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AMBIENTE, LA PLASTICA INGERITA DAGLI UCCELLI MARINI E’ CAUSA DI MORTE

Secondo uno studio, maggiore è la quantità di plastica ingerita dai giovani esemplari di berta nera, minore è la probabilità che sopravvivano in mare e ritornino sani e salvi alla colonia da adulti riproduttori. Determinare in che modo l’ingestione di plastica da parte della fauna marina influisca sugli organismi a livello di popolazione rimane una sfida. Jennifer Lavers, Hannah Worthington e Alexander Bond hanno utilizzato 15 anni di dati di marcatura e ricattura per stimare come l’inquinamento da plastica influisca sulla demografia delle berte nere ( Ardenna carneipes ) nella colonia di Ned’s Beach sull’isola di Lord Howe, in Australia. Tra la fine di aprile e la metà di maggio, dal 2010 al 2024, i pulcini di 80-90 giorni sono stati inanellati e la quantità di plastica nei loro stomaci è stata misurata.
Tra l’inizio e la metà di ottobre, dal 2020 al 2024, sono stati registrati gli uccelli inanellati negli anni precedenti che sono tornati alla colonia da adulti riproduttori. Gli autori hanno scoperto che il 10-20% dei pulcini aveva ingerito più di un grammo di plastica. L’ingestione di oltre un grammo di plastica era associata a una riduzione di almeno l’11% della probabilità che gli uccelli sopravvivessero e tornassero a riprodursi nella colonia. Gli uccelli che avevano ingerito più di cinque grammi di plastica non venivano quasi mai più avvistati. Secondo gli autori, i risultati forniscono spunti di riflessione sul ruolo dell’inquinamento da plastica nel declino delle specie.

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CLIMA: IL 2027 SARA’ ANCORA PIU’ CALDO DEL 2026

“Un mese: l’ondata di caldo più lunga di sempre si appresta a finire. Venderà cara la pelle però. Nell’arretrare di pochi gradi questa settimana tornerà nel range di temperatura medio, abbandonando i 5-6 gradi oltre la norma che ci accompagnano in alcune zone da fine giugno. Gli scienziati la chiamano “anomalia positiva”. Sulle cartine è associata a quel rosso intenso che macchia terre e mari. (…) È talmente persistente da aver fatto perdere senso al termine ondata e talmente intensa da aver praticamente messo al collo del 2026 la medaglia di anno più caldo dall’inizio delle misurazioni (il sistema europeo di rilevazione del Clima Copernicus prende come riferimento il 1850). Secondo la Columbia University, che ospita un programma sul cambiamento climatico, basta che da qui alla fine dell’anno si registrino temperature normali per raggiungere il primato. Non durerà molto però. Se dalla primavera El Niño ha iniziato a scaldare i motori, a partire dall’autunno la corrente calda che periodicamente fa aumentare le temperature del Pacifico spiegherà le ali. La Noaa, l’ente americano che monitora il Clima, prevede «un’intensità storica». Se di solito l’acqua si riscalda di uno o due gradi, a dicembre raggiungerà i quattro. Sull’onda del Niño, il 2027 è pronto a strappare lo scettro al 2026. (…) Uno studio condotto da Cnr e università dell’Aquila ha osservato che il riscaldamento climatico è in accelerazione. Dal 2013-2014 la temperatura media globale è passata da 0,17 gradi a 0,4 gradi in più per ogni decennio. Può sembrare controintuitivo che una manciata di gradi aggiuntivi nel Pacifico stia rendendo così invivibile l’estate europea. Il mare in realtà, ha osservato il servizio marino di Copernicus, si sta riscaldando non solo in superficie, ma anche a due chilometri di profondità. Se pensiamo al gas necessario per far bollire l’acqua della pasta, immaginiamo quanto calore serva a riscaldare gli oceani interi del pianeta. I mari, sempre secondo Copernicus, assorbono il 90% del calore in eccesso della Terra e lo cedono solo lentamente”, si legge su La Repubblica

