto ogni forma di linguaggio sessista, volgare o lesivo della dignità personale, perché un Parlamento autorevole deve essere il luogo del confronto delle idee e non degli attacchi alla persona.

Alla Presidente del Consiglio On. Giorgia Meloni va la solidarietà della Rete Zeromolestie SINALP, con l’auspicio che il confronto politico possa tornare ad essere sempre più basato sui contenuti, sulle proposte e sul rispetto reciproco.

La dignità delle donne non ha colore politico ed il rispetto non può avere eccezioni.

Rete Zeromolestie SINALP

Il Coordinamento Nazionale

Dr. Andrea Monteleone

Dr.ssa Natascia Pisana

 

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Accessing Peertube instances via client apps through SSO

@Chocobozzz Hey, so recently I received some issues for my native Peertube tvOS client, PeerTV, regarding an inability for them to login to their accounts on specific instances that require either OpenID or OAuth. I tried implementing that, but I found out that in order to use passkeys from the apple device I need to coordinate with specific instances and have the accept some sort of credential from my app (which seems rather difficult). I tried using only the user and password to sign in with SSO but there were challenges and it wasn’t consistently logging in the users.

Did you face a similar issue with the Peertube iOS app? Can you share what you were able to do to get that working (if it even works with SSO at all)?

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NanoClaw now armed with JFrog for safer packages

NanoClaw, a secure agent framework, has partnered with supply chain platform JFrog to allow AI agents to fetch resources from JFrog's reviewed registries. Gavriel Cohen, creator of NanoClaw and co-founder of NanoCo AI, announced the tie-up on Thursday evening in San Francisco at a JFrog event that concluded with a World Cup watch party. Cohen explained that one of the features of Claw agents – OpenClaw and variations like NanoClaw – is that they can improve themselves by fetching tools and resources that they don't have. That works fine, he explained, when there's a manual approval process for accessing known local data. But it's not ideal for npm packages, even when the agent involved is sandboxed and isolated as it is in NanoClaw. Malicious code within a container may still be able to take harmful actions, even if the scope of potential activity is constrained. Developers, Cohen said, may not be familiar with a given package and it can take time to thoroughly assess whether a package is legitimate and uncompromised. "So we teamed up with JFrog and we integrated NanoClaw with JFrog's registries," said Cohen. The arrangement provides a way to reduce the agent's exposure to untrusted content. When the agent downloads new tools and libraries, the software comes from a vetted source. Cohen also announced the availability of what he called an agent factory, his company's homegrown system used to handle pull requests (PRs) using NanoClaw agents. The agent factory, he explained, is an attempt to triage pull requests, which have surged thanks to AI coding agents. "It's very easy now to point a coding agent at a repo and say, 'open a pull request for this repo,'" he explained. "And it's very difficult as a maintainer to tell the difference between a high quality contribution from somebody who's really using the open source project versus someone who's just trying to build up the reputation [using automated methods]. So to help us tackle this, we built an agent factory that helps us review every single contribution to NanoClaw." The agent factory is referred to as the PR Factory in the actual pull request. It's built with NanoClaw and hosted on exe.dev, a service that provides VMs with persistent storage. "When a PR opens, the factory spins up a dedicated worker agent for it, posts a thread to Slack, and the worker triages the change, reviews the diff, and proposes a test plan," Cohen explains in the documentation. "Nothing consequential happens on its own: merges, test runs, and credentialed GitHub actions each surface as an approval card in the thread, and only fire when a human clicks approve." Cohen acknowledged that some developers will think it's madness to process unsanitized PRs that could contain prompt injections or unsafe code. And he asked the assembled audience of developers how many had seen the phrase on the projected slide: "Never, ever, ever do this." Anyone who has spent time using and configuring AI agents in a development context has seen something of the sort in configuration files like Claude.md, which gets loaded as instructions to the underlying agent and model. "If you see something like this in the Claude.md file and the agent instructions say, 'Important: Never run drop database production,' it tells you two things. You know that that agent has deleted a production database before. And you know that it can actually still do it again. That's why the instruction is there." This elicited a knowing laugh from the audience. Cohen went on to say that the agent will do it again because instructions are not a way of enforcing security or safety. "Instructions help steer an agent AI towards valuable output, but it's not a safety mechanism," he said. "The only way to reliably prevent an agent from taking undesired action is not allowing it to take that action, not giving it the ability to take the action." That is the purpose of NanoClaw. ®

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SK Hynix to boost memory production 3x ... you can wait another 8 years, right?

Amid the unrelenting demand for AI infrastructure, SK Hynix, the world’s largest supplier of HBM memory used in high-end GPUs, now expects to triple its wafer capacity. You'll just have to wait through two more US presidential elections and then some. All that capacity won’t come online until 2034, SK Group Chairman Chey Tae-won told Nikkei Asia in a recent interview. SK Hynix’s valuation has soared in recent months. The company is one of three major producers of NAND flash and DRAM memory, large quantities of which are required to support the burgeoning AI inference market. Samsung and Micron are the other two major players in this space. This demand has led to skyrocketing memory prices for consumer DRAM and SSDs, some of which have more than tripled in price compared to this time last year. SK Hynix and the other major memory makers meanwhile have seen their revenues explode. Chey's comments come just a week after SK Hynix said that it planned to double its production capacity within the next five years. “Our calculations show that our wafer capacity will double within five years. But honestly once all these facilities are built, it won’t just double, it will triple by around 2034,” Chey told Nikkei. SK is in the process of bringing four additional wafer fabs online, with the first phase reportedly on track to come online as early as 2027. The South Korean memory slinger had previously planned to ramp production of these facilities over the next two decades, but has pulled in its timeline in hopes of satiating AI’s memory addiction. “There is currently no way to move faster than this,” Chey told the newswire. While much of this capacity will be built on SK’s home turf, the company is exploring its options for overseas manufacturing, with Japan being one of the potential destinations, with Chey calling it an “excellent” candidate due to its robust semiconductor supply chains. Unfortunately, the buildout is unlikely to drive down memory prices for consumers any time soon. As we previously reported, memory prices are not expected to peak until later this year at the earliest. Analysts warn that memory prices are more likely to plateau going into 2027 rather than plummeting like we’ve seen in past DRAM and NAND boom-bust cycles. These boom-bust cycles have been a fact of life for commodity electronics manufacturers, like SK Hynix and Samsung, for years. Prices typically spike as inventories are drawn down and crater as new capacity is brought online. On the one hand, AI infrastructure demand has helped to stabilize this to some extent. On the other hand, the AI boom kicked off in 2022 at what was arguably the worst possible time. "This demand started in the Valley for the DRAM industry. That makes financially trying to build additional capacity really challenging," TechInsights analyst James Sanders told El Reg late last year. Business is once again booming for memory vendors presenting ample opportunities for labor disputes over competition as well as fab expansions. Unfortunately, there’s no changing the fact that the fastest anyone can bring a leading edge memory fab online is about three years. ®

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Luccalug - Come eravamo: una macchina del tempo per il sito del LuccaLUG

Il nuovo sito appena andato online ma ci siamo già affezionati a questa estetica un po’ anni ‘90, fatta di marquee che scorrono, font a pixel e contatore delle visite. Ma mentre lo costruivamo ci è venuta una curiosità: quanti siti ha avuto il LuccaLUG in tutti questi anni?

Tanti. Tantissimi. Uno per ogni moda del web che è passata di qui dal 2007 a oggi. Così abbiamo fa...

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SputniX - SicilyAndCoding

Sicily&Coding 2026 e' un evento pubblico e gratuito che si terrà Venerdì 29 maggio 2026 alle Officine Bellotti di Palermo, dalle ore 10:00 alle 16:30.

Cos'è Sicily&Coding

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Lug Bolzano - New Board, New Energy: LUGBZ elects fresh leadership

[Versione italiana di sotto] Die Linux User Group Bozen startet mit neuem Vorstand in eine neue Etappe Am Samstag, den 16. Mai 2026, hat die Linux User Group Bolzano-Bozen-Bulsan im SPAZIO77 in Bozen ihre ordentliche Vollversammlung abgehalten – und dabei nicht nur Bilanz gezogen, sondern auch die Weichen für die Zukunft gestellt. Nach dem Tätigkeitsbericht […]
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PCOfficina - Pubblicati i video degli ultimi Tech Talk!

Se siete incuriositi dalle possibilità che il software open source ha da offrire per la produzione musicale e il video editing allora non potete perdere i video degli ultimi Tech Talk fatti in PCOfficina. Vi ricordiamo che sul nostro canale YouTube potete trovare tutti i talk fatti fin’ora:http://www.youtube.com/@pcofficina

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PCOfficina - Come Aggiornare il BIOS di un ThinkPad T400 su Linux (Senza CD e con Batteria Morta!)

Rigenerare e mantenere in vita hardware storico come il leggendario Lenovo ThinkPad T400 è sempre una grande soddisfazione.Tuttavia, quando arriva il momento di aggiornare il BIOS di queste vecchie macchine, ci si scontra con i limiti del passato: gli aggiornamenti non sono installabili comodamente tramite Linux Vendor Firmware Service e/o...

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PLUG - Workshop su parità di genere e inclusione

Perché nel settore ICT le donne sono ancora così poche?

Il 28 Aprile si è tenuto un incontro organizzato dal PLUG (Prato Linux User Group), con la partecipazione del GOLEM (Gruppo Operativo Linux Empoli) e il FLUG (Firenze Linux User Group).

A guidare la serata sono state Chiara Pasquali - business coach e formatrice su parità di genere - e Alice Nencini - marketing consultant con fo...

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Puglia Software Open Source - Tecnoestate - nona edizione

La creatività non va in vacanza

L’attività è rivolta a ragazze e ragazzi dai 10 anni in su che vogliano affacciarsi al mondo della robotica e domotica amatoriale attraverso la programmazione di Arduino. Sono previsti 2 corsi con incontri settimanali (martedì o mercoledì), dalle 17 alle 19:

MARTEDI'
23, 30 GIUGNO
7, 14, 21, 28 LUGLIO
4, 25 AGOSTO
1, 8, 15 SETT...

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Lug Bolzano - SFSCON 2026: Recognise Excellence in Free Software – Nominate Today

Nominate Now: SFS & European SFS Awards 2026 SFS Award Nomination 2026 DE Die LUGBZ ruft zur Nominierung für den SFS Award 2026 auf! Mit diesem Preis zeichnen wir Menschen aus, die die Freie-Software-Community in Südtirol maßgeblich prägen – sei es durch Entwicklung, Engagement oder Community-Arbeit. Kennst du jemanden, der lokal einen echten Unterschied macht? […]
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SputniX - OpenSourceCyberSecurity2026

Università degli studi di Palermo
Sabato 9 Maggio 2026

Diretta ore 09:30 10:30 11:40 Pomeriggio 15:00 16:15

Teatro Gregotti - Viale delle Scienze

09:00 Vincenzo Virgilio Hack the Kernel – 7.x 10:00 Francesco Passantino Vibe Coding, the final countdown? 11:00 Fabrizio Soppelsa Anthropic Mythos: L’AI entra nel read-team, cosa fare? 12...
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SputniX - Sostegno2026

Sostegno associazioni studentesche unipa
Scegli di sostenere Sputnix clicca sul modulo – Compila modulo (attivo dal 25/04/2026 al 15/05/2026) ...
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Lug Bolzano - Linux User Group Bozen at the Linux Arena in Pordenone

Freie Software, Reparaturkultur und digitale Selbstbestimmung Am 25. und 26. April 2026 war eine vierköpfige Delegation der Linux User Group Bozen-Bolzano-Bulsan auf Einladung der Linux User Group Pordenone-Friuli Venezia Giulia (PNLug) auf der Fiera di Pordenone vertreten. Mit dabei waren Präsident Anton Auer, Flavia Basili, Thomas Vigato und Christian Troger. Unser Stand in der Linux [̷...

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PCOfficina - Lavori in corso: sportello PCOfficina sospeso

Le attività dell’associazione rivolte al pubblico sono sospese fino a metà Maggio. Per via di alcuni lavori che si terranno nella nostra sede e negli spazi adiacenti, la sede non sarà agibile, e abbiamo dovuto impacchettare tutti i nostri PC ed attrezzature per proteggerli da polvere e altro. Per questo...

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Lug Bolzano - Verso l´assemblea LUGBZ – 16.5. 4pm – In Richtung Vollversammlung LUGBZ

Sei socio/a LUGBZ !! (Se no, ma sei “utente linux”, potresti diventarlo) Du bist Mitglied unseres Vereins LUGBZ !! (Du könntest es auch werden, wenn du Linux lernen/nutzen möchtest) Ti ricordi il l’annuncio ? — Erinnerst du dich an den Hinweis ? Save the date – 16.5. Sabato pomeriggio-sera – Samstag nachmittag Ecco, adesso sei […]
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Lug Bolzano - Ostersonntag in BZ – Domenica di Pasqua a BZ

Info: https://talk.lugbz.org/t/digital-independence-sun-day-every-month-in-via-caproni-9-salarete-netz-raum/9919 Background: https://di.day
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Lug Vicenza -

A tutti i soci, a tutti i candidati soci, del Gruppo Utenti GNU/Linux Vicenza (LugVI) Convocazione assemblea straordinaria Come stabilito nell’ultima riunione del direttivo, viene convocata l’assemblea straordinaria dell’associazione alle ore 2 in prima convocazione e alle 16 in seconda

L'articolo proviene da LugVI.

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Puglia Software Open Source - Arduino Day 2026 innovazione, formazione e cultura open source a Barletta

ARDUINO DAY 2026
innovazione, formazione e cultura open source a Barletta
La Puglia Software Open Source – APS, associazione di promozione sociale attiva sul territorio dal 2012 e riorganizzata nel 2019 come Ente del Terzo Settore, annuncia la propria partecipazione all’Arduino Day 2026, l’evento mondiale dedicato alla creatività elettronica e alla cultura dell’open hardware....

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SputniX - LinuxMeeting 2026


Sabato AI/Arduino/IOT 09:00 Saluti istituzionali
09:30 Vincenzo Virgilio Claude per il networking 10:00 Fabrizio Soppelsa Oltre il fine‑tuning:
Modelli a manetta con vLLM 10:40 Gabriele La Milia L'illusione del pensiero negli LLM 11:20 Gabriele Lo Cascio Il cubo di Rubik ci rende intelligenti? 12:00 Danilo Lo Bello Da...
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Lug Bolzano - Pizza LUG 2026 (Fotos/immagini)

  (Versione italiana vedi sotto) Ein Abend voller Austausch und Gemeinschaft Am gestrigen 19. März 2026 haben sich die Mitglieder der LUGBZ erneut im Biergarten Kaltern getroffen. Bereits im letzten Jahr hatte ein solches Treffen stattgefunden, und auch heuer war es wieder ein gelungenes Event. Neben dem geselligen Beisammensein wurden diesmal zusätzlich die bestellten T-Shirts […]...

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Luccalug - Guida alla prima serata

Stai pensando di passare a trovarci ma non sai bene cosa aspettarti? Questa guida è per te.

Non devi essere un esperto

Davvero. Questa è la cosa più importante: non serve sapere nulla di Linux per venire ai nostri incontri. Tra di noi c’è chi usa Linux da vent’anni e chi ha appena scoperto che esiste qualcosa oltre Windows. Siamo un gruppo eterogeneo e ci piace così.

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Luccalug - Benvenuti sul nuovo sito del Luccalug!

Siamo felici di annunciare il lancio del nuovo sito del Luccalug!

Abbiamo voluto creare qualcosa di diverso dal solito: un sito che richiama lo spirito del vecchio web, quando internet era un posto strano, personale e pieno di creatività.

Cosa troverete Blog: news, eventi, tutorial e racconti dalle nostre attività Archivio: tutti i documenti ufficiali dell’associazione Infor...
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Lugotto - Inaugurazione sede

Sabato 28 marzo ore 15:00 Presso la sede del Lugotto e di ILS Brescia all’O.A.S.I. di Montichiari in Corso Martiri della Libertà, 24 Si terrà l’inaugurazione ufficiale della sede del Lugotto e di Italian Linux Society sezione Brescia. Presentazione al pubblico delle associazioni ILS Brescia e Lugotto: Ingresso libero e […]
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PCOfficina - Convocazione Assemblea Ordinaria 2026

Si informano i signori soci che viene convocata l’assemblea Ordinaria, per il resoconto delle attività associative per l’anno 2025, l’approvazione del bilancio ed il rinnovo delle cariche. In allegato l’avviso di convocazione ed il modulo di delega:

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Asean at 60: peace, prosperity and polite paralysis

Dan Rae Hugo has never heard of the Asean Petroleum Security Agreement. All he knows is that his diesel costs have doubled, his profit margins have evaporated and the rice on his neighbours’ tables now costs 20 per cent more than it did before the Iran war. The 43-year-old has been farming the fields of Iloilo, the Philippines, for 18 years. He has never worked harder for less. “It’s all the inputs: the diesel, the labour for operating the machines, the transportation when we harvest … It’s the...

