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Un gatto aggredisce cinque persone e un cucciolo, dopo viene trovato morto: poi la clamorosa scoperta che cambia tutto

Una serie di aggressioni improvvise in un quartiere della Florida si è conclusa con una scoperta che ha fatto scattare l’allarme sanitario. Un gatto randagio, accusato di aver morso cinque persone e attaccato un cucciolo di cane, è risultato positivo alla rabbia dopo essere stato trovato morto sotto l’abitazione di un residente. Secondo quanto riportata dal People, la vicenda è avvenuta nella zona di Glen Road, dove nei primi giorni di giugno erano iniziate ad arrivare segnalazioni su un felino che si comportava in modo insolitamente aggressivo. Le autorità locali sono intervenute dopo diverse richieste di aiuto e hanno ricostruito una serie di episodi che hanno coinvolto anche due minori.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, il gatto avrebbe aggredito cinque persone in circostanze diverse. Un uomo di 29 anni sarebbe stato morso alle gambe senza una provocazione evidente, mentre una donna di 33 anni sarebbe stata colpita prima a un dito e poi nuovamente alle gambe, tanto da dover utilizzare una mazza da baseball per riuscire a difendersi.

Altri episodi hanno coinvolto una ragazza di 16 anni, ferita mentre tentava di avvicinarsi all’animale, una bambina di 9 anni aggredita davanti casa e un ragazzo di 13 anni colpito mentre portava fuori la spazzatura. Nel caso più delicato, il gatto avrebbe attaccato anche un cucciolo di appena quattro mesi.

Il ritrovamento sotto casa e la conferma degli esami

La situazione si è chiarita soltanto dopo la morte dell’animale. Un vicino aveva segnalato un odore sospetto proveniente da un animale morto e, durante il controllo, gli operatori hanno trovato il corpo del felino nascosto sotto una casa. Gli esami di laboratorio hanno poi confermato la presenza della rabbia. Le persone coinvolte sono state invitate a rivolgersi ai servizi sanitari per ricevere le cure necessarie. La rabbia, infatti, è una malattia virale che può diventare letale se non viene trattata tempestivamente dopo un possibile contagio.

La catena di errori dietro l’aggressione del gatto

Secondo le autorità, il gatto faceva parte di un gruppo di randagi alimentati da una residente della zona, che avrebbe raccontato di prendersi cura di diversi felini liberi. La donna è stata sanzionata per la mancata vaccinazione degli animali e per le conseguenze legate alla presenza incontrollata dei gatti.

Le autorità locali hanno quindi rivolto un appello ai cittadini: evitare di avvicinare o nutrire animali sconosciuti senza sapere se siano vaccinati e seguiti correttamente.

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Michelle Hunziker presenta ufficialmente il fidanzato Giulio Berruti: ecco la prima foto di coppia dopo mesi di indiscrezioni

Michelle Hunziker ha scelto i social per confermare una relazione di cui si parlava da mesi. La conduttrice ha pubblicato nelle sue storie Instagram la prima foto insieme a Giulio Berruti, ufficializzando così il legame che finora non era mai stato mostrato apertamente online. Nello scatto, condiviso senza particolari commenti, i due appaiono vicini davanti a un tramonto. Un’immagine semplice che arriva dopo settimane di indiscrezioni, avvistamenti e fotografie pubblicate, ma che rappresenta la prima conferma diretta da parte della stessa Hunziker.

Le voci sulla frequentazione tra la conduttrice e Berruti circolavano già dalla scorsa primavera. Nel corso dei mesi i due erano stati più volte avvistati insieme, e tutto questo non aveva fatto altro che alimentare le ipotesi su una relazione che però nessuno dei diretti interessati aveva mai commentato pubblicamente. Tra weekend lontano dai riflettori e passeggiate immortalate dai fotografi, il loro rapporto era rimasto confinato nel territorio delle indiscrezioni.

A rompere il silenzio era stata la stessa Hunziker qualche settimana fa durante un’intervista a Verissimo. Pur senza fare nomi, la conduttrice aveva lasciato intendere di vivere un momento particolarmente sereno dal punto di vista sentimentale: “Sono innamorata e felice, ma i dettagli li tengo chiusi in una cassaforte svizzera. Col tempo ho capito che è meglio non condividere i momenti felici, perché dall’istante in cui li condividi sempre più persone vogliono metterci il becco”, aveva raccontato a Silvia Toffanin. Parole che oggi sembrano trovare una naturale prosecuzione nella scelta di pubblicare la prima immagine di coppia. Nessun annuncio ufficiale, nessuna dichiarazione elaborata: soltanto una fotografia che conferma quanto il gossip sosteneva ormai da tempo.

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Lo chiamavano lo “Spiderman dello Yemen”: muore a 30 anni precipitando nel cratere di un vulcano durante una scalata

Per migliaia di utenti sui social era lo “Spiderman dello Yemen”. Nei video che pubblicava online compariva spesso sospeso nel vuoto, aggrappato a pareti rocciose quasi verticali, intento a sfidare gravità e paura in alcuni dei luoghi più impervi del Paese. Una reputazione costruita scalata dopo scalata e che gli aveva permesso di conquistare una discreta popolarità online. Quella stessa passione per le imprese estreme si è però trasformata in tragedia. Al-Qaqa Ibn Antar, scalatore yemenita di 30 anni, è morto dopo essere precipitato mentre tentava di risalire le pareti del cratere vulcanico di Hardah Dam, nella provincia meridionale di Dhale, nello Yemen.

L’incidente risale a venerdì scorso, ma la notizia si è diffusa sui social e sui media internazionali soltanto nelle ultime ore, anche per la circolazione di un breve filmato che mostrerebbe gli istanti precedenti alla caduta. Nel video, della durata di pochi secondi, si vede l’uomo arrampicarsi lungo una parete particolarmente ripida del cratere prima di perdere l’appiglio e precipitare nel vuoto.