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CLIMA: ITALIA BRUCIA VENTIDUE MILIARDI DI EURO CAUSA ONDATE DI CALORE

“I fiumi che si abbassano a livelli che non si vedevano da decenni, gli incendi, il calo della produttività del lavoro, le tariffe elettriche che schizzano verso l’alto: le ondate di calore costano, soprattutto quando sono lunghe e intense come quelle che l’Europa ha sperimentato quest’estate. A fare i conti è Triodos Bank, istituto di credito olandese, tra le principali banche etiche della Ue: il caldo estremo brucerà l’1% del Pil europeo, l’equivalente di 180 miliardi di euro. Per l’Italia, che è tra i Paesi più esposti, insieme a Germania e Francia, l’1% del Pil corrisponde circa al valore dell’ultima legge di Bilancio, 22 miliardi di euro. (…) «Di fronte a una sfida di questa portata — ammette il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin — dobbiamo fare sistema, costruendo un modello integrato e coordinato dal Mase». Solo per l’agricoltura, calcola Coldiretti, «il danno economico di questa stagione rovente supera già i tre miliardi di euro», ma «potrebbe ulteriormente aggravarsi se l’assenza di precipitazioni dovesse perdurare». C’è poi l’impatto sul lavoro: non soltanto lo stop imposto a diverse attività nelle ore più calde, ma anche la mancanza di sonno e l’affaticamento dovuti al caldo (…)”, si legge su La Repubblica.  “L’impatto sulla salute va ben oltre il lavoro: finora si contano 25 mila morti attribuite al caldo in Europa. (…) E la siccità, oltre a distruggere i raccolti, rende i fiumi non navigabili: a Kaub, in Germania, vicino a Colonia, il Reno si è ridotto al lumicino, un livello di pochi centimetri, che non si vedeva dal 1880. Il Reno è un’arteria fondamentale per l’industria europea, e non è facile trovare alternative, con la crisi di Hormuz che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti. (…) il caldo ha aggravato gli effetti della chiusura dello stretto, per via dell’uso massiccio degli impianti di raffreddamento, e per lo stop obbligato degli impianti idroelettrici, ma anche di quelli nucleari, che hanno bisogno di acqua per la refrigerazione. Ma in inverno, avverte l’ultimo report di Oxford Economics, potrebbe andare anche peggio, perché, nonostante gli sforzi degli ultimi due anni, le scorte di gas sono al minimo. Una situazione che rende l’Europa ricattabile rispetto alla Russia, che fornisce ancora il 15% delle importazioni”, continua il giornale. (

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BRACCONAGGIO, LA PROCURA DI VENEZIA ARCHIVIA ACCUSE CONTRO TRUMP JR

La Procura della Repubblica di Venezia ha chiesto l’archiviazione del fascicolo di inchiesta per bracconaggio nei confronti di Donald Trump junior (nella foto), denunciato a suo tempo  dall’ex consigliere veneto di Europa Verde Andrea Zanoni.Lo rende noto lo stesso Zanoni,  che annuncia un’istanza di opposizione alla richiesta del pm. Il fatto sarebbe stato considerato “di tenue entità”

L’episodio avvenne durante una battuta organizzata da una società specializzata “che forniva – prosegue Zanoni – armi, esche, munizioni, vitto e alloggio con l’uccisione di un animale protetto. In seguito ad una perquisizione dei Carabinieri vennero poi sequestrate in due valli ben 1.400 anatre abbattute a fucilate e congelate (alcune protette) e poi destinate ad un macello abusivo, oltre a 8.500 munizioni di caccia detenute illegalmente”. Anche il giorno prima Trump Jr andò a caccia a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per cui secondo l’esponente ambientalista “parrebbe evidente la continuità del reato e potrebbero ravvisarsi a carico di più soggetti anche gli estremi dei reati di ricettazione, per il commercio delle anatre illecitamente abbattute oltre a quello di associazione a delinquere”, conclude.