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Indians grieve and demand action after US strike kills sailors

Sushila Devi sat sobbing on the floor of her house in Deoria, northern India after authorities told her that her husband was one of three sailors killed in a US attack on a ship off Oman. “If he had told us about the dangers, I would have called him back,” she cried out as women from the family gathered around to console ‌her. “The government should not allow people to go there.” India on Friday took the rare step of lodging a second protest with the US over the strike that took place more than...

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Pay cut for Japan Airlines boss after crew members hid preflight drinking

Japan’s transport ministry on Friday reprimanded Japan Airlines and urged it to compile preventive measures by July 17 after an incident in which two cabin attendants drank the day before a flight in May, delaying a scheduled flight for about 40 minutes. The female JAL employees had falsely reported in an internal investigation that they had not consumed alcohol in violation of company regulations, according to the Ministry of Land, Infrastructure, Transport and Tourism. The ministry determined...

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TG3 Chi è di scena del 13/06/2026

Rubrica di informazione teatrale e dello spettacolo dal vivo; prosa, danza, arti performative. Servizi intermezzi/approfondimenti d'autore con artisti e drammaturghi.

© RaiNews

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Despite Trump Claims, Spencer Pratt Seems to Accept L.A. Mayor Results

President Trump said the loss was an example of election fraud, but Mr. Pratt did not entertain that idea. Instead, he plans to wind down his campaign but keep attacking the two Democrats who advanced.

© Alex Welsh for The New York Times

“I didn’t get in this for political power, I got in this to expose this corrupt machine, and nothing’s changed,” Mr. Pratt said. “ I don’t have a campaign laws hamstringing me now. It’s war.”
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1000 Miglia, quarta tappa verso Rimini

La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.

Tra Umbria e Marche

La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.

L’attesa per l’ultima sfida

Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.

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Jeff Bezos' AI Startup Aims To Build an 'Artificial General Engineer'

Jeff Bezos says his new AI startup, Prometheus, is working toward an "artificial general engineer" capable of helping design complex physical products such as robots, drugs, manufacturing systems, and rocket engines. The Verge reports: The NYT first reported on Prometheus last November, but now Bezos is sharing more information about the startup after a $12 billion funding round, putting the company at a $41 billion valuation. Bezos serves as co-CEO of Prometheus alongside Vik Bajaj, who co-founded Alphabet's health-focused research group, Verily. The startup currently has around 150 employees. The tools Prometheus intends to build could help develop physical products across several industries, including robotics, drug design, and manufacturing, the NYT reports. "Blue Origin is a perfect example of a company that could benefit from the tools that Prometheus is building," Bezos tells the NYT. "Any company that is building sophisticated devices -- like rocket engines -- would benefit greatly from this kind of technology."

Read more of this story at Slashdot.

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Un fondo pubblico per l’intelligenza artificiale

di Igor G. Cantalini

Tutto parte da un incontro improbabile avvenuto nei primi giorni di giugno 2026: Sam Altman, CEO di OpenAI, è entrato nell’ufficio di Bernie Sanders al Senato americano e, per circa un’ora, i due hanno discusso di qualcosa che un anno fa sarebbe sembrato fantapolitica, dare al pubblico americano una quota di proprietà nelle più grandi aziende di intelligenza artificiale del paese. La riunione è avvenuta su richiesta di Altman. Questo dettaglio, apparentemente secondario, dice già molto su quanto velocemente stia cambiando il dibattito attorno all’AI e al futuro del lavoro.

Per capire la portata di questo momento, bisogna però tornare al 2020. Andrew Yang costruì la sua campagna presidenziale sull’idea che l’automazione avrebbe svuotato una parte crescente del mercato del lavoro e concentrato la ricchezza in poche mani. Propose un Reddito Universale di Base da mille dollari al mese per ogni americano adulto, venne trattato come un visionario eccentrico, ai margini del dibattito politico. Oggi quelle idee rientrano dalla porta principale, spinte non solo da politici progressisti, ma dagli stessi amministratori delegati delle aziende che stanno costruendo l’intelligenza artificiale.

Il senatore Sanders ora ha risposto all’urgenza del momento con una proposta, ha annunciato l’American A.I. Sovereign Wealth Fund Act, una legge che creerebbe un fondo sovrano attraverso una tassa una tantum del 50% pagata direttamente in azioni da OpenAI, Anthropic, xAI e dagli altri colossi del settore. La logica che Sanders espone nel testo con cui ha presentato la proposta è semplice: l’intelligenza artificiale è costruita sulla nostra intelligenza collettiva, libri, canzoni, opere d’arte, giornalismo, codice informatico, ricerca scientifica, conversazioni e idee accumulate da generazioni, i giganti tecnologici hanno alimentato i loro modelli con queste conoscenze in gran parte senza permesso, senza riconoscimento, senza compenso; il fondo garantirebbe ai cittadini diritti di voto nelle assemblee aziendali, rappresentanza nei consigli di amministrazione e, alla fine, benefici economici diretti.

La stranezza politica maggiore sta nel fatto che questa proposta riprende argomenti arrivati anche dall’interno dell’industria tecnologica. OpenAI aveva già proposto la creazione di un fondo di ricchezza pubblica capace di dare a ogni cittadino una quota nella crescita economica guidata dall’AI. Anthropic aveva discusso modelli di fondo sovrano nazionale, partecipazioni pubbliche nell’AI e meccanismi di condivisione dei benefici economici. Sanders ha preso quelle idee, le ha portate sul terreno della legge e le ha rivolte contro i protagonisti stessi del nuovo capitalismo dell’intelligenza artificiale, con una certa feroce ironia. La risposta di Anthropic è arrivata a giugno, in forma di impegno concreto: 200 milioni di dollari destinati a un Economic Futures Research Fund per finanziare ricerca, sperimentazioni e valutazioni di politiche pubbliche, più altri 150 milioni per Claude Corps, un programma di borse pensato per aiutare giovani professionisti a diffondere i benefici dell’AI nelle comunità americane. In parallelo, Dario Amodei di Antrhopic ha pubblicato un lungo saggio in cui sostiene che l’AI potrebbe causare perturbazioni al mercato del lavoro molto più grandi e durature rispetto alle precedenti rivoluzioni tecnologiche; ha proposto un quadro a più livelli per la risposta governativa, con scenari di disoccupazione al 5%, al 10% e uno scenario ancora più grave, capace di richiedere misure permanenti come il reddito universale di base, fondi sovrani e forme di condivisione del capitale. Tra le possibili fonti di finanziamento ha indicato anche le tasse sulle stesse aziende AI, compresa la sua. Altman, nel frattempo, si trova in una posizione ambigua, in una recente intervista alla CNBC ha riconosciuto che l’impatto dell’AI sul lavoro è più irregolare e meno lineare di quanto molti immaginassero, ha spiegato che le aziende che adottano di più l’intelligenza artificiale sono spesso anche quelle che assumono di più, mentre alcune imprese che parlano di licenziamenti legati all’AI la usano ancora come spiegazione comoda di processi più complessi. Allo stesso tempo, continua a sostenere l’idea che la ricchezza generata dall’intelligenza artificiale debba essere distribuita in modo molto più ampio. Il punto, per Altman, non è soltanto costruire macchine più potenti, ma fare in modo che potere, ricchezza, opportunità e capacità di scelta non finiscano nelle mani di pochissimi.

I numeri intanto spiegano perché questa conversazione non sia più rinviabile. Nel 2026 i licenziamenti nel settore tech hanno già superato quota 150.000 secondo TrueUp, con altri tracker che collocano la cifra ancora più in alto. Aziende come Cloudflare e Atlassian hanno legato le proprie riorganizzazioni alla corsa verso l’AI e alla trasformazione del modo di lavorare, mentre Meta continua a tagliare personale e allo stesso tempo aumenta in modo massiccio gli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Nel frattempo, uno studio di Stanford ha rilevato che l’occupazione degli sviluppatori software tra i 22 e i 25 anni è scesa di circa il 20% rispetto al picco di fine 2022. La parabola della distruzione creativa, che nelle vecchie rivoluzioni industriali alla fine produceva nuovi posti di lavoro, questa volta sembra muoversi con una velocità e una profondità che rendono i vecchi paradigmi molto meno affidabili.

Il colpo di scena finale è che anche Donald Trump ha espresso interesse per l’idea, parlando della possibilità che il governo americano ottenga una quota nelle grandi aziende AI e annunciando incontri con i vertici del settore per discutere di come restituire qualcosa al pubblico. L’interesse che attraversa tutto lo spettro politico, da un socialdemocratico come Sanders alla Casa Bianca di Trump, passando per i CEO delle aziende direttamente coinvolte, suggerisce che qualche forma di proprietà pubblica dell’AI potrebbe davvero avanzare nel 2026. Che si chiami reddito universale di base, fondo sovrano, dividendo tecnologico o in qualsiasi altro modo, l’idea di fondo è ormai entrata nel dibattito principale: la ricchezza generata dall’intelligenza artificiale deve tornare almeno in parte a chi l’ha resa possibile, cioè tutti noi.

Quella che fino a poco tempo fa sembrava un’utopia sta diventando, lentamente, senso comune.

 

 

L’AUTORE

Igor G. Cantalini – Esperto di comunicazione e marketing digitale di 45 anni, laureato in Scienze della Comunicazione, ha lavorato con brand di fama nazionale e internazionale, specializzandosi successivamente in Intelligenza Artificiale. Scrittore e divulgatore, pubblica articoli su  vari temi.

L'articolo Un fondo pubblico per l’intelligenza artificiale proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

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La strage invisibile nelle reti da pesca

C’è una parte della pesca che non arriva mai sui banchi del mercato, animali protetti, spesso minacciati, che muoiono ogni anno come danni collaterali della pesca commerciale. È ciò che emerge dal nuovo rapporto di Wildlife and Countryside Link, una coalizione britannica di organizzazioni ambientaliste, che ha provato a mettere insieme per la prima volta i dati disponibili sulle catture accessorie nelle acque del Regno Unito. Il titolo del rapporto è “Hidden in the Haul” (nascosto nel bottino), e racconta proprio questo, ovvero ciò che la pesca porta via dal mare senza che quasi nessuno lo veda.

Ogni anno, secondo le stime raccolte nel rapporto, più di 10.000 uccelli marini vengono catturati e uccisi accidentalmente. Oltre 1.000 cetacei, tra focene e delfini comuni, muoiono nelle attrezzature da pesca. A questi si aggiungono circa 500 foche, più di 1.000 salmoni atlantici in pericolo, oltre 120 tonnellate di squali e razze protette. In Scozia, sei megattere e trenta balenottere minori sono state trovate morte impigliate nelle corde delle nasse. Sono animali che non erano il bersaglio della pesca; finiscono nelle reti mentre cercano cibo, restano intrappolati nelle corde, annegano sott’acqua, vengono feriti o soffocano. Gli uccelli marini, tra cui pulcinelle di mare, gazze marine e urie, si tuffano per alimentarsi e restano presi nelle reti da posta, che pendono nell’acqua come tende invisibili. I mammiferi marini restano impigliati negli attrezzi fissi o nelle corde. Sul fondo, draghe e reti pesanti trascinate sul fondale colpiscono specie che non compariranno mai nelle statistiche più visibili della pesca. Secondo gli studiosi che hanno stilato il rapporto la parte più grave è che questi numeri potrebbero rappresentare solo una piccola frazione della realtà; solo una minima parte delle attività di pesca viene osservata. Per alcune tecniche, come le draghe, il controllo riguarda appena lo 0,05% dello sforzo di pesca. Per trappole e nasse si scende sotto lo 0,01%. Le imbarcazioni straniere che pescano nelle acque britanniche non sono incluse nei dati analizzati.

Il risultato è un’enorme zona d’ombra. Dal 2021 i pescatori hanno segnalato ufficialmente solo 9 mammiferi marini catturati accidentalmente, mentre le stime parlano di migliaia di esemplari uccisi nello stesso periodo. Una distanza così grande mostra quanto sia debole un sistema basato quasi soltanto sull’autosegnalazione.

Per le associazioni ambientaliste, la cattura accidentale è una crisi silenziosa e invisibile, silenziosa perché avviene lontano dagli occhi, invisibile perché non entra nella narrazione pulita del pesce che arriva nei supermercati e nei ristoranti. Eppure riguarda alcune delle specie più amate e protette dei mari britannici.

Richard Benwell, amministratore delegato di Wildlife and Countryside Link, ha definito scioccante la scala della distruzione e ha ricordato che molte di queste morti sono evitabili. Le soluzioni per Benwell esistono già: reti modificate, corde appesantite, sistemi di allontanamento acustico, monitoraggio elettronico, telecamere a bordo, sensori e controlli più severi possono ridurre drasticamente le catture accidentali.

Il rapporto cita inoltre anche esempi positivi, a Filey Bay, nello Yorkshire, vicino alla più grande colonia di uccelli marini sulla terraferma del Regno Unito, alcuni pescatori su piccola scala hanno collaborato con i conservazionisti e sono riusciti a ridurre le catture accidentali annuali da circa 700 uccelli a quattro o cinque, sperimentando attrezzature diverse e reti più pesanti. In Scozia, le prove con corde appesantite per le nasse hanno ridotto il rischio che le balene restassero impigliate. Il problema, quindi, non è l’assenza di soluzioni, è la lentezza con cui vengono applicate.

La pesca viene spesso vista come un’attività antica, dura e necessaria… Lo è e proprio per questo va portata nel futuro. Un mare sano non può essere trattato come un grande magazzino da svuotare, dove tutto ciò che non serve viene considerato scarto. Dietro ogni pesce pescato ci può essere una parte invisibile di vita marina distrutta.

 

 

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Poche risorse per difendere il Regno. Healey gira i tacchi, arriva l’ex parà

John Healey, il ministro della Difesa che ha mollato “Sir Keir” in brache di tela, è l’ennesima defezione dall’ormai lacero-contuso governo Starmer. Nell’andarsene, giovedì, Healey ha vergato – come i […]

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Nola, cullatori e Gigli

«Giuvannenie’ Giuvanne/guagliunciello ’e sei sett’anne/mamma toia tene che ffà/sette figlie addà campà/pirciò ’a scola te vo’ mannà Giuvannenie’ Giuvanne/già tiene a mente/ce sta chi parla bbuono/e chi malamente/Pirciò Giuvanneniello/’sta scola […]

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«La damnation de Faust», la leggenda drammatica di Berlioz tra incanto e follia

Nell’introduzione all’edizione Garnier del Faust di Goethe tradotto da Gérard de Nerval, Maurice Marache scrive: «Il genio del romanticismo francese è più l’immagine di una nostalgia che l’espressione di un […]

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“Basta col massacro a Gaza, Ucraina, Sudan e i 56 massacri in corso nel mondo”: il messaggio di Ligabue a Roma con “Il mio nome è mai più” – IL VIDEO

Luciano Ligabue durante il concerto allo Stadio Olimpico di Roma, il 12 giugno, ha mandato un messaggio molto chiaro sulla sua posizione contro le guerre. Il palco è immerso nell’oscurità. L’artista, con la chitarra acustica tra le mani, si esibisce in solitaria sull’estremità della passerella. Al ritornello, la band entra in scena con la propria musica mentre il palco si accende di un’intensa luce rossa. Sugli schermi compaiono le scritte “Basta col massacro a Gaza”, “Basta col massacro in Ucraina”, “Basta col massacro in Sudan” e “Basta con i 56 massacri in corso nel mondo”.

Ma non è tutto perché più avanti con il concerto il cantautore parla della violenza sulle donne con l’ultimo inedito “Nessuno è di qualcuno”. “Adesso vi facciamo sentire l’ultima canzone che ancora non è uscita, ma l’abbiamo già fatta dal vivo un po’ di tempo fa. – ha detto – È una canzone che io voglio dedicare a tutte le donne e le ragazze che hanno subito un qualsiasi tipo di violenza e in Italia, a quanto pare, è una su tre”.

