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Incidente mortale sul lavoro nel Milanese: operaio di 38 anni schiacciato da un pilastro di cemento

Incidente mortale sul lavoro questa mattina a Binasco, vicino a Milano, dove un operaio di 38 anni è morto schiacciato da un pilastro. Le condizioni di Touil Abderrazzak, che lavorava per la Sasom srl, azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti, sono apparse fin sa subito gravissime. Come riporta il Corriere dalla Sera, l’uomo di origini marocchine, stava manovrando un veicolo per la raccolta dei rifiuti in Via Manzoni, quando il mezzo lo ha schiacciato contro uno dei pilastri che sorreggono la cancellata dell’azienda. Per l’urto il blocco di cemento è poi crollato addosso al 38enne. La polizia locale è al lavoro per riscostruire la dinamica dell’incidente avvenuto poco prima delle 7.30.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i vigili del fuoco e i soccorritori del 118: per il lavoratore però non c’è stato nulla da fare. Trasportato in elicottero all’ospedale di Rozzano, l’uomo è deceduto poco dopo. L’azienda ha espresso il suo “profondo cordoglio per la scomparsa” del proprio dipendente, e si è detta “profondamente scossa” per l’accaduto.

La Uil e la Uil Trasporti della Lombardia hanno commentato l’accaduto, denunciando “l’ennesima gravissima tragedia che colpisce il mondo del lavoro e del settore dell’igiene ambientale in Lombardia”. Per il il segretario generale di Uil Trasporti Lombardia, Carmelo Minniti, “Non possiamo e non dobbiamo più considerare queste tragedie come semplici incidenti o tragiche fatalità. siamo di fronte a veri e propri ‘omicidi sul lavoro'”. “L’impegno del sindacato è sempre più forte, ma dov’è quello delle istituzioni?”, si domanda il sindacalista. Dello stesso parere anche il segretario confederale della Uil della Lombardia, Vittorio Sarti, secondo cui “la sicurezza non può essere trattata come un costo aziendale o una formalità burocratica, bensì come un diritto inalienabile e prioritario di ogni cittadino”. Il segretario chiede a nome del sindacato che venga introdotto il “reato di omicidio sul lavoro“, perché “è indispensabile dare una risposta legislativa severa che introduca nel codice penale una fattispecie specifica per chi, violando le norme sulla sicurezza, provoca la morte di un lavoratore”. Gli fanno eco anche Fp Cgil di Milano, della Lombardia e dell’area Ticino Olona Lombardia, secondo cui “La salute e la vita di chi lavora non sono costi da comprimere né voci di bilancio sulle quali risparmiare”.

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Urbanistica, il procuratore Viola replica a Sala: “Nessuna volontà di interferire con attività del Comune. Lasciate lavorare i pm”

A tirarlo in ballo era stato lo stesso sindaco di Milano. “Sono curioso di capire il dottor Viola come vede la situazione”, aveva dichiarato Giuseppe Sala commentando la sentenza sulla Torre di via Stresa che ha assolto tutti gli 8 imputati (la prima delle numerose inchieste aperte in questi anni sull’urbanistica milanese), dicendo di essere soddisfatto per la decisione ma “amareggiato” per “la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”: “Una parte della Procura ha dato una impostazione politica al suo lavoro”, ha attaccato il primo cittadino. E dopo il sollecito pubblico di Sala, arriva l’intervento del procuratore capo di Milano: “Non c’è alcuna volontà di interferire con l’autorità amministrativa”, replica Marcello Viola.

Ricordando che “le sentenze non si commentano, si rispettano e se non si condividono si impugnano“, Viola ribatte: “La Procura è una e si muove in sintonia”, aggiungendo che si aspettano “le motivazioni con massima serenità” per poi valutarle e decidere il da farsi “senza idee preconcette“. Il procuratore con il suo intervento ha inteso rasserenare l’ufficio che dirige aggiungendo: “Si lasci lavorare chi deve lavorare. Le indagini, ovviamente, determinano degli effetti”.

Il magistrato invita pertanto a “rasserenare gli animi” e ad evitare accuse di condizionamenti o inquinamenti esterni e a “lasciar lavorare chi deve lavorare nel modo più sereno e tranquillo possibile”. Rispetto alla sentenza che ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non costituisce reato, il procuratore di Milano afferma che “vista la natura del dispositivo un’idea ce la facciamo tutti“. In attesa della motivazione che saranno depositate entro metà settembre, “la sentenza sull’elemento soggettivo ci pone davanti alla materialità del fatto” e “siamo aperti a trovare le soluzioni migliori che potrebbero riguardare anche profili diversi“.

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“Hai fatto di tutto per farmi perdere Ballando con le stelle”, “Eri una pippa”, “Ma perché l’hai invitato?”: scontro totale in diretta tra Emanuele Filiberto e Guillermo Mariotto

Nel corso della puntata di ieri, 16 giugno, del programma pomeridiano di Rai1 La Volta Buona, la conduttrice Caterina Balivo ha ospitato in studio Emanuele Filiberto di Savoia. L’incontro ha dato vita a un serrato confronto ravvicinato con il giudice di Ballando con le stelle, Guillermo Mariotto, presente in studio. Al momento dell’ingresso dell’ospite, introdotto da Balivo come esponente di “una delle dinastie reali più famose d’Europa”, lo stilista ha commentato con un’esclamazione: “Vai, principe! Alzatevi! Abbiamo la Savoia al completo”.

La conduttrice ha quindi preso la parola per rivolgersi direttamente all’ospite, aprendo il blocco di discussione sui vecchi rancori televisivi legati all’edizione del talent show del 2010 vinta proprio dal principe: “Cioè, ora io io, Emanuele, mi scuso che c’è Mariotto”. Pronta la risposta di Emanuele Filiberto: “Perché lo hai invitato?”. Balivo ha poi spiegato il motivo del coinvolgimento del giurato: “Eh, perché abbiamo detto ‘Ha vinto, dico gli farà piacere di vedere Mariotto'”. A quel punto, il membro di casa Savoia ha lanciato la sua accusa sui trascorsi nel programma di Milly Carlucci: “Lui ha fatto di tutto per farmi perdere Ballando con le stelle, di tutto”.

Mariotto ha replicato rivendicando con ironia il proprio ruolo: “È quello che faccio io quando vincono!”. Emanuele Filiberto ha però insistito: “Di tutto! Però non ha capito che il mio impegno e il mio ballo andavano ben sopra le sue lingue… la sua cattiva lingua”, provocando la reazione immediata dello stilista che ha ribattuto: “Ma che dici?! Ma che dici?! Eri una pippa!”.

La conduttrice è intervenuta chiedendo: “Cosa hai detto?”, e il principe ha ammonito il giurato: “Non puoi dire queste cose, altrimenti ti cacciano anche di qua, eh”. Mariotto ha quindi sferrato l’affondo tecnico sul valore delle performance di quella stagione: “Allora, eri una frana, ti ricordi? E il bello… è che ha avuto la fortuna che erano peggio tutti gli altri!”. Un’osservazione che ha trovato parzialmente d’accordo lo stesso Emanuele Filiberto, il quale ha ammesso: “Questo è vero! Questo è vero! Però, ho comunque vinto”. In chiusura di blocco, Caterina Balivo ha spento le polemiche definendo la posizione televisiva dell’ospite: “Comunque, lui è il principe della TV e su questo, secondo me, siamo tutti d’accordo”.

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“Sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”: 30enne scompare durante un ritiro yoga in Costa Rica

Da oltre due settimane non si hanno notizie di Ashley Phillips, una trentenne californiana scomparsa durante un soggiorno in Costa Rica. La 30enne è sparita mentre si trovava in un centro immerso nella foresta pluviale e dedicato a yoga e benessere. Della giovane non si hanno più notizie dal 2 giugno, quando era uscita per raggiungere una cascata nei pressi della struttura.

Ora, mentre le ricerche proseguono, emerge una nuova pista. Secondo quanto riportato dal New York Post, le autorità costaricane avrebbero detto al padre della donna, Jeffrey Phillips, di ritenere plausibile che la figlia sia rimasta coinvolta in un incidente legato all’acqua.

Ashley si trovava nella valle di Diamanté, una zona della Costa Rica nota per la vegetazione tropicale e le cascate. Nei giorni della sua scomparsa l’area è stata colpita da forti precipitazioni, frane e improvvise inondazioni causate dal maltempo. Il padre della trentenne ha condiviso anche un video che mostra la forza delle correnti nei pressi di una cascata situata a poca distanza dal luogo frequentato abitualmente dalla figlia.

Le condizioni meteorologiche hanno complicato fin dall’inizio le operazioni di ricerca. La tempesta tropicale Cristina ha infatti provocato piogge intense e allagamenti, costringendo in alcuni momenti a rallentare o sospendere le attività sul campo. Nelle settimane successive alla scomparsa non sono mancate ipotesi contrastanti. La famiglia aveva raccontato di aver ricevuto inizialmente informazioni che facevano pensare anche alla possibilità di un reato, ma successivamente gli investigatori hanno precisato di non avere elementi sufficienti per sostenere questa ricostruzione.

Secondo il padre, Ashley soggiornava in una zona particolarmente isolata, dove “i servizi di emergenza sarebbero stati limitati”. L’ultimo contatto tra i due risale a poco prima della sparizione. Jeffrey Phillips ha raccontato che la figlia appariva serena e gli aveva parlato di un piccolo ananas che stava crescendo vicino alla struttura in cui soggiornava.

Nel frattempo la famiglia continua a chiedere aiuto e risposte. Nell’ultimo aggiornamento pubblicato sulla raccolta fondi avviata per sostenere le ricerche si legge: “Oggi sono passati dieci giorni da quando Ashley è uscita per un’escursione e non è più tornata”. I familiari hanno poi ringraziato i volontari impegnati nelle ricerche e chiesto di continuare a pregare “per Ashley, per la sua famiglia e per trovare pace, forza e una risposta a questa vicenda”.

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Adani impazzisce per la tripletta di Messi: sviene in albergo a New York. Quando commenterà l’Argentina

Non era in telecronaca, ma Lionel Messi è riuscito comunque a mandarlo in visibilio. Daniele Adani ha seguito dall’albergo di New York la vittoria dell’Argentina contro l’Algeria, partita entrata nella storia grazie alla tripletta con cui il numero 10 ha raggiunto Miroslav Klose in cima alla classifica dei migliori marcatori di sempre ai Mondiali.

L’ex difensore e commentatore Rai ha documentato la serata attraverso alcune storie pubblicate sui social. Il primo gol di Messi lo ha visto mentre era a cena, gli altri due direttamente dalla sua camera. Dopo la terza rete, quella che ha completato la tripletta e suggellato il record, Adani si è lasciato cadere sulla moquette dell’albergo, simulando uno svenimento e raccontando così, senza parole, tutta la sua ammirazione per il fuoriclasse argentino. Una venerazione che era diventata nota al grande pubblico durante i precedenti Mondiali in Qatar.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata

Adani era stato protagonista anche poche ore prima durante la telecronaca di FranciaSenegal. Il commentatore aveva esaltato Kylian Mbappé dopo il gol del definitivo 3-1, definendolo addirittura “il Re“. Nel corso della partita aveva inoltre sostenuto che ci fosse un rigore per la Francia per un presunto fallo di Mané sull’attaccante francese e aveva criticato l’arbitro Alireza Faghani, giudicandolo “il peggior direttore di gara visto fin qui” nel torneo. Le sue parole, come spesso accade, hanno acceso il dibattito sui social network, dividendo il pubblico tra estimatori e detrattori. Un copione ormai abituale quando Adani commenta le grandi stelle del calcio mondiale.

Quando Adani commenterà l’Argentina di Messi

Per riascoltare Adani alle prese con Messi non bisognerà attendere molto. La Rai trasmetterà infatti in chiaro la prossima partita dell’Argentina, in programma lunedì 22 giugno alle ore 19 italiane contro l’Austria. I campioni del mondo arrivano all’appuntamento forti del successo per 3-0 sull’Algeria. Contro l’Austria, Messi potrebbe diventare il miglior marcatore all-time dei Mondiali. E, a quel punto, è facile immaginare che Adani abbia già preparato un’altra esultanza.

