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Uomo risolve due cubi di Rubik durante un lancio con il paracadute: record mondiale

Un appassionato di cubo di Rubik ha risolto due rompicapo a mezz’aria nel corso del suo primo giorno di paracadutismo, conquistando così un record mondiale del Guinness dei primati. Lo riporta UPI.

 

Ishaan Hadkar, 24 anni, che risolve cubi rompicapo fin dall’età di 10 anni, ha effettuato il suo primo lancio con il paracadute sopra Oceanside, in California, con l’obiettivo di battere il Guinness World Record per il maggior numero di cubi risolti in un singolo lancio.

 

Il primo tentativo dello Hadkar, che coincideva anche con il suo esordio assoluto da un aereo, si è interrotto prematuramente.

 

A man sets a world record by solving a Rubik’s Cube while skydiving from 13,000 feet over California. pic.twitter.com/jPZEqQAwsG

— ABC News (@ABC) June 13, 2026


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«Non avevo assolutamente idea di cosa aspettarmi o di come mi sarei sentito. Durante il mio primo tentativo di record, che è stato anche il mio primo lancio con il paracadute in assoluto, uno dei miei cubi si è rotto a mezz’aria», ha raccontato al Guinness World Records. «Ma non volevo arrendermi, quindi sono salito subito sul primo aereo disponibile e ho tentato di nuovo il record il minuto dopo.»

 

Lo Hadkar è riuscito a risolvere due cubi prima di atterrare da 13.000 piedi, ottenendo il record al secondo tentativo.

 

«È stata sicuramente una sfida, soprattutto non avendo alcuna esperienza precedente di paracadutismo. Quel giorno c’era vento e cielo nuvoloso, e in più bisognava fare i conti con velocità di circa 190 km/h durante la caduta libera», ha detto. «Ho comunque usato la stessa tecnica di risoluzione che uso a terra, ma ho dovuto tenere il cubo molto più stretto del solito a causa della forza del vento.»

 

Il paracadutista ha affermato di aver risolto il primo cubo in caduta libera e il secondo sotto il paracadute.

 

«Con i record, non c’è mai una vera fine. Subito dopo l’atterraggio, il mio primo pensiero è stato che probabilmente avrei potuto risolvere cinque cubi in aria! Detto questo, sono stato assolutamente entusiasta che il record sia stato approvato dal Guinness World Records. È stata una tappa fondamentale nel mio percorso di 14 anni nel mondo del cubo di Rubik», ha affermato.

 

Non si tratta di un caso singolo: in tanti sembrano aver incrociato la passione per i lanci nel vuoto con quella per la soluzione dell’iconico giuoco enigmistico. in rete abbondano video di paracadutisti rubikisti, che provano di ottenere il record precipitando cubo alla mano.

 

“It seems that solving a Rubik’s Cube on the ground has become far too boring for adventurer Tom Kopec. Taking the challenge to new heights—literally—he decided to solve it while skydiving, completing the feat in a staggering 23.33 seconds!” pic.twitter.com/vcJFBCg1BG

— MOSCOW NEWS 🇷🇺 (@MOSCOW_EN) April 29, 2026

How do you hold onto (and solve) a Rubik’s Cube while skydiving? Take notes from this teen. pic.twitter.com/R3XaF1k2tx

— USA TODAY Video (@usatodayvideo) November 1, 2023

Solving a Rubik’s Cube while skydiving

[📹 jeffprovenzano]pic.twitter.com/qeOrTCd0iT

— Massimo (@Rainmaker1973) January 20, 2025

Rubik’s Cube Record by @sam__sieracki @skydivejbay
Film by Heath Baird & Benjamin de la Carrera
Featured on @apfskydive -Australian Parachute Federation #skydivevids #skydivevideo #skydiving #paragear https://t.co/H4lToVS6wc pic.twitter.com/7PP4PMAy2U

— Para Gear (@ParaGear) October 12, 2023

 

Skydiver Attempts Rubik’s Cube Record. #RubiksCube #ParaGear #Skydiving #ExtremeSports #Win #GoForIt https://t.co/H4lToVS6wc -Since 1960! pic.twitter.com/Z7WqSi7vpE

— Para Gear (@ParaGear) November 1, 2017


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Si tratta con ogni evidenza di un trend che avevamo sottovalutato assai.

 

Il lettore non si disperi: c’è qui Renovatio 21 per informarvi di queste realtà ignote ed abissali. Ad esempio, alzi la mano, senza sentirsi il colpa, chi aveva mai sentito parlare di mirmecotraffico e cantarotraffico. Ecco, siamo qui per questo.

 

Il mondo è un posto davvero interessante, perfino molto divertente – se lo si prende con leggerezza ed un, giusto, necessario, cucchiano di follia.

 

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Nuova sentenza Pfizergate per la Von der Leyen

Un consulente della Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) ha dichiarato che la Commissione europea avrebbe dovuto rendere pubblici i dettagli dei contratti stipulati con le case farmaceutiche per la fornitura dei vaccini anti-COVID. Tra questi contratti figurava anche un accordo con Pfizer, negoziato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen tramite messaggio di testo.

 

In un parere pubblicato giovedì, l’avvocato generale Athanasios Rantos ha sostenuto che l’insistenza della commissione sulla segretezza ha reso impossibile sapere se i suoi negoziatori per i vaccini avessero conflitti di interesse con le aziende farmaceutiche da cui avevano acquistato i vaccini.

 

Tra il 2020 e il 2021, la Commissione ha firmato sei accordi di acquisto anticipato con aziende farmaceutiche, tra cui Pfizer, AstraZeneca e Moderna. Il valore complessivo dei contratti ammontava a 71 miliardi di euro.

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Quando gli eurodeputati dei Verdi e oltre 3.000 cittadini hanno chiesto informazioni sul processo negoziale, la commissione ha oscurato i nomi di tutti i suoi negoziatori e molte delle clausole contrattuali. Gli avvocati della commissione hanno sostenuto che tali oscuramenti erano necessari per proteggere i negoziatori dai «teorici della cospirazione».

 

Nel 2024 la Commissione ha perso una battaglia legale per mantenere segreti questi dettagli, ma ha impugnato la decisione dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il parere di Rantos non è giuridicamente vincolante, ma influenzerà la sentenza definitiva della Corte.

 

L’anno scorso, il tribunale si è pronunciato contro von der Leyen nel caso «Pfizergate», incentrato sulle sue trattative con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla. Nel 2021, la von der Leyen ha dichiarato al New York Times di aver negoziato con Bourla, tramite messaggi SMS, un accordo da 35 miliardi di euro per 900 milioni di dosi di vaccino anti-COVID.

 

Il giornale ha intentato causa per ottenere l’accesso ai messaggi, sostenendo che la von der Leyen avrebbe potuto utilizzare gli SMS per eludere le leggi europee sulla trasparenza. La Commissione ha affermato che i messaggi erano andati persi, ma lo scorso maggio la Corte ha stabilito che l’organo esecutivo dell’UE non era riuscito a fornire «spiegazioni credibili che consentissero al pubblico e alla Corte di comprendere perché tali documenti non siano reperibili».

 

Lo scorso luglio, la von der Leyena era sopravvissuta a un voto di sfiducia promosso dai partiti di destra al Parlamento europeo a seguito dello scandalo. In prima fila, eravi l’ex premier magiaro Vittorio Orban, che chiedeva apertis verbis la defenestrazione dell’Ursula.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa un tribunale belga ha stabilito che Polonia e Romania devono adempiere ai loro obblighi previsti dall’accordo con l’UE e acquistare vaccini anti-COVID per un valore di 1,9 miliardi di euro da Pfizer e BioNTech.

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Il controverso accordo sui vaccini dell’UE ha dato origine al cosiddetto scandalo Pfizergate, in cui la Commissione europea e la stessa von der Leyen sono state accusate di aver nascosto i dettagli delle trattative con Pfizer e AstraZeneca.

 

La Von der Leyen aveva precedentemente cancellato o «perso» centinaia di messaggi relativi alla negoziazione con il CEO di Pfizer Albert Bourla di un contratto da 700 milioni di euro durante il suo discusso incarico come ministra della Difesa tedesca e a un accordo da 35 miliardi di euro per i vaccini mRNA di Pfizer.

 

La Corte di Giustizia dell’UE ha già stabilito che le comunicazioni ufficiali, anche da dispositivi personali, devono essere adeguatamente archiviate, e la Commissione si è impegnata a rivedere i propri protocolli in seguito a questa sentenza.

 

La Von der Leyen, ex medico e controverso ex ministro della Difesa tedesco (nonché moglie di uno specialista in mRNA), ha respinto le accuse come «bugie» e bollato i critici come complottisti, agenti di Putin (poi definito «predatore») e no-vax.

 

Come riportato da Renovatio 21, alcuni eurodeputati mesi fa hanno trollato la Von der Leyen offrendole un telefono con una memoria più capiente.

 

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Mondiali, la bandiera inglese è stata definita «intimidatoria» per i migranti

Alcuni consigli comunali in Inghilterra hanno sconsigliato ai residenti di esporre la bandiera nazionale, la croce di San Giorgio, su proprietà pubbliche, citando norme di sicurezza, preoccupazioni per la coesione sociale e la necessità di mantenere un ambiente accogliente, secondo quanto riportato dai media locali.

 

L’avvertimento arriva alla vigilia dei Mondiali. L’Inghilterra giocherà la sua prima partita, contro la Croazia, il 17 giugno.

 

Il dibattito si è ampliato mercoledì, quando l’Independent Monitoring Boards (IMB), l’organismo che sovrintende alle carceri e ai centri di detenzione per immigrati, ha pubblicato un rapporto in cui avverte che le spille con la bandiera inglese indossate dal personale dei centri di detenzione potrebbero essere percepite dai detenuti come un segno di «pregiudizio o addirittura di intimidazione», soprattutto alla luce delle recenti proteste anti-immigrazione in cui l’esposizione della bandiera ha avuto un ruolo di primo piano.

 

Il leader di Reform UK, Nigel Farage, ha colto al volo l’occasione del dibattito, scrivendo su Facebook: «Indossate una spilla dell’Inghilterra? Esponete una bandiera inglese fuori casa? Secondo la nostra classe politica, ora state intimidando i migranti!».

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«I consigli comunali progressisti dovrebbero smetterci di vergognarsi della nostra identità e cultura nazionale e iniziare invece a celebrarla» ha dichiarato al Daily Mail il ministro ombra degli Interni, Chris Philp, ha criticato l’approccio dei consigli comunali, dichiarando

 

La controversia trae origine dalla campagna «Operation Raise the Colours», che si ritiene sia nata a Birmingham nell’agosto del 2025 per poi diffondersi in tutta l’Inghilterra. I sostenitori affermavano che l’iniziativa mirava a promuovere il patriottismo e l’orgoglio nazionale affiggendo la croce di San Giorgio e la bandiera britannica su lampioni, ponti e altri spazi pubblici, mentre i critici sostenevano che fosse legata a sentimenti anti-immigrazione e a tentativi di marcare il territorio in comunità con un’elevata presenza di immigrati.

 

Negli ultimi anni la Gran Bretagna è stato teatro di importanti proteste e disordini contro l’immigrazione, con accuse alle autorità di non riuscire a controllare l’immigrazione clandestina e ad affrontare adeguatamente i crimini commessi da migranti e altre minoranze etniche.

 

Questa settimana a Belfast sono scoppiate proteste e disordini contro i migranti dopo che un richiedente asilo sudanese è stato accusato dell’omicidio con presunto tentativo di decapitazione di un residente locale, mentre manifestazioni si sono svolte anche davanti agli hotel che ospitano richiedenti asilo in Scozia e Inghilterra.

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Terza petroliera in fiamme al largo dell’Oman dopo gli attacchi USA

Una petroliera petrolchimica ha preso fuoco al largo delle coste dell’Oman dopo essere stata colpita da colpi d’arma da fuoco sparati dalle forze statunitensi. Si tratta del terzo incidente di questo tipo questa settimana nello Stretto di Ormuzzo.

 

Il ministero degli Esteri indiano ha definito gli attacchi profondamente preoccupanti e ha affermato che tutti i 20 membri dell’equipaggio indiano a bordo della nave sono al sicuro.

 

L’incidente si verifica dopo che mercoledì Nuova Delhi ha presentato una protesta diplomatica all’incaricato d’affari statunitense in seguito alla morte di tre indiani quando un’altra petroliera è stata colpita.

 

Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato di aver agito contro la MT Jalveer, battente bandiera della Guinea-Bissau, poiché «tentava di trasportare petrolio dall’Iran attraverso il Golfo dell’Oman».

 

BREAKING: U.S. forces disabled an oil tanker in the Gulf of Oman overnight after it allegedly violated the naval blockade against Iran.

CENTCOM says the Guinea-Bissau flagged tanker M/T Jalveer was attempting to transport Iranian oil through the Gulf of Oman when U.S. aircraft… pic.twitter.com/1fCaV1Mj21

— Fox News (@FoxNews) June 11, 2026

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Secondo quanto riportato, un aereo avrebbe lanciato due missili Hellfire nella sala macchine della nave dopo che l’equipaggio si era «ripetutamente rifiutato» di obbedire agli ordini delle forze statunitensi.

 

Il ministero degli Affari Esteri indiano ha descritto l’incidente come un «incidente di sicurezza marittima» e ha affermato che l’equipaggio interamente indiano della Jalveer è al sicuro. «I continui incidenti che colpiscono la navigazione commerciale nella regione sono motivo di profonda preoccupazione», ha aggiunto.

 

Un portavoce del ministero dei Trasporti marittimi ha dichiarato che l’equipaggio è stato evacuato al porto di Shinas e che il ministero sta monitorando la situazione e coordinandosi con il ministero degli Esteri indiano, le missioni diplomatiche e la Marina indiana. La Marina omanita sta fornendo assistenza nelle operazioni di evacuazione, come riportato dall’ambasciata indiana in Oman su Twitter.

 

Mercoledì, tre membri dell’equipaggio indiano della MV Settebello sono morti in un attacco delle forze statunitensi nella stessa area. Lunedì, invece, la MT Marivex è stata colpita, ma tutto il suo equipaggio indiano è stato tratto in salvo. Si presume che tutte e tre le petroliere stessero tentando di eludere il blocco navale statunitense intorno all’Iran.

