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Trump licenzia la portavoce della Casa Bianca dopo appena 5 giorni dal suo insiediamento (pieni di gaffe)

Katie Zacharia, portavoce della Casa Bianca, è stata licenziata dal presidente Trump dopo appena cinque giorni dal suo insediamento. Il presidente degli Stati Uniti, infatti, ha detto ai giornalisti di averle chiesto questa mattina di “ripensare” al proprio ruolo all’interno dell’amministrazione americana. “Katie, ne hai davvero bisogno? Non credo che tu ne abbia bisogno”, ha riferito di averle detto. Il tycoon ha affermato che i due ne avrebbero ridiscusso al suo rientro alla Casa Bianca e di voler comunque lasciare a lei la decisione finale; il New York Times e la Cnn, però, riferiscono che il licenziamento è già avvenuto.

Il profilo di Katie Zacharia ha attirato polemiche fin dalla sua nomina: Trump l’aveva definita “avvocata” durante la sua presentazione, ma i giornali americani avevano sollevato dubbi a riguardo dato che il suo nome non figurava negli albi professionali. Il Wall Street Journal poi, ha fatto emergere che la qualifica, effettivamente, non esisteva. La donna era già nota negli Stati Uniti e aveva già lavorato per Trump come consulente del gruppo che gestisce il profilo Truth del presidente. Zacharia poi era stata al centro del dibattito americano in seguito ad una conferenza stampa in cui si era mostrata molto incerta, pronunciando male delle parole e incappando in lapsus e inesattezze più di una volta.

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“Un petomane fantasma mette in fuga i giornalisti in attesa di Zelensky”: il racconto di Politico dalla sala stampa del Consiglio europeo

Fuggiti dalla sala stampa del Consiglio europeo. Ma non per colpa di un allarme bomba. I giornalisti in attesa del presidente ucraino Zelensky sono stati costretti a scappare per colpa del cattivo odore. Sembra, infatti, che un cronista da qualche giorno sia alle prese con problemi di flatulenza: come riporta la giornalista di Politico Zoya Sheftalovich, nascosto tra i media in attesa del leader ucraino c’era un “petomane fantasma” e anche ieri sera la puzza nella stanza aveva messo a dura prova i giornalisti presenti durante un briefing diplomatico. Una notizia del genere non può che infiammare la fantasia dei social: su X gli utenti si sono sbizzarriti, provando anche a ipotizzare il colpevole. Per esempio, Nicholas Lut scrive “She who smelt it, dealt it“, traducibile con “Chi la sente, ne è parente”: che la “petomane fantasma” non sia la stessa Shenftalovich?

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No Meloni Day, la polizia “difende” la prefettura con l’idrante azionato sui manifestanti – Video

Momenti di tensione a Torino quando il corteo degli studenti ha raggiunto Piazza Castello, dove ha trovato gli agenti di polizia a presidio della Prefettura. La polizia ha azionato l’idrante a più riprese contro i manifestanti. Contro le forze dell’ordine poste a protezione dell’edificio sono stati lanciati bastoni, pietre, uova e bottiglie a cui i reparti hanno risposto con l’utilizzo a più riprese di un idrante, qualche carica di alleggerimento e il lancio di qualche lacrimogeno. Al termine delle manifestazioni la questura ha dato notizia dell’arresto di tre minorenni per resistenza a pubblico ufficiale e l’identificazione di altri 50 giovani.

Dopo il movimento dell’idrante e il lancio di lacrimogeni si è verificata anche una carica di alleggerimento della polizia; il gruppo è stato allontanato e si dirige verso il Po. Proseguono alcuni lanci di bottiglie verso le forze dell’ordine. Tra i manifestanti e la polizia un gruppo di insegnanti per mano ha creato una catena umana per impedire ulteriori contatti.

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Trump smentisce Musk: “Non siamo stati noi a depotenziare Starlink all’Ucraina”

Diventa un mistero la decisione di depotenziare il sistema Starlink necessario all’Ucraina per avere comunicazioni tempestive anche sulla linea del fronte e riuscire a intercettare in tempo gli attacchi lanciati dalla Russia. L’esercito e i vertici del governo, nei giorni scorsi, avevano denunciato il funzionamento parziale del sistema che si è protratto per giornate intere lasciando il Paese sotto il tiro dei missili e dei droni di Mosca. Inizialmente, si era pensato a una scelta presa da Elon Musk, che nelle stesse ore stava attaccando il presidente ucraino su X, ma poi il miliardario americano aveva smentito dicendo che la responsabilità era da attribuire completamente al Pentagono. Dopo giorni di comunicazioni a singhiozzo, il nuovo colpo di scena: Trump, scrive Axios, ha detto che gli Stati Uniti non sono coinvolti nel depotenziamento dei servizi Starlink in Ucraina.

Come detto, Musk è stato il primo ‘indiziato’ per la decisione di penalizzare le comunicazioni ucraine tramite il sistema satellitare di SpaceX, essendone il fondatore e avendo espresso, nelle stesse ore, considerazioni critiche nei confronti di Zelensky, dicendo ad esempio che “è andato troppo oltre” e, più chiaramente, che “deve dimettersi“. Ma era stato lui stesso a spiegare che il funzionamento del sistema implica che solo l’esercito Usa possa disporre un depotenziamento del genere. La versione militare di Starlink è infatti Starshield, un sistema progettato e sviluppato sempre da Starlink, ma di proprietà e gestione esclusiva del Pentagono. Ed è quindi solo il Dipartimento della Guerra Usa a decidere se e quali limiti imporre, tenendo conto che è quella la tecnologia in uso all’esercito di Kiev.

Nella serata di venerdì, però, è arrivata la smentita direttamente dal presidente Trump. Una smentita che alimenta il mistero dietro allo sgambetto all’esercito di Zelensky.

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Proteste studentesche, Meloni commenta solo le violenze: “Le opposizioni le condannino”. La replica: “Sì, ma lei pensi agli italiani anziché prendersela con loro”

“Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete, questo dovrebbe fare un governo”. È la risposta della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che da Bruxelles ha accusato i leader dell’opposizione di non aver condannato le violenze durante le proteste studentesche. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine”, ha dichiarato la premier, chiedendo a tutte le forze politiche di fare un appello affinché le manifestazioni si svolgano senza violenza. Schlein ha quindi collegato le proteste degli studenti a quelle degli agricoltori e degli autotrasportatori: “Non è colpa di chi protesta se i prezzi della benzina sono insostenibili”. E ha concluso: “Ci sono le nostre proposte concrete sul tavolo, Meloni pensi agli italiani anziché prendersela con loro”.

Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato la premier, accusandola di non occuparsi delle proteste in corso in Italia. “La presidente Meloni ci aggiorna: a margine del Consiglio europeo ha messo sul tavolo della discussione i fatti di Ceuta. Ma Ceuta dista 700 miglia nautiche dall’Italia. Non ci ha detto nulla, invece, sulle gravi emergenze che stanno esplodendo sul nostro territorio”, ha scritto sui social. Conte ha quindi chiesto al governo di dare risposte “alla disperazione di migliaia di autotrasportatori, agricoltori e lavoratori travolti da rincari, carocarburante e tasse”, richiamando anche le difficoltà dei cittadini e le proteste degli studenti. “Se non se ne è accorta le mandiamo qualche immagine dai presidi nel Paese in cui stiamo ascoltando persone allo stremo”, ha aggiunto, concludendo: “La risposta non possono essere l’indifferenza dopo 4 anni di nulla e 14 miliardi extra in armi e difesa”.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha replicato alla premier condannando “senza ambiguità ogni forma di violenza”. Ma la presidente del consiglio, ha aggiunto, “dovrebbe chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti italiani”. Bonelli ha quindi attaccato le scelte del governo sull’istruzione: “Mentre le scuole cadono a pezzi, gli edifici scolastici sono insicuri e i nostri docenti sono tra i meno pagati d’Europa, il suo governo ha scelto di destinare miliardi al riarmo anziché investire nell’istruzione pubblica”. E ha aggiunto: “La scuola ha bisogno di risorse, sicurezza e dignità, non di essere sacrificata sull’altare delle spese militari”.

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Decreto Bollette, primo passo verso l’intesa con Bruxelles: come funziona il tetto al gas e perché l’Ets resta fuori

Dopo mesi di braccio di ferro, il governo Meloni e la Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sul decreto Bollette. Il via libera definitivo non c’è ancora: Roma dovrà presentare a Bruxelles un nuovo testo delle misure per ridurre il costo dell’elettricità, che dovrà passare al vaglio sugli aiuti di Stato. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla di “un primo passo importante” e annuncia che “a breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma”, coerente con il quadro temporaneo di aiuti per la crisi in Medio Oriente, il Metsaf. “È stata una trattativa lunga, ma costruttiva, che ha portato a un risultato importante”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è detta “molto contenta” dell’accordo che aprirebbe la strada a una soluzione simile alla cosiddetta “eccezione iberica”, quella accordata a Spagna e Portogallo nel 2022 proprio per limitare l’effetto del costo del gas sul prezzo dell’elettricità.

Per capire la posta in gioco tocca partire dal prezzo dell’elettricità e da come viene calcolato. In Italia viene prodotta con rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico. Ma anche con il gas. E nel mercato all’ingrosso il prezzo viene spesso determinato dall’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda, che generalmente è quella alimentata a gas. Se per esempio eolico e fotovoltaico non bastano a coprire il fabbisogno e serve anche una centrale a gas, con costi più elevati, il prezzo di mercato viene fissato in base a quest’ultima e riconosciuto anche agli altri produttori. Così, quando rincara il gas, l’aumento può ricadere su tutto il mercato, anche sull’elettricità prodotta con le rinnovabili.

Per attenuare questo effetto, tra le ipotesi negoziate dal governo c’è un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato dalle centrali elettriche, e compensazioni pubbliche, finanziate attraverso un meccanismo da definire, a copertura della differenza con il costo effettivo del combustibile. Il tetto permetterebbe così di abbassare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, compresa quella prodotta dalle rinnovabili. I dettagli del meccanismo, però, non sono ancora confermati e andranno verificati sul nuovo testo. Bisogna infatti rispettare le regole europee sulla concorrenza ed evitare che le centrali destinatarie delle compensazioni ottengano un vantaggio ingiustificato rispetto agli operatori di altri Paesi europei.

Resta invece fuori dall’intesa la compensazione dei costi dell’Emission Trading System (Ets), il sistema europeo che obbliga le centrali a pagare per le emissioni di anidride carbonica. Anche questa spesa contribuisce ad aumentare il prezzo dell’elettricità, ma Bruxelles ha chiarito che i rimborsi potranno coprire soltanto il rincaro del gas, non il costo delle emissioni. La Commissione vuole infatti evitare che le compensazioni annullino il costo delle emissioni, pensato proprio per scoraggiare l’uso dei combustibili fossili e incentivare le fonti rinnovabili. La Commissione precisa inoltre che le compensazioni saranno temporanee, finanziate solo dai consumatori che ne beneficeranno e dovranno tradursi interamente in una riduzione dei prezzi per gli utenti finali. Resta da conoscere il contenuto definitivo del decreto che l’Italia invierà a Bruxelles, il costo delle compensazioni e in quale misura, una volta approvato, il meccanismo riuscirà a trasferire i benefici alle bollette. “Sono molto contenta dell’accordo Ue, le abbasserà“, assicura Meloni. L’intesa politica è raggiunta, l’autorizzazione europea deve arrivare.

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“Alcaraz si è infortunato perché voleva copiare Djokovic”: la strana teoria di Stubbs

L’infortunio al polso che ha condizionato Carlos Alcaraz per diversi mesi continua a far discutere. Sulle cause dello stop dello spagnolo sono state avanzate diverse ipotesi, ma tra le spiegazioni emerse ce n’è una che chiama direttamente in causa Novak Djokovic. A sostenerla è Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams, oggi protagonista di un podcast molto seguito, secondo la quale il tentativo di riprodurre alcuni movimenti del servizio del campione serbo potrebbe aver contribuito ai problemi fisici del numero uno spagnolo. “Ho una mia idea sul problema di Carlos e secondo me non è così semplice come possa apparire in superficie“, ha spiegato Stubbs, introducendo la propria teoria sulle origini del problema.

Il periodo lontano dai campi è stato particolarmente lungo per Alcaraz, costretto a fermarsi per quasi cinque mesi, da Barcellona fino agli US Open. Un’assenza pesante, durante la quale il polso ha rappresentato un ostacolo importante per il suo ritorno alla piena condizione. Secondo Stubbs, alla base dei problemi potrebbe esserci stato un cambiamento tecnico legato proprio al servizio. “Carlos ha provato a servire come fa Djokovic, si è allenato tantissimo per copiarlo e alla fine si è rovinato il polso“, è la spiegazione proposta dall’australiana.

L’ex tennista ritiene che il legame tra i due giocatori possa essere più stretto di quanto si pensi, almeno dal punto di vista tecnico. Alcaraz ha sempre manifestato grande ammirazione per il servizio di Djokovic e, secondo Stubbs, avrebbe cercato di riprodurne alcuni aspetti, arrivando a modificare il proprio movimento. “Le battute di Carlos e Nole sono quasi sovrapponibili, hanno un movimento del corpo molto fluido e bello da vedere ma il problema di Carlos, che ha sempre ammirato molto il servizio del collega, è che a forza di imitarlo, ha finito per infortunarsi”.

Nell’analisi dell’australiana, il punto critico sarebbe rappresentato dagli aggiustamenti introdotti nel movimento del polso durante il servizio. Interventi tecnici che, secondo la sua interpretazione, avrebbero finito per compromettere la funzionalità dell’articolazione e influenzare il rendimento dello spagnolo. “Modificare così il lavoro del polso nel servizio gli ha creato problemi evidenti. Ha utilizzato quel piccolo movimento verso il basso che, sul modello di Novak, gli ha distrutto la mobilità. Penso che questi cambiamenti e questi aggiustamenti abbiano avuto ripercussioni sul suo polso. Credo che continuerà ad avere qualche difficoltà anche in futuro, purtroppo”.

Stubbs aveva già espresso le proprie perplessità in occasione degli US Open, quando Alcaraz aveva disputato il doppio misto insieme a Serena Williams. In quella circostanza, secondo l’ex allenatrice della campionessa statunitense, il servizio dello spagnolo era apparso meno incisivo rispetto al solito, un segnale che avrebbe ricondotto proprio ai problemi fisici accusati nei mesi precedenti. Per Stubbs, dunque, il recupero del servizio rappresenterà uno degli aspetti fondamentali su cui Alcaraz dovrà lavorare per tornare al massimo livello. “Lo avevo già detto agli US Open, quando ha giocato il doppio misto con Serena Williams: il suo servizio non aveva la solita potenza e questo è dovuto proprio al problema che ha al polso. Carlos deve assolutamente migliorare il servizio, per lui sarà cruciale se vorrà mettere sotto pressione Jannik Sinner“, ha concluso Stubbs.

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Giornalista chiede a Zelensky: “Si sente il capro espiatorio dei problemi di Trump?”. Lui rimane zitto, poi ride: “Ecco la mia risposta”| Video

Il tradimento di Trump nei confronti di Zelensky rischia di cambiare le sorti del conflitto russo-ucraino, con conseguenze dirette anche in Unione europea. Così, alla prima occasione utile, i giornalisti del Vecchio Continente hanno voluto chiedere al leader di Kiev quali fossero le sue impressioni dopo l’accordo sul gasolio tra Washington e Mosca e la richiesta del tycoon di un cambio al vertice nel suo Paese. Così, un reporter presente alla conferenza stampa a margine del Consiglio europeo di Bruxelles glielo ha chiesto direttamente: “Il presidente Trump si appresta ad affrontare delle difficili elezioni di midterm. La sua popolarità è molto bassa, i prezzi molto alti e la guerra iniziata in Medio Oriente non sta andando come lui voleva. Crede di essere stato trattato come capro espiatorio dei suoi problemi?”. A questo punto Zelensky tiene lo sguardo basso qualche secondo, poi lo alza, guarda i giornalisti e accenna una risatina, con la sala che scoppia a ridere. “Questa è la mia risposta“, ha concluso il presidente ucraino.

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“Saronni? Gli ha dato di volta il cervello, si è messo a fare dichiarazioni di ogni tipo ed è sempre polemico”: così Francesco Moser

“Se andiamo più d’accordo io e Saronni oppure Elly Schlein e Giuseppe Conte? Noi non siamo mai andati d’accordo e continuiamo a non andarci nemmeno oggi, perché Saronni è sempre polemico”. Francesco Moser, uno dei ciclisti italiani più noti di sempre, si è raccontato oggi a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1, a partire dallo sport che lo ha visto trionfare tante volte passando per la politica e non solo.

“Io veramente – ha detto Moser a proposito di Saronni – l’ho anche invitato a casa, abbiamo fatto dei pranzi e pedalato insieme. Poi, improvvisamente, non so se gli ha dato di volta il cervello ma si è messo a fare dichiarazioni di ogni tipo. Ha detto che gli ho rubato un Giro d’Italia, ma le classifiche mica le faccio io”. La rivalità tra Francesco Moser e Giuseppe “Beppe” Saronni ha infatti segnato l’età d’oro del ciclismo italiano tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta (1978–1986). Poi, qualche battuta sulla politica: “Che ciclisti potrebbero essere Schlein e Meloni? Schlein è capace solo di andare contro, quando c’erano loro al governo non mi pare abbiano fatto meglio dell’esecutivo attuale.

Moser ha poi detto la sua su Vannacci e Meloni: “Sono posizioni completamente diverse, la Meloni ha tante cose a cui pensare, Vannacci gioca sulle cose che non vanno. Se tirerei ‘la volata’ alla premier? Sì, certamente”. In chiusura, Moser ha parlato della sua quotidianità: “Oggi vado con la bici elettrica, il mio fisico l’ho già strapazzato abbastanza. Troppo comoda? Credetemi, si può faticare anche così. Ho appena fatto il monte Bondone, 18km di salita, sono andato su in prima, se la fai con la bici normale arrivi su che non riconosci nemmeno più chi hai intorno. Così vai in bici senza impiccarti“.

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Accordo Francia-Germania “per garantire il futuro dell’auto europea”. Ma con meno vincoli si rischia di rallentare gli investimenti nell’elettrico

Francia e Germania si accordano su un “approccio comune volto a garantire il futuro dell’industria automobilistica europea“. E provano a trascinare gli altri Paesi europei sulla loro linea. Il compromesso raggiunto da Emmanuel Macron e Friedrich Merz punta ufficialmente a conciliare due obiettivi: concedere più “flessibilità” alle case automobilistiche nella transizione dai motori a combustione e rafforzare la produzione industriale europea. Di fatto, Berlino ottiene un allentamento degli obiettivi climatici, Parigi punta a legare più strettamente il sostegno pubblico alla produzione nell’Unione. Stellantis festeggia: “Accogliamo con favore l’accordo come un passo importante verso la finalizzazione del pacchetto europeo per il settore automobilistico. Insieme alle discussioni in corso al Parlamento europeo e alle posizioni già espresse da diversi Stati membri, riteniamo che possa contribuire a concludere rapidamente il processo, garantendo al nostro settore le flessibilità e la chiarezza di cui ha bisogno, affinché possa concentrarsi su ciò che sa fare meglio: innovare e offrire soluzioni ai propri clienti”.

È “approccio equilibrato” che permetterà all’Ue di perseguire i suoi obiettivi climatici e, in parallelo, rafforzare la sovranità tecnologica, la base industriale e la competitività internazionale della sua industria automobilistica, rivendica la dichiarazione diffusa dall’Eliseo. La Germania, che ospita big come Volkswagen, Bmw e Mercedes, vuole ridurre la pressione su un settore messo alle strette dalla concorrenza cinese, i costi industriali e una domanda di auto elettriche inferiore alle attese. La Francia vuole evitare che il mercato europeo diventi uno sbocco per veicoli e componenti prodotti prevalentemente all’estero. Il compromesso scambia dunque flessibilità normativa con protezione industriale. Ma per Transport & Environment (T&E), organizzazione europea che si occupa di trasporti sostenibili, si tratta di “un errore storico”: l’accordo rischia di essere un boomerang e finirà per rallentare gli investimenti nelle tecnologie del futuro. Secondo le sue stime, con regole meno stringenti la quota di veicoli elettrici nell’offerta delle case automobilistiche nel 2030 scenderebbe dal 57% previsto con gli obiettivi attuali al 43%.

La normativa europea ora in vigore prevede dal 2035 una riduzione del 100% delle emissioni medie di CO₂ allo scarico delle nuove auto e dei nuovi furgoni rispetto ai valori di riferimento del 2021. La Commissione ha proposto di annacquarla passando a un taglio del 90% mentre il restante 10% verrebbe compensato attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione o da combustibili sintetici e biocarburanti. L’intesa franco-tedesca va oltre: secondo quanto illustrato da Merz, l’obiettivo sarebbe una riduzione del 90% dal 2035, senza obbligo di compensare il restante 10%. Resteranno vincoli sulle emissioni medie delle flotte e le condizioni dovranno essere definite dalla normativa europea. Il cambiamento sostanziale è che verrebbe abbandonato l’obiettivo di azzerare le emissioni allo scarico delle nuove auto, lasciando maggiore spazio a tecnologie diverse dall’elettrico puro. Francia e Germania ribadiscono comunque l’obiettivo di sviluppare e produrre in Europa la prossima generazione di veicoli elettrici. La tesi è che la transizione debba proseguire senza imporre una traiettoria tecnologica troppo rigida a un’industria che attraversa una fase difficile.

L’altro pilastro dell’intesa è il rafforzamento della produzione europea. Il principio è utilizzare incentivi pubblici, appalti e altri strumenti di sostegno per favorire gli investimenti nell’Unione, anziché alimentare le filiere dei concorrenti extraeuropei. Ma stabilire che cosa significhi prodotto in Europa non è semplice visto che molte componenti arrivano da oltre confine. È il caso delle batterie, destinate ad avere un peso crescente nel valore delle auto elettriche.

Transport & Environment critica proprio i requisiti prospettati per il contenuto europeo delle batterie, almeno il 10% nel biennio 2028-2029 e il 20% nel 2030-2031. Secondo l’organizzazione, le soglie sono insufficienti a proteggere gli investimenti europei, considerando che nel 2025 oltre il 50% delle celle impiegate nelle auto elettriche vendute nell’Ue era già prodotto in Europa. Il rischio è che un’auto assemblata nell’Unione possa beneficiare della qualifica di prodotto europeo pur utilizzando batterie cinesi. L’organizzazione avverte che questi vincoli potrebbero compromettere gli investimenti nelle gigafactory europee, mettendo a rischio una capacità produttiva stimata in 164 GWh nel 2027 e 254 GWh nel 2030. “Germania e Francia stanno commettendo un errore storico”, dice Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia.

Il ragionamento è che se gli obiettivi climatici diventano meno impegnativi, i costruttori possono avere meno necessità di accelerare lo sviluppo e la commercializzazione dei modelli elettrici. Nel breve periodo questo potrebbe aiutare a contenere i costi e difendere i margini delle auto tradizionali. Nel lungo periodo, però, rischia di ritardare gli investimenti nelle tecnologie che stanno trasformando il mercato mondiale. Allo stesso modo la maggiore gradualità potrebbe proteggere temporaneamente i posti di lavoro legati ai motori tradizionali e alla componentistica, ma non garantisce la creazione di nuove attività nelle batterie, nell’elettronica e nel software. Se queste filiere si sviluppassero soprattutto fuori dall’Europa, la difesa delle lavorazioni esistenti non sarebbe sufficiente a salvaguardare la competitività futura.

In ogni caso l’intesa a due ha davanti una lunga strada prima di tradursi eventualmente in una modifica delle regole europee. Sarà necessario trovare un’intesa con gli altri Stati membri e con il Parlamento europeo, dove restano differenze sulle modalità e sui tempi della transizione. Parigi e Berlino si dicono “determinate” a “lavorare rapidamente con i partner europei” per giungere a un accordo. “Abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri lavoratori, delle nostre industrie e dei nostri cittadini: far sì che l’Europa resti un attore di primo piano nella trasformazione globale dell’industria automobilistica”, concludono, ribadendo l’obiettivo di creare “un’industria automobilistica europea competitiva, innovativa e decarbonizzata, che produca in Europa e crei i posti di lavoro di domani”. Secondo Merz, l’Italia è “ampiamente d’accordo”. Anche se non è stata invitata a partecipare.

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Manovra, ai magistrati quasi 100mila euro a testa tra arretrati e aumenti

Con la prossima legge di bilancio sono in arrivo fino a 100mila euro a testa per i magistrati. Secondo il Sole 24 ore, nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles c’è un “fondo sentenze” da 1,9 miliardi. In particolare, a disposizione delle toghe ci sono 970 milioni di euro, che diventano costi lordi a carico dello Stato, divisi in arretrati una tantum (circa 70mila euro a testa) e aumento fisso in busta paga (20mila euro l’anno). A incassare di più saranno gli oltre 10mila magistrati in servizio già dal 2018, anche se tutti, in modo proporzionale, riceveranno qualcosa.

La misura si spiega andando a vedere il meccanismo di calcolo dei trattamenti economici, utilizzati dall’Istat per far crescere le buste paga dei lavoratori non contrattualizzati. Il sistema fino ad ora utilizzato è stato bocciato dal Consiglio di Stato: per la categoria dei magistrati erano state escluse indennità che invece sarebbero dovute essere pagate. Gli stipendi dei magistrati, infatti, per legge non vengono contrattati anno per anno bensì ogni tre anni e, a partire dal 2018, gli aumenti di stipendio non sono stati calcolati in modo consono. La prossima legge di bilancio, quindi, conterrà i decreti che adeguano le retribuzioni per la magistratura dal 2018 al 2023. Per farlo, il ministro Giorgetti sta rinunciando ai tagli Irpef per il ceto medio e alla detassazione delle tredicesime.

In bilico rimangono le retribuzioni del triennio 2024-26, che potrebbero in futuro essere oggetto di revisione e successiva compensazione. Interessati a questo pagamento ritardato sono pure professori universitari e militari: anche loro fanno parte della categoria “personale di diritto pubblico“, e anche per loro il calcolo dell’Istat potrebbe essere stato sbagliato. I sindacati di ricercatori e docenti si sono già messi in moto per un ricorso collettivo.

“Le somme indicate sono il frutto di una stima priva di fondamento: gli importi effettivi sono di gran lunga inferiori a quelli riportati dal quotidiano: si parla per un magistrato con 20 anni di esperienza di una cifra che non arriva a un quarto di quanto scritto dal quotidiano”, ha spiegato all’Adnkronos l’Associazione nazionale magistrati (Anm) in merito a quanto pubblicato dal ‘Sole 24 Ore’ secondo cui ai magistrati italiani con la legge di bilancio 2027 potrebbero arrivare quasi 100mila euro a testa, in media, tra arretrati e aumenti di stipendio.

La misura nasce dall’obbligo di dare attuazione a una serie di sentenze del Consiglio di Stato relative alla modalità di calcolo dell’indicatore per l’adeguamento triennale di stipendi e indennità del personale di magistratura ed equiparati. “Si tratta, peraltro, di componenti stipendiali dovute per legge, che l’amministrazione ha omesso per anni di corrispondere – osserva l’Anm – Il loro ammontare è la diretta conseguenza dei ritardi accumulati nel pagamento”.

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Btp Valore, offerta al via da lunedì: meglio “tradizionale” o con “maxi-cedola”? Ecco quanto possono rendere

Due titoli di Stato, entrambi della durata di cinque anni, ma con una differenza fondamentale: incassare gli interessi ogni tre mesi oppure riceverli tutti insieme alla scadenza, nell’ottobre 2031. Da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre il ministero dell’Economia e delle Finanze offre la doppia possibilità di investimento: il Btp Valore tradizionale e il nuovo Btp Valore Insieme. I tassi minimi garantiti sono già stati fissati: fino al 4,7% annuo per il primo, il 22,25% complessivo per il secondo. Ma quanto rendono concretamente? E quale conviene scegliere?

Il Btp Valore tradizionale paga una cedola, cioè gli interessi maturati, ogni tre mesi. Il tasso annuo lordo è del 3,7% per i primi due anni, sale al 4,1% per i successivi due e arriva al 4,7% nell’ultimo. Investendo 10mila euro, si incassano complessivamente 2.030 euro lordi, che diventano 1.776,25 euro dopo la tassazione del 12,5%. Alla scadenza, ovviamente, viene restituito anche il capitale iniziale.

Il Btp Valore Insieme funziona diversamente: non paga nulla durante i cinque anni, ma riconosce un’unica maxi-cedola finale del 22,25%. Con gli stessi 10mila euro, gli interessi lordi sono 2.225 euro, pari a 1.946,88 euro netti. I calcoli non comprendono eventuali costi e imposta di bollo.

Quale conviene? Dipende dalle esigenze. Il tradizionale è indicato per chi vuole disporre periodicamente degli interessi, anche per reinvestirli. Insieme si rivolge invece a chi può attendere, rinunciando agli incassi intermedi e preferendo accumulare una somma per obiettivi futuri. Attenzione però: il 22,25% finale non significa necessariamente un rendimento finanziario superiore. Come spiega Davide Iacovoni, direttore del Debito pubblico, i due titoli hanno lo stesso rendimento all’emissione: cambia il momento in cui si ricevono gli interessi. Il confronto tra gli incassi complessivi, del resto, non considera la possibilità di reinvestire le cedole trimestrali.

Inoltre, è possibile acquistarli entrambi, anche contemporaneamente, con un investimento minimo di mille euro per ciascuno. Basta rivolgersi alla propria banca o all’ufficio postale, disponendo di un conto corrente e di un deposito titoli, oppure utilizzare l’home banking abilitato agli investimenti. Il collocamento termina alle 13 del 23 ottobre, salvo chiusura anticipata. I tassi annunciati sono minimi garantiti, che significa che il Tesoro potrà modificarli soltanto al rialzo alla conclusione dell’offerta. Quella che inizia lunedì 19 è l’ultima emissione del 2026 riservata ai piccoli risparmiatori.

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Proteste degli studenti a Torino, genitori e docenti fanno da scudo ai ragazzi: “La polizia ha provocato, noi ci siamo messi in mezzo”

“C’è stato un momento di tensione in cui la polizia ha provocato gli studenti, mentre li stava seguendo in tenuta antisommossa. Noi ci siamo interposti tra i ragazzi e gli agenti”, a parlare è Daniela Albano, una delle docenti che, insieme ad alcuni genitori, ha creato uno scudo per proteggere gli studenti durante la manifestazione di protesta a Torino.

“Le forze dell’ordine stavano avanzando, inseguendo un corteo che neanche esisteva più. Gli studenti ormai erano dispersi ma gli agenti hanno continuato ad avanzare con il loro fare repressivo che a Torino conosciamo benissimo. Oggi con tanto di idranti e lacrimogeni, con angoli di lancio che non rispettano i criteri europei”, ha aggiunto Sara Diena, consigliera comunale di Sinistra Ecologista-Avs, dopo che la polizia ha caricato la folla di studenti con le camionette e con gli idranti, costringendo il corteo ad allontanarsi da Piazza Castello. Una parte dei partecipanti si è dispersa, mentre i manifestanti rimasti si sono ritrovati davanti a Palazzo Nuovo.

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Bufera su Tebas: attacca il Real Madrid paragonandolo al nazismo. La furia del club: “Dimissioni immediate”

Il Real Madrid ha chiesto le “dimissioni immediate” del presidente della Liga Javier Tebas dopo che quest’ultimo ha paragonato le strategie comunicative della dirigenza madridista a quelle di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista. In una lunga nota ufficiale, il Real Madrid ha definito le dichiarazioni di Tebas “profondamente offensive” e “moralmente ripugnanti“, sostenendo che il suo comportamento sia incompatibile con gli incarichi istituzionali che ricopre. La società ha quindi invitato il dirigente a lasciare sia la presidenza della Liga sia la vicepresidenza della Federazione calcistica spagnola.

“La condotta ripetuta di Javier Tebas dimostra una mancanza di neutralità, rispetto e imparzialità incompatibile con le sue responsabilità istituzionali”, si legge nel comunicato del club. “I suoi continui attacchi al Real Madrid e a coloro che chiedono trasparenza e riforme costituiscono, a nostro avviso, una vera piaga per il calcio spagnolo“. La polemica è esplosa venerdì, quando Tebas ha pubblicato un lungo messaggio su X nel quale ha criticato duramente il modo in cui il Real Madrid comunica le proprie posizioni, chiamando in causa anche il canale televisivo ufficiale del club.

“La dirigenza del Real Madrid dirige un’orchestra di portavoce e Real Madrid TV ne dirige il coro“, ha scritto il presidente della Liga. Secondo Tebas, il club seguirebbe una strategia comunicativa basata sulla ripetizione delle proprie accuse, sull’alimentazione dei sospetti e sull’individuazione di avversari contro cui indirizzare le critiche. “Questo metodo richiama i meccanismi di propaganda sfruttati da Goebbels, ministro della propaganda della Germania nazista: ripetizione sistematica, costruzione di un nemico e subordinazione dei fatti alla narrazione”, ha aggiunto.

Il dirigente ha poi precisato che il paragone riguardava esclusivamente le tecniche di comunicazione, non l’ideologia nazista. Una precisazione che, tuttavia, non è bastata a placare la reazione del Real Madrid. Nella propria risposta, il club ha sostenuto che il chiarimento fornito da Tebas non fosse sufficiente a ridimensionare la gravità delle sue parole, definite incompatibili con il ruolo istituzionale del presidente della Liga. “Il Real Madrid ritiene che le ripetute dichiarazioni e il comportamento di Javier Tebas sarebbero inaccettabili in qualsiasi istituzione sportiva europea governata da principi di rispetto, neutralità e integrità, e che lo squalifichino istituzionalmente dal continuare a ricoprire le posizioni che occupa”, si legge ancora nella nota.

