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Partito Comunista ospite all’Ambasciata della Federazione Russa per la Giornata della Russia

Dopo la partecipazione allo SPIEF di San Pietroburgo, il nostro Partito è stato invitato mercoledì 10 giugno presso Villa Abamelek, residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, in occasione del concerto dell’Ensemble Nikolaj Osipov e dei giovani solisti dell’Orchestra Accademica Nazionale degli strumenti popolari russi, organizzato per celebrare la Giornata della Russia.

A rappresentare il Partito Comunista è stata la compagna Daniela Mosca, già presente nei giorni precedenti a San Pietroburgo per i lavori dello SPIEF, importante appuntamento internazionale dedicato ai temi dello sviluppo economico, della cooperazione e del dialogo tra i popoli.

Si tratta di un significativo riconoscimento del lavoro internazionale che il Partito Comunista sta portando avanti e, al tempo stesso, di un’ulteriore occasione per rafforzare relazioni, confronto e cooperazione tra nazioni e popoli.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere con determinazione la necessità della pace, del dialogo e della collaborazione reciproca, contrapponendoci alle politiche di riarmo e all’escalation militare promosse da Unione Europea e NATO.

Riteniamo che le risorse pubbliche debbano essere destinate al rafforzamento della sanità, della scuola, della ricerca, del lavoro e del welfare, e non a una nuova corsa agli armamenti che rischia di compromettere il futuro dei popoli europei.

Continueremo a portare avanti, in Italia e a livello internazionale, il nostro impegno per un mondo multipolare fondato sul rispetto reciproco, sulla cooperazione tra i popoli e sulla pace.

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L'articolo Partito Comunista ospite all’Ambasciata della Federazione Russa per la Giornata della Russia proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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La legalità illegittima della repressione

di Alessandra Algostino (da il manifesto)

L’istanza del pubblico ministero di Torino con la quale si chiede al giudice di sollevare questione di legittimità alla Corte costituzionale sulla norma che considera reato il blocco stradale costituisce un passo nel cammino per invertire la rotta rispetto alla costruzione di un regime autoritario.

La pm solleva pesanti e argomentati dubbi sulla legittimità di una delle norme centrali di quel decreto sicurezza (uno dei tanti) che ha cominciato ad edificare tale regime. Le norme della Costituzione richiamate nell’istanza, l’articolo 17 sul diritto di riunione e l’articolo 40 sul diritto di sciopero, presidiano l’espressione del diritto alla protesta: il blocco stradale ne costituisce una forma, tutelando il conflitto, elemento coessenziale alla democrazia. In questo senso, è rilevante che il rinvio alla Corte non verta solo su ragionevolezza e proporzionalità (anch’esse giustamente richiamate nell’istanza), ma sottolinei la violazione dei diritti di riunione e di sciopero. Manifestare è un diritto, non un reato.

Il processo in corso a Torino, quindi, testimonia come, accanto al dato simbolico di colpire con il disvalore del diritto penale l’espressione del pensiero e il dissenso, la norma eserciti concreti effetti repressivi e, a cascata, deterrenti e dissuasivi. Un’intimidazione istituzionale rispetto all’esercizio dei diritti costituzionali; la stessa, che, per altra via, quella dell’amministrativizzazione, persegue l’ultimo, ennesimo, decreto sicurezza, ormai anch’esso convertito in legge (numero 54 del 2026), laddove utilizza il potere del denaro (le multe) per dissuadere (… minacciare) rispetto all’esercizio di diritti costituzionali (punendo promotori, deviazioni del percorso, non meglio specificati turbamenti delle forze dell’ordine).

Recentissima è la notizia delle denunce nei confronti di 54 attivisti per la Palestina a Pisa, in concorso con centinaia di altri: è chiara la volontà di neutralizzare e reprimere ogni forma di conflitto. Riesumando, fra l’altro, formule oscure come il «concorso morale».

Nell’istanza della pm torinese tutto si tiene, anche il richiamo alla violazione dell’articolo 77 della Costituzione per mancanza dei presupposti di necessità e urgenza del decreto legge, che, come da costante giurisprudenza costituzionale, non è sanata dalla conversione in legge. In questo caso poi abbiamo assistito alla patente violazione del requisito dell’urgenza, trattandosi di norme che erano state originariamente previste in un disegno di legge. Strappate al controllo del parlamento, anche con il ricorso – altra costante – al voto di fiducia. L’abuso del governo ai danni del parlamento costituisce un altro asse – la verticalizzazione del potere – del disegno autoritario.

L’applicazione dei decreti sicurezza sui territori, non uniforme, ma diffusa, restituisce il quadro di una repressione crescente e aggressiva, che distorce una presunta legalità in sterilizzazione della democrazia. Una legalità illegittima. Occorre attivare tutte le garanzie, gli anticorpi, sociali e istituzionali, per impedire che svuoti la democrazia.

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[2026-06-13] Red Contest @ CSA Intifada

Red Contest

CSA Intifada - Via XXV Aprile, Ponte a Elsa
(sabato, 13 giugno 19:30)
Red Contest

Red Contest, al CSA Intifada di Empoli l'ultima semifinale: quattro artisti in gara per conquistare la finale

1

Il conto alla rovescia è iniziato. Sabato 13 giugno il CSA Intifada di Empoli ospiterà l'ultima selezione della semifinale del Red Contest, il concorso musicale dedicato a band e cantautori che scrivono e interpretano musica originale in lingua italiana.

Una serata all'insegna della musica emergente, della partecipazione del pubblico e della valorizzazione di nuovi talenti, che decreterà chi accederà alla finalissima in programma l'11 luglio al Circolo ARCI Il Botteghino di La Rotta, nel comune di Pontedera.

Sul palco dell'Intifada si esibiranno quattro progetti musicali provenienti da esperienze e percorsi artistici differenti:

Amira Gamira.wav. Ego Nel Pagliaio, Masu Tere$kova

Gli artisti si contenderanno il passaggio all'ultimo atto della manifestazione davanti a una giuria di qualità e al pubblico presente, chiamato a svolgere un ruolo decisivo nella scelta dei finalisti. Uno degli aspetti caratteristici del Red Contest è proprio il coinvolgimento diretto degli spettatori. Durante la serata, infatti, a ogni consumazione effettuata al bar verrà consegnata una scheda di voto.

Perché il voto sia considerato valido sarà necessario indicare il nome di due artisti. Il risultato finale sarà determinato dalla combinazione dei voti del pubblico e delle valutazioni espresse dalla giuria di qualità.

Un sistema che punta a valorizzare sia il gradimento degli spettatori sia gli aspetti tecnici e artistici delle esibizioni.

L'appuntamento prenderà il via alle 19.30 con la cena organizzata negli spazi del centro sociale, mentre i concerti inizieranno alle ore 21.
L'ingresso sarà a offerta libera, permettendo a tutti di partecipare e sostenere l'iniziativa.
Il Red Contest rappresenta ormai una realtà consolidata nel panorama musicale indipendente toscano. Il concorso è aperto a band e cantautori che producono musica originale e scrivono testi in italiano, offrendo ai partecipanti importanti opportunità di crescita artistica e visibilità.

Tra i premi previsti per i vincitori figurano un'esperienza di registrazione audio-video presso l'Elfland Studio di Ponsacco, interviste e passaggi radiofonici su Punto Radio, oltre a numerose occasioni di esibizione in realtà sociali e politiche del territorio.

L'iniziativa è organizzata da Festa Rossa e dal Circolo ARCI Il Botteghino, con l'obiettivo di promuovere la musica originale e creare spazi di incontro tra artisti emergenti e pubblico.

Appuntamento all'11 luglio per la finaleLa serata del 13 giugno rappresenterà dunque l'ultimo passaggio prima dell'evento conclusivo del concorso. I vincitori delle semifinali si ritroveranno sabato 11 luglio al Circolo ARCI Il Botteghino di La Rotta per la finale del Red Contest 2026, dove verranno assegnati i premi e sarà proclamato il progetto musicale vincitore.

Per gli appassionati di musica indipendente e per chi desidera scoprire nuovi talenti della scena italiana, l'appuntamento del CSA Intifada si presenta come un'occasione da non perdere, tra concerti dal vivo, partecipazione attiva e la possibilità di contribuire direttamente alla scelta dei finalisti.

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[2026-06-15] ASSEMBLEA DI MOBILITAZIONE @ La Polveriera Spazio Comune

ASSEMBLEA DI MOBILITAZIONE

La Polveriera Spazio Comune - Via S. Reparata 12r, Firenze
(lunedì, 15 giugno 20:30)
ASSEMBLEA DI MOBILITAZIONE

Comunicato rivolto a tutte le realtà e individualità affini che attraversano La Polveriera e il territorio.

Durante il picco dell’onda repressiva innescata dalle azioni messe in campo da Piantedosi contro gli spazi sociali autogestiti, La Polveriera Spazio Comune è riapparsa sui titoli di alcuni articoli di quotidiani; a dicembre 2025, infatti, si leggeva “rischio sgombero” a proposito del futuro dell’occupazione intersezionale che da più di 12 anni (r)esiste nel plesso di Sant’Apollonia.

Le ragioni di tale sgombero? La necessità di liberare gli spazi, fra cui quelli autogestiti de La Polveriera, per avviare i lavori di ristrutturazione del complesso situato in via Santa Reparata 12/R.

La risposta collettiva e di supporto mutualistico che si è registrata a partire dalla fine del 2025 è stata forte. Conseguentemente, a inizio 2026 la richiesta di sgombero è stata ritirata dal tavolo del Prefetto e si sono aperte nuove possibilità.

Attualmente è in atto un'interlocuzione con le istituzioni per visionare i progetti del cantiere, capire nel dettaglio quali spazi saranno interessati e ripensare il futuro di Polveriera. A proposito di quest'ultimo punto, ci immaginiamo una progettualità condivisa affinchè i locali attualmente in uso da La Polveriera rimangano destinati ad una gestione studentesca in termini di aula polivalente/studio ed analoghe.

Da queste interlocuzioni è emersa la conferma che la mensa universitaria collocata nel plesso di Sant'Apollonia continuerà regolarmente la sua attività durante la fase di cantierizzazione; poi, facendo riferimento ai tempi tecnici legati al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, si è compreso che non sarà avviato alcun cantiere prima di Ottobre 2026.

I fondi per la riqualificazione del plesso da parte del DSU non sono europei, ma andrannò annoverati al bilancio regionale (800mila) e statale (5 milioni). Questi fondi devono essere destinati principalmente ad alcune modifiche e ristrutturazioni generali per l'agibilità del plesso e della mensa. Dunque per la ristrutturazione dei bagni, la messa a norma delle porte della mensa, il rifacimento delle scale all'entrata, in modo da consentire un accesso più paritario per le persone a ridotte capacità motorie.

Ribadiamo la necessità di salvaguardare la forma autogestita e di occupazione: guardando non solo all'intensificazione della repressione di questa forma aggregativa a livello italiano, ma anche fiorentino. L'autogestione di spazi occupati rimane per noi l'unica forma valida di creazione di realtà alternative in decisa opposizione al deserto che avanza.

Considerando che la fiducia nelle istituzioni non è da considerarsi una risorsa affidabile, in questi mesi Polveriera si è impegnata per portare avanti diverse attività di convergenza per (ri)costruire una rete di azione solidale capace di affrontare i prossimi mesi.

Dal 14 al 17 febbraio ha preso forma una mobilitazione carnevalesca di quattro giorni che ha posto La Polveriera al centro dell’“utopia della città che cura”. L'espressione si riferisce al rivoluzionario esperimento sociale e terapeutico avvenuto a Trieste alla fine degli anni '90 tramite l'istituzione delle "microaree", ossia distretti di cura che non stanno fermi a guardare le persone marginalizzate dall'esterno, ma diventano parte della loro storia, entrando dentro la loro quotidianità, fino a contribuire allo sviluppo di pezzi di soggettività.

Durante la quattro giorni, grazie all'unione delle forze con la Rete Wish Parade e l'assemblea venerala.org, si è svolto un corteo in difesa degli spazi sociali, è sbocciata una passeggiata rumorosa per la riappropriazione della città, si sono tenute numerose iniziative artistiche e culturali dal basso e si è cercato di riprendere il contatto con il quartiere attraverso pranzi sociali e momenti di aggregazione libera per tutti e tutt3. La partecipazione è stata altissima ed entusiasta.

Parallelamente la Venere Biomeccanica è arrivata nel plesso di Sant'Apollonia a portare solidarietà all'esperienza de La Polveriera, creando un nuovo tassello di convergenza e unione.

La storica statua simbolo delle lotte fiorentine contro la desertificazione di inizio millennio entra nel chiostro di Sant'Apollonia per restituire la sua memoria e infuocare le azioni future. Attorno alla Dea è iniziato un percorso di laboratori politici generativi che si sono concretizzati proprio nei "cerchi della Venere", preziose occasioni di riflessione sulle pratiche comunitarie di uso collettivo.

La comunità politica intergenerazionale sorta in seno ai cerchi della Venere ha fatto emergere proposte concrete: segnaletica storica e di buone pratiche in Sant'Apollonia; un documentario; azioni di presenza nel quartiere; la creazione di una fanzina; una mappatura delle isole accoglienti del centro (grazie alla convergenza con il laboratorio re/situazionista di Cartografia Resistente).

Intanto La Polveriera continua a portare avanti le sue attività settimanali per offrire alla comunità una palestra, un cineforum, una sala concerti, un orto, una cucina condivisa, servizi igienici funzionanti. Tutte le iniziative organizzate nello spazio sono gratuite, a dimostrazione della forza dell'autorganizzazione dal basso. Inoltre, in questi mesi, sono stati anche creati appuntamenti per incentivare la formazione legale dell3 compagn3 attraverso incontri, talk e assemblee, per fronteggiare gli episodi repressivi che ci riguardano da vicino.

Oltre alle attività di lotta, culturali e sociali portate avanti dallo spazio, ci sono le attività di cura che Sant'Apollonia richiede. Nonostante il chiostro sia pubblico, è La Polveriera che si occupa costantemente e fatricosamente della sua pulizia e manutenzione, fornendo un servizio pubblico alla comunità e alla mensa. L'assemblea di autogestione de La Polveriera si occupa direttamente anche di gestire le problematiche sociali che quel chiostro si porta dietro e che le istituzioni fanno finta di non vedere.

Facendo di necessità virtù, nel solco della linea politica dettata da quell'utopia della città che cura ideata dallo psichiatra/militante Franco Basaglia, in questi mesi sono stati organizzati decine di laboratori di formazione per la gestione dell'aggressività, la riduzione del rischio e per un coordinamento dello spazio che sia accogliente e più sicuro. In questo ringraziamo la Cooperativa Sociale CAT, che da mesi supporta La Polveriera attraverso con consulenze, consigli e unità di intervento all'interno dello spazio.

In questo quadro di volontà profonda di convergere con le realtà affini, Polveriera chiama una nuova assemblea aperta il giorno 15 Giugno 2026 alle 20.30 per aggiornare nuovamente la comunità sul futuro dello spazio e condividere insieme nuovi immaginari di azione e organizzazione. La necessità è quella di mettersi al centro di una dimensione di possibilità per questa città, accogliendo progetti, assemblee, iniziative in modo orizzontale e intersezionale.

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[2026-06-19] ABARIS MOERAE + SPETTRO + CAIRNN @CSAnEXtEmerson @ Csa Next-Emerson

ABARIS MOERAE + SPETTRO + CAIRNN @CSAnEXtEmerson

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(venerdì, 19 giugno 21:00)
ABARIS MOERAE + SPETTRO + CAIRNN @CSAnEXtEmerson

Bad Taste Collective presenta:

⚔️ SUMMER IN THE DUNGEON ⚔️

-ABARIS MOERAE - Dark Ambient - Helsinki;

-SPETTRO - Black Metal - Bologna;

-CAIRNN - Post-Metal - Firenze

19 Giugno 2026

21:00

CSA nEXt Emerson

Non vi preoccupate che a sto giro si farà in giardino.

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Costruire l’unità dei movimenti per battere le destre

Una discussione difficile e necessaria

di Franco Turigliatto

Le compagne e i compagni di Potere al Popolo lanciano con l’assemblea nazionale del 14 giugno a Roma un progetto ambizioso, “Un campo politico indipendente/Cambiamo tutto”, una sfida non solo e tanto alle forze della classe dominante, ma alle organizzazioni della sinistra radicale.

Proprio perché prendiamo sul serio quanto proposto, avanzeremo un ragionamento critico assai articolato.

Il disegno di Potere al popolo ha una valenza politica ed elettorale, ma rimanda anche esplicitamente a un progetto strategico e programmatico, puntando sulle dinamiche positive del movimento di massa che si è espresso nell’ultimo anno sulla Palestina e sulle prime crepe che il blocco sociale e la coalizione governativa delle forze della destra e dell’estrema destra hanno mostrato. Più concretamente scommette sul fatto che la combinazione tra condizioni oggettive e quanto hanno fatto nei movimenti attraverso le loro strutture di riferimento, a partire dall’USB, permetta loro una credibilità politica tale da produrre un salto qualitativo nella loro dimensione politica ed organizzativa.

Non dimentichiamoci che fin dal suo sorgere Potere al Popolo si è posto come soggetto ex novo, che nulla voleva a che vedere con le vecchie forze dell’estrema sinistra: il “cambiamo tutto” non solo rispetto agli assetti sociali, ma anche alle stesse strutture delle sinistre “alternative”. 

Condivisioni e criticità

Diciamo subito che ci sono significativi punti di condivisione con le rivendicazioni sociali e politiche che il testo propone nei 7 punti conclusivi, rivendicazioni essenziali per costruire in questa fase resistenza ed opposizione al sistema capitalista e alle politiche liberiste dei governi e che, secondo noi, dovrebbero essere alla base di una forte unità d’azione delle formazioni politiche, sociali e sindacali della sinistra radicale.

E’ positivo che Potere al Popolo riaffermi non solo la centralità della classe lavoratrice nello scontro politico e sociale, ma anche la finalità del movimento di classe da costruire, cioè la riproposizione di una società socialista (noi pensiamo che oggi sia meglio definirla ecosocialista per ovvie ragioni), progetto strategico e programmatico fondamentale per opporsi alla barbarie del capitale.

Poi però cominciano le nostre criticità sulle posizioni di questa formazione politica, a partire dalle forzature settarie e autoaffermative, (caratteristiche di una certa corrente del movimento comunista storico), da alcuni aspetti dell’analisi politica (nel testo la questione del fascismo e l’affermarsi dell’estrema destra appare secondario) e dalle scelte politiche che ne derivano, infine e soprattutto dalle radici programmatiche su cui si basa la concezione stessa del socialismo. Su questo nodo strategico, quel che è significativo non è tanto quanto scritto nell’appello quanto quello che manca, (ma che è invece ben presente nei loro riferimenti politici quotidiani): semplicemente non si fanno i conti con la storia, con quella, in particolare, del movimento operaio, del movimento comunista internazionale e delle formazioni statali postcapitaliste sorte nel ‘900  e crollate a partire dall’89, cioè con quelle involuzioni burocratiche stataliste espresse nella sua forma più alta e oppressiva dallo stalinismo. Non si può parlare oggi di socialismo senza esprimersi sulle società del ‘900 etichettate come socialiste.

I rapporti di forza e il movimento di classe

Partiamo dalla valutazione dei rapporti di forza tra le classi e del ruolo dei partiti.

Non c’è dubbio che le forze del centro sinistra e quelle del centro destra, (oggi destre e destre estreme) hanno garantito le politiche di fondo liberiste della borghesia e del sistema capitalista (il testo le chiama amministratori del condominio), e che la gestione di queste politiche impopolari crea prima o poi logoramento di consenso anche per un governo come quello Meloni sulla cresta dell’onda per molti anni e che a monte di questa situazione ci sia una crisi di fondo del sistema capitalista. Questo è l’ABC.

La domanda è: c’è già una dimensione di massa e di lotta di opposizione al governo delle destre?

Le grandi manifestazioni dell’autunno contro il genocidio, si sono già evolute in una più generale ripulsa del governo? Il rifiuto delle scelte del riarmo con le loro ricadute sulle condizioni di vita ha già prodotto una forte coscienza di massa capace di collegare cause ed effetti? 

Siamo già al superamento significativo di un paese incattivito?

Per rispondere a queste domande bisogna avere un giudizio lucido sulla dimensione del movimento dell’autunno. Le manifestazioni di massa sono state enormi, ma il paese non è stato bloccato; le lavoratrici e i lavoratori sono scesi numerosissimi in piazza insieme ai giovani e agli studenti, ma lo sciopero nei luoghi di lavoro è stato contenuto, le attività produttive non si sono fermate. Le contrattazioni sindacali continuano ad essere difficili se non perdenti, non solo per il collaborazionismo delle direzioni sindacali, ma per le obiettive difficoltà della classe, certo prodotte anche dalle scelte dei loro dirigenti, ma diventate elemento obiettivo di incertezza e demoralizzazione in ampi settori di massa, molte volte precarizzati e ricattati. Questa è la dura dialettica dello scontro di classe.

E’ in questo contesto che la forza e la crescita dell’estreme destre, favorito per altro da un ambiente internazionale che le sta portando in alto in tanti paesi e segnatamente in Europa, non si è esaurita tanto è vero che assistiamo con Vannacci allo spostamento sempre più estremo di alcuni loro settori. La strada per tagliare l’erba sotto i loro piedi è ancora piuttosto complicata e sarebbe bene non fare troppi errori. Il governo ha reagito alle lotte autunnali e alla sconfitta referendaria rilanciando i suoi contenuti politici autoritari. La sconfitta delle destre e la cacciata del governo Meloni resta un compito centrale ed ineludibile della lotta del movimento di massa

Scrive Potere al Popolo nel proporre un campo popolare indipendente: “Tramutare questa rabbia, questo rifiuto in un progetto trasformativo è un’operazione eminentemente politica. Che non è sinonimo di elettorale. Anzi: il presupposto è la costruzione di un campo popolare che sappia agire sul terreno politico, su quello economico, su quello culturale, mediatico e ideologico.” 

Poco più oltre però l’indipendenza elettorale viene assunta come indispensabile ed è evidente che l’assemblea del 14 ha come finalità primaria questo obiettivo.

Si aggiunge poi “Per indipendenza intendiamo una capacità autonoma della classe di organizzarsi su tutti i fronti del conflitto; un impegno che si snodi dal versante sociale e sindacale a quello politico fino a quello culturale, mediatico e ideologico, con l’obiettivo di ricostruire quella sedimentazione articolata delle forze che puntano a essere sì un efficace argine di resistenza, ma soprattutto di prospettiva di offensiva politica…L’obiettivo è riconquistare la coscienza della necessità della funzione storica e del protagonismo collettivo della classe lavoratrice tutta”.

OK. Affermazioni condivisibili che però presuppongono una capacità di costruire le resistenze alle politiche del capitale che sono quelle economiche, ma anche quelle sociali e politiche, compreso il ruolo delle ideologie e delle formazioni fasciste, che sono parti integranti degli strumenti della classe borghese. La lotta e la sconfitta delle forze fasciste, di cui pure in un generico passaggio si riconosce la capacità di avere influenza di massa, è oggi elemento costituente della lotta anticapitalista e antimperialista, come anche significativamente è stato riaffermato nel recente Forum mondiale di Porto Alegre in Brasile.

Di questa duplicità e complessità per costruire una alternativa non c’è traccia nelle proposte di Potere al Popolo. Per non parlare della considerazione banale che non tutti i governi borghesi sono eguali ed egualmente repressivi delle forze del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori; queste e questi devono combattere tutti, e sottolineo tutti, i governi borghesi, ma le tattiche per farlo possono essere inevitabilmente articolate. E’proprio la crisi profonda del sistema borghese che dovrebbe metterci in guardia dal ripetere gli errori compiuti con le disastrose politiche del terzo periodo dell’internazionale staliniana (anni 30 del secolo scorso), doppiata poco dopo da una ulteriore svolta negativa di alleanza politica tout court con le forze borghesi. Più che mai gli spazi democratici vanno difesi collocandoli in un progetto di superamento del capitalismo.

Contro il fascismo non possiamo fare a meno della costruzione di un fronte unico di classe che sappia realmente vincere questa battaglia decisiva.

Indipendenza

Pongono alcuni interrogativi due successivi passaggi: 

Indipendenza è prima di tutto il rifiuto del dogma atlantista” Il rigetto della Nato è un punto programmatico di fondo, ma l’indipendenza di classe è in primo luogo il rigetto del sistema capitalista e di tutti gli imperialismi. Dietro questa formula del testo fa capolino, l’approccio non solo geopolitico, ma più o meno apertamente “campista” di Potere al Popolo.

Successivamente: “Opporsi all’Unione Europea e alla sua architettura politica, finanziaria, giuridica, economica e militare è un compito politico fondante per aprire a tutti i popoli del nostro continente, dal Portogallo agli Urali, una prospettiva di Pace, di difesa del progresso sociale e lo sviluppo di nuove forme di cooperazione paritaria e di interscambio internazionale.

Che vada smantellata la architettura finanziaria, giuridica, ecc. dell’Unione Europea capitalista è questione di fondo, ma perché non prospettare in alternativa una Europa delle lavoratrici e dei lavoratori, socialista e democratica, introducendo invece una vaga formula democraticista e generica, assai ambigua? La prospettiva non doveva essere quella del socialismo?

Per un sindacato indipendente e conflittuale” è il titolo di un capitolo fondamentale del testo.

Condividiamo questa affermazione e tanto più il passaggio successivo “la retorica sulla scomparsa della classe operaia, dell’impresa come motore della società e del privato come elemento dinamico e di progresso sta disvelando tutto il suo carattere regressivo ed antisociale”.

Non condividiamo invece le conclusioni che si traggono a partire da una distorta valutazione delle mobilitazioni dell’autunno 2025. “Esistono, dunque, le condizioni per rilanciare un progetto sindacale generale, confederale e di classe contando sulle nostre forze……ciò  è  possibile solo se si rompe definitivamente con le centrali sindacali che da decenni predicano moderatismo e praticano consociativismo e con chi continua, sterilmente, a praticare entrismo nella CGIL.”

In questo passaggio emerge sia una impostazione settaria, sia una incomprensione di fondo sulla organizzazione e sulla complessità della classe lavoratrice e del suo bisogno di unità, nonché della indispensabile ricerca delle forme di autoorganizzazione della stessa. Sarebbe stata buona cosa dire che si punta il più rapidamente possibile a un processo unitario dei sindacati di base come minimo punto di partenza. Invece proprio nel mese di maggio abbiamo assistito a due giornate di “sciopero generale”, si fa per dire, separate tra USB da una parte e gli altri sindacati di base dall’altra. E non hanno fatto “tremare il governo” e tanto meno hanno “bloccato tutto”. E oggi, alla vigilia delle manifestazioni reazionarie e fasciste di Pro Vita e della cosiddetta Remigrazione a Roma, sembra proporsi una manifestazione separata da quella di tutte le altre forze sociali e sindacali antifasciste.

Si fa una enorme confusione tra la possibilità ed anche l’utilità di avviare un processo indipendente e radicale di sindacalismo conflittuale rispetto alle burocrazie sindacali conservatrici (per altro diversificate qualche volte tra loro) e nello stesso tempo avere sempre ben presente nelle scelte e nella tattica la capacità di coinvolgere e di incidere sulle organizzazioni sindacali storiche, in un progetto di unità di classe. L’approccio di sola denuncia che viene praticato da decenni, non sembra aver dato i risultati auspicati e desiderati. Nessuno ha in mano le carte vincenti, ma proprio perché la ricomposizione e la costruzione di un sindacato di classe di massa è questione dirimente per il futuro della classe operaia, occorre avere non solo una certa prudenza, ma anche una disponibilità a ricercare tutti gli strumenti utili possibili e tutti i passaggi unitari. Non dimenticandosi che l’unità della classe non è solo un sindacato di massa e di lotta, ma anche l’autoorganizzazione della classe in quanto tale nelle vecchie e nuove forme che saprà darsi. 

La questione del socialismo

Verso il socialismo è un capitolo fondamentale del testo; dopo aver elencato tutti i mali del capitalismo si afferma: “Del resto il potente sviluppo delle forze produttive e le possibili nuove soglie della cooperazione umana e sociale permetterebbero di vivere meglio e consentirebbero uno sviluppo finalizzato non al profitto ma orientato alla qualità delle relazioni economiche e sociali di tutta la specie umana e di questa con la natura. Mai come oggi si è allargata la distanza tra la società che potremmo costruire grazie alle forze produttive in campo e quella in cui siamo costretti a vivere a causa degli attuali rapporti di potere.” Condividiamo a fondo queste affermazioni che rieccheggiano alcune formulazioni della Quarta Internazionale.

Si aggiunge poi: Ci percepiamo ed agiamo come parte di un movimento verso e per il Socialismo che, con caratteristiche e percorsi diversificati, in ogni parte del mondo segnala la urgente necessità di superare in avanti gli odiosi rapporti sociali vigenti”.

Abbiamo già detto che è difficile parlare di socialismo oggi senza avere un giudizio sulla storia del ‘900. Il testo è volutamente ambiguo in tutti i passaggi che rimandano al futuro. Va da se che ci saranno percorsi diversificati, ma in questa categoria rientra anche la Cina “comunista” o il Madurismo? E quando si parla dei valori presuntamente universali dell’Occidente ci si riferisce solo alla odiosa propaganda degli ideologhi della borghesia? Non sarebbe bene anche specificare e valorizzare le grandi esperienze democratiche, rivoluzionarie, le esperienze dei consigli di fabbrica, dei comitati dal basso, delle lotte femministe e transfemministe, delle lotte per i diritti universali delle donne e degli uomini, esperienze che per altro sono stati presenti in tutte le parti del mondo, comprese l’America latina, l’Asia e l’Africa, cioè a tutte le esperienze di autoorganizzazione delle classi subalterne, strumenti fondamentali per progettare una società democratica e socialista?

E non sarebbe bene chiarire, per evitare che qualcuno pensi che ci si schiera più o meno con un imperialismo o con qualche potenza capitalista contro altre e che qualsiasi regime possa andare bene purché non sia quello americano, per evitare cioè una vanificazione di un reale progetto socialista, anzi ecosocialista, affermare con forza che il nostro progetto è totalmente internazionalista, a fianco di tutte le classi oppresse, delle loro lotte per i diritti economici, sociali e democratici, contro le loro classi dominanti? 

Senza queste precisazioni il dubbio che Potere al Popolo sia, come per altro la maggior parte della sinistra radicale italiana, e come appare in tante formulazioni politiche, semplicemente “campista”, resta molto forte.

Costruire l’unità della classe nei movimenti sociali per battere le destre e combattere il capitale

Per le ragioni esposte non parteciperemo all’assemblea nazionale del 14 giugno, e il giorno prima saremo nella piazza unitaria insieme alle tante organizzazioni e movimenti che hanno organizzato la contromanifestazione al Colosseo per fermare le forse fasciste della remigrazione e dei provita. Continueremo a collaborare con i compagni e le compagne di Potere al Popolo e dell’USB nelle lotte sociali che però vanno condotte in modo unitario e leale verso i movimenti, senza sovradeterminazioni politiciste ed elettoraliste. 

Allo stesso modo ci pare fuorviante la proposta che la maggioranza di Rifondazione ha avanzato vero il campo largo del centro sinistra, che rischia di portare ad una integrazione di quella forza politica, come già è stato per Alleanza Verdi e Sinistra, in un campo politico borghese, responsabile di aver contribuito a creare le condizioni di frammentazione sociale, che hanno favorito l’ascesa delle estreme destre. La necessità di combattere le destre anche sul terreno elettorale non può portare a candidarsi a governare con le forze della borghesia “progressista”, entrando nella coalizione del campo largo. 

In primo luogo le forze della sinistra di classe dovrebbero mettere in discussione il principio maggioritario, alla base sia della legge elettorale attualmente in vigore, che della proposta delle destre in discussione in questi giorni in Parlamento. Entrambi i sistemi comprimono la rappresentatività delle opzioni politiche in particolare delle forze antisistema, costringendo ad alleanze in grandi coalizioni per poter accedere ai premi di maggioranza o conquistare i seggi uninominali e imponendo sbarramenti che alzano la soglia di accesso al Parlamento. Le istituzioni repubblicane, per come funzionano oggi, sono funzionali agli interessi di oppressione e di sfruttamento della classe dominante. In queste condizioni, e con la necessità di non consentire alle destre di guadagnare nuovamente la maggioranza parlamentare, la strada elettorale è difficilmente praticabile per una sinistra di classe indipendente, se non dopo aver riconquistato posizioni di radicamento ed una forza sociale che possa far emergere un’opzione politica radicale e alternativa alle destre e alla borghesia.

Per questo pensiamo che la nostra priorità in questa fase storica sia l’intervento nei movimenti sociali, la loro politicizzazione e radicalizzazione, la convergenza dei movimenti su obiettivi comuni e contro il governo delle destre, ciascuno a partire dalla propria specificità ma con una visione del mondo comune, la costruzione quindi di un programma politico ecosocialista che raccolga le istanze dei movimenti. Facciamo quindi appello all’unità nelle lotte e alla costruzione di un forum permanente, sul modello di Genova 2001, ma anche dei No Kings nel mondo di oggi, tra le forze politiche e sociali della sinistra radicale e di classe.

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[2026-06-18] Proiezione del cortometraggio "Totò - la voce del sottopasso" @ Fuori Binario

Proiezione del cortometraggio "Totò - la voce del sottopasso"

Fuori Binario - via del leone 76
(giovedì, 18 giugno 18:00)
Proiezione del cortometraggio "Totò - la voce del sottopasso"

Cosa vuol dire abitare profondamente uno spazio ? Vivere un luogo ma sentirsi fuori luogo ?

In verità io sono nel mondo, forse sono gli altri ad essere fuori luogo perché il mondo non dialoga con loro.- rispose lui a me.

Giovedì 18 giugno, Ore 18
Proiezione del cortometraggio

“Totò – La voce del sottopasso“
di Cosimo Lastrucci

Francesco Martinelli intervista Totò e Cosimo Lastrucci

🚩 Redazione Fuori Binario, Via del Leone 76, Firenze

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Sosteniamo la proposta “Un per cento equo” per un’imposta sui grandi patrimoni

Sinistra Anticapitalista sostiene la campagna “1% Equo” per una “Imposta sui grandi patrimoni” e per una legge di iniziativa popolare per ottenere questa misura minimale di giustizia ed equità fiscale.

Oggi in Italia le enormi ricchezze, con il 5% delle famiglie italiane che possiede il 50% della ricchezza, sono determinate da almeno tre fattori:

  1. sono frutto dello sfruttamento e dell’ipersfruttamento del lavoro altrui, con enormi profitti e salari da fame che chiedono fatica e precarietà a chi lavora ma non offrono in cambio un’esistenza libera e dignitosa;

  2. sono frutto di rendite parassitarie che consentono ai soldi di generare altri soldi senza fare nulla di utile alla società, salvo togliere risorse alle classi popolari;

  3. sono conseguenza di redditi non tassati, liberi di evadere, di occultarsi, di fruire di incentivi alle grandi imprese e alle grandi speculazioni, pagate dalla massa di lavoratori e lavoratrici, pensionate e pensionati a vantaggio dei ceti più ricchi.

Di solito questi tre fattori agiscono insieme e contemporaneamente, determinando un’ingiustizia clamorosa, un furto sistematico ed uno sfruttamento delle risorse di tutte e tutti a vantaggio di pochi.

Questa campagna per una “Imposta sui grandi patrimoni”, che si propone di tassare il patrimonio eccedente i 2 milioni di euro (esclusa la prima casa) con un’aliquota dell’1% che sale fino al 3,5% per i patrimoni sopra i 20 milioni di euro, è un primo passo limitato per introdurre in Italia meccanismi di maggiore equità. Questa imposta non è una rivoluzione, ma una misura fiscale in grado di creare risorse per un rilancio dei servizi sociali, dalla sanità alla scuola, dalla tutela del territorio alla cultura, dall’assistenza sociale delle persone non autosufficienti ai programmi a favore dell’abitare.

Solo i ricchi ed i ricchissimi, con patrimoni sopra i due milioni e magari perfino plurimiliardari possono essere contrari a questa proposta.

Sono loro i ceti difesi a spada tratta da Meloni e dal suo governo di destra ma anche, da sempre, anche da una parte consistente del centrosinistra.

Quanto a noi – invece –

a tutte e tutti noi

“Noi siamo i milioni del cui lavoro vive l’intera società”.

Rosa Luxemburg, 1914.

Era vero oltre un secolo fa.

Oggi è più vero che mai.

Per firmare la proposta di legge di iniziativa popolare collegarsi al sito: unpercentoequo.it

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Respingiamo la feccia razzista e patriarcale: NO alla marcia della Remigration. NO alla marcia dei “Pro vita”. A fianco del proletariato migrante per l’unità di tutti gli sfruttati, di ogni Paese. A fianco delle donne e del movimento transfemminista e lgbtq+ contro il patriarcato

Sabato 13 a Roma si sono dati appuntamento gli accoliti fascio-leghisti-vannacciani della Remigrazione. Si tratta di una campagna ultrareazionaria e razzista, ideologicamente suprematista in contrasto con qualsiasi principio della Costituzione. La campagna – che nasce sulla scia del Trumpismo e sull’esempio dell’impiego assassino e criminale dell’ICE negli Usa – vorrebbe importare in Italia un modello che riproduce una logica funzionale sia alla propaganda ideologica fascista sia ad una non banale necessità del marcescente capitalismo contemporaneo. Da una parte, infatti, i migranti vengono indicati come capro espiatorio del disagio e del peggioramento delle condizioni materiali di vita di settori sempre crescenti di classi lavoratrici e popolari per canalizzare la rabbia verso un settore ancora più debole ed impedire che venga invece indirizzata contro i veri responsabili: governo, padroni e/o speculatori di ogni tipo. Dall’altra c’è l’interesse di una parte non marginale della borghesia nostrana ed europea a deprivare di ogni diritto i e stabilità migranti, rendendoli così docili ad ogni possibilità di sfruttamento a qualsiasi condizione della loro forza lavoro. Il terribile caso di Amendolara, la strage di migranti che non volevano sottostare alle inaccettabili condizioni di lavoro alle quale erano sottoposti, ne è l’esempio più emblematico.

Il sostrato, il collante ideologico che sostiene questa campagna è quello tipicamente fascista. Su questo si sono ritrovati, non a caso, non solo Casapound e Forza Nuova, ma anche e soprattutto Vannacci, pezzi consistenti della Lega e di Fratelli d’Italia.

Come se non bastasse, in quello stesso pomeriggio, sempre a Roma, si raduneranno le associazioni e movimenti Pro vita, per ribadire l’ unicità della famiglia tradizionale ( uomo, donna accudente, prole obbediente), per ribadire che l’ aborto è un omicidio e la necessità di smantellare la legge 194, una manifestazione non meno inquietante e pericolosa. Una ideologia patriarcale pienamente condivisa dal governo Meloni che negli anni ha proposto e approvato interventi legislativi che colpiscono donne, persone Lgbtqia+, giovani, l’ ultimo è di qualche giorno fa introduce il consenso dei genitori per fare educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Dobbiamo respingere queste campagne con tutte le forze disponibili e ricacciare i loro propugnatori da dove vengono.

Lottiamo per l’unità di classe di tutti/e i/le lavoratori/trici sfruttati, italiani e migranti di ogni nazionalità. Contrapponiamo alla remigrazione fascio-razzista il valore della solidarietà di classe, della solidarietà sociale, dell’accoglienza, della costruzione di spazi comuni di organizzazione che favoriscano la lotta contro questo sistema capitalistico che genera guerre e crisi climatiche (dalle quali tanti migranti sono in fuga), oppressione, depredazione dei paesi dipendenti.

Manifestiamo per la libertà di movimento di tutte le persone, per la giustizia sociale e climatica, per i diritti delle donne e delle persone Lgbtqia+, per una società liberata dal patriarcato e dal capitalismo

Ci associamo alle richieste di divieto dell’oscena manifestazione fascista ed invitiamo tutti e tutte a manifestare sabato 13 alle ore 15:00 con appuntamento al Colosseo

Il razzismo ed il fascismo non devono passare!

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Contro tutte le guerre, antimilitarismo e internazionalismo

In un clima di guerra generalizzata e permanente la federazione ritiene importante rilanciare l’internazionalismo e l’antimilitarismo come principi e pratiche caratterizzanti il proprio agire politico.

L’Italia è parte attiva sui principali fronti di guerra, sia con propri contingenti militari, sia con l’invio di armamenti, con la fornitura di servizi logistici, nonché ospitando sul proprio territorio infrastrutture militari strategiche USA e NATO. Contemporaneamente si chiudono ancora di più le frontiere per chi fugge da guerre e miseria. Il governo italiano vuole attuare il nuovo patto europeo per l’asilo, legalizzando i respingimenti in mare con il “blocco navale”, e applicando la detenzione ai richiedenti asilo in prigioni anche fuori dai confini nazionali. Il governo ha per questo firmato un nuovo memorandum con la Libia, e fornisce mezzi e personale alle autorità tunisine, nell’obiettivo di reprimere e bloccare le persone in movimento. Uno sterminio silenzioso, che si aggiunge alle massicce uccisioni di civili in Ucraina, in Iran, in Libano, e ai genocidi ancora in corso a Gaza e in Sudan.

In questo scenario continuano ad aumentare le spese militari, che si traducono in precarietà, disoccupazione e povertà per ampi strati di popolazione, in quella che ormai è, a tutti gli effetti, economia di guerra. Fa parte della corsa al riarmo anche la riproposizione della leva militare, l’aumento degli effettivi del personale militare e delle riserve e un generale arruolamento della società nello sforzo bellico e nella propaganda di guerra, che vedono una diffusa opposizione nella società, soprattutto nelle più giovani generazioni.

L’industria delle armi, in gran parte controllata dallo Stato, fa affari d’oro, e in questo contesto le infrastrutture logistiche diventano sempre più strategiche per la movimentazione di materiali bellici. Le ferrovie, come i porti, sono tra le infrastrutture più coinvolte dal traffico militare e sono al contempo i settori in cui i lavoratori si sono mobilitati contro i trasporti di armi. Le ferrovie in particolare hanno visto una potente militarizzazione attraverso i corridoi europei e internazionali strategici.

Per opporsi a tutto questo il convegno ritiene fondamentale sostenere e rilanciare l’attività dell’assemblea antimilitarista, e avviare una serie di campagne contro la guerra ai migranti, contro il ritorno della leva militare e l’arruolamento della società, contro la produzione di armi e l’utilizzo militare delle ferrovie, a sostegno dei disertori di tutte le guerre e dellx compagnx che si oppongono ai regimi guerrafondai e sanguinari.

Federazione Anarchica Italiana (FAI) Convegno di Asti 6-7 giugno 2026

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Fermiamo la stretta autoritaria, moltiplichiamo le lotte e la solidarietà

Il Convegno della FAI riunito ad Asti nei giorni 5 e 6 giugno 2026 ha confermato le analisi già prodotte nel precedente appuntamento di federazione sulla situazione repressiva nel paese.

Nel denunciare pubblicamente la stretta autoritaria del governo che mira a colpire con provvedimenti intimidatori e terroristici tutta l’opposizione sociale, mondo del lavoro, giovani e studenti, immigrati e tutte le categorie sociali più vulnerabili, il Convegno della Federazione Anarchica Italiana respinge con fermezza l’esplicita criminalizzazione dell’anarchismo da parte del governo e dei mezzi di comunicazione asserviti alle logiche del potere.

In deroga a ogni residua parvenza di garanzia democratica, il governo fascista ha portato a maturazione un lungo percorso con il quale gli individui vengono perseguitati non per ciò che fanno ma per quello che pensano. L’anarchismo è nel mirino del governo perché l’anarchismo si propone come irriducibile avversario del dominio, dello sfruttamento, della guerra. Nessuno, però, può sentirsi al sicuro poiché questo attacco alle idee e alla libertà di pensiero rappresenta un punto di non ritorno al quale bisogna rispondere con forme di lotta diffusa e solidarietà attiva, per la libertà contro ogni fascismo e ogni ingiustizia.

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[2026-06-10] CENA BELLAVITA ANNULLATA @ Mezcal Squat

CENA BELLAVITA ANNULLATA

Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 10 giugno 18:00)
AUTOPRODUZIONI MEZCALINE - ADESIVI SERIGRAFICI

CENA BELLAVITA ANNULLATA !

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Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.

SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!

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COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT

BUS : 33 - CP1 - 76

TRENO : FERMATA COLLEGNO

METRO : FERMI

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NO MACHI, NO FASCI, NO SBIRRI

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[2026-06-12] Gavinana è partigiana: assemblea preparatoria @ CPA Firenze sud

Gavinana è partigiana: assemblea preparatoria

CPA Firenze sud - Via di Villamagna 27/a, Firenze
(venerdì, 12 giugno 21:00)
Gavinana è partigiana: assemblea preparatoria

Venerdì 12 GIUGNO assemblea "GAVINANA È PARTIGIANA" contro ogni strumentalizzazione del quartiere e della città da parte di Futuro Nazionale.

Con quante ne abbiamo da fare, ci tocca pure rispondere ai fascisti che ci tirano in mezzo. Questo è. Sappiamo che ruolo hanno e anche con quello ci misuriamo.

Futuro Nazionale ha ufficializzato ciò che già avevamo anticipato: il 19 giugno saranno in Gavinana con il Generale come capo gregge, al belato di "sgomberare il CPA".

Su questo ci basti ricordare che il CPA ha recuperato uno spazio negativamente famigerato proprio a causa del degrado, dell'incuria e dell'abbandono.

Quando siamo entrati lo abbiamo ripulito da siringhe e boccette di metadone, riportandoci socialità, sport, dibattito politico e aggregazione, per il quartiere e non solo.

Questi sono i fatti. Il resto è la farneticazione di chi invece desidera deprimere la vitalità di un quartiere per poi sguazzare tra slogan divisivi e terrorizzanti.

La loro adunata sarebbe prevista per le ore 19.00 in piazza Bartali, quindi accanto al "Memoriale per le deportazioni": proprio loro che continuano a caldeggiare le deportazioni - camuffandosi dietro lo slogan "remigrazione" - assieme ai neonazisti del Veneto Fronte Skinhead.

Una ennesima provocazione che si aggiunge alla concomitanza con la ricorrenza della Battaglia di Pian d'Albero.

Questo non è un problema solo nostro ma lo è per il quartiere e per la città tutta.

Per questa ragione, rilanciamo l'assemblea di venerdì prossimo alle ore 21.00 nel piazzale del CPA come momento di confronto e di organizzazione per la manifestazione del 19 giugno "GAVINANA È PARTIGIANA".

Noi vogliamo trasformare quella giornata in un'occasione per il quartiere, affinché siano gli abitanti di Gavinana a riprendersi le strade e a sentirsi parte di una collettività attiva, coesa e solidale.

Questo è il primo anticorpo per non farsi abbindolare dalla propaganda becera della destra e sentirsi meno isolati davanti ad una crisi che si farà sempre più pesante.

Cosa vogliano fare i "futuristi" da una parte e chi dovrà gestire l'ordine pubblico dall'altra, è tutto da verificare. In capo a loro sta ogni responsabilità: noi siamo in questo quartiere da quasi 40 anni e tutto il quartiere sa con quale attenzione abbiamo sempre mantenuto i rapporti con esso.

Con ciò chiariamo anche un'ultima cosa: la "contromanifestazione" è la loro, noi ci prendiamo solo l'agibilità guadagnata in anni di presenza e attività.

PS. In caso di acquazzone, a causa dei cantieri, le strade sono soggette al fenomeno dell'acquaplaning: "Pozzolo... adagio e sterza!

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[2026-06-10] LX TOPX BALLANO @ Parco della Colletta

LX TOPX BALLANO

Parco della Colletta - Torino
(mercoledì, 10 giugno 16:30)
LX TOPX BALLANO

LX TOPX BALLANO

‼️IN CASO DI PIOGGIÀ VERRÀ SEGNALATO NUOVO POSTO‼️

Quest’anno il gatto non c’è e lx topx ballano, e noi balliamo!

Finalmente finisce lo schifo di questo anno scolastico, trascorso tra mancanze di materiale, disagio e degrado nell’istituto,

solo protestando contro questi fatti l’ASL e le istituzioni ci hanno (quasi) ascoltato ma ci torneranno ad abbandonare come hanno sempre fatto.

Quindi, come l’anno scorso, abbiamo organizzato una festa di fine anno con musica, birra, mercatini artistici e soprattutto POLITICA.

Sarà il 10/06 dalle 16.30 in poi alle griglie della colletta!

La festa inizierà con intro di musica rap

×

ZILLO

×

ATTILA THC

×

RWA

×

Continuando col punk

×

PUTIFERIO

×

FANGO

×

RESINA

×

Concludendo con DJ SET

Se non vieni sei una guardia!💣

NO MACHI NO FASCI NO MOLESTX

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[2026-06-14] PRATICARE MEMORIA ATTIVA, PRATICARE RESISTENZA - Al fianco delle rivoluzionarie e dei rivoluzionari di tutto il mondo imprigionati @ Cantiere Sociale Versiliese

PRATICARE MEMORIA ATTIVA, PRATICARE RESISTENZA - Al fianco delle rivoluzionarie e dei rivoluzionari di tutto il mondo imprigionati

Cantiere Sociale Versiliese - Via Belluomini 18, Viareggio
(domenica, 14 giugno 10:00)
PRATICARE MEMORIA ATTIVA, PRATICARE RESISTENZA - Al fianco delle rivoluzionarie e dei rivoluzionari di tutto il mondo imprigionati

PRATICARE MEMORIA ATTIVA, PRATICARE RESISTENZA
Al fianco delle rivoluzionarie e dei rivoluzionari di tutto il mondo imprigionati

Domenica 14 giugno, dalle 10.00 al tramonto
c/o Cantiere sociale versiliese, via Belluomini 18, Viareggio

Incontro organizzato in occasione della Giornata internazionale del rivoluzionario prigioniero

per rompere il circuito repressivo delle democrazie liberali
per rinsaldare i legami e la solidarietà con compagni e compagne sottratti alla vita e ai loro territori
per aprire brecce nell’isolamento coatto di chi non si piega
per riflettere sulla memoria attiva come strumento di critica e resistenza alla miseria e alla ferocia del presente

PROGRAMMA

Mattina:

  • Parole che i muri non possono fermare. La scrittura della resistenza nella prigionia palestinese. Incontro con Bassem Khandaqji

  • I prigionieri politici in Italia e la letteratura di prigionia.

Pausa pranzo con buffet condiviso e autogestito

Pomeriggio:

  • Il caso emblematico di Ahmed Salem in Italia: chiedeva asilo politico, gli hanno dato galera

  • La memoria attiva: far dirompere nello spazio pubblico storie, analisi e testimonianze marginalizzate o silenziate

  • Dibattito

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[2026-06-11] SOTTO SOPRA: Sierra Maestra Edition @ Campus Luigi Einaudi

SOTTO SOPRA: Sierra Maestra Edition

Campus Luigi Einaudi - Lungo D'ora Siena, 100, Torino
(giovedì, 11 giugno 21:30)
SOTTO SOPRA: Sierra Maestra Edition

L’ESTATE È ARRIVATA E TORNA IL SOTTOSOPRA FEST‼️

⛺️SIERRA MAESTRA EDITION⛺️

🗓️ Giovedì 11 Giugno

📍Campus Luigi Einaudi

🕔dalle 21:30 fino a tardi

Si avvicina l’estate ed è tempo per un altro SottoSopra Fest: siamo pronti a tornare a farvi ballare in università tutta la notte un’altra volta🪩

ECCO GLI ARTISTI: LIVE RAP E DJ SET!

Ingresso UP TO YOU

Bar a prezzi popolari

E ci rivediamo tutti al campeggio giovanile Sierra Maestra dal 15 al 22 luglio‼️⛺️

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[2026-06-08] Nessuno spazio al sionismo @ Corso Inghilterra 7, Torino

Nessuno spazio al sionismo

Corso Inghilterra 7, Torino - Corso Inghilterra 7, Torino
(lunedì, 8 giugno 17:00)
Nessuno spazio al sionismo

Il problema é il sionismo, non solo Netanyahu, domani, lunedì 8 giugno alle ore 17 saremo in Corso Inghilterra 7 a contestare l'ennesimo tentativo di distorcere la realtà compiuto da "Sinistra per israele"

Torino per Gaza

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[2026-06-12] CENA BELLAVITA @ Barocchio Squat

CENA BELLAVITA

Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO)
(venerdì, 12 giugno 19:00)
CENA BELLAVITA

Barocchio squat presenta una semplice proposta per ribadire l'importanza della responsabilità individuale e collettiva sul tema dell'alimentazione, in specifico quella a base vegetale, come mezzo per portare avanti la liberazione animale in un contesto atroce che vede la mercificazione degli esseri animali per vari scopi beceri, come il divertimento, l'intrattenimento, secondo la logica di sfruttamento generale di questi ultimi.

Ribadiamo l'importanza dei luoghi che portano avanti la pratica dell'autogestione e della bella vita, inoltre ben al di fuori delle logiche del metodo capitalista.

Porta ciò che vuoi trovare

Cucina aperta dalle 19

Il posto è in strada del Barocchio 27

Il poscritto è fuoco ad ogni gabbia.

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[2026-06-12] DISCONI REALI @ Giardini Reali - Torino

DISCONI REALI

Giardini Reali - Torino - Giardini Reali
(venerdì, 12 giugno 22:00)
DISCONI REALI

Venerdì 12 Giugno arriva Disconi Reali ai Giardini Reali di Torino.

Una serata all'aperto con musica che non scherza: ai piatti ci sono Luca K, Gyca e Magi, tre nomi che sanno il fatto loro e non vengono a fare i comodi vostri. Techno, Tekno, Remember: perle del passato e del futuro.

Si parte dalle 22 e si va avanti finché regge.

Non fate incazzare i DJ e i baristi, ci vediamo il 12 giugno per smandarla di brutto.

NO FASCI

NO SBIRRI

NO MOLESTI

NO PRESIMALE

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[2026-06-12] Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca @ Ciclofficina Malabrocca

Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca

Ciclofficina Malabrocca - Largo Vitale 113 - Torino
(venerdì, 12 giugno 18:00)
Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca

Se pensi che in Aurora manchi una ciclofficina orizzontale, inclusiva ed attraversabile da tutt*, passa a trovarci per autoriparazioni e guai di facile ris(v)oluzione:

Le ciclofficine popolari si basano sull’efficacia della lentezza, sul rispetto delle diversità, sullo scambio di conoscenze all’interno di spazi orizzontali.

Organizziamoci collettivamente

🔧 officina

🍪 chillout

🚲 rilascia e rimessa

Porta le tue necessità, capacità, socievolezza e la tua idea di ciclofficina.

Passa a fare due chiacchiere, ti aspettiamo a Manituana, in largo vitale 113, tutti i venerdì dalle 17.30.

Manituana è uno spazio antifascista, antirazzista e antisessista.

No machismo,

no homolesbotransfobia, 

no abilismo.

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Il Belpaese, un paradiso solo per i milionari

di Emiliano Brancaccio (da il manifesto)

Il miliardario Warren Buffett ha ragione, la lotta di classe esiste e la stanno vincendo loro. Una tendenza internazionale, tra le tante, lo comprova: da decenni, i governi dei diversi paesi gareggiano tra loro per allietare i possessori di capitali privati, con generosi vantaggi fiscali e sussidi pubblici.

In questa corsa a far felici i proprietari maggiori, l’Italia indubbiamente ha spiccato. Il nostro paese non solo garantisce le consuete tassazioni agevolate per i redditi da capitale, ma in più attira i ricchi dall’estero con risibili tasse piatte, offre successioni ereditarie a costo quasi nullo per gli abbienti, garantisce aliquote straordinariamente vantaggiose sulle rendite immobiliari, asseconda l’uso del contante e le relative evasioni di piccoli e grandi capitali, e non lesina condoni a favore di chi abbia nascosto ricchezze oltreconfine. Belpaese «paradiso dei signori», verrebbe da dire.

Sostenere che questa politica abbia aiutato lo sviluppo del paese suonerebbe ironico. Il capitalismo italiano resta agli ultimi posti europei in termini di efficienza, produttività, capacità di creare ricchezza diffusa. Né vale la litania secondo cui avremmo bisogno di attrarre investimenti esteri.

Oggi l’Italia è esportatrice netta di capitali a causa soprattutto dell’austerità del decennio passato, che ha ulteriormente depresso la nostra crescita e le nostre importazioni rispetto agli altri Paesi. Come spesso accade, creare il «paradiso dei ricchi» significa assecondare un’economia arretrata.

In un tale scenario, di carnevale per i capitali e quaresima per il lavoro, c’è chi prova a cambiar passo. Da qualche tempo è tornata in auge l’idea di un’imposta sui patrimoni più elevati. A partire da alcuni studi, pubblicati dalla Scuola Sant’Anna e da altri, sono state avanzate proposte dalle forze della sinistra sindacale e politica.

Le ipotesi convergono verso un’imposta strutturale, da applicare ai contribuenti più ricchi: meno di 400mila soggetti dotati di patrimonio netto superiore a 2 milioni di euro. L’aliquota da applicare oscillerebbe intorno a una media dell’1,5 percento. Il gettito atteso è di un certo rilievo, intorno a 25 miliardi annui.

La proposta ha aizzato gli oppositori. Le destre di governo gridano che loro non «metteranno le mani nelle tasche degli italiani». Se precisassero «degli italiani del Billionaire» l’affermazione sarebbe tecnicamente corretta. Ma anche il Corriere della Sera e vari pezzi di mondo liberale lanciano allarmi contro la patrimoniale.

La prima critica è che si tratterebbe di una doppia imposizione, prima sul reddito risparmiato e poi sulla ricchezza accumulata. Questo appunto è obsoleto. La letteratura scientifica e le proposte avanzate, al G20 e in altre sedi internazionali, intendono la patrimoniale proprio come un rimedio ai guasti provocati dagli attuali regimi di prelievo «colabrodo» sui redditi da capitale. Si può discutere sull’adeguatezza del metodo, ma restare comodamente attendisti dinanzi al disastro di tali regimi è ormai inaccettabile.

La seconda obiezione è che una patrimoniale sarebbe inefficace, dato che provocherebbe fughe di capitali all’estero. Questo spauracchio è tanto in voga quanto pretestuoso. Le proposte avanzate tengono conto di una misura ampiamente adottata dagli esperti in tema, che si chiama «elasticità dell’imponibile». In pratica, significa che già tengono conto di eventuali riallocazioni di capitale conseguenti all’introduzione della misura. Naturalmente, si può discutere dell’eventualità che, in assenza di coordinamento internazionale, il gettito fiscale sia inferiore a quello previsto. Ma chi ritiene che il provvedimento darebbe meno di 10 miliardi al netto dell’Imu dovrebbe fornire prove empiriche, non parole in libertà.

L’ultima critica è di ordine politico. Viene contestato che i soggetti colpiti dall’imposta voterebbero contro un tale programma economico. Obiezione sensata quanto ovvia. La replica è agevole: si tratta di una minoranza potente, certo, ma esigua in termini elettorali.

La storia di questo paese è costellata di programmi che avrebbero dovuto soddisfare, tutti assieme appassionatamente, sia i maggiori proprietari che i lavoratori. L’esito è sotto i nostri occhi: ormai l’Italia compete coi paradisi fiscali per sedurre i grandi possessori di ricchezza.

E così asseconda la distruzione del welfare, dell’istruzione, della sanità, della ricerca pubblica.

Sarebbe ora di rimediare a questa immane, inefficiente, catastrofica elargizione di regalie pubbliche al capitale privato. Una patrimoniale sopra i due milioni di euro sarebbe un primo tentativo per avviare un’inversione di tendenza. A cui sarebbe utile aggiungere una revisione della massa di immotivate prebende statali a favore di padroni non sempre meritevoli. Programma minimo, per non dire minimale.

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Nei prossimi cinque anni, temperature pari o vicine ai livelli record

*articolo apparso su climate&capitalism il 28 maggio 2026

La media del calore superficiale fino al 2030 probabilmente supererà l’obiettivo di 1,5 °C.

L’Aggiornamento Climatico Globale Annuale e Decennale viene pubblicato ogni anno dall’World Meteorological Organization (WMO). Fornisce una sintesi delle previsioni climatiche globali annuali e decennali elaborate dalla WMO e da altri centri di ricerca contributori.

L’ultimo rapporto, pubblicato questa settimana, afferma che le temperature medie globali continueranno probabilmente a mantenersi a livelli record o vicini ai record nel quinquennio 2026-2030. Si prevede che la temperatura media globale annua vicino alla superficie per ciascun anno tra il 2026 e il 2030 sarà compresa tra 1,3 °C e 1,9 °C al di sopra della media del periodo preindustriale 1850-1900.

Altre previsioni includono:

  • È molto probabile (91% di probabilità) che la temperatura media globale vicino alla superficie superi di 1,5 °C i livelli medi del periodo 1850-1900 per almeno un anno tra il 2026 e il 2030. È inoltre probabile (75% di probabilità) che la media del quinquennio 2026-2030 superi anch’essa la soglia di 1,5 °C rispetto alla media del 1850-1900.
  • È probabile (86% di probabilità) che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 stabilisca un nuovo record annuale di temperatura (l’attuale record è detenuto dal 2024). È invece estremamente improbabile (meno dell’1% di probabilità) che uno qualsiasi dei prossimi cinque anni superi i 2 °C di riscaldamento globale.
  • La temperatura media prevista per cinque anni nella regione Niño 3.4, rispetto all’insieme dei tropici, indica una tendenza verso condizioni di El Niño, in particolare nel 2027 e nel 2028.
  • Le temperature nell’Artico durante i prossimi cinque inverni estesi (novembre-marzo) sono previste in media 2,8 °C superiori rispetto al periodo 1991-2020, un’anomalia oltre tre volte e mezzo maggiore rispetto all’anomalia della temperatura media globale nello stesso periodo.
  • Le previsioni decennali delle temperature superficiali per il periodo 2026-2035 sono simili a quelle dei modelli climatici a lungo termine. Tuttavia, mostrano anomalie più calde rispetto alle proiezioni in alcune aree, tra cui l’Amazzonia, il Nord Africa, la Scandinavia settentrionale e il Mare della Groenlandia.
  • Le previsioni relative al ghiaccio marino artico per il mese di marzo nel periodo 2026-2035 indicano ulteriori riduzioni della concentrazione di ghiaccio nel Mare di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Ochotsk.
  • I modelli di precipitazione previsti per il periodo maggio-settembre 2026-2030 suggeriscono una maggiore probabilità di precipitazioni superiori alla norma nel Sahel, nell’Europa settentrionale, in Alaska e in Siberia, mentre condizioni più secche della media sono attese nell’Amazzonia.
  • Sono state elaborate previsioni regionali per tutte le regioni della WMO. Ad esempio, gli ultimi inverni nella regione dell’Europa sud-orientale (SEECOF) sono stati insolitamente secchi. Le previsioni indicano che il periodo 2026-2030 avrà probabilmente precipitazioni superiori alla norma anche in quest’area.

 

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[2026-06-12] Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!) @ Torino

Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

Torino -
(venerdì, 12 giugno 09:00)
Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

ATTENZIONE: IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA HA TRASLOCATO DA POCHI GIORNI ALL'INTERNO DELL'EX-CARCERE DELLE NUOVE, QUINDI AGGIORNIAMO IL LUOGO DEL RITROVO PER VENERDì!

Per il prossimo 12 Giugno è stata fissata l'udienza per il ricorso della difesa contro il rinnovo del 41bis all'anarchico Alfredo Cospito. L'udienza, fissata con inedita velocità, sarà al Tribunale di Sorveglianza di Roma e si svolgerà a porte chiuse.

Sarà l'ultima possibilità giuridica affinché Alfredo non debba affrontare per i prossimi due anni il regime di tortura legalizzata in cui è sequestrato dal 2022.

In contemporanea all'udienza e al presidio che è stato indetto a Roma, chiamiamo ad una presenza solidale in strada anche a Torino.

Ritrovo dalle 9.00 alle 10.00 davanti al Tribunale di Sorveglianza in via C.so Vittorio Emanuele II, angolo via Paolo Borsellino - Torino

ore 12.00: Piazza della Repubblica (sotto l'orologio), volantinaggio

A fianco di Alfredo e di chi lotta! Contro il 41-bis! Contro tutte le galere!

Cassa AntiRep delle Alpi occidentali

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[2026-06-12] I SENZA STATO 12° edizione @ LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA

I SENZA STATO 12° edizione

LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA - VIA TIZIANO VECELLIO 2 ALESSANDRIA
(venerdì, 12 giugno 16:00)
I SENZA STATO 12° edizione

12-13-14 Giugno 12° edizione del Meeting multimediale d’arte e creatività “I SENZA STATO”.
Quest’anno ricorre il 90 anniversario della rivoluzione spagnola, conseguentemente abbiamo deciso di dedicare il meeting a Lucìa Sànchez Saornil.
Lucìa Sànchez Saornil
Nata a Madrid il 13 dicembre del 1895,
morta a Valencia, il 5 giugno del 1970.
Anarchica, combattente contro il fascismo.
Poeta, giornalista e pittrice,
una delle fondatrici dell’organizzazione
anarchica di sole donne Mujeres Libres
forte di più di 20000 aderenti.
Come tutti gli anni sarà un caleidoscopio di suoni, immagini e parole, dove si articoleranno, una mostra di arti grafiche scuture, e fotografia, al primo piano, mentre il cortile e la cantina saranno il palcoscenico di concerti performance, spettacoli teatrali e recitazioni di poesie.
La domenica poi, il gran finale! Il festival del canto anarchico, con le esibizioni per tutta la giornata di tutte le declinazioni del canto anarchico come cori, cantautori, musica folk, rock e tanti altri generi.

NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ
Festival del canto Anarchico popolare e d’autore
Musica Anarchica: folk, Rock, e d’autore
ore 15.00
Duo Bailenga – Elisa Guaraggi e Pietro Ariotti
Paolo Pasi
Rocco Rosignoli
Alessio Lega
Banda Putiferio
Egin
Cantografi
L’UkuLequio
Sergio dei Kina
la CantaDoira e Daniele Fiorenza
Attimi Fuggenti
Coro Animaccorde Tucchi DE Cor
Corocchio
Coro Stazione Rossa
AnarcoLettica e CARENZA 503

con un omaggio a Pietro Gori
con Rocco Rosignoli e
Ombretta Zaglio ( Teatro del Rimbalzo)

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[2026-06-12] Radio Blackout Fest 2026 @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

Radio Blackout Fest 2026

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(venerdì, 12 giugno 17:00)
Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest'anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.

Let’s face it: the scene out there is a joke. Everything is a product, everything is fake, and you can’t even hang out without being sold something.That’s why we’re still here, 34 years later, doing things our own way. We are the glitch in their system—unfiltered, loud, and totally free. While the big labels and "competitors" try to copy our vibe to look cool, we’re actually living it. We don’t need an algorithm to tell us what’s good. We have each other. If you’re tired of the mainstream mall, come to Manituana from June 12th to 14th. Support the real underground. See you there.


1️⃣ VENERDÌ 12 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Le Indomabili. Storie di liberazione e indipendenza dei corpi non conformi!

Da Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout.


ŁIᐯE dalle 20 in ordine

West Riviera | https://linktr.ee/westriviera

GENTILESKY | https://gentilesky.bandcamp.com/album/ways-of-seeing

Siksa | https://www.youtube.com/watch?v=lGvUFEEMuFg

Nailbreaker | https://nailbreaker.bandcamp.com/album/robert-knight-wine-cellar

Ossia | https://ossia.bandcamp.com


ĐĴ Ş€Ŧ

Makossiri | https://soundcloud.com/makossiri/polyrhythmic-tension-mix

Dj Pisolino | https://soundcloud.com/wild_enry


2️⃣ SABATO 13 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Imperialismo digitale

Con Dario Guarascio, Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Modera Dario Di Conzo, esperto di Cina e di politiche economiche, collaboratore di Radio Blackout e Radio Onda d’Urto.


ŁIᐯE
dalle 20 in ordine

Swear | https://swearpunx.bandcamp.com/album/after-the-sun

STEPMOTHER | https://stepmother1.bandcamp.com/track/vacant-state

Oddateee + Abstral Compost | https://www.youtube.com/watch?v=UnY_qcILv_A

Dalila Kayros + Danilo Casti | https://www.youtube.com/watch?v=PngVj1YCs5U

Oonagh Haines | https://www.instagram.com/p/DV80eaYghbo/?img_index=1


ĐĴ Ş€Ŧ

Amara Venier | alias non techno di: https://landi666.bandcamp.com/

Simona Zamboli | https://linktr.ee/SimonaZambolimusic


3️⃣ DOMENICA 14 GIUGNO

⏰ ORARI

h.16:00 apertura cancelli, dibattito, zona bimbi

h. 19 inizio live

ŦΔŁҜ

Un mondo in guerra. Torino tra Lunapark e città delle armi.

Interventi di Francesco Migliaccio ed esponenti dell'Assemblea Antimilitarista.

