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Assedio di Israele a Gaza: 21.000 pazienti a rischio, attese fino a 8 anni

 

Il Ministero della Salute di Gaza ha lanciato un severo avvertimento l'8 ottobre: oltre 21.000 tra pazienti e feriti gravemente rischiano di dover attendere fino a otto anni prima di poter uscire dalla Striscia per ricevere cure salvavita. A causa del perdurante assedio, la condizione attuale è stata definita dalle autorità sanitarie locali come "una condanna a morte diretta e lenta".

"Queste cifre non sono semplici statistiche, ma un disperato grido d'aiuto da parte di oltre 21.000 persone a cui viene negato quotidianamente il diritto fondamentale alle cure e alla vita", si legge nel comunicato ufficiale del ministero. Con il costante aumento mensile dei casi urgenti, l'evasione delle sole nuove richieste di trasferimento richiederebbe altri quattro anni, portando i tempi complessivi di attesa a un livello critico. Dal ministero sottolineano che migliaia di pazienti hanno "corpi che non possono sopportare di aspettare giorni o settimane, figuriamoci anni".

L'organismo sanitario ha rivolto un urgente appello alle Nazioni Unite, alla comunità internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani affinché impongano la riapertura completa dei valichi per consentire le evacuazioni mediche senza restrizioni "prima che sia troppo tardi".

Un sistema sanitario ridotto in macerie

L'allarme giunge in un contesto in cui la rete sanitaria locale è devastata dal lungo conflitto e dalle restrizioni sull'ingresso di forniture ed equipaggiamenti medici essenziali. L'ONG Medical Aid for Palestinians (MAP) ha dichiarato al New Arab che nell'intera Striscia di Gaza non è rimasta neanche una macchina per la risonanza magnetica (RMN) funzionante e sono operativi solo uno o due tomografi computerizzati (TC).

In base ai dati diffusi dal ministero:

Stazioni di ossigeno: ad agosto risultavano operative solo 12 strutture su 34, a servizio di oltre 500 pazienti — inclusi neonati e bambini in terapia intensiva — con il rischio imminente di blocco totale per mancanza di parti di ricambio.

Ospedali: meno di 20 dei 36 ospedali di Gaza sono parzialmente attivi, privi delle scorte necessarie di insulina, carburante per i generatori e strumenti diagnostici. Questo isola in modo drammatico i pazienti oncologici e dializzati.

Personale e strutture colpite: secondo il Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono stati uccisi oltre 1.700 operatori sanitari e le strutture mediche hanno subito centinaia di attacchi.

Il dramma delle mutilazioni e l'emergenza umanitaria

L'OMS ha segnalato che migliaia di persone, compresi moltissimi bambini, hanno subito l'amputazione degli arti, spesso in assenza di anestesia. Dall'ottobre 2023, solo circa 13.760 pazienti sono riusciti a essere evacuati per ricevere trattamenti all'estero.

A tre anni dall'inizio delle ostilità, il bilancio delle vittime e dei feriti resta drammatico, con oltre 74.000 morti e più di 175.000 feriti secondo i dati del Ministero della Salute. La quasi totalità della popolazione locale ha subito sfollamenti forzati e ripetuti, mentre le infrastrutture civili dell'intera regione rimangono prevalentemente distrutte.

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Cina, il Laos diventa un nuovo punto della cooperazione militare di Pechino

 

La Cina amplia la cooperazione militare nel Sud-est asiatico con l'apertura in Laos di un nuovo centro congiunto di supporto e addestramento presso l'aeroporto di Ban Keun. L'iniziativa, annunciata alla fine di settembre dal Ministero della Difesa cinese, è destinata principalmente alla formazione dei piloti dell'Aeronautica militare laotiana. Pechino ha sottolineato che la struttura «non è diretta contro Paesi terzi», ma punta ad approfondire la cooperazione pratica tra i due eserciti e a contribuire alla pace e alla stabilità regionale.

L'infrastruttura potrebbe tuttavia avere anche un potenziale impiego duale. Un eventuale ampliamento delle piste consentirebbe infatti di ospitare velivoli cinesi di maggiori dimensioni per missioni di ricognizione e sorveglianza. Secondo diversi esperti, però, il nuovo centro avrebbe un'importanza limitata per la proiezione militare cinese, considerando che Pechino dispone già nel sud della Cina di basi in grado di svolgere funzioni analoghe.

Per il Laos, al contrario, la struttura assume un peso significativo. Le limitate capacità delle sue Forze Armate rendono infatti l'assistenza cinese particolarmente importante per la formazione dei militari e per la modernizzazione della propria Aeronautica. Il centro potrebbe inoltre essere utilizzato durante le esercitazioni aeree congiunte che il Laos conduce ogni anno con la Thailandia, consentendo di svolgere addestramenti più vicini a condizioni operative reali.

L'accordo conferma così il rafforzamento dei legami militari tra Pechino e Vientiane. Per la Cina si tratta di un ulteriore strumento per consolidare la propria influenza regionale; per il Laos, di un'opportunità concreta di modernizzare le proprie capacità militari.


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Rubio: il conflitto in Ucraina potrebbe degenerare

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha avvertito che i combattimenti in Ucraina potrebbero degenerare in un conflitto regionale "molto più pericoloso". "Si tratta di una guerra molto pericolosa. È una guerra estremamente pericolosa perché, francamente, al momento sembra esserci una situazione di stallo; e le situazioni di stallo sono molto pericolose, poiché possono concludersi solo in due modi", ha dichiarato durante una conferenza stampa a Lisbona.

"Il primo è un accordo negoziato, in cui entrambe le parti devono cedere qualcosa per ottenere la pace <...>. L'altro modo in cui si risolve uno stallo è attraverso un'escalation. Una delle due parti, o entrambe, intensificano le proprie azioni nel tentativo di piegare l'avversario e rompere lo stallo: ed è proprio questo l'aspetto molto pericoloso", ha affermato Rubio. Ha avvertito che un'escalation potrebbe "trasformare quella che è una guerra tra due Paesi in un conflitto regionale molto più ampio e pericoloso".

Rubio ha aggiunto che Washington continuerà a lavorare per favorire una soluzione negoziata e porre fine al conflitto.


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«Abbiamo preso la Bastiglia!»: la protesta degli studenti dilaga in Francia

La protesta degli studenti delle scuole superiori e delle università torna a scuotere la Francia. Giovedì nuove mobilitazioni hanno attraversato Parigi e numerose altre grandi città, con migliaia di giovani scesi in strada per denunciare le condizioni del sistema educativo. Nella capitale diverse manifestazioni hanno raggiunto Place de la Bastille, dove alcuni studenti sono saliti sul celebre monumento sventolando la bandiera francese e intonando l’inno nazionale. «Abbiamo preso la Bastiglia!», ha gridato uno di loro davanti alla folla.

Tra gli slogan scanditi dai manifestanti è comparso anche «Macron dimissioni», insieme alle richieste di interventi concreti per migliorare la situazione delle scuole. «Non vogliamo parole, vogliamo fatti», ha dichiarato una studentessa di 17 anni a Nantes, riferendosi alle promesse del primo ministro neoliberista Sébastien Lecornu di affrontare la crisi entro la fine del mese. Le proteste, iniziate alla fine di settembre, denunciano la carenza di insegnanti, gli orari sovraccarichi, le aule deteriorate e gli edifici scolastici privi di condizioni adeguate per affrontare il caldo.

La giornata è stata prevalentemente pacifica, anche se in alcune città si sono verificati tentativi di appiccare incendi e danneggiare pensiline degli autobus. In risposta, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, manganelli e proiettili di gomma, suscitando accuse di uso sproporzionato della forza da parte di manifestanti e organizzazioni per i diritti umani.

Il tema della violenza delle forze dell'ordine pesa ormai fortemente sulla mobilitazione. Lunedì un quindicenne ha perso una mano dopo essere stato colpito da una granata stordente a Lens. La settimana precedente, un ragazzo di 14 anni aveva perso diversi denti dopo essere stato raggiunto da un lanciatore di granate nella periferia di Parigi. Per quest'ultimo episodio, martedì un agente di polizia è stato formalmente incriminato. La protesta studentesca contro il neoliberismo di Macron, che intanto gioca alla guerra contro la Russia, si allarga così oltre la semplice denuncia delle condizioni delle scuole e diventa una nuova manifestazione del malcontento sociale che attraversa la Francia.

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Riyadh e Damasco valutano l'invio di 20.000 truppe siriane in Yemen

 

Secondo quanto riportato da Axios l'8 ottobre, che cita tre funzionari statunitensi, l'Arabia Saudita e la Siria starebbero discutendo il dispiegamento di fino a 20.000 soldati siriani in Yemen. L'obiettivo sarebbe sostenere l'offensiva promossa da Riyadh contro il governo yemenita guidato da Ansarallah (i ribelli Houthi).

Il presidente autoproclamato siriano, Ahmad al-Sharaa, starebbe valutando seriamente la richiesta. Secondo le stesse fonti, l'amministrazione Trump e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) sono stati consultati e non si opporrebbero alla proposta in linea di principio.

Attualmente, Riyadh impiega mercenari yemeniti sul campo per contrastare le forze guidate da Ansarallah. Tra le unità siriane prese in considerazione per la missione figurerebbero la 90ª e l'84ª divisione dell'esercito di Damasco; quest'ultima sarebbe composta da combattenti estremisti che hanno militato sotto il comando di Hayat Tahrir al-Sham (HTS).

Un'analisi di Axios rileva come l'invio di truppe siriane rischi di introdurre una marcata dimensione confessionale e di aggravare ulteriormente il conflitto. L'attuale esercito siriano include infatti una forte componente estremista sunnita legata all'ex affiliata di Al-Qaeda HTS — caratterizzata da un'ideologia salafita ostile alle comunità sciite e alawite —, mentre Ansarallah è un movimento musulmano sciita zaydita.

In passato, Donald Trump aveva suggerito l'impiego di combattenti estremisti siriani in Libano a sostegno delle operazioni israeliane contro Hezbollah.

La notizia del possibile accordo giunge in un momento di forte escalation: nel fine settimana, le forze filosaudite, coperte dal supporto aereo di Riyadh, hanno lanciato un'imponente operazione di terra mirata a riconquistare territori strategici, tra cui la capitale Sana'a e lo stretto di Bab al-Mandab. Riyadh punta a ribaltare le recenti sconfitte subite per mano delle Forze Armate yemenite (YAF), che hanno conquistato la città costiera di Mokha e minacciano il controllo saudita su Taiz.

Un funzionario statunitense ha confermato che l'ipotesi del dispiegamento è stata discussa a Riyadh durante l'incontro tra il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS) e il presidente siriano.

Ahmad al-Sharaa (precedentemente noto come Abu Mohammad al-Julani), ex comandante dello Stato Islamico in Iraq ed ex leader di HTS designato come terrorista dalle Nazioni Unite, è salito al potere a Damasco nel dicembre 2024. Sebbene fonti statunitensi definiscano "altamente probabile" l'adesione di Sharaa alla richiesta saudita, Ahmad Muwaffaq Zaidan, consigliere per i media della presidenza siriana, ha smentito ufficialmente la ricostruzione di Axios.

Per Washington, il coinvolgimento delle truppe siriane rappresenterebbe un modo per sostenere l'alleato saudita e consolidare i rapporti con il nuovo corso a Damasco senza impegnare direttamente truppe statunitensi. Tale riavvicinamento trova riscontro nelle recenti decisioni dell'amministrazione Trump: il 30 settembre, il Dipartimento di Stato ha modificato il regolamento ITAR rimuovendo la Siria dalla lista dei paesi soggetti a embargo sulle armi statunitensi e ha annunciato l'intenzione di riaprire l'ambasciata americana a Damasco dopo 14 anni di chiusura.

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La proposta in 7 punti dell'Iran agli USA: "Pronte le contromisure, ma resta la via diplomatica"

 

L'Iran ha annunciato che risponderà entro pochi giorni alla controproposta degli Stati Uniti riguardante il piano di pace, affermando di essere oggi molto più preparato rispetto al passato ad affrontare una potenziale escalation militare.

Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araqchi, ha confermato lo scambio di messaggi in corso tra Teheran e Washington, avvenuto tramite intermediari, incentrato sulla proposta in sette punti presentata dall'Iran. Araqchi ha sottolineato che il processo negoziale è attivo e che entrambe le parti continuano a confrontarsi indirettamente. Teheran sta attualmente esaminando i feedback forniti dagli Stati Uniti per poi formalizzare la propria posizione a breve.

Il monito di Teheran: "Un nuovo conflitto coinvolgerà tutti"

Nel ribadire l'auspicio che Washington scelga la via della ragionevolezza, il capo della diplomazia iraniana ha lanciato un chiaro avvertimento: "Se ricorreranno di nuovo a soluzioni militari, saremo più pronti che mai e adotteremo ogni misura necessaria per difenderci. Se invece sceglieranno la via diplomatica, siamo pronti al dialogo."

In seguito all'aggressione israelo-americana iniziata il 28 febbraio, le forze armate iraniane hanno condotto attacchi contro obiettivi strategici statunitensi in diverse aree dell'Asia occidentale e hanno dichiarato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutto il traffico marittimo.

Il conflitto, che dura ormai da sette mesi, si è trasformato in una prolungata guerra di logoramento per Washington, innescando una pesante crisi energetica su scala globale. L'Iran ha più volte ribadito che un ulteriore attacco contro i propri interessi nazionali porterebbe a un ampliamento inevitabile del fronte di guerra.

La proposta in 7 punti per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Araqchi ha definito "equa e ragionevole" la proposta formulata da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. I sette punti chiave del piano comprendono:

  1. Cessazione delle operazioni militari: stop alle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese.

  2. Fine del blocco marittimo: stop alle interferenze e al blocco navale ai danni dell'Iran.

  3. Diritti sovrani nello Stretto di Hormuz: definizione di meccanismi congiunti con l'Oman e i paesi costieri del Golfo Persico per la gestione della navigazione.

  4. Risarcimento dei danni e ricostruzione: garanzia di fondi per la ricostruzione e il risarcimento dei danni subiti dall'Iran.

  5. Revoca totale delle sanzioni: eliminazione di tutte le misure sanzionatorie contro Teheran.

  6. Risoluzione del dossier nucleare: superamento delle divergenze sul programma nucleare iraniano.

  7. Sblocco degli asset congelati: restituzione e pieno accesso ai beni iraniani bloccati all'estero.

Il nodo centrale del negoziato

Secondo fonti iraniane, la risposta degli Stati Uniti trasmessa dagli intermediari evidenzia che il vero punto di disaccordo non riguarda la sostanza dei sette punti, bensì la sequenza temporale e l'ordine di attuazione delle singole misure. Teheran ribadisce che il superamento definitivo del conflitto dipenderà esclusivamente dal pieno riconoscimento dei propri diritti legittimi.

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Crimini a Gaza e Cisgiordania: lo scandalo che travolge l'Ambasciata USA in Israele

 

Un'inchiesta pubblicata dal New York Times l'8 ottobre rivela che David Milstein, alto collaboratore dell'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, avrebbe sistematicamente bloccato e riscritto i rapporti della diplomazia americana destinati a Washington, con l'obiettivo di insabbiare le violazioni e i crimini commessi dalle forze israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Entrato in servizio presso l'ambasciata statunitense a Gerusalemme nell'aprile 2025 come capo di gabinetto di fatto di Huckabee, Milstein supervisiona buona parte delle attività della missione nei territori occupati. Secondo una dozzina di fonti diplomatiche tra Gerusalemme e Washington, avrebbe sfruttato la propria posizione per manipolare o sopprimere i dispacci relativi all'espansione degli insediamenti illegali, agli attacchi dei coloni, alle uccisioni di cittadini statunitensi di origine palestinese e alla gestione letale degli aiuti umanitari a Gaza.

Il caso dei cittadini americani uccisi e la censura al Congresso

Tra i documenti bloccati da Milstein figura un rapporto dell'ambasciata risalente a marzo 2025, che ricostruiva l'uccisione di nove cittadini palestinesi con cittadinanza americana da parte di coloni e soldati israeliani nell'arco di quattro anni. Tra le vittime figurava il diciannovenne Nasrallah Abu Siyam, ucciso a colpi d'arma da fuoco a febbraio da un colono mentre cercava di difendere il bestiame del proprio villaggio.

L'indagine interna era stata promossa a seguito del pressante intervento di 30 membri del Congresso guidati dal senatore Chris Van Hollen, i quali avevano chiesto chiarimenti al Segretario di Stato Marco Rubio. Dal dossier era emerso che la quasi totalità delle inchieste condotte da Israele si era conclusa con un nulla di fatto o con l'archiviazione, senza alcuna incriminazione.

Milstein ne ha impedito la trasmissione a Washington, imponendo invece una risposta formale che rassicurasse i parlamentari sulla corretta gestione dei casi da parte delle autorità israeliane. La lettera inviata dal Dipartimento di Stato al senatore Van Hollen il 4 maggio ometteva del tutto i dati dell'indagine, ponendo l'accento unicamente sull'importanza strategica della cooperazione di sicurezza con Israele. "Non garantire l'accertamento delle responsabilità significa mettere a rischio ulteriori vite di cittadini americani", ha denunciato Van Hollen.

Dalla strage degli aiuti umanitari ai test di lealtà interni

Nel corso dell'estate 2025, le operazioni di distribuzione della cosiddetta Gaza Humanitarian Foundation (GHF) — un programma israelo-statunitense trasformatosi in una trappola mortale — hanno provocato la morte di almeno 1.400 civili in cerca di cibo. Di fronte all'imminente disastro, i diplomatici americani sul campo avevano inviato avvertimenti a Washington sul rischio di un'ulteriore escalation di vittime; Milstein ha riscritto il dispaccio presentando l'operazione come un successo ed eliminando ogni riferimento ai morti dai registri ufficiali.

Gli episodi di manipolazione hanno riguardato diversi ambiti:

Cisgiordania e coloni: ad aprile, di fronte agli allarmi dei vertici militari israeliani su una possibile nuova intifada innescata dalle violenze dei coloni, Milstein ha bloccato i report interni trasmettendo invece un cavo diplomatico a suo nome che lodava il premier Netanyahu per la presunta repressione dei disordini.

Annessione dei terreni: a febbraio, dopo la revoca delle tutele legali sull'acquisto di terreni in Cisgiordania da parte di Israele, l'ambasciata ha giustificato la misura a Washington definendola una risposta ai "bisogni umanitari" dei coloni.

All'interno dell'ambasciata, il clima è diventato opprimente: quattro funzionari hanno riferito che Milstein sottoponeva i colleghi a veri e propri "test di lealtà", chiedendo loro se fossero "filo-israeliani" o "filo-Hamas". Temendo ritorsioni e censura, molti diplomatici hanno smesso di redigere note informative, riducendo la produzione di report sugli affari palestinesi da diversi articoli a settimana a una manciata al mese.

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La rivolta dei plastinati

di Paolo Lago

Gianluca Garrapa, L’esercizio di Adam, I Quaderni del Bardo Edizioni, Sannicola (LE), 2025, pp. 130, euro 10,39.

“Secondo Adam” – scrive Gianluca Garrapa all’inizio del suo interessante romanzo dal titolo, appunto, L’esercizio di Adam – “un buon esercizio è immaginare di essere un oggetto e raccontare una storia dal punto di vista dell’oggetto scelto”, nonché “raccontare la propria giornata” “dal punto di vista immobile dell’oggetto”. Se questa ‘oggettificazione’ dell’esistente e il conseguente, giocoso annichilimento della percezione umana può rimandare a certi esperimenti di Georges Perec e anche a “Le mosche del capitale” di Paolo Volponi, citato espressamente dall’autore, bisogna tenere conto che tale riduzione a oggetti riguarda soprattutto i corpi umani. Garrapa si ispira infatti agli esperimenti dell’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens (1945-2026) confluiti nella mostra intitolata “Body Worlds”, una esposizione di corpi e organi umani conservati tramite la tecnica della plastinazione, che rende i reperti organici rigidi e inodori. Non sono solo gli oggetti ad assumere svariati punti di vista nel romanzo di Garrapa ma anche gli esseri umani ormai “plastinati”, ridotti a corpi irrigiditi ed esposti in teche e vetrine.

Ma i plastinati messi in scena dallo scrittore non sono del tutto morti, non sono del tutto cadaveri; si trovano in uno stato a metà tra morte e vita perché molti di loro si sono fatti ‘plastinare’ quando ancora erano vivi per puro narcisismo, per non vedere il proprio corpo decadere e invecchiare: “Una volta imbalsamati, nel fiore sano della vita o prima della morte per una malattia terminale, si resta vigili e coscienti per l’eternità, in un corpo immobile; peggio di prigionieri in attesa di una morte liberatrice, viviamo in eterno come farfalle incastonate nell’ambra. Gettati nella morte in vita eterna” (p. 24). Quest’ultima frase ci può far pensare alla dimensione in cui si trova uno zombi o un vampiro e non è un caso che lo scienziato ‘plastinatore’ faccia di cognome Archer con un rimando, chissà, al Jonhatan Harker dello stokeriano Dracula che si trova ad avere a che fare con uno strano nobile “gettato nella morte in vita eterna”. Ma l’Archer del romanzo di nome fa Sigmund, e allora non si può non pensare al celeberrimo padre della psicanalisi, Sigmund Freud.

Sigmund Archer è un folle scienziato al quale si rivolgono tutti coloro che vogliono farsi plastinare, cioè imbalsamare, in una sorta di estremo intervento di chirurgia estetica, per rimanere per sempre giovani e belli. Un folle scienziato che può ricordare quelli che affollano il cinema di David Cronenberg, soprattutto negli anni Settanta: si pensi a Rabid. Sete di sangue (Rabid, 1977), in cui il dottor Keloid, nella sua clinica, attua misteriosi trapianti di pelle, oppure a Brood. La covata malefica (The Brood, 1979), in cui vediamo all’opera l’inquietante dottor Raglan, inventore della “psicoplasmia”, una pratica che promette di curare i traumi psichici trasformandoli in manifestazioni fisiche. Gli esperimenti di entrambi gli scienziati avranno esiti inquietanti e terribili. L’esperimento di Archer trasformerà le sue cavie in esseri in bilico tra la vita e la morte, capaci di spostarsi nello spazio in una specie di corpo astrale e di penetrare nella mente e nei corpi di altri esseri viventi nonché in quello dello stesso Archer. Quest’ultimo appare come uno scienziato quasi vittima della sua creazione, un po’ come il protagonista di Frankenstein di Mary Shelley. Ma si può anche ricordare il Federico Ruysch di Leopardi che, nel Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie (1824) allo scoccare della mezzanotte di un “gran anno matematico”, si ritroverà a dialogare, dapprima un po’ impaurito, con i cadaveri conservati nel suo studio di anatomista. Oppure, ancora, gli scienziati e dottori impegnati in un dialogo notturno con una mummia egiziana nel racconto satirico di Edgar Allan Poe, Quattro chiacchiere con una mummia (Some Words with a Mummy, 1845).

Adam è una di queste cavie, uno scrittore plastinato a sua insaputa mentre era ancora in vita grazie a un complotto ordito dalla moglie Clara, dai suoi figli e dallo stesso Archer, amante di Clara. Adam, una volta imbalsamato mediante plastinazione, conoscerà altri due personaggi, un po’ buffi e un po’ tragici, Arthur e Tanàsia che si esibiscono in strampalati dialoghi come un duo comico. È Tanàsia a infilare uno strafalcione linguistico e semantico dietro l’altro come quando dice “roulette” invece di “roulotte”, “dileguarmi” invece di “dilungarmi”, “spiaggiato” invece di “plagiato”, “induce” invece di “conduce” e via di seguito. Nelle sue deliranti battute dialogiche dal sapore surrealista, ad esempio, il David di Michelangelo di Piazza della Signoria diventa il “Davide di Firenze”, quel “fotomodello dell’Ottocento che sta a Piazza della Signorina”. Il personaggio di Tanàsia introduce infatti nella narrazione un importante aspetto formale, il pluristilismo, il quale a sua volta si apre in una diversità di toni e di registri, dal comico al tragico passando per l’elegiaco. Espressioni più ‘alte’ e dall’afflato poetico si alternano a espressioni più giocose e triviali in un andamento verbale che si sfalda e si ricompone in diverse modalità narrative, dal flusso di coscienza al dialogo, fino al monologo e ad una scrittura dalle tonalità descrittive e saggistiche.

La vicenda si ambienta nella contemporaneità digitale e siamo quindi lontani non solo dalle ambientazioni dei racconti satirici di Leopardi e di Poe ma anche da quelle dei film di Cronenberg precedentemente citati. La trasformazione dei corpi in oggetti, e per di più in oggetti senzienti, può forse allora alludere al processo di ‘oggettificazione’ che si produce oggi non solo sui corpi ma anche sulle coscienze, intrappolate in grandi baracconi di pensiero a senso unico che vorrebbero definire con chiarezza dove sta il bene e dove sta il male. I corpi plastinati sono gli oggetti nelle cui forme si inaridiscono molti sistemi di pensiero degli individui odierni; oggetti che una volta erano esseri umani e che si sono fatti ‘oggettificare’ per sembrare più belli e più bravi. Finché, in un mondo sempre più cinico, gli stessi plastinati probabilmente riacquisteranno una consapevolezza superiore e si rivolteranno a coloro che, alla fine, sono forse i veri oggetti che incontriamo nella narrazione: gli umani, i vivi, o almeno quelli che si credono tali, che affollano le strade e che, senza pensare a niente, si muovono come automi perduti nelle loro infinite routine quotidiane.

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Melenchon: "Se sarò Presidente non faremo la guerra per Taiwan" (VIDEO)

 

«Come partner e non come nemici». È da questa premessa che Jean-Luc Mélenchon affronta la questione dei rapporti tra Francia, Stati Uniti e Cina, ponendo al centro la questione di Taiwan e la posizione storicamente assunta da Parigi.

Il leader della France Insoumise sostiene che, qualora fosse presidente della Repubblica francese, la Francia non parteciperebbe a una guerra contro la Cina per Taiwan. «Non faremo la guerra per Taiwan perché nel 1964, il generale de Gaulle ha riconosciuto a nome della Francia la Repubblica Popolare Cinese, che include Taiwan».

E ancora: «Se sono il presidente della Repubblica Francese, non faremo la guerra con gli americani contro i cinesi, neanche per Taiwan. Perché Taiwan fa parte della Cina». «E tratteremo con i cinesi perché se non lo faremo, saremo schiacciati», conclude.

 

Il candidato alla presidenza francese Jean-Luc Mélenchon: la Francia non dovrebbe partecipare a una “guerra degli Stati Uniti contro la Cina” per Taiwan. “Negozieremo con i cinesi perché, se non lo faremo, saremo schiacciati”. https://t.co/f8vWO7F9lA

— l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) October 8, 2026

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Europarlamentare slovacco: "State creando una EuroGestapo e pensate alle elezioni in Russia"

 

Bruxelles sta conducendo l'Europa verso il totalitarismo e una "Euro-Gestapo", mentre si permette di impartire lezioni di democrazia alla Russia: è l'accusa lanciata dall'eurodeputato slovacco Lubos Blaha durante un dibattito al Parlamento europeo, in risposta alla responsabile della politica estera dell'UE Kaja Kallas, che aveva denunciato le recenti elezioni parlamentari russe come antidemocratiche. 

Blaha ha contestato frontalmente l'ipocrisia di Bruxelles, chiedendosi perché l'Unione si concentri sulla Russia mentre reprime il dissenso al proprio interno, citando gli arresti di manifestanti filopalestinesi in Germania e la detenzione di esponenti dell'opposizione estone, incarcerati secondo lui per essersi opposti alla guerra con la Russia. «Ha intenzione di istituire qui l'Euro-Gestapo, signora Kallas, e di rinchiudere tutti coloro che vogliono la pace?», ha tuonato, contestando poi il fatto che Bruxelles discutesse delle elezioni russe mentre l'Europa è in fiamme: «Forse non l'avete notato, ma la Spagna è in piazza, la Francia è in piazza, e voi siete qui a occuparvi delle elezioni russe. Siete degli ipocriti». 

Qui di seguito il suo intervento tradotto in italiano:

 
 
 
 
 
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Maricarmen, Sánchez e le elezioni

Non c’erano riusciti Trump e Netanyahu, né Putin e l’ultradestra, né tantomeno l’inondazione di Valencia o la crisi migratoria a Ceuta. C’è riuscita Maricarmen, invece, a far cadere il terzo governo Sánchez. Non è normale che un esecutivo cada in seguito a una protesta di piazza, nell’Europa occidentale del XXI secolo, e del resto non è proprio andata così, come vedremo. Però un fatto è certo: se, intorno al caso della pensionata ottantasettenne disabile di Madrid sfrattata dall’azienda immobiliare che ha acquisito l’appartamento dove Maricarmen abitava in affitto dal 1956, non fosse scoppiata la scorsa settimana la più grande ondata di protesta dell’ultimo decennio, il governo sarebbe ancora in piedi.

La scelta di sciogliere le camere e andare a elezioni anticipate, secondo l’art. 115 della Costituzione spagnola, appartiene al presidente del consiglio. È stato Pedro Sánchez, capo del governo da ormai otto anni (il secondo primo ministro più longevo della democrazia spagnola), a decidere di cogliere l’attimo e convocare le elezioni per il prossimo 29 novembre. Ma l’occasione gliel’hanno fornita sicuramente Maricarmen e la piazza: il terzo governo Sánchez, privo di una maggioranza parlamentare dalle elezioni del luglio 2023, è sempre stato un esecutivo dimezzato, assediato dalla crescita dell’estrema destra nei sondaggi e nell’opinione pubblica, ricattato dai partiti di centro-destra basco e soprattutto catalano sul cui appoggio esterno si reggeva in parlamento, privo della forza necessaria a incidere profondamente nella società spagnola, ma allo stesso tempo costretto a rimanere in piedi dalla minaccia della vittoria dell’estrema destra, in attesa di uno scontro finale sempre rimandato. Le mobilitazioni per il diritto alla casa hanno dato a Sánchez l’opportunità di scegliere il terreno di questo scontro, e il leader socialista ne ha approfittato, con l’audacia tattica che anche i peggiori detrattori devono riconoscergli.

(L’analisi di Lorenzo Zamponi sui movimenti, Sanchez e la politica spagnola continua su Jacobin)

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L'attacco a Maduro e la resistenza cubana: la testimonianza di un militare sopravvissuto

Yohandri Varona Torres è un militare cubano. Il 3 gennaio scorso, quando gli Stati Uniti attaccarono il Venezuela e sequestrarono il presidente Nicolás Maduro, faceva parte della Sicurezza Personale del capo di Stato venezuelano da appena due mesi e sei giorni. Da quel momento ha parlato poco, ma ha ricostruito quei momenti di fuoco incrociato.

Erano circa le due di notte quando avvistò il primo elicottero del gruppo di commando statunitensi. Riuscì a uscire dalla postazione appena in tempo per trincerarsi a pochi metri di distanza e aprire il fuoco. Quella decisione, o la fortuna, gli ha salvato la vita. Gli attaccanti diressero il loro fuoco con precisione millimetrica contro la casetta che fino a pochi secondi prima aveva occupato.

