MotoGP | Ecco gli orari TV di Sky, Now e TV8 del GP di Repubblica Ceca
Brno ospita la nona tappa del calendario e, nonostante il doppio zero domenicale di Balaton Park, la Casa di Noale ci arriva con i suoi due piloti ...Continua a leggere





Nato per custodire la memoria di uno dei più grandi piloti di tutti i tempi, il Gran Premio Nuvolari torna dal 17 al 20 settembre 2026 per la sua 36ª edizione. La manifestazione, organizzata da Mantova Corse sin dal 1991, partirà come sempre da Mantova, città natale di Tazio Nuvolari, e porterà 300 equipaggi lungo un itinerario di 1.100 chilometri attraverso Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Repubblica di San Marino.
Dalle origini alla gara moderna
Il nome del Gran Premio affonda le sue radici negli anni Cinquanta. Dopo la scomparsa del campione mantovano Tazio Nuvolari, avvenuta nel 1953, la Mille Miglia modificò il proprio percorso per rendere omaggio al "Nivola" e istituì un premio speciale destinato al pilota più veloce. Da quell'eredità nacque la manifestazione che oggi è tra gli appuntamenti più prestigiosi della regolarità internazionale.
Un percorso tutto nuovo
L'edizione 2026 introduce diverse novità rispetto al passato. I concorrenti affronteranno prove cronometrate e di media lungo un tracciato che comprende tre autodromi - Mugello, Imola e Magione - e tre circuiti cittadini, allestiti a Carpi, Forlì e Lugo di Romagna. Le tappe porteranno gli equipaggi da Mantova a Cesenatico e Rimini, quindi attraverso Marche, Umbria e Toscana fino a San Marino, prima del rientro finale in terra mantovana.
Auto storiche e sostenibilità
Sono ammesse vetture costruite dal 1919 al 2000, suddivise nelle categorie PreWar, Classic e Youngtimer, oltre a 35 moderne Gran Turismo. Confermato anche il progetto "Gran Premio Nuvolari Green", che prevede iniziative per compensare le emissioni e ridurre l'utilizzo della plastica durante la manifestazione. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 31 luglio. Per informazioni consultare il sito ufficiale del Gran Premio Nuvolari.



























Immaginate cosa possa significare essere il team ufficiale Porsche, sbarcato a Le Mans in pompa magna, con due vetture nuove di zecca, progettate non per vincere, ma per stravincere, e trovarsi in mezzo ai piedi una barchetta che fino a pochi mesi prima era parcheggiata in magazzino, considerata una macchina senza più nulla da dare. Una vettura che si prende la pole position e che, gestita da un team privato, si mette dietro tutti per la più incredibile e impronosticabile vittoria.
Nata in Inghilterra
La storia della Porsche WSC-95 - per gli amici, sicuramente non quelli di Stoccarda, TWR-Joest - sembra scritta da uno sceneggiatore particolarmente ispirato. Altro che “Drive to survive” o Brad Pitt che battaglia con Hamilton e Verstappen, qui i colpi di scena sono clamorosi, la suspense è alle stelle e i retroscena sono degni di una spy story. Facciamo un salto indietro ai tempi delle “Gruppo C”, più precisamente nel 1991, quando la Jaguar XJR-14 progettata, tra gli altri, da Rory Byrne - con Ross Brawn come capo progetto - oltre a sfoggiare un’aerodinamica sofisticata, un gran telaio e una linea affascinante, si aggiudica il Campionato Mondiale Prototipi. Purtroppo, la sua carriera è brevissima, perché la Jaguar si ritira e cede i telai alla Mazda, che, dopo la vittoria a Le Mans con il motore Wankel, non può più utilizzare la 787B. Un solo anno e i telai prendono la via degli USA dove Jaguar, sempre tramite la TWR, ci corre nel campionato IMSA.
L’alleanza TWR - Porsche
Sì, ma la Porsche dov’è? Nel 1993 cambiano le regole negli USA e i telai della XJR-14 finiscono a prendere la polvere nell’officina di Valparaiso, in Indiana, ma cambiano anche le regole del FIA Sports Car Championship, che introduce la categoria GT1. La mossa ingolosisce la Porsche che, in quattro e quattr’otto, appronta la Dauer-962 GT1 basata sull’assurda 962 stradale del costruttore tedesco. Ci vince Le Mans nel 1994, ma la FIA non apprezza l’escamotage e per l’edizione successiva a Stoccarda sanno che dovranno inventarsi qualcosa di nuovo. La spinta arriva però dagli Stati Uniti, dove Tony Dowe, responsabile della filiale americana della TWR, deve trovare un progetto con cui correre o l’alternativa è chiudere bottega. Alla Porsche non sono messi meglio perché non hanno un telaio degno di questo nome, ma hanno motori compatibili con i regolamenti IMSA, fatto sta che nasce un’idea tanto pazza quanto razionalmente ineccepibile, che avrebbe permesso di correre sia negli USA che a Le Mans.
Abbandonate in magazzino
Convincere i vertici della Porsche - che avevano passato quasi 10 anni a combattere strenuamente con la Jaguar nel Gruppo C - a montare i loro motori sui telai Jaguar con il tetto segato, fu un'impresa ardua, ma alla fine il progetto prese il via, con la vettura che avrebbe preso il nome di TWR-Porsche WSC-95. Adattare il 6 cilindri biturbo di 3.0 litri della 956 si rivelò più difficile del previsto, così come trasformare un’auto pensata per l’effetto suolo in una barchetta a fondo piatto, ma a gennaio 1995 l’auto è pronta per essere schierata a Daytona. Nei test di inizio stagione si becca 3 secondi al giro dalla Ferrari 333 SP, ma il peggio deve ancora arrivare, sotto forma di un improvviso voltafaccia regolamentare sulle vetture turbo che non viene preso per niente bene a Stoccarda. Programma IMSA abbandonato e le due WSC-95 in un angolo del magazzino in Germania.
La scommessa di Joest
Il bello arriva adesso: mentre tutti gli ingegneri Porsche sono concentrati sul progetto 911 GT1 con l’obiettivo di vincere a Le Mans nel 1996, si presenta Reinhold Joest, titolare dell’omonima e plurivittoriosa scuderia, che si dichiara disposto ad accollarsi le due WSC-95. Non deve evidentemente fare molta fatica a convincerli, nonostante gli ingegneri Porsche abbiano fatto qualche simulazione di gara dove le due barchette risultano più competitive della “predestinata”. Insomma, forse scaramanticamente, Porsche concede l’utilizzo della galleria del vento per i necessari affinamenti aerodinamici e si danno tutti appuntamento a giugno al Circuit de la Sarthe.
