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A Cincinnati è tornato il vero Cobolli: batte Blockx in rimonta in due ore e mezza. Poi l’urlo finale

A Umago e Montreal sembrava spento, quasi con scarse motivazioni e non in condizioni fisiche perfette. A Cincinnati è invece tornato il vero Flavio Cobolli: il tennista italiano – numero 2 azzurro e numero 10 al mondo – ha battuto Alexander Blockx per 2-1 (7-5, 4-6, 7-5) in due ore e mezza di partita e vola agli ottavi di finale, con il belga che è anche stato a due punti dal match nel terzo set. Già al primo turno Cobolli era tornato a battagliare e lottare su ogni punto – caratteristiche che l’hanno sempre contraddistinto – e aveva battuto Miomir Kecmanovic, sempre in tre set. Oggi, contro il talento belga, ha dovuto sudare ancora di più e ha ottenuto un successo importantissimo, soprattutto a livello mentale.

Una vittoria fondamentale per Cobolli, che a fine partita si è lasciato andare a un urlo liberatorio, consapevole del fatto che partite del genere aiutano a far scattare il “click” mentale in vista del rush finale di questa stagione tennistica. Cobolli ha vinto il primo set per 7-5, sfruttando anche una chance al servizio nel decimo game, quando in vantaggio 5-4 ha subito l’immediato controbreak. L’azzurro ha però reagito e ha subito strappato la battuta al suo avversario nell’undicesimo game, chiudendo poi al secondo set point.

Nel secondo set invece non è mai riuscito a incidere al servizio, non ha mai avuto palle break e ne ha prime salvate tre nel quarto gioco, poi ha salvato un set point nel decimo game, ma senza poter far nulla nel secondo. Il match sembrava andare ormai mentalmente dalla parte di Blockx, che con grande lucidità nel terzo set ha annullato tre palle break, prima di strappare la battuta a Cobolli nell’ottavo gioco, alla prima palla utile del set. 1-1 nel conteggio dei set e 5-3, Blockx ha servito per il match, andando anche 30-15, a due punti dalla vittoria. Cobolli da lì ha tirato fuori l’orgoglio, la personalità che l’ha contraddistinto in questi anni e ha vinto quattro game consecutivi, vincendo così per 7-5 anche il terzo e ultimo parziale. Ora affronta o Jodar o Tabilo.

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Rublev mette la testa nel frigo, Medvedev accusa: “È dura per tutti, al secondo set siamo senza fiato”. A Cincinnati torna l’emergenza caldo

Nuova annata, vecchio problema. Il Masters 1000 di Cincinnati è inizato da appena un giorno ed è già tornato di moda il problema del caldo e dell’umidità che porta allo sfinimento i tennisti, soprattutto nei match in pieno giorno e molto lunghi. Sono infatti già diverse le lamentele dei protagonisti: da Medvedev a Rublev, tutti in modi differenti hanno voluto “protestare” contro il problema del caldo che lo scorso anno – sempre a Cincinnati – mise ko Jannik Sinner dopo soli 5 game in finale contro Carlos Alcaraz.

“Sono contento di aver evitato il terzo set, fa molto caldo. Credo anche, secondo le previsioni, che sia la giornata più calda”, ha esclamato Daniil Medvedev dopo la vittoria al primo turno, in due set, contro l’argentino Trungelliti. “Ho visto che anche lui (Trungelliti) aveva difficoltà, forse è per questo che non è riuscito a chiudere il secondo set”, ha spiegato il russo, che ha annullato anche un set point.

“È dura per tutti. Fin dall’inizio della partita, quando arriva il secondo set, tutti sono senza fiato, sudati, le condizioni sono difficili. Sono contento di essere riuscito a vincere in due set. Domani è giorno di riposo, mi riprenderò”, ha concluso Medvedev. Ancora più significativa la protesta di Andrey Rublev, che tra un set e l’altro della sfida contro Pablo Carreno Busta – vinta per 2-0 (7-6, 6-1) – ha deciso prima di bagnarsi la testa con l’acqua di una bottiglia a bordocampo, poi per più di 10 secondi ha immerso la sua testa all’interno del congelatore dove vengono conservate acqua e integratori.

