❌

Modalità di lettura

Reporter’s notebook: Kimi’s AI credit card turns spending into computing quotas – with limits

China’s artificial intelligence companies have spent years persuading consumers to pay for their technology. Now, Moonshot AI, the start-up behind Kimi, is taking a different approach: offering AI computing benefits through a credit card. The company has teamed up with the Agricultural Bank of China (ABC) and American Express for what it calls “the world’s first AI native credit card”. After getting one for myself, the experience offered an intriguing way to bring AI services into everyday...

  •  

Landmark China trial gets 84% efficacy in treating cancer with clue from waste water tech

For patients with advanced, metastatic cancer that has progressed despite systemic therapy – options remain critically limited. Now, Chinese scientists are pointing to an unconventional therapeutic agent – the element iron. This idea originated in industrial waste water treatment: iron can react with hydrogen peroxide to generate hydroxyl radicals, which degrade various organic and toxic molecules in waste water. Chinese scientists wanted to treat malignant tumours the way they treat waste water...

  •  

Landmark China trial gets 84% efficacy in treating cancer with clue from waste water tech

For patients with advanced, metastatic cancer that has progressed despite systemic therapy – options remain critically limited. Now, Chinese scientists are pointing to an unconventional therapeutic agent – the element iron. This idea originated in industrial waste water treatment: iron can react with hydrogen peroxide to generate hydroxyl radicals, which degrade various organic and toxic molecules in waste water. Chinese scientists wanted to treat malignant tumours the way they treat waste water...

  •  

Ucraina, la Russia annuncia raid «massicci» sulla rete elettrica: 8 morti e 1 milione di case al buio

KIEV — Un uomo di 64 anni è morto sabato mattina nei raid russi su Kherson e Zaporizhzhia, due città del sud dell’Ucraina; i feriti sono almeno 17, tra cui una bambina di 11 anni, secondo le autorità ucraine. È la coda della giornata più pesante delle ultime settimane: venerdì droni e missili hanno colpito nove regioni, con almeno 8 morti, 60 feriti e oltre un milione di utenze senza corrente. Da Kiev la domanda è una sola: che cosa resta del «cessate il fuoco energetico» annunciato da Donald Trump sei giorni fa?

La risposta di Mosca è arrivata nel pomeriggio di venerdì. «Le Forze armate russe hanno iniziato a condurre attacchi massicci contro gli obiettivi energetici dell’Ucraina. È stato definito l’elenco di questi obiettivi e il necessario quantitativo di armamenti per colpirli», ha detto al presidente Vladimir Putin il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, in un briefing a un posto di comando riferito dall’agenzia russa Interfax. Nel mirino, ha aggiunto, anche «ponti di importanza strategica», nodi ferroviari e data center «usati per i bisogni delle Forze armate ucraine». Il cessate il fuoco annunciato da Trump l’11 ottobre non è mai stato confermato dal Cremlino: «Non lo sapevamo, l’abbiamo appreso dai media», aveva detto Volodymyr Zelensky il giorno dopo a Varsavia.

A Kharkiv, la seconda città del Paese, nell’est, sono morti una donna di 71 anni e un uomo di 58. Nella regione di Volyn, al confine con la Polonia, un drone ha centrato uno stabilimento alimentare, un morto e 8 feriti; a Kovel, sulla statale che porta da Kiev alla frontiera polacca, una decina di camion è andata in fiamme davanti a un terminal doganale. Colpiti centri commerciali a Rivne e a Sumy. Il ministero dell’Energia dice di aver riallacciato oltre un milione di persone; circa 300.000 restano al buio.

La seconda domanda riguarda Washington. Venerdì Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le sanzioni e i dazi sull’energia russa previsti dalla legge intitolata al senatore Lindsey Graham, morto a luglio: dazi fino al 100% sui maggiori acquirenti di greggio e gas russi e misure sulla «flotta ombra» delle petroliere. La legge l’aveva firmata lui stesso a settembre. «Ho trasmesso al Congresso una certificazione che il rilascio di tale deroga è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», ha scritto; il testo non spiega perché. Sullo sfondo ci sono l’intesa con Putin per immettere sul mercato 1,8 milioni di tonnellate di diesel russo, la crisi dei carburanti legata alla guerra in Iran e le elezioni di metà mandato del mese prossimo.

Il capo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, ha parlato su X di «un momento importante e davvero storico»; la senatrice democratica Elizabeth Warren di «fallimento assoluto e prevedibile della leadership». Nello stesso giorno Mosca ha messo nero su bianco la campagna contro la rete elettrica ucraina e Washington ha sospeso le sanzioni sull’energia russa.

Il conto presentato a Bruxelles

Zelensky era a Bruxelles, al Consiglio europeo. «La guerra costerà 155 miliardi di euro il prossimo anno. E abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi in più da voi, per la difesa, per le armi, per la nostra resilienza», ha detto ai leader dei Ventisette, chiedendo altri sistemi antiaerei Patriot. Il presidente del Consiglio europeo António Costa: «Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina. Non è il momento di alleggerire le sanzioni alla Russia». Per Ursula von der Leyen la richiesta «deve essere coperta»; il cancelliere tedesco Friedrich Merz rinvia la discussione a fine anno.

La terza domanda è sui satelliti. Nei giorni scorsi il sistema Starlink di SpaceX, da cui dipendono i droni e l’allerta precoce ucraini, ha subito disturbi: Elon Musk nega ogni responsabilità dell’azienda e un funzionario americano esclude un intervento di Trump. Il presidente ha però definito «una vergogna» la ripresa dei raid ucraini sulle raffinerie russe, annunciata da Zelensky al Financial Times insieme all’accusa a Washington di aver ridotto la condivisione di intelligence. Su Newsmax ha aggiunto di non essere «un grande fan» del presidente ucraino e che gli alleati potranno comprare i Patriot quando le scorte americane saranno «ben rifornite».

A Bruxelles un giornalista gli ha chiesto se non sia diventato il capro espiatorio dei guai interni di Trump. Zelensky ha taciuto a lungo, poi: «Questa è la mia risposta». E ancora: «Difendo esclusivamente gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino». Secondo l’Onu, da gennaio a settembre i civili uccisi sono stati 2.570 e i feriti 15.211, quasi il 60% in più dello stesso periodo del 2025. Putin ha detto a Gerasimov che gli attacchi «massicci e di gruppo» devono continuare; a Lutsk, capoluogo di Volyn, il sindaco ha avvertito che la corrente mancherà per almeno 24 ore.

  •  

European delegates walk out on Russian finance minister at IMF summit

Many delegates to ⁠the International Monetary Fund’s steering ⁠committee walked out of a meeting on ⁠Saturday when Russian Finance Minister Anton Siluanov addressed the group in Russian, three sources familiar with the matter said. Russia’s invasion of Ukraine in February 2022 has roiled the International Monetary and Financial Committee, preventing it from reaching consensus statements in the years ‌since. There were deep divisions again at this week’s annual meetings of the IMF and World Bank...

  •  

European delegates walk out on Russian finance minister at IMF summit

Many delegates to ⁠the International Monetary Fund’s steering ⁠committee walked out of a meeting on ⁠Saturday when Russian Finance Minister Anton Siluanov addressed the group in Russian, three sources familiar with the matter said. Russia’s invasion of Ukraine in February 2022 has roiled the International Monetary and Financial Committee, preventing it from reaching consensus statements in the years ‌since. There were deep divisions again at this week’s annual meetings of the IMF and World Bank...

  •  

Il pronto soccorso comincia nel quartiere

Prevedere quante persone arriveranno al pronto soccorso nelle prossime ore potrebbe diventare più semplice conoscendo le caratteristiche sociali e demografiche dei quartieri in cui vivono.

È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica npj Digital Medicine, che ha utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare oltre 213.000 accessi ospedalieri in Cina, scoprendo che le informazioni sulla popolazione possono migliorare le previsioni dell’afflusso dei pazienti.

La ricerca, condotta da Qixiu Hu, Yanqing Xu e Guang Li della Wuhan University e del Renmin Hospital of Wuhan University, ha esaminato 213.138 accessi al pronto soccorso, organizzati in 22.883 osservazioni orarie, con l’obiettivo di sviluppare un sistema capace di prevedere il numero di pazienti in arrivo e aiutare gli ospedali a distribuire meglio personale e risorse.

Il problema è comune a molti sistemi sanitari: l’affollamento dei pronto soccorso provoca attese prolungate, ritardi nelle cure e maggiori rischi per i pazienti. Organizzare medici, infermieri e posti disponibili richiede di conoscere in anticipo la domanda di assistenza, che può variare sensibilmente nel corso della giornata. Per cercare di prevedere quante persone arriveranno al pronto soccorso, negli ultimi anni diversi ricercatori hanno sviluppato modelli statistici che analizzano gli accessi precedenti, i giorni della settimana, le stagioni e persino le condizioni meteorologiche. Il motivo è semplice: le ondate di calore, il freddo intenso e le variazioni della temperatura possono influenzare la salute delle persone e, di conseguenza, il numero di pazienti che si rivolgono agli ospedali. Questi strumenti vengono studiati per aiutare le strutture sanitarie a organizzare meglio personale e risorse, anche se non sono necessariamente utilizzati nella gestione quotidiana di tutti gli ospedali. I ricercatori cinesi hanno deciso di fare un passo ulteriore, aggiungendo alle previsioni le caratteristiche sociali e demografiche dei quartieri da cui provengono i pazienti.

L’analisi ha evidenziato differenze importanti tra i quartieri serviti dall’ospedale, soprattutto nella distribuzione delle fasce d’età e nelle tipologie di patologie riscontrate. Queste caratteristiche permettono di descrivere meglio la domanda sanitaria delle diverse comunità e di individuare variazioni che i soli dati meteorologici riescono a rappresentare con minore precisione.

Per elaborare le previsioni è stato utilizzato XGBoost, un sistema di apprendimento automatico capace di analizzare numerose variabili e individuare relazioni statistiche complesse. I ricercatori hanno confrontato diversi modelli, verificando quali combinazioni di informazioni producessero le stime più accurate.

I risultati mostrano che i modelli che integrano le caratteristiche sociali e demografiche dei quartieri ottengono prestazioni migliori rispetto a quelli basati sulle sole informazioni meteorologiche. Il sistema più completo ha raggiunto un errore medio assoluto di 2,62 pazienti per ora, con un coefficiente R² pari a 0,68, un indicatore che misura quanto bene il modello riesce a rappresentare le variazioni osservate. In termini pratici, nelle condizioni studiate, le previsioni si discostavano mediamente dal numero effettivo di accessi di circa due o tre pazienti ogni ora. Una precisione che potrebbe essere utile nella gestione quotidiana delle strutture sanitarie. Conoscere in anticipo i possibili aumenti degli accessi consentirebbe agli ospedali di programmare meglio i turni, distribuire il personale nei momenti di maggiore pressione e organizzare gli spazi destinati all’assistenza. L’aspetto più interessante riguarda però il ruolo delle informazioni territoriali. Lo studio suggerisce che la domanda di cure urgenti possa essere prevista meglio considerando anche le caratteristiche delle comunità da cui provengono i pazienti. La composizione demografica e le condizioni sociali diventano così informazioni utili per comprendere il funzionamento del sistema sanitario, oltre che per studiare le disuguaglianze nella salute.

Questo approccio potrebbe aprire nuove possibilità anche nella programmazione dei servizi pubblici. Integrando dati ospedalieri e informazioni territoriali, le amministrazioni sanitarie potrebbero individuare con maggiore precisione le aree caratterizzate da bisogni assistenziali elevati e valutare dove rafforzare i servizi di prossimità.

 

 

L'articolo Il pronto soccorso comincia nel quartiere proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

  •  

Francia, liceali e gilet gialli scendono in piazza contro il carovita: attesi 200.000, il governo riautorizza le granate

Aggiornato alle 09:36

PARIGI — Alle 14 parte da Place de la République il corteo che il prefetto di polizia non ha voluto nel cuore della capitale. Oggi liceali, sindacalisti e quel che resta dei gilet gialli convergono in tutta la Francia contro il carovita e i tagli alla scuola: una fonte di polizia citata dall’AFP stima circa 200.000 partecipanti nel Paese, di cui 40.000 a Parigi. Alla vigilia il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riaperto all’uso delle granate assordanti, sospese dopo il ragazzo mutilato a Lens: «Se ci fossero scontri, tutti i tipi di armi intermedie possono essere usati».

È una giornata senza regia. La data del 17 ottobre è nata su TikTok, da post e manifesti generati con l’intelligenza artificiale, senza un’organizzazione alle spalle, ha ricostruito Le Monde. Lo ammette anche Jérôme Rodrigues, volto storico dei gilet gialli del 2018: «Nessun gilet giallo è all’origine del 17 ottobre, è quasi diventato un marchio». Sul sito degli organizzatori sono censite oltre 600 manifestazioni; il ministero dell’Interno conta circa 500 «azioni» e più di 90 cortei.

A Parigi il prefetto Patrice Faure ha vietato ogni raduno intorno all’Eliseo, a Matignon, la sede del governo, e sugli Champs-Élysées; la trattativa con gli organizzatori per un percorso nel centro è fallita e 25 stazioni della metropolitana restano chiuse. In piazza anche tassisti, autisti a noleggio e la Confédération paysanne, sindacato dei piccoli agricoltori. Oggi, in tutto il Paese, cominciano le vacanze di Ognissanti.

Il presidente Emmanuel Macron, da Bruxelles, ha chiesto «calma e rispetto» e ha ricordato che il diritto di manifestare va con «il rispetto delle persone e dei beni». Il premier Sébastien Lecornu ha attivato una cellula di crisi e giovedì ha parlato di «un momento di stanchezza nel Paese», di «un clima di perma-crisi: guerre, inflazione, potere d’acquisto». Lo stesso Lecornu ha definito le proteste dei licei «un movimento di violenza urbana». Un funzionario governativo ha avvertito che i blocchi di grandi assi stradali o di infrastrutture essenziali «non saranno tollerati».

Il governo accusa La France insoumise, la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, di soffiare sul fuoco; il partito nega, mentre Mélenchon ha chiamato la rivolta dei licei «un punto di partenza» per oggi. Sostengono la giornata anche i comunisti di Fabien Roussel e i Verdi di Marine Tondelier. Per l’Eliseo, a sei mesi dalle presidenziali, la partita è impedire che la rabbia dei licei si saldi con quella delle rotonde del 2018.

Il caso di Lens

Per capire bisogna tornare a metà settembre, quando i liceali hanno cominciato a bloccare centinaia di scuole. Sophie Binet, segretaria della Cgt, il maggiore sindacato francese, elenca i motivi: 1.588 posti di insegnante tagliati, 200 milioni in meno alle università, borse di studio e aiuti per l’alloggio congelati. Da allora i fermi sono stati circa 7.000, in larga parte minorenni; oltre 900 poliziotti sono rimasti feriti, secondo Lecornu.

Il 5 ottobre, davanti al liceo professionale Auguste-Béhal di Lens, nel nord, Evan, 15 anni, ha perso la mano sinistra e diverse dita della destra per una granata. «Le sue ferite assomigliano a ferite di guerra», dice il suo avvocato. La procura di Béthune sostiene che il ragazzo avesse raccolto l’ordigno da terra; la famiglia respinge quella versione e ha presentato denuncia. A Saint-Ouen-l’Aumône, alle porte di Parigi, Eden, 14 anni, ha avuto la mandibola fratturata da un colpo di lanciagranate sparato da un metro e mezzo: l’agente è stato incriminato. A Tours un altro agente è indagato per Maël, 16 anni, che ha perso l’uso di un occhio; nega l’addebito.

L’ispettorato della polizia ha aperto 36 inchieste interne. Davanti al Senato Nuñez ha negato ogni «repressione poliziesca» e ha ripetuto che «il nostro ruolo primario è proteggere i liceali». Il 7 ottobre aveva sospeso le granate contro i cortei studenteschi; ora le riammette in caso di «violenze urbane estremamente gravi». Il sindacato di polizia Alliance ha sporto querela contro lo Stato «per messa in pericolo della vita altrui»; il portavoce della polizia non commenta le inchieste in corso. Amnesty International e gli esperti dell’Onu chiedono il ritiro dei lanciatori di proiettili di gomma.

La giornata di oggi non chiude nessuno di quei fascicoli. Nei licei si organizzano gruppi di soccorso sanitario «in previsione delle violenze poliziesche», racconta un insegnante di La Crèche, nell’ovest; i manifestanti usano un’app che segnala in tempo reale polizia, lacrimogeni ed elicotteri. «Sarà una specie di culminazione», dice Marie-Lou, 18 anni, studentessa a Lille.

  •  

Police receive over 100 reports about credit card charges for iPhone Duo pre-orders

Hong Kong police have received more than 100 reports of unauthorised credit card transactions related to pre-orders of Apple’s latest iPhone model, the South China Morning Post has learned. Apple began its online pre-orders for its foldable iPhone Duo on Friday at 8pm, and complaints about suspicious transactions began to appear on social media overnight. Some credit card users claimed duplicate or unauthorised purchases of the new model. A source said the transactions involved a few million...

  •  

Modi under pressure as India’s youth protests rise to highest level in a decade

Despite ⁠tens of thousands of security personnel deployed to stop them, youth protesters in India scaled barricades last ⁠week, chanted anti-government slogans and scuffled with police officers trying to drag them away. “Long live the revolution,” shouted one young man before police bundled him into a bus. Street protests in India this year are likely to be higher than at any time in the past decade, the independent Armed Conflict Location and Event Data Project has said, as dissent mounts...

  •  

Da Roma riforniva di stupefacenti le piazze di spaccio del centro Italia, smantellata un’organizzazione: 8 misure cautelari

Da Roma riforniva di stupefacenti le piazze di spaccio del centro Italia, smantellata un’organizzazione: 8 misure cautelari

ROMA (ITALPRESS) – Dalla Capitale riforniva di stupefacenti le piazze di spaccio del centro Italia, a beneficio di pusher “attivi” in Roma, nel Lazio ed altre Regioni. Era questa l’attività di una giovane organizzazione criminale, fermata dalla polizia di Stato che ha effettuato otto misure cautelari, di cui 7 in carcere, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma.

In soli sei mesi, gli investigatori hanno documentato una movimentazione di oltre 4 quintali di hashish e circa un chilo di cocaina, per un valore commerciale stimabile in più di 350 mila euro. L’attività di indagine, condotta dalla squadra di polizia giudiziaria del XIV Distretto Primavalle e coordinata nella fase esecutiva dalla Squadra mobile, ha avuto origine nel 2022, con un carico di 50 kg di hashish stoccato a Bracciano e diretto in Abruzzo.

Questo primo input avrebbe, di fatto, tracciato una crepa all’interno dell’organizzazione, che ha permesso agli inquirenti di ricostruirne l’architettura criminale. Ricalcando un sistema piramidale, i tre capi al vertice dell’associazione dirigevano altri otto giovani, a loro volta preposti alla gestione dei depositi e retribuiti con un “mensile” di circa 8 mila euro.

Alla base della piramide, orbitavano corrieri più o meno occasionali, la cui paga variava dai 500 agli 800 euro al mese, a seconda della distanza da coprire. La geografia logistica di stoccaggio gravitava, di fatto, nella Capitale, intorno a basi disseminate tra i quartieri Aurelio, Tuscolano, Pineta Sacchetti e Boccea. In un caso isolato, è stato documentato l’utilizzo di un bungalow preso in affitto all’interno di un camping.

Il flusso informativo tra i componenti dell’associazione era stato organizzato dai tre “vertici” tramite un’applicazione di messaggistica poco nota. La fase delle trattative con la clientela era, invece, affidata alle piattaforme di messaggistica istantanea più popolari.

L’intera regia delle chat era poi appannaggio di un “capo”, che, dietro lo schermo, si muoveva utilizzando un nickname mutuato dall’inglese, che, già nella scelta del nome, sembrava voler imprimere una sorta di “marchio di qualità” alla sostanza commercializzata.

Sul fronte delle consegne, infine, la filiera era affidata a due utilitarie modificate con un sofisticato meccanismo, azionabile con una precisa e complessa combinazione di comandi di bordo, che dava accesso ad un doppiofondo, la cui capienza variava dagli 8 ai 10 kg di hashish. Il sistema di occultamento era utilizzato anche per il deposito della somma di denaro ricevuta una volta effettuata la consegna della partita.

-Foto ufficio stampa Polizia di Stato-
(ITALPRESS).

  •  

Security fears in Norway as Chinese smart cars record sensitive military data

Chinese-made cars filmed sensitive information during a Norwegian military exercise, including access codes at secure sites and officials’ comings and goings, raising concerns about the risks posed by connected vehicles. During a security exercise at Oslo airport on September 14 to 18, waiting soldiers tapping on their vehicle’s screen discovered videos recorded by the on-board cameras, the Dagens Naeringsliv newspaper revealed. The recordings showed who was getting in and out of the cars, the...