ŁIᐯE dalle 19 in ordine

felinto | https://felinto.bandcamp.com/

Kalozin | https://kalozin.bandcamp.com/album/pindorama-x700-2

OAXACA | https://oaxacaband.bandcamp.com/album/materia-tersa

manduria | https://linktr.ee/manduria_

alien state | https://alienstate.bandcamp.com/album/piz-ts-nav-zagts

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[2026-06-11] ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA! @ Rosta

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Rosta - -
(giovedì, 11 giugno 21:00)
ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Dietro il progetto TAV Avigliana–Rivoli–Rivalta–Orbassano ci sono impatti enormi su viabilità, salute, ambiente e risorse pubbliche. Per questo continuiamo a costruire momenti di informazione e confronto aperti a tuttə.

Giovedì 11 giugno – ore 21.00

Salone dell’Oratorio, Piazza San Michele 1, Rosta

Interverrà l’Ing. Poggio della Commissione tecnica per approfondire criticità e conseguenze dell’opera.

8 anni e mezzo di cantieri.

Rischio amianto nella collina morenica.

Almeno 3 miliardi di euro sottratti ai bisogni reali delle comunità.

Informarsi è il primo passo per opporsi a un progetto inutile e dannoso.

Da Assemblea BassaValle

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[2026-06-11] PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL @ El Paso Occupato

PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(giovedì, 11 giugno 21:00)
PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

L’ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL di Jean-Pierre Jeunet, Francia, 105 minuti

l film si apre con un prologo che narra l'antefatto: la morte del padre di Bazil a causa di una mina e l'assurdo episodio della sparatoria di cui lo stesso Bazil è spettatore, per puro caso. Si ritrova così con una pallottola conficcata nel cranio a vita. Perso il lavoro e l'appartamento, viene “adottato” da una stravagante famiglia: ne fanno parte Placard, un venditore ambulante miracolosamente scampato alla ghigliottina, nonché abile scassinatore; Tambouille, la “mamma” di casa, le cui due figlie sono misteriosamente scomparse; Calculette, una ragazzina capace di calcoli impossibili in pochi secondi; Petit Pierre, l'artista del gruppo, dotato di una forza straordinaria a dispetto dell'esile figura; la Môme Caoutchouc, una contorsionista; Remington, un uomo di colore che ama parlare per “giochi di parole” e Fracasse, l'autore del record di uomo-cannone del 1977. Rifiutati dalla società, hanno fatto del recupero dei rifiuti chi un mestiere, chi un'arte. Saranno proprio loro ad aiutare Bazil a compiere la sua rocambolesca vendetta nei confronti dei commercianti d'armi colpevoli d'aver prodotto la pallottola che ha in testa e la mina che ha ucciso suo padre. Si può girare una commedia spensierata muovendo al contempo una feroce critica alla società industriale e alla classe politica? È possibile giocando con i soldatini riuscire a smuovere le coscienze degli uomini? A guardare Jeunet, non sembra impossibile: il francese rovescia la scatola dei giochi sull'asfalto delle periferie parigine e combina i pezzi uscendo dalla realtà per raggiungere una dimensione cartoonesca, caratterizzata da personaggi che sembrano usciti da un libro per ragazzi e da una serie di invenzioni fantastiche (come le sculture automatizzate prese in prestito dall'artista Gilbert Peyre).

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[2026-06-20] Super cinema segreto - E' l'ora di finirla @ Csa Next-Emerson

Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(sabato, 20 giugno 19:00)
Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Sabato 20 Giugno serata targata SCS - Super Cinema Segreto

h 19.00 Ricco apericena popoloare in compagnia di Lo_Vig DJ set

h 21.00 Proiezioni a sorpresa

A seguire Super DJ Tranquillo (non ancora confermato ... ma forse viene)

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[2026-06-11] Proiezione The Tower @ Giardino Leonardi

Proiezione The Tower

Giardino Leonardi - Via Millio, 40
(giovedì, 11 giugno 20:30)
Proiezione The Tower

🍿 Giovedì 11 giugno ci vediamo per un pomeriggio insieme e per la proiezione all'aperto del film d'animazione palestinese "The tower".

🇵🇸 Benefit prossime iniziative per la Palestina libera.

✨h 18.30 aperitivo + merenda per bimbu

✨h 21.00 proiezione del film all'aperto

📍Giardino Oreste Leonardi, tra via Millio e via Malta.

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[2026-06-11] Apertura CdL Felix @ CDL FELIX Asti

Apertura CdL Felix

CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 11 giugno 17:00)
Apertura CdL Felix

Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e vendita!

Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!

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[2026-06-10] Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione @ giardini reali

Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione

giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini
(mercoledì, 10 giugno 19:15)
Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione

Ciao, ci vediamo per la prossima assemblea che sarà dedicata al nodo tematico sulle condizioni materiali e la migrazione.

Ci confrontiamo insieme con una cerchia di autocoscienza, useremo la pratica dell' albero sia all' inizio che alla fine della cerchia per entrare meglio in sintonia con la nostra emotività.

Abbiamo deciso di farla ai Giardini Reali, porta repellente e telo; non dimenticare di portare qualcosa di vegano da condividere!

La cerchia sarà non mista e, quindi, non aperta a persone non terrone e a uomini etero cis.

Ti aspettiamo 🍆

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[2026-06-10] ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(mercoledì, 10 giugno 20:30)
ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔 Arruolamento Clown Army!!! 🔫🤡🎖

Vieni con noi, padroneggia la grande arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)

Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

Leggi sto articolo e vai a studiare va'! https://www.instagram.com/p/DQrx3caj58O/?igsh=MWhmazMzZXE2ZWs1Nw==

Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese.

Ogni incontro alterniamo allenamento di tecniche improbabili e ridicole da usare in piazza e discussioni deliranti in cui ci rilanciamo le idee pazze a vicenda.

LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

Quando:

Mercoledì 14 gennaio

dalle 20.30 alle 22.30

Dove:

Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

Porta:

Abbigliamento comodo

Naso da clown e access. militari (se li hai)

Per info: clownarmyto@canaglie.net

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[2026-06-10] A-Distro e SeriRiot @ Federazione Anarchica Torinese

A-Distro e SeriRiot

Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46
(mercoledì, 10 giugno 18:00)
A-Distro e SeriRiot

Distro e SeriRiot

ogni mercoledì

dalle 18 alle 20

in corso Palermo 46

(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro

SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte

Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!

Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!

Informati su lotte e appuntamenti!

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Il Partito Comunista allo SPIEF 2026: Daniela Mosca intervistata da Russia Today

Cresce l’attenzione internazionale attorno alla partecipazione del Partito Comunista allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo.

La nostra compagna Daniela Mosca è stata infatti intervistata da Russia Today, in un’importante occasione per dare visibilità alla presenza del nostro Partito e per illustrare le nostre proposte sui temi della pace, della cooperazione tra i popoli e dello sviluppo economico.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere la necessità di un mondo multipolare fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco tra le nazioni e sulla collaborazione economica come strumento di progresso e stabilità.

Portiamo allo SPIEF il contributo del Partito Comunista, convinti che pace, sovranità e sviluppo siano condizioni indispensabili per costruire un futuro migliore per tutti i popoli.

 

📢 Contribuisci al Partito Comunista con una piccola sottoscrizione:
👉 https://ilpartitocomunista.it/contribuisci/
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👉 https://ilpartitocomunista.it/tesseramento/
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[2026-06-14] Un Tesoro in... Giardino - Caccia al tesoro librosissima al Salotto Verde @ Giardino "Salotto Verde"

Un Tesoro in... Giardino - Caccia al tesoro librosissima al Salotto Verde

Giardino "Salotto Verde" - Viottolone del Vivaio, 50141 Firenze FI, Italia
(domenica, 14 giugno 10:00)
Un Tesoro in... Giardino - Caccia al tesoro librosissima al Salotto Verde

All'interno del Giardino Salotto Verde è nascosto "un tesoro"!
La nostra missione è scovarlo e... giocarci tutti insieme!

Ci avventuriamo nella caccia al tesoro assieme a degli amici speciali: albi illustrati!
Proprio grazie alla lettura di ciascun libro, troviamo indicazioni per proseguire la caccia e piccole divertenti missioni da compiere: giochi con le parole e giochi che ci portano a "vivere" lo spazio verde attorno a noi.
Lettura dopo lettura, gioco dopo gioco, proseguiamo verso il tesoro.
Non è una tradizionale caccia al tesoro a gruppi, siamo un unico gruppo collettivo (favorendo un senso più profondo di spirito di squadra).
Riuscirà questa squadra nell'impresa? Spoiler: sì! 🙃

E il tesoro stesso si trasformerà in un "gran finale" di gioco condiviso.

Per unirti al gruppo del giardino clicca qua

Indicazioni Open Street Maps: https://www.openstreetmap.org/?mlat=43.817875&mlon=11.227064#map=19/43.817877/11.227064

Indicazioni Google Maps: https://stradasalotto.vado.li/

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Serbia: Intervista con Klasna Solidarnost

Pubblichiamo un estratto dall’intervista al gruppo anarchico serbo Klasna Solidarnost (KS) realizzata per Radio Libertaire, la radio della Federazione Anarchica Francofona (FA) con sede a Parigi, nel corso del Congresso dell’IFA che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile, e a cui il gruppo di Belgrado ha partecipato come osservatore, chiedendo di aderire all’Internazionale. Per conoscere l’attività di KS potete consultare il sito klasol.org o il canale instagram @klasnasolidarnost. Di seguito il testo dell’intervista, condotta da Ouzo, del gruppo FA di Marsiglia, con due compagnx di KS.

Ouzo (FA): […] Potreste innanzitutto introdurre la vostra organizzazione?

KS1: Grazie per questa opportunità. Alcune rapide note sulla storia della nostra organizzazione. Klasn Solidarnost, che significa Solidarietà di Classe, è di base a Belgrado, capitale della Serbia. È stata fondata 10 anni fa. È la prima e, fino ad ora, unica organizzazione politica anarchica in Serbia.  Il nostro scopo è creare ed espandere una federazione con altri gruppi in altre città della Serbia. Siamo coinvolti in numerose lotte. La Serbia è uno dei paesi post-socialisti sottoposti ad una transizione incontrollata al capitalismo, con privatizzazioni che hanno lasciato devastata la classe lavoratrice. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro, la propria salute – molti di essi hanno perso la propria vita. Siamo su posizioni fermamente antimperialiste e anticapitaliste. La nostra opposizione alla NATO è un elemento chiave delle nostre attività. La nostra società ha fatto esperienza dei bombardamenti imperialisti della NATO. Avevo 7 anni quando hanno bombardato Belgrado. Abbiamo ricordi che ora la maggior parte delle persone in Europa vede solo nei reels sulle guerre in Medio Oriente: stai giocando fuori nel parco quando senti le sirene dei bombardamenti aerei, e corri a nasconderti nei rifugi. Per marcare l’anniversario dei  bombardamenti NATO, abbiamo appeso  uno striscione DIY su un ponte dell’autostrada, visibile da migliaia di macchine. Alcuni dei nostri membri sono fondatori e partecipanti del movimento per la Palestina in Serbia, così come in quello degli Antifascisti di Belgrado, costituito sei anni fa con lo scopo di contrastare la crescita del fascismo, ma anche di diffondere le idee dell’antifascismo e renderle più attrattive per le giovani generazioni!

KS2: KS è attiva per decostruire il mondo in cui viviamo, per distruggerlo, ma anche per costruirne uno nuovo. Molti nostri compagni hanno fondato i sindacati studenteschi orizzontali, coinvolti molti anni fa nel movimento contro gli sgomberi forzati. Ci sono state decine di azioni di successo in difesa delle famiglie minacciate di sgombero. C’è anche l’iniziativa per la mensa di solidarietà (tre volte la settimana, autogestita e autofinanziata). Molte persone che non sono politicizzate, persone ordinarie, fanno in realtà cose anarchiche, possiamo dire, partecipando a organizzazioni orizzontali basate sul mutuo appoggio e che non cooperano con le istituzioni, lo stato, partiti politici o ONG.

Riguardo alle iniziative studentesche: molti anarchici hanno partecipato ai movimenti del 2006, 2009, 2011 e 2014. In Serbia c’è un Parlamento degli Studenti che dovrebbe organizzare la vita degli studenti, ma in realtà è una istituzione che non ha altro proposito se non reclutare futuri politici. Negli ultimi due decenni, in particolare all’Università di Filosofia di Belgrado, ci sono state occupazioni e assemblee degli studenti. Sono anarchici nelle loro pratiche; ciascuno ha il diritto di parlare e di votare. È vietato parlare della propria organizzazione politica. Anche l’occupazione è azione diretta. Questo è qualcosa che ha influenzato la struttura del movimento che è emerso nel 2024.

Ouzo (FA): Grazie compagni. […] Chiedo ai compagni studenti che sono scesi in strada nelle rivolte a partire dal 2023 di condividere le loro esperienze di lotta con noi, le loro pratiche di autorganizzazione, ma anche le strutture della società capitalista che oppongono loro resistenza? […]

KS1: Quei blocchi stradali e quelle occupazioni delle università, che sono andati avanti per quasi un anno, hanno costituito uno dei movimenti più imponenti in Serbia. Ma perché? Credo che la risposta risieda nei metodi di organizzazione e di processo decisionale. Fin dall’inizio del movimento si è trattato di assemblee di democrazia diretta. Ci siamo ispirati all’esperienza dell’occupazione studentesca del Cookbook a Zagabria nel 2009. Sono stati distribuiti libri e volantini.

Nel 2023, la popolazione si ribellò contro il crimine di Stato che aveva provocato la strage di 16 persone nel crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad. Di solito, quando si verificano crimini di Stato, le ONG e i partiti di opposizione si appropriano della lotta e la gente non è motivata a partecipare. Ma questa volta fu davvero una mobilitazione di massa. In quanto anarchici, il nostro ruolo non è quello di guidare il movimento, ma di discutere con la gente quali siano le strategie migliori. Crediamo che le persone si libereranno da sole. La prassi cambierà le loro menti.

Ma sfortunatamente, gli anarchici non erano abbastanza organizzati per essere presenti in tutte le università, e l’ideologia dominante ha prevalso. I politici dell’opposizione e le ONG opportuniste hanno cooptato le richieste degli studenti verso una richiesta di elezioni parlamentari. Ci sono, tuttavia, contraddizioni che devono essere evidenziate: queste assemblee chiedono elezioni e lo Stato di diritto, mentre si auto-organizzano in modo anarchico.

Le parti positive e progressiste del movimento esistono ancora. Ad esempio, nel caso in cui gli studenti hanno invitato i non studenti a organizzarsi allo stesso modo attraverso le assemblee di quartiere, gli zborovi. Questi gruppi esistono ancora oggi. Sono loro a portare avanti le azioni più avanzate. Ad esempio, gli scontri con la polizia. La gente ha sempre odiato la polizia, ma era solita dire che dovevamo essere pacifici. Ma dopo la violenza della polizia, queste persone hanno capito che la polizia non è nostra amica e che l’unica via è scontrarsi con la polizia. Le assemblee hanno anche organizzato proteste contro la gentrificazione, contro gli enormi progetti di sviluppo del governo (come il piano di costruire un acquario al posto di un parco). C’è stata anche una manifestazione antifa congiunta con gli studenti.

KS2: Sono testimone dei movimenti studenteschi da dieci anni. Dieci anni fa riguardavano solo il Dipartimento di Filosofia; ora coinvolgono l’intera università. Allora protestavamo contro la privatizzazione dell’università; le rivendicazioni erano di carattere sociale e anticapitalista, e miravano a rendere l’istruzione accessibile alla classe operaia. Ora queste occupazioni sono motivate dalla situazione politica del paese e sostenute da tutti i cittadini. Naturalmente le rivendicazioni sono liberali. Ma cosa possiamo aspettarci in un mondo in cui il pensiero neoliberista è così dominante? È normale che le persone credano di poter migliorare la propria vita utilizzando gli strumenti del sistema che conoscono. Ma penso che la prassi delle occupazioni stia cambiando le mentalità. È un processo; non possiamo vincere oggi, ma è un processo che ci porterà nella giusta direzione.

Ouzo (FA): Grazie per queste informazioni, compagni. Infine, riguardo alla vostra presenza al congresso dell’IFA: come vi sentite qui? Quali sono le vostre prospettive anarchiche sull’adesione all’IFA?

KS1: Innanzitutto, una breve storia che ci ha portato dove siamo oggi. Ciò è avvenuto grazie alla nostra collaborazione con l’APO (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση, Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων, Organizzazione Politica Anarchica, Federazione dei collettivi, federazione greca nell’IFA), che è l’organizzatrice del congresso. Abbiamo già collaborato con loro in numerose occasioni, tra le quali vorremmo sottolineare due importanti eventi in presenza a cui i nostri compagni sono stati invitati come ospiti. La prima la scorsa estate qui ad Atene per il festival dell’APO. E in ottobre a Salonicco al festival libertario organizzato anch’esso dall’APO. In quelle occasioni abbiamo partecipato a una sessione in cui abbiamo discusso del ruolo degli anarchici nella lotta di classe. Nel contesto degli omicidi di Stato in Grecia e in Serbia, in cui abbiamo individuato un filo conduttore comune a queste due tragedie.

Per quanto riguarda il congresso, parlo a titolo personale per quanto riguarda le mie impressioni, ma sono quasi certo che i miei compagni le condividano. Siamo più che onorati dell’opportunità di essere stati invitati come ospiti/osservatori partecipanti. Nel nostro discorso di apertura, abbiamo espresso il nostro fermo desiderio di aderire all’IFA. Questo perché il nostro principio fondamentale è la cooperazione anarchica internazionalista. Io stesso mi sento realizzato in un luogo come questo, dove ci sono persone provenienti da tutto il mondo, con culture diverse, storie diverse, etnie diverse, generi diversi e lingue diverse, eppure abbiamo tutti l’obiettivo comune di costruire un mondo nuovo e migliore, libero dallo sfruttamento capitalista.

KS2: Anch’io sono sempre felice di incontrare persone con cui condivido le mie convinzioni. Penso che sia davvero importante. In primo luogo, perché è quello che fanno i capitalisti e chi detiene il potere: lavorano insieme contro di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso. Non possiamo cambiare il mondo se non ci colleghiamo a livello internazionale. In realtà mi sento molto commosso. Perché, come anarchico, a volte mi sento un utopista, che lotta per qualcosa di impossibile, ma quando incontro persone da tutto il mondo che la pensano come me, che lavorano e fanno cose anarchiche, mi sento più motivato e più coraggioso nel continuare. Ora che il mondo è alle prese con guerre e genocidi, è assolutamente essenziale essere internazionalisti. I meccanismi sono gli stessi; dobbiamo condividere le nostre strategie e le nostre diverse esperienze di lotta.

Ouzo (FA): Grazie, compagni. Parlo a titolo personale, ma so che questo sentimento è condiviso dalla Fédération Anarchiste. È un onore condividere e stringere un legame con voi e la vostra organizzazione. Siete i benvenuti in Francia. Volete dire qualche parola di chiusura?

KS: Merci, compagni, il piacere è reciproco. Per quanto riguarda lo slogan, credo che lo usiate anche in Francia: Ko seje bedu, žanje bes – Chi semina miseria, raccoglie la rivolta!

Ouzo, Federazione Anarchica Francofona, Marsiglia, Gruppo Oaï

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Partito Comunista al Forum Antifascista di Mosca: incontro con Boris Litvinov e solidarietà al Donbass

Con la partecipazione al III Forum Antifascista di Mosca, il nostro Partito non ha fatto mancare il proprio sostegno ai popoli del Donbass.

Il nostro Vicesegretario Generale ha infatti incontrato Boris Alekseevich Litvinov, Primo Segretario del Comitato Regionale di Donetsk del Partito Comunista della Federazione Russa, leader del gruppo parlamentare del KPRF nel Consiglio Popolare della Repubblica.

L’incontro è stata l’occasione per dimostrare tutta la nostra solidarietà internazionalista e sviluppare progetti di collaborazione futuri.

Nella foto è presente Renate Koppe responsabile Internazionale del Partito Comunista Tedesco – DKP, nostro partito fratello.

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[2026-06-06] Tiny Concert Nomadico @ Cecco rivolta,

Tiny Concert Nomadico

Cecco rivolta, - Via pietro dazzi, 3 Firenze
(sabato, 6 giugno 12:30)
Tiny Concert Nomadico

Tiny Concert Nomadico in tre movimenti

Dalle 12:00 Aperitivo e brunch in giardino

Dalle 14:00 Concerto Dromosofisti

Dalle 16:00 2° Girone - Calci dal Basso

Dj Muffa in sonorizzazione

come sempre birrette, aperitivi, cibarie e carinerie

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Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

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Il Partito Comunista incontra Marija Zacharova

Continua il lavoro internazionale del Partito Comunista.

In questi giorni la compagna Daniela Mosca è presente allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo, uno dei più importanti forum economici internazionali.

Proprio nella giornata di oggi, la nostra compagna ha avuto modo di incontrare Marija Zacharova, Direttrice del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

Nel corso dell’incontro, Daniela Mosca ha presentato le proposte del Partito Comunista sui temi dello sviluppo economico in un mondo multipolare, della cooperazione tra i popoli e della costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni.

Il confronto internazionale e il dialogo tra i popoli restano strumenti fondamentali per costruire un futuro di pace, sviluppo condiviso e cooperazione tra gli Stati.

Lo SPIEF 2026 prosegue intanto regolarmente, nonostante il tentativo del governo di Kiev di ostacolare lo svolgimento del Forum, confermando ancora una volta la volontà di dialogo e confronto internazionale dei Paesi partecipanti.

#SPIEF2026 #SanPietroburgo #PartitoComunista #Russia #Multipolarismo #Pace #CooperazioneInternazionale #MarijaZacharova #Sovranità #DialogoTraIPopoli #PoliticaInternazionale

 

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Anniversario della rivoluzione spagnola. Fresco di stampa

Zero in Condotta ha pensato di ricordare il 90° dell’inizio della rivoluzione e della guerra civile in Spagna con la pubblicazione di un testo inedito in italiano, uscito nel 2019 in castigliano e successivamente in inglese e francese.

Fresco di stampa è ora disponibile:

VERSO SARAGOZZA – CRONACA DELLA COLONNA DURRUTI 1936/1937

di Roberto Martínez Catalán

pp.176, EUR 15,00

ISBN 978-88-95950-89-1

Il 24 luglio del 1936 partiva da Barcellona una colonna armata costituita prevalentemente da aderenti alla CNT, la confederazione anarcosindacalista. Alla sua testa vi era un ‘uomo d’azione’ ben conosciuto, José Buenaventura Durruti. Erano trascorsi pochi giorni da quando lui e molti di quelli che lo accompagnavano avevano partecipato ai conflitti di piazza, sulle barricate, sconfiggendo il sollevamento militare nella capitale catalana. Ora si dirigevano verso Saragozza, importante snodo del paese, caduto nelle mani dei militari golpisti, la cui liberazione era considerata decisiva per lo sviluppo della guerra e della rivoluzione appena iniziata.

Verso Saragozza è la cronaca di questa colonna: la storia delle sue azioni, ma anche della sua organizzazione e del suo funzionamento, dalla costituzione fino all’integrazione nell’Esercito popolare della Repubblica, nel contesto del contemporaneo sviluppo politico, militare, economico della società civile: dall’evoluzione fino alla sconfitta del processo rivoluzionario iniziato a seguito del sollevamento golpista.

Basato su un’ampia documentazione costituita da fonti scritte e orali, comprese le voci, raccolte nel tempo, di numerosi protagonisti dei fatti raccontati, Verso Saragozza indaga, racconta, approfondisce molte delle problematiche affrontate dai miliziani, a partire dal rifiuto della disciplina e della gerarchia, tipiche della struttura militare, fino alla militarizzazione imposta, alla controrivoluzione montante, alle tragiche giornate del maggio 1937. Un testo che solleva riflessioni e interrogativi, utili per quanti si pongono, ancora oggi, il tema della trasformazione rivoluzionaria della società.

Roberto Martínez Catalán, professore di geografia e storia in Aragona, è autore di numerosi articoli e del libro En el comienzo. Un cuento antiteológico.

Verso Saragozza è il suo primo libro in italiano.

a cura di editrice ZIC

 

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La perla nera dei Caraibi. Cuba: scontro di poteri sulla pelle degli oppressi

L’ipocrita accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emessa il 20 maggio contro Raùl Castro Ruz, generale dell’esercito e personalità tra le più rappresentative della Rivoluzione cubana, non ha soltanto i tratti dell’arroganza impunita di chi si sente forte e al di sopra del diritto, ma forse vuole anche essere un tentativo di dare un tocco di legittimità al criminale embargo che dura da decenni e alle ancor più vergognose misure coercitive che in questi ultimi mesi hanno colpito la popolazione inerme (240 da gennaio). La popolazione è stata soffocata da un feroce blocco energetico imposto dalla potenza egemone, il cui unico risultato sembra essere stato quello di aver fatto precipitare la quasi totalità delle masse lavoratrici ad un livello di quasi sussistenza, incalzate dalla pressante urgenza di reperire beni di prima necessità e dalla minaccia costante di un’aggressione armata.

Una lettura unilaterale, assai poco conforme al contesto in cui si svolsero i fatti, un’incriminazione priva di alcun valore legale (anche a prenderlo per vero) e di una giurisdizione in cui poterla applicare, vorrebbe far giustizia in merito a un episodio che nel 1996 portò all’abbattimento di due velivoli facenti capo a Brothers to the Rescue, organizzazione che opera con metodi violenti e ha sede a Miami. L’abbattimento avvenne dopo ripetuti sconfinamenti e violazioni dello spazio aereo cubano, infrazioni più volte segnalate dalle autorità dell’isola agli enti governativi statunitensi e da questi ripetutamente ignorati; sintomo, quantomeno, di una certa complicità se non di una vera e propria pianificazione e sovvenzione; una condotta, tra l’altro, che si inscrive nella lunga traiettoria costellata di attentati, sabotaggi e tentativi di aggressione che il governo degli Stati Uniti ha messo in opera da che nel gennaio del 1959 il socialismo di stato è stato imposto quale religione ufficiale. Un ultimo – per ora – atto di quella mai sopita, controversa e irrisolta questione che tiene occupati i due paesi da quasi settant’anni, ma che pure visto dalla prospettiva meramente giuridica del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale, rientrerebbe in un’azione di legittima difesa del proprio spazio aereo contro quelli che potrebbero essere interpretati come atti di “terrorismo”, che la suddetta organizzazione avrebbe messo in pratica tra il 1994 e il 1996, in barba alla stessa legislazione statunitense. Oltretutto, questa accusa arriva dopo che le forze armate Usa per mesi hanno spadroneggiato nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico, arrivando ad uccidere quasi duecento persone e a sequestrare il presidente del Venezuela, a corollario di una dottrina che, sostenuta da un imponente apparato bellico, cerca di applicare attraverso l’imposizione unilaterale delle sanzioni, quella pressione politica ed economica i cui scopi mirano a ridefinire gli assetti geopolitici della regione. Giustificata con le parole del procuratore generale “se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate”, frasi che riecheggiano da tempi storici che ritenevamo oramai tramontati ma che purtroppo oggi si ripropongono con logica spietata anche ad altre latitudini (vedi Medioriente). Questa montatura extragiudiziale che agisce su un piano politico vorrebbe essere la giustificazione delle recenti imposizioni coercitive che, operando a livello economico, producono i loro effetti devastanti direttamente sui corpi delle persone. Evidentemente questa Legge dei Poteri Economici d’Emergenza Internazionale (IEEPA), che amplia sanzioni già esistenti (tra l’altro in violazione degli articoli 1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e della risoluzione del 1992 sulla rimozione del blocco), rientra in quella nuova fase di riassetto degli equilibri della regione che Washington sembra voglia ridefinire attraverso un protagonismo deciso e un utilizzo cinico di quelle che si mostrano come le raffinate tecniche della nuova guerra ibrida: sanzioni, dazi, strangolamento finanziario, incriminazione a livello internazionale, propaganda mediatica e uso extragiudiziale della propria giustizia. Nel frattempo però, si fa ricorso anche ai vecchi metodi con la portaerei Nimitz che scorrazza indisturbata nelle acque delle Antille, in attesa di sviluppi.

Al ritorno dal suo viaggio in Vaticano, tra le cui motivazioni non espresse figurava verosimilmente la ricerca di un’intesa col mondo cattolico, ben radicato sull’isola, il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, soltanto poche ore prima dell’annuncio delle sanzioni se ne usciva con un video diretto alla popolazione oramai allo stremo: “Cuba non è governata da nessuna rivoluzione, ma da GAESA, uno stato dentro lo stato, i cui benefici sono appannaggio di una piccola élite”. Questo Gruppo di Amministrazione Imprenditoriale a cui si fa riferimento, bollato come organismo cancerogeno che parassita l’economia nazionale, incolpato dei continui black out, della scarsità di combustibile, cibo e medicine, è un consorzio imprenditoriale creato negli anni ’90 con lo scopo di captare la valuta estera, che in quei frangenti cominciava ad affluire in seguito all’apertura al turismo voluta da Fidel Castro e all’introduzione della doppia moneta (pesos e dollari). Ideato dall’allora ministro della difesa Raùl Castro, tale holding ha finito per inglobare tutta una serie di attività commerciali e finanziarie che vanno dagli hotel ai centri di immersione, dai porti sportivi alle agenzie di viaggio; dal 2010 assorbe Cimex, impresa statale dei supermercati, e centinaia di stazioni di servizio, e infine diventa proprietaria della Banca Finanziaria Internazionale, una delle più grandi del paese, arrivando a controllare il 40-70% dell’economia nazionale attraverso un impero stimato, nel 2025, in 18 miliardi di dollari. Il 7 maggio l’amministrazione Trump ha inasprito ulteriormente le sanzioni contro GAESA e la sua direttrice ufficiale Ania Guillermina Lastres Morera, adducendo il pretesto della sicurezza nazionale. Mentre  il 22 l’ ICE arrestava la sorella a Miami sotto identica motivazione, cercando così di  colpire l’esercito cubano nelle sue finanze. Quanto queste misure possano incidere realmente sulla tenuta di questo conglomerato imprenditoriale resta tuttavia un mistero, data l’estrema opacità da cui è sempre stato avvolto.

Il blocco energetico ha ridotto quasi a zero un turismo già in caduta libera, mentre le rimesse dall’estero, che nel 2019 erano stimate in 3,7 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata, nel 2024 si aggiravano intorno all’ 1,1 milioni, con un crollo del 43% rispetto all’anno precedente. In parallelo, Washington si dice pronta ad offrire cento milioni di dollari in aiuti umanitari, mentre Rubio esorta la popolazione affinché si decida per un cambio di regime: “Una nuova Cuba, dove qualsiasi cubano, e non solo GAESA, possa aprire una banca o un’impresa edile”. Stessa ricetta, questa volta cucinata in salsa caraibica.

Cuba vive un periodo di decadenza che, sebbene si possa far risalire al perìodo especial degli anni ’90, vede oggi una recrudescenza senza eguali che investe la gran parte della popolazione e che è sfociata in una crisi alimentare spaventosa e in un altrettanto deplorevole crisi energetica; due aspetti di uno scenario dove il reperimento dei beni di prima necessità e i ricorrenti black out segnano le modalità e i ritmi della quotidianità. Quello che si dice del capitalismo, ovvero essere la gestione pianificata della scarsità, può a buon diritto essere applicato su scala locale anche a Cuba e al suo regime, che ha saputo far tesoro in questi decenni di tecniche di governo assai raffinate, ma che oggi vede progressivamente venir meno la sua autorevolezza grazie a un risveglio, seppur timido, delle coscienze, che si traduce in certe forme di comunitarismo o di solidarietà popolare che scandiscono l’agire quotidiano; nel mentre si va affievolendo l’immagine di padre benefattore che il castrismo ha saputo dispensare lungo tutto l’arco della sua esistenza. Di contro, però, bisognerebbe considerare anche l’altro lato della medaglia, ossia il fatto che la competizione per la sopravvivenza e le diverse manifestazioni di egoismo che l’accompagnano sono andate anch’esse aumentando. Di pari passo si è inoltre avuto un incremento dell’azione repressiva dello stato e un’estensione del raggio operativo della polizia politica, che ha portato a un aumento esponenziale delle carcerazioni e all’emersione di un vero e proprio problema carcerario, con migliaia di prigionieri politici da gestire e le complesse conseguenze sociali che questo comporta, con la sensibilizzazione di interi settori sociali contro la gestione autoritaria della cosa pubblica che interdice la benché minima possibilità di una qualche riforma, seppur blanda. Lo stato ha risposto con una serie di misure a carattere sociale per sopperire alle mancanze degli strati più disagiati della popolazione insieme ad una campagna propagandistica in grande stile nel tentativo di poter recuperare quell’aura di benevolenza che l’ha sempre caratterizzato. Ma di fatto,  quello che maggiormente definisce la gestione della sovranità continua ad essere, benché in forme più dissimulate, l’amministrazione centralizzata della paura, che può contare, oltre che su un apparato repressivo tra i più efficienti, anche sulla disaffezione generalizzata e su una pressoché totale ignoranza o disconoscimento di forme elementari di organizzazione e reazione nei confronti del dispositivo dispotico imperante; un dispositivo che può fare affidamento, oltre che sull’accaparramento delle risorse economiche e finanziarie, su un progressivo spopolamento che interessa le fasce più giovani, le quali trovano nell’emigrazione la possibilità di sottrarsi ad una condizione fattasi insostenibile ma che ha portato ad un decremento demografico e a un parallelo consolidamento del conservatorismo politico. Le deboli proteste che pur saltuariamente affiorano si limitano a qualche cacerolazo urlato a gran voce ma privo di una struttura organizzativa, espressione di una disperazione ormai endemica avvolta da fatalismo e rassegnazione, comunque ben lontane da quelle grandi manifestazioni di massa che si ebbero quattro anni fa, quando sembrava che qualcosa si stesse realmente muovendo. Le proteste antigovernative dell’11 luglio 2022 partite da San Antonio de Los Baños, poco fuori l’Avana, e da Palma Soriano, nella provincia orientale di Santiago, poi dilagate nei centri principali nel giro di ventiquattro ore, che videro riversarsi nelle strade migliaia di cittadini dei settori maggiormente precarizzati della società cubana, un evento di cui non si ricordano precedenti (se non forse il cosiddetto Maleconazo, del 1994), e che hanno portato all’arresto di 1848 persone, sono state anch’esse l’espressione di una resistenza al dominio dello stato e alle varie forme di autoritarismo imperanti che intere classi, gruppi e individui hanno cercato di opporre, nella loro complessità e anche a dispetto del tentativo di cooptazione da parte di forze esterne o straniere, con il fine di rivendicare scampoli di libertà e migliori condizioni di esistenza. È stata una spinta che è giunta dalle fasce più marginalizzate della classe proletaria, quella dei lavoratori precari, a giornata, dei disoccupati e delle moltitudini  contadine che abitano le periferie delle grandi città, arrivate sull’onda di una forte migrazione interna ma sprovviste della consapevolezza di essere classe, che però non può essere caratterizzata come movimento operaio in senso stretto, mancando di organizzazione, di forme sindacali o corporative classiche, o finanche di organismi territoriali vincolati al lavoro. Rispecchiano piuttosto la disperazione dei gruppi meno abbienti, influenzati dagli effetti delle politiche governative degli ultimi decenni che hanno portato ad una estrema atomizzazione del tessuto sociale, e dalla suggestione di un modello consumistico che arriva dall’emigrazione, soprattutto statunitense. Non si può quindi parlare di forze politiche a rigor di termini, tutt’al più di forze sociali non organizzate che si scontrano con forze di polizia, queste sì estremamente organizzate,  che nella loro opera meticolosa sono riuscite a disarticolare ogni forma di dissenso e di opposizione politica nel paese, lasciando una situazione anche peggiore ed eludendo la questione e le motivazioni che ne hanno decretato l’esplosione. Il vuoto che oggi viene avvertito, l’impossibilità sperimentata di poter operare un cambio politico dall’interno, sono con buona probabilità all’origine della grande popolarità di cui attualmente gode, ovviamente in alcuni settori, Marco Rubio, insieme all’ambasciatore Mike Hammer, e spiegano in parte il senso di impotenza sociale che avvolge l’isola. Secondo un recente sondaggio effettuato da El Toque, organo indipendente locale, sembrerebbe che la maggior parte dei cubani (56% di chi vive sull’isola e il 67% di quelli della diaspora) veda di buon occhio un intervento armato statunitense, o comunque come il male minore di fronte alla fame che avanza. L’amministrazione Trump ha avuto diverse interlocuzioni negli ultimi mesi con il presidente Dìaz-Canel e il suo consiglio dei ministri, e contatti diretti con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del vecchio dirigente e il più zelante delle sue guardie del corpo, figlio dell’ex direttore di GAESA insignito del grado di generale da Raùl Castro per meriti nella gestione dell’azienda; il “granchio”, così soprannominato per via di una deformazione alla mano, si sarebbe incontrato più volte in Messico con il segretario di stato nordamericano. Se ciò fosse confermato, se ne potrebbe dedurre che gli USA hanno scelto di trattare con gli apparati militari, almeno con i settori maggiormente orientati agli affari, piuttosto che con quelli politici, che dopo decenni di criminalizzazione del dissenso si ritrovano ora a dover negoziare con l’unico interlocutore disponibile, ossia il potere corporativo yanqui. Nonostante la frattura che attraversa le forze armate, divise tra una fazione composta da generali anziani legati alla dirigenza politica e i quadri inferiori maggiormente esposti agli effetti della crisi (chiamati con spregio fagioli e riso, in riferimento alla loro dieta), la Casa Bianca sembra disposta ad un accomodamento, concedendo a Castro il privilegio di garantire una transizione tranquilla mentre alla cupola militare di disarticolare il vecchio sistema politico facendosi garanti del nuovo ordine; una soluzione molto auspicata dalla superpotenza, che di certo non vuole casini a 144 km dalle sue coste. In questo senso è da vedere anche la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, avvenuta a metà maggio, che ha alimentato le voci in merito ad una eventuale tutela di Raùl, che resterebbe a margine di qualsiasi rappresaglia, e ad un possibile cambio di regime per interposta persona, come avvenuto in Venezuela. Questa soluzione soddisferebbe Trump e il suo entourage più pragmatico, che grazie ad un tocco cosmetico favorirebbe l’ingresso mascherato del capitale nordamericano, ma assai meno l’ala più oltranzista, capitanata da Rubio, che pone tra i suoi desiderata una trasformazione radicale della società. Le parole di Marcell Felipe, direttore del Museo della Diaspora Cubana di Miami, “non abbiamo lottato per 67 anni, con prigionieri e morti, per guadagnare il diritto di investire sotto le regole di un regime comunista”, sono condivise da almeno tre deputati di origine cubana del congresso a stelle e strisce. L’ansia e il timore di molti, a Cuba e nell’esilio, è quello che sia arrivato il momento, per via di una serie di fattori: le elezioni di medio termine, la presenza a breve dei mondiali di calcio, Trump nelle vesti di colui che ha portato la democrazia, la nuova configurazione degli assetti geopolitici nell’emisfero occidentale; ma soprattutto perché  il popolo cubano non ce la fa più: i bambini non vanno più a scuola, molti non hanno di che sfamarsi, diversi gli ospedali incapacitati ad operare, gli altri si fermeranno a breve; le medicine scarseggiano mentre le malattie cominciano a mietere le prime vittime, uomini e donne disperano di una situazione sentita come surreale. Sul palcoscenico della storia di questo nuovo millennio, l’eterna commedia dello scontro di poteri si rappresenta sullo sfondo della tragedia che affama e asservisce moltitudini di proletari, oppressi e assoggettati, ma non ancora piegati, a logiche a loro estranee, i cui effetti devastanti avvertono sulla propria pelle.

Massimiliano Bonvissuto

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[2026-06-07] SUPPORT PROSFYGIKA @ Occupazione via del Leone

SUPPORT PROSFYGIKA

Occupazione via del Leone - Via del Leone 60/62
(domenica, 7 giugno 18:00)
SUPPORT PROSFYGIKA

7 GIUGNO ORE 18
CHIACCHIERA “SUPPORT PROSFYGIKA!”

Nel quartiere occupato di Prosfygika, nel centro di Atene, da 16 anni centinaia di persone costruiscono insieme un modello di vita basato sulla solidarietà, il mutualismo, la collettività e l’autogestione.
Oggi Prosfygika è sotto attacco: lo stato greco e il governo regionale dell’Attica hanno approvato un piano di cosiddetta “riqualificazione” del quartiere, finanziato da €15 milioni di fondi europei e denaro pubblico, che prevede lo sgombero immediato dei 400 residenti della Comunità, provenienti da più di 27 aree geografiche differenti, di cui 50 bambini, gruppi sociali vulnerabili, persone con gravi problemi di salute fisica e psicologica, pazienti oncologici, persone rifugiate politiche, persone rifugiate di guerra, persone anziane e persone in programmi di disintossicazione.
La Comunità ha deciso di difendersi e difendere la sua proposta sociale, le sue strutture, i suoi abitanti e la sua memoria collettiva fino alla fine, per la propria esistenza e liberazione. La resistenza è già organizzata su tutti i livelli.

In occasione dei 100 giorni di sciopero della fame fino alla morte del compagno e residente di Prosfygika Aristotelis Chantzis e dell’annuncio dello sciopero della fame fino alla morte della compagna e residente Suzon Doppagne lo scorso primo Maggio, una delegazione di internazionalistu ha deciso di intraprendere un viaggio per l’Italia con l’obiettivo di costruire una rete di solidarietà tra lotte, per dare risonanza al progetto politico e sociale di Prosfygika e per raccogliere denaro da devolvere alla Comunità.

Intendiamo l’attacco dello stato greco alla Comunità di Prosfygika Occupato come un attacco del mondo capitalista contro la società tutta e contro la rivoluzione.

Per questo invitiamo chiunque fosse interessatu a ospitarci o a intraprendere azioni di solidarietà a contattarci e organizzare insieme la difesa delle nostre comuni lotte sociali, di classe e internazionaliste contro ogni forma di sfruttamento e oppressione.

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[2026-06-07] Premio "Lorenzo e Donato Bargellini" @ Ex Bice Cammeo

Premio "Lorenzo e Donato Bargellini"

Ex Bice Cammeo - Via Aldini 5
(domenica, 7 giugno 12:00)
Premio "Lorenzo e Donato Bargellini"

Premio "Lorenzo e Donato Bargellini" VII edizione 2026

"Abitare scenari di guerra" dedicato al Popolo Palestinese

Il Comitato promotore, la Commissione del Premio e Un Tetto sulla testa APS invitano le compagne e i compagni, i sostenitori dell'autorecupero, i/le partecipanti al premio e la cittadinanza alla consegna del premio e al prenzo

h 13.00 pranzo sociale

h 15.00 Premiazione

A seguire microfono aperto

Partecipano: Il Comitato promotore e la Commissione del premio, Un Tetto sulla Testa APS, Il Melograno, Csa Next Emerson, Mondeggi Bene Comune, Firenze per la Palestina, BDS, Collettivo di Fabbrica ex-GKN, perUnaltracittà, MAG, Banca Etica, Fuori Binario, Osservatorio Beni Comuni Montignoso, Autorecupero Cohousing Le Torri e altre realtà di Autorecupero

e tutte/i voi

Per il pranzo prenotare entro il 5 giugno: whatsapp 3280430550 - specificare vegetariani - offerta libera - bambin* gratis

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Modena ribelle. Contro lo sciacallaggio fascista e le intimidazioni di Stato

La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.

Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria

Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.

La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.

I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.

Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.

I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato

Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.

L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.

Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.

Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale

Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.

A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.

“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”

La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.

Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.

Colby Lia. USI Modena

 

 

 

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C’è chi vede e provvede. Elezioni amministrative a Venezia

Il risultato delle elezioni comunali di Venezia ha occupato per alcuni giorni i canali di informazione.

La vittoria del candidato del centro destra Simone Venturini è giunta inaspettata, dopo una serie di tornate elettorali in cui i partiti che hanno sostenuto il candidato sconfitto del centro sinistra, Andrea Martella, avevano superato la coalizione avversaria.

Alle elezioni europee del 2024 PD, AVS e M5S raggiungevano circa il 45%, contro il 40% complessivo del centro destra; alle regionali del 2025 le due coalizioni si sono trovate alla pari, con un leggerissimo vantaggio per il centro sinistra; infine il referendum sulla giustizia ha visto a Venezia prevalere il NO, con un’affluenza record sia in termini percentuali, sia in valori assoluti.

Le ultime elezioni comunali hanno visto la coalizione a sostegno di Andrea Martella aumentare ancora i consensi in termini assoluti, ottenendo 43.294 voti rispetto ai 40.915 delle regionali, non riuscendo però ad intercettare i voti degli elettori che sono tornati a votare.

Le spiegazioni che sono circolate si infrangono contro i dati di fatto.

L’idea che il PD abbia perso consensi a causa dell’accordo con la comunità bengalese a proposito della moschea da costruire in Terraferma si scontra con l’aumento dei voti al PD, passato dai 21.440 delle regionali ai 26.444 delle ultime comunali. Così pure attribuire la sconfitta al Movimento 5 Stelle si scontra col fatto che anche quest’ultimo ha visto aumentare i consensi rispetto alle regionali.

Anche attribuire la sconfitta alla scelta di un “politico” estraneo alla “società civile”, oppure all’uso delle reti social sono spiegazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che i numeri ci parlano di una sconfitta del centro sinistra maturata grazie alla partecipazione di una fetta di elettorato che non aveva partecipato né alle europee del 2024 né alle regionali del 2025, una fetta di elettorato che non è stata mobilitata dai meme o da paure irrazionali, ma da un’organizzazione profondamente radicata sia nei sestieri del capoluogo sia nei quartieri e nei paesi di Terraferma; un’organizzazione che ha lanciato un progetto politico a partire dalla scelta del candidato del centro destra.

Il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini, è il più giovane sindaco della città lagunare. È stato eletto da una coalizione di centro destra ed è un politico di lungo corso. Come ci informa Wikipedia, ha una formazione in diritto pubblico e diritto amministrativo ed inizia la sua carriera elettorale candidandosi alle elezioni comunali del 2010 nella lista dell’Unione di Centro a sostegno del candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni, venendo eletto consigliere comunale all’età di 22 anni e diventando anche capogruppo. Alle elezioni europee del 2014 viene candidato per la lista Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ottenendo 8949 preferenze, ma senza risultare eletto. Nelle comunali del 2015 si candida con la lista Brugnaro nella coalizione di centrodestra, venendo eletto con 957 preferenze ed è nominato lo stesso anno dal neo-sindaco come assessore alla coesione sociale, al lavoro, alle infrastrutture e allo sviluppo economico della giunta comunale. Viene rieletto per un terzo mandato in consiglio comunale nelle elezioni comunali del 2020, riconfermando anche la stessa carica di assessore, a cui si aggiungono le deleghe al turismo e alle politiche della residenza.

Si tratta evidentemente di una rottura nella continuità: oltre che dalla scadenza dei due mandati, la giunta Brugnaro è stata al centro di polemiche politiche e di vicende giudiziarie. Il nuovo sindaco ha una storia personale che lo colloca in un’area politica fortemente segnata dall’influenza clericale, come dimostrano le candidature con l’UDC e il Nuovo Centro, ma altrettanto chiaramente orientata verso il centro destra e organico alla precedente amministrazione. Le deleghe ricevute come assessore da Venturini (coesione sociale, turismo e politiche di residenza) lo portano ad incrociare gli interessi e le politiche della Curia veneziana.

Non ho certo gli strumenti per individuare le cause dei fenomeni su cui si scornano commentatori più esperti di me, ma mi permetto di avanzare l’ipotesi che dietro l’elezione di Venturini ci sia un impegno non comune del Patriarcato di Venezia, impegno che ha dato un carattere meno fascista alla coalizione del nuovo sindaco, operazione favorita anche dal fatto che la presidente del consiglio non si è esposta andando a Venezia a sostenere il candidato del centro destra. Del resto, il risultato politico ottenuto dalla Chiesa all’inizio della giunta Brugnaro, con il ritiro dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia comunali dei libri contenenti fiabe che mostravano nuclei familiari omogenitoriali ha avuto risonanza mondiale, e non si può rischiare di gettare tutto alle ortiche permettendo che sia eletto sindaco un candidato come Martella che non si è nemmeno sposato in chiesa!

Nell’omelia tenuta il 24 maggio, primo giorno delle elezioni, il Patriarca di Venezia ha affermato che “la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.

A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione. A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.”

La Chiesa è abituata a parlare per allusioni, allegorie, minacce velate che sono difficilmente interpretabili, comunque mi sembra possibile interpretare il riferimento di Babele alla coalizione che rifiuta l’egemonia dello Spirito Santo, mentre nella coalizione di centro destra è ravvisabile la Gerusalemme in cui, pur nella diversità, le varie componenti si comprendono grazie al messaggio di Cristo. Va da sé che l’interprete autentico, sia dello Spirito Santo che del messaggio di Cristo, è la Chiesa cattolica.

Se questa interpretazione è realistica, è meglio gettare alle ortiche ogni illusione su un presunto ruolo progressista della Chiesa: la gerarchia cattolica, come ogni gerarchia religiosa, si conferma custode gelosa della tradizione, sia in campo religioso che in campo sociale e, nonostante le prediche accattivanti, non può che militare nel campo della conservazione e della reazione. Dalla vicenda di Venezia si possono anche trarre indicazioni per le prossime elezioni: se il campo largo vuole governare, deve adattare il suo programma al magistero del vicario di Pietro, che si può riassumere nella raccomandazione alle classi sfruttate di garantire ai privilegiati il paradiso in terra, in cambio, un domani, del paradiso in cielo. Siamo sempre alla politica dei due tempi!

Tiziano Antonelli

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Ossessioni securitarie e repressione. Il nuovo documento antiterrorismo della Casa Bianca

A fine maggio la Casa Bianca ha diffuso il nuovo United States Counterterrorism Strategy 2026, il documento con cui l’amministrazione statunitense definisce priorità, obiettivi e strumenti della propria politica di contrasto al terrorismo. Non è una nota tecnica per addetti ai lavori. È il testo con cui Washington dichiara quali minacce considera prioritarie e quale idea di sicurezza intende affermare dentro e fuori i propri confini.

Sono sedici pagine dense di indicazioni operative e di visione politica. Si parla di cartelli della droga, jihadismo internazionale, controllo delle frontiere, cyber-operazioni, Medio Oriente e America Latina.  Ma dentro questo testo compare anche qualcosa che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente il terreno del conflitto politico e sociale.

Tra le principali minacce terroristiche contro gli Stati Uniti vengono infatti indicati anche i “Violent Left-Wing Extremists, including Anarchists and Anti-Fascists”. Il documento si sofferma sul tema in modo esplicito, indicando, tra le priorità strategiche, l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici definiti anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici.

Vale la pena soffermarsi su queste righe. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di uno slogan da comizio. Si tratta di un documento ufficiale di sicurezza nazionale. Ed è proprio questo a renderlo politicamente rilevante.

Perché quando una potenza come gli Stati Uniti inserisce esplicitamente anarchici e antifascisti dentro il perimetro della lotta al terrorismo non siamo soltanto di fronte a una scelta lessicale. Siamo davanti a un segnale politico preciso, che parla agli apparati di intelligence, alle forze di polizia, agli alleati internazionali e ai governi occidentali. Un segnale che si colloca dentro un clima più ampio, in cui il dissenso sociale e politico viene trattato sempre più spesso come una questione di ordine pubblico e sicurezza.

 

Quando il nemico politico diventa una questione di sicurezza

La storia dello Stato moderno è anche la storia della costruzione del “nemico interno”. Cambiano i tempi, i governi, i nomi. Ma il meccanismo ritorna. Di volta in volta è stato il sovversivo, il bolscevico, lo straniero indesiderabile, l’anarchico, il terrorista. Figure diverse, ricondotte però a una stessa funzione politica: indicare chi viene percepito come estraneo all’ordine e presentarlo come minaccia collettiva.

Negli ultimi venticinque anni questo processo si è concentrato soprattutto attorno alla parola “terrorismo”. Dopo l’11 settembre quella categoria ha assunto un peso enorme nel lessico politico e giuridico occidentale. In suo nome sono state approvate leggi speciali, ampliati i poteri di sorveglianza, rafforzati gli apparati di intelligence. Misure nate come eccezionali sono diventate ordinarie.

Oggi quel paradigma sembra allargarsi ancora.

Nel documento della Casa Bianca non si parla soltanto di reti jihadiste o organizzazioni armate transnazionali. Compare qualcosa di ulteriore: il conflitto sociale entra esplicitamente nel linguaggio della sicurezza nazionale. L’anarchismo, l’antifascismo militante e più in generale la radicalità politica vengono nominati come elementi di una minaccia da monitorare e neutralizzare.

Non è soltanto un passaggio lessicale. È un passaggio politico.

Quando il dissenso viene letto attraverso la categoria della sicurezza smette di essere percepito come espressione di conflitto sociale o opposizione politica e viene ricollocato dentro il campo dell’emergenza. Non più avversario politico, ma possibile fattore di destabilizzazione.

Ed è proprio qui che il confine si fa sottile. Dove finisce la repressione di comportamenti violenti e dove comincia la gestione securitaria del dissenso? È una domanda che riguarda gli Stati Uniti, ma parla molto da vicino anche all’Europa di oggi.

 

Dall’America all’Europa: lessici diversi, stessa direzione

Sarebbe troppo semplice immaginare un passaggio diretto dagli Stati Uniti all’Europa. I contesti politici sono diversi, come diverse sono le tradizioni giuridiche e istituzionali. Eppure, osservando il quadro complessivo, una tendenza comune emerge con chiarezza.

Negli Stati Uniti il linguaggio è quello della counterterrorism strategy. In Europa il vocabolario cambia: sicurezza pubblica, controllo delle frontiere, ordine urbano, contrasto all’estremismo. Le parole sono diverse, ma spesso la direzione politica appare la stessa.

Il dissenso sociale e politico viene trattato sempre meno come parte fisiologica del conflitto democratico e sempre più come questione di sicurezza. Mobilitazioni, picchetti, occupazioni e proteste vengono sottratti al terreno del confronto politico per essere ricondotti a quello dell’ordine pubblico o dell’emergenza.

Il conflitto smette così di essere letto per ciò che esprime — una frattura sociale, una rivendicazione, un bisogno — e viene tradotto nel linguaggio del rischio da contenere.

È in questo slittamento che il conflitto viene progressivamente depoliticizzato. Non lo si affronta più sul terreno sociale o politico, ma attraverso il diritto penale, gli apparati di polizia, la sorveglianza preventiva.

Il risultato è che ciò che dovrebbe aprire uno spazio di discussione viene sempre più spesso trattato come un problema di sicurezza. E il dissenso, da espressione di conflitto, diventa fattore di disordine e oggetto di controllo.

 

Il caso italiano

In Italia questo processo non nasce oggi. Ha radici profonde, ma negli ultimi anni ha trovato nuova accelerazione e nuova legittimazione politica.

Il lessico dei cosiddetti “decreti sicurezza” ha spostato progressivamente il baricentro del discorso pubblico: ciò che un tempo veniva letto sul terreno sociale o politico viene sempre più spesso tradotto in termini di sicurezza, ordine pubblico, emergenza. Il conflitto finisce così per essere raccontato non per ciò che esprime — rivendicazione, opposizione, resistenza — ma per il disturbo che produce rispetto all’ordine esistente.

Non riguarda un solo movimento. Il fenomeno è più ampio e coinvolge realtà molto diverse tra loro: migrazioni, occupazioni abitative, conflitti territoriali, picchetti operai, mobilitazioni ecologiste, reti di solidarietà.

Il punto non è soltanto l’inasprimento delle sanzioni o la repressione di singoli comportamenti. C’è qualcosa di più profondo: la costruzione di una cultura politica dell’ordine in cui chi interrompe la normalità sociale viene facilmente trasformato in problema di sicurezza.

Così il dissenso smette di apparire come espressione di un conflitto reale e viene raccontato come minaccia collettiva. Non più voce scomoda nello spazio pubblico, ma elemento da contenere, isolare, prevenire. Ed è in questo slittamento — spesso graduale, quasi impercettibile — che si misura uno dei cambiamenti politici più evidenti di questi anni.

 

Una convergenza politica che viene da lontano

Sarebbe eccessivo parlare di una regia unica. Ma è difficile non vedere, tra Stati Uniti ed Europa, una convergenza politica e culturale sempre più evidente.

Cambiano i governi, i sistemi istituzionali, i lessici. Ma il quadro generale presenta tratti comuni. La sicurezza diventa terreno privilegiato della costruzione del consenso. L’ordine viene contrapposto al conflitto, la stabilità al dissenso, il controllo alla libertà di movimento e di organizzazione. Tutto ciò che eccede il perimetro della normalità governabile tende a essere ricondotto al linguaggio della minaccia.

Su questo terreno la destra contemporanea ha costruito una parte importante della propria egemonia. Promette protezione, ma spesso produce controllo. Invoca sicurezza, ma finisce per restringere lo spazio del conflitto legittimo e allargare quello della sorveglianza. Non reprime soltanto comportamenti: ridefinisce ciò che può essere percepito come pericoloso.

Per il movimento anarchico tutto questo ha qualcosa di profondamente familiare.

Negli Stati Uniti la criminalizzazione dell’anarchismo non è una novità. La storia americana l’ha già conosciuta: dopo Haymarket, durante le Palmer Raids del 1919-1920, nel clima politico e giudiziario che accompagnò il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Ogni volta il meccanismo si ripresenta con forme diverse ma secondo una dinamica riconoscibile: si costruisce un’emergenza, si rafforzano gli strumenti repressivi, si amplia il perimetro del bersaglio.

E quel perimetro raramente resta confinato ai primi colpiti.

È questa la lezione che la storia continua a consegnarci. Quando il dissenso viene trasformato in questione di sicurezza non è in gioco soltanto il destino di una minoranza politica. Si restringe, poco alla volta, lo spazio di libertà di tutte e tutti.

Per questo leggere oggi con attenzione un documento come lo United States Counterterrorism Strategy 2026 non significa soffermarsi su un dettaglio della politica americana. Significa osservare una tendenza più ampia del nostro presente. Perché ciò che oggi viene nominato come minaccia può diventare domani il confine della libertà di tutte e tutti.

Totò Caggese

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Ode al moto perpetuo  

Io canto l’equilibrio del moto perpetuo
Io canto la vita che si muove silente
Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto
Io mi avvito per strade, seguo tutta la gente
E fra tutta la gente porto il genio fecondo
Dell’ingegneria che sconfigge la fretta
Senza strepito o fumi che inquinino il mondo
Lode eterna, signori, per la mia bicicletta.
Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota
Al fanale di dietro, alla dinamo avanti
Al campanellino, alla sua unica nota
Alla voce argentina che vi squilla l’attenti.
State attenti che questo è il vero progresso
Ed è il nesso che lega una tecnologia
Che senza ridurre il mondo ad un cesso
Ti moltiplica la tua stessa energia.

“La rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”
Suola e pedale
Questo è il vero ideale.
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo.
La rivoluzione sta già pedalando!

Il vibrante mormorio della ruota dentata
Dente a dente si insinua, dente a dente incatena
La catena trattiene l’energia liberata
E la libra veloce, precisa e serena
E la bicicletta – metaforicamente –
Simboleggia una vita che non sia foglia al vento
Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente
In cui si resta in piedi finché c’è movimento.
Circolare a tutti i movimentisti
Lettera aperta a chi vive lottando:
Ciclicamente, internazionalisti
Unitevi in ogni parte del mondo!
Non avrete da perder le vostre catene
Ma da stenderle fra le due ruote in tensione
Libertari, anarco-ciclisti conviene
Arrivarci a pedali alla rivoluzione!

“La rivoluzione – compagni – arriverà in
bicicletta!”
La salita ora è pesa
Verrà la discesa!
Senza fare rumore  boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!

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Per un 2 giugno contro i re e i tiranni

di Francesco Locantore

Il 2 giugno si celebra l’ottantesimo anniversario della Repubblica, con la consueta parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma. Una celebrazione che oggi più che mai mistifica il significato storico di quel Referendum popolare che il 2 giugno del 1946 rovesciò la monarchia, complice del fascismo.

Un primo fattore che ha portato a quel risultato è stato l’esito vittorioso della lotta popolare di Resistenza contro il nazifascismo, che aveva messo fine, il 25 aprile dell’anno precedente, ad un regime antidemocratico, maschilista, razzista e repressivo durato oltre venti anni.

Oggi a festeggiare il 2 giugno saranno figure istituzionali la cui storia politica è in continuità con il fascismo e non solo per ragioni nominalistiche o simboliche, o per i busti di Mussolini ostentati in televisione dal presidente del Senato. Il Governo delle destre guidato da Giorgia Meloni ha promosso negli ultimi quattro anni, con l’introduzione di ben quattro pacchetti “sicurezza”, provvedimenti repressivi delle lotte sociali e sindacali, la compressione dei diritti delle persone migranti, l’emanazione di nuove linee guida per le scuole caratterizzate dal suprematismo occidentale, bianco e cristiano, la legittimazione della violenza degli stupratori con il ddl Buongiorno, ha cercato di limitare l’autonomia e indipendenza della Magistratura (progetto scongiurato ancora una volta grazie ad un referendum popolare) e in queste settimane sta provando ad imporre una riforma della legge elettorale sul modello della legge Acerbo del 1923, introducendo un premio di maggioranza che andrebbe a comprimere ancora più di quanto è stato già fatto la rappresentatività del Parlamento.

Il secondo fattore che nel 1946 probabilmente ha fatto maturare le coscienze in senso antimonarchico è stato il desiderio di pace, dopo anni di coinvolgimento dell’Italia nelle imprese coloniali e nella seconda guerra mondiale.

Oggi la parata militare del 2 giugno risulta ancora più funesta per via dei venti di guerra che spirano nel mondo e del ruolo nefasto che ha assunto l’Italia al fianco dei suoi alleati imperialisti. La guerra in Ucraina, scatenata dall’imperialismo russo, è stata colta al balzo dalle potenze europee e dalla NATO come scusa per giustificare un enorme aumento delle spese militari (aumento che peraltro era già in atto da alcuni anni), mentre da oltre 4 anni si continuano a mietere centinaia di migliaia di vittime. La retorica dell’unione tra i popoli in Europa per costruire la pace e la solidarietà, già traballante per via delle politiche di respingimento sistematico dei migranti, ha presto lasciato il campo alla retorica militarista, alla necessità di comprimere ulteriormente le spese sociali per aumentare quelle per la difesa.

Intanto il governo Meloni si guarda bene dal criticare l’imperialismo del suo alleato negli Stati Uniti, con una presidenza Trump che sta imponendo gli interessi di quel Paese in tutto il mondo in spregio del diritto internazionale e della convivenza pacifica. Si pensi al rapimento di Maduro in Venezuela, alle minacce di annessione della Groenlandia, al blocco economico  e alle minacce di invasione di Cuba. L’attacco all’Iran  ha scatenato una guerra con conseguenze drammatiche per la popolazione locale, ma con effetti economici per tutta la popolazione mondiale, ivi comprese le classi popolari in Italia che stanno già subendo l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle fonti energetiche, in un’economia ancora fortemente dipendente dal petrolio (anzi l’obiettivo già raggiunto dalle destre in Europa è stato quello di rinviare sine die la necessaria transizione energetica alle fonti rinnovabili ed ecocompatibili).

Infine la disumanità dell’imperialismo è evidente in Palestina, dove la prepotenza dello Stato sionista di Israele è arrivata a compiere un genocidio, con il beneplacito delle democrazie occidentali. A chi ha provato ad opporsi all’apartheid e allo sterminio pianificato dei palestinesi provando a rompere il blocco navale e terrestre degli aiuti, vale a dire ai militanti della Global Sumud Flotilla, è stato riservato un trattamento disumano, comprensivo di torture ed umiliazioni, che rimanda a quello ancor più feroce che viene impartito ai Palestinesi. Il Governo italiano, insieme agli europei, ha fatto il gesto di indignarsi contro il video fatto girare dallo stesso ministro Ben-Gvir, ma poi continua a intrattenere relazioni di collaborazione economica e militare con Israele, rendendosi complice di un crimine storico contro l’umanità, paragonabile a quello che il fascismo e il nazismo hanno perpetrato contro gli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel referendum e nelle elezioni dell’Assemblea costituente del 1946 si sono manifestate con forza le istanze di classe delle lavoratrici e dei lavoratori, che esprimendosi contro il fascismo e la monarchia avevano in mente di cacciare i padroni, quelli che sfruttavano operai e contadini, protetti dallo Stato di polizia, dallo sciopero considerato un reato penale, quelli che continuavano tranquilli a vivere nel lusso mentre la popolazione era affamata dalla crisi economica mondiale, dall’autarchia e dalla necessità di finanziare l’apparato bellico.

Oggi il Governo delle destre precetta i lavoratori e le lavoratrici in sciopero, tutela e finanzia in ogni modo i padroni persino nel decreto primo maggio, non fa nulla per far rispettare e rafforzare le norme sulla sicurezza nonostante ci sia una media di tre omicidi sul lavoro al giorno, ha in progetto di introdurre la flat tax, per far pagare ancora meno a chi ha di più, rifiuta ogni idea di tassazione dei grandi patrimoni, realizza l’autonomia differenziata delle Regioni per poter meglio privatizzare i servizi pubblici e per lasciare a loro stesse le Regioni più povere, riforma le scuole asservendo gli istituti tecnici e professionali alle esigenze di avvio precoce al  lavoro delle imprese private, rifiuta di introdurre un salario minimo che sia in grado di assicurare a chi lavora un’esistenza libera e dignitosa. Oggi come allora le destre sono al servizio dei padroni, di un capitalismo che non genera più sviluppo e crescita economica, ma che riscopre vecchie modalità di sfruttamento e nuove modalità di devastazione ambientale, che utilizza la ricerca e l’innovazione tecnologica per fini privati e contro il bene comune, che licenzia lavoratrici e lavoratori anziché riconvertire le produzioni dannose e inquinanti, come ha dimostrato la lotta dei lavoratori ex GKN e il loro progetto di fabbrica socialmente integrata.

A ottant’anni di distanza bisogna riconoscere che le istituzioni repubblicane hanno ampiamente tradito le aspirazioni di pace, di libertà e di giustizia sociale che avevano animato le masse in quella stagione. Tocca oggi ad altri raccogliere quelle aspirazioni. Contro le monarchie dei moderni re, i capitalisti che finanziano e fomentano le guerre tra i popoli, il movimento No Kings sta provando a realizzare le convergenze dei movimenti sociali, ambientalisti, democratici, transfemministi, antimilitaristi. Prima e dopo il 2 giugno sono state realizzate e messe in cantiere numerose iniziative contro la guerra e per la giustizia sociale e climatica, a cui Sinistra Anticapitalista sta dando il suo contributo. Anche a livello internazionale nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative. La prima sarà la manifestazione Welfare not Warfare a Bruxelles il 14 giugno, contro i progetti di riarmo dei Paesi della UE, organizzata dalla rete Stop Rearm Europe. Negli stessi giorni, dal 13 al 17 giugno a Ginevra è stato organizzato il controvertice per contestare la riunione del G7 a Evian. Il 4 luglio  parteciperemo alla manifestazione contro la NATO a Istanbul, in occasione del vertice imperialista che si svolgerà in Turchia.

Infine ci stiamo preparando ad accogliere i nostri ospiti nazionali e internazionali in occasione della terza edizione dell’Università ecosocialista d’estate: “Intelligenze Anticapitaliste”, in cui discuteremo e approfondiremo le tematiche poste dai movimenti e proveremo ad avanzare le prospettive di lotta dell’autunno per cacciare il governo delle destre e per rafforzare il progetto rivoluzionario di costruzione di una società ecosocialista.

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Guerra in Ucraina, le bugie sui caduti non bastano

IL LIMITE IGNOTO La propaganda sui numeri: : oltre 600mila morti tra russi e ucraini. (Sabato Angieri, da il manifesto)

La guerra in Ucraina si è trasformata da tempo in un tritacarne, ma per avere un’idea di quanto sia costata in termini di vite umane non ci si può affidare ai dati dei belligeranti. Se considerassimo affidabili i dati ucraini sulle perdite russe, tra morti e feriti inabili al combattimento, saremmo ben oltre il milione e 300mila uomini. Quasi specularmente il ministero della Difesa di Mosca quantifica in 1,5 milioni gli ucraini morti o feriti gravi. Tuttavia, pur non avendo cifre ufficiali, esistono report basati su elenchi di nomi verificati che portano le vittime militari complessive a oltre 600mila uomini.

PER PIÙ DI TRE ANNI i media occidentali hanno aperto le notizie del giorno sull’Ucraina citando le cifre fornite dal ministero della Difesa di Kiev sui caduti russi e azzardando le teorie più apocalittiche sulle sorti dei reparti di Mosca. Le quali, in parte, traggono spunto da un assunto impresso su tutti i manuali di teoria militare: chi attacca subisce perdite molto più alte di chi difende, in un rapporto di circa 3 a 1. Siccome la guerra dei russi è stata tutta offensiva, è scontato e quasi certamente vero che gli uomini di Vladimir Putin alla fine avranno un bilancio complessivo molto più alto della controparte.