"Avevano una potenza di fuoco molto superiore alla nostra", racconta Varona Torres come riporta Cuba en Resumen, "noi disponevamo solo di armamento leggero. L'altro fattore a loro favore è che sembravano sapere esattamente dove si trovava tutto. Così spararono contro le postazioni e i dormitori dove alloggiavamo noi cubani e riuscirono a uccidere, tra i primi, i comandanti".

Con 23 anni di esperienza nel Dipartimento di Sicurezza Personale e il grado di primo sottufficiale, non aveva mai vissuto nulla di simile. Ma l'addestramento aveva fatto il suo corso e quella notte svuotò caricatore dopo caricatore contro il nemico. "Bisognava sparare e sparare. Difendere e uccidere", afferma con voce ferma.

"Ci siamo battuti lì contro gli aerei che ci mitragliavano. Nonostante il nostro armamento fosse più leggero non abbiamo smesso di combattere, li abbiamo affrontati. Ho la mia preparazione e so come combattere, ma erano superiori a noi. In quel momento il mio unico pensiero fu combattere. Bisognava sparare e ho cominciato a farlo", ha raccontato. "Tutto era buio", prosegue il suo racconto di quella nefasta nottata. "Se un elicottero ti viene addosso, l'unica cosa che ti resta è sparargli e difenderti. È andata così. Fino all'ultimo momento abbiamo continuato a sparare. Nonostante il loro vantaggio di fuoco, sono sicuro che abbiamo inflitto loro delle perdite. Più di quante ne ammettano. Ci siamo battuti duramente. Abbiamo continuato a sparare finché quasi tutti siamo caduti, morti o feriti".

Non fu uno scontro rapido né facile. Con il passare dei giorni si è confermato che solo la morte e l'esaurimento delle munizioni riuscirono a spegnere la resistenza dei cubani. Yohandri ricorda tutto con una lucidità terribile. I suoi occhi sembrano ripassare una per una le immagini. Piange. Piange di rabbia. Non potrà mai dimenticare lo scontro, dice, ma soprattutto le ore successive, quando i sopravvissuti dovettero trasportare i corpi dei compagni caduti.

"Li abbiamo caricati e portati verso un edificio che aveva subito danni ma ci permetteva di ripararli. È stato molto duro, perché erano uomini che conoscevamo, con cui avevamo convissuto fino a poche ore prima. Ma li abbiamo portati via tutti, non ne abbiamo abbandonato nessuno".

"I nostri compagni sono una gloria per tutta Cuba. Erano miei fratelli. Lavoravano con me. Li ho visti cadere tutti e tutti li ho caricati. Lì non ci fu l'aiuto di nessuno per farlo, ma nessun corpo è rimasto sul campo. Li abbiamo conservati in un nostro dormitorio. Non riesco a spiegare il dolore. Ma almeno nessuno è rimasto in Venezuela. Sono qui, nella nostra Patria". "Quando cominciano a cadere le bombe l'unica cosa a cui si pensa è combattere. Eravamo lì per quello ed è quello che abbiamo fatto. Mi resta solo il dolore di non essere riusciti a fermarli. E questo dolore", ha detto colpendosi il petto, "devo sfogarlo contro il nemico".

Il 6 gennaio il governo cubano ha pubblicato le identità dei 32 cubani appartenenti alle Forze Armate e al Ministero dell'Interno morti in Venezuela, un elenco che include due colonnelli, un tenente colonnello, quattro maggiori e altri gradi militari, di età compresa tra i 26 e i 67 anni. Tutti operavano nel primo cerchio di sicurezza personale del leader chavista e sono stati promossi di grado post mortem.

"Per il mio paese ci sarà sempre la mia disposizione a contrastare il nemico ovunque ce ne sia bisogno. Così ci ha insegnato il Comandante. E la morte dei miei compagni non può essere vana", ha concluso Varona Torres.

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Per cambiare c’è bisogno di idee e dei movimenti

Benvenuti sul nostro nuovo sito. Si rinnova la forma, perché di quando in quando è utile risistemare gli armadi, ma non cambia la missione che ci siamo dati: informare, approfondire, utilizzare i saperi di accademici, esperti e persone che lavorano in associazioni, ONG, sindacati per indagare l’economia, le politiche pubbliche, la spesa militare e le alternative di pace, le grandi questioni internazionali. Sbilanciamoci.info è naturalmente anche uno dei veicoli attraverso i quali diffondiamo le iniziative e i materiali della Campagna da cui prendiamo il nome e che ogni anno propone delle idee alternative alla manovra economica del governo. Assieme a decine di associazioni produciamo ogni anno una contromanovra rigorosa nei numeri ma diversa da quelle governative nei contenuti, lo facciamo da un quarto di secolo e lo abbiamo fatto con governi di destra come quello in carica, con i tecnici e con quelli di centrosinistra che rincorrevano, cercando di moderarne l’impatto sociale, un modello economico che ha fatto crescere le disuguaglianze, ridimensionato il welfare, precarizzato il lavoro. Con lo stesso spirito lavoriamo assieme al sindacato e a diverse realtà del mondo ambientalista nell’Alleanza Clima Lavoro.

Per inaugurare il nuovo sito e in vista del voto politico del prossimo anno, abbiamo chiesto una serie di articoli sul (pessimo) operato del primo governo di destra-destra della storia della Repubblica. Accademici e attivisti ci daranno il loro contributo sulle materie che conoscono meglio e di cui si occupano, partendo da un provvedimento o da un gruppo di misure. Il quadro che ne esce è sconfortante: politiche che non affrontano i nodi cruciali per la società e l’economia italiane, misure utilizzate per individuare nemici immaginari (i temibili ravers, i maranza) contro cui dirottare il disagio crescente dei milioni i cui salari hanno perso potere d’acquisto; la promozione di qualsiasi cosa si mangi e sia anche italianissimo; l’importazione e “traduzione” nel contesto italiano di guerre culturali prese di peso dall’armamentario della politica dell’Internazionale nera di cui Washington è divenuta una delle capitali. A partire dal 22 ottobre, giorno del quarto anniversario del giuramento del governo Meloni, troverete gli articoli in homepage e in una sezione dedicata. Speriamo li leggano in molti e possano essere utili a smontare la propaganda elettorale che ci aspetta nei prossimi mesi.

Con il sito vogliamo continuare a fornire strumenti di analisi a chi vuole sapere, capire, informarsi, contribuire a formare un punto di vista e proporre alternative praticabili a uno stato delle cose preoccupante. Per contrastare l’individuazione di capri espiatori a cui la destra di governo e internazionale ci hanno abituato, i mancati interventi in materia di contrasto e adattamento al cambiamento climatico, l’assenza di politiche che affrontino il tema della casa, dei salari bassi, delle lunghe attese per la sanità (per fare tre esempi), serve di più. Negli ultimi anni abbiamo assistito a imponenti ondate di partecipazione politica, dall’indignazione contro la carneficina a Gaza, alla protesta spagnola per la casa (o la mobilitazione romana per Spin Time) o quella degli studenti francesi. Ossia critica dell’ordine internazionale, dignità e welfare per tutti. Come molti anni fa Occupy Wall Street, la spinta dei movimenti ha messo in agenda temi, costretto la politica ad occuparsene. Perché quella voglia di partecipazione si traduca in politiche servono la spinta dal basso, l’organizzazione e la capacità di elaborazione. Sbilanciamoci! non è un’organizzazione di massa, ci assegniamo il compito di far circolare idee, la speranza e ciò per cui lavoriamo è che la società e la politica immaginino slogan e forme di partecipazione capaci di far uscire l’Italia e l’Europa dalla palude nella quale si sono infilate anche e molto a causa di politiche pubbliche sbagliate.

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Sheinbaum sulla presenza di membri dei cartelli messicani in Ucraina

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha reso noto che il suo governo sta indagando su alcune segnalazioni secondo cui membri di cartelli messicani sarebbero stati reclutati per combattere a fianco del regime di Kiev in Ucraina.

"La questione è stata sollevata in sede di comitato per la sicurezza e sono in corso accertamenti per verificare l'autenticità dei video", ha spiegato la presidente durante una conferenza stampa. In riferimento a diverse registrazioni, diffuse sui social media nel corso della settimana, che mostravano presunti membri del Cartello di Sinaloa e del Cartello di Jalisco Nueva Generación intenti ad addestrarsi in un campo militare nel Paese europeo.

Sheinbaum ha aggiunto che, qualora la notizia venisse confermata, le autorità dovranno indagare sulle modalità con cui cittadini messicani legati alla criminalità organizzata si sono uniti al conflitto armato.

"O meglio, vengono reclutati. Stiamo approfondendo la questione - è in corso una verifica, dato che non vi è ancora certezza sulla natura dei video - ma potrebbero essere reclutati da una società privata coinvolta in questi conflitti o dall'esercito di una specifica entità o di un governo", ha osservato.

Ha inoltre chiarito che il governo messicano non ha avuto contatti con quello ucraino in merito a questa vicenda, sebbene, qualora fosse necessario, sarebbe il Ministero degli Esteri a gestire tali comunicazioni.

Negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle segnalazioni secondo cui mercenari ucraini starebbero reclutando membri di cartelli messicani e colombiani per fornire loro un addestramento privato all'uso dei droni.

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UE, via libera al 22° pacchetto di sanzioni alla Russia

Mentre l’Unione Europea neoliberista sprofonda in una crisi energetica ed economica senza precedenti, con le industrie che chiudono i battenti e i cittadini schiacciati sotto il peso di bollette insostenibili, Bruxelles non trova di meglio che alimentare la macchina del conflitto. L'UE, sempre più arroccata su posizioni guerrafondaie, si prepara a varare il ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Misure che, a conti fatti e dopo quattro anni di applicazione, si sono rivelate un autentico boomerang: del tutto inutili per piegare Mosca, ma devastanti e controproducenti per i bilanci e la stabilità degli stessi Stati membri.

Il via libera politico è arrivato nella giornata di ieri, 7 ottobre, quando gli ambasciatori dell'Unione hanno dato il loro nulla osta al nuovo pacchetto. Secondo quanto ricostruito dall'agenzia Tass e confermato da fonti europee a Reuters, la lista nera si gonfierà di oltre 1.570 tra persone fisiche e giuridiche. Si tratta di un aumento di quasi il 50% rispetto ai precedenti, che porta il totale degli enti russi colpiti a oltre 3.000 dall'inizio delle ostilità. 

A Bruxelles ci tengono a precisare che questo pacchetto non conterrà nuove e significative restrizioni commerciali o economiche. Tuttavia, per numero di individui ed enti inseriti simultaneamente, si tratterà del blocco più imponente dall'inizio del conflitto. Le sanzioni comportano il congelamento dei beni, il divieto di ingresso nel territorio UE e lo stop totale a qualsiasi attività congiunta per le imprese. Il via libera definitivo del Consiglio UE è atteso entro la fine della settimana.

Ma è proprio nel cuore di questa impalcatura punitiva che emerge il cortocircuito più evidente, quello che smonta la narrazione dell'efficacia delle sanzioni. Mentre l'UE stringe la cinghia, c'è chi si accorge che la corda sta strangolando i suoi stessi alleati. L'Estonia, storicamente tra i Paesi più falchi e russofobi dell'area baltica, ha dovuto bussare alla porta di Bruxelles per chiedere un'esenzione. Kerstin Lepik, portavoce della Rappresentanza Permanente estone a Bruxelles, ha confermato la richiesta all'emittente nazionale ERR, spiegando una situazione paradossale che la dice lunga sulla dipendenza europea dalle materie prime russe. "L'azienda russa fornisce materiali di importanza strategica per l'Europa a un'impresa con sede in Estonia", ha dichiarato la Lepik. Una confessione a mezza voce che vale più di mille rapporti economici: le sanzioni non fermano la macchina produttiva russa, ma rischiano di mandare in tilt quella europea.

Tallinn ha fatto sapere che l'azienda locale sta cercando fornitori alternativi per i materiali che attualmente importa dalla Russia, ma nel frattempo ha chiesto di stralciare la società russa e il suo manager dal pacchetto. La portavoce ha aggiunto che "l'Estonia valuterà nuovamente l'inclusione di questa azienda e della persona associata l'anno prossimo". Tradotto: ci servono quei materiali oggi, speriamo di poterne fare a meno domani. Un'ammissione di debolezza che certifica come il rigore ideologico si scontri ogni giorno con la realtà.

E invece di riflettere su queste crepe nel muro delle sanzioni, c'è chi vuole alzare ulteriormente il tiro, ignorando gli ingenti danni collaterali. La Lituania, sulla stessa lunghezza d'onda della vicina Estonia, ha proposto di vietare il transito di cereali russi attraverso il territorio dell'UE e di colpire l'agricoltura di Mosca. Il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevicius ha spinto per inserire nuovi individui del settore agricolo russo nella lista nera, dimostrando come la fame di sanzioni a tutti i costi prevalga sul buonsenso economico.

Il ventiduesimo pacchetto si preannuncia dunque come l'ennesimo atto di una farsa masochistica. Un'Europa che si dichiara unita e forte, ma che nei fatti arranca, divisa tra il furore di una russofobia ideologica e la necessità materiale di importare ciò che ha deciso di boicottare. Continueranno a varare pacchetti su pacchetti, ma la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti: le sanzioni si sono rivelate un'arma spuntata contro la Russia e una tassa occulta che grava interamente sulle spalle dei cittadini europei.

 

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LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:

Catastrofe Neoliberista di Angelo D'Orsi


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“Catastrofe neoliberista” di Angelo D’Orsi è un viaggio nella storia e una necessità. Un viaggio che ripercorre le origini e le dinamiche di una dittatura totalitaria, capace di imporsi con violenza e di camuffarsi abilmente da paladina della libertà e della democrazia, dominando la vita quotidiana di miliardi di persone. Una necessità, perché solo attraverso la comprensione profonda dell’avversario è possibile immaginare alternative. Con il rigore di un grande storico e l’ottimismo della volontà di ispirazione gramsciana, D’Orsi ci offre gli strumenti per decifrare il presente e costruire un futuro diverso.

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L'Iran chiarisce quando riaprirà lo Stretto di Hormuz

 

L'8 ottobre, Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha fatto riferimento alla situazione nello Stretto di Hormuz e alle condizioni per la sua riapertura.

Ha dichiarato che la rotta marittima «non sarà riaperta in nessuna circostanza finché non saranno risolti i problemi del Paese». Ha inoltre indicato che Teheran «adotterà qualsiasi misura che contribuisca a rafforzare il potere» della Repubblica Islamica.

Le dichiarazioni di Mokhber giungono in un contesto di crescente tensione riguardo alla navigazione nello stretto, dove il traffico navale ha raggiunto il livello più basso degli ultimi due mesi.

Secondo i dati della società Kpler, citati da Reuters, martedì sono transitati per Hormuz sette mercantili, cifra salita a dieci nella giornata di mercoledì: un netto contrasto rispetto alle circa 125 navi che percorrevano quotidianamente questa rotta prima dell'inizio della guerra, il 28 febbraio.

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Iran: Gli USA nascondono i danni: oltre 80 aerei distrutti"

 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato giovedì che le reali perdite subite dagli Stati Uniti a seguito della guerra contro la Repubblica Islamica superano di gran lunga le cifre ufficiali.

«A maggio, il Congressional Research Service ha riconosciuto che le forze armate iraniane avevano distrutto 42 aerei militari statunitensi. Ora siamo a 81, ma il numero reale è molto più alto», ha scritto sul suo profilo X.

In May, the Congressional Research Service admitted that Iran’s Armed Forces had taken out 42 U.S. military aircraft. Now: 81. Real toll is far higher. Proof? CENTCOM won’t let a sitting Senator inspect bases it claims are fine. You can fool all the people some of the time... https://t.co/eB3fRrJFt4

— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) October 8, 2026

Come una delle «prove» di questo insabbiamento, il ministro degli Esteri ha affermato che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) «non permette a un senatore in carica di ispezionare le basi che sostiene essere intatte».

«Si può ingannare tutto il popolo per un po' di tempo...», ha concluso, con un chiaro riferimento alla celebre frase attribuita ad Abraham Lincoln.

Araghchi si riferiva al senatore democratico Chris Murphy, che di recente ha denunciato di essere stato ostacolato dal Pentagono nell'accesso alla base qatariota di Al Udeid, bersaglio frequente degli attacchi di rappresaglia iraniani.

In seguito al rifiuto, il legislatore ha accusato l'amministrazione di Donald Trump di aver orchestrato uno «sforzo incostituzionale» e una «campagna deliberata» per nascondere al Congresso e all'opinione pubblica l'entità reale dei danni, il numero di vittime e il costo complessivo del conflitto scatenato contro l'Iran.

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L'imperialismo crede che al vincitore spetti il bottino, ma i popoli che resistono non abbassano le braccia». Intervista al professor Danny Shaw


di Geraldina Colotti

 

 Danny Shaw, statunitense, con un passato da pugile professionista, è accademico, professore alla New York University (dove è stato sanzionato per il suo sostegno alla causa palestinese), analista di Relazioni Internazionali per Telesur, RT, Hispan TV. A New York partecipa ai movimenti per la liberazione di Nicolás Maduro e Cilia Flores e, sempre l'8 ottobre, in occasione dell'udienza per la concessione degli arresti domiciliari a Flores per gravi motivi di salute, si recherà davanti al tribunale che dovrà decidere se concedere la misura alternativa alla detenzione. Lo abbiamo intervistato su questo tema e sulla situazione internazionale vista dal Nord America.


Professore Shaw, dal suo osservatorio a New York e dal suo costante attivismo, come analizza l'attuale clima politico negli Stati Uniti di fronte all'avanzata delle destre estreme, alle politiche di persecuzione, deportazione di massa e alla propaganda sulla "remigrazione" che colpiscono milioni di lavoratori migranti?


Qui la repressione contro gli immigrati è fortissima. Fin dall'inizio della campagna di Donald Trump, gli immigrati sono stati usati come capro espiatorio per addossare loro tutta la colpa di un'economia che non risponde ai bisogni della popolazione. Ci sono più di 40 milioni di americani che vivono sotto la soglia di povertà, e questo in un Paese con un'economia, un Prodotto Interno Lordo, superiore a 30 trilioni di dollari.

Diversi miei studenti, mentre andavano a lezione nel Bronx, sono stati fermati e discriminati dall'ICE e, se non riescono a presentare il loro atto di nascita e il passaporto, rischiano persino di essere deportati e separati dalle loro famiglie. Sono già più di 25 mila gli immigrati deportati in Paesi terzi che non hanno nulla a che fare né con loro né con i luoghi in cui sono nati e cresciuti. Abbiamo visto immagini crudeli e fasciste di haitiani incatenati sotto la pioggia, con Trump e Marco Rubio che festeggiano l'umiliazione delle nostre sorelle e dei nostri fratelli immigrati.


Milioni di persone vivono in semiclandestinità, nascoste dalle autorità, e milioni di altre vivono nella paura di andare all'università o al lavoro. C'è qui un clima fascista che non si vedeva in forme così estreme da diversi decenni. La persecuzione degli immigrati serve a far sì che noi non possiamo vedere i miliardari — e presto trilionari — che sono i responsabili dell'ingiustizia economica e della disuguaglianza sociale, con un tasso d'inflazione ogni giorno più alto; e a causa dell'intelligenza artificiale l'economia offre sempre meno posti di lavoro. Nessun immigrato è colpevole di tutto ciò: è semplicemente il modo più facile per distrarre la popolazione e dividere la classe lavoratrice.

La popolazione degli Stati Uniti non è molto consapevole della politica estera del governo yankee. Appena un terzo della nostra popolazione possiede il passaporto. C'è quindi soprattutto molta indifferenza riguardo al rapimento di Nicolás Maduro, presidente eletto del Venezuela, e all'invasione dell'Iran.

Questi continuano, però, a essere atti per nulla popolari. Il tasso di approvazione della guerra contro l'Iran gode di meno del 30% del sostegno della popolazione. La gente si chiede come sia possibile che il Pentagono abbia un bilancio di 1,5 trilioni di dollari, il più alto della sua storia, mentre per quanto riguarda l'occupazione, l'istruzione e la sanità pubblica i nostri diritti siano decisamente minimi.


Fino a che punto la narrativa dello "Scudo delle Americhe" e il controllo imperialista sul continente influenzano la polarizzazione interna all'interno degli stessi Stati Uniti?


La questione dello scudo delle Americhe, il progetto di una certa recolonizzazione dell'emisfero che ritorna al passato coloniale e alla Dottrina Monroe — oggi la dottrina Donroe, attraverso l'amministrazione Trump e i suoi portavoce, la classe dei miliardari, la classe Epstein, come molti amano chiamarla oggi perché credono di essere intoccabili —, vede ormai tutto il Sud America e i Caraibi come il proprio cortile di casa. Ne siamo testimoni. Vediamo la pistola puntata alla tempia del popolo venezuelano e dei suoi rappresentanti, come la presidenta incaricata Delcy Rodríguez. Stanno isolando sempre di più il Nicaragua, a cui stanno cercando di imporre sanzioni. Abbiamo visto la destra prendere il potere in Colombia, in Perù, in Bolivia e vincere il primo turno delle presidenziali in Brasile.

Il progetto di disgregazione, di disunione, è l'antitesi di tutto ciò che ha rappresentato la rivoluzione bolivariana, capace di connettere il continente e l'emisfero in un modo mai visto prima. Quella unità, guidata da grandi figure antimperialiste come Evo Morales, Rafael Correa, Hugo Chávez e Nicolás Maduro, sembra oggi una realtà distante. Sono i lacchè dell'impero ad aver fatto parte di quel progetto dello scudo delle Americhe, che sta provocando sempre più povertà e miseria in tutte le Americhe. Ma questo, per la nostra popolazione — a meno che non si tratti di latini o discendenti latinoamericani —, non è qualcosa che un lavoratore dell'Ohio o del Michigan, intento a capire come sbarcare il lunario per la propria famiglia e pagare l'affitto, riesca a comprendere riguardo alla realtà dei popoli delle nostre Americhe. Qui regna l'alienazione e la coscienza è minima a causa di ciò.


Lei ha partecipato attivamente ai movimenti di solidarietà internazionale per la liberazione di Cilia Flores e del presidente Nicolás Maduro. Da una prospettiva giuridica, politica e umana, come qualifica questo rapimento istituzionale e quale impatto geopolitico cerca di consolidare Washington con questa aggressione diretta contro la sovranità venezuelana?


Il 3 ottobre si sono compiuti 9 mesi dal rapimento del presidente venezuelano e della first lady. Ci siamo mobilitati, abbiamo manifestato davanti al carcere. Abbiamo urlato affinché il presidente sequestrato sappia che non sono soli. Sappiamo tutti che si tratta di un caso di lawfare; non esiste alcun capo d'imputazione legittimo contro il presidente Maduro e la sua compagna. Il Cartello dei Soli è stato un'invenzione dell'opposizione di destra di Miami e della CIA, e ogni semestre io chiedo ai miei studenti, il primo giorno di lezioni: «Chi è il più grande narcotrafficante del mondo?». Più o meno la metà risponde sempre: il governo yankee, la CIA e la DEA, perché sanno che sono queste le istituzioni che controllano i mari, i porti e i cieli. Come è stato dimostrato nel 1986, quando i Contra e la CIA furono sorpresi a muovere tonnellate di cocaina verso Los Angeles e Miami, provocando grandissima miseria in una specie di guerra biologica e chimica contro le popolazioni più emarginate qui negli Stati Uniti. Continuano a bombardare i pescatori. Forse, di tanto in tanto, c'è qualche piccola imbarcazione che trasporta un po' di contrabbando, ma non abbiamo mai visto alcuna prova. Hanno già assassinato più di 250 persone innocenti senza alcun processo.

Non hanno alcuna prova contro la First Lady Cilia Flores. È stata semplicemente una strategia ancora più aggressiva, poiché durante l'amministrazione Obama, e poi con Trump e Biden, ci sono state sanzioni che hanno provocato enormi necessità in Venezuela e la migrazione di oltre 8 milioni di venezuelani a causa della guerra economica. E poi hanno proclamato Juan Guaidó alla presidenza virtuale, uno sconosciuto mai eletto dal popolo venezuelano. È stato semplicemente un modo per continuare a saccheggiare le risorse del Venezuela, come i 2 miliardi di oro rubati dalla Banca d'Inghilterra.

Quindi, chi sono i colpevoli? Non Cilia Flores e Nicolás Maduro, bensì i ladri e gli assassini di sempre che cercano di controllare tutte le risorse e la ricchezza delle Americhe. E hanno iniziato con un accerchiamento militare, un blocco militare contro il Venezuela. Continuano a occupare i Caraibi con migliaia e migliaia di soldati, come minaccia contro il Venezuela e contro qualsiasi altro Paese che osi difendere la propria autodeterminazione, avvisandoli che potrebbe capitare loro la stessa sorte, o anche peggio, di quanto accaduto al Venezuela. E lo hanno detto chiaramente anche a Delcy Rodríguez: se esita a consegnare il patrimonio nazionale all'imperialismo, le potrebbe capitare peggio che al presidente Maduro.

Secondo il diritto internazionale, non c'è nulla di legale in ciò che hanno fatto; ma come ha proclamato Trump dal podio delle Nazioni Unite davanti al mondo, la classe dei miliardari che lui rappresenta non crede nella giustizia, non crede nelle leggi né nel diritto internazionale. Essi ritengono che al vincitore appartenga il bottino. Non si fanno scrupolo di aver compiuto moltissime azioni unilaterali, illegali e criminali. Sono arroganti e si credono intoccabili, perché non hanno mai subito alcuna conseguenza per le loro azioni criminali.


Di fronte alle pressioni estreme, al blocco e al ricatto, come valuta la resilienza e il ripiegamento tattico del popolo venezuelano e la postura delle sue istituzioni e dei suoi dirigenti di fronte a questa estorsione imperialista, un tema molto dibattuto nell'ambito della solidarietà internazionale?


Negli stati della Repubblica Bolivariana del Venezuela che ho percorso, nei vicoli e nelle campagne, si nota che il Venezuela ha una popolazione fortemente chavista; è un popolo chavista, un popolo addestrato a difendere i propri diritti e la propria sovranità. Ma in questo momento si tratta di una guerra tra Davide e Golia, e la dirigenza e le milizie non volevano vedere altra morte, non volevano vedere un Libano in Sudamerica. Conoscendo la capacità dell'imperialismo di sfollare e assassinare, hanno scelto la pace.

Sebbene quella pace implicasse una certa umiliazione e la necessità di negoziare con il nemico, il popolo continua a sognare. I suoi orizzonti sono la sovranità e la possibilità che le risorse del Paese possano nutrire il settore pubblico affinché tutti abbiano il necessario. Al pari del popolo cubano, il popolo venezuelano ha sofferto troppo a causa di un assedio militare ed economico dell'imperialismo. Si tratta dunque, oggi, di una realpolitik quella che costituisce la realtà in Venezuela.

Nel piccolo movimento di solidarietà, qui a livello di tutte le Americhe e in Europa, il movimento è animato da una polemica accesa. Alcuni comprendono che con una pistola puntata alla tempia, come diceva Lenin, non vi fosse altra alternativa. Altri dicono che quanto accaduto sia vergognoso e che una parte del governo, se non l'intero governo, sia complice. Esiste dunque questa forte dialettica all'interno del movimento.

Credo tuttavia che sia importante — nonostante le differenze e le contraddizioni secondarie — non dividerci quando tutti sappiamo chi è il responsabile di tutto ciò che sta accadendo in Venezuela e a Cuba. Di questo non hanno colpa le masse cubane e venezuelane, né la loro dirigenza. Ciò avviene all'interno di un contesto in cui la classe dei miliardari globali è più aggressiva e prepotente che mai.


Lei è stato recentemente a Cuba. Come ha percepito in prima persona l'impatto quotidiano dell'inasprimento del blocco e la resistenza dell'isola? Nonostante le estreme difficoltà economiche e l'asfissia deliberata, quali punti di forza soggettivi, culturali e politici mantiene il popolo cubano per sostenere il proprio progetto socialista di fronte all'assedio permanente degli Stati Uniti?


La prima volta che sono andato a Cuba per rompere il blocco e portare forniture mediche e altri generi fu nel 1995, in pieno periodo speciale. Ho chiesto a molti cubani: «Se gli anni '90 rappresentavano il periodo speciale, come si chiama allora questo periodo a partire dal 29 gennaio?». Molti hanno risposto che è un periodo apocalittico e genocida. Coloro che riescono a sopravvivere sono quelli che hanno famiglia a Miami e la capacità di ricevere dollari, ma una grande percentuale, il cubano comune, non ha modo di ricevere quel denaro. Perciò il blocco e la guerra contro Cuba sono diretti contro il popolo.

L'amministrazione di Marco Rubio e Donald Trump ha bloccato anche il settore privato affinché il governo cubano — che ha agito in modo eroico in difesa del proprio popolo già per 66 anni — non possa più provvedere alla sua popolazione.

Esistono quindi piccole e medie imprese, negozi privati, supermercati privati, come se fossero piccole penisole di privilegio di Miami, dove il cubano che possiede dollari può comprare, consumare e mangiare; ma è ovvio che il 90% del popolo cubano non ha accesso a quei negozi privati. Per questo definirlo un genocidio economico è qualcosa che calza a pennello per il cubano comune. Per un'infermiera o un'insegnante che lavora duramente, il suo stipendio oggi, di 5 o 6 mila pesos, è ormai il prezzo di una bottiglia d'olio; la popolazione non ha quindi modo di sopravvivere. Washington sta cercando di imporre un terreno neoliberale, vuole punire le masse cubane per aver resistito così a lungo; ciò che ho visto è stato allarmante.

A causa del blocco energetico annunciato da Trump il 29 gennaio, c'è una grave realtà di disidratazione e fame a Cuba. Ho potuto percorrere il Paese. Sono andato da L'Avana a Sancti Spíritus, Camagüey, Holguín, Santiago. Ho visitato quasi tutte le province del Paese per essere testimone di una guerra economica, di un genocidio economico e silenzioso, come dice il cancelliere Bruno Rodríguez, che era insieme a noi qui a New York lo scorso fine settimana in un evento contro la guerra a Cuba, la quale rappresenta una stella di sopravvivenza e sovranità da più di sei decenni.


Danny, lei conosce molto da vicino la realtà di Haití: come spiega la profonda catastrofe sociale, politica e di sicurezza che attraversa il Paese? Quale ruolo giocano le ingerenze straniere e i falsi progetti di intervento "umanitario" o di polizia, e come resistono le forze popolari di fronte a questo blocco imperialista?


Haití è un Paese brutalmente bloccato dagli Stati Uniti e sottoposto a un'aggressione sistematica. Le cosiddette gang non sono un fenomeno spontaneo, bensì gruppi paramilitari armati fino ai denti con equipaggiamento yankee, utilizzati esattamente allo stesso modo del paramilitarismo in Colombia per smobilitare e massacrare un campesinato militante e una popolazione che anela a essere libera. Tra il 2018 e il 2021, di fronte alla potente valanga di mobilitazioni popolari contro la dittatura neoliberale, l'oligarchia haitiana e il governo di Washington sono ricorsi a questi paramilitari per controllare Port-au-Prince e la principale regione agricola, la Tiboní.