Secondo le informazioni diffuse dalle autorità locali, Antar stava affrontando la scalata senza attrezzature di sicurezza. Una circostanza che ha riacceso il dibattito sui rischi legati alle imprese estreme documentate sui social, dove spesso il confine tra sfida personale, spettacolo e ricerca di visibilità diventa sempre più sottile.

Il difficile recupero nel cratere

Il recupero del corpo si è rivelato particolarmente complesso. Le squadre della Protezione Civile yemenita hanno dovuto operare all’interno del cratere, a circa 30 metri di profondità, in condizioni descritte come estremamente difficili. Le immagini diffuse dalle autorità mostrano i soccorritori impegnati a calarsi lungo le pareti rocciose con corde e attrezzature da arrampicata per raggiungere il punto dell’impatto.

Hardah Dam, conosciuto anche come Haradhat, è uno dei siti naturali più particolari dello Yemen. Si tratta di un antico cratere vulcanico caratterizzato da pareti rocciose molto ripide e da un lago sulfureo situato sul fondo. Un luogo affascinante ma anche estremamente insidioso, soprattutto per chi decide di affrontarlo senza adeguate protezioni.

La fama sui social

Negli anni Al-Qaqa Ibn Antar aveva costruito la propria notorietà proprio documentando questo tipo di imprese. I suoi profili social erano pieni di video girati tra montagne, canyon e pareti rocciose, spesso affrontati in condizioni che molti utenti definivano al limite. Dopo l’incidente, l’Autorità di Protezione Civile ha colto l’occasione per lanciare un appello agli appassionati di arrampicata e sport estremi, invitandoli a rispettare le procedure di sicurezza e a utilizzare sempre dispositivi di protezione adeguati.

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Mia Zottoli Montanaro conquista la corona di Miss Mondo Italia: la tarantina volerà alla finale mondiale

È Mia Zottoli Montanaro la nuova Miss Mondo Italia 2026. La giovane tarantina è stata incoronata durante la finale nazionale del concorso, ospitata all’Ecoresort Le Sirené di Gallipoli, e sarà lei a rappresentare l’Italia alla prossima finale internazionale di Miss World. Ventun anni, con un passato da atleta e radici familiari argentine, Mia Zottoli Montanaro ha conquistato la giuria e il pubblico al termine di un percorso che ha unito bellezza, personalità e capacità di rappresentare il territorio.

Nata e cresciuta a Taranto, la nuova reginetta conserva un forte legame con la Puglia, ma anche con la storia della propria famiglia. Un intreccio di culture che accompagna il suo percorso personale e che ora arriverà sul palcoscenico mondiale. La vittoria, racconta la neo Miss, rappresenta molto più di un traguardo estetico. Ha definito l’esperienza nel concorso come “un’esperienza unica di crescita personale e umana”, e ha sottolineato quanto il percorso vissuto negli ultimi mesi abbia contribuito alla sua maturazione.

Prima della fascia, il campo: lo sport che ha formato Mia

Prima del mondo delle passerelle, Mia ha conosciuto quello dello sport. Per sei anni è stata pallavolista, arrivando fino al campionato di Serie B2 con il Castellaneta. Un’esperienza che considera fondamentale per la formazione del suo carattere: “Lo sport è stato decisivo durante la mia crescita personale. Mi ha insegnato la disciplina e il rispetto per se stessi e per gli altri”, ha spiegato.

Moda, famiglia e sogni internazionali: la nuova vita della Miss

Oggi il suo percorso professionale è legato anche alla comunicazione e alla pubblicità, in particolare come volto per progetti nel settore del make-up. Accanto alla moda, tra le sue passioni restano il mare e l’attenzione per i dettagli, elementi che sente vicini alla sua identità.

Mia si descrive come una persona solare, determinata e precisa, con un forte legame con la famiglia, che considera una presenza fondamentale nel suo percorso, e con il fidanzato Pierluigi, che racconta come una figura capace di sostenerla e consigliarla. Dopo la vittoria nazionale, il prossimo appuntamento sarà quello internazionale: Mia Zottoli Montanaro porterà il tricolore alla competizione di Miss World, dove incontrerà candidate provenienti da tutto il mondo.

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“Quale ragazzo dovrebbe trascorrere l’estate lottando per la propria vita?”: 17enne si graffia mentre gioca al parco acquatico e contrae il batterio mangia carne, è in gravi condizioni

Doveva essere una normale giornata estiva trascorsa in acqua con gli amici. Invece, nel giro di pochi giorni, il diciassettenne Joziah Thompson si è ritrovato a combattere per la vita in un letto d’ospedale dopo aver contratto una rara infezione causata dal batterio mangia carne. La vicenda arriva dalla Florida ed è stata raccontata dal New York Post. Secondo quanto riferito dalla famiglia, il ragazzo aveva riportato una piccola abrasione a una gamba mentre nuotava in un parco di Niceville. Due giorni più tardi, però, la situazione è precipitata: la gamba si è gonfiata rapidamente e i medici hanno scoperto che l’adolescente era stato colpito da un’infezione causata dal Vibrio vulnificus, un batterio che può provocare gravissime lesioni ai tessuti.

Joziah è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici d’urgenza per rimuovere il tessuto danneggiato e oggi sta seguendo una terapia antibiotica intensiva. Il percorso di recupero, tuttavia, è ancora lungo: secondo quanto raccontato dai familiari, i medici continuano a monitorare possibili complicazioni e non escludono ulteriori conseguenze. «È stato tutto travolgente. Stiamo cercando soltanto di assicurarci che stia bene», ha dichiarato la madre Tirzah Thompson all’emittente Fox10. «Quale ragazzo dovrebbe trascorrere l’estate lottando per la propria vita?».

Il Vibrio vulnificus vive naturalmente nelle acque costiere calde, soprattutto nelle aree dove si incontrano acqua dolce e acqua salata. Sebbene i casi siano relativamente rari — negli Stati Uniti se ne registrano tra 100 e 200 all’anno — l’infezione può diventare estremamente pericolosa se il batterio entra nell’organismo attraverso una ferita aperta o raggiunge il sangue.