  •  

Security fears in Norway as Chinese smart cars record sensitive military data

Chinese-made cars filmed sensitive information during a Norwegian military exercise, including access codes at secure sites and officials’ comings and goings, raising concerns about the risks posed by connected vehicles. During a security exercise at Oslo airport on September 14 to 18, waiting soldiers tapping on their vehicle’s screen discovered videos recorded by the on-board cameras, the Dagens Naeringsliv newspaper revealed. The recordings showed who was getting in and out of the cars, the...

  •  

Enea sviluppa corsi di alta informazione per applicare l’intelligenza artificiale in modo etico e sicuro

Enea sviluppa corsi di alta informazione per applicare l’intelligenza artificiale in modo etico e sicuro

ROMA (ITALPRESS) – Formare professionisti in grado di applicare l’intelligenza artificiale (IA) in modo etico e sicuro. È questo l’obiettivo del progetto europeo a partecipazione ENEA PANORAIMA, che sta sviluppando una nuova generazione di percorsi di alta formazione dedicati all’IA responsabile.

“L’obiettivo è colmare il divario tra le tecnologie di IA più avanzate e i settori in cui la loro applicazione responsabile è davvero cruciale. A differenza dei percorsi pensati per formare data scientist, PANORAIMA si rivolge a professionisti e studenti privi di un background informatico, preparandoli a integrare l’IA nei rispettivi ambiti con un approccio human-centred, attento agli aspetti etici, alla governance dei dati e ai quadri normativi”, spiega il ricercatore Gabriele Piantadosi, referente ENEA per il progetto.

Il progetto è ora nella fase di sviluppo dei contenuti formativi e dei primi percorsi pilota. A regime sono previsti quattro percorsi master specialistici: IA per Sanità e Scienze della Vita; Media e Cultura; Management e Finanza; Diritto e Compliance. In particolare, ENEA contribuirà allo sviluppo del percorso IA per la Sanità e le Scienze della Vita, il primo dei quattro a essere sviluppato, guidando l’analisi di mercato del settore e collaborando con gli altri partner alla definizione delle competenze, dei profili professionali e dei contenuti formativi.

I corsi saranno proposti a partire dal prossimo anno accademico in diverse università europee, tra cui l’Università degli Studi di Napoli Federico II. ENEA partecipa al progetto con il laboratorio Energy e Data Science del dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in diversi settori applicativi strategici, dalle energie rinnovabili all’IoT, fino alla robotica per la persona e per l’industria.

Cofinanziato dall‘Unione Europea nell’ambito del Programma Digital Europe, PANORAIMA riunisce un consorzio paneuropeo di 15 partner: otto università distribuite in otto Paesi europei, quattro centri di eccellenza e tre PMI. Il progetto fa parte della più ampia community RAISE-U, in continuità con il precedente progetto HCAIM. Proprio grazie a questa dimensione internazionale, PANORAIMA punta a costruire un’offerta formativa di alto livello, sviluppata e condivisa su scala europea.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Abby Choi’s partner tells murder trial she hid ex-in-laws’ financial reliance on her

Slain Hong Kong socialite Abby Choi Tin-fung’s partner has told a court she initially misled him about her former in-laws’ wealth before describing them as horrible and ungrateful after a bitter family dispute. Chris Tam Fong-chun’s testimony also shed light on his complex relationship with Choi and his former classmate Alex Kwong Kong-chi. The three remained connected through their four children, as Choi had two with each man. During the third week of Choi’s murder trial, Tam told the High...

  •  

He Was a Top Voice on Palestinian Liberation. Filmgoers Are Listening.

A new documentary on Edward Said, the Palestinian American literary critic and activist who taught for decades at Columbia, brought New Yorkers together in a fraught political moment.

© Dave Sanders for The New York Times

Maiken Baird, left, directed the documentary on Edward Said, and Sarah Mowaswes, center, was one of its producers. Mr. Said’s daughter, Najla Said, right, was also part of the filmmaking process.
  •  

Longevity Magazine – Puntata del 17/10/2026

Longevity Magazine - Puntata del 17/10/2026

MILANO (ITALPRESS) – Tutto per una sana e lunga vita. Nella ventesima puntata di Longevity Magazine, format Tv dell’agenzia di stampa Italpress, Antonino Di Pietro, direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano del Gruppo San Donato, intervista Alessandro Littara, andrologo e sessuologo. L’intervista si è incentrata sul benessere intimo e sulla salute psicologica maschile, affrontando il superamento dei tabù culturali legati all’immagine corporea attraverso l’analisi delle tecniche chirurgiche e ambulatoriali di allungamento e ingrossamento genitale e l’applicazione di queste ultime nel trattamento dell’eiaculazione precoce.

sat/abr/gsl

  •  

Il Kenya conferma il terzo caso di Ebola, tutti nella stessa famiglia: 127 contatti in quarantena a Nairobi

NAIROBI — «È stata diagnosticata precocemente e riceve cure di supporto che migliorano le sue possibilità di guarigione». Con queste parole il ministero della Salute del Kenya ha confermato ieri, venerdì 16 ottobre, il terzo caso di Ebola nel Paese: una donna di 65 anni, parente stretta dei primi due pazienti, in quarantena dal 6 ottobre e ora trasferita nell’unità per le malattie infettive di Nairobi.

Il dato che il governo mette in testa al comunicato è un altro: tutti e tre i casi appartengono alla stessa famiglia e tutti erano già isolati quando si sono ammalati. Non c’è alcuna evidenza di trasmissione comunitaria, riferisce Associated Press. La donna ha sviluppato febbre, mal di gola e malessere; è stata isolata, le è stato prelevato un campione e il test ha dato esito positivo. Il virus è del ceppo Bundibugyo, lo stesso dell’epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo.

Il primo paziente, un uomo di 40 anni, è morto il 5 ottobre, due giorni dopo essere atterrato a Nairobi dal Congo. Il secondo, un uomo di 39 anni della stessa famiglia, è in condizioni stabili. Il terzo caso arriva dieci giorni dopo il primo decesso.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha diffuso i numeri del tracciamento: al 16 ottobre 127 dei 130 contatti censiti dal ministero erano in quarantena, con controllo quotidiano di temperatura e sintomi per 21 giorni. «I due nuovi casi sono stati individuati precocemente perché erano già in quarantena ed erano controllati ogni giorno», ha detto la rappresentante dell’Oms in Kenya, Neema Rusibamayila Kimambo. «Essere in quarantena significa che la famiglia e il pubblico sono meglio protetti dall’esposizione al virus».

La rassicurazione pesa meno di quanto sembri, perché per il Bundibugyo non esistono né un vaccino autorizzato né una terapia specifica: le sperimentazioni sono ancora in corso nel Congo. Lì l’epidemia, la diciassettesima nella storia del Paese, è stata dichiarata il 15 maggio e ha superato i 9.000 casi e i 4.000 morti, secondo Reuters. È la seconda più grande mai registrata. L’Oms la definisce «lontana dall’essere finita» e in rotta per superare quella dell’Africa occidentale del 2014-2016, che fece oltre 11.000 vittime.

Il viaggio da Kampala

Il percorso del primo paziente lo aveva ricostruito il ministro della Salute, Aden Duale, in conferenza stampa il 6 ottobre. L’uomo, cittadino keniano, viveva in Congo da sette anni ed era malato da circa un mese. Aveva viaggiato via strada fino a Kampala, capitale dell’Uganda, e da lì aveva preso un aereo per Nairobi sabato 3 ottobre. Il presidente William Ruto ha ordinato una risposta rafforzata: in quarantena sono finiti i familiari e 21 operatori sanitari, mentre sono stati rintracciati 23 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio dello stesso volo.

Ai valichi di frontiera con l’Uganda, a Busia e a Malaba, gli operatori sanitari misurano la temperatura ai viaggiatori e disinfettano le mani a chi entra. Il governo ha però deciso che il Paese resta aperto: nessuna restrizione a viaggi, commerci o assembramenti, in linea con l’Oms, che sconsiglia limitazioni verso Kenya, Congo e Uganda. L’Uganda ha registrato 20 casi e 2 morti quest’anno ed è stata dichiarata libera dal virus ad agosto.

Il ministero avverte che altri casi tra i contatti in quarantena restano possibili fino alla fine del monitoraggio. Barbara Muttimos, medico di Medici Senza Frontiere, ha detto ad Associated Press che le probabilità di sopravvivere crescono se il virus viene individuato presto, e che per questo le persone devono essere «oneste sulle proprie esposizioni», dichiarando viaggi e sintomi.

  •  

Onu, Rebeca Grynspan in testa nel primo voto ‘colorato’: ma pesa l’ombra dei veti

Onu, Rebeca Grynspan in testa nel primo voto ‘colorato’: ma pesa l’ombra dei veti

 di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La corsa alla successione di António Guterres alla guida delle Nazioni Unite entra nella fase decisiva. Il Consiglio di Sicurezza ha effettuato il primo straw poll “colorato“, che permette di distinguere i voti dei cinque membri permanenti, dotati del diritto di veto, da quelli degli altri dieci Paesi. In testa resta Rebeca Grynspan, economista costaricana, ex vicepresidente del Costa Rica e attuale segretaria generale dell’UNCTAD, l’agenzia ONU per il commercio e lo sviluppo. Ha ottenuto nove voti favorevoli (encourage), tre dei membri permanenti, cinque contrari (discourage), due dei P5, e un voto senza opinione.

Segue Carolyn Rodrigues Birkett, ambasciatrice della Guyana all’ONU ed ex ministra degli Esteri, con otto voti favorevoli, tre dei permanenti, sei contrari, due dei P5, e un no opinion. Otto voti favorevoli anche per Rafael Grossi, diplomatico argentino e direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Per lui sei contrari, due dei membri permanenti, e un voto senza opinione.

Più distanziato Macky Sall, senegalese ed ex presidente del Senegal dal 2012 al 2024, con cinque voti favorevoli e dieci contrari, tre dei quali dai permanenti. Olara Otunnu, ugandese, ex ministro degli Esteri ed ex rappresentante speciale dell’ONU per i bambini nei conflitti armati, raccoglie quattro voti favorevoli, dieci contrari, tre dei P5, e un no opinion. María Fernanda Espinosa, ecuadoriana, ex ministra degli Esteri ed ex presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, ottiene tre voti favorevoli, nove contrari, tre dei permanenti, e tre no opinion.

 Chiude Ivonne A-Baki, diplomatica ecuadoriana, già ambasciatrice negli Stati Uniti, in Francia e in Qatar, con un solo voto favorevole e quattordici contrari, compresi quelli di tutti e cinque i membri permanenti. Il risultato politico è significativo: nessuno dei sette candidati è attualmente al riparo da un veto. Persino Grynspan, che guida la corsa, incontra l’opposizione di due potenze permanenti.

Il voto “colorato” rivela se un’opposizione proviene dai P5, ma non identifica quale Paese l’abbia espressa. La scelta del prossimo Segretario generale dipenderà dunque dalla capacità dei candidati di superare queste resistenze diplomatiche. Non è escluso che, di fronte allo stallo, possano emergere nuove candidature. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Urso “Il Governo è pronto a sostenere Stellantis per il secondo modello a Mirafiori”

Urso “Il Governo è pronto a sostenere Stellantis per il secondo modello a Mirafiori”

ROMA (ITALPRESS) – Il governo è pronto a sostenere Stellantis nella produzione di un secondo modello a Mirafiori. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a Milano Finanza. “Ho parlato con l’azienda per aumentare le potenzialità produttive di Mirafiori, in diversi incontri avuti negli ultimi mesi. Trovo un riscontro positivo nelle dichiarazioni rilasciate da Arnaud Belloni, nuovo ceo di Fiat, al Salone di Parigi che ha fatto specifico riferimento a un secondo modello. Siamo pronti a supportare questa opportunità con gli strumenti a nostra disposizione”, ha detto Urso.

Secondo il ministro, “Nei primi nove mesi dell’anno la produzione negli stabilimenti italiani di Stellantis è aumentata del 28,3% rispetto all’anno precedente. Si è ridotto il ricorso alla cassa integrazione di oltre il 30% e il beneficio è stato immediato anche per la filiera automotive, con contratti per almeno 7 miliardi destinati alle imprese italiane”. Urso lo ha definito “un risultato importante se si pensa che altrove in Europa gli stabilimenti vengono chiusi e i licenziamenti vengono annunciati. Ma vi è senz’altro ancora molto da fare, soprattutto rispetto ad alcune regole europee che hanno portato alla crisi del comparto e al collasso di quelle aziende che hanno perseverato nell’ideologia del tutto elettrico”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS9.

  •  

Unrae, a settembre il mercato dei veicoli industriali è in crescita del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2025

Unrae, a settembre il mercato dei veicoli industriali è in crescita del 3,4% rispetto allo stesso mese del 2025

ROMA (ITALPRESS) – A settembre il mercato dei veicoli industriali registra 2.146 immatricolazioni, in crescita del 3,4% rispetto alle 2.075 dello stesso mese del 2025. Dopo cinque mesi di calo tornano a salire i veicoli leggeri da 3,51 a 6 t, che passano da 59 a 72 unità (+22,0%), mentre i mezzi da 6,01 a 15,99 t scendono da 187 a 167 unità (-10,7%). Lo rileva il Centro Studi e Statistiche UNRAE sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).

In crescita i veicoli di massa pari o superiore a 16 t, con 1.907 immatricolazioni contro le 1.829 dell’anno precedente (+4,3%). Nel segmento, l’aumento è trainato dai trattori stradali, che salgono da 1.096 a 1.221 unità (+11,4%), mentre i carri calano da 733 a 686 unità (-6,4%). Nei primi nove mesi del 2026 il mercato raggiunge così 21.332 immatricolazioni, in crescita del 3,0% rispetto alle 20.717 del 2025.

“Il ritorno del mercato in territorio positivo a settembre è un segnale confortante, ma per consolidarlo le imprese hanno bisogno di certezze sugli strumenti a supporto del rinnovo delle flotte. A un anno dallo stanziamento, è indispensabile che i 590 milioni di euro del Fondo straordinario per l’autotrasporto vedano finalmente la luce con la pubblicazione del Decreto attuativo. Auspichiamo che, come annunciato dal MIT, il provvedimento venga ratificato a breve dal MEF, fissando tempistiche certe, così da permettere alle aziende di tradurre i programmi di investimento in ordini di nuovi veicoli”, dichiara Giovanni Dattoli, Presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE.

“Nel definire le modalità attuative del piano incentivante, chiediamo, come già proposto, di riservare una quota dello specifico plafond ai veicoli a zero emissioni oltre le 16 t, così da dare un impulso concreto alla decarbonizzazione della flotta pesante. Riteniamo inoltre essenziale che, sia per i veicoli a basse emissioni, come quelli alimentati a LNG e CNG, sia per la sostituzione di veicoli a gasolio con rottamazione, siano previsti criteri di applicazione chiari e semplici, che rendano il sostegno concretamente accessibile e attrattivo per le imprese”, continua Dattoli.

Sul fronte europeo, lo scorso 7 ottobre, il Parlamento UE ha approvato la revisione della Direttiva Eurovignette, che consentirà agli Stati membri di esentare dai pedaggi i veicoli pesanti a zero emissioni e di ridurre fino al 75% quelli dei mezzi a basse emissioni fino al 30 giugno 2031.

“Accanto agli incentivi servono condizioni abilitanti per l’effettivo sviluppo della transizione energetica, a partire da pedaggi commisurati alle emissioni di CO2. Mentre l’Europa aggiorna le regole, l’Italia non ha ancora recepito la Direttiva (UE) 2022/362, il cui termine è scaduto a marzo 2024. È un paradosso che priva le nostre imprese di uno strumento decisivo per la loro competitività e le penalizza rispetto ai concorrenti nel mercato unico. Per questo, chiediamo che a livello nazionale il recepimento venga completato senza ulteriori ritardi”, conclude Dattoli.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Trump sospende le sanzioni contro la Russia: “Interesse nazionale”

Trump sospende le sanzioni contro la Russia: “Interesse nazionale”

WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui sospende una serie di sanzioni imposte in precedenza alla Russia. Secondo quanto precisato da Trump, le deroghe sono state effettuate poiché rientrano nell’interesse nazionale.

Il pacchetto di sanzioni sarebbe entrato in vigore il 18 ottobre ed era stato messo a punto dal senatore Lindsey Graham. La decisione di Trump arriva dopo l’annuncio dello stesso capo della Casa Bianca secondo cui gli Usa avrebbero raggiunto un accordo con Mosca sul diesel russo, con l’obiettivo di ridurre i prezzi dell’energia sui mercati mondiali.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Golfo della Spezia, Enea mappa l’impatto delle attività umane sugli habitat marini

Golfo della Spezia, Enea mappa l’impatto delle attività umane sugli habitat marini

ROMA (ITALPRESS) – Nel Golfo della Spezia ENEA ha individuato gli habitat marini più esposti al rischio di degrado a causa delle attività umane applicando – per la prima volta nel Mar Mediterraneo – un metodo innovativo che incrocia mappe degli habitat e delle pressioni antropiche con i dati sulla vulnerabilità degli ecosistemi. Dallo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Management, emerge che le aree a rischio più elevato si localizzano soprattutto entro i primi 250 metri dalla costa dove si concentrano sia le attività umane che gli habitat più vulnerabili.

Tra questi figurano le praterie di fanerogame marine quali la Posidonia oceanica e la Cymodocea nodosa, identificate come ad alto rischio, rispettivamente per il 72,8% e il 20,6% della loro estensione totale, ma anche le colonie del corallo mediterraneo Cladocora caespitosa, il coralligeno e gli impianti di molluschicoltura. Le principali cause di rischio sono gli ancoraggi non regolamentati delle imbarcazioni, la presenza delle condotte di scarico, la vicinanza dei porti turistici e di altre attività di nautica.

“Le mappe di rischio ci aiutano a capire dove intervenire per proteggere gli habitat più vulnerabili”, spiega Alessandro Sebastiani, ricercatore del Dipartimento ENEA Sostenibilità e primo autore dello studio. “Questo modello applicato al Golfo della Spezia rappresenta un punto di partenza per una pianificazione dello spazio marittimo basata sugli ecosistemi[2], fondamentale per la tutela della biodiversità e dei servizi ecosistemici in aree fortemente antropizzate”.

Lo studio contiene anche la simulazione di azioni di tutela degli ecosistemi, quali ormeggi regolamentati, controlli più efficaci e interventi per ridurre le pressioni legate agli scarichi e alle aree portuali. In questo scenario, la superficie di habitat ad alto rischio entro 250 metri dalla costa si riduce del 78,9%.

“Queste riduzioni sono il risultato di una simulazione e mostrano il potenziale degli interventi di gestione”, precisa Elisabetta Salvatori, co-autrice dello studio e responsabile della Sezione Soluzioni Integrate e Nature-based per la rigenerazione Urbana del Dipartimento Sostenibilità ENEA.

“L’approccio proposto può essere applicato anche in altre aree costiere del Mediterraneo per aiutare amministrazioni e portatori di interesse a confrontare le misure di gestione possibili e a verificarne i risultati attraverso il monitoraggio”. 

Il Golfo della Spezia è un’area di grande valore naturalistico vicina alle aree marine protette di Porto Venere e delle Cinque Terre, al Parco di Montemarcello-Magra-Vara e al Santuario per i mammiferi marini “Pelagos”. Qui praterie di fanerogame, coralligeno e corallo madreporario mediterraneo dal grande interesse ecologico convivono con una crescente urbanizzazione costiera e attività impattanti come il turismo, l’acquacoltura e il trasporto marittimo.

L’attività è stata condotta nell’ambito del progetto RAISE (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), finanziato dalla Missione 4, Componente 2, Investimento 1.5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR.

-Foto ufficio stampa Enea-
(ITALPRESS).

  •  

In Italia ci sono 400 mila imprese guidate da giovani under 35, oltre la metà nel terziario

In Italia ci sono 400 mila imprese guidate da giovani under 35, oltre la metà nel terziario

MILANO (ITALPRESS) – In Italia ci sono 400mila imprese giovanili, guidate da under 35, di cui oltre la metà operano nel terziario di mercato. Negli ultimi sette anni, se ne sono perse complessivamente quasi 67mila (-14,3%) e la loro incidenza sul totale è scesa dal 9,1% all’8%. Nel terziario di mercato la contrazione è stata di oltre 47mila imprese (-15,4%), con una quota sul totale passata dal 10,9% al 9,7%. Questo settore continua comunque a registrare un’incidenza significativamente più elevata di imprese giovanili rispetto agli altri comparti dell’economia complessivamente considerati (9,7% contro il 6%).

