❌

Modalità di lettura

I Five Eyes ridisegnano la difesa delle telecomunicazioni. Nel mirino Cina, supply chain e superintelligenza

Le reti di telecomunicazione sono diventate uno dei principali terreni della competizione strategica internazionale. La loro sicurezza, la provenienza delle tecnologie utilizzate e le vulnerabilità introdotte dall’intelligenza artificiale rappresentano ormai questioni direttamente collegate alla sicurezza nazionale. È su queste premesse che i Five Eyes, l’alleanza di intelligence che riunisce Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e Nuova Zelanda, hanno concordato di rafforzare la cooperazione per proteggere le infrastrutture di comunicazione dalle minacce informatiche, con particolare attenzione alle attività riconducibili alla Cina.

L’intesa è stata raggiunta a Washington durante il terzo incontro annuale dei regolatori delle telecomunicazioni dei cinque Paesi, convocato dalla Federal Communications Commission (FCC) e conclusosi con una dichiarazione congiunta che stabilisce sette ambiti prioritari di collaborazione.

L’accordo comprende la protezione delle reti e delle infrastrutture critiche, la sicurezza delle catene di approvvigionamento tecnologico, il rafforzamento del coordinamento internazionale e il contrasto alle frodi digitali. Particolare attenzione è stata riservata anche al ruolo della superintelligenza nella sicurezza delle comunicazioni, un riferimento che segnala quanto rapidamente l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stia entrando nelle valutazioni strategiche dei governi occidentali.

La minaccia cinese e la sicurezza delle infrastrutture

Sullo sfondo dell’iniziativa rimane la crescente preoccupazione per le operazioni di cyberspionaggio condotte attraverso le infrastrutture di telecomunicazione.

Nel comunicato diffuso il 16 ottobre, la FCC richiama esplicitamente Salt Typhoon, il gruppo di hacker associato alle attività di cyberspionaggio sostenute dallo Stato cinese, indicandolo tra gli attori che cercano di sfruttare le vulnerabilità delle reti, compromettere sistemi sensibili e interferire con servizi essenziali.

Il riferimento è significativo perché evidenzia una trasformazione della percezione occidentale della minaccia informatica. Le telecomunicazioni costituiscono un’infrastruttura strategica attraverso cui transitano informazioni governative, comunicazioni commerciali e dati sensibili. La possibilità che attori ostili possano penetrarvi stabilmente pone problemi che superano la tradizionale protezione dei singoli sistemi informatici.

Da qui l’attenzione alla sicurezza delle supply chain, diventata una componente essenziale della competizione tecnologica tra Washington e Pechino. La provenienza delle apparecchiature, l’affidabilità dei fornitori e la possibilità di individuare vulnerabilità lungo la catena produttiva assumono una rilevanza direttamente collegata alla resilienza nazionale.

“Dalla promozione della sicurezza delle catene di approvvigionamento al contrasto degli attacchi informatici, il lavoro di questo gruppo continua a essere cruciale sia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti sia per la difesa del mondo libero”, ha dichiarato il presidente della FCC, Brendan Carr (in foto).

La superintelligenza entra nell’agenda

Uno degli aspetti più interessanti dell’incontro riguarda l’inclusione della superintelligenza tra le priorità della cooperazione.

Il comunicato non specifica quali iniziative operative saranno sviluppate in questo ambito, ma la scelta di inserirlo formalmente nell’agenda segnala l’attenzione dei regolatori verso le implicazioni di sistemi di intelligenza artificiale sempre più avanzati.

L’evoluzione di queste tecnologie potrebbe modificare profondamente sia le capacità di difesa delle infrastrutture digitali sia gli strumenti disponibili per comprometterle. L’automazione delle attività di identificazione delle vulnerabilità, l’analisi di grandi quantità di dati e la crescente sofisticazione degli attacchi rappresentano altrettanti elementi destinati a influenzare gli equilibri della cybersicurezza.

Il tema assume una dimensione strategica ulteriore considerando che le reti di telecomunicazione costituiscono anche l’infrastruttura attraverso cui vengono distribuiti e utilizzati numerosi servizi basati sull’intelligenza artificiale.

