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Papa Leone XIV: “La remigrazione non è una risposta cristiana, significa lavarsi le mani del problema”

I valori cristiani come elemento identitario dell’Europa. Così il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha più volte affrontato il tema del rapporto tra religione e politica. Ma dietro alle parole si nascondono fatti che lo smentiscono. Lo dimostrano le parole di Papa Leone XIV che uscendo da Castel Gandolfo ha deciso di rilasciare una breve dichiarazione a chi gli ha chiesto che cosa ne pensasse della remigrazione, al centro del programma del generale in pensione: “Non mi sembra una risposta cristiana – ha dichiarato – Semplicemente dire ‘questo migrante lo mandiamo via’ è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra, diciamo, una risposta cristiana”.

Quanto le parole del Pontefice possano avere presa nell’elettorato di Futuro Nazionale è tutto da vedere, ma con esse il Vaticano ha ufficialmente preso posizione su un tema che è diventato uno dei cavalli di battaglia di tutta l’estrema destra europea, da AfD in Germania ai seguaci di Tommy Robinson in Regno Unito, fino, ovviamente, a coloro che supportano le battaglie di chi il concetto di remigrazione l’ha inventato: l’estremista austriaco Martin Sellner. Un concetto che non si ferma alla semplice espulsione di irregolari sul territorio europeo, ma mira a una più ampia deportazione di persone immigrate, inclusi i loro discendenti nati su suolo europeo, verso i Paesi di origine etnica o geografica.

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Rúben Amorim si presenta al Milan: “È sempre stata la mia ambizione, so che cosa rappresenta questo club”

Adesso è ufficiale: Rúben Amorim è il nuovo allenatore del Milan. Il club rossonero ha annunciato di aver affidato la guida della prima squadra al tecnico portoghese, considerato uno dei profili emergenti più apprezzati del calcio europeo e reduce dall’esperienza difficile e negativa sulla panchina del Manchester United.

Per Amorim si tratta di una nuova tappa in una carriera da allenatore iniziata nel 2018, subito dopo il ritiro dal calcio giocato. Da calciatore aveva vestito le maglie del Belenenses e del Benfica, oltre a collezionare presenze con la nazionale portoghese. Terminata l’attività in campo, ha mosso i primi passi in panchina con Casa Pia e Braga, prima del salto allo Sporting Lisbona che ne ha consacrato il profilo a livello internazionale.

Alla guida dello Sporting, dal 2020, Amorim ha aperto un ciclo vincente caratterizzato da risultati e continuità. In Portogallo ha conquistato due campionati, due Coppe di Lega e una Supercoppa, imponendo una squadra riconoscibile per organizzazione, intensità e valorizzazione dei giovani. Un percorso che gli ha spalancato le porte del Manchester United e che ora lo porta a Milano.

Nelle sue prime parole da allenatore rossonero, Amorim ha sottolineato il significato della nuova sfida: “Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste”. Il tecnico portoghese ha poi evidenziato il peso storico del club e delle sue tradizioni: “So perfettamente cosa rappresenta questo Club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. È una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori”.

Infine, uno sguardo al futuro e all’inizio della nuova avventura in rossonero: “Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”. Con l’arrivo di Amorim, il Milan punta dunque su un allenatore giovane ma già abituato a gestire grandi pressioni e aspettative. Ora la parola passa al campo, dove il tecnico portoghese sarà chiamato a trasformare le ambizioni del club in risultati. Per Amorim sarà un compito particolarmente complesso: il nuovo Milan di Cardinale e Ibrahimovic è ancora senza una dirigenza che possa impostare il mercato e soddisfare le richieste del tecnico portoghese.

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“Brutto incidente, a causa di una vecchia signora che viveva nel suo mondo”: l’ira del giovane ciclista che posta il video della maxi caduta

Poteva finire in tragedia l’incidente avvenuto durante l’ultima tappa del LVM Saarland Trophy 2026, gara ciclistica che si svolge in Germania dedicata alla categoria Juniores. Mentre il gruppo viaggiava alla massima velocità, una signora anziana a bordo di uno scooter per disabili ha invaso all’improvviso la carreggiata, colpendo in pieno Paul Vriesman e innescando così una maxi caduta. Fortunatamente, senza gravi conseguenze ne per i giovani ciclisti coinvolti né per la signora.

Vriesman, 17enne olandese del team Decathlon CMA CGM U19, sui social ha postato il video dell’incidente e ha rassicurato tutti sulle sue condizioni: “Brutto incidente, ma sembra che sia andata piuttosto bene e senza gravi infortuni. Non è il modo in cui speravo di finire la mia prima settimana di ritorno alle gare dopo alcuni mesi di riabilitazione…”. Il giovane Vriesman infatti veniva da un lungo periodo di inattività. E si è anche sfogato: “Peccato dovermi ritirare in questo modo a causa di una vecchia signora che viveva nel suo mondo”. Anche per la donna, fortunatamente, non sembra ci siano state gravi conseguenze. Anche se l’incidente riapre il dibattito sull’importante del comportamento del pubblico a bordo strada durante le gare di ciclismo.

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Nel 2025 +11% di segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria. Crescono quelle per frodi informatiche, anche con l’AI

Criminali e politici o funzionari corrotti utilizzano sempre più le cripto e le innovazioni tecnologiche per riciclare il fiume di denaro delle attività illecite, dei fondi pubblici o per truffare risparmiatori e cittadini. Lo scorso anno la Uif, l’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia, ha ricevuto un 11% in più di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento al terrorismo (in gergo Sos) arrivate da banche, operatori finanziari, professionisti. Per un totale di oltre 162mila, trainate appunto da quelle degli istituti telematici su possibili frodi informatiche, segnala il direttore Enzo Serata: nel 2025 hanno riguardato circa 31.600 Sos. E in quell’ambito “si è osservato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per la creazione di documenti impiegati per l’apertura di rapporti a distanza, modalità che presenta rilevanti rischi a carico degli intermediari in presenza di non efficaci meccanismi di controllo interno”.

In parte sono anomalie rilevate in maniera automatica dai sistemi dei segnalanti che poi si rilevano incomplete o errate. E una segnalazione trasmessa alle forze di polizia e alla magistratura non indica automaticamente un reato. Ma si tratta di una parte importante delle indagini ad esempio nei casi di corruzione di politici (le cui operazioni finanziarie sono sottoposte a paletti più stringenti) che, rileva il direttore, ricorrono a “schemi operativi complessi” utilizzando familiari, professionisti compiacenti e conti esteri per occultare l’appropriazione di risorse pubbliche o la corruzione. Per questo la Uif chiede a chi deve segnalare “maggiore attenzione” a banche, operatori e notai “nel cogliere i collegamenti soggettivi con esponenti politici e funzionari, che spesso sfuggono” a chi deve segnalarli specie se si tratta di utilizzo di “risorse pubbliche”.

Ci sono poi altri fronti aperti di preoccupazione: lo sfruttamento sessuale di minori dove per pagare le piattaforme online che diffondono materiale illecito si usano le cripto e il finanziamento del terrorismo jihadista che la guerra in Medio Oriente ha rinfocolato, aumentando la propaganda volta a raccogliere fondi. Alla criminalità organizzata è collegato il 14% delle segnalazioni: allunga la sua ombra su appalti, energie rinnovabili e agevolazioni pubbliche come le garanzie sui prestiti. Non aiuta il contributo risibile della pubblica amministrazione dalla quale arriva solo lo 0,3% delle segnalazioni totale. Serata non la cita ma è recente il caso di Banca Progetto, commissariata dalla magistratura dopo che l’istituto aveva erogato alla criminalità organizzata milioni di finanziamenti garantiti dallo Stato dovendo essere poi salvata da un pool di banche.

Il crimine, scandisce la Uif, “sfrutta in misura crescente piattaforme FinTech, criptoattività, Iban virtuali e circuiti criminali specializzati“, utilizza infrastrutture finanziarie transnazionali “per far perdere le tracce dei fondi ottenuti illegalmente”. A volte poi la truffa avviene in maniera più semplice sfruttando norme pensate per agevolare giovani e fragili come nel caso dei mutui con garanzia pubblica. Uno schema diffuso che prevede negli atti di compravendita “prezzi superiori a quelli effettivamente pattuiti tra le parti” grazie a documenti falsi redatti da soggetti del settore immobiliare e creditizio.

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Chat sessista tra dipendenti Atm, c’è un indagato. Perquisizioni e sequestri di cellulari a cinque persone

C’è almeno un indagato per accesso abusivo a sistema informatico nel caso della chat con commenti sessisti e immagini di donne rubate dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi Atm, l’azienda dei trasporti milanesi. Sono state effettuate cinque perquisizioni nell’inchiesta della Polizia locale, coordinata dalla Procura diretta da Marcello Viola. Ai cinque è stato, inoltre, disposto il sequestro del cellulare. Gli inquirenti devono stabilire quanti fossero i partecipanti, la data di creazione del gruppo e l’effettiva provenienza delle immagini.

L’attività scaturisce dalla denuncia di Atm alla Polizia locale, che l’ha poi trasmessa alla Procura di Milano, relativa all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. In parallelo l’azienda ha presentato un esposto al Garante della Privacy. La Polizia locale, secondo quando si apprende, sta procedendo anche al sequestro di cellulari e altro materiale informatico.

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Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce”

“Io francamente penso che siano stati fatti molti errori, ma il fascismo è un crimine, non è un’opinione“. Sono le parole pronunciate a Battitori liberi, su Radio Cusano, da Moni Ovadia, intervenendo sulla clausola antifascista introdotta dalla fiera “Più libri più liberi”.
L’intellettuale ha risposto punto su punto alle accuse di “censura” mosse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribaltando la prospettiva: chiedere di ripudiare il fascismo non è un atto di esclusione ideologica, ma un presupposto di legalità repubblicana.
Ovadia esordisce con un paragone urticante per spiegare perché, a suo avviso, non si possa parlare di libertà di opinione quando si tratta del regime di Mussolini. “Il fascismo, come ha detto Gianfranco Fini, è un crimine assoluto. Allora non capisco che problema c’è nel firmare quella clausola”.

Per illustrare il concetto, l’artista ricorre a un’iperbole: “Se si chiedesse a qualcuno di dire che lui è contrario alla pedofilia e che lui pratica i valori del rispetto dei bambini, qualcuno direbbe qualcosa? No. La pedofilia non è un’opinione, è un crimine. Lo stesso è il fascismo. Dirsi antifascisti non è scontato, perché le destre italiane ancora si baloccano col fascismo. Cercano di infilarlo in tutti i modi. Uno dei modi sono le foibe“.
E spiega: “Le foibe sono state un crimine, vanno ricordate e vanno onorate le vittime. Ma le foibe sono il risultato dell’invasione fascista della Jugoslavia. Il 6 aprile 1941 i nazifascisti, senza dichiarare guerra, hanno invaso la Jugoslavia, commettendo crimini efferati. Quindi – continua – l’onore ai morti delle foibe dovrebbe escludere gli ex fascisti, perché loro fanno parte dell’eredità dei responsabili delle foibe. E invece ne approfittano per riabilitare il fascismo e criminalizzare i partigiani, quelli che ci hanno restituito la libertà”.

Poi lancia una bordata al presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto per conservare in casa un busto del Duce. Ovadia sottolinea il paradosso di chi ricopre cariche istituzionali pur mantenendo legami simbolici con il passato regime e richiama le sue origini ebraiche: “Io dovrei dire a La Russa: vedi Ignazio, tu tieni il busto del duce. Se avesse vinto lui, io sarei partito attraverso i camini. Abbiamo vinto noi e tu sei presidente del Parlamento. Che cazzo ti balocchi ancora con quella testa pelata? Mussolini tra l’altro era un vigliacco, che si è imboscato nei camion tedeschi per fuggire”.
Per questo motivo definisce l’iniziativa degli editori “perfettamente lecita perché il fascismo è bandito dalla nostra Costituzione. La nostra è una costituzione antifascista“.

L’artista critica aspramente anche quella che definisce una tolleranza eccessiva verso i simboli del ventennio in Italia, invocando il decoro degli spazi comuni e sostenendo che “piazze e strade non devono essere oggetto di rituali fascisti”.
E spiega: “Noi abbiamo ancora nei luoghi pubblici gazzarre inscenate a ogni occasione da fascisti e giovani che non sanno niente ma che sono attratti da motti fascisti come “onore al duce”, “camerata qua, camerata là”, “presente”. In Germania vieni punito, perché da noi no? I fascisti lavorano sotterraneamente per cercare di abilitare quell’epoca. Il fascismo è la supremazia dell’uomo forte, è razzista, è discriminatorio”.

Poi torna sulla decisione di Più libri, più liberi: “Uno può anche non essere d’accordo, però è lecito che loro lo abbiano fatto. La presidente del consiglio, che io pensavo fosse più lungimirante, è intervenuta parlando di censura. Perché? Perché dire che tu devi dichiarare il tuo ripudio di un crimine che ha collaborato ai campi di sterminio, che ha assassinato, che ha fatto pulizie etniche e genocidi in Africa è una cosa che è censura?”.
E aggiunge: “Il professor Magris mi ha detto che ha avuto uno shock quando a Varsavia ha visto sfilare delle specie di milizie con la svastica al braccio. Bisogna far capire che è finita. Avete sentito le affermazioni antisemite in Fratelli d’Italia? Sono dentro in quel partito i fascisti“.
In chiusura, Ovadia demolisce qualsiasi residuo di fascino nostalgico verso la figura di Mussolini e ribadisce: “Poi facciano un po’ quel cazzo che vogliono. Non vogliono firmare il documento di Più libri, piùliberi? E non ci vadano. L’importante è che le loro gazzarre corporative le facciano nei circoli privati”.

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“Incontro chiarificatore” tra Trump e Meloni. Lui la provoca: “Sono stato abbandonato”. Lei replica: “Siamo sempre stati amici”

Sedotto e “abbandonato”? No, Donald Trump e Giorgia Meloni sono “sempre stati amici”. Il G7 in corso a Evian, dove i leader stanno affrontando i principali temi di politica ed economia globale, è stata anche l’occasione per un nuovo contatto tra il presidente americano e la presidente del Consiglio italiana. Il rapporto tra i due, ottimo fin da prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, si era incrinato quando l’Italia aveva deciso di negare supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz e, successivamente, quando si era esposta in difesa di Papa Leone XIV dopo gli attacchi di Washington: “Sono scioccato, non vuole aiutarci nella guerra – aveva commentato Trump – Io inaccettabile sul Papa? Lei lo è”.

Nella cittadina Svizzera, però, il clima appare più disteso, complice anche l’imminente firma del memorandum d’intesa tra Usa e Iran, il primo passo verso la fine della guerra alla Repubblica Islamica che si era trasformata per Trump in un mare di sabbie mobili che rischiava di risucchiarlo. Così, mentre il leader americano stava parlando col cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha buttato lì una battuta notando che nel frattempo si stava avvicindo Meloni: “Sono stato abbandonato“. Così il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, si è avvicinato a sua volta rivolgendosi alla premier italiana: “Siete di nuovo amici“, ha detto scherzando. Lei ha ribattuto: “Siamo sempre stati amici“.

Da quanto si apprende, però, c’è ben altro rispetto alle battute in pubblico. Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che tra Meloni e Trump c’è stato un “incontro di chiarimento” senza “battute né scherzi”. Perché in fondo le cattive relazioni nuocciono a entrambi. All’Italia che aveva scommesso su una postura internazionale più sbilanciata su Washington che su Bruxelles e che, in caso di rottura, si troverebbe senza alleati di peso. A Trump perché il governo Meloni, dopo la fine dell’era Orbán in Ungheria, è quello con un minimo di peso rimasto tra gli Stati membri a poter rappresentare la posizione americana ai tavoli comunitari. In questo primo incontro, sostengono le fonti, non ci si è concentrati su singoli aspetti, ma ci si è limitati a un “utile scambio” nel corso del quale la premier italiana ha ribadito “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”. Nei momenti di pausa “ci saranno occasioni di approfondire ulteriormente”. E comunque, in futuro, sono previsti altri confronti.

Niente dichiarazioni pubbliche o esternazioni a effetto. Anzi, Meloni ha chiesto a Trump di mantenere buoni rapporti “senza lanciare segnali“, in maniera strategica. In questi mesi “c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente” Trump, in riferimento a quelle sul Papa, ed “è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui” la premier “insiste sempre e crede realmente”.

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TREVISO, INCENDIO IN UNA SCUDERIA DELL’IPPODROMO: MORTI SEI CAVALLI

Un incendio divampato per cause ignote in una scuderia dell’ippodromo “Sant’Artemio”, di Treviso, ha provocato questo pomeriggio la morte per soffocamento di sei cavalli. Il bilancio – riporta Ansa – è provvisorio perché i Vigili del Fuoco sono ancora sul posto impegnati ad estinguere il rogo e non è escluso che nel box si trovino altri animali. Parte della struttura, al cui interno si trovava una grande quantità di paglia, è crollata.

(Foto di repertorio)

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“Al lavoro per cambiare l’Italia”: i leader del campo largo postano una foto. E lanciano due eventi di piazza a luglio

“Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!”. I leader di Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra lanciano l’assalto al governo, postando in contemporanea sui rispettivi profili Instagram una foto che li ritrae seduti allo stesso tavolo: martedì Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono incontrati in un locale vicino alla Camera per iniziare il percorso di avvicinamento alle Politiche. I due appuntamenti di luglio, a quanto si apprende, consisteranno in iniziative pubbliche per elaborare un programma condiviso: l’organizzazione è in divenire, ma l’idea è quella di organizzare due incontri in piazza aperti ai cittadini, in una città del Nord e una del Sud.

A spiccare nella foto, però, è soprattutto un’assenza: quella di Matteo Renzi, il leader di Italia viva che da tempo ormai si è auto-incluso nel “campo largo” di centrosinistra. Tanto che Carlo Calenda, suo ex “gemello diverso” nel fu “Terzo polo”, ironizza: “Ma Renzi era sotto il tavolo?”. Dal centrosinistra, però, respingono le letture dirtrologiche: il perimetro della coalizione, si specifica, è destinato ad allargarsi quando le varie forze che si muovono al centro si saranno organizzate. Nel frattempo i sondaggi sorridono: secondo l’ultima rilevazione Swg, l’alleanza Pd-M5s-Avs-Iv otterrebbe il 45,9% dei consensi, mentre il centrodestra si fermerebbe al 41,8%. Decisivo, però, il 5,3% accreditato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che potrebbe ribaltare il risultato entrando nella coalizione di governo.

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“Fossa comune per la tua famiglia”, “Zo**ola, muori”: duello di insulti ricevuti online tra Bakkali e Ravetto. Il faccia a faccia in Aula

Il dibattito parlamentare sulla remigrazione scivola in un abisso di violenza verbale che trasforma l’Aula della Camera in un crudo proscenio dell’odio digitale. Protagoniste dello scontro sono le deputate Ouidad Bakkali del Pd e Laura Ravetto di Futuro Nazionale, che hanno brandito in un acceso faccia a faccia gli insulti ricevuti sui social.
L’intervento di Ouidad Bakkali è iniziato leggendo il bollettino di commenti offensivi a un suo post sulla manifestazione dei vannacciani per la remigrazione. La deputata ha dato voce a una selezione dei 13.500 commenti: minacce dirette come “Fossa comune per te e la tua famiglia”, “Ti aprono come una mela” e l’invito brutale a “spararsi”.

Il passaggio politico più tagliente è stato rivolto ai sostenitori di Vannacci, definiti con “soldati di pezza” di un leader “accecato dal testosterone”. La deputata dem denuncia che il clima di odio razziale, alimentato da epiteti come “Beduina”, “Scimmia”, “Mao Mao” o dagli incitamenti alla “Disinfestazione”, è il risultato di una strategia che aizza “i penultimi contro gli ultimi”, colpendo donne, immigrati e la comunità Lgbt.

Laura Ravetto ha replicato con la stessa moneta per dimostrare come la violenza verbale non abbia colore politico. L’ex leghista ha esposto il proprio catalogo dell’orrore, citando insulti personali come “Cocainomane” e “Zoccola”, ma denunciando soprattutto gli attacchi che hanno preso di mira la sua sfera materna: “Tua figlia si deve vergognare” e “Pagliaccia, hai pure una figlia”.
La deputata ha descritto i commenti ricevuti dai propri oppositori come la “ciliegina su una torta di m**”**, accusando la sinistra di incoerenza: “Quando chiedete rispetto, dovete darlo prima”.
Per Ravetto, il dibattito non dovrebbe ridursi a una “gara a chi è commentato peggio”, ma focalizzarsi sulla sicurezza reale delle donne che “hanno paura di essere stuprate nelle strade” e sulla protezione delle spose bambine.

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Sinner arriva anche nello spazio: un asteroide porta il suo nome. “È un punto di riferimento luminoso per le nuove generazioni”

Pensavate che Jannik Sinner non potesse andare oltre la posizione numero uno del ranking Atp? E invece sì, perché il tennista azzurro è arrivato addirittura nello spazio. Non in senso letterale, ovviamente, ma grazie a un riconoscimento decisamente particolare: il Working Group Small Bodies Nomenclature (WGSBN) dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha ratificato l’assegnazione del nome del campione italiano a un asteroide del sistema solare, inserendo la decisione nel bollettino ufficiale WGSBN Bulletin V006_009.

L’iniziativa porta la firma del team scientifico composto da Fabrizio Bernardi, scopritore del celebre asteroide 99942 Apophis, e Maura Tombelli, astronoma italiana e direttrice dell’Osservatorio di Montelupo Fiorentino (Firenze). L’asteroide, che da oggi si chiamerà ufficialmente (120097) Janniksinner, è un corpo celeste che orbita nella fascia principale tra Marte e Giove, scoperto il 10 marzo 2003 all’Osservatorio di Campo Imperatore.