Sono questi i dati più importanti emersi nell‘ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio e realizzata in occasione del XVII Forum nazionale dei Giovani Imprenditori di Confcommercio che si è svolta a Milano. In termini di ripartizione geografica, emerge la presenza di un ampio divario tra Nord e Centro-Sud. Al Nord si concentra quasi la metà dei giovani imprenditori – con la Lombardia come prima regione – e registra complessivamente una flessione negli ultimi sette anni più contenuta (-3,2%), a fronte di una riduzione del 19,0% nel Centro e del 22,9% nel Mezzogiorno. Secondo l’analisi di Confcommercio, questi dati riflettono gli effetti dell’andamento demografico degli ultimi anni, che ha determinato una riduzione della popolazione giovane, particolarmente accentuata nel Mezzogiorno.

Nel dettaglio, al Sud l’Area Confcommercio (comprendente commercio, alloggio e ristorazione, trasporti e servizi alle imprese e alle persone) registra una contrazione dei giovani imprenditori pari al 25,9% e una diminuzione del 9,7% della popolazione tra i 18 e i 34 anni. A livello settoriale, sono i comparti tradizionali, in particolare il piccolo commercio alimentare e non alimentare, a registrare le maggiori perdite percentuali di giovani imprenditori. Un andamento che riflette non solo le dinamiche demografiche, ma anche le difficoltà più generali del formato distributivo.

In controtendenza, si distinguono i settori a maggiore specializzazione o caratterizzati da una maggiore scala dimensionale, come le attività professionali (+28,6%) e la grande distribuzione (+27%). Le perdite di giovani imprenditori si concentrano, invece, nei comparti più tradizionali, in particolare il piccolo commercio. La presenza di giovani imprenditori sembra inoltre accompagnarsi a una maggiore presenza di giovani tra gli addetti. La quota di occupati under 35 è infatti sistematicamente più elevata nelle imprese più giovani, in particolare in quelle con meno di cinque anni di attività. In queste imprese, il 36,1% degli addetti ha meno di 35 anni, contro il 24,5% registrato nel complesso delle imprese.

Il fenomeno assume particolare rilievo in alcuni comparti: tra le imprese con meno di cinque anni, la quota di giovani addetti raggiunge il 49,3% nell’alloggio e ristorazione, il 47,7% nella sanità, il 46,6% nei servizi alla persona e il 42,4% nelle attività professionali. La maggiore presenza di capitale umano giovane si associa, inoltre, a risultati migliori sul piano dell’innovazione e della performance d’impresa.

Secondo l’Istat, una maggiore quota di giovani addetti è positivamente correlata sia con la probabilità che l’impresa abbia realizzato con successo investimenti in tecnologie digitali, sia con la performance nel medio periodo, misurata in termini di crescita dell’occupazione, del fatturato e della produttività.

“Stiamo affrontando un cambiamento radicale come persone e come imprese. Lo stesso mercato del lavoro, tra Intelligenza Artificiale e i temi della sostenibilità ambientale, economica e sociale è di fronte ad una sfida storica. Le imprese, in particolare le nuove imprese, devono imparare a navigare l’imprevisto e, talvolta, l’imprevedibile. Ed è una responsabilità per il sistema della rappresentanza a partire da quella dedicata ai giovani imprenditori perché sono proprio loro che quando decidono di fare impresa, lo fanno per la maggior parte proprio nei settori che Confcommercio rappresenta. Siamo, da sempre, casa e voce per le giovani imprese che popolano il mercato, le vite delle persone, delle città e dei territori e le scelte delle nuove generazioni.”, ha dichiarato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

“I dati lo dimostrano: le imprese giovani portano sostenibilità e innovazione e assumono giovani lavoratori. Ecco perché non ci convince quando vediamo che il dibattito pubblico si concentra su misure per incoraggiare l’occupazione giovanile e non si pensa invece a valorizzare le giovani imprese e i giovani che fanno impresa”, ha commentato il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio Matteo Musacci. “La questione generazionale non può essere ridotta a un semplice sollievo fiscale generico, ma va incoraggiato di più ciò che più crea valore per tutti, cioè l’imprenditoria. Non pretendiamo che fare impresa in Italia sia facile, ma che sia semplice sì – ha aggiunto – Chiediamo regole chiare e giuste e politiche che investano su chi decide di intraprendere investendo le proprie risorse, le proprie energie e la propria identità”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Ucraina, raid russi in diverse regioni: missili su Zaporizhia e Kryvyi Rih

Ucraina, raid russi in diverse regioni: missili su Zaporizhia e Kryvyi Rih

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Le forze aeree russe hanno pesantemente attaccato diverse regioni dell’Ucraina nella notte. Secondo quanto riferisce l’agenzia Rbc Ukraina, citando l’aeronautica di Kiev, gli attacchi hanno riguardato 22 località e sono stati condotti con missili balistici, missili da crociera, missili Caliber e 332 droni d’attacco.

Questa mattina i russi hanno attaccato anche Zaporizhia e Kryvyi Rih con missili balistici e missili da crociera. I bombardamenti hanno danneggiato alcune case, colpito un’azienda e ferito diverse persone.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

L’intesa tra Trump e Putin prepara un autunno difficile per l’Ucraina e per l’Europa

L’intesa tra Trump e Putin prepara un autunno difficile per l’Ucraina e per l’Europa

di Vincenzo Petrone (*)

ROMA (ITALPRESS) – La decisione del Presidente degli Stati Uniti di sospendere le sanzioni sul diesel russo, la parziale interruzione del sistema di telecomunicazioni militari Starshield utilizzato dalle Forze Armate ucraine, la mancata condivisione dell’intelligence satellitare americana dell’arrivo imminente di missili balistici russi.

Sono tre indizi che fanno una prova di un’intesa tra Trump e Putin per indebolire drasticamente la resistenza dell’Ucraina.

L’obiettivo è creare vulnerabilità e imporre a Zelensky un cessate il fuoco alle condizioni di Putin, ossia la cessione dell’intero Donbass, comprese le aree mai conquistate dalla Russia.

Il corollario del cessate il fuoco sono le dimissioni del Presidente Zelensky, che Mosca pretende dal primo giorno della sua aggressione.

La riunione dell’APEC a Shenzhen in novembre può essere l’occasione per sancire questa intesa a danno dell’Ucraina e alle spalle dell’Europa, con una solenne riunione tripartita tra i Grandi del mondo, ossia Trump, Putin e Xi Jinping.

Non necessariamente le cose andranno come Trump e Putin vorrebbero.

Tra pochi giorni, il 3 novembre, ci sono infatti le elezioni di mid-term e le prospettive elettorali per Trump sono sfavorevoli.

Quelle elezioni riguardano molto da vicino anche noi europei.

Una pesante sconfitta del Partito Repubblicano e un nuovo Congresso controllato dal Partito Democratico alla Camera e forse anche al Senato finalmente metterebbero il morso alle intemperanze di questo Presidente in politica estera e all’astio che egli nutre per noi europei.

L’ultima trovata, la sospensione delle sanzioni sul diesel esportato dalla Russia, ha aperto una breccia nel meccanismo sanzionatorio e potrebbe essere l’inizio di ulteriori misure di scongelamento di risorse finanziarie russe bloccate nelle banche americane.

La portata immediata della decisione di Trump sul diesel è politica molto più che economica.

Annunciando che permetterà alla Russia di vendere sui mercati 1,8 milioni di tonnellate di diesel entro dicembre 2026, Trump ha affermato di voler in tal modo far scendere i prezzi del diesel.

Ma questa è soltanto un’infantile mistificazione della realtà, visto che si tratta di quantità modeste, meno della metà del consumo di diesel dei soli Stati Uniti nell’arco di un giorno.
E Putin quel diesel da vendere all’estero probabilmente non ce l’ha proprio.

L’Ucraina ha infatti già distrutto quasi la metà della capacità di raffinazione della Russia e, dopo il tradimento di Trump, appare ancor più determinata a continuare a colpire le raffinerie dell’avversario.

E allora?

L’annuncio di Trump fa pensare a una scelta di campo apertamente filorussa.

A parte la propaganda elettorale per contenere l’imminente sconfitta alle urne, Trump vuole mandare un messaggio, ossia che l’America, incluse le società che fanno capo ad amici e parenti del Presidente, vuole riprendere a fare affari con Putin, quale che sia la violenza con cui questi sta conducendo la guerra e quale che sia il prezzo che l’Ucraina dovrà pagare.

I due plenipotenziari della diplomazia di Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff, hanno già in passato candidamente affermato che, per fermare l’aggressione russa, occorre fare affari con Mosca.

Unilateralmente, sulla sua personale piattaforma, Trump sabato scorso ha annunciato anche che ci sarebbe stata, «effective immediately», una tregua «energetica» nei bombardamenti tra i due contendenti.

Senza molto riguardo per Trump, già nella serata di domenica i russi hanno bombardato proprio quelle infrastrutture. E, dopo essersi fermata per 24 ore, anche l’Ucraina lunedì ha ripreso a fare altrettanto contro le raffinerie dell’avversario.

Il fatto è che quella «tregua energetica» annunciata incautamente è l’opposto dell’obiettivo bellico che i due Paesi in guerra si propongono in questa fase.

L’obiettivo russo è preparare un inverno insopportabile per i civili ucraini. L’obiettivo ucraino è devastare le raffinerie russe per impedire la produzione e l’export di idrocarburi che alimentano la guerra di Putin.

A noi europei, la connivenza tra il Presidente americano e quello russo potrebbe riservare anche un’altra amara sorpresa.

Per Trump quest’autunno ci saranno infatti due opportunità, sotto i riflettori del mondo, di marcare la distanza dell’America dall’Europa e la sua intesa con la Russia.

La prima sarà il vertice dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation), che si terrà a Shenzhen il 18-19 novembre.

È già previsto da tempo che Trump e Xi Jinping si incontrino in quella occasione, per la terza volta quest’anno.

La seconda data che potrebbe riservarci brutte sorprese è quella del successivo vertice del G20, previsto a Miami il 14-15 dicembre.

Un vertice che, poco dignitosamente per i Capi di Governo invitati, si terrà letteralmente nella dépendance personale di Trump, il Trump National Doral, un pacchiano complesso con 643 stanze, quattro campi da golf, SPA di ogni genere e piscine faraoniche.

Putin è stato invitato da Trump a parteciparvi con tutti gli onori.

Questa è la prima volta che un vertice multilaterale si tiene, peraltro a pagamento per quanto riguarda l’uso delle stanze d’albergo, in una location che appartiene letteralmente, non figurativamente, al Presidente, padrone di casa.

Ma, a parte queste curiosità, chiediamoci perché questi due appuntamenti internazionali riguardino l’Europa.

La ragione è che a Shenzhen in novembre, oppure nel boudoir del Trump National Doral in dicembre, potrebbe aver luogo il primo incontro trilaterale tra lo stesso Trump, Putin e Xi Jinping.

L’oggetto dell’incontro, dalle notizie che circolano, sarebbe la «pace».

Se ci fosse, quell’incontro potrebbe non essere che l’inizio di una prassi.

Ma di quale pace si parlerebbe?

Prima di tutto, di quella in Ucraina.

Per Trump è la più facile da ottenere: basta che tolga a Zelensky tre pilastri della resistenza. Il primo è Starshield, la versione militare della rete satellitare Starlink di Elon Musk. Il secondo è l’intelligence satellitare americana per i missili lanciati dai russi. Il terzo sono le piattaforme e le munizioni di difesa antimissile che sono prodotte negli USA, ma vengono pagate dai Paesi europei che poi le passano all’Ucraina.

Due segnali arrivati oggi dal teatro ucraino sono particolarmente preoccupanti, perché sono indicativi della volontà americana di piegare in tempi brevi le capacità di resistenza dell’Ucraina.

Il primo è che le Forze Armate di Kiev stanno registrando interruzioni nel funzionamento della rete di comunicazioni Starshield, che governa le traiettorie dei droni ucraini, e non hanno ricevuto informazioni plausibili dai tecnici di Elon Musk circa le ragioni del problema. Musk ha fatto sapere che la sua Starshield è gestita dal Pentagono e, in tal modo, ha confermato che l’interruzione del servizio è stata decisa a livello politico.

Il secondo segnale è la mancata allerta da parte dell’intelligence satellitare americana circa l’imminente impatto di missili balistici russi contro obiettivi civili in Ucraina. La conseguenza è stata che, in assenza del preavviso che consente ai civili di rifugiarsi nei bunker, le sirene d’allarme non sono state attivate e questo ha causato un numero particolarmente elevato di vittime civili.

Quale sarebbe l’interesse di Xi Jinping a convocare un vertice tripartito a Shenzhen?

In primo luogo, il Presidente del PCC ne uscirebbe con l’aureola di leader e uomo di pace a livello planetario, capace di mettere al tavolo russi e americani per far tacere le armi.

Xi potrebbe pretendere comunque anche qualcosa di più concreto, ossia un ulteriore rinvio delle forniture militari americane a Taiwan, già approvate ormai un anno fa dal Congresso e mai consegnate per decisione di Trump.

Per quanto concerne il Presidente americano, il principale tornaconto riguarderebbe la guerra con l’Iran. Una guerra che l’America non riuscirà a sostenere a lungo e da cui non riesce a districarsi.

Il Presidente chiederà a Xi e a Putin di esercitare pressioni sull’Iran perché accetti un cessate il fuoco che per gli americani sia dignitoso quanto basta a permettere loro di «declare victory and leave».

Ma non è affatto detto che questa operazione riesca, perché l’Iran è convinto di essere in una buona posizione strategica e perché, mentre gli strumenti di coercizione di Trump sull’Ucraina sono di efficacia pressoché immediata, quelli cinesi e russi sull’Iran sono meno diretti e cogenti, anche se significativi.

In conclusione, non ci sono ancora evidenze che il vertice a tre effettivamente ci sarà. Quello che è sicuro è che se ne sta parlando da qualche settimana nelle tre capitali.
Non deve essere facilissimo per Putin e per Trump convincere Xi Jinping a organizzarlo.
Rispetto a Russia e America, la Cina è al momento obiettivamente messa molto meglio.
Le guerre in Ucraina e nel Golfo stanno portando soprattutto vantaggi alla postura di politica estera e di sicurezza di Pechino.

La Russia è diventata per necessità un vassallo di Pechino, compra tutto quello che la manifattura cinese decide di esportarvi e vende in Cina il petrolio a prezzi stracciati.

Gli Stati Uniti, invece, restano impigliati in una ragnatela di rischi militari ed economici pressoché impossibili da governare, ma che stanno costando molto sia in termini finanziari sia di arsenali militari. E questo aiuta a far sì che tra le priorità dell’America oggi non ci sia spazio per la salvaguardia di Taiwan.

La conferma delle discussioni in atto per il vertice a tre viene da Mosca, da Putin in prima persona.

Il direttore del Center for China and Globalization, organismo controllato dal Governo di Pechino, la settimana scorsa ha chiesto a Putin, in un’intervista, se fosse ipotizzabile un incontro tra lo stesso Putin, Trump e Xi a Shenzhen, con «l’obiettivo di promuovere la pace».

Putin ha risposto che «l’incontro è possibile» e che l’iniziativa di realizzarlo «dipende anche dalla Potenza padrona di casa».

La risposta del Presidente russo suona come un appello a Xi perché concretizzi l’invito. E come un mezzo per preparare il terreno per quella riunione, indicando fin d’ora la disponibilità di Putin a una mediazione per un cessate il fuoco.

Mediazione da realizzare nel contesto del riconoscimento che la Russia è una delle tre Grandi Potenze globali e a certe condizioni.

D’altronde, lo stesso Trump da oltre un anno sta lasciando la porta aperta per un incontro tripartito.

E in questa luce si comprende meglio la sua sorprendente affermazione di sabato. Secondo Trump, Zelensky «avrebbe potuto chiudere questa guerra in più occasioni, ma non ha voluto coglierle». E l’Ucraina «ha bisogno di un nuovo Presidente».

In chiaro, Zelensky e la resistenza ucraina sono di ostacolo alla politica estera e commerciale americana e a una nuova sistemazione degli assetti strategici in Europa.

A parte gli opachi legami personali sui quali il prossimo Congresso farà luce, Trump e Putin sembrano avere in comune una visione del mondo da suddividere in sfere di influenza dominate da Paesi in grado di esercitarla con lo strumento militare.

Per le Americhe, Trump non ha esitato a ufficializzare questi concetti, nel complesso definiti come «Donroe Doctrine».

Non ci si può dunque sorprendere se Trump manifesta connivenza per la simmetrica pretesa di Putin di ricostituire intorno alla Federazione Russa la zona di rispetto che, mutatis mutandis, aveva l’Unione Sovietica prima che si disintegrasse.

Trattandosi di Trump e della sua infinita capacità di portare rancore, ricordiamoci che Zelensky, il 25 luglio del 2019, nella telefonata che è stata il colpo d’inizio della procedura di impeachment da parte del Congresso, si è permesso di respingere la richiesta dello stesso Trump di indagare sugli affari in Ucraina del figlio di Joe Biden. E questo in cambio di una fornitura di missili Javelin.

Con l’approssimarsi della data dell’APEC, sentiremo evocare facili paralleli con l’incontro di Yalta del 4-11 febbraio del 1945, quando Stati Uniti, Gran Bretagna e Unione Sovietica, a guerra ormai vinta, discussero gli assetti postbellici.

Il parallelo tra Yalta e l’eventuale riunione tripartita di Shenzhen in novembre o di Miami in dicembre è storicamente improprio.

La ricerca storica ha infatti accertato da tempo che a Yalta Roosevelt e Churchill non stipularono affatto un’intesa con Stalin sulla divisione dell’Europa e ancor meno riconobbero all’Unione Sovietica il controllo postbellico dei Paesi dell’Europa centrale.

Al contrario, nella dichiarazione ufficiale, sottoscritta l’11 febbraio 1945, si prevedeva che nei Paesi occupati i vincitori si sarebbero impegnati ad «aiutare i popoli liberati a creare istituzioni democratiche di loro scelta… attraverso elezioni di governi responsabili verso la volontà popolare».

Per Stalin, il termine «istituzioni democratiche» voleva dire «istituzioni di democrazia popolare» di impronta sovietica, sottoposte al controllo di Mosca.

La simpatia di Vladimir Putin per Josif Vissarionovich Džugašvili, detto Stalin, e per l’Unione Sovietica fa presagire il genere di interpretazione che Putin darebbe al riconoscimento di una sua sfera di influenza in Europa centrale e orientale.

E i leader europei non dovrebbero lesinare chiarezza nel denunciare con forza il rifiuto di accettare i seguiti in Europa di un’intesa tra Putin e Trump. Anche perché gli elettori americani, il 3 novembre, potrebbero sbarrare la strada a Trump se decretassero nelle urne un «wipeout», una sconfitta clamorosa del Partito Repubblicano.

Xi Jinping sta appunto attendendo di vedere i risultati di queste elezioni prima di decidere se formulare davvero l’invito tripartito o lasciar perdere.

Per noi europei, la sconfitta elettorale di Trump sarebbe una boccata d’ossigeno per alzare la posta nel contrasto all’aggressione russa e riacquistare anche una più dignitosa postura verso l’America dei MAGA.

Si può fare, il Canada lo dimostra.

Per noi italiani, la pubblica disapprovazione espressa finalmente senza mezzi termini dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la decisione di Trump sul diesel russo è un fatto molto positivo e sarebbe bene dargliene atto.

* Ambasciatore A. R., ex Ambasciatore a Tokyo ed ex Direttore della Fondazione Italia Cina

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

  •  

Bankitalia, le proiezioni per l’economia italiana sono condizionate dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente

Bankitalia, le proiezioni per l’economia italiana sono condizionate dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente

ROMA (ITALPRESS) – Secondo la Banca d’Italia le proiezioni per l’economia italiana relative al periodo 2026-2028 sono fortemente condizionate dall‘evoluzione della crisi in Medio Oriente e dalle sue ripercussioni sui prezzi delle materie prime. Nelle previsioni si ipotizza che i prezzi del greggio e del gas naturale, desunti dalle quotazioni dei contratti futures, rimangano elevati fino ai primi mesi del prossimo anno, per poi attenuarsi nel corso del tempo.

I tassi di interesse salgono su tutte le scadenze, con un conseguente graduale incremento dei costi di finanziamento per famiglie e imprese lungo tutto l’orizzonte di previsione. Il commercio mondiale si rafforza progressivamente, riflettendo l’ipotesi di un graduale dissolversi dell’incertezza e il proseguimento della fase espansiva degli investimenti riconducibili all’intelligenza artificiale.