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“Troppa tattica? Maldini non si è mai davvero occupato del settore giovanile, la storia non torna. Il figlio Daniel fu tutelato”: la replica di Filippo Galli

Filippo Galli si è preso qualche giorno per rispondere a Paolo Maldini. Lo ha fatto con una lunga replica pubblicata direttamente sul suo sito che parte dalle parole pronunciate dall’ex capitano del Milan al Corriere della Sera dopo la fine della sua breve esperienza come direttore tecnico della Figc. Maldini aveva individuato uno dei problemi del calcio italiano nella formazione dei giovani: “Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema“. Un passaggio che chiamava direttamente in causa Galli, responsabile del settore giovanile rossonero dal 2009 al 2018. E la sua risposta è netta.

“In quegli anni costruimmo un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato“, scrive Galli, ricordando un modello realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica e l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli, fondato su un calcio propositivo, sulla creatività e sulla possibilità concessa ai ragazzi di sbagliare. L’obiettivo era metterli “nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso di formazione”, restituendo all’errore “la sua funzione di tappa e non di colpa”. Da qui anche la costruzione dal basso, portiere compreso, utilizzata per abituare i giovani a decidere autonomamente cosa fare con il pallone. “Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore — dal portiere al centravanti — di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro”.

“La tecnica risiede nella tattica”

Galli non nega che nel vivaio rossonero si lavorasse sulla tattica. Anzi: “Si parlava di tattica in quel lavoro? Assolutamente sì. Ma qui, credo, entriamo nel campo delle competenze, non delle opinioni”. È proprio la contrapposizione tra tecnica e tattica a essere respinta dell’ex rossonero. Ed è qui che arriva una delle frasi più forti della sua replica: “La tecnica risiede nella tattica: è la lettura della situazione a permettere al giocatore di scegliere quale gesto impiegare per risolverla”. Secondo Galli, infatti, “non si apprende un gesto per poi ‘inserirlo’ nel gioco, come un pezzo che si aggiunge a un meccanismo già montato”. Al contrario, “il gesto si forma dentro la complessità del gioco, o rischia di non trasferirsi mai davvero in partita”. Galli quindi spiega: “Il problema della tecnica in Italia non è il muro ma, semmai, il cortile“. A suo parere, non servono altre “esercitazioni analitiche ripetute contro un muro”, quanto recuperare “le migliaia di ore di gioco libero e non supervisionato che un tempo si facevano nei cortili, nei parchi, per strada”. La sintesi è semplice: “Si impara giocando”.

“Forse per tattica si intendeva tatticismo”

Una parte della critica di Maldini, tuttavia, trova Galli d’accordo, a condizione di cambiare una parola: “Forse, per ‘tattica‘, nell’intervista si intendeva tatticismo“. Quello difensivo, aggiunge, “abita, purtroppo, buona parte dei nostri settori giovanili“, perché troppo spesso prevale la necessità di ottenere immediatamente un risultato sulla formazione del calciatore: “Si pensa più a vincere subito che a ‘costruire’ qualcuno”. Ma, rivendica subito dopo Galli, “non era così nel nostro Settore Giovanile“. “Eravamo votati al gioco offensivo”, senza per questo trascurare la fase senza palla. Anche quando l’allora amministratore delegato Adriano Galliani chiedeva di vincere “perché siamo il Milan”, sostiene, “non abbiamo mai barattato la nostra idea di calcio formativo con il risultato immediato“.

La risposta sul figlio Daniel Maldini

Galli poi sceglie di replicare direttamente su Daniel Maldini. Il figlio di Paolo, classe 2001, attraversò proprio quel settore giovanile. Galli lo definisce tecnicamente un “tardivo“, perché maturato fisicamente più lentamente rispetto ad alcuni compagni e dunque spesso penalizzato nel confronto atletico. “Riconoscemmo il suo talento e lavorammo — con la pazienza che il metodo richiedeva — per tutelarlo e farlo esprimere“, racconta. La scelta fu quella di farlo giocare con continuità “anche quando sarebbe stato più comodo, nell’immediato, lasciarlo in panchina a favore di compagni più sviluppati fisicamente”. Galli precisa di non voler rivendicare la carriera di Daniel come un proprio merito, ma utilizza quell’esperienza per rispondere alla tesi secondo cui il talento sarebbe stato soffocato: “Mi pare la dimostrazione più concreta che un metodo attento al talento, anche a quello non ancora pronto, anche a quello che va aspettato, non era un’aspirazione astratta nel nostro Settore Giovanile: era una pratica quotidiana“.

