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Il mondo che stanno preparando

Le mosse degli Stati Uniti non dovrebbero stupire nessuno: l’imperialismo americano non nasce oggi ma affonda nella vecchia convinzione di sentirsi “eccezionali”, moralmente superiori e chiamati a guidare il mondo. Dietro agli slogan ricivettati dai media sul ritorno della dottrina Monroe si nascondono interessi materiali che conosciamo bene: risorse, mercati, tecnologia, supremazia militare. La crisi in Venezuela è solo l’ennesima tappa di un progetto di avvicinamento allo scontro globale, che non consiste solo nella sequela di conflitti più o meno vicini a casa, da quelli più seguiti nei momenti di maggior clamore, come l’Ucraina o la Palestina, a quelli sempre rimasti sotto traccia, di serie B, ma consiste piuttosto nell’agitare un mercato saturo, stanco, e di ridare fiducia ed entusiasmo ad una economia globale discostando l’attenzione della società prossima all’orlo del precipizio ambientale. Una soluzione facile e trasversale, e la paghiamo noi, ovviamente, non chi decide.

E mentre si bombarda altrove, qui si prepara il terreno: tagli allo stato sociale, paura, patriottismo d’accatto e retorica militarista, perché a qualcuno serve che restiamo l’uno contro l’altro, impauriti, zitti e produttivi. E nel frattempo cosa succede agli altri poveri diavoli come noi in terre di conflitto? Muoiono o fuggono, mentre i soliti pochi continuano ad arricchirsi ed a vivere in un’altra dimensione (economica, fisica e mentale) totalmente distaccati dalla realtà che viviamo noi. A loro non interessa il nostro lavoro, né la nostra salute, né la nostra libertà. Interessa che continuiamo a generare valore. E allora la domanda è semplice: se non noi, chi difenderà ciò che resta del lavoro, della libertà e dell’umanità? Pensiamo davvero che lo farà una classe politica che campa di autoconservazione e che non manca mai di consegnare i nostri soldi e le nostre speranze al miglior offerente? Pensiamo davvero che lo faranno l’indignazione e la frustrazione sfogate sui social? Siamo dentro una fase storica in cui sono saltate le barriere di autodifesa dei popoli. Si sta smantellando ciò che conoscevamo come stato sociale e si sta preparando un assetto economico che considera normale” la guerra, perché la guerra è uno dei pochi motori di profitto che non si inceppa mai. Qui torna utile un pensiero che lastoria ha provato a cancellare: l’anarchismo cresciuto dentro le lotte dei lavoratori, degli sfruttati del secolo scorso, che ci ricorda che il mutuo appoggio non è una fantasia romantica, ma la condizione reale per vivere senza padroni e senza eserciti. Che la solidarietà non è debolezza, ma difesa collettiva. Che la libertà non è concessa dall’alto, ma costruita dal basso o non esiste. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di persone che smettano di sentirsi sole, uniti possiamo cambiare questo mondo per renderlo migliore. Perché se non lo facciamo noi, non lo farà nessun altro.

 

FAI – Federazione Anarchica Italiana

Sez. “M. Bakunin” – Jesi

Sez. “F. Ferrer” – Chiaravalle

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[2026-01-24] MITICA TOMBO-LATE DELLA DYNAMO DORA @CSOA GABRIO @ Csoa Gabrio

MITICA TOMBO-LATE DELLA DYNAMO DORA @CSOA GABRIO

Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(sabato, 24 gennaio 19:30)
MITICA TOMBO-LATE DELLA DYNAMO DORA @CSOA GABRIO

…pensavate di averla scampata eh? Oppure è da mesi che vi domandate: ma la tombola della Dynamo Dora non si fa più? Ebbene ci rivolgiamo a chi ha conservato l’odio per tutto l’anno passato, chi ha coltivato invidia e disprezzo durante le feste e chi ha desiderato lanciare ingiurie nell’anno nuovo: state all’erta perché torna la mitica TOMBOLA DELLA DYNAMO DORA! Chi ha detto che si può fare solo prima di natale? Infatti questa non è semplicemente una tombola ma una TOMBO-LATE! Ricchi Premi e grandi giochi musicali per allietare la vostra serata…Ovviamente ci saranno succulente pietanze a riempire gli stomaci per cui prenotatevi per la cena al 327 2970437Vi aspettiamo quindi il 24 gennaio dalle 19:30 al Csoa Gabrio in via Millio 42 per urlare AMBO al primo numero estratto e lanciare quintali di bucce di mandarini a chi vince. venite puntuali e ditelo a chi volete!

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Il movimento ad un punto di svolta. Insurrezione in Iran

Nel momento in cui chiudiamo questo numero di Umanità Nova la situazione in Iran è in evoluzione. In quasi venti giorni il movimento di protesta sorto in Iran a fine dicembre da profonde ragioni sociali, forte dell’esperienza rivoluzionaria delle classi sfruttate e della delegittimazione del potere ierocratico, si è trasformato in un movimento insurrezionale di massa. Giungono notizie di distretti industriali in cui i lavoratori in sciopero hanno preso il controllo degli impianti produttivi, come ad Arak, così come si ha notizie di alcune città su cui il governo avrebbe perso il controllo.

Nonostante la spietata repressione governativa e il black out quasi totale di internet e social media, giungono resoconti, comunicati da gruppi anarchici coinvolti nel movimento di queste settimane.

Pubblichiamo qui un articolo di Zaher Baher del Kurdish-Speaking Anarchist Forum (KAF) membro dell’Internazionale di Federazioni Anarchiche, un forum che riunisce compagnx di lingua curda che vivono in gran parte in esilio. Già a pochi giorni dall’inizio delle proteste Zaher scriveva in un articolo “La società iraniana ha caratteristiche specifiche che danno forma a queste rivolte. Un’ampia porzione della popolazione è giovane e in larga parte disoccupata. Il paese è stato governato per più di quattro decadi da un regime clericale dittatoriale. Allo stesso tempo, c’è una classe lavoratrice cosciente e con esperienza di lotta in molti settori, in particolare nell’industria del petrolio e del gas. Decadi di repressione e di fallimento delle organizzazioni politiche hanno lasciato la popolazione profondamente disillusa ma anche ricca di esperienza”. Questo articolo, redatto il 09/01/2026, dà il senso della portata del movimento in corso che si trova in un momento cruciale, offrendo una chiave di lettura sui possibili sviluppi futuri.

Ciò che sta accadendo oggi è la continuazione di rivolte precedenti, incluse le proteste studentesche del 1999 e 2003, il Movimento Verde del 2009-2010, le proteste generalizzate e gli scioperi del 2018-2019, le proteste per l’aumento del costo dei carburanti del 2019-2020, e il Movimento Donna, Vita, Libertà del 2022-2023.

Secondo fonti informate le manifestazioni si sono diffuse ad oltre 150 città e 600 paesi in tutte le 31 province dell’Iran durante gli ultimi 12 giorni, incluse le province occidentali di Ilam, Kermanshah e Lorestan. Viene riportato che molte aree urbane, tra cui la città di Abadan, non sarebbero più sotto il controllo del governo e sarebbero nelle mani del popolo.

La protesta che è iniziata il 27 dicembre è stata accesa dal brusco declino della valuta nazionale. Questo sviluppo ha reso più difficile per il governo affrontare le preoccupazioni sollevate dai cittadini e dai manifestanti. Inoltre, il governo ha annunciato la fine del tasso di cambio agevolato per gli importatori, una decisione che ha già causato un forte aumento dei prezzi dei generi alimentari.

Ieri sera, giovedì, le proteste si sono estese alle principali città, come Teheran e Mashhad, raggiungendo i distretti settentrionali e molte altre città e paesi. Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada. Allo stesso tempo, nella maggior parte delle principali città e paesi del Kurdistan, i residenti hanno indetto uno sciopero e negozi, scuole, ospedali, uffici comunali, servizi pubblici e altre istituzioni sono stati chiusi mentre la gente si radunava all’esterno. Sebbene le autorità abbiano bloccato l’accesso a internet, foto e video della folla e della repressione della polizia sui manifestanti sono comunque riusciti a raggiungere i social media.

Fortunatamente, la rivolta non è guidata da alcun partito politico e non ha una leadership centrale. Sebbene Reza Pahlavi [per i monarchici iraniani erede della dinastia degli scià deposta nel 1979] abbia cercato di allinearsi ad essa inviando messaggi e rilasciando dichiarazioni dall’estero, egli non detiene una posizione forte all’interno dell’Iran. La maggior parte dei suoi collaboratori e sostenitori risiede in Europa, Canada, Stati Uniti e altri paesi.

Quello che è successo ieri sera ha dato un forte impulso alle manifestazioni e alle speranze della gente, portando la rivolta in una fase delicata e difficile. È questo il momento in cui si decideranno i prossimi passi di questo movimento, che non può rimanere così com’è adesso. O continuerà con più forza, attirando più partecipanti da altre città e paesi, oppure potrebbe andare verso una calma temporanea. Non descriverò mai questo movimento come un fallimento, perché non può essere sconfitto se le persone coinvolte ora, o quelle che verranno dopo di loro, continueranno la lotta e metteranno a frutto la preziosa esperienza acquisita. Allo stesso tempo, alcune delle loro richieste stanno trovando risposta e, in un certo senso, il movimento ha scosso il regime e creato una frattura significativa che potrebbe portare al suo crollo con un altro forte shock. Questa è la natura delle rivolte e delle rivoluzioni.

Non dimentichiamo che il popolo sta resistendo a un regime oppressivo che non mostra alcuna pietà o compassione nei confronti del popolo iraniano, mentre nella provincia meridionale di Fars e in altre zone coraggiosi manifestanti hanno abbattuto la statua di Qassem Suleimani, ex comandante della Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie, considerato dai sostenitori del governo un eroe nazionale. Era stato descritto come una figura chiave nello sviluppo interno dell’Iran, nonché nella direzione dell’assistenza e di varie forme di sostegno ai gruppi armati alleati in altri paesi.

D’altra parte, il regime comprende che le persone che hanno scosso le fondamenta del suo potere potrebbero alla fine rovesciarlo, quindi ricorre a ogni tattica possibile, compresi l’inganno e la repressione, nel tentativo di sopravvivere. Secondo l’ONG Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, giovedì il bilancio delle vittime ha raggiunto quota 45, con oltre 200 feriti e più di 2.400 persone arrestate.

C’è un altro punto da considerare: l’attuale rivolta non è così ampia come il movimento Donna, Vita, Libertà o il Movimento Verde del 2009-2010. È vero che entrambi questi movimenti, in particolare Donna, Vita, Libertà, hanno compiuto passi da gigante. Hanno indebolito in una certa misura la presa delle autorità, hanno dato loro una lezione importante e hanno restituito coraggio e fiducia al popolo iraniano. Ancora più importante, hanno gettato le basi per ciò che sta accadendo ora. La differenza tra allora e adesso è che l’Iran è diventato significativamente più debole dopo il recente conflitto di dodici giorni con Israele, e la popolazione ha acquisito maggiore esperienza nella mobilitazione e nell’adattamento delle proprie tattiche contro la polizia, i Basij e le Guardie Rivoluzionarie.

È impossibile prevedere con certezza se questa rivolta si fermerà a questo punto o porterà alla caduta del regime iraniano. Tuttavia, si può affermare che se il popolo iraniano cercherà solo di cambiare le persone al potere, sostituendo questo regime con un altro, l’oppressione, le difficoltà, la mancanza di libertà e la fame vissute negli ultimi quarantasette anni sotto il governo dei mullah e dei governi precedenti non avranno fine.

Speriamo che il popolo iraniano scelga una strada che non si limiti a sostituire questo regime con un altro, ma che gli consenta invece di assumere il controllo dei propri affari e delle proprie vite, libero da autorità sia centralizzate che decentralizzate. Che possa giungere alla convinzione che la vera libertà per tutti esiste al di fuori del potere del governo e dello Stato e che, se non tutti sono liberi, la libertà degli individui o di qualsiasi comunità non può essere pienamente realizzata.

Zaher Baher

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Corsa verso l’abisso. L’uccisione di Renee Good: il volto del trumpismo

Un fischio, poi un altro e un altro ancora: l’ICE è arrivata. Poi arriva la lunga esplosione: fiuuuuuuuu! L’ICE ha preso qualcuno.

Questi sono i codici che i gruppi di pronto intervento a sostegno degli immigrati stanno usando per avvisare i loro vicini e colleghi quando viene avvistata l’ICE e quest’ultima rapisce qualcuno.

Gli agenti federali sono armati in modo militare. Contro di loro, la gente comune ha fischietti, coraggio sconfinato e l’acronimo S.A.L.U.T.E. per le informazioni da raccogliere: le dimensioni (Size) degli schieramenti di agenti federali, le azioni (Actions) che stanno intraprendendo, la posizione (Location) specifica, le uniformi che indossano, il tempo e l’equipaggiamento, o il tipo di armi.

Durante i corsi di formazione organizzati in tutto il Paese, i soccorritori simulano come dimostrare solidarietà agli immigrati e superare la paura per sfidare il terrore. L’attivismo dal basso e l’azione diretta hanno giocato un ruolo fondamentale nella storia popolare degli Stati Uniti, una storia di lotte che hanno portato all’abolizione della schiavitù, assicurato la libertà di organizzazione sindacale e conquistato libertà civili.

La trentasettenne Renee Nicole Good era una paladina della solidarietà e della lotta per la libertà. Come moltissimi altri statunitensi provenienti da ogni ceto sociale, fungeva da occhi e orecchie dei suoi vicini latini e somali, avvisandoli della presenza dell’ICE e di altri agenti federali.

Good, madre di tre figli, faceva parte di un gruppo informale di pronto intervento, ICE Watch, composto dai genitori della scuola paritaria frequentata da suo figlio. “È stata addestrata su come comportarsi con questi agenti dell’ICE: cosa fare, cosa non fare, è un addestramento molto approfondito”, ha detto un genitore al New York Post, un tabloid conservatore che ha cercato di dare un’immagine negativa del suo attivismo. “Ascoltare i segnali, conoscere i propri diritti, fischiare quando si vede un agente dell’ICE”.

L’amministrazione Trump ha descritto Renee Nicole Good come una “terrorista interna”. Ma le persone che conoscevano Good la hanno descritta come una cristiana dichiarata, vedova di un veterano, una donna queer, una cantante e una poeta. “Quello che ho visto nel suo lavoro è stata una scrittrice che stava cercando di illuminare la vita degli altri”, ha detto un’insegnante, descrivendo il suo interesse per la vita degli anziani, dei veterani e di persone provenienti da diversi paesi ed epoche.

Come molti di noi che hanno una vita frenetica ma trovano il tempo per stare accanto agli altri, aveva accompagnato il figlio di sei anni a scuola poco prima che l’ICE la uccidesse. L’analisi delle riprese video da tre angolazioni effettuata dal New York Times mostra che Good sembra allontanare il suo SUV dagli agenti federali mentre l’agente dell’ICE Jonathan Ross cammina davanti al veicolo. Quindi quest’ultimo spara tre colpi a bruciapelo contro il veicolo, uccidendola in pieno giorno non lontano dalla sua abitazione, come si vede nelle riprese.

La sua compagna era sulla scena con lei. “Mercoledì, 7 gennaio, ci siamo fermate per aiutare i nostri vicini. Avevamo dei fischi. Avevano le pistole”, ha detto Rebecca Good in una dichiarazione venerdì. “Abbiamo cresciuto nostro figlio insegnandogli che, indipendentemente dalla propria provenienza o dal proprio aspetto fisico, tutti meritano compassione e gentilezza”.

Lo scorso settembre, il cuoco Silverio Villegas-Gonzalez è stato ucciso a colpi di pistola durante un controllo stradale a Chicago, poco dopo aver accompagnato i suoi due figli all’asilo, mentre presumibilmente tentava di fuggire. Il bracciante agricolo Jaime Alanís García si è rotto il collo a luglio, quando è caduto dal tetto di una serra nella contea di Ventura, in California, mentre tentava di sfuggire alla caccia degli agenti dell’ICE, ed è morto dopo il ricovero in ospedale. Trentadue persone sono morte mentre erano sotto la custodia dell’ICE nel 2025 – l’anno più letale per l’agenzia, ormai trasformata in una forza paramilitare, dalla sua fondazione nel 2003.

A differenza di Villegas-Gonzalez e Garcia, entrambi lavoratori immigrati provenienti dall’America Latina, Good era una cittadina statunitense bianca. Non avrebbe dovuto essere nella lista delle persone che l’ICE ha brutalizzato impunemente a causa della loro origine o del loro status di immigrati. Ma lei si è rifiutata di rimanere a guardare l’ingiustizia e ha protetto i suoi vicini. Non era tenuta a schierarsi, ma lo ha fatto. In realtà, alcuni membri della sua famiglia avrebbero preferito che non lo facesse.

Spesso diciamo che la solidarietà è una pratica molto importante, e Good ha agito, esercitando i diritti che tutti noi abbiamo, indipendentemente dallo status di immigrati, di documentare l’attività violenta della polizia e di esprimere la propria opinione.

Un attivista sindacale ha collegato la sua azione solidale alle lotte operaie. “Nel nostro sindacato abbiamo la tradizione di indossare abiti rossi ogni giovedì per onorare un membro molto speciale della CWA (Communications Workers of America), Gerry Horgan, ucciso mentre esercitava il suo diritto fondamentale di scioperare e partecipare a un picchetto. Proprio come Gerry, Renee Nicole Good è stata uccisa mentre esercitava il suo diritto di esprimersi e di essere solidale con la sua comunità, diritto che dovrebbe essere protetto dalla Costituzione”.

Noi siamo ciò che facciamo. Se la scelta che dobbiamo affrontare è tra Good e ICE, la popolazione di Minneapolis sceglie Good. Si stima che circa 10.000 persone abbiano partecipato a una veglia a lume di candela il 7 gennaio per onorare la sua vita.

La violenza scatenata dall’amministrazione Trump sul suolo statunitense non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi dichiarati.

Nessun personaggio nell’amministrazione USA ha mai avuto tanto potere come Stephen Miller, il consigliere per la sicurezza interna di Trump. Esercita una straordinaria autorità su una fascia insolitamente ampia delle branche di governo, dall’immigrazione alla giustizia penale fino anche alle operazioni militari sul suolo americano. Gran parte di ciò che caratterizza l’era Trump – rapimenti mascherati per le strade degli Stati Uniti, scontri tra gli scagnozzi dell’ICE e i manifestanti, pattuglie militari per le strade degli Stati Uniti – è stato creato da Miller.

Eppure, ora che siamo a un anno dall’inizio del secondo mandato del presidente Trump, è chiaro che, sotto molti aspetti importanti, Miller non sta riuscendo a realizzare i suoi piani autoritari più elaborati. Le espulsioni sono molto indietro rispetto alle sue aspettative. Non è riuscito a convincere Trump a esercitare il potere dittatoriale che tanto desidera vedere. E ha scatenato un movimento culturale in difesa degli immigrati che è più potente di quanto avesse previsto.

Il sogno di Miller di 3.000 arresti giornalieri rimane questo: un sogno. Miller spera di deportare un milione di persone all’anno, ma con il tasso attuale non si avvicinerà a questo. Mentre l’amministrazione sta ancora aumentando il personale dell’ICE, e le deportazioni potrebbero aumentare, molti esperti si aspettano che Miller resti molto al di sotto dell’obiettivo di un milione di deportazioni all’anno nel corso dell’intero mandato di Donald Trump.

Ma l’obiettivo del governo USA va oltre il numero delle deportazioni.

Molti settori produttivi sarebbero nei guai se il governo andasse davvero avanti con le sue deportazioni di massa annunciate. La caccia ai migranti e il modo brutale e arbitrario in cui viene effettuata (gli arresti dei migranti sono fatti davanti alle telecamere come per pubblicizzare la loro pericolosità) sembra progettata per diffondere la paura e per dividere la classe operaia. La paura (dei migranti, del crimine, della violenza, delle minoranze, dei poveri, del decadimento morale e altro) è costantemente alimentata e giustapposta all’immagine rassicurante del potente leader fiducioso e della sua squadra di guerrieri senza paura. L’amministrazione Trump diffonde paura ovunque. Nella popolazione in genere per creare la paura dell’estraneo infiltrato all’interno della comunità nazionale, che farà la fine del capro espiatorio, e perseguitando questo capro espiatorio la maggioranza della popolazione viene compattata dalla paura su un terreno comune. Così si forma una falsa comunità e si evita il pericolo di una classe operaia unificata.

L’esperienza del nazismo in Germania ci mostra quanto sia importante il processo di esclusione di un capro espiatorio interno nel forgiare la volksgemeinschaft, la comunità del popolo. Quella che sta combattendo l’amministrazione Trump è una una battaglia ideologica per creare una comunità nazionale, una “volksgemeinschaft” che è disposta a combattere e morire per il capitale. Si tratta di un attacco alle spinte verso l’unità e l’autonomia della classe operaia, un elemento fondamentale della preparazione alla guerra, che non è solo preparazione militare, ma soprattutto attacco alle forze antimilitariste e internazionaliste.

Di fronte all’arroganza dell’amministrazione e alla marcia verso la guerra, è incoraggiante vedere quanto rapidamente siano apparse reazioni spontanee e intense contro i raid dell’ICE a Los Angeles, New York e Chicago. Anche l’organizzazione di quartiere (allertando una rete di attivisti solidali quando agenti dell’ICE entrano in un’area) si è diffusa nelle città. Lo stesso assassinio di Renee Good è frutto della reazione governativa a questa mobilitazione dal basso, mentre le reazioni che ha provocato in tante città americane testimonia la profondità del movimento.

Il governo Trump usa qualsiasi pretesto per espandere i suoi mezzi repressivi e per abituare la popolazione alla presenza dei militari nelle strade. Anche questa è la preparazione alla guerra. Trump ha detto che le grandi città sarebbero un buon campo di addestramento per i militari. È convinto che una terribile repressione entusiasmerà il suo esercito MAGA e intimidirà i suoi avversari. È la costruzione della nazione per salvare la civiltà occidentale. Nel frattempo quella civiltà produce la bolla dell’IA, la bolla delle criptovalute, il banking ombra e molti altri fenomeni che portano all’abisso. Trump potrebbe essere l’Hoover, il presidente repubblicano della crisi del 1929, dei nostri giorni. Ma è stato il successore “progressista” di Hoover, il democratico Franklin Delano Roosevelt che si è rivelato il più grande ostacolo alla crescita della coscienza di classe autonoma del proletariato.

Avis Everhard

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[2026-01-30] Guida stupefacente. Autoregolazione e riduzione dei rischi da uso di sostanze. @ Isola di Arran

Guida stupefacente. Autoregolazione e riduzione dei rischi da uso di sostanze.

Isola di Arran - Lungo dora firenze 33B
(venerdì, 30 gennaio 18:00)
Guida stupefacente. Autoregolazione e riduzione dei rischi da uso di sostanze.

Venerdì 30 gennaio alle 18.00, parleremo con Tobia D'Onofrio e Massimo Lorenzani, autori del libro GUIDA STUPEFACENTE, dell'uso delle sostanze psicoattive attraverso il paradigma della riduzione del danno, unendo scienza, cultura ed esperienza diretta per promuovere consapevolezza e autoregolazione.

In un contesto ancora proibizionista, il libro, offre strumenti informativi per comprendere rischi, miti e alternative, aiutando lettori, persone e operatori a prendere decisioni libere e responsabili.

Lungo Dora Firenze 33b - Torino - L'isola di Arran

#RiduzioneDelDanno #guidastupefacente #torino #sostanze #sostanzestupefacenti #presentazionelibro

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Aldilà del giardino di casa. Venezuela e Groenlandia – politiche di aggressione USA e interessi del capitale

Pare opportuno che una riflessione sui fatti del Venezuela debba andare ben oltre la classica visione del “giardino di casa” che per più un secolo ha ben dimostrato la natura degli interessi del capitalismo statunitense e le azioni a difesa dei suoi investimenti nel continente Sud Americano. Le vicende venezuelane non riguardano solo i rapporti tra nord e sud America, ma devono essere valutati per il loro impatto globale. Intervenire a Caracas in realtà nasconde l’intenzione di colpire molto più lontano; il vero obiettivo è ben più consistente che non un “caudillo” sudamericano, i veri scenari in gioco si trovano a migliaia di chilometri di distanza. Nel marzo dello scorso anno un articolo pubblicato sul n. 6 di Umanità Nova esponeva delle considerazioni sull’importanza strategica dell’area artica e sull’interesse che in quel momento l’amministrazione statunitense aveva pubblicamente manifestato per la regione. Interesse oggi rinnovato con forza da Trump e riproposto proprio a ridosso dall’intervento militare nel Venezuela, suscitando clamore e preoccupazione in campo internazionale. Quanto osservato quasi un anno fa sulle colonne di U.N. costituisce ancora oggi materiale più che attuale per le analisi geoeconomiche e geopolitiche relativamente agli interessi statunitensi legati alle nuove rotte artiche, alle materie prime rare e alla posizione strategica della piattaforma groenlandese e canadese per le intercettazioni dei missili nucleari. Tuttavia riproporre la questione del controllo dell’Artico in concomitanza con l’operazione scattata in Venezuela non è una semplice coincidenza. Il blitz militare in Venezuela non è “solo” una dimostrazione della volontà di espansione della potenza statunitense, come è stato comunemente interpretato dai media, ma un’azione che si collega a scenari più ampi.

Cerchiamo di procedere con ordine. Innanzitutto è bene sottolineare che la questione del narcotraffico è del tutto fuorviante ed ha solo un fondamento propagandistico. L’operazione in Venezuela è stata derubricata ad intervento di polizia internazionale contro il narcotraffico con il pretesto della difesa dell’interesse nazionale, evitando in tal modo il necessario passaggio al Congresso per l’autorizzazione di operazioni belliche extraterritoriali. Soprattutto si è collaudata una scorciatoia per eventuali successive ad analoghe operazioni, quali potrebbero essere eventuali interventi in Colombia o a Cuba (anche se in questo caso è probabile che l’opzione possa cadere più su azioni di destabilizzazioni interne che su interventi diretti). Tale scelta per un sistema democratico liberale, sia pur presidenziale, come quello statunitense, da un punto di vista politico è estremamente pericolosa, poiché espone al totale arbitrio dell’esecutivo, cioè del Presidente, con la possibilità del replicarsi di interventi militari mascherati da operazioni di polizia a difesa dell’interesse nazionale. Da ricordare, tra l’altro, che vicende come quella libica, irachena e afghana, dove è stato abbattuto un regime e spesso un dittatore ostile, simbolo internazionale dell’opposizione alla politica statunitense, hanno nel tempo innescato uno scenario nettamente peggiore del precedente, ben più complicato anche per gli stessi interessi americani, dove spesso gli U.S.A. sono risultati alla lunga perdenti. Abbattuto con successo e clamore mediatico il “dittatore”, sottoposto alla gogna di un “processo democratico” il nemico di sempre, si scopre poi, a giustizia eseguita, che ha lasciato in eredità un vuoto politico e sociale assoluto che viene inesorabilmente riempito da una miriade di improvvisati “capibanda” e “milizie”, di fatto una frantumazione. L’ attuale Libia ne è l’eclatante esempio, con una situazione che rende anche gli stessi interessi americani difficili da difendere e sottoposti a continue negoziazioni.

Vedremo presto se la situazione venezuelana riproduce scenari simili. Intanto, per comprendere quanto sta avvenendo, bisogna superare la lettura più banale e andare oltre l’orizzonte strategico del “giardino di casa”, cercando di comprendere le conseguenze internazionali di quanto accaduto a Caracas. Innanzitutto occorre ampliare lo sguardo alla posizione che la Cina occupa nell’economia globale e soprattutto alla dimensione economica che potrebbe raggiungere Pechino se ai livelli attuali dovesse aggiungere i vantaggi logistici commerciali delle nuove rotte artiche.

In questa prospettiva dichiarazioni di Trump, come “la Groenlandia ci serve per la sicurezza nazionale”, trovano reale fondamento e non possono che abbinarsi all’operazione venezuelana. Ambedue gli obiettivi si basano infatti sulla comune volontà di togliere energia alla macchina produttiva cinese, il vero competitor del capitalismo statunitense. In quest’ottica per gli USA è importante gestire direttamente la più grande riserva petrolifera mondiale, il Venezuela, e sovrintendere al contempo alle rotte artiche, la via più breve e sicura per il transito delle merci cinesi e orientali in genere. In sintesi, controllare le più grandi riserve petrolifere mondiali, quelle venezuelane, e controllare quella che sarà una delle vie logistiche più importanti del commercio globali tra Est ed Ovest, l’Artico.

È evidente che l’operazione anti Maduro ha per scopo lo sfruttamento delle maggiori riserve petrolifere mondiali, quali sono attualmente quelle venezuelane; e d’altra parte Trump stesso ha affermato che le industrie statunitensi estrarranno direttamente in loco. Quindi la posta in gioco è il possesso materiale di quello che sarà disponibile in futuro e l’obiettivo preciso dell’operazione è quello di mettere un freno all’espansionismo della macchina produttiva cinese e della sua influenza commerciale globale. Mettere sotto controllo le future rotte artiche, che avvantaggiano in prima battuta il commercio cinese, diventa dunque una priorità geostrategica. Va da sé che un’eventuale “operazione Groenlandia” non godrebbe dei vantaggi mediatici e propagandistici di quella anti Maduro, ma andrebbe incontro a evidenti, contraddizioni geopolitiche. Si tratterebbe infatti di una prima violazione territoriale interna alla NATO, di non facile soluzione e non sicuro gradimento da parte dell’opinione pubblica occidentale.

Al momento è incontestabile la supremazia militare statunitense, ma gli indubbi progressi tecnologici e scientifici cinesi, pur non consentendoci di fare previsioni, rendono altamente probabili, in tempi non lunghissimi, la possibilità di colmare il gap tra Cina ed USA. La questione di fondo è che Pechino ha un passo più veloce nell’innovazione: è qui che in sostanza il capitalismo mondiale prenderà le misure sul ruolo che i singoli paesi avranno nello scacchiere mondiale. Oggi la competizione sul mercato globale viene giocata da due competitori. Da una parte, Trump si presenta sulla scena con l’imposizione dei dazi, la politica delle cannoniere, ma soprattutto con il taglio dei finanziamenti pubblici alle sue migliori università; ostacola fortemente gli ambienti e le menti che dovrebbero essere protagoniste dell’intellighenzia, della ricerca, sia che si tratti di stranieri o di connnazionali non “allineati” alla sua politica, rinnegando il principio sacro del capitalismo secondo cui prima di tutto c’è il business, prima devi dimostrare di saper guadagnare, poi puoi dirmi come la pensi. Dall’altra parte, Pechino mostra un’altra faccia: un sistema scolastico ferocemente selettivo, che sceglie le “sue menti migliori”, le mette al servizio dello Stato e delle sue classi dirigenti impegnate in uno sfruttamento senza precedenti, vincendo la sfida per l’innovazione ed il futuro. Il capitalismo cinese è più pragmatico, lo ha imparato da millenni. Durante il “grande balzo” Deng Xiao Ping, il padre della Cina moderna, rispolverò l’antico detto mandarino, oggi più che mai attuale: “non importa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che acchiappi il topo”. Il che significa che gli affari si concludono con tutti i governi o gli interlocutori privati, il cui colore non interessa, perché l’importante è che l’affare vada a buon fine. Purtroppo chi paga il conto sono sempre gli sfruttati, e l’aguzzino è sempre lo Stato

Daniele Ratti

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[2026-01-24] 365 SCHIAFFI @ TooPiacenza

365 SCHIAFFI

TooPiacenza - Piacenza
(sabato, 24 gennaio 18:00)
365 SCHIAFFI

Sabato 24 gennaio al "Too Piacenza" festeggiamo un anno di collettivo Schiaffo:

Apertura ore 18:00 con:

Cisco (electro ragga dj set)

A seguire: canti di lotta del Cor'occhio dal Barocchio squat.

Inizio concerti ore 20:00 :

Caged

Plague Bomb

Collisione

Putiferio

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[2026-01-28] PANIFICAZIONE - MEZCALEDÌ @ Mezcal Squat

PANIFICAZIONE - MEZCALEDÌ

Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 28 gennaio 15:00)
PANIFICAZIONE - MEZCALEDÌ

CUCINA APERTA DALLE 15.

Porta farina e lievito per preparare il pane nel forno a legna autocostruito del Mezcal Squat!

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Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.

SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!

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COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT

BUS : 33 - CP1 - 76 - 44

TRENO : FERMATA COLLEGNO

METRO : FERMI

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NO MACI, NO FASCI, NO SBIRRI

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[2026-02-07] DUB NIGHT @ NextEmerson

DUB NIGHT

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(sabato, 7 febbraio 22:30)
DUB NIGHT benefit D2D

Serata DUB powered by Loud and Proud sound system

Benefit D2D: carovana solidale con il popolo Saharawi

tutte le info su : https://d2d.vado.li

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Palestina: quando la solidarietà fa paura. DdL Delrio e bavagli sionisti

Nelle ultime settimane del 2025 abbiamo assistito ad una crescita esponenziale della spirale repressiva contro il movimento di solidarietà al popolo palestinese, un movimento che nei mesi precedenti aveva dato luogo a grandiose manifestazioni di piazza e a riusciti scioperi generali contro il genocidio palestinese.

Lo Stato aveva evitato immediate azioni repressive contro agitazioni che avevano l’evidente simpatia dell’opinione pubblica ed ha aspettato che la falsa tregua trumpiana facesse calare l’attenzione per scatenare la sua rabbiosa reazione. Vogliono rendere illegale la solidarietà alla Palestina.

Prima il decreto di espulsione nei confronti dell’imam di Torino Mohamed Shahin, poi il violento sgombero del centro sociale Askatasuna (con la complicità del sindaco PD) e gli arresti indiscriminati anche di minorenni che avevano partecipato a manifestazioni di protesta, poi le sanzioni comminate dalla Commissione “di garanzia” ai sindacati di base che avevano indetto lo sciopero generale del 3 ottobre 2025, quindi l’operazione “antiterrorismo” che ha portato all’arresto di Mohamed Hannoun e di altri esponenti della comunità palestinese in Italia, sulla base di informative provenienti direttamente dalla polizia israeliana.

L’uso di veline provenienti dal Mossad è un copione già collaudato in precedenza per arrestare e mandare a processo Anan, Mansour e Alì, tre militanti accusati di aver compiuto atti di resistenza contro l’occupazione israeliana. In tutti questi casi gli inquirenti italiani hanno considerato credibili alcune informazioni provenienti da uno Stato sotto processo per genocidio e che persegue come “terroristiche” persino le organizzazioni di assistenza ai profughi gestite dall’ONU.

In precedenti articoli su UN (n. 28 e 29/2025) avevamo denunciato la presenza in Parlamento di tre disegni di legge (Romeo, Scalfarotto e Gasparri) volti a criminalizzare la solidarietà alla Palestina con il pretesto di contrastare l’”antisemitismo”. A questi se ne è aggiunto un quarto, presentato, alla fine di novembre, dall’ex ministro Graziano Delrio, e da altri 10 senatori/senatrici del PD, incluso il politico di lungo corso Pier Ferdinando Casini, l’ex ministra Beatrice Lorenzin e la senatrice Tatjana Rojc quest’ultima teoricamente rappresentante della minoranza slovena, ma prodigatasi a suo tempo a sostegno della legge per l’istituzione della Giornata degli alpini che celebra la battaglia di Nikolaevka (cioè l’aggressione nazi-fascista contro l’URSS).

Nonostante le proteste di Schlein e soci, Delrio si è rifiutato di ritirare il disegno di legge, e quindi il PD sta predisponendo un proprio progetto di legge “più garantista” (ahinoi!). La situazione appare di estrema gravità, visto che c’è ormai un attacco concentrico da parte di tutti i sostenitori della politica genocida di Israele per introdurre anche in Italia norme repressive simili a quelle già in vigore in Germania e nel Regno Unito.

Il DdL Delrio si differenzia dai precedenti perché è una proposta di “legge delega”, cioè delega il governo (Meloni) ad emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge una serie di decreti attuativi che, sulla base della definizione operativa di antisemitismo approvata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), prevedano (art. 2) una stretta sui social con rimozione dei contenuti “antisemiti”. Ai contenuti “antisemiti” verrebbe attribuito un codice speciale per essere segnalati dagli altri utenti, e gli utenti che li pubblicassero con continuità verrebbero esclusi dalla piattaforma per sei mesi. Gli utenti (anche riuniti in associazioni e “in collaborazione con gli organismi rappresentativi delle comunità ebraiche”) potranno autonomamente segnalare i contenuti “antisemiti”. Le piattaforme che non applicassero il filtro a questi contenuti subirebbero sanzioni.

Con l’articolo 3 del DdL Delrio le università verrebbero di fatto obbligate a collaborare con enti e università israeliane col pretesto di tutelare la libertà di ricerca. Con l’articolo 4 ogni università sarebbe tenuta a individuare al suo interno “un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo, in linea con il codice etico della stessa università e in conformità con quanto previsto dalla Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo.”. Questa norma bavaglio è tra l’altro già in vigore in Germania.

Con l’articolo 5 le scuole sarebbero tenute a comunicare “annualmente, attraverso i sistemi informativi del Ministero dell’Istruzione e del Merito, i dati circa le azioni attuate per contrastare i fenomeni di antisemitismo”.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli, il problema nasce dal fatto che la “definizione operativa” dell’IHRA identifica di fatto antisemitismo e antisionismo. Negli “indicatori” sono infatti previsti come esempi di antisemitismo:

“Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo.” Oppure: “Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”.

Quindi diventerebbe impossibile per legge denunciare l’apartheid su cui si basa lo Stato di Israele e la politica genocidaria (obiettivamente di stampo nazista) che sta perseguendo nei confronti dei palestinesi. Col pretesto della lotta all’”antisemitismo” stiamo assistendo a una convergenza (solo apparentemente paradossale) tra il governo di Israele e le peggiori destre occidentali (queste realmente antisemite!), il cui collante vero è una forma diversa di razzismo: l’islamofobia, cioè la repulsione nei confronti degli arabi (specie se musulmani) molto forte in Europa. Razzismo a senso unico, alimentato anche da buona parte dei governi “progressisti” in funzione anti-immigrati e per allinearsi alle politiche USA.

Come anarchiche e anarchici siamo fieramente contrarie/i ad ogni forma di razzismo e di discriminazione contro chiunque, e vediamo ancora una volta confermata la nostra analisi secondo cui ogni religione (Cristianesimo, Ebraismo, Islam…) e ogni Stato sono uno strumento di odio, di divisione e di oppressione. In questo inizio di 2026 dobbiamo moltiplicare le mobilitazioni contro questa legislazione infame che si sta preparando. Per difendere la libertà di pensiero, di parola, di organizzazione e di manifestazione!

Mauro De Agostini

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Quo vadis Venezuela? A fianco di ogni popolo, contro ogni governo

L’enorme pressione militare sul Venezuela ha dato i suoi frutti. Senza ricorrere all’invasione di terra, è bastato al governo USA esercitare un’accorta operazione di corruttela su gangli del regime individuati come malleabili e abbordabili per effettuare una specie di colpo di Stato. Sequestrati Maduro e consorte senza che le truppe d’assalto statunitensi versassero una solo goccia di sangue, Trump ha dato il via libera ad un governo costituito dalla stessa élite dell’epoca maduriana. L’ex presidente che diventa presidente, il fratello che apre le porte delle carceri agli oppositori che lui stesso e i suoi accoliti avevano messo dentro, il ministro delle risorse energetiche che stringe i patti con chi vuole mettere le mani sull’oro nero, qualcuno che fa finta di inneggiare al presidente deposto. Insomma una scena da cabaret, se non fosse per il centinaio di morti (tra i quali i trentadue miliziani cubani che costituivano la guardia del corpo: evidentemente Maduro si fidava ben poco dei suoi).

Passati i primi giorni di attesa attraversati dal timore e dalla paura, mentre all’estero i venezuelani festeggiavano per la caduta del presidente, gruppi di manifestanti si sono riversati nelle strade delle principali città del paese per denunciare l’aggressione statunitense e rivendicare l’indipendenza nazionale.

Provenienti dalle periferie, dai sobborghi della capitale, agitando gli emblemi della ‘rivoluzione bolivariana’, erano e sono la dimostrazione più evidente della profonda frattura che divide il Venezuela.

Quando nel 1998 Hugo Chavez – che già nel 1992 fu protagonista di un fallito colpo di Stato per rovesciare il presidente Carlos Pérez accusato di corruzione – vinse con un largo margine le elezioni, affermò di voler governare opponendosi a tutti i segmenti del potere tradizionale della società venezuelana per avviare una rivoluzione del sistema politico nazionale, abbracciando una piattaforma anti-neoliberale.

Chavez non veniva dal nulla, ma era il frutto di una società attraversata da una profonda divisione di classe legata all’ineguale distribuzione dei proventi della vendita del petrolio in una fase di vertiginosa crescita del suo prezzo nel mercato internazionale. Nell’ultimo ventennio del Novecento il Venezuela godeva del più alto tasso di reddito pro capite dell’intero continente, ma questa ricchezza andava ad alimentare sprechi e corruzione, creando ricchezze sempre più ingenti e facendo sprofondare nella povertà settori della popolazione già emarginati per il colore della pelle, per la mancanza d’istruzione, per la precarietà del lavoro.

Le cosiddette terapie d’urto neoliberali, in voga nel periodo, aggravarono la situazione generando conflitti sociali, fuga dei capitali all’estero e aumento del debito estero. In soli 11 anni la percentuale di coloro che vivevano sotto la soglia di povertà passò dal 36% del 1984 al 66% del 1995; quelli che vivevano in condizioni di estrema povertà passarono dall’11% al 36%.

È questo il contesto che portò alla vittoria elettorale Hugo Chavez, che rivolse l’attenzione sua e del suo governo alla lotta contro la povertà e l’emarginazione dei settori più deboli della popolazione. Le prime misure adottate riguardarono l’introduzione per la prima volta nella storia del paese del sistema di sanità universale, l’assicurazione di un pasto giornaliero in migliaia di scuole, la scolarizzazione diffusa, l’inserimento nel processo decisionale politico di vasti segmenti della società tradizionalmente esclusi (donne, popolazioni indigene, persone omosessuali), la riforma agraria tesa a distribuire ai contadini la terra incolta dei grandi proprietari terrieri, la riforma delle aree urbane stabilendo il diritto di proprietà sulle occupazioni illegali e promuovendo l’autogoverno delle comunità tramite l’istituzione di comitati territoriali costituiti da non più di 200 famiglie provenienti dai quartieri poveri. Una serie di misure di stampo sostanzialmente socialdemocratico, ma che in un paese come il Venezuela, governato da due partiti borghesi, assolutamente indifferente alle condizioni di vita dell’80% della popolazione, rappresentarono una rottura nell’ordine delle cose.

Per finanziare queste misure Chavez istituì, per la prima volta nella storia del paese, una serie di tasse per quanti godevano di redditi significativi. Ovviamente le parti più ricche della società non accolsero favorevolmente questa decisione, mentre il ceto medio non ebbe nessuna ricaduta positiva dalle politiche chaviste.

L’11 aprile 2002 un colpo di Stato, orchestrato dalle forze di opposizione in combutta con la presidenza USA, occupata allora da Bush, cercò di scalzare Chavez dal potere. Per 47 ore il presidente venne deposto e sostituito da Pedro Carmona, capo della federazione commerciale, ma imponenti manifestazioni popolari e l’appoggio di settori dell’apparato militare lo rimisero al suo posto.

Il fallimento del golpe rafforzò Chavez, anziché indebolirlo e mise le basi del regime, che venne riconfermato con le elezioni del 2000, 2006 e 2012. Elezioni sulle quali sono state presentate molte denunce relative a irregolarità di vario tipo. La morte di Chavez aprì le porte al suo successore, Maduro, con i risultati che abbiamo visto e dei quali abbiamo scritto nell’articolo di UN del 16 novembre.

Trump deve avere imparato la lezione ricevuta da Bush nel 2002, operando in modo diretto piuttosto che delegare a settori dell’opposizione interna la gestione del golpe contro Maduro.

D’altronde si è trovato ad operare in una situazione in cui l’élite madurista ha dimostrato da tempo di aver messo la sordina all’eredità di Hugo Chavez, proteggendo sostanzialmente i propri privilegi, a scapito delle condizioni di vita non solo dei milioni che hanno dovuto abbandonare il paese sia per motivi economici che politici, ma anche degli stessi loro primitivi sostenitori, spesso e frequentemente repressi nel corso degli scioperi e delle manifestazioni di protesta contro il regime (ricordiamoci delle violenze poliziesche del 2017 con 120 morti nelle piazze).

Il ricorso, sempre più frequente, alla repressione delle opposizioni, l’emarginazioni dei settori critici dello stesso chavismo, la messa fuori legge di partiti come il Partito Comunista, l’arroccarsi in difesa di uno Stato sempre più legato ai proventi del petrolio, l’adozione di forme di governo sempre più dittatoriali accompagnate da politiche economiche fallimentari hanno progressivamente indebolito l’immagine stessa di Maduro, trasformandolo in un capo espiatorio per la salvezza degli interessi dei suoi ex sodali.

Trump vuole il petrolio e soprattutto vuole che non vada in Cina. Preferisce mercanteggiare con il governo chavista piuttosto che si scateni un conflitto tra le correnti venezuelane, tra la borghesia e i ceti popolari, inaugurando una scenario di tipo libanese.

Sta ora, una volta di più, alle componenti storicamente più sfruttate che hanno beneficiato di una politica di redistribuzione della ricchezza sociale, difendere quanto ottenuto. Lo possono fare se solo abbandonano la fiducia nei loro governanti, che proprio in questi giorni hanno dimostrato quanto hanno a cuore i propri interessi invece degli interessi di coloro che agitano in piazza le bandiere chaviste.

E gli stessi che ora si sbracciano per la fine di Maduro stiano molto attenti, perché ottenere la liberazione da un potere esterno comporta sempre la subordinazione agli interessi dello Stato dominante, in una situazione di tipo coloniale.

È un’indicazione questa che dovrebbe essere presente soprattutto in una fase come questa, di ripresa di pratiche di guerra su scala mondiale.

Se vogliamo perseguire la libertà di tutti i popoli bisogna abbandonare le scelte di campo a favore di questo o di quello Stato, di questo o di quel governo.

Nemici di ogni Stato e di ogni governo gli anarchici hanno sempre reclamato il diritto di vivere e di svilupparsi nella piena libertà di tutti i gruppi sociali ed etnici come di tutti gli esseri umani. Ed è per quello che, oggi come allora, siamo a fianco di ogni popolo che lotta per la sua libertà, quella vera, costruita con l’autodeterminazione e nell’autogestione, contro ogni potere interno ed esterno.

In Venezuela, in Palestina, in Iran, in Sudan, in Siria, ovunque.

Massimo Varengo

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[2026-01-23] K100 Jam Session @ Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

K100 Jam Session

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos - Via Chiella, 4, 50013 Campi Bisenzio FI
(venerdì, 23 gennaio 21:45)
K100 Jam Session

Anno nuovo, grafica nuova... Ma stesse Vibes!

🎸🎺🥁 K100 JAM! 🪕🪗🎻

Ormai sapete cosa vi aspetta... Una serata di brio, birra, buona compagnia e presaabbene!

⏰VENERDI 23 GENNAIO

🕤 ore 21.45

📍 Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos - Campi Bisenzio

🎸PORTA IL TUO STRUMENTO

Sul palco troverai microfoni, batteria completa, 2 ampli per chitarra, 1 ampli per basso e basso elettrico. Porta quello che vuoi!

🎙 COME SALIRE SUL PALCO

Non ci sono prenotazioni: arrivi, aspetti la fine del pezzo in esecuzione, alzi la mano, e sali! Chi prima arriva prima suona, 2-3 pezzi a testa, e tutti salgono sul palco, nessuno viene lasciato indietro!

🎶 COSA SUONARE

Potete fare quello che volete: intere cover, gorgheggi a caso, riff famosi, inventare su scale mai tentate... Il motto è "no virtuosismi, sì presobenismi": non importa essere dei draghi, anche con poco può sempre nascere qualcosa di bellissimo! ...Poi bhé se siete dei draghi viene ancora meglio!

🥁 HOUSE BAND

Ci saranno sempre 3 musicistə (batteria, chitarra e basso) che apriranno le danze e se necessario durante la serata prenderanno posto per non lasciare mai nessuna postazione scoperta!

Salite sul palco e divertitevi!

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L’hub del silenzio. Livorno: narcotraffico e rimozione di un’economia parallela

Livorno non è più soltanto una città portuale toscana segnata dalla deindustrializzazione; è diventata, dati alla mano, una piattaforma logistica globale per la criminalità organizzata. Il report di “Codice Rosso”, testata web livornese, definisce questo fenomeno “La grande rimozione”, sistematica cancellazione dal dibattito pubblico di una realtà che sta riscrivendo gli assetti finanziari e sociali del territorio. I sequestri record degli ultimi anni, che hanno visto la Guardia di Finanza intercettare carichi di cocaina nell’ordine delle tonnellate, non sono eventi eccezionali. Sono la norma statistica di un sistema consolidato.

Per comprendere la gravità della situazione è necessario abbandonare la narrazione episodica della cronaca nera e adottare un approccio clinico ai numeri. Nel 2023 e nel 2024, il porto di Livorno ha scalato le classifiche nazionali per volumi di sostanza stupefacente sequestrata, contendendo il primato a scali storicamente caldi come Gioia Tauro. Tuttavia, il dato più allarmante non è quello che emerge dai comunicati stampa, ma quello che rimane sommerso. Le stime più accreditate indicano che le autorità riescono a ispezionare fisicamente circa il 2% dei container in transito. Questo significa che il 98% dei carichi attraversa la dogana senza verifica diretta.

Applicando una proiezione statistica a questo dato, lo scenario assume proporzioni industriali. Se le tonnellate sequestrate – che nel biennio di riferimento hanno superato quota 4.000 kg in singole maxi-operazioni, con proiezioni stimate per il 2025 in linea con questo trend ascendente – rappresentano solo la frazione intercettata in quel 2% di controlli, il volume reale di cocaina che entra in Europa attraverso la Darsena Toscana è calcolabile in decine di tonnellate annue. Stiamo parlando di un flusso di merce il cui valore di mercato, una volta tagliata e distribuita, supera il PIL di intere province italiane. La “Rimozione” consiste esattamente in questo: accettare che una mole di capitale illecito di tale portata attraversi la città senza interrogarsi sulle conseguenze strutturali che essa genera sull’economia locale.

Il porto di Livorno è stato scelto dai cartelli sudamericani e dalla ‘ndrangheta – che agisce come broker globale e garante della logistica – per ragioni tecniche precise. La configurazione dello scalo permette l’applicazione sistematica della tecnica del “rip-off” (o “gancho ciego”). A differenza delle vecchie metodologie che prevedevano la complicità dell’intero equipaggio o dell’armatore, il rip-off è una tecnica parassitaria ad alta efficienza: la droga viene caricata all’origine in container contenenti merce legale all’insaputa del spedizioniere, piazzata subito dietro i portelloni in borsoni pronti all’uso. Una volta giunto a Livorno, il carico deve essere recuperato rapidamente prima che il container esca dal porto o venga ispezionato.

È qui che il fenomeno globale diventa locale. Per eseguire un rip-off serve una “batteria” di operatori a terra. Questa operazione richiede tempi strettissimi e una conoscenza millimetrica delle procedure portuali. Non la possono fare i colombiani, la devono fare i locali. È evidente come le organizzazioni criminali abbiano attuato una campagna acquisti sul territorio, sfruttando le fragilità del tessuto lavorativo.

Ma l’impatto economico non si ferma alla banchina. Il denaro incassato da queste “squadre” locali deve essere speso o investito. E qui si apre il capitolo più insidioso dell’analisi: l’inquinamento dell’economia legale. Livorno, città che ha visto contrarsi il suo settore manifatturiero e industriale, assiste paradossalmente a un fiorire di attività commerciali, aperture di locali, ristrutturazioni immobiliari che non trovano giustificazione nei fondamentali macroeconomici della zona. È il riciclaggio di prossimità. Parte del denaro di questo hub del narcotraffico entra nel circuito cittadino drogando il mercato: altera i prezzi degli immobili, falsa la concorrenza tra esercizi commerciali, e crea una bolla di benessere apparente.

Il report di Codice Rosso sottolinea come la ‘Ndrangheta abbia scelto la Toscana e Livorno non come terra di conquista violenta, ma come hub di servizi. La strategia è quella dell’inabissamento e della mimetizzazione. Non ci sono sparatorie in strada, non c’è il controllo militare del territorio visibile, tipico delle regioni di origine delle cosche. C’è invece una penetrazione invisibile nei salotti che contano, nelle società di servizi, nella consulenza. I broker criminali vivono in città, frequentano i luoghi che vanno frequentati, stringono mani. Questa assenza di violenza esplicita è il fattore che facilita la “Grande Rimozione”. Finché non scorre il sangue, la città preferisce credere che il problema sia confinato dentro le recinzioni doganali, un affare tra guardie e ladri che non tocca la vita civile.

Invece la tocca eccome. La disponibilità di enormi quantità di cocaina ad altissima purezza ha saturato anche il mercato locale dello spaccio al dettaglio. Se il porto è il grossista, la città è il primo cliente. I quartieri popolari, e sempre più spesso anche il centro storico, sono diventati piazze di spaccio capillarizzato. Anche qui, la dinamica è economica: lo spaccio un ammortizzatore sociale distorto, un welfare illegale che garantisce reddito dove lo stato e il mercato legale hanno fallito.

La “Rimozione” denunciata nel report è dunque una patologia istituzionale e mediatica. Si osserva una discrepanza inquietante tra la magnitudo dei sequestri e la reazione pubblica. Di fronte al ritrovamento di 2 o 3 tonnellate di cocaina in un colpo solo – quantità sufficienti a inondare il mercato nazionale per settimane – la risposta politica è spesso formale, quasi burocratica. Manca un’analisi sistemica. Le associazioni di categoria, i sindacati, le istituzioni locali sembrano temere che parlare troppo di mafia portuale possa danneggiare il “brand” Livorno, scoraggiando investimenti turistici o commerciali. Si preferisce la retorica del “caso isolato” o dell’efficienza delle forze dell’ordine, eppure ogni sequestro è la prova di un flusso che non si è mai interrotto.

Inoltre, il sistema di controllo presenta falle strutturali. Con milioni di TEU (l’unità di misura dei container) movimentati ogni anno, l’ispezione a tappeto è tecnicamente impossibile senza paralizzare il commercio globale. I trafficanti lo sanno. Giocano sulla saturazione del sistema. Utilizzano tecniche di diversificazione del rischio, spedendo carichi frazionati su più navi, o utilizzando aziende di import-export “pulite” come vettori inconsapevoli. La ‘Ndrangheta ha dimostrato una capacità di adattamento superiore a quella degli apparati repressivi, utilizzando tecnologie di comunicazione criptata e modificando le rotte in tempo reale in base al livello di allerta dei vari porti europei.

L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza operano attraverso l’analisi dei rischi, selezionando i container “sospetti” in base a provenienza, tipologia di merce e storico dello spedizioniere. Ma i trafficanti hanno imparato a profilare i loro carichi per aggirare gli algoritmi di rischio. Usano carichi di copertura banali, spedizioni frequenti di basso valore per costruire uno storico affidabile, e triangolazioni complesse attraverso porti intermedi per mascherare l’origine sudamericana. In questo gioco del gatto col topo, il vantaggio è strutturalmente dalla parte di chi muove la merce, non di chi la cerca.

Un altro aspetto critico sollevato dall’analisi riguarda la governance portuale e la trasparenza delle concessioni. La permeabilità degli uffici amministrativi è un rischio che viene spesso sottovalutato rispetto all’operatività in banchina, ma è altrettanto strategico.

La dimensione finanziaria del fenomeno livornese impone poi una riflessione sui flussi di capitale. Dove finiscono i proventi del servizio logistico offerto dai clan locali? Le inchieste patrimoniali faticano a tenere il passo con la velocità di circolazione del denaro liquido. Si assiste a una frammentazione dei capitali in mille rivoli: acquisto di beni di lusso, prestiti usurai (altro settore in crescita in città), investimenti in criptovalute. L’economia criminale livornese non accumula tesori in grotte, ma sui mercati globali, e la parte che immette nel flusso sanguigno della città rende sempre più difficile distinguere il capitale sano da quello infetto. Questo crea una dipendenza: se domani il traffico si fermasse, interi settori dell’economia locale rischierebbero uno shock di liquidità.

La “Grande Rimozione” è quindi un meccanismo di autodifesa collettiva che permette alla città di non guardarsi allo specchio. Ammettere di essere un hub del narcotraffico significherebbe ammettere il fallimento di un modello sociale e riconoscere che quel modello è stato eroso dall’interno dalla logica del profitto criminale. Significherebbe dover sottoporre a screening antimafia non solo le grandi opere, ma la vita quotidiana del commercio cittadino. È un processo doloroso e politicamente costoso, che nessuno sembra voler intestarsi.

Eppure, i dati del 2025 proiettati sulle tendenze attuali non lasciano scampo a interpretazioni consolatorie. La pressione criminale su Livorno è destinata ad aumentare, non a diminuire. La rotta tirrenica è considerata più sicura rispetto ai porti del Nord Europa (come Rotterdam e Anversa), dove la saturazione dei controlli e la violenza tra bande rivali hanno alzato troppo il livello dello scontro. Livorno offre ancora quella “pace operativa” che il business richiede. La città garantisce efficienza, silenzio e una rete di complicità diffusa che non fa domande.

In conclusione, l’analisi clinica della situazione impone di rovesciare la prospettiva. Non bisogna chiedersi quanta droga è stata sequestrata, rallegrandosi per il successo, ma quanta ne è passata, preoccupandosi per il fallimento sistemico. Se il 2% dei controlli produce tonnellate di sequestri, il restante 98% è un’autostrada aperta. La battaglia non si vince aumentando il numero dei finanzieri in banchina, ma rompendo la cappa di silenzio e complicità che avvolge il porto. Bisogna aggredire la “zona grigia”.

Finché Livorno continuerà a rimuovere il problema, trattandolo come un corpo estraneo invece che come una malattia sistemica, l’economia della cocaina continuerà a prosperare, divorando dall’interno le risorse sane del territorio. La sobrietà dei numeri è l’unico antidoto alla retorica della negazione. E i numeri dicono che Livorno non è più solo la città dei Quattro Mori, ma uno dei nodi cruciali della ragnatela globale del narcotraffico. Ignorarlo non è più una scelta politica legittima; è una forma di connivenza.

Silvano Cacciari della redazione di Codice Rosso

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Il “partito della guerra” colpisce anche in Romagna

32 denunce per un blocco stradale avvenuto al porto di Ravenna durante lo sciopero generale del 28 novembre scorso promosso dai sindacati di base, quando un centinaio di persone per due ore aveva bloccato l’accesso al terminal container contro l’invio di armi e merci dirette verso lo Stato di Israele. È quanto la stampa, locale e nazionale, ha anticipato11, pubblicando una nota della questura ravennate. Al momento le denunce non sono ancora state notificate, per quanto ne sappiamo. Facciamo però notare la loro tempistica, a poco tempo di distanza dalla nascita di un Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, che, ricordiamo, è uno dei principali scali del mar Adriatico, nel quale dopo l’ottobre 2023 è aumentato il transito di forniture militari verso lo Stato israeliano. Per il momento l’effetto immediato che si voleva ottenere è dare la percezione che l’apparato repressivo è pronto a colpire chi cerca di opporsi ai traffici di armi. Si prova, come sempre, ad intimidire. La nota della questura non lascia dubbi, affermando che insieme alle denunce sarebbero in corso valutazioni per l’applicazione di misure amministrative di polizia, che sappiamo essere da anni tra le armi preferite per provare a soffocare voci critiche e movimenti di lotta.

Quanto detto, ovviamente, si inserisce in un clima di costante attacco alle libertà in generale e ai movimenti di contestazione in particolare, attacco che in Italia e non solo sta registrando un’accelerazione che corre parallela alla preparazione degli Stati alla guerra, con un accanimento particolare contro le componenti giovanili che partecipano alle lotte in corso, prima tra tutte l’opposizione al tentativo genocidiario del governo israeliano nella striscia di Gaza.

Il comunicato di solidarietà2222 che alcune realtà anarchiche e libertarie romagnole hanno diffuso dopo la pubblicazione della notizia delle denunce identificava in maniera puntuale la ragione dell’attacco repressivo proprio nell’opposizione alla guerra e, nel complesso, al militarismo che avanza nella società e nell’economia. La guerra, in questa congiuntura storica ancor più che nel recente passato, è diventata opzione economica capace di generare altissimi profitti che non tollerano impedimenti di sorta.

Un vero e proprio “partito della guerra” ha assunto ormai la direzione, riuscendo a determinare scelte e strategie politiche delle nazioni in cui opera. Non si tratta solo delle gerarchie militari e dell’industria direttamente coinvolta nella produzione degli armamenti, diventata forza economica trainante nei progetti di riarmo e riconversione, ma di tutto un indotto che coinvolge fondazioni bancarie, holding, trust della finanza ma anche centri di ricerca, startup e laboratori universitari (come è il caso del progetto ERiS di Thales Alenia Space3333 che prevede l’insediamento di un nuovo polo aerospaziale a Forlì per la produzione di antenne satellitari “dual use”, cioè con ambiti di applicazione sia civili che militari, e che vede coinvolto il laboratorio CIRI Aerospace dell’Università di Bologna).

Non è un caso che il governo Meloni attraverso il Decreto sicurezza (convertito in legge il 9 giugno 2025), abbia reintrodotto il reato di blocco stradale, esteso il DASPO urbano, introdotto nuovi reati e previste apposite aggravanti per colpire chi esprime idee e pratiche indesiderate al governo e ai grandi cartelli economici. Sono misure preventive, come lo sono le altre che il governo ha promosso sempre in direzione repressiva, per limitare il dissenso e per gestire gli effetti dei tagli alla spesa pubblica finalizzati a finanziare il riarmo. Queste misure non sono le ultime previste, oltretutto, dato che il governo ha già annunciato ulteriori decreti per poter contrastare le proteste venture, dando più poteri alle forze di polizia.

Quando l’opposizione riesce a dare fastidio perché tocca interessi reali – quasi sempre economici, come la compravendita di armi – la funzione dello Stato emerge nella sua forma più esplicita, e in definitiva nella vera funzione che è chiamato a ricoprire: il ruolo del gendarme. In un presente di guerra, la forma Stato sta rapidamente gettando via ogni apparenza liberale ed anche il diritto formale – sull’esempio di quanto va accadendo da tempo al cosiddetto diritto internazionale – viene rielaborato in funzione del nuovo corso, restringendo il perimetro del consentito. Come accaduto nel caso del blocco stradale o picchetto, usato da sempre nei contesti di movimento e dalle organizzazioni operaie di tutto il mondo come mezzo di pressione e di lotta, ciò che ieri era lecito, o comunque non compreso come reato, dall’oggi al domani può non esserlo più, mostrando in questo modo tutta l’arbitrarietà del potere e l’artificiosità della distinzione legale/illegale. Di fronte alla repressione, come sempre, la cosa migliore da fare, oltre naturalmente alla solidarietà tangibile, è rilanciare e intensificare le lotte. In questo caso rilanciare a tutti i livelli l’antimilitarismo, che mai in questi ultimi anni è apparso così fondamentale.

Piccoli Fuochi Vagabondipiccolifuochivagabondi.noblogs.org

1 https://www.corriereromagna.it/ravenna/ravenna-bloccarono-la-strada-per-due-ore-per-protesta-contro-il-transito-di-armi-verso-israele-32-denunce-BH1801267

2 Il comunicato delle realtà anarchiche e libertarie romagnole è stato pubblicato anche sul sito internet di Umanità Nova: https://umanitanova.org/la-guerra-interna-si-intensifica-sulle-32-denunce-per-il-blocco-del-porto-di-ravenna/

3 Sul progetto ERiS a Forlì si legga il contributo del Collettivo Samara: https://umanitanova.org/forli-aerospazio-e-guerra-il-progetto-eris-di-leonardo-e-thales/

 

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Noi e la rivolta dei popoli iraniani

Il sostegno alla lotta dei popoli iraniani e la solidarietà internazionale devono essere al centro dell’attività delle forze sociali e politiche di sinistra [Babak Kia da L’Anticapitaliste]

Una rivolta di vasta portata scuote l’Iran di fronte a un regime ormai allo stremo che resiste solo grazie alla repressione. Tra aspirazioni sociali e democratiche, minacce imperialiste e manovre reazionarie, la solidarietà internazionale con la lotta dei popoli dell’Iran è una necessità.

Iniziata il 28 dicembre, la rivolta sta scuotendo la Repubblica Islamica dell’Iran (RII). La mobilitazione si è estesa a più di 100 città. In molte città, edifici pubblici, tra cui quartier generali delle forze di sicurezza e moschee, sono stati incendiati, la popolazione si è scontrata con le forze di repressione. Le manifestazioni sono massicce in tutto il paese.

Una repressione sanguinosa di fronte a richieste radicali

La RII ha instaurato uno stato di assedio di fatto, dispiegando ovunque le sue forze di sicurezza e le sue milizie armate. Le comunicazioni e Internet sono stati bloccati. Il blackout istituito l’8 gennaio è ancora in corso. Il regime sta compiendo un massacro a porte chiuse. Le dichiarazioni della Guida Khamenei, dei leader del potere giudiziario e del presidente della Repubblica Pezeshkian sono chiare: hanno ordinato una repressione sanguinosa, arresti di massa, processi sommari e la pena di morte per i contestatori, che definiscono «terroristi armati» e «pericolosi». Si contano migliaia di morti e arresti, e le cifre continuano ad aumentare. I video delle camere mortuarie improvvisate organizzate a Teheran mostrano il livello di violenza del regime, che spara con proiettili veri sui manifestanti. All’ultimo respiro, il regime può resistere solo con la violenza e la brutalità. Vuole soffocare nel sangue la rivolta popolare.

Il movimento esprime una profonda rabbia e porta avanti rivendicazioni sociali e democratiche. Mira a porre fine alla dittatura, alla miseria, alle disuguaglianze, nonché alle discriminazioni di genere e nazionali. Più che durante la rivolta «Donna, vita, libertà», il movimento attuale porta con sé una posizione di classe. Né l’oligarchia militare-teocratica che governa il Paese, né i monarchici e i neoliberisti, né qualsiasi altra frazione della borghesia, possono rispondere alle richieste della piazza.

Far emergere dalle lotte un’alternativa progressista

I monarchici iraniani, di estrema destra, filosionisti, ultraliberisti e autoritari, cercano di imporre Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià, come soluzione alla crisi. Sostenuti da alcuni Stati occidentali, in primo luogo Israele e Stati Uniti, i monarchici utilizzano le ricchezze rubate durante il saccheggio del Paese sotto il vecchio regime per condurre una massiccia campagna di disinformazione. Essi approfittano del vuoto creato dalla Repubblica Islamica dell’Iran e dai 47 anni di repressione che hanno decimato generazioni di militanti di sinistra e respinto nella diaspora le loro organizzazioni politiche, rendendo difficile qualsiasi legame organico con le reti di attivisti all’interno del Paese.

Sarebbe necessario che tutte le forze che rivendicano i diritti degli sfruttati, degli oppressi e i diritti democratici convergano in una struttura e in un’unità d’azione comune. Questa dinamica consentirebbe alle lotte di far emergere un’alternativa progressista.

D’altra parte, l’intervento dei lavoratori attraverso lo sciopero nelle aziende strategiche del Paese e l’occupazione dei luoghi di lavoro sarebbe essenziale affinché il movimento possa affermare il proprio radicamento di classe. Nonostante il mancato riconoscimento legale delle organizzazioni sindacali indipendenti, la classe operaia ha importanti tradizioni di lotta. Si tratta di un punto di appoggio fondamentale per la costruzione di un movimento dal basso, che permetta di resistere all’apparato repressivo, di contrastare i piani di «regime change» dell’imperialismo statunitense e di imporre una vittoria delle classi popolari iraniane.

Solidarietà internazionale contro l’ingerenza imperialista

In questa situazione piena di pericoli, il “cambio di regime” può assumere varie forme. Gli scenari proposti da Trump – insediare Reza Pahlavi al potere, utilizzare Pahlavi per esercitare pressioni sulla Repubblica Islamica dell’Iran e negoziare un accordo con la mullahcrazia, o raggiungere un compromesso tra monarchici e alcune fazioni del regime – hanno tutti l’obiettivo di instaurare un ordine autoritario e ultraliberista favorevole all’imperialismo statunitense e di schiacciare la resistenza popolare in Iran. Le minacce di interventi militari, come i negoziati aperti tra la Repubblica Islamica dell’Iran e Washington, fanno parte di questa strategia.

Il sostegno alla lotta dei popoli iraniani e la solidarietà internazionale devono essere al centro dell’attività delle forze sociali e politiche di sinistra.

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Trump e il neofascismo al timone della principale potenza militare mondiale

Una dettagliata analisi della “National Security Strategy 2025” del presidente USA. Intervista della rivista Contretemps a Éric Toussaint

La pubblicazione, all’inizio di dicembre 2025, della nuova dottrina sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti segna una rottura brutale a causa della sua natura apertamente militarista, autoritaria e ideologicamente reazionaria. Con il pretesto del realismo strategico, l’amministrazione Trump abbraccia ora una logica sfacciata di dominio imperiale, alimentata da riferimenti neofascisti, negazionismo del cambiamento climatico e rifiuto esplicito dei diritti umani e del multilateralismo. In questa lunga intervista condotta da Contretemps, Éric Toussaint analizza il documento, collocandolo nel suo contesto storico, economico e ideologico. Ne evidenzia le significative implicazioni per le relazioni internazionali, i popoli e i movimenti di emancipazione. Nota: le citazioni, se non diversamente indicato, sono tratte dal documento “National Security Strategy” (NSS). Qui il testo della “National Security Strategy 2025” (in inglese)

Contretemps: Puoi collocare la pubblicazione da parte della Casa Bianca della nuova dottrina sulla politica internazionale degli Stati Uniti nel suo contesto storico?

Eric Toussaint: La pubblicazione di questo documento all’inizio di dicembre 2025 deve essere collocata nel contesto di quella che Gilbert Achcar chiama la Nuova Guerra Fredda, da lui analizzata nel suo libro omonimo. Gilbert Achcar colloca l’inizio di una nuova guerra fredda alla fine degli anni ’90, quando gli Stati Uniti avviarono l’espansione della NATO, accelerando l’integrazione dei paesi dell’ex blocco orientale e ampliando la propria area di intervento: i paesi dell’ex Jugoslavia e, pochi anni dopo, l’Afghanistan. Gilbert Achcar mostra chiaramente che le decisioni prese da Washington furono oggetto di dibattito tra gli strateghi americani e che furono i falchi a prevalere, sapendo che ciò non poteva che provocare reazioni negative da parte del Cremlino. Vladimir Putin, alla guida della Russia, ha sviluppato uno sciovinismo grande-russo con la volontà di aumentare la propria area di influenza o controllo sulle ex parti dell’URSS, con riferimenti alla passata grandezza della Russia zarista.

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca all’inizio del 2025 per un nuovo mandato, la politica aggressiva di Washington, perseguita per oltre 25 anni, sta prendendo una piega ancora più marcata. Il drastico aumento della spesa militare, iniziato a livello internazionale più di un decennio fa, sta vivendo un salto di qualità.

Si sbagliano coloro che, a sinistra, negli ultimi decenni hanno sostenuto che il sistema capitalista mondiale aveva superato la fase classica dell’imperialismo ed era passato a un super-imperialismo guidato principalmente dalle multinazionali, i cui legami con il loro stato d’origine sono stati profondamente alterati e allentati.

L’evoluzione del mondo capitalista continua a essere dominata dalle politiche degli stati più potenti. La fase nota come globalizzazione, presumibilmente virtuosa (secondo la versione apologetica diffusa, in particolare, dal forum di Davos e dalla maggior parte dei governi), con l’internazionalizzazione delle filiere produttive, comprese la Cina e le potenze del G7 (e, in parte, la Russia, che fino al 2014-2015 faceva parte del G8), e l’aumento del libero scambio, è ormai un ricordo del passato.

Numerosi conflitti armati hanno segnato la storia a partire dalla Seconda guerra mondiale, anche durante il breve periodo (parte degli anni ’90) che seguì la Guerra Fredda, e si sono intensificati durante la nuova Guerra Fredda iniziata alla fine degli anni ’90.

Le principali potenze imperialiste, guidate dagli Stati Uniti, hanno ripreso la strada che porta a guerre internazionali, persino mondiali. La Russia, con la sua invasione dell’Ucraina nel 2022, ha fornito a Washington la giustificazione per accelerare e intensificare le sue politiche di guerra.

La Russia, guidata da Vladimir Putin, una potenza capitalista e imperialista di secondo piano, ma dotata di armi nucleari e vaste risorse di combustibili fossili, credeva di poter capitalizzare sui fallimenti degli Stati Uniti e della NATO in Afghanistan e in Medio Oriente per lanciare una massiccia invasione dell’Ucraina nel 2022. Tuttavia, dal suo punto di vista, ha sbagliato i calcoli e non è riuscita a prevedere la massiccia resistenza del popolo ucraino. Putin pensava che il regime di Zelensky (un regime neoliberista che attua gli ordini del FMI e della Banca Mondiale) sarebbe crollato e che le vittorie militari sarebbero state rapide e irreversibili.

Le potenze imperialiste occidentali hanno messo al primo posto i propri interessi e la NATO è stata rafforzata con l’adesione della Finlandia nel 2023 e della Svezia nel 2024. Al contrario, le sanzioni contro la Russia hanno avuto scarso effetto e la guerra in corso serve da giustificazione per un massiccio aumento della spesa militare da parte dei paesi dell’Europa centrale e occidentale e per la riattivazione delle loro capacità di combattimento e di dispiegamento all’estero, il tutto sotto la guida indiscussa e arrogante di Washington.

Da parte loro, gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump durante il suo secondo mandato, hanno ritenuto che la loro offensiva non dovesse essere diretta contro la Russia, ma contro la Cina, che rappresenta un concorrente molto più potente economicamente e politicamente della Russia. Ciò è chiaramente delineato nel documento sulla strategia di sicurezza nazionale reso pubblico all’inizio di dicembre 2025 dal governo di Washington .

C.: in che misura i problemi economici esacerbano le tensioni? 

E.T.: Il capitalismo globale è in crisi e non è riuscito a recuperare un tasso di crescita sostenuto, al punto che si può parlare, come fa l’economista Michael Roberts, di una depressione prolungata. Non siamo affatto sostenitori della crescita, ma, dal punto di vista del capitalismo, l’incapacità di tornare a una crescita sostenuta pone un problema reale per garantire l’accumulo massiccio di profitti. Questa crisi, particolarmente grave nelle ex potenze imperialiste (il G7), esacerba le tensioni tra il blocco dominato da Washington, da un lato, e, dall’altro, la Cina, che mantiene una crescita sostenuta, seppur in rallentamento.

La preparazione (e la realizzazione) di conflitti armati internazionali fa parte delle risposte che le classi capitaliste di varie potenze impiegano periodicamente per affrontare le crisi economiche e per espandere o mantenere la propria influenza. Lo abbiamo visto in diverse occasioni nel XIX e XX secolo.

