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Partito Comunista ospite all’Ambasciata della Federazione Russa per la Giornata della Russia

Dopo la partecipazione allo SPIEF di San Pietroburgo, il nostro Partito è stato invitato mercoledì 10 giugno presso Villa Abamelek, residenza dell’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, in occasione del concerto dell’Ensemble Nikolaj Osipov e dei giovani solisti dell’Orchestra Accademica Nazionale degli strumenti popolari russi, organizzato per celebrare la Giornata della Russia.

A rappresentare il Partito Comunista è stata la compagna Daniela Mosca, già presente nei giorni precedenti a San Pietroburgo per i lavori dello SPIEF, importante appuntamento internazionale dedicato ai temi dello sviluppo economico, della cooperazione e del dialogo tra i popoli.

Si tratta di un significativo riconoscimento del lavoro internazionale che il Partito Comunista sta portando avanti e, al tempo stesso, di un’ulteriore occasione per rafforzare relazioni, confronto e cooperazione tra nazioni e popoli.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere con determinazione la necessità della pace, del dialogo e della collaborazione reciproca, contrapponendoci alle politiche di riarmo e all’escalation militare promosse da Unione Europea e NATO.

Riteniamo che le risorse pubbliche debbano essere destinate al rafforzamento della sanità, della scuola, della ricerca, del lavoro e del welfare, e non a una nuova corsa agli armamenti che rischia di compromettere il futuro dei popoli europei.

Continueremo a portare avanti, in Italia e a livello internazionale, il nostro impegno per un mondo multipolare fondato sul rispetto reciproco, sulla cooperazione tra i popoli e sulla pace.

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La legalità illegittima della repressione

di Alessandra Algostino (da il manifesto)

L’istanza del pubblico ministero di Torino con la quale si chiede al giudice di sollevare questione di legittimità alla Corte costituzionale sulla norma che considera reato il blocco stradale costituisce un passo nel cammino per invertire la rotta rispetto alla costruzione di un regime autoritario.

La pm solleva pesanti e argomentati dubbi sulla legittimità di una delle norme centrali di quel decreto sicurezza (uno dei tanti) che ha cominciato ad edificare tale regime. Le norme della Costituzione richiamate nell’istanza, l’articolo 17 sul diritto di riunione e l’articolo 40 sul diritto di sciopero, presidiano l’espressione del diritto alla protesta: il blocco stradale ne costituisce una forma, tutelando il conflitto, elemento coessenziale alla democrazia. In questo senso, è rilevante che il rinvio alla Corte non verta solo su ragionevolezza e proporzionalità (anch’esse giustamente richiamate nell’istanza), ma sottolinei la violazione dei diritti di riunione e di sciopero. Manifestare è un diritto, non un reato.

Il processo in corso a Torino, quindi, testimonia come, accanto al dato simbolico di colpire con il disvalore del diritto penale l’espressione del pensiero e il dissenso, la norma eserciti concreti effetti repressivi e, a cascata, deterrenti e dissuasivi. Un’intimidazione istituzionale rispetto all’esercizio dei diritti costituzionali; la stessa, che, per altra via, quella dell’amministrativizzazione, persegue l’ultimo, ennesimo, decreto sicurezza, ormai anch’esso convertito in legge (numero 54 del 2026), laddove utilizza il potere del denaro (le multe) per dissuadere (… minacciare) rispetto all’esercizio di diritti costituzionali (punendo promotori, deviazioni del percorso, non meglio specificati turbamenti delle forze dell’ordine).

Recentissima è la notizia delle denunce nei confronti di 54 attivisti per la Palestina a Pisa, in concorso con centinaia di altri: è chiara la volontà di neutralizzare e reprimere ogni forma di conflitto. Riesumando, fra l’altro, formule oscure come il «concorso morale».

Nell’istanza della pm torinese tutto si tiene, anche il richiamo alla violazione dell’articolo 77 della Costituzione per mancanza dei presupposti di necessità e urgenza del decreto legge, che, come da costante giurisprudenza costituzionale, non è sanata dalla conversione in legge. In questo caso poi abbiamo assistito alla patente violazione del requisito dell’urgenza, trattandosi di norme che erano state originariamente previste in un disegno di legge. Strappate al controllo del parlamento, anche con il ricorso – altra costante – al voto di fiducia. L’abuso del governo ai danni del parlamento costituisce un altro asse – la verticalizzazione del potere – del disegno autoritario.

L’applicazione dei decreti sicurezza sui territori, non uniforme, ma diffusa, restituisce il quadro di una repressione crescente e aggressiva, che distorce una presunta legalità in sterilizzazione della democrazia. Una legalità illegittima. Occorre attivare tutte le garanzie, gli anticorpi, sociali e istituzionali, per impedire che svuoti la democrazia.

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