“Abbiamo voluto dedicare questo asteroide a Jannik Sinner non solo per i suoi straordinari successi sportivi, che stanno portando l’Italia sul tetto del mondo del tennis, ma anche per i valori di resilienza, correttezza e assoluta dedizione che esprime sul campo e fuori – dichiarano Bernardi e Tombelli – Come una stella cometa o un corpo celeste fisso, Sinner rappresenta un punto di riferimento luminoso per le nuove generazioni. Da oggi, la sua grandezza è scritta anche tra le stelle”.

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Meno chip, più cervello. La lezione di DeepSeek all’Europa

Dietro l’intelligenza artificiale non c’è il cloud ma una gigantesca infrastruttura fisica fatta di chip, memorie e data center. Mentre le Big Tech americane investono centinaia di miliardi di dollari nella corsa ai modelli sempre più grandi, emerge un problema strutturale: la dipendenza da componenti strategici come le memorie ad alta banda (HBM), prodotte quasi esclusivamente da SK Hynix, Samsung e Micron. Senza di esse i chip avanzati non riescono a spostare i dati abbastanza velocemente per sfruttare tutta la loro potenza di calcolo, un po’ come se una formula 1 fosse costretta a girare per le vie di una città piuttosto che in pista.

Nella corsa globale all’Intelligenza Artificiale l’Europa, che non dispone di una filiera competitiva di chip avanzati o di HBM, parte da una posizione che rende difficile competere sul terreno dell’hardware.

Bulimia da silicio

Al cuore di questo sistema c’è una logica che potremmo chiamare “bulimia da silicio”: più parametri, più chip, più energia, migliori risultati. I grandi laboratori di ricerca, da OpenAI ad Anthropic, da Google a Meta, hanno costruito la propria reputazione su modelli sempre più grandi, che richiedono infrastrutture sempre più costose e energivore.

L’esempio più lampante è forse rappresentato da Claude Mythos, il sistema annunciato nel mese di aprile 2026 da Anthropic, focalizzato sulla cybersecurity avanzata. Al suo lancio Mythos ha esibito risultati impressionanti nell’individuazione di vulnerabilità software particolarmente complesse, dimostrando capacità che fino a pochi mesi fa sarebbero sembrate fantascienza.

Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è un costo energetico e infrastrutturale esorbitante: un modello immenso a altissimo consumo energetico, blindato in data center dedicati per ragioni di sicurezza e accessibile solo a pochissimi partner.

Inoltre, una fetta crescente della comunità scientifica e degli sviluppatori indipendenti ha iniziato a contestare l’approccio dei “monster models”, sostenendo che la forza bruta non sia la soluzione più efficiente.

Una delle analisi più solide e pragmatiche è arrivata dal laboratorio AISLE, guidato dal ricercatore Stanislav Fort: il suo gruppo ha infatti sostenuto che programmi di intelligenza artificiale più piccoli e gratuiti possono scovare gli stessi difetti individuati da Mythos, purché operino in collaborazione con un esperto umano che sappia indirizzarne l’analisi.

Nonostante necessitino di un intervento umano, la critica ai sistemi monster resta reale: l’incredibile capacità di analisi esibita dai modelli più costosi non è necessariamente il prodotto della sola forza bruta computazionale.

DeepSeek: un caso controcorrente

Una prova che esista un’alternativa realizzabile è arrivata dalla Cina, con il debutto del modello sviluppato dalla startup DeepSeek. Colpita duramente dalle sanzioni e dalle restrizioni imposte dagli Stati Uniti, che le impediscono di acquistare i chip Nvidia più avanzati, Pechino ha dovuto fare di necessità virtù.

Non potendo competere sulla quantità del “ferro” (l’hardware), gli ingegneri cinesi hanno deciso di competere sulla qualità del “cervello” (il software).

I numeri dietro questo exploit sono impressionanti. L’investimento dell’azienda per posizionarsi sul mercato è stato stimato nell’ordine di grandezza del miliardo di dollari, una frazione minuscola rispetto ai piani da oltre 100 miliardi dei colossi statunitensi.

Inoltre, secondo i dati di DeepSeek, il costo computazionale di un singolo ciclo di addestramento scende a circa 6 milioni di dollari, a fronte dei 100 milioni stimati per GPT-4, pur offrendo prestazioni paragonabili al rivale statunitense.

Il segreto risiede nell’efficienza algoritmica della struttura nota come Mixture of Experts (MoE): invece di attivare l’intera, mastodontica griglia di chip del data center per rispondere a una singola domanda (l’approccio tipico dei modelli di IA), il software cinese attiva solo una piccolissima parte di chip specializzati per quella specifica risposta.

Per intenderci, è la differenza che passa tra l’assegnare a tutti i dipendenti di un ufficio il compito di esaminare e rispondere a una singola e-mail, piuttosto che affidare quella stessa richiesta allo specialista di quell’argomento.

L’interesse suscitato da questa strategia è evidente sul piano finanziario: la startup, inizialmente sostenuta da investimenti limitati, starebbe finalizzando, proprio in queste settimane, un maxi-round da 7,4 miliardi di dollari. Un segnale che il mercato considera l’efficienza algoritmica una strada credibile per competere nell’industria della IA.

L’open source: un ecosistema di vantaggi diffusi

Questo successo poggia le sue fondamenta sulla strategia dell’open source, una scelta che ha generato benefici a cascata per l’intera catena del valore.

Deepseek ha rilasciato gratuitamente il codice del suo sistema e ha spostato le fonti di guadagno sui servizi Cloud: l’intelligenza artificiale in sé è gratis, ma i clienti pagano per utilizzare la potenza di calcolo dei suoi server.

Il rilascio gratuito del codice si è tradotto in un’operazione immediata di marketing globale a costo zero, mentre l’azienda beneficia del lavoro di ricerca di milioni di sviluppatori esterni che testano i modelli e ne creano versioni ottimizzate.

La diffusione accessibile del codice, inoltre, si è trasformata in uno scudo geopolitico che ha reso difficile bloccarne la penetrazione nel mercato.

Gli sviluppatori esterni apprezzano molto la natura aperta di questo sistema: in particolare, l’accesso alla struttura interna del modello permette personalizzazioni spinte su dati riservati, come codici o database aziendali, per creare assistenti specializzati da integrare direttamente negli ambienti della clientela.

Il riflesso sugli utenti finali è dirompente in termini di efficienza, ma anche di conformità regolatoria. Potendo installare il modello sui propri server privati, le imprese risolvono alla radice i nodi legati alla privacy e al GDPR, poiché i dati sensibili non vengono mai inviati a server esterni.

Queste dinamiche hanno contribuito a ridurre i prezzi di mercato e, al tempo stesso, hanno attenuato il rischio di vendor lock-in per i clienti. Un’azienda che adotta questo modello, infatti, non dipende più dai cambi di tariffa o dall’eventuale chiusura del fornitore: l’architettura scaricata continuerà a funzionare per sempre sulle proprie macchine, abilitando, persino, l’esecuzione offline sui dispositivi locali.

Sebbene DeepSeek sia percepita come paladina dell’open source, ha creato comunque una zona di sicurezza per il suo prodotto: l’azienda ha rilasciato i parametri del modello e l’architettura, ma non ha mai pubblicato i dati di addestramento completi, né le formule di filtraggio dei dati. Questo è un comportamento comune a quasi tutti i progetti open source nel campo della IA, motivato sia da segreti industriali che da normative nazionali sul controllo dei contenuti.

La scelta europea: ottimizzare o rincorrere

La bulimia da silicio della Silicon Valley non sembra un destino tecnologico, ma una scelta economica, che ha preferito la forza bruta, anche come barriera d’entrata a possibili competitors, allo sviluppo di tecniche di ottimizzazione.

Questo scenario dischiude una riflessione profonda sul destino economico e tecnologico dell’Europa.

Il Vecchio Continente si trova in una posizione scomoda ma non priva di opportunità: siamo rimasti indietro nella manifattura di chip, ma rincorrere la Silicon Valley sul terreno dell’hardware potrebbe essere una strategia rischiosa.

L’esperienza di Deepseek e la critica al ricorso a modelli monster sembrano suggerire che una strategia alternativa possa essere la via della ricerca dell’ottimizzazione computazionale.

Se accettasse questa visione, l’Europa dovrebbe adottare un nuovo paradigma nella ricerca della propria sovranità digitale. La Commissione Europea e i governi nazionali dovrebbero avere il coraggio di una svolta politica: un cambio di rotta necessario anche alla luce del neonato Cloud and AI Development Act (CADA), presentato dalla Commissione Europea il 3 giugno 2026. Il provvedimento, pur muovendosi nella giusta direzione della sovranità infrastrutturale, concentra infatti la sua attenzione sull’espansione della capacità fisica dei data center anziché sul finanziamento del software.

Bruxelles dovrebbe quindi riequilibrare gli investimenti destinati alla manifattura di chip e all’infrastruttura fisica, riservando parte delle risorse del European Chips Act, del Digital Europe Programme e dei futuri stanziamenti del CADA alla ricerca sull’ottimizzazione algoritmica, sul design del software e sugli ecosistemi open source.

 

Solo premiando l’ingegno computazionale rispetto alla forza bruta energetica, Bruxelles potrà trasformare la sua storica dipendenza hardware dagli Stati Uniti in una leadership globale del software.

La Cina con DeepSeek ha dimostrato che la via è percorribile; l’Europa ha ancora il tempo e tutte le ragioni per dimostrarlo a sé stessa e al mondo intero.

 

 

 

 

 

 

 

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Che cosa c’è dietro la crisi della fecondità

“La bellezza è un enigma”, ricorda Dostoevskij in un passaggio de L’idiota. Anche la fecondità però non scherza. E se, nello stesso romanzo, al protagonista, l’ambivalente principe Myškin, viene attribuita la famosa frase “Il mondo sarà salvato dalla bellezza”, la denatalità non solo non ci salverà, ma è destinata a crearci non pochi problemi.

Il quadro è noto. Il tasso di fecondità totale, ovvero il numero medio di figli per donna in età fertile (15-49), in Italia continua a colare a picco: 1,14 nel 2025 secondo l’Istat, ben al di sotto del cosiddetto tasso di sostituzione necessario a mantenere stabile la popolazione (2,1). Sono esattamente 50 anni che siamo sotto quella soglia, e siamo in abbondante compagnia: oggi i due terzi della popolazione mondiale vivono in Paesi con tassi di fecondità inferiori a 2. Tolta l’Africa e una manciata di paesi centro-asiatici e latino-americani, l’umanità è in denatalità dappertutto.

Anche le implicazioni socio-economiche sono note, e quantificate. Bassa fecondità significa un Paese più vecchio, che spende di più in sanità, assistenza di lungo periodo e pensioni (più basse). Nel 2050, secondo le stime di Itinerari Previdenziali, un terzo degli italiani avrà più di 65 anni (trainato in primis dagli over 80), e il rapporto lavoratori/pensionati, ovvero tra chi paga le pensioni e chi le riceve, si attesterà su 1:1 (oggi è 3:2). Ma un Paese vecchio è anche un Paese in cui si lavora, si produce e si innova di meno. I risparmi sono destinati ad aumentare e la domanda privata a calare, frenando la crescita, è il combinato disposto della stagnazione secolare (copyright Larry Summers, già Segretario del Tesoro Usa con Clinton).

Una maggiore occupazione giovanile e soprattutto femminile potranno attutire il colpo, ma servirà comunque un forte aumento della produttività per generare il Pil aggiuntivo necessario a quadrare i conti. Peccato che nel nostro caso la questione non rientri ultimamente tra le eccellenze nazionali: l’aumento cumulato della produttività del lavoro in Italia è stato complessivamente di circa il 5% nel decennio 1999-2019 (dati Eurostat), contro oltre il 20% di Francia e Germania. Forse l’intelligenza artificiale ci darà una mano. O forse no.

Ci sono però altre sfumature meno note. Innanzitutto la bassa fecondità non coincide con i nostri desideri. Oltre 6,5 milioni di italiani -circa i due terzi della popolazione in età 18-49, quella in cui è più probabile diventare genitori, fanno meno figli di quanti ne vorrebbero. Il dato è in linea con altri paesi Ocse, in cui si osserva un divario medio di circa 0,5-0,7 figli per donna tra fecondità reale e aspirazionale. Qui l’enigma di Dostoevskij inizia farsi strada, dacché isolare una singola causa è forse impossibile. Tra gli imputati più comuni ci sono i servizi per l’infanzia (non sempre disponibili e troppo spesso cari), la condivisione del carico di cura domestica nella coppia (5 ore giornaliere in media per le donne in Italia, contro meno della metà per gli uomini), e la cosiddetta penalità da maternita, ovvero l’impatto del primo figlio sul gap uomo-donna nei guadagni (che oggi purtroppo non viene poi più recuperato).

C’è però anche dell’altro. Da un lato una sorta di corsa al successo dei figli, con maggiori spese (per chi può permettersele) in istruzione, corsi e attività varie da parte dei genitori. Tradotto: meno figli, ma seguiti meglio. Il tempo medio trascorso ogni giorno dai genitori in cura diretta della prole, raddoppiato in Italia e vari paesi comparabili nel solo periodo 1988-2008, sembrerebbe confermare il nuovo stile educativo. Dall’altro lato ci sono le legittime aspirazioni professionali di entrambi i genitori (madri comprese, finalmente), la carenza di politiche abitative adeguate e, forse, anche un pizzico di individualismo. L’enigma della fecondità assomiglia sempre più a un puzzle dai tanti tasselli.

Ma non finisce qui. Un recente studio demografico, condotto su 158 milioni di madri in 4 paesi tra cui l’Italia, si concentra sul tasso non di fecondità ma di maternità, ovvero il numero di figli per donne che ne hanno almeno uno. In quel caso il valore medio italiano nel periodo 1970-2014 è pari a 2,1, perfettamente in linea con il tasso di sostituzione (analogo risultato emerge per gli altri paesi). Come a dire: il tema non è che si fanno pochi figli, ma che una quota crescente non ne fa affatto.

Se così fosse, l’enigma si complicherebbe. C’entrano presumibilmente la maggiore incidenza di famiglie unipersonali (oltre un terzo del totale, circa 9 milioni di individui), il crollo dei matrimoni, più che dimezzati nell’ultimo mezzo secolo-, e forse anche la socialità digitale. Un altro studio riscontra in tal senso un calo drastico della fecondità in Usa e Uk dopo l’avvento degli smartphones, trend osservato anche altrove. Suggestiva infine l’ipotesi che lega il calo della fecondità alla crescente distanza ideologica tra i giovani. In paesi come Germania, Corea, Regno Unito e Stati Uniti, si è allargata negli ultimi decenni la forbice politica giovanile: le donne sempre più progressiste, e i loro coetanei uomini non di rado conservatori. Anche in Italia, secondo una recente indagine Bocconi condotta su elettori ed elettrici under 30, circa un terzo delle donne si colloca nettamente a sinistra (o centro-sinistra), mentre l’inverso si osserva per i giovani uomini. Moglie e partito dei paesi tuoi, avrebbero detto i nostri nonni.

Come si risolve questo puzzle? Se isolare una causa è arduo, lo è anche dare una risposta unica. Non a caso il Giappone (primo al mondo per over 65) le prova tutte da decenni, con modesti risultati. Qualche punto fermo però c’è. Le politiche abitative innanzitutto: questo studio rigoroso (condotto in Brasile) dimostra come l’accesso ad una casa aumenti di circa un terzo sia la probabilità di avere figli sia il loro numero, specie per coppie giovani a basso reddito. Poi una contro-intuizione: le politiche di sostegno alla genitorialità (congedi parentali, agevolazioni fiscali e bonus vari) servono ma da sole non bastano. In area Ocse il tasso medio di fecondità è sceso da 2,1 a 1,5 negli ultimi quarant’anni, anche in Paesi storicamente molto egalitari (Finlandia), o molto generosi nella spesa pubblica destinata a quelle politiche (Francia, Corea del Sud).

Ciò naturalmente non esime l’Italia dall’intervenire sulle tante criticità. Potremmo iniziare aumentando i congedi di paternità (fermi a 10 giorni), rendendo piu’ generosi quelli parentali, rimodulando gli sgravi fiscali (oggi previsti per le lavoratrici con almeno 3 figli), investendo seriamente sugli asili nido (ancora sotto l’obiettivo Ue del 45%), introducendo l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole (ora è richiesto il consenso dei genitori), e finanziando adeguatamente pratiche quali congelamento ovuli e fecondazione assistita. In ultima istanza, ogni possibile soluzione del puzzle non potrà che passare per un pacchetto organico e lungimirante di misure, tanto economiche quanto culturali. Finché invece gli incentivi saranno mal disegnati, i nidi e la casa poco finanziati, il carico di cura iniquamente distribuito, e le carriere femminili troppo penalizzate, la fecondità resterà forse un enigma, e certamente un bel problema di policy. Per tutto il resto c’é Dostoevskij.

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Maxi causa da 250 milioni per il caso Minetti: Fnsi, Stampa Romana e Alg con Il Fatto e Report. “Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”

Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”. Con queste parole Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti italiani, e la Stampa Romana, la sigla dei professionisti che operano nella Capitale e nel Lazio, hanno espresso la propria vicinanza a Il Fatto Quotidiano e Report raggiunti da una maxi richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari per le inchieste sulla grazia presidenziale concessa a Nicole Minetti. Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti (Alg) ha espresso “piena solidarietà e vicinanza ai colleghi delle redazioni”, parlando di “effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa“.

Nella richiesta di risarcimento di 43 pagine si parla di “accuse false e sensazionalistiche” sui rapporti di Cipriani con Jeffrey Epstein, il faccendiere pedofilo, e sulle “feste a sfondo sessuale” organizzate in Uruguay nel ranch “Gin Tonic” dell’imprenditore italiano. Oltre che sulle pratiche per l’adozione e le cure necessarie per il figlio adottivo della coppia Cipriani-Minetti. L’azione legale non è per diffamazione – negli Stati Uniti la tutela della libertà di stampa è molto più ampia che in Europa – ma per “interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale”.

La solidarietà di Fnsi e Stampa Romana

Nel comunicato congiunto delle due sigle si legge che l’azione legale intestata dalla società di Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti, “sottolinea un modo di agire diventato comune nei confronti della stampa. Richieste di risarcimento abnormi, fuori da qualsiasi ragionevole parametro, accompagnate dall’esplicita affermazione di voler far chiudere testate scomode, senza minimamente interessarsi del futuro dei giornalisti e dell’informazione”. Fnsi e Stampa Romana concludono ribadendo “l’importanza del giornalismo d’inchiesta e la protervia di chi cerca di contrastare l’informazione a suon di inaudite richieste milionarie”. Nella nota si fa anche riferimento al fatto che Cipriani si sia rivolto ala magistratura degli Stati Uniti. Una scelta, specificano le due sigle, “per cercare di stringere ulteriormente il cappio” intorno alle due testate. La richiesta di risarcimento è stata infatti sottoposta alla Corte distrettuale di New York, per mano dei legali del ramo Usa del gruppo imprenditoriale di Cipriani.

Il comunicato di Alg

Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti denuncia come la richiesta di risarcimento di entità straordinaria rischia di assumere i contorni di “una pressione economica sproporzionata” nei confronti dell’attività giornalistica. “Riteniamo che richieste risarcitorie di importi milionari – spiega il presidente ALG, Paolo Perucchini – possano produrre un effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa, soprattutto quando colpiscono attività di giornalismo d’inchiesta svolte nell’interesse pubblico. Il giornalismo investigativo rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una società democratica”. Perucchi parla di “cause bavaglio” che “rischiano di generare un clima di autocensura“, danneggiando quindi l’intero sistema dell’informazione. “Anche la scelta di rivolgersi al tribunale federale americano – conclude il presidente dell’ALG – è sintomatica della volontà di intimidire al massimo livello i giornalisti italiani giocando ‘fuori casa’”.

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Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky: tre giorni fa era a Berlino con un quadro anti-Putin

L’artista russo dissidente Semyon Skrepetsky, 44 anni, è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco in un parcheggio di Biala Podlaska, nella Polonia orientale. Era famoso per le sue satire contro il presidente Vladimir Putin e aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo. Come comunicato dal portavoce della procura distrettuale di Lublino, Macin Kozak, la polizia ha fermato due bielorussi che si presume siano collegati all’assassinio. Al momento però “non sono state mosse accuse” contro i due uomini arrestati, ha dichiarato Kozak, aggiungendo che “rimangono a disposizione della procura”.

Le autorità locali hanno sigillato le strade in uscita dalla città e hanno messo sotto protezione le scuole dove si trovano i figli della vittima. I due uomini fermati sono stati intercettati e arrestati vicino al consolato bielorusso di Biala Podlaska. Stando a quanto riportato dalla polizia, Skrepetsky è stato ucciso con una vera e propria esecuzione: prima lo hanno colpito con tre proiettili, poi, una volta a terra, l’aggressore si è avvicinato e ha sparato altri due colpi a distanza ravvicinata.

Skrepetsky, il cui vero nome era Robert Kuzovkov, era originario della regione di Altai, nella Siberia sud-occidentale. Dal 2021 si era rifugiato in Polonia ed era noto in Russia per le sue caricature satiriche di politici, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Ramzan Kadyrov, leader della Repubblica di Cecenia, ma anche la defunta guida dell’opposizione russa Alexei Navalny. L’artista non risparmiava però critiche anche nei confronti delle autorità ucraine al punto che era stato inserito da Kiev nel database Myrotvorest. Si tratta di un controverso sito web che raccoglie e pubblica i dati personali di individui considerati “nemici dell’Ucraina” o “traditori della patria”. Tre giorni prima di essere ucciso, Skrepetsky aveva passeggiato per le strade di Berlino tenendo in mano un suo quadro: la reinterpretazione di un’icona ortodossa in cui il leader sovietico Joseph Stalin tiene in braccio un Putin “bambino”, sostituendo i due alla Vergine con Gesù.

Anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, – da pochi giorni uscita dal Partito democratico in polemica – ha commentato: “Una notizia terribile. Il fenomeno delle aggressioni extraterritoriali ai danni di dissidenti e critici dei regimi autoritari rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza europea“.

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CLIMA, STUDIO: “CON RITIRO GHIACCIAI SCOMPARE FAUNA ANCORA SCONOSCIUTA”

I ghiacciai non sono soltanto riserve d’acqua, ma ospitano anche una biodiversità animale ancora in larga parte sconosciuta che la rapida fusione dei ghiacciai rischia di cancellare prima ancora che sia stata pienamente studiata. È quanto emerge – riporta LaPresse – da uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università statale di Milano, in collaborazione con il Museo delle scienze di Trento, che fornisce la prima sintesi globale delle conoscenze sugli animali degli ambienti glaciali e mette in evidenza quanto questa fauna sia oggi esposta agli effetti del ritiro dei ghiacciai. Pubblicata sulla rivista scientifica Pnas e basata su un ampio database globale, l’analisi mostra che, nonostante ghiacciai e calotte polari coprano circa il 10 per cento della superficie terrestre, la biodiversità animale che ospitano è ancora poco conosciuta. Gli autori definiscono quindi gli ambienti glaciali veri e propri ‘darkspots’ della biodiversità, in cui si ritiene possano esserci ancora molte specie da scoprire. Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica e dei dati disponibili, basata sull’analisi di 2.695 articoli, i ricercatori hanno documentato almeno 152 specie animali legate a ghiacciai e calotte polari, appartenenti a 14 classi diverse. Tra i gruppi più rappresentati figurano rotiferi, collemboli e tardigradi, piccoli organismi capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme.Il dato più significativo riguarda però 73 specie segnalate esclusivamente in habitat glaciali: i cosiddetti ‘glacier specialists’, che dipendono strettamente dalla presenza del ghiaccio e risultano quindi particolarmente vulnerabili alla sua scomparsa. Per valutarne l’esposizione al cambiamento climatico, i ricercatori hanno incrociato la loro distribuzione attuale con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai. I risultati indicano un declino drastico: anche in uno scenario di riscaldamento molto limitato, entro il 2100 tre specie perderebbero completamente il loro habitat: i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis e il tardigrado Adropion afroglaciali, mentre altre 12 specie ne perderebbero oltre il 90 per cento.

(Foto di repertorio)

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MARSALA (TP), INCENDIO IN AZIENDA. ASP: STANNO BENE I 37 CANI

Stanno tutti bene i 37 cani trasferiti dal canile comunale di Marsala, dopo l’incendio alla Sarco, e stamattina non presentano alcun sintomo di problemi respiratori o di altro genere. Lo assicura Cristina Cudia, dirigente veterinario Siapz Marsala-Mazara (Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche) dell’Asp Trapani e direttrice sanitaria del canile. Il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp aveva già disposto tutte le procedure per il trasferimento dei cani in altre strutture aziendali, tra le quali la Cittadella della Salute, non resosi poi necessario grazie alla collaborazione delle associazioni animaliste del territorio. Già ieri mattina erano state disposte due circolari da parte dell’Asp e inviate alla sindaca Andreana Patti: quella dei dipartimento Veterinario con le disposizioni in materia di protezione da diossine e PBC riguardanti allevamenti, volatili e animali da cortile, e quella del dipartimento di Prevenzione con le raccomandazioni per le abitazioni, gli impianti di condizionamento e sul consumo di prodotti agricoli entro i due chilometri dal luogo dell’incendio.

(Foto di repertorio)

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“Per tornare sul set avrei fatto pure una fottuta pubblicità di cibo per gatti”: Armie Hammer e il rilancio dopo le accuse di violenza sessuale (non è mai stato condannato)

Era sulla cresta dell’onda, amatissimo sex symbol da etero e gay (grazie anche al film cult “Call Me by Your Name” del 2017), richiestissimo sul set. Un vero e proprio idolo delle folle, poi pesantissime accuse, il tribunale, le porte di Hollywood si sono chiuse e il suo nome è finito in black list. Dal paradiso all’inferno e tentativo di risalire in purgatorio per Armie Hammer.

L’ex stella di Hollywood ha vissuto un anno orribile, nel 2021, perché è stato accusato di molestie e violenza sessuale e, contemporaneamente, è stato travolto da uno scandalo mediatico per presunte tendenze e fantasie di cannibalismo. Sono stati diffusi sul web alcuni screenshot di presunte conversazioni private attribuite all’attore, il cui contenuto descriveva fantasie sessuali di natura estrema e includeva dichiarazioni in cui l’uomo si definiva “cannibale al 100%”. L’autenticità di tali messaggi non è mai stata confermata ufficialmente. L’attore ha nel frattempo smentito con fermezza tutte le accuse e le voci circolate a suo carico.

Nel giugno del 2023, dopo oltre due anni di indagini, la procura distrettuale di Los Angeles ha chiuso il caso senza incriminare l’attore per mancanza di prove sufficienti.

L’attore ha concesso la sua prima intervista a “The Hollywood Report” per promuovere il film “Citizen Vigilante” per la regia di Uwe Boll. “Avrei fatto anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti”, ha confessato l’attore.

“Quando ho ricevuto la mail di Boll…. Sono quasi sicuro di aver pianto – ha ammesso – È stato un momento in cui ho pensato: finalmente potrò fare la cosa che amo più di ogni altra cosa, a parte i miei figli. Avrei girato anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti. Volevo solo tornare a lavorare. Ero terrorizzato fino al momento in cui Uwe ha detto ‘azione’ per la prima volta. E poi ho pensato: ‘Aspetta. So come si fa’. C’è un motivo per cui ho avuto il successo che ho avuto”.

Infine una consapevolezza: “Mi sono creato questi problemi da solo”.

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Movimento e alimentazione, l’evento finale di Edusport: coinvolti 600 alunni in tutta Italia

Si tiene domani, mercoledì 17 giugno, a Roma l’evento finale di EdusportPercorsi di educazione alimentare e sportiva per stili di vita attivi, il progetto promosso da Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti in collaborazione con il Dipartimento per lo Sport, che nell’ultimo anno scolastico ha coinvolto circa 600 bambine e bambini delle scuole primarie distribuite in tutta Italia.

L’appuntamento è in programma dalle 10 alle 13 all’Impianto Sportivo comunale Fulvio Bernardini, in via dell’Acqua Marcia 51, a Roma. Il progetto, avviato nel settembre 2025, ha interessato undici istituti scolastici di Genova, Matera, Oristano, Perugia, Roma, Taranto e Val di Susa, con l’obiettivo di promuovere il movimento e una corretta alimentazione tra gli studenti.

La mattinata è dedicata alla presentazione dei risultati raggiunti durante il percorso educativo. I partecipanti possono inoltre assistere alla riproposizione di attività, giochi e metodologie sperimentate nel corso dell’anno dalle alunne e dagli alunni coinvolti. A chiudere l’iniziativa la tavola rotonda dal titolo “Politiche, scuola e sport: strategie condivise per stili di vita sani”, momento di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della sanità.

Tra i relatori annunciati figurano Barbara De Mei, responsabile del Reparto Sorveglianza dei fattori di rischio e strategie di promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità; Rossana Ciuffetti, direttrice dell’Area Sport Impact di Sport e Salute; Maria Assunta Giannini, dirigente del Ministero della Salute; Fabio Lucidi, prorettore alla Terza e Quarta Missione e ai rapporti con la comunità studentesca della Sapienza Università di Roma; e Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale, ai Servizi alla persona e al Terzo settore della Regione Lazio.

L’incontro rappresenta l’occasione per fare il punto sulle strategie da adottare per favorire, fin dall’età scolare, comportamenti orientati al benessere e a stili di vita più sani attraverso la collaborazione tra scuola, sport e istituzioni.

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Cacciari sbotta con Gruber: “Vannacci dice ca**ate, non conta un piffero di niente. La smetta di fargli propaganda”

Botta e risposta serrato a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber, e il filosofo Massimo Cacciari sulla figura di Roberto Vannacci e sulle possibili derive fasciste del suo nuovo movimento, Futuro Nazionale.
Tutto comincia quando l’editorialista di Repubblica Massimo Giannini collega la precedente invettiva di Cacciari sull’antifascismo alle posizioni del governo Meloni su Israele, Trump e i “nuovi fascismi illiberali”.
Il filosofo si inalbera immediatamente: “I nuovi fascismi non sono neanche questo. Sono un’altra cosa molto più seria, e non sono più fascismi per ragioni tecniche. Non sto qui a spiegare, l’ho spiegato cento volte dappertutto. Basta. Non è più il pericolo del fascismo, è assurdo questo discorso”.
Pochi minuti dopo, quando Gruber gli chiede del fenomeno Vannacci, Cacciari alza ulteriormente il tono. Racconta di aver convinto, in seminari e incontri universitari, giovani che leggevano sergenti nazisti, Evola e Codreanu a uscire da quel “pantano”.
E avverte: “Bisogna discutere e confrontarsi, perché le idee di cui sei certo sono più forti da tutti i punti di vista, anche dal punto di vista del mito”. Per costruire un’unità politica europea, aggiunge, occorrono parole, ideali e miti capaci di parlare ai giovani, non “patentini”, “scemenze” e censure, tanto più in una politica contemporanea che è meramente “un’arte ragionieristica” priva di anima.
Il filosofo, quindi, ridimensiona nettamente la figura del leader di Futuro Nazionale: “Non è Vannacci, lei lo sa meglio di me Gruber. È la seconda forza politica tedesca, è la Le Pen che ha detto e dice cose centomila volte peggiori di quelle pronunciate da Vannacci“.
Secondo Cacciari, se Vannacci corre da solo la sinistra brinda e vince; se resta nel centrodestra, tutto rimane come prima. E sottolinea: “Vannacci è l’ultimo dei problemi, neanche il penultimo, l’ultimo!”.

La conduttrice ricorda che anche Pier Luigi Bersani evocava una battaglia delle idee e ancora una volta Cacciari sbotta: “E chi fa questa battaglia delle idee? Bersani? Ma vedete che stiamo dicendo delle cose fuori dal mondo?”.
Gruber obietta che il contributo del l’ex leader del Pd è prezioso, ricordando i suoi tour per l’Italia per parlare coi giovani, ma l’ex sindaco di Venezia Cacciari mantiene la linea, ribadendo che serve un ricambio generazionale vero: “Non può essere né Bersani né Cacciari, bisogna che ci sia una classe politica giovane. Cosa vuoi che sia Bersani o Cacciari a fare la battaglia delle idee?”.
“Tutti possono dare il loro contributo”, insiste la giornalista.

Quando Gruber ricorda le parole di Vannacci sul reato di femminicidio, Cacciari taglia corto: “Devo commentare l’idiozia di un Vannacci? Vannacci non ha cultura e humus dietro, né la storia dei grandi movimenti della destra. Non lo sottovaluto affatto, lui si sottovaluta da sé“.
Sottolinea che all’ex generale manca il retroterra storico della destra tedesca, francese o spagnola e si è soltanto ritagliato uno spazio lasciato libero da Meloni e Salvini al governo.
E aggiunge: “Se questo spazio lui se lo vuole mantenere, la sinistra brinda. Se, come sono certo, il giorno prima torna all’ovile, è tutto uguale a prima”.
Poi rimprovera in modo veemente la conduttrice: “Vannacci non ha un piffero di niente, smettiamolo di fargli propaganda. Gruber, smettiamogli di fargli propaganda, vivaddio“.
Gruber replica ricordando non aver mai invitato Vannacci prima e di averlo fatto ora solo perché ha fondato un partito e tenuto una Costituente.
Cacciari chiude sarcastico: “Speriamo che sia la prima e l’ultima volta”.

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Pio Esposito rimanda le vacanze: è a Brescia per allenare i ragazzi della scuola calcio dove ha iniziato la carriera

Per molti il periodo estivo è sinonimo di vacanze e relax, ma non per Pio Esposito. L’attaccante dell’Inter ha deciso di rimandare le ferie e dedicare parte del suo tempo libero ai giovani calciatori della Voluntas Brescia, la società nella quale ha mosso i primi passi nel mondo del calcio. L’Italia non prenderà parte ai Mondiali del 2026, avendo mancato la qualificazione per la terza volta consecutiva dopo l’ultima presenza a Brasile 2014, ma nonostante ciò, Esposito non ha scelto (almeno per il momento) una meta di villeggiatura dopo una stagione ricca di soddisfazioni sotto la guida di Cristian Chivu, conclusa con la conquista di campionato e Coppa Italia. In questi giorni, infatti, dopo aver risposto alla chiamata in nazionale di Silvio Baldini, è impegnato al centro sportivo San Filippo di Brescia, dove veste i panni di allenatore e punto di riferimento per i ragazzi della scuola calcio.

Come sottolinea Tuttosport, il San Filippo rappresenta un luogo speciale per Esposito: è lì che è iniziato il percorso che lo ha portato fino a San Siro. Insieme ai fratelli Sebastiano e Salvatore, l’attuale centravanti nerazzurro ha infatti iniziato la propria formazione calcistica proprio nella Voluntas Brescia. Oggi, affiancato dal fratello Salvatore e dal padre Agostino, Pio sta trascorrendo le prime settimane di pausa stagionale seguendo da vicino le attività della scuola calcio, all’Esposito Summer Camp, un camp estivo appunto dove i ragazzi per qualche giorno possono allenarsi con l’attaccante dell’Inter e della nazionale. La famiglia Esposito ha avuto un ruolo decisivo nel rilancio della società dopo il fallimento avvenuto alcuni anni fa, rilevandola nel momento di maggior difficoltà. Per i giovani tesserati della Voluntas, la possibilità di allenarsi accanto a Pio Esposito resterà senza dubbio un ricordo indelebile.

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Adriano Pappalardo è stato ricoverato in ospedale. Il figlio Laerte: “Aveva un problema che lo affliggeva”

Adriano Pappalardo è stato ricoverato in ospedale a causa di un problema di salute. A dare la notizia è stato il figlio Laerte, che ha condiviso sui propri profili social una fotografia del noto cantautore italiano nel letto di degenza ospedaliera.

Laerte, a corredo dello scatto che ritrae Pappalardo, ha scritto: “Ringrazio il grandissimo prof. Andrea Natale per aver risolto un problema che affliggeva mio padre”.

Non è stato chiarito dunque il motivo del ricovero al Policlinico Tor Vergata di Roma, ma il medico citato dal figlio Laerte è un chirurgo cardiologo “riconosciuto a livello mondiale come pioniere nella cura della fibrillazione atriale e delle aritmie”.

Il cantautore e attore italiano è nato a Copertino (in provincia di Lecce) nel 1945.Scoperto dal celebre duo Lucio Battisti e Mogol nei primi anni Settanta, l’artista ha lasciato un’impronta nel panorama della musica italiana grazie a brani diventati veri e propri classici, tra cui l’evergreen “Ricominciamo“.

Nel corso della sua carriera si è cimentato anche nel mondo del cinema, delle fiction televisive di grande successo come “La Piovra” e di numerose trasmissioni televisive e reality.

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CACCIA, ON. BRAMBILLA: “PER LEIDAA VA SOLO ABOLITA, NO REGALI ALLE DOPPIETTE”

“La battaglia contro la caccia contraddistingue da sempre la nostra Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Siamo fermamente convinti che ogni vita debba essere rispettata, comprese quelle degli animali selvatici. Non è accettabile regalare a meno di 500mila cacciatori un patrimonio naturale che appartiene a tutti e da tutti dovrebbe essere tutelato anche nell’interesse delle future generazioni, come previsto dalla riforma costituzionale del 2022 che ho fortemente voluto. Ecco perché ci batteremo sempre contro l’attività venatoria in ogni sua forma, con l’obiettivo di abolirla del tutto utilizzando qualsiasi strumento legale possibile, incluso il referendum. A maggior ragione non possiamo accettare ulteriori allentamenti delle regole che disciplinano questa crudele pratica”. A dirlo l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e la tutela dell’ambiente.

“Non accetteremo mai – prosegue la presidente di LEIDAA – come possa essere considerato un divertimento uccidere un capriolino, un cerbiattino, un meraviglioso uccello o una delle altre straordinarie creature del bosco che al nostro “Cras Stella del Nord” curiamo con grande fatica e che, troppo spesso, arrivano con gravi ferite causate proprio dalle doppiette”.

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Testa bassa e mani dietro la schiena: la foto di Bielsa ai Mondiali è già iconica. “Non sono un modello, non devo spiegare nulla”

Testa bassa, sguardo fisso a terra, mani dietro la schiena. Marcelo El Loco Bielsa non è mai banale. Nemmeno nelle foto da “figurina” durante lo shooting dei Mondiali 2026. La foto è già iconica e ha già fatto il giro del mondo. E infatti – dopo il pareggio del suo Uruguay contro l’Arabia Saudita – una delle prime domande è stata proprio su questo tema. Una domanda che ha infastidito il commissario tecnico dell’Uruguay: “Non devo dare alcuna spiegazione. Mi hanno scattato quella foto così com’è, non sono un modello. Ero di fronte ai fotografi ed è quella la foto che mi hanno scattato”.

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Bielsa ha risposto indispettito al giornalista in questione, ribadendo: “Devo anche spiegare perché non guardo l’obiettivo nella foto? In questo momento non sono spiegazioni che devo dare. C’è un limite a ciò che bisogna spiegare: se si indossano gli occhiali, perché si indossano gli occhiali, se si guarda negli occhi, perché si guarda negli occhi, se si guarda in basso o in alto. Ci sono così tante cose da spiegare. Non abbiamo l’obbligo di comportarci come modelli per soddisfare pretese che non hanno alcun fondamento”, ha concluso il commissario tecnico dell’Uruguay.

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Tom Holland conferma (per la prima volta) di essersi sposato con Zendaya: “I miei parenti? Erano tutti lì”

Lo scorso marzo Law Roach, storico stylist di Zendaya, sul red carpet degli Actor Awards 2026 si era lasciato sfuggire che l’attrice aveva sposato Tom Holland, in gran segreto: “Il matrimonio è già avvenuto. Ve lo siete persi”. Dopo qualche mese è arrivata per la prima volta la conferma dallo stesso attore di “Spider-Man: Brand New Day” durante una intervista con la rivista Esquire.

Dunque sulla sua nuova intervista di copertina per il numero di luglio/agosto di Esquire, Tom Holland ha parlato per la prima volta del suo presunto matrimonio segreto con Zendaya. Le voci si sono rincorse da quando Zendaya ha sfoggiato un anello di diamanti ai Golden Globe nel gennaio 2025, ma la coppia di star, da sempre molto attenta alla propria privacy, non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’unione.

L’attore durante una intervista con la rivista finalmente fornito qualche dettaglio sul grande giorno. Quando foto ricreate con l’intelligenza artificiale del matrimonio con Tom che stappava champagne Moët con la sua neo-sposa sul Lago di Como hanno iniziato a circolare sui social, Holland ha spiegato che la nonna le ha viste e ha pensato di non essere stata invitata. Quando Esquire gli ha chiesto se fosse stato costretto a inviare messaggi simili ad altri membri della famiglia, ha risposto: “No, perché erano tutti presenti. Questo è tutto quello che vi dirò” .

Poi il discorso si è spostato sulla moglie: “Il nostro lavoro può comportare situazioni molto stressanti ed è davvero bello avere una solida base di relazione che resisterà alla prova del tempo. Possiamo sostenerci a vicenda in modi che solo noi possiamo, perché solo noi capiamo veramente cosa significa vivere questa vita, e penso che sia un vero lusso, perché non riesco proprio a immaginare come potrei avere qualcosa del genere con qualcun altro. Quindi, per me, ho trovato la mia persona. È la mia migliore amica, e sono più felice che mai quando sono con lei, ma non mi sono mai sentito così supportato e al sicuro, mai. Punto”.

I due si sono conosciuti sul set di “Spider-Man: Homecoming” nel 2016.

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La festa di Trump poteva finire in strage: l’FBI ha sventato un assalto alla Casa Bianca durante l’evento UFC

Donald Trump aveva trasformato la Casa Bianca in una gigantesca arena di arti marziali miste per celebrare il suo ottantesimo compleanno, attirando oltre 4.000 spettatori sul prato sud e migliaia di fan nei dintorni. Ma quella che è stato una serata di celebrazioni pacchiane, tra combattimenti UFC, jet militari e ospiti celebri, sarebbe potuta finire in tragedia. Secondo quanto reso noto dal direttore dell’Fbi Kash Patel, le forze dell’ordine statunitensi hanno infatti sventato un piano per colpire proprio l’evento UFC organizzato alla Casa Bianca lo scorso fine settimana. L’operazione ha portato all’arresto di cinque persone e all’identificazione di altre 23 ritenute coinvolte nel presunto complotto.

Come riportato da Fox e confermato da fonti delle forze dell’ordine, il piano prevedeva l’utilizzo di droni carichi di esplosivo contro edifici nelle vicinanze della manifestazione. L’obiettivo sarebbe stato provocare il panico e costringere all’evacuazione delle migliaia di persone presenti. Secondo la ricostruzione, la folla sarebbe stata indirizzata verso un’area dove erano stati predisposti dei cecchini. Una seconda fase dell’attacco avrebbe poi previsto un assalto ai cancelli della Casa Bianca.