“Dai la palla al talento e lascia che si arrangi”

La distanza con Maldini diventa ancora più evidente quando Galli affronta la concezione stessa del talento. L’idea dell’ex capitano rossonero, per come sostiene di averla ascoltata negli anni, sarebbe riassumibile così: “Dai la palla al talento, anche in mezzo a molti avversari, e lascia che si arrangi“. “È un’idea solo in parte vera”, replica Galli, perché “il calcio è un gioco collettivo, e il talento individuale non esiste isolato“, ma vive dentro un sistema composto da compagni, avversari e spazi. Anche l’uno contro uno, quindi, acquista pienamente valore quando il movimento della squadra crea le condizioni perché diventi efficace.

L’esempio scelto è quello più estremo: Diego Armando Maradona e il gol all’Inghilterra ai Mondiali del 1986. Anche quella giocata individuale, sostiene Galli, fu resa possibile dal comportamento dei compagni e dai dubbi provocati nei difensori inglesi. “Il talento più puro nella storia del calcio, insomma, giocava dentro un sistema — non nonostante il sistema”. Da qui la stoccata conclusiva. Galli ricorda che proprio Maldini ha indicato la rivoluzione di Johan Cruijff come modello a cui ispirarsi per rifondare il calcio italiano: “Non riesco a spiegarmi come la stessa lezione, applicata a un vivaio, possa diventare improvvisamente ‘troppa tattica‘”.

E la replica va persino oltre il confronto sul Milan. “Del resto, di tutto questo, Paolo non si è mai davvero occupato“, scrive Galli, precisando di non considerarla una colpa, ma aggiungendo che “non si possa parlare della formazione dei giovani calciatori senza avere mai attraversato, da dentro, il lavoro quotidiano che la formazione richiede”. Per ripartire, conclude, servono competenza e studio, abbandonando anche l’idea “che essere stato un grande giocatore” sia sufficiente “per essere un buon dirigente o un buon allenatore”. L’esperienza sul campo è “una parte preziosa delle competenze necessarie, ma è comunque solo una parte“.

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Morto Alex Fiorio, leggenda del rally e protagonista dei trionfi della Lancia Delta: aveva 61 anni

È morto AlessandroAlexFiorio. L’ex campione del mondo del gruppo N di rally nel 1987 è deceduto a 61 anni dopo un lotta contro il tumore allo stomaco. A darne comunicazione è stato l’Aci: “L’Automobile Club d’Italia ed il suo Presidente Geronimo La Russa esprimono cordoglio per la scomparsa di Alex Fiorio, si stringono con affetto attorno alla sua famiglia e ai suoi cari in segno di lutto”, si legge nella nota.

E ancora: “Alex è tra i personaggi più amati nel mondo dei rally, figura di riferimento per una generazione di appassionati e simbolo dell’automobilismo italiano. Nato a Torino il 10 marzo 1965, Alessandro ”Alex” Fiorio, figlio di Cesare, è stato un pilota di grande talento e protagonista di una brillante carriera. Alex Fiorio si è spento all’età di 61 anni, dopo aver lottato con coraggio contro la malattia comunicata di recente attraverso i suoi profili social“, conclude la nota.

La sua è stata una vita dedicata allo sport iniziata con il titolo di campione italiano di discesa libera e gigante, a 17 anni, con i colori dello Ski Club Cervino dove aveva superato le prove per essere anche maestro di sci. La passione per la velocità lo ha fatto avvicinare al mondo delle quattro ruote e dei rally in particolare. Fiorio ha iniziato la sua carriera di pilota rally nei primi anni ’80 del secolo scorso partecipando al Panda Ice Trophy, poi al Campionato Fiat Uno.

