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Google limita l’installazione di app fuori dal Play Store, la conferma

Google conferma che installare app fuori dal Play Store su Android diventerà un processo complesso. Il pretesto è la sicurezza.
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Nuova guerra commerciale tra Stati Uniti e UE?

L'Unione europea potrebbe imporre dazi per 93 miliardi di dollari in risposta alle minaccia di Trump di introdurre dazi del 10% a 8 paesi europei.
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Outlook inutilizzabile dopo l’aggiornamento di Windows 11

Windows 11 KB5074109 manda in crash Outlook. Microsoft conferma il problema, ma non offre soluzioni. Si può solo disinstallare l'update.
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Migliori SSD M.2 NVMe economici (gennaio 2026)
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Per potenziare l’efficacia del sistema immunitario bisogna allenare il cervello alla felicità
Come usare ChatGPT Translate per la traduzione, pro e contro

OpenAI ha appena lanciato ChatGPT Translate, il rivale di Google Translate. Ecco come si usa e quali sono i pro e i contro.
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Le migliori alternative a Dropbox 2026

Vediamo insieme quali sono le migliori alternative Dropbox per conservare i file personali nel cloud in tutta sicurezza.
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NeN Dieci: il prezzo della luce bloccato per 10 anni, senza sorprese

NeN Dieci blocca il prezzo luce per 10 anni: rata fissa, energia 100% rinnovabile, zero penali e massima trasparenza per chi vuole stabilità e semplicità.
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Accordo USA-Taiwan sui chip: investimenti e dazi ridotti

Gli Stati Uniti hanno sottoscritto un accordo con Taiwan che prevede un investimento da 250 miliardi di dollari per la costruzione di fabbriche.
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Esplosione nello studio Rockstar di GTA 6

Un'esplosione ha colpito la sede di Rockstar North a Edimburgo: nessun ferito, indagini in corso e dubbi su possibili ritardi per GTA 6.
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iPhone 18 costerà di più, Apple non sfugge alla crisi delle RAM

La carenza globale di RAM travolge anche Apple. Dopo Samsung e Xiaomi, anche Cupertino è costretta ad alzare i prezzi dell'iPhone 18.
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SPID a pagamento? Usa CIE con questo lettore contactless a -45%

Amazon sta proponendo il lettore contactless Trust Ceto compatibile con CIE in forte sconto: un'alternativa allo SPID a pagamento.
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Colossus 1 e 2: xAI ha generato elettricità illegalmente

Le turbine a gas metano temporanee, usate da xAI per fornire elettricità ai data center Colossus 1 e 2, devono ottenere una preventiva autorizzazione.
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Addio smartphone ASUS: niente più Zenfone e ROG Phone

ASUS conferma l'uscita dal mercato smartphone: nessun nuovo modello in arrivo, ma supporto garantito per quelli già acquistati dagli utenti.
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La crisi della RAM rende più care anche le DDR3

La crisi della RAM rende introvabili le DDR5 e fa tornare di moda DDR4 e DDR3: i prezzi delle vecchie memorie salgono vertiginosamente.
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Chrome con le skill di Gemini: sempre più AI nel browser

Google sta preparando le skill di Gemini per Chrome: l'AI potrà agire come agente autonomo, eseguendo operazioni complesse nel browser.
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LinkedIn è un paradiso per i cybercriminali

LinkedIn è un paradiso per i cybercriminali perché ci sono informazioni che possono essere sfruttate per rubare le credenziali o effettuare truffe.
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Finto portale SPID su Google Sites: l’ennesima truffa

Una nuova campagna di phishing sfrutta il nome di SPID per rubare dati personali e bancari tramite email e un falso portale su Google Sites.
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ChatGPT: essere maleducati migliora le risposte, lo studio

Uno studio dell'Università della Pennsylvania rivela un paradosso sconcertante, più si è scortesi con ChatGPT, più le sue risposte diventano accurate.
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Allenamento intenso e malattie autoimmuni: uno studio mostra un effetto sorprendente sui muscoli fragili
Una ricerca del Karolinska Institutet svedese suggerisce alle persone affette da malattie muscolari autoimmuni sessioni di ginnastica brevi e ad alta funzionalità. Secondo gli scienziati, la funzione muscolare migliorerebbe senza aumentare il danno infiammatorio. Tra le malattie muscolari autoimmuni elenchiamola polimiosite e la dermatomiosite, sforzi intensi erano associati a un aggravamento dell’infiammazione muscolare. La ricerca svedese rivede questa definizione con dati alla mano.
Lo studio ha coinvolto 23 adulti con diagnosi recente di miopatia infiammatoria. I volontari sono stati divisi in due gruppi, il primo eseguiva esercizio moderato a domicilio. Il secondo, invece, allenamenti intensi controllati, HIIT, tre volte a settimana per 12 settimane. Ogni sessione prevedeva sei sprint da 30 secondi su cyclette, due minuti di intervallo con pedalata leggera. L’esperimento ha adottato carichi adatti alle capacità individuali (personalizzati) e monitoraggio della frequenza cardiaca. I risultati si sono visti dopo tre mesi, vediamoli insieme.
Sport personalizzato e monitorato per muscoli fragili, ecco tutti i risultati dei test sui due gruppi e le conclusioni. Si vogliono superare altre frontiere con le malattie autoimmuni
Il gruppo HIIT ha migliorato la capacità aerobica fino al 16% e la resistenza fino a esaurimento del 23%. Questi risultati sono il doppio rispetto al gruppo moderato, di esercizi più lievi in contesto domestico. Le biopsie muscolari hanno evidenziato una maggiore attivazione delle proteine mitocondriali, importanti nella produzione di energia. I marcatori ematici, invece, non hanno rilevato danni muscolari o altri segnali clinici preoccupanti. Significa che sport intenso supervisionato e con approccio personalizzato è fattibile con le malattie muscolari autoimmuni, anzi si è registrato anche il ripristino dei meccanismi energetici cellulari.
Sono tutte informazioni importanti per migliorare la salute nonostante la presenza di una malattia autoimmune. Il movimento evita il sovrappeso, la mancanza di agilità, fiato e energia anche in azioni semplici come camminare, salire le scale o svolgere attività domestiche. Cuore e livelli di stress risultano migliorati dall’attività fisica che richiede impegno energetico.
Gli esperti sottolineano che l’allenamento intenso non è adatto a tutti. Con le malattie autoimmuni alcuni monitoraggi rimangono necessari, nonostante i risultati positivi dell’esperimento. Il punto forte della strategia sono la personalizzazione e la supervisione, che possono essere applicati anche dove non si fanno esercizi intensi come l’HIIT, ma più lievi e costanti, sempre dove è possibile eseguirli e senza contrastare le terapie in corso.
Allenamento intenso e malattie autoimmuni: uno studio mostra un effetto sorprendente sui muscoli fragili è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Scopri le migliori offerte su eBay per risparmiare senza rinunciare alla migliore qualità disponibile! Puoi anche pagare a rate tasso zero.
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Australia: ban per quasi 5 milioni di under 16

Le piattaforme che devono rispettare la legge australiana hanno bloccato l'accesso a circa 4,7 milioni di account di utenti con età inferiore a 16 anni.
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Compra occhiali Ray-Ban Meta, finisce nel deserto a cercare alieni

Daniel compra gli occhiali Ray-Ban Meta per curiosità. Sei mesi dopo vaga nel deserto aspettando gli alieni, convinto di essere una figura messianica.
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Fertilizzanti rivestiti e inquinamento invisibile: la ricerca che svela come le microplastiche raggiungono le spiagge
Le microplastiche derivanti da PCF, fertilizzanti rivestiti di polimeri, contaminano le spiagge e i campi agricoli in Giappone e nei paesi con cui hanno scambi commerciali. Così, i ricercatori della Tokyo Metropolitan University hanno iniziato a studiare il loro percorso: come fanno le microplastiche dei fertilizzanti a finire dalla spiaggia in mare oppure in un altro paese? I PCF sono capsule ricoperte con all’interno sostanze nutritive che vengono rilasciate gradualmente sui terreni.
Vengono utilizzate in Cina e Giappone nelle risaie, nelle coltivazioni di grano e mais. Anche Stati Uniti, Regno Unito ed Europa occidentale utilizzano i fertilizzanti rivestiti di polimeri. In percentuale superano la soglia del 50 fino al 90% dei detriti plastici poi ritrovati sulle spiagge giapponesi.
Significa che, quando non vengono accidentalmente inviate negli altri paesi, arrivano nel paese nipponico. I percorsi accidentali di questi inquinanti provenienti dall’agricoltura non erano stati ancora studiati nelle quantità, conseguenze e, soprattutto, nei percorsi.
Il misterioso percorso dei fertilizzanti agricoli che diventano plastica galleggiante tra fiumi e mari emerge dalle indagini al microscopio: nei dettagli la ricerca del team di Tokyo
I ricercatori universitari di Tokyo, guidati dal Professor Masayuki Kawahigashi e dal Dott. Dolgormaa Munkhbat, hanno studiato ben 147 terreni agricoli vicini a 17 spiagge. Ci sono due tipi di aree considerate: vicini alle foci dei fiumi e con punti di drenaggio agricolo che sversano nel mare. Questi ultimi inquinano di più rispetto alle zone fluviali. Qui il 77% dei PCF rimane sul terreno e quasi il 23% diventa, nelle acque, plastica mancante, ovvero si frantuma in detriti e si accumula sui fondali alle microplastiche già esistenti. I punti di drenaggio diretti vedono l’azione delle onde portare via subito il 28%; l’inquinamento agricolo viene trasportato tanto in acqua quanto in altre spiagge o terreferme.
I ricercatori, con microscopio, hanno analizzato gli accumuli che rilasciano in acqua: le capsule di fertilizzante sono composte da ferro e ossido di alluminio, tutti elementi che creano frammenti pesanti nell’acqua, quindi galleggiabili. Per questo finiscono più in ritardo di altre microplastiche sui fondali e sporcano l’acqua in superficie, rilasciata poi sulle spiagge. La circolazione dei PCF, conclude il comunicato stampa dell’istituto di ricerca, è da monitorare e considerare un problema globale nelle politiche anti-inquinamento.
Fertilizzanti rivestiti e inquinamento invisibile: la ricerca che svela come le microplastiche raggiungono le spiagge è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Caffè negli scarichi: perché questo gesto può diventare pericoloso
Sul caffè da buttare nei lavandini circolano da decenni tantissime voci e la rete ha contribuito a diffondere cattive abitudini. Il consiglio migliore da seguire è di non gettarne nulla negli scarichi di bagni o cucina ma di smaltirlo negli appositi contenitori. Il caffè inquina gli ecosistemi acquatici e per questo una donna londinese, a Richmond, ha ricevuto una multa da 149–150 sterline britanniche (circa 172 euro o 200 dollari) per l’abitudine di versare nello scarico il caffè.
Sia liquido che rimasto nella macchinetta, il caffè fa danno ecologico e i comuni, tra nettezza urbana e altri servizi, sono impegnati anche nella pulizia di mari e coste. È il Daily Coffee News a riportare questa storia. Si legge che la signora ha gettato il caffè prima di salire su un autobus. Il consiglio ha deciso poi di revocare la sanzione.
Dati, ricerche e controlli più severi: ecco cosa deve sapere l’opinione pubblica sul caffè e sui contaminanti non degradabili
Quindi, il caffè per il comune londinese in questione, inquina o meno? Crea un danno ambientale oppure no? Il fatto può sensibilizzare l’opinione pubblica, soltanto nel Regno Unito si consumano in un giorno 98 milioni di tazze di caffè e nel mondo 2 miliardi. Significa anche bicchierini di carta o plastica, bastoncini o cucchiaini di scarto, bustine dello zucchero che vanno a finire chissà dove.
Dato che in questi giorni stanno uscendo tante notizie sulle conseguenze dell’inquinamento urbano, ecco la posizione di Kevin Collins, scienziato ambientale. Milioni di tazze o tazzine gettate negli scarichi creano problemi a fiumi e corsi d’acqua. I livelli di caffeina nei sistemi fognari sono già a livelli di emergenza. Uno studio ha esaminato 258 fiumi di 104 paesi, la caffeina è presente nella metà dei siti campionati fino in Antartide.
Che cosa succede di specifico nel Regno Unito con il caffè? Innanzitutto è bene sapere che la bevanda energizzante tanto amata è resistente alla decomposizione, per questo è stato inserito tra i contaminanti che danneggiano piante, insetti e altri ecosistemi. In Inghilterra ci sono sistemi fognari combinati, le tubazioni trasportano sia l’acqua piovana che le acque reflue domestiche. Finiscono tutte negli impianti di trattamento, la caffeina non viene decomposta del tutto dagli impianti e non viene trasportata via del tutto dalle tubature. Finirà sicuramente nei corsi d’acqua e nei fiumi che poi sversano su mari e laghi.
Caffè negli scarichi: perché questo gesto può diventare pericoloso è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Nuova tecnologia in Germania: miscele di carburanti intelligenti e CO₂ monitorata in tempo reale
Miscelare combustibili per creare una soluzione più ecologica e meno costosa è possibile. Lo sta facendo un impianto a Mannheim, in Germania, gestito da Exolum Mannheim GmbH con il supporto tecnico del Karlsruhe Institute of Technology (KIT). La miscela flessibile è tra combustibili a base di elettricità o biogeni e a base di fossili.
L’impianto ha documentato a livello digitale il risparmio in CO2 per ogni fornitura. La tecnica si chiama reFuel e prevede un controllo delle quantità nell’unire diversi combustibili, la strada è comunque fattibile per altre realtà produttive. Thomas Hirth è docente e vicepresidente per il trasferimento e gli affari internazionali di KIT, l’istituto tecnico di supporto. Da esperto sottolinea l’importanza di poter documentare subito un successo grazie alla digitalizzazione.
Tecnologia a sensori e impianto a tre serbatoi per combustibili rinnovabili, elettrici e fossili: le caratteristiche tecniche dell’impianto a Mannheim, in Germania
L’economia è interconnessa, soprattutto in aree impegnate dall’industria alla politica a creare modelli virtuosi per l’ambiente. Ed è un’urgenza, visto che bisogna dare informazioni trasparenti sull’impatto climatico che più preoccupa gli esperti. L’unione di combustibili ecologici è importante per l’economia locale.
Thomas Hirth afferma: “Qui è possibile miscelare carburanti prodotti localmente. Questo promuove l’utilizzo e l’incremento della produzione e quindi la sicurezza dell’approvvigionamento nel settore dei carburanti. Con questo progetto vogliamo consentire l’utilizzo di benzina più rispettosa del clima nei porti del Lago di Costanza e da parte della polizia statale, nonché di carburanti per l’aviazione più sostenibili negli aeroporti statali. Grazie all’infrastruttura digitale, il risparmio di CO2 può essere persino visualizzato sulla ricevuta del carburante”.
La tecnologia di misurazione per le miscele di carburanti è dotata di sensori e software di calcolo dei gas serra. L’impianto pilota ha tre serbatoi di stoccaggio, i combustibili sono divisi tra rinnovabile, elettrico e fossile. Ogni fornitura segue un processo di imbottigliamento. Le aziende possono anche monitorare l’impronta di carbonio e quando sono fuori dai requisiti di legge sulle emissioni. Il servizio di contabilizzazione CO2 rappresenta un incentivo e una comunicazione importante per i clienti, la notizia ha meritato la diffusione tra i media di un comunicato stampa.
Nuova tecnologia in Germania: miscele di carburanti intelligenti e CO₂ monitorata in tempo reale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Nasce Italia 2050 con la madre di tutte le domande: in che “brodo” climatico vivremo?
Vi siete mai chiesti quanto ci mette ad essere identificato un Bug del Kernel Linux? Eccovi la risposta!

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Mammiferi marini: perché le loro reti sociali influenzano la diffusione delle malattie
Studiare delfini, balene e altri mammiferi marini cambia la prospettiva anche dei ricercatori. La dimostrazione arriva dalle poche immagini pubblicate da Scimex con un comunicato stampa. Lo studio che racconta è dedicato alla diffusione delle malattie in mare legate agli animali marini più sociali. Secondo diversi dati e osservazioni, balene, delfini e altri mammiferi sociali facilitano la trasmissione di malattie tra individui.
Il rischio ricade soprattutto sulle specie rare o minacciate; la ricerca è della Flinders University. Il team ritiene importante comprendere le reti sociali di ogni specie per prevedere e gestire le epidemie negli oceani. Grandi aree acquatiche stanno subendo danni importanti da cambiamenti climatici, inquinamento e attività umane; anche la vita delle grandi specie è fortemente influenzata negli spostamenti e nelle abitudini.
Il professor Guido J. Parra dà dati precisi sulle malattie infettive. Nei mammiferi marini sono poco studiate e non sono considerate le loro conseguenze. Sono elevate, addirittura le definiscono un pericolo per oltre un quarto delle specie minacciate. Gli oceani e i mari hanno come fattori di stress pesca, degrado di habitat e inquinamento, che indeboliscono il sistema immunitario.
La geografia del mare ricostruita studiando vita e relazione dei grandi mammiferi oceanici: raccontiamo il CEBEL dedicato ai cetacei e tutte le prospettive di ricerca e prevenzione
I mammiferi che compongono reti sociali e magari nuotano in grandi gruppi diffondono malattie che si aggiungono alle componenti umane e ambientali. Arrivano poi le considerazioni di Caitlin Nicholls: i dati storici sono importanti per mappare comportamenti e connessioni sociali. I grandi mammiferi di gruppo, quando hanno iniziato a diventare diffusori di malattie o epidemie? Per la ricercatrice bisogna studiare gli individui altamente connessi e in relazione anche con l’uomo, attraverso l’avvicinamento a barche e siti umani. I delfini hanno legami più frequenti e mostrano maggiori probabilità di malattie a rischio epidemico.
Come per gli esseri umani, anche per delfini e balene si parla di prevenzione e diagnosi precoce sulla loro salute. Ricerche e ricercatori devono aumentare sugli animali più sociali e i loro habitat. Il CEBEL è un’importante iniziativa di studio sui cetacei, anche loro animali che legano molto tra di loro e curiosi verso l’uomo. Attraverso questo laboratorio si stanno studiando interazioni, comportamenti e abitudini. La ricerca fin qui raccontata è stata pubblicata su Mammal Review.
Mammiferi marini: perché le loro reti sociali influenzano la diffusione delle malattie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Il ruolo dell’attività fisica nelle adolescenti: lo studio che apre nuove piste sui fattori di rischio
Si avvicinano i mesi primaverili ricchi di eventi di divulgazione e attenzione sul tema del cancro al seno. Le ricerche sono molte e ci dicono tutte qualcosa su prevenzione e fattori di rischio. Due istituti importanti – Mailman School of Public Health della Columbia University e Herbert Irving Comprehensive Cancer Center (HICCC) – hanno pubblicato uno studio dedicato all’attività fisica ricreativa sulle adolescenti.
Ha un impatto significativo sui fattori di rischio per il tumore alla mammella. Il movimento durante l’adolescenza è importante per tanti motivi. Nelle giovani donne questo periodo è di sviluppo pieno del tessuto mammario, può essere influenzato dallo stress e dagli stili di vita. Sono biomarcatori importanti che si possono già analizzare dal punto di vista medico.
Le ricerche sull’attività fisica ricreativa si erano concentrate solo sugli adulti. Le donne che praticano più sport anche per rilassarsi o svagarsi hanno il 20% di rischio in meno sul tumore. Adesso, sono state fatte analisi sulle fasi giovanili. 85 ragazze con età media di 16 anni hanno dato la possibilità ai ricercatori di esaminare dati dopo attività fisiche a riposo e organizzate. Sono stati valutati prelievi di sangue, di urine e tessuto mammario.
Primo studio urbano e multi-etnico su salute e prevenzione sotto i 18 anni: cosa evitano di fare le ragazze e che impatto ha sulla loro crescita? Una case history particolare
Chi pratica almeno due ore di ginnastica settimanale presenta meno densità mammaria, meno acqua nel tessuto e biomarcatori di stress nelle urine. La coorte studiata è urbana, di New York, quartieri diversi tra cui Harlem e South Bronx. Le adolescenti hanno permesso di fare uno studio di raffronto anche con ragazze afroamericane e ispaniche. Si è scoperto che nella metropoli più famosa al mondo più del 50% delle partecipanti non praticava attività fisica ricreativa settimanale.
La ricerca è importante perché spinge a promuovere anche sport e attività ricreative a fianco a scuola e prime esperienze lavorative. A studiare i dati, Rebecca Kehm e Mary Beth Terry hanno sottolineato l’importanza dei diversi biomarcatori misurati e rilevati nei tessuti. L’attività fisica in adolescenza riduce i fattori di rischio per il cancro agendo su tanti aspetti, partendo anche dal peso corporeo ma anche dal benessere psicofisico. Una verità detta e ridetta dai media, ma che in realtà aveva ancora bisogno di studi specifici e longitudinali.
Il ruolo dell’attività fisica nelle adolescenti: lo studio che apre nuove piste sui fattori di rischio è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Cemento autopulente di nuova generazione: cosa rende speciale la formula alla dolomite
Tante città applicano materiali autopulenti e anti-sporco sulle strade e anche sui selciati. Una dimensione del lavoro urbano anti-spreco e inquinamento, allo stesso tempo. Soluzioni di questo tipo crescono per più dimensioni, ce lo racconta Bioengineer. Il minerale di dolomite è la componente chiave di un cemento autopulente a base di ossicloruro di magnesio, sviluppato da un team di ricercatori. I loro nomi sono Rodríguez-Alfaro, Torres-Martínez e Luévano-Hipólito.
Il cemento a base di dolomite riesce arespingere sporco e contaminanti con una reazione fotoindotta. Sfrutta l’esposizione a umidità e raggi ultravioletti del sole per decomporre i residui organici. In genere, molti materiali esposti all’aria si ripuliscono con l’acqua piovana. Il cemento a base di dolomite dà alle piogge naturali un potere più forte di pulizia delle superfici, riducendo così la necessità di impiegare detergenti chimici. Un materiale non solo autopulente ma anche resistente e duraturo, è stato pensato per le costruzioni sostenibili, urbane e edilizie.
Borghi storici e città turistiche più puliti e sostenibili grazie al cemento autopulente: contro muffe, sporco e impronta di carbonio. Per Rodríguez-Alfaro e Luevano-Hipólito l’evoluzione non è finita
Il cemento autopulente è stato testato su diverse tipologie di degrado superficiale, ad esempio le muffe e gli accumuli di sporco. I costi di manutenzione e pulizia risultano dimezzati, ed è un fattore importante con i cambiamenti climatici in corso ma anche fenomeni di inquinamento degradanti mura e superfici.
La dolomite è una materia prima locale disponibile, il suo utilizzo riduce l’impronta di carbonio. Può essere sfruttata tanto dalle grandi città che dai borghi e dai paesi con palazzi caratteristici o in ricostruzione. I ricercatori vogliono andare oltre allo sviluppo del nuovo cemento autopulente e far crescere applicazioni e innovazioni.
Il prossimo passo sarà lo studio di variabili dell’interazione tra ossicloruro di magnesio e dolomite, lo studio di additivi e il miglioramento di resistenza e autopulizia. Rodríguez-Alfaro e Luevano-Hipólito parlano di una svolta nell’edilizia significativa e verso la sostenibilità. In fondo, costruire non significa soltanto mettere su palazzi, case e architetture belle, ma anche che non danneggiano l’ambiente e lo aiutano a mantenersi pulito. Il cemento autopulente potrà essere utilizzato anche in contesti residenziali, commerciali, domestici e scolastici.
Cemento autopulente di nuova generazione: cosa rende speciale la formula alla dolomite è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Alzheimer, un segnale precoce nelle onde cerebrali: il nuovo indizio che potrebbe cambiare l’approccio clinico
Aumentano gli studi sul predire la malattia di Alzheimer e quindi l’arrivo di macchinari diagnostici o analisi più potenti di quelli che abbiamo. Uno studio pubblicato su Imaging Neuroscience racconta l’importanza delle onde cerebrali. C’è un segnale specifico importante che può prevedere la malattia con precisione due anni prima. Gli esperti lo definiscono un biomarcatore sensibile e può essere scoperto con unatecnica di imaging non invasiva chiamata magnetoencefalografia (MEG).
Lo studio è di un team internazionale di neuroscienziati: Brown University negli Stati Uniti, Università Complutense di Madrid e Università di La Laguna in Spagna. Sono state analizzate le attività delle onde cerebrali a riposo di 85 pazienti con lieve deterioramento cognitivo. In pratica, esiste un prima e un dopo la comparsa dell’Alzheimer, rilevato anche su chi già soffriva di rallentamento neuronale. Questa differenza ha svelato segnali specificidella malattia. In particolare, le onde beta erano a frequenza inferiore, con una potenza e una durata meno forti rispetto a chi non aveva sviluppato la malattia nello stesso periodo.
La tecnica MEG è consigliata sui pazienti dai 60 anni, la dottoressa Jones promette un ulteriore sviluppo clinico non solo predittivo ma anche terapeutico sull’Alzheimer
Stephanie Jones della Brown parla specificamente di segnali elettrici prima e dopo: compaiono nei due anni di formazione e crescita della malattia. “Poter osservare per la prima volta in modo non invasivo un nuovo marcatore precoce della progressione del morbo di Alzheimer nel cervello è un passo davvero entusiasmante”, sono le sue parole.
L’analisi strumentale sperimentata funziona anche su pazienti sani intorno ai 60 anni. Le onde cerebrali che hanno rilevato i picchi elettrici appartengono alle sfere di apprendimento, memoria e funzione esecutiva. Dopo le analisi, sono stati subito osservati comportamenti e azioni associate alle tre dimensioni compromesse tanto dal morbo quanto dal generale deterioramento cognitivo.
La dottoressa Jones, alla fine dello studio, ha affermato: “Ora che abbiamo scoperto le caratteristiche degli eventi beta che predicono la progressione del morbo di Alzheimer, il nostro prossimo passo è studiare i meccanismi di generazione utilizzando strumenti di modellazione neurale computazionale”.
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Puntini rossi nel cosmo primordiale: nuove analisi indicano un’origine inattesa e affascinante
Gli astronomi osservano da anni dei puntini rossi del cosmo primordiale e post Big Bang, risalenti a centinaia di milioni di anni successivi allo storico evento evolutivo. Li chiamano Little Red Dots, sono visibili con il JWST, James Webb Space Telescope. Che cosa sono? Gli scienziati se lo sono chiesti per molto tempo e finalmente compare su di loro uno studio dedicato.
Le prime ipotesi non portavano a delle galassie primordiali o a nuclei galattici attivi. Troppo deboli per essere dei buchi neri supermassicci, nello spazio hanno un ruolo cosmico da scoprire. Ci pensa Vadim Rusakov dell’Università di Copenaghen a fornire qualche spiegazione. I puntini rossi sono dodici, si collocano su una riga spettrale composta da idrogeno caldo.
Attorno a loro o emesso c’è del gas, forse a emissione libera. Un lato della formazione dei dodici punti rossi si presenta a forma di tenda e presenta gas denso, ionizzato e a diffusione. La descrizione conclusiva e descrittiva di Rusakov quindi è di un insieme di bozzoli di gas molto densi e in rapido movimento attorno a una sorgente. Il colore rosso è la loro composizione o luce trasmessa?
Lo studio di Vadim Rusakov e del suo team non esclude la possibilità di futuri quasar e buchi neri giovani e misteriosi: ecco tutte le novità
Qui viene il bello: il team guidato da Vadim Rusakov dà un’informazione che contrasta con le ipotesi precedenti. I puntini rossi sono giovani buchi neri con masse tra i 10.000 e i 10 milioni di masse solari. Non producono solo gas ma anche forte energia antigravitazionale e attrattiva. I buchi neri così descritti portano a parlare di tanti supermassicci riuniti nella linea di idrogeno.
Perché gli scienziati affermano questo? Perché il colore rosso e l’apparire insieme sono l’effetto di una luminosità forte e nell’infrarosso, causata da un denso bozzolo di gas che li alimenta. Ci sono le emissioni X e anche di radio, ma sono indebolite dalla densità ionizzata. Il bozzolo genera calore e forte energia; i buchi neri appaiono per questo come piccoli puntini neri che incuriosiscono da sempre gli osservatori astronomici. Anche perché la ricerca, rilanciata da Scimex, parla non di semplici giovani buchi neri ma di futuri quasar in formazione.
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Microgravità e cervello: la scoperta che rivela cosa succede agli astronauti dopo il rientro sulla Terra
La microgravità sperimentata dagli astronauti nello spazio ha effetti di lungo periodo sul corpo umano. Dopo un viaggio nello spazio, si hanno difficoltà di adattamento sulla Terra, gli scienziati, grazie a una nuova ricerca, ne descrivono le conseguenze. Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. L’organo che più di tutti vive i micro effetti di una sola settimana nello spazio è il cervello. Le alterazioni possono durare almeno sei mesi, soprattutto se i viaggi si allungano oltre i sette giorni.
Forse gli astronauti non sempre se ne accorgono; gli esperti parlano di cambiamenti impercettibili che toccano anche pochissimi millimetri di massa cerebrale. Ma quali regioni del cervello vengono compromesse nel poco? I risultati indicano le regioni associate all’equilibrio, al controllo sensomotorio e alla propriocezione. Un astronauta che torna sulla Terra ha subito problemi con la gravità e dovrà attendere alcuni giorni per ritrovare il suo equilibrio. Altre reazioni più nascoste durano invece più di sei mesi.
Viaggi nello spazio di soli sette giorni? Cervello e fluidi si spostano cercando un equilibrio nell’assenza di gravità
Rachael Seidler è fisiologa presso l’Università della Florida, è autrice dello studio e guida il team di ricerca. “Abbiamo dimostrato cambiamenti completi nella posizione del cervello all’interno del compartimento cranico dopo un volo spaziale e un ambiente analogo. Queste scoperte sono fondamentali per comprendere gli effetti dei voli spaziali sul cervello e sul comportamento umano”, queste le sue parole.
Che cosa succede al corpo quando esce dall’orbita terrestre? I tessuti si spostano e i fluidi del corpo si distribuiscono in maniera uniforme. Il cervello sente e risponde a questi cambiamenti improvvisi. Negli astronauti è stato osservato lo spostamento del baricentro del cervello verso l’alto del cranio durante il volo spaziale. Seidler e altri colleghi hanno coinvolto 26 astronauti in uno studio prima e dopo il volo spaziale. 24 astronauti, invece, hanno sperimentato 60 giorni di inclinazione sul letto. Questo esperimento è stato supportato anche dall’Agenzia spaziale europea.
Il cervello si sposta e cambia forma con la microgravità, gli spostamenti si sono registrati fino a 3 millimetri. Gli scienziati vogliono continuare gli studi iniziati per ottenere informazioni utili per proteggere salute e prestazioni degli astronauti in missione.
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Longevità nei mammiferi: un compromesso evolutivo sta emergendo ora
Il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology ha guidato uno studio internazionale dedicato ai mammiferi. Secondo i loro dati la durata della vita si allunga notevolmente limitando la riproduzione almeno del 10%. L’indagine si è basata sui dati provenienti da 177 specie di animali mammiferi ospitati in zoo e acquari. Non è il primo studio e, infatti, sono state integrate le meta-analisi di 71 studi precedenti. Anche questi confermano l’esistenza di un compromesso evolutivo tra riproduzione e sopravvivenza.
Gli animali in natura possono vivere momenti di calo delle nascite, perché la produzione e l’accudimento della prole richiedono energia e costi biologici. Questi incidono anche sull’invecchiamento, si hanno così delle fasi in cui il numero di morti al di fuori dell’età avanzata è superiore. All’interno di questo singolo dato è importante considerare il numero di nascite di esemplari che conferma i dati del Max Planck.
I mammiferi in cattività e gli eunuchi coreani suggeriscono un enigma evolutivo affascinante, dove riproduzione e sopravvivenza acquisiscono nuovi significati scientifici e sorprendenti risvolti biologici
Osservando gli animali in cattività, maschi e femmine possono trarre benefici di longevità da percorsi biologici diversi. La castrazione nei maschi ha portato a un aumento della durata di vita. La rimozione del testosterone è avvenuta in età giovane e senza vasectomia. Nelle femmine si sono utilizzati contraccezione ormonale e rimozione delle ovaie per sopprimere la riproduzione. Anche qui, gli animali ne hanno tratto maggiore longevità.
Senza capacità riproduttive e impegno di gravidanza, allattamento e accudimento della prole, si è avuto un minor consumo energetico, ne hanno tratto vantaggio diversi aspetti della salute, partendo dalle difese immunitarie più reattive e resistenti. Queste ricerche vanno approfondite studiando altri casi in cattività oppure analizzando singole specie. Sugli esseri umani gli studi sulle conseguenze della mancata riproduzione sono carenti.
Abbiamo degli esempi singoli e collettivi, ma non tantissimi dati analitici. I media però riportano un caso basato su documenti storici: quello degli eunuchi coreani della dinastia Chosun. In questa antica popolazione, i maschi venivano castrati e la loro longevità aumenta del 18%. Ci sono altri dati da prendere con le pinze, dicono gli esperti. Le donne con sterilizzazione non per ragioni oncologiche hanno una riduzione della vita dell’1%. Dato modesto ma da considerare, gli esperti parlano di un paradosso su cui raccogliere più dati.
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Crescono i movimenti 'anti IA', preoccupano lavoro e data center