C.: cosa dice il documento strategico di Trump sull’esercito statunitense e sull’uso della forza? 

E.T.: Trump non esita ad adottare un tono bellicoso:

Vogliamo reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare l’esercito più potente, letale e tecnologicamente avanzato del mondo per proteggere i nostri interessi, scoraggiare le guerre e, se necessario, vincerle in modo rapido e decisivo, con il minor numero possibile di perdite per le nostre forze.

E vogliamo un esercito in cui ogni soldato sia orgoglioso del proprio paese e fiducioso nella propria missione.

Vogliamo il deterrente nucleare più forte, più credibile e più moderno al mondo, nonché sistemi di difesa missilistica di nuova generazione, tra cui il Golden Dome per il territorio statunitense, per proteggere il popolo americano, gli interessi degli Stati Uniti all’estero e gli alleati degli Stati Uniti.

In diversi punti del testo si afferma che gli Stati Uniti si riservano il diritto di condurre operazioni militari ovunque lo ritengano necessario e di continuare a usare la forza per difendere i propri interessi. Trump si vanta anche, nell’introduzione del documento, dell’intervento militare in Iran contro gli impianti nucleari civili. Scrive: “Abbiamo distrutto la capacità di arricchimento nucleare dell’Iran”.

Nel corso del 2025, in violazione del diritto internazionale, ha fatto ricorso sistematicamente alla forza, sia nel Mar dei Caraibi contro il Venezuela (con il pretesto di combattere il narcotraffico), sia in Yemen, Siria, Nigeria… senza dimenticare, naturalmente, il suo sostegno incondizionato all’esercito israeliano e al governo neofascista di Netanyahu nella commissione di un vero e proprio genocidio contro il popolo palestinese. All’inizio di gennaio 2026, ha ordinato un’aggressione militare su larga scala contro il Venezuela, ha rapito la coppia presidenziale e l’ha condotta a New York per essere processata negli Stati Uniti con accuse inventate, annunciando contemporaneamente la confisca delle risorse petrolifere del paese.

Quando l’amministrazione Trump affronta la situazione nella regione indo-pacifica, diventa molto chiaro che gli Stati Uniti minacciano di usare la forza contro la Cina se Washington ritiene che i suoi interessi siano in gioco. Sembra che l’amministrazione stia preparando, come possibile pretesto per giustificare un’azione militare, la necessità di mantenere il libero passaggio nel Mar Cinese Meridionale o altrove.

C.: Trump non sostiene forse che gli Stati Uniti hanno pagato il conto della difesa per i propri alleati, e in particolare per i paesi membri della NATO?

E.T.:  In effetti, Trump adotta una narrazione completamente falsa quando scrive che le precedenti amministrazioni “hanno permesso ai loro alleati e partner di scaricare il costo della loro difesa sul popolo americano”.

Ciò è oggettivamente falso e serve a giustificare la pressione che Trump esercita sui suoi alleati, che tratta come vassalli, affinché accelerino l’aumento della spesa militare già iniziato un decennio fa. L’NSS 2025, a pagina 12, afferma che:

Il presidente Trump ha stabilito un nuovo standard globale con l’Impegno dell’Aia, che impegna i paesi della NATO a spendere il 5% del loro PIL per la difesa, un impegno che i nostri alleati della NATO hanno sottoscritto e che ora devono rispettare.

In effetti, come testimoniato dall’opinione pubblica, il segretario generale della NATO ed ex primo ministro olandese Mark Rutte ha dichiarato a Trump durante un vertice NATO all’Aia nel giugno 2025: “Il nonno ha ragione ad essere arrabbiato con i suoi familiari quando si comportano male”. Questo è stato l’esempio perfetto del comportamento servile dell’Europa nei confronti del presidente degli Stati Uniti. E un mese dopo, alla fine di luglio 2025, la presidente dell’UE Ursula von der Leyen ha dimostrato la sua sottomissione visitando le terre del suo signore feudale in Scozia. Ha incontrato Trump sul suo campo da golf per promettergli che l’UE avrebbe acquistato più combustibili fossili e più armi dallo Zio Sam e di sottomettersi alla sua volontà in merito all’aumento dei dazi.

L’idea che gli alleati degli Stati Uniti, e in particolare i membri della NATO, abbiano beneficiato finanziariamente della generosità di Washington è un grave equivoco. Infatti, gli Stati Uniti mantengono oltre 220 grandi basi militari permanenti al di fuori del proprio territorio per esercitare il proprio dominio su gran parte del pianeta. In totale, secondo il Pentagono, gli Stati Uniti hanno oltre 700 installazioni militari in 80 paesi, di cui più di 220 sono basi militari permanenti con un numero considerevole di militari. Le basi statunitensi all’estero rappresentano l’80% di tutte le basi militari straniere nel mondo. Questa cifra è di gran lunga superiore a quella di qualsiasi altro paese. Ad esempio, la Russia ha circa 20 installazioni militari permanenti all’estero, sia in paesi dell’ex Unione Sovietica che in Siria, con un totale compreso tra 15.000 e 20.000 soldati. La Cina ha una sola base militare permanente all’estero, a Gibuti, ufficialmente con 400 militari cinesi.

Gli Stati Uniti mantengono una presenza militare permanente di oltre 250.000 effettivi al di fuori del proprio territorio, di cui più di 50.000 di stanza in Giappone, 35.000 in Germania, 22.000 in Corea del Sud, 12.000 in Italia, 10.000 in Gran Bretagna e così via. Considerata la rotazione del personale, questa cifra rappresenta un numero molto più elevato. Le grandi aziende capitaliste statunitensi ne traggono enormi profitti, in particolare quelle all’interno del complesso militare-industriale, poiché forniscono equipaggiamento militare e sono responsabili della loro manutenzione.

Trump sta mentendo al popolo americano cercando di fargli credere che Washington abbia finanziato la protezione degli alleati stranieri con i soldi dei contribuenti americani. Infatti, se si vuole calcolare il costo netto della presenza americana all’estero, bisogna considerare quanto gli Stati Uniti spendono effettivamente all’estero in termini di personale militare, operazioni e armamenti. Molti paesi pagano effettivamente una parte della presenza americana sul loro territorio. Il Giappone finanzia il 70% della presenza americana (o l’occupazione americana del suo territorio), la Germania copre tra il 20% e il 30%, l’Italia tra il 30% e il 40% e la Gran Bretagna paga tra il 20% e il 25%. È inoltre fondamentale considerare gli acquisti di armi da aziende americane effettuati dai paesi che ospitano truppe statunitensi. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), il 64% delle importazioni di armi degli alleati europei proveniva dagli Stati Uniti nel periodo 2020-2024.

In ogni caso, le spese militari statunitensi all’estero servono direttamente gli interessi americani e non rappresentano alcuna forma di generosità o solidarietà. Le aggressioni e gli interventi militari statunitensi in tutto il mondo sono stati numerosi e hanno sempre servito gli interessi delle sue grandi aziende private e della classe capitalista americana. Questi interventi sono serviti a rovesciare o tentare di rovesciare regimi progressisti (Cuba, Repubblica Dominicana, Vietnam, Grenada, ecc.) o governi divenuti scomodi, come quello di Saddam Hussein in Iraq o dei Talebani in Afghanistan. Gli interventi militari statunitensi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sono responsabili di milioni di morti. Hanno permesso agli Stati Uniti di prendere il controllo di territori particolarmente ricchi di materie prime, in particolare petrolio.  

C.: Allo stesso tempo, come è possibile che Trump si presenti come un pacificatore?

E.T.: In effetti, Trump si presenta come il presidente della pace, e vale la pena iniziare dal passaggio del suo testo in cui elenca i suoi presunti successi per confrontare i fatti con le sue bugie.

Il presidente Trump ha consolidato la sua eredità di presidente di pace. Forte del notevole successo del suo primo mandato con gli storici Accordi di Abramo, il presidente Trump ha sfruttato le sue capacità negoziali per garantire una pace senza precedenti in otto conflitti in tutto il mondo durante gli ultimi otto mesi del suo secondo mandato. Ha mediato la pace tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian, e ha posto fine alla guerra a Gaza con il ritorno di tutti gli ostaggi ancora in vita alle loro famiglie.

In realtà, grazie a Washington, gli Accordi di Abramo del 2020 hanno permesso al governo neofascista di Netanyahu di rafforzare la propria posizione internazionale normalizzando le relazioni con diversi stati arabi: Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Sudan e Marocco. Ciò ha permesso a Israele di rafforzare il regime di apartheid e di opprimere ulteriormente il popolo palestinese prima di entrare nella fase della pulizia etnica e del genocidio.

Mentre il governo neofascista di Netanyahu sta perpetrando un genocidio contro il popolo palestinese, iniziato alla fine del 2023 con il pieno sostegno di Washington (iniziato sotto l’amministrazione Biden), Trump ha l’audacia di affermare di aver raggiunto la pace a Gaza.

Per quanto riguarda gli altri accordi di pace presuntamente raggiunti da Trump, sappiamo che la pace non è stata ancora raggiunta tra Thailandia e Cambogia, né tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda nella regione dei Grandi Laghi, né tra Israele e Iran. Sappiamo anche che l’India non accetta il ruolo che Trump rivendica per sé nella risoluzione provvisoria del conflitto tra India e Pakistan nel maggio 2025. E non si può parlare propriamente di pace tra Egitto ed Etiopia, poiché non c’è stato alcun conflitto armato tra questi due paesi.

E in questo passaggio, Trump non menziona le parti del mondo in cui è direttamente responsabile dell’aggressione, come lo Yemen, il Venezuela o la Nigeria… Infine, tace sulla guerra tra Ucraina e Russia, nonostante abbia promesso che, se eletto, avrebbe raggiunto la pace in tempi record.

C.: qual è la posizione di Trump sulla globalizzazione e il libero scambio?

E.T.:  Fin dall’introduzione, Trump critica le precedenti amministrazioni e quelle che lui chiama “le élite della politica estera americana”, che

Hanno fatto scommesse estremamente sconsiderate e distruttive sulla globalizzazione e sul cosiddetto “libero scambio”, che hanno eroso la classe media e la base industriale su cui si fonda la preminenza economica e militare americana.

Se Trump è così protezionista e aggressivo in materia di dazi, è perché l’economia statunitense ha perso enorme competitività e perché, sia sul mercato globale che su quello interno, le industrie locali non sono più in grado di far fronte alla concorrenza dei prodotti cinesi e di altri paesi stranieri. La Cina ha vantaggi competitivi strutturali, in particolare decisivi vantaggi in termini di costi (dovuti in parte ai salari cinesi più bassi rispetto a quelli americani) e di scala. In alcuni settori chiave, ha acquisito un vantaggio tecnologico parziale o settoriale (ad esempio, i veicoli elettrici). Questi vantaggi le consentono di offrire prezzi più bassi rispetto ai produttori americani. La Cina trae vantaggio dal suo commercio con gli Stati Uniti perché può vendere i suoi prodotti a prezzi inferiori a quelli di prodotti equivalenti fabbricati negli Stati Uniti. Questo è il caso di settori come i veicoli elettrici, i pannelli solari, le apparecchiature informatiche e così via.

L’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) è paralizzata a causa delle azioni del presidente Trump durante il suo primo mandato. Dal 2017, l’amministrazione Trump si è rifiutata di nominare nuovi giudici per l’Organo d’Appello dell’OMC. Questa tipologia di corte suprema  per il commercio internazionale risolve le controversie tra stati dopo che un organo di grado inferiore ha emesso una sentenza. Poiché questo organo è bloccato dal 2017, l’OMC non è in grado di funzionare.

Da parte sua, la Cina è diventata una fervente sostenitrice del libero scambio, degli accordi di libero scambio, delle norme dell’OMC e della libera concorrenza, mentre gli Stati Uniti, seguiti dall’UE, dal Regno Unito e dal Canada, sono diventati sempre più protezionisti e utilizzano dazi doganali per rendere più costosi i prodotti cinesi e degli altri concorrenti.

C.: Quale posizione assume Trump riguardo alla crisi ecologica?

E.T.: Mentre la crisi ecologica e la sua dimensione climatica stanno assumendo proporzioni sempre più catastrofiche, Trump, come altri governi di estrema destra, si rifiuta categoricamente di riconoscerla.

Il documento che abbiamo analizzato afferma:

Rifiutiamo le disastrose ideologie del “cambiamento climatico” e delle “emissioni nette zero” che hanno così danneggiato l’Europa, minacciano gli Stati Uniti e sovvenzionano i nostri avversari.

Trump non usa mezzi termini e afferma di voler

Ripristinare il predominio energetico americano (petrolio, gas, carbone ed energia nucleare) e delocalizzare la produzione di componenti energetiche chiave è una priorità strategica assoluta. Un’energia economica e abbondante creerà posti di lavoro ben retribuiti negli Stati Uniti, ridurrà i costi per i consumatori e le imprese americane, stimolerà la reindustrializzazione e manterrà il nostro vantaggio in tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale.

Aumentare le nostre esportazioni nette di energia rafforzerà anche i nostri rapporti con i nostri alleati, limitando al contempo l’influenza dei nostri avversari, proteggendo la nostra capacità di difendere le nostre coste e, se necessario, consentendoci di proiettare la nostra potenza.

La politica dell’amministrazione Trump, che ha abbandonato l’accordo di Parigi e boicottato la COP30 tenutasi in Brasile nel novembre 2025, peggiorerà la crisi ecologica aumentando l’estrazione e la produzione di combustibili fossili.

C.: Nel NSS 2025, Trump fa riferimento ai diritti umani?

E.T.: La Strategia per la Sicurezza Nazionale del 2025 non menziona la promozione o il rispetto dei diritti umani. Questo era il caso anche della Strategia per la Sicurezza Nazionale del 2017, durante il primo mandato di Trump.

L’espressione “diritti umani” non compare nemmeno una volta nel documento, né “protezione sociale “, né vi è la minima traccia delle parole “diritti sociali”. Gli autori di questo documento strategico hanno deliberatamente e completamente eliminato questi concetti.

È evidente che, sistematicamente, le successive amministrazioni statunitensi, sia democratiche che repubblicane, hanno utilizzato il pretesto della promozione dei diritti umani per compiere azioni che li calpestavano e violavano la Carta delle Nazioni Unite. Vale la pena notare che nella Strategia per la Sicurezza Nazionale (NSS) del 2015 pubblicata dall’amministrazione Barack Obama, i diritti umani  comparivano 9 volte, mentre nella NSS del 2022 sotto Joe Biden, 20 volte.

Nelle sue critiche alla Cina o alla Russia, Trump non ricorre più alla retorica ipocrita dei diritti umani. Nel caso degli Stati Uniti, Trump si riferisce solo ai “diritti naturali dei suoi cittadini, doni di Dio” (NSS 2025, p. 3). Analogamente, più avanti nel documento, afferma che “tutti gli esseri umani possiedono uguali diritti naturali conferiti da Dio” (NSS 2025, p. 9). E nel caso delle dittature del Golfo, non si parla più di democratizzazione, ma si afferma piuttosto che “ciò richiederà l’abbandono dell’esperimento maldestro degli Stati Uniti di fare pressione su queste nazioni, in particolare sulle monarchie del Golfo, affinché abbandonino le loro tradizioni storiche e le loro forme di governo” (NSS 2025, p. 28).

In breve, la novità di Trump è il puro e semplice abbandono della retorica sulla promozione dei diritti umani, sul rispetto del diritto internazionale e dei trattati internazionali sui diritti umani…

Ciò è coerente con gli attacchi contenuti nel NSS 2025 contro le istituzioni delle Nazioni Unite… 

Già a pagina 2 del NSS 2025, Trump denuncia le precedenti amministrazioni che

Hanno collegato la politica degli Stati Uniti a una rete di istituzioni internazionali, alcune delle quali sono animate da un puro e semplice antiamericanismo e molte da un transnazionalismo che cerca esplicitamente di dissolvere la sovranità degli stati.

Sebbene non siano nominati in questo documento, sappiamo che Trump attacca regolarmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’UNESCO, l’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi), l’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), l’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia), la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), il Programma Alimentare Mondiale (PAM), l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i diritti umani (OHCHR), la Corte penale internazionale (CPI), la Corte internazionale di giustizia dell’Aia e altre istituzioni nei suoi discorsi davanti alle Nazioni Unite. Inoltre, ha deciso che gli Stati Uniti si sarebbero ritirati da diverse di queste istituzioni, ne avrebbero tagliato i finanziamenti e/o avrebbero cessato di riconoscerne la giurisdizione. Il 7 gennaio 2016, Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, tra cui 31 agenzie delle Nazioni Unite.

Va inoltre notato che la NSS 2025 non fa alcun riferimento ai diritti dei popoli all’autodeterminazione o ai diritti dei popoli a esercitare la propria sovranità sulle risorse naturali dei propri territori, poiché questi diritti universali, presenti in vari trattati delle Nazioni Unite, contraddicono direttamente la politica internazionale di Trump.

C.: Per quanto riguarda i diritti umani, qual è la posizione di Trump sui diritti dei migranti?

E.T.: Come previsto, l’amministrazione sta assumendo una posizione completamente reazionaria in materia di immigrazione, che contraddice totalmente lo spirito della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

Vogliamo il pieno controllo dei nostri confini, del nostro sistema di immigrazione e delle reti di trasporto attraverso le quali le persone entrano nel nostro paese, sia legalmente che illegalmente. Vogliamo un mondo in cui la migrazione non sia semplicemente “ordinata”, ma un mondo in cui i paesi sovrani collaborino per arginare, anziché facilitare, i flussi migratori destabilizzanti, ed esercitino il pieno controllo su chi ammettono o negano l’ingresso.

L’era delle migrazioni di massa è finita: un paese che ammette qualcuno nel suo territorio, in quale numero e da dove, definirà inevitabilmente il suo futuro. Ogni paese che si considera sovrano ha il diritto e il dovere di definire il proprio futuro. Nel corso della storia, le nazioni sovrane hanno proibito le migrazioni incontrollate e solo raramente hanno concesso la cittadinanza, e solo se gli stranieri soddisfacevano criteri molto rigorosi. L’esperienza dell’Occidente negli ultimi decenni conferma questa antica saggezza. In molti paesi, le migrazioni di massa hanno messo a dura prova le risorse nazionali, aumentato la violenza e la criminalità, indebolito la coesione sociale, sconvolto il mercato del lavoro e compromesso la sicurezza nazionale. L’era delle migrazioni di massa deve finire.

Le brutali politiche neofasciste di Trump contro migranti e rifugiati hanno raggiunto proporzioni catastrofiche. Nel corso del 2025, le autorità statunitensi hanno condotto incursioni e arresti di massa che, secondo l’amministrazione Trump, hanno portato a oltre 2,5 milioni di partenze (tra deportazioni e partenze volontarie) e a un aumento significativo di arresti e procedimenti penali per reati di immigrazione illegale, il tutto volto a creare un clima di paura, persino di terrore, tra la popolazione immigrata. In termini di deportazioni vere e proprie, alcune fonti indicano una cifra superiore a 600.000. Trump usa un linguaggio razzista e disumanizzante nei confronti dei migranti, simile a quello usato dai ministri del governo neofascista di Netanyahu nei confronti dei palestinesi.

Durante una riunione del gabinetto, Trump ha attaccato la comunità somala (in particolare quella del Minnesota) con parole molto dure (riportare da The Guardian):

Stiamo andando nella direzione sbagliata se continuiamo ad accogliere spazzatura nel nostro Paese. Ilhan Omar è spazzatura, nient’altro che spazzatura. Sono persone che non fanno altro che lamentarsi… Non le vogliamo nel nostro paese.

È opportuno sapere che Ilhan Omar, nata a Mogadiscio (Somalia), è una politica statunitense, membro del Partito Democratico e rappresentante del Minnesota al Congresso degli Stati Uniti dalle elezioni federali del 6 novembre 2018.

Gli agenti dell’agenzia federale Immigration and Customs Enforcement (ICE) utilizzano metodi di arresto estremamente violenti durante le incursioni nei luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici o persino vicino a luoghi considerati sensibili (scuole, chiese, ospedali). Il 7 gennaio 2026, un agente dell’ICE ha ucciso una donna che non rappresentava una minaccia a Minneapolis.

Da diversi mesi, l’ICE effettua arresti di massa in alcune città. Le condizioni di detenzione sono spaventose e spesso deliberatamente disumane per incutere paura e terrore. Tuttavia, è stato dimostrato che la stragrande maggioranza degli stranieri fermati dall’ICE non aveva precedenti penali.

A titolo di paragone, va notato che tra il 1° ottobre 2023 e il 30 settembre 2024, durante la presidenza di Joe Biden, 271.484 persone sono state espulse dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE), una cifra in aumento considerevole dall’inizio del mandato di Biden. Durante l’intero mandato di Biden (2021-2024), secondo l’ICE, ci sono state 545.252 espulsioni ufficiali. Vale anche la pena sottolineare che durante i due mandati di Barack Obama, il numero di espulsioni è stato molto elevato: 2.749.706 espulsioni in 8 anni (2009-2016), che rappresentano una media di 942 al giorno. Durante il primo mandato di Obama (2009-2012), la media era di 1.088 al giorno. Nel secondo periodo (2013-2016), la media giornaliera è scesa a 794. Il sito web factchequeado.com ha pubblicato un riepilogo dettagliato delle espulsioni effettuate dalle diverse amministrazioni che si sono succedute a Washington dal 1993 (vedi il grafico qui sotto).

C.: È vero che l’NSS 2025 in realtà ripropone la teoria del complotto dell’estrema destra sulla guerra di civiltà?

E.T.: Questo documento di Trump contiene chiaramente contenuti di estrema destra. Senza farvi riferimento esplicito, Trump adotta la teoria della “Grande Sostituzione”, una teoria del complotto di estrema destra. Negli Stati Uniti, questa è nota come teoria del genocidio bianco. In un’altra forma, è anche la tesi di Steve Bannon, uno dei principali architetti ideologici del trumpismo, in particolare nella sua dimensione nazionalista, autoritaria e di estrema destra. Steve Bannon parla principalmente di “guerra di civiltà”, di “distruzione dell’Occidente”, di “immigrazione di massa come arma politica” e denuncia le “élite globaliste che tradiscono il popolo”. La teoria della Grande Sostituzione è diventata di moda grazie a personaggi politici francesi come Éric Zemmour. Secondo la teoria della Grande Sostituzione, le popolazioni europee verrebbero progressivamente sostituite da popolazioni non europee (spesso musulmane) a causa dell’immigrazione, delle differenze nei tassi di natalità e delle politiche attuate (volontariamente o involontariamente) dalle élite politiche, economiche e mediatiche. Questa teoria parla di una sostituzione culturale, di civiltà e demografica, attribuita principalmente all’immigrazione extraeuropea e all’Islam, e presenta questo fenomeno come una minaccia esistenziale all’identità, alla cultura e alla civiltà europea. Questo è quanto delineato nel documento di Trump pubblicato dalla Casa Bianca il 4 dicembre 2025.

Per quanto riguarda l’Europa, il documento di Trump afferma:

Vogliamo sostenere i nostri alleati nel preservare la libertà e la sicurezza dell’Europa, ripristinando al contempo la fiducia nella civiltà europea e la sua identità occidentale.

Trump sostiene che il declino economico dell’Europa:

è oscurato dalla prospettiva reale e più cupa del collasso della civiltà. Tra le principali sfide che l’Europa si trova ad affrontare ci sono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica [Trump e la sua amministrazione si riferiscono a politiche che limitano le azioni dei partiti di estrema destra e alla loro propaganda razzista o anti-immigrazione , ET] e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e generando conflitti, (…), il crollo del tasso di natalità, nonché la perdita di identità nazionali e di fiducia in se stessi.

In sintesi, questi due passaggi contengono gli argomenti chiave della teoria del complotto di estrema destra sulla grande sostituzione e sulla guerra di civiltà.

Il sostegno dato ai partiti di estrema destra è spiegato nel seguente passaggio:

Gli Stati Uniti incoraggiano i loro alleati politici in Europa a promuovere questo rinnovamento, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei è davvero motivo di grande ottimismo.

C.: Quale politica viene applicata in materia di promozione del diritto alla diversità (in materia di razza, genere, origine, ecc.)?

E.T.: Trump si è impegnato a eliminare le politiche note come DEI (Diversità, Equità, Inclusione) e ha implementato questo orientamento attraverso l’emanazione di vari ordini esecutivi e lo ribadisce nel documento strategico pubblicato all’inizio di dicembre 2025, affermando che sta implementando politiche che:

Ripristinano una cultura della competizione, sradicando le pratiche note come “DEI” e altre pratiche discriminatorie e anticoncorrenziali che degradano le nostre istituzioni.

Le pratiche di diversità e inclusione eliminate dall’amministrazione Trump potrebbero includere quote, politiche preferenziali, priorità di assunzione o promozione assegnate a gruppi “sottorappresentati”, programmi di “inclusione” o formazione sulla diversità, ecc. Trump ha proibito qualsiasi considerazione di razza, genere, origine nazionale o qualsiasi altra forma di preferenza basata su questi criteri nell’assunzione, promozione, selezione o permanenza nel servizio pubblico (inclusi l’esercito, il corpo diplomatico, ecc.).

Trump lo ribadisce molto chiaramente in relazione alle forze armate:

Abbiamo eliminato l’ideologia di genere radicale e la follia del wokismo dalle nostre forze armate e abbiamo iniziato a rafforzare il nostro esercito con un investimento da mille miliardi di dollari.

C.: In sintesi, cosa annuncia Trump nelle diverse grandi regioni del pianeta? 

E.T.: L’amministrazione Trump afferma la sua volontà di dominio totale sull’emisfero occidentale (ovvero le Americhe dalla Patagonia a sud al Canada e alla Groenlandia a nord), dove sta conducendo operazioni militari aggressive, a partire dagli attacchi al Venezuela, ricco di petrolio. Il NSS 2025 afferma quanto segue riguardo all’emisfero occidentale:

“Impediremo ai nostri concorrenti non emisferici di schierare forze minacciose o altre capacità, o di possedere o controllare risorse strategiche vitali, nel nostro emisfero. Questo ‘corollario Trump’ alla Dottrina Monroe è di buon senso e rappresenta un possibile ripristino del potere e delle priorità americane, in linea con gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti”.

Per quanto riguarda l’Europa, Trump ha deciso di sostenere con forza i partiti di estrema destra, alcuni dei quali sono già al potere (Italia e Ungheria, ad esempio), e chiede che i governi europei si comportino come docili vassalli di Washington, in particolare aumentando significativamente la spesa militare, a diretto beneficio dell’industria bellica americana. A questo proposito, la seguente frase sull’Europa appare nel NSS 2025 (p. 26): “Vogliamo lavorare con i paesi allineati che desiderano riconquistare la loro antica grandezza”. La scelta del termine “allineati” non richiede ulteriori spiegazioni.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, Trump afferma che questa regione è meno importante rispetto al passato e che rispetterà i regimi politici in vigore nelle monarchie dittatoriali del Golfo.

Per quanto riguarda la Russia, Trump è favorevole alla condivisione dell’influenza, a condizione che Mosca non prenda iniziative al di fuori di un perimetro che include alcune delle ex repubbliche sovietiche, tra cui l’Ucraina. Trump sta cercando di convincere la Russia a prendere le distanze dalla Cina.

Per quanto riguarda l’Africa, Trump le dedica pochissimo spazio e la considera esclusivamente un continente da cui estrarre materie prime e in cui proteggere gli interessi statunitensi. Si tratta di “sfruttare le abbondanti risorse naturali e il potenziale economico latente dell’Africa” ​​(NSS 2025, p. 29).

C.: Qual è la conclusione generale della tua analisi? 

E.T.:  La dottrina di politica internazionale resa pubblica dalla Casa Bianca all’inizio di dicembre 2025 non rappresenta semplicemente un temporaneo cambiamento nella politica estera statunitense, ma piuttosto il risultato coerente di un processo iniziato più di un quarto di secolo fa nel contesto della nuova Guerra Fredda. Questo documento segna una radicalizzazione qualitativa: abbraccia ora apertamente una logica di dominio imperiale, l’uso sistematico della forza e il rifiuto esplicito del diritto internazionale, delle istituzioni multilaterali e dei diritti umani universali. Sotto Donald Trump, questo orientamento assume una forma ideologica senza precedenti a causa del suo carattere apertamente predatorio, violento, reazionario, autoritario e neofascista.

Mentre le precedenti amministrazioni combinavano l’esercizio della violenza imperialista con una retorica liberale e umanitaria profondamente ipocrita, l’amministrazione Trump rompe con questa facciata. I diritti umani, i diritti sociali, la protezione dei migranti, l’autodeterminazione dei popoli e persino il minimo riferimento al multilateralismo scompaiono completamente dal discorso strategico ufficiale. Sono sostituiti da una visione del mondo basata sui “diritti naturali dati da Dio”, sulla sovranità assoluta degli stati dominanti, sulla gerarchia delle civiltà e sulla legittimazione della coercizione militare permanente.

Questa dottrina si colloca in un contesto di crisi strutturale del capitalismo globale, caratterizzato da una prolungata depressione, da una competizione esacerbata tra le grandi potenze e dall’incapacità delle ex potenze imperialiste del G7 di mantenere la propria egemonia economica. Di fronte al relativo declino degli Stati Uniti, Washington opta deliberatamente per una corsa militarista a perdifiato e per una brutale politica protezionistica. La Cina viene individuata come principale avversario, non perché sfidi il capitalismo globale, ma proprio perché vi si è integrata con successo, sfidando la supremazia economica, tecnologica e geopolitica degli Stati Uniti. La Russia, potenza imperialista di secondo piano, funge da contrappunto e giustificazione per l’accelerata militarizzazione dell’Europa sotto la tutela della NATO, ma non è più considerata un nemico.

La National Security Strategy 2025 rivela anche una profonda convergenza tra imperialismo esterno e autoritarismo interno. La denuncia della globalizzazione liberale non si accompagna a un progetto di emancipazione sociale, bensì a un nazionalismo economico aggressivo, a un’offensiva contro i migranti, all’adozione implicita delle teorie cospirative della “grande sostituzione” e a una guerra ideologica contro le politiche di uguaglianza, diversità e inclusione.

Il dominio militare, la predazione economica, il produttivismo basato sui combustibili fossili e il negazionismo del cambiamento climatico formano un insieme coerente, al servizio degli interessi del complesso militare-industriale e della classe capitalista americana.

Infine, lungi dall’essere un pacificatore, Trump appare come l’architetto di un mondo più instabile, violento e diseguale, in cui la forza prevale sul diritto e la guerra diventa uno strumento comune per gestire la crisi del capitalismo. In questo senso, la nuova dottrina della politica estera statunitense non solo minaccia i popoli direttamente colpiti dall’imperialismo statunitense – in Palestina, America Latina, Africa e Asia – ma costituisce anche un pericolo significativo per l’intera umanità. Aumenta il rischio di grandi conflitti internazionali, persino di una conflagrazione globale, in un contesto in cui la crisi ecologica rende già profondamente incerto il futuro. Di fronte a questa deriva neofascista alla guida della principale potenza militare mondiale, la sfida per le forze progressiste, antimilitariste, antifasciste, antirazziste, femministe e internazionaliste è, più che mai, quella di ricostruire le solidarietà transnazionali, opporsi a ogni forma di imperialismo e difendere un progetto radicalmente alternativo basato sulla pace, l’uguaglianza dei diritti, la giustizia sociale, i diritti dei popoli e la preservazione delle condizioni stesse di vita sulla Terra.

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Né i mullah né lo scià! Solidarietà con la lotta dei popoli dell’Iran

Contro il regime teocratico e sanguinario iraniano e le ingerenze imperialiste e autoritarie ★ Sinistra Anticapitalista ★

Le notizie che giungono dall’Iran sono tremende. Di fronte alla legittima lotta delle classi popolari iraniane per le loro rivendicazioni democratiche e sociali il regime teocratico autoritario e reazionario degli ayatollah ha reagito con la massima violenza sanguinaria massacrando migliaia e migliaia di persone, di giovani e donne.

La ribellione popolare è stata provocata dal rapido e brutale deterioramento delle condizioni di vita, aggravato dalle politiche neoliberiste e capitaliste della classe dominante e alimentato dalle sanzioni occidentali, coinvolgendo le classi lavoratrici, la piccola borghesia commerciale, i quartieri popolari, i giovani senza futuro ma anche tutte le minoranze nazionali presenti nel paese, da sempre particolarmente oppresse e diventando un grande movimento nazionale.

Il regime degli ayatollah è un regime reazionario, che nega libertà fondamentali, fondato su una controrivoluzione che ha seppellito le speranze della rivoluzione popolare che aveva rovesciato la monarchia autoritaria dello Scià, e che si è costruito sull’assassinio di migliaia di comunisti, militanti di sinistra, donne e minoranze etniche.

Le classi lavoratrici iraniane, i giovani e le donne hanno tutto il diritto di ribellarsi e dobbiamo sostenerli fino in fondo.

Chi non ha il diritto di intervenire nella politica iraniana sono l’imperialismo statunitense (insieme al regime sionista genocida), il cui unico interesse è di consolidare il dominio coloniale sui popoli del mondo, continuando a massacrare il popolo palestinese e mettendo le mani sul petrolio.

Per decenni, e in particolare attraverso le grandi mobilitazioni del 2022, quando le donne erano in prima linea nella rivolta “donna, vita e libertà”  il popolo iraniano ha affrontato con grande coraggio il violento potere repressivo difendendo le sue aspirazioni a una società democratica, all’uguaglianza e alla giustizia sociale.

La Repubblica Islamica è ferita ed indebolita, ma proprio per questo il regime vuole tenersi in vita con la più estrema brutalità.

Condanniamo la sanguinaria repressione statale contro i manifestanti e gli attivisti sociali, sindacali, politici, culturali e culturali. Sosteniamo la loro lotta per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.

I popoli dell’Iran non vogliono scegliere tra due dispotismi.

Rifiutiamo i piani di “cambio di regime” di Trump e Netanyahu, che stanno tentando di imporre una loro soluzione finanziando il movimento monarchico del figlio del vecchio Scià e minacciando l’intervento militare. La storia recente dimostra che i bombardamenti, le sanzioni e le interferenze esterne non servono a portare libertà e democrazia, ma solo a rafforzare l’egemonia delle potenze occidentali e degli Stati autoritari.

I popoli dell’Iran non hanno bisogno né di “protettori” imperialisti, né di regimi autoritari; e neanche della falsa solidarietà dei sostenitori governativi nostrani, responsabili diretti o indiretti del genocidio palestinese. La liberazione dei popoli iraniani può avvenire solo attraverso lotte indipendenti, unificate e auto-organizzate dei lavoratori, delle donne, dei giovani e delle minoranze nazionali, per decidere liberamente il proprio futuro senza interferenze imperialiste. E serve il nostro forte sostegno internazionalista.

L’orientamento politico della nostra organizzazione parte infatti sempre dai bisogni, dalle rivendicazioni e dalle lotte dalle classi sfruttate ed oppresse in tutti i paesi contro i loro governi capitalisti ed oppressivi, per costruire la solidarietà internazionalista di classe.

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I molteplici volti della repressione. Sanzioni per sciopero e ispezioni scolastiche

Alla fine dell’anno è scattata l’immancabile repressione contro l’autunno caldo 2025, quel momento di particolare intensità raggiunto dalle lotte in solidarietà alla Flotilla, dalle proteste contro il genocidio a Gaza, contro le politiche di riarmo e l’economia di guerra. Una repressione che si è manifestata in vari modi, alcuni più eclatanti, come l’operazione scattata a Genova, altri rimasti più in ombra, ma non per questo meno significativi. A fine dicembre infatti sono arrivate le multe ai sindacati che il 3 ottobre avevano proclamato lo sciopero generale senza rispettare il preavviso minimo dei dieci giorni previsto dalle normative antisciopero. Una sanzione esclusivamente economica, concretizzatasi in una serie di multe fino a 20.000 euro, ma soprattutto un’azione repressiva di considerevole gravità.

Lo sciopero del 3 ottobre era stato indetto nella serata del 1° ottobre da Usb, Cub, Sgb, Cobas, Cib Unicobas, Cobas Sardegna e Cgil. Il mancato rispetto del preavviso previsto dalla legge 146 del 1990 era motivato dalla particolare recrudescenza della situazione politica e umanitaria a Gaza che si aveva in quei giorni e dal blocco e sequestro della Flotilla, avvenuto proprio il 1° ottobre; condizioni che per i sindacati proclamanti richiamavano la deroga prevista sempre dalla medesima legge per situazioni di particolare gravità. Nonostante la Commissione di Garanzia avesse emesso immediata indicazione di revoca, dichiarandolo illegittimo, lo sciopero è stato mantenuto, ottenendo adesioni come non se ne vedevano da anni, accompagnate, in molti luoghi, da pratiche di significativa radicalità concretizzatesi in blocchi di porti, ferrovie, snodi stradali e attività produttive. Nel periodo immediatamente successivo la Commissione di Garanzia ha aperto la procedura di infrazione e disposto gli accertamenti patrimoniali nei confronti delle organizzazioni sindacali. L’esito sanzionatorio era scontato, ma la formulazione della delibera, emessa il 18 dicembre, è stata l’occasione per esplicitare una presa di posizione politicamente marcata da parte dell’organo istituzionale.

Completamente disconosciute le motivazioni formali addotte dai sindacati, che sostanzialmente sottolineavano la gravità di un’aggressione armata da parte di Israele in acque internazionali contro imbarcazioni civili, 18 delle quali battenti bandiera italiana; la necessità di tutelare la sicurezza di lavoratrici e lavoratori imbarcati; la necessità di rendere disponibile per lavoratrici e lavoratori italiani lo strumento dello sciopero immediato quale mezzo per esprimere tempestivamente dissenso nei confronti dell’aggressione israeliana e del governo italiano che non intraprendeva nessuna azione a tutela dei cittadini italiani imbarcati, con grave pregiudizio delle fondamentali tutele costituzionali.

Messo da parte tutto questo, la Commissione di Garanzia ha ribadito che mancavano i requisiti di deroga al preavviso di sciopero. Non vi era infatti alcuna esigenza di difesa dell’ordine costituzionale, in quanto ciò – a parere del Garante – può configurarsi solo in caso di concreto attacco fisico, lesivo non tanto della Costituzione, che essendo semplicemente un “bene giuridico”, cioè un documento, non può subire attacchi fisici, quanto dello Stato e dei suoi gangli vitali.

Si diano pace quindi tutti gli accaniti difensori della Costituzione, perché la Commissione ha chiarito ciò che qualcuno di noi già sospettava da tempo, cioè che la Costituzione non conta nulla, conta lo Stato, contano i suoi apparati, contano le persone fisiche che rivestono alte cariche istituzionali.

Interessante anche la motivazione con cui la Commissione ha deciso di multare i sindacati per lo sciopero del 3 ottobre, diversamente da quanto fu fatto in occasione degli scioperi per l’inizio della guerra nel Golfo (1991) e contro la partecipazione attiva dell’Italia alla guerra in Jugoslavia (2000). Anche allora si trattò di scioperi indetti senza preavviso e perciò dichiarati illegittimi, ma, a differenza del 3 ottobre 2025, all’epoca non furono emesse sanzioni perché “azioni di lotta in difesa della pace sono nella tradizione storica dei sindacati”. Voler instaurare questa differenza tra lo sciopero del 3 ottobre e i precedenti è un preciso atto politico, funzionale ad esprimere una condanna – che pretenderebbe di essere esemplare – nei confronti di uno sciopero di denuncia aperta del genocidio operato da Israele e delle politiche guerrafondaie e conniventi del governo italiano. La Commissione, organo apparentemente tecnico, si mostra per quello che è, emanazione diretta delle politiche governative.

Un’altra iniziativa repressiva di cui non si è parlato molto è stata messa in atto a dicembre 2025, in questo caso specificamente rivolta al settore scuola. Nello sciopero del 3 ottobre, così come in quello precedente del 22 settembre, il comparto scuola si è distinto per alta partecipazione, evidenziando una sensibilità marcata attorno alle tematiche della guerra e della situazione palestinese in particolare. Una vitalità del settore che non è certo sfuggita. L’annullamento del corso di formazione organizzato il 4 novembre dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole, come pure l’insistenza sul settore scuola e università dei vari disegni di legge che equiparano antisionismo e antisemitismo [vedi altro articolo a pag. 5] non sono davvero casuali. Ecco dunque che a metà dicembre sono scattate ispezioni verso alcuni istituti scolastici che avevano attivato un collegamento webinar con Francesca Albanese per attività didattiche di approfondimento sulla questione palestinese. L’operazione è stata disposta in seguito a segnalazioni di esponenti della destra che hanno sollecitato l’intervento del ministro Valditara, ottenendone pronta e immediata risposta, annunciata seduta stante durante la kermesse Atreju di Fratelli d’Italia.

L’intervento ispettivo trovava motivazione formale nel mancato rispetto di una nota ministeriale del 7 novembre, rinforzata da una successiva nota del 12 dicembre, in cui si prescriveva di osservare il criterio del contraddittorio in attività scolastiche riguardanti trattazione di problematiche sociali. Le iniziative intraprese da alcune scuole interloquendo con Francesca Albanese in sostanza violavano la disposizione, in quanto la tematica sarebbe stata affrontata orientando ideologicamente e a senso unico gli studenti. Da qui le ispezioni e gli interrogatori a cui sono stati sottoposte le docenti coinvolte.

Aldilà della gravità delle ispezioni, che rappresentano un pesante attacco alla libertà di insegnamento e di apprendimento, ma che sono comunque un episodio, in ogni caso repressivo; aldilà di condividere o meno, come metodo didattico, il ricorso alla figura dell’esperto autorevole e titolato per affrontare questioni che fanno parte del campo dell’esperienza sociale e politica diffusa; aldilà di tutto questo c’è la gravità inaudita e il vasto portato repressivo di quelle note ministeriali, che chiaramente non si limitano al caso in questione e permangono oltre il fatto; ne è un esempio la scuola di Bologna in cui il dirigente scolastico, osservando la nota ministeriale, ha annullato l’incontro con due obiettori dell’esercito israeliano perché sarebbe mancato il contraddittorio.

Censura, ingerenza nella didattica, intimidazione, abusi di potere: di questo si tratta. Imporre il contraddittorio è aberrante. Ci sono questioni su cui non si discute, su cui non è ammissibile né tollerabile ascoltare “l’altra campana” o aprire all’assurda pratica anglosassone del “debate”. Questioni che anche nella scuola – con tutti i sui limiti istituzionali, gerarchici e classisti – hanno rappresentato punti fermi, almeno programmaticamente. L’antifascismo, l’antirazzismo, il contrasto delle discriminazioni, sia pure in salsa moderata e convenzionale, non sono mai stati messi in discussione, almeno sulla carta, ma la carta conta, è un vincolo e fornisce tutela. Non è un caso se un’altra carta ora pretende di dare disposizioni diverse, mascherando con l’esigenza di “garantire il pluralismo e l’educazione alla complessità” la volontà di legittimare politicamente i fautori dell’odio, della violenza, della sopraffazione. Il fascismo di chi ci governa ha anche questa faccia. Opporci a tutto questo è indispensabile e urgente.

Patrizia Nesti

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IMMAGINA

L’immaginazione è ciò che precede ogni creazione, ogni rivoluzione, ogni cambiamento personale. MA CHE FINE HA FATTO? Ne discutiamo con Stefano Laffi, autore di “Immagina” ( Feltrinelli ) domenica 18 gennaio 2026 alle ore 16:00 al Circolo Anarchico Ponte della … Continua a leggere
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Oltre le macerie

Eccoci di nuovo qui. Riprendiamo le pubblicazioni dopo le consuete settimane di pausa, ma per le lotte non c’è stata sosta nella crescente stretta autoritaria e militarista. Multe, denunce, sgomberi. Questi sono i regali che si sono scambiati governo e padroni insieme a magistrati e partiti d’opposizione. Le multe da 2500 a 20000 euro che hanno colpito le organizzazioni sindacali che hanno convocato lo sciopero generale del 3 ottobre, giudicato illegittimo dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero. Le centinaia di denunce e decreti penali di condanna recapitati da Nord a Sud per la partecipazione al movimento dello scorso autunno in solidarietà alla Global Sumud Flottilla, in particolare per i blocchi nei porti, nelle stazioni ferroviarie e sulle strade. L’operazione repressiva che a partire da Genova ha colpito singoli e associazioni palestinesi con l’accusa di terrorismo, chiaramente orientata a indebolire e criminalizzare le organizzazioni palestinesi in Italia. Lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino e l’annuncio di un attacco repressivo generalizzato contro gli spazi sociali: i media ufficiali hanno parlato di una lista di 200 spazi da sgomberare, mentre Salvini ha annunciato sgomberi a Torino, Milano, Roma e… Livorno.

Provvedimenti repressivi che colpiscono contesti differenti, che hanno i propri limiti e contraddizioni, ma che in modo diverso costituiscono un problema per chi detiene il potere. L’ampia varietà di soggetti colpiti e la diversità dei provvedimenti mostra come l’attacco repressivo sia generalizzato e ponga importanti precedenti che minacciano anche altre situazioni di lotta. Viene colpito lo strumento dello sciopero, verrà condotto a processo per la prima volta un ampio movimento forse applicando le nuove più gravi pene previste per blocchi stradali e ferroviari, vengono colpite strutture di tipo associativo, e – questa non è una novità – si colpiscono le infrastrutture di movimento con la minaccia di chiusura di moltissimi spazi sociali.

È chiaro il significato di questo attacco repressivo. Mentre le tensioni internazionali continuano a crescere, il governo italiano vuol far capire che è disposto anche ad una più vasta repressione per andare avanti sulla strada della guerra per la nuova spartizione del mondo in questa fase di crisi e ridefinizione degli equilibri imperialisti a livello globale. Basti pensare all’attacco statunitense in Nigeria e in Venezuela, come anche alla rapida militarizzazione dell’Europa, che non solo continua ad alimentare la guerra in Ucraina, ma si prepara sempre più alla guerra con la stretta sulla leva in tanti paesi, e con la riorganizzazione di produzione e servizi pubblici in funzione del clima di guerra. La risposta in grado di ribaltare il gioco e di fermare la corsa dei governi verso la guerra e la devastazione sociale dobbiamo costruirla giorno dopo giorno, a partite dalle reti di solidarietà e dall’internazionalismo. Vediamo che all’interno degli stessi USA si riaccende la tensione sociale e politica con la mobilitazione contro l’ICE e l’assassinio di Renee Good da parte degli agenti a Minneapolis. Così come abbiamo visto crescere rapidamente la sollevazione popolare in Iran.

Queste otto pagine ovviamente non bastano per affrontare quanto è successo nel corso delle poche settimane di pausa delle pubblicazioni. Ma grazie ai contributi di diversx compagnx abbiamo cercato di offrire spunti di discussione e strumenti di lotta che possano aiutare ad orientarci in questo momento. Non tanto per provare a indovinare quale sarà la prossima mossa dei padroni del mondo, ma per proseguire insieme sulla strada della liberazione sociale.

La redazione

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Inaugurazione della sede nazionale ed evento di inizio anno

Iniziamo il nostro anno di attività politica con un evento dedicato a Fidel Castro.
Il 2026 segna infatti il centenario della sua nascita, e il Partito Comunista non poteva non aprire l’anno – e il tesseramento, con una tessera a lui dedicata – nel suo nome. Non solo: idealmente dedichiamo a Fidel Castro l’intero anno della nostra attività politica.
📅 Domenica 18 gennaio, ore 16
📍 Roma – Sede nazionale del Partito Comunista
In questa occasione inaugureremo insieme la sede nazionale del Partito Comunista con un evento in onore di uno dei giganti della storia del Novecento.
Rivoluzione, resistenza e strenua lotta all’imperialismo: temi centrali dell’esperienza di Fidel Castro, che restano oggi più che mai attuali.
Interventi
🎙 Introduce
Matteo Di Cocco
Vicesegretario Generale del Partito Comunista
🗣 Interviene
Giambattista Cadoppi
Saggista per Anteo Edizioni, presenterà il volume Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee, discorso di Fidel Castro presso l’Università di Caracas, oggi di straordinaria attualità, nel segno di un’unione ideale tra Cuba e Venezuela.
🗣 Interviene
Luciano Iacovino
Presidente dell’Associazione La Villetta per Cuba
🎤 Conclude
Alberto Lombardo
Segretario Generale del Partito Comunista
🇨🇺 All’evento sarà presente una delegazione dell’Ambasciata di Cuba.

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[2026-01-16] TREMATE, SIAMO TORNATE! @ La Polveriera Spazio Comune

TREMATE, SIAMO TORNATE!

La Polveriera Spazio Comune - Via S. Reparata 12r, Firenze
(venerdì, 16 gennaio 16:00)
TREMATE, SIAMO TORNATE!

Tremate, siamo tornate!

Questo venerdì 16 gennaio dedicheremo la giornata al nostro io stregə, io animalə, noi collettivə per liberarci dagli archetipi e stare insieme.

Ci troviamo alle 16 per la laboratoria di immaginazione, scrittura e alterità “prima di essere umana” di Francesca Matteoni seguita dalla costruzione collettiva di una fanzine sul tema.

La cena andrà a benefit per le casse anti repressione e sarà accompagnata in cortile dalla performance “archetipo” seguita da un rituale collettivo aperto a tuttə. Dalle 20 in poi troverete anche dei banchini di autoproduzioni flinta e dalle 21 partirà la musica con Suz-psytrance seguita da Angie che ci farà ballare della deep techno!!

No machi, No fasci, No spaccio e droghe pesanti, No cis performativi, No sbirri!

Si presa a bene e spazio allə flinta!

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[2026-01-14] GIOCHI DA TAVOLO - MEZCALEDÌ @ Mezcal Squat

GIOCHI DA TAVOLO - MEZCALEDÌ

Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 14 gennaio 18:00)
GIOCHI DA TAVOLO - MEZCALEDÌ

CUCINA APERTA DALLE 18.00.

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Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.

SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!

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COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT

BUS : 33 - CP1 - 76 - 44

TRENO : FERMATA COLLEGNO

METRO : FERMI

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NO MACI, NO FASCI, NO SBIRRI

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[2026-01-21] ZUPPE & MINESTRONI - MEZCALEDÌ @ Mezcal Squat

ZUPPE & MINESTRONI - MEZCALEDÌ

Mezcal Squat - Parco della Certosa Irreale - Collegno (TO)
(mercoledì, 21 gennaio 18:00)
ZUPPE & MINESTRONI - MEZCALEDÌ

FRULLATE O A PEZZETTONI!? OGNUNX HA LE SUE PATURNIE, VIENI A GIRARE IL TUO MINESTRONE PREFERITO.

CUCINA APERTA DALLE 18

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Il Mezcal Squat è uno spazio autogestito e le attività svolte al suo interno si basano sulla condivisione. Non vi è circolo di denaro. Porta quello che vorresti trovare. Utilizza la cucina e prepara quello che vuoi da mangiare.

SOLO COMPLICI E SOLIDALI, NESSUN CLIENTE!

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COME RAGGIUNGERE IL MEZCAL SQUAT

BUS : 33 - CP1 - 76 - 44

TRENO : FERMATA COLLEGNO

METRO : FERMI

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[2026-01-21] Assemblea Terrona Transfemminista @ Spazio Popolare Neruda

Assemblea Terrona Transfemminista

Spazio Popolare Neruda - Corso Ciriè 7, 10124, Torino
(mercoledì, 21 gennaio 19:15)
Assemblea Terrona Transfemminista

La prossima assemblea si terrà il 21 gennaio, dalle ore 19:15.

Durante questa Assemblea ci concentreremo su vari punti, in primo luogo sulla serata di autofinanziamento. Dunque cercheremo di capire, mettendo insieme le nostre idee, come scandire questa giornata.

Vorremmo inoltre vedere il configurarsi anche di un’altra iniziativa che contempla la possibilità di organizzare momenti letterari, di letture condivise presso una libreria che ci ha fornito disponibilità del loro spazio in giorni specifici.

Dopo la parte prettamente organizzativa proveremo a focalizzarci sulla costruzione politica dell’assemblea, anche nell’ottica di trovare strade alternative in base alla partecipazione delle soggettività in essa.

Restano infatti da affrontare i seguenti nodi tematici:

• Narrazione e auto narrazione del

Sud.

• Condizioni materiali e migrazione.

• Identita e accento.

• Lotte territoriali.

• Turistificazione del Sud.

• Elemento storico.

• Resistenze Queer del Sud.

Discuteremo, quindi, su come iniziare e organizzare il percorso politico della nostra assemblea, in relazione ai nodi tematici individuati nelle precedenti assemblee.

L'assemblea si svolgerà presso lo spazio popolare Neruda, Corso Ciriè 7. L'assemblea è non mista, quindi, non aperta a persone non terrone e uomini etero Cis.

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[2026-01-23] PRESENTAZIONE del n.28 della rivista JACOBIN Italia 📖 *CASA A PRIMA VISTA* @ Casa del Popolo Bottegone

PRESENTAZIONE del n.28 della rivista JACOBIN Italia 📖 *CASA A PRIMA VISTA*

Casa del Popolo Bottegone - Strada Statale Fiorentina, 697, 51100 Bottegone PISTOIA
(venerdì, 23 gennaio 18:30)
PRESENTAZIONE del n.28 della rivista JACOBIN Italia 📖 *CASA A PRIMA VISTA*

PRESENTAZIONE del n.28 della rivista JACOBIN Italia


CASA A PRIMA VISTA

Indagine sul tema della casa come nodo centrale delle attuali diseguaglianze e ingiustizie sociali, inquadrandolo dentro l’ultradecennale carenza di politiche pubbliche, in un contesto di trasformazioni delle forme speculative e del comando, mettendo a critica la forma stessa dell’abitare dominante.
VENERDì 23 GENNAIO
ore 18.30

intervengono
_Simona Baldanzi - scrittrice working class e redattrice di JACOBIN Italia;
_ Silvia Bini - presidente ARCI Pistoia;
_Davide Innocenti - SUNIA di Pistoia e Prato;
_Teresa Menchetti - attivista del progetto C.A.S.A. di Mondeggi Bene Comune;
Il patrimonio edilizio da bene comune diventa invece un asset finanziario in un sistema incentrato sulla rendita e sulla concentrazione dei profitti, a scapito dei redditi da lavoro, sempre più impoveriti dal carovita.Una questione urgente per molte persone, al centro del dibattito pubblico, ripresa anche dal numero della rivista JACOBIN Italia su "Casa a prima vista" (https://jacobinitalia.it/rivista/casa-a-prima-vista/)

CASA del POPOLO di BOTTEGONE
Via Fiorentina n.697, PISTOIA
a seguire aperello conviviale

INFO:

https://www.facebook.com/events/2987481511434904/
gruppoletturajacobinpiana@gmail.com
Copie della rivista JACOBIN Italia disponibili all'acquisto in loco

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[2026-01-15] IL ROJAVA È SOTTO ATTACCO! ASSEMBLEA GIOVEDÌ 15/02 ORE 18 @ La Poderosa

IL ROJAVA È SOTTO ATTACCO! ASSEMBLEA GIOVEDÌ 15/02 ORE 18

La Poderosa - Via Salerno 15/A Torino
(giovedì, 15 gennaio 18:00)
IL ROJAVA È SOTTO ATTACCO! ASSEMBLEA GIOVEDÌ 15/02 ORE 18

La rivoluzione del Rojava è sotto attacco, difendiamola!

Dopo gli attacchi degli scorsi giorni sui quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafiya, il governo di Damasco e milizie affiliate stanno prendendo di mira i territori dell'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est ad ovest dell'Eufrate nei pressi di Deir Hafer e nei dintorni della diga di Tishreen.

E' serio il rischio di un escalation militare e di una guerra su vasta scala.

Invitiamo tutti e tutte ad un'assemblea cittadina giovedì alle 18 presso il circolo La Poderosa in via Salerno 15/a

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[2026-01-24] MANIFESTAZIONE ANTIFA @ Piacenza

MANIFESTAZIONE ANTIFA

Piacenza - Via IV NOVEMBRE
(sabato, 24 gennaio 14:00)
MANIFESTAZIONE ANTIFA

Ancora una volta e con una frequenza sempre più in crescita ci ritroviamo di fronte ad iniziative di natura fascistoide. Il fenomeno si verifica in ogni parte d'Italia anche in quelle città storicamente antifasciste come in questo caso che è toccato a Piacenza.

Sabato 24 del mese corrente alle ore 16:00 terrà un corteo tale gruppo chiamato "Remigrazione" portando in strada le solite vecchie ideologie putrescenti dove il razzismo e la castrazione di ogni libertà collettiva e individuale in nome di un ridicolo patriottismo sono la soluzione alla loro vita povera, vuota e infelice.

L'antifascismo non ha confini e un antifascista lo è sempre e ovunque, per questo rivolgiamo l' invito anche alla città di Torino a partecipare al contro corteo che si terrà a Piacenza alle 14:00 in via IV Novembre (zona Cheope) a manifestare il proprio disprezzo e la propria rabbia.

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[2026-01-25] ZIPPER + IONICO IONICO + VUOTO IMPERO @CSAnEXtEmerson @ NextEmerson

ZIPPER + IONICO IONICO + VUOTO IMPERO @CSAnEXtEmerson

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(domenica, 25 gennaio 16:30)
ZIPPER + IONICO IONICO + VUOTO IMPERO @CSAnEXtEmerson

Bad Taste Collective presenta:

MILANO HARDCORE EXTRAVAGANZA

-ZIPPER - Milano Hardcore;

-IONICO IONICO - Punk Noise - Milano;

-VUOTO IMPERO - Post Hardcore - Firenze.

Domenica 25 Gennaio

16:30

CSA nEXt Emerson

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[2026-01-17] STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA @ Piazza borgo dora BALON

STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA

Piazza borgo dora BALON - Piazza borgo dora
(sabato, 17 gennaio 11:00)
STRIDENTI ARMONIE DI LOTTA

"Stridenti armonie di lotta" è l'appuntamento mensile, alle ore 11, al Balon, Borgo Dora angolo Via Andreis, a cura del Cor'okkio ".....la sempre più pesante e orrida realtà induce a uscire nelle strade con canti di lotta e letture, per denunciare l'intollerabile ed ingiusta persecuzione da parte dei poteri attraverso ogni forma di repressione.

A seguire sangria benefit per rifacimento tetto Barocchio

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[2026-01-24] Benefit Juanito @ El Paso Occupato

Benefit Juanito

El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(sabato, 24 gennaio 15:05)
Benefit Juanito

Giornata benefit per Juan al Paso occupato

<3 Juanito libre y morte alla polgai <3

dalle 15: aperitivo, brulè, vinyl dj set, mostre tematiche su nomadismo e lotta di classe, distro e serigrafia: portati una maglia, una mutanda, una pezza da serigrafare!

dalle 17: approfondimento della situazione di Juan, spiegazione dell'impianto giudiziario, dna e udienze in videoconferenza,...

confronto tra le varie operazioni contro i movimenti anarchici in italia e metodi di solidarietà per contrastarle

dalle 19: buffet a offerta libera (è un benefit!)

dalle 21: performance estripdrag "Elena lenguas" da Barcelona

dalle 22 (presto!): inizio concerti con:

-Eversione da Imperia

-Fever, sempre da Imperia

-Garpez da torino

-Forklift da Lovereto/Rovinator (rovereto)

-Mortaio da bell'ano (Calliano)

-Il nodo hc da Trento

a seguire vinili con le Ciliegine Viniliche da TIERNO

ENTRATA OFFERTA LIBERA - È UN BENEFIT DIOCAN

TUTTO IL RICAVATO (coperte alcune spese) ANDRÀ A JUAN, COMPAGNO ANARCHICO IN GALERA, SOLDI CHE GLI SERVONO PER LE SPESE VIVE E LEGALI

SALUT, AMOR i ANA(L)RCHIA! <3

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[2026-01-14] Assemblea cittadina @ via Buniva 19 Torino

Assemblea cittadina

via Buniva 19 Torino - -
(mercoledì, 14 gennaio 18:00)
Assemblea cittadina

Ci uniamo all'appello del Comitato Vanchiglia Insieme per invitare all'assemblea VANCHIGLIA CHIAMA TORINO di Mercoledì 14 gennaio alle ore 18 presso la Scuola Fontana in via Buniva 19.

"Ci rivolgiamo a tutte e tutti coloro che abitano in questa città e che credono negli spazi sociali liberati dalla logica di mercato, gratuiti, aperti ed accoglienti.

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte coloro che ritengono necessario manifestare il proprio dissenso per una società che sempre più spinge la gente verso la solitudine, l'impotenza e la disumanizzazione.

Privare Vanchiglia e Torino dell' Aska vuole dire privare tutte e tutti noi di uno spazio di libertà, socialità e dissenso.

Militarizzare il quartiere è un atto di violenza contro i cittadini, contro i lavoratori, contro i bambini che vanno a scuola: è simbolo della prepotenza senza diritto che ormai dilaga.

Vanchiglia chiama Torino

Per raccogliere lo sconcerto rispetto a questa operazione di repressione, che rappresenta un attacco alla comunità tutta di questa città.

Per iniziare a ragionare collettivamente sugli spazi fisici o virtuali attraverso cui connetterci.

Per intrecciare percorsi, condividere pensiero e generare nuove forme di lotta e resistenza.

È arrivato il momento di guardarsi negli occhi, di riflettere insieme e costruire un posto migliore.

Il futuro è qui. Comincia adesso."

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[2026-01-24] RUDE NIGHT • MEDIUM BEER + FISH BONES @ Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos

RUDE NIGHT • MEDIUM BEER + FISH BONES

Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos - Via Chiella, 4, 50013 Campi Bisenzio FI
(sabato, 24 gennaio 20:30)
RUDE NIGHT • MEDIUM BEER + FISH BONES

Sabato 24 Gennaio al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos ci attende una super RUDE NIGHT!

👉🏻 Ore 20.30 cena
☎️ Prenotarsi al numero 3381263367
👉🏻 Ore 22.30 inizio concerti con
MEDIUM BEER • Punk brianzolo Antifa
FISH BONES • Ska punk rap Firenze

Entrambi i gruppi hanno già solcato il palco del K100 e siamo sicuri che ci aspetti una serata tutta da ballare, scatenarsi e divertirsi.

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[2026-01-14] Apertura Porfido @ Centro di Documentazione Porfido

Apertura Porfido

Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(mercoledì, 14 gennaio 16:00)
Apertura Porfido

Disponibile nuovo opuscolo sulla lotta al TAP

Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle 16:00 alle 19:30.

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[2026-01-17] Apertura Porfido @ Centro di Documentazione Porfido

Apertura Porfido

Centro di Documentazione Porfido - Via Tarino 12/c, Torino
(sabato, 17 gennaio 16:00)
Apertura Porfido

disponibile Tumulti rusticani. Rivolte e resistenze contadine tra il Medioevo e la Modernità

https://edizionitabor.it/tumulti-rusticani-rivolte-e-resistenze-contadine-tra-il-medioevo-e-la-modernita/

Il Centro di Documentazione Porfido è aperto Martedì, Mercoledì e Sabato dalle 16:00 alle 19:30.

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[2026-01-16] Assemblea no Aeroporto a Signa @ EX TIRO A SEGNO STADIO DEL BISENZIO DI SIGNA

Assemblea no Aeroporto a Signa

EX TIRO A SEGNO STADIO DEL BISENZIO DI SIGNA - Via dello Stadio, 35-36, 50058 Signa FI
(venerdì, 16 gennaio 21:00)
Assemblea no Aeroporto a Signa


Perchè il Nuovo Aeroporto distrugge 2 parchi a Signa e Lastra e condiziona la mobilità nella Piana ? Perchè la scelta del tracciato per il Nuovo Ponte alle signe fatta da Giani è un favore a Toscana Aeroporti ? Ce lo spiega Legambiente di Lastra --> https://www.controradio.it/podcast/legambiente-e-vas-presentano-nuovo-ricorso-contro-ponte-delle-signe/

DI questo e altro parleremo Venerdi 16...

Sono ancora tante le criticità che emergono nel procedimento autorizzativo nonostante i continui tentativi di aggiustamento che hanno caratterizzato la procedura di VIA conclusa il 12 Novembre col decreto Ministeriale.

Siamo ancora in tempo a fermarli, a far valere le ragioni dell’ambiente e della salute, a sostenere le alternative.

Invitiamo tutti e tutte a restare attenti alle prossime iniziative, a diventare veicolo e moltiplicatore dei messaggi e dei contenuti che usciranno.

La lotta continua!

PER il Parco della Piana- NO Aeroporto.

Ci vediamo Venerdi 16 Gennaio a Signa all’ Ex Tiro a segno – via dello stadio 35

Leggi L'appello degli Organizzatori Qui https://pianacontronocivita.noblogs.org/.../riprendiamo.../

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Massa, 37 denunciati per lo sciopero del 3 ottobre. La solidarietà di Sinistra Anticapitalista

Nel mirino della repressione i militanti e le organizzazioni ritenute promotrici del corteo che ha raggiunto la stazione ferroviaria. Tra loro il nostro compagno Enio Minervini ★ direzione nazionale e Sinistra Anticapitalista Massa Carrara ★

In queste ore sono stati recapitati gli avvisi di conclusione indagini con le relative denunce a 37 persone – studentз, sindacalistз, lavoratorз – “pescati” tra le migliaia di manifestanti che, lo scorso 3 ottobre, hanno dato vita nella città di Massa allo sciopero generale e generalizzato convocato da Cgil, Usb e altre sigle del sindacalismo conflittuale per denunciare l’orrore del genocidio in corso a Gaza e la complicità del governo italiano con i piani coloniali dello stato di Israele. Tra i reati contestati quello di blocco ferroviario e di manifestazione non autorizzata.

Quel giorno un corteo partecipatissimo e pacifico ha raggiunto la stazione ferroviaria dando vita a un’invasione simbolica dei binari senza scontri, senza danneggiamenti e senza alcuna tensione con le forze dell’ordine.

Invasione simbolica perché la circolazione era già sospesa di fatto da alcune ore anche per effetto della buona adesione allo sciopero generale. Il giorno dopo tutta quella gente si è riversata a Roma per la più imponente manifestazione da quando è in corso il genocidio. Lo abbiamo chiamato l’equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla, che proprio in quei giorni era stata attaccata dalla marina israeliana. Ed è stato l’unico momento in cui la narrazione del governo Meloni è stata messa in crisi.

Una mobilitazione popolare resa possibile anche dalla convergenza sindacale su uno sciopero che si è generalizzato in strade e piazze di tutta Italia ovunque con le stesse caratteristiche di consapevolezza politica e partecipazione pacifica e di massa.

Per questo, a tre mesi di distanza dai fatti, queste denunce hanno il sapore di una vendetta e rivelano il potenziale liberticida del cosiddetto Pacchetto Sicurezza, la sommatoria di norme varate negli anni – e recentemente rafforzate dal governo Meloni/Salvini – per criminalizzare il dissenso, la libertà di movimento e il conflitto sociale. Solo per fare un esempio, per l’occasione è stato utilizzato il nuovo reato di blocco ferroviario, di dubbia costituzionalità, introdotto dal decreto sicurezza 48/25.

L’elenco dei destinatari delle denunce rivela che, oltre al tentativo di scoraggiare i giovanissimi, si vogliono colpire in primo luogo le organizzazioni sindacali, politiche e sociali che si sono messe a disposizione della mobilitazione. Tra loro c’è anche il nome del nostro compagno Enio Minervini (nemico dei sionisti, amico dei bambini), militante della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista e Rsu Cgil nella Sanità. A tuttз loro va la nostra solidarietà.

Ma lo stillicidio di denunce ha anche l’obiettivo di intralciare l’attività politica e sindacale di tuttз, con il tentativo di costringere le varie organizzazioni e il maggior numero di militanti a operazioni di autodifesa.

Crediamo che la risposta più efficace sia nel rilancio della convergenza sociale, politica e sindacale che ha dato vita alle mobilitazioni di settembre e ottobre 2025 su una piattaforma capace di mettere insieme la denuncia della repressione con le battaglie contro il riarmo, il genocidio, l’imperialismo, per il salario e i diritti di tuttз. Solo la convergenza delle lotte potrà fermare questo governo antipopolare e complice dell’imperialismo.

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[2026-01-14] Arruolamento Clown Army @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

Arruolamento Clown Army

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(mercoledì, 14 gennaio 20:30)
Arruolamento Clown Army

sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔

Arruolamento Clown Army!!!

🔫🤡🎖

Vieni con noi, padroneggia la grande

arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)

Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

Leggi sto articolo e vai a studiare va'! https://www.instagram.com/p/DQrx3caj58O/?igsh=MWhmazMzZXE2ZWs1Nw==

Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese

LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

Quando:

Mercoledì 14 gennaio

dalle 20.30 alle 22.30

Dove:

Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

Porta:

Abbigliamento comodo

Naso da clown e access. militari (se li hai)

Per info. 3477716485

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[2026-01-15] Cena sociale di quartiere GRAB @ piazza Foroni

Cena sociale di quartiere GRAB

piazza Foroni - piazza Foroni
(giovedì, 15 gennaio 19:30)

Cena sociale di quartiere

Saremo insieme al bar di Milon, che metterà il servizio bar. Alle 23 il locale chiude quindi regoliamoci di conseguenza

Porta quello che vuoi trovare a parte gli alcolici

Un piatto, una posata, un bicchiere, la tua ricetta preferita

Lasciamo la piazza più pulita di come la troviamo

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[2026-01-22] Presentazione con Iren3 Villa | lesbismo, femminismo e teoria queer @ Radio Blackout 105.250

Presentazione con Iren3 Villa | lesbismo, femminismo e teoria queer

Radio Blackout 105.250 - Via Cecchi 21/a, Torino
(giovedì, 22 gennaio 18:00)
Presentazione con Iren3 Villa | lesbismo, femminismo e teoria queer

Giov 22 gennaio
Dalle 18 Aperitivo e chiacchiere con Iren3 Villa, ricercatric3 e autric3

Parleremo di lesbismo, femminismo e teoria queer a partire dai suoi libri "La minaccia color lavanda" e "Gayle Rubin".

A seguire musichette Distro aperta. Benefit Radio Blackout

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[2026-01-17] CAOS MANIFESTO + RAK SHAZA + ANTICAIFA @ El Paso Occupato

CAOS MANIFESTO + RAK SHAZA + ANTICAIFA

El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(sabato, 17 gennaio 22:30)
CAOS MANIFESTO + RAK SHAZA + ANTICAIFA

El Paso Occupato e Troppa Carne Al Fuoco Records

dalle 22,30 circa sul palco pasico:

CAOS MANIFESTO post hardcore da Taranto con ex membri di Hobophobic e Inganno

RAK SHAZA hip hop hc da Torino/Taranto

ANTICAIFA genuine italian post hc da Torino

APERTURA PORTA ORE 22:00

INGRESSO 5 EURO

SERATA BENEFIT A SOSTEGNO DI EL PASO OCCUPATO e TROPPA CARNE AL FUOCO REC

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Il rapimento di Maduro e la terza ondata coloniale

Di Vladimir Safatle

Professore di filosofia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di São Paulo, è considerato tra i principali studiosi di Teorica Critica in Brasile e in America Latina.

Il colonialismo 3.0 non si nasconde più: le sue motivazioni sono il saccheggio e la sua logica è la forza bruta. Non ci resta che rispondere con la lucidità di chi sa che il prossimo confine dell’impero è il nostro cortile.

1.Tra il 1884 e il 1885, le principali potenze occidentali si riunirono a Berlino per decidere come spartirsi il territorio africano. Questo evento è noto anche come “Conferenza del Congo”. Non mancarono discorsi edificanti sulla necessità di liberare questi paesi dalla schiavitù e dall’arretratezza per portare loro progresso e libertà. Il risultato fu il consolidamento di una seconda fase del processo coloniale europeo, che durò fino agli anni ’70, quando le colonie portoghesi in Africa, le ultime appartenenti a una potenza europea, ottennero finalmente l’indipendenza. Per quasi un secolo, gli africani e gli asiatici hanno capito bene cosa significassero realmente il “progresso e la libertà” europei. Saccheggio delle loro ricchezze, genocidi, massacri amministrativi, umiliazioni coloniali. Niente di molto diverso da ciò che avevano fatto secoli prima in America, in un momento in cui, per la prima volta, il diritto europeo si imponeva come diritto mondiale.

Per coloro che pensavano che questa logica apertamente colonialista e imperialista appartenesse ormai ai libri di storia, il 3 gennaio 2026 è lì a contraddirli. Perché il recente attacco degli Stati Uniti contro il Venezuela è forse solo il coronamento definitivo di una nuova era coloniale, la terza che si apre davanti a noi, dopo la “scoperta” delle Americhe e l’“incursione civilizzatrice” in Africa, con le solite grandi parole ciniche.

Messi alle strette da una crisi del capitalismo mondiale senza via d’uscita, gli Stati Uniti hanno capito che il momento storico richiedeva una ridistribuzione del globo da parte delle principali potenze nucleari per consentire il ritorno delle pratiche più esplicite di saccheggio e devastazione che hanno fatto la storia dell’accumulazione primitiva. Ciò significava che non era più sensato né perdere tempo in guerre contro potenze nucleari potenziali, come la Russia, né fingere il multilateralismo ascoltando i suoi impotenti alleati europei. Infatti, per la prima volta nella storia, l’ordine mondiale si sarebbe ricostruito senza l’egemonia europea. Così, l’Ucraina è stata lasciata nelle mani di Putin e l’America Latina è stata nuovamente considerata uno spazio libero per ogni tipo di intervento americano volto ad allontanare i cinesi. Non a caso la prima minaccia internazionale di Trump è stata diretta contro Panama, al fine di imporre i propri interessi sulla circolazione del suo canale strategico. Oggi assistiamo all’attacco al Venezuela e al rapimento del suo presidente.

Ciò significa che si sta gradualmente consolidando un nuovo ordine mondiale, con l’Europa come semplice comparsa, la Russia che ristabilisce la sua zona di interesse più immediata, la Cina come potenza che si prepara a riprendere Taiwan e gli Stati Uniti che rivelano esplicitamente il loro ruolo di vampiri dell’America Latina.

2. Azioni statunitensi di questo tipo in America Latina non sono una novità. Basti ricordare il rapimento dell’ex presidente di Panama, Manuel Noriega, nel 1989. Un’azione simile era stata condotta nel 1983 contro la piccola isola caraibica di Grenada e i suoi leader, o contro Haiti sotto Jean-Baptiste Aristide. A questa lista potremmo aggiungere tutti i colpi di Stato sponsorizzati dagli Stati Uniti nella regione, con le loro montagne di cadaveri, i loro strumenti di tortura, censura e spoliazione delle risorse della regione. Tuttavia, per un certo periodo è sembrato che l’esperienza catastrofica delle dittature latinoamericane avesse relegato al passato gli interventi più sfacciati. Oggi abbiamo la prova che non è più così. Al momento del crollo del capitalismo fossile, Elon Musk aveva già lasciato intendere che gli Stati Uniti avrebbero cercato di ottenere resto dell’energia disponibile sul pianeta, ovunque si trovasse, che fosse in Bolivia o in Venezuela.