 

Gli Stati Uniti hanno imposto un blocco navale ed economico a tutti i porti iraniani dalla metà di aprile. Washington afferma che si tratta di una rappresaglia per le restrizioni iraniane al transito delle navi mercantili attraverso lo Stretto ormusino, attraverso il quale transitava circa un quinto dell’energia mondiale prima dell’inizio del conflitto.

 

Dopo la morte dei membri dell’equipaggio della Settebello, Nuova Delhi ha espresso la propria preoccupazione anche al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineando che diversi cittadini indiani erano morti o risultavano dispersi a causa di attacchi nella regione.

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L’enciclica Magnifica Humanitas: commento di un sacerdote FSSPX

I cattolici si aspettano che il Papa spieghi in che modo l’uso dell’intelligenza artificiale sia moralmente buono e in che modo non lo sia, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.

 

La prima Enciclica di Papa Leone XIV è datata 15 maggio 2026, un anno dopo l’elezione di Robert Francis Prevost al Sommo Pontefice. Con un totale di 245 paragrafi, il testo del nuovo Papa non è né più né meno lunga delle Encicliche del suo predecessore.

 

Come spiega nel paragrafo 3 del Capitolo 1, Leone XIV ha voluto approfittare del 135° anniversario dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, pubblicata nel 1891, per estendere a suo modo «questa riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo Dottrina Sociale della Chiesa». E questo dovrebbe già bastare a destare costernazione tra i cattolici, o quantomeno ad aggravare ulteriormente la perplessità in cui i poveri fedeli si trovano da oltre sessant’anni, dal Concilio Vaticano II.

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Una nuova concezione della dottrina sociale

In effetti, lo scopo di un documento del Magistero della Chiesa, come un’enciclica papale, non è quello di condurre una «riflessione», ma di dispensare, con la stessa autorità di Dio, un insegnamento, di dichiarare e spiegare il significato della verità rivelata da Dio. E la dottrina sociale della Chiesa non è, almeno non principalmente, una riflessione «sulla società, l’economia e la politica». Essa fa parte della dottrina morale che la Chiesa insegna ai suoi fedeli nel nome di Dio, ovvero la dottrina che dovrebbe mostrarci come regolare le nostre azioni per la salvezza eterna delle nostre anime.

 

Ora, la regola che governa le azioni umane è l’eterna legge divina, che si esprime sia nella legge divina naturale (cioè nei Dieci Comandamenti rivelati da Dio a Mosè) sia nella legge divina positiva (cioè nei precetti e nei consigli del Vangelo, rivelati da Gesù Cristo, il Verbo Incarnato, e fedelmente trasmessi nella Santa Chiesa dai suoi apostoli e dai loro successori, i vescovi). D’altra parte, queste azioni umane non sono mai puramente individuali, poiché l’umanità, per sua natura, non può raggiungere la perfezione umana, tanto meno la perfezione soprannaturale della santità e salvare la propria anima, senza vivere in società, cioè senza coordinare le proprie azioni con quelle degli altri sotto la guida di un’autorità, al fine di ottenere, con l’aiuto degli altri, ciò che non potrebbe conseguire con la sola attività individuale.

 

Ecco perché la «dottrina sociale» della Chiesa è parte integrante della dottrina morale, o, più precisamente, ne è la piena espressione, in conformità alle esigenze della natura umana, di questa dottrina morale: una dottrina morale, se vogliamo, considerata in tutto ciò che la natura umana implica, compresa la vita in società. E questa dottrina sociale non è altro che l’insegnamento con cui il Papa e i vescovi indicano ai fedeli come le loro azioni, compiute nel contesto di questa vita sociale, debbano conformarsi alla legge di Dio.

 

La «riflessione» che rappresenta la Dottrina Sociale della Chiesa nello spirito di Papa Leone XIV è descritta come ðun patrimonio di sapienza in cui troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, e linee guida concrete per agire». La vaghezza di queste espressioni, che non fa alcun riferimento all’elevazione gratuita dell’umanità all’ordine soprannaturale, non soddisferà nessuno tra i cattolici che desiderano rimanere fedeli alle promesse del loro battesimo. Ciò è tanto più vero in quanto lo scopo di questa riflessione non appare più chiaramente dettato dalla salvezza eterna delle anime: questa dottrina sociale “ci aiuta ad analizzare con lucidità le sfide del presente, individuando le vie appropriate per vivere un’autentica testimonianza cristiana nella gioia e nel servizio al mondo” […] «che preservi la vocazione dell’umanità a una vita piena e giusta» (§ 3).

 

Questa vuota fraseologia, che si diletta con il vocabolario standardizzato della nuova teologia conciliare, fatica a indicarci l’oggetto formale e appropriato della dottrina sociale della Chiesa. Ma questa inadeguatezza non è nuova: le sue radici profonde affondano nella costituzione pastorale Gaudium et spes, un vero capolavoro di chiacchiere incoerenti – e di fumo negli occhi modernista.

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Dalla Legge di Dio alla Dignità Umana

Ma, al di là di questa assurdità, la vera tragedia è che, per usare l’espressione di Pierre Gaxotte, questo inganno di parole non è innocente, perché spiana la strada agli errori della mente. Al di là di questo discorso inizialmente esitante, la nuova «dottrina sociale» trova il suoIl profondo significato risiede nel suo riferimento ai fondamenti e ai principi richiamati nel Capitolo 2 dell’Enciclica: il fondamento di questa dottrina è l’erronea idea di dignità umana, introdotta dal Concilio Vaticano II, in particolare nella Dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, ma anche nella Costituzione pastorale Gaudium et spes; i suoi principi sono la nuova, erronea idea di bene comune e di ordine sociale derivante da questo errato fondamento della dignità umana.

 

L’essenza dell’Enciclica è dunque condensata nei paragrafi da 48 a 58. È qui che risiede il nucleo, perché è qui che il papa ci indica, questa volta con un linguaggio sufficientemente chiaro e preciso, quale sia il vero oggetto formale – o idea guida – di tutta la sua argomentazione. Infatti, quest’Enciclica affronta, come oggetto, le nuove tecnologie che si sono diffuse nell’uso umano – in particolare e soprattutto l’intelligenza artificiale. Ma se l’Enciclica ne parla, è per spiegare come essa debba essere utilizzata in conformità a una nuova dottrina sociale il cui fondamento è la dignità ontologica della persona umana, «immagine del Dio Trino». Il cuore stesso dell’Enciclica, il nucleo di questa questione, si trova nel paragrafo 52, che nessun cattolico degno di questo nome potrebbe leggere senza provare un profondo senso di riverenza:

 

«Quando parliamo di dignità, non usiamo sempre la parola nello stesso senso: a volte ci riferiamo alla dignità morale, cioè al modo in cui una persona orienta le proprie scelte e azioni; altre volte pensiamo alla dignità sociale, cioè alle condizioni di vita di una persona e al rispetto concreto che la società le riserva; in altri casi ancora ci riferiamo alla dignità esistenziale, cioè al modo in cui una persona percepisce il valore di sé e della propria vita. Queste dimensioni della dignità possono aumentare o diminuire. Al di là di questi significati, tuttavia, esiste un livello più profondo e importante: la dignità ontologica. Questa è la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio. Nessun peccato, nessuna mancanza, nessuna umiliazione, nessuna esclusione possono diminuire il profondo valore di una vita umana che Egli stesso ha voluto e chiamato all’esistenza».

 

L’uomo al centro della riflessione. Questa è la prospettiva da cui Papa Leone XIV intende valutare ogni altra cosa. L’uso delle nuove tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale viene considerato in relazione alla «dignità inerente a ogni essere umano semplicemente in virtù della sua esistenza, dell’essere stato voluto, creato e amato da Dio», un uso che deve contribuire allo «sviluppo integrale della persona”, in riferimento all’enciclica Populorum Progressio (1967) di Papa Paolo VI, ovvero uno sviluppo «orientato alla promozione di ogni singolo individuo e della persona nella sua interezza». Pertanto, «lo sviluppo integrale della persona è l’orizzonte da cui possiamo comprendere le trasformazioni del nostro tempo, comprese quelle della rivoluzione digitale» (§ 85).

 

E la domanda fondamentale a cui la «riflessione» dell’Enciclica cerca di rispondere è questa: «Queste innovazioni tecnologiche, in particolare l’intelligenza artificiale, (…) contribuiscono davvero alla crescita degli individui e dei popoli nell’umanità e nella fraternità, nel rispetto della casa comune e delle generazioni future?» (§ 85). Non per condurre le persone sulla via del Paradiso, ma per aiutarle a crescere nel rispetto del mondo e dell’umanità quaggiù. Il santo Curato d’Ars promise al bambino che incontrò durante il suo cammino che gli avrebbe mostrato la via del Paradiso: «Tu mi hai mostrato la via per Ars, io ti mostrerò la via per il Paradiso». Se fosse ancora vivo oggi, attento alle parole di Papa Leone XIV, per non abbandonare la Barca di Pietro rompendo la comunione gerarchica, non dovrebbe dire al bambino questa volta: «Tu mi hai mostrato ChatGPT, io ti spiegherò come adottare un atteggiamento ecologico»?…

 

Il messaggio di Leone XIII, nell’enciclica Rerum novarum, era di tutt’altro livello. Il papa ha parlato delle innovazioni – più economiche che tecniche – del suo tempo, ma ne ha parlato per spiegarne il corretto utilizzo secondo la legge di Dio, per praticare la vera giustizia, che è di ordine soprannaturale, e non per ostacolare la salvezza delle anime. Il fondamento che ha ispirato tutto il discorso di questo Papa è stata la grande realtà dei Novissimi, una realtà che è stata l’idea guida di tutto l’insegnamento della Chiesa fin da quando il Verbo Incarnato è venuto a predicare il Regno dei Cieli. Ora, la nuova enciclica del nuovo Papa viene a predicarci il nuovo Regno della nostra casa comune e della fraternità universale.

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L’oblio del peccato e la fine del mondo

In definitiva, la grande idea assente da Magnifica humanitas è proprio l’idea che sta alla base della morale e, con essa, dell’intera dottrina sociale della Chiesa: l’idea di peccato. L’angolo da cui affrontare i problemi che l’uso dell’Intelligenza Artificiale può porre è proprio questo: i cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sia moralmente buono e in quali no, in relazione a una morale definita in riferimento alla Legge di Dio.

 

I cattolici si aspettano che il papa dica loro in quali modi tale uso sarebbe peccaminoso e comprometterebbe la salvezza delle loro anime. Ma questo significherebbe adottare un atteggiamento «teocentrico», se non addirittura «cristocentrico», in cui l’umanità deve trovare la sua vera dignità non in sé stessa, ma nella dipendenza che deve legare le sue azioni all’assoluto di Dio. Il fondamento indicato da Leone XIV nel capitolo 2 della sua Enciclica verrebbe così sovvertito.

 

Eppure le parole del Vangelo (Matteo 16,26-27) non saranno dimenticate: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua? O che cosa può dare l’uomo in cambio dell’anima sua?». L’IA?

 

Don Jean-Michel Gleize

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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I malori della 24ª settimana 2026

Los Angeles, California, Stati Uniti d’America: «Ha avuto un malore fatale durante una passeggiata serale: morto William Hasley, lo sceneggiatore dei Puffi». Lo riporta Il Fatto Quotidiano.

 

Monte Nai, città metropolitana di Cagliari: «Costa Rei, malore mentre è al mare con la famiglia: muore un imprenditore di San Vito». Lo riporta L’Unione Sarda.

 

Abano Terme, provincia di Padova: «Malore mentre gioca a padel: broker muore dopo nove giorni». Lo riporta Il Mattino di Padova.

 

Calascio, provincia dell’Aquila: «Malore in bici e caduta nel burrone: muore imprenditore di 54 anni». Lo riporta Il Capoluogo.

 

Peccioli, provincia di Pisa: «Si accascia a terra e muore durante la corsa podistica: malore fatale per un uomo di 61 anni». Lo riporta La Nazione.

 

Campo San Martino, provincia di Padova: «Malore mentre lavora in un cantiere, morto operaio di 45 anni». Lo riporta PadovaOggi.

 

Ravenna: «Malore fatale mentre era in bici. Ex calciatore muore a 47 anni». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Bassano del Grappa, provincia di Vicenza: «Malore fatale mentre passeggia lungo il Brenta con gli amici: muore papà di 48 anni». Lo riporta Il Giornale di Vicenza.

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Finale Ligure, provincia di Savona: «ucciso da un malore a bordo piscina». Lo riporta La Stampa.

 

Pasian di Prato, ente di decentramento regionale di Udine: «Lutto nel Friuli Collinare: morto per un malore il medico di base e colonna della FIGC». Lo riporta Messaggero Veneto.

 

Marina Romea, provincia di Ravenna: «Colto da un malore mentre va in bici: soccorso dall’elicottero, 45enne grave in ospedale». Lo riporta RavennaToday.

 

Scorzè, citàtà metropolitana di Venezia: «malore alla San Benedetto: muore operaio di 48 anni». Lo riporta La Nuova Venezia.

 

Marina di Ravenna, provincia di Ravenna: «Elicottero del 118 a Marina di Ravenna: malore in spiaggia per un ultrasettantenne». Lo riporta Ravenna Notizie.

 

Vezzano Ligure, provincia della Spezia: «Malore improvviso alla guida, l’auto precipita da un poggio: un morto e un ferito». Lo riporta La Nazione.

 

Udine: «Malore improvviso, morto a 62 anni : aveva guidato i carabinieri di Udine, Gorizia e Trieste». Lo riporta Messaggero Veneto.

 

Sassuolo, provincia di Modena: «malore a 21 anni. Stamattina i funerali. Donati gli organi». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Marzamemi, provincia di Siracusa: «Maxi rissa davanti al suo locale, ha un malore e muore». Lo riporta ANSA.

 

Bedizzole, provincia di Brescia: «Tragedia lungo il fiume, cade in acqua dopo un malore e muore: la vittima è il 75enne». Lo riporta il Dolomiti.

 

Ballabio, provincia di Lecco: «Grande dolore in Valsassina, giovane papà stroncato da un malore». Lo riporta LeccoToday.

 

Porto Recanati, provincia di Macerata: «Malore fatale dopo essere tornata a casa dal lavoro: morta l’infermiera . Le ultime parole al compagno: “Non sto bene”». Lo riporta Corriere Adriatico.

Baricella, città metropolitana di Bologna: «Morì per un malore, salvati i suoi sedici cani». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Marotta, provincia di Pesaro e Urbino: «Malore fatale in automobile». Lo riporta CentroPagina.