Oggi il popolo haitiano è intrappolato sotto una doppia occupazione: quella dei paramilitari a livello interno e l'intervento straniero guidato da mercenari aziendali come quelli di Blackwater e da migliaia di effettivi delle Nazioni Unite, spinti direttamente da figure come Donald Trump e Marco Rubio con soldati di diversi Paesi per occupare Haiti per la quarta volta in meno di un secolo. Nonostante si sentano isolati di fronte a questa tenaglia militare armata con fucili yankee, il popolo haitiano non abbassa le braccia e continua a cercare con fermezza la solidarietà internazionalista per spezzare le catene della propria oppressione.

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Capire la Cina attraverso i consumi

 

di Fabio Massimo Parenti* - CGTN

Il “vecchio continente” continua a vedere la Cina con lenti anacronistiche, a giudicare invece di provare a capire, rimanendo in tal modo incapaci di cogliere i cambiamenti strutturali occorsi negli ultimi lustri e in modo più evidente negli ultimi anni. Parliamo di economia, della sua struttura, di come evolve a seguito dell’implementazione dei piani e degli indirizzi politici volti a sviluppare le “nuove forze produttive di qualità”, che a loro volta stanno portando il Paese di mezzo ad avanzare lungo la catena del valore delle filiere produttive.

E qui arriviamo ai consumi, all’idea, errata che “la Cina produca troppo e consumi poco”.

Nel periodo delle vacanze per la Festa nazionale della Repubblica Popolare Cinese, la cosiddetta “Settimana d’oro”, gioverà ricordare come stiano evolvendo i consumi nel Paese. Innanzitutto, nei sette giorni di festività del 2026 si stimano oltre 2,14 miliardi di spostamenti interregionali, mentre i soli viaggi ferroviari hanno superato i 152 milioni, con un incremento del 13,1% rispetto all'anno precedente. Questa mobilità testimonia la rilevanza crescente dei consumi legati ai viaggi, al turismo e alle esperienze. Infatti, da oltre un decennio i consumi rappresentano, in media, la principale componente della crescita economica cinese, superando il contributo degli investimenti e delle esportazioni nette, pur con oscillazioni annuali. Nel XIV Piano quinquennale (2021–2025), il loro contributo medio alla crescita del PIL è stato del 58,8%, secondo l'Ufficio nazionale di statistica. Se prendiamo il 2025, il contributo alla crescita del Pil (+5%) da parte dei consumi finali è stato pari a 2,6 punti percentuali, superiore tanto a quello delle esportazioni nette (1,6 punti) quanto agli investimenti (0,8 punti). Tradotto in quota, parliamo del 52% della crescita complessiva.

Ma cerchiamo di andare oltre e di osservare la natura di ciò che si esporta e si consuma all’interno. La Cina del 2026 ha una struttura economica profondamente diversa rispetto a dieci anni fa. Dall’immagine della Cina dei giocattoli, del tessile e delle merci a basso valore aggiunto siamo passati alla Cina delle automobili elettriche, dei robot industriali, dei droni, delle navi, delle batterie, dei pannelli solari e delle tecnologie avanzate. La trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto ciò che la Cina produce ed esporta. È cambiata anche la struttura della domanda interna, con un ruolo crescente dei consumi e, al loro interno, dei servizi. Più in particolare, i consumi di servizi da gennaio ad agosto sono aumentati del 4,9%, mentre quelli di beni soltanto dell’1%. E non è una dinamica circoscritta agli ultimi mesi. Nel 2025 la spesa per servizi rappresentava già il 46,1% della spesa pro capite dei residenti cinesi, 3,5 punti percentuali in più rispetto al 2020.

La settimana d’oro è quindi una lente particolarmente efficace attraverso cui osservare una trasformazione più profonda che procede da anni: dalla centralità dell'investimento a un maggiore ruolo dei consumi e, all'interno di questi, dall'acquisto di beni alla crescente domanda di servizi ed esperienze. Una quota crescente della domanda riguarda infatti turismo, ristorazione, cultura, sport, intrattenimento, mobilità e nuove esperienze. Già nella prima metà del 2026, ad esempio, le vendite di servizi legati alla consulenza turistica e al noleggio erano cresciute dell’11,3% e quelle relative a cultura, sport e tempo libero del 10,4%.

Ma cosa significa “consumo esperienziale”? Significa che è cambiato il modo stesso in cui si attribuisce valore al consumo. Un viaggio può integrare gastronomia, cultura locale, spettacoli, musei, sport e acquisti; allo stesso modo, uno spazio commerciale può diventare luogo di socialità, intrattenimento e fruizione culturale. Non casualmente, durante il periodo festivo di quest’anno sono stati programmati in tutta la Cina oltre 20 mila eventi culturali e turistici, accompagnati da oltre 310 milioni di yuan (circa 46 milioni di dollari) di voucher e sussidi al consumo.

Un esempio viene da Weifang, dove la partecipazione di una madre e della figlia a un torneo giovanile ha attivato, in un unico viaggio, trasporti, pernottamenti, ristorazione, sport e visite culturali. In Cina si parla ormai comunemente di “economia del biglietto” per indicare proprio questo fenomeno: il ticket di un concerto, una competizione o una mostra diventa il punto di partenza di una catena di consumi. È la logica del “mangiare, alloggiare, spostarsi, visitare, acquistare e divertirsi”; attività sempre più integrate in una medesima esperienza di consumo.

Nuovi stili di vita generano nuove forme di consumo e, contemporaneamente, l’emergere di nuovi “scenari di consumo” alimentano una domanda che prima non esisteva. In altre parole, con l'aumento del benessere e la trasformazione degli stili di vita, il mercato cinese sta progressivamente spostando il proprio baricentro dal possesso all’esperienza, dalla quantità alla qualità e alla diversificazione dei consumi.

È un passaggio rilevante anche sul piano macroeconomico. L’espansione dei consumi interni, e in particolare dei servizi, è ormai parte esplicita della strategia economica cinese per il Quindicesimo Piano Quinquennale. La sfida è creare reddito, fiducia e un’offerta sufficientemente diversificata perché una parte crescente della domanda interna futura possa tradursi in nuovi consumi.

Anche per questo la settimana d’oro racconta qualcosa che va ben oltre i numeri del turismo e della spesa durante le festività. Racconta un’economia e una società che stanno cambiando rapidamente. Per comprenderle, però, occorre prima di tutto liberarsi delle vecchie lenti con cui continuiamo troppo spesso a guardare la Cina.

*Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

L'autore Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

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Stop al conflitto e al riarmo: quattro proposte al «campo largo»

Armare l’Ucraina o no? La discussione nel “campo largo” si è incagliata, ma che la questione non si ponga in questi termini lo sta chiarendo il dibattito aperto sul manifesto dall’articolo di Francesco Strazzari, con Francesco Vignarca e l’intervista a Pasquale Tridico.

Il problema vero è come mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina, offrendo una soluzione di lungo periodo per la pace e la stabilità in tutta Europa. Un’esigenza tanto più urgente di fronte agli attacchi russi e ucraini sulle città e le infrastrutture civili, con l’illusione di entrambe le parti che qualche drone (o Patriot) in più possa piegare l’avversario. Quello che l’escalation produce è invece l’estensione della guerra, anche in quelle forme ibride che rischiano di coinvolgere direttamente altri paesi europei. Un grave pericolo che va fermato al più presto, non con le armi ma con la politica. Ad esempio, quella del centrosinistra: il “campo largo” potrebbe convenire su quattro punti.

LA GUERRA VA FERMATA AL PIÙ PRESTO. Ha causato morti e distruzioni terribili in Ucraina e in Russia, ed è stata il pretesto per una militarizzazione dell’Europa che ne stravolge la natura, fa arretrare la democrazia e moltiplica l’instabilità. Entrambe le parti hanno esaurito le risorse per alimentare la guerra. L’Ucraina dipende interamente dal sostegno finanziario esterno sia per le azioni militari che per il funzionamento del paese, sette milioni di ucraini sono rifugiati all’estero, anche per sfuggire al servizio militare. La Russia concentra le risorse sullo sforzo bellico, mettendo in crisi il resto dell’economia, e deve trovare soldati in Corea del nord o in Africa. Entrambi i paesi sono divisi al loro interno; le voci contro la guerra sono soppresse, ma esistono; è la continuazione della guerra che rinsalda Putin e Zelensky.

Una guerra alimentata dall’esterno, può essere fermata dall’esterno. Per quattro anni e mezzo l’Europa non è stata capace di una proposta di pace. Forniamo supporto bellico senza alcuna trasparenza: non sappiamo quali armi l’Italia fornisce a Kiev, che presenza militare c’è, che accordi ci sono. L’imprevedibilità di Trump – che offre armi a Kiev, promette accordi, fa affari con la Russia – è una ragione in più per un’iniziativa europea. Il segretario generale della Nato Rutte non potrà far nulla contro le priorità degli Stati uniti: il cancelliere tedesco Merz è stato l’ultimo leader europeo a riconoscere questa scomoda verità.

VA PRESENTATA UNA PROPOSTA EUROPEA DI NEGOZIATO TRA RUSSIA E UCRAINA. Ogni aiuto – finanziario o militare – all’Ucraina dovrà essere condizionato all’accettazione da parte di Kiev della proposta europea. La coalizione di centrosinistra italiana può avanzare questa proposta, confrontarsi con i partiti e la società civile di altri paesi, discuterla al parlamento europeo. Il progetto potrà tener conto degli accordi Minsk I e II che erano stati sviluppati con l’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con sede a Vienna – per evitare la guerra prima del 2022. Il negoziato potrà svolgersi sotto l’egida dell’Osce e potrà utilizzare la possibile mediazione di autorità neutrali, come il Vaticano. Stati uniti e i governi europei non dovranno sedere al tavolo delle trattative. Le Nazioni unite e la Cina potrebbero essere coinvolte per sostenere il progetto di trattative.

In queste condizioni la Russia avrebbe rassicurazioni sulle possibilità di un negoziato costruttivo; la riduzione delle tensioni fermerebbe la spirale tra attacchi e ritorsioni, lo scambio di prigionieri porterebbe a un miglioramento della fiducia, una tregua potrebbe essere raggiunta. Se rifiutasse di prendere questa strada, Mosca si troverebbe di fronte l’insostenibilità interna e una pressione internazionale molto più ampia, questa volta anche dalla Cina.

Chi pensa – in Italia e in Europa – che la spesa per il riarmo dell’Occidente sia sufficiente per scoraggiare l’aggressività russa è già stato smentito. Un’Europa militarista ma frammentata, con strategie divergenti tra i paesi maggiori, aggressiva ma dipendente dagli Stati uniti, non può costruire una deterrenza sul piano puramente militare; è la strada della politica che può garantire una sicurezza comune, come ricordava su queste pagine Fabrizio Coticchia, e come argomentiamo nelle nostre conclusioni al volume Se l’Europa va alla guerra (Feltrinelli).

L’ITALIA CONGELA L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE. Come segno di distensione, rifiuta l’impegno chiesto dalla Nato di aumentare fino al 5% del Pil la spesa militare – su questo il campo largo è già d’accordo – e rifiuta di chiedere a Bruxelles i prestiti per gli acquisti di armi previsti dal programma Safe di debito comune europeo. Per il periodo di svolgimento dei negoziati, il centrosinistra potrebbe chiedere un congelamento dei programmi di riarmo dell’Unione europea. La corsa a spendere per armi 800 miliardi di euro nei paesi europei e 130 miliardi del bilancio Ue potrebbe avere una pausa, la spesa sociale e ambientale potrebbero risollevarsi, un’Europa diversa dal militarismo potrebbe risvegliarsi.

L’ITALIA PROPONE ALLA UE NUOVE FORME DI ASSOCIAZIONE PER L’UCRAINA E ALTRI PAESI. Nonché la riapertura dei rapporti economici con la Russia. Sono contributi alla ricerca di una pace stabile. Questo esito può rappresentare l’obiettivo che più può incoraggiare le parti a raggiungere un accordo. L’Ucraina si troverebbe legata alla Ue – ma non alla Nato – e sostenuta nella sua ricostruzione, senza tuttavia le rigidità dell’adesione formale. La Russia, senza le sanzioni, potrebbe tornare a esportare gas e petrolio in Europa, ritrovare il proprio ruolo, rilanciare la crescita, stabilizzare la situazione sociale.

Un’agenda di questo tipo per il campo largo avrebbe effetti rilevanti per tutta l’Europa. Una proposta di pace darebbe uno sbocco politico ai sentimenti contro la guerra che sono largamente diffusi, anche – ad esempio – tra le spinte populiste che in Germania hanno contribuito al voto per l’estrema destra. Con una proposta politica di pace e sicurezza comune, le forze progressiste in Europa potrebbero recuperare una parte dei consensi perduti in questi anni di sostegno alla guerra. Ma non solo, di fronte alla possibilità di governi di estrema destra dopo le elezioni in Spagna, Francia e Italia dei prossimi dodici mesi, un accordo di pace in Ucraina e uno stop al riarmo europeo eviterebbe che il dito sul grilletto di una guerra europea sia quello di leader reazionari.

Questo articolo è comparso su il Manifesto del 7 ottobre 2026

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Il nuovo disordine mondiale / 40 – Terra, mare e colli di bottiglia

di Sandro Moiso

Antonio Leone, Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale, Diarkos editore, Reggio Emilia 2026, pp. 254, 19 euro

Non poteva esserci momento migliore per fare uscire un saggio come quello di Antonio Leone, capitano di lungo corso e comandante navale, ma anche studioso di filosofia politica e geopolitica, appena pubblicato da Diarkos. Infatti, gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb che da mesi costituiscono un grave rischio economico, ancor prima che militare, a livello planetario o almeno per quella parte di pianeta che interessa maggiormente l’ordine occidentale del mondo, sembrano rappresentare, alla luce di una analisi dettagliata come quella condotta dall’autore, soltanto la superficie di un problema che nel prossimo futuro potrebbe ulteriormente ampliarsi ed aggravarsi.

Così Suez, Gibilterra, Panama, Malacca, oltre ai due già citati, sono gli altri stretti e canali strategici, autentici passaggi obbligati, attraverso i quali transitano merci, energia, interessi militari e rapporti di forza. Fattori determinanti per lo sviluppo delle economie e delle prospettive degli Stati. Sia dell’Occidente e del Nord che dell’Oriente e del Sud. Soprattutto in un sistema di relazioni internazionali segnate dal ritorno dello scontro tra potenze, dalla vulnerabilità delle catene logistiche e dalla crescente centralità delle rotte marittime. Oltre tutto, a ben guardare, il numero di passaggi ristretti tra mare e terra, i cosiddetti chokepoints o colli di bottiglia, sono molti di più di quelli appena elencati, come ci ricorda lo stesso autore.

Se gli stretti consistono in passaggi naturali in cui lo specchio d’acqua si restringe in corrispondenza di due coste prospicienti, i canali marittimi sono vie di comunicazione tracciate attraverso il territorio di uno o più Stati per unire due mari o due oceani separati e consentire così un collegamento diretto, via mare, fra di essi. Gli stretti e i canali presentano, quindi, le stesse caratteristiche e svolgono le stesse funzioni, ma si differenziano per il fatto che i primi sono di origine naturale, mentre i secondi, sono frutto dell’opera dell’uomo.
I principali stretti si collocano nell’area mediorientale ed europea del mondo. Al di fuori dello stretto di Malacca, un corridoio d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese, e quello di Bering tra Russia e Alaska, le altre strettoie naturali si trovano infatti nella penisola arabica (lo stretto di Hormuz tra Oman e Iran e quello di Bab el-Mandeb tra Gibuti e Yemen), in Europa (gli Stretti Danesi, il canale di Corinto e Gibilterra) e a cavallo tra Europa e Asia (i Dardanelli e il Bosforo). […] I canali, a differenza degli stretti, si possono distinguere in nazionali e internazionali, a seconda che la navigazione attraverso essi sia regolata solo dal diritto interno o da norme di diritto internazionale. Canali marittimi interni sono quello di Corinto (inaugurato nel 1893) che congiunge il mar Ionio e il mar Egeo, e il canale di Kiel in funzione, fra il mar Baltico e il mar del Nord, dal 1895. Il canale di Suez, fra il Mediterraneo e il mar Rosso, e il canale di Panama fra gli oceani Atlantico e Pacifico (uno inaugurato nel 1869, l’altro aperto al traffico nel 1914), sono invece canali marittimi internazionali: il primo sulla base della convenzione di Costantinopoli del 1888; il secondo in forza dei trattati anglo-statunitensi (1901) e Stati Uniti-Panama (1903) che ne regolano il regime internazionale1.

Sulla base di quanto appena visto, occorre poi ancora rilevare, come sottolinea l’autore, che:

Una parte rilevante del commercio intercontinentale ha luogo lungo le rotte oceaniche, mettendo in collegamento i diversi continenti mediante un flusso continuo di spedizioni. I percorsi delle grandi navi da carico seguono, quasi esclusivamente, i percorsi di alto mare, dal momento che questi itinerari, essendo soggetti solo ai rischi meteorologici, vengono considerati più sicuri. Gli spazi aperti costituiscono un evidente fattore di sicurezza, tanto che le stesse compagnie di assicurazione prevedono incrementi notevoli delle polizze in caso di cabotaggio delle coste. In alcune circostanze, peraltro, i percorsi del commercio internazionale non possono prescindere dall’utilizzo dei passaggi “sotto costa” costituiti dagli stretti o dai canali. Questi itinerari permettono, infatti, di accorciare notevolmente i percorsi marittimi e consentono quindi una rilevante riduzione dei costi di trasporto2.

Facendo sì che il passaggio delle merci, considerato che quasi l’80% del commercio mondiale avviene principalmente via mare, a ridosso delle coste rappresenti, anche in assenza di guerre o minacce militari, come oggi a Hormuz o Bab el-Mandeb, un aumento dei costi di trasporto e trasferimento delle stesse. Costi ulteriormente aggravati, oggi, in termini assicurativi dal pericolo “concreto” che le navi, indifferentemente dal fatto che si tratti di petroliere, cargo o porta-container, possano essere severamente danneggiate, se non affondate, da chi controlla militarmente e politicamente gli stretti e i canali.

Se si considera infine che Cina e Asia rappresentano il baricentro dei trasporti marittimi poiché sette dei primi dieci porti mondiali per movimentazione container sono in Cina (il primo è Shanghai), mentre il primo porto non asiatico è in Europa (Rotterdam, al decimo posto)3, si capirà chiaramente come, al di là delle mire imperialistiche o espansive delle singole potenze, il passaggio per tali vie diventi obbligatorio, pena il rallentamento della circolazione delle merci e delle materie prime a causa dell’allungamento, talvolta esponenziale, delle rotte percorse.

Però sarebbe davvero inutile qui dilungarsi ancora sugli aspetti odierni del problema, parlando approfonditamente della guerra di Hormuz tra Iran e Stati Uniti oppure della missione Aspides per difendere le navi europee che transitano per la Porta delle lacrime che mette in collegamento il Mar Rosso con l’oceano Indiano, oppure anche soltanto sullo scontro tra Houti yemeniti e Arabia Saudita. Mentre può essere interessante analizzare il problema, come fa Leone, a partire da quanto scrisse il politologo e giurista tedesco Carl Schmitt (1888-1985), in particolare nel saggio Terra e mare del 19424.

Scritto nel totale isolamento della Berlino in guerra, il saggio di Schmitt rilegge la storia del mondo nella prospettiva di una opposizione fondamentale, quella tra terra e mare; cercando di mostrare come la terra e il mare, nella loro polarità, siano le componenti di uno dei segreti motori della storia. Per fare questo ripercorre millenni di storia, fino ad approdare all’evento decisivo: quella «rivoluzione spaziale planetaria» da cui è nato il nomos5 dell’Europa moderna, cercando di preconizzare gli scenari del mondo futuro.

In Terra e mare Carl Schmitt prende in esame l’iniziale prevalenza dell’elemento terrestre, all’origine della statualità, e la successiva ascesa del mare come fattore spaziale, così le ultime pagine del testo sono dedite alle riflessioni sulla trasformazione di questo elemento all’indomani della Prima guerra mondiale, come riassume Leone nel suo testo.

Nei quattro secoli precedenti, l’Inghilterra era stata in grado di trasformarsi, da isola marginale e fondata su un’economia terrestre basata sull’allevamento, in un «puro aggregato marino, in una nave o, ancora più chiaramente, in un pesce». Progressivamente, essa si rivelò in grado di creare un disegno imperiale mondiale in gran parte autonomo rispetto alla madrepatria terrestre, configurandosi come il «centro mobile di uno sconnesso impero mondiale esteso su tutti i continenti». Un’analoga trasformazione, per cui è il mare che guarda la terra e questa viene vista solo come una costa con un retroterra, ha caratterizzato gli Stati Uniti dopo la Prima guerra mondiale. La sostituzione della pax britannica con la successiva pax americana è l’esito di un analogo processo di spostamento del baricentro operativo verso il mare. Anche gli Stati Uniti cominciarono così a essere considerati come «un vasto intermezzo insulare stretto tra due possenti oceani, più che un blocco di terraferma i cui litorali si affacciano su due mari».6.

Va qui annotato che fin dall’antichità le maggiori potenze e imperi dell’Occidente avevano basato una parte considerevole della loro forza militare ed economica sulla capacità di controllare porzioni di mare sempre più ampie: dal mar Egeo per Atene al Mediterraneo o Mare Nostrum di Roma oppure dal controllo delle rotte atlantiche e dell’oceano indiano, del Portogallo, della Spagna, che tentò però di spingersi fino al Pacifico, e dell’Olanda fino a quello esercitato più stabilmente dall’impero britannico su tutti gli oceani. Ma furono proprio gli Stati Uniti a cambiare il modo di guardare la Terra e il Mare.

Carl Schmitt considera gli Stati Uniti come un’isola. Il politologo tedesco condivide la visione di Mahan che, all’inizio del Novecento, prevede il passaggio di egemonia da un’isola ormai troppo piccola come il Regno Unito a una nuova entità, gli Stati Uniti. Questi ultimi si rivelano in grado di inaugurare un nuovo grande spazio dell’emisfero occidentale e, con la loro discesa in guerra dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, pongono le premesse per conquistare, all’indomani del 1945, il monopolio dell’ordine mondiale senza più limiti geografici.
Schmitt, essendo un fautore della politica dei grandi spazi, condivide i princìpi della politica statunitense tra le due guerre mondiali, considerandola in linea con l’evoluzione dei rapporti geopolitici. È invece più critico sulla vocazione universalista e di egemonia planetaria manifestate dagli Stati Uniti nel corso del secondo conflitto mondiale. Secondo Schmitt, questa strategia è l’esito di «travisamenti imperialistici» della dottrina Monroe iniziati a fine Ottocento. Lo studioso risulta consapevole, peraltro, che «il passaggio di consegne tra Inghilterra e Stati Uniti era una conseguenza delle dinamiche di egemonia che hanno accompagnato la storia mondiale dei due ultimi millenni»7.

Da un controllo territoriale diretto della Terra, si passa dunque, in nome del business e della libertà dei commerci, come ben dimostra ogni dichiarazione di Donald Trump, ad un suo controllo parzialmente indiretto, ma fondamentalmente basato sull’egemonia marittima di un’unica potenza. Uno strumento fondamentale per la globalizzazione delle economie, dei commerci e della superiorità militare e politica dell’Occidente, ma sostanzialmente garantita dalle navi della marina statunitense.

Schmitt prende atto, peraltro, come nel Novecento si verifichi una rottura decisiva nella «sicurezza della moderna navigazione tecnicizzata». In primo luogo, diventa possibile localizzare dalla terra, con dispositivi di rilevazione radar, la presenza di una nave nell’alto mare oceanico. Ciò determina il superamento della netta separazione tra la terra e il mare su cui si fondava il nomos della prima globalizzazione marittima. In secondo luogo, l’apertura dello spazio aereo, attraversato non solo da velivoli ma anche da onde radio, modifica le modalità di esercitare la marineria civile e militare.
Una terza rottura della sicurezza della moderna navigazione è rappresentata dal ruolo assunto dal controllo degli stretti e dei canali. Schmitt rileva, infatti, che «non vi può essere un’economia pianificata a livello locale», dal momento che solo i grandi spazi risultano «adatti alla misura intrinseca del controllo e della pianificazione degli umani». La gestione dei grandi spazi marittimi trova un ostacolo, peraltro, nel fatto che alcuni passaggi chiave della navigazione sono controllati da Paesi spesso in competizione o apertamente ostili 8.

In queste ultime osservazioni, tratte ancora dal testo di Schmitt e riassunte da Leone, si cela uno dei maggiori problemi da cui è scaturita, nel corso degli ultimi decenni e i cui frutti iniziano a cogliersi oggi, l’attuale perdita di egemonia sia degli Stati Uniti che dell’Occidente, che a partire da ciò, come si è già detto in passato, inizia a rivelarsi piuttosto diviso al suo interno.

Infatti, se a quanto previsto da Schmitt si aggiunge l’attuale “semplificazione” delle tecnologie militari più avanzate che, con l’utilizzo dei droni, può mettere a disposizione di avversari meno dotati di capitali e tecnologie la possibilità di colpire duramente anche coloro che si ritenevano garantiti dalla propria supremazia economica e tecnologica, e soltanto in ultima istanza, anche se decisiva, militare, si giungerà a comprendere l’attuale allarme statunitense per il controllo degli stretti e dei mari di cui non possono più farsi carico esclusivo per la difesa dell’ordine occidentale del mondo.

Diventa dunque indispensabile comprendere tutto questo in termini estremamente materiali e concreti e non soltanto attraverso gli scarsi strumenti forniti dall’ideologia, per capire a fondo le origini sia del tentativo di Trump di trarre qualche vantaggio economico dalla situazione venutasi a creare sul fronte della disponibilità di gas e petrolio, di cui la svolta intervenuta nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa costituisce allo stesso tempo un sintomo e una conseguenza, e, più in generale, l’apparente “novità” rappresentata dalla postura assunta dal governo americano nei confronti della Russia di Putin e della Cina di Xi. Destinata a contenere o cercare di mantenere ancora a vantaggio degli Stati Uniti l’attuale evolversi di quello che anche l’autore tende a definire come nuovo ordine mondiale, soprattutto se si considera che:

cinque degli otto chokepoints marittimi principali si collocano nell’area europea-arabica. Le aree dell’Asia sud-orientale e caraibica ospitano gli altri nodi fondamentali del traffico globale, caratterizzati sia da grandi corridoi naturali posizionati a ridosso di complessi insulari, sia da vie d’acqua artificiali di primaria importanza strategica.
La localizzazione geografica e la natura di stretti e canali evidenziano come si tratti di passaggi caratterizzati da un’importanza strategica diversa dal punto di vista commerciale. L’impossibilità di percorrere gli stretti insulari asiatici o caraibici determina un allungamento solo relativo delle tratte navali. […] Una decina di stretti e canali, al contrario, risultano fondamentali per garantire che il commercio internazionale avvenga con tempi e costi sostenibili. Una chiusura del canale di Panama, ad esempio, richiederebbe la circumnavigazione dell’America Latina, così come un blocco a Gibilterra, Suez o dei Dardanelli precluderebbe l’accesso ai mari interni (il Mediterraneo e il mar Nero), rendendo impossibile raggiungere i porti localizzati sulle loro sponde.
[…] i quattro principali chokepoints a livello mondiale, per ammontare del traffico giornaliero, siano lo stretto di Hormuz, quello di Malacca, il canale di Suez e lo stretto di Bab el-Mandeb. […] Il trasporto del petrolio e del gas avviene per il 60 per cento via mare e interessa otto principali chokepoints. Due di questi passaggi, lo stretto di Hormuz e lo stretto di Malacca, sono fondamentali per il transito globale dei combustibili, il primo perché permette di accedere ai giacimenti petroliferi del Medio Oriente, mentre il secondo perché opera come punto di transito commerciale tra l’India e la Cina 9.

A tutto questo va poi ancora aggiunta la crescita del trasporto via mare dei prodotti alimentari che ha fatto sì che, nel 2018, 2,8 miliardi di persone siano state nutrite per mezzo del sistema di trasporto marittimo globale. Così, come la guerra in Ucraina col blocco del porto di Odessa e dei traffici tra il mar Nero e il mar Mediterraneo ha dimostrato, con il possibile blocco del mais, del riso e del grano coltivati nei grandi granai russi, asiatici e americani, che costituiscono le fondamenta della sicurezza alimentare globale, insieme a quello della soia prodotta in America Latina e in Asia che rappresenta tre quarti dell’alimentazione del bestiame. Un fatto che potrebbe rappresentare non soltanto un calo drastico dei proventi derivanti dall’agricoltura condotta su larga scala, ma anche un probabilissimo motore per rivolte e ampi sommovimenti sociali.

Occorre dunque sottolineare come l’ennesimo intervento militare americano nel Medio Oriente non derivi soltanto dai timori per il business, dall’ego smisurato e bellicista di un Trump sempre sospeso tra sale da ballo faraoniche e piscine coperte destinate a silenziare i media considerati nemici, o dai possibili ricatti di Netanyhau e di Israele sul presidente americano, ma anche, e forse soprattutto, dalle conseguenze derivanti da un sempre più ampio controllo delle vie marittime in prossimità dei checkpoints più importanti da parte di paesi e potenze economiche e militari non appartenenti allo schieramento occidentale. In grado, oltre tutto, di chiuderli, bloccarli o controllarli attraverso ben modulate tattiche politico-militari e l’utilizzo di tecnologie relativamente a basso costo, realizzabili anche sul territorio nazionale o nelle sue vicinanze.

Così, se da un lato il gioco di Trump sul possesso statunitense della Groenlandia mira a creare un possibile chokepoint nel mare Artico per rendere meno “libere” le nuove rotte apertesi per cinesi e russi in conseguenza del riscaldamento globale, oppure per mantenere libero a favore delle navi e delle merci statunitensi il transito nello stretto di Bering, dall’altro la chiamata alle armi di Trump per i paesi “alleati” sembra rispondere ancor più alla impossibilità americana di gestire, come unico body guard dell’interesse economico e politico occidentale, una rete di trasporti e traffici commerciali che avvolge ormai l’intero pianeta.

Un problema per cui, come è solito fare un certo fantasma già evocato da Marx nel 1848, l’assenza di rivolte sociali su scala globale potrebbe ben presto essere sostituito dal loro esplodere a Ovest come a Est e a Nord come a Sud. Cosicché la guerra, per il capitalismo non soltanto americano, potrebbe ancora rappresentare una possibile via di uscita, se non l’unica, come il riarmo europeo e l’allarmismo sulle iniziative russe ai confini d’Europa e in Germania sembra voler rilanciare quotidianamente.

Tutto questo per dire che oggi, in un contesto economico mondiale allo stesso tempo enormemente differenziato e unificato, la volontà dei singoli individui o di unici settori economici, ad esempio quello degli armamenti, non sono più bastevoli, ammesso che mai lo siano stati, a determinare il corso della Storia e l’avvento, o meno, di nuove guerre, mentre l’insofferenza sociale diffusa, dovuta a difficoltà di ordine economico, alimentare e lavorativo, può ancora rappresentare una forza capace di determinare o impedire nuovi devastanti conflitti. Tutto il resto è meglio che lo si lasci dire al Papa e alle anime belle del suo seguito.