Sulla base di queste ipotesi, la Banca d’Italia stima che il Pil dell’Italia cresca dello 0,9% nel 2026, dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028; al netto della correzione per le giornate lavorative, l’aumento nei tre anni sarebbe rispettivamente dell’1%, dello 0,7% e dello 0,6%. 

Nella seconda metà dell’anno in corso e nella prima del 2027 la spesa delle famiglie risentirebbe principalmente dei forti rincari dei prodotti energetici sui mercati internazionali; riprenderebbe vigore in seguito, con l’attenuarsi degli effetti legati alla crisi mediorientale. La crescita delle esportazioni sarebbe sostenuta dal rafforzamento degli scambi internazionali; risulterebbe inferiore a quella della domanda estera potenziale, in parte trainata dalla filiera dei beni ad alta tecnologia, alla quale l’Italia partecipa in misura ancora limitata.

L’occupazione continuerebbe ad aumentare a un ritmo moderato e il tasso di disoccupazione rimarrebbe pressoché stabile lungo l’orizzonte previsivo, su livelli intorno al 6%. L’inflazione al consumo salirebbe al 3,2% quest’anno, raggiungendo un picco nel quarto trimestre, sospinta dalla componente energetica; scenderebbe al 2,4 nel 2027 e all’1,7 nel 2028. Al netto dei beni energetici e alimentari, l’incremento dei prezzi al consumo si collocherebbe intorno al 2% lungo l’intero orizzonte previsivo. Rispetto alle proiezioni pubblicate lo scorso giugno, le stime di crescita sono state riviste al rialzo di 0,4 punti percentuali nel 2026, di 0,3 nel 2027, e al ribasso di 0,1 punti percentuali nel 2028.

La revisione al rialzo per l’anno in corso riflette un impatto del conflitto in Medio Oriente meno marcato di quanto atteso in giugno, con effetti di trascinamento positivi anche per il 2027. Per quest’ultimo anno, alla revisione positiva contribuirebbero inoltre le maggiori spese per la difesa e la sicurezza energetica previste nel DPFP 2026. Le previsioni di inflazione sono state riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali nell’anno in corso e di 0,4 nel prossimo, soprattutto a causa dei prezzi più alti delle materie prime e dei prodotti petroliferi raffinati; per il 2028 sono state corrette al ribasso di 0,2 punti percentuali, per via di effetti base negativi più marcati legati alla riduzione delle quotazioni energetiche. Per il biennio 2026-27 le proiezioni di crescita e inflazione riportate in questo riquadro sono simili a quelle formulate più di recente dai principali previsori istituzionali. L’incertezza che circonda tali proiezioni rimane elevata. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Ucraina, Crosetto “Sarebbe un grave errore limitare a Kiev l’accesso ai sistemi satellitari”

Ucraina, Crosetto “Sarebbe un grave errore limitare a Kiev l’accesso ai sistemi satellitari”

ROMA (ITALPRESS) – “Sarebbe un grave errore” da parte degli Stati Uniti limitare l’accesso ai sistemi satellitari e alle informazioni di intelligence usati dall’Ucraina per difendersi dagli attacchi russi. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto in un’intervista alla Bbc. Secondo il ministro, una mossa del genere rischierebbe di prolungare il conflitto anziché portare alla pace.

 “La pace arriverà quando Putin sarà convinto che c’è una situazione di stallo, che non può avanzare ulteriormente”, afferma Crosetto, sostenendo che soltanto la consapevolezza di non poter conseguire ulteriori risultati militari potrebbe indurre il Cremlino a negoziare. “Se vede delle debolezze da parte ucraina, e se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra”.

Il ministro mette così in discussione l’efficacia di una strategia che punti a esercitare pressioni su Kiev attraverso la riduzione dell’assistenza militare. Nella sua valutazione, privare l’Ucraina delle capacità necessarie alla difesa finirebbe per rafforzare le aspettative russe di una vittoria sul campo, allontanando le condizioni per una pace negoziata.

Quanto alla posizione italiana, Crosetto assicura che il sostegno militare a Kiev continuerà “finché questo governo sarà in carica”, pur riconoscendo le crescenti difficoltà politiche interne. Con l’avvicinarsi delle elezioni, ottenere l’approvazione parlamentare per ulteriori forniture di armamenti sarà infatti “più difficile”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

La Tunisia punta a diversificare i mercati di destinazione delle esportazioni di olio d’oliva e datteri

La Tunisia punta a diversificare i mercati di destinazione delle esportazioni di olio d’oliva e datteri

TUNISI (TUNISIA) (ITALPRESS) – La Tunisia punta a diversificare i mercati di destinazione delle esportazioni di olio d’oliva e datteri, rafforzando la propria presenza in Asia, Africa e nelle Americhe. La strategia è stata illustrata dal ministro tunisino del Commercio e dello sviluppo delle esportazioni, Samir Abid, in occasione di una giornata informativa dedicata al finanziamento delle esportazioni dei due prodotti, inaugurata il 16 ottobre presso il Consiglio bancario e finanziario.

Il ministro ha sottolineato che l’olio d’oliva e i datteri rivestono un’importanza strategica per l’economia tunisina. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento della promozione delle esportazioni attraverso la collaborazione tra settore pubblico e privato, una maggiore valorizzazione degli accordi commerciali con i partner economici e il sostegno alla competitività delle imprese esportatrici, soprattutto piccole e medie. Abid ha inoltre evidenziato la necessità di mobilitare le risorse finanziarie adeguate e di migliorare gli strumenti di accompagnamento delle imprese, affinché possano affrontare le difficoltà legate all’accesso ai mercati esteri.

Il programma della giornata ha approfondito il finanziamento delle operazioni di trasformazione, confezionamento, esportazione e investimento, oltre agli strumenti per il commercio estero e l’assicurazione delle esportazioni.

Il presidente del Consiglio bancario e finanziario, Naji Ghandri, ha confermato la disponibilità delle banche a sostenere lo sviluppo delle esportazioni tunisine di olio d’oliva e datteri. Ha inoltre annunciato l’intenzione di organizzare incontri regionali con gli esportatori, in particolare quelli di dimensioni più ridotte, per presentare gli strumenti di finanziamento e accompagnamento disponibili per le piccole e medie imprese.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Il Governo della Libia presenta i suoi piani per sviluppare il settore energetico

Il Governo della Libia presenta i suoi piani per sviluppare il settore energetico

TRIPOLI (LIBIA) (ITALPRESS) – Il Governo di Unità Nazionale libico ha illustrato i suoi piani per sviluppare il settore energetico. Tra questi, l‘aumento della produzione di petrolio e gas, l’ammodernamento delle infrastrutture, l’incremento degli investimenti, la massimizzazione dell’uso del gas naturale e l’espansione dei progetti di energia rinnovabile, oltre alla riduzione delle emissioni e del flaring.

Secondo quanto dichiarato dal Governo di Unità Nazionale libico in un comunicato, la visione è stata presentata dal ministro del Petrolio e del Gas libico Khalifa Abdul Sadiq durante le sessioni ministeriali di alto livello della 25esima edizione del World Energy Congress a Riad, in Arabia Saudita, insieme a Mustafa Al-Manea, capo del team esecutivo per le iniziative del primo ministro e i progetti strategici, Yassin Al-Abyad, direttore generale del Fondo di Sviluppo Economico e Sociale, e Bashir Al-Ashhab, presidente di Green Stream.

La visione governativa considera lo sviluppo del settore energetico uno dei principali motori della crescita economica, sfruttando le risorse di idrocarburi, la posizione strategica tra Africa ed Europa e il potenziale solare. Il governo ha confermato l’apertura a partnership internazionali, investimenti e tecnologie per modernizzare il settore, trasferire conoscenze, costruire capacità nazionali e trasformare le risorse energetiche in valore economico e di sviluppo sostenibile.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Inps, Fava “A Roma nel 2027 un forum globale del welfare”

Inps, Fava “A Roma nel 2027 un forum globale del welfare”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Un Forum globale del welfare a Roma nel giugno 2027. E, per arrivarci con dati e proposte, un Osservatorio permanente sul futuro del welfare. È la proposta che il Presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha presentato a Bruxelles al secondo CEO Roundtable di ESIP, (European Social Insurance Platform), l’incontro che riunisce i vertici degli istituti di previdenza e sicurezza sociale dei Paesi dell’Unione. Al centro, le sfide che mettono alla prova tutti i sistemi di protezione sociale europei: l’invecchiamento della popolazione e il calo delle nascite, l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale, la mobilità dei lavoratori e le nuove forme di lavoro.

“Viviamo più a lungo, ed è la più grande conquista dell’Europa del Novecento. Nascono meno bambini, ed è la sfida che segnerà questo secolo. La tecnologia corre più veloce delle nostre regole, e lavoratori e pensionati attraversano i confini come mai prima”, ha detto Fava ai colleghi europei. “Oggi nell’Unione ci sono circa tre persone in età lavorativa per ogni over 65; entro la fine del secolo saranno meno di due. Dietro questi numeri c’è il patto tra le generazioni su cui l’Europa ha costruito la sua pace sociale. I nostri sistemi di welfare e previdenziali e le nostre leggi nazionali sono diversi, e così devono restare. Ma le sfide non conoscono frontiere. Sono le stesse, per tutti, e nessun Paese le vincerà da solo”.

Da qui la proposta dell’Osservatorio permanente sul futuro del welfare, un luogo di lavoro tecnico e scientifico aperto a esperti, istituzioni europee e principali enti previdenziali nazionali, che raccoglierà dati, leggerà le tendenze e preparerà le basi programmatiche da discutere e adottare al Forum di Roma. “Le grandi scelte si preparano con la conoscenza, non nell’urgenza delle emergenze”, ha spiegato il Presidente. “Penso a un think tank agile, concreto, misurato sui risultati. E voglio essere chiaro: non nasce un’altra struttura né un nuovo livello di burocrazia, e nessuno deciderà al posto di altri. Ogni scelta resta a ciascuno Stato e a ciascuna istituzione. Ciò che mettiamo in comune è la capacità di guardare lontano, insieme”.

Con il Presidente Fava, a Bruxelles erano presenti il Direttore Generale Valeria Vittimberga, il Direttore Centrale Relazioni Internazionali Giuseppe Conte e la dirigente Valeria Bonavolontà, il Direttore Centrale Audit, risk management, compliance e Antifrode Alessandro Romano.

 “Il modello sociale europeo è una delle forme più alte di civiltà che il nostro continente abbia saputo costruire: l’idea che nessuno resti solo davanti alla malattia, alla vecchiaia, alla perdita del lavoro”, ha dichiarato Fava a margine dell’incontro. “È un patrimonio unico al mondo, ma non è un’eredità garantita. Oggi chiede uno scatto d’orgoglio e il coraggio di rinnovarsi. Il Forum di Roma non sarà un luogo di sole parole. Sarà un cantiere, dove le idee diventano soluzioni e le soluzioni diventano scelte condivise, per un welfare di cittadinanza europea più resiliente, più equo, più innovativo”.

Poi il richiamo alle origini. “Nel 1958, quando il mercato comune era ancora un progetto, l’Europa scelse di cominciare dalle persone, proteggendo chi attraversava un confine per lavorare. Quasi settant’anni dopo i confini sono cambiati. Non corrono più soltanto tra un Paese e l’altro, ma tra un lavoro e l’altro, tra una tecnologia e l’altra, tra una generazione e l’altra. La scelta, però, è la stessa di allora: mettere la persona al centro. Roma, nel 2027, sarà il luogo in cui rinnovarla”. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Fabri Fibra compie 50 anni e li festeggia in vetta alle classifiche

Fabri Fibra compie 50 anni e li festeggia in vetta alle classifiche

ROMA (ITALPRESS) – Fabri Fibra oggi compie 50 anni (è nato a Senigallia il 17 ottobre 1976) e festeggia nel modo migliore per un cantante: al 1° posto della Top 100 Album & Compilation e al 1° della Top 20 Cd, Vinili e Musicassette con “Zarathustra Style”, l’album realizzato insieme a Neffa e prodotto da quest’ultimo.

Un tassello ulteriore in una carriera da oltre un milione di copie vendute, dischi d’oro, di platino e multiplatino, Wind Music Awards e altri. E un risultato significativo per chi, come Fabrizio Tarducci (questo il suo vero nome), si è affacciato nell’ambiente dell’hip hop underground con il nome di Fabri Fil fin dalla metà degli anni Novanta.

Risale al 1994, infatti, il progetto “Uomini di mare” pubblicato con il rapper Lato col quale, cinque anni dopo, propone “Sindrome di fine millennio”. Nel 2002 Fabri Fil diventa Fabri Fibra ed esordisce come solista con “Turbe giovanili”, prodotto da Neffa e con la collaborazione del fratello minore Nesli. Il secondo album, “Mr Simpatia”, caratterizzato da racconti espliciti e aggressivi in cui afferma spesso di fare uso di droga, gli regala popolarità e considerazione da parte della critica. Il grande successo arriva al terzo album, “Tradimento” del 2006, da cui estrae la sua prima hit radiofonica, “Applausi per Fibra”. Il tradimento di cui parla è il suo nei confronti del suo pubblico per avere abbandonato la scena hip hop underground per un’etichetta discografica mainstream. Il successo dell’album non gli evita le critiche per il linguaggio esplicito, la violenza e lo scarso rispetto nei confronti delle donne contenuti nei suoi testi.

Ormai è il rapper per eccellenza e la sua fama cresce ancora grazie ai due album successivi, “Bugiardo” e “Chi vuol essere Fabri Fibra?”, dai quali estrae rispettivamente i singoli “In Italia” (feat. Gianna Nannini) e “Incomprensioni” (feat. Tiromancino). Tra i brani di “Bugiardo” ci sono anche “Potevi essere tu”, una riflessione sull’uccisione del piccolo Tommaso Onofri, e “Andiamo a Sanremo”, una feroce critica alla kermesse. “Chi vuol essere Fabri Fibra?”, invece, contiene un Dvd con scene di vita privata e professionale.

Nel 2010 è la volta di “Controcultura” preceduto, tra l’altro da una docufiction (in cinque puntate) trasmesse da Mtv che mostra le condizioni di giovani italiani e stranieri che vivono in condizioni disagiate; e dal mixtape “Quorum” in cui allude all’omosessualità di Marco Mengoni per sollecitare gli artisti omosessuali a dichiararsi e vivere liberamente. “Controcultura” è un successo così come i successivi “Guerra e pace”, “Squallor” e “Fenomeno”, nel quale ci sono due brani in collaborazione con The Giornalisti e Roberto Saviano. Nel 2019 Fabri Fibra pubblica la raccolta “Il tempo vola 2002-2020 che celebra la sua carriera con diverse featuring, da Calcutta a Elodie, da J-Ax a Madame.

Nel 2022 è la volta di “Caos”, il decimo album, anch’esso con collaborazioni importanti come quelle con Guè, Neffa e Salmo; e nel 2025 pubblica “Mentre Los Angeles brucia”. La straordinaria carriera di Fabri Fibra è costellata di polemiche per i testi delle sue canzoni al punto da portare nel 2006 Livia Pomodoro, allora presidente del tribunale per i minori di Milano, a lanciare un monito a radio e tv affinché non trasmettessero le sue produzioni. È stato accusato di vilipendio alla religione, attacchi alla Chiesa cattolica e al Papa, ha attaccato il talent “X Factor” che gli aveva chiesto di fare il giudice e ha avuto scontri con colleghi come i Gemelli DiVersi, Vacca, Fedez e Valerio Scanu.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

  •  

Why Are France’s Students Protesting?

Demonstrations for a better-funded education system have led to blockaded schools, thousands of arrests and a national political reckoning.

© Abdul Saboor/Reuters

French officials expected marches or rallies in more than 300 locations on Saturday. Above, officers squared off with protesters on Tuesday near the Lycée Hélène Boucher, a high school in Paris.
  •  

Over 3,000 bears culled in Russia after wave of deadly attacks: ‘we’ve never had this’

Seeing what looked like a brown blob in a tree while driving through Siberia’s Irkutsk region, 36-year-old Daria Tyurneva pulled over, curious to get a better look. She was not expecting to find a bear cub, perched on a branch, several metres up. “We stopped, without turning off the engine or taking off the gear, because we knew the mother could be somewhere nearby,” Tyurneva said, showing a phone video she recorded of the bear. Her sighting was one of several to spook Russians in recent weeks,...

  •  

Over 3,000 bears culled in Russia after wave of deadly attacks: ‘we’ve never had this’

Seeing what looked like a brown blob in a tree while driving through Siberia’s Irkutsk region, 36-year-old Daria Tyurneva pulled over, curious to get a better look. She was not expecting to find a bear cub, perched on a branch, several metres up. “We stopped, without turning off the engine or taking off the gear, because we knew the mother could be somewhere nearby,” Tyurneva said, showing a phone video she recorded of the bear. Her sighting was one of several to spook Russians in recent weeks,...

  •  

Brasile, la deforestazione dell’Amazzonia cala del 42%: è il minimo dal 1988, a 9 giorni dal ballottaggio

BRASÍLIA — L’Amazzonia brasiliana ha perso 3.335 chilometri quadrati di foresta in dodici mesi, un’area più piccola di Maiorca: è il dato più basso da quando il Brasile misura il disboscamento dallo spazio, cioè dal 1988. Lo ha diffuso venerdì l’Inpe, l’agenzia spaziale brasiliana, con il rapporto annuale che copre il periodo dal 1° agosto 2025 al 31 luglio 2026. Rispetto all’anno precedente il calo è del 42%.

Il numero arriva nove giorni prima del ballottaggio del 25 ottobre, in cui il presidente Luiz Inácio Lula da Silva sfida il senatore Flávio Bolsonaro, figlio maggiore dell’ex presidente Jair. Al primo turno del 4 ottobre Bolsonaro ha preso il 47% dei voti contro il 45% di Lula, e i sondaggi danno i due testa a testa. Il ministro dell’Ambiente João Paulo Capobianco ha presentato i dati in conferenza stampa a Brasília: «È un calo assolutamente stratosferico, è come un sogno».

Anche il Cerrado, la savana alberata che si estende a sud dell’Amazzonia, ha toccato il minimo dall’inizio delle rilevazioni nel 2001: 5.517 chilometri quadrati abbattuti, il 24% in meno. Il precedente record positivo per l’Amazzonia risaliva al 2011-2012, con 4.571 chilometri quadrati. La misurazione va da agosto a luglio perché a metà anno le nuvole sono meno fitte e i satelliti vedono meglio, spiega Reuters.

Lula ha commentato su X: «Il nostro obiettivo è arrivare a zero deforestazione illegale entro il 2030». Márcio Astrini, segretario esecutivo dell’Observatório do Clima, rete di organizzazioni ambientaliste brasiliane, ha parlato di «un risultato storico» e ha aggiunto che l’agricoltura «ha registrato record di produzione ed export mentre la deforestazione calava», smentendo a suo dire «la falsa narrativa» per cui tutelare l’ambiente danneggia l’economia.

Il comitato di Flávio Bolsonaro non ha commentato i dati. Nel programma il candidato promette di rafforzare la vigilanza ambientale in Amazzonia, concentrando i controlli sulla criminalità organizzata anziché su estrattivisti e piccoli agricoltori, e di porre fine alla deforestazione illegale entro il 2029, un anno prima dell’obiettivo di Lula. Ha però elogiato il padre, che sconta 27 anni agli arresti domiciliari per il tentato colpo di Stato, per essersi opposto a quella che definisce «un’agenda ambientale radicale».

Il climatologo Carlos Nobre, dell’Istituto di Studi Avanzati dell’Università di San Paolo, non nasconde da che parte sta: «Siamo molto preoccupati per i rischi per l’Amazzonia se vince Flávio, perché è un negazionista del clima». Il risultato di venerdì lascia comunque aperte diverse partite: sette dei nove governatori degli Stati amazzonici sono alleati di Bolsonaro, nel Pacifico si sta formando un super El Niño che porta siccità e incendi, e il governo Lula sostiene nello stesso tempo l’espansione delle trivellazioni petrolifere.

Quarant’anni di satelliti

La serie storica racconta quasi quattro decenni di politica brasiliana. Il primo crollo del disboscamento arrivò dopo il 2004, quando il primo governo Lula varò il piano d’azione contro la deforestazione, che legava multe e controlli alle immagini satellitari. Con Jair Bolsonaro, presidente dal 2019 al 2022, il piano fu accantonato e il disboscamento risalì di circa il 60%: oltre 45.000 chilometri quadrati in quattro anni, secondo i calcoli dell’Associated Press.