 

Veroli, provincia di Frosinone: «Malore fatale in un bar. Morto un anziano». Lo riporta Ciociaria Oggi.

 

Bari: «Tragedia a Bari: studentessa trovata senza vita in casa, l’ipotesi è di un malore improvviso». Lo riporta Borderline24.

 

Bellaria Igea Marina, provincia di Rimini: «Il malore, la caduta in acqua e il salvataggio dei bagnini: gravissima una delle sei anziane trentine». Lo riporta Il T Quotidiano.

 

Cremona: «Malore fatale per una 37enne». Lo riporta Crema News.

 

Valvasone Arzene, ente di decentramento regionale di Pordenone: «Malore nel sonno, muore a 29 anni accanto alla fidanzata». Lo riporta Il Gazzettino.

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Villa di Chiavenna, provincia di Sondrio: «Malore fatale: muore escursionista in Valchiavenna». Lo riporta SondrioToday.

 

Scorzè, città metropolitana di Venezia: «Operai morti per caldo e malore». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Fano, provincia di Pesaro e Urbino: «Anziana malore morta in auto sulla statale Metaurilia». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Ascoli Piceno: «Malore in acqua, perde la vita un anziano turista». Lo riporta Il Resto del Carlino

 

Lido di Camaiore, provincia di Lucca: «Tragedia alla “Notte dei Giganti”: muore davanti alla moglie, malore fatale per un barista». Lo riporta La Nazione.

 

Castel di Lama, provincia di Ascoli Piceno: «scompare di casa, lo ritrovano morto: malore fatale». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Como: «Malore fatale sul sentiero sopra Como: morto un uomo di 67 anni». Lo riporta QuiComo.

 

Civitanova Marche, provincia di Macerata: «Un malore in casa, morto 80enne». Lo riporta Cronache Maceratesi.

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Penna San Giovanni, provincia di Macerata: «Assessore muore dopo un malore, “Era amato da tutti in paese”». Lo riporta Cronache Maceratesi.

 

Agropoli, provincia di Salerno: «accusa un malore in casa: muore pasticciere 49enne». Lo riporta Il Mattino.

 

Toscolano Maderno, provincia di Brescia: «Malore al rifugio Pirlo allo Spino, soccorso un escursionista di 70 anni». Lo riporta GardaPost.

 

Montegranaro, provincia di Fermo: «Montegranaro in lacrime per l’ex calciatore stroncato da un malore: aveva 63 anni». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Vezzano Ligure, provincia della Spezia: «Malore alla guida e schianto contro il guard rail: muore un volontario». Lo riporta Città della Spezia.

 

Treia, provincia di Macerata: «Treia, uomo di 73 anni stroncato da un malore mentre taglia l’erba: in lacrime per la scomparsa di ». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Modena: «Colto da un malore in farmacia: salvato con il massaggio cardiaco». Lo riporta Gazzetta di Modena.

 

Tolentino, provincia di Macerata: «morta in piscina: dramma a Villa. Ipotesi malore». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Brescia: «Ha un malore e cade in moto: muore a 66 anni». Lo riporta Il Giorno.

 

Venaria Reale , provincia di Torino: «Colto da infarto mentre fa jogging nel parco: salvato da passanti e 118». Lo riporta TorinoToday.

 

Angri, provincia di Salerno: «muore per un malore». Lo riporta Il Mattino.

 

Cordignano, provincia di Treviso: «Malore fatale durante viaggio di fede: opitergino muore a Medjugorje». Lo riporta Oggi Treviso.

 

Brescia, provincia di Brescia: «Stroncata da un malore improvviso». Lo riporta BresciaToday.

 

Monticolo, provincia autonoma di Bolzano: «Sessantenne muore dopo un malore in acqua al lago di Monticolo». Lo riporta TV33.

 

Grosseto, provincia di Grosseto: «Morto in bicicletta per un malore». Lo riporta La Nazione.

 

Treviso, provincia di Treviso: «si è spenta a 61 anni dopo un malore in casa». Lo riporta Oggi Treviso.

 

Reggio Emilia: «Auto ribaltata finisce in canale: muore a 21 anni». Lo riporta Il Mattino.

 

Fano, provincia di Pesaro e Urbino: «colta da malore, martedì i funerali». Lo riporta Vivere Fano.

 

Firenze: «Due vittime sulle strade fiorentine: morto l’84enne colto da malore in auto». Lo riporta Firenze Dintorni.

 

Tolentino, provincia di Macerata: «Cade in piscina: vittima 69enne, ipotesi malore». Lo riporta AnconaToday.

 

Versilia, provincia di Lucca: «Ha un malore sul bus, chiede di scendere e muore». Lo riporta VersiliaToday.

 

Vigolzone, provincia di Piacenza: «Malore fatale per un 86enne». Lo riporta Piacenza Sera.

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Montesilvano, provincia di Pescara: «Malore in spiaggia: muore 60enne». Lo riporta Notizie d’Abruzzo.

 

Venezia: «Maestra d’asilo stroncata dalla malattia a 45 anni: aveva perso il papà pochi mesi fa a causa di un malore». Lo riporta Il Gazzettino.

 

Chieti Scalo, provincia di Chieti: «Malore sul filobus a Chieti Scalo: muore un 64enne». Lo riporta Notizie d’Abruzzo.

 

Civitanova Marche, provincia di Macerata: «malore sul trattore: perde il controllo, si ribalta e muore schiacciato». Lo riporta Corriere Adriatico.

 

Torre del Lago, provincia di Lucca: «s’accascia mentre va al mare con il cane: muore per un malore». Lo riporta Il Tirreno.

 

Lunata, provincia di Lucca: «Malore in auto, muore a 64 anni». Lo riporta LuccaInDiretta.

 

San Venerio, provincia della Spezia: «Malore in strada a San Venerio: muore un’anziana». Lo riporta Città della Spezia.

 

Castenedolo, provincia di Brescia: «Stroncato da un malore improvviso, il calcio bresciano piange». Lo riporta BresciaToday.

 

Vezzano Ligure, provincia della Spezia: «Volontario muore sulla Ripa. Ha avuto un malore alla guida. Stava trasportando un assistito». Lo riporta La Nazione.

 

Messina: «Malore sul bus shuttle: soccorso un passeggero». Lo riporta MessinaToday.

 

Giaveno, provincia di Torino: «Malore a Giaveno: cameriere si sente male al ristorante». Lo riporta L’Agenda News.

 

Salbertrand, provincia di Torino: «Malore sul regionale per Bardonecchia: stop d’emergenza a Salbertrand». Lo riporta Torino Cronaca.

 

Venaria Reale, città metropolitana di Torino: «Malore durante la corsa alla Mandria: 60enne rianimato e ricoverato in gravi condizioni». Lo riporta Giornale La Voce.

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Pont Canavese, città metropolitana di Torino: «Malore in casa, cade e batte la testa: pensionato 77enne elitrasportato alle Molinette». Lo riporta Giornale La Voce.

 

San Clemente, provincia di Caserta: «Malore a bordo dell’autobus, passeggero soccorso dall’autista». Lo riporta CasertaNews.

 

Gemona, ente di decentramento regionale di Udine: «Il portalettere di Gemona soccorre un uomo colto da malore». Lo riporta TG Poste.

 

Rimini: «Detenuto aggredisce le guardie e i medici dopo aver finto un malore». Lo riporta SetteSere.

 

Ancona: «Malore sul treno, 26enne soccorso dalla Croce Gialla». Lo riporta AnconaToday.

 

Brescia: «Malore alla guida in tangenziale sud a Brescia: grave automobilista». Lo riporta Giornale di Brescia.

 

Agrigento: «Malore, donna intubata a Porta di Ponte». Lo riporta Agrigento Notizie.

 

Giussano, provincia di Monza e Brianza: «Operaio 46enne ha un malore sul tetto della ditta: intervengono i vigili del fuoco con l’autoscala, è grave». Lo riporta Il Cittadino di Monza e Brianza.

 

Campo nell’Elba, provincia di Livorno: «Escursionista accusa un malore, interviene l’elicottero dei Vigili del Fuoco». Lo riporta Elbareport.

 

Montefiascone, provincia di Viterbo: «Malore durante una competizione, struttura sportiva sgomberata». Lo riporta RaiNews.

 

Capo Noli, provincia di Savona: «Malore in bici a Capo Noli: sessantenne in codice rosso». Lo riporta Lokkio.

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Riccione, provincia di Rimini: «Malore in strada, bagnino lo salva: “Ho praticato il massaggio cardiaco”». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Palaia, provincia di Pisa: «Colto da malore e poi da arresto cardiaco: 42enne rianimato e ricoverato in gravi condizioni». Lo riporta La Nazione.

 

Ravenna: «Colto da un malore in bici. Ciclista grave in ospedale». Lo riporta Il Resto del Carlino.

 

Pandino, provincia di Cremona: «Pandino, malore alla guida: 63enne di Crema ricoverato in condizioni critiche». Lo riporta Crema Oggi.

 

Piacenza: «All’udienza di separazione insulta la giudice e viene colto da malore». Lo riporta Libertà.

 

Sacile, ente di decentramento regionale di Pordenone: «Anziano colto da un malore : soccorso da tre studentesse in vacanza». Lo riporta Messaggero Veneto.

 

Odense, Regno di Danimarca: «Nuovo malore in campo per l’ex giocatore dell’Inter Christian Eriksen». Lo riporta Sky TG24.

 

Milano: «Sinner, ieri 4 ore in ospedale dopo il malore: se la macchina di vittorie diventa umana. Il check Up». Lo riporta RaiNews.

 

Catania, provincia di Catania: «Malore per il cardinale Paolo Romeo: l’ex presidente della Cesi ricoverato al San Marco». Lo riporta CataniaToday.

 

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La Russia non cerca il conflitto: parla un alto generale della NATO

La Russia non intende attaccare il territorio della NATO, ha affermato il più alto comandante militare del blocco, nonostante gli avvertimenti di alcuni funzionari europei secondo cui i membri dovrebbero prepararsi a un possibile scontro armato con Mosca.

 

Dal 2022, vari Stati membri della NATO hanno approvato piani per incrementare in modo significativo le proprie spese per la difesa, citando il conflitto in Ucraina. La Russia, tuttavia, ha ripetutamente sostenuto che non attaccherà l’alleanza guidata dagli Stati Uniti a meno che non venga colpita per prima.

 

«Ho seguito con molta attenzione le informazioni dell’Intelligence», ha dichiarato il generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa (SACEUR), durante una tavola rotonda all’ILA Berlin Air Show di giovedì, come riportato dal Financial Times.

 

«La Russia non cerca il conflitto… Capiscono il concetto di ‘alleanza difensiva’ e capiscono che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici», ha aggiunto il generale.

 

Alcuni funzionari occidentali hanno manifestato preoccupazione per il fatto che Washington sia stata distratta dal prolungato conflitto con l’Iran e che il recente piano del presidente statunitense Donald Trump di ridurre il numero di truppe americane di stanza in Germania invierebbe «un segnale sbagliato» alla Russia.

 

Il generale Carsten Breuer, massimo ufficiale militare tedesco, ha dichiarato giovedì a Politico che la NATO dovrebbe essere pronta a un potenziale confronto con la Russia entro il 2029, difendendo al contempo un importante programma di riarmo promosso dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.

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Anche il presidente ceco Petr Pavel ha di recente esortato il blocco a «mostrare i denti», mentre il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha sostenuto che la NATO deve dimostrare la sua disponibilità a «irrompere» nella regione russa di Kaliningrad, un’exclave sul Mar Baltico. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha condannato queste dichiarazioni definendole «al limite della follia» e prova di un’ostilità «maniacale» nei confronti della Russia.

 

Intervenendo al Forum economico internazionale di San Pietroburgo la scorsa settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha nuovamente escluso qualsiasi intenzione di invadere il territorio della NATO.

 

«Quale ragione avremmo per attaccare l’Europa e dichiarare guerra alla NATO? Come ho già detto, non si tratta solo di pura follia, ma anche di una provocazione deliberata», ha affermato.

 

L’ex capo della Marina tedesca, il viceammiraglio in pensione Kay-Achim Schoenbach, ha avvertito all’inizio di questa settimana che l’UE potrebbe «assumere senza accorgersene il ruolo di belligerante». La pace e la stabilità in Europa possono essere raggiunte solo «con la Russia, e non contro di essa», ha affermato.

 

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Trump chiede un aumento di 350 miliardi di dollari per la spesa militare

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato i repubblicani al Congresso ad approvare un pacchetto di spesa militare da 350 miliardi di dollari che imporrebbe anche nuove e radicali regole elettorali a livello nazionale prima delle elezioni di medio termine.

 

In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha esortato i legislatori ad agire «immediatamente» su quello che ha definito «Recon 3.0», un nuovo disegno di legge sul bilancio che i repubblicani sperano di approvare senza il sostegno dei democratici.

 

Trump ha affermato che i fondi sono necessari per portare il bilancio militare statunitense a 1.500 miliardi di dollari e «costruire l’arsenale della libertà». Ha aggiunto che il pacchetto finanzierà lo scudo antimissile Golden Dome, il caccia F-47, il bombardiere B-21, i droni, le capacità militari spaziali e nuove scorte di munizioni.

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Il presidente ha sostenuto che il disegno di legge sulla spesa avrebbe creato centinaia di migliaia di posti di lavoro ben retribuiti negli Stati Uniti, ricostruito l’industria americana e garantito il «dominio globale» senza alimentare l’inflazione.

 

Questa iniziativa giunge dopo che la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e anni di sostegno militare all’Ucraina hanno messo a dura prova le scorte di armamenti americani, tanto che il Center for Strategic and International Studies ha affermato che potrebbero essere necessari tre anni o più per sostituire alcuni missili avanzati.

 

Il presidente ha anche scritto che il disegno di legge includerà il Save America Act, che rafforzerebbe le misure di sicurezza elettorale e richiederebbe a tutti gli elettori di esibire un documento d’identità con foto e una prova della cittadinanza statunitense. Vieterebbe inoltre, in larga misura, il voto per corrispondenza, salvo in caso di malattia, disabilità, servizio militare o viaggio.

 

A differenza di quanto accade nella maggior parte dei Paesi, negli Stati Uniti le regole per votare variano da stato a stato, e alcuni consentono ancora di votare senza mostrare un documento d’identità con foto o una prova di cittadinanza. Queste regole permissive hanno ripetutamente sollevato preoccupazioni in merito a possibili frodi elettorali, con i repubblicani che chiedono controlli obbligatori dei documenti d’identità a livello nazionale. I democratici sostengono che tali requisiti renderebbero più difficile il voto per i cittadini aventi diritto.

