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Balestrini, Bifo, Bianchi: Genova, luglio 2001. Una poesia e due racconti

nessuno poteva sapere se venti anni di dittatura liberista hanno lasciato al pianeta e agli esseri umani energie sufficienti per riprendersi dalla devastazione psichica e ambientale (Bifo) Balestrini, Bifo, Bianchi Genova, luglio 2001 – Una poesia e due racconti https://www.ahidaonline.com/post/archivi-genova-luglio-2001...
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Mappa concettuale della storia dell’anarchismo: origini, movimenti e rivoluzioni

L’anarchismo non nasce in un momento preciso né dall’opera di un unico pensatore. È il risultato di un lungo processo storico nel quale critica dell’autorità, socialismo, movimento operaio, federalismo, rivoluzione sociale, autogestione e libertà individuale si incontrano e si trasformano....
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L’Inferno Verde: il campo di concentramento di Clevelândia (1924-1926)

Il filosofo camerunense Achille Mbembe ha definito la necropolitica come quelle politiche e azioni create dallo Stato per determinare quali individui debbano vivere e quali individui debbano morire. La necropolitica stabilisce zone di morte, dove individui sovversivi, corpi non docili e idee pericolose vengono confinati e lì lasciati morire. I campi di concentramento e i campi profughi, ad esempio, sono esempi di necropolitica.

La Colonia Penale di Clevelândia (Oiapoque – Brasile) funzionò tra il 1924 e il 1926, sotto il governo autoritario di Arthur Bernardes (1922-1926). In questo periodo furono inviati sul posto i nemici di Arthur Bernardes, oltre a detenuti comuni arrestati per furti, vagabondaggio ecc. Furono inviati anche operai anarchici.

Tra il 1924 e il 1926 furono mandate a Clevelândia circa 1.300 persone. Circa 700 di esse morirono. A titolo di confronto, durante la dittatura civile-militare (1964-1985), circa 450 persone scomparvero o furono uccise, secondo la Commissione Nazionale della Verità.

La repressione seguiva una “scala” che avrebbe portato a Clevelândia: gli oppositori di Bernardes venivano perseguitati e arrestati in commissariati precari. Poi venivano messi nelle stive delle navi che seguivano rotte esclusive create per il trasporto dei prigionieri verso l’Oiapoque. Le stive delle navi erano vere e proprie prigioni sul mare e riproducevano gli ambienti sporchi dei commissariati. Era solo l’inizio di una situazione futura ancora peggiore: Clevelândia, l’Inferno Verde.

I libertari inviati a Clevelândia furono: Domingos Passos, Domingos Braz (italiano), Pedro Augusto Motta, Nino Martins, Nicolau Paradas (spagnolo galiziano), Thomaz Derliz Borche (afro-uruguaiano), José Batista da Silva, Antônio Salgado, Fernandes Varella, Biofilo Panclastra (colombiano), José Nascimento Alves, Antônio da Costa, Manoel Ferreira Gomes (portoghese), Pedro Carneiro, tra gli altri.

Pedro Motta, Nicolau Paradas, Nino Martins, José Maria Fernandes Varella e José Alves do Nascimento morirono a Clevelândia, o nel tentativo di fuggire dal luogo. L’anarchico Fernandes Varella arrivò a inviare lettere al giornale anarchico A Plebe, raccontando le pessime condizioni del luogo e la propria agonia. Varella sarebbe morto pochi giorni dopo questa dichiarazione.

A Clevelândia ammalarsi era quasi una certezza di morte. Alcune testimonianze affermavano che medici e infermieri iniettassero, in modo arbitrario, chinino nei corpi dei detenuti. Oltre alla denutrizione, i detenuti soffrivano e morivano di tubercolosi, malaria e dissenteria. L’anarchico afro-indigeno Domingos Passos inviò anch’egli lettere alla stampa operaia raccontando torture, pestaggi e negligenze. Domingos Passos riuscì a fuggire e ad arrivare vivo a Belém do Pará.