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“L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire”: parla la principessa Charlène di Monaco

Prima al Bagno Flora per le lezioni di sicurezza in acqua a 100 bambini con Stéphanie Barneix, ambasciatrice della Fondazione e campionessa di salvataggio acquatico, poi la traversata benefica ‘The Crossing’ del 19 giugno con 225 chilometri di mare in water bike. Trasferta a Viareggio per la principessa Charlène di Monaco, moglie del principe Alberto II.

La principessa è stata campionessa di nuoto per il Sud Africa ai Giochi di Sydney (2000), poi tre Ori alla Coppa del mondo (2002). Attualmente ricopre la carica di vicepresidente del Comitato olimpico monegasco, presidente della Federazione rugby a Monaco.

L’annegamento resta una delle principali cause di morte accidentale nel mondo, eppure è un dramma che si può prevenire. – ha denunciato – E i bambini sono i più vulnerabili a questo rischio, una realtà che mi ha sempre molto preoccupata e toccata. E ho voluto portare assieme a Viareggio The Crossing e il nostro water safety day perché non voglio parlare solo alle élite dei grandi campioni, ma ai bambini, alle famiglie, alle comunità perché comprendano che imparare a nuotare e la sicurezza in acqua possono salvare la vita. Sono già più di due milioni i bimbi nel mondo che hanno seguito i nostri corsi“.

“Lo sport e l’acqua sono sempre stati il mio linguaggio, – ha dichiarato – sono il modo che ho di esprimermi, di parlare alla gente. E lo sport e l’acqua sono in ultima analisi lo strumento col quale possiamo ispirare il cambiamento. The Crossing è nato da quella convinzione. Volevo immaginare qualcosa che non fosse solo una gara, un evento, ma una presa di posizione. Quando ti spingi col tuo corpo ad attraversare il mare, quando trascorri ore e ore nell’immensità del mare guidato solo dalla linea dell’orizzonte sviluppi una relazione con la natura che nessuna lezione, nessuna conferenza può eguagliare. Quell’esperienza ha il potere di trasformare la consapevolezza in azione”.

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Nel weekend arriva l’anticiclone Cerberus: 8 città da bollino arancione. Tra le città più calde Bologna, Firenze, Milano e Roma

Previsto un weekend bollente in Italia, dove da sabato arriverà l’Anticiclone Africano Cerberus: i termometri arriveranno a toccare anche i 39 gradi. Tra le città più calde del 21 giugno ci saranno Bologna e Firenze, Roma con 38 gradi e Milano con 36, segnando una media superiore per il periodo di 9 gradi. “Non aumenteranno solo le massime – spiega Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it -, ma si registrerà anche un’impennata preoccupante delle temperature minime notturne, mai al di sotto dei 25 gradi, soprattutto dopo il weekend”.

Aumentano le città con il bollino arancione, il livello 2 nella scala di rischio caldo (su una scala da 0 a 3), che diventano otto, contro le cinque del 16 giugno. I centri urbani coinvolti sono Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Milano, Perugia, Rieti e Torino. Nel capoluogo lombardo le temperature del weekend non scenderanno mai sotto i 27-28 gradi. Intanto anche i bollini gialli, un livello di pre-allerta, arrivano a 9: giovedì si prevede saranno 12 e venerdì invece cresceranno a 13. Tra le 27 città monitorate dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, rimangono in verde, con nessun rischio caldo, solo 6 centri urbani: Bari, Cagliari, Campobasso, Civitavecchia, Genova e Trieste.

L’apice dell’Anticiclone sarà raggiunto domenica, prolungando però i suoi effetti fino alla fine del mese. Stando alle previsioni, è prevista solo una piccola e temporanea interruzione dell’afa africana verso la metà della prossima settimana. La forza dell’evento atmosferico deriva da un’imponente massa d’aria subtropicale, in risalita dall’Algeria, che si espanderà verso Nord arrivando a lambire la Danimarca. Lo zero termico schizzerà in alto fino alla quota eccezionale di 4400 metri e diversi record mensili di calore saranno a serio rischio crollo.

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Acquisti online, dal 19 giugno sarà più facile annullare un ordine: cosa cambia per consumatori e aziende

Cambiare idea dopo un acquisto online diventerà più semplice. Da venerdì 19 giugno entrano infatti in vigore nuove regole che impongono ai venditori di rendere più immediato l’esercizio del diritto di recesso per chi compra sul web.

La novità nasce dal recepimento di una direttiva europea e introduce nel Codice del consumo nuovi obblighi per le piattaforme di vendita online. Non cambia il diritto di ripensamento già previsto dalla legge, che nella maggior parte dei casi continua a poter essere esercitato entro 14 giorni dall’acquisto, ma cambia il modo in cui il consumatore potrà comunicarlo.

In concreto, chi acquista un prodotto o un servizio attraverso un sito internet o un’app dovrà poter avviare la procedura di recesso direttamente online, attraverso una funzione facilmente individuabile e accessibile. L’obiettivo è evitare percorsi complicati, moduli difficili da trovare o procedure che scoraggiano chi desidera annullare un acquisto.

Le nuove disposizioni riguardano un ampio numero di attività commerciali: dai marketplace alle piattaforme che offrono abbonamenti, dai professionisti che vendono consulenze online fino ai piccoli e-commerce che commercializzano prodotti fisici. In sostanza, se il contratto viene concluso digitalmente, anche la possibilità di recedere dovrà essere gestita con strumenti digitali.

Per i consumatori resta invariato il termine ordinario di 14 giorni per esercitare il diritto di recesso nei casi previsti dal Codice del consumo. La differenza è che la comunicazione dovrà poter avvenire in modo più diretto, trasparente e tracciabile rispetto a quanto accade oggi su molti siti.

Continuano invece a valere alcune eccezioni già previste dalla normativa. È il caso, ad esempio, di determinati contenuti digitali: un ebook scaricato, un film acquistato e fruito immediatamente o altri prodotti digitali utilizzati subito dopo l’acquisto possono non essere coperti dal diritto di ripensamento nei casi stabiliti dalla legge.

Le nuove regole sono state introdotte in Italia attraverso il decreto legislativo 209 del 31 dicembre 2025 e si applicheranno ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026.

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“I am the boss”, “Il capo sono io”: così Trump si presenta alla riunione del G7 di Evian

I am the boss“, “il capo sono io”: così stamattina ha esclamato Donald Trump avvertendo del suo arrivo al tavolo della riunione del G7 di Evian dedicata allo sviluppo internazionale. Il presidente americano, vedendo gli altri collleghi capi di stato e di governo già seduti, si è rivolto a loro con il suo “I’m the boss”, poi sorridendo si è seduto al suo posto. Nell’arrivare al tavolo, ha stretto la mano al presidente francese, Emmanuel Macron, che – in inglese – gli ha chiesto “come va?”. In un altro scambio con i leader, in mattinata, Trump si era lamentato che nella sala delle riunioni faceva troppo caldo.

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Caccia, il Senato discute il ddl che dà più libertà di sparare. E il Papa risponde alla Lipu: “Tema di grande rilevanza. Promuovere la tutela del creato”

Nel giorno dell’inizio dell’esame in Senato del disegno di legge sulla caccia, che punta a stravolgere l’attuale legislazione in materia, arriva l’intervento di Papa Leone XIV. Il Pontefice, infatti, risponde alla Lipu che gli aveva fatto presente le preoccupazioni per la riforma che lascia più liberi di sparare. Pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, Papa Leone ha definito il tema “una questione di grande rilevanza sociale e morale“, esprimendo “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”. Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato“.

“Le parole del Pontefice, sagge e motivanti, siano di ispirazione anche per le forze responsabili della maggioranza parlamentare”, è l’auspicio la Lipu-BirdLife Italia. Da Assisi, riunita in Assemblea, la Lega Italiana Protezione Uccelli aveva inviato una lettera al Pontefice chiedendogli “una Sua parola, un Suo pensiero di pace e attenzione rivolto alla natura e a chi ha la responsabilità di proteggerla”. La Lipu ha anche spiegato i contenuti del disegno di legge che “se approvato, aumenterà la pressione venatoria con un impatto negativo e potente sulla biodiversità e in particolare sugli uccelli selvatici, già sofferenti per via della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici e di vari altri problemi ambientali, rappresentando un fattore devastante e un motivo di forte e diffusa preoccupazione”. E Papa Leone non si è tirato indietro rispendendo alla missiva dell’associazione.

L’intervento del Pontefice arriva in contemporanea con l’inizio dell’esame del provvedimento. Nonostante tutto, le forze di governo sembrano intenzionate ad andare avanti per la loro strada. Nono sono servite neppure le bocciature arrivate da Bruxelles e anche dal Consiglio d’Europa per una legge ritenuta “pericolosa per la fauna e per noi”. La maggioranza ha bocciato oggi entrambe le pregiudiziali di costituzionalità presentate dal M5s e da Avs. “Uno dei peggiori attacchi alla tutela ambientale degli ultimi decenni”, lo ha definito la senatrice M5s Sabrina Licheri. “Dietro la retorica della modernizzazione si nasconde un’operazione ideologica e di parte che smantella l’equilibrio garantito dalla legge 157 del 1992 per consegnare la gestione della fauna selvatica agli interessi della lobby venatoria“, ha aggiunto. Ma la richiesta di interruzione immediata dell’iter è stata bocciata.

Anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, è intervenuta per chiedere il ritiro immediato del ddl. “È una resa incondizionata alla frangia venatoria più estremista, in barba alla scienza, al diritto europeo e al dovere costituzionale di tutelare l’ecosistema e la biodiversità”, dichiara Schlein puntando il dito anche in quello che definisce “uno scandalo nello scandalo”: come già anticipato da ilfattoquotidiano.it, infatti, “il governo ha ricevuto la lettera di Bruxelles già a dicembre 2025 e l’ha volutamente tenuta nascosta, mentre il Parlamento discuteva il provvedimento”. La segretaria dem ricorda che questo ddl “trasforma il parere scientifico di Ispra da vincolante a meramente consultivo, sostituendo la scienza con un Comitato tecnico faunistico-venatorio, cioè con la politica. La stessa Commissione europea avverte che questa trasformazione rischia di compromettere il sistema di protezione stabilito dalla direttiva uccelli, aprendo la porta a deroghe adottate anche in contrasto con il parere scientifico”. Con le opposizioni sul piede di guerra e le numerose critiche, la destra tira dritto e si appresta a sferrare il colpo di grazia, l’ultimo di una lunga serie, alla tutela della fauna selvatica.

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Pupo: “Farò l’esame di maturità a 70 anni, ma dico no alle spintarelle nonostante gli amici ministri. La notte prima? Farò l’amore”

C’è un altro vip tra i maturandi di quest’anno. A 70 anni Pupo si mette in gioco per il diploma al liceo delle Scienze umane, indirizzo economico sociale. “Mi piacciono le sfide. – ha dichiarato a Il Corriere della Sera – E poi vorrei fare un regalo al mio babbo che non c’è più e alla mia mamma che se n’è andata un mese fa. Ci tenevano tanto. Lui era postino, aveva fatto la quinta elementare, sognava il figlio laureato, mi voleva avvocato. A 16 anni lasciai la scuola. Feci un anno di Ragioneria e fui rimandato in tre materie. Passai allo Scientifico”.

E oggi la storia sembra un’altra: “Mi sono messo sotto. Ho fatto per due volte due anni in uno. Non vanto una cultura raffinata, però sono appassionato di filosofia, letteratura, arte. Ho un’infarinatura di tutto. Ho frequentato un istituto privato di Arezzo, lezioni singole una o due volte alla settimana. E come tutti i privatisti ho dovuto sostenere un esame preliminare. Il risultato finale? Mi contento di 80”.

Nessuna ansia: “Sono tranquillissimo. Non l’ho mai avuta nemmeno per un concerto al Madison Square Garden. Sono un giocatore d’azzardo, sono nato freddo. La notte prima degli esami che farò? Quello che più mi rilassa: l’amore”.

E nessuna raccomandazione: “No. E sì che ho tanti amici ministri, volendo (ride, ndr) Non mi piace. Tanti colleghi hanno ricevuto la laurea honoris causa, potrei trovarmi anche io un’università disponibile, però così non vale”.