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Il presidente ha affermato che il Save America Act vieterebbe anche agli uomini di partecipare agli sport femminili e proibirebbe gli interventi chirurgici di «mutilazione transgender» sui bambini.

 

Tuttavia, la legge deve ancora affrontare ostacoli considerevoli, anche all’interno dello stesso partito di Trump. Alcuni importanti esponenti repubblicani hanno espresso dubbi sulla capacità del Congresso di approvare un altro importante disegno di legge di bilancio prima delle elezioni di medio termine, mentre il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha affermato che il Save America Act non dispone dei voti necessari secondo le normali procedure.

 

I conservatori fiscali potrebbero inoltre chiedere tagli alla spesa per compensare l’aumento di 350 miliardi di dollari per le spese militari.

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Sacerdote è stato preso di mira per aver negato la Comunione ad un omosessuale «sposato»

Un parroco in Spagna è al centro di proteste per aver impedito a un omosessuale di ricevere la Santa Comunione. Lo riporta LifeSite.

 

Un uomo afferma che il 30 maggio un parroco nella sua città natale, Villanueva del Rio y Mina, gli ha chiesto di rimanere dopo la Messa e lo ha informato che, sebbene avesse ricevuto la Comunione quel giorno, non gli sarebbe più stato permesso di ricevere l’Eucaristia perché è «sposato» con un uomo. «Mi ha detto che doveva parlarmi di un argomento un po’ spiacevole», ha scritto l’omosessuale «sposato»in un post su Facebook. «Mi ha fatto capire che non mi avrebbe mai più dato la comunione».

 

«Mi disse che quando mi dava la comunione mi stava dando del “veleno” e che sia io che mio marito eravamo persone “indegne” e condannate a vivere in eterno in purgatorio», ha affermato l’uomo.

 

L’uomo ha affermato di aver reagito immediatamente alle parole del prete alzando la voce. «Ho gridato a tutti i presenti sulla porta della parrocchia ciò che quell’uomo aveva detto. Mi sono sentito molto nervoso e umiliato dal mio parroco», ha detto. «Nei miei 40 anni di fede cristiana, non mi era mai capitata una cosa così terribile e sconvolgente».

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«Vorrei aggiungere che queste parole non sono state usate solo con me. Molte persone mi hanno avvicinato per dirmi che era successa loro qualcosa di simile. Persone di diversi gruppi, divorziati, coppie, ecc.», ha aggiunto l’omosessuale, che ha poi inevitabilmente citato papa Francesco: «La Chiesa è casa per tutti, tutti, tutti.»

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Viva Seville, in un successivo incontro tra il parroco e l’uomo, il sacerdote non ha fatto marcia indietro: martedì 2 giugno, diversi giorni dopo l’incidente, il sacerdote ha contatto l’omosessuale telefonicamente per scusarsi del modo in cui gli si era rivolto e per invitarlo nel suo ufficio. Tuttavia, secondo la testimonianza del denunciante, il sacerdote ha mantenutola sua posizione anche durante l’incontro.

 

«Si è scusato, ma è rimasto fermo sulla sua posizione. Ha ribadito che non poteva darmi la Comunione perché sono sposato pubblicamente con un uomo – tutta la città sa del mio matrimonio – e farlo equivarrebbe a convalidare la mia posizione», spiega.

 

L’omosessuale afferma di aver anche informato il sacerdote della sua intenzione di portare la questione ai media. La risposta che ha ricevuto, secondo il suo racconto, è stata che «è molto comune che persone come te facciano questo genere di cose», un’osservazione che ha interpretato come un ulteriore riferimento al suo orientamento sessuale.

 

Secondo quanto riferito, l’Arcidiocesi di Siviglia sta raccogliendo informazioni sull’accaduto al fine di rilasciare una dichiarazione.

 

Questo episodio è simile a un altro avvenuto nel 2012, quando un parroco dell’Arcidiocesi di Washington, DC, aveva coperto l’Ostia mentre una donna lesbica, presente al funerale della madre, si avvicinava per ricevere l’Eucaristia. Il parroco le aveva detto: «Non posso darti la Comunione perché vivi con una donna, e agli occhi della Chiesa questo è un peccato».

 

Il sacerdote, padre Marcel Guarnizo, era stato conseguentemente privato delle sue facoltà sacerdotali dall’allora cardinale arcivescovo di Washington, Donald Wuerl.

 

Come riportato da Renovatio 21, in un altro caso di due anni fa un prete della Florida aveva difeso la Santa Eucarestia da una donna lesbica irata che aveva schiacciato diverse ostie e cercato di amministrarsi illecitamente la Santa Comunione. In quel caso il sacerdote, nella difesa del Santissimo, era arrivato a mordere il braccio della agguerrita lesbica, che poi definì alla polizia la Santa Eucarestia come «un biscotto».

 

 

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Natalità giapponese ai minimi storici

A maggio, il ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni giapponese ha pubblicato dati che mostrano come il numero di bambini sotto i 15 anni nel Paese del Sol Levante sia sceso a un nuovo minimo storico: 13,29 milioni, ovvero 350.000 in meno rispetto all’anno precedente.

 

Per comprendere la portata e la drammaticità di ciò che sta accadendo, vale la pena ricordare che nel 1950, agli albori del miracolo economico giapponese, i bambini sotto i 15 anni rappresentavano il 35,1% della popolazione giapponese. Mezzo secolo dopo, nel 2000, la percentuale di bambini era scesa al 14,5%. Nel Paese risuonarono i campanelli d’allarme, furono introdotte misure, ma la tendenza non poté essere invertita. E ora, secondo i risultati del 2025, la percentuale di bambini sul totale della popolazione ha toccato un nuovo minimo storico, scendendo ad appena il 10,8%.

 

La riduzione del numero di figli nella società giapponese a livelli un tempo impensabili è legata al calo dei tassi di natalità, che in Giappone diminuiscono ancora più rapidamente che nei paesi sviluppati di America ed Europa. Il tasso di fertilità totale è sceso sotto 1,2 a livello nazionale, mentre a Tokyo il numero medio di figli per donna è calato a soli 0,99.

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A sua volta, il calo della fertilità è collegato al continuo declino del numero di matrimoni. In oltre 45 anni di ininterrotto calo del numero di figli, le giovani generazioni giapponesi sono diventate a loro volta molto più piccole. Ancora più importante, un numero crescente di giovani giapponesi non desidera affatto formare una famiglia, né tantomeno mantenere relazioni sessuali stabili.

 

La causa principale è considerata nel fatto che il Giappone è un paese di individualismo trionfante. Con la partecipazione di strateghi americani di ingegneria sociale, il Giappone ha creato un modello di modernizzazione accelerata costruito attorno a una tradizione nazionale svuotata e a un elevato tenore di vita come modello centrale di costruzione del significato della cultura di massa.

 

Come riportato da Renovatio 21, il premier nipponico tre anni fa aveva affermato che il Paese stava precipitando dal precipizio demografico.

 

Nel 2022 era emerso che la pandemia aveva portato a un nuovo minimo storico delle gravidanze con altri 20mila nati in meno.

 

I dati giapponesi nel periodo post-bellico indicavano l’aborto di circa un terzo dei concepiti, con casi allucinanti di infanticidi – che oggi la Finestra di Overton vuole che chiamiamo «aborti post-natali» – come quello di Miyuki Ishikawa, detta «Oni-sanba», ostetrica che avrebbe ucciso almeno 86 bambini (qualcuno parla di una cifra doppia) affidatile negli anni dell’immediato dopoguerra.

 

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Rimonta del secolo in NBA

Il 10 giugno 2026 è stata una serata che entrerà nella storia della NBA e della pallacanestro tutta.

 

I New York Knicks, sotto 29 punti nel primo tempo contro i San Antonio Spurs, completano la più grande rimonta mai vista nelle NBA Finals, vincendo 107-106 in Gara 4 e portandosi sul 3-1 nella serie. Un’impresa epica che avvicina i Knicks al loro primo titolo dal 1973.

 

I primi due quarti sono un incubo per Nuova York. Gli Spurs, guidati da un Victor Wembanyama dominante e da un attacco fluido, volavano sul +29 (probabilmente 76-47 all’intervallo). Il Madison Square Garden, solitamente una bolgia, sembrava ammutolito. I tifosi iniziavano a temere il peggio: dopo aver sudato per arrivare alle Finals spazzando via i Cleveland Cavaliers, i Knicks rischiavano di crollare in casa.

 

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Tuttavia nel terzo quarto qualcosa cambia. Jalen Brunson, il cuore pulsante della squadra neoeboracena, prende per mano i compagni. Con 36 punti (12/25 dal campo, 3/7 da tre), 7 assist e 5 rimbalzi, il capitano newyorkese accende la scintilla. OG Anunoby, spesso criticato per l’inconsistenza offensiva, esplode con 33 punti, 7 triple e una presenza difensiva mostruosa.

 

Il Quarto quarto è stato da brividi veri. I Knicks surclassano gli Spurs 32-16 nel periodo finale. La difesa newyorkese sale di livello, costringendo San Antonio a soli 30 punti nella seconda metà. Le triple entrano una dopo l’altra, i contropiedi volano e il Garden torna a tremare.

 

 

A 1.2 secondi dalla fine, con il punteggio sul 106-105 per i Knicks, arriva il momento iconico: Anunoby cattura un rimbalzo offensivo e lo mette dentro con un tap-in che fa esplodere l’arena. 107-10. La più grande rimonta nella storia delle Finals è servita. È un finale incredibile, e non sovvengono precedenti.

 

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Per i Spurs è una doccia fredda. Wembanyama chiude con 24 punti ma 9/25 dal campo, tradito da una seconda metà disastrosa della squadra. La giovane squadra higia texana, arrivata in finale dopo una cavalcata impressionante nella divisione Ovest, vede svanire il vantaggio di una serie che sembrava poter controllare. I Knicks ora sono a una sola vittoria dal paradiso. Gara 5 si gioca sabato a San Antonio, ma la fiducia dei neoeboraceni è alle stelle. Brunson, Anunoby, Towns e compagni hanno dimostrato di avere carattere da campioni.

 

Una notte indimenticabile. Le TV riprendono i volti sbigottiti e festanti del pubblico, tra cui tante celebrità: ecco Taylor Swift in versione ultras cestistica, l’attore Adam Sandler che sorride incredulo, lo stupore del duo a bordo campo formato dall’attore brontolone Larry David (comico conosciutissimo in USA, meno in Italia) e da quello che sembrerebbe l’ex bisbetico campione del tennis John McEnroe.

 

Fuori, a Nuova York, è il delirio in istrada. Il momento è stato celebrato anche dall’ormai conosciutissimo canale PsyOpAnime, che trasforma gli eventi di cronaca internazionale in cartoni animati giapponesi.

 

 

 

Una rimonta del genere di fatto non scalda solo il cuore degli aficionados della pallacanestro, ma riconcilia ogni essere umano con una storia più grande: quella di un gruppo umano che, forte di coescione e determinazione, riesce a capovolgere il suo destino nell’avversità.

 

Siamo, giocoforza, nell’ambito del metafisico, dell’archetipo, del mito. E della loro evidenza visibile nella realtà umana.

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Chiesa cattolica ospiterà un concerto basato sulla «spiritualità pagana»

La cantante francese Julie Zenatti si esibirà in una chiesa cattolica mentre persistono le preoccupazioni tra alcuni fedeli in merito alla violazione del diritto canonico per l’utilizzo delle chiese per eventi non liturgici. Lo riporta LifeSite.

 

Il 13 giugno, la cantante francese Julie Zenatti terrà un concerto presso la chiesa di Sainte Bernadette a Digione, un edificio religioso dall’aspetto drammaticamente moderno, nell’ambito del tour di promozione del suo album Le Chemin («Il sentiero»). L’evento si svolge a pochi giorni dalle polemiche suscitate dalle mostre di ispirazione occulta tenutesi a Parigi durante la «Nuit Blanche» e nel contesto del dibattito ancora aperto sull’utilizzo delle chiese cattoliche per attività non legate al culto.

 

In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare.

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«In fondo, tra culto e cultura c’è solo una sillaba a separarci», ha detto la Zenatti. «Sento il desiderio di condividere le mie emozioni, la mia storia, e anche di incontrare questo luogo che mi accoglie perché… sono stato invitato. È bellissimo che, dopo 25 anni di carriera, le porte di un luogo che non ho mai conosciuto prima si aprano per me».

 

L’artista ha spiegato di essere stata invitata a sviluppare un progetto specifico per potersi esibire in contesti religiosi. Pur non menzionando esplicitamente persone o istituzioni, la Zenatti ha sottolineato il valore simbolico dell’invito, affermando di essere gratificata dall’aver visto aprirsi le porte di un luogo a lei «sconosciuto».

 

La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».

 

Il 9 giugno, il giornale Tribune Chrétienne ha riportato che alcuni fedeli hanno espresso preoccupazione per quella che descrivono come una graduale perdita del carattere sacro tradizionalmente associato ai luoghi di culto consacrati. Il quotidiano cattolico francese ha messo in discussione la decisione delle autorità ecclesiastiche e dei responsabili parrocchiali di consentire concerti di vario genere ed eventi simili all’interno delle chiese. Secondo l’articolo, i sostenitori di tali iniziative spesso citano la promozione culturale, la conservazione del patrimonio religioso o considerazioni economiche come ragioni per aprire gli edifici ecclesiastici a una più ampia gamma di attività.

 

«Ancora più preoccupante è che dietro queste iniziative si cela spesso un movente ricorrente: il denaro», scrive Tribune Chrétienne. «Questa logica è pericolosa. Perché quando le esigenze finanziarie prevalgono sulla vocazione spirituale di un luogo consacrato, la casa di Dio diventa gradualmente uno spazio per eventi da riempire, animare e rendere redditizio. Il santuario cessa allora di essere considerato un luogo dedicato a Dio e diventa semplicemente un’altra struttura culturale».

 

La testata francese sottolinea inoltre che l’uso improprio dei luoghi consacrati costituisce un reato canonico. A tal proposito, il Canone 1210 afferma: «Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietata qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto può permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo».