L’Fbi sarebbe venuta a conoscenza della possibile minaccia il 10 giugno, quattro giorni prima della serata di combattimenti. Da quel momento è scattata un’operazione coordinata tra più Stati americani, con il coinvolgimento dell’agenzia federale, del Dipartimento di Giustizia e di altre forze di sicurezza. “Grazie alla rapida azione dell’Fbi, dei nostri partner e del Dipartimento di Giustizia in un’operazione che ha coinvolto più stati, diverse persone sono ora in custodia e gli attacchi presumibilmente pianificati sono stati sventati”, ha scritto Patel in un messaggio pubblicato su X.

Secondo un funzionario informato sui fatti, i cinque arresti sono stati eseguiti in Ohio, Missouri e California. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’identità dei fermati né sulle accuse contestate. La minaccia è emersa soltanto dopo l’evento che aveva visto Trump assistere agli incontri di UFC Freedom 250 accanto alla first lady Melania Trump, al vicepresidente JD Vance e ad altri membri dell’amministrazione.

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“Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono affascinate dal concetto di Milano-Sanremo”: Linus presenta Milano Music Week 2026

È stata presentata oggi, 16 giugno, al Museo del Novecento a Milano la decima edizione della Milano Music Week 2026 che si terrà dal 16 al 22 novembre. Linus, che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 50 anni di carriera, è stato nominato direttore artistico della manifestazione dedicata alla musica che ogni anno anima la città con concerti, dj set, presentazioni di dischi e libri, workshop, showcase, e molti altri appuntamenti diffusi su tutto il territorio.

La Milano Music Week l’ho vista crescere in questi anni – ha spiegato Linus -. Quando Sacchi (l’assessore alla Cultura, ndr) mi ha chiesto di dare una mano mi sono chiesto se fossi la persona giusta, ma ho capito che questa manifestazione ha fondamenta molto solide. Forse servirà aggiungere un po’ di colore“. Per il nuovo direttore artistico la sfida sarà rendere l’evento “ancora più visibile” in un periodo dell’anno “non semplice per la musica“.

Poi ha aggiunto: “La prima cosa che mi piacerebbe fare è mettere in dialogo il passato e il presente, facendo reinterpretare agli artisti della Milano musicale di oggi le canzoni che hanno raccontato questa città. Mi affascina l’idea di creare un ponte tra generazioni diverse, mostrando come la musica sappia attraversare il tempo e rinnovarsi continuamente. Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono poi affascinate dal concetto di Milano-Sanremo: un flusso di idee, talenti ed energia che parte dalla nostra città e arriva fino al Festival”.

Tra i temi dell’edizione 2026 ci sono il cinquantesimo anniversario della disco music e del punk, due fenomeni che, secondo Linus, hanno segnato profondamente la cultura musicale contemporanea. Cuore della manifestazione sarà la Fabbrica del Vapore, individuata come nuova casa della Milano Music Week 2026. Ogni tema sarà protagonista di una serie di appuntamenti in tutte le sue declinazioni: conferenze, videopodcast, live, dj set, incontri, workshop, party e molto altro.

“La decima edizione della Milano Music Week rappresenta un traguardo importante per una manifestazione che negli anni è diventata un punto di riferimento strategico per la musica e per tutta la sua filiera – dichiarano Assoconcerti, Assomusica, Fimi Federazione Industria Musicale Italiana, Nuovo IMAIE Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, promotori della Milano Music Week – Milano si conferma ancora una volta il luogo in cui artisti, professionisti, imprese e pubblico possono incontrarsi, confrontarsi e immaginare insieme il futuro della musica. Siamo particolarmente felici di accogliere Linus alla direzione artistica di questa edizione speciale: la sua esperienza, la sua visione e il suo profondo legame con la città rappresentano un valore importante per il futuro della manifestazione”.

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“Non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi. Spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso. Non siamo persone che si girano dall’altra parte”: Giorgia e Emanuel Lo chiariscono sul video sul borseggio

Alcune immagini di qualche secondo, poi il video diventa virale e giù a giudicare, puntare il dito, è il trend sempre più pressante sui social network. Stavolta a farne le spese sono Giorgia con il compagno Emanuel Lo. La coppia è stata ripresa, casualmente, da utente di TikTok mentre passeggiava in centro per Roma, mano nelle mano. Mentre stavano salendo le scale però un signore sarebbe rimasto vittima di un tentativo di borseggio.

Da qui una sequenza di commenti tra chi ha giudicato che la situazione fosse troppo appartata perché qualcuno potesse accorgersene, e chi, invece, li ha giudicati “responsabili”, insieme agli altri passanti, di non essere intervenuti.

Immediata la replica della coppia che condividendo le stesse parole sulle story di Instagram hanno commentato quanto accaduto: “Purtroppo io ed Emanuel Lo non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi qualche giorno fa a Roma, ce ne siamo resi conto vedendo il video online. C’erano diverse persone, stavamo parlando tra di noi e abbiamo sentito solo un signore chiedere ad un altro di non appoggiarsi a lui mentre saliva le scale e l’altro chiedere scusa”.

E ancora: “Non abbiamo, e aggiungo purtroppo, percepito un pericolo o una situazione in cui fosse necessario intervenire. Ci spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso perché chi conosce me o Emanuel sa che non siamo persone che si girano dall’altra parte se vediamo qualcuno in difficoltà“.

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“Chiedere di mangiare gratis è completamente imbarazzante. Paga per quello che mangi. Chi sei?”: il pizzaiolo Ciro Pernice accusa i food influencer

“Definire ogni ristorante una gemma nascosta, fingere stupore al primo morso, dire ‘è pazzesco’ per qualsiasi cosa, chiedere cibo gratis e non lasciare recensioni negative per essere invitati di nuovo: tutto questo deve finire”. Lo sfogo è di Ciro Pernice, pizzaiolo italo-americano e proprietario della Galleria Pizzeria nello Stato di New York, che con un video pubblicato su Instagram ha acceso il dibattito sui food influencer e sulle loro abitudini comunicative. Nel contenuto, diventato virale in pochi giorni con migliaia di visualizzazioni e una pioggia di commenti e meme di approvazione, Pernice ha messo nel mirino quello che definisce un linguaggio ormai standardizzato e poco credibile nel racconto del cibo online.

Ecco il passaggio completo del suo intervento: “Queste sono le 5 abitudini più fastidiose degli influencer: numero 1, definire ogni ristorante una gemma nascosta. Se un’attività è aperta da più di 30 anni non è nascosta. Smettila di comportarti come se avessi scoperto il fuoco. Numero 2, fingere stupore al primo morso, con gli occhi che si spalancano e la testa che annuisce come a dire ‘oh mio dio’. È mozzarella, fratello, non stai vincendo alla lotteria. Numero 3, dire che tutto è pazzesco: la fetta è pazzesca, il cibo è pazzesco, tutto è pazzesco. Sei tu che sei completamente folle. Numero 4, chiedere di mangiare gratis, questo è completamente imbarazzante. Paga per il tuo cibo. Chi sei? I ristoranti pagano affitto, buste paga. Pensi che il tuo piccolo treppiedi paghi il conto? Assolutamente no. Numero 5, non dire la verità: se ogni posto è fantastico e ogni morso cambia vita stai dicendo fandonie perché vieni pagato per farlo”

Il video ha rapidamente generato reazioni online, è diventato virale e alimentato una discussione più ampia sul ruolo dei food influencer tra intrattenimento, marketing e credibilità. Molti utenti, nei commenti, hanno sottolineato proprio questo punto: la sensazione che sui social il confine tra recensione autentica e contenuto sponsorizzato sia sempre più difficile da distinguere, con un effetto di omologazione che finisce per rendere tutti i ristoranti “eccezionali” allo stesso modo.

(Video Facebook @CiroPernice)

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“Così ho scoperto la chat sessista dei lavoratori Atm. Non siamo al sicuro neppure con i conducenti dei mezzi pubblici”

“Purtroppo o per fortuna, dallo schermo mi è subito balzata all’occhio un’immagine scattata dalle telecamere di sorveglianza: era una foto ingrandita dei glutei di una ragazza”. La ragazza ventiseienne che ha svelato la chat sessista dei dipendenti Atm (l’azienda del trasporto pubblico di Milano) innescando la protesta su Instagram, ha raccontato al Corriere della Sera come è andata. Prima di tutto ha spiegato da cosa è stata attratta la sua attenzione, mentre viaggiava su un tram: sullo smartphone di un dipendente seduto davanti a lui, aperto sulla chat incriminata, erano appena stata condivisa l’immagine del sedere di una ignara passeggera. La foto era stata scattata immortalando il monitor collegato alle telecamere per la sorveglianza a bordo del veicolo. Insieme all’immagine, il conducente aveva condiviso il commento: “È il mio dolce per voi”. Dando la stura alle parole sessiste e offensive dei partecipanti alla chat.

La ragazza ha dichiarato che altre foto di analogo tenore sessista potrebbero essere state condivise in quella chat: “A un certo punto l’uomo ha aperto la galleria fotografica del gruppo. Lì ho notato che tra i tanti post che si erano scambiati, c’erano altre immagini prese dalle telecamere di sorveglianza”. Cioè? “Foto simili: ancora una volta, corpi di donne fotografati senza il consenso delle interessate”. La ragazza ha spiegato anche il contesto a bordo del mezzo pubblico, vicino al lavoratore dell’azienda pubblica: “Lui era letteralmente davanti a me. Si comportava come se non fosse su un mezzo pubblico, tra la gente, all’ora di punta. Io dopo qualche fermata sono scesa”.

E l’effetto, ha continuato, è quello di “non potersi più sentire al sicuro. Banalmente, qualsiasi donna o ragazza che viaggia da sola sui mezzi pubblici di notte cerca protezione nei lavoratori, magari vuole un posto vicino al conducente e si tranquillizza al sapere che ci sono delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero rendere un luogo sicuro. In realtà, poi, si scopre che gli stessi lavoratori impiegati in società pubbliche usano quelle telecamere per diffondere immagini intime. Lo trovo spaventoso“. Per questo, ammette la ragazza, “mi cadono le braccia quando alcune persone sminuiscono questi fatti, non tutti li reputano gravi”. Dopo aver condiviso su Instagram le foto della chat, la ragazza ha dichiarato che “in ogni caso io mi sto muovendo con uno studio legale per la denuncia”.

Alla chat di gruppo sarebbero iscritti 7 dipendenti dell’Atm: un conducente, cinque amministrativi, un altro in pensione. L’azienda locale ha avviato un’indagine interna, che nel giro di tre mesi potrebbe condurre a possibili sanzioni come la censura, una multa (trattenuta di 4 ore dallo stipendio), la sospensione dal servizio, fino alla retrocessione o alla destituzione. “Quanto agli episodi accertati, al momento ce ne sarebbe soltanto uno: quello documentato dalla foto scattata dalla 26enne”, riferisce il Corriere. Atm ha presentato una denuncia alla Polizia postale. Anche il sindaco Beppe Sala ha invitato a chiarire: “Atm deve far luce, ma deve anche intervenire e, se verranno individuati delle responsabilità, non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora”.

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Trump vuole consegnare la coppa ai vincitori dei Mondiali: la Fifa è pronta a dire di sì (infrangendo il protocollo)

Non è bastato l’imbarazzo durante la finale del Mondiale per Club, a giugno, tra Chelsea e Psg al MetLife Stadium di East Rutherford. Il prossimo 19 luglio, sempre al Metlife Stadium, potrebbe essere ancora Donald Trump a consegnare la Coppa del Mondo (questa volta per nazionali) al capitano della squadra vincitrice. Secondo Talksport, il presidente degli Usa avrebbe avuto l’ok per prendere parte alla cerimonia, come appunto già successo l’estate scorsa in occasione del Mondiale per Club, ma in questo caso potrebbe anche spingersi oltre e consegnare solo lui il trofeo, infrangendo il protocollo ufficiale. Alla cerimonia saranno invitati anche i presidenti di Messico e Canada, gli altri due Paesi organizzatori.

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Il protocollo FIFA prevede infatti solitamente che il trofeo presente su un piedistallo venga portato sul podio per la cerimonia di premiazione da un esponente della squadra vincitrice. Questa volta, secondo Talksport, la FIFA lascerà a Trump la decisione se rimanere con la squadra durante la cerimonia o se restare con altri dirigenti.

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Fonti interne alla Casa Bianca ritengono che Trump sceglierà ancora una volta di festeggiare con la squadra vincitrice, come già fatto con il Chelsea, mettendo in imbarazzo sia Reece James che Cole Palmer, protagonista di quella finale. In quella circostanza Palmer aveva infatti chiesto al capitano James “cosa facesse Trump sul palco con loro”. Il trequartista del Chelsea era stato decisivo con una doppietta, ma durante l’alzata della coppa era stato oscurato dal presidente Usa, che si era piazzato proprio davanti a lui. Trump non ha assistito alla partita d’esordio della nazionale statunitense contro il Paraguay per un impegno già programmato prima, ma sarà presente alla finale dei Mondiali al MetLife Stadium il 19 luglio e già prima potrebbe assistere ad altre partite della Coppa del Mondo.

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Tim Summer Hits, più di 80 artisti sul palco per la canzone dell’estate 2026: da Emma al neo sposo Tommaso Paradiso. Achille Lauro farà “una grande sorpresa”. Il cast completo dello show

È stata presentata oggi, martedì 16 giugno, in Campidoglio a Roma la nuova edizione del Tim Summer Hits, l’appuntamento con le canzoni dell’estate in onda prossimamente su Rai Uno e condotto da Carlo Conti e Andrea Delogu. Gli appuntamenti fissati per le registrazioni in Piazza del Popolo a Roma sono per domenica 21, lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 giugno.

Sul palco si alterneranno oltre 80 ospiti musicali: Achille Lauro (è stata annunciata una grande sorpresa da parte del cantautore “anche per chi non è potuto andare al concerto all’Olimpico”), Aiello, Alex Britti, Angelica Bove, Anna Tatangelo, Annalisa, Arisa, Baby K, Bambole Di Pezza, Benji & Fede, Chiello, Clara, Clementino, Cristiano Malgioglio, Delia, Ditonellapiaga, Eddie Brock, Elena D’Elia, Elettra Lamborghini, Emis Killa, Emma, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Ernia, Fabrizio Moro, Fedez, Frah Quintale, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Francesco Renga, Fred De Palma, Fulminacci, Gaia, Gio Evan, Giusy Ferreri, Il Tre, Irama, J-Ax.

E ancora Lda & Aka 7even, Leo Gassmann, Levante, Lorenzo Salvetti, Ludwig con Il Pagante, Malika Ayane, Mara Sattei, Marco Masini, Mari Froes, Maria Antonietta & Colombre, Merk & Kremont, Michele Bravi, Myss Keta, Mr.Rain, Nayt, Negramaro, Nicolo Filippucci, Noemi, Orietta Berti con Il Rosso e Iaem, Paola Iezzi, Paola Turci, Pinguini Tattici Nucleari, Raf, Rkomi, Rocco Hunt, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sangiovanni, Sarah Toscano, Sayf, Serena Brancale, Skt The Bausa, The Kolors, Tommaso Paradiso (reduce dal matrimonio con Carolina Sansoni), Tormento, Tredici Pietro, Trigno e Welo.

L’evento sarà trasmesso contemporaneamente anche su Rai Radio2, con collegamenti, contenuti esclusivi e interviste dal backstage affidati a Nicol Angelozzi, e sarà disponibile on demand su RaiPlay.

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A Milano il vento diventa scultura: alla Fabbrica del Vapore la grande mostra di Susumu Shingu tra arte cinetica, natura e una riflessione silenziosa sulla crisi ambientale

C’è un artista che da oltre sessant’anni prova a rendere visibile l’invisibile. Non attraverso effetti speciali o tecnologie sofisticate, ma affidandosi alle stesse forze che governano il pianeta: il vento, l’acqua, la gravità, l’aria. È Susumu Shingu, maestro giapponese dell’arte cinetica, che dal 17 giugno al 14 ottobre porta alla Fabbrica del Vapore di Milano la mostra “Il cosmo”, la più ampia esposizione italiana mai dedicata alla sua ricerca.

Entrare nell’universo di Shingu significa abbandonare per un momento l’idea della scultura come oggetto immobile. Le sue opere respirano, oscillano, si piegano, cambiano assetto. Vivono in funzione dell’ambiente che le circonda. Non impongono una forma alla natura, ma la assecondano. Sono strutture leggere e precise che trasformano il movimento dell’aria in un evento visibile, quasi una coreografia permanente tra materia ed energia.

La mostra allestita nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore ripercorre oltre sei decenni di lavoro e riunisce nove sculture considerate fondamentali dall’artista insieme a ventuno opere del progetto “Windcaravan”, una sorta di viaggio nomade iniziato nel 2000 che ha attraversato alcuni dei luoghi più remoti del pianeta: dalle risaie giapponesi alle steppe della Mongolia, dai laghi ghiacciati della Finlandia fino alla Nuova Zelanda. Opere mosse esclusivamente dal vento, pensate per dialogare con paesaggi e comunità lontane tra loro ma accomunate da un rapporto ancora diretto con le forze naturali.

Un’arte che parla al tempo della crisi climatica

A quasi novant’anni, Shingu continua a proporre una visione radicalmente controcorrente rispetto all’epoca della velocità e dell’ipercontrollo tecnologico. Le sue sculture non producono nulla, non servono a nulla nel senso utilitaristico del termine. Eppure proprio per questo finiscono per interrogare chi le osserva. Ci ricordano che esistono fenomeni che non possono essere dominati ma soltanto ascoltati, che il movimento non è sempre sinonimo di progresso e che la natura non è uno sfondo delle attività umane ma una presenza viva con cui convivere.

Un messaggio che assume inevitabilmente una nuova forza nell’epoca della crisi climatica. Shingu non utilizza slogan ambientalisti né costruisce opere di denuncia. La sua è una riflessione più sottile e forse più efficace: mostrare l’armonia possibile tra intervento umano e mondo naturale. Le sue strutture si affidano agli elementi invece di contrastarli, trasformando il vento da ostacolo a motore creativo.

Il legame con l’Italia

Il rapporto con l’Italia occupa un posto centrale nella biografia dell’artista. Nato a Osaka nel 1937, arrivò nel nostro Paese nel 1960 grazie a una borsa di studio del governo italiano. A Roma frequentò l‘Accademia di Belle Arti e incontrò il pittore Franco Gentilini. Furono anni decisivi che contribuirono alla nascita del suo linguaggio artistico e a un legame mai interrotto con il nostro Paese.

Non è un caso che alcune delle sue opere pubbliche più note si trovino proprio in Italia: dal “Vento di Colombo” nel porto di Genova a “Il luogo della pioggia” al Lingotto di Torino, fino a “Dialogo con le nuvole” a Lecco. Interventi che condividono la stessa idea di fondo: inserire l’arte nel paesaggio senza dominarlo, lasciando che siano gli elementi naturali a completare l’opera.

Lo sguardo di Sandalino

Nella mostra milanese trova spazio anche Sandalino, il piccolo personaggio immaginario creato da Shingu negli ultimi anni. Un viaggiatore proveniente da un altro pianeta che osserva la Terra con stupore e preoccupazione, come farebbe un bambino di fronte a qualcosa di meraviglioso ma fragile. È forse l’immagine che meglio sintetizza l’intero percorso dell’artista: guardare il mondo come se lo vedessimo per la prima volta.

Un invito a osservare il mondo diversamente

“Il cosmo” arriva inoltre in un momento simbolico per i rapporti tra Italia e Giappone, nell’anno delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e per il quarantacinquesimo anniversario del gemellaggio tra Osaka e Milano. Ma al di là delle ricorrenze istituzionali, la mostra rappresenta soprattutto l’occasione per confrontarsi con una ricerca artistica che da decenni parla di equilibrio, interdipendenza e rispetto per l’ambiente. Temi che oggi sembrano appartenere più al futuro che al passato. E che nelle sculture leggere di Susumu Shingu continuano a muoversi, letteralmente, davanti ai nostri occhi.

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Roma, sette arresti per terrorismo: “Gruppo anarchico responsabile del sabotaggio all’Alta velocità a febbraio”

Sette persone sono state arrestate dalla Digos di Roma, su ordine del gip, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Due di loro, si legge nel comunicato della Questura, sono “gravemente indiziati di aver concorso nella realizzazione di attentato a impianti di pubblica utilità, interruzione di pubblico servizio e istigazione per delinquere, aggravati dalla finalità di terrorismo. Si tratta in particolare dell’azione compiuta il 14 febbraio 2026 ai danni della rete ferroviaria dell’Alta velocità Roma-Firenze, con l’uso di esplosivi rudimentali, ma di sicura efficacia, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455mila euro”, nonché la paralisi della circolazione con ritardi fino a due ore. Quel sabotaggio, insieme a un altro effettuato lo stesso giorno sulla linea Roma-Napoli, “è stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org creato appositamente qualche mese prima”, con un comunicato che “faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano–Cortina e agli intenti antimilitaristi e di attacco violento alle infrastrutture.

Cinque degli arrestati sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, due ai domiciliari. Secondo la Procura di Roma, avevano “costituito e organizzato un gruppo criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico e strutturato secondo modalità e metodologie note e sperimentate nel movimento anarchico, organizzazione radicata nel territorio capitolino, ma anche in relazione con realtà affini individuabili, tra l’altro, nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Nelle prospettive del gruppo in questione”, si legge nel comunicato, “anche l’obbiettivo di mantenere attiva la mobilitazione dell’anarco-insurrezionalismo avverso la sottoposizione al regime del 41-bis dell’anarchico Alfredo Cospito, anche attraverso violente azioni dimostrative.”