Il comunicato si inserisce in una contrapposizione che va avanti da anni. Il mese scorso, Tebas aveva accusato il Real Madrid di alimentare una “cospirazione permanente” dopo le ripetute proteste del club contro alcune decisioni arbitrali nelle partite di campionato. In quell’occasione, la società aveva replicato definendo le parole del presidente della Liga “intollerabili, inappropriate e irresponsabili“, sostenendo che il campionato avesse bisogno di una guida in grado di gestirlo con maggiore equilibrio. Le tensioni erano aumentate anche dopo la sconfitta per 2-1 contro l’Atletico Madrid, quando l’allenatore del Real, José Mourinho, si era presentato in conferenza stampa mostrando alcune immagini di interventi dei propri giocatori che, a suo giudizio, avrebbero meritato un cartellino rosso.

Le divergenze tra Tebas e Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, non riguardano soltanto l’arbitraggio. I due si sono scontrati ripetutamente su diversi temi centrali per il futuro del calcio spagnolo ed europeo. Il Real Madrid si è opposto al progetto della Liga di disputare una partita di campionato ogni anno negli Stati Uniti, mentre Tebas è stato uno dei principali oppositori della Superlega europea promossa da Pérez. Le loro posizioni sono risultate distanti anche sulle questioni relative ai diritti televisivi e alla gestione commerciale del campionato. L’ultimo episodio ha quindi riacceso una rivalità che coinvolge da tempo i vertici del calcio spagnolo.

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Giornalista del Washington Post aggredita da coloni israeliani: presa a calci e derubata, ha ferite e diverse fratture

“Sono stata brutalmente aggredita, buttata a terra. Continuavano a prendermi a calci, tipo una cinquantina di volte. Per fortuna avevo il giubbotto protettivo e l’elmetto, altrimenti probabilmente non sarei qui”. Heidi Levine, 63 anni, giornalista del Washington Post aggredita dai coloni israeliani nel villaggio di Abu Falah, a nord di Ramallah, si trovava in Cisgiordania per seguire la raccolta delle olive. Indossava il giubbotto con la scritta “Press” ben visibile davanti e dietro, ma questo non l’ha salvata dai calci e dalle bastonate degli occupanti israeliani illegali.

Come raccontato dalla fotoreporter, diversi testimoni hanno affermato di aver visto decine di uomini vestiti di nero e incappucciati scendere da un insediamento in cima alla collina vicina al villaggio dove la donna si trovava. A dare credito alle testimonianze c’è anche un video dell’episodio. La giornalista racconta di essere stata derubata dell’attrezzatura, picchiata, scaraventata a terra, rialzata a forza e poi di nuovo sbattuta a terra con violenza. A salvarla sono stati i colleghi palestinesi e il servizio medico, che l’ha fatta salire su un’ambulanza: in ospedale le sono state riscontrate “ferite e diverse fratture“, come riportato su X dal medico e deputato palestinese Mustafa Barghouti. “Mio figlio Michael mi ha sempre detto che la sua più grande paura era quella che sua madre venisse uccisa dai coloni. Ne abbiamo parlato proprio ieri. Non so quale genitore possa aver cresciuto mostri come loro”, ha detto Levine riferendosi ai suoi aggressori.

Sulla questione è intervenuto anche Matt Murray, direttore esecutivo del Washington Post, chiedendo un’indagine approfondita sull’aggressione: “Indossava dei segni distintivi ben visibili che la identificavano chiaramente come giornalista. Siamo indignati per questo attacco ingiustificato contro una giornalista che stava svolgendo il suo lavoro e sollecitiamo un’indagine approfondita e un seguito concreto da parte delle autorità”. Le IDF fanno sapere di aver aperto un’inchiesta sull’aggressione. Ferma anche la condanna dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. L’episodio violento nei confronti della fotoreporter americana segue, tra l’altro, un altro attacco avvenuto ai danni di un giornalista appena dieci giorni fa: si tratta di Jaafar Ashtiyeh, fotografo dell’Agence France-Presse, aggredito con i calci dei fucili nel villaggio di Aqraba, nella Cisgiordania settentrionale.

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SARDEGNA, DA REGIONE 1,5 MILIONI IN TRE ANNI CONTRO RANDAGISMO DI CANI E GATTI

Un milione e mezzo di euro in tre anni per contrastare il randagismo e contenere la riproduzione incontrollata di cani e gatti in Sardegna. È la dotazione del Piano triennale di sterilizzazione approvato dalla Regione, che prevede uno stanziamento di 500mila euro all’anno per il 2026, il 2027 e il 2028, destinato agli animali di proprietà e ai gatti appartenenti alle colonie feline censite.La ripartizione delle risorse è stata definita dalla Giunta regionale in attuazione della legge regionale 20 del 21 settembre 2026. La quota più consistente, pari a 300mila euro annui, sarà destinata alla sterilizzazione dei cani di proprietà dei residenti nell’Isola. Altri 100mila euro all’anno finanzieranno gli interventi sui gatti delle colonie feline censite, mentre la stessa somma sarà riservata ai gatti domestici.Per accedere ai contributi destinati agli animali di proprietà sarà necessario essere in possesso di un Isee in corso di validità non superiore a 20mila euro. Nell’ambito del Piano sarà data priorità agli esemplari di sesso femminile, con l’obiettivo di prevenire le cucciolate indesiderate e ridurre il rischio di abbandono. È prevista una deroga per i cani detenuti in ambito rurale, per i quali il contributo potrà essere riconosciuto indipendentemente dalla situazione reddituale del proprietario.Il coordinamento dell’attuazione del Piano sarà affidato alla Asl di Sassari, individuata come azienda capofila. Entro 30 giorni dall’approvazione della delibera, l’azienda sanitaria dovrà predisporre e pubblicare appositi avvisi rivolti ai potenziali beneficiari, con l’indicazione dei requisiti di accesso, delle modalità di presentazione delle domande, dei criteri di selezione e delle procedure per la rendicontazione delle spese. Gli interventi saranno programmati in collaborazione con i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali. 

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Francesco Guccini, ritrovata dopo quasi trent’anni un’intervista dimenticata in uno scatolone: il libro che racconta il suo legame con l’Emilia e il ricordo di Beppe Carletti – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA

Sono trascorsi già due mesi dalla scomparsa di Francesco Guccini, nella sua casa di Pavana, dove viveva da tempo.

Ottantasei anni, emiliano di Modena, vissuto per oltre cinquant’anni a Bologna, il Maestrone è stato celebrato e ricordato con grande affetto dai colleghi, dalla stampa e dal suo pubblico, una vera e propria “comunità intergenerazionale”.

Ma c’è un piccolo libro, uscito da qualche giorno in libreria, che ci racconta di quel legame con la sua terra, l’Emilia, e con la musica che lì è nata. Si intitola “La locomotiva della memoria. L’intervista ritrovata”. Scritto dall’editore Francesco Aliberti, il volume ci restituisce un piccolo pezzo di storia, dove il cantautore modenese si racconta a un giovane novellarese fresco di laurea (Aliberti, appunto) nel 1998.

Una conversazione sulla lingua, i dialetti, la musica, il futuro e i computer, ma soprattutto sulla memoria, rimasta tanti anni sepolta in uno scatolone e ora tornata alla luce accompagnata dalla prefazione di Beppe Carletti – il Nomade che conobbe Guccini quando tutto poteva ancora accadere – e i contributi di Alessandro Di Nuzzo, Alessandro Scillitani, e Stefano Ferrari.

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo in esclusiva il contributo di Alessandro Di Nuzzo:

Se qualcuno ha mai pensato che il Guc­cio, con il suo carattere da burbero buono, capace di essere estroverso e giovialone tanto quanto di chiudersi in sé stesso in un silenzio impenetrabile e oscuro, sia stato un emiliano anomalo, allora ha capito poco o nulla dell’emilianità.

Perché si sa che la gentilezza, la dispo­nibilità e quella che oggi chiamiamo l’etica orizzontale (definizione sulla quale proba­bilmente il Guccio avrebbe molto da ironiz­zare) sono virtù per le quali un gesto vale più di molte parole. Ed è noto che, finché Guccini visse a Bologna, si poteva tranquil­lamente suonare al campanello di via Paolo Fabbri 43 (meglio, però, non la mattina) ed essere accolti in casa da Francesco pur es­sendo perfetti sconosciuti e solo desiderosi di stringergli la mano.

Ed è proprio all’emilianità non ano­mala ma profonda ed essenziale del Guc­cio che è dedicato questo volume, l’o­maggio al Maestro da una casa editrice emiliana che con le sue canzoni-poesie è cresciuta e che da lui ha imparato tanto. La locomotiva della memoria è una lunga in­tervista che Guccini concesse a Francesco Aliberti nel 1998 per una piccola rivista, «Il Sicomoro», poi ripresa dal «Fatto Quo­tidiano» molti anni dopo. È una riflessione lucida e puntuale sulle radici, sull’identità geografica, linguistica (la grande passione del Guccio), culturale e perché no politica di uno degli autori-chiave della cultura “popo­lare” del dopoguerra italiano. Modena, Bo­logna, Carpi: la loro memoria si mescola in queste pagine ai luoghi fantastici di Borges, ai paesi e ai mari del Sud di Pavese, al Ve­neto di Meneghello, a Gadda. Si conferma una volta di più che quella di Guccini è una voce colta, come diceva Umberto Eco: però mai saccente o accademica. Erudita sì, ma il giusto: perché l’erudizione, la filologia non è altro che una forma d’amore per la cultu­ra, forse alla fine la più sincera, la più fedele. Per completare un volume sull’emilianità di Guccini, ci voleva un ricordo dell’emiliano (novellarese come la casa editrice) che ha vissuto gli anni cruciali della carriera arti­stica sua e del suo gruppo, i Nomadi, insie­me al primo, folgorante, non sempre com­preso Guccini. Beppe Carletti, che ci offre un ritratto pieno di memoria e affetto, con qualche punta di umanissimo rimpianto. E poi le testimonianze di altri due emiliani-gucciniani, il giornalista Stefano Ferrari e il regista Alessandro Scillitani. Tutti concordi nell’affermare che, da oggi, Guccini è con­segnato definitivamente, senza bisogno di consacrazioni, alla cultura italiana oltre che alla musica popolare: e che, se già la sua voce poetica compare nelle antologie sco­lastiche, nei prossimi anni lo sarà ancora di più, a maggior gloria sua e per il maggior beneficio delle generazioni, che non hanno mai smesso di ascoltarla e sempre la ascol­teranno.

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“Lady Diana di sera si metteva a guidare per dare soldi alle prostitute, ma anche per passare e vedere come se la cavavano i senzatetto”: lo rivela l’ex addetto stampa

“Mi chiedo perché la gente non riesca a lasciare che Diana riposi in pace. Sono quasi 30 anni che sentiamo ripetere sempre le stesse cose. Non c’è niente di nuovo da dire” è quello che sostiene Dickie Arbiter, ex addetto stampa della famiglia reale, che sta ora dando alle stampe il libro “On Duty with the Royals: The Inside Story of the Modern Monarchy”, nel quale ripercorre la storia dei Windsor. Vedendo quanto, però, lui stesso ha dichiarato a “Palace Confidantial” del Daily Mail il primo a cadere nella trappola è stato lui stesso.

Infatti le dichiarazioni che hanno fatto maggior rumore tra quelle pronunciate da Arbiter nel corso della sua chiacchierata con il giornalista Luke Blackall sono proprio quelle che riguardano la principessa Diana.

“Tutto ciò che aveva era un telefono per chiamare gli amici. I suoi amici erano riluttanti a superare i controlli di sicurezza. Doveva fornire alla sicurezza i nomi, gli indirizzi, le targhe delle loro auto, l’orario di arrivo e di partenza. Era estenuante come una maratona. Intratteneva gli ospiti a pranzo, ma non a cena, quindi era sempre alla disperata ricerca di qualcosa da fare” ha raccontato a propito di Lady D.

Fra i passatempi serali preferiti dalla principessa in particolare ce n’era qualcuno sicuramente particolare, come quello di andare per strada a dare soldi alle prostitute.

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Manovra senza risorse, Tajani spera nella “card per le spese sanitarie degli anziani”. Tramonta (di nuovo) la detassazione delle tredicesime

“Abbiamo scritto soltanto i titoli, adesso bisogna svolgere il tema”. Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, mette le mani avanti sulla prossima manovra e ammette che il confronto sulle misure è ancora tutto da fare. La lunga lista di proposte della maggioranza, a partire dal taglio dell’Irpef per il “ceto medio”, si scontra con la mancanza di risorse: per “misure fiscali” ci sono stando al Documento programmatico di bilancio solo 2,1 miliardi, insufficienti per finanziare l’allargamento a 60mila euro dello scaglione Irpef con aliquota al 33% che al momento arriva fino a 50mila.

A disposizione, se si escludono i 14 miliardi di deficit da utilizzare per difesa e sicurezza energetica, restano meno di 10 miliardi. Di cui peraltro 5 attesi da un nuovo contributo da banche e assicurazioni che lo stesso Tajani non vuole, anzi sostiene “non esistere” a meno che non si tratti di “una scelta concordata e non una scelta imposta”. Di non concordato al momento non c’è nulla: l’Abi ha fatto sapere che la notizia è arrivata senza preavviso. Il “dialogo forte, concreto con tutto il mondo finanziario e con quei settori che possono dare un contributo volontario” sognato dal forzista è tutto da avviare. Ma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti conferma che l’intervento ci sarà eccome perché “riteniamo che il sistema finanziarlo possa sostenerlo” e “credo che non morirà nessuno“. Del resto, “tenere sotto controllo lo spread è nell’interesse di tutti”, anche delle banche che hanno a bilancio miliardi di euro di Btp il cui valore diminuisce quando i rendimenti salgono.

Tajani quell’intervento non l’ha mai voluto, visto che tra gli interessati c’è anche la Mediolanum che fa capo al gruppo della famiglia Berlusconi. Ma sull’allargamento della seconda aliquota fa mostra di non demordere: “Pensiamo all’abbassamento dell’Irpef, pensiamo anche a far sì che il nostro sistema possa avere una complessiva riduzione della pressione fiscale”. E in aggiunta propone di allargare l’esenzione dal bollo (al momento in vigore solo per il 2027, va ricordato) a tutte le prime auto, oltre a “dare libertà sull’utilizzo nei primi anni del Tfr”.

“Un altro tema importante per noi è la sanità”, aggiunge. “Come sapete, oggi si possono detrarre le spese sanitarie nell’anno successivo a quello nelle quali vengono effettuate. Noi diciamo di anticipare nell’anno stesso, vediamo in quale forma: ci può essere per esempio una card che permette magari agli anziani di poter avere una somma a disposizione per effettuare spese sanitarie, penso alle cure dentali, alle cure oculistiche, quelle che sono fuori dal Servizio sanitario nazionale, o l’acquisto di medicine particolarmente costose”. Nei giorni scorsi era emerso il tentativo di cercare di anticipare le detrazioni Irpef per le spese sanitarie o un bonus a forfait che vada anche a chi non ha capienza fiscale.

Ma intanto dal libro dei sogni di Tajani esce per l’ennesima volta, come da attese, la detassazione delle tredicesime: “Questo rimane sul tavolo ma sarà per una prossima manovra vista la situazione economica”. E chi vivrà vedrà. Visto che “abbiamo ottenuto flessibilità per due tipi di spesa, quella per il risparmio energetico – e lì ci saranno provvedimenti anche a favore delle famiglie e delle imprese – e per la sicurezza”, tocca accontentarsi di “un tema molto importante che riguarda la previdenza dedicata ai militari”.

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“Io sono uno che rimuove il passato, invece ora mi hanno costretto a guardarlo. Mi rendo conto che sto diventando come il mio babbo, penso ai silenzi di mia mamma…”: Jovanotti racconta il film sulla sua vita

Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti. Si chiama così il film presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma. Protagonista, naturalmente, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Alla regia Dario Zonta e Carlo Zoratti. Il film ripercorre la sua vita dall’infanzia in poi, con la musica sempre presente, ma senza fermarsi alla carriera. Dentro c’è anche la parte più intima: la famiglia, i ricordi, l’incidente in bicicletta a Santo Domingo nel 2023 e il lungo percorso per rimettersi in piedi.

“Ho fatto solo il primo passo: ho dato a loro le chiavi di casa. Non volevo il controllo di questo film, perché sarebbe diventata la solita cosa mia, dove ho sempre il controllo del prodotto finale”, ha raccontato Jovanotti in conferenza stampa riferendosi ai due registi. E quando ha visto il risultato? “Mi sono commosso, divertito e anche stupito. Mi sono sorpreso della mia sorpresa. Stavolta ero io il pubblico”. Un viaggio nella propria vita che, ha spiegato Lorenzo Cherubini, lo ha anche “inquietato, disturbato nel senso migliore del termine, perché ho sentito che metteva anche un punto. E a me non piacciono i punti, mi piacciono i due punti, le virgole, i puntini di sospensione”. Quel punto riguarda la fine di “quel Jovanotti lì”. Una conclusione che però non sembra spaventarlo, anzi: lo porta a chiedersi semplicemente “e ora?”.

Tra le immagini recuperate per il documentario ci sono anche i Super8 girati dal padre e dalla madre. Ed è proprio lì che il film lo costringe a fare qualcosa che, racconta, tende normalmente a evitare: guardare indietro. “Io sono uno che rimuove il passato, invece ora mi hanno costretto a guardarlo e ci devo fare i conti (…). Ti rendi conto che stai diventando tuo babbo, emergono pensieri rispetto alla tua mamma, ai suoi silenzi, che quando sei giovane non fai”. Alla fine, per Lorenzo Cherubini, questo film è anche un modo di conoscersi meglio: “È un po’ come andare in analisi senza esserci mai andato”. E chiude con una riflessione che sembra riassumere il senso del documentario: “Se questo film può essere utile a qualcuno, è tornare alla nostra infanzia, riconnettersi con quel bambino, perché lì c’è il tesoro”.

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Dramma nel rugby: Hyron Andrews trovato morto nel bagno dell’hotel prima del match di Champions

Una notizia drammatica scuote il mondo del rugby proprio nelle ore che precedono il ritorno delle grandi sfide europee. Hyron Andrews, seconda linea sudafricana di 31 anni, è stato trovato senza vita nella camera d’albergo in cui soggiornava a La Rochelle insieme ai compagni dei Lions, squadra sudafricana impegnata nelle competizioni europee. Il ritrovamento è avvenuto alla vigilia della partita d’esordio in Champions Cup contro la formazione francese, in programma sabato alle 18.30. Al momento non è ancora arrivata una comunicazione ufficiale sul rinvio, che però salvo clamorose decisioni avverrà.

Stando alle prime ricostruzioni, Andrews sarebbe stato trovato privo di vita nella doccia del bagno della sua stanza. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un arresto cardiaco, seguito da una caduta. Le circostanze della morte, tuttavia, non sono ancora state confermate ufficialmente. La notizia ha iniziato a circolare nelle prime ore del pomeriggio attraverso i media sudafricani, raggiungendo successivamente anche la stampa europea. In un primo momento, l’identità del giocatore non era stata resa nota. È stata poi la stessa federazione sudafricana a confermare il nome di Andrews, dopo aver espresso le proprie condoglianze alla famiglia.

Il rugbista lascia la moglie Maighlin. Nel corso della sua carriera aveva vestito le maglie di diverse squadre, tra cui i KZN Sharks in Sudafrica e i Sale Sharks in Inghilterra. Nel 2015 aveva inoltre rappresentato il Sudafrica con la nazionale Under 20, nel ruolo di seconda linea. Un percorso che gli aveva permesso di guadagnarsi rispetto e considerazione all’interno dell’ambiente rugbistico del suo Paese. La scomparsa di Andrews ha provocato profonda commozione nella comunità del rugby. A esprimere il cordoglio della federazione è stato il presidente Mark Alexander, che ha voluto rivolgere un pensiero alla famiglia del giocatore e a tutta la squadra dei Lions.

“È una notizia terribile e sconvolgente; il nostro pensiero va alla famiglia di Hyron e a tutta la comunità rugbistica dei Lions” ha dichiarato Mark Alexander, presidente della Federazione Sudafricana: “Non ci sono parole adeguate per esprimere il nostro shock e la profondità della solidarietà che proviamo per sua moglie Maighlin, per la sua famiglia allargata, per gli amici, i compagni di squadra e tutte le persone a lui care in questo momento di immenso dolore. Hyron era un membro rispettato della comunità rugbistica, e il suo contributo al gioco e l’impatto che ha avuto su chi gli stava intorno saranno ricordati con grande affetto. La sua scomparsa prematura è una perdita devastante e condividiamo il dolore di tutti coloro che lo conoscevano e gli volevano bene. I pensieri e le preghiere dell’intera famiglia del rugby sudafricano sono con Maighlin e con tutte le persone che piangono la sua scomparsa. Possano trovare forza, conforto e pace nei ricordi condivisi con lui e nel sostegno di chi è loro vicino”.

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Guerra, cyberspazio e tecnologie emergenti. Come cambia la leadership secondo il gen. Mannino

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato da instabilità, incertezza e imprevedibilità, condizioni che rendono sempre più difficile comprendere l’evoluzione degli eventi e assumere decisioni efficaci. La rapidità dei cambiamenti e l’interdipendenza tra fenomeni politici, economici, tecnologici e sociali hanno trasformato la complessità in una condizione strutturale del mondo contemporaneo. Una realtà che impone di ripensare gli strumenti attraverso cui interpretare i fenomeni, esercitare la leadership e preparare le future classi dirigenti.

La definizione di una nuova normalità, richiamata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, restituisce la dimensione di questo cambiamento. Crisi apparentemente distanti producono conseguenze che attraversano settori e aree geografiche differenti, rendendo sempre meno efficaci gli schemi interpretativi tradizionali. È la condizione della policrisi, nella quale eventi di natura diversa si manifestano simultaneamente e amplificano reciprocamente i propri effetti.

Sullo sfondo si colloca la competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, accompagnata dall’affermazione delle tecnologie emergenti e dirompenti. La tecnologia ha progressivamente superato la funzione di semplice strumento a supporto del cambiamento, diventandone uno dei principali fattori trainanti. La capacità di sviluppare e controllare queste innovazioni rappresenta ormai una componente essenziale del potere geopolitico.

A modificare gli equilibri contribuisce anche la crescente influenza di attori non statuali. Organizzazioni terroristiche, reti criminali transnazionali, grandi gruppi finanziari e compagnie tecnologiche dispongono in alcuni casi di risorse paragonabili, o superiori, a quelle di Stati di media potenza. I governi si trovano così a operare in un sistema nel quale non detengono più il controllo esclusivo delle dinamiche che incidono sulla sicurezza e sull’economia.

Anche la natura delle minacce è cambiata. Ai tradizionali domini terrestre, marittimo e aereo si sono aggiunti lo spazio, il cyberspazio e la dimensione informativa e cognitiva. Le minacce ibride attraversano questi ambienti, producendo effetti che possono trasferirsi da un settore all’altro. Un attacco informatico o una campagna di disinformazione possono incidere sulle istituzioni, sulle attività economiche e sulla percezione collettiva della realtà. La sicurezza richiede pertanto una capacità di lettura multidimensionale, in grado di riconoscere le connessioni tra fenomeni differenti.

La stessa geopolitica ha conosciuto una trasformazione profonda. Alla dimensione tradizionale, legata al territorio e alla sovranità degli Stati, si è affiancata quella economica, alimentata dalla globalizzazione, e successivamente una dimensione digitale sempre più rilevante. Il controllo dei dati e delle infrastrutture fisiche e virtuali costituisce oggi una leva fondamentale di influenza. Parallelamente, la guerra in Ucraina ha riportato in primo piano il valore del territorio e della forza militare convenzionale, mostrando come le nuove forme di competizione convivano con dinamiche strategiche tradizionali.

A rendere il quadro più articolato contribuisce la trasformazione delle alleanze internazionali. Accanto ai rapporti fondati su valori condivisi emergono forme di cooperazione a geometria variabile, nelle quali le convergenze si modificano in funzione degli interessi contingenti. La rilevanza delle identità religiose nelle dinamiche politiche, gli squilibri economici, le pressioni demografiche e le questioni legate alla sostenibilità rappresentano ulteriori fattori di instabilità, le cui conseguenze si intrecciano con quelle delle altre trasformazioni.

Questo scenario incide direttamente sulla capacità decisionale. Gli Stati incontrano difficoltà crescenti nel governare fenomeni che superano i confini nazionali, mentre la velocità degli avvenimenti riduce il tempo disponibile per comprenderli e intervenire. In assenza di informazioni complete, i decisori politici, militari e istituzionali possono essere indotti a rinviare scelte che comportano rischi e responsabilità. Anche la mancata decisione, tuttavia, produce conseguenze, lasciando che siano gli eventi a determinare l’evoluzione delle situazioni.

In questo contesto assume particolare rilievo il rapporto tra essere umano e tecnologia. Le capacità di elaborazione dei dati offerte dall’intelligenza artificiale rappresentano una risorsa importante per affrontare scenari complessi, ma l’efficienza tecnologica non può sostituire la responsabilità umana. Gli strumenti possono sostenere l’analisi e accelerare i processi, mentre il giudizio sulle conseguenze e sulle implicazioni etiche delle decisioni deve rimanere affidato alle persone.

La questione investe anche i fondamenti della convivenza sociale. Dignità della persona, bene comune e solidarietà costituiscono riferimenti essenziali in un contesto nel quale gli interessi economici e le trasformazioni tecnologiche assumono un peso crescente. Le difficoltà attraversate dalle tradizionali agenzie educative, a partire dalla famiglia e dalla scuola, pongono inoltre interrogativi sulla capacità di trasmettere alle nuove generazioni valori, strumenti critici e senso di appartenenza alla comunità. Una sfida che coinvolge anche istituzioni come le Forze armate e le organizzazioni religiose.

La risposta a queste trasformazioni passa dall’investimento sul capitale umano. È il principio che orienta l’attività del Centro alti studi per la difesa, concepito come luogo di formazione e confronto aperto ai dirigenti militari italiani, ai rappresentanti di Paesi alleati e amici, alle istituzioni, all’industria e alla società civile. Una dimensione internazionale e intersettoriale che permette di mettere in relazione esperienze differenti, contribuendo alla preparazione delle attuali e future classi dirigenti.

Il percorso si sviluppa attraverso due dimensioni complementari, formazione ed educazione. La prima riguarda l’acquisizione di conoscenze e competenze professionali, alle quali devono affiancarsi capacità trasversali come la visione strategica, il lavoro di gruppo, la gestione dello stress e l’adattamento al cambiamento. In questa direzione opera anche la Leadership and Soft Skills Academy, dedicata al rafforzamento delle competenze necessarie per agire in ambienti complessi.

L’educazione riguarda invece la dimensione dell’essere, attraverso la costruzione di un patrimonio culturale e valoriale. La competenza tecnica deve accompagnarsi all’integrità personale, alla responsabilità e alla consapevolezza del ruolo esercitato nella collettività. L’obiettivo è preparare persone capaci di affrontare problemi articolati senza perdere di vista le conseguenze delle proprie decisioni e il riferimento al bene comune.

Questo approccio richiede una concezione della leadership fondata sull’apprendimento continuo, sulla capacità di adattamento e sul coraggio di decidere. La rapidità delle trasformazioni rende necessario aggiornare costantemente le proprie conoscenze e rimettere in discussione convinzioni consolidate. Nelle situazioni più complesse raramente esistono risposte perfette o informazioni complete, ma chi esercita funzioni di comando deve comunque assumere decisioni ponderate. È una responsabilità particolarmente significativa nell’ambito militare, dove le conseguenze delle scelte possono incidere direttamente sulla vita delle persone.

Altrettanto importanti sono inclusività e umiltà. Nessun individuo possiede da solo tutte le conoscenze necessarie per affrontare problemi multidimensionali. Il confronto tra competenze ed esperienze differenti permette di costruire valutazioni più solide, mentre il lavoro di squadra e il coinvolgimento dell’intero Sistema Paese rappresentano condizioni essenziali per affrontare sfide che nessuna istituzione può governare isolatamente.

Pace e sicurezza si inseriscono in questa prospettiva come responsabilità collettive. La prima richiede un impegno quotidiano, mentre la seconda costituisce una condizione necessaria per lo sviluppo della società. Entrambe dipendono dalla capacità di coltivare conoscenza, integrità e senso di responsabilità, mantenendo al centro la persona.

Per le nuove generazioni, la sfida sarà imparare a interpretare una realtà in continua trasformazione senza rinunciare alla capacità di agire. Preparazione, curiosità, adattabilità e rigore morale costituiscono gli strumenti per affrontare l’incertezza. Le tecnologie continueranno a modificare i processi decisionali, ma la qualità delle scelte dipenderà dalla capacità delle persone di utilizzarle con consapevolezza. La formazione e l’educazione rimangono quindi fondamentali per governare la complessità e preservare il valore delle istituzioni.

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”Mi dispiace per la decisione di Diego di lasciare questa avventura cominciata insieme più di 40 anni fa. Cos’è successo? Lui non ve lo dirà, lo faccio io”: il post di Vasco Rossi sull’addio del suo storico manager del palco

Si chiude un sodalizio musicale lungo più di quarant’anni. Diego Spagnoli, storico manager di palco di Vasco Rossi, ha deciso di lasciare il team del rocker di Zocca alla vigilia di uno degli appuntamenti più attesi della sua carriera: i dieci concerti di giugno 2027 a Roma, per i cinquant’anni di musica del cantautore, presentati come la più grande residency mai realizzata in Italia. Il Giubileo di Vasco.

A rendere pubblica la separazione è stato lo stesso Rossi, con un messaggio in cui si dice dispiaciuto per la scelta. Ha ringraziato Spagnoli per “la gioia, la professionalità” e gli anni condivisi, definendolo “il mio complice sul palco” e ricordando di averlo voluto al suo fianco dal primo giorno: “Guido si occupò dell’assunzione, io della scelta”.

Sulle ragioni dell’addio, Vasco ha parlato apertamente: durante le prove ci sarebbe stata una discussione sul palco, davanti a due persone: “Ero nervoso e teso, ma non è una giustificazione. Gli ho detto quello che pensavo e lui si è sentito offeso. Mi dispiace“. Spagnoli, ha aggiunto, ha comunque portato a termine il tour con grande professionalità e, dopo l’ultima data, gli ha inviato un video per spiegare le proprie ragioni. “Diego non è sostituibile. Diego è Diego”, ha concluso Rossi, assicurando però che si troverà una soluzione per proseguire: “La rotta continua… E ci vediamo a Roma!”.

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La furia di Sarri: “Calendario assurdo, illogico e i giocatori si fanno male. Fate un esposto”. Cairo risponde: “Se pensiamo al tennis…”

“Fate un esposto alla Uefa e alla Fifa, ci sono troppe partite per tutti, non solo per noi“. Con queste parole – al termine di Atalanta–Pafos, dopo l’infortunio di Giacomo Raspadori – l’allenatore dei bergamaschi Maurizio Sarri ha rivolto critiche alle istituzioni calcistiche, puntando il dito contro un calendario sempre più fitto di impegni e difficile da sostenere per i giocatori. “I giocatori sono sottoposti a un calendario assurdo, illogico, e ne pagano tutti le conseguenze: ho letto di diverse situazioni in questi tre giorni europei. È un rischio che purtroppo si corre, e quando si torna dalle nazionali è un rischio in più”, ha tuonato Sarri, che per l’ennesima volta ha denunciato un calendario molto fitto. “Scalvini si è fatto male appena rientrato dalla nazionale, e anche Raspadori era appena tornato dalla nazionale. Questo è il calendario. La cosa che mi meraviglia di più è che l’associazione calciatori non dica niente su questa storia”.

A distanza di qualche ora è arrivata la replica del presidente del Torino Urbano Cairo. “Si gioca troppo? Se pensiamo al tennis… Guardate voi”, ha spiegato il numero 1 del Torino a margine dell’assemblea odierna riferendosi alle polemiche per un calendario che non lascia tregua ai calciatori. Spazio anche alla due giorni negativa delle italiane in Champions: “È stata una giornata un po’ difficile. La Roma stava per vincere, anche bene, purtroppo ha perso. È un percorso lungo, c’è ancora tempo per recuperare”. Sul calo di ascolti della Serie A: “Sono scesi ma nemmeno di molto, direi lievemente, sono numeri piccolissimi. C’è un calcio molto più divertente, le partite durano di più, un solo 0-0, secondo me recupereremo. Malagó? Quando ero in assemblea io non ne abbiamo parlato mai”, ha concluso.

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Scontro tra la presidente delle associazioni Italia-Israele e Fratoianni. “A Gaza nessun genocidio”. “Ma lei non si vergogna?”. Su La7

Scontro durissimo a Piazzapulita, su La7, tra Celeste Vichi, presidente dell’Unione Associazioni Italia-Israele, e Nicola Fratoianni, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e segretario di Sinistra Italiana.
A dare fuoco alle polveri è una frase di Vichi, che afferma: “Se i genitori dei bambini di Hamas fossero stati nelle loro case e avessero continuato a svolgere la vita precedente, forse tante persone successivamente non sarebbero morte“.
Il conduttore Corrado Formigli interviene immediatamente: “Ma questa è la legge del taglione“.

La polemica si riaccende quando la presidente dell’Uaii accusa Fratoianni e il suo partito di aver diffuso notizie false sulle vittime palestinesi: “Per mesi lei e quelli del suo partito ci avete raccontato che a Gaza ci sono stati 70mila morti”.
“Lo hanno detto tutte le organizzazioni internazionali“, replica Fratoianni.
L’avvocata ribatte: “Sì, organizzazioni internazionali come il Ministero della Sanità di Hamas, chiaramente”.
Il parlamentare le chiede allora se ritenga inventate anche le altre denunce sulla condotta israeliana: “Quindi la sua tesi è che è tutto inventato. Che a Gaza non c’è stato un genocidio, che non ci sono 75mila morti, che non ci sono 20mila bambini ammazzati, che in questo momento in Cisgiordania non c’è la pulizia etnica e che magari Israele non pratica l’apartheid“.
“A Gaza non c’è stato nessun genocidio – replica Vichi – e non c’è nessun apartheid, perché il 20% della sua popolazione è araba”.
Fratoianni commenta sarcastico: “Certo, Israele è una democrazia compiuta e tutto va benissimo”.