Chi scrive, certamente, si è spinto ben al di là degli intenti dell’autore, ma ciò non toglie che il suo saggio, ricchissimo di dati e considerazioni, sia di carattere geografico e militare che economico e tecnico, possa rivelarsi utilissimo per tutti coloro che vogliano imbastire un ragionamento o anche solo un discorso sulle ragioni dei conflitti in corso e, soprattutto, del loro inarrestabile allargamento.


  1. A. Leone, Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale, Diarkos editore, Reggio Emilia 2026, pp. 116-118.  ↩

  2. A. Leone, op. cit., p. 116.  ↩

  3. Si veda: D. Vecchioni, Suez: il canale che ha cambiato la geografia del mondo, Santarcangelo di Romagna, Maggioli 2023.  ↩

  4. Oggi: C. Schmitt, Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi, Milano 2002.  ↩

  5. Nell’antica Grecia, la legge, l’usanza vigente nelle comunità umane. Un tema cui avrebbe dedicato nel 1950 una delle sue opere più celebri e forse la più importante: C. Schmitt, Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «jus publicum europaeum», Adelphi, Milano 1991.  ↩

  6. A. Leone, op. cit., p. 136.  ↩

  7. Ivi, p. 137.  ↩

  8. ibidem, pp. 137-138.  ↩

  9. ibid., pp. 119-125.  ↩

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Trump celebró la compra de Warner/Discovery por Paramount, dirigida por su amigo David Ellison

El presidente Donald Trump celebró la unión de Paramount Skydance y Warner Bros. Discovery, una operación protagonizada por los estudios y medios informativos más importantes de Estados Unidos, ahora bajo el liderazgo único de su amigo David Ellison. El presidente estadounidense elogió al nuevo grupo empresarial durante una jornada en la que su principal ejecutivo también respondió preguntas sobre sus relaciones políticas y las dudas que despierta la compra en Hollywood.

«La cercanía de Trump con la familia Ellison recibió atención durante la revisión del acuerdo, en especial por el futuro de CNN. La cadena forma parte de los activos que pasan al control de la compañía resultante, Skydance Corporation, y algunos sectores demócratas temen que comience a ser parcial con el presidente», comenta la periodista Sofía Torres.

Consultado por periodistas este martes 6 de octubre, Trump declaró: «Será una gran compañía». Después agregó: «Son personas magníficas y será una gran compañía», esto último en relación a David Ellison y a su padre, Larry, cofundador de Oracle y miembro del Consejo de Asesores sobre Ciencia y Tecnología creado por el actual gobierno norteamericano.

Ante las críticas de la comunidad cinematográfica, Ellison reconoció que la compra dejó tensiones: «Este fue un proceso turbulento y, por momentos, un proceso desagradable», dijo durante el encuentro con medios que compartió con Ynon Kreiz, codirector ejecutivo de Skydance.

A fines de 2025 se conoció que Jared Kushner, yerno de Donald Trump, había canalizado fondos financieros para que Paramount comprara Warner Bros. Discovery.

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9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace

Ancora una volta Verona si fa centro attivo per la pace e la nonviolenza, proseguendo idealmente il cammino iniziato con il convegno su Alexander Langer che ha aperto il 2026. Al Langer “facitore di pace” si affiancano altre tre figure di riferimento per il pacifismo, di cui si sono celebrati gli anniversari: San Francesco, Mahatma [...]

L'articolo 9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace proviene da Movimento Nonviolento.

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Finanziere perde il lavoro dopo un test positivo al THC, il Tar ferma il licenziamento: era cannabis light

Oltre trent’anni di servizio nella Guardia di Finanza, nessuna precedente sanzione disciplinare e poi, nel giro di pochi mesi, la perdita del grado e del lavoro. È la vicenda di un appuntato scelto qualifica speciale in servizio nell’area di Malpensa, risultato positivo al THC dopo aver raccontato di aver utilizzato prodotti a base di cannabis …
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Aumentano inflazione, tasse, spese militari e debito. Documento di finanza pubblica da bocciare

Nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) trasmesso alle Camere venerdì scorso aumentano inflazione, tasse, spese militari e debito.

Nel Dpfp del governo si certificano i dati drammatici dell’economia italiana: un rapporto deficit-Pil al 3,1%, come dice l’Istat; un debito pubblico che supera il 138,5% del Pil nel 2027; una crescita tendenziale del Pil ferma, il prossimo anno, a un misero +0,6%; un’inflazione (dati di agosto) che arriva al 4,2%; tasse che nel 2025 sono aumentate dello 0,7%, con un aggravio tutto sulle spalle dei lavoratori.

La campagna Sbilanciamoci denuncia come lo scostamento di bilancio, di quasi 29 miliardi di euro in due anni, venga destinato per metà alle spese militari: più di 14 miliardi di euro per sistemi d’arma e missioni all’estero. Intanto la spesa per la sanità cala da anni in rapporto al Pil (il governo prevede un aumento nominale dell’1,8% a fronte di un’inflazione del 4,2%) e quella per l’istruzione è ferma al 4% del Pil. L’altra metà dello scostamento è dedicata all’energia, dove confluiranno le spese fallimentari del blocco delle accise, di fronte all’aumento del prezzo della benzina alla pompa, e la misura propagandistica della sospensione del bollo auto. Queste misure rischiano di mangiarsi le risorse vagamente promesse per la decarbonizzazione e le energie rinnovabili.

Sbilanciamoci! critica un Dpfp che, mentre indebita il Paese per le spese militari, non mette in campo una politica economica espansiva e non dà risposte ai salari falcidiati dall’inflazione, alla sanità in ginocchio senza medici e infermieri, all’emergenza energetica e ambientale, alla scuola senza risorse e con metà degli istituti che non rispettano le norme di sicurezza, a un welfare sempre più ridotto a misure parziali e insufficienti.

Dal 15 al 22 novembre Sbilanciamoci! e Rete Italiana Pace e Disarmo lanciano una settimana di mobilitazione per un’economia di pace, e il 2 dicembre Sbilanciamoci presenterà la Controfinanziaria in Parlamento.

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Con la Via Maestra, per un’economia di pace

Saremo in piazza per portare avanti le ragioni dell’appello di convocazione della manifestazione e per ribadire la nostra opposizione ai piani di riarmo del nostro governo, che stanno togliendo risorse alla scuola e all’università, alla sanità, al lavoro, all’ambiente, al welfare.

Diciamo no all’aumento delle spese militari, a un’economia di guerra e a una politica estera aggressiva; no alle guerre che stanno devastando il pianeta, no all’oppressione del popolo palestinese e di tutti i popoli i cui diritti sono violati.

Saremo in piazza per chiedere la riduzione delle spese militari, politiche di pace in grado di arginare i conflitti, la riforma e il rafforzamento delle Nazioni Unite, il potenziamento delle politiche di cooperazione allo sviluppo, la realizzazione della difesa non armata e nonviolenta, come chiedono i 57mila firmatari della proposta di legge d’iniziativa popolare.

Saremo in piazza per batterci contro la militarizzazione della società, della democrazia, della scuola e dell’università, per il superamento dell’energia fossile – che è causa di guerre e conflitti violenti, oltre che dell’emergenza climatica – e a favore delle energie pulite e rinnovabili. Saremo in piazza contro chi vuole irreggimentare l’informazione e limitare la libertà di manifestare e il dissenso.

Saremo in piazza contro l’economia di guerra, a favore di un’economia di pace fondata su un modello di sviluppo che abbia al centro la lotta ai cambiamenti climatici, i diritti, il lavoro, l’istruzione, la salute, il welfare, fondata sull’interesse di tutti e non di pochi.

Il momento di “svuotare gli arsenali e riempire i granai” è adesso!

Scarica il volantino

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La grande illusione del riarmo europeo

Nel 2024 le spese militari dei paesi UE membri della NATO hanno raggiunto i 317 miliardi di euro, con un aumento dell’86% in termini reali tra il 2014 e il 2024. I piani del bilancio pluriennale della UE per il 2028-2034 prevedono una spesa di 131 miliardi di euro per la difesa, sei volte superiore al bilancio precedente. Il Libro bianco White Paper for European Defence – Readiness 2030 della UE del 2025 sostiene che «gli investimenti nella difesa potrebbero raggiungere almeno 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni».

Tali politiche non possono essere interpretate come un classico caso di militarizzazione incentrata sullo stato. Piuttosto, in Europa si manifestano quattro fattori trainanti distinti – e spesso contraddittori. La “militarizzazione federalista” è il modello perseguito dalla Commissione europea, con i seri limiti imposti dai Trattati europei e dalla sovranità degli stati in materia di difesa. La “militarizzazione a geometria variabile” è guidata dagli interessi e dalle strategie divergenti degli stati ed è la forma più forte di intervento in vari ambiti delle politiche e nelle aree di conflitti e tensioni internazionali. La “militarizzazione della proiezione esterna” è la modalità con cui l’Europa interviene, in misura crescente, per la protezione dei propri interessi nelle aree vicine. Infine, la “militarizzazione delle Big Tech” suscita gravi preoccupazioni, perché è guidata dal potere tecnologico delle grandi imprese americane che dominano le tecnologie digitali, i sistemi di sorveglianza e spaziali e le applicazioni militari dell’intelligenza artificiale. Le nuove strategie di sicurezza e le modalità di guerra sono sempre più condizionate dalle loro capacità – private – piuttosto che dalle scelte delle autorità politiche e militari. L’attuale riarmo dell’Europa affonda le sue radici in tutti questi processi. Accanto alle dinamiche politiche, ci sono le dimensioni economiche e tecnologiche della militarizzazione.

Un modello economico sbagliato. Per raggiungere gli 800 miliardi di euro di spesa per nuove armi, la UE ha sospeso i vincoli di bilancio per la spesa pubblica in campo militare degli stati membri e ha creato uno strumento di finanziamento del debito da 150 miliardi di euro – SAFE – per finanziare i prestiti degli stati destinati all’acquisto di armi. Allo stesso tempo, nel 2025 i paesi UE membri della NATO si sono impegnati ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL. 

In termini macroeconomici la stagnazione economica, le restrizioni fiscali e monetarie della UE, l’elevato debito pubblico e il sistema di governance economica dell’Unione fanno sì che il riarmo non possa essere finanziato senza gravi tagli alla spesa pubblica civile, in particolare quella sociale e ambientale. Tuttavia, un’economia militarizzata contribuisce in misura molto ridotta alla crescita e all’occupazione in Europa. Se guardiamo alle traiettorie dei paesi che spendono di più in armamenti – Stati Uniti, Regno Unito e Francia – troviamo che sono stati quelli più colpiti dal declino industriale. Politiche alternative – maggiori spese per l’ambiente, l’istruzione e la sanità – sulla base delle simulazioni economiche, avrebbero effetti molto maggiori crescita e occupazione.

Quanto alle imprese militari europee, esse producono sulla base di commesse nazionali frammentate, dipendono fortemente dalle aziende Usa per armi e sistemi digitali, e sono in parte di proprietà di fondi di investimento con sede negli Stati Uniti. L’espansione degli ordini e dei profitti delle aziende non sta portando né a un consolidamento del settore a livello UE, né a un serio miglioramento della sovranità tecnologica dell’Europa – l’obiettivo politico dichiarato di queste politiche. 

Considerando le dinamiche tecnologiche, si registra una nuova convergenza tra percorsi civili e militari nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale, con il ruolo dominante svolto dalle grandi imprese tecnologiche statunitensi, le Big Tech. I paesi europei sono da tempo in ritardo rispetto agli Stati Uniti nelle tecnologie digitali e dispongono di poche aziende con attività significative in tali settori. L’emergere di un complesso militare-digitale dominato dagli Stati Uniti rischia di influenzare gli sviluppi economici e di sicurezza in Europa.

Di fronte a tali squilibri, la UE ha moltiplicato i programmi di ricerca e tecnologia che hanno finanziato le grandi imprese militari europee, ma senza mettere in discussione il potere delle grandi aziende tecnologiche statunitensi. Nel contesto della scarsa capacità innovativa dell’Europa, specialmente nel settore digitale, lo spostamento verso attività militari mantiene la dipendenza dell’Europa dal potere degli Stati Uniti e riduce le capacità europee nei settori civili in cui l’Europa ha vantaggi consolidati – dalle tecnologie ambientali ai sistemi sanitari. Le politiche realizzate dalla UE contribuiscono ben poco alla ricerca della sovranità tecnologica – un aspetto chiave dell’autonomia strategica. Siamo di fronte a un progetto politico illusorio.

Possiamo concludere che il riarmo dell’Europa non è una traiettoria di sviluppo sostenibile a lungo termine, non contribuisce a una crescita significativa né alla creazione di posti di lavoro, non conduce alla sovranità tecnologica e rende impossibile la transizione verde e la tutela dello stato sociale. In sintesi, il riarmo dell’Europa è un modello economico sbagliato.

Una politica illusoria. Il riarmo dell’Europa è stato lanciato in risposta alle tensioni internazionali, ma senza un dibattito serio sulle esigenze di sicurezza dell’Europa, senza una visione politica sull’architettura di un ordine internazionale che garantisca pace e stabilità. La corsa al riarmo europeo non ha risposte alle domande su che cosa significhi per gli scenari militari  – nucleari e convenzionali – e su come i nuovi armamenti – sviluppati in gran parte al di fuori del controllo dei governi della UE – cambiano le strategie e le modalità della guerra. L’obiettivo dell’autonomia strategica non fornisce risposte sul suo significato effettivo in termini di poteri decisionali, risorse economiche e modalità operative nei compiti di sicurezza e difesa.

Il riarmo dell’Europa non riesce nemmeno a portare a una maggiore integrazione politica e istituzionale europea. Nonostante le crisi e le guerre alle porte della UE, vi è scarsa convergenza degli interessi di sicurezza tra gli stati membri della UE. Aumenta l’incertezza sul futuro della NATO, c’è un progressivo ritiro delle forze militari statunitensi, non vi è alcun accordo sulle prospettive di una difesa comune europea. L’Europa ha da tempo abbandonato la sua immagine di “unione di pace”, e sta scoprendo che la corsa al riarmo non la sta affatto portando verso un’“unione sempre più stretta”. Alla mancanza di una visione politica europea in materia di sicurezza, stabilità e integrazione si affianca una mancanza di visione per il suo futuro economico. Il riarmo sta sostituendo le politiche della UE per la transizione ecologica – il Green Deal – e per la transizione digitale – il recupero del ritardo rispetto al predominio di Stati Uniti e Cina. Sta mettendo in pericolo il welfare state e il modello sociale europeo. 

La politica di riarmo non è coerente con le esigenze di sicurezza e non porta a una maggiore integrazione. Non è in grado di raggiungere in modo significativo gli obiettivi ufficiali di autonomia strategica e sovranità tecnologica. Manca di una visione per un futuro di stabilità, pace e ordine internazionale. In sintesi, il riarmo dell’Europa è una politica illusoria.

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È sangue di noi tutti

di Edoardo Todaro

Valerio Varesi, È sangue di noi tutti, editore: Neri Pozza I Narratori, 2026, pp. 192, € 9,99

Aver letto Valerio Varesi vuol dire il commissario Soneri e la città di Parma. Ebbene con “È sangue di noi tutti” Varesi mette da parte Soneri ed entra nei meandri di una delle pagine di storia del nostro paese. 1960, un anno che può essere ritenuto molto lontano, ma che in realtà è parte importante di ciò che è l’Italia oggi. Italia che sta vivendo un periodo molto particolare rispetto alla propria storia, storia rimossa, cancellata, ricostruita da chi oggi detiene il potere. Ciò che Varesi ci descrive è praticamente, come ben scritto da Renzo Del Carria in” Proletari senza rivoluzione, l’ultimo episodi di lotta resistenziale ed antifascista, resistenza come rivoluzione interrotta.

I fatti, ricostruiti da Varesi, avvengono a Reggio Emilia il 7 luglio. Ma quanto accaduto, è solo l’effetto di quanto avvenuto a Genova. Nel capoluogo ligure l’MSI ( movimento sociale italiano ) erede diretto del fascismo, con tanto di fucilatori e torturatori, vuole tenere il proprio congresso e tutta Genova si ribella in un clima pre-insurrezionale. Ribellione che porterà l’allora governo in carica, a revocare il permesso al MSI per lo svolgimento del congresso.

Quanto accaduto non resta una questione genovese, in tutta Italia si susseguono manifestazioni contro il governo Tambroni. Tambroni che definisce quanto successo “spiacevoli incidenti”. Questo, sinteticamente, è il contesto nel quale avvengono i fatti di Reggio Emilia. Un vero e proprio eccidio:la polizia spara contro i dimostranti: 5 assassinati dalla polizia. Non è un caso, se Mimmo Franzinelli ed Alessandro Giacone hanno scritto: “1960 l’Italia sull’orlo della guerra civile”. Un romanzo giustamente definibile romanzo sociale, della serie “PER NON DIMENTICARE”.

Quanto scrive Varesi è un altalenarsi tra la storia “del poliziotto”, che proviene dal fascismo, responsabile dell’omicidio di Afro Tondelli, a tutti gli effetti un omicida che compie una vera e propria esecuzione, un poliziotto con il piacere di picchiare i rossi, di nuovo nel ruolo del vincitore; e la storia di Afro: 36 anni, ex partigiano SAP, non ammazzato dal nazifascismo nel ’46 ma 15 anni dopo da un poliziotto del “nuovo stato” uscito dalla resistenza. Resistenza che, non solo per essere senza una vera e propria struttura e numericamente scarsa non ha raggiunto l’obiettivo di una nuova società. Tra le altre cose, tutti gli organi predisposti alla difesa dell’ordine pubblico hanno cambiato, come si suole dire, vestito … ma non il proprio ruolo, tutto l’apparato dello stato resta in mano ai fascisti, che hanno perso ma non sono stati sconfitti, e devono dare una lezione a Reggio Emilia, la rossa, la città dei sovversivi, immersa nei canti delle mondine. Forze dell’ordine che innescano una vera e propria caccia ai rossi “nemici della patria”.

Importante la ricostruzione del cosiddetto clima sociale/politico che attraverso la solidarietà unisce il popolo di Reggio Emilia. Solidarietà che è un arma, da sempre, indispensabile ed insostituibile, in quel periodo in particolare a chi è stato povero e non vuol più esserlo. Un clima che fa respirare le difficoltà insite in chi si pone in antitesi verso l’oppressione, dove tutto è rischioso e non fidarsi di nessuno è la cosa migliore da farsi. Quanto accadde a Reggio Emilia ha un suo retroterra, da una parte nella costituzione dell’impero con le cosiddette conquiste africane che non sono altro che un’arma di distrazione dai problemi reali, conquiste fatte di corpi straziati, stupri di bambine, gas asfissianti, indigeni decapitati: una macelleria sull’altare degli interessi dei padroni; dall’altra le difficoltà nell’attività clandestina degli antifascisti, questo prima del massacro alle Fonderie Riunite di Modena nel ’50.

Un romanzo che entra, anche, nell’investigare gli aspetti psicologici del fascismo, nel suo essere aggressione, dominazione, aver passione per le armi, considerare gli oppositori dei traditori della patria con idee “disfattiste”, con il vivere il potere come modalità per disporre sugli altri. Un romanzo che fa intravedere ciò che attende l’Italia attraverso la collusione di settori economici, politici,culturali, ecclesiastici, dell’informazione, con la sempre attuale teoria della paura. Credo sia giusto per questo romanzo, concludere con una frase che deve valere da monito “chi non ha memoria non ha futuro”.

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Banche armate e banche complici

Il gruppo territoriale sardo del Movimento Nonviolento, pur partecipando alle campagne portate avanti dal Movimento su scala nazionale (obiezione alla guerra e difesa non armata e nonviolenta), dal 2023 ha voluto dare impulso e ripresa alla Campagna di pressione alle banche armate. Questa scelta è motivata dall’urgenza di mettere in discussione il finanziamento alla guerra, [...]

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Giamaica, cannabis legale per i piccoli coltivatori: permessi speciali e niente tariffe

“Quel detto secondo cui l’industria legale della cannabis è roba da ricchi non varrà più”. A pronunciare la frase non è un attivista rastafari né il leader di qualche associazione antiproibizionista, ma Shandel Hannam, direttore senior delle operazioni della Cannabis Licensing Authority (CLA), l’ente pubblico che in Giamaica rilascia le licenze per coltivare e vendere …
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Brasil va a un balotaje entre Flávio Bolsonaro, con apoyo de Trump e Israel, y Lula, alineado con BRICS

Brasil decide su futuro político en unas elecciones generales marcadas por una profunda polarización. Con más de 158 millones de electores convocados a las urnas, el país eligió este domingo 4 de octubre de 2026 presidente, vicepresidente, gobernadores, legisladores federales y estatales.

Según los datos parciales con más del 92 % de los votos escrutados, el senador Flávio Bolsonaro, del Partido Liberal (PL), lideró la primera vuelta con aproximadamente 47,86 % de los sufragios. El actual presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del Partido de los Trabajadores (PT), quedó en segundo lugar con cerca del 44,18 %. El resto de candidatos (Augusto Cury, Renan Santos y Ronaldo Caiado) se situaron por debajo del 3 %.

Ninguno alcanzó la mayoría absoluta necesaria, por lo que ambos se enfrentarán en un balotaje el próximo 25 de octubre.

Lula, de 80 años y en su séptima campaña presidencial, denunció presuntas injerencias externas, en particular del presidente estadounidense Donald Trump.

Flávio Bolsonaro, hijo del expresidente Jair Bolsonaro (2019-2023) —quien se encuentra bajo arresto domiciliario por los hechos de enero de 2023—, se presentó como el abanderado del alineamiento con Israel y el trumpismo para recuperar el Ejecutivo.

El presidente argentino Javier Milei felicitó de inmediato a Flávio Bolsonaro, calificando el resultado de “histórica elección ante el comunista de Lula” y destacando que “el continente americano es de ciudadanos que quieren vivir en libertad”.

El segundo turno del 25 de octubre no será solo una contienda nacional. Se proyecta como un escenario de alineamientos internacionales claros:

Flávio Bolsonaro aparece respaldado por el eje Trump-Israel. El expresidente estadounidense ha mantenido una relación estrecha con la familia Bolsonaro y ha criticado abiertamente a Lula. Israel, por su parte, ve en un eventual gobierno de Bolsonaro un socio más alineado en cuestiones de seguridad, comercio, la política internacional y la disputa geopolítica de Medio Oriente. Un triunfo de Flávio reforzaría un bloque en América Latina junto a gobiernos como el de Milei en Argentina, priorizando lazos con Washington y una postura más dura frente a China.

Lula, en cambio, cuenta con el apoyo implícito y explícito de China y el bloque BRICS. Durante su mandato actual ha impulsado la ampliación de los BRICS, profundizado el comercio con Pekín (Brasil es uno de los principales proveedores de soja, mineral de hierro y petróleo a China) y defendido un orden multipolar. Un segundo mandato de Lula consolidaría la influencia china en Sudamérica, fortalecería el grupo BRICS como contrapeso al G7 y mantendría a Brasil como actor clave en la desdolarización y en foros del Sur Global.

El resultado del balotaje definirá no solo el rumbo interno de Brasil —la mayor economía de América Latina—, sino también el equilibrio de poder en la región entre el eje atlántico-occidental (Estados Unidos-Israel) y el eje eurasiático-multipolar (China-BRICS). La polarización doméstica se convierte así en un reflejo de la disputa geopolítica global.
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Ottobre di Pace a Verona

Programma denso di festeggiamenti e celebrazioni per il mese più pacifista dell’anno 2 ottobre, compleanno di Gandhi, Giornata internazionale della Nonviolenza. 4 ottobre, giorno di San Francesco, ottavo centenario del Transito. 9 ottobre, compleanno di John Lennon, suoi gli inni del movimento pacifista mondiale. Inoltre è festa per il risultato del quorum raggiunto e superato con [...]

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Democracia y tiranía plutocrática – Por Juan Manuel de Prada

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Por Juan Manuel de Prada

Quien desee vivir sin una venda en los ojos debe empezar aceptando algo elemental: en nuestras sacrosantas democracias quienes deciden de forma efectiva son minorías que escapan al ‘control ciudadano’ (algo que en puridad no existe, pues la ‘ciudadanía’ no es otra cosa sino una comparsa a la que se halaga en sus bajos instintos, para hacerle creer que tiene mando), élites que nos imponen su propia concepción del mundo a través de ideologías que les benefician. Durante el siglo XIX y una parte del siglo XX, hasta la eclosión de los totalitarismos, esa ideología fue el liberalismo; luego, con la necesidad de asimilar o amansar la fiera comunista, esa ideología sería el progresismo, que no es sino liberalismo con derechos de bragueta y dengues de justicia social.

Detrás de esta degeneración de la democracia se halla, claro está, la rebelión de la Economía contra la Política. Durante siglos, la Economía estuvo limitada por normas religiosas o morales y supeditada al poder político, que era depositario de esas normas y encargado de velar por su vigencia. Pero, al desvincularse el poder político de esa labor, la Economía se desembridó por completo, hasta subvertir los cimientos de la política mundial; y esa subversión no ha hecho sino agigantarse con el desarrollo de la técnica, hasta llegar a esta fase de capitalismo tardío, en que no sólo los bienes de consumo, sino hasta las interacciones humanas y la propia intimidad se han convertido, en activos financieros. De este modo, el estado de subversión originado por el lucro no sólo ha transformado las formas políticas imperantes, sino también la conciencia social, imponiendo una supremacía del dinero sobre cualquier anhelo humano, una prevalencia de las ansias materiales sobre los anhelos espirituales. Así se ha producido una mercantilización completa de la sociedad: el afán de lucro constituye el común denominador de todas las relaciones sociales; e, inevitablemente, la corrupción se ha extendido por doquier.

Los medios de adoctrinamiento de masas, la publicidad comercial, las formas artísticas cada vez más halagadoras de los bajos instintos y, muy especialmente, la ‘experiencia’ digital regida por algoritmos impulsan un plan disolvente de embrutecimiento colectivo, orientado a mantener al ‘usuario’ inmerso en un ciclo continuo de consumo y gratificación inmediata; orientado, en realidad, a convertirlo en un animalillo gobernado por impulsos meramente sensitivos, mediante la destrucción de su equilibrio moral y psíquico. A ese hombre embrutecido que ya sólo puede aspirar a la búsqueda de felicidad en un sentido puramente materialista es fácil someterlo a una servidumbre espiritual completa y convertirlo en masa cretinizada.

Entretanto, el régimen de partidos –introducido por el liberalismo burgués e impulsado por el dominio de la Economía sobre la Política– representa un simulacro democrático, mientras sigue las consignas del Dinero. Oswald Spengler lo escribió premonitoriamente hace más de un siglo: «Así como la monarquía inglesa en el siglo XIX, así los Parlamentos serán poco a poco un espectáculo solemne y vano. Como allí el cetro y la corona, así aquí los derechos populares serán expuestos a la masa con gran ceremonia y reverenciados con tanto o más cuidado cuanto menos signifiquen». Y mientras se representa ese espectáculo solemne y vacío (bueno, en el caso español barriobajero y vacío), el verdadero poder se ha desplazado de los (risum teneatis) ‘órganos de representación ciudadana’ hacia corporaciones transnacionales cuyo valor de mercado supera el PIB de muchas naciones. Los parlamentos ofrecen una soberanía de pega a la ‘ciudadanía’, con manguerazo de derechos de bragueta y halagos al resentimiento de sus elementos más viles, mientras la alta finanza internacional toma las decisiones. Así la democracia se ha convertido en el arma política de las fuerzas del Dinero, que condicionan la legislación a sus propios intereses a través de un régimen de partidos lacayos y sobornados, mientras las masas, cretinizadas por la depravación intelectual y los cultos falsos, están sometidas a un verdadero hipnotismo ideológico; y guían su conducta según consignas partidistas que, por supuesto, no buscan reflejar la realidad, sino producir ‘relatos’ mediante la impresión y el impacto emocional en lugar del razonamiento.

La libertad política está ligada íntimamente a la independencia económica; y en las democracias contemporáneas tal independencia no existe. Lo que nosotros llamamos cándidamente ‘democracia’ no es más que una tiranía plutocrática que ha desarrollado eficacísimos métodos de hipnosis ideológica colectiva.

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Trampantojos para alienados y resentidos – Por Juan Manuel de Prada

Por Juan Manuel de Prada

Como todos los demagogos que en el mundo han sido, el doctor Sánchez utiliza como combustible principal de su acción política el resentimiento. Se trata, en realidad, de un combustible que la propia sociedad de masas genera de forma inevitable, fomentando un inconformismo constante en la pobre gente alienada, a la que se invita a perseguir ‘derechos subjetivos’ que, por resultar casi siempre inalcanzables, generan envidia y resentimiento. El hombre-masa democrático es un individuo desarraigado, alimentado con farfollas de autoafirmación individualista que a la postre se revelan quiméricas; y este contraste doloroso entre sus aspiraciones desorbitadas (hijas del ‘empoderamiento’ que le brindan los ‘derechos subjetivos’) y su estado de total impotencia para llevarlas a cabo lo convierte en un saco de pus.

Y ya sabemos que el resentimiento genera antídotos amargos. En una comunidad sana, las personas anhelan un trabajo que los arraigue a su tierra y un hogar propio donde puedan cobijar a su familia; en una sociedad de masas, los individuos desarraigados aspirarán tan sólo a una ‘solución habitacional’, resignados a una existencia errabunda, sin casa propia y sin vínculos. Así surge en el hombre-masa el anhelo de ‘alquilar’, que no es un anhelo propiamente humano, sino anhelo de esclavos que se conforman con las migajas que les ofrecen los demagogos. Pero dicho anhelo desnaturalizado del hombre-masa se tiñe inevitablemente de resentimiento hacia el propietario de la casa que alquila, a quien considera un usurpador que debe ser perseguido y demonizado.

Conocedor de los mecanismos psicológicos del resentimiento, el doctor Sánchez ha enarbolado el trampantojo del alquiler como gran medida de progreso para facilitar el acceso a la vivienda, cuando –como a nadie que no esté alienado se le escapa– es la ‘solución flexible’ que interesa al reinado plutocrático mundial, que necesita masas desarraigadas e infecundas, para someterlas a las condiciones laborales que le convienen (empleos temporales o inestables, salarios birriosos, ‘movilidad laboral’, etcétera). El alquiler que el doctor Sánchez ofrece a la juventud alienada y anegada de resentimiento no es otra cosa sino la oferta de desarraigo estructural indispensable para que funcione el engranaje del mercado globalizado.