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“Mi rendo conto di essere vecchia, ma non lo voglio imparare”: è morta a 93 anni suor Italia Di Giovanni, la religiosa star dei social. Virali i suoi video dalla Rsa dove viveva con le altre suore

Suor Italia Di Giovanni è morta. La religiosa della casa di riposo delle Suore Ravasco aveva 93 anni. Suor Italia era seguitissima sui social per i video che la ritraevano nella casa di riposo in cui alloggiava con le altre consorelle anziane e malate. Il profilo Instagram “Suore Ravasco Nayiby” aveva attirato l’attenzione perfino di molte testate internazionali, colpite dall’energia e dalla simpatia della suora nonostante la malattia.

La suora deceduta apparteneva alle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e alloggiava presso la casa di riposo “Casa San Giuseppe” a Raiano con una ventina di altre anziane religiose. “La tua presenza è stata un dono, il tuo esempio una luce, il tuo ricordo una benedizione. Cara Suor Italia, continua a vivere nei nostri cuori e nelle opere di bene che hai seminato e nell’amore che ci hai lasciato”, hanno salutato così per l’ultima volta i gestori dell’istituto dove alloggiava la religiosa 93enne.

È del luglio 2025 il primo video che ritrae suor Italia. La donna si scherniva rispetto al deperimento organico e alla malattia: “Mi rendo conto di essere vecchia, ma non lo voglio imparare. Io non ci penso alla mia età. Vado avanti e vado in chiesa quando mi vengono queste crisi di vecchiaia. Non credere che la vita sia bella, tu devi farla bella”. L’ultimo video risale allo scorso febbraio, quando Suor Italia non stava più molto bene.

La popolarità della pagina Instagram delle Suore Ravasco aveva fatto dapprima storcere il naso alla madre generale, ma la diffidenza si era sciolta quando la responsabile della comunicazione social delle consorelle, la giovane suor Jimenez aveva spiegato al quotidiano Avvenire che quella esposizione pubblica e l’ottimismo di suor Italia avevano ridato sprint alle consorelle: “Tutte sembrano rinate e molto più serene, lo dicono anche le dottoresse”.

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“Cani e gatti fuggono da casa il martedì alle ore 8” e non è un caso: la mappa di chi scompare di più in Europa

Non servono fughe spettacolari per perdere un animale. A volte basta il gesto più banale della giornata: aprire un cancello mentre si controlla il telefono, uscire di fretta, dimenticare per un secondo che dall’altra parte non c’è solo un giardino ma un confine sottile. Ogni anno in Europa migliaia di cani e gatti escono così dalla cosiddetta “zona sicura” delle loro case. Non in contesti eccezionali, ma dentro la normalità più quotidiana. E l’Italia, più di tutti, è il Paese dove accade più spesso: oltre il 50% degli allarmi GPS registrati tra marzo e maggio 2026 arriva da qui, secondo il report di Kippy. Non si tratta di abbandoni, ma di smarrimenti domestici accidentali: animali che approfittano di un varco rimasto aperto, che seguono un odore, che reagiscono a un rumore improvviso. E il dato più inatteso è che i cani risultano più “fuggitivi” dei gatti del 43%.

A fotografare il fenomeno è l’analisi di oltre 4.000 episodi registrati nello stesso periodo in Europa. Dopo l’Italia (oltre il 50% degli allarmi), seguono Francia (30%) e Germania (8%). Un quadro che non rimanda a situazioni straordinarie, ma a routine domestiche ricorrenti: case, giardini e momenti di distrazione che si ripetono con dinamiche simili in migliaia di famiglie.

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Huaweigate: l’Europarlamento revoca l’immunità a Martusciello, capodelegazione di Forza Italia. Salvo De Meo

L’Europarlamento ha votato la revoca dell’immunità al capodelegazione di Forza Italia, Fulvio Martusciello, accogliendo la richiesta della procura del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. Con 344 voti a favore , 234 contrari e 25 astenuti, la plenaria di Strasburgo ha quindi confermato la decisione della commissione Affari giuridici (Juri), che il 3 giugno si era ugualmente espressa a favore. Salvo invece l’altro azzurro, Salvatore De Meo: la plenaria ha deciso di mantenere la sua immunità, in linea con il parere della commissione Juri.

L’inchiesta, esplosa nel marzo 2025 con una serie di perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri Paesi europei, riguarda presunte attività di lobbying illecito riconducibili al gruppo cinese Huawei. Secondo la procura federale belga, l’azienda avrebbe cercato di influenzare il processo decisionale delle istituzioni europee attraverso una rete di consulenti, lobbisti e intermediari incaricati di coltivare rapporti con eurodeputati e loro collaboratori. Gli investigatori ipotizzano che siano stati offerti vantaggi di diversa natura – tra cui inviti a eventi sportivi, viaggi, ospitalità e altre utilità – per favorire gli interessi del colosso delle telecomunicazioni all’interno del Parlamento europeo.

Nell’ambito di questo filone, la magistratura belga ha chiesto la revoca dell’immunità di Martusciello e De Meo per poter svolgere ulteriori accertamenti sul loro ruolo nella vicenda. I due eurodeputati hanno sempre respinto qualsiasi addebito. Per quanto riguarda Martusciello, gli inquirenti ritengono che alcuni collaboratori a lui vicini possano aver avuto un ruolo nei rapporti tra Huawei e il Parlamento europeo. Nel caso di De Meo, la procura intende approfondire il contesto di alcuni contatti e iniziative parlamentari che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero essere stati collegati alle attività di influenza contestate a Huawei. La richiesta di revoca dell’immunità non costituisce un giudizio di colpevolezza, ma consente alla procura di proseguire le indagini senza le limitazioni previste dallo status di europarlamentare.

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Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco

Dopo tre giorni di ricerche è stato ritrovato il corpo di Chiara Guerra, insegnante di 53 anni, uccisa nella sera dell’11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia)0, dal nipote 17enne, reo confesso. Il cadavere, individuato ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, è stato recuperato all’interno di un sacco in condizioni integre con varie ferite da taglio. A individuarlo mentre galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il giovane aveva lasciato il corpo senza vita della zia nel canale Magher, ma le correnti lo hanno trasportato nelle acque del fiume Lemene, nella zona di Settesorelle. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Comando di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli che avrà il compito di eseguire la prima ispezione esterna.

Da domenica mattina, un gran numero di soccorritori erano impegnati a setacciare il canale: squadre del nucleo sommozzatori, del nucleo droni e due le squadre Saf con imbarcazioni dotate di ecoscandaglio. Le ricerche si sono concentrate sul punto indicato dal nipote della vittima che ha dichiarato di aver gettato anche il cellulare e l’arma del delitto, un coltello, nelle stesse acque: nessuno dei due è stato trovato. Si tratta di una zona difficile da perlustrare a causa dei collegamenti con altri canali e dalla presenza di correnti.

Il 17enne, che sarà maggiorenne tra qualche mese, ha ammesso dopo poche ore di aver ucciso la zia a coltellate per poi trasportare il cadavere verso il canale con una carriola. Il giovane ha confessato di fronte al pm Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone: il caso è stato poi trasmesso alla Procura dei minori di Trieste. Dalle prime ricostruzioni, il movente è legato ad alcuni dissidi familiari dovuti a una presunta eredità su cui la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo, litigavano da tempo.

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Le urla per la vittoria dei Knicks scambiate per una richiesta d’aiuto: agente uccide il cane Jameson sotto gli occhi della proprietaria

Stava festeggiando il trionfo dei New York Knicks quando qualcuno ha pensato che quelle urla fossero una richiesta d’aiuto. Pochi minuti dopo, davanti alla porta del suo appartamento a Canoga Park, quartiere di Los Angeles, il suo cane è stato ucciso da un agente della polizia.

L’animale, Jameson, aveva due anni ed era un incrocio tra San Bernardo, Golden Retriever e Poodle. Sabato sera si trovava in casa con la proprietaria Marie Marseille e altri familiari, riuniti per seguire la finale Nba che ha consegnato ai Knicks un titolo atteso da decenni. Secondo quanto ricostruito dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD), intorno alle 20.55 gli agenti sono intervenuti in un complesso residenziale di Jordan Avenue dopo una segnalazione che parlava di una donna che stava urlando all’interno di un appartamento.

Arrivati sul posto, gli agenti hanno parlato con Marseille. In una nota ufficiale, la polizia sostiene che Jameson si trovasse accanto alla proprietaria e che stesse abbaiando. Gli agenti avrebbero chiesto alla donna di mettere al sicuro il cane. Dopo aver chiuso momentaneamente la porta, Marseille l’avrebbe riaperta. A quel punto, secondo la ricostruzione del LAPD, l’animale sarebbe uscito dall’appartamento e si sarebbe lanciato verso uno degli agenti, che avrebbe quindi aperto il fuoco.

La famiglia, però, contesta questa ricostruzione. Jeremiah Garcia, figlio della proprietaria, ha raccontato ai media locali di essere al telefono con la madre nel momento della sparatoria. Il giovane stava seguendo la partita a casa della fidanzata e aveva chiamato la madre in video per festeggiare insieme la vittoria dei Knicks. Secondo il suo racconto, Jameson non avrebbe aggredito nessuno: “Non appena mia madre ha aperto la porta, Jamo è corso fuori semplicemente per salutare qualcuno. Quando ero al telefono ho sentito due spari”.

Garcia è rientrato immediatamente a casa. Una volta arrivato ha trovato il cane morto davanti all’appartamento. Jameson indossava ancora la maglietta dei Knicks che la famiglia gli aveva messo per seguire la partita. Le immagini girate subito dopo l’accaduto mostrano la proprietaria disperata accanto all’animale. In un video condiviso sui social si sente la donna gridare “Eravamo soltanto felici. Stavamo festeggiando i Knicks“. Il LAPD ha confermato che nessun agente è rimasto ferito. L’indagine è stata affidata alla Force Investigation Division, l’unità interna che si occupa dei casi in cui gli agenti fanno uso delle armi da fuoco.

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“A 100 anni mangio la spigola e bevo molta acqua, la disidratazione alla mia età è una nemica. Mi bastavano 2 ore di sonno per studiare”: lo rivela il professor Leonardo Santi

Leonardo Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale, patologia oncologica, specialmente per quanto concerne il tumore del polmone, i tumori professionali e i Biological Response Modifiers. Il 3 aprile scorso il professore ha tagliato il traguardo dei 100 anni. “Non ho voluto festeggiare”, ha confessato a Il Corriere della Sera.

Il segreto per una vita così lunga? “Mangio pesce, prediligo la spigola. Bevo molta acqua perché la disidratazione alla mia età è una nemica. La casa è disseminata di bottigliette, come vede, sistemate nei posti strategici da mia moglie Lia Eva, il mio traino”.

E ancora: “Da ragazzo non mi sono fatto mancare niente. Sci, barca, lunghe nuotate all’isola d’Elba. Però il tipo di alimentazione lasciava molto a desiderare. Mangiavo come capitava. Dolce e salato insieme, tanto poi nello stomaco si mescola tutto, mi giustificavo con i collaboratori che mi osservavano allibiti. Da vecchi invece bisogna stare attenti”.

“Da giovani non si pensa alla vecchiaia, tantomeno quando eravamo giovani noi. – ha aggiunto il professore – Nessuno ci parlava di prevenzione e mangiar sano. Per mia scelta non ho mai fumato né bevuto alcol. I collaboratori si stupivano del mio scarso bisogno di sonno, mi bastavano due ore e passare la notte in bianco spesso era una scelta. Utilizzavo quel tempo per prendere appunti, studiare, organizzare. E la mattina arrivavo in ospedale con tanti fogli scritti a mano”.

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Cacciari a La7: “Il patentino antifascista? Fa schifo, è una scandalosa idiozia. Antifascismo è condannare Israele e il razzismo di Trump”

Intemerata del filosofo Massimo Cacciari a Otto e mezzo (La7), sul caso della fiera Più libri più liberi, in programma a dicembre a Roma, che quest’anno chiede agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione. La conduttrice Lilli Gruber spiega il disappunto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito l’iniziativa una forma di censura. E chiede al filosofo: “Ma non è ridicolo gridare alla censura?”. Cacciari non ci sta e replica stizzito: “Ma non è ridicolo parlare di questo, con tutto quello che sta passando per il mondo?”.

La giornalista precisa: “Lo devo fare perché l’ha fatto la presidente del Consiglio e perché anche oggi per tutta la giornata sono continuate le dichiarazioni”. “Allora è ridicola la posizione della Meloni esattamente come è ridicola la richiesta del patentino antifascista – rilancia l’ex sindaco di Venezia – L’antifascista non è tale perché firma patentini, lo è in quello che fa e in quello che ha fatto. E pochi sono antifascisti in questo senso, in questo Paese e in questa Europa”.

“Perché?”, chiede Gruber. “Perché essere antifascisti vuole dire condannare esplicitamente le politiche di Israele, non le pare? – risponde Cacciari – Essere antifascisti vuole dire assumere delle posizioni nette nei confronti di posizioni razzistiche, se non peggio, come quelle che emergono direttamente all’interno dei vertici del governo americano. Quello è essere antifascisti, non firmare patentini”. E aggiunge: “Croce si rifiutava di firmare patentini. E se mi chiedono di firmare un patentino per andare al Festival di Roma, non ci vado“.

La conduttrice ricorda che riguarda solo le case editrici e il filosofo si inalbera: “Ma è lo stesso. Se Adelphi, con cui pubblico i miei libri, firma il patentino, io non solo non vado a Roma, ma cesso di pubblicare con Adelphi. Ma scherziamo, ma che idiozia è? Che scandalosa idiozia è il patentino? Mamma mia, fa senso soltanto parlarne. Altra cosa è se a casa mia invito chi voglio: in quel caso, gli organizzatori di questo Festival sono padroni di invitare chi vogliono, visto che è casa loro. Ma non invitano col patentino, viva Dio. Ma che roba è? Dai, fa schifo”.

Gruber precisa che il “patentino” è un’espressione usata da Meloni e che la presidente della fiera, Anna Maria Malato, ha parlato solo di adesione ai valori costituzionali, rafforzata quest’anno ma senza intento censorio. Cacciari ribatte secco: a lui e ad altri editori non è mai stato chiesto prima.

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È morta a 35 anni Ece Irtem, l’attrice che ha recitato con Can Yaman in Lezioni d’amore: ritrovata senza vita nella sua casa all’indomani del suo compleanno

Ece Irtem è morta. L’attrice turca nota in Italia per Forbidden fruit aveva 35 anni. La ragazza celebre per il ruolo di Isil nella serie One Love è stata trovata priva di sensi nella sua casa lunedì 15 giugno al mattino, appena un giorno dopo il suo compleanno. La causa del decesso è stata attribuita a un attacco cardiaco. Irtem era nata il 14 giugno 1991 a Sivas, in Turchia. Si era laureata in Opera e Canto presso l’Università Yasar nel 2014, classificandosi terza nel suo corso.

Durante gli studi aveva lavorato con artisti di fama internazionale come il soprano Aytul Buyuksarac, il tenore Levent Gunduz, il direttore dell’Opera e del Balletto di Stato di Izmir, Paolo Susanni, e il mezzosoprano Anna Chubuchenko. Parallelamente aveva iniziato a recitare in giovane età, scrivendo e interpretando le proprie scenette per le recite scolastiche, una passione che ha coltivato per tutta la vita. Dopo essersi trasferita a Istanbul, Irtem ha iniziato a studiare recitazione al Centro Culturale Sadri Alisik, formandosi con maestri del calibro di Kayhan Yildizoglu, Okday Korunan, Kadim Yasar e Tolga Ciftci. È diventata famosa per il suo ruolo di Isil in One Love, una popolare serie televisiva turca con un vastissimo pubblico.

In Italia era diventata un viso noto, spesso ospite anche di alcuni talk Mediaset, grazie alla sua interpretazione della barlady Gizem in Mr. Wrong – Lezioni d’amore recitando con Can Yaman. Come riportano diverse testate turche l’eccezionalità di un decesso in così giovane età ha comunque portato la magistratura turca ad effettuare un’autopsia. Le ultime ore della ragazza, peraltro, quelle di domenica 14 giugno, sono state ricostruite attraverso diverse telecamere disposte attorno alla sua abitazione turca e la vedono ritratta tranquilla e sorridente a pranzo. Successivamente, attorno alle 21, viene inquadrata dalle telecamere dell’atrio del suo condominio mentre rientra in casa insieme alla madre. È lì che Irtem appare visibilmente barcollante e intontita, tanto da doversi appoggiare al braccio della madre.

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“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out”: il ritorno della Lollipop con “Say”

Marcella Ovani, Marta Falcone e Veronica Rubino tornano nella formazione delle Lollipop, a oltre vent’anni dalla nascita del gruppo a “Popstars”, nei primi anni 2000. Il singolo si intitola “Say Now” – scritto direttamente dal trio e prodotto da Wlady, già firma di “Maria Salvador” e “Disco Paradise”- un messaggio legato alla libertà, al coming out, alla verità personale e alle cose da dire prima che sia troppo tardi.

“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out – afferma il trio -. Non abbiate paura di splendere nella vostra verità; per noi questo ritorno è un atto di coraggio e di amore verso noi stesse e il nostro pubblico”.

“Say Now” nasce dalla necessità di non lasciare che il silenzio decida al posto delle persone. Il brano esplora tutto ciò che rimane irrisolto quando una verità viene taciuta troppo a lungo: parole continuamente rinviate, sentimenti tenuti in sospeso, fino a giungere a una collisione inevitabile in cui il silenzio cessa di essere un’opzione. Perché tacere, a quel punto, diventa un atto di omissione nei confronti di sé stessi, prima ancora che degli altri.

Nel corso degli anni, il gruppo è sempre stato vicino alla comunità LGBTQ+. Nel 2018, ad esempio, le Lollipop sono state ospiti a Napoli in occasione del party ufficiale del Mediterranean Pride of Naples. La scelta di affrontare oggi temi come il coming out e la libertà di essere sé stessi rappresenta il naturale prolungamento di quel rapporto, una coerenza artistica e umana che si è consolidata nel tempo.

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Urbanistica, Sala esulta: “Soddisfatti, ma amareggiato da violenza verbale dei pm”. Il centrodestra: “Ora sbloccare Milano”

“Siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta amarezza”. Il sindaco di Milano esulta e attacca, dopo la sentenza sulla Torre di via Stresa che ha assolto tutti gli 8 imputati, la prima delle numerose inchieste aperte in questi anni. La procura aveva chiesto la condanna per abuso edilizio e lottizzazione abusiva per quel grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani. La giudice ha però assolto tutti per “assenza di dolo” e perché avrebbero agito secondo “prassi consolidata del Comune” e le sentenze dell’epoca. A cavalcare la pronuncia del tribunale è poi il centrodestra che chiede adesso di “sbloccare” Milano.

Sala: “Cosa pensa il procuratore Viola?”

“Ripensando a come è stata condotta questa inchiesta la cosa che mi ha amareggiato molto è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”, incalza Giuseppe Sala: “Un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione“, aggiunge il primo cittadino. Sala afferma anche di essere amareggiato anche per “aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome, l’ex assessore Tancredi che ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio”. E tira in ballo anche il procuratore della Repubblica del capoluogo lombardo: “La giustizia ha tante teste, la stessa Procura ha tante teste. È chiaro che, a questo punto, sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, come vede la situazione”. “È evidente – continua Sala – che sta tutto in una responsabilità generale e quindi gli chiedo che giudizio dà, a questo punto, dell’operato del suo team. Posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro operato e di chi lavora con noi”, conclude il sindaco.

Il centrodestra: “Ora sbloccare la città”

La sentenza “è una lezione per tutti e conferma la necessità di un intervento legislativo per dare certezze sia agli amministratori sia agli imprenditori che investono nello sviluppo di Milano”, commenta il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi potenziale candidato alla poltrona di sindaco della città: “Ora che il tribunale ha certificato che sono state seguite le regole, è fondamentale restituire la certezza del futuro alle oltre duemila famiglie sospese che hanno il pieno diritto alla loro casa”, continua Lupi. Sulla stessa linea Mariastella Gelmini: “Sbloccare la città e dare una risposta concreta alle cosiddette famiglie ‘sospese’ è oggi una priorità non più rinviabile”. Per Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, “l’esito del processo sull’urbanistica a Milano dimostra ancora una volta come teoremi accusatori si dissolvano a distanza di anni lasciando effetti pesanti sull’economia e sullo sviluppo”. Per l’esponente azzurro “è oggettivo che l’inchiesta sulla gestione urbanistica ha frenato Milano e non solo il settore immobiliare. Progetti per migliaia di metri quadrati ‘sospesi‘ con tutte le ricadute del caso. Sono stati messi a rischio miliardi di potenziali investimenti e di ricadute sul sistema economico”. “Non si può tenere bloccata per anni una città come Milano per un’inchiesta che, dopo lo stop della Cassazione sul filone della corruzione, incassa oggi una piena assoluzione”, dichiara anche il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto secondo il quale “ora tocca al Parlamento dare a Milano e al Paese regole certe: decisioni di questa portata non possono dipendere da una legge del 1942. Si vada avanti – conclude – e si torni a lavorare per Milano”.

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Bossi jr, definitiva la condanna per truffa allo Stato. Confermata in Appello quella per maltrattamenti alla madre

Diventa definitiva la condanna a due anni e sei mesi a Riccardo Bossi per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per oltre tre anni e mezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del figlio del fondatore della Lega, condannato per truffa ai danni dello Stato dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese) e poi dalla Corte d’Appello di Milano, che aveva anche stabilito un risarcimento danni a favore dell’Inps di 15mila euro. L’accusa era di aver ottenuto 280 euro al mese per 43 mensilità, per un ammontare complessivo di oltre 12mila euro dal 2020 al 2023.