 

«I luoghi sacri sono profanati se in essi si compiono con scandalo azioni gravemente oltraggiose, che a giudizio dell’Ordinario del luogo, sono tanto gravi e contrarie alla santità del luogo da non essere lecito esercitare in essi il culto finché l’oltraggio non venga riparato con il rito penitenziale, a norma dei libri liturgici» continua il diritto canonico al Canone 1211.

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Il dibattito sull’uso profano degli spazi sacri ha riacquistato rilevanza in seguito agli eventi legati alla Nuit Blanche del 2026 a Parigi. Storiche chiese cattoliche parigine sono state utilizzate per ospitare mostre con oggetti ispirati al voodoo e paesaggi sonori «inquietanti», il tutto con l’approvazione dell’arcidiocesi di Parigi.

 

Gli eventi, diretti dall’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.

 

Una menzione speciale andrebbe fatta per la bruttezza della chiesa di San Bernadetta di Digione, costruita nel 1960 secolo in pieno stile moderno: non sappiamo dire se assomigli più ad un cinema o ad un centro culturale di quelli sui quali la Francia ama gettare i soldi del contribuente, per poi vederli desolati o persino diroccati a pochi anni dall’inaugurazione – il triste destino di tante grandi opere presidenziali parigine, come il quartiere della Villette a Parigi, o la Défense, il Centro Pompidou, etc.

 

Per qualche ragione, la chiesa di San Bernardetta è stata dichiarata dallo Stato francese monumento storico nel 2011 ed è classificato come patrimonio del XX secolo. Nel frattempo il Paese demolisce chiese vere e, addirittura, arresta i sacerdoti tradizionalisti che osano benedirle prima che vengano distrutte per sempre.

 

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Trump annulla i bombardamenti «programmati» contro l’Iran

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annullato gli attacchi programmati contro l’Iran, affermando che i colloqui con la Repubblica islamica stanno procedendo con i vertici del Paese. L’annuncio è arrivato poche ore dopo che aveva nuovamente minacciato di colpire l’Iran «molto duramente».

 

Le tensioni tra Washington e Teheran sono aumentate negli ultimi giorni, nonostante un cessate il fuoco nominale concordato ad aprile. Gli Stati Uniti hanno lanciato attacchi contro l’Iran mercoledì, dopo che un elicottero AH-64 Apache statunitense è andato perduto vicino allo Stretto di Ormuzzo– un incidente di cui Washington ha incolpato Teheran. L’Iran ha negato ogni responsabilità e ha risposto con un lancio di missili contro le basi americane nella regione.

 

In un post su Truth Social giovedì, Trump ha affermato che gli «attacchi e bombardamenti programmati» sono stati annullati grazie ai negoziati «portati al più alto livello della leadership iraniana e approvati». Ha aggiunto che «discussioni e punti finali» sono stati concordati da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita e diversi altri Stati della regione. Il blocco navale guidato dagli Stati Uniti contro i porti iraniani nello Stretto di Hormuz «rimarrà in vigore a pieno regime», ha aggiunto Trump.

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In precedenza, il presidente degli Stati Uniti aveva promesso di colpire l’Iran «molto duramente stasera» e di cercare, «prima o poi», di assumere il controllo dell’isola di Kharg e di altre infrastrutture petrolifere, affermando che Washington avrebbe potuto «assumere il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas».

 

Teheran non ha confermato né commentato alcun accordo. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, aveva avvertito in precedenza che «strategie sbagliate e decisioni impulsive» avrebbero danneggiato i mercati energetici globali e «creato un pantano senza fine in cui rimarrete impantanati per anni».

 

I negoziati erano in stallo da settimane, con entrambe le parti che si accusavano a vicenda di malafede e violazioni del cessate il fuoco. La scorsa settimana, l’Iran ha minacciato di sospendere i colloqui in risposta ai continui raid aerei israeliani in Libano.

 

Le condizioni di Teheran per un accordo di pace includono la cessazione delle ostilità «su tutti i fronti», compreso il Libano, dove Israele sta conducendo una guerra contro Hezbollah dall’inizio di marzo.

 

Israele e Iran si sono scambiati attacchi lunedì. Il primo ministro israeliano Benjamino Netanyahu ha ribadito che l’Iran non deve mai ottenere un’arma nucleare e ha difeso l’azione militare contro il Paese. Teheran sostiene che il suo programma nucleare sia pacifico.

 

In questo contesto sempre più illegibile – perché questo è il fattore Trump, la totale imprevedibilità, con contraddizioni, proclami e smentite che si susseguono più volte al dì – giova ricordare come il Trump del primo mandato evitò la guerra convenzionale con Teheran: l’episodio più noto è quello in cui richiamò dei caccia che stavano a dieci minuti dall’obiettivo da bombardare in rappresaglia di un drone americano abbattuto dagli iraniani nel Golfo Persico. La decisione fece andare su tutte le furie il neocon che (forse strategicamente) Trump si era scelto come consigliere, John Bolton, che lasciò l’incarico divenendo nemico giurato di Trump. Bolton, che negli ultimi anni ha ammesso di aver organizzato colpi di Stato nel mondo, un anno fa ha detto che Trump, se rieletto, avrebbe portato gli USA fuori dalla NATO.

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Secondo quanto riportato, la decisione di Trump di richiamare i jet fu presa dopo una breve telefonata con Tucker Carlson, allora giornalista di punta del canale di Fox News (sempre dei Murdoch), che disse al presidente che la guerra non era ciò per cui gli americani lo avevano eletto. Anni dopo, gli stessi Murdoch avrebbero licenziato Carlson – la star più popolare e redditizia della loro TV – senza dare spiegazioni.

 

Il Carlson ora ha rotto con Trump proprio a causa della guerra iraniana. Il giornalista ha dichiarato di esser stato a colloquio privato con il presidente alla Casa Bianca per scoraggiare l’avvio della guerra, ma quest avrebbe detto che sarebbe andato tutto bene, perché «va sempre così», avrebbe giustificato laconicamente.

 

Tucker negli ultimi mesi ha definito Trump come un possibile anticristo, «profanatore della Pasqua» che porta il mondo verso l’uso di armi atomiche. In seguito il popolare opinionista avrebbe raccontato come vi sia una lunga storia di presidente USA ricattati dallo Stato di Israele.

 

Il presidente ha quindi insultato Carlson, messo in un mucchio di «persone dal basso quoziente intellettivo che conteneva anche la giornalista Megyn Kelly, la podcaster Candace Owens e Alex Jones, con un tweet che fungeva da «scomunica» del mondo MAGA.

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Arrestato boss del traffico di scarafaggi: aveva 100.000 insetti illegali. Il cantarotraffico è qui

Oltre 100.000 scarafaggi vivi, la cui detenzione è illegale in Australia, sono stati confiscati a un singolo allevatore nel più grande sequestro di invertebrati esotici mai effettuato nel paese, hanno dichiarato venerdì le autorità. Lo riporta l’agenzia AP.

 

Secondo il Dipartimento australiano per il cambiamento climatico, l’energia, l’ambiente e le risorse idriche, un carico di blatte sibilanti del Madagascar e blatte Dubia, del valore di 200.000 dollari australiani (122.830 euro), è stato sequestrato a maggio presso un allevatore commerciale nella città di Bathurst, nello stato del Nuovo Galles del Sud.

 

La specie di scarafaggio sibilante del Madagascar (Gromphadorhina portentosa, detta anche blatta fischiante del Madagascar) è una delle più grandi al mondo, con una lunghezza che varia dai 5 agli 8 centimetri. Le foto diffuse dal dipartimento mostravano un invertebrato lucido e marrone, più grande di un dito umano.

 

È molto più grande del comune scarafaggio australiano, che misura tra 2,3 e 3,6 centimetri di lunghezza. Gli scarafaggi prosperano in Australia grazie al clima subtropicale e il paese ospita centinaia di specie.

 

Stefanie Lesser, acchiappaserpenti di Bathurst, ha dichiarato all’emittente australiana ABC che le specie esotiche di maggiori dimensioni venivano probabilmente vendute come cibo economico per rettili, poiché le loro grandi dimensioni riducevano il numero di insetti necessari. Le autorità hanno esortato i proprietari di rettili a nutrire le proprie lucertole con grilli o blatte.

 

Sia le blatte sibilanti del Madagascar che le blatte Dubia sono illegali da importare in Australia. Non possono essere legalmente detenute, allevate o vendute, indipendentemente da come siano state ottenute, ha dichiarato il dipartimento in un comunicato.

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L’Australia applica rigidi controlli di biosicurezza alle sue frontiere per proteggere i settori agricolo e orticolo e la fauna selvatica autoctona dalle infestazioni di parassiti. Chiunque introduca illegalmente materiale animale, insetto o vegetale non dichiarato può essere multato per migliaia di dollari.

 

Secondo la dichiarazione, gli scarafaggi esotici «non sono stati sottoposti a una valutazione del rischio ambientale» e potrebbero diffondere malattie o danneggiare la fauna selvatica autoctona. Le autorità hanno avvertito che saranno perseguiti penalmente coloro che verranno trovati in possesso di questi invertebrati.

 

Un portavoce ha dichiarato che non sono state presentate accuse contro l’allevatore di Bathurst. Gli scarafaggi sequestrati saranno soppressi, ha aggiunto il dipartimento. Non è chiaro quale sia la necessità di procedere con l’eutanasia di massa delle povere blatte, ma si tratta di una procedura più comune di quanto si pensi, e diffusa a tutte le latitudini: negli occhi abbiamo ancora le immagini dello scoiattolo ammaestrato ucciso dal governo neoeboraceno due anni fa, così come la proposta di sterminio degli struzzi portata avanti dallo Stato eutanatico par excellence, il Canada. Non solo: a quanto risulta a Renovatio 21, anche i progetti dei vari animalisti (sparsi per le strade e per i partiti d’Italia) di togliere gli animali dagli zoo prevede implicitamente la loro soppressione.

 

In passato Renovatio 21 aveva trattato più volte i casi di contrabbando di formiche, che abbiamo appreso esistere, come ora apprendiamo esistere quelli di contrabbando di scarafaggi. Per l’occasione Renovatio 21 aveva orgogliosamente coniato, sulla scorta di esempi come «narcotraffico», il termine «mirmecotraffico», utilizzando la parola del greco antico per l’operoso insetto mùrmex (μύρμηξ ), al caso genitivo múrmekos.

 

Ora ci tocca di plasmare un nuovo neologismo che rimarrà indelebilmente nella lingua di Dante: cantarotraffico. Il greco utilizzava il termine kàntharos (κάνθαρος) per indicare genericamente gli scarafaggi e gli scarabei, e noi lo preferiamo a kàrabos (κάραβος), termine che i greci usavano per indicare vari insetti coleotteri, che però ci sembra più legato alla nostra parola «scarabeo».

 

Aperta la via dal nostro intrepido giornale, il lettore, incurante di crusche ed altre granaglie, può sentirsi libero di andare oltre, e parlare di cantarofagia (la scena del film Stress da vampiro in cui Nicholas Cage mangia una blatta), cantarofobia (praticamente tutte le donne, e gli esseri umani in generale), cantarologia, cantaromania, cantaropatia, cantarolatria (questa sì è bella: l’adorazione degli scarafaggi, e pensiamo a tanti che stanno dietro agli scappati di casa di Telegram e YouTubo invece che leggere Renovatio 21) et coetera.

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I vescovi libanesi si rifiutano di abbandonare la storica città di Tiro dopo l’ordine di evacuazione israeliano

I verticicristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città. Lo riporta LifeSite.

 

L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce l’agenzia AP.

 

I vertici della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai Paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».

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Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.

 

In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.

 

«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».

 

Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.

 

Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.

 

L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana.

 

«Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar. «Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».

 

Martedì, i vertici cristiani della città libanese di Tiro hanno chiesto alla comunità internazionale di intervenire immediatamente dopo che l’esercito israeliano ha emesso un avviso di evacuazione per il quartiere cristiano della città.

 

L’avviso di evacuazione ha segnato una significativa escalation per l’area cristiana, che fino a quel momento era stata in gran parte risparmiata dagli scontri, riferisce AP News.

 

I leader della Chiesa greco-cattolica melchita, della Chiesa greco-ortodossa e della Chiesa cattolica maronita hanno presentato una petizione ai paesi limitrofi, nonché al governo libanese, affinché «intraprendano azioni immediate e serie per risparmiare il centro storico di Tiro dalla distruzione e dalle tragedie umane».

 

Israele ha emesso l’avviso di evacuazione dopo aver effettuato raid aerei su città vicine la settimana precedente, attacchi che hanno causato otto morti e diversi feriti.

 

In una dichiarazione pubblicata su Facebook, l’arcivescovo metropolita George Iskandar di Tiro, a capo della Chiesa greco-cattolica melchita nel Libano meridionale, ha affermato di voler rimanere sul posto per assistere la sua comunità nonostante la minaccia di un intervento militare.

 

«In questi tempi difficili che il nostro amato Sud si trova ad affrontare, affermiamo che restiamo nella città di Tiro, tra la nostra gente e la nostra comunità, proprio come fecero i nostri antenati prima di noi, e proprio come la tenace gente del Sud rimane oggi sulla propria terra, nei propri villaggi e nelle proprie città», scrisse Iskandar. «La nostra presenza tra la gente non è una semplice scelta dettata dalle circostanze; è piuttosto parte integrante della nostra missione e del nostro dovere nazionale, umanitario e spirituale. Così come condividiamo le gioie del nostro popolo, condividiamo anche le sue ansie, le sue sofferenze e le sue speranze».

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Gli attacchi israeliani contro il Libano sono stati ampiamente criticati, persino dal presidente Trump. In un’intervista della scorsa settimana, Trump ha confermato di aver attaccato duramente il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per i continui attacchi del Paese contro il Libano, in piena fase di negoziati di pace.

 

Secondo quanto riferito, Trump avrebbe definito Netanyahu «un pazzo scatenato» affermando che «tutti odiano Israele» a causa dei continui attacchi in Libano.

 

L’arcivescovo Iskandar ha confermato la sua intenzione di rimanere nella città di Tiro, citando il significato religioso della presenza cristiana. «Non abbandoneremo questa città, che è stata benedetta dai passi di Gesù Cristo e che ha testimoniato nel corso della storia la fede e la fermezza», ha affermato Iskandar.

 

«Eleviamo le nostre preghiere per la protezione di tutti i civili, chiedendo a Dio di risparmiare la nostra città e l’intero Sud dalle devastazioni della guerra e della distruzione, e di concedere a coloro che ricoprono posizioni di responsabilità la saggezza e il coraggio necessari per salvaguardare vite umane, case e mezzi di sussistenza».