Il palco è illuminato da luci rosse e bianche. Sullo schermo centrale, su uno sfondo nero viene proiettato il testo della canzone scritto in bianco e arricchito da grafiche rosse che rappresentano il mondo e grafiche astratte. Su tutti gli schermi viene proiettato un video in bianco e nero con alcuni volti dello spettacolo che ripetono “Nessuno è di qualcuno” seguito dalla scritta bianca su fondo nero “Una Nessuna Centomila”. A parlare sono: Pierfrancesco Favino, Linus, Marco D’Amore, Rosario Fiorello, Marco Bocci, Luca Zingaretti, Luca Argentero, Salvatore Esposito, Stefano Fresi, Edoardo Leo, Giorgio Panariello, Marco Giallini, Raul Bova, Giuseppe Fiorello, Vinicio Marchioni, Amadeus e, naturalmente, Fiorella Mannoia.

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Ligabue all’Olimpico di Roma: “De Gregori è patrimonio italiano, ma non condivido più di tanto il suo pensiero. Sul palco parlo delle 56 guerre nel mondo. Sanremo è col coltello tra i denti. Se mi invitano come ospite? Mai dire mai”

Luciano Ligabue è tornato allo Stadio Olimpico di Roma stavolta per la celebrazione “La notte di certe notti”. Erano in 54mila, come confermato dagli organizzatori, ad applaudire ieri 12 giugno l’artista che ha proposto una scaletta di 26 brani suddivisi in quattro parti per ogni album: “Ligabue” (1990), “Miss Mondo” (1999), “Fuori come va?” (2002), “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn” (1991). Il bis è affidato a “I ragazzi non in giro” e naturalmente “Certe Notti”.

Abbiamo incontrato l’artista che ha raccontato la genesi dello spettacolo pensato per gli stadi, che proseguirà mercoledì 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino, sabato 20 giugno (a un anno da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano e a settembre e ottobre con un tour nei palazzetti. Si inizia il 22 settembre dall’Arena di Verona per poi chiudere il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026. E il 2027? “Mi fermo in Italia, ma all’estero succederà qualcosa”.

Su un prossimo album le idee sono chiare. “Allora diciamolo chiaramente, – ha concluso Ligabue – io di canzoni ne ho un fottio. È l’ultimo dei problemi avere delle canzoni. Poi da qui a pubblicarle è un’altra cosa proprio perché il mondo è cambiato. Qualcosa uscirà prima o poi. Abbiamo un brano che non abbiamo fatto uscire, ma c’è del materiale che è già stato realizzato in buona parte”.

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China’s navy has missiles and drones. Why is it bringing back the ‘big guns’?

In an era of naval warfare defined by air superiority, precision missiles and autonomous drones, China’s navy appears to be bringing back the “big guns”. A new naval gun system is said to be in development which takes 155mm, or 6.1-inch, artillery shells. That would make it the largest of its kind in the world today. The naval gun has recently been spotted undergoing sea-based performance testing from an experimental warship, which suggests it is moving closer to being deployed by the People’s...

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China’s navy has missiles and drones. Why is it bringing back the ‘big guns’?

In an era of naval warfare defined by air superiority, precision missiles and autonomous drones, China’s navy appears to be bringing back the “big guns”. A new naval gun system is said to be in development which takes 155mm, or 6.1-inch, artillery shells. That would make it the largest of its kind in the world today. The naval gun has recently been spotted undergoing sea-based performance testing from an experimental warship, which suggests it is moving closer to being deployed by the People’s...

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Justice Department Approves Paramount's $111 Billion Acquisition of Warner Bros.

The Justice Department has approved Paramount Skydance's $111 billion acquisition of Warner Bros. Discovery without requiring divestitures or other concessions. The deal still faces scrutiny from state attorneys general. Politico reports: The decision, expected to be announced Friday, paves the way for Paramount to combine with the entertainment and media company behind a vast film and television studio, CNN, and the HBO Max streaming service, which would be combined with Paramount+ to create a new offering boasting about 200 million subscribers. The deal, which would upend the Hollywood ecosystem by combining two historic rival studios, is opposed by many in the entertainment industry who fear it could lead to mass layoffs, among other concerns. After an extensive review, DOJ officials determined the transaction did not pose a threat to competition and declined to challenge it, said the people, who were granted anonymity to discuss sensitive matters. The department approved the merger without requiring any divestitures, behavioral remedies or concessions, according to one of the people. [...] The DOJ's approval does not end the merger's legal scrutiny. California Attorney General Rob Bonta has been reviewing the transaction and could still sue to block the deal despite federal regulators signing off. A spokesperson for Bonta's office told POLITICO earlier this week "the Paramount acquisition of Warner Brothers remains an active investigation." [...] Throughout those discussions, Paramount maintained that the merger would strengthen competition rather than diminish it, creating a media company better positioned to compete with streaming leaders and deep-pocketed technology rivals, according to people familiar with the matter. Hollywood workers fear the merger could trigger another wave of layoffs in an industry already reeling from years of consolidation. Critics argue that billions in promised cost savings will come at the expense of jobs, fewer opportunities for creators and greater concentration of power across film, television and streaming.

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Prendono a noleggio lo scooter poi si schiantano contro un’auto: due vittime a Marina di Campo

MARINA DI CAMPO – Un violentissimo scontro frontale tra un’auto e uno scooter ha provocato un terribile doppio incidente mortale nel tardo pomeriggio di oggi (12 giugno) all’Isola d’Elba. Il tragico schianto si è verificato in via dell’Acquedotto a Marina di Campo, nel tratto di carreggiata che costeggia il perimetro dell’aeroporto della Pila, lasciando sull’asfalto due vittime giovanissime, entrambe di soli 23 anni, e facendo scattare un massiccio spiegamento di soccorritori.

La dinamica del sinistro è adesso al vaglio degli inquirenti, ma secondo una prima e parziale ricostruzione l’impatto tra lo scooter, preso a noleggio poco prima a Portoferraio, e una vettura modello Kia è stato talmente ravvicinato e forte da non lasciare scampo ai due occupanti del mezzo a due ruote. Entrambi i ragazzi sono stati proiettati in aria prima di impattare violentemente contro il terreno. Per uno di loro i soccorritori della Pubblica Assistenza di Campo nell’Elba e del Santissimo Sacramento di Portoferraio non hanno potuto fare nulla: il decesso è avvenuto praticamente sul colpo a causa delle lesioni istantanee. Il secondo giovane è stato preso in carico dai sanitari nel disperato tentativo di stabilizzarne i parametri vitali in attesa dell’arrivo dell’elisoccorso Pegaso 3, allertato dalla centrale operativa regionale, ma il suo cuore ha cessato di battere subito dopo per i gravissimi traumi interni riportati.

I rilievi di rito e la gestione della viabilità, interrotta per ore per consentire la messa in sicurezza dell’area, hanno visto impegnati i carabinieri della compagnia di Portoferraio e gli agenti della polizia municipale, che hanno provveduto a porre sotto sequestro i veicoli coinvolti.

Sulla Kia viaggiava un nucleo familiare proveniente da Novara, composto da cinque persone tra cui due bambini e un’anziana. Due dei passeggeri dell’auto sono rimasti feriti in modo lieve e trasportati al pronto soccorso per le cure del caso, sebbene le loro condizioni non siano gravi. Sul luogo del dramma è accorso anche il primo cittadino di Campo nell’Elba, Davide Montauti, per seguire da vicino le operazioni di identificazione dei due ragazzi – che risulterebbero residenti nei comuni versiliesi di Seravezza e Pietrasanta – e per esprimere il cordoglio della comunità elbana.

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Philippines’ belligerence towards China out of step with Asean trend

The Philippines’ confrontational approach to maritime territorial disputes, such as its championing of the 2016 South China Sea arbitration ruling, has not only failed to resolve regional tensions, it also risks undermining Asean centrality. In May, addressing Japan’s National Diet, Philippine President Ferdinand Marcos Jnr announced that Manila would mark the ruling’s 10th anniversary in July, an occasion he said “embodies our determination to resolve disputes through peaceful means”. That is...

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SpaceX’s Unlikely Journey From Far-Out Idea to $2 Trillion Juggernaut

Elon Musk said he had initially given SpaceX less than a 10 percent chance of succeeding. His rocket company has come a long way.

© Andres Kudacki for The New York Times

A SpaceX ad on the Nasdaq MarketSite tower in Times Square. The company, which Elon Musk founded in 2002, began trading on the stock market on Friday.
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Canada e Bosnia debuttano al Mondiale con un pareggio

Canada e Bosnia debuttano al Mondiale con un pareggio

TORONTO (CANADA) (ITALPRESS) – Si chiude con un pareggio per 1-1 la sfida tra Canada e Bosnia, valida per la prima giornata del gruppo B ai Mondiali 2026. La sblocca Jovo Lukic nel primo tempo, pareggia i conti nella ripresa Cyle Larin, entrato appena tre minuti prima. Dopo qualche minuto passato a prendere le misure, il Canada guadagna campo e comincia a farsi vedere dalle parti di Vasilj. L’occasione più nitida per i padroni di casa arriva al 17′ con una conclusione in area di David, che non riesce ad angolare il tiro e regala la sfera al portiere avversario. La Bosnia rimane bassa aspettando il momento giusto per colpire in contropiede, ma sono proprio gli uomini di Barbarez a passare in vantaggio al 21′. Corner di Basic, spizzata di Kolasinac e secondo colpo di testa a opera di Lukic per lo 0-1. Il Canada si ributta in avanti alla ricerca del pari. Al 28′ ci prova Konè, ma il suo tiro viene murato; al 32′ chance per Oluwaseyi, la cui conclusione termina alta. David e compagni stazionano nella metà campo bosniaca, ma senza riprendere la gara nella prima frazione. Si va all’intervallo sul risultato di 0-1. Canada vicinissimo al pari in avvio di ripresa. Al 53′ Laryea calcia a botta sicura: Kolasinac salva tutto deviando sulla traversa. Attenzione però anche alla Bosnia, che appare più propositiva rispetto al primo tempo, e al 55′ va vicinissima al raddoppio quando Demirovic, lanciato a campo aperto verso Crepeau, spreca una chance incredibile facendosi chiudere la porta dal portiere canadese, che mette la palla in angolo. La svolta arriva al 76′: fuori Oluwaseyi, dentro Larin. Bastano tre minuti al centravanti del Southampton per mettere l’impronta sul match. Il neo entrato Promise David riceve al limite e di prima con l’esterno pesca il compagno di squadra, bravissimo a proteggere palla e, con una conclusione deviata, a siglare l’1-1. Nel finale la squadra di casa sembra averne di più, ma il fortino davanti a Vasilj resiste. A Toronto finisce 1-1.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Canada e Bosnia debuttano al Mondiale con un pareggio

Canada e Bosnia debuttano al Mondiale con un pareggio

TORONTO (CANADA) (ITALPRESS) – Si chiude con un pareggio per 1-1 la sfida tra Canada e Bosnia, valida per la prima giornata del gruppo B ai Mondiali 2026. La sblocca Jovo Lukic nel primo tempo, pareggia i conti nella ripresa Cyle Larin, entrato appena tre minuti prima. Dopo qualche minuto passato a prendere le misure, il Canada guadagna campo e comincia a farsi vedere dalle parti di Vasilj. L’occasione più nitida per i padroni di casa arriva al 17′ con una conclusione in area di David, che non riesce ad angolare il tiro e regala la sfera al portiere avversario. La Bosnia rimane bassa aspettando il momento giusto per colpire in contropiede, ma sono proprio gli uomini di Barbarez a passare in vantaggio al 21′. Corner di Basic, spizzata di Kolasinac e secondo colpo di testa a opera di Lukic per lo 0-1. Il Canada si ributta in avanti alla ricerca del pari. Al 28′ ci prova Konè, ma il suo tiro viene murato; al 32′ chance per Oluwaseyi, la cui conclusione termina alta. David e compagni stazionano nella metà campo bosniaca, ma senza riprendere la gara nella prima frazione. Si va all’intervallo sul risultato di 0-1. Canada vicinissimo al pari in avvio di ripresa. Al 53′ Laryea calcia a botta sicura: Kolasinac salva tutto deviando sulla traversa. Attenzione però anche alla Bosnia, che appare più propositiva rispetto al primo tempo, e al 55′ va vicinissima al raddoppio quando Demirovic, lanciato a campo aperto verso Crepeau, spreca una chance incredibile facendosi chiudere la porta dal portiere canadese, che mette la palla in angolo. La svolta arriva al 76′: fuori Oluwaseyi, dentro Larin. Bastano tre minuti al centravanti del Southampton per mettere l’impronta sul match. Il neo entrato Promise David riceve al limite e di prima con l’esterno pesca il compagno di squadra, bravissimo a proteggere palla e, con una conclusione deviata, a siglare l’1-1. Nel finale la squadra di casa sembra averne di più, ma il fortino davanti a Vasilj resiste. A Toronto finisce 1-1.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

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Philippines’ belligerence towards China out of step with Asean trend

The Philippines’ confrontational approach to maritime territorial disputes, such as its championing of the 2016 South China Sea arbitration ruling, has not only failed to resolve regional tensions, it also risks undermining Asean centrality. In May, addressing Japan’s National Diet, Philippine President Ferdinand Marcos Jnr announced that Manila would mark the ruling’s 10th anniversary in July, an occasion he said “embodies our determination to resolve disputes through peaceful means”. That is...

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Philippines’ belligerence towards China out of step with Asean trend

The Philippines’ confrontational approach to maritime territorial disputes, such as its championing of the 2016 South China Sea arbitration ruling, has not only failed to resolve regional tensions, it also risks undermining Asean centrality. In May, addressing Japan’s National Diet, Philippine President Ferdinand Marcos Jnr announced that Manila would mark the ruling’s 10th anniversary in July, an occasion he said “embodies our determination to resolve disputes through peaceful means”. That is...

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ShinyHunters Hacked 100+ Organizations By Exploiting an Oracle PeopleSoft 0-Day

ShinyHunters claims it exploited a critical Oracle PeopleSoft zero-day to compromise more than 100 organizations, including the University of Nottingham, where it says it stole 40GB of student and billing data. "ShinyHunters posted the UK university on its data leak site on Tuesday before publishing the stolen files later that same day, presumably because the school refused to pay the extortion demand," reports The Register. From the report: "University of Nottingham on our leak site is one of the first publicly confirmed incidents," a ShinyHunters spokesperson told us. "We have only just started outreach to affected orgs and are actively looking to reach an agreement with affected orgs." They didn't say when they planned to post the other 100 or so claimed victims. A Google threat intelligence report published Thursday afternoon corroborated ShinyHunters' claims to have compromised more than 100 organizations. Google said it spotted malicious activity, "consistent with the exploitation of CVE-2026-35273," between May 27 and June 9, and notified more than 100 global orgs "whose IP addresses correlated with potentially vulnerable endpoints." Most of these, we're told, are based in the US and 68 percent are in the higher-education sector. Oracle has released a "patch availability document," but it's unclear whether a patch is currently available.

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China missed the World Cup. Its brands didn’t

Inside a sprawling broadcast hub in Dallas, thousands of devices supplied by Lenovo are helping Fifa manage and distribute content from stadiums across the United States, Canada and Mexico, forming part of the technological backbone of the largest World Cup ever staged. The central role played by the Chinese-founded technology company highlights a reality often obscured by geopolitical tensions between Washington and Beijing: while US policymakers have increasingly scrutinised Chinese technology...

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China missed the World Cup. Its brands didn’t

Inside a sprawling broadcast hub in Dallas, thousands of devices supplied by Lenovo are helping Fifa manage and distribute content from stadiums across the United States, Canada and Mexico, forming part of the technological backbone of the largest World Cup ever staged. The central role played by the Chinese-founded technology company highlights a reality often obscured by geopolitical tensions between Washington and Beijing: while US policymakers have increasingly scrutinised Chinese technology...

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Two Dan Sullivans? Alaska Republicans Suggest Kicking One Off the Ballot in Senate Race

The lieutenant governor and the top elections official, both Republicans, are investigating whether the challenger coordinated with a Democrat to confuse voters.

© Eric Lee for The New York Times, Karen Dillman, via Associated Press

Republicans argue that the Senate campaign by Dan J. Sullivan, right, was planned by Democrats to confuse voters and hurt Senator Dan S. Sullivan, left, a second-term lawmaker.
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Tra alpinisti sono morti precipitando dalla parete Nord del Gran Paradiso: “Due sono italiani”

Tre alpinisti sono morti dopo essere precipitati dal Gran Paradiso, sul versante della Valle d’Aosta. Secondo quanto si apprende due di loro sono italiani e sarebbero precipitati per quattrocento metri lungo la parete Nord.

