❌

Modalità di lettura

Come funziona il pungiglione delle api

Come funziona il pungiglione delle api lo sappiamo fin da quando siamo piccoli: a differenza delle vespe, l'arma di Apis mellifera si separa dal corpo dopo la puntura, uccidendo l'ape ma continuando anche a pompare veleno autonomamente nella ferita. Quello che ancora non sapevamo era il segreto di questo meccanismo: come fa un organo separato dal resto del corpo a continuare a "lavorare"? Uno studio pubblicato su PNAS rivela come funziona davvero il pungiglione delle api. Un'anticipazione tecnica: funziona come una pompa a doppio pistone deformabile.. Non un semplice ago Come detto, il fatto che il pungiglione delle api si stacchi dal resto del corpo dopo una puntura per rimanere incastrato nella superficie che è stata punta è cosa nota probabilmente da migliaia di anni, da quando abbiamo addomesticato questo insetto per la prima volta. Parliamo però di una struttura lunga al massimo un paio di millimetri: non comodissima da studiare nel dettaglio senza gli strumenti adatti.. Strumenti che ora esistono: il team della Macquarie University di Sydney che ha condotto lo studio ha usato una combinazione di video ad altissimo framerate, TAC e modellizzazione al computer per analizzare nel dettaglio la biomeccanica della puntura delle api. Quello che hanno scoperto è che il pungiglione non è un semplice ago: contiene due minuscole lame seghettate, chiamate lancette, che possono scorrere avanti e indietro indipendentemente. Quando l'ape punge, le lancette si muovono alternativamente e, grazie ai dentini, fanno penetrare il pungiglione sempre più in profondità nella pelle.. Un miracolo di ingegneria La vera scoperta dello studio, però, è legata alla struttura delle lancette: ciascuna è collegata a una specie di minuscolo ombrellino flessibile, che si trova dentro una camera piena di veleno. Quando una lancetta scende, il suo ombrellino si apre, aderisce alle pareti della camera e spinge il veleno verso il basso, dentro la ferita, come il pistone di una siringa. Quando la lancetta risale, l'ombrellino si richiude, così può tornare alla posizione di partenza senza trascinarsi dietro il veleno. Nel frattempo, l'altra lancetta fa il movimento opposto: quando una risale, l'altra scende e continua a spingere il veleno.. Questa ingegnosa struttura continua a funzionare da sola anche dopo il distacco dall'ape perché il pungiglione contiene anche muscoli, nervi e una riserva di veleno: abbastanza da continuare a farlo funzionare fino a un minuto dopo la puntura. L'abbiamo definita "ingegnosa" e non a caso: secondo gli autori, anche noi umani potremmo provare a copiarla per costruire micropompe che potrebbero, per esempio, avere applicazioni mediche..