QUESTA SETTIMANA Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq, l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di cyberattacchi ha dichiarato che «quasi 500mila soldati russi sono morti dall’inizio della guerra», ma si tratta di stime su dati classificati. Non come quelli che compongono il report che Mediazona (uno dei principali media dell’opposizione del Cremlino) ha compilato e aggiorna costantemente in collaborazione con Meduza (altro media d’opposizione russo) e la versione russa della Bbc. Al 22 maggio 2026 è stata trovata conferma di 221.206 soldati russi caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Di questi 7.147 sono ufficiali. Il dato, considerato il più affidabile al momento, è costruito basandosi sugli annunci delle famiglie sui social network, sui funerali, le comunicazioni funebri, gli elenchi ufficiali (laddove disponibili o in qualche modo scoperti) dell’amministrazione civile e militare. Si legge nella premessa: «abbiamo elaborato una stima basata sulla mortalità maschile in eccesso, utilizzando i dati del Registro nazionale delle successioni. Questo metodo statistico, messo a punto in collaborazione con Meduza, contribuisce a ovviare ai limiti derivanti dal fare affidamento esclusivamente sui decessi riportati dai media» e porta la cifra complessiva stimata a 352mila caduti. Non si tengono in considerazione i feriti, che secondo tutti i rapporti internazionali ammontano a diverse centinaia di migliaia.

IL RAPPORTO consegna uno schema evidente dell’evoluzione del conflitto: «nei primi sei mesi di guerra, quando i combattimenti erano condotti dall’esercito regolare, la fascia d’età compresa tra i 21 e i 23 anni registrava il maggior numero di vittime». Successivamente, con il reclutamento forzato dei carcerati, l’afflusso costante di volontari e l’arrivo dei richiamati delle classi precedenti, si arriva a più di 120mila morti confermati tra i 30 e i 45 anni. Questi numeri ci dicono che la guerra è cambiata: dall’ “operazione militare speciale” dei professionisti delle armi, alla carne da cannone reclutata nelle regioni più lontane e mandata a fare numero. Infatti i morti complessivi sono saliti progressivamente settimana dopo settimana, fino a quintuplicare – in media – nel 2025 rispetto al 2022.

ANCHE LA PROVENIENZA dei defunti è emblematica: le regioni che hanno dato più uomini sono le più remote (e in molti casi povere) con in testa la Baschiria (9473) e il Tatarstan (8408). Tuttavia, dell’intera parte occidentale della Federazione, la regione di Mosca è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto (5799, ma su 13 milioni di residenti).

VOLODYMYR ZELENSKY hs fornito per la prima volta delle cifre sui caduti ucraini all’inizio di quest’anno: 55mila. Qualsiasi fonte che non sia il governo di Kiev sostiene che tale cifra non sia aderente alla realtà. Secondo il progetto Ua losses, che sta compilando un report simile a quello di Mediazona ma con meno mezzi e collaborazioni, ad oggi siamo ad almeno 91.559 morti confermati, 95.165 dispersi e 4.454 prigionieri. Stupisce – e questa è una specificità ucraina – che in molti casi le autorità militari preferiscano utilizzare l’etichetta “disperso” invece che dichiarare il decesso di un soldato. Tale pratica, come abbiamo più volte raccontato, porta all’esasperazione le famiglie. Meno specifici i dati del centro studi Usa Csis: tra i 100 e i 140mila caduti e quasi 500mila feriti. Mentre la Bbc parla di 200mila caduti.

I DATI SUI CIVILI, al contrario, sono quasi univoci. Gli ucraini uccisi dai bombardamenti russi sono almeno 16mila e 48mila i feriti (dati Onu). Mentre per quelli russi non si hanno stime esatte anche perché al momento i numeri sono esigui e limitati alla seconda metà del 2025 e al ’26, ovvero da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire regolarmente le regioni a ridosso della frontiera.

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La tempesta perfetta del Cremlino

Ripubblichiamo in traduzione italiana l’editoriale de 27 maggio scorso di POSLE da Inprecor. Posle è un sito web di attivisti russi in esilio

Qualche giorno fa, il Ministero della Giustizia russo ha definito «agente straniero» il sito web dei nostri compagni di Posle a causa della sua chiara posizione contro la guerra. Il regime utilizza questa qualifica per perseguitare i propri oppositori, sia all’interno che all’esterno del Paese. Essere etichettati in questo modo significa che sarà molto più difficile per noi portare avanti il nostro lavoro. Ecco perché qualsiasi sostegno al sito — che sia condividendo i nostri contenuti o facendo una donazione — è estremamente importante per noi in questo momento!

Editoriale sugli eventi recenti in Russia

All’inizio di maggio, il regime di Putin sembrava trovarsi di fronte a una vera e propria tempesta: una situazione di stallo sul campo di battaglia, una stagnazione economica e una risposta palesemente insufficiente da parte dello Stato di fronte a catastrofi che andavano dalle inondazioni nel Daghestan a un’epidemia di afta epizootica in Siberia. Allo stesso tempo, il Cremlino ha intensificato i blocchi di Internet e rafforzato le misure adottate dai servizi di sicurezza per stringere la morsa sulle reti sociali.

Ma ciò che colpisce ancora di più sono le osservazioni insolitamente critiche formulate da personalità pubbliche solitamente vicine al Cremlino, in particolare la videoblogger Viktoria Bonya e il rapper Guf — un possibile segno della crescente frustrazione all’interno di alcuni segmenti dell’élite e della società russa che, fino ad allora, erano rimasti politicamente disimpegnati. Allo stesso tempo, i media occidentali sono stati inondati di notizie sul crollo della popolarità di Putin e persino di speculazioni su un possibile complotto contro di lui. Lo stesso Putin ha risposto assicurando più volte che le restrizioni su Internet erano «temporanee» e che la guerra «stava volgendo al termine».

Il Cremlino in crisi?

Tutto ciò indica una vera e propria crisi per il regime russo? In effetti, il primo semestre del 2026 è stato caratterizzato da un’inflazione in aumento e da un sensibile calo del tenore di vita. Al momento, gli effetti di ciò che alcuni economisti hanno definito «keynesismo di guerra» — una crescita alimentata da massicci investimenti pubblici — sembrano essersi in gran parte esauriti. Nei primi due anni di guerra, la percentuale di russi con un reddito superiore a 1.000 dollari al mese è raddoppiata, passando dal 5% al 10%. Ma il Ministero dello Sviluppo Economico prevede ora una crescita dei salari di appena il 2% per il 2026, inferiore all’obiettivo ufficiale di inflazione del governo, fissato al 5%. Di conseguenza, i redditi delle famiglie stanno diminuendo in termini reali.

Allo stesso tempo, il deficit di bilancio federale ha continuato ad aumentare, raggiungendo il 2,5% — un livello già ben superiore al tetto dell’1,6% previsto dal governo per l’anno. Mentre il Cremlino continua a spendere miliardi di rubli per lo sforzo bellico, non ha praticamente altre opzioni per colmare il deficit se non aumentare le tasse e ridurre la spesa sociale.

L’aggravarsi della crisi economica sta minando il mito della «stabilità di Putin», ma non porterà necessariamente a manifestazioni di massa. Come negli anni ’90, durante le cosiddette riforme di mercato, quando la maggior parte dei russi faticava ad arrivare a fine mese, la riduzione del tenore di vita rischia di alimentare un’apatia e un disimpegno politico ancora maggiori.

Tuttavia, a differenza dell’era Eltsin, la causa delle attuali difficoltà è chiara a tutti: la guerra di aggressione in corso in Ucraina. Gli attacchi dei droni ucraini, che si sono particolarmente intensificati negli ultimi mesi, rendono impossibile ignorare la realtà di questa guerra, né il fatto che la Russia non la stia chiaramente vincendo. Il divario tra la percezione che il Cremlino ha degli eventi e quella dei russi comuni si sta rapidamente allargando.

Recentemente, il portavoce del Cremlino, Peskov, ha dichiarato che il ritiro dell’esercito ucraino dalla regione di Donetsk non è un argomento di eventuali negoziati con Kiev, ma una condizione preliminare per qualsiasi trattativa.

In altre parole, una volta che l’Ucraina avrà ceduto volontariamente una parte del proprio territorio, verranno probabilmente avanzate altre richieste. È chiaro che il Cremlino non è interessato a un cessate il fuoco e prevede una grande offensiva nel Donbass quest’estate e in autunno. L’obiettivo di questa offensiva non è solo militare ma anche politico: si tratta di convincere Trump che la Russia continua a dominare sul campo di battaglia e che gli Stati Uniti devono quindi aumentare la pressione su Kiev, costringendola ad accettare le condizioni del Cremlino.

Il piano di Putin mette chiaramente in luce un conflitto tra le sue ambizioni personali e gli interessi del popolo russo. Le perdite dell’esercito russo sul fronte hanno raggiunto il livello più alto quest’anno: ad esempio, solo nella seconda metà di aprile sono stati uccisi circa 4.500 soldati (in totale, almeno 350.000 russi sono morti nei cinque anni di guerra). Anche il numero delle vittime civili è in aumento a causa degli attacchi missilistici ucraini contro le infrastrutture militari ed energetiche (sebbene ciò sia del tutto incomparabile alle perdite causate dai bombardamenti russi sulle città ucraine).

L’intensificarsi della repressione e i tentativi del governo di limitare la circolazione delle informazioni sono una risposta al crescente malcontento. Mentre in precedenza il regime godeva di grande legittimità presso la popolazione in quanto garante della stabilità della vita quotidiana, ora si basa sempre più sulla paura della polizia e dei servizi segreti. In questo senso, Putin potrebbe orientarsi verso il modello iraniano, dove un regime che non gode del sostegno della maggioranza mantiene il potere con la violenza.

Putin abbandonato dalle classi dominanti?

Per quanto riguarda lo stato d’animo dell’élite politica ed economica, questa è ovviamente scontenta del protrarsi senza fine della guerra, del rallentamento economico, delle restrizioni su Internet e del crescente potere dei servizi di sicurezza. Tuttavia, contrariamente alle voci diffuse da vari media occidentali, non c’è alcun complotto in atto contro Putin.

Ciò si spiega per diversi motivi. In primo luogo, il timore della repressione all’interno dell’élite la rende divisa e diffidente. Va ricordato che nell’ultimo anno il numero di arresti di funzionari è aumentato notevolmente: sono stati arrestati decine di dipendenti del Ministero della Difesa (tra cui diversi ex vice del ministro Sergej Šoigu), nonché rappresentanti di altri dipartimenti. Nel 2024, il ministro dei Trasporti Roman Starovoit si è suicidato a causa della minaccia di un arresto, mentre il viceministro delle Risorse naturali Denis Butsaev è fuggito negli Stati Uniti. Diversi importanti uomini d’affari sospettati di slealtà politica hanno perso i propri beni e la libertà (è quanto è accaduto, ad esempio, a Vadim Moshkovich, proprietario di una delle più grandi aziende agricole del Paese). In secondo luogo, l’agenda e le prospettive di una simile cospirazione sono incerte nelle circostanze attuali, poiché questa élite non ha una visione comune chiara di un orientamento alternativo della politica estera né delle condizioni per porre fine alla guerra.

Infine, la scomparsa di Putin potrebbe scatenare conflitti su larga scala all’interno dell’élite russa per il controllo dei beni. Avendo distrutto tutte le istituzioni politiche del Paese nel corso dei suoi 25 anni al potere, Putin è diventato egli stesso l’unico fattore che mantiene un relativo equilibrio di interessi all’interno della classe dirigente. Ed è per questo che l’élite teme la sua partenza più della continuazione delle sue avventure militari distruttive.

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Ucraina. L’economia della guerra e la pace infelice all’orizzonte

di Adam Novak (da MPS)

Resistenza, neoliberismo e la battaglia del dopoguerra, quattro anni dopo

Quattro anni dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala, ferrovieri, minatori e lavoratori del settore energetico ucraini mantengono il paese in funzione sotto i bombardamenti, mentre uno stato oligarchico si rifiuta di imporre ai ricchi il pagamento delle spese per la difesa. Questo articolo documenta il prezzo pagato dalla classe lavoratrice, la rete di volontariato femminile che si fa carico di ciò che lo stato non riesce a fare, le massicce mobilitazioni cittadine contro la corruzione e la posta in gioco di una ricostruzione che viene concepita nelle conferenze dei donatori.

Quella che Mosca aveva previsto sarebbe stata una guerra di poche settimane è entrata nel suo quinto anno. Stiamo entrando nella fase finale. La seconda amministrazione Trump ha eliminato gli aiuti militari, ad eccezione della condivisione di informazioni di intelligence, e con l’intensificarsi dell’aggressione statunitense in Medio Oriente, gli altri paesi della NATO non sono in grado di acquistare le sofisticate armi americane necessarie per difendere l’Ucraina dagli attacchi missilistici. Un accordo tra Stati Uniti e Russia estremamente sfavorevole è ora l’esito più probabile del conflitto.

Il prezzo della guerra

Nell’Ucraina libera, la guerra sta diventando sempre più pericolosa per i civili. Il 2025 è stato l’anno più letale accertato della guerra (2.514 morti, 12.142 feriti, tra i civili) e solo nei primi quattro mesi del 2026 si sono registrati 815 morti e 4.174 feriti tra i civil (1).

Sei milioni di ucraini vivono sotto l’occupazione russa. Ci sono circa cinque milioni di rifugiati ucraini nell’Europa occidentale, diversi milioni in più in Russia e 3,7 milioni di sfollati interni. Dei 300.000 abitanti di Kherson prima della guerra, ne rimangono solo circa 65.000, più di due terzi dei quali sono pensionati (2). Ogni inverno, la Russia prende di mira sistematicamente la rete elettrica. Ospedali, scuole, biblioteche, musei, chiese, terminali per cereali, sistemi di approvvigionamento idrico e reti di teleriscaldamento sono stati colpiti deliberatamente.

La guerra di manovra del 2022, in cui le forze ucraine hanno difeso Kiev e liberato Kharkiv e Kherson, si è conclusa nel 2023 con una situazione di stallo tra linee fortificate. La controffensiva ucraina dell’estate del 2023 si è conclusa proprio lì. Dal 2024 in poi, l’avanzata russa è proseguita inesorabilmente. Entro il 2025, la guerra con i droni era diventata la realtà tattica dominante, con i droni responsabili di circa il 70% delle perdite da entrambe le parti. I vantaggi russi in termini di bombe plananti, guerra elettronica e numero di uomini sono stati parzialmente compensati dai vantaggi ucraini nella produzione di droni e nell’improvvisazione asimmetrica e, fino alla pausa dell’era Trump, dalla superiorità degli armamenti di precisione occidentali.

I droni FPV (3), che costano 300 euro, distruggono regolarmente attrezzature russe del valore di milioni, e la maggior parte dell’innovazione non avviene in Occidente o nelle aziende private di armi degli oligarchi di Kiev, ma in officine, garage e cucine finanziati da famiglie, volontari e piccole reti di donatori, tra cui il collettivo anarchico Solidarity Collectives. Armin Papperger, CEO di Rheinmetall, ha definito sprezzantemente questa industria artigianale su The Atlantic alla fine di marzo 2026, parlando di “casalinghe ucraine” con “stampanti 3D in cucina” che giocano “con i Lego” invece di produrre vera innovazione. La replica di Zelensky – che una qualsiasi di queste casalinghe potrebbe essere CEO di Rheinmetall – ha riconosciuto il ruolo della società civile ma perpetua l’illusione che una guerra importante possa essere combattuta senza il coordinamento statale o il finanziamento pubblico per la produzione di armi.

Il prezzo pagato dai lavoratori e dalle lavoratrici

La resilienza ha un nucleo poco appariscente: i lavoratori che mantengono il paese in funzione sotto i bombardamenti. Le reti di resilienza energetica sono operative da quattro inverni, così come i lavoratori comunali addetti all’acqua, al teleriscaldamento e ai servizi igienico-sanitari. I ferrovieri di Ukrzaliznytsia hanno mantenuto i servizi passeggeri e merci nonostante gli attacchi sistematici alle infrastrutture ferroviarie, pagando un prezzo terribile: entro ottobre 2025, circa 949 ferrovieri erano stati uccisi.

I lavoratori del settore energetico vengono regolarmente uccisi e feriti mentre ripristinano le infrastrutture di rete sotto il fuoco continuo. Il 1° febbraio 2026, un attacco di droni russi Shahed contro un autobus che trasportava minatori tra un turno e l’altro nella regione di Dnipropetrovsk ha ucciso dodici persone e ne ha ferite almeno sedici. Mykhailo Volynets, presidente della Confederazione dei sindacati liberi dell’Ucraina (KVPU) e dell’Unione indipendente dei minatori (NPGU), ha descritto gli scioperi come uno schema deliberato: “I minatori non possono lavorare in sicurezza… Centinaia di migliaia di persone sono costrette a vivere e lavorare in un costante stato di stress e ansia”IndustriALL riporta 2.968 lavoratori ucraini feriti dagli attacchi russi mentre svolgevano le loro mansioni, di cui 857 sono stati uccisi; solo nel 2025, 1.101 sono stati feriti e 220 uccisi, la cifra annuale più alta dall’invasione.

Le basi patrimoniali oligarchiche sono rimaste in gran parte intatte. Il paese paga salari e pensioni tramite aiuti finanziari occidentali, non tramite entrate fiscali. Il governo neoliberista conservatore di Volodymyr Zelensky in tempo di guerra ha continuato l’orientamento neoliberista prebellico (4). Vitaliy Dudin, avvocato del lavoro ed ex presidente dell’organizzazione socialista e democratica Sotsialnyi Rukh (Movimento Sociale), insiste: “Operai, contadini, lavoratori e le classi lavoratrici stanno pagando un prezzo sproporzionato in questo conflitto. Le leggi recenti hanno ridotto le tutele sociali e reso più facile licenziare le persone, anche in tempo di guerra. Mentre l’esistenza dell’Ucraina dipende dalla resilienza e dallo sforzo collettivo dei suoi cittadini, il governo sta lavorando per indebolire le fondamenta stesse di questa solidarietà” (5).  Un paese che lotta per la sua sopravvivenza viene schiacciato perché lo stato si rifiuta di chiedere ai ricchi di pagare per la difesa.

Il crollo del sostegno militare occidentale

Il sostegno occidentale è sempre stato fortemente condizionato. Il rifiuto del 2022 di fornire armi pesanti (“offensive”) ha lasciato il posto, nel 2023 e nel 2024, alle consegne di sistemi missilistici HIMARS, NASAMS, batterie di missili Patriot e intercettori, tra cui Leopard, Abrams e missili F-16. La seconda amministrazione Trump ha interrotto questa traiettoria a partire da gennaio 2025: una sospensione iniziale dell’assistenza militare e della condivisione di informazioni di intelligence è stata parzialmente revocata sotto la pressione europea, ma il volume degli aiuti militari statunitensi non è tornato ai livelli precedenti. In particolare, le sofisticate munizioni per la difesa aerea, come gli intercettori Patriot PAC-3 e i missili a lungo raggio di classe ATACMS, dipendono dalle linee di produzione statunitensi ora riorientate verso il Medio Oriente. I governi europei hanno concordato l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina, ma il volume effettivamente consegnato rimane ben al di sotto dei livelli del 2024.

Il vertice tra Trump e Putin ad Ancorage nell’agosto del 2025 ha prodotto un quadro di 28 punti, redatto dalla Russia e presentato dall’inviato di Trump Steve Witkoff, che delineava la spartizione dell’Ucraina come base per una soluzione; la controproposta europea di 24 punti è stata ritirata nel giro di pochi giorni. Il riarmo europeo è stato presentato come “sostegno all’Ucraina”, ma la maggior parte della nuova spesa è destinata alle scorte nazionali, non all’Ucraina.

La società resiste

Lo stato non ha chiesto ai ricchi di pagare né ha protetto coloro che mantengono il paese in funzione. Ha abdicato alle proprie responsabilità e la società civile ne ha sopportato il peso maggiore. La mobilitazione di massa della società civile ucraina nella primavera del 2022 ha cambiato forma negli ultimi quattro anni, ma non è crollata. Le reti di volontariato, la raccolta fondi per droni e veicoli per il fronte e i servizi di emergenza, e il sostegno alle famiglie sfollate rimangono stabili. La cultura della solidarietà dei prytulok (i rifugiati), il crowdfunding per i soldati al fronte e le tradizionali reti di sostegno sociale basate sulla fiducia sono persistite. La stanchezza è sempre più evidente: riduzione del numero di donatori, campagne di raccolta fondi più lunghe e burnout dei volontari.

L’infrastruttura di volontariato che ha tenuto unito il paese è a sua volta fortemente femminilizzata. Daria Saburova, basandosi sul lavoro sul campo svolto con le reti di volontari della classe operaia a Kryvyi Rih per il suo libro del 2024, “Donne lavoratrici della resistenza”, sostiene che “l’impoverimento della classe operaia” in Ucraina “ha, soprattutto, un volto femminile”. Le donne sono concentrate nei lavori meno retribuiti del settore pubblico – insegnamento, infermieristica, assistenza all’infanzia, servizi sociali – e sono proprio questi i settori che subiscono i danni infrastrutturali più gravi e i tagli di bilancio più drastici. Gran parte del lavoro svolto in prima linea – cucinare, lavare, tessere reti mimetiche, raccogliere fondi, prendersi cura degli sfollati e dei feriti – è lavoro non retribuito svolto dalle donne. Con gli uomini mobilitati, le donne si sono anche assunte la responsabilità del sostegno familiare, della cura degli anziani, dei bambini e dei feriti, e una quota sproporzionata di lavoro di sopravvivenza. Ciò che segue – VeterankaBe Like We AreZla Mavka, le reti di volontarie non retribuite – opera all’interno di questo contesto materiale e ne viene plasmato.

Circa l’8% delle forze armate è composto da donne. Veteranka, la prima organizzazione ucraina di veterane, è stata una delle forze femministe liberal-progressiste più costanti del paese, crescendo da una ventina di attiviste iniziali nel 2018 a oltre 1.700 alla fine del 2024. Poiché il ministero della Difesa non ha distribuito le uniformi estive per le donne fino a febbraio 2024, e quelle invernali sono rimaste introvabili, il laboratorio di sartoria di Veteranka ha prodotto circa 700 set di uniformi gratuiti adattati alla corporatura femminile: ancora una volta, il lavoro non retribuito delle donne ha colmato il vuoto lasciato da uno stato restio a provvedere. Tra febbraio 2022 e la metà del 2025, l’organizzazione ha raccolto oltre 90 milioni di UAH (2,1 milioni di euro), fornendo veicoli, droni, munizioni e attrezzature al fronte. La presidente di VeterankaKateryna Pryimak, dichiara chiaramente la posta in gioco politica: “Oggi, i militari sono il gruppo sociale con meno diritti e le donne nelle forze armate affrontano le maggiori restrizioni”. La petizione di Veteranka per il disegno di legge 13037, approvato dalla Verkhovna Rada con 276 voti il ​​25 febbraio 2026, simbolicamente in occasione della Giornata della donna ucraina, impone ai comandanti di indagare sui casi di discriminazione e violenza nelle forze armate, richiede tolleranza zero per le molestie e definisce formalmente le molestie sessuali come un reato disciplinare (6).

La politica volontaria antiautoritaria è stata l’impegno di sinistra più visibile in prima linea e dietro le linee. Solidarity Collectives è la rete più grande. Si descrive come “un gruppo di anarchici ucraini che si sono uniti all’inizio dell’invasione russa, per sostenere i nostri compagni che combattono in prima linea e per aiutare coloro che sono stati colpiti dall’invasione russa”.  In pratica, ciò ha significato giubbotti antiproiettile, elmetti, termocamere, droni e veicoli per i combattenti antiautoritari e di sinistra all’interno delle forze armate e della difesa territoriale; convogli umanitari a Butcha, Bilohorodka e Kramatorsk; e la produzione di droni FPV.

Resistenza sotto occupazione

La resistenza civile è stata più esposta e meno visibile a livello internazionale nei territori occupati. Un’intensa russificazione si sta diffondendo nelle regioni occupate dal 2014 e in quelle conquistate nel 2022, con pressioni per acquisire la cittadinanza russa, programmi scolastici che rafforzano l’“educazione patriottica” russa per bambini anche di soli tre anni e attività competitive militarizzate sotto la supervisione dell’esercito russo. Persino parlare ucraino può portare all’arresto, alla tortura e alla condanna.

Più di 20.000 bambini ucraini sono stati deportati e russificati, di cui solo 2.133 erano tornati entro maggio 2026. Il 12 marzo 2026, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sull’Ucraina ha concluso che “la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini da parte delle autorità russe, così come le sparizioni forzate, costituiscono crimini contro l’umanità” (7).

L’espropriazione delle proprietà trasforma la geografia dei territori occupati in una “Nuova Russia”. Più di 38.000 abitazioni sono state registrate come “abbandonate” dalle autorità russe e numerosi coloni provenienti dalla Federazione Russa si stanno trasferendo nella zona.

I tatari di Crimea, prime vittime dell’occupazione del 2014, continuano a subire persecuzioni sistematiche: la messa al bando del Mejlis, la coscrizione obbligatoria di uomini tatari di Crimea da parte dei russi, la persecuzione con false accuse di estremismo islamico e la soppressione della lingua tatara di Crimea. Mustafa Dzhemilev, leader storico dei tatari di Crimea, ex prigioniero politico sovietico e deputato ucraino, avverte che qualsiasi accordo che accetti l’occupazione russa della Crimea sarebbe un disastro per il suo popolo: “Abbiamo combattuto per mezzo secolo per poter tornare nella nostra patria; ora siamo costretti a fuggire di nuovo”.

La resistenza civile sotto occupazione ha assunto anche la forma della rete di disobbedienza civile del Nastro Giallo, di operazioni partigiane e del rifiuto di accettare la cittadinanza russa nonostante il costo crescente. La rete femminile Zla Mavka (Mavka arrabbiate, dal nome di uno spirito femminile della foresta nel folklore ucraino), fondata nella Melitopol occupata all’inizio del 2023, distribuisce volantini in ucraino, vandalizza la propaganda russa e coordina il dissenso non violento in Crimea, Zaporizhzhia e altre regioni occupate; le sue attiviste sfruttano quello che le fondatrici descrivono come il presupposto degli occupanti che le donne non possano essere sabotatrici, trasformando l’invisibilità di genere in un vantaggio operativo.

I diritti dei lavoratori sotto occupazione sono stati sistematicamente soppressi. Come riportato nel gennaio 2026 da Vasyl Andreyev della FPU e Luca Cirigliano della Unione Sindacale Svizzera, entrambi membri del Consiglio direttivo dell’OIL, i lavoratori ucraini nei territori occupati sono “costretti ad accettare la legge russa sul lavoro, a registrarsi nuovamente presso le autorità occupanti o a ottenere passaporti russi, pena la detenzione o il licenziamento”; i beni sindacali sono stati sequestrati e consegnati a strutture sostenute dal Cremlino.

Il linguaggio come casus belli e come pratica

La giustificazione russa della guerra si basa sull’affermazione di difendere i russofoni in Ucraina. Hanna Perekhoda, storica e attivista di Sotsialnyi Rukh, originaria del Donetsk, insiste: “Prima dell’invasione russa del 2014, in Ucraina non esistevano praticamente problemi di questo tipo. Questa era la retorica russa volta ad alimentare i conflitti interni, usando la popolazione russofona come strumento per i propri obiettivi politici di soggiogare l’Ucraina”. Hanna osserva che l’effetto reale della guerra è stato l’opposto di quanto previsto da Mosca: “La guerra e le atrocità commesse dai russi hanno portato molti ucraini a parlare solo ucraino”. La ​​maggior parte delle unità militari (incluse le unità ultranazionaliste ispirate al movimento Azov) operano in russo, a riprova del loro reclutamento nell’Ucraina centrale e orientale, le regioni in cui il russo è più diffuso.

La guerra ha indubbiamente rafforzato alcune correnti nazionaliste ucraine reazionarie, con una costante pressione per eliminare il russo dalla vita pubblica, la denigrazione degli ucraini di lingua russa e leggi restrittive sull’uso del russo (e di altre lingue minoritarie) nella comunicazione ufficiale, nel settore pubblico e nell’istruzione. La legge del giugno 2022 sulla trasmissione di musica ucraina, entrata in vigore nell’ottobre 2022, vieta le esibizioni e le trasmissioni musicali di cittadini russi nati dopo il 1991, con un’esenzione, inserita in una “lista bianca”, per coloro che hanno condannato pubblicamente l’invasione e dichiarato il loro sostegno alla sovranità ucraina.

Il conflitto linguistico russo-ucraino è una conseguenza, non una causa, dell’aggressione russa, come dimostra la distruzione inflitta dalla Russia alle comunità russofone di Mariupol e Kharkiv.

Anticorruzione: una mobilitazione inedita

Le più grandi mobilitazioni civiche dall’inizio della guerra su larga scala si sono svolte nell’estate del 2025. Le proteste anticorruzione, scatenate dal disegno di legge 12414 che ha eliminato l’indipendenza operativa delle agenzie anticorruzione, si sono tenute in 22 città, con 13.000-16.000 persone a Kiev. La generazione Z e i veterani militari hanno costituito la spina dorsale del movimento. Un post su Facebook del veterano Dmytro Koziatynskyi ha esplicitamente ripreso l’appello di Mustafa Nayem del 2013 che portò le prime folle a Maidan (la rivoluzione di Euromaidan del 2013-14). Vitaliy Dudin vi ha intravisto un particolare momento politico: “Queste mobilitazioni sono caotiche per natura. Le persone non hanno avuto esperienza di manifestazioni di massa per più di tre anni. I partiti politici non hanno alcuna influenza su questo movimento. Non ancora, comunque.”

Il suo compagno di Sotsialnyi RukhDenys Pilash, ha osservato che, per tacito accordo, nessuno alle manifestazioni ha mostrato la propria affiliazione politica. Dudin ha colto l’occasione: “Lì possiamo farci nuovi amici. In queste manifestazioni vediamo quanto sia profonda la richiesta di giustizia sociale”.

Il governo ha fatto parzialmene marcia indietro. Nel novembre 2025, le agenzie anticorruzione hanno smascherato un sistema di tangenti da 100 milioni di dollari (circa 90 milioni di euro) presso la società nazionale di energia nucleare Energoatom, coinvolgendo il collaboratore di lunga data di Zelensky, Timur Mindich, e Andriy Yermak, capo di gabinetto del presidente, che si è dimesso il 28 novembre 2025, dopo una perquisizione nella sua casa (8). Secondo Semen Kryvonos, capo dell’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU), “Senza le proteste [di luglio], il caso Energoatom non sarebbe mai esistito. Sarebbe stato insabbiato, questo è certo.”

Diritti LGBT in tempo di guerra

Oltre 600 militari e veterani LGBT+ si sono ora organizzati apertamente attraverso l’associazione LGBT Military for Equal Rights, prestando servizio in almeno 59 unità, esponendo sull’uniforme il distintivo dell’unicorno – adottato nel 2014 come risposta sarcastica alle affermazioni russe secondo cui “non ci sono gay nell’esercito” – e cucito sulla bandiera nazionale. Il loro servizio visibile ha avuto conseguenze politiche. In un paese in cui l’omosessualità è stata criminalizzata fino al 1991 e dove l’opinione pubblica è rimasta in gran parte ostile alla vigilia dell’invasione su vasta scala, il curriculum di combattimento dei soldati apertamente LGBT, e il netto contrasto che crea con uno stato russo che classifica la stessa identità LGBT come “estremismo”, ha fatto di più per la legittimità politica dei diritti LGBT ucraini di decenni di precedenti campagne di sensibilizzazione.

I sondaggi mostrano ora un sostanziale cambiamento nell’opinione pubblica ucraina verso il riconoscimento e la tutela legale. Alcune riforme liberali sono state realizzate nonostante le difficoltà. Il 25 febbraio 2026, la Corte Suprema dell’Ucraina ha riconosciuto una coppia dello stesso sesso come famiglia, “affermando che tale riconoscimento può basarsi su circostanze comprovate della loro convivenza piuttosto che su decisioni politiche o sull’esistenza di leggi formali sulle unioni”.

L’estrema destra

I partiti di estrema destra Svoboda e Pravyi Sektor (Settore Destro) hanno ottenuto punteggi a una sola cifra prima del 2022 e non hanno avuto rappresentanza parlamentare dal 2014. L’estrema destra è più visibile altrove: nella politica municipale di Leopoli e in alcune parti dell’Ucraina centrale e occidentale, nelle mobilitazioni di piazza attorno alla memoria storica, alla lingua e alle minoranze, e negli attacchi fisici contro la sinistra ucraina. Secondo Ihor Vasylets del sindacato studentesco Pryama Diia“Ci sono stati pestaggi a Kiev e in diverse altre occasioni, ed è un problema piuttosto serio che ci impedisce di lavorare attivamente nelle strade e all’università”.

Operai, soldati, la sinistra

Tra le forze politiche organizzate in Ucraina, la sinistra anticapitalista è piccola, ma con una voce distintiva e un impegno pratico. Sotsialnyi Rukh (Movimento Sociale, co-fondatore dell’Alleanza dei Verdi di Sinistra dell’Europa centrale e orientale-CEEGLA e organizzazione osservatrice nella Quarta Internazionale) è la più grande organizzazione anticapitalista. I suoi membri sono raddoppiati durante la guerra, ma rimangono poche centinaia. Si descrive come un’organizzazione che “in tempi difficili per l’Ucraina, difende sistematicamente gli interessi dei lavoratori, dei veterani e degli sfollati interni (IDP), sostenendo al contempo il personale militare”. Il suo programma (tassazione progressiva, cancellazione del debito, espropriazione degli oligarchi, ricostruzione pubblica e diritti dei lavoratori) inquadra la risposta della sinistra radicale all’economia politica in tempo di guerra.

Il sindacato studentesco Pryama Diia (Azione Diretta), rifondato nel febbraio 2023 e strettamente allineato con Sotsialnyi Rukh, ha costruito una rete di sindacati di studenti universitari strutturata a livello nazionale. Le sue campagne sono concrete. All’Accademia Nazionale di Arti e Architettura, durante l’inverno 2024-25, i residenti dei dormitori universitari, alle prese con bollette eccessive e temperature inferiori a 16°C, hanno presentato reclami collettivi e poi organizzato picchetti; entro luglio 2025, avevano ottenuto 2.200 UAH (circa 50 EUR) per residente a titolo di rimborso per i costi dei servizi, rimborsi economici e una posizione a tempo pieno di responsabile del dormitorio.

Contemporaneamente, un reclamo collettivo ha costretto l’accademia a rimuovere un modello accusato di molestie da diverse studentesse. Il 24 ottobre 2025, una conferenza studentesca di Pryama Diia sullo stesso tema è stata interrotta da 8-10 giovani di estrema destra che hanno bloccato le porte, denunciato il sindacato per la diffusione di “ideologia LGBT, femminismo e anarchismo”, estratto un coltello e aggredito una guardia di sicurezza (9).

Le organizzazioni femministe BilkisFemSolution e Feminist Workshop si occupano di lavoro femminile, violenza di genere, donne nell’esercito e diritti queer (10).

Il 20 marzo 2022, il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ha messo al bando undici partiti di opposizione, la maggior parte dei quali apertamente filo-russi e legati agli oligarchi, nonché alcuni partiti marginali di sinistra e di estrema destra (11). Diversi leader di partito sono fuggiti a Mosca. La sinistra radicale ucraina, che non aveva alcuna affinità politica con le organizzazioni messe al bando, ha condannato il provvedimento definendolo ingiustificato e un pericoloso precedente.

Lavorare sotto il fuoco di entrambe le parti

Gli operatori sanitari, concentrati in uno dei settori femminilizzati che Saburova identifica come quello maggiormente colpito dalla guerra, hanno dato vita alla più sviluppata auto-organizzazione dei lavoratori di qualsiasi altro settore in tempo di guerra. Il movimento Be Like We Are (precedentemente Be Like Nina), fondato da alcune infermiere in risposta alle conseguenze della riforma sanitaria del 2017 e alla perdita di circa il 14% della forza lavoro sanitaria ucraina dal 2022, ha costruito strutture sindacali indipendenti a livello ospedaliero, ha sostenuto colleghe e colleghi in cause legali contro dirigenti abusivi e ha svolto attività di solidarietà internazionale con le infermiere in sciopero a New York e presso l’ospedale pediatrico Garrahan di Buenos Aires. La presidente di Be Like We AreOksana Slobodyana, avverte: «Se non si protegge l’assistenza sanitaria, se non si preservano le risorse umane, nessuna ristrutturazione, nessuna innovazione, nessun miglioramento servirà a qualcosa. Di fatto, non ci sarà uno stato senza medicina, senza istruzione e senza un esercito».

Le principali confederazioni sindacali, KVPU e FPU, sono state oggetto di continui attacchi legali. Il progetto di legge 5054, che avrebbe esentato i dirigenti di società a capitale straniero dalla legislazione sul lavoro ucraina, introdotto serrate a livello aziendale, reso i contratti a tempo determinato la norma e indebolito le tutele contro il licenziamento ingiusto, è stato respinto dalla Verkhovna Rada l’8 gennaio 2025, a seguito dell’opposizione guidata dal presidente della KVPU Mykhailo Volynets e dell’intervento internazionale di IndustriALL Global e IndustriALL Europe (12). Un progetto di legge parallelo, il 5344d, avrebbe privato le persone con disabilità, i veterani di guerra e gli atleti paralimpici dei loro diritti, in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.

I sindacati operano in condizioni che la sinistra occidentale non affrontava da decenni. La legge marziale ha limitato scioperi, manifestazioni e libertà di stampa dal febbraio 2022. La contrattazione collettiva è stata sospesa in molti settori.

La Federazione Ucraina dei Lavoratori (FPU) è stata bersaglio di una campagna statale per espropriarne i beni: il 5 giugno 2025, l’Agenzia Statale per la Gestione dei Beni (ARMA) ha fatto irruzione nella Casa dei Sindacati di Maidan e ha ordinato al personale dell’FPU di andarsene; il 13 maggio 2026, una sentenza del Tribunale distrettuale di Pechersk ha permesso all’FPU di rientrare sotto una nuova guida. La sinistra socialista Ucraina ha insistito affinché l’attacco statale ai beni dell’FPU fosse contrastato, pur criticando sistematicamente l’atteggiamento conciliante della dirigenza dell’FPU in merito al Codice del Lavoro e ad altre questioni.

Alla Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina a Roma, il 10 e 11 luglio 2025, il ministero dell’Economia guidato da Yulia Svyrydenko e l’FPU hanno firmato un memorandum tripartito sulla riforma del Codice del Lavoro. La più dinamica Federazione Ucraina Indipendente dei Lavoratori (KVPU) non ha firmato.

Soldati sotto pressione

I soldati sono sovraccarichi di lavoro e non ricevono sufficienti riposi. L’abbassamento dell’età di leva a 25 anni nel 2024 non ha risolto la carenza di personale. I nuovi volontari sono sempre meno; la diserzione è in aumento (13). Molti sono uomini che hanno prestato servizio continuativamente per diversi anni, osservando gli ucraini più ricchi acquistare esenzioni mediche per 3.000 dollari (circa 2.600 euro) o evitare legalmente la leva mantenendo l’iscrizione all’università. Più di un milione di dipendenti pubblici sono in possesso di esenzioni dalla mobilitazione.

La piattaforma “Army+” del novembre 2024, che consente ai soldati di richiedere trasferimenti di unità per via elettronica, e un’amnistia parziale in cui circa 9.000 disertori sono tornati volontariamente, trattano i sintomi anziché le cause. Come ho scritto l’anno scorso, i difensori dei diritti umani ucraini combattono “non solo l’imperialismo russo, ma anche i fallimenti del proprio stato in termini di mobilitazione, protezione sociale e responsabilità”.

Anche i soldati stanno opponendo resistenza collettivamente. Nel settembre 2025, 24 soldati del battaglione di riparazione della 125ª Brigata Meccanizzata Pesante Indipendente – per lo più specialisti nella riparazione di droni di età superiore ai 50 anni che gestiscono officine autogestite con stampanti 3D finanziate dalle loro famiglie – hanno annunciato che avrebbero abbandonato collettivamente il campo piuttosto che obbedire agli ordini di trasferimento in posizioni d’assalto. L’ordine è stato revocato entro 48 ore. Due mesi prima, il 48º Battaglione d’Assalto Indipendente, composto per il 90% da volontari e comprendente molti tatari di Crimea che combattono per riconquistare le loro terre occupate, aveva diffuso un video pubblico di protesta contro il licenziamento del loro comandante fondatore, Lenur Islyamov, a Pokrovsk: “Cambiare il comandante in un momento critico è una minaccia diretta alla capacità di combattimento dell’unità”“Finora, la gerarchia militare ha gestito la maggior parte di questi incidenti attraverso la negoziazione e il trasferimento dei soldati e degli ufficiali coinvolti, piuttosto che con le misure disciplinari previste in tempo di guerra. Ciò riflette la dipendenza del regime dal sostegno pubblico e la consapevolezza della propria fragilità.”

L’azione della sinistra

La risoluzione della  conferenza di Sotsialnyi Rukh dell’ottobre 2024 chiedeva di “porre fine all’incertezza sulla durata del servizio militare, poiché si tratta di una questione di equità fondamentale”, difendendo i diritti dei coscritti e dei militari “a un trattamento dignitoso, alla smobilitazione dopo un periodo di servizio definito e alla riabilitazione”. Il suo programma in dieci punti del marzo 2025 collega la mobilitazione militare a quella economica: periodi di servizio fissi, ripristino delle tutele salariali per i lavoratori mobilitati, indennizzo dignitoso per i feriti e il trasferimento parallelo dell’onere economico della guerra dagli uomini della classe operaia al capitale oligarchico.

La “riserva economica” – una proposta del 2024 che permetteva alle aziende di esentare i propri dipendenti pagando 20.000 UAH (circa 440 EUR) al mese per lavoratore – avrebbe formalizzato l’evasione di classe che già opera informalmente. La superiorità tecnologica combinata con un trattamento dignitoso del personale, sostiene Sotsialnyi Rukh, è la strada per una difesa sostenibile.

La sinistra ucraina, i movimenti femministi e sociali sono stati in parte ricostruiti grazie al loro ruolo attivo nella guerra. Il redattore di Commons Taras Bilous, un soldato in servizio nelle forze armate ucraine dall’inizio dell’aggressione russa, spiega:: “Nei primi giorni dell’invasione, ho capito che il futuro del movimento di sinistra in Ucraina dipendeva dalla nostra partecipazione attiva alla guerra. … Se non fossimo andati a combattere, tutto sarebbe crollato. La sinistra avrebbe cessato di esistere come qualsiasi tipo di entità in Ucraina.”

Il peso istituzionale e l’infrastruttura di reclutamento della sinistra anticapitalista non possono essere paragonati a quelli delle unità militari di estrema destra, molto più grandi e consolidate, che hanno un’identità esplicita di estrema destra (14).

Pace, ricostruzione, solidarietà

L’opinione pubblica ucraina si è evoluta negli ultimi quattro anni. La maggior parte degli ucraini ora accetterebbe un cessate il fuoco sull’attuale linea di contatto. La maggior parte non accetterebbe la cessione formale del territorio e della sovranità russa su Crimea, Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson (15).

Oleksandr Kyselov, membro di Sotsialnyi Rukh, ha posto il problema: le forze ucraine sono esauste e il sostegno occidentale è sempre più condizionato, ma le condizioni che emergono da Washington equivalgono a una resa mascherata da compromesso. Secondo Kyselov“le proposte di pace dell’amministrazione Trump in Ucraina sembrano un affare immobiliare, in cui gli Stati Uniti ricevono un pagamento per la cessione di terre ucraine”. Le condizioni per il ritorno sicuro dei rifugiati dipendono da garanzie di sicurezza che ancora non esistono. Le garanzie credibili che gli ucraini chiedono – un impegno da parte dei paesi occidentali a fornire forniture di armi, un sostegno finanziario e diplomatico simile in caso di un secondo attacco da parte della Federazione Russa – sono proprio ciò che l’Occidente guidato da Trump non è disposto a fornire. La “pace” mediata da Washington è un cessate il fuoco forzato alle condizioni russe senza le garanzie che lo renderebbero sostenibile.

Che tipo di paese sarà l’Ucraina quando le armi taceranno?

La ricostruzione non è una questione rimandata alla pace. È un tema che viene concepito ora, come dimostrano una serie di conferenze dei donatori – Lugano 2022Londra 2023Berlino 2024Roma 2025 – e le condizioni di riforma legate al Fondo UE per l’Ucraina, ai prestiti del FMI, al prestito per la politica di sviluppo della Banca Mondiale e alla Centrale per le riforme. L’economia politica su cui convergono questi strumenti è coerente: privatizzazione dei servizi pubblici, austerità fiscale, deregolamentazione del lavoro e attrazione di investimenti esteri come motore della crescita postbellica.

Secondo Yuliya Yurchenko, rappresentante della KVPU nel Regno Unito e membro di Sotsialnyi Rukh“il progetto sul tavolo per l’Ucraina, con il suo schiacciante debito pubblico, il suo approccio di austerità alla spesa pubblica, la sua forte dipendenza dalle rimesse (10% del PIL nel 2021), i suoi bassi salari e le deboli tutele del lavoro, difficilmente potrebbe essere considerato in grado di produrre qualcosa di paragonabile” alla costruzione/ricostruzione dello stato sociale europeo del dopoguerra. Lo spostamento di massa, il collasso demografico, la distruzione di alloggi e infrastrutture, l’eccessivo indebitamento, la continuità oligarchica e le condizioni proposte per l’adesione all’UE stanno aggravando questi problemi.

Da questa prospettiva, l’Ucraina del dopoguerra sarà una dipendenza permanente: una periferia deregolamentata alla mercé del capitale internazionale. La pressione americana per l’accesso alle risorse minerarie sotto l’amministrazione Trump 2.0 struttura apertamente la spartizione e la ricostruzione dell’Ucraina come un’opportunità di mercato. Sotsialnyi Rukh ha delineato chiaramente la scelta: nella sua dichiarazione del marzo 2025, ha affermato che “il governo ucraino ha un’opportunità unica per dimostrare, nella pratica, cosa è disposto a sacrificare: il paese o gli oligarchi”; il suo programma prevede una tassazione progressiva fino al 90% del reddito, l’espropriazione dei beni oligarchici, la cancellazione del debito e la ricostruzione pubblica. “Lo smantellamento del capitalismo oligarchico è diventato più fattibile che mai nel contesto di una guerra su vasta scala ed è percepito dalla società come giustificato”.

Il programma di riarmo menzionato in precedenza è in gran parte un trasferimento di risorse ai produttori di armi occidentali piuttosto che alla difesa ucraina. La questione del finanziamento rimane aperta. “Ci sono tre opzioni”, sostiene Hanna Perekhoda“In primo luogo, possiamo tagliare i finanziamenti ai sistemi sociali nazionali: questo è pericoloso e sbagliato. L’insicurezza sociale rafforza i populisti e i fascisti antidemocratici. In secondo luogo, si potrebbero aumentare le tasse per i super-ricchi e le aziende. Questo, tuttavia, richiede coordinamento per prevenire la fuga di capitali. L’annuncio di Trump di visti d’oro per i super-ricchi significa che si sta già preparando a uno scenario del genere. Ma c’è una terza soluzione. Circa 300 miliardi di euro di beni russi sono stati congelati. Potrebbero essere confiscati e utilizzati per finanziare la difesa dell’Ucraina, nonché la sicurezza europea. La Russia sarebbe quindi chiamata a rispondere dei suoi crimini di guerra e l’onere della difesa non ricadrebbe solo sui cittadini europei.”

Nel febbraio 2026, Bilous ha scritto che Washington aveva abbandonato l’Ucraina come strumento di pressione anziché utilizzarla: “Trump ha abbandonato una posizione negoziale dopo l’altra, ha rinunciato alla sua richiesta di un cessate il fuoco incondizionato e ha dato a Putin ciò che voleva: il riconoscimento e la fine dell’isolamento internazionale”. La sua domanda alla sinistra radicale occidentale era diretta ed è rimasta in gran parte senza risposta: “Ma chi a sinistra dice che la Russia debba essere costretta a rispettare il cessate il fuoco?”. L’avvertimento di Bilous è che un cattivo cessate il fuoco, in particolare uno che richiederebbe all’Ucraina di cedere territori non occupati nel Donbass, destabilizzerebbe la società ucraina e rafforzerebbe l’estrema destra. Una cattiva pace sarebbe anche il momento in cui le contraddizioni del tempo di guerra analizzate sopra — tra una classe operaia che si fa carico del peso della difesa e un’oligarchia che non ne sopporta alcuno, tra l’auto-organizzazione dei lavoratori dal basso e la riforma guidata dai donatori dall’alto — diventerebbero il contenuto politico dell’Ucraina del dopoguerra.

Il contributo della sinistra ucraina allo sforzo bellico – sindacati e associazioni studentesche, gruppi femministi, Sotsialnyi RukhPryama DiiaBe Like We Are e i Collettivi di Solidarietà – ha costruito il vocabolario politico e la credibilità necessari per il difficile lavoro che si svolgerà in Ucraina dopo la fine dei combattimenti. È responsabilità della sinistra occidentale ascoltare e fornire sostegno politico e materiale.

Solidarietà significa schierarsi al fianco dei lavoratori ucraini, delle donne, dei soldati, dei rifugiati e delle persone nei territori occupati contro gli imperialismi che hanno plasmato questa guerra e contro una “pace” che consegnerebbe permanentemente l’Ucraina all’occupazione, alla dipendenza o a entrambe.

*redattore del sito Europa Solidaire Sans Frontières (ESSF) ed ex coordinatore della Rete europea di solidarietà con l’Ucraina (RESU/ENSU). Articolo pubblicato il 21 maggio 2026 sul sito europe-solidaire.org

  1. Le Nazioni Unite hanno documentato oltre 15.000 morti e più di 41.000 feriti tra i civili dal febbraio 2022; questa stima prudente esclude Mariupol e la maggior parte dei territori occupati, dove la verifica indipendente è stata impossibile. Missione di monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina, “I danni ai civili e le violazioni dei diritti si intensificano in Ucraina quattro anni dopo l’invasione”, 16 febbraio 2026.
  2. KVPU e FPU, appello congiunto alla CES, 16 novembre 2025, nel Bollettino sindacale ENSU-RESU n. 17, novembre 2025.
  3. I droni FPV (First-Person View) consentono all’operatore di pilotare il velivolo utilizzando un flusso video in diretta da una telecamera montata sul drone, e vengono utilizzati in Ucraina come in Russia per colpire veicoli, fortificazioni e fanteria a basso costo.
  4. Zelensky è stato eletto nell’aprile 2019 con un programma centrista, anticorruzione e liberale (“Servitore del Popolo”) che poneva l’accento sulla riconciliazione con la popolazione russofona, sulla fine della guerra nel Donbass e sul decentramento. La traiettoria del suo governo durante la guerra ha proseguito la deriva neoliberista prebellica, accelerata dalle condizionalità del FMI e dalle priorità dei donatori occidentali.
  5. Citato in Francesca Barca, “Ucraina: guerra, disuguaglianza, neoliberismo: le sfide che la sinistra ucraina si trova ad affrontare”, Europe Solidaire Sans Frontières, febbraio 2025. Disponibile – in inglese – all’indirizzo: https://www.europe-solidaire.org/spip.php?article74022
  6. Pryimak ha ricevuto il Premio franco-tedesco per i diritti umani per il suo impegno a favore dei diritti delle soldatesse. Per quanto riguarda il progetto di legge 13037 e la Marcia delle donne dell’8 marzo 2026 a Kiev, si veda “08M26, Ucraina, un’iniziativa in tempo di guerra”.
  7. Nel marzo 2023, la Corte penale internazionale aveva emesso mandati di arresto nei confronti di Vladimir Putin e della commissaria russa per i diritti dei minori, Maria Lvova-Belova, in relazione alla deportazione illegale di bambini ucraini.
  8. L’11 maggio 2026, la NABU e la SAPO hanno formalmente notificato a Yermak l’accusa di riciclaggio di denaro nel caso Dynastia/Kozyn, sostenendo che circa 460 milioni di UAH (circa 9 milioni di euro) fossero stati riciclati attraverso un progetto residenziale di lusso nella periferia di Kiev con fondi provenienti dallo schema Energoatom; il 14 maggio 2026, la Corte anticorruzione superiore (HACC) ha posto Yermak in custodia cautelare per 60 giorni con una cauzione fissata a 140 milioni di UAH (circa 2,7 milioni di euro), mentre altri sei indagati, tra cui l’ex vice primo ministro Oleksii Chernyshov e Mindich, hanno ricevuto nuove notifiche di indagine.
  9. Pryama Diia esiste e interviene nell’Accademia Nazionale di Arti e Architettura (NAOMA), nell’Accademia Kyiv-Mohyla, nell’Università Nazionale Taras Shevchenko, nell’Università Ivan Franko di Leopoli e nell’Accademia Ucraina di Design. Nel 2025 Pryama Diia è entrata a far parte della Rete Internazionale dei Sindacati per la Solidarietà e le Lotte.
  10. Bilkis è stata fondata a Kharkiv nel 2019 e si è trasferita a Leopoli dopo il febbraio 2022; si descrive come intersezionale, anticapitalista e orizzontale. FemSolution è stata fondata nel 2016 presso l’Accademia Kyiv-Mohyla come iniziativa studentesca queer femminista. Feminist Workshop ha sede a Leopoli.
  11. Gli undici partiti erano: Piattaforma di Opposizione Per la Vita (la maggiore opposizione con 44 seggi parlamentari), Partito ShariyNashiBlocco di OpposizioneOpposizione di SinistraUnione delle Forze di SinistraDerjavaPartito Socialista ProgressistaPartito SocialistaSocialisti Blocco Volodymyr Saldo.
  12. Judith Kirton-Darling e Atle Høie, segretari generali di IndustriALL Europe e Global Union, hanno scritto al presidente della Rada Stefantchouk il 29 gennaio 2025, avvertendo che il progetto di legge avrebbe “compromesso gravemente le tutele legali dei lavoratori in materia di licenziamento ingiusto, consenso al lavoro straordinario, diritto alla sicurezza sociale e alle pensioni, diritti delle donne e dei giovani lavoratori e condizioni di lavoro dignitose”.
  13. Dal 2022 sono stati registrati oltre 310.000 casi di diserzione e assenza ingiustificata, più della metà dei quali solo nel 2025. Si veda Oleksandr Kyselov, “L’Ucraina di fronte a una scelta insopportabile”.
  14. Alcune decine di combattenti antiautoritari e di sinistra prestano servizio nelle stesse formazioni delle forze di difesa territoriale. Elementi del movimento di estrema destra Azov dominano la 12ª brigata delle forze speciali della Guardia Nazionale; la 3ª brigata d’assalto separata, comandata da Andriy Biletsky, e l’unità Kraken, riuniscono migliaia di soldati motivati ed esperti in unità con un orientamento di estrema destra esplicito.
  15. Un sondaggio condotto dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS) nel 2023 ha rilevato che l’82% degli ucraini si opponeva a qualsiasi concessione territoriale. Nell’agosto 2025, un sondaggio del Rating Group ha rilevato che il 59% era favorevole a porre fine ai combattimenti e a cercare un compromesso; il 20% voleva continuare a combattere fino alla riconquista del Donbass e della Crimea, e il 13% fino alla linea del 23 febbraio 2022. Il 75% ha dichiarato allo stesso istituto di sondaggi che qualsiasi cessate il fuoco dovrebbe essere accompagnato da garanzie di sicurezza internazionali.

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[2026-06-05] TASTE THE FLOOR + EVERSIONE + PALMIRA @CSAnEXtEmerson @ Csa Next-Emerson

TASTE THE FLOOR + EVERSIONE + PALMIRA @CSAnEXtEmerson

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(venerdì, 5 giugno 21:30)
TASTE THE FLOOR + EVERSIONE + PALMIRA @CSAnEXtEmerson

Bad Taste Collective presenta:

SUPER SUMMER SERIES - Vol. 1

Ebbene sì, quest'anno si rimanda il festival (di cui saprete di più prossimamente) ma abbiamo deciso di riempire Giugno e Luglio di seratine estive così che non ci mancherete fino a Settembre. La prima è questa:

-Palmira - Punk HC - Firenze;

-Eversione - Old School HC - Imperia;

-Taste The Floor - Fast-Thrashcore - Roma.

Venerdì 5 Giugno 2026

CSA nEXt Emerson

21:30

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IL RUOLO DELLA LOTTA DI CLASSE OPERAIA NEL CONTESTO NAZIONALE

Straordinaria giornata a Gallarate sabato 23 maggio nella sede del Sindacato Generale di Classe che ha convocato una Conferenza Operaia a cui hanno partecipato avanguardie di lotta da tutta Italia.

Ero presente con altri compagni del nostro Partito per ascoltare e approfondire il rapporto con la classe operaia.

Sono stati trattati diversi temi e relazioni su luoghi specifici, ma in ognuno di essi emergeva il nesso generale che lega le lotte di queste avanguardie.

Il tema del salario, il tema della sicurezza del lavoro e il tema della guerra imperialista.

Con mio grande piacere alla fine sono stato anche invitato a portare il saluto del Partito. Ho quindi fatto emergere qualcosa che è implicito nei discorsi fatti durante la giornata, ossia il ruolo nazionale che la classe operaia svolge nel nostro Paese, così come negli altri.

Perché la rivendicazione salariale non è un tema corporativo, ma coinvolge l’interesse di sviluppo e innovazione di una nazione?

Il padronato è sempre stato bravo a demonizzare le rivendicazioni salariali in nome del superiore interesse dell’azienda. È il vecchio apologo di Menenio Agrippa, in cui lo stomaco esalta la propria funzione indispensabile rispetto alle varie membra. In realtà, vediamo che l’abbassamento della conflittualità e la costante compressione dei salari nei decenni ha fatto fare enormi passi indietro all’intera economia nazionale, in quanto la competizione rispetto ai costi non viene sviluppata attraverso innovazione e ricerca, ma solo abbassando la qualità del prodotto. i padroni si lamentano della bassa produttività italiana, di cui però sono loro gli unici responsabili e non chi esegue i lavori. Essendosi impossessati in prima persona delle leve della politica e avendo ridotto questa a mera cinghia di trasmissione dei loro diktat, tutti i governi che si sono succeduti non hanno svolto alcuna funzione dirigente. Gravissima quindi anche la corresponsabilità che portano i sindacati concertativi, avendo avallato questa tendenza che ha portato alla situazione di sottosviluppo odierna.

Perché le privatizzazioni fanno male alla società?

I lavoratori dell’ATM di Milano rappresentano un baluardo di lotta anche contro il tentativo di privatizzare una delle più antiche e prestigiose aziende italiane. La loro lotta difende non solo il loro posto di lavoro, ma il servizio pubblico per tutti i cittadini. Si osservi come, dopo avere spolpato le aziende pubbliche, in tutto il mondo occidentale si sta facendo un passo indietro. Portiamo come esempio quello delle ferrovie inglesi, privatizzate dalla Thatcher e ora al collasso. Ma la situazione di sanità, trasporti, ecc. è ormai una evidenza incontestabile. Naturalmente, solo il controllo operaio all’interno dell’azienda pubblica può garantire che essa non venga piegata a interessi clientelari.

Perché la sicurezza nelle aziende non garantisce solo i lavoratori all’interno, ma tutti i cittadini all’esterno?

In Italia 3 morti al giorno sul lavoro. E la tendenza non diminuisce. Si vedono anche casi in cui a perire sono anche i piccoli padroncini che prendono appalti sotto costo, anche da commesse pubbliche, e poi tagliano i costi nell’unico modo che la parte debole può fare, la sicurezza, un tiro di dadi sperando che vada bene. Per le grandi aziende invece impunità più totale. Ma se si taglia sulla sicurezza, vuol dire che si è tagliato anche su tutto il resto della qualità del prodotto o del servizio. E quindi è tutto il sistema che è compromesso. Sicurezza per i lavoratori, significa qualità, qualità di ciò che si produce, che si crea, barriera contro chi inquina il lavoro offrendosi sottocosto.

Perché contro la guerra?

Perché, quando si smette di produrre auto e si passa a produrre carri armati, si distrugge ricchezza e l’intera nazione ne paga le conseguenze. Non è solo furto da parte dei padroni delle aziende produttrici di armi, è saccheggio con distruzione di ricchezza. Non lasciamoci ingannare dal “keynesismo militare”, esso ha funzionato nel centro della cittadella imperialista, quando lo ha pagato tutto il resto del mondo sottomesso.

Perché la classe operaia è l’unica che può dichiararsi classe “nazionale”?

Perché è l’unica che può incarnare l’interesse generale di una nazione. Perché i suoi interessi – il salario, lo sviluppo, la sicurezza, il benessere, la pace – sono gli interessi di tutti e non di una sempre più ristretta minoranza.

Il Partito Comunista si batte perché la classe operaia riprenda la propria coscienza del proprio ruolo storico, così come lo avuto nel recente passato, al di là delle sconfitte momentanee.

 

 

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L'articolo IL RUOLO DELLA LOTTA DI CLASSE OPERAIA NEL CONTESTO NAZIONALE proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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[2026-06-07] Rioneggiando | Una giornata speciale dedicata alla comunità, allo sport, alla musica e al divertimento! @ Circolo Ex Macelli, Quinto Basso

Rioneggiando | Una giornata speciale dedicata alla comunità, allo sport, alla musica e al divertimento!

Circolo Ex Macelli, Quinto Basso - via Gramsci 560 Sesto Fiorentino
(domenica, 7 giugno 09:00)
Rioneggiando | Una giornata speciale dedicata alla comunità, allo sport, alla musica e al divertimento!

Domenica 7 giugno, dalle 9 alle 21
Circolo Ex Macelli, Quinto Basso

Mercatino rionale: porta i tuoi pezzi per scambiarli o venderli a poco prezzo!
Partecipazione gratuita.
Prenota la tua postazione  338 4009131 (Luca)

Mini olimpiadi a squadre: giochi sportivi per sfidare amici e vicini!
Per partecipare compila il form:
https://docs.google.com/forms/d/1K6nImaqjtbnGOcqSYbVZWPfoBRSJDuG-oGWOgGvn8sA/edit

Musica dal vivo per ballare e cantare insieme
banda ex-Macelli (musica Resistente e canzoni popolari)
The Hot Seadas (ska-rocksteady da Firenze)

Area food & drink per ricaricare le energie

Prenotazioni al bar 055451344

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[2026-06-06] Montemaggio - Festival Resistente 2026 @ Monteriggioni (SI)

Montemaggio - Festival Resistente 2026

Monteriggioni (SI) - Cas Giubileo, Strada del Giubileo
(sabato, 6 giugno 09:00)
Montemaggio - Festival Resistente 2026

ANPI Valdelsa
presenta
Montemaggio Festival Resistente 2026

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PROGRAMMA

Sabato 6 giugno 2026
Casa Giubileo, Montemaggio - Monteriggioni (SI)

ore 9
>>> Trekking sui sentieri partigiani
Percorso ad anello da Casa Giubileo con Girografando il Mondo e Amici della Montagnola, in collaborazione con Unicoop Firenze

ore 10
>>> Banditi!
Gioco di ruolo divulgativo sulla Resistenza antifascista in Italia. Presentazione + sessione di gioco con Monica Bonvicini

ore 13
>>> Pranzo alla macchia a sostegno del Montemaggio Festival Resistente 2026 su prenotazione tel. 3473606884 | 3479249585

ore 15
>>> The Gutbuckets
Concertino partigiano

ore 16
>>> WORKSHOP "Nessun consenso al dominio"
Laboratorio su fascismo, patriarcato e consenso a cura di Donne Insieme Valdelsa

>>> WORKSHOP "Yekatit 12 - la Resistenza dei partigiani
etiopici contro l’occupazione fascista"
Le altre Resistenze: pratiche di narrazione anticoloniale con Andrea Sestante

>>> WORKSHOP "Il supermercato della memoria"
Ricordare, dimenticare, scegliere con Francesco Filippi

ore 18
>>> Restituzione workshop

ore 19:30
>>> L’ORCHESTRINO
in concerto

ore 21
>>> Rialestudioone + Joe Dischetto
Dance hall

Domenica 7 giugno 2026
Casa Giubileo, Montemaggio - Monteriggioni (SI)

ore 10
>>> Da Montemaggio alla Costituzione
Premiazione del concorso rivolto alle scuole in collaborazione con Unicoop Firenze Sez. Soci Colle di Val d'Elsa e Poggibonsi con Francesco Filippi (storico e divulgatore), Irene Raspollini (pittrice) e Katia Di Rienzo (ANPI Provinciale Siena)

ore 10:30
>>> WORKSHOP "Resistere alla militarizzazione"
Pratiche di monitoraggio e contrasto alla militarizzazione delle nostre scuole a cura di No Base (Pisa e Pontedera)

>>> WORKSHOP "Resistenze ecologiche"
Dallo sfruttamento alla cura, coltivare relazioni per abitare diversamente i territori con Pietro Centorrino

ore 12:30
>>> Restituzione WORKSHOP

ore 14
>>> Lorenzo Ciccarelli
Concertino partigiano

ore 14:30
>>> Banditi!
Gioco di ruolo divulgativo sulla Resistenza antifascista in Italia. Sessione di gioco per studenti

ore 15
>>> GRANDE ASSEMBLEA ANTIFASCISTA

ore 19
>>> WILLOS’
in concerto

INGRESSO GRATUITO A TUTTE LE INIZIATIVE!

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INFORMAZIONI UTILI

Sul posto sarà presente uno spazio bar con panini e bibite.

In entrambi i giorni ci sarà animazione per bambin* a cura di Radia APS e Bosco Fuoritempo.

COME ARRIVARE
Casa Giubileo si trova sul Montemaggio, nel comune di Monteriggioni (SI), a pochi chilometri da Abbadia Isola.

In auto: Sulla superstrada FI–SI, prendere l'uscita per Monteriggioni. Proseguire in direzione Colle di Val d’Elsa, quindi girare per Abbadia Isola. Arrivati ad Abbadia Isola, intraprendere la strada secondaria davanti al distributore di benzina e proseguire fino a Casa Giubileo, seguendo le indicazioni per il Montemaggio Festival Resistente.
Punto parcheggio a Casa Giubileo, fino a esaurimento posti.

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Gli uomini pesce. Conversazioni anfibie attorno a un romanzo geografico

«Questa sarà una conversazione anfibia, ambigua... Dubbia... Anche mostruosa!»

Così Giada Peterle, direttrice del Museo di Geografia dell'Università di Padova, ha introdotto l'incontro su Gli uomini pesce, svoltosi proprio in quel luogo il 19 maggio 2026. Luogo che, ha aggiunto Peterle, è il«naturale approdo» del romanzo, sia perché parte di quest'ultimo è «ancorata» in quelle stanze, sia perché trattasi di un «romanzo geografico», anzi, di un romanzo che è «geografo esso stesso» e ci interroga sulla geografia come forma del pensiero.

A confrontarsi sul libro un parterre di docenti di geografia: Francesco Visentin, Andrea Pase, Luca Bonardi e Margherita Cisani. Al termine dei loro interventi, Wu Ming 1 ha raccolto gli spunti, ricostruito le tappe del suo lavoro sul romanzo e risposto alle domande del pubblico. Nel mentre, è arrivata una lettera di Antonia Nevi, di cui si è data pubblica lettura.

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Cesena, presidio del Partito Comunista contro guerra e riarmo davanti all’Ospedale Bufalini

Domani sabato 23 Maggio alle ore 10.30 a Cesena si terrà il presidio presso l’area parcheggio piastra – Ospedale Bufalini. Organizzato dal Partito Comunista – Cesena

Per ricordare come l’invio di armi in una guerra fatta per procura stia massacrando il nostro paese, nella sanità e non solo!

L’Italia verserà altri 13 miliardi di euro per continuare ad armare l’Ucraina e alimentare la guerra.

• 700 miliardi di euro per acquistare gas liquefatto statunitense, fino a quattro volte più costoso di quello russo.
• 800 miliardi destinati al riarmo dell’Unione Europea.
• 42 miliardi per il riarmo dell’Italia, decisi dal Governo Meloni con il consenso dell’opposizione di centrosinistra.

Tutto questo mentre milioni di cittadini rinunciano a curarsi o sono costretti a indebitarsi per sostenere i costi delle terapie. Mancano medici e infermieri, mentre ogni anno oltre 360.000 persone si ammalano di cancro e necessitano di cure e assistenza adeguate.

Crescono le malattie professionali, gli infortuni e le morti sul lavoro, spesso causati dalla mancanza di prevenzione e controlli.
Salari bloccati, pensioni insufficienti, licenziamenti, cassa integrazione, piccoli artigiani e commercianti in difficoltà: questa è la realtà del Paese.
Nel frattempo, banche, multinazionali e industrie belliche continuano ad accumulare profitti.

BASTA!

Fermiamo il folle disegno dell’Unione Europea che punta a un confronto diretto con la Russia.

• NO all’invio di armi in Ucraina.
• NO al riarmo UE/NATO.
• NO alle sanzioni contro la Russia.

CONTRO LA GUERRA per LA PACE!