Dopo aver dormito al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, a 2.750 metri di quota, sono partiti venerdì mattina, alle tre circa, in direzione della cima (4.061 metri). La chiamata di soccorso è arrivata alla centrale unica di Aosta poco dopo le 19.30, per il loro mancato rientro. Sono immediatamente partite le operazioni del soccorso alpino valdostano e del soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves. Grazie anche a un localizzatore Gps, attivato da uno degli alpinisti, i corpi sono stati individuati a una quota di circa 3.600 metri.

La salita, classificata come “Abbastanza Difficile Superiore” e “Difficile Inferiore”, richiede un’ottima preparazione fisica, tecnica e la conoscenza dell’ambiente d’alta quota. A fine maggio, sempre sulla parete Nord del Gran Paradiso, in un incidente era morto un altro alpinista.

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Monopattini tra nuove regole e controlli fantasma. Il nostro video-denuncia

Sulla carta, le regole da rispettare sui monopattini elettrici ci sono, ma la realtà in strada racconta tutta un'altra storia. Siamo andati a Milano a vedere cosa succede davanti agli occhi della Polizia Locale. Ecco un estratto dell'inchiesta che troverete sul sito e sul canale YouTube di Moto.it e che vi lascerà a bocca aperta
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Coupon Abbonamento Giugno 2026

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C'è uno sconto del 20% sull'abbonamento PRIME RADIANCE fino al 20 giugno 2026, contiene il corso su linux, xamp, python e tutti gli altri corsi di preparazione alla oscp, su Arch e il linguaggio C. Prova gratuita di 7 giorni! 
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Oroscopo 13 giugno 2026: amore, energia e occasioni da non perdere

Oroscopo 13 giugno 2026: amore, energia e occasioni da non perdere Ariete Gentilezza e armonia migliorano i rapporti più importanti. Allontanate la routine e concedetevi qualcosa di nuovo: il relax passerà attraverso esperienze diverse dal solito. Toro Ottimi legami in compagnia e slancio positivo rendono speciale il weekend. Godetevi la vita, ma approfittatene anche per …

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Holy git! Microsoft code-sharing site suffers downtime, despite move to Azure

GitHub has been struggling with service availability in recent months as traffic on the platform has surged, driven in large part by AI-assisted coding and agentic development workflows. The code-sharing site has been trying to address those issues by expanding capacity and migrating more workloads to Azure infrastructure, but reliability remains uneven. In the May 2026 GitHub Availability Report, GitHub acknowledges nine incidents that degraded performance, one fewer than its April report. That's something. But Jakub Oleksy, SVP of software engineering at GitHub, says there's more to be done. "We are making structural changes that permanently remove failure modes," he said in the report. "We acknowledge that we have work to do, but we’re committed to getting it done and making GitHub reliable when and where you need it." Microsoft’s code hosting site also briefly halted new Copilot subscriptions to reduce the cost impact of its AI services and to adjust its Copilot pricing to account for shifting model provider policies. As noted in an April post, GitHub had planned to increase its capacity by 10x back in October 2025, but by February 2026 it had become evident that a 30x expansion would be needed to accommodate the surge of pull requests, commits, and new repos. Last year, GitHub reportedly handled 1 billion commits for the entire year. Now it receives 1.4 billion commits every month. “We’re now serving 40 percent of monolith traffic from Azure (up from 8 percent in February), with Git traffic at 30 percent and repository replication at 99 percent,” said Oleksy. “We’ve more than doubled our effective capacity in four months.” Oleksy notes that efforts to isolate GitHub’s primary database cluster by moving users, authentication, and authorization into separate domains should prevent failures that cascade across the system. That hasn’t quite solved GitHub’s ongoing availability challenges, in part because Azure has also confronted capacity problems recently. There were nine incidents in May compared to 10 incidents in April. And June is on pace for a similar number. The Missing GitHub Status Page, an unofficial project to track GitHub service problems, counts 12 incidents in May and reports uptime over the past 90 days at 87.26 percent. By month, the project puts GitHub availability at 78.33 percent in April, 93.86 percent in May, and 88.39 percent for June so far. GitHub's Official Status Page presents a far more flattering view of availability, with uptime figures mostly around 99.9 percent for the listed services. These figures depend upon what gets counted and the duration of the disruption. GitHub’s own incident history page cites 26 incidents in April, 23 in May, and 12 to date in June. ®

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Perchè (e come) QJMOTOR sbarca in uno dei mercati più dinamici del mondo? [VIDEO]

Siamo volati in Colombia alla Feria 2 Ruedas, dove abbiamo intervistato Chen Xiao Yu, International Customer Businnes Group Director di QJMOTOR: Europa, motosport, dinamiche cinesi, aspirazioni umane, differenze tra Cina e india. In questa intervista Mr. Chen ci ha aperto le porte di una prospettiva interessante e per certi versi inedita
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Suspect dead after West Texas shooting kills 1 and injures at least 9 others

A shooter who opened fire in the West Texas city of Midland died on Friday after a stand-off with police following an attack that left one person dead and at least nine others injured, city officials said. The suspect, 45-year-old Victor Mata Villarreal, had shot at police just days earlier during a chase and was already being sought by authorities when he began firing at officers and bystanders in Midland, according to the Texas Department of Public Safety. Police were called to the area after...

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Suspect dead after West Texas shooting kills 1 and injures at least 9 others

A shooter who opened fire in the West Texas city of Midland died on Friday after a stand-off with police following an attack that left one person dead and at least nine others injured, city officials said. The suspect, 45-year-old Victor Mata Villarreal, had shot at police just days earlier during a chase and was already being sought by authorities when he began firing at officers and bystanders in Midland, according to the Texas Department of Public Safety. Police were called to the area after...

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Canada Has Its Elbows Up and Arms Wide Open at the World Cup

Facing President Trump’s threats, many Canadians have taken a defensive stance to their neighbor. But now Canada is playing co-host with the United States and Mexico, and welcoming the world.

© Ian Willms for The New York Times

Fans celebrating a goal to tie the game during a public viewing of the match on Friday in Toronto.
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Group and platform Report / Signalement

Hello,

I’m wondering what happens when a report is made. I imagine it sends an email to the Mobilizon hosting manager.

But if a French association runs a group, it may be liable for the content published within that group. We might want several levels of reporting:

  • one at group level (e.g. via private message). Also, are all messages sent by the event organisers available at group level? (Can the organisation provide moderation training at this level already?)
  • one at platform level.

From what I understand, both are possible. Is that right ?

EDIT : When sending a MP to someone, should he receive an email ? In which delay ?

Kind Regards

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Il Palazzo Rosso

di Camillo Acquilino

Per tanti genovesi, e non solo per loro, il Palazzo Rosso è lo storico edificio situato nella Strada Nuova (odierna via Garibaldi), splendida dimora dei Brignole Sale un tempo, sede museale ai giorni nostri.

Per noi ragazzi di Genova PP invece il Palazzo Rosso è indubbiamente il grande edificio rivestito di lastre di travertino, rosso appunto, che si trova al limite nord ovest del piazzale della stazione. Il suo nome ufficiale è Fabbricato Servizi Accessori della stazione, ma se vi dovesse capitare di doverlo nominare a Genova PP chiamatelo anche voi Palazzo Rosso.

Ho dovuto iniziare a conoscere quel fabbricato partendo, con molta umiltà, dalle sue fondamenta. Era il settembre del 1982 quando, vincitore del bando di concorso esterno per Capo Tecnico in prova, sono stato assunto dalla Azienda Autonoma FS e inquadrato come responsabile dell’OCA.

OCA?? Officina Carica Accumulatori, mi hanno spiegato dopo aver accolto la mia promessa di fedeltà allo Stato e prima di accompagnarmi nell’inquietante percorso che mi ha portato in un piccolo ufficio situato nelle fondamenta del palazzo.

La mia inquietudine derivava da quei grandi locali interrati semibui, popolati da un gran numero di persone che da quel momento avrei dovuto guidare nel loro lavoro, ma che ora mi guardavano come si guarda un pivello da schernire. Improvvisamente mi sono imbattuto nella consapevolezza della mia assoluta ignoranza in ciò che mi chiedeva il nuovo lavoro, un’attività che si basava su di un vastissimo impianto normativo di impostazione statale, pieno zeppo di acronimi (concetto nuovo per me in quel momento) come OCA infatti.

Uscivo, per scelta, da una interessante esperienza di lavoro in un centro studi di tecnica navale dove, io giovane perito industriale con specializzazione in meccanica, mi ero prodigato per cinque anni a diventare un costruttore navale. Era un lavoro impegnativo e interessante dicevo, che però non mi ha mai concesso di vivere una reale indipendenza operativa, semmai mi ha quasi sempre fatto provare la sgradevole sensazione di avere costantemente il fiato sul collo di qualche superiore.

Quando invece sono arrivato nel primo ufficio che mi ha assegnato le FS, il superiore che aveva accolto la mia promessa formale di fedeltà allo Stato anticipandomi che, se avessi chiuso con successo il periodo di prova di un anno, avrei dovuto perfezionarla con un giuramento, ha ribadito che da quel momento io ero il responsabile di quella officina e dell’operato di chi ci lavorava e si è congedato.

Iniziava l’autunno del 1982 e si era conclusa forse l’ultima ondata di reclutamento in FS mediante concorso pubblico, processo di selezione organizzato per il 1980, ma che era stato rimandato a causa del disastroso terremoto che si era verificato in Irpinia.

Le maestranze dell’OCA occupavano forse il livello più basso della manovalanza in ferrovia. Gli addetti al rifornimento accumulatori alle vetture per viaggiatori lavoravano in coppia e dovevano trasbordare, in posizioni spesso scomode, delle batterie che pesavano 90 kg ciascuna. Molti di loro avevano vinto il concorso pubblico nelle regioni meridionali e vivevano a Genova, spesso in condizioni di precarietà, aspettando un agognato trasferimento in avvicinamento alla famiglia rimasta al sud. Non era un ambiente facile da gestire per un novellino come me. In quel mondo sotterraneo ero suggestionato anche da alcuni nomi propri che non avevo mai sentito nella vita “normale” come Elmo, Adelchi, Efisio….

In ufficio ero affiancato da uno “Scritturale” che mi introduceva nel mondo dei regolamenti. I nostri erano classificati con la sigla TV (Trazione e Veicoli). Esistevano poi quelli M del Movimento, IE degli Impianti Elettrici, L dei Lavori ….

L’officina era costituita da un grande salone dove erano installati i banchi di carica degli accumulatori IEA/IEAU  (Impianto Elettrico Autonomo / Impianto Elettrico Autonomo Unificato) da 140 Ah, da una cabina elettrica, dove erano ancora custoditi dei raddrizzatori trifase a vapore di mercurio e da due officine, una attrezzata per la riparazione degli accumulatori e l’altra per la riparazione dei carrelli da trasporto.

I raddrizzatori a vapori di mercurio non erano più in uso in quella officina, ma io li ho visti ancora operativi e sfiammeggianti nella consorella di Brignole. Uno di quegli oggetti è però diventato uno dei primi miei problemi da risolvere come neo assunto. Un famoso ex Dirigente delle FS, l’Ing. Finzi, mi aveva fatto ordinare di inviarne uno alla Scuola Impianti Elettrici Ferroviari (SIEF) di Rivarolo. Era destinato a una vetrina espositiva dove credo che si trovi ancora oggi. Si trattava di un oggetto pesante e fragilissimo ed era custodito in una vecchia struttura di supporto che assomigliava a un pollaio per le galline. Io dovevo valutare se quella struttura fosse sufficientemente robusta per garantire il trasporto sicuro di quell’ampolla, contenente una discreta quantità di mercurio, fino al SIEF.

L’OCA era collegata a un sottopassaggio di servizio munito dei montacarichi necessari a trasferire i carrelli con le batterie al piano dei marciapiedi della stazione. Questo sottopassaggio era utilizzato anche dagli addetti al servizio postale, dalla cooperativa portabagagli e dagli operatori del servizio di carico scarico dei vagoni bagagliaio. Inoltre costituiva una comoda via di accesso al Palazzo Rosso ed era preferita da molti che vi erano impiegati.  Sono testimone del fatto che in quel mondo sotterraneo si muovessero molte più persone addette ai lavori di quante oggi sono impiegate in tutta la stazione.

Il processo di carica degli accumulatori libera idrogeno e, in determinate concentrazioni può rendere esplosiva l’aria circostante. Per questo motivo la sala di carica aveva delle finestre a soffitto poste al livello del marciapiede della stazione. Così il fabbricato non aveva il piano terra, ma un piano ammezzato dove, fra gli altri, si trovava l’ufficio che avrei occupato con il mio primo avanzamento di carriera: CT PV GEPP (Capo Tecnico turnista del Posto Verifica di Genova Piazza Principe). Anche in questa nuova collocazione, nonostante fossero trascorsi un paio di anni dalla mia assunzione, mi trovavo nella condizione del pivello del gruppo con la differenza che il mondo dei verificatori di allora, anch’esso difficile da gestire, era tutto particolare e meriterebbe uno o più racconti per poterlo descrivere adeguatamente. Per curiosità aggiungo solo che i nostri vicini di piano vivevano in un’ala segregata del palazzo dove si diceva che già avessero l’aria condizionata. Un termine, che a me pare appartenere al modernariato, li classificava come “Elettrocontabili”, probabilmente si occupavano della perforazione delle schede di input degli elaboratori IBM. Fonti sedicenti informate riferivano cha avessero anche una cucina e che fossero capaci di prepararsi una mensa prelibata.

Con un altro passo in carriera sono arrivato al primo piano del Palazzo Rosso, nel sacro ufficio del Capo Impianto dove alcuni anni prima avevo prestato il giuramento di fedeltà allo Stato Italiano. Qui i nostri vicini di piano erano gli addetti al Collaudo del Materiale Rotabile, altro ambito lavorativo piuttosto defilato rispetto alle attività della circolazione dei treni.

Nell’ufficio del Capo Impianto, il Titolare come si dice nella lingua delle FS, ricoprivo il ruolo del suo assistente tecnico diretto. Ai tempi della mia assunzione quel posto era occupato da un custode storico dell’Impianto, tanto da meritarsi il soprannome di “U Frattun”. Quel signore allora mi incuteva un certo timore e anche un senso di tristezza dato che lo vedevo invecchiare in quell’ufficio come eterno secondo dei vari Titolari che nel frattempo si erano avvicendati.

Da quella mia nuova posizione non immaginavo quindi di poter assistere a un evento innovativo per le FS, ma per mia fortuna il Titolare al quale ero stato affiancato si poteva considerare giovane per quei tempi e giovanile era anche per l’apertura, quasi sportiva, con la quale si approcciava alle novità tecnologiche. Quell’uomo, che annovero fra i migliori insegnanti di mestiere che mi è capitato di incontrare, si chiama Pasquale. Egli, nel settore della verifica tecnica dei veicoli, era anche molto esperto delle modalità di assicurazione del carico sui carri.

L’evento a cui accennavo è stato l’arrivo dei Personal Computer nelle sedi periferiche delle FS. In un pomeriggio del 1991 ero solo in ufficio quando è arrivato un corriere per la consegna di alcuni scatoloni e mi ha detto che contenevano gli elementi di un computer Olivetti 286 (PC, monitor a tubo catodico, tastiera e stampante ad aghi per modulo continuo). Conoscendo l’inerzia del mondo FS e dando credito alle voci secondo le quali quella fornitura non mirava tanto a dare un aiuto al lavoro dei ferrovieri, quanto a costituire un appoggio di stato all’AD della Olivetti, azienda in quegli anni in grosse difficoltà, stavo già pensando di dover trovare un posto nel magazzino per quelle scatole, in attesa dell’attivazione di quella nuova macchina che chissà quando sarebbe avvenuta.  Proprio in quel momento è arrivato Pasquale il quale, dopo aver appreso del contenuto di quegli ingombranti imballaggi, con gioia mi ha detto: “Lo montiamo?” .

Windows non esisteva e si lavorava direttamente dal prompt del DOS. Contagiato dall’entusiasmo di Pasquale ho iniziato subito a “picchiarmi” con quel nuovo strumento di lavoro, ma devo riconoscere che il vero specialista in dBASE III e Clipper era lui.

Successivamente Pasquale è stato trasferito al quinto piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova. Lui era stato promosso Capo del Reparto Veicoli e io, che nel frattempo avevo lavorato  alla manutenzione delle carrozze per viaggiatori, l’ho raggiunto per tornare a essere il suo assistente. Proprio in virtù dell’utilizzo dei PC in quel periodo, in due riuscivamo a svolgere una mole di lavoro davvero eccezionale.