 

Fondata dai Fenici intorno al 2750 a.C., Tiro divenne un potente centro commerciale e marittimo. I suoi abitanti inventarono l’alfabeto e diffusero la porpora di Tiro, un prezioso colorante estratto dai molluschi, simbolo di ricchezza e potere nell’antichità.

 

Famosa per la resistenza all’assedio di Alessandro Magno nel 332 a.C., che costruì un istmo per raggiungerla, Tiro conserva oggi un magnifico patrimonio UNESCO: le rovine romane, il famoso arco di trionfo, le terme, il teatro e il porto fenicio. La città vecchia, su un’isola collegata alla terraferma, è un affascinante mix di storia e vita quotidiana.

 

Oggi Tiro è un importante centro culturale e turistico, nonostante le sfide della regione. Le sue spiagge, il souk animato e l’atmosfera mediterranea ne fanno una meta unica nel Medio Oriente.

 

Nella Bibbia Ricciotti, Tiro è citata circa 35-38 volte (il numero esatto varia leggermente a seconda di come si contano i riferimenti espliciti al nome della città). Nell’antico Testamento la maggior parte delle occorrenze (soprattutto in Isaia 23, Ezechiele 26-28, 1 Re, 2 Cronache, Amos, Zaccaria, etc.). Nel Nuovo Testamento i riferimenti nei Vangeli (es. confini di Tiro e Sidone) e Atti degli Apostoli.

 

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300 studi collegano un pesticida neurotossico a danni multiorgano e malattie croniche.

Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Per decenni, gli enti regolatori hanno considerato il clorpirifos, ampiamente utilizzato negli Stati Uniti e nel resto del mondo, principalmente come una neurotossina in grado di interferire con la segnalazione cerebrale e del sistema nervoso. Tuttavia, una nuova revisione di quasi 300 studi ha rilevato che il pesticida potrebbe danneggiare il cervello, gli ormoni, il fegato, il microbiota intestinale, i muscoli, gli organi riproduttivi e le ossa. Gli studi collegano inoltre il clorpirifos a danni al DNA che potrebbero aumentare il rischio di malattie croniche.

 

Principali risultati:

  • Una revisione di quasi 300 studi riassume le prove che il clorpirifos può danneggiare diversi sistemi in tutto il corpo, tra cui il cervello, gli ormoni, il fegato, il microbiota intestinale, i muscoli, gli organi riproduttivi e le ossa.
  • La rassegna descrive i danni al DNA, l’instabilità cromosomica e le alterazioni epigenetiche che possono modificare il funzionamento dei geni anche molto tempo dopo l’esposizione.
  • Alcuni effetti nocivi si manifestano a livelli di esposizione inferiori a quelli considerati sicuri secondo gli attuali standard di prova per l’esposizione ai pesticidi.

 

Per decenni, gli enti regolatori hanno considerato il clorpirifos, un pesticida ampiamente utilizzato negli Stati Uniti e nel resto del mondo, principalmente come una neurotossina in grado di interferire con la segnalazione nel cervello e nel sistema nervoso.

 

Ma mentre l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) sta riconsiderando se continuare a consentirne l’uso su alimenti come mele e soia, una nuova analisi indica altri danni insidiosi.

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Pubblicata ad aprile sull’International Journal of Molecular Sciences, la revisione sintetizza i risultati di quasi 300 studi condotti in tutto il mondo e pubblicati fino a quest’anno. Questi includono esperimenti di laboratorio, studi su animali, ricerche epidemiologiche, documenti normativi e valutazioni del rischio.

 

Prove sempre più numerose suggeriscono che il clorpirifos possa danneggiare il cervello, gli ormoni, il fegato, il microbiota intestinale, i muscoli, gli organi riproduttivi e le ossa. Gli studi collegano inoltre il pesticida a danni al DNA e a cambiamenti permanenti nell’attività genica che potrebbero aumentare il rischio di malattie croniche.

 

Nel complesso, i risultati descrivono il clorpirifos come quello che i revisori definiscono un «tossico multisistemico» che rappresenta una minaccia per la salute pubblica più significativa di quanto si pensasse in precedenza.

 

Ciò suggerisce che il pesticida agisce sull’organismo in modi che vanno ben oltre l’alterazione della trasmissione nervosa o l’avvelenamento evidente. La gravidanza e la prima infanzia sono periodi particolarmente sensibili all’esposizione a sostanze chimiche.

 

«Ciò che si è realmente evoluto nel tempo è la nostra comprensione del fatto che il clorpirifos causa danni che vanno oltre i suoi effetti sul sistema nervoso, tra cui danni al DNA, alterazioni nell’attivazione o disattivazione dei geni, interferenze con gli ormoni e squilibrio della flora batterica intestinale», ha affermato Dana Boyd Barr, Ph.D., professore presso la Rollins School of Public Health della Emory University ed ex presidente della International Society of Exposure Science.

 

Gli autori avvertono che gli attuali sistemi di regolamentazione potrebbero non cogliere appieno la complessità dei pericoli del clorpirifos per l’organismo. Molti di questi si manifestano a livelli troppo bassi per essere rilevati dagli attuali test di sicurezza, che si concentrano sull’alterazione di un enzima coinvolto nella comunicazione tra le cellule nervose.

 

La revisione collega l’esposizione al clorpirifos a:

  • Cambiamenti biologici associati a infiammazione, malattie croniche e cancro.
  • Danni al cervello e al sistema nervoso, tra cui un QI inferiore e danni allo sviluppo nei bambini, malattie neurodegenerative e alterazioni nella crescita, sopravvivenza e comunicazione cellulare.
  • Danni al DNA e alterazione della regolazione genica che ostacolano la normale riparazione cellulare e modificano il modo in cui i geni vengono attivati ​​e disattivati ​​durante lo sviluppo (epigenetica).
  • Alterazioni ormonali che coinvolgono le vie metaboliche della tiroide, degli estrogeni e del testosterone.
  • Danni al fegato, alterazioni della flora batterica intestinale e disfunzioni metaboliche sono collegati all’obesità e al diabete di tipo 2.
  • Danni all’apparato riproduttivo, muscolare e scheletrico, tra cui riduzione della qualità dello sperma e perdita di massa ossea.

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Reazioni negative da parte del settore, nonostante i danni segnalati.

La revisione giunge mentre l’EPA sta rivalutando se gli usi rimanenti del pesticida soddisfino lo standard di legge di «assenza di effetti negativi irragionevoli». L’azione fa seguito ad anni di rinvii ufficiali, divieti precedenti, ripensamenti politici e ricorsi legali.

 

Nel frattempo, le aziende agrochimiche stanno esercitando pressioni sui legislatori federali e statali affinché proteggano i produttori di pesticidi, tra cui Bayer e la sua controllata Monsanto, da alcune cause legali relative all’erbicida Roundup. Le cause sostengono che i loro prodotti causino il linfoma non Hodgkin, tra gli altri tumori.

 

Nel febbraio 2020, Corteva Agriscience, all’epoca il più grande produttore mondiale di clorpirifos, annunciò l’interruzione della produzione, adducendo come motivazione il calo della domanda.

 

Tuttavia, le scorte esistenti hanno continuato a essere utilizzate. Il prodotto chimico rimane approvato per diverse colture importanti negli Stati Uniti, tra cui mele, fragole, soia, agrumi, grano e pesche.

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Le preoccupazioni per la salute innescano restrizioni e divieti 

Il clorpirifos, principio attivo di Dursban e Lorsban, appartiene a una classe di sostanze chimiche note come organofosfati. Introdotto negli Stati Uniti nel 1965, il clorpirifos è diventato uno degli insetticidi più utilizzati al mondo entro gli anni ’90.

 

Gli agricoltori utilizzano il clorpirifos per controllare le zecche sul bestiame e i parassiti sulle colture. Viene impiegato anche sui campi da golf, nelle serre, sui prodotti in legno come i pali del telefono e nelle aree residenziali.

 

Nel 2001, le autorità di regolamentazione statunitensi hanno vietato l’uso domestico del clorpirifos. Il divieto è giunto in seguito a prove sempre più numerose, tra cui un importante studio della Columbia University, che collegavano l’esposizione a questo prodotto a danni cerebrali nello sviluppo dei bambini.

 

Le prove che il clorpirifos danneggia il cervello dei bambini hanno successivamente portato a divieti o restrizioni in oltre 40 paesi, inclusa l’ Unione Europea.

 

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha concluso che non esiste un livello di esposizione sicuro, ma il prodotto è ancora ampiamente utilizzato in altre parti del mondo. Diversi stati degli Stati Uniti, tra cui California, New York, HawaiiOregon e Maryland, mantengono attualmente restrizioni o divieti.

 

Tuttavia, il clorpirifos persiste negli alimenti (inclusi frutta, cereali e verdura), nell’ambiente e nei tessuti umani. Il composto si dissolve facilmente nei grassi e attraversa le membrane cellulari, consentendo il suo accumulo nei tessuti nel tempo.

 

Può anche percorrere lunghe distanze, in alcuni casi oltre 965 chilometri, dal luogo di applicazione. I ricercatori hanno rilevato residui in alimenti, acqua potabile, suolo, pioggia, neve e fauna selvatica. I campioni provengono da diverse zone, dal fiume Mississippi fino alla remota Antartide.

 

Bambini, donne incinte e lavoratori agricoli sono esposti ai rischi più elevati

Secondo gli esperti, gli effetti del clorpirifos sulla salute dipendono dalla dose, dalla durata e dalla via di esposizione. Anche le differenze genetiche possono influenzare la vulnerabilità.

 

Per la maggior parte delle persone, l’esposizione avviene attraverso cibo, acqua e aria contaminati. I lavoratori agricoli sono spesso esposti ai livelli più elevati. Tuttavia, i ricercatori affermano che anche l’esposizione cronica a bassi livelli durante la gravidanza e l’infanzia può comportare dei rischi.

 

I neonati e i bambini rimangono particolarmente vulnerabili perché i loro sistemi di disintossicazione sono ancora in fase di sviluppo. Inoltre, consumano più cibo in proporzione al loro peso corporeo e spesso portano le mani alla bocca.

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I rischi del clorpirifos vanno oltre i danni ai nervi.

Per anni, scienziati e autorità di regolamentazione si sono concentrati su un unico meccanismo principale di danno. Il clorpirifos diventa più tossico dopo che l’organismo lo converte in un composto chiamato clorpirifos-oxon. Questo blocca l’acetilcolinesterasi (AChE), l’enzima che scompone l’acetilcolina nel sistema nervoso.

 

L’acetilcolina è un neurotrasmettitore essenziale per la comunicazione tra le cellule nervose. Contribuisce inoltre a regolare l’attenzione, l’apprendimento, la memoria, il movimento, la respirazione e la frequenza cardiaca.

 

In assenza di acetilcolinesterasi, i nervi si attivano in modo incontrollato. Negli insetti, questo effetto provoca paralisi e morte. Negli esseri umani, un avvelenamento grave può causare convulsioni, insufficienza respiratoria o morte.

 

L’effetto sul singolo enzima è ancora rilevante. Tuttavia, la revisione sostiene che non spiega più l’intera portata della tossicità del clorpirifos.

 

Il clorpirifos agisce sul sistema nervoso non solo bloccando l’attività dell’acetilcolinesterasi (AChE), il suo noto meccanismo tossico, ma anche alterando l’equilibrio lipidico nelle cellule e interferendo con altre vie di segnalazione cellulare. Questi effetti aggiuntivi possono aggravare i suoi effetti dannosi sul cervello e sul sistema nervoso.

 

Il clorpirifos è stato collegato a danni cellulari in tutto il corpo.

I ricercatori descrivono invece prove che il pesticida potrebbe innescare uno stress biologico diffuso in organi e tessuti.

 

Gli studi indicano diversi possibili meccanismi, tra cui l’infiammazione e lo stress ossidativo, in cui le molecole contenenti ossigeno altamente reattive si accumulano, danneggiano le cellule e indeboliscono le difese dell’organismo. Altri meccanismi includono la perturbazione ormonale e l’alterazione della regolazione genica.

 

Il clorpirifos può essere particolarmente dannoso per i mitocondri, le strutture all’interno delle cellule che producono la maggior parte dell’energia del corpo. I mitocondri danneggiati possono rilasciare molecole nocive e altamente reattive che possono danneggiare il DNA, le proteine ​​e le strutture cellulari.

 

La revisione evidenzia anche come il clorpirifos possa causare l’attivazione e la disattivazione dei geni. Gli scienziati ritengono sempre più che questi cambiamenti possano contribuire a spiegare come l’esposizione a fattori ambientali contribuisca allo sviluppo di malattie croniche anni dopo l’esposizione stessa.

 

«Sebbene tradizionalmente caratterizzato dalle sue potenti proprietà inibitorie dell’acetilcolinesterasi, prove sempre più numerose dimostrano che il clorpirifos e il suo metabolita bioattivo, il clorpirifos-oxon (CPO), esercitano effetti tossici ben più ampi, tra cui l’induzione di stress ossidativo, l’intensificazione dei processi neuroinfiammatori e l’innesco di alterazioni epigenetiche persistenti» hanno scritto gli autori.

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I neonati e i bambini sono più suscettibili ai danni causati dal clorpirifos.

L’Accademia Americana di Pediatria avverte che l’esposizione al clorpirifos comporta rischi per feti, neonati, bambini e donne in gravidanza. Il clorpirifos attraversa la placenta e danneggia il sistema nervoso in via di sviluppo prima della nascita.

 

«Il clorpirifos rappresenta un rischio neurotossico significativo per l’uomo, con i feti in via di sviluppo e i bambini particolarmente vulnerabili», hanno scritto. «Gli effetti neurotossici del pesticida sono stati osservati anche a basse dosi».

 

Le difese dell’organismo contro il clorpirifos dipendono in larga misura da un enzima chiamato paraossonasi-1, che contribuisce alla sua metabolizzazione. Tuttavia, l’attività della paraossonasi-1 varia notevolmente tra gli individui a causa di fattori genetici ed età.

 

I neonati e i bambini piccoli presentano naturalmente livelli più bassi. Questo, secondo gli autori, potrebbe anche aumentare la loro suscettibilità alla tossicità.

