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Chery e Omoda dal vivo a Parigi: le 5 novità in arrivo in Italia

Al Salone di Parigi il gruppo Chery si è presentato con una serie di novità in arrivo anche in Italia nei prossimi mesi, e che riguardano sia il marchio principale sia il brand Omoda. Durante l'evento di presentazione alla stampa dei nuovi modelli, il gruppo ha anche firmato un accordo con i fornitori locali per lo sviluppo sostenibile della filiera, che rappresenta - così scrive il costruttore - un ulteriore "passo verso la localizzazione delle attività in Europa". Chery Tiggo 9 Super Hybrid La Tiggo 9 Super Hybrid è la SUV ammiraglia del marchio: è lunga 4,81 metri, mette a disposizione sette posti su tre file e un bagagliaio che arriva fino a 2.065 litri. A muoverla è il powertrain SHS-P ibrido plug-in del costruttore cinese, che in questa configurazione abbina un 1.5 TGDi a tre motori elettrici, per una potenza combinata di 428 CV e 580 Nm: la trazione è integrale, e lo 0-100 km/h è coperto in 5,4 secondi. La batteria da 34,5 kWh offre un'autonomia in elettrico di 140 km, e una complessiva di 1.050 km. Il suo arrivo nelle concessionarie è previsto per il mese di novembre. Chery Tiggo 8 Super Hybrid La Tiggo 8 Super Hybrid è un'inedita SUV di segmento D lunga 4,72 metri, anch'essa disponibile con sette posti a sedere. Il powertrain plug-in hybrid a due ruote motrici sviluppa una potenza combinata di 279 CV e 365 Nm. In elettrico la Tiggo 8 percorre fino a 90 km, e 1.090 km utilizzando anche il serbatoio della benzina. Anche questo modello arriverà a novembre. Chery Q La Chery Q è la prima elettrica di segmento B del costruttore cinese: lunga 4,19 metri, ha un passo di 2,70 e un bagagliaio da 375 litri, a cui si aggiunge un frunk da 70 litri. Il motore eroga 89 kW (121 CV) ed è abbinato a una batteria da 52 kWh, che dovrebbe garantire una percorrenza di 380 km. Di serie la funzione V2L per alimentare dispositivi elettrici esterni. Arrivo previsto per il 2027. Omoda 4 La prima novità del marchio Omoda è questa crossover, già vista in passato (anche al Salone Auto Torino dello scorso settembre): si tratta di una crossover full hybrid lunga 4,42 metri, con un bagagliaio da 346 litri, che diventano 1.126 abbassando le sedute della seconda fila. Nel cofano trova posto un powertrain full hybrid SHS-H da 224 CV, che permettono alla Omoda 4 di accelerare da 0 a 100 km/h in 8,1 secondi. Particolare il design, ispirato al linguaggio stilistico "Cyber Mecha", con il frontale squadrato e le superfici geometriche. All'interno, schermo dell'infotainment orientato verticalmente e l'originale tasto d'accensione sotto un coperchio rosso, come i jet (e le Lamborghini). Arriverà in Italia il prossimo anno, negli allestimenti Pure e Premium. Omoda 5 Debutta per la prima volta in Europa il restyling della SUV di segmento C già in vendita da un paio d'anni in Italia: la lunghezza cresce, fino ad arrivare a 4,54 metri (+10 cm), con il passo che rimane di 2,63 metri, e il bagagliaio che mette a disposizione 372 litri. Rispetto al modello attuale cambia il frontale, con gruppi ottici ridisegnati e la calandra chiusa, mentre al posteriore troviamo una nuova firma luminosa posteriore a saetta. Rivisto anche l'abitacolo, con un quadro strumenti da 8,9" e uno schermo centrale da 15,6". La dotazione comprende la piastra di ricarica wireless ventilata da 50 W, sedili anteriori riscaldati e ventilati, volante riscaldato, sedile del conducente con memoria e funzione massaggio, tetto panoramico apribile e 20 sistemi di assistenza alla guida. In Italia arriverà con il powertrain full hybrid SHS-H: al 1.5 TGDi da 143 CV è abbinato un motore elettrico da 150 kW, per una potenza complessiva di 224 CV e 295 Nm.
