Social vietati per i minori di 16 anni e “coprifuoco” digitale serale, il Regno Unito segue il modello Australia
Anche il Regno Unito segue l’esempio australiano sui limiti ai social network per i minorenni. Entro il prossimo Natale il governo laburista di Keir Starmer, che resta politicamente sulla graticola sulla scia degli scandali e di un consenso ormai ben sotto i livelli di guardia, ha intenzione di approvare un regolamento che imporrà il divieto dell’uso di social network per i minori di 16 anni. L’annuncio è arrivato da parte dello stesso Starmer in una conferenza stampa: “Non è una cosa che faccio alla leggera e non la presenterò come gratuita, come se i social media non avessero portato alcun beneficio ai giovani, perché chiaramente questo è sbagliato”, ha detto Starmer in conferenza. “Ma il governo si basa sempre sulle scelte, ed è chiaro che un divieto totale sia la scelta giusta”. Il premier britannico ha ricordato che, essendo padre di due figli, conosce bene “le paure che tutti proviamo” riguardo ai social media e di aver sempre desiderato solo che i suoi figli “fossero felici e al sicuro”.
Il modello è quello adottato in Australia nel 2025 con l’Online Safety Act che impone un divieto assoluto per i minori di 16 anni, senza alcuna eccezione per il consenso dei genitori e che fa ricadere la responsabilità del blocco interamente sulle piattaforme, che rischiano multe salatissime. Nel Regno Unito il ban riguarderà X, TikTok, Facebook, Snapchat, YouTube e Instagram. Si salva solo WhatsApp, classificato come servizio di messaggistica. “Dovranno essere le piattaforme e le aziende di social media ad adeguarsi”, ha chiarito Starmer, “non faremo la caccia ai ragazzini che non rispettano le regole”. Anche perché è lo stesso leader laburista a riconoscere che, come accaduto proprio in Australia, molti teenager sono pronti ad aggirare il futuro blocco dei social network tramite le VPN. Oltre al divieto totale per gli under 16, il governo sta valutando misure aggiuntive per i ragazzi tra i 16 e i 17 anni: un “coprifuoco digitale” a partire dalle 20.30, il blocco dello scrolling infinito e limitazioni ai servizi di live streaming e alle piattaforme di gioco online
La sfida principale, almeno dal punto di vista tecnologico, resta l’Age Verification, la verifica dell’età. I semplici “filtri” basati sull’autocertificazione della data di nascita si sono dimostrati ampiamenti fallimentari, spingendo i governi a chiedere l’uso di dati biometrici, portafogli digitali o sistemi di ID governativi, sollevando però non pochi dubbi sulla privacy.
C’è poi l’ostilità delle grandi compagnie tech che verrebbero colpite da un simile provvedimento, che andrà ovviamente a colpire la loro utenza. Una delle risposte più nette è arrivata da YouTube, parte del gruppo Alphabet e dunque dell’universo Google. La più nota piattaforma di visualizzazione e condivisione di video online ha contestato il provvedimento avvertendo che “divieti generalizzati rischiano di allontanare i ragazzi da esperienze selezionate e sicure, spingendoli verso servizi anonimi e meno controllati”. Di diverso avviso il premier australiano Anthony Albanese, che si è complimentato con Starmer, dopo aver avviato nel suo Paese un piano di limitazione dell’accesso ai social per i minori: “I giganti dei social media operano oltre i confini nazionali. Rimanendo uniti, possiamo fare di più per garantire la sicurezza dei minorenni online”, ha scritto su X.