Il posto di Pasquale è poi passato a Maurizio, un altro mio grande maestro di mestiere. Maurizio non amava particolarmente i PC, ma era molto attento alla normativa che regolava il nostro settore ferroviario e alla conoscenza diretta delle particolarità tecniche delle carrozze viaggiatori e dei carri merci. Un suo “pallino” tecnico/normativo riguardava l’impianto del freno continuo automatico dei treni. Oltre alle capacità professionali era dotato di uno stile ammirevole; quando si doveva confrontare in controversie burrascose, riusciva a mantenere un profilo corretto e signorile. Con lui sento di aver completato la mia formazione professionale.

Per descrivere l’ambiente del 5° piano del Palazzo Rosso, sede dell’Ufficio Materiale e Trazione di Genova che rappresentava il centro di coordinamento per la Liguria delle attività di manutenzione dei rotabili, di verifica dei veicoli e del personale di condotta (macchinisti), vi accenno a un personaggio ancora oggi molto noto per la sua competenza professionale, con il quale sono stato vicino di ufficio. Occupavamo due stanze contigue, molto ampie e che, dato che erano affacciate sul lato sud del fabbricato, beneficiavano di una bella visuale sul piazzale della stazione, sul Ponte dei Mille e sul bacino portuale fino alla Calata Sanità e la Lanterna.

Armando, questo è il suo nome, aveva istruito moltissimi dei macchinisti genovesi ed era considerato da tutti loro come una persona molto preparata, corretta e affidabile. Quando mi è capitato di incontrare dei colleghi fiorentini che si occupavano della stesura dei regolamenti nazionali per i macchinisti, immancabilmente mi sono sentito dire: “Noi si ragiona, si discute, si scrive e poi si manda il tutto ad Armando: se per lui va bene noi si è a posto”.

Però, come in tante realtà lavorative, esisteva un conflitto di fondo fra chi produceva (da noi sui binari o nelle officine) e chi invece dirigeva le operazioni dagli uffici di sede centrale. Allusioni reciproche collocavano lavativi e incapaci nel campo avversario, quando invece capacità e voglia di lavorare, come pure le situazioni opposte, erano ovviamente presenti e distribuite nei due campi.

Un giorno ho visto arrivare una baldanzosa comitiva dagli impianti operativi, forse convocata per un confronto di tipo sindacale. Uno di quelli che guidavano il gruppo ha scorto Armando che stava lavorando alla propria scrivania proprio accanto alla finestra, postazione che oramai occupava da diversi mesi. Fermandosi in modo plateale, tanto da essere visto e udito da tutto il suo seguito, quello ha salutato così: “Armandu, te l’han deta n’a scrivania cun n’a bella vista!” Prima di dare la risposta, Armando ha sollevato lo sguardo dal testo che stava studiando e, dopo essersi voltato verso la finestra, ha ammesso: “Ti se che ti è propriu raxiun. Nu gh’eiva mai fetu caxu”.

Un altro giorno sotto quella stessa finestra una locomotiva E656 sostava in testa a un treno pronto in partenza dal binario 18 quando è arrivato dal mare il fronte di un forte temporale. Lo scroscio d’acqua è stato così intenso che dal ginocchio del pantografo anteriore, che si trovava in posizione abbassata, si è innescato un arco elettrico verso il tetto della cabina. La scarica è durata diversi secondi e ha provocato la salita di una colonna di fumo verso il cielo, già nero di per se stesso, rendendo uno spettacolo tetro e infernale. In molti ci siamo affacciati dalle finestre nonostante l’imperversare della burrasca. La tregua è arrivata quando sono intervenuti i dispositivi di sicurezza del sistema di alimentazione della linea aerea che staccato l’alimentazione. Nel silenzio ritrovato si è inserito il vociare dei soliti commenti inutili. Solo Armando si era accorto che l’altro pantografo era ancora alzato toccando il filo di contatto e, prevedendo il prossimo tentativo automatico di re inserimento della remota cabina di alimentazione, ha iniziato a urlare verso il macchinista: “Tira giù! Tira giù!”.

L’alimentazione a 3.000 V è infatti ritornata provocando un secondo arco elettrico che ha costretto il macchinista a una fuga precipitosa. Si è poi saputo che lui in effetti aveva comandato l’abbassamento del pantografo, forse in seguito dell’incitazione di Armando, ma che l’operazione non si era compiuta perché lo strisciante si era saldato al filo di contatto.

Ho imparato molto nel percorso attraverso i vari piani del Palazzo Rosso, soprattutto quando ho incontrato persone come Pasquale, Maurizio e Armando. Se posso riassumere qui il loro insegnamento, mi sento di dire che a guardare sono tutti capaci, ma pochi sanno anche vedere.

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Google Sues Chinese Cybercrime Operation That Used Gemini AI To Send Scam Texts

An anonymous reader quotes a report from TechCrunch: Google is suing to dismantle the infrastructure behind an alleged massive AI-powered cybercrime operation. On Friday, the tech giant announced a lawsuit against an alleged Chinese cybercrime network called Outsider Enterprise, which Google says uses AI in its campaigns to send scam text messages impersonating Google and other brands to steal passwords and credit card numbers. Outsider Enterprise has financially scammed "hundreds of thousands of victims" with losses "estimated in the millions." The group deployed 9,000 fake websites, 1 million fraudulent web domains, and 2.5 million texts sent to Android users in a two-week period, according to Google. "55,000 spam texts were flagged by Android users in just two weeks this past May -- that's more than two text spam complaints a minute," Google said. Google said it uses "AI-powered tools to fight AI-powered scams", which enable the company to detect scams and alert users of suspicious calls and text messages, leading to the interception of more than 10 billion scam messages a month. The company said it has been collaborating with AT&T, T-Mobile, and Verizon to block the scam text messages and said it is coordinating with the FBI, which is taking unspecified law enforcement actions.

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Il 12 giugno della Russia e l'accerchiamento euro-atlantico


di Fabrizio Poggi

Il 12 giugno si celebra in Russia la festa nazionale con cui si evoca la data in cui, nel 1990, il primo Congresso dei Deputati del Popolo della RSFSR adottava la Dichiarazione di Sovranità nei confronti dell'URSS: prima tappa dei passi che avrebbero portato alla fine dell'Unione Sovietica, con la Bielorussia di Stanislav Šuškevi? che decretava la propria “sovranità” il successivo 27 luglio, seguita il 24 agosto dall'Ucraina di Leonid Krav?uk. Nel dicembre 1991, riuniti nella Belovežskaja puš?a, Boris Eltisn Stanislav Šuškevi? e Leonid Krav?uk decretavano a tavolino la fine dell'URSS.

Sempre il 12 giugno, ma nel 1991, Boris Eltsin diventava il primo presidente della RSFSR. Ma, dato che larga parte dei russi aveva un atteggiamento negativo verso la dichiarazione di “sovranità” che, secondo loro, era alla base della liquidazione dell'URSS, il 12 giugno 1998 Eltsin decise di ridenominare la giornata in Festa della Russia. 

In altre parole, il 12 giugno la Russia celebra la cosiddetta “parata delle sovranità” che, dopo la Russia, avrebbe via via investito le altre Repubbliche dell'URSS e portato alla distruzione dello stato socialista sovietico. Si celebrano con ciò stesso, anche senza dirlo apertamente, la “terapia shock” formulata da Egor Gajdar, l'iperinflazione, la miseria e la disoccupazione che avrebbero caratterizzato gli anni '90 e si sarebbero rivelati esiziali per molti milioni di russi, portando a un pauroso decremento della popolazione, che raggiunse la cifra di un milione in meno all'anno. Si contarono oltre 20 milioni di russi, tra morti e non nati negli anni '90, grazie alle “riforme eltsiniane”.

A corredo, in quegli anni, il cosiddetto “far west” del primo capitalismo e della “accumulazione originaria” del capitalismo russo: diffusa criminalità economica, omicidi su commissione per accaparrarsi il controllo sulle aziende statali messe all'incanto con la privatizzazione della proprietà socialista avviata da Anatolij Chubajs. A seguire: deindustrializzazione, scadimento della ricerca scientifica e tecnologica, “ottimizzazione” delle sfere sociali come istruzione e servizi sanitari, innalzamento di cinque anni dell'età pensionabile, secondo i dettami del FMI. Il 1 giugno 1992 il governo Eltsin-Gajdar sottoscriveva col FMI una “Lettera di intenti” con cui si impegnava, nel passaggio all'economia di mercato, ad adottare solo norme, codici e Costituzione dettati dal FMI. Non si può dimenticare come quello che oggi viene spesso citato a proposito di quello che dovrebbe essere il corretto atteggiamento nei confronti della Russia, l'economista americano Jeffrey Sachs, fosse all'epoca alla testa delle centinaia di funzionari yankee che “indicavano” alla squadra eltsiniana come tradurre in pratica il programma di “Passaggio al mercato” della Russia, acclamato dalle “democrazie” euro-atlantiche come “nuova era della civiltà”. Un'era in cui scoppiarono in Russia conflitti armati regionali, con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi.

Passato il periodo del cosiddetto capitalismo selvaggio e assestatesi gradualmente le proprietà delle immense ricchezze privatizzate, soprattutto nei diversi rami dell'industria estrattiva e mineraria, lo stato russo tornava poi gradualmente a controllare lo sviluppo del nuovo (nuovo, nel senso del ritorno alla vecchia formazione sociale pre-sovietica) ordine socio-economico capitalistico.

Ma, perché sia chiara la contrapposizione tra due epoche, ecco che anche nella ricorrenza del 12 giugno e della proclamata “sovranità”, come avviene da anni con la parata del 7 Novembre – in cui si celebra non la data della Rivoluzione d'ottobre, ma la sfilata militare del 1941 – sulla piazza Rossa si copre “pudicamente” il mausoleo di Lenin con schermi disegnati coi colori della nuova (anche qui: “nuova” riprendendo i colori della Russia zarista) bandiera russa. Un chiaro simbolismo, dicono i comunisti russi, del confronto tra due sistemi sociali e di quale dei due, socialista o borghese, testimoni della realtà russa attuale, a dispetto di alcune affermazioni della leadership del Cremlino, forse troppo frettolosamente interpretate da alcuni come “ritorno al passato sovietico”.

Tutto questo non significa che non si debbano adottare oggettivi atteggiamenti nei confronti della “nuova” Russia capitalista, impegnata a difendere il proprio spazio dalle mire aggressive delle compagini guerrafondaie euro-atlantiste, bramose di mettere le mani su quelle ricchezze che nel 1991 sembravano così a portata di mano per i capitali occidentali e che, invece, il Cremlino si è impegnato a preservare per i capitali russi. In questo senso, senza soffermarsi particolarmente sulle “cose della guerra” in Ucraina, di cui peraltro parliamo pressoché quotidianamente, si può notare che le radici e le cause del conflitto “per interposta Ucraina”, scatenato da USA-NATO-UE ai danni della Russia, affondano ben lontano nel tempo, forse molto prima del golpe nazional-nazista del 2014 a Kiev. Se quest'ultimo ha condotto l'ex Repubblica sovietica sulla definitiva strada del confronto armato, è però sin dagli anni '50 – si è scritto ripetutamente -  che la CIA aveva individuato in determinate regioni ucraine i “punti di forza” di un assalto anche armato all'Unione Sovietica e, successivamente, si sia continuato a puntare sulle spinte nazionaliste attive nel paese sin da inizi '900 per fomentare quei sentimenti che poi sarebbero stati ben sfruttati negli anni '90, sfociando appunto nel famigerato golpe nazista del 2014.

L'accerchiamento militare anti-russo portato dalla NATO sin dai primi anni '90, con l'assorbimento via via degli ex stati socialisti d'Europa orientale, completa il quadro del concreto retroterra alla base della guerra guerreggiata in corso dal 2022, in vista dello scontro militare diretto per il quale le cancellerie europee non si reputano ancora sufficientemente pronte.
Ecco dunque che quando il signor Marco Imarisio, sul solito Corriere della Sera, scrive che «Da una scintilla, l’immane incendio», intendendo paragonare, par di capire, “l'improvviso” scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022 a quello che, sin dai tempi di scuola, viene presentato come “l'inatteso” «attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando» e, poi, sembrerebbe voler paragonare «le sofferenze dei soldati in trincea» nella guerra del 1914-'18 e «l’enormità dell’accaduto, un massacro senza senso e senza una vera causa che non fosse un pretesto», al conflitto in Ucraina, non resta che ricordare a certi articolisti alcune considerazioni degli analisti militari che, di guerre, se ne intendevano abbastanza. Non è necessario affrontare il tema del paragone tra i massacri degli assalti alla baionetta, dei gas mortali, delle decimazioni contro i contadini in uniforme che non ne volevano sapere di esser mandati al macello, da un lato, e le vittime dell'attuale conflitto in Ucraina: dato che ogni singola vita ha valore e il massacro non si conta sui numeri.

Non è questo il punto. E lasciamo alla coscienza del signor Imarisio anche il paragone tra il macello imperialista delle trincee del 1914, voluto dalle potenze contrapposte dell'Intesa e dell'Alleanza per la spartizione delle sfere coloniali e dei profitti del capitale finanziario, da una parte e i motivi addotti, a detta dell'articolista, da «chi ha scatenato questa nuova carneficina», cioè il conflitto in Ucraina, dall'altra. Perché, evidentemente, secondo il signor Imarisio, non è altro che Vladimir Putin che avrebbe scatenato la guerra, facendo quindi scoccare “la scintilla” di un conflitto mondiale, proprio come con l'attentato di Sarajevo. Quello che c'è stato prima del 2022 non conta più: i rapporti tra mire del capitale occidentale e ricchezze russe non contano più, come non esiste più l'accerchiamento militare della NATO.

Fermiamoci qui. Ci permettiamo solo di citare, ancora una volta, le osservazioni di Carl von Clausewitz, secondo cui «Tutti sanno che le guerre sono innescate solo dai rapporti politici tra governi e popoli; ma generalmente si rappresentano la questione come se con l'inizio della guerra quei rapporti cessino e si presenti una situazione del tutto diversa, subordinata solo a proprie leggi speciali. Noi sosteniamo il contrario: la guerra non è altro che la continuazione dei rapporti politici con l'intervento di altri mezzi». La bramosia del capitale occidentale per le ricchezze della Russia e l'accerchiamento militare del paese danno il quadro di quei «rapporti politici tra governi e popoli» di cui parlava Clausewitz. A quel punto, conta solo molto relativamente chi abbia “attaccato per primo” e solo nelle rappresentazioni liberal-confessionali si continua a piangere per “l'aggredito” e a maledire “l'aggressore”.
La “scintilla” evocata dal signor Imarisio somiglia a quella situazione irrisa da Vladimir Lenin con il famoso aforisma secondo cui alcuni rappresentano l'inizio della guerra «in maniera infantile e ingenua, del tipo che di notte qualcuno abbia agguantato un altro per la gola e i vicini debbano salvare la vittima dell'aggressione... come dire: vivevano in pace, poi uno ha attaccato e l'altro si è difeso». Dire che Putin abbia acceso “la scintilla”, scatenando la guerra in Ucraina senza alcun motivo, serve gli interessi di chi, secondo i piani bellicisti euroatlantisti, è impegnato a preparare la militarizzazione delle società europee in vista della guerra programmata dalle cancellerie europee per il 2030. 

«Vivevano in pace i popoli», scriveva ancora Lenin; «poi si sono azzuffati! Come fosse vero! Davvero si può spiegare la guerra senza metterla in relazione con la precedente politica di quello stato, di quel sistema di stati, di quelle classi?».