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L'articolo Cesena, presidio del Partito Comunista contro guerra e riarmo davanti all’Ospedale Bufalini proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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[2026-06-20] Sagra della Poesia Terrestre @ Rifugio cascinale Il Vespaio

Sagra della Poesia Terrestre

Rifugio cascinale Il Vespaio - Strada comunale di Luogomano 89, Cantagallo (PO)
(sabato, 20 giugno 16:00)
Sagra della Poesia Terrestre

Stella danzante, cosa ti condurrebbe sulla cima di una montagna, nel cuore di una foresta o… lungo i sentieri della parola?
Le tue gambe e… la poesia!

Via Alfieri è lieta di presentare la Sagra della Poesia Terrestre!

Si terrà presso il rifugio-cascinale Il Vespaio, nel Parco dell’Acquerino, a due passi dalla sorgente del Bisenzio, sabato 20 e domenica 21 giugno, per il solstizio d’estate.

La Sagra è un momento di festa e riscoperta, ed è anche un invito a chi pratica, legge, odia o ama l’arte dei versi a unirsi per condividere, conoscere e conoscersi, riconoscerci magari, poi chissà.

Strada Comunale di Luogomano 89, Cantagallo, PO.
🗺️https://maps.app.goo.gl/KuDWr2eXoDVqF8g27
Ma è meglio cercare "Bivio per rifugio il Vespaio" (https://maps.app.goo.gl/oRnCAfZesFvCCuu5A) e da lì seguire la strada sterrata fino al monumento partigiano, dove si può lasciare l'auto.

Sabato 20 giugno
16.00-16.30 | Ritrovo al monumento partigiano e camminata (circa 30’) con guida ambientale nel Parco dell’Acquerino, fino al rifugio 📯
18.00-20.00 | Poesia e viaggio:
La via del loto, con Luca Buonaguidi 🖋️
Pastorale. Beatrice di Pian degli Ontani e i poeti della montagna, con Paolo Ciampi 📖
20.00-21.00 | Convivio serale 🍻 +🍷+ 🥗
20.30-22.00 | Anti-slam, nomenomen con Ossi di Nutria 🎙️
22.00-23.30 | Lorena e Saul, Via Alfieri + Elena Romano (versi e musica e Saturno) 🎙️+ 🎹 + 🪐
23.30-01.00 | Apollinaire, menestrellerie degli Apollineo + microfono aperto accanto al fuoco 🎤+ 🎸+ 🔥

Domenica 21 giugno
10.00-11.00 | Colazione dei campioni 🥐+ ☕
11.00-13.00 | Libere letture viandanti, passeggiata poetica nel bosco guidata da Altavoz🌲+ 🐿️
13.00-14.30 | Lauto pasto e succo di sole 🥙+ 🥪+ 🧃
14.30-15.30 | Arcani inventati, vecchienuove canzoni di Frateasino 🎤+ 🎸
15.30-16.30 | Dell’amore e della natura. Omaggio a fumetti a Beatrice di Pian degli Ontani, con l'autrice Silvia Rocchi 📖
16.30-∞ | Domenica bestiale, Apollineo ad libitum 🎤+ 🎸

(Non fosse chiaro: almeno tre momenti del programma sono predisposti per la libera espressione dei partecipanti. Altri certamente da sé verranno. Ricorda, oltre al sacco-a-pelo, di portare i tuoi versi!)

Il posto è raggiungibile solo a piedi, con una camminata di circa trenta minuti dal punto in cui si può lasciare l’auto (in caso di necessità sarà comunque prevista una Panda-navetta). Ci sarà la possibilità di rimanere a dormire al rifugio nella notte tra sabato e domenica (lo consigliamo caldamente!), montando una tenda fuori oppure all’interno, in uno dei numerosi posti letto disponibili. Tutto è del tutto gratuito tranne i pasti, preparati con amore dai ragazzi del Vespaio.

Facci sapere se ci sarai, è importante per organizzarci al meglio, compila questo modulo: sagrapoesia.vado.li

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Tolkien: necessità e critica della guerra. Una conferenza di Wu Ming 4

Domenica 15 marzo 2026 Wu Ming 4 ha tenuto una conferenza nella Celletta Zampeschi di Santarcangelo di Romagna, già sede della società di mutuo soccorso operaio, su invito della neonata associazione tolkieniana Valmar. Il tema, di cui WM4 si è occupato a lungo, era "Tolkien: necessità e critica della guerra". L'intervento è stato accompagnato dalle musiche eseguite al pianoforte dal maestro Mattia Guerra e ha avuto, come si dice, una coda lunga di domande e risposte.

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Presentazione del libro di Andrea Bagnato «Terra infecta: Disease and the Italian Landscape»

Terra Infecta di Andrea Bagnato (Mack, 2026) è una controstoria dei paesaggi urbani e rurali italiani. Ricostruisce la distruzione delle zone umide venete, le politiche di «risanamento» urbano e spostamenti di popolazione a Napoli e Materia, e il periodo del confinamento in Lombardia durante la pandemia di Covid. Il libro è al tempo stesso una critica dell'igiene come dispositivo di controllo e una raccolta di momenti rivelatori di comunità, guarigione e resistenza.

Il 27 aprile 2026 Bagnato ha presentato Terra Infecta alla libreria Modo Infoshop di Bologna, affiancato da Chiara Davino, architetta e ricercatrice all'Università di Bologna, e Wu Ming 1. Buon ascolto.

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Volontré – canzoni d’amore e libertà

Sabato 16 Maggio VolontréCanzoni d’amore e libertà ore 21:30 concerto di presentazione del discodalle ore 20 aperitivo Nel giardino della Biblioteca del Circolo “E. Malatesta”presso la FAL, in via degli Asili 33 Siamo felici di ospitare la presentazione di Canzoni d’amore e libertà è il nuovo disco dei Volontré, in uscita a maggio 2026. Le […]
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IN PIAZZA PER FRANCO SERANTINI

7 MAGGIO 1972 – 7 MAGGIO 2026 A Cinquantaquattro anni dall’assassinio del compagno Franco Serantini “ANARCHICO VENTENNE COLPITO A MORTE DALLA POLIZIA MENTRE SI OPPONEVA AD UN COMIZIO FASCISTA” GIOVEDÌ 7 MAGGIO ORE 18 IN PIAZZA SERANTINI (S. Silvestro)
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[2026-06-12] Hackmeeting 2026 @ NextEmerson

Hackmeeting 2026

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(venerdì, 12 giugno 11:00)
Hackmeeting 2026

L’hackmeeting è l’incontro (o in breve, hackit) annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussurriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

Tre giorni di seminari, giochi, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti.

L’evento è totalmente autogestito: non esiste chi organizza o fruisce, esiste solo chi partecipa.

Leggi qui per capire cosa ti puoi aspettare; clicca qui per sapere come raggiungerci.

Informazioni ospitalità

La criptica locandina narra le gesta di Sergio l’informatico; clicca qui per saperne di più.

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https://hackmeeting.org/hackit26/

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L’ansia è un ingranaggio collettivo

Dicesi ansia quella sensazione pervasiva simile al trovarsi in cima a una montagna che si sta sgretolando. Annaspi, cerchi conferme, aspetti aiuto, ti sembra che tutto quello che fai non basterà mai. Non tutta l’ansia che viviamo ha una forma così definita: spesso rimane una sottile sensazione sotto pelle che fatichiamo a riconoscere.

Gli anni che stiamo vivendo sono dominati dall’ansia, quella che emana ogni minuto dal nostro telefono, quella che ci sale addosso ogni volta che tocchiamo con mano il disastro climatico in cui ci troviamo, ad ogni “nuova” guerra e genocidio che non riusciamo a impedire. Sono gli anni del mercato dell’ansia: l’ansia pervade la finanza e fa fluire fiumi di soldi, produrre le tecnologie ansiogene che fingiamo di credere irrinunciabili comporta ulteriori guerre, disastri ambientali e sociali che alimentano incessantemente questa giostra. Causa ed effetto si mescolano in una miniera di cobalto, mentre ci lanciamo a capofitto nell’imprescindibile bolla dell’IA.

E allora Hackmeeting. Punto primo - Scopri insieme a noi il segreto di Pulcinella: l’ansia non è tua, ma di tutt3. Punto secondo - L’ansia, come la tecnologia, va affrontata collettivamente. Punto terzo - Capire i meccanismi del nostro mondo aiuta a depotenziarli.

Hackmeeting quest’anno sarà a Firenze. Porta la tua ansia, ma soprattutto porta le tue invenzioni, le tue ricette e i tuoi trucchi per sovvertirla.

12-13-14 giugno 2026 Firenze, NextEmerson

Per contribuire invia la tua proposta iscrivendoti alla mailing list di hackmeeting https://www.autistici.org/mailman/listinfo/hackmeeting, e mandando una mail con oggetto [talk] titolodeltalk oppure [laboratorio] titolodellab e queste informazioni:

Durata (un multiplo di 30 minuti, massimo due ore) Eventuali esigenze di giorno/ora Breve Spiegazione, eventuali link e riferimenti utili Nickname Lingua Necessità di proiettore Disponibilità a farti registrare (solo audio) Altre necessità

Allestiremo spazi al coperto muniti di amplificazione e proiettore. Se pensi che la tua presentazione non abbia bisogno di tempi così lunghi, puoi proporre direttamente ad hackmeeting un ten minute talk di massimo 10 minuti. Questi talk verranno tenuti nello spazio più capiente al termine delle giornate di venerdì o sabato durante la sera; ci sarà una persona che ti avviserà quando stai per eccedere il tempo massimo.

Se invece vuoi condividere le tue scoperte e curiosità in modo ancora piu informale e caotico, potrai sistemarti con i tuoi ciappini, sverzillatori, ammennicoli ed altre carabattole sui tavoli collettivi del LAN space. Troverai curiosità morbosa, corrente alternata e rete via cavo (portati una presa multipla e quel che vuoi trovare). Avremo anche molto spazio per allestire laboratori pratici dove smontare motori o costruire iperurani, aiutaci nell’organizzazione avvertendoci per tempo delle tue esigenze.

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Liberiamoci dal fascismo!

Liberiamoci dal fascismo! La liberazione la possiamo ottenere solo con l’azione diretta, agendo in prima persona. La vittoria dei NO al referendum non ha fermato la manovra autoritaria e guerrafondaia del governo fascista. Le opposizioni parlamentari non hanno voluto approfondire la crisi della maggioranza e hanno mantenuto un immobilismo che ha fatto sostanzialmente il gioco […]
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RICORDANDO CLAUDIO STRAMBI

RICORDANDO CLAUDIO STRAMBI Con profonda tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa improvvisa di Claudio Strambi. Claudio per noi ha rappresentato molto, è stato un compagno con cui si poteva discutere di tutto in libertà, certi di trovare possibilità di scambio e di confronto aperto. Faceva parte della FAI seguendone convintamente l’attività complessiva. A livello […]
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Ciao Claudio

Ciao Claudio La sera del 7 aprile ci ha lasciato improvvisamente Claudio Strambi. Abbiamo perso un amico e un compagno. Ci mancano le parole in questo momento, e poche righe non basterebbero a ripercorrere decenni di militanza anarchica, sindacale di base e anarcosindacalista. Ringraziamo chi lo ha ricordato in questi giorni, con comunicati e messaggi […]
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Presentazione di Mensaleri e attacco psichico al cantiere del Muba, Bologna, 14 marzo 2026

Sabato 14 marzo 2026, nel rione Pilastro di Bologna, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri (Einaudi 2025), in dialogo con Roberto Panzacchi del Comitato Besta, al presidio contro il MuBa.

Il MuBa è il "Museo dei bambini", un progetto tanto fumoso nei contenuti quanto impattante sul verde e sul suolo del parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto che la giunta Lepore-Clancy, la più ebbra di cemento e asfalto a memoria di vivente, vuole imporre con la forza, dopo uno dei soliti "percorsi partecipati" fittizi, quelli con cui si cerca di mascherare una politica autoritaria e deferente verso gli interessi delle lobby edilizie e infrastrutturali.

La presentazione ha toccato molti punti di convergenza tra il romanzo e le lotte ambientali in corso in città e non solo, poi è sfociata in un grande attacco psichico al cantiere. A officiare il rituale, le Sorelle e fratelli del libero spirito con la collaborazione dell'Associazione psicogeografica di Bologna (APB).

L'ओम् (Ōṁ) corale è risuonato per un quarto d'ora, forte e malaugurante per la controparte. Nella storia dei movimenti bolognesi l'attacco psichico ha una tradizione trentennale, e negli ultimi anni è stato decisivo nelle lotte in difesa del parco don Bosco, a S. Donato, e del giardino San Leonardo, in zona universitaria.

Durante il rituale è stato distribuito l'opuscolo dell'APB "Storia disinvolta degli attacchi psichici", tiratura limitata di 125 copie, non disponibile on line.

Ecco l'audio dei due momenti clou della giornata.

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Fermiamo la guerra ora!

Ieri si è tenuto un presidio-volantinaggio del Coordinamento Antimilitarista Livornese a Livorno in Piazza S. Jacopo di fronte all’ingresso dell’Accademia Navale, di seguito il testo del volantino FERMIAMO LA GUERRA ORA! L’ITALIA È IN GUERRALa guerra divampa nel Golfo Persico. Il governo italiano è coinvolto fin da prima dello scoppio della guerra.Militari italiani sono presenti […]
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ATTACCO ALL’IRAN: CONTRO OGNI GUERRA

CONTRO LA GUERRARITIRO DELLE MISSIONI MILITARI ITALIANE ALL’ESTEROCHIUSURA DELLE BASI USA IN ITALIA L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Perisco al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, […]
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17 marzo in omaggio a Giordano Bruno

Molte persone presenti ieri per l’omaggio a Giordano Bruno che abbiamo organizzato come Circolo “Errico Malatesta”. Grazie a Marco Ghezzani per essere intervenuto e a tutte coloro che hanno animato la discussione. È stata esposta la bandiera storica del Gruppo Antireligioso “Pietro Gori” e alcune prime pagine del periodico anticlericale livornese “Il Corvo” conservato nella […]
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17 febbraio: Omaggio a Giordano Bruno

17 FebbraioCircolo Culturale Errico Malatestapresso la FAI in Via degli Asili 33, Livorno Omaggio a Giordano BrunoFilosofo del libero pensiero, messo al rogo dal Tribunale dell’Inquisizione della Chiesa cattolica ore 18Tiziano Antonelli – Giordano Bruno e la lotta al dogmatismoMarco Ghezzani – “Il corvo”, giornale anticlericale del Gruppo Antireligioso Pietro Gori di Livorno ore 20aperitivo […]
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Ottavo episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” ECOLOGIA E LIBERTÀ: CONTRO IL CAPITALE, PER LA TERRA

Ottavo episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” ECOLOGIA E LIBERTÀ: CONTRO IL CAPITALE, PER LA TERRA Dal Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, un nuovo strumento per analizzare il presente e costruire l’alternativa. 15 minuti di riflessione per liberare l’ecologia … Continua a leggere
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Né verticale né orizzontale. Rodrigo Nunes alla Casa delle culture, Trieste, 18 gennaio 2026

La mattina di domenica 18 gennaio, nella sala principale della Casa delle culture di Trieste, Rodrigo Nunes ha presentato il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (Alegre, 2025) in dialogo con la redazione della rivista Charta Sporca e con gli scrittori e attivisti Wu Ming 1, Igor Štiks e Andrea Olivieri.

Molti gli interventi durante la discussione, tra cui quello di Gian Andrea Franchi dell'associazione Linea d'ombra (autore di Per un comunismo della cura, Derive Approdi 2025) e di Riccardo Laterza, consigliere comunale della lista civica Adesso Trieste.

N.B. Durante l'introduzione e nei primi minuti dell'intervento di WM1 si sentono i rumori della sala che si "assesta", spostamenti di sedie eccetera. Proseguendo con l'ascolto, la qualità migliora notevolmente.

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IMMAGINA

L’immaginazione è ciò che precede ogni creazione, ogni rivoluzione, ogni cambiamento personale. MA CHE FINE HA FATTO? Ne discutiamo con Stefano Laffi, autore di “Immagina” ( Feltrinelli ) domenica 18 gennaio 2026 alle ore 16:00 al Circolo Anarchico Ponte della … Continua a leggere
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Mensaleri a Pisogne (BS), con Wu Ming 2, Maurizio Vito e Andrea Musati

Mercoledì 10 dicembre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo ultimo romanzo Mensaleri a Pisogne (BS), in collaborazione con la libreria Puntoacapo e dialogando insieme a Maurizio Vito e Andrea Musati. Si è discusso dei villaggi operai di fine Ottocento come laboratori del totatlitarismo, della borghesia imprenditoriale italiana di fronte alla propria crisi, dei diversi registri linguistici usati nel testo, di affinità e divergenze tra Mensaleri e Gli Uomini Pesce di Wu Ming 1.

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Luca Casarotti, «Un altro gioco di pazienza (per SonicAlly)»

Un brano dedicato al field recorder raccontato ne Gli uomini pesce di WM1.

Note di Luca Casarotti.

Della vita affollata di SonicAlly si sa molto. Del suo metodo di lavoro, anche, si sa qualcosa. Eccolo che sistema i microfoni per una registrazione d’ambiente. Adesso invece è a casa, vestito da fan di Stockhausen (perché si dovrebbe non esserlo, poi?), mentre cava musica dall’ambiente che ha registrato. Musica a metronomo lentissimo, sentiamo: dai 10 ai 40 battiti per minuto. Il close-up è stretto, ma non tanto da lasciarci vedere cosa c’è sullo schermo del suo computer. Che programmi audio userà Sonic? È uno di quelli hardcore, che si scrivono il software con cui suonano? Ma no, avrei trovato il suo repository su GitHub. I compositori-programmatori spesso fanno così: pubblicano il disco e mettono a disposizione anche il codice sorgente.

Alla prima occasione, comunque, devo chiedergli un po’ di technicalities. Qui intanto c’è un mio brano ispirato alla sua musica. L’ho registrato l’estate scorsa, insieme agli altri che finiranno nel primo di tre dischi a titolo La fortuna e il controllo, e scrivendolo farò finta che non sia pericolosissimo annunciare un progetto prima di averne realizzato almeno la metà. Il titolo allude allo spunto compositivo comune ai tre dischi: ossia, indirizzare in tempo reale un evento sonoro imprevisto e parzialmente imprevedibile, dove il controllo in tempo reale è in capo all’esecutore umano, mentre l’evento imprevisto è prodotto dalla macchina suonante. Insomma, un modo d’improvvisare e di scrivere fin troppo chiaramente (e quindi non molto) allegorico: non lo direste mai, ma c’entra anche Brian Eno.

In ciascun volume sarà diversa la tecnica esecutiva. Nel primo, quello già registrato, tutti i brani sono realizzati con il software: gli strumenti fisici torneranno nel secondo e nel terzo volume.

Anche la decisione di dedicare questo brano a Sonic non è stata predeterminata: piuttosto, è apparsa ovvia al primo riascolto. L’improvvisazione ha, appunto, un metronomo lentissimo; non ci sono vere e proprie registrazioni ambientali, ma i campioni audio che ho usato sono deformati al punto tale da sembrare un soundscape di fabbrica abbandonata. Come i suoni delle strutture metalliche battute dal vento, registrati all’ex zuccherificio Eridania, che ascoltiamo nell’album più recente di Sonic. Il titolo kafkian-ginzburghian-prosperiano, Un altro gioco di pazienza, è un monito al musicista: che non abbia fretta d’intervenire sui suoni nelle sue mani; che li lasci piuttosto, prima di rimpiazzarli, esprimere nell’interezza del loro corso. Possiamo dire: un tentativo di ecologia del suono?

Luca Casarotti ha due personae. Una di storico del diritto, con la quale scrive principalmente per Jacobin; l’altra di musicista e critico musicale, con la quale ha scritto principalmente per All About Jazz. Su Giap entrambe le personae si sono affacciate a più riprese. Nell’archivio del blog si trovano sue improvvisazioni sia in solo sia con Wu Ming 1, e diversi interventi a commento della musica suonata nell’ambito della Wu Ming Foundation.

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Gli uomini pesce a Trieste, libreria Lovat, 15 novembre 2025

La mattina del 15 novembre 2025 Wu Ming 1 ha presentato il romanzo Gli uomini pesce alla libreria Lovat di Trieste, in dialogo con Andrea Olivieri, tra le altre cose autore del bellissimo Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).

L'incursione in città, come già quella di Wu Ming 4 di due settimane prima, è avvenuta in barba a certi ambienti cittadini e al sindaco in persona, che in un'intervista televisiva ci aveva dichiarati, senza giri di parole, presenze sgradite. Una lunga polemica, durata settimane, che abbiamo ignorato.

Verso la fine della registrazione si fa riferimento anche a questo, ma per il resto si parla d'altro. Di territori e corpi, di confini e sconfinamenti, di s/memorie della pandemia, di movimenti come ecosistemi e di «mediazioni al rialzo».

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Rodrigo Nunes presenta «Né verticale né orizzontale» in Val di Susa, 7 novembre 2025

Nell'autunno 2025 il filosofo e attivista brasiliano Rodrigo Nunes ha girato l'Italia presentando – in italiano – il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (traduzione di Enrico Gullo, Alegre, 2025).

Libro e tour sono arrivati con tempismo perfetto, poco dopo le grandi mobilitazioni e gli scioperi generali contro il genocidio palestinese. Nunes è partito da Palermo il 20 ottobre e, risalendo la Penisola, ha toccato diverse città e importanti situazioni di movimento e lotta – come quella dell'Ex GKN a Firenze – per concludere il tour il 7 novembre ad Avigliana (TO), ospite del movimento No Tav valsusino.

Wu Ming 1 ha affiancato Nunes in tre occasioni: a Ferrara il 29 ottobre (a cura della Comune di Ferrara), a Bologna il 4 novembre (ospiti dell'Ex Centrale di via Corticella) e, appunto, ad Avigliana.

Quest'ultimo evento era nell'ambito di «Avere vent'anni è avere sogni grandi», la rassegna celebrante il ventennale della Battaglia del Seghino (31 ottobre 2005) e della riconquista popolare del presidio di Venaus (8 dicembre 2005). Per approfondimenti, si veda il libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve (Einaud, 2016).

Nella conversazione, durata più di due ore, si è parlato dei movimenti come ecologie; dei cicli di lotte del 2001-02, del 2011 e del 2019; di come dieci anni fa il pendolo delle lotte abbia oscillato tra orizzontalismo e verticalismo, con tentativi di costruire «partiti dei movimenti»; di come si possa avere leadership senza leaderismo, eccetera. Con tanti esempi e racconti, e una coda sulla pandemia.

Tra le intervenute, la punkastorie femminista Filo Sottile.

Buon ascolto.

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Omnia sunt communia: Wu Ming 4 su cristianesimo e rivoluzione, da Q al Sogno di John Ball

Moltitudini in marcia contro gli imperi: contadini d’Inghilterra con roncole e forconi nell’anno del Signore 1381; cardatori, popolo minuto di opifici, arti e mestieri nella rivolta dei ciompi del 1378; artigiani boemi nella rivolta hussita e taborita del 1419; seguaci di Hans il pifferaio e ancora contadini d’Alsazia, Svevia e Ungheria; braccianti e minatori di Turingia, smossi dai dodici articoli della predicazione anabattista.

La storia europea medievale e moderna è attraversata da rivolte contadine che, nella lettura del Vangelo, hanno trovato il canale per contestare radicalmente l’ordine sociale esistente e i padroni della Terra. Il 18 ottobre 2025 Wu Ming 4 è intervenuto al festival Montefedi di Bergamo, sunteggiando gli anni di lavoro dalla stesura di Q (1995-1998) alla traduzione del romanzo di William Morris Il sogno di John Ball (Alegre, 2025), in dialogo con Francesca Tasca del Centro Culturale Protestante, studiosa del movimento valdese e autrice del libro Storia dei Valdesi (Claudiana, 2024).

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Mensaleri a Firenze, WM2 in dialogo con Dario Salvetti (collettivo Ex GKN)

Giovedì 30 ottobre 2025, al circolo Arci Vie Nuove di Firenze, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Dario Salvetti del collettivo di fabbrica ex GKN. Si è parlato dell'attitudine coloniale del capitalismo, di comunità in lotta, di letteratura working class, dell'importanza di simboli e narrazioni, nelle pagine di un romanzo come in una fabbrica occupata.

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Mensaleri, il capitolo 1, letto da Wu Ming 2

Manca ormai solo una settimana all’uscita di Mensaleri, il nuovo romanzo scritto da Wu Ming 2.

Chi ha dato un’occhiata alla quarta di copertina, sa che la vicenda si svolge a Mensaleri, il villaggio operaio costruito accanto alla cartiera Mensa, sul fiume Leri, nei primi anni dell’Italia unita. Lo stabilimento, dopo diversi passaggi di mano, chiude i battenti nel 1993, nonostante le lotte e i presidi.

Ma a tramutare lo sconcerto in speranza, si presenta un imprenditore di grido, bisnipote del mitico Fondatore. La sua proposta è un irresistibile progetto di rigenerazione del sito industriale: un museo, un centro congressi, un laboratorio di ricerca sul riciclo della carta, le sedi di quattro grandi marchi di moda, un nuovo quartiere. E uno spettacolo teatrale, affidato alla regista Toni Pohlmann, scritto e recitato dalla gente del paese, per celebrarne la prima età dell’oro, all’alba della seconda.

In anteprima, Wu Ming 2 legge il primo capitolo. Buon ascolto e appuntamento in libreria tra una settimana.

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HAARETZ: ISRAELE HA CHIAMATO INFLUENCER A GAZA PER DIMOSTRARE CHE LA FAME A GAZA È CAUSATA DA ONU E HAMAS

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Il Ministero della Diaspora ha chiamato influencer americani e israeliani nei siti di distribuzione della GHF per contrastare la narrativa secondo cui Israele starebbe affamando la popolazione.
http://dlvr.it/TMfl3Q

L'articolo HAARETZ: ISRAELE HA CHIAMATO INFLUENCER A GAZA PER DIMOSTRARE CHE LA FAME A GAZA È CAUSATA DA ONU E HAMAS proviene da Giubbe Rosse News.

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Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto

«– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez, come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.»

(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)

Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell'antimateria».

I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest'ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.

I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.

Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l'egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.

«Caverna dell'antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l'ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell'esecuzione dal vivo.

I testi dello spettacolo erano in gran parte tratti da Ufo 78, ma alcuni brani – come già avveniva nel romanzo – gettavano ponti verso un altro mondo narrativo: quello del «Ciclo di Tanino & Karl» di Jadel Andreetto & Guglielmo Pispisa. Finora ne sono usciti due episodi: Tutta quella brava gente (firmato con lo pseudonimo «Marco Felder», Rizzoli 2019) e La parola amore uccide (Rizzoli, 2022). Anzi, tre, perché il terzo è in forma di podcast: Morte di un giallista bolzanino (RaiPlaySound, 2023).

Radio Ufo 78 era un'unica suite della durata di circa un'ora e 15 minuti. Prima di salire sul palco, chiedevamo al pubblico di applaudire soltanto alla fine.

Dopo una prova aperta allo Spazio Stria di Padova, sempre disponibile per i nostri lanci di ballons d'essai, Radio Ufo 78 si mise in strada. La formula era anfibia e strana e non proponibile ovunque, gli incastri di impegni non erano semplici... Insomma, riuscimmo a mettere in fila solamente sette date. Di alcune resta testimonianza.

La migliore registrazione, realizzata a tracce separate dal mixer (ringraziamo il fonico Gianluca Fabbri), è quella della serata in piazza a S. Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Era la sera del 9 luglio 2023, l'evento era organizzato da Rapsodia, su iniziativa del nostro amico Emiliano Visconti.

Stefano D'Arcangelo di Melologos ha lavorato su quelle tracce, per far emergere ogni suono con la massima chiarezza, e oggi, alla buon'ora, possiamo rendere disponibile all'ascolto Radio Ufo 78, per chi non c'era alle serate e anche per chi c'era e vuole riascoltarlo. Lo facciamo a due anni esatti da quell'esibizione.

La formazione:

Wu Ming 1 – voce e vociferazioni

Jadel Andreetto – voce e basso

Giroweedz – basso e ingegneria sonora

Bruno Fiorini – chitarra

Stefano D'Arcangelo – tastiere, elettronica, antimateria

Michele Koukoussis – batteria

Con la partecipazione di Filo Sottile (nella parte di Carmen) e Donatella Allegro (nella parte di Milena).

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alle Monacelle, Matera, 5 luglio 2025

Il 5 luglio 2025 Wu Ming 1 ha presentato il suo romanzo Gli uomini pesce a Matera, nell'ex-convento seicentesco detto «delle Monacelle». A organizzare l'evento è stata l'ANPI provinciale, in collaborazione con la Libreria dell'Arco. Hanno dialogato con l'autore la giornalista dell'Huff Post Italia Angela Mauro e la presidente dell'ANPI Carmela La Padula. Poiché, incredibile dictu, in ventisei anni di carriera era la prima volta che WM1 presentava un libro a Matera, si è partiti ab ovo, dal principio, cioè da Q. Si è parlato molto di territori, di come viene raccontata/rimossa la crisi climatica, di come ridare respiro alle lotte ambientali, ma anche di psiche fascista. Tra i cameo illustri, quelli dei colleghi Georges Simenon e Antonio Scurati. Buon ascolto.

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Gli uomini pesce. Live alla casa natale di Antonio Gramsci

L'artista sonoro sardo Angus Bit, in collaborazione con una nostra vecchia conoscenza, l'attore e agitatore culturale Giacomo Casti, ha sonorizzato tre brani de Gli uomini pesce, presi dai capitoli 1, 38 e 46. Angus e Giacomo li hanno eseguiti il 24 maggio 2025 durante la presentazione del libro ad Ales, alla Casa natale di Antonio Gramsci, tappa ormai immancabile dei tour sardi di Wu Ming 1. Venti minuti e passa di downbeat mediterraneo, su cui galleggiava il flusso di coscienza di Antonia e Ilario. Buon ascolto.

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara, 13/06/2025

La sera del 13 giugno 2025 Wu Ming 1 – in dialogo con Maria Calabrese della Biblioteca Popolare Giardino, che ha organizzato la serata, e col collega scrittore Girolamo De Michele – ha presentato Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara. Vicinissimo a dove, nel romanzo, Dante dà appuntamento ad Antonia

Si è parlato di «plurinomio fantastico», giochi di parole, poetica del perturbante e decostruzione del maschile, ma anche del non-umano in letteratura dopo le riflessioni di Amitav Ghosh, di "intelligenze" artificiali e di molte altre cose. In sala c'erano circa 40°, ma voi potete ascoltare l'audio dove volete, anche dentro una ghiacciaia. Buon ascolto.

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alla Casa della memoria di Milano, 27/05/2025

Nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2025 Wu Ming 1, in dialogo con Enrico Manera, ha presentato il suo romanzo Gli uomini pesce alla Casa della memoria di Milano. L'incontro era organizzato e introdotto dall'ANPI provinciale. Si è parlato dei temi del romanzo, ma come è prassi di Wu Ming, si è anche «aperta l'officina» di questo libro (nonché di altri), si sono fatte scorribande a ritroso nella storia e nella produzione del collettivo, si è parlato di irrazionale, perturbante, psichedelia. Buon ascolto.

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«Fnord!», fece il tarabusino

La sera del 22 marzo 2025 ha debuttato allo Spazio Stria di Padova Sonic Suite aka The Gustafsson Files, reading/concerto tratto dal romanzo di Wu Ming 1 Gli uomini pesce, in particolare dai capitoli in cui è in scena il musicista Arne aka Sonic in arte SonicAlly/Fonica Mente.
Si tratta di un progetto assemblato dall’attore Marco Manfredi, dallo scrittore e musicista Jadel Andreetto e dai musicisti Stefano D’Arcangelo (ex-Bhutan Clan, ex-Compagnia Fantasma) e Bartolomeo Sailer in arte Wang Inc.
La suite dura un’ora, qui proponiamo all’ascolto un brano.

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Guardate l'albero. «Difendere tutto quello che cresce e non è sterile»

Testo della conferenza tenuta da Wu Ming 4 al teatro di Dozza (BO) il 2 settembre 2023, nell’ambito delle celebrazioni per Tolkien 50.

Un’attualizzazione di certe tematiche tolkieniane alla luce delle urgenze ambientali, al di là di qualsivoglia intento celebrativo e – ovviamente – in direzione ostinata e contraria rispetto alle kermesse e mostre governative. Si parla di Mordor, Jorn de Précy, «riformisti sarumaniani» e Jacques Camatte.

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In Cina e Asia – Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino 

In Cina e Asia – Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino  nvidia trump cina

I titoli di oggi: Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino  Zelensky: “La Cina arma Mosca, abbiamo le prove” Trump fiducioso su accordo con la Cina Usa: “Azienda cinese collabora con gli Houti” Tencent lancia strategia su commercio estero e occupazione Xi in Cambogia, firmati 30 accordi Anwar incontra Min Aung Hlaing a Bangkok: focus su ...

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In Cina e in Asia – Trade war, Xi incassa il supporto della Malesia

In Cina e in Asia – Trade war, Xi incassa il supporto della Malesia xi malesia

I titoli di oggi: La Malesia si schiera con la Cina sul commercio durante la visita di Xi a Kuala Lumpur Nvidia denuncia: “Le limitazioni all’export in Cina ci costeranno 5,5 miliardi” La UE chiede alla Cina di rivedere le sue politiche industriali  Le poste di Hong Kong sospendono l’invio di pacchi verso gli Usa Trump riceve il rappresentante per ...

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Cina: il pil corre, per ora. Nominato un nuovo negoziatore sui dazi

Cina: il pil corre, per ora. Nominato un nuovo negoziatore sui dazi

A marzo, i fornitori cinesi e gli importatori degli altri paesi hanno accelerato spedizioni e anticipato acquisti per evitare i dazi degli Stati uniti. Nel frattempo, il governo ha cambiato il rappresentante per il commercio internazionale. Solo uno degli ultimi segnali indirizzati alla Casa bianca

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In Cina e Asia – Cina, il Pil continua a crescere del 5,4%

In Cina e Asia – Cina, il Pil continua a crescere del 5,4% cina economia

I titoli di oggi:

Cina, il Pil continua a crescere del 5,4%
La Cina ha un nuovo rappresentante per il commercio internazionale
Cina, prosegue il viaggio di Xi nel Sud-Est asiatico: tappa in Malaysia
La Cina accusa tre agenti americani di cyberattacchi ai Giochi asiatici invernali
Trade war, la Cina blocca gli acquisti di aerei Boeing
Pakistan, il controverso fondatore di Binance nominato consigliere per le criptovalute
Indonesia, smentita l'ipotesi di una base militare russa a Papua

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Far East Film Festival 2025, torna il cinema asiatico nella rassegna di Udine

Far East Film Festival 2025, torna il cinema asiatico nella rassegna di Udine

Manca sempre meno al Far East Film Festival di Udine. China Files tra i web partner della rassegna asiatica per raccontarvi il cinema d’Oriente Torna il Far East Film Festival, la rassegna dedicata al cinema asiatico più importante d’Europa. Come ogni anno, si terrà a Udine, e quest’anno raggiunge la sua ventisettesima edizione, in programma dal 24 aprile al 2 ...

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In Cina e Asia – Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche

In Cina e Asia – Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche terre rare

I titoli di oggi:

Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche

Dazi, il Vietnam guarda a Cina e Corea del Sud 
Tensioni tra Londra e Pechino dopo la nazionalizzazione di British Steel
Malesia, Ministro dell’opposizione denuncia sorveglianza dello Stato

Giappone, calo record della popolazione nel 2024
Bangladesh-India, sale la tensione commerciale: Dhaka chiude porti, Delhi revoca diritti di transito

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In Cina e Asia – Xi in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali

In Cina e Asia – Xi in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali xi sud-est asiatico

I titoli di oggi: Xi Jinping in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali Cina, l’export cresce +12,4% a marzo Trump: “Esenzioni tariffarie per prodotti tech solo temporanee” Tesla sospende ordini di due modelli in Cina Giappone, politica valutaria al centro dei colloqui con gli Usa Hong Kong, negato ingresso a parlamentare britannica Xi Jinping in viaggio in ...

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In Cina e Asia – USA-Cina, le tensioni impattano ricerca medica e cinema  

In Cina e Asia – USA-Cina, le tensioni impattano ricerca medica e cinema   trump tariffe

I titoli di oggi:   USA-Cina, le tensioni si allargano a settori di ricerca medica e intrattenimento Pechino annuncia restrizioni ai suoi controlli sull’export Cina-Ue, Xi riceve Sanchez  Nuova Zelanda, affossata la legge sui princìpi del Trattato di Waitangi AUKUS, cresce l’incertezza sulla vendita di sottomarini nucleari all’Australia Svezia, arrestato uomo sospettato di spiare gli uiguri per conto della Cina ...

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In Cina e in Asia – Trade war, Xi rilancia la "diplomazia del vicinato”

In Cina e in Asia – Trade war, Xi rilancia la XI VICINATO

I titoli di oggi: Trade war, Xi rilancia la “diplomazia del vicinato” Zelensky: “Pechino sa dei mercenari cinesi arruolati da Mosca” Il colosso hongkonghese CK Hutchison difende gli investimenti nei porti di Panama Apple produrrà più iPhone in India per limitare l’impatto dei dazi I dazi di Trump sono un’opportunità per le Filippine I soldati nordcoreani in Russia adottano nuove ...

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In Cina e Asia – Trump porta i dazi al 104%, la Cina si coordina con l’Ue

In Cina e Asia – Trump porta i dazi al 104%, la Cina si coordina con l’Ue cina ue

I titoli di oggi:

L'Ucraina cattura due cittadini cinesi arruolati dalla Russia
Canada: "Canali social legati alla Cina hanno cercato di influenzare le elezioni"
Cina, convocate le aziende private per coordinare la risposta ai dazi americani
Corea del Sud: dieci soldati nordcoreani attraversano il confine
Rutte chiede maggiore cooperazione tra l'alleanza e il Giappone
Gli usa avviano colloqui con il Giappone sui dazi

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In Cina e Asia – Trade war, la Cina "combatterà fino alla fine”

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I titoli di oggi: 

Trade war, Pechino rassicura le aziende Usa

Cina, indagato per corruzione il figlio dell’ex vice-premier Liu He
Cina, PCC espelle tre alti funzionari
Primo think tank cinese chiude centro di ricerca per mancanza di lealtà politica
Corea del Nord, prima maratona internazionale dal 2019

Kuala Lumpur chiede risposta unitaria dell’ASEAN ai dazi statunitensi
Taiwan, al via simulazione in caso di attacco dalla Cina

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In Cina e Asia – Pechino promette "misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa

In Cina e Asia – Pechino promette

Le notizie di oggi:

Pechino promette “misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa

Cina-Cambogia, esercitazioni congiunte nella nuova base navale di Ream

Myanmar, cresce il bilancio delle vittime. Licenziati funzionari UsAid arrivati nel paese

Modi incontra capo ad interim del Bangladesh, poi vola in Sri Lanka 

L’Australia intende riacquistare il porto di Darwin dalla cinese Landbridge
Trade war: Vietnam e Taiwan provano approccio morbido
Taiwan, il G7 condanna le esercitazioni cinesi

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La Cina annuncia ritorsioni immediate ai dazi di Trump

La Cina annuncia ritorsioni immediate ai dazi di Trump xi

Il governo di Pechino ha annunciato un ricorso all'Organizzazione Mondiale del Commercio, tasse aggiuntive del 34% su tutte le importazioni degli Stati Uniti e una serie di altre misure. Tra queste, una nuova stretta sulle esportazioni di alcuni prodotti legati alle terre rare. Un salto di qualità che segnala che la Cina è pronta a combattere una guerra commerciale che avrebbe voluto evitare

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In Cina e Asia – Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon

In Cina e Asia – Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon yoon impeachment

I titoli di oggi: Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon Washington vieta ai funzionari in Cina relazioni con cittadini cinesi Cina e Usa tengono colloqui militari marittimi Al via primo vertice UE-Asia centrale Taiwan, il PLA prende di mira le infrastrutture energetiche  Pechino arresta tre filippini con l’accusa di spionaggio “Aziende europee nel mirino degli hacker nordcoreani”, il report ...

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Dialoghi – Yuefenpai, il simbolo della Shanghai degli anni Venti

Dialoghi – Yuefenpai, il simbolo della Shanghai degli anni Venti yuefenpai shanghai

La storia dello yuefenpai, calendario pubblicitario in voga nella Shanghai degli anni Venti, è breve ma testimonia l’importante evoluzione estetica cinese dei primi anni del XX secolo. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate.   La storia dello yuefenpai  è breve ...

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La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo

Nessun impianto, nessun rimorso: alcune considerazioni e un racconto a più voci della mobilitazione dello scorso febbraio

Lo scorso 9 febbraio una quindicina di escursioni hanno punteggiato la dorsale appenninica e l’arco alpino al grido La montagna non si arrende. Dopo l’esperienza di Reimagine winter (marzo ’23) e Ribelliamoci AlPeggio (ottobre ’23) decine di associazioni, spazi sociali, comitati di abitanti, climattiviste si convocano in risposta alla chiamata dell’Associazione Proletari Escursionisti.
Un primo dato interessante sta proprio qui: realtà diverse, associative e militanti, singoli oppositori o gruppi organizzati riflettono le proprie voci di dissenso a progetti che disegnano una prospettiva di turismo sempre più aggressiva basata sulla depredazione dei territori. Troviamo che questa saldatura descriva due importanti momenti. Tanto per cominciare, sappiamo che in questa fase le lotte locali fanno paura al potere e sono tra le poche efficaci. Basti qui ricordare la pesantissima repressione NoTav, le manganellate al parco Don Bosco di Bologna, le forze dell’ordine sempre più spesso mandate a monitorare gruppi e iniziative di protesta locale o ancora le lotte contro il furto d’acqua e le dighe d’Oltralpe. Unire queste lotte a partire dall’urgenza dello sperpero olimpico e metterle in connessione tra loro non farà che rafforzarle e migliorarne l’efficacia, rendendo una volta ancora più esplicito il trait d’union che le accomuna: la necessità di sviluppare comunità disposte a interagire con i territori e a ragionare di come starci dentro e non sopra, insieme alll’improrogabilità di opporsi a prospettive che minacciano e calpestano luoghi ogni anno più fragili. Visioni superate, fuori tempo massimo, che strizzano ancora dopo aver spremuto. Idee sepolte, energivore, idrovore e che possono essere tranquillamente descritte come negazioniste del cambiamento climatico.

In questo solco la proposta di una giornata di mobilitazione sincrona che riconosce nei Giochi olimpici invernali 2026 l’elemento apicale di una lunga sequenza di iniziative nocive e imposte, che drenano risorse pubbliche e minano la vita non solo umana nei territori coinvolti, può fungere da apripista a una galassia di resistenze contro cave e miniere, grandi opere stradali sovradimensionate, impianti eolici industriali, estrazione di fonti fossili, nuovi impianti di risalita. Un cartello capace di interrogare e interrogarsi su possibili forme di mutuo appoggio, produzione di spazi di confronto e formazione, impellenza di far emergere le lotte con lo scopo di portare a casa piccoli e grandi risultati utili a infondere fiducia nel binomio stop nocività / riprogettazione dal basso. Tutto nasce dall’appello: «Le terre alte bruciano. Non è una metafora. Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno, i ghiacciai si sfaldano, il permafrost si scioglie, le alluvioni devastanti sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi, dalle Alpi agli Appennini, continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio, basato su pratiche estrattive e grandi-eventi come i giochi olimpici invernali.

La monocoltura turistica sottrae risorse economiche pubbliche a beneficio di pochi, a scapito di modelli plurali e alternativi di contrasto allo spopolamento delle terre interne e di convivenza armonica in territori montani fragili e unici».

I numeri, le opere (e i giorni) di una crisi

Il versante sud delle alpi paga per primo il costo della crisi climatica: 260 impianti sciistici dismessi, oltre 170 in funzione “a intermittenza”, i bacini per l’innevamento artificiale crescono del 10% toccando la cifra record di 158 secondo il Rapporto Neve Diversa di Legambiente. Sempre in tema di dati, le prime analisi della Rete Open Olympics illustrano l’economia della promessa olimpica a partire dagli open data pubblicati sul sito di SiMiCo, l’SpA a controllo pubblico e principale stazione appaltante delle infrastrutture del ticket Milano-Cortina 2026. Dati che raccontano il modello spompo di una nazione al collasso che dopo essere implosa nell’industria e nella sua capacità di produzione non sa far altro che iniettare liquidità per generare reddito sottraendo spazi di cittadinanza. E così si ruba acqua a comunità che necessitano di autobotti per bagnare gli orti, si progettano impianti che abbattono boschi, si trasformano rifugi alpinistici in resort di lusso. La logica della turistificazione genera souvenir finto-artigianali, attrae gruppi di investimento, cancella servizi essenziali per le comunità. Il risultato di questo “favore al turismo” costi quel che costi altro non è che l’annientamento di economie locali, la crescita dei prezzi e l’impossibilità di vivere e sviluppare relazioni dove si è nati e cresciuti, quando anche vi ci si volesse rimanere.
L’esplosione e l’atomizzazione del tessuto sociale.

Scritte contro l’eccessiva invadenza del turismo all’Alpe di Siusi

A un anno dallo start nella gestione del cantiere olimpico 2026, la metà delle opere risulta ancora in progettazione o in gara, le attese di una VAS nazionale sono state tradite e sulla Lombardia insiste il carico più alto (50% ca. di 3,38 miliardi) sia per numero di opere che per costo. La conclusione di diverse opere di “legacy”, che per il 70% sono stradali e per il 30% ferroviarie) è già in agenda per il 2028, 2030, 2032. Il binomio fretta/ritardo, distrattamente salutato come pura imperizia, costituisce una leva fondamentale della logica commissariale e della sua capacità di accelerare i processi di trasformazione territoriale bypassando i processi democratici di ascolto, interlocuzione, cessione di potere all’agognata sovranità popolare. A questo scenario si aggiungono i costi per la realizzazione dei Giochi veri e propri, in carico alla Fondazione Milano Cortina 2026 per 1,6 miliardi di euro.

Il 70% delle opere collaterali alle Olimpiadi – in una nazione in cui crollano ponti, si sfaldano guardrail e lo stato di edifici pubblici a cominciare dalle scuole è pessimo, in cui le case non a norma, abusive, e a forte rischio in caso di evento sismico o meteorologico è disarmante, in cui  la manutenzione è inesistente e la priorità è spostare masse di turisti nel grand tour dell’invasione – sono strade. La politica pretende di ridurre gli intasamenti stradali aumentando il numero delle carreggiate – come nel caso del Passante di Bologna – e delle carrozzabili – come per la tangenziale di Bormio – senza ammettere che così facendo fa aumentare il volume del traffico e torna al “via”, a dover ampliare e costruire ancora e ancora.
Opere per giustificare opere: infrastrutture per raggiungere borghi e città tronfi di mattone e bonus edilizi, centri urbani tirati a lucido e gentrificati, in preda alla smania di decoro e respingenti. Un Paese ricco di infrastrutture turistiche mal progettate che chiamano ciclabili. Opere inutili rispetto all’idea originaria – agevolare la mobilità interna -, che quando non contribuiscono a causare disastri, come in Emilia, sottraggono spazio ai marciapiedi e pedoni.
L’ottica turistica nasconde nocività sotto al tappeto e inventa peculiarità e tradizioni, economie e bella vita, in una valanga schizofrenica che si ingigantisce e travolge tutto quel che incontra. Impianti anacronistici e funi ricollocate nella tradizionale destinazione d’uso, come nel caso dell’ovovia di Trieste, «una vetrina commerciale per le sue [di Leitner, ndr] cabinovie urbane, dato che il cambiamento climatico preclude altri impianti in quota». Meleti pervasivi che occupano il territorio in maniera tossica, fatta di fitofarmaci e pesticidi, mentre si invita la gente a voltarsi dall’altra parte per ammirare funivie che trasporteranno la frutta da stoccare. È questo il progetto Melinda che, vestiti i panni di novella Grimm, racconta una Biancaneve al contrario fatta di una funivia, riduzione del traffico di camion, buone mele “green” e biodiversità. Come se non fosse una presa per i fondelli parlare di biodiversità mentre si impone una monocoltura (o bi-coltura, se includiamo i vigneti) nociva.
Come se la costruzione e il mantenimento di un impianto non fossero energivori, non impattassero sul territorio non inquinassero; come se, tolte poche centinaia di metri al trasporto su gomma – l’”ultimo miglio” – i camion non continuassero a portar merce dai produttori alla stazione di partenza della funivia, e dalla cella ipogea della cava di stoccaggio ai centri di distribuzione.

In Trentino, la regione “illuminata” in cui l’invasione di animali umani inizia a produrre più noie che reddito, la Provincia preferisce millantare invasioni di una fauna anch’essa re-introdotta a uso turistico, salvo non garantirle il minimo spazio vitale e negarle corridoi di dispersione per poterla poi additare a emergenza criminale e pretendere di abbatterla.
La negazione della vita per l’aleatorietà del fatturato perché, grattata la vernice, la menzogna si svela per quello che è: altro che interesse per l’ambiente, rispetto per le comunità, scelte lungimiranti per la collettività.

Interesse privato e pittate di vernice, stop

Per i Giochi è previsto l’arrivo di 1,8 milioni di presenze, che a mezzo stampa si usa arrotondare a 2 milioni, ma che in realtà è un modo curioso di parlare di 500.000 persone, per intenderci un settantesimo del giubileo capitolino.
Il Rapporto di sostenibilità, impatto e legacy è una lettura di sicuro svago per gli amanti della chiarezza circa gli obiettivi dell’impresa: rafforzare la posizione sia di Milano, come città met dinamica e votata ad ospitare eventi internazionali, che di Cortina, quale località nel cuore delle Dolomiti e della regione alpina, attrazione turistica e polo leader a livello mondiale per sport invernali. Se solo escludiamo i nomi di località e discipline che riportano la parola alpina o alpino questa è l’unica volta in cui le Alpi sono citate in 164 pagine di documento. A titolo di paragone il lemma Milano (sede di gara della maggior parte delle discipline) restituisce oltre 250 risultati.

Narrazioni dunque, cumuli di narrazioni che mirano a intruppare e a spostare l’attenzione dal cuore del problema: il modello di business distruttivo.
Ecco perché è importantissimo questo inizio di “camminata larga”, ecco perché ci auguriamo che la contestazione fuori e oltre, al tema stretto “Milano-Cortina”, si allarghi. Partire dalle singole opere, dagli impianti, dai progetti – che siano in alto come in basso, in città come in piccoli borghi semi-disabitati –; partire dai sommovimenti e dalle lotte, metterle in “rete”. Perché le narrazioni attorno all’Olimpiade o a qualsiasi altro soggetto speculativo si adattano di volta in volta succhiando respiro, ma sono accomunate dalla stessa logica, perfettamente sovrapponibile a quella che anima l’assalto a tutto lo stivale: soldi, sfruttamento, impoverimento sociale.

Leggere la dinamica aiuta a allargare lo sguardo, apre riflessioni di respiro, e sposta il piano. In questa logica non ha senso controbattere alla produzione immaginifica del monolite olimpico fatto di mille piedi, stare sul pezzo delle Olimpiadi come evento anacronistico, immaginare un unico motore no-olimpico.

Come bene ha scritto Alberto di Monte, il nostro compagno Abo, su Umanità Nova: «L’importante non è vincere, oggi è importante non partecipare». Ne siamo convinti, le montagne meritano una nuova diserzione, le olimpiadi meritano diserzione, questo mondo merita diserzione.
Disertare le loro battaglie e le loro costruzioni del nemico, spostare l’asse verso il conflitto giusto: non contro le narrazioni sognanti e distorcenti che produce il capitale, ma contro esso stesso.

Bormio – Fake snow, real profit!

La comitiva in arrivo in pullman da Milano è accolta a Bormio dalla prima neve di stagione, che da qualche giorno scende copiosa in alta valle. Le centocinquanta persone partecipanti inscenano un’escursione-manifestazione-perlustrazione fino all’imbocco della Valdidentro prima di ripiegare nel centro storico per un pomeriggio di presidi itineranti. Sì perché la contestazione olimpica non è ben accetta dall’amministrazione locale né dalla questura di Sondrio e diverse iniziative sono state precettate nel tentativo di scorare i dimostranti e di tenere a distanza le sensibilità più curiose. L’epilogo di fronte all’ecomostro delle tribune al piede delle piste, lungo la via che dovrebbe intercettare il traffico della nuova tangenzialina, è la fotografia plastica dei “Giochi della sostenibilità”.

Lo ski stadium di Bormio durante il presidio

Per raggiungere Bormio abbiamo risalito la Valle Camonica e scavallato il passo dell’Aprica. Lungo il tragitto, sopra le nostre teste nubi dense contrastano con un paesaggio brullo, fatto per l’ennesimo inverno consecutivo di scarsissime precipitazioni, sia piovose che nevose.
Attraversando la valle scorgiamo Montecampione, località sciistica fallita, e per fortuna: per tutta la bassa valle non s’intravede nemmeno una spruzzata di bianco. È febbraio ma sembra autunno.
Più a Nord la situazione non è migliore, qualche incrostazione dalla Presolana, dal Pizzo Badile camuno e dalla Concarena in su, macchia appena monti di oltre 2000m di quota.
All’Aprica, poco meno di 1200 mslm, scorgiamo i primi spazzaneve, i primi fiocchi. Siamo quasi stupiti, siamo in cinque ed è la prima neve dell’anno che vediamo. La località è triste: poca gente per la via centrale, ancor meno sulle piste, lingue bianche e artificiali a dividere masse verdi d’abete. Forse anche la gente si sta stancando di sport invernali senza inverno.

Il passo dell’Aprica la mattina del 9 febbraio

Scendiamo in Valtellina: a Tirano monti e fondovalle sono asciutti quanto quelli camuni. Man mano che ci inerpichiamo verso Bormio riprendono i fiocchi, “sta a vedere che portiamo il dono più prezioso al nemico”. Arriviamo a Bormio in leggero anticipo, la Piana dell’Alute è magnifica, ampia, di un verde che comincia a imbiancare.
I bormini le sono molto legati, la amano per la sua storia, per il suo valore paesaggistico, per quello che è. Andrebbe vista, visitata, protetta; la nuova amministrazione invece la vorrebbe devastare per farci passare la “tangenzialina”. Altro che tangere, sventrare una piana stupenda per proiettare il vomito-massa nel cuore di Bormio. Chissà se reggerà a queste sollecitazioni. Chissà se questo piccolo microcosmo resisterà all’infarto.

Cercando un parcheggio attraversiamo piazza Kuerc dove ancora non c’è nessuno. Lasciamo l’auto, calziamo gli scarponi e torniamo in centro. Bormio fa la stessa impressione dell’Aprica: pochi turisti, poco movimento in pista e fuori, i vecchi fasti delle località sciistiche sono passati, resistono giusto i comprensori-mastodonte come il Tonale, luogo di un’altra camminata di questo 9 febbraio.
In piazza ci dirigiamo verso un bar per un caffè, due ragazze ci fermano e chiedono se sia qui il ritrovo. «Sì, e manca poco. Speriamo che il meteo non rovini la giornata».
Al bar veniamo accolti bene, le ragazze che lo gestiscono ci chiedono se siamo qui per via della manifestazione, sono curiose. Fuori le stesse scene, qualche passante ci saluta e chiede, così come gli agricoltori che hanno approntato un mercatino sotto la copertura della piazza.
La storiella dei valligiani chiusi, dei montanari ostili ai movimenti e felici di vedere “soldi per lo sviluppo” si scioglie come i fiocchi che cadono sul selciato di questa piazza.
Il pullman da Milano è in ritardo, cogliamo l’occasione per salutare qualche conoscenza e per conoscere persone nuove che nel frattempo si stanno radunando. Il pericolo è scongiurato, gente ce n’è.
A un certo punto avvertiamo una presenza chiassosa, svolto l’angolo e intravedo uno striscione che recita «Milano-Cortina 2026. Dalle Montagne alle città. Olimpiadi insostenibili».
È arrivato il pullman, e bene: la questura ha vietato di tutto un po’, cortei compresi, ma la cosa non preoccupa né impensierisce troppo.
Ci muoviamo quasi subito dietro lo striscione, ci sono anche alcune bandiere e intoniamo cori. I milanesi hanno studiato un canzoniere simpatico, provocatorio, scherzoso.
Il corteo si fa, e attraversa tutto il paese. Qualche curioso si sporge dalle finestre, qualcun’altra chiede. Un signore è incuriosito dalla bandiera palestinese che sventola. «Cosa c’entra con questa iniziativa?», chiede. «Le lotte si tengono assieme, così si dà senso alle cose, alle sorellanza».
Capisce. Annuisce. Se ne va sorridendo.
Attraversiamo il fondovalle costeggiando il canale termale e poi pieghiamo a destra, inerpicandoci nei boschi, la neve attacca e meglio così, sotto di lei insidiose lastre di ghiaccio fanno pattinare e battere le natiche a terra a più di uno di noi. Ma fa presa anche negli animi, i cani ci zampettano felici, qualcuno ci si tuffa, si comincia una divertita battaglia a palle di neve. Nel frattempo tre digos stanchi, compito ingrato, ci seguono a sempre maggior distanza.
Disinteressati.

I locali hanno preparato alcuni interventi che danno il senso della giornata: la tangenziale, il progetto spalti della pista Stelvio che è già costato decine di milioni di euro e che altrettanti ne mangerà, la gentrificazione, la difficoltà del vivere ai margini dell’impero.
C’è di tutto, ce n’è per tutti; quello che una volta tanto manca è la frustrazione, il senso di impotenza, e forse questa è la cosa più importante.
Il senso della giornata, il motivo dell’umore positivo è dato alla perfezione da uno degli interventi del pomeriggio, di nuovo in Piazza del Kuerc, nel primo dei presidi mobili a cui i divieti questurini di corteo ci hanno obbligato. Tessere, unirsi, combattere. Essere consci che non è una battaglia per vincere, che le olimpiadi si faranno, ma che su qualche opera si può vincere e se su quelle vittorie si costruisce consapevolezza si segna un punto importante, si aggrega, si rilancia.
Ci sarebbe di che confrontarsi, ce ne sarà occasione: i problemi bresciani risuonano in quelli valtellinesi, che fanno eco a quelli milanesi, del tutto simili a quelli appenninici, «che al mercato mio padre comprò»; se saremo bravi sarà semplice intersecare le lotte, riportarle a quello che sono: un’unica grande battaglia contro un unico nemico arrogante.

Durante il rientro attraversiamo boschi di abeti e larici, vallette, passiamo dietro ai bagni di Bormio (ora irrimediabilmente chic), ci immergiamo in questa testimonianza silente delle peculiarità di un territorio maestoso e delicato. Lungo il cammino e prima della foto di rito da un belvedere, a fine camminata, è previsto un altro breve intervento che – appunto perché la lotta è una – include anche il racconto di quello che è successo al lago Bianco, dove si è pensato di posare tubi al fine di sfruttare il bacino per l’innevamento artificiale. In pieno Parco Nazionale dello Stelvio, prosciugando una torbiera e la sua complessità ecologica, a dimostrazione che è tutto sott’attacco, anche le aree più fragili e che pensavamo tutelate.

La camminata è stata intensa, avvolta dall’odore e da quel senso di ovattamento sempre più raro che regala la neve, che aiuta a riflettere, che fa meglio percepire le sinapsi. Torniamo in piazza, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per l’ultima parte della giornata, fatta di presidi dinamici che descrivano il senso dell’iniziativa e i cantieri “insostenibili”, con ultima tappa sotto le colate di cemento della già citata pista Stelvio.
Si uniscono a noi comitati locali, due arzilli avanti con gli anni volantinano e raccolgono firme per i trasporti gestiti da regione Lombardia, contro il suo assessore, contro Trenord. Altro piccolo legame tra le due valli unite nello scempio: in quella camuna si va sviluppando il primo progetto italiano di treno a idrogeno su una linea capace di offrire soltanto disservizio, da anni.

A causa di un piccolo acciacco e della conseguente sofferenza di uno di noi ce ne andiamo poco prima della fine e dei saluti, non partecipando all’ultimo dei presìdi, del resto “si parte e si torna insieme”. Ce ne andiamo però soddisfatti, pieni del senso di una giornata proficua, necessaria.
Le connessioni ci sono tutte, le volontà anche. Non resta che cospirare.

Caldarola – Anche in Appennino: la montagna non si arrende
(a due passi dai Sibillini)

Ci ritroviamo a camminare nell’Appennino maceratese a distanza di diversi mesi dall’escursione che ci portò a osservare dall’alto l’area interessata dal progetto monster degli impianti di Sassotetto e a diversi anni dalla fantastica Festa di Alpinismo Molotov del 2018. In questa fascia di montagna, a rispondere all’appello per la giornata di mobilitazione sono state due associazioni locali: C.A.S.A. Cosa Accade se Abitiamo e L’Occhio Nascosto dei Sibillini, ma la partecipazione come vedremo è stata poi molto più ampia, sia da parte di singoli che di realtà del territorio. Ma partiamo dalle basi, sottolineando un aspetto che non smetteremo di evidenziare: le dinamiche predatorie e speculative che interessano quest’area sono le stesse che ritroviamo in tutte le terre alte (e non solo in quelle), con l’aggravante che vanno a insistere su un territorio che ancora mostra tutte le ferite del sisma 2016/2017. Ferite visibili, fatte di case e paesi ancora – quando va bene – in fase di ricostruzione e di un tessuto sociale sempre più in difficoltà. Quando, nei primi mesi del post-terremoto, parlavamo di un territorio che rischiava di essere ancor più sotto attacco perché reso più debole dalle scosse e dalla mala gestione dell’emergenza (prima) e della ricostruzione (poi), facevamo una previsione fin troppo semplice.

Per questo mobilitarsi in queste aree ha a avrà per lungo tempo una doppia valenza, una “di base” e una specifica sulle varie tematiche che si intendono affrontare. Questa volta gli interventi che hanno unito i nostri passi si sono concentrati su tre temi di base: i progetti turistici sui Sibillini, il Gasdotto SNAM che attraversa queste zone, il parco eolico che dovrebbe sorgere proprio dove stiamo camminando. Quest’ultimo tema è quello su cui ci si è soffermati maggiormente, anche ma non solo per il luogo scelto per l’escursione di questa giornata.
Riprendiamo dall’appello: “(…) a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra i comuni di Caldarola, Camerino e Serrapetrona, in provincia di Macerata, dovrebbe sorgere un parco eolico con aerogeneratori alti 200 m. A conferma di come l’energia rinnovabile, di cui ovviamente condividiamo la necessità alla base, non sia buona “di per sé” ma vada comunque sempre inserita in un contesto di rapporti sociali, politici ed economici e valutata considerando anche l’impatto sull’ambiente, sulle comunità e sull’intero territorio. Non è illogico riconoscere che dietro la famigerata transizione ecologica si nascondano altri interessi (il parco eolico in questione è stato richiesto appunto da una multinazionale norvegese con sede anche in Italia) che non hanno nessuna ricaduta positiva sulle comunità – defraudate di qualunque potere decisionale – perpetuando in chiave “green” lo stesso sistema economico che ci ha portato fino a questo punto.”
Riportiamo queste considerazioni perché sono tornate più volte nel corso degli interventi e perché se sostituiamo il parco eolico con gli impianti di risalita o con il gasdotto il risultato finale non cambia: nessuna ricaduta positiva sui territori ed estrattivismo da parte del capitale. Su queste basi ci ritroviamo lungo il sentiero che da poco più avanti l’abitato di Castiglione si muove verso i Prati delle Raie e Croce di Valcimarra. Ci muoviamo intorno ai mille metri di quota e una fitta nebbia ci accompagna fin dalla partenza, siamo 100? 120? 90? È persino difficile contarsi e nel lungo serpentone si riconoscono le sagome solo dei dieci avanti e dietro ciascuno di noi. Una composizione variegata e di tutte le età, compagne e compagni che si incontrano sia in piazza che lungo i sentieri di montagna ma anche appassionati di escursionismo e persone del luogo sensibili agli argomenti trattati. Chi conosce questi posti racconta di come normalmente il panorama da quassù sia fantastico, da un lato le vette dei Sibillini che a tratti spuntano dietro ogni curva, dall’altro la vallata e Camerino in lontananza. Oggi la nebbia rende tutto surreale e qualcuno aggiunge che “oggi non avremmo visto neanche le pale se le avessero già piazzate”.

Durante le prime due soste sul gasdotto e – soprattutto – sul parco eolico sono tante le domande e le considerazioni che si accavallano e chi ne sa di più prova a rispondere, non tanto sui tecnicismi quanto sull’assurdità del progetto in sé. Qualcuno ricorda che solo nelle Marche sono più di cento le pale eoliche – alte 250 metri – che dovrebbero essere installate lungo i crinali appenninici, tanto che sempre oggi sul Monte Strega è in corso un’altra escursione sempre sullo stesso tema.
Continuiamo a salire e si iniziano a vedere i primi scampoli di cielo blu, giusto in tempo per la foto di rito con uno striscione realizzato con su scritto a caratteri cubitali “La montagna non si arrende”. Dopo poche centinaia di metri accompagnati dal sole l’itinerario ci porta a ripiombare nella nebbia per l’ultima “pausa narrata” sui progetti da decine di milioni di euro che andranno a impattare sui Sibillini con la scusa della “transizione turistica”, che ovviamente non viene chiamata così, ma sembra troppo affine alla transizione ecologica per non fare un accostamento.

Scendendo ci siamo chiesti cosa avesse significato questa giornata e l’opinione di tutti è che, nonostante il meteo e un territorio che negli ultimi anni ne ha passate di tutti i colori, c’è ancora una spinta a mobilitarsi su questi temi. Spinta che ci auguriamo sia solo il primo passo di una rincorsa verso i prossimi appuntamenti, perché l’escursione di oggi ci ha dimostrato che nonostante tutto gli spazi di possibilità ci sono. Sempre.

Ponte di Legno – Ri-pensare le terre alte per la loro salvaguardia

La camminata a Ponte di Legno – pensata e condotta da APE Brescia, MTO2694, Unione Sportiva Stella Rossa, Collettivo 5.37 e L’Oco! Orco che orto – ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, nonostante una fitta nevicata lungo il sentiero e pioggia battente all’imbocco della Val Sozzine, luogo di ritrovo della manifestazione, ma non è stata che l’apice di un percorso preparatorio di respiro.
Va infatti fatta una doverosa premessa: in Valle Camonica sono state organizzate tre serate preparatorie alla camminata del 9 febbraio, con l’intento di coinvolgere una popolazione che sobbolle disorientata, di mettere a fuoco le tante questioni camune sul tavolo – Terme di Ponte di Legno, depredamento del bacino del Lago Bianco per realizzare un nuovo impianto di innevamento artificiale, ampliamento del comprensorio del Monte Tonale, Montecampione, terra di progetti di turistificazione varia – tra i quali spicca Imago nei parchi Nazionali delle Incisioni Rupestri. – e di tentativi di costruire relazioni stabili tra cittadini sparsi, associazioni, comitati e collettivi locali che si stanno opponendo o che ragionano criticamente su singoli progetti, per rinforzare la protesta.
Tre serate molto partecipate e vivaci, organizzate da realtà strutturate che sono state in grado di aprirsi e accogliere la partecipazione non scontata di tanti singoli sparsi, sensibili ai temi ambientali e sociali del territorio. Tre assemblee grazie alle quali si è generato un passaparola propedeutico a allargare lo sguardo e le presenze del 9 febbraio.

Nel suo complesso, la mobilitazione è infatti stata molto più larga rispetto a quella che ha frequentato il serpentone colorato del 9; sintomo di una tematica sentita e della capacità di intercettare molte istanze e soprattutto molti volti nuovi rispetto a quelli a cui ci la militanza camuna è abituata.
Il  percorso scelto si è snodato lungo la ciclabile che da Ponte di Legno sale verso il Passo del Tonale, una camminata adatta a tutti, con punti panoramici dai quali osservare direttamente i luoghi delle criticità trattate e sufficientemente visibile perché i turisti in risalita verso le piste del Tonale se ne accorgessero. Ad accogliere i partecipanti giunti in auto e con un pullman, una micro delegazione delle forze dell’ordine che, una volta rassicurate rispetto all’idea pacifica della mobilitazione e della mancanza di volontà di bloccare le piste – voce preoccupata e forse messa in circolo con una certa malizia – si è allontanata salutando. Di altro tenore l’interesse della stampa locale, presente con rappresentanti di tutte le emittenti, che si è presentata per produrre servizi e articoli una volta tanto piuttosto potabili.
Il meteo non è stato clemente, ma un percorso ben studiato ha consentito a chi non fosse attrezzato o si trovasse in difficoltà a camminare sotto la neve di seguire gli interventi muovendosi da una sosta all’altra, lungo la strada. Gli interventi hanno rivendicato maggiore vivibilità, sia economica e sociale che ecologica e ambientale. Hanno messo in luce la scarsità di prospettive e di servizi per i camuni: spopolamento, mancanza di servizi, redditi inferiori rispetto a quelli di pianura, impossibilità di non avere un’auto a causa dell’inefficienza della mobilità pubblica, aggravata dal progetto di Trenord di realizzare una linea sperimentale a idrogeno e ribadito contrarietà al continuo sperpero di risorse per ampliare i demani sciabili.
La Valle Camonica infatti, anche se non sarà direttamente impattata dalle Olimpiadi, fa parte di quei territori che continuano a drenare fondi collettivi per cercare di rilanciare il turismo con nuovi comprensori, cannoni e sbancamenti, senza pensare minimamente di diversificare le proposte o gettando lo sguardo a un turismo più responsabile e meno impattante.