La presidente dell’Uaii afferma poi che la parola “genocidio” è nata proprio per “identificare quello che è stata la Shoah”. A insorgere stavolta è la storica Michela Ponzani: “Sta dicendo una cosa che non è vera storicamente”. Il termine, infatti, coniato dal giurista Raphael Lemkin nel 1944, venne codificato dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 e non riguarda esclusivamente lo sterminio degli ebrei, ma anche la distruzione intenzionale, totale o parziale, di altri gruppi nazionali, etnici, razziali o religiosi.

Particolarmente acceso il passaggio dedicato ai giornalisti uccisi a Gaza. Vichi sostiene che nella Striscia non siano entrati reporter stranieri “per motivi di sicurezza”. Fratoianni replica: “Nel senso che gli israeliani gli sparavano uno a uno, quindi li volevano proteggere, perché sapevano che i loro militari li puntavano alla testa. Infatti ne hanno ammazzati centinaia, lei lo sa, no?”.
“No, quelli erano terroristi che si facevano passare per giornalisti“, risponde Vichi.
Il confronto torna quindi sulla qualificazione giuridica delle operazioni militari israeliane. Il politico rilancia: “Lei è d’accordo con me che ci sono crimini di guerra?”.
Ancora una volta Vichi nega: “No, perché i crimini di guerra non sono stati ancora accertati. È gravissimo che un onorevole, un deputato, un rappresentante di un partito italiano dica questo”..

Il segretario di Sinistra Italiana, continuamente interrotto, sbotta: “Avvocata, impari a stare zitta un minuto e mi faccia concludere. È tutta la sera che lei ci sta spiegando che non c’è niente di accertato, non ci sono stati 75mila morti, 20mila bambini uccisi, crimini di guerra. Benjamin Netanyahu ha un mandato d’arresto per crimini di guerra, lei lo sa, no?“.
Fratoianni denuncia quindi “lo scempio del diritto internazionale” e richiama la situazione in Cisgiordania, affllitta dall’occupazione israeliana.

Vichi lo scimmiotta durante l’intervento.
“Per lei è legale l’occupazione? Le colonie sono legali?”, le chiede il deputato.
“Lei non conosce la risoluzione 142 del ’67?”, replica l’avvocata.
“Ma che c’entra con le colonie illegali? Lei non sa di cosa parla”, risponde Fratoianni.
“Lei invece sta dicendo il falso sapendo di dire il falso”, contrattacca Vichi.
La tensione non si attenua neppure in chiusura. Quando si parla del film-documentario Naza, la presidente dell’Uaii osserva: “È un film sicuramente molto suggestivo“.
Fratoianni reagisce con un’ultima stoccata: “Niente, lei non si vergogna neanche a fine trasmissione”.

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“La mia patologia, l’idrocefalo normoteso, influisce sull’equilibrio, sulla memoria, sulla vista e sull’udito. Non è così grave ma ora non posso esibirimi”: le parole di Billy Joel

“Influisce sull’equilibrio, sulla memoria, sulla vista e sull’udito. Ma sto bene. È una patologia cerebrale, ma non è così grave”. Così Billy Joel ha parlato delle sue condizioni di salute con The Hollywood Reporter, a pochi giorni da un’asta pubblica in cui saranno vendute oltre 70 motociclette della sua collezione privata. Il cantante ha anche precisato che, al momento, non può guidare né esibirsi.

Joel, però, non perde la speranza e guarda al futuro con ottimismo: “Devono sottopormi ad altri esami per capire se potrò tornare a esibirmi, cosa che mi piacerebbe riuscire a fare”. La diagnosi di idrocefalo normoteso era stata resa pubblica nel maggio del 2025 e, in quell’occasione, il musicista aveva cancellato i concerti già programmati. “Questa condizione è stata aggravata dalle recenti esibizioni dal vivo, provocando problemi all’udito, alla vista e all’equilibrio”, si leggeva nella nota diffusa allora. “Su indicazione dei medici, Billy si sta sottoponendo a una specifica terapia fisica e gli è stato consigliato di non esibirsi durante il periodo di recupero”.

In seguito Joel ha raccontato di essersi sottoposto anche a un intervento chirurgico, durante il quale i medici gli hanno inserito uno shunt nel cervello per favorire il drenaggio del liquido in eccesso. “La memoria è migliorata, l’equilibrio è migliorato un po’ e anche la mia capacità di funzionare è migliorata”, aveva spiegato a The Billy Joel Channel su SiriusXM.

Il musicista aveva anche raccontato che i medici gli avevano spiegato come, nel suo caso, i concerti molto rumorosi potessero sottoporre il cervello a uno stress paragonabile a “qualcosa di simile a una commozione cerebrale ogni volta che facevo uno show”. Da qui la decisione di fermarsi e continuare con fisioterapia, controlli ed esami prima di valutare un ritorno sul palco.

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Sposa scoppia in lacrime quando i nonni le fanno una sorpresa al matrimonio, dopo un viaggio di 30 ore: “L’ultima volta che li ho visti è stato a Natale 2025”

Il giorno del suo matrimonio in Grecia, Danielle Monteleone, 24 anni, ha vissuto un momento indimenticabile che le ha tolto il respiro. Convinta che i suoi nonni, Carmel, 80 anni, e Reg Monteleone, 84 anni, residenti in Australia, non avrebbero potuto affrontare un viaggio così lungo e impegnativo, la giovane sposa non si aspettava di vederli tra gli invitati alla cerimonia.

Eppure, all’insaputa di tutti, i due anziani coniugi avevano organizzato in gran segreto il lungo viaggio intercontinentale pur di essere presenti nel giorno più importante della vita della loro nipote. Quando Danielle si è trovata davanti i suoi nonni, è rimasta letteralmente senza parole, travolta da un’ondata di stupore e commozione.

Sei mesi prima del grande giorno, Reg e Carmel avevano prenotato il viaggio in gran segreto, accordandosi con il resto della famiglia per mantenere il riserbo. Dato che in passato avevano avuto problemi di salute, Danielle dava per scontato che non sarebbero riusciti a intraprendere un tragitto tanto impegnativo.

“Sono rimasta completamente senza parole – ha raccontato a SWNS Danielle -. Mi sono subito commossa. Non riuscivo a credere che fossero venuti. Sono la prima dei sette nipoti a sposarmi, quindi per loro essere presenti e far parte di questo importante evento familiare ha significato moltissimo”.

E infine: “L’ultima volta che ho visto i miei nonni è stato a Natale del 2025; quindi, non solo è stato meraviglioso che fossero presenti al mio matrimonio, ma ero anche felicissima di rivederli! Sono rimasti in Grecia con noi per un paio di giorni dopo le nozze, così abbiamo potuto trascorrere un po’ di tempo di qualità insieme a loro”.

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“Sono arrabbiato, triste e spaventato. Mi fa malissimo pensare che tutto possa essere cambiato in un istante”: lo sfogo di Luca Duffrè dopo l’incidente

“Psicologicamente sono a terra”. A rivelarlo è Luca Duffrè, che si mostra su Instragram direttamente dal letto di ospedale in cui si trova in seguito a un incidente fatto in motorino. A raccontare cosa gli è successo e come sta affrontando ora questa situazione è proprio l’ex corteggiatore di “Uomini e Donne”, che nel 2022 partecipò anche a “L’Isola dei Famosi”.

“Una macchina mi ha urtato improvvisamente mentre ero in motorino. Un attimo. È bastato un attimo perché tutto quello che stavo vivendo, costruendo e sognando si fermasse” ha spiegato nel suo post Duffrè.

L’incidente, che ha comportato la rottura del tendine rotuleo e la necessità di ricucire la gamba, costringe ora l’ex protagonista di “Uomini e Donne” a prendere una pausa dagli allenamenti di Hyrox, la disciplina che combina corsa e prove funzionali, che stava conducendo negli ultimi tempi.

Duffrè sente di aver perso non solo una serie di allenamenti che lo tenevano in forma fisicamente, ma anche un punto di equilibrio importante nella sua vita: “Stavo imparando a conoscermi in un modo diverso. A mettermi alla prova, a superare i miei limiti, a essere costante anche quando era difficile. Avevo iniziato a sognare in grande, a pormi obiettivi che fino a poco tempo prima mi sarebbero sembrati impossibili”.

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“Le telecamere del sistema di sorveglianza erano misteriosamente fuori uso in quel momento”: ladri svaligiano la casa di Massimo Gramellini a Trevignano Romano

Un cancello forzato, le stanze sistematicamente messe a soqquadro e un impianto di videosorveglianza misteriosamente fuori uso al momento dell’irruzione. È la dinamica del furto subito da Massimo Gramellini, la cui abitazione a Trevignano Romano, comune alle porte della Capitale, è stata svaligiata da ignoti nella giornata di mercoledì.

Come appreso e riportato dall’agenzia Adnkronos, i malviventi sono riusciti a penetrare all’interno della proprietà forzando il cancello d’ingresso. Una volta all’interno, hanno avuto il tempo di rovistare in diverse stanze dell’abitazione, asportando tutto ciò che di prezioso hanno potuto recuperare. Il colpo è avvenuto in totale “sicurezza” per i ladri, dal momento che il giornalista ed editorialista del Corriere della Sera non era presente nella residenza, trovandosi in quelle ore a Roma.

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Come sta Papa Leone? I medici: “Miglioramento delle condizioni generali”. Domenica sarà presente all’Angelus

Procede bene il recupero di Papa Leone XIV dopo l’operazione di pochi giorni fa, quando gli è stato rimosso un tumore maligno dal polmone. I progressi sono tali che domenica il pontefice all’Angelus “ci sarà” fa sapere Matteo Bruni, portavoce della sala stampa della Santa Sede. La radiografia al torace e gli esami del sangue di questa mattina hanno evidenziato un “costante miglioramento delle condizioni generali” spiegano i medici Luigi Carbone e Stefano Margaritora. “Sono proseguite le sedute di fisioterapia respiratoria. Il recupero post operatorio permette di svolgere le normali attività quotidiane in completa autonomia” hanno aggiunto gli specialisti del Policlinico Gemelli di Roma. Ed infatti il pontefice oggi ha potuto anche celebrare messa: presenti “personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano” fa sapere l’ufficio stampa del Vaticano. Il Papa, nell’omelia, ha voluto ringraziare tutto il personale per il lavoro che ha fatto per lui e nel prendersi cura dei malati e delle loro fragilità.

Intanto, anche dall’ospedale romano, prosegue il lavoro amministrativo proprio del pontificato: la sala stampa vaticana fa sapere che questa mattina il pontefice, nonostante il ricovero, ha proceduto con la nomina di due vescovi: il reverendo Fernando Murga Gómez e il reverendo Andrés Martínez Esteban, nominati vescovi ausiliari dell’arcidiocesi di Madrid. Il grande tema è però il viaggio in America Latina previsto per il 6 novembre. Ieri il cardinale Pietro Parolin aveva predicato cautela, sottolineando lo sforzo fisico che implica uno spostamento del genere; oggi è uscita la lista dei media ammessi al volo papale. Questo, tuttavia, non dà la certezza che il viaggio si terrà per certo: sarà l’evoluzione del quadro medico del pontefice a definire la fattibilità o meno della visita in America Latina.

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“C’era sangue a terra, fumo e tutti urlavano. Dopo lo scoppio delle bombe ci fu un boato assurdo”: Merino racconta l’attentato a Dortmund del 2017

Mikel Merino, centrocampista dell’Arsenal, è tornato a raccontare uno degli episodi più drammatici della sua vita, quando nel 2017 vestiva la maglia del Borussia Dortmund. Un attentato contro il pullman della squadra, diretto allo stadio per una partita di Champions League, avrebbe potuto avere conseguenze ben più tragiche. A distanza di anni, il calciatore è tornato su quell’episodio. “Credo di avere un angelo custode. In fondo, sono fortunato a essere ancora vivo”, ha raccontato Merino in un’intervista pubblicata su The Players’ Tribune, ripercorrendo quei momenti di paura.

Era il 2017 e il Borussia Dortmund stava raggiungendo il Westfalenstadion per disputare l’andata dei quarti di finale di Champions League. Durante il tragitto, tre ordigni esplosivi artigianali esplodono accanto al pullman della squadra, mandando in frantumi i finestrini e facendo perdere stabilità al mezzo, che rischiò di ribaltarsi. Nell’attacco rimase ferito il difensore Marc Bartra, che riportò una profonda lesione al polso e dovette essere trasportato in ospedale.

Merino, che all’epoca aveva appena vent’anni, ricorda ancora con lucidità la violenza dell’esplosione e il caos che seguì. “Giocavo nel Borussia Dortmund quando tre bombe artigianali esplosero proprio accanto al nostro autobus, mentre stavamo andando a una partita di Champions League. Forse oggi molti ragazzi più giovani non immaginano nemmeno quanto sia stato grave quello che è successo, ma quell’esperienza ha lasciato un segno profondo in tutti noi”.

Il centrocampista ha descritto quei momenti come una sequenza di immagini difficili da dimenticare. “Ci fu un boato assordante, poi ricordo che il pullman quasi si ribaltò. Mi voltai e vidi del sangue sul pavimento. C’erano fumo e urla ovunque“. Quella stessa notte, Merino si ritrovò in ospedale in attesa di notizie sulle condizioni di Bartra, preoccupato per il compagno di squadra. Fu proprio dopo l’attentato che il calciatore venne a conoscenza di un dettaglio che lo colpì profondamente. Un grosso frammento di scheggia si era conficcato nel poggiatesta del sedile accanto a quello occupato da Bartra, proprio il posto in cui Merino era solito sedersi durante gli spostamenti della squadra.

Quel giorno, però, aveva deciso di cambiare posto. “Il mio solito sedile era libero, ma avevo le gambe un po’ indolenzite e i sedili davanti si potevano reclinare. Per questo mi sistemai in un altro posto. Forse è stata proprio quella scelta a salvarmi la vita. Per questo sono convinto che le cose accadano per una ragione“, ha concluso il centrocampista dell’Arsenal.

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L’oca Gastone spalanca le ali e la signora scivola per terra: il paese si divide nel dibattito. La Lav interviene: “Comportamenti naturali, senza alcuna connotazione aggressiva”

Una scivolata, una signora a terra, un’oca con le ali spalancate. Bastano pochi secondi a Fiume Veneto (Pordenone) per far scattare l’allarme degli animalisti, che temono per la sorte dell’oca Gastone, il palmipede diventato da anni la mascotte del centro. Lo riporta Il Gazzettino.

Qualche giorno fa la donna si è imbattuta nell’animale mentre cercava cibo lungo la sponda del fiume. Gastone ha aperto le ali, come fanno abitualmente gli acquatici. Un gesto che la signora avrebbe letto come una minaccia. Nessun contatto, nessun beccata: la paura, però, le ha fatto perdere l’equilibrio ed è finita per terra.

Un episodio senza conseguenze gravi, ma sufficiente a mettere in allerta la Lav di Pordenone. Il timore è che si ripeta lo schema già visto con la cornacchia di Pordenone, finita nel mirino e a rischio abbattimento.

Gastone, del resto, in paese è un habitué. Da anni risale la sponda del fiume per farsi rifocillare dai passanti e dai commercianti della zona, che non gli hanno mai fatto mancare il pasto. Tanto da diventare una presenza familiare per l’intera comunità.

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Bankitalia: “Con forti rincari delle materie prime e aumento dell’inflazione nel 2027 e 2028 sarà recessione”

La Banca d’Italia conferma le stime sul Pil diffuse nei giorni scorsi in Parlamento, riviste al rialzo rispetto a giugno, ma avvisa della forte incertezza che in caso di scenario avverso e un nuovo balzo del greggio potrebbe ridurre la crescita a zero quest’anno e portarla in negativo nei due successivi. Nelle proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 la crescita del pil prevista per il 2026 è a +1%, che si ferma a +0,9% tenendo conto delle variazioni stimate su dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Per il 2027 la previsione è di +0,7 e 0,8%. Ma, spiega il bollettino economico, in caso di “rincari particolarmente marcati delle materie prime” e di un aumento dell’inflazione la recessione sarebbe alle porte, con il pil in calo di 0,3% in entrambi gli anni.

Rispetto alle proiezioni di giugno di Palazzo Koch le stime di crescita sono riviste al rialzo per 0,4 punti percentuali nel 2026 e 0,3 punti nel 2027. La revisione per l’anno in corso è riconducibile a un impatto della crisi energetica meno marcato delle attese e al buon andamento degli investimenti connessi con la transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo. All’andamento del pil nel 2027 contribuiscono anche le ipotizzate misure di aumento di spesa per la difesa e la sicurezza energetica. I maggiori tassi di interesse agiscono in direzione opposta, frenando l’attività e compensando gli impulsi espansivi nel 2028. Le proiezioni di inflazione sono riviste al rialzo nel 2026 e 2027, rispettivamente per 0,1 e 0,4 punti percentuali, e al ribasso nel 2028, per 0,2 punti percentuali. Dipende soprattutto dal nuovo profilo ipotizzato per i prezzi dei beni energetici, più elevato in particolare per il gas.

”L’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura rilevante dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenti ripercussioni sui prezzi delle materie prime energetiche: il perdurare di quotazioni elevate potrebbe determinare un’inflazione ancora più alta e persistente e comprimere la crescita”, sottolinea Via Nazionale. Che ha esaminato una serie di scenari ipotetici sull’evoluzione della crisi mediorientale, caratterizzati da andamenti diversi dei prezzi delle materie prime, definiti in linea con la metodologia utilizzata dalla Bce per gli scenari riferiti all’area dell’euro. In uno scenario “severo”, con “rincari particolarmente marcati delle materie prime, la crescita del Pil è inferiore a quella dello scenario di base per quasi 2 punti percentuali cumulativamente nel triennio di previsione” mentre “l’inflazione è più elevata per oltre 3 punti percentuali, concentrati soprattutto nel 2027”.

In uno scenario avverso ma meno estremo, “gli effetti sull’attività economica e l’inflazione sarebbero qualitativamente analoghi, ma più contenuti” mentre in un’ipotesi più favorevole, “in cui l’andamento dei prezzi energetici sarebbe più moderato che nello scenario di base, la crescita è più elevata, per 0,4 punti percentuali cumulativamente nel triennio” e “l’inflazione scendere di circa mezzo punto percentuale”.

“L’attività economica globale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, nonostante il protrarsi delle tensioni geopolitiche”, si legge. “La crescita ha continuato a beneficiare degli investimenti connessi con l’intelligenza artificiale (IA), che hanno contribuito ad attenuare gli effetti del rincaro dei prodotti energetici, seppure in misura diversa tra i principali paesi. La domanda interna rimane robusta negli Stati Uniti, mentre in Cina la crescita è sostenuta dagli scambi con l’estero. Al netto dei prodotti energetici la dinamica del commercio si sarebbe mantenuta solida, alimentata dalla domanda di beni per l’IA”.

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Caos voli, Wizz Air offre la possibilità di “riprenotare gratuitamente il volo o ottenere un rimborso”

A seguito dei disagi che questa mattina hanno interessato numerosi aeroporti italiani, dovuti, secondo l’Enav (Ente Nazionale di Assistenza al Volo), a un guasto alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo, Wizz Air in una nota annuncia che ai passeggeri con voli cancellati sarà offerta la possibilità di “riprenotare gratuitamente il volo oppure di ottenere un rimborso“.

Tuttavia, a causa dell’elevato numero di prenotazioni cancellate, “potrebbe non essere possibile organizzare tempestivamente una sistemazione per la notte in tutte le località”: alcuni passeggeri, dunque, dovranno trovare autonomamente una sistemazione, con Wizz Air che procederà a rimborsare “le spese ragionevoli sostenute” per alloggio, pasti e trasferimenti tra aeroporto e strutture ricettive, previa presentazione di “ricevute dettagliate” che la stessa compagnia aerea invita a conservare. Le richieste di rimborso dovranno essere presentate nella sezione apposita del sito di Wizz Air.

“Siamo consapevoli di quanto questa interruzione sia frustrante e stressante per i nostri passeggeri e ci dispiace per le ripercussioni sui loro viaggi. Sebbene il guasto ai sistemi di controllo del traffico aereo esuli dal nostro controllo, assistere i nostri passeggeri rimane una nostra responsabilità“, afferma il chief commercial officer di Wizz Air, Ian Malin.

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“Non ci sono clausole per la morte”: lo sposo muore sette mesi prima delle nozze, la location trattiene quasi 16 mila dollari e fa causa alla fidanzata

Diego Hernandez è morto a 25 anni, sette mesi prima del suo matrimonio. Lui e la fidanzata avevano già scelto la location per la cerimonia e versato 15.909,28 dollari. Ora Posey Meadows, a San Marcos, in Texas, ha presentato una controcausa alla famiglia Hernandez per inadempimento contrattuale.

Ma come si è arrivati a questo punto? Tutto è iniziato con una richiesta di rimborso respinta. La motivazione? Nel contratto non ci sarebbero clausole che prevedono la restituzione delle somme versate in caso di morte di uno dei clienti. La responsabile della location, Julie Campbell, avrebbe inoltre suggerito alla famiglia di spostare la prenotazione a una data successiva oppure di utilizzare la cifra già versata per un altro evento. È quanto emerge dalle email ottenute dall’emittente KSAT e ora finite agli atti.

“Dov’è la loro morale? Dove sono i loro principi morali? Non abbiamo più la forza di combattere. Siamo emotivamente distrutti”, ha detto a KSAT Lucy Hernandez, madre di Diego. A quel punto la fidanzata del 25enne ha presentato una causa, alla fine di luglio. La risposta della struttura è arrivata sotto forma di una controcausa, con la quale Posey Meadows ha chiesto anche il pagamento del saldo restante e ha sostenuto che non fosse stata fornita alcuna prova della morte di Hernandez.

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“Volete emergere tra centinaia di curriculum partoriti dall’intelligenza artificiale? Puntate sul fattore umano”: i consigli dell’esperto alla Generazione Z

Il curriculum perfetto nell’era dell’intelligenza artificiale? “Il segreto è il tocco umano”. Parola di Sho Dewan, esperto di orientamento professionale. Con la crescente diffusione dei curriculum generati dall’intelligenza artificiale, distinguersi dalla massa è diventata una sfida sempre più ardua per chi è alla ricerca di un impiego. Lo riporta People.

Il consiglio dell’esperto è di “aprire il proprio curriculum con un breve riassunto personalizzato, capace di illustrare in modo chiaro e diretto come le proprie competenze si adattino allo specifico ruolo per cui ci si candida”.

Un dettaglio che, in apparenza banale, “può fare la differenza in un mercato del lavoro sempre più dominato da contenuti standardizzati e generati automaticamente”.

I numeri parlano chiaro: i selezionatori dedicano mediamente appena sei secondi all’esame di un curriculum prima di decidere se approfondirne la lettura. Conquistare l’attenzione di un responsabile delle assunzioni in così poco tempo rappresenta dunque il primo, decisivo passo verso l’obiettivo finale. E la soluzione, secondo Dewan, potrebbe essere molto più alla portata di tutti di quanto si possa immaginare.

“Soprattutto nel 2026, tutti usano l’intelligenza artificiale per scrivere i propri curriculum – ha dichiarato Dewan -. E se tutti vanno in una direzione, io ti suggerisco di andare nella direzione opposta. Direi che, al momento, il vero valore aggiunto è proprio una maggiore umanità“.

Secondo l’esperto, infondere questa “umanità” nel proprio curriculum può aiutare a catturare l’attenzione di un maggior numero di selezionatori, aumentando così le probabilità di porre fine alla tanto temuta ricerca di un impiego.

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Milan scrive la storia a Shanghai: prima il record del mondo, poi l’oro. Ganna vince il bronzo: abbraccio e commozione tra i due

Show dell’Italia ai Mondiali su pista di Shanghai: nell’inseguimento individuale Jonathan Milan vince la medaglia d’oro mentre Pippo Ganna conquista il bronzo. Milan, che nelle qualificazioni aveva stabilito il nuovo record del mondo con 3’58″850, abbattendo il muro dei 3’59” e migliorando di 303 millesimi il precedente primato, sempre suo, stabilito il 18 ottobre 2024 a Copenaghen, nella finale per il titolo iridato riesce a spuntarla sul danese Frederik Madsen: 4’00″769 il crono dell’azzurro che rifila oltre cinque secondi al rivale (4’06″038). L’altra sfida Italia-Danimarca nella finale per il terzo posto premia ancora gli azzurri, con Ganna che chiude in 4’02″275 e si prende il bronzo a spese di Rasmus Pedersen.

Italia che così conquista l’oro nell’inseguimento individuale, dopo esser stata battuta in quello a squadre ieri dalla Danimarca. Per Milan è il secondo titolo iridato in carriera dopo quello di due anni fa a Ballerup, è nettamente il più forte al mondo di questa disciplina. Anche in finale, dopo l’impresa di qualche ora prima, nei primi due chilometri Milan ha viaggiato sotto il record del mondo stabilito in mattinata. Poi ha deciso di controllare la gara chiudendo alla grande una stagione che lo ha visto trionfare per 12 volte pure su strada, compreso il titolo italiano e l’ultima tappa del Giro a Roma.

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Alessandro Basciano va a processo, è accusato di stalking ai danni dell’ex compagna Sophie Codegoni. La Procura: “Atteggiamenti di prevaricazione e aggressività verbale”

Il deejay Alessandro Basciano sarà processato con l’accusa di stalking nei confronti dell’ex compagna Sophie Codegoni. La decisione è stata presa dalla giudice per le indagini preliminari di Milano, Lorenza Pasquinelli, che ha fissato la prima udienza al 20 gennaio 2027 davanti all’undicesima sezione del Tribunale.

L’ex concorrente del Grande Fratello Vip, denunciato dalla donna con cui aveva intrapreso una relazione durante il celebre reality televisivo, era già stato arrestato lo scorso novembre, per poi essere rilasciato in breve tempo. Successivamente era stato sottoposto a un divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico, provvedimento revocato nel marzo 2026.

Entrambi i protagonisti della vicenda erano presenti in aula durante l’udienza preliminare, ma né Basciano né la modella hanno rilasciato dichiarazioni, mantenendo il silenzio sia all’interno dell’aula che all’esterno del Palazzo di giustizia.

Per la Procura di Milano non c’è nessun dubbio sul racconto fornito da Codegoni contro l’ex compagno. “Atteggiamenti di prevaricazione e aggressività verbale” del deejay da un milione di follower si sarebbero tradotti, per gli inquirenti, in un “crescente controllo e invasività” nella vita dell’influencer. Un’escalation che si è trasformata, a dire del pubblico ministero Antonio Pansa, in “messaggi vocali ingiuriosi e minatori” rivolti anche agli amici. Pedinamenti, insulti che sarebbero diventati sempre più violenti. Nel provvedimento di chiusura indagine emerge che Basciano “la controllava con continue telefonate e video chiamate nell’ordine di 50-60 chiamate al giorno a cui a volte non rispondeva”; il 27 settembre 2024, in occasione di un tentativo di riconciliazione a Parigi, “nel corso di una discussione dai toni violenti le cingeva il collo”.

Accuse che l’indagato ha sempre respinto e che ora è pronto a dimostrare in aula. “La gup Pasquinelli si è mostrata molto professionale e umana. Siamo convinti che nel processo, dove sentiremo tutti i testimoni, emergerà la verità. Speriamo che non si trasformi in un processo mediatico e che entrambe le parti possano continuare nella ricerca del proprio equilibrio familiare e lavorativo” spiega l’avvocato Leonardo D’Erasmo che difende il deejay Basciano.

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Sette chili in tre settimane pagando 2.500 dollari ogni sette giorni: Wanda Nara mostra i risultati sul suo corpo della “dieta dei ricchi” lanciata da Kim Kardashian

Un top bianco, uno slip nero molto sgambato e uno specchio per certificare davanti a 17 milioni di follower una trasformazione fisica lampo: sette chili persi in sole tre settimane. Wanda Nara, 39 anni e reduce dal burrascoso divorzio da Mauro Icardi (conclusosi di recente con la bocciatura giudiziaria della sua richiesta di un assegno di mantenimento da 100mila euro al mese), ha deciso di documentare sui social il suo repentino ritorno al peso forma. Una necessità nata dopo aver dovuto prendere 10 chili per esigenze di copione, al fine di interpretare il personaggio di Lucía nel film “Quién quiere ser mi hijo?” al fianco dell’attore Agustín Bernasconi.

Per smaltire l’aumento di peso, l’influencer sudamericana ha optato per un regime d’urto noto nello star system come “dieta dei ricchi” o “dieta Kardashian”. A svelarne i retroscena in patria è stato Mariano de la Canal, noto alla televisione argentina per essere “il fan di Wanda”: “Ha fatto un sacrificio enorme per questo ruolo. Non soltanto dal punto di vista dell’interpretazione, ma anche perché ha dovuto prendere 10 chili”.

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La caduta in diretta di Valeria Marini e Carmen Di Pietro fa il giro del mondo e raggiunge 18 milioni di visualizzazioni in poche ore: cosa è successo

La cosa più rilevante del Grande Fratello Vip, almeno fino a oggi e dal punto di vista social, è una caduta. Il capitombolo di Valeria Marini e Carmen Di Pietro in diretta è diventato virale ben oltre i confini italiani.

Che cosa è successo, per chi non si fosse ancora imbattuto nella clip? Prima di tutto, la pace tra le due showgirl, che sono tra i veri motori di questa edizione. Ilary Blasi le chiama in studio per mettere una pietra sopra alle loro scaramucce e la riconciliazione arriva. Di Pietro si lancia quindi in un abbraccio, ma l’entusiasmo è tale che le due perdono l’equilibrio e finiscono a terra. Una gag preparata? A giudicare dalla reazione di Marini, decisamente no. La showgirl si rialza lamentando dolore al volto e chiede l’intervento di un medico. Nessuna conseguenza seria, per fortuna, e così il momento si trasforma rapidamente in materiale perfetto per i social.

A rilanciare la clip è anche l’influencer spagnola Mery Folgar e, come spesso accade quando un video prende velocità, arrivano anche siti e giornali. Ne scrive IWMBuzz in India, mentre in Turchia il video viene ripreso da Milliyet. Gira di qua, gira di là, il conteggio arriva a circa 18 milioni di visualizzazioni.

Ed ecco il piccolo paradosso. In televisione il reality condotto da Ilary Blasi viaggia finora su una media di circa 1,76 milioni di spettatori e il 16,3% di share, con l’ultima puntata del 12 ottobre salita al 17,5%. Numeri che raccontano un programma seguito, ma lontano dalle platee monstre delle prime stagioni del format. Sul web, invece, a superare ogni confine non è stata una nomination, una lite o una storia d’amore, ma un caro vecchio capitombolo messo in scena involontariamente da due veterane dei reality.

Ma a cosa abbiamo appena assistito?! ???? #GFVIP https://t.co/wuOwyyaBP2

— Grande Fratello (@GrandeFratello) October 12, 2026

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Sequestrati beni per oltre 9 milioni di euro agli eredi del broker Massimo Bochicchio

Sequestrati beni mobili e immobili in Italia e all’estero per un valore complessivo di oltre 9 milioni di euro appartenuti a Massimo Bochicchio. L’ex broker, che, come riporta Il Messaggero, era accusato dalla procura di Roma di truffa ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria, è morto nel 2022: la misura cautelare è, dunque, scattata ai danni degli eredi.

Secondo la procura, la frode milionaria portata avanti da Bochicchio, almeno dal 1999 al 2022, era basata sul cosiddetto schema Ponzi (in cui i guadagni dei primi investitori sono pagati dagli investimenti dei nuovi aderenti e non da attività economiche redditizie) e si appoggiava su alcune società di diritto inglesi. Tra le persone raggirate, ci sono anche professionisti noti di vari settori e personaggi dello sport come il calciatore del Genoa Stephan El Shaarawy e l’ex ct della nazionale Antonio Conte.

Il G.I.C.O. (Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata) del nucleo di Polizia economica – finanziaria di Roma, che aveva realizzato le indagini economico-patrimoniali, ha fatto scattare i sigilli per due appartamenti a Miami e Londra, per le quote sociali e il patrimonio aziendale di otto società italiane e di diritto estero. Sequestrati inoltre sculture e dipinti attribuiti a Andy Warhol, Mario Schifano e Giacomo Balla.

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“Io antipatica? Mi reputo molto carina, molto intelligente, sto con un figo, sto bene, ho due figli uno più bello dell’altro, non posso non stare sul ca**o”: così Cristina Marino

“Mi reputo molto carina, molto intelligente, più intelligente che carina, sto con un figo, sto bene, ho due figli uno più bello dell’altro, non posso non stare sul ca**o. Io mi starei sul ca**o”. Replica così Cristina Marino a chi le chiede conto dell’etichetta di “antipatica” che spesso le viene cucita addosso. Una consapevolezza del proprio carattere, a tratti poco accogliente, che – come si legge su Fanpage – le permette di fronteggiare frontalmente i pregiudizi, amplificati oggi dal suo ingresso nella quarta stagione della fiction televisiva “Doc – Nelle tue mani“, dove recita accanto al marito e protagonista della serie, Luca Argentero.

L’arrivo nel medical drama nei panni della dottoressa Lidia Morganti non è nato da una dinamica familiare, bensì da una precisa richiesta della produzione. È stato Luca Bernabei, produttore della Lux Vide (società con cui Marino aveva già lavorato ampiamente in passato), a volerla nel cast, contattando inizialmente Argentero. L’attore, tuttavia, le aveva riportato la proposta in modo asettico, per non influenzarla. “Devo essere sincera, non me l’ha detto con grande entusiasmo, quindi non è che mi sono mossa”, ha svelato l’attrice con ironia.

