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A Palazzo Blu di Pisa le opere di Edward Hopper

Case investite dalla luce del tramonto e fari sull’Atlantico, ponti che attraversano fiumi e ferrovie che portano chissà dove, persone sole davanti a una finestra e paesaggi urbani. Il mondo di Edward Hopper, uno dei maggiori esponenti del realismo americano e fra i più importanti artisti Usa del Novecento, arriva a Palazzo Blu a Pisa con “Edward Hopper: New York e oltre”, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, e con il sostegno di Fondazione Pisa.

Dal 14 ottobre e fino al 7 marzo 2027 in mostra oltre 150 opere fra dipinti a olio, disegni, acqueforti, acquerelli e altri lavori che abbracciano l’intera carriera di Hopper, provenienti dalle collezioni del Whitney.

Curata da Kim Conaty e da Barbara Haskell, la mostra propone anche opere comparative di artisti suoi contemporanei e si arricchisce di materiali provenienti dal Sanborn Hopper Archive, acquisito dal museo circa dieci anni fa, che comprende documenti, corrispondenze, fotografie, diari e documenti di vita quotidiana dell’artista.

La mostra, organizzata in cinque sezioni, ne ripercorre la carriera attraverso i luoghi che hanno segnato la sua formazione e il suo immaginario: New York, dove Hopper visse per quasi sessant’anni, rappresenta il centro della sua attività; Parigi, dove soggiornò in tre diverse occasioni, segna il momento di formazione e confronto con la modernità europea; il New England diventa invece luogo di sperimentazione e riflessione sul paesaggio americano.

Foto: Heirs of Jpsephine N. Hopper /SIAE

Illustratore per necessità

Nato nel 1882 a Nyack, nello Stato di New York, una cittadina a venticinque miglia a nord di New York City, lungo il fiume Hudson, figlio di una coppia di piccoli commercianti di tessuti, dopo il diploma si iscrive alla New York School of Illustration con l’obiettivo di apprendere una professione pratica che gli garantisse un reddito sicuro e poi alla New York School of Art, dove incontrò Robert Henri, uno degli insegnanti più importanti per la sua formazione. Fu Henri a incoraggiarlo a guardare la realtà contemporanea, a cercare soggetti nella vita quotidiana piuttosto che nelle convenzioni della pittura accademica.

Al momento, però, c’erano le bollette da pagare, e fino al 1923 Hopper lavorò come illustratore freelance. Non amava quel lavoro e in seguito dichiarò di esservi stato «costretto nel tentativo di guadagnare qualcosa». Quegli anni non furono però inutili. L’illustrazione gli insegnò infatti a costruire una scena con pochi elementi e a individuare il dettaglio capace di suggerire una storia. È una lezione che Hopper avrebbe portato con sé nella pittura: basta una figura, una finestra, un gesto interrotto per mettere in moto l’immaginazione di chi guarda. E poi furono anche i guadagni ottenuti come illustratore ad aiutarlo a finanziare il primo viaggio in Europa.

Foto:@ Heirs of Josephine N.Hopper /SIAE

“Superare Parigi”

Nel 1906 Hopper arriva a Parigi e vi rimane per undici mesi. Vi torna altre due volte, nel 1909 (in mostra Le Pont Royal / Il Ponte Reale) e nel 1910; poi non avrebbe più attraversato l’Atlantico. La capitale francese, però, non lo lasciò mai davvero. Hopper avrebbe raccontato di aver impiegato «dieci anni per superare Parigi» e ancora nel 1962 dichiarava di considerarsi, in qualche modo, un impressionista. Un modo per «superare Parigi» è stato forse dipingere, dopo il ritorno in America, Soir bleu / Sera blu.

Un’opera in qualche modo anomala per un artista come Hopper: il pittore destinato a essere associato a interni rarefatti e figure isolate mette qui insieme un gruppo di personaggi diversi: con quel clown triste e pensieroso, alter ego di Hopper, che si rappresenta così da un lato per simboleggiare il ruolo dell’artista nella società e dall’altro per ragioni personali – delusioni d’amore, pare -.

Quando fu esposta, nel 1915, nella prima vera mostra dedicata all’artista, l’opera non piacque né ai critici perché troppo “europea” e “vecchio stile”, né al pubblico, tanto che Hopper decise di riprendersela e non mostrarla mai più: sarà ritrovata nel suo studio solo dopo la sua morte, nel 1967.

Come al cinema

New York è stata per Hopper una fonte d’ispirazione per tutta la vita. Mentre altri artisti dipingevano grattacieli e attrazioni cittadine, Hopper si concentrava sulle case in pietra a pochi piani, sulle vetrine dei negozi e sui ponti che osservava passeggiando sui marciapiedi o viaggiando sui treni sopraelevati. Ridusse queste strutture a superfici piatte e forme geometriche, trasformando il rumore e il caos di Manhattan in luoghi di solitudine e introspezione.

Queensborough Bridge / Ponte di Queensborough mostra il suo modo di affrontare anche le grandi infrastrutture della modernità non come simboli trionfali del progresso, ma come un intreccio di linee e superfici. Mentre con New York interior / Interno newyorkese, lo sguardo si sposta dentro una stanza. La scena ha qualcosa di quasi cinematografico: lo spettatore sembra essere capitato lì per caso, come se stesse osservando un frammento di vita attraverso una finestra.