Immaginando le tappe di avvicinamento e la giornata di mobilitazione, si è scelto un percorso indagante, morbido e inclusivo ben riassunto da questa dichiarazione del comitato MTO2694: «Progetti come quello sul Monte Tonale Occidentale, poco chiaro e ancora fumoso, che  in alcune ipotesi prevede lo sbancamento della cima e il disboscamento della Valle del Lares, sono un attacco all’ambiente e alla biodiversità». Un progetto «anacronistico, fuori tempo massimo». […] «Le critiche sono tante e addirittura alcune sono condivise da Regione Lombardia. La stessa Regione Lombardia che ha parzialmente finanziato questi impianti. Le criticità sono davanti agli occhi di tutti». Siamo contrari agli ampliamenti dei demani sciabili con nuovi impianti perché ci sembra una forzatura, non solo nei confronti dell’ambiente ma anche del clima che cambia. Noi non siamo contro lo sci, siamo contro le forzature».

Per concludere, questa scelta, premiata da una folta partecipazione complessiva, ha dimostrato che stimolando un dibattito serio ci sono forze per continuare a sviluppare percorsi di critica, e si riesce anche a attrarre nuove presenze, fino all’8 febbraio per nulla scontate.

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Fonti istituzionali

Cruscotto con lo stato di avanzamento delle opere in carico a Simico

Dossier di candidatura

Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy 2023

Proposta Programma per la Realizzazione dei Giochi Olimpici

 

Fonti open

Primo report OpenOlympics

Secondo report OpenOlympics

Rapporto Neve diversa 2024

 

Fonti compagne

La montagna non si arrende (utili in calce alla pagina “materiali audio” e “cose interessanti”)

Tracce (immagini satellitari impianti sciistici in lombardia dal 2016, Off Topic Lab)

Umanità nova (articolo di Alberto “Abo” di Monte)

Video integrale convegno Off Topic

Video Duccio Facchini – Altreconomia

L'articolo La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

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Al 9 febbraio: la montagna non si arrende, e nemmeno noi

Per il 9 febbraio c’è una chiama imprescindibile.
Non solo le Olimpiadi di cui abbiamo scritto un anno fa, ciò che accade nelle terre interne, lungo i rilievi di tutta la penisola, non può lasciare indifferenti.

Mentre la terra brucia per via della crisi climatica in cui siamo immersi, annusatone il sangue, i predoni dell’estrattivismo che fa rima con accanimento apparecchiano un banchetto di corvi sulla pretesa carogna di intere comunità, decisi a spremere dal turismo tutto quel che possono.
Disboscano foreste giunte al limite di sopportazione e colpite da bostrico, Vaia e dissesti assortiti, percorrono la strada della cementificazione esasperata per nuove strutture, infrastrutture e palazzetti dal gusto distopicoAttraggono mosche sullo zucchero di non-altrove utili a mettere in scena experience fotocopia, fatte degli stessi panorami fitti di vetro e cemento, degli stessi sapori, odori, colori e ritmi; le rinchiudono a sciare in cattedrali post-atomiche, a passeggio per i “corsi” di ex villaggi di pastori e stalle, ingozzandosi degli stessi cibi di lusso.
Venghino siori venghino, il ceto medio si indebiti per una settimana bianca all-inclusive, terme-spa-motoslitta e pesce di mare. Per un giro a Cortina a respirare la stessa aria di Milano e replicarne le stesse pose fatte di vasche dello shopping e apericena.

Sono gli ultimi colpi di maglio di un capitalismo – col capitale degli altri però (cioè soldi nostri) – che mette la sua rovina in scena, che non immagina altro che portare allo sfinimento un modello fatto in questo caso di altri piloni e di cannoni via via più performanti (si legga: idrovori).
Beautiful che incontra il sogno di soldi facili e il fatalismo della corsa all’oro nel Klondike, l’eterno presente capitalista la cui mentalità viene diffusa a pioggia da soap opere eterne, con Ridge in decadenza che giunto all’ottantesima stagione – i primi impianti coincidono grossomodo con l’Italia repubblicana – è costretto a recitare aggrappato al deambulatore e col catetere infilato.

Un modello che attrezza pacchetti divertimento per qualsiasi gusto purché non siano rispettosi nemmeno quando sono causa dell’agonia di luoghi in cui non spingono a calarsi incuriositi, ma a colonizzare; all’occorrenza si può sempre far sbriluccicare specchietti conditi dalla retorica del “recupero” della montagna abbandonata, dal recover washing si potrebbe dire.

Champagne e motori; sfarzo sguaiato e arroganza, il requiem della nostra decadenza fatta di topi festanti mentre la nave affonda, quando non andrebbero spazzati via soltanto questi abbagli di uno sviluppo che non c’è se non nei conti in banca di chi lo sfrutta, andrebbero rimosse anche tutta un’infrastrutturazione nociva, le narrazioni sull’aria sana, i miti romantici dell’alpe e del quanto si stia bene in montagna.
Tutto ciò non è emendabile, non è perfettibile, non c’è compensazione o posti-lavoro-in-cambio che tenga. È da abbattere in toto, fino a festeggiarne il cadavere. Solo allora sarà possibile provare a immaginare qualcosa che possa avere senso.

Il quadro che abbiamo tracciato è piuttosto apocalittico, e tutt’attorno ai monti non è meglio. L’intero pianeta umano sta subendo scosse telluriche forti, capaci di disarticolare e annichilire il pensiero dei più positivi.
È frustrante trovarsi immersi in questo clima, sa dell’amara perdita di ogni speranza e voglia di rimettersi in gioco.

Del resto i primi a rendersi conto che la pacchia del turismo invernale è finita sono proprio i costruttori di impianti di risalita, che infatti cercano grottescamente di rifilare le loro cabinovie alle città, spacciandole per mezzi di trasporto urbani sostenibili ed eco-friendly.

È successo a Kotor in Montenegro, sta succedendo a Trieste, prossimamente succederà a Genova. A Trieste la mobilitazione spontanea di cittadini e comitati di quartiere è per ora riuscita a fermare un progetto ad alto impatto ambientale, che prevede la distruzione di un bosco protetto per permettere la costruzione di una cabinovia al servizio delle navi da crociera e del loro indotto. Diciamo “per ora” perché dopo due anni di mobilitazioni e di azioni legali è finalmente saltato il finanziamento PNRR; ma l’ineffabile ministro Salvini ha promesso un finanziamento ad hoc, con fondi ministeriali, perché lo Stato e la ditta appaltatrice, la Leitner, non possono permettersi di essere messi in scacco da un’accozzaglia di pezzenti.

Proprio per questo è ancora più importante esserci a ogni latitudine, tener duro e non abbandonarsi al fato.
Siamo in ottima compagnia, la rete che sta stringendo le maglie è larga e importante, dobbiamo darle continuità e forza ben oltre alle Olimpiadi, perché ne va anche delle nostre vite, della differenza che corre tra arrancarvici e viverle.

Abbiamo deciso di aderire all’appello La montagna non si arrende e di mettere a nudo le difficoltà che attraversano noi e l’intero paesaggio.
Ci sono iniziative di tutti i tipi, sono ben accette anche piccole testimonianze pressoché individuali, contribuiamo a propagare l’onda, partecipate, inventatevi qualcosa e stringete rapporti.
Dal canto nostro, noi non ci concentreremo su una manifestazione singola ma contamineremo e ci faremo contaminare, spalmandoci e stando nella galassia di iniziative che si vanno a creare.
Restituiremo le esperienze dei nostri corpi. A dopo il 9, ancora e ancora.

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Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione (seconda puntata)

Nella prima parte di questa disamina abbiamo affrontato due differenti approcci: quello che pretende che il potere garantisca la fruizione in sicurezza dell’adrenalina facile e quello colpevolizzante verso l’escursionista per scaricare su di lui le responsabilità di politica e marketing, cioè di chi l’ha invogliato a andare in montagna promettendo adrenalina facile e sicura.
In questo secondo pezzo vorremmo dar conto della visione Molotov, che è radicalmente opposta a entrambi agli approcci precedenti, perché li considera facce della stessa medaglia: l’estrattivismo turistico che va contestato in maniera radicale. La voce molotova promuove la conoscenza e il rispetto del territorio, la consapevolezza dei propri limiti e la responsabilità nell’assunzione del rischio. Per farlo, a seguito di una prima analisi, utilizzeremo un esempio assurto alle cronache quest’estate.

PARTE TERZA
– La versione Molotov –

Le vere lacune, quello che manca in toto nel dibattito, sono conoscenza e consapevolezza di quel che si sta andando a fare. È più che evidente. E infatti si commentano drammi senza capacità di analizzarli, additando.
Se ipotizzassimo una libertà di scelta consapevole e informata non sarebbe necessario garantire qualcuno, ma semplicemente assumere responsabilità senza pretesa di voler distribuire colpe. Come in ogni cosa della vita se ci si infila nei casini ci si arrangia, se non si è sicuri si evita.

Detto in pratica, secondo noi la responsabilizzazione avrebbe senso se servisse a smontare l’idea che tanto, dovesse andar male qualcosa, qualcuno dall’alto dei cieli aiuterà se non si è capaci, se non si è ragionevolmente al sicuro.
Semplicemente deve essere reso chiaro come dato ambientale che non ci si può fidare al 100% di nessun cavo, che non ci si può fidare di nessun sentiero, mappa, tacca, cartello, app, di niente e nessuno.
Ci si può fidare di quello che si sa valutare, si impara a farlo non fidandosi, e non si è comunque del tutto immuni dal rischio. Riassumendo va sviluppata competenza a saggiare il territorio, a calarcisi dentro e non a starci sopra: la mappa non è il territorio.

La consapevolezza di una scelta, in questo caso estrema: Hansjörg Auer in solitaria e slegato sulla Via attraverso il pesce alla Punta Rocca in Marmolada.

C’è caso e caso: c’è chi assume la propria responsabilità conscio di quel che affronta e c’è chi non ha il senso dello stare in montagna tenendo conto degli altri.
Tornare ‘slegati’ da un sentiero impervio e selvaggio, anche attrezzato, oppure scegliere di salire ‘slegati’ un itinerario alpinistico, osare quindi, è una cosa. E fa parte del gioco, pericoloso certo ma consapevole. Altra cosa è mettersi in mostra in una situazione turistica, non sapere cosa si rischia e si fa rischiare a chi è intorno.
Per un sacco di ragioni. La prima che ci viene in mente è che se il terreno è isolato o poco frequentato si rischierà in proprio. I pericoli oggettivi sono comunque dietro l’angolo, ma non più che in ogni cosa della vita.

Conoscere bene una zona e i propri limiti aiuta a saper valutare con sufficiente precisione e a ‘mettersi in sicurezza’. La stessa persona, con la stessa esperienza, saprà cambiare approccio di salita o discesa in relazione a un contesto diverso, da parco divertimenti. Ecco perché se si è su un tratto attrezzato zeppo di gente non è buona prassi passare slegati. Perché si fa rischiare, oltre a rischiare in proprio. L‘appiattimento di sfumatura che porta con sé l’iper-frequentazione non dà ragione di queste dinamiche spicce, figuriamoci di altre, ben più delicate.

OUTRO
– Un esempio –

Prendiamo un esempio di cronaca e una ferrata che risponde al criterio dello snaturamento storico in ottica turistica: la Bepi Zac alle cime di Costabella.
Una ferrata storica importante, in una regione a vocazione turistico-alpina talmente forte che va tenuta in piedi a qualsiasi costo. Ricordiamo qui che i grimaldelli che tengono in vita con accanimento questo come altri percorsi, sono l’inserimento delle infrastrutture della grande guerra tra i beni culturali protetti dal codice Urbani e la “sicurezza”.

L’invasività dei lavori di consolidamento e “messa in sicurezza” della Ferrata Bepi Zac alle creste di Costabella.

Il fatto è il seguente:
alcune famigliole portano i bambini slegati sulla ferrata Bepi Zac che percorre sfasciumi in quota e sale fino attorno ai 2700mslm. Le foto sono state scattate nel secondo tratto, in zona Costabella.
Di pericoli oggettivi ce ne sono, caduta massi ad esempio, ma non è nemmeno questo il punto, è proprio che ci sono passaggi esposti (come nella quasi totalità dei casi quando c’è un cavo) e portarsi un pargolo in braccio perché incapace a percorrerla (e forse spaventato) non pare il caso, tout court.
A cadere su un terreno del genere ci si può far male-male; se si cade con un bimbo in braccio ci si è comportati idioti.
Premesso questo, e che portare figli piccoli senza attrezzatura è promuovere l’incultura e non la cultura della fruizione della montagna, il dibattito a cui normalmente si assiste in questi casi è fuorviante, e suona più o meno sempre allo stesso modo: «criminali», oppure «se i tizi fossero dei super esperti della zona che avessero valutato quello che stavano facendo e non dei turisti sprovveduti?»

Per quanto ci riguarda restano vittime del marketing. Possono essere tra i più esperti dell’Universo, sono però in un ambiente altamente frequentato, in cui il pericolo oggettivo è in primis l’affollamento (le scariche di sassi che ne possono derivare, attese lunghe e estenuanti fissi a un cavo, cadute altrui…).
Altrettanto oggettivo è il fatto che un figlio piccolo non può essere esperto, che il genitore sta decidendo per lui (al punto che in alcuni scatti il genitore se lo carica in collo).
Se ti cade un etto di sasso sul braccio che fai?
È la visione indotta del marketing, in cui l’escursionista-consumatore viene preso in trappola, è la modalità di vendita della fruizione a proiettare l’immagine per cui basta spendere, comprare l’attrezzatura cara, per essere sicuri e al sicuro.
Aggiungiamo poi che se il terreno di gioco è quello alpinistico, in cui il potere d’acquisto applicato alla retorica e al terreno acrobatico, al linguaggio spesse volte ricalcato da quello bellico – militarista –, essere indotti nell’abbaglio del superuomo che fa tutto da solo è un passo brevissimo.
Comportamenti del genere su terreni a zero possibilità di sperimentazione, che obbligano a seguire un tracciato più pedissequamente che una via alpinistica o un sentiero, sono stupidi e non del tutto consapevoli.
È una protesi del gioco che l’imprenditoria e la politica stanno costruendo sulla pelle delle valli e delle cime.

In conclusione non caschiamo nel gioco: sono le scelte di indirizzo a generare i mostri cui la politica che le ha prodotte non vuole rispondere in maniera proficua.
La responsabilità è politica, la colpa è del modello economico che ha intenzione di sfruttare ancor di più la montagna in ogni modo, oltre qualunque limite di ragionevolezza.
In altre parole: se si precludono i corridoi faunistici agli orsi che si è ‘preteso’ di importare sul territorio anche per aumentare l’afflusso turistico, salvo poi lamentarsi del loro sovrannumero e proporre come unica soluzione l’abbattimento, si sta giocando con la pelle degli animali non umani.
Se si rendono instagrammabili i sentieri, con panchine giganti e ammiccamenti acchiappa click, perché si vuol far crescere il turismo in maniera esponenziale e incontrollata ma poi li si chiude quando qualcuno si fa male, si sta giocando con la pelle degli animali umani.
Se si trova normale spendere valanghe di soldi per alimentare i comprensori sciistici (o per realizzare skidome al chiuso in assenza di neve), per alimentare la speculazione edilizia, per realizzare Olimpiadi che lasceranno scheletri e macerie; se si pretende eliminare il rischio nelle attività ludiche criminalizzando per decreto o divieto ma si dà per assodata l’alta probabilità di farsi male in quell’obbligo alienante che è il mondo del lavoro si sta giocando con la pelle della società.

Così facendo le amministrazioni e governi dimostrano di prendere scelte politiche di indirizzo che non manifestano rispetto alcuno verso i luoghi, verso le differenti specie animali che abitano quei luoghi, nessun rispetto anche verso le persone che abitano la montagna o che vengono da fuori, invogliate ad andare a ‘fare il ponte tibetano’ con la stessa spensieratezza con cui andrebbero nell’ennesimo inutile nuovissimo iper mega centro commerciale.
In questi precisi ambiti queste scelte vanno censurate e attaccate.
Servono cultura e capacità interpretative, sensibilizzazione, non overdose di emozioni indotte, normate da chi al primo guaio provocato si lava le mani e risponde con l’unico strumento che padroneggia: la repressione.

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Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione

INTRO
– inquadramento-

La storia dell’alpinismo, in genere, è una storia coloniale ed elitaria: il ricco, il nobile (“il” perché questa storia porta con sé anche un approccio maschilista) arriva ai monti inizialmente per ragioni cartografiche ed esplorative, in seguito per ragioni di conquista e blasone.
In questa narrazione l’abitante, ‘il montanaro’, è un esserino grezzo e impaurito, che non sa godere delle bellezze della montagna, che non fa passeggiate o arrampicate per “vivere le cime” – con tutto il fascino di verticalità, desolazione e pericolosità – ma che tutt’al più “serve” perché conosce i luoghi circostanti a quelli che abita e può indicarli, e perché da bravo spallone può farsi portatore di strumenti e vettovaglie*.

Il monte come luogo piacevole e d’incanto, salubre, unito alla massificazione turistica cominciata tra gli anni ’60 e ‘70, porta allo sviluppo di un nuovo terreno di gioco, anche se non particolarmente originale, basti pensare alle similitudini con l’impiego di corde fisse. Se prima la ferrata era turistica e poi fu utilizzata per scopi militari, ora finte élite di eroici bardati assaltano il percorso ‘di massa’, un combinato da logica turistica: colonizzazione dello spazio e appiattimento dell’immaginario.

Addentrarsi in questo ambiente è provare a sviscerare un tema tecnico e ispido, sul quale scegliamo di non intervenire, però qualche considerazione e riflessione generale crediamo vada fatta.

 

La successione di cenge attrezzate per mettere in sicurezza l’itinerario. Bocchette centrali di Brenta.

Ci sono varie tipologie di ferrata: talune, storiche, nascono con l’idea di mettere in sicurezza percorsi già frequentati, altre, specie quelle dolomitiche o di bassa quota non sono realizzate per portare in un dato luogo ma esplicitamente per cercare la difficoltà.
Fino ad una certa fase, forse, lo sviluppo di alcune ferrate assurde ha avuto a che fare con echi di arrampicata in artificiale, con diversi mezzi ma la medesima propensione a non porsi problema di manomissione del contesto.
Un esempio di itinerario con logiche di artificiale, scale come staffe: ferrata Castiglioni alla Cima d’Agola.

Possiamo distinguere grossomodo tre tipi di ferrate e conseguenti tipi di fruizione.

  1. Opera militare mantenuta o ristrutturata a scopo turistico. Quasi assente in alpi occidentali;
  2. attrezzatura fissa di un itinerario che semplifica una via alpinistica, rendendola accessibile a escursionisti ‘esperti’, e che di solito serve ad arrivare in cima o a traversare. È il caso della ferrata Bolver-Lugli a Cima Vezzana nelle Pale di San Martino o della Arosio al Corno di Grevo, nel gruppo dell’Adamello;
  3. ferrata estrema, acrobatica, mozzafiato-adrenalina, tipicamente fine a sé stessa, in ottica di lunapark, di solito ridondante di infrastruttura: scalette, ponti, ecc., più orientata a palestrati che ad alpinisti/escursionisti. Non infrequente in alpi occidentali anche francesi, la ferrata Du Diable risponde sicuramente al caso lunapark.

A sinistra la ferrata du Diable in tutta la sua insensatezza.
A destra la ferrata Arosio al Corno di Grevo, già via alpinistica di cresta. Per anni è stata accompagnata da polemiche, più volte ne sono stati sabotati i fittoni e un tempo erano visibili scritte come «no ferrata» e «CAI Cedegolo incivile».

Che ad esempio nei tardi anni ’30, in Dolomiti di Brenta, si sia pensato di attrezzare un percorso sfruttando le sequenze di cenge lì esistenti e ne siano così nate le Bocchette Centrali, può essere una cosa ragionevole.
Il problema tuttavia, più che l’attrezzatura dei percorsi in sé, è la fruizione che se ne fa, la turistificazione intensiva dovuta al boom e al conseguente aumento del potere d’acquisto del ceto medio.
Da qui nascono i ‘ferrata adventure park’ o percorsi come quello delle Aquile in Paganella e Intersport nel Donnerkogel. Tra questi ultimi e gli itinerari classici, storici, dovrebbe esserci una gran differenza.

Sopra la  ferrata delle Aquile in Paganella.
Sotto la ferrata Intersport al Donnerkogel.

PARTE PRIMA
– l’approccio sceriffo –

Ci pare che negli ultimi anni le modalità di fruizione abbiano appiattito le sfumature costruttive in virtù di un’unica fruizione possibile.

Così già da tempo (immagine del 2016): botta-risposta su un noto blog dedicato al tema.

Si vendono – si compra-vendono – ferrate. L’espansione tremenda della frequentazione alpina e del movimento dell’arrampicata sportiva, se da un lato testimoniano di una moda, dall’altro concorrono alla creazione e all’ingigantimento del problema. Notiamo che il modo di stare sulla ferrata, la terminologia di che ne racconta le difficoltà, gli entusiastici report fotografici che ne seguono, descrivono atteggiamenti assimilabili al tipo 3.

Ci si concentra sull’adrenalina e si riflette poco – o per nulla – di sicurezza o rispetto dell’ambiente col quale si interagisce. Non si dice mai ad esempio, ed è disonesto, che una caduta su ferrata è potenzialmente molto più pericolosa di una in arrampicata. Senza tutto un sistema di dissipazione in ordine, senza competenze specifiche (spesso risolte con ‘compra l’attrezzatura’), si possono generare fattori di caduta nettamente più alti che scalando, con sollecitazioni che, per come sono progettati, moschettoni e corde non possono reggere. E se resistessero, non lo farebbe il corpo umano. La strada che si sta percorrendo – stiamo ragionando per ipotesi – è quella del «vorrei ma non posso, però c‘è la ferrata». È così che questi percorsi si sono guadagnati e si stanno guadagnando una larga ‘fetta di mercato’.

Come per gli orsi e i lupi, come per il Natisone, buona parte delle criticità che stanno alla base  del discorso sono la turistificazione e lo sfruttamento, il rilassamento delle sinapsi preposte all’accortezza, in favore della deresponsabilizzazione collettiva: ci si diverte, si provano ‘brividi’, si racconta l’atto acrobatico con la go-pro. Nel frattempo si intasa, si erode, si sovra-alimenta la bulimia del profitto, e così ferrate che potevano tranquillamente rientrare nella categoria 1, quella di opera militare manutenuta come il Sentiero dei Fiori in Adamello, grazie al battage pubblicitario schizzano dritte nella 3: adrenalina.

Passerelle si materializzano al ritmo dei ponti tibetani, lavori degni di grandi opere, appalti con imprese e eccesso di infrastruttura. Nomi evocativi, da marketing, come nel caso dell’Epic trail.
L’epica dell’Odissea, de Il mucchio selvaggio, messe a disposizione per pochi spicci a chi passa le settimane sfruttato sul luogo di lavoro, con giubilo dei geometri che progettano siffatti percorsi.

Tram a Milano pubblicizzano il sentiero dei fiori.

Se questa è la logica, ci sentiamo di affermare che, indipendentemente da quel che si pensi della loro bontà, una volta che una ferrata esiste chi va in montagna tende a pensare che sia in ordine. Che sia sufficiente fissare il moschettone a un cavo che terrà, i cui chiodi non salteranno via come bottoni, e seguirlo camminando. Su questo aspetto risulta impossibile colpevolizzare l’escursionista, e infatti si gioca alla deresponsabilizzazione, al ‘ludico gestito dalla legge’. Soprattutto se gli escursionisti vengono attratti e invogliati a percorrere quella ferrata dagli opuscoli delle Pro Loco.

In alcune zone – Dolomiti su tutte – si esaspera il ruolo di parco giochi dei sentieri attrezzati, pensati esplicitamente per cercare la difficoltà e frequentati da individui accessoriati. In altre la dimensione tecnica conta molto meno, i percorsi sono stati conservati come retaggi militari o sono nati soprattutto per poter dire «li abbiamo anche qui», anche se non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai primi e salvo poche eccezioni hanno molto meno senso.
Se si costruiscono parchi giochi si promuove una certa idea per cui si paga il biglietto – leggi “compra l’attrezzatura giusta e cool per agganciarti alle pareti e il più è fatto” – ed è ragionevole che il consumatore pretenda che lo spettacolo fili liscio: che la messa in scena sia sicura e l’attrezzatura che userà sarà in buono stato, funzionante e certificata.

PARTE SECONDA
– l’approccio bimbominkia –

Nei cantieri sono di solito posti cartelli in cui si elencano i vari strumenti di protezione e si invita i lavoratori a usarli. Della pericolosità del lavoro in sé niente, non si sa, non si dice.
Aspetti diversi, certo, il cui trait d’union è che si può – si deve visto che si fa poco o nulla per evitarlo – morire di lavoro. Attraverso il marketing si raccontano domatori di montagne su ferrata salvo poi drammatizzare i sentieri per tenere alla larga rogne legali come capitato, ad esempio a San Felice in Circeo.

Ordinanza di chiusura sentieri del comune di San Felice in Circeo. Stando al sito del parco del Circeo, nel momento in cui scriviamo il sentiero 750 risulta ancora interdetto (clicca qui per leggere l’ordinanza completa).

Manovre per le quali non è difficile immaginare la funzione di anticamera per stabilire parcelle di soccorso, nella cornice di un attacco al tempo libero, alla preservazione della ‘carne-lavoro’.
Il tema delle garanzie e dei diritti – compreso quello alla sicurezza – vengono insomma innestati su aspetti della vita in cui non entrerebbero – o non dovrebbero entrare – per nulla, come gli ambienti naturali.
La frequentazione di ambienti ‘selvaggi’ con tale mentalità, avviene dando per scontato che ‘qualcuno’ si occupi di ‘far funzionare’ tutto, che sia un preciso diritto del fruitore, che se qualcosa non funziona ci deve per forza essere qualcuno che ne ha colpa.

In questo contesto a poco vale, è anzi fuorviante, l’idea lanciata dal CAI sulle pagine de Lo Scarpone di predisporre un non meglio descritto codice di ‘autoresponsabilità sui sentieri’. Proposta che suona stonata quanto la colpevolizzazione dell’atteggiamento individuale di fronte a altri due macro-temi: la crisi climatica e la gestione pandemica appena trascorsa.

A una lettura di superficie del dispositivo che dovrebbe responsabilizzare si potrebbe rispondere con qualcosa come: «Alla buon’ora. Bene.»
Tuttavia rileggendo l’articolo de Lo Scarpone le certezze vanno sgretolandosi.
Anzitutto si scrive solo di sentieri e escursionisti, e non si fa cenno a tutte quelle situazioni e manovre dove responsabilità ‘altre, dall’alto e collettive’ potrebbero esserci: come è attrezzata una via alpinistica, da quanto? Quanto sono manutenute una ferrata o una falesia (ecc.)? Ce lo chiediamo perché in fin dei conti una via di roccia, misto o ghiaccio – e a maggior ragione una ferrata – non sono altro che sentieri tecnicamente più difficili.
In secondo luogo leggiamo: «i volontari che si occupano della manutenzione della rete sentieristica non possono essere responsabili di chi s’incammina lungo i sentieri con troppa leggerezza».
Questa frase suona un po’ come uno scarico di responsabilità
post tragedia in Marmolada.
O post alluvione: non si muove un dito per piani di assesto idrogeologico, per uno studio approfondito e conseguente messa in sicurezza del territorio, in generale si continua ovunque nell’opera di cementificazione.
Si irride il rischio, si perseguono disboscamenti e depauperamenti dei territori, si realizzano grandi opere. Ma se succede qualcosa, se questo qualcosa si ripete con sempre maggior frequenza, tocca che si renda d’obbligo l’assicurazione, che l’individuo paghi.

Vecchio gioco applicato all’alpe: quando mai non si è sovraccaricato il singolo di comportamenti non corretti per la morale corrente?
Criminalizzare l’individuo è una mossa del cavallo tipica, utile a tutelare l’amministrazione pubblica di turno e il profitto dell’indotto.
Molti sentieri sono manutenuti dai comuni, enti, o associazioni da questi riconosciute. Con l’iper-turistificazione in atto nelle terre alte ci si auto-sgrava da quel che si produce: intasamento e scarsa conoscenza.
In rete e sui blog si leggono sempre più richieste del tenore: «la (tal ferrata) è percorribile d’inverno?», «è aperta anche se ha fatto molta neve? Fa freddo: se c’è ghiaccio ci si può andare?», come se un percorso fosse equiparabile o assimilabile a un impianto di risalita. Col relativo gestore a attivarne e regolarne la corrente, il flusso.

L’idea di indagare Comuni e centri meteo a seguito della tragedia in Marmolada era pessima, le ipotesi di reato sono state archiviate, pare però che il CAI voglia espungere dal discorso quell’ipotesi per sovraccaricare il singolo di un altrettanto presunto e assurdo comportamento scorretto.
Teniamo inoltre presente che a decidere non sarà uno specialista di monti, ma un giudice che non potrà applicare attenuanti, che anzi sarà messo in condizione di aggravare la posizione individuale sulla scorta di una valutazione di tipo morale.

Una proposta che non impedirà comunque chiusure arbitrarie di percorsi in nome del securitarismo, della ‘sterilizzazione del pericolo’. Un’idea che rafforzerà la caccia alle streghe, i discorsi allucinati sulle responsabilità del capo-gita o cordata, individuato come ‘il più capace’ e dunque responsabile in toto della salute di interi gruppi amicali e/o parentali. Il meccanismo piuttosto ricorrente, insomma, per cui si nasconde sotto al tappeto la responsabilità collettiva e si individua un capro espiatorio. E dal momento in cui tutto è acquistabile, non è difficile immaginare qualcosa di simile a vecchie proposte come il patentino di montagna o l’obbligo assicurativo per le calamità naturali o per sciare in pista. «Per sgravarsi dalla responsabilità su sentiero va pagata la guida», che è un po’ quello che già succede con l’obbligo di Artva, pala e sonda: «non conta dove vai o cosa fai, ma cosa possiedi. Compra l’attrezzatura, anche quella inutile o che non sai usare, e godrai di un trattamento ‘riservato’».
Il fatto che nell’articolo si dica che molti dei lavori di manutenzione sono fatti da volontari fa puzzare la situazione, perché se dall’altra parte c’è il dito puntato sulla responsabilità individuale si corre il rischio di allontanarli, in fin dei conti sono individui pure loro.

Fin qui ci siamo concentrati su due diversi approcci: quello dell’escursionista che pretende che il potere gli garantisca la fruizione in totale sicurezza dal momento che ha speso e acquistato materiale – confondendolo con l’esperienza – e quello del potere che dopo aver creato quest’illusione scarica in toto le responsabilità sull’individuo. Non sono due modi separati, stanno assieme e descrivono una sorta di double bind, di «grazie alla nostra ferrata puoi salire in sicurezza ma se il cavo si rompe e cadi è colpa tua».
Per non restare intrappolati in questa costrizione bisogna allora ribaltare la prospettiva. Lo faremo nella prossima puntata, dando conto della nostra idea di come frequentare la montagna, rispettandola e rispettandosi.

 

*Segnaliamo per attinenza, fra i libri di storia dell’alpinismo, Montagne della mente. Storia di una passione di Robert Macfarlane (Einaudi tascabili, 2020).

L'articolo Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

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Giuliano, ciao

Clicca sull’immagine per ascoltare la sua “Ironica la vita”.

Due giorni fa è mancato Giuliano Contardo, musicista amato e stimato nonché fratello del nostro compagno Daniele.
Quando manca un fratello, un compagno di vita, ci si stringe attorno alla casa comune.

Ci uniamo al passo e al cordoglio della famiglia, si parte e si torna insieme.

L'articolo Giuliano, ciao sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

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Valsusa, Territori Occupati

Di fronte alla prospettiva di dover vivere per chissà quanti anni
a ridosso di un cantiere militarizzato,
si pensa all’alternativa di vendere.
E andarsene piuttosto che vedere la tua casa
occupata (che ho detto mioddio perdono,
sono gli squòtter che occupano!)
abitata da chi ti ci ha cacciato.
Ricorda niente?
Esatto,
Territori Occupati.

Il chilometro “elastico”. Da questa notte per raggiungere la stazione di Susa da San Giuliano è necessario circumnavigare l’area sgomberata, col risultato di trovarsi a percorrere un itinerario lungo più di 12 km (in linea d’aria sono 2,4 km!).

Arrivano nella notte le notizie dalla Valsusa, pronte per mandar di traverso il caffè appena svegli. La polizia ha sgomberato San Giuliano, storico presidio NoTav dove alcuni militanti avevano allestito mobilhomes e tende per poter pernottare.

Nulla di nuovo e nessuna meraviglia.

Il terreno è quello acquisito tempo addietro da oltre un migliaio di persone, ognuno una piccola parte, per rendere complicato l’esproprio annunciato. All’interno dell’area soggetta a esproprio si trovano anche alcune case abitate e al momento non ci è chiaro se verranno espropriati anche questi immobili o se il cantiere vi crescerà intorno.  Fra un commento e l’altro all’interno del nostro gruppo iniziamo a chiederci se e come sia possibile che “lo Stato” possa agire dentro un terreno privato attraverso le “forze dell’ordine”, senza che queste siano chiamate a intervenire dai proprietari. Domande un po‘ naïf se vogliamo ma nel momento in cui si spaccano i maroni da decenni prima con terroni, rom & sinti e poi con gli “extracomunitari” (forse si riferivano agli americani che comprano case in Sicilia) accusati di prendere con la forza le case “agli ‘taliani”, che si faccia spallucce nel momento in cui la polizia in assetto di guerra sgombera il “sacro terreno privato” lo troviamo un segnale quantomeno strano. Perfino La Stampa, mai tenera col movimento, fa notare che i terreni verranno sì espropriati mercoledì prossimo 9 ottobre 2024, ma che il clima del presidio era pacifico e che la situazione sarebbe precipitata in caso di azioni delle “forze dell’ordine”.
Un cambio di paradigma significativo: il presidio NoTav è stato sgomberato in via preventiva tra la notte di domenica 6 ottobre 2024 e questa mattina, mentre era radicato su un terreno ancora oggi di proprietà privata.
La cosa che lascia perplessi è un’“opinione pubblica” così attenta alla roba, alla proprietà, alla “casa occupata”, che fa spallucce al potere poliziesco, il quale fa quel che fa.
Preoccupa che gli abitanti e le autorità di Susa (il Sindaco, cascato dalle nuvole, è al mare), ancorché puntualmente informati da tempo dagli esperti del movimento, non sembrano pensare che siano fatti loro, nemmeno di fronte a esistenze che verranno rese schifosamente difficili per anni dall‘ennesimo cantiere inutile.
Vite già complicate dallo sgombero necessario per far spazio alla rotaia, dicono, mentre da stamattina si devono percorrere dodici chilometri e mezzo per colmare lo spazio di quei 2-3 che separano San Giuliano dalla stazione di Susa.

Abbiamo ragione di pensare che anche a causa della gestione militarizzata dell’emergenza covid degli ultimi anni, del suo linguaggio narrativo, ci sia stata una rimilitarizzazione dell’immaginario.
Un atto di forza evidente, davanti al quale sembra che la maggior parte dell’opinione pubblica si sia abituata.
Nonostante decenni di guerre preventive finite malissimo, l’opinione pubblica fatica – anzi, si ostina – a non capire che il paradigma è Gaza, che sarà Gaza per tutti. E *non possiamo* capirlo a fondo perché è troppo enorme, non saremo mai pronti a capirlo.
Si subisce il rapporto di forza in modo acritico, passivo, rassegnato, al limite fideistico.

Facciamo un po’ ridere, oggi, a scrivere di gas lacrimogeni CS vietati dalla convenzione di Ginevra e usati dai reparti di polizia italiani, quando il paradigma di riferimento che ci siamo dati è Gaza, quando gli orchi hanno fame e chiedono di fare più figli, quando è ormai palese che contro uno stato che si comporta illegalmente, la legalità può soltanto perdere.

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Metalli rari: una minaccia per le nostre montagne

Clicca sulla mappa per consultarla (è a circa metà articolo)

Siamo in piena crisi energetica e le politiche europee galoppano in retromarcia.
Su sollecitazione europea l’Italia si appresta a sostenere la ricerca di giacimenti di metalli rari.

Rileviamo inoltre che mentre per le fonti rinnovabili è stata data delega alle regioni, sarà il governo stesso a gestire la questione di quelle fossili.
Dopo le concessioni per trivellare in mare, mentre non si fa nulla per contrastare la crisi climatica, si passa al capitolo estrattivismo, un ritorno al futuro a tinte distopiche.
Metalli rari indispensabili allo “sviluppo”, che servono, stando al nuovo mantra energivoro, alla “transizione ecologica”.
L’arco alpino, la Sardegna e tutta la costa tirrenica sono le zone maggiormente minacciate, ma è l’intera penisola a essere in grave pericolo.

In Valsusa e nel Pinerolese ci sono parecchie miniere “storiche”, la cosa mostruosa è che una buona parte dei siti segnalati in mappa (appoggiare il mouse per leggere i nomi) sono in quota anche in posti impervi e per ora lontani da strade.

Facciamo alcuni esempi di siti censiti:
– in bassa valle “Cruino” (che dovrebbe essere Cruvin, ndr) praticamente un alpeggio nel vallone del Prebec, a circa 1700 metri;
– in Val Pellice “Castelluzzo” (Castlus), un appicco selvaggio tra l’altro luogo della resistenza valdese, a circa 1400 metri di quota;
– in Friuli è segnata la val Aupa. Si tratta si una valle selvaggia pochissimo abitata, percorsa da una strada in cui se due macchine si incrociano una deve fare un km di retromarcia. Un posto         bellissimo;
– in Val Germanasca “Vallon Cros” (anche Valloncrò), altro alpeggio. Dovrebbe essere il vallone che porta al colle del Beth, a quota 2700, zona di miniere dal sec. XVIII. Oltretutto la rete escursionistica della zona è basata in gran parte sulle splendide mulattiere costruite proprio per le miniere o per scopi militari. Due reti sono praticamente indistinguibili e insistono sullo stesso territorio.

Negli ultimi trent’anni le mulattiere sono parecchio deteriorate, ma fino agli anni ‘80 erano ben conservate e godibilissime. L’idea di strade e camion a 2700 metri è agghiacciante. Un vero massacro. E le valli in questione sono ormai quasi spopolate, per cui anche resistere allo scempio sarà difficilissimo.
Per fortuna per ora in elenco mancano la grande quantità di miniere ancora più a monte. L’intera Val Germanasca è un paradiso e ne è piena, l’idea che venga consegnata alle compagnie minerarie è terrorizzante.

Utilizzare la lotta al fossile per rendere politicamente corretto l’estrattivismo è come usare la lotta all’antisemitismo per rendere politicamente corretto il genocidio dei palestinesi.
Invitiamo chiunque a osservare la mappa al link e a mobilitarsi per difendere il proprio territorio.

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Mattie: la discarica perc*lata

 

Ieri ci siamo imbattuti in questa buona notizia che volentieri segnaliamo.

Molto brevemente, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino volevano realizzare, di concerto con ACSEL, uno stoccaggio di rifiuti contenenti amianto a Camposordo di Mattie, luogo di una preesistente discarica. Erano già partite le valutazioni di impatto ambientale, sintomo della volontà di un’approvazione repentina.

Il 31 maggio Luna Nuova ha fatto percolare la notizia prima che potessero farlo i liquami contaminati, vanificando in tal modo l’effetto sorpresa.

Una mobilitazione dal basso contro l’avvelenamento del territorio ha spinto sui comuni interessati dal progetto e soci della stessa ACSEL, portando al gioioso epilogo di ieri: dopo 3 ore e mezza di assemblea i sindaci all’unanimità hanno rispedito il progetto al mittente.

L’abbiamo scritto più volte, ne siamo convinti e lo ribadiamo: la mobilitazione non è fatta di sole sconfitte.
Appuntiamolo a memoria: ogni tanto si vince, oggi una volta in più.

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In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica

Clicca sull’immagine per maggiori info e dettagli

Dopo aver legato gli scarponi per osservare Montecampione e raccontarne la cementificazione, dopo aver esplorato i progetti di turismo dissennato della Valle Camonica e non solo, Alpinismo Molotov continua a frequentare il territorio.
A tessere complicità, a costruire narrazioni.

Domenica 23 giugno ci muoveremo a fianco del CSA Sisma, a Wu Ming 4 e al Bosco di Mambrica A.P.S..
Tra i boschi del maceratese, felici di riallacciare in carne e ossa i nodi con vecchi compagni di cordata.

Ritrovo alle 9.00 a Torre Beregna, per immergerci in una camminata adatta a tutti – 5 chilometri per 300 metri di dislivello – che ci condurrà al rifugio di Manfrica, dove alle 11.30 Wu Ming 4 presenterà il suo nuovo lavoro: La vera storia della banda Hood.  Racconto indispensabile di questi tempi, fatto di una banda di fuorilegge che sa muoversi tra le pieghe del potere, di ritorno alle origini delle cose, dei versi che le hanno accompagnate.

Un libro denso di storie che, per citare un altro compagno di scorribande «sono vere quando si sente che dentro c’è la vita».

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Riflessioni sulla morte di tre ragazzi nel fiume Natisone

In passato ci siamo occupati di sicurezza in montagna a proposito del crollo del ghiacciaio della Marmolada. All’epoca abbiamo fatto delle riflessioni che a nostro avviso hanno una valenza più generale, e possono essere applicate ad altre situazioni in cui ci si approccia ad ambienti naturali o semi-naturali. Torniamo ora sull’argomento in seguito a un episodio che ha riempito le cronache, verificatosi alcuni giorni fa a Premariacco, nel Friuli orientale, sul greto del Natisone. In breve: tre giovani (due ragazze e un ragazzo) sono stati sorpresi dalla piena del fiume mentre si trovavano su un ghiaione normalmente frequentato come spiaggia e, presi dal panico, sono rimasti bloccati per una decina di minuti mentre il livello dell’acqua e la forza della corrente aumentavano rapidamente, fino ad essere sommersi e poi trascinati nella forra a valle.

 

Ad oggi sono stati recuperati i corpi delle due ragazze, e sono ancora in corso le ricerche del corpo del ragazzo. Il modo in cui i media stanno parlando dell’episodio è molto simile a quello in cui era stato affrontato l’episodio della Marmolada: da un lato c’è la colpevolizzazione dei giovani, con punte di crudeltà insostenibili, una miscela micidiale di carogneria da paese e di cinismo da social. Dall’altro la ricerca di un capro espiatorio istituzionale (la protezione civile, i vigili del fuoco, il sindaco, il 118, il 112…), insomma la via giudiziaria alla risoluzione dei problemi. Qualcuno ovviamente propone interventi securitari, come il divieto di avvicinamento al fiume a prescindere; qualcun altro invece si frega le mani prefigurando appalti per la “messa in sicurezza” del luogo. La cosa che quasi nessuno dice, invece, è che la leggerezza con cui i tre ragazzi si sono mossi è conseguenza della non conoscenza del territorio, che a sua volta è conseguenza dell’interruzione della trasmissione orale di tale conoscenza. C’è stato un tempo, che nel Friuli orientale è finito intorno alla metà degli anni ottanta, in cui i paesi situati vicino ai fiumi vivevano di e sul fiume. Nel fiume si pescava e si raccoglieva la legna dopo le piene, i contadini in estate di sera facevano il bagno per lavarsi via il sudore e la polvere, i ragazzini passavano l’estate a tuffarsi e nuotare.  Tutti sapevano quali erano i punti pericolosi, e soprattutto *quando* erano pericolosi. Si sapevano leggere i segni di una piena in arrivo, si teneva d’occhio il livello e il colore dell’acqua. Cose che non si sapevano per scienza infusa, ma perché da piccoli te le insegnavano i grandi. La gente affogava anche allora, sia chiaro, ma c’era una consapevolezza del rischio che ora manca. I bei tempi non ci sono mai stati, lo diciamo sempre. Il punto è che non ci sono nemmeno adesso, non ci sono *soprattutto* adesso. Per un paio di decenni le rive dei fiumi sono diventate non-luoghi, o luoghi da cuore di tenebra. E dopo 20 anni di oblio si è cominciato a parlare di “riscoperta” e di “valorizzazione” (che, ricordiamolo, significa “messa a valore”), è arrivato il tempo dei luoghi pittoreschi, poi diventati “instagrammabili”, decontestualizzati dall’ambiente naturale e antropico circostante; il tempo in cui si può progettare una “Premariacco beach” su un ghiaione che si trova tra lo sbocco di una forra e l’ingresso della forra successiva, un luogo tranquillo e sicuro per gran parte dell’anno, sì, ma pericolosissimo in occasione di piogge abbondanti nelle montagne retrostanti.

Come per la montagna, si è persa la consapevolezza che il letto di un fiume è un ambiente naturale che presenta dei rischi, che non possono essere eliminati o tenuti sotto controllo, ma possono essere conosciuti e valutati di volta in volta. In generale, si dimentica una cosa che dovrebbe essere ovvia: nessuna autorità può garantirci l’incolumità di fronte a un fenomeno naturale, per il semplice fatto che autorità e fenomeni naturali sono concetti che appartengono a piani discorsivi e di realtà distinti. Questa amnesia, se ci si pensa, è alla base anche dell’antropizzazione scriteriata delle aree prossime ai fiumi, con le conseguenze su vasta scala che stiamo sperimentando sempre più spesso.

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Avviso ai naviganti

L'esperienza del Pane e le rose volge al termine. Da quando è nato il sito, nel gennaio 2002, molte cose sono cambiate. Anche, se non soprattutto, nel modo di usare le comunicazione online. Tale trasformazione è stata registrata pure nei movimenti antagonisti e nelle realtà della sinistra di classe. Sempre più consapevoli della necessità di nuovi strumenti d'informazione e d'inchiesta, adeguati all'odierna configurazione della rete. Certo, in fasi tutt'altro che lontane questo sito ha svolto una funzione non irrilevante. E non v'è dubbio che il suo archivio sia di notevole interesse. Soprattutto...

(Il Pane e le rose)
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Avviso ai naviganti

L'esperienza del Pane e le rose volge al termine. Da quando è nato il sito, nel gennaio 2002, molte cose sono cambiate. Anche, se non soprattutto, nel modo di usare le comunicazione online. Tale trasformazione è stata registrata pure nei movimenti antagonisti e nelle realtà della sinistra di classe. Sempre più consapevoli della necessità di nuovi strumenti d'informazione e d'inchiesta, adeguati all'odierna configurazione della rete. Certo, in fasi tutt'altro che lontane questo sito ha svolto una funzione non irrilevante. E non v'è dubbio che il suo archivio sia di notevole interesse. Soprattutto...

(Il Pane e le rose)
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Approfondimento e scheda tecnica sulla patente a crediti nei settori: edilizio, cantieristica, costruzioni/opere e lavori pubblici

Criticità per le aziende, soggetti esentati, soggetti obbligati, rilievi critici nel settore
IL 16 NOVEMBRE A ROMA (ex scuola popolare Baccelli via Orciano Pisano 9) CONVEGNO DI RILIEVO NAZIONALE SU SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO “LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E’ UN COSTO DA RIDURRE PER IL PROFITTO”. La patente a crediti nei cantieri è uno strumento di qualificazione obbligatorio introdotto per migliorare, a detta del legislatore, la sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e nel settore dell’edilizia. Questo sistema, in vigore dal 1° ottobre 2024, è richiesto sia per le imprese che per i lavoratori autonomi che operano nei cantieri e nel settore,...

(A cura di Usi fondata nel 1912)
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Approfondimento e scheda tecnica sulla patente a crediti nei settori: edilizio, cantieristica, costruzioni/opere e lavori pubblici

Criticità per le aziende, soggetti esentati, soggetti obbligati, rilievi critici nel settore
IL 16 NOVEMBRE A ROMA (ex scuola popolare Baccelli via Orciano Pisano 9) CONVEGNO DI RILIEVO NAZIONALE SU SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO “LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E’ UN COSTO DA RIDURRE PER IL PROFITTO”. La patente a crediti nei cantieri è uno strumento di qualificazione obbligatorio introdotto per migliorare, a detta del legislatore, la sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e nel settore dell’edilizia. Questo sistema, in vigore dal 1° ottobre 2024, è richiesto sia per le imprese che per i lavoratori autonomi che operano nei cantieri e nel settore,...

(A cura di Usi fondata nel 1912)
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Esce Diari di Cineclub n. 131 - Ottobre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/3XUJgyn In questo numero: 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: - Mostra di Venezia tra fascino e banalità. Ma il mondo reale dov’è ?. Alberto Castellano; - Il limbo di Almódovar e la realtà sfuggente: The room next door. Àngel Quintana; - La Spettatrice Qualunque alla Mostra tra visioni godute e sofferte. Spettatrice Qualunque; - La Spettatrice alla Mostra che venne dal freddo. Ekaterina Vikulina; Solo Dante porterà all’inferno i responsabili del genocidio di Gaza. Ali Raffaele Matar; Il mondo alla rovescia....

(Diari di Cineclub)
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Esce Diari di Cineclub n. 131 - Ottobre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/3XUJgyn In questo numero: 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: - Mostra di Venezia tra fascino e banalità. Ma il mondo reale dov’è ?. Alberto Castellano; - Il limbo di Almódovar e la realtà sfuggente: The room next door. Àngel Quintana; - La Spettatrice Qualunque alla Mostra tra visioni godute e sofferte. Spettatrice Qualunque; - La Spettatrice alla Mostra che venne dal freddo. Ekaterina Vikulina; Solo Dante porterà all’inferno i responsabili del genocidio di Gaza. Ali Raffaele Matar; Il mondo alla rovescia....

(Diari di Cineclub)
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Per Walter Rossi, la memoria storica non si cancella!

A 47 anni dall'assassinio permano fascista, ancora resistenza!
L’assassinio di chiara matrice fascista di Walter Rossi,47 anni fa il 30 settembre 1977, si inserisce nel quadro di stagioni di lotte, movimenti di contestazione, per ottenere diritti, condizioni di vita e di lavoro, relazioni sociali che superassero l’oscurantismo del patriarcato, di relazioni interpersonali ingessate dalle apparenze, di contrasto per l’emancipazione delle classi lavoratrici e della forza lavoro in formazione (studentesse e studenti), dalle conseguenze dannose del modello capitalista, per una società liberata e a misura di persone e del rispetto dell’ecosistema. Tutti...

(Usi fondata nel 1912 e ricostituita)
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Per Walter Rossi, la memoria storica non si cancella!

A 47 anni dall'assassinio permano fascista, ancora resistenza!
L’assassinio di chiara matrice fascista di Walter Rossi,47 anni fa il 30 settembre 1977, si inserisce nel quadro di stagioni di lotte, movimenti di contestazione, per ottenere diritti, condizioni di vita e di lavoro, relazioni sociali che superassero l’oscurantismo del patriarcato, di relazioni interpersonali ingessate dalle apparenze, di contrasto per l’emancipazione delle classi lavoratrici e della forza lavoro in formazione (studentesse e studenti), dalle conseguenze dannose del modello capitalista, per una società liberata e a misura di persone e del rispetto dell’ecosistema. Tutti...

(Usi fondata nel 1912 e ricostituita)
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IL RISVEGLIO DEL PROLETARIATO IN INDONESIA

Dal n. 141 di "Alternativa di Classe" L'Indonesia è uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo, grazie alla vastità delle risorse minerarie, specie di quelle energetiche, alla fertilità dei suoli, al rilevantissimo patrimonio forestale. Dopo tanti lunghi anni dal conseguimento dell'indipendenza, l'economia indonesiana risente ancora indirettamente delle conseguenze del dominio coloniale, che fu un regime di autentica rapina. Per la prima volta l'Indonesia ha festeggiato nei giorni scorsi i 79 anni di indipendenza nella capitale incompiuta di Nusantara, una città nuovissima...

(Alternativa di Classe)
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Il governo di Israele è il terrorista più disumano

Da oltre 70 anni, ormai, va avanti una sottomissione barbara e spietata tra soprusi, occupazioni e distruzioni, perpetrata da Israele nei confronti della popolazione palestinese. All’attacco del 7 ottobre 2023 da parte delle milizie del partito di Hamas, del tutto prevedibile poiché è la conseguenza logica di una violenta esasperazione protratta da tempo, è seguita, questa volta, una cruenta risposta, eccessiva e sproporzionata nei confronti di tutto il popolo di Palestina. Da allora, quasi un anno, l’esercito israeliano, affiancato dai coloni, ha sferrato una dura reazione mettendo in...

(Pasquale Aiello)
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La sudditanza degli insegnanti italiani

La docimologia è quella branca della pedagogia che pretende di essere una disciplina scientifica che si occupa dei diversi parametri applicabili nei processi di valutazione scolastica. Malgrado la presunta "obiettività" scientifica delle tecniche di verifica all'insegna dei criteri docimologici in voga, la valutazione è un'operazione globale, costante e formativa, nella misura in cui esige l'analisi di un ventaglio di fattori dinamici, di motivi di ordine soggettivo ed interiore, di elementi socio-affettivi, da cui non si può astrarre e che non sono assolutamente misurabili in termini...

(Lucio Garofalo)
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IL RISVEGLIO DEL PROLETARIATO IN INDONESIA

Dal n. 141 di "Alternativa di Classe" L'Indonesia è uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo, grazie alla vastità delle risorse minerarie, specie di quelle energetiche, alla fertilità dei suoli, al rilevantissimo patrimonio forestale. Dopo tanti lunghi anni dal conseguimento dell'indipendenza, l'economia indonesiana risente ancora indirettamente delle conseguenze del dominio coloniale, che fu un regime di autentica rapina. Per la prima volta l'Indonesia ha festeggiato nei giorni scorsi i 79 anni di indipendenza nella capitale incompiuta di Nusantara, una città nuovissima...

(Alternativa di Classe)
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La sudditanza degli insegnanti italiani

La docimologia è quella branca della pedagogia che pretende di essere una disciplina scientifica che si occupa dei diversi parametri applicabili nei processi di valutazione scolastica. Malgrado la presunta "obiettività" scientifica delle tecniche di verifica all'insegna dei criteri docimologici in voga, la valutazione è un'operazione globale, costante e formativa, nella misura in cui esige l'analisi di un ventaglio di fattori dinamici, di motivi di ordine soggettivo ed interiore, di elementi socio-affettivi, da cui non si può astrarre e che non sono assolutamente misurabili in termini...

(Lucio Garofalo)
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Il governo di Israele è il terrorista più disumano

Da oltre 70 anni, ormai, va avanti una sottomissione barbara e spietata tra soprusi, occupazioni e distruzioni, perpetrata da Israele nei confronti della popolazione palestinese. All’attacco del 7 ottobre 2023 da parte delle milizie del partito di Hamas, del tutto prevedibile poiché è la conseguenza logica di una violenta esasperazione protratta da tempo, è seguita, questa volta, una cruenta risposta, eccessiva e sproporzionata nei confronti di tutto il popolo di Palestina. Da allora, quasi un anno, l’esercito israeliano, affiancato dai coloni, ha sferrato una dura reazione mettendo in...

(Pasquale Aiello)
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L'INTRECCIO TRA CRISI E GUERRA NELLA UE

Editoriale del n. 141 di "Alternativa di Classe" In Germania, e non da ora, è recessione conclamata. La crisi tedesca rischia di cronicizzarsi. E' senza dubbio il Paese su cui ha pesato di più la Guerra russo-ucraina. Il settore che più si sta indebolendo è proprio il manifatturiero, che aveva un punto di forza nelle esportazioni. Non si tratta solo dell'aumento della inflazione, che colpisce più duro, laddove, infatti, i costi energetici sono aumentati a dismisura, vista la grossa diminuzione dell'uso del gas russo, prima acquistato a costi contenuti. Già solo per questo il prodotto...

(Alternativa di Classe)
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L'INTRECCIO TRA CRISI E GUERRA NELLA UE

Editoriale del n. 141 di "Alternativa di Classe" In Germania, e non da ora, è recessione conclamata. La crisi tedesca rischia di cronicizzarsi. E' senza dubbio il Paese su cui ha pesato di più la Guerra russo-ucraina. Il settore che più si sta indebolendo è proprio il manifatturiero, che aveva un punto di forza nelle esportazioni. Non si tratta solo dell'aumento della inflazione, che colpisce più duro, laddove, infatti, i costi energetici sono aumentati a dismisura, vista la grossa diminuzione dell'uso del gas russo, prima acquistato a costi contenuti. Già solo per questo il prodotto...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 141 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. L'intreccio tra crisi e guerra nella UE.....................................................................................................pag. 1; Politica internazionale. Il risveglio del proletariato in Indonesia.......................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. Ascesa e caduta di Gheddafi in Libia............................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. Focus su “I lavoratori dei servizi: Flessibilità, alienazione,...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 141 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. L'intreccio tra crisi e guerra nella UE.....................................................................................................pag. 1; Politica internazionale. Il risveglio del proletariato in Indonesia.......................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. Ascesa e caduta di Gheddafi in Libia............................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. Focus su “I lavoratori dei servizi: Flessibilità, alienazione,...

(Alternativa di Classe)
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SICUREZZA SUL LAVORO: ALTRA “TOPPA A COLORI” DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL GOVERNO MELONI, LA “PATENTE A CREDITI (a punti)”

CI RISIAMO, invece di verificare la situazione, drammatica della IN-SICUREZZA sui posti di lavoro nel nostro Paese, rilanciando la PREVENZIONE, L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE E L’ADDESTRAMENTO, i nostri governanti sulla scia delle misure di “sicurezza stradale” con la “patente a punti”, utilizzano come provvedimento, in vigore dal prossimo 1° ottobre 2024 (ma mancava ancora la circolare ESPLICATIVA dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro INL, che fonti del Ministero del Lavoro danno in pubblicazione in questi giorni), la PATENTE A CREDITI, per il SETTORE EDILIZIO, CANTIERISTICA E DEL...

(Segreteria nazionale confederale collegiale ed esecutivo nazionale Usi 1912 Cuneo/Rimini/Roma/Caserta Usicons aps nazionale)
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Conto alla rovescia per il Festival delle Libertà

L’associazione Sinistra Libertaria, in collaborazione con il sindacato CUB Scuola, è pronta a lanciare il “Festival delle Libertà”, un ciclo di quattro appuntamenti che si terranno presso l’Oratorio Salesiano di via Fardella, a Trapani. Il festival prenderà il via giovedì 26 settembre alle ore 17 con il primo incontro dal titolo “Antigruppo: ieri e oggi?”, un evento gratuito e aperto a tutti. Sarà molto più di un semplice recital di poesie: attraverso il ricordo di Antonio Contiliano, i partecipanti avranno l’opportunità di riscoprire il movimento dell’Antigruppo Siciliano...

(Sinistra Libertaria)
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Conto alla rovescia per il Festival delle Libertà

L’associazione Sinistra Libertaria, in collaborazione con il sindacato CUB Scuola, è pronta a lanciare il “Festival delle Libertà”, un ciclo di quattro appuntamenti che si terranno presso l’Oratorio Salesiano di via Fardella, a Trapani. Il festival prenderà il via giovedì 26 settembre alle ore 17 con il primo incontro dal titolo “Antigruppo: ieri e oggi?”, un evento gratuito e aperto a tutti. Sarà molto più di un semplice recital di poesie: attraverso il ricordo di Antonio Contiliano, i partecipanti avranno l’opportunità di riscoprire il movimento dell’Antigruppo Siciliano...

(Sinistra Libertaria)
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SICUREZZA SUL LAVORO: ALTRA “TOPPA A COLORI” DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL GOVERNO MELONI, LA “PATENTE A CREDITI (a punti)”

CI RISIAMO, invece di verificare la situazione, drammatica della IN-SICUREZZA sui posti di lavoro nel nostro Paese, rilanciando la PREVENZIONE, L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE E L’ADDESTRAMENTO, i nostri governanti sulla scia delle misure di “sicurezza stradale” con la “patente a punti”, utilizzano come provvedimento, in vigore dal prossimo 1° ottobre 2024 (ma mancava ancora la circolare ESPLICATIVA dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro INL, che fonti del Ministero del Lavoro danno in pubblicazione in questi giorni), la PATENTE A CREDITI, per il SETTORE EDILIZIO, CANTIERISTICA E DEL...

(Segreteria nazionale confederale collegiale ed esecutivo nazionale Usi 1912 Cuneo/Rimini/Roma/Caserta Usicons aps nazionale)
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POSSIBILI INDENNIZZI PER IL PRECARIATO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCHEDA TECNICA SU D.L. (Decreto Legge) N° 131/2024, detto “SALVA INFRAZIONI” , articolo 12. MA NON E’ ORO TUTTO QUEL CHE LUCCICA
Il decreto Salva Infrazioni, il D.L. del 16 settembre 2024 numero 131, introduce un’importante misura di compensazione per i lavoratori e le lavoratrici, non solo per il personale docente e ATA (Ausiliari Tecnici Amministrativi) con rapporti di lavoro a tempo determinato e storie di precariato, nella pubblica amministrazione. NON SI TRATTA DI UN INDENNIZZO CHE SI OTTIENE IN FORMA AUTOMATICA E NON TUTTI POTRANNO ACCEDERVI. Con questa scheda tecnica, si mette in evidenza a chi spetta tale indennizzo, la sua funzione, come funziona e quali sono i requisiti e le modalità per fare l’istanza...

(A cura di USI 1912 E USI S.U.R.F.)
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POSSIBILI INDENNIZZI PER IL PRECARIATO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCHEDA TECNICA SU D.L. (Decreto Legge) N° 131/2024, detto “SALVA INFRAZIONI” , articolo 12. MA NON E’ ORO TUTTO QUEL CHE LUCCICA
Il decreto Salva Infrazioni, il D.L. del 16 settembre 2024 numero 131, introduce un’importante misura di compensazione per i lavoratori e le lavoratrici, non solo per il personale docente e ATA (Ausiliari Tecnici Amministrativi) con rapporti di lavoro a tempo determinato e storie di precariato, nella pubblica amministrazione. NON SI TRATTA DI UN INDENNIZZO CHE SI OTTIENE IN FORMA AUTOMATICA E NON TUTTI POTRANNO ACCEDERVI. Con questa scheda tecnica, si mette in evidenza a chi spetta tale indennizzo, la sua funzione, come funziona e quali sono i requisiti e le modalità per fare l’istanza...

(A cura di USI 1912 E USI S.U.R.F.)
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Documento e osservazioni-contributo alla riunione del 22 settembre 2024 c/o Sicobas. E' il nostro orientamento e indirizzo per l'intervento nel settore

Questo contributo scritto, non ha alcuna pretesa di essere esaustivo delle varie questioni, ma mette in luce alcuni aspetti, anche di tendenza o già consolidati, che sono rilevanti per chi interviene nel variegato mondo del terzo settore, delle cooperative sociali e delle aziende che gestiscono, in appalto, in affidamento o convenzione con Pubbliche Amministrazioni o come datore di lavoro privato in forma diretta e “indiretta”, i servizi socio assistenziali, socio sanitari, educativi, di inclusione e di orientamento, di attività collegate all’istruzione e all’educazione, all’assistenza...

(Usi 1912 Usicons aps)
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Documento e osservazioni-contributo alla riunione del 22 settembre 2024 c/o Sicobas. E' il nostro orientamento e indirizzo per l'intervento nel settore

Questo contributo scritto, non ha alcuna pretesa di essere esaustivo delle varie questioni, ma mette in luce alcuni aspetti, anche di tendenza o già consolidati, che sono rilevanti per chi interviene nel variegato mondo del terzo settore, delle cooperative sociali e delle aziende che gestiscono, in appalto, in affidamento o convenzione con Pubbliche Amministrazioni o come datore di lavoro privato in forma diretta e “indiretta”, i servizi socio assistenziali, socio sanitari, educativi, di inclusione e di orientamento, di attività collegate all’istruzione e all’educazione, all’assistenza...

(Usi 1912 Usicons aps)
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Lunedì 23 settembre, a Roma e a Milano, presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino, nel mirino del governo Milei

Lunedì prossimo, 23 settembre, si terranno due presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino messo sotto attacco politico e giudiziario dal governo ultra-reazionario di Milei, alla vigilia di una importante udienza giudiziaria che si terrà il giorno dopo a Buenos Aires, nel corso di un procedimento in cui Milei & Co. pretendono di arrivare a dichiarare il Polo Obrero, componente combattiva del movimento piquetero e protagonista da anni e anni di lotte sociali e politiche di primo rilievo, una “associazione illegale”. I due presidi saranno a Milano, davanti al Consolato argentino,...

(Il pungolo rosso)
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Lunedì 23 settembre, a Roma e a Milano, presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino, nel mirino del governo Milei

Lunedì prossimo, 23 settembre, si terranno due presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino messo sotto attacco politico e giudiziario dal governo ultra-reazionario di Milei, alla vigilia di una importante udienza giudiziaria che si terrà il giorno dopo a Buenos Aires, nel corso di un procedimento in cui Milei & Co. pretendono di arrivare a dichiarare il Polo Obrero, componente combattiva del movimento piquetero e protagonista da anni e anni di lotte sociali e politiche di primo rilievo, una “associazione illegale”. I due presidi saranno a Milano, davanti al Consolato argentino,...

(Il pungolo rosso)
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QUANDO LO STATO CORRE AI RIPARI PER EVITARE CONTENZIOSI ECONOMICI A PERDERE: LA NOVITA’ DEL DECRETO “SALVA INFRAZIONI”131/2024

Un provvedimento che modifica il codice dei contratti post Jobs Act, per i contratti a termine illegittimi
UNA PICCONATA al famigerato codice dei contratti (Decreto Legislativo 81/2015) applicativo del Jobs Act, in questo caso è lo STATO CHE CORRE AI RIPARI DEL PADRONATO, NEL CASO DI CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI e a salvaguardia del contenzioso giudiziale che potrebbe scatenarsi anche nel pubblico impiego, specie nella scuola statale, dove il Governo Italiano dell’epoca, fu sconfitto proprio sui contratti a termine del precariato della scuola italiana innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea alcuni anni fa, con una sentenza estensibile ai precari delle Pubbliche Amministrazioni. Con...

(A cura di Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 USI 1912)
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QUANDO LO STATO CORRE AI RIPARI PER EVITARE CONTENZIOSI ECONOMICI A PERDERE: LA NOVITA’ DEL DECRETO “SALVA INFRAZIONI”131/2024

Un provvedimento che modifica il codice dei contratti post Jobs Act, per i contratti a termine illegittimi
UNA PICCONATA al famigerato codice dei contratti (Decreto Legislativo 81/2015) applicativo del Jobs Act, in questo caso è lo STATO CHE CORRE AI RIPARI DEL PADRONATO, NEL CASO DI CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI e a salvaguardia del contenzioso giudiziale che potrebbe scatenarsi anche nel pubblico impiego, specie nella scuola statale, dove il Governo Italiano dell’epoca, fu sconfitto proprio sui contratti a termine del precariato della scuola italiana innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea alcuni anni fa, con una sentenza estensibile ai precari delle Pubbliche Amministrazioni. Con...

(A cura di Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 USI 1912)
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La lotta per la difesa della scuola pubblica passa anche per la battaglia contro il precariato

La condizione dei lavoratori precari della scuola non è più accettabile; è giunto il momento di costruire un fronte che, pur nelle sue differenti provenienze, sia più determinato ed unitario possibile e chela lotta contro il precariato si saldi necessariamente a quella contro il progetto di distruzione della scuola pubblica messa in atto dai governi che si sono succeduti da trent’anni a questa parte. Ogni anno sempre la solita storia che si ripete; il ministro di turno afferma di aver trovato la soluzione all’annosa questione del precariato nella scuola, ma tutto poi si risolve in un bluff....

(Stefano Lonzar- Unicobas)
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Alle insicurezze del lavoro il Governo risponde con il DDL sicurezza

La Corte di Cassazione, contravvenendo ad un clima avverso alle cause di lavoro, il cinque settembre 2024, ha dato ragione al ricorso presentato dal rappresentante RLS delle ferrovie di Trenitalia. Una rondine non fa primavera. Vero, ma quando il cielo del diritto è offuscato da DDL liberticidi a maggior ragione occorre evidenziare gli spunti di liberalità che resistono al clima securitario che tutto vorrebbe omologare allo spirito di caserma, siano esse scuole, aziende, università, ospedali, magazzini ecc. Ancor di più L’approvazione del DDL sicurezza (1660): persecutorio e populista...

(si cobas)
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La lotta per la difesa della scuola pubblica passa anche per la battaglia contro il precariato

La condizione dei lavoratori precari della scuola non è più accettabile; è giunto il momento di costruire un fronte che, pur nelle sue differenti provenienze, sia più determinato ed unitario possibile e chela lotta contro il precariato si saldi necessariamente a quella contro il progetto di distruzione della scuola pubblica messa in atto dai governi che si sono succeduti da trent’anni a questa parte. Ogni anno sempre la solita storia che si ripete; il ministro di turno afferma di aver trovato la soluzione all’annosa questione del precariato nella scuola, ma tutto poi si risolve in un bluff....