Secondo le autorità sanitarie della Florida, lo scorso anno nello Stato sono stati registrati 33 casi e cinque decessi. Il batterio può essere contratto anche attraverso il consumo di molluschi crudi o poco cotti, in particolare ostriche. Nel frattempo la famiglia ha avviato una raccolta fondi per affrontare le spese mediche e chiede maggiori controlli sulle acque pubbliche. «Vorrei che esistesse un sistema capace di segnalare i livelli di batteri presenti nei luoghi in cui le persone fanno il bagno», ha spiegato la madre. «Non voglio che accada ad altri ragazzi».

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“Hai fatto di tutto per farmi perdere Ballando con le stelle”, “Eri una pippa”, “Ma perché l’hai invitato?”: scontro totale in diretta tra Emanuele Filiberto e Guillermo Mariotto

Nel corso della puntata di ieri, 16 giugno, del programma pomeridiano di Rai1 La Volta Buona, la conduttrice Caterina Balivo ha ospitato in studio Emanuele Filiberto di Savoia. L’incontro ha dato vita a un serrato confronto ravvicinato con il giudice di Ballando con le stelle, Guillermo Mariotto, presente in studio. Al momento dell’ingresso dell’ospite, introdotto da Balivo come esponente di “una delle dinastie reali più famose d’Europa”, lo stilista ha commentato con un’esclamazione: “Vai, principe! Alzatevi! Abbiamo la Savoia al completo”.

La conduttrice ha quindi preso la parola per rivolgersi direttamente all’ospite, aprendo il blocco di discussione sui vecchi rancori televisivi legati all’edizione del talent show del 2010 vinta proprio dal principe: “Cioè, ora io io, Emanuele, mi scuso che c’è Mariotto”. Pronta la risposta di Emanuele Filiberto: “Perché lo hai invitato?”. Balivo ha poi spiegato il motivo del coinvolgimento del giurato: “Eh, perché abbiamo detto ‘Ha vinto, dico gli farà piacere di vedere Mariotto'”. A quel punto, il membro di casa Savoia ha lanciato la sua accusa sui trascorsi nel programma di Milly Carlucci: “Lui ha fatto di tutto per farmi perdere Ballando con le stelle, di tutto”.

Mariotto ha replicato rivendicando con ironia il proprio ruolo: “È quello che faccio io quando vincono!”. Emanuele Filiberto ha però insistito: “Di tutto! Però non ha capito che il mio impegno e il mio ballo andavano ben sopra le sue lingue… la sua cattiva lingua”, provocando la reazione immediata dello stilista che ha ribattuto: “Ma che dici?! Ma che dici?! Eri una pippa!”.

La conduttrice è intervenuta chiedendo: “Cosa hai detto?”, e il principe ha ammonito il giurato: “Non puoi dire queste cose, altrimenti ti cacciano anche di qua, eh”. Mariotto ha quindi sferrato l’affondo tecnico sul valore delle performance di quella stagione: “Allora, eri una frana, ti ricordi? E il bello… è che ha avuto la fortuna che erano peggio tutti gli altri!”. Un’osservazione che ha trovato parzialmente d’accordo lo stesso Emanuele Filiberto, il quale ha ammesso: “Questo è vero! Questo è vero! Però, ho comunque vinto”. In chiusura di blocco, Caterina Balivo ha spento le polemiche definendo la posizione televisiva dell’ospite: “Comunque, lui è il principe della TV e su questo, secondo me, siamo tutti d’accordo”.

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“Sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”: 30enne scompare durante un ritiro yoga in Costa Rica

Da oltre due settimane non si hanno notizie di Ashley Phillips, una trentenne californiana scomparsa durante un soggiorno in Costa Rica. La 30enne è sparita mentre si trovava in un centro immerso nella foresta pluviale e dedicato a yoga e benessere. Della giovane non si hanno più notizie dal 2 giugno, quando era uscita per raggiungere una cascata nei pressi della struttura.

Ora, mentre le ricerche proseguono, emerge una nuova pista. Secondo quanto riportato dal New York Post, le autorità costaricane avrebbero detto al padre della donna, Jeffrey Phillips, di ritenere plausibile che la figlia sia rimasta coinvolta in un incidente legato all’acqua.

Ashley si trovava nella valle di Diamanté, una zona della Costa Rica nota per la vegetazione tropicale e le cascate. Nei giorni della sua scomparsa l’area è stata colpita da forti precipitazioni, frane e improvvise inondazioni causate dal maltempo. Il padre della trentenne ha condiviso anche un video che mostra la forza delle correnti nei pressi di una cascata situata a poca distanza dal luogo frequentato abitualmente dalla figlia.

Le condizioni meteorologiche hanno complicato fin dall’inizio le operazioni di ricerca. La tempesta tropicale Cristina ha infatti provocato piogge intense e allagamenti, costringendo in alcuni momenti a rallentare o sospendere le attività sul campo. Nelle settimane successive alla scomparsa non sono mancate ipotesi contrastanti. La famiglia aveva raccontato di aver ricevuto inizialmente informazioni che facevano pensare anche alla possibilità di un reato, ma successivamente gli investigatori hanno precisato di non avere elementi sufficienti per sostenere questa ricostruzione.

Secondo il padre, Ashley soggiornava in una zona particolarmente isolata, dove “i servizi di emergenza sarebbero stati limitati”. L’ultimo contatto tra i due risale a poco prima della sparizione. Jeffrey Phillips ha raccontato che la figlia appariva serena e gli aveva parlato di un piccolo ananas che stava crescendo vicino alla struttura in cui soggiornava.

Nel frattempo la famiglia continua a chiedere aiuto e risposte. Nell’ultimo aggiornamento pubblicato sulla raccolta fondi avviata per sostenere le ricerche si legge: “Oggi sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”. I familiari hanno poi ringraziato i volontari impegnati nelle ricerche e chiesto di continuare a pregare “per Ashley, per la sua famiglia e per trovare pace, forza e una risposta a questa vicenda”.