Tornato al potere nel gennaio 2023, Lula ha riattivato quel piano come primo atto, ha ripristinato le sanzioni automatiche per i tagli rilevati dal satellite, ha proposto di negare il credito bancario alle proprietà con disboscamento illegale e ha finanziato i comuni amazzonici che riducono i tagli. Ha anche richiamato al ministero dell’Ambiente Marina Silva, la ministra di quel primo piano, dimessasi in aprile per candidarsi al Congresso, e il suo allora vice Capobianco, che oggi guida il dicastero. Da allora il dato scende ogni anno: il 71% in meno in quattro anni.

A metà degli anni Novanta, quando la serie dell’Inpe era appena cominciata, i satelliti registravano quasi 30.000 chilometri quadrati di foresta in meno ogni anno: nove volte il dato diffuso venerdì.

  •  

Giovani e impresa: a Sant’Angelo Lodigiano la nuova tappa del roadshow “Generazione Impresa” di Regione Lombardia

Si è svolta nella giornata di ieri a Sant’Angelo Lodigiano la terza tappa del roadshow “Generazione Impresa” promosso dall’Assessorato allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia con l’obiettivo di favorire l’avvicinamento delle giovani generazioni all’imprenditorialità e alla possibilità di creare nuove possibilità per il tessuto produttivo e stimolare innovazione in termini di generazione di idee, capacità di fare rete e progettualità.

Sono state, in quest’occasione, raccontato diverse esperienze imprenditoriali del territroio, come quella di Claudio Curioni, falegname artigiano della Falegnameria Curioni, che ha ricordato il valore della storia di una tradizione imprenditoriale capace di adattarsi come volano per lo sviluppo e la narrazione imprenditoriale di un territorio intero. Emanuele Carelli, CEO di Minimals, ha sottolineato il valore della comunicazione nell’odierna imprenditoria non solo come fattore di promozione delle proprie idee ma anche di preciso posizionamento delle idee degli imprenditori o degli aspiranti imprenditori. Valentina Volpi, direttore commerciale e membro del consiglio di amministrazione di Volpi Pietro S.r.l., gruppo della ristorazione, è invece intervenuta sul tema dell’innovazione operativa e dello stimolo a una continua ricerca della qualità come chiave del successo.

Il convegno è stato arricchito dalla presenza dell’ex difensore del Milan Filippo Galli, che ha approfondito il valore del lavoro di squadra come volano di successo nel suo intervento e ha dichiarato che “spesso, cambiare ed innovare spaventa perché ci fa uscire dalla ‘nostra comfort zone’ eppure è il solo modo per creare valore ed opportunità per sé stessi e per gli altri”.

Dopo le tappe di Milano e Darfo Boario Terme, “Generazione Impresa” espande la crescente attenzione di Regione Lombardia per l’attrazione all’imprenditoria e in attesa dell’evento successivo, previsto a Monza per il 23 novembre, mira a affrontare una sfida esiziale per lo sviluppo del territorio: la competitività si giocherà sempre più, negli anni a venire, sulla capacità di mantenere attrattivo e dinamico un territorio di fronte alle sfide del presente e di farlo con un occhio al talento e alla capacità di fare impresa delle nuove generazioni. Il tema del talento è cruciale almeno quanto quello della promozione degli investimenti e dell’interconnessione del territorio, perché chiude il cerchio: capitali d’investimento, capitale industriale, capitale umano sono i tre pilastri su cui si sviluppa un tessuto imprenditoriale. Obiettivo della Lombardia in questa fase è quello di promuoverli contemporaneamente tutti e tre.

Sul fronte del talento, l’attenzione alle giovani generazioni va incontro a un territorio recettivo all’imprenditorialità. Un recente sondaggio di Regione Lombardia e Istituto Piepoli indica che circa il 20% dei giovani tra i 16 e i 30 anni intende promuovere una propria iniziativa imprenditoriale e oltre un terzo avrebbe in mente l’idea di farlo nel prosieguo della sua carriera. Nell’ottica della promozione di politiche per l’imprenditorialità, la Regione mette in campo il bando Nuove Imprese  con contributi a fondo perduto sul 50% delle spese e ha mobilitato 87 milioni di euro tramite il fondo di Venture Capital Lombardia Venture per sostenere start up innovative e trasferimento tecnologico di frontiera. Assieme a Lombardia Venture STEP, la dotazione complessiva è di 140 milioni di euro, mentre anche il microcredito è attenzionato con una dotazione dedicata di 24 milioni di euro.

Nei mesi scorsi, la misura “Talenti – Trasferimento della conoscenza” ha messo in campo 7 milioni per favorire azioni volte portare ricercatori qualificati nelle imprese lombarde e dunque puntellare un’architrave che tra nuove competenze imprenditoriali, nuove progettualità e capacità stratificate mira a portare nel futuro la capacità del tessuto lombardo di innovare e fare impresa. Una sfida di competitività e promozione sistemica che rappresenta una partita importante: il futuro del territorio lombardo, infatti, si scriverà attraverso la capacità del sistema di fare rete e restare produttivo, anche grazie al contributo di chi oggi mira a sbarcare nel mondo imprenditoriale nonostante una serie di contingenze interne e esterne critiche che spesso rendano complesso compiere il primo passo.

L'articolo Giovani e impresa: a Sant’Angelo Lodigiano la nuova tappa del roadshow “Generazione Impresa” di Regione Lombardia proviene da InsideOver.

  •  

Hong Kong’s new Huanggang Port quiet ahead of expected holiday rush

Hong Kong’s newly revamped Huanggang Port is expected to handle more than 100,000 passenger trips a day over the three-day Chung Yeung Festival holiday, although the departure hall was quiet on Saturday morning. Secretary for Security Chris Tang Ping-keung said the port had operated smoothly since opening on Monday, handling about 80,000 passenger trips a day, with the figure exceeding 92,000 on Friday. That represented a 1.5-fold to an almost twofold increase from the 30,000 to 40,000 trips...

  •  

Volodymyr Zamota

Civile ucraino, unico abitante rimasto di Karpivka, nel Donetsk

Ha 61 anni ed è rimasto solo a Karpivka, villaggio del Donetsk occupato dai russi dall'aprile 2025: otto mesi senza vedere nessuno. Il suo volto riemerge ora che la controffensiva ucraina «Vivaldi» ha ripreso la zona, parte dei 277 chilometri quadrati rivendicati da Kiev insieme a 8.000 perdite russe. I soldati che hanno liberato l'area gli calano il cibo. Mentre Zelensky chiede altri 70 miliardi all'Ue, Zamota misura il costo umano della guerra: un uomo, un villaggio, un fronte che si sposta.

  •  

Asean climate monitor issues highest alert level over toxic haze

Ongoing fires in Indonesia that have blanketed parts of Southeast Asia with toxic haze have triggered the highest-level alert by the regional bloc’s climate and fire monitor. “Activation of Alert Level 3 for the Southern Asean region,” the Singapore Asean Specialised Meteorological Centre (ASMC) said on its website, seen on Saturday. Based near Singapore’s Changi Airport, the ASMC uses a four-tiered alert level system, from zero to three, with the highest triggered if there is a “high risk of...

  •  

Il ruolo delle tecnologie spaziali per monitorare le infrastrutture che guidano la transizione energetica

Nel XXI secolo il nodo della sorveglianza delle infrastrutture critiche è ritenuto essere, oramai, un dettaglio fondamentale per le questioni inerenti la sicurezza dei sistemi-Paese più avanzati sotto diversi punti di vista: si va dagli scenari propriamente concernenti la sicurezza nazionale – e su questo fronte dalle infrastrutture fisiche a cavi sottomarini e data center la letteratura degli studi strategici è ormai ricca circa l’ottimo da definire in termini di sicurezza – a quelli inerenti la sicurezza economica e di percorsi come la doppia transizione, energetica e digitale. E su quest’ultimo fronte, in particolare, sono potenzialmente sdoganabili al massimo della loro capacità le potenzialità connesse alla sorveglianza satellitare delle infrastrutture energetiche abilitanti la transizione green.

Il monitoraggio della Terra tramite satelliti, compiuto sia tramite vettori operanti su orbite basse (Low-Earth Orbit, LEO) sia tramite i tradizionali satelliti geostazionari, aggiunge una netta verticalizzazione alla capacità di monitoraggio, coordinamento e controllo delle reti critiche. Scienza, sicurezza, monitoraggio, prevedibilità: le reti si fanno più complesse e più articolato si pone il loro monitoraggio. Si nota dunque una nuova capacità operativa nell’ambito della transizione energetica, che finisce per superare i domini terrestri delle reti fisiche passanti per terra e mare e delle connessioni digitalizzate decentralizzate orientante le nuove infrastrutture “intelligenti” per la generazione basata su rinnovabili per estendersi, verticalmente, allo spazio, che a sua volta è un laboratorio di transizione energetica per diversi motivi. Primo: la possibilità di testare tecnologie avveniristiche in materia di accumulazione in campi come il fotovoltaico; secondo: la prospettiva di analizzare gli impatti dei cambiamenti climatici in tempo reale e proporre soluzioni reattive per gli sviluppi in corso; terzo: la capacità di proiettare la sorveglianza anche alle infrastrutture che determinano il futuro della transizione green. Come le infrastrutture tradizionali, anche quelle della transizione sono soggette all’evoluzione del contesto globale fatto di crescenti eventi climatici estremi e rischi sistemici. Tra le aziende attive nella governance di questi sistemi complessi si segnala l’italiana CESI, multinazionale basata a Milano e partecipata da Enel e Terna, che opera sia nel campo della consulenza su grandi progetti energetici orientati alla decarbonizzazione sia nella certificazione dei sistemi volti ad abilitarli, ma è attiva anche in ambito di tecnologie spaziali e  monitoraggio infrastrutturale.

Un ecosistema complesso, quello di CESI, che analizza in profondità dati e necessità concernenti questi scenari in cambiamento. “Per monitorare gli effetti del riscaldamento globale sulla Terra, i dati satellitari sono diventati uno strumento fondamentale per gli scienziati, poiché con sentono di osservare tali variabili a livello globale e in tempo reale”, notava nel luglio 2023 l’Energy Journal edito da CESI , analizzando il ruolo della cosiddetta “intelligence climatica”, che “si sta rivelando come un’importante alleata per le aziende e le istituzioni: utilizzando grandi set di dati storici, è in grado di generare modelli di previsione avanzati per mitigare gli impatti e dare supporto nella pianificazione e nella gestione delle attività” e ricordando che “l’intelligenza climatica può generare opportunità di business: la crisi climatica ha portato infatti a una crescente domanda di prodotti e servizi a basse emissioni, sviluppando il mercato dell’innovazione sostenibile nell’era dell’economia green”. In un contesto segnato da crescenti spinte alla decarbonizzazione, volontà di spingere sulla neutralità climatica, sfide crescenti degli eventi estremi e necessità di governance tecnologica avanzata e interconnessione tra dati serve pensare olisticamente la transizione e le sue dinamiche digitali, fisiche e di governance, che toccano anche le reti. E per guardare alle reti nel migliore dei modi serve anche un monitoraggio che non può prescindere dai fronti legati all’osservazione satellitare. Abilitatori di sicurezza economica, energetica, tecnologica e, dunque, di prosperità pubblica. Aziende come CESI attraversano l’intera filiera di questa catena del valore multivettoriale, mostrando l’importanza di coniugare sviluppo tecnologico e visione a tutto tondo per guardare olisticamente a una transizione dove si toccano Terra e spazio, in un legame di crescente interdipendenza.

L'articolo Il ruolo delle tecnologie spaziali per monitorare le infrastrutture che guidano la transizione energetica proviene da InsideOver.

  •  

Asean’s Myanmar peace push needs Japan’s ‘silent diplomacy’

Japan has long established itself as a pioneer of mediation in Southeast Asia. In 1990, for example, its officials helped broker talks between Cambodia’s warring factions, supplementing international efforts to end conflict in the country. Now, Tokyo is seeking to upgrade its diplomatic toolkit. The Ministry of Foreign Affairs’ International Peace Mediation Unit was set up in March, followed by the launch of the Parliamentary Association for Peace Mediation in May. Around the same time, the...

  •  

Lula-Bolsonaro, sfida per la presidenza tra riforme sociali e manipolazione digitale

Quando mancano pochi giorni alle elezioni più importanti del continente latinoamericano, destinate a definire l’inquilino del Palazzo del Planalto per i prossimi 4 anni, le rilevazioni demoscopiche (Quaest, PowerData, Nexus) indicano una situazione di estrema incertezza e pareggio tecnico, con il senatore Flávio Bolsonaro in leggero vantaggio sul presidente uscente, Luiz Inácio Lula da Silva, leader del Partido dos Trabalhadores (PT). Lo scenario elettorale del Paese più grande e popoloso dell’America Latina, segnato di recente anche dalla battaglia legislativa sulla settimana lavorativa, appare dunque fortemente polarizzato e incerto, mentre si moltiplicano le prove di ingerenze elettorali — già emerse nel corso del primo turno —attraverso disinformazione e manipolazione delle piattaforme social, con un ruolo decisivo giocato da consulenti legati al mondo MAGA e a Israele.

Il paradosso di Lula

Nel corso del primo turno elettorale, celebrato lo scorso 4 ottobre e che ha registrato uno dei più alti tassi di astensione della storia recente, Bolsonaro si è piazzato in testa – contrariamente a tutti i pronostici – con il 47,03% dei voti validi, contro il 45,16% ottenuto da Lula. Quest’ultimo, all’indomani del risultato elettorale, ha definito il risultato «inatteso», dopo che i sondaggi di intenzione di voto avevano indicato in modo costante nel suo caso un vantaggio di circa 6 punti percentuali. Nonostante indicatori macroeconomici positivi — disoccupazione ai minimi storici dal 2012, inflazione contenuta, crescita media del PIL del 2,8% e aumento dei salari reali —, una parte dell’elettorato percepisce una discrepanza tra i risultati ottenuti nel corso di un mandato considerato come eccessivamente cauto e frenato da un Parlamento conservatore e i successi delle prime investiture di Lula (2003-2010).

Come ha, infatti, sottolineato il giornalista di Opera Mundi Breno Altman durante una puntata de La Base América Latina, «nei governi Lula 1 e 2 i progressi sociali furono molto più rapidi e molto più ampi; si generò nel paese uno scenario di ottimismo, quasi di euforia». Nel mandato che sta per terminare, Lula aveva la minoranza in Parlamento e questo fattore ha generato difficoltà concrete nella gestione del rapporto di forze, oltre ad aver imposto una strategia di forte gradualismo e moderazione politica.

Orario di lavoro, la bandiera di Lula passa al Senato

Tra i temi divenuti centrali a ridosso del ballottaggio presidenziale che si celebrerà il prossimo 25 ottobre, c’è la riforma dell’orario di lavoro. Lo scorso 14 ottobre, infatti, il Senato ha approvato la Proposta di emendamento costituzionale (PEC) che pone fine alla formula 6×1 — sei giorni di lavoro, uno di riposo — e che garantisce a lavoratori e lavoratrici due giorni di riposo a settimana senza riduzione dello stipendio. L’orario di lavoro massimo sancito dalla Costituzione scende così da 44 a 40 ore settimanali. La PEC è stata approvata con 75 voti a favore — compreso quello di Bolsonaro, il quale ha cambiato strumentalmente posizione sul provvedimento che godeva di un forte favore popolare — e un solo voto contrario in entrambi i turni di votazione, quello del senatore ed ex vicepresidente di Jair Bolsonaro, Hamilton Mourão.

Nonostante il voto favorevole di facciata, il coordinatore della campagna di Bolsonaro, Rogério Marinho, e i capigruppo del suo partito hanno annunciato che in un eventuale governo guidato dal candidato di destra punteranno a una controriforma basata sul modello dell’«ora lavorata, ora pagata», provvedimento che non prevederebbe salario minimo, orario minimo garantito né tutele come ferie retribuite e tredicesima.

A soli 11 giorni dal secondo turno, l’esito ha rappresentato una netta vittoria per la campagna di Lula, che aveva trasformato il superamento della settimana 6×1 in una delle sue bandiere elettorali. Ma a pesare sul ballottaggio ci sono altri fattori come le rivelazioni fatte da Nadia Beller, l’avvocata boliviana, ex compagna di Fernando Cerimedo, il “guru digitale” artefice dell’ascesa di molti leader di estrema destra in America Latina.

L’ombra di Cerimedo sul ballottaggio 

«Nei primi giorni di agosto, Fernando mi ha mandato una foto con uno dei Bolsonaros negli Stati Uniti. Non posso darvi la data esatta ora perché il mio cellulare è al Ministero Pubblico, ma dal 1 al 5 agosto, il periodo in cui era negli Stati Uniti, mi ha mandato una foto. Mi ha detto che si stavano occupando della questione della campagna elettorale, che stava cercando finanziamenti e che avrebbe partecipato a queste elezioni». Sono le parole di Beller, sopravvissuta a un tentato femminicidio di cui Cerimedo è il presunto mandante. Quest’ultimo si trova attualmente in carcere in Bolivia, dove è accusato anche di arricchimento illecito e narcotraffico.

La donna ha dichiarato che il consulente politico gestivala più grande bot farm della regione sudamericana, situata a Buenos Aires, ma le sue ultime rivelazioni sembrano aggiungere importanti tasselli al puzzle di dimensioni continentali che vede al centro colui che viene definito “l’uomo MAGA in America Latina”. Secondo la sua ex compagna, infatti, Cerimedo avrebbe avuto un accesso privilegiato agli strumenti di Meta, la società madre di Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Threads, piattaforme usate da centinaia di milioni di persone in America Latina e nel mondo. 

Guasti tecnici o favoritismi?

Beller, oltre ad aver confermato l’impiego da parte di Cerimedo di strutture automatizzate già nelle elezioni brasiliane del 2022, ha reso noto che l’uomo ha anche stretto accordi con la dirigenza di Meta, con cui ha contatti diretti, per ridurre artificialmente la visibilità online di Lula. Il suo team ha continuato a lavorare su questo fronte anche dopo l’arresto dello stratega politico. Secondo quanto riportato da Revista Forum, in un documento presentato lo scorso 12 ottobre alla Corte Elettorale Superiore del Brasile, Meta ha riconosciuto l’esistenza di guasti tecnici che hanno interessato gli annunci e le pubblicazioni della campagna di Lula — lo scorso settembre la sua pagina ufficiale con 7 milioni di follower era stata sospesa, con conseguente blocco dell’account pubblicitario —, ma ha respinto l’accusa principale del team del PT — che aveva presentato un reclamo al tribunale e all’Autorità Nazionale per la Protezione dei Dati —, secondo cui il colosso tecnologico avrebbe favorito la candidatura di Bolsonaro. L’azienda ha dichiarato che «i sistemi di distribuzione dei contenuti di Meta non operano secondo criteri ideologici» e che «Meta non utilizza i suoi sistemi per danneggiare o favorire i candidati».

Eppure, la Segreteria Nazionale della Comunicazione del PT ha condotto un sondaggio che evidenzia un dato significativo: la pagina di Bolsonaro ha registrato, in media, un coinvolgimento 2,96 volte superiore a quella di Lula, pur avendo il 17,2% di follower in meno. Il New York Times rivela che CTRL + Z — organizzazione no-profit brasiliana indipendente — ha pubblicato un rapporto in cui afferma di aver identificato1.088 casi di censura elettorale, blocco di account e restrizioni di accesso sulle piattaforme di Meta. Il gruppo sostiene che tali misure abbiano colpito in modo sproporzionato i contenuti a sostegno di Lula rispetto a quelli a sostegno di Bolsonaro.

Il fronte israeliano nella corsa elettorale brasiliana

L’apparato di ingerenze elettorali non si limita alla sola costellazione trumpista. Nevo Cohen — stratega politico israeliano che ha lavorato per Itamar Ben-Gvir, ministro della sicurezza nazionale israeliano e figura di spicco dell’estrema destra del Paese, — ha ripetutamente affermato di essere coinvolto nella campagna elettorale in Brasile, ma non ha rivelato chi lo ha ingaggiato. A renderlo noto è il progetto di giornalismo indipendente Panamerican Dispatch sul quale si legge anche che, secondo quanto dichiarato dallo stesso Cohen, il suo team aveva preparato una campagna direttamente legata ai Mondiali di calcio e l’eliminazione precoce del Brasile ha imposto modifiche rapide ai contenuti multimediali in fase di diffusione.

Sebbene il consulente israeliano non abbia dichiarato esplicitamente il nome del candidato per cui lavora, il clan Bolsonaro vanta legami consolidati con il governo di Benjamin Netanyahu, il quale ha peraltro espresso sostegno pubblico a Flávio. Al contrario, il presidente Lula è stato il primo leader brasiliano a recarsi in Palestina e ha ripetutamente accusato Tel Aviv di violazioni dei diritti umani a Gaza.