Resulta sumamente llamativo y revelador que los desaprensivos que nos gobiernan, encargados de pastorear a esa juventud alienada y resentida hacia los rediles que convienen a la plutocracia, hayan elegido como diana de sus invectivas a los ‘fondos buitre’. Pero, ¿a qué llaman ‘fondos buitre’ estos canallas? Reparemos en el caso emblemático de Maricarmen, una señora que disfrutaba de una segunda subrogación de un contrato de renta antigua firmado en 1956; y que fue desahuciada en aplicación (muy tardía) de una Ley de Arrendamientos Urbanos… ¡aprobada por un gobierno socialista! Al casero de esta señora lo han tildado reiteradamente de ‘fondo buitre’; pero luego hemos sabido que se trataba en realidad de una pequeña sociedad que cuenta en su patrimonio con un único piso. Y es que los ‘fondos buitres’ auténticos son los amos de la patulea gobernante, como ha probado reiteradamente el doctor Sánchez, reuniéndose en varias ocasiones con el máximo responsable de BlackRock, Larry Fink, para lamer sus almorranas azufrosas, y publicitando después orgullosamente fotografías de estos encuentros en sus redes sociales. Lo hizo en una visita a los Estados Unidos, donde mantuvo una reunión exclusiva en la sede de BlackRock; y lo volvería a hacer en el Foro de Davos, donde se puso las botas a lamer almorranas, ya no sólo de Fink, sino también de otros dirigentes de grandes fondos, celebrando que estos hijos de Satanás «renovasen su apuesta por España» con nuevas inversiones. Luego, sumándose a la meada sobre la jeta de alienados y resentidos, un ministrillo del doctor Sánchez utilizaría estas inversiones de BlackRock para ensalzar propagandísticamente la falsa robustez de la economía española. ¿Alguien que no sea víctima de la alienación y el resentimiento puede dudar del amo al que estos chacales sirven? Para seguir sirviéndolos, a la vez que azuzan el resentimiento de las masas alienadas, se han sacado de la manga esos dos decretos-leyes fraudulentos, burda propaganda que arroja a propietarios e inquilinos a la sima de la inseguridad jurídica más desquiciada.

Simone Weil señalaba que «el arraigo es tal vez la más importante y la más desconocida necesidad del alma humana». E, indudablemente, una de las formas de arraigo es la propiedad de una casa que podamos considerar nuestro hogar. En una sociedad que no estuviese en manos de demagogos al servicio del reinado plutocrático mundial, el alquiler seria una realidad residual a la que sólo recurrirían –aparte de los turistas y los forasteros en tránsito– las personas que tienen un trabajo que los obliga a una itinerancia constante. Pues el común de los trabajadores, ligados a un trabajo que los arraiga a su tierra, gozaría con su familia de un hogar propio. Como ya hemos escrito en alguna ocasión anterior, un gobernante que de veras desease combatir el problema de acceso a la vivienda anunciaría un gran pacto para la calificación del suelo y la construcción de cientos de miles de viviendas sociales. Así, aparte de brindar a los jóvenes una vida digna, generaría empleo directo e indirecto y reactivaría enormemente la economía, porque garantizando vivienda asequible en propiedad se liberaría renta disponible y se favorecería el consumo; lo cual, además de generar riqueza, devolvería parte de la inversión al Estado a través de impuestos. Y, erigiéndose en el cliente principal de los proveedores de materiales para la construcción, el Estado podría propiciar un descenso de los precios que también beneficiaría a los promotores inmobiliarios privados. De este modo, construir vivienda resultaría menos costoso; e, inevitablemente, descendería también el precio de los alquileres.

Pero la jauría de chacales comandada por el doctor Sánchez, lacayos lamerones de la plutocracia, no desea combatir el problema del acceso a la vivienda; desea tan sólo azuzar el resentimiento de la gente alienada. Una oposición cabal ya estaría anunciando la construcción de cientos de miles de viviendas sociales, en caso de vencer en las próximas elecciones; no lo hace porque son los mismos lacayos con distintos collares. Y, puesto a elegir entre sus lacayos, el reinado plutocrático mundial siempre prefiere al que le garantiza la paz social de la gente alienada y resentida.

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2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza: la pace si costruisce con una politica nonviolenta

Il 2 ottobre, giorno della nascita di Mohandas K. Gandhi, le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale della nonviolenza. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo non è una ricorrenza rituale: la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il [...]

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China aventaja a EEUU en tecnología crítica en 69 de 74 rubros – Por Alfredo Jalife-Rahme

Por Alfredo Jalife-Rahme

Según el sinófobo think tank Instituto Australiano de Política Estratégica (ASPI, por sus siglas en inglés), en su trazabilidad de tecnología crítica (critical technology tracker: CTT) de junio 2026, China ostenta un descomunal liderazgo en la investigación de alto impacto: en 69 de 74 rubros (https://bit.ly/4xYMAax). ¡El futuro, que ya es presente, está escrito en el muro!

Antes se manejaba que el liderazgo chino marcaba la dinámica de una tendencia azorante que hoy se ha consolidado en forma estructural en la aplastante mayoría de los campos que definirán la soberanía tecnológica, la capacidad militar y la competitividad económica.

En la actualización de este año, China ya rebasó a EEUU en ingeniería genética –además de radioterapia y medicina nuclear–, así como en procesamiento de lenguaje natural. En pleno declive acelerado, con o sin Trump, EEUU conserva todavía su liderazgo en cinco rubros.

El ASPI toma en cuenta la presencia de un país en por lo menos ocho de 10 instituciones líderes a escala global –¡predomina la Academia China de Ciencias con 30 tecnologías!–, así como el número de publicaciones alusivas, que en el caso de Pekín marca una tendencia al monopolio en 41 tecnologías de las 69 que encabeza. En su actualización de junio de 2026, el ASPI exhibe que el liderazgo chino se consolidó en hardware, aceleradores de inteligencia artificial (IA) y en manufactura biológica.

El monopolio chino destaca en aprendizaje de máquinas (machine learning), robótica avanzada, comunicaciones de radiofrecuencia avanzadas, gemelos digitales ( digital twins), semiconductores de banda ancha/ultra-ancha y análisis avanzado de datos y sistemas autónomos.

China mantiene su liderazgo en interfaces cerebro-computadora, pero ya no tiende al monopolio. Por su parte, EEUU se consolidó con tendencia al monopolio en neuroprótesis. Fuera de China y EEUU, la brecha se ha profundizado en forma alarmante. India participa en el “top 5” de 56 tecnologías específicas y nada desdeñablemente ocupa el segundo lugar –¡delante de EEUU!– en 16 de las 69 que encabeza China.

Alemania mantiene su liderazgo europeo y Gran Bretaña ha perdido fuerza. Vale la pena señalar que la Unión Europea como bloque en plena delicuescencia lidera en muy pocos rubros. Pese a las asfixiantes sanciones “occidentales” desde hace 47 años, asombra que la República Islámica de Irán surja en el “top 5” en varias áreas de materiales y propulsión (de uso dual: civil y militar).

La Trazabilidad (CTT) no mide la presente capacidad industrial ni el despliegue comercial, sino que pondera la intensidad de la investigación de alto impacto que incluye los “flujos de talento”, donde se aglutinan los óptimos investigadores del planeta: un indicador adelantado de la capacidad futura de un país.

En el campo de moda de la IA –que definirá el destino del planeta–, se libra una feroz batalla entre EEUU y China, lo cual se subsume en el flujo de los talentos en investigación de alto impacto. La ventaja de China como fuente de los mejores talentos en IA se ha ampliado desde 2022 (https://bit.ly/4AK48da).

Más allá de la promesa de un “diálogo sobre IA” como resultado de la visita de Xi a Washington, según datos de Carnegie China, hoy “57 por ciento de los mejores talentos en IA provienen de China (frente al 46 por ciento registrado en 2022), mientras 13 por ciento provienen de EEUU (menor al 20 por ciento de 2022)”.

Pese a las fuertes tensiones y castigos recíprocos, EEUU sigue siendo muy atractivo para el talento global en IA, en particular, el talento chino. Curiosamente, el “talento” fue una moneda acuñada por los fenicios-cananeos, y hoy el ex casinero Trump parece apostar todo su “resto” lúdico en la IA cuando se proyecta que la inversión total en centros de datos e infraestructura de IA asociada alcance 10.3 billones de dólares (trillones en anglosajón) entre 2025 y 2032 (3.6 por ciento del PIB anual), lo cual empequeñecería los proyectos colosales en ferrocarriles, las redes de autopistas y la “plomería para Internet” (https://bit.ly/3VHvmRv).

¿Será por ello que Elon Musk vaticina la mayor “era de la abundancia” debido a la IA (https://bit.ly/4z8VNhC)?

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Cannabis light, la Corte Costituzionale rinvia: il verdetto sull’articolo 18 slitta al 9 febbraio 2027

Venti barattoli di vetro. Uno consegnato a richiesta degli agenti, sei sotto un telo su uno scaffale, tredici sotto il bancone di un secondo negozio. È l’11 dicembre 2025 quando la polizia entra nei due cannabis shop di un commerciante bresciano e lo arresta in flagranza: detenzione ai fini di spaccio. Poi arrivano le analisi …
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In risposta alle scelte del governo sulla scuola con i volontari SCU la scuola di italiano per stranieri apre anche ai minori migranti

Mentre il dibattito politico si concentra sul numero di alunni stranieri nelle scuole e alle classi ghetto “Io, Noi ODV” e il centro territoriale romano del Movimento Nonviolento scelgono di rispondere alla questione fondamentale mettendo in gioco le proprie risorse: che cosa possiamo fare perché gli studenti stranieri possano davvero diventare parte della nostra comunità [...]

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Rusia después de las elecciones: consolidación de Rusia Unida y reordenamiento del sistema político – Por Marcelo Ramírez

Por Marcelo Ramírez

Las legislativas de septiembre muestran un crecimiento significativo del oficialismo, un aumento de la participación y un retroceso del Partido Comunista. El sistema electoral mixto amplificó la ventaja de Rusia Unida en la Duma, mientras las fuerzas secundarias atraviesan una recomposición. La elección, primera desde el comienzo de la guerra en Ucrania, se desarrolló además bajo ataques con drones y ciberataques denunciados por las autoridades rusas.

Las elecciones legislativas celebradas en Rusia entre el 18 y el 20 de septiembre de 2026 dejaron un resultado que va bastante más allá de una nueva victoria de Rusia Unida. El partido dominante aumentó considerablemente su porcentaje respecto de 2021, la participación electoral creció, el Partido Comunista retrocedió y otras fuerzas parlamentarias, principalmente el Partido Liberal Democrático de Rusia (LDPR) y Nueva Gente, ampliaron su presencia electoral.

Con más del 95% de los votos procesados, la Comisión Electoral Central situaba a Rusia Unida en torno al 57,8%, frente al 13,8% del Partido Comunista de la Federación Rusa (PCFR), aproximadamente 9% del LDPR y cerca de 8% de Nueva Gente. Rusia Justa se encontraba prácticamente sobre el umbral del 5%, una situación que fue variando durante el escrutinio. La Comisión Electoral Central indicó, además, una participación del 59,32%, equivalente a más de 62,6 millones de electores. Los resultados deben considerarse todavía provisionales hasta su formalización definitiva, prevista no antes del 25 de septiembre.

El dato central, sin embargo, surge de la comparación con las elecciones legislativas de 2021. Entonces Rusia Unida había obtenido el 49,82% de los votos; el Partido Comunista, 18,93%; el LDPR, 7,55%; Rusia Justa, 7,46%; y Nueva Gente, 5,32%.

Cinco años después, Rusia Unida crece alrededor de ocho puntos porcentuales mientras el PCFR pierde aproximadamente cinco. Al mismo tiempo, la participación electoral pasa de alrededor del 51,7% en 2021 a más del 59% en 2026. Es la combinación de estos fenómenos, más participación, mayor porcentaje oficialista y debilitamiento de su principal competidor, lo que permite hablar de una modificación significativa del equilibrio político dentro de la Duma.

Para entender correctamente el resultado es necesario observar cómo se elige la Cámara baja rusa. La Duma Estatal está integrada por 450 diputados elegidos por cinco años mediante un sistema mixto. La mitad (225 bancas) se distribuye mediante representación proporcional según las listas nacionales de los partidos que superan el umbral del 5%. Los otros 225 diputados son elegidos en circunscripciones uninominales en razón de que Rusia está dividida en 225 distritos y cada uno elige un único representante. En estos distritos resulta electo simplemente el candidato que obtiene más votos que cada uno de sus adversarios. No necesita alcanzar la mayoría absoluta.

El mecanismo tiende a favorecer al partido más grande cuando los votos de sus adversarios están fragmentados entre varias fuerzas. Eso es precisamente lo que ocurrió en 2026, mientras Rusia Unida obtenía alrededor del 58% del voto proporcional, sus candidatos encabezaban más de 200 de las 225 circunscripciones uninominales durante el escrutinio. Con el 95,18% contabilizado, la presidenta de la Comisión Electoral Central, Ella Pamfilova, informaba que el partido había ganado 208 distritos de este tipo. En 2021 había conseguido 198.

La consecuencia es evidente, una mayoría electoral importante se convierte en una mayoría parlamentaria todavía mayor. En base en los resultados difundidos el 21 de septiembre, una proyección de 355 diputados para Rusia Unida sobre un total de 450, superando tanto los 324 que tenía en la Duma saliente como el máximo de 343 alcanzado en 2016.

El resultado permite comprender una característica central del sistema político ruso. Aproximadamente el 58% de los votos partidarios puede traducirse en alrededor de tres cuartas partes de la Cámara debido a la combinación entre representación proporcional y predominio territorial.

La consolidación de Rusia Unida tiene entonces tres dimensiones. Es electoral, porque aumenta su porcentaje de votos, es territorial porque domina la enorme mayoría de los distritos uninominales y es institucional porque amplía su control sobre la Duma.

El segundo dato relevante es el crecimiento de la participación.Según la Comisión Electoral Central, votó el 59,32% del padrón, más de 62,6 millones de personas. Se trata de una participación sensiblemente superior a la registrada en las legislativas anteriores., entonces la combinación con el crecimiento de Rusia Unida merece atención.

Una fuerza política puede aumentar porcentualmente incluso sin incrementar de manera significativa su base electoral si los votantes de sus adversarios se abstienen en mayor proporción. En ese escenario, un partido conserva aproximadamente sus votos pero aumenta su participación relativa dentro de un electorado más pequeño.

Sin embargo, en Rusia ocurrió algo diferente dado que aumentó el número relativo de ciudadanos que participaron y, dentro de ese electorado ampliado, aumentó también el porcentaje obtenido por Rusia Unida.

Si bien no sabemos automáticamente las motivaciones individuales de los votantes ni interpretar cada sufragio como un apoyo a la totalidad de las políticas gubernamentales, podemos inferir que una explicación basada exclusivamente en una desmovilización electoral generalizada de los adversarios del oficialismo no es la adecuada.

El aumento de la participación, de todos modos, también debe analizarse en relación con los cambios introducidos en la forma de votar. La elección se realizó durante tres jornadas y continuó expandiéndose el voto electrónico con más de 3,6 millones de ciudadanos participaron mediante el sistema federal de votación electrónica, al que se sumó el sistema utilizado específicamente en Moscú.

Estos mecanismos reducen el costo práctico de participación y probablemente constituyan una parte de la explicación del incremento. Por eso resulta difícil atribuir toda la suba a una movilización política y aún con esa precaución, una participación superior al 59% constituye uno de los elementos centrales de la elección.

Existe además una circunstancia que diferencia radicalmente estas elecciones de las anteriores que fueron las primeras legislativas rusas desde el comienzo de la guerra en Ucrania en febrero de 2022. Las tres jornadas de votación se desarrollaron, además, mientras continuaban los ataques sobre territorio ruso, durante el último día se produjo una ofensiva de gran escala con drones contra Moscú y otras regiones.

Las autoridades rusas informaron haber interceptado más de 1.600 drones desde el sábado, unos 450 dirigidos contra Moscú, inclusive algunos aparatos alcanzaron sus objetivos, se registraron víctimas y fue afectada infraestructura energética.

Paralelamente, las autoridades denunciaron ataques informáticos contra el sistema electoral. La Comisión Electoral y organismos gubernamentales informaron sobre ofensivas DDoS, intentos de alterar el voto electrónico e interrupciones de comunicaciones en distintas regiones. Las autoridades reportaron ataques contra los sistemas digitales durante la segunda jornada de votación.

La Comisión Electoral Central caracterizó posteriormente el proceso como una elección realizada bajo un nivel excepcional de amenazas externas y afirmó haber enfrentado una fuerte escalada de ataques cibernéticos.

El gobierno ruso presentó la continuidad de las elecciones y el incremento de la participación como una demostración de cohesión social. Vladimir Putin había colocado la elección dentro de una discusión más amplia sobre la unidad nacional durante la guerra y el Kremlin buscaba presentar los comicios como una medida del respaldo social a la orientación adoptada desde 2022.

El resultado electoral no puede trasladarse mecánicamente a una pregunta que los votantes nunca respondieron explícitamente, que el 57 o 58% obtenido por Rusia Unida no significa necesariamente que ese mismo porcentaje apruebe cada decisión militar, económica o diplomática adoptada durante la guerra.

Lo que sí puede afirmarse es más limitado, pero políticamente muy relevante porque después de más de cuatro años de conflicto, sanciones internacionales, presión económica y ataques dentro del territorio ruso, no se observa en estas elecciones un desplazamiento electoral masivo hacia fuerzas que propongan una ruptura frontal con la orientación estratégica del Estado.

Uno de los cambios más importantes se produjo en el Partido Comunista. El PCFR había conseguido en 2021 el 18,93%, uno de sus mejores resultados de las últimas décadas. Ese porcentaje le permitió convertirse claramente en la segunda fuerza política del país y concentrar una parte importante del electorado que buscaba expresar una alternativa a Rusia Unida.

En 2026 cae hasta aproximadamente el 13,8%, con una pérdida ronda los cinco puntos porcentuales, pero todavía es más significativa es la ampliación de la distancia con Rusia Unida.

En 2021 los separaban aproximadamente 31 puntos: 49,82% contra 18,93%, ahora la diferencia se aproxima a 44 puntos: alrededor de 58% frente a menos del 14%. La estructura partidaria se vuelve de esta manera más asimétrica.

El problema del PCFR tampoco se limita a la reducción de su representación proporcional. Su debilitamiento incide directamente sobre las circunscripciones uninominales. Durante años, los comunistas fueron en numerosos distritos la principal fuerza capaz de concentrar el voto de quienes buscaban derrotar a un candidato de Rusia Unida. Cuando ese espacio se fragmenta entre comunistas, LDPR, Nueva Gente, Rusia Justa y otras fuerzas, el candidato oficialista puede conservar la banca incluso obteniendo menos del 50%.

El retroceso comunista, por lo tanto, produce un doble efecto: reduce su propio peso parlamentario mientras facilita indirectamente el dominio territorial del partido gobernante. Sin embargo, los votos perdidos por el Partido Comunista no fueron absorbidos por una única fuerza alternativa.

El LDPR pasó del 7,55% registrado en 2021 a aproximadamente el 9%. Nueva Gente subió desde el 5,32% hasta cerca del 8%. Rusia Justa siguió una trayectoria diferente: cayó desde el 7,46% de 2021 hasta quedar prácticamente sobre el límite del 5%.

Nueva Gente merece atención particular. El partido había ingresado por primera vez a la Duma en 2021 y cinco años después aumenta claramente su porcentaje. El crecimiento indica que logró consolidar un espacio propio dentro del sistema, particularmente entre sectores que buscan reformas económicas, administrativas o sociales sin identificarse con el Partido Comunista.

También resulta significativo el desempeño del LDPR después de la muerte de su histórico fundador, Vladimir Zhirinovski, en 2022. Lejos de desaparecer con su dirigente, la fuerza conserva su base electoral e incluso mejora su porcentaje respecto de las legislativas anteriores.

Lo que aparece debajo de Rusia Unida es, por lo tanto, una reorganización del espacio secundario. El PCFR conserva el segundo lugar nacional, pero pierde capacidad para monopolizar el voto alternativo. LDPR y Nueva Gente crecen. Rusia Justa retrocede. El resultado es una mayor fragmentación de las fuerzas situadas detrás del oficialismo.

Es importante observar la relación entre estos resultados y la guerra, que requiere una interpretación particularmente cuidadosa. Los principales partidos con representación parlamentaria mantienen diferencias importantes en política económica, gasto social, inmigración, intervención estatal, administración pública y prioridades presupuestarias. Sin embargo, esas diferencias no se corresponden con una división equivalente respecto de las cuestiones estratégicas centrales vinculadas con Ucrania.

El Partido Comunista ha acompañado buena parte de las decisiones fundamentales adoptadas por el Estado ruso desde 2022. El LDPR sostiene posiciones nacionalistas y una línea dura respecto del conflicto. Rusia Justa también respaldó la orientación estratégica general. Nueva Gente presenta una posición comparativamente menos militarizada, pero tampoco estructuró su propuesta electoral alrededor de una retirada unilateral rusa.

Los medios occidentales señalaron durante la campaña que Yábloko constituía la principal fuerza registrada con una posición explícitamente contraria a la guerra, pero su lista federal quedó fuera de la elección después de una decisión judicial. El partido sí mantuvo algunas candidaturas y obtuvo una representación limitada en la legislatura regional de Nóvgorod. Este hecho introduce una limitación importante a cualquier lectura de los resultados como una medición directa de la opinión pública sobre la guerra, no obstante la popularidad de Yábloko es menor, dado que en las encuestas se ubica entre el 1 y el 3% de los votos, lo que le resta cualquier peso electoral real.

Como era de esperarse, sectores opositores rusos y gobiernos occidentales cuestionaron las condiciones de competencia, las restricciones a candidatos y organizaciones opositoras, el uso del voto electrónico y la realización de elecciones en territorios ucranianos ocupados y anexados por Rusia. Las autoridades rusas rechazan estas objeciones y sostienen que la elección se desarrolló de acuerdo con la legislación vigente; observadores de la Comunidad de Estados Independientes y de la Organización de Cooperación de Shanghái informaron no haber detectado irregularidades capaces de alterar los resultados en las mesas que supervisaron.

Por eso, si bien los comicios no pueden utilizarse como una encuesta directa sobre la guerra, tampoco corresponde separar completamente el resultado del contexto histórico en el que se produjo. Rusia Unida obtuvo en 2021 el 49,82%, cinco años después, luego de más de cuatro años de guerra, alcanza cerca del 58%. Simultáneamente aumenta la participación electoral y las principales fuerzas parlamentarias que respaldan la orientación estratégica del Estado conservan prácticamente todo el espacio político representado en la Duma. Ese dato tiene relevancia propia, aun cuando no permita conocer las motivaciones concretas de cada elector.

La paradoja principal de las elecciones de 2026 puede resumirse en dos movimientos simultáneos: aumenta la participación y aumenta la concentración parlamentaria. Más ciudadanos concurren a votar, pero el resultado final produce una Duma todavía más dominada por Rusia Unida.

Tres factores explican esa combinación. El primero es el crecimiento directo del partido gobernante, que pasa de menos del 50% en 2021 a cerca del 58%. El segundo es el retroceso del Partido Comunista, principal fuerza opositora parlamentaria y el tercero es el funcionamiento del sistema electoral mixto, donde la fragmentación de los adversarios permite al partido más grande imponerse en una proporción extraordinariamente alta de las circunscripciones uninominales. Por eso el dato del 58% explica sólo una parte del resultado.

La verdadera consecuencia política aparece al observar la composición de la Duma. Con ese porcentaje de votos, Rusia Unida se encamina a controlar alrededor de tres cuartas partes o más de la Cámara y conservar holgadamente la mayoría de dos tercios. La proyección de 355 de los 450 escaños, que constituiría un récord para el partido.

El sistema político ruso emerge así de las elecciones de 2026 con una característica reforzada: un partido dominante significativamente mayor que cualquiera de sus competidores y un segundo nivel partidario más fragmentado.

Rusia Unida crece electoralmente, amplía su dominio territorial y fortalece su control institucional. El Partido Comunista continúa siendo la segunda fuerza nacional, pero pierde una parte sustancial del terreno ganado cinco años atrás. LDPR y Nueva Gente avanzan, mientras Rusia Justa queda reducida a una posición mucho más frágil.

Todo esto ocurre bajo condiciones extraordinarias. Son las primeras legislativas desde febrero de 2022, se celebraron durante una guerra prolongada, con una economía sometida a sanciones y fuertes exigencias presupuestarias, y con ataques militares y cibernéticos coincidiendo con las jornadas electorales.

El resultado, por eso, representa algo más que la continuidad del esquema político existente antes de la guerra. Los datos disponibles muestran una profundización de la estructura de partido dominante que ya caracterizaba a Rusia, acompañada por una recomposición de las fuerzas que disputan el espacio situado detrás de Rusia Unida.

Queda abierta una cuestión que sólo podrá responderse con el desarrollo del próximo período político. ¿Hasta qué punto esta enorme concentración parlamentaria servirá para preservar el modelo construido durante los últimos años y hasta qué punto la reorganización que se está produciendo por debajo del oficialismo anticipa las disputas políticas, económicas y sociales de la Rusia posterior a la guerra?.

Por ahora, la señal electoral es clara en términos descriptivos: aumentó la participación, aumentó el porcentaje de Rusia Unida y se amplió la distancia que separa al partido gobernante de todos sus competidores parlamentarios. El resultado institucional de las legislativas de 2026 es, en consecuencia, una Duma más concentrada que la surgida de las elecciones de 2021.

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Sempre più Stati legalizzano la cannabis, sempre meno giovani la consumano

Negli Stati Uniti la cannabis è legale per gli adulti in un numero crescente di Stati, eppure tra gli adolescenti il consumo non aumenta: diminuisce. Per anni chi si opponeva alle riforme ha previsto che un mercato regolamentato avrebbe spinto i più giovani verso la sostanza e invece l’andamento nazionale racconta un’altra storia, opposta a …
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El “lubavitch” Milei (Netanyahu dixit) empeora la pobreza en Argentina (“La Nueva Tierra Prometida”) – Por Alfredo Jalife-Rahme

Por Alfredo Jalife-Rahme

Argentina llegó a ser en 1896 el «primer lugar mundial en economía», según los estudios clásicos de Maddison, por lo que no fue gratuito que el periodista Theodor Herzl, impulsor del sionismo, la haya seleccionado como sede del “hogar judío”.

Con Milei, Argentina ha periclitado feamente. Según Afp, “la tasa de pobreza en Argentina se eleva a uno de cada tres”: subió a 32.3 por ciento, de acuerdo con datos oficiales de la agencia gubernamental Indec, cuando la pobreza extrema se elevó a 7.5 por ciento. Destaca que “entre los niños menores de 14 años, 44.5 por ciento se encuentran en situación de pobreza”, de los cuales casi 11 por ciento es “extremadamente pobre” (https://bit.ly/4dHAI5p).

Los datos de Indec son poco creíbles por ser “estadísticas libertarias” del grupo ideológico en el poder que engendró al criminal argentino Cerimedo, asesor de Milei, y a su socio español Negre, implicados en escándalos (https://bit.ly/4dYXpC6).

Es pornográfica la santa alianza jázara ( khazar, https://bit.ly/3QqemJr) entre la secta pediátrica Chabad Lubavitch, colmada de escándalos y la triada Netanyahu/Zelensky/Milei (https://bit.ly/4xRslLY).

Milei recibió el premio Lover of Israel en Nueva York (https://bit.ly/4iLRvHZ) y luego dijo exultante: “Netanyahu es un líder extraordinario (…) Argentina es la nueva tierra prometida” (https://bit.ly/3VgYDlV).

El mismo día del lastimoso reporte de la pobreza en Argentina, el Mesías de las mendacidades, Netanyahu, alabó al lubavitch Milei: “Uno de los grandes líderes de nuestro tiempo. Lo que has hecho por la economía de Argentina es magistral” (https://bit.ly/4iQWvem). El genocida Netanyahu no está actualizado ni le conviene enterarse de la desoladora devaluación del peso argentino. Por lo visto, ni las “leyes internacionales” ni las “leyes económicas” son aplicables en Israel ni en Argentina.

A propósito, Hanoch Milwidsky, aliado de Netanyahu en el partido Likud y jefe del Comité de Finanzas del Knéset, asentó: “No somos como los demás y por eso todas las leyes que se aplican a los demás no se nos aplican a nosotros… El pueblo judío es un pueblo de alta cuna” (https://bit.ly/4horuMn).

Netanyahu ya bautizó de lubavitch a Milei: “Ten claro que, ahora que eres un lubavitch, formas parte de la mishpacha, de nuestra familia, en el sentido más profundo de la palabra” (https://bit.ly/46QTTWH y https://bit.ly/4xNswIc). Cabe destacar que Milei le regaló a Netanyahu un cuadro del rabino Schneerson, venerado por ambos. Como acción de gracias, el lubavitch Milei acudió al sepulcro en Nueva York del rabino Schneerson, figura sacralizada de la secta pediátrica Chabad Lubavitch, ampliamente festejado por The Times of Israel (https://bit.ly/4iVRfq1).

Los actores implicados no se ponen de acuerdo sobre sus estadísticas demográficas muy manoseadas y carentes de rigor científico. Así las cosas, con todas las reservas del mundo, se maneja que entre 85 y 90 por ciento –del total de 16 millones de “judíos ” en el mundo– no son semitas, sino “askenazíes europeos”, cuya lengua es el yidis, idioma no semítico que proviene del alemán medieval. En su libro clásico El invento del pueblo judío (https://amzn.to/2MR0PfM), Shlomo Sand (él mismo jázaro), afirma que los askenazíes no son semitas, sino de origen jázaro turco-mongol.

La población de Argentina asciende a 46.5 millones –con superficie de 2.78 millones de kilómetros cuadrados, PIB nominal de 688 mil millones de dólares–, cuyo número de “judíos ” es de 173 mil: ¡la mayor comunidad de Latinoamérica!

El 85 por ciento de los “judíos ” argentinos son askenazíes –jázaros no semitas–, lo cual no obsta para que una minoría gaucha –en similitud a lo que queda de Ucrania en la fase del jázaro Zelensky, perseguidor de la mayoría cristiana– pretenda imponer los Acuerdos de Isaac (https://bit.ly/475OtHD): hijos putativos de los Acuerdos de Abraham (https://bit.ly/4ydVXnB) de Netanyahu.

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La legalizzazione sperimentale in Svizzera cambia il modo di consumare, non le quantità

Si entra, si sceglie tra fiori, resina o una ricarica per vaporizzatore, si ascolta qualche consiglio dal farmacista e si esce. Succede dal 2024 in nove farmacie della Svizzera – cinque a Berna, tre a Lucerna, una a Bienne – dove 1.177 consumatori abituali acquistano cannabis legalmente nell’ambito dello studio SCRIPT, condotto dalle università di …
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Lo que las invasiones bárbaras esconden – Por Juan Manuel de Prada

Por Juan Manuel de Prada

La invasión bárbara de Ceuta nos ha dejado escenas propias de guerrilla urbana que hasta la fecha sólo habíamos visto cada vez que se desataba una revuelta en los barrios de la periferia parisina: incendios de automóviles, agresiones repetidas a militares y policías, ataques al transporte público, abusos sexuales, etcétera. Como a nadie se le escapa (o sólo a quienes viven encerrados en esas casposas jaulas del pensamiento llamadas ideologías), son acciones impropias de personas que vienen a ganarse el sustento a otro país, ni siquiera en esas situaciones desesperadas en las que cualquier persona puede perpetrar un crimen por puro instinto de supervivencia, o por proteger a los suyos, al estilo de Jean Valjean. Pero los brotes de delincuencia que han florecido en Ceuta nada tienen que ver con esta criminalidad desesperada a la que aludimos; son acciones programadas según la estrategia de conquista de territorios y expulsión de los autóctonos que se han utilizado (con frutos óptimos) en diversos países europeos, muy notoriamente en Francia.

