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COLONIA, MESSICANO ATTERRA CON 90 RETTILI IN VALIGIA: NEGATO LO SCALO

Trentasette serpenti velenosi e 55 lucertole nascosti in una valigia, anche dentro flaconi di shampoo e crema, scatole di plastica e calzini. E’ la scoperta fatta dai doganieri dell’aeroporto di Colonia nel bagaglio di un viaggiatore messicano di 45 anni, arrivato da Citta’ del Messico via Istanbul. Circa trenta animali non sono sopravvissuti al trasporto, senza acqua ne’ cibo. L’episodio risale a tre settimane fa ed e’ stato reso noto dalla dogana in un comunicato. Insospettiti dal “comportamento nervoso” dell’uomo, gli agenti lo avevano inizialmente sottoposto a un test antidroga, risultato positivo alla cocaina. La successiva perquisizione dei bagagli non ha pero’ portato al ritrovamento di stupefacenti, bensi’ degli animali vivi. “I miei colleghi all’aeroporto sono abituati a trovare ogni genere di souvenir nelle valigie, ma 37 serpenti velenosi vivi e 55 lucertole provenienti dal Messico non li avevamo mai visti”, ha dichiarato il portavoce della dogana di Colonia, Jens Ahland. L’uomo, diretto in Germania per una vacanza, ha spiegato che gli animali erano destinati a un conoscente brasiliano. Erano stipati nel bagaglio in violazione delle norme sulla protezione degli animali. Un veterinario chiamato sul posto ha prestato le prime cure, prima del trasferimento in un allevamento di rettili vicino a Braunschweig. Secondo un esperto della struttura, il carico comprendeva vipere, serpenti a sonagli, iguane, salamandre, diversi serpenti arboricoli e lucertole. “Ci colpisce vedere cio’ che alcune persone infliggono aglianimali per pura sete di profitto”, ha commentato Ahland. Il viaggio del quarantacinquenne si e’ concluso la mattina successiva: la polizia tedesca gli ha negato l’ingresso nel Paese, classificandolo come un “pericolo pubblico”, e l’uomo e’ ripartito per Istanbul.

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SCIOPERO CLIMATICO, CORTEO A ROMA PER UN FUTURO VERDE

“Siamo in emergenza climatica e siamo arrabbiati e preoccupati per le persone intorno a noi. Vogliamo città che tornino ad essere spazio pubblico, non di speculazione”. Fridays for Future torna in piazza con uno sciopero per il CLIMA che domani in Italia, da nord a sud, coinvolge circa venti centri. A Roma il corteo partirà alle 17 da Piramide per arrivare davanti al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. “Quest’estate in Europa abbiamo visto 35.000 morti in eccesso per le ondate di calore e solo nei prossimi mesi si stimano circa 450mila morti per il Super El Niño: siamo in emergenza climatica. I governi in tutto il mondo, dopo anni di campagne contro attivisti e a favore di chi causa la crisi climatica, ora non hanno parole per giustificarsi di fronte agli eventi meteorologici estremi che devastano i nostri territori”, sottolinea il movimento di protesta per la Giustizia climatica. “Prima non c’è acqua e si muore di caldo, poi ce n’è troppa e si muore travolti dalle alluvioni. Siamo arrabbiati e preoccupati per le persone intorno a noi, quelle a cui vogliamo bene, le più fragili. Le nostre città – evidenzia il movimento – sono diventate invivibili per tre mesi all’anno e, nonostante il solito negazionismo antiscientifico e deresponsabilizzante, tutti abbiamo chiaro che non possiamo stare a guardare mentre continuano le colate di cemento. Vogliamo città che tornino ad essere spazio pubblico, non di speculazione, e luoghi di giustizia sociale e climatica, pianificate con e per chi le abita”. “La presenza capillare di spazi verdi e spazi naturali urbani è probabilmente una delle differenze più rilevanti fra la città presente e la città futura. Ridare spazio al suolo naturale, alla creazione di corridoi ecologici e alle aree umide significa offrire alla collettività benessere e servizi dal valore ecologico ed economico enormemente superiore a quelli provocati dal suolo sigillato. Eppure – continuano i Fridays for Future – il governo ha affossato il Piano di Ripristino della Natura. Nessun paese occidentale è preparato ad affrontare le conseguenze della catastrofe che sta avanzando, e mentre l’Europa brucia e i paesi del Sud Globale vengono sommersi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un decreto per velocizzare l’estrazione di nuovo gas e petrolio sul territorio italiano, mentre frena lo sviluppo delle alternative democratiche come le Cers. Ci sono delle gravissime responsabilità, chi sta distruggendo il nostro pianeta deve pagare. Chi sta continuando a bruciare il futuro di tutti e tutte deve essere fermato. Non chiederemo il permesso, ma continueremo ad organizzarci costruendo e realizzando manifestazioni e pratiche alternative, giorno dopo giorno. Il 16 ottobre ci mobiliteremo per manifestare in tutta Italia. Questo CLIMA non è vita” (