Fonti

https://g1.globo.com/politica/noticia/2026/10/14/senado-aprova-pec-do-fim-da-escala-6×1.ghtml

https://revistaforum.com.br/politica/cerimedo-flavio-bolsonaro-meta-lula

https://www.nytimes.com/2026/10/14/world/americas/brazil-president-lula-meta-bolsonaro.html

https://www.panamericandispatch.org/p/far-right-israeli-strategist-confirms

L'articolo Lula-Bolsonaro, sfida per la presidenza tra riforme sociali e manipolazione digitale proviene da InsideOver.

  •  

Risiko bancario, Mps verso l’ultima battaglia mentre incombe la sfida con Intesa

Il 29 ottobre l’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena (Mps) sarà chiamata a una scelta decisiva per il futuro del gruppo guidato da Luigi Lovaglio, protagonista su ogni fronte del risiko bancario che da oltre un anno e mezzo sta trasformando il panorama finanziario del sistema-Paese. I soci dovranno decidere sul piano del Ceo, tornato in sella ad aprile dopo esser stato estromesso dall’azienda sulla scia di una sinergia tra Delfin e i fondi internazionali, volto a lanciare offerte pubbliche di scambio, parallele, su Banca Generali e su Banco Bpm, elemento quest’ultimo ritenuto costitutivo per la definizione di un “Terzo Polo” nazionale della finanza, e per l’integrazione di Mediobanca. Alle spalle, incombe Intesa Sanpaolo, che a giugno ha messo sul tavolo 30 miliardi per scalare Mps e attende l’esito dell’assemblea senese per capire se la bocciatura del piano Lovaglio permetterà all’offerta del primo gruppo italiano, rilanciata nei giorni scorsi e portato a 1,6 azioni Intesa e 1,25 euro cash per ogni azione Mps ma ancora ritenuta insufficiente dal Cda senese.

Una difesa in profondità per il Ceo di Mps

L’azione di Lovaglio, a cui si somma la distribuzione di un dividendo straordinario, è paragonabile a un tentativo di difesa in profondità. Il risiko bancario non è una guerra di posizione ma una battaglia di manovra dove mosse e contromosse si susseguono in forma non lineare. Il vertice di Mps intende promuovere un’azione difensiva ponendo di fronte ai soci la prospettiva di un rafforzamento del sentiero avviato con il vittorioso affondo su Mediobanca, che ha posto Mps in una posizione più centrale nel risiko bancario italiano.

A tal proposito c’è da sottolineare che sul piano di Lovaglio Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio guidata dal presidente di Luxottica Francesco Milleri, che ha sostenuto l’ascesa in Mediobanca e ha rotto con Francesco Gaetano Caltagirone sul ritorno in scena di Lovaglio ad aprile, rompendo il fronte compatto che ha sostenuto l’azione su Piazzetta Cuccia, è ora nuovamente allineata al costruttore romano nel volersi opporre al progetto del Ceo.

La sfida del piano-Lovaglio

Delfin-Caltagirone-Edizione è un terzetto già visto nella battaglia per il Cda di Mediobanca di fine 2023, che vide la lista del primo gruppo sostenuto da Caltagirone e Benetton sconfitta dal Ceo Alberto Nagel, che ottene il successo in una battaglia di mercato tenendo le redini di Piazzetta Cuccia e una posizione forte in Assicurazioni Generali, di cui Mediobanca è primo azionista.

Corsi e ricorsi storici: fu il fallimentare tentativo di Nagel di far passare all’assemblea dei soci un piano di offerta pubblica di scambio su Banca Generali a spianare definitivamente la strada alla scalata di Mps sulla scia dell’azione promossa da Lovaglio nell’agosto 2025 e oggi il banchiere 71enne si trova a dover affrontare a Rocca Salimbeni una partita che passa anche per l’approvazione di un’operazione volta a aprire la porta a un’offerta indirizzata alla banca di Piazza Tre Torri. Chiaramente il contesto è molto cambiato, ma resta un minimo comune denominatore: Ceo che di fronte a sfide crescenti provano a difendere la posizione dei propri piani immaginando strategie a tutto campo e guardano al voto dei soci per capire la prospettiva di fattibilità.

“Per approvare le delibere straordinarie serve il voto favorevole dei due terzi del capitale presente: con un terzo già contrario, il margine per Lovaglio si assottiglia drasticamente”, nota StartMag, che al di là del terzetto Delfin-Cltagirone-Benetton ricorda che “tra gli investitori istituzionali presenti nell’azionariato di Mps figurano BlackRock, che detiene il 4,66% del capitale, oltre a Norges Bank Investment Management e Vanguard”, grandissimi nomi del capitalismo finanziario internazionale.. Le operazioni su Bpm e Banca Generali sono state bocciate dai proxy advisor dei fondi che saranno l’ago della bilancia decisivo per capire come si indiirzzerà la partita, mentre sembra più agevole il sentiero per l’integrazione Mps-Mediobanca deliberata dai rispettivi cda (un approfondimento di Advisor Online spiega bene i dettagli tecnici a riguardo).

Il risiko bancario è un rebus

In tal senso, la partita del risiko bancario sembra oggi, per citare Jorge Luis Borges, una “Biblioteca di Babele” finanziaria, dove ogni passaggio ne può aprire molti altri, ma è chiaro che il cda di Mps del 29 ottobre potrebbe essere l’occasione per rimettere ordine. O quantomeno distinguere gli scenari destinati ad essere plausibili da quelli remoti.

La sfida per il consolidamento proseguirà e Mps potrà aprire la strada a una nuova fase reattiva dopo l’operazione nei suoi confronti di Intesa o il piano Lovaglio sarà bocciato dai soci? Come si posizioneranno quei fondi internazionali che pochi mesi fa hanno rinnovato il mandato al Ceo e ora potrebbero aprire la strada alla bocciatura dei suoi piani? Se il piano sarà bocciato, quanto questo contribuirebbe a spingere l’offerta di Intesa che, ricordiamolo, è indipendente nelle logiche e segue binari propri? Quanto, in definitiva, questo poi impatterà sull’equilibrio del mondo bancario e assicurativo, tenendo conto che l’offerta di Intesa vede in prospettiva come partner Unipol e la partecipata Bper mentre, al contempo, l’asse Mps-Mediobanca richiama alla strategica partecipazione in Assicurazioni Generali? Queste domande non saranno risolte il 29 ottobre, ma l’indirizzo per molte risposte quel giorno si vedrà con più chiarezza, anche se l’unica certezza è che nulla è scolpito nella pietra nella partita della finanza tricolore.

Fonti

L'articolo Risiko bancario, Mps verso l’ultima battaglia mentre incombe la sfida con Intesa proviene da InsideOver.

  •  

Lo yuan corre. La Cina accelera il piano per trasformare il renminbi in valuta globale

Lo yuan, zitto zitto e nel silenzio generale, si sta avvicinando al dollaro a velocità sorprendente. Basta dare un’occhiata agli ultimi dati che ha fatto registrare il Cross-Border Interbank Payment System (Cips), e cioè l’infrastruttura cinese che trasferisce denaro tra le banche globali in renminbi.

Ad agosto il sistema ha registrato un record nei volumi medi giornalieri, mentre nell’intero mese ha elaborato 19.400 miliardi di yuan, equivalenti a circa 2.800 miliardi di dollari, attraverso 791.000 operazioni. Il confronto con Swift, la rete internazionale di messaggistica finanziaria che facilita flussi superiori a 5.000 miliardi di dollari al giorno, evidenzia ancora l’enorme divario tra i due circuiti.

Ci sono tuttavia due aspetti che meritano attenzione. Il primo è che Pechino ha accelerato i piani per rendere lo yuan una valuta globale, mentre il secondo tema riguarda l’impennata dei pagamenti in renminbi della scorsa primavera, quando la guerra in Iran ha spinto le aziende sanzionate a cercare un metodo alternativo per aggirare Washington. Ebbene, quello non era affatto un episodio isolato ma l’inizio di un periodo favorevole.

Yuan globale

Sia chiaro: il dollaro continua a dominare gli scambi commerciali e non esistono, almeno nel breve periodo, casistiche concrete che possano metterlo in discussione. È altrettanto vero che la Cina non ha alcuna intenzione di demolire l’ordine guidato dal biglietto verde. Pechino vuole semmai costruire un sistema finanziario parallelo, che è un lavoro molto diverso dalla semplice demolizione di un network esistente.

“I dati generali rimangono stabili. Ma guardando più a fondo emergono alcuni segnali preoccupanti”, ha intanto spiegato in parole povere Josh Lipsky, responsabile del dipartimento di Economia internazionale dell’Atlantic Council.

Se, infatti, è vero che il ruolo dello yuan nelle riserve delle banche centrali globali è diminuito dal 2022, e questo nonostante la Cina continui a immettere la propria valuta nelle economie in via di sviluppo attraverso le linee di swap interbancarie, è altrettanto vero, ha fatto notare Semafor, che il numero di partecipanti diretti al sistema di pagamenti interbancari transfrontalieri di Pechino è raddoppiato dallo scoppio della guerra in Ucraina.

Il piano della Cina

Nel momento in cui scriviamo lo yuan è la seconda valuta più utilizzata nel finanziamento del commercio globale. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Cina starebbe sfruttando il momento propizio per concentrarsi sullo sviluppo delle infrastrutture necessarie per espandere l’utilizzo del renminbi negli investimenti globali, ma anche per rafforzarne il ruolo di valuta di riserva.

Detto altrimenti, il Dragone non sta soltanto convincendo i suoi partner a regolare le transazioni in yuan: sta anche cercando di garantire che la valuta disponga di sufficiente liquidità, canali di finanziamento, prodotti di investimento e riserve per poter svolgere un ruolo più importante nei portafogli globali e nei flussi di capitali.

In questo senso, come ha fatto lo stesso Bloomberg, i progressi compiuti dalla Cina possono essere sintetizzati in quattro fronti: nell’ampliamento dei prodotti di investimento offshore in yuan, aumentando anche portata e frequenza delle emissioni di titoli di Stato a Hong Kong; nell’introduzione di derivati e strumenti di copertura per ridurre i rischi legati alle oscillazioni della valuta; nel rafforzamento del ruolo dello yuan nei finanziamenti, ampliando i canali disponibili in Cina continentale e all’estero; e nel potenziamento delle infrastrutture transfrontaliere di compensazione e regolamento dei pagamenti in renminbi. Il lavoro da fare è ancora tantissimo ma Pechino ha accelerato.

L'articolo Lo yuan corre. La Cina accelera il piano per trasformare il renminbi in valuta globale proviene da InsideOver.

  •  

Trump sospende le sanzioni alla Russia che lui stesso aveva firmato: via libera al diesel di Putin

WASHINGTON — Donald Trump ha sospeso venerdì, a un giorno dall’entrata in vigore, le sanzioni contro Russia e Iran che lui stesso aveva firmato in legge meno di un mese fa. L’ordine esecutivo porta la sua firma, come la portava il 18 settembre la legge che prende il nome dal senatore repubblicano Lindsey Graham, uno dei suoi alleati più stretti al Congresso. Le misure dovevano scattare il 18 ottobre.

La legge prevede dazi fino al 500 per cento sui beni russi e fino al 100 per cento sui cinque maggiori importatori di petrolio e gas di Mosca, oltre che su chiunque acquisti consapevolmente energia russa e sui principali intermediari che aiutano ad aggirare i divieti. Tutto questo resta ora sulla carta. «Ho trasmesso al Congresso una certificazione secondo cui concedere questa deroga in questo momento è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», si legge nell’ordine, riferisce Reuters. La sospensione vale finché il presidente o i suoi collaboratori più alti non decideranno diversamente.

Il testo non spiega perché. La deroga si appoggia a un articolo della stessa legge, il 115, che consente al presidente di fermarne l’applicazione con una certificazione scritta e un rapporto al Congresso. Restano in vigore le sanzioni decise con i precedenti ordini esecutivi, e resta in piedi la parte della legge che proroga le sanzioni all’Iran. La Casa Bianca non ha diffuso altre motivazioni oltre al testo dell’ordine.

La spiegazione, nei fatti, era arrivata una settimana prima. Il 9 ottobre, dopo una telefonata con Vladimir Putin, Trump aveva annunciato sul suo social Truth una «discussione di grande successo»: oltre 300.000 tonnellate di diesel russo «immediatamente», 500.000 a novembre, poi un milione al mese. In totale 4,8 milioni di tonnellate, circa 36 milioni di barili, fino a metà aprile. Lo stesso giorno il Tesoro aveva emesso una licenza generale, la numero 135, che autorizza le transazioni sul diesel di origine russa, importazioni negli Stati Uniti comprese.

Il mese scorso il diesel aveva toccato negli Stati Uniti il record di 6,53 dollari al gallone, circa 1,72 dollari al litro. I rincari sono legati alle interruzioni provocate dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e alle tensioni sullo Stretto di Hormuz, da cui passa gran parte del greggio del Golfo. Le elezioni di metà mandato sono il 3 novembre. La partita, per la Casa Bianca, si gioca sul prezzo alla pompa nelle tre settimane che restano prima del voto.

La lettera dei 12 senatori

La reazione più dura è venuta dal Senato, e non solo dai democratici. Martedì 13 ottobre dodici senatori, sei repubblicani e sei democratici, hanno scritto a Trump una lettera guidata dal democratico Richard Blumenthal: «Questo accordo è un regalo al nostro avversario e un tradimento dei nostri alleati; va revocato». Tra i firmatari repubblicani ci sono Susan Collins del Maine, Lisa Murkowski dell’Alaska, John Cornyn del Texas e Mitch McConnell del Kentucky, per anni capo del partito al Senato.

Thom Tillis, senatore repubblicano della Carolina del Nord e anche lui firmatario, è andato oltre nel programma Meet the Press della NBC: c’è un «caso legittimo» per sostenere che Trump «non sta rispettando la legge». Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha risposto su Fox: «Chiunque al Congresso dica che una vecchia legge o l’attuale legge Graham ci vieta di farlo si sbaglia».

Trump ha liquidato i critici lunedì, parlando davanti alla Casa Bianca. «Tutto ciò che può aiutare i nostri agricoltori, i nostri allevatori, mi piace», ha detto; i repubblicani che protestano «non possono fare sul serio». Ha attribuito a Volodymyr Zelensky i prezzi alti del diesel e ha aggiunto che il presidente ucraino dovrebbe farsi da parte. Giovedì 22 deputati di entrambi i partiti hanno chiesto in una seconda lettera, indirizzata a Trump, al segretario di Stato Marco Rubio e a Bessent, di revocare la licenza sul diesel. Il deputato democratico Don Beyer, della Virginia, ha parlato di «ultima resa a Putin» che «tradisce i nostri partner ucraini e sfida la chiara volontà del Congresso». William Taylor, ex ambasciatore americano a Kiev oggi all’Atlantic Council, un centro studi di Washington: «Il danno per gli ucraini è reale, e il costo per noi, gli Stati Uniti, è alto».

Bruxelles e Kiev

A Bruxelles, dove venerdì si riuniva il Consiglio europeo, Emmanuel Macron ha definito la decisione «inappropriata e inefficace». «I volumi di diesel che escono dalla Russia esistono già, sono acquistati da alcuni Paesi e sono già sul mercato globale», ha detto il presidente francese in conferenza stampa, secondo l’agenzia di Stato turca Anadolu. Quei flussi, ha aggiunto, sono «tracciati, documentati e ben noti»; l’accordo «manda un messaggio negativo ed è un elemento di divisione o di dubbio».

Zelensky, nella stessa sede, ha usato la stessa parola, «inappropriata», e ha detto di aspettarsi un accordo analogo sul gas. «Vedremo i soldi ricominciare a scorrere verso la Russia», ha avvertito. Putin, secondo lui, «non vuole negoziati di pace in nessuna forma». Il presidente ucraino ha stimato in 155 miliardi di euro le spese di guerra del suo Paese per il 2027.

Il Cremlino non ha commentato l’ordine di venerdì. Cina e India, i maggiori acquirenti di greggio russo e i primi bersagli dei dazi secondari ora congelati, avevano espresso preoccupazione per la legge nelle settimane scorse; Pechino aveva detto di opporsi a quella che chiama «giurisdizione a lungo braccio» degli Stati Uniti. Le prime 300.000 tonnellate di diesel russo, secondo l’annuncio del 9 ottobre, sono già in viaggio.

  •  

Caraibi, la Marina francese sequestra 8,6 tonnellate di droga nelle acque dei raid Usa: 5 fermati in Martinica

FORT-DE-FRANCE — Centocinquanta balle stipate nella stiva di un peschereccio senza bandiera, in mezzo all’Atlantico, e cinque uomini di equipaggio che non hanno sparato un colpo. È la scena dell’8 ottobre che la Marina francese ha reso pubblica ieri, venerdì, con un comunicato firmato fra gli altri dal prefetto della Martinica: a bordo c’erano 5.292 chili di cocaina e la barca, scrivono i militari, «iniziava una traversata transatlantica».

Quel fermo è il colpo maggiore di una serie di operazioni condotte fra il 4 e il 13 ottobre nel mar dei Caraibi e nell’Atlantico, riferisce l’agenzia France-Presse: in tutto 8,6 tonnellate di stupefacenti, 6,9 di cocaina e 1,7 di marijuana. Nelle stesse acque, dal settembre 2025, l’esercito americano ha ucciso almeno 235 persone in 70 attacchi contro imbarcazioni sospette. La Francia ha scelto l’altra strada: fermo, sequestro, consegna ai giudici.

Il carico dell’8 ottobre e i cinque membri dell’equipaggio sono stati portati a Fort-de-France, capoluogo della Martinica, su richiesta della procura. Gli uomini sono in stato di fermo, nelle mani degli investigatori dell’ufficio antidroga francese dei Caraibi.

Le altre due operazioni si sono svolte nel mar dei Caraibi. Il 4 ottobre una fregata francese, con il proprio elicottero e l’appoggio della marina colombiana, ha bloccato un «go-fast», il motoscafo veloce dei narcotrafficanti, anch’esso senza bandiera: 16 balle di cocaina. Il 13 ottobre è toccato a un peschereccio venezuelano con 166 balle di cocaina e marijuana. Insieme le due operazioni caraibiche superano le 3 tonnellate. Equipaggi, droga e imbarcazioni «sono stati consegnati alle autorità colombiane e venezuelane competenti per il seguito giudiziario», scrive il ministero delle Forze armate. Né Bogotá né Caracas hanno commentato.

La ministra delle Forze armate Catherine Vautrin si è congratulata su X con gli equipaggi e ha aggiunto una frase che non riguarda soltanto i marinai: «L’azione delle forze armate francesi si iscrive nel rigoroso rispetto del diritto».

Le stesse rotte

Il 4 ottobre, lo stesso giorno della fregata francese, il Comando Sud degli Stati Uniti ha annunciato un «attacco letale e cinetico» contro un go-fast «lungo le consolidate rotte del narcotraffico nei Caraibi»: quattro morti. Il presidente Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sono in «conflitto armato» con i cartelli. A gennaio lo stesso dispositivo militare aveva portato alla cattura a Caracas di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. Le Nazioni Unite hanno avvertito che i raid rischiano di violare il diritto internazionale.

Parigi lo ha detto in faccia a Washington. Al vertice dei ministri degli Esteri del G7, a Niagara-on-the-Lake, in Canada, il capo della diplomazia francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato: «Abbiamo osservato con preoccupazione le operazioni militari nella regione dei Caraibi, perché violano il diritto internazionale e perché la Francia è presente in questa regione attraverso i suoi territori d’oltremare, dove risiedono più di un milione di nostri concittadini». L’alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a margine dello stesso incontro, ha aggiunto che quegli attacchi sarebbero giustificabili solo come legittima difesa. Washington non ha reagito al sequestro francese.

Anche la Marina francese può sparare: secondo Le Monde, i tiratori scelti sono autorizzati a colpire i motori dei go-fast per fermarli, ma «il principio dell’operazione è zero vittime». Alle domande sulle basi giuridiche delle proprie operazioni, però, Parigi e Londra hanno risposto soltanto con una formula, piena conformità al diritto nazionale e internazionale. Il centro antidroga marittimo europeo di Lisbona chiede nel frattempo più navi militari sulla rotta atlantica della cocaina.

Mentre a Fort-de-France i cinque fermati aspettano il giudice, il Pentagono ha cominciato a spostare verso l’America Latina diverse centinaia di soldati della 10ª Divisione da montagna, di stanza a Fort Drum, nello Stato di New York. Il primo battaglione, circa 600 uomini, è diretto a Panama, agli ordini del comando Usa per l’America Latina.