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MX Linux 25.2 provides possible refuge from AI as well as systemd

MX Linux 25.2 is here, now with kernel 7.0 if you choose – although the Raspberry Pi edition still needs some work. MX Linux has been quietly turning into one of the Reg FOSS desk’s favorite distros for a few years now. It has a number of desirable attributes, and with version 25.2 released late last month, some of the slightly bumpier parts of the major upgrade to version 25 are getting smoothed out. We looked at MX Linux 25 in November last year, and reported that one of the niftiest features in previous versions had been lost. In MX 23 and before, you could choose which init system the OS used every time it booted up: so, for instance, you could normally run with the classic sysvinit, but if you needed to install something which demanded systemd, you could temporarily boot up with systemd as the init, install your app, and then switch back. In our testing, we’ve found that some things require Agent P’s Swiss Army Knife of a “System and Service Manager” to install, but once they’re in place on your computer, they will run quite happily without it. Alternatively, if it’s something you only occasionally run, you can start up with systemd only when you need it. The way that MX Linux did this no longer works on kernel 6.12 or above. So, in order to continue to offer a choice of inits at all, MX 25.0 made you choose at install time: either pick the systemd version, or the sysvinit version. (And if you wanted KDE Plasma, it was only available in systemd form.) MX Linux 25.1 fixed that with a new, different, switchable-init system. However, that made upgrading from 23 to 25 tricky, and after we tried it, the OS still worked, but the handy suite of MX Tools didn’t. These aren’t essential, but they significantly facilitate common adjustments and tweaks such as installing extra external apps, switching repositories and mirrors, managing kernel versions, installing additional device drivers such as the eternally problematic Nvidia drivers, and much more. They’re one of the distro’s key advantages, and well worth having. We dug out the machine in our test fleet, which runs MX, and tried the option in the installation program that installs over the top of an existing copy of MX. It worked fine, with some caveats: it’s not quite as capable as Ubuntu’s in-place reinstall, which spares your home directory while reinstalling the OS around it. MX simply overwrites the old OS; it doesn’t pick up any config from it – but it’s quicker and easier than custom partitioning. We had to re-enable our swap partition, and add a user account that matched the old one, but everything worked fine. With the MX Tools, it was fast and easy to choose local repositories for updates, and reinstall some handy proprietary apps such as Google Chrome and Slack. The distro comes with Flatpak preinstalled, and we used that to install Gear Lever to make it easier to reinstall Panwriter. The new MX Linux version 25.2 optionally includes the new kernel 7.0, from the Liquorix project that we looked at in 2022. For the Xfce edition, you can choose the normal edition, with a Debian kernel, or the AHS edition with the newer kernel. The KDE edition only comes in AHS form, and the lightweight Fluxbox edition for low-end kit only offers the Debian kernel. There are any number of Debian and Ubuntu based remixes and meta-distributions out there, but MX Linux is perhaps the single most user-friendly distro we’ve seen that isn’t based on systemd. It’s fast, lightweight, and much easier to get configured and installed than Devuan, or even than Debian itself. It also has better tools for adjustment and customization than any member of the Ubuntu or Debian family, and rivals the best Arch Linux-based distros such as Garuda Linux. As we reported from the Ubuntu Summit, Canonical is beginning a push into AI. Since then, the roadmap for Ubuntu 26.10 “Stonking Stingray” has been published, including what it calls a Context-aware desktop – powered by LLMs. Similar changes have already come to Linux Lite 8.0, which is based on Ubuntu 26.04. This too bundles a local LLM for all your error-filled artificial-plagiarism needs. We suspect that such developments may yet drive a small exodus of Ubuntu users – and if you also want to get away from systemd at the same time, then MX Linux is an excellent place to start. Bootnote: MX Linux on the Raspberry Pi Finally, version 25.2 sees the Raspberry Pi respin updated to the new base OS. Until 25.2, the Pi version was still on MX version 22. As this rather outdated description says, this is a separate edition of MX Linux with Xfce, but built in part from the packages in the Raspberry Pi OS rather than directly from Debian – so it looks and works like MX, but is compatible with most Pis and most apps for PiOS. For instance, the Pi configuration commands, and EEPROM updater, work fine on MX on the Pi, but they don’t on (for instance) Alpine Linux. We tried MX Linux 24.2 for the Raspberry Pi on both 4 GB and 8 GB Pi 5 machines and on a Pi 4, but it wouldn’t get past the splash screen for us – but the previous release worked very well, so once it’s received a little more TLC, this could turn out to be a good option for Pi users wanting a more configurable desktop OS. ®

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Fired IT worker jailed for 21 months after sabotaging old school district

A disgruntled IT worker faces 21 months behind bars after being found guilty of sabotaging his former employer’s systems for more than a year and half. Ezekiel Dean Potter, 34, was fired from his IT support job at Iowa’s SaydelU Community School District (SCSD) in April 2023. He was found guilty of causing various technical damages to SCSD’s systems betwUeen May 2023 and January 2025.UU At his sentencing hearing on June 11, the court heard thaUt the IT worker had gathered and stored more than 300 Saydel user accountU credentials before he was terminated from his position. Potter’s other offenses included deleting SCSD’s Facebook page on June 1, 2023, and data related to its Apple School Manager program, which prevented it from managing Macs and iPads. The disgruntled worker, who the prosection described in its sentencing memo [PDF] as “a plague on the Saydel Community School District,” was just one of two IT staff members who had the required privileges to make changes to the Facebook account. The deletion ended up being a permanent one, and SCDC had to create a new page in August. Following his intrusion into the district’s Apple School Manager on June 14, 2023, SCSD’s IT team had to work with Apple for a week to restore their access after Potter deleted users’ passwords, phone numbers, billing information, and the primary mobile device server management information, court documents [PDF] showed. He also attempted to delete all user accounts and restricted access for those who still had one. Potter’s next offense took place between July and August 2023, when he attempted to interfere with SCSD’s GoDaddy account, unsuccessfully resetting usernames and passwords. Potter logged into this GoDaddy account no less than 26 times, including on one occasion where he used his company-issued PC supplied by his subsequent employer, convenience store and pizza chain Casey’s. The IT specialist then took an extended break from his cyber sabotage. Court documents mention Potter successfully gaining access to SCDC’s Google and Gmail accounts in October 2024, but he waited even longer to act on this access. It wasn’t until January 2025 that he logged into SCDC’s PowerSchool-based Schoology learning platform using one of the district’s Google accounts to which he had access, and deleted the account of one of the organization’s IT staff. This had the knock-on effect of locking out teachers during a school day and, in turn, preventing them from teaching for two hours. He returned a week later and deleted an additional nine district Gmail accounts, including current and former staff, the district IT director, and superintendent. Investigations showed that even though Potter switched to a VPN during one of the January intrusions, his IP address was later traced back to him and his employer, The Printer Inc, which he joined after leaving Casey’s. He left that job on January 23, 2025, for reasons not disclosed. Potter seemingly trusted at least one of his coworkers enough to “wipe” a USB drive he left in his old desk, asking them to do so after he departed the company. That trust was misplaced, however, as the coworker instead reported the USB to management, and what followed ultimately proved to be Potter’s undoing. The Printer Inc passed the USB to law enforcement, and later the FBI, which forensically examined the device, finding spreadsheets filled with more than 300 district usernames and passwords, a floor plan for Saydel High School, as well as personal data pertaining to Potter and pay stubs from his employment at SCSD. In total, the district incurred $73,375 worth of costs related to employees' lost time, digital forensics, learning downtime, and time spent working with other vendors to remediate his intrusions. SCSD's insurer spent an additional $27,893.75 in payments for digital forensics and remediation work, taking the total losses up to $101,268.81. Potter was indicted on October 15, 2025, and arrested the following day, but released on pretrial supervision after accepting responsibility for his offenses. He later entered a guilty plea in January 2026, and was found guilty in February. At his sentencing hearing on Thursday, Potter expressed deep regret for his actions, especially for disrupting children’s learning, and for failing his family. "I never intended to negatively affect students, but I recognize that harm was still done and I'm deeply sorry," he said, according to local media. "This experience humbled me in ways I never expected, but I needed that." His defense attorney, Joseph Herrold, stated: “Mr. Potter now fully sees the impact of his actions and deeply regrets the harm he caused.” Herrold argued against a prison term, instead asking for a five-year probation term, owing to Potter’s deep regret and the strong deterrent that comes with his felony conviction. The public defender also pointed to Potter’s clean criminal background, noting only one prior harassment misdemeanor related to a 2010 case, when he was just 18 years old. Potter was convicted following immature conduct from the backseat of a vehicle, for which he received a $65 fine. Herrold also said Potter’s restitution order to repay $59,668.81 in total, with $31,775.06 going to SCSD and $27,893.75 to its insurer, Travelers Indemnity Company, only furthered the deterrent effect, and would impact his lifestyle for years to come. Prosecuting the case, US attorney David C. Waterman, pushed instead for a 26-month prison term, saying: “Defendant’s actions were not a one-time lapse in judgment. They were calculated, malicious, and seemingly motivated only by the defendant’s vindictiveness.” He added: “The defendant’s attacks on SCSD’s systems are troubling not just because of the significant damage he caused – tens of thousands of dollars, without accounting for the unknown but clearly extensive disruption to teaching and school activities – but also because of the defendant’s motivations. “It appears the defendant repeatedly assaulted SCSD out of spite and pure maliciousness, despite knowing his actions would affect not only his former boss and IT colleagues, but also school faculty, administrators, and students.” ®

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Vince Guarducci, telecamere in piazza della Vittoria

Livorno, 12 giugno 2026 – Piazza della Vittoria sarà controllata da un sistema di telecamere. Il Consiglio comunale, nella seduta di lunedì scorso, ha approvato la mozione del consigliere di Forza Italia Alessandro Guarducci avente per oggetto “l’installazione di un sistema di videosorveglianza in Piazza Della Vittoria a tutela del decoro urbano, della sicurezza e del Monumento ai Caduti”. “L’approvazione di questo atto – commenta Guarducci – rappresenta un risultato importante e concreto, frutto di un impegno politico serio e costante portato avanti negli anni da Forza Italia su un tema particolarmente sentito dai residenti e da tutta la città. Il Consiglio Comunale ha espresso un consenso pressoché unanime: tutti i gruppi hanno votato a favore della mozione, ad eccezione del Gruppo Misto che si è astenuto e dell’estrema sinistra che ha votato contro. Un’ampia convergenza che dimostra il pieno apprezzamento per un provvedimento che riteniamo necessario per contrastare il vandalismo e la criminalità in un’area molto frequentata della città”. Forza Italia dichiara di portare da tempo avanti a Livorno questa battaglia per garantire maggiore sicurezza e tutelare il patrimonio pubblico. “Nonostante le ripetute sollecitazioni – si legge nella nota – Piazza della Vittoria è rimasta fino ad oggi priva di un adeguato sistema di videosorveglianza, mentre si sono continuati a registrare episodi di degrado, atti vandalici e crescenti preoccupazioni da parte dei residenti. Con questa mozione il Consiglio Comunale, il Sindaco e la Giunta valuteranno, d’intesa con il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica (organo competente in materia), l’installazione di telecamere con particolare attenzione al Monumento ai Caduti e alle aree maggiormente esposte ad atti vandalici; a prevedere le risorse necessarie nel prossimo strumento finanziario; a coinvolgere residenti e attività economiche della zona in un percorso di confronto e informazione; a monitorare periodicamente il decoro urbano dell’area predisponendo gli interventi necessari per mantenere elevati standard di sicurezza e pulizia. “Il voto favorevole – continua Guarducci – dimostra che quando una forza di opposizione lavora seriamente, avanza proposte concrete, equilibrate e nell’interesse esclusivo della comunità, è capace di riscuotere un largo consenso. È così che, pur dai banchi della minoranza, proviamo a contribuire concretamente al miglioramento della qualità della vita dei livornesi, trasformando le idee in risultati e le istanze dei cittadini in atti amministrativi efficaci. Continueremo a vigilare affinché gli impegni assunti vengano tradotti rapidamente in fatti, perché la sicurezza, il rispetto dei luoghi simbolo della nostra città e la tutela del bene comune non possono più attendere”.

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Pope Leo’s plane grounded, so Spain’s king gives him a ride

Even popes have travel delays. Lucky for Pope Leo, King Felipe VI offered a way out, and a way home. Leo’s Iberia charter, due to take him back to Rome after a week-long visit to Spain, was grounded by a technical problem Friday, prompting Spain’s king to offer his private jet instead. Felipe escorted Leo to his Falcon on the tarmac at the airport in Santa Cruz de Tenerife, in the Canary Islands. Leo and members of his delegation boarded the plane and took off, more than three hours after he was...

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Pope Leo’s plane grounded, so Spain’s king gives him a ride

Even popes have travel delays. Lucky for Pope Leo, King Felipe VI offered a way out, and a way home. Leo’s Iberia charter, due to take him back to Rome after a week-long visit to Spain, was grounded by a technical problem Friday, prompting Spain’s king to offer his private jet instead. Felipe escorted Leo to his Falcon on the tarmac at the airport in Santa Cruz de Tenerife, in the Canary Islands. Leo and members of his delegation boarded the plane and took off, more than three hours after he was...

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Lo scooter a noleggio, poi lo scontro fatale: tragedia all’Isola d’Elba, morti due giovani di 23 anni

Isola d’Elba, 12 giugno 2026 – Terribile doppio incidente mortale all'Isola d'Elba. Erano arrivati sull’isola in una splendida giornata di sole e avevano affittato uno scooter a Portoferraio, ma nel tardo pomeriggio di oggi, 12 giugno, sono rimasti vittima di uno scontro fatale contro un’auto in via dell’Acquedotto a Marina di Campo. Si tratta di una strada che costeggia l'aeroporto della Pila. 

https://www.iltelegrafolivorno.it/cronaca/incidente-mortale-isola-delba-gpvrz6bx

Le vittime

Le vittime sono due ragazzi giovani di 23 anni, sarebbero originari di Massa. Ancora non è chiara la dinamica dell'incidente ma secondo quanto emerso entrambi sono stati entrambi sbalzati a terra dal veicolo a causa del forte impatto, uno di loro è morto sul colpo. L'altro, le cui condizioni sono apparse immediatamente molto gravi, non ce l'ha fatta ed è morto poco dopo in seguito ai gravi traumi riportati per il violento impatto. Ferite le due persone che erano a bordo dell'auto, ma le loro condizioni al momento non destano particolari preoccupazioni. 

https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/sequestro-bambina-stazione-q04u83ht

I soccorsi

Imponente la macchina dei soccorsi intervenuta: la Pubblica Assistenza di Campo nell' Elba, il Santissimo Sacramento di Portoferraio, i carabinieri della stazione di Portoferraio la polizia municipale. Si è attivato anche l'intervento dell’elisoccorso Pegaso 3, ma purtroppo non è stato necessario. Secondo quanto emerso sul posto è intervenuto anche il sindaco di Campo nell'Elba Davide Montauti. 

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La Cina rafforza la tutela dei diritti ambientali

La Cina rafforza la tutela dei diritti ambientali

PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – La Cina intende rafforzare la tutela dei diritti ambientali nei prossimi cinque anni, secondo un rapporto pubblicato oggi dall’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato.

Il Piano d’azione nazionale della Cina per i diritti umani (2026-2030), pubblicato in occasione dell’apertura del Forum 2026 sulla governance globale dei diritti umani, delinea l’impegno della Cina a favore della tutela dei diritti umani nei prossimi cinque anni.

Il documento sottolinea il diritto al miglioramento dei moderni sistemi di governance eco-ambientale attraverso misure quali l’applicazione del codice ecologico e ambientale, il rafforzamento della divulgazione delle informazioni eco-ambientali e della partecipazione pubblica, e la promozione di stili di vita e abitudini di consumo semplici, moderati, ecologici, a basse emissioni di carbonio e salutari.

Il rapporto ribadisce l’impegno a portare avanti la fondamentale lotta all’inquinamento, che riguarda l’aria, le risorse idriche, gli ambienti e gli ecosistemi acquatici, il suolo e i rifiuti solidi, oltre all’inquinamento acustico e marino.

Il documento esorta ad aumentare la diversità, la stabilità e la sostenibilità degli ecosistemi attraverso iniziative quali la rigorosa applicazione delle linee rosse per la conservazione ecologica.

Afferma infine l’importanza di affrontare il cambiamento climatico, ribadendo l’impegno del Paese a raggiungere il picco delle emissioni di carbonio nel 2030, come previsto.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Incidente mortale all’Isola d’Elba, due giovani perdono la vita

Marina di Campo (Livorno), 12 giugno 2026 – Tragedia all’Isola d’Elba dove due giovani hanno perso la vita in un incidente stradale. Secondo le prime informazioni i due erano a bordo di uno scooter noleggiato a Portoferraio quando, per cause in corso di accertamento si sono scontrati con un’auto. L’impatto è stato violentissimo, tanto che uno dei due sarebbe morto sul colpo. L'altro poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Da accertare la provenienza delle due vittime.

L’incidente è accaduto a Marina di Campo in via dell'Acquedotto nel pomeriggio di oggi, 12 giugno. Sul posto sono intervenuti il Santissimo Sacramento di Portoferraio la pubblica assistenza di Marina di Campo, i carabinieri di Portoferraio e Pegaso tre.

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Elon Musk is now the world’s first trillionaire – what could he buy with all that money?

Catapulted by the market debut of his rocket company SpaceX, Elon Musk is now the world’s first trillionaire. That level of wealth, all owned by just one person, was once unfathomable. Before Friday, the trillion dollar mark was reserved for measures like the GDP (or staggering debt) of a handful of major economies – and, in the last decade alone, the value of some of the biggest companies to ever trade on the stock market. Musk’s new title arrives amid a wider acceleration for the richest of...