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CLIMA: NEL 2025 RECORD GAS SERRA, LIVELLO E CALORE DEI MARI

Concentrazioni record di gas serra nell’atmosfera, livello dei mari al massimo storico per il 14esimo anno consecutivo e oceani mai cosi’ caldi. E’ la fotografia scattata dal 36esimo rapporto annuale State of the Climate, redatto da 625 scienziati di 60 Paesi e pubblicato dal Bulletin of the American Meteorological Society. “I dati revisionati dai pari dipingono un quadro globale di dove ci troviamo rispetto ai parametri di riferimento e di quanto velocemente le cose stiano cambiando: consideratelo l’analogo della valutazione annuale della salute da parte del vostro medico” dichiara il presidente dell’AMS, Alan Sealls, sottolineando come il report “presenti misurazioni e tendenze critiche che informano agenzie, comunita’ e imprese per la pianificazione a lungo termine”. I tre principali gas a effetto serra – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – hanno toccato nuovi picchi nel 2025, con la concentrazione media di CO2 salita a 425,6 parti per milione (+53% rispetto all’era preindustriale) e con emissioni da combustibili fossili stimate a 10,3 petagrammi di carbonio, un dato piu’ che triplicato rispetto agli anni ’60. A livello globale il 2025 si attesta tra i tre anni piu’ caldi dal 1850, risultando in assoluto l’anno piu’ caldo di sempre in assenza del fenomeno El Nino nonche’ l’anno piu’ caldo mai registrato in Europa, mentre gli ultimi 11 anni (2015-2025) si confermano in blocco come i piu’ caldi della storia strumentale. Gli oceani, che assorbono il 90% del calore in eccesso, hanno stabilito il record assoluto di contenuto termico fino a 2.000 metri di profondita’, portando l’87% delle superfici marine a subire ondate di calore e spingendo il livello medio dei mari a +111,2 millimetri rispetto al riferimento del 1993. Quadro critico anche ai poli, con l’Antartide al suo anno piu’ caldo dal 1979, l’Artico al secondo posto in 126 anni di rilevazioni – dove “il ghiaccio con piu’ di quattro anni e’ ormai quasi del tutto assente” – e i ghiacciai continentali in ritiro per il trentottesimo anno consecutivo. Sul fronte degli eventi estremi, infine, si sono registrate 97 tempeste tropicali nominate, tra cui l’uragano Melissa, che a ottobre ha devastato la Giamaica come Categoria 5 causando 95 vittime e oltre 12 miliardi di dollari di danni.

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PONTE SULLO STRETTO, CDM: “S’HA DA FARE, PER MOTIVI IMPERATIVI”

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ha adottato, ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 4, della direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, una deliberazione di dichiarazione della sussistenza dei motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, legati alla salute dell’uomo e alla sicurezza pubblica, per la realizzazione del collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria. La deliberazione fa seguito agli adempimenti istruttori disciplinati dal decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, ed è fondata sul provvedimento del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica del 2 luglio 2026, relativo alla ricognizione delle valutazioni ambientali e all’assenza di soluzioni alternative, e sul provvedimento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del 3 luglio 2026, relativo alle conseguenze dell’opera sulla sicurezza pubblica e sulla salute dell’uomo. Tre siti interessati dall’opera rientrano nella Rete Natura 2000: a fronte dell’incidenza sui relativi habitat sono previste misure di compensazione idonee a garantire la coerenza globale della rete. Il Consiglio dei ministri ha inoltre autorizzato la trasmissione della deliberazione e dei relativi provvedimenti, per informazione e per il tramite del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, alla Commissione europea.

La direttiva 92/43/CEE (direttiva Habitat)  disciplina la deroga per la realizzazione di piani o progetti che, nonostante un esito negativo della valutazione di incidenza (VIncA) e in mancanza di soluzioni alternative, devono comunque essere approvati per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico (IROPI), imponendo l’adozione di tutte le misure compensative necessarie per garantire la coerenza globale di Natura 2000.

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