Il trionfo a sorpresa
Quando il tabellone dei tempi delle qualifiche vede svettare - con 3:46:682 - la TWR-Joest di Alboreto-Martini-Theys, a Stoccarda qualcuno inizia a picchiettare nervosamente le dita sulle gomme delle 911 GT1 che occupano il quarto e il quinto posto, tanto più che la seconda delle barchette private occupa la sesta posizione a soli due decimi di distacco. Gli incubi peggiori del team ufficiale Porsche si materializzano al sesto giro, quando le due GT1, involatesi al via, vengono riprese dalle TWR-Joest, che iniziano a tenere un ritmo insostenibile e ad allungare, confortevolmente ai primi due posti. La girandola delle fermate ai box offre brevi illusioni alle GT1, rafforzate dall’uscita di pista di Martini e un problema alla centralina di Theys, con la vettura che singhiozza e alla fine alza bandiera bianca per la rottura dell’albero di trasmissione. Nessun problema invece per la vettura #8 di Jones/Reuter/Wurz che taglia il traguardo per prima, davanti alla GT1 di Boutsen-Stuck-Wollek e alla gemella guidata da Dalmas-Goodyear-Wendlinger. Sul podio, i sorrisi di circostanza fanno capire che essere sconfitti da un team privato non era assolutamente nei piani e in quel momento nessuno poteva immaginare che la cosa si sarebbe ripetuta anche l’anno successivo, grazie ad Alboreto-Johansson-Kristensen, con la prima delle 911 addirittura quinta. Un altro simbolico momento Davide contro Golia, per scrivere un’ulteriore emozionante pagina di automobilismo sportivo, il genere di cui noi appassionati andiamo pazzi.




















La 1000 Miglia 2026 che attraversa Modena e una Maserati unica consegnata proprio in quel momento: non poteva esserci cornice più simbolica per la MCPURA Cielo Tributo 1926, creazione speciale del programma Fuoriserie realizzata per celebrare il centenario del Tridente. Un omaggio che riporta idealmente al 25 aprile 1926, quando Alfieri Maserati prese il via alla Targa Florio con la Tipo 26, prima vettura del marchio a sfoggiare il celebre emblema.
Ponte tra due epoche
La one-off modenese trae ispirazione proprio dalla Tipo 26, modello che segnò l'inizio della storia sportiva della Casa. La consegna è avvenuta nello showroom Maserati di Modena mentre la Freccia Rossa attraversava la città, rafforzando il legame tra il marchio e una competizione che vide la prima partecipazione di una Maserati nel 1931 con la Tipo 26 C, vincitrice della propria classe.
Ispirata alle corse Anni Venti
La carrozzeria è rifinita nella tinta Grigio Lamiera Matte, accompagnata da una livrea che combina Rosso Capannelle, Blu Infinito e Bianco Pastello. Sul cofano compare il badge originale della Tipo 26, mentre il Tridente storico trova spazio sul frontale e sul montante B. Non mancano ulteriori richiami al passato: sulle porte figurano le firme di Alfieri Maserati e del meccanico Guerino Bertocchi, protagonisti della Targa Florio del 1926.
Personalizzazione interna
La personalizzazione prosegue nell'abitacolo, dove il Tridente è ricamato sui poggiatesta e si affianca a una dotazione che comprende, tra l'altro, il pacchetto Carbonio, il sistema audio Sonus Faber High Premium e numerosi dispositivi di assistenza alla guida. La MCPURA Cielo Tributo 1926 rappresenta così una delle iniziative dell'Anno del Tridente, il programma con cui Maserati celebra i cento anni del simbolo ideato da Mario Maserati e ispirato alla Fontana del Nettuno di Bologna.













Dopo quasi 2.000 chilometri, cinque tappe e 144 prove cronometrate, la 1000 Miglia 2026 ha concluso il suo viaggio a Brescia. A imporsi quest'anno sono stati Juan e Margarita Tonconogy, al volante dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931, protagonisti di una gara combattuta fino all'ultimo. L'equipaggio argentino ha difeso la leadership fino al traguardo di Brescia, salendo sul gradino più alto del podio della Freccia Rossa.
Fine di una lunga serie
Per Juan Tonconogy si tratta della quarta affermazione personale nella rievocazione della 1000 Miglia, dopo quelle ottenute nel 2013, 2016 e 2018. La vittoria assume però un significato particolare perché arriva per la prima volta in coppia con la sorella Margarita. Si interrompe così la straordinaria sequenza di Andrea Vesco, dominatore delle ultime sei edizioni consecutive. Il pilota bresciano, affiancato da Fabio Salvinelli su Alfa Romeo 6C 1750 S Spider Zagato del 1929, ha chiuso al secondo posto.
Podio e Coppa delle Dame
Terza posizione assoluta per Lorenzo e Mario Turelli, in gara con una O.M. 665 S M M Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini, navigata da Francesca Ruggeri sulla Cisitalia 202 S MM Spider del 1947.
Quasi 2.000 chilometri
L'edizione numero 99 si è sviluppata lungo un percorso di quasi 2.000 chilometri articolato in cinque tappe. Oltre 430 equipaggi hanno attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, affrontando poi il Passo dell'Abetone, le prove sulle mura di Lucca, Piazza del Campo a Siena, Assisi, la Gola del Furlo, San Marino, Ferrara e Mantova, prima del rientro a Brescia. Un viaggio accompagnato da 144 prove cronometrate e 8 prove di media.
Verso il Centenario
Con la passerella finale di viale Venezia, a Brescia, si chiude una delle edizioni più combattute degli ultimi anni. Ma lo sguardo è già rivolto al 2027, quando la 1000 Miglia celebrerà il suo Centenario tornando alla tradizionale collocazione di fine maggio.













































Ci sono Ferrari che hanno scritto la storia vincendo a Le Mans, altre che hanno dominato nei Gran Premi e poi esistono quelle nate quasi ai margini dell’ufficialità, vetture uniche, strane, persino controverse. La 250 GT Drogo appartiene proprio a questa categoria, qui riprodotta da Tecnomodel in scala 1:18.
Linee audaci da fuoriserie
Già al primo sguardo è evidente che non è la solita berlinetta del Cavallino. Le proporzioni sono basse, tese, quasi sperimentali. Il frontale lunghissimo e tronco si contrappone alla morbida discesa della coda che chiude nettamente con lo stesso angolo dell’anteriore, elementi tipicamente artigianali delle fuoriserie italiane degli anni 60. Il modello coglie appieno questo carattere: non la perfezione geometrica di una Ferrari di serie, ma il fascino irregolare di una vettura costruita quasi come un pezzo unico. Nella vista laterale colpisce la linea del tetto, quasi da shooting brake futuristica, con il lunotto inclinato e i pannelli posteriori lavorati in maniera molto personale. Anche le prese d’aria laterali multiple sono riprodotte con notevole precisione e contribuiscono a rendere la Drogo immediatamente riconoscibile, persino accanto a Ferrari ben più celebri. Le verniciature hanno tonalità intense e profonde, sono stese uniformemente anche nelle zone più difficili, come gli sfoghi laterali dietro le ruote anteriori, con riflessi netti che valorizzano il particolare disegno della carrozzeria. Le cromature sono sottili, senza eccessi, mentre i piccoli dettagli, dalle maniglie agli specchietti, mantengono quella delicatezza tipica dei migliori modelli artigianali.