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T‑rex, nuove analisi delle ossa: la curva di crescita è molto diversa dal previsto
Grandezza in natura significa potenza, ma non sempre essere più veloci e agili. Una ricerca sui dinosauri in parte conferma questa parziale verità. I T-rex crescevano molto lentamente, raggiungendo le misure massime della loro grandezza in più decenni. Questo risultato arriva da un nuovo studio sui fossili.
I paleontologi prima contavano gli anelli di crescita sulle ossa delle zampe dei dinosauri. Questo particolare permette tutt’oggi di calcolare anche la velocità di crescita, di sviluppo da cucciolo o pulcino all’età adulta, passando per pubertà e adolescenza. Il grande e spaventoso tirannosauro smetteva di crescere intorno ai 25 anni.
Sono stati ri-esaminati ben 17 esemplari di T-rex, dai più giovani ai meno giovani. Alcuni adulti hanno impiegato anche 40 anni per raggiungere le dimensioni complete. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista PeerJ, Holly Woodward è uno dei principali autori. “Si tratta del più grande set di dati mai raccolti sul Tyrannosaurus rex”, ha dichiarato.
I tirannosauri più giovani avevano la meglio sugli esemplari più anziani, assumendo un ruolo ecologico decisivo nei loro habitat, influenzando dinamiche sociali, crescita e dominio sul territorio
Le ossa dei T-rex sono state passate sotto una luce collegata a strumenti informatici con algoritmi avanzati. Non hanno contato solo gli anelli di crescita ma hanno scoperto anche quelli nascosti. La fase di crescita dei T-rex si prolunga di 15 anni rispetto alle teorie precedenti. I dati di crescita dei diversi esemplari sono stati analizzati e confrontati su diverse fasi di vita, questa è l’evoluzione dello studio rispetto a quelli passati.
La crescita dei dinosauri sicuramente è condizionata dall’ambiente ma anche dalla presenza dei loro simili: quanti sono, come e quando si riproducono, ci sono gerarchie sociali tra di loro? Gli scienziati spiegano che una linea di crescita più lunga potrebbe aver favorito i più giovani nei ruoli ecologici e all’interno dei loro ambienti. Jack Horner, un autore dello studio e della Chapman University, ha detto: “Questo potrebbe essere uno dei fattori che ha permesso loro di dominare la fine del Cretaceo come carnivori al vertice della catena alimentare”. La ricerca ha individuato tra i T-rex esaminati esemplari di altre specie di carnivori, ad esempio il Nanotyrannus dal corpo più piccolo.
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Un dolcificante rivoluzionario: scoperto un modo per produrre un raro zucchero naturale
Pochissimi chicchi di zucchero a colazione, dentro un biscotto o una torta dietetica, danno quell’energia giusta per affrontare la giornata. E aveva ragione Mary Poppins, migliorano anche l’umore. Dato che non tutti possono assumere lo zucchero, la scienza alimentare ha creato delle alternative e tra queste si aggiunge il tagatosio, più raro ma naturale. Lo hanno scoperto gli scienziati della Tufts University, ha lo stesso sapore dello zucchero classico ma non rovina la dieta e, soprattutto, i livelli di glicemia.
Il tagatosio è presente naturalmente in alcuni frutti e nel latte. La sua produzione è difficile e costosa, per questo si parla di uno zucchero raro. Ha un potere dolcificante molto alto, pari al 92% dello zucchero tradizionale, ma ha anche il 60% delle calorie in meno. Assunto anche nella quantità di una punta di cucchiaio, alza lievemente glicemia e insulina. La FDA (Food and Drug Administration) lo ha riconosciuto alimento sicuro e può essere integrato tra i prodotti alimentari vendibili e consumabili.
Come viene prodotto il tagatosio, lo zucchero che non fa male ai diabetici e che aiuta chi soffre di carie, sovrappeso e disturbi digestivi? Scopriamo il processo biochimico e vegetale
Come è stato prodotto il tagatosio in laboratorio? Sfruttando dei batteri a noi noti per le loro conseguenze negative e una muffa, ma geneticamente modificati e con tecniche avanzate mettono in moto un bio-processo sintetico. Capiamo meglio il percorso con le parole di Nik Nair, autore dello studio e professore di ingegneria chimica e biologica.
“L’innovazione chiave nella biosintesi del tagatosio è stata l’individuazione dell’enzima Gal1P della muffa melmosa e il suo inserimento nei batteri di produzione. Questo ci ha permesso di invertire un percorso biologico naturale che metabolizza il galattosio in glucosio e di generare galattosio dal glucosio fornito come materia prima. Da quel momento in poi, è possibile sintetizzare il tagatosio e potenzialmente altri zuccheri rari”.
Il tagatosio, rispetto allo zucchero tradizionale, appare marrone e può ricordare quello di canna. Previene la carie e sostiene la flora intestinale sana, il motivo sta nella sua origine e consistenza. All’interno dell’intestino tenue viene assorbito solo parzialmente e fermentato dai batteri intestinali del colon. In questa maniera, non alza glucosio e glicemia, rendendolo utile per la preparazione di alimenti dolci per diabetici.
Un dolcificante rivoluzionario: scoperto un modo per produrre un raro zucchero naturale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Materia oscura sotto revisione: una teoria mette in discussione la storia dell’Universo
La materia oscura è stata riconsiderata in numerose ricerche dagli studi di due università: Minnesota Twin Cities e Paris-Saclay. L’informazione nuova riguarda le temperature di questa essenza primordiale dell’Universo. Secondo gli ultimi dati, la materia oscura un tempo è stata calda e in grado di muoversi alla velocità della luce. I ricercatori l’hanno sempre considerata fredda; forse lo è diventata superando la fase di formazione caratterizzata da picchi di luce e energia elevati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista dell’American Physical Society, Physical Review Letters.
L’Universo giovane ha un’era della sua formazione definita “congelamento”. La materia oscura si credeva fredda fin dalla nascita per questo stadio. Invece di muoversi alla velocità della luce, era lentissima per la formazione delle galassie e altre strutture cosmiche. Il freddo non ostacolava la presenza di particelle ultraveloci grazie ai neutrini leggeri. All’inizio non c’è stata subito la formazione di galassie, ma di materia livellata dello spazio primitivo.
Grazie alle nuove scoperte, la materia oscura appare più enigmatica: particelle ultra veloci prima della formazione delle galassie e altre strutture dello spazio
Questa narrazione è messa in discussione dai team del Minnesota Twin Cities e Paris-Saclay. Il periodo del riscaldamento post-inflazionistico ha mostrato la possibilità che la materia oscura nascesse incandescente o ultrarelativistica. Se è fredda, le temperature sono scese con il tempo, contribuendo alla formazione delle galassie. Stephen Henrich è l’autore principale di queste conclusioni.
Le particelle della materia oscura in formazione erano più veloci di quanto pensavamo dopo il Big Bang. Con l’espansione dello spazio, le particelle si sono rallentate e le strutture cosmiche che osserviamo ancora oggi hanno creato un nuovo equilibrio tra tutti gli elementi in orbita.
“La materia oscura è notoriamente enigmatica”, questa è una delle affermazioni di Stephen Henrich. Da Parigi si aggiungono le parole conclusive del coautore Yann Mambrini, anche lui docente: “Grazie alle nostre nuove scoperte, potremmo riuscire ad accedere a un periodo della storia dell’Universo molto vicino al Big Bang”. Questo studio, che ribadisce analisi scientifiche rilevanti del passato, è stato sostenuto e finanziato da enti di ricerca e cultura astronomica importanti: Horizon 2020 dell’Unione Europea collegato alla sovvenzione Marie Sklodowska-Curie.
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Videogiochi e salute: nuove evidenze mostrano un limite critico
Scimex ci ricorda che troppe ore ai videogiochi e comunque davanti a un monitor compromettono la salute fisica e mentale. Non sono parole dette e ridette, ma i risultati di uno studio recente con tanto di dati aggiornati. La Curtin University ha indagato gli effetti del tempo trascorso a videogiocare dagli studenti universitari australiani.
Hanno partecipato volontariamente ben 317 volontari con un’età media di 20 anni e provenienti da cinque università diverse. La coorte è stata divisa in tre gruppi in base al tempo di gioco trascorso durante la settimana. Chi gioca fino a 5 ore su sette giorni è un giocatore scarso, dalle 5 alle 10 ore si rientra tra i giocatori moderati. I giocatori intensi sono quelli da monitorare, trascorrono più di 10 ore settimanali davanti a monitor e joystick. I giocatori moderati e scarsi non hanno presentato problemi di salute preoccupanti, gli intensi invece sì: dieta alterata, sonno compromesso e chili di troppo.
La videodipendenza come problema di salute e sociale: il gioco eccessivo rovina lo studio, il sonno, le relazioni, compromette un futuro ricco di possibilità
La videodipendenza è associata sia all’aumento di peso che anche alla perdita perché molti giocatori intensi si dimenticano persino di mangiare. La ricerca però non ha registrato questo caso, anzi… L’indice di massa corporea medio riscontrato è di 26,3 kg/m² contro valori precedenti di 22 kg/m².
È soprattutto lo stile alimentare che cambia con l’attenzione al gioco più assidua e intensa. Sul sonno l’attenzione è alta anche sui giocatori moderati, superare le cinque ore settimanali di videogiochi compromette il riposo notturno.
Ecco le dichiarazioni del professor Mario Siervo, principale autore dello studio pubblicato su Nutrition: “Ogni ora aggiuntiva di gioco a settimana è stata associata a un calo della qualità della dieta, anche dopo aver tenuto conto dello stress, dell’attività fisica e di altri fattori legati allo stile di vita. Questo studio non dimostra che il gioco d’azzardo causi questi problemi, ma mostra chiaramente che il gioco eccessivo può essere collegato a un aumento dei fattori di rischio per la salute. I nostri dati suggeriscono che giocare poco o moderatamente va generalmente bene, ma giocare eccessivamente può compromettere abitudini sane come seguire una dieta equilibrata, dormire bene e mantenersi attivi”.
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Il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza un motivo valido. La ricerca di Reflectiz
Dall’ultima ricerca di Reflectiz, “The State of Web Exposure 2026“, emerge una questione allarmante: secondo il report, il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza una vera necessità tecnica o aziendale. Si tratta di un aumento importante rispetto al 51% registrato nel 2024 che evidenzia come la “Web exposure”, ovvero la […]
L'articolo Il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza un motivo valido. La ricerca di Reflectiz proviene da Securityinfo.it.
Marte come non l’abbiamo mai immaginato: ecco la ricerca che apre nuovi scenari
Marte un tempo era un pianeta blu e non rosso, la scoperta è del team di ricercatori dell’Università di Berna e dell’Inaf, Osservatorio astronomico di Padova. Le prove della presenza di acqua ormai sono numerose, il pianeta ospitava vaste distese azzurre e anche un qualcosa di simile all’Oceano Artico terrestre. Le immagini satellitari ad alta risoluzione riportano la presenza di strutture simili ai delta fluviali.
Marte aveva quindi fiumi, mari e oceani, forse dei laghi e tra loro erano collegati, in superficie come nel sottosuolo. Al telescopio, anche di una base spaziale, il pianeta di allora risulterebbe blu. I ricercatori di Berna e Padova hanno analizzato le formazioni di Coprates Chasma, sul margine sud-orientale. Sono all’interno di un sistema di canyon, Valles Marineris. Il delta identificato è a ventaglio, porta segnali di un oceano non più presente da milioni di anni a cui era collegato.
Canali e grotte di Marte mostrano segni misteriosi: le sonde spaziali raccolgono dati che saranno utili anche alle missioni umane. Potrebbero essere costruite lì delle basi per gli astronauti?
I canali, le grotte, le aree molto scavate potrebbero presentare depositi formati da fiumi, analizzabili in laboratorio. Per questo, oltre ai rover, l’arrivo di basi spaziali più avanzate è atteso perché si scopriranno altre novità sul passato del pianeta rosso, che per molti ha potenzialmente ospitato anche delle prime tracce di vita biologica.
Il principale autore dello studio è Ignatius Argadestya, ricercatore di dottorato a Berna. Il paesaggio marziano basta a comprendere tante cose, ha dichiarato. Non solo, ha affermato che le caratteristiche sono simili alla Terra, i delta blu vicino alla montagna ricordano il nostro ambiente fatto di montagne e oceani, mari, fiumi e laghi.
I dati per la ricerca arrivano da sonde attorno a Marte: ExoMars Trace Gas Orbiter dell’Agenzia spaziale europea con le sue telecamere CaSSIS. Poi il Mars Express dell’ESA e il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. L’antico oceano scomparso, sembra che Marte ne abbia avuto soltanto uno, è paragonabile al nostro Oceano Artico terrestre. Queste affermazioni sono contenute in uno studio pubblicato su npj Space Exploration.
Marte come non l’abbiamo mai immaginato: ecco la ricerca che apre nuovi scenari è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Universo primordiale: il mistero del calore nei primi ammassi di galassie
La ricerca astronomica ha grande interesse per lo spazio e i suoi elementi senza troppi miliardi di anni sulle spalle. Nel mirino degli studi recenti gli ammassi di galassie giovani. Secondo le conoscenze costruite in questi anni, sono fredde perché hanno gas intracluster non completamente riscaldati. Un nuovo studio però riscrive questa teoria: alcuni astronomi hanno studiato l’ammasso SPT2349-56 utilizzando l’Atacama Large Millimetre/submillimetre Array (ALMA).
L’ammasso di galassie risale a 12 miliardi di anni fa o forse a un numero ancora più piccolo. La sua nascita è avvenuta quando l’Universo aveva poco meno di 1,5 miliardi di anni. Secondo gli ultimi modelli, il gas attorno a questo ammasso ancora in formazione appare surriscaldato. La nascita degli ammassi di galassie può avvenire anche in maniera violenta, un evento energetico tale da riscaldare l’ambiente circostante o per sempre o per lungo tempo.

stazione radio ALMA
La combinazione di starburst e buchi neri attivi rende alcuni ammassi di galassie giovani sorprendentemente caldi, cambiando la nostra visione dell’Universo primordiale
È stato l’effetto termico Sunyaev-Zel’dovich a rendere possibile le nuove scoperte sugli ammassi giovani. Il gas caldo si è rilevato come una piccola ombra sullo sfondo cosmico. Gli esperti parlano di microonde legate alla radiazione residua del Big Bang. Non è solo misurato il gas con luce emittente, ma l’interazione degli elettroni energetici con i fotoni più antichi. Queste le parole di Dazhi Zhou, dottorando presso l’Università della British Columbia: “Non ci aspettavamo di vedere un’atmosfera di ammasso così calda in un momento così precoce della storia cosmica”.
SPT2349-56 rimane tra i sistemi infantili dello spazio affascinanti ed estremi. Ospita 30 galassie starburst anche loro ancora giovani, hanno migliaia di stelle in formazione al loro interno. Sono superiori per molti aspetti alla Via Lattea, al loro interno potenti buchi neri supermassicci in crescita. Da loro sono osservabili sorgenti radio brillanti che contribuiscono a costruire nuove teorie e modelli.
Lo spazio per gli scienziati è un qualcosa che si trasforma in comprensibile grazie a strumenti avanzati e calcoli complessi. Per i non esperti ma affascinati rimane un qualcosa di infinito e parlare di tanti soli e stelle riuniti insieme tra galassie e insiemi di galassie in grado di scatenare potenti esplosioni di energia e fenomeni elettromagnetici fuori scala.
Universo primordiale: il mistero del calore nei primi ammassi di galassie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Realtà virtuale e salute mentale: come gli ambienti naturali favoriscono l’apertura emotiva
L’ECU, Edith Cowan University, afferma che la salute mentale può trarre giovamento da terapie che sfruttano anche la realtà virtuale (VR). La progettazione dello spazio virtuale deve far sentire le persone a proprio agio, aiutarle a superare conflitti interiori o stati di malessere in uno stato di serenità.
Tra tanti scenari che si possono costruire, le ambientazioni naturali portano al raggiungimento di numerosi obiettivi. Sono veri e propri spazi di auto-rivelazione e di apertura. Un paziente ha dichiarato che l’ambiente virtuale realizzato per lui aveva un effetto calmante/rilassante. L’effetto “piacevole da vedere” ha creato un senso di fiducia che lo ha portato a condividere di più le esperienze, i terapeuti hanno così potuto interagire meglio sugli aspetti più vulnerabili da migliorare e quelli da valorizzare.
Due test diversi sulla realtà virtuale per generare calma, clima di condivisione e auto-rivelazione. Il 20% dei partecipanti ha scelto le VR e le ambientazioni naturali
Sulla realtà virtuale sono stati condotti due studi da un ricercatore di psicologia, il Dottor Shane Rogers. Avatar, anonimato e spazio hanno contribuito a generare l’effetto calmante. Il primo studio ha confrontato il lavoro tramite videochat, chat di testo e realtà virtuale. La videochat è stata l’opzione preferita dai partecipanti, la realtà virtuale ha invece eguagliato il video per la presenza e le sensazioni di calma. Il 20% dei partecipanti ha poi preferito la realtà virtuale anche per condividere esperienze personali.
Il secondo studio si è concentrato solo sull’ambiente costruito e disegnato per la VR. I partecipanti hanno sperimentato come contesti il mare, il giardino, l’ufficio urbano e la fantascienza. Gli ambienti naturali hanno vinto nelle scelte, sono stati definiti più confortevoli anche per conversazione terapeutica.
Queste le affermazioni del Dottor Rogers: “Uno dei motivi per cui la realtà virtuale piace alle persone è che il senso di anonimato offerto dagli avatar può aiutarle a sentirsi più rilassate. Abbiamo scoperto che gli ambienti VR naturali, in particolare quelli costieri o nei giardini, aiutavano le persone a sentirsi più a loro agio quando parlavano di esperienze personali. Ciò ha implicazioni concrete per la progettazione di futuri strumenti per la salute mentale. Questi studi dimostrano che la realtà virtuale può offrire vantaggi unici, a metà strada tra una videochiamata e una sessione di persona. Con i continui miglioramenti nel realismo degli avatar e nella progettazione ambientale, la realtà virtuale potrebbe diventare una parte importante del kit di strumenti per la salute mentale”.
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Recensione HONOR Magic 8 Pro
Microsoft smantella RedVDS, rete globale di cybercrime-as-a-service
Microsoft ha annunciato di aver smantellato RedVDS, una rete cybercrime-as-a-service che ha alimentato frodi multimilionarie in tutto il mondo. “Questi sforzi fanno parte di un’operazione congiunta più ampia con le forze dell’ordine internazionali, tra cui le autorità tedesche e l’Europol, che ha permesso a Microsoft e ai suoi partner di sequestrare infrastrutture dannose chiave e […]
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Urbanizzazione e caldo estremo: perché nuovi parchi non sempre riducono i rischi
Nuovi parchi e tanti alberi stanno arricchendo le città di spazi verdi. Vengono costruiti per promuovere lo sport, il contatto con la natura, contrastare gli effetti del riscaldamento climatico. La soluzione non è sufficiente secondo i ricercatori della National Taiwan University, che hanno condotto uno studio profondo su sei aree urbane nord di Taiwan.
Hanno considerato le temperature, il numero di spazi verdi e diverse variabili socioeconomiche. I periodi scelti vanno dal 2009 al 2012, poi dal 2019 al 2022. La ricerca è stata pubblicata su Sustainable Cities and Society. Alcune zone vivono riscaldamento costante nonostante la crescita delle aree verdi. Il motivo sta nella velocità dell’urbanizzazione, quindi troppi palazzi o industrie e troppo pochi alberi per rispondere con impatto attraverso il verde.
Nelle città si creano delle isole di calore che si intensificano sempre di più. Il problema è soprattutto la frammentazione delle aree naturali rispetto all’edilizia, pochi alberi e un praticello potrebbero non bastare per rispondere alla quantità di smog, cemento e altre emissioni urbane.
Città moderne e vecchi distretti: perché il verde progettato ad hoc funziona davvero contro il caldo urbano, mentre quello estetico non basta a ridurre i rischi climatici
Il verde è importante perché crea una sorta di raffreddamento e assorbe il calore ma deve essere proporzionato alle trasformazioni urbane in atto, molto veloci e vaste. La capitale e i quartieri riqualificati di nuova generazione potrebbero avere progetti di rigenerazione con un numero di aree alberate e verdi adeguate e studiate ad hoc. In generale, ci sono investimenti pubblici per costruire tanti parchi e aree alberate ma pensate più ad uso della popolazione oppure dal lato estetico.
Questo avviene soprattutto nei vecchi distretti industriali e nelle città satelliti, la popolazione diventa così più svantaggiata e vulnerabile. Anche le aree periurbane, considerate più verdi, non hanno un verde sufficiente e costruito per rispondere al grado di urbanizzazione in atto. Le città non diventano soltanto più calde ma anche con meno ecosistemi naturali, utili anche per costruire una coesione sociale e abitudini lontane da macchine e cemento.
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App contro il fumo: i dati che stanno cambiando l’approccio alla dipendenza
Tantissime dimensioni terapeutiche stanno crescendo e migliorando grazie ai dati. Parliamo dell’insieme di molte informazioni importanti su un paziente, su una coorte o su malattie o comportamenti. Le app per smettere di fumare rientrano in questo contesto, possono essere migliorate grazie ad analisi e meta-analisi. Ad esempio, quella condotta da Shuilian Chu e altri ricercatori della Capital Medical University di Pechino. Le app antifumo stanno diventando più efficaci nell’aiutare chi vuole dire addio alle sigarette, senza ricadute.
Secondo il team, è grazie agli strumenti digitali che l’obiettivo principale di questi strumenti ha probabilità di successo triplo. Alcuni pazienti hanno saputo resistere all’astinenza per sei mesi senza ricadute, questo range di tempo è già un buon punto di partenza rispetto ai metodi tradizionali.
Nelle app c’è la capacità di saper raccogliere dati e rispondere costantemente con informazione, supporto anche psicologico. Una terapia cognitivo-comportamentale basata su modelli psicologici pre-caricati e con risposte personalizzate rispetto ai pazienti. Le app offrono percorsi di mindfulness, consigli su come modificare alcune abitudini e come migliorare la gestione del desiderio di fumare.
12.000 partecipanti, inclusi minorenni, hanno tentato di smettere di fumare senza farmaci usando app digitali: ecco cosa hanno scoperto i ricercatori cinesi nello studio
Ci sono dati pratici, la revisione ha esaminato 31 studi pubblicati dal 2018 al 2025. In questi anni, 12.000 partecipanti dai 15 anni in su hanno partecipato a percorsi anche digitali per smettere di fumare. Le app si sono dimostrate utili, permanenti e con un numero di successi elevati.
Un periodo di astinenza di almeno sei mesi viene considerato permanente. Alle app si possono associare anche altre terapie antinicotina e psicologiche, raddoppiano le probabilità di successo che già sono superiori al numero 2. Le app contribuiscono dell’1,8 alla probabilità di smettere di fumare rispetto ai soli trattamenti farmacologici.
In più, la strada digitale è flessibile, economica e sempre disponibile. “Esiste una chiara relazione dose-risposta tra l’intensità del supporto e il successo nello smettere di fumare. Le app aiutano a soddisfare questa esigenza. Possono offrire un supporto comportamentale intensivo, interattivo e in tempo reale, superando così l’efficacia dei consigli a tempo limitato”. hanno concluso i ricercatori.
App contro il fumo: i dati che stanno cambiando l’approccio alla dipendenza è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
La Commissione Europea pubblica una “Call For Evidence” per definire una strategia open-source europea