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Dalla E2 alla Monjaro EM-i: a Parigi Geely mostra le novità per l'Europa

Geely è presente al Salone di Parigi con la gamma completa dei veicoli offerti sul mercato europeo. L'evento parigino segna il debutto pubblico della Monjaro EM-i, della Starray DM-i aggiornata e della E5. Protagonista della kermesse parigina è soprattutto la E2, l'elettrica più venduta in Cina che si prepara a sfidare le concorrenti del Vecchio Continente. C'è infine anche spazio per uno sguardo verso il futuro: la Project KO11 anticipa infatti i contenuti della SUV plug-in hybrid che sarà disponibile alla fine del 2027. 5 stelle Euro NCAP per la E2 La Geely E2, già ordinabile in Italia con una promozione a partire da 19.900 euro, è una due volumi da 4,13 metri con bagagliaio da 375 litri, a cui si aggiungono i 70 litri del frunk anteriore. stata lanciata con due varianti elettriche a trazione posteriore: quella da 82 CV con batteria da 35 kWh e 252 km di autonomia (ricarica a 60 kW) e quella da 116 CV e batteria da 47 kWh, per 345 km di autonomia (ricarica a 80 kW). Abbiamo guidato la Geely E2 a Parigi: qui potete leggere il nostro primo contatto.  Questo modello ha ottenuto le 5 stelle nei nuovi protocolli di sicurezza Euro NCAP 2026 con punteggi particolarmente elevati nelle categorie Safe Driving e Post-Crash Safety. Debutto assoluto per la Monjaro EM-i La Geely Monjaro EM-i debutta in Europa e in Italia con tecnologia Super Hybrid, ovvero con il powertrain plug-in hybrid basato sulla piattaforma GEA-Evo. Il motore benzina 1.5 litri turbo è abbinato a due varianti di motori elettrici e batterie: la trazione anteriore da 273 CV con batteria da 18,4 kWh e la Ultra AWD con secondo motore elettrico posteriore e batteria da 29,8 kWh. Quest'ultima dichiara una potenza massima combinata di 334 CV e 667 Nm, 116 km di percorrenza in elettrico e 922 km di autonomia complessiva, con possibilità di ricaricare a 78 kW per un 30-80% in 15 minuti. Il pacchetto tecnico include anche le sospensioni CDC a controllo elettronico, il torque vectoring sull'asse posteriore, sei modalità di guida che influenzano tutti i sistemi di bordo e Adas di Livello 2 con telecamere che permettono una visione a 540 gradi in fuoristrada. La SUV misura 4,8 metri e offre 633 litri per i bagagli, inoltre la dotazione di serie include i sedili con funzione massaggio e ventilazione, lo schermo da 15,4" per l'infotainment, la strumentazione da 12,3" con head-up display da 25,6" e i comandi vocali con supporto per 18 lingue. Dalla EX5 nasce la E5 Per evolvere la SUV EX5, già disponibile dallo scorso anno, Geely ha scelto un approccio evolutivo. Nasce così la E5, da subito ordinabile in Italia a partire da 39.900 euro. Questa elettrica a ruote alte offre un'autonomia nel ciclo Wltp fino a 475 km, e la con ricarica rapida a 100 kW (30-80% in 20 minuti). La E5 tocca i 100 km/h da fermo in 6,9 secondi e propone dotazioni ricche per entrambi gli allestimenti previsti, oltre a un generoso bagagliaio da 461 litri. 1.055 km di percorrenza per la Starray DM-i aggiornata Le novità coinvolgono anche la Geely Starray DM-i: la versione plug-in hybrid aggiornata, già ordinabile a partire da 35.900 euro, adotta le nuove batterie da 29,9 kWh (al posto delle precedenti da 18,4 kWh) e può ricaricare a 60 kW. Il risultato è un'autonomia complessiva fino a 1.055 km e fino a 136 km in modalità solo elettrica. Si aggiungono inoltre alla dotazione le tecnologie Vehicle-to-Load (V2L) e Vehicle-to-Vehicle (V2V) con potenza massima erogata di 6,6 kW verso altri veicoli o dispositivi.