Il piacere dei dettagli
L’abitacolo segue la stessa filosofia. Non c’è ostentazione, ma un ambiente elegante sportivo e compatto, fatto di sedili scuri, volante classico a corona sottile e strumentazione essenziale. Ben relaizzate le texture interne, con una convincente alternanza tra superfici opache e dettagli metallici. Non ha parti apribili, ma attraverso le superfici vetrate si percepisce chiaramente quell’atmosfera da granturismo speciale costruita in pochissimi esemplari. Molto riusciti anche i cerchi, dal disegno tipicamente anni 60, con pneumatici dalla spalla corretta e carreggiate ben proporzionate. L’assetto, ben equilibrato, contribuisce all’impatto estetico del modello: la Drogo sembra pronta a scattare anche da ferma, con quell’equilibrio un po’ brutale che apparteneva a certe sportive italiane dell’epoca. In vetrina non passa inosservata nemmeno accanto a Ferrari molto più famose. Anzi, forse il bello della 250 GT Drogo è proprio questo: obbliga a fermarsi e a chiedersi cosa sia davvero. In fondo, il modellismo migliore funziona anche così, trasformando un oggetto in un racconto da osservare centimetro dopo centimetro. A breve sul mercato la si può prenotare sul sito del produttore al prezzo, in linea con il livello di dettaglio, fissato a 256,40 euro.





































La Citroën Visa, introdotta sul mercato nel 1978, è una vettura controversa, quasi dimenticata o perlomeno trascurata, dalla gestazione travagliata ma dalle molte qualità e un design al quale il tempo sta rendendo giustizia. Intendiamoci, non è di certo un capolavoro - e del resto in casa Citroën ci sono delle icone inarrivabili - ma, soprattutto in alcuni allestimenti, ha dato prova di essere più di un’umile utilitaria senza pretese, sfoggiando interni di lusso oppure assumendo look aggressivi confortati da prestazioni che l’hanno portata anche nei rally.
La prima di tutte
La versione "Carte Noire" è stata la prima edizione limitata (2.500 esemplari) basata sulla Visa, presentata nel settembre 1978 e basata sull’allestimento Super, il top di gamma. Gli elementi distintivi, oltre al colore nero con profili dorati lungo le fiancate e sui montanti posteriori, erano i paraurti anch’essi neri, rispetto al normale grigio, i cerchi dorati con coprimozzi cromati e il logo "Carte Noire" posizionato sul portellone posteriore. Di gran lusso gli interni, con i sedili di similpelle di colore beige (un materiale Citroën chiamato Boxline) dotati di poggiatesta, un’autoradio Blaupunkt, cruscotto di plastica anziché di tessuto e la decalcomania “Carte Noire” sul posacenere. Il motore era unicamente il quattro cilindri di 1.1 litri e 57 CV.
Cambia il colore della riga
Commercializzata tra il 1980 e il 1981 è invece la versione “Noire filet rouge” che, come suggerisce il nome, si caratterizza per una scelta cromatica che riprende quella della “Carte Noire” ma con i profili rossi. Anche l’allestimento è il medesimo, quindi ritroviamo gli interni di similpelle “Boxline” ma i sedili anteriori qui sono privi dei poggiatesta e la dotazione di serie è meno ricca, anche perché non viene prodotta in serie limitata ma resa disponibile come opzione su tutta la gamma di serie. Per questo motivo poteva essere abbinata anche alle altre motorizzazioni presenti a listino.
Voglia di mare
Sempre nel 1980 viene presentata quella che, per correttezza filologica, è l’effettiva seconda serie speciale della Visa. Si chiama “Sextant”, s’ispira ad atmosfere marinare e presenta una livrea molto complessa da realizzare tra mascherature e adesivi: su una base color bianco Meije venivano infatti aggiunte le parti in Blu Azurite, mentre i cerchi erano bianchi con coprimozzi cromati e sui parafanghi anteriori era riportato il logo “Sextant”. Anche i paraurti erano colorati, di blu, mentre non erano presenti le modanature laterali e gli interni riprendevano le stesse tonalità della livrea, con sedili in tessuto Blu Cenere. Come sulla “Carte Noire”, il cruscotto era di plastica, c’era la predisposizione per l’autoradio e il tergicristallo posteriore e, essendo basata sull’allestimento “Super”, montava il motore 1.1 litri da 57 CV. Ne furono realizzati 2.000 esemplari, principalmente per il mercato francese.
Super con la X
Oggi è una delle versioni più rare benché sia stata prodotta in 3.500 esemplari tra l’estate del 1980 e il 1981, facendo da ponte al restyling del frontale della Visa che, in qualche modo, viene qui anticipato. Sei i colori disponibili: Beige Colorado, Blu Regatta metallizzato, Rame Tammela metallizzato, Nero Argento, Rosso Geranio e Verde Iroise metallizzato. Solo per alcuni di essi erano previsti paraurti anteriori e posteriori in tinta carrozzeria, mentre tutte le “Super X” avevano uno spoiler anteriore, una decorazione adesiva nera sul pannello laterale posteriore e lo specchietto retrovisore esterno destro. Molto caratteristici gli interni di tessuto a righe, abbinati al colore esterno: arancione/marrone, blu/nero o due toni di verde. La dotazione prevedeva poggiatesta anteriori, contagiri e orologio digitale, posacenere anteriori e posteriori, mentre tra gli optional figuravano gli interni di similpelle, i cerchi in lega e il tetto apribile. Come la Visa “Super E” sulla quale era basata, presentava inoltre retronebbia e luci di retromarcia e ripiano posteriore rimovibile, oltre al motore - il solito 1.1 litri - potenziato da 57 a 64 CV.
Sportiva internazionale
La “Chrono” è la prima serie speciale sportiva, prodotta nel 1982 per il mercato francese (2.160 esemplari) e, dall’anno successivo, in altri 1.650 unità destinate ad altri Paesi europei, tra cui l’Italia, dove ne arrivarono 400. Impossibile confonderla, a partire dalla livrea che, a seconda dei mercati, riprendeva i colori nazionali: la base era il Bianco Meije e in Francia le strisce erano blu e rosse, mentre in Italia ovviamente verdi e rosse, con l’aggiunta di adesivi "Total" sui parafanghi anteriori, coperture protettive per i fendinebbia e indicatori di direzione laterali (in Francia non erano obbligatori). Il look da rally era ulteriormente accentuato da passaruota in tinta, rivettati alla carrozzeria, spoiler e cornici anteriori rosse, fendinebbia e cerchi in lega “Amil” da 13" bianchi con bordo di alluminio lucidato. Spettacolare, considerata la tipologia della vettura, il cruscotto, esclusivo del modello: un tripudio di indicatori e strumenti circolari che davano una decisa impronta racing a tutto l’abitacolo, con rivestimenti di plastica blu per il cruscotto, abolizione del tipico barilotto “a satellite” per indicatori di direzione e tergicristalli, volante sportivo a tre razze e sedili da corsa con rivestimento in jersey. Il motore era un quattro cilindri di 1.3 litri da ben 93 CV grazie a pistoni rinforzati, albero a camme e testata specifici, mentre per gli esemplari da esportazione lo stesso motore si fermava a 80 CV. Con soli 850 Kg e i due carburatori doppio corpo Solex, toccava i 173 km/h.