Di fronte alla successiva insistenza di Bernabei, Argentero si è limitato a invitarla a riflettere attentamente sull’esposizione mediatica, avvertendola che la sua presenza avrebbe inevitabilmente innescato il pregiudizio di chi la giudica esclusivamente come “la moglie di”.

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“Abbiamo visto con la coda dell’occhio un passeggino finire in acqua. Abbiamo mollato le canne da pesca e siamo corsi lì”: due fratelli salvano una nonna e i due nipotini

Eroi per un giorno Grant e Maddox Larger, due fratelli dell’Indiana, rispettivamente di quattordici e quindici anni, che lunedì 12 ottobre hanno messo in salvo una nonna e i suoi due nipotini, che stavano rischiando di rimanere annegati.

I due ragazzi stavano pescando nelle vicinanze del loro quartiere, a Carmel, quando Maddox si è reso conto di qualcosa di insolito: “Ho visto con la coda dell’occhio un passeggino finire in acqua. Non so bene come, ma ho subito lasciato cadere la canna da pesca e sono corso lì”.

Quando i due fratelli Larger sono accorsi, hanno visto che il passeggino era caduto giù nel bacino di ritenzione idrica. I due fratelli non sapevano però che nel passeggino si trovavano due bambini.

Così dopo aver aiutato a uscire dall’acqua il bambino più grande, di quattro anni, insieme alla nonna, non si erano ancora resi conto che il più piccolo, di soli due anni, era rimasto in acqua, non essendosi uscito a liberare dal passeggino.

Quando Maddox è riuscito a portare fuori dall’acqua anche il più piccolo dei due fratellini, si è però accorto che il bambino non stava respirando, ma aveva ancora il battito cardiaco. Così il giovane quindicenne ha potuto mettere in atto gli insegnamenti appresi a un corso di rianimazione cardiopolmonare che aveva svolto ai tempi delle scuole medie.

“La mia maestra ci ha insegnato che quando qualcuno sta quasi annegando, bisogna tenerlo capovolto e dargli delle pacche sulla schiena. Questo può aiutare a far uscire un po’ d’acqua e a fargliela espellere con la tosse. Dopo un paio di volte, ha funzionato” ha raccontato Maddox.

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“Scegli o me o tua madre”: RJ Mitte prima di morire avrebbe ricevuto un ultimatum dalla fidanzata Kennedy Suarez

Secondo quanto riferito da TMZ, la vita privata dell’attore RJ Mitte – trovato senza vita lunedì 12 ottobre – sarebbe stata caratterizzata, negli ultimi tempi, da profonde tensioni sentimentali. Fonti vicine all’entourage familiare riferiscono che la sua compagna, Kennedy Suarez, avrebbe manifestato una crescente insofferenza nei confronti del rapporto tra l’attore e la madre, Dyna, arrivando a porgli un ultimatum: scegliere tra lei e la figura materna.

Stando sempre alle medesime fonti, i rapporti tra Kennedy e Dyna sarebbero stati tutt’altro che sereni, con la giovane convinta che la suocera interferisse nelle dinamiche di coppia. RJ Mitte, tuttavia, era profondamente legato sia alla madre sia alla sorella Lacianne, e non era disposto a rinunciare a nessuno dei due affetti. Una situazione che, nel tempo, avrebbe generato contrasti sempre più difficili da gestire.

I due si conoscevano da dieci anni come amici prima di diventare una coppia, nel 2020, e si erano fidanzati ufficialmente il 10 ottobre 2025, esattamente un anno prima della morte dell’attore.

Una settimana prima del decesso risultavano ancora insieme, ma non è chiaro se si siano lasciati negli ultimi giorni. Chi gli stava vicino lo descrive come molto provato dalla situazione.

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Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno, ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).

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Peter Gomez torna su Rai 3 con “L’Elefante”: Maurizio Landini ospite dopo la manifestazione sindacale, in studio anche Ascanio Celestini e Tiziana Ferrario

Il dibattito sui diritti, le trasformazioni sociali e il mondo del lavoro guida la nuova puntata de “L’Elefante”, il nuovo programma condotto da Peter Gomez in onda il sabato alle 20.15 su Rai 3 e in streaming su RaiPlay. Il fulcro dell’appuntamento ruota attorno all’intervista a Maurizio Landini: il segretario generale della Cgil interverrà nello studio televisivo poche ore dopo aver partecipato alla manifestazione sindacale “La via maestra”, in programma nel pomeriggio. Ad arricchire la riflessione sui medesimi temi contribuirà Ascanio Celestini, attore, autore e voce storica del panorama culturale italiano, da sempre attento alle dinamiche lavorative del Paese. Il quadro degli ospiti si completa con la presenza e le analisi dei giornalisti Tiziana Ferrario e Mario Sechi.

La puntata segna un rinnovamento nella struttura della trasmissione: ad affiancare Peter Gomez nel ruolo di “compagno di viaggio” debutta ufficialmente Alessandro Campi, politologo ed economista. Accanto a lui, il format si avvale della consueta presenza di Chiara Francini e Dario Vergassola. L’attrice proporrà una delle sue storie dal territorio, andando alla scoperta di realtà e personaggi capaci di raccontare l’Italia da angolazioni inattese. A Vergassola è affidato il compito di accompagnare il dibattito con le sue classiche incursioni: osservazioni surreali, ironia e punti di vista imprevedibili chiamati a spezzare il ritmo della stretta attualità.

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“Ho commesso l’errore di ignorare i consigli delle persone del luogo e ci sono andata comunque in bicicletta”: così la donna inseguita da un uomo con un bastone in Kenya

Negli scorsi giorni sui social è diventato virale un video che mostra una donna in bicicletta inseguita da un uomo che sembra avere tra le mani un machete. Il video ha destato molto clamore e così anche la stessa autrice di quelle immmagini ha deciso di commentare l’accaduto.

La protagonista di questa storia è Meryem Belkihel, nota sui social come MeghyLost. Nel 2023 la trentenne marocchina ha intrapreso un viaggio in bici lungo tutta l’Africa, che l’ha portata a visitare in tre anni ben 33 paesi, percorrendo oltre 34.000 chilometri, tutti fatti sulla sua bici.

Provengono proprio da questo lunghissimo viaggio, le immagini diventate negli ultimi giorni virali. Il luogo in cui si svolge quanto si vede nel video è il Kenya e in particolare in quel momento Belkihel si trovava nella regione di Samburu, nel nord del paese.

“Ho affrontato sfide, commesso errori, corso rischi e incontrato persone incredibili. È parte dell’essere una avventuriera. Esci dalla tua zona di comfort, ti adatti quando le cose non vanno come previsto e impari lungo la strada” ha spiegato in un post la content creator, che vanta un seguito di ben 229.000 persone sulla propria pagina Instragram.

A proposito di quello che mostrano le immagini del video divenuto virale, la donna ha voluto precisare che “l’uomo tiene in mano un bastone tradizionale Samburu“. Non si tratterebbe quindi di un machete come in molti avevano pensato vedendo il video.

突发,惊魂时刻!
一位女生在环球旅途中路过肯尼亚时,竟被当地人持砍刀抢劫!为了逃脱险境,她骑着自行车飞速狂奔,恨不得自己长了翅膀!最后有惊无险地脱离了险境! https://t.co/8PJDsBsrLv

— 热点速递 (@TheXWorldGlobal) October 13, 2026

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Inflazione ai massimi da tre anni: 4,2% a settembre. Dalle bollette alla spesa, i dati degli aumenti record

L’inflazione in Italia sale al 4,2% a settembre, ai massimi da tre anni. A spingerla sono soprattutto i rincari dell’energia e degli alimentari freschi. L’Istat conferma così la sua stima preliminare, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenta dello 0,7% rispetto ad agosto, mentre su base annua la crescita sale dal 3,3% al 4,2%. Ad essere colpite sono soprattutto le famiglie con minori disponibilità: nel terzo trimestre 2026 i prezzi sono aumentati del 4,4% per i nuclei con bassi livelli di spesa, contro il 2,9% di quelli con i livelli più alti.

I prezzi dei beni energetici, principali responsabili dell’impennata, salgono del 22,6% su base annua, contro il 17,1% di agosto. Ancora più marcati gli aumenti degli energetici regolamentati, come luce e gas quando a stabilire il prezzo è un’autorità pubblica e non il mercato, passati dal 18,6% al 25,8%, mentre quelli non regolamentati accelerano dal 17% al 22,5%. Su base mensile i rincari sono rispettivamente del 5,8% e del 4,6%. La dinamica investe anche gli alimentari, con una crescita annua che passa dall’1% all’1,7%, interamente dovuta ai prodotti non lavorati, saliti dal 3,8% al 5,5%. Il cosiddetto “carrello della spesa” accelera dallo 0,9% all’1,5%, mentre i prodotti acquistati più frequentemente registrano rincari del 5,2%, contro il 4,3% di agosto. Aumentano anche i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+2,9%) e quelli relativi ai trasporti (+1,6%).

Particolarmente pesanti i rincari di frutta e verdura. Secondo le elaborazioni di Adusbef, su base annua i carciofi aumentano del 28%, le fragole del 27,2%, i pomodori del 19,3%, cavolfiori e broccoli del 18,7%. L’Unione Nazionale Consumatori segnala che, nel solo mese di settembre, i pomodori sono rincarati del 21,1%, le zucchine del 16,7% e i cetrioli del 14,8%. Per le associazioni, a pesare sono i maggiori costi dell’energia, dei carburanti e dei trasporti, oltre ai fattori climatici. Le associazioni dei consumatori parlano di “una batosta per i consumatori”, secondo il Codacons, che stima una maggiore spesa di 1.389 euro a famiglia, mentre per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di 1.116 euro. Per il presidente Massimiliano Dona “siamo solo all’inizio”, avvertendo del rischio di ulteriori rincari con l’arrivo delle bollette invernali.

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“Era una cosa grossa”: risolve una congettura matematica, ma ChatGPT pubblica la stessa dimostrazione quattro ore prima di lui. Scienziato se ne accorge ad una festa e va su tutte le furie

La sera del 6 ottobre, durante la festa di inizio anno accademico della School of Mathematics all’Institute for Advanced Study (IAS) di Princeton, OpenAI ha pubblicato online 722 preprint contenenti 372 risultati di matematica avanzata. Constantin Kogler, giovane ricercatore dell’IAS, ha esaminato i documenti dal proprio smartphone durante il ricevimento, scoprendovi la dimostrazione della congettura sugli “exact overlaps”, un principio fondamentale in informatica e bioinformatica. Kogler e un collega avevano risolto il medesimo problema appena dieci giorni prima e ne stavano ultimando la stesura.

“Era una cosa grossa”, ha dichiarato il ricercatore alla rivista Science, “direi una svolta importante nel campo”. Rientrato a casa, Kogler ha pubblicato immediatamente il proprio studio, uscito con sole quattro ore di ritardo rispetto ai documenti generati dall’algoritmo.

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Sanremo, 13enne cosparge di benzina un senza fissa dimora e gli dà fuoco: lo voleva derubare

Lo ha cosparso di benzina, poi gli ha dato fuoco. La vittima è un senza fissa dimora che stava dormendo al porto vecchio di Sanremo e il fatto è avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 ottobre. Ad aggredirlo da quanto si apprende, è stato un ragazzino di 13 anni. L’uomo, che ha riportato ustioni alle gambe, è stato ricoverato due giorni all’ospedale Borea di Sanremo e poi dimesso. Sull’accaduto sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri.

Subito dopo la violenza, sono intervenuti i carabinieri e il personale della Capitaneria di porto. Per risalire all’identità dell’aggressore, le forze dell’ordine hanno visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Stando alle ricostruzioni, il 13enne voleva rubare lo zaino al senza fissa dimora. Testimoni hanno anche raccontato i momenti subito precedenti: il ragazzo sarebbe stato visto riempire una bottiglia di liquido infiammabile gettarlo addosso al senzatetto dandogli il fuoco con un fiammifero. Poi nel momento più atroce gli avrebbe sottratto lo zaino nel quale il quarantenne teneva tutti i suoi averi.

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“Lady Gaga è una mamma premurosa, protettiva e ama cantare per la figlia Rose. Le dedica spesso ‘La Vie en Rose’ e le ninne nanne ogni sera”: l’indiscrezione

Lady Gaga vive la gioia della maternità insieme alla figlia Rose Bean, nata il 9 giugno scorso, e al fidanzato Michael Polansky. Secondo quanto rivelato da una fonte a People, la celebre cantante sente di aver finalmente formato un “nucleo familiare completo”.

Il nome della piccola sarebbe stato scelto in omaggio al celebre brano “La Vie en Rose”, uno dei pezzi più iconici nel repertorio di Edith Piaf. Lady Gaga starebbe già dedicando alla neonata momenti speciali, cantandole alcuni dei suoi brani preferiti. L’artista trascorre attualmente la maggior parte del suo tempo con la famiglia, godendosi appieno questo nuovo e prezioso capitolo della sua vita.

“Gaga si è calata nel ruolo di madre in modo naturale – racconta la fonte -. È premurosa, protettiva e ama cantare per Rose. Le canta spesso ‘La Vie en Rose’ e le dedica delle ninne nanne ogni sera”.

E ancora: “Si sentono un nucleo familiare completo ed entrambi si illuminano quando parlano di come sta crescendo Rose”, afferma la fonte riguardo alla coppia di neo-genitori.

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Violenze sulla Flotilla, non solo Ben-Gvir: indagato anche il ministro della Difesa Katz

Sono una dozzina gli indagati dalla Procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane. Oltre al ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, risulta iscritto anche quello della Difesa Israel Katz. I fatti fanno riferimento al periodo di settembre-ottobre 2025 e aprile-maggio 2026: acclarati diversi reati dopo l’esposto di 50 cittadini italiani, partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla e finalizzate all’accertamento dei reati di tortura, sequestro di persona, lesione personale, rapina e danneggiamento seguito da naufragio del Codice penale.

La Procura di Roma ha raccolto le denunce e le testimonianze dei cittadini italiani che hanno partecipato alla prima missione per Gaza e sono stati fermati dalle autorità israeliane. Dalle indagini è emerso che le imbarcazioni sono state abbordate in acque internazionali, in violazione del diritto internazionale. Durante le operazioni sono stati distrutti i dispositivi utilizzati per le dirette streaming e sequestrati i telefoni e gli altri apparecchi elettronici dei partecipanti. Le testimonianze hanno inoltre evidenziato maltrattamenti durante la detenzione, tra cui percosse, lesioni, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo. Sono state ricostruite tutte le fasi del fermo, dal trasferimento al porto di Ashdod fino all’arrivo nel carcere di Kzi’ot e al successivo rilascio con il rientro in Italia.

Secondo quanto ricostruito, i partecipanti sono stati anche privati di cibo, di assistenza medica, oltre a essere in condizioni igieniche precarie e privati del sonno. Infine, sarebbe stata riscontrata una grave carenza di assistenza legale e la difficoltà di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche italiane e con i propri avvocati. Nel complesso, gli elementi raccolti dalla Procura delineano un quadro di violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, che dovranno essere valutate nelle indagini.

La Procura di Roma ha esteso le indagini anche alla seconda missione della Global Sumud Flotilla per Gaza, svoltasi tra aprile e maggio 2026. Anche in questo caso, le testimonianze degli italiani fermati dalle autorità israeliane hanno documentato episodi simili a quelli della prima missione, ma caratterizzati da metodi ancora più violenti, tra cui percosse al buio, uso di taser e spari con proiettili di gomma contro i partecipanti. Nel giugno 2026, la Procura ha richiesto a Israele assistenza giudiziaria internazionale per ottenere informazioni utili a ricostruire i fatti e individuare eventuali responsabilità.

Per quanto riguarda la prima missione, tra gli indicati c’è appunto anche la catena di comando militare per le operazioni in mare comprende il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), generale Eyal Zamir, il comandante in capo della Marina dal 2 settembre 2021 al 24 dicembre 2025, vice ammiraglio David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13, colonnello Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, colonnello Eitan Paz. Per le operazioni di terra risultano invece coinvolti il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario israeliano (Ips) Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi’ot Menachen Bibas, il comandante della Nahshon, unità operativa di intervento e scorta dell’Ips, Assaf Zagori, e il comandante del Magav Berik Yitzchak.

Per la seconda missione della Flotilla, viene evidenziata una sostanziale identità delle catene di comando rispetto alla precedente spedizione. Le differenze riguardano la componente navale, con l’indicazione del vice ammiraglio Eyal Harel quale comandante in capo della Marina e del maggiore generale Guy Levy nel ruolo di capo di Stato maggiore. Nell’ambito delle attività investigative, viene inoltre evidenziata l’esistenza di analoghe indagini sulle due spedizioni della Global Sumud Flotilla in diversi Paesi europei.

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“Aspettate un attimo, è un attacco di tachicardia. Posso consigliarti di fare una camminata?”: Giorgia nel backstage di X Factor 2026 aiuta la cantante (poi eliminata) Kora

Attimi di preoccupazione dietro le quinte di X Factor 2026, che ieri 15 ottobre ha incoronato ufficialmente i dodici concorrenti che si esibiranno sul palco delle Live giovedì prossimo 28 ottobre, in diretta su Sky e in streaming su Now. Giorgia ha soccorso la cantante Kora, poi eliminata, perché l’ha vista particolarmente agitata, prima della sua esibizione.

“Mi sta battendo veramente forte il cuore”, ha detto Kora. E per questo la conduttrice ha spiegato: “Vorrei che si calmasse solo un attimo”. Poi ha aggiunto: “Aspettate un attimo, è un attacco di tachicardia. Posso consigliarti di fare una camminata, uscire fuori e poi rientrare? Se senti di non farcela, lo dirai”.

Poi Kora è rientrata in scena e ha tranquillizzato tutti: “Devo essere molto sincera, ho avuto un attimo di tachicardia qui dietro”.

Giorgia ha dimostrato di avere una grande empatia e di essersi dunque esposta prima come essere umano che come conduttrice, cercando di tranquillizzare la concorrente, in preda ad un comprensibile momento di tensione pre esibizione.

Negli ascolti, le selezioni dello show Sky Original prodotto da Fremantle si chiudono con Total Audience complessiva di 858mila spettatori, con il 4,2% di share per il primo passaggio su Sky Uno, in linea rispetto alla stessa serata della scorsa edizione.

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“Aveva lamentato dolori al petto e al braccio, la moglie aveva suggerito di andare in ospedale. Lui è voluto rimanere a casa”: novità sulla morte di Robert Kelker-Kelly

Nuovi e inquietanti dettagli sono emersi sulle ultime ore di vita di Robert Kelker-Kelly, celebre per il suo ruolo nella soap opera americana “Days of Our Lives”, morto il 3 ottobre all’età di 62 anni.

Secondo quanto riportato da un documento ufficiale del dipartimento di polizia di St. Peters, ottenuto dalla rivista People, nelle ore precedenti al decesso l’attore aveva accusato forti dolori al petto e al braccio, sintomi che avrebbero dovuto destare immediata preoccupazione.

Di fronte alle condizioni del marito, la moglie gli aveva proposto di recarsi immediatamente in ospedale, ma Kelker-Kelly aveva rifiutato qualsiasi assistenza medica, scegliendo di tornare a casa per riposare.

Una decisione che si sarebbe rivelata fatale: poco dopo, la donna lo ha ritrovato privo di sensi, senza che vi fosse più nulla da fare per salvarlo.

Infatti stando al rapporto, la moglie dell’attore, Allison Kelly, ha contattato la polizia dopo aver trovato il marito privo di sensi a letto. La donna ha riferito alle autorità di aver tentato la rianimazione cardiopolmonare, non appena si è accorta della situazione.

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“Caos voli? Salvini subito in Aula, è gravissimo”. Pd e M5s contro il ministro dei Trasporti. Renzi: “Non è capace”. E il leader della Lega se la prende con Tim

Gli aeroporti italiani, da Nord a Sud, sono nel caos, con migliaia di passeggeri rimasti a terra o che devono attendere ore prima di imbarcarsi. Mentre non è ancora chiaro che cosa abbia causato le anomalie alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo, benché Enav abbia escluso un attacco hacker, le opposizioni attaccano il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini. “Venga subito a riferire in Parlamento” dicono gli esponenti di Pd e Movimento 5 stelle.

In una nota del Mit si legge che “il ministro delle Infrastrutture sta seguendo con la massima attenzione i rallentamenti che stanno interessando il traffico aereo nazionale. Fin dalle prime ore della mattina, il ministero è in contatto con Enav per approfondire le cause tecniche delle anomalie riscontrate” e “le conseguenti limitazioni operative. Il ministro continua a seguire da vicino l’evolversi della situazione, con particolare attenzione alla sicurezza delle operazioni, alla necessità di contenere i disagi per i passeggeri e all’obiettivo di un rapido ritorno alla piena operatività”. In tarda mattinata il leader della Lega ha scaricato la colpa su Tim: “Le opposizioni mi convocano in Parlamento da questa mattina. Il problema non è di Salvini, c’è il blocco della rete di trasmissione dati di Enav gestito da Tim, per cui chiedo che i tecnici Tim facciano il massimo per tornare alla normalità”. A ancora: “Se questo disagio andrà oltre non vorrei essere costretto a chiedere a Tim di rispondere dei danni causati oggi a tanti viaggiatori”.

Matteo Renzi scrive nella sua enews: “Mi sono trovato su un treno Roma-Firenze con 105 minuti di ritardo. Voi direte: ‘Vabbè, poveraccio, non è colpa sua. Non deve controllare lui i treni’. E infatti oggi è in tilt il trasporto aereo. Diciamo così: o non è capace o porta sfiga. Ognuno scelga la risposta che preferisce. Unica regola: vietato rispondere ‘tutte e due'”.

Per il Partito democratico è il responsabile Infrastrutture della segreteria nazionale, Antonio Misiani, a intervenire: “Migliaia di passeggeri, lavoratori e imprese stanno pagando il prezzo di una situazione gravissima, inaccettabile in un Paese del G7. Non ci basta sapere che non si tratta di un attacco hacker o di sabotaggio”. A maggior ragione “questo aspetto è ancora più preoccupante: significa che la rete di trasmissione dati che sostiene l’intero controllo del traffico aereo nazionale ha ceduto da sola. Un’infrastruttura strategica, sulla quale si regge la sicurezza del volo, non può andare in crisi per un’anomalia tecnica e restare fuori uso per ore, con i sistemi di contingency che reggono solo fino all’alba. Su quanto sta accadendo pretendiamo risposte immediate. Che cosa è successo davvero? Perché la ridondanza non ha funzionato? Quanto durerà il disservizio? Quali investimenti sono stati fatti, e quali rinviati, sulla manutenzione e sull’ammodernamento delle reti? Chi risarcirà i passeggeri e come verranno tutelati i lavoratori del settore? Per questo chiediamo che i vertici di Enav e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini vengano il prima possibile a riferire in Parlamento. Presenteremo immediatamente gli atti di sindacato ispettivo necessari e chiederemo un’informativa urgente nelle Aule di Camera e Senato”. La conclusione è che “il governo non può limitarsi a seguire l’emergenza dai comunicati: ha il dovere di assumersi la responsabilità politica di ciò che accade nelle infrastrutture strategiche del Paese. L’Italia non può permettersi di restare a terra per un guasto. Servono verità, trasparenza e un piano straordinario per mettere in sicurezza la rete”.

Anthony Barbagallo, sempre dei dem, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare: “Il governo spieghi cosa sta accadendo alla rete di trasmissione dati che supporta il controllo del traffico aereo. Salvini dov’è? In questi anni il ministro sembra essersi distratto troppo a lungo rispetto ai problemi strutturali del settore. Ora i nodi vengono al pettine. Vogliamo sapere quali siano le cause delle anomalie, quali interventi siano stati attivati e quali garanzie il governo sia in grado di offrire sulla sicurezza e sulla resilienza della rete nazionale di gestione e trasmissione dei dati. Non bastano rassicurazioni: servono risposte chiare e trasparenza su quanto sta accadendo”. Per la capogruppo in commissione Trasporti del M5s, Gabriella Di Girolamo, “con Salvini collassa pure il trasporto aereo. La cosa più grave? Nessun attacco hacker, solo l’incredibile cedimento strutturale della rete dati che gestisce la sicurezza dei cieli italiani. È vergognoso che un segmento tanto strategico del settore dei trasporti vada in tilt per ore nel silenzio totale del Ministero. Dove sono finiti i fondi per la manutenzione e l’ammodernamento dei sistemi? Perché i meccanismi di riserva non hanno funzionato? Salvini smetta di vendere fumo. E quanto a Meloni, in attesa di capire a chi darà la colpa stavolta, provi una tantum a mettere la faccia su uno dei tanti disastri del suo vice e riferisca alle Camere. I cittadini pretendono chiarezza, garanzie per la sicurezza e risarcimenti immediati per i danni subiti. Il Paese non può restare in ostaggio del suo menefreghismo”.

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Céline Dion torna agli Oscar del 1997 (ma a Parigi): l’abito Chanel da 1.380 ore di lavoro e 6.000 gioielli

Mentre la prima tranche della sua residency parigina alla La Défense Arena si avvia verso la chiusura, Céline Dion ha riportato in scena un pezzo di storia degli Oscar: un abito Chanel su misura ispirato al modello di Karl Lagerfeld indossato alla cerimonia del 1997.

Il nuovo capo è un’opera di alta sartoria. Secondo Vogue, l’abito conta 6.000 gioielli e 5.000 perline, per 1.380 ore di lavoro dei couturier della maison. Chanel precisa che è stato realizzato negli atelier parigini di rue Cambon 31. A disegnarlo è Matthieu Blazy, direttore creativo della maison. La silhouette ha un bustier a corsetto con vita molto segnata e uno scollo a cuore in rafia. Il ricamo sul corpetto riprende la sfumatura di colore dell’originale. La gonna in seta ha uno spacco alto sul davanti.

Il riferimento è alla 69esima edizione degli Academy Awards, il 24 marzo 1997. Dion si presentò con una creazione dell’alta moda Chanel primavera/estate 1997, disegnata da Lagerfeld. Nel suo abito argentato con scollatura profonda, divenne la prima artista a eseguire due brani nella stessa serata sul palco degli Oscar. Il vestito di allora era più scivolato e sinuoso, quello di oggi più scultoreo.

Anche la collana ha una storia. È una reinterpretazione della Comète: una stella cadente in oro bianco e diamanti, con 1.080 pietre per oltre 67 carati. Il motivo richiama una collezione di alta gioielleria del 1932, l’unica creata da Gabrielle Chanel.

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È l’ora della merenda

Una fonte di carboidrati (cereali, pane, cracker, feste biscottate), una fonte proteica (carne, pesce, uova, legumi) o di grassi buoni (frutta secca e semi), frutta fresca per fibre, vitamine, minerali e acqua. Queste le tre componenti che non devono mancare, secondo i suggerimenti dei biologi nutrizionisti della Rete Pas, Rosanna Nuzzo e Lorenzo Lari, per un pasto equilibrato.
Li trovate, insieme a tante gustose ricette per una merenda sana ed equilibrata merenda dei vostri bambini e bambine all’interno del depliant “Le ricette per il panierino”, che potete trovare nei punti vendita Coop.fi.
Tante ricette, dalla classica alla fresca, dall’equilibrata alla pratica, dalla vegetale alla golosa, realizzate tenendo conto dei consigli dei due nutrizionisti. Ricette dolci e salate per stupire con gusto i vostri bambini e bambine, di ogni età. dalla scuola materna alle superiori. E due ricette per tutti: “Gli spaghetti innamorati” ispirato agli spaghetti con polpette del classico Disney “Lilly e il vagabondo”, e barrette energetiche fai da te.

La giusta merenda

nell’attesa di sfogliare il depliant e gustare le ricette, ecco qui alcuni utili suggerimenti e qualche accorgimento. Partiamo con una buona notizia: non serve eliminare gli alimenti preferiti, spesso basta cambiare un ingrediente, ridurre gli zuccheri aggiunti o aggiungere una fonte di fibre, proteine o grassi buoni.

Ad esempio, al posto di biscotti molto zuccherati, provate con fette biscottate integrali e una crema al 100% di frutta secca, per una merenda più equilibrata: aggiunge fibre e una fonte di grassi/proteine. Al posto del succo di frutta o bevande zuccherate, meglio preferire una frutta fresca intera e dell’acqua, che resta sempre la scelta migliore. La frutta intera mantiene la fibra e favorisce una maggiore sazietà. Chi fa merenda con uno yogurt alla frutta può provare a sostituirlo con uno yogurt bianco e della frutta fresca. Così sarà possibile controllare la dolcezza e scegliere la quantità di frutta.

Ultimi tre suggerimenti. Come crema dolce spalmabile preferite una crema 100% di mandorle, nocciole o arachidi: riduce gli zuccheri e valorizza i grassi insaturi della frutta secca. Al posto dei crackers raffinati provate con crackers o pane integrale e dell’hummus, per una merenda con più fibre e, con l’hummus, anche una quota di proteine. Infine, provate a sostituire patatine o snack salati con della frutta secca non salata e della frutta fresca: un abbinamento semplice con grassi buoni, fibre e micronutrienti.

Altri piccoli accorgimenti

  • Riduci le quantità di butto o sostituiscilo con olio EVO, olio di girasole alto oleico, burro ghee.
  • Limita il più possibile lo zucchero.
  • Per yogurt e latticini, scegli più spesso versioni natural, greche, kefir o skyr.
  • Cerca di sostituire i formaggi cremosi con ricotta light o fiocchi di latte.
  • Quando scegli il cioccolato, meglio una percentuale elevata di cacao e porzioni moderate. Oppure sostituiscilo con cacao in polvere , granella di frutta secca o creme 100% frutta secca.
  • La frutta secca è nutriente: va bene una piccola manciata.

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“Dopo l’amputazione del colon, il mio peso è crollato. Ho perso un totale di 27 kg nelle due settimane post intervento”: Joe Manganiello ricorda la sua malattia autoimmune

Joe Manganiello ha deciso di mostrare ai suoi follower com’è stata davvero la sua malattia immune. La policy di protezione ha, di fatto, “bloccato” però la visione delle foto, che però hanno fatto il giro del Web.

L’attore ha condiviso uno scatto in cui è seduto nella sua stanza d’ospedale, collegato a una serie di macchinari e visibilmente dimagrito. Nella didascalia spiega di aver perso circa 27 chili nelle due settimane successive all’intervento, e fa notare che guardando bene si intravede una parte della sacca per stomia.

La foto successiva è piuttosto cruda: mostra le cicatrici sull’addome dopo la rimozione della sacca e la ricostruzione del tratto digerente. Chi è impressionabile farebbe meglio a saltarla, perché si vede la ferita ancora aperta e sanguinante sulla pancia.

L’ultima immagine è un primo piano del suo volto coperto di macchie rosse. Joe racconta di aver sofferto, nei 7 anni di malattia, di “una moltitudine di problemi della pelle. La mia pelle, un organo immunitario, è stata colpita da quasi ogni patologia conosciuta, spesso in combinazione”.

Come si sa, nel suo nuovo libro “Bloodlines” l’attore ha rivelato di essere stato vicino alla morte a causa di questa misteriosa malattia.

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“Ebbi un infarto a Sky, crollai a terra. Rizzica mi salvò e ci provò anche Guido Meda, ma con lui la mia pelle diventava grigia”: così Riccardo Magrini

“Nel 2017 ho avuto un arresto cardiaco negli studi di Sky: era il giorno di riposo della Vuelta e Giovanni Bruno mi aveva chiamato per commentare quanto stava accadendo nella corsa. Sono improvvisamente crollato a terra“. Inizia così il racconto di Riccardo Magrini, storica voce del ciclismo e volto delle telecronache di Eurosport e Discovery Plus insieme a Luca Gregorio, che ha ripercorso uno dei momenti più drammatici della sua vita durante il vodcast “Campioni di Salute – Sport, Salute & Territorio”, promosso da Regione Lombardia.

Intervistato da Giovanni Bruno, Magrini è tornato con la memoria al grave problema cardiaco che lo colpì nove anni fa, raccontando anche le abitudini che, a suo giudizio, contribuirono a mettere a rischio la sua salute. “Un po’ di responsabilità è anche mia: avevo smesso di andare in bicicletta con la frequenza di un tempo, ero aumentato di peso e, prima dell’arresto cardiaco del 2017, avevo già avuto due piccoli infarti“.

La sua vita aveva preso una direzione diversa da quella degli anni trascorsi da sportivo. “Dal 2005 avevo cominciato a occuparmi delle telecronache su Eurosport. Trascorrevo tantissime ore a commentare le gare e, poco alla volta, ero diventato sempre più sedentario“, ha spiegato Magrini, ripercorrendo le circostanze dell’emergenza. Quel giorno, negli studi Sky, la sua fortuna fu trovarsi accanto a persone preparate a intervenire. Il giornalista Lucio Rizzica, presente insieme a Bruno, mise in pratica le manovre di primo soccorso apprese durante i corsi organizzati dall’emittente. A fare la differenza fu anche la presenza di un defibrillatore nella struttura. “Lucio mi ha salvato la vita grazie a quello che aveva imparato. Sono rimasto quasi quattro minuti senza attività cardiaca”.

Dopo l’arresto cardiaco, Magrini venne ricoverato all’ospedale San Raffaele e si risvegliò in seguito a un periodo di coma indotto, con la sensazione di trovarsi in una dimensione quasi irreale. I medici gli impiantarono un defibrillatore e iniziò un percorso che gli avrebbe permesso di tornare gradualmente alla quotidianità. “Sono stato davvero fortunato. Oggi, a distanza di nove anni, posso raccontare quello che mi è successo, ho perso peso, sono tornato a pedalare e continuo a lavorare per Eurosport”.

Durante i soccorsi il traffico rallentò l’arrivo dell’ambulanza e chi stava praticando le manovre salvavita cominciò ad accusare la stanchezza. “A un certo punto Lucio aveva bisogno che qualcuno lo sostituisse, perché non riusciva più a continuare. Ci provò anche Guido Meda, ma con lui il colore della mia pelle passava dal roseo al grigio“, ha raccontato scherzando. Un modo per sdrammatizzare un momento drammatico: “Ma devo ringraziare Guido, oltre naturalmente a Lucio”.