©

Come funziona il pungiglione delle api
  •  

Scambi di saliva e relazioni

A che età si impara a comprendere le relazioni sociali degli altri? Se noi adulti vediamo due persone che bevono dallo stesso bicchiere, ad esempio, immaginiamo che si conoscano o abbiano un certo tipo di relazione. Ma i bambini? Secondo uno studio pubblicato su Evolution and Human Behavior, lattanti di appena 4 o 6 mesi di età sono già in grado di capire quanto una relazione tra due persone sia intima sulla base dello scambio di saliva, osservando ad esempio la condivisone di cibo e posate. «I bambini nascono in un mondo molto sociale, nel quale è importante collaborare con gli altri: per questo hanno bisogno di comprendere i legami sociali», spiega Brandon Woo, coordinatore dello studio.. Studi precedenti condotti da parte del team avevano rilevato che bambini di circa otto mesi sono già in grado di capire se tra due persone che si scambiano saliva c'è un legame stretto, e si aspettano che uno dei due aiuti l'altro in caso di difficoltà (ad esempio se lo vede piangere). A quattro o sei mesi di età, però, i bambini generalmente non osservano molto i volti e non condividono ancora il cibo con altri bambini.. Con e senza saliva Per capire se anche i bambini così piccoli sappiano riconoscere i legami tra le persone, gli studiosi hanno quindi condotto due diversi esperimenti: nel primo, un adulto si appoggiava sulla lingua una fettina di arancia, e poi la metteva in bocca a un pupazzo (interazione con saliva); come azione "di controllo", un'altra persona passava una palla al pupazzo (interazione senza saliva); alla fine delle interazioni, il pupazzo si mostrava sofferente. Nel secondo esperimento, un adulto si metteva un dito nella sua bocca, poi in quella del pupazzo, e di nuovo nella sua; a un altro pupazzo (di controllo) toccava la fronte; alla fine di queste interazioni, l'adulto piangeva mostrandosi sofferente.. In entrambi gli esperimenti, quando il pupazzo o l'umano si mostravano sofferenti, il bambino guardava più a lungo il partner con il quale si era scambiato la saliva, come a dire «reagisci, fa' qualcosa per consolarlo o farlo stare meglio!».. Tabula rasa? Secondo Woo, i bambini di 4-6 mesi sembrano avere una conoscenza "astratta" delle relazioni: non hanno semplicemente memorizzato una scena vista quotidianamente, ma comprendono che un'azione (lo scambio di saliva) avviene solo quando due persone hanno un certo tipo di relazione. In questo senso i risultati aggiungono un'ulteriore sfumatura all'idea del neonato "tabula rasa", da formare da zero: con un'esperienza minima, a pochi mesi di vita, i bambini sanno già come funzionano i legami sociali..