Non è difficile capire come questa azione distrugga, una volta per tutte, il quadro giuridico internazionale che era stato creato dopo la Seconda guerra mondiale. Questo quadro era già stato seriamente scosso dalla guerra in Iraq di George W. Bush, quando gli Stati Uniti e il Regno Unito invasero l’Iraq senza alcuna autorizzazione dell’ONU e con la giustificazione del dovere di distruggere le armi di distruzione di massa che si supponeva fossero nelle mani di Saddam Hussein. Armi che nessuno ha ancora visto fino ad oggi. In realtà, ciò che il mondo ha visto è stato come cancellare un paese dalla mappa fino a ridurlo a un magazzino commerciale per le aziende americane. Poi, il resto dell’ordine mondiale è stato disarticolato a seguito dell’inerzia di fronte al genocidio a Gaza e grazia all’attacco persecutorio degli Stati Uniti nei confronti dei giudici dei tribunali internazionali di giustizia: uno dei pochi dispositivi di ordine internazionale che si sono dimostrati attivi di fronte a una tale catastrofe. Ora vediamo come funzionerà questo nuovo momento mondiale.

Per giustificare azioni di questo tipo, si possono usare i soliti vecchi argomenti triti e ritriti: che Maduro è un dittatore, che ha truccato le elezioni e altre cose simili. In effetti, il suo governo è stato catastrofico e ripeto ciò che ho già scritto in un’altra occasione: non spetta alla sinistra sostenere governi che sparano sulla propria popolazione e creano milioni di rifugiati. Ma questo è un problema che deve essere risolto dai venezuelani nel quadro del loro diritto all’autodeterminazione e all’autogoverno. Altrettanto cattiva quanto Maduro è l’opposizione venezuelana che dal 2000 cerca di rovesciare il governo.

3. Dico questo solo per sottolineare che la natura di Maduro non cambia in alcun modo il fatto che nessun paese può essere autorizzato a invadere un altro paese e a prenderne il potere. Se così fosse, il primo paese a cadere dovrebbe essere proprio uno dei più grandi alleati degli Stati Uniti, ovvero l’Arabia Saudita. Un paese che fa sembrare l’Iran una democrazia scandinava. Oppure potremmo parlare dello Stato genocida di Israele e della sua apartheid perché, se c’è qualcuno al mondo che merita di essere processato da un tribunale internazionale, quello è Benjamin Netanyahu. O dell’Ungheria, o della Turchia, ecc. In altre parole, scegliere quale governo autoritario sostenere e quale distruggere fa parte della storia delle pratiche imperialiste. E il criterio è semplicemente quello di non essere più allineati agli interessi delle potenze coloniali. Coloro che vogliono rafforzare un ordine mondiale basato su principi elementari di giustizia cercherebbero attualmente di rafforzare i tribunali internazionali, e non di distruggerli come fanno gli Stati Uniti.

Tuttavia, c’è qualcosa di ancora più drammatico per noi brasiliani. È chiaro che in questo nuovo colonialismo nordamericano in America Latina, i due paesi che mettono in discussione questa strategia sono il Messico e il Brasile. E tra questi due paesi, il problema principale è il Brasile, che ha una propria strategia geopolitica e si è dimostrato in grado di attuarla senza bisogno dell’approvazione degli Stati Uniti, mentre il Messico ha un’economia troppo dipendente per poter intraprendere progetti più ambiziosi. In altre parole, l’obiettivo principale di questa fase di ritorno all’imperialismo esplicito è il Brasile. L’attacco al Venezuela non era solo contro il Venezuela: era contro il Brasile.

Gli Stati Uniti hanno già tentato di destabilizzarci l’anno scorso, ma senza successo.

Ci riproveranno sicuramente, perché possono contare non solo sull’aiuto dell’estrema destra locale, che sogna di essere sotto il controllo di un impero, ma anche, ovviamente, su quello dei nostri cari “liberali”. Se mi consentite, tra tutta la fauna che compone la destra latino-americana, i “liberali” sono i più esotici. Sempre pronti a denunciare la “polarizzazione”, la “cultura della cancellazione” e altre “divisioni della società”, non mancano mai di sostenere un colpo di Stato o di considerare naturale che una potenza occidentale invada un Paese, rapisca il suo presidente e dichiari che d’ora in poi si approprierà del suo petrolio.

Ora, davanti a noi si apre un orizzonte di guerra continua. Il capitalismo non riesce più a ingannare nessuno con le sue vecchie promesse di stabilità e governance globale. Promesse che non sono mai state reali, ma che hanno mobilitato migliaia di discorsi e “analisi” su spazi multilaterali progressivamente costruiti, su “guerre giuste” e su coalizioni a difesa della ‘ragione’ e degli “interventi umanitari”. Almeno non dovremo più affrontare un tale cinismo. In questa nuova fase del colonialismo, le ragioni sono chiare. Anche la resistenza dovrà esserlo.

Pubblicato il 4 gennaio 2025 da Carta Capital

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Il saccheggio imperialista del Venezuela

Pubblichiamo due contributi sulla situazione venezuelana. Il primo è il comunicato della Federazione Anarchica Francofona scritto subito dopo l’attacco statunitense, il secondo è di varie organizzazioni/gruppi anarchici del latino america uscito i giorni precedenti all’attacco. Nuovi approfondimenti nei prossimi giorni. La redazione web

 

Il saccheggio imperialista del Venezuela

Quello che è accaduto in Venezuela nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 è estremamente grave: l’aeronautica e la marina statunitense hanno bombardato il Venezuela mentre le forze speciali hanno rapito Nicolás Maduro e sua moglie in direzione degli Stati Uniti.

Prima dell’aggressione militare del 2 gennaio, l’amministrazione Trump aveva già affondato diverse navi venezuelane che sospettava di trasportare droga. Questi sequestri di petroliere e questi attentati ai pescherecci (a volte di sussistenza) ovviamente non hanno nulla a che fare con la presunta lotta contro il traffico di droga. Con questo pretesto, Trump e la sua cricca intendono saccheggiare le immense risorse petrolifere del paese attaccato, tra le prime al mondo.

Da parte loro, Nicolás Maduro e il suo regime non sono difendibili sotto alcun piano. Le loro politiche economiche clientelari stanno causando sofferenze all’intera popolazione del Venezuela. Le loro politiche repressive hanno spinto persino i loro ex alleati (chavisti, Partito Comunista Venezuelano, ecc.) a unirsi alle fila degli oppositori. A questo quadro cupo si aggiungono più di un decennio di blocco economico da parte di imperialisti di ogni tipo, in particolare degli Stati Uniti, che soffocano sempre di più il popolo venezuelano.

Siamo indubbiamente entrati in un’era estremamente pericolosa di governo capitalista. Il “diritto internazionale”, presuntamente difeso dai cosiddetti stati liberali, non finge nemmeno più di esistere sulla carta. Le reazioni dei leader internazionali, soprattutto quelli europei, non sono in nulla all’altezza della situazione.

Ieri, l’aggressione russa contro l’Ucraina. Oggi quello in Venezuela degli Stati Uniti. Domani, quella di Taiwan da parte della Cina?

Gli imperialismi stanno portando il mondo al caos e alla guerra per avere sempre più petrolio, terre rare, territori…

La Federazione Anarchica condanna fermamente l’aggressione militare degli Stati Uniti contro il Venezuela.

Solo i venezuelani hanno il diritto di decidere il proprio destino. Spetta a loro e solo a loro gestire la loro società. E’ a loro che spetta il diritto di condannare i loro leader corrotti.

Federation Anarchiste, 4 gennaio 2026

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Comunicato internazionale: Denunciamo l’offensiva imperialista contro il Venezuela

Questo comunicato è stato preparato e firmato da organizzazioni che compongono il Coordinamento Anarchico dell’ America Latina – Coordinación Anarquista LatinoAmerica (CALA). La Black Rose/Rosa Negra (BRRN) è stata invitata a firmare il comunicato come organizzazione sorella.

Il Coordinamento Anarchico dell’America Latina e le organizzazioni sorelle condannano le minacce di intervento diretto in Venezuela da parte del governo USA, condotte dall’amministrazione TRump

Questi tentativi e minacce di intervento non sono incidenti isolati, non sono una risposta temporanea a presunti problemi di “sicurezza”, “traffico di droga”, o “terrorismo”. Al contrario, questi sono parte di una lunga storia di interferenza imperiale in America Latina e nei Caraibi, i cui effetti sono sistematicamente caduti sui popoli e sulle classi oppresse della regione.

La storia è ben nota: ogni volta gli Stati Uniti hanno invocato questi pretesti, il risultato è stato devastazione sociale, perdita di sovranità e violenza. Panama nel 1989, Iraq nel 2003, e molteplici interventi nella nostra regione, mostrano che tutto questo non ha a che fare con il “difendere la democrazia”, ma piuttosto con il controllo politico, militare ed economico. Nel caso del Venezuela, queste minacce arrivano dopo oltre dieci anni blocco economico che ha colpito duramente la vita quotidiana delle persone, inasprendo la carenza di beni di prima necessità, l’incertezza e il deterioramento delle condizioni materiali di esistenza.

Riguardo a questo, è essenziale sottolineare che l’aggressione imperialista non punisce le elite di governo, ma invece cade direttamente sui settori popolari. Blocchi, sanzioni, intimidazioni militari, e soffocamento finanziario non sono strumenti “chirurgici”: sono meccanismi di guerra economica che cercano di rompere la resistenza di un intero popolo, disciplinarlo e forzarlo ad accettare un ordine di subordinazione.

Un esempio recente ed evidente di questa logica è l’atto di pirateria e di furto spudorato di una petroliera venezuelana da parte del personale militare statunitense, che è stata bloccata e sottratta in base a sanzioni unilaterali. Al di là dei tecnicismi legali con cui Washington cerca di giustificare queste azioni, ciò che risulta evidente è un esercizio di pirateria moderna: l’uso del potere militare, giudiziario e finanziario per appropriarsi di risorse. Questo non è solo un attacco allo stato venezuelano, ma anche una diretta aggressione contro la popolazione, perché ogni trasporto sequestrato, ogni asset bloccato, ogni proprietà confiscata, è un peggioramento delle condizioni di vita imposte dal blocco.

Ancora di più, il loro disprezzo per le vite delle persone è evidente nella facilità assoluta con cui hanno lanciato esplosivi alle barche di pescatori a largo della costa venezuelana, prendendosi stavolta non solo i mezzi di sussistenza delle persone, ma anche le loro vite e il loro diritto di difendersi da accuse non provate. Il massacro è stato trasmesso in televisione e celebrato dai vertici del potere.

Questo genere di azioni rivelano chiaramente cosa significa oggi l’ordine internazionale difeso dagli USA: un sistema in cui i principali poteri si arrogano il diritto di decidere chi può commerciare, chi può produrre, e chi merita di essere punito. Il diritto internazionale è selettivo, flessibile per gli alleati e brutalmente rigido per coloro che non si sottomettono. In questo contesto, il sequestro delle navi, il congelamento degli asset, e le sanzioni economiche funzionano come arma di guerra anche se sono presentate come misure amministrative.

La recente assegnazione del Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado segue la stessa logica di cinismo e doppio standard. Questo genere di primi non esprime valori universali, ma piuttosto allineamenti geopolitici. Lontana dal rappresentare una difesa genuina dei diritti del popolo venezuelano, questo riconoscimento è un gesto politico da parte di poteri imperiali verso un leader che ha apertamente avallato sanzioni, blocchi economici, e minacce di intervento. La destra venezuelana lontana dall’offrire una via d’uscita per le classi lavoratrici, si presenta come un partner necessario in una strategia che rende più profonda la sofferenza e la dipendenza sociale.

La riapparizione esplicita della Dottrina Monroe nei recenti documenti e dichiarazioni del governo statunitense non fa che confermare questa linea d’azione. Il vecchio slogan “L’America agli americani” – ovvero subordinata agli interessi di Washington – viene nuovamente affermato senza eufemismi, ripristinando l’idea dell’America Latina come zona naturale di dominio. Ciò minaccia non solo il Venezuela, ma tutti i popoli del continente, legittimando interventi, pressioni economiche, colpi di Stato e l’allineamento forzato dei governi che si allontanano dagli interessi imperiali. Un esempio lampante di ciò è stato l’intervento senza precedenti dell’amministrazione Trump in Argentina negli ultimi mesi, in particolare nella politica economica interna, nel mercato dei cambi e persino nel processo elettorale, dando un improvviso impulso al governo di Milei.

Nel contesto attuale, gli Stati Uniti non sono più una potenza incontrastata, ma rimangono un attore centrale in un ordine mondiale basato sulla violenza, il saccheggio e l’imposizione. La loro crescente aggressività riflette anche le loro crisi interne e la loro necessità di riaffermare il controllo su territori strategici ricchi di petrolio, minerali, acqua e biodiversità. L’America Latina, ancora una volta, appare come il bottino e la retroguardia di un progetto imperiale che rimane profondamente pericoloso.

Difendere l’autodeterminazione dei popoli – classi dominate, sfruttate e oppresse all’interno dei cosiddetti contesti “nazionali” – non significa idealizzare i governi o negare le contraddizioni interne inerenti al processo venezuelano, di cui siamo critici, ma piuttosto rifiutare categoricamente l’intervento straniero e affermare il diritto di ogni classe dominata, sfruttata e oppressa di lottare per il miglioramento del proprio destino senza minacce, blocchi o occupazioni. In questo senso, affermiamo che l’organizzazione di fronte a questa situazione non può venire dall’alto né essere delegata alle strutture statali, ma può essere costruita solo dal basso, attraverso l’organizzazione popolare e la partecipazione diretta di coloro che sostengono la vita quotidiana in condizioni di assedio.

Il caso della nave sequestrata, come il blocco economico nel suo complesso, dimostra che l’imperialismo non cerca di “correggere” i governi, ma piuttosto di soggiogare interi popoli attraverso la fame, l’isolamento e la punizione collettiva.

In Venezuela, come nel resto dell’America Latina, anche tra le difficoltà causate dalla burocratizzazione, dai limiti e dalle tensioni con lo Stato che tendono a indebolire l’organizzazione di base, vediamo le comuni, gli spazi territoriali e le forme di organizzazione popolare sostenere la resistenza materiale e sociale quotidiana di fronte al blocco, alla carenza di beni e all’aggressione imperialista.

La nostra lotta va oltre i confini imposti dagli Stati e ci unisce a tutte le classi oppresse. Il governo imperialista del Nord ha assunto una posizione xenofoba, razzista e persecutoria nei confronti delle comunità di migranti presenti sul suo territorio. L’attacco al Venezuela si basa ideologicamente sul razzismo insito nello Stato statunitense – come in altri Stati – che si irradia internamente ed esternamente a favore delle classi dominanti di quel Paese.

Di fronte a questa offensiva, come anarchici denunciamo il governo statunitense e sosteniamo che la soluzione non verrà da Stati più forti o da dispute tra potenze, né dalle cosiddette organizzazioni internazionali create dagli Stati e per gli Stati, ma dalla costruzione di un popolo forte, organizzato dal basso, con indipendenza politica e una reale capacità di contestare il potere.

La storia dell’America Latina dimostra che ogni avanzata dell’imperialismo ha incontrato resistenza anche in condizioni avverse. Ciò sostiene la dignità e la capacità di una risposta collettiva. È la base materiale del potere popolare dal basso.

Di fronte all’imperialismo la neutralità non è possibile. O si sta dalla parte del dominio, del saccheggio e della guerra, oppure si sta dalla parte degli oppressi.

Il nostro impegno è a lungo termine ma chiaro: rafforzare l’organizzazione popolare, approfondire la resistenza e costruire dal basso un orizzonte emancipatorio per le classi oppresse del mondo.

L’imperialismo non passerà!

Viva chi lotta!

Coordinación Anarquista Latinoamerica (CALA)

Federación Anarquista Uruguaya (FAU) – Uruguay

Federación Anarquista Santiago (FAS) – Chile

Coordenação Anarquista Brasileira (CAB) – Brazil

Federación Anarquista Rosario (FAR) – Argentina

Organización Anarquista Resistencia (OAR) – Argentina

Organización Anarquista Tucumán (OAT) – Argentina

Organización Anarquista Cordoba (OAC) – Argentina

Organización Anarquista Santa Cruz (OASC) – Argentina

La Tordo Negro – Organización Anarquista Enterriana – Argentina

Organización Anarquista Impulso – Argentina

Organizzazioni Sorelle

Black Rose Anarchist Federation / Federación Anarquista Rosa Negra (BRRN) – USA

 

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Solidarietà al Refugio

La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà e sostegno allx abitantx del palazzo del Refugio e al Teatrofficina Refugio, ancora una volta oggetto degli attacchi provocatori di esponenti della destra cittadina. È ormai chiaro a tuttx che comparsate televisive, messaggi di odio sui social ed esposti di certi personaggi che vorrebbero presentarsi come paladini della cittadinanza, […]
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Giù le mani dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela

Il Partito Comunista aderisce alla manifestazione di Sabato 10 Gennaio a Roma in difesa della Repubblica Bolivariana del Venezuela e contro l’Imperialismo USA.
Lo facciamo senza se e senza ma, invitando tutti i compagni che non potranno partecipare alla manifestazione di Roma a partecipare alle relative manifestazioni sul territorio nazionale.

Viva Maduro!
Viva Venezuela!

Promotori:
Potere al Popolo
Unione Sindacale di Base
Arci Roma
Movimento diritto all’abitare
La Villetta per Cuba
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Cred
Pacto Historico – Italia
Piattaforma progressista latinoamericana
Movimento studenti palestinesi
Comunità palestinesi d’Italia
Udap
Cambiare Rotta
Osa
Patria socialista
Rifondazione comunista
Rete dei Comunisti
Partito Comunista
Federazione della Gioventù Comunista

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Contro il regime teocratico e autoritario iraniano e le ingerenze imperialiste e autoritarie: solidarietà con la lotta dei popoli dell’Iran

Dichiarazione dell’Ufficio Esecutivo della Quarta Internazionale

Le proteste in corso che stanno scuotendo l’Iran esprimono la profonda rabbia popolare, nata da decenni di dittatura, alto costo della vita, inflazione incontrollabile e il crollo delle condizioni di vita di milioni di persone. Le sanzioni internazionali e la disastrosa politica economica della Repubblica Islamica dell’Iran hanno causato una profonda recessione, mentre le élite del regime e le Guardie Rivoluzionarie hanno accumulato immense fortune.
Partite dai commercianti del Grand Bazaar di Teheran, le agitazioni sociali si sono rapidamente diffuse in più di 80 città, infiammando i quartieri popolari, i piccoli commercianti strangolati dalla crisi, gli studenti e i giovani senza futuro. Si sono così trasformate in un movimento politico nazionale, ponendo una nuova sfida al regime islamico autoritario e corrotto, basato sullo sfruttamento e l’oppressione delle donne e delle minoranze nazionali.
Per decenni, e in particolare attraverso le grandi mobilitazioni del 2022, quando le donne erano in prima linea nella rivolta “Jin, Jiyan, Azadi”, il popolo iraniano ha continuato ad affrontare con coraggio le autorità e ha costantemente espresso le sue aspirazioni a una società democratica, all’uguaglianza e alla giustizia sociale.
Allo stesso modo, il movimento attuale non si limita a una semplice rivolta circostanziale: incarna una nuova fase nella lotta dei lavoratori, degli studenti, delle donne e dei popoli oppressi – in particolare il popolo curdo del Rojhilat – per prendere il controllo del proprio destino.
Sintetizzando le rivendicazioni sociali delle mobilitazioni di massa del 2018 e del 2019 con le richieste di uguaglianza e libertà al centro della rivolta “donna, vita, libertà”, l’attuale mobilitazione ha un immenso potenziale rivoluzionario. La Repubblica Islamica dell’Iran è agli sgoccioli e lo sa. Il regime è tenuto insieme solo dalla violenza e dalla brutalità. Condanniamo senza riserve la repressione statale e l’uso della violenza poliziesca contro i manifestanti e gli attivisti sociali, sindacali, politici e culturali.
Affermiamo la nostra sincera solidarietà con i loro scioperi, le loro manifestazioni e i loro raduni, le loro rivendicazioni e le loro forme di organizzazione autonoma. Sosteniamo la loro lotta per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione.
Il nostro internazionalismo non può essere ridotto a una semplice denuncia morale: si tratta di riconoscere e sostenere concretamente il potere di autoemancipazione dei popoli contro ogni forma di oppressione. I popoli dell’Iran non vogliono scegliere tra due dispotismi.
Rifiutiamo i piani di “cambio di regime” di Trump e Netanyahu, che stanno tentando di imporre una soluzione dall’alto finanziando il movimento monarchico e minacciando un ulteriore intervento militare contro l’Iran. Dietro i piani di Trump c’è l’obiettivo esplicito di ottenere il controllo delle riserve di combustibili fossili, come ha chiaramente affermato riguardo al Venezuela.
La storia recente dimostra che i bombardamenti, le sanzioni e le interferenze esterne servono solo a rafforzare l’egemonia delle grandi potenze occidentali e degli Stati autoritari, a devastare i popoli e a dividere le classi lavoratrici. Il popolo non ha bisogno né di “protettori” imperialisti né di regimi autoritari: la sua liberazione può avvenire solo attraverso lotte indipendenti, unificate e auto-organizzate dei lavoratori, delle donne, dei giovani e delle minoranze nazionali, per decidere liberamente il proprio futuro senza interferenze imperialiste.
5 gennaio 2026

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[2026-01-16] Alfredo Garcia, Orrendo Subotnick, Flashover @ NextEmerson

Alfredo Garcia, Orrendo Subotnick, Flashover

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(venerdì, 16 gennaio 21:30)
Alfredo Garcia, Orrendo Subotnick, Flashover

La Repubblica Popolare del R’n’R carica il 2026 con:

- Alfredo Garcia (Toscana Garage Freaks)

- Orrendo Subotnick (Pisa Punk’n’Roll)

https://orrendosubotnik.bandcamp.com/

- Flashover (Casentino Hard 90’s)

https://www.dischivolanti.ch/en/article/music/M45204/

Venerdì 16 gennaio, ore 21:30 al Next Emerson, Via di Bellagio 15, Firenze

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[2026-01-17] Buck the wall - krump @ Csa Next-Emerson

Buck the wall - krump

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(sabato, 17 gennaio 18:00)
Buck the wall - krump

18:00 proiezione "rize" (documentario sul krump + talk)

20:00 cena popolare

21:30 sessione di krump

Cos'è il krump?

Il krumping o krumpin' è una forma di danza nata presso la comunità afro-americana del sud di Los Angeles in California e si può definire come una forma relativamente nuova di danza "urbana".

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[2026-01-17] Niño One man band @ spazio Nino, Pinerolo

Niño One man band

spazio Nino, Pinerolo - via Midana
(sabato, 17 gennaio 20:30)
Niño One man band

Niño One man band night

Sabato 17 gennaio

Dalle 20:30:

MANDURIA (Milano surf n'trash&roll)

VIOLINO BANFI (Piossasco cow punk)

FABIO BALMAS (Pinerolo half man band)

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[2026-01-31] 🔥 RUDIES BUT GOODIES 🎂 Special Edition 37 anni CSA Intifada! @ CSA Intifada

🔥 RUDIES BUT GOODIES 🎂 Special Edition 37 anni CSA Intifada!

CSA Intifada - Via XXV Aprile, Ponte a Elsa
(sabato, 31 gennaio 19:00)
🔥 RUDIES BUT GOODIES 🎂 Special Edition 37 anni CSA Intifada!

Serata imperdibile....🔥 RUDIES BUT GOODIES 🎂 Special Edition 37 anni CSA Intifada! Una notte reggaeggiante! sound system, Resistenza e cibo strabono!

Sabato 31 gennaio una notte speciale al CSA Intifada di Empoli.

Un evento che unisce Persone, storie, lotte, musica, sound system, vinili, cucina bio e Resistenza,

per festeggiare come si deve 37 anni di spazio liberato e autogestito.

🕖 Open dalle ore 19:00

🎶 Dopo cena ingresso gratuito fino alle 23:00

💥 Dalle 23:00 ingresso a offerta libera (graditi 3€)

🔥 BIG PARTY NIGHT 🔥

🔊 SOUL ROCKERS SOUND SYSTEM

Con il suo impianto originale e potente che viaggia dentro e fuori i confini italiani,

porta nella dance il suono jamaicano originale:

ska, rocksteady, early reggae, roots & dub.

👉 Rigorosamente solo vinili originali 45”💣.

🎤 SPECIAL GUEST · DOC MURDOC (London 🇬🇧)

Toaster della scena reggae londinese,

voce potente e tradizione UK sound system🔥.

🎧 FOLLOTHEVIBES✊️

Compagno e resident DJ del CSA Intifada,

selezioni profonde, militanti e autentiche.

🍽 Special food by MB ECO CUCINA LAB😋

Cucina stagionale con prodotti del territorio tra radici siciliane e tradizioni Toscana.

👉 Cena con prenotazione consigliata!!!

✊ CSA INTIFADA🇵🇸

Sono 37 anni di occupazione.

Il CSA Intifada continua a vivere come spazio liberato e autogestito,

laboratorio sociale e politico fatto di progettualità, solidarietà, concerti,

palestra popolare, gruppo di acquisto e sede sindacale COBAS.

Un luogo attraversato da tre generazioni di occupanti, protagoniste di lotte ambientali, studentesche e sociali:

dal nucleare a Genova 2001, dal Chiapas zapatista al Rojava,

fino alla solidarietà con la Palestina, portata avanti dal 1988 fino alle mobilitazioni e raccolte fondi contro il genocidio in corso.

✊ SOSTENIAMO I CENTRI SOCIALI E GLI SPAZI LIBERATI🔥

🔥 QUE VIVA ASKATASUNA 🔥

📍 CSA Intifada👉

Via 25 Aprile – Ponte a Elsa (Empoli)

https://www.instagram.com/p/DTKkt5ripB7/?img_index=5&igsh=MW9hdjIzMzdtOWhvNQ==

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Venezuela, che cosa è accaduto e che fare adesso

Il rapimento di Maduro e la successione presidenziale, la cronologia dell’assalto Usa, la conferenza stampa di Trump. Le domande che richiedono risposte, la reazione popolare e il che fare. Dal Venezuela, Luis Bonilla-Molina*

L’intero sistema giuridico internazionale è andato in frantumi il 3 gennaio 2026. L’intervento militare degli Stati Uniti contro il Venezuela, il rapimento del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie e gli annunci volti a insediare un governo guidato dagli Stati Uniti ci riportano all’epoca coloniale e all’impero del più forte. L’America Latina ha subito un’offesa alla sua dignità e sovranità che non guarirà facilmente.

Il rilancio della dottrina Monroe nella sua versione Trump conferma che gli Stati Uniti sono entrati in una nuova fase di attacco contro i territori che nascondono ricchezze per appropriarsene, in modo che nessun popolo della regione sarà risparmiato da questa linea di condotta.

Il leader della nazione più potente del mondo ha appena ammesso che all’alba di questo giorno ha utilizzato 20 basi, lanciato un attacco con 150 aerei, elicotteri da combattimento e droni di ultima generazione per sottomettere il governo venezuelano, massacrare le truppe e la popolazione civile e instaurare un nuovo modello di colpi di Stato apertamente guidati dalla Casa Bianca utilizzando la sua potenza navale, aerea e di fuoco. Per coloro che pensavano che si trattasse solo di spacconate, l’era del dominio territoriale continentale da parte degli Stati Uniti è iniziata. Le parole di Trump sono state precise: «Il Venezuela deve capire che ciò che è successo a Maduro può succedere a chiunque faccia lo stesso».

«Gli Stati Uniti guideranno la transizione fino a quando il Paese non sarà sulla buona strada e faranno guadagnare denaro al popolo»: questa è l’inaccettabile dichiarazione neocoloniale formulata da Trump. Né Maduro, né Delcy Rodríguez, né tantomeno María Corina Machado o Edmundo González Urrutia sono considerati figure nazionali sufficientemente capaci di guidare la transizione neocoloniale. Trump ha proposto che un gruppo di persone di buona volontà, da loro stessi scelte, gestisca la transizione. In altre parole, saranno sicuramente promossi nomi “Made in USA”, docili e incondizionati.

Ma non finisce qui, Donald Trump ha anche annunciato che Cuba sarà nell’occhio del ciclone, a cui Marco Rubio ha aggiunto: “Se vivessi all’Avana, sarei preoccupato”. In altre parole, serrare i ranghi per difendere la sovranità venezuelana è il modo per garantire la sovranità dell’intera regione. Solo un’America Latina unita può affrontare l’offensiva neocoloniale americana.

È certo che María Corina Machado, un’estremista di destra che ha sostenuto il genocidio a Gaza e si è schierata con tutti gli illiberali del mondo, è stata finora il cavallo di Troia delle ultime amministrazioni americane. Se María Corina Machado, come ha detto Trump, non gode del rispetto di tutto il popolo venezuelano  e che il suo intervento mira ad accentuare la polarizzazione e la divisione del popolo venezuelano, non è questo che preoccupa gli Stati Uniti, bensì la possibilità che la sua leadership possa entrare in contraddizione con l’agenda neocoloniale che essi intendono imporre. Frenarla bruscamente, come ha fatto Trump, esprime la decisione americana di impedire a qualsiasi leadership radicata nelle masse di guidare il governo e lo Stato venezuelani. Hanno bisogno di governi deboli, senza legami organici con le masse, che non possano in alcun momento opporsi alle politiche neocoloniali americane.

Trump ha minacciato che l’attacco militare contro il Venezuela lanciato alle 2 del mattino del 3 gennaio potrebbe ripetersi in qualsiasi momento se i sostenitori di Maduro non raggiungessero rapidamente un accordo sulla transizione neocoloniale. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha risposto che l’unico presidente del Venezuela è Nicolás Maduro, che è stato rapito, creando un pericoloso vuoto di potere, poiché il Venezuela ha trascorso le ultime ore senza un presidente in carica e sul proprio territorio. Le prossime ore saranno decisive per vedere come si evolveranno gli eventi.

Il rapimento di Maduro e la successione presidenziale

Secondo Donald Trump e il suo gabinetto di guerra contro il Venezuela, la cattura e il rapimento di Maduro – non esiste alcuna legislazione che autorizzi un arresto di questo tipo – sono stati pianificati per mesi, combinando il lavoro di intelligence di agenzie come la CIA e il lavoro sul campo dell’esercito americano. Una volta individuato il luogo di residenza di Maduro, le sue guardie sono state neutralizzate e lui stesso è stato arrestato insieme alla moglie, per essere poi trasferito fuori dal Paese. Sarà la giustizia americana a giudicarlo.

Il rapimento di Maduro crea un vuoto di potere che deve essere colmato dall’attivazione della catena di comando. La Costituzione del 1999 prevede che l’assenza temporanea o permanente del capo dello Stato debba essere sostituita dalla vicepresidenza, ricoperta in questo caso da Delcy Rodríguez. In caso di assenza permanente, dovrebbe essere giurata come presidente per indire le elezioni entro 30 giorni. Se, invece, assume questa funzione a seguito di un’assenza presidenziale temporanea, può sostituire il presidente per 90 giorni, che possono essere prorogati di altri 90 giorni, il che significa che potrebbe guidare il governo per sei mesi.

Sedici ore dopo che il Venezuela si è ritrovato senza un presidente in grado di esercitare le sue funzioni, la procedura di successione presidenziale permanente non era ancora stata attivata, ma non si trattava nemmeno di un’assenza temporanea, il che ha creato una pericolosa situazione di ingovernabilità e vuoto di potere.

I fatti

Le operazioni sono iniziate alle 2 del mattino, ora locale, e si sono concluse alle 3:29 del 3 gennaio 2026. Durante questo periodo, il rombo degli aerei di ultima generazione, Droni dotati di missili, elicotteri armati e truppe specializzate in operazioni chirurgiche hanno sorvolato lo spazio aereo di Caracas in tutta impunità. La resistenza militare locale è stata minima. Mentre tutta la popolazione si interrogava sulla situazione al palazzo Miraflores, sede del governo, Maduro è stato catturato e sequestrato in un locale allestito in un bunker, che gli serviva da residenza in una zona della fortezza militare di Tiuna. L’azione americana costituisce una flagrante violazione degli articoli primo e secondo della Carta delle Nazioni Unite, che prevedono l’inviolabilità della sovranità e l’uguaglianza giuridica degli Stati, vietando il ricorso alla forza per dominare o annettere territori.

Un elemento che attira l’attenzione quando si analizza l’attacco americano è la resistenza precaria, se non inesistente, delle forze armate venezuelane. Per un’ora e mezza, gli aerei americani hanno operato impunemente, attaccando obiettivi prestabiliti, e poche ore dopo è stato lo stesso team di Trump ad annunciare che un solo aereo era stato colpito, ma era riuscito a tornare alla sua base operativa.

Le voci che circolavano sui social network, come controinformazione, erano che si trattasse di un colpo di Stato interno e che il ministro della Difesa fosse stato ucciso. All’alba, Vladimir Padrino, responsabile del dicastero della Difesa, è apparso in vita, confermando l’attacco americano con missili e razzi di ultima generazione lanciati da elicotteri, droni e aerei statunitensi. Ha precisato che l’attacco si è esteso agli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira, senza fornire statistiche sulle vittime e sui feriti. Pochi istanti dopo è apparso il ministro dell’Interno e della Giustizia, Diosdado Cabello, indicando che non c’erano problemi di ordine pubblico dopo gli attacchi e che i servizi di base funzionavano senza problemi, anche se alcune zone di Caracas segnalavano interruzioni di corrente.

Alle 3:54 è stato reso pubblico il comunicato ufficiale del governo bolivariano, che respingeva l’aggressione militare perpetrata dall’amministrazione Trump contro il territorio venezuelano, senza fornire informazioni sulla sorte di Nicolás Maduro Moros. Va notato che, contrariamente ai tempi burocratici a cui ci ha abituati il governo venezuelano, il comunicato è stato pubblicato in tempo record.

Alle 5:20, il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione in cui ribadisce il suo sostegno al decreto di stato di emergenza esterna emesso per l’intero territorio venezuelano. Non solo non ha fornito informazioni sulla sorte del presidente, ma ha ribadito la sua obbedienza allo stesso Maduro, che era già stato portato negli Stati Uniti.

Alle 5:40 è stato pubblicato un comunicato dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) che condanna l’aggressione militare statunitense contro il Venezuela.

Verso le 6 del mattino, il presidente cubano Miguel Díaz Canel ha condannato l’attacco militare contro la patria di Bolívar. Successivamente, il presidente colombiano Gustavo Petro ha espresso la sua condanna dell’attacco perpetrato dagli Stati Uniti contro il Venezuela.

Alle 6:23, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha chiesto una prova della sopravvivenza del presidente Maduro, riconoscendo che era stato rapito durante un’operazione militare statunitense. Pochi minuti dopo, il governo turco, paese alleato del madurismo, ha espresso il suo sostegno alla Repubblica Bolivariana del Venezuela.

Alle 6:46 è stato reso noto che il ministero degli Esteri venezuelano aveva richiesto una riunione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Pochi minuti dopo, il Cremlino ha condannato l’aggressione statunitense contro il Venezuela.

Alle 8:12, il procuratore generale della Repubblica, Tareck William Saab, ha chiesto al governo di Donald Trump una prova che il presidente Maduro fosse vivo. Otto minuti dopo, il ministro degli Esteri brasiliano, a nome del governo brasiliano, ha condannato con forza l’aggressione militare statunitense contro il Venezuela. Alle 8:39, il primo ministro britannico Keir Starmer ha precisato che Londra non aveva «in alcun modo partecipato» all’operazione.

Alle 8:47 l’Uruguay ha respinto l’intervento militare statunitense, chiaramente contrario al diritto internazionale e alla Carta delle Nazioni Unite. Cinque minuti dopo, si è appreso che il ministro degli Esteri spagnolo stava tenendo riunioni di emergenza sul caso venezuelano con alti rappresentanti dell’Unione Europea.

Alle 8:57, il governo messicano ha reso nota la sua condanna e il suo rifiuto delle azioni militari condotte unilateralmente nelle ultime ore dalle forze armate degli Stati Uniti d’America contro obiettivi situati nel territorio della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Pochi minuti dopo, il presidente Ignacio Lula da Silva ha messo in discussione l’operazione militare di Trump, affermando che gli americani stavano oltrepassando una linea inaccettabile. Alle 9:30, il procuratore generale degli Stati Uniti, Pamela Bondi, ha annunciato che il presidente Maduro sarebbe stato processato negli Stati Uniti, da giudici e tribunali americani. Le ore successive sono state caratterizzate dalla pressione diplomatica di governi come Russia, Cina, Sudafrica, Colombia e CARICOM, che hanno condannato l’attacco e chiesto il ritorno alla giustizia internazionale.

Nel pomeriggio, la vicepresidente Delcy Rodríguez rilascia una dichiarazione alla presenza dell’alto comando militare e dei rappresentanti dei poteri costituzionali, in cui ribadisce che il presidente del Venezuela è Nicolás Maduro, impegnandosi così nella pericolosa strada del vuoto di potere. Tuttavia, durante la notte, Delcy Rodríguez è stata finalmente nominata dalla Corte Suprema di Giustizia come presidente supplente in caso di vacanza temporanea, il che le consente di rimanere a capo del potere esecutivo per 180 giorni, ovvero più di un mese necessario per convocare e organizzare nuove elezioni.

La conferenza stampa di Trump: l’aggressione continuerà

La conferenza stampa del presidente americano si è tenuta alle 12:45, ora del Venezuela. I punti principali affrontati da Trump sono stati i seguenti:

a) Riconosce la cattura di Maduro, con il quale stava negoziando una transizione, ma secondo il presidente le discussioni erano in fase di stallo.

b) Ha informato che se non riuscirà a concludere rapidamente un accordo di transizione con le autorità venezuelane, gli Stati Uniti lanceranno un attacco molto più letale contro il territorio, ovvero che le azioni del 3 gennaio segnano l’inizio e non la fine del conflitto con mezzi militari.

c) Annuncia la decisione degli Stati Uniti di mantenere il controllo della situazione venezuelana, mantenendo il blocco navale e favorendo un governo di “persone perbene” che risponderà alla squadra guidata da lui, accompagnato dai segretari alla Guerra, alla Sicurezza Nazionale e allo Stato Maggiore dell’esercito americano.

d) María Corina Machado non sarà la figura di spicco della transizione perché, secondo Trump, «Sarebbe difficile per lei assumere un ruolo di leadership. È una donna straordinaria, ma non gode del rispetto della sua nazione (…)»,

e) Riconosce Delcy come la linea di successione per avere qualcuno con cui dialogare sulla transizione, e non per lasciarla al potere; a questo proposito, sottolinea «hanno una vicepresidente scelta da Maduro (Delcy Rodríguez), che ora è sicuramente presidente. Ha parlato con Marco Rubio e ha dichiarato che faranno quello che diremo noi. Non vuole fare le cose come Maduro»,

f) Gli Stati Uniti continueranno a controllare la transizione fino a quando non sarà ripristinato tutto il potenziale dell’industria petrolifera e non sarà attuata la «ripresa del Paese».

La conferenza stampa di Trump è una dichiarazione della situazione neocoloniale del Venezuela, della perdita di sovranità territoriale e politica e del controllo delle ricchezze venezuelane (in particolare energetiche), con l’incoerente richiesta di restituzione delle terre “rubate”, che non sono mai appartenute agli Stati Uniti.

La conferenza stampa di Donald Trump di sabato 3 gennaio è il lancio pratico e tangibile della sua strategia di sicurezza nazionale che considera l’intero continente (emisfero occidentale) come un’estensione dei suoi confini imperiali.

Domande che richiedono risposte

Permangono dubbi e interrogativi, e le loro risposte consentiranno nei prossimi giorni di effettuare un’analisi più approfondita.

Perché il supporto militare e di sicurezza del presidente Maduro è fallito in modo così catastrofico?

Perché la risposta militare alle operazioni statunitensi è stata così debole, o quasi inesistente?

Chi trarrebbe vantaggio da una transizione senza Maduro o María Corina Machado?

Perché il silenzio del governo per così tante ore in merito al rapimento di Maduro?

Stiamo assistendo a un trasferimento di potere a una giunta civile-militare negoziata tra le attuali autorità governative e l’amministrazione Trump?

Se questa negoziazione fallisce, entreremo in una prolungata campagna militare per schiacciare il regime di Maduro?

L’interferenza degli Stati Uniti, finché la situazione del paese non si normalizzerà, comporterà l’istituzione di basi militari sul suolo venezuelano?

Nei prossimi articoli speriamo di affrontare alcune di queste domande.

La reazione popolare

La vicepresidente Delcy Rodríguez, presidente ad interim secondo la logica di successione presidenziale prevista dalla Costituzione, ha chiamato alla mobilitazione popolare per difendere il presidente Maduro e il governo bolivariano. Contrariamente a quanto accaduto durante il colpo di Stato contro Chávez nel 2002, questa volta, a quasi 24 ore dall’inizio delle ostilità da parte dell’amministrazione Trump, questo appello a manifestare nelle strade a sostegno del madurismo non ha trovato eco tra la popolazione. Solo piccoli raduni di un centinaio di persone sono stati trasmessi dal canale televisivo governativo. Il sentimento anti-imperialista non è generalizzato e, al contrario, esistono ampi strati della popolazione per i quali l’anti-madurismo è la passione che li mobilita maggiormente.

Sebbene sia giunto il momento di dare priorità all’antimperialismo e alla denuncia dell’ingerenza statunitense negli affari del Venezuela, va sottolineato che questo sentimento di nazionalismo frustrato di una parte importante della popolazione è dovuto ai terribili errori del governo Maduro, che ha deciso di voltare le spalle al programma sociale popolare incarnato da Chávez, applicando ricette neoliberiste pur mantenendo uno stile retorico di sinistra. Maduro è l’artefice dell’erosione del sentimento anti-imperialista in Venezuela, un fenomeno che ha finito per divorare il suo stesso creatore.

Cosa fare?

I settori democratici, progressisti, di sinistra e rivoluzionari devono costruire un’articolazione mondiale, ampia e diversificata, che ponga l’antimperialismo e la lotta per la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli come priorità mondiale, nell’era del trumpismo e della sua dottrina di sicurezza nazionale.

È tempo di dare priorità ai punti in comune. In questo senso, sosteniamo l’appello lanciato da numerosi settori a livello internazionale per riunirci il 10 gennaio, in modo virtuale, al fine di lanciare una piattaforma anti-imperialista mondiale.

Di fronte all’offensiva neocoloniale americana, la sovranità si difende grazie alla creazione di alleanze multicolori che difendono il diritto dei popoli di decidere del proprio destino.

* venezuelano, presidente del Comitato direttivo del Consiglio latinoamericano di scienze sociali CLACSO, membro della Campagna latinoamericana per il diritto all’istruzione (CLADE), dell’Associazione sociologica latinoamericana (ALAS), della Fondazione Kairos e della Società iberoamericana di educazione comparata (SIBEC). Articolo apparso su Inprecor il 4 gennaio 2026.

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Il Venezuela e i limiti dell’impero cinese

Il rapimento di Maduro ha messo a nudo l’impotenza di Pechino. Miliardi investiti in America Latina, ma quando Washington interviene, la Cina può solo condannare a parole (Andrea Ferrario*)

L’operazione militare americana che ha portato al rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie nella notte tra il 2 e il 3 gennaio ha colto impreparati non solo il regime venezuelano, ma anche i suoi principali alleati internazionali. La dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri cinese ha utilizzato un linguaggio che Pechino riserva solitamente agli assassinii politici e agli eventi con vittime di massa. Il rapimento del leader venezuelano da parte delle forze speciali statunitensi ha provocato nella leadership cinese quello che i funzionari hanno definito un “profondo shock”. La condanna è arrivata immediata e netta, ma dietro la retorica diplomatica si cela una realtà molto più complessa. Solo sei ore e mezza prima che gli elicotteri americani atterrassero a Caracas, Qiu Xiaoqi, inviato speciale cinese per gli affari latinoamericani, aveva stretto la mano a Maduro nel palazzo presidenziale venezuelano per riaffermare il sostegno di Pechino al regime. L’imbarazzo diplomatico che ne è conseguito è evidente.

Nonostante le dichiarazioni di condanna e le richieste di rilascio immediato della coppia presidenziale, nessuna azione concreta è seguita alle parole. Questa paralisi operativa rivela molto più di quanto Pechino vorrebbe ammettere riguardo al reale stato della sua influenza globale. Il rapimento di Maduro è avvenuto in un momento in cui la Cina, pur esibendo la propria forza militare con imponenti manovre attorno a Taiwan condotte solo tre o quattro giorni prima, si trova alle prese con gravi difficoltà economiche interne e purghe massicce nei ranghi diplomatici e militari. Durante tali esercitazioni navali e aeree, che hanno visto Pechino dispiegare la più grande dimostrazione di forza mai vista nello Stretto, l’amministrazione Trump ha mantenuto una posizione ambigua che ha lasciato molti osservatori perplessi. Il timing non poteva essere più significativo. La Cina si trova in una fase di evidente debolezza strutturale, con un’economia che perde colpi mese dopo mese e una leadership che cerca disperatamente una distensione con Washington proprio mentre i rapporti bilaterali venivano considerati da molti commentatori come destinati a un nuovo confronto frontale.

L’operazione militare americana si inserisce nella National Security Strategy pubblicata dall’amministrazione Trump a dicembre 2024, che identifica la dominanza USA nell’emisfero occidentale come priorità assoluta. Il documento promette di far rispettare una nuova versione della dottrina Monroe in chiave trumpiana, affermando esplicitamente che Washington negherà ai «concorrenti non emisferici» la capacità di posizionare forze o controllare posizioni strategicamente vitali nell’emisfero. Il riferimento ai porti cinesi come Chancay e agli impianti energetici controllati da Pechino in America Latina è inequivocabile: il rapimento di Maduro non è un episodio isolato, ma l’apertura di una campagna sistematica per riaffermare l’egemonia americana nella regione.

A livello diplomatico, ciò che è emerso nelle ore successive al rapimento è un modello di comportamento cui abbiamo già assistito in altre circostanze recenti. Quando l’Iran ha subito attacchi militari da parte di Israele e degli Stati Uniti, Russia e Cina hanno offerto supporto diplomatico a parole, ma sono rimaste immobili nei fatti. Quando il regime di Assad è collassato in Siria, Mosca ha potuto solo evacuare frettolosamente il dittatore senza poter impedire la caduta del governo. Ora il Venezuela si aggiunge a questa lista di alleati abbandonati nel momento del bisogno. La Russia, alleato tradizionale di Caracas, ha impiegato ore per reagire e quando lo ha fatto ha emesso tre comunicati separati, a distanz l’uno dall’altro, che rivelavano esitazione e confusione. Il ministro degli Esteri Lavrov si è limitato a esprimere “forte solidarietà” in una telefonata con la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, senza alcun accenno a misure concrete. Fjodor Lukjanov, analista politico vicino al Cremlino, ha ammesso candidamente che “è improbabile che il Cremlino interrompa l’intera partita con un partner di fondamentale importanza come Trump per questioni secondarie”. I blogger militari russi, spesso vicini all’establishment della difesa, hanno espresso frustrazione per il fatto che gli Stati Uniti hanno eseguito una vera “operazione militare speciale” mentre la Russia “combatte da quattro anni” in Ucraina senza risultati paragonabili. Le preoccupazioni economiche hanno pesato ancora di più delle considerazioni strategiche. Se Washington dovesse effettivamente prendere il controllo dei giacimenti petroliferi venezuelani, controllerebbe più della metà delle riserve mondiali di greggio, con conseguenze dirette per un’economia russa che dipende quasi interamente dalle esportazioni di idrocarburi.

La risposta tiepida di Pechino e Mosca non è passata inosservata sui social media cinesi, dove i post sull’operazione americana hanno generato oltre 440 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma Weibo. Molti commentatori hanno visto nell’azione militare statunitense un possibile modello per risolvere la questione taiwanese, con messaggi che invocavano un raid simile su Taipei per catturare il presidente Lai Ching-te. Tuttavia, questa interpretazione appare più frutto di nazionalismo da tastiera che di analisi realistica delle capacità militari cinesi. Drew Thompson, esperto di questioni militari asiatiche citato da Blooomberg, ha osservato che l’Esercito Popolare di Liberazione non possiede alcuna esperienza in operazioni di questo tipo, che richiedono decenni di addestramento in ambienti ostili. Le forze speciali americane che hanno condotto il raid su Caracas rappresentano il culmine di una lunga tradizione operativa che la Cina semplicemente non ha. Thompson ha suggerito che, se Pechino volesse neutralizzare la leadership taiwanese, avrebbe maggiori probabilità di successo con assassinii mirati piuttosto che con operazioni di cattura complesse.

L’analisi più lucida è forse quella apparsa sul Wall Street Journal il 30 novembre scorso, quindi ben prima del rapimento di Maduro, con la quale la testata ha descritto il Venezuela come un laboratorio dove la Cina sta scoprendo i limiti concreti della propria influenza globale. Russia e Cina si sono rivelate sostanzialmente impotenti di fronte alle minacce americane di agire contro il Venezuela. Per Mosca, il costo della guerra in Ucraina limita qualsiasi capacità di proiezione di potenza altrove. Per Pechino, un’economia in difficoltà riduce i margini di manovra proprio mentre entrambe le potenze stanno cercando di negoziare accordi con l’amministrazione Trump. Sprecare capitale politico per il Venezuela non sembra essere una priorità per nessuna delle due. La promessa di Trump di continuare a vendere petrolio venezuelano alla Cina e ad altri acquirenti ha aggiunto un ulteriore elemento di incertezza. Il presidente americano si è affrettato a rassicurare Pechino dicendo che “siamo nel business del petrolio, glielo venderemo”, ma nello stesso periodo ha minacciato tariffe del 60% sulle merci che transitano dal nuovo megaporto cinese di Chancay in Perù. Il proverbiale andamento ondivago delle dichiarazioni di Trump rende difficile prevedere quale sarà la sua politica effettiva, e la stessa situazione sul campo rimane poco chiara. Come possano gli Stati Uniti “governare” il Venezuela senza truppe di terra dispiegate sul territorio rimane un interrogativo per ora senza risposta.

Il Venezuela come laboratorio dell’influenza cinese

L’incertezza sul futuro del Venezuela e sulla reale capacità degli Usa di controllare il paese è in netto contrasto con la certezza dei numeri che legano Caracas a Pechino. Il Venezuela è il maggior debitore della Cina in America Latina, con circa 60 miliardi di dollari in prestiti statali cinesi concessi dal 2005, quasi il doppio di quanto deve il Brasile, secondo nella classifica dei debitori. Questi fondi sono stati destinati principalmente a progetti energetici e infrastrutturali attraverso il programma definito “oil-for-loans”, che prevede un rimborso tramite forniture petrolifere piuttosto che in valuta. Secondo i dati del think tank Beyond The Horizon, a dicembre 2025 il Venezuela doveva ancora alla Cina circa 12 miliardi di dollari, mentre la rivista Forbes ha calcolato che questa esposizione rappresenta la maggiore posizione garantita da materie prime di un singolo paese nell’intero portafoglio di prestiti cinesi all’estero. Questo intreccio finanziario crea una situazione paradossale. La Cina ha troppo da perdere per abbandonare completamente Maduro, ma proprio l’entità dell’esposizione finanziaria limita la sua capacità di rischiare un confronto diretto con Washington che potrebbe mettere a repentaglio altri interessi più vitali.

Il petrolio venezuelano scorre nelle arterie dell’economia cinese con una regolarità che nemmeno le sanzioni americane sono riuscite a interrompere completamente. La Cina assorbe tra l’80% e il 90% delle esportazioni di greggio venezuelano, a seconda delle diverse stime, in un momento in cui il petrolio rappresenta il 95% delle entrate totali del paese sudamericano. Prima della quarantena USA sulle esportazioni petrolifere, il greggio venezuelano rappresentava circa il 10% delle importazioni di petrolio cinese a prezzi scontati. Se Pechino dovesse perdere anche le forniture iraniane a causa dei disordini interni in corso, la Cina potrebbe trovarsi a dover sostituire quasi un terzo delle sue importazioni petrolifere, un colpo devastante per un’economia già in difficoltà. A marzo 2025 le esportazioni venezuelane verso la Cina avevano raggiunto i quattrocentomila barili al giorno, il livello più alto dal 2023. Questo flusso avviene attraverso una rete opaca di intermediari che utilizza quella che viene definita una “flotta fantasma” di petroliere. Questo sistema parallelo di commercio petrolifero, che rappresenta una delle più grandi operazioni di elusione delle sanzioni internazionali mai documentate, tradisce la complessità degli interessi in gioco e le difficoltà che Washington ha incontrato nel cercare di fermare i flussi.

La relazione tra Pechino e Caracas ha assunto negli anni anche una dimensione militare che va ben oltre i semplici scambi commerciali. Dopo che gli Stati Uniti hanno proibito nel 2006 tutte le vendite commerciali di armi al Venezuela, la Cina è diventata il principale fornitore di equipaggiamento militare per il regime. Tra il 2009 e il 2019, Pechino ha trasferito ai cinque maggiori acquirenti latinoamericani di armamenti cinesi, con il Venezuela in testa alla lista, equipaggiamenti per un valore complessivo di 634 milioni di dollari. Cuba, altro alleato stretto di Pechino nella regione, ha ospitato negli ultimi anni diverse visite portuali di navi della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Sul territorio venezuelano operano stazioni satellitari cinesi che fanno parte di una rete globale di installazioni spaziali di Pechino, con la relativa presenza di personale tecnico cinese sul territorio venezuelano.

La penetrazione tecnologica cinese in Venezuela ha assunto forme particolarmente intrusive che richiamano i modelli di controllo sociale sviluppati nella Repubblica Popolare. Nel 2016, il governo Maduro ha introdotto la cosiddetta “carta della patria”, un documento di identità digitale sviluppato con tecnologia cinese che gli attivisti temono venga utilizzato per sorveglianza di massa e violazione sistematica della privacy dei cittadini. Il sistema fa parte di un modello più ampio di esportazione di tecnologie di controllo che la Cina ha replicato in diversi paesi latinoamericani, sempre con la giustificazione ufficiale della lotta al crimine e del miglioramento della sicurezza pubblica. Questa dimensione del rapporto bilaterale è forse quella che rivela con maggiore chiarezza la natura del partenariato. Pechino non esporta solo capitali e tecnologie, ma anche modelli di governance autoritaria che trovano governi disposti ad adottarli in cambio di supporto economico e politico.

Sulla carta, la relazione tra Cina e Venezuela è stata elevata al rango di “comprehensive strategic partnership”, una definizione che Pechino utilizza per i suoi alleati più stretti. Xi Jinping ha definito pubblicamente questo legame come un impegno che dovrebbe resistere a qualsiasi tempesta. Qiu Xiaoqi, l’inviato che ha incontrato Maduro poche ore prima del raid americano, era a Caracas per rivedere i circa seicento accordi politici ed economici che legano i due paesi. Nel maggio 2025, Xi aveva scritto personalmente a Maduro assicurandogli che la Cina avrebbe sempre supportato il Venezuela “nella salvaguardia della sovranità, della dignità nazionale e della stabilità sociale”, ma quando nei mesi precedenti al rapimento Maduro ha inviato richieste esplicite a Pechino, Mosca e Teheran per ottenere armi e assistenza militare di fronte alla crescente pressione americana, queste richieste sono rimaste senza risposta. Le lettere inviate a Xi per ottenere una “cooperazione militare più intensa”, inclusa la fornitura urgente di sistemi radar di rilevamento, non hanno prodotto alcun risultato concreto visibile e queste richieste siano state sostanzialmente ignorate. Come se non bastasse, i sistemi radar cinesi già installati in Venezuela non sono riusciti a rilevare l’avvicinamento delle forze speciali americane, replicando l’umiliante fallimento degli equipaggiamenti cinesi e russi durante gli attacchi israeliano-americani in Iran. L’episodio ha esposto pubblicamente l’inefficacia delle armi fornite dall’asse Pechino-Mosca-Teheran, minando ulteriormente la credibilità della Cina come fornitore militare affidabile. Questa dimostrazione pubblica dell’inefficacia militare cinese conferma quanto già emerso sul piano diplomatico, e cioè che la Cina ha troppo da perdere nell’abbandonare formalmente il Venezuela, ma ha molto di più da perdere in un eventuale scontro con Washington, soprattutto nel momento di debolezza strutturale in cui si trova. Difendere davvero Maduro significherebbe mettere a rischio la relazione con l’amministrazione Trump, un prezzo che Pechino evidentemente non è disposta a pagare.

L’America Latina nell’orbita cinese, tra ascesa e resistenze

La vicenda venezuelana non è un caso isolato e rappresenta invece la versione estrema di una relazione che la Cina ha costruito con l’intera America Latina negli ultimi 25 anni. Il commercio tra Pechino e la regione è esploso da 12 miliardi di dollari nel 2000 a una cifra compresa tra 450 e 520 miliardi nel 2023 e 2024, con un tasso di crescita medio annuo del 31% tra il 2000 e il 2008, gli anni del boom delle materie prime. La Cina è oggi il secondo partner commerciale dell’America Latina nel suo complesso, dopo gli Stati Uniti, ma è diventata il primo per il Sud America considerato separatamente, avendo superato Washington come principale partner di Brasile, Cile, Perù e altri paesi. Tra 22 e 24 dei 33 paesi membri della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici hanno aderito alla Belt and Road Initiative, con la Colombia entrata formalmente nel maggio 2025 e Panama uscita nello stesso periodo sotto pressione americana. Le banche statali cinesi hanno erogato oltre 120 miliardi di dollari in prestiti ai governi latinoamericani dal 2005, anche se i nuovi impegni di prestito sono crollati drasticamente negli anni 2020, scendendo quasi a zero in alcuni periodi. Nel primo semestre del 2025, nonostante un record globale di impegni legati alla Belt and Road Initiative pari a 123 miliardi, l’America Latina ha ricevuto appena l’1,14% degli impegni di costruzione e lo 0,4% degli investimenti totali, segnalando un possibile calo di priorità relativa della regione nei piani di Pechino.

I progetti simbolo dell’espansione cinese rivelano tanto le ambizioni quanto i limiti di questa strategia. Il porto di Chancay in Perù, inaugurato nel novembre 2024 da Xi Jinping in persona, ha richiesto un investimento di 3,6 miliardi di dollari, di cui 1,3 miliardi versati dalla società statale cinese COSCO che detiene il 60% della proprietà. Con una capacità prevista di 1,5 milioni di contenitori all’anno, il porto è destinato a ridurre i tempi di navigazione tra il Sud America e l’Asia di 10 giorni. L’altro grande progetto, ancora sulla carta, è la Ferrovia Transoceanica che dovrebbe collegare l’Atlantico brasiliano al Pacifico peruviano attraversando l’Amazzonia e le Ande. Con un costo stimato superiore ai 50 miliardi di dollari, il progetto affronta ostacoli tecnici, ambientali e burocratici tali che rimane ancora in fase di studi di fattibilità, nonostante sia stato lanciato concettualmente già nel 2014. Al centro di questa rete di interessi si colloca il Brasile, che Xi ha definito “partner regionale più importante” e “àncora” per l’integrazione finanziaria basata sul renminbi. Durante la visita di Lula a Pechino nel maggio 2025, i due paesi hanno firmato 37 accordi bilaterali e hanno elevato il loro partenariato a “China-Brazil Community with a Shared Future for a More Just World and a More Sustainable Planet”. È stato rinnovato uno swap valutario di 190 miliardi di renminbi, equivalenti a 26 miliardi di dollari, valido per cinque anni, e la cooperazione è stata estesa per i prossimi 50 anni in settori che vanno dalle infrastrutture sostenibili all’aerospazio, dall’agricoltura alla tecnologia. Lula ha criticato apertamente “la tassazione che il presidente degli Stati Uniti ha cercato di imporre al pianeta “, mentre Xi ha descritto il Brasile come partner chiave per co-guidare la risposta del “sud globale” alla frammentazione geopolitica.

I settori attraverso cui la Cina è penetrata nelle economie latinoamericane disegnano una mappa degli interessi strategici di Pechino. In campo energetico, tra il 2000 e il 2018 sono stati investiti 73 miliardi di dollari nel settore delle materie prime, con particolare focus sul litio nel cosiddetto Triangolo del Litio formato da Argentina, Bolivia e Cile, che contiene circa metà delle riserve mondiali conosciute. Nel 2023, la Cina ha speso 3 miliardi per acquisire due fornitori di elettricità in Perù, consolidando una posizione quasi monopolistica nella distribuzione elettrica del paese. Sul fronte tecnologico e digitale, Huawei domina le reti 5G in gran parte del continente nonostante gli avvertimenti americani sui rischi di cybersicurezza, con oltre la metà delle reti 3G e 4G in Brasile che utilizzano equipaggiamento dell’azienda cinese. La cooperazione si estende all’intelligenza artificiale, alle città intelligenti, al cloud computing e ai big data. In Ecuador, Bolivia e Venezuela sono stati installati sistemi di sorveglianza con tecnologia cinese che includono il riconoscimento facciale. La dimensione militare e di sicurezza, già evidenziata nel caso venezuelano, si estende all’intera regione. Il piano d’azione concordato con la CELAC (Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici) include inziative di cooperazione su cybersicurezza, antiterrorismo e lotta al crimine transnazionale, con la proposta di creare meccanismi di collegamento tra i team nazionali di risposta alle emergenze informatiche. Al forum CELAC tenutosi a Pechino nel maggio 2025, Xi ha annunciato una linea di credito di 66 miliardi di renminbi, pari a 9,2 miliardi di dollari, per progetti di sviluppo, insieme a un piano d’azione congiunto 2025-2027 che copre oltre 50 domini di cooperazione.

Dietro i numeri impressionanti e i progetti faraonici si nasconde però una realtà molto più problematica che sta generando resistenze crescenti a livello locale. Un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nel 2023 ha analizzato 18 progetti cinesi in cinque paesi latinoamericani, concludendo che violavano sistematicamente i diritti umani delle popolazioni locali. Gli impatti ambientali e sociali sono in molti casi devastanti. In Perù, la miniera Las Bambas ha provocato proteste continue della comunità Fuerabamba, con blocchi stradali che hanno paralizzato più volte le operazioni. In Ecuador, il progetto minerario Rio Blanco ha scatenato una mobilitazione della comunità Waorani, i cui membri hanno denunciato che “i cinesi sono i nuovi colonizzatori che rovinano l’armonia della nostra terra”, mentre in Argentina, la costruzione delle dighe sul fiume Santa Cruz è stata avviata senza una valutazione di impatto ambientale, costringendo la Corte Suprema a ordinare la sospensione dei lavori. A Molleturo, ancora una volta in Ecuador, i residenti hanno organizzato messo a punto strategie di resistenza contro un altro progetto minerario gestito da una società cinese. Il problema fondamentale, secondo chi studia questi fenomeni sul campo, è che le aziende cinesi non considerano le comunità locali come interlocutori validi, riconoscendo solo i governi nazionali come controparte. Le aziende operano con una logica definita “cinesi per cinesi”, segregando i lavoratori, portando cuochi dalla Cina, creando accampamenti separati e considerando che la pace sociale non sia un loro problema.

La questione ambientale si intreccia con quella della riprimarizzazione economica, un processo attraverso cui l’America Latina viene riportata al suo ruolo storico di esportatore di materie prime invece di diversificare verso manifatture e servizi. La Cina acquista dalla regione principalmente soia, rame, petrolio e litio, mentre esporta prodotti manifatturieri ad alto valore aggiunto, elettronica e macchinari. Invece di fungere da agente di diversificazione produttiva, Pechino rafforza le dinamiche economiche storiche che mantengono questi paesi dipendenti da una serie limitata di prodotti primari. Le aziende cinesi portano inoltre standard ambientali e lavorativi inferiori rispetto a quelli occidentali, operando secondo quello che è stato definito un “modello corrotto” nel quale i diritti dei lavoratori non vengono rispettati e la loro segregazione è la norma. Le cosiddette trappole del debito rappresentano un altro nodo critico. Venezuela, Ecuador e Argentina sono accusati di essere caduti in situazioni di indebitamento insostenibile che possono portare a default e perdita di controllo su asset strategici, con diversi paesi che stanno cercando di rinegoziare i termini del loro debito con Pechino. Infine, molte infrastrutture sono a doppio uso civile e militare. Il porto di Chancay, le stazioni spaziali in Argentina, i sistemi di telecomunicazione Huawei potrebbero essere utilizzati per scopi militari o di intelligence in caso di conflitto. A dicembre 2025 è emerso che l’Esercito Popolare di Liberazione ha condotto esercitazioni militari simulando operazioni di combattimento nell’emisfero occidentale, con scenari che includevano Cuba, il Golfo del Messico e i Caraibi. I porti capaci di accogliere mega-contenitori possono accogliere anche navi da guerra cinesi, una prospettiva inquietante per le popolazioni locali.

Il saldo finale è quello di una situazione paradossale. Mentre la Cina rallenta i suoi impegni nella regione a causa delle difficoltà economiche interne, i sondaggi mostrano che in Messico quasi due terzi degli intervistati preferiscono più affari con Pechino che con Washington, e maggioranze simili esistono in Brasile, Cile, Colombia e Perù. Ma questa preferenza dell’opinione pubblica contrasta nettamente con la realtà dei rapporti che Pechino intrattiene con la regione. Gli alleati della Cina non sono le popolazioni latinoamericane, bensì i governi, spesso autoritari, che trovano conveniente il modello cinese di cooperazione senza condizioni politiche apparenti. Il caso venezuelano ha fornito una risposta sulla natura di questo sostegno. Quando un regime alleato si è trovato sotto attacco diretto, l’impero delle materie prime si è rivelato incapace o non disposto a fare altro che emettere comunicati di condanna. L’influenza cinese in America Latina risulta ampia ma fragile, commerciale ma non strategica, capace di erodere il predominio americano nella routine quotidiana ma impotente nei momenti di crisi reale.

*articolo apparso su substak.com il 5 gennaio 2026

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Comunicato del Comitato Centrale del Partito Comunista sul sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro

Il Comitato Centrale del Partito Comunista condanna con la massima fermezza il sequestro del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, operato dagli Stati Uniti d’America attraverso un’azione di forza che rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, della sovranità di uno Stato indipendente e dei principi fondamentali di convivenza tra i popoli.
Si tratta di un atto di aggressione imperialista che nulla ha a che vedere con la tutela dei diritti umani o con la difesa della democrazia né tantomeno con la lotta al narcotraffico e che si inserisce nella storica strategia di destabilizzazione dell’America Latina da parte dell’imperialismo statunitense e dei suoi alleati.
Il sequestro di un capo di Stato eletto costituisce un pericoloso precedente, che apre la strada alla legittimazione della forza militare e giudiziaria come strumento di dominio politico globale. È un messaggio intimidatorio rivolto a tutti i Paesi che non intendono sottomettersi ai diktat economici, militari e geopolitici delle potenze occidentali.
Il Venezuela viene colpito perché:
• difende il controllo pubblico delle proprie risorse strategiche;
• rivendica la propria indipendenza politica;
• porta avanti un processo di trasformazione sociale alternativo al capitalismo neoliberista.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista denuncia inoltre:
• la complicità dell’Unione Europea e dei governi occidentali, responsabili di un silenzio che equivale a una corresponsabilità politica;
• il ruolo dei media mainstream, impegnati a giustificare o minimizzare un atto che, se compiuto da qualsiasi altro Stato, verrebbe unanimemente definito come atto di guerra.
Il Partito Comunista esprime la propria piena solidarietà al popolo venezuelano, alla Rivoluzione Bolivariana e a tutte le forze che nel mondo resistono all’imperialismo, allo sfruttamento e alla subordinazione dei popoli.
Difendere il Venezuela oggi significa difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione, la pace internazionale e la possibilità di un’alternativa al sistema capitalistico dominante.
Il Partito Comunista continuerà a battersi, in Italia e sul piano internazionale, contro ogni forma di imperialismo, per la sovranità dei popoli, per la pace e per il socialismo.
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Attacco al Venezuela e arresto di Maduro – Podcast del Partito Comunista

Il Segretario Generale Alberto Lombardo analizza la situazione a poche ore dalla notizia dell’attacco yankee contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e dell’arresto del suo Presidente.

Ascolta qui su Youtube
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[2026-01-17] PIANTA IRREGOLARE. Come lo spazio, come i corpi, come il suono @ Csoa Gabrio

PIANTA IRREGOLARE. Come lo spazio, come i corpi, come il suono

Csoa Gabrio - Via Millio 42, Torino
(sabato, 17 gennaio 22:00)
PIANTA IRREGOLARE. Come lo spazio, come i corpi, come il suono

sabato 17 gennaio
BENEFIT @radioblackouttorino al @csoa_gabrio

PIANTA IRREGOLARE
come lo spazio, come i corpi, come il suono

dalle 22 alle 4
DUNGEON
Jonny Boy @j_o.nn.y
@samsaosc
@bruna.wav_
@r3setclub

CORRIDOIO
@bubble______wrap B2B @bucci_______
Puppycriesalot @labizzoca_
@putacaso.radio B2B @a.mmarot

AREA CHILL
riduzione del danno e selezioni musicali a cura di @arsider_cam mindfulness chill zone

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[2026-01-17] Assemblea nazionale verso il corteo del 31 Gennaio @ Palazzo Nuovo

Assemblea nazionale verso il corteo del 31 Gennaio

Palazzo Nuovo - Via Sant'Ottavio 20 a Torino
(sabato, 17 gennaio 15:00)
Assemblea nazionale

Cambio luogo Siamo pront* ad accogliervi in tanti e tante per l’assemblea nazionale di sabato, ma per motivi logistici e di spazi, l’assemblea si terrà al Campus Luigi Einaudi, non più a Palazzo Nuovo. Ci vediamo sabato alle 15

Askatasuna chiama: governo nemico del popolo, il popolo resiste. Assemblea nazionale il 17 gennaio alle h 15 a Palazzo Nuovo (Torino) verso il corteo nazionale del 31 gennaio. "Sgomberare Askatasuna ha significato fare una prova di forza, una sorta di castigo esemplare per chi ha respirato aria fresca nei blocchi delle stazioni e dei porti, per chi ha fatto sciopero e ha visto che ha funzionato, per chi ha pensato insieme siamo più forti. Ha significato colpire una città, Torino, che di resistenza è simbolo ma anche di pesante crisi, industriale ed economica. Insieme, indipendentemente da sigle, strutture o organizzazioni, uniti nell’urgenza di agire collettivamente per invertire il senso di marcia. Ci auguriamo che questa assemblea possa costituire uno dei tanti spazi in cui organizzare l’opposizione al governo Meloni: contro la crisi sociale, contro la guerra e contro il genocidio in Palestina." Link https://www.instagram.com/p/DTFvQaVDNxn/?igsh=MXMwY2N0azVzbHFoMQ==

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[2026-01-16] Pizzata benefit. Cabaret&concerto @ Circolo Clapié

Pizzata benefit. Cabaret&concerto

Circolo Clapié - Cels (Exilles, TO)
(venerdì, 16 gennaio 18:30)
Pizzata benefit. Cabaret&concerto

Tra le alte vette della val di susa doppio show di novita freschissime. Cabaret a carbone 'amore dal sottosuolo', concerto con Yellow Pennarello (new wave da sotto casa)

A condire la serata pizzata benefit inguaiati col glutine

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Fermiamo l’aggressione imperialista contro il Venezuela

Dichiarazione dell’Ufficio esecutivo del Segretariato della Quarta Internazionale

L’amministrazione di Donald Trump ha condotto un attacco aereo militare contro obiettivi chirurgici sul territorio venezuelano, ovvero bombardamenti contro edifici ufficiali e basi militari del Paese. Questo evento, senza precedenti nel continente da quasi trent’anni, costituisce una flagrante violazione della sovranità venezuelana e dell’America Latina nel suo complesso, in totale violazione del diritto internazionale.

All’alba di sabato 3 gennaio, i bombardamenti e le esplosioni a Caracas e in altri due Stati del Venezuela sono serviti da diversivo per catturare e rapire il presidente Nicolás Maduro, come ha ammesso lo stesso Trump sul suo social network Truth Social. La sorte del presidente non è ancora nota, e non si sa ancora se e quali settori interni abbiano collaborato alla cattura di Maduro.

L’incertezza sul futuro del Paese rende più urgente che mai che tutte le forze progressiste, democratiche, socialiste e rivoluzionarie siano promotrici di un movimento internazionale contro l’aggressione imperialista e per il diritto del popolo venezuelano di decidere del proprio destino in modo autonomo e sovrano. A prescindere dall’opinione o dalla posizione sul regime del presidente apparentemente destituito, l’intervento imperialista non è affatto una soluzione per le sofferenze del popolo venezuelano, dei popoli dell’America Latina e di nessuno dei popoli oppressi dall’imperialismo nel mondo. Un tale intervento è sempre stato e continua ad essere contrario ai loro interessi. Può portare solo morte, repressione e ingiustizia.

La necessaria campagna mondiale deve includere mobilitazioni e manifestazioni davanti alle ambasciate statunitensi in ogni paese, al fine di mostrare l’unità dei popoli contro le aggressioni imperialiste come questa.

La IV Internazionale è solidale con il popolo e la classe operaia venezuelani, chiedendo il ritiro immediato dello schieramento militare che, da diversi mesi, mantiene un’immensa forza militare statunitense nei Caraibi. Chiediamo la liberazione di Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Adela Flored: spetta al popolo venezuelano decidere chi vuole giudicare o eleggere. Vogliamo la fine dell’aggressione militare e il rispetto della sovranità territoriale e politica del Venezuela e dell’America Latina!

Dichiarazione del segretariato dell’Ufficio esecutivo, 3 gennaio 2026

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Fermiamo l’aggressione di Trump al Venezuela. Contro ogni imperialismo!

Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista

Condanniamo l’aggressione imperialista Usa contro il Venezuela, che mira a imporre un cambio di regime. A poche ore dai raid contro la Nigeria, gli USA di Trump hanno aggredito il Venezuela e rapito il presidente Maduro. Trump vuole inviare un messaggio intimidatorio a tutta l’America Latina e a tutti i popoli della regione, affinché accettino senza colpo ferire il dominio degli Stati Uniti.

Al di là delle nostre considerazioni critiche sul governo di Caracas, non possiamo non leggere questo attacco come un atto di guerra che calpesta il diritto internazionale già logorato da quasi quattro anni di invasione russa dell’Ucraina e dal genocidio in corso a Gaza. La nostra solidarietà va innanzitutto alle famiglie delle vittime uccise nei raid statunitensi sulla capitale venezuelana e al popolo venezuelano. 

L’aggressione al Venezuela imprime una ulteriore accelerazione a quello che abbiamo definito il caos geopolitico ovvero la ristrutturazione degli equilibri tra le grandi potenze in corso da quando la retorica della globalizzazione liberista è entrata definitivamente in crisi. E’ evidente, infatti, che la guerra al narcotraffico non ha nulla a che fare con l’escalation di Washington sul Venezuela culminato stanotte con il rapimento di Maduro. C’entra il petrolio di cui proprio in Venezuela esistono le più ingenti risorse al mondo. C’entra la dottrina Monroe, ovvero la pretesa nordamericana di considerare il continente come il suo cortile di casa. Una pretesa assolutamente simmetrica a quella di altri imperialismi nel resto del pianeta. Inaccettabile per chiunque si batta per l’autodeterminazione dei popoli e contro ogni tipo di discriminazione, oppressione e sfruttamento.

Per questo occorre mobilitarsi per il ritiro delle truppe Usa dai Caraibi, la fine delle sanzioni contro il Venezuela e per la disfatta dell’offensiva di Trump.