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YouTube, nuove funzioni per giovani anche limite a 'scroll' dei video brevi

Il relitto vichingo di 600 anni appena scoperto è il più grande del suo genere
I vichinghi sono noti per le loro navi, i lunghi viaggi e anche una durezza mitica nei loro tratti e modi di fare. Il fascino a loro legato si deve a una cultura del mare e a una spiritualità profonda che fa da cornice a molte opere letterarie e film fantasy. Al largo della costa di Copenaghen è stata scoperta la nave vichinga più grande al mondo. 600 anni di storia ben conservati, l’imbarcazione è stata chiamata Svælget 2.
È lunga 28 metri e equivale a due scuolabus uniti. Una nave importante, perché al suo interno presenta anche dei castelli in legno, a poppa e a prua. La nave è un modello cog, utilizzata nel Medioevo per il commercio con grandi carichi. L’età storica in cui è collocata la nave è l’Europa del XV secolo, tra Medioevo e età moderna.
“La scoperta rappresenta una pietra miliare per l’archeologia marittima, un’opportunità unica per comprendere sia la costruzione sia la vita a bordo delle grandi navi commerciali nel Medioevo. Non si tratta di comfort in senso moderno, ma è un grande passo avanti rispetto alle navi dell’era vichinga, che avevano solo ponti scoperti in qualsiasi condizione atmosferica”, scrive in una nota il responsabile degli scavi Otto Uldum.

una mappa altimetrica 3D mostra i resti di Svælget 2
Chi viveva per tanti mesi su Svaelget 2? Equipaggio preparato, comandanti e signori che davano ordini per portare a casa nuove merci. La storia studiata attraverso gli oceani
L’imbarcazione ha tracce di Medioevo ancora e segni di voglia di esplorare, scoprire nuovi mercati. L’equipaggio aveva una vita dura nell’imbarcazione, meno forse chi comandava e se sulla nave salivano anche donne, figli e parenti vari dei signori. La nave era sepolta sotto 12 metri di sabbia e limo; questa copertura ha preservato tracce del sartiame. È l’ingranaggio dell’albero di corde, fili e tela importante per capire come si muovesse con mari deboli o agitati.
Il legno si è ben conservato, Svælget 2 è stata costruita intorno al 1410 da artigiani vichinghi dei Paesi Bassi. Tanto equipaggio significava costi: quanti uomini richiedeva la nave? Pochissimi, analizzando la struttura. Le dimensioni sono grandi, ma ci sono sistemi ingegnosi di corde e sartiame che facilitavano ogni manovra dalla poppa alla prua. Sui castelli si avevano soltanto illustrazioni storiche; per la prima volta si potranno studiare dal vivo costruzioni sopravvissute dal passato.
Il relitto vichingo di 600 anni appena scoperto è il più grande del suo genere è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
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Neutrini dalla Via Lattea: ecco cosa mostra la prima mappa completa del loro arrivo sulla Terra
Importante novità nella geografia astronomica: per la prima volta è stato mappato l’afflusso di neutrini provenienti dalle stelle della Via Lattea e diretti verso la Terra. I neutrini sono particelle quasi prive di massa che interagiscono pochissimo con la materia. Provengono da processi di fusione nucleare all’interno delle stelle, ma anche da altri fenomeni, e attraversano il nostro pianeta. Vengono chiamati anche “messaggeri fantasma” e contengono tantissime informazioni chimiche e fisiche.
Gli astronomi che hanno lavorato su questa mappa provengono dal Niels Bohr Institute di Copenaghen e si chiamano Pablo Martínez-Miravé e Irene Tamborra. Hanno combinato modelli astrofisici con i dati del telescopio Gaia per stimare l’afflusso stellare.
Solo nell’intervallo di energia di circa 0,1 MeV, circa 100 miliardi di neutrini galattici al secondo per centimetro quadrato raggiungono la Terra, un numero paragonabile a quello dei neutrini solari in questa fascia. A energie inferiori a 0,01 MeV, circa un miliardo di neutrini al secondo per centimetro quadrato attraversa il pianeta. Quelli con energia superiore a 1 MeV sono meno numerosi.
Stelle massicce e giovani nel disco sottile della Via Lattea, studiate da tempo dagli astronomi e captate insieme alle radiazioni e ai neutrini galattici invisibili
Di sicuro, la maggior parte dei neutrini proviene dalle stelle massicce del disco sottile della Via Lattea. Questa regione astronomica è relativamente giovane e ricca di stelle di grandi e medie dimensioni. Anche l’area vicino al rigonfiamento centrale della Via Lattea ha una concentrazione di stelle importante; la zona è oggetto di studi e osservazioni. La mappa dei neutrini stellari apre prospettive sullo studio di tanti corpi legati alle stelle e alla galassia. Con i neutrini si possono studiare i nuclei stellari ma anche le radiazioni elettromagnetiche.
“Nel complesso, il flusso di neutrini provenienti dalle stelle della nostra galassia è circa cinque ordini di grandezza inferiore a quello del Sole o alla radiazione di fondo diffusa delle supernovae e di altri processi ad alta energia nel cosmo. I nostri risultati mostrano che la maggior parte dei neutrini viene prodotta in stelle con una massa pari o superiore a quella del nostro Sole. Poiché queste particelle fantasma provengono direttamente dall’interno di queste stelle, possono fornirci informazioni che non possiamo ottenere attraverso la luce e altre radiazioni elettromagnetiche”, sono le parole di Pablo Martínez-Miravé.
Neutrini dalla Via Lattea: ecco cosa mostra la prima mappa completa del loro arrivo sulla Terra è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Asimmetria lunare: i campioni di Chang’e‑6 suggeriscono un impatto colossale
La Luna è asimmetrica e si può percepire questa forma irregolare con potenti telescopi, oppure con le foto delle missioni spaziali. Ad esempio, quella cinese Chang’e-6 che sta analizzando alcuni campioni lunari raccolti dal lato nascosto del satellite. Parliamo di polvere del bacino Polo Sud-Aitken, alcuni frammenti sono stati riportati sulla Terra nel 2024.
Rivelano differenze isotopiche importanti, legate a un impatto gigantesco del passato, capace di creare l’asimmetria, ovvero rimodellare la composizione interna della Luna. La sua forma irregolare è stata notata nel 1959 con le prime immagini. La parte visibile è ricca di mari basaltici scuri e pianure, il lato opposto invece è caratterizzato da crateri.
Il bacino Polo Sud-Aitken risulta il più grande cratere d’impatto del Sistema Solare, che ci sia stato il corpo di un altro corpo celeste impattante è ancora una teoria ma tra le più seguite nel mondo scientifico. Uno studio complesso per la difficoltà di prelevare campioni fisici dal lato nascosto della Luna, ma Chang’e-6 è riuscita a raccogliere anche pochi frammenti preziosi.
Si progetta da anni lo stanziamento e l’esplorazione umana del bacino Polo Sud-Aitken sulla Luna, un’area plasmata da un impatto esterno che ha lasciato tracce chimiche indelebili
La missione spaziale cinese è riuscita a confrontare i materiali di entrambi gli emisferi lunari. Alcuni campioni furono portati dalle missioni Apollo. Ferro e potassio hanno attirato l’attenzione dei ricercatori. Il bacino Polo Sud-Aitken presenta variazioni isotopiche non riconducibili ad attività vulcanica ma a una forte energia improvvisa capace di vaporizzare parte del mantello lunare. Questo evento può aver avuto anche minime ricadute sulla Terra o attorno al nostro pianeta?
Vediamo che cosa scrivono gli autori dello studio: “Sebbene i processi magmatici possano spiegare i dati sugli isotopi del ferro, gli isotopi di potassio necessitano di una fonte del mantello con una composizione isotopica di potassio più pesante sul lato lontano rispetto a quello vicino. Questa caratteristica è molto probabilmente il risultato dell’evaporazione del potassio causata dall’impatto che ha formato il bacino di Aitken-Polo Sud, dimostrando la profonda influenza di questo evento sulle profondità della Luna. Questa scoperta implica anche che gli impatti su larga scala siano fattori chiave nella formazione del mantello e della composizione della crosta”.
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New committer: Pouria Mousavizadeh Tehrani (src)
“Truman Show”: la truffa finanziaria che crea una realtà sintetica per ingannare le vittime
I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova forma di frode finanziaria che non si limita a creare pagine di phishing, ma genera una realtà sintetica alimentata dall’IA per ingannare le vittime. Nella truffa OPCOPRO, nota anche come “Truman Show”, gli attaccanti combinano personaggi generati dall’IA, comunità di investimento fittizie, app distribuite negli […]
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Nuova frontiera dal MIT: arriva la pillola intelligente che monitora l’assunzione in modo silenzioso
Dal MIT, il più importante polo tecnologico del mondo, è stata sviluppata una pillola intelligente. Ti avvisa dell’avvenuta ingestione del farmaco lanciando dei segnali grazie a una microscopica antenna wireless biodegradabile integrata. Un’innovazione inutile? No, perché ci sono molti pazienti non in grado di parlare o di comunicare l’ingestione di un farmaco. Pensate agli anziani con difficoltà a parlare o muoversi, ad altri casi di disabilità. La pillola intelligente è quindi un importante aiuto terapeutico. L’antenna, che si distrugge con la capsula, è composta da zinco e cellulosa.
Minuscole sfoglie, aderenti e arrotolate nella capsula insieme al medicinale. Non interagiscono e non alterano nessun principio attivo. La capsula è rivestita da uno strato che blocca qualunque segnale prima della deglutizione. Quando ingerita, la pellicola esterna si dissolve, farmaco e antenna vengono rilasciati insieme. Il dispositivo segnala a un lettore esterno l’avvenuta ingestione. Il chip, chiamato anche RF, attraversa il tratto digerente in sicurezza e si degrada in una settimana.
Prevenire rischi e irregolarità nell’assunzione di farmaci: la nuova soluzione che tutela pazienti complessi e apre a un monitoraggio clinico più affidabile
Il progetto nasce per prevenire l’aggravarsi di malattie per mancata assunzione di farmaci, oppure la mancanza di una loro regolarità. Ci sono patologie in cui saltare anche una sola volta un farmaco è rischioso, altre in cui è importante la regolarità. Tra le categorie di pazienti ad alta vulnerabilità ci sono le persone sottoposte a trapianti di organo oppure affette da infezioni croniche e tubercolosi.
La capsula intelligente è stata testata sugli animali: il sistema ha inviato segnali dallo stomaco fino a 60 centimetri di distanza. Anche in campo veterinario l’innovazione risulterebbe utilissima, considerando che gli animali tendono a risputare capsule e pasticche talvolta necessarie.
Le capsule intelligenti sono un’evoluzione che accompagnerà nell’uso umano i dispositivi indossabili in grado di trasmettere dati al personale sanitario. Lo studio del MIT è stato raccontato in un articolo pubblicato da Nature Communications. Il progetto è stato finanziato da istituzioni accademiche e realtà farmaceutiche.
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Cos’è successo nel progetto Debian per far dimettere insieme gli unici 3 maintainer del Data Protection Team?

Coste del Golfo Persico: le mangrovie lottano contro sviluppo e inquinamento
Le mangrovie rosse e grigie vivono nella regione del Golfo Persico, i loro nomi scientifici sono Avicennia marina e Rhizophora mucronata. Nonostante gli sforzi per proteggerle e conservarle, sono a rischio di estinzione. Non soffrono le più crude difficoltà naturali ma proprio lo sviluppo urbano, le attività industriali, dragaggio e bonifica dei terreni. Le mangrovie sono in grado di sopravvivere alla salinità, al caldo estremo e alla siccità.
Sono alberi importantissimi per la biodiversità del pianeta; solo nel Golfo Persico rappresentano casa e fonte di cibo per fenicotteri, aironi, garzette e altri 60 uccelli. Le mangrovie sono una risposta naturale alla grave erosione delle coste, in più stabilizzano il suolo e contribuiscono alla resilienza climatica. Producono carbonio naturale. Le comunità locali convivono con le mangrovie e la fauna che accoglie.
I dati sulla riduzione delle mangrovie del Golfo Persico dal passato al futuro, il ripristino è possibile e richiede l’impegno di politica e decisori economici industriali
Gli alberi vengono utilizzati in maniera sostenibile per il legno. I rami caduti, ma anche le foglie, possono essere impiegati per edilizia, combustione e artigianato o industria locale, in una misura tale da permettere la rigenerazione delle foreste e dei cicli ecologici. Ci sono aree protette per le mangrovie che diventano risorsa anche per il turismo sostenibile, il birdwatching e la ricerca naturalistica.
Il ripristino delle mangrovie del Golfo è fattibile, lo dimostrano alcuni interventi che hanno avuto successo. Ma all’interesse della conservazione naturalistica negli Emirati Arabi Uniti si contrappone lo sviluppo umano senza controllo e la crescita di industrie e estrazione di petrolio. L’innalzamento del livello del mare è causa e conseguenza della morte delle mangrovie. Vediamo alcuni dati utili a studiare strategie future integrate.
Dal 1996 la copertura regionale delle mangrovie è diminuita del 14,3%, un dato strutturale importante da tenere in considerazione. Ci sono le previsioni: nei prossimi 50 anni la popolazione di alberi si ridurrà fino al 45%. La superficie delle mangrovie è scesa da 18,1 milioni di chilometri a 15 milioni. La loro diminuzione territoriale è dovuta alla conversione dei terreni per l’agricoltura e l’acquacoltura. Quali misure alternative pensano gli esperti? Vivai gestiti localmente, progetti di crediti di carbonio, ricerche fitochimiche che valorizzano anche per la salute l’importanza delle mangrovie.
Coste del Golfo Persico: le mangrovie lottano contro sviluppo e inquinamento è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Allarme password aziendali deboli: più del 40% è violabile in meno di un’ora
Gli utenti aziendali utilizzano ancora password deboli, tanto che il 40% di esse è violabile in meno di un’ora: è quanto emerge dati condivisi da Errevi System, azienda ICT italiana, raccolti tramite PassBuster, una soluzione per la valutazione della robustezza delle credenziali. L’analisi rivela anche che quasi una password su due ha un livello di violabilità […]
L'articolo Allarme password aziendali deboli: più del 40% è violabile in meno di un’ora proviene da Securityinfo.it.
Media, su WhatsApp i chatbot di terzi saranno consentiti in Italia

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Negli Usa parte l'era di Alexa+, Amazon aggiorna gli abbonati Prime

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Segnali dallo spazio: ecco perché le api potrebbero aiutarci a capire gli alieni
Tra il 2016 e il 2024, è stata sperimentata la capacità delle api mellifere di imparare la matematica base, pochi concetti. I ricercatori hanno sottoposto api libere di volare a semplici test con ricompensa di acqua zuccherata. Il loro cervello piccolissimo era in grado di svolgere operazioni numeriche per ottenere il goloso premio.
Sanno risolvere addizioni e sottrazioni semplici, distinguono le quantità dispari e pari, sanno ordinare degli elementi e comprendono il concetto di zero. Alcune api hanno anche associato simboli e numeri, la capacità di apprendimento nelle api più intelligenti è simile a quella umana su esercizi elementari.
Gli esercizi dati dall’uomo e la capacità delle api di risolverli nascondono un’interazione profonda ed efficiente con l’ambiente attorno. Soprattutto con altri esseri viventi, alla richiesta di operare con addizione e sottrazione c’è stata una risposta, anche se ricompensata.
Che cosa ci insegna l’esperimento di api e matematica sulle potenziali forme di vita intelligente extraterrestre? Domande, ma anche test eseguiti dalla scienza
Dato che per le api noi siamo una sorta di alieni o qualcosa di sconosciuto, potrebbero essere lo spunto per ipotizzare la nostra interazione con degli extraterrestri? La risposta crea dei sì, dei no e dei ni. Nel sì e nei ni, entra la matematica di base, la logica più semplice. Le api dimostrano che due specie viventi, diverse dal punto di vista evolutivo, entrano in relazione ad una logica base guidata dall’intelletto e/o dall’istinto, come quelle delle api in grado di ragionare anche sulla convenienza.
Gli astrofisici sono alla ricerca di contatti alieni nello spazio, alcune basi con telescopi importanti non intercettano solo nuove stelle, ma anche segnali radio. La comunicazione, secondo gli esperti, avverrà sulla lunga distanza, forse di 4,4 anni luce che è la lontananza della stella più vicina alla Terra. Tra i tanti esperimenti ancora in corso, quello del1974 con il messaggio radio di Arecibo composto da 1.679 zeri, suddivisi poi in insiemi atomici uguali a quelli del DNA. Con la matematica è stato ipotizzato per gli alieni anche un linguaggio binario, nel più vicino 2022.
Segnali dallo spazio: ecco perché le api potrebbero aiutarci a capire gli alieni è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Microplastiche nelle bottiglie: uno studio rivela un rischio nascosto per il pancreas
Il pancreas di maiale è stato esposto a microplastiche PET per studiare i loro effetti sulla salute globale. Anche poche concentrazioni di questi microscopici inquinanti creano alterazioni nell’accumulo di grasso e tossicità nelle cellule. Ne viene compromessa la funzione metabolica complessiva e il singolo organo. Il modello suino è stato scelto per le somiglianze fisiologiche con il pancreas umano, anche a livello di assorbimento del glucosio e secrezione insulinica.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica BMC Genomics, gli animali sono stati trattati per quattro settimane con due livelli di esposizione di microplastiche di polietilene tereftalato. È il materiale che compone le bottiglie di plastica, le dosi basse utilizzate erano di 0,1 grammi al giorno. La soglia alta invece raggiungeva 1 grammo al giorno. Dopo quattro settimane, il pancreas degli animali presenta effetti preoccupanti. La tossicità cellulare è stata più marcata nei suini trattati con quantità di PET maggiore. Il tessuto pancreatico registra morte cellulare e alterazioni tali da compromettere le funzionalità dell’organo.
Le malattie associate alle microplastiche presenti nel pancreas: accumulo di grasso a goccioline, diabete, obesità e l’insorgenza di disturbi metabolici cronici
Ecco alcune affermazioni del team di ricerca: “Le microplastiche PET hanno influenzato l’abbondanza di proteine in modo dose-dipendente. La dose bassa ha alterato l’abbondanza di sette proteine, mentre la dose alta di 17”. Le PET hanno creato un accumulo di grasso a forma di goccioline nel pancreas. È la conseguenza della ridotta secrezione insulinica, insieme all’alterazione del glucosio.
Le PET sono associate per questi due motivi al diabete e all’obesità correlati. La compromissione del pancreas produce conseguenze alla digestione, al cuore, alla bile. I ricercatori hanno anche rilevato segnali di infiammazione cronica cellulare, associate spesso ai tumori. Lo studio è riuscito a identificare un nuovo meccanismo con il quale le microplastiche contribuiscono allo sviluppo di disturbi metabolici.
Dalla sperimentazione animale bisogna passare all’analisi umana sulle conseguenze delle microplastiche sul pancreas. Lo studio sui suini fornisce già enormi informazioni utili per fare richieste di prevenzione e monitoraggio alle politiche nazionali, locali e ai ministeri di salute pubblica.
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Riscaldamento oceanico: il nuovo record che racconta un clima in trasformazione
Il surriscaldamento degli oceani è uno dei problemi più importanti legati al cambiamento climatico e all’inquinamento. Gli oceani nel loro insieme sono un serbatoio termico per il pianeta, le alte temperature dell’acqua causa problemi tanto nei fondali che sulle coste e atmosferici.Il 2025 si registra come anno di emergenza proprio per il picco di riscaldamento marino.
Le ultime analisi provengono dall’Accademia Cinese delle Scienze, dall’esperto Lijing Cheng. I primi 2.000 metri di profondità hanno assorbito un surplus di circa 23 zettajoule rispetto al 2024. Il valore equivale a 37 volte il consumo energetico globale annuale. È il nono anno consecutivo in cui viene registrato un nuovo record.
Dagli anni ’50 si monitora il riscaldamento oceanico crescente, il 2025 raggiunge valori da record con alcune eccezioni. Lo studio affronta il passaggio di correnti epocali come la Niña e il Niño
Un record pericoloso visto che parliamo di un serbatoio fondamentale per il pianeta. Gli oceani assorbono più del 90% del calore in eccesso generato dall’effetto serra antropico. L’aumento delle temperature marine si unisce alla riduzione dell’ossigeno disciolto. Ne consegue l’aumento delle ondate di calore e, addirittura, significa che si dovranno monitorare meglio sia le coste a rischio di erosione che lo scioglimento dei grandi ghiacci. Le masse d’acqua diventano più stratificate, meno impermeabili, ostacolano lo scambio verticale di nutrienti e calore.
Tra il 1958 e il 1985, c’è stata una forte accelerazione di questi processi, a livello globale per gli oceani. Accumulavano mediamente 2,9 zettajoule di calore, gli anni successivi registrano un picco diverso: dal 2007 al 2025, 11,4 zettajoule di media l’anno. Il 2025 ha superato questa tendenza di più anni, diventando l’anno con un riscaldamento globale intenso.
I ricercatori cinesi aggiungono, che Oceano Antartico, Atlantico tropicale, meridionale, settentrionale dell’Oceano Indiano sono particolarmente colpiti dalle acque calde per la crisi climatica. Il Pacifico centrale vede La Niña passare sulle sue acque e questo genera un raffreddamento temporaneo fino ai fondali. Tuttavia, la situazione climatica globale presenta uno squilibrio termico da monitorare costantemente.
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La città di Barcellona è la prima al mondo ad adottare i principi open-source delle Nazioni Unite