A proposito di cinema. Sono molti i registi che hanno guardato al mondo di Hopper, dal David Lynch di Velluto blu a Wim Wenders, ad Alfred Hitchcock, che al momento di scegliere la casa di Psycho guarda proprio a un dipinto di Hopper, e poi al “taglio”, alla costruzione della scena e alla scelta dell’inquadratura tipica dell’artista, per La finestra sul cortile.

Le case di Cape Cod

La mostra ci porta poi in New England. Prima a Gloucester (in mostra Gloucester Harbor / Porto di Gloucester), dove nell’estate del 1923 Hopper ritrova Josephine Nivison, per tutti Jo, che aveva conosciuto anni prima alla scuola di Robert Henri. Anche Jo era un’artista, ed è stata una figura importante nella vita di Hopper.

Fu lei a incoraggiarlo a lavorare con maggiore convinzione all’acquerello. L’anno seguente la sua prima personale in una galleria andò completamente esaurita, permettendogli di abbandonare l’attività di illustratore. Dopo alcune estati passate nel Maine, meta estiva preferita dagli artisti, Hopper e Jo scoprono Cape Cod, dove si trasferiranno.

Da allora Hopper continuò a dipingere case (in mostra Cape Cod sunset / Tramonto a Cape Cod), dune, strade e fari della penisola.

Molto più di una moglie

La mostra racconta del rapporto fra i due artisti. Jo continuò a dipingere e divenne anche la modella di quasi tutte le figure femminili del marito. Ma fu molto di più. Registrava con attenzione la produzione artistica di Edward, annotava le vendite, le esposizioni e i proprietari delle opere, e accanto agli schizzi preparatori aggiungeva spesso proprie descrizioni delle scene, immaginando le storie che potevano nascondersi dietro le figure dipinte. In pratica, mentre Hopper costruiva il proprio mondo sulla tela, Jo contribuiva a costruirne la memoria.

In A woman in the sun / Una donna al sole la modella è ancora lei, ormai settantottenne. Hopper, però, non dipinge un ritratto realistico della moglie, ma la trasforma – così come il resto della scena, ridotta a pochi elementi essenziali – seguendo la propria visione. L’ambientazione, dal taglio voyeuristico e quasi, di nuovo, cinematografico, suggerisce una narrazione e invita l’osservatore a immaginare gli eventi che hanno preceduto la scena rappresentata e ciò che accadrà in seguito. Ancora una volta, il quadro finisce e la storia, invece, continua da qualche parte fuori dalla cornice. In silenzio, probabilmente.

Per i soci, ingresso in convenzione e visite guidate. Previste anche iniziative per gli under 30.

Per informazioni:
palazzoblu.it
hopperpisa.it

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Lucca Comics & Games

Dal 28 ottobre al 1° novembre “Lucca Comics & Games” festeggia 60 anni di storia e di creatività, di diversità e di inclusione, di cambiamento, di evoluzioni e metamorfosi, di arte e, soprattutto, di comunità.

Un anniversario che non è solo l’occasione per celebrare la storia, ma è il momento per capire cosa “Lucca Comics & Games” ha costruito insieme a chi l’ha vissuta in questi sei decenni e per scoprire cosa potrà accadere dopo: “Legacy”, cioè “eredità” è infatti il tema di questa edizione.

Lucca60 celebra fra l’altro il compleanno di Lucky Luke, la leggendaria creatura nata nel 1946 dal genio grafico e narrativo di Morris; ospita Sensei Go Nagai, l’autore giapponese papà di Goldrake, e la leggenda vivente Frank Miller, autore di opere che hanno cambiato il fumetto mondiale (su tutte, Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Daredevil: Rinascita).

A Lucca arriva anche il nuovo libro di Alessandro Barbero, che insieme ai co-autori Davide Savelli e Iris Biasio presenta Garibaldi. The British tour, avventura a fumetti che rievoca l’arrivo di Garibaldi a Londra nel 1864 (il 28).

Biglietti e abbonamenti ridotti per i soci, in vendita nei punti Ticketone presenti nei negozi Unicoop Firenze o durante il festival al Welcome desk nell’Area Relax al primo piano del Family Palace al Real Collegio, dove i soci potranno ritirare anche i braccialetti di ingresso evitando le code delle biglietterie del festival.

Speciale Under 30

Previste anche iniziative riservate agli Under 30. Grazie a Unicoop Firenze e Lucca Comics&Games gli Under30 potranno partecipare gratuitamente ad una delle cinque giornate della più importante fiera del settore in Italia dedicata al fumetto, all’animazione, ai giochi, ai videogiochi, ai cosplay e serie TV. Necessaria prenotazione su coopfi.info/under 30. Le prenotazioni sono aperte dalle ore 9.00 del 15 ottobre 2026. Gli iscritti in piattaforma avranno anche diritto ad accedere all’area riservata dei concerti.

coopfi.info/under30

Dettagli sul costo dei biglietti e le riduzioni riservate ai soci Unicoop Firenze al link:
luccacrea.zendesk.com/hc/it/articles/29005191948305-Ci-sono-degli-sconti-per-i-Soci-Coop

Info e dettagli sulla manifestazione:

luccacomicsandgames.com

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