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Renault, Provost apre alla Bridger in Europa e studia una E-Space di serie

Franois Provost, Ceo della Renault, plaude all'accordo Europa-Cina sull'export di ibride e anticipa un possibile ampliamento della gamma europea delle Régie: non solo con un derivato di serie della concept E-Space, ma anche abbattendo le barriere delle strategie di mercato per la Bridger, SUV compatta progettata per l'India ma dal potenziale globale. Spaziando dal prodotto alla politica, passando per le tecnologie presenti e future, l'amministratore delegato del gruppo francese ha toccato vari temi durante l'incontro con la stampa italiana a margine del Salone di Parigi. La Bridger potrebbe arrivare in Europa? Cominciamo dal ferro. Alla domanda di Quattroruote su un possibile approdo nel Vecchio Continente della Bridger - auto che per caratteristiche quali dimensioni e design potrebbe avere un seguito dalle nostre parti -, Provost non si è nascosto: Bridger è il simbolo dell'offensiva internazionale di Renault, ha spiegato il Ceo, è nata per l'India (dove debutterà nel 2027, ndr), ma potrebbe un giorno arrivare anche qui. I tempi e i modi non sono ancora noti, come pure per un altro nuovo prodotto che, dopo Parigi, tutti danno per scontato: la monovolume derivata dalla concept E-Space esposta al Salone. Penso che ci siano tante SUV e, come abbiamo già annunciato in passato, nella nostra gamma ci saranno dei cambiamenti. Nel recente passato, ha continuato Provost, abbiamo reinventato i bodytype delle nostre compatte, ispirandoci al passato. Sui segmenti superiori, come il C e il D (a cui la monovolume, con i suoi 4,7 metri, appartiene, ndr), il discorso è più complesso: per certi segmenti e mercati abbiamo bisogno di prodotti senza compromessi. Tuttavia, com'è ovvio, se oggi presentiamo quest'auto, è perché abbiamo delle idee. La E-Space arriva a Parigi elettrica, ma il suo eventuale sbocco nella produzione di serie la porterebbe a incrociare la piattaforma RGEV Medium 2.0: un pianale prevalentemente elettrico, progettato con un'architettura a 800 Volt e per autonomie fino a 750 km, ma che prevede anche l'installazione di un motore termico come range extender. La nuova piattaforma è fatta per l'elettrico, premette il ceo, ma in alcuni mercati offriremo il range extender a chi necessita di prolungare l'autonomia nelle lunghe percorrenze. Tuttavia, ha puntualizzato Provost, i prodotti che nasceranno su questa base, anche col range extender, guardano a clienti che siano convinti di passare all'elettrico. Elettrificazione, Cina e industria: la strategia Renault per il futuroSu questo tema, la crisi energetica e l'instabilità politica attuale non hanno deviato la traiettoria del Gruppo, che continua a spingere sull'elettrificazione: Nella crisi dobbiamo avere un piano di resilienza globale, che ci permetta di avere doppi canali di rifornimento per le materie prime e la componentistica, ha spiegato Provost, ma questa situazione ci porta ad accelerare su elettrico e full hybrid. Spero che il cliente si renda conto che, in questo momento e con queste condizioni, il suo budget per l'auto non è controllabile: passare all'elettrico è una soluzione.Su questo fronte, Renault sta anche lavorando a nuove soluzioni tecniche, tra cui le batterie allo stato solido. I tempi d'introduzione, però, non saranno brevi: Ci stiamo lavorando, ma serviranno una decina di anni prima che ci sia un mercato per le batterie allo stato solido. L'industria ha investito tanto nelle tecnologie attuali, che si possono ancora migliorare, e necessita di tempo per ammortizzarle. Con Provost si è parlato di strategia anche a più alti livelli. Il ceo del gruppo transalpino si definisce soddisfatto dell'accordo tra Europa e Cina sull'export di auto ibride: Non bisogna limitare le importazioni, ma aprire a investimenti dei cinesi che possano creare nuovi posti di lavoro.Allo stesso tempo, ha chiarito che Renault non ha in previsione altre partnership con costruttori cinesi al di fuori dell'accordo con Geely: In Europa, siamo aperti alle partnership se alla base c'è la nostra tecnologia, come accade già con Ford e Nissan. Al di fuori, privilegiamo la partnership con Geely perché funziona molto bene. In linea generale, ha poi chiarito Provost, sono favorevole alle partnership, ma senza esagerare. Bisogna conoscersi per farle funzionare. D'accordo con Volkswagen sull'Ue Alla vigilia del Salone di Parigi, Oliver Blume, ceo del gruppo Volkswagen, ha lanciato un messaggio all'Unione Europea: Serve una chiara consapevolezza dei propri interessi. Un monito che invita la politica a supportare l'industria, a unire le forze, creare le condizioni per un rilancio dell'industria automobilistica continentale e definire una volta per tutte le caratteristiche tecniche delle E-Car europee.Provost sposa in pieno la posizione di Blume: ora che l'Europa prenda delle decisioni, ha detto il manager francese. Abbiamo davanti una serie di normative che porteranno ad aumentare di 3.000 euro il prezzo di ogni singola auto. Noi di Renault, come anche la Volkswagen, abbiamo investito tanto in Europa: noi stiamo facendo il nostro per essere più rapidi nello sviluppo e per essere competitivi, la politica deve fare la sua parte.