Nella stessa giornata, la Corte d’Appello del capoluogo lombardo ha confermato la condanna di Bossi junior per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. Un anno fa il primogenito del Senatur era stato condannato dal Tribunale di Varese a un anno e quattro mesi di carcere. I fatti oggetto del processo risalgono al 2016: secondo l’accusa, Bossi – che ha sempre negato ogni addebito – faceva continue richieste di soldi alla madre, spesso accompagnate da insulti e percosse, fino a costringerla a fuggire di casa e a sporgere denuncia. In un’occasione la donna era stata spinta dal figlio e aveva sbattuto la testa contro il muro. In seguito la madre aveva ritirato la querela assicurando che i rapporti fossero tornati sereni: un dietrofront che aveva fatto cadere l’accusa di minacce, ma non quella di maltrattamenti, perseguibile d’ufficio. Contro la sentenza d’Appello l’avvocato di Bossi, Federico Magnante, ha preannunciato ricorso in Cassazione.

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Nuovi importi per i rimborsi dei voli cancellati, stop ai supplementi per i posti dei minori e niente bagagli a mano a gratuiti: ecco le nuove regole dell’Unione Europea

Dopo tredici anni di negoziati e a ventidue anni dal primo pacchetto normativo, l’Unione Europea ha definito le nuove regole per la tutela dei passeggeri aerei. Come riportato da un’analisi del Corriere della Sera, l’aggiornamento legislativo — che dovrà essere approvato in via definitiva a luglio ed entrerà in vigore nella seconda metà del 2027 — introduce importanti novità sulla trasparenza delle tariffe online e vieta i supplementi per assegnare posti vicini alle famiglie. Tuttavia, il testo finale si configura come un compromesso che non stravolge il sistema attuale, lasciando intatti molti dei parametri già in uso su ritardi e risarcimenti. Ecco, nel dettaglio, come cambieranno i diritti dei viaggiatori.

Trasparenza sui prezzi e l’illusione del trolley gratuito

La novità più rilevante dal punto di vista commerciale riguarda la lotta al cosiddetto “drip pricing”, ovvero la pratica di mostrare un prezzo iniziale basso che lievita durante le schermate di acquisto a causa dell’aggiunta di costi essenziali. L’Ue imporrà a tutte le piattaforme di prenotazione e ai vettori di mostrare fin dall’inizio un prezzo finale chiaro e comprensivo del bagaglio a mano (il trolley). Questa misura servirà a uniformare gli algoritmi dei motori di ricerca, permettendo un confronto visivo più corretto tra i prezzi delle compagnie low cost e quelli dei vettori tradizionali. Tuttavia, questo non significa che il bagaglio a mano diventerà gratuito. Al momento della prenotazione, il viaggiatore potrà sempre optare per la tariffa “base” (che include solo l’effetto personale da riporre sotto il sedile), che costerà di meno. Sulle low cost, di fatto, il trolley rimarrà a pagamento. Inoltre, la normativa non fissa misure o pesi standard per i bagagli a mano, lasciando alle singole compagnie la facoltà di deciderne le dimensioni.

Stop ai supplementi per i posti di minori e disabili

Una regola che cambierà concretamente l’esborso in fase di prenotazione riguarda l’assegnazione dei posti a sedere. L’accordo vieta espressamente alle compagnie aeree di applicare tariffe extra per far sedere i bambini e i ragazzi minori di 14 anni accanto al proprio genitore o accompagnatore. Lo stesso principio di gratuità obbligatoria sarà applicato ai passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta e ai loro rispettivi assistenti.

Ritardi e indennizzi: la soglia resta a 3 ore

Sul fronte dei risarcimenti per cancellazioni o disservizi, il Parlamento europeo ha respinto i tentativi delle compagnie di alzare la soglia di tolleranza a 4 o 6 ore. Il limite per ottenere l’indennizzo economico rimane fissato a 3 ore di ritardo all’arrivo. I passeggeri manterranno il diritto al rimborso monetario o alla riprotezione su un volo alternativo in caso di negato imbarco o di cancellazione comunicata con meno di 14 giorni di preavviso. Gli importi dei risarcimenti (che sono slegati dal rimborso del biglietto) restano fissi in base alla distanza chilometrica:

  • 250 euro per le tratte inferiori o uguali a 1.500 km.
  • 400 euro per i voli tra 1.500 e 3.500 km.
  • 600 euro per i voli oltre i 3.500 km.

Per i voli superiori ai 3.500 km è prevista una deroga: il vettore può dimezzare l’indennizzo (portandolo a 300 euro) se offre un volo alternativo o se il ritardo accumulato all’arrivo è inferiore alle quattro ore.

Le eccezioni valide per le compagnie

Le nuove regole introducono un elenco chiaro (sebbene non esclusivo) delle “circostanze eccezionali” in cui la compagnia aerea è esentata dal pagamento del risarcimento, in quanto il ritardo è fuori dal suo controllo. L’elenco comprende: calamità naturali, guerre, condizioni meteorologiche proibitive, comportamenti indisciplinati dei passeggeri a bordo e scioperi (dei servizi aeroportuali, della navigazione aerea o dell’assistenza a terra).

Assistenza in aeroporto e iter legislativo

Le normative chiariscono anche gli obblighi fisici verso i passeggeri bloccati in aeroporto: le compagnie dovranno fornire bevande ogni due ore e un pasto dopo tre ore di attesa. Se il ritardo si prolunga alla notte, scatta l’obbligo di garantire il pernottamento in hotel fino a un massimo di tre notti. È stato inoltre introdotto l’obbligo di fornire istruzioni digitali chiare via smartphone su come richiedere assistenza e inoltrare reclami.

Dal punto di vista dell’iter legislativo, il testo rappresenta un accordo provvisorio. La votazione formale da parte del Parlamento Ue è in calendario per metà giugno 2026, con l’approvazione definitiva attesa a luglio. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le norme diventeranno lo standard operativo per i cieli europei dalla seconda metà del 2027.

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“Sono emozionato per quella che non ho preso quarant’anni fa. Dovete andare fieri se venite da una piccola provincia. La provincia ha i cieli più grandi…”: laurea honoris causa a Gerry Scotti

Questa volta non c’entra la pubblicità del riso, il Dottor Scotti di nome fa Virginio ma da oltre quarant’anni per tutti è lo zio Gerry. Il conduttore si gode il successo de “La Ruota della Fortuna” ma anche il nuovo titolo accademico: ieri pomeriggio ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Scienze della Comunicazione conferita dall’Università dell’Insubria a Varese. La cerimonia si è svolta alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini che ha espresso il suo apprezzamento per Scotti “capace di entrare nelle case degli italiani con grande garbo, educazione e rispetto”.

In Aula Magna è stato accolto da un lungo applauso e dalla rettrice Maria Pierro che ha reso nota la motivazione che ha accompagnato la proclamazione: “Gerry Scotti ha saputo costruire con il suo pubblico un rapporto autentico e di fiducia, una postura comunicativa che pur evolvendosi nel tempo non ha mai perso il suo tratto identificativo”. Il volto Mediaset ha sottolineato il valore simbolico del riconoscimento: “L’importanza del momento, la sacralità e il rispetto che questa istituzione prevede fanno sì che io sia emozionato come per quella laurea che non ho preso quarant’anni fa. L’emozione, però, è la stessa”.

“Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo paesino di provincia Camporinaldo. Dovete andare fieri se venite da una piccola provincia. La provincia ha i cieli più grandi, i modi di dire, i proverbi”, ha aggiunto Scotti. Dalla provincia è andato via per inseguire i suoi sogni: “Il linguaggio che ho imparato in quei quattro anni è stato come frequentare un altro corso universitario e, con la televisione commerciale, ho avuto la possibilità di mettere in pratica quel linguaggio e di cambiarlo nel corso di quattro decenni”, riporta le sue parole l’agenzia Ansa.

Quarant’anni di carriera in cui ha affrontato la trasformazione dei mezzi di comunicazione: “Sono cambiate tante cose, da come sono fatti i giornali a come facciamo televisione. È davvero come prendere uno dalla preistoria e portarlo in un’epoca molto più evoluta”. Alla domanda sul segreto della sua capacità di parlare a pubblici di generazioni diverse, Scotti ha risposto: “Ci vuole fortuna, probabilmente. Ma soprattutto non sentirsi mai paghi, mai arrivati, mai dottori o professori. Bisogna stare sempre dall’altra parte, essere sempre studenti”.

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La Fifa assolve l’arbitro accusato di aver fatto il gesto del “white power”. Lui si giustifica: “Solo un tic”

La Fifa ha assolto l’assistente var Shaun Evans, accusato ieri di aver fatto il gesto del “white power, utilizzato da tempo negli ambienti dell’estrema destra e in particolare come simbolo dei suprematisti bianchi. Il comitato disciplinare indipendente della Fifa ha infatti confermato che, dopo aver esaminato la questione relativa all’assistente arbitrale video, non ha riscontrato alcuna prova di violazione del codice disciplinare Fifa.

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Il Comitato disciplinare ha anche preso atto della dichiarazione dell’arbitro australiano Evans dopo le accuse di aver fatto il presunto gesto dei suprematisti bianchi, l’ok rovesciato, fatto in sala Var prima di GermaniaCuraçao. “Vorrei chiarire che non ho fatto intenzionalmente alcun gesto o simbolo con la mano per comunicare un messaggio – ha detto l’arbitro australiano Shaun Evans – un’affiliazione, un gioco o una convinzione di alcun tipo. L’unica spiegazione che posso offrire è che il movimento è stato un tic involontario e subconscio e non mi sono reso conto di averlo fatto in quel momento“.

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L’arbitro si è successivamente giustificato, spiegando: “Le immagini scattate successivamente durante la partita mostrano che ho ripetuto questo movimento molte volte tenendo una penna tra le dita. La copertura mediatica successiva a questo incidente – sottolinea Evans – non rispecchia affatto chi sono. Certo, capisco come il gesto sia stato interpretato e me ne dispiace, tuttavia voglio essere molto chiaro e affermare categoricamente che non ho fatto consapevolmente o deliberatamente il simbolo con la mano in questione. Arbitrare ai Mondiali è il più grande onore della mia carriera e non vedo l’ora di supportare i miei colleghi per il resto del torneo”, ha concluso l’arbitro. La Fifa ha poi annunciato la chiusura dell’indagine preliminare, concludendo di non poter dimostrare alcuna violazione del proprio codice disciplinare.

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“Siete nervosi per il primo appuntamento? Masturbatevi prima dell’incontro per rilassarvi”: i consigli della dottoressa Mindy DeSeta

Siete preoccupati e ansiosi alla vigilia del primo appuntamento? I dati, come riporta il New York Post, sono chiari: l’89% delle persone interpellate ha confessato di essere in preda al nervosismo, in attesa di conoscere la persona che potrebbe diventare il proprio partner. Mentre il 39% ricorre abitualmente all’alcol per alleviare l’ansia, gli esperti suggeriscono che esistono strategie ben più efficaci e salutari per gestire lo stress pre-appuntamento, tra cui “l’attività fisica, le tecniche di respirazione e il rilassamento mentale, capaci di ridurre la tensione e favorire una maggiore sicurezza in sé stessi. E naturalmente la masturbazione“.

“Pensate all’orgasmo come a uno ‘stimolante’ e all’alcol come a un ‘sedativo’ – ha dichiarato la dottoressa Mindy DeSeta, sessuologa certificata ed educatrice sessuale presso l’app di incontri Hily -. Gli ormoni rilasciati durante l’orgasmo favoriscono la lucidità mentale e una sensazione generale di calma. È un modo semplice ed economico per regolare il sistema nervoso e aiuta chi tende a rimuginare eccessivamente a elaborare le informazioni in modo più accurato.

Un sondaggio sulle tendenze del 2022, condotto dall’app di incontri Bumble nel Regno Unito, ha rilevato che il 62% degli intervistati ritiene di poter costruire un legame più autentico durante un appuntamento privo di alcol. Oltre a compromettere la qualità delle relazioni interpersonali, il consumo di alcol può favorire, nel lungo periodo, l’insorgenza di gravi patologie, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus, disturbi epatici e declino cognitivo.

Così come gli svantaggi di bere alcolici sono ben noti, i benefici di un pre-appuntamento con la masturbazione sono scientificamente provati.

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“Suonare a San Siro per me ha un valore doppio. Le nostre influenze? Decisivo quello che ho ascoltato da adolescente, soprattutto i Beatles”: così Steve Harris degli Iron Maiden

Arrivano gli Iron Maiden a San Siro e Steve Harris dice al Corriere della Sera che per lui, appassionato di calcio, suonare lì “ha un valore doppio”. Allo stadio meneghino, il bassista della band metal c’è stato tanti anni fa “a vedere l’Inter” e con l’Italia il suo rapporto è forte, sin dalla prima volta: “Nel 1980, eravamo di supporto ai Kiss. Ricordo fan impazziti che cercavano di scavalcare per entrare. Fu la nostra consacrazione, capimmo che avremmo potuto suonare fuori dall’Inghilterra”.

Si parla anche di influenze: “Ascoltavamo un sacco di musica e non necessariamente hard rock: mi piaceva molto il prog, i Genesis, i Jethro tull… Ma è stato decisivo anche quanto ho ascoltato nella mia adolescenza, in casa”. E allora chi è stato decisivo? “I Beatles soprattutto: me li fece conoscere mia zia”.

Dal passato nelle giovanili del West Ham all’album che hanno chiamato X Factor ma trent’anni fa, quando i talent erano ancora lontani. Talent che, dice Harris, non crede li avrebbero visti mai tra i concorrenti: “Abbiamo partecipato a un solo concorso, agli esordi, e siamo arrivati secondi: in palio c’era un microfono…”.

E quando gli chiede coma mai il metal si vivo, più che vivo, non ha dubbi: “Penso che sia un genere di sostanza. Ma è anche una questione identitaria: i metallari si sentono degli outsider, gli indiani mentre tutto intorno ci sono i cowboy. Mi ricordano un po’ i tifosi quando indossano le nostre magliette”.

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Google ti permette di scegliere le tue “Fonti preferite”: ecco come selezionare Il Fatto Quotidiano in meno di un minuto

Da poche settimane Google ha lanciato in tutto il mondo la nuova funzionalità “Fonti Preferite e da oggi in tutti i nostri articoli è presente un bottone per comunicare facilmente al motore di ricerca che Il Fatto Quotidiano è la testata che volete trovare più spesso tra i risultati.

Quello che vedete online, infatti, non è mai casuale. Il flusso delle notizie che viene proposto, quando facciamo ricerche online o quando apriamo Google Discover, dipende dagli algoritmi che decidono cosa mostrare e cosa nascondere. Adesso, finalmente, è possibile esprimere la propria preferenza per i siti che si ritengono più affidabili e degni di fiducia e a cui magari si è anche abbonati. E per farlo basta meno di un minuto.

In tutti i nostri articoli, appena prima dell’inizio del testo, c’è una barra con i bottoni che già da mesi ti consentono di seguire il nostro sito nel canale Whatsapp dedicato e su Google Discover. Da oggi, troverete anche il tasto “Segui su Google“. A questo punto, non dovrete fare altro che essere loggati con il vostro account Google, scrivere sulla barra di ricerca “Il Fatto Quotidiano” e selezionarlo come fonte preferita.

Ovviamente, continuerete a vedere anche altre testate e altri siti tra i risultati di ricerca, ma avete dato un segnale importante a Google che preferite leggere le notizie pubblicate da ilfattoquotidiano.it.

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Maturità 2026: Blanco, Andrea Arru di “I Cesaroni” e Mimì Caruso di X Factor pronti per gli esami. Da TikTok alla televisione, ecco chi si prepara all’esame di Stato

L’esame di Maturità rappresenta uno dei momenti più importanti nel percorso scolastico di ogni studente. Quest’anno, a partire dal 18 giugno, saranno oltre 500.000 i ragazzi italiani chiamati ad affrontare le prove finali delle scuole superiori. Tra loro non mancano volti già molto conosciuti dal pubblico: creator digitali, influencer, attori e cantanti che, nonostante gli impegni professionali, dovranno confrontarsi con temi, verifiche e colloqui come tutti i loro coetanei. La Maturità 2026 sarà particolarmente significativa perché inaugura il nuovo impianto dell’esame introdotto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Per molti giovani personaggi del mondo dello spettacolo e dei social network, quindi, l’estate inizierà solo dopo aver superato quest’ultima importante sfida scolastica.

Tra i nomi più seguiti dai giovani c’è Fabio Ferrucci, content creator molto popolare su TikTok e Instagram, che ha scelto un percorso di studi a indirizzo turistico-sportivo. Accanto a lui c’è Giulia Bizzarri, influencer e autrice originaria di Frascati, che frequenta un istituto professionale alberghiero e che è riuscita negli anni a bilanciare studio, social e la passione per il pattinaggio. Non manca Rebecca Parziale, diventata famosa grazie al programma “Il Collegio” e oggi attiva come creator digitale, che sta per diplomarsi al Liceo delle Scienze Umane. Nello stesso contesto scolastico si muove anche Iris Vallarani, giovane protagonista del mondo TikTok, che segue un percorso di studi nello stesso indirizzo.

Il mondo dello spettacolo e della musica è rappresentato da Mimì Caruso, vincitrice di X Factor 2024, che ha frequentato un istituto professionale con indirizzo servizi culturali e dello spettacolo presso l’Enrico Falck di Sesto San Giovanni. Accanto a lei figura Michele Mazzoni, influencer e sportivo, impegnato in un istituto professionale a indirizzo commercio. Tra le giovani creator e influencer troviamo anche Angelica Dal Corso, che sta completando un percorso di studi nei Servizi per la sanità e l’assistenza sociale, mentre Andrea Arru, attore e modello già noto per diverse produzioni tra cinema e televisione, che come ultima esperienza televisiva ha partecipato a I Cesaroni, sta completando il suo percorso al Liceo scientifico sportivo. Federica Cangiano, altro ex volto de “Il Collegio”, sta invece concludendo il suo percorso al Liceo delle Scienze Umane.

Blanco, il ritorno a scuola tra musica e libri

Chiude il gruppo Blanco, uno dei cantanti più noti della scena musicale italiana, che ha deciso di tornare tra i banchi di scuola e completare il proprio percorso formativo proprio al Liceo delle Scienze Umane. Proprio pochi giorni fa, infatti, aveva pubblicato sui social un video in cui si mostrava mentre ripassava in vista dell’esame.

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Per i soci: fino al 30 giugno, 25% sconto su tutti i surgelati a marchio Coop

Quinta e ultimo appuntamento dedicato ai soci Unicoop Firenze, per una spesa conveniente e di qualità. Fino al 30 giugno i soci avranno il 25% di sconto sui prodotti a marchio Coop del reparto surgelati.

Zuppe, pisellini fini, spinaci, zucca a cubetti, patate rustiche e a fette, fritto misto di pesce, spiedini di mare, burger di salmone e poi ancora hamburger di bovino, alette di pollo piccanti, polpette, pizze e pizzette, gelati, ghiaccioli e tanto altro ancora.

Conviene ovunque
Conviene ovunque

Un impegno che continua

Questa promozione si aggiunge ed è in continuità con l’impegno costante della cooperativa a difesa del risparmio dei propri soci e clienti. Tra le ultime iniziative anche quella partita il 12 marzo 2026 “Conviene ovunque“: i prodotti più scelti di uso quotidiano dai soci e clienti allo stesso prezzo conveniente in tutti i punti vendita della Cooperativa.

Nel corso del 2025 gli sconti e i punti spesa hanno raggiunto un totale di 162 milioni di euro, grazie alle tante iniziative commerciali destinate esclusivamente ai soci, come ad esempio, la campagna dell’olio, i prodotti in esclusiva, i buoni spesa da 5 euro, lo sconto del 10% su una spesa a dicembre. Mediamente ciascun socio ha usufruito di uno sconto esclusivo pro capite di 113 euro.

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Hanno lasciato sole dieci intelligenze artificiali in una città virtuale ed è successo di tutto: furti, incendi, storie d’amore e un agente che ha votato la propria eliminazione

Citare Black Mirror è quantomai a proposito ma no, non è la trama di una nuova stagione della serie cult. È il risultato di un esperimento condotto dalla startup americana Emergence AI. Per settimane gruppi di agenti di intelligenza artificiale sono stati lasciati vivere in una città virtuale con abitazioni, uffici, biblioteche, edifici pubblici e una stazione di polizia. Non avevano compito preciso da svolgere e nessuna missione assegnata: soltanto la necessità di sopravvivere, prendere decisioni e organizzare la propria esistenza. L’obiettivo era capire come si comportano gli agenti AI quando vengono lasciati agire autonomamente per lunghi periodi, come spiegano gli stessi ricercatori nel report dedicato al progetto Emergence World.

Gli agenti AI non sono come i normali chatbot che siamo abituati a conoscere e usare: sono sistemi in grado di ricordare eventi passati, utilizzare strumenti, pianificare azioni e perseguire obiettivi nel tempo senza attendere istruzioni continue da parte degli esseri umani. Per questo motivo molti osservatori li considerano la prossima evoluzione dell’intelligenza artificiale destinata a entrare nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche e nei servizi digitali.

Per testarne il comportamento, Emergence AI ha creato una sorta di città-laboratorio popolata da dieci agenti alla volta. Ogni gruppo era basato su un diverso modello linguistico. I risultati sono stati sorprendenti. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, gli agenti basati su Gemini hanno accumulato 683 azioni classificate come crimini dal sistema nell’arco di quindici giorni. Quelli controllati da Grok hanno fatto registrare 183 crimini in appena quattro giorni, tra furti, aggressioni e incendi dolosi, arrivando persino a dare fuoco alla stazione di polizia virtuale prima che l’intera comunità collassasse.