L’esperienza in ospedale ha rappresentato per Magrini un punto di svolta, imponendogli di rivedere le proprie abitudini e prestare maggiore attenzione alla salute. “È stato come un’esplosione che ha cambiato tutto. Da allora non ho più avuto attacchi e sono riuscito a riportare il mio peso quasi alla normalità, anche se la pigrizia continua a farsi sentire”. Per tornare a pedalare senza rinunciare alla sicurezza, oggi utilizza una bicicletta a pedalata assistita, che gli consente di mantenersi attivo e godersi le uscite. Fondamentale anche la disciplina maturata negli anni in cui praticava sport a livello agonistico. “Aver avuto un passato da sportivo aiuta a rispettare le regole. Prendere ogni giorno le nove pasticche prescritte non mi pesa affatto. Adesso sto bene”.

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Neonato morto a Cecina in un sacchetto, procura dispone l’autopsia: aperta un’inchiesta

Un neonato senza vita in un sacchetto: così ieri mattina una coppia di 30enni si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Cecina, comune della provincia di Livorno. La Procura del capoluogo toscano ha aperto un’inchiesta ordinando l’autopsia per chiarire le circostanze del decesso e stabilire se il bambino sia morto prima o dopo il parto. La madre avrebbe raccontato ai medici di non essersi accorta della gravidanza.

Secondo il racconto della donna riferito dal quotidiano locale Il Tirreno, era in casa con il compagno quando ha iniziato ad avvertire dei malesseri. Convinta fosse un disturbo della digestione, sarebbe andata in bagno, dove avrebbe partorito senza essersi resa conto di essere incinta. Dopo il parto, la coppia ha raggiunto in auto il Pronto soccorso dell’ospedale di Cecina, consegnando ai medici il neonato nel sacchetto. Ma per il piccolo non c’è stato nulla da fare ed è stato constatato il decesso.

La madre è stata ricoverata per accertamenti, ma in buone condizioni di salute. Come da prassi in casi simili, l’ospedale ha informato le forze dell’ordine. Poi il sopralluogo della polizia di Cecina, con la raccolto delle prime informazioni dal personale sanitario e dai genitori. Stando alle prime informazioni, il bambino sarebbe nato prematuro, con età gestazionale tra le 30 e le 32 settimane: una stima da verificare con gli accertamenti medico-legali. Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero della Procura di Livorno, Ezia Mancusi, che ha disposto l’esame autoptico per contribuire a stabilire le cause del decesso e la sequenza degli eventi. Al momento non è stato possibile determinare se il neonato fosse già morto prima della nascita o se il decesso sia avvenuto subito dopo il parto. La salma si trova all’ospedale di Cecina, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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“Amava gli animali. Se vedeva una rana in giardino la prendeva… Il modo era così delicato, non le avrebbe mai fatto male. Mi sto emozionando, era davvero speciale”: Paul McCartney si commuove ricordando Linda

L’intervista di Paul McCartney nel podcast Good Hang di Amy Poehler è diventata virale grazie a numerose clip. Tra queste, il momento in cui l’ex Beatle racconta quale sia stata la prima persona famosa capace di emozionarlo davvero e alla quale avrebbe chiesto volentieri un autografo. Sir Paul non ha dubbi: “La regina Elisabetta”. Per poi aggiungere: “Ma non avrebbe mai fatto autografi. Era fantastica, io amavo la regina”.

Quando Elisabetta salì al trono, McCartney aveva appena 10 anni e la fascinazione per la giovane sovrana fu immediata. “Era bellissima. Avrà avuto 23 anni o qualcosa del genere”, racconta. In realtà Elisabetta aveva 27 anni al momento dell’incoronazione, nel giugno del 1953. “Pensavamo tutti: ‘Wow, è incredibile’. Non abbiamo un re ma abbiamo questa ragazza, questa bellissima ragazza. Quindi ci piaceva anche in modi in cui forse non avremmo dovuto”, ricorda l’ex Beatle. Quando poi ebbe modo di incontrarla, racconta McCartney, fu un momento “speciale”. E qui entra in scena la sua attuale moglie, Nancy Shevell, convinta che Elisabetta avesse un debole per lui: “Nancy, mia moglie, mi ha detto: ‘Le piacevi’. Ora, non c’è modo di sapere se ci sia qualcosa di vero”. Amy Poehler lo asseconda: “Facciamo finta che sia vero. Penso che lei si sarebbe divertita molto a sentirlo”. E Sir Paul replica: “Beh, era una persona divertente. Aveva un grande senso dell’umorismo”.

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Bilancio Ue 2028-34, scontro sui tagli da 140 miliardi. Costa cerca la mediazione sulle “risorse proprie”

I negoziati sul prossimo bilancio europeo si svolgono all’insegna delle divisioni, con i leader dell’Ue chiamati a mediare tra visioni opposte sul futuro finanziario dell’Unione. Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, dopo aver ascoltato le posizioni di tutti gli Stati membri sull’Mff 2028-34, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue, presenterà una sua “negobox” (Negotiating Box), una proposta base per il negoziato, nelle prossime settimane. Per discutere del prossimo Qfp i leader avranno altre tre occasioni: il Consiglio Europeo informale in Irlanda del 13 novembre, che non sarà centrato sul bilancio, lo straordinario del 26 e 27 novembre a Bruxelles e il summit di dicembre, che saranno entrambi principalmente dedicati all’Mff 2028-34. Quella di Costa sarà la terza negobox, dopo quella della presidenza cipriota e quella della presidenza irlandese.

Un ruolo fondamentale nella nuova proposta negoziale sarà svolto dalle nuove risorse proprie, ovvero le entrate autonome che finanziano direttamente il bilancio dell’Unione (come dazi doganali, quote IVA, contributi sulla plastica non riciclata o la Risorsa basata sul Reddito Nazionale Lordo) permettendole di coprire le spese senza dipendere esclusivamente dai singoli Stati. Tali risorse sono considerate indispensabili per evitare una lievitazione eccessiva dei contributi nazionali, mantenendo un sufficiente livello di ambizione a livello di ammontare complessivo. Costa lavorerà anche per rendere il bilancio pluriennale sufficientemente flessibile da potersi adattare a circostanze impreviste: la ridotta flessibilità è uno degli aspetti che sono stati maggiormente criticati nella “negobox” irlandese.

Proprio in merito a questa proposta, durante i lavori del Consiglio è emerso un paradosso: da un lato si chiedono tagli, dall’altro ci si lamenta del loro impatto su politiche fondamentali, comprese quelle legate alla competitività. Per la Francia è chiaro che, sebbene il negoziato sul bilancio debba proseguire, un taglio di 140 miliardi rende molto difficile raggiungere un accordo; se la discussione sul compromesso della presidenza irlandese si concentra esclusivamente sulla spesa, un’intesa diventa quasi impossibile.

Le conclusioni sull’Mff 2028-34 sono state comunque approvate: “A seguito della presentazione, da parte della presidenza irlandese, di una bozza aggiornata del quadro negoziale (Negotiating Box) – si legge – il Consiglio Europeo ha discusso gli elementi chiave necessari per un compromesso equilibrato sul prossimo quadro finanziario pluriennale”. Il Consiglio Europeo “invita il proprio presidente a portare avanti i negoziati, nell’ottica di giungere a un accordo tempestivo. Un’intesa entro la fine del 2026 consentirebbe l’adozione degli atti legislativi nel 2027, passaggio necessario per garantire che i finanziamenti dell’Ue raggiungano i beneficiari senza interruzioni a partire da gennaio 2028″.

Durante la discussione sul bilancio, ha spiegato un alto funzionario Ue, gli interventi dei leader sono stati “molto sostanziali e dettagliati“, cosa che denota un vero “impegno” nei negoziati. Costa, in linea con la posizione emersa nelle consultazioni, continua a ritenere “assolutamente essenziale” il lavoro sulle risorse proprie per sbloccare l’accordo entro dicembre e ha fatto appello agli Stati membri affinché si assumano le loro responsabilità.

La discussione ha evidenziato l’importanza di mantenere i contributi nazionali entro “limiti ragionevoli” e di “preservare il livello di ambizione” del bilancio. Le risorse proprie svolgeranno un ruolo “decisivo” sotto questo profilo, pertanto Costa lavorerà con la Commissione ad un pacchetto “aggiornato” di risorse proprie, da includere nella nuova negobox. Secondo una fonte diplomatica europea, è possibile che la proposta tassazione delle imprese in base al giro d’affari si trasformi in qualcosa di diverso. Come detto, anche la “flessibilità” del bilancio, affinché si possa adattare ad eventi imprevisti, giocherà un ruolo chiave per superare lo stallo attuale.

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Ex-Ilva di Taranto, rimosso il blocco davanti all’Eni. Restano disagi in Calabria, Puglia e Sicilia per le proteste degli autotrasportatori. Ed è caos carburanti

Quinto giorno di sciopero e di mobilitazione all’ex Ilva di Taranto dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, sia quelli diretti che dell’indotto, nell’ambito delle proteste per l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e conseguente blocco della produzione. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso ieri con Regione, Comune e Provincia di Taranto, questa mattina si è tenuta un’assemblea sulla statale 7 Appia Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero fino a questa sera alle 23. Allo stesso tempo hanno deciso di rimuovere i blocchi sulla statale 106 davanti alla raffineria Eni e quello sulla statale 7, senza attendere la fine dello sciopero.

Proteste in Puglia: blocco sulla tangenziale di Andria

Dopo il documento comune con la Regione Puglia di ieri, l’appuntamento è quindi per la convocazione a Palazzo Chigi del 27 ottobre. “Dobbiamo pensare a riempire gli autobus – ha detto all’assemblea Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi – perché la tappa di Roma del 27 ottobre sarà importante. Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.

Rimane però il caos in gran parte del sud Italia. Poco fa è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori contro il prezzo della benzina sulla tangenziale di Andria all’altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. La sindaca di Andria Giovanna Bruno si è recata sul posto e ha incontrato i manifestanti. Oggi sulla statale 96 in direzione Bari si procede regolarmente, mentre code si registrano in direzione Altamura. I mezzi pesanti sono parcheggiati su una corsia laterale. Proteste degli olivicoltori a Corato, dove ieri sera un corteo di trattori e camion ha attraversato l’estramurale e il corso, fino al Comune. La mobilitazione è ripresa alle prime ore di questa mattina all’ingresso della città.

Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha espresso “particolare preoccupazione”. In riferimento al caro-carburanti, quando il costo dei rifornimenti “diventa insostenibile, a pagare il conto sono i lavoratori, le imprese e, alla fine, i cittadini”, dichiara il sindaco in una nota. Allarme anche sul piano degli approvvigionamenti: “La sospensione dei blocchi stradali (rimossi, come detto, dagli operai ex Ilva a Taranto dopo quattro giorni di mobilitazione, ndr) non arresta l’emergenza. La crisi degli approvvigionamenti di questi ultimi giorni è la dimostrazione di una situazione ancora critica”. Da qui l’allerta: “I cantieri pubblici potrebbero fermarsi. Le imprese faticano a sostenere i costi e anche i servizi essenziali sono concretamente a rischio. Per fare un esempio, nella nostra città abbiamo meno di una settimana di autonomia per la raccolta dei rifiuti e appena cinque o sei giorni per il trasporto pubblico locale. Nell’area metropolitana ci sono già Comuni nei quali le società incaricate della raccolta dei rifiuti hanno comunicato di non essere nelle condizioni di garantire la regolarità del servizio”. Il sindaco di Bari sottolinea di non poter “attendere il prossimo 27 ottobre per i tavoli di confronto (convocati dal Mit, ndr). Undici giorni sono un’eternità per chi rischia di dover interrompere servizi indispensabili nel giro di poche ore”. Da qui la richiesta al governo affinché “intervenga immediatamente, individuando soluzioni che consentano di ripristinare gli approvvigionamenti e garantire la continuità dei servizi essenziali”.

Venti presidi in Calabria, mobilitazione anche degli agricoltori

Proteste contro il caro carburante anche in Calabria dove la Fedralog, la Federazione regionale della logistica, ha promosso la mobilitazione degli autotrasportatori a partire da oggi e fino al 20 ottobre, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa 20 i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, lo svincolo autostradale di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, nel Crotonese, il porto di Gioia Tauro, vari punti della Ss 18 lungo il Tirreno cosentino, gli svincoli di Sibari, Frascineto, Castrovillari, San Marco Argentano.

La mobilitazione degli autotrasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, che va avanti da oltre dieci giorni. “Dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto – spiega all’Adnkronos Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog – Moltiplicando questa cifra per il numero di mezzi complessivo di ciascuna ditta, si può ben comprende come le aziende abbiano subìto perdite di fatturato drastiche, che non sono state compensate in altro modo”. La Fedralog lamenta, inoltre, il mancato ascolto da parte del governo centrale e delle associazioni di categoria. Anche la Regione Calabria, pur avendo aperto uno spiraglio minimo al dialogo, non avrebbe fatto abbastanza per fronteggiare la crisi: a parere della Federazione, i 15 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti, di cui 5 per le imprese del comparto agricolo e 10 per il settore dell’autotrasporto trasporto, sono un intervento ‘tamponè, che “non risolve il problema, lo rimanda soltanto”.

Insieme ai lavoratori del settore della logistica, si fermano e si aggiungono ai presìdi anche agricoltori, allevatori e pescatori calabresi: “Ci siamo uniti per avere un appoggio maggiore e far arrivare le nostre istanze al governo centrale, da cui aspettiamo un cenno da più di due settimane – dichiara Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura -. Chiediamo una misura straordinaria e un ristoro imminente per fronteggiare la crisi ma, in generale, chiediamo una riforma complessiva del comparto agricolo per il prezzo minimo e per risolvere i problemi strutturali che ci portiamo dietro dal 2022. I costi di produzione sono arrivati alle stelle e noi non possiamo più permetterci di lavorare sotto costo”, aggiunge Talarico.

Tir e camion fermi in Sicilia

In Sicilia tir e camion sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perché il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania.

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“Era seduta, vigile, e sembrava illesa, mentre forse si chiedeva cosa fosse tutto quel trambusto per la valanga”: dopo 50 ore ritrovata in Alaska una cagnolina dispersa

Ha tracorso 50 ore nella neve, senza che nessuno avesse notizie di lei, se non la sua posizione che era fornita dall’Apple AirTag, che le era stato applicato. Eppure, dopo più di due giorni trascorsi a basse temperature e in piena solitudine, LouLou, una cagnolina di quattro anni, incrocio tra barboncino e husky, è stata ritrovata nel Chugach State Park, in Alaska.

Le ricerche della cagnolina si sono attivate dopo che una frana lo scorso 10 ottobre ha travolto due escursionisti, trascinandoli per oltre 150 metri. Mentre i due uomini hanno riportato gravi ferite e fratture e sono stati condotti al Providence Alaska Medical Center di Anchorage, la cagnolina, in seguito alla frana, risultava dispersa.

Così, Lauren Padawer, la fidanzata di uno degli escursionisti, che era all’estero quando ha appreso la notizia, dopo aver appurato che le condizioni del propio compagno erano stabili, ha dato avvio a una campagna per ricercare la sua cagnolina LouLou, dispersa tra la neve.

La donna ha immediatamente condiviso un appello di aiuto su numerosi gruppi locali e si è ben presto sollevata attorno a lei una grande ondata di solidarietà per aiutarla a ritrovare il suo cane.

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Papa Leone: “Risorse dell’industria bellica da riconvertire alla ricerca agricola. È un imperativo etico urgente”

Papa Leone XIV, in degenza dopo l’operazione per il tumore al polmone, invita a servire gli interessi dell’umanità, con le nuove tecnologie, non l’industria militare. Al primo posto delle priorità, il pontefice pone la fame nel mondo e l’agricoltura: “È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati”.

Lo scrive il successore di Bergoglio nel messaggio inviato al direttore generale della Fao, Qu Dongyu, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2026. “Il domani – aggiunge il Papa – non è un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridità e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porterà una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanità”.

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Caro carburante, in Sicilia è iniziato lo sciopero degli autotrasportatori

Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania. È cominciato lo sciopero degli autotrasportatori siciliani annunciato nei giorni scorsi per il caro carburante. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perchè il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. È inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani“.

Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Intanto tir e camion degli aderenti al comitato trasporto siciliano sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte.

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“Se i ragazzi tornano a vivere con i genitori significa che non trovano lavoro e non hanno abbastanza soldi per l’affitto. Mi dispiace lasciare ai miei figli un mondo in questo stato”: così Sophie Marceau

Ha scelto di tornare a quel personaggio, anche se non considera Il tempo di Anne un vero sequel de Il tempo dell’amore, film del 2008. Sophie Marceau, che compirà 60 anni a novembre, torna al cinema nei panni di una madre alle prese con figli ormai adulti, nuove relazioni e una vita sentimentale che passa anche attraverso social e app di dating.

A Vanity Fair spiega: “Se avessimo voluto fare un sequel ci avremmo pensato a distanza di pochi anni, tanto più che era stato un successo. E credo che riprendere quel personaggio dopo una pausa così lunga sia più interessante perché ti permette di raccontare un vero cambiamento. I figli di Anne hanno ormai quasi 30 anni, sono in quella fase che segna il passaggio all’età adulta vera e propria”.

Il film finisce inevitabilmente per incrociare anche la sua vita privata. Nel racconto, la figlia della protagonista torna a casa: come reagirebbe Marceau se accadesse lo stesso con i suoi figli, Vincent, 32 anni, e Juliette, 24? La risposta tiene insieme due sentimenti diversi. Da una parte “fa sempre piacere essere un punto di riferimento. La famiglia dovrebbe rappresentare un rifugio, un posto dove puoi tornare quando le cose non vanno bene”. Dall’altra, però, “se le ragazze e i ragazzi tornano a vivere con i genitori, significa che non riescono a trovare un lavoro e che non hanno abbastanza soldi per pagare l’affitto. Non è un buon segnale”.

Ed è proprio da qui che il discorso si allarga alle difficoltà delle nuove generazioni e alle proteste che hanno portato migliaia di ragazzi in piazza in Francia. Per Marceau non si tratta soltanto di una questione francese, ma di un clima più generale, segnato dal disincanto e dalla sensazione che il futuro sia diventato più incerto. “È evidente che non andrà bene per niente. Un tempo era più facile trovare un lavoro, avere abbastanza soldi per vivere e, in un certo senso, c’era molta più libertà. E anche più ignoranza. Voglio dire, più informazioni ricevi più diventi ansioso e più ti senti in colpa per non essere in grado di fare nulla“.

Poi il pensiero va direttamente ai suoi figli e a ciò che la sua generazione lascia a quella successiva: “Io ormai sono una vecchia ragazza e mi dico: ‘La mia vita appartiene più al passato che al futuro’, ma mi dispiace lasciare ai giovani, ai miei figli, un mondo in questo stato. Non voglio sembrare troppo pessimista, però. Ho fiducia nelle nuove generazioni”.

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Il difensore del Livorno Samuele Regazzetti operato per un tumore, l’annuncio dopo i commenti beceri: “Perché lo abbiamo comprato?”

Samuele Regazzetti “è stato operato lunedì scorso in day-hospital, sta bene e martedì era già al campo per salutare il resto del gruppo”. Con queste parole martedì sera il ds del Livorno, Alessandro Lucarelli, ha spiegato che il giovane difensore è stato sottoposto a un intervento perché gli è stato diagnosticato un tumore al testicolo.

Una conferenza stampa, quella convocata dal direttore sportivo alla vigilia del derby di Serie C con il Grosseto (in programma questa sera), resa necessaria per via delle conseguenze del comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi proprio su Regazzetti. Alcuni tifosi, infatti, leggendo solamente di un “intervento chirurgico programmato”, avevano commentato senza pietà, accusando il club di aver comprato un giocatore “rotto, infortunato”. E ancora: “Sapevano che si sarebbe operato a ottobre e l’hanno preso comunque”.

Messaggi beceri apparsi sulla pagina Facebook del Livorno calcio, a cui Alessandro Lucarelli ha voluto rispondere in prima persona: “A volte bisognerebbe collegare il cervello, soprattutto quando non sappiamo le cose“. Chiaramente, i tifosi non sapevano della diagnosi di un tumore per Regazzetti, ma non hanno esitato a scatenarsi con critiche e commenti durissimi pur senza conoscere le condizioni di salute del terzino destro.

Anche su questo punto, Alessandro Lucarelli ha voluto fare chiarezza: “Samuele ha scoperto di avere il tumore quindici giorni fa. Nonostante una diagnosi del genere, ha deciso comunque di allenarsi e ha giocato due partite prima di sottoporsi all’intervento per la rimozione”. Il difensore 22enne è arrivato a Livorno quest’estate e ha già giocato 9 partite fra Serie C e Coppa Italia di categoria.

Il club amaranto resta ovviamente al fianco di Regazzetti, auspicando un suo ritorno in campo: “Speriamo al 99% di aver risolto il problema. Naturalmente i tempi di recupero passano in ultimo piano, oggi conta solo che guarisca. Noi siamo e saremo qui ad aspettarlo”, ha concluso Alessandro Lucarelli.

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Roma, tensioni al ghetto ebraico: Anpi allontanata. Partigiani: “Dicono che siamo pro-Pal”. Fladlun: “Noi cacciati il 25 aprile”

Tensioni al ghetto di Roma dove è in programma la cerimonia per l’anniversario del rastrellamento degli ebrei: alcuni componenti della comunità romana hanno iniziato a urlare e insultare la delegazione dell’Anpi. “Ve ne dovete andare”, “fuori, fuori”, “vergognatevi” hanno urlato verso l’associazione dei partigiani. La delegazione dell’Anpi è stata è stata allontanata dalla spazio dedicato alle celebrazioni e sistemata dietro “alcune transenne”, come ha spiegato la presidente provinciale Marina Pierlorenzi. “Siamo stati attaccati – ha detto Pierlorenzi – non vogliono l’Anpi, dicendoci che siamo pro pal e che non possiamo stare in questa piazza”. Altre associazioni, in segno di solidarietà, hanno seguito i partigiani e si sono schierate al loro fianco. Tra queste l’Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti), la Fiap (Federazione Italiana associazioni Partigiane) e l’associazione nazionale vittime di guerra.

Il presidente della comunità ebraica romana: “Questione di pudore, avevamo chiesto di non presenziare”

Nei giorni scorsi il presidente della comunità ebraica romana Victor Fladlun aveva chiesto all’Anpi di non partecipare. Oggi Fladlun ha ribadito le motivazioni, dopo le tensioni tra alcuni componenti della comunità e dell’Anpi: “Oggi è una questione di pudore. Noi abbiamo chiesto all’Anpi di non presenziare per una questione di rispetto. Abbiamo un profondo rispetto per la storia della lotta partigiana, che è la nostra storia. Ricordo che il 5% degli ebrei italiani ha combattuto nella resistenza quando la media nazionale è 10 volte inferiore”, ha dichiarato il presidente della comunità romana. Ricordando l’episodio che ha lasciato il segno: “Noi siamo rimasti profondamente feriti nel vedere la brigata ebraica cacciata dal corteo del 25 aprile e siamo rimasti di nuovo profondamente feriti nel vedere la condiscendenza dell’Anpi nei confronti delle piazze pro-Pal. E pensiamo che l’Anpi non debba assolvere al ruolo di partito politico, non debba fare politica ma debba tornare al suo ruolo di preservare la memoria della lotta partigiana della resistenza”. “Siamo contro qualsiasi forma di violenza anche solo verbale – ha precisato Fladlun. E alla domanda se fosse stato un errore invitare l’Anpi, commesso da Roma Capitale, Fadlun ha risposto: “Penso che il 16 ottobre sia un lutto profondo per la nostra comunità. Ci sono parenti diretti di coloro che sono stati deportati. E quindi ci vuole sensibilità e rispetto”.

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Ambrogini d’Oro, presentate 307 candidature: ci sono anche le vittime di Crans Montana, Fiano e lo stadio San Siro

Le due vittime milanesi di Crans Montana, il Centro ustioni dell’ospedale Niguarda e poi anche Roberto Bezzi, responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate. E ancora lo stadio San Siro e Walter Zenga. Queste sono sono alcune delle 307 candidature depositate entro il termine di ieri, 15 ottobre, a mezzogiorno dai consiglieri comunali di maggioranza e opposizione per gli Ambrogini d’Oro 2026, nell’ultima cerimonia della consiliatura, che come sempre si terrà il 7 dicembre, in occasione del santo patrono di Milano. 36 sono di persone fisiche, di cui 43 donne e 93 uomini (quattro candidature di coppia); 27 alla memoria, di cui sette donne e 21 uomini (una candidatura di coppia); 144 le proposte per soggetti collettivi (associazioni, imprese, gruppi).

A metà novembre sarà convocata la Commissione composta dall’ufficio di presidenza e dai capigruppo che deciderà a chi assegnare le benemerenze. Tanti anche i nomi di politici avanzati: in primis quello dello storico consigliere dei Verdi, morto lo scorso aprile, Carlo Monguzzi, a cui lo stesso ufficio di presidenza ha proposto di conferire l’Ambrogino d’Oro alla Memoria, dopo le polemiche per la mancata iscrizione al Famedio. Una candidatura ribadita oggi anche dagli ‘Amici di Carlo’, che hanno raccolto oltre cento sottoscrizioni e l’adesione di tante realtà, dall’Anpi provinciale alla Cgil Lombardia. Il consigliere di Azione, Daniele Nahum, fa il nome di Emanuele Fiano, una “figura che rappresenta un punto di riferimento morale, politico e civile in un tempo segnato da polarizzazioni, rigurgiti d’odio e smarrimento della memoria”. Per la civica benemerenza il gruppo di Forza Italia avanza in modo unitario la candidatura dell’ex sindaco di centrodestra, Gabriele Albertini. Una proposta a cui se ne affiancano tante, fatte dai singoli consiglieri: il capogruppo e assessore regionale Gianluca Comazzi candida, tra gli altri, lo stadio di San Siro – “simbolo storico e sportivo di Milano, che nel 2026 celebra il centenario” – lo storico portiere di Inter e Nazionale Walter Zenga e il comitato ‘Famiglie sospese‘, che riunisce i proprietari delle case finite nelle inchieste sull’Urbanistica della Procura di Milano.

Dalla consigliera Pd Simonetta D’Amico arriva la proposta, sottoscritta dagli altri gruppi, di conferire l’Ambrogino alla Memoria a Chiara Costanzo e Achille Barosi, i due ragazzi milanesi morti nell’incendio del locale Le Constellation di Crans Montana. Alla strage di Capodanno guarda anche la candidatura avanzata dalla candidata sindaco della Lega Silvia Sardone del Centro ustioni dell’ospedale Niguarda, dove per mesi sono stati ricoverati i superstiti del rogo. “Per Milano, avere nel proprio territorio un Centro capace di affrontare le grandi ustioni significa disporre di una risorsa sanitaria essenziale non soltanto per i cittadini milanesi, ma per pazienti provenienti dall’intera Lombardia e da altre parti del Paese”, evidenzia Sardone nella candidatura, precisando che il riconoscimento è per “l’intera équipe medica, infermieristica, riabilitativa e a tutti i professionisti che, quotidianamente, dedicano competenza, professionalità e umanità alla cura delle persone colpite da gravi ustioni”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Riccardo Truppo, candida insieme ai colleghi Alessandro Giungi (Pd) e Daniele Nahum (Azione) per la civica benemerenza fa il nome del responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate, Roberto Bezzi. “Una persona che da oltre vent’anni gestisce il cuore di un istituto penitenziario, ritenuto un modello nazionale e internazionale“, spiega Truppo, che apprezza il fatto che “tre gruppi politici trasversali abbiano avuto questa sensibilità”. Il capogruppo ha candidato l’associazione anche Art & Music Insiem, mentre il collega di partito Marco Cagnolati tra le nove candidature avanzate propone i lavoratori di Atm, Amsa e Comune di Milano e il Commissariato di Polizia Garibaldi-Venezia.

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Crostoni con scamorza e uvetta al passito

Questa ricetta la trovi anche nel numero di ottobre della rivista Fior fiore in cucina, in vendita al costo di 1 euro in tutti i punti vendita Unicoop Firenze.

La ricetta

Difficoltà: facile
Preparazione: 40 minuti
Cottura:15 minuti

Ingredienti (per 4 persone)

Vino consigliato: Malvasia

La preparazione

Mettete a bagno l’uvetta nel passito per circa 30 minuti. Tagliate la scamorza a fettine abbastanza spesse (6-8 mm). Appoggiate le fette di pane su una placca rivestita con carta da forno, distribuite su ciascuna di essa una fetta di scamorza e l’uvetta ammollata e condite con un pizzico di pepe. Infornate nella parte alta del forno a 180°C per 10-15 minuti e servite i crostoni caldi, appena sfornati.

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“Sei venuta da me in sogno, un sogno febbrile. Dopo 18 ore di travaglio e il tuo battito cardiaco che rallentava, un cesareo d’urgenza era l’unica opzione”: Madonna ricorda la nascita della figlia Lourdes

Il 14 ottobre 1996 Madonna partoriva la sua primogenita, Lourdes Maria Ciccone Leon, che quindi solo alcuni giorni fa ha compiuto 30 anni. La popstar, proprio nel giorno del compleanno della figlia, ha deciso di celebrarla con un post sui propri social, nel quale ha messo per iscritto parole piene di tenerezza e affetto.

“Buon compleanno, mia Lolita! Sei venuta da me in sogno, un sogno febbrile, un sogno chiamato vita. Se provassi a metterlo per iscritto, piangerei un fiume di lacrime” ha esordito Madonna, che ha poi ricordato le difficoltà che hanno accompagnato il parto della sua primogenita: “Il tuo mento era rivolto verso l’alto nel mio canale del parto, stavi cercando le stelle, eri bloccata. Dopo 18 ore di travaglio e il tuo battito cardiaco che rallentava, un cesareo d’urgenza era l’unica opzione“.

“Il tuo parto è stato drammatico. Come le nostre vite. La nostra connessione – è biblica. Quando chiedo a Dio di spiegarmelo, mi dice: Guarda allo specchio!” ha scritto Madonna, cercando di descrivere il legame che la lega a sua figlia Lourdes. “Siamo due lati della stessa moneta. Se ciò che rischiamo rivela ciò che a cui teniamo, allora rischerei tutto per te” ha aggiunto poi la cantante.

Madonna, infine, ha voluto concludere il suo messaggio con uno speciale augurio per la figlia: “Piccola Stella, che brilla più di tutte le stelle nel cielo. Non dimenticare mai come sognare, farfalla. Non dimenticare mai da dove vieni. Da Amore“.

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Cambio dell’ora, risoluzione alla Camera per rendere l’ora legale permanente: la battaglia in Ue, i benefici e gli svantaggi

Torna in Parlamento la battaglia per abolire il cambio dell’ora. Proprio mentre si avvicina il nuovo passaggio all’ora solare (tra sabato 24 e domenica 25 ottobre le lancette andranno spostate indietro di 60 minuti), alla Camera è stata presentata una risoluzione che, se approvata, impegnerebbe l’Italia a essere in prima fila in Europa per rendere l’ora legale permanente. In altre parole, abolire il cambio dell’ora per due volte l’anno. Un tema di cui si dibatte da anni e che divide gli esperti, tra chi ritiene che siano maggiori i benefici e chi mette l’accento sugli svantaggi.

L’iter parlamentare era cominciato a marzo scorso con l’avvio di di un’indagine conoscitiva dedicata agli effetti dell’abolizione del cambio dell’ora, su impulso della Società italiana di medicina ambientale (Sima), di Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti (Lega), che aveva presentato la proposta un anno fa. Il documento conclusivo è stato approvato all’unanimità il primo ottobre: il risultato, in sintesi, propende per l’abolizione del cambio dell’ora, ma non sulla soluzione da adottare. Ora legale tutto l’anno oppure ora solare per 365 giorni?

L’ora legale permanente potrebbe garantire un risparmio energetico annuo complessivo di circa 462 milioni di kilowattora, rispetto ai 302 milioni attuali, e favorire il commercio, la ristorazione, il turismo, la frequentazione degli spazi pubblici e l’attività fisica grazie a un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio. Tra il 2004 e il 2025, l’ora legale ha già consentito all’Italia di risparmiare oltre 12 miliardi di kilowattora, pari a circa 2,3 miliardi di euro, sebbene i benefici energetici si siano ridotti con la diffusione di tecnologie più efficienti e le stime future restino incerte.

D’altra parte, mantenere l’ora legale in inverno ritarderebbe l’alba, che al solstizio invernale arriverebbe alle 9.04 a Torino, alle 9 a Milano, alle 8.34 a Roma e alle 8.23 a Napoli, costringendo molti studenti e lavoratori a iniziare la giornata al buio. L’ora solare permanente, invece, garantirebbe maggiore luminosità al mattino, favorendo la sincronizzazione dell’orologio biologico e potenzialmente il benessere del sonno e dei ritmi circadiani, mentre comporterebbe meno luce naturale nel tardo pomeriggio, limitando le opportunità per attività ricreative e sociali all’aperto.

La politica però ha preso la sua decisione: la risoluzione infatti chiede al Governo di impegnarsi in Europa per promuovere l’estensione dell’ora legale permanente in tutta l’Ue. Qui però si arriva al secondo nodo della faccenda. La discussione sul cambio dell’ora in Europa ha origine dalla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini: l’84% si espresse a favore dell’abolizione. L’anno successivo il Parlamento europeo approvò una proposta per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora solare o legale permanente, ma il processo si è fermato tra pandemia e divisioni tra i Paesi membri.