©

Scambi di saliva e relazioni
  •  

ExpoMedicina 2026, la salute in fiera

Un robot chirurgico e un algoritmo capace di leggere una mammografia servono a poco, se il paziente dal medico non ci arriva. È anche di questo che si parla a ExpoMedicina, il Salone euromediterraneo dell'innovazione tecnologica in sanità, che alla sesta edizione torna a Catania da domenica 25 a mercoledì 28 ottobre. Si svolge alle Ciminiere, l'ex complesso industriale dove si raffinava lo zolfo estratto nelle miniere dell'entroterra siciliano, oggi centro fieristico della città. Quattro giorni di convegni e tavole rotonde per medici, infermieri, ricercatori e manager ospedalieri, ma anche di appuntamenti pensati per i cittadini. Il pomeriggio Focus. Focus è partner scientifico della manifestazione: ha contribuito a costruirne il palinsesto e martedì 27, dalle 15 alle 18.30 in sala Polifemo, organizza un pomeriggio di incontri per chi in ospedale entra soltanto da paziente. Il formato è quello di Focus Live, il festival della rivista che si chiude a Milano proprio domenica 25: conversazioni di 45 minuti, con pochi ospiti e un moderatore. Si parte alle 15 con la salute maschile, insieme alla Fondazione Umberto Veronesi; alle 16 tocca al Servizio sanitario nazionale visto da chi lo usa, con Ketty Vaccaro e Sabrina Nardi; alle 17 Cristoforo Pomara racconta la medicina legale vera, ben diversa da quella dei telefilm. Il box qui sotto li presenta uno per uno.. L'appuntamento è per martedì 27 ottobre, sala Polifemo, dalle 15 alle 18.30. Ore 15. Perché i maschi non si curano? Quasi due uomini su tre, in Italia, non sono mai stati da un urologo o da un andrologo, e chi ci è andato, nella maggior parte dei casi, aveva già dei sintomi (per prevenzione, il 31,8%). Appena il 28,5% pratica almeno ogni tanto l'autopalpazione dei testicoli, il controllo che si fa da soli per notare eventuali noduli, e solo uno su tre sa che cos'è il papillomavirus (Hpv), che si trasmette soprattutto per via sessuale. Sono alcuni numeri di un'indagine che la Fondazione Umberto Veronesi ha commissionato ad AstraRicerche, pubblicata nell'ottobre 2025. È il punto di partenza dell'incontro: quanto i maschi si prendono davvero cura della propria salute, dalle malattie sessualmente trasmissibili e dalle infezioni uro-genitali fino ai tumori maschili. Ne parlano Monica Ramaioli, direttrice generale della Fondazione, e l'urologa Beatrice Costa, dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, che porta lo sguardo del clinico. Ramaioli racconta un impegno che passa dall'informazione, per far conoscere fattori di rischio e controlli per tumori come quelli di prostata, testicoli e vescica, e dalla ricerca, con borse per medici e scienziati che lavorano su diagnosi precoce e nuove terapie. E che arriva nelle piazze con La prevenzione maschile in campo, il progetto che organizza giornate di sensibilizzazione e consulti urologici gratuiti: oltre 150 nell'edizione 2025. Modera Daniele Banfi, giornalista scientifico della Fondazione.. Ore 16. La sanità che vogliamo Nel 2024 il 9,9% degli italiani, quasi 5,8 milioni di persone, ha rinunciato ad almeno una visita o a un esame di cui aveva bisogno, soprattutto per le liste d'attesa ma anche per i costi (dati Istat). Da qui parte il secondo incontro, dedicato al Servizio sanitario nazionale visto da chi lo usa. Ketty Vaccaro, già responsabile dell'Area welfare e salute del Censis, l'istituto di ricerca che ogni anno scatta una fotografia sociale del Paese, porta a Catania numeri e ricerche su ciò che i cittadini pensano e fanno quando devono curarsi. Con lei c'è Sabrina Nardi, fondatrice e consigliera di Salutequità. Coordina la giornalista scientifica Irma D'Aria: l'obiettivo è capire a che punto siamo, e quale sanità vogliamo. Ore 17. Il corpo non mente Nelle serie TV al medico legale, lo specialista che mette le sue competenze al servizio dei tribunali, basta un'occhiata per capire come è morta una persona. Nella realtà il corpo racconta molto, ma parla una lingua lenta e piena di trappole. Gli esperti lo chiamano effetto CSI, dal nome della serie americana: è l'abitudine, presa davanti allo schermo, di aspettarsi dalla scienza forense risposte sempre rapide e certe. Cristoforo Pomara, professore ordinario all'Università di Catania e direttore della Medicina legale del Policlinico cittadino, porta il pubblico accanto al tavolo dell'autopsia, per scoprire che cosa c'è di vero nei telefilm e come si legge un corpo. . Il programma, giorno per giorno Domenica 25 è dedicata alla prevenzione. Dalle 10 alle 18 l'Open Day propone visite gratuite e screening: per i tumori del colon-retto e del seno tra i 50 e i 69 anni, pap test o test per il papillomavirus (Hpv) tra i 25 e i 64, e poi controlli per cuore, tiroide, prostata, pelle, occhi e denti, compresa la vista dei bambini dai 3 agli 8 anni. Nella stessa giornata si parla di obesità e dei nuovi farmaci per trattarla, di glaucoma e degenerazione maculare, di maltrattamenti sui minori e di come i dati digitali possono aiutare a giocare d'anticipo sulle malattie. Lunedì 26 la domanda è chi governa l'innovazione. Si discute di algoritmi in chirurgia e in diagnostica, di robot in sala operatoria (e di quanto pesano sui bilanci della sanità), di fascicolo sanitario elettronico, l'archivio digitale con la storia clinica di ogni cittadino, e di registri clinici, le banche dati che seguono i pazienti nel tempo. Lo stesso giorno il Forum internazionale Mare Nostrum riunisce le università del Mediterraneo sul futuro della medicina. Martedì 27 i riflettori sono sulle malattie croniche e sulla qualità delle cure: intelligenza artificiale in cardiologia, percorsi per i tumori dell'intestino, telemedicina per lo scompenso cardiaco e il Programma nazionale esiti, lo strumento che valuta i risultati di ricoveri e interventi negli ospedali italiani. Tra gli appuntamenti più curiosi c'è un confronto tra sala operatoria e cabina di pilotaggio su come si previene l'errore umano, mentre per l'intera giornata il Cnr presenta le sue ricerche sulla medicina di precisione, cioè le terapie cucite sul singolo paziente, e sulla diagnostica avanzata. Mercoledì 28, ultima giornata, la salute diventa un ecosistema. Al centro c'è l'approccio One Health, l'idea che il benessere umano non si possa separare da quello di animali e ambiente: i temi vanno dalle ondate di calore alle alluvioni, dai batteri resistenti agli antibiotici ai virus trasmessi dalle zanzare come West Nile e Chikungunya. Spazio anche all'intelligenza artificiale nella diagnosi dei tumori al seno e al rapporto tra assicurazioni sanitarie e servizio pubblico. E c'è il Premio Dusmet, riconoscimento per l'innovazione sociale nelle scienze della vita. Il programma completo è su expomedicina.it. E la sala Polifemo, dove si tiene il pomeriggio Focus, ha un nome che a Catania suona familiare: secondo la leggenda i faraglioni di Aci Trezza, a pochi chilometri dalle Ciminiere, sono i massi che il ciclope scagliò contro la nave di Ulisse..