Siamo di fronte a un ennesimo salto di qualità nella normalizzazione della guerra nel vuoto pneumatico della comunità internazionale. Particolarmente infausto appare anche il ruolo dell’Europa “liberale” che si inserisce nella preparazione della guerra globale con un massiccio, forsennato ed antipopolare programma di riarmo e con il suo sostanziale appoggio alla aggressione imperialista al Venezuela. Il peggio, poi, è espresso dal governo Meloni che tace compiaciuto e complice del suo mentore Trump. Il doppiopesismo che alberga sia nello schieramento dei governi borghesi, sia in quello delle organizzazioni politiche di classe, alcune delle quali inficiate da logiche campiste, rendono difficile, ma non meno urgente, la costruzione di una piattaforma internazionalista contro ogni imperialismo che provi a incrinare la subalternità alle logiche della geopolitica e praticare una solidarietà efficace dal basso.

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Israele-Palestina: Trump non è Babbo Natale!

È sorprendente vedere quanto le illusioni possano essere resilienti di fronte a una realtà ostinata. I commentatori hanno espresso ancora una volta la speranza che Trump eserciti pressioni sul primo ministro israeliano affinché attui il suo «piano di pace» [Gilbert Achcar*]

È sorprendente vedere quanto le illusioni possano essere resilienti di fronte a una realtà ostinata. L’incontro di lunedì scorso tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu – il sesto incontro nell’ultimo anno, il primo del secondo mandato di Trump – ha portato ancora una volta i commentatori a esprimere la speranza che il presidente americano eserciti una pressione decisiva sul primo ministro israeliano affinché proceda con l’attuazione della seconda fase del “piano di pace” di Trump.

Molti di questi ottimisti appartengono all’opposizione liberale a Netanyahu, che si tratti di sionisti liberali, come in alcuni articoli di Haaretz, o di un liberalismo più ampio e generale, come dimostra la frustrazione che alcuni governi europei esprimono nei confronti di Netanyahu, che trova espressione in articoli del Financial Times. Questi commentatori, anche prima dell’inizio del secondo mandato di Trump, hanno continuato ad aggrapparsi alla convinzione che il presidente americano persegua realmente la pace, dato che è in lizza per il premio Nobel per la pace. In realtà, però, Trump cerca accordi di pace solo quando questi vanno a vantaggio suo, della sua famiglia e dei suoi alleati, trasformandosi in un aggressivo guerrafondaio in altre circostanze, come nei confronti dell’Iran e, più recentemente, del Venezuela.

Le illusioni su Trump vanno oltre i circoli liberali, fino a circoli con opinioni politiche molto diverse da quelle menzionate. Molti in Medio Oriente proiettano i propri desideri sul presidente americano. Hamas ha persino espresso il proprio «apprezzamento» per le sue iniziative. Inoltre, alcuni leader arabi credono che regali sontuosi saranno sufficienti a convincere Trump ad allinearsi ai desideri dell’ordine arabo stabilito. Tuttavia, la verità è che gli interessi commerciali della famiglia Trump nel Golfo, così come gli interessi più ampi delle aziende americane nella regione, sono proprio ciò che rende Israele un alleato così prezioso ai loro occhi. Dalla sua vittoria nel 1967 sull’Egitto di Nasser, allora principale nemico regionale di Washington, Israele è diventato la principale linea di difesa degli Stati Uniti in Medio Oriente, proteggendo gli interessi americani.

L’ascesa dell’Iran come nuovo avversario principale, in seguito alla creazione della Repubblica islamica sul Golfo nel 1979, non ha fatto che aumentare l’importanza dello Stato sionista agli occhi di Washington, soprattutto dopo il fallimento dell’operazione Eagle Claw nel 1980 , un tentativo delle forze statunitensi di liberare gli ostaggi americani detenuti nell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran.

Gli incontri di Netanyahu con Trump – che Netanyahu ha più volte definito «il più grande amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca» – contrastano fortemente con le interazioni di quest’ultimo con il presidente ucraino Zelensky, ad esempio. Mentre Trump si presenta come un mediatore tra Zelensky e Putin, esprimendo apertamente la sua preferenza per il presidente russo, considera Netanyahu un alleato fedele e affidabile. I loro incontri sono collaborativi, pensati per coordinare le loro politiche e determinare i passi futuri.

Anche quando emergono piccole divergenze, queste sono molto meno evidenti di quelle che hanno influenzato i precedenti rapporti di Netanyahu con l’amministrazione Obama, in particolare per quanto riguarda la continua espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Nonostante il crescente interesse manifestato dall’attuale governo israeliano di estrema destra ad annettere formalmente la Cisgiordania, Trump si è limitato a dichiarare dopo l’incontro con Netanyahu che le loro posizioni su questo tema non erano “al cento per cento” allineate, pur esprimendo la convinzione che sarebbero giunti a una “conclusione”.

Il risultato dell’incontro è stato l’annuncio di una road map congiunta americano-israeliana per il 2026. I suoi due punti più importanti possono essere riassunti come segue: in primo luogo, il disarmo di Hamas – e, per estensione, di Hezbollah libanese – è stato posto in cima all’ordine del giorno, come desiderato da Netanyahu. Trump ha dato a Israele un voto positivo per i suoi sforzi di “pace”, nonostante la sua continua violazione del cessate il fuoco a Gaza, attribuendo tutta la colpa a Hamas. Ha anche minacciato di riportare Gaza all’inferno se Hamas non avesse completato la sua resa.

Non ha lanciato le stesse minacce nei confronti del Libano, probabilmente perché i suoi alleati arabi sono sicuramente più interessati a rafforzare il governo libanese che a preservare Hamas, che alcuni leader arabi considerano un nemico. L’interesse arabo a consolidare il governo siriano di Ahmed al-Sharaa è ancora maggiore. Ecco perché Trump ha pubblicamente, anche se indirettamente, consigliato a Netanyahu di risparmiare il nuovo leader di Damasco, l’uomo giusto per la Siria di oggi secondo il presidente americano.

Il secondo punto chiave dell’agenda comune era l’Iran. Trump ha avvertito che gli Stati Uniti e Israele prenderebbero in considerazione una nuova azione militare congiunta se l’Iran riprendesse il suo programma nucleare o lo sviluppo di missili a lungo raggio. Netanyahu è stato rassicurato dalla volontà di Trump di rinnovare la partecipazione diretta degli Stati Uniti a un’azione militare contro l’Iran, uno degli obiettivi chiave del suo viaggio in Florida. Infatti, Trump non ha espresso alcuna riserva nel contribuire a una nuova campagna di bombardamenti contro l’Iran, se non il suo rammarico per il carburante che i suoi aerei dovrebbero consumare durante il lungo volo verso gli obiettivi iraniani!

A parte queste due questioni importanti e alcuni altri argomenti relativamente minori, il sesto incontro tra i due uomini è stato un’altra occasione di reciproca adulazione. Non sono mancate le tipiche esagerazioni di Trump, come quando ha affermato che Israele avrebbe cessato di esistere senza Netanyahu, ribadendo il suo appello affinché quest’ultimo ottenga la grazia presidenziale. In cambio, Netanyahu ha conferito a Trump il “Premio Israele”, la prima volta che questo premio viene assegnato a un non israeliano. Senza dubbio, Trump merita questo premio molto più del Premio Nobel per la pace – un riconoscimento che continua a lamentarsi di non aver ricevuto – o persino del Premio FIFA per la pace, un premio inventato dal presidente della Federazione calcistica, che la maggior parte delle persone ha ritenuto talmente adulatorio da risultare imbarazzante.

*professore emerito del SOAS, Università di Londra. Articolo apparso il 30 dicembre 2025 nella rubrica settimanale dell’autore sul quotidiano in lingua araba Al-Quds al-Arabi, con sede a Londra. La traduzione in italiano è stata curata dalla versione francese apparsa sul blog dell’autore su mediapart.fr

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Attacco imperialista al Venezuela

In questo momento di folle attacco da parte dell’imperialismo Yankee, il nostro partito è sempre dalla parte del Venezuela Bolivarista e libero. Viva il Venezuela!

Di seguito, condividiamo il comunicato dell’Ambasciata Venezuelana.

COMUNICATO DELLA REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e denuncia dinanzi alla comunità internazionale la gravissima aggressione militare perpetrata dall’attuale Governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione venezuelani nelle località civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, e degli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Questo atto costituisce una violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dei suoi articoli 1 e 2, che consacrano il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza. Tale aggressione minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare dell’America Latina e dei Caraibi, e mette in grave pericolo la vita di milioni di persone.

L’obiettivo di questo attacco non è altro che impadronirsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, tentando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione. Non ci riusciranno. Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo legittimo Governo restano saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un “cambio di regime”, in alleanza con l’oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti.

Dal 1811 il Venezuela ha affrontato e vinto imperi. Quando nel 1902 potenze straniere bombardarono le nostre coste, il Presidente Cipriano Castro proclamò: “La pianta insolente dello straniero ha profanato il sacro suolo della Patria”. Oggi, con la morale di Bolívar, Miranda e dei nostri liberatori, il popolo venezuelano si leva nuovamente per difendere la propria indipendenza dinanzi all’aggressione imperiale.

Popolo, scendete in strada!

Il Governo Bolivariano chiama tutte le forze sociali e politiche del Paese ad attivare i piani di mobilitazione e a ripudiare questo attacco imperialista. Il popolo del Venezuela e la sua Forza Armata Nazionale Bolivariana, in perfetta fusione popolare-militare-poliziesca, sono dispiegati per garantire la sovranità e la pace. Contestualmente, la Diplomazia Bolivariana di Pace presenterà le corrispondenti denunce al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, al Segretario Generale di tale organizzazione, alla CELAC e al Movimento dei Paesi Non Allineati, esigendo la condanna e l’assunzione di responsabilità da parte del Governo statunitense.

Il Presidente Nicolás Maduro ha disposto tutti i piani di difesa nazionale perché siano attuati nel momento e nelle circostanze adeguate, nel pieno rispetto di quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, dalla Legge Organica sugli Stati di Eccezione e dalla Legge Organica di Sicurezza della Nazione.

In tal senso, il Presidente Nicolás Maduro ha firmato e ordinato l’attuazione del Decreto che dichiara lo stato di Commozione Esterna in tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e passare immediatamente alla lotta armata. Tutto il Paese deve attivarsi per sconfiggere questa aggressione imperialista.

Allo stesso modo ha ordinato il dispiegamento immediato del Comando per la Difesa Integrale della Nazione e degli Organi di Direzione per la Difesa Integrale in tutti gli stati e municipi del Paese.

Nel pieno rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, il Venezuela si riserva il diritto di esercitare la legittima difesa per proteggere il proprio popolo, il proprio territorio e la propria indipendenza. Chiamiamo i popoli e i governi dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo a mobilitarsi in solidarietà attiva di fronte a questa aggressione imperiale.

Come affermò il Comandante Supremo Hugo Chávez Frías, “di fronte a qualsiasi circostanza di nuove difficoltà, di qualunque portata, la risposta di tutti e di tutte i patrioti è unità, lotta, battaglia e vittoria”.

Caracas, 3 gennaio 2026

 

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La finanziaria dell’austerità e dell’inganno

Ultraliberista, reazionaria e riarmista: che cosa contiene e come si è giunti all’approvazione della legge di bilancio. Gli scontri interni al governo, la notte degli ordini del giorno e l’assenza di una opposizione sociale all’altezza della situazione [Franco Turigliatto] ★

Sul filo di lana del 30 dicembre, dopo un iter assai travagliato, non certo per l’opposizione sociale e parlamentare, entrambe assai deboli ed inadeguate, ma per la concorrenzialità dei partiti di governo, la Camera ha approvato la terza finanziaria del governo Meloni evitando così l’esercizio provvisorio del bilancio (per un primo giudizio leggi qui).

Ultraliberista, reazionaria e riarmista

E’una finanziaria dura ed ingannevole che esprime molto bene lo spirito capitalista dei tempi, profondamento avverso alle classi lavoratrici e ai settori più deboli della società; mostra anche l’anima oscura e reazionaria delle forze dell’estrema destra che compongono l’esecutivo. Siamo di fronte a un’ulteriore iniezione di veleno in un corpo sociale già profondamente corroso e diviso dalle politiche economiche del capitale e disorientato dalle ideologie autoritarie, fascisteggianti e patriarcali di Meloni, La Russa, Salvini, Piantedosi e Roccella, per non parlare dell’uomo dell’industria militare Crosetto, a cui si aggiunge la vacua ipocrisia di Tajani, il servitore degli eredi di Berlusconi.

Con la  legge  di bilancio il governo e la classe dominante borghese si ponevano due obiettivi, uno dichiarato, l’altro mascherato: il primo, rientrare già dal 2026 nelle clausole del nuovo patto di austerità europeo, cioè ridurre il deficit pubblico scaricandone i costi sulle classi popolari e preservando invece vecchie  e nuove regalie alle imprese e ai padroni; il secondo è che, operando il rientro nei parametri europei  (il 3% di deficit sul PIL) potranno già nei prossimi mesi aprire appieno la valvola del gas per finanziare a debito lo spaventoso aumento della spesa militare deciso dalle borghesie europee. I loro dirigenti, tra cui Draghi, sperano che la partecipazione alla corsa al riarmo permetta anche il rilancio industriale del capitalismo europeo oggi in difficoltà di fronte alla concorrenza americana, cinese e degli altri grandi paesi capitalisti anche perché la guerra rende bene per alcune imprese

Le molte decine di miliardi che saranno sottratti a sanità, scuola, trasporti, servizi sociali per conferirli ai fabbricanti di carri armati e missili non compaiono dunque se non in parte nelle norme della finanziaria risultando poco visibili (complici i media) alla stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, ma sono in ben presenti nelle tabelle del bilancio dei prossimi anni.

Resta il fatto che questo mascheramento ha reso ancor più difficile costruire una consapevolezza di massa sul significato delle politiche del governo e di costruire un ponte tra le grandi manifestazioni contro il genocidio del popolo palestinese e la necessità di un eguale movimento di massa contro le politiche di riarmo e di guerra delle classi dominanti.

Il senso regressivo della manovra.

Per imporre l’austerity e la difesa dei privilegi delle classi abbienti a scapito degli ultimi e dei penultimi, ma più in generale delle classi lavoratrici impoverendo il paese e facendo crescere solo la spesa militare, le destre al governo hanno spinto ancora più avanti il degrado delle stesse regole della democrazia parlamentare.

Decide tutto il governo e al massimo funziona (poco per altro) una sola Camera, l’altra è chiamata solo ad alzare la mano in mezza giornata per approvare le leggi e i decreti dell’esecutivo; nessuna vera e reale discussione aperta e pubblica del Parlamento: in tre anni per legiferare sono stati varati 113 decreti governativi e 104 volte si è fatto ricorso allo strumento della fiducia. Le finalità autoritarie delle destre sono presenti in ogni loro azione, insofferenti alla vecchia divisione liberale dei poteri quindi alla magistratura quando non opera seconda le sue direttive; una concezione di predominio assoluto dell’esecutivo confermata in questi stessi giorni dalla approvazione parlamentare della “riforma “della Corte dei Conti con cui si vuole svuotare il controllo di questo organo costituzionale sui conti dello stato, cioè sull’operato del governo.

Tutto questo avviene poi in un quadro in cui è in corso una stretta repressiva verso le mobilitazioni sociali e sui media una campagna per svilire e colpevolizzare le grandi mobilitazioni contro il genocidio dei palestinesi ed infine anche una campagna ideologica bellicista e riarmista, volta a convincere famiglie e giovani (con incursioni sempre più violente nella scuola) della necessità di prepararsi alla guerra ed essere disponibili al sacrificio della vita per la “patria”. Naturalmente questo parossismo militare è interpretato al meglio dagli eredi del MSI, ma è ben presente anche nei media della cosiddetta borghesia democratica. La multicrisi ambientale e del sistema capitalista e le guerre in corso, combinate con le sconfitte della classe lavoratrice, stanno producendo quella che possiamo chiamare una vera e propria crisi di civiltà.

Le scelte fondamentali della legge di bilancio

Due mesi fa avevamo scritto:

Il compito del governo delle destre non è facile perché deve continuare a gestire le scelte economiche in funzione del grande capitale, ma anche contemporaneamente del suo blocco sociale piccolo e medio borghese di riferimento e di voto elettorale, senza incorrere contemporaneamente nel rigetto di strati ampi della popolazione e della classe lavoratrice”.

I fatti hanno confermato questa affermazione mettendo in luce ripetuti scontri manifestatisi fino alla notte del voto finale tra i partiti della maggioranza per cercare di tirare ognuno a proprio vantaggio una coperta troppo corta nel contesto economico dato. Nel tentativo di gestire queste diverse esigenze e dopo 2 maxiemendamenti del governo la finanziaria è salita da 18 a 22 miliardi senza, per altro, progettare alcun reale rilancio dell’economia del paese, e con un impatto quasi insistente sullo sviluppo, tenuto conto che le vecchie dinamiche positive indotte al PNRR cesseranno entro la metà del 2026.Vedasi anche   

Tutto bene però per il grande capitale: il flusso di risorse pubbliche indirizzato alle imprese continua come e più di prima attraverso diversi istituti, gli iperammortamenti (transizione 5), diversi bonus e rinnovo della Zes  (zone economiche speciali) ottenendo il comprensibile plauso del Presidente della Confindustria e del Sole 24 ore. In 3 anni i capitalisti saranno foraggiati con altri 15 miliardi di euro.

E’ vero che una parte delle coperture della finanziaria arrivano da banche ed assicurazioni che si vedono aumentare del 2% l’Irap, ma questa misura, per altro limitata ai prossimi 3 anni, non mette certo a rischio i loro profitti che nel 2025 sono calcolati in 30 miliardi. Per di più proprio in questi giorni la Borsa italiana supera i mille miliardi di capitalizzazione con una crescita annua superiore al 30%. Tirano la volata, guarda caso, l’industria militare (Leonardo, Fincantieri, ecc.) e beninteso le Banche. Bene l’Iveco, di cui Exor ha annunciata la vendita, in difficoltà l’auto e la farmaceutica.

Inoltre Banche ed Assicurazioni non avranno particolari difficoltà a scaricare sulle utenze, cioè sui cittadini, questi maggiori costi. Per di più alcune norme della finanziaria permettono ai dirigenti di questi istituti di affrontare l’aumento dell’IRAP, avendo contemporaneamente un interesse personale. La finanziaria abolisce infatti l’addizionale IRPEF del 10% sui bonus e sulle stocks options di questi dirigenti (un regalo potenzialmente di 84 milioni), purché i loro istituti facciano un poco di beneficenza pubblica….

Per le assicurazioni arriva anche una delle più vergognose misure: per i nuovi assunti infatti il trasferimento del TFR al fondo pensioni sarà automatico; avranno solo due mesi di tempo per impedire questa manomissione di risorse (salario differito) che sono di loro proprietà. Si valuta che siano 100.000 le lavoratrici/tori coinvolti nel primo anno, con una crescita poi annuale di 25 mila, unità, una vera manna per le assicurazioni. Gli aderenti attivi iscritti alla previdenza complementare sono oggi circa 7 milioni con una scarsa presenza di giovani il cui numero si vuole aumentare con il meccanismo del silenzio assenso.

Gli scontri interni al governo e la notte degli ordini del giorno

Più difficile è stato invece garantire come negli anni passati gli interessi specifici dei diversi settori piccolo e medio borghesi dei 3 partiti della maggioranza, dovendo contenere il debito pubblico alla fatidica soglia del 3%;  lo scontro interno (compresa la frattura tra il ministro dell’economia e il suo partito la Lega) è stato pesante con una continua riscrittura del testo che si è protratta fino all’ultimo giorno con la Lega che puntava alla ennesima rottamazione delle cartelle esattoriali e FdI a una nuova sanatoria edilizia nonché FI che doveva difendere gli interessi della galassia Mediaset.

Particolarmente difficile il passaggio per un personaggio inverecondo come Salvini, che dopo aver promesso il superamento della controriforma Fornero sulle pensioni ingannando in tutti questi anni i lavoratori, ha infine dovuto rinunciare a qualsiasi alleggerimento della legge, accettando appieno il meccanismo che aumenta inesorabilmente di anno in anno i requisiti per andare in pensione; anzi la finanziaria ha abolito le stesse norme sulla “opzione donna” e di “quota 103”.

Il governo ha dovuto rinunciare per ora alle norme che allungavano ulteriormente le finestre di uscita e che penalizzavano il riscatto della laurea, ma già pensa di recuperale in un decreto futuro. Più che mai il sistema pensionistico viene considerato un bancomat per fare cassa.

Così al termine del voto si è assistito alla surreale notte parlamentare degli ordini del giorno di riferimento identitario e programmatico. Di solito è questo lo spazio lasciato alle forze di opposizione per presentare i loro contenuti. Solo che in questa occasione si sono moltiplicati anche le mozioni dei partiti di maggioranza in cui si chiede al governo di dare attuazione in futuro a contenuti non compresi per ora nella finanziaria. In questo modo FdI, Lega e FI hanno cercato di salvarsi l’anima con settori del loro elettorato delusi dalle promesse non mantenute. Come si usa dire in sede parlamentare: un ordine del giorno non lo si nega a nessuno perché è solo una vacua promessa che mai sarà realizzata.[1]

Altre misure della finanziaria

Rimandando ad un articolo specifico la valutazione del significato degli interventi della finanziaria sulle buste paga, richiamiamo l’attenzione su altri aspetti importanti della legge di bilancio.

Sono presenti al suo interno pesanti tagli alla spesa pubblica di diversi ministeri che comporteranno pesanti riduzioni della spesa sociale.

Molto più incerta la copertura di 3 miliardi e mezzo che si dovrebbe ottenere attraverso il recupero dell’evasione fiscale.

Vengono introdotte nuove accise e imposte per quanto riguarda il settore automobilistico.

Si introduce una gabella di 2 euro (tassa EMU) per quanto riguarda l’invio dei pacchi postali per un valore inferiore ai 150 euro.

Arriva la quinta rottamazione delle cartelle fiscali con una riduzione degli interessi da pagare per i morosi e gli evasori fiscali.

Le assicurazioni vengono premiate con un aumento delle tariffe; le scuole paritarie saranno esenti dal pagamento dell’IMU e coloro che si iscriveranno avranno un bonus fino a 1500 euro.

Per quanto riguarda la sanità le risorse stanziate sono assolutamente insufficienti a recuperare anche solo i costi dell’inflazione per non parlare della necessità di un complessivo investimento per rimettere in piedi adeguatamente la sanità pubblica. La versione finale della finanziaria opera ulteriori regali alla sanità gestita dai privati, alle farmacie e alle industrie farmaceutiche ed anche allo stesso Vaticano.

Lasciamo per ultimo la misura forse più vergognosa che esprime tutto il disprezzo, anzi l’odio di classe verso i più poveri e svantaggiati da parte degli esponenti del governo; si taglia infatti il finanziamento del fondo di inclusione, riducendo del 50% la prima mensilità successiva alle 18 standard previste dall’assegno di inclusione.

Un richiamo a una prospettiva difficile ma indispensabile

Va da sé che di fronte a queste scelte della classe borghese sarebbe servita un ben più grande mobilitazione, combinata a un programma alternativo, capace di soddisfare i bisogni sociali, in termini di salari, stipendi, pensioni, sanità e scuola pubblica, trasporti, welfare ed abitazioni, ridefinizione di un sistema fiscale complessivo che facesse pagare i ceti abbienti, le imprese e i padroni, che tagliasse drasticamente le spese militari invece di incrementarle. Tutto questo significherebbe però anche una rottura con le regole liberiste del patto di stabilità europeo, una drastica rimessa in discussione delle regole del capitale che preserva le rendite e i profitti. Sono questi i compiti che abbiamo di fronte nella ricostruzione di un movimento sociale, di massa e di classe, capace anche di fronteggiare la crescita minacciosa delle forze dell’estrema destra e fasciste e di difendere gli spazi democratici. Non sarà facile, ma è la strada che una sinistra di classe autentica e i movimenti sociali devono perseguire.


[1] Come scrive il Manifesto: “Una nottata paradossale ed emblematica, trascorsa in aula a snocciolare ordini del giorno che non influenzeranno in alcun modo la struttura della legge di bilancio ma che sono l’unica forma di espressione concessa alle minoranze, che si sono ritrovate anche questa volta (e per il sesto anno di seguito) una manovra blindata dalla commissione bilancio del senato, impacchettata senza colpo ferire dall’aula di Palazzo Madama e poi atterrata a Montecitorio.

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[2026-01-19] Libano e Palestina @ Csa Next-Emerson

Libano e Palestina

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(lunedì, 19 gennaio 20:00)
Libano e Palestina

Libano e Palestina

Storia dei campi profughi palestinesi e del paese che gli ospita

Con un partecipante del viaggio in Libano nel 2025 del "Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila" che farà un resoconto con parole, foto e video

Ore 20.30 Cena

Ore 21.30 incontro

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[2026-01-16] Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali @ Federazione Anarchica Torinese

Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali

Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46
(venerdì, 16 gennaio 21:00)
Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali

Venerdì 16 gennaio
ore 21
alla Fat in corso Palermo 46

Interverrà Fabrizio Eva, geografo politico


Palestina. Le geografie del dominio: radici simboliche e materiali
L’epoca post coloniale, lungi dal chiudere i conti con il tempo degli imperi, ha aperto la strada a conflitti innescati dal ridefinirsi in chiave neocoloniale di dinamiche di controllo a livello globale, nutrendosi alla fonte avvelenata del nazionalismo, delle religioni, dello sfruttamento feroce di esseri umani e risorse.
Lo spazio geografico del Mediterraneo orientale, con l’enorme carico simbolico rappresentato dalla presenza di luoghi legati alle religioni abramitiche, nel 1918 passa sotto controllo della Gran Bretagna, che lo sottrae all’impero ottomano, sconfitto nella prima guerra mondiale.
Proveremo a dipanare le vicende che seguono quell’evento, evidenziandone similitudini e differenze con i processi di decolonizzazione di quell’epoca, segnata da massacri, pulizie etniche, esodi di massa, in vari angoli del pianeta.
Seguendo il filo dei confini disegnati con il righello ma intrisi di sangue, proveremo a cogliere i vari passaggi che hanno portato alla situazione odierna. Una situazione che nel Mediterraneo orientale, ricalca processi che ritroviamo ovunque a livello planetario.
Processi che, con diversi livelli di violenza segnano il nostro tempo.
Il nostro sguardo non è neutro, perché, collocandoci dalla parte degli oppressi e degli sfruttati, ci colloca tra chi lotta per abolire Stati, frontiere, eserciti.


www.anarresinfo.org

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[2026-01-17] Benefit Prigionieri @ CPA Firenze sud

Benefit Prigionieri

CPA Firenze sud - Via di Villamagna 27/a, Firenze
(sabato, 17 gennaio 17:30)
Benefit Prigionieri

Benefit Prigionieri

Sabato 17 gennaio, CPA Fi-sud

Dalle ore 17:30, "To kill a war machine" , documentario su Palestine Action, gruppo nato per sabotare e distruggere l'industria bellica che arma Israele. Chiacchiera informale

Alle ore 20:30, cena popolare

Dalle ore 22:30, distro e concerti

Benefit in solidarietà con i compagni e le compagne prigionieri dello Stato italiano

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Mensaleri a Pisogne (BS), con Wu Ming 2, Maurizio Vito e Andrea Musati

Mercoledì 10 dicembre 2025 Wu Ming 2 ha presentato il suo ultimo romanzo Mensaleri a Pisogne (BS), in collaborazione con la libreria Puntoacapo e dialogando insieme a Maurizio Vito e Andrea Musati. Si è discusso dei villaggi operai di fine Ottocento come laboratori del totatlitarismo, della borghesia imprenditoriale italiana di fronte alla propria crisi, dei diversi registri linguistici usati nel testo, di affinità e divergenze tra Mensaleri e Gli Uomini Pesce di Wu Ming 1.

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GUERRA, STRAGE, OPPRESSIONE DI STATO, 12-15 dicembre 1969: 56 anni di menzogne e repressione

12-15 dicembre 1969: 56 anni di menzogne e repressione GUERRA, STRAGE, OPPRESSIONE DI STATO Massimo Varengo [pubblicato su Umanità Nova n.35 del 7 dicembre 2025] Il 1969 è un anno particolare. Dopo il 1968 della ribellione giovanile e studentesca scendono in piazza anche gli operai, scavalcando le tradizionali organizzazioni di riferimento, partiti e sindacati. La […]
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Luca Casarotti, «Un altro gioco di pazienza (per SonicAlly)»

Un brano dedicato al field recorder raccontato ne Gli uomini pesce di WM1.

Note di Luca Casarotti.

Della vita affollata di SonicAlly si sa molto. Del suo metodo di lavoro, anche, si sa qualcosa. Eccolo che sistema i microfoni per una registrazione d’ambiente. Adesso invece è a casa, vestito da fan di Stockhausen (perché si dovrebbe non esserlo, poi?), mentre cava musica dall’ambiente che ha registrato. Musica a metronomo lentissimo, sentiamo: dai 10 ai 40 battiti per minuto. Il close-up è stretto, ma non tanto da lasciarci vedere cosa c’è sullo schermo del suo computer. Che programmi audio userà Sonic? È uno di quelli hardcore, che si scrivono il software con cui suonano? Ma no, avrei trovato il suo repository su GitHub. I compositori-programmatori spesso fanno così: pubblicano il disco e mettono a disposizione anche il codice sorgente.

Alla prima occasione, comunque, devo chiedergli un po’ di technicalities. Qui intanto c’è un mio brano ispirato alla sua musica. L’ho registrato l’estate scorsa, insieme agli altri che finiranno nel primo di tre dischi a titolo La fortuna e il controllo, e scrivendolo farò finta che non sia pericolosissimo annunciare un progetto prima di averne realizzato almeno la metà. Il titolo allude allo spunto compositivo comune ai tre dischi: ossia, indirizzare in tempo reale un evento sonoro imprevisto e parzialmente imprevedibile, dove il controllo in tempo reale è in capo all’esecutore umano, mentre l’evento imprevisto è prodotto dalla macchina suonante. Insomma, un modo d’improvvisare e di scrivere fin troppo chiaramente (e quindi non molto) allegorico: non lo direste mai, ma c’entra anche Brian Eno.

In ciascun volume sarà diversa la tecnica esecutiva. Nel primo, quello già registrato, tutti i brani sono realizzati con il software: gli strumenti fisici torneranno nel secondo e nel terzo volume.

Anche la decisione di dedicare questo brano a Sonic non è stata predeterminata: piuttosto, è apparsa ovvia al primo riascolto. L’improvvisazione ha, appunto, un metronomo lentissimo; non ci sono vere e proprie registrazioni ambientali, ma i campioni audio che ho usato sono deformati al punto tale da sembrare un soundscape di fabbrica abbandonata. Come i suoni delle strutture metalliche battute dal vento, registrati all’ex zuccherificio Eridania, che ascoltiamo nell’album più recente di Sonic. Il titolo kafkian-ginzburghian-prosperiano, Un altro gioco di pazienza, è un monito al musicista: che non abbia fretta d’intervenire sui suoni nelle sue mani; che li lasci piuttosto, prima di rimpiazzarli, esprimere nell’interezza del loro corso. Possiamo dire: un tentativo di ecologia del suono?

Luca Casarotti ha due personae. Una di storico del diritto, con la quale scrive principalmente per Jacobin; l’altra di musicista e critico musicale, con la quale ha scritto principalmente per All About Jazz. Su Giap entrambe le personae si sono affacciate a più riprese. Nell’archivio del blog si trovano sue improvvisazioni sia in solo sia con Wu Ming 1, e diversi interventi a commento della musica suonata nell’ambito della Wu Ming Foundation.

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A FIANCO DI CHI LOTTA! La Federazione Anarchica Livornese sostiene le lavor…

A FIANCO DI CHI LOTTA! La Federazione Anarchica Livornese sostiene le lavoratrici ed i lavoratori in sciopero il giorno 28 novembre ed invita a partecipare alle iniziative di lotta organizzate a livello locale.Questo sciopero ha un’importanza particolare nello sviluppo del movimento di lotta contro la guerra e l’economia di guerra.La finanziaria presentata dal governo italiano […]
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Comunicato: Fermiamo i treni della guerra!

Comunicato stampa dei Ferrovieri contro la guerra e del Coordinamento Antimilitarista Livornese in merito ai lavori sulla linea ferroviaria Pisa-Livorno e in merito al potenziamento della base militare di Camp Darby per il trasporto di armi e munizioni. Come Ferrovieri contro la guerra e Coordinamento Antimilitarista Livornese intendiamo fornire ulteriori precisazioni e integrazioni rispetto alla […]
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Gli uomini pesce a Trieste, libreria Lovat, 15 novembre 2025

La mattina del 15 novembre 2025 Wu Ming 1 ha presentato il romanzo Gli uomini pesce alla libreria Lovat di Trieste, in dialogo con Andrea Olivieri, tra le altre cose autore del bellissimo Una cosa oscura, senza pregio (Alegre, 2019).

L'incursione in città, come già quella di Wu Ming 4 di due settimane prima, è avvenuta in barba a certi ambienti cittadini e al sindaco in persona, che in un'intervista televisiva ci aveva dichiarati, senza giri di parole, presenze sgradite. Una lunga polemica, durata settimane, che abbiamo ignorato.

Verso la fine della registrazione si fa riferimento anche a questo, ma per il resto si parla d'altro. Di territori e corpi, di confini e sconfinamenti, di s/memorie della pandemia, di movimenti come ecosistemi e di «mediazioni al rialzo».

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Quinto episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi”

Quinto episodio del Podcast “La Cassetta degli Attrezzi” Dal Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa, un altro strumento per chi non si rassegna. Ogni secondo mercoledì del mese 15 minuti per smontare le menzogne del presente. Ascolta al seguente link https://www.spreaker.com/episode/giovani-e-lavoro–68463009 … Continua a leggere
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Rodrigo Nunes presenta «Né verticale né orizzontale» in Val di Susa, 7 novembre 2025

Nell'autunno 2025 il filosofo e attivista brasiliano Rodrigo Nunes ha girato l'Italia presentando – in italiano – il suo libro Né verticale né orizzontale. Una teoria dell'organizzazione politica (traduzione di Enrico Gullo, Alegre, 2025).

Libro e tour sono arrivati con tempismo perfetto, poco dopo le grandi mobilitazioni e gli scioperi generali contro il genocidio palestinese. Nunes è partito da Palermo il 20 ottobre e, risalendo la Penisola, ha toccato diverse città e importanti situazioni di movimento e lotta – come quella dell'Ex GKN a Firenze – per concludere il tour il 7 novembre ad Avigliana (TO), ospite del movimento No Tav valsusino.

Wu Ming 1 ha affiancato Nunes in tre occasioni: a Ferrara il 29 ottobre (a cura della Comune di Ferrara), a Bologna il 4 novembre (ospiti dell'Ex Centrale di via Corticella) e, appunto, ad Avigliana.

Quest'ultimo evento era nell'ambito di «Avere vent'anni è avere sogni grandi», la rassegna celebrante il ventennale della Battaglia del Seghino (31 ottobre 2005) e della riconquista popolare del presidio di Venaus (8 dicembre 2005). Per approfondimenti, si veda il libro di WM1 Un viaggio che non promettiamo breve (Einaud, 2016).

Nella conversazione, durata più di due ore, si è parlato dei movimenti come ecologie; dei cicli di lotte del 2001-02, del 2011 e del 2019; di come dieci anni fa il pendolo delle lotte abbia oscillato tra orizzontalismo e verticalismo, con tentativi di costruire «partiti dei movimenti»; di come si possa avere leadership senza leaderismo, eccetera. Con tanti esempi e racconti, e una coda sulla pandemia.

Tra le intervenute, la punkastorie femminista Filo Sottile.

Buon ascolto.

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Omnia sunt communia: Wu Ming 4 su cristianesimo e rivoluzione, da Q al Sogno di John Ball

Moltitudini in marcia contro gli imperi: contadini d’Inghilterra con roncole e forconi nell’anno del Signore 1381; cardatori, popolo minuto di opifici, arti e mestieri nella rivolta dei ciompi del 1378; artigiani boemi nella rivolta hussita e taborita del 1419; seguaci di Hans il pifferaio e ancora contadini d’Alsazia, Svevia e Ungheria; braccianti e minatori di Turingia, smossi dai dodici articoli della predicazione anabattista.

La storia europea medievale e moderna è attraversata da rivolte contadine che, nella lettura del Vangelo, hanno trovato il canale per contestare radicalmente l’ordine sociale esistente e i padroni della Terra. Il 18 ottobre 2025 Wu Ming 4 è intervenuto al festival Montefedi di Bergamo, sunteggiando gli anni di lavoro dalla stesura di Q (1995-1998) alla traduzione del romanzo di William Morris Il sogno di John Ball (Alegre, 2025), in dialogo con Francesca Tasca del Centro Culturale Protestante, studiosa del movimento valdese e autrice del libro Storia dei Valdesi (Claudiana, 2024).

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Mensaleri a Firenze, WM2 in dialogo con Dario Salvetti (collettivo Ex GKN)

Giovedì 30 ottobre 2025, al circolo Arci Vie Nuove di Firenze, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri insieme a Dario Salvetti del collettivo di fabbrica ex GKN. Si è parlato dell'attitudine coloniale del capitalismo, di comunità in lotta, di letteratura working class, dell'importanza di simboli e narrazioni, nelle pagine di un romanzo come in una fabbrica occupata.

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4 Novembre a Livorno: Disertiamo tutti gli eserciti!

Centinaia di persone sono scese in piazza ieri a Livorno per la manifestazione convocata dal Coordinamento Antimilitarista Livornese contro la propaganda di guerra e il militarismo nella simbolica giornata del 4 novembre, in cui lo stato celebra le forze armate e il massacro della Prima guerra mondiale.Una giornata di lotta che ha riaggregato intorno all’antimilitarismo […]
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CORTEO: 4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO

4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO 17.30 presidio in Piazza della Vittoria (piazza Magenta) e corteo fino a p.zza Cavour Scendiamo in piazza anche quest’anno il 4 novembe, “festa nazionale” in cui si celebrano le forze armate e la “vittoria” della prima guerra mondiale (1915-1918). Contro la celebrazione di una strage del passato che […]
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7 ottobre a Livorno: TUTTI LIBERI!

7 ottobre a Livorno: TUTTI LIBERI! La Federazione Anarchica Livornese esprime piena solidarietà ai due fermati durante le cariche di polizia nel corso delle contestazioni del 7 ottobre e ne chiede la piena libertà e il proscioglimento da ogni accusa. Fin dalla tarda mattinata si è assistito alla militarizzazione del Viale Italia e di parte […]
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SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO

SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO: BASTA COMPLICITÀ CON LO STATO GENOCIDA DI ISRAELE CONTRO IL GOVERNO CHE VIETA IL DISSENSO CONTRO IL RIARMO CONTRO LA GUERRA 7 OTTOBRE DALLE ORE 13 DI FRONTE HOTEL PALAZZO Oggi martedì 7 ottobre i ministri Tajani, Salvini, Valditara, Calderoli, Giorgetti e Locatelli sono a Livorno. Alle 15 nelle all’Hotel […]
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Blocchiamo tutto! Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di Livorno

Blocchiamo tutto!Fermiamo il genocidio, fermiamo la guerra, fermiamo il riarmo!Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di LivornoPartecipiamo alla manifestazione del 27 settembre a La Spezia Lx anarchicx non possono che essere presenti e parte attiva ai blocchi e alle iniziative di sciopero perché l’anarchismo non è un’ideologia dogmatica ma una pratica concreta. Una pratica […]
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Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a Livorno

Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a LivornoIn difesa degli spazi autogestiti, contro la militarizzazione della città, contro la guerra e il genocidio La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà ai soggetti colpiti dal crescente clima repressivo in città.Nelle ultime settimane si è intensificato un attacco alle occupazioni e in particolare a quegli spazi autogestiti di […]
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Mensaleri, il capitolo 1, letto da Wu Ming 2

Manca ormai solo una settimana all’uscita di Mensaleri, il nuovo romanzo scritto da Wu Ming 2.

Chi ha dato un’occhiata alla quarta di copertina, sa che la vicenda si svolge a Mensaleri, il villaggio operaio costruito accanto alla cartiera Mensa, sul fiume Leri, nei primi anni dell’Italia unita. Lo stabilimento, dopo diversi passaggi di mano, chiude i battenti nel 1993, nonostante le lotte e i presidi.

Ma a tramutare lo sconcerto in speranza, si presenta un imprenditore di grido, bisnipote del mitico Fondatore. La sua proposta è un irresistibile progetto di rigenerazione del sito industriale: un museo, un centro congressi, un laboratorio di ricerca sul riciclo della carta, le sedi di quattro grandi marchi di moda, un nuovo quartiere. E uno spettacolo teatrale, affidato alla regista Toni Pohlmann, scritto e recitato dalla gente del paese, per celebrarne la prima età dell’oro, all’alba della seconda.

In anteprima, Wu Ming 2 legge il primo capitolo. Buon ascolto e appuntamento in libreria tra una settimana.

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HAARETZ: ISRAELE HA CHIAMATO INFLUENCER A GAZA PER DIMOSTRARE CHE LA FAME A GAZA È CAUSATA DA ONU E HAMAS

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Il Ministero della Diaspora ha chiamato influencer americani e israeliani nei siti di distribuzione della GHF per contrastare la narrativa secondo cui Israele starebbe affamando la popolazione.
http://dlvr.it/TMfl3Q

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Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto

«– I romanzi radiofonici, giovanotto, – mormorò Josefina Sánchez, come se commettesse un sacrilegio. – Stanno diventando sempre più strambi.»

(Mario Vargas Llosa, La zia Julia e lo scribacchino)

Nel biennio 2022-2023 portammo in tour Radio Ufo 78, un radiodramma/concerto, un melologo, una sghemba e psichedelica suite con scrittori, musicisti e «caverna dell'antimateria».

I due scrittori erano Wu Ming 1 e Jadel Andreetto, quest'ultimo in doppia veste, in quanto bassista del Bhutan Clan.

I musicisti erano quelli del Bhutan Clan, appunto: band cresciuta a Bologna sonorizzando trekking urbani e serate letterarie, nel contesto del cantiere culturale permanente Resistenze in Cirenaica.

Per varie ragioni il gruppo si è sciolto come tale nel 2024, ma le sperimentazioni proseguono sotto l'egida di Melologos, «laboratorio di fonologia narrativa» che ora è al lavoro su Gli uomini pesce.

«Caverna dell'antimateria» è come chiamavamo, in omaggio al pittore situazionista Giuseppe Pinot Gallizio, l'ambiente sonoro pazientemente ingegnerizzato in studio che ogni tanto erompeva nell'esecuzione dal vivo.

I testi dello spettacolo erano in gran parte tratti da Ufo 78, ma alcuni brani – come già avveniva nel romanzo – gettavano ponti verso un altro mondo narrativo: quello del «Ciclo di Tanino & Karl» di Jadel Andreetto & Guglielmo Pispisa. Finora ne sono usciti due episodi: Tutta quella brava gente (firmato con lo pseudonimo «Marco Felder», Rizzoli 2019) e La parola amore uccide (Rizzoli, 2022). Anzi, tre, perché il terzo è in forma di podcast: Morte di un giallista bolzanino (RaiPlaySound, 2023).

Radio Ufo 78 era un'unica suite della durata di circa un'ora e 15 minuti. Prima di salire sul palco, chiedevamo al pubblico di applaudire soltanto alla fine.

Dopo una prova aperta allo Spazio Stria di Padova, sempre disponibile per i nostri lanci di ballons d'essai, Radio Ufo 78 si mise in strada. La formula era anfibia e strana e non proponibile ovunque, gli incastri di impegni non erano semplici... Insomma, riuscimmo a mettere in fila solamente sette date. Di alcune resta testimonianza.

La migliore registrazione, realizzata a tracce separate dal mixer (ringraziamo il fonico Gianluca Fabbri), è quella della serata in piazza a S. Giovanni in Marignano, in provincia di Rimini. Era la sera del 9 luglio 2023, l'evento era organizzato da Rapsodia, su iniziativa del nostro amico Emiliano Visconti.

Stefano D'Arcangelo di Melologos ha lavorato su quelle tracce, per far emergere ogni suono con la massima chiarezza, e oggi, alla buon'ora, possiamo rendere disponibile all'ascolto Radio Ufo 78, per chi non c'era alle serate e anche per chi c'era e vuole riascoltarlo. Lo facciamo a due anni esatti da quell'esibizione.

La formazione:

Wu Ming 1 – voce e vociferazioni

Jadel Andreetto – voce e basso

Giroweedz – basso e ingegneria sonora

Bruno Fiorini – chitarra

Stefano D'Arcangelo – tastiere, elettronica, antimateria

Michele Koukoussis – batteria

Con la partecipazione di Filo Sottile (nella parte di Carmen) e Donatella Allegro (nella parte di Milena).

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alle Monacelle, Matera, 5 luglio 2025

Il 5 luglio 2025 Wu Ming 1 ha presentato il suo romanzo Gli uomini pesce a Matera, nell'ex-convento seicentesco detto «delle Monacelle». A organizzare l'evento è stata l'ANPI provinciale, in collaborazione con la Libreria dell'Arco. Hanno dialogato con l'autore la giornalista dell'Huff Post Italia Angela Mauro e la presidente dell'ANPI Carmela La Padula. Poiché, incredibile dictu, in ventisei anni di carriera era la prima volta che WM1 presentava un libro a Matera, si è partiti ab ovo, dal principio, cioè da Q. Si è parlato molto di territori, di come viene raccontata/rimossa la crisi climatica, di come ridare respiro alle lotte ambientali, ma anche di psiche fascista. Tra i cameo illustri, quelli dei colleghi Georges Simenon e Antonio Scurati. Buon ascolto.

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Gli uomini pesce. Live alla casa natale di Antonio Gramsci

L'artista sonoro sardo Angus Bit, in collaborazione con una nostra vecchia conoscenza, l'attore e agitatore culturale Giacomo Casti, ha sonorizzato tre brani de Gli uomini pesce, presi dai capitoli 1, 38 e 46. Angus e Giacomo li hanno eseguiti il 24 maggio 2025 durante la presentazione del libro ad Ales, alla Casa natale di Antonio Gramsci, tappa ormai immancabile dei tour sardi di Wu Ming 1. Venti minuti e passa di downbeat mediterraneo, su cui galleggiava il flusso di coscienza di Antonia e Ilario. Buon ascolto.

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara, 13/06/2025

La sera del 13 giugno 2025 Wu Ming 1 – in dialogo con Maria Calabrese della Biblioteca Popolare Giardino, che ha organizzato la serata, e col collega scrittore Girolamo De Michele – ha presentato Gli uomini pesce alla Scuola di Viale K, Ferrara. Vicinissimo a dove, nel romanzo, Dante dà appuntamento ad Antonia

Si è parlato di «plurinomio fantastico», giochi di parole, poetica del perturbante e decostruzione del maschile, ma anche del non-umano in letteratura dopo le riflessioni di Amitav Ghosh, di "intelligenze" artificiali e di molte altre cose. In sala c'erano circa 40°, ma voi potete ascoltare l'audio dove volete, anche dentro una ghiacciaia. Buon ascolto.

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Wu Ming 1 presenta Gli uomini pesce alla Casa della memoria di Milano, 27/05/2025

Nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2025 Wu Ming 1, in dialogo con Enrico Manera, ha presentato il suo romanzo Gli uomini pesce alla Casa della memoria di Milano. L'incontro era organizzato e introdotto dall'ANPI provinciale. Si è parlato dei temi del romanzo, ma come è prassi di Wu Ming, si è anche «aperta l'officina» di questo libro (nonché di altri), si sono fatte scorribande a ritroso nella storia e nella produzione del collettivo, si è parlato di irrazionale, perturbante, psichedelia. Buon ascolto.

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«Fnord!», fece il tarabusino

La sera del 22 marzo 2025 ha debuttato allo Spazio Stria di Padova Sonic Suite aka The Gustafsson Files, reading/concerto tratto dal romanzo di Wu Ming 1 Gli uomini pesce, in particolare dai capitoli in cui è in scena il musicista Arne aka Sonic in arte SonicAlly/Fonica Mente.
Si tratta di un progetto assemblato dall’attore Marco Manfredi, dallo scrittore e musicista Jadel Andreetto e dai musicisti Stefano D’Arcangelo (ex-Bhutan Clan, ex-Compagnia Fantasma) e Bartolomeo Sailer in arte Wang Inc.
La suite dura un’ora, qui proponiamo all’ascolto un brano.

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Guardate l'albero. «Difendere tutto quello che cresce e non è sterile»

Testo della conferenza tenuta da Wu Ming 4 al teatro di Dozza (BO) il 2 settembre 2023, nell’ambito delle celebrazioni per Tolkien 50.

Un’attualizzazione di certe tematiche tolkieniane alla luce delle urgenze ambientali, al di là di qualsivoglia intento celebrativo e – ovviamente – in direzione ostinata e contraria rispetto alle kermesse e mostre governative. Si parla di Mordor, Jorn de Précy, «riformisti sarumaniani» e Jacques Camatte.

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In Cina e Asia – Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino 

In Cina e Asia – Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino  nvidia trump cina

I titoli di oggi: Trump blocca i chip, il Ceo di Nvidia va a Pechino  Zelensky: “La Cina arma Mosca, abbiamo le prove” Trump fiducioso su accordo con la Cina Usa: “Azienda cinese collabora con gli Houti” Tencent lancia strategia su commercio estero e occupazione Xi in Cambogia, firmati 30 accordi Anwar incontra Min Aung Hlaing a Bangkok: focus su ...

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In Cina e in Asia – Trade war, Xi incassa il supporto della Malesia

In Cina e in Asia – Trade war, Xi incassa il supporto della Malesia xi malesia

I titoli di oggi: La Malesia si schiera con la Cina sul commercio durante la visita di Xi a Kuala Lumpur Nvidia denuncia: “Le limitazioni all’export in Cina ci costeranno 5,5 miliardi” La UE chiede alla Cina di rivedere le sue politiche industriali  Le poste di Hong Kong sospendono l’invio di pacchi verso gli Usa Trump riceve il rappresentante per ...

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Cina: il pil corre, per ora. Nominato un nuovo negoziatore sui dazi

Cina: il pil corre, per ora. Nominato un nuovo negoziatore sui dazi

A marzo, i fornitori cinesi e gli importatori degli altri paesi hanno accelerato spedizioni e anticipato acquisti per evitare i dazi degli Stati uniti. Nel frattempo, il governo ha cambiato il rappresentante per il commercio internazionale. Solo uno degli ultimi segnali indirizzati alla Casa bianca

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In Cina e Asia – Cina, il Pil continua a crescere del 5,4%

In Cina e Asia – Cina, il Pil continua a crescere del 5,4% cina economia

I titoli di oggi:

Cina, il Pil continua a crescere del 5,4%
La Cina ha un nuovo rappresentante per il commercio internazionale
Cina, prosegue il viaggio di Xi nel Sud-Est asiatico: tappa in Malaysia
La Cina accusa tre agenti americani di cyberattacchi ai Giochi asiatici invernali
Trade war, la Cina blocca gli acquisti di aerei Boeing
Pakistan, il controverso fondatore di Binance nominato consigliere per le criptovalute
Indonesia, smentita l'ipotesi di una base militare russa a Papua

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Far East Film Festival 2025, torna il cinema asiatico nella rassegna di Udine

Far East Film Festival 2025, torna il cinema asiatico nella rassegna di Udine

Manca sempre meno al Far East Film Festival di Udine. China Files tra i web partner della rassegna asiatica per raccontarvi il cinema d’Oriente Torna il Far East Film Festival, la rassegna dedicata al cinema asiatico più importante d’Europa. Come ogni anno, si terrà a Udine, e quest’anno raggiunge la sua ventisettesima edizione, in programma dal 24 aprile al 2 ...

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In Cina e Asia – Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche

In Cina e Asia – Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche terre rare

I titoli di oggi:

Trade war, la Cina blocca l’export di terre rare strategiche

Dazi, il Vietnam guarda a Cina e Corea del Sud 
Tensioni tra Londra e Pechino dopo la nazionalizzazione di British Steel
Malesia, Ministro dell’opposizione denuncia sorveglianza dello Stato

Giappone, calo record della popolazione nel 2024
Bangladesh-India, sale la tensione commerciale: Dhaka chiude porti, Delhi revoca diritti di transito

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In Cina e Asia – Xi in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali

In Cina e Asia – Xi in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali xi sud-est asiatico

I titoli di oggi: Xi Jinping in viaggio nel Sud-Est asiatico per rafforzare i legami regionali Cina, l’export cresce +12,4% a marzo Trump: “Esenzioni tariffarie per prodotti tech solo temporanee” Tesla sospende ordini di due modelli in Cina Giappone, politica valutaria al centro dei colloqui con gli Usa Hong Kong, negato ingresso a parlamentare britannica Xi Jinping in viaggio in ...

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In Cina e Asia – USA-Cina, le tensioni impattano ricerca medica e cinema  

In Cina e Asia – USA-Cina, le tensioni impattano ricerca medica e cinema   trump tariffe

I titoli di oggi:   USA-Cina, le tensioni si allargano a settori di ricerca medica e intrattenimento Pechino annuncia restrizioni ai suoi controlli sull’export Cina-Ue, Xi riceve Sanchez  Nuova Zelanda, affossata la legge sui princìpi del Trattato di Waitangi AUKUS, cresce l’incertezza sulla vendita di sottomarini nucleari all’Australia Svezia, arrestato uomo sospettato di spiare gli uiguri per conto della Cina ...

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In Cina e in Asia – Trade war, Xi rilancia la &quot;diplomazia del vicinato”

In Cina e in Asia – Trade war, Xi rilancia la XI VICINATO

I titoli di oggi: Trade war, Xi rilancia la “diplomazia del vicinato” Zelensky: “Pechino sa dei mercenari cinesi arruolati da Mosca” Il colosso hongkonghese CK Hutchison difende gli investimenti nei porti di Panama Apple produrrà più iPhone in India per limitare l’impatto dei dazi I dazi di Trump sono un’opportunità per le Filippine I soldati nordcoreani in Russia adottano nuove ...

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In Cina e Asia – Trump porta i dazi al 104%, la Cina si coordina con l’Ue

In Cina e Asia – Trump porta i dazi al 104%, la Cina si coordina con l’Ue cina ue

I titoli di oggi:

L'Ucraina cattura due cittadini cinesi arruolati dalla Russia
Canada: "Canali social legati alla Cina hanno cercato di influenzare le elezioni"
Cina, convocate le aziende private per coordinare la risposta ai dazi americani
Corea del Sud: dieci soldati nordcoreani attraversano il confine
Rutte chiede maggiore cooperazione tra l'alleanza e il Giappone
Gli usa avviano colloqui con il Giappone sui dazi

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In Cina e Asia – Trade war, la Cina &quot;combatterà fino alla fine”

In Cina e Asia – Trade war, la Cina trade war cina

I titoli di oggi: 

Trade war, Pechino rassicura le aziende Usa

Cina, indagato per corruzione il figlio dell’ex vice-premier Liu He
Cina, PCC espelle tre alti funzionari
Primo think tank cinese chiude centro di ricerca per mancanza di lealtà politica
Corea del Nord, prima maratona internazionale dal 2019

Kuala Lumpur chiede risposta unitaria dell’ASEAN ai dazi statunitensi
Taiwan, al via simulazione in caso di attacco dalla Cina

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In Cina e Asia – Pechino promette &quot;misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa

In Cina e Asia – Pechino promette

Le notizie di oggi:

Pechino promette “misure risolute”, ma vuole trattare con gli Usa

Cina-Cambogia, esercitazioni congiunte nella nuova base navale di Ream

Myanmar, cresce il bilancio delle vittime. Licenziati funzionari UsAid arrivati nel paese

Modi incontra capo ad interim del Bangladesh, poi vola in Sri Lanka 

L’Australia intende riacquistare il porto di Darwin dalla cinese Landbridge
Trade war: Vietnam e Taiwan provano approccio morbido
Taiwan, il G7 condanna le esercitazioni cinesi

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La Cina annuncia ritorsioni immediate ai dazi di Trump

La Cina annuncia ritorsioni immediate ai dazi di Trump xi

Il governo di Pechino ha annunciato un ricorso all'Organizzazione Mondiale del Commercio, tasse aggiuntive del 34% su tutte le importazioni degli Stati Uniti e una serie di altre misure. Tra queste, una nuova stretta sulle esportazioni di alcuni prodotti legati alle terre rare. Un salto di qualità che segnala che la Cina è pronta a combattere una guerra commerciale che avrebbe voluto evitare

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In Cina e Asia – Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon

In Cina e Asia – Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon yoon impeachment

I titoli di oggi: Corea del Sud, confermato l’impeachment di Yoon Washington vieta ai funzionari in Cina relazioni con cittadini cinesi Cina e Usa tengono colloqui militari marittimi Al via primo vertice UE-Asia centrale Taiwan, il PLA prende di mira le infrastrutture energetiche  Pechino arresta tre filippini con l’accusa di spionaggio “Aziende europee nel mirino degli hacker nordcoreani”, il report ...

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Dialoghi – Yuefenpai, il simbolo della Shanghai degli anni Venti

Dialoghi – Yuefenpai, il simbolo della Shanghai degli anni Venti yuefenpai shanghai

La storia dello yuefenpai, calendario pubblicitario in voga nella Shanghai degli anni Venti, è breve ma testimonia l’importante evoluzione estetica cinese dei primi anni del XX secolo. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. Qui per le altre puntate.   La storia dello yuefenpai  è breve ...

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La montagna non si arrende ai giochi d’azzardo

Nessun impianto, nessun rimorso: alcune considerazioni e un racconto a più voci della mobilitazione dello scorso febbraio

Lo scorso 9 febbraio una quindicina di escursioni hanno punteggiato la dorsale appenninica e l’arco alpino al grido La montagna non si arrende. Dopo l’esperienza di Reimagine winter (marzo ’23) e Ribelliamoci AlPeggio (ottobre ’23) decine di associazioni, spazi sociali, comitati di abitanti, climattiviste si convocano in risposta alla chiamata dell’Associazione Proletari Escursionisti.
Un primo dato interessante sta proprio qui: realtà diverse, associative e militanti, singoli oppositori o gruppi organizzati riflettono le proprie voci di dissenso a progetti che disegnano una prospettiva di turismo sempre più aggressiva basata sulla depredazione dei territori. Troviamo che questa saldatura descriva due importanti momenti. Tanto per cominciare, sappiamo che in questa fase le lotte locali fanno paura al potere e sono tra le poche efficaci. Basti qui ricordare la pesantissima repressione NoTav, le manganellate al parco Don Bosco di Bologna, le forze dell’ordine sempre più spesso mandate a monitorare gruppi e iniziative di protesta locale o ancora le lotte contro il furto d’acqua e le dighe d’Oltralpe. Unire queste lotte a partire dall’urgenza dello sperpero olimpico e metterle in connessione tra loro non farà che rafforzarle e migliorarne l’efficacia, rendendo una volta ancora più esplicito il trait d’union che le accomuna: la necessità di sviluppare comunità disposte a interagire con i territori e a ragionare di come starci dentro e non sopra, insieme alll’improrogabilità di opporsi a prospettive che minacciano e calpestano luoghi ogni anno più fragili. Visioni superate, fuori tempo massimo, che strizzano ancora dopo aver spremuto. Idee sepolte, energivore, idrovore e che possono essere tranquillamente descritte come negazioniste del cambiamento climatico.

In questo solco la proposta di una giornata di mobilitazione sincrona che riconosce nei Giochi olimpici invernali 2026 l’elemento apicale di una lunga sequenza di iniziative nocive e imposte, che drenano risorse pubbliche e minano la vita non solo umana nei territori coinvolti, può fungere da apripista a una galassia di resistenze contro cave e miniere, grandi opere stradali sovradimensionate, impianti eolici industriali, estrazione di fonti fossili, nuovi impianti di risalita. Un cartello capace di interrogare e interrogarsi su possibili forme di mutuo appoggio, produzione di spazi di confronto e formazione, impellenza di far emergere le lotte con lo scopo di portare a casa piccoli e grandi risultati utili a infondere fiducia nel binomio stop nocività / riprogettazione dal basso. Tutto nasce dall’appello: «Le terre alte bruciano. Non è una metafora. Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno, i ghiacciai si sfaldano, il permafrost si scioglie, le alluvioni devastanti sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi, dalle Alpi agli Appennini, continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio, basato su pratiche estrattive e grandi-eventi come i giochi olimpici invernali.

La monocoltura turistica sottrae risorse economiche pubbliche a beneficio di pochi, a scapito di modelli plurali e alternativi di contrasto allo spopolamento delle terre interne e di convivenza armonica in territori montani fragili e unici».

I numeri, le opere (e i giorni) di una crisi

Il versante sud delle alpi paga per primo il costo della crisi climatica: 260 impianti sciistici dismessi, oltre 170 in funzione “a intermittenza”, i bacini per l’innevamento artificiale crescono del 10% toccando la cifra record di 158 secondo il Rapporto Neve Diversa di Legambiente. Sempre in tema di dati, le prime analisi della Rete Open Olympics illustrano l’economia della promessa olimpica a partire dagli open data pubblicati sul sito di SiMiCo, l’SpA a controllo pubblico e principale stazione appaltante delle infrastrutture del ticket Milano-Cortina 2026. Dati che raccontano il modello spompo di una nazione al collasso che dopo essere implosa nell’industria e nella sua capacità di produzione non sa far altro che iniettare liquidità per generare reddito sottraendo spazi di cittadinanza. E così si ruba acqua a comunità che necessitano di autobotti per bagnare gli orti, si progettano impianti che abbattono boschi, si trasformano rifugi alpinistici in resort di lusso. La logica della turistificazione genera souvenir finto-artigianali, attrae gruppi di investimento, cancella servizi essenziali per le comunità. Il risultato di questo “favore al turismo” costi quel che costi altro non è che l’annientamento di economie locali, la crescita dei prezzi e l’impossibilità di vivere e sviluppare relazioni dove si è nati e cresciuti, quando anche vi ci si volesse rimanere.
L’esplosione e l’atomizzazione del tessuto sociale.

Scritte contro l’eccessiva invadenza del turismo all’Alpe di Siusi

A un anno dallo start nella gestione del cantiere olimpico 2026, la metà delle opere risulta ancora in progettazione o in gara, le attese di una VAS nazionale sono state tradite e sulla Lombardia insiste il carico più alto (50% ca. di 3,38 miliardi) sia per numero di opere che per costo. La conclusione di diverse opere di “legacy”, che per il 70% sono stradali e per il 30% ferroviarie) è già in agenda per il 2028, 2030, 2032. Il binomio fretta/ritardo, distrattamente salutato come pura imperizia, costituisce una leva fondamentale della logica commissariale e della sua capacità di accelerare i processi di trasformazione territoriale bypassando i processi democratici di ascolto, interlocuzione, cessione di potere all’agognata sovranità popolare. A questo scenario si aggiungono i costi per la realizzazione dei Giochi veri e propri, in carico alla Fondazione Milano Cortina 2026 per 1,6 miliardi di euro.

Il 70% delle opere collaterali alle Olimpiadi – in una nazione in cui crollano ponti, si sfaldano guardrail e lo stato di edifici pubblici a cominciare dalle scuole è pessimo, in cui le case non a norma, abusive, e a forte rischio in caso di evento sismico o meteorologico è disarmante, in cui  la manutenzione è inesistente e la priorità è spostare masse di turisti nel grand tour dell’invasione – sono strade. La politica pretende di ridurre gli intasamenti stradali aumentando il numero delle carreggiate – come nel caso del Passante di Bologna – e delle carrozzabili – come per la tangenziale di Bormio – senza ammettere che così facendo fa aumentare il volume del traffico e torna al “via”, a dover ampliare e costruire ancora e ancora.
Opere per giustificare opere: infrastrutture per raggiungere borghi e città tronfi di mattone e bonus edilizi, centri urbani tirati a lucido e gentrificati, in preda alla smania di decoro e respingenti. Un Paese ricco di infrastrutture turistiche mal progettate che chiamano ciclabili. Opere inutili rispetto all’idea originaria – agevolare la mobilità interna -, che quando non contribuiscono a causare disastri, come in Emilia, sottraggono spazio ai marciapiedi e pedoni.
L’ottica turistica nasconde nocività sotto al tappeto e inventa peculiarità e tradizioni, economie e bella vita, in una valanga schizofrenica che si ingigantisce e travolge tutto quel che incontra. Impianti anacronistici e funi ricollocate nella tradizionale destinazione d’uso, come nel caso dell’ovovia di Trieste, «una vetrina commerciale per le sue [di Leitner, ndr] cabinovie urbane, dato che il cambiamento climatico preclude altri impianti in quota». Meleti pervasivi che occupano il territorio in maniera tossica, fatta di fitofarmaci e pesticidi, mentre si invita la gente a voltarsi dall’altra parte per ammirare funivie che trasporteranno la frutta da stoccare. È questo il progetto Melinda che, vestiti i panni di novella Grimm, racconta una Biancaneve al contrario fatta di una funivia, riduzione del traffico di camion, buone mele “green” e biodiversità. Come se non fosse una presa per i fondelli parlare di biodiversità mentre si impone una monocoltura (o bi-coltura, se includiamo i vigneti) nociva.
Come se la costruzione e il mantenimento di un impianto non fossero energivori, non impattassero sul territorio non inquinassero; come se, tolte poche centinaia di metri al trasporto su gomma – l’”ultimo miglio” – i camion non continuassero a portar merce dai produttori alla stazione di partenza della funivia, e dalla cella ipogea della cava di stoccaggio ai centri di distribuzione.

In Trentino, la regione “illuminata” in cui l’invasione di animali umani inizia a produrre più noie che reddito, la Provincia preferisce millantare invasioni di una fauna anch’essa re-introdotta a uso turistico, salvo non garantirle il minimo spazio vitale e negarle corridoi di dispersione per poterla poi additare a emergenza criminale e pretendere di abbatterla.
La negazione della vita per l’aleatorietà del fatturato perché, grattata la vernice, la menzogna si svela per quello che è: altro che interesse per l’ambiente, rispetto per le comunità, scelte lungimiranti per la collettività.

Interesse privato e pittate di vernice, stop

Per i Giochi è previsto l’arrivo di 1,8 milioni di presenze, che a mezzo stampa si usa arrotondare a 2 milioni, ma che in realtà è un modo curioso di parlare di 500.000 persone, per intenderci un settantesimo del giubileo capitolino.
Il Rapporto di sostenibilità, impatto e legacy è una lettura di sicuro svago per gli amanti della chiarezza circa gli obiettivi dell’impresa: rafforzare la posizione sia di Milano, come città met dinamica e votata ad ospitare eventi internazionali, che di Cortina, quale località nel cuore delle Dolomiti e della regione alpina, attrazione turistica e polo leader a livello mondiale per sport invernali. Se solo escludiamo i nomi di località e discipline che riportano la parola alpina o alpino questa è l’unica volta in cui le Alpi sono citate in 164 pagine di documento. A titolo di paragone il lemma Milano (sede di gara della maggior parte delle discipline) restituisce oltre 250 risultati.

Narrazioni dunque, cumuli di narrazioni che mirano a intruppare e a spostare l’attenzione dal cuore del problema: il modello di business distruttivo.
Ecco perché è importantissimo questo inizio di “camminata larga”, ecco perché ci auguriamo che la contestazione fuori e oltre, al tema stretto “Milano-Cortina”, si allarghi. Partire dalle singole opere, dagli impianti, dai progetti – che siano in alto come in basso, in città come in piccoli borghi semi-disabitati –; partire dai sommovimenti e dalle lotte, metterle in “rete”. Perché le narrazioni attorno all’Olimpiade o a qualsiasi altro soggetto speculativo si adattano di volta in volta succhiando respiro, ma sono accomunate dalla stessa logica, perfettamente sovrapponibile a quella che anima l’assalto a tutto lo stivale: soldi, sfruttamento, impoverimento sociale.

Leggere la dinamica aiuta a allargare lo sguardo, apre riflessioni di respiro, e sposta il piano. In questa logica non ha senso controbattere alla produzione immaginifica del monolite olimpico fatto di mille piedi, stare sul pezzo delle Olimpiadi come evento anacronistico, immaginare un unico motore no-olimpico.

Come bene ha scritto Alberto di Monte, il nostro compagno Abo, su Umanità Nova: «L’importante non è vincere, oggi è importante non partecipare». Ne siamo convinti, le montagne meritano una nuova diserzione, le olimpiadi meritano diserzione, questo mondo merita diserzione.
Disertare le loro battaglie e le loro costruzioni del nemico, spostare l’asse verso il conflitto giusto: non contro le narrazioni sognanti e distorcenti che produce il capitale, ma contro esso stesso.

Bormio – Fake snow, real profit!

La comitiva in arrivo in pullman da Milano è accolta a Bormio dalla prima neve di stagione, che da qualche giorno scende copiosa in alta valle. Le centocinquanta persone partecipanti inscenano un’escursione-manifestazione-perlustrazione fino all’imbocco della Valdidentro prima di ripiegare nel centro storico per un pomeriggio di presidi itineranti. Sì perché la contestazione olimpica non è ben accetta dall’amministrazione locale né dalla questura di Sondrio e diverse iniziative sono state precettate nel tentativo di scorare i dimostranti e di tenere a distanza le sensibilità più curiose. L’epilogo di fronte all’ecomostro delle tribune al piede delle piste, lungo la via che dovrebbe intercettare il traffico della nuova tangenzialina, è la fotografia plastica dei “Giochi della sostenibilità”.

Lo ski stadium di Bormio durante il presidio

Per raggiungere Bormio abbiamo risalito la Valle Camonica e scavallato il passo dell’Aprica. Lungo il tragitto, sopra le nostre teste nubi dense contrastano con un paesaggio brullo, fatto per l’ennesimo inverno consecutivo di scarsissime precipitazioni, sia piovose che nevose.
Attraversando la valle scorgiamo Montecampione, località sciistica fallita, e per fortuna: per tutta la bassa valle non s’intravede nemmeno una spruzzata di bianco. È febbraio ma sembra autunno.
Più a Nord la situazione non è migliore, qualche incrostazione dalla Presolana, dal Pizzo Badile camuno e dalla Concarena in su, macchia appena monti di oltre 2000m di quota.
All’Aprica, poco meno di 1200 mslm, scorgiamo i primi spazzaneve, i primi fiocchi. Siamo quasi stupiti, siamo in cinque ed è la prima neve dell’anno che vediamo. La località è triste: poca gente per la via centrale, ancor meno sulle piste, lingue bianche e artificiali a dividere masse verdi d’abete. Forse anche la gente si sta stancando di sport invernali senza inverno.

Il passo dell’Aprica la mattina del 9 febbraio

Scendiamo in Valtellina: a Tirano monti e fondovalle sono asciutti quanto quelli camuni. Man mano che ci inerpichiamo verso Bormio riprendono i fiocchi, “sta a vedere che portiamo il dono più prezioso al nemico”. Arriviamo a Bormio in leggero anticipo, la Piana dell’Alute è magnifica, ampia, di un verde che comincia a imbiancare.
I bormini le sono molto legati, la amano per la sua storia, per il suo valore paesaggistico, per quello che è. Andrebbe vista, visitata, protetta; la nuova amministrazione invece la vorrebbe devastare per farci passare la “tangenzialina”. Altro che tangere, sventrare una piana stupenda per proiettare il vomito-massa nel cuore di Bormio. Chissà se reggerà a queste sollecitazioni. Chissà se questo piccolo microcosmo resisterà all’infarto.

Cercando un parcheggio attraversiamo piazza Kuerc dove ancora non c’è nessuno. Lasciamo l’auto, calziamo gli scarponi e torniamo in centro. Bormio fa la stessa impressione dell’Aprica: pochi turisti, poco movimento in pista e fuori, i vecchi fasti delle località sciistiche sono passati, resistono giusto i comprensori-mastodonte come il Tonale, luogo di un’altra camminata di questo 9 febbraio.
In piazza ci dirigiamo verso un bar per un caffè, due ragazze ci fermano e chiedono se sia qui il ritrovo. «Sì, e manca poco. Speriamo che il meteo non rovini la giornata».
Al bar veniamo accolti bene, le ragazze che lo gestiscono ci chiedono se siamo qui per via della manifestazione, sono curiose. Fuori le stesse scene, qualche passante ci saluta e chiede, così come gli agricoltori che hanno approntato un mercatino sotto la copertura della piazza.
La storiella dei valligiani chiusi, dei montanari ostili ai movimenti e felici di vedere “soldi per lo sviluppo” si scioglie come i fiocchi che cadono sul selciato di questa piazza.
Il pullman da Milano è in ritardo, cogliamo l’occasione per salutare qualche conoscenza e per conoscere persone nuove che nel frattempo si stanno radunando. Il pericolo è scongiurato, gente ce n’è.
A un certo punto avvertiamo una presenza chiassosa, svolto l’angolo e intravedo uno striscione che recita «Milano-Cortina 2026. Dalle Montagne alle città. Olimpiadi insostenibili».
È arrivato il pullman, e bene: la questura ha vietato di tutto un po’, cortei compresi, ma la cosa non preoccupa né impensierisce troppo.
Ci muoviamo quasi subito dietro lo striscione, ci sono anche alcune bandiere e intoniamo cori. I milanesi hanno studiato un canzoniere simpatico, provocatorio, scherzoso.
Il corteo si fa, e attraversa tutto il paese. Qualche curioso si sporge dalle finestre, qualcun’altra chiede. Un signore è incuriosito dalla bandiera palestinese che sventola. «Cosa c’entra con questa iniziativa?», chiede. «Le lotte si tengono assieme, così si dà senso alle cose, alle sorellanza».
Capisce. Annuisce. Se ne va sorridendo.
Attraversiamo il fondovalle costeggiando il canale termale e poi pieghiamo a destra, inerpicandoci nei boschi, la neve attacca e meglio così, sotto di lei insidiose lastre di ghiaccio fanno pattinare e battere le natiche a terra a più di uno di noi. Ma fa presa anche negli animi, i cani ci zampettano felici, qualcuno ci si tuffa, si comincia una divertita battaglia a palle di neve. Nel frattempo tre digos stanchi, compito ingrato, ci seguono a sempre maggior distanza.
Disinteressati.

I locali hanno preparato alcuni interventi che danno il senso della giornata: la tangenziale, il progetto spalti della pista Stelvio che è già costato decine di milioni di euro e che altrettanti ne mangerà, la gentrificazione, la difficoltà del vivere ai margini dell’impero.
C’è di tutto, ce n’è per tutti; quello che una volta tanto manca è la frustrazione, il senso di impotenza, e forse questa è la cosa più importante.
Il senso della giornata, il motivo dell’umore positivo è dato alla perfezione da uno degli interventi del pomeriggio, di nuovo in Piazza del Kuerc, nel primo dei presidi mobili a cui i divieti questurini di corteo ci hanno obbligato. Tessere, unirsi, combattere. Essere consci che non è una battaglia per vincere, che le olimpiadi si faranno, ma che su qualche opera si può vincere e se su quelle vittorie si costruisce consapevolezza si segna un punto importante, si aggrega, si rilancia.
Ci sarebbe di che confrontarsi, ce ne sarà occasione: i problemi bresciani risuonano in quelli valtellinesi, che fanno eco a quelli milanesi, del tutto simili a quelli appenninici, «che al mercato mio padre comprò»; se saremo bravi sarà semplice intersecare le lotte, riportarle a quello che sono: un’unica grande battaglia contro un unico nemico arrogante.