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“L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco

Prima al Bagno Flora per le lezioni di sicurezza in acqua a 100 bambini con Stéphanie Barneix, ambasciatrice della Fondazione e campionessa di salvataggio acquatico, poi la traversata benefica ‘The Crossing’ del 19 giugno con 225 chilometri di mare in water bike. Trasferta a Viareggio per la principessa Charlène di Monaco, moglie del principe Alberto II.

La principessa è stata campionessa di nuoto per il Sud Africa ai Giochi di Sydney (2000), poi tre Ori alla Coppa del mondo (2002). Attualmente ricopre la carica di vicepresidente del Comitato olimpico monegasco, presidente della Federazione rugby a Monaco.

L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire. – ha denunciato – E i bambini sono i più vulnerabili a questo rischio, una realtà che mi ha sempre molto preoccupata e toccata. E ho voluto portare assieme a Viareggio The Crossing e il nostro water safety day perché non voglio parlare solo alle élite dei grandi campioni, ma ai bambini, alle famiglie, alle comunità perché comprendano che imparare a nuotare e la sicurezza in acqua possono salvare la vita. Sono già più di due milioni i bimbi nel mondo che hanno seguito i nostri corsi“.

“Lo sport e l’acqua sono sempre stati il mio linguaggio, – ha dichiarato – sono il modo che ho di esprimermi, di parlare alla gente. E lo sport e l’acqua sono in ultima analisi lo strumento col quale possiamo ispirare il cambiamento. The Crossing è nato da quella convinzione. Volevo immaginare qualcosa che non fosse solo una gara, un evento, ma una presa di posizione. Quando ti spingi col tuo corpo ad attraversare il mare, quando trascorri ore e ore nell’immensità del mare guidato solo dalla linea dell’orizzonte sviluppi una relazione con la natura che nessuna lezione, nessuna conferenza può eguagliare. Quell’esperienza ha il potere di trasformare la consapevolezza in azione”.

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Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende

Cambiare idea dopo un acquisto online diventerà più semplice. Da venerdì 19 giugno entrano infatti in vigore nuove regole che impongono ai venditori di rendere più immediato l’esercizio del diritto di recesso per chi compra sul web.

La novità nasce dal recepimento di una direttiva europea e introduce nel Codice del consumo nuovi obblighi per le piattaforme di vendita online. Non cambia il diritto di ripensamento già previsto dalla legge, che nella maggior parte dei casi continua a poter essere esercitato entro 14 giorni dall’acquisto, ma cambia il modo in cui il consumatore potrà comunicarlo.

In concreto, chi acquista un prodotto o un servizio attraverso un sito internet o un’app dovrà poter avviare la procedura di recesso direttamente online, attraverso una funzione facilmente individuabile e accessibile. L’obiettivo è evitare percorsi complicati, moduli difficili da trovare o procedure che scoraggiano chi desidera annullare un acquisto.

Le nuove disposizioni riguardano un ampio numero di attività commerciali: dai marketplace alle piattaforme che offrono abbonamenti, dai professionisti che vendono consulenze online fino ai piccoli e-commerce che commercializzano prodotti fisici. In sostanza, se il contratto viene concluso digitalmente, anche la possibilità di recedere dovrà essere gestita con strumenti digitali.

Per i consumatori resta invariato il termine ordinario di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso nei casi previsti dal Codice del consumo. La differenza è che la comunicazione dovrà poter avvenire in modo più diretto, trasparente e tracciabile rispetto a quanto accade oggi su molti siti.

Continuano invece a valere alcune eccezioni già previste dalla normativa. È il caso, ad esempio, di determinati contenuti digitali: un ebook scaricato, un film acquistato e fruito immediatamente o altri prodotti digitali utilizzati subito dopo l’acquisto possono non essere coperti dal diritto di ripensamento nei casi stabiliti dalla legge.

Le nuove regole sono state introdotte in Italia attraverso il decreto legislativo 209 del 31 dicembre 2025 e si applicheranno ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026.

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Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore”

C’è un altro vip tra i maturandi di quest’anno. A 70 anni Pupo si mette in gioco per il diploma al liceo delle Scienze umane, indirizzo economico sociale. “Mi piacciono le sfide. – ha dichiarato a Il Corriere della Sera – E poi vorrei fare un regalo al mio babbo che non c’è più e alla mia mamma che se n’è andata un mese fa. Ci tenevano tanto. Lui era postino, aveva fatto la quinta elementare, sognava il figlio laureato, mi voleva avvocato. A 16 anni lasciai la scuola. Feci un anno di Ragioneria e fui rimandato in tre materie. Passai allo Scientifico”.

E oggi la storia sembra un’altra: “Mi sono messo sotto. Ho fatto per due volte due anni in uno. Non vanto una cultura raffinata, però sono appassionato di filosofia, letteratura, arte. Ho un’infarinatura di tutto. Ho frequentato un istituto privato di Arezzo, lezioni singole una o due volte alla settimana. E come tutti i privatisti ho dovuto sostenere un esame preliminare. Il risultato finale? Mi contento di 80”.

Nessuna ansia: “Sono tranquillissimo. Non l’ho mai avuta nemmeno per un concerto al Madison Square Garden. Sono un giocatore d’azzardo, sono nato freddo. La notte prima degli esami che farò? Quello che più mi rilassa: l’amore”.

E nessuna raccomandazione: “No. E sì che ho tanti amici ministri, volendo (ride, ndr) Non mi piace. Tanti colleghi hanno ricevuto la laurea honoris causa, potrei trovarmi anche io un’università disponibile, però così non vale”.

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“Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive

Tra coloro che hanno portato al recupero dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu, alle Maldive, c’è anche Diego Zantedeschi, 50 anni, subacqueo italiano ed ex sommozzatore della Protezione civile. È stato lui a individuare il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque dispersi a essere ritrovato. Una scoperta decisiva, perché ha consentito ai soccorritori di localizzare anche gli altri quattro sub. Per Zantedeschi la tragedia ha avuto anche una dimensione personale: Benedetti era infatti un suo amico e collega.

“Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malé quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid (Mohamed, ndr), l’altro divemaster maldiviano, ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta”, ha raccontato Zantedeschi a Fanpage.

Il sub conosceva già quel sistema di cavità ma, precisa, “ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l’ingresso della luce e a volte non c’è neanche bisogno della torcia”. Questa volta, però, la decisione è stata quella di proseguire oltre: “L’acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca“.

Un ritrovamento doloroso: “Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo sei ore per forza non poteva essere vivo”. Proprio quella scoperta, però, ha ristretto il campo delle ricerche, che si sono poi concentrate all’interno della cavità.

Il 50enne spiega di essere sceso con attrezzature diverse da quelle utilizzate da Benedetti e dagli altri sub e, a proposito delle ricostruzioni secondo cui il corpo del capobarca si trovasse lontano dagli altri quattro, chiarisce: “Era più vicino all’uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all’uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all’interno del cunicolo che conduce all’ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri”.

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Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce”

È “la custode dei temi” o, parafrasando alla lontana Tolkien, “la signora delle tracce”. La 63enne storica dell’arte Flaminia Giorda è colei che ogni anno ad aprile, da quando nel 2020 guida il Servizio ispettivo e la Struttura tecnica degli esami di Stato, conosce le tracce dei temi che tra poche ore gli studenti si troveranno davanti all’esame di maturità. Massima riservatezza, domande dei parenti e amici virtatissime, insomma niente spoiler per almeno 50 giorni. A custodire il segreto assieme a lei è il ministro dell’istruzione, in questo caso e da tre anni è Giuseppe Valditara. “Le tracce sono state “dematerializzate” da anni, con l’avvento del cosiddetto “plico telematico”, introdotto nel 2012”, ha spiegato la funzionaria del ministero a Repubblica.

“Al ministro ne vengono presentate molte possibili per ciascuna tipologia. Le leggiamo insieme, ne discutiamo, e la scelta finale spetta a lui”. Giorda spiega che Valditara è molto sensibile al fatto che “la varietà dei temi è importante: occorre che le tracce tocchino ambiti differenti, propongano possibilità di espressione diverse”. Curioso, peraltro, che esiste un archivio dove sono custodite tracce passate valutate e poi cestinate; ma è sul giochino del “totema” che ogni anno rispunta puntuale che Giorda se la ride sotto i baffi: “Spesso è legato agli anniversari, che sono spunti troppo scontati, o è ripetitivo: ad esempio, sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, in qualche anno naturalmente c’è stata, ma certo non si può riproporre in ogni esame. Per le tracce di analisi del testo letterario, poi, si ripetono sempre gli stessi nomi… A volte il tototema mi fa sorridere: qualcuno prevede che esca un brano di letteratura di un autore che nemmeno si studia l’ultimo anno, come Foscolo, e che quindi non potrebbe mai essere scelto”.

Così tra un docente che cerca di circuirla con galanteria per estorcerle informazioni sulle tracce, l’orgoglio di aver suggerito nel recente passato una traccia sul potere della musica ispirata a Oliver Sacks e un lavoro mastodontico sulla selezione e la raffinazione finale dei temi ecco arrivare la mattina degli esami: “Ragazzi il più è fatto”, chiosa. “Secondo me adesso bisogna seguire la propria ispirazione, leggere articoli di giornale e brani di letteratura che piacciono e interessano. In generale, è ovvio che per imparare a scrivere bene occorre leggere cose ben scritte; ed esercitarsi molto a esprimere il proprio pensiero, sviluppare il gusto della parola precisa, della frase efficace”.

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Uno squalo Mako abbocca all’amo e sorprende due pescatori al largo della Toscana: “Niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto”

Una serata di pesca come tante si è trasformata in un incontro che difficilmente Simone Beoni e Fabio Sagnibene dimenticheranno. I due amici, abituati a trascorrere insieme i fine settimana in mare, si sono trovati faccia a faccia con uno squalo Mako, una delle specie più veloci e affascinanti del Mediterraneo. La scena è avvenuta nelle acque di Calafuria, al largo della costa toscana, a circa un miglio dalla riva. I due erano usciti in barca partendo dalla zona di Calambrone, nel territorio di Pisa, per praticare il drifting, una tecnica di pesca d’altura utilizzata per cercare grandi predatori marini come tonni e verdesche.

Una giornata apparentemente normale per due appassionati: Simone lavora nel settore tessile, Fabio è vivaista, ma il mare rappresenta da tempo il loro appuntamento fisso del weekend. Questa volta, però, la battuta ha preso una piega completamente diversa. A raccontare quei momenti è stato Simone, intervistato da La Nazione: “Erano le 21 e il sole stava tramontando, quando all’improvviso abbiamo visto la canna piegarsi di colpo e subito dopo lo squalo è schizzato fuori dalla superficie dell’acqua. È improvvisamente ripiombato sotto, mentre si dimenava in modo furioso: era impressionante”.

I due pescatori hanno capito rapidamente di non avere davanti una cattura comune. L’esemplare, secondo la loro stima, poteva pesare tra i cinquanta e i sessanta chili: “Abbiamo capito subito che si trattava di uno squalo Mako di circa cinquanta o sessanta chili, una specie che si riconosce facilmente dalle pinne e dalla fisionomia”, ha spiegato Simone.

Il Mako, un visitatore insolito delle acque italiane

Lo squalo Mako, il cui nome scientifico è Isurus oxyrinchus, è una specie presente in acque temperate e tropicali, ma negli ultimi anni è diventata sempre più rara nei nostri mari. Considerato un grande predatore pelagico, può avvicinarsi alle coste soprattutto quando segue le proprie prede.