©

ExpoMedicina 2026, la salute in fiera
  •  

Cancro e cromosoma Y: un'assenza che insospettisce

La dipartita, dai tessuti, del cromosoma più snobbato tra i due - il cromosoma Y - potrebbe segnalare la presenza di vicine cellule tumorali. Uno studio dell'Università dell'Arizona ha collegato la perdita del cromosoma Y nelle cellule, un tipo di mutazione legata all'invecchiamento e che interessa circa il 40% degli uomini settantenni, a una sorta di effetto domino genetico che potrebbe favorire forme di cancro. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica JCI Insight.. Una perdita dannosa per la salute. Mentre le cellule femminili hanno due cromosomi X, quelle maschili hanno un solo cromosoma X e un cromosoma Y. Con il passare degli anni, e specialmente nelle cellule soggette a rapido ricambio, come le cellule del sangue, parte delle cellule maschili può perdere il cromosoma Y, un fenomeno più frequente nei fumatori. Questa condizione è chiamata perdita a mosaico del cromosoma Y: mano a mano che cellule mancanti del cromosoma Y si moltiplicano, si formano aree di tessuto con cellule senza Y in mezzo ad altre aree con cellule XY. Una situazione che, nel tempo, è stata collegata a vari rischi per la salute, come un rischio aumentato di Alzheimer, o di problemi cardiovascolari, di malattia renale cronica, o di contrarre la covid in forma grave.. La perdita dell'Y e i tumori. Poiché la perdita del cromosoma Y è stata correlata a una maggiore aggressività di alcuni tipi di tumori, gli autori del nuovo studio si sono chiesti se mappare la prevalenza di questa "scomparsa" attorno ai tumori possa segnalare la progressione della malattia. L'abbondanza di cellule prive del cromosoma Y nei tessuti può essere usata come segnale della presenza di tumori nelle vicinanze? Il team ha analizzato un migliaio di campioni di tessuto di 11 organi prelevati da 400 donatori maschi e compilato una mappa degli Y mancanti nei tessuti tumorali, precancerosi e normali.. Gli scienziati hanno osservato che la progressiva scomparsa del cromosoma Y nei tessuti era collegata a probabilità progressivamente maggiore di tumori. «Pensiamo a questo fenomeno come a un gradiente, simile a un pendio che diventa gradualmente più ripido. Più il tessuto è vicino al tumore, maggiore è la perdita del cromosoma Y» spiega Dan Theodorescu, oncologo e autore senior dello studio.. Un segnale che possiamo sfruttare?. L'ipotesi è che l'assenza dell'Y esponga le cellule a condizioni ambientali che possono favorire lo sviluppo di tumori, per esempio facilitando i processi infiammatori. Ulteriori studi sulla perdita del cromosoma Y potranno, forse, permetterci in futuro di sfruttare le zone in cui l'Y manca come segnaposto messi a indicare i confini di possibili tumori: per esempio, per indirizzare ad esami più approfonditi in caso di risultati dubbi negli esami di screening..