Durante il rientro attraversiamo boschi di abeti e larici, vallette, passiamo dietro ai bagni di Bormio (ora irrimediabilmente chic), ci immergiamo in questa testimonianza silente delle peculiarità di un territorio maestoso e delicato. Lungo il cammino e prima della foto di rito da un belvedere, a fine camminata, è previsto un altro breve intervento che – appunto perché la lotta è una – include anche il racconto di quello che è successo al lago Bianco, dove si è pensato di posare tubi al fine di sfruttare il bacino per l’innevamento artificiale. In pieno Parco Nazionale dello Stelvio, prosciugando una torbiera e la sua complessità ecologica, a dimostrazione che è tutto sott’attacco, anche le aree più fragili e che pensavamo tutelate.

La camminata è stata intensa, avvolta dall’odore e da quel senso di ovattamento sempre più raro che regala la neve, che aiuta a riflettere, che fa meglio percepire le sinapsi. Torniamo in piazza, mangiamo qualcosa e ci prepariamo per l’ultima parte della giornata, fatta di presidi dinamici che descrivano il senso dell’iniziativa e i cantieri “insostenibili”, con ultima tappa sotto le colate di cemento della già citata pista Stelvio.
Si uniscono a noi comitati locali, due arzilli avanti con gli anni volantinano e raccolgono firme per i trasporti gestiti da regione Lombardia, contro il suo assessore, contro Trenord. Altro piccolo legame tra le due valli unite nello scempio: in quella camuna si va sviluppando il primo progetto italiano di treno a idrogeno su una linea capace di offrire soltanto disservizio, da anni.

A causa di un piccolo acciacco e della conseguente sofferenza di uno di noi ce ne andiamo poco prima della fine e dei saluti, non partecipando all’ultimo dei presìdi, del resto “si parte e si torna insieme”. Ce ne andiamo però soddisfatti, pieni del senso di una giornata proficua, necessaria.
Le connessioni ci sono tutte, le volontà anche. Non resta che cospirare.

Caldarola – Anche in Appennino: la montagna non si arrende
(a due passi dai Sibillini)

Ci ritroviamo a camminare nell’Appennino maceratese a distanza di diversi mesi dall’escursione che ci portò a osservare dall’alto l’area interessata dal progetto monster degli impianti di Sassotetto e a diversi anni dalla fantastica Festa di Alpinismo Molotov del 2018. In questa fascia di montagna, a rispondere all’appello per la giornata di mobilitazione sono state due associazioni locali: C.A.S.A. Cosa Accade se Abitiamo e L’Occhio Nascosto dei Sibillini, ma la partecipazione come vedremo è stata poi molto più ampia, sia da parte di singoli che di realtà del territorio. Ma partiamo dalle basi, sottolineando un aspetto che non smetteremo di evidenziare: le dinamiche predatorie e speculative che interessano quest’area sono le stesse che ritroviamo in tutte le terre alte (e non solo in quelle), con l’aggravante che vanno a insistere su un territorio che ancora mostra tutte le ferite del sisma 2016/2017. Ferite visibili, fatte di case e paesi ancora – quando va bene – in fase di ricostruzione e di un tessuto sociale sempre più in difficoltà. Quando, nei primi mesi del post-terremoto, parlavamo di un territorio che rischiava di essere ancor più sotto attacco perché reso più debole dalle scosse e dalla mala gestione dell’emergenza (prima) e della ricostruzione (poi), facevamo una previsione fin troppo semplice.

Per questo mobilitarsi in queste aree ha a avrà per lungo tempo una doppia valenza, una “di base” e una specifica sulle varie tematiche che si intendono affrontare. Questa volta gli interventi che hanno unito i nostri passi si sono concentrati su tre temi di base: i progetti turistici sui Sibillini, il Gasdotto SNAM che attraversa queste zone, il parco eolico che dovrebbe sorgere proprio dove stiamo camminando. Quest’ultimo tema è quello su cui ci si è soffermati maggiormente, anche ma non solo per il luogo scelto per l’escursione di questa giornata.
Riprendiamo dall’appello: “(…) a ridosso del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra i comuni di Caldarola, Camerino e Serrapetrona, in provincia di Macerata, dovrebbe sorgere un parco eolico con aerogeneratori alti 200 m. A conferma di come l’energia rinnovabile, di cui ovviamente condividiamo la necessità alla base, non sia buona “di per sé” ma vada comunque sempre inserita in un contesto di rapporti sociali, politici ed economici e valutata considerando anche l’impatto sull’ambiente, sulle comunità e sull’intero territorio. Non è illogico riconoscere che dietro la famigerata transizione ecologica si nascondano altri interessi (il parco eolico in questione è stato richiesto appunto da una multinazionale norvegese con sede anche in Italia) che non hanno nessuna ricaduta positiva sulle comunità – defraudate di qualunque potere decisionale – perpetuando in chiave “green” lo stesso sistema economico che ci ha portato fino a questo punto.”
Riportiamo queste considerazioni perché sono tornate più volte nel corso degli interventi e perché se sostituiamo il parco eolico con gli impianti di risalita o con il gasdotto il risultato finale non cambia: nessuna ricaduta positiva sui territori ed estrattivismo da parte del capitale. Su queste basi ci ritroviamo lungo il sentiero che da poco più avanti l’abitato di Castiglione si muove verso i Prati delle Raie e Croce di Valcimarra. Ci muoviamo intorno ai mille metri di quota e una fitta nebbia ci accompagna fin dalla partenza, siamo 100? 120? 90? È persino difficile contarsi e nel lungo serpentone si riconoscono le sagome solo dei dieci avanti e dietro ciascuno di noi. Una composizione variegata e di tutte le età, compagne e compagni che si incontrano sia in piazza che lungo i sentieri di montagna ma anche appassionati di escursionismo e persone del luogo sensibili agli argomenti trattati. Chi conosce questi posti racconta di come normalmente il panorama da quassù sia fantastico, da un lato le vette dei Sibillini che a tratti spuntano dietro ogni curva, dall’altro la vallata e Camerino in lontananza. Oggi la nebbia rende tutto surreale e qualcuno aggiunge che “oggi non avremmo visto neanche le pale se le avessero già piazzate”.

Durante le prime due soste sul gasdotto e – soprattutto – sul parco eolico sono tante le domande e le considerazioni che si accavallano e chi ne sa di più prova a rispondere, non tanto sui tecnicismi quanto sull’assurdità del progetto in sé. Qualcuno ricorda che solo nelle Marche sono più di cento le pale eoliche – alte 250 metri – che dovrebbero essere installate lungo i crinali appenninici, tanto che sempre oggi sul Monte Strega è in corso un’altra escursione sempre sullo stesso tema.
Continuiamo a salire e si iniziano a vedere i primi scampoli di cielo blu, giusto in tempo per la foto di rito con uno striscione realizzato con su scritto a caratteri cubitali “La montagna non si arrende”. Dopo poche centinaia di metri accompagnati dal sole l’itinerario ci porta a ripiombare nella nebbia per l’ultima “pausa narrata” sui progetti da decine di milioni di euro che andranno a impattare sui Sibillini con la scusa della “transizione turistica”, che ovviamente non viene chiamata così, ma sembra troppo affine alla transizione ecologica per non fare un accostamento.

Scendendo ci siamo chiesti cosa avesse significato questa giornata e l’opinione di tutti è che, nonostante il meteo e un territorio che negli ultimi anni ne ha passate di tutti i colori, c’è ancora una spinta a mobilitarsi su questi temi. Spinta che ci auguriamo sia solo il primo passo di una rincorsa verso i prossimi appuntamenti, perché l’escursione di oggi ci ha dimostrato che nonostante tutto gli spazi di possibilità ci sono. Sempre.

Ponte di Legno – Ri-pensare le terre alte per la loro salvaguardia

La camminata a Ponte di Legno – pensata e condotta da APE Brescia, MTO2694, Unione Sportiva Stella Rossa, Collettivo 5.37 e L’Oco! Orco che orto – ha visto la partecipazione di un centinaio di persone, nonostante una fitta nevicata lungo il sentiero e pioggia battente all’imbocco della Val Sozzine, luogo di ritrovo della manifestazione, ma non è stata che l’apice di un percorso preparatorio di respiro.
Va infatti fatta una doverosa premessa: in Valle Camonica sono state organizzate tre serate preparatorie alla camminata del 9 febbraio, con l’intento di coinvolgere una popolazione che sobbolle disorientata, di mettere a fuoco le tante questioni camune sul tavolo – Terme di Ponte di Legno, depredamento del bacino del Lago Bianco per realizzare un nuovo impianto di innevamento artificiale, ampliamento del comprensorio del Monte Tonale, Montecampione, terra di progetti di turistificazione varia – tra i quali spicca Imago nei parchi Nazionali delle Incisioni Rupestri. – e di tentativi di costruire relazioni stabili tra cittadini sparsi, associazioni, comitati e collettivi locali che si stanno opponendo o che ragionano criticamente su singoli progetti, per rinforzare la protesta.
Tre serate molto partecipate e vivaci, organizzate da realtà strutturate che sono state in grado di aprirsi e accogliere la partecipazione non scontata di tanti singoli sparsi, sensibili ai temi ambientali e sociali del territorio. Tre assemblee grazie alle quali si è generato un passaparola propedeutico a allargare lo sguardo e le presenze del 9 febbraio.

Nel suo complesso, la mobilitazione è infatti stata molto più larga rispetto a quella che ha frequentato il serpentone colorato del 9; sintomo di una tematica sentita e della capacità di intercettare molte istanze e soprattutto molti volti nuovi rispetto a quelli a cui ci la militanza camuna è abituata.
Il  percorso scelto si è snodato lungo la ciclabile che da Ponte di Legno sale verso il Passo del Tonale, una camminata adatta a tutti, con punti panoramici dai quali osservare direttamente i luoghi delle criticità trattate e sufficientemente visibile perché i turisti in risalita verso le piste del Tonale se ne accorgessero. Ad accogliere i partecipanti giunti in auto e con un pullman, una micro delegazione delle forze dell’ordine che, una volta rassicurate rispetto all’idea pacifica della mobilitazione e della mancanza di volontà di bloccare le piste – voce preoccupata e forse messa in circolo con una certa malizia – si è allontanata salutando. Di altro tenore l’interesse della stampa locale, presente con rappresentanti di tutte le emittenti, che si è presentata per produrre servizi e articoli una volta tanto piuttosto potabili.
Il meteo non è stato clemente, ma un percorso ben studiato ha consentito a chi non fosse attrezzato o si trovasse in difficoltà a camminare sotto la neve di seguire gli interventi muovendosi da una sosta all’altra, lungo la strada. Gli interventi hanno rivendicato maggiore vivibilità, sia economica e sociale che ecologica e ambientale. Hanno messo in luce la scarsità di prospettive e di servizi per i camuni: spopolamento, mancanza di servizi, redditi inferiori rispetto a quelli di pianura, impossibilità di non avere un’auto a causa dell’inefficienza della mobilità pubblica, aggravata dal progetto di Trenord di realizzare una linea sperimentale a idrogeno e ribadito contrarietà al continuo sperpero di risorse per ampliare i demani sciabili.
La Valle Camonica infatti, anche se non sarà direttamente impattata dalle Olimpiadi, fa parte di quei territori che continuano a drenare fondi collettivi per cercare di rilanciare il turismo con nuovi comprensori, cannoni e sbancamenti, senza pensare minimamente di diversificare le proposte o gettando lo sguardo a un turismo più responsabile e meno impattante.

Immaginando le tappe di avvicinamento e la giornata di mobilitazione, si è scelto un percorso indagante, morbido e inclusivo ben riassunto da questa dichiarazione del comitato MTO2694: «Progetti come quello sul Monte Tonale Occidentale, poco chiaro e ancora fumoso, che  in alcune ipotesi prevede lo sbancamento della cima e il disboscamento della Valle del Lares, sono un attacco all’ambiente e alla biodiversità». Un progetto «anacronistico, fuori tempo massimo». […] «Le critiche sono tante e addirittura alcune sono condivise da Regione Lombardia. La stessa Regione Lombardia che ha parzialmente finanziato questi impianti. Le criticità sono davanti agli occhi di tutti». Siamo contrari agli ampliamenti dei demani sciabili con nuovi impianti perché ci sembra una forzatura, non solo nei confronti dell’ambiente ma anche del clima che cambia. Noi non siamo contro lo sci, siamo contro le forzature».

Per concludere, questa scelta, premiata da una folta partecipazione complessiva, ha dimostrato che stimolando un dibattito serio ci sono forze per continuare a sviluppare percorsi di critica, e si riesce anche a attrarre nuove presenze, fino all’8 febbraio per nulla scontate.

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Fonti istituzionali

Cruscotto con lo stato di avanzamento delle opere in carico a Simico

Dossier di candidatura

Rapporto di Sostenibilità, Impatto e Legacy 2023

Proposta Programma per la Realizzazione dei Giochi Olimpici

 

Fonti open

Primo report OpenOlympics

Secondo report OpenOlympics

Rapporto Neve diversa 2024

 

Fonti compagne

La montagna non si arrende (utili in calce alla pagina “materiali audio” e “cose interessanti”)

Tracce (immagini satellitari impianti sciistici in lombardia dal 2016, Off Topic Lab)

Umanità nova (articolo di Alberto “Abo” di Monte)

Video integrale convegno Off Topic

Video Duccio Facchini – Altreconomia

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Al 9 febbraio: la montagna non si arrende, e nemmeno noi

Per il 9 febbraio c’è una chiama imprescindibile.
Non solo le Olimpiadi di cui abbiamo scritto un anno fa, ciò che accade nelle terre interne, lungo i rilievi di tutta la penisola, non può lasciare indifferenti.

Mentre la terra brucia per via della crisi climatica in cui siamo immersi, annusatone il sangue, i predoni dell’estrattivismo che fa rima con accanimento apparecchiano un banchetto di corvi sulla pretesa carogna di intere comunità, decisi a spremere dal turismo tutto quel che possono.
Disboscano foreste giunte al limite di sopportazione e colpite da bostrico, Vaia e dissesti assortiti, percorrono la strada della cementificazione esasperata per nuove strutture, infrastrutture e palazzetti dal gusto distopicoAttraggono mosche sullo zucchero di non-altrove utili a mettere in scena experience fotocopia, fatte degli stessi panorami fitti di vetro e cemento, degli stessi sapori, odori, colori e ritmi; le rinchiudono a sciare in cattedrali post-atomiche, a passeggio per i “corsi” di ex villaggi di pastori e stalle, ingozzandosi degli stessi cibi di lusso.
Venghino siori venghino, il ceto medio si indebiti per una settimana bianca all-inclusive, terme-spa-motoslitta e pesce di mare. Per un giro a Cortina a respirare la stessa aria di Milano e replicarne le stesse pose fatte di vasche dello shopping e apericena.

Sono gli ultimi colpi di maglio di un capitalismo – col capitale degli altri però (cioè soldi nostri) – che mette la sua rovina in scena, che non immagina altro che portare allo sfinimento un modello fatto in questo caso di altri piloni e di cannoni via via più performanti (si legga: idrovori).
Beautiful che incontra il sogno di soldi facili e il fatalismo della corsa all’oro nel Klondike, l’eterno presente capitalista la cui mentalità viene diffusa a pioggia da soap opere eterne, con Ridge in decadenza che giunto all’ottantesima stagione – i primi impianti coincidono grossomodo con l’Italia repubblicana – è costretto a recitare aggrappato al deambulatore e col catetere infilato.

Un modello che attrezza pacchetti divertimento per qualsiasi gusto purché non siano rispettosi nemmeno quando sono causa dell’agonia di luoghi in cui non spingono a calarsi incuriositi, ma a colonizzare; all’occorrenza si può sempre far sbriluccicare specchietti conditi dalla retorica del “recupero” della montagna abbandonata, dal recover washing si potrebbe dire.

Champagne e motori; sfarzo sguaiato e arroganza, il requiem della nostra decadenza fatta di topi festanti mentre la nave affonda, quando non andrebbero spazzati via soltanto questi abbagli di uno sviluppo che non c’è se non nei conti in banca di chi lo sfrutta, andrebbero rimosse anche tutta un’infrastrutturazione nociva, le narrazioni sull’aria sana, i miti romantici dell’alpe e del quanto si stia bene in montagna.
Tutto ciò non è emendabile, non è perfettibile, non c’è compensazione o posti-lavoro-in-cambio che tenga. È da abbattere in toto, fino a festeggiarne il cadavere. Solo allora sarà possibile provare a immaginare qualcosa che possa avere senso.

Il quadro che abbiamo tracciato è piuttosto apocalittico, e tutt’attorno ai monti non è meglio. L’intero pianeta umano sta subendo scosse telluriche forti, capaci di disarticolare e annichilire il pensiero dei più positivi.
È frustrante trovarsi immersi in questo clima, sa dell’amara perdita di ogni speranza e voglia di rimettersi in gioco.

Del resto i primi a rendersi conto che la pacchia del turismo invernale è finita sono proprio i costruttori di impianti di risalita, che infatti cercano grottescamente di rifilare le loro cabinovie alle città, spacciandole per mezzi di trasporto urbani sostenibili ed eco-friendly.

È successo a Kotor in Montenegro, sta succedendo a Trieste, prossimamente succederà a Genova. A Trieste la mobilitazione spontanea di cittadini e comitati di quartiere è per ora riuscita a fermare un progetto ad alto impatto ambientale, che prevede la distruzione di un bosco protetto per permettere la costruzione di una cabinovia al servizio delle navi da crociera e del loro indotto. Diciamo “per ora” perché dopo due anni di mobilitazioni e di azioni legali è finalmente saltato il finanziamento PNRR; ma l’ineffabile ministro Salvini ha promesso un finanziamento ad hoc, con fondi ministeriali, perché lo Stato e la ditta appaltatrice, la Leitner, non possono permettersi di essere messi in scacco da un’accozzaglia di pezzenti.

Proprio per questo è ancora più importante esserci a ogni latitudine, tener duro e non abbandonarsi al fato.
Siamo in ottima compagnia, la rete che sta stringendo le maglie è larga e importante, dobbiamo darle continuità e forza ben oltre alle Olimpiadi, perché ne va anche delle nostre vite, della differenza che corre tra arrancarvici e viverle.

Abbiamo deciso di aderire all’appello La montagna non si arrende e di mettere a nudo le difficoltà che attraversano noi e l’intero paesaggio.
Ci sono iniziative di tutti i tipi, sono ben accette anche piccole testimonianze pressoché individuali, contribuiamo a propagare l’onda, partecipate, inventatevi qualcosa e stringete rapporti.
Dal canto nostro, noi non ci concentreremo su una manifestazione singola ma contamineremo e ci faremo contaminare, spalmandoci e stando nella galassia di iniziative che si vanno a creare.
Restituiremo le esperienze dei nostri corpi. A dopo il 9, ancora e ancora.

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Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione (seconda puntata)

Nella prima parte di questa disamina abbiamo affrontato due differenti approcci: quello che pretende che il potere garantisca la fruizione in sicurezza dell’adrenalina facile e quello colpevolizzante verso l’escursionista per scaricare su di lui le responsabilità di politica e marketing, cioè di chi l’ha invogliato a andare in montagna promettendo adrenalina facile e sicura.
In questo secondo pezzo vorremmo dar conto della visione Molotov, che è radicalmente opposta a entrambi agli approcci precedenti, perché li considera facce della stessa medaglia: l’estrattivismo turistico che va contestato in maniera radicale. La voce molotova promuove la conoscenza e il rispetto del territorio, la consapevolezza dei propri limiti e la responsabilità nell’assunzione del rischio. Per farlo, a seguito di una prima analisi, utilizzeremo un esempio assurto alle cronache quest’estate.

PARTE TERZA
– La versione Molotov –

Le vere lacune, quello che manca in toto nel dibattito, sono conoscenza e consapevolezza di quel che si sta andando a fare. È più che evidente. E infatti si commentano drammi senza capacità di analizzarli, additando.
Se ipotizzassimo una libertà di scelta consapevole e informata non sarebbe necessario garantire qualcuno, ma semplicemente assumere responsabilità senza pretesa di voler distribuire colpe. Come in ogni cosa della vita se ci si infila nei casini ci si arrangia, se non si è sicuri si evita.

Detto in pratica, secondo noi la responsabilizzazione avrebbe senso se servisse a smontare l’idea che tanto, dovesse andar male qualcosa, qualcuno dall’alto dei cieli aiuterà se non si è capaci, se non si è ragionevolmente al sicuro.
Semplicemente deve essere reso chiaro come dato ambientale che non ci si può fidare al 100% di nessun cavo, che non ci si può fidare di nessun sentiero, mappa, tacca, cartello, app, di niente e nessuno.
Ci si può fidare di quello che si sa valutare, si impara a farlo non fidandosi, e non si è comunque del tutto immuni dal rischio. Riassumendo va sviluppata competenza a saggiare il territorio, a calarcisi dentro e non a starci sopra: la mappa non è il territorio.

La consapevolezza di una scelta, in questo caso estrema: Hansjörg Auer in solitaria e slegato sulla Via attraverso il pesce alla Punta Rocca in Marmolada.

C’è caso e caso: c’è chi assume la propria responsabilità conscio di quel che affronta e c’è chi non ha il senso dello stare in montagna tenendo conto degli altri.
Tornare ‘slegati’ da un sentiero impervio e selvaggio, anche attrezzato, oppure scegliere di salire ‘slegati’ un itinerario alpinistico, osare quindi, è una cosa. E fa parte del gioco, pericoloso certo ma consapevole. Altra cosa è mettersi in mostra in una situazione turistica, non sapere cosa si rischia e si fa rischiare a chi è intorno.
Per un sacco di ragioni. La prima che ci viene in mente è che se il terreno è isolato o poco frequentato si rischierà in proprio. I pericoli oggettivi sono comunque dietro l’angolo, ma non più che in ogni cosa della vita.

Conoscere bene una zona e i propri limiti aiuta a saper valutare con sufficiente precisione e a ‘mettersi in sicurezza’. La stessa persona, con la stessa esperienza, saprà cambiare approccio di salita o discesa in relazione a un contesto diverso, da parco divertimenti. Ecco perché se si è su un tratto attrezzato zeppo di gente non è buona prassi passare slegati. Perché si fa rischiare, oltre a rischiare in proprio. L‘appiattimento di sfumatura che porta con sé l’iper-frequentazione non dà ragione di queste dinamiche spicce, figuriamoci di altre, ben più delicate.

OUTRO
– Un esempio –

Prendiamo un esempio di cronaca e una ferrata che risponde al criterio dello snaturamento storico in ottica turistica: la Bepi Zac alle cime di Costabella.
Una ferrata storica importante, in una regione a vocazione turistico-alpina talmente forte che va tenuta in piedi a qualsiasi costo. Ricordiamo qui che i grimaldelli che tengono in vita con accanimento questo come altri percorsi, sono l’inserimento delle infrastrutture della grande guerra tra i beni culturali protetti dal codice Urbani e la “sicurezza”.

L’invasività dei lavori di consolidamento e “messa in sicurezza” della Ferrata Bepi Zac alle creste di Costabella.

Il fatto è il seguente:
alcune famigliole portano i bambini slegati sulla ferrata Bepi Zac che percorre sfasciumi in quota e sale fino attorno ai 2700mslm. Le foto sono state scattate nel secondo tratto, in zona Costabella.
Di pericoli oggettivi ce ne sono, caduta massi ad esempio, ma non è nemmeno questo il punto, è proprio che ci sono passaggi esposti (come nella quasi totalità dei casi quando c’è un cavo) e portarsi un pargolo in braccio perché incapace a percorrerla (e forse spaventato) non pare il caso, tout court.
A cadere su un terreno del genere ci si può far male-male; se si cade con un bimbo in braccio ci si è comportati idioti.
Premesso questo, e che portare figli piccoli senza attrezzatura è promuovere l’incultura e non la cultura della fruizione della montagna, il dibattito a cui normalmente si assiste in questi casi è fuorviante, e suona più o meno sempre allo stesso modo: «criminali», oppure «se i tizi fossero dei super esperti della zona che avessero valutato quello che stavano facendo e non dei turisti sprovveduti?»

Per quanto ci riguarda restano vittime del marketing. Possono essere tra i più esperti dell’Universo, sono però in un ambiente altamente frequentato, in cui il pericolo oggettivo è in primis l’affollamento (le scariche di sassi che ne possono derivare, attese lunghe e estenuanti fissi a un cavo, cadute altrui…).
Altrettanto oggettivo è il fatto che un figlio piccolo non può essere esperto, che il genitore sta decidendo per lui (al punto che in alcuni scatti il genitore se lo carica in collo).
Se ti cade un etto di sasso sul braccio che fai?
È la visione indotta del marketing, in cui l’escursionista-consumatore viene preso in trappola, è la modalità di vendita della fruizione a proiettare l’immagine per cui basta spendere, comprare l’attrezzatura cara, per essere sicuri e al sicuro.
Aggiungiamo poi che se il terreno di gioco è quello alpinistico, in cui il potere d’acquisto applicato alla retorica e al terreno acrobatico, al linguaggio spesse volte ricalcato da quello bellico – militarista –, essere indotti nell’abbaglio del superuomo che fa tutto da solo è un passo brevissimo.
Comportamenti del genere su terreni a zero possibilità di sperimentazione, che obbligano a seguire un tracciato più pedissequamente che una via alpinistica o un sentiero, sono stupidi e non del tutto consapevoli.
È una protesi del gioco che l’imprenditoria e la politica stanno costruendo sulla pelle delle valli e delle cime.

In conclusione non caschiamo nel gioco: sono le scelte di indirizzo a generare i mostri cui la politica che le ha prodotte non vuole rispondere in maniera proficua.
La responsabilità è politica, la colpa è del modello economico che ha intenzione di sfruttare ancor di più la montagna in ogni modo, oltre qualunque limite di ragionevolezza.
In altre parole: se si precludono i corridoi faunistici agli orsi che si è ‘preteso’ di importare sul territorio anche per aumentare l’afflusso turistico, salvo poi lamentarsi del loro sovrannumero e proporre come unica soluzione l’abbattimento, si sta giocando con la pelle degli animali non umani.
Se si rendono instagrammabili i sentieri, con panchine giganti e ammiccamenti acchiappa click, perché si vuol far crescere il turismo in maniera esponenziale e incontrollata ma poi li si chiude quando qualcuno si fa male, si sta giocando con la pelle degli animali umani.
Se si trova normale spendere valanghe di soldi per alimentare i comprensori sciistici (o per realizzare skidome al chiuso in assenza di neve), per alimentare la speculazione edilizia, per realizzare Olimpiadi che lasceranno scheletri e macerie; se si pretende eliminare il rischio nelle attività ludiche criminalizzando per decreto o divieto ma si dà per assodata l’alta probabilità di farsi male in quell’obbligo alienante che è il mondo del lavoro si sta giocando con la pelle della società.

Così facendo le amministrazioni e governi dimostrano di prendere scelte politiche di indirizzo che non manifestano rispetto alcuno verso i luoghi, verso le differenti specie animali che abitano quei luoghi, nessun rispetto anche verso le persone che abitano la montagna o che vengono da fuori, invogliate ad andare a ‘fare il ponte tibetano’ con la stessa spensieratezza con cui andrebbero nell’ennesimo inutile nuovissimo iper mega centro commerciale.
In questi precisi ambiti queste scelte vanno censurate e attaccate.
Servono cultura e capacità interpretative, sensibilizzazione, non overdose di emozioni indotte, normate da chi al primo guaio provocato si lava le mani e risponde con l’unico strumento che padroneggia: la repressione.

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Moschettoni e doppi legami: le ferrate tra marketing e repressione

INTRO
– inquadramento-

La storia dell’alpinismo, in genere, è una storia coloniale ed elitaria: il ricco, il nobile (“il” perché questa storia porta con sé anche un approccio maschilista) arriva ai monti inizialmente per ragioni cartografiche ed esplorative, in seguito per ragioni di conquista e blasone.
In questa narrazione l’abitante, ‘il montanaro’, è un esserino grezzo e impaurito, che non sa godere delle bellezze della montagna, che non fa passeggiate o arrampicate per “vivere le cime” – con tutto il fascino di verticalità, desolazione e pericolosità – ma che tutt’al più “serve” perché conosce i luoghi circostanti a quelli che abita e può indicarli, e perché da bravo spallone può farsi portatore di strumenti e vettovaglie*.

Il monte come luogo piacevole e d’incanto, salubre, unito alla massificazione turistica cominciata tra gli anni ’60 e ‘70, porta allo sviluppo di un nuovo terreno di gioco, anche se non particolarmente originale, basti pensare alle similitudini con l’impiego di corde fisse. Se prima la ferrata era turistica e poi fu utilizzata per scopi militari, ora finte élite di eroici bardati assaltano il percorso ‘di massa’, un combinato da logica turistica: colonizzazione dello spazio e appiattimento dell’immaginario.

Addentrarsi in questo ambiente è provare a sviscerare un tema tecnico e ispido, sul quale scegliamo di non intervenire, però qualche considerazione e riflessione generale crediamo vada fatta.

 

La successione di cenge attrezzate per mettere in sicurezza l’itinerario. Bocchette centrali di Brenta.

Ci sono varie tipologie di ferrata: talune, storiche, nascono con l’idea di mettere in sicurezza percorsi già frequentati, altre, specie quelle dolomitiche o di bassa quota non sono realizzate per portare in un dato luogo ma esplicitamente per cercare la difficoltà.
Fino ad una certa fase, forse, lo sviluppo di alcune ferrate assurde ha avuto a che fare con echi di arrampicata in artificiale, con diversi mezzi ma la medesima propensione a non porsi problema di manomissione del contesto.
Un esempio di itinerario con logiche di artificiale, scale come staffe: ferrata Castiglioni alla Cima d’Agola.

Possiamo distinguere grossomodo tre tipi di ferrate e conseguenti tipi di fruizione.

  1. Opera militare mantenuta o ristrutturata a scopo turistico. Quasi assente in alpi occidentali;
  2. attrezzatura fissa di un itinerario che semplifica una via alpinistica, rendendola accessibile a escursionisti ‘esperti’, e che di solito serve ad arrivare in cima o a traversare. È il caso della ferrata Bolver-Lugli a Cima Vezzana nelle Pale di San Martino o della Arosio al Corno di Grevo, nel gruppo dell’Adamello;
  3. ferrata estrema, acrobatica, mozzafiato-adrenalina, tipicamente fine a sé stessa, in ottica di lunapark, di solito ridondante di infrastruttura: scalette, ponti, ecc., più orientata a palestrati che ad alpinisti/escursionisti. Non infrequente in alpi occidentali anche francesi, la ferrata Du Diable risponde sicuramente al caso lunapark.

A sinistra la ferrata du Diable in tutta la sua insensatezza.
A destra la ferrata Arosio al Corno di Grevo, già via alpinistica di cresta. Per anni è stata accompagnata da polemiche, più volte ne sono stati sabotati i fittoni e un tempo erano visibili scritte come «no ferrata» e «CAI Cedegolo incivile».

Che ad esempio nei tardi anni ’30, in Dolomiti di Brenta, si sia pensato di attrezzare un percorso sfruttando le sequenze di cenge lì esistenti e ne siano così nate le Bocchette Centrali, può essere una cosa ragionevole.
Il problema tuttavia, più che l’attrezzatura dei percorsi in sé, è la fruizione che se ne fa, la turistificazione intensiva dovuta al boom e al conseguente aumento del potere d’acquisto del ceto medio.
Da qui nascono i ‘ferrata adventure park’ o percorsi come quello delle Aquile in Paganella e Intersport nel Donnerkogel. Tra questi ultimi e gli itinerari classici, storici, dovrebbe esserci una gran differenza.

Sopra la  ferrata delle Aquile in Paganella.
Sotto la ferrata Intersport al Donnerkogel.

PARTE PRIMA
– l’approccio sceriffo –

Ci pare che negli ultimi anni le modalità di fruizione abbiano appiattito le sfumature costruttive in virtù di un’unica fruizione possibile.

Così già da tempo (immagine del 2016): botta-risposta su un noto blog dedicato al tema.

Si vendono – si compra-vendono – ferrate. L’espansione tremenda della frequentazione alpina e del movimento dell’arrampicata sportiva, se da un lato testimoniano di una moda, dall’altro concorrono alla creazione e all’ingigantimento del problema. Notiamo che il modo di stare sulla ferrata, la terminologia di che ne racconta le difficoltà, gli entusiastici report fotografici che ne seguono, descrivono atteggiamenti assimilabili al tipo 3.

Ci si concentra sull’adrenalina e si riflette poco – o per nulla – di sicurezza o rispetto dell’ambiente col quale si interagisce. Non si dice mai ad esempio, ed è disonesto, che una caduta su ferrata è potenzialmente molto più pericolosa di una in arrampicata. Senza tutto un sistema di dissipazione in ordine, senza competenze specifiche (spesso risolte con ‘compra l’attrezzatura’), si possono generare fattori di caduta nettamente più alti che scalando, con sollecitazioni che, per come sono progettati, moschettoni e corde non possono reggere. E se resistessero, non lo farebbe il corpo umano. La strada che si sta percorrendo – stiamo ragionando per ipotesi – è quella del «vorrei ma non posso, però c‘è la ferrata». È così che questi percorsi si sono guadagnati e si stanno guadagnando una larga ‘fetta di mercato’.

Come per gli orsi e i lupi, come per il Natisone, buona parte delle criticità che stanno alla base  del discorso sono la turistificazione e lo sfruttamento, il rilassamento delle sinapsi preposte all’accortezza, in favore della deresponsabilizzazione collettiva: ci si diverte, si provano ‘brividi’, si racconta l’atto acrobatico con la go-pro. Nel frattempo si intasa, si erode, si sovra-alimenta la bulimia del profitto, e così ferrate che potevano tranquillamente rientrare nella categoria 1, quella di opera militare manutenuta come il Sentiero dei Fiori in Adamello, grazie al battage pubblicitario schizzano dritte nella 3: adrenalina.

Passerelle si materializzano al ritmo dei ponti tibetani, lavori degni di grandi opere, appalti con imprese e eccesso di infrastruttura. Nomi evocativi, da marketing, come nel caso dell’Epic trail.
L’epica dell’Odissea, de Il mucchio selvaggio, messe a disposizione per pochi spicci a chi passa le settimane sfruttato sul luogo di lavoro, con giubilo dei geometri che progettano siffatti percorsi.

Tram a Milano pubblicizzano il sentiero dei fiori.

Se questa è la logica, ci sentiamo di affermare che, indipendentemente da quel che si pensi della loro bontà, una volta che una ferrata esiste chi va in montagna tende a pensare che sia in ordine. Che sia sufficiente fissare il moschettone a un cavo che terrà, i cui chiodi non salteranno via come bottoni, e seguirlo camminando. Su questo aspetto risulta impossibile colpevolizzare l’escursionista, e infatti si gioca alla deresponsabilizzazione, al ‘ludico gestito dalla legge’. Soprattutto se gli escursionisti vengono attratti e invogliati a percorrere quella ferrata dagli opuscoli delle Pro Loco.

In alcune zone – Dolomiti su tutte – si esaspera il ruolo di parco giochi dei sentieri attrezzati, pensati esplicitamente per cercare la difficoltà e frequentati da individui accessoriati. In altre la dimensione tecnica conta molto meno, i percorsi sono stati conservati come retaggi militari o sono nati soprattutto per poter dire «li abbiamo anche qui», anche se non sono nemmeno lontanamente paragonabili ai primi e salvo poche eccezioni hanno molto meno senso.
Se si costruiscono parchi giochi si promuove una certa idea per cui si paga il biglietto – leggi “compra l’attrezzatura giusta e cool per agganciarti alle pareti e il più è fatto” – ed è ragionevole che il consumatore pretenda che lo spettacolo fili liscio: che la messa in scena sia sicura e l’attrezzatura che userà sarà in buono stato, funzionante e certificata.

PARTE SECONDA
– l’approccio bimbominkia –

Nei cantieri sono di solito posti cartelli in cui si elencano i vari strumenti di protezione e si invita i lavoratori a usarli. Della pericolosità del lavoro in sé niente, non si sa, non si dice.
Aspetti diversi, certo, il cui trait d’union è che si può – si deve visto che si fa poco o nulla per evitarlo – morire di lavoro. Attraverso il marketing si raccontano domatori di montagne su ferrata salvo poi drammatizzare i sentieri per tenere alla larga rogne legali come capitato, ad esempio a San Felice in Circeo.

Ordinanza di chiusura sentieri del comune di San Felice in Circeo. Stando al sito del parco del Circeo, nel momento in cui scriviamo il sentiero 750 risulta ancora interdetto (clicca qui per leggere l’ordinanza completa).

Manovre per le quali non è difficile immaginare la funzione di anticamera per stabilire parcelle di soccorso, nella cornice di un attacco al tempo libero, alla preservazione della ‘carne-lavoro’.
Il tema delle garanzie e dei diritti – compreso quello alla sicurezza – vengono insomma innestati su aspetti della vita in cui non entrerebbero – o non dovrebbero entrare – per nulla, come gli ambienti naturali.
La frequentazione di ambienti ‘selvaggi’ con tale mentalità, avviene dando per scontato che ‘qualcuno’ si occupi di ‘far funzionare’ tutto, che sia un preciso diritto del fruitore, che se qualcosa non funziona ci deve per forza essere qualcuno che ne ha colpa.

In questo contesto a poco vale, è anzi fuorviante, l’idea lanciata dal CAI sulle pagine de Lo Scarpone di predisporre un non meglio descritto codice di ‘autoresponsabilità sui sentieri’. Proposta che suona stonata quanto la colpevolizzazione dell’atteggiamento individuale di fronte a altri due macro-temi: la crisi climatica e la gestione pandemica appena trascorsa.

A una lettura di superficie del dispositivo che dovrebbe responsabilizzare si potrebbe rispondere con qualcosa come: «Alla buon’ora. Bene.»
Tuttavia rileggendo l’articolo de Lo Scarpone le certezze vanno sgretolandosi.
Anzitutto si scrive solo di sentieri e escursionisti, e non si fa cenno a tutte quelle situazioni e manovre dove responsabilità ‘altre, dall’alto e collettive’ potrebbero esserci: come è attrezzata una via alpinistica, da quanto? Quanto sono manutenute una ferrata o una falesia (ecc.)? Ce lo chiediamo perché in fin dei conti una via di roccia, misto o ghiaccio – e a maggior ragione una ferrata – non sono altro che sentieri tecnicamente più difficili.
In secondo luogo leggiamo: «i volontari che si occupano della manutenzione della rete sentieristica non possono essere responsabili di chi s’incammina lungo i sentieri con troppa leggerezza».
Questa frase suona un po’ come uno scarico di responsabilità
post tragedia in Marmolada.
O post alluvione: non si muove un dito per piani di assesto idrogeologico, per uno studio approfondito e conseguente messa in sicurezza del territorio, in generale si continua ovunque nell’opera di cementificazione.
Si irride il rischio, si perseguono disboscamenti e depauperamenti dei territori, si realizzano grandi opere. Ma se succede qualcosa, se questo qualcosa si ripete con sempre maggior frequenza, tocca che si renda d’obbligo l’assicurazione, che l’individuo paghi.

Vecchio gioco applicato all’alpe: quando mai non si è sovraccaricato il singolo di comportamenti non corretti per la morale corrente?
Criminalizzare l’individuo è una mossa del cavallo tipica, utile a tutelare l’amministrazione pubblica di turno e il profitto dell’indotto.
Molti sentieri sono manutenuti dai comuni, enti, o associazioni da questi riconosciute. Con l’iper-turistificazione in atto nelle terre alte ci si auto-sgrava da quel che si produce: intasamento e scarsa conoscenza.
In rete e sui blog si leggono sempre più richieste del tenore: «la (tal ferrata) è percorribile d’inverno?», «è aperta anche se ha fatto molta neve? Fa freddo: se c’è ghiaccio ci si può andare?», come se un percorso fosse equiparabile o assimilabile a un impianto di risalita. Col relativo gestore a attivarne e regolarne la corrente, il flusso.

L’idea di indagare Comuni e centri meteo a seguito della tragedia in Marmolada era pessima, le ipotesi di reato sono state archiviate, pare però che il CAI voglia espungere dal discorso quell’ipotesi per sovraccaricare il singolo di un altrettanto presunto e assurdo comportamento scorretto.
Teniamo inoltre presente che a decidere non sarà uno specialista di monti, ma un giudice che non potrà applicare attenuanti, che anzi sarà messo in condizione di aggravare la posizione individuale sulla scorta di una valutazione di tipo morale.

Una proposta che non impedirà comunque chiusure arbitrarie di percorsi in nome del securitarismo, della ‘sterilizzazione del pericolo’. Un’idea che rafforzerà la caccia alle streghe, i discorsi allucinati sulle responsabilità del capo-gita o cordata, individuato come ‘il più capace’ e dunque responsabile in toto della salute di interi gruppi amicali e/o parentali. Il meccanismo piuttosto ricorrente, insomma, per cui si nasconde sotto al tappeto la responsabilità collettiva e si individua un capro espiatorio. E dal momento in cui tutto è acquistabile, non è difficile immaginare qualcosa di simile a vecchie proposte come il patentino di montagna o l’obbligo assicurativo per le calamità naturali o per sciare in pista. «Per sgravarsi dalla responsabilità su sentiero va pagata la guida», che è un po’ quello che già succede con l’obbligo di Artva, pala e sonda: «non conta dove vai o cosa fai, ma cosa possiedi. Compra l’attrezzatura, anche quella inutile o che non sai usare, e godrai di un trattamento ‘riservato’».
Il fatto che nell’articolo si dica che molti dei lavori di manutenzione sono fatti da volontari fa puzzare la situazione, perché se dall’altra parte c’è il dito puntato sulla responsabilità individuale si corre il rischio di allontanarli, in fin dei conti sono individui pure loro.

Fin qui ci siamo concentrati su due diversi approcci: quello dell’escursionista che pretende che il potere gli garantisca la fruizione in totale sicurezza dal momento che ha speso e acquistato materiale – confondendolo con l’esperienza – e quello del potere che dopo aver creato quest’illusione scarica in toto le responsabilità sull’individuo. Non sono due modi separati, stanno assieme e descrivono una sorta di double bind, di «grazie alla nostra ferrata puoi salire in sicurezza ma se il cavo si rompe e cadi è colpa tua».
Per non restare intrappolati in questa costrizione bisogna allora ribaltare la prospettiva. Lo faremo nella prossima puntata, dando conto della nostra idea di come frequentare la montagna, rispettandola e rispettandosi.

 

*Segnaliamo per attinenza, fra i libri di storia dell’alpinismo, Montagne della mente. Storia di una passione di Robert Macfarlane (Einaudi tascabili, 2020).

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Giuliano, ciao

Clicca sull’immagine per ascoltare la sua “Ironica la vita”.

Due giorni fa è mancato Giuliano Contardo, musicista amato e stimato nonché fratello del nostro compagno Daniele.
Quando manca un fratello, un compagno di vita, ci si stringe attorno alla casa comune.

Ci uniamo al passo e al cordoglio della famiglia, si parte e si torna insieme.

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Valsusa, Territori Occupati

Di fronte alla prospettiva di dover vivere per chissà quanti anni
a ridosso di un cantiere militarizzato,
si pensa all’alternativa di vendere.
E andarsene piuttosto che vedere la tua casa
occupata (che ho detto mioddio perdono,
sono gli squòtter che occupano!)
abitata da chi ti ci ha cacciato.
Ricorda niente?
Esatto,
Territori Occupati.

Il chilometro “elastico”. Da questa notte per raggiungere la stazione di Susa da San Giuliano è necessario circumnavigare l’area sgomberata, col risultato di trovarsi a percorrere un itinerario lungo più di 12 km (in linea d’aria sono 2,4 km!).

Arrivano nella notte le notizie dalla Valsusa, pronte per mandar di traverso il caffè appena svegli. La polizia ha sgomberato San Giuliano, storico presidio NoTav dove alcuni militanti avevano allestito mobilhomes e tende per poter pernottare.

Nulla di nuovo e nessuna meraviglia.

Il terreno è quello acquisito tempo addietro da oltre un migliaio di persone, ognuno una piccola parte, per rendere complicato l’esproprio annunciato. All’interno dell’area soggetta a esproprio si trovano anche alcune case abitate e al momento non ci è chiaro se verranno espropriati anche questi immobili o se il cantiere vi crescerà intorno.  Fra un commento e l’altro all’interno del nostro gruppo iniziamo a chiederci se e come sia possibile che “lo Stato” possa agire dentro un terreno privato attraverso le “forze dell’ordine”, senza che queste siano chiamate a intervenire dai proprietari. Domande un po‘ naïf se vogliamo ma nel momento in cui si spaccano i maroni da decenni prima con terroni, rom & sinti e poi con gli “extracomunitari” (forse si riferivano agli americani che comprano case in Sicilia) accusati di prendere con la forza le case “agli ‘taliani”, che si faccia spallucce nel momento in cui la polizia in assetto di guerra sgombera il “sacro terreno privato” lo troviamo un segnale quantomeno strano. Perfino La Stampa, mai tenera col movimento, fa notare che i terreni verranno sì espropriati mercoledì prossimo 9 ottobre 2024, ma che il clima del presidio era pacifico e che la situazione sarebbe precipitata in caso di azioni delle “forze dell’ordine”.
Un cambio di paradigma significativo: il presidio NoTav è stato sgomberato in via preventiva tra la notte di domenica 6 ottobre 2024 e questa mattina, mentre era radicato su un terreno ancora oggi di proprietà privata.
La cosa che lascia perplessi è un’“opinione pubblica” così attenta alla roba, alla proprietà, alla “casa occupata”, che fa spallucce al potere poliziesco, il quale fa quel che fa.
Preoccupa che gli abitanti e le autorità di Susa (il Sindaco, cascato dalle nuvole, è al mare), ancorché puntualmente informati da tempo dagli esperti del movimento, non sembrano pensare che siano fatti loro, nemmeno di fronte a esistenze che verranno rese schifosamente difficili per anni dall‘ennesimo cantiere inutile.
Vite già complicate dallo sgombero necessario per far spazio alla rotaia, dicono, mentre da stamattina si devono percorrere dodici chilometri e mezzo per colmare lo spazio di quei 2-3 che separano San Giuliano dalla stazione di Susa.

Abbiamo ragione di pensare che anche a causa della gestione militarizzata dell’emergenza covid degli ultimi anni, del suo linguaggio narrativo, ci sia stata una rimilitarizzazione dell’immaginario.
Un atto di forza evidente, davanti al quale sembra che la maggior parte dell’opinione pubblica si sia abituata.
Nonostante decenni di guerre preventive finite malissimo, l’opinione pubblica fatica – anzi, si ostina – a non capire che il paradigma è Gaza, che sarà Gaza per tutti. E *non possiamo* capirlo a fondo perché è troppo enorme, non saremo mai pronti a capirlo.
Si subisce il rapporto di forza in modo acritico, passivo, rassegnato, al limite fideistico.

Facciamo un po’ ridere, oggi, a scrivere di gas lacrimogeni CS vietati dalla convenzione di Ginevra e usati dai reparti di polizia italiani, quando il paradigma di riferimento che ci siamo dati è Gaza, quando gli orchi hanno fame e chiedono di fare più figli, quando è ormai palese che contro uno stato che si comporta illegalmente, la legalità può soltanto perdere.

L'articolo Valsusa, Territori Occupati sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

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Metalli rari: una minaccia per le nostre montagne

Clicca sulla mappa per consultarla (è a circa metà articolo)

Siamo in piena crisi energetica e le politiche europee galoppano in retromarcia.
Su sollecitazione europea l’Italia si appresta a sostenere la ricerca di giacimenti di metalli rari.

Rileviamo inoltre che mentre per le fonti rinnovabili è stata data delega alle regioni, sarà il governo stesso a gestire la questione di quelle fossili.
Dopo le concessioni per trivellare in mare, mentre non si fa nulla per contrastare la crisi climatica, si passa al capitolo estrattivismo, un ritorno al futuro a tinte distopiche.
Metalli rari indispensabili allo “sviluppo”, che servono, stando al nuovo mantra energivoro, alla “transizione ecologica”.
L’arco alpino, la Sardegna e tutta la costa tirrenica sono le zone maggiormente minacciate, ma è l’intera penisola a essere in grave pericolo.

In Valsusa e nel Pinerolese ci sono parecchie miniere “storiche”, la cosa mostruosa è che una buona parte dei siti segnalati in mappa (appoggiare il mouse per leggere i nomi) sono in quota anche in posti impervi e per ora lontani da strade.

Facciamo alcuni esempi di siti censiti:
– in bassa valle “Cruino” (che dovrebbe essere Cruvin, ndr) praticamente un alpeggio nel vallone del Prebec, a circa 1700 metri;
– in Val Pellice “Castelluzzo” (Castlus), un appicco selvaggio tra l’altro luogo della resistenza valdese, a circa 1400 metri di quota;
– in Friuli è segnata la val Aupa. Si tratta si una valle selvaggia pochissimo abitata, percorsa da una strada in cui se due macchine si incrociano una deve fare un km di retromarcia. Un posto         bellissimo;
– in Val Germanasca “Vallon Cros” (anche Valloncrò), altro alpeggio. Dovrebbe essere il vallone che porta al colle del Beth, a quota 2700, zona di miniere dal sec. XVIII. Oltretutto la rete escursionistica della zona è basata in gran parte sulle splendide mulattiere costruite proprio per le miniere o per scopi militari. Due reti sono praticamente indistinguibili e insistono sullo stesso territorio.

Negli ultimi trent’anni le mulattiere sono parecchio deteriorate, ma fino agli anni ‘80 erano ben conservate e godibilissime. L’idea di strade e camion a 2700 metri è agghiacciante. Un vero massacro. E le valli in questione sono ormai quasi spopolate, per cui anche resistere allo scempio sarà difficilissimo.
Per fortuna per ora in elenco mancano la grande quantità di miniere ancora più a monte. L’intera Val Germanasca è un paradiso e ne è piena, l’idea che venga consegnata alle compagnie minerarie è terrorizzante.

Utilizzare la lotta al fossile per rendere politicamente corretto l’estrattivismo è come usare la lotta all’antisemitismo per rendere politicamente corretto il genocidio dei palestinesi.
Invitiamo chiunque a osservare la mappa al link e a mobilitarsi per difendere il proprio territorio.

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Mattie: la discarica perc*lata

 

Ieri ci siamo imbattuti in questa buona notizia che volentieri segnaliamo.

Molto brevemente, Regione Piemonte e Città Metropolitana di Torino volevano realizzare, di concerto con ACSEL, uno stoccaggio di rifiuti contenenti amianto a Camposordo di Mattie, luogo di una preesistente discarica. Erano già partite le valutazioni di impatto ambientale, sintomo della volontà di un’approvazione repentina.

Il 31 maggio Luna Nuova ha fatto percolare la notizia prima che potessero farlo i liquami contaminati, vanificando in tal modo l’effetto sorpresa.

Una mobilitazione dal basso contro l’avvelenamento del territorio ha spinto sui comuni interessati dal progetto e soci della stessa ACSEL, portando al gioioso epilogo di ieri: dopo 3 ore e mezza di assemblea i sindaci all’unanimità hanno rispedito il progetto al mittente.

L’abbiamo scritto più volte, ne siamo convinti e lo ribadiamo: la mobilitazione non è fatta di sole sconfitte.
Appuntiamolo a memoria: ogni tanto si vince, oggi una volta in più.

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In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica

Clicca sull’immagine per maggiori info e dettagli

Dopo aver legato gli scarponi per osservare Montecampione e raccontarne la cementificazione, dopo aver esplorato i progetti di turismo dissennato della Valle Camonica e non solo, Alpinismo Molotov continua a frequentare il territorio.
A tessere complicità, a costruire narrazioni.

Domenica 23 giugno ci muoveremo a fianco del CSA Sisma, a Wu Ming 4 e al Bosco di Mambrica A.P.S..
Tra i boschi del maceratese, felici di riallacciare in carne e ossa i nodi con vecchi compagni di cordata.

Ritrovo alle 9.00 a Torre Beregna, per immergerci in una camminata adatta a tutti – 5 chilometri per 300 metri di dislivello – che ci condurrà al rifugio di Manfrica, dove alle 11.30 Wu Ming 4 presenterà il suo nuovo lavoro: La vera storia della banda Hood.  Racconto indispensabile di questi tempi, fatto di una banda di fuorilegge che sa muoversi tra le pieghe del potere, di ritorno alle origini delle cose, dei versi che le hanno accompagnate.

Un libro denso di storie che, per citare un altro compagno di scorribande «sono vere quando si sente che dentro c’è la vita».

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Riflessioni sulla morte di tre ragazzi nel fiume Natisone

In passato ci siamo occupati di sicurezza in montagna a proposito del crollo del ghiacciaio della Marmolada. All’epoca abbiamo fatto delle riflessioni che a nostro avviso hanno una valenza più generale, e possono essere applicate ad altre situazioni in cui ci si approccia ad ambienti naturali o semi-naturali. Torniamo ora sull’argomento in seguito a un episodio che ha riempito le cronache, verificatosi alcuni giorni fa a Premariacco, nel Friuli orientale, sul greto del Natisone. In breve: tre giovani (due ragazze e un ragazzo) sono stati sorpresi dalla piena del fiume mentre si trovavano su un ghiaione normalmente frequentato come spiaggia e, presi dal panico, sono rimasti bloccati per una decina di minuti mentre il livello dell’acqua e la forza della corrente aumentavano rapidamente, fino ad essere sommersi e poi trascinati nella forra a valle.

 

Ad oggi sono stati recuperati i corpi delle due ragazze, e sono ancora in corso le ricerche del corpo del ragazzo. Il modo in cui i media stanno parlando dell’episodio è molto simile a quello in cui era stato affrontato l’episodio della Marmolada: da un lato c’è la colpevolizzazione dei giovani, con punte di crudeltà insostenibili, una miscela micidiale di carogneria da paese e di cinismo da social. Dall’altro la ricerca di un capro espiatorio istituzionale (la protezione civile, i vigili del fuoco, il sindaco, il 118, il 112…), insomma la via giudiziaria alla risoluzione dei problemi. Qualcuno ovviamente propone interventi securitari, come il divieto di avvicinamento al fiume a prescindere; qualcun altro invece si frega le mani prefigurando appalti per la “messa in sicurezza” del luogo. La cosa che quasi nessuno dice, invece, è che la leggerezza con cui i tre ragazzi si sono mossi è conseguenza della non conoscenza del territorio, che a sua volta è conseguenza dell’interruzione della trasmissione orale di tale conoscenza. C’è stato un tempo, che nel Friuli orientale è finito intorno alla metà degli anni ottanta, in cui i paesi situati vicino ai fiumi vivevano di e sul fiume. Nel fiume si pescava e si raccoglieva la legna dopo le piene, i contadini in estate di sera facevano il bagno per lavarsi via il sudore e la polvere, i ragazzini passavano l’estate a tuffarsi e nuotare.  Tutti sapevano quali erano i punti pericolosi, e soprattutto *quando* erano pericolosi. Si sapevano leggere i segni di una piena in arrivo, si teneva d’occhio il livello e il colore dell’acqua. Cose che non si sapevano per scienza infusa, ma perché da piccoli te le insegnavano i grandi. La gente affogava anche allora, sia chiaro, ma c’era una consapevolezza del rischio che ora manca. I bei tempi non ci sono mai stati, lo diciamo sempre. Il punto è che non ci sono nemmeno adesso, non ci sono *soprattutto* adesso. Per un paio di decenni le rive dei fiumi sono diventate non-luoghi, o luoghi da cuore di tenebra. E dopo 20 anni di oblio si è cominciato a parlare di “riscoperta” e di “valorizzazione” (che, ricordiamolo, significa “messa a valore”), è arrivato il tempo dei luoghi pittoreschi, poi diventati “instagrammabili”, decontestualizzati dall’ambiente naturale e antropico circostante; il tempo in cui si può progettare una “Premariacco beach” su un ghiaione che si trova tra lo sbocco di una forra e l’ingresso della forra successiva, un luogo tranquillo e sicuro per gran parte dell’anno, sì, ma pericolosissimo in occasione di piogge abbondanti nelle montagne retrostanti.

Come per la montagna, si è persa la consapevolezza che il letto di un fiume è un ambiente naturale che presenta dei rischi, che non possono essere eliminati o tenuti sotto controllo, ma possono essere conosciuti e valutati di volta in volta. In generale, si dimentica una cosa che dovrebbe essere ovvia: nessuna autorità può garantirci l’incolumità di fronte a un fenomeno naturale, per il semplice fatto che autorità e fenomeni naturali sono concetti che appartengono a piani discorsivi e di realtà distinti. Questa amnesia, se ci si pensa, è alla base anche dell’antropizzazione scriteriata delle aree prossime ai fiumi, con le conseguenze su vasta scala che stiamo sperimentando sempre più spesso.

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Avviso ai naviganti

L'esperienza del Pane e le rose volge al termine. Da quando è nato il sito, nel gennaio 2002, molte cose sono cambiate. Anche, se non soprattutto, nel modo di usare le comunicazione online. Tale trasformazione è stata registrata pure nei movimenti antagonisti e nelle realtà della sinistra di classe. Sempre più consapevoli della necessità di nuovi strumenti d'informazione e d'inchiesta, adeguati all'odierna configurazione della rete. Certo, in fasi tutt'altro che lontane questo sito ha svolto una funzione non irrilevante. E non v'è dubbio che il suo archivio sia di notevole interesse. Soprattutto...

(Il Pane e le rose)
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Avviso ai naviganti

L'esperienza del Pane e le rose volge al termine. Da quando è nato il sito, nel gennaio 2002, molte cose sono cambiate. Anche, se non soprattutto, nel modo di usare le comunicazione online. Tale trasformazione è stata registrata pure nei movimenti antagonisti e nelle realtà della sinistra di classe. Sempre più consapevoli della necessità di nuovi strumenti d'informazione e d'inchiesta, adeguati all'odierna configurazione della rete. Certo, in fasi tutt'altro che lontane questo sito ha svolto una funzione non irrilevante. E non v'è dubbio che il suo archivio sia di notevole interesse. Soprattutto...

(Il Pane e le rose)
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Approfondimento e scheda tecnica sulla patente a crediti nei settori: edilizio, cantieristica, costruzioni/opere e lavori pubblici

Criticità per le aziende, soggetti esentati, soggetti obbligati, rilievi critici nel settore
IL 16 NOVEMBRE A ROMA (ex scuola popolare Baccelli via Orciano Pisano 9) CONVEGNO DI RILIEVO NAZIONALE SU SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO “LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E’ UN COSTO DA RIDURRE PER IL PROFITTO”. La patente a crediti nei cantieri è uno strumento di qualificazione obbligatorio introdotto per migliorare, a detta del legislatore, la sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e nel settore dell’edilizia. Questo sistema, in vigore dal 1° ottobre 2024, è richiesto sia per le imprese che per i lavoratori autonomi che operano nei cantieri e nel settore,...

(A cura di Usi fondata nel 1912)
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Approfondimento e scheda tecnica sulla patente a crediti nei settori: edilizio, cantieristica, costruzioni/opere e lavori pubblici

Criticità per le aziende, soggetti esentati, soggetti obbligati, rilievi critici nel settore
IL 16 NOVEMBRE A ROMA (ex scuola popolare Baccelli via Orciano Pisano 9) CONVEGNO DI RILIEVO NAZIONALE SU SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO “LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SICUREZZA NON E’ UN COSTO DA RIDURRE PER IL PROFITTO”. La patente a crediti nei cantieri è uno strumento di qualificazione obbligatorio introdotto per migliorare, a detta del legislatore, la sicurezza sul lavoro nei cantieri temporanei o mobili e nel settore dell’edilizia. Questo sistema, in vigore dal 1° ottobre 2024, è richiesto sia per le imprese che per i lavoratori autonomi che operano nei cantieri e nel settore,...

(A cura di Usi fondata nel 1912)
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Esce Diari di Cineclub n. 131 - Ottobre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/3XUJgyn In questo numero: 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: - Mostra di Venezia tra fascino e banalità. Ma il mondo reale dov’è ?. Alberto Castellano; - Il limbo di Almódovar e la realtà sfuggente: The room next door. Àngel Quintana; - La Spettatrice Qualunque alla Mostra tra visioni godute e sofferte. Spettatrice Qualunque; - La Spettatrice alla Mostra che venne dal freddo. Ekaterina Vikulina; Solo Dante porterà all’inferno i responsabili del genocidio di Gaza. Ali Raffaele Matar; Il mondo alla rovescia....

(Diari di Cineclub)
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Esce Diari di Cineclub n. 131 - Ottobre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/3XUJgyn In questo numero: 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica: - Mostra di Venezia tra fascino e banalità. Ma il mondo reale dov’è ?. Alberto Castellano; - Il limbo di Almódovar e la realtà sfuggente: The room next door. Àngel Quintana; - La Spettatrice Qualunque alla Mostra tra visioni godute e sofferte. Spettatrice Qualunque; - La Spettatrice alla Mostra che venne dal freddo. Ekaterina Vikulina; Solo Dante porterà all’inferno i responsabili del genocidio di Gaza. Ali Raffaele Matar; Il mondo alla rovescia....

(Diari di Cineclub)
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Per Walter Rossi, la memoria storica non si cancella!

A 47 anni dall'assassinio permano fascista, ancora resistenza!
L’assassinio di chiara matrice fascista di Walter Rossi,47 anni fa il 30 settembre 1977, si inserisce nel quadro di stagioni di lotte, movimenti di contestazione, per ottenere diritti, condizioni di vita e di lavoro, relazioni sociali che superassero l’oscurantismo del patriarcato, di relazioni interpersonali ingessate dalle apparenze, di contrasto per l’emancipazione delle classi lavoratrici e della forza lavoro in formazione (studentesse e studenti), dalle conseguenze dannose del modello capitalista, per una società liberata e a misura di persone e del rispetto dell’ecosistema. Tutti...

(Usi fondata nel 1912 e ricostituita)
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Per Walter Rossi, la memoria storica non si cancella!

A 47 anni dall'assassinio permano fascista, ancora resistenza!
L’assassinio di chiara matrice fascista di Walter Rossi,47 anni fa il 30 settembre 1977, si inserisce nel quadro di stagioni di lotte, movimenti di contestazione, per ottenere diritti, condizioni di vita e di lavoro, relazioni sociali che superassero l’oscurantismo del patriarcato, di relazioni interpersonali ingessate dalle apparenze, di contrasto per l’emancipazione delle classi lavoratrici e della forza lavoro in formazione (studentesse e studenti), dalle conseguenze dannose del modello capitalista, per una società liberata e a misura di persone e del rispetto dell’ecosistema. Tutti...

(Usi fondata nel 1912 e ricostituita)
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IL RISVEGLIO DEL PROLETARIATO IN INDONESIA

Dal n. 141 di "Alternativa di Classe" L'Indonesia è uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo, grazie alla vastità delle risorse minerarie, specie di quelle energetiche, alla fertilità dei suoli, al rilevantissimo patrimonio forestale. Dopo tanti lunghi anni dal conseguimento dell'indipendenza, l'economia indonesiana risente ancora indirettamente delle conseguenze del dominio coloniale, che fu un regime di autentica rapina. Per la prima volta l'Indonesia ha festeggiato nei giorni scorsi i 79 anni di indipendenza nella capitale incompiuta di Nusantara, una città nuovissima...

(Alternativa di Classe)
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Il governo di Israele è il terrorista più disumano

Da oltre 70 anni, ormai, va avanti una sottomissione barbara e spietata tra soprusi, occupazioni e distruzioni, perpetrata da Israele nei confronti della popolazione palestinese. All’attacco del 7 ottobre 2023 da parte delle milizie del partito di Hamas, del tutto prevedibile poiché è la conseguenza logica di una violenta esasperazione protratta da tempo, è seguita, questa volta, una cruenta risposta, eccessiva e sproporzionata nei confronti di tutto il popolo di Palestina. Da allora, quasi un anno, l’esercito israeliano, affiancato dai coloni, ha sferrato una dura reazione mettendo in...

(Pasquale Aiello)
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La sudditanza degli insegnanti italiani

La docimologia è quella branca della pedagogia che pretende di essere una disciplina scientifica che si occupa dei diversi parametri applicabili nei processi di valutazione scolastica. Malgrado la presunta "obiettività" scientifica delle tecniche di verifica all'insegna dei criteri docimologici in voga, la valutazione è un'operazione globale, costante e formativa, nella misura in cui esige l'analisi di un ventaglio di fattori dinamici, di motivi di ordine soggettivo ed interiore, di elementi socio-affettivi, da cui non si può astrarre e che non sono assolutamente misurabili in termini...

(Lucio Garofalo)
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IL RISVEGLIO DEL PROLETARIATO IN INDONESIA

Dal n. 141 di "Alternativa di Classe" L'Indonesia è uno degli Stati potenzialmente più ricchi del mondo, grazie alla vastità delle risorse minerarie, specie di quelle energetiche, alla fertilità dei suoli, al rilevantissimo patrimonio forestale. Dopo tanti lunghi anni dal conseguimento dell'indipendenza, l'economia indonesiana risente ancora indirettamente delle conseguenze del dominio coloniale, che fu un regime di autentica rapina. Per la prima volta l'Indonesia ha festeggiato nei giorni scorsi i 79 anni di indipendenza nella capitale incompiuta di Nusantara, una città nuovissima...

(Alternativa di Classe)
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(Lucio Garofalo)
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Da oltre 70 anni, ormai, va avanti una sottomissione barbara e spietata tra soprusi, occupazioni e distruzioni, perpetrata da Israele nei confronti della popolazione palestinese. All’attacco del 7 ottobre 2023 da parte delle milizie del partito di Hamas, del tutto prevedibile poiché è la conseguenza logica di una violenta esasperazione protratta da tempo, è seguita, questa volta, una cruenta risposta, eccessiva e sproporzionata nei confronti di tutto il popolo di Palestina. Da allora, quasi un anno, l’esercito israeliano, affiancato dai coloni, ha sferrato una dura reazione mettendo in...

(Pasquale Aiello)
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L'INTRECCIO TRA CRISI E GUERRA NELLA UE

Editoriale del n. 141 di "Alternativa di Classe" In Germania, e non da ora, è recessione conclamata. La crisi tedesca rischia di cronicizzarsi. E' senza dubbio il Paese su cui ha pesato di più la Guerra russo-ucraina. Il settore che più si sta indebolendo è proprio il manifatturiero, che aveva un punto di forza nelle esportazioni. Non si tratta solo dell'aumento della inflazione, che colpisce più duro, laddove, infatti, i costi energetici sono aumentati a dismisura, vista la grossa diminuzione dell'uso del gas russo, prima acquistato a costi contenuti. Già solo per questo il prodotto...

(Alternativa di Classe)
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L'INTRECCIO TRA CRISI E GUERRA NELLA UE

Editoriale del n. 141 di "Alternativa di Classe" In Germania, e non da ora, è recessione conclamata. La crisi tedesca rischia di cronicizzarsi. E' senza dubbio il Paese su cui ha pesato di più la Guerra russo-ucraina. Il settore che più si sta indebolendo è proprio il manifatturiero, che aveva un punto di forza nelle esportazioni. Non si tratta solo dell'aumento della inflazione, che colpisce più duro, laddove, infatti, i costi energetici sono aumentati a dismisura, vista la grossa diminuzione dell'uso del gas russo, prima acquistato a costi contenuti. Già solo per questo il prodotto...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 141 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. L'intreccio tra crisi e guerra nella UE.....................................................................................................pag. 1; Politica internazionale. Il risveglio del proletariato in Indonesia.......................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. Ascesa e caduta di Gheddafi in Libia............................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. Focus su “I lavoratori dei servizi: Flessibilità, alienazione,...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 141 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. L'intreccio tra crisi e guerra nella UE.....................................................................................................pag. 1; Politica internazionale. Il risveglio del proletariato in Indonesia.......................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. Ascesa e caduta di Gheddafi in Libia............................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. Focus su “I lavoratori dei servizi: Flessibilità, alienazione,...

(Alternativa di Classe)
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SICUREZZA SUL LAVORO: ALTRA “TOPPA A COLORI” DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL GOVERNO MELONI, LA “PATENTE A CREDITI (a punti)”

CI RISIAMO, invece di verificare la situazione, drammatica della IN-SICUREZZA sui posti di lavoro nel nostro Paese, rilanciando la PREVENZIONE, L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE E L’ADDESTRAMENTO, i nostri governanti sulla scia delle misure di “sicurezza stradale” con la “patente a punti”, utilizzano come provvedimento, in vigore dal prossimo 1° ottobre 2024 (ma mancava ancora la circolare ESPLICATIVA dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro INL, che fonti del Ministero del Lavoro danno in pubblicazione in questi giorni), la PATENTE A CREDITI, per il SETTORE EDILIZIO, CANTIERISTICA E DEL...

(Segreteria nazionale confederale collegiale ed esecutivo nazionale Usi 1912 Cuneo/Rimini/Roma/Caserta Usicons aps nazionale)
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Conto alla rovescia per il Festival delle Libertà

L’associazione Sinistra Libertaria, in collaborazione con il sindacato CUB Scuola, è pronta a lanciare il “Festival delle Libertà”, un ciclo di quattro appuntamenti che si terranno presso l’Oratorio Salesiano di via Fardella, a Trapani. Il festival prenderà il via giovedì 26 settembre alle ore 17 con il primo incontro dal titolo “Antigruppo: ieri e oggi?”, un evento gratuito e aperto a tutti. Sarà molto più di un semplice recital di poesie: attraverso il ricordo di Antonio Contiliano, i partecipanti avranno l’opportunità di riscoprire il movimento dell’Antigruppo Siciliano...

(Sinistra Libertaria)
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Conto alla rovescia per il Festival delle Libertà

L’associazione Sinistra Libertaria, in collaborazione con il sindacato CUB Scuola, è pronta a lanciare il “Festival delle Libertà”, un ciclo di quattro appuntamenti che si terranno presso l’Oratorio Salesiano di via Fardella, a Trapani. Il festival prenderà il via giovedì 26 settembre alle ore 17 con il primo incontro dal titolo “Antigruppo: ieri e oggi?”, un evento gratuito e aperto a tutti. Sarà molto più di un semplice recital di poesie: attraverso il ricordo di Antonio Contiliano, i partecipanti avranno l’opportunità di riscoprire il movimento dell’Antigruppo Siciliano...

(Sinistra Libertaria)
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SICUREZZA SUL LAVORO: ALTRA “TOPPA A COLORI” DEL MINISTERO DEL LAVORO E DEL GOVERNO MELONI, LA “PATENTE A CREDITI (a punti)”

CI RISIAMO, invece di verificare la situazione, drammatica della IN-SICUREZZA sui posti di lavoro nel nostro Paese, rilanciando la PREVENZIONE, L’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE E L’ADDESTRAMENTO, i nostri governanti sulla scia delle misure di “sicurezza stradale” con la “patente a punti”, utilizzano come provvedimento, in vigore dal prossimo 1° ottobre 2024 (ma mancava ancora la circolare ESPLICATIVA dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro INL, che fonti del Ministero del Lavoro danno in pubblicazione in questi giorni), la PATENTE A CREDITI, per il SETTORE EDILIZIO, CANTIERISTICA E DEL...

(Segreteria nazionale confederale collegiale ed esecutivo nazionale Usi 1912 Cuneo/Rimini/Roma/Caserta Usicons aps nazionale)
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POSSIBILI INDENNIZZI PER IL PRECARIATO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCHEDA TECNICA SU D.L. (Decreto Legge) N° 131/2024, detto “SALVA INFRAZIONI” , articolo 12. MA NON E’ ORO TUTTO QUEL CHE LUCCICA
Il decreto Salva Infrazioni, il D.L. del 16 settembre 2024 numero 131, introduce un’importante misura di compensazione per i lavoratori e le lavoratrici, non solo per il personale docente e ATA (Ausiliari Tecnici Amministrativi) con rapporti di lavoro a tempo determinato e storie di precariato, nella pubblica amministrazione. NON SI TRATTA DI UN INDENNIZZO CHE SI OTTIENE IN FORMA AUTOMATICA E NON TUTTI POTRANNO ACCEDERVI. Con questa scheda tecnica, si mette in evidenza a chi spetta tale indennizzo, la sua funzione, come funziona e quali sono i requisiti e le modalità per fare l’istanza...

(A cura di USI 1912 E USI S.U.R.F.)
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POSSIBILI INDENNIZZI PER IL PRECARIATO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

SCHEDA TECNICA SU D.L. (Decreto Legge) N° 131/2024, detto “SALVA INFRAZIONI” , articolo 12. MA NON E’ ORO TUTTO QUEL CHE LUCCICA
Il decreto Salva Infrazioni, il D.L. del 16 settembre 2024 numero 131, introduce un’importante misura di compensazione per i lavoratori e le lavoratrici, non solo per il personale docente e ATA (Ausiliari Tecnici Amministrativi) con rapporti di lavoro a tempo determinato e storie di precariato, nella pubblica amministrazione. NON SI TRATTA DI UN INDENNIZZO CHE SI OTTIENE IN FORMA AUTOMATICA E NON TUTTI POTRANNO ACCEDERVI. Con questa scheda tecnica, si mette in evidenza a chi spetta tale indennizzo, la sua funzione, come funziona e quali sono i requisiti e le modalità per fare l’istanza...

(A cura di USI 1912 E USI S.U.R.F.)
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Documento e osservazioni-contributo alla riunione del 22 settembre 2024 c/o Sicobas. E' il nostro orientamento e indirizzo per l'intervento nel settore

Questo contributo scritto, non ha alcuna pretesa di essere esaustivo delle varie questioni, ma mette in luce alcuni aspetti, anche di tendenza o già consolidati, che sono rilevanti per chi interviene nel variegato mondo del terzo settore, delle cooperative sociali e delle aziende che gestiscono, in appalto, in affidamento o convenzione con Pubbliche Amministrazioni o come datore di lavoro privato in forma diretta e “indiretta”, i servizi socio assistenziali, socio sanitari, educativi, di inclusione e di orientamento, di attività collegate all’istruzione e all’educazione, all’assistenza...

(Usi 1912 Usicons aps)
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Documento e osservazioni-contributo alla riunione del 22 settembre 2024 c/o Sicobas. E' il nostro orientamento e indirizzo per l'intervento nel settore

Questo contributo scritto, non ha alcuna pretesa di essere esaustivo delle varie questioni, ma mette in luce alcuni aspetti, anche di tendenza o già consolidati, che sono rilevanti per chi interviene nel variegato mondo del terzo settore, delle cooperative sociali e delle aziende che gestiscono, in appalto, in affidamento o convenzione con Pubbliche Amministrazioni o come datore di lavoro privato in forma diretta e “indiretta”, i servizi socio assistenziali, socio sanitari, educativi, di inclusione e di orientamento, di attività collegate all’istruzione e all’educazione, all’assistenza...

