Crisi di Hormuz, Trump annuncia l’accordo: mercati scettici, traffico incerto e noli in crescita
Le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump su un presunto accordo imminente con l’Iran hanno alimentato nuove speranze di una possibile normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz.
«Oggi abbiamo concluso la guerra con l’Iran» ha annunciato Trump, specificando che sarebbe stato raggiunto «un grande accordo», la cui firma potrebbe arrivare nei «prossimi giorni». Da parte iraniana il portavoce del Ministero degli Affari Esteri ha confermato l’esistenza di una proposta attualmente al vaglio della leadership di Teheran, precisando che gran parte della bozza sarebbe stata accettata, pur permanendo alcune «red lines» ancora da superare.
È evidente un po’ di scetticismo collettivo per un accordo in grado di porre fine alle ostilità e di garantire la piena riapertura dello Stretto di Hormuz, come svolta positiva per il commercio marittimo globale e per la stabilità delle catene logistiche internazionali. L’invito alla prudenza è diffuso. Lo scetticismo è comprensibile alla luce dei numerosi annunci su un’intesa imminente lanciati da Trump nel corso degli ultimi due mesi, senza che finora si sia giunti a una soluzione definitiva della crisi.
Dall’inizio del conflitto, nello stretto di Hormuz l’United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) ha ricevuto 67 segnalazioni di incidenti, di cui 36 riguardanti navi direttamente colpite e 9 episodi con esplosioni di droni o missili avvenute a breve distanza dalle unità mercantili. Il dato viene ripreso dall’analista danese di shipping, Lars Jensen.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha reso noto attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma X di aver intercettato e fermato una petroliera accusata di aver violato il blocco imposto nello Stretto di Hormuz. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità statunitensi, si tratterebbe della petroliera M/T *Jalveer*, unità battente bandiera della Guinea-Bissau. L’episodio rappresenta il terzo intervento di questo tipo registrato nell’ultima settimana, a conferma delle persistenti tensioni che continuano a interessare una delle principali rotte marittime strategiche per il commercio energetico mondiale.
Permane inoltre una forte divergenza nella comunicazione ufficiale dalle due parti. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) continua infatti a sostenere che lo stretto sia aperto alla navigazione commerciale, mentre l’Iran afferma il contrario. «Osservando le navi con AIS attivo non si rilevano cambiamenti nei modelli di navigazione che possano indicare una reale riapertura nel corso dell’ultimo giorno», rileva Jensen.
Noli container ancora in crescita
Le tensioni geopolitiche continuano a riflettersi anche sul mercato dei container. I noli spot rilevati dal World Container Index (WCI) hanno registrato ulteriori aumenti, sebbene con una velocità inferiore rispetto a quella osservata nella settimana precedente. E’ quanto rilevato ceo di Vespucci Maritime.
Sulle rotte Asia-Nord Europa i livelli tariffari risultano ora superiori di circa 300 dollari per FEU rispetto al picco stagionale registrato nel 2025, mentre sulla direttrice Asia-Mediterraneo il differenziale positivo raggiunge i 1.039 dollari per FEU.
Diversa la situazione sul Transpacifico, dove i valori restano ancora al di sotto dei massimi dello scorso anno. Le tariffe verso la West Coast statunitense risultano inferiori di 1.231 dollari per FEU rispetto ai picchi del 2025, mentre sulla East Coast il divario negativo è di 1.415 dollari. Jensen ricorda tuttavia che il picco dello scorso anno fu particolarmente accentuato e di breve durata, anche a causa degli effetti della guerra commerciale.
Storicamente, osserva l’analista, il massimo stagionale sulle rotte Asia-Europa tende a verificarsi tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, mentre nel Pacifico viene generalmente raggiunto già a metà giugno.
Le compagnie preparano nuovi aumenti
Nel frattempo le compagnie marittime stanno introducendo nuovi aumenti tariffari. Come evidenziato dall’analista:
CMA CGM
CMA CGM ha annunciato un Peak Season Surcharge (PSS) di 4.000 dollari per FEU (container da 40 piedi) sulle spedizioni da Asia, Estremo Oriente e Subcontinente indiano verso gli Stati Uniti a partire dal 10 luglio. Considerando che gli attuali noli spot del WCI si attestano intorno a 4.700 dollari per FEU verso la West Coast e a 5.900 dollari verso la East Coast, l’applicazione integrale del sovrapprezzo porterebbe le tariffe oltre i livelli raggiunti nel 2024 durante la fase più critica della crisi del Mar Rosso.
La compagnia francese ha inoltre comunicato una tariffa FAK (Freight All Kinds) di 6.300 dollari per container da 40 piedi dall’Asia al Nord Europa a partire dal 1° luglio, accompagnata da un ulteriore PSS di 1.000 dollari per TEU sui contratti di durata superiore a 30 giorni. Attualmente il WCI sulla stessa rotta si colloca poco sotto i 3.800 dollari per FEU.
Per il Mediterraneo, CMA CGM ha fissato nuovi livelli FAK pari a 7.700 dollari per il Mediterraneo occidentale e 8.500 dollari per il Mediterraneo orientale, introducendo contestualmente un PSS di 2.800 dollari per container da 40 piedi. Il tasso spot verso Genova supera oggi di poco i 5.100 dollari per FEU.
HMM
Anche la compagnia sudcoreana HMM ha annunciato un General Rate Increase (GRI) di 3.000 dollari per container da 40 piedi sulle rotte transpacifiche dirette verso Stati Uniti, Canada e Messico con decorrenza dal 15 luglio.
Il mercato continua quindi a muoversi in un contesto di forte incertezza, nel quale l’evoluzione della crisi in Medio Oriente e l’eventuale riapertura effettiva dello Stretto di Hormuz restano i principali fattori destinati a influenzare sia la sicurezza della navigazione sia l’andamento dei noli nelle prossime settimane.
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