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Filosa: Stellantis pronta a fare squadra con le altre Case, ma l'Ue deve sbrigarsi

Il comparto automobilistico europeo sembra compattarsi in vista di importanti appuntamenti a livello comunitario. Antonio Filosa, ad di Stellantis, ha condiviso l'invito rivolto alle istituzioni Ue dai suoi omologhi di Volkswagen, Oliver Blume, e di Renault, Franois Provost, ad agire rapidamente per chiudere importanti questioni come la revisione delle norme sulle emissioni o la normativa sulle E-Car.Durante una tavola rotonda al Salone dell'Auto di Parigi, è stato chiesto a Filosa se fosse d'accordo con l'appello dei rivali a fare squadra per difendersi dalla minaccia cinese. La risposta del manager napoletano è stata inequivocabile: "Sì, assolutamente sì. Sono favorevole a sviluppare insieme tematiche comuni e difenderle insieme nelle sedi in cui dobbiamo farlo". "I tempi devono essere rapidi" In particolare sono due le tematiche comuni di riferimento. "La prima è che in Europa abbiamo la necessità di recuperare rapidamente competitività. Questa competitività può arrivare attraverso importanti flessibilità da introdurre nella regolamentazione delle emissioni di CO2 sulle automobili e, in modo ancor più urgente, sui veicoli commerciali. Su questo penso che ci sia un'unità di intenti", ha spiegato Filosa.La seconda questione è il Made in Europe: "Nella nostra visione, pur potendo avere piccole divergenze sui dettagli, la visione comune è che il Made in Europe debba essere una regolamentazione che incentivi i costruttori e le imprese del settore che investono nel design, nella ricerca e sviluppo, nell'ingegneria locale, nelle fabbriche e nei fornitori europei".Ora, però, è necessario che la Commissione europea si doti di una "regolamentazione effettiva". "Su questo penso che tutti, proprio tutti, siamo d'accordo: i tempi devono essere rapidi. Probabilmente qualche compromesso dovrà essere accettato dalle parti, ma adesso il tempo è essenziale", ha avvertito Filosa. "L'accordo Ue-Cina sulle ibride va nella giusta direzione" Intanto è arrivato un primo segnale positivo con l'accordo tra Ue e Cina per limitare l'import di ibride nel Vecchio Continente. "Dobbiamo ancora ricevere tutti i dettagli. Dobbiamo leggerlo, capirlo e poi eventualmente formulare un'opinione", ha spiegato l'ad di Stellantis. "Ci sembra un buon traguardo, perché è un primo passo nella direzione di creare una maggiore protezione per gli automaker europei. una prima tappa di un percorso che deve arrivare a una regolamentazione robusta, chiara e pragmatica che incentivi chi fa veramente automobili in Europa".In tal senso rientra, per esempio, la normativa sulle E-Car. Su questo tema, Filosa ha voluto sgombrare il campo da "un po' di confusione". "Quello che chiediamo all'Europa è una regolamentazione più flessibile per le piccole auto, diciamo sotto i 4,2 metri, elettriche e Made in Europe. La flessibilità che chiediamo è un supercredito. Significa che, nel calcolo della conformità agli obiettivi di CO2, chi investe in automobili piccole, elettriche e Made in Europe deve essere particolarmente premiato. Ma questo non significa che, senza quel supercredito, la vettura non sia omologabile. Non è un segmento a parte. una vettura come tutte le altre. Non è una Topolino, non è un quadriciclo. un'automobile"."Quello che chiediamo, trattandosi di un progetto speciale, europeo, 100% elettrico e soprattutto di una vettura che venderemo a 15.000 euro, quindi nel cuore del problema dell'accessibilità economica dell'automobile in Europa, è un supercredito. In pratica, nel calcolo della compliance, ogni vettura di questo tipo dovrebbe contare un po' più di una vettura normale. Non stiamo dicendo all'Europa di inventare un nuovo segmento. Chiediamo flessibilità all'interno del segmento delle automobili per vetture da 15.000 euro, che nessuno fa più, elettriche, che sono quello di cui abbiamo bisogno per il futuro, ed europee, per preservare l'industria europea". Mirafiori va bene, ma potrebbe fare di più Ovviamente, sono stati affrontati anche temi direttamente collegati al futuro di Stellantis e del suo piano industriale. Non si è parlato solo dei concept presentati a Parigi (l'Alfa Romeo Cuorerosso, per dire, presenta "stilemi" che si vedranno sulla prossima vettura del Biscione prodotta a Melfi), ma anche del futuro delle fabbriche italiane.Filosa si è detto "moderatamente soddisfatto" di quanto sta avvenendo a Mirafiori ("Non dico che i problemi siano stati risolti, ma alcuni numeri