Il triste crepuscolo dei riformisti dice qualcosa del mondo di oggi

Leggo sul New York Times che anche Joe Biden sarebbe in procinto di fare uscire un memoir (se non fossi disgustato dalla miserabile campagna di Donald Trump sull’«autopen», forse avrei aggiunto: «Joe Biden, o chi per lui»). E apprendo anche che l’analoga opera di sua moglie Jill si conclude così: «Come scrisse Dylan Thomas, non ce ne andremo gentilmente in quella buona notte, ma ci ribelleremo, ci ribelleremo alla luce morente» («As Dylan Thomas wrote, we will not go gentle into that good night, but rage, rage against the dying of the light»). A me pare che lo abbiano già fatto abbastanza. Come chiosa Carlos Lozada sul New York Times, «non c’è niente di meglio che citare una poesia sulla sfida di fronte alla vecchiaia e alla mortalità per ricordare alla gente cosa è andato storto con Joseph R. Biden» (io glielo avevo detto subito, però). E allora, mentre osservo sconsolato la foto dei quattro del Campo largo – che sono sempre meglio della sporca dozzina del generale Vannacci, d’accordo, ma non saprei dire se mi trasmettano meno fiducia o meno allegria – mi viene da pensare che forse anche chi a sinistra non li ama, prima di prendersela con loro e con la desolante deriva populista dell’intero sistema, dovrebbe porsi qualche domanda sul tristissimo tramonto dei protagonisti della stagione precedente.
Riflettendoci un momento, c’è qualcosa che lega la lunga buonuscita putiniana di Gerhard Schröder al servizio di Gazprom, le varie imprese internazionali di Tony Blair, culminate nella sua partecipazione, in un ruolo di primo piano, alle deliranti pianificazioni immobiliaristico-annessionistiche del Board of Peace in Palestina (da dove si permette pure di dare lezioni ai leader europei su come trattare con Donald Trump), le incresciose vicende di José Luis Rodríguez Zapatero e dei suoi gioielli, per tacere dei vari modi in cui tanti riformisti italiani, da Massimo D’Alema a Matteo Renzi, usciti da Palazzo Chigi, hanno trovato il modo di mettere a frutto le proprie reti di conoscenze e il proprio nome nel mondo degli affari e delle consulenze. Ripensando ai fasti della Terza via degli anni novanta, è difficile non riconoscere, pur nell’ovvia diversità dei singoli casi, un filo conduttore, una comune tendenza o quanto meno uno stesso impulso, che forse proprio in Biden si presenta nella forma più pura. In quella lotta ostinata contro la luce morente, che ha in verità molto poco di poetico e forse, semmai, qualcosa di patetico. E alla quale dobbiamo in gran parte il trionfale ritorno in scena di Trump, con tutte le sue drammatiche conseguenze.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.
L'articolo Il triste crepuscolo dei riformisti dice qualcosa del mondo di oggi proviene da Linkiesta.it.