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Il governo rinvia l’addio della carta d’identità cartacea: sarà valida fino alla sua naturale scadenza

L’era delle carte d’identità elettroniche (Cie) dovrà ancora attendere. Il Consiglio dei ministri che si è riunito il 16 giugno ha infatti deciso di prolungare la validità di quelle cartacee oltre lo stop che era stato previsto al prossimo 3 agosto. I vecchi documenti manterranno la propria validità fino alla naturale scadenza: a quel punto sarà veramente il turno in solitaria delle Cie, la cui emissione tuttavia in alcuni comuni procede a rilento. Per questo motivo, se il Comune non riuscisse a fornire una carta d’identità elettronica, ad esempio ai titolari di carte scadute, le amministrazioni potranno rilasciare un documento di identità provvisorio.

Con la scelta del CdM decade quanto stabilito in precedenza dalla circolare del Ministero dell’Interno del 3 febbraio che aveva indicato il 3 agosto come termine definitivo oltre il quale le carta d’identità cartacee avrebbero perso ogni validità, anche se ancora formalmente non scadute. Il dietrofront arriva ora per evitare ulteriori disagi ai cittadini ma anche agli uffici anagrafici che nel periodo estivo sarebbero stati alle prese con un elevato numero di richieste per il rilascio della Cie. Stando a quanto riportato da Qui Finanza, la scelta è stata presa anche per alleggerire il carico dei Comuni, proprio mentre sono alle prese anche con le procedure di avvio del nuovo corso amministrativo con le elezioni appena concluse.

Il passaggio alla Cie è imposto dalle normative europee. Le carte d’identità cartacee infatti, a differenza di quelle elettroniche, non possiedono una zona di lettura ottica composta da tre righe con caratteri monospaziati, ovvero una parte del documento che permette di ottenere rapidamente informazioni sull’identità del proprietario. La normativa Ue impone standard di sicurezza adeguati, anche ad esempio per il rilascio di permessi di soggiorno, e la lettura ottica dei dati, caratteristiche che le nostre vecchie carte non possono garantire.

Rimangono invariate le modalità e i tempi di rinnovo. La carta potrà essere rinnovata a partire dal 180esimo giorno precedente alla scadenza, ovvero sei mesi prima. Nel caso di smarrimento, danneggiamento o furto si può richiedere immediatamente un nuovo documento. Tutto ciò si può effettuare accedendo al portale governativo Agenda Online o prenotando un appuntamento presso l’ufficio anagrafe del proprio comune di competenza. Da giugno 2026 è inoltre possibile, per i cittadini italiani iscritti all’Aire, richiedere la Cie anche presso ogni comune italiano.

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Wout Van Aert ha un’infezione al gomito: costretto a saltare il Tour de France

Una caduta in allenamento, una ferita che continua a fare male, il ritiro dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes e ora la notizia più dura: Wout Van Aert non parteciperà al prossimo Tour de France. Tutto per colpa di un’infezione al gomito. È una batosta per il Team Visma-Lease a Bike, che perde il vincitore della ParigiRoubaix, una pedina fondamentale per supportare Jonas Vingegaard nel suo sogno di completare la doppietta Giro-Tour, sfidando il dominatore delle ultime due edizioni, Tadej Pogacar.

Il 31enne ciclista belga venerdì si era ritirato prima della partenza della sesta tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, l’ex Giro del Delfinato, dopo aver vinto la quinta frazione. Già lì era emerso come Van Aert avesse sviluppato un’infezione al gomito durante la corsa, per una ferita che si era provocato cadendo in allenamento. In questi giorni, il gomito è stato nuovamente medicato e il belga ha passato perfino una notte in ospedale, sotto osservazione. Non è bastato per permettergli di essere al via del Tour de France 2026, che scatta da Barcellona il prossimo 4 luglio.

“È ovviamente una grande delusione. Il Tour de France è uno dei miei obiettivi principali ogni anno. Purtroppo, una caduta durante l’allenamento ha mandato all’aria i miei piani, e l’infortunio al gomito si è aggravato e non è ancora guarito a sufficienza”, ha commentato Van Aert, che ha preso la decisione insieme allo staff medico e ai preparatori atletici del Team Visma. “Insieme alla squadra, abbiamo concluso che partire per il Tour in forma smagliante non è fattibile. Ora mi concentrerò completamente sul mio recupero, in modo da poter tornare al mio miglior livello più avanti nella stagione”, ha spiegato il belga.

Per Vingegaard è davvero una pessima notizia. Van Aert ha spesso avuto un ruolo cruciale nelle tattiche della Visma, sia durante i Tour vinti dal danese sia nel Giro conquistato nel 2025 da Simon Yates. Nel frattempo, invece, il rivale Pogacar si ritrova come gregario un Isaac Del Toro uscito in forma smagliante proprio dal Tour Auvergne-Rhône-Alpes, dove ha vinto le ultime due tappe conquistato anche la classifica generale.

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Sara Ceccantini morta in un incidente stradale a Mykonos: era sull’isola per il suo addio al nubilato

Dovevano essere giornate di festa a Mykonos, l’isola greca scelta da Sara Ceccantini e dalle amiche per festeggiare il suo addio al nubilato. La vacanza si è invece trasformata in tragedia dopo un incidente stradale in cui la futura sposa 37enne ha perso la vita. Le circostanze dello schianto, avvenuto nella sera tra domenica e lunedì, sono ancora in fase di accertamento, ma delle prime informazioni giunte dalla polizia greca, l’impatto è avvenuto con un auto che ha invaso la carreggiata opposta. Una delle amiche che viaggiava con la vittima è rimasta gravemente ferita ed è attualmente ricoverata ad Atene.

Sull’incidente le autorità greche hanno aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di omicidio stradale e non è ancora stato stabilito quando la salma potrà essere rimpatriata.

La 37enne, residente a San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo, si sarebbe dovuta sposare il prossimo sabato con il compagno, titolare di un negozio di caccia e pesca nella cittadina valdarnese. I due hanno una figlia di 3 anni. La donna invece lavorava da molti anni in una stabilimento Prada a Terranuova Bracciolini, nell’Aretino: l’azienda ha disposto per oggi l’uscita anticipata dei dipendenti dello stabilimento.

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Auto, gli hedge fund scommettono contro Stellantis, Volkswagen e altri due costruttori Ue per l’invasione cinese

Le scommesse al ribasso sul debito e sulle azioni di quattro case automobilistiche europee sono in crescita alla luce della minaccia cinese. Gli hedge fund, spiega il Financial Times, stanno mettendo sotto pressione Stellantis, Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz rafforzando le posizioni corte sul debito a lunga scadenza e perpetuo. In particolare, scrive il quotidiano finanziario inglese, le obbligazioni dei primi due gruppi sono tra le più vendute allo scoperto in Europa.

Le pressioni sono figlie della sempre maggiore presenza nel mercato dei concorrenti cinesi, a una domanda in Europa che continua a restare sotto i livelli delle vendite pre-Covid e ai dazi statunitensi: tre fattori che, evidentemente, vengono considerati minacce di lungo periodo per l’industria automobilistica europea. Oltre il 18% del bond Stellantis da 800 milioni di euro in scadenza nel 2035 – secondo il Ft – risultava in prestito al 12 giugno, indicatore usato come indice delle vendite allo scoperto. A gennaio era intorno al 14 per cento. La pressione riguarda anche le azioni: gli investitori scommettono contro il 5,8 per cento del flottante di Stellantis, rispetto all’1 per cento di fine dicembre.

Secondo i dati dell’associazione europea dei costruttori (Acea) i costruttori cinesi hanno raggiunto una quota di mercato dell’8,5 per cento in Europa nei primi quattro mesi del 2026. La crescita è esponenziale, tanto che proprio Stellantis e Volkswagen, insieme a Renault, hanno chiesto l’introduzione di obiettivi “Made in Ue” per premiare i produttori che mantengono almeno il 70% della produzione all’interno dei 27 Paesi Ue. Alcuni analisti hanno sostenuto al Financial Times che crescono i timori di un calo strutturale della redditività delle case europee a causa dei vantaggi dei concorrenti cinesi su batterie e software.

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Iran-Usa, ecco i 14 punti dell’accordo: per Teheran via tutte le sanzioni, ok all’export del petrolio e fondi per 300 miliardi

L’emittente televisiva saudita Al Arabiya ha ottenuto la bozza del “memorandum d’intesa” raggiunto da Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra. Il testo, sul quale ancora non sono giunte conferme da Washington e Teheran, contiene 14 punti e prevede un cessate il fuoco, la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’impegno a non produrre armi nucleari e la revoca delle sanzioni statunitensi con un piano di sostegno economico da 300 miliardi di dollari.

1. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti, insieme ai loro alleati nella guerra in corso, dichiarano, con la firma del presente Memorandum d’intesa, la fine immediata e permanente della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, e si impegnano a non intraprendere d’ora in poi alcuna azione ostile l’uno contro l’altro e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo e dei restanti articoli.

2. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altro e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altro.

3. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti si impegnano a negoziare e raggiungere un accordo definitivo entro un periodo massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo.

4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa, gli Stati Uniti si impegnano a revocare il blocco navale e ad evitare qualsiasi interferenza o ostruzione nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, ripristinando il traffico entro un massimo di 30 giorni alla sua piena capacità; il traffico navale dovrà essere proporzionale al volume di traffico prebellico da parte della Repubblica islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti entro 30 giorni dall’accordo definitivo.

5. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa, la Repubblica islamica dell’Iran adotterà immediatamente le misure necessarie per garantire che il transito delle navi mercantili dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa riprenda entro 30 giorni ai livelli prebellici, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e di neutralizzare le mine da parte dell’Iran.

6. Gli Stati Uniti si impegnano, insieme ai loro partner regionali, a creare un piano globale concordato da entrambe le parti per la riabilitazione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell’Iran, garantendo un finanziamento di almeno 300 miliardi di dollari. Il meccanismo di attuazione di questo piano, nell’ambito dell’accordo finale, sarà definito entro 60 giorni.

7. Gli Stati Uniti si impegnano a porre fine, secondo un calendario da concordare nell’ambito dell’accordo finale, a tutte le tipologie di sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), nonché a tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, sia primarie che secondarie.

8. La Repubblica islamica dell’Iran ribadisce che non produrrà mai armi nucleari. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti hanno concordato che il destino del materiale arricchito e il destino di tutte le altre questioni nucleari di comune accordo, comprese le esigenze nucleari dell’Iran, saranno adeguatamente affrontati in un accordo finale; l’accordo finale confermerà le disposizioni del presente articolo.

9. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano che, in attesa di un accordo definitivo, manterranno lo status quo: l’Iran manterrà lo status quo sul suo programma nucleare e gli Stati Uniti non imporranno nuove sanzioni all’Iran né rafforzeranno le proprie forze nella regione.

10. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d’intesa e fino alla data di revoca delle sanzioni, deroghe per le esportazioni di petrolio greggio iraniano, prodotti petrolchimici e loro derivati, nonché per tutti i servizi correlati, inclusi quelli bancari, assicurativi, di trasporto e simili.

11. Gli Stati Uniti si impegnano a garantire che, alla luce dei progressi compiuti nei negoziati per raggiungere un accordo definitivo, i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell’Iran saranno sbloccati e resi pienamente disponibili. Tali fondi, siano essi detenuti nel conto principale o trasferiti, saranno utilizzati per qualsiasi pagamento finale ai beneficiari determinato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran e saranno pienamente disponibili. Gli Stati Uniti si impegnano a rilasciare tutti i permessi e le licenze necessari a tal fine.

12. La Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti concordano sulla creazione di un meccanismo di attuazione per sovrintendere alla corretta implementazione e al futuro rispetto dell’Accordo finale.

13. A seguito della firma del presente Memorandum d’intesa e dopo aver ricevuto garanzie circa l’avvio dell’attuazione degli articoli 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d’intesa e la continua attuazione di tali misure, la Repubblica islamica dell’Iran e gli Stati Uniti avvieranno negoziati per un accordo finale esclusivamente in relazione ai restanti articoli.

14. L’accordo finale sarà approvato mediante una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

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Cisgiordania, coloni israeliani incendiano due moschee a nord di Ramallah: sui muri scritte razziste

Un escalation di violenza senza fine quella dei coloni israeliani nei territori occupati palestinesi. Ieri un gruppo di loro ha dato fuoco all’ingresso di due moschee nei villaggi di Jaljulia e Mazràa al-Nubani, a nord di Ramallah, imbrattando poi i muri con slogan razzisti e incitanti all’odio come “vendetta”. Lo riferiscono i media palestinesi che pubblicano le immagini. Secondo fonti dell’agenzia di stampa palestinese Wafa, i residenti hanno affrontato i coloni mentre questi tentavano di incendiare la moschea, mentre le forze israeliane hanno successivamente fatto irruzione nella città sparando gas lacrimogeni e granate stordenti. A Beita, i coloni hanno anche aggredito i residenti, ferendo quattro persone.