stanno andando nella direzione corretta"), anche se ha ammesso che il complesso torinese "potrebbe sicuramente fare di più, non lo nego, ma ha raddoppiato la produzione rispetto all'anno scorso e probabilmente chiuderà l'anno con questo risultato".Quanto alle richieste dei sindacati di un secondo modello da affiancare alla 500, il dirigente, al contrario di quanto ha affermato Arnaud Belloni, neo responsabile di Fiat e Lancia, ha ribadito la necessità di "condizioni di competitività diverse", tra cui un "costo dell'energia competitivo" e una logistica differente per il sito. "Abbiamo bisogno che le autorità ci aiutino a creare i prerequisiti necessari per essere industrialmente competitivi, per fare di più con la produzione attuale e verificare se sia possibile studiare soluzioni aggiuntive"."Per Mirafiori abbiamo bisogno di rassicurazioni sulle condizioni che possono renderlo industrialmente competitivo rispetto al resto d'Europa", ha sottolineato ancora Filosa, ricordando il "dialogo molto positivo" con il governo e le amministrazioni locali su diverse iniziative riguardanti tutti gli impianti italiani: "Speriamo di sbloccare le questioni ancora aperte e definire un nuovo livello di competitività per gli stabilimenti". Cosa manca a Cassino e Melfi Cassino, invece, rimane sempre il nodo più critico, ma il suo futuro "dipende molto da Maserati e dal piano che avremo a dicembre".A Pomigliano poi è previsto l'arrivo di due nuovi modelli della piattaforma E-Car. Proprio a Parigi è stata svelata la concept Citroën 2CV. Non è stato, però, ancora definito il sito di produzione: "La E-Car ha la possibilità di essere prodotta in diversi stabilimenti, non soltanto in uno. Stiamo ragionando su dove la E-Car possa essere prodotta e su quale modello realizzare in ciascuno stabilimento. Non è necessario che venga prodotta in un solo impianto. Potrebbe essere prodotta anche in un paio di stabilimenti".A Filosa abbiamo chiesto anche di Melfi e dell'insoddisfazione espressa di recente da alcuni operai sulle testate locali per un peggioramento delle condizioni di lavoro che non sono certo favorevoli alla produzione di veicoli premium. "Nessuna fabbrica è perfetta, nessun giorno. Ogni giorno ci sono attività da fare e miglioramenti da implementare. Non esiste la fabbrica perfetta in nessun costruttore. Esistono però fabbriche molto buone, come Melfi", ha spiegato l'ad di Stellantis, non senza far presente una criticità.A suo avviso, "Melfi ha avuto un problema: è rimasta ferma per molto tempo e penso abbia perso circa il 70-80% dei volumi produttivi rispetto ai massimi. Quando una fabbrica produce poco, le persone sulla linea non hanno quel rapporto costante e diretto con il lavoro e, quando sono chiamate a tornare a produrre, possono commettere errori. Quando la produzione è bassa ci possono essere molte opportunità di miglioramento della qualità e delle condizioni di lavoro. Detto questo, Melfi ha ricevuto la Jeep Compass, la Lancia Gamma e la nuova DS. una fabbrica che ha ripreso a funzionare. E insieme alla fabbrica hanno ripreso a funzionare anche i fornitori del parco industriale"."Ho visitato Melfi mentre stavamo ultimando i prototipi di produzione della Jeep Compass e parlando con gli operai, i supervisori di produzione e il direttore dello stabilimento ho trovato molto entusiasmo e ottimismo per il futuro", ha precisato ancora l'amministratore delegato. A Filosa abbiamo rivolto un'altra domanda: le nuove produzioni di Alfa Romeo e Maserati saranno esclusivamente italiane? "Per Maserati non faccio anticipazioni, perché ne parleremo a dicembre. Maserati è un marchio italiano, ha due fabbriche, Modena e Cassino, che purtroppo hanno livelli produttivi inferiori a quelli che dovrebbero avere, perché in questo momento manca il prodotto", ha replicato. "Alfa Romeo è un marchio già più aperto a essere europeo e globale. Credo che Alfa Romeo sia venduta in 70 Paesi nel mondo e oggi sia prodotta in Italia, ma non soltanto in Italia, come sapete bene. Non è sempre corretto mettere insieme Alfa Romeo e Maserati quando si parla di produzione e di industria".Una cosa è certa per il Tridente. A chi parla di ritardi nella presentazione del piano, Filosa risponde chiaramente che "ci stiamo prendendo il tempo necessario per farlo bene. So quanto sia importante non sbagliare più con Maserati. Non abbiamo altre opportunità. Dobbiamo farlo bene. Deve funzionare. Vogliamo arrivare con un piano strategico del quale siamo convinti e spero che a Modena, a dicembre, riusciremo a convincere anche voi".