(Stefano Lonzar- Unicobas)
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Alle insicurezze del lavoro il Governo risponde con il DDL sicurezza

La Corte di Cassazione, contravvenendo ad un clima avverso alle cause di lavoro, il cinque settembre 2024, ha dato ragione al ricorso presentato dal rappresentante RLS delle ferrovie di Trenitalia. Una rondine non fa primavera. Vero, ma quando il cielo del diritto è offuscato da DDL liberticidi a maggior ragione occorre evidenziare gli spunti di liberalità che resistono al clima securitario che tutto vorrebbe omologare allo spirito di caserma, siano esse scuole, aziende, università, ospedali, magazzini ecc. Ancor di più L’approvazione del DDL sicurezza (1660): persecutorio e populista...

(si cobas)
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Il DDL 1660: vivisezione di una legge liberticida (con una correzione)

Da molti anni, con i più svariati pretesti, governi di diverso colore hanno introdotto leggi per limitare l’agibilità di scioperare, lottare, manifestare. Il governo Meloni è deciso a proseguire questa operazione facendo fare alla repressione statale delle lotte e dello stesso dissenso un salto qualitativo e quantitativo attraverso il disegno di legge 1660, che dal 10 settembre è alla Camera per la discussione e la rapidissima approvazione. Con questa “legge-manganello” il governo vuole regolare i conti con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici...

(Il pungolo rosso)
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Il DDL 1660: vivisezione di una legge liberticida (con una correzione)

Da molti anni, con i più svariati pretesti, governi di diverso colore hanno introdotto leggi per limitare l’agibilità di scioperare, lottare, manifestare. Il governo Meloni è deciso a proseguire questa operazione facendo fare alla repressione statale delle lotte e dello stesso dissenso un salto qualitativo e quantitativo attraverso il disegno di legge 1660, che dal 10 settembre è alla Camera per la discussione e la rapidissima approvazione. Con questa “legge-manganello” il governo vuole regolare i conti con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici...

(Il pungolo rosso)
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BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE ISBCC e Zètema P.C. srl: LA SITUAZIONE, PER CHI CI LAVORA E PER LA CITTADINANZA, NON E’ ROSEA

Resoconto commentato sulla situazione delle BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE e valutazione complessiva sui processi di trasformazione a Roma Capitale Si sono svolte e proseguono, le interlocuzioni con la parte politica di Roma Capitale (ultima seduta congiunta delle Commissioni Consiliari Permanenti in sede congiunta Cultura/Lavoro e Roma Capitale, del 4 settembre 2024 da remoto) e si è avviato il tavolo tecnico tra Presidenza e Direzione ISBCC-BdR con Amministratore Unico e Dirigenza di Zètema Progetto Cultura srl (società a totale capitale comunale, ente strumentale per il settore culturale...

(Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912, Usi C.T.&S aderente a USI 1912 e rappresentanze sindacali interne)
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BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE ISBCC e Zètema P.C. srl: LA SITUAZIONE, PER CHI CI LAVORA E PER LA CITTADINANZA, NON E’ ROSEA

Resoconto commentato sulla situazione delle BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE e valutazione complessiva sui processi di trasformazione a Roma Capitale Si sono svolte e proseguono, le interlocuzioni con la parte politica di Roma Capitale (ultima seduta congiunta delle Commissioni Consiliari Permanenti in sede congiunta Cultura/Lavoro e Roma Capitale, del 4 settembre 2024 da remoto) e si è avviato il tavolo tecnico tra Presidenza e Direzione ISBCC-BdR con Amministratore Unico e Dirigenza di Zètema Progetto Cultura srl (società a totale capitale comunale, ente strumentale per il settore culturale...

(Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912, Usi C.T.&S aderente a USI 1912 e rappresentanze sindacali interne)
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Invito alla lettura di "Scintilla" n. 147 - settembre 2024

Care compagne e cari compagni, condividiamo l’edizione digitale n.147 di Scintilla (settembre 2024) che è in allegato. Potete anche leggere e scaricare il giornale dal sito internet http://www.piattaformacomunista.com Fra gli articoli segnaliamo: Editoriale: Recessione e lotta di classe https://piattaformacomunista.com/index.php/recessione-e-lotta-di-classe/ Ampliare il fronte di lotta al Ddl 1660 https://piattaformacomunista.com/index.php/ampliare-il-fronte-di-lotta-al-ddl-1660/ Stellantis: è ora di mobilitarsi in massa! https://piattaformacomunista.com/index.php/stellantis-e-ora-di-mobilitarsi-in-massa/ Ondata...
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Invito alla lettura di "Scintilla" n. 147 - settembre 2024

Care compagne e cari compagni, condividiamo l’edizione digitale n.147 di Scintilla (settembre 2024) che è in allegato. Potete anche leggere e scaricare il giornale dal sito internet http://www.piattaformacomunista.com Fra gli articoli segnaliamo: Editoriale: Recessione e lotta di classe https://piattaformacomunista.com/index.php/recessione-e-lotta-di-classe/ Ampliare il fronte di lotta al Ddl 1660 https://piattaformacomunista.com/index.php/ampliare-il-fronte-di-lotta-al-ddl-1660/ Stellantis: è ora di mobilitarsi in massa! https://piattaformacomunista.com/index.php/stellantis-e-ora-di-mobilitarsi-in-massa/ Ondata...
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Recessione e lotta di classe

Le speranze di una prossima ripresa economica sono di nuovo smentite dai fatti. Come avevamo previsto, la situazione economica continua ad aggravarsi, presentando i sintomi di una nuova crisi economico-finanziaria. Sono i rappresentanti dell’oligarchia finanziaria come Lagarde a dichiarare apertamente che bisogna prepararsi a un “atterraggio duro”. Sono i capitani d’industria italiani a rivelare che “siamo alle porte di una crisi come quella del 2008/2009”. In effetti essa può manifestarsi in qualsiasi anello dell’economia capitalistica, in qualsiasi settore o sfera dell’impiego...

(Da Scintilla n. 147, settembre 2024)
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Recessione e lotta di classe

Le speranze di una prossima ripresa economica sono di nuovo smentite dai fatti. Come avevamo previsto, la situazione economica continua ad aggravarsi, presentando i sintomi di una nuova crisi economico-finanziaria. Sono i rappresentanti dell’oligarchia finanziaria come Lagarde a dichiarare apertamente che bisogna prepararsi a un “atterraggio duro”. Sono i capitani d’industria italiani a rivelare che “siamo alle porte di una crisi come quella del 2008/2009”. In effetti essa può manifestarsi in qualsiasi anello dell’economia capitalistica, in qualsiasi settore o sfera dell’impiego...

(Da Scintilla n. 147, settembre 2024)
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Revolutionary Camp 2024, un piccolo successo

Dal 5 all’8 settembre si è svolto il Revolutionary Camp 2024, la scuola estiva del Partito Comunista dei Lavoratori. A distanza di pochi giorni dalla conclusione dei lavori, possiamo dire che la seconda edizione del Revolutionary Camp è stata un piccolo successo. Come previsto, sono stati quattro giorni intensi di formazione politica, dibattiti, musica e socialità all’insegna del marxismo rivoluzionario. Ai lavori della scuola ha partecipato anche una delegazione della sezione tedesca (Gruppe ArbeiterInnenmacht) della Lega per la Quinta Internazionale (LQI - League for the Fifth International). Molti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Revolutionary Camp 2024, un piccolo successo

Dal 5 all’8 settembre si è svolto il Revolutionary Camp 2024, la scuola estiva del Partito Comunista dei Lavoratori. A distanza di pochi giorni dalla conclusione dei lavori, possiamo dire che la seconda edizione del Revolutionary Camp è stata un piccolo successo. Come previsto, sono stati quattro giorni intensi di formazione politica, dibattiti, musica e socialità all’insegna del marxismo rivoluzionario. Ai lavori della scuola ha partecipato anche una delegazione della sezione tedesca (Gruppe ArbeiterInnenmacht) della Lega per la Quinta Internazionale (LQI - League for the Fifth International). Molti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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ROMA. RIPARTONO, DA SETTEMBRE 2024, I PUNTI INFOLAVORO AUTORGANIZZATI E AUTOGESTITI

Ripartono da settembre, i punti infolavoro e diritti autorganizzati e autogestiti, rigorosamente gratuiti, per consulenze, informazioni, notizie e per chi ne avesse bisogno, assistenza e tutela su controversie individuali o collettive di lavoro, lettura buste paga, difese disciplinari, informazioni su leggi e CCNL,, consigli e indirizzamento per le vicende su SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E AMBIENTI DI LAVORO, per lavoratori e lavoratrici, in difficoltà o sfiduciati dei sindacati concertativi o "collaborazionisti", rivolto sia a dipendenti pubblici che del settore privato o parasubordinati...
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ROMA. RIPARTONO, DA SETTEMBRE 2024, I PUNTI INFOLAVORO AUTORGANIZZATI E AUTOGESTITI

Ripartono da settembre, i punti infolavoro e diritti autorganizzati e autogestiti, rigorosamente gratuiti, per consulenze, informazioni, notizie e per chi ne avesse bisogno, assistenza e tutela su controversie individuali o collettive di lavoro, lettura buste paga, difese disciplinari, informazioni su leggi e CCNL,, consigli e indirizzamento per le vicende su SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E AMBIENTI DI LAVORO, per lavoratori e lavoratrici, in difficoltà o sfiduciati dei sindacati concertativi o "collaborazionisti", rivolto sia a dipendenti pubblici che del settore privato o parasubordinati...
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Acerbo (PRC): misura liberticida contro Giacomo di Ultima Generazione

È assolutamente sproporzionata e liberticida la richiesta di sottoporre a sorveglianza speciale l’attivista di Ultima Generazione Giacomo Baggio. Non si può trattare come un pericoloso delinquente chi pratica la nonviolenza e la disobbedienza civile per lanciare l’allarme sulla catastrofe ecologica. Da porre sotto sorveglianza speciale sono i governi come quello italiano che se ne fregano di tutelare l’ambiente e del cambiamento climatico. Invitiamo a partecipare al presidio di Ultima Generazione di solidarietà con Giacomo il 14 ottobre a Roma alle 9 davanti al Tribunale di Piazzale...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Acerbo (PRC): misura liberticida contro Giacomo di Ultima Generazione

È assolutamente sproporzionata e liberticida la richiesta di sottoporre a sorveglianza speciale l’attivista di Ultima Generazione Giacomo Baggio. Non si può trattare come un pericoloso delinquente chi pratica la nonviolenza e la disobbedienza civile per lanciare l’allarme sulla catastrofe ecologica. Da porre sotto sorveglianza speciale sono i governi come quello italiano che se ne fregano di tutelare l’ambiente e del cambiamento climatico. Invitiamo a partecipare al presidio di Ultima Generazione di solidarietà con Giacomo il 14 ottobre a Roma alle 9 davanti al Tribunale di Piazzale...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Il 5 ottobre al fianco del popolo palestinese e contro la guerra

Siamo oramai a quasi un anno dall’inizio della mattanza perpetrata da Israele nei confronti del popolo palestinese. Oltre 40 mila morti, in larga parte bambini e donne, la pressocchè totale distruzione di Gaza, e ora l’intensificazione delle operazioni anche in Cisgiordania stanno ulteriormente confermando la secolare strategia genocida dello stato sionista. In tutto il mondo abbiamo assistito in questi mesi a un ondata di mobilitazioni senza precedenti in sostegno alla causa del popolo palestinese, per la richiesta di un immediato cessate il fuoco e soprattutto la fine dell’occupazione...
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

ACCELERAZIONI STORICHE E ASSIMILAZIONE TEORICA https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art433_settembre_2024.pdf La "bolla" della guerra di Ucraina e la leva di Kursk 7 Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio (Parte Seconda) Sanità italiana - Dal mutualismo al Servizio sanitario nazionale https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art434_settembre_2024.pdf Segnali dalle tornate elettorali in Francia e Regno Unito Le incombenti elezioni americane all’ombra del blocco sociale degli scontenti della globalizzazione India - Confronti tra realtà statali (Parte...

(Prospettiva Marxista)
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

ACCELERAZIONI STORICHE E ASSIMILAZIONE TEORICA https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art433_settembre_2024.pdf La "bolla" della guerra di Ucraina e la leva di Kursk 7 Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio (Parte Seconda) Sanità italiana - Dal mutualismo al Servizio sanitario nazionale https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art434_settembre_2024.pdf Segnali dalle tornate elettorali in Francia e Regno Unito Le incombenti elezioni americane all’ombra del blocco sociale degli scontenti della globalizzazione India - Confronti tra realtà statali (Parte...

(Prospettiva Marxista)
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Il 5 ottobre al fianco del popolo palestinese e contro la guerra

Siamo oramai a quasi un anno dall’inizio della mattanza perpetrata da Israele nei confronti del popolo palestinese. Oltre 40 mila morti, in larga parte bambini e donne, la pressocchè totale distruzione di Gaza, e ora l’intensificazione delle operazioni anche in Cisgiordania stanno ulteriormente confermando la secolare strategia genocida dello stato sionista. In tutto il mondo abbiamo assistito in questi mesi a un ondata di mobilitazioni senza precedenti in sostegno alla causa del popolo palestinese, per la richiesta di un immediato cessate il fuoco e soprattutto la fine dell’occupazione...
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UNA LETTERA DI SEVERINO VARDACAMPI AL PRESIDENTE STATUNITENSE BIDEN PER LA GRAZIA A LEONARD PELTIER

Dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, riceviamo e pubblichiamo. Egregio Presidente Biden, aggiungo anche la mia sollecitazione a quella di tante altre persone affinché lei conceda la grazia presidenziale a Leonard Peltier, da 48 anni detenuto innocente, ormai vecchio e gravemente malato, riconosciuto in tutto il mondo come un simbolo della lotta dei nativi americani contro il colonialismo, il razzismo, il genocidio, l'etnocidio, l'ecocidio. Leonard Peltier è uno dei grandi testimoni della dignità umana: invece di essere tenuto...
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UNA LETTERA DI SEVERINO VARDACAMPI AL PRESIDENTE STATUNITENSE BIDEN PER LA GRAZIA A LEONARD PELTIER

Dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, riceviamo e pubblichiamo. Egregio Presidente Biden, aggiungo anche la mia sollecitazione a quella di tante altre persone affinché lei conceda la grazia presidenziale a Leonard Peltier, da 48 anni detenuto innocente, ormai vecchio e gravemente malato, riconosciuto in tutto il mondo come un simbolo della lotta dei nativi americani contro il colonialismo, il razzismo, il genocidio, l'etnocidio, l'ecocidio. Leonard Peltier è uno dei grandi testimoni della dignità umana: invece di essere tenuto...
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Un terremoto politico nella Germania (e nell’UE) in crisi

Le elezioni di domenica in Turingia e Sassonia, per quanto abbiano coinvolto meno del 10% della popolazione totale della Germania, sono state senza dubbio una scossa tellurica nella politica tedesca e, di conseguenza, europea. L’affermazione prepotente dell’AfD nella destra e quella della BSW, l’Alleanza Sahra Wagenknecht, nella (per così dire) sinistra indicano, dopo le europee, una chiara linea di tendenza, probabilmente non di breve periodo. Sulla stampa italiana assatanata di russofobìa, la chiave di lettura dominante è quella della vittoria dei filo-russi o filo-putiniani. Certo,...

(Il pungolo rosso)
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Un terremoto politico nella Germania (e nell’UE) in crisi

Le elezioni di domenica in Turingia e Sassonia, per quanto abbiano coinvolto meno del 10% della popolazione totale della Germania, sono state senza dubbio una scossa tellurica nella politica tedesca e, di conseguenza, europea. L’affermazione prepotente dell’AfD nella destra e quella della BSW, l’Alleanza Sahra Wagenknecht, nella (per così dire) sinistra indicano, dopo le europee, una chiara linea di tendenza, probabilmente non di breve periodo. Sulla stampa italiana assatanata di russofobìa, la chiave di lettura dominante è quella della vittoria dei filo-russi o filo-putiniani. Certo,...

(Il pungolo rosso)
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Roma, domenica 8 settembre, ore 10. Seminario sul (e contro il) DDL 1660

Domenica 8 settembre, a Roma, si terrà la prima iniziativa pubblica della Rete Liberi/e di lottare. Fermiamo insieme il DDL 1660. Sarà un seminario con esperti di diritto (Livio Pepino, Marina Prosperi, Eugenio Losco, l’Osservatorio repressione) che, dopo aver inquadrato l’intera vicenda repressiva dei “decreti-sicurezza”, vivisezioneranno l’attuale disegno di legge per fornire al più largo numero possibile di attivisti/e gli strumenti per rendere più efficace la denuncia di questa legge liberticida, schiavista, da stato di polizia. Il seminario sarà in presenza, nella sede del...

( Rete Liberi/e di lottare)
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Roma, domenica 8 settembre, ore 10. Seminario sul (e contro il) DDL 1660

Domenica 8 settembre, a Roma, si terrà la prima iniziativa pubblica della Rete Liberi/e di lottare. Fermiamo insieme il DDL 1660. Sarà un seminario con esperti di diritto (Livio Pepino, Marina Prosperi, Eugenio Losco, l’Osservatorio repressione) che, dopo aver inquadrato l’intera vicenda repressiva dei “decreti-sicurezza”, vivisezioneranno l’attuale disegno di legge per fornire al più largo numero possibile di attivisti/e gli strumenti per rendere più efficace la denuncia di questa legge liberticida, schiavista, da stato di polizia. Il seminario sarà in presenza, nella sede del...

( Rete Liberi/e di lottare)
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Note contro-corrente su Hamas e il “movimento palestinese”

Mentre scriviamo, tra metà e fine agosto 2024, si attende da un momento all’altro la risposta iraniana e degli Hezbollah libanesi all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, da parte dello Stato d’Israele – risposta che potrebbe portare, oltre all’interruzione dei tira-e-molla, per altro inconcludenti, degli incontri fra le parti, anche a un minaccioso allargamento del conflitto in un Medio Oriente sempre più terremotato. Per ora, non sembra che l’Iran sia molto disposto a mettere in campo una reale manifestazione di forza, preferendo limitarsi a demagogiche...
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Note contro-corrente su Hamas e il “movimento palestinese”

Mentre scriviamo, tra metà e fine agosto 2024, si attende da un momento all’altro la risposta iraniana e degli Hezbollah libanesi all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, da parte dello Stato d’Israele – risposta che potrebbe portare, oltre all’interruzione dei tira-e-molla, per altro inconcludenti, degli incontri fra le parti, anche a un minaccioso allargamento del conflitto in un Medio Oriente sempre più terremotato. Per ora, non sembra che l’Iran sia molto disposto a mettere in campo una reale manifestazione di forza, preferendo limitarsi a demagogiche...
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Diari di Cineclub: online il n. 130 - settembre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/474sKis In questo numero: Gena Rowlands (1930-2024): e ci innamorammo perdutamente. DdC; Una moglie, un’attrice, semplicemente per sempre Gena. Lorenzo Pierazzi; Un caro e affettuoso saluto a Salvatore Piscicelli. Alberto Castellano; Joker e Parasite: le metropoli quali luogo dell’infrapolitica. Àngel Quintana; Realismo e socialismo in pittura secondo Umberto Barbaro. Stefano Macera; Alain Delon (1935- 2024). DdC; Horizon: An american saga, di Kevin Costner. Tonino De Pace; I fantasmi d’autunno. Natalino Piras; Agenzia...

(Diari di Cineclub)
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Diari di Cineclub: online il n. 130 - settembre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/474sKis In questo numero: Gena Rowlands (1930-2024): e ci innamorammo perdutamente. DdC; Una moglie, un’attrice, semplicemente per sempre Gena. Lorenzo Pierazzi; Un caro e affettuoso saluto a Salvatore Piscicelli. Alberto Castellano; Joker e Parasite: le metropoli quali luogo dell’infrapolitica. Àngel Quintana; Realismo e socialismo in pittura secondo Umberto Barbaro. Stefano Macera; Alain Delon (1935- 2024). DdC; Horizon: An american saga, di Kevin Costner. Tonino De Pace; I fantasmi d’autunno. Natalino Piras; Agenzia...

(Diari di Cineclub)
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CON I PROLETARI DEL BANGLADESH, CONTRO IL NAZIONALISMO DELLE CLASSI BORGHESI

Dal n. 140 di "Alternativa di Classe" Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati di tutto il mondo. Il bengalese è la lingua ufficiale del Bangladesh, derivata dall'antico sanscrito. L'inglese è molto diffuso tra le classi borghesi. L'accesso a fonti d'acqua potabile è un grave problema nelle zone rurali e in quelle urbane del Bangladesh. Purtroppo la quantità di arsenico presente negli acquedotti è alta e pericolosa per la salute. Il 36% della popolazione vive in condizione di povertà estrema. Le alluvioni colpiscono un terzo del Paese. Alluvioni che distruggono raccolti,...

(Alternativa di Classe)
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Sabato 31 agosto: a un anno da Brandizzo per un fronte unico sindacale

La difesa della salute e della sicurezza è possibile solo con la lotta sempre più unita ed estesa
È passato un anno dal massacro di 5 lavoratori in questa stazione. Un anno costellato da altre orribili stragi: il 30 novembre un altro incidente ferroviario, a Thurio, con 2 morti; il 16 febbraio, a Firenze, il crollo al cantiere Esselunga, con 5 morti; il 9 aprile nella centrale idroelettrica di Suviana, 7 morti; il 6 maggio, a Palermo, morti in 5 asfissiati nelle fogne. Questi sono i casi eclatanti, quelli che fanno parlare per qualche ora la stampa e piangere lacrime di coccodrillo ai politicanti borghesi e ai sindacalisti di regime. Ma le stragi vengono solo a cadenzare un ritmo costante,...

(Partito Comunista Internazionale)
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Sabato 31 agosto: a un anno da Brandizzo per un fronte unico sindacale

La difesa della salute e della sicurezza è possibile solo con la lotta sempre più unita ed estesa
È passato un anno dal massacro di 5 lavoratori in questa stazione. Un anno costellato da altre orribili stragi: il 30 novembre un altro incidente ferroviario, a Thurio, con 2 morti; il 16 febbraio, a Firenze, il crollo al cantiere Esselunga, con 5 morti; il 9 aprile nella centrale idroelettrica di Suviana, 7 morti; il 6 maggio, a Palermo, morti in 5 asfissiati nelle fogne. Questi sono i casi eclatanti, quelli che fanno parlare per qualche ora la stampa e piangere lacrime di coccodrillo ai politicanti borghesi e ai sindacalisti di regime. Ma le stragi vengono solo a cadenzare un ritmo costante,...

(Partito Comunista Internazionale)
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CON I PROLETARI DEL BANGLADESH, CONTRO IL NAZIONALISMO DELLE CLASSI BORGHESI

Dal n. 140 di "Alternativa di Classe" Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati di tutto il mondo. Il bengalese è la lingua ufficiale del Bangladesh, derivata dall'antico sanscrito. L'inglese è molto diffuso tra le classi borghesi. L'accesso a fonti d'acqua potabile è un grave problema nelle zone rurali e in quelle urbane del Bangladesh. Purtroppo la quantità di arsenico presente negli acquedotti è alta e pericolosa per la salute. Il 36% della popolazione vive in condizione di povertà estrema. Le alluvioni colpiscono un terzo del Paese. Alluvioni che distruggono raccolti,...

(Alternativa di Classe)
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Rifondazione: La pulizia etnica di Israele si estende

Mentre è ancora in atto il genocidio a Gaza e si attacca il Libano, l’esercito israeliano ha avviato un’operazione su vasta scala in Cisgiordania. Campi profughi isolati, città in coprifuoco, invito ad abbandonare alcune zone. 16 persone risultano essere state già uccise, a Jenin è stato imposto il coprifuoco e la situazione è critica a Tulkarem. Il ministro Kats ha espressamente dichiarato “Faremo come a Gaza, con ordini di sgombero”. E già da ora sono state date 4 ore a chi vive nel campo profughi di Nur Shams, nei pressi di Tulkarem mentre l’esercito è entrato in quello di...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista)
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Rifondazione: La pulizia etnica di Israele si estende

Mentre è ancora in atto il genocidio a Gaza e si attacca il Libano, l’esercito israeliano ha avviato un’operazione su vasta scala in Cisgiordania. Campi profughi isolati, città in coprifuoco, invito ad abbandonare alcune zone. 16 persone risultano essere state già uccise, a Jenin è stato imposto il coprifuoco e la situazione è critica a Tulkarem. Il ministro Kats ha espressamente dichiarato “Faremo come a Gaza, con ordini di sgombero”. E già da ora sono state date 4 ore a chi vive nel campo profughi di Nur Shams, nei pressi di Tulkarem mentre l’esercito è entrato in quello di...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista)
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L’iniziativa unitaria contro il DDL 1660 è partita, e bene. Rafforziamo la Rete Liberi/e di lottare, inedita convergenza di forze!

Il Manifesto approvato e messo in rete nei giorni scorsi sta avendo una larga circolazione (molto superiore alle nostre aspettative) e altrettanto larghe adesioni. Tante le immediate adesioni, significative e convinte, dal movimento NO Tav a Ultima generazione, dai GPI e dall’UDAP, la sinistra del movimento palestinese, all’Osservatorio repressione, dai Comitati sardi contro la speculazione energetica ai Blocchi precari metropolitani di Roma. Decine di nuove adesioni stanno arrivando in queste ore da ogni dove, segno evidente che molti collettivi e organismi non attendevano altro che una...

(Movimento 7 novembre – Laboratorio politico Iskra – Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Il Manifesto della Rete Liberi/e di lottare: Fermiamo insieme il DDL 1660. Le prime adesioni

C’è stata nei giorni scorsi un’ampia consultazione sulla bozza di Manifesto proposta dai promotori delle assemblee on line del 21 luglio e del 4 agosto, e fatta circolare tra i partecipanti alle stesse. La grandissima parte degli organismi che hanno aderito a questa Rete ha accettato il testo così com’era; altri, invece, hanno presentato proposte di integrazione o di piccole specificazioni che abbiamo inserito, senza ovviamente modificare in nulla il suo contenuto essenziale. Pubblichiamo anche un primo elenco delle adesioni, ne sono già preannunciate altre. Le nuove adesioni vanno inviate...

(Il Pungolo rosso)
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L’iniziativa unitaria contro il DDL 1660 è partita, e bene. Rafforziamo la Rete Liberi/e di lottare, inedita convergenza di forze!

Il Manifesto approvato e messo in rete nei giorni scorsi sta avendo una larga circolazione (molto superiore alle nostre aspettative) e altrettanto larghe adesioni. Tante le immediate adesioni, significative e convinte, dal movimento NO Tav a Ultima generazione, dai GPI e dall’UDAP, la sinistra del movimento palestinese, all’Osservatorio repressione, dai Comitati sardi contro la speculazione energetica ai Blocchi precari metropolitani di Roma. Decine di nuove adesioni stanno arrivando in queste ore da ogni dove, segno evidente che molti collettivi e organismi non attendevano altro che una...

(Movimento 7 novembre – Laboratorio politico Iskra – Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Albano. Scomparso Mauro Parretti

Venerdì 30 alle 18.00 ad Albano commemorazione laica
Un gruppo di compagni e compagne eterogeneo per appartenenza attuale, ma unito nella conoscenza e condivisione di lotte e percorsi con Mauro Parretti, ora scomparso, lo commemorerà venerdi 30 alle 18.00 ad Albano. Sempre pronto al confronto e alle grandi battaglie generose: in molti furono al suo fianco, proprio con perno a Castel Gandolfo — con la mitica sezione aperta in piazza difronte il palazzo papale — per costruire la stagione della proposta politica della Federazione della Sinistra (con PRC e PdCI in primo piano). Mauro Parretti che proveniva da esperienze professionali e di vita che...

(Trasmesso da Maurizio Aversa)
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Il Manifesto della Rete Liberi/e di lottare: Fermiamo insieme il DDL 1660. Le prime adesioni

C’è stata nei giorni scorsi un’ampia consultazione sulla bozza di Manifesto proposta dai promotori delle assemblee on line del 21 luglio e del 4 agosto, e fatta circolare tra i partecipanti alle stesse. La grandissima parte degli organismi che hanno aderito a questa Rete ha accettato il testo così com’era; altri, invece, hanno presentato proposte di integrazione o di piccole specificazioni che abbiamo inserito, senza ovviamente modificare in nulla il suo contenuto essenziale. Pubblichiamo anche un primo elenco delle adesioni, ne sono già preannunciate altre. Le nuove adesioni vanno inviate...

(Il Pungolo rosso)
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Albano. Scomparso Mauro Parretti

Venerdì 30 alle 18.00 ad Albano commemorazione laica
Un gruppo di compagni e compagne eterogeneo per appartenenza attuale, ma unito nella conoscenza e condivisione di lotte e percorsi con Mauro Parretti, ora scomparso, lo commemorerà venerdi 30 alle 18.00 ad Albano. Sempre pronto al confronto e alle grandi battaglie generose: in molti furono al suo fianco, proprio con perno a Castel Gandolfo — con la mitica sezione aperta in piazza difronte il palazzo papale — per costruire la stagione della proposta politica della Federazione della Sinistra (con PRC e PdCI in primo piano). Mauro Parretti che proveniva da esperienze professionali e di vita che...

(Trasmesso da Maurizio Aversa)
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Cacciare il golpista Macron

Il presidente francese non nomina primo ministro quello proposto dalla sinistra di NFP così violando la Costituzione. Sinistra Libertaria denuncia la sempre maggiore deriva autoritaria della Francia. Andando oltre la Costituzione, il presidente Emmanuel Macron, con un comunicato [1], ha annunciato che non avrebbe assegnato l’incarico di primo ministro al soggetto indicato dal NFP – Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra che ha vinto le recenti elezioni del 7 luglio ed ottenuto la maggioranza relativa in parlamento. « Se questo fosse accaduto in qualsiasi altro Paese, i media avrebbero...

(Sinistra Libertaria)
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Cacciare il golpista Macron

Il presidente francese non nomina primo ministro quello proposto dalla sinistra di NFP così violando la Costituzione. Sinistra Libertaria denuncia la sempre maggiore deriva autoritaria della Francia. Andando oltre la Costituzione, il presidente Emmanuel Macron, con un comunicato [1], ha annunciato che non avrebbe assegnato l’incarico di primo ministro al soggetto indicato dal NFP – Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra che ha vinto le recenti elezioni del 7 luglio ed ottenuto la maggioranza relativa in parlamento. « Se questo fosse accaduto in qualsiasi altro Paese, i media avrebbero...

(Sinistra Libertaria)
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31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, si terrà un'assemblea sindacale (nei locali del Circolo Arci "La Cricca", in via Carlo Ignazio Giulio 25/b). Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto. L’unità fa la forza - la lotta fa la differenza L’UNITA’ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori...
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31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, si terrà un'assemblea sindacale (nei locali del Circolo Arci "La Cricca", in via Carlo Ignazio Giulio 25/b). Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto. L’unità fa la forza - la lotta fa la differenza L’UNITA’ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori...
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SACCO E VANZETTI: DO YOU REMEMBER NICK & BART? UNA STORIA DI (IN)GIUSTIZIA NON SOLO “AMERICANA”, attuale ancora oggi

NICOLA SACCO e di BARTOLOMEO VANZETTI furono giustiziati 97 anni fa, il 23 agosto 1927, dopo 7 anni di processi e di detenzione in attesa della pena capitale. Non è solo una storia “americana”, di un famoso processo politico con forti connotazioni razziali e antisociali, ma un fatto che a distanza di tanto tempo, ci fa riflettere in questo secolo e millennio, d come certe reazioni istituzionali, si fanno sentire ogni volta che si produce una crisi mondiale economico finanziaria, scaricata con conflitti e guerre e le inevitabili conseguenze sul piano sociale, riportando la “paura del comunismo”,...
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SACCO E VANZETTI: DO YOU REMEMBER NICK & BART? UNA STORIA DI (IN)GIUSTIZIA NON SOLO “AMERICANA”, attuale ancora oggi

NICOLA SACCO e di BARTOLOMEO VANZETTI furono giustiziati 97 anni fa, il 23 agosto 1927, dopo 7 anni di processi e di detenzione in attesa della pena capitale. Non è solo una storia “americana”, di un famoso processo politico con forti connotazioni razziali e antisociali, ma un fatto che a distanza di tanto tempo, ci fa riflettere in questo secolo e millennio, d come certe reazioni istituzionali, si fanno sentire ogni volta che si produce una crisi mondiale economico finanziaria, scaricata con conflitti e guerre e le inevitabili conseguenze sul piano sociale, riportando la “paura del comunismo”,...
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SERVE FARE OPPOSIZIONE DI CLASSE AD ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI BORGHESI

Editoriale del n. 140 di "Alternativa di Classe" Mentre il leitmotiv dei colloqui di Doha tra Qatar, Egitto e USA, per raggiungere un fantomatico “cessate il fuoco” a Gaza, continua imperterrito tra i veti alternati e/o le assenze, ora del Governo israeliano di Netanyahu, e ora dei vertici di Hamas, ultimo dei quali quello di Ferragosto, i proletari palestinesi continuano a morire (finora più di 40mila) sotto il “tiro al bersaglio” dell'esercito e finanche le sortite dei “coloni” israeliani, come avvenuto a Samaria, in Cisgiordania. Gli stessi raid israeliani in Libano e...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 140 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. Serve fare opposizione di classe ad entrambi gli schieramenti borghesi................................................pag. 1; Politica internazionale. Con i proletari del Bangladesh, contro il nazionalismo delle classi borghesi...............................pag. 3; Ricorrenze storiche. Il Patto Molotov – Ribbentrop di 85 anni fa..................................................................................... pag. 5; Corrispondenza dalla Lombardia. Per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.........................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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Il Ferragosto di fuoco delle carceri italiane. Suicidi, rivolte e tentativi di evasione

Alcuni episodi drammatici, accaduti in luoghi diversi, sottolineano ancora una volta quanto sia grave l’emergenza del sovraffollamento e delle pessime condizioni degli istituti penitenziari del nostro paese
Il potere postfascista sempre più avvitato nella politica di sicurezza, di trattamento flessibile e differenziato, di potenziamento tecnologico dei controlli. Il carcere non è un luogo di riabilitazione ma di mortificazione. L’unica «umanizzazione» del carcere è liberare i proletari e distruggerlo. UN OPUSCOLO DI CLASSE di 31 pagine datato ma attualissimo. Link (FILE PDF): https://www.rivoluzionecomunista.org/images/archivio/opuscoli-libri/184-Carcere-proteste.pdf INDICE PRESENTAZIONE pag. 3 Parte prima: Il nuovo sistema penitenziario 5 Cap. 1: Vendetta e premio i due strumenti della politica...

(RIVOLUZIONE COMUNISTA)
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Blutec e le facce da bonzi

La vicenda Blutec è emblematica di parecchi problemi del proletariato in Italia Ci vuole una faccia come il culo per dire che i lavoratori della ex Blutec di Termini Imerese sono stati tutelati nei loro diritti, sono stati “…salvati ed hanno davanti a loro un futuro radioso, loro e tutta la Sicilia con loro”. Anzitutto sono passati 12 anni dall’inizio della vertenza. Dodici anni nel corso dei quali i lavoratori dell’indotto ex Fiat sono stati collocati in mobilità in deroga con un sussidio di meno di 500€ al mese ma per ora diamo uno sguardo all’accordo che, secondo Schifani, presidente...

(Michele Esposito)
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Ponte Morandi: sei anni dopo il crollo si è ancora in attesa della giustizia borghese

Questo sesto anniversario vedrà una presenza ridotta di rappresentanti governativi rispetto agli anni precedenti
Lunedì 22/5/2023, la testimonianza di Gianni Mion, ex Ad della holding dei Benetton Edizione, ex consigliere di amministrazione di Aspi e della sua ex controllante Atlantia, all’udienza che si è tenuta a Genova nel processo Ponte Morandi, ha riportato alla attualità della cronaca il tragico crollo del ponte, e lo schifoso rimpallo delle accuse tra i responsabili e consulenti del gruppo privato dei Benetton e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sulla pelle della gente. La testimonianza, che si riferisce ad una riunione del 2010, otto anni prima del crollo, recita: «Emerse che...

(RIVOLUZIONE COMUNISTA)
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NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE A SANT’ANNA DI STAZZEMA, proseguiamo la RESISTENZA ATTIVA al ritorno (anche nella sfera istituzionale) dell’estrema destra

Opponiamoci pure a chi prova a riscrivere la storia in senso revisionista o a depistare la ricerca della verità, non solo processuale
IN RICORDO del partigiano e poi sindacalista OMERO ANGELI L’Unione Sindacale Italiana Usi, fondata nel 1912 e ricostituita secondo i principi fondativi, statutari originari, ribadisce che il contrasto al nazifascismo, specie dopo il ritorno, in Italia e soprattutto in Europa, delle destre anche estreme a livello istituzionale, è ancor una pratica attuale e concreta, da esercitare a livello culturale, sociale e di autodifesa collettiva e di massa, proseguendo il lavoro fatto e le dichiarazioni, di fonte costituzionale e legislativa, che mettono al bando le organizzazioni e i partiti, che direttamente...

( Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita segr. collegiale naz/esecutivo naz confederale Cuneo-Rimini-Roma-Caserta e Associazione Usicons aps (accreditata al RUNTS))
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Lucio Libertini e… la Bolognina

Da rifondazione.it Quando si apre il dibattito sulla trasformazione del Partito Comunista in un nuovo e inizialmente non ben definito soggetto politico (“la cosa”), Libertini si schiera nettamente sul fronte del “no”. Una posizione che terrà per tutto il percorso dal quale nasceranno il Partito Democratico della Sinistra e il Partito della Rifondazione Comunista. Libertini, come sappiamo, sarà uno dei promotori e fondatori di questa seconda esperienza politica. Sintetizzando le ragioni del “no”, Libertini contesta che la questione del nome sia irrilevante, perché esso identifica...
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SICUREZZA E SALUTE DEL LAVORO E MEMORIA STORICA: MARCINELLE, 8 AGOSTO 1956, UNA “CATASTROFA” ANNUNCIATA

AGOSTO 1956, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio, con bilancio finale di 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani. Causa dell’ennesima STRAGE ANNUNCIATA PER LE CARENZE DI PREVENZIONE E DI CONTROLLO, definita la “CATASTROFA” nel linguaggio ibrido dell’epoca tra i migranti, un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi. I minatori morirono a causa di un banale e prevedibile incidente, dovuta alla mancata applicazione di semplici misure di protezione, dalla disorganizzazione che utilizzava e sfruttava, allora come oggi la...
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Un passo decisivo verso la nascita della Rete Liberi/e di lottare – Fermiamo il DDL 1660

Report sull’assemblea on line di domenica 4 agosto Anche questa volta, oltre le previsioni. La riunione on line di ieri, domenica 4 agosto, ha infatti ulteriormente allargato le adesioni e meglio definito il percorso verso la formazione di una Rete nazionale contro il DDL 1660 e i precedenti decreti sicurezza, per la libertà di lottare contro le guerre del capitale e l’economia di guerra, contro il genocidio a Gaza; in difesa dei picchetti operai e del diritto di sciopero; di lottare contro la precarietà, contro le grandi opere, le cause della crisi climatica, il saccheggio del territorio,...

(A cura di: Movimento 7 novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Un crimine dell'imperialismo statunitense

79 anni fa, il 6 agosto del 1945, i terroristi yankee sganciarono la prima bomba atomica della storia (battezzata con il nome in codice "Little Boy", secondo la curiosa balordaggine militaristica ed infantile tipica degli USA), sulla popolosa città nipponica di Hiroshima, che fu rasa al suolo in un solo istante, sterminando 100mila persone al primo impatto. Tre giorni dopo, il 9 agosto, quei "bravi ragazzi" replicarono il loro crimine su Nagasaki. Le atroci ed indescrivibili sofferenze cagionate dai terribili effetti radioattivi, che contaminarono in maniera irrimediabile...

(Lucio Garofalo)
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Cosa rimane della politica ambientale europea?

Presentiamo nella nostra traduzione un interessante articolo sulla questione ambientale apparso nell’edizione n. 663 di “La Forge”, Organo centrale del Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF). Mentre la crisi climatica, generata dal modo di produzione capitalistico, si manifesta in maniera sempre più grave, con drammatiche conseguenze sui lavoratori e i popoli, la borghesia subordina ogni decisione al riguardo ai voraci interessi dei monopoli. I mezzi e le misure per evitare la catastrofe ecologica non vengono adottati perché ciò recherebbe pregiudizio ai profitti smisurati...

(piattaformacomunista.com)
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Dalla militarizzazione delle scuole a quella dei territori

Il 14 agosto 2024: un momento di discussione alla Festa Rossa di Lari
MERCOLEDI' 14 AGOSTO 2024 H 18:15 DALLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE A QUELLA DEI TERRITORI Come il pensiero unico neoliberista forgia le menti delle nuove generazioni e alimenta l'economia di guerra con investimenti sempre maggiori nell'apparato militare e devastando il territorio con nuove basi, come quella a progetto nei territori di Pisa e Pontedera Ne parliamo con: ANTONIO MAZZEO [giornalista, autore del libro "La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell'istruzione in Italia"] FAUSTO PASCALI [Movimento NO BASE Pisa] LORENZO TAMBERI [Movimento NO BASE Pontedera] Modera: DENISE...
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Un'assurda ed enorme "gogna mediatica"

Sono a dir poco nauseato ed amareggiato per l'assurda vicenda che vede come protagonista, suo malgrado, Imane Khelif. Negli ultimi giorni, la pugile algerina ha dovuto subire una feroce, disgustosa ed abominevole "gogna mediatica", un'inaudita montagna di cattiverie e di infamie, di tutto e di più: accuse, insinuazioni, falsità ed ingiurie oltremodo denigranti, calunnie, giudizi sprezzanti e via discorrendo, da parte non solo di persone comuni, aduse a "sfogarsi" sul web, sui vari social network, bensì pure di esponenti politici, giornalisti e addirittura ricchi e potenti...

(Lucio Garofalo)
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STAZIONE DI BOLOGNA, ANCORA LONTANA LA RICERCA DELLA VERITA’ SUI REALI MANDANTI DELLA STRAGE DI STATO DEL 2 AGOSTO 1980

DOPO 44 ANNI, ANCORA LONTANA MALGRADO COMMISSIONI PARLAMENTARI DI INCHIESTA E SENTENZE CHE DICHIARANO DI VOLER ATTRIBUIRE LE RESPONSABILITA’ DEGLI ESECUTORI MATERIALI, LA VERITA’ non solo processuale, SUI REALI MANDANTI DELLA PIU’ SANGUINOSA STRAGE DI STATO (65 morti e più di 200 feriti), del 2 agosto 1980. Restano ancora intatti, la memoria e il ricordo che bruciano al culmine di quella che fu definita la “strategia della tensione”, come fu definita all’epoca, L’orologio della stazione, è rimasto fermo alle 10.25 del mattino, ora in cui scoppiò l’ordigno che causò questa...

( USI Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita Segreteria nazionale collegiale Cuneo/Rimini/Caserta/Roma)
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Per organizzare la mobilitazione contro il DDL 1660 Piantedosi- Nordio-Crosetto

Domenica 4 agosto, ore 10, nuova assemblea on line
I promotori dell’assemblea on line del 21 luglio (Movimento dei disoccupati 7 novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria) hanno inviato oggi questo messaggio agli organismi e alle organizzazioni che hanno preso parte all’assemblea di domenica scorsa, e a quelli che hanno manifestato l’intenzione di parteciparvi. Care/i, in conclusione della nostra riunione di domenica scorsa, eravamo rimaste/i d’intesa di risentirci ai primi di agosto per tracciare insieme un piano di mobilitazione unitaria per l’autunno. Dopo un’ampia consultazione, vi scriviamo...

(Il Pungolo rosso)
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Il fascismo fu totalitario perché plurale e trasformista

Con l’adozione di nuovi strumenti metodologici, Carlo Ruta riapre con successo e con argomenti forti la discussione sulla dittatura mussoliniana, introducendo la categoria di fascismo plurale, che, coordinata con l’elemento trasformistico, permette di ridefinire la storia del regime italiano e le condizioni di base del totalitarismo. Nel suo Il fascismo eterno, Umberto Eco sosteneva che «fascismo» è un concetto che non ha un’essenza, ma dai significati plurali e dai confini incerti e sfumati: tra i fascismi ci sarebbero solo «somiglianze di famiglia» nel senso di Wittgenstein. Discutendo...

(Terminal Distribuzione Srl)
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LE PROTESTE DEI GIOVANI PROLETARI IN KENYA

Dal n. 139 di "Alternativa di Classe" Il Kenya ha una popolazione di oltre 53 milioni di abitanti, con una crescita annua del 2,19% e con una densità di 94 abitanti per kmq, dunque un mercato molto importante dal punto di vista demografico. Il Kenya è uno dei Paesi più avanzati nello sviluppo capitalistico dell'Africa. L'economia di esportazione del Kenya è incentrata sulla produzione agricola. Il settore agricolo resta la spina dorsale dell'economia keniana. Il 65% dell'export del Kenya deriva infatti da tale settore. Le principali colture per l'esportazione sono quelle del tè e...

(Alternativa di Classe)
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PER ROMA CAPITALE: PRECISAZIONI E INTEGRAZIONI IN SEGUITO ALLA NOTA DEL DIP. SCUOLA, LAVORO E FORMAZIONE DATATA 24 LUGLIO

Al Sindaco di Roma Capitale )omissis) – Segreteria e Uff. Gabinetto e mail All’Assessora p.t. alle Pol. Educative e Scolastiche, Lavoro e Formazione (omissis) All’Assessore con delega al personale/RR.UU. (omissis) via e mail Alla Direzione del Dipartimento Scuola/nido, Famiglia, Lavoro e Formazione via e mail (omissis) Alla Presidente dell’Assemblea Capitolina (omissis) e segr. Pres. Ass. Cap. via e mail Ai capigruppo consiliari, a consiglieri-e di Roma Capitale via e mail Ai Presidenti e segreterie p.t. delle CC.CC.PP. Scuola/nidi/pol. educative (omissis), Lavoro, Formazione, Cultura,...
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Concentrazioni finanziarie e bancarie

Il fenomeno – particolarmente ingigantitosi negli ultimi decenni e riguardante fusioni, acquisizioni e alleanze strategiche fra banche anche di Stati diversi – ha riguardato gran parte del mercato del credito e attuato una importante trasformazione morfologica del sistema bancario internazionale. Con dirette conseguenze sulla dilagante finanziarizzazione del capitalismo. Prima della crisi del 1929, enormi masse di denaro in deposito erano state immobilizzate in prestiti industriali a lungo termine; le difficoltà per una loro valorizzazione e l'impossibilità di restituirle ai legittimi creditori,...

(leftcom.org)
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Segnalazione di rilievi, mediante documento d'intervento, alle cooperative svolgono attività nelle portinerie e nelle sedi dell’Ateneo di Roma 3

Roma, 24 luglio 2024 pagine 3 totali via e mail - loro sedi Alla c.a. soc. coop. sociale 134 – Rimini (omissis) Alla c.a. soc. coop sociale Copura – RAVENNA (omissis) alla c.a. (omissis) di CNS (aggiudicataria appalto servizi integrati e gestione del patrimonio Ateneo di Roma 3) via e mail Alla c.a. del coordinamento dell’appalto via e mail portinerie (omissis) p.c. Alla c.a. del Direttore Generale p.t. Università degli Studi ATENEO di Roma Tre (omissis) OGGETTO: segnalazione (allegata e parte integrante) e intervento sostegno, da parte di O.S. Unione Sindacale Italiana fondata nel...
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"FREE LEONARD PELTIER". UN INCONTRO A VITERBO CON LA DOTTORESSA ANTONELLA LITTA

La mattina di mercoledì 24 luglio 2024 si è svolto a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", un incontro di studio, di riflessione e di testimonianza con la dottoressa Antonella Litta. * Una minima notizia sulla dottoressa Antonella Litta Antonella Litta ha svolto l'attività di medico di medicina generale a Nepi (Vt). E' specialista in Reumatologia ed ha condotto una intensa attività di ricerca scientifica presso l'Università di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione di uno tra i primi e più importanti...

("Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo)
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L'ANTIFASCISMO E' UNA PRATICA

MUNICIPIO ROMA XI: IN RICORDO DEI FRATELLI CERVI "PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA"
MEMORIA STORICA IN RICORDO DEI FRATELLI CERVI, ASSASSINATI COME PARTIGIANI RESISTENTI...L' ANTIFASCISMO "NON SI MANGIA"? MA QUANDO MAI, IL 25 LUGLIO 2024, "PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA" ANCHE AL MUNICIPIO ROMA XI, A PARTIRE DALLE ORE 19-19.30, IN VIALE VENTIMIGLIA APPUNTAMENTO DAVANTI AL TEATRO SAN RAFFAELE, dove sarà possibile firmare per il referendum abrogativo dell'antisociale legge 86/2024, sull'AUTONOMIA DIFFERENZIATA. Promuove come negli anni precedenti la sezione locale di ANPI "Franco Bartolini" con la collaborazione di altre associazioni del quartiere...
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Più alberi = più ossigeno e meno CO2

Non sono assolutamente un esperto in materia di clima "et similia", tuttavia ritengo che l'urgenza più grave e prioritaria a livello globale ed ambientale, in questo momento storico, non sia costituita tanto dall'aumento in sé delle emissioni di CO2, dovuto al consumo energetico selvaggio di idrocarburi, quanto soprattutto dalla devastazione irrazionale e inarrestabile dei boschi e delle foreste, ovverosia di quelle fabbriche viventi di ossigeno che sono gli alberi. Com'è noto anche agli alunni della primaria, per nutrirsi e sopravvivere le piante devono svolgere la fotosintesi clorofilliana,...

(Lucio Garofalo)
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Contro il DDL 1660 Piantedosi-Nordio-Crosetto: il primo passo è fatto. Ora bisogna procedere spediti ai passi successivi

Report sulla assemblea on line del 21 luglio
Se era necessaria una prova che quando un tema è ritenuto importante non bisogna farsi fermare dai tempi di ferie, l’assemblea on line di ieri l’ha data. Tanto per la partecipazione, nettamente superiore al previsto (abbiamo dovuto ricorrere ad un secondo link per allargare il numero degli ammessi al collegamento a 130, ma purtroppo, e ce ne scusiamo, altre decine non siamo riusciti ad ammetterli), quanto per la varietà degli organismi presenti, l’intensità del confronto, il numero degli interventi e – non ultimo – la sostanziale convergenza delle analisi e delle proposte. L’introduzione...

(A cura degli organizzatori dell’assemblea: Movimento 7 Novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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VANCE, IL REPUBBLICANO NUOVO


La corsa di J. D. Vance verso Donald Trump non è stata breve né facile: l’endorsement che gli ha fatto conquistare l’Ohio, il noto autore di Hillbilly Elegy lo ha dovuto sospirare. Ma una volta espiati i precedenti da Never Trumper, la nomina di candidato vice del Tycoon poteva in effetti calzargli a pennello per una serie di ragioni. Per la campagna elettorale orchestrata da Luke Thompson – aggressiva, spericolata ma efficace – che ne ha messo in luce tutto il potenziale. Per l’abilità con cui racconta il redneck e le sue frustrazioni profonde, ma in una favola che rispolvera il più classico sogno americano e con un linguaggio che parla anche al laureato suburbano.

Soprattutto, però, per la sua capacità di attrarre fondi, dati anche i legami con settori dell’economia verso cui Trump, evidentemente, ha uno sguardo sempre più attento. C’è il mondo delle criptovalute ad esempio, con cui Vance ha entusiastici rapporti e le cui aspettative nei confronti di Trump – dopo quattro anni di bastonature democratiche – sembrano alte. E c’è una Silicon Valley sempre meno dem.



Elon Musk
Tecno-ottimisti per Trump

“Certo” – commenta l’informatissimo Teddy Schleifer – “il vostro vicepresidente medio di Google crede ancora nel cambiamento climatico o nei visti H-1B, e andrà a San Francisco per protestare contro il divieto anti-islamico. Ai livelli più alti e più ricchi dell’industria, però, i creatori di tendenze culturali hanno ingoiato la pillola rossa”. Anche perché, a differenza che nel 2016, oggi essere presi di mira da persone di sinistra sui social potrebbe essere commercialmente un vantaggio. Ma al di là di un crescente fastidio per il fanatismo ricattatorio di marca woke, ciò che irrita i magnati del tecno-ottimismo è la stretta fiscale sulle startup o la prospettiva di una IA rigidamente controllata. La proposta di un’imposta sulle plusvalenze non realizzate, ad esempio, è stata la goccia di troppo per Marc Andreessen e Ben Horowitz, fondatori di una delle più importanti società di venture capital della Silicon Valley. E analoghi sono i discorsi che si fanno al Cicero Institute di John Lonsdale o dalle parti del suo amico Elon Musk, che oggi incassa contro Biden anche l’appoggio di un megadonatore democratico come Jeff Skoll. Siamo nel mondo della Little Tech Agenda che scalpita sotto i tacchi del GAFAM. Dove Meta o Google – che da anni mantengono, insieme alle loro posizioni dominanti, il baraccone della censura progressista – vengono liquidati come modelli obsoleti. E in cui libertà d’espressione fa rima con libertà dalla stretta politica che si traduce in tasse e burocrazia. Una prospettiva integralmente libertaria e liberista, quindi. Ma non massimalista. Anzi, strategicamente molto scaltra.



Lina Khan, presidente della Federal Trade Commission

Ci si potrebbe stupire ad esempio che la corte trumpiana – pur unita dalla richiesta di un laissez faire radicale – stia imparando a tollerare figure come Lina Khan, l’agguerrita presidente della Federal Trade Commission. Che sostiene da tempo l’idea di una legge sull’antitrust potenziata. Non focalizzata solo su prezzi e tariffe, ma su natura e qualità dei servizi, sul pluralismo dell’offerta, sull’equilibrio tra piccole e grandi aziende. In realtà si capisce che quella suggestione oggi si insinui anche in ambienti conservatori, dove matura la consapevolezza che il modello progressista non si sconfigge depotenziandone le casematte. Semmai, anzi, rafforzandole e sfruttandole.



I conservatori non possono disarmare unilateralmente o non usare il potere del governo per promuovere il loro programma. Lo dice l’esperienza: la struttura amministrativa porterebbe avanti la propria agenda, spesso in contrasto con quella conservatrice, anche sotto un governo conservatore. A meno che non mettano in mano alla burocrazia il potere di promuovere un programma di libertà, non fermeranno la sua marcia anti-libero mercato e di sinistra


Così si legge nel voluminoso Project 2025, patrocinato dalla Heritage Foundation. Ritorcere contro i democratici gli odiati residui post New Deal è il momento tattico fondamentale. Ben venga dunque un antitrust che colpisca gli oligopoli a dispetto dei cavilli. In quanto pericolosi non solo per il consumatore di merci ma anche per il cittadino, fruitore del mercato delle idee. Quindi ben vengano le bordate (quantomeno rumorose) della Khan al GAFAM e il modello teorico che le sostiene. Perché “è ora di smantellare Google”, come dice senza mezzi termini Vance. Il quale del resto appoggia la proposta di revisione della Sezione 230 del Communication Decency Act, che tanto dispiacerebbe a Microsoft. E da tempo è investitore di Rumble, piattaforma alternativa a YouTube.





Giovani Repubblicani crescono

Questa Silicon Valley sempre più plurale, pro-crypto, pro-business, ma disposta alla strategia politica, in Vance trova l’uomo ideale. Perché è essenzialmente uno di loro, ed è capace di tradurne le aspirazioni in parole d’ordine efficaci. Oltretutto non ha ancora quarant’anni, guarda al lungo periodo e ha una vasta rete di relazioni. Non ultima, peraltro, l’amicizia col magnate visionario (e suo megafinanziatore) Alex Thiel, con cui Trump evidentemente mira a ricucire rapporti da tempo gelidi (ne abbiamo parlato qui).Inoltre, Vance incarna un nuovo tipo di attivista repubblicano. Quello rappresentato da gruppi come il Rockbridge Network, di cui è co-fondatore. Una rete di facoltosi sostenitori del GOP che ama la discrezione (il New York Times parlò di Secret Coalition). Ma che in uno dei rari documenti resi pubblici, risalente al 2021, già dichiarava a chiare lettere la propria mission: “sostituire l’attuale ecosistema repubblicano di think tank, organizzazioni mediatiche e gruppi di attivisti che hanno contribuito al declino del Partito con persone e istituzioni più orientate all’azione, più efficaci e focalizzate sulla vittoria”. Concretamente: rinnovare la rete dei media conservatori e le modalità di comunicazione, lavorare su contenziosi strategici, formare nuovo personale politico, strutturarsi capillarmente sui territori. Cultura di governo, non solo vittorie elettorali. E vittorie con largo margine, per assicurarsi spazi egemonici sufficienti. Ma soprattutto declinazione di strategie, obiettivi e risorse come in una sorta di political venture capital, dove ogni donatore è un azionista. Un modello potrebbe offrirlo il fondo d’investimento anti-woke Capital 1789 di Christopher Buskirk e Omeed Malik (non senza i fondi di Mercer e del solito Thiel). L’obiettivo allora era rompere il muro dei tradizionali donatori, scettici su Trump. E lo è verosimilmente anche oggi, dato che i Rockbridge – di solito restii ad invitare candidati in corsa alle loro iniziative – qualche mese fa hanno voluto il Tycoon in un incontro a porte chiuse. Ma oltre questo, c’è la volontà di rimettere in gioco forze giovani per destrutturare le obsolete liturgie repubblicane. “La si potrebbe pensare” avrebbe detto uno dei partecipanti “come una sorta di ambiziosa coalizione di destra che mescola dinamismo americano, nuova tecnologia spaziale, infrastrutture di sicurezza nazionale e innovazione con la politica repubblicana. Tutto molto più cool, sotto ogni punto di vista, rispetto ai tradizionali eventi e alle coalizioni repubblicane che ovviamente non sono cool per definizione“.Di “tecno-populismo” ha parlato subito la stampa liberal. In realtà la prospettiva di Vance – forse contraddittoria, a tratti propagandistica – è esplosiva. E ispirata da un’elaborazione non improvvisata. Nulla di paragonabile alla rete Koch o al Growth Club, polverosi monumenti al GOP che fu, con cui pure ovviamente Trump non disdegna interlocuzioni. Questa è la cifra che distingue Vance da quelli che la stampa dava come i suoi principali concorrenti, Nikki Haley o Tim Scott. Con lui, Trump ha fatto una scelta di campo, anche in questo senso. Vance, in sostanza, si candida ad essere il volto di un trumpismo che ormai sembra definitivamente uscito dalla fase delle malattie infantili.






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Marta va reintegrata

nessuno resta indietro!
I lavoratori della Diaconia Valdese aderenti al CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) hanno promosso due ore di sciopero per il 19 luglio con presidio a Milano. Le Diaconie sono un ente ecclesiastico che si “occupa di anziani, minori e giovani, disabili, adulti in difficoltà, migranti e attività di volontariato”, cosi recita il “chi siamo” del loro portale. In accordo a questa missione a favore dei poveri l’invito a donare l’8 per mille va a finanziare associazioni, cooperative e prese in carico di appalti vari. Tanti nomi per tante declinazioni, tante mission ma a ben vedere...

(COORDINAMENTO DI LOTTA DELLE COOOPERATIVE SOCIALI)
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Per l'unità contro la repressione. Giù le mani dalle compagne e dai compagni

Nella prima mattinata di mercoledì la Polizia si è recata presso le abitazioni di alcune compagne e compagni del SiCobas di Napoli, del Laboratorio Politico Iskra e del Movimento Disoccupati 7 Novembre per notificare la messa in atto di provvedimenti giudiziari per contestate reati di resistenza, lesioni personali, danneggiamento, manifestazione non autorizzata. Per quattro di essi, su diciotto indagati, è scattato l'obbligo di firma per tre giorni alla settimana. I reati contestati si riferiscono alla manifestazione del 13 febbraio, durante la quale sono stati caricati dalle forze dell'ordine...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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ANCHE L'ITALIA CERCA PIU' PESO MILITARE IN UNO DEI DUE SCHIERAMENTI IMPERIALISTI

Editoriale del n. 139 di "Alternativa di Classe" Quanto poco, in questa fase storica, abbiano a che vedere, i risultati elettorali delle ingegnerie istituzionali delle democrazie borghesi con la fotografia dei reali rapporti di classe, lo confermano le elezioni francesi. Oltre al fatto, ormai consolidato ovunque, che le percentuali ottenute si riferiscono ai “voti validi”, invece che alla platea dei votanti, nel caso francese è proprio il merito a renderlo palese. I calcoli politici di E. Macron si sono rivelati sostanzialmente giusti. L'esito del primo voto, quello del 30 Giugno...

(Alternativa di Classe)
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Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni

23 anni or sono, il 20 luglio del 2001, Carlo Giuliani era solo un ragazzo di 23 anni. Era nato nel 1978, un anno di straordinari cambiamenti intervenuti nella società italiana, anzitutto sul fronte dei diritti e delle libertà civili e del costume. Si pensi solo a due leggi di fondamentale rilievo storico promulgate in quell'anno: la legge 180 del 13 maggio 1978 (giusto per la cronaca, 4 giorni dopo gli omicidi, di matrice mafiosa e brigatista, del Compagno Peppino Impastato e del leader democristiano Aldo Moro), meglio nota come Legge Basaglia, che prese il nome da Franco Basaglia, il fondatore...

(Lucio Garofalo)
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E' uscito il n. 139 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. Anche l'Italia cerca più peso militare in uno dei due schieramenti imperialisti.....................................pag. 1; Politica internazionale. Le proteste dei giovani proletari in Kenya....................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. La liberazione nazionale del Nicaragua............................................................................................ pag. 6; Corrispondenza dalla Sicilia. L'acqua: ancora una questione di classe.............................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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PER RICORDARE IL G8 DI GENOVA, 23 ANNI FA. Per ricordare SEMPRE CARLO GIULIANI, assassinato il 20 luglio 2001

FIRMIAMO E FACCIAMO FIRMARE PER IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE ANTISOCIALE SULL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Nuovo Ordine Mondiale sembra oggi, un consolidato meccanismo di controllo e dominio economico finanziario, culturale su gran parte della popolazione mondiale e sulle classi lavoratrici. Ancora nel 2024, per mantenere equilibri e dominio, il capitalismo ha bisogno delle GUERRE e degli affari connessi, per ribadire la propria forza brutale e ottenere profitti, facendo pagare i costi della crisi, a giustificazione di sfruttamento, delle persone e della natura e del mantenimento del controllo sociale, ai 4/5 della popolazione. Eppure da Seattle nel 1999, un movimento internazionale di protesta...
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Negare il patrocinio alla partita Italia-Israele è giusto

Rifondazione Comunista sostiene la scelta del Sindaco De Toni Accogliamo con soddisfazione la decisione del Comune di Udine di non concedere il patrocinio alla partita Italia – Israele. Sappiamo bene che le motivazioni profonde di questa scelta, che riteniamo tanto coraggiosa quanto giusta, forse non sono del tutto sovrapponibili alle posizioni del Partito della Rifondazione Comunista, che legge nell’azione del governo israeliano un chiaro ed esplicito intento di genocidio nei confronti del popolo palestinese, a cui va da sempre tutta la nostra solidarietà. E tuttavia esprimiamo con fermezza...

(Anna Manfredi Segretaria circolo di Udine Rifondazione Comunista)
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VITTORIA OPERAIA CONTRO I LICENZIAMENTI

La lotta operaia risolve un altro importante problema occupazionale nel piacentino. Si è chiusa la vertenza Bosch, che vedeva inizialmente 138 lavoratori "scaricati" dalla multinazionale e dal suo operatore logistico di riferimento Geodis: centinaia di persone considerate "esubero" come numeri, quindi licenziate senza nessuna garanzia di salario per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie. L'accordo imposto con la forza operaia dalla nostra organizzazione sindacale prevede la ricollocazione di 70 lavoratori (60 nei siti Geodis di Piacenza e Castel San Giovanni, 10 nel...

(Si cobas)
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Sull'emergenza microclima nella sede di Risorse per Roma in Via degli Archivi

Richiesta provvedimenti a tutela salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici
Da: RSA USI 1912 All'Amm.re Unico p.t. di RpR e alla Segreteria dell'Amministratore Unico Al Direttore Generale p.t. Soc RpR SpA Al RSPP della Soc. RpR Roma Al Segretariato Generale di RpR SpA via e mail inoltrata Data: 16/07/2024 13:34 Oggetto: Segnalazione e richiesta provvedimenti a tutela salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici - Emergenza microclima piazzale degli Archivi Spettabile Azienda, riceviamo da numerosi lavoratori e lavoratrici assegnati alla sede di piazzale degli Archivi la notizia del mancato funzionamento dell'impianto di condizionamento nell'intero stabile,...

(RSA USI 1912 C.T.&S. Risorse per Roma S.p.A. Unione Sindacale Italiana USI 1912)
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E CONTINUARONO A CHIAMARLA…”EMERGENZA”: IL “RACIMOLAMENTO” DEGLI SPICCIOLI IN BILANCIO DI ASSESTAMENTO 2024 ALLA REGIONE LAZIO…

RESOCONTO (commentato) della MANIFESTAZIONE E PRESIDIO DEL 15 LUGLIO 2024 SOTTO LA REGIONE LAZIO a GARBATELLA, PER ADEGUAMENTI TARIFFE ORARIE SERVIZI SOCIO SANITARI E SOCIALI-ASSISTENZIALI E L’INTEGRALE APPLICAZIONE DEL CCNL
ENTI LOCALI, METTETE MANO AL PORTAFOGLIO E PIANIFICATE GLI ADEGUAMENTI DELLE TARIFFE NEGLI ASSESTAMENTI E MANOVRE DI BILANCIO, SECONDO I COSTI REALI, FATE APPLICARE INTEGRALMENTE I CONTRATTI COLLETTIVI DI LAVORO! Dopo il primo presidio al Campidoglio del 4 luglio scorso (oltre 200 lavoratori e lavoratrici, “cooperanti” come li chiamano alcuni esponenti delle Centrali Cooperative Legacoop-Legacoopsociali, Federsolidarietà/Confcooperative,Agci e Forum del Terzo Settore, promotori delle due manifestazioni), il 15 luglio si è svolto quello convocato sotto la Regione Lazio a Piazza Oderico da...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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DOMENICA 21 LUGLIO – ORE 10 – ASSEMBLEA ONLINE CONTRO IL DDL ULTRA-REPRESSIVO N. 1660 (Piantedosi-Nordio-Crosetto)

Care/i compagne/i, il Ddl 1660 Nordio-Piantedosi-Crosetto, attualmente in discussione alla Camera, rappresenta il suggello dell’offensiva reazionaria e repressiva portata avanti dal governo Meloni. Questo Ddl configura chiaramente il tentativo di attuare un “regolamento dei conti finale” con TUTTE le realtà e le esperienze di lotta a livello nazionale. Nelle misure previste dal Ddl ce n’è davvero per tutti: dalle “pene esemplari” (fino a 20 anni nell’ultima “revisione” proposta dalla Lega) per chi protesta contro le “grandi opere” (non solo la TAV, anche il ponte sullo...

(Movimento di lotta disoccupati 7 novembre -Laboratorio politico Iskra - Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria)
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PIENA SOLIDARIETÀ ALLA COMPAGNA MIMÌ ERCOLANO E A TUTTI COLORO CHE, IERI A NAPOLI, SONO STATI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

È ancora in discussione il DDL Nordio Piantedosi e il governo Meloni si riconferma nella sua azione più bieca e vigliacca nello sbarrare il passo a tutti quei movimenti che da sempre si battono per il reddito, il lavoro, contro la schiavitù salariale, per una vita dignitosa. Oggi con odiose misure cautelari ieri, e sempre, con le manganellate a chi è costretto tutti i giorni a stare nelle strade, in piazza e davanti al cancelli a rivendicare reddito e condizioni dignitose di vita che le scelte scellerate di questo governo, impegnato nel sostegno a tutte le guerre per una nuova spartizione...

(Comitato 23 Settembre)
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Latina: il PCI dà il benvenuto al Prefetto Ciaramella indicando le priorità nella lotta alle mafie e al caporalato

In questi giorni si è proceduto all’insediamento del Prefetto di Latina, dott.sa Vittoria Ciaramella. Come noto è fondamentale l’apporto che possono dare i “terminali” dello Stato, i fedeli funzionari della Repubblica, ai territori, tanto più se sottoposti a gravi e seri problemi. Già nelle prime parole di saluto, la dott.ssa Ciaramella si è presentata con un chiaro profilo. Così ha dichiarato: "Conosco bene il territorio - commenta subito - Mi sento a casa e mi fa piacere essere tornata. Ritengo sia fondamentale improntare il lavoro nella massima trasparenza, perché è importante...

