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EUROCAMERA DICE SÌ A NUOVE REGOLE SUL MEAT SOUNDING

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva nuove misure volte a rafforzare la posizione contrattuale degli agricoltori e a contribuire alla stabilizzazione dei loro redditi. Con 560 voti favorevoli, 75 contrari e 25 astensioni, gli eurodeputati hanno approvato un regolamento che modifica le norme Ue sull’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli. Il testo introduce nuove disposizioni mirate a garantire che i prezzi finali dei prodotti alimentari riflettano meglio i costi effettivi di produzione e abbiano un impatto diretto sui redditi degli agricoltori. Gli Stati membri saranno tenuti a stabilire e pubblicare online parametri di riferimento da utilizzare negli accordi contrattuali. Il regolamento rafforza inoltre il ruolo delle organizzazioni di produttori (OP) nell’organizzazione del mercato e nella contrattazione collettiva. Tra le principali novità figurano la possibilità per le Op di negoziare direttamente con gli acquirenti e l’introduzione di norme che impediscono agli acquirenti di aggirare le Op contattando direttamente i singoli produttori.Il testo introduce inoltre una definizione di carne quale ‘parte commestibile di animali’ e stabilisce un elenco di denominazioni riservate esclusivamente ai prodotti contenenti carne, che non potranno quindi essere utilizzate per prodotti privi di carne, come quelli coltivati in laboratorio o ottenuti da colture cellulari. Tra questi figurano ad esempio i termini ‘bistecca’, ‘bacon’ e ‘filetto’.L’obiettivo, viene piegato, è aumentare la trasparenza nel mercato interno e consentire ai consumatori di effettuare scelte consapevoli.

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RAPPORTO FAO: AI MASSIMI PRODUZIONE GLOBALE PESCA E ACQUACOLTURA

Con 184 miliardi di dollari, il commercio di prodotti ittici continua a raggiungere livelli record e ora rivaleggia con il commercio di carne terrestre in termini di valore. Garantire una crescita sostenibile ed equa degli ecosistemi marini e interni, tuttavia, rimane una sfida fondamentale. E’ quanto sottolinea l’ultimo rapporto sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo (SOFIA 2026) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), presentato oggi all’undicesima Conferenza “Our Ocean” a Mombasa, in Kenya. Secondo le stime di SOFIA 2026, la produzione globale di pesca e acquacoltura ha raggiunto la cifra record di 235 milioni di tonnellate nel 2024, di cui 195 milioni di tonnellate di animali acquatici, confermando il ruolo sempre più importante del settore nell’alimentazione mondiale. Mentre la pesca in mare aperto si è in gran parte stabilizzata, a causa dei limiti ecologici e di un’efficace gestione di alcuni stock ittici, la produzione di animali acquatici ha continuato a crescere, con una media del 3,2% annuo dagli anni Cinquanta. In particolare, nel 2024 la produzione di animaliacquatici da acquacoltura ha superato per la prima volta i 100 milioni di tonnellate (per un valore di 371 miliardi di dollari all’ingresso). La pesca di cattura ha raggiunto circa 92 milioni di tonnellate e si è mantenuta tra gli 86 e i 94 milioni di tonnellate dalla fine degli anni Ottanta. Gli alimenti di origine animale acquatica sono sempre più centrali nelle diete: l’89% della produzione di animali acquatici è destinata al consumo umano, fornendo almeno un quinto del fabbisogno proteico animale di 3,1 miliardi di persone. Il settore sostiene inoltre oltre 600 milioni di mezzi di sussistenza in tutto il mondo. Nonostante la crescente disponibilità, i benefici rimangono disomogenei. L’offerta pro capite di cibo di origine animale acquatico, in particolare in Africa, è ben al di sotto della media globale, sottolineando la necessità di politiche mirate. Allo stesso tempo, il settore si trova ad affrontare pressioni crescenti. I cambiamenti climatici, il degrado ambientale, gli shock economici e i mutamenti geopolitici stanno influenzando le prestazioni e la sostenibilità. Ad esempio, in scenari ad alte emissioni, si prevede che la biomassa ittica sfruttabile diminuirà di oltre il 10% entro il 2050 in diverse regioni. Il rapporto esamina come queste pressioni plasmeranno il settore, insieme ai progressi nell’adattamento e nella mitigazione dei cambiamenti climatici. Nel 2023, la disponibilità di alimenti di origine animale acquatica ha raggiunto i 171 milioni di tonnellate, ma la sua distribuzione rimane disomogenea. Mentre in Asia il settore fornisce 26,3 kg pro capite, in Africa la disponibilità è di soli 9,1 kg di alimenti di origine animale acquatica per individuo. La FAO prevede una crescita continua della produzione, del consumo e del commercio, con una produzione totale di prodotti di origine animale acquatica che dovrebbe raggiungere i 214 milioni di tonnellate entro il 2034.