Quella da rally
A ispirare la “Chrono” però era stata la versione “Trophée”. Poco dopo il lancio della Visa II, era stato creato il "Visa Trophy", evolutosi in "International Visa Trophy", disputato con una versione Gruppo 5 della Visa Super X. Dopo aver valutato vari prototipi a motore centrale per il Gruppo B, la Citroën decise di puntare su una Visa “normale” che, per poter partecipare alle gare, doveva però essere prodotta in 200 esemplari stradali. Nascono così le Visa “Trophée", basate sulla Visa Gruppo 5 ma equipaggiate con un motore di cilindrata inferiore, il quattro cilindri in linea da 1.2 litri della “Super X (rispetto al 1.3 litri della Visa Gruppo 5), portato a 100 CV, abbinati a una cura dimagrante a base di vetroresina per cofano, paraurti, portiere e portellone posteriore e plexiglas per tutti i finestrini, a eccezione del parabrezza. Di conseguenza, la vettura pesava 695 kg e poteva toccare i 180 km/h mentre il tocco estetico finale erano i passaruota allargati, i cerchi in lega e le decalcomanie laterali rosse e blu, entrambi poi ripresi dalla Chrono.
L’elegante
Rimaniamo nel 1982 per un’altra serie in edizione limitata (1.000 o 1.800 esemplari, le fonti sono discordi) che si caratterizza per dettagli eleganti. Basata sull’allestimento “Luxury” della Visa II Super E, si caratterizzava per un colore esclusivo, il Rosso Delage e una striscia laterale bianca che correva dalla griglia al paraurti posteriore, mentre il logo "West End" era posizionato sui parafanghi anteriori e sul portellone posteriore. I paraurti e le modanature laterali erano di colore nero e, inoltre, era presente il tetto apribile e i cerchi in lega da 13” modello “Visa”. Molti particolari gli interni, con i sedili rivestiti della ben nota similpelle Boxline abbinata a tappezzeria bordeaux e cruscotto rivestito in Tep, un materiale plastico morbido. Il motore era il consueto 1.1 litri da 57 CV.
La bandiera
Si chiama “Drapeau” (bandiera) ed è, alla fine dei conti, un semplice allestimento, destinato al mercato inglese, basato su adesivi rossi e blu che, perfidamente, possono evocare sia il tricolore francese che l’Union Jack. Assomiglia molto alla “Chrono”, ma i cerchi in lega sono quelli della “West End” e la griglia anteriore ha le lamelle argentate, mentre gli interni erano quelli di tessuto standard presenti nella gamma con i sedili anteriori dotati di poggiatesta. Una caratteristica curiosa della “Drapeau” è che veniva offerta su tutte le motorizzazioni disponibili, dalla Special con il bicilindrico da 0.6 litri , alla Super E da 1.1 litri fino alla Super X da 1.2 litri.
La preziosa
Sempre dedicata al mercato inglese e sempre commercializzata nel 1982 è la “Platinum”. Era disponibile in un unico colore, il Grigio Perla Metallizzato, con gli stessi cerchi in lega della “West End” e della “Drapeau”, mentre le modanature laterali e i paraurti erano neri. Il logo era posizionato sopra al parafango posteriore, all’interno della decorazione adesiva blu che partiva dal frontale e correva lungo le fiancate a comporre un motivo a righe parallele. In comune con le altre versioni speciali per il mercato britannico c’erano la mascherina con lamelle argentate e i cerchi in lega “Visa”, mentre per gli interni vale lo stesso discorso della “Drapeau”, anche se limitati alle opzioni disponibili per la Super E da 1.1 litri su cui era basata.
La più chic
Ha un nome simile, “Platine”, ma è riservata al mercato francese e viene lanciata nel 1983. Si caratterizzava per il colore esclusivo Grigio Nettuno metallizzato decorato con una tripla striscia adesiva in due toni di grigio e rosso, mentre il logo era posizionato sia all’altezza dei parafanghi anteriori che sulla parte destra del cofano, vicino alla mascherina a lamelle cromate. Paraurti e modanature laterali erano neri e i cerchi in lega da 13" erano come quelli della Visa GT. Per quanto riguarda l’abitacolo, c’erano rivestimenti di tessuto jersey grigio oppure tartan grigio-rosso, poggiatesta e pannelli porta in tinta, predisposizione per autoradio e antenna sul tetto. Il motore invece era il tranquillo 1.1 litri da 57 CV.
La più esclusiva
Prodotta per tre anni, dal 1985 al 1987, questa edizione limitata completa la trilogia "Leader", in quanto era già stata presentata sulla BX e sulla CX e totalizza quasi 12 mila esemplari. Basata sulla Visa 11 RE, lee sue caratteristiche distintive erano il colore esclusivo, Grigio Perla metallizzato, con finiture laterali di color grigio scuro nella parte inferiore delle portiere, sotto alle modanature nere (come i paraurti), mentre sopra c’era una sottile riga rossa. La calandra era quella cromata e si poteva scegliere tra cerchi in lamiera con o senza copricerchi specifici, simili a quelli della Visa 14 TRS, ma in tinta unita. Ripresi dalla Visa GT invece erano i due spoiler posteriori e i sedili sportivi con tessuto grigio/tartan specifico e poggiatesta, mentre i motori disponibili erano due: il classico 1.1 litri a benzina da 57 CV e l’1.7 litri diesel da 60 CV.
Un brindisi allo stile
È forse la più stilosa tra tutte le Visa, si chiama “Champagne” ed è stata prodotta in esclusiva per la Gran Bretagna nel 1983. Basata sulla “Super E” con l’1.1 litri da 57 CV, si distingueva innanzitutto per il colore della carrozzeria, unico, esclusivo e, visto il nome della versione, praticamente inevitabile, ovvero Champagne metallizzato. Paraurti e modanature laterali sono color grigio scuro mentre la decorazione adesiva che corre lungo la fiancata, di colore blu scuro - e che incorpora il logo - è modellata come quella della “Platinum”. A completare la dotazione, vetri oscurati, tetto apribile, cerchi in lega modello “Visa”, poggiatesta anteriori, sedile posteriore sdoppiabile 50/50. L’interno era rivestito di un elegante velluto bicolore beige e i sedili, reclinabili, avevano un disegno esclusivo, improntato alla massima comodità.