Dopo averlo portato vicino all’imbarcazione, i due hanno scelto di non trattenerlo: “Quando lo squalo è arrivato nei pressi della barca abbiamo tagliato la lenza e lo abbiamo liberato, come era giusto e corretto fare. Abbiamo fatto un video, ma niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto e provato. L’impressione è stata enorme e ancora ci rimane in mente il ricordo di quei minuti che abbiamo vissuto insieme”.

Non è un caso isolato: altri avvistamenti nel Mediterraneo

L’avvistamento toscano non sembra essere un caso completamente isolato. Solo poche settimane prima, nelle acque ioniche davanti a Gallipoli, in provincia di Lecce, un altro esemplare adulto di squalo Mako aveva attirato l’attenzione dopo aver urtato un’imbarcazione da diporto mentre navigava al largo. Due episodi ravvicinati che riaccendono l’interesse su una specie difficile da osservare così vicino alle coste italiane.

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Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher”

Un uomo di 44 anni, banchiere multimilionario discendente da stirpe reale, è stato arrestato in relazione al caso noto come “Putney Pusher”, a distanza di nove anni dall’aggressione che aveva scosso l’opinione pubblica. La vittima era stata deliberatamente spinta contro un autobus in corsa, rischiando conseguenze gravissime. Solo il pronto intervento dell’autista, che con una manovra repentina era riuscito a sterzare evitando l’impatto, le aveva salvato la vita. L’arresto rappresenta una svolta significativa in una vicenda rimasta irrisolta per quasi un decennio.

Come rivela il Daily Mail, il sospettato è stato fermato il 15 giugno nella sua casa da 1,4 milioni di sterline a ovest di Londra. Direttore in una banca privata, il presunto colpevole è un ex ufficiale dell’esercito britannico decorato che ha servito in diversi conflitti mondiali.

“L’arresto è legato a un incidente avvenuto il 5 maggio 2017, – ha affermato la polizia alla stampa – quando una donna è stata spinta sulla traiettoria di un autobus sul Putney Bridge. Le indagini sono in corso”.

Il drammatico filmato delle telecamere di sicurezza dell’incidente è stato visualizzato milioni di volte online. Le immagini mostrano il runner che passa accanto a un altro uomo sul ponte, prima di spingere la donna a terra. Quasi quattro mesi dopo l’incidente, la Polizia Metropolitana aveva diffuso le immagini delle telecamere di sicurezza di un uomo riprese dall’interno dell’autobus, nel tentativo di identificare il sospetto. La polizia ha chiuso le indagini nel giugno 2018, ammettendo di aver esaurito tutte le piste investigative.

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“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico

Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.

Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..

Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.

Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.

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“Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà

Lutto per Francesca Barra. La giornalista, scrittrice e conduttrice ha annunciato sui social la morte del padre, Francesco Michele Barra, scomparso all’età di 79 anni. Nato a Castrovillari, Barra era un commercialista e aveva avuto anche un’esperienza in Parlamento. La Basilicata, terra che aveva scelto come casa, era diventata negli anni il centro della sua vita personale e professionale.

“Addio, papà. Te ne sei andato nel modo in cui un grande uomo lascia la terra: circondato dalle persone che ama e che ti considerano l’uomo più determinante nelle loro esistenze”, scrive Barra, ricordando anche la madre, i fratelli e gli otto nipoti.

La giornalista racconta il dolore per una perdita arrivata in modo improvviso. “Sei stato risucchiato in pochi giorni come non avrei mai potuto immaginare, e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli“, confessa. Nel suo ricordo trovano spazio immagini intime della loro quotidianità: i papaveri raccolti insieme durante l’infanzia, le gite per fotografare i paesaggi della Basilicata, le favole inventate per le nipoti e le spremute preparate ogni mattina. Piccoli gesti che, nelle sue parole, diventano il simbolo di una presenza costante e rassicurante.

“Eri così gentile, papà. Talmente gentile che a volte mi chiedevo come ci riuscissi”, scrive ancora, soffermandosi su quella che considera la sua qualità più preziosa. “Chi ti aveva insegnato l’arte più rara di tutte: fare sentire le persone amate, ogni giorno, senza risparmio?”.

Il post si conclude con parole colme di dolore ma anche consapevolezza: “Niente sarà più come prima. Non salterò più nel buio certa di trovare la tua presa ad aspettarmi. Eri un uomo capace di migliorare le nostre vite. Ho conosciuto l’ultimo uomo migliore del mondo. E, grazie a Dio, era anche mio padre”.

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Svelato il mistero del “cane fantasma” dell’Amazzonia: l’incredibile scoperta grazie alle fototrappole

Per decenni è stato considerato un “fantasma“, una creatura quasi mitologica nascosta nel cuore impenetrabile della foresta pluviale amazzonica. La sua natura inafferrabile aveva persino portato alcuni ad associarlo al folklore del “Chupacabra“, alimentando i timori dei fattori locali. Oggi, il velo di mistero che avvolgeva il cane dalle orecchie corte (Atelocynus microtis), noto agli esperti come il “cane fantasma” dell’Amazzonia, si è finalmente sollevato. Una massiccia operazione di monitoraggio visivo ha dimostrato che questo carnivoro di medie dimensioni, pur essendo un maestro del mimetismo, vanta una popolazione sorprendentemente solida e non è affatto raro come si era ipotizzato in passato.

I numeri dello studio: 25 anni di ricerca e oltre 500 avvistamenti

L’esatta mappatura della specie è il risultato della più vasta raccolta di dati mai realizzata su questo animale, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica “Neotropical Biology and Conservation”. La ricerca ha richiesto 25 anni di lavoro sul campo tra Bolivia e Perù, concentrandosi nei paesaggi bioculturali del Greater Madidi-Tambopata e dei Llanos de Moxos. Attraverso 34 indagini intensive condotte mediante l’uso di fototrappole posizionate strategicamente, gli scienziati sono riusciti a catalogare 594 fotografie confermate del predatore. Questo dispiegamento tecnologico ha ribaltato le convinzioni scientifiche preesistenti: i dati dimostrano una densità di 15 individui per 100 chilometri quadrati. Statistiche alla mano, il cane dalle orecchie corte risulta essere numericamente più abbondante dei grandi predatori della zona, come il giaguaro, pur mantenendosi inferiore alle popolazioni di carnivori di medie dimensioni come l’ocelot.