(Usi 1912 Usicons aps)
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Lunedì 23 settembre, a Roma e a Milano, presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino, nel mirino del governo Milei

Lunedì prossimo, 23 settembre, si terranno due presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino messo sotto attacco politico e giudiziario dal governo ultra-reazionario di Milei, alla vigilia di una importante udienza giudiziaria che si terrà il giorno dopo a Buenos Aires, nel corso di un procedimento in cui Milei & Co. pretendono di arrivare a dichiarare il Polo Obrero, componente combattiva del movimento piquetero e protagonista da anni e anni di lotte sociali e politiche di primo rilievo, una “associazione illegale”. I due presidi saranno a Milano, davanti al Consolato argentino,...

(Il pungolo rosso)
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Lunedì 23 settembre, a Roma e a Milano, presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino, nel mirino del governo Milei

Lunedì prossimo, 23 settembre, si terranno due presidi di solidarietà con il Polo Obrero argentino messo sotto attacco politico e giudiziario dal governo ultra-reazionario di Milei, alla vigilia di una importante udienza giudiziaria che si terrà il giorno dopo a Buenos Aires, nel corso di un procedimento in cui Milei & Co. pretendono di arrivare a dichiarare il Polo Obrero, componente combattiva del movimento piquetero e protagonista da anni e anni di lotte sociali e politiche di primo rilievo, una “associazione illegale”. I due presidi saranno a Milano, davanti al Consolato argentino,...

(Il pungolo rosso)
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QUANDO LO STATO CORRE AI RIPARI PER EVITARE CONTENZIOSI ECONOMICI A PERDERE: LA NOVITA’ DEL DECRETO “SALVA INFRAZIONI”131/2024

Un provvedimento che modifica il codice dei contratti post Jobs Act, per i contratti a termine illegittimi
UNA PICCONATA al famigerato codice dei contratti (Decreto Legislativo 81/2015) applicativo del Jobs Act, in questo caso è lo STATO CHE CORRE AI RIPARI DEL PADRONATO, NEL CASO DI CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI e a salvaguardia del contenzioso giudiziale che potrebbe scatenarsi anche nel pubblico impiego, specie nella scuola statale, dove il Governo Italiano dell’epoca, fu sconfitto proprio sui contratti a termine del precariato della scuola italiana innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea alcuni anni fa, con una sentenza estensibile ai precari delle Pubbliche Amministrazioni. Con...

(A cura di Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 USI 1912)
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QUANDO LO STATO CORRE AI RIPARI PER EVITARE CONTENZIOSI ECONOMICI A PERDERE: LA NOVITA’ DEL DECRETO “SALVA INFRAZIONI”131/2024

Un provvedimento che modifica il codice dei contratti post Jobs Act, per i contratti a termine illegittimi
UNA PICCONATA al famigerato codice dei contratti (Decreto Legislativo 81/2015) applicativo del Jobs Act, in questo caso è lo STATO CHE CORRE AI RIPARI DEL PADRONATO, NEL CASO DI CONTRATTI A TERMINE ILLEGITTIMI e a salvaguardia del contenzioso giudiziale che potrebbe scatenarsi anche nel pubblico impiego, specie nella scuola statale, dove il Governo Italiano dell’epoca, fu sconfitto proprio sui contratti a termine del precariato della scuola italiana innanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea alcuni anni fa, con una sentenza estensibile ai precari delle Pubbliche Amministrazioni. Con...

(A cura di Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 USI 1912)
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La lotta per la difesa della scuola pubblica passa anche per la battaglia contro il precariato

La condizione dei lavoratori precari della scuola non è più accettabile; è giunto il momento di costruire un fronte che, pur nelle sue differenti provenienze, sia più determinato ed unitario possibile e chela lotta contro il precariato si saldi necessariamente a quella contro il progetto di distruzione della scuola pubblica messa in atto dai governi che si sono succeduti da trent’anni a questa parte. Ogni anno sempre la solita storia che si ripete; il ministro di turno afferma di aver trovato la soluzione all’annosa questione del precariato nella scuola, ma tutto poi si risolve in un bluff....

(Stefano Lonzar- Unicobas)
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Alle insicurezze del lavoro il Governo risponde con il DDL sicurezza

La Corte di Cassazione, contravvenendo ad un clima avverso alle cause di lavoro, il cinque settembre 2024, ha dato ragione al ricorso presentato dal rappresentante RLS delle ferrovie di Trenitalia. Una rondine non fa primavera. Vero, ma quando il cielo del diritto è offuscato da DDL liberticidi a maggior ragione occorre evidenziare gli spunti di liberalità che resistono al clima securitario che tutto vorrebbe omologare allo spirito di caserma, siano esse scuole, aziende, università, ospedali, magazzini ecc. Ancor di più L’approvazione del DDL sicurezza (1660): persecutorio e populista...

(si cobas)
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La lotta per la difesa della scuola pubblica passa anche per la battaglia contro il precariato

La condizione dei lavoratori precari della scuola non è più accettabile; è giunto il momento di costruire un fronte che, pur nelle sue differenti provenienze, sia più determinato ed unitario possibile e chela lotta contro il precariato si saldi necessariamente a quella contro il progetto di distruzione della scuola pubblica messa in atto dai governi che si sono succeduti da trent’anni a questa parte. Ogni anno sempre la solita storia che si ripete; il ministro di turno afferma di aver trovato la soluzione all’annosa questione del precariato nella scuola, ma tutto poi si risolve in un bluff....

(Stefano Lonzar- Unicobas)
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Alle insicurezze del lavoro il Governo risponde con il DDL sicurezza

La Corte di Cassazione, contravvenendo ad un clima avverso alle cause di lavoro, il cinque settembre 2024, ha dato ragione al ricorso presentato dal rappresentante RLS delle ferrovie di Trenitalia. Una rondine non fa primavera. Vero, ma quando il cielo del diritto è offuscato da DDL liberticidi a maggior ragione occorre evidenziare gli spunti di liberalità che resistono al clima securitario che tutto vorrebbe omologare allo spirito di caserma, siano esse scuole, aziende, università, ospedali, magazzini ecc. Ancor di più L’approvazione del DDL sicurezza (1660): persecutorio e populista...

(si cobas)
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Il DDL 1660: vivisezione di una legge liberticida (con una correzione)

Da molti anni, con i più svariati pretesti, governi di diverso colore hanno introdotto leggi per limitare l’agibilità di scioperare, lottare, manifestare. Il governo Meloni è deciso a proseguire questa operazione facendo fare alla repressione statale delle lotte e dello stesso dissenso un salto qualitativo e quantitativo attraverso il disegno di legge 1660, che dal 10 settembre è alla Camera per la discussione e la rapidissima approvazione. Con questa “legge-manganello” il governo vuole regolare i conti con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici...

(Il pungolo rosso)
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Il DDL 1660: vivisezione di una legge liberticida (con una correzione)

Da molti anni, con i più svariati pretesti, governi di diverso colore hanno introdotto leggi per limitare l’agibilità di scioperare, lottare, manifestare. Il governo Meloni è deciso a proseguire questa operazione facendo fare alla repressione statale delle lotte e dello stesso dissenso un salto qualitativo e quantitativo attraverso il disegno di legge 1660, che dal 10 settembre è alla Camera per la discussione e la rapidissima approvazione. Con questa “legge-manganello” il governo vuole regolare i conti con tutte le realtà ed esperienze di lotta in corso e creare gli strumenti giuridici...

(Il pungolo rosso)
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BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE ISBCC e Zètema P.C. srl: LA SITUAZIONE, PER CHI CI LAVORA E PER LA CITTADINANZA, NON E’ ROSEA

Resoconto commentato sulla situazione delle BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE e valutazione complessiva sui processi di trasformazione a Roma Capitale Si sono svolte e proseguono, le interlocuzioni con la parte politica di Roma Capitale (ultima seduta congiunta delle Commissioni Consiliari Permanenti in sede congiunta Cultura/Lavoro e Roma Capitale, del 4 settembre 2024 da remoto) e si è avviato il tavolo tecnico tra Presidenza e Direzione ISBCC-BdR con Amministratore Unico e Dirigenza di Zètema Progetto Cultura srl (società a totale capitale comunale, ente strumentale per il settore culturale...

(Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912, Usi C.T.&S aderente a USI 1912 e rappresentanze sindacali interne)
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BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE ISBCC e Zètema P.C. srl: LA SITUAZIONE, PER CHI CI LAVORA E PER LA CITTADINANZA, NON E’ ROSEA

Resoconto commentato sulla situazione delle BIBLIOTECHE COMUNALI DI ROMA CAPITALE e valutazione complessiva sui processi di trasformazione a Roma Capitale Si sono svolte e proseguono, le interlocuzioni con la parte politica di Roma Capitale (ultima seduta congiunta delle Commissioni Consiliari Permanenti in sede congiunta Cultura/Lavoro e Roma Capitale, del 4 settembre 2024 da remoto) e si è avviato il tavolo tecnico tra Presidenza e Direzione ISBCC-BdR con Amministratore Unico e Dirigenza di Zètema Progetto Cultura srl (società a totale capitale comunale, ente strumentale per il settore culturale...

(Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912, Usi C.T.&S aderente a USI 1912 e rappresentanze sindacali interne)
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Invito alla lettura di "Scintilla" n. 147 - settembre 2024

Care compagne e cari compagni, condividiamo l’edizione digitale n.147 di Scintilla (settembre 2024) che è in allegato. Potete anche leggere e scaricare il giornale dal sito internet http://www.piattaformacomunista.com Fra gli articoli segnaliamo: Editoriale: Recessione e lotta di classe https://piattaformacomunista.com/index.php/recessione-e-lotta-di-classe/ Ampliare il fronte di lotta al Ddl 1660 https://piattaformacomunista.com/index.php/ampliare-il-fronte-di-lotta-al-ddl-1660/ Stellantis: è ora di mobilitarsi in massa! https://piattaformacomunista.com/index.php/stellantis-e-ora-di-mobilitarsi-in-massa/ Ondata...
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Invito alla lettura di "Scintilla" n. 147 - settembre 2024

Care compagne e cari compagni, condividiamo l’edizione digitale n.147 di Scintilla (settembre 2024) che è in allegato. Potete anche leggere e scaricare il giornale dal sito internet http://www.piattaformacomunista.com Fra gli articoli segnaliamo: Editoriale: Recessione e lotta di classe https://piattaformacomunista.com/index.php/recessione-e-lotta-di-classe/ Ampliare il fronte di lotta al Ddl 1660 https://piattaformacomunista.com/index.php/ampliare-il-fronte-di-lotta-al-ddl-1660/ Stellantis: è ora di mobilitarsi in massa! https://piattaformacomunista.com/index.php/stellantis-e-ora-di-mobilitarsi-in-massa/ Ondata...
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Recessione e lotta di classe

Le speranze di una prossima ripresa economica sono di nuovo smentite dai fatti. Come avevamo previsto, la situazione economica continua ad aggravarsi, presentando i sintomi di una nuova crisi economico-finanziaria. Sono i rappresentanti dell’oligarchia finanziaria come Lagarde a dichiarare apertamente che bisogna prepararsi a un “atterraggio duro”. Sono i capitani d’industria italiani a rivelare che “siamo alle porte di una crisi come quella del 2008/2009”. In effetti essa può manifestarsi in qualsiasi anello dell’economia capitalistica, in qualsiasi settore o sfera dell’impiego...

(Da Scintilla n. 147, settembre 2024)
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Recessione e lotta di classe

Le speranze di una prossima ripresa economica sono di nuovo smentite dai fatti. Come avevamo previsto, la situazione economica continua ad aggravarsi, presentando i sintomi di una nuova crisi economico-finanziaria. Sono i rappresentanti dell’oligarchia finanziaria come Lagarde a dichiarare apertamente che bisogna prepararsi a un “atterraggio duro”. Sono i capitani d’industria italiani a rivelare che “siamo alle porte di una crisi come quella del 2008/2009”. In effetti essa può manifestarsi in qualsiasi anello dell’economia capitalistica, in qualsiasi settore o sfera dell’impiego...

(Da Scintilla n. 147, settembre 2024)
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Revolutionary Camp 2024, un piccolo successo

Dal 5 all’8 settembre si è svolto il Revolutionary Camp 2024, la scuola estiva del Partito Comunista dei Lavoratori. A distanza di pochi giorni dalla conclusione dei lavori, possiamo dire che la seconda edizione del Revolutionary Camp è stata un piccolo successo. Come previsto, sono stati quattro giorni intensi di formazione politica, dibattiti, musica e socialità all’insegna del marxismo rivoluzionario. Ai lavori della scuola ha partecipato anche una delegazione della sezione tedesca (Gruppe ArbeiterInnenmacht) della Lega per la Quinta Internazionale (LQI - League for the Fifth International). Molti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Revolutionary Camp 2024, un piccolo successo

Dal 5 all’8 settembre si è svolto il Revolutionary Camp 2024, la scuola estiva del Partito Comunista dei Lavoratori. A distanza di pochi giorni dalla conclusione dei lavori, possiamo dire che la seconda edizione del Revolutionary Camp è stata un piccolo successo. Come previsto, sono stati quattro giorni intensi di formazione politica, dibattiti, musica e socialità all’insegna del marxismo rivoluzionario. Ai lavori della scuola ha partecipato anche una delegazione della sezione tedesca (Gruppe ArbeiterInnenmacht) della Lega per la Quinta Internazionale (LQI - League for the Fifth International). Molti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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ROMA. RIPARTONO, DA SETTEMBRE 2024, I PUNTI INFOLAVORO AUTORGANIZZATI E AUTOGESTITI

Ripartono da settembre, i punti infolavoro e diritti autorganizzati e autogestiti, rigorosamente gratuiti, per consulenze, informazioni, notizie e per chi ne avesse bisogno, assistenza e tutela su controversie individuali o collettive di lavoro, lettura buste paga, difese disciplinari, informazioni su leggi e CCNL,, consigli e indirizzamento per le vicende su SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E AMBIENTI DI LAVORO, per lavoratori e lavoratrici, in difficoltà o sfiduciati dei sindacati concertativi o "collaborazionisti", rivolto sia a dipendenti pubblici che del settore privato o parasubordinati...
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ROMA. RIPARTONO, DA SETTEMBRE 2024, I PUNTI INFOLAVORO AUTORGANIZZATI E AUTOGESTITI

Ripartono da settembre, i punti infolavoro e diritti autorganizzati e autogestiti, rigorosamente gratuiti, per consulenze, informazioni, notizie e per chi ne avesse bisogno, assistenza e tutela su controversie individuali o collettive di lavoro, lettura buste paga, difese disciplinari, informazioni su leggi e CCNL,, consigli e indirizzamento per le vicende su SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO E AMBIENTI DI LAVORO, per lavoratori e lavoratrici, in difficoltà o sfiduciati dei sindacati concertativi o "collaborazionisti", rivolto sia a dipendenti pubblici che del settore privato o parasubordinati...
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Acerbo (PRC): misura liberticida contro Giacomo di Ultima Generazione

È assolutamente sproporzionata e liberticida la richiesta di sottoporre a sorveglianza speciale l’attivista di Ultima Generazione Giacomo Baggio. Non si può trattare come un pericoloso delinquente chi pratica la nonviolenza e la disobbedienza civile per lanciare l’allarme sulla catastrofe ecologica. Da porre sotto sorveglianza speciale sono i governi come quello italiano che se ne fregano di tutelare l’ambiente e del cambiamento climatico. Invitiamo a partecipare al presidio di Ultima Generazione di solidarietà con Giacomo il 14 ottobre a Roma alle 9 davanti al Tribunale di Piazzale...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Acerbo (PRC): misura liberticida contro Giacomo di Ultima Generazione

È assolutamente sproporzionata e liberticida la richiesta di sottoporre a sorveglianza speciale l’attivista di Ultima Generazione Giacomo Baggio. Non si può trattare come un pericoloso delinquente chi pratica la nonviolenza e la disobbedienza civile per lanciare l’allarme sulla catastrofe ecologica. Da porre sotto sorveglianza speciale sono i governi come quello italiano che se ne fregano di tutelare l’ambiente e del cambiamento climatico. Invitiamo a partecipare al presidio di Ultima Generazione di solidarietà con Giacomo il 14 ottobre a Roma alle 9 davanti al Tribunale di Piazzale...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea)
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Il 5 ottobre al fianco del popolo palestinese e contro la guerra

Siamo oramai a quasi un anno dall’inizio della mattanza perpetrata da Israele nei confronti del popolo palestinese. Oltre 40 mila morti, in larga parte bambini e donne, la pressocchè totale distruzione di Gaza, e ora l’intensificazione delle operazioni anche in Cisgiordania stanno ulteriormente confermando la secolare strategia genocida dello stato sionista. In tutto il mondo abbiamo assistito in questi mesi a un ondata di mobilitazioni senza precedenti in sostegno alla causa del popolo palestinese, per la richiesta di un immediato cessate il fuoco e soprattutto la fine dell’occupazione...
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

ACCELERAZIONI STORICHE E ASSIMILAZIONE TEORICA https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art433_settembre_2024.pdf La "bolla" della guerra di Ucraina e la leva di Kursk 7 Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio (Parte Seconda) Sanità italiana - Dal mutualismo al Servizio sanitario nazionale https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art434_settembre_2024.pdf Segnali dalle tornate elettorali in Francia e Regno Unito Le incombenti elezioni americane all’ombra del blocco sociale degli scontenti della globalizzazione India - Confronti tra realtà statali (Parte...

(Prospettiva Marxista)
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

ACCELERAZIONI STORICHE E ASSIMILAZIONE TEORICA https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art433_settembre_2024.pdf La "bolla" della guerra di Ucraina e la leva di Kursk 7 Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio (Parte Seconda) Sanità italiana - Dal mutualismo al Servizio sanitario nazionale https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art434_settembre_2024.pdf Segnali dalle tornate elettorali in Francia e Regno Unito Le incombenti elezioni americane all’ombra del blocco sociale degli scontenti della globalizzazione India - Confronti tra realtà statali (Parte...

(Prospettiva Marxista)
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Il 5 ottobre al fianco del popolo palestinese e contro la guerra

Siamo oramai a quasi un anno dall’inizio della mattanza perpetrata da Israele nei confronti del popolo palestinese. Oltre 40 mila morti, in larga parte bambini e donne, la pressocchè totale distruzione di Gaza, e ora l’intensificazione delle operazioni anche in Cisgiordania stanno ulteriormente confermando la secolare strategia genocida dello stato sionista. In tutto il mondo abbiamo assistito in questi mesi a un ondata di mobilitazioni senza precedenti in sostegno alla causa del popolo palestinese, per la richiesta di un immediato cessate il fuoco e soprattutto la fine dell’occupazione...
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UNA LETTERA DI SEVERINO VARDACAMPI AL PRESIDENTE STATUNITENSE BIDEN PER LA GRAZIA A LEONARD PELTIER

Dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, riceviamo e pubblichiamo. Egregio Presidente Biden, aggiungo anche la mia sollecitazione a quella di tante altre persone affinché lei conceda la grazia presidenziale a Leonard Peltier, da 48 anni detenuto innocente, ormai vecchio e gravemente malato, riconosciuto in tutto il mondo come un simbolo della lotta dei nativi americani contro il colonialismo, il razzismo, il genocidio, l'etnocidio, l'ecocidio. Leonard Peltier è uno dei grandi testimoni della dignità umana: invece di essere tenuto...
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UNA LETTERA DI SEVERINO VARDACAMPI AL PRESIDENTE STATUNITENSE BIDEN PER LA GRAZIA A LEONARD PELTIER

Dal "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, riceviamo e pubblichiamo. Egregio Presidente Biden, aggiungo anche la mia sollecitazione a quella di tante altre persone affinché lei conceda la grazia presidenziale a Leonard Peltier, da 48 anni detenuto innocente, ormai vecchio e gravemente malato, riconosciuto in tutto il mondo come un simbolo della lotta dei nativi americani contro il colonialismo, il razzismo, il genocidio, l'etnocidio, l'ecocidio. Leonard Peltier è uno dei grandi testimoni della dignità umana: invece di essere tenuto...
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Un terremoto politico nella Germania (e nell’UE) in crisi

Le elezioni di domenica in Turingia e Sassonia, per quanto abbiano coinvolto meno del 10% della popolazione totale della Germania, sono state senza dubbio una scossa tellurica nella politica tedesca e, di conseguenza, europea. L’affermazione prepotente dell’AfD nella destra e quella della BSW, l’Alleanza Sahra Wagenknecht, nella (per così dire) sinistra indicano, dopo le europee, una chiara linea di tendenza, probabilmente non di breve periodo. Sulla stampa italiana assatanata di russofobìa, la chiave di lettura dominante è quella della vittoria dei filo-russi o filo-putiniani. Certo,...

(Il pungolo rosso)
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Un terremoto politico nella Germania (e nell’UE) in crisi

Le elezioni di domenica in Turingia e Sassonia, per quanto abbiano coinvolto meno del 10% della popolazione totale della Germania, sono state senza dubbio una scossa tellurica nella politica tedesca e, di conseguenza, europea. L’affermazione prepotente dell’AfD nella destra e quella della BSW, l’Alleanza Sahra Wagenknecht, nella (per così dire) sinistra indicano, dopo le europee, una chiara linea di tendenza, probabilmente non di breve periodo. Sulla stampa italiana assatanata di russofobìa, la chiave di lettura dominante è quella della vittoria dei filo-russi o filo-putiniani. Certo,...

(Il pungolo rosso)
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Roma, domenica 8 settembre, ore 10. Seminario sul (e contro il) DDL 1660

Domenica 8 settembre, a Roma, si terrà la prima iniziativa pubblica della Rete Liberi/e di lottare. Fermiamo insieme il DDL 1660. Sarà un seminario con esperti di diritto (Livio Pepino, Marina Prosperi, Eugenio Losco, l’Osservatorio repressione) che, dopo aver inquadrato l’intera vicenda repressiva dei “decreti-sicurezza”, vivisezioneranno l’attuale disegno di legge per fornire al più largo numero possibile di attivisti/e gli strumenti per rendere più efficace la denuncia di questa legge liberticida, schiavista, da stato di polizia. Il seminario sarà in presenza, nella sede del...

( Rete Liberi/e di lottare)
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Roma, domenica 8 settembre, ore 10. Seminario sul (e contro il) DDL 1660

Domenica 8 settembre, a Roma, si terrà la prima iniziativa pubblica della Rete Liberi/e di lottare. Fermiamo insieme il DDL 1660. Sarà un seminario con esperti di diritto (Livio Pepino, Marina Prosperi, Eugenio Losco, l’Osservatorio repressione) che, dopo aver inquadrato l’intera vicenda repressiva dei “decreti-sicurezza”, vivisezioneranno l’attuale disegno di legge per fornire al più largo numero possibile di attivisti/e gli strumenti per rendere più efficace la denuncia di questa legge liberticida, schiavista, da stato di polizia. Il seminario sarà in presenza, nella sede del...

( Rete Liberi/e di lottare)
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Note contro-corrente su Hamas e il “movimento palestinese”

Mentre scriviamo, tra metà e fine agosto 2024, si attende da un momento all’altro la risposta iraniana e degli Hezbollah libanesi all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, da parte dello Stato d’Israele – risposta che potrebbe portare, oltre all’interruzione dei tira-e-molla, per altro inconcludenti, degli incontri fra le parti, anche a un minaccioso allargamento del conflitto in un Medio Oriente sempre più terremotato. Per ora, non sembra che l’Iran sia molto disposto a mettere in campo una reale manifestazione di forza, preferendo limitarsi a demagogiche...
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Note contro-corrente su Hamas e il “movimento palestinese”

Mentre scriviamo, tra metà e fine agosto 2024, si attende da un momento all’altro la risposta iraniana e degli Hezbollah libanesi all’uccisione a Teheran del capo politico di Hamas, Isma’il Haniyeh, da parte dello Stato d’Israele – risposta che potrebbe portare, oltre all’interruzione dei tira-e-molla, per altro inconcludenti, degli incontri fra le parti, anche a un minaccioso allargamento del conflitto in un Medio Oriente sempre più terremotato. Per ora, non sembra che l’Iran sia molto disposto a mettere in campo una reale manifestazione di forza, preferendo limitarsi a demagogiche...
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Diari di Cineclub: online il n. 130 - settembre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/474sKis In questo numero: Gena Rowlands (1930-2024): e ci innamorammo perdutamente. DdC; Una moglie, un’attrice, semplicemente per sempre Gena. Lorenzo Pierazzi; Un caro e affettuoso saluto a Salvatore Piscicelli. Alberto Castellano; Joker e Parasite: le metropoli quali luogo dell’infrapolitica. Àngel Quintana; Realismo e socialismo in pittura secondo Umberto Barbaro. Stefano Macera; Alain Delon (1935- 2024). DdC; Horizon: An american saga, di Kevin Costner. Tonino De Pace; I fantasmi d’autunno. Natalino Piras; Agenzia...

(Diari di Cineclub)
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Diari di Cineclub: online il n. 130 - settembre 2024

(scaricalo gratis - free download) Clicca qui: https://bit.ly/474sKis In questo numero: Gena Rowlands (1930-2024): e ci innamorammo perdutamente. DdC; Una moglie, un’attrice, semplicemente per sempre Gena. Lorenzo Pierazzi; Un caro e affettuoso saluto a Salvatore Piscicelli. Alberto Castellano; Joker e Parasite: le metropoli quali luogo dell’infrapolitica. Àngel Quintana; Realismo e socialismo in pittura secondo Umberto Barbaro. Stefano Macera; Alain Delon (1935- 2024). DdC; Horizon: An american saga, di Kevin Costner. Tonino De Pace; I fantasmi d’autunno. Natalino Piras; Agenzia...

(Diari di Cineclub)
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CON I PROLETARI DEL BANGLADESH, CONTRO IL NAZIONALISMO DELLE CLASSI BORGHESI

Dal n. 140 di "Alternativa di Classe" Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati di tutto il mondo. Il bengalese è la lingua ufficiale del Bangladesh, derivata dall'antico sanscrito. L'inglese è molto diffuso tra le classi borghesi. L'accesso a fonti d'acqua potabile è un grave problema nelle zone rurali e in quelle urbane del Bangladesh. Purtroppo la quantità di arsenico presente negli acquedotti è alta e pericolosa per la salute. Il 36% della popolazione vive in condizione di povertà estrema. Le alluvioni colpiscono un terzo del Paese. Alluvioni che distruggono raccolti,...

(Alternativa di Classe)
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Sabato 31 agosto: a un anno da Brandizzo per un fronte unico sindacale

La difesa della salute e della sicurezza è possibile solo con la lotta sempre più unita ed estesa
È passato un anno dal massacro di 5 lavoratori in questa stazione. Un anno costellato da altre orribili stragi: il 30 novembre un altro incidente ferroviario, a Thurio, con 2 morti; il 16 febbraio, a Firenze, il crollo al cantiere Esselunga, con 5 morti; il 9 aprile nella centrale idroelettrica di Suviana, 7 morti; il 6 maggio, a Palermo, morti in 5 asfissiati nelle fogne. Questi sono i casi eclatanti, quelli che fanno parlare per qualche ora la stampa e piangere lacrime di coccodrillo ai politicanti borghesi e ai sindacalisti di regime. Ma le stragi vengono solo a cadenzare un ritmo costante,...

(Partito Comunista Internazionale)
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Sabato 31 agosto: a un anno da Brandizzo per un fronte unico sindacale

La difesa della salute e della sicurezza è possibile solo con la lotta sempre più unita ed estesa
È passato un anno dal massacro di 5 lavoratori in questa stazione. Un anno costellato da altre orribili stragi: il 30 novembre un altro incidente ferroviario, a Thurio, con 2 morti; il 16 febbraio, a Firenze, il crollo al cantiere Esselunga, con 5 morti; il 9 aprile nella centrale idroelettrica di Suviana, 7 morti; il 6 maggio, a Palermo, morti in 5 asfissiati nelle fogne. Questi sono i casi eclatanti, quelli che fanno parlare per qualche ora la stampa e piangere lacrime di coccodrillo ai politicanti borghesi e ai sindacalisti di regime. Ma le stragi vengono solo a cadenzare un ritmo costante,...

(Partito Comunista Internazionale)
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CON I PROLETARI DEL BANGLADESH, CONTRO IL NAZIONALISMO DELLE CLASSI BORGHESI

Dal n. 140 di "Alternativa di Classe" Il Bangladesh è uno dei Paesi più densamente popolati di tutto il mondo. Il bengalese è la lingua ufficiale del Bangladesh, derivata dall'antico sanscrito. L'inglese è molto diffuso tra le classi borghesi. L'accesso a fonti d'acqua potabile è un grave problema nelle zone rurali e in quelle urbane del Bangladesh. Purtroppo la quantità di arsenico presente negli acquedotti è alta e pericolosa per la salute. Il 36% della popolazione vive in condizione di povertà estrema. Le alluvioni colpiscono un terzo del Paese. Alluvioni che distruggono raccolti,...

(Alternativa di Classe)
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Rifondazione: La pulizia etnica di Israele si estende

Mentre è ancora in atto il genocidio a Gaza e si attacca il Libano, l’esercito israeliano ha avviato un’operazione su vasta scala in Cisgiordania. Campi profughi isolati, città in coprifuoco, invito ad abbandonare alcune zone. 16 persone risultano essere state già uccise, a Jenin è stato imposto il coprifuoco e la situazione è critica a Tulkarem. Il ministro Kats ha espressamente dichiarato “Faremo come a Gaza, con ordini di sgombero”. E già da ora sono state date 4 ore a chi vive nel campo profughi di Nur Shams, nei pressi di Tulkarem mentre l’esercito è entrato in quello di...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista)
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Rifondazione: La pulizia etnica di Israele si estende

Mentre è ancora in atto il genocidio a Gaza e si attacca il Libano, l’esercito israeliano ha avviato un’operazione su vasta scala in Cisgiordania. Campi profughi isolati, città in coprifuoco, invito ad abbandonare alcune zone. 16 persone risultano essere state già uccise, a Jenin è stato imposto il coprifuoco e la situazione è critica a Tulkarem. Il ministro Kats ha espressamente dichiarato “Faremo come a Gaza, con ordini di sgombero”. E già da ora sono state date 4 ore a chi vive nel campo profughi di Nur Shams, nei pressi di Tulkarem mentre l’esercito è entrato in quello di...

(Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista)
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L’iniziativa unitaria contro il DDL 1660 è partita, e bene. Rafforziamo la Rete Liberi/e di lottare, inedita convergenza di forze!

Il Manifesto approvato e messo in rete nei giorni scorsi sta avendo una larga circolazione (molto superiore alle nostre aspettative) e altrettanto larghe adesioni. Tante le immediate adesioni, significative e convinte, dal movimento NO Tav a Ultima generazione, dai GPI e dall’UDAP, la sinistra del movimento palestinese, all’Osservatorio repressione, dai Comitati sardi contro la speculazione energetica ai Blocchi precari metropolitani di Roma. Decine di nuove adesioni stanno arrivando in queste ore da ogni dove, segno evidente che molti collettivi e organismi non attendevano altro che una...

(Movimento 7 novembre – Laboratorio politico Iskra – Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Il Manifesto della Rete Liberi/e di lottare: Fermiamo insieme il DDL 1660. Le prime adesioni

C’è stata nei giorni scorsi un’ampia consultazione sulla bozza di Manifesto proposta dai promotori delle assemblee on line del 21 luglio e del 4 agosto, e fatta circolare tra i partecipanti alle stesse. La grandissima parte degli organismi che hanno aderito a questa Rete ha accettato il testo così com’era; altri, invece, hanno presentato proposte di integrazione o di piccole specificazioni che abbiamo inserito, senza ovviamente modificare in nulla il suo contenuto essenziale. Pubblichiamo anche un primo elenco delle adesioni, ne sono già preannunciate altre. Le nuove adesioni vanno inviate...

(Il Pungolo rosso)
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L’iniziativa unitaria contro il DDL 1660 è partita, e bene. Rafforziamo la Rete Liberi/e di lottare, inedita convergenza di forze!

Il Manifesto approvato e messo in rete nei giorni scorsi sta avendo una larga circolazione (molto superiore alle nostre aspettative) e altrettanto larghe adesioni. Tante le immediate adesioni, significative e convinte, dal movimento NO Tav a Ultima generazione, dai GPI e dall’UDAP, la sinistra del movimento palestinese, all’Osservatorio repressione, dai Comitati sardi contro la speculazione energetica ai Blocchi precari metropolitani di Roma. Decine di nuove adesioni stanno arrivando in queste ore da ogni dove, segno evidente che molti collettivi e organismi non attendevano altro che una...

(Movimento 7 novembre – Laboratorio politico Iskra – Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Albano. Scomparso Mauro Parretti

Venerdì 30 alle 18.00 ad Albano commemorazione laica
Un gruppo di compagni e compagne eterogeneo per appartenenza attuale, ma unito nella conoscenza e condivisione di lotte e percorsi con Mauro Parretti, ora scomparso, lo commemorerà venerdi 30 alle 18.00 ad Albano. Sempre pronto al confronto e alle grandi battaglie generose: in molti furono al suo fianco, proprio con perno a Castel Gandolfo — con la mitica sezione aperta in piazza difronte il palazzo papale — per costruire la stagione della proposta politica della Federazione della Sinistra (con PRC e PdCI in primo piano). Mauro Parretti che proveniva da esperienze professionali e di vita che...

(Trasmesso da Maurizio Aversa)
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Il Manifesto della Rete Liberi/e di lottare: Fermiamo insieme il DDL 1660. Le prime adesioni

C’è stata nei giorni scorsi un’ampia consultazione sulla bozza di Manifesto proposta dai promotori delle assemblee on line del 21 luglio e del 4 agosto, e fatta circolare tra i partecipanti alle stesse. La grandissima parte degli organismi che hanno aderito a questa Rete ha accettato il testo così com’era; altri, invece, hanno presentato proposte di integrazione o di piccole specificazioni che abbiamo inserito, senza ovviamente modificare in nulla il suo contenuto essenziale. Pubblichiamo anche un primo elenco delle adesioni, ne sono già preannunciate altre. Le nuove adesioni vanno inviate...

(Il Pungolo rosso)
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Albano. Scomparso Mauro Parretti

Venerdì 30 alle 18.00 ad Albano commemorazione laica
Un gruppo di compagni e compagne eterogeneo per appartenenza attuale, ma unito nella conoscenza e condivisione di lotte e percorsi con Mauro Parretti, ora scomparso, lo commemorerà venerdi 30 alle 18.00 ad Albano. Sempre pronto al confronto e alle grandi battaglie generose: in molti furono al suo fianco, proprio con perno a Castel Gandolfo — con la mitica sezione aperta in piazza difronte il palazzo papale — per costruire la stagione della proposta politica della Federazione della Sinistra (con PRC e PdCI in primo piano). Mauro Parretti che proveniva da esperienze professionali e di vita che...

(Trasmesso da Maurizio Aversa)
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Cacciare il golpista Macron

Il presidente francese non nomina primo ministro quello proposto dalla sinistra di NFP così violando la Costituzione. Sinistra Libertaria denuncia la sempre maggiore deriva autoritaria della Francia. Andando oltre la Costituzione, il presidente Emmanuel Macron, con un comunicato [1], ha annunciato che non avrebbe assegnato l’incarico di primo ministro al soggetto indicato dal NFP – Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra che ha vinto le recenti elezioni del 7 luglio ed ottenuto la maggioranza relativa in parlamento. « Se questo fosse accaduto in qualsiasi altro Paese, i media avrebbero...

(Sinistra Libertaria)
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Cacciare il golpista Macron

Il presidente francese non nomina primo ministro quello proposto dalla sinistra di NFP così violando la Costituzione. Sinistra Libertaria denuncia la sempre maggiore deriva autoritaria della Francia. Andando oltre la Costituzione, il presidente Emmanuel Macron, con un comunicato [1], ha annunciato che non avrebbe assegnato l’incarico di primo ministro al soggetto indicato dal NFP – Nuovo Fronte Popolare, la coalizione di sinistra che ha vinto le recenti elezioni del 7 luglio ed ottenuto la maggioranza relativa in parlamento. « Se questo fosse accaduto in qualsiasi altro Paese, i media avrebbero...

(Sinistra Libertaria)
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31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, si terrà un'assemblea sindacale (nei locali del Circolo Arci "La Cricca", in via Carlo Ignazio Giulio 25/b). Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto. L’unità fa la forza - la lotta fa la differenza L’UNITA’ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori...
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31 AGOSTO A BRANDIZZO AD UN ANNO DALLA STRAGE

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 16.30, si terrà un'assemblea sindacale (nei locali del Circolo Arci "La Cricca", in via Carlo Ignazio Giulio 25/b). Brandizzo, con i 5 operai morti, mostra come lavoratori e lavoratrici siano carne da macello, da sacrificare per il profitto. L’unità fa la forza - la lotta fa la differenza L’UNITA’ FA LA FORZA: la frantumazione, le continue divisioni sono il primo ostacolo all’unità e alla forza da sviluppare e accrescere; rendono la repressione invincibile, sia quella dispiegata, sia quella mirata verso le avanguardie; spingono lavoratori...
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SACCO E VANZETTI: DO YOU REMEMBER NICK & BART? UNA STORIA DI (IN)GIUSTIZIA NON SOLO “AMERICANA”, attuale ancora oggi

NICOLA SACCO e di BARTOLOMEO VANZETTI furono giustiziati 97 anni fa, il 23 agosto 1927, dopo 7 anni di processi e di detenzione in attesa della pena capitale. Non è solo una storia “americana”, di un famoso processo politico con forti connotazioni razziali e antisociali, ma un fatto che a distanza di tanto tempo, ci fa riflettere in questo secolo e millennio, d come certe reazioni istituzionali, si fanno sentire ogni volta che si produce una crisi mondiale economico finanziaria, scaricata con conflitti e guerre e le inevitabili conseguenze sul piano sociale, riportando la “paura del comunismo”,...
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SACCO E VANZETTI: DO YOU REMEMBER NICK & BART? UNA STORIA DI (IN)GIUSTIZIA NON SOLO “AMERICANA”, attuale ancora oggi

NICOLA SACCO e di BARTOLOMEO VANZETTI furono giustiziati 97 anni fa, il 23 agosto 1927, dopo 7 anni di processi e di detenzione in attesa della pena capitale. Non è solo una storia “americana”, di un famoso processo politico con forti connotazioni razziali e antisociali, ma un fatto che a distanza di tanto tempo, ci fa riflettere in questo secolo e millennio, d come certe reazioni istituzionali, si fanno sentire ogni volta che si produce una crisi mondiale economico finanziaria, scaricata con conflitti e guerre e le inevitabili conseguenze sul piano sociale, riportando la “paura del comunismo”,...
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SERVE FARE OPPOSIZIONE DI CLASSE AD ENTRAMBI GLI SCHIERAMENTI BORGHESI

Editoriale del n. 140 di "Alternativa di Classe" Mentre il leitmotiv dei colloqui di Doha tra Qatar, Egitto e USA, per raggiungere un fantomatico “cessate il fuoco” a Gaza, continua imperterrito tra i veti alternati e/o le assenze, ora del Governo israeliano di Netanyahu, e ora dei vertici di Hamas, ultimo dei quali quello di Ferragosto, i proletari palestinesi continuano a morire (finora più di 40mila) sotto il “tiro al bersaglio” dell'esercito e finanche le sortite dei “coloni” israeliani, come avvenuto a Samaria, in Cisgiordania. Gli stessi raid israeliani in Libano e...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 140 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. Serve fare opposizione di classe ad entrambi gli schieramenti borghesi................................................pag. 1; Politica internazionale. Con i proletari del Bangladesh, contro il nazionalismo delle classi borghesi...............................pag. 3; Ricorrenze storiche. Il Patto Molotov – Ribbentrop di 85 anni fa..................................................................................... pag. 5; Corrispondenza dalla Lombardia. Per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro.........................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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Il Ferragosto di fuoco delle carceri italiane. Suicidi, rivolte e tentativi di evasione

Alcuni episodi drammatici, accaduti in luoghi diversi, sottolineano ancora una volta quanto sia grave l’emergenza del sovraffollamento e delle pessime condizioni degli istituti penitenziari del nostro paese
Il potere postfascista sempre più avvitato nella politica di sicurezza, di trattamento flessibile e differenziato, di potenziamento tecnologico dei controlli. Il carcere non è un luogo di riabilitazione ma di mortificazione. L’unica «umanizzazione» del carcere è liberare i proletari e distruggerlo. UN OPUSCOLO DI CLASSE di 31 pagine datato ma attualissimo. Link (FILE PDF): https://www.rivoluzionecomunista.org/images/archivio/opuscoli-libri/184-Carcere-proteste.pdf INDICE PRESENTAZIONE pag. 3 Parte prima: Il nuovo sistema penitenziario 5 Cap. 1: Vendetta e premio i due strumenti della politica...

(RIVOLUZIONE COMUNISTA)
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Blutec e le facce da bonzi

La vicenda Blutec è emblematica di parecchi problemi del proletariato in Italia Ci vuole una faccia come il culo per dire che i lavoratori della ex Blutec di Termini Imerese sono stati tutelati nei loro diritti, sono stati “…salvati ed hanno davanti a loro un futuro radioso, loro e tutta la Sicilia con loro”. Anzitutto sono passati 12 anni dall’inizio della vertenza. Dodici anni nel corso dei quali i lavoratori dell’indotto ex Fiat sono stati collocati in mobilità in deroga con un sussidio di meno di 500€ al mese ma per ora diamo uno sguardo all’accordo che, secondo Schifani, presidente...

(Michele Esposito)
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Ponte Morandi: sei anni dopo il crollo si è ancora in attesa della giustizia borghese

Questo sesto anniversario vedrà una presenza ridotta di rappresentanti governativi rispetto agli anni precedenti
Lunedì 22/5/2023, la testimonianza di Gianni Mion, ex Ad della holding dei Benetton Edizione, ex consigliere di amministrazione di Aspi e della sua ex controllante Atlantia, all’udienza che si è tenuta a Genova nel processo Ponte Morandi, ha riportato alla attualità della cronaca il tragico crollo del ponte, e lo schifoso rimpallo delle accuse tra i responsabili e consulenti del gruppo privato dei Benetton e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, sulla pelle della gente. La testimonianza, che si riferisce ad una riunione del 2010, otto anni prima del crollo, recita: «Emerse che...

(RIVOLUZIONE COMUNISTA)
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NELL’80° ANNIVERSARIO DELLA STRAGE A SANT’ANNA DI STAZZEMA, proseguiamo la RESISTENZA ATTIVA al ritorno (anche nella sfera istituzionale) dell’estrema destra

Opponiamoci pure a chi prova a riscrivere la storia in senso revisionista o a depistare la ricerca della verità, non solo processuale
IN RICORDO del partigiano e poi sindacalista OMERO ANGELI L’Unione Sindacale Italiana Usi, fondata nel 1912 e ricostituita secondo i principi fondativi, statutari originari, ribadisce che il contrasto al nazifascismo, specie dopo il ritorno, in Italia e soprattutto in Europa, delle destre anche estreme a livello istituzionale, è ancor una pratica attuale e concreta, da esercitare a livello culturale, sociale e di autodifesa collettiva e di massa, proseguendo il lavoro fatto e le dichiarazioni, di fonte costituzionale e legislativa, che mettono al bando le organizzazioni e i partiti, che direttamente...

( Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita segr. collegiale naz/esecutivo naz confederale Cuneo-Rimini-Roma-Caserta e Associazione Usicons aps (accreditata al RUNTS))
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Lucio Libertini e… la Bolognina

Da rifondazione.it Quando si apre il dibattito sulla trasformazione del Partito Comunista in un nuovo e inizialmente non ben definito soggetto politico (“la cosa”), Libertini si schiera nettamente sul fronte del “no”. Una posizione che terrà per tutto il percorso dal quale nasceranno il Partito Democratico della Sinistra e il Partito della Rifondazione Comunista. Libertini, come sappiamo, sarà uno dei promotori e fondatori di questa seconda esperienza politica. Sintetizzando le ragioni del “no”, Libertini contesta che la questione del nome sia irrilevante, perché esso identifica...
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SICUREZZA E SALUTE DEL LAVORO E MEMORIA STORICA: MARCINELLE, 8 AGOSTO 1956, UNA “CATASTROFA” ANNUNCIATA

AGOSTO 1956, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio, con bilancio finale di 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani. Causa dell’ennesima STRAGE ANNUNCIATA PER LE CARENZE DI PREVENZIONE E DI CONTROLLO, definita la “CATASTROFA” nel linguaggio ibrido dell’epoca tra i migranti, un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi. I minatori morirono a causa di un banale e prevedibile incidente, dovuta alla mancata applicazione di semplici misure di protezione, dalla disorganizzazione che utilizzava e sfruttava, allora come oggi la...
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Un passo decisivo verso la nascita della Rete Liberi/e di lottare – Fermiamo il DDL 1660

Report sull’assemblea on line di domenica 4 agosto Anche questa volta, oltre le previsioni. La riunione on line di ieri, domenica 4 agosto, ha infatti ulteriormente allargato le adesioni e meglio definito il percorso verso la formazione di una Rete nazionale contro il DDL 1660 e i precedenti decreti sicurezza, per la libertà di lottare contro le guerre del capitale e l’economia di guerra, contro il genocidio a Gaza; in difesa dei picchetti operai e del diritto di sciopero; di lottare contro la precarietà, contro le grandi opere, le cause della crisi climatica, il saccheggio del territorio,...

(A cura di: Movimento 7 novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Un crimine dell'imperialismo statunitense

79 anni fa, il 6 agosto del 1945, i terroristi yankee sganciarono la prima bomba atomica della storia (battezzata con il nome in codice "Little Boy", secondo la curiosa balordaggine militaristica ed infantile tipica degli USA), sulla popolosa città nipponica di Hiroshima, che fu rasa al suolo in un solo istante, sterminando 100mila persone al primo impatto. Tre giorni dopo, il 9 agosto, quei "bravi ragazzi" replicarono il loro crimine su Nagasaki. Le atroci ed indescrivibili sofferenze cagionate dai terribili effetti radioattivi, che contaminarono in maniera irrimediabile...

(Lucio Garofalo)
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Cosa rimane della politica ambientale europea?

Presentiamo nella nostra traduzione un interessante articolo sulla questione ambientale apparso nell’edizione n. 663 di “La Forge”, Organo centrale del Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF). Mentre la crisi climatica, generata dal modo di produzione capitalistico, si manifesta in maniera sempre più grave, con drammatiche conseguenze sui lavoratori e i popoli, la borghesia subordina ogni decisione al riguardo ai voraci interessi dei monopoli. I mezzi e le misure per evitare la catastrofe ecologica non vengono adottati perché ciò recherebbe pregiudizio ai profitti smisurati...

(piattaformacomunista.com)
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Dalla militarizzazione delle scuole a quella dei territori

Il 14 agosto 2024: un momento di discussione alla Festa Rossa di Lari
MERCOLEDI' 14 AGOSTO 2024 H 18:15 DALLA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE A QUELLA DEI TERRITORI Come il pensiero unico neoliberista forgia le menti delle nuove generazioni e alimenta l'economia di guerra con investimenti sempre maggiori nell'apparato militare e devastando il territorio con nuove basi, come quella a progetto nei territori di Pisa e Pontedera Ne parliamo con: ANTONIO MAZZEO [giornalista, autore del libro "La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell'istruzione in Italia"] FAUSTO PASCALI [Movimento NO BASE Pisa] LORENZO TAMBERI [Movimento NO BASE Pontedera] Modera: DENISE...
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Un'assurda ed enorme "gogna mediatica"

Sono a dir poco nauseato ed amareggiato per l'assurda vicenda che vede come protagonista, suo malgrado, Imane Khelif. Negli ultimi giorni, la pugile algerina ha dovuto subire una feroce, disgustosa ed abominevole "gogna mediatica", un'inaudita montagna di cattiverie e di infamie, di tutto e di più: accuse, insinuazioni, falsità ed ingiurie oltremodo denigranti, calunnie, giudizi sprezzanti e via discorrendo, da parte non solo di persone comuni, aduse a "sfogarsi" sul web, sui vari social network, bensì pure di esponenti politici, giornalisti e addirittura ricchi e potenti...

(Lucio Garofalo)
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STAZIONE DI BOLOGNA, ANCORA LONTANA LA RICERCA DELLA VERITA’ SUI REALI MANDANTI DELLA STRAGE DI STATO DEL 2 AGOSTO 1980

DOPO 44 ANNI, ANCORA LONTANA MALGRADO COMMISSIONI PARLAMENTARI DI INCHIESTA E SENTENZE CHE DICHIARANO DI VOLER ATTRIBUIRE LE RESPONSABILITA’ DEGLI ESECUTORI MATERIALI, LA VERITA’ non solo processuale, SUI REALI MANDANTI DELLA PIU’ SANGUINOSA STRAGE DI STATO (65 morti e più di 200 feriti), del 2 agosto 1980. Restano ancora intatti, la memoria e il ricordo che bruciano al culmine di quella che fu definita la “strategia della tensione”, come fu definita all’epoca, L’orologio della stazione, è rimasto fermo alle 10.25 del mattino, ora in cui scoppiò l’ordigno che causò questa...

( USI Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita Segreteria nazionale collegiale Cuneo/Rimini/Caserta/Roma)
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Per organizzare la mobilitazione contro il DDL 1660 Piantedosi- Nordio-Crosetto

Domenica 4 agosto, ore 10, nuova assemblea on line
I promotori dell’assemblea on line del 21 luglio (Movimento dei disoccupati 7 novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria) hanno inviato oggi questo messaggio agli organismi e alle organizzazioni che hanno preso parte all’assemblea di domenica scorsa, e a quelli che hanno manifestato l’intenzione di parteciparvi. Care/i, in conclusione della nostra riunione di domenica scorsa, eravamo rimaste/i d’intesa di risentirci ai primi di agosto per tracciare insieme un piano di mobilitazione unitaria per l’autunno. Dopo un’ampia consultazione, vi scriviamo...

(Il Pungolo rosso)
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Il fascismo fu totalitario perché plurale e trasformista

Con l’adozione di nuovi strumenti metodologici, Carlo Ruta riapre con successo e con argomenti forti la discussione sulla dittatura mussoliniana, introducendo la categoria di fascismo plurale, che, coordinata con l’elemento trasformistico, permette di ridefinire la storia del regime italiano e le condizioni di base del totalitarismo. Nel suo Il fascismo eterno, Umberto Eco sosteneva che «fascismo» è un concetto che non ha un’essenza, ma dai significati plurali e dai confini incerti e sfumati: tra i fascismi ci sarebbero solo «somiglianze di famiglia» nel senso di Wittgenstein. Discutendo...

(Terminal Distribuzione Srl)
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LE PROTESTE DEI GIOVANI PROLETARI IN KENYA

Dal n. 139 di "Alternativa di Classe" Il Kenya ha una popolazione di oltre 53 milioni di abitanti, con una crescita annua del 2,19% e con una densità di 94 abitanti per kmq, dunque un mercato molto importante dal punto di vista demografico. Il Kenya è uno dei Paesi più avanzati nello sviluppo capitalistico dell'Africa. L'economia di esportazione del Kenya è incentrata sulla produzione agricola. Il settore agricolo resta la spina dorsale dell'economia keniana. Il 65% dell'export del Kenya deriva infatti da tale settore. Le principali colture per l'esportazione sono quelle del tè e...

(Alternativa di Classe)
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PER ROMA CAPITALE: PRECISAZIONI E INTEGRAZIONI IN SEGUITO ALLA NOTA DEL DIP. SCUOLA, LAVORO E FORMAZIONE DATATA 24 LUGLIO

Al Sindaco di Roma Capitale )omissis) – Segreteria e Uff. Gabinetto e mail All’Assessora p.t. alle Pol. Educative e Scolastiche, Lavoro e Formazione (omissis) All’Assessore con delega al personale/RR.UU. (omissis) via e mail Alla Direzione del Dipartimento Scuola/nido, Famiglia, Lavoro e Formazione via e mail (omissis) Alla Presidente dell’Assemblea Capitolina (omissis) e segr. Pres. Ass. Cap. via e mail Ai capigruppo consiliari, a consiglieri-e di Roma Capitale via e mail Ai Presidenti e segreterie p.t. delle CC.CC.PP. Scuola/nidi/pol. educative (omissis), Lavoro, Formazione, Cultura,...
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Concentrazioni finanziarie e bancarie

Il fenomeno – particolarmente ingigantitosi negli ultimi decenni e riguardante fusioni, acquisizioni e alleanze strategiche fra banche anche di Stati diversi – ha riguardato gran parte del mercato del credito e attuato una importante trasformazione morfologica del sistema bancario internazionale. Con dirette conseguenze sulla dilagante finanziarizzazione del capitalismo. Prima della crisi del 1929, enormi masse di denaro in deposito erano state immobilizzate in prestiti industriali a lungo termine; le difficoltà per una loro valorizzazione e l'impossibilità di restituirle ai legittimi creditori,...

(leftcom.org)
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Segnalazione di rilievi, mediante documento d'intervento, alle cooperative svolgono attività nelle portinerie e nelle sedi dell’Ateneo di Roma 3

Roma, 24 luglio 2024 pagine 3 totali via e mail - loro sedi Alla c.a. soc. coop. sociale 134 – Rimini (omissis) Alla c.a. soc. coop sociale Copura – RAVENNA (omissis) alla c.a. (omissis) di CNS (aggiudicataria appalto servizi integrati e gestione del patrimonio Ateneo di Roma 3) via e mail Alla c.a. del coordinamento dell’appalto via e mail portinerie (omissis) p.c. Alla c.a. del Direttore Generale p.t. Università degli Studi ATENEO di Roma Tre (omissis) OGGETTO: segnalazione (allegata e parte integrante) e intervento sostegno, da parte di O.S. Unione Sindacale Italiana fondata nel...
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"FREE LEONARD PELTIER". UN INCONTRO A VITERBO CON LA DOTTORESSA ANTONELLA LITTA

La mattina di mercoledì 24 luglio 2024 si è svolto a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", un incontro di studio, di riflessione e di testimonianza con la dottoressa Antonella Litta. * Una minima notizia sulla dottoressa Antonella Litta Antonella Litta ha svolto l'attività di medico di medicina generale a Nepi (Vt). E' specialista in Reumatologia ed ha condotto una intensa attività di ricerca scientifica presso l'Università di Roma "la Sapienza" e contribuito alla realizzazione di uno tra i primi e più importanti...

("Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo)
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L'ANTIFASCISMO E' UNA PRATICA

MUNICIPIO ROMA XI: IN RICORDO DEI FRATELLI CERVI "PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA"
MEMORIA STORICA IN RICORDO DEI FRATELLI CERVI, ASSASSINATI COME PARTIGIANI RESISTENTI...L' ANTIFASCISMO "NON SI MANGIA"? MA QUANDO MAI, IL 25 LUGLIO 2024, "PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA" ANCHE AL MUNICIPIO ROMA XI, A PARTIRE DALLE ORE 19-19.30, IN VIALE VENTIMIGLIA APPUNTAMENTO DAVANTI AL TEATRO SAN RAFFAELE, dove sarà possibile firmare per il referendum abrogativo dell'antisociale legge 86/2024, sull'AUTONOMIA DIFFERENZIATA. Promuove come negli anni precedenti la sezione locale di ANPI "Franco Bartolini" con la collaborazione di altre associazioni del quartiere...
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Più alberi = più ossigeno e meno CO2

Non sono assolutamente un esperto in materia di clima "et similia", tuttavia ritengo che l'urgenza più grave e prioritaria a livello globale ed ambientale, in questo momento storico, non sia costituita tanto dall'aumento in sé delle emissioni di CO2, dovuto al consumo energetico selvaggio di idrocarburi, quanto soprattutto dalla devastazione irrazionale e inarrestabile dei boschi e delle foreste, ovverosia di quelle fabbriche viventi di ossigeno che sono gli alberi. Com'è noto anche agli alunni della primaria, per nutrirsi e sopravvivere le piante devono svolgere la fotosintesi clorofilliana,...

(Lucio Garofalo)
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Contro il DDL 1660 Piantedosi-Nordio-Crosetto: il primo passo è fatto. Ora bisogna procedere spediti ai passi successivi

Report sulla assemblea on line del 21 luglio
Se era necessaria una prova che quando un tema è ritenuto importante non bisogna farsi fermare dai tempi di ferie, l’assemblea on line di ieri l’ha data. Tanto per la partecipazione, nettamente superiore al previsto (abbiamo dovuto ricorrere ad un secondo link per allargare il numero degli ammessi al collegamento a 130, ma purtroppo, e ce ne scusiamo, altre decine non siamo riusciti ad ammetterli), quanto per la varietà degli organismi presenti, l’intensità del confronto, il numero degli interventi e – non ultimo – la sostanziale convergenza delle analisi e delle proposte. L’introduzione...

(A cura degli organizzatori dell’assemblea: Movimento 7 Novembre, Laboratorio politico Iskra, Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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VANCE, IL REPUBBLICANO NUOVO


La corsa di J. D. Vance verso Donald Trump non è stata breve né facile: l’endorsement che gli ha fatto conquistare l’Ohio, il noto autore di Hillbilly Elegy lo ha dovuto sospirare. Ma una volta espiati i precedenti da Never Trumper, la nomina di candidato vice del Tycoon poteva in effetti calzargli a pennello per una serie di ragioni. Per la campagna elettorale orchestrata da Luke Thompson – aggressiva, spericolata ma efficace – che ne ha messo in luce tutto il potenziale. Per l’abilità con cui racconta il redneck e le sue frustrazioni profonde, ma in una favola che rispolvera il più classico sogno americano e con un linguaggio che parla anche al laureato suburbano.

Soprattutto, però, per la sua capacità di attrarre fondi, dati anche i legami con settori dell’economia verso cui Trump, evidentemente, ha uno sguardo sempre più attento. C’è il mondo delle criptovalute ad esempio, con cui Vance ha entusiastici rapporti e le cui aspettative nei confronti di Trump – dopo quattro anni di bastonature democratiche – sembrano alte. E c’è una Silicon Valley sempre meno dem.



Elon Musk
Tecno-ottimisti per Trump

“Certo” – commenta l’informatissimo Teddy Schleifer – “il vostro vicepresidente medio di Google crede ancora nel cambiamento climatico o nei visti H-1B, e andrà a San Francisco per protestare contro il divieto anti-islamico. Ai livelli più alti e più ricchi dell’industria, però, i creatori di tendenze culturali hanno ingoiato la pillola rossa”. Anche perché, a differenza che nel 2016, oggi essere presi di mira da persone di sinistra sui social potrebbe essere commercialmente un vantaggio. Ma al di là di un crescente fastidio per il fanatismo ricattatorio di marca woke, ciò che irrita i magnati del tecno-ottimismo è la stretta fiscale sulle startup o la prospettiva di una IA rigidamente controllata. La proposta di un’imposta sulle plusvalenze non realizzate, ad esempio, è stata la goccia di troppo per Marc Andreessen e Ben Horowitz, fondatori di una delle più importanti società di venture capital della Silicon Valley. E analoghi sono i discorsi che si fanno al Cicero Institute di John Lonsdale o dalle parti del suo amico Elon Musk, che oggi incassa contro Biden anche l’appoggio di un megadonatore democratico come Jeff Skoll. Siamo nel mondo della Little Tech Agenda che scalpita sotto i tacchi del GAFAM. Dove Meta o Google – che da anni mantengono, insieme alle loro posizioni dominanti, il baraccone della censura progressista – vengono liquidati come modelli obsoleti. E in cui libertà d’espressione fa rima con libertà dalla stretta politica che si traduce in tasse e burocrazia. Una prospettiva integralmente libertaria e liberista, quindi. Ma non massimalista. Anzi, strategicamente molto scaltra.



Lina Khan, presidente della Federal Trade Commission

Ci si potrebbe stupire ad esempio che la corte trumpiana – pur unita dalla richiesta di un laissez faire radicale – stia imparando a tollerare figure come Lina Khan, l’agguerrita presidente della Federal Trade Commission. Che sostiene da tempo l’idea di una legge sull’antitrust potenziata. Non focalizzata solo su prezzi e tariffe, ma su natura e qualità dei servizi, sul pluralismo dell’offerta, sull’equilibrio tra piccole e grandi aziende. In realtà si capisce che quella suggestione oggi si insinui anche in ambienti conservatori, dove matura la consapevolezza che il modello progressista non si sconfigge depotenziandone le casematte. Semmai, anzi, rafforzandole e sfruttandole.



I conservatori non possono disarmare unilateralmente o non usare il potere del governo per promuovere il loro programma. Lo dice l’esperienza: la struttura amministrativa porterebbe avanti la propria agenda, spesso in contrasto con quella conservatrice, anche sotto un governo conservatore. A meno che non mettano in mano alla burocrazia il potere di promuovere un programma di libertà, non fermeranno la sua marcia anti-libero mercato e di sinistra


Così si legge nel voluminoso Project 2025, patrocinato dalla Heritage Foundation. Ritorcere contro i democratici gli odiati residui post New Deal è il momento tattico fondamentale. Ben venga dunque un antitrust che colpisca gli oligopoli a dispetto dei cavilli. In quanto pericolosi non solo per il consumatore di merci ma anche per il cittadino, fruitore del mercato delle idee. Quindi ben vengano le bordate (quantomeno rumorose) della Khan al GAFAM e il modello teorico che le sostiene. Perché “è ora di smantellare Google”, come dice senza mezzi termini Vance. Il quale del resto appoggia la proposta di revisione della Sezione 230 del Communication Decency Act, che tanto dispiacerebbe a Microsoft. E da tempo è investitore di Rumble, piattaforma alternativa a YouTube.





Giovani Repubblicani crescono

Questa Silicon Valley sempre più plurale, pro-crypto, pro-business, ma disposta alla strategia politica, in Vance trova l’uomo ideale. Perché è essenzialmente uno di loro, ed è capace di tradurne le aspirazioni in parole d’ordine efficaci. Oltretutto non ha ancora quarant’anni, guarda al lungo periodo e ha una vasta rete di relazioni. Non ultima, peraltro, l’amicizia col magnate visionario (e suo megafinanziatore) Alex Thiel, con cui Trump evidentemente mira a ricucire rapporti da tempo gelidi (ne abbiamo parlato qui).Inoltre, Vance incarna un nuovo tipo di attivista repubblicano. Quello rappresentato da gruppi come il Rockbridge Network, di cui è co-fondatore. Una rete di facoltosi sostenitori del GOP che ama la discrezione (il New York Times parlò di Secret Coalition). Ma che in uno dei rari documenti resi pubblici, risalente al 2021, già dichiarava a chiare lettere la propria mission: “sostituire l’attuale ecosistema repubblicano di think tank, organizzazioni mediatiche e gruppi di attivisti che hanno contribuito al declino del Partito con persone e istituzioni più orientate all’azione, più efficaci e focalizzate sulla vittoria”. Concretamente: rinnovare la rete dei media conservatori e le modalità di comunicazione, lavorare su contenziosi strategici, formare nuovo personale politico, strutturarsi capillarmente sui territori. Cultura di governo, non solo vittorie elettorali. E vittorie con largo margine, per assicurarsi spazi egemonici sufficienti. Ma soprattutto declinazione di strategie, obiettivi e risorse come in una sorta di political venture capital, dove ogni donatore è un azionista. Un modello potrebbe offrirlo il fondo d’investimento anti-woke Capital 1789 di Christopher Buskirk e Omeed Malik (non senza i fondi di Mercer e del solito Thiel). L’obiettivo allora era rompere il muro dei tradizionali donatori, scettici su Trump. E lo è verosimilmente anche oggi, dato che i Rockbridge – di solito restii ad invitare candidati in corsa alle loro iniziative – qualche mese fa hanno voluto il Tycoon in un incontro a porte chiuse. Ma oltre questo, c’è la volontà di rimettere in gioco forze giovani per destrutturare le obsolete liturgie repubblicane. “La si potrebbe pensare” avrebbe detto uno dei partecipanti “come una sorta di ambiziosa coalizione di destra che mescola dinamismo americano, nuova tecnologia spaziale, infrastrutture di sicurezza nazionale e innovazione con la politica repubblicana. Tutto molto più cool, sotto ogni punto di vista, rispetto ai tradizionali eventi e alle coalizioni repubblicane che ovviamente non sono cool per definizione“.Di “tecno-populismo” ha parlato subito la stampa liberal. In realtà la prospettiva di Vance – forse contraddittoria, a tratti propagandistica – è esplosiva. E ispirata da un’elaborazione non improvvisata. Nulla di paragonabile alla rete Koch o al Growth Club, polverosi monumenti al GOP che fu, con cui pure ovviamente Trump non disdegna interlocuzioni. Questa è la cifra che distingue Vance da quelli che la stampa dava come i suoi principali concorrenti, Nikki Haley o Tim Scott. Con lui, Trump ha fatto una scelta di campo, anche in questo senso. Vance, in sostanza, si candida ad essere il volto di un trumpismo che ormai sembra definitivamente uscito dalla fase delle malattie infantili.






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Marta va reintegrata

nessuno resta indietro!
I lavoratori della Diaconia Valdese aderenti al CLAP (Camere del Lavoro Autonomo e Precario) hanno promosso due ore di sciopero per il 19 luglio con presidio a Milano. Le Diaconie sono un ente ecclesiastico che si “occupa di anziani, minori e giovani, disabili, adulti in difficoltà, migranti e attività di volontariato”, cosi recita il “chi siamo” del loro portale. In accordo a questa missione a favore dei poveri l’invito a donare l’8 per mille va a finanziare associazioni, cooperative e prese in carico di appalti vari. Tanti nomi per tante declinazioni, tante mission ma a ben vedere...

(COORDINAMENTO DI LOTTA DELLE COOOPERATIVE SOCIALI)
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Per l'unità contro la repressione. Giù le mani dalle compagne e dai compagni

Nella prima mattinata di mercoledì la Polizia si è recata presso le abitazioni di alcune compagne e compagni del SiCobas di Napoli, del Laboratorio Politico Iskra e del Movimento Disoccupati 7 Novembre per notificare la messa in atto di provvedimenti giudiziari per contestate reati di resistenza, lesioni personali, danneggiamento, manifestazione non autorizzata. Per quattro di essi, su diciotto indagati, è scattato l'obbligo di firma per tre giorni alla settimana. I reati contestati si riferiscono alla manifestazione del 13 febbraio, durante la quale sono stati caricati dalle forze dell'ordine...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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ANCHE L'ITALIA CERCA PIU' PESO MILITARE IN UNO DEI DUE SCHIERAMENTI IMPERIALISTI

Editoriale del n. 139 di "Alternativa di Classe" Quanto poco, in questa fase storica, abbiano a che vedere, i risultati elettorali delle ingegnerie istituzionali delle democrazie borghesi con la fotografia dei reali rapporti di classe, lo confermano le elezioni francesi. Oltre al fatto, ormai consolidato ovunque, che le percentuali ottenute si riferiscono ai “voti validi”, invece che alla platea dei votanti, nel caso francese è proprio il merito a renderlo palese. I calcoli politici di E. Macron si sono rivelati sostanzialmente giusti. L'esito del primo voto, quello del 30 Giugno...

(Alternativa di Classe)
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Carlo Giuliani, un ragazzo di 23 anni

23 anni or sono, il 20 luglio del 2001, Carlo Giuliani era solo un ragazzo di 23 anni. Era nato nel 1978, un anno di straordinari cambiamenti intervenuti nella società italiana, anzitutto sul fronte dei diritti e delle libertà civili e del costume. Si pensi solo a due leggi di fondamentale rilievo storico promulgate in quell'anno: la legge 180 del 13 maggio 1978 (giusto per la cronaca, 4 giorni dopo gli omicidi, di matrice mafiosa e brigatista, del Compagno Peppino Impastato e del leader democristiano Aldo Moro), meglio nota come Legge Basaglia, che prese il nome da Franco Basaglia, il fondatore...

(Lucio Garofalo)
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E' uscito il n. 139 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. Anche l'Italia cerca più peso militare in uno dei due schieramenti imperialisti.....................................pag. 1; Politica internazionale. Le proteste dei giovani proletari in Kenya....................................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. La liberazione nazionale del Nicaragua............................................................................................ pag. 6; Corrispondenza dalla Sicilia. L'acqua: ancora una questione di classe.............................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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PER RICORDARE IL G8 DI GENOVA, 23 ANNI FA. Per ricordare SEMPRE CARLO GIULIANI, assassinato il 20 luglio 2001

FIRMIAMO E FACCIAMO FIRMARE PER IL REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE ANTISOCIALE SULL'AUTONOMIA DIFFERENZIATA
Il Nuovo Ordine Mondiale sembra oggi, un consolidato meccanismo di controllo e dominio economico finanziario, culturale su gran parte della popolazione mondiale e sulle classi lavoratrici. Ancora nel 2024, per mantenere equilibri e dominio, il capitalismo ha bisogno delle GUERRE e degli affari connessi, per ribadire la propria forza brutale e ottenere profitti, facendo pagare i costi della crisi, a giustificazione di sfruttamento, delle persone e della natura e del mantenimento del controllo sociale, ai 4/5 della popolazione. Eppure da Seattle nel 1999, un movimento internazionale di protesta...
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Negare il patrocinio alla partita Italia-Israele è giusto

Rifondazione Comunista sostiene la scelta del Sindaco De Toni Accogliamo con soddisfazione la decisione del Comune di Udine di non concedere il patrocinio alla partita Italia – Israele. Sappiamo bene che le motivazioni profonde di questa scelta, che riteniamo tanto coraggiosa quanto giusta, forse non sono del tutto sovrapponibili alle posizioni del Partito della Rifondazione Comunista, che legge nell’azione del governo israeliano un chiaro ed esplicito intento di genocidio nei confronti del popolo palestinese, a cui va da sempre tutta la nostra solidarietà. E tuttavia esprimiamo con fermezza...

(Anna Manfredi Segretaria circolo di Udine Rifondazione Comunista)
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VITTORIA OPERAIA CONTRO I LICENZIAMENTI

La lotta operaia risolve un altro importante problema occupazionale nel piacentino. Si è chiusa la vertenza Bosch, che vedeva inizialmente 138 lavoratori "scaricati" dalla multinazionale e dal suo operatore logistico di riferimento Geodis: centinaia di persone considerate "esubero" come numeri, quindi licenziate senza nessuna garanzia di salario per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie. L'accordo imposto con la forza operaia dalla nostra organizzazione sindacale prevede la ricollocazione di 70 lavoratori (60 nei siti Geodis di Piacenza e Castel San Giovanni, 10 nel...

(Si cobas)
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Sull'emergenza microclima nella sede di Risorse per Roma in Via degli Archivi

Richiesta provvedimenti a tutela salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici
Da: RSA USI 1912 All'Amm.re Unico p.t. di RpR e alla Segreteria dell'Amministratore Unico Al Direttore Generale p.t. Soc RpR SpA Al RSPP della Soc. RpR Roma Al Segretariato Generale di RpR SpA via e mail inoltrata Data: 16/07/2024 13:34 Oggetto: Segnalazione e richiesta provvedimenti a tutela salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici - Emergenza microclima piazzale degli Archivi Spettabile Azienda, riceviamo da numerosi lavoratori e lavoratrici assegnati alla sede di piazzale degli Archivi la notizia del mancato funzionamento dell'impianto di condizionamento nell'intero stabile,...

(RSA USI 1912 C.T.&S. Risorse per Roma S.p.A. Unione Sindacale Italiana USI 1912)
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E CONTINUARONO A CHIAMARLA…”EMERGENZA”: IL “RACIMOLAMENTO” DEGLI SPICCIOLI IN BILANCIO DI ASSESTAMENTO 2024 ALLA REGIONE LAZIO…

RESOCONTO (commentato) della MANIFESTAZIONE E PRESIDIO DEL 15 LUGLIO 2024 SOTTO LA REGIONE LAZIO a GARBATELLA, PER ADEGUAMENTI TARIFFE ORARIE SERVIZI SOCIO SANITARI E SOCIALI-ASSISTENZIALI E L’INTEGRALE APPLICAZIONE DEL CCNL
ENTI LOCALI, METTETE MANO AL PORTAFOGLIO E PIANIFICATE GLI ADEGUAMENTI DELLE TARIFFE NEGLI ASSESTAMENTI E MANOVRE DI BILANCIO, SECONDO I COSTI REALI, FATE APPLICARE INTEGRALMENTE I CONTRATTI COLLETTIVI DI LAVORO! Dopo il primo presidio al Campidoglio del 4 luglio scorso (oltre 200 lavoratori e lavoratrici, “cooperanti” come li chiamano alcuni esponenti delle Centrali Cooperative Legacoop-Legacoopsociali, Federsolidarietà/Confcooperative,Agci e Forum del Terzo Settore, promotori delle due manifestazioni), il 15 luglio si è svolto quello convocato sotto la Regione Lazio a Piazza Oderico da...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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DOMENICA 21 LUGLIO – ORE 10 – ASSEMBLEA ONLINE CONTRO IL DDL ULTRA-REPRESSIVO N. 1660 (Piantedosi-Nordio-Crosetto)

Care/i compagne/i, il Ddl 1660 Nordio-Piantedosi-Crosetto, attualmente in discussione alla Camera, rappresenta il suggello dell’offensiva reazionaria e repressiva portata avanti dal governo Meloni. Questo Ddl configura chiaramente il tentativo di attuare un “regolamento dei conti finale” con TUTTE le realtà e le esperienze di lotta a livello nazionale. Nelle misure previste dal Ddl ce n’è davvero per tutti: dalle “pene esemplari” (fino a 20 anni nell’ultima “revisione” proposta dalla Lega) per chi protesta contro le “grandi opere” (non solo la TAV, anche il ponte sullo...

(Movimento di lotta disoccupati 7 novembre -Laboratorio politico Iskra - Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria)
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PIENA SOLIDARIETÀ ALLA COMPAGNA MIMÌ ERCOLANO E A TUTTI COLORO CHE, IERI A NAPOLI, SONO STATI COLPITI DALLA REPRESSIONE!

È ancora in discussione il DDL Nordio Piantedosi e il governo Meloni si riconferma nella sua azione più bieca e vigliacca nello sbarrare il passo a tutti quei movimenti che da sempre si battono per il reddito, il lavoro, contro la schiavitù salariale, per una vita dignitosa. Oggi con odiose misure cautelari ieri, e sempre, con le manganellate a chi è costretto tutti i giorni a stare nelle strade, in piazza e davanti al cancelli a rivendicare reddito e condizioni dignitose di vita che le scelte scellerate di questo governo, impegnato nel sostegno a tutte le guerre per una nuova spartizione...

(Comitato 23 Settembre)
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Latina: il PCI dà il benvenuto al Prefetto Ciaramella indicando le priorità nella lotta alle mafie e al caporalato

In questi giorni si è proceduto all’insediamento del Prefetto di Latina, dott.sa Vittoria Ciaramella. Come noto è fondamentale l’apporto che possono dare i “terminali” dello Stato, i fedeli funzionari della Repubblica, ai territori, tanto più se sottoposti a gravi e seri problemi. Già nelle prime parole di saluto, la dott.ssa Ciaramella si è presentata con un chiaro profilo. Così ha dichiarato: "Conosco bene il territorio - commenta subito - Mi sento a casa e mi fa piacere essere tornata. Ritengo sia fondamentale improntare il lavoro nella massima trasparenza, perché è importante...

