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Sachs shock: “Il Mossad ci spia per controllare la nostra politica”



Jeffrey Sachs ha espresso duro dissenso verso la politica interna ed estera americana, condannando i passati tentativi di Donald Trump di sospendere l’habeas corpus e l’imposizione di dazi commerciali illegali. Commentando il recente accordo di cessate il fuoco di 60 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz — annunciato da Trump mentre si trovava in Francia — Sachs ha denunciato le sanzioni di Washington contro nazioni come l’Iran, il Venezuela e la Cuba, definendole una forma di “gangsterismo economico” che distrugge l’economia globale.

Infine, l’esperto ha descritto Israele come uno “stato canaglia” a causa delle azioni belliche di Benjamin Netanyahu e ha commentato le attività di spionaggio del Mossad ai danni delle forze dell’ordine statunitensi, orchestrate per mantenere il controllo sulla linea diplomatica di Washington.

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Trump: “Dopo l’Iran, lavoreremo sulla pace in Ucraina” – Dietro il Sipario – Talk Show



Resta il nodo Israele-Libano mentre cresce l’attesa per la firma ufficiale in presenza dell’accordo tra Stati Uniti e Iran già siglato digitalmente; nel frattempo il presidente americano Donald Trump al G7 in Francia allenta le tensioni con gli alleati europei e fa sapere che Washington vuole rinnovare gli sforzi diplomatici per la risoluzione del conflitto russo-ucraino. Ne parliamo con Roberto Quaglia e Bruno Scapini

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
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Le guerre che l’Occidente non vuole chiudere

Gli europei sono vissuti per scarsi ottant’anni nella convinzione che il mondo andasse verso la pace universale. Oggi si sono accorti che sotto i loro tappeti e mobili non si può più nascondere la polvere. E nessuno ha il coraggio di parlarci di quelle eterne trattative per conflitti che non si possono chiudere, e per svariate ragioni di potere superiore. Ecco perché necessita l’Italia si tiri fuori da questi gineprai, dichiarandosi neutrale, mera spettatrice indignata dalla follia occidentalista.

Perché i media (figli della frenesia occidentale) ci raccontano la storia del conflitto israelo-palestinese dimenticando che la partita è la stessa da almeno tre secoli: ovvero il controllo occidentale dell’area mediorientale; che volendo eredita le stesse mosse delle corone europee che finanziavano le crociate. Israele è di fatto l’unico avamposto ritenuto affidabile e condiviso politicamente da Washington, Londra ed Europa che conta economicamente. Avamposto consolidato all’indomani della Seconda Guerra mondiale, come ammortizzatore economico-sociale a seguito del tramonto del colonialismo. Avamposto militare, economico e di cultura anglo-statunitense, e difficilmente Londra e Washington potranno consentire che questo presidio accetti altri condizionamenti.

Di fatto Donald Trump è vittima del suo stesso occidentalismo. Perché l’ulteriore carico di controllo israeliano del Mediterraneo è iniziato col tramonto della Turchia come alleato strategico di Usa e Gran Bretagna: la fine dell’idillio turco-occidentale è databile con la politica egemonica nell’area da parte di Erdogan, che sfociava nel colpo di Stato in Turchia del 2016. Un fallito golpe militare messo in atto da una parte delle Forze armate turche appoggiate dall’intelligence anglo-statunitense.

Erdogan non mollava il potere, di logica conseguenza Usa e Gran Bretagna davano il via libera ad una Grande Israele: Netanyahu corrisponde per autorità, autorevolezza e storia personale al leader ideale per Londra come per Washington. Netanyahu ha dalla sua l’appoggio delle origini: è nato a Varsavia col nome Bensyjon (Bencyjon) Milejkowski e poi ha cambiato il cognome in Netanyahu seguendo il processo di ebraizzazione dei cognomi; gode dell’appoggio d’influenti famiglie polacche sia in Europa che negli Usa, nuclei che hanno appoggiato sia i democratici che i repubblicani. La vulgata che corre nei salotti economici occidentali è che, senza Netanyahu il Medioriente sarebbe oggi tutto controllato da Ankara. Ovviamente il controllo dell’area viene assecondato da alcuni paesi islamici e contrastato da altri a fasi alterne: in questo gioco delle parti ha funzione strutturale la questione palestinese, che nessuno intende risolvere proprio per mantenere in piedi il gioco, l’eterna trattativa.

Quindi, analizzando dall’alto la questione emerge come la Global Sumud Flotilla si dimostri l’emblema del fallimento delle “missioni pacifiche e non violente di aiuto umanitario”. La questione mediorientale è religiosa ed etnica solo nella favoletta che racconta il potere ai popoli. Di fatto Usa e Gran Bretagna hanno affidato ad Israele il controllo dell’intera area mediterranea: le sinistre spagnole, italiane, francesi ed europee più in generale hanno risposto mandando delle barchette in mezzo al mare. Il debole governo italiano di centro-destra (di cui non si condividono le mosse) ha tentato di sedersi al tavolo con i potenti della Terra per trattare su aree d’influenza mediterranee. Ma quando ci si siede a determinati tavoli necessita essere poco francescani e tanto pragmatici: soprattutto ben consci che attualmente nell’intero Pianeta sono in corso circa sessanta conflitti armati, il numero più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, e alla metà delle guerre non è possibile porre termine per accordi ferrei tra le potenze. Sono conflitti che coinvolgendo direttamente o indirettamente (tra forniture d’armi, logistica, consulenze varie) circa la metà dei paesi della Terra. Oggi un importante focolaio bellico, di quelli che non si possono più spegnere, è in Europa: anzi sarebbe meglio dire sul confine di aree d’influenza europea e russo-turca.