Il ritratto dell’atelocino: membrane interdigitali e occhi riflettenti

Conosciuto in Italia con il nome di atelocino, questo canide cerdocionino endemico del bacino del Rio delle Amazzoni presenta caratteristiche anatomiche uniche. Di medie dimensioni, misura dai 72 ai 100 centimetri dalla punta del naso alla base della coda (che da sola misura tra i 24 e i 35 centimetri), con un’altezza alla spalla di 35 centimetri e un peso di circa 9-10 chilogrammi, con le femmine leggermente più grandi dei maschi.

La testa è massiccia e simile a quella di una volpe, sormontata da brevi orecchie arrotondate. Il manto è fitto, liscio e scuro, con variazioni cromatiche che spaziano dal nero al marrone e al grigio nerastro, per poi schiarire gradualmente fino a un bruno-rossastro uniforme sul ventre. Due le peculiarità evolutive di maggior rilievo: lo sviluppo di abbozzi di membrane interdigitali sulle zampe (un adattamento per muoversi in terreni fangosi e acquatici) e la presenza del “tapetum lucidum”, uno strato riflettente posto dietro la retina che amplifica la luce in condizioni di scarsa visibilità, documentato in esemplari tenuti sotto osservazione.

Abitudini diurne e l’enigma dell’habitat

Dotato di udito e olfatto finissimi, il predatore è quasi totalmente carnivoro (si nutre di piccoli mammiferi, rettili, anfibi, uccelli, pesci e insetti), pur integrando la dieta con la frutta. Si muove prevalentemente in solitaria, con il limite massimo documentato di due esemplari in coppia. Le immagini delle fototrappole hanno chiarito un equivoco comportamentale storico: contrariamente a quanto si ipotizzava, il cane fantasma è un animale prevalentemente diurno, con un picco di attività registrato nella fascia oraria tra le 6 del mattino e mezzogiorno. I dati hanno inoltre rivelato un paradosso ecologico: nonostante le zampe parzialmente palmate suggeriscano abitudini acquatiche, l’atelocino predilige vivere nelle foreste di altopiano, ben lontano dal corso dei fiumi. È proprio questa scelta di stazionare in aree remote e poco battute dall’uomo ad aver garantito la sua invisibilità per secoli.

La protezione della volta forestale

Nonostante le rassicurazioni sulla densità della popolazione, i ricercatori sottolineano che la conservazione della specie non è garantita a priori. La sopravvivenza del cane dalle orecchie corte è intrinsecamente legata all’integrità della volta forestale amazzonica. Secondo il team di ricerca, l’unica strategia di gestione efficace per tutelare l’atelocino si basa sulla creazione e sul mantenimento di aree protette ben gestite, unite alla promozione di uno sviluppo sostenibile all’interno dei territori indigeni, per evitare che la deforestazione cancelli l’habitat di questo enigmatico predatore.

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“Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua

Mentre David Beckham riceveva la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame circondato dalla moglie Victoria e da tre dei quattro figli, il grande assente continuava a far parlare di sé. E oggi Brooklyn Beckham, primogenito dell’ex campione inglese e della ex Spice Girl, è tornato ad attaccare pubblicamente la famiglia accusando i genitori di aver trasformato la sorella minore Harper in uno strumento della guerra che da mesi divide il clan più famoso del Regno Unito.

La nuova polemica nasce da alcune fotografie pubblicate dalla stampa britannica che mostrano Harper, 14 anni, mentre consegna una lettera alla casa di Los Angeles dove Brooklyn vive con la moglie Nicola Peltz. Secondo la ricostruzione riportata dal Telegraph e da Page Six, la ragazza avrebbe tentato di incontrare il fratello senza riuscirci.

Poche ore dopo, però, fonti vicine a Brooklyn hanno insinuato che la visita non fosse affatto spontanea ma una sorta di operazione mediatica organizzata dai genitori. Secondo un portavoce, “che i fotografi fossero già sul posto quando la lettera è stata consegnata dice tutto”.

La replica dell’entourage dei Beckham non si è fatta attendere. Fonti vicine alla famiglia, citate dal Telegraph, hanno definito le accuse “incredibilmente tristi”, sostenendo che Harper non avrebbe avuto alcun ruolo in una presunta operazione mediatica. “È davvero triste che una simile accusa venga rivolta a una ragazza innocente che sente disperatamente la mancanza del fratello”, hanno dichiarato. Le stesse fonti hanno aggiunto che “non c’era alcun bisogno di dire nulla” e che insinuare una messa in scena sarebbe “davvero inutile”.

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Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO

Tutto esaurito sabato 20 giugno all’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze per “S.O.S. Palestina 2“, il grande concerto-evento voluto da Piero Pelù per aiutare Medici Senza Frontiere nel lavoro che la ONG svolge per aiutare le vittime del genocidio. Tra i protagonisti sul palco mancheranno gli Afterhours e c’è un motivo.

Manuel Agnelli si è fatto male e con un video condiviso sui social ha spiegato il perché del forfait: “Ciao ragazzi, questo per dirvi che purtroppo io e gli Afterhours non potremo esserci il 20 di giugno a Firenze per il concerto per la Palestina per raccogliere fondi per Medici senza frontiere”.

E ancora: “Non potremo esserci perché mi sono infortunato, quindi purtroppo non ci sarò. È molto importante però partecipare, noi aderiamo il 100% a questa iniziativa di Piero Pelù. Ci siamo già stati a Firenze a settembre per la stessa cosa ed è stato molto importante, molto potente e anche molto divertente. Quindi vi invitiamo a partecipare, vi invitiamo a far sentire la vostra voce e vi abbracciamo forte”.