Black Axe, arrestati oltre trenta individui legati alla cybergang
La Polizia Nazionale spagnola, in collaborazione con la polizia dello Stato di Baviera e con il supporto dell’Europol, ha arrestato trentaquattro persone, tra cui i leader del gruppo, legate a Black Axe, un’organizzazione cybercriminale responsabile di numerose attività illecite in diversi Paesi d’Europa. Il gruppo si è fatto conoscere per le sue truffe milionarie effettuato […]
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Ricchi e clima: il nuovo studio mostra quanto velocemente consumano il budget di carbonio
In pochi giorni del 2026, quanto carbonio hanno consumato i super ricchi della Terra? E in che modi? Oxfam e alcuni esperti avvertono che l’1% più ricco della popolazione mondiale ha esaurito in 10 giorni il budget annuale di carbonio. Questo fenomeno prende il nome di Pollutocrat Day. Secondo le stime dell’ente umanitario, lo 0,01% della popolazione ricca ha superato i limiti del consumo nelle prime 72 ore. I prossimi obiettivi internazionali dovranno puntare alla riduzione drastica e necessaria delle emissioni per mantenere il riscaldamento climatico entro l’1,5 °C.
I super ricchi dovevano mantenere la propria riserva di carbonio entro il 10 gennaio, l’hanno consumata sette giorni prima, pur sapendo che da anni le emissioni devono essere ridotte del 97% entro il 2030. Sono le percentuali dell’accordo di Parigi, giuridicamente vincolante per gli obiettivi climatici. L’elenco di come è stato speso il budget di carbonio ha dell’incredibile perché collegato a consumi extra lusso. Jet privati e superyacht sono sotto accusa di inquinamento, quindi è lo stile di vita di poche persone nel pianeta a dover essere ridimensionato.
Tassare i ricchi per l’inquinamento che producono non è una punizione, Nafkote Dabi di Oxfam ricorda a politici, governi e industrie energetiche gli accordi di Parigi per il 2030
Ci sono altri dati: ogni miliardario detiene investimenti che generano 1,9 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Significa riscaldamento in crescita con danni economici sui paesi poveri e anche ambientali. Le perdite globali stimate conseguenti si stimano di 44 miliardi di dollari entro il 2025. Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam, afferma: “L’immenso potere e la ricchezza di individui e aziende super-ricchi hanno anche permesso loro di esercitare un’influenza ingiusta sul processo decisionale politico e di indebolire i negoziati sul clima”.
Oxfam propone, per arginare l’inquinamento da extra lusso, tasse patrimoniali sui redditi super-ricchi e una tassa aggiuntiva per chi inquina. La somma stimata è di 400 miliardi di dollari nel primo anno da chiedere a compagnie petrolifere, del gas e del carbone. Super tassa sui beni di lusso come superyacht e jet privati.
Sempre Dabi afferma, alla fine dell’analisi: “I governi hanno una strada molto chiara e semplice per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio e contrastare la disuguaglianza, prendere di mira gli inquinatori ricchi, reprimere la sconsideratezza dei super-ricchi in materia di emissioni di carbonio”.
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Hubble segue una scia misteriosa: Betelgeuse nasconde una piccola stella compagna
Da tutti i lati del pianeta, tranne che da alcune aree dell’Antartide, guardando il cielo in inverno è possibile scoprire Betelgeuse. È una supergigante rossa, tra le più grandi e conosciute, presente nella costellazione di Orione. La stella dista 600-640 anni luce dalla Terra; sia a occhio nudo che con i telescopi amatoriali appare arancione brillante.
Gli astronomi della NASA l’hanno analizzata più volte con il telescopio spaziale Hubble e diversi osservatori terrestri. Arriva la novità: una giovane stella compagna mai vista prima, che sta influenzando l’atmosfera di Betelgeuse. La rilevazione è del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (CfA).
La nuova stella è stata chiamata Siwarha, emette flusso di gas che si intreccia con l’ambiente attorno a Betelgeuse. I suoi improvvisi picchi di luminosità sono ora spiegati da questa novità, I ricercatori ne hanno parlato al 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix, prima di pubblicare lo studio su The Astrophysical Journal.
Il futuro di Betelgeuse e la prossima osservazione di Siwarha nel 2027, la stella si avvicinerà con la sua orbita verso la Terra, diventando visibile con Hubble e altri osservatori
Secondo gli scienziati, Siwarha aiuterà i ricercatori a comprendere l’evoluzione dei corpi celesti più grandi in presenza di altri luminosi e pieni di gas o energia. Betelgeuse è una stella con miliardi di anni alle spalle, grande 400 milioni di soli. Invecchiando potrebbe cambiare il suo stato, da semplice stella gigante a supernova oppure a corpo celeste senza più materia. Gli scienziati continueranno le osservazioni utilizzando Hubble ma anche altri osservatori come il Fred Lawrence Whipple, il Roque de Los Muchachos e altri.
Con la metafora dell’acqua, gli scienziati hanno raccontato i cambiamenti dei colori di luce sia della stella che della gigante rossa. “È un po’ come una barca che si muove nell’acqua. La stella compagna crea un effetto a catena nell’atmosfera di Betelgeuse che possiamo effettivamente osservare nei dati. Per la prima volta, stiamo osservando segni diretti di questa scia, o scia di gas, a conferma che Betelgeuse ha davvero una compagna nascosta che ne modella l’aspetto e il comportamento”, afferma Andrea Dupree, astronoma del CfA e autore principale dello studio. Le prossime osservazioni sono previste per il 2027, anno di maggiore visibilità di Siwarha vicina a Betelgeuse.
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Il vulcano dalle fiamme blu: un fenomeno raro spiegato dalla scienza
In un posto incredibile dell’Indonesia è possibile scoprire fiamme completamente blu elettrico. Questo colore lo vediamo nel fuoco di casa per effetto della combustione, insieme al giallo, rosso o arancione. Il vulcano Kawah Ijen, invece, regala uno spettacolo unico nel pianeta. Di notte, la lava fusa emana completamente un blu fluorescente che emerge nel buio serale.
Per questo fenomeno, il vulcano viene visitato ogni anno da centinaia di fotografi, viaggiatori e scienziati. Il cratere Kawah è da immaginare come un gigantesco fornello con gas solforici. Combustione e temperature altissime creano il blu suggestivo attorno alle rocce del vulcano che appaiono scure e grigie di sera. Gli scienziati non osservano questo processo come meraviglia ma ne studiano le potenziali pericolosità. La zona infatti è anche di estrazione mineraria, centinaia di famiglie o singoli lavoratori locali guadagnano estraendo zolfo nell’area del Kawah Ijen.
Non è lava quel che luccica ma “oro del diavolo”: i gas solforici illuminano un ambiente estremo e tossico, i minatori lavorano su pendii ripidi coprendo naso e bocca con stoffa inumidita
Gli scienziati spiegano bene che cos’è il colore blu, non è dovuto alla lava liquida che in realtà è rossastra. In lontananza, a occhio nudo e anche con la fotografia si vede un bagliore azzurro striato. Quel blu viene emanato dai gas, un buon obiettivo e le analisi da laboratorio lo confermano. Dal cratere insieme al magma escono vapori di zolfo ad una temperatura superiore ai 600 gradi centigradi. Questo zolfo entra in contatto con l’ossigeno, questa miscela crea il colore azzurro caratteristico.
Quali sono le conseguenze più rischiose per i minatori? La ricerca di zolfo in ambienti velenosi tra terreni, rocce o liquidi contaminati, aria irrespirabile o mini geyser. Le condizioni di lavoro non sono ottimali, tante ore di scavo e senza la protezione adeguata. Times of India parla di maschere di stoffa umide al posto di visori adatti a zone contaminate da veleni.
La raccolta dello zolfo avviene scalando i pendii delle montagne e con cesti di vimini pesanti. Il nome locale dello zolfo è “oro del diavolo” e ci porta qui a scrivere non solo di scienza ma di una realtà locale che vede anche lo sfruttamento umano per la sopravvivenza, senza la minima attenzione ai diritti umani.
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Il riscaldamento estremo nel Paleogene offre nuove risposte sulle precipitazioni del futuro
Studiando le ere geologiche del passato si possono comprendere dinamiche di clima del presente e del futuro. Uno studio dell’Università dello Utah e della Colorado School of Mines analizza le precipitazioni del Paleogene. È il primo dei tre periodi di un’era geologica più grande, definita Cenozoica. Durò circa 43 milioni di anni, da 66 a 23 milioni di anni fa. In questo lungo periodo, si estinsero i dinosauri e nacquero grandi mammiferi e una nuova quantità di piante.
I livelli di CO2 atmosferico erano quattro volte superiori rispetto a oggi. Le piogge furono una risposta al riscaldamento estremo e questo potrebbe avvenire di nuovo, ad esempio nei prossimi anni dove si prevede una crescita del riscaldamento globale. Che ricadute avrà sulla biosfera globale? La risposta ci porta ai dati proxy utilizzati in questa ricerca, si basano sulle informazioni provenienti da fossili vegetali e anche chimica dei suoli e dei depositi fluviali. Tutti elementi che registrano ieri come oggi segnali di forti cambiamenti del clima, dal caldo al freddo.
Gli esperti del Paleogene imparano questa lezione: le piogge irregolari e la siccità hanno più cause e conseguenze da non sottovalutare. Ecco le parole di Thomas Reichler, ricercatore e docente
Thomas Reichler è un professore di scienze atmosferiche e coautore dello studio Utah e Mines, commenta questa fotografia geologica: le regioni già umide diventano piovose, quelle secche più aride. “Il nostro studio è stato un po’ sorprendente nel senso che anche le regioni delle medie latitudini tendevano a diventare più secche. Ha a che fare con la variabilità e la distribuzione delle precipitazioni nel tempo. Se ci sono periodi di siccità relativamente lunghi e poi, in mezzo, periodi molto umidi – come in un clima fortemente monsonico – le condizioni sono sfavorevoli per molti tipi di vegetazione”.
La variabilità temporale delle precipitazioni aumenta in condizioni di riscaldamento estremo, questo è il risultato delle ultime osservazioni. Le piogge diventano intermittenti, concentrate in eventi intensi e alternati a lunghi periodi di siccità. Questa condizione diventa sfavorevole per molti ecosistemi.
Durante il Paleogene, le regioni polari erano sia umide che monsoniche in alternanza. Le aree interne alle medie latitudini secche e regolari. Queste analisi del passato portano l’attenzione sul presente e sulle simulazioni climatiche di domani basate sui dati geologici raccolti con lo studio pubblicato. Mai sottostimare le piogge irregolari, la siccità, stagioni umide a brevi intervalli o che durano più del solito.
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GitHub ha disabilitato il repository Rockchip MPP dopo che FFmpeg ha reclamato il copyright sul codice

Dieta e additivi: emergono nuove evidenze su possibili rischi legati ai conservanti
BMJ e Nature Communications hanno pubblicato due studi francesi dedicati alle conseguenze del consumo di comuni conservanti alimentari. Ce ne sono alcuni particolarmente rischiosi, possono portare allo sviluppo di tumore e diabete T2. Le ricerche si basano sul monitoraggio di 100.000 e più cittadini francesi. Hanno risposto volontariamente a quesiti su abitudini alimentari e stato di salute in un progetto di lungo periodo.
Il primo studio accusa diversi conservanti presenti negli alimenti ultra-processati di aumentare l’incidenza dei tumori al seno e alla prostata, tra i più diffusi sia in Europa che negli Stati Uniti. Gli alimenti ultra-processati sono molto acquistati nel vecchio continente, le sostanze più dannose che contengono sono nitriti e nitrati, presenti in salumi come prosciutto, pancetta e salsicce. Il nitrato di sodio è legato a un terzo delle cause del cancro alla prostata. Incidenza che aumenta con altri comportamenti a rischio, ad esempio il fumo.
Quanto scritto significa che dovremo rinunciare a molti prodotti tradizionali? La risposta arriva dall’epidemiologia francese Mathilde Touvier: “Consumare prodotti con conservanti non significa che si svilupperà immediatamente il cancro. Dobbiamo limitare la nostra esposizione a questi prodotti. Il messaggio per il grande pubblico è di scegliere gli alimenti meno lavorati quando si fa la spesa al supermercato”.
Il secondo studio francese su conservanti e additivi rivela un elenco dettagliato delle sostanze più critiche e degli alimenti rischiosi, per alcuni etichette speciali e divieto di spot diurni
Il secondo studio accusa alcuni additivi di aumentare il rischio di diabete. Il sorbato di potassio è tra gli elementi più rischiosi, questa sostanza viene utilizzata per impedire la formazione di muffe in cibi e bevande. La soluzione? Acquistare i prodotti nella versione fresca piuttosto che a lunga conservazione, oppure prediligere la preparazione casalinga.
In realtà, dal Regno Unito e diversi esperti arriva una richiesta più specifica a supermercati e luoghi di produzione o distribuzione alimentare. Migliorare le etichette per creare consapevolezza nei consumatori degli additivi presenti e il loro rischio sulla salute. Il secondo studio associa agli additivi pericolosi e al diabete T2 alimenti come carne lavorata e alcol. L’articolo presente su Agence France-Presse racconta che nel Regno Unito la pubblicità diurna è vietata per alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale proprio perché mettono a rischio la salute pubblica.
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La California Academy of Sciences cataloga 72 nuove specie
Non conosciamo ancora tutte le specie viventi nei sei continenti. Oppure, si scoprono nuovi esemplari di animali o piante a rischio di estinzione. I ricercatori della CAS, California Academy of Sciences, hanno descritto 72 nuove specie trovate sia nelle profondità oceaniche che nei parchi nazionali. La notizia è stata raccontata su Mongabay, in un testo ricco di immagini che mescolano il vecchio e il nuovo. Fidel Castro accanto a due ricercatori che scoprono un nuovo pesce (anno 1997), giovani scienziati armati di smartphone per fotografare e analizzare piante o animali.
L’elenco di 72 nuove specie viventi comprende uccelli, piante, pesci, lumache di mare, insetti e rettili. Un nuovo genere di pianta è stato rinvenuto dentro un parco statunitense. Si tratta di un fiore selvatico chiamato diavolo lanoso in Texas. Nelle Galápagos, invece, l’airone lavico, l’analisi del DNA potrebbe rivelare se è una specie estinta.

airone lavico delle Galápagos
Dai pesci colorati delle Maldive alle lumache di mare in pericolo, fino a insetti, rettili e piante rare: le specie sconosciute contengono dati importanti sullo stato di salute del pianeta
Con le spedizioni marine sono stati scoperti pesci colorati, il persico macchiato delle Maldive, ad esempio. Poi 11nuove lumache di mare, in pericolo per il consistente inquinamento da plastica negli ecosistemi da poco studiati. Il pesce cardinale è una scoperta del 1997, spedizione a cui partecipò Castro. Come esemplare fa parte della collezione CAS che ha dedicato più di dieci anni alla ricerca di nuove specie marine.
Le scoperte includono anche rettili, insetti e ragni. Nell’elenco degli animali, troviamo due vermi, due lucertole, una cicala, sei gechi, 15 coleotteri e due grilli selvatici. Nella collezione dell’anno scorso, anche due vespe, uno scinco e cinque bivalvi. Tra le specie elencate, alcune sono a rischio di estinzione. I botanici del CAS hanno nel loro elenco nuove piante da fiore rinvenute in Madagascar, a Panama, nel Campo Rupestre brasiliano. L’elenco si conclude anche con il muschio indiano.
Shannon Bennett del CAS ha spiegato in varie pubblicazioni l’importanza della vita ancora non documentata e protetta sui sei continenti. Un altro biologo conferma queste frasi parlando soprattutto delle specie marine in area crepuscolare: “Mancano ancora informazioni di base sulle specie presenti, su come interagiscono tra loro e sui ruoli ecologici chiave che svolgono. Ogni spedizione e immersione ci aiuta a ricostruire un quadro più completo e ad acquisire le conoscenze fondamentali essenziali per sviluppare strategie di conservazione efficaci per questi ecosistemi difficili da raggiungere”.
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Inquinamento nel Reno: una trappola galleggiante rivela numeri impressionanti
Nature e Scinexx ci raccontano l’attualità critica di un fiume europeo, il Reno. Ogni giorno trasporta fino a 53.000 rifiuti con le sue acque, un numero cresciuto fino a 250 volte rispetto alle precedenti stime. Rhine Octopus è la piattaforma galleggiante da cui sono stati raccolti i nuovi dati ma anche disegnati i nuovi scenari, reali e ipotetici. Il fiume sversa con le sue acque dalle 3.300 alle 4.700 tonnellate di rifiuti nel Mare del Nord. In queste acque, già ricche di microplastiche, la preoccupazione per la salute del mare cresce di anno in anno.
Si stima che ogni giorno vengano versate dal fiume al mare almeno dieci tonnellate di rifiuti. Sono scarti di legno, cartone, plastica, bottiglie e sacchetti. Tutti materiali appartenenti a realtà private, quindi persone, famiglie, piccoli gruppi di turisti o viaggiatori non attenti ai propri rifiuti. I consumi quotidiani così si dimostrano di grande impatto sulla salute degli ecosistemi, accanto a industrie, pesca, viaggi marittimi e altre attività inquinanti.
Come si trasformano bottigliette, imballaggi, legnetti alimentari e tutti i piccoli rifiuti urbani che non buttiamo nei contenitori giusti?
La plastica si decompone in microplastiche che vengono ancor più assorbite dall’acqua, dai fondali, dagli animali e poi dall’uomo. I ricercatori hanno avviato un progetto di citizen science per raccogliere dati più precisi, l’iniziativa è durata 16 mesi. Sono stati classificati i rifiuti galleggianti vicino a Colonia fino a una profondità di tre o quattro metri. Leandra Hamann dell’Università di Bonn ha spiegato: “Per poter stimare la quantità con ragionevole certezza, di solito si effettuano conteggi visivi dei macro rifiuti. Tuttavia, questo è stato fatto solo sporadicamente nel Reno”.
Un’altra autrice, Katharina Höreth, ha dichiarato: “Abbiamo visto che i prodotti monouso rappresentano il 40% dei rifiuti raccolti, più della metà dei quali è plastica”. Il dato è allarmante, i privati risultano responsabili del 56,4% dei macro-rifiuti. Funzionano le leggi ambientali dedicate alle industrie, il dato registrato è del 5,9% di impatto rispetto ai privati. La plastica è il 70% dei pezzi raccolti ma contribuisce al peso complessivo dei materiali stimati solo per il 14,8%.
Il finale di questo studio potrebbe essere diverso, ma come? Quando viaggi in Europa, ma anche in qualsiasi parte del mondo, fai attenzione a bottiglie, imballaggi e tutto ciò che può inquinare fiumi e mari. Chiedi sempre dove e come si può smaltire ciò che rimane dei prodotti monouso, sarebbe un bell’inizio per far decrescere numeri e percentuali di inquinamento.
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Stanford rivoluziona la medicina del sonno: l’IA trova indizi nascosti su oltre 100 patologie
Lo studio del sonno dei pazienti può rilevare altre malattie, anche al loro sviluppo iniziale. Le analisi strumentali di come si dorme e quanto, sottoposte anche allo screening profondo con l’IA, si stanno dimostrando rivoluzionarie. Lo studio è stato pubblicato anche su ScienceDaily. I ricercatori della Stanford Medicine hanno sviluppato un sistema di intelligenza artificiale dal nome SleepFM.
Analizza i segnali fisiologici anche di una sola notte di sonno, stima il rischio futuro di più di 100 malattie tra cui tumori, demenza e cardiovascolari. Lo studio ha coinvolto 65.000 individui con oltre 600.000 ore di registrazioni polisonnografiche. Questo test può comprendere o essere accompagnato da analisi dell’attività cerebrale, del battito cardiaco, della respirazione e dei movimenti muscolari.
SleepFM legge otto ore di sonno e anticipa il rischio di Parkinson, demenza e tumori: riscrive il futuro della medicina predittiva
La pratica clinica tradizionale non pensava che la polisonnografia potesse contenere anche segnali precoci e di allarme per numerose condizioni mediche. Da qui, è nato il modello SleepFM, un’intelligenza artificiale addestrata e multimodale dedicata al monitoraggio profondo del sonno. Apprende da dati di segmenti di 5 secondi, simili alle parole di altri modelli linguistici, e li applica a compiti clinici diversi. Per ora, riesce a seguire flussi, raccogliendo dati, di segnali cerebrali, cardiaci e respiratori.
Dopo l’addestramento, SleepFM si è dimostrata superiore ai modelli di identificazione delle fasi del sonno e anche nella valutazione di apnea notturna. Questo ultimo sintomo è sotto inchiesta con altre ricerche per la sua correlazione a diverse patologie. SleepFM ha predetto le condizioni di salute future dei pazienti, confrontando le registrazioni del sonno con le cartelle cliniche di dieci anni di vita del paziente. Tra le patologie diagnosticate il morbo di Parkinson, la demenza, l’infarto e alcuni tumori con un indice di concordanza superiore a 0,8.
“Quando studiamo il sonno, registriamo un numero incredibile di segnali. Si tratta di una sorta di fisiologia generale che studiamo per otto ore in un soggetto completamente in cattività. È una ricchezza di dati incredibile”, ha spiegato Emmanual Mignot, MD, PhD, Professor Craig Reynolds in Medicina del Sonno a Nature Medicine.
Alle sue parole si aggiungono quelle di James Zou, coautore dello studio: “SleepFM è essenzialmente imparare il linguaggio del sonno. Uno dei progressi tecnici che abbiamo fatto in questo lavoro è stato capire come armonizzare tutte queste diverse modalità di dati in modo che possano unirsi per apprendere lo stesso linguaggio”.
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Updated Debian 12: 12.13 released
bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
Updated Debian 13: 13.3 released
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Sostenibilità in Kenya: l’UNCDF finanzia iniziative per ecosistemi marini più resilienti
Due entità internazionali e umanitarie importanti firmano due accordi di finanziamento per ridurre l’inquinamento dei mari, delle acque reflue e rendere la pesca più sostenibile. Parlando del Fondo di capitale per lo sviluppo delle Nazioni Unite (UNCDF) e del Fondo globale per la barriera corallina (GFCR). Gli accordi di finanziamento riguardano il Kenya e la possibilità di espandere le attività commerciali tutelando le barriere coralline. La firma dei due accordi è avvenuta a Nairobi; si sosterranno soluzioni di economia circolare e pratiche di pesca sostenibile. Allo stesso tempo, si ridurranno le pressioni sugli ecosistemi marini con l’intento di rafforzare anche le economie costiere.
Il finanziamento dedicato alla riduzione dell’inquinamento e alla protezione delle barriere coralline riguarda due aziende del luogo. Sanivation e Kumbatia sono impegnate da tempo sulle aree costiere contro rifiuti e danni ai coralli. La promozione della pesca sostenibile riduce danni, inquinamento e promuove un’economia sana locale. Il direttore del GFCR, Pierre Bardoux, investirà fino a 250.000 dollari per strumentazioni, sistemi di monitoraggio e formazione. Cresceranno così le catene del freddo, i meccanismi di tracciabilità e il monitoraggio delle imbarcazioni artigianali.
Acque reflue, pesca sostenibile e protezione corallina fino a 22 paesi, gli accordi firmati a Nairobi finanziano progetti responsabili, competenza e formazione locale
Sanivation invece è attiva nel campo delle acque reflue, le ripulirà da rifiuti convertibili in energia. L’investimento di GFCR–UNCDF è di 540.000 dollari per il Parco Marino Nazionale di Malindi, il più maltrattato gettando rifiuti tossici. Le bricchette di energia pulita ricavate saranno impiegate nelle industrie; questo è anche un esempio di economia circolare oltre che di riciclo.
Con la pesca sostenibile si nutrono numerose famiglie locali, soprattutto lungo le coste marine ma anche di laghi o fiumi. Il fondo delle due istituzioni sosterrà Kumbatia Seafood per la regione costiera di Kwale da Lamu. Il suo modello è utile per proteggere l’area ricca di coralli; l’azienda lavorerà per ridurre le pratiche di pesca distruttive, introducendo metodi più selettivi e sicuri.
L’azienda istituirà corsi di pesca sostenibile per i pescatori locali. I prodotti ittici dovranno provenire da fonti responsabili prima di finire sui mercati. Questo punto ci porta all’economia costiera africana, che risente a livello ecologico ed economico dei cambiamenti climatici. Il programma Miamba Yetu del GFCR è proprio dedicato alla protezione delle barriere coralline, alla resilienza climatica e al benessere delle comunità costiere. L’iniziativa stimolerà i capitali pubblici e privati per proteggere la barriera corallina di ben 22 paesi.
Sostenibilità in Kenya: l’UNCDF finanzia iniziative per ecosistemi marini più resilienti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Cani super intelligenti: uno studio rivela come apprendono nuovi nomi senza addestramento
Sono rari e importanti i cani dotati di forti capacità di apprendimento, tanto da riuscire a comprendere le parole. Grazie a loro la scienza può studiarne i processi cognitivi. Una ricerca pubblicata su Science è del dottor Shany Dror, esperto di apprendimento cognitivo presso l’Università Eötvös Loránd in Ungheria.
Alcuni cani sottoposti a test hanno dimostrato di saper imparare i nomi dei giocattoli ascoltando i loro proprietari. Questa modalità di apprendimento è simile a quella dei bambini di un anno e sei mesi, i neonati però apprendono sempre inconsapevolmente il linguaggio anche quando vengono coinvolti con giochi e esercizi mirati. Cosa che non avviene nei cani, l’apprendimento dei cani è sempre attento e strategico.
Sono stati messi alla prova per lo studio del border collie Chaser, che sono capaci di riconoscere più di mille giocattoli, una qualità unica rispetto all’intera popolazione canina. Quella ricettività mnemonica ha permesso di indagare anche le capacità linguistiche dei cani. Lo studio ha coinvolto 10 esemplari ritenuti abili nell’apprendere i nomi di oggetti. Ai proprietari è stato chiesto didiscutere su un nuovo giocattolo davanti al cane e senza nessuna interazione.