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“Ho passato dei momenti difficili. Non c’entrava il calcio. Quello che sto vivendo ora è la ciliegina sulla torta”: le lacrime di Messi

Dove eravamo rimasti: dalla doppietta nella finale di Qatar 2022, alla tripletta con cui ha aperto l’edizione 2026. Leo Messi sempre più nella storia del calcio, a 39 anni trascina l’Argentina alla vittoria contro l’Algeria con tre gol uno più bello dell’altro. Messi ha così segnato 16 gol nelle sue sei presenze complessive ai Mondiali, un record, e sembra inevitabile che il primato eguagliato di Klose venga battuto nelle prossime settimane. La tripletta è stata la 61esima della carriera di Messi, l’undicesima con la maglia della nazionale e la prima ai Mondiali.

Un Messi emozionato che non ha nascosto le lacrime dopo aver segnato il primo gol: “Ho passato dei momenti difficili. Non c’entrava il calcio. E quelle emozioni erano dovute a quello. Ringrazio i miei compagni di squadra, lo staff tecnico e la delegazione per il supporto che mi hanno dato”, ha detto dopo la partita. “Sono molto felice di aver vissuto tutto quello che ho passato. Quello che sto vivendo ora è la ciliegina sulla torta”, ha detto Messi che è andato a segno anche nella quinta partita consecutiva disputata ai Mondiali. “Sono molto felice e grato per questo gruppo meraviglioso. Mi diverto tantissimo”, ha aggiunto.

La presenza di Messi contro l’Algeria è stata la 200esima della sua carriera in nazionale, iniziata nel 2005 all’età di 18 anni. Gli unici giocatori con più presenze sono il portoghese Cristiano Ronaldo, che disputerà la sua 229esima partita mercoledì, e Bader al-Mutawa, con 202 presenze con il Kuwait. La Pulce ha avuto a che fare con un lieve infortunio al bicipite femorale con l’Inter Miami, che lo ha rallentato nel periodo di preparazione ai Mondiali. “Questo è il mio sesto Mondiale e mi sento ancora in ottima forma“, ha dichiarato Messi. “Fortunatamente sto bene e oggi siamo riusciti a vincere una partita difficile. È importante iniziare il torneo con una vittoria alla prima partita, perché non è mai facile in un Mondiale”, ha concluso.

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AVELLINO, SALVATI CINQUE CUCCIOLI METICCI

Cinque cuccioli meticci salvati dai carabinieri nell’Avellinese. Li hanno trovati ai margini della carreggiata abbandonati all’interno di uno scatolone: impauriti ed affamati, cinque cuccioli di razza meticcia sono stati recuperati e salvati dai carabinieri a Sturno, in provincia di Avellino, nel corso di un servizio di pattugliamento del territorio. Sono stati presi in custodia e rifocillati prima di essere affidati ad un’associazione che assiste gli animali abbandonati. (Foto di repertorio)

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La propaganda del Cremlino in Europa non parla solo russo. L’opinione di Cristadoro

La rete della propaganda russa in Occidente potrebbe essere meno efficace se non trovasse degli alleati proprio tra gli Occidentali. In prima linea tra le “armate cognitive” che combattono sul fronte – o forse dovremmo dire “sulla fronte”, dato che stiamo parlando di attacchi sferrati sul campo di battaglia del sistema limbico del cervello umano –  troviamo schierate le nuove destre europee. Mosse da un coacervo ideologico, accanto a forme eclatanti di smaccata propaganda, lanciano sistematicamente “droni subliminali” che colpiscono la “pancia” degli individui piuttosto che la loro sfera razionale. Questi movimenti politici sono attratti dal nazionalismo propugnato da un Cremlino in cerca di interlocutori disposti a sviluppare una forma di deep battle che non mira alla conquista delle retrovie degli avversari, ma a quella delle loro emozioni. Ecco, allora, che realtà quali il Front National francese, lo United Kingdom Independence Party (UKIP) in gran Bretagna o la Lega Nord e, recentemente, il partito di nuova costituzione Futuro Nazionale, in Italia, si schierano fianco a fianco nella battaglia condotta da Mosca per indebolire il sostegno alle sanzioni erogate dall’Unione Europea all’indomani della crisi sfociata in guerra tra la Russia e l’Ucraina. E certamente Putin non perde occasione di alimentare in ogni forma e con ogni mezzo i partiti simpatizzanti della sua condotta politica, i cui leader non mancano di rendere lustro alla sua immagine, più che alla Russia stessa. Non possiamo dimenticare la foto di Matteo Salvini che indossava una maglietta con il ritratto del presidente russo o sempre lui che, in tempi non sospetti affermava “Russia Unita è un partito fratello della Lega”, come riportato sulle colonne del quotidiano Libero del 20/12/2015: “Salvini vola in Russia da Vladimir Putin. Colpo di teatro: si presenta dallo zar con questa maglietta”.

Tutti  i leader dei partiti europei di orientamento nazional-populista, in un modo o nell’altro, sono diventati una potente cassa di risonanza in ambito europeo, sensibili alle azioni degli agenti di influenza del Cremlino. Un esempio di uno strumento efficace impegnato in tali attività è la testata RT (ex Russia Today), che sovente invita esponenti di spicco della destra “sovranista”, entusiasti di aderire alla linea editoriale del canale satellitare nelle interviste che rilasciano. Sebbene, in seguito all’invasione dell’Ucraina, Marine Le Pen abbia mitigato le strenue posizioni di sostegno alla politica di Mosca, la presidente del Front National è stata più volte ospite delle istituzioni russe, o invitata nel paese dai rappresentanti di Russia Unita, ed è stata a lungo una presenza fissa sia delle televisioni satellitari come Russia Today che della radio Voce della Russia.

In queste operazioni che rafforzano il pensiero divulgato dai Russi, l’humus in cui affonda le radici la propaganda sono l’anti-americanismo e l’euroscetticismo. Se da un lato, tuttavia, il sentimento di ostilità nei confronti degli Stati Uniti si è attenuato, almeno finché perdura l’atteggiamento “amicale” esibito da Trump nei confronti di Putin, l’odio verso Bruxelles è costantemente alimentato dalle narrazioni di Mosca.

E le narrazioni confezionate dai grandi artefici della propaganda, in verità, sono orientate “a tutto campo”, senza distinzione per il colore politico dei gruppi-obiettivo individuati, cercando indistintamente consensi tra le rappresentanze di estrema destra e di estrema sinistra in tutta l’Europa. La narrazione incentrata sulla necessità della “denazificazione” dell’Ucraina, in tempi non sospetti attecchiva nei cuori dei nostalgici dell’Unione Sovietica, impermeabili al fatto che le politiche putiniane non guardavano tanto al retaggio culturale dei soviet, quanto al recupero di quella dimensione storica della Russia che, non a caso, lo ha fatto definire con l’appellativo di “zar”. Un esempio in tal senso è offerto dall’aver trovato un interlocutore affidabile anche nel partito della sinistra radicale Syriza, in Grecia, quando si era affermato come partito di governo. I rappresentanti principali del partito, infatti, individuarono delle significative affinità con l’ideologia e la politica dell’establishment russo. In occasione di una visita a Mosca nel maggio 2014, Alexis Tsipras, all’epoca Primo Ministro, non mancò di denunciare l’Ucraina per l’ospitalità che formazioni neo-naziste troverebbero agevolmente nel tessuto politico di Kiev.

Torniamo in Italia e ai giorni nostri. Se prendiamo in esame diversi sketch di Maurizio Crozza nel suo programma Fratelli di Crozza, possiamo cogliere un fenomeno di tipologia narrativo-propagandistica piuttosto sottile e preoccupante perché subdolo. Consideriamo, a titolo esemplificativo, il monologo “Il petrolio potrebbe arrivare presto ai massimi storici. Cosa ci aspetta?”, costruito su un confronto tra Franco Bernabè e Marco Travaglio sul tema del gas russo e dei costi del petrolio in seguito al blocco dello Stretto di Hormuz, estrapolato  dalla trasmissione Otto e mezzo condotta da Lilli Gruber su La 7. Decontestualizzando il confronto dialettico tra le autorevoli figure in questione, il noto comico genovese fa alcune considerazioni sugli aggravi derivanti dal caro-benzina che affligge il nostro Paese. Sostanzialmente Crozza sostiene che dovendosi destreggiare tra la dittatura teocratica ortodossa di Putin e quella islamica degli ayatollah, vale la pena “farsi furbi”. In che modo? È semplice. Piuttosto che pagare a caro prezzo il petrolio di Teheran è meglio rivolgersi verso l’acquisto del prodotto russo.

Si impongono, allora, alcune riflessioni. Innanzitutto, emergono numerose “sponde” offerte alle tesi del giornalista Marco Travaglio, da sempre sostenitore di una apertura verso il Cremlino per diverse ragioni; in primis, per una resa incondizionata dell’Ucraina in nome di un pacifismo generalista e irrazionale; nondimeno, per motivi di natura politica-economica, reiterando il principio della necessità di acquistare il gas russo in nome del nostro interesse nazionale. Travaglio, dunque, si pone su posizioni molto vicine a quelle dei partiti di Salvini e di Vannacci, che sugli stessi presupposti di natura economica, motivano l’opportunità di lasciare l’Ucraina al proprio destino. Viene da dire: “quando gli opposti si attraggono”. Certamente tra le posizioni ideologiche dei due esponenti politici e quelle del giornalista in parola c’è un abisso e, tuttavia, le conclusioni cui addivengono sono le stesse.

Riprendendo il ragionamento di Crozza, se è vero che gli aspetti etici destano un interesse marginale nel pensiero delle masse, per contro nulla è più efficace di un messaggio che oltre a colpire le “menti” o la “pancia” o i “cuori” che dir si voglia, fa leva sulla vulnerabilità delle “tasche” di un popolo. Sotto questo aspetto l’Italia è molto, molto sensibile ai messaggi abilmente divulgati dalle “casse di risonanza” del Cremlino, quando pizzicano le corde del benessere individuale degli Italiani; individuale, si badi bene, non necessariamente collettivo. L’aspetto veramente interessante e, come detto, preoccupante va ascritto alle potenzialità di una cassa di risonanza – consapevole o meno di essere tale, vogliamo dargli il beneficio del dubbio – del calibro di un comico come Maurizio Crozza. Infatti, se si può essere aprioristicamente refrattari alla divulgazione attuata da esponenti dell’una o dell’altra compagine politica, ricusandone i messaggi sulla base della propria ideologia, più difficile risulta mantenere la lucidità e l’attenzione necessarie per non cadere nella trappola della propaganda, quando la verve di un comico guardato per rilassarsi, contribuisce a far abbassare le difese psichiche che salvaguardano il nostro spirito critico.

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Decreto accise, la maggioranza sopprime quattro norme dopo interlocuzioni con il Quirinale: il testo dovrà tornare al Senato

La maggioranza, che aveva reso il decreto Accise l’ennesimo “omnibus” sgradito al Colle, torna sui propri passi e presenta quattro emendamenti soppressivi al decreto accise, attualmente all’esame della Camera dopo il via libera del Senato. Tra le norme destinate a essere cancellate c’è anche l’estensione alle telecomunicazioni del divieto di telemarketing aggressivo, introdotta durante l’esame parlamentare del provvedimento. La decisione arriva dopo interlocuzioni con gli uffici legislativi del Quirinale. Le disposizioni inserite nel corso dell’iter parlamentare sarebbero infatti state considerate estranee rispetto all’oggetto del decreto legge, che riguarda le misure urgenti legate all’andamento dei prezzi petroliferi causa guerra in Iran.

Non è la prima volta che la maggioranza incontra ostacoli su questo fronte. Una norma analoga sul telemarketing era già stata inserita durante l’esame del precedente decreto Accise, salvo poi essere ritirata proprio per problemi di estraneità di materia.

Oltre alla disposizione sul teleselling, gli emendamenti soppressivi riguardano anche misure relative alla mitigazione del prezzo di zolfo e acido solforico e alla tutela delle minoranze linguistiche. Relatrice e governo hanno espresso parere favorevole alle modifiche.