Uno dei sopravvissuti, l’anarchico italiano Domingos Braz, descrisse i tipi di prigionieri rinchiusi a Clevelândia: Disgraziati mendicanti per l’infamia di essere vecchietti, invalidi, respinti e derisi dalla società, perché qui non esistono ricoveri che li accolgano; innumerevoli figli del popolo confusi tra i vagabondi (…) per l’inconcepibile delitto di non avere risorse per comprare la propria libertà agli agenti che li hanno arrestati; e diversi sindacalisti e anarchici. A PLEBE. n. 245. Data: 12/02/1927.

Nella stessa lettera, Braz descrive l’ambiente mortifero di Clevelândia: L’Oiapoque è un luogo privo di risorse mediche. Gli stessi precetti sanitari e igienici sono sconosciuti. Gli infelici deportati dormono in gruppi di cento e più individui. Baracche sporche e disgustose coperte di tavole o di paglia sopra e ai lati – questo è l’alloggio. La febbre palustre, la dissenteria, la gastroenterite trovano in loro un vasto e ampio campo di propagazione, facendo impunemente vittime quotidiane. A tutto ciò si aggiungono l’alimentazione carente, inadeguata e irregolare e, nella maggior parte dei casi, priva di qualsiasi condimento. A PLEBE. n. 245. Data: 12/02/1927.

I condannati di Clevelândia non furono giustiziati immediatamente. Furono lasciati soffrire sotto gli occhi dell’amministrazione del luogo. Morirono poco a poco a causa di malattie, maltrattamenti, fame, lavori estenuanti e tristezza.

Carlos Ferreira de Araujo Junior

 

RIFERIMENTI

KARLLOS, Jr. Brasil Negro Insurgente. Ed. Monstro dos Mares. 2025

MBEMBE, Achille. Necropolítica: biopoder, soberania, estado de exceção, política da morte. Traduzione di Renata Santini. São Paulo: N-1 edições, 2018.

PLEBE, A. n. 245. Data: 12/02/1927.

RODRIGUES, Edgar. Companheiros. História do Movimento Anarquista no Brasil.

SAMIS, Alexandre. Clevelândia: anarquismo, sindicalismo e repressão política no Brasil.

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Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei

Traduzione degli articoli
Argentina endurece su ley migratoria: Milei expulsará y prohibirá la entrada a quienes “agravien” al país
Expulsiones exprés: alerta migrante ante el DNU 681

Il presidente dell’Argentina, Javier Milei, ha vietato, con un decreto legge, l’ingresso nel Paese agli stranieri che abbiano offeso gli argentini, nonché la loro espulsione qualora si trovino già sul territorio.

Il Governo argentino prosegue la sua denuncia contro una presunta campagna “anti-Argentina” dopo i Mondiali di calcio di quest’anno. Il decreto, pubblicato questo giovedì (30 Luglio, ndt) sul Bollettino Ufficiale, modifica la Ley de Migraciones (trad.: Legge sull’Immigrazione) e introduce nuovi articoli per negare l’ingresso nel territorio argentino e revocare i permessi di soggiorno già concessi.

In questo provvedimento il Governo afferma che negli ultimi tempi «sono aumentati considerevolmente i messaggi di odio e gli atti di ostilità e disprezzo rivolti specificamente contro il popolo argentino, la sua cultura e la sua identità nazionale». Aggiunge che tali comportamenti rappresentano «un rischio per tutti gli argentini» e incidono «sulle condizioni di convivenza armoniosa e di pace sociale.»

L’Esecutivo chiarisce che «in nessun caso potranno rientrare» in queste disposizioni «quelle espressioni di dissenso ideologico o di critica politica, accademica o civica che costituiscano un legittimo esercizio dei diritti sanciti dalla Costituzione». Poche ore prima della pubblicazione del decreto, l’Ufficio del Presidente ha diffuso un comunicato in cui sottolineava che «la difesa della nazione, dei suoi cittadini e dei suoi simboli non è negoziabile».

Milei insiste su una presunta campagna «anti-Argentina»

«Chi attacca la Repubblica Argentina non è benvenuto nel nostro Paese», ha affermato il governo di Milei. Questa decisione fa seguito alle denunce dello stesso esecutivo riguardo una presunta «campagna anti-Argentina» scaturita dalle critiche formulate sui social network dopo la finale dei Mondiali, in cui l’Argentina ha perso contro la Spagna.