(Maurizio Aversa)
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A proposito del “Nuovo Fronte Popolare” francese (e di tutte le possibili imitazioni altrove)

Dopo l’ubriacatura, ci si risveglia con il mal di testa. Così, non appena conosciuti i risultati della tornata elettorale, la “sinistra” francese ha ballato tutta la notte del 9 luglio scorso, suscitando l’invidia degli aspiranti imitatori in giro per il mondo che si propongono di seguirla al più presto; ma poi... Ma poi, Macron o non Macron, Mélanchon o non Mélanchon, LePen o non LePen, ecco che bisogna fare i conti con le dure leggi del Capitale, cui gli omini e le donnine del Grande Avanspettacolo Democratico debbono inchinarsi obbedienti. E allora sì che il mal di testa impera! Nella...

(Partito comunista internazionale (il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist – cahiers internationalistes)
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L'estinzione politica della "sinistra" in Italia

In Italia, da oltre vent'anni la sedicente "sinistra", non avendo più dei punti di riferimento ideologici, né una netta ispirazione anti-capitalistica ed anti-imperialistica, né una piattaforma politica seria, coerente e credibile agli occhi delle fasce popolari subalterne, vale a dire un programma convincente, radicale ed alternativo rispetto all'egemonia del "pensiero unico", valori e contenuti antagonistici rispetto all'ideologia neoliberista, ebbene, tale "sinistra" ha oramai perso ogni bussola e naviga in maniera disorientata. Per cui si limita a denigrare...

(Lucio Garofalo)
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Le mosse della NATO per la “grande guerra”

Poche ore prima del vertice NATO a Washington di martedì 9 luglio, decine di bambini e adulti hanno perso la vita quando è stato colpito il più grande ospedale pediatrico di Kiev. Il governo ucraino ha affermato che l’ospedale è stato colpito da un missile russo Kh-101. La parte russa ha affermato che il missile che ha colpito l’ospedale pediatrico era un missile difensivo lanciato dall’Ucraina. Poiché “i fatti muoiono prima” in un ambiente di guerra, non abbiamo dati per confermare o smentire nessuna delle due affermazioni. A seguito di questo attacco, l’Ucraina ha chiesto un...

(Articolo a firma di Yücel Özdemir, pubblicato su “Evrensel Daily” il 12 luglio 2024)
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Albo educatori: un ulteriore balzello per i lavoratori e lavoratrici!!

Potremmo iniziare da quella professionalità evocata in modo strumentale per legittimare albi e ordini, la realtà è quella del profitto cannibale a vantaggio e interesse personale di pochi. Chi lavora in un contesto di criticità generale e con bassi salari, vorrebbe vedere ben altro, invece, si trovano di fronte organismi inutili per chi lavora, proficui per chi si erge a paladini della professione, coloro che sono pronti ad insegnare, organizzare e rappresentare il più delle volte male, ma con una certezza, il loro stipendio sarà più alto. Quando si parla di albi e ordini, dobbiamo aver...

( coordinamento di lotta Coop. sociali S.I COBAS F.P)
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PER UN BUON LAVORO, PER UN BUON SERVIZIO… ANCHE LA REGIONE LAZIO DEVE FARE LA SUA PARTE!

Comunicato sindacale e volantino, con INVITO A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE INDETTA PER IL 15 LUGLIO 2024 A ROMA, DALLE 17.30 A PIAZZA ODERICO DA PORDENONE 15, presso la REGIONE LAZIO. Un passaggio (promosso dalle centrali cooperative Legacoop e Legacoopsociali, Federsolisarietà, Cnfcooperative, Agci e Forum del Terzo Settore) nel quale faremo sentire la nostra voce e ribadiremo le nostre posizioni. CONTRASTIAMO IL DISEGNO DI LEGGE DELLA REGIONE LAZIO PER LE PERSONE AFFETTE DA PATOLOGIE DSA (Disturbi dello Spettro Autistico) e delle varie forme di disabilità, con USO STRUMENTALE E DISTORTO,...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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Livorno, 17 luglio: basta guerre e fabbriche di morte!

Alle ore 21.00 Presidio in Terrazza Mascagni Gli ultimi sviluppi sulle politiche di guerra avallate dall'attuale governo coinvolgono direttamente anche il nostro territorio. Da una parte il passaggio della ex Wass da Leonardo a Fincantieri che riguarda lo stabilimento in via di Levante a Livorno. Nonostante il passaggio, il sito continuerà a produrre armamenti come siluri e sonar e ad essere di conseguenza complice di guerre in varie parti del mondo senza aver, oltretutto, garantito la stabilità occupazionale. Motivo per cui, lo scorso venerdì 12 luglio, eravamo davanti alla Ex Wass per chiedere...

(Coordinamento Antimilitarista Livornese Rete Livorno contro le guerre)
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L'antisemitismo di Israele verso i Palestinesi

Chiunque abbia difeso finora il governo di Israele, si arrampica sugli specchi in modo goffo e maldestro per avallare le assurde “ragioni” di uno Stato rivelatosi terrorista e criminale. Ma è impensabile, oltre che immorale, avallare una linea strategica priva di qualunque fondamento razionale, per cui rischia di ritorcersi contro chi la sostiene. Nessuno che davvero conti all’interno della “comunità internazionale” ha osato condannare gli atti di terrorismo di Stato commessi da Israele contro popolazioni inermi come quelle presenti nella striscia di Gaza. Nemmeno l’attuale pontefice...

(Lucio Garofalo)
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Il PCI Lazio rinnova denuncia. Caporalato: la schiavitù nel terzo millennio

Bruno Barbona, segretario PCI Lazio, presenta una nota di solidarietà e lotta
Anche nelle ultime settimane, purtroppo a seguito dei livelli di inumanità ormai raggiunti ma di cui troppo poco si parla anche nella informazione quotidiana, abbiamo assistito a vittime sul lavoro nei campi. Ciò ha determinato una grande mobilitazione: ad esempio a Latina, dove il PCI ha partecipato alle manifestazioni unitarie ed a quelle della comunità indiana. “Va sempre denunciato l’aspetto che opera alla base di tutto questo - commenta il segretario regionale del PCI, Bruno Barbona - Nel settore agricolo il 98% dei rapporti è fuorilegge. Seicentoventi episodi di caporalato scoperti...

(Maurizio Aversa)
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Mani potenti sulla scuola

Quando fu approvata l’autonomia scolastica del ministro Luigi Berlinguer, in applicazione della legge Bassanini del 1997, fummo tra i pochi a considerare quella riforma l’inizio di una deriva aziendalista, che avrebbe snaturato la Scuola della Costituzione, la sua indipendenza e il diritto allo studio. In Parlamento Rifondazione Comunista naturalmente votò contro Tra i tre regolamenti, che corredavano il provvedimento, vi era quello che consentiva alle scuole di fruire di fondi erogati da privati, quello più pericoloso, paradossalmente proprio per l’autonomia delle scuole. A distanza...

(Loredana Fraleone - Responsabile Scuola Università Ricerca del PRC/SE)
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Ex WASS: BASTA FABBRICHE DI MORTE! RICONVERSIONE CIVILE E LAVORO PER TUTTI

A Livorno, ieri, si è svolta questa lodevole iniziativa, di cui riportiamo il comunicato. Essa prelude a un ulteriore presidio, che si svolgerà mercoledì 17 e che muove dal medesimo intento: denunciare le responsabilità italiane nelle guerre in corso e la militarizzazione dei territori. Il passaggio dell'Ex WASS da Leonardo a Fincantieri mantiene la produzione bellica e non garantisce gli attuali livelli occupazionali. Sinergie, economie di scala, competitività, accorpamento sono tutte parole magiche che nascondono il ricatto occupazionale. La produzione per la guerra è una trappola. Per...

(Coordinamento Antimilitarista Livornese Rete Livorno contro le guerre)
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È uscito il n. 3/2024 de “il programma comunista”

Contiene: Editoriale: La guerra si addice allo stato imperialista, democratico e fascista. Articoli: Ennesima strage di lavoratori. Chi è l’assassino?; Una nuova genia di “affossatori del marxismo” (II); Pro memoria per i senza memoria; Monfalcone, fronte del mondo; Le proteste “pro Palestina” nelle università; La memoria corta dell’antifascismo; Nostri volantini: Primo Maggio 2024. Contro tutte le guerre imperialiste!; Vita di Partito: Primo Maggio. Il numero (a 8 pagine) è disponibile sul nostro sito www.internationalcommunistparty.org e può essere richiesto in cartaceo scrivendo...

(La redazione de "il programma comunista")
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Il "talento sprecato" o la mercificazione del talento

In passato qualcuno mi ha rimproverato di avere sprecato il mio "talento", di aver dissipato il mio ingegno e le mie qualità nell'arte della scrittura. È probabile che abbiano un po' di ragione. Tuttavia, mi piacerebbe capire che cosa significhi "sprecare" un talento. Si intende, per caso, non saper sfruttare il talento creativo per fare soldi, ottenere successo e roba del genere? Ma da quando chi scrive bene riesce ad arricchirsi in un mondo come il nostro? In un’economia di mercato i profitti si ottengono solo vendendo merci ed i soldi si fanno con i soldi… degli altri!...

(Lucio Garofalo)
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Progetto Comunista (numero 134, estate 2024)

Il mensile delle lotte e del socialismo
Politica Salari e vacanze fermi al palo, le lotte no! Editoriale di Massimiliano Dancelli Il piano strutturale a medio termine: un cappio al collo per la classe lavoratrice di Mario Avossa Europee: un voto contro i regimi borghesi capitalizzato dalle destre Dichiarazione dell’Esecutivo del Pdac Elezioni amministrative: un buon risultato per il nostro Partito a Cremona A cura della redazione Sindacato e lotte Contratti nazionali: perché i salari non crescono e i diritti si perdono? di Diego Bossi (operaio Pirelli) Referendum Cgil: la nostra posizione nota dip. sindacale...

(Partito di Alternativa Comunista)
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Relazione (tratta da Le borgate del fascismo di L. Villani) per il Convegno-dibattito svoltosi il 6 luglio 2024 presso l'ex scuola Baccelli

Una delle caratteristiche prioritarie, dei regimi totalitari e del fascismo in Italia, fu la tendenza a permeare e modellare, a proprio uso e consumo, tutti gli aspetti della vita delle persone, in pratica dalla nascita fino alla morte. Lo studio, l’educazione giovanile, la vita sociale, familiare, lavorativa, la propaganda finalizzata alla costruzione del perfetto “bravo italiano” fedele ai valori patriottici e identitari (Dio, Patria e Famiglia), di presunta “etnia italica” (scientificamente inesistente, ma spacciata con pseudo criteri razionalistici …sic), svolsero una funzione...

(A cura di Roberto Martelli (Usi 1912))
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No alla condanna a morte di Sharifeh Mohammadi

Protestiamo contro la repressione degli ayatollah
Tramite Il Pungolo rosso harifeh Mohammadi, donna ingegnere iraniana di 45 anni e madre di una figlia di 12 anni, è stata condannata a morte con l’accusa di Bagh-ye (sommossa o ribellione armata contro l’Imam o l’autorità islamica) per il suo coinvolgimento nel Comitato di Coordinamento per la Formazione dei Sindacati del Lavoro e la sua presunta associazione con il Partito Komala. La condanna è stata emessa dalla Prima Sezione del “Tribunale Rivoluzionario” di Rasht, nella provincia a maggioranza curda di Gilan. A pochi giorni dall’elezione del candidato “riformista” alla...

(SI Cobas – Commissione per la Solidarietà Internazionale)
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UNIVERSITA' ROMA 3: AGGRESSIONI, INTIMIDAZIONI E MINACCE VERBALI AL PERSONALE DELLE PORTINERIE

Segnalazione e richiesta intervento da Usi 1912
Roma, 8 luglio 2024 via e mail loro sedi Alla c.a. soc. coop. sociale 134 info@134.coop RIMINI Alla c.a. soc coop sociale Copura copura@copura.it RAVENNA alla c.a. Dott.ssa Barbara Piccirilli CNS (aggiudicataria appalto servizi integrati e gestione del patrimonio Ateneo di Roma 3) c/o CNS e via e mail (con allegato) Alla c.a. del coordinamento dell’appalto via e mail portinerie cns.portinerie@uniroma3.it p.c. Alla c.a. del Direttore Generale p.t. Università degli STUDI Roma Tre Arch. Alberto Attanasio direttoregenerale@uniroma3.it alberto.attanasio@uniroma3.it OGGETTO: segnalazione...

(Trasmette per Usi 1912 e sezione sindacale nell’appalto – il segr. Intercategoriale p.t. Roberto Martelli)
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Ancora soldi per la militarizzazione del territorio di Pisa

Non ci sono i soldi per la sanità pubblica, non ci sono soldi per la scuola pubblica, non ci sono soldi per i servizi sociali ai cittadini; i lavoratori e le lavoratrici e le loro famiglie ogni giorno patiscono il “dimagrimento “ dei loro salari e stipendi, non si stanziano risorse per le pensioni da fame, per i disoccupati e gli indigenti. Eppure i soldi per la militarizzazione del territorio e il riarmo si trovano sempre! Infatti il governo Meloni ha stanziato i primi 20 milioni (dei 190 previsti dal governo Draghi) di euro per la nuova base all’ex Cisam che ospiterà il 1° Reggimento...

(Militanza Comunista Toscana Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia)
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Contro i femminicidi - Un'altra strada

Mentre i più sessisti, fascisti, omiciattoli, di questo nero governo e parlamento straparlano, si inventano disegni di legge con l'unico scopo di attaccare i diritti, la vita delle donne, e così alimentano un clima politico, pratico, ideologico che di fatto avalla, "giustifica" odio, reazione da parte di maschi frustrati verso le donne che vogliono decidere della propria vita, rompere legami oppressivi, violenti; continuano e aumentano i femminicidi delle donne. Ultimo: Manuela uccisa in strada a colpi di fucile a Roma dall'ex marito. Anche questa volta le precedenti azioni di stalking...

(Movimento Femmnista Proletario Rivoluzionario)
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Usicons aps e USI 1912: segnalazione circa l'erronea applicazione della L. 55/2024

Al Sindaco di Roma Capitale On. Gualtieri – Segreteria e Uff. Gabinetto e mail All’Assessora p.t. alle Pol. Educative e Scolastiche, Lavoro e Formazione Dott.ssa Pratelli All’Assessore con delega al personale/RR.UU. Dott. Andrea Catarci via e mail Alla Direzione del Dipartimento Scuola/nido, Famiglia, Lavoro e Formazione via e mail Alla Presidente dell’Assemblea Capitolina On. Svetlana Celli e segr. Pres. Ass. Cap. via e mail Ai capigruppo consiliari, a consiglieri-e di Roma Capitale via e mail Ai Presidenti e segreterie p.t. delle CC.CC.PP. Scuola/nidi/pol. educative (On. Consuelo Fermariello),...
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È USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

Sommario: L’ACCELERAZIONE IMPERIALISTICA E LA CONTINUITÀ DELL’INTERNAZIONALISMO https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art428_luglio_2024.pdf Elezioni europee - Destabilizzazione francese e mutazioni tedesche all’insegna della rinegoziazione https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art429_luglio_2024.pdf Elezioni europee - Italia: un consolidamento dello status quo Forze Armate per le guerre dell’imperialismo https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art430_luglio_2024.pdf Questione militare - Sul servizio militare obbligatorio https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art431_luglio_2024.pdf Criptovalute,...

(Prospettiva Marxista)
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Monza, 11 luglio: in piazza contro il Pacchetto Sicurezza Dl 1660

FERMIAMOLI ORA / Mobilitazione nazionale Contro il pacchetto sicurezza DL 1660 Contro il Governo Meloni Riaffermare libertà politiche, sociali, sindacali! Giovedì 11 luglio 2024, ore 17.30 MONZA Piazza Roma / Arengario In queste settimane è approdato in Parlamento il Disegno di Legge 1660 Piantedosi, Nordio, Crosetto, il nuovo pacchetto sicurezza che costituisce oggi l'apice delle politiche repressive del Governo Meloni. Al suo interno si legge un gravissimo attacco alla libertà di dissenso, che si articola nel generalizzato inasprimento delle pene per chi è impegnato nelle lotte sociali...
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LA RESISTENZA NON SI ARRESTA LA RESISTENZA NON SI PROCESSA

A Roma, si è svolto ieri il corteo in solidarietà con Anan, Ali e Mansour, imprigionati dalla giustizia italiana con l'accusa di appartenere a quella resistenza palestinese che contrasta il genocidio sionista e razzista. Nessun provvedimento repressivo ha invece raggiunto i sionisti italiani, che in ben 2000 partecipano all'aggressione portata avanti dal governo israeliano. Con l’arresto dei tre militanti palestinesi l'imperialismo italiano ha reso ancor più evidente la sua complicità con la barbarie in atto. Mettere sotto accusa i resistenti palestinesi è un aiuto concreto a chi intende...

(Enrico Biso)
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CHE FARE ADESSO PER LA LIBERAZIONE DI LEONARD PELTIER

Come è noto, la "United States Parole Commission" ha negato la "libertà sulla parola" a Leonard Peltier, ed ha fissato la prossima udienza al 2026. Gli avvocati di Leonard Peltier hanno già annunciato che ovviamente interporranno appello avverso questa decisione. Come è noto Leonard Peltier, l'illustre attivista nativo americano difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente, è detenuto da 48 anni in un carcere di massima sicurezza per un delitto che non ha commesso; la sua condanna si basò su "testimonianze" false e su "prove"...

(Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo)
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Su una bellissima giornata di festa e cultura il 6 luglio alla Baccelli

Un grande successo della iniziativa promossa dall'Usicons aps del 6 luglio 2024 alla ex Baccelli a Roma, Mun XI, anzitutto per l'iniziativa culturale della mattina con un convegno dibattito molto interessante e con un livello molto alto, che nessuno a Roma è in grado di organizzare e di gestire. Analogo risultato positivo per la festa orientale dove hanno sfilato le volontarie della Associazione di Ponte Galeria, che sta raccogliendo i fondi per un defibrillatore nella zona (purtroppo come nel resto del municipio XI carente di molto servizi) e soprattutto la parte spettacolare dove compagne...

(Usicons asp)
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Congedo e tutela sulla maternità e congedo parentale: scheda di formazione sindacale autogestita a cura di Usi 1912

Il congedo di maternità è un diritto essenziale, ma è anche importante capirne l'impatto finanziario e la rilevanza contabile, sulle buste paga di chi lavora. Si tratta di indennità che viene erogata dall'INPS. Durante il periodo di maternità obbligatoria, le dipendenti hanno diritto a un determinato compenso. In particolare, per il periodo di astensione obbligatoria, l'INPS eroga un'indennità pari all'80% della retribuzione, calcolata sulle medie giornaliere soggette a contributi nell'ultimo mese di lavoro. Per il periodo di astensione obbligatoria, a seconda del CCNL, il costo per l’azienda...

( Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita in sigla Usi 1912 e Usi settore Commercio Turismo e Servizi in sigla USI C.T.&S)
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Sul "fatalismo" delle genti meridionali

In Irpinia, come in altre aree interne del Sud, la negazione sistematica ed estesa della cittadinanza, dei diritti politico-civili per le classi popolari, il loro asservimento ai notabili locali, obbliga le giovani generazioni proletarie a mendicare elemosine o favori elargiti secondo sistemi clientelistici e paternalistici, retaggio di un passato feudale: per ottenere anche un lavoro miserabile, precarizzato e malpagato, sprovvisto di qualsiasi tutela, persino per richiedere un banale certificato, i diritti sono svenduti in cambio di voti ipotecabili a vita. Questa mentalità subalterna è il...

(Lucio Garofalo)
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Manifesto politico dell’assemblea del 29 giugno

Delegazioni di compagni/e della variegata area del mondo delle cooperative sociali provenienti da Roma, Milano, Torino, Genova, Calabria, si sono incontrati a Milano
La riunione trova stimolo dalla mobilitazione dei lavoratori delle cooperative ed in particolare degli educatori che hanno dato vita allo sciopero e alla manifestazione del 10 aprile a Roma. Altre mobilitazioni a Torino e a Milano. Con la partecipazione di molte organizzazioni del sindacalismo di base e di altre associazioni e collettivi sta prendendo forma una Rete Intersindacale da allargare e potenziare. Il S.I.Cobas intende prender parte all’allargamento e allo sviluppo della Rete Intersindacale Nazionale Operatori Sociali. La partecipazione al dibattito è stata a più voci ed abbiamo...

(Coordinamento di lotta Coop Sociali)
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Raggruppiamo le forze internazionaliste per dare una soluzione rivoluzionaria alla barbarie capitalista

Per fermare la corsa verso l’abisso, organizziamo l’opposizione alla guerra e all’economia di guerra!
Le organizzazioni che si sono riunite nell’incontro internazionale di Buenos Aires del 24 e 25 giugno e che sottoscrivono il presente appello, inviano le seguenti conclusioni ai lavoratori e giovani di tutto il mondo. A due anni dall’inizio della guerra in Ucraina, il conflitto tra i due blocchi reazionari che si affrontano in questa guerra imperialista è ancora lontano dall’essere risolto. Sia il regime di Putin in Russia che il regime fantoccio della NATO di Zelensky in Ucraina riflettono interessi capitalistici di dominio sociale e nazionale. Almeno 110.000 persone sono state uccise...

(pungolorosso.com)
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Sull'accordo tra i Medici di Medicina Generale e Legacoop

Il sindacato dei Medici di Medicina Generale (FIMMG) e Legacoop tramite Sanicoop che controlla circa 130 cooperative mediche diffuse sul territorio hanno stabilito un intesa che prefigura la gestione “cooperativa” e non più pubblica della Sanità Territoriale. In tal modo, questo pseudo sindacato, di medici dipendenti del SSN, rinuncia ad essere un organismo rappresentativo di lavoratori dipendenti del SSN e trasloca armi e bagagli alla dipendenza della Legacoop. Con questo accordo viene a cadere l'ultima finzione di sanità pubblica, universale e gratuita. Richiamarsi, ormai, a questi...

(si cobas)
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Arresti ad Aprilia e d’intorni: ‘ndrangheta e criminalità organizzata con politici collusi e “a servizio”. La destra impera

Il PCI con Barbona, segretario regionale Lazio, e Pecorilli, segretaria provinciale Latina, commenta e indica di non abbassare la guardia
“Purtroppo da anni, con altri, come ad esempio la “Rete No Bavaglio e Libera” denunciamo, con azioni pubbliche di lotta e con la nostra analisi proposta a cittadini e istituzioni, oltre che a forze politiche e sociali, che le organizzazioni mafiose si sono impossessate del territorio a sud della capitale, si veda lo scioglimento per mafia dei comuni di Anzio e Nettuno, ed ora l’operazione della direzione investigativa Antimafia. – dichiara Sonia Pecorilli, segretaria del Partito Comunista Italiano Federazione provinciale di Latina – La stessa DIA con questi arresti seguiti all’indagine,...

(Maurizio Aversa)
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Roma Capitale e Regione Lazio: per il rispetto integrale della parte normativa e salariale del CCNL Cooperative Sociali

Volantino che sarà distribuito ai presidi e alle manifestazioni promosse dalle centrali cooperative a Roma (4 luglio, ore 17.30-19.30 Piazza del Campidoglio; 15 Luglio, Regione Lazio, Piazza O. da Pordenone 15, ore 17.30-19,30) per adeguamenti tariffe. Noi autorganizzati gatti-e neri-e, estendiamo e diffondiamo la piattaforma con i punti salienti e gli obiettivi da raggiungere sui posti di lavoro e sui territori. PER UN BUON LAVORO, UN BUON SERVIZIO, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE DAL BASSO.e AUTORGANIZZATA, coordiniamo di nuovo le nostre energie e forze sane nelle cooperative sociali, nel terzo...

(Unione Sindacale Italiana Usi fondata nel 1912 e ricostituita Associazione USICONS aps)
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Latina. La sicurezza è un diritto, non un costo

Sabato 6 luglio, MANIFESTAZIONE (concentramento ore 9.00 in Via Vittorio Cervone)
In queste ore è stata diramata la notizia che il padrone/alias imprenditore agricolo Antonello Lovato sia stato arrestato. E’ una buona notizia, soprattutto le accuse che la Procura sta muovendo a suo carico, ma non lenisce il dolore della famiglia e dei compagni di lavoro di Satnam Singh. Inoltre questa singola attenzione, giustamente, sta diventando simbolo di una ben più forte denuncia sociale e politica. Per questo il Partito Comunista Italiano di Latina e del Lazio hanno promosso per sabato 6, dalle ore 9.00 a Latina, una manifestazione pubblica. Le motivazioni che Sonia Pecorilli, segretaria...

(Maurizio Aversa)
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APPELLO A SOSTEGNO DEL CHIAPAS

Basta violenza in Messico! Basta violenza in Chiapas! Le elezioni 2024 hanno fotografato, e reso ancora più evidente, come la violenza in Messico sia un fattore sistemico. La guerra per il controllo del territorio ha svilito il valore della vita, si ammazza per pochi pesos in tutto il paese. Il Chiapas, oggi, è uno degli stati dove la violenza si è fatta feroce. Dal confine con il Guatemala a Palenque, passando per i territori d'influenza zapatista, morti, paura e fughe dalle comunità sono diventate una norma di una realtà dove il mai risolto fenomeno paramilitare si è incontrato con i...
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29 giugno 2024, strage di Viareggio: per non dimenticare

Anche quest’anno sabato 29 giugno una delegazione del nostro Comitato sarà a Viareggio, al fianco dell’associazione “Il Mondo che vorrei” che riunisce i familiari delle vittime della strage ferroviaria di via Ponchielli, le 32 persone che, dopo il deragliamento di un treno merci e l’esplosione di una cisterna di GPL, il 29 giugno 2009 morirono bruciate vive nel luogo più sicuro, le loro case. Dalla piccola Iman Ayyad di 3 anni a Mario Pucci, 90 anni. Saremo al fianco dell’associazione “Assemblea 29 giugno” composta da quei ferrovieri che, nonostante le pressioni pesantissime...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni)
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La crudele morte di Satnam Singh. Un mondo che rischia di annegare nella barbarie e la disumanizzazione

La terribile morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano dei campi agricoli dell’agropontino, rivela la faccia più feroce, la crudeltà, di un sistema di produzione in cui la vita del lavoratore vale fino a quando rimane fisicamente integro e in piedi, ha due braccia da prestare alla produzione nelle fabbriche dei padroni o alla raccolta di pomodori nei campi dei proprietari terrieri e non si ribella per i diritti. Ormai si parla apertamente di ‘morti di profitto’ e non di lavoro. Il profitto che è la caratteristica principale e l’esistenza stessa del capitalismo, per cui tutto il...

(Pasquale Aiello)
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Sul carro dei sionisti sale ogni giorno uno nuovo

Sul carro dei sionisti sale ogni giorno uno nuovo! Nel coro di quelli che “…per prima cosa bisogna condannare Hamas” si è presentata con grande zelo l’Aduc, un’associazione per la tutela dei consumatori che uscendo dall’ambito dei suoi scopi statutari (ma non è questo il punto!) si è dedicata a boicottare le manifestazioni del prossimo settembre indette dal “Gay Pride” perché si sono permessi di parlare di genocidio. Non siamo formalisti e quindi non condanniamo il fatto che l’Aduc voglia esprimere le proprie idee ma contestiamo la faziosità, le falsità, l’islamofobia...

(Michele Esposito)
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CON I PROLETARI CONGOLESI, CONTRO LA RAPINA IMPERIALISTA

Dal n. 138 di "Alternativa di Classe" La Repubblica democratica del Congo è vittima di una guerra economica drammatica, che ha già fatto milioni di morti. Si tratta, di fatto, del conflitto più sanguinoso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Centinaia di migliaia di donne sono state, e sono ancora oggi, vittime di stupri e migliaia di bambine e bambini lavorano come schiavi nelle miniere di coltan (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE n. 38 a pag. 5). Nel 1996, l'allora Zaire, governato dal presidente Mobuto Sese Seko, venne invaso dall'Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire...

(Alternativa di Classe)
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Il PCL aderisce all'appello per il diritto alla residenza

Il Partito Comunista dei Lavoratori risponde all'appello per il diritto alla residenza e l’abrogazione dell’articolo 5 del decreto Renzi-Lupi (1), che prevede che «chiunque occupi abusivamente un immobile senza titolo non possa chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi» e vieta per cinque anni agli occupanti di immobili pubblici la partecipazione all’assegnazione di alloggi. L’articolo 5, come viene correttamente evidenziato nel documento dell’appello, colpisce decine di migliaia di persone ed esclude dall’anagrafe chi è costretto dalle sue condizioni materiali...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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L’assassinio di Satnam Singh svela il marciume e l’infamia della società borghese

In questi giorni, più per imbarazzo che per sincera commozione, sta tenendo banco sui media la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di Latina che ferito gravemente invece di essere soccorso è stato scaricato in strada dal padrone aguzzino. Il feroce omicidio di Satnam ha messo in piena luce le condizioni di sfruttamento e oppressione prossima allo schiavismo in cui vivono centinaia di migliaia di proletari “irregolari” e perciò sottoposti al più brutale ricatto padronale. Il recente "scoop" giornalistico secondo il quale lo stesso “datore di lavoro” (ladri di...

(Militanza Comunista Toscana Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia)
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Non è il caporalato... è il capitalismo!

L’orribile omicidio di Satnam Singh, ucciso dal suo padrone che, tra l’altro, era indagato da ben 5 anni (l’indagine era forse finita nel fondo di un cassetto?) ma continuava tranquillamente a sfruttare a morte i suoi lavoratori, - oltre al solito vergognoso e ormai intollerabile piagnisteo di politici e giornali che puntualmente sentiamo da decenni, come se si trattasse di un fenomeno che scopriamo ogni estate - ha innescato un dibattito sul fenomeno del “caporalato, come se questo fosse uno strumento avulso dal contesto più generale. Non di “caporalato” dobbiamo parlare, ma di...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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DALLE ELEZIONI LA “NUOVA” UNIONE EUROPEA: BELLICISTA COME PRIMA

Editoriale del n. 138 di "Alternativa di Classe" Nei commenti alle recenti elezioni europee il dato che viene generalmente sorvolato, o, quanto meno, sottovalutato, dai vari “vincitori” è l'aumento dell'astensionismo, che in Italia (come in Grecia) ha toccato il record storico. Più della metà degli “elettori” non è andato a votare, anche se si è votato su due giorni! Non è un dato di cui farsi vanto come sinistra rivoluzionaria però, visto che soggettivamente le motivazioni sono le più disparate, compresa, a volte, una qualunquistica passività sociale... Lo avevamo detto:...

(Alternativa di Classe)
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Latina: grande manifestazione per Satnam e contro lo sfruttamento. Il PCI presente con solidarietà e lotta

“Bisogna smettere di parlare solo di lavoro per iniziare a parlare di ‘lavoro umano’, — ha commentato Sonia Pecorilli, segretaria del PCI della provincia di Latina, che ha guidato i comunisti di Latina e del Lazio intervenuti in piazza della libertà — distinguendolo per difenderlo. Il passo successivo sarà quello di ragionare su un patto per il lavoro umano, dobbiamo e possiamo elaborare un nuovo modello di organizzazione del lavoro. La trasformazione dei processi di lavoro a cui dobbiamo puntare è sul lavoro partecipato. In sintesi oggi viviamo in una società disumanizzata, La Federazione...

(Maurizio Aversa)
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E' uscito il n. 138 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. Dalle elezioni la “nuova” Unione Europea: bellicista come prima!.......................................................pag. 1; Politica internazionale. Con i proletari congolesi, contro la rapina imperialista................................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. La Resistenza operaia 80 anni fa tra deportazione e degenerazione................................................. pag. 6; Corrispondenza dalla Sardegna. Mobilitazioni per la sanità pubblica..............................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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FUORI IL SECONDO NUMERO DI SCINTILLA: IL MONDO VA ALLA GUERRA. E NOI?

Stampato e pronto per la lettura e la diffusione, ecco il nuovo numero di scintilla: - la lotta dei disoccupati di Napoli - un programma per l'abolizione del carcere - un orientamento politico sul governo Meloni - un'intervista al Partito Obrero sull'Argentina di Milei - un approfondimento su proletariato extra-legale e l'esercito industriale di riserva, da Marx alle riflessioni delle lotte anticarcerarie degli anni '70 “Scintilla” è uno strumento per il nostro obiettivo dichiarato fin dalla nascita: contribuire alla costruzione di una soggettività politica riconoscibile, legata ai processi...

(Laboratorio Politico Iskra - Bagnoli (NA))
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Pordenone, 28 giugno: giù le mani dal Tagliamento!

Alle ore 20,30, nei locali del Circolo Libertario E. Zapata (in via Ugaresca 3B), si svolgerà l'Assemblea/dibattito GIÙ LE MANI DAL TAGLIAMENT0. Interverranno esponenti del comitato “Tagliamento Libero” In data 11 aprile 2024, la Giunta Regionale del FVG ha approvato il documento preliminare (Delibera n. 530) con il quale vengono realizzati diversi “interventi per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico lungo il corso del fiume Tagliamento”. Tra questi, il più impattante riguarda la “Costruzione di una traversa laminante, con luci mobili a paratoie piane, adiacente...

(Iniziativa Libertaria - Pordenone)
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I banditi imperialisti vogliono trascinare il proletariato e i popoli in una carneficina mondiale

La decisione dei rappresentanti dell’imperialismo USA di autorizzare l’utilizzo di propri missili per colpire il territorio della Russia imperialista, allo scopo di prevenire il crollo del regime vassallo di Kiev – e con esso la sconfitta del blocco occidentale – unita alla richiesta rivolta dal segretario della NATO, Stoltenberg, ai membri di questa alleanza di revocare il divieto di usare le armi inviate in Ucraina per colpire obiettivi in territorio russo (Francia, Germania, Polonia e Regno Unito si sono dichiarati pronti a farlo), rappresentano il passaggio di altre “linee rosse”...

(Da Scintilla n. 146, giugno 2024)
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PALESTINA: 225 PER 4

Questi numeri sono il saldo dell’operazione congiunta tra l’esercito nazi-fascista di Israele e l’intelligence nord-americana (come ha dichiarato alla catena CNN un anonimo funzionario nordamericano) per liberare 4 ostaggi detenuti dalla Resistenza palestinese: 56 vite palestinesi (in gran parte donne e bambini) per ogni ostaggio israeliano liberato. Tanto per ricordare, i nazi-fascisti tedeschi pretesero e uccisero 335 ostaggi italiani dopo l’operazione della Resistenza romana di via Rasella che portò alla morte di 32 soldati tedeschi: 10 italiani per ogni tedesco ucciso. L’assalto...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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Nuova Caledonia, solidarietà al popolo kanak

È in corso da più oltre tre settimane la rivolta del popolo canaco contro il colonialismo francese e per la liberazione della Nuova Caledonia, movimento che fa fronte al coprifuoco e allo stato d’emergenza dichiarato dal presidente francese Macron (dichiarato il 16 maggio). In altre parole, all’occupazione militare. Pochi conoscono questo arcipelago melanesiano, non distante dall’Australia, e il suo popolo, oppresso dalla Francia dal lontano 1853 e ridotto addirittura in minoranza dalle politiche d’occupazione e d’insediamento coloniale del regime francese (le stime più diffuse indicano...

(Alessio Ecoretti - PCL)
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Roma: ieri, davanti all'ambasciata USA, un partecipato presidio in solidarietà con la Palestina

Ieri a via Veneto, di fronte all'ambasciata degli Stati Uniti, si è svolto un presidio di solidarietà con il popolo palestinese. Un presidio che, lungi dal fermarsi alla dimensione simbolica, ha mostrato la partecipazione convinta di chi si oppone al genocidio sionista. Di chi, da mesi, chiede il cessate il fuoco in relazione a una "guerra" combattuta da un lato da un esercito e da un'aviazione occupante e dall'altro da una resistenza popolare. Una disparità enorme, che va a vantaggio di chi sta compiendo crimini a Rafah e in tutta la Palestina. L'imperialismo U.S.A. è complice...

(Enrico Biso)
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Un passo dopo l’altro, verso lo scontro totale tra NATO e Russia

Che la NATO e la Russia siano in guerra aperta dal 24 febbraio di due anni fa è perfino banale. Lo è almeno per noi che dal primo momento abbiamo sostenuto che quando si dice Ucraina, si deve in realtà leggere NATO – questo, per somma sventura delle ucraine e degli ucraini convinti (sono ogni giorno di meno) di stare combattendo una guerra per la propria auto-determinazione. Altrettanto banale è che la prima fase della guerra si sta chiudendo con la secca sconfitta militare della NATO sul territorio ucraino. La Russia non ha difficoltà a tenere ed estendere le posizioni conquistate nel...

(Tendenza internazionalista rivoluzionaria)
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Gaza: i terribili numeri del genocidio al 2 giugno

Qui di seguito i terribili numeri, al 2 giugno, dell’operazione-genocidio messa in atto a Gaza dallo stato di Israele, con il totale sostegno di Stati Uniti, Italia, Unione europea, e l’altrettanto piena complicità dei paesi arabi rimasti a guardare lo “spettacolo”. La fonte è l’autorità di Gaza. STOP THE GENOCIDE NOW! (Red.) - 240, i giorni della guerra genocida - 3.247, i massacri commessi dall’esercito di occupazione - 46.439, i martiri e le persone scomparse - 10.000, gli scomparsi - 36.439, i martiri arrivati negli ospedali - 15.438, i bambini uccisi - 32, i bambini morti...

(Il Pungolo rosso)
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Imperialismo tricolore in Niger

Con l'immancabile sostegno bipartisan
Il piano Mattei procede. Il governo italiano da un lato negozia con Ghana, Costa d'Avorio, Etiopia l'importazione di manodopera per l'industria manifatturiera del Nord-Est, con contratti annuali di somministrazione, e l'immancabile benedizione di Mattarella. Dall'altro potenzia la presenza militare italiana in Niger, in collaborazione con la giunta golpista, sino ad arrivare a 500 uomini e donne in divisa. Le cosiddette opposizioni liberali offrono naturalmente il loro benestare. Cosa fanno concretamente i militari italiani in Niger? Corsi di addestramento per i parà, presidio di giacimenti...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Donne: se n’è andata Nora Cortiñas, co-fondatrice delle Madri di Plaza de Mayo

Ieri ci ha lasciato a 94 anni Nora Cortiñas, una delle “locas” – le “pazze”, come la dittatura argentina chiamava le madri che dal maggio 1977 ogni giovedì sfilavano nella Plaza de Mayo di Buenos Aires per chiedere conto ai generali fascisti della sparizione dei loro figli, nonostante gli arresti, le torture, il sequestro e la sparizione di alcune di loro. Caduta la dittatura Nora – la Madre di tutte le battaglie - insieme alle sue compagne ha continuato instancabile a camminare a fianco di tutti coloro che si battevano, e si battono, per la giustizia sociale, contro lo sfruttamento...

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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PIENA SOLIDARIETÀ ALLE OCCUPAZIONI UNIVERSITARIE DI UDINE E TRIESTE!

In occasione dell’occupazione dell’Università di Udine, avvenuta questo martedì 28 maggio, sotto la direzione degli studenti riuniti nel Comitato per la Palestina-Udine, ribadiamo la nostra solidarietà come sezione regionale del Partito Comunista dei Lavoratori alle occupazioni delle università di Udine e Trieste in appoggio al popolo palestinese. Anche i nostri militanti sono impegnati a sostenere attivamente l’acampada di Udine: da sempre, infatti, il movimento per la Quarta Internazionale è impegnato nella lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese, oppresso da oltre...

(Partito Comunista dei Lavoratori Friuli-Venezia-Giulia)
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Rafah: l’ennesima strage dello Stato nazi-sionista di Israele

Una settimana fa il giornalista statunitense Chris Hedges scriveva: “Rafah èil premio finale in fondo alla strada. Rafah è il grande campo di sterminio dove massacreremo i palestinesi su una scala mai vista in questo genocidio. Guardateci. Sarà un’orgia di sangue e morte”. E continuava: “Scappate, lo vogliono gli israeliani, scappate per le vostre vite. Fuggite da Rafah come siete fuggiti dalla città di Gaza, come fuggiste da Jabalia, come scappaste da Deir-al-Balan, come fuggiste da Beit-Hanoun, come fuggiste da Bani Suheila, come scappaste da Khan Younis. Fuggite o vi uccideremo....

(Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni)
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2 giugno. Disertori di tutte le guerre

Ogni 2 giugno la Repubblica celebra sé stessa con esibizioni militari, parate e commemorazioni. Una “festa” nazionalista e militarista. Il governo di estrema destra alimenta la retorica identitaria, i “sacri” confini, l’esaltazione della guerra. Come ogni anno le cerimonie militari del due giugno servono a giustificare enormi spese militari, l’invio delle armi e l’impegno diretto dell’Italia nelle missioni militari all’estero dall’Ucraina all’Africa. Guerre, stupri, occupazioni di terre, bombardamenti, torture, l’intero campionario degli orrori umani, se compiuto da uomini...

(anarresinfo.org)
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IN OMBRA DALL'OSTENTATA COMPETIZIONE ELETTORALE GLI INQUIETANTI RISCHI DELLA COMPETIZIONE GLOBALE

Editoriale del n. 137 di "Alternativa di Classe" Come l'anno scorso (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno XI n. 125 a pag. 1), il Governo Meloni ha voluto “festeggiare” il Primo Maggio con un suo decreto in materia di lavoro. Il Consiglio dei Ministri lo ha varato il giorno prima, con lo stanziamento di 74 miliardi di euro fino al 2027, di cui 42 provenienti dalla UE. Si tratta di deduzioni IRES e IRPEF, parziali o totali, per le aziende quando assumono, privilegiando il Sud e i giovani, mentre dei contributi previdenziali si fa carico lo Stato. Oltre a sostituire, in parte, provvedimenti...

(Alternativa di Classe)
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E' uscito il n. 137 di "Alternativa di Classe"

Indice: Attualità politica. In ombra dall'ostentata competizione elettorale gli inquietanti rischi della competizione globale........pag. 1 Ricorrenze storiche. La rivolta zingara nei campi di concentramento...............................................................................pag. 3 Politica internazionale. Anche in Etiopia a soffrire e a morire sono i proletari................................................................. pag. 5 Corrispondenza dal Lazio. Un Primo Maggio contro guerra e pace capitaliste.................................................................pag. 7 Corrispondenza...

(Alternativa di Classe)
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IL PARTITO COMUNISTA N. 428

organo del partito comunista internazionale
– 1 maggio 2024: Il mostro del Capitale mondiale si precipita nella guerra Solo la rivoluzione internazionale per il Comunismo lo può abbattere – I cinici calcoli delle borghesie mondiali e il massacro dei palestinesi – Dal “18 Brumaio” al... 25 Aprile – Argentina è il mondo: Milei mette a nudo il tradimento dei vertici sindacali – Condizione della classe operaia in Nigeria – Perché anche negli Usa non chiediamo la nazionalizzazione delle ferrovie PER IL SINDACATO DI CLASSE – La parola del partito ai lavoratori in lotta – Genova, venerdì 5 aprile: Per l’unità nella...

(Partito Comunista Internazionale)
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La Corte Penale Internazionale sulla Palestina: un colpo al cerchio e un colpo alla botte

Ieri il procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) ha chiesto di emettere mandati di arresto per i vertici dello stato nazi-sionista di Israele (Netanyahu e Gallant) e parallelamente – non ci si poteva aspettare altro, viste anche le pesanti pressioni dei governi occidentali – mandati di arresto per i vertici di Hamas. L’imputazione è di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”. Aspetti positivi: finalmente viene sancita formalmente la fine dell’impunità (e la violazione di più di 50 risoluzioni delle Nazioni Unite) di cui lo stato di Israele ha goduto per 75...

(Centro di Iniziativa Proletaria "G.Tagarelli")
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Restituzione pubblica del IV Congresso di Sinistra Anticapitalista

Venerdì 24 maggio a Roma, presso la sede di Via dei Latini 73. L'iniziativa si svolgera dalle ore 18.00 alle 21.00. Le nostre lotte sono intersezionali, perché pensiamo che una liberazione autentica dallo sfruttamento e dall’oppressione sia tale solo se non lascia indietro nessuna e nessuno. Le lotte antimperialiste, democratiche, di classe, transfemministe, libertarie, devono trovare una comune radice, relazionarsi e rafforzarsi l’una con l’altra e costruire insieme un progetto comune. Avanziamo una proposta politica ecoscocialista, cioè di un percorso di lotta verso una futura società...

(Sinistra Anticapitalista Roma)
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Roma, 23 maggio: Palestina grido inascoltato

Raccogliere idee e proposte per richiamare la politica al rispetto del Diritto Umanitario
L'iniziativa si svolgerà presso Spin Time, in Via di Santa Croce in Gerusalemme 55, a partire dalle ore 17.30 L'escalation di violenza a Gaza è senza precedenti. Sono migliaia le vittime civili e la situazione umanitaria è drammatica. Di fronte a questo, la voce della società civile mondiale ha elevato il proprio grido di dolore. Chiedere ai leader politici che venga preteso il rispetto senza compromessi del diritto internazionale e di attivare tutti i canali necessari per giungere ad un cessate il fuoco è sempre più urgente e necessario. Per questo, l'obiettivo dell’incontro è raccogliere...

(Campagna BDS Amnesty International)
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Le proteste “pro Palestina” nelle università

Con effetto domino, la protesta degli universitari USA contro la guerra scatenata dallo Stato d’Israele nella Striscia di Gaza, un vero e proprio macello al limite del genocidio e di una autentica pulizia etnica della popolazione civile palestinese e soprattutto dei proletari e delle masse proletarizzate, è dilagata qua e là anche in Europa e altrove. Non staremo a farne qui la cronaca, visto che da settimane (scriviamo a metà maggio) ne sono pieni tutti gli organi di “informazione”. Vogliamo invece indicare alcuni punti vitali, perché le reazioni istintive a quest’ennesimo sintomo...

(il programma comunista)
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CONTRO L'EUROPA DEI PADRONI, DELLE MUNIZIONI, DELLE ELEZIONI!

Saranno le elezioni del riarmo imperialista, cui l'istituzione di ciance europea si adeguerà, dosando le facce del proprio caleidoscopio politico, equilibrando europeismi e sovranismi, comunque costretti nel suo percorso di rafforzamento ed autonomia continentale imposti dall'accelerazione della guerra. CONTRO L'EUROPA DEI PADRONI, DELLE MUNIZIONI, DELLE ELEZIONI. LA LIBERAZIONE E' FRUTTO DELLA RIVOLUZIONE, NON DELLA PARTECIPAZIONE ELETTORALE. La democrazia, con i suoi riti, è la forma consueta del pacifico sfruttamento nella fase imperialista dello sviluppo capitalista. Pur fondata sul...

(SOCIETA' INCIVILE)
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Dall’ordine americano al grande caos

Scenari di guerra globale: dall’Ucraina a Gaza, dal Sudan all’Armenia, dal mar Rosso a Taiwan
Torino, Venerdì 24 maggio ore 21 incontro con Stefano Capello (presso la sede di Corso Palermo 46) Guerre di portata planetaria ci stanno portando sull’orlo della terza guerra mondiale. La spirale pare inarrestabile: il conflitto Russia Ucraina rischia di deflagrare in tutta Europa. L’Italia è direttamente coinvolta con le proprie truppe e con il proprio apparato militare industriale. È in prima fila in conflitti in cui gioca in proprio e in varie alleanze a geografia variabile. La crisi mondiale, le pericolose convulsioni dell’impero statunitense e della Russia in un pianeta multipolare,...

(anarresinfo.org)
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Dove va l'Unione Europea?

Bilancio e prospettive di un'unione imperialistica
Né europeismo liberale né sovranismo reazionario. Per un'Europa socialista, unica reale alternativa L'Unione Europea è nata da una concertazione di stati imperialisti del vecchio continente sospinta dalla caduta del Muro di Berlino. Il crollo dell'URSS e del Patto di Varsavia spinse la riunificazione capitalistica della Germania. L'imperialismo francese diede via libera a tale riunificazione in cambio dell'integrazione dell'imperialismo tedesco in un nuovo patto continentale. L'Unione Europea è nata attorno al patto franco-tedesco: un faticoso punto di equilibrio tra la forza militare della...

(Partito Comunista dei Lavoratori)
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Il 5 per mille alla Biblioteca “Aldo Serafini”!

L’obiettivo di carattere culturale che ci poniamo di centrare per il 2024 è la completa realizzazione della Biblioteca “Aldo Serafini”, dal nome del compagno che fu fra i nostri fondatori, un militante comunista rivoluzionario coerente e conseguente fino all’ultimo. Si tratta di un impegno che abbiamo pubblicamente assunto dopo la morte di Aldo avvenuta il 16 novembre 2023, poichè il nostro compagno ci ha lasciato una notevole quantità di opere dei classici, testi teorici, politici, storici, documentali, etc., tra cui molti introvabili, che vogliamo mettere a disposizione dei proletari,...

(Da Scintilla n. 145, maggio 2024)
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Lecce, 17 maggio: stop arming Israel

Un presidio in Piazza Sant'Oronzo, a partire dalle ore 19.00 Israele continua a usare armi e munizioni esplosive in zone densamente popolate di Gaza, con terribili conseguenze per la popolazione. L’esercito israeliano ha anche emesso un ordine di “evacuazione” per interi quartieri della zona est di Rafah, dove si trovano oltre 100.000 residenti, molti dei quali sfollati interni. Il 17 maggio alle ore 19:00 saremo in piazza Sant’Oronzo per chiedere nuovamente un immediato cessate il fuoco e sollecitare tutti gli Stati a porre fine ai trasferimenti di armi che possono essere usate per commettere...

(Amnesty International Lecce PeaceLink)
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Imperialismo, guerra, internazionalismo. Punti di Sintesi

I “Punti di Sintesi” che di seguito esponiamo si pongono, seppur su di un piano diverso, in stretta continuità con i nostri precedenti documenti a cui rimandiamo: “Il Dossier sulla questione di classe in Israele-Palestina” e “L’autointervista” sugli sviluppi degli scenari di guerra alimentati dai noti eventi del 7 ottobre. Testi con cui esponevamo da un punto di vista pratico e politico la nostra veduta sui processi di guerra imperialista in generale e nei loro caratteri specifici, agganciandosi strettamente all’individuazione di una serie di nodi politici, strategici e d’analisi...

(Laboratorio Internazionalista per l'organizzazione rivoluzionaria)
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PEPPINO IMPASTATO, UNA VOCE SCOMODA

PEPPINO IMPASTATO, MILITANTE DELLA “NUOVA SINISTRA” SICILIANA E GIORNALISTA UCCISO DALLA MAFIA (9 Maggio 1978 – 9 maggio 2024), QUANDO LA LIBERTA’ DI STAMPA E L’INFORMAZIONE ALTERNATIVA DIVENTANO TROPPO SCOMODE… Ricordiamo a 46 anni di distanza, l’assassinio da parte della mafia di Peppino Impastato (9 maggio 1978), attivista sociale, militante della “nuova sinistra” siciliana dell’epoca (fu candidato per Democrazia Proletaria),di 30 anni e giornalista. Un giornalista scomodo, che difese la libertà di stampa e la necessità di fare informazione alternativa, raccontando le verità...
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I morti proletari non hanno patria

(dal numero 2, marzo-aprile 2024, de “il programma comunista”) Il moltiplicarsi e l’acuirsi dei contrasti fra imperialismi in aree come il Medio e l’Estremo Oriente, l’Africa e la stessa Europa (non stiamo qui a rifare una volta di più l’elenco delle situazioni esplosive o già esplose) suscitano contraccolpi a tutti i livelli. S’intensifica il “discorso pubblico” (cioè la mobilitazione ideologica) relativo alla necessità di un “riarmo europeo”, poiché – come ha avuto modo di dichiarare di recente Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo – “se vogliamo la...

(Partito comunista internazionale (il programma comunista – kommunistisches programm – the internationalist – cahiers internationalistes))
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No alla modifica della legge 185/90 sull'export delle armi

Come Tavolo per la Pace dell'Alto Verbano facciamo appello ai deputati lombardi
In queste settimane verrà discussa alla Camera dei Deputati una proposta di modifica della legge 185/90 che regola l’import/export degli armamenti; la modifica intende ridurre i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sul commercio delle armi, sulle loro esportazioni e sulle banche che finanziano tali operazioni. A metà del mese di aprile come Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano abbiamo inviato al deputato Andrea Pellicini e agli altri 65 deputati eletti nelle circoscrizioni elettorali della Lombardia una lettera per chiedere una riflessione sulle conseguenze di questa modifica,...

(Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano)
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Progetto Comunista n. 132, maggio 2024

Il mensile delle lotte e del socialismo
Politica Ogni giorno il Primo maggio Editoriale di Massimiliano Dancelli La messa è finita, è l’ora della lotta! Il «caso Bari» e la corruzione generale al tempo del capitalismo di Giacomo Biancofiore Giù le mani dagli antifascisti: Ilaria Salis libera subito! Rivendichiamo il diritto all’autodifesa antifascista di Mario Avossa Sindacato e lotte Sul lavoro si muore di capitalismo di Diego Bossi La sicurezza in fabbrica: una lotta della nostra classe! a cura della redazione Doppie oppressioni e clima La Lit-Quarta Internazionale e la lotta contro le oppressioni...

(Partito di alternativa comunista)
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Il più grande sciopero nell’Europa occupata dai nazisti

Il 1° marzo 1944 gli operai delle principali fabbriche del Nord-Italia incrociano le braccia ed escono quasi simultaneamente dai propri stabilimenti. Inizia così quello che diventerà il più grande sciopero generale mai organizzato in Europa durante la guerra. L’esperienza di quello sciopero, cruciale per le sorti della lotta antifascista, è per i comunisti oggi un’enorme fonte di ispirazione ma anche e soprattutto di riflessione politica sulle potenzialità e gli errori di quella “rivoluzione mancata” che fu la Resistenza partigiana. Crisi, guerra e conflittualità operaia Mentre...

(Davide Fiorini - rivoluzione.red)
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L’amianto torna alla ribalta

Negli ultimi giorni l’amianto – dopo anni di silenzio - è tornato sulle prime pagine dei giornali. Il mesotelioma che ha colpito un giornalista della RAI ci fa rivivere quanto abbiamo dovuto lottare per ottenere diritti scritti sulla carta (la legge 257 del lontano 1992): ottenere i curricula dal datore di lavoro, lo scontro con l’INAIL che negava questo diritto, lo scaricabarile tra enti diversi, anni di battaglie in piazza e nei tribunali ..... le malattie e le morti dei nostri compagni di lavoro. E’ stata anche l’occasione di leggere i numeri della strage negli ultimi anni: numeri...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni)
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Dissesto idrogeologico, in 4 anni il territorio italiano a rischio alluvioni è aumentato del 19%

Le possibilità d’adattamento passano da ingegneria naturalistica e Nature based solutions
Doronzo (Aipin): «Abbiamo l’obbligo di ragionare sull’evolversi delle nuove tendenze meteo climatiche, con le conseguenti nuove strategie» Da greenreport Il 16 maggio a Roma, presso la sede Ispra, illustreremo alla stampa – ci sarà anche il mondo delle imprese – proposte, progetti e piani per la sicurezza del territorio anche attraverso la transizione ecologica. Sarà la prima presentazione alla stampa. Il 94% del territorio italiano è a rischio dissesto idrogeologico ed il consumo di suolo è in continua crescita, nel 2021 ha sforato i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali...

(Giuseppe Doronzo, vicepresidente nazionale dell’Associazione italiana per la ingegneria naturalistica (Aipin))
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Victor Serge – GRATTACIELI IN UN VICOLO CIECO

Pubblichiamo per il suo interesse un breve articolo di Victor Serge sul rapporto tra scienza e lotta di classe, occasionato dal famoso «Scopes Monkey Trial» il «processo della scimmia di Scopes» nel corso del quale un insegnante statunitense, John Thomas Scopes, venne condannato ad una multa di 100 dollari per la violazione della legge del Tennessee, detta Butler, che proibiva l’insegnamento della teoria dell’evoluzione nelle scuole dello Stato. Il testo apparve su La Correspondance Internationale del 25 luglio 1925. Traduzione dal francese di Rostrum, pubblicata nel n. 117 di Prospettiva...

(coalizioneoperaia.com)
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E' USCITO IL NUOVO NUMERO DI PROSPETTIVA MARXISTA

LO SPAZIO STORICO DI AVVICINAMENTO ALLA GUERRA MONDIALE https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art423_maggio_2024.pdf La questione dell’esercito europeo tra formule ideologiche e nodi reali https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art424_maggio_2024.pdf Il fiorente mercato delle armi italiane https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art425_maggio_2024.pdf Cavi sottomarini, nuove contrapposizioni per il controllo delle telecomunicazioni Questione militare - Counterinsurgency e guerra nella Striscia di Gaza https://www.prospettivamarxista.org/Articoli/Art426_maggio_2024.pdf Lo...

(Prospettiva Marxista)
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Un Ponte di menzogne

Le priorità sono le cose che dovrebbero avere la precedenza, rendendo le altre secondarie in fatto di importanza. Ovvero le cose più urgenti che impongono scelte decise. Ad esempio, la tutela e il miglioramento di ciò che funziona male al posto della creazione continua di qualcosa di nuovo dalla dubbia utilità e dall'elevato rischio e costo. Evidentemente, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non ha mai percorso la Calabria o la Sicilia in treno, e non ha provato l'ebbrezza dell'attesa per i lunghi tempi di attraversamento di ciascuna delle due regioni del Mezzogiorno....

(Battaglia Comunista (Partito Comunista Internazionalista))
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ALFIO

Si approssima l'anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato il 30 aprile del 2010. Era nato nel 1925, proletario, antifascista, militante comunista e libertario, poeta a braccio, persona amatissima dall'intera comunità viterbese - era conosciuto da tutti e da tutti apprezzato per la sua sorgiva bontà e per le sue fulminanti battute -, visse l'intera vita in povertà, condividendo quanto aveva con chiunque avesse bisogno del suo aiuto; negli ultimi venti anni della sua vita fu protagonista dell'esperienza del centro sociale occupato autogestito "Valle Faul", un'esperienza...

(Peppe Sini)
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È uscito il n. 2/2024 (marzo-aprile) de “il programma comunista”

Contiene: Editoriale: I morti proletari non hanno patria. Articoli: Il proletariato palestinese nella tagliola infame dei nazionalismi; Salario minimo per legge: quando i peggiori nemici del proletariato si ergono a suoi difensori; Il ciclo delle rivoluzioni nazionali e anticoloniali volge alla fine (Resoconto del rapporto alla Riunione Generale del Partito, 2-3- novembre 1979); Una nuova genia di “affossatori del marxismo”; Dal delitto Matteotti all’Aventino. I comunisti in parlamento contro il fascismo e contro la democrazia; Note: Segnali di fuoco (Capitalismo è guerra); Dalle strade...

(La redazione de "il programma comunista")
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Trieste: per un Primo Maggio rivoluzionario e comunista!

Il Primo Maggio di quest’anno, scendi in piazza con i comunisti rivoluzionari. Stiamo organizzando uno spezzone nel corteo cittadino (ore 9:00 da Campo San Giacomo) che porti le ragioni della nostra battaglia tra i giovani e la classe lavoratrice anche a Trieste: la costruzione di un’Internazionale Comunista Rivoluzionaria che lotti in tutto il mondo per la rivoluzione comunista e la liberazione dell’umanità dalla barbarie del capitalismo e della guerra. Lo faremo nello spirito rivoluzionario che la data del Primo Maggio ha nella storia del proletariato giuliano. Non solo festa del lavoro...

(Sinistra Classe Rivoluzione Trieste)
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E' uscito il n. 136 di Alternativa di Classe

Indice: Attualità politica. Nella strategia bellica aperta nel mondo a rimetterci sono i proletari....................................................pag. 1; Politica internazionale. Soldi per i capitalisti e sacrifici per i lavoratori anche in Francia.................................................pag. 4; Ricorrenze storiche. A Battipaglia nel '69.......................................................................................................................... pag. 6; Corrispondenza dalla Lombardia. La responsabilità di lavoratori e RLS........................................................................pag....

(Alternativa di Classe)
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Forma politica e forma partito

Nel rivolgermi a un numero limitato di interlocutori cercherò di affrontare, pur disponendo di limitate capacità intellettuali, il tema della "forma - partito". "Forma partito" come "Forma politica" visto almeno sul versante delle forze costituzionali di opposizione: una questione che pare tornata di grande attualità con le scelte compiute in occasione della formazione delle liste delle candidate/i per le elezioni europee condotte con metodi più riconducibile ad un casting per una serie televisive piuttosto che per definire presenze di rappresentanza politico...

(FRANCO ASTENGO)
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A Michele Michelino che vive nelle nostre lotte

Caro Michele, te ne sei andato proprio in questo giorno di due anni fa, nel momento in cui avremmo avuto più bisogno della tua lucida visione di classe di operaio comunista rivoluzionario. Oggi ci sovrasta lo spettro della guerra imperialista tra NATO e Russia in cui i capitalisti e il loro governo stanno trascinando il nostro paese e, soprattutto, il genocidio dello stato nazi-sionista di Israele contro il popolo palestinese che, però, resiste, dandoci un eroico esempio e ricordandoci la lezione del popolo vietnamita che vinse il gigante USA. La scia di sangue versato ogni giorno dai proletari...

(Le compagne e i compagni del Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio)
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PER RICORDARE TUTTI I LAVORATORI E I CITTADINI ASSASSINATI IN NOME DEL PROFITTO

Sabato 27 aprile 2024, ore 16 PRESIDIO davanti alla lapide di via Carducci a Sesto S. Giovanni 1.485 morti di profitto sul lavoro nel 2023; 559 vittime nei primi 3 mesi del 2024. Più di 3.000 morti ogni anno a causa dell’amianto, l’assassino silenzioso che colpisce a distanza di anni. Sono le cifre dell’annuale mattanza di lavoratori, le vittime della guerra non dichiarata dei padroni, per i quali siamo solo carne da macello da sfruttare. Ma la guerra non è solo contro i lavoratori: prova ne sono le stragi civili, dal rogo di Viareggio al crollo del Ponte Morandi. Quest’anno ci sovrasta...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Sesto S.Giovanni)
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Domenica 21 aprile festa di Primavera a Mola

Nel pomeriggio Assemblea di Legambiente Arcipelago Toscano
Da greenreport Il 21 aprile torna la ormai tradizionale Festa di Primavera a Mola, la Zona umida ai confini tra i Comuni di Porto Azzurro e Capoliveri, tra il mare e la laguna. Fitto il programma organizzato da Legambiente Arcipelago Toscano dalle ore 10,00 in poi: Passeggiata alla scoperta di Mola e delle sue creature (ritrovo parcheggio lato Poro Azzurro), Inaugurazione dei nuovi cartelli illustrativi delle caratteristiche della zona umida; Mostra dei dipinti del corso di acquerello naturalistico con piccolo laboratorio, Laboratorio “La musica delle piante” Aperipranzo con brindisi...

(Legambiente Arcipelago Toscano)
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Roma. Campidoglio, sala del Carroccio: il lascito intellettuale e politico di Franco Ottaviano avrà seguito

Ad un mese dalla scomparsa, ricordato l'on. Franco Ottaviano e indicati impegni per continuare la sua attività
E’ già una certezza: il lascito culturale, politico, intellettuale, morale, la sua storia che ha segnato parte di molte esistenze e istituzioni e la sinistra e i comunisti, avrà concreta attuazione. Martedì 16 nella sala del Carroccio, al Campidoglio, dagli interventi di spessore svolti da Giorgio Benvenuto, Graziella Falconi, Letizia Paolozzi, Maurizio Fiasco e più dettagliatamente da Mauro Ottaviano, in occasione della commemorazione, ad un mese dalla scomparsa, dell’on. Franco Ottaviano, sono stati, appunto tracciati precisi obiettivi. “L’attività della Associazione dellarepubblica...

(Maurizio Aversa)
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Piccolo report della giornata in onore dei compagni srilankesi caduti nell'Aprile 1971

Ieri, come militanti comunisti rivoluzionari e internazionalisti, si è partecipato con convinzione anticapitalista alla 53a commemorazione degli Eroi di Aprile, organizzata dalla sezione di Roma del JVP Italia, che ringraziamo per l'ottima preparazione dell'evento politico. Una ricorrenza importante per chi attraversa con convinzione le lotta di classe e antirazziste che si svolgono nell'intera Città di Roma. Il condividere posizioni solidali ed internazionaliste porta ad avere rapporti politici e culturali con chi è attivo nella nostra Roma, per difendere diritti e politiche di classe. Lo...

(Enrico Biso)
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Roma. Martedì 16 aprile commemorazione di Franco Ottaviano al Campidoglio

I suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni, ricorderanno e saluteranno Franco, l’uomo, il dirigente politico, lo scrittore, l’intellettuale, amante della pace e dell’associazionismo L’On. Franco Ottaviano, martedì 16 aprile dalle ore 14,30 alle ore 18,00 sarà commemorato, presso la Sala del Carroccio al Campidoglio in Roma. I suoi familiari, i suoi amici e i suoi compagni, ricorderanno e saluteranno Franco, l’uomo, il dirigente politico, lo scrittore, l’intellettuale, amante della pace e dell’associazionismo. Presumibilmente da varie parti d’Italia, e segnatamente da Roma...

(Maurizio Aversa)
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UK, la sinistra e le prossime elezioni generali

Come bilanciare la necessità di disarcionare i conservatori con il desiderio di promuovere politiche socialiste
n questo pezzo che fa riflettere, Dave Kellaway analizza le sfide che la sinistra britannica deve affrontare mentre la nazione si prepara alle elezioni generali che probabilmente porteranno a un governo laburista. Kellaway esplora il modo in cui la sinistra può navigare in questo panorama politico È iniziata. I media e i politici sono già in piena modalità elezioni generali. Certo, c’è la questione delle elezioni amministrative e dei sindaci di maggio, ma tutti le trattano come una cartina di tornasole per le elezioni parlamentari di ottobre o novembre. Tutti i sondaggi sono fermi da più...

(anticapitalista.org)
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Rimini, 13 Marzo. Assemblea pubblica per difendere: spiagge libere, progetti sociali, lavoratori, fauna e ambiente

Il 16 marzo manifestazione cittadina in Piazza Cavour Tempo di presentazione delle osservazioni al piano spiaggia in scadenza i primi di Aprile 2024. Un piano spiaggia, con obbiettivi distanti da chi frequenta le spiagge libere e lontano, troppo lontano dalle istanze e richieste portate all’Amministrazione comunale di Rimini, anno dopo anno da decenni (con richieste di dotare le spiagge libere di servizi igienici e docce e promozione di un patrimonio collettivo). Certo le spiagge libere già sottodimensionate al 7% e fatte occupare per metà da eventi come beach arena, vengono inserite nella...

(Comitato difesa spiagge libere Provincia di Rimini USI- Usicons sezioni di RIMIN)
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Un altro amico ci ha lasciato

Apprendiamo oggi la notizia della morte improvvisa, il 9 marzo scorso,del dottor Enzo Merler. Uno scienziato, un epidemiologo, un medico che si è sempre battuto per la salute pubblica e, in particolare, dei lavoratori. Lungo la sua vita Enzo Merler è stato anche responsabile del RENAM (il registro dei mesoteliomi, i tipici tumori da amianto) del Veneto e ad una sua segnalazione si deve l’inizio dell’inchiesta che poi sfociò nel maxi processo per l’Eternit di Casale Monferrato. E’ stato consulente della Regione Veneto nella vicenda dell’inquinamento da PFAS (sostanze Poli-e Perfluoroalchiliche,...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio. Sesto San Giovanni)
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Il Mar Mediterraneo si riscalda 3 volte più velocemente rispetto agli oceani

Ma le aree marine protette difendono la fauna ittica dalle ondate di caldo
Le ondate di caldo marino, interessano sempre più i mari del nostro pianeta, sono dovute a un forte innalzamento della temperatura dell’acqua di 4 o 5 gradi che dura per almeno 5 giorni e stanno mettendo mettendo a rischio la fauna ittica e la sopravvivenza di alcune specie. Ma secondo lo studio “Marine protected areas promote stability of reef fish communities under climate warming”, pubblicato su Nature Communications da un team internazionale di ricercatori coordinato da Lisandro Benedetti-Cecchi del dipartimento di biologia dell’università di Pisa, «Le aree marine protette sono...

(greenreport)
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TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE

Nel 1990, centinaia di corpi mummificati furono trovati sepolti in barche in un’inospitale area desertica nella regione autonoma uigura dello Xinijang, nel nord-ovest della Cina. Conosciute come le mummie del bacino del Tarim, ora sono state esaminate geneticamente e gli scienziati hanno ristretto le origini delle misteriose mummie. I risultati sono piuttosto sorprendenti.

I corpi e gli abiti delle mummie sono sorprendentemente intatti nonostante risalgano a 4.000 anni fa e sono stati scoperti nel bacino del Tarim nello Xinjiang. I lineamenti del viso e il colore dei capelli sono visibili, essendo stati naturalmente preservati dall’aria secca del deserto.

Le mummie furono scoperte sepolte in bare a forma di barca ricoperte di pelli di mucca. Accanto a loro c’erano i segni di una società agricola: prodotti alimentari come grano, orzo e formaggio, nonché bestiame come pecore, capre e bovini.

Avevano l’aspetto di stranieri provenienti da una terra straniera perché erano alti, portavano cappelli di feltro di lana e stivaletti di cuoio, e alcuni di loro avevano i capelli biondi. Tuttavia, i genomi di 13 mummie risalenti a 4.000 anni fa, straordinariamente conservati, non erano migranti che portavano la tecnologia dall’Occidente, come si supponeva in precedenza. Uno studio sul DNA delle mummie rivela che si trattava di gente del posto con profonde radici nella zona.

In uno studio pubblicato sul Nature Journal , i ricercatori hanno analizzato i dati genetici raccolti dalle mummie. Risalgono al 2.100-1.700 a.C. e hanno rivelato la provenienza delle persone.

Sembrano essere le reliquie di un’antica popolazione scomparsa in Eurasia dopo l’ultima era glaciale, ancestrale delle popolazioni indigene che vivono oggi in Siberia e nelle Americhe.

In foto una donna dell’età del bronzo mummificata naturalmente, che fu sepolta a Xiaohe nel bacino del Tarim.

Gli individui distanti 400 chilometri l’uno dall’altro, alle estremità opposte del bacino del Tarim, avevano un DNA simile a quello dei fratelli. Anche se le mummie erano gente del posto che non si era sposata con i pastori migranti nelle vicine valli montane, non erano culturalmente isolate. Già 4000 anni fa avevano abbracciato nuove idee e culture: indossavano abiti di lana tessuta, costruivano sistemi di irrigazione, coltivavano grano e miglio non autoctoni, allevavano pecore e capre e mungevano il bestiame per produrre formaggio.

Sebbene lavori precedenti abbiano dimostrato che le mummie vivevano sulle rive di un’oasi nel deserto, non è ancora chiaro il motivo per cui furono sepolte in barche ricoperte di pelli di bestiame con remi in testa – una pratica rara che non si trova da nessun’altra parte nella regione e forse meglio associato ai Vichinghi.

Secondo lo studio, il gruppo era nella zona da qualche tempo e aveva una distinta discendenza locale, che confutava le teorie secondo cui si trattava di pastori della regione meridionale del Mar Nero russo, dell’Asia centrale o dei primi agricoltori dell’altopiano iraniano.

Christina Warinner, autrice dello studio, professoressa di antropologia all’Università di Harvard e leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha dichiarato in una dichiarazione: “Le mummie hanno affascinato a lungo sia gli scienziati che il pubblico sin dalla loro scoperta originale. Oltre ad essere straordinariamente conservati, sono stati ritrovati in un contesto molto insolito e presentano elementi culturali diversi e lontani”.

I ricercatori hanno anche affermato che è possibile che una popolazione sia geneticamente isolata ma anche culturalmente cosmopolita.

Oltre a esaminare i genomi sequenziati dai resti di cinque individui del bacino di Dzungarian più a nord nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina, i ricercatori hanno anche esaminato i dati genetici delle mummie più antiche del bacino del Tarim, che risalgono a un periodo compreso tra 3.700 e 4.100 anni. . Risalenti tra 4.800 e 5.000 anni fa, sono i resti umani più antichi rinvenuti nella regione

L'articolo TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE proviene da Giubbe Rosse News.

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Strage di Rigopiano: la sentenza di appello

Da giorni nevica e la strada che collega l’hotel di Rigopiano al paese di Farindola è bloccata. Nonostante le telefonate di allarme alle autorità, data anche la presenza da settimane di uno sciame sismico, nessuno fa nulla: non si trova alcun mezzo per sgombrare la strada per evacuare le 40 persone presenti – 12 lavoratori e 28 clienti - completamente isolate. Nel pomeriggio del 18 gennaio 2017, dalla montagna sovrastante, si stacca una enorme valanga che investe l’albergo, spostandolo di 10 metri, sfondandone le pareti e seppellendo i presenti; moriranno in 29, tra lavoratori e clienti. Alle...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni)
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M90, l'orso condannato a morte e abbattuto

In questo mondo alla deriva, il sistema capitalistico globalizzato, selvaggio e criminale sta subendo l’ennesima crisi e ha sguinzagliato ancora una volta i signori della guerra per nuove distruzioni, morte, genocidi, povertà e abbrutimento sociale, per poi, come da prassi, ricostruire le città, curare i feriti, riempire nuovamente gli arsenali e sostenere i superstiti, elargendo fondi alle multinazionali del cemento, delle armi, dell’alimentazione e della farmaceutica, pompando così, nuovo ossigeno nei polmoni del capitale. E la storia continua… In questa macelleria umana e ambientale,...

(Pasquale Aiello)
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È USCITO IL NUOVO LIBRO DI DANIELE PERRA: “Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov”

Lev Tolstoj, nel suo racconto I cosacchi, così descrive la prima penetrazione del mondo russo nell’area caucasica: “Molto, molto tempo fa i loro avi, vecchi credenti, scapparono dalla Russia e si stabilirono oltre il Terek, tra i ceceni del Greben’, la prima striscia di montagne boschive della Grande Cecenia. Vivendo tra i ceceni, i cosacchi si mescolarono con loro e si appropriarono delle usanze, del modo di vita e dei gusti dei montanari; ma mantennero anche lì, in tutta la sua bellezza primitiva, la lingua russa e la vecchia fede. La leggenda ancora oggi più viva tra i cosacchi dice che lo zar Ivan il Terribile venne sul Terek, chiamò a sé dal Greben’ i vecchi, regalò loro la terra da questo lato del fiume, lì esorto a vivere in pace e promise di non costringerli né alla sudditanza, né a cambiare la fede. Ancora oggi le stirpi cosacche si considerano dello stesso ceppo dei ceceni e l’amore per la libertà, per l’ozio, per il saccheggio e per la guerra costituisce il tratto principale del loro carattere”.

Tolstoj, come noto, militò nel corpo di spedizione dello Zar in Caucaso, nel corso della guerra pluridecennale che infiammò la regione a metà del XIX secolo ed almeno fino al 1864, anno che convenzionalmente ne segna la fine. Dunque, chi meglio di lui poteva raccontare, arricchendola di espedienti narrativi, l’epopea caucasica della Russia? Tuttavia la sua opera fu in qualche modo l’espressione più tardiva di quello che si potrebbe definire l’“orientalismo russo”, ed anche quella meno incline alla fascinazione immaginifica per l’Oriente che si ritrova, invece, in altri interpreti del calibro di Puškin e Lermontov. Tolstoj, di fatto, racconta la guerra caucasica per quello che sostanzialmente è stata: una guerra sì di espansione (talvolta brutale, a differenza dell’estensione imperiale verso la Siberia) ma con caratteristiche precipuamente russe. E quali sono queste caratteristiche?