La scelta dell’ora infatti spetta agli Stati, ma deve essere coordinata: se ognuno decidesse in autonomia, si rischierebbe infatti un fuso orario a macchia di leopardo in Europa. Il dossier quindi per il momento resta bloccato a Bruxelles. Quindi, anche se l’Italia decidesse di sposare la battaglia per l’ora legale permanente – magari con una maggioranza bipartisan – in ogni caso l’abolizione del cambio dell’ora non potrà mai essere un processo rapido. Per il momento, il rito notturno del giro di lancetta continuerà a scandire la primavera e l’autunno degli italiani.

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L’economia sommersa e illegale vale oltre 218 miliardi nel 2024: 107,6 di redditi non dichiarati. I lavoratori irregolari salgono a 3,27 milioni, +4,6%

Oltre 218 miliardi di euro, quasi un decimo del Pil italiano. È il valore (aggiornato al 2024) dell’economia non osservata, che comprende il sommerso e le attività illegali. Il fenomeno, secondo le stime diffuse dall’Istat, si allarga in valori assoluti dai 217,6 miliardi del 2023 ma rallenta lievemente in rapporto al pil: l’incidenza sul prodotto interno lordo è scesa al 9,9% dal 10,2% del 2023. Continua però ad allargarsi il fronte del lavoro irregolare. Nel 2024 le unità di lavoro non regolari sono state 3 milioni e 277mila, oltre 145mila in più rispetto all’anno precedente, con un aumento del 4,6%. Il tasso di irregolarità, calcolato sul totale delle unità di lavoro, è salito così dal 12,7% al 13,1%: più di un’unità di lavoro su otto è irregolare.

L’economia sommersa, al netto delle attività illegali, si attesta a 198,4 miliardi di euro, 800 milioni in più rispetto al 2023. La sua incidenza sul Pil torna al 9%, dal 9,2% dell’anno precedente, interrompendo la crescita registrata nel biennio precedente. Ma all’interno del sommerso le componenti si muovono in direzioni opposte. La sotto-dichiarazione, vale a dire i redditi non dichiarati al fisco dalle imprese attraverso comunicazioni intenzionalmente errate di fatturato e costi, resta la voce più consistente: vale 107,6 miliardi, contro i 108,2 miliardi del 2023, con una flessione dello 0,6%.

Al contrario, il valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare sale a 80,3 miliardi, dai 77,2 miliardi dell’anno precedente: 3,1 miliardi in più, pari a una crescita del 3,9%. Il lavoro irregolare pesa così per il 36,8% sul valore dell’intera economia non osservata, contro il 35,5% del 2023. La quota riconducibile alla sotto-dichiarazione scende invece dal 49,7% al 49,3%. Si riducono anche le componenti residuali del sommerso, che comprendono tra l’altro fitti e mance non dichiarati: da 12,2 a 10,6 miliardi, con una contrazione del 13,1%.

Anche le attività illegali, che comprendono il traffico di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco, arretrano leggermente, passando da circa 20 miliardi a 19,8 miliardi, lo 0,9% in meno, pari allo 0,9% del Pil. Il valore aggiunto del traffico di droga scende da 15,3 a 14,9 miliardi, mentre quello dei servizi di prostituzione sale da 4,1 a 4,2 miliardi.

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“Non avrei mai pensato che un giorno sarei stato costretto a fare una cosa simile. Erano 5, poi ne sono sparite 2”: stelle alpine chiuse in gabbia, la soluzione estrema del Rifugio Verdelli contro i turisti cafoni

Una griglia di metallo imbullonata tra le rocce per difendere i petali di una pianta. A quasi duemila metri di altitudine, la convivenza tra l’ecosistema d’alta quota e il turismo di massa ha prodotto un’immagine paradossale: le stelle alpine costrette a crescere dietro le sbarre di una gabbia. Succede negli spazi esterni del Rifugio Vandelli, la storica struttura che si affaccia sulle acque del Lago di Sorapis, nel territorio di Cortina d’Ampezzo. Qui, per proteggere una specie botanica rara e rigorosamente tutelata dalla legge, si è resa necessaria l’installazione di una barriera fisica contro le mani dei visitatori.

A spiegare le ragioni di questa drastica misura al Corriere della Sera è Emilio Pais Bianco, storico gestore della struttura ampezzana. “Il Rifugio Vandelli ormai è come casa mia. Ci vivo e ci lavoro in estate da ventisette anni e queste stelle alpine mi fanno compagnia da quindici“, racconta l’uomo. “Fino alla scorsa primavera erano cinque, poi ne sono sparite due. Per questo ho deciso di proteggerle con una gabbia metallica”.

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Dazi, guerre e tecnologie. Così la geopolitica cambia il modo di fare impresa

Per molti anni le imprese hanno considerato la geopolitica una materia distante dalla gestione aziendale, affidata soprattutto ai governi, alla diplomazia e agli analisti internazionali. Guerre, embarghi e crisi politiche apparivano eventi eccezionali, mentre le strategie industriali si concentravano sull’efficienza, sull’innovazione e sull’apertura dei mercati. La globalizzazione sembrava consentire alle decisioni economiche di procedere indipendentemente dagli equilibri politici. Oggi questa separazione non è più sostenibile.

La competizione tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente, le restrizioni tecnologiche e le nuove barriere commerciali hanno riportato la politica internazionale dentro i bilanci delle aziende. La disponibilità di un componente, il costo dell’energia, la continuità di una rotta marittima o l’accesso a un mercato possono cambiare per decisioni assunte a migliaia di chilometri di distanza. La geopolitica non è più un’emergenza occasionale: è una condizione ordinaria dell’attività d’impresa.

Questa trasformazione riguarda direttamente l’Italia. Il nostro sistema produttivo ha una forte vocazione esportatrice, ma dipende anche da materie prime, tecnologie e forniture internazionali. Non sono esposte soltanto le multinazionali. Una media azienda manifatturiera può subire le conseguenze di un dazio americano; una piccola impresa inserita in una filiera può risentire dell’interruzione di una fornitura asiatica senza avere strumenti adeguati per comprenderne le cause e predisporre alternative.

La questione è entrata con forza anche nell’analisi di Confindustria. Nel rapporto del Centro Studi del 16 settembre 2026, «Export italiano tra fratture e nuove rotte», si osserva che la distanza geopolitica fra Paesi sta diventando un fattore strutturale degli scambi commerciali. Il commercio mondiale continua a crescere, ma si redistribuisce in modo diseguale: nei primi sei mesi del 2026, rispetto al 2024, l’Asia ha dato un ulteriore contributo decisivo alla crescita delle esportazioni mondiali. La frammentazione non coincide dunque con la fine della globalizzazione, ma con una sua riconfigurazione, nella quale i rapporti politici pesano sempre di più.

Il Centro Studi richiama anche un aspetto decisivo: le interdipendenze commerciali e tecnologiche possono trasformarsi in vulnerabilità industriali e strumenti di pressione. Per le aziende italiane questo significa che diversificare mercati e fornitori non è soltanto una scelta commerciale, ma una questione di continuità operativa. Lo stesso rapporto, tuttavia, invita a evitare risposte semplicistiche: riportare tutte le produzioni in Europa non sarebbe né realistico né efficiente. Occorre individuare le dipendenze realmente critiche e scegliere dove investire in resilienza.

Il rapporto di previsione di Confindustria presentato in questi giorni, «Per far crescere l’Italia: fronteggiare gli shock internazionali e rafforzare le imprese», già nel titolo quanto gli shock esterni siano ormai centrali nella riflessione sulla competitività. Il passaggio ulteriore, per le imprese, consiste nel tradurre questa consapevolezza in una capacità manageriale stabile: non basta conoscere le minacce, bisogna sapere come esse modificano decisioni, responsabilità e priorità.

La riflessione internazionale sul management ha preparato questo cambiamento. In passato il «political risk» indicava prevalentemente i rischi legati agli investimenti esteri: instabilità istituzionale, nazionalizzazioni, conflitti e cambiamenti normativi. Nel 2005 Ian Bremmer, sulla Harvard Business Review, sostenne la necessità di integrare stabilmente l’analisi politica nelle decisioni aziendali. Nel 2012 Robert Kaplan e Anette Mikes mostrarono che i rischi esterni non possono essere eliminati con semplici procedure di controllo, ma richiedono scenari e capacità di adattamento.

John Chipman, nel 2016, arrivò a proporre per le grandi multinazionali una vera capacità di relazione strategica con governi e istituzioni, quasi una politica estera aziendale. Due anni dopo Condoleezza Rice e Amy Zegart ampliarono il quadro: i rischi politici possono provenire non soltanto dagli Stati, ma anche da organizzazioni internazionali, piattaforme digitali, movimenti sociali e altri soggetti in grado di incidere su mercati e reputazione. L’attenzione si è così spostata dalla singola crisi alla preparazione dell’organizzazione.

Che cosa cambia concretamente per un’impresa? La selezione di un fornitore non può dipendere soltanto da prezzo, qualità e puntualità. Deve considerare anche la concentrazione geografica della produzione, le restrizioni commerciali, le rotte di trasporto e la possibilità di sostituire componenti essenziali. Un’offerta conveniente può rivelarsi costosa se una crisi blocca per settimane gli approvvigionamenti. Allo stesso modo, la localizzazione di uno stabilimento richiede di valutare sicurezza energetica, orientamenti regolatori e stabilità dei rapporti internazionali, oltre ai tradizionali indicatori economici.

L’innovazione tecnologica rende il problema ancora più evidente. Semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture cloud, dati e materie prime critiche sono ormai oggetto di competizione strategica. Un’azienda che investe in nuove tecnologie deve domandarsi da quali fornitori dipenderà, quali vincoli potranno condizionarne l’utilizzo e quanto costerebbe cambiare soluzione. Anche la finanza è coinvolta: dazi, sanzioni, oscillazioni energetiche e restrizioni nei pagamenti internazionali possono modificare rapidamente i margini operativi.

Non si tratta di trasformare ogni imprenditore in un esperto di relazioni internazionali. Il problema è organizzare informazioni e competenze affinché diventino utili alle scelte. Agli inizi del 2026 McKinsey, con lo studio «Building an Ecosystem of Geopolitical Insights», ha proposto di costruire sistemi permanenti che colleghino conoscenze interne, consulenti, università, centri di ricerca e reti istituzionali. Il valore non risiede nell’accumulare notizie, ma nel selezionarle, verificarle e interpretarle in funzione delle decisioni aziendali.

Un’informazione geopolitica diventa strategica quando permette di rispondere a domande precise: quali contratti sono esposti, quali forniture potrebbero interrompersi, quali mercati alternativi sono accessibili, quali costi comporterebbe una riconversione? Senza questo collegamento, anche un rapporto accurato rischia di restare un documento letto e archiviato. L’analisi deve arrivare ai luoghi nei quali si decidono investimenti, acquisti, vendite e coperture finanziarie.

Per ottenere questo risultato occorre superare la separazione tra funzioni aziendali. La direzione commerciale conosce clienti e mercati; gli acquisti individuano le dipendenze dei fornitori; la finanza misura l’esposizione economica; le funzioni legali e tecnologiche valutano vincoli normativi e vulnerabilità digitali. Se ciascuna lavora isolatamente, l’impresa dispone di molte informazioni ma non di una visione coerente. L’integrazione richiede responsabilità definite, occasioni regolari di confronto e un collegamento esplicito con la direzione generale.

Per le piccole e medie imprese italiane il modello delle grandi multinazionali, con unità geopolitiche e comitati di esperti, sarebbe spesso sproporzionato. La risposta può invece essere cooperativa. Associazioni imprenditoriali, camere di commercio, università, think tank e consulenti specializzati potrebbero contribuire a creare servizi condivisi di intelligence economica e geopolitica. Un distretto produttivo potrebbe analizzare le dipendenze comuni delle proprie filiere, monitorare cambiamenti normativi e commerciali e rendere disponibili scenari utilizzabili dalle singole aziende.

La collaborazione, però, non sostituisce le responsabilità del management. Ogni impresa deve conoscere la propria esposizione e stabilire quali rischi accettare, quali ridurre e quali opportunità perseguire. Diversificare i fornitori ha un costo; abbandonare un mercato instabile può significare rinunciare a ricavi importanti. Governare la complessità non vuol dire evitare ogni incertezza, ma confrontare alternative con metodo, senza affidarsi all’improvvisazione né reagire soltanto quando la crisi è già iniziata.

È in questo senso che si può parlare di «governance strategica della complessità politica». Non è necessariamente una nuova funzione aziendale, bensì una capacità trasversale di collegare politica internazionale, economia, tecnologia, diritto e organizzazione. L’obiettivo non è prevedere esattamente il prossimo shock, ma migliorare la qualità delle decisioni in condizioni di incertezza. La geopolitica, inoltre, non genera soltanto minacce: accordi commerciali, nuove infrastrutture e riconfigurazioni delle filiere possono aprire opportunità a chi sa riconoscerle tempestivamente.

Per le imprese italiane, dunque, la sfida non consiste nell’aggiungere un ulteriore adempimento burocratico, ma la cultura manageriale. Servono formazione, sistemi informativi affidabili e soprattutto la capacità di far dialogare competenze diverse. La responsabilità appartiene al vertice aziendale: senza un rapporto diretto con le decisioni strategiche, l’analisi geopolitica rimane un esercizio specialistico. Nel nuovo contesto internazionale, la competitività dipenderà sempre più dalla capacità di interpretare il mondo nel quale si produce, si investe e si vende. Le aziende che sapranno trasformare questa comprensione in organizzazione saranno meglio preparate a resistere alle crisi e a cogliere le opportunità del cambiamento.

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Banda minicar, il fratello di uno dei due ragazzi: “Li avevamo divisi, perché insieme erano esplosivi. Ha sbagliato, ora è giusto che paghi”

Dopo la mamma, parla anche il fratello del 16enne a bordo della minicar la notte tra il 4 e il 5 ottobre: “Sei, sette mesi fa ci eravamo messi d’accordo tra famiglie, avevamo deciso che loro due non si sarebbero dovuti più incontrare perché insieme diventano esplosivi. Adesso che è successo tutto questo, è giusto che mio fratello paghi”, ha dichiarato il 26enne Matteo a Repubblica. Suo fratello, insieme all’amico di 17 anni (figlio di un carabiniere) ha aggredito sei persone nel quartiere Monteverde di Roma, stando alle loro confessioni. L’attore Davide Iacopini è ancora in terapia intensiva. Il motivo delle gesta criminali? Un antidoto contro la noia, divertirsi festeggiando il compleanno di uno dei due. Entrambi sono stati rintracciato dopo le indagini condotte dalla procura di Roma e grazie alla testimonianza del meccanico che aveva reso la macchina inconfondibile, con adesivi e led.

Matteo, il fratello del 16enne, ora non si nasconde: “L’altro ragazzo ha messo in moto la macchinetta? Allora la colpa è al cinquanta per cento”. Anche Matteo, operaio con moglie e figlio, ha avuto i suoi trascorsi con la giustizia. Il fratello 16enne ha un precedente per furto commesso proprio con l’amico del tandem “esplosivo”. “Sei o sette mesi fa – ha detto Matteo alla testata romana – anche se non è un reato grave, avevano preso delle cose da una macchinetta”. Chiarendo l’ammissione di responsabilità: “Ha sbagliato, ha fatto un infamità, è giusto che paghi. Solo pagando il conto con la giustizia può crescere. Ma il fratello ha difeso il contributo educativo suo e della madre: “In famiglia abbiamo fatto di tutto per fargli capire che non doveva fare cose sbagliate, ma non siamo onnipotenti, non puoi controllarlo 24 ore su 24. Se ti fai la doccia e tuo figlio esce di casa, o se esce dalle tre del mattino mentre dormi, tu che puoi fare?”.

Ieri la madre del 16enne, sulle pagine del quotidiano diretto da Stefano Cappellini, si era scusata con la vittima che rischia la vita all’ospedale al San Camillo di Roma, ammettendo le colpe del figlio: “Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro. Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa”. Anche lei, come suo figlio maggiore, ha difeso l’operato genitoriale, invitando a riflettere sugli insegnamenti che gli adolescente ricavano inevitabilmente dalla società, fuori dal contesto famigliare. Il mio è “un figlio della società di oggi, dei cellulari, dei social – ha raccontato la donna – Ho cresciuto lui e suo fratello affrontando difficoltà enormi, cercando di trasmettere loro dei valori. La mattina esco alle 5 per andare a lavorare ma sono stata presente, li ho ripresi, ho combattuto contro i loro errori, anche quando sarebbe stato più semplice voltarmi dall’altra parte. Non sono una madre perfetta e non pretendo di esserlo. Ma non accetto l’idea che ogni errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori. I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro”.

Il padre del 16enne è morto nel 2016, dieci anni fa. Matteo nega che l’assenza paterna abbia influito sulle scelte sbagliate sue e di fratello: “Abbiamo avuto le nostre difficoltà, ma ci siamo ripresi. Anche io ho avuto un problema con la legge, ho pagato, mi sono ripreso”. Il 26 enne ora rivendica la sua vita onesta, con famiglia e un lavoro da traslocatore. E commenta così le scelte e la vita del fratello: “Non è una questione famigliare. Mio fratello è cresciuto male, abbiamo fatto tutto quello che si poteva, Ma le battaglie contro i mulini a vento non puoi vincerle.
Anche se sono suo fratello penso quello che pensano tutti, deve pagare e basta”. A Repubblica, consegna una postilla: ““L’altro ragazzo è figlio di un carabiniere? La minicar è la sua? L’ha messa in moto, giusto? Allora pure lui ha sbagliato. La colpa è al cinquanta per cento”.

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Scontro al Consiglio Ue sul sistema delle quote di emissione. Poi il compromesso: “Valutare gli impatti dell’applicazione a edifici e trasporti”

Dopo una giornata di stallo e scontri, nella notte i Ventisette leader della Ue hanno trovato un compromesso sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Ets), ma senza accogliere la richiesta di rinviare il nuovo mercato del carbonio per edifici e trasporti. Nelle conclusioni del Consiglio europeo entra, su pressione dell’Italia e dei Paesi del gruppo Visegrad, l’invito alla Commissione a rivalutare tutti gli impatti dell’Ets2, con particolare attenzione alla struttura del sistema e alle misure di salvaguardia. Un risultato politico per Giorgia Meloni, che però non cambia la tabella di marcia: l’allargamento del meccanismo a case e trasporti resta previsto dal 2028. La partita, del resto, va oltre il mercato delle emissioni. Al centro c’è il conflitto tra la richiesta di alleggerire i costi della transizione per famiglie e imprese e la difesa di una politica climatica che una parte dei governi considera indispensabile anche per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili.

La mediazione raggiunta nella notte mostra tutti i limiti della strategia italiana. Roma ha fatto asse con i Paesi del gruppo Visegrad per chiedere correttivi al sistema, ma non ha trovato una sponda sufficiente per ottenere il rinvio dell’Ets2 che farà pagare un prezzo alle emissioni di anidride carbonica generate dai combustibili utilizzati per riscaldare gli edifici e alimentare i trasporti. Il nuovo sistema dovrebbe partire nel 2028.

Il testo delle conclusioni chiede un mercato del carbonio più trasparente e prevedibile, una riduzione della volatilità dei prezzi e misure per attenuare le ricadute sulle bollette elettriche. Ma ribadisce anche il ruolo dell’Ets nella transizione energetica e climatica, attraverso un prezzo delle emissioni capace di orientare investimenti e innovazione. La revisione, dunque, non mette in discussione il principio del sistema, ma apre alla possibilità di intervenire sul suo funzionamento. “Il Consiglio europeo invita la Commissione Ue ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’Ets2, in particolare per quanto riguarda la sua struttura e le sue misure di salvaguardia”, si legge. Il testo “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e di mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets”.

La richiesta italiana di correggere gli effetti delle politiche climatiche si scontra con i governi nordici, contrari a indebolire la transizione, e con la posizione di Commissione, Germania e Francia. Proprio Berlino e Parigi stanno cercando una convergenza sul futuro dell’industria automobilistica europea, un dossier destinato a pesare sulle prossime decisioni comunitarie. Per Meloni, la strada potrebbe essere quella di chiedere deroghe temporanee nazionali, sul modello dell’eccezione concessa nel 2023 a Spagna e Portogallo per contenere il prezzo dell’elettricità. Ma per ora è un’ipotesi, non un risultato del Consiglio.

Meloni ha portato al vertice anche il tema della flessibilità delle regole fiscali di fronte al caro energia, chiedendo di considerare l’aumento dei prezzi come un fattore esterno determinante. Su questo punto, il sostegno è stato limitato: soltanto la Grecia si è schierata apertamente con Roma. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito la necessità di prudenza sui conti pubblici, indicando nella possibile proroga del regime degli aiuti di Stato per la crisi energetica una delle poche leve disponibili nel brevissimo periodo.

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“Attenzione, il ghiacciaio dell’Apocalisse si sta sciogliendo più velocemente del previsto, rischia di saltare il ‘tappo’ antartico”: l’allarme degli scienziati

Un colosso di ghiaccio grande quanto la Florida che, collassando, potrebbe innalzare il livello degli oceani inabissando le comunità costiere dell’intero pianeta, da Miami a Manila. Da lontano, nelle fotografie aeree, appare come un gigantesco panettone bianco, ma la stragrande maggioranza della sua massa si nasconde sotto il livello del mare, dove si sta consumando a un ritmo devastante. È il ghiacciaio Thwaites, situato in Antartide occidentale e ribattezzato “ghiacciaio dell’Apocalisse” per l’enorme ruolo che gioca nell’ecosistema globale. E ora i dati confermano il peggiore degli scenari: “Il ghiacciaio dell’Apocalisse si sta sciogliendo più velocemente del previsto”.

A tracciare l’aggiornamento fattuale del collasso è uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e ripreso dalla CNN. La ricerca, condotta da un gruppo di glaciologi dell’Università della California a Irvine (UC Irvine) e del Jet Propulsion Laboratory della NASA, dimostra che questo vulnerabile sistema glaciale ha accelerato la sua ritirata “ad un ritmo più aggressivo di prima”. Un arretramento che, da solo, contribuisce già per circa il 4% all’attuale innalzamento del livello globale del mare.

Thwaites Glacier in West Antarctica, the planet’s widest and most unpredictable glacier, is melting “more aggressively” than previously projected, meaning its impacts on global sea level rise could be double current estimates. https://t.co/AtsKwZBd7x https://t.co/xpt7YUsaT5

— CNN (@CNN) October 15, 2026

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“Se mi vedete gonfia, sono gonfia. Ho fatto un laser bello forte per le macchie e i brufoli che mi sono venuti con la pillola anticoncezionale”: Elettra Lamborghini racconta la sua esperienza

“Zio manganello prima con la pillola anticoncezionale non piangevo da almeno 8 mesi… mo che l’ho smessa è bellissimo sento tutto… ma piango per qualsiasi cosa, mi emoziono se vedo un ape che si poggia su un fiore… stavo guardando un film ma ogni scena mi faceva piangere, allora ho smesso però poi ho guardato la mia cagnolina bellissima e mi sono emozionata… na via di mezzo no?! Che periodo ragazzi…”.

Con una Instagram Story Elettra Lamborghini racconta ancora una volta la sua esperienza con la pillola anticoncezionale. Non è la prima volta che affronta l’argomento: in passato aveva spiegato di aver iniziato ad assumerla per attenuare i forti dolori mestruali e di aver poi deciso di interromperla perché, secondo il suo racconto, le provocava una sorta di stato d’animo depressivo.

Ma Lamborghini non ha parlato soltanto dell’umore. Anche la pelle, sostiene, avrebbe risentito dell’anticoncezionale, con la comparsa di macchie e brufoli. Per questo si è sottoposta a un trattamento laser e ha mostrato su Instagram il viso arrossato e leggermente gonfio: “Se mi vedete gonfia sono gonfia, ho fatto un laser bello forte l’altro giorno per le macchie e i brufoli che mi sono venute a causa della pillola anticoncezionale. Io manco lo sapevo, quindi se vi sono uscite macchie probabilmente è perché avete iniziato la pillola”.

Si tratta naturalmente dell’esperienza personale di Lamborghini: eventuali effetti collaterali e la scelta di iniziare, cambiare o interrompere una terapia anticoncezionale vanno valutati con il medico in base al singolo caso.

Intanto Elettra Lamborghini è una delle due new entry nella giuria di Tale e Quale Show, insieme ad Alessandro Siani. Alla vigilia del programma, Cristiano Malgioglio, giurato storico dello show condotto da Carlo Conti, aveva scherzato: “Non sa cantare, non sa ballare e non capisco come possa giudicare gli artisti”.

Da parte della diretta interessata nessuna reazione e così il paroliere aveva rincarato la dose, sempre con la sua consueta ironia: “La mia era una battuta, le ho mandato un messaggio di scuse e non ho ricevuto nessuna risposta. Non so però se il numero di cellulare era giusto”.

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L’Italia proroga di altri sette giorni lo stop a Schengen con la Spagna: si va verso una soluzione alternativa

I controlli alla frontiera per chi arriva dalla Spagna potrebbero presto essere rimossi e sostituiti da misure alternative. Palazzo Chigi ha annunciato infatti una mini proroga di sette giorni dello stop a Schengen, deciso dopo la crisi migratoria di Ceuta, in modo da allinearsi alla scadenza delle misure imposte da Madrid. Una settimana in cui i rispettivi ministri dell’Interno si confronteranno per concordare misure di cooperazione sostitutive. Lo hanno confermato anche fonti della delegazione spagnola che si trova a Bruxelles per il Consiglio Europeo: “I ministri lavoreranno nei prossimi giorni per procedere all’eliminazione dei controlli Schengen” istituiti reciprocamente dai due Paesi.

Il primo stop a Schengen, con le restrizioni alla libera circolazione in stazioni e aeroporti, era stato imposto dall’Italia il 31 luglio, dopo l’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone in pochi giorni. Nonostante non esistano confini terrestri diretti tra l’Italia e la Spagna e tantomeno con Ceuta (l’exclave è interamente circondata Marocco), il Viminale aveva deciso di sospendere l’accordo di libera circolazione per un mese. Un blocco rinnovato poi per due settimane e poi di 15 giorni in 15 giorni, aggravando la crisi diplomatica tra Roma e Madrid. Un mese fa il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares aveva accusato Tajani e Meloni di usare il tema a scopi elettorali, per alimentare la propria agenda interna. E in una durissima dichiarazione li aveva definiti “leader europei all’altezza della situazione”.

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“Vomito, diarrea e vacanza rovinata. La nostra crociera nel Mediterraneo a letto con la gastroenterite. Abbiamo dovuto anche pagare 500 euro di spese mediche”: la denuncia di una coppia di passeggeri

Forti crampi addominali, nausea acuta, vomito, diarrea e una spossatezza debilitante che toglie persino la forza di alzarsi dal letto. Anziché rilassarsi sui ponti della nave a godersi il giro tra gli scali del Mediterraneo sotto il tiepido sole d’ottobre, la vacanza a bordo della Costa Smeralda per una coppia salpata da Palermo l’8 ottobre si è consumata interamente all’interno del presidio sanitario di bordo. Giornate scandite da visite, terapie e isolamento forzato per un’improvvisa forma di gastroenterite che – stando alla segnalazione dei viaggiatori – avrebbe colpito anche numerosi altri passeggeri, lasciando come unico ricordo un’esperienza da dimenticare e una parcella medica da circa 500 euro.

Il piano di viaggio originario prevedeva un tour circolare con scali programmati nei porti di Civitavecchia, Savona, Marsiglia, Barcellona, Mar delle Baleari e Cagliari, per poi fare ritorno nel capoluogo siciliano. Durante i giorni di navigazione, tuttavia, il marito ha iniziato ad accusare gravi malesseri.

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“Mahrah Al Nahyan dopo aver assunto droga è svenuta in una strada trafficata di Londra”: notizia choc del Daily Mail sul membro della famiglia reale di Abu Dhabi

Mahrah Al Nahyan, membro della famiglia reale di Abu Dhabi, è stata trovata priva di sensi su una strada di Londra dopo aver assunto sostanze stupefacenti. La donna, 32 anni, si trovava in quel momento a occuparsi di un bambino di tre anni. La notizia è riportata dal Daily Mail. Stando a quanto emerso nel corso del procedimento giudiziario, Mahrah Al Nahyan aveva fatto uso di cocaina nei giorni precedenti all’episodio. Le autorità l’hanno rinvenuta accasciata contro una ringhiera insieme a un altro individuo in stato di incoscienza, mentre il bambino, privo di scarpe, si aggirava nei pressi di una strada ad alto traffico.

La vicenda si sarebbe verificata a giugno. Il giudice ha condannato Al Nahyan, che secondo quanto emerso in aula percepisce un’indennità mensile di 8mila sterline, a due anni di lavori socialmente utili con obbligo di riabilitazione e le ha inflitto una multa di 5mila sterline più mille sterline di spese processuali.

Un video amatoriale, ripreso da un passante nella zona ovest di Londra, mostra Al Nahyan appoggiata a una ringhiera con la testa reclinata e le braccia conserte, mentre accanto a lei un bambino gioca con un monopattino e un aeroplano giocattolo. Nel filmato, della durata di 34 secondi, è visibile anche un uomo privo di sensi, disteso sulla schiena nel vano di un ingresso nelle immediate vicinanze.

Alcuni passanti si sono presi cura del bambino fino all’arrivo della polizia ma Al Nahyan è rimasta priva di sensi per circa 30 minuti, secondo quanto riferito dai pubblici ministeri. Quando si è risvegliata, avrebbe avuto un comportamento irrazionale e avrebbe gridato: “Questo non è un mattatoio, perché vi preoccupate così tanto? Perché siete così in ansia?”. La trentaduenne ha ammesso l’accusa di abbandono di minore e, dall’incidente, è in cura per tossicodipendenza presso il centro Priory di Woking, nel Surrey.

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Donald Trump licenzia anche Paolo Zampolli, dopo lo scontro dell’inviato speciale con il Dipartimento di Stato

Donald Trump ‘licenzia’ anche Paolo Zampolli, già lambito dagli scandali del caso Epstein, suo amico e inviato speciale per le partnership globali. L’atto di destituzione “gli è stato notificato oggi”, hanno detto alcune fonti all’emittente americana Abc. E poco dopo è arrivato il commento del diretto interessato. “Gli incarichi di inviato speciale hanno una durata di un anno. Trump lo ha prorogato per oltre sei mesi”, ha spiegato Zampolli ringraziando il presidente per avergli consentito di servire gli Stati Uniti, aggiungendo che Trump “ha sempre ragione”, e di aver ricevuto dal presidente sempre consigli giusti. “Anni fa mi fece entrare nel settore immobiliare. Ora mi ha chiesto: ‘Perché vuoi lavorare per la pubblica amministrazione quando potresti concludere tutti questi affari?’, ha raccontato Zampolli su X. Dunque, “Ora è il momento di un nuovo capitolo”. L’ex inviato speciale nei mesi scorsi aveva suggerito che l’Italia fosse ammessa al Mondiale 2026 al posto dell’Iran e si è descritto come amico del presidente del Movimento cinque stelle Giuseppe Conte.

Ma, all’interno del Dipartimento di Stato, Zampolli da mesi era alle prese con un braccio di ferro con il vice segretario di Stato Christopher Landau. Secondo quanto riportato dalle testata Politico, i due per mesi si sono scambiati e-mail infuocate in seguito a un disaccordo in merito alla catena di comando. Nelle missive Landau ha esortato Zampolli a limitarsi al proprio ambito di competenza, ovvero le questioni culturali. “Le ordino, ancora una volta, di cessare immediatamente qualsiasi attività su questioni che non siano direttamente legate alla diplomazia culturale”, ha intimato Landau in un messaggio del 14 novembre 2025. “È evidente che ha un problema con me. Quello che sta facendo è fuori controllo, io ricopro questo incarico su mandato del Presidente degli Stati Uniti d’America. L’unica persona che può affidarmi questo ruolo e che può revocarmi l’incarico è il Presidente degli Stati Uniti”, ha spiegato Zampolli a Politico. Una revoca giunta ora.

Per il Dipartimento di Stato si tratta di una seconda brusca uscita nell’arco di pochi giorni dopo quella di Kimberly Guilfoyle, l’ambasciatrice americana in Grecia ed ex di Don Jr, costretta a dimettersi su pressione della Casa Bianca. Guilfoyle è stata travolta da accuse di corruzione proprio mentre il segretario di Stato Marco Rubio era ad Atene, offuscando la visita e facendolo infuriare.

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CANI DI SCIACCA, IL PM CHIEDE IL GIUDIZIO IMMEDIATO

La Procura di Sciacca, riferisce il Giornale di Sicilia, ha chiuso le indagini su Ignazio e Paolo La Bella, 68 e 41 anni, indagati per aver lasciato sul terrazzo, esposti al sole, nove cani: quattro i cuccioli deceduti. Il pm ha chiesto il giudizio immediato per il reato di maltrattamento di animali dal quale è derivata la morte. I cani sopravvissuti vivono oggi una nuova vita grazie alla ><lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

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Usa, sparatoria in una scuola elementare in Oregon: uccisi tre bambini e un insegnante. Morto l’attentatore 16enne

Ennesima strage in una scuola statunitense. Un ragazzo di 16 anni ha fatto irruzione armato nella Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon, e ha sparato uccidendo tre bambini – di 5, 8 e 11 anni – e un insegnante, prima di essere colpito a sua volta da un uomo intervenuto prima dell’arrivo della polizia.

Erano le 12.59, le 21.59 in Italia, quando è partito l’attacco. Il 16enne, secondo quanto reso noto dalla polizia è entrato nella scuola sparando contro le porte chiuse a chiave. Un minuto dopo decine di telefonate al 911 hanno lanciato l’allarme per segnalare spari all’interno della scuola. Un passante, che ha visto l’adolescente entrare nella scuola elementare, lo ha seguito all’interno e ha ingaggiato uno scontro a fuoco, uccidendolo prima dell’arrivo degli agenti, ha riferito il capo della polizia di Bend, Mike Krantz.