(Maurizio Aversa)
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A proposito del “Nuovo Fronte Popolare” francese (e di tutte le possibili imitazioni altrove)

Dopo l’ubriacatura, ci si risveglia con il mal di testa. Così, non appena conosciuti i risultati della tornata elettorale, la “sinistra” francese ha ballato tutta la notte del 9 luglio scorso, suscitando l’invidia degli aspiranti imitatori in giro per il mondo che si propongono di seguirla al più presto; ma poi... Ma poi, Macron o non Macron, Mélanchon o non Mélanchon, LePen o non LePen, ecco che bisogna fare i conti con le dure leggi del Capitale, cui gli omini e le donnine del Grande Avanspettacolo Democratico debbono inchinarsi obbedienti. E allora sì che il mal di testa impera! Nella...

(Partito comunista internazionale (il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist – cahiers internationalistes)
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L'estinzione politica della "sinistra" in Italia

In Italia, da oltre vent'anni la sedicente "sinistra", non avendo più dei punti di riferimento ideologici, né una netta ispirazione anti-capitalistica ed anti-imperialistica, né una piattaforma politica seria, coerente e credibile agli occhi delle fasce popolari subalterne, vale a dire un programma convincente, radicale ed alternativo rispetto all'egemonia del "pensiero unico", valori e contenuti antagonistici rispetto all'ideologia neoliberista, ebbene, tale "sinistra" ha oramai perso ogni bussola e naviga in maniera disorientata. Per cui si limita a denigrare...

(Lucio Garofalo)
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Le mosse della NATO per la “grande guerra”

Poche ore prima del vertice NATO a Washington di martedì 9 luglio, decine di bambini e adulti hanno perso la vita quando è stato colpito il più grande ospedale pediatrico di Kiev. Il governo ucraino ha affermato che l’ospedale è stato colpito da un missile russo Kh-101. La parte russa ha affermato che il missile che ha colpito l’ospedale pediatrico era un missile difensivo lanciato dall’Ucraina. Poiché “i fatti muoiono prima” in un ambiente di guerra, non abbiamo dati per confermare o smentire nessuna delle due affermazioni. A seguito di questo attacco, l’Ucraina ha chiesto un...

(Articolo a firma di Yücel Özdemir, pubblicato su “Evrensel Daily” il 12 luglio 2024)
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Albo educatori: un ulteriore balzello per i lavoratori e lavoratrici!!

Potremmo iniziare da quella professionalità evocata in modo strumentale per legittimare albi e ordini, la realtà è quella del profitto cannibale a vantaggio e interesse personale di pochi. Chi lavora in un contesto di criticità generale e con bassi salari, vorrebbe vedere ben altro, invece, si trovano di fronte organismi inutili per chi lavora, proficui per chi si erge a paladini della professione, coloro che sono pronti ad insegnare, organizzare e rappresentare il più delle volte male, ma con una certezza, il loro stipendio sarà più alto. Quando si parla di albi e ordini, dobbiamo aver...

( coordinamento di lotta Coop. sociali S.I COBAS F.P)
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PER UN BUON LAVORO, PER UN BUON SERVIZIO… ANCHE LA REGIONE LAZIO DEVE FARE LA SUA PARTE!

Comunicato sindacale e volantino, con INVITO A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE INDETTA PER IL 15 LUGLIO 2024 A ROMA, DALLE 17.30 A PIAZZA ODERICO DA PORDENONE 15, presso la REGIONE LAZIO. Un passaggio (promosso dalle centrali cooperative Legacoop e Legacoopsociali, Federsolisarietà, Cnfcooperative, Agci e Forum del Terzo Settore) nel quale faremo sentire la nostra voce e ribadiremo le nostre posizioni. CONTRASTIAMO IL DISEGNO DI LEGGE DELLA REGIONE LAZIO PER LE PERSONE AFFETTE DA PATOLOGIE DSA (Disturbi dello Spettro Autistico) e delle varie forme di disabilità, con USO STRUMENTALE E DISTORTO,...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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Livorno, 17 luglio: basta guerre e fabbriche di morte!

Alle ore 21.00 Presidio in Terrazza Mascagni Gli ultimi sviluppi sulle politiche di guerra avallate dall'attuale governo coinvolgono direttamente anche il nostro territorio. Da una parte il passaggio della ex Wass da Leonardo a Fincantieri che riguarda lo stabilimento in via di Levante a Livorno. Nonostante il passaggio, il sito continuerà a produrre armamenti come siluri e sonar e ad essere di conseguenza complice di guerre in varie parti del mondo senza aver, oltretutto, garantito la stabilità occupazionale. Motivo per cui, lo scorso venerdì 12 luglio, eravamo davanti alla Ex Wass per chiedere...

(Coordinamento Antimilitarista Livornese Rete Livorno contro le guerre)
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L'antisemitismo di Israele verso i Palestinesi

Chiunque abbia difeso finora il governo di Israele, si arrampica sugli specchi in modo goffo e maldestro per avallare le assurde “ragioni” di uno Stato rivelatosi terrorista e criminale. Ma è impensabile, oltre che immorale, avallare una linea strategica priva di qualunque fondamento razionale, per cui rischia di ritorcersi contro chi la sostiene. Nessuno che davvero conti all’interno della “comunità internazionale” ha osato condannare gli atti di terrorismo di Stato commessi da Israele contro popolazioni inermi come quelle presenti nella striscia di Gaza. Nemmeno l’attuale pontefice...

(Lucio Garofalo)
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Il PCI Lazio rinnova denuncia. Caporalato: la schiavitù nel terzo millennio

Bruno Barbona, segretario PCI Lazio, presenta una nota di solidarietà e lotta
Anche nelle ultime settimane, purtroppo a seguito dei livelli di inumanità ormai raggiunti ma di cui troppo poco si parla anche nella informazione quotidiana, abbiamo assistito a vittime sul lavoro nei campi. Ciò ha determinato una grande mobilitazione: ad esempio a Latina, dove il PCI ha partecipato alle manifestazioni unitarie ed a quelle della comunità indiana. “Va sempre denunciato l’aspetto che opera alla base di tutto questo - commenta il segretario regionale del PCI, Bruno Barbona - Nel settore agricolo il 98% dei rapporti è fuorilegge. Seicentoventi episodi di caporalato scoperti...

(Maurizio Aversa)
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Mani potenti sulla scuola

Quando fu approvata l’autonomia scolastica del ministro Luigi Berlinguer, in applicazione della legge Bassanini del 1997, fummo tra i pochi a considerare quella riforma l’inizio di una deriva aziendalista, che avrebbe snaturato la Scuola della Costituzione, la sua indipendenza e il diritto allo studio. In Parlamento Rifondazione Comunista naturalmente votò contro Tra i tre regolamenti, che corredavano il provvedimento, vi era quello che consentiva alle scuole di fruire di fondi erogati da privati, quello più pericoloso, paradossalmente proprio per l’autonomia delle scuole. A distanza...

(Loredana Fraleone - Responsabile Scuola Università Ricerca del PRC/SE)
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Ex WASS: BASTA FABBRICHE DI MORTE! RICONVERSIONE CIVILE E LAVORO PER TUTTI

A Livorno, ieri, si è svolta questa lodevole iniziativa, di cui riportiamo il comunicato. Essa prelude a un ulteriore presidio, che si svolgerà mercoledì 17 e che muove dal medesimo intento: denunciare le responsabilità italiane nelle guerre in corso e la militarizzazione dei territori. Il passaggio dell'Ex WASS da Leonardo a Fincantieri mantiene la produzione bellica e non garantisce gli attuali livelli occupazionali. Sinergie, economie di scala, competitività, accorpamento sono tutte parole magiche che nascondono il ricatto occupazionale. La produzione per la guerra è una trappola. Per...

(Coordinamento Antimilitarista Livornese Rete Livorno contro le guerre)
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È uscito il n. 3/2024 de “il programma comunista”

Contiene: Editoriale: La guerra si addice allo stato imperialista, democratico e fascista. Articoli: Ennesima strage di lavoratori. Chi è l’assassino?; Una nuova genia di “affossatori del marxismo” (II); Pro memoria per i senza memoria; Monfalcone, fronte del mondo; Le proteste “pro Palestina” nelle università; La memoria corta dell’antifascismo; Nostri volantini: Primo Maggio 2024. Contro tutte le guerre imperialiste!; Vita di Partito: Primo Maggio. Il numero (a 8 pagine) è disponibile sul nostro sito www.internationalcommunistparty.org e può essere richiesto in cartaceo scrivendo...

(La redazione de "il programma comunista")
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Il "talento sprecato" o la mercificazione del talento

In passato qualcuno mi ha rimproverato di avere sprecato il mio "talento", di aver dissipato il mio ingegno e le mie qualità nell'arte della scrittura. È probabile che abbiano un po' di ragione. Tuttavia, mi piacerebbe capire che cosa significhi "sprecare" un talento. Si intende, per caso, non saper sfruttare il talento creativo per fare soldi, ottenere successo e roba del genere? Ma da quando chi scrive bene riesce ad arricchirsi in un mondo come il nostro? In un’economia di mercato i profitti si ottengono solo vendendo merci ed i soldi si fanno con i soldi… degli altri!...

(Lucio Garofalo)
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Progetto Comunista (numero 134, estate 2024)

Il mensile delle lotte e del socialismo
Politica Salari e vacanze fermi al palo, le lotte no! Editoriale di Massimiliano Dancelli Il piano strutturale a medio termine: un cappio al collo per la classe lavoratrice di Mario Avossa Europee: un voto contro i regimi borghesi capitalizzato dalle destre Dichiarazione dell’Esecutivo del Pdac Elezioni amministrative: un buon risultato per il nostro Partito a Cremona A cura della redazione Sindacato e lotte Contratti nazionali: perché i salari non crescono e i diritti si perdono? di Diego Bossi (operaio Pirelli) Referendum Cgil: la nostra posizione nota dip. sindacale...

(Partito di Alternativa Comunista)
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Relazione (tratta da Le borgate del fascismo di L. Villani) per il Convegno-dibattito svoltosi il 6 luglio 2024 presso l'ex scuola Baccelli

Una delle caratteristiche prioritarie, dei regimi totalitari e del fascismo in Italia, fu la tendenza a permeare e modellare, a proprio uso e consumo, tutti gli aspetti della vita delle persone, in pratica dalla nascita fino alla morte. Lo studio, l’educazione giovanile, la vita sociale, familiare, lavorativa, la propaganda finalizzata alla costruzione del perfetto “bravo italiano” fedele ai valori patriottici e identitari (Dio, Patria e Famiglia), di presunta “etnia italica” (scientificamente inesistente, ma spacciata con pseudo criteri razionalistici …sic), svolsero una funzione...

(A cura di Roberto Martelli (Usi 1912))
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No alla condanna a morte di Sharifeh Mohammadi

Protestiamo contro la repressione degli ayatollah
Tramite Il Pungolo rosso harifeh Mohammadi, donna ingegnere iraniana di 45 anni e madre di una figlia di 12 anni, è stata condannata a morte con l’accusa di Bagh-ye (sommossa o ribellione armata contro l’Imam o l’autorità islamica) per il suo coinvolgimento nel Comitato di Coordinamento per la Formazione dei Sindacati del Lavoro e la sua presunta associazione con il Partito Komala. La condanna è stata emessa dalla Prima Sezione del “Tribunale Rivoluzionario” di Rasht, nella provincia a maggioranza curda di Gilan. A pochi giorni dall’elezione del candidato “riformista” alla...

(SI Cobas – Commissione per la Solidarietà Internazionale)
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UNIVERSITA' ROMA 3: AGGRESSIONI, INTIMIDAZIONI E MINACCE VERBALI AL PERSONALE DELLE PORTINERIE

Segnalazione e richiesta intervento da Usi 1912
Roma, 8 luglio 2024 via e mail loro sedi Alla c.a. soc. coop. sociale 134 info@134.coop RIMINI Alla c.a. soc coop sociale Copura copura@copura.it RAVENNA alla c.a. Dott.ssa Barbara Piccirilli CNS (aggiudicataria appalto servizi integrati e gestione del patrimonio Ateneo di Roma 3) c/o CNS e via e mail (con allegato) Alla c.a. del coordinamento dell’appalto via e mail portinerie cns.portinerie@uniroma3.it p.c. Alla c.a. del Direttore Generale p.t. Università degli STUDI Roma Tre Arch. Alberto Attanasio direttoregenerale@uniroma3.it alberto.attanasio@uniroma3.it OGGETTO: segnalazione...

(Trasmette per Usi 1912 e sezione sindacale nell’appalto – il segr. Intercategoriale p.t. Roberto Martelli)
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Ancora soldi per la militarizzazione del territorio di Pisa

Non ci sono i soldi per la sanità pubblica, non ci sono soldi per la scuola pubblica, non ci sono soldi per i servizi sociali ai cittadini; i lavoratori e le lavoratrici e le loro famiglie ogni giorno patiscono il “dimagrimento “ dei loro salari e stipendi, non si stanziano risorse per le pensioni da fame, per i disoccupati e gli indigenti. Eppure i soldi per la militarizzazione del territorio e il riarmo si trovano sempre! Infatti il governo Meloni ha stanziato i primi 20 milioni (dei 190 previsti dal governo Draghi) di euro per la nuova base all’ex Cisam che ospiterà il 1° Reggimento...

(Militanza Comunista Toscana Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia)
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Contro i femminicidi - Un'altra strada

Mentre i più sessisti, fascisti, omiciattoli, di questo nero governo e parlamento straparlano, si inventano disegni di legge con l'unico scopo di attaccare i diritti, la vita delle donne, e così alimentano un clima politico, pratico, ideologico che di fatto avalla, "giustifica" odio, reazione da parte di maschi frustrati verso le donne che vogliono decidere della propria vita, rompere legami oppressivi, violenti; continuano e aumentano i femminicidi delle donne. Ultimo: Manuela uccisa in strada a colpi di fucile a Roma dall'ex marito. Anche questa volta le precedenti azioni di stalking...

(Movimento Femmnista Proletario Rivoluzionario)
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Usicons aps e USI 1912: segnalazione circa l'erronea applicazione della L. 55/2024

Al Sindaco di Roma Capitale On. Gualtieri – Segreteria e Uff. Gabinetto e mail All’Assessora p.t. alle Pol. Educative e Scolastiche, Lavoro e Formazione Dott.ssa Pratelli All’Assessore con delega al personale/RR.UU. Dott. Andrea Catarci via e mail Alla Direzione del Dipartimento Scuola/nido, Famiglia, Lavoro e Formazione via e mail Alla Presidente dell’Assemblea Capitolina On. Svetlana Celli e segr. Pres. Ass. Cap. via e mail Ai capigruppo consiliari, a consiglieri-e di Roma Capitale via e mail Ai Presidenti e segreterie p.t. delle CC.CC.PP. Scuola/nidi/pol. educative (On. Consuelo Fermariello),...
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

Sommario: L’ACCELERAZIONE IMPERIALISTICA E LA CONTINUITÀ DELL’INTERNAZIONALISMO https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art428_luglio_2024.pdf Elezioni europee - Destabilizzazione francese e mutazioni tedesche all’insegna della rinegoziazione https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art429_luglio_2024.pdf Elezioni europee - Italia: un consolidamento dello status quo Forze Armate per le guerre dell’imperialismo https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art430_luglio_2024.pdf Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art431_luglio_2024.pdf Criptovalute,...

(Prospettiva Marxista)
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Monza, 11 luglio: in piazza contro il Pacchetto Sicurezza Dl 1660

FERMIAMOLI ORA / Mobilitazione nazionale Contro il pacchetto sicurezza DL 1660 Contro il Governo Meloni Riaffermare libertà politiche, sociali, sindacali! Giovedì 11 luglio 2024, ore 17.30 MONZA Piazza Roma / Arengario In queste settimane è approdato in Parlamento il Disegno di Legge 1660 Piantedosi, Nordio, Crosetto, il nuovo pacchetto sicurezza che costituisce oggi l'apice delle politiche repressive del Governo Meloni. Al suo interno si legge un gravissimo attacco alla libertà di dissenso, che si articola nel generalizzato inasprimento delle pene per chi è impegnato nelle lotte sociali...
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LA RESISTENZA NON SI ARRESTA LA RESISTENZA NON SI PROCESSA

A Roma, si è svolto ieri il corteo in solidarietà con Anan, Ali e Mansour, imprigionati dalla giustizia italiana con l'accusa di appartenere a quella resistenza palestinese che contrasta il genocidio sionista e razzista. Nessun provvedimento repressivo ha invece raggiunto i sionisti italiani, che in ben 2000 partecipano all'aggressione portata avanti dal governo israeliano. Con l’arresto dei tre militanti palestinesi l'imperialismo italiano ha reso ancor più evidente la sua complicità con la barbarie in atto. Mettere sotto accusa i resistenti palestinesi è un aiuto concreto a chi intende...

(Enrico Biso)
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CHE FARE ADESSO PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER

Come è noto, la "United States Parole Commission" ha negato la "libertà sulla parola" a Leonard Peltier, ed ha fissato la prossima udienza al 2026. Gli avvocati di Leonard Peltier hanno già annunciato che ovviamente interporranno appello avverso questa decisione. Come è noto Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, è detenuto da 48 anni in un carcere di massima sicurezza per un delitto che non ha commesso; la sua condanna si basò su "testimonianze" false e su "prove"...

(Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo)
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Su una bellissima giornata di festa e cultura il 6 luglio alla Baccelli

Un grande successo della iniziativa promossa dall'Usicons aps del 6 luglio 2024 alla ex Baccelli a Roma, Mun XI, anzitutto per l'iniziativa culturale della mattina con un convegno dibattito molto interessante e con un livello molto alto, che nessuno a Roma è in grado di organizzare e di gestire. Analogo risultato positivo per la festa orientale dove hanno sfilato le volontarie della Associazione di Ponte Galeria, che sta raccogliendo i fondi per un defibrillatore nella zona (purtroppo come nel resto del municipio XI carente di molto servizi) e soprattutto la parte spettacolare dove compagne...

(Usicons asp)
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Congedo e tutela sulla maternità e congedo parentale: scheda di formazione sindacale autogestita a cura di Usi 1912

Il congedo di maternità è un diritto essenziale, ma è anche importante capirne l'impatto finanziario e la rilevanza contabile, sulle buste paga di chi lavora. Si tratta di indennità che viene erogata dall'INPS. Durante il periodo di maternità obbligatoria, le dipendenti hanno diritto a un determinato compenso. In particolare, per il periodo di astensione obbligatoria, l'INPS eroga un'indennità pari all'80% della retribuzione, calcolata sulle medie giornaliere soggette a contributi nell'ultimo mese di lavoro. Per il periodo di astensione obbligatoria, a seconda del CCNL, il costo per l’azienda...

( Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita in sigla Usi 1912 e Usi settore Commercio Turismo e Servizi in sigla USI C.T.&S)
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Sul "fatalismo" delle genti meridionali

In Irpinia, come in altre aree interne del Sud, la negazione sistematica ed estesa della cittadinanza, dei diritti politico-civili per le classi popolari, il loro asservimento ai notabili locali, obbliga le giovani generazioni proletarie a mendicare elemosine o favori elargiti secondo sistemi clientelistici e paternalistici, retaggio di un passato feudale: per ottenere anche un lavoro miserabile, precarizzato e malpagato, sprovvisto di qualsiasi tutela, persino per richiedere un banale certificato, i diritti sono svenduti in cambio di voti ipotecabili a vita. Questa mentalità subalterna è il...

(Lucio Garofalo)
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Manifesto politico dell’assemblea del 29 giugno

Delegazioni di compagni/e della variegata area del mondo delle cooperative sociali provenienti da Roma, Milano, Torino, Genova, Calabria, si sono incontrati a Milano
La riunione trova stimolo dalla mobilitazione dei lavoratori delle cooperative ed in particolare degli educatori che hanno dato vita allo sciopero e alla manifestazione del 10 aprile a Roma. Altre mobilitazioni a Torino e a Milano. Con la partecipazione di molte organizzazioni del sindacalismo di base e di altre associazioni e collettivi sta prendendo forma una Rete Intersindacale da allargare e potenziare. Il S.I.Cobas intende prender parte all’allargamento e allo sviluppo della Rete Intersindacale Nazionale Operatori Sociali. La partecipazione al dibattito è stata a più voci ed abbiamo...

(Coordinamento di lotta Coop Sociali)
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Raggruppiamo le forze internazionaliste per dare una soluzione rivoluzionaria alla barbarie capitalista

Per fermare la corsa verso l’abisso, organizziamo l’opposizione alla guerra e all’economia di guerra!
Le organizzazioni che si sono riunite nell’incontro internazionale di Buenos Aires del 24 e 25 giugno e che sottoscrivono il presente appello, inviano le seguenti conclusioni ai lavoratori e giovani di tutto il mondo. A due anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il conflitto tra i due blocchi reazionari che si affrontano in questa guerra imperialista è ancora lontano dall’essere risolto. Sia il regime di Putin in Russia che il regime fantoccio della NATO di Zelensky in Ucraina riflettono interessi capitalistici di dominio sociale e nazionale. Almeno 110.000 persone sono state uccise...

(pungolorosso.com)
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Sull'accordo tra i Medici di Medicina Generale e Legacoop

Il sindacato dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) e Legacoop tramite Sanicoop che controlla circa 130 cooperative mediche diffuse sul territorio hanno stabilito un intesa che prefigura la gestione “cooperativa” e non più pubblica della Sanità Territoriale. In tal modo, questo pseudo sindacato, di medici dipendenti del SSN, rinuncia ad essere un organismo rappresentativo di lavoratori dipendenti del SSN e trasloca armi e bagagli alla dipendenza della Legacoop. Con questo accordo viene a cadere l'ultima finzione di sanità pubblica, universale e gratuita. Richiamarsi, ormai, a questi...

(si cobas)
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Arresti ad Aprilia e d’intorni: ‘ndrangheta e criminalità organizzata con politici collusi e “a servizio”. La destra impera

Il PCI con Barbona, segretario regionale Lazio, e Pecorilli, segretaria provinciale Latina, commenta e indica di non abbassare la guardia
“Purtroppo da anni, con altri, come ad esempio la “Rete No Bavaglio e Libera” denunciamo, con azioni pubbliche di lotta e con la nostra analisi proposta a cittadini e istituzioni, oltre che a forze politiche e sociali, che le organizzazioni mafiose si sono impossessate del territorio a sud della capitale, si veda lo scioglimento per mafia dei comuni di Anzio e Nettuno, ed ora l’operazione della direzione investigativa Antimafia. – dichiara Sonia Pecorilli, segretaria del Partito Comunista Italiano Federazione provinciale di Latina – La stessa DIA con questi arresti seguiti all’indagine,...

(Maurizio Aversa)
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Roma Capitale e Regione Lazio: per il rispetto integrale della parte normativa e salariale del CCNL Cooperative Sociali

Volantino che sarà distribuito ai presidi e alle manifestazioni promosse dalle centrali cooperative a Roma (4 luglio, ore 17.30-19.30 Piazza del Campidoglio; 15 Luglio, Regione Lazio, Piazza O. da Pordenone 15, ore 17.30-19,30) per adeguamenti tariffe. Noi autorganizzati gatti-e neri-e, estendiamo e diffondiamo la piattaforma con i punti salienti e gli obiettivi da raggiungere sui posti di lavoro e sui territori. PER UN BUON LAVORO, UN BUON SERVIZIO, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE DAL BASSO.e AUTORGANIZZATA, coordiniamo di nuovo le nostre energie e forze sane nelle cooperative sociali, nel terzo...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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Latina. La sicurezza è un diritto, non un costo

Sabato 6 luglio, MANIFESTAZIONE (concentramento ore 9.00 in Via Vittorio Cervone)
In queste ore è stata diramata la notizia che il padrone/alias imprenditore agricolo Antonello Lovato sia stato arrestato. E’ una buona notizia, soprattutto le accuse che la Procura sta muovendo a suo carico, ma non lenisce il dolore della famiglia e dei compagni di lavoro di Satnam Singh. Inoltre questa singola attenzione, giustamente, sta diventando simbolo di una ben più forte denuncia sociale e politica. Per questo il Partito Comunista Italiano di Latina e del Lazio hanno promosso per sabato 6, dalle ore 9.00 a Latina, una manifestazione pubblica. Le motivazioni che Sonia Pecorilli, segretaria...

(Maurizio Aversa)
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APPELLO A SOSTEGNO DEL CHIAPAS

Basta violenza in Messico! Basta violenza in Chiapas! Le elezioni 2024 hanno fotografato, e reso ancora più evidente, come la violenza in Messico sia un fattore sistemico. La guerra per il controllo del territorio ha svilito il valore della vita, si ammazza per pochi pesos in tutto il paese. Il Chiapas, oggi, è uno degli stati dove la violenza si è fatta feroce. Dal confine con il Guatemala a Palenque, passando per i territori d'influenza zapatista, morti, paura e fughe dalle comunità sono diventate una norma di una realtà dove il mai risolto fenomeno paramilitare si è incontrato con i...
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29 giugno 2024, strage di Viareggio: per non dimenticare

Anche quest’anno sabato 29 giugno una delegazione del nostro Comitato sarà a Viareggio, al fianco dell’associazione “Il Mondo che vorrei” che riunisce i familiari delle vittime della strage ferroviaria di via Ponchielli, le 32 persone che, dopo il deragliamento di un treno merci e l’esplosione di una cisterna di GPL, il 29 giugno 2009 morirono bruciate vive nel luogo più sicuro, le loro case. Dalla piccola Iman Ayyad di 3 anni a Mario Pucci, 90 anni. Saremo al fianco dell’associazione “Assemblea 29 giugno” composta da quei ferrovieri che, nonostante le pressioni pesantissime...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni)
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La crudele morte di Satnam Singh. Un mondo che rischia di annegare nella barbarie e la disumanizzazione

La terribile morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano dei campi agricoli dell’agropontino, rivela la faccia più feroce, la crudeltà, di un sistema di produzione in cui la vita del lavoratore vale fino a quando rimane fisicamente integro e in piedi, ha due braccia da prestare alla produzione nelle fabbriche dei padroni o alla raccolta di pomodori nei campi dei proprietari terrieri e non si ribella per i diritti. Ormai si parla apertamente di ‘morti di profitto’ e non di lavoro. Il profitto che è la caratteristica principale e l’esistenza stessa del capitalismo, per cui tutto il...

(Pasquale Aiello)
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Sul carro dei sionisti sale ogni giorno uno nuovo

Sul carro dei sionisti sale ogni giorno uno nuovo! Nel coro di quelli che “…per prima cosa bisogna condannare Hamas” si è presentata con grande zelo l’Aduc, un’associazione per la tutela dei consumatori che uscendo dall’ambito dei suoi scopi statutari (ma non è questo il punto!) si è dedicata a boicottare le manifestazioni del prossimo settembre indette dal “Gay Pride” perché si sono permessi di parlare di genocidio. Non siamo formalisti e quindi non condanniamo il fatto che l’Aduc voglia esprimere le proprie idee ma contestiamo la faziosità, le falsità, l’islamofobia...

(Michele Esposito)
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CON I PROLETARI CONGOLESI, CONTRO LA RAPINA IMPERIALISTA

Dal n. 138 di "Alternativa di Classe" La Repubblica democratica del Congo è vittima di una guerra economica drammatica, che ha già fatto milioni di morti. Si tratta, di fatto, del conflitto più sanguinoso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Centinaia di migliaia di donne sono state, e sono ancora oggi, vittime di stupri e migliaia di bambine e bambini lavorano come schiavi nelle miniere di coltan (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE n. 38 a pag. 5). Nel 1996, l'allora Zaire, governato dal presidente Mobuto Sese Seko, venne invaso dall'Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire...

(Alternativa di Classe)
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Il PCL aderisce all'appello per il diritto alla residenza

Il Partito Comunista dei Lavoratori risponde all'appello per il diritto alla residenza e l’abrogazione dell’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi (1), che prevede che «chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non possa chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi» e vieta per cinque anni agli occupanti di immobili pubblici la partecipazione all’assegnazione di alloggi. L’articolo 5, come viene correttamente evidenziato nel documento dell’appello, colpisce decine di migliaia di persone ed esclude dall’anagrafe chi è costretto dalle sue condizioni materiali...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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L’assassinio di Satnam Singh svela il marciume e l’infamia della società borghese

In questi giorni, più per imbarazzo che per sincera commozione, sta tenendo banco sui media la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di Latina che ferito gravemente invece di essere soccorso è stato scaricato in strada dal padrone aguzzino. Il feroce omicidio di Satnam ha messo in piena luce le condizioni di sfruttamento e oppressione prossima allo schiavismo in cui vivono centinaia di migliaia di proletari “irregolari” e perciò sottoposti al più brutale ricatto padronale. Il recente "scoop" giornalistico secondo il quale lo stesso “datore di lavoro” (ladri di...

(Militanza Comunista Toscana Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia)
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Non è il caporalato... è il capitalismo!

L’orribile omicidio di Satnam Singh, ucciso dal suo padrone che, tra l’altro, era indagato da ben 5 anni (l’indagine era forse finita nel fondo di un cassetto?) ma continuava tranquillamente a sfruttare a morte i suoi lavoratori, - oltre al solito vergognoso e ormai intollerabile piagnisteo di politici e giornali che puntualmente sentiamo da decenni, come se si trattasse di un fenomeno che scopriamo ogni estate - ha innescato un dibattito sul fenomeno del “caporalato, come se questo fosse uno strumento avulso dal contesto più generale. Non di “caporalato” dobbiamo parlare, ma di...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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DALLE ELEZIONI LA “NUOVA” UNIONE EUROPEA: BELLICISTA COME PRIMA

Editoriale del n. 138 di "Alternativa di Classe" Nei commenti alle recenti elezioni europee il dato che viene generalmente sorvolato, o, quanto meno, sottovalutato, dai vari “vincitori” è l'aumento dell'astensionismo, che in Italia (come in Grecia) ha toccato il record storico. Più della metà degli “elettori” non è andato a votare, anche se si è votato su due giorni! Non è un dato di cui farsi vanto come sinistra rivoluzionaria però, visto che soggettivamente le motivazioni sono le più disparate, compresa, a volte, una qualunquistica passività sociale... Lo avevamo detto:...

(Alternativa di Classe)
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Latina: grande manifestazione per Satnam e contro lo sfruttamento. Il PCI presente con solidarietà e lotta

“Bisogna smettere di parlare solo di lavoro per iniziare a parlare di ‘lavoro umano’, — ha commentato Sonia Pecorilli, segretaria del PCI della provincia di Latina, che ha guidato i comunisti di Latina e del Lazio intervenuti in piazza della libertà — distinguendolo per difenderlo. Il passo successivo sarà quello di ragionare su un patto per il lavoro umano, dobbiamo e possiamo elaborare un nuovo modello di organizzazione del lavoro. La trasformazione dei processi di lavoro a cui dobbiamo puntare è sul lavoro partecipato. In sintesi oggi viviamo in una società disumanizzata, La Federazione...

(Maurizio Aversa)
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E' uscito il n. 138 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. Dalle elezioni la “nuova” Unione Europea: bellicista come prima!.......................................................pag. 1; Politica internazionale. Con i proletari congolesi, contro la rapina imperialista................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. La Resistenza operaia 80 anni fa tra deportazione e degenerazione................................................. pag. 6; Corrispondenza dalla Sardegna. Mobilitazioni per la sanità pubblica..............................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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FUORI IL SECONDO NUMERO DI SCINTILLA: IL MONDO VA ALLA GUERRA. E NOI?

Stampato e pronto per la lettura e la diffusione, ecco il nuovo numero di scintilla: - la lotta dei disoccupati di Napoli - un programma per l'abolizione del carcere - un orientamento politico sul governo Meloni - un'intervista al Partito Obrero sull'Argentina di Milei - un approfondimento su proletariato extra-legale e l'esercito industriale di riserva, da Marx alle riflessioni delle lotte anticarcerarie degli anni '70 “Scintilla” è uno strumento per il nostro obiettivo dichiarato fin dalla nascita: contribuire alla costruzione di una soggettività politica riconoscibile, legata ai processi...

(Laboratorio Politico Iskra - Bagnoli (NA))
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Pordenone, 28 giugno: giù le mani dal Tagliamento!

Alle ore 20,30, nei locali del Circolo Libertario E. Zapata (in via Ugaresca 3B), si svolgerà l'Assemblea/dibattito GIÙ LE MANI DAL TAGLIAMENT0. Interverranno esponenti del comitato “Tagliamento Libero” In data 11 aprile 2024, la Giunta Regionale del FVG ha approvato il documento preliminare (Delibera n. 530) con il quale vengono realizzati diversi “interventi per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico lungo il corso del fiume Tagliamento”. Tra questi, il più impattante riguarda la “Costruzione di una traversa laminante, con luci mobili a paratoie piane, adiacente...

(Iniziativa Libertaria - Pordenone)
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I banditi imperialisti vogliono trascinare il proletariato e i popoli in una carneficina mondiale

La decisione dei rappresentanti dell’imperialismo USA di autorizzare l’utilizzo di propri missili per colpire il territorio della Russia imperialista, allo scopo di prevenire il crollo del regime vassallo di Kiev – e con esso la sconfitta del blocco occidentale – unita alla richiesta rivolta dal segretario della NATO, Stoltenberg, ai membri di questa alleanza di revocare il divieto di usare le armi inviate in Ucraina per colpire obiettivi in territorio russo (Francia, Germania, Polonia e Regno Unito si sono dichiarati pronti a farlo), rappresentano il passaggio di altre “linee rosse”...

(Da Scintilla n. 146, giugno 2024)
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PALESTINA: 225 PER 4

Questi numeri sono il saldo dell’operazione congiunta tra l’esercito nazi-fascista di Israele e l’intelligence nord-americana (come ha dichiarato alla catena CNN un anonimo funzionario nordamericano) per liberare 4 ostaggi detenuti dalla Resistenza palestinese: 56 vite palestinesi (in gran parte donne e bambini) per ogni ostaggio israeliano liberato. Tanto per ricordare, i nazi-fascisti tedeschi pretesero e uccisero 335 ostaggi italiani dopo l’operazione della Resistenza romana di via Rasella che portò alla morte di 32 soldati tedeschi: 10 italiani per ogni tedesco ucciso. L’assalto...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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Nuova Caledonia, solidarietà al popolo kanak

È in corso da più oltre tre settimane la rivolta del popolo canaco contro il colonialismo francese e per la liberazione della Nuova Caledonia, movimento che fa fronte al coprifuoco e allo stato d’emergenza dichiarato dal presidente francese Macron (dichiarato il 16 maggio). In altre parole, all’occupazione militare. Pochi conoscono questo arcipelago melanesiano, non distante dall’Australia, e il suo popolo, oppresso dalla Francia dal lontano 1853 e ridotto addirittura in minoranza dalle politiche d’occupazione e d’insediamento coloniale del regime francese (le stime più diffuse indicano...

(Alessio Ecoretti - PCL)
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Roma: ieri, davanti all'ambasciata USA, un partecipato presidio in solidarietà con la Palestina

Ieri a via Veneto, di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti, si è svolto un presidio di solidarietà con il popolo palestinese. Un presidio che, lungi dal fermarsi alla dimensione simbolica, ha mostrato la partecipazione convinta di chi si oppone al genocidio sionista. Di chi, da mesi, chiede il cessate il fuoco in relazione a una "guerra" combattuta da un lato da un esercito e da un'aviazione occupante e dall'altro da una resistenza popolare. Una disparità enorme, che va a vantaggio di chi sta compiendo crimini a Rafah e in tutta la Palestina. L'imperialismo U.S.A. è complice...

(Enrico Biso)
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Un passo dopo l’altro, verso lo scontro totale tra NATO e Russia

Che la NATO e la Russia siano in guerra aperta dal 24 febbraio di due anni fa è perfino banale. Lo è almeno per noi che dal primo momento abbiamo sostenuto che quando si dice Ucraina, si deve in realtà leggere NATO – questo, per somma sventura delle ucraine e degli ucraini convinti (sono ogni giorno di meno) di stare combattendo una guerra per la propria auto-determinazione. Altrettanto banale è che la prima fase della guerra si sta chiudendo con la secca sconfitta militare della NATO sul territorio ucraino. La Russia non ha difficoltà a tenere ed estendere le posizioni conquistate nel...

(Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Gaza: i terribili numeri del genocidio al 2 giugno

Qui di seguito i terribili numeri, al 2 giugno, dell’operazione-genocidio messa in atto a Gaza dallo stato di Israele, con il totale sostegno di Stati Uniti, Italia, Unione europea, e l’altrettanto piena complicità dei paesi arabi rimasti a guardare lo “spettacolo”. La fonte è l’autorità di Gaza. STOP THE GENOCIDE NOW! (Red.) - 240, i giorni della guerra genocida - 3.247, i massacri commessi dall’esercito di occupazione - 46.439, i martiri e le persone scomparse - 10.000, gli scomparsi - 36.439, i martiri arrivati negli ospedali - 15.438, i bambini uccisi - 32, i bambini morti...

(Il Pungolo rosso)
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Imperialismo tricolore in Niger

Con l'immancabile sostegno bipartisan
Il piano Mattei procede. Il governo italiano da un lato negozia con Ghana, Costa d'Avorio, Etiopia l'importazione di manodopera per l'industria manifatturiera del Nord-Est, con contratti annuali di somministrazione, e l'immancabile benedizione di Mattarella. Dall'altro potenzia la presenza militare italiana in Niger, in collaborazione con la giunta golpista, sino ad arrivare a 500 uomini e donne in divisa. Le cosiddette opposizioni liberali offrono naturalmente il loro benestare. Cosa fanno concretamente i militari italiani in Niger? Corsi di addestramento per i parà, presidio di giacimenti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Donne: se n’è andata Nora Cortiñas, co-fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo

Ieri ci ha lasciato a 94 anni Nora Cortiñas, una delle “locas” – le “pazze”, come la dittatura argentina chiamava le madri che dal maggio 1977 ogni giovedì sfilavano nella Plaza de Mayo di Buenos Aires per chiedere conto ai generali fascisti della sparizione dei loro figli, nonostante gli arresti, le torture, il sequestro e la sparizione di alcune di loro. Caduta la dittatura Nora – la Madre di tutte le battaglie - insieme alle sue compagne ha continuato instancabile a camminare a fianco di tutti coloro che si battevano, e si battono, per la giustizia sociale, contro lo sfruttamento...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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PIENA SOLIDARIETÀ ALLE OCCUPAZIONI UNIVERSITARIE DI UDINE E TRIESTE!

In occasione dell’occupazione dell’Università di Udine, avvenuta questo martedì 28 maggio, sotto la direzione degli studenti riuniti nel Comitato per la Palestina-Udine, ribadiamo la nostra solidarietà come sezione regionale del Partito Comunista dei Lavoratori alle occupazioni delle università di Udine e Trieste in appoggio al popolo palestinese. Anche i nostri militanti sono impegnati a sostenere attivamente l’acampada di Udine: da sempre, infatti, il movimento per la Quarta Internazionale è impegnato nella lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese, oppresso da oltre...

(Partito Comunista dei Lavoratori Friuli-Venezia-Giulia)
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Rafah: l’ennesima strage dello Stato nazi-sionista di Israele

Una settimana fa il giornalista statunitense Chris Hedges scriveva: “Rafah èil premio finale in fondo alla strada. Rafah è il grande campo di sterminio dove massacreremo i palestinesi su una scala mai vista in questo genocidio. Guardateci. Sarà un’orgia di sangue e morte”. E continuava: “Scappate, lo vogliono gli israeliani, scappate per le vostre vite. Fuggite da Rafah come siete fuggiti dalla città di Gaza, come fuggiste da Jabalia, come scappaste da Deir-al-Balan, come fuggiste da Beit-Hanoun, come fuggiste da Bani Suheila, come scappaste da Khan Younis. Fuggite o vi uccideremo....

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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2 giugno. Disertori di tutte le guerre

Ogni 2 giugno la Repubblica celebra sé stessa con esibizioni militari, parate e commemorazioni. Una “festa” nazionalista e militarista. Il governo di estrema destra alimenta la retorica identitaria, i “sacri” confini, l’esaltazione della guerra. Come ogni anno le cerimonie militari del due giugno servono a giustificare enormi spese militari, l’invio delle armi e l’impegno diretto dell’Italia nelle missioni militari all’estero dall’Ucraina all’Africa. Guerre, stupri, occupazioni di terre, bombardamenti, torture, l’intero campionario degli orrori umani, se compiuto da uomini...

(anarresinfo.org)
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IN OMBRA DALL'OSTENTATA COMPETIZIONE ELETTORALE GLI INQUIETANTI RISCHI DELLA COMPETIZIONE GLOBALE

Editoriale del n. 137 di "Alternativa di Classe" Come l'anno scorso (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 125 a pag. 1), il Governo Meloni ha voluto “festeggiare” il Primo Maggio con un suo decreto in materia di lavoro. Il Consiglio dei Ministri lo ha varato il giorno prima, con lo stanziamento di 74 miliardi di euro fino al 2027, di cui 42 provenienti dalla UE. Si tratta di deduzioni IRES e IRPEF, parziali o totali, per le aziende quando assumono, privilegiando il Sud e i giovani, mentre dei contributi previdenziali si fa carico lo Stato. Oltre a sostituire, in parte, provvedimenti...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 137 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. In ombra dall'ostentata competizione elettorale gli inquietanti rischi della competizione globale........pag. 1 Ricorrenze storiche. La rivolta zingara nei campi di concentramento...............................................................................pag. 3 Politica internazionale. Anche in Etiopia a soffrire e a morire sono i proletari................................................................. pag. 5 Corrispondenza dal Lazio. Un Primo Maggio contro guerra e pace capitaliste.................................................................pag. 7 Corrispondenza...

(Alternativa di Classe)
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IL PARTITO COMUNISTA N. 428

organo del partito comunista internazionale
– 1 maggio 2024: Il mostro del Capitale mondiale si precipita nella guerra Solo la rivoluzione internazionale per il Comunismo lo può abbattere – I cinici calcoli delle borghesie mondiali e il massacro dei palestinesi – Dal “18 Brumaio” al... 25 Aprile – Argentina è il mondo: Milei mette a nudo il tradimento dei vertici sindacali – Condizione della classe operaia in Nigeria – Perché anche negli Usa non chiediamo la nazionalizzazione delle ferrovie PER IL SINDACATO DI CLASSE – La parola del partito ai lavoratori in lotta – Genova, venerdì 5 aprile: Per l’unità nella...

(Partito Comunista Internazionale)
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La Corte Penale Internazionale sulla Palestina: un colpo al cerchio e un colpo alla botte

Ieri il procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) ha chiesto di emettere mandati di arresto per i vertici dello stato nazi-sionista di Israele (Netanyahu e Gallant) e parallelamente – non ci si poteva aspettare altro, viste anche le pesanti pressioni dei governi occidentali – mandati di arresto per i vertici di Hamas. L’imputazione è di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Aspetti positivi: finalmente viene sancita formalmente la fine dell’impunità (e la violazione di più di 50 risoluzioni delle Nazioni Unite) di cui lo stato di Israele ha goduto per 75...

(Centro di Iniziativa Proletaria "G.Tagarelli")
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Restituzione pubblica del IV Congresso di Sinistra Anticapitalista

Venerdì 24 maggio a Roma, presso la sede di Via dei Latini 73. L'iniziativa si svolgera dalle ore 18.00 alle 21.00. Le nostre lotte sono intersezionali, perché pensiamo che una liberazione autentica dallo sfruttamento e dall’oppressione sia tale solo se non lascia indietro nessuna e nessuno. Le lotte antimperialiste, democratiche, di classe, transfemministe, libertarie, devono trovare una comune radice, relazionarsi e rafforzarsi l’una con l’altra e costruire insieme un progetto comune. Avanziamo una proposta politica ecoscocialista, cioè di un percorso di lotta verso una futura società...

(Sinistra Anticapitalista Roma)
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Roma, 23 maggio: Palestina grido inascoltato

Raccogliere idee e proposte per richiamare la politica al rispetto del Diritto Umanitario
L'iniziativa si svolgerà presso Spin Time, in Via di Santa Croce in Gerusalemme 55, a partire dalle ore 17.30 L'escalation di violenza a Gaza è senza precedenti. Sono migliaia le vittime civili e la situazione umanitaria è drammatica. Di fronte a questo, la voce della società civile mondiale ha elevato il proprio grido di dolore. Chiedere ai leader politici che venga preteso il rispetto senza compromessi del diritto internazionale e di attivare tutti i canali necessari per giungere ad un cessate il fuoco è sempre più urgente e necessario. Per questo, l'obiettivo dell’incontro è raccogliere...

(Campagna BDS Amnesty International)
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Le proteste “pro Palestina” nelle università

Con effetto domino, la protesta degli universitari USA contro la guerra scatenata dallo Stato d’Israele nella Striscia di Gaza, un vero e proprio macello al limite del genocidio e di una autentica pulizia etnica della popolazione civile palestinese e soprattutto dei proletari e delle masse proletarizzate, è dilagata qua e là anche in Europa e altrove. Non staremo a farne qui la cronaca, visto che da settimane (scriviamo a metà maggio) ne sono pieni tutti gli organi di “informazione”. Vogliamo invece indicare alcuni punti vitali, perché le reazioni istintive a quest’ennesimo sintomo...

(il programma comunista)
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CONTRO L'EUROPA DEI PADRONI, DELLE MUNIZIONI, DELLE ELEZIONI!

Saranno le elezioni del riarmo imperialista, cui l'istituzione di ciance europea si adeguerà, dosando le facce del proprio caleidoscopio politico, equilibrando europeismi e sovranismi, comunque costretti nel suo percorso di rafforzamento ed autonomia continentale imposti dall'accelerazione della guerra. CONTRO L'EUROPA DEI PADRONI, DELLE MUNIZIONI, DELLE ELEZIONI. LA LIBERAZIONE E' FRUTTO DELLA RIVOLUZIONE, NON DELLA PARTECIPAZIONE ELETTORALE. La democrazia, con i suoi riti, è la forma consueta del pacifico sfruttamento nella fase imperialista dello sviluppo capitalista. Pur fondata sul...

(SOCIETA' INCIVILE)
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Dall’ordine americano al grande caos

Scenari di guerra globale: dall’Ucraina a Gaza, dal Sudan all’Armenia, dal mar Rosso a Taiwan
Torino, Venerdì 24 maggio ore 21 incontro con Stefano Capello (presso la sede di Corso Palermo 46) Guerre di portata planetaria ci stanno portando sull’orlo della terza guerra mondiale. La spirale pare inarrestabile: il conflitto Russia Ucraina rischia di deflagrare in tutta Europa. L’Italia è direttamente coinvolta con le proprie truppe e con il proprio apparato militare industriale. È in prima fila in conflitti in cui gioca in proprio e in varie alleanze a geografia variabile. La crisi mondiale, le pericolose convulsioni dell’impero statunitense e della Russia in un pianeta multipolare,...

(anarresinfo.org)
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Dove va l'Unione Europea?

Bilancio e prospettive di un'unione imperialistica
Né europeismo liberale né sovranismo reazionario. Per un'Europa socialista, unica reale alternativa L'Unione Europea è nata da una concertazione di stati imperialisti del vecchio continente sospinta dalla caduta del Muro di Berlino. Il crollo dell'URSS e del Patto di Varsavia spinse la riunificazione capitalistica della Germania. L'imperialismo francese diede via libera a tale riunificazione in cambio dell'integrazione dell'imperialismo tedesco in un nuovo patto continentale. L'Unione Europea è nata attorno al patto franco-tedesco: un faticoso punto di equilibrio tra la forza militare della...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Il 5 per mille alla Biblioteca “Aldo Serafini”!

L’obiettivo di carattere culturale che ci poniamo di centrare per il 2024 è la completa realizzazione della Biblioteca “Aldo Serafini”, dal nome del compagno che fu fra i nostri fondatori, un militante comunista rivoluzionario coerente e conseguente fino all’ultimo. Si tratta di un impegno che abbiamo pubblicamente assunto dopo la morte di Aldo avvenuta il 16 novembre 2023, poichè il nostro compagno ci ha lasciato una notevole quantità di opere dei classici, testi teorici, politici, storici, documentali, etc., tra cui molti introvabili, che vogliamo mettere a disposizione dei proletari,...

(Da Scintilla n. 145, maggio 2024)
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Lecce, 17 maggio: stop arming Israel

Un presidio in Piazza Sant'Oronzo, a partire dalle ore 19.00 Israele continua a usare armi e munizioni esplosive in zone densamente popolate di Gaza, con terribili conseguenze per la popolazione. L’esercito israeliano ha anche emesso un ordine di “evacuazione” per interi quartieri della zona est di Rafah, dove si trovano oltre 100.000 residenti, molti dei quali sfollati interni. Il 17 maggio alle ore 19:00 saremo in piazza Sant’Oronzo per chiedere nuovamente un immediato cessate il fuoco e sollecitare tutti gli Stati a porre fine ai trasferimenti di armi che possono essere usate per commettere...

(Amnesty International Lecce PeaceLink)
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Imperialismo, guerra, internazionalismo. Punti di Sintesi

I “Punti di Sintesi” che di seguito esponiamo si pongono, seppur su di un piano diverso, in stretta continuità con i nostri precedenti documenti a cui rimandiamo: “Il Dossier sulla questione di classe in Israele-Palestina” e “L’autointervista” sugli sviluppi degli scenari di guerra alimentati dai noti eventi del 7 ottobre. Testi con cui esponevamo da un punto di vista pratico e politico la nostra veduta sui processi di guerra imperialista in generale e nei loro caratteri specifici, agganciandosi strettamente all’individuazione di una serie di nodi politici, strategici e d’analisi...

(Laboratorio Internazionalista per l'organizzazione rivoluzionaria)
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PEPPINO IMPASTATO, UNA VOCE SCOMODA

PEPPINO IMPASTATO, MILITANTE DELLA “NUOVA SINISTRA” SICILIANA E GIORNALISTA UCCISO DALLA MAFIA (9 Maggio 1978 – 9 maggio 2024), QUANDO LA LIBERTA’ DI STAMPA E L’INFORMAZIONE ALTERNATIVA DIVENTANO TROPPO SCOMODE… Ricordiamo a 46 anni di distanza, l’assassinio da parte della mafia di Peppino Impastato (9 maggio 1978), attivista sociale, militante della “nuova sinistra” siciliana dell’epoca (fu candidato per Democrazia Proletaria),di 30 anni e giornalista. Un giornalista scomodo, che difese la libertà di stampa e la necessità di fare informazione alternativa, raccontando le verità...
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I morti proletari non hanno patria

(dal numero 2, marzo-aprile 2024, de “il programma comunista”) Il moltiplicarsi e l’acuirsi dei contrasti fra imperialismi in aree come il Medio e l’Estremo Oriente, l’Africa e la stessa Europa (non stiamo qui a rifare una volta di più l’elenco delle situazioni esplosive o già esplose) suscitano contraccolpi a tutti i livelli. S’intensifica il “discorso pubblico” (cioè la mobilitazione ideologica) relativo alla necessità di un “riarmo europeo”, poiché – come ha avuto modo di dichiarare di recente Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo – “se vogliamo la...

(Partito comunista internazionale (il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist – cahiers internationalistes))
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No alla modifica della legge 185/90 sull'export delle armi

Come Tavolo per la Pace dell'Alto Verbano facciamo appello ai deputati lombardi
In queste settimane verrà discussa alla Camera dei Deputati una proposta di modifica della legge 185/90 che regola l’import/export degli armamenti; la modifica intende ridurre i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sul commercio delle armi, sulle loro esportazioni e sulle banche che finanziano tali operazioni. A metà del mese di aprile come Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano abbiamo inviato al deputato Andrea Pellicini e agli altri 65 deputati eletti nelle circoscrizioni elettorali della Lombardia una lettera per chiedere una riflessione sulle conseguenze di questa modifica,...

(Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano)
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Progetto Comunista n. 132, maggio 2024

Il mensile delle lotte e del socialismo
Politica Ogni giorno il Primo maggio Editoriale di Massimiliano Dancelli La messa è finita, è l’ora della lotta! Il «caso Bari» e la corruzione generale al tempo del capitalismo di Giacomo Biancofiore Giù le mani dagli antifascisti: Ilaria Salis libera subito! Rivendichiamo il diritto all’autodifesa antifascista di Mario Avossa Sindacato e lotte Sul lavoro si muore di capitalismo di Diego Bossi La sicurezza in fabbrica: una lotta della nostra classe! a cura della redazione Doppie oppressioni e clima La Lit-Quarta Internazionale e la lotta contro le oppressioni...

(Partito di alternativa comunista)
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Il più grande sciopero nell’Europa occupata dai nazisti

Il 1° marzo 1944 gli operai delle principali fabbriche del Nord-Italia incrociano le braccia ed escono quasi simultaneamente dai propri stabilimenti. Inizia così quello che diventerà il più grande sciopero generale mai organizzato in Europa durante la guerra. L’esperienza di quello sciopero, cruciale per le sorti della lotta antifascista, è per i comunisti oggi un’enorme fonte di ispirazione ma anche e soprattutto di riflessione politica sulle potenzialità e gli errori di quella “rivoluzione mancata” che fu la Resistenza partigiana. Crisi, guerra e conflittualità operaia Mentre...

(Davide Fiorini - rivoluzione.red)
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L’amianto torna alla ribalta

Negli ultimi giorni l’amianto – dopo anni di silenzio - è tornato sulle prime pagine dei giornali. Il mesotelioma che ha colpito un giornalista della RAI ci fa rivivere quanto abbiamo dovuto lottare per ottenere diritti scritti sulla carta (la legge 257 del lontano 1992): ottenere i curricula dal datore di lavoro, lo scontro con l’INAIL che negava questo diritto, lo scaricabarile tra enti diversi, anni di battaglie in piazza e nei tribunali ..... le malattie e le morti dei nostri compagni di lavoro. E’ stata anche l’occasione di leggere i numeri della strage negli ultimi anni: numeri...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni)
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Dissesto idrogeologico, in 4 anni il territorio italiano a rischio alluvioni è aumentato del 19%

Le possibilità d’adattamento passano da ingegneria naturalistica e Nature based solutions
Doronzo (Aipin): «Abbiamo l’obbligo di ragionare sull’evolversi delle nuove tendenze meteo climatiche, con le conseguenti nuove strategie» Da greenreport Il 16 maggio a Roma, presso la sede Ispra, illustreremo alla stampa – ci sarà anche il mondo delle imprese – proposte, progetti e piani per la sicurezza del territorio anche attraverso la transizione ecologica. Sarà la prima presentazione alla stampa. Il 94% del territorio italiano è a rischio dissesto idrogeologico ed il consumo di suolo è in continua crescita, nel 2021 ha sforato i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali...

(Giuseppe Doronzo, vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana per la ingegneria naturalistica (Aipin))
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Victor Serge – GRATTACIELI IN UN VICOLO CIECO

Pubblichiamo per il suo interesse un breve articolo di Victor Serge sul rapporto tra scienza e lotta di classe, occasionato dal famoso «Scopes Monkey Trial» il «processo della scimmia di Scopes» nel corso del quale un insegnante statunitense, John Thomas Scopes, venne condannato ad una multa di 100 dollari per la violazione della legge del Tennessee, detta Butler, che proibiva l’insegnamento della teoria dell’evoluzione nelle scuole dello Stato. Il testo apparve su La Correspondance Internationale del 25 luglio 1925. Traduzione dal francese di Rostrum, pubblicata nel n. 117 di Prospettiva...

(coalizioneoperaia.com)
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E' USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

LO SPAZIO STORICO DI AVVICINAMENTO ALLA GUERRA MONDIALE https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art423_maggio_2024.pdf La questione dell’esercito europeo tra formule ideologiche e nodi reali https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art424_maggio_2024.pdf Il fiorente mercato delle armi italiane https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art425_maggio_2024.pdf Cavi sottomarini, nuove contrapposizioni per il controllo delle telecomunicazioni Questione militare - Counterinsurgency e guerra nella Striscia di Gaza https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art426_maggio_2024.pdf Lo...

(Prospettiva Marxista)
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Un Ponte di menzogne

Le priorità sono le cose che dovrebbero avere la precedenza, rendendo le altre secondarie in fatto di importanza. Ovvero le cose più urgenti che impongono scelte decise. Ad esempio, la tutela e il miglioramento di ciò che funziona male al posto della creazione continua di qualcosa di nuovo dalla dubbia utilità e dall'elevato rischio e costo. Evidentemente, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non ha mai percorso la Calabria o la Sicilia in treno, e non ha provato l'ebbrezza dell'attesa per i lunghi tempi di attraversamento di ciascuna delle due regioni del Mezzogiorno....

(Battaglia Comunista (Partito Comunista Internazionalista))
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ALFIO

Si approssima l'anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato il 30 aprile del 2010. Era nato nel 1925, proletario, antifascista, militante comunista e libertario, poeta a braccio, persona amatissima dall'intera comunità viterbese - era conosciuto da tutti e da tutti apprezzato per la sua sorgiva bontà e per le sue fulminanti battute -, visse l'intera vita in povertà, condividendo quanto aveva con chiunque avesse bisogno del suo aiuto; negli ultimi venti anni della sua vita fu protagonista dell'esperienza del centro sociale occupato autogestito "Valle Faul", un'esperienza...

(Peppe Sini)
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È uscito il n. 2/2024 (marzo-aprile) de “il programma comunista”

Contiene: Editoriale: I morti proletari non hanno patria. Articoli: Il proletariato palestinese nella tagliola infame dei nazionalismi; Salario minimo per legge: quando i peggiori nemici del proletariato si ergono a suoi difensori; Il ciclo delle rivoluzioni nazionali e anticoloniali volge alla fine (Resoconto del rapporto alla Riunione Generale del Partito, 2-3- novembre 1979); Una nuova genia di “affossatori del marxismo”; Dal delitto Matteotti all’Aventino. I comunisti in parlamento contro il fascismo e contro la democrazia; Note: Segnali di fuoco (Capitalismo è guerra); Dalle strade...

(La redazione de "il programma comunista")
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Trieste: per un Primo Maggio rivoluzionario e comunista!

Il Primo Maggio di quest’anno, scendi in piazza con i comunisti rivoluzionari. Stiamo organizzando uno spezzone nel corteo cittadino (ore 9:00 da Campo San Giacomo) che porti le ragioni della nostra battaglia tra i giovani e la classe lavoratrice anche a Trieste: la costruzione di un’Internazionale Comunista Rivoluzionaria che lotti in tutto il mondo per la rivoluzione comunista e la liberazione dell’umanità dalla barbarie del capitalismo e della guerra. Lo faremo nello spirito rivoluzionario che la data del Primo Maggio ha nella storia del proletariato giuliano. Non solo festa del lavoro...

(Sinistra Classe Rivoluzione Trieste)
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E' uscito il n. 136 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. Nella strategia bellica aperta nel mondo a rimetterci sono i proletari....................................................pag. 1; Politica internazionale. Soldi per i capitalisti e sacrifici per i lavoratori anche in Francia.................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. A Battipaglia nel '69.......................................................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. La responsabilità di lavoratori e RLS........................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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Forma politica e forma partito

Nel rivolgermi a un numero limitato di interlocutori cercherò di affrontare, pur disponendo di limitate capacità intellettuali, il tema della "forma - partito". "Forma partito" come "Forma politica" visto almeno sul versante delle forze costituzionali di opposizione: una questione che pare tornata di grande attualità con le scelte compiute in occasione della formazione delle liste delle candidate/i per le elezioni europee condotte con metodi più riconducibile ad un casting per una serie televisive piuttosto che per definire presenze di rappresentanza politico...

(FRANCO ASTENGO)
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A Michele Michelino che vive nelle nostre lotte

Caro Michele, te ne sei andato proprio in questo giorno di due anni fa, nel momento in cui avremmo avuto più bisogno della tua lucida visione di classe di operaio comunista rivoluzionario. Oggi ci sovrasta lo spettro della guerra imperialista tra NATO e Russia in cui i capitalisti e il loro governo stanno trascinando il nostro paese e, soprattutto, il genocidio dello stato nazi-sionista di Israele contro il popolo palestinese che, però, resiste, dandoci un eroico esempio e ricordandoci la lezione del popolo vietnamita che vinse il gigante USA. La scia di sangue versato ogni giorno dai proletari...

(Le compagne e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio)
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PER RICORDARE TUTTI I LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO

Sabato 27 aprile 2024, ore 16 PRESIDIO davanti alla lapide di via Carducci a Sesto S. Giovanni 1.485 morti di profitto sul lavoro nel 2023; 559 vittime nei primi 3 mesi del 2024. Più di 3.000 morti ogni anno a causa dell’amianto, l’assassino silenzioso che colpisce a distanza di anni. Sono le cifre dell’annuale mattanza di lavoratori, le vittime della guerra non dichiarata dei padroni, per i quali siamo solo carne da macello da sfruttare. Ma la guerra non è solo contro i lavoratori: prova ne sono le stragi civili, dal rogo di Viareggio al crollo del Ponte Morandi. Quest’anno ci sovrasta...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni)
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Domenica 21 aprile festa di Primavera a Mola

Nel pomeriggio Assemblea di Legambiente Arcipelago Toscano
Da greenreport Il 21 aprile torna la ormai tradizionale Festa di Primavera a Mola, la Zona umida ai confini tra i Comuni di Porto Azzurro e Capoliveri, tra il mare e la laguna. Fitto il programma organizzato da Legambiente Arcipelago Toscano dalle ore 10,00 in poi: Passeggiata alla scoperta di Mola e delle sue creature (ritrovo parcheggio lato Poro Azzurro), Inaugurazione dei nuovi cartelli illustrativi delle caratteristiche della zona umida; Mostra dei dipinti del corso di acquerello naturalistico con piccolo laboratorio, Laboratorio “La musica delle piante” Aperipranzo con brindisi...

(Legambiente Arcipelago Toscano)
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Roma. Campidoglio, sala del Carroccio: il lascito intellettuale e politico di Franco Ottaviano avrà seguito

Ad un mese dalla scomparsa, ricordato l'on. Franco Ottaviano e indicati impegni per continuare la sua attività
E’ già una certezza: il lascito culturale, politico, intellettuale, morale, la sua storia che ha segnato parte di molte esistenze e istituzioni e la sinistra e i comunisti, avrà concreta attuazione. Martedì 16 nella sala del Carroccio, al Campidoglio, dagli interventi di spessore svolti da Giorgio Benvenuto, Graziella Falconi, Letizia Paolozzi, Maurizio Fiasco e più dettagliatamente da Mauro Ottaviano, in occasione della commemorazione, ad un mese dalla scomparsa, dell’on. Franco Ottaviano, sono stati, appunto tracciati precisi obiettivi. “L’attività della Associazione dellarepubblica...

(Maurizio Aversa)
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Piccolo report della giornata in onore dei compagni srilankesi caduti nell'Aprile 1971

Ieri, come militanti comunisti rivoluzionari e internazionalisti, si è partecipato con convinzione anticapitalista alla 53a commemorazione degli Eroi di Aprile, organizzata dalla sezione di Roma del JVP Italia, che ringraziamo per l'ottima preparazione dell'evento politico. Una ricorrenza importante per chi attraversa con convinzione le lotta di classe e antirazziste che si svolgono nell'intera Città di Roma. Il condividere posizioni solidali ed internazionaliste porta ad avere rapporti politici e culturali con chi è attivo nella nostra Roma, per difendere diritti e politiche di classe. Lo...

(Enrico Biso)
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Roma. Martedì 16 aprile commemorazione di Franco Ottaviano al Campidoglio

I suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni, ricorderanno e saluteranno Franco, l’uomo, il dirigente politico, lo scrittore, l’intellettuale, amante della pace e dell’associazionismo L’On. Franco Ottaviano, martedì 16 aprile dalle ore 14,30 alle ore 18,00 sarà commemorato, presso la Sala del Carroccio al Campidoglio in Roma. I suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni, ricorderanno e saluteranno Franco, l’uomo, il dirigente politico, lo scrittore, l’intellettuale, amante della pace e dell’associazionismo. Presumibilmente da varie parti d’Italia, e segnatamente da Roma...

(Maurizio Aversa)
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UK, la sinistra e le prossime elezioni generali

Come bilanciare la necessità di disarcionare i conservatori con il desiderio di promuovere politiche socialiste
n questo pezzo che fa riflettere, Dave Kellaway analizza le sfide che la sinistra britannica deve affrontare mentre la nazione si prepara alle elezioni generali che probabilmente porteranno a un governo laburista. Kellaway esplora il modo in cui la sinistra può navigare in questo panorama politico È iniziata. I media e i politici sono già in piena modalità elezioni generali. Certo, c’è la questione delle elezioni amministrative e dei sindaci di maggio, ma tutti le trattano come una cartina di tornasole per le elezioni parlamentari di ottobre o novembre. Tutti i sondaggi sono fermi da più...

(anticapitalista.org)
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Rimini, 13 Marzo. Assemblea pubblica per difendere: spiagge libere, progetti sociali, lavoratori, fauna e ambiente

Il 16 marzo manifestazione cittadina in Piazza Cavour Tempo di presentazione delle osservazioni al piano spiaggia in scadenza i primi di Aprile 2024. Un piano spiaggia, con obbiettivi distanti da chi frequenta le spiagge libere e lontano, troppo lontano dalle istanze e richieste portate all’Amministrazione comunale di Rimini, anno dopo anno da decenni (con richieste di dotare le spiagge libere di servizi igienici e docce e promozione di un patrimonio collettivo). Certo le spiagge libere già sottodimensionate al 7% e fatte occupare per metà da eventi come beach arena, vengono inserite nella...

(Comitato difesa spiagge libere Provincia di Rimini USI- Usicons sezioni di RIMIN)
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Un altro amico ci ha lasciato

Apprendiamo oggi la notizia della morte improvvisa, il 9 marzo scorso,del dottor Enzo Merler. Uno scienziato, un epidemiologo, un medico che si è sempre battuto per la salute pubblica e, in particolare, dei lavoratori. Lungo la sua vita Enzo Merler è stato anche responsabile del RENAM (il registro dei mesoteliomi, i tipici tumori da amianto) del Veneto e ad una sua segnalazione si deve l’inizio dell’inchiesta che poi sfociò nel maxi processo per l’Eternit di Casale Monferrato. E’ stato consulente della Regione Veneto nella vicenda dell’inquinamento da PFAS (sostanze Poli-e Perfluoroalchiliche,...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Sesto San Giovanni)
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Il Mar Mediterraneo si riscalda 3 volte più velocemente rispetto agli oceani

Ma le aree marine protette difendono la fauna ittica dalle ondate di caldo
Le ondate di caldo marino, interessano sempre più i mari del nostro pianeta, sono dovute a un forte innalzamento della temperatura dell’acqua di 4 o 5 gradi che dura per almeno 5 giorni e stanno mettendo mettendo a rischio la fauna ittica e la sopravvivenza di alcune specie. Ma secondo lo studio “Marine protected areas promote stability of reef fish communities under climate warming”, pubblicato su Nature Communications da un team internazionale di ricercatori coordinato da Lisandro Benedetti-Cecchi del dipartimento di biologia dell’università di Pisa, «Le aree marine protette sono...

(greenreport)
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TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE

Nel 1990, centinaia di corpi mummificati furono trovati sepolti in barche in un’inospitale area desertica nella regione autonoma uigura dello Xinijang, nel nord-ovest della Cina. Conosciute come le mummie del bacino del Tarim, ora sono state esaminate geneticamente e gli scienziati hanno ristretto le origini delle misteriose mummie. I risultati sono piuttosto sorprendenti.

I corpi e gli abiti delle mummie sono sorprendentemente intatti nonostante risalgano a 4.000 anni fa e sono stati scoperti nel bacino del Tarim nello Xinjiang. I lineamenti del viso e il colore dei capelli sono visibili, essendo stati naturalmente preservati dall’aria secca del deserto.

Le mummie furono scoperte sepolte in bare a forma di barca ricoperte di pelli di mucca. Accanto a loro c’erano i segni di una società agricola: prodotti alimentari come grano, orzo e formaggio, nonché bestiame come pecore, capre e bovini.

Avevano l’aspetto di stranieri provenienti da una terra straniera perché erano alti, portavano cappelli di feltro di lana e stivaletti di cuoio, e alcuni di loro avevano i capelli biondi. Tuttavia, i genomi di 13 mummie risalenti a 4.000 anni fa, straordinariamente conservati, non erano migranti che portavano la tecnologia dall’Occidente, come si supponeva in precedenza. Uno studio sul DNA delle mummie rivela che si trattava di gente del posto con profonde radici nella zona.

In uno studio pubblicato sul Nature Journal , i ricercatori hanno analizzato i dati genetici raccolti dalle mummie. Risalgono al 2.100-1.700 a.C. e hanno rivelato la provenienza delle persone.

Sembrano essere le reliquie di un’antica popolazione scomparsa in Eurasia dopo l’ultima era glaciale, ancestrale delle popolazioni indigene che vivono oggi in Siberia e nelle Americhe.

In foto una donna dell’età del bronzo mummificata naturalmente, che fu sepolta a Xiaohe nel bacino del Tarim.

Gli individui distanti 400 chilometri l’uno dall’altro, alle estremità opposte del bacino del Tarim, avevano un DNA simile a quello dei fratelli. Anche se le mummie erano gente del posto che non si era sposata con i pastori migranti nelle vicine valli montane, non erano culturalmente isolate. Già 4000 anni fa avevano abbracciato nuove idee e culture: indossavano abiti di lana tessuta, costruivano sistemi di irrigazione, coltivavano grano e miglio non autoctoni, allevavano pecore e capre e mungevano il bestiame per produrre formaggio.