Successivamente è stato uno dei protagonisti degli anni mitici dei trionfi della Lancia Delta, sempre con a fianco, come navigatore, Gigi Pirollo. Proprio al volante di una Delta del Jolly Club si era laureato Campione del Mondo Gruppo N al Rally 1000 Laghi (ora Rally di Finlandia) al termine di un testa a testa con Tommy Makinen, pilota che vinse poi ben quattro titoli mondiali WRC. E in WRC Alex nel 1989 ha conquistato il secondo posto alle spalle di Miki Biasion mentre in carriera è andato a podio ben nove volte con sei secondi posti e tre terzi posti. Lascia papà Cesare e mamma Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare jr. e Milla, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca che lo avevano seguito quando si era trasferito in Puglia alla Masseria Camarda, la nuova residenza di Cesare Fiorio.

Dopo il ritiro dalle competizioni della Lancia e una breve esperienza nei rally con la Ford, nel 2000 è stato team manager del team Honda Benetton Playlife Racing Team nella classe 125 del motomondiale, con i piloti Masao Azuma, Mirko Giansanti e Stefano Bianco, vincendo il titolo costruttori. Dal 2001 al 2004 è stato team manager del BMW Cibiemme Team nel campionato FIA Super Produzione e Turismo con piloti Gianni Morbidelli, Paolo Ruberti, Stefano Gabellini, Salvatore Tavano, Sandro Sardelli e Michele Rugolo in Formula Nissan. A lui si deve la creazione della Fiorio Cup, giunta oramai alla quinta edizione con tre successi del pluri campione italiano Andrea Crugnola, uno di Andrea Mabellini e nell’edizione 2024 di Kalle Rovanpera, campione del Mondo rally nel 2022 e 2023

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“Body shaming? Ottengo questi risultati grazie al mio fisico. Non ci si può adeguare a un unico cliché”: lo sfogo di Manila Esposito

“Quei post chiaramente non mi hanno fatto piacere, ma me li sono fatti scivolare addosso. Non ho dato ai loro autori la soddisfazione di rispondere tramite messaggi ma ho risposto sul campo e credo sia stata la reazione migliore”. Così l’azzurra della ginnastica Manila Esposito, al telefono con l’ANSA prima del rientro da Zagabria al termine degli Europei, parla degli episodi di body shaming di cui è stata oggetto nei giorni scorsi. Esposito è stata una delle protagoniste degli Europei di ginnastica, dove ha conquistato una medaglia d’oro e due d’argento. A proposito di ciò, l’atleta ha spiegato: “Io sto bene con me stessa ed è proprio grazie al mio fisico che riesco a ottenere certi risultati”.

La ginnasta italiana ha però poi sottolineato un aspetto fondamentale in questi casi: “Ma se questi comportamenti, comunque ingiusti e ingiustificati, mi toccano poco, possono invece ferire nel profondo una ragazza o un ragazzo più sensibili – prosegue Esposito – prese di mira solo per il loro aspetto. Ognuno di noi ha il proprio fisico e non è certo possibile che ci si adegui tutti ad un unico cliché, ad un presunto prototipo di bellezza, di fisicità. Tantomeno è possibile che qualcuno si permetta di offendere nascondendosi dietro l’anonimato, un comportamento che non dovrebbe essere più ammissibile“.

In ogni caso, non è stato un argomento che l’ha toccata, soprattutto durante gli Europei: “In questi giorni a Zagabria non ci ho proprio pensato troppo – spiega ancora l’azzurra – e il fatto di aver ottenuto certi risultati mi ha permesso di mettermi tutto davvero alle spalle. Non ne abbiamo parlato nemmeno troppo tra noi atlete, comunque è un tema delicato che molti preferiscono non affrontare”.

Degli episodi di body shaming ha parlato anche il presidente della Fgi, Andrea Facci, che ha denunciato dei pesanti attacchi via social ricevuti dall’atleta italiana: “Manila è una ginnasta straordinaria, una poliziotta e un’atleta olimpica, e so che si farà scivolare addosso commenti che si dovrebbero commentare da soli – ha detto Facci, parlando dell’azzurra che torna dagli Europei con l’oro del corpo libero, l’argento alla trave e quello nella prova a squadre – Oggi c’è troppa libertà da parte dei famigerati ‘leoni da tastiera’, che non rispondono mai dei loro comportamenti, spesso lesivi della dignità delle persone, a volte anche di minori, e nel nostro caso di atlete che portano in alto i colori dell’Italia. Bisognerà capire come poter fermare questi haters che non si rendono conto dei danni che provocano a delle ragazze giovanissime“.