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SEQUESTRATI NEL NOVARESE UN LEONE IMPAGLIATO E ALTRO MATERIALE ILLEGALE

I militari hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari nel comune di Galliate, su disposizione della Procura della Repubblica di Novara, nell’ambito di un’indagine avviata per il contrasto a reati venatori e all’uso di trappole illegali nei boschi del Parco del Ticino.
Le attività investigative erano partite dal ritrovamento, nei boschi di Cameri, di pericolosi lacci in metallo abilmente nascosti tra la vegetazione e utilizzati come trappole per la fauna selvatica, accompagnati da esche (“pastura”) per attirare gli animali.

Grazie al posizionamento di fototrappole, i Carabinieri forestali sono riusciti a documentare l’attività di due soggetti che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tornavano regolarmente sul luogo per controllare i dispositivi e rinnovare la pasturazione. L’identificazione è stata possibile anche attraverso le targhe dei veicoli utilizzati.

Informata dell’evoluzione dell’indagine, la Procura di Novara ha quindi disposto le perquisizioni domiciliari nei confronti degli indagati, al fine di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.

Durante le operazioni, i militari hanno rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di materiale illegale. In particolare, in una delle abitazioni sono state trovate 44 armi da caccia custodite in modo irregolare, alcune delle quali prive della necessaria documentazione, oltre a munizioni, lacci e trappole già pronti, gabbie, secchi contenenti pastura e diversi uccelli impagliati.

Il sequestro ha riguardato anche numerosi reperti rientranti nella normativa CITES, detenuti senza certificazioni che ne attestassero la lecita provenienza: tra questi due zanne in avorio, un pesce palla impagliato e, elemento di particolare rilievo, un esemplare intero di leone maschio.

Tutti i reperti sono stati posti sotto sequestro e sottratti alla disponibilità dell’indagato. Gli accertamenti proseguiranno per ricostruirne la provenienza e verificare eventuali responsabilità. In caso di conferma delle ipotesi investigative, il materiale potrà essere confiscato e destinato ad attività di studio e divulgazione scientifica.

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CLIMA, MAREVIVO: ALTE TEMPERATURE DANNEGGIANO CORALLO MEDITERRANEO

La crisi climatica e l’innalzamento delle temperature marine stanno lasciando segni sempre più evidenti sui coralli del Mediterraneo, compromettendo la sopravvivenza di specie preziose per la biodiversità marina. A confermarlo sono i risultati di “MedCoral Guardians”, il primo progetto di tutela dei coralli del Mare Nostrum, realizzato dalla Fondazione Marevivo nelle Aree Marine Protette di Ustica (Sicilia), Tavolara-Punta Coda Cavallo (Sardegna) e Punta Campanella (Campania), grazie al contributo di The Nando and Elsa Peretti Foundation. Negli ultimi tempi il Mediterraneo ha fatto registrare temperature record, con un picco storico raggiunto a giugno 2025 quando la temperatura superficiale media del mare ha toccato quasi 24 gradi. In 2 anni di progetto ‘MedCoral Guardians’ ha documentato gli effetti del riscaldamento marino sulla Cladocora, corallo endemico del Mediterraneo, oggi minacciato dalle attività antropiche, ma soprattutto dalla maggiore frequenza delle ondate di calore marine che provocano il fenomeno dello sbiancamento e portano alla morte di intere colonie. La perdita di Cladocora caespitosa rappresenterebbe un grave danno per la biodiversità marina mediterranea. Questo raro e delicato corallo offre rifugio e nutrimento a numerose specie, contribuisce al mantenimento degli equilibri ecologici costieri e costituisce un importante bioindicatore della qualità delle acque e degli effetti dei cambiamenti climatici

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