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L'auto più venduta in Cina costa meno di 20 mila euro: primo test della Geely E2

In Cina è stata l'auto più venduta del 2025, superando anche diversi modelli con motore termico. Ora la Geely E2 (in patria Xingyuan) è anche in Europa, con la stessa semplice ricetta: dimensioni compatte, tanto spazio a bordo e una dotazione tecnologica completa, con prezzi che partono da meno di 20.000 euro.Ho visto e provato la Geely E2 al Salone di Parigi, nel primo test drive della versione di serie. 4,14 metri e abitabilità da categoria superiore Con i suoi 4,14 metri di lunghezza, la Geely E2 è a tutti gli effetti una segmento B "plus size". Una taglia che sulle nostre strade può rivelarsi particolarmente azzeccata: abbastanza compatta per muoversi nel traffico e trovare parcheggio senza troppi pensieri, ma senza rinunciare allo spazio a bordo.Le forme sono morbide, con superfici arrotondate e un'impostazione complessivamente pulita. Il passo di 2,65 metri, generoso in rapporto alla lunghezza, promette bene soprattutto per chi viaggia dietro.Ed è proprio l'abitabilità a sorprendere: anche chi supera il metro e 80, come chi scrive, riesce a sistemarsi senza particolari sacrifici in seconda fila. Il pavimento piatto aiuta a sfruttare al meglio lo spazio disponibile e rende ancora più agevole la sistemazione dei passeggeri. Una soluzione che, insieme alle numerose tasche e ai vani portaoggetti, restituisce l'impressione di un abitacolo progettato con un occhio di riguardo alla vita di tutti i giorni. Infotainment da 14,6 pollici e abitacolo sempre più digitale L'impostazione dell'abitacolo è quella ormai familiare su molte auto: pochi comandi fisici e tanta superficie digitale. Al centro della plancia c'è un display da 14,6 pollici dedicato all'infotainment, affiancato da uno schermo da 8,8 pollici per la strumentazione del guidatore.Una soluzione che, personalmente, continuo a trovare meno immediata rispetto a una plancia con qualche pulsante in più. Il sistema multimediale risponde comunque rapidamente ai comandi e si lascia utilizzare senza particolari difficoltà. I menu e i sottomenu sono talvolta un po' dispersivi, mentre il quadro strumenti è ben leggibile, anche se caratteri leggermente più grandi avrebbero giovato.Nel complesso, l'ambiente è piacevole e la prima impressione sulla qualità costruttiva è positiva. I sedili sono rivestiti in pelle vegana, mentre i numerosi vani portaoggetti contribuiscono a rendere l'abitacolo funzionale. Un giudizio preliminare che meriterà naturalmente un approfondimento nel nostro Centro prove.Bene anche il bagagliaio: 375 litri di capacità, con un vano abbastanza regolare, al netto dei passaruota laterali, e con una soglia di carico piuttosto pronunciata.Grande plus: troviamo anche un piccolo bagagliaio anteriore, o frunk, da 70 litri, ideale per sistemare i cavi di ricarica senza sacrificare il vano posteriore. Il portellone, inoltre, può  essere servoassistito.Completa la dotazione una bocchetta per l'aerazione dedicata ai passeggeri della seconda fila, regolabile in direzione e portata dell'aria. Un dettaglio tutt'altro che scontato in questo segmento. Motore posteriore, batterie LFP e autonomia fino a 345 km Sotto la carrozzeria, la piccola E2 adotta una soluzione tecnica inusuale per la categoria: il motore elettrico posteriore. Sono previsti due livelli di potenza e altrettante taglie di batterie al litio-ferro-fosfato (LFP).La versione Pro abbina un'unità da 60 kW (82 CV) a un accumulatore da 35 kWh, per un'autonomia dichiarata di 252 km. La Max sale a 85 kW (116 CV) e adotta una batteria da 47 kWh, con una percorrenza omologata che arriva a 345 km. In entrambi i casi, la velocità massima è di 130 km/h.Per la ricarica in corrente continua la potenza massima dichiarata è di 70 kW: secondo Geely, per passare dal 30 all'80% della capacità della batteria bastano circa 25 minuti. disponibile anche la funzione Vehicle-to-Load. Primo test: comfort e semplicità prima delle prestazioni La mia presa di contatto si è limitata a qualche minuto nel traffico parigino. Quanto basta, però, per farsi una prima idea del carattere della E2.L'assetto è morbido, come ci si aspetterebbe da una elettrica pensata soprattutto per gli spostamenti urbani. Le sospensioni assorbono bene tombini, buche e piccole sconnessioni, così come il pavé di Place de la Concorde, senza risultare eccessivamente cedevoli nelle altre situazioni.L'erogazione non è una di quelle che ti incollano al sedile: è pacata, progressiva e tranquilla. E non è soltanto una questione di potenza relativamente contenuta: il lavoro svolto a livello software è evidente, coerentemente con il carattere e l'utilizzo tipico dell'auto.La trazione posteriore e le dimensioni contenute sono due caratteristiche interessanti sulla carta, ma per esprimere un giudizio più completo sul comportamento dinamico in situazioni più impegnative servirà una prova approfondita. Geely E2: prezzi da 19.900 euro La Geely E2 è disponibile in tre allestimenti: Pro, Max e Ultra. Il listino parte da 20.900 euro, ma la versione Pro è attualmente proposta a 19.900 euro. Per la Max servono 22.900 euro, mentre la Ultra raggiunge quota 24.900 euro.La dotazione di partenza è già completa e comprende, tra le altre cose, sedili in pelle vegana con regolazioni elettriche, climatizzatore automatico, fari Full LED e sistemi di assistenza alla guida di livello 2.Salendo alla Ultra si aggiungono ulteriori equipaggiamenti, come i cerchi in lega, il portellone elettrico, il volante riscaldabile, i sedili anteriori riscaldabili, la ricarica wireless e il sistema di telecamere con visuale a 540 gradi.Il rapporto valore/prezzo è effettivamente molto allettante, considerando il pacchetto complessivo. Per il verdetto definitivo, numeri alla mano, servirà la lente del nostro Centro prove.