Il presidente della Fgi ha poi proseguito: “Ho aspettato la fine degli Europei per non distrarre le nostre atlete, cercando di proteggerle da condizionamenti esterni – ha aggiunto il presidente della Federginnastica -. Noi come federazione ginnastica, ma in generale tutto lo sport italiano, abbiamo il compito di far capire che nel 2026 non c’è più spazio per chi pensa di poter giudicare la fisicità altrui: c’è al contrario il diritto di ognuno di stare bene con il proprio corpo, anche attraverso l’allenamento. E questo lo può decidere soltanto l’atleta stesso, insieme al suo tecnico e a tutte le figure preposte dal punto di vista medico e sanitario che ci sono in federazione. Alla luce di tutto ciò le medaglie di Manila Esposito quindi valgono doppio“.

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Benati si rasa a zero dopo l’impresa agli Europei di atletica: “Ho fatto una scommessa”. Il video sui social

“Ho fatto una scommessa con Sibilio, se avessimo vinto avrei dovuto tagliare i capelli a zero, penso proprio che nella prossima gara mi vedrete pelato”. Detto, fatto. In un video diffuso sul suo account Instagram in collaborazione con la federazione italiana atletica, Lorenzo Benatiuno dei quattro eroi della 4×400, lui nello specifico ha corso l’ultima frazione – ha mostrato il momento in cui ha dovuto tagliare i capelli dopo la scommessa fatta con il collega Alessandro Sibilio, ostacolista e velocista italiano, medaglia d’argento nei 400 metri ostacoli ai campionati europei di Roma 2024.

Lo ha fatto proprio dopo lo storico trionfo agli Europei di Birmingham nella 4×400 in cui l’Italia ha conquistato la medaglia d’oro e il medagliere. Un’impresa memorabile: 10 ori, 6 argenti, 6 bronzi, in totale 22 medaglie. Più ori di tutti, più medaglie di tutti. Impresa possibile grazie alla fantastica staffetta con Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati in 2:59.16. “È straordinario – le parole di Benati – un po’ tutti sapevamo che potesse accadere. Il britannico dietro mi metteva un po’ di pressione e infatti alla fine ha provato ad attaccare, ma sono rimasto in piedi. Ovviamente sono molto contento“, ha spiegato prima di rivelare la scommessa con il collega Sibilio.

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Sinner è a Torino: gli allenamenti e la nuova visita al J Medical, poi deciderà se giocare gli Us Open

Sono passate ormai due settimane da quel controllo a Milano di martedì 4 agosto, quando Jannik Sinner si fece visitare alla “Physioclinic” di via Fontana per un problema al ginocchio rivelatosi giorno dopo giorno un infortunio sempre più grave. Il numero 1 al mondo ha scelto giustamente di non giocare anche il Masters 1000 di Cincinnati, dopo aver già saltato il Canada, per concentrarsi sul pieno recupero in vista degli Us Open, che cominciano domenica 30 agosto. Ora però sono giorni decisivi per capire se Sinner potrà volare a New York per giocare l’ultimo Slam stagionale sul cemento.

Il tennista altoatesino ieri, domenica 16 agosto, ha festeggiato il suo 25esimo compleanno. Oggi però è stato avvistato a Torino, per la precisione sui campi del circolo della Stampa Sporting, quelli dove solitamente si allena quando lì a pochi metri si giocano le Atp Finals. Sinner dorme al J Hotel ed è prevista una nuova visita al J Medical, il centro specializzato della Juventus a cui ha scelto di appoggiarsi per risolvere il suo problema al ginocchio. Ci era già stato l’8 agosto scorso, prima di annunciare definitivamente il suo forfait a Cincinnati.

I test a Torino, sia sul campo che negli studi medici, saranno quindi decisivi per decidere se partecipare agli Us Open. Sinner, lo dice la sua carriera, ha sempre scelto la strada della prudenza: partirà per New York solo se e quando si sentirà quasi completamente guarito. Inutile forzare il recupero e rischiare di peggiorare la situazione.