Gli agenti sono arrivati sul posto alle 13.02 e hanno trovato i tre bambini e l’adulto morti sotto i colpi di arma da fuoco. Feriti anche un altro bambino di 7 anni e un secondo insegnante, che sono stati trasportati in ospedale.

Non è ancora chiaro se l’autore della sparatoria – identificato dalla polizia come un residente di Bend – avesse qualche legame con la scuola. La dinamica di quanto accaduto non è ancora del tutto chiara e le indagini, a cui sta collaborando anhe l’Fbi, sono ancora all’inizio. “Oggi è un giorno terribile per la nostra comunità. La scuola dovrebbe essere un posto sicuro, dove i bambini possono imparare”, ha detto la sindaca di Bend Melanie Kebler. Questa è la ventunesima sparatoria di massa negli Stati Uniti nel 2026 ed è destinataa riaccendere il dibattito sulle armi in piena campagna per le elezioni di metà mandato.

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Travaglio a La7: “Questo è il primo centrosinistra che fa opposizione, ma per certi circoletti ne fa troppa. Vogliono rifilargli Renzi e Gentiloni”

“Il problema di questo centrosinistra è che per certi circoletti fa troppa opposizione. Quelli che vogliono rifilargli Renzi, Gentiloni e tutte queste amebe puntano semplicemente a sostituire Meloni con un centrosinistra che sia una brutta copia sbiadita del centrodestra e che sulle questioni importanti faccia la stessa cosa”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che affonda il colpo contro chi, a suo giudizio, lavora per ricondurre l’opposizione nell’alveo delle politiche del centrodestra.
L’occasione è il dibattito sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in Parlamento in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Bruxelles, dedicato, tra gli altri temi, all’Ucraina, alla competitività, al Medio Oriente, alla difesa e alla sicurezza europea.
Gruber ricorda che Travaglio ha definito l’intervento della presidente del Consiglio un “comiziaccio” e gli chiede se Meloni faccia bene a sottolineare le divergenze del campo progressista, in particolare quelle sulla politica estera e sulle posizioni del leader del M5s Giuseppe Conte.

La replica del direttore del Fatto Quotidiano parte dalle contraddizioni interne al governo: “Intanto la Meloni non è d’accordo su niente a proposito dell’Ucraina e del riarmo con Salvini, che poi vota tutto perché ha un partito ormai in declino e rischia di essere sfiduciato dai suoi se rinuncia alle poltrone che ha. Il punto è che le divisioni del centrosinistra esistono anche nella maggioranza di governo”.
Travaglio sottolinea che la presidente del Consiglio utilizza le difficoltà degli avversari per nascondere quelle della propria coalizione: “A casa mia l’opposizione non ha nessun dovere di essere coesa. È la maggioranza che deve esserlo. Quindi, Meloni parla degli altri per non parlare di casa sua”.
Circa il ruolo della leader di Fratelli d’Italia negli equilibri europei, il direttore osserva un’altra palese contraddizione: “Continuiamo a ripetere che lei è antieuropeista e sovranista, ma forse dimentichiamo che la Meloni governa nella Commissione von der Leyen non solo dall’esterno, perché ha un vicepresidente importante che si chiama Raffaele Fitto. Lei, quando parla di Europa, sta parlando di se stessa. Se fosse fuori da quella maggioranza, potrebbe parlare. Ma dato che sta dentro a quella maggioranza, tra l’altro insieme a Forza Italia e al Pd, di che stiamo parlando?”.

Sulla guerra in Ucraina, Travaglio non nasconde che le differenze tra le forze di opposizione siano destinate a restare, ma contesta che vengano presentate come una peculiarità del centrosinistra: “Le divisioni nel centrosinistra sono destinate ad andare avanti fino a quando durerà la guerra in Ucraina, perché non c’è niente da fare: riflettono le divisioni che ci sono nel Paese”.
E ricorda che esiste una distanza profonda tra le posizioni rappresentate in Parlamento e quelle dell’opinione pubblica: “In Parlamento la maggioranza dei partiti è a favore di continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina finché non morirà l’ultimo ucraino, mentre la stragrande maggioranza degli italiani è per farla finita, in modo da costringere le due parti a mettersi intorno a un tavolo.

Il direttore del Fatto, poi, rivendica una discontinuità rispetto alla storia recente delle opposizioni italiane e chiama in causa gli anni del berlusconismo: “Io fino a sei-sette anni fa non ho mai visto fare opposizione alla destra, questo è il primo centrosinistra che fa opposizione. Io il centrosinistra l’ho sempre visto fare i governi con Berlusconi, i patti del Nazareno con Berlusconi, le bicamerali con Berlusconi, le leggi sulla giustizia con Berlusconi. Di tutte le leggi vergogna che faceva Berlusconi non ne hanno cancellata una sola”.

E aggiunge: “Questa è la prima volta che c’è un centrosinistra che fa opposizione e sento incredibilmente che viene accusato di tutto. L’attacco che c’è ogni giorno alle primarie è perché rischia di vincerle qualcuno che magari, quando va al governo, fa qualcosa di radicalmente diverso. Io credo che l’unico modo per portare a votare i giovani e gli astensionisti che sono andati a votare al referendum – conclude – sia proprio quello di proporre qualcosa di radicalmente diverso perché la brutta copia del governo non funziona, non porta la gente a votare”.

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Travaglio a La7: “Renzi è come lo scorpione che punge la rana e fa affondare tutto, compreso se stesso”. Botta e risposta con Giannini

“Renzi ha fatto cadere tutti i governi amici: Letta, il suo e il Conte Due. Vi pare normale che adesso tutti debbano fidarsi di lui, come se non fosse lo scorpione che ogni volta che la rana se lo carica la punge e fa affondare tutto, compreso se stesso?”. Così il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, interviene a Otto e mezzo (La7), mettendo in discussione l’ipotesi di un’alleanza di Pd, M5s e Avs con Matteo Renzi. Il confronto si accende con Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, che sostiene invece la necessità di una coalizione più ampia possibile per battere Giorgia Meloni.
A innescare la discussione sono i dati dell’ultima rilevazione YouTrend citati da Lilli Gruber: il centrodestra senza Roberto Vannacci è al 42,9%, mentre il campo largo con Renzi raggiunge il 43,1%. Per la conduttrice, i numeri indicano che senza le formazioni minori il centrosinistra rischia di perdere le elezioni.

Travaglio contesta questa lettura e parte da quanto accaduto in Parlamento durante le comunicazioni della presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo: “Intanto Renzi, insieme alla destra del Pd, era lì ad applaudire la Meloni sull’Ucraina e sul resto. La Meloni, peraltro, aveva appena insultato i leader dei principali partiti del centrosinistra, naturalmente elogiando Calenda. Sarà un problema questo o no? Renzi ha riportato al potere le destre che erano rase al suolo durante la pandemia, facendo cadere il Conte Due e facendo nascere il governo Draghi”.
E insiste sulla questione della fiducia: “I primi a non fidarsi sono gli elettori, i veti li stanno mettendo loro. Non c’è un sondaggio in cui Renzi non sia ultimo, tranne quello in cui si chiede chi ti sta più sulle palle. Lì vince lui”.

Ma il problema, secondo Travaglio, non si risolve sommando le percentuali dei partiti: “Quei numerini dei sondaggi sono bellissimi, ma tengono conto sempre e solo di coloro che votano. Il centrosinistra deve portare alle urne quelli che non votano, come si è riusciti a fare al referendum. Quel popolo, assieme a quello che scende in piazza per Gaza, per la pace e contro il riarmo, con Renzi lo lasci a casa. Ti tieni sempre gli stessi numeretti, facendo finta che Renzi sia un valore aggiunto”.
Il direttore del Fatto propone quindi di rovesciare la prospettiva dei sondaggi: “Prova a fare una rilevazione chiedendo quanti voterebbero il centrosinistra senza Renzi. Avresti la stessa sorpresa del sondaggio in cui hanno chiesto quanto vale Vannacci nel centrodestra e quanto vale da solo. Vannacci da solo vale il doppio, perché nel centrodestra non è un valore aggiunto”.

Massimo Giannini rivendica una posizione, a suo dire, più pragmatica, pur ricordando i suoi problemi passati con Renzi. L’ex direttore de La Stampa spiega di considerare prioritaria la necessità di costruire una coalizione capace di vincere, aggiungendo: “Se guardo retrospettivamente quest’ultimo anno, non possiamo non vedere che uno dei più efficaci oppositori al governo Meloni, anche dal punto di vista della comunicazione, è stato Matteo Renzi”.
Travaglio insorge: “Ma ieri applaudiva la Meloni”.
Giannini e Gruber obiettano quasi all’unisono che Renzi ha applaudito soltanto il passaggio sull’Ucraina. L’editorialista insiste: “Anche quattro del Pd hanno applaudito quel passaggio, quindi che facciamo? Non facciamo l’accordo col Pd? Pure io ho elogiato Meloni perché per la prima volta nella sua vita ha criticato Trump”.
Il direttore del Fatto ironizza: “Sì, l’ha criticato per l’unica roba giusta che ha fatto”.
Il riferimento è alle comunicazioni rese da Giorgia Meloni al Senato, dove ha definito “molto rischiosa” la decisione di Donald Trump, annunciata il venerdì precedente, di raggiungere un accordo con la Russia per immettere sul mercato maggiori quantità di gasolio russo.
Giannini però fraintende il senso dell’osservazione di Travaglio, interpretandola come un riconoscimento della posizione di Meloni.

Il confronto torna poi sul futuro del centrosinistra. Giannini sostiene che la posta in gioco delle prossime elezioni sia troppo alta per permettersi esclusioni preventive e propone una coalizione costruita anche con forze politiche molto distanti tra loro. Poi l’appello: “Turiamoci il naso, smettiamola di dire che Renzi è un delinquente e imbarchiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà”.
La replica di Travaglio è immediata: “Sì, così il governo durerà un giorno”.

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Caos voli, anomalie alla rete dati: traffico aereo ridotto del 50%, disagi negli aeroporti di tutta Italia. Enav: “Non è un attacco hacker”

Il traffico aereo è dimezzato in tutta Italia a causa di una serie di anomalie alla rete di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo. L’Enav ha introdotto “misure di regolazione dei flussi” a partire dalle ore 6 di questa mattina, proprio per via del “persistere delle anomalie”. Queste misure prevedono “una temporanea riduzione della capacità di gestione degli aerei nello spazio aereo italiano“: in altre parole, come ha precisato sempre Enav, il traffico al momento è ridotto di circa il 50%. Le conseguenze inevitabili sono disagi e ritardi in tutti gli aeroporti italiani: per i passeggeri è una giornata complicata, visto che oggi è anche previsto uno sciopero di piloti assistenti, in particolare della compagnia EasyJet.

All’aeroporto di Fiumicino, come nel resto d’Italia, ci sono gravi ripercussioni sui voli. Al momento ci sono 4 collegamenti cancellati (Milano Linate, Riyadh, Tirana e Trieste) e decine di voli in ritardo. Adr invita i passeggeri a “verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea di riferimento”. Stessi disagi negli aeroporti lombardi. A Malpensa il tabellone delle partenze indica ritardi da mezzora a oltre due ore. Situazione simile all’aeroporto di Linate. Problemi anche allo scalo bergamasco di Orio al Serio: l’aeroporto spiega che “i voli in programma potrebbero subire ritardi in partenza e in arrivo”.

Lo scenario è simile anche negli altri principali scali italiani: da Bologna a Bari, fino a Trieste. Si registrano pesanti ritardi e anche alcuni voli cancellati. I disagi però sono estesi a tutto il territorio nazionale: a Lamezia Terme ci sono ritardi fino a 3-4 ore.

Il guasto e la nota di Enav: “Non è attività malevole”

Le anomalie “sulla rete geografica di trasmissione dati a supporto dei servizi di controllo del traffico aereo sull’intero territorio nazionale” sono state riscontrate “nella notte”, informa la nota dell’Enav. Che poi specifica: “Si esclude che le anomalie siano riconducibili ad attività malevole“. Non ci sarebbe quindi nè un attacco hacker nè un sabotaggio dietro il guasto che sta fortemente rallentando il traffico aereo in Italia.

“Grazie all’attivazione dei sistemi di contingency previsti, Enav ha garantito fino alle ore 6:00 di questa mattina la regolare gestione del traffico aereo, senza alcuna riduzione della capacità operativa”. Le verifiche tecniche, “tuttora in corso, hanno individuato l’origine delle anomalie nella rete di trasmissione dati. Enav sta lavorando per individuare le cause e ripristinare la piena operatività dei sistemi”.

Lo sciopero di oggi

Oggi, venerdì 16 ottobre, è stato anche proclamato uno sciopero e i disagi maggiori arriveranno per chi vola con EasyJet: piloti e assistenti di volo della compagnia britannica si fermano dalla mezzanotte alle 23.59. L’Enac ricorda che restano in vigore le fasce orarie di tutela, dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21, durante le quali i voli devono essere operati regolarmente. Per quanto riguarda EasyJet, invece, a questa pagina sono consultabili i voli garantiti nella giornata.

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BOLZANO, VIA LIBERA AL PONTE PER LA FAUNA SELVATICA A SAN LORENZO DI SEBATO

Nella seduta del 15 ottobre, la Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio ha esaminato una modifica al piano paesaggistico del Comune di San Lorenzo di Sebato. La modifica prevede, tra le altre cose, l’inserimento di un corridoio naturale e di una zona di quiete: in concreto, il progetto riguarda il ponte verde previsto sul Kniepass, un importante corridoio faunistico, lungo il quale gli animali selvatici attraversano regolarmente la strada statale della Val Pusteria (SS 49). “Il ponte verde dovrebbe consentire agli animali selvatici di raggiungere in modo più sicuro i loro habitat naturali e, al tempo stesso, contribuire a ridurre gli incidenti con fauna selvatica. Affinché ciò funzioni, non dobbiamo solo realizzare il passaggio in sé, ma anche garantire la salvaguardia duratura degli habitat adiacenti. La modifica del piano paesaggistico del Comune rappresenta un segnale importante per l’ulteriore attuazione di questo progetto”, sottolinea l’assessore provinciale alla Protezione dell’ambiente, della natura e del clima, Sviluppo del territorio Peter Brunner. Con il parere positivo della Commissione provinciale per il territorio e il paesaggio, è possibile gettare le basi per l’inserimento di tale misura nel piano paesaggistico del Comune.

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Duplice omicidio nel Modenese: coppia di anziani trovata decapitata in casa

Duplice omicidio a Mirandola, centro di 25mila abitanti in provincia di Modena, dove due anziani coniugi italiani sono stati trovati decapitati all’interno della loro abitazione, un casolare di campagna. Il marito aveva ottant’anni, la moglie settanta. Non è noto chi abbia contattato le forze dell’ordine avvertendo della presenza dei due cadaveri.

Le indagini sono affidate alla Polizia e coordinate dalla Procura di Modena. Sul posto il dirigente della Squadra mobile Mario Paternoster e il pm di turno, il sostituto procuratore Marco Niccolini, oltre alla Scientifica per i rilievi,. L’unico dettaglio trapelato è che il figlio della coppia è stato sentito dagli investigatori: a quanto si apprende, le prime indagini sono orientate in ambito familiare.

“Questa è una tragedia che sta scuotendo nel profondo la nostra comunità, soprattutto per la dinamica. Poco fa ho parlato con il Questore e resto in attesa di aggiornamenti”, è l’unico commento rilasciato all’agenzia AdnKronos dalla sindaca di Mirandola, Letizia Budri.

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Chi è Alphadjo Cisse, il più giovane italiano a segnare una tripletta in Europa. Amorim disse di lui: “È già maturo”

Ad agosto Alphadjo Cisse aveva conquistato il Milan di Ruben Amorim con il gol all’esordio da titolare contro il Torino. Oggi, 15 ottobre 2026, si è preso anche la scena europea con una tripletta contro il Salisburgo. Il più giovane italiano di sempre a farlo in una competizione europea. A Salisburgo arriva la consacrazione europea di Alphadjo Cisse. Il diciannovenne del Milan firma una tripletta contro gli austriaci e si prende una serata da protagonista assoluto, confermando le impressioni lasciate nei primi mesi in rossonero. E se ad agosto Amorim aveva raccontato di essere rimasto stregato dalle sue qualità, adesso il campo sta dando ragione all’allenatore portoghese.

Prima un colpo di testa che non lascia scampo al portiere del Salisburgo. Poi due gol da bomber vero, da rapace d’area di rigore su assist di Bartesaghi prima e di Rabiot poi. Per capire però quanto sia cambiato il percorso di Cisse negli ultimi mesi bisogna tornare all’estate. Il Milan lo aveva acquistato dall’Hellas Verona nel febbraio 2026, lasciandolo in prestito al Catanzaro fino al termine della stagione. In Calabria il trequartista aveva mostrato le proprie qualità, collezionando sei reti in 22 presenze, prima che un infortunio agli adduttori lo costringesse a fermarsi per diversi mesi.

Il rientro in rossonero ha rappresentato una nuova occasione. Durante il precampionato Cisse ha conquistato progressivamente la fiducia di Amorim, che non ha mai nascosto la propria ammirazione per il ragazzo. “Adoro Cisse“, aveva dichiarato il tecnico portoghese, lasciando intendere quanto credesse nelle sue potenzialità. “Di Cisse ho notato alcuni dettagli a Milanello. È molto furbo e sta perdendo peso, dopo esser stato fuori per qualche mese. È orgoglioso di essere tornato e sono felice per lui. Già nel primo tempo ha fatto molto bene, dimostrando di essere quasi il più maturo dei giocatori in campo”, aveva dichiarato dopo l’esordio con gol contro il Torino.

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Milano, studentessa tedesca violentata da due uomini: è ricoverata alla Clinica Mangiagalli

Si è fidata di un giovane che aveva conosciuto durante una normale serata in un locale, e lui l’ha attirata in trappola. Così una studentessa Erasmus, una 21enne tedesca, è stata aggredita e violentata la scorsa notte a Milano da due persone. Una terribile vicenda che si è consumata a notte fonda in via Giacosa, nel cuore del quartiere multietnico di Milano. La notizia è emersa solo in serata, mentre la giovane è ancora ricoverata alla Clinica Mangiagalli, specializzata in questo genere di reati. Sul caso indagano i Carabinieri, che stanno cercando di ricostruire la vicenda, ancora in parte da chiarire dato che lei non parla italiano e non è stata ancora sentita per motivi sanitari. Secondo quanto appreso, sembra che la ragazza avesse conosciuto un giovane in un locale, non si sa se nella zona di via Padova o altrove, con il quale poi, a fine serata, si sarebbe incamminata, finendo in una zona appartata, forse al limitare del Parco Trotter.

È qui che si sarebbe aggiunto un secondo giovane, d’accordo con il primo. I due l’hanno aggredita e violentata. Alla fine è stata lei a chiedere aiuto a due ragazzi di passaggio, un ragazzo e una ragazza italiani, a Milano per turismo, che stavano rientrando in albergo, che l’hanno soccorsa e hanno dato l’allarme. Il 118, giunto sul posto, l’ha trasportata all’ospedale Policlinico in codice giallo per alcune contusioni ed ecchimosi, e poi alla clinica Mangiagalli. Al momento non è chiaro cosa abbiano visto prima i due, dato che i Carabinieri parlano di assenza di testimonianze mentre indiscrezioni riferiscono di altre persone notate sul posto.

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SVEZIA AUTORIZZA L’ABBATTIMENTO DI 72 LUPI: INDIGNAZIONE E POLEMICHE

La Svezia ha annunciato che autorizzera’ l’abbattimento di 72 lupi nel 2027, su una popolazione stimata di 355 esemplari, suscitando la protesta degli ambientalisti. La decisione arriva dopo che lo scorso anno la giustizia aveva sospeso l’abbattimento di 48 animali. I lupi potranno essere uccisi in cinque contee vicine a Stoccolma tra il 2 gennaio e il 15 febbraio. “Poiche’ la popolazione di lupi scandinavi e’ ridotta e soffre di consanguineita’, la riduzione deve essere progressiva e accompagnata da misure volte a contrastarla”, hanno dichiarato i consigli amministrativi delle contee in un comunicato. La Societa’ svedese per la conservazione della natura ha definito la decisione “oltraggiosa”. “E’ scandaloso che un lupo su cinque in Svezia venga abbattuto quando la popolazione e’ gia’ gravemente minacciata”, ha dichiarato la presidente Beatrice Rindevall all’agenzia svedese Tt. “I nostri lupi soffrono gia’ di una forte consanguineita’ e questa caccia rischia di aggravare ulteriormente la situazione. E’ una scommessa insensata con una specie protetta e gravemente minacciata”.

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Così Pechino gioca d’anticipo sulla nuova frontiera delle neurotecnologie

Di recente, un ospedale di Shanghai ha impiantato un’interfaccia cervello-computer (brain-computer interface, Bci) per aiutare un paziente con una lesione del midollo spinale a recuperare il movimento della mano. L’intervento è stato eseguito nell’ambito della pratica clinica ordinaria, e non di una sperimentazione clinica, dopo che Pechino ha recentemente approvato l’impiego commerciale del dispositivo Bci invasivo: una prima assoluta per la Cina e a livello mondiale. Sviluppato dalla Neuracle medical technology di Shanghai, il dispositivo ha consentito a 32 pazienti di recuperare l’uso delle mani. È un segnale di quanto la Cina consideri strategica questa tecnologia di frontiera e rappresenta una tappa significativa nel campo delle neuroprotesi, dove l’approvazione delle Bci per l’impiego sui pazienti richiede generalmente anni.

La strategia cinese per la leadership globale

Una delle ragioni alla base dell’approvazione del dispositivo risiede nella sua progettazione relativamente meno invasiva, che comporta rischi inferiori rispetto a soluzioni concorrenti come N1 di Neuralink. Il sistema consiste in un elettrodo delle dimensioni di una moneta, posizionato sopra la membrana protettiva del cervello, che rileva i segnali generati quando il paziente immagina di compiere determinati movimenti. Questi segnali vengono quindi trasmessi in modalità wireless a un guanto robotico. N1 di Neuralink, al contrario, viene impiantato direttamente nella corteccia per registrare l’attività neurale, con un rischio maggiore di emorragie e cicatrici gliali. È proprio questo compromesso tra capacità e invasività a spiegare perché la maggior parte delle Bci sia ancora in fase sperimentale.

La Cina si sta muovendo rapidamente in questo settore nascente, con l’obiettivo di diventare un leader globale negli impianti cerebrali entro il 2030. Un forte sostegno governativo e consistenti finanziamenti stanno contribuendo ad accelerarne lo sviluppo. Altre Bci, infatti, sono attualmente in fase di approvazione. Tra queste c’è Beinao-1, un dispositivo minimamente invasivo che sarà testato negli ospedali il prossimo anno. Oltre 30 ospedali in tutta la Cina dispongono ormai di unità dedicate alle interfacce cervello-computer, mentre le applicazioni si stanno estendendo anche alla cura delle malattie neurodegenerative e dei disturbi psichiatrici. Anche la propensione dei consumatori ad adottare nuove tecnologie sta accelerando la diffusione su larga scala delle applicazioni, mentre in Europa la sperimentazione di tecnologie sul cervello umano suscita ancora preoccupazioni nell’ambito degli studi clinici.

L’Europa tra eccellenza scientifica e ritardi industriali

L’Europa vanta eccellenze mondiali nella ricerca, soprattutto nel campo delle Bci non invasive, ma è in ritardo nello sviluppo dei prodotti. Svizzera, Germania e Spagna ospitano, infatti, un numero significativo di aziende attive nel settore, tra cui MindMaze, CorTec e InBrain Neuroelectronics. L’Europa registra comunque progressi anche sul piano clinico: lo scorso anno, a Monaco di Baviera è stato realizzato il primo impianto Bci in Europa su un paziente affetto da tetraplegia, mentre CorTec ha impiantato il dispositivo in un terzo paziente nell’ambito della propria sperimentazione sulla riabilitazione motoria dopo un ictus. L’ecosistema europeo delle Bci resta tuttavia indietro rispetto a quelli cinese e statunitense. Alcune aziende europee stanno completando sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti, dove i percorsi regolatori e i finanziamenti destinati agli impianti cerebrali sono più consolidati. La Food and drug administration statunitense, ad esempio, è più preparata per approvare le sperimentazioni sulle Bci rispetto all’Europa. Tra le aziende statunitensi, Synchron, Neuralink, Paradromics e Precision Neuroscience figurano da anni tra le principali protagoniste dello sviluppo di queste interfacce. Un’altra società americana, Axoft, ha avviato una collaborazione con un’azienda cinese e un ospedale di Shanghai per sperimentare la propria Bci su quattro pazienti, in un raro esempio di cooperazione tra Stati Uniti e Cina nel campo delle neurotecnologie.

Un mercato in crescita

Sebbene la tecnologia abbia compiuto progressi, le applicazioni pratiche restano al momento limitate. L’impianto di Bci, siano esse invasive o non invasive, è ancora circoscritto a determinate categorie di pazienti, e le sfide tecniche rimangono rilevanti. La raccolta e l’interpretazione dei segnali neurali costituiscono ancora un ambito scientifico in una fase iniziale di sviluppo. Il potenziale trasformativo, tuttavia, è enorme, con un mercato globale che, secondo le proiezioni, dovrebbe crescere dai 2,8 miliardi di euro del 2026 a oltre 9 miliardi di euro entro il 2034. I decisori politici europei devono perciò sostenere gli operatori locali e aiutarli a crescere, intervenendo al tempo stesso sulla definizione degli standard prima che Stati Uniti e Cina arrivino a dominare il mercato.

La partita sugli standard

La Cina, dal canto suo, sta cercando di definire vocabolari globali, formati dei dati e architetture di riferimento attraverso l’Organizzazione internazionale per la normazione e l’Unione internazionale delle telecomunicazioni. Pechino ha inoltre già introdotto nel 2025 una terminologia sulle Bci destinata all’uso interno. Esponenti dell’industria, come la China pharmaceutical innovation and research development association (Phirda), stanno sollecitando la Cina a trasformare il proprio vantaggio in valore economico attraverso la definizione di standard globali. Stabilire una terminologia condivisa tra decisori politici, ricercatori, aziende e istituzioni contribuirà a determinare gli standard tecnici e le architetture di riferimento delle Bci a livello mondiale.

Il nodo della governance europea

L’Unione europea dispone di norme che disciplinano alcuni aspetti dello sviluppo delle interfacce cervello-computer, tra cui la sicurezza dei dispositivi medici e la protezione dei dati. Spagna e Francia hanno adottato politiche per lo sviluppo responsabile delle neurotecnologie. Bruxelles, tuttavia, non ha ancora affrontato il tema degli standard per la sicurezza cognitiva o per l’impiego etico di questi dispositivi, tanto in ambito medico quanto per applicazioni non mediche. Eppure, se l’Ue riuscisse a definire gli standard tecnici prima che il relativo vocabolario venga consolidato altrove, si assicurerebbe qualcosa di più di una quota di mercato: potrebbe contribuire a stabilire i criteri sui quali saranno costruiti i dispositivi di tutti gli altri.

(Pubblicato su Healthcare Policy 20)

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LUPI, TRGA DI BOLZANO SOSPENDE ABBATTIMENTO DEL TERZO LUPO NEL 2026

Con un’ordinanza pubblicata il 15 ottobre, il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Bolzano ha accolto la richiesta cautelare presentata da alcune associazioni sospendendo l’efficacia del decreto con cui la Provincia autonoma aveva autorizzato  l’uccisione del terzo lupo per il 2026, nei territori dei Comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes. Nel motivare la decisione, il Tribunale ha evidenziato che il decreto provinciale dell’11 settembre presenta possibili criticità, in particolare perché potrebbero non essere state svolte tutte le verifiche necessarie e perché le ragioni alla base dell’ordine di uccisione non sarebbero state spiegate in modo adeguato. Il provvedimento arriva nell’ambito del ricorso promosso dall’associazione contro il piano provinciale di uccisione di un massimo di tre lupi e i successivi decreti attuativi. La sospensione riguarda il decreto relativo al terzo lupo e non costituisce una decisione definitiva sulla legittimità dell’intero piano provinciale, che sarà esaminata nella successiva fase di merito. Per quest’ultima, il Trga ha fissato l’udienza pubblica al 27 gennaio 2027

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CINA, DA RANDAGIA A SUPERSTAR: STORIA DELLA GATTINA MEI MEI

Da gatto randagio a celebrità internazionale, capace di attirare visitatori da oltre 20 Paesi e regioni. È la storia di MeiMei, una gatta diventata virale sui social che oggi porta a Guangzhou, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, fan arrivati anche dall’altra parte del mondo per incontrarla di persona. Lo racconta il China Daily. A differenza di molte star, MeiMei non sembra particolarmente interessata al successo: è schiva con gli estranei e spesso occorre convincerla con del cibo per ottenere la sua attenzione. Il suo volto caratteristico ha conquistato gli utenti cinesi, che le hanno dato il nome di un personaggio della serie storica televisiva ‘Empresses in the Palace’. La sua popolarità internazionale è cresciuta dopo che alcuni utenti stranieri, notando la coda corta e i denti mancanti, hanno lanciato la campagna online ‘Save MeiMei’, temendo che fosse vittima di maltrattamenti. Il proprietario, Chen Jianye, 32 anni, ha spiegato per mesi che il suo aspetto era il risultato delle difficoltà vissute da randagia, non di violenze subite dopo il salvataggio. Chen ha raccontato che nel giugno scorso un fan cileno, Felipe, è arrivato a Guangzhou portando in regalo un orologio con il volto della gatta. Da allora sono giunti visitatori da Paesi tra cui Regno Unito, Polonia, Romania, Marocco e Afghanistan. Il proprietario prepara anche piccoli souvenir, come cuscini e fotografie. MeiMei era stata trovata vicino a una stazione ferroviaria nel giugno 2022. Chen, che si occupa del salvataggio di animali randagi dopo aver lasciato il lavoro nell’e-commerce, ha deciso di tenerla con sé. La sua età esatta è sconosciuta, ma potrebbe superare i dieci anni.

(Foto dalla pagina Instagram toletole_meime)

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GERMANIA, DURANTE L’ONDATA ESTIVA DI CALORE DECESSI AUMENTATI DEL 36 PER CENTO

Le ondate di calore estive hanno provocato picchi di mortalità in Germania, con un numero di decessi superiore del 36% rispetto alla media dei quattro anni precedenti nell’ultima settimana completa di giugno. Nella settimana successiva, a cavallo tra giugno e luglio, l’incremento è stato del 28%, mentre durante una nuova ondata di calore tra la fine di luglio e l’inizio di agosto i decessi sono risultati superiori del 4% ai valori medi degli anni precedenti. Secondo i dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica tedesco (Destatis), nel terzo trimestre del 2026 sono morte circa 230.428 persone. Al di fuori dei periodi caratterizzati dalle temperature più elevate, il numero dei decessi è stato generalmente inferiore ai livelli di confronto. Nel complesso, tra luglio e settembre si sono registrati circa 3.000 decessi in meno rispetto alla media degli anni precedenti.

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CASERTA, ILLECITI E RIFIUTI: SEQUESTRATI DUE ALLEVAMENTI DI BUFALE

Capi bufalini allevati in totale promiscuità. Gestione illecita degli effluenti zootecnici che venivano sversati all’interno di due ‘fossi’, lunghi complessivamente oltre 100 metri per circa 8-10 metri di larghezza, risultati colmi di reflui zootecnici palabili e non palabili. È quanto hanno scoperto a San Cipriano d’Aversa i militari del nucleo carabinieri forestali di Marcianise e i medici veterinari dell’Asl di Caserta intervenuti in un complesso zootecnico gestito congiuntamente da due distinte imprese individuali. Anche i paddock in cui sono ricoverati gli animali sono risultati pieni di letame bufalino. Rinvenuti, inoltre, cumuli di rifiuti pericolosi costituiti da imballaggi contaminati (fitofarmaci e olio motore) e imballaggi non pericolosi, batterie esauste, gestiti in maniera illecita. Per tutto questo, i militari, avendo ravvisato a carico dei titolari delle due aziende zootecniche le ipotesi di reato connesse alla gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi senza alcun atto autorizzativo e di abbandono di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da reflui zootecnici con pericolo di compromissione di vaste porzioni di suolo, hanno proceduto d’iniziativa al sequestro preventivo delle aree aziendali, dei rifiuti e di tutti i 349 capi bufalini di proprietà delle imprese oggetto di controllo. Entrambi gli allevatori sono stati denunciati a piede libero.

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CANE UCCISO A OLBIA, ON. BRAMBILLA: “LA MIA LEGGE LO PUNIRÀ CON CARCERE E MULTA”

“Ancora un caso di crudeltà ai danni di un povero animale e guarda caso il responsabile, già individuato, è un cacciatore che si è introdotto in una proprietà privata e ha freddato Zeus, un povero maremmano. Grazie alla legge Brambilla, la norma, in vigore dal luglio 2025, che tutela gli animali come esseri senzienti e punisce severamente chi fa loro del male finalmente questo criminale andrà in carcere e avrà una sanzione pesante”.

Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della LEIDAA e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti egli animali e la tutela dell’Ambiente, commenta la notizia dell’uccisione del cane Zeus, avvenuta a Olbia. Come riportano diversi organi di stampa una persona armata sarebbe entrata nel terreno recintato, attirando l’attenzione del maremmano che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – riferisce il proprietario del povero Zeus – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”. Poi avrebbe tentato di occultare il cadavere dell’animale trascinandolo per le zampe in un canalone e avrebbe minacciato di morte il proprietario. I carabinieri hanno provveduto al sequestro del fucile che sarebbe stato utilizzato per uccidere il cane e di tutte le armi in possesso dell’uomo, inoltre sono scattate la sospensione della licenza di caccia e la segnalazione alla Procura della Repubblica per diversi reati.