Se approvate dall’Aula della Camera, le soppressioni comporteranno un nuovo passaggio del provvedimento al Senato per la terza lettura. L’episodio rappresenta l’ennesimo richiamo alla necessità di mantenere un nesso diretto tra il contenuto dei decreti-legge e le norme introdotte durante l’esame parlamentare, un tema sul quale il Quirinale e la Corte costituzionale hanno più volte richiamato il Parlamento negli ultimi anni.

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VIETNAM, POLIZIA RECUPERA QUASI 400 GATTI DESTINATI ALLA MACELLAZIONE

In Vietnam, quasi 400 gatti vivi, molti dei quali rubati ai loro custodi, sono stati salvati a Ho Chi Minh City durante un’operazione di polizia che ha smantellato una rete criminale dedita al traffico di carne di gatto nel paese. Lo zoo di Saigon ha diffuso le foto dei gatti salvati durante il blitz della scorsa settimana, che ha portato all’arresto di nove persone che hanno confessato di aver intrappolato centinaia di gatti negli ultimi tre anni, secondo un rapporto della polizia di Ho Chi Minh City. Giovedì scorso, le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in un parcheggio della città, dove hanno trovato 45 gabbie contenenti i 400 gatti vivi, oltre a quattro scatole contenenti altri 80 gatti morti conservati nel ghiaccio. Secondo le indagini preliminari, almeno due volte a settimana la banda vendeva un lotto di gatti a circa 2,80 dollari al chilogrammo, dopodiché gli animali sarebbero stati trasportati in varie località del paese. Nel frattempo, lo zoo di Saigon pubblica quotidianamente su Facebook le foto degli animali salvati, molti dei quali sono sotto la sua cura, per aiutarli a ricongiungersi con i proprietari. L’ong Humane World for Animals ha fatto sapere che 40 gatti sono già stati reclamati dai loro proprietari e circa 260 rimangono sotto la custodia della polizia, tra cui diversi nati dopo il salvataggio e alcune femmine gravide.

(Foto Humane World for Animals Viet Nam)

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Bastoni, il Real Madrid fa sul serio: l’Inter fissa il prezzo a 70 milioni

Alessandro Bastoni torna al centro delle attenzioni del calcio spagnolo. Dopo l’interesse manifestato nei mesi scorsi dal Barcellona, ora è il Real Madrid a guardare con forza al difensore dell’Inter. I contatti tra i due club si sono intensificati nelle ultime settimane, anche grazie ai recenti incontri avvenuti tra le dirigenze nerazzurra e madridista.

Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, durante il viaggio in Spagna per il “Corazon Classic Match”, la partita benefica tra le leggende delle due società disputata al Santiago Bernabeu, il presidente del Real Florentino Perez e quello dell’Inter Beppe Marotta avrebbero avuto modo di confrontarsi anche sul nome di Bastoni. Al club milanese sarebbe stato comunicato il forte gradimento dei blancos per il difensore azzurro.

La posizione dell’Inter, però, resta chiara. Bastoni ha un contratto fino al 2028 ed è considerato uno degli elementi più importanti della rosa. Per questo motivo il club valuta il giocatore non meno di 70 milioni di euro, la stessa cifra richiesta quando sul difensore si era mosso il Barcellona. Pur ritenendolo un pilastro, l’Inter non esclude una cessione di fronte a un’offerta ritenuta adeguata. Un’eventuale operazione di queste dimensioni garantirebbe infatti risorse significative da reinvestire sul mercato e porterebbe a una revisione dei piani estivi della società.

Dal canto suo, il Real Madrid considera Bastoni un profilo ideale per rinforzare il reparto arretrato. Oltre alla sua duttilità tattica, pesa l’esperienza accumulata nelle competizioni europee, con 61 presenze complessive tra Champions League ed Europa League. Al momento però si tratta ancora di un interesse e non di una trattativa vera e propria. Inoltre, la decisione finale sul possibile investimento dovrebbe spettare anche a José Mourinho, appena tornato sulla panchina madridista.

Resta però caldo l’asse tra Milano e Madrid, già percorso nelle scorse settimane dall’operazione che ha portato Denzel Dumfries verso la capitale spagnola. Per l’Inter, un’eventuale partenza di Bastoni aprirebbe inevitabilmente nuovi scenari. Tra i nomi seguiti per la difesa resta quello di Oumar Solet dell’Udinese, ma un’uscita del centrale azzurro costringerebbe il club a intervenire ulteriormente sul mercato per rinforzare la difesa di Cristian Chivu.

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“Era un amico, speravo di non trovarlo. L’acqua limpidissima ci ha permesso di vederne il corpo”: parla il sub che ha recuperato Gianluca Benedetti alle Maldive

Tra coloro che hanno portato al recupero dei cinque sub morti nella grotta di Devana Kandu, alle Maldive, c’è anche Diego Zantedeschi, 50 anni, subacqueo italiano ed ex sommozzatore della Protezione civile. È stato lui a individuare il corpo di Gianluca Benedetti, capobarca della Duke of York e primo dei cinque dispersi a essere ritrovato. Una scoperta decisiva, perché ha consentito ai soccorritori di localizzare anche gli altri quattro sub. Per Zantedeschi la tragedia ha avuto anche una dimensione personale: Benedetti era infatti un suo amico e collega.

“Lavoravamo a stretto contatto ormai da due anni. Ero nel porto di Malé quando ci hanno avvisato che Gianluca con il suo gruppo non si trovava più, quindi io e Rashid (Mohamed, ndr), l’altro divemaster maldiviano, ci siamo organizzati e siamo andati sul luogo della scomparsa. Una volta lì, abbiamo supposto che potessero essere nella grotta”, ha raccontato Zantedeschi a Fanpage.

Il sub conosceva già quel sistema di cavità ma, precisa, “ero entrato solo nella prima camera, quella principale, che è talmente grande da permettere l’ingresso della luce e a volte non c’è neanche bisogno della torcia”. Questa volta, però, la decisione è stata quella di proseguire oltre: “L’acqua limpidissima ci ha permesso di vedere il corpo di Gianluca“.

Un ritrovamento doloroso: “Speravo di non trovarlo perché sarebbe rimasta la labile speranza di trovarlo in superficie, mentre se lo avessi trovato in grotta dopo sei ore per forza non poteva essere vivo”. Proprio quella scoperta, però, ha ristretto il campo delle ricerche, che si sono poi concentrate all’interno della cavità.

Il 50enne spiega di essere sceso con attrezzature diverse da quelle utilizzate da Benedetti e dagli altri sub e, a proposito delle ricostruzioni secondo cui il corpo del capobarca si trovasse lontano dagli altri quattro, chiarisce: “Era più vicino all’uscita, però si trovava comunque nella seconda camera e non era neanche vicino all’uscita della seconda camera: era dalla parte opposta. Anche lui aveva la bombola completamente vuota. Niente può dare adito al fatto che stesse uscendo. Gli altri quattro erano all’interno del cunicolo che conduce all’ipotetica terza camera, e lì non si vedeva oltre i 2-3 metri”.

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Parla “la signora delle tracce” della Maturità: “Sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, il tototema mi fa sorridere. Ecco come scegliamo le tracce”

È “la custode dei temi” o, parafrasando alla lontana Tolkien, “la signora delle tracce”. La 63enne storica dell’arte Flaminia Giorda è colei che ogni anno ad aprile, da quando nel 2020 guida il Servizio ispettivo e la Struttura tecnica degli esami di Stato, conosce le tracce dei temi che tra poche ore gli studenti si troveranno davanti all’esame di maturità. Massima riservatezza, domande dei parenti e amici virtatissime, insomma niente spoiler per almeno 50 giorni. A custodire il segreto assieme a lei è il ministro dell’istruzione, in questo caso e da tre anni è Giuseppe Valditara. “Le tracce sono state “dematerializzate” da anni, con l’avvento del cosiddetto “plico telematico”, introdotto nel 2012”, ha spiegato la funzionaria del ministero a Repubblica.

“Al ministro ne vengono presentate molte possibili per ciascuna tipologia. Le leggiamo insieme, ne discutiamo, e la scelta finale spetta a lui”. Giorda spiega che Valditara è molto sensibile al fatto che “la varietà dei temi è importante: occorre che le tracce tocchino ambiti differenti, propongano possibilità di espressione diverse”. Curioso, peraltro, che esiste un archivio dove sono custodite tracce passate valutate e poi cestinate; ma è sul giochino del “totema” che ogni anno rispunta puntuale che Giorda se la ride sotto i baffi: “Spesso è legato agli anniversari, che sono spunti troppo scontati, o è ripetitivo: ad esempio, sono anni che puntualmente si prevede una traccia sull’IA, in qualche anno naturalmente c’è stata, ma certo non si può riproporre in ogni esame. Per le tracce di analisi del testo letterario, poi, si ripetono sempre gli stessi nomi… A volte il tototema mi fa sorridere: qualcuno prevede che esca un brano di letteratura di un autore che nemmeno si studia l’ultimo anno, come Foscolo, e che quindi non potrebbe mai essere scelto”.

Così tra un docente che cerca di circuirla con galanteria per estorcerle informazioni sulle tracce, l’orgoglio di aver suggerito nel recente passato una traccia sul potere della musica ispirata a Oliver Sacks e un lavoro mastodontico sulla selezione e la raffinazione finale dei temi ecco arrivare la mattina degli esami: “Ragazzi il più è fatto”, chiosa. “Secondo me adesso bisogna seguire la propria ispirazione, leggere articoli di giornale e brani di letteratura che piacciono e interessano. In generale, è ovvio che per imparare a scrivere bene occorre leggere cose ben scritte; ed esercitarsi molto a esprimere il proprio pensiero, sviluppare il gusto della parola precisa, della frase efficace”.

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Uno squalo Mako abbocca all’amo e sorprende due pescatori al largo della Toscana: “Niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto”

Una serata di pesca come tante si è trasformata in un incontro che difficilmente Simone Beoni e Fabio Sagnibene dimenticheranno. I due amici, abituati a trascorrere insieme i fine settimana in mare, si sono trovati faccia a faccia con uno squalo Mako, una delle specie più veloci e affascinanti del Mediterraneo. La scena è avvenuta nelle acque di Calafuria, al largo della costa toscana, a circa un miglio dalla riva. I due erano usciti in barca partendo dalla zona di Calambrone, nel territorio di Pisa, per praticare il drifting, una tecnica di pesca d’altura utilizzata per cercare grandi predatori marini come tonni e verdesche.

Una giornata apparentemente normale per due appassionati: Simone lavora nel settore tessile, Fabio è vivaista, ma il mare rappresenta da tempo il loro appuntamento fisso del weekend. Questa volta, però, la battuta ha preso una piega completamente diversa. A raccontare quei momenti è stato Simone, intervistato da La Nazione: “Erano le 21 e il sole stava tramontando, quando all’improvviso abbiamo visto la canna piegarsi di colpo e subito dopo lo squalo è schizzato fuori dalla superficie dell’acqua. È improvvisamente ripiombato sotto, mentre si dimenava in modo furioso: era impressionante”.

I due pescatori hanno capito rapidamente di non avere davanti una cattura comune. L’esemplare, secondo la loro stima, poteva pesare tra i cinquanta e i sessanta chili: “Abbiamo capito subito che si trattava di uno squalo Mako di circa cinquanta o sessanta chili, una specie che si riconosce facilmente dalle pinne e dalla fisionomia”, ha spiegato Simone.

Il Mako, un visitatore insolito delle acque italiane

Lo squalo Mako, il cui nome scientifico è Isurus oxyrinchus, è una specie presente in acque temperate e tropicali, ma negli ultimi anni è diventata sempre più rara nei nostri mari. Considerato un grande predatore pelagico, può avvicinarsi alle coste soprattutto quando segue le proprie prede.

Dopo averlo portato vicino all’imbarcazione, i due hanno scelto di non trattenerlo: “Quando lo squalo è arrivato nei pressi della barca abbiamo tagliato la lenza e lo abbiamo liberato, come era giusto e corretto fare. Abbiamo fatto un video, ma niente può dare l’idea di quello che abbiamo visto e provato. L’impressione è stata enorme e ancora ci rimane in mente il ricordo di quei minuti che abbiamo vissuto insieme”.