Nel frattempo, d’altronde, anche il grande rivale Carlos Alcaraz non ha ancora sciolto le riserve. Lo spagnolo è fermo dal 14 aprile, quando a Barcellona si fece male al polso destro. Negli ultimi giorni si è allenato nella sua Academy di El Palmar insieme ad Holger Rune, che a proposito di infortuni non gioca da quasi un anno (si è rotto il tendine d’Achille). Alcaraz sta alzando il ritmo in allenamento per provare a farsi trovare pronto a New York. La sua presenza agli Us Open però non è ancora certa al 100%. Lo spagnolo, che è campione in carica, ci sta provando. Ma alla fine è sempre il corpo l’ultime giudice.

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La pioggia non dà tregua: il Palio di Siena rinviato per il secondo giorno consecutivo, Piazza del Campo è ancora impraticabile

La maledizione del maltempo colpisce per il secondo giorno consecutivo il Palio di Siena. È stata esposta anche oggi, lunedì 17 agosto, intorno alle ore 14.30, la bandiera verde alle trifore di Palazzo Pubblico in piazza del Campo e così è stato nuovamente rimandato il Palio dell’Assunta del 16 agosto a causa delle avverse condizioni meteo. La pioggia ha interessato Piazza del Campo fin dalla mattinata e ha ancora una volta reso impraticabile il tufo dopo il primo slittamento della Carriera deciso domenica 16 agosto. Se le condizioni atmosferiche lo consentiranno, domani, martedì 18 agosto, il programma rimarrà lo stesso: alle ore 15 e alle ore 15.30 gli spari del mortaretto per il primo e secondo preavviso; alle ore 16.10 l’inizio dello sgombero della pista per permettere alle ore 16.45 la sfilata del drappello dei Carabinieri a cavallo; quindi, alle ore 16.50, l’ingresso in piazza del Campo del Corteo Storico; alle ore 19 l’uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà per il Palio.

Dalle ore 16 alle ore 18 sarà possibile accedere alla Piazza, fino al numero massimo consentito, esclusivamente da via Dupré, mentre l’accesso ai palchi sarà possibile fino alle ore 16.30. Già nel 2024 il Palio subì due giorni di rinvio a causa del maltempo e a memoria d’uomo in precedenza un ritardo di due giorni si registrò anche nel 1976. Già ieri degli acquazzoni avevano reso precarie le condizioni della pista con rischi di tenuta del tufo steso in piazza del Campo e conseguenti pericoli per l’incolumità di cavalli e fantini.

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Yael Trepy in terapia intensiva: il giocatore del Cagliari è grave dopo aver rischiato di annegare in piscina

L’attaccante del Cagliari, Yael Trepy, è ricoverato in gravi condizioni nel reparto di terapia intensiva all’ospedale Santissima Annunziata di Sassari. Il 20enne, di origini francesi, ha infatti rischiato di annegare nella piscina di una villa in Costa Smeralda ieri pomeriggio, 17 agosto.

Secondo una prima ricostruzione, l’incidente è avvenuto intorno alle 18 quando il giocatore è finito nella parte della piscina dove l’acqua è più alta e si è trovato in difficoltà visto che non sa nuotare.

Quando Trepy è stato tirato fuori, la gravità della situazione ha reso necessario l’intervento del 118 e il trasporto in elisoccorso a Sassari. La Tac toracica eseguita sull’attaccante ha rivelato la presenza di grandi quantità di liquido nei polmoni, situazione che rende difficile lo scambio di ossigeno. Per evitare sofferenze al paziente e consentire la somministrazione di una terapia, i medici tengono il giovane in coma farmacologico, sotto costante monitoraggio.

Il 20enne ha esordito in Serie A con la maglia del Cagliari durante la scorsa stagione e ha segnato il gol fondamentale di pareggio nella partita con la Cremonese. Proprio lo scorso venerdì, 14 agosto, è partito titolare nella gara vinta dal Cagliari contro l’Arezzo in Coppa Italia. “Il club – si legge in una nota – è in costante contatto con la struttura sanitaria e con la famiglia del calciatore e segue con la massima attenzione l’evolversi delle sue condizioni. In questo momento ogni pensiero del Cagliari Calcio è rivolto a Yael e ai suoi familiari. Il club invita inoltre al massimo rispetto della loro privacy e comunicherà eventuali aggiornamenti quando disponibili”.