Esa estrategia puede resumirse muy sucintamente: desde los arrabales de una ciudad, se crean ‘zonas sin ley’ o, como diría Foucault, «heterotopías» que funcionan al margen de las normas comunes de la sociedad y que se tornan inhabitables; y luego esa zona se va extendiendo poco a poco, como una mancha de aceite. Así ha ocurrido repetidamente en Francia, donde poblaciones musulmanas ‘colonizan’ un barrio y después organizan bandas especializadas en guerrilla urbana, a la vez que introducen diversas formas de intimidación civil más o menos subrepticia o descarada que los ‘petits blancs’ ni siquiera se atreven a denunciar, por temor a las represalias, para terminar emigrando a otros barrios o ciudades; y al desalojo de los autóctonos sucede tarde o temprano el colapso policial, pues patrullar estas ‘zonas sin ley’ obliga a asumir riesgos adicionales muy costosos (entre otras razones, porque las autoridades obligan a la policía a adoptar métodos irenistas, exactamente como ocurre en Ceuta).

No debemos confundir estas ‘zonas sin ley’ con los guetos, donde viven confinadas poblaciones que sufren marginación. Los pobladores de estas ‘zonas sin ley’ no están confinados, ni padecen marginación; por el contrario, han conquistado el territorio que habitan, han creado –mediante la violencia efectiva o soterrada– su propio espacio autónomo, expulsando a quienes antes residían en él. Y, por supuesto, en estas heterotopías o ‘zonas sin ley’ provocadas por las invasiones bárbaras no existe ese imaginario ‘mestizaje’ que tantos relatos míticos ha inspirado al progresismo biempensante. Puede haber, al principio, un remedo o pantomima de ‘mestizaje’, con mucho despliegue colorista de timbales y chirimías; pero se trata de un recurso al que se recurre por astucia y que pronto es sustituido por actitudes mucho más disuasorias cuando la dominación está asegurada.

Esta estrategia, recurrente en Francia, es la que se pretende realizar en Ceuta, de forma todavía más áspera y brutal. Por supuesto, a quienes la denunciaron en su día en Francia –casi siempre las clases populares que sufrían sus consecuencias– se les acusó de incurrir en exageraciones y tremendismos, de alimentar ‘fantasmas’ y paranoias racistas (exactamente el mismo argumento empleado por Marlaska, cuando calificó las lamentaciones de los ceutíes de «sensaciones» e «inseguridades subjetivas»). Las élites intelectuales francesas –que, como las españolas, viven en barrios pijos– abandonaron a su suerte a los ‘petits blancs’ que padecían estas invasiones, predicando las bondades del ‘mestizaje social’ y mareando la perdiz con inútiles y retóricas ‘políticas de inserción’, en la esperanza de que pronto el número creciente de invasores asegurase el triunfo electoral a piñón fijo del progresismo, bajo diversas máscaras (moderada o rampante, según conviniese a cada circunstancia). Así ha ocurrido repetidamente en Francia y en otros muchos países europeos, donde la parte de la población que sufre las invasiones bárbaras ya no puede formar mayorías contra las alianzas que el progresismo moderado y rampante entabla con las fuerzas invasoras. Y donde esas alianzas generan, a su vez, el florecimiento de partidos que se alimentan del miedo y de la rabia, pretendiendo grotescamente oponer a la colonización invasora el vacío civilizatorio que ha sido el principal causante de dicha colonización.

Habría que empezar por aceptar, si no deseamos renunciar a la honradez intelectual, que la integración de las poblaciones que pertenecen a civilizaciones distintas es consustancialmente imposible; y también recordar que las civilizaciones las fundan las religiones y desaparecen cuando declina la religión que las fundó. No existe una civilización laicista, ni democrática, ni republicana, ni constitucionalista, ni parecidas zarandajas; allá donde falta la religión sólo existe vacío civilizatorio, que es inevitablemente llenado por otra civilización invasora. Quienes vienen a llenar ese vacío no hacen sino cumplir con un –llamémoslo así– designio; mucho más maligna es la posición que adoptan esas élites –por supuesto, procedentes de clases sociales preservadas del contacto con las invasiones bárbaras– que niegan la realidad y siguen cantando las bondades de las avalanchas inmigratorias y aplaudiendo las ‘regularizaciones masivas’, a la vez que anatemizan a quienes denuncian esta nueva forma de suicidio colectivo.

Muchas veces me he preguntado la razón de su traición y desatino. No se me escapa que casi todos ellos son untados generosamente por organizaciones sufragadas por el mundialismo y sobornados por el progresismo hegemónico con multitud de prebendas y privilegios; pero su abyección esconde otra razón más tenebrosa y secreta que tampoco se puede explicar como cándida defensa de los llamados Derechos Humanos, ni como sumisión a la corrección política, ni como perversión masoquista del sentimiento, ni como filantropía alucinada, ni siquiera como fatalismo de pulsiones autodestructivas. Todos estos ingredientes –y también la pura imbecilidad– se agitan, desde luego, en la marmita de la abyección donde abrevan estas élites; pero existe otro ingrediente que actúa como emulsionante de todos ellos. En el meollo de esa abyección, explicando su más recóndita entraña, se esconde el odio a la religión que fundó nuestra civilización. No debemos olvidar que detrás de toda cuestión política se esconde siempre un problema teológico.

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El Gobierno de Milei inhabilitaría de por vida a la científica del INTA que reveló presencia de glifosato en el 86% de los argentinos

El Consejo Directivo del Instituto Nacional de Tecnología Agropecuaria (INTA) impulsa una sanción extrema contra Virginia Aparicio, una de las principales investigadoras en agrotóxicos de la entidad. La medida apunta no solo a su despido, sino a su exoneración, lo que implica la inhabilitación de por vida para ejercer la función pública.

Aparicio, con más de 20 años de trayectoria, lideró la participación argentina en el proyecto Sprint, financiado por la Unión Europea, orientado a analizar el impacto de los plaguicidas en la salud humana y el medio ambiente. En el estudio participaron varios países europeos junto a Argentina.

Según los resultados, el 86,1% de los argentinos que aportaron muestras presenta en el cuerpo niveles de glifosato. El herbicida, producido por la multinacional Bayer, se detectó en el 100% de las muestras de materia fecal de bonaerenses. Además, se hallaron entre 10 y 28 plaguicidas en agua superficial, de 6 a 22 en alimentos y entre 43 y 86 en polvo del hogar. Estos datos ubican a Argentina como el país con mayor presencia de plaguicidas en personas y ambiente entre los participantes del proyecto.

Poco antes de la difusión de los resultados, el INTA suspendió la comunicación del informe y se retiró del proyecto, aunque continúa figurando como socio en la página oficial. Los datos finalmente se conocieron en una conferencia del proyecto Sprint en Bélgica el año pasado.

Fuentes del organismo señalaron al medio argentino La Política Online que hubo “quejas de las corporaciones” y lobby empresarial para frenar la difusión. Si bien la suspensión de la publicación se produjo a mediados de 2023, durante la administración de Alberto Fernández, en 2025, el actual Gobierno avanzó con un sumario orientado a la exoneración de la investigadora, marcando no solo continuidad sino también profundización.

Entre las acusaciones figuran el “perjuicio a la administración nacional” —pese a que el proyecto fue financiado íntegramente por la UE— y la negativa a entregar datos personales de los voluntarios vinculados a las concentraciones de plaguicidas. Aparicio sostuvo que no los facilitó porque había firmado un acuerdo de confidencialidad.

“El tema es que le quieren aplicar la sanción más extrema, es una locura”, indicó una fuente del sector, que también apuntó a intereses de entidades del campo.

La investigadora defendió el trabajo y advirtió en Radio 10: “La distribución de los plaguicidas es tan masiva que es necesario reducir la dependencia química en el sistema productivo y es importante hacerlo ya”.

Los gremios del sector rechazaron el despido y la posible exoneración, y advirtieron que se trata de una sanción “desproporcionada” que terminaría “persiguiendo, censurando y silenciando a toda la investigación y al personal del INTA”.

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Los cien kilómetros de Jesús – Por Ivone Alves García

Por Ivone Alves García

Buena parte del planeta todavía mide convencionalmente el tiempo a partir de una fecha construida alrededor del nacimiento de Jesús de Nazaret, cuya vida pública transcurrió dentro de un territorio extraordinariamente reducido. Su predicación se dio, en lo esencial, en un radio de unos cien kilómetros: Galilea, Jerusalén, algunas incursiones hacia Tiro y Sidón, la Decápolis, Samaria, la orilla este del Jordán. Ese fue, aproximadamente, el mapa completo de su paso terrenal.

Midamos ese paso con la vara que el poder siempre usó para medirse a sí mismo. No comandó ejércitos ni acumuló fortuna, no ocupó cargo político ni dirigió un Estado, no fundó una dinastía ni dispuso de imprenta, correo imperial o aparato de propaganda alguno. Los Evangelios, de hecho, no se escribieron mientras predicaba: nacieron después, de la memoria de quienes lo habían escuchado. Nació en una provincia periférica de un imperio que gobernaba el mundo conocido, y ahí mismo terminó crucificado bajo la autoridad romana, sometido a una muerte pública e infamante, pensada específicamente para quebrar al condenado y advertir a los demás.

Según todas las reglas humanas del poder, ahí debía terminar la historia. Pero los discípulos no se comportaron como los seguidores de un maestro derrotado. Pocos días después de la crucifixión, comenzaron a afirmar algo completamente inesperado: que Jesús había resucitado. En lugar de limitarse a difundir una filosofía o guardar un respetuoso recuerdo, anunciaron este hecho de forma directa. Fue esa convicción la que realmente puso en marcha la historia del cristianismo.

A partir de ahí, ese movimiento minúsculo se extendió por las ciudades del Mediterráneo oriental, atravesó las persecuciones imperiales y permaneció en pie cuando cayó el propio Imperio romano de Occidente, que en su momento debió de parecer bastante más sólido que cualquier fe. Echó raíces en el feudalismo, resistió el cisma de la Reforma, la crítica religiosa de la Ilustración, las lecturas críticas del siglo XIX y dos guerras mundiales, y llega al mundo tecnológico de hoy con hombres y mujeres que siguen rezando en su nombre, celebrando su muerte y su Resurrección y reconociéndolo como Cristo en todos los continentes.

Compárese esto con lo que puede hacer hoy cualquiera con poder real: un presidente que llega a media humanidad apenas abre la boca, un empresario que compra la plataforma entera donde discuten millones, un artista que acumula miles de millones de reproducciones en semanas. Nunca tuvimos tantos medios para hablarle a tantos. Y sin embargo casi todas esas voces se apagan de la memoria colectiva en el plazo de una generación. Un hombre que no dispuso de nada de esto sigue siendo, dos mil años después, más recordado que la mayoría de ellos.

Un historiador puede explicar buena parte de este proceso sin necesidad de apelar a la fe, y no hay por qué temerle a esa mirada: las rutas romanas, el griego común a todo el Mediterráneo oriental, la prédica de Pablo, la organización de las primeras comunidades, la conversión de Constantino tres siglos más tarde. Ese último dato importa más de lo que suele reconocerse: cuando el poder imperial por fin favoreció al cristianismo, el cristianismo ya llevaba trescientos años extendiéndose sin ese poder. La explicación sociológica cubre cómo se propagó una vez que ya existía algo capaz de propagarse. Lo que no cubre es la pregunta anterior: qué había en aquel hombre y en aquel mensaje para que existiera, en primer lugar, algo con esa capacidad. Roma crucificó a miles de personas antes y después de aquel viernes, y ninguna cambió la manera en que la humanidad cuenta los años. Judea produjo, en el mismo siglo, decenas de predicadores y mesías fracasados que hoy son apenas una nota al pie en algún historiador antiguo.

La fe cristiana no nació del éxito posterior del cristianismo. Nació del encuentro con Cristo, de sus palabras y sus obras, de su muerte y de la certeza proclamada por sus discípulos de que había resucitado. La expansión que vino después pertenece a otro orden: constituye una huella histórica de aquello que comenzó en un territorio diminuto y que ninguna explicación puramente material consigue agotar.

Jesús triunfó, además, con una lógica inversa a la que usa siempre el poder, que se expande con ejércitos, con acumulación, con organización partidaria o con propaganda. Él empezó con doce discípulos, caminos de tierra, aldeas sin importancia y parábolas contadas junto a un lago. La distancia entre esos medios iniciales y sus consecuencias históricas es enorme. Vivimos, hoy, obsesionados con el alcance inmediato —seguidores, reproducciones, capacidad instantánea de influencia— y medimos la importancia de algo por cuánta gente llega en las primeras horas. Jesús es casi la inversión exacta de ese criterio: un alcance inicial mínimo y una profundidad histórica que todavía no terminamos de medir.

Cristo no prometió comodidad ni poder terrenal. Prometió algo infinitamente mayor y mucho más difícil de convertir en propaganda: perdón, salvación, vida eterna, reconciliación con Dios. A cambio pedía conversión, amor al prójimo, misericordia hacia el enemigo y una vida entera puesta al servicio de algo superior al propio yo. Casi ninguna de las fórmulas que hoy garantizan viralidad estaba en aquel ofrecimiento. Y sin embargo sigue ahí, dos mil años después, más vivo que cualquiera de nuestros fenómenos de audiencia instantánea.

Un hombre recorrió apenas una pequeña franja del mundo antiguo. Desde la lógica humana carecía de todos los instrumentos necesarios para atravesar fronteras, generaciones e imperios. Fue crucificado, y según toda razón humana ahí debía terminar la historia. Sus discípulos proclamaron que había resucitado. Dos mil años después, Cristo sigue siendo adorado en lugares que ninguno de aquellos hombres sabía siquiera que existían. Para quien cree, esa historia no es una casualidad extraordinaria: pertenece exactamente a lo que Él dijo que había venido a hacer. ¿Cómo mirar todo esto desde el siglo XXI, con toda nuestra ciencia, nuestra tecnología y nuestra pretendida sofisticación, y concluir simplemente que se trató de un predicador exitoso de una pequeña provincia romana?

La tecnología consiguió, en dos mil años, lo que ningún imperio había logrado antes: hizo pequeño al planeta entero. Pero no consiguió volver pequeño a aquel hombre que caminó apenas un centenar de kilómetros a la redonda. Jesús recorrió un territorio pequeño. Fue el mundo el que terminó recorriendo el camino hacia él. El imperio bajo cuyo poder fue crucificado desapareció hace siglos. La Iglesia nacida de aquel pequeño grupo de discípulos continúa reuniéndose en su nombre, dos mil años después, en todos los continentes.

Por eso, en medio de los conflictos que sacuden al mundo y de las tempestades personales que a cada uno le toca atravesar, vale la pena volver la mirada a lo que ocurrió en aquella pequeña franja de tierra. Recordar lo que aquel hombre —y la obra del Padre, del Hijo y del Espíritu Santo— hizo por nosotros no es un refugio abstracto, sino una certeza viva. Si aquel comienzo tan humilde transformó la historia para siempre, hoy más que nunca, ante cualquier adversidad, tenemos un motivo profundo para no bajar los brazos y renovar la esperanza.

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65 anni dopo la Marcia di Aldo Capitini la nuova Mozione del popolo della pace: un’altra difesa ora è davvero possibile

Il 24 settembre del 1961 un’inedita esperienza di nonviolenza popolare si svolse tra Perugia ed Assisi: la Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli. Una marcia alla quale Aldo Capitini pensava da anni che passò alla fase organizzativa in quella drammatica estate, mentre a Berlino veniva innalzato il muro che avrebbe diviso per [...]

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57.136 firme consegnate al Senato: “Un’altra difesa è possibile” apre la fase due, ora la parola al Parlamento

Le Reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” hanno depositato questa mattina al Senato della Repubblica le firme raccolte a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la difesa civile, non armata e nonviolenta: 57.136 sottoscrizioni, ben oltre il quorum di 50.000 richiesto dalla normativa. Quello compiuto oggi al Senato dalla campagna [...]

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Canapa Day, in Valle di Susa la pianta cerca le sue filiere

A fine estate un campo di canapa è quasi al massimo della sua magnificenza: fusti alti due o tre metri, fitti come un canneto, e quell’odore resinoso che arriva prima ancora di vederlo. Poi le piante vengono tagliate, finiscono a terra, e comincia la parte che nessuno racconta. Chi le lavora? Chi ne ricava fibra, …
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Cumbre Trump – Xi Jinping: puja geopolítica y por el control de la Inteligencia Artificial

El presidente de Estados Unidos, Donald Trump, recibió este jueves en la Casa Blanca a su par chino, Xi Jinping, en una cumbre que concentró la atención internacional.

Tras la cumbre, ambos líderes dieron una conferencia de prensa en conjunto. Allí, el presidente chino le advirtió a su par estadounidense que ambos países tienen la responsabilidad de desarrollar la Inteligencia Artificial “bajo control humano”.

“Debemos asegurarnos de que siempre esté bajo control humano y sirva al pueblo”, agregó, en medio del debate sobre la seguridad en el desarrollo de la inteligencia artificial se intensificara en los últimos días.

Sobre el cierre de su discurso, planteó que ambos países deben “mantener una postura de no conflicto”. “Saldremos ganando con la cooperación y perderemos en el conflicto”, agregó.

Trump reconoció que en la reunión discutirán temas vinculados a la seguridad en el desarrollo de la IA, a la que se refirió como “superinteligencia”. Según dijo, las decisiones que tomen Estados Unidos y China sobre estos temas pueden ayudar a “promover la paz durante las próximas décadas”.

En paralelo, Trump aseguró que lograron “enormes avances en los problemas que afectan a los dos países” y destacó la creación de una junta de comercio bilateral.

Estados Unidos impuso restricciones a la exportación de determinados chips y tecnologías avanzadas hacia China, mientras el gobierno de Xi Jinping busca acelerar el desarrollo de su propia industria tecnológica.

La posibilidad de establecer mecanismos de comunicación para evitar que un incidente relacionado con estas tecnologías genere una crisis mayor también forma parte de las conversaciones.

«Si nos enfocamos en nuestros intereses comunes, confío en que podamos lograr mucho. La búsqueda de esos intereses comunes ha conectado a nuestros pueblos a través de los vastos océanos, las enormes distancias y las muchas diferencias e incluso nos convirtió en aliados en la Segunda Guerra Mundial», recordó.

La reunión llega después de que Estados Unidos y China acordaran extender una tregua comercial que debía expirar el 10 de noviembre. El secretario del Tesoro estadounidense, Scott Bessent, informó el miércoles que ambos países acordaron prolongarla hasta el 10 de enero, después de conversaciones con el viceprimer ministro chino, He Lifeng.

La situación de Irán también ocupará un lugar en la agenda. Trump busca que China utilice sus vínculos con Teherán para contribuir a una salida al conflicto y aumentar la presión sobre el gobierno iraní. Beijing, que mantiene importantes relaciones comerciales y energéticas con Irán, se opuso a las acciones militares estadounidenses contra ese país.

Otro gran tema será Taiwán, uno de los principales focos de tensión entre ambos gobiernos. China considera a la isla parte de su territorio y rechaza el respaldo militar estadounidense a Taipéi.

Estados Unidos, en tanto, mantiene una política de apoyo a Taiwán y continúa proporcionando armamento para reforzar su capacidad de defensa. La cuestión podría volver a generar diferencias durante la reunión.

El secretario de Estado estadounidense, Marco Rubio, señaló que se analiza la posibilidad de establecer “el equivalente a una línea directa como la que teníamos durante la Guerra Fría” para evitar incidentes que puedan afectar a las economías y sociedades de ambos países o incluso provocar un conflicto entre Estados.

Trump busca además mantener el contacto directo con Xi y pretende que el presidente chino participe en la cumbre del G20 en diciembre, prevista en su resort de Doral, Florida. Xi, por su parte, espera que Trump asista a la cumbre de APEC en noviembre, en Shenzhen, China.

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Milei afirmó en Nueva York que “Argentina es la nueva tierra prometida”

Nueva York / Buenos Aires. – El presidente Javier Milei aseguró este miércoles 23 de septiembre de 2026 que Argentina se ha convertido en “la nueva tierra prometida” para quienes deseen invertir. La declaración se produjo durante su estadía en Nueva York, donde participa del 81.º período de sesiones de la Asamblea General de las Naciones Unidas, al responder a una consulta periodística sobre si se concretarían inversiones en el país.

El ministro de Economía, Luis Caputo, añadió: “Como decimos con el presidente, tenemos una suerte de cobertura de hedge natural (cobertura natural), porque si la situación mundial se pone aún más tensa, bueno, más van a demandar estas cosas”.

La frase de Milei recupera una expresión que, años atrás, empleó de manera reiterada el rabino Sergio Bergman, quien fuera ministro de Ambiente y Desarrollo Sostenible (y luego secretario) durante la gestión de Mauricio Macri (2015-2019). Bergman, rabino de la Congregación Israelita Argentina y fundador de la Fundación Argentina Ciudadana, se refirió en múltiples oportunidades a la Argentina como “tierra prometida”. En una entrevista de diciembre de 2009 con el diario La Nueva, afirmó que “la tierra prometida, para el rabino Sergio Bergman, es la Argentina” e instó a los jóvenes a comprometerse para construirla, señalando que quizás los adultos no lleguen a verla plenamente. En conferencias y textos como “Argentina ciudadana: del paraíso perdido a la tierra prometida”, planteó que el país, fundado en los valores de la Constitución, constituye esa tierra de promesa, aunque la mayor restricción “somos los mismos argentinos”.

Acompañado por el ministro de Economía, Luis Caputo, el mandatario enfatizó el atractivo de las políticas económicas actuales. Caputo amplió el mensaje: “Lo que más atrae el presidente y las políticas que estamos llevando a cabo es inversiones en la economía real, que eso es lo que el país necesita y el mundo”. Agregó que “hoy el mundo necesita todo lo que Argentina tiene ventaja comparativa, que es energía, minerales críticos, alimentos, talento humano”, y habló de una “cobertura natural” ante tensiones internacionales. “Hay muchas cosas que van a venir… el nivel de inversiones en la economía real va a ser fenomenal”, concluyó.

Una de las declaraciones más polémicas circuló en videos de finales de 2017, cuando Bergman era funcionario. En ellas sostuvo que Argentina, “como tierra prometida”, debía entenderse también como sagrada “para ser partida y repartida”, en analogía con el origen del Estado de Israel en la partición de 1947 por las Naciones Unidas. Esas palabras generaron fuertes críticas en sectores opositores y medios, que las vincularon a una injerencia indebida sobre la soberanía territorial.

La coincidencia en la metáfora bíblica —“tierra prometida”— vuelve a poner sobre la mesa, casi una década después, un lenguaje cargado de resonancias religiosas e históricas en la política argentina.

 

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Due strati di carbonio, uno di canapa: stesso risultato negli urti

Quando si parla di canapa nei materiali compositi, il punto non è costruire oggetti “interamente di canapa”, ma capire quanto una fibra vegetale possa sostituire rinforzi sintetici mantenendo prestazioni meccaniche adeguate, o addirittura migliorandole. Uno studio pubblicato nel Journal of Materials Engineering and Performance ha analizzato proprio questa possibilità attraverso laminati sottili ibridi realizzati con …
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La nueva tracción a sangre – Por Ivone Alves García



Por Ivone Alves García

Cuatro décadas de crisis no dejaron en la Argentina una pobreza pasajera. Dejaron una pobreza con domicilio fijo, con generaciones nacidas y criadas adentro de ella, que Buenos Aires terminó incorporando a su paisaje con la misma naturalidad con que incorporó un semáforo o una parada de colectivo. Familias enteras durmiendo en la calle, adictos sin que el sexo, el color o la edad salve a ninguno, carros empujados a pulso durante kilómetros, una marginalidad que ya no se presenta como emergencia sino como mobiliario urbano permanente: eso es lo que queda cuando una sociedad decide, sin votarlo nunca, que ya nada le sorprenda, que mientras pueda salvarse a sí misma, lo demás no importa.

Los números no dejan margen para la duda ni para la excusa. En 1980 vivían 37.010 personas en villas, asentamientos y núcleos habitacionales transitorios de la Ciudad. En 1991 eran 52.608. En 2001, 107.805. En 2010, 163.587. Hoy rondan las doscientas mil (1). Esa curva no describe una crisis puntual que se supera y se deja atrás: describe una acumulación continua, década tras década, gobierno tras gobierno, en la que cada derrumbe sumó una capa nueva de gente que la recuperación siguiente jamás llegó a disolver. Nadie recuperó ese terreno. Nadie lo intentó en serio.

La hiperinflación de 1989 fue el primer gran quiebre y mostró la velocidad con la que esta sociedad puede caer: en mayo de 1988 el 12,7 por ciento de los porteños estaba bajo la línea de pobreza; en octubre de 1989, el 22,5 por ciento; en el conjunto del Gran Buenos Aires, el 47,3. Los años noventa demostraron algo todavía más incómodo: que estabilizar la moneda no reconstruye lo que la moneda rota ya había destruido. La pobreza bajó al 16,8 por ciento en el Gran Buenos Aires en 1993, sí, pero la desocupación abierta subió del 5,5 por ciento en 1985 al 18,9 por ciento en 1995, y hacia 1999 la pobreza ya había vuelto a trepar al 26,7 por ciento. El trabajo dejó de ser la vía de integración que había sido durante buena parte del siglo XX y nadie construyó otra en su lugar. Se limitaron a mirar cómo esa función social se apagaba.

En mayo de 2002, prácticamente la mitad de la población del Gran Buenos Aires estaba bajo la línea de pobreza. En octubre, el 54,3 por ciento. Ahí nació la escena que hasta hoy define a esta ciudad: hombres y mujeres revisando bolsas de residuos, arrastrando carros cargados de cartón entre los colectivos de avenidas de seis carriles. El Gobierno porteño reaccionó formalizando esa actividad con la Ley 992, armando cooperativas, centros verdes, alguna cobertura social. Y sin embargo — y esto es lo que nadie quiere decir en voz alta — el cartonero no desapareció cuando la economía volvió a crecer. Quedó incorporado a Buenos Aires como una función urbana permanente, como si empujar un carro con la propia espalda fuera, a esta altura, un empleo más de la ciudad. Lo que había sido la respuesta desesperada a un derrumbe nacional se convirtió en el funcionamiento normal de una de las ciudades más ricas del país. Eso no es una historia de superación. Es una historia de asimilación de lo intolerable, y punto: no hay gobierno, de ningún signo, que pueda reclamar haberla revertido, porque ninguno lo hizo.

Ahí adquiere su verdadero peso la imagen de la tracción a sangre, y conviene detenerse en ella porque es la clave de todo lo demás. Buenos Aires empezó a restringir la circulación de vehículos tirados por animales desde los años sesenta, y en 1968 la prohibición ya alcanzaba amplias zonas de la ciudad. La decisión fue clara y no admitió matices: hacer que un caballo arrastrara un peso semejante, durante horas, sobre el asfalto, era un maltrato inaceptable, y la ciudad no estaba dispuesta a seguir permitiéndolo. Décadas después reapareció el mismo carro, con la misma carga, tirado ahora por una persona que dobla el cuerpo entero para moverlo entre colectivos y automóviles. No hubo una decisión explícita que reemplazara al animal por el ser humano. Hubo algo bastante más grave y mucho más revelador: una sociedad que le reconoció al caballo una dignidad física que jamás extendió a la persona que terminó ocupando su lugar exacto, en la misma calle, con la misma carga, con el mismo esfuerzo. Esa es la medida exacta — no aproximada, exacta — de cuánto hemos naturalizado. Prohibimos que un animal sufriera así. Toleramos, sin pestañear, que un ser humano sufra exactamente así todos los días desde hace más de veinte años.

Los datos sobre el crecimiento de las villas porteñas reflejan esta realidad: entre 1980 y 2001 la población se triplicó, y en la década siguiente siguió aumentando. No se trata de familias atravesando una dificultad pasajera, sino de personas que levantaron su vida entera en esos barrios. Con el tiempo, la pobreza dejó de ser una racha de ingresos insuficientes para transformarse en una realidad estructural, con un entorno y una economía informal que se afianzaron como parte de la rutina diaria.

Esa permanencia ya no necesita ninguna estadística para probarse: se camina, se huele, se atraviesa. Y no solo en el sur, no solo en la villa de siempre — se ve en los barrios, se ve en pleno centro. En Once, en Retiro, hay cuadras enteras que después de que oscurece se volvieron directamente intransitables. Se multiplicaron los indigentes. La gente duerme a la intemperie contra cualquier persiana, en cualquier zaguán, sin que a esta altura eso mueva a nadie a llamar a ningún lado. Los adictos se drogan a la vista de todos, en la vereda, a plena luz si hace falta. Los robos ya casi nadie los denuncia, porque para qué. Y lo primero que golpea, caminando por ahí, ni siquiera es lo que se ve: es el olor. Orina y materia fecal pegados a las fachadas de edificios que supieron tener otro brillo y hoy están sin mantenimiento, cerrados, con casas enteras vacías en pleno centro de la Ciudad más rica del país. Ese deterioro no necesita ninguna planilla del INDEC para probarse. Alcanza con salir a caminar después de las ocho de la noche y dejar de mirar para otro lado.

El último relevamiento oficial de la Ciudad, de noviembre de 2025, registró 5.176 personas en situación de calle: 1.613 directamente en la vía pública, 3.563 alojadas en Centros de Inclusión Social. Los censos de organizaciones sociales dan cifras bastante mayores. Con el dato oficial alcanza y sobra para entender la dimensión: miles de personas dependen hoy, en esta ciudad, de una vereda, una estación, un parador o una cama transitoria para pasar la noche. Detrás de cada una de esas personas hay una trayectoria distinta — desempleo prolongado, separaciones, destrucción del vínculo familiar, problemas de salud mental, adicciones — pero eso no diluye la responsabilidad de nadie: al contrario, confirma que el sistema que debía sostener a esas personas en cada uno de esos puntos de quiebre falló en todos ellos, uno por uno, sin excepción.

Y mientras tanto, la respuesta del Estado sigue siendo la misma de siempre. Llama el comerciante, interviene la policía, la persona camina dos cuadras y la ciudad sigue su ritmo. El vecino y el comerciante tienen problemas reales, y nadie los obliga a cargar con lo que el Estado abandonó. Pero la escena se repite idéntica: alguien que no tiene adónde ir, expulsado de un umbral para que un negocio pueda abrir. Eso no es política social; es apenas una forma barata de disimular el problema. Desalojar a alguien no le devuelve la salud, ni los documentos, ni el techo, ni el trabajo que se le fueron cayendo de las manos en el camino. Sin esas cuatro bases sostenidas en el tiempo —no como promesas, sino como política real—, la misma historia vuelve a empezar en la esquina de al lado.