Milei ha affermato che lo scorso 26 Luglio il governo brasiliano avrebbe finanziato parte di questa presunta campagna, con l’appoggio del Messico e del Partito Democratico degli Stati Uniti. La presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha negato l’esistenza di una campagna del suo governo contro l’Argentina.

Mercoledì (29 Luglio, ndt) il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha citato, nell’ambito di questa presunta campagna, i post di personaggi quali la cantante spagnola Rosalía, giunta oggi (30 Luglio, ndt) a Buenos Aires per iniziare il tour di concerti in Argentina, e gli attori Samuel L. Jackson e Javier Bardem. Le critiche diffuse sui social da parte di questi personaggi, che l’algoritmo ha contribuito a rendere virali, erano incentrate sulle accuse di razzismo e presunti favori arbitrali a favore dell’Argentina durante i Mondiali.

Analisi e impatto della Ley de Migraciones

Il Governo, tramite il Decreto de Necesidad y Urgencia (trad.: Decreto di Necessità e Urgenza (DNU)) n. 681/2026, ha modificato in modo sostanziale la Ley de Migraciones n. 25.871. La nuova normativa autorizza la Dirección Nacional de Migraciones (trad.: Direzione Nazionale delle Migrazioni (DNM)) a revocare i permessi di soggiorno ed espellere dal Paese i cittadini stranieri accusati di incitamento all’odio o di aver offeso i simboli nazionali. La normativa ha suscitato una reazione immediata e uno stato di allerta presso le comunità di migranti e le organizzazioni per i diritti umani – che mettono in guardia contro la discrezionalità, l’incostituzionalità e l’uso politico della misura.

ANRed ha parlato con Iber Mamani, esponente di spicco della comunità boliviana in ambito migratorio, e con il dottor Acosta, avvocato penalista con studio a Villa Celina, una delle zone con la maggiore concentrazione di popolazione migrante dell’area metropolitana [di Buenos Aires].

Il migrante come «carne da cannone» e il bavaglio istituzionale

Da una prospettiva territoriale, Iber Mamani ha sottolineato che l’attuazione del decreto genera uno stato di vulnerabilità e incertezza tra le persone migranti. Secondo lui, il presidente Javier Milei «sta sfruttando la campagna anti-argentina per far credere di essere un difensore della patria, ma allo stesso tempo si contraddice quando promuove una legge per l’extranjerización1 delle terre».

Per il militante sociale, la misura va oltre la presunta tutela della sovranità e il decreto d’urgenza viene utilizzato per stigmatizzare le comunità, usandoli come «carne da cannone» di fronte all’erosione politica e sociale del governo. «Tra gli obiettivi di questo decreto vi è quello di mettere un bavaglio a quanti di noi militano per i diritti umani e denunciano il vero razzismo e la xenofobia presente in Argentina», ha affermato Mamani.

Ambiguità giuridica: il pericolo della libera interpretazione

L’inquietudine a livello territoriale su chi e come verrà applicata la nuova normativa trova eco nell’analisi giuridica. Il dott. Acosta ha avvertito della mancanza di precisione tecnica nella stesura del testo ufficiale. «La legge, con questa modifica, non specifica azioni particolari e lascia che tale criterio sia lasciato all’interpretazione della DNM e, eventualmente, dei giudici,» ha spiegato.

Riguardo al peso che la DNM acquisisce con questa norma, il giurista ha precisato: «Sì, il DNU intende dare lo status di sentenza definitiva alle deliberazioni dell’ente preposto per la migrazione. Ma la legge ci fornisce gli strumenti per esercitare la nostra difesa, poiché potremmo trovarci di fronte a un errore dell’autorità migratoria e chiederne quindi la revisione.»

Di fronte a un’accusa formale, l’autorità valuterà se la condotta dello straniero rientri nella definizione di «odio», un termine ampio che comprende concetti quali avversione, disprezzo o fobia, secondo quanto stabilito dalla RAE (Real Academia Española). Per quanto riguarda l’oltraggio ai simboli nazionali, il penalista ha chiarito che non si tratta di un reato nuovo nell’ordinamento giuridico: «L’articolo 222 del Codice Penale argentino prevede già una pena detentiva da 1 a 4 anni per chi offende la bandiera; semplicemente ora viene applicato alla legge sull’immigrazione tramite il DNU».