Bryn, un Border Collie maschio di 11 anni del Regno Unito, che conosce i nomi di circa 100 giocattoli
Cani e bambini di pochi mesi mostrano delle similitudini nell’apprendere le parole o acquisire capacità linguistiche, l’importanza dell’esposizione attiva e passiva
“Per testare la nostra teoria – raccontano i ricercatori – abbiamo chiesto ai proprietari di dieci cani dotati di intelligenza elevata di lasciare che il loro cane osservasse passivamente le loro discussioni con un’altra persona su un nuovo giocattolo. Il processo veniva ripetuto poi con un secondo oggetto. Abbiamo poi chiesto ai proprietari di ripetere il processo su un altro giocattolo”. Dopo quattro giorni di esposizione passiva al nome, sette border collie su dieci sono riusciti a recuperare i nuovi giocattoli da una pila mista con una precisione superiore alle precedenti esperienze, e rispetto ai cani non sottoposti all’ascolto passivo degli umani.
Gli esperimenti successivi hanno verificato la capacità dei cani di apprendere il nome di un oggetto non visibile durante la conversazione. Cinque cani su otto lo hanno riconosciuto correttamente dopo due settimane confermando una capacità di memoria elevata e agile.
I cani comuni, pur appartenendo al gruppo dei border collie, non hanno dimostrato gli stessi risultati. Questo studio non è solo utile a comprendere le abilità linguistiche anche negli animali e le capacità di apprenderle. Sono informazioni che miglioreranno anche la visione dei cani, metodi di educazione, addestramento e rapporti con i loro familiari umani.
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Il mistero di Leonardo da Vinci: individuato DNA compatibile su un’opera d’arte
Un lungo articolo pubblicato su Science e Hurriyet Daily News infittisce il numero di misteri che avvolgono la vita di Leonardo da Vinci. C’è un progetto curato da un team di ricercatori internazionali che si chiama LDVP, Leonardo da Vinci DNA Project. Da questo team arriva la scoperta di frammenti genetici dell’artista scoperti su un disegno rinascimentale e documenti storici di famiglia. La scoperta è stata diffusa con un preprint su bioRxiv. Un passo avanti per l’arteomica, una disciplina che studia le tracce biologiche lasciate nel passato su opere d’arte.
Segni del tempo che possono dare tantissime informazioni storiche, politiche e culturali. Tanti pittori ricevevano richieste di quadri dai personaggi più illustri e influenti della società dell’epoca. Insieme a visite di persone secondarie, che allargano non solo la ricerca, ma anche il gossip che su Leonardo Da Vinci, da sempre molto dinamico, partendo dal quadro della Gioconda.
Che informazioni danno le tracce di DNA sul Santo Bambino e una lettera scritta da un parente maschio di Leonardo da Vinci? Il racconto e la speranza di nuove scoperte e narrazioni
Non è questo quadro, questa volta, al centro dell’attenzione ma il Santo Bambino. Da lì, è stato prelevato il campione di DNA. Si tratta di un disegno a matita rossa della prima metà del Cinquecento. Gli scienziati stanno rispondendo al quesito se si tratta o meno di un quadro del pittore.
Gli scienziati hanno applicato tamponi non invasivi, simili a quelli utilizzati per il Covid. Così hanno potuto lavorare sulle fibre sensibilissime della carta per raccogliere tracce genetiche e microbiche umane. Anche le lettere del XV secolo sono state analizzate e passate a tampone. Furono scritte da un parente maschio della famiglia da Vinci, chi è veramente questo mittente? Sappiamo che ha il cromosoma Y, segno della discendenza paterna del pittore.
In più, su disegno e lettere è stato individuato l’aplogruppo E1b1b diffuso in Toscana e nella zona di origine di Leonardo da Vinci. Le tracce biologiche sui quadri e sugli scritti rendono più interessante la ricerca storica sui materiali d’epoca. Speriamo di poter scrivere e leggere altre storie entusiasmanti, obiettivo che si prefiggono gli stessi ricercatori.
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Asteroide ultraveloce: la nuova scoperta mette in discussione i modelli attuali
Marte e Giove sono due pianeti molto osservati dalla Terra, visibili anche con telescopi amatoriali. Tra di loro gli astronomi hanno scoperto diversi asteroidi a rotazione che si muovono velocemente. La prima individuazione di questi insoliti corpi celesti è avvenuta nel 2025, periodo primaverile.
L’Osservatorio C. Rubin del Cile ha contato ben 75 asteroidi con la sua fotocamera LSST. È l’obiettivo fotografico spaziale più grande e potente al mondo. Tra gli asteroidi registrati, MN45 grande 710 metri di diametro e con una rotazione completa di 1,9 minuti. L’asteroide descritto è di tipo ultraveloce, rarissimi all’interno del nostro Sistema Solare.
I record che riescono a superare gli asteroidi ultrarapidi scoperti tra Marte e Giove, rotazione di 13 minuti e orbita sotto le 2,2 ore. Non sono semplici detriti, i quesiti scientifici crescono
Il team di osservatori astronomici è guidato da Sarah Greenstreet, che ha studiato le variazioni di luminosità delle varie pietre spaziali per calcolare la loro curva di luce e anche il periodo di rotazione. 19 oggetti tra i 75 rilevati superano il limite di rotazione noto per gli asteroidi grandi dai 150 metri. Il tempo finora registrato è di 2,2 ore, qui abbiamo rotazioni superveloci di 13 minuti in almeno 5 asteroidi.
Un comportamento anomalo secondo gli scienziati. Gli asteroidi sono di fatto un insieme di detriti, uniti da una gravità debolissima rispetto a satelliti e pianeti. L’alta velocità sia rotatoria che di orbita porterebbe allo sgretolarsi dei singoli asteroidi, con il rischio di impatto tra di loro visto che sono anche ravvicinati.
Le osservazioni fotografiche hanno permesso di raccogliere dati strutturali su questi asteroidi ultraveloci, un po’ marziani e un po’ di Giove. Sicuramente hanno una struttura solida, coesa, forze centrifughe interne in grado di bilanciare le energie e pressioni esterne. Queste forze centrifughe superano anche i 12 kilopascal che permettono la rotazione ultrarapida. Queste caratteristiche sono state individuate soprattutto su due ammassi, Mk41 e MN45, entrambi tra i 900 e i 9000 kilopascal. Calcoli e osservazioni portano gli scienziati a nuove teorie sugli asteroidi, partendo da quest’ultimi scoperti. Non sempre sono semplici cumuli di detriti ma rocce compatte nel cielo, da dove provengono? Come si sono formate? E che cosa succede in caso di collisioni?
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Perdita di peso e iniezioni: ecco i dati che cambiano la percezione di questi farmaci
Le iniezioni per dimagrire sono state definite una strategia di successo per la perdita di peso corporeo. I risultati ottenuti da Wegovy e Mounjaro, ad esempio, registrano con successo una perdita in chili dal 15 al 20% nella media dei pazienti. Sono risultati importanti rispetto alla semplice strategia di diete ed esercizio fisico. Ci sono paesi come il Regno Unito dove le iniezioni dimagranti hanno molto successo. Una persona su 50 ha sperimentato il trattamento, il 90% di questi pazienti ha sostenuto un costo mensile fino a 250 sterline, il prezzo minimo per la cura è di 120.
La metà degli utenti, però, interrompe entro l’anno la cura, non per l’insuccesso clinico ma per ragioni economiche. Che cosa succede alla linea di questi pazienti? Purtroppo quello che raccontano i ricercatori dell’Università di Oxford ed è riportato da The Conversation in un articolo dedicato.
Quando si interrompono le iniezioni dimagranti, il peso si recupera velocemente, entro 18 mesi. La velocità di chili riacquisiti è quattro volte superiore alla strada di dimagrimento tradizionale: dieta più sport. Anche i benefici sulla salute, via via, scompaiono: pressione sanguigna, colesterolo e glicemia tornano ai valori di prima. Per mantenere i risultati raggiunti, i pazienti devono fare una cosa sola: riprendere le iniezioni, o a lungo termine o per tutta la vita. Alcuni fornitori privati offrono questo supporto che dà un incremento nella perdita di peso quasi fino ai 5 chili.
L’NHS distribuisce i farmaci contro l’obesità grave ma vuole coprire tutte le situazioni di salute più difficile, il dilemma con Oxford sulle iniezioni dimagranti
I ricercatori di Oxford chiariscono che il peso viene riacquistato dopo l’interruzione delle iniezioni, ma non ci sono prove dirette sulla ripresa rapida dei chili. Quindi le cause vanno ricercate di paziente in paziente. I dati non interessano soltanto l’università, ma anche l’NHS, servizio sanitario nazionale inglese. È proprio l’ente pubblico a interessarsi dei costi-benefici delle iniezioni e dei loro risultati sull’obesità. Questa patologia cronica è diffusa soprattutto tra persone svantaggiate e non in grado di sostenere alti costi privati di cura.
L’NHS distribuisce farmaci solo a persone con obesità grave, con indice di massa corporea superiore a 40. In più, a pazienti con patologie correlate,i programmi tradizionali di perdita di peso si riscontrano più fattibili economicamente e più concreti nei risultati, sia per la più ampia fetta della popolazione sia per la salute pubblica.
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Ghost Tap: scoperte frodi tap-to-pay che sfruttano l’NFC per abilitare pagamenti da remoto
I ricercatori di Group-IB hanno individuato Ghost Tap, una serie di frodi a opera di attaccanti cinesi che sfruttano applicazioni Android malevole per abilitare transazioni tap-to-pay da remoto con le carte di credito delle vittime. Tramite campagne di smishing e vishing, i cybercriminali portano gli utenti ignari a installare gli APK malevoli. Una volta installata […]
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Battaglia invisibile nei boschi: un duello chimico decide il destino degli abeti rossi
L’abete rosso è un albero molto importante nelle Alpi, dentro la sua corteccia c’è una vera e propria battaglia chimica che ha interessato i ricercatori del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena. I composti fenolici sono una difesa naturale degli alberi contro i funghi nocivi. Come si muovono queste difese chimiche attraverso la rete alimentare della foresta?
Esiste un microrganismo ghiotto di composti fenolici arborei, si chiama scolitide ed è un coleottero che mangia tessuti degli abeti. Gli scienziati hanno scoperto questo insetto sfruttare a proprio vantaggio le sostanze chimiche difensive degli alberi contro i funghi. L’analisi da laboratorio ha richiesto la spettrometria di massa e la risonanza magnetica nucleare.
Gli scolitidi assorbono con i tessuti degli abeti rossi anche i composti difensivi come floema, glicosidi fenolici, stilbeni e flavonoli. A livello digestivo e biochimico, i coleotteri scompongono e convertono tutti questi elementi in agliconi senza molecole di zucchero. Gli agliconi così trasformati hanno effetti antimicrobici.

scolitidi adulti nelle loro gallerie nella corteccia di un abete rosso
Il fungo Beauveria Bassiana riesce a rispondere alla strategia difensiva degli scolitidi, la battaglia nascosta negli abeti rossi può essere sfruttata in agricoltura e strategie di conservazione
La guerra tra funghi e insetti esiste in altri alberi e coinvolge anche altri coleotteri o specie che si nutrono delle cortecce. La ricerca è utile per poter studiare sistemi biochimici sia difensivi che di resistenza, tanto per le specie arboree alpine che per altre piante o contesti agricoli.
Tra i funghi studiati dell’abete rosso c’è il Beauveria bassiana, ecco la spiegazione di Ruo Sun, del Dipartimento di Biochimica. “Sebbene in passato questo fungo non si sia rivelato efficace nel controllo degli scolitidi, abbiamo trovato ceppi che li avevano infettati e uccisi naturalmente. Abbiamo quindi voluto indagare più a fondo come fossero in grado di infettare con successo i coleotteri. Ora che sappiamo quali ceppi del fungo tollerano i composti fenolici antimicrobici dello scolitide, possiamo utilizzare questi ceppi per combattere gli scolitidi in modo più efficiente. Non ci aspettavamo che i coleotteri fossero in grado di convertire le difese dell’abete rosso in derivati più tossici in modo così mirato. Sebbene in passato questo fungo non si sia rivelato efficace nel controllo degli scolitidi, abbiamo trovato ceppi che li avevano infettati e uccisi naturalmente“.
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Nuovo ritmo nella divisione cellulare: rivelato un meccanismo che sfida il modello classico
Ogni forma di vita inizia con un processo fondamentale che si chiama divisione cellulare. Ci sono tesi, studi, analisi e sperimentazioni varie per comprendere questa importante fase biochimica. Un gruppo di studiosi ha voluto approfondire la divisione cellulare o lo sviluppo embrionale nelle specie che depongono uova. Le cellule si dividono ma rimangono molto grandi, il loro studio è stato pubblicato su Nature.
Il team di ricerca è del Brugués del Cluster of Excellence Physics of Life (PoL) della TUD Dresden University of Technology. Gli scienziati hanno identificato un meccanismo alternativo alla citochinesi basata su anello contrattile di actina. Un sistema noto come cricchetto meccanico, la divisione cellulare ha inizio anche senza questo anello.
Il ruolo cruciale dei microtubuli e della banda di actina nella divisione cellulare ovipara, dove si superano limiti di spazio, geometria ed eventi esterni
Pesci zebra, rettili, uccelli e altri organismi ovipari hanno cellule embrionali che si sviluppano con l’anello di actina non del tutto chiuso. Gli scienziati hanno studiato soprattutto il pesce zebra per capire come procede la divisione cellulare. In laboratorio hanno utilizzato tagli laser sulla banda di actina. La banda continuava ad avanzare nonostante la mancata chiusura del cerchio. Il motivo nella conclusione del processo di divisione sta nell’esistenza di numerosi punti di ancoraggio nella sua lunghezza.
In più, esistono dei microtubuli del citoscheletro che si piegavano e si distendevano dopo i tagli, facendo emergere una struttura flessibile ma allo stesso tempo stabilizzante. Gli esperimenti dopo, infatti, hanno dimostrato che la banda collassa senza microtubuli. Il team ha utilizzato delle microsfere al posto dei laser. Il citoplasma mostra una rigidità che però cambia ciclicamente. Diventa più rigido nell’interfase che è il momento in cui si formano i microtubuli che stabilizzeranno la banda.
Da rigido, il citoplasma si trasforma in fluido mitotico, consente alla banda di progredire. L’alternarsi rigidità e fluidità si ripete in più cicli cellulari, ogni cellula divide il proprio citoplasma con avanzamenti diversi. Questo meccanismo osservato nei pesci zebra spiega perché le cellule embrionali negli animali ovipari siano molto grandi in limitazioni geometriche evidenti nei tuorli.
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Profilo metabolico in gravidanza: lo studio che apre scenari inattesi sul rischio neuroevolutivo
In questo anno da poco iniziato, viene pubblicato uno studio longitudinale dedicato al metaboloma dalla gravidanza fino alla prima infanzia. L’articolo si trova su Nature Communications e analizza le firme biochimiche in grado di prevedere il rischio di disturbi del neurosviluppo entro i primi anni. Il team di ricerca è composto da diversi studiosi, guidati da Wang, Jepsen e Vinding. Hanno utilizzato per l’analisi tecnologie avanzate di spettrometria di massa. In più, hanno utilizzato la risonanza magnetica nucleare per quantificare i metaboliti presenti nel sangue, nell’urina e anche nel liquido amniotico di madri e bambini.
Il metaboloma è l’insieme di tutti i metaboliti di un organismo biologico. Sono tutte le sostanze in grado di anticipare processi importanti, ovvero reazioni biochimiche, ormonali e molecolari. Gli esperti definiscono il metaboloma un elemento dinamico e sensibile a influenze genetiche, ambientali e fisiologiche. Il suo studio è utile per comprendere l’evoluzione neurobiologica.
Analisi del sangue e delle urine in gravidanza e prima infanzia rilevano tracce biochimiche sorprendenti e connessioni inattese: gli esiti scientifici e clinici della scoperta
La gravidanza è la fase cruciale di sviluppo del metaboloma legandosi alle variazioni metaboliche materne. Sono, a loro volta, influenzate da dieta, stato di salute, esposizioni ambientali e tutto ciò che ha impatto diretto e indiretto nello sviluppo fetale. Per lo studio sono stati raccolti i profili didiverse fasi gestazionali, dimostrando l’importanza dei percorsi metabolici nella formazione cerebrale.
Ci sono traiettorie metaboliche distintive nei bambini che più avanti hanno ricevuto diagnosi di ASD o ADHD. Le alterazioni sono state rilevate nel metabolismo di amminoacidi, nel profilo lipidico e nel metabolismo energetico. La ricerca ha carattere di approfondimento, anche per migliorare i percorsi terapeutici in corso, di prevenzione. Lo studio dei metaboliti nella gravidanza e nella prima infanzia consente di poter dare attenzione maggiore in queste due fasi delicate.
Gli studiosi sono riusciti ad analizzare meglio il percorso triptofano-chinurenina, coinvolto nella modulazione della neuro infiammazione e nella sintesi dei neurotrasmettitori. La strada è verso screening metabolici avanzati, precoci e, soprattutto, personalizzati. Lo studio proseguirà con la validazione dei dati raccolti su popolazioni diverse.
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I piani 2026 della FSFE, tra Sovranità Digitale, Software Libero nella UE e… ambizioni USA sulla Groenlandia!

Nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, l’IA sfruttata per il brute-force
I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, una botnet modulare scritta in Go progettata per colpire server Linux esposti su internet. Individuata per la prima volta nel 2023, nel corso del tempo la botnet si è evoluta specializzandosi in varianti sempre più sofisticate. Come suggerisce il nome, GoBruteforce […]
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Adolescenti e benessere emotivo: una semplice abitudine fa la differenza
Gli psicologi hanno pubblicato una ricerca sul Journal of Affective Disorders, che riguarda adolescenti e giovanissimi, dai 16 fino ai 24 anni. Il team di ricerca è di due università, dell’Oregon e di New York, che hanno dimostrato che dormire fino a tardi sabato e domenica ha effetti positivi sulla salute mentale degli adolescenti e dei giovani adulti. In questa fase, studio o prime esperienze professionali portano via molte energie. Spesso lo stress rovina anche il sonno notturno; la ricerca ha dimostrato che il weekend trascorso in riposo assoluto abbassa del 41% il rischio di depressione.
Questo dato si inserisce in una certezza acquisita da tempo: il sonno ha un ruolo centrale sul benessere emotivo, soprattutto degli adolescenti. La fascia dei giovanissimi è più associata all’insonnia settimanale con la depressione. Lo studio sulla coorte 16-24 anni statunitense è importante perché prima si avevano dati certi solo su Cina e Corea. Qui, gli studenti erano stati monitorati prima sul sonno sia settimanale che del weekend.
Ne emerge che, dalla Cina agli Stati Uniti, la settimana scolastica crea un vero e proprio debito di sonno. Non ci sono solo compiti e impegni accademici, ma anche vita sociale, sport, altre attività extracurriculari e lavori part-time a cui sono costretti molti studenti anche per formarsi professionalmente, in mancanza di stage e tirocini.
Melynda Casement e i dati raccolti dal 2021 al 2023 dimostrano quanto il sonno negli adolescenti faccia crescere, faccia bene anche alla salute pubblica
Melynda Casement, tra gli autori importanti dello studio, raccomanda da tempo, insieme ai medici, di monitorare il sonno degli adolescenti. Non deve scendere sotto le otto o dieci ore regolari, nei giorni festivi diventa ancora più importante concedere la sveglia posticipata per il recupero settimanale. Gli adolescenti hanno ritmi serali e diurni diversi dagli adulti, quindi il sonno diventa un bisogno biologico, per la crescita fisica ma anche psicofisica.
I dati raccolti sono del National Health and Nutrition Examination Survey 2021-23, basati su valutazioni e orari di sonno dichiarati. La depressione tra i 16 e i 24 anni è stata definita dall’istituto e dal team di ricerca invalidante. Lavorare sul sonno settimanale e nei weekend diminuisce molti fattori di rischio. Rappresenta anche un intervento importante di salute pubblica.
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Il Pentagono ha un nuovo cannone laser portatile per distruggere i droni
L’esercito statunitense continua a puntare sulle armi laser per potenziare le sue difese contro i droni, veri protagonisti del conflitto in Ucraina. Il Pentagono sta installando il Locust Laser Weapon System di seconda generazione di AeroVironment su alcuni dei suoi veicoli tattici, segnando l’evoluzione dei sistemi a energia diretta da ingombranti dimostrazioni di laboratorio a strumenti operativi modellati dall’uso sul campo.
Il primo veicolo a implementare il sistema è l’Oshkosh Joint Light Tactical Vehicle (JLTV), combinando affidabilità testata in combattimento con perfezionamenti derivati da oltre tre anni di impiego operativo all’estero. Precedentemente integrato sui veicoli General Motors Defense Infantry Squad, il passaggio alla piattaforma JLTV espande la manovrabilità del Locust in una gamma più ampia di ambienti operativi. Il sistema è platform-agnostic: insomma, è estremamente versatile e può essere installato su pressoché ogni veicolo.
Automazione e controllo manuale
Secondo AeroVironment, la versione aggiornata include un nuovo sistema per indirizzare il fascio di energia: dotato di apertura maggiore, ora dispone di una letalità più precisa.
,Locust opera con controlli automatizzati e manuali: le funzioni automatiche eseguono ricerca e tracciamento infrarossi multi-target, sovrappongono tracciamento ad altissima larghezza di banda su video ad alta definizione e si integrano apertamente con vari tipi di sensori.
Gli operatori possono guidare il sistema manualmente usando un controller da gaming standard, assistiti da funzioni avanzate come il tracking guidato, un telemetro laser e un sistema di acquisizione.

Il centro di comando del sistema Locust
L’interfaccia riduce al minimo i requisiti di addestramento massimizzando l’efficacia in ambienti ad alta densità di minacce.
Il supporto di rete per il command-and-control permette all’esercito di schierare Locust in tempi rapidi e di coordinarne l’impiego in modo efficace durante le operazioni. I sistemi sono già stati utilizzati dagli operatori in contesti reali, raggiungendo elevati livelli di disponibilità operativa e prestazioni concrete, con un impatto diretto nella protezione di soldati, alleati e infrastrutture critiche dalle minacce aeree.
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Speranze contro il cancro: un composto fungino è stato sintetizzato per la prima volta dopo 55 anni
La verticillina è un composto di origine fungina dalle proprietà antitumorali. Fu scoperto più di 50 anni fa e ancora oggi viene studiato come potenziale terapia clinica preventiva. Il problema è che si tratta di un fungo rarissimo in natura e difficile da ottenere in laboratorio. La verticillina A non è solo poca, ma anche microscopica: può essere osservata solo in laboratorio e su apposite piastrine. Questa minutezza estrema rende il composto anche difficile da estrarre. La sua struttura chimica presenta inoltre delle instabilità che ne rendono impossibile la sintesi artificiale: gli scienziati ci provano da decenni a produrla.
Ma è stato sfondato il portone principale dai ricercatori del MIT e della Harvard Medical School. Per la prima volta, la verticillina A è stata sintetizzata per la ricerca oncologica. Adesso gli scienziati potranno finalmente applicarne e studiarne le diverse proprietà biologiche. La strada è verso la produzione di varianti mirate per terapie specifiche su diversi tumori e malattie. Il team chimico che ha superato gli ostacoli principali è guidato da Mohammed Movassaghi.
La verticillina A e la corsa dietro ai microscopi per sintetizzarla, mezzo secolo di tentativi e poi la pazienza di testare molecola dopo molecola
Prima sono state studiate le strategie di laboratorio del passato, poi ha iniziato a sintetizzare molecole simili alla verticillina A. Infine, ha applicato alcuni risultati positivi fino ad arrivare alla produzione sintetica finale del fungo. I ricercatori hanno scelto molecole che si differenziavano per pochi atomi. Il processo di sintesi, comunque, è stato difficile da ottenere, test dopo test.
“Abbiamo una comprensione molto più approfondita di come questi sottili cambiamenti strutturali possano aumentare significativamente la sfida della sintesi. Ora disponiamo della tecnologia che ci consente non solo di accedervi per la prima volta, più di 50 anni dopo il loro isolamento, ma anche di realizzare numerose varianti progettate, che possono consentire ulteriori studi approfonditi“, queste le parole di Movassaghi.
La verticillina A si compone di molecole dimeriche, ovvero due metà identiche fuse insieme. La struttura è tridimensionale e richiede precisione per la sua ricostruzione in laboratorio. Adesso la corsa è per l’applicazione clinica, ad esempio con farmaci contro il DMG, un tumore cerebrale aggressivo, e per altre forme oncologiche rischiose.
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Paradosso climatico su Marte: una simulazione svela come l’acqua sia rimasta liquida
Continuano le ricerche sul passato di Marte, un tempo ricco di laghi, fiumi e un oceano. Ci sono tracce geologiche e mineralogiche che descrivono sempre più il pianeta rosso come potenziale per la vita microbiologica. Gli scienziati parlano di presenza di acqua liquida prolungata che, forse, potrebbe essere trovata scavando in profondità nei terreni.
Ma questa acqua se, da una parte, rappresenta una risorsa e una scoperta, dall’altra è anche un enigma scientifico. Basse temperature, atmosfera rarefatta e pianeta troppo piccolo creano condizioni difficili per il mantenimento nel lungo periodo di grandi superfici acquatiche o liquide. I rover non bastano a dare risposte, quindi si creano nuovi modelli.
L’ultimo si concentra su un antico lago che coincide con il cratere Gale, dove è Curiosity, uno dei più importanti rover della NASA per lo studio del terreno e dell’acqua passata. Il lago di Gale era profondo quattro metri verso i bordi, mentre al centro l’acqua sprofondava sotto i dieci metri. Il lago è esistito in un periodo compreso tra 1.000 e 10.000 anni.
Modelli climatici su Marte e acqua liquida: il ruolo di uno strato di ghiaccio stagionale nella sopravvivenza dei laghi primordiali
Il clima marziano prima era più caldo e con escursioni termiche gelide che permettevano stati di vapore e formazione liquida. Questa teoria è ancora difficile da ricostruire con i modelli paleoclimatici. Su Marte è esistito, allora, del ghiaccio pluriennale? Qualcosa di simile ai nostri ghiacciai eterni? Gli scienziati potranno dare risposta affermativa se troveranno tracce stratigrafiche. La costruzione del nuovo modello è stata affidata al team della Rice University guidato da Eleanor Moreland e Kirsten Siebach.
Moreland, in particolare, afferma: “È difficile ricostruire un clima per Marte primordiale che fosse sufficientemente caldo da sostenere l’acqua liquida per lunghi periodi utilizzando modelli paleoclimatici. Alcuni studi suggeriscono che l’acqua liquida nel lago Gale sarebbe persistita più a lungo se il lago fosse stato ricoperto da ghiaccio pluriennale spesso dai tre ai dieci metri. Questa coltre di ghiaccio stagionale agisce come una coperta naturale per il lago. Perché se lo strato di ghiaccio di questi laghi fosse spesso solo da 0,5 a 2 metri e si sciogliesse e ricongelasse ogni anno, difficilmente si sarebbero formate tracce stratigrafiche evidenti”.
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Conservazione marina: i droni stanno rivoluzionando la salute dei delfini
La Flinders University ha pubblicato uno studio su Journal of Thermal Biology dedicato ai droni con telecamere termiche utili a monitorare i delfini. Sono tra gli animali più a rischio di stress fisiologico per i cambiamenti climatici e le attività umane invasive. Prima dei droni si utilizzavano tecniche invasive come sonde, catture temporanee e contenimenti che creano shock negli animali.
I ricercatori del Cetacean Ecology, Behaviour and Evolution Lab sono riusciti a catturare 40.000 immagini termiche. Le hanno analizzate per verificare l’accuratezza delle misurazioni della temperatura di superficie, insieme alla frequenza respiratoria dei delfini. La temperatura dell’acqua che varia può diventare fonte di stress fisiologico, anche perché ne risentirebbero altri animali e, magari, proprio quelli che fanno parte della catena alimentare dei delfini. La frequenza respiratoria è il secondo dato importante sullo stato di salute generale.
I droni per studiare i delfini possono volare silenziosamente sopra gli animali senza spaventarli: la termografia a infrarossi raccoglie dati dalle pinne alla punta del muso
I ricercatori hanno dedicato lo studio a 14 delfini tursiopi, ospitati presso il Sea World del Queensland. I droni, da diverse altezze rispetto all’acqua, riescono a raccogliere numerosi dati termici. Piccoli, precisi ma anche poco rumorosi, possono avvicinarsi fino a 10-15 metri anche sopra i delfini che nuotano. Le misurazioni si sono dimostrate precise per le analisi e le conclusioni biologiche.
Utile anche la termografia a infrarossi che misura il calore proveniente dallo sfiatatoio, dalla superficie corporea e dalla pinna dorsale. Gli autori potranno utilizzare i droni per migliorare lo stato di salute delle riserve marine e della numerosa fauna selvatica che ci vive o le usa come passaggio per le migrazioni.
“Monitorare la salute dei delfini è importante per valutare l’impatto ambientale e sostenere la conservazione, ma poiché trascorrono la maggior parte della loro vita sott’acqua, i controlli sanitari tradizionali spesso richiedono la cattura, la contenzione o sonde invasive, che possono essere logisticamente impegnative e potenzialmente stressanti per gli animali. Nelle condizioni di volo ottimali (da 10 a 15 metri direttamente sopra un delfino), abbiamo confermato che le misurazioni del drone erano sufficientemente precise da rilevare cambiamenti biologicamente significativi nella temperatura superficiale e nella frequenza respiratoria, due importanti indicatori dello stato fisiologico e della salute”, sono le parole di un dottorando, Charlie White, impegnato nel CEBEL della Flinders University.
Conservazione marina: i droni stanno rivoluzionando la salute dei delfini è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Le domande a Stack Overflow sono drammaticamente crollate, ma curiosamente il motivo non è (solo) l’AI