Frizzante sportiva
Sono 2.000 gli esemplari prodotti, nel 1984, della “GT Tonic”, ovvero una versione speciale sulla base della Visa GT, spinta dall’1.3 litri da 80 CV. Disponibile nell’unico colore Bianco Meije, esteso a passaruota allargati, spoiler, minigonne laterali, paraurti e griglia della mascherina anteriore, presentava delle strisce laterali nere/rosse, a filo con i finestrini, mentre il logo era posizionato sulle portiere anteriori e sul portellone. Anche i cerchi in lega - quelli della Chrono - erano verniciati di bianco, con coprimozzi rossi e il look sportivo era completato da fendinebbia, spoiler posteriore (nero), due specchietti retrovisori e interni ripresi dalla GT, con tessuto nero e rosso, ma con il cruscotto e il volante sportivo della Chrono.
Viva le Olimpiadi
Commercializzata in occasione delle Olimpiadi 1984 e giustamente battezzata “Olympique”, è stata prodotta in 3.000 esemplari, basati sull’allestimento RE con il motore di 1.1 litri. Tre i colori disponibili, bianco, rosso e blu, con doppie strisce decorative nere, come paraurti e modanature laterali, oltre al logo "Olympique" sulle portiere anteriori. I copricerchi imitano i cerchi in lega della GT e per dare un tocco sportivo c’è lo spoiler posteriore, mentre gli interni sono assolutamente basici, con rivestimenti in jersey, poggiatesta anteriori, predisposizione autoradio e tappetini in moquette agugliata.
Una GT al risparmio
Sono 3.500 le unità prodotte della “Challenger”, in pratica una versione speciale su base “GT” (quindi con l’1.3 litri da 80 CV) ma con una dotazione semplificata. Il colore era il solito Bianco Meije, utilizzato anche per i paraurti, con quello anteriore privo di fendinebbia ma dotato di presa d’aria centrale e spoiler, decorato con una linea rossa ripresa anche sulla fiancata, a filo dei finestrini. La stessa era ripetuta nella metà inferiore delle portiere insieme ad altre due - più grosse - di colore nero, mentre il logo, di colore rosso, era posizionato a metà delle portiere anteriori e sul portellone. Priva di modanature laterali, il contrasto visivo era dato dalle cornici, mascherina e spoiler posteriore, tutti verniciati di nero, mentre in cerchi in lega da 13” erano verniciati di bianco e c’era un solo specchietto retrovisore. All’interno, sedili in stile Visa GT in tessuto nero con profili rossi ma privi di poggiatesta.
Solo per la Germania
La “Crystal” del 1987 - oltre ad essere l’ultima serie speciale della Visa - è riservata al mercato tedesco e presenta una sofisticata livrea adesiva a fronte di un allestimento abbastanza basico. Troviamo un colore esclusivo, il “Silverblau" metallizzato, mentre le modanature, i paraurti e lo spoiler posteriore sono di colore grigio scuro e i cerchi sono di semplice lamiera con coprimozzi di plastica. La decorazione adesiva si sviluppa sia nella parte inferiore delle fiancate, sotto alle modanature, con una serie di righe blu, sia con una singola che corre per tutta la fiancata e comprende il logo, presente anche sul portellone. La griglia anteriore ha le lamelle argentate mentre all’interno ritroviamo i rivestimenti di tessuto jersey grigi della “Platine”, sedili anteriori con poggiatesta e predisposizione autoradio con antenna e due altoparlanti. Curiosa la scelta di renderla disponibile esclusivamente con l’1.7 litri diesel da 60 CV.
La più speciale
Dobbiamo tornare indietro fino al 1983 per raccontare la storia della “1000 Pistes”, nome curioso nato dalla vittoria nell’omonimo rally di una Visa 4x4 sperimentale. Proprio la trazione integrale è la caratteristica distintiva di questa specialissima versione, in pratica la versione stradale della Gruppo B, con motore 1.4 litri da 112 CV e prodotta nel 1984 nelle classiche 200 unità richieste per l’omologazione dei 20 esemplari destinati ai rally. La base per la “1000 Pistes” era la GT Tonic, della quale conservava passaruota allargati e minigonne, ma lo spoiler era bianco così come i cerchi, provenienti dalla Peugeot 104 ZS2 (verniciati di bianco) e la mascherina affiancata da fari gemellati rotondi. I classici colori della bandiera francese erano proposti nella vistosa grafica che avvolgeva la parte inferiore delle fiancate con la scritta “4 routes motrices” e attraversava orizzontalmente il portellone, dove gli adesivi formavano anche le scritte “Citroën” e “1000 Pistes”.


















La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.
Tra Umbria e Marche
La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.
L’attesa per l’ultima sfida
Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.











Come dare vita in pochi mesi a un’auto assemblata utilizzando pezzi già in casa, capace addirittura di vincere tre volte - di cui due consecutive - la 24 Ore di Le Mans. La storia della Porsche 936 si potrebbe riassumere così, ma c’è ben di più da raccontare di una vettura che, proprio quest’anno, festeggia il suo primo, storico, trionfo sul Circuit de la Sarthe, storico in quanto prima vettura Porsche a farlo al debutto e prima vettura con motore turbo a incidere il proprio nome sull’albo dei vincitori.
Le soluzioni ingegneristiche
Pur sfruttando la nuova configurazione barchetta, la 936 era strettamente legata, dal punto di vista tecnico, alle sue progenitrici: il telaio, infatti, derivava da quello della 908 opportunamente rivisto, mentre le sospensioni e il cambio erano quelli della 917. Per ovviare ai problemi di raffreddamento, fu aggiunto il caratteristico airbox sopra la testa del pilota che incorporava sia la presa d'aria del turbocompressore, sia quella per il raffreddamento dell'intercooler, mentre sotto la splendida livrea Martini Racing si celava il 6 cilindri boxer 6 turbo di 2.1 litri e 540 CV, derivato dalla seconda classificata nel 1974 911 RSR Turbo.
Il successo al debutto
Il lancio della 936 fu annunciato solo nel marzo del 1976, appena tre mesi prima del via della 24 Ore di Le Mans, e ne vennero approntati due esemplari che differivano proprio per il caratteristico airbox, installato solo su quello numero 20 di Jacky Ickx e Gijs van Lennep, mentre la numero 18 di Reinhold Joest e Jürgen Barth aveva un semplice roll-bar rettangolare tra l'abitacolo e il motore. L’edizione numero 44 della mitica gara di endurance si rivelò una delle più calde di sempre, cosa che provocò numerosi ritiri per surriscaldamento e rotture dei motori, compreso quello della Alpine di Jabouille che partiva dalla pole position e aveva condotto le prime fasi della gara. Dopo il ritiro della 936 in seconda posizione, la vettura di Ickx e Van Lennep fu costretta a rientrare ai box per una crepa nel tubo di scarico, perdendo venti minuti per la sua sostituzione, un tempo che comunque la squadra ufficiale Porsche poteva permettersi, tanto che, una volta rientrata in pista, vinse con 11 giri di vantaggio sulla Mirage di Lafosse e Migault.