©

Cancro e cromosoma Y: un'assenza che insospettisce
  •  

Ci sono camere nascoste nella Grotta delle Veneri?

Sotto le colline calcaree del Salento potrebbero esserci spazi ancora sconosciuti. Una nuova indagine geofisica ha infatti individuato anomalie che indicano la possibile presenza di cavità non documentate nei dintorni della Grotta delle Veneri, uno dei siti paleolitici più importanti dell'Italia meridionale.. L'importanza della Grotta delle Veneri per la storia dell'uomo La grotta si trova in un'area carsica a circa 40 chilometri a sud di Lecce, vicino a Parabita. La presenza dell'uomo in questo territorio risale a circa 80.000 anni fa. Il sito conserva tracce sia dei Neanderthal sia dei primi uomini anatomicamente moderni, e la sua importanza è legata al fatto che ha confermato la presenza dell'uomo di Neanderthal nel bacino del Mediterraneo.. Il nome deriva da due statuette del Paleolitico, ricavate da ossa animali circa 20.000 anni fa: furono recuperate nel 1966, insieme ad altri resti umani paleolitici. Entrambe rappresentano figure femminili stilizzate con le braccia sul seno e sotto l'addome, una posa che alcuni studiosi leggono come un riferimento a gravidanza e fertilità. La più grande è alta circa 9 centimetri e ha il volto segnato da profonde scanalature, forse un velo, una maschera o un'acconciatura. La più piccola supera di poco i 6 centimetri e presenta tratti simili. Dal punto di vista stilistico, le statuette dialogano con l'arte preistorica di tutta Europa. Le proporzioni richiamano esemplari mediterranei, i dettagli del volto trovano analogie nella regione del Reno-Danubio, mentre la postura è stata accostata a quella di figurine scoperte in Russia. Scavi precedenti hanno inoltre portato alla luce depositi più antichi, legati ai Neanderthal.. Radar e resistività per indagare nella roccia Per capire come è fatto il sottosuolo, i ricercatori dell'Università di Malta e dell'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale hanno combinato due tecniche non invasive. Il georadar (GPR) invia impulsi elettromagnetici e ne analizza il ritorno per individuare variazioni sotto la superficie. La tomografia di resistività elettrica (ERT) misura invece quanto facilmente la corrente attraversa il terreno, distinguendo così materiali diversi, come roccia compatta e vuoti. Non è la prima volta che la grotta viene sondata. Già in passato era stata studiata da Leucci e De Giorgi, nel 2005 e nel 2015, per valutarne la stabilità con ERT, GPR e metodi sismici 3D. Il nuovo lavoro spinge però l'indagine oltre i confini noti.. Le anomalie: cavità ancora da verificare I dati mostrano diverse aree con cavità, nelle vicinanze della grotta: gli autori li definiscono risultati sorprendenti. Alcune potrebbero essere collegate al sistema già noto, ma servono altre verifiche per stabilirne l'estensione e capire se siano accessibili. Per ora non ci sono prove che contengano depositi archeologici. La speranza ha un precedente concreto. Nel 2021, indagini simili sulle grotte di Gorham, a Gibilterra, hanno portato alla scoperta di una camera sconosciuta, lunga circa 13 metri e rimasta sigillata per circa 40.000 anni, con tracce intatte di attività dei Neanderthal. I ricercatori sottolineano il valore della combinazione GPR-ERT: permette di individuare cavità nascoste nei siti preistorici senza intaccare i depositi archeologici. Solo nuovi approfondimenti diranno se le anomalie sono davvero cavità naturali collegate alla grotta e se custodiscono altre testimonianze della vita preistorica..

©

Ci sono camere nascoste nella Grotta delle Veneri?
  •  
❌