YouTube Music invaso dalla spazzatura generata dall’AI: gli utenti minacciano di andarsene
La proliferazione di brani generati dall’intelligenza artificiale sta diventando un tema critico per le piattaforme di streaming musicale. Negli ultimi giorni, numerosi abbonati a YouTube Music hanno espresso su Reddit e altri forum un crescente malcontento per la massiccia presenza di quella che definiscono “AI slop” nelle loro raccomandazioni personalizzate. Gli utenti segnalano che i propri mix e le sessioni di riproduzione automatica vengono invasi da artisti fittizi con cataloghi sterminati di canzoni generiche, rendendo difficile la scoperta di musica prodotta da esseri umani.
Recentemente, anche la piattaforma video di YouTube è stata interessata dallo stesso problema, con la nascita di centinaia di canali dedicati interamente alla pubblicazione di spazzatura generata dall’AI. In alcuni casi, questi canali guadagnano milioni di euro. Un portavoce di YouTube ha anticipato che l’azienda non intende combattere questo fenomeno. Google è una delle aziende che ha investito più massicciamente nelle intelligenze artificiali generative.
L’inefficacia degli algoritmi
Tornando a YouTube Music: il problema principale risiede nella difficoltà di filtrare questo tipo di contenuti. Molti ascoltatori lamentano che i pulsanti “Non mi interessa” o il pollice verso non producono l’effetto sperato: sebbene il singolo brano venga rimosso, l’algoritmo tende a proporre quasi immediatamente tracce simili provenienti dallo stesso “artista” sintetico o da profili correlati.
Questa persistenza sta spingendo diversi utenti premium a considerare la cancellazione dell’abbonamento, percependo un calo drastico nella qualità del servizio e una mancanza di controllo sulla propria esperienza di ascolto.
Le risposte delle piattaforme
Mentre YouTube Music fatica a contenere l’ondata di contenuti generati dalle macchine, altre piattaforme stanno adottando strategie più trasparenti. Deezer, ad esempio, ha implementato un sistema di tagging che identifica chiaramente i brani 100% AI, escludendoli dalle raccomandazioni algoritmiche per proteggere i proventi degli artisti reali.
Anche Spotify sta affrontando problemi molto simili, mentre Apple Music viene spesso citata dagli utenti come l’oasi più sicura per chi cerca esclusivamente musica prodotta da persone. E’ evidente che YouTube dovrà presto fare qualcosa e adeguarsi alle richieste degli utenti: sono sempre di più le piattaforme (come Pinterest e TikTok) che hanno introdotto la possibilità di nascondere completamente i contenuti generati dall’AI.
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Due estensioni Chrome hanno compromesso le chat di ChatGPT e DeepSeek
I ricercatori di OX Security hanno individuato due estensioni Chrome in grado di OX Security ha individuato due estensioni Chrome in grado di esfiltrare dati dalle chat di ChatGPT e DeepSeek. Le due estensioni (Chat GPT for Chrome with GPT-5, Claude Sonnet & DeepSeek AI e AI Sidebar with Deepseek, ChatGPT, Claude and more) contano […]
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Gengive più sane: arriva il dentifricio che blocca il batterio responsabile della parodontite
I problemi gengivali e dentali non colpiscono soltanto l’uomo. Anche gli animali domestici possono soffrire di malattie che infiammano le gengive. Per noi comportano sedute anche costose dal dentista, per cani e gatti manipolazioni stressanti e sedute sotto anestesia perché il controllo dei canini è l’unico in cui i veterinari non possono proteggersi utilizzando museruole a paniere o a fascia. La prevenzione quotidiana parte da spazzolino e dentifricio per tutti, come racconta un articolo di Scinexx.
Un nuovo dentifricio rivoluziona la cura della parodontite, un’infiammazione batterica delle gengive che causa la perdita di denti. Tra i principali patogeni responsabili il Porphyromonas gingivalis (arancione). Il nuovo dentifricio ha un principio attivo di colore blu che inibisce selettivamente i batteri senza alterare la flora batterica orale. I batteri benefici così rimangono e si rallenta la proliferazione di quelli dannosi. La sostanza è stata sviluppata da un team del Fraunhofer Institute for Cell Therapy and Immunology IZI di Halle, capeggiato da Stephan Schilling.
Come funziona il nuovo dentifricio contro i batteri della parodontite acuta? Il successo fin dai primi test, una startup dal 2018 crea altri prodotti gengivali di cura e prevenzione
Tra gli autori della ricerca, c’è anche Mirko Buchholz, fondatore dello spin-off del Fraunhofer. “Il prodotto aiuta a prevenire la parodontite. Come un normale dentifricio, contiene anche abrasivi e fluoro per prevenire la carie. Non abbiamo semplicemente sviluppato un buon dentifricio con una nuova sostanza, ma un prodotto per l’igiene dentale di alta qualità e di livello medico”, queste le sue parole.
Fin dai primi test, il nuovo dentifricio ha dimostrato la riduzione del 25% di depositi batterici sui denti. Il P. gingivalis non entra nei tessuti e questo limita l’infiammazione con le sue conseguenze sui denti. Adesso bisogna trasformare il principio attivo in un prodotto commerciale: nel 2018 è nato il progetto PerioTrap Pharmaceuticals, che potrà sviluppare e lanciare il dentifricio efficace, sicuro, non tossico e che non scolora i denti.
Lo stesso team ha lanciato collutori e paste abrasive con gli stessi principi. Prevenire la parodontite significa anche non sviluppare altre malattie collegate, infezioni che possono degenerare anche in tumori. Oppure, comparire in pazienti compromessi da malattie croniche, come succede negli anziani. E anche per gli animali arriverà il set di prodotti per mantenere le gengive sane. In commercio ne esistono già diversi, ma adesso si svilupperà qualcosa di specifico contro la parodontite.
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Burnout autistico: un fenomeno poco compreso che merita attenzione
Sam Arnold e Julianne Maree Higgins sono due docenti universitari di psicologia e neuropsichiatria, insieme raccontano gli effetti dello stress acustico e sensoriale nell’autismo. In condizioni neurodivergenti, suoni, luci, colori e odori forti tutti insieme possono scatenare il burnout. Il racconto è su The Conversation.
Molte persone autistiche affrontano tutti i giorni situazioni di costante sovraccarico sensoriale e sociale. Situazioni comuni come entrare in una stazione, in un bar, sedersi in una sala di attesa o in un’aula diventano complesse. La stimolazione continua diventa opprimente per chi ha una sensibilità sensoriale accentuata. Anche le interazioni sociali richiedono energie psicofisiche, si devono interpretare segnali verbali e non verbali, controllare le proprie reazioni emotive e mascherare i tratti autistici per adattarsi a contesti e aspettative sociali.
Cosa significa davvero il burnout autistico: stanchezza profonda, mascheramento e sovraccarico sensoriale, con soluzioni per individui e comunità
Il burnout autistico è la profonda stanchezza causata da questo sforzo costante e silenzioso nel tempo. Non è un crollo nervoso, ma uno sfogo improvviso e intenso che segnala un sovraccarico sensoriale e produce malessere. Gli autori della ricerca lo descrivono come un momento che crea difficoltà nella comunicazione, nel memorizzare, produce confusione e senso di isolamento sociale. Vengono fuori tutti i tratti autistici nascosti o camuffati, si perde temporaneamente la capacità di lavorare, studiare e mantenere relazioni.
Il mascheramento sociale dell’autismo e di altre neurodivergenze è al centro di tanti studi, è un fattore di rischio importante. Il burnout autistico può durare settimane, mesi ma anche anni, si può arrivare anche al non recupero di una vita normale raggiunta con molti sforzi e progressi graduali. Lo stress, rivelano i due docenti, è creato proprio dal trattenere comportamenti, gesti e parole per tanti giorni.
Le domande sono molte su questo argomento, sicuramente migliorare il riposo, ridurre le richieste e gli ambienti poco stimolanti possono essere parte della soluzione del problema. In realtà, l’argomento coinvolge pazienti, terapeuti, famiglie ma anche la collettività, che dovrebbe includere, accettare e aiutare laddove ci sono limiti umani involontari. Caratterizzano tutti, non solo chi soffre di disturbo autistico.
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I nuovi monitor di MSI usano l’AI per aiutarti a barare nei videogiochi online
Al CES 2026 MSI ha deciso di spingere con decisione sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei monitor gaming, affiancando a questa visione un nuovo modello della linea MPG pensato per chi cerca qualità d’immagine pura. Dopo aver introdotto lo scorso anno funzioni di rilevamento della presenza umana, l’azienda amplia ora il concetto con un pacchetto di assistenza AI più aggressivo e, in parallelo, con un QD-OLED di nuova generazione orientato alle prestazioni visive.
L’AI ti aiuta a vincere
Il cuore della strategia è il Meg X, che MSI definisce il primo “vero” monitor AI. All’interno del pannello trova spazio una NPU dedicata, incaricata di analizzare in tempo reale i contenuti a schermo e intervenire automaticamente sulle impostazioni.
Con un solo comando è possibile attivare sei funzioni di assistenza, pensate soprattutto per gli sparatutto in prima persona. Il sistema può evidenziare i personaggi, simulare uno zoom per migliorare la mira, applicare una sorta di visione notturna e modulare la luminosità per facilitare il recupero dopo effetti accecanti come le flashbang.
L’AI è anche in grado di riconoscere il genere del gioco e cambiare profilo visivo, passando ad esempio a impostazioni dedicate quando rileva un racing game. A supporto c’è un secondo assistente che guida l’utente nei menu e si integra con il sensore AI Care 3.0, capace di ridurre luminosità e refresh quando il giocatore si allontana, con benefici anche sulla durata del pannello.
Una nuova proposta senza troppa AI
Per chi guarda con diffidenza alle funzioni intelligenti, MSI ha mostrato il MPG 341CQR QD-OLED X36. Si tratta di un ultrawide da circa 86 centimetri di diagonale, con refresh a 360Hz e risoluzione 3440×1440 in formato 21:9.
Il pannello QD-OLED di quinta generazione adotta un layout RGB Stripe dei sub-pixel, pensato per ridurre le aberrazioni cromatiche e migliorare la leggibilità dei testi grazie alla tecnologia tandem OLED. Il rivestimento DarkArmor Film limita le dominanti violacee dovute alla luce ambientale e incrementa i livelli di nero fino al 40%. Spicca anche la gestione avanzata dell’HDR, con 14 punti di regolazione della luminosità per evitare variazioni fastidiose tra finestre. La curvatura è di 1800R, la luminosità HDR raggiunge i 1.300 nit e la connettività include HDMI 2.1, DisplayPort 2.1a e USB-C con alimentazione fino a 98 watt. Prezzi e disponibilità non sono ufficiali, ma le prime valutazioni di TechPowerUp e PC Gamer indicano un posizionamento premium anche in Europa.
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La FSF chiude il 2025 con un record di donazioni private e un cartone contro il software proprietario

Tsunami catturato dallo spazio: il satellite NASA rivela qualcosa di inatteso
Un satellite della NASA ha osservato per la prima volta uno tsunami gigante nel Pacifico. L’evento è stato registrato a fine luglio, a scatenare una serie di grandi onde anomale un terremoto potente vicino alla penisola russa della Kamchatka. I ricercatori hanno raccontato quanto visto su The Seismic Record. La sonda spaziale si chiama SWOT, ovvero Surface Water Ocean Topography. È la prima volta che si registra dallo spazio uno tsunami di grandi dimensioni grazie a una tecnologia ad alta risoluzione.
Dal satellite sono stati ricevuti dati che indicavano delle onde che si disperdevano nel bacino e a forza crescente. Gli scienziati sperano di poter ricostruire la nascita dello tsunami partendo dalle prime onde sismiche del terremoto di magnitudo 8. Si potrebbe costruire così un modello preventivo e predittivo per altri tsunami marini a seguito di grandi sismi. Il team di ricerca è guidato da Angel Ruiz Angulo, dell’Università d’Islanda.
Quello che non sappiamo ancora sul sisma del 29 luglio, il sesto più potente del secolo: la ricerca sugli tsunami punta all’integrazione tra satelliti e strumenti in profondità
Il sisma del 29 luglio è stato registrato come il sesto terremoto mai registrato a livello mondiale dal 1900. Gli scienziati stanno combinando anche le misurazioni DART, Deep Ocean Assessment and Reporting of Tsunamis. Il futuro della ricerca sismologica in mare vede la combinazione di satelliti e sensori oceanici profondi da inviare con sonde.
“Considero i dati SWOT come un nuovo paio di occhiali. Prima, con i satelliti DART potevamo vedere lo tsunami solo in punti specifici nella vastità dell’oceano. In precedenza c’erano stati altri satelliti, ma nel migliore dei casi riuscivano a vedere solo una sottile linea che attraversava lo tsunami. Ora, con SWOT, possiamo catturare una fascia larga fino a circa 120 chilometri, con dati ad alta risoluzione senza precedenti della superficie marina”, queste le parole di Ruiz Angulo.
SWOT fu lanciato nel 2022 da NASA e ASI-CNES, l’agenzia spaziale francese. “I dati SWOT relativi a questo evento hanno messo in discussione l’idea che i grandi tsunami siano non dispersivi. L’impatto principale di questa osservazione per i modellisti di tsunami è che ci sfugge qualcosa nei modelli che abbiamo utilizzato. Questa variabilità ‘extra’ potrebbe indicare che l’onda principale potrebbe essere modulata dalle onde di coda mentre si avvicina a una costa. Dovremmo quantificare questo eccesso di energia dispersiva e valutare se abbia un impatto non considerato in precedenza”.
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Smog senza precedenti a Nuova Delhi: la qualità dell’aria scatena proteste
Cittadini arrabbiati per il troppo inquinamento atmosferico che entra persino nelle case. Le grandi città indiane da mesi sono nei giornali per via delle alte emissioni di smog. Nuova Delhi registra un nuovo picco di inquinamento atmosferico, il più alto degli ultimi dieci anni. I cittadini sono esasperati, scattano le proteste, critiche contro la politica soprattutto verso il primo ministro Narendra Modi.
Nei mesi invernali di novembre e dicembre lo smog raggiunge il suo apice. Sono i mesi dove si lavora di più, spostamenti in moto, auto e mezzi pubblici inquinano cielo e strade. AQI, l’indice di qualità dell’aria, ha superato quota 300 nell’88% dei giorni. Il dato è il più alto dal 2017, il livello accettabile di inquinamento è sotto quota 50, dai 50 e sopra i 300 le condizioni sono pericolose per la salute.
La capitale indiana non ha solo autoveicoli ma incendi agricoli degli stati confinanti, traffico congestionato, attività industriali, polveri da costruzioni e condizioni climatiche che intrappolano gli inquinanti. A Nuova Delhi vivono trenta milioni di persone, è considerata la città più irrespirabile al mondo. Bambini e anziani sono a rischio di gravi conseguenze sanitarie.
Prime misure politiche contro l’inquinamento di Nuova Delhi ma sono insufficienti, già si possono prevedere scenari politici tra tanta sfiducia nei cittadini
I politici non parlano di inquinamento atmosferico, il costante silenzio del governo nell’affrontare la questione ha alimentato la rabbia, scrive un avvocato ambientalista, Ritwick Dutta. Al suo primo anno di governo nella capitale troviamo il BJP, Bharatiya Janata Party. Il tema dell’inquinamento non è stato prioritario nell’agenda del primo partito nonostante le promesse. Accuse anche contro l’Aam Aadmi Party, all’opposizione. Da una parte accusa il partito cittadino di ignorare l’inquinamento ma dall’altra c’è scarsa fiducia generale nella politica su come sta affrontando il problema da anni.
Inquinamento e proteste stanno spingendo verso altre mete il turismo, per lo meno così non si rischiano fenomeni di overtourism. Nel frattempo, ecco le prime iniziative politiche per affrontare l’emergenza in corso. Controlli anti inquinamento, sospensione temporanea dei lavori edilizi non essenziali, momentanee lezioni online per le scuole primarie, piogge artificiali per mitigare lo smog ma i risultati non sono sufficienti.
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Samsung Galaxy S27 Ultra: finalmente nuove fotocamere dopo anni di letargo
Dopo anni di aggiornamenti marginali, Samsung potrebbe finalmente rivoluzionare il comparto fotografico dei suoi flagship Ultra. Secondo il leaker Ice Universe, il Galaxy S27 Ultra vedrà la sostituzione di tre sensori: fotocamera principale, ultra-wide e frontale.
Un cambio di rotta significativo considerando che il sensore ISOCELL HP2 da 200MP è rimasto invariato dal Galaxy S23 Ultra e dovrebbe essere presente anche nell’imminente S26 Ultra. Le fotocamere teleobiettivo potrebbero rimanere invariate, con l’eccezione della periscopica che potrebbe ricevere un’apertura del diaframma più ampia.
La pressione della concorrenza cinese
I dettagli specifici sugli aggiornamenti hardware rimangono vaghi. In passato si era parlato di un sensore da 200MP di dimensioni maggiori, ipotesi poi accantonata per questioni di costi. Tuttavia, la mossa di Samsung appare quasi obbligata di fronte all’offensiva dei produttori cinesi. Vivo X300 Ultra e Oppo Find X9 Ultra dovrebbero debuttare con ben due sensori da 200MP ciascuno, mentre Xiaomi prepara il 17 Ultra Leica Edition, versione fotografica potenziata del già impressionante 17 Ultra destinato al mercato globale. Nessuno di questi modelli detronizzerà Samsung nell’immediato, ma potrebbero indurre molti utenti a riconsiderare la scelta di un Galaxy.
Il significato di “Ultra” da riscoprire
È prematuro entusiasmarsi per rumors relativi a un dispositivo atteso per il 2027, quando il Galaxy S26 non è ancora stato presentato (questione di pochissimo, tuttavia). Insomma, tutte queste indiscrezioni vanno prese con la massima cautela, perché nel frattempo potrebbero cambiare davvero molte cose.
Tuttavia, il cambiamento risulta necessario per Samsung, che negli ultimi anni sembra aver dimenticato il significato stesso di “Ultra”: offrire le massime prestazioni possibili in ogni aspetto. Per i flagship di fascia premium, le specifiche tecniche contano più che altrove, e gli utenti si aspettano il meglio assoluto dal segmento più costoso del mercato. E’ davvero arrivato il momento di darsi una svegliata e smettere di far finta che la concorrenza dei cinesi – con fotocamere sempre più moderne e batterie sempre più grandi – non esista.
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La fine dei gaming phone: Asus ferma ROG Phone e Zenfone, nicchia morta per sempre?
Asus ha deciso di mettere in pausa i nuovi lanci di ROG Phone e Zenfone per il 2026, una mossa che potrebbe segnare l’inizio della fine per l’intera categoria dei gaming phone. Questi dispositivi, nati come controcultura rumorosa e senza compromessi rispetto agli smartphone mainstream, stanno perdendo progressivamente appeal tra gli utenti. Batterie enormi, trigger fisici sulle spalle, sistemi di raffreddamento attivo, luci RGB e chipset spinti al limite: caratteristiche che un tempo giustificavano l’esistenza di una nicchia dedicata, ma che oggi non bastano più a competere con i flagship tradizionali.
Il gap prestazionale si è azzerato
I gaming phone come ROG Phone e RedMagic continuano a eccellere nelle prestazioni pure, offrendo sistemi di raffreddamento superiori e autonomia estesa. Tuttavia, nel 2026 la situazione è radicalmente cambiata. Dispositivi come Galaxy S25 Ultra, iPhone 17 Pro Max o OnePlus 15 riescono ora a gestire giochi AAA a frame rate elevati senza surriscaldarsi eccessivamente.
Il throttling termico esiste ancora, ma non è più catastrofico come in passato. Il divario tra un gaming phone e un flagship si è ridotto a tal punto da diventare irrilevante: i gaming phone hanno perso i loro vantaggi esclusivi, mentre i flagship tradizionali hanno mantenuto e migliorato i propri punti di forza, come fotocamere superiori, aggiornamenti software prolungati e design più raffinati.
Che senso ha un gaming phone nel 2026?
Storicamente si presumeva che i gamer non fossero interessati a fotocamere di qualità o supporto software a lungo termine. Questa ipotesi si è rivelata errata. ROG Phone e RedMagic hanno fatto progressi su questi fronti, ma rimangono lontani dagli standard dei flagship mainstream.
Per dispositivi che costano oltre 1.000 dollari, i compromessi sono difficili da giustificare. Il Black Shark 5 Pro tentò di colmare il divario con un sistema fotografico valido e fu apprezzato, ma fu anche uno degli ultimi modelli del brand a ricevere attenzione prima che Xiaomi abbandonasse silenziosamente la spinta globale del marchio. Ironicamente, i gaming phone sono diventati vittime del proprio successo: caratteristiche come raffreddamento attivo, camere di vapore e batterie enormi sono ora integrate nei flagship tradizionali come OnePlus 15, che offre prestazioni da gaming phone in un formato convenzionale e ad un prezzo, tutto sommato, competitivo.
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Meta ha posticipato l’arrivo dei Ray-Ban Display in Italia
I nuovi occhiali intelligenti di Meta si faranno attendere più del previsto al di fuori degli Stati Uniti. Durante il CES 2026, l’azienda ha infatti annunciato che il lancio dei Ray-Ban Display in Italia, Francia, Regno Unito e Canada è stato ufficialmente posticipato. La decisione nasce da una domanda che ha superato ogni previsione interna, esaurendo rapidamente le scorte iniziali e costringendo l’azienda a rivedere i propri piani di espansione globale per dare priorità al mercato statunitense.
Meta vuole affinare la sua filiera produttiva prima di sbarcare anche in Europa. Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di avere un lancio caratterizzato da lunghissime liste d’attesa.
Un successo oltre le aspettative
Il debutto americano, avvenuto lo scorso settembre al prezzo di 799 dollari, ha generato liste d’attesa che si estendono ormai per gran parte del 2026. Meta ha descritto i Ray-Ban Display come un prodotto unico nel suo genere, caratterizzato da un inventario estremamente limitato a causa della complessità dei componenti, come il display heads-up integrato e il controller Neural Band.
Per ora, l’unico modo per acquistarli negli USA rimane il sistema di prenotazione obbligatoria per una dimostrazione fisica in punti vendita selezionati, una misura necessaria per gestire il forte squilibrio tra offerta e richiesta.
Nuove funzioni software in attesa del lancio
Nonostante il rinvio della distribuzione, Meta ha approfittato del palco di Las Vegas per presentare aggiornamenti software che arricchiranno l’esperienza d’uso. Tra le novità spiccano la modalità “teleprompter“, che permette di leggere note e testi direttamente sulle lenti, e la scrittura virtuale EMG, che consente di comporre messaggi tracciando le lettere nell’aria con le dita.
Mentre gli utenti americani inizieranno a testare queste funzioni nei prossimi mesi, i consumatori europei e canadesi dovranno attendere nuove comunicazioni ufficiali, poiché Meta non ha ancora fissato una nuova finestra temporale per l’uscita internazionale.
Nel frattempo, anche OpenAI e Apple stanno lavorando ai loro rispettivi occhiali smart con intelligenza artificiale: potrebbero debuttare il prossimo anno.
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LEGO ha presentato la sua “più grande rivoluzione” dal 1978 ad oggi
Lego sta per rivoluzionare il suo prodotto più iconico: il classico mattoncino 2×4 diventa un computer funzionante. Dal 1° marzo l’azienda lancerà Smart Bricks, una piattaforma di computing embedded abbastanza piccola da inserirsi completamente all’interno di un tradizionale mattoncino Lego.
Presentato pubblicamente per la prima volta al CES 2026, il sistema si basa su un ASIC personalizzato più piccolo di un singolo bottoncino Lego e include elaborazione integrata, firmware aggiornabile via app smartphone e una rete di sensori. Gli Smart Bricks rilevano movimento, orientamento, gesti e tag NFC. Quando più mattoncini sono connessi, formano automaticamente una rete Bluetooth Mesh che consente loro di riconoscere le posizioni reciproche, coordinando effetti sonori, luminosi e di movimento attraverso l’intero set.
Tecnologia al servizio del gioco
I mattoncini si ricaricano via wireless tramite un sistema multipad che alimenta più pezzi simultaneamente, con batterie che mantengono le prestazioni anche dopo anni di inattività. Ogni unità contiene sensori di luce e inerziali e può produrre effetti sonori e luminosi dall’interno del modello.
Durante la demo con alcuni dei primi set Star Wars che supportano la tecnologia, le astronavi hanno emesso ronzii quando vengono inclinate in volo, le spade laser si sono illuminate durante i duelli e la Marcia Imperiale è partita automaticamente quando l’Imperatore Palpatine è stato posizionato sul trono della Morte Nera.
Include anche un microfono, ma non per registrazioni vocali: la portavoce Jessica Benson ha spiegato che rileva input sonori come il soffio su una torta di compleanno, reagendo in tempo reale. Lo Smart Brick non contiene fotocamere né componenti di intelligenza artificiale, distinguendosi da prodotti precedenti come Lego Mario che si basava su fotocamere per scansionare alcuni codici a barre.
Primi set e futuro della piattaforma
I primi Smart Play saranno tutti della linea Star Wars: Darth Vader’s TIE Fighter con uno Smart Brick, il Red Five X-Wing di Luke con cinque tag e due personaggi, e la Stanza del trono con A-Wing con due Smart Bricks.
Lego definisce questa “l’evoluzione più significativa del sistema Lego dal lancio delle minifigure nel 1978”. Alcuni leak suggeriscono che la prossima linea a supportare la nuova tecnologia Smart Brick sarà quella dedicata ai Pokémon.
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Dal caos apparente alla coerenza quantistica: cosa rivelano i nuovi modelli di dipolo
Large Hadron Collider (LHC) sta studiando le collisioni ad alta energia tra protoni. Quelle che Mirage News definisce un caos di quark, gluoni e particelle virtuali brevissime. Solo all’inizio appaiono complesse, i dati sperimentali mostrano più stabilità e un ordine sottostante descrivibile con modelli sofisticati.
La ricerca vede l’impegno di importanti fisici nucleari, come il Prof. Krzysztof Kutak e il Dr. Sandor Lokos. Lavorano presso l’Istituto di Fisica Nucleare dell’Accademia Polacca delle Scienze. Insieme hanno confrontato l’entropia dei quark e dei gluoni nella fase iniziale con quella degli adroni prodotti e rilevati.
La ricerca puntava a comprendere il disordine nella fase dei partoni e la sua differenza rispetto alla fase adronica. Il team ha ricostruito dinamiche prima complesse e poi più stabili grazie ai modelli di dipolo. Ogni gluone è come un dipolo quark-antiquark legato da una carica di colore. Si è arrivati così a definire l’entropia dei sistemi densi di gluoni.
Dieci anni di ricerche sulle dinamiche nucleari: dati da ALICE, ATLAS, CMS e LHCb confermano il modello generalizzato su energie da 0,2 a 13 TeV
Kutak e il Dr. Pawel Caputa sono riusciti anche ad aggiornare i modelli. Hanno introdotto energie di collisioni più basse, i loro effetti e le equazioni dei dipoli alla teoria della complessità. I dati sperimentali poi elaborati provengono da ALICE, ATLAS, CMS e LHCb. Gli studiosi hanno lavorato su un intervallo di energie da 0,2 a 13 TeV. Hanno così confermato che il modello generalizzato descrive meglio le collisioni rispetto alle versioni precedenti.
“Nella fisica delle alte energie, i cosiddetti modelli di dipolo sono stati utilizzati per un certo periodo per descrivere l’evoluzione dei sistemi densi di gluoni. Questi modelli presuppongono che ogni gluone possa essere rappresentato da una coppia quark-antiquark che forma un dipolo di due colori – qui non stiamo parlando di colori ordinari, ma della carica di colore che è una proprietà quantistica dei gluoni. I modelli di dipolo basati sul numero medio di adroni prodotti in una collisione ci permettono di stimare l’entropia dei partoni”, ha raccontato il professor Kutak di Cracovia, esperto di entropia e sistemi quark-gluoni. In questo settore a cui dedica ricerche e analisi da molti anni.
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Tracce dell’atmosfera terrestre sulla Luna: un indizio prezioso per futuri esploratori
Particelle microscopiche della Terra vengono trasportate sulla Luna da vento solare e campo magnetico. Avviene da miliardi di anni, praticamente dalla formazione del pianeta e dalla nascita della relazione magnetica con il satellite. Prima si pensava che lo scudo magnetico bloccasse le particelle, invece possono essere incanalate verso lo spazio fino a farle finire sul suolo lunare.
L’immagine della Terra fuori dalla sua atmosfera deve arricchirsi: piena di satelliti artificiali, basi spaziali, rifiuti tecnologici dimenticati e, adesso, micro particelle vaganti. Finiranno anche su altri pianeti? La domanda è al centro dello studio da poco pubblicato, perché consentirà anche di progettare e capire come viaggiare verso Marte, non solo con persone ma anche con oggetti, liquidi, rifornimenti, gas. Le missioni di Apollo rilevarono la presenza di gas nei campioni lunari. La Luna è il nostro archivio chimico, ha tracce di lungo termine dell’atmosfera terrestre.
Luna e Terra e le particelle di miliardi di anni, dalla scoperta di acqua e azoto con Apollo alle simulazioni dell’Università di Rochester
La scoperta delle particelle è stata studiata con simulazioni computerizzate all’Università di Rochester. Il team di ricercatori è composto da Shubhonkar Paramanick, Eric Blackman, John Tarduno e Jonathan Carroll-Nellenback. Partendo dall’inizio, le simulazioni hanno costruito come primo scenario la Terra primordiale senza campo magnetico. Poi la Terra moderna con campo magnetico consolidato, da qui è possibile studiare il trasferimento di particelle verso la Luna. Il vento solare stacca le particelle cariche dalla nostra atmosfera alta e segue le linee del campo magnetico fino all’orbita lunare.
I campioni di Apollo, allora, rilevarono elementi microscopici di acqua, anidride carbonica, elio, argon e azoto in quantità elevate. Proprio quest’ultimo materiale è segno di sostanze di origine terrestre. Studiando ciò che è arrivato sulla Luna potremmo ricostruire la storia della nostra formazione climatica, chimica e anche oceanica, quest’ultima fondamentale poi per la vita.
Vento solare e magnetismo possono essere sfruttati per spostare quantità di acqua e altri materiali volatili utili all’uomo? Oltre ai viaggi su Marte, si ipotizza da tempo anche l’occupazione del suolo lunare per attività umana, di ricerca, reperimento materie prime e turismo. Le prospettive spaziali così crescono, si allargano e trasformano l’inimmaginabile in progetti possibili.
Tracce dell’atmosfera terrestre sulla Luna: un indizio prezioso per futuri esploratori è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Dell ammette l’errore: “abbandonare i laptop XPS è stata una pessima idea”
Il panorama dei laptop premium ritrova un protagonista familiare. Durante l’edizione 2026 del CES, Dell ha annunciato ufficialmente il ripristino del marchio XPS, ammettendo che la strategia di rebranding dell’anno scorso non ha dato i frutti sperati. Il tentativo di emulare la nomenclatura di Apple, con termini come “Pro Max” o “Premium”, aveva infatti generato confusione tra i consumatori, spingendo il COO Jeff Clarke a dichiarare la necessità di un ritorno a una struttura di gamma più chiara e riconoscibile.
Ritorno alla praticità
I nuovi XPS 14 e XPS 16 segnano un’importante evoluzione nel design, correggendo alcune scelte recenti che erano risultate poco pratiche. La novità più rilevante è la scomparsa della barra delle funzioni a sfioramento, sostituita da tasti fisici tradizionali per garantire una migliore accessibilità. Pur mantenendo un’estetica ricercata con la tastiera “zero-lattice” e il trackpad invisibile, i nuovi modelli puntano sulla portabilità: la versione da 14 pollici ha uno spessore inferiore ai 15 millimetri e offre diverse opzioni di schermi OLED con risoluzione 2.8K.
Hardware avanzato
Sotto la scocca dei nuovi modelli batte un cuore potente: il processore Intel Core Ultra, con configurazioni che arrivano fino ai chip X7 e X9 per massimizzare le prestazioni grafiche. Nonostante il ritorno alla semplicità del brand, i costi di listino hanno subito un incremento dovuto alla situazione del mercato dei semiconduttori e delle memorie RAM.
L’XPS 14 viene proposto a un prezzo di partenza di 2.050 dollari, mentre il modello da 16 pollici parte da 2.200 dollari. Nel corso dell’anno la famiglia si allargherà ulteriormente con il debutto di un nuovo XPS 13. Prezzi e disponibilità per l’Europa non sono ancora stati annunciati.
Dell ammette l’errore: “abbandonare i laptop XPS è stata una pessima idea” è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Nel 2026 sempre più attacchi autonomi AI-driven e deepfake: le previsioni di sicurezza di ClearSkies
Il mondo della cybersecurity si appresta a vivere un 2026 di profonda trasformazione: secondo le previsioni di sicurezza di ClearSkies, nei prossimi mesi comincerà il passaggio definitivo gli attacchi autonomi AI-driven, rendendo le minacce sempre più rapide e precise. Anche le aziende italiane devono prepararsi ad affrontare questa nuova sfida e per farlo è necessario […]
L'articolo Nel 2026 sempre più attacchi autonomi AI-driven e deepfake: le previsioni di sicurezza di ClearSkies proviene da Securityinfo.it.
Grave vulnerabilità nei chip Bluetooth Airoha: molti i marchi colpiti
Il Bluetooth è di nuovo al centro di una grave vulnerabilità che permette agli attaccanti di assumere il controllo degli smartphone o tablet connessi e che colpisce cuffie, auricolari True Wireless Stereo (TWS) ed altri dispositivi audio consumer basati su chipset Bluetooth prodotti da Airoha Systems. In realtà, si tratta di una serie di vulnerabilità […]
L'articolo Grave vulnerabilità nei chip Bluetooth Airoha: molti i marchi colpiti proviene da Securityinfo.it.
Grazie di tutto: Androidiani.com chiude
Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.
La nascita
Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.