Dunque restano confermati per l’evento: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari per Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti e Willie Peyote.

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“Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa

L’assenza totale di un protocollo di sicurezza, un’attività condotta in maniera completamente abusiva e il sospetto inquinamento delle prove sulla scena della tragedia. Si aggrava la posizione degli istruttori coinvolti nella morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ragazza di 21 anni precipitata sabato scorso dal Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto) a Limeira, nello Stato di San Paolo. Come riportato dal “New York Times”, che ha visionato i rapporti della Polizia Civile brasiliana, l’indagine ha portato all’arresto di tre uomini legati alla società organizzatrice. Dagli interrogatori è emersa la piena ammissione delle negligenze che hanno portato gli operatori a lanciare la giovane nel vuoto da un’altezza di quasi 30 metri senza averle agganciato la corda salvavita.

L’ammissione di colpa: “Nessun addetto ai controlli finali”

I video diffusi in rete mostrano la dinamica esatta dell’incidente: la vittima, seppur equipaggiata con casco e imbracatura, è stata sollevata dagli operatori dell’azienda “Entre Cordas” sopra le loro teste in posizione “superman” e spinta dallo strapiombo, mentre i moschettoni della sua imbracatura erano vuoti e la corda giaceva a terra. Messo alle strette dagli investigatori, uno degli organizzatori ha formalmente ammesso l’errore fatale, spiegando che all’interno del gruppo di lavoro non esisteva alcuna figura specificamente incaricata dei controlli finali prima del salto. La verifica dell’attrezzatura, ha dichiarato l’uomo, veniva svolta “collettivamente” dal personale presente in modo del tutto informale. Una disorganizzazione che non ha lasciato scampo alla ventunenne: all’arrivo delle forze dell’ordine, un’infermiera presente sul posto stava già tentando le manovre di rianimazione, ma la polizia non ha potuto far altro che constatare l’assenza di segni vitali.

Il tentato inquinamento delle prove: la fuga e la GoPro scomparsa

Il rapporto visionato dal “New York Times” evidenzia dettagli inquietanti sui minuti successivi alla tragedia. Dopo essere stati inizialmente interrogati dalla polizia giunta sul ponte, due dei tre istruttori arrestati hanno tentato la fuga allontanandosi dalla scena del crimine, per poi essere rintracciati e fermati poco dopo dalle autorità. Sull’indagine pende inoltre il giallo di una prova fondamentale misteriosamente sparita. La Polizia ha confermato che Maria Eduarda, al momento del salto, indossava una piccola videocamera in stile GoPro per riprendere l’esperienza in prima persona. Tuttavia, gli agenti non sono riusciti a ritrovarla né sul corpo né nell’area dell’impatto. Interrogati in merito, gli istruttori hanno dichiarato di non sapere dove si trovi il dispositivo.

Attività abusiva e l’ultimo post sui social

A confermare il quadro di totale illegalità è intervenuto il Ministero della Gestione e dell’Innovazione nei Servizi Pubblici del Brasile, il quale ha certificato che la società “Entre Cordas” non disponeva di alcuna autorizzazione per condurre attività di salto dal viadotto in disuso. Il quotidiano statunitense precisa inoltre la natura dell’attività: si trattava di “rope jumping”, una disciplina simile al bungee jumping ma che utilizza una fune meno flessibile progettata per far oscillare il saltatore verso l’esterno una volta tesa. A rendere la tragedia ancora più drammatica sono i contenuti pubblicati dalla vittima sui social network poco prima di morire. La giovane, sepolta domenica scorsa, aveva condiviso fotografie del ponte alternando entusiasmo e timore. In uno dei post aveva inquadrato un cartello di avvertimento sul rischio di morte presente sul viadotto, mentre in un’altra storia su Instagram aveva ironizzato sul salto imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato saltare da un ponte?”. I nuovi sviluppi investigativi hanno riacceso il dibattito nazionale in Brasile sull’urgenza di regolamentare severamente i protocolli di sicurezza per gli sport estremi.

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Eminem contro Facebook, Instagram e WhatsApp: l’editore del rapper fa causa da 109 milioni di dollari per presunta violazione del copyright nelle librerie musicali

Un giudice federale ha dato il via libera all’editore musicale di Eminem per procedere con una causa da 109 milioni di dollari contro Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp. Al centro della controversia vi sono presunte violazioni del copyright relative all’utilizzo non autorizzato di brani musicali all’interno delle piattaforme del colosso tecnologico. La decisione del tribunale apre la strada a quello che potrebbe rivelarsi uno dei casi legali più significativi nel settore della musica e dei social media degli ultimi anni.

L’ordinanza è stata emessa martedì 16 giugno, come riporta Billboard, e di fatto respinge la richiesta di Meta di archiviare la causa per violazione diretta del copyright intentata dal detentore dei diritti musicali Eight Mile Style. Ciò significa che il colosso dei social media dovrà affrontare il lungo processo di acquisizione delle prove.

Eight Mile possiede 243 composizioni, tra cui successi di Eminem come “Lose Yourself”. L’editore ha citato in giudizio Meta lo scorso anno, sostenendo che le sue controllate Facebook, Instagram e WhatsApp avessero inserito il suo catalogo nelle librerie musicali delle app senza una licenza valida. La società Eight Mile ha avanzato una richiesta di risarcimento al massimo consentito dalla legge, fissato in 150.000 dollari per ciascuna violazione accertata. Moltiplicando tale importo per le 243 canzoni coinvolte e le tre piattaforme interessate, si giunge a una somma complessiva che raggiunge la cifra astronomica di 109,4 milioni di dollari.

Gli avvocati di Meta hanno definito la causa “fantasiosa” e la richiesta di risarcimento “sbalorditiva”. La società ha sostenuto che le accuse fossero troppo generiche per superare una prima richiesta di archiviazione, ma il giudice Brandy R. McMillion non d’accordo perché la denuncia “contiene elementi sufficienti per affermare plausibilmente che Meta ha commesso atti di violazione del copyright”.

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