Non è un caso isolato: altri avvistamenti nel Mediterraneo

L’avvistamento toscano non sembra essere un caso completamente isolato. Solo poche settimane prima, nelle acque ioniche davanti a Gallipoli, in provincia di Lecce, un altro esemplare adulto di squalo Mako aveva attirato l’attenzione dopo aver urtato un’imbarcazione da diporto mentre navigava al largo. Due episodi ravvicinati che riaccendono l’interesse su una specie difficile da osservare così vicino alle coste italiane.

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Banchiere multimilionario discendente da stirpe reale arrestato nove anni dopo aver spinto una donna sotto un autobus: colpo di scena nel caso “Putney Pusher”

Un uomo di 44 anni, banchiere multimilionario discendente da stirpe reale, è stato arrestato in relazione al caso noto come “Putney Pusher”, a distanza di nove anni dall’aggressione che aveva scosso l’opinione pubblica. La vittima era stata deliberatamente spinta contro un autobus in corsa, rischiando conseguenze gravissime. Solo il pronto intervento dell’autista, che con una manovra repentina era riuscito a sterzare evitando l’impatto, le aveva salvato la vita. L’arresto rappresenta una svolta significativa in una vicenda rimasta irrisolta per quasi un decennio.

Come rivela il Daily Mail, il sospettato è stato fermato il 15 giugno nella sua casa da 1,4 milioni di sterline a ovest di Londra. Direttore in una banca privata, il presunto colpevole è un ex ufficiale dell’esercito britannico decorato che ha servito in diversi conflitti mondiali.

“L’arresto è legato a un incidente avvenuto il 5 maggio 2017, – ha affermato la polizia alla stampa – quando una donna è stata spinta sulla traiettoria di un autobus sul Putney Bridge. Le indagini sono in corso”.

Il drammatico filmato delle telecamere di sicurezza dell’incidente è stato visualizzato milioni di volte online. Le immagini mostrano il runner che passa accanto a un altro uomo sul ponte, prima di spingere la donna a terra. Quasi quattro mesi dopo l’incidente, la Polizia Metropolitana aveva diffuso le immagini delle telecamere di sicurezza di un uomo riprese dall’interno dell’autobus, nel tentativo di identificare il sospetto. La polizia ha chiuso le indagini nel giugno 2018, ammettendo di aver esaurito tutte le piste investigative.

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“Abbiamo visto un serpente velenoso durante l’allenamento. Se ti morde, devi andare in ospedale. Stiamo cercando di essere prudenti”: paura Germania, la denuncia di Kimmich

Il caldo, le lunghe distanze, il fuso orario e ora anche i serpenti. Già, i rettili stanno diventando la grande paura delle Nazionali europee impegnate nei Mondiali di calcio negli Usa. L’ultima denuncia arriva dalla Germania, che si trova in ritiro nel lussuoso centro sportivo di Wake Forest University, nel WinstonSalem. Il capitano della squadra, Joshua Kimmich, ha denunciato in conferenza stampa che lui e i suoi compagni di squadra hanno avvistato un serpente velenoso nel corso dell’allenamento.

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Non è il primo caso. La Svizzera a San Diego si allena su un campo adiacente a una cosiddetta “snake area”, dove è diffusa anche la presenza dei serpenti a sonagli. Un caso simile riguarda anche la Norvegia di Haaland, vittoriosa all’esordio contro l’Iraq, che si trova in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord: nella zona sono molto diffusi i serpenti Copperhead, che se disturbati possono diventare molto pericolosi.

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Anche il serpente incontrato dalla Nazionale tedesca avrebbe potuto diventare un pericolo: “Ieri abbiamo visto un serpente durante l’allenamento e ci hanno detto che era velenoso“, ha raccontato Kimmich alla stampa. Manifestando tutte le sue preoccupazioni: “Quindi, se vieni morso, devi andare in ospedale. Non penso che si muoia, ma è sicuramente pericoloso. Se calpesti un animale di questo genere, le cose possono finire molto male…

La Germania di Nagelsmann in campo ha vinto all’esordio contro Curaçao con un netto 7 a 1: sabato sera è attesa a una sfida molto più complessa, contro la Costa d’Avorio, reduce da una pesante vittoria contro l’Ecuador. Ma al momento l’apprensione dei tedeschi più che su Yan Diomande sembra concentrata sui serpenti velenosi: “In Germania, ho l’impressione che non ci siano così tanti animali pericolosi. Stiamo cercando però di mantenere le distanze ed essere prudenti“, ha concluso Kimmich.

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CACCIA, PAPA LEONE XIV: “QUESTIONE DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE E MORALE”

“È con emozione e gratitudine che abbiamo accolto la risposta del Papa alla nostra nota di preoccupazione circa il disegno di legge 1552 sulla caccia. Le parole del Pontefice, sagge e motivanti, siano di ispirazione anche per le forze responsabili della maggioranza parlamentare”.

Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia in merito alla nota che Papa Leone XIV ha fatto seguire alla lettera che da Assisi, riunita in Assemblea, la Lipu aveva inviato al Pontefice.

“Il disegno di legge 1552 in discussione al Senato della Repubblica – aveva scritto la Lipu – se approvato, aumenterà la pressione venatoria con un impatto negativo e potente sulla biodiversità e in particolare sugli uccelli selvatici, già sofferenti per via della perdita di habitat, dei cambiamenti climatici e di vari altri problemi ambientali, rappresentando un fattore devastante e un motivo di forte e diffusa preoccupazione”.

“Sarebbe di inestimabile valore, Santità – concludeva la Lipu – pur sapendola impegnata in altre e grandi questioni, spirituali e sociali, una Sua parola, un Suo pensiero di pace e attenzione rivolto alla natura e a chi ha la responsabilità di proteggerla”.

Con grande sollecitudine il Papa ha risposto alla Lipu, per tramite della Segreteria di Stato, con parole sentite e tutt’altro che di circostanza. Pur sottolineando l’indiscutibile terzietà della Santa Sede rispetto alle “tematiche legislative degli Stati”, Papa Leone ha definito il tema “una questione di grande rilevanza sociale e morale”, esprimendo “apprezzamento per la sensibilità e l’opera” svolta nei riguardi della natura e “pregando affinché siano esauditi i legittimi desideri della Lipu”.
Il Papa ha inoltre assicurato che la Santa Sede non mancherà di promuovere “il rispetto e la tutela del creato, dono incomparabile di Dio, sia con il Magistero del Sommo Pontefice sia con gli interventi degli Osservatori permanenti presso i vari Organismi internazionali”.

“Ricevere la lettera di Papa Leone XIV – dichiara il presidente della Lipu-BirdLife Italia Alessandro Polinori – è stata un’emozione potente e una grande sorpresa, anche rispetto alla sollecitudine con cui il Papa ha risposto, pochissimi giorni dopo la nostra nota. La saggezza e la delicatezza delle parole del Pontefice, tali da sconsigliare ogni facile strumentalizzazione, mostrano la sensibilità di Leone XIV per la tutela della natura, che ci motiva ancora di più e ci spinge ad andare avanti anche, nello specifico, per fermare questo cattivissimo disegno di legge”.

“Crediamo che le parole di Papa Leone XIV – conclude Polinori – nell’anno dell’ottocentesimo della morte di San Francesco, non possano non ispirare chiunque abbia a cuore le sorti della natura e in special modo quelle componenti più responsabili e sensibili della maggioranza parlamentare, che ad oggi non sono riuscite ad esprimersi ma che, lo sappiamo bene, vivono la questione con notevole sofferenza. Ebbene, il momento per pronunciarsi, per dissociarsi dal più grande attacco alla natura e contrastarlo attivamente, è infine arrivato”.

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“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico

Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.

Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..

Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.

Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.

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“Sei stato risucchiato in pochi giorni e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli”: il dolore di Francesca Barra per la morte del papà

Lutto per Francesca Barra. La giornalista, scrittrice e conduttrice ha annunciato sui social la morte del padre, Francesco Michele Barra, scomparso all’età di 79 anni. Nato a Castrovillari, Barra era un commercialista e aveva avuto anche un’esperienza in Parlamento. La Basilicata, terra che aveva scelto come casa, era diventata negli anni il centro della sua vita personale e professionale.

“Addio, papà. Te ne sei andato nel modo in cui un grande uomo lascia la terra: circondato dalle persone che ama e che ti considerano l’uomo più determinante nelle loro esistenze”, scrive Barra, ricordando anche la madre, i fratelli e gli otto nipoti.

La giornalista racconta il dolore per una perdita arrivata in modo improvviso. “Sei stato risucchiato in pochi giorni come non avrei mai potuto immaginare, e la velocità di questo addio ci ha ridotto il cuore in brandelli“, confessa. Nel suo ricordo trovano spazio immagini intime della loro quotidianità: i papaveri raccolti insieme durante l’infanzia, le gite per fotografare i paesaggi della Basilicata, le favole inventate per le nipoti e le spremute preparate ogni mattina. Piccoli gesti che, nelle sue parole, diventano il simbolo di una presenza costante e rassicurante.

“Eri così gentile, papà. Talmente gentile che a volte mi chiedevo come ci riuscissi”, scrive ancora, soffermandosi su quella che considera la sua qualità più preziosa. “Chi ti aveva insegnato l’arte più rara di tutte: fare sentire le persone amate, ogni giorno, senza risparmio?”.

Il post si conclude con parole colme di dolore ma anche consapevolezza: “Niente sarà più come prima. Non salterò più nel buio certa di trovare la tua presa ad aspettarmi. Eri un uomo capace di migliorare le nostre vite. Ho conosciuto l’ultimo uomo migliore del mondo. E, grazie a Dio, era anche mio padre”.

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Svelato il mistero del “cane fantasma” dell’Amazzonia: l’incredibile scoperta grazie alle fototrappole

Per decenni è stato considerato un “fantasma“, una creatura quasi mitologica nascosta nel cuore impenetrabile della foresta pluviale amazzonica. La sua natura inafferrabile aveva persino portato alcuni ad associarlo al folklore del “Chupacabra“, alimentando i timori dei fattori locali. Oggi, il velo di mistero che avvolgeva il cane dalle orecchie corte (Atelocynus microtis), noto agli esperti come il “cane fantasma” dell’Amazzonia, si è finalmente sollevato. Una massiccia operazione di monitoraggio visivo ha dimostrato che questo carnivoro di medie dimensioni, pur essendo un maestro del mimetismo, vanta una popolazione sorprendentemente solida e non è affatto raro come si era ipotizzato in passato.

I numeri dello studio: 25 anni di ricerca e oltre 500 avvistamenti

L’esatta mappatura della specie è il risultato della più vasta raccolta di dati mai realizzata su questo animale, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica “Neotropical Biology and Conservation”. La ricerca ha richiesto 25 anni di lavoro sul campo tra Bolivia e Perù, concentrandosi nei paesaggi bioculturali del Greater Madidi-Tambopata e dei Llanos de Moxos. Attraverso 34 indagini intensive condotte mediante l’uso di fototrappole posizionate strategicamente, gli scienziati sono riusciti a catalogare 594 fotografie confermate del predatore. Questo dispiegamento tecnologico ha ribaltato le convinzioni scientifiche preesistenti: i dati dimostrano una densità di 15 individui per 100 chilometri quadrati. Statistiche alla mano, il cane dalle orecchie corte risulta essere numericamente più abbondante dei grandi predatori della zona, come il giaguaro, pur mantenendosi inferiore alle popolazioni di carnivori di medie dimensioni come l’ocelot.

Il ritratto dell’atelocino: membrane interdigitali e occhi riflettenti

Conosciuto in Italia con il nome di atelocino, questo canide cerdocionino endemico del bacino del Rio delle Amazzoni presenta caratteristiche anatomiche uniche. Di medie dimensioni, misura dai 72 ai 100 centimetri dalla punta del naso alla base della coda (che da sola misura tra i 24 e i 35 centimetri), con un’altezza alla spalla di 35 centimetri e un peso di circa 9-10 chilogrammi, con le femmine leggermente più grandi dei maschi.

La testa è massiccia e simile a quella di una volpe, sormontata da brevi orecchie arrotondate. Il manto è fitto, liscio e scuro, con variazioni cromatiche che spaziano dal nero al marrone e al grigio nerastro, per poi schiarire gradualmente fino a un bruno-rossastro uniforme sul ventre. Due le peculiarità evolutive di maggior rilievo: lo sviluppo di abbozzi di membrane interdigitali sulle zampe (un adattamento per muoversi in terreni fangosi e acquatici) e la presenza del “tapetum lucidum”, uno strato riflettente posto dietro la retina che amplifica la luce in condizioni di scarsa visibilità, documentato in esemplari tenuti sotto osservazione.