L’epica rimonta
Nel 1977 la Porsche schierò due 936 con un’aerodinamica leggermente perfezionata e un secondo turbocompressore, con la vettura di Barth e Haywood protagonista di una vittoria rocambolesca. Prima la rottura della pompa della benzina che li fece precipitare al 41° posto, poi la decisione di far guidare l’auto a Jacky Ickx (che, in coppia con Henri Pescarolo, era già stato costretto al ritiro) che si esibì in una rimonta forsennata a ritmi da qualifica. Dopo 11 ore e consegnò la numero 4 con un comodo vantaggio di 18 giri sui secondi in classifica, ma a soli 45 minuti dalla fine, una minacciosa colonna di fumo annunciava la rottura di un pistone. L’unica speranza era di riuscire a rientrare in pista per completare un giro alla scadenza delle 24 ore per venire classificati: vennero tolte alimentazione e accensione al cilindro danneggiato, montato un cronometro sul cruscotto per tenere d’occhio il tempo e Barth fu ributtato nella mischia, procedendo a velocità ridotta ma riuscendo comunque a vincere.
Il ritorno vincente
Nel 1981, la Porsche letteralmente riesumò dai magazzini e dal museo alcuni esemplari delle 936, installando un nuovo motore turbo, di 2.6 litri, derivato dall’unità di 3.2 litri sviluppata - ma mai utilizzata causa cambio regolamenti - per il progetto Interscope Indycar. L’idea del capo ingegnere Helmuth Bott si rivelò vincente e la potenza fu ridotta da 900 a 640 CV per preservare l’affidabilità, stesso criterio usato per scegliere un cambio a 4 marce rispetto a quello a 5. Vennero iscritte 2 vetture ufficiali e Jacky Ickx, già ritiratosi dalle corse, fu convinto a ritornare in pista, in coppia con il britannico Derek Bell, dominando la gara senza inconvenienti di sorta, mentre la vettura gemella Mass/Barth/Haywood si ritirò. Curiosamente, in questo modo, tutti e tre i telai di 936 utilizzati dal team ufficiale Porsche risultarono vincitori di un’edizione della 24 Ore di Le Mans.














La Toscana saluta la 1000 Miglia 2026 con una delle giornate più suggestive dell’intero percorso. Partita all’alba da Montecatini Terme, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato alcuni dei luoghi più suggestivi della regione, da Lucca a Pisa, fino all’iconico arrivo in piazza del Campo a Siena. Nel pomeriggio, le vetture storiche hanno affrontato le strade della Val d’Orcia e raggiunto Radicofani, ultimo baluardo toscano prima dell’ingresso nel Lazio.
Da Lucca a Siena
La terza tappa si è aperta con le Prove Cronometrate disputate lungo le mura di Lucca, seguite dai Controlli Timbro di Pietrasanta e Forte dei Marmi e dal passaggio attraverso Pisa. Dopo aver toccato Pontedera, Peccioli e Palaia, gli equipaggi hanno raggiunto Siena per la tradizionale sosta nella scenografica piazza del Campo. Le temperature più miti delle prime ore hanno reso piacevole la guida.
Una classifica aperta
Nel pomeriggio la competizione è entrata nel vivo con una serie di Prove Cronometrate e due Prove di Media disputate tra la Val d’Orcia e la via Francigena. In questo contesto si è inserito il passaggio da Radicofani, dove le vetture hanno effettuato il Controllo Timbro prima di dirigersi verso il Lazio. La corsa punta ora verso Roma, con le prove di Montemaggiore, il passaggio lungo il lago di Bolsena e i controlli di Capodimonte, Marta, Viterbo e Ronciglione prima della tradizionale passerella in via Veneto. Sul fronte sportivo, i fratelli Juan e Margarita Tonconogy mantengono il comando della classifica provvisoria, ma il margine sugli inseguitori Andrea Vesco e Fabio Salvinelli resta contenuto. In terza posizione si confermano Lorenzo e Mario Turelli, mentre nel Gran Turismo Experience guidano Jari Matti Johannes Latvala e Giordano Mozzi.













Da oltre trent’anni Valli&Nebbie rappresenta uno degli appuntamenti più apprezzati del motorismo storico italiano. Alla guida dell’Officina Ferrarese e del team organizzativo c’è Riccardo Zavatti, consigliere federale ASI, che ha contribuito a consolidare il successo di una manifestazione che coniuga passione per le auto d’epoca e la valorizzazione del territorio. Ferrarese, classe 1952, Zavatti racconta le origini della sua lunga storia d’amore con i motori. Una passione che inizia con una data ben precisa: 6 febbraio 1967, con la Ferrari che compie un'impresa epica alla 24 Ore di Daytona, in Florida, schiacciando la rivale Ford in casa sua, conquistando uno storico arrivo in parata con le 330 P4 e 412 P che occuparono tutti e tre i gradini del podio. “È stato il battesimo di fuoco” spiega Zavatti, “dall’emozione ho iniziato a comprare i giornali di auto, da Autosprint a Quattroruote e non ho più smesso. A 17 anni andai a vedere la mia prima 1000 Km di Monza, un’esperienza indimenticabile. Per lavoro mi sono trasferito per qualche anno nel Veneto e lì sono stato contagiato pure dal morbo dei rally. Mi piacciono le auto da corsa e nel mio garage ci sono due auto cui sono legato anche per ragioni affettive, la Fiat 124 Sport Spider, mia dal 1977, e la Lancia Delta Integrale Evo, un bel concentrato di tecnologia made in Italy”.
I segreti del successo
Parlare del Valli&Nebbie, manifestazione che apre il calendario di Asi Circuito Tricolore, giunta alla sua 36° edizione, è molto semplice per Zavatti: “Sono cresciuto di fianco a Giulio Felloni, storico presidente del nostro sodalizio. Lui ha creato un evento molto bello facendo visitare, di volta in volta, i luoghi più caratteristici del Delta del Po. Quando sono subentrato alla presidenza, ho semplicemente cercato di strutturare meglio l’organizzazione dell’evento. Quest’anno abbiamo avuto novanta equipaggi, con una lista di attesa piuttosto importante, ma noi proviamo sempre ad accontentare tutti nei limiti del possibile. Partiamo da questo principio: per noi il concorrente è un ospite, cerchiamo di fare un evento che sia ‘tailor made’ per loro. Negli anni la fidelizzazione alla nostra manifestazione è cresciuta in maniera esponenziale e questo ci sprona ad andare avanti sempre con lo stesso spirito. Penso sia questo il giusto modo di organizzare un evento per appassionati di auto storiche”.
Il fascino del “grande fiume”
I segreti del Valli&Nebbie? Un mix di storia, cultura e cinematografia. A partire da Ferrara, forse la città più caratteristica dell’intera Emilia-Romagna, che vanta proprio nel centro storico lo splendido Castello Estense più volte citato da Michelangelo Antonioni nei suoi film e che fa da guardia alle auto parcheggiate durante le soste tra una tappa e l’altra. “La gente padana sente il Po”, spiegava il grande regista, “in che cosa si concretizzi questo sentire non sappiamo; sta diffuso nell’aria e viene subìto come sottile malia. È, del resto, fenomeno comune a molti luoghi solcati da grandi corsi d’acqua. Pare che il destino di quelle terre si raccolga nel fiume. Si stabilisce, in altre parole, un’intimità speciale”. Quella sorta di strana intimità di cui Antonioni parla è probabilmente alla radice del successo del Valli&Nebbie, evento sui generis nel vasto programma delle manifestazioni. Il cronometro è solo un accessorio secondario. Qui contano l’amicizia, lo star bene insieme, il connubio confidenziale con la propria auto e il vivere per un weekend a stretto contatto con le bellezze del Grande Fiume. Il segreto è tutto qui. E non è poco.