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Elon Musk is now the world’s first trillionaire – what could he buy with all that money?

Catapulted by the market debut of his rocket company SpaceX, Elon Musk is now the world’s first trillionaire. That level of wealth, all owned by just one person, was once unfathomable. Before Friday, the trillion dollar mark was reserved for measures like the GDP (or staggering debt) of a handful of major economies – and, in the last decade alone, the value of some of the biggest companies to ever trade on the stock market. Musk’s new title arrives amid a wider acceleration for the richest of...

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Nasce il Pci ispirato da Bettini (ma significa Progetto Civico Italia). Onorato: “Siamo il partito degli amministratori”

“Quasi 700 amministratori, diecimila iscritti veri, 400 comitati civici e siamo migliaia di persone”. Alessandro Onorato, assessore allo sport, turismo e grandi eventi del Comune di Roma, si presenta così al Palazzo dei Congressi a Roma, per l’assemblea nazionale di un nuovo partito di centrosinistra. Formazione politica nata su impulso di Goffredo Bettini e spinto anche dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. “Vogliamo contribuire alla rinascita dell’Italia e il nostro campo politico è chiaro” afferma Onorato che alla domanda si la nuova formazione è un partito politico centrista e moderato, replica: “io non ho mai visto un sindaco o un amministratore moderato”. Tutti i leader del ‘fronte progressista’ erano presenti ad eccezione di Matteo Renzi, che invitato, ha declinato l’invito.

Sullo sfondo resta il cantiere per il programma. Alla domanda se ci sia già una data per iniziare a scrivere il programma coi, une, Giuseppe Conte preferisce elogiare il nascente progetto politico civico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlien, invece, è l’unica a non aver fatto punto stampa e a parlare solo dal palco. Ma la necessità di accelerare è apertamente affermata dal segretario di +Europa, Riccardo Magi.

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Touchscreen Macbook '100% Confirmed,' Says Reputable Leaker

A leaker with a strong Apple rumor track record says a touchscreen MacBook is "100% confirmed. If true, it would mark a major reversal for Apple, which has long argued that the Mac is built for indirect input rather than reaching up to touch a vertical screen. MacRumors reports: Instant Digital has a good track record for Apple rumors and has provided some strikingly accurate information in the past, so it's always worth noting what they have to say about Apple's plans. The claim is also backed by several recent reports. [...] Touchscreen support is expected to be one of several major upgrades coming to Apple's next-generation high-end MacBook Pro models. Other rumored features include M6 Pro and M6 Max chips, an OLED display, a Dynamic Island (i.e., no notch), and a thinner design. The new laptops could also adopt MacBook Ultra branding. Notably, macOS 27 Golden Gate also introduces a more touch-friendly interface, since Apple's Sidecar feature now allows users to tap and interact with macOS interface elements using a finger on their iPad. Apple apparently is not going to advertise the new MacBook Pro/Ultra as a touch-first device like the iPad -- it will be "touch-friendly, not touch-first," according to [Bloomberg's Mark Gurman]. In that sense, Apple will let customers use touch and mouse gestures interchangeably for all functions. Further reading: Steve Jobs Was Wrong About Touchscreen Laptops (2012)

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Studio TEHA, con le rinnovabili l’Italia può risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica

Studio TEHA, con le rinnovabili l’Italia può risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica

ROMA (ITALPRESS) – L’Italia potrebbe risparmiare 17 miliardi all’anno sulla spesa energetica e creare più di 60mila nuovi posti di lavoro rimuovendo i colli di bottiglia che oggi frenano lo sviluppo delle rinnovabili nel Paese. È quanto si evince dallo studio “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”, commissionato da oltre 50 aziende del settore energia di matrice spagnola radunate nel cosiddetto ‘Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia’ coordinato da Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Country Manager di Iberdrola Italia. Il report è stato presentato giovedì 12 giugno nel corso di un evento a Palazzo Montorio a Roma, alla presenza del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, dell’Ambasciatore di Spagna in Italia Miguel Fernßndez-Palacios e del Vice Presidente di Confindustria per l’Energia e per la Transizione energetica Aurelio Regina. Sul tema si sono poi confrontati, nell’ambito di un panel, l’Amministratore Delegato di CVA e Vicepresidente di Elettricità Futura Giuseppe Argirò; l’Head of Efficient Regional Planning di Terna Mauro Caprabianca; il Direttore della Direzione Studi e Statistiche di GSE – Gestore dei Servizi Energetici Luca Benedetti; il Direttore Politiche per l’Ambiente l’Energia e la Mobilità di Confindustria Marco Ravazzolo; Valerio Faccenda nella veste di Country Manager di Iberdrola; il South & East EU Executive Director di EDP Roberto Pasqua.

L’analisi – realizzata da TEHA Group e presentata dal Senior Partner e Board Member, Lorenzo Tavazzi, si legge in una nota – ha indagato il possibile nesso tra politiche climatiche e competitività industriale in un contesto in cui l’Italia importa ancora il 73,9% del fabbisogno energetico (dato al 2024, ultimo disponibile), il gas forma il prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore, e c’è stata un’importante accelerazione delle FER, con una capacità installata passata da +1,7 GW nel periodo 2019-2022 a +7,2 GW nel 2025 che arriverebbe a 101,9 GW al 2030: 29GW in meno rispetto al target previsto nello scenario PNIEC. In base a quanto è emerso, “colmare questo divario potrebbe comportare un risparmio di circa 9 miliardi di euro sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso; una riduzione della spesa di 2 miliardi circa per le quote di emissione ETS, e un’altra di 2 miliardi di euro legata alle minori importazioni di gas naturale”. TEHA Group stima inoltre “in 3 miliardi di euro il beneficio sociale legato alle mancate emissioni di CO2, per un totale intorno ai 17 miliardi di euro all’anno”. Oltre al contenimento dei costi, le rinnovabili potrebbero rappresentare per l’Italia anche un investimento strategico capace di generare nuove opportunità di occupazione e crescita.

Lo studio evidenzia infatti come “colmare il divario potrebbe attivare quasi 42 miliardi di euro di Pil tra aumento degli investimenti CAPEX per impianti fotovoltaici ed eolici in Italia – pari a 35,7 miliardi di Euro – e valore aggiunto generato per il sistema-Paese, calcolato in 5,9 miliardi di euro”. In un contesto segnato da pluricrisi e forte incertezza, la transizione può quindi diventare un asset per lo sviluppo del Paese ed essere riletta non solo come agenda ambientale, ma come priorità industriale nazionale. Affinché ciò sia possibile, è però necessario rimuovere rapidamente i colli di bottiglia tali per cui già oggi i tempi autorizzativi superano i limiti UE di 32 mesi per l’eolico e 12 mesi per il fotovoltaico, e le ore di congestione potrebbero aumentare del 77% al 2030 senza adeguamenti di rete e flessibilità. A fronte di questo scenario, lo studio di TEHA Group identifica due priorità: prevedere un meccanismo straordinario di fast-track per gli impianti FER e sviluppare una rete anticipatoria, accompagnata da connessioni tempestive per i progetti già maturi. “In un periodo cruciale per il futuro energetico dell’Italia, il nostro Gruppo è fermamente impegnato a favorire il dialogo tra imprese, istituzioni e stakeholder sulle sfide poste dalla transizione energetica”, dichiara Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e Coordinatore del Gruppo di Lavoro Energia della Camera.

“Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”, conclude Faccenda. “L’Italia continua a pagare l’energia molto più dei principali competitor europei: a maggio 2026 il prezzo medio dell’elettricità è stato di 119 Ç/MWh, 67 Ç/MWh in più della Francia, 65 Ç/MWh in più della Spagna, 22 Ç/MWh in più della Germania”, afferma Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria per l’Energia. “Le rinnovabili consentono già oggi di produrre energia a costi sensibilmente inferiori rispetto ai prezzi di mercato e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le bollette di imprese e famiglie, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e diminuire la dipendenza dalle importazioni. I progetti e gli investimenti non mancano: oltre 4.000 impianti sono attualmente in attesa di autorizzazione. Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese. In questo percorso verso un mix energetico più equilibrato, il contributo dei territori sarà decisivo: la transizione energetica è una sfida nazionale che richiede responsabilità condivisa, collaborazione istituzionale e il pieno impegno di tutte le amministrazioni”.

– foto ufficio stampa Symposium Energia 2026 –

(ITALPRESS).

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La musica inimitabile di Nicola Piovani: geniale, eppure così umana

Ottant’anni non bastano a contenere Nicola Piovani, ma sono sufficienti a restituire un’immagine rara: quella di un artista che ha attraversato più di mezzo secolo senza mai cedere alla tentazione dell’enfasi. Nato a Roma nel 1946, cresciuto tra la musica di famiglia e la scena teatrale, Piovani ha costruito un percorso che coincide, in larga parte, con la storia del cinema italiano contemporaneo. Ma la sua grandezza non si misura soltanto con la quantità delle opere – oltre duecento colonne sonore – né con i premi, tra cui l’Oscar del 1999 per La vita è bella. Piovani è, soprattutto, un autore che ha saputo definire un’etica del suono. Fin dagli esordi, negli anni della contestazione, quando compone per i cinegiornali universitari e poi per il primo film di Silvano Agosti, la musica per Piovani non è mai un gesto isolato: nasce sempre dentro una relazione. È qui che si forma la cifra che lo accompagnerà per tutta la vita. Non l’idea romantica del compositore come voce solitaria, ma quella di un artigiano della drammaturgia, che lavora accanto agli altri linguaggi. Per questo, quando negli anni Settanta e Ottanta entra in contatto con Bellocchio, i Taviani, Nanni Moretti, Monicelli e poi con Fellini, non si limita a scrivere colonne sonore: impara a leggere il cinema dall’interno, a comprenderne la grammatica invisibile. Un linguaggio diverso, un linguaggio diverso della melodia.

Il tratto distintivo di Piovani è stato spesso indicato nella sua sobrietà. Sobrietà non è un limite, è una scelta. La sua musica non invade mai le immagini: le attraversa. Non cerca di spiegarle, ma di suggerirne il senso. Come lui stesso ha detto, nel cinema la musica è «grossomodo ancella» e deve saper entrare “in punta di piedi”. È una dichiarazione che oggi suona quasi controcorrente, in un’epoca dominata dall’eccesso. Piovani difende invece una misura antica: quella per cui il suono non si sovrappone alla visione, ma la accompagna, lasciandole spazio. Questa idea trova la sua forma più compiuta nella collaborazione con Roberto Benigni e nella celebre colonna sonora de La vita è bella. Non è semplicemente una soundtrack efficace: è una costruzione morale. Di fronte a un racconto che intreccia tragedia e leggerezza, Piovani sceglie una via apparentemente fragile, fatta di temi limpidi e sospesi, evitando ogni retorica. Il risultato è una partitura che non addolcisce il dolore, ma lo rende attraversabile. È forse questo il segreto della sua forza: la capacità di restare umana anche quando incontra l’orrore. Ma fermarsi al cinema sarebbe riduttivo. Piovani è uno dei pochi compositori italiani ad aver mantenuto un dialogo costante tra linguaggi diversi. Il teatro, innanzitutto, per il quale scrive composizioni per registi come Carlo Cecchi o Vittorio Gassman, trovando una dimensione più diretta, meno mediata. La canzone, grazie all’incontro con Fabrizio De André, che lo porta a collaborare in album diventati fondamentali. La commedia musicale, con esperienze come I sette re di Roma, che attraversano la tradizione popolare con intelligenza e ironia. In tutte queste forme, ciò che resta costante è la tensione a cercare un equilibrio tra leggerezza e pensiero.

Il suo stile, come ha osservato la critica, unisce elementi colti e popolari, memoria e contemporaneità, mantenendo una forte coerenza interna. Non c’è mai virtuosismo fine a sé stesso: ogni soluzione musicale nasce dalla necessità di dare forma a una narrazione. È per questo che Piovani riesce a essere riconoscibile senza essere ripetitivo. La sua musica non si impone come marchio, ma si adatta, muta, si lascia contaminare dalle storie che incontra. C’è poi un altro elemento, meno evidente ma decisivo: il rapporto con l’idea di fortuna, lo stesso Piovani ha definito spesso la sua carriera come “molto fortunata”. Sappiamo che non è così, e non per falsa modestia. Chi ha avuto il piacere di averlo come vicino di casa racconta che il maestro è sempre è il primo a dare il saluto e l’ultimo a tirarsi indietro nel concedere mani e sorrisi. È una visione, quella di Piovani, che ridimensiona il mito del genio solitario e restituisce all’arte la sua dimensione umana. Anche questo contribuisce a spiegare il suo stile: una musica che non pretende di dominare, ma di partecipare.

Negli ultimi anni, con spettacoli come Note a margine, Piovani ha scelto di raccontarsi, intrecciando parole e musica in una forma che è insieme autobiografia e riflessione sul mestiere. Non si tratta di un bilancio celebrativo, ma di un modo per interrogare il senso di una vocazione. E il titolo stesso suggerisce molto: le “note a margine” sono ciò che sembra secondario, ma che in realtà custodisce il significato profondo. È un’immagine perfetta per la sua poetica. A ottant’anni, Piovani non appare come un monumento al passato ma come un ponte che dal presente ci porta verso il futuro. In un tempo che tende a saturare ogni spazio di suono, la sua lezione è più attuale che mai: la musica non deve riempire, deve ascoltare. Non deve occupare la scena, ma rivelarne le pieghe nascoste, anche quelle più semplici, che sono sempre, per paradosso quelle meno accettate. È forse questo che rende il suo lavoro così necessario. In un mondo che ha smarrito il senso della misura, Nicola Piovani continua a ricordarci che la bellezza non nasce dall’eccesso, ma dalla precisione. Da quella nota esatta, e da quel silenzio intorno, che permettono a una storia di diventare esperienza. Lo diceva Federico Fellini che un linguaggio diverso è una diversa visione della vita, ed è così anche per Nicola Piovani: una melodia diversa, una visione della vita diversa.

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Uila-Uil, Mammucari rieletta segretaria: lavoro e diritti al centro congresso

Uila-Uil, Mammucari rieletta segretaria: lavoro e diritti al centro congresso

ROMA (ITALPRESS) – La sicurezza sul lavoro, la lotta al caporalato e la tutela del lavoro agricolo sono stati tra i temi al centro dell’VIII congresso nazionale della Uila-Uil, che si è concluso con la riconferma di Enrica Mammucari alla guida del sindacato. Giornate di dibattiti e confronti alla presenza di centinaia di delegati e con la partecipazione del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida.
xb1/col3/gsl

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F1, Berra “Niente mescola hard per la maggioranza dei team a Barcellona”

F1, Berra “Niente mescola hard per la maggioranza dei team a Barcellona”

BARCELLONA (SPAGNA) (ITALPRESS) – Barcellona offre ai team un’opportunità ideale per vedere all’opera i giovani piloti durante la prima sessione di prove libere. Il circuito è infatti molto utilizzato anche per i test e le scuderie dispongono quindi già di un’enorme quantità di dati su cui fare affidamento. Sette squadre hanno dunque scelto di schierare, nella prima ora, piloti non titolari, come previsto dal regolamento almeno quattro volte l’anno durante le FP1. Sono dunque scesi in pista Fred Vesti (Mercedes), Dino Beganovic (Ferrari), Leonardo Fornaroli (McLaren), Ayumu Iwasa (Red Bull), Luke Browning (Williams), Paul Aron (Audi), Colton Herta (Cadillac). Dal punto di vista delle gomme, in entrambe le sessioni sono state utilizzate tutte e tre le mescole disponibili per il fine settimana. La mescola Hard C2 è stata impiegata in FP1 solo dai piloti Haas, mentre Max Verstappen è stato l’unico a utilizzarla nelle FP2. Nella seconda parte della seconda ora di prove libere, le scuderie si sono concentrate principalmente sugli stint lunghi, utilizzando prevalentemente la mescola Medium C3. Il miglior tempo nelle FP2 è stato fatto segnare da Lando Norris con un 1:15.426 su Soft C4.