Quel confine che attraverso il Dnepr (fiume che passa da Kiev) porta fino al Mar Nero, spartiacque tra l’Europa sud-orientale e l’Asia minore. Per la Gran Bretagna il posto giusto per un focolaio bellico nel cuore dell’Europa: è lo scontro per l’egemonia sull’area e per l’accesso al Mediterraneo; terreno su cui si misurano da una parte l’Occidente a trazione GB e dall’altra l’accordo tra Turchia e Russia. Ecco che il progetto occidentale di Grande Israele è funzionale a rafforzare il presidio angloamericano nel Medioriente e nel Mediterraneo. In quest’ottica si può meglio comprende come le ragioni di Zelensky siano un pretesto, altrettanto dicasi per la questione palestinese.

Certo le guerre hanno bisogno di manovalanza, che viene motivata da ideologie, finalità religiose, promesse di benessere. A conti fatti siamo a cospetto di due “campi di Marte” uno in Ucraina ed l’altro a Gaza: il primo rimarrà fumante, per il secondo si potrebbero aprire trattative non si sa quando. Va detto che Israele, soprattutto dopo l’attentato a Manchester e l’innalzarsi delle tensioni in tutta Europa, conta sul fatto che sarebbe per sempre archiviata la storica proposta “due popoli due stati”: prevedeva una pacifica convivenza tra ebrei e palestinesi. Quindi è archiviata la proposta dell’Onu del 29 novembre 1947, quando l’Assemblea Generale (Onu) adottava il “Piano di partizione della Palestina in due Stati”, uno arabo e l’altro ebraico con Gerusalemme che godeva di statuto particolare sotto l’egida ONU. Oggi Israele (Usa e GB) è per liberare totalmente i territori, ovvero attende che l’Onu pianifichi la diaspora dei palestinesi presenti a Gaza e non certo deboli corridoi umanitari: ovvero circa due milioni e mezzo tra uomini, donne e bambini che dovrebbero abbandonare il territorio.

Attualmente un milione di palestinesi si sono integrati nei paesi Arabi, e circa duecentomila sono migrati in America Latina, Europa e in Usa (dove ne vivrebbero più di centomila). Oggi per Ue e Londra la diaspora sarebbe l’unico modo per portare pace in Palestina. Ecco perché alla Global Sumud Flotilla, con il suo progetto di “corridoio umanitario”, non è stato dato modo d’interferire. E’ evidente che non siamo più negli anni ’70 del ‘900, e che la maggior parte delle nazioni oggi non voglia compromettersi nel riconoscere lo stato di Palestina. Dalla metà del ‘900 il Mandato britannico della Palestina, detto anche “Palestina mandataria”, ha sostituito il protettorato di Francia e Regno Unito che subentravano alla fine dell’epopea coloniale. Oggi tutti evitano di compromettersi, aspettano il via libera per lo sgombero militare, la diaspora che di fatto peserà per grandi responsabilità su Londra.

Nel frattempo, l’Europa in parte appoggia le flottiglie, credendo si tratti di un gioco tra ragazzi paragonabile al mandare i tesserati Cgil in piazza. Ma nessuno dice alla gente che è in gioco il controllo di Medioriente e Mediterraneo, che l’Italia non può essere altro che uno spettatore, anche pagante, perché al varo della diaspora dovrà assorbire anche lei parte dei due milionitre entomila sfollati dalla Palestina. Questo è il prezzo per chiudere il focolaio mediorientale, ben consci che probabilmete dovrà rimanere accesso il focolaio in Ucraina, come da intese tra UE e Londra . L’Ucraina che diventa un po’ come il Kashmir tra Cina e India, un piccolo focolaio bellico tra nazioni alleate nei Brics: del resto le vite umane rappresentano nella società odierna un costo sociale, ed in tempi di guerra un prezzo da pagare necessario, propedeutico a propaganda ed intese.

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“Massoneria e cattolicesimo sono assolutamente incompatibili”

Davide Rossi presenta il suo ultimo libro che indaga la realtà massonica grazie alle risposte del Gran Maestro Stefano Erario

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Una folla sterminata pende dalle labbra di Picierno e Calenda – Il Controcanto – 16 giugno 2026



Il Corriere si eccita per il grande successo di Picierno e Calenda che riuniscono a Milano più gente di un concerto di Pink Floyd. Repubblica riporta con emozione il verbo del profeta Mario Draghi. Il Fatto sfotte gli scalcagnati europei riuniti intorno al patetico G7

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