  •  

Marocco, Fatima-Zahra El Mansouri giura come prima donna premier: le Finanze al presidente della Federcalcio

RABAT — Il presidente della Federcalcio al ministero delle Finanze. È la nomina che spicca nel primo governo marocchino guidato da una donna: venerdì, al Palazzo reale di Rabat, re Mohammed VI ha presieduto il giuramento dell’esecutivo di Fatima-Zahra El Mansouri, 50 anni, avvocata, sindaca di Marrakech e ministra dell’Abitare nel governo uscente.

Fouzi Lekjaa, presidente della Federazione reale marocchina di calcio e già ministro del Bilancio, prende Economia, Finanze e Performance pubblica. Il Marocco, che organizzerà il Mondiale 2030 con Spagna e Portogallo, sta completando un piano da 20 miliardi di dollari per il torneo, mentre da un anno un movimento di giovani protesta proprio contro la spesa per gli stadi. La cassa dello Stato finisce così nelle mani dell’uomo che ne guida il capitolo più contestato.

Bloomberg scrive che la nomina arriva mentre il Paese ha margini di bilancio sempre più stretti e una domanda sociale in crescita; Lekjaa ha promesso più spesa sociale. Entrato nel Partito dell’autenticità e della modernità (PAM) poche settimane prima del voto, aveva contribuito alla vittoria del partito, riferisce Reuters.

Il governo conta 32 membri: 19 ministri, 11 ministri delegati e il segretario generale. Le donne sono sei, compresa la premier; tra i ministri a pieno titolo sono due. L’esecutivo uscente di Aziz Akhannouch ne aveva quattro.

Confermati i pesi massimi: Nasser Bourita agli Esteri, Abdelouafi Laftit all’Interno, Abdellatif Ouahbi alla Giustizia, Ahmed Toufiq agli Affari religiosi. Nasce un ministero dell’Intelligenza artificiale, della transizione digitale e della riforma amministrativa, affidato ad Ahmed Rahhou. Nizar Baraka, leader dell’Istiqlal, va ad Attrezzature, Acqua e Foreste; l’Agricoltura passa a Khalid Hatimi con il mandato della «sovranità alimentare».

Un’affluenza al 38 per cento

Il governo nasce dalle elezioni del 23 settembre. Il PAM ha vinto con 97 seggi su 395, dieci in più del 2021. Il Raggruppamento nazionale degli indipendenti, il partito del premier uscente, ha perso 36 seggi ed è sceso a 66. Gli islamisti del Partito della giustizia e dello sviluppo, guidati dall’ex premier Abdelilah Benkirane, sono risaliti da 13 a 54. Ha votato circa il 38 per cento degli aventi diritto, contro il 50 di cinque anni fa: l’affluenza più bassa in vent’anni.

El Mansouri, incaricata dal re il 29 settembre, ha costruito una coalizione con l’Istiqlal, i socialisti dell’USFP e il Partito del progresso e del socialismo: 207 seggi, nove sopra la maggioranza. Benkirane ha annunciato che il suo partito resterà all’opposizione.

Il PAM era stato fondato nel 2008 da Fouad Ali El Himma, consigliere del re, come contrappeso agli islamisti. Oggi governa un Paese in cui, dalla fine di settembre 2025, il collettivo GenZ 212, nato sulla piattaforma Discord, ha portato in piazza in undici città giovani che chiedono ospedali e scuole e contestano i miliardi per gli stadi della Coppa d’Africa 2025 e del Mondiale 2030. Il bilancio del ministero dell’Interno parla di tre morti e oltre 400 arresti, con 263 agenti e 23 manifestanti feriti. In una lettera al re i manifestanti avevano chiesto le dimissioni del governo.

Alla composizione del nuovo esecutivo non è seguita alcuna reazione pubblica immediata: né da GenZ 212, né dal partito di Benkirane, né dalle organizzazioni femminili.

Dopo il voto, El Mansouri aveva detto di non avere «nessuna linea rossa» nelle trattative. «Abbiamo voltato pagina», aveva aggiunto.

  •  

India, la polizia ferma di nuovo Abhijeet Dipke, il leader dei giovani «scarafaggi» che sfidano Modi

NUOVA DELHI — Abhijeet Dipke non era ancora arrivato al corteo quando un agente gli si è parato davanti, nel cuore degli affari di Delhi, e gli ha detto: «La stiamo fermando adesso». Lui ha risposto con il telefono acceso: «Non ho violato nessuna legge, come potete fermarmi». Il video, diffuso venerdì sul profilo Instagram del suo partito, mostra il fondatore del movimento «Cockroach» portato via dalla polizia per la seconda volta in sei giorni.

Dipke è il volto del CJP, il partito nato dalla protesta dei giovani che da due settimane chiedono le dimissioni del capo della Commissione elettorale indiana. La revisione straordinaria delle liste ha cancellato oltre 130 milioni di elettori, riferisce la CNN, e il movimento la contesta in piazza come una manipolazione del voto. È una delle maggiori sfide politiche al primo ministro Narendra Modi nei suoi dodici anni di potere, e il governo ha risposto chiudendo le piazze.

Il giro di vite era cominciato sabato 10 ottobre. Dipke e due dirigenti del partito sono stati bloccati all’aeroporto di Delhi, in arrivo da Mumbai: la polizia è salita sull’aereo prima che scendessero. Jantar Mantar, la piazza dove da trent’anni si manifesta nella capitale, era transennata, con mezzi antisommossa, posti di blocco e internet mobile oscurato per 24 ore in un raggio di quattro chilometri. Una fonte ufficiale ha detto a Reuters che i fermati sono stati più di 2.000.

Civicus Monitor, l’osservatorio internazionale sulle libertà civili, parla di oltre 7.000 persone portate in otto stadi trasformati in centri di detenzione, con la rete bloccata all’interno. Giornalisti con il tesserino sono finiti allo stadio Chhatrasal e in un commissariato del quartiere delle ambasciate. Il partito ha denunciato «un’intercettazione pianificata per decapitare la guida delle manifestazioni pacifiche prima che arrivino sul posto».

Jantar Mantar cancellato

La domenica un giudice ha rimesso in libertà Dipke e i due dirigenti con l’obbligo di non turbare l’ordine pubblico per un anno. Lui ha annunciato che il CJP «non farà un passo indietro e non si lascerà intimidire». Il giorno dopo la polizia ha reso pubblico l’ordine del commissario di Delhi che toglie a Jantar Mantar lo status di area autorizzata alle proteste, riconosciuto formalmente nel 2022 ma in vigore di fatto dal 1993. I presidi si tenevano sulla strada accanto all’osservatorio settecentesco, a pochi passi dal Parlamento.

Le nuove sedi indicate dalla polizia sono Ramlila Maidan, a quattro chilometri, un terreno nella zona est a tredici e un campo a Burari, a oltre venti chilometri dal centro. Il Ministero dell’Interno ha istituito un comitato per scrivere le regole. Spostare i cortei a mezz’ora d’auto dal Parlamento significa toglierli dalla vista di chi dovrebbe ascoltarli. Il CJP ha definito la scelta «inaccettabile».

Al centro della contesa c’è Gyanesh Kumar, 62 anni, presidente della Commissione elettorale, che ha guidato la revisione delle liste. La Commissione nega di favorire alcun partito e sostiene che chi è stato cancellato per errore può reiscriversi. Kumar non ha mai commentato pubblicamente le proteste.

Il partito di governo, il BJP, accusa i rivali di minare la democrazia mettendo in dubbio procedure legittime e parla di giovani «usati come pedine». Il presidente del partito, Nitin Nabin, ha attaccato direttamente il CJP. La polizia di Delhi e il Ministero dell’Interno, interpellati dalla CNN sui fermi di venerdì, non hanno risposto.

Il corteo di venerdì era stato convocato in solidarietà con due dirigenti del movimento condannati a cinque giorni di carcere per aver manifestato nonostante il divieto. La polizia aveva avvertito Dipke in mattinata, le autorità civiche avevano chiuso il parco di Connaught Place. Con lui è stata fermata anche l’attivista studentesca Neha Bora. Sul profilo del partito è comparsa una riga: «Questo governo ha paura dei giovani che sventolano la bandiera nazionale». Dove quei giovani potranno sventolarla la prossima volta, la polizia non lo ha ancora detto.

  •  

Leva delle terre rare (rare-earth leverage)

Uso di risorse minerarie critiche, necessarie per tecnologie avanzate e militari, come strumento di pressione diplomatica o commerciale verso Paesi produttori o acquirenti. Consente a governi o attori non statali di condizionare negoziati, aprire canali diplomatici altrimenti preclusi o ottenere concessioni politiche in cambio di accesso privilegiato alle forniture.

  •  

Le sette lettere della potenza

Nel lessico delle relazioni internazionali nessuna parola è più discussa di questa: oggi l’alveare ruota attorno a una grande potenza… di sette lettere.

Componi parole di almeno 4 lettere: quella al centro è obbligatoria, le altre si possono ripetere.

Approfondisci. «Potenza» traduce il tedesco Macht e l’inglese power: non una qualità fissa, ma una relazione fra Stati, fatta di risorse materiali, alleanze e capacità di far accettare le proprie preferenze. Il Concerto d’Europa nato a Vienna nel 1815 ne codificò la forma collegiale delle «grandi potenze», e la Carta delle Nazioni Unite del 1945 ne conservò una traccia istituzionale nei membri permanenti del Consiglio di sicurezza.
  •  

Ex-Malaysian minister Nik Nazmi admits lapse in judgment after ‘khalwat’ arrest

Former Malaysian minister Nik Nazmi Nik Ahmad has confirmed that he was one of two individuals detained by the Selangor Islamic Religious Department (Jais) over an alleged khalwat case. Nik Nazmi, who helms Parti Bersama Malaysia, said he was at a residence in Petaling Jaya on Thursday with a woman after they decided to continue a discussion about a project there. “We had initially started the discussion with friends at a studio in Brickfields, Kuala Lumpur, before moving to Petaling Jaya to...

  •  

L’Iran guida i missili degli houthi sull’Arabia Saudita, scrive il Wall Street Journal. Teheran nega

Aggiornato alle 06:24

RIAD — Dietro i missili che da due settimane cadono sugli aeroporti dell’Arabia Saudita c’è una mano iraniana: secondo il Wall Street Journal, Teheran passa agli houthi, il movimento yemenita che controlla Sanaa, dati di puntamento e intelligence per colpire il Regno. Riad lo dice apertamente da giorni. «Pensiamo che l’escalation degli houthi in questa fase del conflitto sia incoraggiata dall’Iran», ha detto il vice ministro degli Esteri saudita Rayed Krimly, aggiungendo che Teheran continua ad armare e addestrare il gruppo.

L’Iran nega. «La Repubblica islamica respinge ogni affermazione secondo cui abbia avuto un ruolo nelle operazioni yemenite», ha detto venerdì il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei: gli houthi «agiscono secondo i propri interessi e le proprie valutazioni». Nella stessa dichiarazione Teheran si offre come mediatore, «sempre pronta a usare i suoi buoni uffici per porre fine alle ostilità». Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva già telefonato domenica al collega saudita, il principe Faisal bin Farhan, per proporre un dialogo; secondo il vice ministro Saeed Khatibzadeh, Riad non ha risposto.

L’episodio che ha cambiato la scala della guerra resta quello di sabato 10 ottobre al King Khalid International di Riad: 13 morti secondo l’ultimo bilancio, oltre 300 feriti, scalo chiuso. È l’attacco più sanguinoso subito dall’Arabia Saudita da oltre un decennio. Tra le vittime quattro sauditi e due bangladesi; le altre venivano da Stati Uniti, Egitto, Giordania e altri Paesi arabi. Era il terzo colpo allo stesso aeroporto in una settimana, dopo i due di giovedì 8 che avevano ucciso tre persone e cancellato centinaia di voli; nei giorni precedenti erano stati colpiti anche gli scali di Abha, Jizan e Najran.

Il portavoce militare houthi Yahya Saree rivendica e definisce gli aeroporti «obiettivi legittimi», in risposta ai raid sauditi sullo Yemen. Donald Trump, domenica, ha letto l’offensiva come Riad: gli houthi «sono riemersi, probabilmente su istigazione dell’Iran», ha detto, «cercando deliberatamente di far salire il prezzo del petrolio prima delle elezioni Usa». Gli Stati Uniti, ha aggiunto, «potrebbero» unirsi alla ritorsione saudita.

Medina e Aden

Giovedì la coalizione a guida saudita ha annunciato l’intercettazione di un missile da crociera nella regione di Medina, senza indicarne la provenienza. Gli houthi, che avevano promesso di risparmiare le città sante di Mecca e Medina, hanno negato: «Non abbiamo condotto alcuna operazione verso il territorio saudita oggi», ha detto Saree, parlando di «una menzogna sfacciata e sfrontata».

Venerdì sera due missili hanno raggiunto l’aeroporto di Aden, la città del sud dove ha sede il governo yemenita riconosciuto e sostenuto da Riad. Nessuna vittima, secondo la polizia; un responsabile della sicurezza e un controllore di volo hanno detto all’Associated Press che è stata colpita un’area dello scalo che ospita un reparto militare governativo. Gli houthi rivendicano, parlando di un comando saudita e di un deposito di armi. Il giorno prima un attacco con missili e droni al palazzo presidenziale di Aden aveva ucciso cinque persone, tra cui due uomini della scorta del primo ministro Shaya Al-Zindani.

Sul terreno la guerra continua a Marib, la provincia orientale del petrolio: il portavoce militare governativo rivendica «guadagni territoriali» con copertura aerea e oltre 430 combattenti houthi «neutralizzati» in 24 ore. Gli houthi contano 65 raid sauditi in un giorno su Sanaa e altre province; il ministero della Sanità da loro controllato parla di 120 morti dal 3 settembre. Il round attuale è cominciato il mese scorso, quando i ribelli hanno occupato aree chiave sullo stretto di Bab el-Mandeb, la rotta del greggio del Golfo, e il 5 ottobre le forze governative hanno lanciato l’offensiva su Sanaa. Una guerra riaperta per riprendere uno stretto si combatte ora negli aeroporti della capitale saudita.

Il Regno si chiude. Il vertice tra Unione europea e Paesi del Golfo in Arabia Saudita è rinviato «per la sicurezza delle delegazioni», ha detto il segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo. Londra sconsiglia i viaggi non essenziali a Riad; Washington vieta ai dipendenti federali di avvicinarsi a meno di 30 chilometri dal confine yemenita. Il Six Kings Slam di tennis, che doveva portare Alcaraz e Djokovic a Riad la prossima settimana, slitta al 27 dicembre; il derby dell’Al Nassr di Cristiano Ronaldo con l’Al Ahli è rinviato a marzo. Nello stretto di Hormuz l’agenzia marittima britannica ha contato 10 attacchi a navi in una settimana, una affondata, e ammette di non riuscire a censirli tutti.

«Gli houthi sono il proxy più potente della rete iraniana, senza dubbio», dice Mohammed Al-Basha, fondatore della società americana di analisi del rischio Basha Report. Saree ha ripetuto l’avvertimento: «Le operazioni verso le profondità saudite continueranno nei prossimi giorni». Compagnie aeree e viaggiatori, dice, non usino gli scali e lo spazio aereo sauditi, con la sola eccezione di Mecca e Medina.

  •  

The butterfly effect: one man’s mission to help nature and communities coexist

Hong Kong’s next phase of development should make room for both butterflies and buildings, conservationist Dr Yau Wing-kwong has said, arguing that biodiversity can be incorporated into parks, schools and neighbourhoods without holding back the city’s growth. Yau, founder of Environmental Association Limited, has spent nearly three decades promoting community-based conservation. He is a finalist for the Spirit of Community Award in this year’s Spirit of Hong Kong Awards, co-organised by Sino...

  •  

Chinese kindergarten owner given life sentence over lead paint poisoning scandal

The owner of a Chinese kindergarten has been jailed for life after more than 200 children were poisoned by lead in the country’s worst food safety scandal for almost two decades. A total of six people were jailed on Friday for making or selling harmful foodstuffs by Lanzhou Intermediate People’s Court in Gansu province. Li Huifang, owner of the Peixin Kindergarten in Tianshui, was handed a life sentence and fined 500,000 yuan (US$75,000), while Zhu Jinglin, the principal, was jailed for 15 years...

  •  

Chinese kindergarten owner given life sentence over lead paint poisoning scandal

The owner of a Chinese kindergarten has been jailed for life after more than 200 children were poisoned by lead in the country’s worst food safety scandal for almost two decades. A total of six people were jailed on Friday for making or selling harmful foodstuffs by Lanzhou Intermediate People’s Court in Gansu province. Li Huifang, owner of the Peixin Kindergarten in Tianshui, was handed a life sentence and fined 500,000 yuan (US$75,000), while Zhu Jinglin, the principal, was jailed for 15 years...

  •  

Chinese kindergarten owner given life sentence over lead paint poisoning scandal

The owner of a Chinese kindergarten has been jailed for life after more than 200 children were poisoned by lead in the country’s worst food safety scandal for almost two decades. A total of six people were jailed on Friday for making or selling harmful foodstuffs by Lanzhou Intermediate People’s Court in Gansu province. Li Huifang, owner of the Peixin Kindergarten in Tianshui, was handed a life sentence and fined 500,000 yuan (US$75,000), while Zhu Jinglin, the principal, was jailed for 15 years...

  •  

Uncertainty Over Pope’s Health Fuels Familiar Debate Over Vatican’s Candor

By announcing his lung condition himself, Leo has been more forthcoming than many popes. But mysteries remain, prompting scrutiny of papal statements for hidden meaning.

© Lionel Bonaventure/Agence France-Presse — Getty Images

Pope Leo XIV at a torchlight procession last month in Lourdes, France. Vatican experts wondered if he already knew of his cancer diagnosis during that visit.
  •  

Uncertainty Over Pope’s Health Fuels Familiar Debate Over Vatican’s Candor

By announcing his lung condition himself, Leo has been more forthcoming than many popes. But mysteries remain, prompting scrutiny of papal statements for hidden meaning.

© Lionel Bonaventure/Agence France-Presse — Getty Images

Pope Leo XIV at a torchlight procession last month in Lourdes, France. Vatican experts wondered if he already knew of his cancer diagnosis during that visit.
  •  

Uncertainty Over Pope’s Health Fuels Familiar Debate Over Vatican’s Candor

By announcing his lung condition himself, Leo has been more forthcoming than many popes. But mysteries remain, prompting scrutiny of papal statements for hidden meaning.

© Lionel Bonaventure/Agence France-Presse — Getty Images

Pope Leo XIV at a torchlight procession last month in Lourdes, France. Vatican experts wondered if he already knew of his cancer diagnosis during that visit.
  •  

Hong Kong touts key advantages over London in bid to become global gold hub

Distinctive features will set Hong Kong apart from London, a major bullion hub, as the city accelerates efforts to develop an international gold and precious metals trading ecosystem covering the entire value chain, a minister has told the South China Morning Post. In an exclusive interview on Thursday, Secretary for Financial Services and the Treasury Christopher Hui Ching-yu said the city would officially launch a central gold clearing platform in the first quarter of next year. It would...

  •  

Shunned in the West, Ye hands Indonesia a rare mega-tour coup

Taylor Swift and Lady Gaga each chose Singapore as their only Southeast Asian stop on recent world tours. Fellow American singer Olivia Rodrigo played Thailand and the Philippines, but likewise skipped Indonesia. Next weekend, however, Jakarta is finally getting the big international headline act it has been craving – in the form of Ye. The controversial American rapper, formerly known as Kanye West, is set to play Indonesia’s capital next Saturday, marking the only Southeast Asian appearance on...

  •  

3 Mexican men jailed for over 158 years for Australian, US surfer murders

A judge has sentenced three Mexican men to more than 158 years in prison each for the 2024 murders of two Australian brothers and their American friend, a case that tarnished Mexico’s image by exposing the risks foreigners face when visiting the tourism-dependent country. Friday’s sentencing, which came a week after the men were found guilty, marked the end of a lengthy legal process over the killings of Australians Callum and Jake Robinson, and American Carter Redd Rhoad. Their bodies were...

  •  

3 Mexican men jailed for over 158 years for Australian, US surfer murders

A judge has sentenced three Mexican men to more than 158 years in prison each for the 2024 murders of two Australian brothers and their American friend, a case that tarnished Mexico’s image by exposing the risks foreigners face when visiting the tourism-dependent country. Friday’s sentencing, which came a week after the men were found guilty, marked the end of a lengthy legal process over the killings of Australians Callum and Jake Robinson, and American Carter Redd Rhoad. Their bodies were...