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Fiat ha due nuovi modelli in cantiere, ma prima c'è un nodo da risolvere

"Arriveranno prima di quanto immaginiate". Al Salone di Parigi, il nuovo numero uno di Fiat e Lancia, Arnaud Belloni, scopre le carte sul futuro del brand. Che, secondo quanto affermato dal manager, avrebbe in progetto di produrre un secondo modello a Mirafiori.All'orizzonte, infatti, ci sarebbero già almeno due nuove Fiat. "Abbiamo già in mente due automobili", ha rivelato Belloni, anticipando una prima vettura particolarmente economica, pensata per restituire all'auto la sua dimensione più essenziale, in pieno stile E-Car.Tuttavia, poco dopo la tavola rotonda, il numero uno del gruppo Stellantis, Antonio Filosa, ha smentito parzialmente Belloni: secondo l'amministratore delegato, infatti, per poter produrre un secondo modello a Mirafiori la politica italiana dovrà lavorare per rendere il sito più competitivo, riducendo il costo dell'energia. Un problema centrale per l'Italia. Un'utilitaria ispirata al passato In conferenza stampa, Belloni potrebbe aver rivelato più di quanto inizialmente previsto, anticipando un tema ancora riservato. Difficile capire come stiano effettivamente le cose: tuttavia, pare strano che un manager con la sua esperienza possa farsi sfuggire una notizia così importante a livello industriale. Quello che è certo è che vedremo un'auto ispirata - almeno nell'animo - alle utilitarie del passato: "Stiamo lavorando a una vettura molto piccola, estremamente competitiva, nello spirito della 2CV, ma senza ricorrere al neoretrò. Con un approccio completamente diverso, moderno e anche seducente". Un'utilitaria urbana che s'inserisce nel dibattito europeo sulla semplificazione delle regole per i veicoli compatti. Il ritorno della Multipla Se il primo progetto guarda alla massima accessibilità, la seconda vettura - anticipata, nei concetti, dalla concept Multiplay e attualmente allo studio tra i reparti design e prodotto di Torino - potrebbe segnare il clamoroso ritorno della Fiat Multipla."Il potenziale del nome Multipla è enorme, anche fuori dall'Italia", ha detto Belloni. La formula punta a reattualizzare la grande abitabilità e la modularità della storica monovolume su una moderna piattaforma SUV, mantenendo la lunghezza entro i 4,5 metri. La decisione finale non è ancora presa, ma la determinazione è evidente: " l'inizio di qualcosa. E mi batterò per riportare la Multipla nella gamma Fiat". La 500 resta intoccabile Nessun esperimento azzardato, invece, sul modello simbolo del marchio. Per la Fiat 500 la posizione rimane difensiva e orgogliosa: " la nostra Porsche 911", afferma Belloni, definendola un patrimonio invidiatoci dall'intero settore. La futura generazione cambierà architettura senza stravolgere la propria identità, lasciando ad altri modelli il compito di esplorare nuove strade. E, perché no, potrebbe esserci spazio anche per delle derivate, come le 500L e 500X. Mirafiori al centro del progettoInfine, il capitolo industriale e il legame viscerale con Torino. "Sono ossessionato da questo tema. Voglio costruire un'auto in Italia e voglio costruirla a Mirafiori", scandisce il dirigente, forte dell'esperienza maturata nel rilancio produttivo in Renault. Quest'ultimo punto, come detto, sarà tutto da vedere, ma la rotta sembra tracciata: proteggere le icone, democratizzare l'auto urbana e (forse) riaccendere i motori degli stabilimenti italiani.