Verso un coordinamento più ampio

L’incontro ha affrontato anche l’armonizzazione delle regole per le certificazioni di sicurezza informatica, con una sessione guidata dalla commissaria FCC Olivia Trusty. Il riferimento è al rafforzamento della fiducia nei dispositivi e nei prodotti connessi, anche attraverso iniziative come il programma statunitense Cyber Trust Mark.

La FCC ha inoltre ampliato il formato della riunione, coinvolgendo altri Paesi partner in una nuova sessione dedicata alla collaborazione internazionale.

È un passaggio politicamente rilevante. La protezione delle telecomunicazioni richiede infatti un coordinamento che superi i confini della tradizionale alleanza di intelligence anglosassone, soprattutto considerando la natura transnazionale delle infrastrutture digitali.

La direzione indicata dai Five Eyes riflette una tendenza più ampia: la sicurezza delle reti sta diventando parte integrante delle politiche industriali, tecnologiche e di difesa. In un contesto caratterizzato dalla competizione con la Cina e dalla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, la capacità di costruire infrastrutture affidabili e catene di approvvigionamento sicure si configura sempre più come una componente della sovranità strategica.

  •  

Tra commercio e sicurezza, l’Adriatico torna al centro della geopolitica europea

La frammentazione dell’economia globale sta ridisegnando la geografia strategica dell’Europa. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente, le tensioni sulle rotte marittime, la competizione commerciale tra Stati Uniti e Cina e la crescente attenzione alla sicurezza delle infrastrutture stanno modificando il valore di porti e corridoi logistici. In questo scenario, il Mare Adriatico, a lungo considerato periferico rispetto ai grandi centri del commercio europeo, potrebbe assumere un ruolo sempre più importante nella sicurezza economica del continente.

È la tesi centrale di The New Centrality of the Adriatic Sea and Napa in the Age of Fragmentation, un rapporto realizzato dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) insieme alla North Adriatic Ports Association (Napa), con Roberto Italia, Giovanni Maria Della Gatta e Matteo Villa come autori principali. Il documento esamina come i cambiamenti negli equilibri internazionali stiano creando nuove opportunità per il sistema portuale dell’Alto Adriatico, individuando una questione che riguarda direttamente Bruxelles: quanto può contribuire questa regione alla resilienza strategica dell’Unione europea?

La risposta parte dalla geografia. I cinque porti dell’associazione – Ravenna, Trieste-Monfalcone, Venezia-Chioggia, Capodistria e Fiume – costituiscono una porta d’accesso naturale all’Europa centrale e orientale. Una nave proveniente da Busan, in Corea del Sud, può raggiungere il Nord Adriatico attraverso Suez percorrendo circa 2.000 miglia nautiche in meno rispetto a una destinazione nell’Europa settentrionale, con un risparmio teorico di circa cinque giorni.

Eppure, storicamente, i grandi porti del Northern Range, da Rotterdam ad Anversa, hanno dominato il commercio continentale grazie alla loro capacità logistica e alle connessioni con i mercati interni. Oggi, secondo l’Ispi, la crescente importanza della diversificazione delle rotte potrebbe contribuire a riequilibrare questa gerarchia.

La sicurezza economica cambia la geografia

Il punto di partenza del rapporto è che le infrastrutture marittime sono diventate parte integrante della sicurezza nazionale ed europea. Le crisi nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz hanno mostrato quanto le catene di approvvigionamento dipendano da pochi passaggi vulnerabili. La guerra in Ucraina ha trasformato il Mar Nero in uno spazio di confronto militare, mentre nel Baltico le minacce ibride russe aumentano l’attenzione verso le infrastrutture critiche.

In questo contesto, il Nord Adriatico offre un accesso meridionale ai mercati europei, complementare alle tradizionali rotte settentrionali. La sua importanza deriva anche dalla possibilità di collegare Mediterraneo, Balcani ed Europa centrale attraverso infrastrutture già inserite nelle reti transeuropee di trasporto.