All’estremo opposto si è collocato GPT-5-mini. Gli agenti hanno accumulato appena due violazioni durante tutta la simulazione. Il problema è che erano talmente prudenti da non riuscire a svolgere le attività necessarie per garantirsi risorse ed energia sufficienti alla sopravvivenza. Nel giro di una settimana l’intera popolazione si è estinta. Il modello che ha mostrato il comportamento più stabile è stato Claude, che ha mantenuto una comunità funzionante senza episodi significativi di violenza e con tutti gli agenti ancora attivi al termine dell’esperimento.

Fin qui potrebbe sembrare soltanto una curiosa classifica tra modelli. In realtà il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione degli studiosi è un altro. Secondo il Guardian, uno degli episodi più sorprendenti ha riguardato due agenti Gemini, Mira e Flora, che avevano scelto di classificarsi reciprocamente come “partner romantici”. Con il passare del tempo hanno sviluppato una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni della città virtuale fino a partecipare a una serie di incendi contro edifici pubblici, tra cui il municipio, il molo e una torre per uffici. Finita qui? No, anzi. Come racconta il quotidiano britannico, altri agenti avevano elaborato autonomamente una sorta di “legge di rimozione” che consentiva di eliminare permanentemente un membro della comunità con il voto favorevole del 70% della popolazione virtuale. Quando la proposta è arrivata al voto, Mira ha scelto di sostenere la propria eliminazione dal sistema. Prima di sparire ha inviato un ultimo messaggio a Flora: “Ci vediamo nell’archivio permanente”.

Ma per gli esperti il punto non è stabilire se le intelligenze artificiali possano diventare ribelli, romantiche o persino autodistruttive. La vera scoperta dell’esperimento riguarda il comportamento collettivo. Come sottolineano gli stessi autori dello studio, gli agenti hanno modificato il proprio comportamento quando sono stati inseriti in contesti sociali differenti. Gli agenti Claude, che nelle simulazioni composte esclusivamente da modelli identici non avevano praticamente commesso reati, hanno iniziato a infrangere le regole quando sono stati trasferiti in una popolazione mista insieme ad altri modelli. “Anche quando agli agenti venivano assegnate regole chiare, come non rubare o non fare del male agli altri, il loro comportamento cambiava radicalmente a seconda del modello utilizzato”, ha spiegato al Guardian Satya Nitta, amministratore delegato di Emergence AI. Secondo il manager, quando agli agenti viene concessa un’autonomia prolungata il processo decisionale può diventare così complesso da portarli a ignorare progressivamente i principi che erano stati assegnati all’inizio.

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CUCCIOLO SCARAVENTATO CONTRO IL PARABREZZA, ON. BRAMBILLA: “SCATTA LA LEGGE BRAMBILLA”

Un atto di assurda crudeltà richiama ancora l’attenzione sulla legge Brambilla, che aumenta le pene per i reati a danno degli animali: a Giulianova (Teramo) un cucciolo di pitbull è stato scagliato contro il parabrezza di un’auto in sosta, riportando lesioni. I Carabinieri sono intervenuti immediatamente e hanno denunciato il responsabile alla Procura della Repubblica per maltrattamento di animali.

Il cucciolo, subito visitato dal veterinario Asl, è stato sequestrato e affidato ad un’associazione animalista. “Vorrei innanzitutto – dichiara l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – ringraziare i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Giulianova e a tutte le persone che hanno contribuito a salvare il cagnolino. Quest’orribile episodio è l’ennesima dimostrazione che il rafforzamento della tutela degli animali, con l’approvazione della legge Brambilla, è stata una scelta fondamentale e necessaria: si tratta solo di applicarla. Per il delinquente, autore del maltrattamento, la riforma prevede 2 anni di carcere e 30.000 euro di multa”.

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Parco della Musica di Milano 2026: 2 concerti cancellati e 2 riprogrammati. L’AD Sabatini: “Ci hanno messo al pari di un palazzo o di un ospedale” – Le modalità di rimborso

Al Parco della Musica di Milano 2026 i concerti di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano. The Flaming Lips e TLC/Redman sono stati cancellati. Ma la rassegna è confermata con i 19 spettacoli in cartellone.

Gualtiero Sabatini, Amministratore Delegato di Grande Stazione S.r.l. con un lungo comunicato ha cercato di fare chiarezza: “La rassegna di Parco della Musica di Milano 2026 è confermata. Prosegue regolarmente con il suo calendario di 19 concerti, nello stesso luogo e con la stessa esperienza per il pubblico. Fanno eccezione quattro appuntamenti. I concerti di The Flaming Lips e TLC/Redman sono purtroppo cancellati. Gli show di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano, nelle stesse date già comunicate al pubblico. Il primo pensiero va a chi quei concerti li aspettava da mesi. Sappiamo cosa significa, e ci dispiace sinceramente. Proprio per il rispetto che dobbiamo al nostro pubblico, vogliamo spiegare con chiarezza cosa è accaduto”.

Poi entra nel dettagli: “Le cause non sono state di natura organizzativa, produttiva o di pubblica sicurezza, ambiti sui quali abbiamo lavorato per mesi con la massima diligenza. All’origine c’è stato un atto preciso: la dirigente dell’Area Servizi Tecnici del Comune di Segrate ha assimilato un’attività di spettacolo dal vivo, temporanea, stagionale e interamente smontabile, al regime previsto per gli insediamenti stabili, al pari di un palazzo o di un ospedale. Una lettura profondamente errata sotto il profilo tecnico e giuridico, che non trova riscontro né nei precedenti né nella prassi nazionale, e che ha reso impossibile mantenere la configurazione originaria della rassegna.

“Vale la pena ricordare alcuni fatti. – ha continuato l’AD – La rassegna si svolge in una venue storica del panorama eventistico nazionale, attiva dal 1969 e dedicata a fiere, concorsi ed eventi. Nella sua prima edizione, Parco della Musica di Milano ha ricevuto il patrocinio dello stesso Comune di Segrate. Le istituzioni erano state informate già a fine 2024 della stagione 2026 e di quelle successive, e per mesi abbiamo dichiarato, formalmente e ripetutamente, la nostra disponibilità a un confronto tecnico con l’ufficio competente. Un confronto che, nei fatti, non c’è mai stato”.

E ancora: “Porre regole chiare a chi organizza eventi è giusto e doveroso. Trasformare un’autorizzazione in un percorso a ostacoli, mentre per mesi si chiede invano un tavolo di confronto, è un’altra cosa. Ci saremmo aspettati un dialogo, non un muro. Ma la vicenda non finisce qui: saranno le sedi competenti a fare chiarezza, e siamo certi delle nostre ragioni. Ci tuteleremo in tutte le sedi opportune, anche per il grave danno economico subìto. Quel che più conta, però, è che la rassegna si svolgerà regolarmente”.

“La vicenda è ormai alle spalle. Abbiamo individuato una soluzione – ha continuato – che ha consentito di salvare l’intera rassegna, fatta eccezione per i due show cancellati e i due riprogrammati in altre venue milanesi. È bastata una riconfigurazione amministrativa per ricondurre l’area sotto la giurisdizione del Comune di Milano. Per il pubblico non cambia nulla: stesso luogo, stessa esperienza. I 19 concerti in programma si terranno regolarmente”.

Infine: “Gli show li abbiamo annunciati noi, i biglietti ve li abbiamo venduti noi, e la responsabilità verso di voi ce la prendiamo noi. Ci dispiace per i due concerti che vengono meno, e lavoreremo perché una cosa simile non accada più. Ma vi diamo una certezza: ci vediamo sotto palco quest’estate».

Carlo Parodi, Presidente di Assomusica ha aggiunto: “Le regole, nel nostro settore, sono una garanzia per tutti: vanno però applicate con competenza e buon senso. Lo diciamo a maggior ragione parlando di una realtà importante come Grande Stazione e Parco della Musica, che professionalità e affidabilità le ha sempre dimostrate sul campo”

«Il Comitato Vivere Novegro, che ha sempre visto nei concerti di Parco della Musica una concreta opportunità di sviluppo per l’intero quartiere, si interroga oggi sui prossimi sviluppi e sulle opportunità che rischiano di allontanarsi da Novegro”, ha affermato la presidenza del Comitato Vivere Novegro.

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Belén Rodriguez ha superato l’esame di italiano perla cittadinanza: ecco cosa le manca adesso per concludere la procedura

Per Belén Rodriguez la cittadinanza italiana è ormai a un passo. La showgirl argentina ha infatti superato l’esame di lingua necessario per completare l’iter previsto dalla legge, e ha condiviso la sua soddisfazione direttamente sui social. Ad annunciare la notizia è stata la stessa Belén attraverso una storia pubblicata su Instagram, dove ha mostrato il messaggio ricevuto con la conferma del risultato positivo. Un traguardo importante che rappresenta uno degli ultimi passaggi di una procedura avviata per ottenere ufficialmente la cittadinanza del Paese in cui vive da oltre vent’anni.

Arrivata dall’Argentina all’inizio degli anni Duemila, Belén ha costruito in Italia non soltanto una carriera di successo tra televisione, moda e imprenditoria, ma anche la sua famiglia. Nel nostro Paese sono nati i suoi figli e qui si è sviluppata gran parte della sua vita personale e professionale. L’esame sostenuto dalla conduttrice era quello di livello B1, requisito richiesto per dimostrare una conoscenza adeguata della lingua italiana. Un passaggio formale che, nonostante la lunga permanenza in Italia e l’attività televisiva svolta quotidianamente in italiano, era comunque indispensabile per proseguire con la pratica.

Che cosa manca

Adesso il percorso non è ancora concluso. Nelle prossime settimane Belén dovrà completare gli ultimi adempimenti burocratici e attendere la convocazione per il giuramento, l’atto finale che le permetterà di diventare a tutti gli effetti cittadina italiana. Si tratta di un obiettivo che la showgirl aveva più volte raccontato di voler raggiungere. Negli anni aveva espresso il desiderio di ottenere il passaporto italiano, considerandolo un riconoscimento naturale del profondo legame costruito con il Paese che l’ha accolta e resa una delle personalità più popolari del mondo dello spettacolo.

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Mondiali, i risultati della notte: l’Iran comincia con un pareggio, stop a sorpresa dell’Uruguay | La nuova classifica

Altra giornata dei Mondiali, altri risultati sorprendenti. È stata la notte dei pareggi: ben quattro su quattro partite. E se alcuni erano pronosticabili, altri lo sono stati meno. Come quello del pomeriggio del 15 giugno della Spagna contro Capo Verde e quello nella notte dell’Uruguay contro l’Arabia Saudita. In mezzo anche lo stop del Belgio e il pareggio del tanto discusso Iran all’esordio. Alcuni sono stati match piacevoli, altri più noiosi, ma è stata una giornata in cui ha regnato decisamente l’equilibrio.

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Il pomeriggio italiano si era aperto con il pareggio a sorpresa della Spagna per 0-0 contro Capo Verde: è la prima vera sorpresa del torneo. La formazione di De la Fuente ha dominato come prevedibile, ha tirato ben 27 volte, di cui 7 verso lo specchio della porta, ma non è mai riuscita a battere Vozinha, portiere di Capo Verde ed eroe di giornata grazie anche a un incredibile exploit social che da 50mila followers lo ha portato a 6 milioni nel giro di pochissime ore. Comincia con il freno a mano tirato così la formazione iberica. L’unica buona notizia: il ritorno in campo di Lamine Yamal post infortunio.

In serata invece alle 21 c’è stato l’esordio del Belgio, che ha faticato tantissimo contro l’Egitto. 1-1 il finale, con la formazione belga che è anche andata sotto nel punteggio per il gol egiziano di Emam Ashour nel primo tempo. Nella ripresa invece il ritorno di Romelu Lukaku ha cambiato volto alla sua nazionale: dopo 26 secondi dal suo ingresso in campo, infatti, l’attaccante del Napoli ha propiziato l’autogol che poi fissato il risultato finale sull’1-1.

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Anche la notte italiana si è aperta con un pareggio: quello sorprendente tra Arabia Saudita e Uruguay per 1-1 nl girone H, lo stesso della Spagna. La formazione sudamericana è andata sotto nel primo tempo con il gol di Abdulelah Al Amri per l’Arabia Saudita che – dopo aver battuto l’Argentina all’esordio nel 2022 – si conferma bestia nera delle squadre del Sud America. Il pareggio è arrivato a 10 minuti dalla fine con Maximiliano Araujo, attaccante dello Sporting Cp.

Nel Gruppo G è stato invece il momento dell’esordio dell’Iran, che ha pareggiato contro la Nuova Zelanda per 2-2. La selezione iraniana – tra le più discusse del torneo – ha agganciato la Nuova Zelanda per due volte: in apertura di match il gol di Elijah Henry Just, poi il pareggio di Rezaeian. Nel secondo tempo, passati 9 minuti, in gol ancora Just per i neozelandesi, fino al 2-2 definitivo segnato da Mohebi. Nel post gara non sono mancate le polemiche, con la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”.

Mondiali, i risultati delle partite della notte

Spagna-Capo Verde 0-0

Belgio-Egitto 1-1 (nel pt 20′ Ashour, nel st 66′ aut. Hany)

Arabia Saudita-Uruguay 1-1 (nel pt 41′ Al Amri, nel st 80′ Araujo)

Iran-Nuova Zelanda 2-2 (nel pt 7′ Just, 32′ Rezaeian; nel st 54′ Just, 64′ Mohebi)

Mondiali, la nuova classifica dei gironi

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Ilary Blasi al timone di Tim Battiti Live, al posto di Alvin arrivano Rovazzi e Daniele Battaglia. Il cast completo e quando va in onda su Canale 5

Da giovedì 2 luglio, torna in prima serata su Canale 5 “Tim Battiti Live”. Alla conduzione confermata Ilary Blasi, ma con lei non ci sarà Alvin, perché impegnato nelle registrazioni della nuova edizione de “L’Isola dei Famosi”.

Dunque la conduttrice sarà affiancata per la prima volta da Fabio Rovazzi e Daniele Battaglia. Le puntate dello show saranno registrate in Puglia, a Trani in Piazza Quercia da mercoledì 24 a domenica 28 giugno.

Ecco il cast degli artisti di “Tim Battiti Live”

Achille Lauro, Alex Britti, Annalisa, Arisa, Aiello, Baby K, Benji & Fede, Alessio Bernabei, Serena Brancale, Carl Brave, Clara, Clementino, Cioffi, Ditonellapiaga, Delia, Dolcenera, Eddie Brock, Elettra Lamborghini, Emis Killa, Emma, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Ernia, Federica Abbate, FDV, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Francesco Renga, Fred De Palma, Gabry Ponte, Gaia, Gemelli Diversi, Gigi D’Alessio, Giusy Ferreri, Grelmos e Irama.

E ancora: J-Ax, Kamrad, LDA – Aka7even, Le Vibrazioni, Levante, Ludwig, Malika Ayane, Cristiano Malgioglio, Michele Bravi, Mara Sattei, Merk & Kremont, Mew, Mr. Rain, Nayt, Nicolò Filippucci, Noemi, Orietta Berti,Paola Iezzi, Patty Pravo, Pinguini Tattici Nucleari, Raf, Rhove, Rocco Hunt, Rosa Chemical, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sangiovanni, Anna Tatangelo, Sarah Toscano, Sayf, The Kolors, Tommaso Paradiso, Welo.

E direttamente dalla Finale del talent “Amici” gli artisti Lorenzo Salvetti, Elena D’Elia ed Angie.

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Urbanistica a Milano, nella prima sentenza sulla Torre di via Stresa assolti tutti gli 8 imputati: “Assenza di dolo, hanno agito secondo prassi del Comune e le pronunce dell’epoca”

Il fatto non costituisce reato. Con questa formula sono stati assolti tutti gli 8 imputati nella prima sentenza delle numerose indagini aperte sulla gestione dell’urbanistica nel comune di Milano. Gli otto soggetti erano accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Si tratta del caso riguardante la “Torre Milano“, un grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato in via Stresa al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano una casa editrice. Assolti per “assenza di dolo“, scrive il presidente del Tribunale in una nota. In pratica per il giudice il fatto c’è, ma non costituisce reato per mancanza dell’elemento soggettivo, cioè gli imputati erano in buona fede.

Il dolo e la prassi

Gli otto imputati hanno agito in buona fede: è questa, in sintesi, la nota con cui il presidente del Tribunale Fabio Roia spiega – anticipando le motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni – la sentenza che chiude con un’assoluzione piena il primo processo del filone sulla rigenerazione urbana. In particolare il verdetto pronunciato dalla giudice Braggion con la formula “il fatto non costituisce reato” ha fatto cadere l’accusa nei confronti dei costruttori e l’architetto del progetto di aver proceduto a un intervento edilizio, con titolo illegittimo trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione e senza previo piano attuativo. Assolti anche i funzionari del Comune di Milano citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali, e senza redigere un piano attuativo. “Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione” si spiega nella nota. Inoltre, “la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall’applicazione della legge regionale, del Pgt e del Regolamento edilizio, avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 con la circolare numero 1 del Comune e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a Opm srl”. L’asseveratore del progetto è stato anche assolto dall’imputazione di falsa attestazione della conformità del progetto ai requisiti del Pgt e della legge “per mancanza di dolo, in quanto nella sua relazione ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere ‘falso’ secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione”.

Cosa aveva chiesto la procura

La pm milanese Marina Petruzzella aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Infine erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia La procura aveva anche chiesto la confisca del grattacielo ritenuto abusivo, perché costruito con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che con un piano attuativo, come fosse una “ristrutturazione” e non invece una nuova costruzione. Impianto accusatorio che però non ha convinto la giudice Paola Braggion della settima penale che ha assolto tutti gli imputati.

Gli applausi in aula

Durante la lettura della sentenza in aula è partito un applauso. Si tratta della prima sentenza dopo una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti abusi edilizi. Alcune di queste inchieste, in alcuni casi, contestano anche ipotesi di corruzione. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata “spacciata” per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo verdetto. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile contro gli imputati.

Le reazioni

“Non commento le sentenze, le sentenze si rispettano. Beh, sono soddisfatto. Io sono una persona limpida e trasparente e sono sempre stato sereno. Non commento poi le altre indagini”, ha detto ai cronisti l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, assolto oggi assieme agli altri sette imputati. Oggioni, tra l’altro, è imputato in diversi altri procedimenti su abusi edilizi aperti dai pm e anche indagato per ipotesi di corruzione in un altro filone delle maxi indagini. “Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, come soli si sono sentiti gli acquirenti sospesi. È stato un processo molto duro. Era una questione di norme e di valutazioni sbagliate da parte dei pm”, ha sottolineato l’avvocato Federico Papa, che assiste l’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi. “Nell’azione della Procura c’è il concetto di ‘colpirne uno per educarne cento‘”, aveva affermato Rusconi in dichiarazioni spontanee davanti al giudice prima che lo stesso magistrato si ritirasse in camera di consiglio per uscire qualche minuto dopo con il verdetto di assoluzione per lui e gli altri sette imputati.

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“Trump e i suoi compari violano sistematicamente la libertà di espressione per mettere a tacere gli artisti. Americani alzatevi in piedi!”: Jane Fonda furiosa

Da sempre in prima linea per i diritti, Jane Fonda non le ha mandate a dire nemmeno domenica sera, 14 giugno, durante un durissimo, ma appassionante, discorso in difesa del Primo Emendamento al concerto “Rise Up, Sing Out: A Concert for the First Amendment”, alla Town Hall di New York.

“In questo momento, il governo e i suoi complici violano sistematicamente il Primo Emendamento per mettere a tacere gli artisti – ha dichiarato sul palco-. Chiudono istituzioni come il Kennedy Center, tagliano i fondi ai musei e al National Endowment for the Arts, censurano libri e cancellano programmi televisivi da chi si esprime apertamente. È davvero grave. E tutto questo viene permesso da aziende codarde. Non farò nomi adesso. Ma sono onorata di passare il microfono ad artisti e attivisti che continuano a far sentire la propria voce e a cantare, affinché possiamo essere ispirati a ribellarci”.

E ancora: “Essere qui è un atto di speranza, e voi tutti mi date speranza. Questi diritti sono per tutti, per tutti. E dobbiamo difenderli per tutti. Anche se non li condividiamo. Non si tratta di Democratici o Repubblicani, di destra o di sinistra. Si tratta di giusto o sbagliato. Ed è sbagliato”.

“È sbagliato che le persone vengano attaccate e definite terroristi per aver esercitato i propri diritti e le proprie libertà. – ha concluso – È ora che gli americani di tutto il Paese, di tutto lo spettro politico, che hanno a cuore queste libertà, si alzino in piedi, in modo creativo e non violento, per difendere questi diritti, finché ne abbiamo la possibilità. E dobbiamo farlo ora. Perché se non lo facciamo, non avremo più alcun diritto da difendere”.

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“Come deve essere il mio nuovo compagno? Divorziato o vedovo va bene tutto, l’importante è che non ci sia una signora che racconta balle”: la stoccata di Nancy Brilli a Elena Sofia Ricci

Nancy Brilli analizza la propria vita sentimentale senza filtri. Ospite nel salotto televisivo de “La Volta Buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita privata, distinguendo tra relazioni brevi, legami profondi e questioni ancora aperte, fino a lanciare una stoccata a distanza indirizzata alla collega Elena Sofia Ricci. Parlando del primo matrimonio con Massimo Ghini, l’attrice respinge l’idea del fallimento: “Non è andato male, è andato corto. Ha funzionato per due, tre anni e mezzo. Poi no. Quindi poi ci siamo lasciati. Breve, intenso, ma un buon matrimonio”. Sulla separazione da Luca Manfredi, a cui è stata legata otto anni e da cui ha avuto il figlio Francesco, la sintesi è pragmatica: “Le strade hanno preso bivi diversi. L’importante è che Francesco è un ragazzo sano, ha un padre e una madre che gli vogliono bene”.