Abitudini diurne e l’enigma dell’habitat

Dotato di udito e olfatto finissimi, il predatore è quasi totalmente carnivoro (si nutre di piccoli mammiferi, rettili, anfibi, uccelli, pesci e insetti), pur integrando la dieta con la frutta. Si muove prevalentemente in solitaria, con il limite massimo documentato di due esemplari in coppia. Le immagini delle fototrappole hanno chiarito un equivoco comportamentale storico: contrariamente a quanto si ipotizzava, il cane fantasma è un animale prevalentemente diurno, con un picco di attività registrato nella fascia oraria tra le 6 del mattino e mezzogiorno. I dati hanno inoltre rivelato un paradosso ecologico: nonostante le zampe parzialmente palmate suggeriscano abitudini acquatiche, l’atelocino predilige vivere nelle foreste di altopiano, ben lontano dal corso dei fiumi. È proprio questa scelta di stazionare in aree remote e poco battute dall’uomo ad aver garantito la sua invisibilità per secoli.

La protezione della volta forestale

Nonostante le rassicurazioni sulla densità della popolazione, i ricercatori sottolineano che la conservazione della specie non è garantita a priori. La sopravvivenza del cane dalle orecchie corte è intrinsecamente legata all’integrità della volta forestale amazzonica. Secondo il team di ricerca, l’unica strategia di gestione efficace per tutelare l’atelocino si basa sulla creazione e sul mantenimento di aree protette ben gestite, unite alla promozione di uno sviluppo sostenibile all’interno dei territori indigeni, per evitare che la deforestazione cancelli l’habitat di questo enigmatico predatore.

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“Hanno usato mia sorella, lo dimostra il fatto che quando è arrivata c’erano i fotografi”, “Triste accusare una ragazza innocente”: la guerra tra Brooklyn Beckham e i genitori David e Victoria continua

Mentre David Beckham riceveva la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame circondato dalla moglie Victoria e da tre dei quattro figli, il grande assente continuava a far parlare di sé. E oggi Brooklyn Beckham, primogenito dell’ex campione inglese e della ex Spice Girl, è tornato ad attaccare pubblicamente la famiglia accusando i genitori di aver trasformato la sorella minore Harper in uno strumento della guerra che da mesi divide il clan più famoso del Regno Unito.

La nuova polemica nasce da alcune fotografie pubblicate dalla stampa britannica che mostrano Harper, 14 anni, mentre consegna una lettera alla casa di Los Angeles dove Brooklyn vive con la moglie Nicola Peltz. Secondo la ricostruzione riportata dal Telegraph e da Page Six, la ragazza avrebbe tentato di incontrare il fratello senza riuscirci.

Poche ore dopo, però, fonti vicine a Brooklyn hanno insinuato che la visita non fosse affatto spontanea ma una sorta di operazione mediatica organizzata dai genitori. Secondo un portavoce, “che i fotografi fossero già sul posto quando la lettera è stata consegnata dice tutto”.

La replica dell’entourage dei Beckham non si è fatta attendere. Fonti vicine alla famiglia, citate dal Telegraph, hanno definito le accuse “incredibilmente tristi”, sostenendo che Harper non avrebbe avuto alcun ruolo in una presunta operazione mediatica. “È davvero triste che una simile accusa venga rivolta a una ragazza innocente che sente disperatamente la mancanza del fratello”, hanno dichiarato. Le stesse fonti hanno aggiunto che “non c’era alcun bisogno di dire nulla” e che insinuare una messa in scena sarebbe “davvero inutile”.

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Terrorismo, arrestato 16enne a Bologna: trovati manuali per fabbricare armi e materiale riconducibile alla “white jihad”

Un ragazzo di 16 anni, residente in provincia di Bologna, è stato arrestato dalla Digos di Verona per detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Le indagini evidenzierebbero una contaminazione tra contenuti riconducibili all’estremismo suprematista e alla propaganda jihadista, fenomeno che gli specialisti del contrasto al terrorismo definiscono “white jihad“: si tratterebbe dell’adozione di tattiche e retoriche jihadiste da parte di gruppi di suprematisti bianchi e neonazisti. Le indagini sono iniziate nell’autunno 2025 nell’ambito del monitoraggio dei canali di estrazione suprematista e hanno portato al ritrovamento di materiale jihadista e manuali per fabbricare armi.

Con il supporto della Digos di Bologna e il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, è stata eseguita una perquisizione personale a carico del 16enne, domiciliare e informatica, su decreto della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna. Le indagini – eseguite dagli investigatori della Digos della Questura di Verona – evidenzierebbero una contaminazione tra ideologie apparentemente distanti ma accomunate dall’esaltazione della violenza quale strumento di affermazione ideologica. Le indagini sul canale web hanno portato a identificare l’utilizzatore dell’account, un 16enne residente nel bolognese, e il coordinamento delle attività è stato trasferito dalla Procura distrettuale di Venezia a quella per i Minorenni del capoluogo emiliano.

Nel corso della perquisizione nell’abitazione del minore sono stati rinvenuti fogli in formato A4 con disegni, simboli ed emblemi riconducibili all’ideologia suprematista, e una pagina dattiloscritta con indicazioni per la realizzazione di un giubbotto antiproiettile artigianale. Sullo smartphone c’era altro materiale di propaganda suprematista e jihadista, manuali per la fabbricazione di armi artigianali, uno per la costruzione di una pistola, un testo tradotto dal cirillico contenente indicazioni su sostanze chimiche aggressive e un manuale per il confezionamento di ordigni artigianali.

C’era anche il video integrale dell’attentato terroristico compiuto a Christchurch nel 2019, corredato da messaggi nei quali l’autore della strage veniva indicato come modello da emulare. Gli attacchi terroristici avvenuti il 15 marzo 2019 a Christchurch, in Nuova Zelanda, hanno colpito una moschea e un centro islamico, entrambi luoghi affollati da persone di religione musulmana che praticavano la preghiera del venerdì, causando la morte di 51 persone e il ferimento di altre 89.

Tra le conversazioni del 16enne, sono emersi propositi di ricostituzione di organizzazioni clandestine sul territorio nazionale, riferimenti all’utilizzo di armi artigianali e ad azioni violente nei confronti di categorie come “magistrati e giornalisti influenti“. Il minore è stato arrestato in flagranza di reato ed è stato portato in una comunità di prima accoglienza ad Ancona. L’arresto è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria che nei confronti del giovane ha applicato, per la durata di due mesi, il divieto di utilizzare dispositivi elettronici e di accedere a internet, e il divieto di ricercare, acquisire o detenere materiale riconducibile a ideologie eversive o terroristiche.

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Manuel Agnelli si fa male al braccio destro e rinuncia al concerto “S.O.S. Palestina 2” di Piero Pelù: “Io e gli Afterhours non potremo esserci” – IL VIDEO

Tutto esaurito sabato 20 giugno all’Anfiteatro delle Cascine Ernesto De Pascale di Firenze per “S.O.S. Palestina 2“, il grande concerto-evento voluto da Piero Pelù per aiutare Medici Senza Frontiere nel lavoro che la ONG svolge per aiutare le vittime del genocidio. Tra i protagonisti sul palco mancheranno gli Afterhours e c’è un motivo.

Manuel Agnelli si è fatto male e con un video condiviso sui social ha spiegato il perché del forfait: “Ciao ragazzi, questo per dirvi che purtroppo io e gli Afterhours non potremo esserci il 20 di giugno a Firenze per il concerto per la Palestina per raccogliere fondi per Medici senza frontiere”.

E ancora: “Non potremo esserci perché mi sono infortunato, quindi purtroppo non ci sarò. È molto importante però partecipare, noi aderiamo il 100% a questa iniziativa di Piero Pelù. Ci siamo già stati a Firenze a settembre per la stessa cosa ed è stato molto importante, molto potente e anche molto divertente. Quindi vi invitiamo a partecipare, vi invitiamo a far sentire la vostra voce e vi abbracciamo forte”.

Dunque restano confermati per l’evento: Antonella Bundu, Brunori SAS, Clet, Dario Salvetti, Enzo Iacchetti, Fast Animals and Slow Kids, Giancane, Giorgio Canali & RossoFuoco, Giulio Cavalli, Laika, Litfiba, Maria Elena Delia, Moni Ovadia, Peppe Voltarelli, Poeti Palestinesi, Riccardo Noury (Amnesty International), Sanitari per Gaza, Saverio Tommasi, Superluna, Tre Allegri Ragazzi Morti e Willie Peyote.

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“Nessuno era incaricato dei controlli finali”: il team ammette l’errore che ha portato alla morte della 21enne con il bungee jumping. Il post “premonitore”, la fuga e la GoPro scomparsa

L’assenza totale di un protocollo di sicurezza, un’attività condotta in maniera completamente abusiva e il sospetto inquinamento delle prove sulla scena della tragedia. Si aggrava la posizione degli istruttori coinvolti nella morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ragazza di 21 anni precipitata sabato scorso dal Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto) a Limeira, nello Stato di San Paolo. Come riportato dal “New York Times”, che ha visionato i rapporti della Polizia Civile brasiliana, l’indagine ha portato all’arresto di tre uomini legati alla società organizzatrice. Dagli interrogatori è emersa la piena ammissione delle negligenze che hanno portato gli operatori a lanciare la giovane nel vuoto da un’altezza di quasi 30 metri senza averle agganciato la corda salvavita.

L’ammissione di colpa: “Nessun addetto ai controlli finali”

I video diffusi in rete mostrano la dinamica esatta dell’incidente: la vittima, seppur equipaggiata con casco e imbracatura, è stata sollevata dagli operatori dell’azienda “Entre Cordas” sopra le loro teste in posizione “superman” e spinta dallo strapiombo, mentre i moschettoni della sua imbracatura erano vuoti e la corda giaceva a terra. Messo alle strette dagli investigatori, uno degli organizzatori ha formalmente ammesso l’errore fatale, spiegando che all’interno del gruppo di lavoro non esisteva alcuna figura specificamente incaricata dei controlli finali prima del salto. La verifica dell’attrezzatura, ha dichiarato l’uomo, veniva svolta “collettivamente” dal personale presente in modo del tutto informale. Una disorganizzazione che non ha lasciato scampo alla ventunenne: all’arrivo delle forze dell’ordine, un’infermiera presente sul posto stava già tentando le manovre di rianimazione, ma la polizia non ha potuto far altro che constatare l’assenza di segni vitali.

Il tentato inquinamento delle prove: la fuga e la GoPro scomparsa

Il rapporto visionato dal “New York Times” evidenzia dettagli inquietanti sui minuti successivi alla tragedia. Dopo essere stati inizialmente interrogati dalla polizia giunta sul ponte, due dei tre istruttori arrestati hanno tentato la fuga allontanandosi dalla scena del crimine, per poi essere rintracciati e fermati poco dopo dalle autorità. Sull’indagine pende inoltre il giallo di una prova fondamentale misteriosamente sparita. La Polizia ha confermato che Maria Eduarda, al momento del salto, indossava una piccola videocamera in stile GoPro per riprendere l’esperienza in prima persona. Tuttavia, gli agenti non sono riusciti a ritrovarla né sul corpo né nell’area dell’impatto. Interrogati in merito, gli istruttori hanno dichiarato di non sapere dove si trovi il dispositivo.

Attività abusiva e l’ultimo post sui social

A confermare il quadro di totale illegalità è intervenuto il Ministero della Gestione e dell’Innovazione nei Servizi Pubblici del Brasile, il quale ha certificato che la società “Entre Cordas” non disponeva di alcuna autorizzazione per condurre attività di salto dal viadotto in disuso. Il quotidiano statunitense precisa inoltre la natura dell’attività: si trattava di “rope jumping”, una disciplina simile al bungee jumping ma che utilizza una fune meno flessibile progettata per far oscillare il saltatore verso l’esterno una volta tesa. A rendere la tragedia ancora più drammatica sono i contenuti pubblicati dalla vittima sui social network poco prima di morire. La giovane, sepolta domenica scorsa, aveva condiviso fotografie del ponte alternando entusiasmo e timore. In uno dei post aveva inquadrato un cartello di avvertimento sul rischio di morte presente sul viadotto, mentre in un’altra storia su Instagram aveva ironizzato sul salto imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha lasciato saltare da un ponte?”. I nuovi sviluppi investigativi hanno riacceso il dibattito nazionale in Brasile sull’urgenza di regolamentare severamente i protocolli di sicurezza per gli sport estremi.