In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato: niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.
Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi 17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.
Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.
Lo spirito di androidiani
Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.
Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.
Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…
La Trasformazione di Android e di Internet
Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.
È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.
Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.
Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.
La chiusura
Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.
Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.
Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.
Grazie
In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:
- Enrico Andreoli
- Stefano Volponi
- Luca Viscito
- Lorenzo della Morte
- Francesco Rigamonti
- Antonio Inuso
- Alessandro Novara
- Jacopo
- iLuke
- Agnese Carluccio
- Luciano Gerace
- Nico Petilli
- nk02
- “Array”
A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)
Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).
E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.
Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e
Andrea e Sebastiano
FreshRSS 1.28.0
This is a major release, just in time for the holidays 🎄
Selected new features ✨:
- New sorting and filtering by date of User modified, with corresponding search operator, e.g.
userdate:PT1Hfor the past hour - New sorting by article length
- New advanced search form
- New overview of dates with most unread articles
- New ability to share feed visibility through API (implemented by e.g. Capy Reader)
- Bonus: Capy Reader is also the first open source Android app to support user labels
- Better transitions UI between groups of articles
- New links in UI for transitions between groups of articles, and jump to next transition
- Docker default image updated to Debian 13 Trixie with PHP 8.4.11
- And much more…
Improved performance 🏎️:
- Scaling of user statistics in Web UI and CLI, to help instances with 1k+ users
- Improve SQL speed for some critical requests for large databases
- API performance optimisation thanks to streaming of large responses
Selected bug fixes 🐛:
- Fix OpenID Connect with Debian 13
- Fix MySQL / MariaDB bug wrongly sorting new articles
- Fix SQLite bind bug when adding tag
Breaking changes 💥:
- Move unsafe autologin to an extension
- Potential breaking changes for some extensions (which have to rename some old functions)
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @Inverle, @aledeg, @andris155, @horvi28, @math-GH, @minna-xD and newcomers @Darkentia, @FollowTheWizard, @GreyChame1eon, @McFev, @jocmp, @larsks, @martinhartmann, @matthew-neavling, @pudymody, @raspo, @scharmach, @scollovati, @stag-enterprises, @vandys, @xtmd, @yzx9.
Full changelog:
- Features
- New sorting and filtering by date of User modified #7886, #8090,
#8105, #8118, #8130- Corresponding search operator, e.g.
userdate:PT1Hfor the past hour #8093 - Allows finding articles marked by the local user as read/unread or starred/unstarred at specific dates for e.g. undo action.
- Corresponding search operator, e.g.
- New sorting by article length #8119
- New advanced search form #8103, #8122, #8226
- Add compatibility with PCRE word boundary
\band\Bfor regex search using PostgreSQL #8141 - More uniform SQL search and PHP search for accents and case-sensitivity (e.g. for automatically marking as read) #8329
- New overview of dates with most unread articles #8089
- Allow marking as read articles older than 1 or 7 days also when sorting by publication date #8163
- New option to show user labels instead of tags in RSS share #8112
- Add new feed visibility (priority) Show in its feed #7972
- New ability to share feed visibility through API (implemented by e.g. Capy Reader) #7583, #8158
- Configurable notification timeout #7942
- OPML export/import of unicity criteria #8243
- Ensure stable IDs (categories, feeds, labels) during export/import #7988
- Add username and timestamp to SQLite export from Web UI #8169
- Add option to apply filter actions to existing articles #7959, #8259
- Support CSS selector
~subsequent-sibling #8154- Upstream PR phpgt/CssXPath#231
- Rework saving of configuration files for more reliability in case of e.g. full disk #8220
- Web scraping support date format as milliseconds for Unix epoch #8266
- Allow negative category sort numbers #8330
- New sorting and filtering by date of User modified #7886, #8090,
- Performance
- Improve SQL speed for updating cached information #6957, #8207,
#8255, #8254, #8255 - Fix SQL performance issue with MySQL, using an index hint #8211
- Scaling of user statistics in Web UI and CLI, to help instances with 1k+ users #8277
- API streaming of large responses for reducing memory consumption and increasing speed #8041
- Improve SQL speed for updating cached information #6957, #8207,
- Security
- 💥 Move unsafe autologin to an extension #7958
- Fix some CSRFs #8035
- Strengthen some crypto (login, tokens, nonces) #8061, #8320
- Create separate HTTP
Retry-Afterrules for proxies #8029, #8218 - Add
data:to CSP in subscription controller #8253 - Improve anonymous authentication logic #8165
- Enable GitHub release immutability #8205
- Bug fixing
- Exclude local networks for domain-wide HTTP
Retry-After#8195 - Fix OpenID Connect with Debian 13 #8032
- Fix MySQL / MariaDB bug wrongly sorting new articles #8223
- Fix MySQL / MariaDB database size calculation #8282
- Fix SQLite bind bug when adding tag #8101
- Fix SQL auto-update of field
f.kindto ease migrations from FreshRSS versions older than 1.20.0 #8148 - Fix search encoding and quoting #8311, #8324, #8338
- Fix handling of database unexpected null content (during migrations) #8319, #8321
- Fix drag & drop of user query losing information #8113
- Fix DOM error while filtering retrieved full content #8132, #8161
- Fix
config.custom.phpduring install #8033 - Fix do not mark important feeds as read from category #8067
- Fix regression of warnings in Web browser console due to lack of
window.bcryptobject #8166 - Fix chart resize regression due to
chart.jsv4 update #8298 - Fix CLI user creation warning when language is not given #8283
- Fix merging of custom HTTP headers #8251
- Fix bug in the case of duplicated mark-as-read filters #8322
- Exclude local networks for domain-wide HTTP
- SimplePie
- Fix support of HTTP trailer headers #7983, simplepie#943
- Apply HTTPS policy also on GUIDs and permalinks #8037, simplepie#951
- Fix
WordPress.comHTTP duplicates with WebSub Automattic/pushpress#16
- Fix
- Implement HTML whitelist for SimplePie sanitizer #7924, simplepie#947
- Various upstream contributions simplepie#940, simplepie#944
- Deployment
- Docker default image updated to Debian 13 Trixie with PHP 8.4.11 and Apache 2.4.65 #8032
- Docker alternative image updated to Alpine 3.23 with PHP 8.4.15 and Apache 2.4.65 #8285
- Fix Docker healthcheck
cli/health.phpcompatibility with OpenID Connect #8040 - Improve Docker for compatibility with other base images such as Arch Linux #8299
- Improve
cli/access-permissions.shto detect the correct permission Web group such aswww-data,apache, orhttp
- Improve
- Update PostgreSQL volume for Docker #8216, #8224
- Catch lack of
exec()function for git update #8228 - Work around
DOMDocument::saveHTML()scrambling charset encoding in some versions of libxml2 #8296 - Improve configuration checks for PHP extensions (in Web UI and CLI), including recommending e.g.
php-intl#8334
- UI
- New button for toggling sidebar on desktop view #8201, #8286
- Better transitions between groups of articles #8174
- New links in transitions and jump to next transition #8294
- More visible selected article #8230
- Show the parsed search query instead of the original user input #8293,
#8306, #8341 - Show search query in the page title #8217
- Scroll into filtered feed/category on page load in the sidebar #8281, #8307
- Fix autocomplete issues in change password form #7812
- Fix navigating between read feeds using shortcut shift+j/k #8057
- Dark background in Web app manifest to avoid white flash when opening #8140
- Increase button visibility in UI to change theme #8149
- Replace arrow navigation in theme switcher with
<select>#8190 - Improve scroll of article after load of user labels #7962
- Keep scroll state of page when closing the slider #8295, #8301
- Scroll into filtered feed/category on page load #8281
- Display sidebar dropdowns above if no space below #8335, #8336
- Use native CSS instead of SCSS #8200, #8241
- Using CSS nesting and relative colours.
- Various UI and style improvements: #8171, #8185, #8196
- JavaScript finalise migration from
Promisetoasync/await: #8182
- API
- Extensions
- I18n
- Translation status as text in README #7842
- Add new translate CLI commands
move#8214 - Change some regional language codes to comply with RFC 5646 / IETF BCP 47 / ISO 3166 / ISO 639-1 #8065
- Improve German #8028
- Improve Greek #8146
- Improve Finnish #8073, #8092
- Improve Hungarian #8244
- Improve Italian #8115, #8186
- Improve Polish #8134, #8135
- Improve Russian #8155, #8197
- Improve Simplified Chinese #8308, #8313
- Misc.
- Add code to modify a search expression #8293
- Remove Pocket sharing service #8127, #8128
- Update to PHPMailer 7.0.1 #8048, #8180, #8272
- 💥 Housekeeping of
lib_rss.phpwith potential breaking changes for some extensions #8193, - Use native PHP
#[Deprecated]#8325 - Improve PHP code #8156, #8203, #8284,
#8292, #8297 - GitHub Actions:
--no-progress#8315 - Update dev dependencies #8043, #8044,
#8045, #8046, #8047,
#8052, #8176, #8177,
#8178, #8179, #8210,
#8270, #8271, #8273,
#8274, #8275, #8276
La perdita di sovranità nella CI: GitHub decide di farsi pagare per i Runner delle GitHub Actions… Self-hosted!

Jolla Phone, lo smartphone Linux finanziato dalla community, ha raggiunto la quota prevista per la produzione!

New committer: Johan Söllvander (src)
New committer: John Hall (src)
The Register takes a look at FreeBSD 15
New committer: Timothy Pearson (src)
FreeBSD 15.0-RELEASE Available
July-September 2025 Status Report
FreeBSD 15.0-RC4 Available
FreeBSD 15.0-RC3 Available
FreeBSD 15.0-RC2 Available
Gemini 3 è ufficiale: tutte le novità del modello più intelligente di Google tra AGI e agenti AI
A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.
Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.
Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.
Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.
Le novità tecniche: Pro, Deep Think e i benchmark
Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.
Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:
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1501 Elo su LMArena, primo al mondo
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91,9% in GPQA Diamond
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23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte
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81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale
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72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti
Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.

Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:
-
41% in Humanity’s Last Exam
-
93,8% in GPQA Diamond
-
45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati
Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.
Un assistente per imparare, creare e programmare
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.
L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.
Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.
Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.
Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.
Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.
Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.
Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.
Disponibilità
A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise
La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.
Updated Debian 13: 13.2 released
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
vivo X300 e X300 Pro arrivano in Italia: fotografia professionale anche su smartphone
Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.
Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.
La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.

Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.
Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.
le principali novità
La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.
Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.
Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.
Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.
Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.
il software: OriginOS 6
Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.
L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.
Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.
Prezzi e disponibilità
La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:
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vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €
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vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €
Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.
Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.
Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.
Scheda tecnica
vivo X300
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Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit
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Processore: MediaTek Dimensity 9300+
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RAM: 16 GB LPDDR5X
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Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
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Fotocamere posteriori:
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Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)
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Ultra-wide 50 MP
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Teleobiettivo 50 MP
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Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
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Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
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Audio: stereo, Hi-Res
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Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
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Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
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Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68
vivo X300 Pro
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Display: AMOLED LTPO 6,78” QHD+ (3200×1440), refresh rate variabile 1–120 Hz, luminosità 3000 nit
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Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3
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RAM: 16 GB LPDDR5X
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Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
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Fotocamere posteriori:
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Principale ZEISS Gimbal-Grade 50 MP
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Teleobiettivo APO ZEISS 200 MP (OIS, 2,35x ottico)
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Ultra-wide 50 MP
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Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
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Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
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Video: fino a 4K 120 fps, Dolby Vision, Log 10-bit
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Audio: stereo, Hi-Res, supporto Dolby Atmos
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Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
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Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
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Altro: lettore d’impronte ultrasonico, IP68, supporto Imaging Grip Kit e Kit Teleobiettivo ZEISS
Nova Launcher è tornato con un secondo aggiornamento inaspettato
Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.
Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:
Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.

Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.
FreeBSD Officially Supported in OCI Runtime Specification v1.3
FreeBSD Vendor Summit, Nov 6-7
Google Maps riceverà presto nuove funzioni di intelligenza artificiale
Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.
Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.
Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.
Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.
An introduction to OCI Containers on FreeBSD
Google porta in Italia AI Mode, la ricerca potenziata dall’intelligenza artificiale
Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.
AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.
Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.
Un esempio pratico? È possibile chiedere:
“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.”
A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio:
“Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”
Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.

Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine.
Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.
Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.
Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.
AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.
Per il Prime Day tado° sconta fino al 50% i termostati smart con intelligenza artificiale
In occasione dell’Amazon Prime Day, tado° propone sconti fino al 50% sulla propria gamma di termostati e teste termostatiche della linea tado° X, prodotti progettati per ottimizzare i consumi e ridurre le bollette energetiche grazie all’intelligenza artificiale.
Secondo l’azienda, le famiglie che utilizzano i prodotti tado° risparmiano in media fino al 22% sui costi di riscaldamento, riducendo al contempo le emissioni di CO₂.
Con la nuova piattaforma AI Assist, disponibile tramite abbonamento all’app tado° (3,99 € al mese o 29,99 € all’anno), i dispositivi della gamma X acquisiscono un ulteriore livello di automazione intelligente.
Tra le funzioni più interessanti ci sono:
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Preheat Before Arrival, che preriscalda automaticamente l’ambiente prima del rientro a casa;
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Adaptive Heating, che utilizza l’intelligenza artificiale per apprendere le abitudini dell’utente e le caratteristiche termiche di ogni stanza, ottimizzando l’attivazione del riscaldamento in base alle condizioni reali.
tado° Termostato Intelligente X – Starter Kit con Bridge X
Prezzo: 99,99 € (50% di sconto)
Disponibile su Amazon
Il kit di base include il Termostato Intelligente X e il Bridge X Thread. Pensato per sostituire facilmente i termostati tradizionali, è compatibile con caldaie, valvole di zona e sistemi di riscaldamento a pavimento. Il design minimale e l’interfaccia intuitiva lo rendono ideale anche per chi si avvicina per la prima volta alla domotica.
Grazie all’integrazione con l’ottimizzatore di pompe di calore X, permette una gestione precisa stanza per stanza, migliorando sensibilmente l’efficienza energetica complessiva.
tado° Testa Termostatica Intelligente X Trio Pack
Prezzo: 164,99 € (40% di sconto)
Disponibile su Amazon
Il Trio Pack comprende tre Teste Termostatiche Intelligenti X, perfette per ampliare un sistema esistente o per il controllo individuale di più radiatori.
Caratterizzate da un nuovo design a forma di T con display touch ad alta risoluzione, offrono una regolazione precisa della temperatura e un’estetica moderna. Sono inoltre compatibili con la maggior parte dei radiatori e vengono fornite con sei adattatori universali e un selettore di montaggio per semplificare l’installazione.
La batteria rimovibile e ricaricabile via USB-C elimina la necessità di sostituire pile, e il blocco bambini integrato aggiunge un livello extra di sicurezza.
tado° Teste Termostatiche Intelligenti X (unità singola)
Prezzo: 59,99 € (40% di sconto)
Disponibile su Amazon
Ideali per chi desidera aggiungere un punto di controllo intelligente in più alla propria casa, queste teste termostatiche si installano facilmente e offrono funzioni di programmazione automatica, geolocalizzazione e rilevamento finestre aperte.
Aggiornamento Google Play Services di ottobre 2025: tutte le novità
Google ha avviato il roll-out dell’aggiornamento di ottobre 2025 dei Play Services, che corregge alcuni bug e aggiunge delle nuove funzionalità.
Come di consueto, si tratta di un update che riceveranno tramite il Play Store tutti i dispositivi Android: non solo gli smartphone ma anche tablet, orologi Wear OS, TV, Android Auto e PC.
Alcune delle feature sono rivolte a tutti gli utenti, mentre altre interessano specificamente gli sviluppatori.
Di seguito vi riportiamo il changelog parziale, ricordandovi che alcune funzionalità, sebbene presenti, potrebbero non essere implementate immediatamente, mentre altre potrebbero essere aggiunte nei prossimi giorni:
Google Play services v25.39
Gestione Account (Account Management)
- [Telefono] Uso di Quick Start con gli account supervisionati: Ora è possibile utilizzare la funzione Quick Start (Avvio Rapido), che facilita la configurazione di un nuovo dispositivo, anche con gli account supervisionati (probabilmente tramite Family Link).
- [Telefono] Temi aggiornati per i percorsi utente legati alla supervisione: L’esperienza utente relativa alle funzioni di supervisione riceve un aggiornamento grafico (temi aggiornati).
- [Telefono] Nuovo design per l’immagine del profilo: L’immagine del profilo riceve un nuovo design estetico.
- [Telefono] Nuove funzionalità per sviluppatori: Introdotte nuove API per gli sviluppatori di app Google e di terze parti per supportare i processi relativi a Gestione Account e Sicurezza e Privacy nelle loro applicazioni.
Sicurezza ed Emergenza (Safety & Emergency)
- [Telefono] Avvisi per Contenuti Sensibili estesi ai video: La funzione “Avvisi per Contenuti Sensibili” in Google Messaggi ora è in grado di rilevare contenuti espliciti di nudità nei video condivisi (in precedenza era limitata alle immagini statiche). I contenuti vengono rilevati e sfocati localmente sul dispositivo, garantendo la privacy.
- [Telefono] Miglioramento della modalità “Non disturbare” alla guida: L’esperienza d’uso della modalità “Non disturbare” durante la guida è stata migliorata.
Google Play Store v48.3
- [Auto, PC, Telefono, TV, Wear] Icone aggiornate per le notifiche di Google Play Protect: Verranno visualizzate icone aggiornate in alcune notifiche relative a Google Play Protect su diverse piattaforme.
WhatsApp si sta preparando a introdurre gli username come Telegram e Signal
WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).
L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.
La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.
Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.
Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.
Regole per la scelta del nome utente
Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:
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Il nome non può iniziare con “www.”
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Deve contenere almeno una lettera
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Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi
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Spazi o caratteri speciali non sono consentiti
Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.
Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.
Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.
Pixel 11 avvistato con modem MediaTek M90 e Tensor G6
A poco più di un mese dal debutto di Pixel 10 iniziano già a circolare indiscrezioni sul suo successore. Secondo fonti vicine allo sviluppo, il futuro Pixel 11 potrebbe segnare un cambiamento significativo: il passaggio dal modem Samsung Exynos 5400i al nuovo MediaTek M90, integrato nel Tensor G6.
Alla fine del 2024 si era parlato di un possibile utilizzo di modem MediaTek già sulla serie Pixel 10, ipotesi poi smentita dal mantenimento dell’Exynos. Ora però, secondo Mystic Leaks, Google starebbe effettuando test interni preliminari con il MediaTek M90. Le prove emergono da uno screenshot della riga di comando, in cui compare la versione baseband “a900a”, mentre il bootloader riporta il nome in codice “spacecraft” (per confronto, sul Pixel 10 era “deepspace”).
Il modem M90 è stato presentato da MediaTek al MWC 2025 di Barcellona. Tra le specifiche dichiarate:
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Velocità di picco fino a 12 Gbps in download.
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Supporto dual 5G SIM dual-active, con gestione dati su entrambe le schede.
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AI integrata per migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni generali del dispositivo.
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Connettività satellitare, un requisito ormai imprescindibile per i flagship.
Non è stato comunicato il process node, mentre sappiamo che l’Exynos 5400i utilizzato finora è realizzato a 4 nm. MediaTek ha fissato la disponibilità dei primi sample ingegneristici per la seconda metà del 2025.
Negli ultimi due anni, l’Exynos 5400i ha contribuito a ridurre i problemi di surriscaldamento che avevano caratterizzato i modem precedenti dei Pixel. Tuttavia, MediaTek sostiene che il nuovo M90 offra un consumo medio ridotto del 18%, un dato che potrebbe convincere Google a valutare la transizione, anche in un’ottica di ulteriore allontanamento dalla filiera Samsung.
Lato SoC, Tensor G6 (indicato con il nome in codice Malibu) sarà il cuore del Pixel 11. In passato si era parlato di una produzione basata sul nodo N3P di TSMC (con architettura 1+6 core), ma nuove indiscrezioni hanno suggerito un salto verso il processo a 2 nm di TSMC, il che renderebbe Tensor G6 uno dei SoC più avanzati in circolazione al momento del lancio.
Dreame inaugura la Festa delle Offerte Prime con sconti sino a 800€
In occasione delle Feste delle Offerte Prime, Dreame propone su Amazon e sul proprio sito ufficiale numerose promozioni valide fino all’8 ottobre. L’iniziativa coinvolge robot aspirapolvere, aspirapolvere senza fili, dispositivi per la pulizia dei pavimenti e prodotti per la cura dei capelli, con sconti consistenti rispetto al prezzo di listino.
Robot aspirapolvere di fascia alta
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Aqua10 Ultra Roller Complete – Il nuovo top di gamma integra il sistema AquaRoll
, che mantiene il rullo sempre pulito grazie a un risciacquo continuo, evitando ricontaminazioni. Con una potenza di aspirazione di 30.000 Pa, sfrutta la tecnologia FluffRoll per catturare polvere e macchie anche nelle fughe. L’innovazione AutoSeal protegge tappeti e moquette dall’umidità, mentre la funzione ThermoHub igienizza il rullo a 100 °C. Prezzo: da 1.499 € a 1.199 € (7-8 ottobre). -
X50 Ultra Complete – Pensato per la pulizia profonda anche negli angoli, utilizza il sistema MopExtend RoboSwing e la navigazione VersaLift per raggiungere zone difficili, come sotto i mobili. Le doppie spazzole HyperStream riducono i grovigli di capelli, mentre la base PowerDock automatizza lavaggio e asciugatura del mop. Prezzo: da 1.499 € a 999 € (7-8 ottobre).
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L40 Ultra AE – Un modello all-in-one con aspirazione Vormax da 19.000 Pa, spazzole retrattili e mop autopulente a 75 °C. Pensato per un’igiene ottimale anche dopo cicli intensi. Prezzo: da 699 € a 540 € (fino all’8 ottobre).
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L10s Ultra Gen 2 – Un robot che punta su intelligenza e praticità: aspirazione 10.000 Pa, sistema MopExtend, base automatica e navigazione ottimizzata con 3DAdapt. Prezzo: da 499 € a 399 € (7-8 ottobre).
Aspirapolvere senza fili e lavapavimenti
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H12 Pro FlexReach – Ultra maneggevole, con snodo a 180°, 18.000 Pa di potenza e asciugatura rapida a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 449 € a 259 € (7-8 ottobre).
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H14 Pro – Con una testina flessibile a 180°, sistema di autopulizia ad acqua calda e autonomia fino a 40 minuti, garantisce copertura fino a 300 m². Prezzo: da 499 € a 349 € (fino all’8 ottobre).
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H15 Pro – Integra il braccio robotico DescendReach GapFree per una pulizia da bordo a bordo. La spazzola viene lavata a 100 °C e asciugata a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 599 € a 404 € (fino all’8 ottobre).
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R20 – Aspirapolvere senza fili con motore a 150.000 giri/min, potenza di 190 AW e autonomia di 90 minuti. Prezzo: da 279 € a 229 € (fino all’8 ottobre).
Cura della persona: styling e asciugatura dei capelli
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AirStyle Pro Multistyler – Un kit 7 in 1 per styling e asciugatura rapida con flusso d’aria ad alta velocità. Prezzo: da 349 € a 246 € (fino all’8 ottobre).
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Pocket Neo – Asciugacapelli pieghevole da soli 300 g, ideale per i viaggi. Eroga 300 milioni di ioni negativi per proteggere i capelli e viene fornito con due accessori. Prezzo: da 129 € a 94 € (fino all’8 ottobre).
Le offerte sono disponibili su Amazon e sul sito ufficiale di Dreame, fino all’8 ottobre o esaurimento scorte.
OnePlus conferma la data di lancio di OxygenOS 16 basata su Android 16
Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.
La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.

Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.
Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.
Samsung rifinisce One UI 8.5: icone, app e menu più curati nell’ultima build
Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.
La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.

Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:
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Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.

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Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.
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L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.
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L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.

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Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.

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In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.
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Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.

Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.
Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.
Questa novità della One UI 8.5 proviene direttamente dall’era Touchwiz di Samsung
Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.
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Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.
Questa modifica è in linea con i recenti aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.
In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.
La schermata iniziale di Gemini potrebbe ricevere un restyling
Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.
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Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.
I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.
FreshRSS 1.27.1
This is a security-fix and bug-fix release for FreshRSS 1.27.x.
A few highlights ✨:
- Keep sort and order criteria after marking as read
- Automatic database recovery: skip broken entries during CLI export/import
- Add possibility of Docker
healthcheck - Add security option for CSP
frame-ancestors - Several security fixes
- Several bug fixes
- New translation to Ukrainian
- Improvements of some themes
- And much more…
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @Inverle, @aledeg, @math-GH and newcomers @beerisgood, @nykula, @horvi28, @nhirokinet, @rnkln, @scmaybee.
Full changelog:
- Features
- Security
- Bug fixing
- Include port number for HTTP
Retry-After#7875 - Fix logic for searching labels #7863
- Fix cURL response parsing for HTTP redirections #7866
- Fix fetching OPML URL with special characters #7843
- Fix validation when creating a new user label #7890
- Fix bug in user self-deletion #7877
- Fix displaying of current date in main statistics #7892
- Fix default values on stat processing #7891
- Fix UI JavaScript error when navigating to last article with keyboard #7957
- Fix some links in anonymous mode #8011, #8012
- Fixes for
no-cache.txt#7907 - Fix Docker Traefik
.ymlandSERVER_DNSexample #7858
- Include port number for HTTP
- SimplePie
- Upstream contribution: Normalize encoding uppercase simplepie#936, #7967
- Sync upstream, including bump to 1.9.0 with better PHP 8.5+ support #7955
- Deployment
- UI
- Keep sort and order after marking as read #7974
- Improve leave validation #7830
- Improve Origine theme visibility of toggle buttons #7956
- Improve Dark pink theme #8020
- Improve Mapco and Ansum themes: read all button in mobile view #7873
- Improve Swage theme #7608
- Use standard CSS
overflow-wrapinstead ofword-wrap#7898 - Various UI and style improvements: #7868, #7872,
#7882, #7893, #7904,
#7952
- I18n
- Clarify the concepts of visibility hidden vs. archived in feeds settings #7970
- Translate the API information page #7922
- Add a default language constant #7933
- Label config delete label #7871
- Add Ukrainian #7961
- Improve Dutch #7940
- Improve German #7833
- Improve Hungarian #7986
- Improve Japanese #7903, #7918
- Improve Polish #7963
- Improve Simplified Chinese #7943, #7944
- Minor improvements #7881
- Add CLI command to add i18n file #7917
- Add
maketarget to generate the translation progress #7905
- Extensions
- Add
entry_before_updateandentry_before_addhooks for extensions #7977
- Add
- Misc.
Insights from the 2025 FreeBSD Community Survey
FreeBSD Jails are Simple and Easy
From Minecraft to Markets: Java Hiding in Plain Sight
An Introduction to FreeBSD’s Periodic System
How To Install and Configure Galene Video Meeting Server
Updated Debian 12: 12.12 released
bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
Updated Debian 13: 13.1 released
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
FreshRSS 1.27.0
A few highlights ✨:
- Implement support for HTTP
429 Too Many Requestsand503 Service Unavailable, obeyRetry-After - Add sort by category title, or by feed title
- Add search operator
c:for categories likec:23,34or!c:45,56 - Custom feed favicons
- Several security improvements, such as:
- Implement reauthentication (sudo mode)
- Add
Content-Security-Policy: frame-ancestors - Ensure CSP everywhere
- Fix access rights when creating a new user
- Several bug fixes, such as:
- Fix redirections when scraping from HTML
- Fix feed redirection when coming from WebSub
- Fix support for XML feeds with HTML entities, or encoded in UTF-16LE
- Docker alternative image updated to Alpine 3.22 with PHP 8.4 (PHP 8.4 for default Debian image coming soon)
- Start supporting PHP 8.5+
- And much more…
This release has been made by @Alkarex, @Inverle, @the7thNightmare and newcomers @Deioces120, @Fraetor, @Tarow, @dotsam, @hilariousperson, @pR0Ps, @triatic, @tryallthethings
Full changelog:
- Features
- Implement support for HTTP
429 Too Many Requestsand503 Service Unavailable, obeyRetry-After#7760 - Add sort by category title, or by feed title #7702
- Add search operator
c:for categories likec:23,34or!c:45,56#7696 - Custom feed favicons #7646, #7704, #7717,
#7792 - Rework fetch favicons for fewer HTTP requests #7767
- Add more unicity criteria based on title and/or content #7789
- Automatically restore user configuration from backup #7682
- API add support for states in
sparameter ofstreamId#7695 - Improve sharing via Print #7728
- Redirect to the login page from bookmarklet instead of 403 #7782
- Clean local cache more often, when refreshing feeds #7827
- Implement support for HTTP
- Security
- Implement reauthentication (sudo mode) #7753
- Add
Content-Security-Policy: frame-ancestors#7677 - Ensure CSP everywhere #7810
- Show warning when unsafe CSP policy is in use #7804
- Fix access rights when creating a new user #7783
- Improve security of form for user details #7771, #7786
- Disallow setting non-existent theme #7722
- Regenerate cookie ID after logging out #7762
- Require current password when setting new password #7763
- Add missing access checks for feed-related actions #7768
- Strip more unsafe attributes such as
referrerpolicy,ping#7770 - Remove unneeded execution permissions #7802
- Bug fixing
- Fix redirections when scraping from HTML #7654, #7741
- Fix multiple authentication HTTP headers #7703
- Fix HTML queries with a single feed #7730
- WebSub: only perform a redirection when coming from WebSub #7738
- Include enclosures in entries’ hash #7719
- Negative side-effect: users of the option to automatically mark updated articles as unread will once have some articles with enclosures re-appear as unread
- Fix cancellation of slider exit UI #7705
- Honor disable update on update page #7733
- Fix no registration limit setting #7751
- Fix XML encoding of sharing functions #7822
- SimplePie
- Fix propagation of HTTP error codes #7670
- Fix support for XML feeds with HTML entities #7689, simplepie#915
- Fix feeds encoded in UTF-16LE #7691, simplepie#916
- Various upstream contributions simplepie#917, simplepie#924,
simplepie#926, simplepie#932, simplepie#933 - Sync upstream #7706, FreshRSS/simplepie#45, #7775,
FreshRSS/simplepie#50, #7824, #7825, - Fix regex Backtrack limit was exhausted in
clean_hash()#7813, FreshRSS/simplepie#48
- Deployment
- Docker default image (Debian 12 Bookworm) updated to PHP 8.2.29 #7805
- Docker alternative image updated to Alpine 3.22 with PHP 8.4.11 and Apache 2.4.65 #7740, #7740,
#7803 - Start supporting PHP 8.5+ #7787, #7826
- Docker Alpine dev image
:newestupdated to PHP 8.5-alpha and Apache 2.4.65 #7773
- Docker Alpine dev image
- Docker: interpolate
FRESHRSS_INSTALLandFRESHRSS_USERvariables #7725 - Docker: Reduce how much data needs to be chown/chmod’ed on container startup #7793
- Test for database PDO typing support during install (relevant for MySQL / MariaDB with obsolete driver) #7651
- Extensions
- UI
- Improve mark as read request showing popup due to
onbeforeunload#7554 - Fix lazy-loading for
<video poster="...">and<image>#7636 - Avoid styling
<code>inside of<pre>#7797 - Improve confirmation logic with
data-auto-leave-validation#7785 - Update
chart.jsto 4.5.0 #7752, #7816 - Various UI and style improvements: #7616, #7811
- Improve mark as read request showing popup due to
- I18n
- Misc.
Debian 13 "trixie" released
trixie).
FreeBSD Foundation Welcomes New Board Member: John Baldwin
FreshRSS 1.26.3
This is a bug-fix release for FreshRSS 1.26.x
A few highlights ✨:
- Keep sort and order criteria during navigation
- Implement loading spinner for marking as favourite/read
- Many bug fixes
This release has been made by @Alkarex, @Inverle and newcomers @CarelessCaution, @the7thNightmare
Full changelog:
- Features
- Bug fixing
- Fix SQL request for user labels with custom sort (affecting PostgreSQL) #7588
- Fix regression for favicon in GReader and Fever APIs #7573
- Fix newest articles (within last second) not shown #7577
- Fix duplicate HTTP header for POST #7556
- Fix important articles on reader view #7602
- Fix remove last share method #7613
- Fix API handling of default category #7610
- Fix user self-deletion #7626
- Move PHP minimum version check #7560
- Security
- SimplePie
- Strip more HTML deprecated styles attributes:
bgcolor, text, background, link, alink, vlink#7606
- Strip more HTML deprecated styles attributes:
- UI
- Deployment
- I18n
- Misc.
FreshRSS 1.26.2
This is a security-focussed release for FreshRSS 1.26.x, addressing several CVEs (thanks @Inverle) 🛡
A few highlights ✨:
- Implement JSON string concatenation with & operator
- Support multiple JSON fragments in HTML+XPath+JSON mode (e.g. JSON-LD)
- Multiple security fixes with CVEs
- Bug fixes
Notes ℹ:
- Favicons will be reconstructed automatically when feeds gets refreshed. After that, you may need to refresh your Web browser as well.
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @hkcomori, @loviuz, @math-GH
and newcomers @dezponia, @glyn, @Inverle, @Machou, @mikropsoft
Full changelog:
- Features
- Bug fixing
- SimplePie
- Fix support for feeds with XML preamble + DTD #7515, simplepie#914
- Merged upstream #7434
- Upstream fix simplepie#912
- Security
- Disallow
<iframe srcdoc="">#7494, CVE-2025-32015 - Disallow
<button formaction="">#7506 - Improve favicons hash to avoid favicon pollution #7505, CVE-2025-46339
- Add
Content-Security-PolicyHTTP headers to favicons #7471, CVE-2025-31136 - Web scraping forbid security HTTP headers in cURL #7496, CVE-2025-46341
- Add some HTTP headers
Referrer-Policy: same-origin#6303, #7478 - Use HTTP POST for logout #7489, CVE-2025-31482
- Make update URL read-only #7477
- Fix for extensions: Restrict valid paths in
ext.php#7479, CVE-2025-31134 - Fix for extensions: Secure serving of user files #7495
- Disallow
- Extensions
- Deployment
- Apache: add check for
mod_filterto ensure thatAddOutputFilterByTypeworks #7419
- Apache: add check for
- UI
- I18n
- Misc.
FreshRSS 1.26.1
This is a bugfix release for 1.26.0, addressing some regressions 🐛
A few highlights ✨:
- Fix regression with cURL HTTP headers breaking conditional HTTP requests
- Fix regression with saving states of user queries
- Fix regression with dynamic OPML
This release has been made by @Alkarex, @FromTheMoon85, @marienfressinaud, @math-GH
and newcomers @abackstrom, @BryanButlerGit, @culbrethj, @EricDiao, @Karvel, @ViPeR5000
Full changelog:
- Features
- Add cURL version to page about system information #7409
- Bug fixing
- Fix regression with cURL HTTP headers breaking conditional HTTP requests #7403, FreshRSS/simplepie#33
- Fix regression with saving states of user queries #7400
- Fix regression with dynamic OPML #7394
- Fix update of the user’s last activity on login action #7406
- Fix setting category option Maximum number of articles to keep per feed #7416
- Fix priority field when processing a new feed from an extension #7354
- Deployment
- UI
- I18n
- Misc.
FreshRSS 1.26.0
In this release, we have restarted to focus on features. A long-awaited feature has been added, namely sorting articles by various criteria: received date (existing, default), publication date, title, link, random.
A few highlights ✨:
- Add order-by options to sort articles by received date (existing, default), publication date, title, link, random
- Allow searching in all feeds, also feeds only visible at category level with
&get=A, and also those archived with&get=Z- UI accessible from user-query view
- New shortcuts for adding user labels to articles
- Several improvements and bug fixes
This release has been made by @Alkarex, @b-reich, @hkcomori, @math-GH, @UserRoot-Luca
and newcomers @a6software, @aftix, @bl00dy1837, @brtmax, @Roan-V, @ShaddyDC, @UncleArya
Full changelog:
- Features
- Add order-by options to sort articles by received date (existing, default), publication date, title, link, random #7149
- Allow searching in all feeds, also feeds only visible at category level with
&get=A, and also those archived with&get=Z#7144- UI accessible from user-query view
- Add search operator
intext:#7228 - New shortcuts for adding user labels to articles #7274
- New About page with system information #7161
- Bug fixing
- Fix regression denying access to app manifest #7158
- Fix unwanted feed description updates #7269
- Ensure no PHP buffer for SQLite download (some setups would first put the file in memory) #7230
- Fix XML encoding regression in HTML+XPath mode #7345
- Improve cURL proxy options and fix some constants #7231
- Fix UI of global view unread articles counter #7247
- Hide base theme in carrousel #7234
- Deployment
- Reduce superfluous Docker builds #7137
- Docker default image (Debian 12 Bookworm) updated to PHP 8.2.26 and Apache 2.4.62
- Docker alternative image (Alpine 3.21) updated to PHP 8.3.16
- UI
- Add footer icons to reader view #7133
- Remove local reference to font Open Sans to avoid bugs with some local versions #7215
- Improve stats page layout #7243
- Smaller mark as read button in mobile view #5220
- Add CSS class to various types of notifications to allow custom styling #7287
- Various UI and style improvements: #7162, #7268
Security - Better authorization label for OIDC in the UI #7264
- Allow comments in
force-https.txt#7259
- I18n:
- Misc.
FreshRSS 1.25.0
In this release, the coding focus has been on moving to PHP 8.1+ and refactoring the integration of the SimplePie library (which was long due). At the same time, plenty of new features have been added. Enjoy! 🎄
Breaking changes 💥:
- Require PHP 8.1+ (and improved support of PHP 8.4+)
- Require PostgreSQL 10+ or MariaDB 10.0.5+ or MySQL 8+
A few highlights ✨:
- Add support for regex search (regular expressions)
⚠️ Advanced regex syntax for searches depends on the database used (SQLite, PostgreSQL, MariaDB, MySQL),
but FreshRSS filter actions such as auto-mark-as-read and auto-favourite always use PHP PCRE2 syntax.
- Allow dynamic search operator in user queries, like
search:UserQueryA date:P1d - New feed mode HTML+XPath+JSON dot notation (JSON in HTML)
- Better HTTP compliance with support for HTTP response headers
Cache-Control: max-ageandExpires - New unicity policies and heuristic for feeds with bad article IDs (reduce the problem of duplicated articles)
- New option to automatically mark new articles as read if an identical title already exists in the same category
- Add ability to remove content from articles with CSS selectors, also when not using full content
- New condition option to selectively retrieve full content of articles
- New UI feature to download a user’ SQLite database or a database SQLite export (to be produced by CLI)
- Supported by Capy Reader (Android, open source)
- Many bug fixes, UI improvements, and a lot more
This release has been made by @aledeg, @Alkarex, @Art4, @ColonelMoutarde, @Frenzie, @math-GH, @ramazansancar
and newcomers @DevGrohl, @UserRoot-Luca, @aarnej, @andrey-utkin, @bhj, @christophehenry, @davralin, @drego85, @ev-gor, @killerog, @kwarraich, @minna-xD, @mtalexan, @oshaposhnyk, @patHyatt
Full changelog:
- Features
- Add support for regex search (regular expressions) #6706, #6926
⚠️ Advanced regex syntax for searches depends on the database used (SQLite, PostgreSQL, MariaDB, MySQL),
but FreshRSS filter actions such as auto-mark-as-read and auto-favourite always use PHP PCRE2 syntax.
- Allow dynamic search operator in user queries, like
search:UserQueryA date:P1d#6851 - New feed mode HTML+XPath+JSON dot notation (JSON in HTML) #6888
- Better HTTP compliance with support for HTTP response headers
Cache-Control: max-ageandExpires#6812, FreshRSS/simplepie#26 - Support custom HTTP request headers per feed (e.g. for
Authorization) #6820 - New unicity policies and heuristic for feeds with bad article IDs #4487, #6900
- Fallback to GUID if article link is empty #7051
- New option to automatically mark new articles as read if an identical title already exists in the same category #6922
- New reading view option to display unread articles + favourites #7088
- And corresponding new filter state
&state=96(no UI button yet)
- And corresponding new filter state
- Add ability to remove content from articles with CSS selectors, also when not using full content #6786, #6807
- Update
phpgt/cssxpathlibrary with improved CSS selectors #6618- Support for
:last-child,:first-of-type,:last-of-type,^=,|=
- Support for
- New condition option to selectively retrieve full content of articles
#33fd07f6f26310d4806077cc87bcdf9b8b940e35, #7082 - Allow parentheses in quoted search #7055
- New UI feature to download a user’ SQLite database or a database SQLite export (to be produced by CLI) #6931
- New button to delete errored feeds from a category #7030
- Better import of Inoreader user labels #6791
- Rebuild feed favicon on cache clear #6961
- New sharing with Bluesky #7116
- New sharing with Telegram #6838
- Add support for regex search (regular expressions) #6706, #6926
- Bug fixing
- Fix searches with a parenthesis before an operator like
("a b")or(!c)#6818 - Fix auto-read tags #6790
- Fix CSS selector for removing elements #7037, #7073,
#7081, #7091, #7083 - Fix redirection error after creating a new user #6995
- Fix favicon error in case of wrong URL #6899
- Use cURL to fetch extensions list (allows e.g. IPv6) #6767
- Fix XML encoding in cURL options #6821
- Fix initial UI scroll for some browsers #7059
- Fix menu for article tags in some cases #6990
- Fix share menu shortcut #6825
- Fix HTML regex pattern during install for compatibility with
vmode #7009 - More robust creation of user data folder #7000
- Fix searches with a parenthesis before an operator like
- API
- Fix API for categories and labels containing a
+#7033- Compatibility with FocusReader
- Supported by Capy Reader (Android, open source) capyreader#492
- Improved UI for API #7048
- Allow adding multiple feeds to a category via API #7017
- API support edit multiple tags #7060
- API return all categories also those without any feed #7020
- Fix API for categories and labels containing a
- Compatibility
- Deployment
- SimplePie
- Refactor our embedding of SimplePie #4374
- Our fork is maintained in its own repository.
- Remove HTTP
Referer#6822, FreshRSS/simplepie#27- If some sites require it, add
Referer: https://example.net/to the custom HTTP headers of the feed #6820
- If some sites require it, add
- Upstream fixes simplepie#878, simplepie#883
- Sync upstream #6840, #7067
- Refactor our embedding of SimplePie #4374
- Security
- Apache protect more non-public folders and files #6881, #6893, #7008
- Add privacy settings on extension list retrieval #4603, #7132
- Fix login in unsafe mode when using a password with special XML characters #6797
- Fix login in e.g. Brave browser by avoiding synchronous XHR #7023
- Fix invalid login message #7066
- Modernise
windows.open noopener(to avoid flash of white page in dark mode) #7077, #7089
- UI
- Searchable My Labels field #6753
- Add subscription management button to reading view #6946
- New option for showing label menu in article row #6984
- Move to next unread label on mark as read #6886
- Improved article footer for small / mobile screens #7031
- Improve Web accessibility: fix
aria-hiddenbug, and use HTML5hidden#6910 - Default styles for
<pre>and<code>#6770 - Refactor the sharing menu to use a
<template>instead of duplicated HTML code #6751, #7113 - Refactor the label menu to use a
<template>#6864 - Rework UI for authors #7054
- Avoid Unicode escape of authors in HTML UI #7056
- Improved subscription management page #6816
- Improve user query management page #7062
- Restore JavaScript form validation compatibility with Web browsers using older engines (SeaMonkey) #6777
- Reorganise some options #6920
- New shortcut
?to show shortcut page and help #6981 - Use of consistent colours in statistics #7090
- Various UI and style improvements #6959
- Extensions
- New extension hook
simplepie_after_init#7007
- New extension hook
- I18n
- Misc.
- Better cache name for JSON feeds #6768
- Fix inversed encoding logic in
Minz_Request::paramArray()#6800 - Pass PHPStan
booleansInConditions#6793 - Rename PHPStan configuration file to
phpstan.dist.neonto allow custom configuration inphpstan.neon#6892 - Code improvements #6800, #6809, #6983
- Makefile improvements #6913
- Fix PHPCS
ControlSignature#6896 - Update PHPMailer #6968, #7046
- Code updates to PHP 8.1 syntax #6748
- Update dev dependencies #6780, #6964, , #6965,
#6966, #6967, #6970,
#7042, #7043, #7044,
#7045, #7047, #7052