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NEW YORK, LE CARROZZELLE DI CENTRAL PARK VERSO L’ADDIO

Dopo tante polemiche e almeno 150 anni di storia New York si prepara a dire addio alle carrozzelle di Central Park. Il sindaco Zorhan Mamdani e la presidente del Consiglio Comunale Julie Menin hanno trovato l’accordo per la definitiva messa al bando e il 22 ottobre, salvo colpi di scena, arriverà il voto sul divieto che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2028. L’obiettivo di mandare in pensione le carrozzelle é da anni una causa cara ai sostenitori dei diritti degli animali, ma la pressione per lo stop é finalmente arrivata a massa critica l’estate scorsa, quando un giovane turista indiano, Romanach Mahajan, in visita a New York con i genitori e il fratellino, é morto dopo esser stato scaraventato a terra da un cavallo imbizzarrito. L’incidente, finito tragicamente, era stato l’ultimo di una serie: dal maggio 2025 erano stati segnalati almeno otto episodi “legati ai cavalli” all’interno o nelle vicinanze di Central Park. In luglio, dopo la morte di Mahajan, Mamdani aveva dichiarato di condividere “lo spirito” del bando pur criticando “l’insufficienza delle tutele previste per i lavoratori”. Il testo, nella formulazione ai voti la prossima settimana, consentirà dunque al Comune di “valutare” risarcimenti ai vetturini e offrire corsi di riqualificazione professionale e servizi di orientamento al lavoro. In un messaggio sui social, Mamdani ha assicurato che la sua amministrazione “farà in modo di tutelare i conducenti e i proprietari delle carrozze e di garantire la sicurezza dei cavalli”. Dietro la contesa c’é un giro d’affari consistente: scambiati o tramandati come quelli dei taxi, i 68 ‘medaglioni’ che autorizzano il servizio – un numero rimasto sostanzialmente bloccato dagli anni Quaranta-Cinquanta – possono valere oltre 300 mila dollari l’uno, con alcuni proprietari raccontano di aver pagato fino a mezzo milione. E’ dall’Ottocento che le corse in carrozza affascinano i turisti a Manhattan e allo stesso tempo attirano polemiche. Protagoniste della scena iniziale di ‘A piedi nudi nel parco’ con Robert Redford e Jane Fonda e di molte serie tv, le carrozzelle sono da anni oggetto di un violento scontro fra le varie amministrazioni e l’industria di settore. Nel 2016 l’allora sindaco Bill de Blasio era arrivato a un filo dal vietarle ma alle fine era stato costretto a un compromesso che prevedeva la riduzione del numero dei cavalli da 180 a circa 100. De Blasio non era invece riuscito nello forzo di spostare le stalle vicino a Central Park, in modo da evitare agli animali di doversi muovere fra il traffico della città per raggiungere l’area di Hell’s Kitchen, sul fiume Hudson, dove sono da anni collocate. L’iniziativa non era andata in porto perché a proteggere il pittoresco retaggio dell’età vittoriana erano stati i sindacalisti dei Teamsters, il potente sindacato dei trasporti a cui fanno capo i proprietari delle carrozzelle. Ne aveva fatto le spese Ryder, un ronzino di 26 anni che quattro anni fa divenne simbolo del disumano trattamento della sua specie: morì in una fattoria dello Stato di New York dopo esser crollato in strada per la stanchezza di un turno di quasi otto ore e per il caldo torrido.

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