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Eminem contro Facebook, Instagram e WhatsApp: l’editore del rapper fa causa da 109 milioni di dollari per presunta violazione del copyright nelle librerie musicali

Un giudice federale ha dato il via libera all’editore musicale di Eminem per procedere con una causa da 109 milioni di dollari contro Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp. Al centro della controversia vi sono presunte violazioni del copyright relative all’utilizzo non autorizzato di brani musicali all’interno delle piattaforme del colosso tecnologico. La decisione del tribunale apre la strada a quello che potrebbe rivelarsi uno dei casi legali più significativi nel settore della musica e dei social media degli ultimi anni.

L’ordinanza è stata emessa martedì 16 giugno, come riporta Billboard, e di fatto respinge la richiesta di Meta di archiviare la causa per violazione diretta del copyright intentata dal detentore dei diritti musicali Eight Mile Style. Ciò significa che il colosso dei social media dovrà affrontare il lungo processo di acquisizione delle prove.

Eight Mile possiede 243 composizioni, tra cui successi di Eminem come “Lose Yourself”. L’editore ha citato in giudizio Meta lo scorso anno, sostenendo che le sue controllate Facebook, Instagram e WhatsApp avessero inserito il suo catalogo nelle librerie musicali delle app senza una licenza valida. La società Eight Mile ha avanzato una richiesta di risarcimento al massimo consentito dalla legge, fissato in 150.000 dollari per ciascuna violazione accertata. Moltiplicando tale importo per le 243 canzoni coinvolte e le tre piattaforme interessate, si giunge a una somma complessiva che raggiunge la cifra astronomica di 109,4 milioni di dollari.

Gli avvocati di Meta hanno definito la causa “fantasiosa” e la richiesta di risarcimento “sbalorditiva”. La società ha sostenuto che le accuse fossero troppo generiche per superare una prima richiesta di archiviazione, ma il giudice Brandy R. McMillion non d’accordo perché la denuncia “contiene elementi sufficienti per affermare plausibilmente che Meta ha commesso atti di violazione del copyright”.

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Morto Carlo Ginzburg, lo storico italiano aveva 87 anni. È stato il maestro della “microstoria”

È morto a 87 anni Carlo Ginzburg, considerato uno dei più importanti storici italiani del Novecento e tra gli studiosi italiani più conosciuti e tradotti nel mondo. Nato a Torino il 15 aprile 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, ha lasciato un segno profondo nella ricerca storica grazie a un approccio innovativo che lo ha reso il principale interprete della cosiddetta “microstoria”.

Professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si era formato, nel corso della sua carriera ha insegnato anche all’Università di Bologna e in prestigiosi atenei statunitensi come Harvard, Yale, Princeton e UCLA. La sua notorietà internazionale è legata soprattutto agli studi sulla stregoneria, l’eresia e le credenze popolari tra Medioevo ed età moderna. Giovanissimo, negli anni Sessanta, scoprì negli archivi friulani le tracce dei “benandanti”, figure considerate una sorta di guaritori e accusate dall’Inquisizione di eresia. Da quella ricerca nacque I benandanti, pubblicato nel 1966 e destinato a diventare un testo di riferimento.

Dieci anni più tardi arrivò uno dei suoi libri più celebri, Il formaggio e i vermi, dedicato alla vicenda del mugnaio friulano Menocchio, processato dall’Inquisizione nel Cinquecento. Attraverso la storia di un singolo individuo, Ginzburg mostrò come fosse possibile comprendere fenomeni storici più ampi, portando al centro dell’attenzione le classi popolari e le loro culture.

La sua attività di ricerca non si limitò però alla storia religiosa e alle persecuzioni. Nel corso degli anni si occupò di storia del pensiero politico, metodologia della ricerca storica e rapporto tra verità e menzogna. Convinto che lo storico dovesse confrontarsi con le prove e con la realtà dei fatti, si oppose alle interpretazioni che riducevano la storiografia a una semplice costruzione narrativa. Tra le sue opere più note figura anche Il giudice e lo storico del 1991, nel quale analizzò il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, applicando gli strumenti dello storico all’esame di documenti giudiziari contemporanei.

Studioso curioso e interdisciplinare, Ginzburg ha sempre intrecciato storia, antropologia, filologia, letteratura e storia dell’arte, spaziando da temi apparentemente lontanissimi tra loro. La sua capacità di osservare grandi questioni attraverso dettagli marginali e vicende individuali ha influenzato generazioni di ricercatori e contribuito a rinnovare profondamente il modo di fare storia.

L'articolo Morto Carlo Ginzburg, lo storico italiano aveva 87 anni. È stato il maestro della “microstoria” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta: Messi fa tripletta e record. Mbappé e Haaland lo inseguono

Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali 2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. Chissà se qualcuno riuscirà a superare Just Fontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Intanto il duello tra Leo Messi e Kylian Mbappé riguarda il record all-time. Con la tripletta all’esordio contro l’Algeria, Messi ha agganciato Miroslav Klose a quota 16 gol. È il primato di sempre. Mbappé ha distrutto il Senegal con una doppietta ed è distante appena una rete.

Nel frattempo, ha fatto la sua irruzione al Mondiale anche Erling Haaland: doppietta alla prima di sempre con la sua Norvegia. La caccia al primato di gol è appena iniziata. Ma i fenomeni hanno già iniziato a darsi battaglia.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Calendario Mondiali: dove vedere le partite in tv
L’albo d’oro dei Mondiali

La classifica marcatori LIVE dei Mondiali 2026

1) Leo Messi (Argentina)

3 gol

Argentina’s Lionel Messi (10) celebrates after scoring a goal during the World Cup Group J soccer match between Argentina and Algeria in Kansas City, Mo., Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Ed Zurga)

2) Kylian Mbappé (Francia)

2 gol

France’s Kylian Mbappe celebrates after scoring the opening goal of his team during the World Cup Group I soccer match between France and Senegal in East Rutherford, N.J., near New York, Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Frank Franklin II)

2) Erling Haaland (Norvegia)

2 gol

Norway’s Erling Haaland (9) smiles as he leaves the pitch at the end of the World Cup Group I soccer match between Iraq and Norway in Foxborough, Mass., near Boston, Tuesday, June 16, 2026. (AP Photo/Charles Krupa)

2) Folarin Balogun (Stati Uniti)

2 gol

United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)

2) Kai Havertz (Germania)

2 gol

Germany’s Kai Havertz (7) celebrates a goal during the World Cup Group E soccer match between Germany and Curacao in Houston, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Eric Smith)

2) Yasin Ayari (Svezia)

2 gol

Sweden’s Yasin Ayari (18) celebrates after scoring his team’s fifth goal during the World Cup Group F soccer match between Sweden and Tunisia in Guadalupe, near Monterrey, Mexico, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Matias Delacroix)

2) Elijah Henry Just (Nuova Zelanda)

2 gol

New Zealand’s Elijah Just (11) celebrates after scoring a goal during the World Cup Group G soccer match between Iran and New Zealand in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Monday, June 15, 2026. (AP Photo/Andre Penner)

3) Leo Ostigard (Norvegia)

1 gol

3) Romano Schmid (Austria)

1 gol

3) Marko Arnautovic (Austria)

1 gol

3) Ali Olwan (Giordania)

1 gol

3) Ayman Hussein (Iraq)

1 gol

3) Bradley Barcola (Francia)

1 gol

3) Ibrahim Mbaye (Senegal)

1 gol

3) Abdulelah Al Amri (Arabia Saudita)

1 gol

3) Maximiliano Araujo (Uruguay)

1 gol

3) Ramin Rezaien (Iran)

1 gol

3) Mohammad Mohebi (Iran)

1 gol

3) Mattias Svanberg (Svezia)

1 gol

3) Aleksander Isak (Svezia)

1 gol

3) Viktor Gyokeres (Svezia)

1 gol

3) Omar Rekik (Tunisia)

1 gol

3) Amad Diallo (Costa d’Avorio)

1 gol

3) Virgil Van Dijk (Olanda)

1 gol

3) Crysencio Summerville (Olanda)

1 gol

3) Keito Nakamura (Giappone)

1 gol

3) Daichi Kamada (Giappone)

1 gol

3) Livano Comenencia (Curaçao)

1 gol

3) Nathaniel Brown (Germania)

1 gol

3) Deniz Undav (Germania)

1 gol

3) Jamal Musiala (Germania)

1 gol

3) Felix Nmecha (Germania)

1 gol

3) Nico Schlotterbeck (Germania)

1 gol

3) Nestory Irankunda (Australia)

1 gol

3) Connor Metcalfe (Australia)

1 gol

3) John McGinn (Scozia)

1 gol

3) Vinicius Jr- (Brasile)

1 gol

3) Ismael Saibari (Marocco)

1 gol

3) Boualem Khoukhi (Qatar)

1 gol

3) Breel Embolo (Svizzera)

1 gol

3) Giovanni Reyna – Stati Uniti

1 gol

3) Mauricio – Paraguay

1 gol

3) Cyle Larin – Canada

1 gol

Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)

3) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina

1 gol

3) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud

1 gol

3) In-Beom Hwang – Corea del sud

1 gol

3) Julian Quinones – Messico

1 gol

Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

3) Raul Jimenez – Messico

1 gol

3) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca

1 gol

Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)

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Mondiali, la nuova classifica dei gironi: Francia e Norvegia, che duello per il primo posto

La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12 gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.

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Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi

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Il nuovo regolamento dei gironi

In caso di arrivo a pari punti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classifica finale:

  • Maggiore differenza reti complessiva;
  • Maggior numero di gol segnati;
  • Punti ottenuti negli scontri diretti;
  • Migliore differenza reti negli scontri diretti;
  • Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
  • Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
  • Sorteggio finale a opera della FIFA.

Per quanto riguarda le migliori terze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:

  • Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
  • Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
  • Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
  • Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
  • Sorteggio finale a opera della FIFA

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

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Mondiali 2026, le partite di oggi: c’è Inghilterra-Croazia. In campo anche il Portogallo e l’Uzbekistan di Cannavaro | Orari e dove vederle in tv

La prima tornata di partite dei Mondiali 2026 volge al termine: oggi scendono in campo anche il gruppo K e il gruppo L, per completare il quadro dei match d’esordio. La sfida di cartello è indubbiamente quella tra Inghilterra e Croazia. La sfida tra due big europee, in programma nella serata italiana e visibile anche in chiaro sulla Rai, svelerà la compattezza e gli equilibri della squadra di Tuchel, una delle candidate alla vittoria finale. Ma dirà anche come sta la Croazia dei “vecchietti”, da Modric a Perisic, che quattro anni fa conquistò il terzo posto in Qatar.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Prima però tocca a un’altra europea candidata a fare strada: il Portogallo di Cristiano Ronaldo e di Vitinha, ad oggi forse il miglior centrocampista al mondo. L’esordio è di quelli soft, contro la Repubblica Democratica del Congo. Nello stesso girone ci sono anche l’Uzbekistan di Cannavaro e la Colombia, che si affrontano a Città del Messico nella notte italiana.

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Prima invece scenderanno in campo Ghana e Panama, inserite nel girone con Inghilterra e Croazia. Gli africani sono i favoriti contro la Nazionale del centroamerica, che sembra destinata a recitare il ruolo di comparsa. Anche se questo Mondiale sta insegnando che le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Mondiali 2026, le partite di oggi: 17 e 18 giugno

Portogallo-DR Congo (girone K)
Orario: 19:00
Houston: NRG Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Inghilterra-Croazia (girone L)
Orario: 22:00
Dallas: AT&T Stadium, Arlington
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Ghana-Panama (girone L)
Orario: 01:00 (notte tra il 17 e il 18 giugno)
Toronto: BMO Field
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Uzbekistan-Colombia (girone K)
Orario: 04:00
Città del Messico: Estadio Banorte
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Dove vedere i Mondiali: Dazn e Rai

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite del 17 e 18 giugno, la sfida tra Inghilterra-Croazia di mercoledì sera si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. Gli altri match invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.

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