Sebbene lavori precedenti abbiano dimostrato che le mummie vivevano sulle rive di un’oasi nel deserto, non è ancora chiaro il motivo per cui furono sepolte in barche ricoperte di pelli di bestiame con remi in testa – una pratica rara che non si trova da nessun’altra parte nella regione e forse meglio associato ai Vichinghi.

Secondo lo studio, il gruppo era nella zona da qualche tempo e aveva una distinta discendenza locale, che confutava le teorie secondo cui si trattava di pastori della regione meridionale del Mar Nero russo, dell’Asia centrale o dei primi agricoltori dell’altopiano iraniano.

Christina Warinner, autrice dello studio, professoressa di antropologia all’Università di Harvard e leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha dichiarato in una dichiarazione: “Le mummie hanno affascinato a lungo sia gli scienziati che il pubblico sin dalla loro scoperta originale. Oltre ad essere straordinariamente conservati, sono stati ritrovati in un contesto molto insolito e presentano elementi culturali diversi e lontani”.

I ricercatori hanno anche affermato che è possibile che una popolazione sia geneticamente isolata ma anche culturalmente cosmopolita.

Oltre a esaminare i genomi sequenziati dai resti di cinque individui del bacino di Dzungarian più a nord nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina, i ricercatori hanno anche esaminato i dati genetici delle mummie più antiche del bacino del Tarim, che risalgono a un periodo compreso tra 3.700 e 4.100 anni. . Risalenti tra 4.800 e 5.000 anni fa, sono i resti umani più antichi rinvenuti nella regione

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Strage di Rigopiano: la sentenza di appello

Da giorni nevica e la strada che collega l’hotel di Rigopiano al paese di Farindola è bloccata. Nonostante le telefonate di allarme alle autorità, data anche la presenza da settimane di uno sciame sismico, nessuno fa nulla: non si trova alcun mezzo per sgombrare la strada per evacuare le 40 persone presenti – 12 lavoratori e 28 clienti - completamente isolate. Nel pomeriggio del 18 gennaio 2017, dalla montagna sovrastante, si stacca una enorme valanga che investe l’albergo, spostandolo di 10 metri, sfondandone le pareti e seppellendo i presenti; moriranno in 29, tra lavoratori e clienti. Alle...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni)
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M90, l'orso condannato a morte e abbattuto

In questo mondo alla deriva, il sistema capitalistico globalizzato, selvaggio e criminale sta subendo l’ennesima crisi e ha sguinzagliato ancora una volta i signori della guerra per nuove distruzioni, morte, genocidi, povertà e abbrutimento sociale, per poi, come da prassi, ricostruire le città, curare i feriti, riempire nuovamente gli arsenali e sostenere i superstiti, elargendo fondi alle multinazionali del cemento, delle armi, dell’alimentazione e della farmaceutica, pompando così, nuovo ossigeno nei polmoni del capitale. E la storia continua… In questa macelleria umana e ambientale,...

(Pasquale Aiello)
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È USCITO IL NUOVO LIBRO DI DANIELE PERRA: “Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov”

Lev Tolstoj, nel suo racconto I cosacchi, così descrive la prima penetrazione del mondo russo nell’area caucasica: “Molto, molto tempo fa i loro avi, vecchi credenti, scapparono dalla Russia e si stabilirono oltre il Terek, tra i ceceni del Greben’, la prima striscia di montagne boschive della Grande Cecenia. Vivendo tra i ceceni, i cosacchi si mescolarono con loro e si appropriarono delle usanze, del modo di vita e dei gusti dei montanari; ma mantennero anche lì, in tutta la sua bellezza primitiva, la lingua russa e la vecchia fede. La leggenda ancora oggi più viva tra i cosacchi dice che lo zar Ivan il Terribile venne sul Terek, chiamò a sé dal Greben’ i vecchi, regalò loro la terra da questo lato del fiume, lì esorto a vivere in pace e promise di non costringerli né alla sudditanza, né a cambiare la fede. Ancora oggi le stirpi cosacche si considerano dello stesso ceppo dei ceceni e l’amore per la libertà, per l’ozio, per il saccheggio e per la guerra costituisce il tratto principale del loro carattere”.

Tolstoj, come noto, militò nel corpo di spedizione dello Zar in Caucaso, nel corso della guerra pluridecennale che infiammò la regione a metà del XIX secolo ed almeno fino al 1864, anno che convenzionalmente ne segna la fine. Dunque, chi meglio di lui poteva raccontare, arricchendola di espedienti narrativi, l’epopea caucasica della Russia? Tuttavia la sua opera fu in qualche modo l’espressione più tardiva di quello che si potrebbe definire l’“orientalismo russo”, ed anche quella meno incline alla fascinazione immaginifica per l’Oriente che si ritrova, invece, in altri interpreti del calibro di Puškin e Lermontov. Tolstoj, di fatto, racconta la guerra caucasica per quello che sostanzialmente è stata: una guerra sì di espansione (talvolta brutale, a differenza dell’estensione imperiale verso la Siberia) ma con caratteristiche precipuamente russe. E quali sono queste caratteristiche?

Daniele Perra, nella sua opera Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov (edita dalla storica casa editrice parmense Edizioni all’insegna del Veltro, che ha in catalogo diversi testi sull’“altra Europa”), cerca di dare una risposta a questa domanda, partendo dall’affermazione dello storico Andreas Kappeler secondo cui “la trasposizione semplicistica dei concetti di imperialismo e colonialismo nella realtà russa, diffusa soprattutto nella ricerca americana, finisce per occultare molto più di quanto spieghi”. Facendo nostro per un attimo il pensiero di uno dei padri della “scienza” geopolitica, Friedrich Ratzel, si potrebbe addirittura affermare che, avendo seguito una direttrice lineare nello spazio e nel tempo, l’utilizzo della categoria “colonialismo” in rapporto all’espansione russa sia del tutto fuorviante. Questa, in realtà, fu una storia di incontro, scontro, assimilazione, convivenza, vantaggio ed arricchimento reciproco (soprattutto culturale) che ha plasmato in modo determinante l’autocoscienza del gigante eurasiatico, a prescindere dalle pulsioni nazionalistiche (in molti casi eterodirette) che l’hanno ciclicamente minacciato (non esclusa l’esperienza dell’Imamato di Šamil, che, come fa notare Perra, ebbe la sua buona dose di sostegno da parte turca, francese e britannica). Eppure, c’è chi ancora oggi parla di “de-colonization of Russia”, sostenendo la necessità di smantellarla territorialmente per renderla innocua sia sul piano demografico che su quello economico e militare.

Ad onor del vero, parte di questo piano è stato portato a compimento con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che, come osserva lo stesso Perra, fu “l’erede geopolitica” dell’Impero zarista. A tale proposito, l’ormai veterano della rivista di studi geopolitici “Eurasia” fa notare che, con il crollo del colosso socialista (provocato da spinte sia interne che esterne), la Russia “si ritrovò privata di circa 5,3 milioni di chilometri quadrati di territorio, una superficie superiore a quella dell’intera Unione Europea odierna (4,3 milioni di chilometri quadrati) o dell’India (2,3 milioni di chilometri quadrati). A ciò si aggiunga il fatto che si vide totalmente tagliata fuori da diverse aree di primaria importanza strategica (nel Baltico, nel Caucaso ed in Asia Centrale) e sulle quali con grande difficoltà poteva ristabilire una certa influenza”. Parte della strategia dell’arco di crisi di Brzezinski e soci consisteva proprio nella destabilizzazione dei confini russi, in primo luogo nella fascia meridionale. Prosegue inoltre l’autore: “con la disintegrazione dell’URSS, i diversi anelli che formavano il complesso energetico integrato sovietico finirono per trovarsi al di fuori dei confini della Russia. Mosca, sul finire degli anni ’90, era in una posizione in cui, da un lato, doveva affrontare la crescente concorrenza di ex Repubbliche sovietiche come Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan (capaci di aumentare in breve tempo la produzioni di idrocarburi grazie a massicci investimenti occidentali) e, dall’altro, doveva affrontare altri Paesi di nuova indipendenza come Ucraina, Bielorussia e Moldavia tutti fortemente indebitati con la Russia per il mancato pagamento di approvvigionamenti energetici”.

È in un tale contesto che si inserisce il conflitto ceceno, che viene esaminato nella seconda parte di questo lavoro (la prima è dedicata più in generale alla storia del Caucaso). Ed è in Cecenia che, nonostante gli errori ed orrori di una “guerra sporca” (e fratricida) ben raccontata dall’autore di Obiettivo Ucraina (Anteo Edizioni 2022), rinasce una Russia capace di opporsi a quello che Perra definisce come un processo di “occidentalizzazione dello spazio” o di “desacralizzazione dello spazio”. Si ha infatti a che fare con un mero consumo di territorio, cultura e vita, che nello specifico caso caucasico è rappresentato dalla perniciosa penetrazione del wahhabismo (“l’Islam americano”), la quale, minando i fondamenti tradizionali dei popoli della regione, ha suscitato l’opposizione anche di molti esponenti del separatismo ceceno della prima ora. In Cecenia, dunque, rinasce la Russia, la quale, mantenendo la sua presenza nel Caucaso ed evitando la parcellizzazione etnico-settaria, attraverso la Cecenia ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nel mondo musulmano, del quale essa stessa fa parte.

Il libro di Daniele Perra, approfondendo anche tradizione e aspetti peculiari dell’Islam caucasico, presenta nel dettaglio la storia e la geopolitica di una regione che rimane centrale per comprendere la complessità e le sfumature dell’odierna “guerra mondiale a pezzi”. Di conseguenza, la sua lettura è assolutamente consigliata.

Daniele Perra, Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2024, pp. 192, € 24,00.

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CHE SIGNIFICA LA ‘MOSSA’ IRANIANA

Anche se il quadro del conflitto in Medio Oriente si presenta estremamente articolato e complesso, nonché foriero di pericolose escalation, è impossibile non osservare come l’Asse della Resistenza – ed in particolar modo l’Iran ed Hezbollah – abbia sinora mostrato una grande capacità di gestione strategica e tattica del conflitto, calibrando con grande attenzione ogni mossa. Ragion per cui ha destato non poco stupore il molteplice attacco iraniano dell’altro giorno, proprio perché sembra essere una rottura di quella capacità di equilibrio sinora manifestata. Ma è davvero così?

Consideriamo innanzi tutto gli aspetti principali dell’attacco. Ad essere stati colpiti sono obiettivi ostili in Siria (ISIS) ed Iraq (Mossad), due paesi più che amici, e Pakistan (Jaish Ul-Adl), un paese con cui Teheran ha buoni rapporti – in questi giorni, era addirittura programmata una esercitazione navale congiunta.
Di là dal fatto che l’Iraq, e soprattutto il Pakistan, abbiano protestato in modo significativo, cosa peraltro quasi obbligata sotto il profilo politico-diplomatico, resta il fatto che questi attacchi sono stati portati a termine senza che vi fosse un tentativo di reazione; infatti in alcun caso è stato attivato il sistema di difesa anti-missile. Ciò significa che, certamente per quanto riguarda la Siria (e quindi la Russia) ed il Pakistan, i paesi sul cui territorio si trovavano i bersagli sono stati preavvertiti. Per quanto riguarda l’Iraq, il cui governo sicuramente era stato allertato, c’è da aggiungere una ulteriore considerazione: i missili balistici utilizzati hanno compiuto un volo di oltre 1200 km, poiché sono stati volutamente lanciati da una posizione lontana, nel sud dell’Iran, laddove trovandosi il bersaglio nel kurdistan iracheno sarebbe stato assai più semplice colpire a partire dall’omologa regione iraniana.
Questa scelta ha avuto un doppio valore, politico e militare, ovvero dimostrare la capacità iraniana di colpire con grande precisione ed a grande distanza (messaggio rivolto soprattutto ad Israele), ma anche che i sistemi di intercettazione e difesa anti-missile statunitensi, largamente presenti sia in Iraq che in Siria, sono stati colti di sorpresa/bypassati.

Per quanto riguarda l’attacco alla base del Mossad ad Erbil, va aggiunto che (nonostante la regione del kurdistan iracheno sia una enclave largamente autonoma, e fortemente legata sia agli USA che ad Israele) è evidente che ha mostrato anche la capacità di penetrazione dell’intelligence di Teheran.
La questione dell’attacco sul Belucistan pakistano, alla luce della forte reazione di Islamabad, appare più complessa, ma anche qui – oltre alla mancata attivazione delle difese anti-missile – va tenuto conto della particolare natura dello stato pakistano, al cui interno sicuramente agiscono poteri (interni ed esterni) anche assai diversi e conflittuali. Le forze armate, ed i servizi segreti (ISI), sono molto ben collegati con gli Stati Uniti, sin dai tempi della guerriglia anti-sovietica in Afghanistan, ma anche abbastanza permeati da influenza fondamentaliste islamiche, mentre il governo (anche in funzione anti-indiana, storicamente filo russa) ci tiene a mantenere un rapporto privilegiato con Washington. Vale appena la pena di ricordare come, proprio su mandato statunitense, sia stato liquidato il presidente scomodo Imran Khan… È assai probabile, quindi, che alcune delle forze interne non abbiano gradito la mossa iraniana, ed abbiano imposto una reazione adeguata. È di oggi la notizia che il Pakistan ha effettuato una serie di attacchi mirati contro i “nascondigli terroristici” in Iran; specularmente a Teheran, Islamabad ha dichiarato che rispetta la sovranità dell’Iran, e la sua è una azione esclusivamente antiterroristica. Ed anche in questo caso, le difese iraniane non sono state attivate…

Tornando quindi alla questione iniziale, se siamo di fronte o no ad un venir meno della moderazione iraniana, aggiungendo al quadro la rivendicazione dell’attacco a due navi israeliane nell’Oceano Indiano, ma anche l’assenza di mosse dirette contro gli USA, credo si possa affermare che siamo di fronte a qualcos’altro.
L’Iran ha davanti a sé grandi prospettive, derivanti non solo dagli stretti rapporti con la Russia e la Cina, entrambe capofila della spinta al multipolarismo, ma anche dai grandi vantaggi che la sua posizione geografica strategica offre nella prospettiva dei corridoi euroasiatici. Non ha pertanto interesse ad arrivare allo scontro con gli Stati Uniti, e preferisce di gran lunga esercitare – come sta efficacemente facendo – una forte pressione finalizzata ad espellerne le basi militari dalla regione, senza arrivare al conflitto aperto. Ma, al tempo stesso, e proprio nella prospettiva di cui prima, avverte sia la necessità di affermare il proprio ruolo di potenza regionale di primo piano, sia che sono maturate le condizioni interne ed internazionali perché ciò avvenga.
In questo senso, la mossa iraniana va letta come un segnale alle altre potenze regionali – Arabia saudita e Turchia innanzi tutto – nonché allo storico nemico israeliano, perché comincino a misurarsi con l’idea che l’Iran (a più di quarant’anni dalla rivoluzione khomeinista), non solo non è liquidabile né emarginabile, ma è un soggetto geopolitico con cui devono fare i conti, e con cui è meglio cercare una pacifica convivenza piuttosto che inseguire il sogno di rovesciarne il governo. Vedremo chi e come recepirà il messaggio.

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U.S.A.: COA(LI)ZIONE A RIPETERE

L’attacco USA-UK contro lo Yemen mostra ancora una volta come gli Stati Uniti siano irrimediabilmente prigionieri di sé stessi, o meglio ancora dell’immagine di sé che hanno sempre proiettato sul mondo. C’è, in questa mossa assolutamente sciocca, l’ennesimo riverbero della presunzione d’essere il gendarme del mondo, l’ente superiore cui spetta il compito di mantenere il fantomatico “ordine internazionale basato sulle regole” – che poi null’altro è se non un inesistente fantoccio, una copertura che Washington adatta di volta in volta a giustificazione del proprio agire nel proprio esclusivo interesse.
Che queste presunte regole ordinatrici del mondo non siano altro che l’interesse egemonico statunitense, ed in senso più ampio dell’occidente, è cosa chiarissima alla stragrande maggioranza del pianeta, e non certo da oggi, ma una serie di cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi tempi – uno su tutti, la guerra in Ucraina – hanno mostrato che questo ordine a stelle & strisce è sfidabile, non è più qualcosa cui sia necessario sottomettersi, sia pure obtorto collo.

Questi cambiamenti hanno reso più visibile ciò che si sapeva, a partire dal fatto – appunto – che questo presunto “ordine internazionale basato sulle regole” non solo è una mera invenzione americana, un contenitore vuoto cui di volta in volta gli USA danno il significato che vogliono, ma che è anzi in netto contrasto con l’unico ordine internazionale cui si possa fare legittimamente riferimento, ovvero quello delineato nei trattati internazionali e nella Carta della Nazioni Unite – pur con tutti i suoi limiti. E infatti l’attacco anglo-americano avviene non solo senza alcun mandato dell’ONU, ma in patente violazione delle sue regole.
Ma la illeicità dell’azione militare è, per certi versi, l’aspetto meno rilevante, giacché – come si diceva all’inizio – si tratta di una mossa sciocca, del tutto priva di alcuna efficacia; anzi, capace di sortire esattamente l’effetto opposto a quello dichiarato.
Se, infatti, il blocco imposto dagli Houti sullo stretto di Bab al-Mandeeb, pur relativo esclusivamente alle navi dirette in Israele o ad esso connesse, ha comunque determinato un massiccio spostamento delle rotte commerciali, indipendentemente dalla destinazione, è del tutto evidente che determinare addirittura uno stato di guerra significa amplificare al massimo la minaccia, e spingere ancor di più il traffico marittimo a scegliere rotte alternative.

Del resto, la micro-coalizione messa in piedi da Washington sa perfettamente che, a meno di avventurarsi in una folle invasione terrestre dello Yemen, non è assolutamente in grado di sconfiggere gli Houti, ma solo di infiammare ancor più la regione. E questa impossibilità non deriva semplicemente dal fatto che dietro vi sia la potenza dell’Iran, né tantomeno dalla consapevolezza che gli Houti dispongono di un potentissimo arsenale missilistico, ma dalla semplice constatazione storica: dal 2015, lo Yemen è stato in guerra con i 6 paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, supportati da Marocco, Giordania, Sudan e Pakistan – oltre ovviamente che dagli USA. E questa potente coalizione non è riuscita a piegare il governo yemenita degli Ansarullah, sostenuto da Teheran, ma è quasi arrivata ad esserne sconfitta. Solo la mediazione cinese, che ha posto fine allo storico scontro tra Iran ed Arabia, ha portato poi al cessate il fuoco.
Dunque Washington e Londra sanno benissimo che qualche salva di missili non servirà assolutamente a piegare gli Houti.

Oltretutto, anche a prescindere dal rischio di allargare il conflitto, con contraccolpi potenzialmente devastanti per l’occidente, la piccola squadra navale anglo-americana deve confrontarsi con un problema pratico, ovvero la sua inadeguatezza a sostenere uno scontro prolungato – che è poi il gigantesco problema dell’intero NATOstan. Tutta la struttura dello strumento militare occidentale, infatti, è tarata non soltanto sulle guerre asimmetriche, ma sulla possibilità di risolverle rapidamente, grazie alla potenza soverchiante di un first strike. Quando questa possibilità non sussiste, il sistema entra in crisi.
Innanzi tutto, per restare allo specifico quadrante di guerra, sia la marina statunitense che quella britannica sono abbastanza vecchie, e scontano soprattutto un grandissimo deficit, quello della mancanza di un numero adeguato di navi rifornimento. Anche se gli USA dispongono di numerose basi nell’area medio-orientale, rifornire di munizioni la squadra navale è una operazione complicata; proiettili d’artiglieria e missili dovrebbero essere imbarcati su elicotteri in grado di atterrare su una portaerei, e poi da questa trasferiti alle altre navi. O, semplicemente, ad un certo punto la squadra dovrebbe allontanarsi per rifornirsi in un porto amico.
Tenendo presente che che gli yemeniti potrebbero lanciare ondate di attacchi usando droni da 5.000 $, per abbattere i quali le navi dovrebbero usare missili da 1.000.000 di dollari…

Per quale ragione, quindi, USA e UK hanno portato a termine un attacco pieno di controindicazioni?
Non favorirà la ripresa del traffico marittimo, semmai il contrario.
Non fermerà l’azione yemenita in sostegno della Palestina.
Esporrà le basi statunitensi in M.O., e la stessa flotta, ad un incremento degli attacchi da parte della Resistenza islamica.
Renderà più evidente la strafottenza americana verso le Nazioni Unite e le regole del diritto internazionale.
Alimenterà una possibile escalation del conflitto, col rischio che diventi regionale se non addirittura più vasto.
Sminuirà l’azione dei medesimi Stati Uniti per evitare l’espandersi del conflitto, mostrandone la doppiezza politica (col povero Blinken costretto a sostenere l’inverosimile tesi che bombardare lo Yemen non è una escalation ma il suo contrario…).
La risposta alla domanda è tristemente facile quanto ovvia: coazione a ripetere. Gli USA sono consapevoli di aver perso il loro principale strumento di dominio, la capacità di deterrenza (che si riassume nel poter utilizzare lo strumento bellico soprattutto come minaccia), e cercano disperatamente di ripristinarlo, ripetendo uno schema d’azione consolidato, indifferenti al fatto che i cambiamenti geopolitici l’hanno reso obsoleto ed inefficace.

La coazione a ripetere, il tentativo di ottenere una vittoria rifacendo all’infinito le stesse mosse, non è che un sintomo dell’incapacità dell’impero americano di affrontare i cambiamenti intervenuti nel quadro geopolitico globale. La sua inadeguatezza a comprenderlo ed affrontarlo è causa ed effetto del suo rifiuto di accettare il mutamento. Così come una leadership spaventosamente approssimativa è, allo stesso tempo, il prodotto del declino imperiale e la causa che accelera il declino stesso. Tutto ciò lo rende sempre più inevitabile, ma al tempo stesso moltiplica il rischio che alla fine prevalga la ricerca di un risolutivo Armageddon.

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Chi vuole allargare la guerra in Medio Oriente (e perché)

Per tutta la prima fase del rinnovato conflitto palestinese, a partire dall’attacco della Resistenza del 7 ottobre, la stampa israeliana ha martellato sul pericolo costituito da Hezbollah; del resto, quando Israele tentò di invadere (nuovamente) il Libano, nel 2006, prese una bella batosta proprio dalla milizia sciita, che all’epoca era assai meno potente. Non a caso, oltre 230.000 israeliani sono stati fatti sfollare dal nord del paese, proprio per timore degli attacchi dal Libano, e l’IDF mantiene lì gran parte dei suoi sistemi antimissile Iron Dome.

Il governo israeliano è ben consapevole che un confronto con Hezbollah è potenzialmente devastante, anche perché mobiliterebbe immediatamente, ad un livello ben maggiore dell’attuale, tutte le formazioni dell’Asse della Resistenza; non solo in Libano, ma anche in Iraq, in Yemen ed in Siria. Già ora si ritiene che nel paese dei cedri vi siano alcune migliaia di combattenti iracheni. E chiaramente il supporto americano – che certamente non mancherebbe – non potrebbe andare molto oltre un appoggio aereo-navale: le poche migliaia di militari statunitensi presenti nell’area sono praticamente quasi ovunque circondati da forze ostili.

Di fondo, quindi, per quanto potrebbe piacergli, a Tel Aviv sanno bene che una guerra con Hezbollah avrebbe un costo assai elevato; ma, oltre al desiderio di eliminare quella che considerano una spina nel fianco, l’ambizione maggiore è riuscire a colpire l’Iran, almeno in modo tale da rinviare il più possibile la possibilità di costruire un ordigno nucleare, e di effettuare un first-strike contro Israele. Ma anche l’Iran non è più quello di qualche anno fa, ed un conflitto con Teheran avrebbe costi enormi per Israele. A meno, ovviamente, di trascinarvi dentro anche gli USA. O meglio, il calcolo israeliano prevede comunque di subire grossi danni, ma grazie all’intervento americano – ritiene – il potenziale bellico (nucleare e non) iraniano verrebbe annientato, e quindi il gioco varrebbe la candela.

Il punto è che a Washington non sono affatto dell’idea di farsi coinvolgere in un conflitto del genere, adesso. Intanto, perché paralizzerebbe le rotte commerciali e farebbe salire alle stelle il prezzo del petrolio: Bab el Mandeeb ed Hormuz verrebbero immediatamente chiusi totalmente al traffico marittimo. Poi perché stanno ancora cercando come uscire dal pantano ucraino, e Israele dipende al 100% dai rifornimenti statunitensi. Per non parlare del fatto che in quell’area gli USA hanno moltissime basi militari, che si trasformerebbero in un attimo in altrettanti obiettivi. E non per i razzetti con cui le punzecchiano le milizie irachene, ma con gli ipersonici iraniani. E non solo le basi in Iraq e Siria, ma quelle strategiche a Gibuti ed in Qatar. Gli USA vogliono distruggere il regime degli ayatollah almeno quanto gli israeliani, ma non adesso.

Il problema è che Israele è in un cul-de-sac. La campagna genocida nella Striscia di Gaza ha chiaramente fallito l’obiettivo di provocare un esodo dei palestinesi verso l’Egitto o altrove, non solo perché non se ne vanno, ma anche perché il progetto di una nuova Nakba appare inaccettabile persino ai migliori amici di Israele. La guerra contro la Resistenza poi è un fallimento totale. A quasi tre mesi dal 7 ottobre, l’IDF non è riuscita né a prendere il controllo della Striscia, né a distruggere la rete infrastrutturale di Hamas e degli altri gruppi armati, né tanto meno a liberare anche un solo prigioniero. Al contrario, le perdite – per quanto cerchino di nasconderle – sono elevatissime, sia in termini di uomini che di mezzi. Nei primi tre giorni dell’anno, l’IDF ha ammesso la perdita di oltre 70 militari ed ufficiali. Un disastro, preludio alla sconfitta conclamata.

Da qui, l’urgenza spostare non solo l’attenzione, ma l’intero asse del conflitto. Tutta la banda di fanatici estremisti che governa il paese sa bene di avere i giorni contati, e che la fine della guerra significa anche la loro fine politica; tanto più se dovesse finire appunto con una sconfitta. Uno shock per l’intera Israele, che all’inizio si scaricherebbe proprio sui vertici politici e militari.
Dunque, mentre gli Stati Uniti ritirano dal Mediterraneo orientale la squadra navale guidata dalla portaerei G. Ford, e balbettano alle porte del mar Rosso con la fallimentare ‘missione navale internazionale’, ecco che vengono messi a segno in brevissimo tempo tre attacchi miratissimi (anche e soprattutto in senso politico): un attacco aereo in Siria uccide un alto generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, poi l’uccisione del numero due di Hamas a Beirut, nel cuore di un quartiere controllato da Hezbollah, ed infine il devastante attentato terroristico in Iran (oltre 100 morti) a pochi passi dalla tomba del generale Soleimani e nel giorno dell’anniversario dell’attentato in cui fu ucciso. L’intento di provocare una reazione è smaccatamente evidente, e lo scopo è proprio quello di rilanciare per coprire il fatto che Israele sta perdendo.

Una mossa azzardatissima, che rischia di scatenare un conflitto potenzialmente devastante bel oltre l’ambito regionale, e che darebbe fuoco alle polveri in un’area di interesse strategico mondiale, in cui tra l’altro militari russi e americani si trovano a pochi chilometri gli uni dagli altri (in Siria). Senza dimenticare che, se per gli USA è inimmaginabile lasciar distruggere Israele, per la Russia (ma anche per la Cina) è inaccettabile lasciar distruggere l’Iran; che, non va dimenticato, è non solo un importante partner militare – soprattutto per Mosca – ed un membro dei BRICS+, ma anche uno snodo fondamentale nelle rotte commerciali euroasiatiche che Russia e Cina stanno sviluppando.

Scatenare un conflitto in quell’area, in cui si intrecciano molteplici interessi strategici, sarebbe una vera e propria follia. Ma Israele ha sempre mostrato di essere totalmente disinteressata al resto del mondo, e di considerare solo e soltanto quello che crede il proprio interesse. Per di più, in questa fase lo stato ebraico si trova in una congiuntura particolare, con un governo fanatico ma fragile, con le forze armate che hanno perso in 48 ore l’aura di invincibilità e che annaspano in palese difficoltà, e con un paese stordito e spaventato, che si rifugia nel fanatismo religioso e nel razzismo esasperato come antidoto alla paura.

Siamo insomma ad un passaggio in cui le possibilità di evitare un disastro epocale sono quasi esclusivamente in carico a coloro che consideriamo barbari, autocrati e terroristi, poiché è dalla loro lungimiranza, dalla loro capacità di non cadere nelle gravissime provocazioni, che dipende l’esplosione o meno del conflitto più prossimo ad una guerra mondiale.
Fortunatamente per noi, Khamenei, Nasrallah, Haniyeh, Jibril e gli altri, hanno sinora dimostrato di possedere questa capacità. Resta da vedere sin dove si spingerà Israele, se questo non dovesse bastare, e quanto loro sapranno e potranno non prestare il fianco al nemico.

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IL RITORNO DELLA GUERRA ‘RISOLUTIVA’

La guerra di Corea è probabilmente l’ultima che gli Stati Uniti abbiano combattuto con l’intento strategico e la volontà di vincerla sul campo. Come sappiamo, è finita in un pareggio. Da quel momento in avanti, gli USA – che pure sono certamente il paese più guerrafondaio dell’era moderna – hanno fatto delle forze armate, e quindi della guerra, essenzialmente uno strumento di deterrenza, volto a contenere i nemici comunisti – URSS, Repubblica Popolare Cinese – nella loro espansione politico-ideologica oltre i confini (rispettivamente) dell’est europeo e della Cina continentale.
A partire dalla fine degli anni cinquanta del novecento, gli Stati Uniti non hanno mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi di uno scontro diretto con una delle due potenze socialiste; hanno ovviamente ingaggiato un confronto per cercare di raggiungere la supremazia nucleare, ed altrettanto ovviamente hanno elaborato strategie e tattiche in funzione di un ipotetico scontro di tal genere, ma si è trattato di pure ipotesi di scuola. Sul piano concreto, questa possibilità non è mai stata veramente considerata possibile, né tantomeno desiderabile.

Fintanto che è esistita l’Unione Sovietica, questa ha anzi costituito uno dei pilastri su cui si è fondata l’egemonia americana sull’Europa occidentale. Fedele agli accordi spartitori di Yalta, Washington non è mai intervenuta direttamente contro Mosca, anche quando (Berlino ‘53, Budapest ‘56, Praga ‘68) ne avrebbe avuto un ottimo pretesto. E quando il confronto militare c’è stato, si è collocato in periferia, ed è sempre stato indiretto. Vietnam ed Afghanistan docet.
Se guardiamo alla storia dell’espansionismo militare statunitense, ed alla infinita serie di guerre e guerricciole che ha alimentato, dalla seconda metà del secolo scorso in avanti, ci rendiamo però conto di come le vittorie militari, quelle sul campo di battaglia e quelle strategiche, non solo non si sono quasi mai concretizzate, ma probabilmente non erano nemmeno messe in conto.
La grande strategia egemonica americana si è basata sulla deterrenza, piuttosto che sulla vittoria.
Tutti i paesi che, per una ragione o per un’altra, si sono trovati a dover confrontarsi militarmente con gli USA, hanno pagato un prezzo elevatissimo, che ha quasi sempre comportato la devastazione pressoché completa. E quanto più alta e duratura è stata la sfida all’egemone, tanto più è stato duro il prezzo da pagare.

Oltre ai già citati Vietnam ed Afghanistan, ricordiamo l’Iraq, la Siria, la Libia… Tutte guerre che, da un punto di vista strategico, possiamo considerare perdute. Ma che sono costate a quei paesi un prezzo tale che, a distanza di decenni, non ha consentito loro di riprendersi.
Questo è l’assioma su cui si è costruita la strategia imperialista americana: semplicemente, la deterrenza del potere distruttivo.
Nei confronti delle potenze avverse – Russia e Cina – la strategia prevedeva il contenimento (da qui l’enorme rete di basi militari lungo i confini di questi due paesi), nella convinzione che prima o poi sarebbe avvenuta la loro caduta per strangolamento, o che – nella peggiore delle ipotesi – sarebbero rimaste confinate nei propri spazi.
Ragione per cui le forze armate degli Stati Uniti non si sono mai veramente preparate a scontrarsi con le forze armate sovietiche o con quelle cinesi – men che meno con entrambe.

Il conflitto in Ucraina, da questo punto di vista, rappresenta un giro di boa. Gli Stati Uniti, e la loro armata imperiale allargata, la NATO, non si erano mai impegnati in questa misura in un confronto diretto con una delle potenze antagoniste. Non si erano mai impegnati in un conflitto che non fosse marcatamente asimmetrico. Non si erano mai impegnati in una guerra d’attrito prolungata.
E lo hanno fatto senza prima mettersi in condizione di condurre e sostenere un conflitto di tal genere.
Non erano pronti strategicamente (capacità di produzione bellica industriale, riserve di armi e munizioni), non erano pronti al combattimento (sistemi d’arma mai effettivamente testati sul campo, misconoscenza delle capacità del nemico), non erano pronti sotto il profilo dottrinario (strategie e tattiche, strutturazione delle forze armate, sostanzialmente identiche a quelle dei precedenti conflitti asimmetrici).
La battuta d’arresto era inevitabile.

Il conflitto russo-ucraino segna, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il passaggio ad una fase in cui la deterrenza viene destrutturata, la devastazione si registra nel campo occidentale, e l’inadeguatezza della potenza imperiale si manifesta nella sua piena evidenza.
Questo passaggio, parzialmente oscurato dal difficile scontro politico interno nel paese egemone, richiede pertanto una radicale riconversione complessiva delle politiche imperiali, che deve necessariamente investire sia il piano logistico-strutturale che quello più squisitamente operativo militare. Un processo, questo, che non può chiaramente essere portato a termine in breve tempo, e che quindi apre ad una stagione di interludio, in cui la capacità dello strumento militare non è più in grado di esercitare la propria storica funzione deterrente, e non è ancora in grado di passare ad una in cui la deterrenza viene sostituita dalla capacità di sconfiggere il nemico sul campo.

Il mutamento del quadro geopolitico e strategico complessivo, di cui questa crisi militare statunitense è in parte il prodotto, ma che ne è al tempo stesso causa, finisce pertanto col determinare una estrema instabilità – di cui ciò che accade in Palestina è la manifestazione più evidente – che a sua volta va ad incidere sui tempi e sui modi con cui gli USA cercheranno di rispondere alla crisi.
Ciò che possiamo vedere già adesso, comunque, è la direzione di massima intrapresa. E che potremmo riassumere nel passaggio dalla guerra come deterrenza alla guerra come soluzione.
La prossima guerra Washington la deve vincere, deve sconfiggere il nemico e metterlo in ginocchio. E poiché non sarà un paese debole, ma una delle grandi potenze belliche del pianeta, e quindi tra l’altro dotato di armamenti nucleari tali da distruggere l’America, non sarà per niente facile.
Lo schema, con ogni probabilità, sarà lo stesso della seconda guerra mondiale. Il grosso delle truppe lo dovrà mettere l’Europa, e sarà questo il campo di battaglia.

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LA CATABASI IMPERIALE

Benché sia una delle cose che capitano più di frequente, non bisognerebbe mai dimenticare la lezione di von Clausewitz, la guerra come proseguimento della politica con altri mezzi. Dunque non solo la guerra – ogni guerra – è già di per sé un atto politico, ma i suoi obiettivi, benché si cerchi di conseguirli attraverso lo strumento militare, sono e restano di natura politica. Dunque, una guerra che fallisce i suoi obiettivi politici è una guerra persa, anche se ha prevalso in ogni battaglia.

La guerra ucraina, ad esempio, è cominciata con obiettivi politici ovviamente diversi, per l’una e l’altra parte; ma soprattutto, ad un certo punto ha visto la Russia modificare i suoi, o meglio ancora, l’ha vista modificare la strategia militare attraverso cui conseguirli. Tra questi obiettivi, le conquiste territoriali sono sempre state secondarie, mentre il focus principale è sempre stato sulla smilitarizzazione dell’Ucraina (e la sua denazificazione). Obiettivo che Mosca ha dovuto alfine perseguire attraverso la via più radicale, ovvero la distruzione materiale delle forze armate ucraine. Obiettivo ormai quasi completamente conseguito, ed ottenuto applicando una tattica ed una strategia basata sul logoramento massivo del nemico. Non una blitzkrieg, né una campagna distruttiva devastante, seguita da un’azione conclusiva delle truppe di terra. Entrambe queste strade, a parte ogni altra considerazione, non avrebbero in realtà inferto il colpo duraturo che era invece necessario infliggere. Quindi, per quanto questo procedere abbia un costo più elevato, è stata scelta una via basata sul fattore tempo. Più tempo, più logoramento della forza nemica, maggiori risultati; e soprattutto, di più lunga durata. Mosca ha scommesso ancora una volta sulla propria capacità di sfruttare questo fattore meglio di chiunque altro, ed ha vinto la scommessa.

A ben vedere, ciò che sta accadendo in Palestina è assai simile. Anche se i rapporti di forza appaiono invertiti, rispetto al fronte ucraino, la strategia messa in atto dal Fronte della Resistenza (in senso ampio, non solo quella palestinese) ricalca in qualche modo quella adottata dai russi in Ucraina.
Le forze della Resistenza sanno che il nemico ha bisogno di concludere in fretta, per una serie di motivi che vanno dagli aspetti economici agli equilibri interni ed internazionali. Per questo, l’asse USA-Israele sta mettendo in campo uno sforzo considerevole, cercando di ottenere delle vittorie quantomeno tattiche, che le consentano di accelerare la conclusione del conflitto – o quanto meno di congelarlo temporaneamente per riprendere fiato.
Ovviamente, il problema gigantesco con cui devono confrontarsi gli israelo-americani, ancor prima della Resistenza armata, è la mancanza di obiettivi politici reali, e quindi di una strategia elaborata in funzione di questi. E per reali si intende realisticamente perseguibili, quindi politici in senso proprio, e non certo i sogni messianici con cui li stanno sostituendo. Per tacere poi del fatto che i due poli dell’asse hanno oltretutto interessi ed obiettivi non sovrapponibili, anche se per molti versi coincidenti.

Va tenuto presente che l’operazione della Resistenza è molto più vasta di quanto appaia. Non solo c’è un completo coordinamento tra le formazioni politico-militari della Resistenza palestinese, che hanno una Joint Operations Room (il centro di comando e coordinamento delle varie brigate) operativo su Gaza. Da tempo è presente in Libano un ulteriore centro di coordinamento, in cui sono rappresentate – oltre alle formazioni palestinesi – anche alcune delle milizie irachene e siriane, ed ovviamente Hezbollah. Non ci sono notizie certe sulla presenza anche di Ansarullah (Yemen). In tal modo, tutte le forze della Resistenza possono coordinare le proprie azioni a livello strategico, calibrando la pressione su Israele e sugli USA, ed alternandola tra i vari fronti aperti – Gaza, confine israelo-libanese, mar Rosso…
L’intento è quello di tenere impegnate le forze israeliane in una guerra d’attrito, il cui livello d’intensità varia nel tempo – così da risultare tatticamente imprevedibile – e nello spazio; può acuirsi a Shuja’iya come a Khan Younis, a Metula oppure ad Eilat, sulle alture del Golan o a Kiryat Shmona.
Tutte le formazione che fanno parte del Fronte della Resistenza sono in grado di sviluppare un attacco assai più intenso e massiccio contro il territorio israeliano, ma non è questo l’intento – poiché qualsiasi accelerazione produrrebbe una reazione altrettanto intensa e massiccia; l’obiettivo è invece risparmiare al massimo possibile le proprie forze, e puntare sul logoramento di Tsahal su tempi medio lunghi.

La situazione per le forze israeliane, nonostante i bombardamenti genocidi sulla Striscia di Gaza facciano da cortina fumogena, è di crescente difficoltà. Le perdite, in uomini e mezzi, cominciano a diventare significative, e soprattutto emerge sempre più la difficoltà – da parte dell’IDF – nel gestire tatticamente il confronto. Sul fronte libanese, sono costretti a tenere impegnate una parte significativa delle forze di terra e dell’aviazione; e nonostante abbiano schierate ben 8 delle 12 batterie di Iron Dome (di cui due certamente già distrutte o danneggiate), la minaccia dei missili di Hezbollah è così significativa che gran parte degli insediamenti e delle città vicine al confine sono state evacuate – con i conseguenti danni all’economia, e le crescenti tensioni interne.
Il blocco dello stretto di Bab el-Mandeeb per le navi dirette in Israele, oltre agli attacchi verso Eilat e gli insediamenti vicini, sono praticamente senza difesa, a difficilmente l’operazione navale Prosperity Guardian riuscirà a risolverli, se non a prezzo di mettere seriamente in pericolo le flotte NATO, e rischiare un blocco totale anche sullo Stretto di Hormuz – un disastro per le economie occidentali.

La situazione non è certo migliore nella Striscia di Gaza, dove le truppe israeliane devono confrontarsi con un nemico sfuggente, di cui non riescono a prendere le misure, e che mantiene intatta la capacità non solo di resistere ai tentativi di penetrazione, ma anche di sviluppare offensive tattiche. I periodici lanci di missili verso Ashkelon o Tel Aviv, le sanguinose imboscate contro le unità IDF, il continuo martellamento – a distanza ravvicinata – contro i corazzati israeliani, testimoniano il permanere di una significativa potenza di fuoco, e soprattutto di un inalterato coordinamento tattico.
Le fonti informative israeliane testimoniano che il numero dei morti e dei feriti è tenuto coperto, e viene comunicato solo parzialmente. Il ritiro della Brigata Golani, forse la migliore unità dell’IDF, per via delle perdite subite, così come il mancato conseguimento degli obiettivi tattici dati continuamente per raggiunti (la rete di tunnel sotterranei è chiaramente ancora perfettamente operativa, non è stato scoperto un solo centro comando, un solo deposito di armi, una sola delle fabbriche che producono i missili…), non sono che i più evidenti segni di tale difficoltà.

A più di due mesi dall’inizio dei combattimenti, non solo l’IDF non è ancora penetrato in tutte le aree urbane della Striscia, ma continua ad essere impegnato in scontri a fuoco anche laddove la penetrazione è avvenuta. Nessuno dei prigionieri è stato liberato manu militari – i due soli tentativi sono tragicamente falliti, e l’unico caso di cui avrebbero potuto menar vanto è stato azzerato da una applicazione ottusa delle regole d’ingaggio. Da almeno un paio di settimane viene data per imminente la morte di Yahya Sinwar, che invece continua a sfuggire.
Nonostante tutta la potenza di cui dispone (aviazione, carri armati e corazzati, artiglieria, intelligence elettronica…), Tsahal non riesce a prevalere.
Persino la guerra della comunicazione vede chiaramente in vantaggio le forze della Resistenza, che documentano inequivocabilmente in video gli attacchi portati contro le forze israeliane, mentre queste inanellano figure barbine una dopo l’altra, mostrando filmati propagandistici per di più malamente costruiti su veri e propri set.

Esattamente come in Ucraina, quindi, anche in Palestina le forze che combattono contro l’imperialismo USA-NATO mettono in campo una strategia di logoramento delle forze avversarie, ed in entrambe i casi puntano sul fattore tempo per mettere in difficoltà il nemico. Che, oltretutto, si trova oggi ad essere impegnato su due fronti, con le difficoltà dell’uno che si riverberano sull’altro, mentre i suoi avversari agiscono separatamente.
A riprova che la geografia è ineludibile, e che la politica non può prescinderne. Ed oggi la situazione globale è che i tradizionali strumenti del dominio imperiale anglo-americano, la potenza talassocratica e la proiezione a grande distanza, hanno fatto il loro tempo e risultano inadeguati. L’impero è costretto a combattere guerre assai problematiche ed impegnative, su fronti diversi; e sia la potenza navale, che quella derivante dalla più estesa rete di basi militari della storia, rischiano di risolversi in un problema più che in un atout. Per la semplice ragione che i nemici non sono più così deboli da poter essere rapidamente schiacciati (ma anzi possono a loro volta colpire), e che sanno scegliere le strategie e le tattiche più efficaci per combattere.

L’impero ha perso la sua arma più potente, la capacità di deterrenza. E, costretto ad usare la forza in tempi e modi che non gli sono congeniali, arretra. I suoi nemici, invece, lo sfidano, non arretrano più dinanzi alla minaccia. Ingaggiano il combattimento, ne impongono i tempi ed i modi. E per vincere, gli basta resistere un minuto in più.

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LA GUERRA PERDUTA

Quella che si sta combattendo in Medio Oriente, e che per via del delirio che si è impossessato delle classi dirigenti occidentali potrebbe ancora sfociare in una terribile guerra regionale-mondiale, è qualcosa che le leadership sioniste israeliane rifiutano di riconoscere come tale, e con loro l’intero occidente, che alla loro narrativa si abbevera.
Quello che Israele non sa né vuole capire, anzitutto perché ha una classe dirigente assolutamente mediocre, un mix di bigotti fanatici e grassi squali della politica, è che spezzettare la Storia, frammentarla in segmenti separati secondo il proprio comodo, non solo non serve realmente a frantumarla, ma impedisce di coglierne il senso, la direzione; misconoscere il passato inibisce la capacità di comprendere il futuro, di averne una visione.

Sin dalla fondazione dello stato di Israele – che, non va dimenticato, è uno specifico progetto del sionismo – la popolazione autoctona palestinese è sempre stata considerata esclusivamente come un problema [1], negandone in nuce l’umanità. Un problema perché possedeva la terra che loro bramavano, perché era troppo numerosa, perché non chinava abbastanza la testa. Da lì a considerarli apertamente animali il passo è stato più breve di quanto si creda.
Salvo rare, quanto lodevoli ma inascoltate eccezioni, le leadership israeliane sono sempre state vittime di questa distorsione prospettica, che li ha poi portate – appunto – ad una lettura della propria storia nazionale in cui gli arabi sono soltanto un ostacolo, bestie feroci che rendono difficile stabilire la pace nella terra promessa. Questa incapacità di guardare la storia anche dalla parte palestinese, ha fatto sì che non vedessero la Storia, ma solo una serie di incresciosi contrattempi.

Per Israele, il 7 ottobre 2023 è solo l’ultimo – questi maledetti animali, che non accettano la soma e invece di lavorare per noi ci aggrediscono! – e nella sua visione monca ad esso non può che seguire una punizione esemplare. Magari anche risolutiva.
Israele pensa ora di poter completare il lavoro iniziato nel 1948, e poi portato avanti nel 1967. Per ristabilire l’ordine naturale delle cose.
Per questo non riesce a comprendere due cose fondamentali: quella che si sta combattendo è una guerra di liberazione (come quella algerina, come quella indocinese, come quella sudafricana…), e quel 7 ottobre è la data che segna la svolta, dopo la quale nulla sarà mai più come prima.
Non importa quante bestie feroci uccidi, se dimentichi che sono fiere.

Le potenze coloniali diventano feroci, quando il loro dominio viene messo in discussione. Ed i popoli che si vogliono liberare pagano sempre un prezzo enorme. Gli algerini ebbero 2 milioni di morti, quasi un quinto della popolazione. I vietnamiti 3 milioni di morti. Ma alla fine i francesi dovettero andarsene.
Il dominio coloniale finisce quando la potenza dominante paga un prezzo che non riesce più a sostenere. Ed è questa la differenza. Per i dominanti, il prezzo massimo accettabile è molto basso, ma per i dominati, che lottano per la propria libertà e per quella delle generazioni future, sarà sempre molto più alto.
Liquidare la Resistenza palestinese come una questione di terrorismo – dimenticando tra l’altro di aver fondato Israele facendo larghissimo ricorso a questa pratica… – è ciò che impedirà agli israeliani di capire la Storia di cui fanno parte. E quindi di affrontarla.

Come diceva il non compianto Henry Kissinger, a proposito della guerra del Vietnam, “abbiamo combattuto una guerra militare; i nostri avversari ne hanno combattuto una politica. Abbiamo cercato il logoramento fisico; i nostri avversari miravano al nostro esaurimento psicologico. In questo modo abbiamo perso di vista una delle massime cardinali della guerra partigiana: la guerriglia vince se non perde. L’esercito convenzionale perde se non vince.” E l’IDF, non sta affatto vincendo. Non può vincere. La Resistenza non ha bisogno di infliggere al nemico una sconfitta militare tale che, in sé, ne determini il crollo. Non ha bisogno di vincerlo strategicamente sul campo di battaglia. È sufficiente che riesca a mantenere nel tempo la sua capacità di combattimento, che riesca ad infliggere delle sconfitte tattiche.
L’operazione al-Aqsa flood è l’equivalente palestinese di Dien Bien-Phu per i vietminh, dell’offensiva del Tet per i vietcong.

L’approccio storico-culturale con cui Israele affronta il conflitto, ancor prima che quello strategico e tattico, è il limite insormontabile per Tel Aviv. Ed è la causa da cui derivano gli errori che sta commettendo nella guerra. Non capisce che affrontare le formazioni della Resistenza come se fossero delle gang criminali non la porterà da nessuna parte. Non capisce che imporre domani l’amministrazione militare a Gaza è un enorme favore ad Hamas, che sarà sgravata dall’onere del governo e potrà concentrarsi nella lotta. Non capisce che l’ondata di attacchi militari in Cisgiordania, e l’ulteriore delegittimazione dell’ANP (che è il governo dei suoi ascari), sono un assist per Hamas, che vuole più di ogni cosa riunificare i fronti di Resistenza. Non capisce che minacciare continuamente i suoi vicini non farà che spingerli a saltarle addosso al primo momento di debolezza.
Non capisce che non è più il 1967 né il 1973, e che il suo nemico non sono gli eserciti giordano, siriano ed egiziano, ma un fronte di guerriglia esteso, capace di mettere in campo almeno altrettanti uomini di quanti ne può mobilitare Israele.

L’illusione di potenza, il disconoscimento dei cambiamenti che intervengono nel mondo intorno a noi, sono costante causa di sanguinose avventure. Paradigmatica, sotto questo profilo, è la storia dell’avventura ucraina. Benché sia stata lungamente studiata e preparata, si è – prevedibilmente, verrebbe da dire – risolta in un disastro. È vero che ha troncato, almeno per qualche decennio a venire, i proficui rapporti tra Europa e Russia, ma non solo non ha affatto indebolito quest’ultima, ma ne ha addirittura determinato il rafforzamento – e più in generale, proprio in termini geopolitici, ha prodotto la saldatura politica, economica e militare tra i principali nemici annoverati dagli USA: la Russia, la Cina, l’Iran e la Corea del Nord.
Una delle tante connessioni esistenti [2], infatti, tra la guerra in Ucraina e quella in Palestina, è che entrambe sono state affrontate dalle potenze occidentali con la convinzione di poterle quantomeno gestire, se non vincerle. E che invece hanno entrambe segnato un giro di boa, quel punto della Storia oltre il quale tutto cambia, per sempre.

Oltretutto, ed anche questo sembra incredibilmente sfuggire alla leadership israeliana, la strategia politico-militare adottata per fronteggiare la crisi innescata dall’attacco del 7 ottobre, rischia seriamente di minare alle fondamenta l’esistenza stessa dello stato di Israele in quanto stato ebraico.
Aver scelto infatti la via genocidaria, come strumento presuntamente risolutivo sia del terrorismo palestinese che della minaccia demografica araba, significa al tempo stesso aver portato all’estremo possibile la strategia millenaristica del sionismo. Al di là dell’ecatombe nucleare – che travolgerebbe Israele quanto e più che i suoi nemici – non c’è più un oltre possibile: il genocidio è il limite estremo raggiungibile. E quando si rivelerà inefficace (e ancora una volta, nessuno meglio degli ebrei dovrebbe sapere che non può essere diversamente), metterà in crisi l’idea fondativa di Israele, la sua ideologia nazionale.

Il sogno di una patria esclusiva, degli ebrei e solo per gli ebrei, così come l’illusione perpetrata per ottant’anni che tale sogno fosse effettivamente realizzabile, crollerà. Quando la società israeliana avrà sedimentato nella propria coscienza l’impossibilità materiale, concreta, di realizzarlo – perché i palestinesi non si arrenderanno mai, non smetteranno mai di essere di più, non accetteranno mai di vivere come bestie – allora tutto cambierà anche lì. Certo, non domani. Ci vorranno forse dieci anni (e saranno anni sanguinosi e dolorosi), ma sul medio periodo questo significherà la morte politica del progetto sionista. La liberazione della Palestina libererà dalle sue ossessioni anche Israele. La sua guerra è perduta.


1 – La parola d’ordine su cui il sionismo costruì dapprima l’idea, e poi lo stato israeliano, era la famosa doppia menzogna “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Doppia perché quella terra era abitata dal popolo di Palestina da migliaia di anni, e perché – molto semplicemente – gli ebrei non sono un popolo, ma semplicemente i seguaci di una religione. E seppure questa religione è assai esclusiva (gli ebrei non fanno proselitismo, si è tali per nascita), resta il fatto che i suoi adepti si sono sparsi per il mondo da oltre duemila anni, durante i quali l’etnicità semitica si è sicuramente annacquata assai più di quanto non sia accaduto agli arabi palestinesi – che sono a loro volta semiti. Non a caso, gran parte degli attuali leader israeliani sono polacchi, russi, rumeni… E tra gli ebrei che vivono in Israele ci sono ben due comunità per nulla semitiche, quella dei falascià (ebrei di origine etiope) e quella degli ebrei di origine indiana.
2 – Su questo aspetto di entrambe i conflitti, cfr. “Due guerre”, Giubbe Rosse News e “Info-warfare: la ‘terza guerra’”, Giubbe Rosse News

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cop28: AC-COP-PIAMOLI!

Il tavolo di questo mondo va fatto saltare. Perchè è pieno di bari. Solo e tutti bari. Che nascondono i propri affari dietro promesse false o millenaristiche. AC-COP-PIAMOLI! Gli stessi inquinatori seriali di ogni angolo del pianeta, che con le loro guerre seminano morte, distruzione e aria irrespirabile, prendono “impegni” parolai, rimandandone la verifica al 2050...... Sono solo degli assassini chiacchieroni. Funambolismi verbali sulla “fine dei combustibili fossili” a coprire l'epoca dei petrolieri, delle atomiche e del riarmo generalizzato. Questi “signori”, per difendere...

(SOCIETA' INCIVILE)
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Cop 28: la fiera delle falsità!

Aperta dal sultano Ahmed al Jaber, il capo dell’industria petrolifera degli Emirati Arabi Uniti – uno di quei paesi dove si macellano e si fanno sparire gli oppositori scomodi, e dove soprattutto si macellano i corpi e le vite di milioni di immigrati e immigrate pakistani, indiani, bengalesi – si è tenuta la ventottesima conferenza sul clima. Mettere in mano la Presidenza di Cop 28 all’amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Corporation è il colmo dell’ipocrisia, ma non deve meravigliare più di tanto chi ha capito cos’è il capitalismo: l’A.D.N.O.C. estrae oltre 4...

(Il pungolo rosso)
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«Edgardo Ghizzoni», undicesimo racconto in musica estratto da Veglione Rosso

Edgardo Ghizzoni morì nell’agosto del 1929, otto anni e mezzo dopo il Veglione Rosso che costò la vita ai primi due correggesi uccisi dai fascisti, Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli. E’ l’undicesimo della serie: più di un omicidio all’anno, in media, per una cittadina di provincia che allora contava poco meno di ventimila abitanti.

Di lui sappiamo pochissimo: operaio, pittore, affascinato dalle idee di Antonio Gramsci, ce lo immaginiamo tra coloro che cercavano di proporre un’arte proletaria del tutto alternativa a quella borghese.

Come sempre, riportiamo qui sotto la scheda biografica preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco: «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».

Edgardo Ghizzoni (1905 – 1929), nato a Budrio di Correggio, operaio di professione, fu anche pittore e realizzò un ritratto a olio di Agostino Zaccarelli, regalato a Vittorio Saltini e gelosamente conservato. Faceva parte di quella gioventù socialista orientata alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo e come altri militanti fu vittima di bastonature, di cui una particolarmente violenta al capo e alla schiena, nel periodo 1921–1922. Decise allora di intraprendere la strada dell’emigrazione, come fecero anche altri suoi compagni, trasferendosi a Milano.
Di salute ormai irrimediabilmente compromessa, morì di tubercolosi, contratta in seguito alle percosse, il 13 agosto 1929.

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Cambiamenti climatici: in Italia 54 Comuni ad elevato tasso di erosione costiera

ISPRA pubblica lo stato attuale della linea di costa nazionale a livello comunale con dati aggiornati Tra i 644 comuni costieri italiani, il “Portale delle Coste” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha individuato quelli che presentano alti tassi di erosione e sottolinea che «sono 54 quelli che ad oggi hanno visto arretrare il loro tratto di costa di più del 50% dell’intero tratto di competenza; sono 22 i comuni che presentano un superamento compreso tra il 50% e il 60% della costa; sono 16 quelli tra 60% e 70%, 8 tra 70% e 80% e 7 tra 80% e 90%»....

(greenreport)
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Cosa possiamo imparare dall’agricoltura tradizionale per la lotta alla crisi climatica

Agnoletti (Unifi): «L’agricoltura intensiva non è riuscita a risolvere il problema della fame nel mondo, con 800 milioni di persone che tuttora ne soffrono» Nell’auditorium di Sant’Apollonia a Firenze si è svolta la giornata di studi Tradizione per la transizione: l’agricoltura della resilienza, cui hanno partecipato rappresentanti di Fao, Unesco, Università, Governo e Regione Toscana. A pochi giorni dall’alluvione che ha devastato la Toscana centrale, il focus della giornata è stato sul ruolo che può esercitare l’agricoltura tradizionale nella lotta alla crisi climatica in...

(greenreport)
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«Furio Rabitti», decimo racconto tratto da Veglione Rosso

Furio Rabitti aderì prima al circolo socialista poi alla federazione giovanile del neonato Partito comunista d’Italia, come fece la quasi totalità della gioventù socialista di Correggio. Veniva spesso arrestato e anche percosso, in occasione di movimenti di alti gerarchi o di feste socialiste.

Insieme al fratello Ivanoe e al più piccolo Parsifal, che faceva il garzone, aveva aperto un salone di barbiere nel 1923. Duramente bastonato dai fascisti nel 1925, contrasse, in con- seguenza delle gravi lesioni, una nefrite, che lo portò alla morte, a Correggio, il 25 novembre 1930, a ventisei anni di età.

La composizione è di Stefano Pilia, che la esegue per chitarra sola. La voce e il testo sono di Wu Ming 2.

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Ancora un appello agli ambientalisti

Palestina, Ucraina e guerre del capitale all'ambiente Noi insistiamo nel riproporre a voi, ai militanti di Fridays for Future, a quanti si sono impegnati in difesa dell’ambiente a tornare in piazza unendo le vostre istanze, i vostri temi a quelli dell’opposizione militante alla guerra. Chiediamo ancora di ritornare nelle piazze globali contro i governi, stati e multinazionali della guerra e della devastazione ambientale. La lotta per la difesa dell’ambiente deve essere parte integrante delle lotte dei proletari, delle lotte delle donne per i loro diritti di autodeterminazione. Non si tratta...

(pasquale cordua)
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Legambiente Carrara si schiera contro la “privatizzazione” dei sentieri sulle Apuane

«Chiudere tutte le cave che ricadono entro il Parco delle Apuane. Un Parco non può dirsi tale quando è fatto continuo oggetto di devastazione legalizzata» Da greenreport Intendiamo innanzitutto esprimere la nostra solidarietà e il nostro grazie ad Athamanta che, con la sua iniziativa di domenica scorsa lungo il sentiero 174, nell’area interessata dalla cava Castelbaito ai piedi del Borla, ha voluto denunciare lo scempio delle Apuane e la “privatizzazione” da parte della Walton, con il servile ausilio del Comune di Fivizzano, di un bene comune come le nostre montagne. Vogliamo inoltre...

(Legambiente Carrara)
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«Pico Mariani», nono racconto tratto da Veglione Rosso

Quando ascoltiamo la storia di una persona uccisa dai fascisti, ci aspettiamo sempre un epilogo violento. Invece, anche le bastonate e le torture possono essere letali a distanza di tempo, come una fibra d’amianto.

Pico Mariani morì a Parigi, nel 1926, e il suo nome non starebbe in Veglione rosso, se attorno a lui non ci fosse stata una vasta comunità di esuli correggesi, gente che se lo ricordava malato ancor prima di emigrare. Anzi: che se lo ricordava emigrante proprio perché malato, rotto nel fisico dagli attacchi squadristi, e costretto a scegliere tra la fuga all’estero e la certezza di una nuova, fatale aggressione.

Purtroppo, quelle che aveva già subito si rivelarono sufficienti, lontano da casa, dopo mesi di sofferenze.

Nell’audioracconto che gli abbiamo dedicato, la musica è composta da Antonio Macaretti, che la suona con la sua fisarmonica insieme a Stefano Pilia (chitarra) e Mattia Cipolli (violoncello). I testi e la voce sono di Wu Ming 2.

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GRETA THUNBERG E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dal n. 128 di "Alternativa di Classe" Praticamente tutto cominciò il 20 Agosto 2018, esattamente solo 5 anni fa, quando una ragazzina di quindici anni, Greta Thunberg, si sedette su un marciapiede davanti al Parlamento di Stoccolma con una scritta: "Sciopero scolastico per il clima". Da quel giorno Greta non andò più a scuola fino alle elezioni legislative del 9 Settembre 2018 in Svezia, in segno di protesta contro il cambiamento climatico. La decisione di scioperare era stata presa dopo che forti ondate di calore avevano colpito la Svezia, favorendo anche diversi incendi...

(Alternativa di Classe)
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Nessuna tregua per gli oranghi

Il bracconaggio di oranghi continua in Indonesia, Malaysia e Thailandia, Pesantemente coinvolti nel traffico Kuwait, Russia e Corea del Sud
Il 19 agosto si è celebrato il World Orangutan Day ma, nonostante la loro intelligenza e somiglianza sia così riconosciuta da sempre che il loro nome significa “Persona della foresta”, per gli oranghi c’è ben poco da festeggiare: il futuro di questi grandi primati – gli unici dell’Asia – è minacciato dalla deforestazione e dal bracconaggio e Traffic denuncia che vengono ancora catturati e venduti nel mercato illegale di animali domestici. Da gennaio a luglio, almeno 161 esemplari vivi sono stati sequestrati in Indonesia, Malaysia e Thailandia. Idati di Traffic mostrano i dati...

(greenreport)
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Il Sin di Piombino tra bonifiche ferme al palo e cittadini ignari

Serve un osservatorio capace di seguire tutte le procedure e le relative attività
Le popolazioni residenti spesso vivono dimentiche dell’enorme fattore di rischio cui sono giornalmente esposte Da greenreport Sento parlare del Sin di Piombino rare volte, e sempre nelle situazioni critiche per la città che nel suo perimetro lo contiene. L’ex polo siderurgico toscano, in passato tra i più importanti del Paese, da tempo riveste lo status di Sin: un acronimo gentile adoperato dalla burocrazia romana per ingentilire i territori inquinati – Siti di interesse nazionale –, devastati e modificati pesantemente in cui operavano con scarsa attenzione per la tutela ambientale...

(Aurelio Caligiore)
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«Ernesto Monselici», ottavo racconto in musica estratto da Veglione rosso

Ernesto Monselici era di idee socialiste, alle quali credeva senza fare mistero di condividere la linea del PSI. Solo nel 1924 aderì al Partito Comunista d’Italia. Mutilato di guerra, trascorreva parte del suo tempo a discutere con i compagni alla cooperativa di consumo di Budrio, frazione di Correggio. Quando nel giugno del 1922 le squadracce devastarono e incendiarono l’edificio, Ernesto fu violentemente bastonato. Caduto a terra, venne soccorso dai compagni e portato in casa di conoscenti. Nell’aprile 1924, mentre transitava per la pubblica via nel suo paese, venne fermato da sei giovani fascisti e nuovamente percosso con colpi di bastone al capo e alle spalle, assieme al compagno Alderigio Veroni.
In seguito alle percosse ricevute venne ricoverato all’ospedale di Modena con la diagnosi «forte uricemia». Lì si spense nel luglio dello stesso anno.

Finora sei brani, degli otto che abbiamo pubblicato, sono stati prodotti a partire dalle registrazioni dei singoli strumenti e della voce, miscelate insieme. Uno (“Antonio Pellicciari”) è il live del concerto di presentazione a Correggio. Questo invece è un live da camera, registrato in presa diretta, a tracce separate, in una sede (inufficiale) della Wu Ming Foundation. Al violoncello: Mattia Cipolli, che ha scritto anche la musica. Testo e voce sono di Wu Ming 2.

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negazionisti DOC

Il Rapporto Censis sulla comunicazione in Italia ha un capitolo intitolato “Disinformazione e fake news in Italia”. I dati non sono confortanti per chi è impegnato a combattere il riscaldamento climatico e soprattutto la sua causa principale che, per noi, è il modo di produzione capitalistico. Il 34,7% degli italiani – secondo il Rapporto – è convinto che ci sia allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico ed il 25,5% ritiene che l’alluvione in Romagna sia la risposta più efficace a quanti parlano della progressiva desertificazione. I negazionisti “assoluti” sono il 16,2% con...

(Pasquale Cordua)
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«Angelo Mariani», settimo racconto in musica estratto da Veglione rosso

I fratelli Angelo e Pico Mariani, antifascisti come Carlo e Nello Rosselli, a differenza di loro non vennero uccisi insieme, nello stesso momento e luogo. Entrambi perseguitati fin da ragazzi, nei medesimi anni, furono però colpiti a morte in tempi diversi.

Angelo, il maggiore, fu il primo. In questo racconto musicale, il settimo di Veglione rosso, a esporre la sua vicenda è un narratore collettivo, interpretato dalla voce di Wu Ming 2 – mentre tutti i musicisti coinvolti in questo progetto suonano un brano composto per l’occasione da Mattia Cipolli.

Di umili origini, Angelo Mariani (1901 – 1924) cresce nella frazione di Budrio. Trasferitosi a Correggio con la famiglia in cerca di lavoro, si avvicina alla figura di Agostino Zaccarelli che per lui diventa un mentore, tanto che Angelo fu fra i quarantanove (su cinquanta giovani socialisti

totali) che seguirono Zaccarelli nella scissione del 1921 e fondarono la Federazione Giovanile Comunista Italiana di Correggio.

Angelo legge molto e compone poesie dialettali che raccontano il suo ambiente nativo di operai e braccianti. Nel 1922 viene preso di mira e per più volte bastonato dai fascisti. A causa delle percosse inizia ad avere problemi polmonari, contraendo la tubercolosi.

Alla fine del 1923, viene nuovamente picchiato e portato alla sede del Fascio dove gli viene imposto di bere un bicchiere di olio motore. A causa della salute già cagionevole per via della malattia e dello scompenso fisico causato dall’avvelenamento da olio, Angelo viene ricoverato all’ospedale di Correggio dove trova la morte pochi giorni dopo.

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Ufologi in treno di notte, brano tratto da Radio Ufo 78

Brano tratto dalla suite Radio Ufo 78, di Wu Ming 1 e Bhutan Clan, eseguita dal vivo a S. Giovanni in Marignano (RN) la sera del 9 luglio 2023.

Radio Ufo 78 è uno spettacolo nato dall'ibridazione tra il nostro Ufo 78 e i romanzi Tutta quella brava gente e La parola amore uccide dei colleghi Jadel Andreetto – anch'egli sul palco in quanto vocalist e bassista del BC – e Guglielmo Pispisa.

Prodotto dal laboratorio Melologos, c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2.

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A qualcuno piace caldo e nega l'evidenza. Ma le bugie hanno le gambe corte...

Che fare? Segui il denaro...
Anche di fronte alle catastrofi più devastanti, c’è sempre qualche bello spirito che nega l’evidenza. Non è una novità. In Italia abbiamo una rilevante esperienza (vedi, per es., il 25 luglio 1943). Altrettanto sta avvenendo oggi, rispetto all’ondata di calore che ha colpito l’Italia (e non solo). La causa risiede nei dissennati sviluppi del modo di produzione capitalistico. Non c’è dubbio (capitalism is dead...). Una constatazione che però lascia il tempo che trova. Ma fino a un certo punto. Veniamo a sapere che Oil&Gas (ovvero il settore petrolifero) ha investito un...

(Dino Erba)
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Ufo 78 a Rivalta di Torino, presentazione ad alta densità ufologica e punk

Il 29 giugno 2023 Wu Ming 1 – introdotto da Paolo Fiorino del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici) e in dialogo con Filo Sottile – ha presentato Ufo 78 a Rivalta (TO), nello spazio "Libri tra i fiori". Un appuntamento della rassegna «Serre d'estate». La discussione è stata molto ricca di spunti letterari, musicali, storici, sociologici, ufologici. Si è parlato di eroina, riflusso, anni Settanta e Ottanta, concerti, negozi di dischi. Ci si è chiesto: cos'hanno in comune gli avvistamenti di UFO e il formarsi di gruppi punk in luoghi "improbabili" della provincia italiana? Si sono citate diverse canzoni, tra cui Pordenone UFO Attack dei Gaznevada e Non puo sopprimere il mio conflitto [sic] dei giapponesi Isterismo. Buon ascolto.

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