 

L’esposizione prenatale è collegata a danni cerebrali permanenti e a un QI inferiore

Studi sull’uomo collegano l’esposizione prenatale al clorpirifos a:

  • Deficit di attenzione
  • Ritardo nello sviluppo motorio
  • peso alla nascita inferiore
  • QI ridotto
  • Anomalie strutturali del cervello

 

Ad esempio, uno studio condotto nell’agosto del 2025 su bambini di New York ha rilevato che l’esposizione prenatale al clorpirifos era collegata a diffuse anomalie cerebrali e a una minore capacità motoria negli anni successivi. I ricercatori hanno concluso che l’esposizione prenatale può causare danni cerebrali permanenti. Gli effetti sembravano peggiorare con livelli di esposizione più elevati.

 

Nel frattempo, studi sugli animali dimostrano che il clorpirifos compromette la crescita delle cellule nervose e altera la segnalazione cerebrale legata all’apprendimento e alla memoria. Gli studi suggeriscono inoltre che danneggi le connessioni tra i neuroni durante i periodi critici dello sviluppo.

 

Forse l’aspetto più sorprendente è che, secondo questi studi, il clorpirifos sembra sopprimere il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF). Anche il BPA, i ritardanti di fiamma e altre sostanze chimiche tossiche interferiscono con il BDNF, che il dottor Bruce Lanphear descrive come «fertilizzante per il cervello».

 

Il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF) aiuta i neuroni a sopravvivere e a formare le sinapsi. Contribuisce inoltre a rafforzare i circuiti di apprendimento e a favorire il recupero dalle lesioni.

 

«Ciò che emerge è un quadro preoccupante: il cervello in via di sviluppo viene plasmato da un mix tossico di sostanze chimiche che agiscono sulle stesse aree cerebrali», ha affermato Lanphear, medico di medicina preventiva e professore alla Simon Fraser University di Vancouver, che studia l’impatto delle sostanze chimiche tossiche sulla salute umana.

 

«Eppure, quando l’EPA valuta il clorpirifos, lo considera principalmente da solo, non insieme ad altre sostanze chimiche che interferiscono con le stesse vie neurali del cervello».

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Alcuni studi indagano i legami tra clorpirifos e cancro.

Gli studi indicano che le modalità con cui il clorpirifos agisce sull’organismo potrebbero contribuire alla crescita e alla velocità di sviluppo dei tumori al fegato, al seno e alle ovaie.

 

Un ampio studio del 2015 condotto su oltre 30.000 donne – mogli di addetti all’uso di pesticidi – ha collegato l’esposizione al clorpirifos a un aumento del rischio di cancro al seno. Sebbene le prove sugli esseri umani rimangano limitate e incoerenti, affermano gli autori dello studio, la combinazione di effetti giustifica un’indagine più approfondita.

 

 

Inoltre, modelli di laboratorio 3D suggeriscono che il clorpirifos potrebbe indurre le cellule tumorali del seno a invadere più attivamente i tessuti circostanti. Studi epidemiologici riportano anche associazioni con tumori ormono-dipendenti, in particolare con forme più aggressive di tumore al seno con recettori ormonali negativi.

 

Gli studi condotti su animali vivi indicano inoltre che l’esposizione a lungo termine a basse dosi di clorpirifos aumenta il rischio di cancro al seno, affermano i ricercatori. Il pesticida può far comparire i tumori più precocemente e aumentarne il numero, probabilmente a causa di un’alterazione ormonale.

 

Parkinson, perdita di memoria e altri effetti neurologici

La revisione cita prove che collegano l’esposizione al clorpirifos a problemi di movimento, deficit di memoria, comportamenti simili all’ansia e danni alle regioni cerebrali coinvolte nelle emozioni e nella cognizione. Uno studio recente riporta che l’esposizione al clorpirifos potrebbe essere associata a un rischio più che doppio di sviluppare il morbo di Parkinson.

 

Secondo i ricercatori, il clorpirifos-oxon (CPO), prodotto dalla metabolizzazione del clorpirifos da parte dell’organismo, potrebbe essere particolarmente pericoloso. A detta dei ricercatori federali, il clorpirifos-oxon è circa 1.000 volte più tossico del clorpirifos stesso.

 

Le ricerche di laboratorio indicano che il clorpirifos-oxon potrebbe alterare i meccanismi legati all’apprendimento, alla memoria, all’infiammazione e alla sopravvivenza delle cellule nervose. Gli studi suggeriscono inoltre che il clorpirifos-oxon danneggi una proteina strutturale chiamata tubulina, potenzialmente compromettendo lo sviluppo cerebrale. La tubulina contribuisce alla crescita e alla formazione delle connessioni tra le cellule nervose.

 

«Nel complesso, la capacità del CPO di interferire con i normali processi di sviluppo del sistema nervoso supera di gran lunga quella del suo composto di origine», hanno scritto gli autori.

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Le alterazioni ormonali sono collegate a problemi di fertilità e metabolici

La revisione rileva prove sostanziali che il clorpirifos può interferire con molteplici sistemi  ormonali (interferenza endocrina) in tutto il corpo. Tra questi, i sistemi tiroideo, estrogenico e del testosterone.

 

La ricerca collega l’esposizione a cicli riproduttivi e sviluppo tissutale anomali, a una riduzione del numero di spermatozoi e a una minore qualità dello sperma. Alcuni studi suggeriscono che causi una riduzione del peso della prostata e un’alterazione della segnalazione ormonale nelle cellule placentari.

 

La revisione evidenzia inoltre che il clorpirifos potrebbe contribuire all’obesità, all’insulino-resistenza e ai problemi di glicemia.

 

Le alterazioni della flora batterica intestinale possono alimentare l’infiammazione e le malattie.

La revisione esamina anche i danni a carico del microbiota intestinale, ovvero l’ecosistema di microrganismi che supporta la digestione, il metabolismo e la funzione immunitaria. Studi sperimentali indicano una riduzione dei batteri benefici e un aumento dei microrganismi potenzialmente dannosi in seguito all’esposizione al clorpirifos.

 

Questi cambiamenti potrebbero essere collegati alla sindrome dell’intestino permeabile, in cui le tossine batteriche entrano nel flusso sanguigno e scatenano un’infiammazione in tutto il corpo. Questo tipo di alterazione dell’asse intestino-fegato potrebbe contribuire all’infiammazione sistemica e alle malattie metaboliche, affermano i ricercatori.

 

Gli studi collegano il clorpirifos a danni al fegato, alle ossa e ai muscoli.

Il fegato stesso emerge come un bersaglio principale del clorpirifos, come dimostrano gli studi sperimentali. I ricercatori descrivono potenziali legami tra il clorpirifos e:

  • Infiammazione epatica cronica.
  • Alterazioni del colesterolo, con livelli più elevati di colesterolo LDL («cattivo») e livelli più bassi di colesterolo HDL («buono»).
  • Danni alle cellule epatiche, tra cui una forma di morte cellulare legata all’accumulo di ferro nelle cellule epatiche (ferroptosi).

 

La revisione collega inoltre il clorpirifos a danni muscoloscheletrici, tra cui una formazione ossea più debole, una ridotta densità ossea e un aumento della degradazione ossea. Alcune alterazioni ossee si sono verificate in concomitanza con problemi neurologici, suggerendo un danno allo sviluppo più ampio.

 

Gli studi mostrano cambiamenti strutturali e funzionali che coinvolgono sia i muscoli a contrazione lenta deputati alla resistenza, sia i muscoli a contrazione rapida utilizzati per i movimenti veloci. Alcuni ipotizzano che il clorpirifos possa danneggiare il diaframma.

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Il clorpirifos causa danni al DNA e alterazioni nell’attività genica, destando preoccupazione.

La revisione evidenzia prove crescenti che il clorpirifos possa danneggiare il DNA. I ricercatori descrivono danni cromosomici e rotture dei filamenti di DNA.

 

Gli studi indicano anche un’alterazione dei microRNA, molecole che contribuiscono a regolare processi come lo sviluppo cerebrale, l’infiammazione e la crescita cellulare. Inoltre, suggeriscono che il clorpirifos alteri la regolazione genica in modi collegati a disturbi dello sviluppo neurologico, malattie metaboliche, infiammazione e cancro.

 

«Nel loro insieme, gli studi sopra citati indicano che il clorpirifos è un agente genotossico multiforme i cui effetti dannosi si estendono ben oltre l’inibizione dell’acetilcolinesterasi, includendo rotture dirette del filamento di DNA, instabilità cromosomica e riprogrammazione epigenetica in vari tipi di cellule, tessuti e specie, rilevabili anche a concentrazioni clinicamente e ambientalmente rilevanti», hanno scritto.

 

Alcuni studi indagano i legami tra clorpirifos e cancro.

Gli studi indicano che le modalità con cui il clorpirifos agisce sull’organismo potrebbero contribuire alla formazione di tumori al fegato, al seno e alle ovaie. Tra queste, si annoverano alterazioni nei processi di danno e riparazione del DNA, nel controllo della crescita cellulare e nell’espressione genica.

 

Studi sperimentali su cellule epatiche e mammarie hanno evidenziato una crescita cellulare anomala e un’alterata progressione tumorale. Alcuni studi epidemiologici riportano associazioni con tumori ormono-dipendenti, in particolare con forme più aggressive di tumore al seno con recettori ormonali negativi.

 

Un ampio studio del 2015 condotto su oltre 30.000 donne – mogli di addetti all’uso di pesticidi – ha collegato l’esposizione al clorpirifos a un aumento del rischio di cancro al seno. Sebbene le prove sugli esseri umani rimangano limitate e incoerenti, affermano gli autori dello studio, la combinazione di effetti giustifica un’indagine più approfondita.

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Gli attuali standard di sicurezza non tutelano la salute pubblica.

Alla base della revisione vi è una sfida più ampia relativa al modo in cui gli enti regolatori valutano la sicurezza del clorpirifos e di altri pesticidi. Gli approcci attuali, affermano gli autori, non tengono adeguatamente conto dei loro effetti, soprattutto durante lo sviluppo fetale e la prima infanzia.

 

«Il sistema di regolamentazione è stato concepito per prevenire avvelenamenti evidenti, ma molte malattie legate ai pesticidi non si manifestano immediatamente. Esposizioni troppo basse per causare sintomi oggi possono compromettere lo sviluppo cerebrale del feto o contribuire al morbo di Parkinson decenni dopo», ha aggiunto Lanphear.

 

«La scienza si è evoluta più rapidamente del quadro normativo. È proprio questo il divario che questa revisione mette in luce».

 

Gli studi epidemiologici suggeriscono che l’esposizione prenatale e nella prima infanzia, anche a livelli ambientali relativamente bassi, potrebbe essere collegata a un’alterazione dello sviluppo neurologico e delle funzioni cognitive.

 

Ciò significa che sia le modalità di esposizione sia l’entità dell’esposizione dovrebbero essere considerate fattori importanti che influenzano gli effetti tossici nella valutazione dei rischi per la salute, affermano.

 

Riprendono inoltre le critiche di lunga data rivolte agli studi sul clorpirifos finanziati dall’industria, utilizzati per decenni per definire i limiti di esposizione federali. Citano il cosiddetto «studio Coulston», una valutazione sulla sicurezza del 1972 finanziata dalla Dow Chemical.

 

In seguito, altri ricercatori hanno messo in discussione alcune parti dello studio, sostenendo che non fosse stato sottoposto a revisione paritaria. Hanno inoltre scoperto che alcuni dati di base erano stati esclusi dall’analisi originale, sottovalutando la tossicità del pesticida.

 

La revisione richiede una rivalutazione indipendente degli studi tossicologici sponsorizzati dall’industria e utilizzati nelle precedenti valutazioni di sicurezza. Gli autori affermano inoltre che si auspicano maggiori tutele per i bambini e le donne in gravidanza, programmi di biomonitoraggio più ampi e alternative più sicure ai pesticidi.

 

Sostengono che la ricerca accademica dovrebbe svolgere un ruolo più incisivo nelle decisioni normative, al fine di fornire un quadro più completo dei danni causati dal clorpirifos. Secondo loro, ricerche indipendenti indicano una potenziale maggiore minaccia per la salute umana, in particolare per i bambini, a causa dell’esposizione a questo pesticida.

 

«I costi sociali associati a questi rischi sono considerevoli, il che evidenzia l’urgente necessità di regolamentazioni più severe sull’uso del clorpirifos», hanno scritto gli autori.

 

Pamela Ferdinand

 

Originariamente pubblicato da US Right to Know.

Pamela Ferdinand è una giornalista pluripremiata ed ex borsista del programma Knight Science Journalism del Massachusetts Institute of Technology, che si occupa dei fattori commerciali che influenzano la salute pubblica.

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Londra accusa Musk di aver fomentato le proteste anti-immigrati a Belfast

Londra ha accusato Elon Musk di aver alimentato le tensioni con la sua reazione all’attacco con un coltello con presunto tentativo di decapitazione che ha scatenato rivolte anti-immigrati a Belfast.

 

Martedì sera, nella capitale nordirlandese, sono scoppiati episodi di violenza dopo che un richiedente asilo sudanese avrebbe accoltellato un uomo, causandogli la cecità all’occhio sinistro: secondo la vulgata finita ai media, l’immigrato avrebbe cercato di decapitare il malcapitato.

 

Bande mascherate hanno attaccato abitazioni, incendiato veicoli e si sono scontrate con la polizia, spingendo le autorità a esortare alla calma.

 

Il sudanese di 30 anni è comparso in tribunale mercoledì con l’accusa di tentato omicidio. L’incidente si inserisce in un dibattito sempre più acceso sull’immigrazione in Gran Bretagna, alimentato da una serie di crimini di alto profilo che coinvolgono cittadini stranieri.

 

Musk, da tempo critico nei confronti del governo britannico, aveva pubblicato su X prima dei disordini: «Solo protestando RIPETUTAMENTE e a gran voce si potrà ottenere un cambiamento!!»

 

Only by protesting REPEATEDLY and LOUDLY will there be any change!! https://t.co/73GDcLLFwv

— Elon Musk (@elonmusk) June 9, 2026


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Il magnate di origine sudafricana ha inoltre condiviso un post dell’attivista di destra Tommy Robinson che elencava decine di luoghi di protesta in tutto il Regno Unito.

 

Mercoledì, la presidente del Partito Laburista, Anna Turley, ha condannato Musk, sostenendo che il miliardario stesse contribuendo ad alimentare le tensioni durante i disordini. «È spaventoso. Chiunque cerchi di sfruttare una situazione del genere per portare avanti la propria agenda politica si sbaglia di grosso e sta arrecando un danno enorme», ha dichiarato a LBC.