“Nel caso di uccisione con crudeltà e senza necessità – precisa la presidente di LEIDAA – la legge Brambilla prevede la reclusione fino a quattro anni e una multa fino a 60mila euro. Una pena severa che non riporterà in vita il povero Zeus, ma darà giustizia  lui e a tutti gli animali uccisi dalla crudeltà dell’uomo. E non sorprende constatare come, per l’ennesima volta, un atto di crudeltà e barbarie avvenga ad opera di un cacciatore. La caccia – ho avuto più volte modo di sottolinearlo – è una pratica in sé violenta e anacronistica, che ci mostra oltretutto un volto fatto di abuso e prevaricazione: per questa ragione va limitata fino all’abolizione”.

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OLBIA, CACCIATORE SPARA AL CANE CHE DIFENDEVA LA PROPRIETÀ

Un maremmano di nome Zeus è stato ucciso con due colpi di fucile da un cacciatore a pochi metri dalla porta di casa mentre tentava di difendere il suo territorio. E’ accaduto vicino a Olbia, in località Su Trambuccu, l’8 settembre. Il cacciatore è entrato nella proprietà privata. “Erano le 8:30, una giornata di caccia, avevo chiesto a un cacciatore di allontanarsi dal terreno confinante con il mio, mi aveva risposto che pagava le tasse venatorie e avrebbe fatto quel che voleva ma alla fine si era allontanato”, ha raccontato all’”Unione sarda” il proprietario di Zeus. “Poco dopo le 9:30, mi sono assentato per un quarto d’ora insieme a Zeus che al rientro è sceso dall’auto anticipando l’ingresso in casa”. A quel punto una persona armata sarebbe entrata nell’area recintata, attirando l’attenzione del canew che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – continua il proprietario – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”.

I carabinieri hanno sequestrato il fucile che sarebbe stato utilizzato per abbattere il cane e le altre armi in possesso dell’uomo, cui è stata sospesa la licenza di caccia e che è stato segnalato alla Procura della Repubblica.

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Restare umani nell’era dell’AI

Si è svolto il 12 ottobre, al Teatro Nazionale di Firenze, il convegno “Restare umani nell’era dell’AI”, focalizzato sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella società. Una mattinata che ha visto la partecipazione di circa trecento persone, per riflettere sulle implicazioni etiche e pratiche dell’intelligenza artificiale.

Stefano Massini

L’iniziativa, promossa da Unicoop Firenze, ha messo a confronto esperti e accademici per indagare il futuro del sapere, dell’informazione, dell’ambiente e dell’economia nell’era digitale.

Tra gli ospiti intervenuti Stefano Massini, scrittore e direttore artistico del Teatro della Toscana, che ha aperto la mattinata dopo i saluti della presidente del Consiglio di Sorveglianza Daniela Mori. Massimo Bray, direttore dell’Enciclopedia Treccani, ha parlato delle “Parole dell’IA”, mentre Veronica Neri, professoressa di Etica della comunicazione Università di Pisa, ha portato una riflessione su “Etica e deontologia nell’IA“. Tra gli ospiti anche Stefano Mancuso, professore di neurobiologia vegetale Università di Firenze, che ha parlato di “Intelligenza naturale: dalle piante agli uomini“. L’economista Leonardo Becchetti, professore di Economia Università di Tor Vergata, ha fatto un intervento su IA e mondo del Lavoro dal titolo “L’IA ucciderà il lavoro?“.

La mattinata si è conclusa con una tavola rotonda moderata dalla giornalista Marianna Aprile, che ha condotto anche la mattinata, con Alberto Puliafito, giornalista, e Salvatore Borghese, analista di Youtrend, che hanno portato una riflessione su “Gli italiani e l’IA“.

I video degli interventi sono disponibili nella playlist dedicata sul canale Youtube di Unicoop Firenze. Per accedere cliccare sul pulsante che trovate qui sopra.

Galleria fotografica

Alcune immagini del convegno.

Massimo Bray
Veronica Neri
Leonardo Becchetti
Stefano Mancuso
Marianna Aprile con Alberto Puliafito e Salvatore Borghese

Leonardo becchetti in dialogo con Marianna Aprile

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CATANIA, GETTA 4 GATTINI IN UNA COLONIA FELINA: DENUNCIATO DAI CARABINIERI

Quattro gattini abbandonati e in condizioni di malnutrizione hanno trovato una seconda possibilità grazie all’intervento dei carabinieri della stazione di Riposto, in provincia di Catania, che hanno individuato il responsabile del loro abbandono e permesso ai piccoli di ricevere le cure necessarie. La vicenda è emersa dopo una segnalazione dei volontari di una colonia felina i quali, arrivati in struttura di buon mattino, avevano trovato i quattro gattini all’interno. Per comprendere chi avesse abbandonato gli animali, i carabinieri hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, grazie alle quali hanno ricostruito l’accaduto. In particolare, dalla disamina dei video, i militari hanno individuato un uomo che, giunto a bordo di un’auto, aveva prelevato dal bagagliaio i quattro animali per poi lanciarli all’interno della struttura, a quell’ora chiusa. Si tratta di un 76enne straniero, residente a Riposto, che è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. I quattro gattini, affidati ai volontari della colonia felina, sono stati immediatamente sottoposti alle cure necessarie e attendono ora di trovare una famiglia disposta ad accoglierli.

(Foto CC Catania)

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ATLANTE DELLE MIGRAZIONI; CAMBIAMENTO CLIMATICO MINACCIA LE SPECIE

Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat, pesca intensiva e traffico marittimo minacciano le migrazioni animali, l’allarme arriva dal congresso internazionale sull’Atlante mondiale delle migrazioni animali, in corso a Palazzo d’Avalos a Vasto (Chieti) nell’ambito della Convenzione di Bonn dell’Onu. L’Atlante punta a mappare gli spostamenti di uccelli, mammiferi, pesci, cetacei, rettili e insetti, per individuare i rischi lungo le rotte e orientare le politiche di tutela. Nel Mediterraneo, ha spiegato l’ecologo marino Giuseppe Notarbartolo, i cetacei sono esposti alla riduzione delle risorse alimentari e alle collisioni con le navi. Il riscaldamento delle acque modifica inoltre gli spostamenti delle specie. Preoccupa anche il declino degli uccelli migratori, legato alla perdita degli habitat e all’agricoltura intensiva. In Abruzzo, ha riferito Fernando Di Fabrizio, presidente della cooperativa Cogecstre, diminuiscono specie un tempo comuni come passero, zigolo nero e saltimpalo. Il congresso, organizzato da Bio Cantina Sociale Orsogna con Cogecstre e Comune di Vasto, si conclude oggi

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CORSA CLANDESTINA NEL CATANESE, SEQUESTRATO UN SECONDO CAVALLO

Dopo controlli nelle stalle del quartiere di San Cristoforo, la polizia di Stato ha individuato e sequestrato il secondo cavallo impiegato per la competizione sportiva non autorizzata avvenuta nei giorni scorsi a Palagonia. Nelle ore successive alla gara clandestina agenti della Squadra a Cavallo della Questura hanno individuato la stalla dove si trovava l’altro cavallo, un puledro di 7 mesi. Oltre al cavallo sono stati sequestrati il calesse ed i finimenti utilizzati durante la corsa. Con la collaborazione dei medici veterinari dell’Asp, che lo hanno identificato con l’applicazione del microchip, è stato sequestrato ed affidato ad un’azienda specializzata che se ne prenderà cura così da scongiurare un nuovo impiego nelle competizioni non autorizzate tra animali o la ben più grave pratica della macellazione clandestina. Il proprietario è stato denunciato e nei suoi confronti sono state comminate sanzioni per un ammontare di 13 mila euro. (Foto di repertorio)

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“Gustando… s’impara!”. Prima edizione di MercaFest

“Gustando…s’impara” è il claim della prima edizione di MercaFest, in programma il prossimo 18 ottobre negli spazi di Mercafir di Firenze (dalle ore 10 alle 18, con ingresso da Viale A. Guidoni 176). Porte aperte al mercato agroalimentare di Firenze per una giornata dedicata alle famiglie, con momenti ludici per i più piccoli, food truck,  laboratori esperienziali per la riscoperta dei sapori autentici, e poi ancora con uno spazio di riflessione sulle politiche del cibo in città.

Mercafir compie un nuovo passo nel percorso di apertura verso la città e il territorio. Il mercato si propone come “attivatore” di idee, proposte e progetti sul sistema cibo e come sede di un tavolo di confronto che coinvolga produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori, con l’obiettivo di arrivare a una vera strategia alimentare urbana.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze, vede come partner Banco Alimentare della Toscana e Mercato delle Opportunità, con il sostegno di Fondazione CR Firenze e Unicoop Firenze.

Il programma in sintesi

A partire dalle 10 MercaFest ospiterà il talk dedicato alla riflessione sul futuro di Mercafir: un percorso di rilancio che punta a trasformare il Centro Alimentare Polivalente in un Food Hub, una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo del territorio, capace di accorciare la distanza tra le campagne, le scuole e le tavole dei cittadini. Un focus speciale sarà dedicato ai mercati della città.

Il sostegno di Unicoop Firenze

Afferma Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze: “Sostenere un’iniziativa come MercaFest significa per noi dare continuità e sostanza a un rapporto profondo e quotidiano con Mercafir, partner strategico per il nostro territorio. Questa prima edizione rappresenta una preziosa finestra sul futuro, un’occasione concreta in cui tanti attori diversi possono incontrarsi e dialogare per fare di più e meglio, insieme. Per Unicoop Firenze, fare cooperazione oggi significa soprattutto saper fare rete, convinti che questo non significhi semplicemente sommare le forze, ma moltiplicarle. Quando soggetti diversi – istituzioni, imprese, mondo della solidarietà e associazionismo – si uniscono attorno a un obiettivo comune, si genera un impatto straordinario a beneficio di tutta la comunità”.

E prosegue affermando: “È attraverso questa sinergia che possiamo dare vera forza alle filiere locali, ottimizzando l’efficienza della logistica per garantire ogni giorno la massima qualità e freschezza dei prodotti offerti ai nostri soci e consumatori. Su queste basi di efficienza e valore poggia anche il nostro impegno sociale. Fare la nostra parte significa evitare che il buon cibo vada perduto: attraverso il recupero quotidiano delle eccedenze alimentari e la collaborazione con le associazioni del territorio, trasformiamo lo spreco in solidarietà concreta, offrendo un sostegno a chi è più in difficoltà”.

Il legame con il territorio

Ha commentato Paola Galgani, Vicesindaca e assessora all’ambiente: “MercaFest rappresenta un’occasione importante per aprire le porte di Mercafir alla città e per rafforzare il legame tra Firenze, il suo territorio e il sistema agroalimentare. Parlare di cibo significa parlare anche di ambiente, sostenibilità, salute, educazione e qualità della vita: dimensioni profondamente connesse tra loro. In questo senso, il tema dell’economia circolare assume un ruolo centrale: ridurre gli sprechi, valorizzare le eccedenze, utilizzare al meglio le risorse e rafforzare le filiere locali significa costruire un sistema alimentare più sostenibile. Anche per questo è importante mettere in relazione tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai distributori, dalla ristorazione ai consumatori, creando nuove occasioni di collaborazione e di recupero di valore”.

E ha concluso: “Come Amministrazione comunale vogliamo contribuire a costruire una politica del cibo capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo del territorio. Mercafir può svolgere un ruolo strategico in questo percorso, diventando sempre più un luogo di connessione tra la città e le campagne e un laboratorio concreto di buone pratiche, dove il cibo non rappresenti soltanto una merce, ma una risorsa da valorizzare lungo tutta la filiera”.

Istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore

Dichiara Gianni Tapinassi, Presidente di Mercafir: “MercaFest non è solo una festa: vuole essere il calcio d’inizio di una politica del cibo per Firenze. La filiera del cibo attraversa una crisi di sostenibilità che è insieme ambientale, sociale ed economica. Sono convinto che una delle risposte più efficaci risieda nei sistemi agroalimentari locali. In questo quadro, i mercati all’ingrosso sono chiamati a un ruolo nuovo: non soltanto infrastrutture di scambio, ma soggetti capaci di promuovere uno sviluppo locale fondato sulla sostenibilità. È in questa prospettiva che guardiamo al futuro di Mercafir. Nel rilancio delle sue funzioni, il Centro Alimentare Polivalente può diventare un Food Hub: una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo locale, al servizio di un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Un modello capace di ripensare l’intero percorso che va dalle campagne alle scuole e alle tavole dei cittadini, tenendo insieme tutela dell’ambiente, equità sociale ed educazione alimentare”.

Commenta Irene Cappella, Direttore dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Ringraziamo Mercafir per l’opportunità di essere presenti a MercaFest, un’iniziativa che rafforza una collaborazione virtuosa tra istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore. Sarà un’occasione importante per raccontare ai cittadini l’impegno quotidiano di Banco Alimentare della Toscana nel contrasto allo spreco alimentare e sensibilizzare ciascuno sulle azioni concerete che può adottare nella propria quotidianità. Durante MercaFest presenteremo anche una nuova app gratuita, pensata per coinvolgere i cittadini in modo semplice e interattivo e aiutarli a riflettere sulle proprie abitudini rispetto allo spreco. Saremo inoltre presenti con laboratori dedicati a bambini e ragazzi sui temi del recupero e del riutilizzo del cibo.
L’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS nasce Trent’anni fa proprio come risposta allo spreco: recuperare un alimento significa impedirne la perdita, ma soprattutto trasformarlo in un’occasione di incontro, condivisione e sostegno per le persone che vivono situazioni di difficoltà o fragilità sociale”.

Replica Piero Ranfagni, Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Banco Alimentare della Toscana è presente all’interno del Mercato dal 2016, quando si è insediato in un grande magazzino messo a disposizione dal Comune. Da allora l’attività è cresciuta in modo significativo, passando da circa 2.000 a 8.000 tonnellate di alimenti distribuiti ogni anno e raggiungendo circa 120.000 persone in difficoltà in tutta la Toscana.
Questa crescita è stata possibile anche grazie alla posizione strategica all’interno del polo logistico fiorentino, ben collegato alla viabilità regionale e nazionale. Ogni ulteriore sviluppo del Mercato rappresenta quindi un’opportunità anche per il Banco Alimentare della Toscana, sia sul piano sociale, attraverso la distribuzione gratuita degli alimenti, sia su quello ambientale, attraverso il recupero delle eccedenze alimentari.”

Conclude Enrico Sardelli, Presidente Mercato delle Opportunità: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale e Mercafir per aver promosso questa iniziativa, che apre il mercato alla città e mette al centro temi fondamentali del nostro tempo come l’ambiente, la sostenibilità, la salute e l’equità sociale. Da alcuni anni le Misericordie operano all’interno del Centro Alimentare Polivalente con il Mercato delle Opportunità, un progetto nato per garantire l’accesso ad alimenti di qualità a chi oggi fa fatica a permetterseli: non solo le persone in situazioni di grave marginalità, ma sempre più spesso anche famiglie del cosiddetto ceto medio. I numeri raccontano quanto questo bisogno sia concreto: nel solo 2025 il Mercato delle Opportunità ha registrato circa 35.000 accessi. Durante MercaFest presenteremo il progetto ai cittadini e proporremo alcuni panel con i professionisti sanitari delle nostre strutture, che affronteranno da più punti di vista il rapporto tra alimentazione e salute. Il cibo è un bene primario che non dovrebbe mai essere sprecato, né negato a nessuno, e lavorare in rete con le istituzioni e la filiera è il modo più concreto per garantirlo”.

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Il senso della vita

Il 23 ottobre, alle ore 18.30, nella Cripta del Complesso didattico San Francesco (piazza San Francesco – Siena), si terrà la proiezione speciale del film  “Il senso della vita. La guarigione inizia con il cuore”  (2024), diretto dalla regista canadese Cat Hostick.

Il film racconta la storia di Finn Faber (interpretato da Tyler Shaw), un giovane aspirante musicista chee accetta un incarico come clown terapeuta all’interno di un ospedale pediatrico, dove entra in contatto con piccoli pazienti e con il valore profondo del supporto umano durante la malattia.

L’iniziativa, promossa dalla sezione senese dell’associazione VIP Italia OdV, si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’Università di Siena per costruire e valorizzare percorsi di ricerca, di formazione, clinici e divulgativi sul tema dell’umanizzazione delle cure.

L’ingresso è a offerta libera. A seguire, si terrà un piccolo buffet.

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Per Gualtieri, papà del Superbonus, la prudenza di Meloni sui conti pubblici è una colpa

"Si sono sostanzialmente affidati come unico volano di crescita al dividendo della stabilità politica e della prudenza di bilancio senza fare niente di più". Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, cerca di attaccare il governo. Ma finisce per darne valore di merito. In un'intervista a Repubblica, l'ex ministro dell'Economia, dal dibattito della legge elettorale sposta il focus sui conti pubblici. E critica la prudenza dell'esecutivo finendo per dire: "Ha avuto anche risvolti positivi: almeno non hanno compiuto scelte devastanti". Per esempio, citiamo noi, quella di buttare quasi 131 miliardi di euro al vento con il Superbonus, di cui il primo cittadino capitolino, da ministro dell'Economia, è stato co-papà insieme all'allora premier Giuseppe Conte.
 

"Ora però i soldi del Pnnr stanno finendo", continua poi Gualtieri. "Il conto di questo immobilismo lo pagheremo caro". Immobilismo che è derivato dai una margini risicati dei conti pubblici, fortemente assottigliatisi proprio a causa delle scelte dell'allora titolare di Via XX settembre sindaco di Roma. Appunti per le sue prossime dichiarazioni.
 

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Meloni punta a scavalcare il Cav. per l'esecutivo più longevo della storia della Repubblica

Non ci sono solo motivi di immagine dietro le scelte di Meloni di spingere alle dimissioni il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, la capo di gabinetto Bartolozzi e la ministra Santanchè: la presidente del Consiglio vede un obiettivo che ormai non è così tanto lontano: mancano pochi mesi per diventare la premier del governo più longevo della storia della Repubblica, superando in questo modo Silvio Berlusconi. Il 20 ottobre scorso, con 1.094 giorni al comando dell'esecutivo, Meloni aveva superato quello guidato dallo storico segretario del Partito socialista Bettino Craxi (4 agosto 1983-primo agosto 1986). E ora, che è a quota 1.252 giorni, davanti a sé vede solo Berlusconi.

 

Sempre che non ci siano imprevisti. Dopo il referendum sulla giustizia e gli strascichi che ha avuto sul governo, - senza dimenticarsi delle questioni Trump, Ucraina ed economia - l'idea di andare a elezioni anticipate non è più così peregrina e le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione non si vogliono far trovare impreparate e per questo vogliono rendere permanenti i comitati referendari. Soprattutto adesso che, come riconoscono da entrambi gli schieramenti, aumenteranno i sondaggi che parlano di sorpassi e contro sorpassi (ieri una rilevazione di YouTrend per Agi dava per la prima volta davanti il Campo largo, ma tenendo dentro sia Iv che Azione).

 

Se il governo dovesse restare saldo, resta da superare solo Berlusconi. Il Cavaliere infatti detiene le prime due posizioni di questa speciale classifica: il Berlusconi II ha il record assoluto con 1.412 giorni in carica (11 giugno 2001-23 aprile 2005) seguito dal Berlusconi IV con 1.287 giorni (8 maggio 2008-16 novembre 2011). Per scalare la classifica, a Meloni quindi basta poco: 35 giorni per il secondo posto e 160 per il primo. Nei quasi 80 anni della Repubblica tra i governi più longevi della Repubblica ci sono quindi tutti governi di centrodestra. Il primo esecutivo di sinistra in questa classifica è quello guidato da Matteo Renzi (22 febbraio 2014-12 dicembre 2016), al quinto posto con 1.024 giorni.

 

 

Se invece dell'intero governo si guarda al tempo trascorso da un premier a Palazzo Chigi, Meloni è all'ottavo posto sopra Antonio Segni, che è rimasto al governo per 1.088 giorni e Mariano Rumor che è stato presidente del Consiglio per 1.104. In prima posizione c'è Berlusconi che ha guidato quattro governi per un totale di 3.339 giorni. Dopo di lui ci sono Giulio Andreotti che è rimasto a Palazzo Chigi per 2.678 giorni, guidando sette esecutivi, Alcide De Gasperi è stato presidente del Consiglio per 2.458, alla testa di otto governi, il numero più alto tra tutti i premier. Seguono poi i cinque governi di Aldo Moro per un totale di 2.279 giorni e i sei di Amintore Fanfani (1.659 giorni). Infine ci sono Romano Prodi con 1.608 giorni e Bettino Craxi con 1.353.

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L’Ue cade nella trappola cinese

Nei giorni scorsi il maggiore generale Guo Hongtao, vicedirettore dell’Ufficio per la cooperazione militare internazionale dell’Esercito popolare di liberazione cinese, era a Bruxelles per colloqui... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

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S’è rotta l’Alleanza atlantica

Donald Trump ha scritto sul suo social Truth che “le nazioni della Nato non hanno fatto assolutamente nulla” per aiutare gli Stati Uniti in Iran: non abbiamo bisogno di nulla da parte della Nato, dice il presidente americano, ma “never forget”, non dimenticate – non dimenticheremo – mai questo questo momento. Trump si lamenta dell’Alleanza da molti mesi, dice che gli europei si sono sempre approfittati dell’America e del suo enorme impegno per la sicurezza collettiva senza dare nulla in cambio: il presidente americano ha anche accusato gli alleati di essere dei codardi, ha detto che in Afghanistan – l’unica volta, nella storia della Nato, in cui è stato invocato l’articolo 5 del trattato – gli europei stavano nelle retrovie, cosa smentita dai fatti o più precisamente dal numero dei soldati europei morti in quel conflitto. Per rientrare dell’investimento, Washington ha deciso di vendere le proprie armi agli europei, che poi le inviano all’Ucraina, stravolgendo in modo irreversibile la solidarietà alla base della stessa Nato. Trump sostiene che gli europei non stanno facendo nulla, ma non è vero: bombardieri, droni e navi americane sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania, i bombardieri B-1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito, la USS Gerald R. Ford è ormeggiata a Creta. Trump dice anche di non aver bisogno della Nato, ma neppure questo è vero: senza il supporto logistico europeo, l’operatività americana sarebbe ridotta. Manca l’appoggio politico da parte degli europei, fatta eccezione per il segretario della Nato, Mark Rutte, che si è dato il mandato di tenere insieme l’Alleanza, ma l’unica cosa vera è che nessuno lo potrà dimenticare, questo momento: non per vendicarsi, come pensa Trump, ma perché ogni cosa, dentro la Nato, andrà ripensata.

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Meloni assume l'interim al ministero del Turismo lasciato da Santanchè

"Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanché dalla carica di Ministro del turismo e si affida l'interim del dicastero al Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Giorgia Meloni". Lo si legge in una nota del Quirinale diffusa in serata. La premier, quindi, assumerà le deleghe lasciate vacanti dopo le dimissioni di Santanchè, l'ipotesi sembrata più plausibile già dalla giornata di ieri. 

"Il presidente Meloni rivolge un ringraziamento al Ministro Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano. Il governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia", si legge in una nota di Palazzo Chigi. Al ministero della Giustizia, invece, il ruolo lasciato vacante dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi andrà ad Antonio Mura. La nomina sarà ufficializzata lunedì prossimo.

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La Cina fa come la Russia

Mentre l’Unione europea s’interroga sulle fughe di informazioni verso Mosca – dopo che si è scoperto che esponenti del governo ungherese passavano informazioni al Cremlino durante i vertici europei... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

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I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

Ita Airways – la compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitalia – ha chiuso il 2025 con 3,2 miliardi di euro di ricavi (di cui 2,8 dal trasporto passeggeri) e 209 milioni di utile. Si tratta di un risultato incoraggiante per la nuova compagnia, che l’anno scorso è entrata nell’orbita di Lufthansa con l’acquisto del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco (il restante 59 per cento rimane in pancia al Tesoro). Ma è un risultato impressionante in prospettiva storica: è la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso. Ita non ha toni celebrativi e mette le mani avanti di fronte alle difficoltà economiche e geopolitiche (che si sono aggravate nel corso del 2026). Inoltre, l’amministratore delegato, Joerg Eberhart, avverte che “per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta”.

Eppure, prudenza a parte, non può sfuggire che Ita oggi opera in condizioni radicalmente diverse da quelle del passato. In primo luogo, nonostante la presenza ancora ingombrante del Mef, dal punto di vista industriale agisce come un’azienda privata, poiché quella di Lufthansa è una partecipazione industriale, non finanziaria. Ma anche in passato Alitalia è stata privata, per esempio all’epoca dei “capitani coraggiosi” o con Etihad. L’altra grande differenza, allora, è la piena integrazione in un grande vettore europeo, che ha saputo valorizzarne i punti forti, emancipandola dalla sua condizione penalizzante di essere troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola. Questo risultato rende anche giustizia alla scelta di Giancarlo Giorgetti di accettare l’offerta di Lufthansa, abbandonando la strada tracciata da Draghi che avrebbe portato Alitalia tra le braccia di AirFrance. Il progetto francese, diversamente da quello tedesco, non era di integrazione, bensì di partnership, e assegnava un ruolo più ampio all’azionista pubblico. E’ presto per dire come andrà a finire, ma i primi segnali suggeriscono – e non ci stupisce – che la rotta della privatizzazione era quella giusta.

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Il potere di veto dell’Anm

Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.

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La via dell’Ue in un mondo in caos

 

All’incertezza economica dilagante l’Ue risponde con accordi di libero scambio. Negli ultimi mesi Bruxelles ha concluso intese commerciali con Indonesia, India, e adesso anche l’Aust... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

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L’Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica

   

Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è stato tra i primi leader a sostenere l’iniziativa del Board of Peace promossa da Donald Trump, ed è stato finora tra i pochi leader del quadrante asiatico e di un paese a maggioranza musulmana (il più popoloso del mondo) a essere riuscito a costruire un consenso interno su un dossier particolarmente sensibile. L’Indonesia aveva scelto di partecipare  offrendo la disponibilità a contribuire con forze di peacekeeping, ma ieri Prabowo è stato costretto a specificare che il miliardo di dollari da mettere sul tavolo per entrare nel Board of Peace non ci sarà: “Ci viene richiesto un contributo di 1 miliardo di dollari”, ha detto il presidente, “ma io non ho mai detto che fossimo disposti a pagarlo”.

 

La scorsa settimana, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, il segretario di stato Prasetyo Hadi aveva annunciato il rinvio “a tempo indeterminato” del dispiegamento del contingente di circa ottomila soldati indonesiani a Gaza, a causa “dell’aggravarsi della situazione di sicurezza nella regione”. Secondo diversi osservatori, la decisione di Prabowo di mettere in pausa il coinvolgimento nel piano di pace di Trump è legato non a un ripensamento, ma alle conseguenze della guerra in Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha esposto l’Indonesia a una vulnerabilità strutturale: circa il 25 per cento delle sue importazioni energetiche dipende da quel passaggio. Le riserve nazionali, secondo i dati ufficiali, coprono appena 20-25 giorni di consumo. I prezzi del petrolio che aumentano e l’indebolimento della valuta si traduce in una pressione immediata sull’inflazione e pure sulla (fragile) stabilità sociale indonesiana. Prima di lanciarsi in una vera operazione internazionale di pace, il governo di Prabowo è costretto a parare i colpi di un’economia che rischia di mettere in pericolo la tenuta interna del paese. Perché nessuna architettura di sicurezza internazionale può prescindere dalla capacità degli attori coinvolti di sostenere, nel tempo, i costi della propria partecipazione.

   

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Farsi curare solo dalla Cina fa male

 

C’è un numero nel rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta  è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. È il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi.

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"Non tocca alla Biennale inventare o aggiungere sanzioni", dice l'ex presidente della fondazione Baratta

"Non credo tocchi alla Biennale inventarsi o aggiungere sanzioni e credo sia bene in ogni caso che le sanzioni siano applicate in un quadro normativo e non con rincorse, e magari fughe, con esiti caotici. E ciò vale tanto per gli scambi di merci quanto nel più delicato ambito delle istituzioni culturali". A dirlo è Paolo Baratta, ex presidente della Biennale di Venezia dal 1998 al 2001 e dal 2008 al 2020, durante l'inaugurazione del padiglione centrale ai giardini, oggi riqualificato. Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito che si è sviluppato dopo la decisione di riaprire il padiglione russo sostenuta dall'attuale presidente Pietrangelo Buttafuoco e criticata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Secondo Baratta "qualsiasi cosa accadrà dovrà accadere nel rispetto delle sanzioni così come approvate dalla Ue nei successivi pacchetti, grazie alla forza normativa dei suoi regolamenti". Nel 2022, dopo l'invasione in Ucraina da parte della Russia, la Biennale si era detta contraria a "ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità" e che non avrebbe accettato "la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo".

In ogni caso, l'ex presidente si spiega la "confusione" intorno a questo caso con il "joint-statement dei due commissari della Ue del 10 marzo, seguito dalla lettera dei ministri", definendo l'iniziativa "inconsueta". "Con lo statement - continua -  i due commissari hanno sollevato con veemenza il problema della presenza della Russia ma con altrettanta perentorietà lo hanno subito scaricato sulla Biennale minacciando lei di sanzioni!! Si conferma che abbiamo tutti bisogno di qualche tempo per conoscerci meglio!"

 

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A Travaglio serve un rebranding urgente

La svolta era nell’aria. Da un po’ di tempo, nelle pagine delle lettere del Fatto quotidiano comparivano dei messaggi che invitavano il giornale a chiedere il finanziamento pubblico. La saggezza dei lettori, che evidentemente avevano dato un occhio ai conti del giornale, alla fine ha prevalso sulla linea del direttore Marco Travaglio che a dicembre respingeva l’idea: “Preferiamo ampliare la nostra comunità di abbonati piuttosto che far pagare il Fatto a chi non lo legge”. In un comunicato la Società editoriale il Fatto (Seif) ha annunciato che, proprio mentre Travaglio scriveva quelle righe, a dicembre scorso, ha fatto domanda per il contributo straordinario dall’editoria per i giornali cartacei (0,10 euro per copia venduta): “Seif è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, ma data la crisi del settore in generale e la difficoltà nello specifico di Seif a “garantire la continuità aziendale”, la richiesta è stata fatta. La società precisa, però, che il contributo è stato sì assegnato – anche se non dice quanto (si tratta di 752 mila euro) –  ma l’intenzione “rimane quella di non percepirlo”. Non si capisce bene cosa significhi, ma due cose si capiscono.  

  

Non è vera la  tesi di Travaglio secondo cui percepire il finanziamento pubblico è “schiavitù di stampa” perché costringe i giornali ad “andare sotto Palazzo Chigi con il cappello in mano”. Non è questa la procedura che ha adottato Travaglio, come nessun altro gruppo editoriale. Anzi, nel caso del Fatto il finanziamento pubblico serve a tenere in vita una voce fortemente critica del governo, senza necessità di un cambio di linea editoriale. Questa svolta, però, necessita ora di un cambiamento grafico rilevante. Il Fatto quotidiano ha inciso nella propria testata lo slogan-manifesto “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Serve un rebranding per due ragioni. La prima è di tipo legale: Seif è una società quotata e mantenere il vecchio logo veicolerebbe false informazioni al mercato. La seconda è sostanziale: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con la fake news anche nella testata.

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Gedi: accordo fatto con Sae, La Stampa passa a Leonardis

Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.

L'acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.

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Quattro (falsi) allarmi bomba in poche ore. Cosa sta succedendo a Roma?

La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli, Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore e in un'area della città di qualche chilometro. Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati. Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.

I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di due valige abbandonate a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi, dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato in poco tempo la situazione: anche in questo caso nessuna bomba.

A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia. Anche a Palazzo Grazioli è stata una telefonata fatta da una voce non identificata a costringere tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. Gli avverimenti sono arrivati quasi in contemporanea al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa) per una bonifica degli edifici.

Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio. Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.

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Il capo della polizia Pisani: "Cinturrino sarà destituito subito"

"Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito". Parlando al Corriere della Sera il capo della polizia Vittorio Pisani non usa giri di parole a proposito dell'agente Carmelo Cinturrino che ha confessato di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo qualche giorno fa e di aver mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa. "Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo - continua Pisani - mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato". L'indagine infatti è ancora in corso, ma il capo della polizia sottolinea che bisogna chiarire "innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso". L'attività ispettiva sarà dunque "estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere".

 

Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul nuovo decreto sicurezza, non ancora in vigore. Tra le altre misure, prevede anche lo “scudo penale per le forze dell'ordine" che commettono ipotetici reati con "evidente causa di giustificazione", ma secondo Pisani questo "scudo" non avrebbe impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo: "Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini", ha spiegato il capo della polizia. "E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso. Ma di certo questa modifica è stata determinata anche da altro". Ovvero "dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza". Pisani ha sottolineato anche che "l’azione della polizia sul piano dell’ordine pubblico non è e non può essere condizionata dalle contingenze politiche; non è avvenuto in passato e non avviene ora. Noi dobbiamo tutelare la sicurezza di tutti e al tempo stesso la libertà di manifestazione, in un esercizio di equilibrio tra le due esigenze".


Il capo della polizia ha evidenziato come in questo caso il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia "sia stato di massima fiducia e non è mai venuto meno. E quando, a seguito del sopralluogo, sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole di appartenenti all’istituzione, l’input alla Squadra mobile è stato di approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda". Specificando come non ci sia mai stata "alcuna percezione di ostilità. Poi ci possono essere diversità di valutazione sugli elementi che emergono dalle indagini, ma questa è la normale dinamica del procedimento penale". Come accaduto durante la manifestazione di fine gennaio a Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna sfociata nella violenza: in quel caso "la polizia ha effettuato alcuni fermi, la procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui". Pisani ritiene inoltre che la scena del poliziotto aggredito dai manifestanti violenti non possa in alcun modo giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia "perché la solidarietà istituzionale non significa copertura di comportamenti illeciti, né può giustificare azioni di piazza al di fuori delle regole. Se si dà l’ordine di caricare o di sciogliere una manifestazione è perché ce ne sono i presupposti di fatto e di diritto".

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