Con el paso de los años, esa marcha incesante fue calando más hondo que el mero acostumbramiento: terminó por anestesiar el alma y privarnos de la facultad misma de contemplar al otro. Cuando el dolor ajeno irrumpe de forma efímera, aún logra conmocionar las fibras de nuestra compasión; pero cuando se acampa como rutina en el umbral cotidiano, la mirada lo diluye hasta volverlo invisible. Aquel ser humano, depositario de un aliento divino y de un discurrir vital habitado por gozos y quebrantos, deja de ser contemplado en su sacralidad originaria para quedar reducido a un rótulo que incomoda: el que duerme en el umbral, el que clama por una moneda, el que rebusca entre los despojos, el que se encorva bajo el yugo de su carro. Esa erosión del asentimiento amoroso no constituye un fallo moral exclusivo del transeúnte desgastado; es, en verdad, el fruto maduro y silente de décadas de un Estado que prefirió el maquillaje efímero al auténtico acto de sanación, plenamente consciente —pues las frías estadísticas se lo recuerdan año tras año— de que los remiendos superficiales jamás restituyen la dignidad perdida y tan solo postergan la herida unos metros más allá.

Lo que más pesa en todo esto no es que el problema sea difícil de resolver, sino que se dejó de intentar hace mucho. Correr a alguien de una vereda no es una solución: es una decisión consciente de patear el tema para más adelante. Resulta difícil de entender que una ciudad que en 1968 tuvo la firmeza de prohibir que un caballo sufriera ese desgaste, hoy acepte como algo normal que lo haga una persona. No es una cuestión de falta de recursos, sino de haberse acostumbrado a mirar para otro lado. Y ese acostumbramiento es tan responsable de lo que pasa en la calle como cualquier recorte de presupuesto o cualquier política pública pensada para la foto.

Mientras tanto, bajo la mirada indiferente de la gente que apura el paso para no ver, y bajo el cálculo ruin de una clase política que edificó su confort sobre la resignación ajena, los carros siguen rodando. En 1968 esta ciudad tuvo un destello de conciencia y decidió que ningún caballo iba a seguir arrastrando semejante yugo por sus calles: hubo, al menos esa vez, una dignidad que alguien se tomó el trabajo de salvaguardar. Hoy, más de medio siglo después, un sistema anestesiado —político por desidia, social por agotamiento— contempla en silencio cómo hombres, mujeres, ancianos y niños, sin distinción de sexo, de color ni de edad, todos portadores de ese mismo aliento divino que alguna vez se nos enseñó a reconocer en el rostro del otro, empujan ese peso con la espalda encorvada sin que ya nadie los mire dos veces. Ahí están las mujeres que ninguna marcha nombra, las que duermen solas bajo un cartón o se pinchan en un umbral mientras el discurso oficial se llena la boca hablando de cuidarlas: la pobreza no pregunta el sexo de nadie antes de destruirlo, es cruel exactamente igual con todos, y esa igualdad brutal deja en evidencia a quienes dicen defender a la mujer solamente cuando la mujer aparece en un lugar cómodo para defenderla. No es solamente que el poder haya decidido no resolverlo: es que el resto de nosotros, ocupados en sostenernos a nosotros mismos sobre un piso que también tiembla, dejamos de tener ojos para el que cae. Ahí, exactamente ahí, se consuma la blasfemia cotidiana: hemos resuelto, en el altar silencioso de nuestra propia comodidad, que el esfuerzo que le negamos al animal por compasión sea, sin que nadie lo firme ni lo vote, el único destino posible para nuestros semejantes.

(1) Fuente: DGEyC (GCBA) 1980-2010; INDEC / RENABAP 2010 y 2022. Los dos tramos usan criterios de medición distintos y no son directamente comparables entre sí.

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Il glutine infiamma il cervello

Siamo ancora qui, nel bel mezzo della solita, infinita diatriba esistenziale: il glutine fa bene o fa male?Non serve sterminare intere colonie di topi in laboratorio per comprendere una verità lapalissiana: il glutine non fa bene. Punto.E prima che iniziate a tirare fuori le vostre tessere dell'AIC, no, non mi riferisco soltanto ai celiaci. Parlo ...continua a leggere "Il glutine infiamma il cervello"
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Apparato urinario: il senso biologico

Sento sempre più persone, uomini ma anche donne, che hanno problemi nella minzione.Il sistema escretorio umano è l’insieme di organi responsabili della filtrazione del sangue, della produzione e, alla fine, dell'espulsione dell'urina.È costituito da due reni, dai canali escretori (i calici, la pelvi renale e l'uretere), dalla vescica (dove l'urina viene immagazzinata prima di uscire) ...continua a leggere "Apparato urinario: il senso biologico"
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Andate e moltiplicatevi! 10 100 1000 server nascano — Go forth and multiply! May 10 – 100 – 1000 servers spark up

[IT]

In questi giorni di repressione feroce, ideologica e senza alcuna base di realtà, ci avete spesso chiesto: “Come possiamo aiutarvi?”.

La prima risposta alla domanda è immediata: se volete aiutarci, create nuovi spazi in rete. 

Di server liberi ce ne sono troppo pochi, che si tratti di mail, web hosting o qualunque altro servizio utile.

E non lo pensiamo da oggi, lo pensiamo dal marzo 2001, quando abbiamo fondato A/I – è da quei tempi, infatti, che invitiamo alla creazione di miriadi di server autogestiti e che citiamo la frase pseudo-biblica

“Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette!”.

Ma se prima le nostre parole sembravano una profezia da cyberpunk paranoici, adesso si tratta di una priorità ineluttabile.

Andate e moltiplicatevi, dunque. Copiateci. Copiate quello che abbiamo fatto. Copiate il codice che abbiamo usato. Copiate l ’idea a cui abbiamo cercato di dare forma. Oppure prendete i pezzi che vi piacciono e inventatevi un vostro remix.
Se c ’è qualcosa che può mettere in difficoltà i nostri avversari, oggi, ieri, sempre, è la nostra capacità di diffondere il virus dell ’autogestione e dell ’autodeterminazione, di moltiplicare in maniera frattale le infrastrutture del dissenso. 

Autistici/Inventati non siamo solo noi. Autistici/Inventati muore ma altri mille ne sono già nati e altri mille ne devono nascere ancora.

Ma non basta: quella a cui assistiamo è una strategia coordinata di escalation repressiva
che cerca di cambiare radicalmente le regole del gioco e il suo stesso terreno. Questo significa che il problema non riguarda solo un piccolo gruppo di persone, ma è un tema che va socializzato e assunto collettivamente
nel senso più ampio del termine, dagli individui, passando per i progetti autogestiti fino ad arrivare alla società nel suo complesso. 

In gioco ci sono la libertà d ’espressione, informazione e associazione, l ’esistenza di infrastrutture che resistano
alle smanie di dominio degli autocrati (statunitensi o meno) e la volontà senza confini di sottrarre quelli che si considerano beni di tutti – come le infrastrutture di comunicazione – all ’imperialismo di qualcuno. 

Sono temi molto al di là di noi, riguardano tutti coloro che non vogliono vivere sentendosi merce da manipolare, ma che vogliono determinare autonomamente la propria vita e le proprie relazioni.

Per rispondere all’avanzata del tecno-fascismo è necessario un ampio schieramento comune, solidale e internazionale, per costruire argini che proteggano luoghi e infrastrutture autonome da qualsiasi volontà autoritaria.

Quindi, per tornare alle domande da cui siamo partite: grazie per aver raccontato quello che sta succedendo, per la solidarietà e per la capacità di molti di capire che quello che è successo a noi è un granello che potrebbe diventare valanga, nel male ma forse anche nel bene. 

Sono cose che ci riempiono il cuore, ma adesso è il momento di fare un passo in più, di spingere la nostra immaginazione oltre il ristretto orizzonte
imposto da questi tempi bui. La nostra speranza è che questo attacco alla libertà delle reti scateni una resistenza collettiva forte e creativa. Che mille piattaforme sboccino, che mille collettivi hacktivist si formino, che mille server nascano! Che la fine di A/I dia vita a una miriade di infrastrutture del dissenso mai immaginate prima.

Andate e moltiplicatevi, dissero le cavallette! E mentre vi moltiplicate, provate a immaginare un mondo di lotta, resistenza e autogestione come non lo avete visto mai.

COLLETTIVO AUTISTICI/INVENTATI


[EN]

In these days of rabid, ideological and groundless repression you have often asked us: “How can we support you?”

The first answer that has come to our minds is: if you want to help, create new spaces online. There are way too few autonomous servers around there, whether for email and web hosting or for any other useful communication tools. 

This idea is by no means new. We have been repeating it since March 2001, when A/I began its adventure. Already back then we had started calling for the creation of countless self-managed servers, and with this hope in mind we coined the pseudo-biblical phrase:

“Go forth and multiply, the grasshoppers said!”

As much as these words may have sounded like a paranoid cyberpunk prophecy at the time, today they turn out to be an urgent necessity.

Go forth and multiply, then. Copy us. Copy what we ’ve done. Copy the code we ’ve used. Copy the idea we ’ve tried to give shape to. Or just take what you need from us and remix it.
If there ’s something our adversaries fear and loathe – now, in the past and forever – is our ability to spread the virus of self-management and self-determination, to fractally replicate infrastructures of dissent. 

Autistici/Inventati is not only us. Autistici/Inventati may die, but thousands have already been born and thousand more will arise.

And that ’s not all. What ’s unfolding all around us is a coordinated strategy to escalate repression
with the goal of fundamentally changing not only the rules of the game, but its very terrain. This means that what is happening does not concern just a handful of people, but needs to be shared and faced collectively
and as widely as possible – by individuals, autonomous projects, organizations and by the whole society. 

What ’s at stake is freedom of speech, information and association, as well as the sheer existence of infrastructure capable of resisting authoritarianism
(not only in the United States). What ’s at stake is the possibility to keep fighting everywhere to defend fundamental commons – like communication infrastructures – from someone ’s imperialism.

It ’s something well beyond ourselves. It concerns anybody who wants to live without feeling commodified and strives to self-determine their lives and relationships. If we want to resist this advancing techno-fascism, we need a wide international solidarity effort to build frameworks protecting autonomous infrastructure and spaces that are free from any authoritarian intent.

So, let ’s get back to the question we started with: we are thankful to all of you who have been telling the story of what ’s happened to us. We are grateful for the wide solidarity that you ’ve shown to us and for your ability to understand that what ’s happened to us is but one small step in the cascade of events that will probably unfold, certainly for worse, but perhaps also for better.

This vision fills our hearts. But now it ’s time to take a step further, to push our imagination beyond the shrinking horizons of possibility
these dark times force on us. Our hope is that this attack on the freedom of networks unleashes powerful and creative collective resistance. May a thousand platforms bloom, may a thousand hacktivist collectives be born, may a thousand servers spark up! May the end of A/I produce a myriad instrastructures of dissent as we could never imagine before.

Go forth and multiply, the grasshoppers said! And while you ’re at it, try and imagine a world of struggle, resistance and self-management the likes of which you have never seen.

AUTISTICI/INVENTATI COLLECTIVE

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♥️ LA LOGICA DELLA VITA: LEGGI BIOLOGICHE

La bellezza della Natura è che tutto è perfetto e tutto ha un senso, anche nella cosiddetta "malattia". Il nostro corpo reagisce automaticamente e biologicamente quando un evento ci coglie impreparati.Nel corso dell'evoluzione la Natura segue un principio semplice e fondamentale: l'istinto di sopravvivenza (del singolo e della specie).Così facendo il cervello umano ha codificato ...continua a leggere "♥️ LA LOGICA DELLA VITA: LEGGI BIOLOGICHE"
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Leggi Biologiche alla portata di tutti

Come ogni anno, sono sempre onorato e felice di presentare il corso (in presenza e anche online) sulle Leggi Biologiche!Stiamo parlando di conoscenze fondamentali per diventare Uomini liberi.Per quale motivo, infatti, l’uomo si ammala? Colpa del destino, della sfortuna o di una genetica difettosa, come afferma la medicina?E come mai si “ammala” proprio quell’organo e ...continua a leggere "Leggi Biologiche alla portata di tutti"
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Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)

Come mai sempre più persone sono allergiche? Qual è la causa?La medicina brancola nel buio più totale e definisce l’allergia come una reazione anomala del corpo verso determinate sostanze, dette allergeni. Ma non ne spiega il motivo.Perché, infatti, una persona reagisce a “qualcosa” con il muco, con il naso colante, con l'asma o con un ...continua a leggere "Allergie, queste sconosciute (dalla medicina)"
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Il Fiore della salute

Ragazzi, se in giro vedete questo fiore, evitate di chiamare un botanico per fare i saputelli e, per carità, lasciate in pace le forze del disordine (che hanno già abbastanza grattacapi con i parcheggi in doppia fila e le multe per bestemmie in pubblico).Mandate una foto e la geolocalizzazione direttamente a me. Per pura curiosità ...continua a leggere "Il Fiore della salute"
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Funghi Fantastici

I funghi sono creature misteriose. Spuntano all'improvviso, dal nulla, con le loro splendide forme e colori, e altrettanto rapidamente scompaiono.Per migliaia di anni le loro sorprendenti apparizioni e le enigmatiche sparizioni li hanno resi una sorta di frutti proibiti.Alcuni funghi sono in grado di ucciderci, altri possono guarirci, molti possono nutrirci e altri ancora possono ...continua a leggere "Funghi Fantastici"
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Howto tecnico per salvare i tuoi dati sui servizi A/I – Technical howto to back up your data on A/I services

[IT]

Nei prossimi 10 giorni tutti i servizi sui server Autistici/Inventati saranno spenti.

Questo significa che tutte le mail smetteranno di funzionare, quindi se avete utilizzato le nostre caselle di posta per registrarvi su servizi vari online dovete al più presto cambiare queste mail.

Di seguito trovate indicazioni su come esportare dati per i vari servizi presenti sulla infrastruttura di A/I.

1. NOBLOGS

Gli owner e admin dei blog riceveranno un’email con un link per scaricare il proprio blog inclusi post e uploads, in una forma che rende possibile la migrazione su una diversa piattaforma WordPress.

Ecco le istruzioni passo dopo passo per importare quello che ti forniamo in una nuova installazione di WordPress:
  1. Accedi alla bacheca del tuo nuovo blog WordPress.
  2. Passa il mouse su Strumenti nel menu a sinistra e clicca su Importa.
  3. Trova la voce WordPress in fondo alla lista e clicca su Installa ora.
  4. Clicca su Avvia l’importazione una volta completata l’installazione.
  5. Clicca su Scegli file e seleziona il file XML salvato sul tuo computer.
  6. Clicca su Carica file e importa.
  7. Assegna gli articoli a un autore esistente o crea un nuovo utente nella schermata successiva.
  8. Seleziona la casella Scarica e importa gli allegati per trasferire anche le immagini e i media.
  9. Clicca su Invia per avviare il processo. Al termine apparirà un messaggio di conferma.

Se riscontri errori durante il caricamento (ad esempio per file troppo grandi), contattaci scrivendo una mail a help@inventati.org. Possiamo spiegarti come aumentare il limite di caricamento o come dividere il file XML in parti più piccole. (o cerca online).

Inoltre, importare gli allegati funzionerà solo se noblogs.org è ancora accessibile. Se non lo è, dovrai installare nel tuo nuovo blog un plugin specializzato per cambiare i link ai files salvati.

Nota che dopo lo spegnimento della nostra infrastruttura non sarà più possibile contattarci. Se pensi di aver bisogno di aiuto con la migrazione, cerca di migrare il tuo blog su una nuova piattaforma WordPress prima di quella data.

2. MAIL

I vostri messaggi di posta sono conservati in formato criptato nei dischi nei nostri server, noi non possiamo accedere al contenuto, soltanto voi con la vostra password potete. È importante che scarichiate la vostra casella prima della chiusura dei servizi di A/I, successivamente non sarà più possibile recuperare i messaggi.

Dalla webmail non è possibile scaricare i messaggi. Potete solo selezionarli in blocco e cancellarli, di fatto svuotando la casella. Per salvarli dovete installare un software per la gestione delle email sul vostro computer e scaricarli. Consigliamo di usare Thunderbird. Qui trovate la guida su come fare:

https://www.inventati.org/docs/mail/thunderbird

Non forniremo informazioni per attività di sincronizzare ed esportazione verso servizi di posta terzi e/o commerciali.

La rubrica dei contatti può essere scaricata dalla webmail, usando l’opzione “Esporta” nel menu “Contatti”.

Parametri di connessione
  • Protocollo: IMAP
  • Server in entrata:
    • Server: mail.inventati.org
    • Porta 993 (SSL/TLS) / 143 (STARTTLS)
  • Server in uscita:
    • Server: smtp.inventati.org
    • Porta: 465 (SSL/TLS) / 587 (STARTTLS)
  • Il nome utente dev’essere identico al tuo indirizzo email.

3. SITI WEB

Consigliamo di scaricare i contenuti dei siti web attualmente ospitati su A/I usando il protocollo WebDAV con un client opportuno. Ricordiamo che i parametri di accesso sono disponibili su https://www.inventati.org/docs/web/webdav#come-scaricare-il-tuo-sito

Troverete un dump dei database SQL associati ai siti nella home directory dell’account WebDAV.

Software consigliati

4. MAILING LIST e NEWSLETTER

Agli admin di mailing list e newsletter è stata inviata una mail con la lista degli iscritti. se non l’avete ricevuta controllate la cartella dello spam o inviate una mail a help@inventati.org specificando il nome della lista (le mail verranno in ogni caso inviate solo agli indirizzi indicati come owner della lista in questione).

Se volete ricevere l’archivio dei messaggi (se esiste) mandate una mail a help@inventati.org e vedremo cosa riusciamo a fare.


[EN]

In the next 10 days Autistici/Inventati’s services will be terminated.

This means that all email accounts will stop working, so if you have used them to register on third-party services you will have to change your username (or your recovery email) for those services.

This page includes instructions on how to export your data on services you have been using in A/I’s infrastructure.

1. NOBLOGS

Blog owners and admins will receive an email with a link to download a backup of their blog, including posts and media uploads, in a format that will make it possible to migrate to a different WordPress platform.

Here’s a step-to-step tutorial on how to import the downloaded data to a new WordPress site:

Steps to Import your Noblogs backup to another WordPress site:
  • Log in to the dashboard of your new WordPress blog.
  • Hover over Tools in the left-hand menu and click Import.
  • Find WordPress at the bottom of the list and click Install Now.
  • Click Run Importer once the installation is completed.
  • Click Choose File to select your saved XML file from your computer.
  • Click Upload file and import.
  • Assign the posts to an existing author or create a new user in the next screen.
  • Check the box labeled Download and import file attachments to copy your images and media over.
  • Click Submit to start the import process. A success message will appear when it is done

If you see an error message during the upload process (e.g. because files are too large) send an email to help@inventati.org. We can send instructions on how to increase the upload limits or split the XML file into smaller parts. (Alternatively you can look online for solutions.)

It’s important to note that importing uploaded media will only be possible if noblogs.org is still accessible. Once Noblogs stops working, you’ll need to install a plugin in your new blog to change links of saved files.

Note that once our infrastructure has been shut down, contacting us will net be possible. If you think you may need help with migration, please make sure to import your backup to your new WordPress blog before that date.

2. EMAIL

While stored in our servers, your mail messages are encrypted: we cannot access their content, and only you can decrypt with your password. It is crucial to download your mailbox before A/I’s services are shut down, as it will be impossible to recover your messages afterwards.

You cannot download messages through the webmail. In the web interface you can only select all your mail in bulk and delete it, to empty your maillbox. If you want to download your messages, you need to install a mail client in your computer. We recommend using Thunderbird. You can find a howto here:

https://www.inventati.org/docs/mail/thunderbird

We will not provide instructions on how to sync or export your mail to third-party and/or commercial email services.

You can download your contacts list from the webmail, through the “Export” option in the “Contacts” menu.

Connection Parameters
  • Protocol: IMAP
  • Incoming Mail:
    • Server: mail.inventati.org
    • Port 993 (SSL/TLS) / 143 (STARTTLS)
  • Outgoing Mail:
    • Server: smtp.inventati.org
    • Port: 465 (SSL/TLS) / 587 (STARTTLS)
  • The username should be your email address.

3. WEBSITES

We recommend downloading the contents of websites hosted on A/I’s servers using the WebDAV protocol through an appropriate client. Access parameters can be found here: https://www.inventati.org/docs/web/webdav#how-to-download-your-website

You’ll find a dump of the SQL databases associated to your website/s in the home directory of your WebDAV account.

Recommended Software

4. MAILING LISTS and NEWSLETTERS

Mailing list and newsletter admins have already received an email with the list of subscribed users. If you haven’t received it, check your Spam folder or send an email to help@inventati.org, making sure to include the name of your list in your message. (Note that this information will only be sent to the email address of the list owner/s).

If you enabled message archiving in your mailing list and you would like to download the archive, send an email to help@inventati.org and we’ll try to find a way of helping you.

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A/I Chiude, Restare Umani – A/I Shuts Down, Stay Human

[IT]

Non appena abbiamo scoperto di essere finite sulla lista delle organizzazioni terroristiche globali, abbiamo scritto, dichiarato e promesso che avremmo cercato di resistere fino a che fosse stato possibile, che non ci saremmo arrese finché avessimo intravisto delle possibilità legali. Abbiamo mantenuto e difeso con orgoglio un’infrastruttura libera, riservata, autonoma e soprattutto partigiana.

Per noi restare umani non è un semplice slogan.

Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate.

Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali.La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte.

A/I chiude. Il collettivo Autistici/Inventati chiude e sospenderà tutti i servizi a breve termine.

Non c’è un modo facile per dirlo o per spiegarlo.

Ogni giorno in cui siamo rimaste online a partire dal 26 agosto è stata una vittoria, ma noi dobbiamo fermarci oggi.

Nessuna di noi ha simpatia per i gesti eroici e men che meno per i martiri, quindi non ne faremo e non ne chiederemo. In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità. In un mondo di accuse slegate dai fatti non possiamo che aspettarci un’ulteriore repressione sproporzionata. Questo ci mette di fronte all’impossibilità di mantenere il nostro progetto originario: offrire strumenti sicuri e non mercificati.

Sono stati 25 anni bellissimi. Sono stati una “bella storia”.

Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.

A brevissimo spiegheremo come salvare il contenuto dei blog, mail, siti e altri suggerimenti di tipo tecnico. Tenete comunque sempre presente che, così come è stato chiuso senza alcun preavviso il dominio autistici.org, nel frattempo potrebbero esserci altri problemi del genere che non siamo in grado di prevedere.

Collettivo Autistici/Inventati

[EN]

The day we discovered we had been designated a global terrorist organization, we promised that we would try to resist as long as this was possible, that we would not back down as long as we could see options to stand our ground. For years, we have proudly maintained and defended a free, privacy-friendly, autonomous and politically committed infrastructure.

“Stay human” is not an empty phrase to us.

It means, above all, that we have a responsibility to protect our users, those who build the human networks we rely, and for the communities who flooded us with messages of support and solidarity.

We cannot engage in a fight or expose ourselves to manipulations that threaten the lives of these people and their loved ones, leaving them at the mercy of autocrats, fascists and agencies that take extra-legal courses of action. The possibility that our work may cause legal and financial consequences to those who are close to us – or even only have something to do with us – leaves us no choice.

A/I is shutting down. The Autistici/Inventati collective is shutting down and will soon discontinue all of the services we provide.

There is no easy way to announce or explain this.

Every day we stayed online after August 26, 2026, has been a victory, but now we are forced to stop.

None of us holds eroic gestures and martyrs in high esteem, therefore we will demand no sacrifices. Not from us, not from anyone else. In this political climate, continuing to offer our services endangers our users and anyone who is part of our communities. In a world where allegations are disconnected from reality, we can only expect repression to be increasingly disproportionate. Under these circumstances, we are no longer able to maintain our original mission – offering secure and non-commercial digital tools.

These 25 years have been amazing. It’s been an “incredible ride”.

Now turn off your PCs, get out of your homes, struggle, hug each other and keep on smiling. We are stopping, but the Resistance and ideas do not stop. Stay human.

We will soon send instructions on how to back up the content of your blogs, mailboxes and websites, along with more technical recommendations. But keep in mind that, just as the autistici.org domain was made unreachable without previous notice, in the next few days we might suffer similar issues that we may not be able to predict.

Autistici/Inventati Collective

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Banca Etica sequestra i fondi di A/I / Banca Etica shuts down A/I funds

[IT]

Venerdì 4 settembre Banca Etica ci ha comunicato in una riunione che eserciterà l’opzione di rescissione unilaterale dal contratto con l’Associazione AI ODV e che i fondi attualmente presenti sul conto frutto delle donazioni di migliaia di persone, associazioni e collettivi non saranno nella disponibilità dell’Associazione.

Al di là delle molte parole spese dai dirigenti della Banca per lavarsi la coscienza, i fatti dicono che Banca Etica non solo si adegua al diktat dell’autocrate statunitense, ma ne rincara la dose mettendosi al suo stesso livello.

E tutto questo senza alcun preavviso e senza darci alcuna possibilità di disporre dei fondi dell’Associazione in maniera adeguata o di trovare una soluzione condivisa.

La decisione di Banca Etica di fatto ci mette nell’impossibilità di onorare i nostri impegni amministrativi, pagare i nostri fornitori ed erogare i servizi che le persone che hanno scelto A/I si aspettano.

L’Associazione non ha altra soluzione che adire tutte le vie legali a nostra disposizione contro questa decisione, che riteniamo illegittima e immotivata (allo stato attuale delle cose), per fare in modo che le donazioni che le persone ci hanno affidato possano tornare a nostra disposizione.

[EN]

On Friday, September 4th, Banca Etica met the AI ODV association in a videocall and told us that they are going to shut down our bank account unilaterally, thus terminating our contract for good, and that the funds still on the account, which we raised through donations from thousands of people, organizations and collectives, will not be at the association’s disposal.

Banca Etica has been spending many words to justify their actions and pretend they are on our side, but their actions counter all of their statements, clearly showing how they are just faithful servants of the US autocrat.

And this has happened without us being notified or allowed to adequately use our funds or agree upon some kind of solution.

Banca Etica’s decision has made it impossible for us to honour our administrative committments, to pay our service providers and to provide our users with the services they have chosen us for.

The AI ODV association has no other option than to pursue all the legal tools available to counter this decision, which we deem illegitimate and unmotivated (at least as things stand at the present moment), so as to be able to access the funds people donated to us.

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Presentiamo keepitfree.ai / Announcing keepitfree.ai

[IT]

Dal 26 agosto, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC, ci ha sanzionato come “Specially Designated Global Terrorist” (SDGT), sono successe tante cose, tanto si è mosso. Ed è solo l’inizio.

Il 28 agosto il dominio autistici.org è sparito dalla faccia del globo terracqueo.

Tutto questo, è bene sottolinearlo ogni volta, nonostante A/I non abbia compiuto alcun reato, né negli USA e tanto meno in Italia, e nonostante nessun giudice, USA o italiano, ci abbia mai contestato alcunché.

Non siamo e mai saremo una struttura “neutra”. Siamo un collettivo antifascista e anticapitalista, che usa la tecnologia per rendere possibile una comunicazione libera in cui la privacy non sia un mero dato di marketing, ma un fatto reale.

Abbiamo deciso di creare uno spazio unico per raccogliere quello che sta avvenendo dopo il 26 agosto, per permettere a tutta quella imprevedibile, caotica, magnifica comunità solidale di restare aggiornata più facilmente sulle conseguenze della decisione del governo USA e su quello che stiamo facendo.

Su #KeepItFree troverete comunicati, aggiornamenti tecnici, rassegna stampa, solidarietà, campagne, lettere aperte, banner, petizioni e speriamo molto di più.

Sono stati giorni convulsi, e i prossimi non saranno più leggeri. Per questo vi chiediamo di continuare a sostenerci e a costruire con noi una comunicazione resistente. Perché comunicare non è terrorismo. Perché noi siamo la Resistenza.

Perché crediamo in infrastrutture solidali, antifasciste, ma soprattutto libere. KEEP THE INTERNET FREE!

https://keepitfree.ai/it/announcements/presentiamo-https/keepitfree.ai/

[EN]

Many things happened since August 26, 2026, when the Office of Foreign Assets Control (OFAC) at the US Department of the Treasury included us in their list of “Specially Designated Global Terrorists” (SDGT). This is just the beginning.

On August 28 our autistici.org domain was wiped from the face of Earth.

Bear in mind: all of this happened without A/I committing any crime, neither in Italy nor in the US, and without any prosecutor ever indicting us either for felonies or for misdemeanors.

We are not a “neutral” structure, and we will never be. We are an anti-fascist and anti-capitalist collective, we use technology to enable independent communications and we believe privacy is not a mere marketing claim, but an actual value.

We have now created a dedicated space to document what has been unfolding since August 26, to empower our unpredictable, chaotic and magnificent solidarity network by keeping it up to date with the consequences of the US government designation and our responses.

On #KeepItFree you will find press releases, technical updates, news articles, expressions of solidarity, support campaigns, open letters, banners, petitions, and much more.

These days have been crazy, and the next to come won’t be calmer. So we ask you to keep supporting us and stand with us in building a communication infrastructure that speaks Truth to Power. Speech is not terrorism. Expect resistance.

KEEP THE INTERNET FREE!

https://keepitfree.ai/announcements/announcing-https/keepitfree.ai/

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Comunicato di Solidarietà Autistici-Inventati

✇unit
di: Unit

LAMAGLIETTA

Giro di vite contro gli hacker, edizione 2026

Solidarietà a Autistici/Inventati per la designazione speciale di terrorismo globale da parte del Dipartimento di Stato americano in collaborazione speciale con la tesoreria yankee.

"Specially Designated Global Terrorist" significa letteralmente: "decidiamo noi chi è terrorista" in barba alle liste ONU o …

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Banca Etica limita l’operatività del conto dell’Associazione AI ODV / Banca Etica temporarily suspends A/I bank account

[IT]

Cominciamo dai fatti.

A seguito dell’iscrizione del Collettivo A/I e dell’Associazione AI ODV nella lista delle organizzazioni terroristiche globali, dopo alcune telefonate informali Banca Etica ha limitato l’operatività del conto bancario dell’Associazione nella giornata di martedì 1 settembre 2026 alle 9 di mattina. La comunicazione rispetto a tale limitazione cautelativa in attesa di verifiche è avvenuta in forma scritta solo alle 13. Alle 16 dello stesso giorno si è svolta una riunione tra rappresentanti della Banca e team legale dell’Associazione AI ODV.

Durante questo incontro Banca Etica ha confermato che la limitazione del conto rimarrà operativa quantomeno fino all’esito delle richieste interpretative formulate dalla Banca al MEF, a ABI e ad Assopopolari, nonché a consulenti legali esterni. A oggi, pertanto, Banca Etica non ha comunicato nessuna disponibilità a riattivare il conto.

La nostra posizione in merito non cambia: riteniamo che la scelta di Banca Etica (che ha scelto e non è stata obbligata a limitare il conto) sia eccessiva in termini di zelo e nemmeno rientri in quanto previsto dal provvedimento statunitense. Chiediamo quindi che venga ripristinata immediatamente l’operatività del conto.

Banca Etica e le istituzioni economico-finanziario-politiche di suo riferimento intendono adeguarsi alla prepotenza delle decisioni extragiudiziarie e al bullismo politico di un paese terzo che non ha su di esse alcuna giurisdizione? Noi pensiamo sia ora che alle parole di solidarietà seguano fatti concreti e azioni che vi corrispondano. Oppure si può scegliere di essere subordinati agli Stati Uniti come dimostrato in questi giorni.