Quando fu presentata nel 1998 al Salone di Ginevra, la Ford Focus stupì tutti per il coraggioso design “New Edge” che incontrò subito il favore del pubblico, nonostante la pesante eredità di un modello come la Escort. A tre o a cinque porte, station wagon, da famiglia o sportiva feroce con pedigree da rally, la compatta dell’Ovale Blu in quattro generazioni ha conquistato milioni di automobilisti, ed era inevitabile che, per rinfrescare la gamma e spingere le vendite, ne fossero lanciate delle versioni speciali con allestimenti dedicati. Non brillano per fantasia e varietà - a parte rare eccezioni, soprattutto se paragonate a quelle di altri marchi e modelli - ma le hanno permesso di attraversare oltre 25 anni di carriera rimanendo costantemente un punto di riferimento per la categoria.
Blue Collection
Viene lanciata nel gennaio 2001, appena un anno prima del restyling ed era basata sull'allestimento intermedio "Trend". Oltre a numerose dotazioni aggiuntive, la scelta di colori, visto il nome “Blue Collection”, privilegiava logicamente quelle tinte: si poteva infatti avere in Blu Zaffiro, Blu Universo e Blu Vulcano, tutti e tre metallizzati, ma volendo c’era anche il Grigio Luna e il Nero Scala. Non presentava loghi adesivi, mentre gli interni erano caratterizzati da rivestimenti specifici color antracite con sezione centrale blu, tappetini anch’essi specifici con logo “Focus” in blu, sedili anteriori sportivi, volante e pomello del cambio rivestiti di pelle, impianto audio con lettore CD e comandi al volante, climatizzatore manuale e un originale sfondo della strumentazione di colore grigio. Era disponibile in tutte e tre le varianti di carrozzeria e su sei motorizzazioni, che andavano dall’1.4 al 2.0 benzina fino ai due 1.8 TDci, in due livelli di potenza.
RS
Molto simile nel look alla versione da rally WRC, ma priva della trazione integrale, è la RS, prodotta nel 2002 in 4.500 esemplari, tutti di un solo colore, il Blu Imperiale Metallizzato e solo in versione tre porte. Oltre alla carreggiata allargata e al kit aerodinamico dedicato, sfoggiava dei cerchi in lega "OZ Racing" a cinque razze da 18", stemmi "RS" sul montante e sul portellone e interni con sedili sportivi "Sparco" specifici di pelle/Alcantara blu e nera, stesso trattamento riservato al volante, mentre pomello del cambio e leva del freno a mano erano specifici e realizzati di alluminio. Non mancavano tappetini dedicati con logo "RS" e, come una concessione al comfort, climatizzatore manuale e sistema audio con lettore CD e comandi al volante: una chicca invece, il pulsante di avviamento sulla plancia. Il meglio lo riservava a livello meccanico, con il 2.0 litri turbo da 215 CV che agiva sulle ruote anteriori, aiutato da un differenziale autobloccante. Priva di controllo di trazione e capace di scattare da 0 a 100 km/h in 6,7 secondi per toccare una punta massima di 232 km/h, è un’auto decisamente rara in Italia, visto che ne furono immatricolate solo 54.
Elle
Sempre del 2002, ma riservata al mercato inglese, è la “Elle”, prodotta in 2.000 esemplari in collaborazione con la rinomata rivista femminile. Era disponibile in un solo colore, l’argento metallizzato "Moondust" e presentava, come caratteristiche distintive, il logo “Elle” sul portellone, il terminale di scarico cromato e cerchi in lega da 15" a sei razze. All’interno c’erano sedili di pelle nera, climatizzatore e lettore CD. L’unico motore previsto era l’1.6 Zetec aspirato da 100 CV.
Chic
Realizzata in contemporanea con la “Elle”, sempre per il mercato inglese, la “Chic” si distingueva per il colore Grigio Magnum metallizzato, mentre per il resto, a partire dai cerchi in lega, riproponeva quanto visto sull’altra serie speciale. Nell’abitacolo, quindi, si potevano ritrovare i rivestimenti di pelle, però traforata, mentre i sedili erano anche riscaldati, forse a giustificare il nome impegnativo per un allestimento che non offriva in realtà accessori costosi e particolari. Anche qui, il motore scelto era l’1.6 Zetec.
Black
Rimaniamo nel Regno Unito e facciamo un salto indietro di un anno per un’altra edizione limitata, anche se non è chiaro a quanti esemplari, che si caratterizzava per il colore nero (da cui il nome “Black”) e per l’essere disponibile solo in versione a tre porte con il classico 1.6 Zetec da 100 CV. Si ritrovano gli elementi già notati sulle altre serie speciali inglesi, con i cerchi in lega da 15" a sei razze, il terminale di scarico cromato, gli specchietti retrovisori esterni elettrici e riscaldati, a cui si aggiungevano la griglia cromata e i fendinebbia.
Vodafone
Riservata al mercato spagnolo e prodotta esclusivamente nella versione a tre porte con motore 1.8 TDCi da 100 CV, la “Vodafone” del 2004 prende il nome dalla partnership con il noto operatore telefonico, che infatti offre in regalo un telefono Sony Ericsson Z600 da utilizzare con il vivavoce Bluetooth. La gamma colori era quella standard, mentre il paraurti anteriore aveva un disegno specifico ed erano presenti cerchi in lega da 17”.
Viva X
Dello stesso anno, ma dedicata agli automobilisti tedeschi, è la “Viva X” (preceduta dalla “Viva” senza X, praticamente identica) che veniva offerto come allestimento speciale su tutti i modelli della gamma Ford. Anche in questo caso, nessuno del reparto marketing sembra aver fatto grandi sforzi creativi e, a parte il logo, non ci sono colori specifici e i cerchi sono presi tra quelli a listino. Basata sull'allestimento "Ambient" della gamma standard, aveva gli specchietti retrovisori esterni elettrici e riscaldabili, mentre all’interno c’era addirittura un’antiquata autoradio a cassette, al posto di quelle con lettore CD ormai praticamente standard anche su vetture di segmenti inferiori.