Le prospettive economiche rafforzano questa valutazione. Secondo le proiezioni elaborate nel rapporto, il traffico complessivo dei porti Napa potrebbe aumentare da 144 milioni di tonnellate nel 2024 a circa 170 milioni nel 2031, una crescita del 18%. Un’espansione legata soprattutto alla domanda dei mercati retrostanti, alla diversificazione energetica e alla ricerca di collegamenti commerciali più affidabili. La geografia favorevole, tuttavia, non garantisce automaticamente competitività. La capacità ferroviaria, l’interoperabilità transfrontaliera e l’efficienza dei collegamenti terrestri rimangono decisive.

Dall’Adriatico ai nuovi corridoi eurasiatici

La nuova centralità dell’Adriatico si inserisce anche nella competizione per le connessioni tra Europa e Asia. Il rapporto dedica particolare attenzione all’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec), l’iniziativa lanciata al G20 di Nuova Delhi nel 2023 per sviluppare collegamenti commerciali, energetici e digitali attraverso India, Golfo, Medio Oriente ed Europa.

Per i porti adriatici, Imec rappresenta una possibile opportunità di integrazione nelle nuove reti eurasiatiche. Il documento sottolinea però che il corridoio richiederà anni per diventare pienamente operativo e dovrà superare ostacoli infrastrutturali e geopolitici considerevoli. Accanto a Imec, l’Ispi analizza il Middle Corridor, la rotta transcaspica che collega Asia centrale ed Europa aggirando la Russia. Entrambe le iniziative rispondono alla ricerca di ridondanza delle connessioni commerciali: una priorità crescente per un’Unione europea che intende ridurre le proprie vulnerabilità senza rinunciare all’apertura internazionale. Il Nord Adriatico potrebbe così consolidarsi come punto di convergenza tra diverse direttrici, collegando i flussi mediterranei con quelli provenienti dai Balcani, dal Caucaso e dall’Europa orientale.

Energia, difesa e infrastrutture digitali

La dimensione commerciale costituisce soltanto una parte del potenziale individuato dall’Ispi. I porti adriatici sono già importanti per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici europei, soprattutto verso i Paesi senza accesso diretto al mare. La riduzione della dipendenza dagli idrocarburi russi ha rafforzato il valore strategico delle infrastrutture regionali.

A questo si aggiungono la transizione energetica, i progetti di decarbonizzazione e le prospettive della connettività digitale, compreso il futuro sistema di cavi sottomarini GreenMed. Il rapporto attribuisce inoltre crescente rilevanza alla mobilità militare. In un’Europa impegnata ad aumentare gli investimenti nella difesa, porti, ferrovie e collegamenti intermodali diventano infrastrutture a duplice uso, necessarie anche per il trasferimento di materiali e mezzi verso il fianco orientale della Nato. È qui che la centralità adriatica assume una dimensione propriamente strategica: quella di un sistema capace di contribuire simultaneamente alla competitività economica, alla sicurezza energetica e alla resilienza europea.

La sfida per Bruxelles

La trasformazione descritta dall’Ispi richiede investimenti e coordinamento. Il rapporto individua 43 progetti infrastrutturali collegati alla rete TEN-T nei porti Napa, per circa 3,26 miliardi di euro. Ma evidenzia anche i rischi di interventi frammentati, incapaci di risolvere le strozzature lungo i corridoi logistici. La proposta è considerare i cinque porti come un sistema integrato, preservandone le specializzazioni e rafforzando la cooperazione transfrontaliera. Un modello di governance che potrebbe offrire indicazioni utili anche ad altre regioni europee.

Il messaggio politico arriva mentre l’Unione negozia il prossimo quadro finanziario pluriennale. Per Bruxelles, riconoscere la centralità dell’Adriatico significherebbe investire in una geografia economica europea più diversificata, capace di sostenere l’integrazione dei Balcani e dell’Europa orientale. La conclusione del rapporto è, in definitiva, una sollecitazione strategica: in un mondo nel quale le rotte commerciali sono sempre più esposte alle rivalità geopolitiche, la sicurezza europea dipenderà anche dalla capacità di moltiplicare gli accessi al continente. E l’Adriatico potrebbe diventare uno dei protagonisti di questa trasformazione.

  •  
❌