Collettivo Autistici/Inventati


[EN]

Let’s start from the beginning.

Following the designation of A/I Collective and Associazione AI ODV [ODV: nonprofit organization legally recognized in Italy] as Specially Designated Global Terrorist, Banca Etica, through a series of phone calls, communicated the temporarily suspension of the Association’s bank account, effective from Tuesday, September 9, 2026, at 9:00 AM (Italian time). The follow-up formal communication regarding the precautionary suspension of the account pending verification was delivered in written form only at 1:00 PM. Later on the same day, at 4:00 PM, the bank representatives met with Associazione AI ODV legal team.

During this meeting, Banca Etica confirmed that the temporary suspension of the account will stay in place at least until they receive a response to the inquiries they forwarded to the Italian Ministry of Economy and Finance (MEF), the Italian Banking Association (ABI), and the Italian National Association of Cooperative Banks (Assopopolari), as well as to external legal consultants. Thus far, Banca Etica did not communicate any intention to reinstate the account.

Our position on this matter does not change: Banca Etica’s decision to restrict the account in the absence of a legally binding request is excessive both in terms of over-compliance and with respect to the US designation itself. We thus demand our account to be immediately reinstated in full.

Are Banca Etica and associated financial, economic, and political institutions willing to submit to the arrogance of extra-judiciary decisions and political bullying of a third country that bears no jurisdiction over them? This is the time for words of solidarity to be matched by concrete actions. The alternative is to choose to be subordinated to the United States.

Autistici/Inventati Collective

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Your mail isn’t lost: info on how to get it back – No, non hai perso tutta la mail: ecco come accedere alla tua posta

[EN]

Some hours ago the domain autistici.org became unreachable. Together with it, we also lost the mail server address mail.autistici.org and of course you won’t be able to receive any further emails on your @autistici.org email account.

But not all is lost!

  1. If you have an @autistici.org email address, we will soon restore your mail address on a new domain (we’re working on it!). Until this is done, you won’t be able to receive or send new emails, but you will still be able to access your account. You will find all your existing emails there.
  2. If you have an email address on our servers using any other domain, you can now access your mailbox and receive and send emails both on the webmail or through your usual mail client.
  3. To access your mailbox on the webmail, go to https://www.inventati.org and click the Login button in the top left corner of our home page. Then enter your normal email credentials to log in to your account.
  4. For standalone clients (such us Thunderbird, etc.) you will only need to change the mail server address from mail.autistici.org to mail.inventati.org (for incoming email) and from smtp.autistici.org to smtp.inventati.org (for outbound email). Once you’re done, you will be able to log in to your mailbox as usual.

We are trying to survive this apocalypse (as well as possible). Keep tight! We will keep updating you step by step on our blog.

[IT]

Stanotte il dominio autistici.org è andato giù. Per questo, il server di posta mail.autistici.org è diventato irraggiungibile e le mail dirette agli indirizzi @autistici.org non possono venire recapitate.

Ma non tutto è perduto!

  1. Se hai un indirizzo @autistici.org stiamo lavorando per trasferire la tua casella su un nuovo dominio (su questo seguiranno presto aggiornamenti!). Nel frattempo non potrai inviare o ricevere nuove mail, ma potrai comunque accedere al tuo account. Una volta dentro, troverai tutto il tuo archivio di posta.
  2. Se hai un indirizzo di posta sui nostri server con qualsiasi altro dominio, puoi nuovamente accedere alla tua casella e spedire e ricevere mail usando la webmail o il tuo solito client di posta.
  3. Per accedere alla webmail, apri la nostra home all’indirizzo https://www.inventati.org e clicca Login in alto a sinistra. Poi inserisci il tuo nome utente e la tua password per accedere al tuo account.
  4. Se preferisci usare un client di posta (per esempio Thunderbird), non devi fare altro che cambiare l’indirizzo del server da mail.autistici.org a mail.inventati.org (per la posta in entrata) e da smtp.autistici.org a smtp.inventati.org (per la posta in uscita). A quel punto potrai usare il tuo account email come al solito.

Stiamo cercando di fare del nostro meglio per sopravvivere a questa apocalisse. Tieni duro e abbi fiducia! Continueremo a pubblicare aggiornamenti via via che ne abbiamo.

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Comunicato stampa Autistici / Inventati 29.8.2026

Il 26 agosto 2026 il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite OFAC – il settore che gestisce e applica sanzioni economiche e finanziarie -, ha sanzionato Autistici/Inventati (A/I), collettivo italiano che dal 2001 fornisce infrastrutture digitali a movimenti e attivisti. Washington lo ha designato come Specially Designated Global Terrorist (SDGT) accusandolo di aver fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico a terrorismo e a organizzazioni già sanzionate. A/I respinge le accuse e sostiene che la propria attività consiste nell’offrire strumenti per l’autodifesa digitale e infrastruttura per la libertà di comunicazione.

La designazione statunitense non equivale automaticamente a una messa al bando di A/I in Italia o nell’Unione Europea. USA, UE e singoli stati dispongono di sistemi giuridici e liste antiterrorismo distinti. L’inserimento nella lista OFAC produce però una forte pressione sugli operatori che hanno rapporti con il soggetto designato: banche, piattaforme e fornitori di servizi si trovano costretti a interrompere rapporti con chi riceve sanzioni dell’OFAC per evitare ripercussioni penali.

Così, a meno di 48 ore dalla pubblicazione della notizia, il 28 agosto, il dominio autistici.org è risultato non normalmente raggiungibile. Il collettivo ha ricondotto il problema al livello DNS e al registry del dominio .org, Public Interest Registry (PIR). Nonostante i server che ospitano i servizi legati al dominio autistici.org fossero attivi, il dominio stesso era stato reso irraggiungibile in quanto il sistema DNS (Domain Name System), che traduce il nome leggibile di tutti i siti e di tutti i servizi internet nell’indirizzo numerico dei relativi server, aveva smesso di funzionare per il dominio autistici.org. Così sono diventate irraggiungibili sia le migliaia di caselle di posta gestite da Autistici/Inventati che molti altri servizi forniti da A/I.

Poche ore dopo, anche Noblogs.org, la piattaforma di blogging gestita dal collettivo Autistici/Inventati, è stata esposta a un problema di sicurezza che ha costretto i gestori di A/I a metterla temporaneamente offline per risolvere il problema tecnico.

Oltre a intessere una fitta comunicazione con utenti, giornalisti e avvocati, il collettivo A/I si è subito messo all’opera per ripristinare tutti i servizi, e ieri a fine giornata il servizio di posta era nuovamente accessibile per quasi tutti gli utenti e la piattaforma Noblogs.org è tornata online anche se solo in lettura, vale a dire che i blog si possono leggere ma che i loro gestori non sono ancora in grado di pubblicare nuovi post. I tecnici di A/i sono ancora all’opera per ripristinare completamente i servizi il prima possibile, mettendoli ulteriormente in sicurezza.

Le conseguenze della designazione americana non riguardano solo internet. Ieri sera, poco prima della chiusura degli uffici, Banca Etica ha comunicato al collettivo l’intenzione di chiudere il rapporto bancario in seguito all’inserimento di A/I nella lista OFAC. È un passaggio significativo perché mostra come una decisione presa da un’autorità statunitense possa produrre conseguenze concrete anche nei rapporti finanziari di un’organizzazione italiana., che ha considerato troppo rischioso mantenere i rapporti con A/I.

Le conseguenze riferite dal collettivo non riguardano solo il conto bancario: anche PayPal ha deciso immediatamente di bloccare l’account di Autistici/Inventati.

Il quadro complessivo è quindi quello di una possibile interruzione a cascata di servizi diversi: infrastruttura web, nomi a dominio, posta elettronica e strumenti finanziari. È proprio questa moltiplicazione dei punti di dipendenza che rende la vicenda diversa dal semplice oscuramento di una pagina web.

Collettivo Autistici / Inventati

Mail ufficio stampa: ai-press@squat.net
Telefono: +4915730233591

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Aggiornamento situazione Noblogs / Noblogs status update

[IT]

Il 28 agosto 2026 qualcuno è riuscito ad avere accesso come utente privilegiato alla piattaforma noblogs.org, sfruttando una vulnerabilità del software che usiamo per fornire la piattaforma.

L’accesso è durato per circa due ore, durante le quali è stata cambiata la homepage di noblogs.org e non possiamo escludere che l’autore possa aver avuto accesso al database delle utenti, che contiene la lista delle mail di chi gestisce i blog e le loro password (non in chiaro).

Nessun indirizzo IP, né di chi scrive né di chi legge, è conservato nel server.

Il nostro blog Cavallette pubblica in automatico sul nostro profilo Mastodon e quindi un post scritto dall’attaccante è stato ripubblicato anche lì.

Consigliamo a chiunque avesse il plugin di Mastodon Autopost attivo sul blog, come noi, di cambiarsi immediatamente le password dell’account social, e di revocare l’autorizzazione di Noblogs da Impostazioni Profilo->Account->Authorized Apps.

Per ora noblogs.org é UP ed online in sola lettura.

Stiamo lavorando per ripristinare al più presto ed al meglio tutte le funzionalità di Noblogs!

Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette

[EN]

On August 28, 2026, someone managed to gain access to the noblogs.org platform as a privileged user, exploiting a vulnerability in the software we use to provide the platform.

The access lasted for about two hours, during which the homepage of noblogs.org was changed, and we cannot rule out that the attacker may have had access to the users’ database, which contains the list of email addresses of the people who manage the blogs and their passwords (not in plain text).

No IP addresses, neither of those who write nor of those who read, are stored on the server.

Our blog Cavallette automatically publishes to our Mastodon profile, so a post written by the attacker was also reposted there.
We recommend that anyone with the Mastodon Autopost plugin enabled on their blog, as we do, immediately change the password of their social account and revoke Noblogs’ authorization from Profile Settings → Account → Authorized Apps.

For now, noblogs.org is UP and online in read-only mode.

We are working to restore all of Noblogs’ functionalities as soon as possible and in the best possible way!

Stay tuned!
Website: https://inventati.org
Blog: https://cavallette.noblogs.org
Social: https://mastodon.bida.im/@cavallette

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[REPOST] The Server Called Paranoia: Defend Autistici/Inventati Before September 25

Ripubblichiamo (in inglese) un bel post di Sabot Media che ripercorre la nostra storia e la collega a quanto sta avvenendo con la nostra iscrizione nella lista delle organizzazioni globali terroristiche da parte dell’amministrazione americana. Ringraziamo Sabot Media perché ha fatto un lavoro eccellente e che ci aiuta a rispamiare tempo ed energie per la battaglia.

We are re-posting a post by Sabot Media summarizing our history and connecting it to our recent designation as global terrorist organization by the US administration. We thank Sabot Media for the excellent job and for sparing us some time and energy that we will use to fight back.


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[ZINE] Grays Harbor SOS

Join us in this revelry by printing this stuff yourself. Give it to a friend, leave it at a bus stop, wheat paste it behind a dumpster, fill your personal…
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Grays Harbor SOS

Dispatches From the Rural Edge “The county estimated between 500 and 3,000 unhoused people. The shelter had 25 beds.” We told our friends we would check back on them in…
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The Saboteurs #36

In the first frame we see one of our local slum lord’s empty buildings, it has a sign with his name on it, Terry Emmert. The sign reads RENT EMMERT.…
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HELO

✇unit
di: Unit

HELO
Proteggi i tuoi cavi
Benedici il mio segnale
E rimetti ai nostri trasformatori
come noi li rimettiamo ai nostri sensori
affinché siano precisi e affidabili
non indurci in tensione e liberaci dall'elettricità statica
E dalle notifiche
RAMEN

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Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft…
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Vivere sempre sotto pressione indebolisce il corpo: come spezzare il circolo dello stress

di Valentina Bennati comedonchisciotte.org Dalla pandemia globale dichiarata nel 2020 ai conflitti internazionali, passando per crisi economiche, tensioni sociali e un flusso continuo di notizie allarmanti, sono tante le persone che, negli ultimi anni, hanno iniziato a vivere in uno stato di tensione quasi permanente. Giorno dopo giorno siamo stati esposti a immagini, informazioni e […]

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MEK e Sionismo, come l’Albania rischia di diventare la seconda Israele

  Di Alireza Niknam   Negli ultimi anni, il nome dell’Albania è stato citato più che mai in relazione a progetti e attori stranieri. Questo piccolo Paese dei Balcani, che un tempo cercava di presentarsi come modello di stabilità e sviluppo nell’Europa sud-orientale, si trova ora a dover affrontare seri interrogativi riguardo alla propria autonomia […]

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Un ferito di Gaza racconta le ventiquattro ore trascorse sotto un albero, dove dolore, morte, memoria e speranza si sono intrecciati nella guerra

    Pensavo di sapere cosa fosse la sofferenza, finché non l’ho vissuta davvero. Quello che ho scoperto era diverso, strano e doloroso. Com’è curioso il dolore. Nonostante la sua amarezza, nonostante il nostro desiderio di starne lontani quanto l’oriente è lontano dall’occidente, quando arriva c’è in esso una certa dolcezza. Sì, dolcezza. Per molto […]

L'articolo Un ferito di Gaza racconta le ventiquattro ore trascorse sotto un albero, dove dolore, morte, memoria e speranza si sono intrecciati nella guerra proviene da Come Don Chisciotte.

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Il Pacchetto primavera della Ue e il pacco del Governo Meloni

  Di ConiareRivolta.org   Per comprendere quale sarà l’impatto più duraturo del Governo Meloni sugli assetti economici dell’Italia, è sufficiente guardare alla recente Comunicazione della Commissione europea sul cosiddetto “Pacchetto primavera”, quell’insieme di raccomandazioni che la Commissione europea indirizza agli Stati membri dell’Unione per orientare politiche di bilancio e riforme. È il cuore della disciplina fiscale […]

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Addio a Vito Monaco, i funerali ad Abano Terme il 27 Giugno

  La Redazione di ComeDonChisciotte.org esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi del giornalista Vito Monaco, scomparso all’età di 81 anni. Monaco era volto notissimo dell’emittente tv Canale Italia.   I funerali si terranno sabato 27 giugno alle 9.30 nel Duomo di Abano Terme.       

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Pillole: non ti sei ammalato. Sei stato arruolato

  Di Joshua Stylman   Pillole per svegliarsi, pillole per dormire Pillole, pillole, pillole ogni giorno della settimana Pillole per camminare, pillole per pensare Pillole, pillole, pillole per la famiglia – St. Vincent   Il mondo sta impazzendo, o è solo che tutti prendono qualcosa? Mi guardo intorno e, sinceramente, non riesco più a capirlo. […]

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La City contro la Russia? Dietro la crisi europea il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra

  Di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte.org “Britannia rules the waves” di Nicholas Habbe: Britannia – armata di lancia, elmo e scudo in rilievo con le armi reali britanniche – è seduta in una quadriga insieme a Nettuno, armata del suo tridente. Mentre l’Europa assiste all’ennesima escalation del confronto tra NATO e Russia, una domanda continua […]

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Prof. Andrea Zhok: “La cancellazione dei confini nazionali è funzionale ai grandi interessi finanziari”

    Federico Dal Cortivo per il quotidiano l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Andrea Zhok filosofo accademico, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università di Milano, ricercatore e saggista. Ha curato la prefazione del saggio di Frank  Furedi,  professore di Sociologia all’Università del Kent, a Canterbury “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte […]

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Stati Uniti-Iran: il cessate il fuoco di una guerra che Washington non può più sostenere

  Di Ali Ahmadi, The Cradle   L’accordo quadro che ha posto fine alla guerra del 2026 con l’Iran è stato interpretato dalla maggior parte di Washington come una concessione. I commentatori conservatori considerano il memorandum d’intesa (MoU) come una sorta di “ricompensa” concessa a un Paese che avrebbe dovuto essere lasciato a fare i […]

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La rana, lo scorpione e il mondo del dissenso

  Di Guido Cappelli   Le ultime elezioni politiche, nell’ormai lontano settembre 2022, videro la partecipazione di ben tre liste che erano espressione, in varia misura, di quell’“area del dissenso” nata e cresciuta al calor delle lotte con la follia pandemica e il mostruoso dispositivo autorizzatorio noto come green pass‒ un vulnusalla libertà civile e […]

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Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as a fundamental tool for investors to assess a company’s valuation relative to its earnings. This ratio, pivotal in investment analysis, offers insights into a company’s stock value and potential future growth performance. What is the P/E Ratio? At its core, the […]

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Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as an essential tool for investors who wish to evaluate the valuation of a company concerning its earnings. It is particularly useful for identifying whether a stock may be overvalued, undervalued, or fairly valued in comparison to its peers and historical standards. Definition of P/E […]

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Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) Ratio serves as an indispensable valuation metric in the sphere of stock investing. It offers investors an intimate glimpse into a company’s valuation relative to its actual earnings, providing a critical tool for determining whether a stock is overvalued, undervalued, or accurately valued, especially in relation to […]

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How to Analyze a Company’s Financial Statements

Overview of Financial Statements Understanding a company’s financial statements is crucial for making informed investment and business decisions. These documents provide a comprehensive record of the company’s financial activities and position, serving as fundamental tools for evaluating its economic health. The primary financial statements include the balance sheet, income statement, and cash flow statement. Each […]

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Best Strategies for Investing in Blue-Chip Stocks

Understanding Blue-Chip Stocks Blue-chip stocks are shares of established companies known for their solid financial performance and market presence. These companies often lead their respective industries, making their stocks attractive for investors seeking stability and reliable returns. By understanding what constitutes a blue-chip stock and implementing effective investment strategies, investors can enhance their portfolios and […]

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How to Invest in IPOs (Initial Public Offerings)

Understanding IPOs An Initial Public Offering (IPO) is the significant undertaking by which a private company transitions into a public entity by offering its shares to the public for the first time. This process is crucial for companies as it provides an opportunity to raise capital needed to finance business expansion, settle debts, or allow […]

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Contrarian Investing: Profiting by Going Against the Crowd

Understanding Contrarian Investing Contrarian investing is an investment strategy that involves taking positions contrary to prevailing market trends. The fundamental idea is to buy when others are selling and sell when others are buying. This approach relies on the principle that markets and investors can sometimes overreact to news and events, thereby creating opportunities for […]

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Sector Investing: How to Invest in Different Industries

Understanding Sector Investing Sector investing entails the strategic allocation of investment capital across distinct segments of the economy. Each sector forms a unique category of business activities, including but not limited to technology, healthcare, and finance. By comprehending the intricacies of investing in these diverse industries, investors can craft portfolios that align with the specific […]

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Momentum Investing: Riding the Trend in Stock Markets

Understanding Momentum Investing Momentum investing is an intriguing strategy in the financial world that tries to leverage the persistence of certain existing trends in the stock market. Essentially, it is about jumping onto a moving train, assuming that train will continue its journey along the same tracks. Investors who engage in momentum investing usually purchase […]

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Dividend Investing: How to Earn Passive Income from Stocks

Understanding Dividend Investing Dividend investing is a strategy focused on earning passive income through regular payments from owning stocks in particular companies. Investors who choose this method benefit from the dual prospects of income generation and potential capital appreciation. What Are Dividends? Dividends are portions of a company’s earnings distributed to shareholders. Typically, these payments […]

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China and Russia Should Cooperate to Help the United States Achieve an “Orderly Decline”

The year 2026 opens with a succession of US manoeuvres that continue to shake the global balance, while subterranean currents roil the international scene: the military attack on Venezuela has…

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China’s Posture After Venezuela: Accelerated De-Dollarisation and Conflict Preparation

The US operation in Venezuela on 3 January 2026 marked a turning point in Chinese strategy towards Washington. Beijing interpreted the failure of Chinese-manufactured JY-27A radars to detect F-35s and…

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Perpetual War: Ukraine, Iran, Taiwan, Venezuela and the Pentagon’s Global Script

The script of perpetual war unfolds simultaneously across four global fronts — Ukraine, Iran, Taiwan, and Venezuela — where the Pentagon’s machinery manufactures crisis, denies evidence, and transforms sovereignty into…

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Carrier Pigeons and Financial Cartels: How Banking Dynasties Decide Which Nations Can Afford to Fight

December 2025 delivered one of those declarations that typically belong to conspiracy theory territory, except this time it emanated directly from someone with every interest in maintaining silence: Dame Hannah…

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come trasferire un dominio

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di: Unit

Come trasferire un dominio

  • Controlla che tuo nome e contatto corrispondano su Registrar-1 e Registrar-2.
  • Registrar-1: Remove domain lock (deve esistere da +60 giorni).
  • Registrar-1: Ottieni il codice di trasferimento (auth-code o anche codice EPP).
  • Registrar-2: Avvia e paga la procedura di trasferimento. (eventualmente spunta il mantenimento della zona) - Aspetta …
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Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM

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di: Unit

Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM

Hai un oggetto furbo, che funziona solo con un'app? Sei curiosa di sapere cosa dice ai server dell'azienda produttrice l'app che monitora quanta cacca hai fatto oggi? Hai comprato un vecchio dispositivo di un'azienda fallita e vorresti farlo funzionare in …

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Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

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di: Unit

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

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Corso Python

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di: Unit

9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano

Corso introduttivo alla programmazione in Python

Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.


Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.

Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.

Segnalare la partecipazione con una mail …

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Visioni libere: Stare into the lights my pretties

✇unit
di: Unit

Settima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 20 maggio 2019

Stare into the lights my pretties, Jordan Brown, 2017

ENG sub ITA

pic

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

Viviamo in un mondo di schermi …
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Benefit Mafalda

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di: Unit

Domenica 8 Ottobre 2023, ore 16-21

Acheritivo di autofinanziamento unit hacklab per server autogestito "Mafalda".

Ore 16:00 Email / Thunderbird
Ore 17:00 Torrent
Ore 18:00 Parla Radio Z-AM
Ore 19:00 Chill out live Dj-set by unit electric assembly

Banchetto libretti autoprodotti, PirateBox
e il //ritorno del MAME …

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bitume - diritti sociali e digitali - podcast

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di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 5 luglio 2023, dallo studio radio di ZAM

Diritti sociali e digitali

  • Twitter e la rivoluzione francese

  • Immaginazione teoretica

  • API, social media, scraping e la possibilità di informarsi anonimamente

durata: 50 minuti

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bitume - mare crudele - podcast

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di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

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bitume - parliamo d_altro - podcast

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di: Unit

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 21 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Parliamo d'altro!

  • Moderatori di Reddit in sciopero (hanno ragione)

  • Gossipz dai socialz

  • Il sottomarino fermo a 3000 mm di profondità usa un Logitech game joystick

  • Apple Computers denuncia …

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LOST - FOGS OF WAR

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di: Unit

LOST - FOGS OF WAR

FOGS OF WAR

Sabato 25 giugno 2022 alle ore 18.00 @Cox18 - via Conchetta 18 - Milano

Aggiornamento: per motivi termici indipendenti dalla nostra volontà l'incontro inizialmente previsto per le ore 16 è stato posticipato di due ore. L'inizio sarà alle ore 18.00.

La guerra tra Russia e Ucraina, oltre …

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Labyrinthus

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di: Unit

5 maggio 2022 ore 21 - FOA Boccaccio, Monza

Parteciperemo giovedì 5 maggio a LABYRINTHUS 2.0 / Forme di resistenza nello spazio digitale. Dal Web 3.0 al Metaverso, dalle blockchain agli NFT.

La nostra prima reazione è stata: preferiremmo di no, perché siamo contro. "Sì ok, ma per favore potreste …

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bitume - distro dramma n.1 - podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a cura di Unit hacklab di Milano.

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Mercoledì 23 febbraio 2022, dallo studio radio di ZAM

Distro dramma n.1 - Installazione Debian GNU/Linux su Mac AIR/Piccolo

durata: 59 minuti

L'approfondimento satirico della …

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Autodifesa digitale a ZAM

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Sabato 11 dicembre 2021 alle ore 17:00

  • Phreak Phone Forensics (clinica di controllo dei cellulari android)
  • Come scaricare film e altri media da internet

a seguire dalle 19:00 acheritivo e live music by unit electric assembly

unit hacklab @zam via sant'abbondio 4, milano

audio

audio su Radio Zeta-AM …

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Seminario Laboratoriale su Pure Data

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Mercoledì 24 marzo dalle ore 20.45 alle 23 circa

Manuale Minimo di Sopravvivenza a Pure Data n. 1

Seminario Laboratoriale su Pure Data
durata: due ore circa
a cura di k_, Unit hacklab

semlab-puredata

Introduzione e storia, Setup dell'installazione, collegamenti e definizioni: oggetti, box, counter, bang e sequencer. Arriveremo all'oscillatore …

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bitume il virus podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 07 dicembre 2020: il Virus.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e …

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bitume piattaformazione delle nazioni podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 30 settembre 2020: la Piattaformazione delle nazioni.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

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Comunicato Unit hacklab su attività durante la pandemonio

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..e dopo aver pensato molto, riflettuto, studiato la storia delle pandemie ed esaminato i modelli trovati in natura.. abbiamo deciso che le attività IRL di Unit Hacklab rimarranno in stato dormiente fino a nuove notizie.
Sembra che Madre Natura ci stia chiedendo (a noi umane/i) di rallentare, riflettere, ri-fare …

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Campagna di autofinanziamento per abbiamoundominio.org di unit hacklab

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Campagna di autofinanziamento per abbiamoundominio.org di unit hacklab.

C'è/Abbiamo bisogno, come ogni anno, di pagare il server e anche il dominio.

Stiamo anche ragionando di allargarci e prendere un server più capace, perchè quello che stiamo usando, pagato attraverso iniziative di autofinanziamento, è arrivato a tappo.

Tutto questo …

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Pandemia - Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

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Pandemia. Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

In questi mesi abbiamo dovuto lavorare molto di più: sembra buffo, visto che eravamo a casa. Nel frattempo tante cose sono successe su internet e, con l'avvicinarsi di un "dopo" incerto, vorremmo dire la nostra sperando che queste riflessioni …

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bitume decodifiche binarie podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 27 gennaio 2020: decodifiche binarie.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi …

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bitume decodifiche binarie diretta

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Lunedì 27 gennaio 2020 ore 21

Quarta puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

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bitume antropocene podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 25 dicembre 2019: antropocene.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi …

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bitume antropocene diretta

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Mercoledì 25 dicembre 2019 ore 22

Terza puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

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unit con ghiaccio

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Venerdì 13 dicembre 2019 dalle 18.30 alle 22.30

unit con ghiaccio

acheritivo di autofinanziamento unit hacklab: rooting libero del telefono, elettronica usata a offerta libera. Hai bisogno di un lettore dvd? Di uno scanner? Noi di fare spazio e pagare il server.

spritz'n'lazz

live music by unit electric …

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bitume memestupendo podcast

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Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 10 dicembre 2019: meme stupendo.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

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bitume meme-stupendo diretta

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Lunedì 09 dicembre 2019 ore 21

Seconda puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

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bitume datajustice podcast

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Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

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bitume datajustice diretta

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Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

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Comunicato Unit ad assemblea Macao

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di: Unit

Salve a tutt*, chiunque voi siate.

Noi non ci conosciamo, almeno non tutti e non bene. Questa è una verità emersa chiaramente in questo periodo, talvolta anche in modo un po' scomposto, e così Unit ha pensato che fosse utile prendersi un momento per guardarsi in faccia tutti quanti e …

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Visioni libere: Stare into the lights my pretties

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di: Unit

Update: la proiezione non è successa

Settima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 20 maggio 2019

Stare into the lights my pretties, Jordan Brown, 2017

ENG sub ITA

pic

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00 …

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Fedeli alla linea (di comando)

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di: Unit

Sabato 11 maggio alle ore 15 presso CSOA COX 18 in Via Conchetta 18, Milano

LOST, le Lunghe Ombre della Scienza e della Tecnica e Unit hacklab presentano:

Fedeli alla linea (di comando)

registrazione audio a cura di cox18stream e Archivio Primo Moroni

Introduzione al terminale e alla riga di …

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Visioni libere: The internet own boy

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Durante Connessioni Caotiche 2019 proiezione del documentario su Aaron Swartz.

Sabato 4 maggio 2019

The Internet’s own boy, Brian Knappenberg, 2014

ENG sub ITA

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Ore 21:00

Il Ragazzo di internet è Aaron Swartz, attivista
dei diritti in rete accusato di frode informatica …
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Visioni libere: I am a cyborg but that's OK

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Sesta visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 6 maggio 2019

I'm a Cyborg, but that's OK, Park Chan-wook, 2006

KOR sub ITA

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

Young-goon è una cyborg e ha …
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Visioni libere: The young Karl Marx

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Quinta visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Lunedì 29 aprile 2019

Il giovane Karl Marx, Raoul Peck, 2017

FRA sub ITA

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Inizio proiezioni ore 20:30, inizio film ore 21:00.

I comunisti rifiutano di nascondere le loro opinioni …
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Connessioni Caotiche 2019

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cc-2019

Venerdi 3 e Sabato 4 Maggio 2019 torna Connessioni Caotiche a Macao

Hacking, attivismo, seminari laboratoriali e presentazioni frattali. Making e Breaking in festival nella due giorni in contemporanea ai festeggiamenti per il compleanno del Nuovo Centro per le Arti, la Cultura e la Ricerca Macao a Milano.

Connessioni Caotiche …

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Visioni libere: Life of Brian

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Quarta visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Life of Brian, Monty Python, 1979

ENG sub ITA

... gli unici che odiamo più dei romani
sono il Fronte del Popolo Giudeo.

E il Fronte Popolare dei Giudei.

Ah, sì.
Separatisti.

E il Fronte Popolare della Giudea.
Già …
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Visioni libere: Risk

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Terza visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Risk, Laura Poitras, 2016

Documentario su Julian Assange, fondatore di Wikileaks.

Motivazioni e contraddizioni su Assange e le sue cerchie, con un occhio in particolare sui rischi che sono stati presi. Il documentario copre il periodo dal 2010 …

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Visioni libere: Operazione Vega

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Seconda visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Operazione Vega, RAI, 1962

Sceneggiato di fantascienza RAI tratto dal radiodramma di Friedrich Dürrenmatt.

Vega è il nome della nave spaziale che porta i rappresentanti di un certo blocco di Stati terrestri sul pianeta Venere dove sono confinati …

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Benvenuto pellicano

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Il sito e' stato convertito a pelican, un software per generare siti statici in html.

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Visioni libere: Nirvana

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Prima visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Nirvana, Salvatores, 1997

Film cyberpunk girato a Milano (e nei sotterranei di Macao). Fortemente influenzato dai romanzi di Gibson e sua volta ritenuto tra le fonti di ispirazione della trilogia di Matrix. Affronta il tema dell'esistenza autonoma o …

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Comunicato Unit hacklab su annuncio sgombero Macao

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Contesto: Milano 2018. Atmosfera di intolleranza civile.

Unit hacklab e' un laboratorio autogestito di sperimentazione tecnica e politica, le nostre attivita' comprendono dai corsi gratuiti di elettronica e informatica alla divulgazione delle pratiche di gestione della privacy sotto forma di incontri e convegni.

il Comune di Milano, zelante, anticipa l'editto …

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