Francorchamps
Un'interessante iniziativa della filiale belga della Ford dà vita nel 2004 alla “Francorchamps”, un omaggio al famoso circuito sotto forma di una Focus dall'aspetto sportivo, ma sorprendentemente disponibile solo con il motore diesel, l’1.8 TDCi da 115 CV. Esteticamente erano presenti paraurti con prese d’aria maggiorate, minigonne, spoiler posteriore ripreso dalla ST e cerchi in lega da 18", ma la caratterizzazione più distintiva la si poteva trovare all’interno. I sedili sportivi, infatti, presentavano il logo con il disegno del circuito ricamato sullo schienale, inoltre c’era il volante rivestito di pelle, un impianto stereo con lettore CD e Mp3 e il bracciolo centrale. La “Francorchamps” verrà riproposta anche due anni dopo, questa volta con motori ancora meno potenti, l’1.6 TDCi Duratorq da 90 CV e l’1.6i Duratec da 100 CV
ST “WRC Edition”
Sono solo 200 le Focus ST allestite per il mercato svizzero in versione “WRC Edition”. L’anno è il 2007 e, per celebrare i successi della Focus nel campionato WRC, Ford Svizzera offre ai suoi clienti sportivi questa versione personalizzata con cerchi BBS da 19” e, soprattutto, una livrea molto vistosa. Disponibile solo di colore bianco, si caratterizzava anche per un kit estetico composto da paraurti anteriori e posteriori con la sezione inferiore dal disegno diverso, cornici di fibra di carbonio per i fendinebbia e per le luci di retromarcia/retronebbia posteriori, mentre sono nere quelle dei fari anteriori. All’interno, si potevano invece trovare degli inserti di fibra di carbonio sulla console centrale e una targhetta di alluminio con le firme dei piloti Marcus Grönholm e Mikko Hirvonen, sulla base della console centrale.
WRC-S
Nello stesso anno, anche in Spagna, si pensa di celebrare la Focus di Grönholm in versione da rally, realizzando la “WRC-S”, in soli 666 esemplari, numero diabolico probabilmente non scelto a caso. In realtà di aggressivo c’è solo l’aspetto, che è quello della versione sportiva ST con il relativo kit carrozzeria, perché invece il motore prescelto è il 2.0 TDCi da 136 CV, più adatto ad accompagnare un rappresentante nelle lunghe trasferte autostradali. Il pezzo forte ovviamente è la livrea, con il numero di serie adesivo sulle portiere anteriori abbinato a un motivo a scacchi; anche qui il colore è unicamente il bianco, stesso colore degli specchietti, che invece sulla versione svizzera erano verdi. Molto belli gli interni, con sedili rivestiti di pelle e Alcantara con cuciture bianche, tappetini specifici e volante a quattro razze con inserti di alluminio.
WRC 525
Forse pentiti di aver realizzato una replica WRC a gasolio, gli spagnoli rilanciano, sempre nel 2007, con una vera edizione limitata (150 esemplari) basata sulla Focus ST da 225 CV. Il colore è unico, Nero Pantera e tanti dettagli sono cromati, dalla griglia alle cornici dei fendinebbia, fino agli specchietti retrovisori, mentre la livrea è la stessa con motivo a scacchi ma con il logo 525. All’interno, troviamo sedili con rivestimenti misto pelle e Alcantara e vari inserti di alluminio sulla plancia.
CC Edition Premium
Una versione speciale basata sulla poco diffusa variante di carrozzeria “coupé-cabriolet” è quella, prodotta nel 2007, denominata “Edition Premium” e riservata al mercato francese. Disponibile solo con motore diesel, il 2.0 TDCi, sfoggiava principalmente delle dotazioni aggiuntive, più che delle caratterizzazioni estetiche: rientrano in questa categoria il volante di pelle e il cruise control, oltre all’autoradio modello CD 6000 con comandi al volante, compatibile con Mp3.
Black Magic
Sempre su base Focus CC, è la versione “Black Magic” realizzata in edizione limitata per il mercato tedesco e, come suggerisce il nome, tutta nera. Colore della carrozzeria, cerchi a dieci razze da 17”, interni di pelle con cuciture grigie, insomma, un’auto che d’estate è un forno: fortunatamente, nella dotazione che comprende assetto e sedili sportivi, fendinebbia con cornice cromata, battitacco e modanature laterali in tinta con la carrozzeria, deflettore antivento, c’è anche il climatizzatore. Per finire, volante a tre razze rivestito in pelle con inserti di alluminio e raffinati tappetini di velluto. Due le scelte per quanto riguarda i motori, entrambi di due litri: un benzina da 145 CV e un turbodiesel da 135.
Heritage
Torniamo in Svizzera per un’altra edizione molto speciale, soprattutto per la livrea, quella mitica “Gulf” sfoggiata dalle Ford GT40 impegnate a Le Mans e qui caratterizzata dal numero di gara che corrisponde al numero dei 50 esemplari previsti. Celebra 50 anni di Ford in Svizzera ed è basata sulla sportiva ST con il 2.0 litri benzina da 225 CV, arricchita dai cerchi in lega Enkei da 19" dal disegno specifico, vetri posteriori oscurati, assetto sportivo con molle H&R, pinze freno verniciate di nero e griglia anch’essa di colore nero, ma lucido. Anche l’abitacolo presenta elementi esclusivi, come i sedili sportivi Recaro con rivestimenti color antracite e la plancia decorata con un pannello effetto carbonio.
RS 500
Il nome “RS 500” corrisponde al numero di esemplari prodotti, nel 2010, proprio mentre sta per arrivare la Focus di terza generazione. Il Paese che ne accoglie più unità è la Gran Bretagna (101), mentre l’Italia si deve accontentare di 45 unità di questa potente (350 CV) e aggressiva serie speciale, verniciata di nero opaco, colore che si ritrova anche per i cerchi in lega, mentre griglia e prese d’aria sono anch’esse nere ma lucide. Altri dettagli della “RS 500” sono le pinze freno verniciate di rosso, il logo "RS500" rosso e blu sul portellone posteriore, mentre all’interno spiccano i sedili sportivi Recaro di pelle rossa o nera (a seconda del paese), materiale usato anche per volante, pannelli porta e cuffia del cambio.
RS Le Mans 50th anniversary
Risale al 2016 (50 anni dalla leggendaria vittoria della GT 40 a Le Mans) questa edizione speciale che Ford in realtà riserva a tutti i modelli della gamma, ma solo per il mercato francese. Nel caso della Focus, sia la ST che la RS sono interessate, con solo 50 esemplari di ciascuna di esse realizzate con una livrea speciale Nero Mica a strisce grigie, ispirata a quella della GT40 vittoriosa con Bruce McLaren e Chris Amon. A completare il tutto, un badge “50th anniversary” sul portellone e una targhetta personalizzata nell'abitacolo e sulla RS troviamo cruise control, limitatore di velocità e accesso senza chiave, mentre la ST ha cerchi da 18 pollici e le pinze freno rosse del pacchetto Style.
ST Le Mans Edition
Nello stesso anno c’è un’altra “Le Mans Edition”, prodotta per il mercato svizzero in soli 50 esemplari, sempre di colore nero, ma nella tonalità Nero Pantera e le strisce adesive, oltre che grigie sono anche rosse, mentre la mascherina e il diffusore posteriore sono verniciati con effetto carbonio. La base meccanica è quella della ST normale, con in più un assetto ribassato firmato H&R, cerchi Enkei GTC 01 da 19” e pinze freno verniciate di rosso.

