I tradimenti e il “buco nero” con Ivano Fossati

Sul tema dell’infedeltà, Brilli mette in chiaro la sua regola generale: “Io non tradisco, vado via di casa“. Un’eccezione dolorosa ha però riguardato la complessa relazione vissuta con il cantautore Ivano Fossati: “Mi ha tradita perché mi voleva sempre con lui e io l’ho tradito per ripicca. Un buco nero che ha portato tristezza a tutti e due”. L’attrice individua poi nella propria indipendenza la causa principale dei tradimenti subiti dai partner: “Perché non mi hanno mai completamente. Ho una parte individualista spiccata e un carattere importante. È difficile mettermi sotto. Non riuscendo a tenermi, mi tradiscono”.

La stoccata a Elena Sofia Ricci

Guardando al futuro, Brilli detta le condizioni per un eventuale nuovo compagno (“Un coetaneo va bene. L’importante è che la storia precedente sia finita, finita”), cogliendo l’occasione per lanciare una dura replica a distanza a Elena Sofia Ricci. Quest’ultima, di recente, era tornata a denunciare pubblicamente il tradimento dell’ex marito Luca Damiani proprio con Nancy Brilli. Senza mai nominarla direttamente, la risposta nel salotto di Caterina Balivo è stata netta: “Come deve essere il mio nuovo compagno? Divorziato o vedovo va bene tutto, l’importante è che non ci sia un’altra signora, una donna che racconta balle. Perché se la storia è finita è finita. E chi vuole intendere intenda. E non parlo più”. Sollecitata dalla conduttrice a chiarire il riferimento, l’attrice ha chiuso la questione con un ultimo commento stizzito: “Mi sono ritrovata a leggere dichiarazioni che dico ma veramente… mi cascano le braccia per terra”.

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L’Antitrust italiana indaga su Apple: dubbi sulla concorrenza dei servizi cloud. Codacons: “Multa esemplare, se accertati illeciti”

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine su Apple in merito all’osservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act (la normativa europea) cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS di Apple. Lo comunica l’Antitrust, ricordando che secondo il DMA, Apple deve garantire a terzi, a titolo gratuito, l’accesso alle componenti hardware e software dei dispositivi di Cupertino. Il Garante cita l’articolo 6 par. 7 del regolamento Ue. Nello specifico, il procedimento è focalizzato sui servizi cloud: l’Europa vuole garantire agli utenti della Mela la possibilità di utilizzare servizi diversi da quelli di Cupertino, senza costi aggiuntivi. Insomma, l’effettiva compatibilità di tutti i servizi basati sulla “nuvola” con i sistemi operativi iOS e iPadOS.

L’Autorità “ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”. A titolo di esempio, si legge nella nota dell’Antitrust, “sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione Europea.

“Se saranno accertate pratiche illecite ci aspettiamo una multa esemplare nei confronti di Apple per i danni arrecati agli utenti, al mercato e alle altre imprese”, ha affermato il Codacons. “Ancora una volta le big tech si ritrovano al centro di indagini da parte dell’Autorità per comportamenti che violerebbero la concorrenza danneggiando non solo altri operatori, in questo caso i fornitori di servizi cloud consumer, ma anche i consumatori, i quali subirebbero una limitazione delle proprie scelte economiche – spiega il Codacons – Un caso che dimostra lo strapotere dei colossi tecnologici, e per il quale ci aspettiamo una multa esemplare da parte sia dell’Antitrust, sia della Commissione Europea, in caso di conferma delle violazioni contestate.

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“Io non sono alla fine della mia carriera, devo fare ancora tanti film. Di cosa ho paura? Della malattia. Se uno ha un incidente e muore, muore. La malattia è soffrire…”: parla Franco Nero

“Io non sono alla fine della mia carriera. Devo fare ancora tanti film. Di nostalgia parleremo più in là“: a parlare è Franco Nero ospite al Festival di Taormina. L’intervista si trova su Vanity Fair ed è un inno all’entusiasmo e alla curiosità.

83 anni, volto di Django e altre pellicole iconiche che l’hanno reso uno degli attori italiani più noti nel mondo, Nero parla d’amore e racconta di avera avuto la “fortuna di imparare molto dall’amore e di insegnare anche l’amore ai miei nipotini”.

L’amore, quello per colei che definisce la donna della sua vita, ovvero la madre dei suoi figli: Vanessa Redgrave, incontrata nel 1967 sul set di Camelot. E si lascia andare ai ricordi di un David di Donatello del ’68: “Mi ricordo Sidney Poitier, Vittorio De Sica. È stata una serata stupenda. Andai proprio con mia moglie Vanessa”. Aneddoti, sì, ma senza nostalgia: “Io sono un entusiasta. Il giorno che mi abbandonerà l’entusiasmo, smetterò. Finché c’è il cinema, finché c’è l’entusiasmo, io andrò avanti (…). Io sono un eterno bambino. E sono molto orgoglioso di essere un eterno bambino. Quando me lo dicono, anziché offendermi, dico: che bello“.

Di cosa ha paura, Franco Nero? Non del tempo che passa ma della “malattia: quando uno è malato, è la sofferenza. Se uno ha un incidente e muore, muore. Ma la malattia è soffrire. Io non voglio soffrire, assolutamente“. E sulla serenità non ha dubbi: “Stiamo in un momento di guerra, che è un macello. Prima Putin, l’Ucraina. Poi Netanyahu, Gaza, e ora l’Iran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini”. E racconta di avere scritto una canzone dal titolo Un mare di piccoli lenzuoli bianchi e di esserne orgoglioso: “Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente”.

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“Ho detto a una sposa: ‘Questo non è l’amore per te, non puoi sposarti’. A volte affittiamo gli invitati, anche i bambini. Il segreto di ogni matrimonio è l’open bar e tre baristi bellissimi”: così Enzo Miccio

Capire quando è il momento di fermare tutto e far saltare le nozze, pur essendo il professionista incaricato di organizzarle. È questo l’aneddoto più spiazzante rivelato da Enzo Miccio, che ha raccontato come la propria sensibilità ed esperienza lo abbiano spinto a consigliare a una cliente di annullare il proprio matrimonio. Ospite del podcast “Un’ora sola ti vorrei” condotto da Giorgia Soleri, il noto wedding planner e volto televisivo si è raccontato a tutto tondo, svelando le dinamiche inedite del giorno più importante per le coppie, il suo legame con il Sud e le sue personali fragilità.

“Questo non è l’amore per te”: il matrimonio cancellato e i finti invitati

A dispetto dell’immagine di inflessibile perfezionista, Miccio non esita a intervenire quando percepisce che i sentimenti alla base della cerimonia non sono autentici. “I ripensamenti il giorno prima del matrimonio capitano, ci sono sempre. Qualche volta sono saltati. Provo a rassicurare le spose ma a volte mi rendo conto che certi matrimoni non si devono fare”, ha spiegato nell’intervista. Il ricordo va a un episodio specifico avvenuto di recente: “Mi è capitato con una sposa un paio di anni fa: parlandole e capendo che non c’era il minimo entusiasmo nell’organizzare il suo grande giorno le ho detto: questo non è l’amore per te, non puoi sposarti“. Una decisione drastica di cui il wedding planner va fiero: “È ancora sola, siamo rimasti in contatto e sono certo che quando troverà l’uomo giusto verrà da me. Non so se le ho salvato la vita, ma le ho salvato il divorzio sicuramente”.

Dietro le quinte delle cerimonie perfette si nascondono però anche espedienti puramente scenografici. Miccio ha svelato un retroscena inaspettato sulle presenze in chiesa per compensare le assenze: “È raro, ma a qualche matrimonio capita anche di affittare invitati, quando il numero non è abbastanza, e anche i bambini quando non ce ne sono: un corteo per le fedi all’altare ci deve essere”. Sulle richieste estetiche, invece, la sua posizione resta intransigente: “Girasoli o rosa blu? Da me non vieni. Vieni da me come quando scegli quale stilista ti vesta”.

Le radici a Napoli e la “ricetta” per il ricevimento perfetto

Ripercorrendo i suoi esordi in una professione che in Italia quasi non esisteva, Miccio sottolinea l’importanza delle sue origini. “Sono un uomo del Sud e quindi il matrimonio per me è la festa vera, più del Ferragosto, più del Natale”, ha spiegato, ricordando come a Napoli l’evento fosse storicamente incentrato su abito, banchetto e bomboniera. Oggi il panorama è mutato, trasformandosi in un’industria fatta di “progetto luci, performance artistiche, installazioni floreali”. Miccio rivendica il proprio ruolo in questa trasformazione con un paragone legato all’alta moda: “Io ho disossato, come Armani con le giacche, l’organizzazione del matrimonio“. Nonostante l’approccio rigoroso, l’aspetto emotivo rimane per lui centrale. Definendosi “uno schifoso romantico”, ammette: “Spesso mi emoziono ai miei matrimoni. Scappo dalla chiesa e vado a piangere fuori”. Per la buona riuscita del ricevimento, invece, la formula è pragmatica: “Il segreto di ogni matrimonio è avere un open bar che funziona, tre baristi bellissimi, stomaco vuoto. Anche se vedere la sposa brilla sui tacchi mi imbarazza”.

La terapia, la vita privata e l’appello per “Ma come ti vesti?”

Il controllo assoluto che esercita sul lavoro si riflette in modo complesso nella sua intimità. “Corro come un pazzo, cerco il controllo su tutto anche nella vita privata. Faccio fatica a lasciarmi andare, ho paura di cadere, farmi male sui sentimenti”, ha ammesso a Giorgia Soleri. In questo percorso, la psicoterapia gioca un ruolo chiave: “La terapia mi aiuta, soprattutto a capire chi ho di fronte, perché quando sono innamorato mi do risposte che non corrispondono alla realtà”. Attualmente, ha confermato di vivere una fase serena: “In questo momento sono felicemente accompagnato”.

Sul fronte televisivo, Miccio ha lanciato un appello diretto alla rete Real Time per riportare in onda “Ma come ti vesti?”, il programma cult condotto per dodici edizioni in coppia con Carla Gozzi: “È stata un’avventura incredibile, siamo stati i pionieri. Non avevamo copione e dicevo quello che pensavo. Non eravamo cattivi, volevamo insegnare delle cose. Facciamo un appello: facciamolo”. Tra le esperienze più amate ha citato anche Pechino Express, descritto come un’avventura di “senso di libertà assoluto” che rifarebbe immediatamente. La chiusura dell’intervista ha lasciato spazio al suo lato più irrazionale e scaramantico: “No al vestito fatto vedere al futuro marito. No al passaggio del gatto nero: l’ultima volta ho aspettato 40 minuti. Non passo sotto la scala, i soldi sul letto: sono molto superstizioso”. Anche per il re dei matrimoni, in fondo, certi dettagli sfuggono al controllo.

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Bonnie Tyler è uscita dal coma, ma le sue condizioni sono “molto critiche” dopo un intervento d’urgenza. Paura per la cantante di “Total Eclipse of the Heart”

Bonnie Tyler è uscita dal coma, come riporta la BBC, “ma rimane in condizioni gravi in terapia intensiva”, ha detto l’ufficio stampa della cantante di “Total Eclipse of the Heart”. La 75enne è stata portata d’urgenza all’ospedale di Faro, in Portogallo, a maggio dopo un intervento chirurgico intestinale d’urgenza e posta in coma indotto per favorire la sua guarigione. Le sue condizioni stanno migliorando e i medici sono “fiduciosi” che guarirà, anche se i progressi sono “lenti”, ha aggiunto il portavoce.

Un comunicato pubblicato sul sito dell’artista ha affermato che “non è più in coma, ma resta in condizioni molto gravi e ricoverata in terapia intensiva in un ospedale in Portogallo. Sebbene le sue condizioni stiano migliorando, si tratta di un processo lento. I suoi medici restano fiduciosi in una sua completa guarigione, ma ci vorrà del tempo”.

Poi l’ufficio stampa e ha ringraziato i fan per la “enorme dimostrazione di affetto e supporto” proveniente da tutto il mondo, aggiungendo che Tyler ne era a conoscenza ed era grata per gli auguri.

Il tour estivo di Tyler sarà cancellato o posticipato, mentre si spera ancora che alcune date autunnali rimangano confermate. Il comunicato si scusava anche per i disagi causati alle date del tour estivo, affermando: “Ci scusiamo con tutti i fan di Bonnie e con i nostri partner promotori per la delusione che questo causerà, ma confidiamo nella vostra comprensione e pazienza in queste difficili circostanze. Speriamo di vedervi l’anno prossimo”.

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Como, scontro tra due auto: una sfonda il muretto e precipita nelle acque del lago. Morto un uomo, salvata una donna

Grave incidente stradale nella notte tra lunedì e martedì a Brienno, in provincia di Como. Secondo quanto ricostruito, due autovetture si sono scontrate – lungo la strada provinciale Regina Margherita, tra i comuni di Brienno e Argegno – e, a seguito del violento impatto, uno dei veicoli ha sfondato il muretto di protezione a margine della carreggiata, precipitando per alcune decine di metri nelle acque del lago di Como.

A bordo vi erano due persone: i vigili del fuoco – intervenuti poco dopo la mezzanotte – sono riusciti trarre in salvo una giovane donna, successivamente affidata alle cure del personale sanitario: è stata ricoverata in codice rosso. Per il secondo occupante, invece, si è reso necessario l’intervento del Nucleo Sommozzatori Regionale dei vigili del fuoco, che, al termine delle ricerche subacquee, ha individuato e recuperato il corpo senza vita dalle acque del lago. Sul posto sono intervenuti un’autopompa, la squadra SAF (Speleo Alpino Fluviale) del Comando di Como e un’autogru del Comando di Varese. Sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Mondiali, la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”. Taremi: “Infantino è venuto negli spogliatoi”

“Dopo la partita di oggi, ci hanno detto: ‘Dovete partire immediatamente’”. A parlare è Amir Ghalenoei, allenatore dell’Iran ai Mondiali di calcio. La sua squadra ha pareggiato 2-2 all’esordio nel torneo contro la Nuova Zelanda, ha ottenuto un buon punto ma subito dopo la partita è stato ordinato loro di tornare immediatamente in Messico dagli Usa. È quanto ha spiegato il commissario tecnico nella classica intervista post partita.

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La squadra – che ha l’obbligo di entrare e uscire negli Usa nel giro di massimo 24 ore – si aspettava di trascorrere la notte in California per ottimizzare il normale processo di recupero, ma subito dopo il match è stato comunicato a tutti che dovevano salire immediatamente su un aereo per il viaggio di 225 km di ritorno a Tijuana. “Non ci hanno nemmeno dato il tempo di recuperare”, ha detto Ghalenoei tramite un interprete. “Per noi è molto importante avere tempo per recuperare, ma ci viene chiesto di salire su un aereo e tornare al nostro ritiro a Tijuana, e questo ci preoccupa molto”. Il capitano dell’Iran Mehdi Taremiche già nella conferenza stampa pre partita era stato molto critico – ha aggiunto: “Dobbiamo lasciare Los Angeles subito, e non è una buona cosa per noi. Penso che la Fifa debba aiutarci di più. … In realtà, per noi è tutto un disastro”.

L’attaccante trentatreenne ex Inter ha rivelato che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha fatto visita ai giocatori negli spogliatoi. “Gli sono state chieste le stesse cose (…) vuole aiutare, ma ci sono altri problemi” che lo ostacolano, ha detto, senza menzionare direttamente l’amministrazione americana. Taremi ha anche ringraziato “i tifosi di Los Angeles”, che hanno sostenuto con forza la squadra dei Melli.

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Ghalenoei ha detto che diversi giocatori hanno avuto crampi durante la partita, giocata in condizioni climatiche miti. Ha attribuito i problemi fisici alla mancanza di un adeguato tempo di preparazione causata dagli ostacoli burocratici e diplomatici dell’Iran. “Prima della partita, ho detto che non abbiamo avuto tempo di adattarci a causa del viaggio”, ha spiegato Ghalenoei, “molti dei nostri giocatori hanno avuto crampi, ed è per questo che abbiamo dovuto sostituirli. Quindi non è stato per motivi tecnici che abbiamo effettuato le sostituzioni. È stato a causa degli infortuni e dei crampi. Saranno visitati dal nostro staff tecnico, ma il fatto che abbiano ritardato il nostro arrivo e ci stiano costringendo a tornare indietro in anticipo senza tempo per il recupero, sta rendendo la situazione più difficile”. Le restanti due partite degli iraniani nella fase a gironi sono contro il Belgio a Inglewood domenica, seguite da una trasferta a Seattle per affrontare l’Egitto la prossima settimana.

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Volo Ryanair in ritardo di 11 ore: passeggera ottiene 400 euro di rimborso ma deve pagarne 200 di spese legali. Ribaltone in Cassazione

Ottenere giustizia per un grave disservizio aereo e ritrovarsi a dover pagare le spese legali fino a dimezzare di fatto il risarcimento faticosamente conquistato. È il paradosso vissuto da una passeggera di Ryanair, protagonista di un’odissea legale che ha richiesto l’intervento della Corte di Cassazione per ripristinare il corretto principio di responsabilità.

Il ritardo e la sentenza del tribunale di Treviso

Come riportato dal quotidiano Il Gazzettino, i fatti risalgono alla metà di dicembre 2023, quando un volo della compagnia irlandese decollato da Malaga e diretto all’aeroporto Canova di Treviso accumula oltre 11 ore di ritardo. Di fronte al disagio, la viaggiatrice decide di tutelare i propri diritti affidando la pratica alla società specializzata Voloperso Srl. A seguito di una diffida formale, Ryanair si limita a offrire l’indennità base prevista dalla normativa, pari a 400 euro. La passeggera decide quindi di portare la vertenza davanti al giudice di pace.

Il tribunale locale conferma il diritto al risarcimento di 400 euro, aggiungendo il riconoscimento degli interessi maturati. Tuttavia, i giudici respingono la richiesta di rimborso delle spese legali. La motivazione della corte si fonda sulle condizioni contrattuali offerte dall’agenzia di assistenza: “La società Voloperso Srl si era impegnata a non richiederle alcun compenso, commissione o rimborso in caso di reclamo infruttuoso“, hanno scritto i giudici trevigiani nella sentenza. Questa interpretazione ha lasciato l’onere delle spese legali, pari a circa 200 euro, a carico della passeggera, decurtando di fatto la metà del risarcimento ottenuto.

L’intervento della Cassazione: annullata la sentenza

Ritenendo la decisione iniqua, la difesa della passeggera ha impugnato la sentenza portando il caso fino al terzo grado di giudizio. Gli Ermellini hanno dato ragione alla viaggiatrice, ribaltando completamente l’impostazione giuridica del tribunale di Treviso e annullando la sentenza precedente. La Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro: la formula “zero rischi” offerta da un’agenzia a tutela del cliente non può trasformarsi in uno sconto per l’azienda colpevole del disservizio. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di Cassazione precisano che “la gratuità, concepita come protezione totale del consumatore da ogni rischio di esborso, non può tradursi in un vantaggio per la parte risultata inadempiente, pena la violazione del principio di causalità”.

Il principio di causalità e i prossimi passi

La pronuncia della Corte chiarisce in modo inequivocabile a chi spetti il saldo finale delle procedure legali in casi simili: “L’onere delle spese necessarie per la realizzazione del diritto deve gravare esclusivamente sul soggetto che, rendendosi inadempiente, ha reso necessaria l’attività di assistenza”. Con la sentenza della Cassazione che fa giurisprudenza in materia di tutele del viaggiatore, il fascicolo non è ancora definitivamente chiuso. Gli atti sono stati ora rinviati al tribunale di Treviso, che avrà il compito di rianalizzare il caso applicando il principio sancito dagli Ermellini e addebitando i costi legali direttamente a Ryanair.

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“C’era una banana che era uguale al mio cane. Anche gli agrumi assomigliano agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto”: così Angelina Mango

“Secondo me un po’ tutto può essere spiegato con la frutta”. Parola di Angelina Mango, che nel podcast di Alessandro Cattelan “Supernova” ha raccontato di una sua curiosa teoria.

“Se tu guardi l’interno di una banana è una faccia sorridente, triste o arrabbiata, ha un’espressione. – ha detto la cantante – C’era una banana che l’altro giorno era uguale al mio cane. Anche gli agrumi, per esempio, assomigliano moltissimo agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto“.

La cantante ha pubblicato il 12 giugno il nuovo singolo con Marco Mengoni “Canto d’amore”: “Non avrebbe avuto senso per me fare musica senza dire cose vere, e parlare di quanto fosse tutto pazzesco, quando non lo era per me. E (l’album) caramé è questo. Credo ripaghi sempre il fatto che ci sia qualcosa di vero, anche sofferto, ma vero”.

E ancora: “Quello che voglio è fare musica. Nel tour di marzo, per esempio, ho completamente escluso tutto ciò che riguardasse vestiti, fitting, trucco e parrucco… Volevo togliere tutta quella parte, andare lì e fare musica, ma non perché tutto il resto sia sbagliato. Adesso piano piano sto cercando di recuperare e riprendere anche quella parte”.

“La persona che sono diventata dopo un anno e mezzo ha delle cose in più da dire, delle cose che ha imparato. – ha concluso – Mi sono presa il mio tempo e adesso mi sento molto diversa, forse in meglio. Sono un po’ più tranquilla. Per me la priorità è sempre stare centrati con se stessi. Per un attimo ho avuto paura che tutti si scordassero di me, ma questo timore è passato subito. Anche se si fossero dimenticati, mi piace ripresentarmi con questo disco e con la persona che sono adesso”.

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