 

La Turley ha affermato che il magnate della tecnologia, commentando da «migliaia di chilometri di distanza», non ha dovuto subire le conseguenze dei disordini in Irlanda del Nord.

 

Il primo ministro britannico Keir Starmer si è unito alle critiche, avvertendo che coloro che incitano o mettono in atto la violenza «inaccettabile» – online o per strada – dovranno affrontare la piena forza della legge.

 

La scorsa settimana, Starmer ha affermato che Musk stava cercando di «alimentare la divisione» dopo l’accoltellamento mortale del diciottenne Henry Nowak. Musk ha pubblicato diversi post sul caso, che ha scatenato indignazione pubblica e proteste in Gran Bretagna, oltre alle scuse pubbliche del primo ministro.

 

Nowak è stato accoltellato a morte a dicembre da Vickrum Singh Digwa, un uomo sikh di 23 anni, che ha falsamente denunciato alla polizia di essere stato vittima di un attacco razzista. Le immagini diffuse dopo la condanna di Digwa mostravano gli agenti ammanettare e trascinare Nowak nonostante le sue ripetute suppliche di essere stato accoltellato e di non riuscire a respirare. In seguito, Nowak perse conoscenza e morì.

 

Musk è stato tra coloro che hanno affermato che la polizia britannica aveva trattato Nowak in modo diverso a causa della sua etnia. «Inviate a tutti i vostri conoscenti il ​​video che mostra come Nowak sia stato trattato in modo orribile dalla polizia nei suoi ultimi istanti di vita e come gli agenti si siano vigliaccamente inchinati al suo assassino» ha scritto Musk in un altro tweet. «I media tradizionali, gli stessi che hanno scritto milioni di volte di George Floyd, tacciono di colpo su Nowak».

 

 

Send the video to everyone you know showing how heinously Nowak was treated by the police in his dying moments and how the police cravenly kowtowed to his murderer.

Legacy mainstream media, same ones who wrote about George Floyd millions of times, are dead silent about Nowak.

— Elon Musk (@elonmusk) June 2, 2026


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Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2024 era scoppiata una disputa online tra il primo ministro britannico Keir Starmer e il CEO di Tesla Elon Musk in merito alle rivolte anti-immigrazione in Gran Bretagna, quando più di una dozzina di città e centri abitati sono stati colpiti da proteste caotiche, innescate da una strage con coltello a Southport, in Inghilterra.

 

Starmer stava valutando di modificare l’Online Safety Act britannico per punire le aziende di social media che consentono la diffusione di contenuti «legali ma dannosi». Le autorità avevano dichiarato che anche ritwittare un contenuto può costituire un reato. In alcuni casi era possibile venire arrestati anche per un solo tweet, un commento rilasciato sui social media, o perfino un retweet, una condivisione. Quantità di comuni cittadini finirono in prigione, tra cui Peter Lynch, un nonno che poi si suicidò: la sua colpa era aver urlato alla polizia durante le rivolte. Il governo britannico aveva rilasciato un gran numero di criminali in carcere per mettere dietro le sbarre persone condannate per il coinvolgimento nelle rivolte.

 

Musk aveva affermato che «la guerra civile è inevitabile», commentando un video su X (ex Twitter) che mostrava gli scontri di strada. Il video è stato pubblicato da un utente che ha suggerito che la causa principale fosse l’immigrazione di massa in Gran Bretagna e le politiche di frontiera aperta. All’epoca il commissario della Metropolitan Police di Londra ha minacciato di incriminare gli stranieri per «istigazione all’odio» online, indicando il proprietario di X, Elon Musk, come qualcuno che potrebbe essere perseguito.

 

 

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Immagine di House of Commons via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.

 

Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.

 

Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.

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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.

 

«Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.

 

In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.

 

La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.

 

L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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L’UE potrebbe limitare i poteri della Kallas

Gli Stati membri dell’UE potrebbero limitare i poteri del servizio diplomatico del blocco, guidato da Kaja Kallas, a causa delle preoccupazioni dei funzionari riguardo alla «disfunzionalità» dell’organismo. Lo riporta il Financial Times.

 

Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) è stato istituito nel 2010 come una sorta di ministero degli esteri collettivo dell’UE, con il compito di sovrintendere alle relazioni internazionali, ai programmi di aiuto e alla raccolta e analisi di informazioni di intelligence. La Francia ha delineato possibili riforme del SEAE da sottoporre all’attenzione degli Stati membri, come riportato giovedì dal Financial Times.

 

Una delle opzioni prevede di restituire alcune funzioni del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) alla Commissione europea e ai governi nazionali, sebbene ciò richieda l’approvazione unanime degli Stati membri. Un’altra proposta, che secondo i sostenitori potrebbe essere attuata senza modificare i trattati UE, limiterebbe l’autonomia del capo del SEAE e allenterebbe il suo controllo su oltre 140 missioni che l’UE mantiene in tutto il mondo.

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«Le capitali sono irritate e vogliono un modo efficace per agire all’unisono a livello internazionale», ha affermato uno dei cinque funzionari citati dal Financial Times. «È chiaro che [il SEAE] non funziona come dovrebbe nel mondo di oggi. È disfunzionale», ha aggiunto un altro.

 

Commentando il rapporto, il consigliere presidenziale russo Kirill Dmitriev ha affermato che la Kallas «è riuscita a infastidire tutti». Al momento della nomina della Kallas due anni fa il portavoce degli Esteri di Mosca Maria Zakharova la descrisse come una «russofoba rabbiosa».

 

Secondo alcune fonti, Kallas e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sarebbero impegnati in una lotta di potere per stabilire chi debba guidare la politica estera dell’UE. L’ex ministro della Difesa tedesco avrebbe avuto la meglio sull’ex primo ministro estone nella battaglia burocratica, assumendo il controllo diretto di aree geografiche chiave e promuovendo la creazione di un nuovo organismo di intelligence che risponderebbe direttamente al suo ufficio.

 

Secondo FT, Kallas in diverse occasioni ha rilasciato dichiarazioni su questioni delicate, tra cui le relazioni con la Cina, che sembravano riflettere le sue opinioni personali piuttosto che la posizione concordata dall’UE, avanzando al contempo proposte che alcuni funzionari hanno ritenuto ingiustificate.

 

L’anno scorso, la Kallas aveva criticato l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per aver sostenuto che l’Ucraina non sarebbe stata in grado di sconfiggere militarmente la Russia, nemmeno con il continuo aiuto e le sanzioni occidentali. «Se dite che collettivamente non siamo in grado di esercitare una reale pressione sulla Russia… allora come fate a dire di essere in grado di affrontare la Cina?», chiese. Il moderatore dell’evento dell’Hudson Institute aveva scherzato dicendo che l’osservazione sarebbe stata rimossa dalla registrazione.

 

A maggio, la Kallas ha denunciato Pechino per quelle che ha definito «pratiche economiche coercitive» e ha affermato che l’incapacità dell’Occidente di competere con le aziende cinesi è una «malattia», paragonando i sussidi governativi all’aumento del dosaggio di morfina per un malato di cancro e ha sollecitato misure di ritorsione – la chemioterapia, nella sua metafora.

 

Lo scorso dicembre il presidente francese Emmanuel Macron ha effettuato una visita di Stato in Cina, seguita da un viaggio analogo del cancelliere tedesco Friedrich Merz a febbraio. I leader delle due maggiori economie dell’UE erano accompagnati da importanti figure industriali, che hanno siglato accordi significativi con le controparti cinesi.

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La politica dichiarata dell’UE nei confronti della Cina è quella di «ridurre i rischi» dei legami economici. Tuttavia, le turbolenze che l’amministrazione Trump ha introdotto nell’economia globale, insieme ai dubbi sollevati sulla protezione della NATO, hanno spinto le nazioni europee a rivalutare le proprie posizioni.

 

La Kallas si è dimessa da primo ministro estone dopo che la sua popolarità in patria è calata, in parte a causa di uno scandalo legato agli interessi commerciali del marito in Russia. È entrata a far parte della seconda commissione della von der Leyen nel dicembre 2024 come funzionaria che «mangia i russi a colazione», secondo quanto riportato da alcuni media.

 

Attualmente l’UE sta discutendo su chi debba rappresentare il blocco in eventuali negoziati diretti con la Russia. Interrogata il mese scorso sulla sua volontà di ricoprire tale ruolo, la Kallassa ha affermato che il dibattito stesso era una «trappola» russa, aggiungendo che la sua mansione è «definita nei trattati».

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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International


 

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Diocesi americana chiede alle parrocchie di dichiarare bancarotta per finanziare i risarcimenti per gli abusi sessuali

La diocesi di Buffalo, Nuova York, ha rilasciato un mese fa una dichiarazione annunciando di aver invitato tutte le sue parrocchie a presentare istanza di fallimento per raggiungere un accordo con le vittime di abusi sessuali. Lo riporta LifeSite.

 

In una dichiarazione del 30 maggio, la diocesi ha affermato di aver chiesto a tutte le sue parrocchie di presentare istanza di fallimento «accelerato pre-concordato» ai sensi della procedura fallimentare chiamata Chapter 11, che consentirebbe a ciascuna parrocchia di ristrutturare le proprie finanze ed evitare la liquidazione dei propri beni, al fine di pagare un risarcimento di 150 milioni di dollari a oltre 800 vittime di abusi da parte del clero e chiudere il caso. La diocesi ha sottolineato che ogni parrocchia sarà in stato di fallimento solo per circa 48 ore e che la procedura potrà procedere solo se e quando tutte le parrocchie avranno approvato la proposta.

 

Questo sviluppo giunge quasi un anno dopo che la diocesi aveva annunciato l’intenzione di licenziare circa il 22% del proprio personale per contribuire a finanziare l’accordo.

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«Questo approccio è stato discusso tra tutti i parroci ed è quello seguito dalle parrocchie della diocesi di Rockville Centre e dell’arcidiocesi di Nuova Orleans, che ha portato alla risoluzione positiva e all’uscita dai rispettivi casi di fallimento ai sensi del Chapter 11», ha scritto la diocesi nel suo annuncio.

 

«Forniremo ulteriori aggiornamenti man mano che questo processo progredirà e siamo incoraggiati dalla possibilità di offrire finalmente alle vittime-sopravvissute la possibilità di trovare pace e guarigione», prosegue la dichiarazione. «Con la prospettiva di raggiungere finalmente questo obiettivo, guardiamo al futuro con rinnovato impegno e concentrazione sulla nostra missione e sul nostro lavoro al servizio dei fedeli cattolici in tutto lo stato di New York occidentale e nella nostra comunità più ampia».

 

Durante un’intervista con ABC7 Buffalo, monsignor Robert Zapfel, membro del Consiglio finanziario diocesano, ha affermato che, poiché la procedura fallimentare è «di portata limitata», il merito creditizio delle parrocchie non subirà ripercussioni negative.

 

Monsignor Zapfel ha inoltre chiarito alla rete televisiva che se anche una sola parrocchia votasse «no», l’intera proposta fallirebbe «perché le compagnie assicurative non accetterebbero mai di assicurare quella parrocchia, che potrebbe essere esposta a uno o due sinistri, o addirittura a nessuno, ma (potrebbe averne) in futuro». Il monsignore ha aggiunto che se questo piano fallisse, la diocesi sarebbe costretta a ricominciare da capo perché al momento non esiste un «piano B».

 

I parrocchiani della diocesi di Buffalo hanno dichiarato ad ABC7 di non essere convinti dall’affermazione di monsignor Zapfel secondo cui il fallimento non avrebbe gravi ripercussioni finanziarie per le parrocchie di Buffalo.

 

I sacerdoti accusati in modo credibile avevano precedentemente concelebrato la messa nella parrocchia di monsignor Zapfel.

 

Un sopravvissuto ad abusi sessuali da parte del clero e difensore delle vittime nella diocesi di Buffalo, aveva precedentemente dichiarato a LifeSiteNews che la diocesi avrebbe potuto facilmente pagare il risarcimento senza prelevare un centesimo dai parrocchiani, licenziare dipendenti o danneggiare i fedeli che non avevano nulla a che fare con questi casi di abuso, attingendo alla Mother Cabrini Health Foundation, un’organizzazione no-profit che sostiene l’assistenza sanitaria e il benessere dei «newyorkesi vulnerabili» con un patrimonio di circa 4 miliardi di dollari. La Cabrini Foundation è nata dalla vendita, nel 2018, per 3,75 miliardi di dollari, di un ente no-profit, Fidelis Care, un’assicurazione sanitaria cattolica gestita dai vescovi delle otto diocesi di New York, il cui presidente era il cardinale Timothy Dolan.

 

Nell’agosto del 2025 la diocesi annunciò il licenziamento di circa il 22% del personale per contribuire a finanziare l’ingente risarcimento di 150 milioni di dollari concordato con centinaia di vittime di abusi solo pochi mesi prima.

 

Due mesi prima, a giugno, la diocesi aveva anche chiesto alle parrocchie di contribuire all’accordo con una percentuale compresa tra il 10% e l’80% delle loro entrate.

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Nel 2018, iniziarono a emergere notizie secondo cui la diocesi di Buffalo, sotto la guida di diversi vescovi, aveva insabbiato per decenni gli abusi commessi da sacerdoti, tra cui quello dell’allora vescovo Richard J. Malone. L’anno successivo, monsignor Malone si dimise in seguito allo scandalo scoppiato dopo che un’inchiesta vaticana rivelò che aveva coperto gli abusi sessuali su diversi seminaristi e aveva reintegrato nel ministero un sacerdote sorpreso due volte a consumare materiale pornografico omosessuale, tra le altre accuse.

 

Siobhan O’Connor, ex segretaria di monsignor Malone, contribuì alla sua caduta dopo aver denunciato la sua condotta corrotta durante un’intervista al programma televisivo di giornalismo d’inchiesta 60 Minutes sul canale CBS nel 2019.

 

Nel 2020, mentre si trovava ad affrontare oltre 900 cause legali relative a casi di abusi, la diocesi ha dichiarato bancarotta ai sensi del Chapter 11, che ha portato infine all’accordo da 150 milioni di dollari di aprile. Nel settembre 2024, il successore di monsignor Malone, il vescovo Michael Fisher, ha anche annunciato la chiusura di quasi 80 chiese e «luoghi di culto» nell’ambito di un più ampio piano di ristrutturazione chiamato «Road to Renewal» (La strada verso il rinnovamento).

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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