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Europei di atletica, Italia d’oro fino all’ultimo giorno: incredibile successo nella staffetta maschile 4×400, Larissa Iapichino trionfa nel salto in lungo

L’Italia vince fino all’ultimo secondo agli Europei di atletica leggera di Birmingham. All’ultima giornata di gare arrivano le medaglie d’oro nella staffetta maschile 4×400 con Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati e di Larissa Iapichino nel salto in lungo. Con il successo nella gara finale della staffetta, che ha chiuso il programma della settimana di competizioni nel Regno Unito, l’Italia ha anche conquistato il primato nel medagliere per numero di vittorie (dieci) e anche di totale di metalli (22).

La finale delle finali: l’Italia trionfa nella 4×400 maschile

La finale della 4×400 maschile – in altri sport si chiamerebbe una madre di tutte le partite – è stata una delle più emozionanti di tutta la rassegna. L’Italia parte bene ma meglio parte la Gran Bretagna: al primo cambio sono i britannici in testa davanti a Italia (Scotti, lodigiano, 26 anni, tesserato Carabinieri) e Belgio, ma con distacchi minimi. E’ a metà gara che arriva la svolta. Sito (23 anni, milanese, Fiamme gialle) consegna a Soudassi il testimone per primo e Soudassi (20 anni ancora da compiere, siracusano della Enterprise Sport & Service di Ariano Irpino) riesce anche a incrementare il vantaggio di mezzo passo sui britannici. L’ultima frazione vede Benati (24enne romano, delle Fiamme Azzurre) scappare dall’ultimo frazionista della staffetta del Regno Unito, Charlie Dobson, che all’ultima curva sembra anche in difficoltà. Gli ultimi 60 metri sembrano infiniti per Benati che conclude sul traguardo quasi per inerzia e senz’altro incredulo. L’Italia vince per tre centesimi in 2’59″16: un risultato da stropicciarsi gli occhi.

Iapichino salta nell’oro, primo successo outdoor

Iapichino vince al termine di una finale thriller con 5 atlete ristrette in 6 centimetri. Iapichino ha avuto ragione della beniamina di casa, la britannica Jazmin Sawyers, grazie a un solo centimetri: 7 metri contro 6.99. Sawyers è stata più continua, ha compiuto vari salti intorno ai 6.90, ma il salto più importante è stato il primo di Iapichino. Al terzo posto la francese Hilary Kpatcha. Iapichino – 24 anni, Fiamme Oro, come noto figlia d’arte di Fiona May e Gianni Iapichino che è anche suo allenatore – era già campionessa europea in carica indoor, ma è al primo titolo nelle gare outdoor.

La staffetta femminile del miglio conquista il bronzo

Ma la raccolta di medaglie della squadra azzura non finisce qui e lo stato di salute della Nazionale di pista e pedane è confermato – se ce ne fosse bisogno – dall’ennesima medaglia: il bronzo nella 4×400 donne con Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro. La loro è stata una gara entusiasmante in cui ha trionfato la staffetta dei Paesi Bassi guidata dal fenomeno Femke Bol davanti alla Gran Bretagna. Le azzurre hanno retto agli attacchi della squadra del Belgio e sono arrivate a un soffio dal primato italiano.

Il medagliere: l’Italia vince in tutti i settori, dalla velocità ai salti

L’Italia negli 8 giorni di gare ha conquistato medaglie in quasi tutti i settori: salti, lanci, velocità, mezzofondo, marcia, maratona. Una condizione di superiorità nel continente del tutto trasversale. Gli ori sono stati 10, gli argenti 6 così come i bronzi: 22 podi. Al secondo posto, quindi, nonostante un certo predominio nella velocità, resta inchiodata la Gran Bretagna, che doveva essere la gran favorita, anche per essere la padrona di casa. I britannici si fermano a 19 medaglie divise in 9 ori, 8 argenti e 2 bronzi. Segue la Germania, tornata in salute dopo un periodo così così, che ha raccolto molti podi (21), ma con 6 ori, 10 argenti e 5 bronzi.

Notizia in aggiornamento

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