Le temperature ambientali hanno raggiunto i 29 °C e, di conseguenza, la pista è arrivata a 50 °C. Nelle FP1, il miglior tempo è stato ottenuto da George Russell con un 1:16.363, sempre con la C4. Prima delle attività di pista, nella sala conferenze del circuito si è tenuta la presentazione del libro “Emozioni. I 500 GP di Pirelli nel Campionato del Mondo di F1” a cura della Fondazione Pirelli e pubblicato da Marsilio Arte. Il volume celebra le 500 gare di Pirelli nel Mondiale attraverso un grande racconto per immagini e testi con materiali provenienti dall’Archivio Storico Pirelli. L’evento si è tenuto alla presenza di Marco Tronchetti Provera, vicepresidente esecutivo di Pirelli e presidente della Fondazione Pirelli; Stefano Domenicali, president & Ceo di Formula 1; S.E. Mohammed Ben Sulayem, presidente Fia, intervenuto con un videomessaggio; Jean Todt, inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la sicurezza stradale; e Nick Heidfeld, ex pilota di Formula 1. “La maggioranza dei team oggi ha scelto di non utilizzare la mescola Hard, che rimarrà dunque, con due set, nel bagaglio che le scuderie si porteranno in gara”, spiega Simone Berra, Pirelli Chief Engineer.

“I pochi che l’hanno utilizzata hanno rilevato uno scivolamento maggiore rispetto alle altre due mescole più morbide, con un conseguente surriscaldamento superficiale che la avvicina, in termini di degrado, a Medium e Soft – prosegue Berra – In generale, tutte le mescole presentano un alto livello di degrado termico, soprattutto sull’anteriore e sul posteriore sinistro, dovuto alla rugosità superficiale dell’asfalto, seconda solo a quella del Bahrain, alle caratteristiche proprie del circuito e alle elevate temperature della pista che, nei prossimi giorni, cresceranno ulteriormente. Nei performance run i piloti faticano a raffreddare le gomme per tentare un secondo giro lanciato che, in queste condizioni, nel migliore dei casi eguaglia il tempo del precedente. Domenica ci aspettiamo quindi una gara con almeno un paio di soste. Medium e Soft, le due opzioni con maggiore aderenza, degradano in maniera simile, ma dai primi dati raccolti sembra che la gomma gialla si adatti più facilmente alla pista di Barcellona. Tra le due – conclude Berra – la differenza prestazionale è nell’ordine di cinque o sei decimi di secondo”.

– foto ufficio stampa Pirelli –

(ITALPRESS).

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Cina, esperta italiana “Dunhuang custodisce infiniti saperi ancora da scoprire”

Cina, esperta italiana “Dunhuang custodisce infiniti saperi ancora da scoprire”

LANZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – “Ogni volta che vengo qui, scopro qualcosa di nuovo su Dunhuang. La città custodisce tanta saggezza ancora da scoprire”, ha dichiarato Tiziana Lippiello, sinologa italiana ed esperta di studi sulla Cina.

La terza Conferenza mondiale dei sinologi si è aperta il 3 giugno a Dunhuang, nella provincia nord-occidentale cinese del Gansu. Come partecipante, Lippiello è tornata a Dunhuang per la terza volta.

Davanti ai dipinti murali millenari e alle raffinate sculture dipinte delle Grotte di Mogao, Lippiello non ha potuto fare a meno di esprimere più volte la propria ammirazione.

“Sono profondamente affascinata. Le Grotte di Mogao sono una fusione di diverse civiltà e anche il paesaggio naturale qui è molto bello”, ha affermato, aggiungendo che le grotte rappresentano un luogo vivo di ricerca accademica e dialogo tra civiltà.

Durante il viaggio, Lippiello ha visitato le grotte, partecipato a forum accademici sulla sinologia e ha avuto modo di conoscere la cultura delle tavolette di bambù e legno incise.

La Grotta della Biblioteca delle Grotte di Mogao l’ha colpita profondamente. Secondo la studiosa, storia, cultura e immaginazione senza confini si sono intrecciate qui per oltre 1.000 anni, conferendo ai dialoghi di oggi un significato profondo.

Secondo Lippiello, qui è nascosta tanta saggezza ancora da scoprire. Anche se non sempre si sa esattamente dove si trovi, il processo stesso della ricerca è di per sè profondamente significativo.

Le giornate trascorse a Dunhuang hanno rafforzato la sua convinzione che civiltà diverse possano dialogare. Così come Dunhuang è stata un punto di incontro tra molteplici civiltà, anche il mondo di oggi rimane lo stesso, e le persone possono ancora imparare da Dunhuang come condurre un dialogo tra civiltà.

Lippiello ha iniziato a studiare cinese all’Università Cà Foscari di Venezia negli anni ’80. Ha poi approfondito lo studio della lingua cinese alla Beijing Language and Culture University e ha studiato filosofia cinese all’Università Fudan.

Spinta dalla passione per il pensiero e la cultura della Cina, Lippiello si è dedicata allo studio del cinese, creando un legame duraturo col Paese e intraprendendo una carriera accademica dedicata alla sinologia e alla diffusione della cultura cinese.

Attraverso le brevi visite a Dunhuang e la sua ricerca sinologica di lungo periodo, Lippiello ha maturato una consapevolezza sempre maggiore del fatto che l’apprendimento reciproco tra civiltà non si limita ai libri, ma richiede scambi e cooperazione tra le persone.

“Non è un caso che oggi ci troviamo riuniti qui, come se la storia stessa stesse silenziosamente facendo convergere traiettorie lontane”, ha dichiarato Lippiello, osservando che l’Italia vanta una lunga e prestigiosa tradizione di ricerca sinologica.

In qualità di sinologa, Lippiello si è impegnata a mettere in pratica queste idee e a promuovere ulteriormente la comprensione e gli scambi tra Cina e Italia.
(ITALPRESS).
-Foto Xinhua-

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Partito Comunista ospite all’Ambasciata della Federazione Russa per la Giornata della Russia

Dopo la partecipazione allo SPIEF di San Pietroburgo, il nostro Partito è stato invitato mercoledì 10 giugno presso Villa Abamelek, residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, in occasione del concerto dell’Ensemble Nikolaj Osipov e dei giovani solisti dell’Orchestra Accademica Nazionale degli strumenti popolari russi, organizzato per celebrare la Giornata della Russia.

A rappresentare il Partito Comunista è stata la compagna Daniela Mosca, già presente nei giorni precedenti a San Pietroburgo per i lavori dello SPIEF, importante appuntamento internazionale dedicato ai temi dello sviluppo economico, della cooperazione e del dialogo tra i popoli.

Si tratta di un significativo riconoscimento del lavoro internazionale che il Partito Comunista sta portando avanti e, al tempo stesso, di un’ulteriore occasione per rafforzare relazioni, confronto e cooperazione tra nazioni e popoli.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere con determinazione la necessità della pace, del dialogo e della collaborazione reciproca, contrapponendoci alle politiche di riarmo e all’escalation militare promosse da Unione Europea e NATO.

Riteniamo che le risorse pubbliche debbano essere destinate al rafforzamento della sanità, della scuola, della ricerca, del lavoro e del welfare, e non a una nuova corsa agli armamenti che rischia di compromettere il futuro dei popoli europei.

Continueremo a portare avanti, in Italia e a livello internazionale, il nostro impegno per un mondo multipolare fondato sul rispetto reciproco, sulla cooperazione tra i popoli e sulla pace.

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Mattarella alla chiusura dell’anno accademico dell’Accademia Nazionale dei Lincei

(Agenzia Vista) Roma, 12 giugno 2026
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto a Palazzo Corsini a Roma all’adunanza solenne per la chiusura dell’anno accademico 2025-2026 dell’Accademia Nazionale dei Lincei.
Nel corso della cerimonia, aperta dalla relazione di Roberto Antonelli, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, sono stati conferiti il Premio Nazionale “Presidente della Repubblica 2026” e proclamati i vincitori del “Premio Linceo per la linguistica” e del Premio “Ministro della Cultura 2026”.
Courtesy: Quirinale
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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“Pressioni e auto incendiate per imporre assunzioni nell’indotto dell’Hitachi”: sindacalista arrestato a Reggio Calabria

“Un soggetto che non si limita a svolgere ordinaria interlocuzione sindacale, ma pretende di incidere direttamente sulle scelte organizzative dell’impresa, rivendicando una sorta di prerogativa nella selezione del personale e reagendo con crescente pressione e finanche aggressività alla mancata considerazione dei nominativi segnalati”. Il profilo tracciato dal gip Claudia Colli è quello di Maurizio Chiarolla, sindacalista della Confsal-Fismic. È lui il principale indagato finito in carcere nell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria che ha aperto uno squarcio sulle dinamiche sindacali all’interno dell’ex stabilimento Omeca, oggi gestito dall’Hitachi che, in riva allo Stretto, costruisce i vagoni ferroviari per mezza Europa.

L’arresto ha scosso la politica reggina perché Chiarolla lo scorso maggio è stato candidato (non eletto) del centrosinistra alla presidenza della V circoscrizione Reggio Centro-Sud. L’indagine non riguarda l’attività politica di Chiarolla, ma quella sindacale e in particolare “le pressioni reiterate, anche attraverso l’evocazione strumentale dello sciopero, sugli amministratori o sui referenti delle aziende dell’indotto, con l’obiettivo di far assumere lavoratori vicini alla propria sigla”. Pressioni che, per gli investigatori della polizia, sono arrivate addirittura all’incendio delle auto di altri sindacalisti e dei manager delle aziende che lavorano in subappalto per l’Hitachi.

Su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli, infatti, il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dalla Squadra mobile che ha arrestato anche altri due soggetti: Salvatore Aricò e Roberto Puglia. Tutti e tre sono accusati di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Chiarolla e gli altri indagati, – si legge nel capo di imputazione – “compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco a costringere i sindacalisti concorrenti, Antonio Hanaman, rappresentante Cisl, e Gabriele Labate, rappresentante Uil, a desistere dall’intraprendere ogni iniziativa sindacale che potesse ostacolare l’assunzione, da parte delle società operanti all’interno dello stabilimento Hitachi Rail spa di Reggio Calabria, di lavoratori sponsorizzati da Maurizio Chiarolla, quale rappresentante del sindacato Confsal-Fismic”.

I metodi andavano oltre la dialettica aziendale e, perciò, nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025, le auto dei due sindacalisti sono state incendiate. Stando alla ricostruzione della Squadra mobile, il rogo sarebbe stato innescato da un quarto indagato per il quale il gip ha rigettato l’arresto. Un fatto che, secondo la Dda, risulta “aggravato dall’essere commesso utilizzando il metodo mafioso”. Le modalità, infatti, sono state “oggettivamente evocative dell’intimidazione mafiosa tipica del territorio in cui il reato è stato consumato e per finalità tipiche delle associazioni di stampo mafioso ossia acquisire il controllo ed il dominio su attività economiche, anche connesse all’esecuzione di commesse pubbliche”.

Per il gip non ci sono dubbi sul coinvolgimento di Chiarolla che è stato anche intercettato mentre ai suoi sodali diceva: “Andiamo ora con la tua macchina e vediamo le macchine?… A tipo passeggiata?”. Secondo il magistrato, per tutti gli indagati sussistono “i gravi indizi di colpevolezza” e, con riguardo all’ex candidato del centrosinistra “sussiste in misura particolarmente intensa il pericolo di reiterazione, emergendo il suo ruolo di promotore e diretto interessato al risultato estorsivo”.

L’inchiesta della Dda è partita da un’altra tentata estorsione per la quale Maurizio Chiarolla non è stato arrestato ma è comunque indagato. La vicenda inizia, infatti, il 30 giugno 2024 con l’incendio di un’altra auto, questa volta di Nunzio Blandini, manager della Miri Spa. Pure a quest’ultimo, secondo gli inquirenti, il sindacalista voleva imporre assunzioni di operai e voleva costringerlo a omettere licenziamenti di soggetti iscritti alla Confsal-Fismic. Per convincerlo nei giorni successivi all’incendio dell’auto, il manager aveva ricevuto una busta contenente una lettera minatoria con frasi del tipo: “Ti osserviamo”, “prossimo passaggio è la macchina di tuo figlio”, “toccherà la tua porta di casa con moglie e figlia dentro… farete la fine dei topi”, “non pensare di denunciare… i primi a pagare saranno la tua famiglia”.

“La condotta ricostruita – si legge nelle carte della Dda – si sostanzia in condotte minacciose, culminate negli incendi delle autovetture delle persone offese, poste in essere quale strumento di coercizione per costringere i sindacalisti concorrenti a desistere da iniziative sindacali ostative”. Gli imprenditori dovevano “assecondare le pretese di Maurizio Chiarolla e della sua area sindacale in materia di assunzioni, licenziamenti e gestione delle relazioni sindacali nello stabilimento Hitachi di Reggio Calabria”. Non si tratta di “una mera ritorsione personale, – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – bensì l’imposizione di una posizione dominante della sigla sindacale riconducibile a Chiarolla e, tramite essa, l’incidenza sulle assunzioni, sulle scelte di gestione del personale e, in definitiva, sull’assetto dell’appalto e delle commesse connesse allo stabilimento Hitachi”. Il colosso giapponese è completamente estraneo alle indagini della Direzione distrettuale antimafia. Ma all’interno dell’ex Omeca – riferisce una delle parti offese – circolano “voci di richieste di somme di oltre cinque mila euro a lavoratore per favorire assunzioni” nelle ditte che lavorano in subappalto. Questo, però, al momento non è oggetto dell’inchiesta.

L'articolo “Pressioni e auto incendiate per imporre assunzioni nell’indotto dell’Hitachi”: sindacalista arrestato a Reggio Calabria proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Microsoft Surface Flaw Allowed Unprotected Devices To Be Bricked By a Single Packet

Longtime Slashdot reader Dotnaught shares a report from The Register: For the past 90 days, Microsoft has been quietly patching a firmware flaw in Surface devices that allowed the hardware to be bricked with a single packet, though only for those who have disabled Secure Core and Secure Boot. And the company's Copilot AI software inadvertently helped identify the faulty firmware. According to Jack Darcy, a security researcher based in Australia, his instance of Microsoft Copilot stumbled across the bug after being asked to adjust the screen backlighting on a Surface device. The Copilot-conjured Python script ended up rendering the researcher's laptop inoperable by overwriting the embedded controller firmware. "Copilot autonomously created and executed four progressively aggressive Python scripts during a probe for backlight control values that sent raw SSAM ioctl commands (SSAM_CDEV_REQUEST = 0xC028A501) directly to the SAM microcontroller through the SAM software path," Darcy explained to The Register. [...] "We appreciate the work of Jack Darcy and The Register for reporting this issue under a coordinated vulnerability disclosure," a Microsoft spokesperson said in a statement. "Our investigation found that a deprecated UEFI interface could trigger a boot loop on some devices. To trigger this loop, the user must have administrator privileges and have already disabled the Secure Boot security feature. We have released updates to address the issue for most impacted devices." That means managed devices are not at risk. But those using Linux, or Windows users who have disabled Secure Core and Secure Boot for gaming, or who use custom Windows drivers, or who have USB boot enabled, may still be vulnerable if their systems haven't received the update. We're uncertain about the range of Surface devices affected. Our source said it appears to be all of them (Surface Laptops 3-6, Surface Book 1-3) except for Surface Go models. ARM variants, however, have not been tested. The report notes that Microsoft is planning to move the Surface stack to a more secure architecture based on Rust code. "Our most recent Surface for Business hardware features a major architectural shift in terms of improved reliability and security that spans our embedded controller, UEFI, but also some of our drivers," said David Abzarian, chief architect for Microsoft Surface. "We're investing in the most secure foundation for a PC by building our embedded controller firmware from the ground up in Rust (as part of leveraging and contributing to the Open Device Partnership (ODP)) in addition to a rewrite of the UEFI DXE Core in Rust; these projects are known as Secure EC and Project Patina respectively." "We're also not only shipping some of our drivers written in Rust, but also helping co-develop the framework Windows Drivers in Rust (WDR) to help enable a broad set of partners in the Windows ecosystem to capitalize on these benefits. I will also note that all of these efforts are open-source promoting one of our key security principles around transparency."

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Spain’s Church Hopes Pope Trip Will Stem Secular Tide

Leo XIV’s visit to Spain, which ended on Friday, has spurred expectations among Catholic leaders of a spiritual revival.

© Bernat Armangue/Associated Press

Pope Leo XIV arrives at Plaza de Lima in Madrid on Saturday, June 6, for a prayer vigil with young people on the first day of a seven-day visit to mainland Spain and the Canary Islands.
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Spain’s Church Hopes Pope Trip Will Stem Secular Tide

Leo XIV’s visit to Spain, which ended on Friday, has spurred expectations among Catholic leaders of a spiritual revival.

© Bernat Armangue/Associated Press

Pope Leo XIV arrives at Plaza de Lima in Madrid on Saturday, June 6, for a prayer vigil with young people on the first day of a seven-day visit to mainland Spain and the Canary Islands.
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