Giusto processo, difesa e incostituzionalità

Di fronte alla possibilità che lo Stato applichi sanzioni amministrative ed espella le persone dal Paese, Acosta ha rassicurato che le garanzie del giusto processo rimangono in vigore. In caso di una notifica, lo straniero ha il diritto di conoscere nei dettagli l’accusa — data, ora e azione specifica — per esercitare la propria difesa, poiché spetta allo Stato l’onere della prova.

«Gli strumenti che la legge continua a fornirci sono gli stessi: la presentazione di un ricorso gerarchico o diretto2 al DNM e, eventualmente, la richiesta di revisione giudiziaria», ha spiegato. Un punto chiave per rassicurare le comunità è che l’espulsione non diventa automaticamente definitiva: la presentazione di un ricorso sospende la decisione della DNM fino alla sua risoluzione definitiva.

Sebbene l’avvocato abbia respinto l’ipotesi che il decreto violi la libertà di espressione — dato che esclude esplicitamente la critica dei cittadini e il dissenso ideologico —, ha sottolineato che questa è la principale strategia di difesa legale nel ricorso di incostituzionalità presentato contro il DNU. «Vi è una posizione quasi unanime di costituzionalisti e avvocati difensori secondo cui non vi era né la necessità né l’urgenza tali da giustificare l’emanazione di un decreto del genere. Questa legge non segue l’iter previsto dalla nostra Costituzione, ovvero attraverso il Congresso», ha concluso.

La resistenza continua: dai quartieri ai tribunali internazionali

Di fronte all’entrata in vigore della nuova norma, la risposta sul territorio si articola come la continuazione di un piano di lotta preesistente. Mamani ha spiegato che la resistenza comunitaria si sta costruendo «giorno dopo giorno con l’impegno militante» a partire dalla condanna del decreto 366/2025 – normativa che ha dato il via alle modifiche restrittive della Ley de Migraciones.

Di fronte a questo nuovo attacco istituzionale, le organizzazioni hanno deciso di mantenere e rafforzare il proprio piano d’azione su due fronti simultanei.

A livello locale, hanno intensificato le politiche di informazione, consulenza e accompagnamento nelle procedure di regolarizzazione attraverso il sistema RaDEx.3

A livello internazionale, hanno riattivato le rivendicazioni presentando denunce, richieste di relazioni e istanze di audizioni dinanzi agli organismi internazionali per i diritti umani, in attesa di una presa di posizione ufficiale che fermi le misure attuate dall’Esecutivo.

Note del blog

1È un processo socio-economico dove i beni o le risorse di un paese passano sotto il controllo o la proprietà di entità straniere. Questi beni possono includere imprese, terreni, risorse naturali, immobili e altro ancora. Tale processo si può manifestare in vari modi come l’acquisizione di imprese locali da parte di società straniere, l’acquisto di terreni da parte di investitori stranieri o lo sfruttamento delle risorse naturali da parte di aziende internazionali.

2Impugnazione di un qualsiasi atto amministrativo dinanzi all’organo superiore gerarchico dell’autorità che lo ha emanato.

3Il RaDEx (Radicación a Distancia de Extranjeros) è il sistema utilizzato dalla Dirección Nacional de Migraciones argentino che permette agli stranieri di iniziare le pratiche per la residenza temporanea o permanente nel Paese sudamericano.

Politiche antimigratorie nell’Argentina di Milei ©, .

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1° Maggio 2023

Il 1° Maggio 2023 a Cervignano del Friuli è stato caratterizzato dalla massiccia presenza dei Comitati in particolare del Coordinamento No Acciaieria. Significativa presenza di USI Udine. https://cespuglio.noblogs.org/files/2026/08/Video-completo-1°-maggio.mp4

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Siccità

L’11 giugno nella riunione con Consorzio di Bonifica Pianura Friulana dissi che anche il latisanese Giorgio Mattassi (difensore delle Grandi Opere di sbarramento sul Tagliamento), ultimamente sembrava più preoccupato della siccita che delle alluvioni e che bisognava rimettere in discussione...
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