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Strage di Kharkiv, arrestato soldato russo. I servizi di Kiev: “Ha ucciso senza motivo”

“Li ho uccisi“. Questo Leonid Ryzhikov ha raccontato agli uomini del Servizio di sicurezza ucraino (SBU) parlando della strage avvenuta il 13 ottobre nella regione di Kharkiv. L’uomo, 36 anni, russo, originario di San Pietroburgo, avrebbe ucciso cinque soldati ucraini che si trovavano in una casa privata mentre non erano in combattimento e, secondo la procura, disarmati e in abiti civili. Alcuni addirittura dormivano. Nello stesso giorno, secondo l’accusa, Ryzhikov aveva ammazzato a sangue freddo anche un pescatore di 60 anni. Arrestato il 14 ottobre, l’uomo è accusato di crimini di guerra: ora rischia l’ergastolo. Ma nella ricostruzione restano ancora diversi punti oscuri.

La ricostruzione della SBU parte dalla storia personale del sospettato. Soprannominato “Yula”, Ryzhikov era stato mobilitato nell’esercito russo alla fine di luglio, dopo aver scontato otto anni di carcere per lesioni personali gravi e furto. Era stato assegnato al secondo battaglione del 1009° reggimento fucilieri motorizzati, appartenente alla 68ª divisione della fanteria motorizzata della 6ª armata russa. Tra il 5 e il 6 ottobre, riferiscono ancora i servizi, si trovava nelle posizioni russe nei pressi di Starytsia, nel distretto di Chuhuiv, quando era finito sotto il fuoco degli ucraini. A quel punto era scappato e, armato di un fucile automatico AK-74, si era diretto a piedi verso Kharkiv, nascondendosi nelle fasce boschive. Durante la fuga era entrato in una casa privata abbandonata, nella quale aveva rubato alcuni abiti civili.

Il 13 ottobre, vicino al villaggio di Mykhailivka, Ryzhikov avrebbe incontrato un uomo impegnato a pescare lungo un canale. La SBU sostiene che gli ha sparato senza alcuna ragione e poi ha spinto il corpo nell’acqua. “Avevo paura che mi denunciasse, tutto qui. L’ho ucciso e me ne sono andato”, ha raccontato Yula durante un interrogatorio del quale la Procura generale ha pubblicato un breve estratto video. “Se me ne fossi andato, lui avrebbe chiamato qualcuno dei militari e mi avrebbero preso”, ha aggiunto. L’uomo ha confermato anche di aver spinto il corpo nel canale dopo lo sparo.

La seconda parte del racconto è più oscura. Secondo la SBU, lo stesso giorno Ryzhikov è entrato in una proprietà privata a Momotove, dove si trovavano i cinque militari ucraini che “non stavano partecipando a operazioni di combattimento, non erano armati e indossavano abiti civili”. In quelle condizioni, sostiene l’intelligence di Kiev, erano protetti dalla Convenzione di Ginevra sulla protezione dei civili in tempo di guerra.

Nell’interrogatorio, Ryzhikov ha confermato di essere “entrato nel cottage” e di aver sentito che una persona era scappata. “Poi ha cominciato a tornare indietro, mentre io ero nel cottage in cui viveva. A quel punto non ho fatto niente. L’ho semplicemente ucciso”, ha raccontato, per poi aggiungere subito dopo: “L’ho ucciso, sono tornato indietro. Lì c’erano altri tre militari. Li ho uccisi, ho preso in fretta alcune cose”. A quel punto un altro militare gli avrebbe intimato di fermarsi. “Ho sparato e sono scappato”, ha proseguito l’uomo. “All’interno della casa c’era equipaggiamento militare?”, domanda un investigatore. “C’era – risponde Yula -. Dotazione tattica, munizioni“, ma anche “armi, giubbotti antiproiettile, elmetti e roba simile”. “Hai preso tutto?”. “Ho preso solo le cartucce che c’erano, ma il resto non l’ho toccato”.

Alla domanda su che cosa abbia fatto dopo gli omicidi, Ryzhikov ha risposto di aver proseguito verso Kharkiv. Gli agenti della sicurezza lo hanno arrestato nel quartiere di Saltivka e hanno rinvenuto l’AK-74. Rimangono senza risposta alcune domande, due in particolare: perché è entrato proprio in quella casa? E perché ha ucciso i cinque militari? Né la ricostruzione della SBU (che nel comunicato ufficiale scrive: “Senza alcun motivo, Ryzhikov sparò senza pietà a queste persone, alcune delle quali stavano semplicemente dormendo”), né lui lo spiega nello spezzone di video pubblicato. Non dice di essere stato attaccato, minacciato o riconosciuto, né descrive un confronto che possa spiegare l’inizio della sparatoria.