  •  

‘Thai people already poor’: developing nations protest IMF’s austerity call

Coconut farmer Sombat Chuekrod travelled more than 200km (120 miles) to join hundreds on the streets of Bangkok on Friday demanding that the International Monetary Fund (IMF) and World Bank change how they deal with the developing world. Finance ministers, central bank governors and other top policymakers gathered this week in the Thai capital for the IMF-World Bank Annual Meetings, as decision makers tackle an inflation crisis fuelled by the Iran war and other economic shocks. The message from...

  •  

A Wayward Shark Becomes a Celebrity in South Korea

Stranded in a port waterway for weeks, the 10-foot fish has attracted more than a million spectators, while officials try to guide her back to open sea.

© Yonhap News Agency, via Reuters

The shark that has been stuck in a canal in Busan, South Korea, since September.
  •  

Trump pauses Russian sanctions package after striking diesel deal with Putin

US President Donald Trump on Friday signed an executive order that puts on hold a sweeping new sanctions package targeting the Russian economy, telling Congress the pause was in the national interest. Named after late South Carolina senator Lindsey Graham, the measure had sought to clamp down more quickly on the flow of financial resources fuelling the war against Ukraine. The move comes a week after Trump stunningly said the US had agreed to purchase diesel from Russia to try to bring down...

  •  

Trump pauses Russian sanctions package after striking diesel deal with Putin

US President Donald Trump on Friday signed an executive order that puts on hold a sweeping new sanctions package targeting the Russian economy, telling Congress the pause was in the national interest. Named after late South Carolina senator Lindsey Graham, the measure had sought to clamp down more quickly on the flow of financial resources fuelling the war against Ukraine. The move comes a week after Trump stunningly said the US had agreed to purchase diesel from Russia to try to bring down...

  •  

A companion between appointments: Hong Kong student’s AI tool for cancer patients

For cancer patients in Hong Kong, emotional distress can persist beyond the clinic, with a large combined analysis of multiple studies linking depression and anxiety to lower chances of survival. Claudia Chan Shu-ying, a medical student at the Chinese University of Hong Kong (CUHK), is developing CancerCompanion, a digital companion designed to offer emotional support between appointments, including late at night when professional help may not be immediately available. The system uses AI-powered...

  •  

Ilhan Omar’s Sister’s Phone Was Seized Before Search of Lawmaker’s Home

A criminal investigation into the lawmaker’s immigration process advanced after federal investigators reviewed family text messages from a seized phone.

© J. Scott Applewhite/Associated Press

A Homeland Security officer carries a box from the Washington residence of Rep. Ilhan Omar, during a search on Monday.
  •  

School Shooting in Bend, Ore., Has Heroes and Pain, But Few Answers

The city of Bend, Ore., is praising those who worked to stop the gunman at Silver Rail Elementary School. The authorities are searching for answers.

© Jordan Gale for The New York Times

A growing memorial outside Silver Rail Elementary School the morning after a gunman killed three children and a teacher in Bend, Ore.
  •  

Cornell Board Presents United Front Amid Crisis Over Sexual Assault Allegations

While the powerful board appeared to back campus administration, some students protested against the backdrop of homecoming weekend.

© Lauren Petracca for The New York Times

Inside the halls where Cornell University’s board of trustees gathered this week, there were no visible cracks in its unity.
  •  

Chinese man celebrates wedding to one woman, baby with ex-lover at same venue on same day

A man in southwestern China has sparked widespread criticism after holding a wedding with one woman and a celebration for his baby with another at the same venue on the same day. According to The Beijing News, Wu Linfeng, from Liupanshui, Guizhou province, held a wedding ceremony with Kong Sihan on the first floor of a restaurant while hosting a 100-day celebration for his son with his former girlfriend, Lin Si, on the second floor. One poster at the venue showed Wu and Kong in wedding attire...

  •  

Air rage incidents in Japan surge, led by late check-in ‘flashpoint’

Airline employees in Japan are experiencing a surge in abuse incidents from customers linked to delays or cancellations of flights or from being refused boarding due to late check-in, according to a survey. Some 30 per cent of ground staff or cabin crew reported bearing the brunt of passengers’ anger over such matters in the past year, according to the survey by the Japan Federation of Aviation Industry Unions released last month, rising from 7 per cent in its previous survey in 2023. In...

  •  

Foreign banks trim China branch networks as low returns test strategy

Almost two decades after gaining permission to conduct yuan business for local clients, foreign-funded banks are still refining their strategy in China, where the financial sector is dominated by state-owned lenders. While Citi exited its China retail banking business, other foreign banks have continued to close branches and sub-branches, focusing instead on digitalisation, wealth management and core clients to strengthen their foothold in the market. Deutsche Bank (China) announced the closure...

  •  

Philippines’ ‘China-free’ manufacturing strategy is a high-risk bet

China and the Philippines recently traded accusations over the medical evacuation of a Philippine serviceman from a grounded naval vessel in the hotly disputed Second Thomas Shoal in the South China Sea. The incident has sparked renewed worries about potential armed skirmishes in a global artery of trade. But Philippine President Ferdinand Marcos Jnr was also quick to emphasise the economic dimensions of a major conflict. After a decade of rapid economic growth, the Philippines is facing...

  •  

Philippines’ ‘China-free’ manufacturing strategy is a high-risk bet

China and the Philippines recently traded accusations over the medical evacuation of a Philippine serviceman from a grounded naval vessel in the hotly disputed Second Thomas Shoal in the South China Sea. The incident has sparked renewed worries about potential armed skirmishes in a global artery of trade. But Philippine President Ferdinand Marcos Jnr was also quick to emphasise the economic dimensions of a major conflict. After a decade of rapid economic growth, the Philippines is facing...

  •  

Philippines’ ‘China-free’ manufacturing strategy is a high-risk bet

China and the Philippines recently traded accusations over the medical evacuation of a Philippine serviceman from a grounded naval vessel in the hotly disputed Second Thomas Shoal in the South China Sea. The incident has sparked renewed worries about potential armed skirmishes in a global artery of trade. But Philippine President Ferdinand Marcos Jnr was also quick to emphasise the economic dimensions of a major conflict. After a decade of rapid economic growth, the Philippines is facing...

  •  

Philippines’ ‘China-free’ manufacturing strategy is a high-risk bet

China and the Philippines recently traded accusations over the medical evacuation of a Philippine serviceman from a grounded naval vessel in the hotly disputed Second Thomas Shoal in the South China Sea. The incident has sparked renewed worries about potential armed skirmishes in a global artery of trade. But Philippine President Ferdinand Marcos Jnr was also quick to emphasise the economic dimensions of a major conflict. After a decade of rapid economic growth, the Philippines is facing...

  •  

Growing number of ex-officials enter race for Hong Kong Election Committee seats

A growing number of former senior government officials have joined the race for seats on Hong Kong’s Election Committee, a trend observers say will enhance the prestige and legitimacy of the body tasked with choosing the city’s next leader. As the two-week nomination period draws to a close next Tuesday, the Registration and Electoral Office had received 1,115 nominations for 982 elected seats on the Election Committee as of Friday. The poll will be held on November 22 and the elected members...

  •  

‘Hot economics, cold politics’: why China gave nod for expanded Japanese trade trip

Beijing’s decision to allow a bigger Japanese business delegation to go to China next month may be cause for some optimism but “hot economics and cold politics” will continue to dominate the strained relationship between the two countries, observers say. Kyodo news agency reported this week that Beijing had agreed to allow the Japanese Business Federation – the country’s most influential business lobby, also known as Keidanren – to expand its delegation coming to China next month. The group will...

  •  

‘Hot economics, cold politics’: why China gave nod for expanded Japanese trade trip

Beijing’s decision to allow a bigger Japanese business delegation to go to China next month may be cause for some optimism but “hot economics and cold politics” will continue to dominate the strained relationship between the two countries, observers say. Kyodo news agency reported this week that Beijing had agreed to allow the Japanese Business Federation – the country’s most influential business lobby, also known as Keidanren – to expand its delegation coming to China next month. The group will...

  •  

‘Hot economics, cold politics’: why China gave nod for expanded Japanese trade trip

Beijing’s decision to allow a bigger Japanese business delegation to go to China next month may be cause for some optimism but “hot economics and cold politics” will continue to dominate the strained relationship between the two countries, observers say. Kyodo news agency reported this week that Beijing had agreed to allow the Japanese Business Federation – the country’s most influential business lobby, also known as Keidanren – to expand its delegation coming to China next month. The group will...

  •  

Trump mocks popularity of Mohammad as Muslim name during campaign speech

US ⁠President Donald Trump made a ⁠joke about the popularity of ⁠the name Mohammad in the Muslim world as he mocked Iran’s presidency during a campaign speech on Friday. “You know, if you’re in doubt about somebody’s name from the Middle East, just say ‘Mohammad’,” Trump told a ‌crowd in Dalton, Georgia. “You have about a 65 per cent chance. ‘Hello, Mohammad.’ I’ve done it for years now. I’ve never been wrong.” Mohammad is one of the most common male names among Muslims, who often name their...

  •  

Trump mocks popularity of Mohammad as Muslim name during campaign speech

US ⁠President Donald Trump made a ⁠joke about the popularity of ⁠the name Mohammad in the Muslim world as he mocked Iran’s presidency during a campaign speech on Friday. “You know, if you’re in doubt about somebody’s name from the Middle East, just say ‘Mohammad’,” Trump told a ‌crowd in Dalton, Georgia. “You have about a 65 per cent chance. ‘Hello, Mohammad.’ I’ve done it for years now. I’ve never been wrong.” Mohammad is one of the most common male names among Muslims, who often name their...

  •  

Japan’s Takaichi sends offering to controversial Yasukuni war shrine

Prime Minister Sanae Takaichi on Saturday sent a ritual offering to Yasukuni Shrine in Tokyo, regarded by Japan’s neighbours as a symbol of the country’s past militarism, at the start of its three-day autumn festival. Takaichi, known as a conservative who routinely visited the Shinto shrine before becoming prime minister a year ago, was unlikely to visit the shrine during the festival, a source close to her said, amid strained relations with China and relatively stable ties with South Korea. The...

  •  

How We Reported on the Cornell Case

In our first edition of The Backstory, a new newsletter about Times journalism, we’re diving into coverage of a rape allegation and talking to a critic who says we’re not tough enough on Trump.

© Heather Ainsworth for The New York Times

Students walk past the now shuttered Chi Phi fraternity house at Cornell University.
  •  

Malaysia’s shoppers love Chinese e-commerce. Its factories pay the price

In hindsight, it was only a matter of time before Esha Yusof joined the growing ranks of Malaysian shoppers being drawn to Chinese e-commerce giant Pinduoduo. Esha is a relative newcomer. She signed up in July, more than half a year after the platform launched in Malaysia – and has been smitten with it ever since. Rock-bottom prices, a vast range of products and seamless payments through a popular local e-wallet make it easy for the 32-year-old to spend an average of 500 ringgit (US$122) a month...

  •  

North Korea says it tested new torpedo with AI tech

⁠North Korea conducted an underwater ⁠test of a new torpedo weapon system on Thursday to verify technological upgrades, state news agency KCNA reported on Saturday, describing the test as a success and a significant step in ‌the country’s naval development. The test verified propulsion technology developed through more than 180 tests over the past five years, KCNA said, adding that artificial intelligence was used for target detection and guidance in the new high-speed precision-guided...

  •  

Teacher Killed in Oregon School Shooting Was Working Her ‘Dream Job,’ Family Says

Megan Lambert graduated from high school in the district where she taught. She died in a classroom with Rhoam Summer and two other children when a shooter attacked.

© Jordan Gale for The New York Times

Community members at Drake Park in Bend, Ore., on Friday, the day after a gunman killed three children and a teacher nearby at Silver Rail Elementary School.
  •  

When a Social Media Mob Came for Cornell’s Jane Doe

After a former student named seven men in a lawsuit saying they had sexually assaulted her, a movement gained steam online to reveal her identity.

© Lauren Petracca for The New York Times

A former Cornell student’s lawsuit accusing members of a fraternity of sexual assault stirred anger and debate at the university and on college campuses nationwide.
  •  

China warns EU not to ‘fantasise’ on trade approach as Brussels confirms new ‘kill switch’

Beijing warned Brussels not to “fantasise” that taking a hard line will force it into concessions, as the bloc confirmed plans for a gung-ho new kill switch that will allow Brussels to “immediately” kick China out of the single market. Exactly a week after the two sides struck a surprise deal to restrict the volume of hybrid cars China ships to Europe, the flare-up suggests the threat of a trade war between two of the world’s three biggest economies has far from subsided. “The EU should not...

  •  

China warns EU not to ‘fantasise’ on trade approach as Brussels confirms new ‘kill switch’

Beijing warned Brussels not to “fantasise” that taking a hard line will force it into concessions, as the bloc confirmed plans for a gung-ho new kill switch that will allow Brussels to “immediately” kick China out of the single market. Exactly a week after the two sides struck a surprise deal to restrict the volume of hybrid cars China ships to Europe, the flare-up suggests the threat of a trade war between two of the world’s three biggest economies has far from subsided. “The EU should not...

  •  

China warns EU not to ‘fantasise’ on trade approach as Brussels confirms new ‘kill switch’

Beijing warned Brussels not to “fantasise” that taking a hard line will force it into concessions, as the bloc confirmed plans for a gung-ho new kill switch that will allow Brussels to “immediately” kick China out of the single market. Exactly a week after the two sides struck a surprise deal to restrict the volume of hybrid cars China ships to Europe, the flare-up suggests the threat of a trade war between two of the world’s three biggest economies has far from subsided. “The EU should not...

  •  

China warns EU not to ‘fantasise’ on trade approach as Brussels confirms new ‘kill switch’

Beijing warned Brussels not to “fantasise” that taking a hard line will force it into concessions, as the bloc confirmed plans for a gung-ho new kill switch that will allow Brussels to “immediately” kick China out of the single market. Exactly a week after the two sides struck a surprise deal to restrict the volume of hybrid cars China ships to Europe, the flare-up suggests the threat of a trade war between two of the world’s three biggest economies has far from subsided. “The EU should not...

  •  

Oregon teen gunman was tackled by ‘heroic’ teacher then shot by students’ father

A teacher threw her phone at the teenage gunman who killed four people at an Oregon junior school, then tackled and fought with him – probably saving lives before he was shot by a father who followed him into the building, police said Friday. Bend Police Chief Mike Krantz called the teacher’s actions “heroic” during a news conference and said she was not injured. He identified the attacker as 16-year-old Griffin J. John II and said all of the victims were shot in the same classroom. Authorities...

  •  

Oregon teen gunman was tackled by ‘heroic’ teacher then shot by students’ father

A teacher threw her phone at the teenage gunman who killed four people at an Oregon junior school, then tackled and fought with him – probably saving lives before he was shot by a father who followed him into the building, police said Friday. Bend Police Chief Mike Krantz called the teacher’s actions “heroic” during a news conference and said she was not injured. He identified the attacker as 16-year-old Griffin J. John II and said all of the victims were shot in the same classroom. Authorities...

  •  

New details emerge in US investigations of Chinese-American scientists over China links

A US congressional committee has released details of investigations into dozens of researchers, many of them Chinese-American, revealing the scale of government scrutiny sweeping academia over alleged links to China. The documents – running to hundreds of pages – were released alongside a separate report by the House Select Committee on China. Titled “How to Stop China’s Theft of Taxpayer-Funded Research”, the report pushes back against arguments by universities and academic groups that tighter...

  •  

New details emerge in US investigations of Chinese-American scientists over China links

A US congressional committee has released details of investigations into dozens of researchers, many of them Chinese-American, revealing the scale of government scrutiny sweeping academia over alleged links to China. The documents – running to hundreds of pages – were released alongside a separate report by the House Select Committee on China. Titled “How to Stop China’s Theft of Taxpayer-Funded Research”, the report pushes back against arguments by universities and academic groups that tighter...

  •  

New details emerge in US investigations of Chinese-American scientists over China links

A US congressional committee has released details of investigations into dozens of researchers, many of them Chinese-American, revealing the scale of government scrutiny sweeping academia over alleged links to China. The documents – running to hundreds of pages – were released alongside a separate report by the House Select Committee on China. Titled “How to Stop China’s Theft of Taxpayer-Funded Research”, the report pushes back against arguments by universities and academic groups that tighter...

  •  

Sean ‘Diddy’ Combs moved to new prison after reports of luxury lifestyle behind bars

Sean “Diddy” Combs has been moved to a federal prison in Pennsylvania after reports that the hip-hop mogul was living the high life and was injured in a fight at his New Jersey lock-up, a person familiar with the matter said on Friday. The federal Bureau of Prisons is transferring Combs, 56, from FCI Fort Dix to FCI Allenwood Low, a low-security facility south of Williamsport and about 250km (155 miles) west of New York, the person said. The person was not authorised to speak publicly and did so...

  •  

Sean ‘Diddy’ Combs moved to new prison after reports of luxury lifestyle behind bars

Sean “Diddy” Combs has been moved to a federal prison in Pennsylvania after reports that the hip-hop mogul was living the high life and was injured in a fight at his New Jersey lock-up, a person familiar with the matter said on Friday. The federal Bureau of Prisons is transferring Combs, 56, from FCI Fort Dix to FCI Allenwood Low, a low-security facility south of Williamsport and about 250km (155 miles) west of New York, the person said. The person was not authorised to speak publicly and did so...

  •  

Paraguay’s tech minister defies Beijing sanctions, says Taiwan ties ‘not up for negotiation’

Paraguay’s technology minister said on Thursday that sanctions imposed on him by Beijing over his country’s ties with Taiwan would only accelerate joint projects with the island. Gustavo Villate, who heads the Ministry of Information and Communication Technologies, wrote in a lengthy social media post that the relationship with Taipei would “never be on the negotiating table”. He also suggested that Beijing had acted to protect Chinese telecoms suppliers kept out of Paraguay’s networks. “This...

  •  

Paraguay’s tech minister defies Beijing sanctions, says Taiwan ties ‘not up for negotiation’

Paraguay’s technology minister said on Thursday that sanctions imposed on him by Beijing over his country’s ties with Taiwan would only accelerate joint projects with the island. Gustavo Villate, who heads the Ministry of Information and Communication Technologies, wrote in a lengthy social media post that the relationship with Taipei would “never be on the negotiating table”. He also suggested that Beijing had acted to protect Chinese telecoms suppliers kept out of Paraguay’s networks. “This...

  •  

Paraguay’s tech minister defies Beijing sanctions, says Taiwan ties ‘not up for negotiation’

Paraguay’s technology minister said on Thursday that sanctions imposed on him by Beijing over his country’s ties with Taiwan would only accelerate joint projects with the island. Gustavo Villate, who heads the Ministry of Information and Communication Technologies, wrote in a lengthy social media post that the relationship with Taipei would “never be on the negotiating table”. He also suggested that Beijing had acted to protect Chinese telecoms suppliers kept out of Paraguay’s networks. “This...

  •  

Paraguay’s tech minister defies Beijing sanctions, says Taiwan ties ‘not up for negotiation’

Paraguay’s technology minister said on Thursday that sanctions imposed on him by Beijing over his country’s ties with Taiwan would only accelerate joint projects with the island. Gustavo Villate, who heads the Ministry of Information and Communication Technologies, wrote in a lengthy social media post that the relationship with Taipei would “never be on the negotiating table”. He also suggested that Beijing had acted to protect Chinese telecoms suppliers kept out of Paraguay’s networks. “This...

  •  

Americans see China more positively than Russia, but both near bottom of G20: Pew report

As the US prepares to host the G20 summit in Miami in December, Americans’ views of participating countries vary, with China viewed more favourably than Russia, although both rank near the bottom, according to the latest Pew Research Centre report. Americans gave China an average rating of 37 out of 100, compared with 27 for Russia, Pew found in a report released on Friday. Canada, Australia, Japan and Italy received the warmest ratings, with average scores in the mid-to-high 60s. “Russia stands...

  •  

Americans see China more positively than Russia, but both near bottom of G20: Pew report

As the US prepares to host the G20 summit in Miami in December, Americans’ views of participating countries vary, with China viewed more favourably than Russia, although both rank near the bottom, according to the latest Pew Research Centre report. Americans gave China an average rating of 37 out of 100, compared with 27 for Russia, Pew found in a report released on Friday. Canada, Australia, Japan and Italy received the warmest ratings, with average scores in the mid-to-high 60s. “Russia stands...

  •  

Americans see China more positively than Russia, but both near bottom of G20: Pew report

As the US prepares to host the G20 summit in Miami in December, Americans’ views of participating countries vary, with China viewed more favourably than Russia, although both rank near the bottom, according to the latest Pew Research Centre report. Americans gave China an average rating of 37 out of 100, compared with 27 for Russia, Pew found in a report released on Friday. Canada, Australia, Japan and Italy received the warmest ratings, with average scores in the mid-to-high 60s. “Russia stands...

  •  
❌