Daniele Perra, nella sua opera Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov (edita dalla storica casa editrice parmense Edizioni all’insegna del Veltro, che ha in catalogo diversi testi sull’“altra Europa”), cerca di dare una risposta a questa domanda, partendo dall’affermazione dello storico Andreas Kappeler secondo cui “la trasposizione semplicistica dei concetti di imperialismo e colonialismo nella realtà russa, diffusa soprattutto nella ricerca americana, finisce per occultare molto più di quanto spieghi”. Facendo nostro per un attimo il pensiero di uno dei padri della “scienza” geopolitica, Friedrich Ratzel, si potrebbe addirittura affermare che, avendo seguito una direttrice lineare nello spazio e nel tempo, l’utilizzo della categoria “colonialismo” in rapporto all’espansione russa sia del tutto fuorviante. Questa, in realtà, fu una storia di incontro, scontro, assimilazione, convivenza, vantaggio ed arricchimento reciproco (soprattutto culturale) che ha plasmato in modo determinante l’autocoscienza del gigante eurasiatico, a prescindere dalle pulsioni nazionalistiche (in molti casi eterodirette) che l’hanno ciclicamente minacciato (non esclusa l’esperienza dell’Imamato di Šamil, che, come fa notare Perra, ebbe la sua buona dose di sostegno da parte turca, francese e britannica). Eppure, c’è chi ancora oggi parla di “de-colonization of Russia”, sostenendo la necessità di smantellarla territorialmente per renderla innocua sia sul piano demografico che su quello economico e militare.

Ad onor del vero, parte di questo piano è stato portato a compimento con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, che, come osserva lo stesso Perra, fu “l’erede geopolitica” dell’Impero zarista. A tale proposito, l’ormai veterano della rivista di studi geopolitici “Eurasia” fa notare che, con il crollo del colosso socialista (provocato da spinte sia interne che esterne), la Russia “si ritrovò privata di circa 5,3 milioni di chilometri quadrati di territorio, una superficie superiore a quella dell’intera Unione Europea odierna (4,3 milioni di chilometri quadrati) o dell’India (2,3 milioni di chilometri quadrati). A ciò si aggiunga il fatto che si vide totalmente tagliata fuori da diverse aree di primaria importanza strategica (nel Baltico, nel Caucaso ed in Asia Centrale) e sulle quali con grande difficoltà poteva ristabilire una certa influenza”. Parte della strategia dell’arco di crisi di Brzezinski e soci consisteva proprio nella destabilizzazione dei confini russi, in primo luogo nella fascia meridionale. Prosegue inoltre l’autore: “con la disintegrazione dell’URSS, i diversi anelli che formavano il complesso energetico integrato sovietico finirono per trovarsi al di fuori dei confini della Russia. Mosca, sul finire degli anni ’90, era in una posizione in cui, da un lato, doveva affrontare la crescente concorrenza di ex Repubbliche sovietiche come Turkmenistan, Azerbaigian e Kazakistan (capaci di aumentare in breve tempo la produzioni di idrocarburi grazie a massicci investimenti occidentali) e, dall’altro, doveva affrontare altri Paesi di nuova indipendenza come Ucraina, Bielorussia e Moldavia tutti fortemente indebitati con la Russia per il mancato pagamento di approvvigionamenti energetici”.

È in un tale contesto che si inserisce il conflitto ceceno, che viene esaminato nella seconda parte di questo lavoro (la prima è dedicata più in generale alla storia del Caucaso). Ed è in Cecenia che, nonostante gli errori ed orrori di una “guerra sporca” (e fratricida) ben raccontata dall’autore di Obiettivo Ucraina (Anteo Edizioni 2022), rinasce una Russia capace di opporsi a quello che Perra definisce come un processo di “occidentalizzazione dello spazio” o di “desacralizzazione dello spazio”. Si ha infatti a che fare con un mero consumo di territorio, cultura e vita, che nello specifico caso caucasico è rappresentato dalla perniciosa penetrazione del wahhabismo (“l’Islam americano”), la quale, minando i fondamenti tradizionali dei popoli della regione, ha suscitato l’opposizione anche di molti esponenti del separatismo ceceno della prima ora. In Cecenia, dunque, rinasce la Russia, la quale, mantenendo la sua presenza nel Caucaso ed evitando la parcellizzazione etnico-settaria, attraverso la Cecenia ha saputo ritagliarsi uno spazio di rilievo nel mondo musulmano, del quale essa stessa fa parte.

Il libro di Daniele Perra, approfondendo anche tradizione e aspetti peculiari dell’Islam caucasico, presenta nel dettaglio la storia e la geopolitica di una regione che rimane centrale per comprendere la complessità e le sfumature dell’odierna “guerra mondiale a pezzi”. Di conseguenza, la sua lettura è assolutamente consigliata.

Daniele Perra, Il Caucaso dall’Imam Šamil a Ramzan Kadyrov, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2024, pp. 192, € 24,00.

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CHE SIGNIFICA LA ‘MOSSA’ IRANIANA

Anche se il quadro del conflitto in Medio Oriente si presenta estremamente articolato e complesso, nonché foriero di pericolose escalation, è impossibile non osservare come l’Asse della Resistenza – ed in particolar modo l’Iran ed Hezbollah – abbia sinora mostrato una grande capacità di gestione strategica e tattica del conflitto, calibrando con grande attenzione ogni mossa. Ragion per cui ha destato non poco stupore il molteplice attacco iraniano dell’altro giorno, proprio perché sembra essere una rottura di quella capacità di equilibrio sinora manifestata. Ma è davvero così?

Consideriamo innanzi tutto gli aspetti principali dell’attacco. Ad essere stati colpiti sono obiettivi ostili in Siria (ISIS) ed Iraq (Mossad), due paesi più che amici, e Pakistan (Jaish Ul-Adl), un paese con cui Teheran ha buoni rapporti – in questi giorni, era addirittura programmata una esercitazione navale congiunta.
Di là dal fatto che l’Iraq, e soprattutto il Pakistan, abbiano protestato in modo significativo, cosa peraltro quasi obbligata sotto il profilo politico-diplomatico, resta il fatto che questi attacchi sono stati portati a termine senza che vi fosse un tentativo di reazione; infatti in alcun caso è stato attivato il sistema di difesa anti-missile. Ciò significa che, certamente per quanto riguarda la Siria (e quindi la Russia) ed il Pakistan, i paesi sul cui territorio si trovavano i bersagli sono stati preavvertiti. Per quanto riguarda l’Iraq, il cui governo sicuramente era stato allertato, c’è da aggiungere una ulteriore considerazione: i missili balistici utilizzati hanno compiuto un volo di oltre 1200 km, poiché sono stati volutamente lanciati da una posizione lontana, nel sud dell’Iran, laddove trovandosi il bersaglio nel kurdistan iracheno sarebbe stato assai più semplice colpire a partire dall’omologa regione iraniana.
Questa scelta ha avuto un doppio valore, politico e militare, ovvero dimostrare la capacità iraniana di colpire con grande precisione ed a grande distanza (messaggio rivolto soprattutto ad Israele), ma anche che i sistemi di intercettazione e difesa anti-missile statunitensi, largamente presenti sia in Iraq che in Siria, sono stati colti di sorpresa/bypassati.

Per quanto riguarda l’attacco alla base del Mossad ad Erbil, va aggiunto che (nonostante la regione del kurdistan iracheno sia una enclave largamente autonoma, e fortemente legata sia agli USA che ad Israele) è evidente che ha mostrato anche la capacità di penetrazione dell’intelligence di Teheran.
La questione dell’attacco sul Belucistan pakistano, alla luce della forte reazione di Islamabad, appare più complessa, ma anche qui – oltre alla mancata attivazione delle difese anti-missile – va tenuto conto della particolare natura dello stato pakistano, al cui interno sicuramente agiscono poteri (interni ed esterni) anche assai diversi e conflittuali. Le forze armate, ed i servizi segreti (ISI), sono molto ben collegati con gli Stati Uniti, sin dai tempi della guerriglia anti-sovietica in Afghanistan, ma anche abbastanza permeati da influenza fondamentaliste islamiche, mentre il governo (anche in funzione anti-indiana, storicamente filo russa) ci tiene a mantenere un rapporto privilegiato con Washington. Vale appena la pena di ricordare come, proprio su mandato statunitense, sia stato liquidato il presidente scomodo Imran Khan… È assai probabile, quindi, che alcune delle forze interne non abbiano gradito la mossa iraniana, ed abbiano imposto una reazione adeguata. È di oggi la notizia che il Pakistan ha effettuato una serie di attacchi mirati contro i “nascondigli terroristici” in Iran; specularmente a Teheran, Islamabad ha dichiarato che rispetta la sovranità dell’Iran, e la sua è una azione esclusivamente antiterroristica. Ed anche in questo caso, le difese iraniane non sono state attivate…

Tornando quindi alla questione iniziale, se siamo di fronte o no ad un venir meno della moderazione iraniana, aggiungendo al quadro la rivendicazione dell’attacco a due navi israeliane nell’Oceano Indiano, ma anche l’assenza di mosse dirette contro gli USA, credo si possa affermare che siamo di fronte a qualcos’altro.
L’Iran ha davanti a sé grandi prospettive, derivanti non solo dagli stretti rapporti con la Russia e la Cina, entrambe capofila della spinta al multipolarismo, ma anche dai grandi vantaggi che la sua posizione geografica strategica offre nella prospettiva dei corridoi euroasiatici. Non ha pertanto interesse ad arrivare allo scontro con gli Stati Uniti, e preferisce di gran lunga esercitare – come sta efficacemente facendo – una forte pressione finalizzata ad espellerne le basi militari dalla regione, senza arrivare al conflitto aperto. Ma, al tempo stesso, e proprio nella prospettiva di cui prima, avverte sia la necessità di affermare il proprio ruolo di potenza regionale di primo piano, sia che sono maturate le condizioni interne ed internazionali perché ciò avvenga.
In questo senso, la mossa iraniana va letta come un segnale alle altre potenze regionali – Arabia saudita e Turchia innanzi tutto – nonché allo storico nemico israeliano, perché comincino a misurarsi con l’idea che l’Iran (a più di quarant’anni dalla rivoluzione khomeinista), non solo non è liquidabile né emarginabile, ma è un soggetto geopolitico con cui devono fare i conti, e con cui è meglio cercare una pacifica convivenza piuttosto che inseguire il sogno di rovesciarne il governo. Vedremo chi e come recepirà il messaggio.

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U.S.A.: COA(LI)ZIONE A RIPETERE

L’attacco USA-UK contro lo Yemen mostra ancora una volta come gli Stati Uniti siano irrimediabilmente prigionieri di sé stessi, o meglio ancora dell’immagine di sé che hanno sempre proiettato sul mondo. C’è, in questa mossa assolutamente sciocca, l’ennesimo riverbero della presunzione d’essere il gendarme del mondo, l’ente superiore cui spetta il compito di mantenere il fantomatico “ordine internazionale basato sulle regole” – che poi null’altro è se non un inesistente fantoccio, una copertura che Washington adatta di volta in volta a giustificazione del proprio agire nel proprio esclusivo interesse.
Che queste presunte regole ordinatrici del mondo non siano altro che l’interesse egemonico statunitense, ed in senso più ampio dell’occidente, è cosa chiarissima alla stragrande maggioranza del pianeta, e non certo da oggi, ma una serie di cambiamenti geopolitici intervenuti negli ultimi tempi – uno su tutti, la guerra in Ucraina – hanno mostrato che questo ordine a stelle & strisce è sfidabile, non è più qualcosa cui sia necessario sottomettersi, sia pure obtorto collo.

Questi cambiamenti hanno reso più visibile ciò che si sapeva, a partire dal fatto – appunto – che questo presunto “ordine internazionale basato sulle regole” non solo è una mera invenzione americana, un contenitore vuoto cui di volta in volta gli USA danno il significato che vogliono, ma che è anzi in netto contrasto con l’unico ordine internazionale cui si possa fare legittimamente riferimento, ovvero quello delineato nei trattati internazionali e nella Carta della Nazioni Unite – pur con tutti i suoi limiti. E infatti l’attacco anglo-americano avviene non solo senza alcun mandato dell’ONU, ma in patente violazione delle sue regole.
Ma la illeicità dell’azione militare è, per certi versi, l’aspetto meno rilevante, giacché – come si diceva all’inizio – si tratta di una mossa sciocca, del tutto priva di alcuna efficacia; anzi, capace di sortire esattamente l’effetto opposto a quello dichiarato.
Se, infatti, il blocco imposto dagli Houti sullo stretto di Bab al-Mandeeb, pur relativo esclusivamente alle navi dirette in Israele o ad esso connesse, ha comunque determinato un massiccio spostamento delle rotte commerciali, indipendentemente dalla destinazione, è del tutto evidente che determinare addirittura uno stato di guerra significa amplificare al massimo la minaccia, e spingere ancor di più il traffico marittimo a scegliere rotte alternative.

Del resto, la micro-coalizione messa in piedi da Washington sa perfettamente che, a meno di avventurarsi in una folle invasione terrestre dello Yemen, non è assolutamente in grado di sconfiggere gli Houti, ma solo di infiammare ancor più la regione. E questa impossibilità non deriva semplicemente dal fatto che dietro vi sia la potenza dell’Iran, né tantomeno dalla consapevolezza che gli Houti dispongono di un potentissimo arsenale missilistico, ma dalla semplice constatazione storica: dal 2015, lo Yemen è stato in guerra con i 6 paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, supportati da Marocco, Giordania, Sudan e Pakistan – oltre ovviamente che dagli USA. E questa potente coalizione non è riuscita a piegare il governo yemenita degli Ansarullah, sostenuto da Teheran, ma è quasi arrivata ad esserne sconfitta. Solo la mediazione cinese, che ha posto fine allo storico scontro tra Iran ed Arabia, ha portato poi al cessate il fuoco.
Dunque Washington e Londra sanno benissimo che qualche salva di missili non servirà assolutamente a piegare gli Houti.

Oltretutto, anche a prescindere dal rischio di allargare il conflitto, con contraccolpi potenzialmente devastanti per l’occidente, la piccola squadra navale anglo-americana deve confrontarsi con un problema pratico, ovvero la sua inadeguatezza a sostenere uno scontro prolungato – che è poi il gigantesco problema dell’intero NATOstan. Tutta la struttura dello strumento militare occidentale, infatti, è tarata non soltanto sulle guerre asimmetriche, ma sulla possibilità di risolverle rapidamente, grazie alla potenza soverchiante di un first strike. Quando questa possibilità non sussiste, il sistema entra in crisi.
Innanzi tutto, per restare allo specifico quadrante di guerra, sia la marina statunitense che quella britannica sono abbastanza vecchie, e scontano soprattutto un grandissimo deficit, quello della mancanza di un numero adeguato di navi rifornimento. Anche se gli USA dispongono di numerose basi nell’area medio-orientale, rifornire di munizioni la squadra navale è una operazione complicata; proiettili d’artiglieria e missili dovrebbero essere imbarcati su elicotteri in grado di atterrare su una portaerei, e poi da questa trasferiti alle altre navi. O, semplicemente, ad un certo punto la squadra dovrebbe allontanarsi per rifornirsi in un porto amico.
Tenendo presente che che gli yemeniti potrebbero lanciare ondate di attacchi usando droni da 5.000 $, per abbattere i quali le navi dovrebbero usare missili da 1.000.000 di dollari…

Per quale ragione, quindi, USA e UK hanno portato a termine un attacco pieno di controindicazioni?
Non favorirà la ripresa del traffico marittimo, semmai il contrario.
Non fermerà l’azione yemenita in sostegno della Palestina.
Esporrà le basi statunitensi in M.O., e la stessa flotta, ad un incremento degli attacchi da parte della Resistenza islamica.
Renderà più evidente la strafottenza americana verso le Nazioni Unite e le regole del diritto internazionale.
Alimenterà una possibile escalation del conflitto, col rischio che diventi regionale se non addirittura più vasto.
Sminuirà l’azione dei medesimi Stati Uniti per evitare l’espandersi del conflitto, mostrandone la doppiezza politica (col povero Blinken costretto a sostenere l’inverosimile tesi che bombardare lo Yemen non è una escalation ma il suo contrario…).
La risposta alla domanda è tristemente facile quanto ovvia: coazione a ripetere. Gli USA sono consapevoli di aver perso il loro principale strumento di dominio, la capacità di deterrenza (che si riassume nel poter utilizzare lo strumento bellico soprattutto come minaccia), e cercano disperatamente di ripristinarlo, ripetendo uno schema d’azione consolidato, indifferenti al fatto che i cambiamenti geopolitici l’hanno reso obsoleto ed inefficace.

La coazione a ripetere, il tentativo di ottenere una vittoria rifacendo all’infinito le stesse mosse, non è che un sintomo dell’incapacità dell’impero americano di affrontare i cambiamenti intervenuti nel quadro geopolitico globale. La sua inadeguatezza a comprenderlo ed affrontarlo è causa ed effetto del suo rifiuto di accettare il mutamento. Così come una leadership spaventosamente approssimativa è, allo stesso tempo, il prodotto del declino imperiale e la causa che accelera il declino stesso. Tutto ciò lo rende sempre più inevitabile, ma al tempo stesso moltiplica il rischio che alla fine prevalga la ricerca di un risolutivo Armageddon.

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Chi vuole allargare la guerra in Medio Oriente (e perché)

Per tutta la prima fase del rinnovato conflitto palestinese, a partire dall’attacco della Resistenza del 7 ottobre, la stampa israeliana ha martellato sul pericolo costituito da Hezbollah; del resto, quando Israele tentò di invadere (nuovamente) il Libano, nel 2006, prese una bella batosta proprio dalla milizia sciita, che all’epoca era assai meno potente. Non a caso, oltre 230.000 israeliani sono stati fatti sfollare dal nord del paese, proprio per timore degli attacchi dal Libano, e l’IDF mantiene lì gran parte dei suoi sistemi antimissile Iron Dome.

Il governo israeliano è ben consapevole che un confronto con Hezbollah è potenzialmente devastante, anche perché mobiliterebbe immediatamente, ad un livello ben maggiore dell’attuale, tutte le formazioni dell’Asse della Resistenza; non solo in Libano, ma anche in Iraq, in Yemen ed in Siria. Già ora si ritiene che nel paese dei cedri vi siano alcune migliaia di combattenti iracheni. E chiaramente il supporto americano – che certamente non mancherebbe – non potrebbe andare molto oltre un appoggio aereo-navale: le poche migliaia di militari statunitensi presenti nell’area sono praticamente quasi ovunque circondati da forze ostili.

Di fondo, quindi, per quanto potrebbe piacergli, a Tel Aviv sanno bene che una guerra con Hezbollah avrebbe un costo assai elevato; ma, oltre al desiderio di eliminare quella che considerano una spina nel fianco, l’ambizione maggiore è riuscire a colpire l’Iran, almeno in modo tale da rinviare il più possibile la possibilità di costruire un ordigno nucleare, e di effettuare un first-strike contro Israele. Ma anche l’Iran non è più quello di qualche anno fa, ed un conflitto con Teheran avrebbe costi enormi per Israele. A meno, ovviamente, di trascinarvi dentro anche gli USA. O meglio, il calcolo israeliano prevede comunque di subire grossi danni, ma grazie all’intervento americano – ritiene – il potenziale bellico (nucleare e non) iraniano verrebbe annientato, e quindi il gioco varrebbe la candela.

Il punto è che a Washington non sono affatto dell’idea di farsi coinvolgere in un conflitto del genere, adesso. Intanto, perché paralizzerebbe le rotte commerciali e farebbe salire alle stelle il prezzo del petrolio: Bab el Mandeeb ed Hormuz verrebbero immediatamente chiusi totalmente al traffico marittimo. Poi perché stanno ancora cercando come uscire dal pantano ucraino, e Israele dipende al 100% dai rifornimenti statunitensi. Per non parlare del fatto che in quell’area gli USA hanno moltissime basi militari, che si trasformerebbero in un attimo in altrettanti obiettivi. E non per i razzetti con cui le punzecchiano le milizie irachene, ma con gli ipersonici iraniani. E non solo le basi in Iraq e Siria, ma quelle strategiche a Gibuti ed in Qatar. Gli USA vogliono distruggere il regime degli ayatollah almeno quanto gli israeliani, ma non adesso.

Il problema è che Israele è in un cul-de-sac. La campagna genocida nella Striscia di Gaza ha chiaramente fallito l’obiettivo di provocare un esodo dei palestinesi verso l’Egitto o altrove, non solo perché non se ne vanno, ma anche perché il progetto di una nuova Nakba appare inaccettabile persino ai migliori amici di Israele. La guerra contro la Resistenza poi è un fallimento totale. A quasi tre mesi dal 7 ottobre, l’IDF non è riuscita né a prendere il controllo della Striscia, né a distruggere la rete infrastrutturale di Hamas e degli altri gruppi armati, né tanto meno a liberare anche un solo prigioniero. Al contrario, le perdite – per quanto cerchino di nasconderle – sono elevatissime, sia in termini di uomini che di mezzi. Nei primi tre giorni dell’anno, l’IDF ha ammesso la perdita di oltre 70 militari ed ufficiali. Un disastro, preludio alla sconfitta conclamata.

Da qui, l’urgenza spostare non solo l’attenzione, ma l’intero asse del conflitto. Tutta la banda di fanatici estremisti che governa il paese sa bene di avere i giorni contati, e che la fine della guerra significa anche la loro fine politica; tanto più se dovesse finire appunto con una sconfitta. Uno shock per l’intera Israele, che all’inizio si scaricherebbe proprio sui vertici politici e militari.
Dunque, mentre gli Stati Uniti ritirano dal Mediterraneo orientale la squadra navale guidata dalla portaerei G. Ford, e balbettano alle porte del mar Rosso con la fallimentare ‘missione navale internazionale’, ecco che vengono messi a segno in brevissimo tempo tre attacchi miratissimi (anche e soprattutto in senso politico): un attacco aereo in Siria uccide un alto generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, poi l’uccisione del numero due di Hamas a Beirut, nel cuore di un quartiere controllato da Hezbollah, ed infine il devastante attentato terroristico in Iran (oltre 100 morti) a pochi passi dalla tomba del generale Soleimani e nel giorno dell’anniversario dell’attentato in cui fu ucciso. L’intento di provocare una reazione è smaccatamente evidente, e lo scopo è proprio quello di rilanciare per coprire il fatto che Israele sta perdendo.

Una mossa azzardatissima, che rischia di scatenare un conflitto potenzialmente devastante bel oltre l’ambito regionale, e che darebbe fuoco alle polveri in un’area di interesse strategico mondiale, in cui tra l’altro militari russi e americani si trovano a pochi chilometri gli uni dagli altri (in Siria). Senza dimenticare che, se per gli USA è inimmaginabile lasciar distruggere Israele, per la Russia (ma anche per la Cina) è inaccettabile lasciar distruggere l’Iran; che, non va dimenticato, è non solo un importante partner militare – soprattutto per Mosca – ed un membro dei BRICS+, ma anche uno snodo fondamentale nelle rotte commerciali euroasiatiche che Russia e Cina stanno sviluppando.

Scatenare un conflitto in quell’area, in cui si intrecciano molteplici interessi strategici, sarebbe una vera e propria follia. Ma Israele ha sempre mostrato di essere totalmente disinteressata al resto del mondo, e di considerare solo e soltanto quello che crede il proprio interesse. Per di più, in questa fase lo stato ebraico si trova in una congiuntura particolare, con un governo fanatico ma fragile, con le forze armate che hanno perso in 48 ore l’aura di invincibilità e che annaspano in palese difficoltà, e con un paese stordito e spaventato, che si rifugia nel fanatismo religioso e nel razzismo esasperato come antidoto alla paura.

Siamo insomma ad un passaggio in cui le possibilità di evitare un disastro epocale sono quasi esclusivamente in carico a coloro che consideriamo barbari, autocrati e terroristi, poiché è dalla loro lungimiranza, dalla loro capacità di non cadere nelle gravissime provocazioni, che dipende l’esplosione o meno del conflitto più prossimo ad una guerra mondiale.
Fortunatamente per noi, Khamenei, Nasrallah, Haniyeh, Jibril e gli altri, hanno sinora dimostrato di possedere questa capacità. Resta da vedere sin dove si spingerà Israele, se questo non dovesse bastare, e quanto loro sapranno e potranno non prestare il fianco al nemico.

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IL RITORNO DELLA GUERRA ‘RISOLUTIVA’

La guerra di Corea è probabilmente l’ultima che gli Stati Uniti abbiano combattuto con l’intento strategico e la volontà di vincerla sul campo. Come sappiamo, è finita in un pareggio. Da quel momento in avanti, gli USA – che pure sono certamente il paese più guerrafondaio dell’era moderna – hanno fatto delle forze armate, e quindi della guerra, essenzialmente uno strumento di deterrenza, volto a contenere i nemici comunisti – URSS, Repubblica Popolare Cinese – nella loro espansione politico-ideologica oltre i confini (rispettivamente) dell’est europeo e della Cina continentale.
A partire dalla fine degli anni cinquanta del novecento, gli Stati Uniti non hanno mai preso seriamente in considerazione l’ipotesi di uno scontro diretto con una delle due potenze socialiste; hanno ovviamente ingaggiato un confronto per cercare di raggiungere la supremazia nucleare, ed altrettanto ovviamente hanno elaborato strategie e tattiche in funzione di un ipotetico scontro di tal genere, ma si è trattato di pure ipotesi di scuola. Sul piano concreto, questa possibilità non è mai stata veramente considerata possibile, né tantomeno desiderabile.

Fintanto che è esistita l’Unione Sovietica, questa ha anzi costituito uno dei pilastri su cui si è fondata l’egemonia americana sull’Europa occidentale. Fedele agli accordi spartitori di Yalta, Washington non è mai intervenuta direttamente contro Mosca, anche quando (Berlino ‘53, Budapest ‘56, Praga ‘68) ne avrebbe avuto un ottimo pretesto. E quando il confronto militare c’è stato, si è collocato in periferia, ed è sempre stato indiretto. Vietnam ed Afghanistan docet.
Se guardiamo alla storia dell’espansionismo militare statunitense, ed alla infinita serie di guerre e guerricciole che ha alimentato, dalla seconda metà del secolo scorso in avanti, ci rendiamo però conto di come le vittorie militari, quelle sul campo di battaglia e quelle strategiche, non solo non si sono quasi mai concretizzate, ma probabilmente non erano nemmeno messe in conto.
La grande strategia egemonica americana si è basata sulla deterrenza, piuttosto che sulla vittoria.
Tutti i paesi che, per una ragione o per un’altra, si sono trovati a dover confrontarsi militarmente con gli USA, hanno pagato un prezzo elevatissimo, che ha quasi sempre comportato la devastazione pressoché completa. E quanto più alta e duratura è stata la sfida all’egemone, tanto più è stato duro il prezzo da pagare.

Oltre ai già citati Vietnam ed Afghanistan, ricordiamo l’Iraq, la Siria, la Libia… Tutte guerre che, da un punto di vista strategico, possiamo considerare perdute. Ma che sono costate a quei paesi un prezzo tale che, a distanza di decenni, non ha consentito loro di riprendersi.
Questo è l’assioma su cui si è costruita la strategia imperialista americana: semplicemente, la deterrenza del potere distruttivo.
Nei confronti delle potenze avverse – Russia e Cina – la strategia prevedeva il contenimento (da qui l’enorme rete di basi militari lungo i confini di questi due paesi), nella convinzione che prima o poi sarebbe avvenuta la loro caduta per strangolamento, o che – nella peggiore delle ipotesi – sarebbero rimaste confinate nei propri spazi.
Ragione per cui le forze armate degli Stati Uniti non si sono mai veramente preparate a scontrarsi con le forze armate sovietiche o con quelle cinesi – men che meno con entrambe.

Il conflitto in Ucraina, da questo punto di vista, rappresenta un giro di boa. Gli Stati Uniti, e la loro armata imperiale allargata, la NATO, non si erano mai impegnati in questa misura in un confronto diretto con una delle potenze antagoniste. Non si erano mai impegnati in un conflitto che non fosse marcatamente asimmetrico. Non si erano mai impegnati in una guerra d’attrito prolungata.
E lo hanno fatto senza prima mettersi in condizione di condurre e sostenere un conflitto di tal genere.
Non erano pronti strategicamente (capacità di produzione bellica industriale, riserve di armi e munizioni), non erano pronti al combattimento (sistemi d’arma mai effettivamente testati sul campo, misconoscenza delle capacità del nemico), non erano pronti sotto il profilo dottrinario (strategie e tattiche, strutturazione delle forze armate, sostanzialmente identiche a quelle dei precedenti conflitti asimmetrici).
La battuta d’arresto era inevitabile.

Il conflitto russo-ucraino segna, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, il passaggio ad una fase in cui la deterrenza viene destrutturata, la devastazione si registra nel campo occidentale, e l’inadeguatezza della potenza imperiale si manifesta nella sua piena evidenza.
Questo passaggio, parzialmente oscurato dal difficile scontro politico interno nel paese egemone, richiede pertanto una radicale riconversione complessiva delle politiche imperiali, che deve necessariamente investire sia il piano logistico-strutturale che quello più squisitamente operativo militare. Un processo, questo, che non può chiaramente essere portato a termine in breve tempo, e che quindi apre ad una stagione di interludio, in cui la capacità dello strumento militare non è più in grado di esercitare la propria storica funzione deterrente, e non è ancora in grado di passare ad una in cui la deterrenza viene sostituita dalla capacità di sconfiggere il nemico sul campo.

Il mutamento del quadro geopolitico e strategico complessivo, di cui questa crisi militare statunitense è in parte il prodotto, ma che ne è al tempo stesso causa, finisce pertanto col determinare una estrema instabilità – di cui ciò che accade in Palestina è la manifestazione più evidente – che a sua volta va ad incidere sui tempi e sui modi con cui gli USA cercheranno di rispondere alla crisi.
Ciò che possiamo vedere già adesso, comunque, è la direzione di massima intrapresa. E che potremmo riassumere nel passaggio dalla guerra come deterrenza alla guerra come soluzione.
La prossima guerra Washington la deve vincere, deve sconfiggere il nemico e metterlo in ginocchio. E poiché non sarà un paese debole, ma una delle grandi potenze belliche del pianeta, e quindi tra l’altro dotato di armamenti nucleari tali da distruggere l’America, non sarà per niente facile.
Lo schema, con ogni probabilità, sarà lo stesso della seconda guerra mondiale. Il grosso delle truppe lo dovrà mettere l’Europa, e sarà questo il campo di battaglia.

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LA CATABASI IMPERIALE

Benché sia una delle cose che capitano più di frequente, non bisognerebbe mai dimenticare la lezione di von Clausewitz, la guerra come proseguimento della politica con altri mezzi. Dunque non solo la guerra – ogni guerra – è già di per sé un atto politico, ma i suoi obiettivi, benché si cerchi di conseguirli attraverso lo strumento militare, sono e restano di natura politica. Dunque, una guerra che fallisce i suoi obiettivi politici è una guerra persa, anche se ha prevalso in ogni battaglia.

La guerra ucraina, ad esempio, è cominciata con obiettivi politici ovviamente diversi, per l’una e l’altra parte; ma soprattutto, ad un certo punto ha visto la Russia modificare i suoi, o meglio ancora, l’ha vista modificare la strategia militare attraverso cui conseguirli. Tra questi obiettivi, le conquiste territoriali sono sempre state secondarie, mentre il focus principale è sempre stato sulla smilitarizzazione dell’Ucraina (e la sua denazificazione). Obiettivo che Mosca ha dovuto alfine perseguire attraverso la via più radicale, ovvero la distruzione materiale delle forze armate ucraine. Obiettivo ormai quasi completamente conseguito, ed ottenuto applicando una tattica ed una strategia basata sul logoramento massivo del nemico. Non una blitzkrieg, né una campagna distruttiva devastante, seguita da un’azione conclusiva delle truppe di terra. Entrambe queste strade, a parte ogni altra considerazione, non avrebbero in realtà inferto il colpo duraturo che era invece necessario infliggere. Quindi, per quanto questo procedere abbia un costo più elevato, è stata scelta una via basata sul fattore tempo. Più tempo, più logoramento della forza nemica, maggiori risultati; e soprattutto, di più lunga durata. Mosca ha scommesso ancora una volta sulla propria capacità di sfruttare questo fattore meglio di chiunque altro, ed ha vinto la scommessa.

A ben vedere, ciò che sta accadendo in Palestina è assai simile. Anche se i rapporti di forza appaiono invertiti, rispetto al fronte ucraino, la strategia messa in atto dal Fronte della Resistenza (in senso ampio, non solo quella palestinese) ricalca in qualche modo quella adottata dai russi in Ucraina.
Le forze della Resistenza sanno che il nemico ha bisogno di concludere in fretta, per una serie di motivi che vanno dagli aspetti economici agli equilibri interni ed internazionali. Per questo, l’asse USA-Israele sta mettendo in campo uno sforzo considerevole, cercando di ottenere delle vittorie quantomeno tattiche, che le consentano di accelerare la conclusione del conflitto – o quanto meno di congelarlo temporaneamente per riprendere fiato.
Ovviamente, il problema gigantesco con cui devono confrontarsi gli israelo-americani, ancor prima della Resistenza armata, è la mancanza di obiettivi politici reali, e quindi di una strategia elaborata in funzione di questi. E per reali si intende realisticamente perseguibili, quindi politici in senso proprio, e non certo i sogni messianici con cui li stanno sostituendo. Per tacere poi del fatto che i due poli dell’asse hanno oltretutto interessi ed obiettivi non sovrapponibili, anche se per molti versi coincidenti.

Va tenuto presente che l’operazione della Resistenza è molto più vasta di quanto appaia. Non solo c’è un completo coordinamento tra le formazioni politico-militari della Resistenza palestinese, che hanno una Joint Operations Room (il centro di comando e coordinamento delle varie brigate) operativo su Gaza. Da tempo è presente in Libano un ulteriore centro di coordinamento, in cui sono rappresentate – oltre alle formazioni palestinesi – anche alcune delle milizie irachene e siriane, ed ovviamente Hezbollah. Non ci sono notizie certe sulla presenza anche di Ansarullah (Yemen). In tal modo, tutte le forze della Resistenza possono coordinare le proprie azioni a livello strategico, calibrando la pressione su Israele e sugli USA, ed alternandola tra i vari fronti aperti – Gaza, confine israelo-libanese, mar Rosso…
L’intento è quello di tenere impegnate le forze israeliane in una guerra d’attrito, il cui livello d’intensità varia nel tempo – così da risultare tatticamente imprevedibile – e nello spazio; può acuirsi a Shuja’iya come a Khan Younis, a Metula oppure ad Eilat, sulle alture del Golan o a Kiryat Shmona.
Tutte le formazione che fanno parte del Fronte della Resistenza sono in grado di sviluppare un attacco assai più intenso e massiccio contro il territorio israeliano, ma non è questo l’intento – poiché qualsiasi accelerazione produrrebbe una reazione altrettanto intensa e massiccia; l’obiettivo è invece risparmiare al massimo possibile le proprie forze, e puntare sul logoramento di Tsahal su tempi medio lunghi.

La situazione per le forze israeliane, nonostante i bombardamenti genocidi sulla Striscia di Gaza facciano da cortina fumogena, è di crescente difficoltà. Le perdite, in uomini e mezzi, cominciano a diventare significative, e soprattutto emerge sempre più la difficoltà – da parte dell’IDF – nel gestire tatticamente il confronto. Sul fronte libanese, sono costretti a tenere impegnate una parte significativa delle forze di terra e dell’aviazione; e nonostante abbiano schierate ben 8 delle 12 batterie di Iron Dome (di cui due certamente già distrutte o danneggiate), la minaccia dei missili di Hezbollah è così significativa che gran parte degli insediamenti e delle città vicine al confine sono state evacuate – con i conseguenti danni all’economia, e le crescenti tensioni interne.
Il blocco dello stretto di Bab el-Mandeeb per le navi dirette in Israele, oltre agli attacchi verso Eilat e gli insediamenti vicini, sono praticamente senza difesa, a difficilmente l’operazione navale Prosperity Guardian riuscirà a risolverli, se non a prezzo di mettere seriamente in pericolo le flotte NATO, e rischiare un blocco totale anche sullo Stretto di Hormuz – un disastro per le economie occidentali.

La situazione non è certo migliore nella Striscia di Gaza, dove le truppe israeliane devono confrontarsi con un nemico sfuggente, di cui non riescono a prendere le misure, e che mantiene intatta la capacità non solo di resistere ai tentativi di penetrazione, ma anche di sviluppare offensive tattiche. I periodici lanci di missili verso Ashkelon o Tel Aviv, le sanguinose imboscate contro le unità IDF, il continuo martellamento – a distanza ravvicinata – contro i corazzati israeliani, testimoniano il permanere di una significativa potenza di fuoco, e soprattutto di un inalterato coordinamento tattico.
Le fonti informative israeliane testimoniano che il numero dei morti e dei feriti è tenuto coperto, e viene comunicato solo parzialmente. Il ritiro della Brigata Golani, forse la migliore unità dell’IDF, per via delle perdite subite, così come il mancato conseguimento degli obiettivi tattici dati continuamente per raggiunti (la rete di tunnel sotterranei è chiaramente ancora perfettamente operativa, non è stato scoperto un solo centro comando, un solo deposito di armi, una sola delle fabbriche che producono i missili…), non sono che i più evidenti segni di tale difficoltà.

A più di due mesi dall’inizio dei combattimenti, non solo l’IDF non è ancora penetrato in tutte le aree urbane della Striscia, ma continua ad essere impegnato in scontri a fuoco anche laddove la penetrazione è avvenuta. Nessuno dei prigionieri è stato liberato manu militari – i due soli tentativi sono tragicamente falliti, e l’unico caso di cui avrebbero potuto menar vanto è stato azzerato da una applicazione ottusa delle regole d’ingaggio. Da almeno un paio di settimane viene data per imminente la morte di Yahya Sinwar, che invece continua a sfuggire.
Nonostante tutta la potenza di cui dispone (aviazione, carri armati e corazzati, artiglieria, intelligence elettronica…), Tsahal non riesce a prevalere.
Persino la guerra della comunicazione vede chiaramente in vantaggio le forze della Resistenza, che documentano inequivocabilmente in video gli attacchi portati contro le forze israeliane, mentre queste inanellano figure barbine una dopo l’altra, mostrando filmati propagandistici per di più malamente costruiti su veri e propri set.

Esattamente come in Ucraina, quindi, anche in Palestina le forze che combattono contro l’imperialismo USA-NATO mettono in campo una strategia di logoramento delle forze avversarie, ed in entrambe i casi puntano sul fattore tempo per mettere in difficoltà il nemico. Che, oltretutto, si trova oggi ad essere impegnato su due fronti, con le difficoltà dell’uno che si riverberano sull’altro, mentre i suoi avversari agiscono separatamente.
A riprova che la geografia è ineludibile, e che la politica non può prescinderne. Ed oggi la situazione globale è che i tradizionali strumenti del dominio imperiale anglo-americano, la potenza talassocratica e la proiezione a grande distanza, hanno fatto il loro tempo e risultano inadeguati. L’impero è costretto a combattere guerre assai problematiche ed impegnative, su fronti diversi; e sia la potenza navale, che quella derivante dalla più estesa rete di basi militari della storia, rischiano di risolversi in un problema più che in un atout. Per la semplice ragione che i nemici non sono più così deboli da poter essere rapidamente schiacciati (ma anzi possono a loro volta colpire), e che sanno scegliere le strategie e le tattiche più efficaci per combattere.

L’impero ha perso la sua arma più potente, la capacità di deterrenza. E, costretto ad usare la forza in tempi e modi che non gli sono congeniali, arretra. I suoi nemici, invece, lo sfidano, non arretrano più dinanzi alla minaccia. Ingaggiano il combattimento, ne impongono i tempi ed i modi. E per vincere, gli basta resistere un minuto in più.

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LA GUERRA PERDUTA

Quella che si sta combattendo in Medio Oriente, e che per via del delirio che si è impossessato delle classi dirigenti occidentali potrebbe ancora sfociare in una terribile guerra regionale-mondiale, è qualcosa che le leadership sioniste israeliane rifiutano di riconoscere come tale, e con loro l’intero occidente, che alla loro narrativa si abbevera.
Quello che Israele non sa né vuole capire, anzitutto perché ha una classe dirigente assolutamente mediocre, un mix di bigotti fanatici e grassi squali della politica, è che spezzettare la Storia, frammentarla in segmenti separati secondo il proprio comodo, non solo non serve realmente a frantumarla, ma impedisce di coglierne il senso, la direzione; misconoscere il passato inibisce la capacità di comprendere il futuro, di averne una visione.

Sin dalla fondazione dello stato di Israele – che, non va dimenticato, è uno specifico progetto del sionismo – la popolazione autoctona palestinese è sempre stata considerata esclusivamente come un problema [1], negandone in nuce l’umanità. Un problema perché possedeva la terra che loro bramavano, perché era troppo numerosa, perché non chinava abbastanza la testa. Da lì a considerarli apertamente animali il passo è stato più breve di quanto si creda.
Salvo rare, quanto lodevoli ma inascoltate eccezioni, le leadership israeliane sono sempre state vittime di questa distorsione prospettica, che li ha poi portate – appunto – ad una lettura della propria storia nazionale in cui gli arabi sono soltanto un ostacolo, bestie feroci che rendono difficile stabilire la pace nella terra promessa. Questa incapacità di guardare la storia anche dalla parte palestinese, ha fatto sì che non vedessero la Storia, ma solo una serie di incresciosi contrattempi.

Per Israele, il 7 ottobre 2023 è solo l’ultimo – questi maledetti animali, che non accettano la soma e invece di lavorare per noi ci aggrediscono! – e nella sua visione monca ad esso non può che seguire una punizione esemplare. Magari anche risolutiva.
Israele pensa ora di poter completare il lavoro iniziato nel 1948, e poi portato avanti nel 1967. Per ristabilire l’ordine naturale delle cose.
Per questo non riesce a comprendere due cose fondamentali: quella che si sta combattendo è una guerra di liberazione (come quella algerina, come quella indocinese, come quella sudafricana…), e quel 7 ottobre è la data che segna la svolta, dopo la quale nulla sarà mai più come prima.
Non importa quante bestie feroci uccidi, se dimentichi che sono fiere.

Le potenze coloniali diventano feroci, quando il loro dominio viene messo in discussione. Ed i popoli che si vogliono liberare pagano sempre un prezzo enorme. Gli algerini ebbero 2 milioni di morti, quasi un quinto della popolazione. I vietnamiti 3 milioni di morti. Ma alla fine i francesi dovettero andarsene.
Il dominio coloniale finisce quando la potenza dominante paga un prezzo che non riesce più a sostenere. Ed è questa la differenza. Per i dominanti, il prezzo massimo accettabile è molto basso, ma per i dominati, che lottano per la propria libertà e per quella delle generazioni future, sarà sempre molto più alto.
Liquidare la Resistenza palestinese come una questione di terrorismo – dimenticando tra l’altro di aver fondato Israele facendo larghissimo ricorso a questa pratica… – è ciò che impedirà agli israeliani di capire la Storia di cui fanno parte. E quindi di affrontarla.

Come diceva il non compianto Henry Kissinger, a proposito della guerra del Vietnam, “abbiamo combattuto una guerra militare; i nostri avversari ne hanno combattuto una politica. Abbiamo cercato il logoramento fisico; i nostri avversari miravano al nostro esaurimento psicologico. In questo modo abbiamo perso di vista una delle massime cardinali della guerra partigiana: la guerriglia vince se non perde. L’esercito convenzionale perde se non vince.” E l’IDF, non sta affatto vincendo. Non può vincere. La Resistenza non ha bisogno di infliggere al nemico una sconfitta militare tale che, in sé, ne determini il crollo. Non ha bisogno di vincerlo strategicamente sul campo di battaglia. È sufficiente che riesca a mantenere nel tempo la sua capacità di combattimento, che riesca ad infliggere delle sconfitte tattiche.
L’operazione al-Aqsa flood è l’equivalente palestinese di Dien Bien-Phu per i vietminh, dell’offensiva del Tet per i vietcong.

L’approccio storico-culturale con cui Israele affronta il conflitto, ancor prima che quello strategico e tattico, è il limite insormontabile per Tel Aviv. Ed è la causa da cui derivano gli errori che sta commettendo nella guerra. Non capisce che affrontare le formazioni della Resistenza come se fossero delle gang criminali non la porterà da nessuna parte. Non capisce che imporre domani l’amministrazione militare a Gaza è un enorme favore ad Hamas, che sarà sgravata dall’onere del governo e potrà concentrarsi nella lotta. Non capisce che l’ondata di attacchi militari in Cisgiordania, e l’ulteriore delegittimazione dell’ANP (che è il governo dei suoi ascari), sono un assist per Hamas, che vuole più di ogni cosa riunificare i fronti di Resistenza. Non capisce che minacciare continuamente i suoi vicini non farà che spingerli a saltarle addosso al primo momento di debolezza.
Non capisce che non è più il 1967 né il 1973, e che il suo nemico non sono gli eserciti giordano, siriano ed egiziano, ma un fronte di guerriglia esteso, capace di mettere in campo almeno altrettanti uomini di quanti ne può mobilitare Israele.

L’illusione di potenza, il disconoscimento dei cambiamenti che intervengono nel mondo intorno a noi, sono costante causa di sanguinose avventure. Paradigmatica, sotto questo profilo, è la storia dell’avventura ucraina. Benché sia stata lungamente studiata e preparata, si è – prevedibilmente, verrebbe da dire – risolta in un disastro. È vero che ha troncato, almeno per qualche decennio a venire, i proficui rapporti tra Europa e Russia, ma non solo non ha affatto indebolito quest’ultima, ma ne ha addirittura determinato il rafforzamento – e più in generale, proprio in termini geopolitici, ha prodotto la saldatura politica, economica e militare tra i principali nemici annoverati dagli USA: la Russia, la Cina, l’Iran e la Corea del Nord.
Una delle tante connessioni esistenti [2], infatti, tra la guerra in Ucraina e quella in Palestina, è che entrambe sono state affrontate dalle potenze occidentali con la convinzione di poterle quantomeno gestire, se non vincerle. E che invece hanno entrambe segnato un giro di boa, quel punto della Storia oltre il quale tutto cambia, per sempre.

Oltretutto, ed anche questo sembra incredibilmente sfuggire alla leadership israeliana, la strategia politico-militare adottata per fronteggiare la crisi innescata dall’attacco del 7 ottobre, rischia seriamente di minare alle fondamenta l’esistenza stessa dello stato di Israele in quanto stato ebraico.
Aver scelto infatti la via genocidaria, come strumento presuntamente risolutivo sia del terrorismo palestinese che della minaccia demografica araba, significa al tempo stesso aver portato all’estremo possibile la strategia millenaristica del sionismo. Al di là dell’ecatombe nucleare – che travolgerebbe Israele quanto e più che i suoi nemici – non c’è più un oltre possibile: il genocidio è il limite estremo raggiungibile. E quando si rivelerà inefficace (e ancora una volta, nessuno meglio degli ebrei dovrebbe sapere che non può essere diversamente), metterà in crisi l’idea fondativa di Israele, la sua ideologia nazionale.

Il sogno di una patria esclusiva, degli ebrei e solo per gli ebrei, così come l’illusione perpetrata per ottant’anni che tale sogno fosse effettivamente realizzabile, crollerà. Quando la società israeliana avrà sedimentato nella propria coscienza l’impossibilità materiale, concreta, di realizzarlo – perché i palestinesi non si arrenderanno mai, non smetteranno mai di essere di più, non accetteranno mai di vivere come bestie – allora tutto cambierà anche lì. Certo, non domani. Ci vorranno forse dieci anni (e saranno anni sanguinosi e dolorosi), ma sul medio periodo questo significherà la morte politica del progetto sionista. La liberazione della Palestina libererà dalle sue ossessioni anche Israele. La sua guerra è perduta.


1 – La parola d’ordine su cui il sionismo costruì dapprima l’idea, e poi lo stato israeliano, era la famosa doppia menzogna “una terra senza popolo per un popolo senza terra”. Doppia perché quella terra era abitata dal popolo di Palestina da migliaia di anni, e perché – molto semplicemente – gli ebrei non sono un popolo, ma semplicemente i seguaci di una religione. E seppure questa religione è assai esclusiva (gli ebrei non fanno proselitismo, si è tali per nascita), resta il fatto che i suoi adepti si sono sparsi per il mondo da oltre duemila anni, durante i quali l’etnicità semitica si è sicuramente annacquata assai più di quanto non sia accaduto agli arabi palestinesi – che sono a loro volta semiti. Non a caso, gran parte degli attuali leader israeliani sono polacchi, russi, rumeni… E tra gli ebrei che vivono in Israele ci sono ben due comunità per nulla semitiche, quella dei falascià (ebrei di origine etiope) e quella degli ebrei di origine indiana.
2 – Su questo aspetto di entrambe i conflitti, cfr. “Due guerre”, Giubbe Rosse News e “Info-warfare: la ‘terza guerra’”, Giubbe Rosse News

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cop28: AC-COP-PIAMOLI!

Il tavolo di questo mondo va fatto saltare. Perchè è pieno di bari. Solo e tutti bari. Che nascondono i propri affari dietro promesse false o millenaristiche. AC-COP-PIAMOLI! Gli stessi inquinatori seriali di ogni angolo del pianeta, che con le loro guerre seminano morte, distruzione e aria irrespirabile, prendono “impegni” parolai, rimandandone la verifica al 2050...... Sono solo degli assassini chiacchieroni. Funambolismi verbali sulla “fine dei combustibili fossili” a coprire l'epoca dei petrolieri, delle atomiche e del riarmo generalizzato. Questi “signori”, per difendere...

(SOCIETA' INCIVILE)
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Cop 28: la fiera delle falsità!

Aperta dal sultano Ahmed al Jaber, il capo dell’industria petrolifera degli Emirati Arabi Uniti – uno di quei paesi dove si macellano e si fanno sparire gli oppositori scomodi, e dove soprattutto si macellano i corpi e le vite di milioni di immigrati e immigrate pakistani, indiani, bengalesi – si è tenuta la ventottesima conferenza sul clima. Mettere in mano la Presidenza di Cop 28 all’amministratore delegato della Abu Dhabi National Oil Corporation è il colmo dell’ipocrisia, ma non deve meravigliare più di tanto chi ha capito cos’è il capitalismo: l’A.D.N.O.C. estrae oltre 4...

(Il pungolo rosso)
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«Edgardo Ghizzoni», undicesimo racconto in musica estratto da Veglione Rosso

Edgardo Ghizzoni morì nell’agosto del 1929, otto anni e mezzo dopo il Veglione Rosso che costò la vita ai primi due correggesi uccisi dai fascisti, Mario Gasparini e Agostino Zaccarelli. E’ l’undicesimo della serie: più di un omicidio all’anno, in media, per una cittadina di provincia che allora contava poco meno di ventimila abitanti.

Di lui sappiamo pochissimo: operaio, pittore, affascinato dalle idee di Antonio Gramsci, ce lo immaginiamo tra coloro che cercavano di proporre un’arte proletaria del tutto alternativa a quella borghese.

Come sempre, riportiamo qui sotto la scheda biografica preparata in occasione della mostra di Casa del Popolo Spartaco: «1920/2020. In ricordo dei primi martiri antifascisti correggesi».

Edgardo Ghizzoni (1905 – 1929), nato a Budrio di Correggio, operaio di professione, fu anche pittore e realizzò un ritratto a olio di Agostino Zaccarelli, regalato a Vittorio Saltini e gelosamente conservato. Faceva parte di quella gioventù socialista orientata alla corrente gramsciana de L’Ordine Nuovo e come altri militanti fu vittima di bastonature, di cui una particolarmente violenta al capo e alla schiena, nel periodo 1921–1922. Decise allora di intraprendere la strada dell’emigrazione, come fecero anche altri suoi compagni, trasferendosi a Milano.
Di salute ormai irrimediabilmente compromessa, morì di tubercolosi, contratta in seguito alle percosse, il 13 agosto 1929.

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Cambiamenti climatici: in Italia 54 Comuni ad elevato tasso di erosione costiera

ISPRA pubblica lo stato attuale della linea di costa nazionale a livello comunale con dati aggiornati Tra i 644 comuni costieri italiani, il “Portale delle Coste” dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha individuato quelli che presentano alti tassi di erosione e sottolinea che «sono 54 quelli che ad oggi hanno visto arretrare il loro tratto di costa di più del 50% dell’intero tratto di competenza; sono 22 i comuni che presentano un superamento compreso tra il 50% e il 60% della costa; sono 16 quelli tra 60% e 70%, 8 tra 70% e 80% e 7 tra 80% e 90%»....

(greenreport)
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Cosa possiamo imparare dall’agricoltura tradizionale per la lotta alla crisi climatica

Agnoletti (Unifi): «L’agricoltura intensiva non è riuscita a risolvere il problema della fame nel mondo, con 800 milioni di persone che tuttora ne soffrono» Nell’auditorium di Sant’Apollonia a Firenze si è svolta la giornata di studi Tradizione per la transizione: l’agricoltura della resilienza, cui hanno partecipato rappresentanti di Fao, Unesco, Università, Governo e Regione Toscana. A pochi giorni dall’alluvione che ha devastato la Toscana centrale, il focus della giornata è stato sul ruolo che può esercitare l’agricoltura tradizionale nella lotta alla crisi climatica in...

(greenreport)
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«Furio Rabitti», decimo racconto tratto da Veglione Rosso

Furio Rabitti aderì prima al circolo socialista poi alla federazione giovanile del neonato Partito comunista d’Italia, come fece la quasi totalità della gioventù socialista di Correggio. Veniva spesso arrestato e anche percosso, in occasione di movimenti di alti gerarchi o di feste socialiste.

Insieme al fratello Ivanoe e al più piccolo Parsifal, che faceva il garzone, aveva aperto un salone di barbiere nel 1923. Duramente bastonato dai fascisti nel 1925, contrasse, in con- seguenza delle gravi lesioni, una nefrite, che lo portò alla morte, a Correggio, il 25 novembre 1930, a ventisei anni di età.

La composizione è di Stefano Pilia, che la esegue per chitarra sola. La voce e il testo sono di Wu Ming 2.

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Ancora un appello agli ambientalisti

Palestina, Ucraina e guerre del capitale all'ambiente Noi insistiamo nel riproporre a voi, ai militanti di Fridays for Future, a quanti si sono impegnati in difesa dell’ambiente a tornare in piazza unendo le vostre istanze, i vostri temi a quelli dell’opposizione militante alla guerra. Chiediamo ancora di ritornare nelle piazze globali contro i governi, stati e multinazionali della guerra e della devastazione ambientale. La lotta per la difesa dell’ambiente deve essere parte integrante delle lotte dei proletari, delle lotte delle donne per i loro diritti di autodeterminazione. Non si tratta...

(pasquale cordua)
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Legambiente Carrara si schiera contro la “privatizzazione” dei sentieri sulle Apuane

«Chiudere tutte le cave che ricadono entro il Parco delle Apuane. Un Parco non può dirsi tale quando è fatto continuo oggetto di devastazione legalizzata» Da greenreport Intendiamo innanzitutto esprimere la nostra solidarietà e il nostro grazie ad Athamanta che, con la sua iniziativa di domenica scorsa lungo il sentiero 174, nell’area interessata dalla cava Castelbaito ai piedi del Borla, ha voluto denunciare lo scempio delle Apuane e la “privatizzazione” da parte della Walton, con il servile ausilio del Comune di Fivizzano, di un bene comune come le nostre montagne. Vogliamo inoltre...

(Legambiente Carrara)
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«Pico Mariani», nono racconto tratto da Veglione Rosso

Quando ascoltiamo la storia di una persona uccisa dai fascisti, ci aspettiamo sempre un epilogo violento. Invece, anche le bastonate e le torture possono essere letali a distanza di tempo, come una fibra d’amianto.

Pico Mariani morì a Parigi, nel 1926, e il suo nome non starebbe in Veglione rosso, se attorno a lui non ci fosse stata una vasta comunità di esuli correggesi, gente che se lo ricordava malato ancor prima di emigrare. Anzi: che se lo ricordava emigrante proprio perché malato, rotto nel fisico dagli attacchi squadristi, e costretto a scegliere tra la fuga all’estero e la certezza di una nuova, fatale aggressione.

Purtroppo, quelle che aveva già subito si rivelarono sufficienti, lontano da casa, dopo mesi di sofferenze.

Nell’audioracconto che gli abbiamo dedicato, la musica è composta da Antonio Macaretti, che la suona con la sua fisarmonica insieme a Stefano Pilia (chitarra) e Mattia Cipolli (violoncello). I testi e la voce sono di Wu Ming 2.

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GRETA THUNBERG E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Dal n. 128 di "Alternativa di Classe" Praticamente tutto cominciò il 20 Agosto 2018, esattamente solo 5 anni fa, quando una ragazzina di quindici anni, Greta Thunberg, si sedette su un marciapiede davanti al Parlamento di Stoccolma con una scritta: "Sciopero scolastico per il clima". Da quel giorno Greta non andò più a scuola fino alle elezioni legislative del 9 Settembre 2018 in Svezia, in segno di protesta contro il cambiamento climatico. La decisione di scioperare era stata presa dopo che forti ondate di calore avevano colpito la Svezia, favorendo anche diversi incendi...

(Alternativa di Classe)
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Nessuna tregua per gli oranghi

Il bracconaggio di oranghi continua in Indonesia, Malaysia e Thailandia, Pesantemente coinvolti nel traffico Kuwait, Russia e Corea del Sud
Il 19 agosto si è celebrato il World Orangutan Day ma, nonostante la loro intelligenza e somiglianza sia così riconosciuta da sempre che il loro nome significa “Persona della foresta”, per gli oranghi c’è ben poco da festeggiare: il futuro di questi grandi primati – gli unici dell’Asia – è minacciato dalla deforestazione e dal bracconaggio e Traffic denuncia che vengono ancora catturati e venduti nel mercato illegale di animali domestici. Da gennaio a luglio, almeno 161 esemplari vivi sono stati sequestrati in Indonesia, Malaysia e Thailandia. Idati di Traffic mostrano i dati...

(greenreport)
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Il Sin di Piombino tra bonifiche ferme al palo e cittadini ignari

Serve un osservatorio capace di seguire tutte le procedure e le relative attività
Le popolazioni residenti spesso vivono dimentiche dell’enorme fattore di rischio cui sono giornalmente esposte Da greenreport Sento parlare del Sin di Piombino rare volte, e sempre nelle situazioni critiche per la città che nel suo perimetro lo contiene. L’ex polo siderurgico toscano, in passato tra i più importanti del Paese, da tempo riveste lo status di Sin: un acronimo gentile adoperato dalla burocrazia romana per ingentilire i territori inquinati – Siti di interesse nazionale –, devastati e modificati pesantemente in cui operavano con scarsa attenzione per la tutela ambientale...

(Aurelio Caligiore)
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«Ernesto Monselici», ottavo racconto in musica estratto da Veglione rosso

Ernesto Monselici era di idee socialiste, alle quali credeva senza fare mistero di condividere la linea del PSI. Solo nel 1924 aderì al Partito Comunista d’Italia. Mutilato di guerra, trascorreva parte del suo tempo a discutere con i compagni alla cooperativa di consumo di Budrio, frazione di Correggio. Quando nel giugno del 1922 le squadracce devastarono e incendiarono l’edificio, Ernesto fu violentemente bastonato. Caduto a terra, venne soccorso dai compagni e portato in casa di conoscenti. Nell’aprile 1924, mentre transitava per la pubblica via nel suo paese, venne fermato da sei giovani fascisti e nuovamente percosso con colpi di bastone al capo e alle spalle, assieme al compagno Alderigio Veroni.
In seguito alle percosse ricevute venne ricoverato all’ospedale di Modena con la diagnosi «forte uricemia». Lì si spense nel luglio dello stesso anno.

Finora sei brani, degli otto che abbiamo pubblicato, sono stati prodotti a partire dalle registrazioni dei singoli strumenti e della voce, miscelate insieme. Uno (“Antonio Pellicciari”) è il live del concerto di presentazione a Correggio. Questo invece è un live da camera, registrato in presa diretta, a tracce separate, in una sede (inufficiale) della Wu Ming Foundation. Al violoncello: Mattia Cipolli, che ha scritto anche la musica. Testo e voce sono di Wu Ming 2.

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negazionisti DOC

Il Rapporto Censis sulla comunicazione in Italia ha un capitolo intitolato “Disinformazione e fake news in Italia”. I dati non sono confortanti per chi è impegnato a combattere il riscaldamento climatico e soprattutto la sua causa principale che, per noi, è il modo di produzione capitalistico. Il 34,7% degli italiani – secondo il Rapporto – è convinto che ci sia allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico ed il 25,5% ritiene che l’alluvione in Romagna sia la risposta più efficace a quanti parlano della progressiva desertificazione. I negazionisti “assoluti” sono il 16,2% con...

(Pasquale Cordua)
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«Angelo Mariani», settimo racconto in musica estratto da Veglione rosso

I fratelli Angelo e Pico Mariani, antifascisti come Carlo e Nello Rosselli, a differenza di loro non vennero uccisi insieme, nello stesso momento e luogo. Entrambi perseguitati fin da ragazzi, nei medesimi anni, furono però colpiti a morte in tempi diversi.

Angelo, il maggiore, fu il primo. In questo racconto musicale, il settimo di Veglione rosso, a esporre la sua vicenda è un narratore collettivo, interpretato dalla voce di Wu Ming 2 – mentre tutti i musicisti coinvolti in questo progetto suonano un brano composto per l’occasione da Mattia Cipolli.

Di umili origini, Angelo Mariani (1901 – 1924) cresce nella frazione di Budrio. Trasferitosi a Correggio con la famiglia in cerca di lavoro, si avvicina alla figura di Agostino Zaccarelli che per lui diventa un mentore, tanto che Angelo fu fra i quarantanove (su cinquanta giovani socialisti

totali) che seguirono Zaccarelli nella scissione del 1921 e fondarono la Federazione Giovanile Comunista Italiana di Correggio.

Angelo legge molto e compone poesie dialettali che raccontano il suo ambiente nativo di operai e braccianti. Nel 1922 viene preso di mira e per più volte bastonato dai fascisti. A causa delle percosse inizia ad avere problemi polmonari, contraendo la tubercolosi.

Alla fine del 1923, viene nuovamente picchiato e portato alla sede del Fascio dove gli viene imposto di bere un bicchiere di olio motore. A causa della salute già cagionevole per via della malattia e dello scompenso fisico causato dall’avvelenamento da olio, Angelo viene ricoverato all’ospedale di Correggio dove trova la morte pochi giorni dopo.

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Ufologi in treno di notte, brano tratto da Radio Ufo 78

Brano tratto dalla suite Radio Ufo 78, di Wu Ming 1 e Bhutan Clan, eseguita dal vivo a S. Giovanni in Marignano (RN) la sera del 9 luglio 2023.

Radio Ufo 78 è uno spettacolo nato dall'ibridazione tra il nostro Ufo 78 e i romanzi Tutta quella brava gente e La parola amore uccide dei colleghi Jadel Andreetto – anch'egli sul palco in quanto vocalist e bassista del BC – e Guglielmo Pispisa.

Prodotto dal laboratorio Melologos, c/o Nassau, via de' Griffoni 5/2.

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A qualcuno piace caldo e nega l'evidenza. Ma le bugie hanno le gambe corte...

Che fare? Segui il denaro...
Anche di fronte alle catastrofi più devastanti, c’è sempre qualche bello spirito che nega l’evidenza. Non è una novità. In Italia abbiamo una rilevante esperienza (vedi, per es., il 25 luglio 1943). Altrettanto sta avvenendo oggi, rispetto all’ondata di calore che ha colpito l’Italia (e non solo). La causa risiede nei dissennati sviluppi del modo di produzione capitalistico. Non c’è dubbio (capitalism is dead...). Una constatazione che però lascia il tempo che trova. Ma fino a un certo punto. Veniamo a sapere che Oil&Gas (ovvero il settore petrolifero) ha investito un...

(Dino Erba)
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Ufo 78 a Rivalta di Torino, presentazione ad alta densità ufologica e punk

Il 29 giugno 2023 Wu Ming 1 – introdotto da Paolo Fiorino del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici) e in dialogo con Filo Sottile – ha presentato Ufo 78 a Rivalta (TO), nello spazio "Libri tra i fiori". Un appuntamento della rassegna «Serre d'estate». La discussione è stata molto ricca di spunti letterari, musicali, storici, sociologici, ufologici. Si è parlato di eroina, riflusso, anni Settanta e Ottanta, concerti, negozi di dischi. Ci si è chiesto: cos'hanno in comune gli avvistamenti di UFO e il formarsi di gruppi punk in luoghi "improbabili" della provincia italiana? Si sono citate diverse canzoni, tra cui Pordenone UFO Attack dei Gaznevada e Non puo sopprimere il mio conflitto [sic] dei giapponesi Isterismo. Buon ascolto.

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«Se vi va bene bene se no seghe» a Condove, epicentro di lotta antimilitarista

Valerio Minnella incontrò Achille Croce e altri militanti nonviolenti valsusini alla marcia Milano-Vicenza del 1970. Parlandoci, fu molto colpito dalla loro determinazione e dal fatto che fossero vegetariani. Poco dopo, infatti, lo diventò anche lui.

Negli anni successivi, quelli della lotta per l’obiezione di coscienza, Valerio ebbe molti rapporti con Torino, dove l'11 marzo 1972 bruciò la cartolina-precetto e si fece arrestare. Alberto Perino – allora esponente del Gruppo Valsusino di Azione Nonviolenta, nel nuovo secolo uno dei nomi più noti del movimento No Tav – esibì il celebre cartello «HO FATTO IL MILITARE E ME NE VERGOGNO» proprio a un corteo in solidarietà ad alcuni obiettori incarcerati, tra i quali Valerio. Quel cartello gli valse una denuncia e un processo per vilipendio alle forze armate.

Quando è venuta l’idea di presentare il libro in valle, ovviamente Condove è il primo posto che ci è venuto in mente. A Condove c'erano Achille Croce, don Giuseppe Viglongo, il GVAN e il giornale «Dialogo in valle». Fu uno degli epicentri della stessa lotta che anche Valerio portò avanti, e fu importante per la sua formazione.

La sera del 30 giugno, nella sala della biblioteca comunale Margherita Hack, abbiamo chiuso un cerchio, rendendo omaggio a tutti i suddetti. C'eravamo tutt'e tre: Valerio, WM1 e Filo. Dopo i saluti del sindaco Jacopo Suppo, abbiamo dialogato fittamente con Maurizio Piccione. Sono poi intervenuti Andrea Galli, presidente del Valsusa FilmFest, e lo stesso Alberto Perino. Buon ascolto.

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Jimmy all’Hallogallo (brano tratto da Radio Ufo 78) Share Flag audioJimmy all’Hallogallo (brano tratto da Radio Ufo 78) Share Flag audioJimmy all’Hallogallo (brano tratto da Radio Ufo 78) Share Flag audioJimmy all’Hallogallo (brano tratto da Radio Ufo 78)

Lo spettacolo Radio Ufo 78 è prodotto dal laboratorio Melologos ed eseguito da Wu Ming 1 & Bhutan Clan. Per sapere di che si tratta, ecco qui la scheda artistica.

La prova generale l’abbiamo fatta in pubblico il 5 maggio scorso, allo spazio Stria di Padova.

Radio Ufo 78 è un’unica suite senza interruzioni tra un brano e l’altro, perciò abbiamo chiesto di applaudire solo alla fine. Non eravamo a organico completo: per cause di forza maggiore mancava Jadel Andreetto, quindi avevamo un solo basso e una sola voce. Ad ogni modo, tutto è andato bene.

Ecco un momento del flusso di quella sera, registrato con un fonografo da Thomas Alva Edison, buonanima (si fa per dire). Qualità da bootleg, ma a chi non ha ancora sentito niente dà una prima idea.

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«Antonio Bellelli». Sesto racconto in musica estratto da «Veglione rosso»

Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.

Di fede prampoliniana, Antonio Bellelli fu l’anima del movimento socialista operaio correggese.
Fu consigliere comunale in quattro occasioni: nel 1899, 1902, 1905 e 1920. Presidente della prima cooperativa di consumo di Fosdondo, membro del Consiglio generale della Camera del lavoro di Reggio Emilia, fu anche delegato ai congressi nazionali del PSI, nel 1904, 1911 e 1913. Nel '21 aderì alla sottoscrizione in favore del popolo russo per sostenere economicamente il primo Paese fondato sui Soviet.

Nella sede del Fascio di Fosdondo, fu costretto dai fascisti a bere un bicchiere di olio, probabilmente di ricino ma non è escluso che si trattasse di olio motore, in quanto questo di solito era il trattamento riservato agli antifascisti più pericolosi. In seguito a tale episodio la sua salute fu irrimediabilmente compromessa. Ricoverato all’ospedale di Correggio per peritonite, vi morì all’età di cinquantacinque anni, il 16 luglio 1923. Poche ore prima di morire, Bellelli disse al parroco don Pivetti, che andò a fargli visita: «Come uomo la visita la accetto, come parroco no»

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Strage di Viareggio: a 14 anni di distanza la battaglia per ottenere giustizia continua

Anche quest’anno giovedì 29 giugno una delegazione del nostro Comitato sarà a Viareggio, al fianco dell’associazione “Il Mondo che vorrei” che riunisce i familiari delle vittime della strage ferroviaria di via Ponchielli. Dopo il deragliamento di un treno merci e l’esplosione di una cisterna di GPL, il 29 giugno 2009 32 persone morirono bruciate vive nel luogo più sicuro, le loro case. Dalla piccola Iman Ayyad di 3 anni a Mario Pucci, 90 anni. Saremo al fianco dell’associazione “Assemblea 29 giugno” composta da quei ferrovieri che, nonostante le pressioni pesantissime subite...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Sesto S.Giovanni)
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Fondi globali per il clima: solo il 2,4% dei finanziamenti va alle attività a sostegno dei bambini

I finanziamenti per gli hotspot climatici mondiali trascurano i bisogni di bambini/e e ragazzi/e Secondo il nuovo rapporto “Falling short: addressing the climate finance gap for children” pubblicato dalla coalizione Children’s Environmental Rights Initiative (CERI) e Plan International, Save the Children e Unicef, «I bambini vengono esclusi dai finanziamenti per il clima, nonostante paghino il prezzo più alto della crisi climatica. Solo il 2,4% dei principali fondi globali per il clima possono essere classificati come sostegno ad attività che rispondono ai diritti dei bambini. Eppure,...

(greenreport)
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APPELLO ALL’UNITA’ D’AZIONE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE E CLIMATICA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE 17 GIUGNO 2023 ORE 16 PIAZZA XX SETTEMBRE – BOLOGNA Il momento è cruciale in Italia per il futuro di milioni di lavoratori, per la democrazia, per lo stato sociale. Alla guerra inter-imperialista in barba alla carta costituzionale del nostro Paese, si aggiunge la guerra scatenata contro i poveri, i lavoratori, le masse popolari, i migranti. Siamo all’epilogo delle politiche dei Governi succedutisi negli ultimi 15 anni: niente di nuovo ma solo una pericolosa e repentina accelerazione nel solco delle politiche attuate da oltre 2 decenni. Emblematico in tal senso il...
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(In)giustizia di classe

In pochi giorni due fulgidi esempi – per le “anime belle” a cui non piace chiamare le cose con il loro nome- di ingiustizia di classe. Cominciamo con la strage di Casale Monferrato. Il 7 giugno la corte d’assise di Novara pronuncia la sentenza di uno dei processi ancora in corso per i morti di amianto, 392 vittime ad oggi sul territorio casalese. L’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny - uno degli uomini più ricchi d’Europa che chiuse la sua fabbrica nel 1986, andandosene a gran velocità e lasciando l’onere della bonifica dell’azienda e del territorio al Comune di Casale)...

(Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio)
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Agricoltura, negli ultimi 40 anni la Toscana ha perso il 38% dei terreni coltivati

Coldiretti: tra il 2012 ed il 2020 la Toscana ha prodotto 105 mila quintali di prodotti alimentari in meno Nell’arco degli ultimi 40 anni l’avanzata del cemento e l’abbandono delle campagne hanno divorato quasi 700mila ettari di superficie agricola, che in Toscana si è ridotta ad appena 1,1 milioni di ettari secondo l’ultimo censimento elaborato dalla Coldiretti regionale. In compenso hanno continuato ad espandersi le aree urbane, con un incremento di 293 ettari di suolo consumato tra il 2020 ed il 2021, pari al 6,7% dell’intera superficie regionale; è anche per effetto delle delle...

(greenreport)
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Ufo 78– Concerto non-identificato

Questo melologoè stato eseguito al Teatro Monte Baldo di Brentonico (TN) il 24 marzo 2023. Wu Ming 1 ha letto i capitoli 2 e 3 del Primo movimento di Ufo 78 – la visione collettiva di Incontri ravvicinati del terzo tipo seguita da una camminata notturna per le vie di Torino – mentre Luca Casarotti lavorava ditastiere, elettronica e ingegneria sonora.

Trattasi di composizione spontanea, senza partiture di sorta ma con chiare premesse teoriche, messe giù nellapresentazione scritta da Luca Casarotti.

Ufo 78– Concerto non-identificato è una produzione Mελóλογος. Grazie a tutte le compagne e i compagni del circolo ARCI di Brentonico per l’organizzazione della serata. Grazie in particolare ad Assia per i riflessi prontissimi di fronte a un problema manifestatosi all’improvviso e la disponibilità messa in campo per risolverlo!

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«Umberto Bizzoccoli», quarto racconto in musica estratto da Veglione rosso

Un audioracconto per ognuno dei dodici correggesi uccisi dai fascisti prima della Seconda guerra mondiale, le cui storie sono raccontate in Veglione rosso; uno per ognuno dei dodici mesi del 2023. Testi di Wu Ming 2, musiche di Stefano Pilia e dell'Ensemble Concordanze.

Umberto Bizzoccoli (Correggio, 19.09.1903 - 22.02.1922) fin da giovane si aggrega al circolo socialista di Correggio di cuiè attivo dirigente e organizzatore con Agostino Zaccarelli. Sarà poi il primo segretario comunista dopo la scissione del 1921.
Per sfuggire all’attenzione fascista, nel maggio 1921 si arruola in Marina nella città ligure di La Spezia. Mentre si trova in libera uscita viene violentemente bastonato su mandato dei fascisti di Correggio.

La violenta bastonatura gli provoca gravi danni ai polmoni, a causa dei quali poco tempo dopo contrae la tubercolosi. Il 29 gennaio scrive ai suoi genitori le sue "naturali ed ultime volontà": «Io professo onestamente una dottrina di amore e fratellanzache esclude le corporazioni religiose di ogni genere. Io obbedisco alla verità che credo di aver veduta».

Muore a Correggio, il 22 febbraio 1922 a soli diciotto anni.

I funerali si trasformano in una grande manifestazione antifascista, con il feretro scortato dai giovani comunisti capeggiatidal segretario della FGCI reggiana Camillo Montanari.

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