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Ucraina, chiusa l’inchiesta sull’ex premier Stefanishyna: “Arricchimento illecito per 276 mila euro e beni nascosti”. Rischia il processo

Arricchimento illecito per 13,9 milioni di grivne (276 mila euro) e falso nella dichiarazione dei redditi e dei patrimoni. Olha Stefanishyna, ex vicepremier ucraina ed ex ministro della Giustizia , dovrà rispondere a queste due accuse mosse dall’Autorità nazionale anti-corruzione (Nabu), che ha chiuso le indagini a suo carico. Il 5 agosto, giorno in cui era stata raggiunta dall’avviso di garanzia, Volodymyr Zelensky l’aveva rimossa dall’ultimo incarico affidatole nel 2025, quello di ambasciatrice negli Stati Uniti.

Secondo i magistrati Stefanishyna possedeva due appartamenti nel complesso residenziale “Faina Town“, registrati a nome di un’amica, del valore di quasi 11 milioni di grivne (218 mila euro). Inoltre, in diversi periodi, ha avuto in uso altri beni intestati a persone a lei vicine, tra cui un appartamento registrato a nome della madre nel complesso residenziale “Lvivska Ploshcha” a Kiev. L’ex vicepremier non ha dichiarato nessuno di questi beni nella E-deklaratsiya, la “Dichiarazione Patrimoniale Elettronica dei Funzionari Pubblici” (lo strumento utilizzato per il controllo preventivo della corruzione nel quale tutti i politici e gli alti funzionari devono dichiarare ogni anno non solo quanto guadagnano, ma tutto ciò che possiedono, usano o spendono), omissione che per il codice penale ucraino costituisce reato.

I pm anti-corruzione sostengono inoltre che Stefanishyna “stava trattando l’acquisto di una casa vicino a Kiev del valore di 550 mila dollari” (circa 490 mila euro). Secondo i magistrati, 250 mila dollari sarebbero dovuti essere pagati in contanti, il resto cedendo al venditore i due appartamenti di “Fayia Town”. La donna avrebbe rinunciato all’affare probabilmente a causa della sua nomina ad ambasciatrice a Washington, ma i redditi dichiarati non le avrebbero permesse di acquistare nessuno di questi beni. Tra l’inizio del 2024 e la metà del 2025, hanno ricostruito i pubblici ministeri, Stefanishyna ha guadagnato circa 3,7 milioni di grivne (73 mila euro) ma nello stesso periodo solo dai suoi conti bancari sono stati spesi circa 4,2 milioni di grivne (83 mila euro).

Oggi l’ex vicepremier è in libertà vigilata (deve presentarsi se convocata dai magistrati, comunicare tempestivamente ogni cambio di residenza o domicilio e non può comunicare con i testimoni o le persone indicate nell’ordinanza del giudice), dopo che a metà agosto uno studio legale per cui lavorava ha pagato la cauzione di 6 milioni di grivne (circa 116 mila euro) fissata dall’Alta Corte anti-corruzione, che ora dovrà decidere del suo rinvio a giudizio. Nel caso si andasse a processo, per la contestazione di dichiarazione patrimoniale non veritiera Stefanishyna rischierebbe fino a 2 anni di reclusione, mentre l’accusa di arricchimento illecito prevede una pena da 5 a 10 anni.

Per anni Stefanishyna è stata una fedelissima del presidente Zelensky e una una figura chiave nella sua amministrazione. Dal 2020 al 2025 è stata vicepremier con delega all’Integrazione Europea ed Euro-atlantica, aveva guidato i negoziati per l’ingresso di Kiev nell’Ue e nella Nato, e poi ha assunto anche la carica di ministro della Giustizia. Il presidente l’aveva rimossa il 17 luglio 2025, il giorno dopo che la Procura speciale anti-corruzione aveva reso noto di aver aperto un’inchiesta sulla gestione di quattro importanti beni sequestrati affidati all’Arma (l’agenzia incaricata di amministrare i patrimoni confiscati) in cui era coinvolto il suo ex marito e il 27 agosto l’aveva nominata ambasciatrice negli Stati Uniti, ruolo cruciale per il paese in tempo di guerra. Con l’arrivo dell’avviso di garanzia, Zelensky le ha tolto anche questa carica.

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