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Hyundai, Martinet a Parigi: "Tecnologia pragmatica e gamma giusta per tutti"

Al Salone di Parigi 2026 Hyundai si presenta con uno stand ricco di contenuti. Oltre al nuovo infotainment Pleos Connect, ai robot indossabili (Hyundai X-ble Shoulder, che riducono l'affaticamento sul lavoro) e alla partnership con Waymo, c'è un cté degno di altrettanta attenzione: le novità automobilistiche. La Ioniq 3, la generazione tutta rinnovata della Tucson, modello identitario per il marchio coreano al punto da diventare nel 2025 la SUV di segmento C più venduta ai clienti privati, e la Bayon, anch'essa rivoluzionata nell'anima e nella sostanza.Abbiamo parlato con Xavier Martinet, alla guida di Hyundai Motor Europe dal gennaio 2025 (qui la nostra prima intervista) per commentare le grandi novità del marchio coreano e per parlare della presenza - anche qui, a Parigi - dei marchi cinesi, che in questa edizione hanno contato per oltre un terzo del totale espositivo. "Quando ci sono tanti brand sul mercato devi essere sicuro di restare nella testa dei clienti", esordisce il manager. "Il rischio è che i media parlino solo dei nuovi arrivati. Il nostro ruolo è darvi spunti per farvi parlare di noi". Ed ecco spiegata la ragione di uno stand così importante e d'impatto, con tanto di Coppa dei Campioni in bella mostra: torneo di cui Hyundai è sponsor da quest'anno. Circa un anno e mezzo fa ci aveva raccontato la sua ricetta per Hyundai Europa: design, nuove tecnologie, tutto ciò che serviva per contrastare i newcomer. Che cos'è cambiato da allora?Oggi abbiamo la capacità di offrire una gamma ampia, che sia una risposta utile a quanti più clienti possibile. E di questo sono contento. Negli ultimi mesi abbiamo parlato molto di elettrico perché questo mix sta crescendo in Europa: oggi vale il 22-23% a livello continentale; Francia, Germania e Regno Unito cominciano a salire fino al 25-30%.Ciò significa che, viceversa, c'è ancora una parte importante del mercato, il 70-75% (ma in alcuni Paesi questa quota arriva al 95%), che resta "non elettrica". Con la Tucson e la Bayon oggi torniamo a dimostrare di avere proposte inedite e funzionali anche per questi clienti.Lavoriamo per un gruppo globale, con più di 7 milioni di unità vendute da Hyundai Motor Group: questo ci dà la capacità di investire su più powertrain e di avere un'offerta valida non solo per le abitudini di un singolo Paese, ma di poterci adattare con flessibilità alle preferenze d'uso. Questo è strategico per noi perché l'Europa non è uniforme nella richiesta automobilistica e noi vogliamo poter rispondere a tutti i mercati. In Europa, nei primi otto mesi, siete a -12%. Che obiettivi vi siete dati per quest'anno e per il prossimo?Non siamo soddisfatti dei risultati di quest'anno. Sapevamo che sarebbe stato un anno di transizione perché avremmo scontato lo stop alla vendita della i10 e l'uscita di scena di alcuni motori d'ingresso gamma: un mix che per noi valeva circa il 15% delle vendite. Però il -12% che abbiamo registrato dimostra che abbiamo trovato una forma di compensazione. In più abbiamo visto sul mercato europeo un'aggressività forse più grande di quella che ci aspettavamo, in un momento in cui il nostro piano prodotto non era ancora al cento per cento. Ciò che presentiamo oggi sullo stand mostra la nostra volontà di tornare con una gamma completa, con prodotti forti e dotati delle giuste alimentazioni. L'obiettivo è tornare a un livello più in linea con quello che abbiamo fatto in passato, ma numeri non ne do perché il mercato sta cambiando. Non è che Hyundai ha puntato troppo sull'elettrico negli ultimi due-tre anni, immaginando un mercato che sarebbe cresciuto di più?No, non è vero. vero che negli ultimi 18 mesi abbiamo lanciato Inster, Ioniq 9, Ioniq 6 e Ioniq 3, e capisco che l'impressione possa essere stata questa. Ma oggi presentiamo due modelli non elettrici: Tucson e Bayon. E in questo senso i lanci sono solo la conseguenza di un calendario di sviluppo. Con l'uscita della i10 non avete più a listino un'auto di segmento A. lecito aspettarsi una piccola termica?Ci sarà una piccola auto di segmento B? La risposta è sì. Un'auto non elettrica di segmento A è molto più complicata: parliamo di un segmento piccolo dove la redditività non è grande. Non bisogna dimenticare, poi, che oggi tante città non lasciano entrare le auto termiche nel centro. Difficile pensare di produrle senza rischiare più del necessario... ma posso anticiparvi che arriverà nel 2027. In passato Hyundai è entrata in Europa sfidando Ford, Volkswagen e i marchi europei più solidi. Oggi la sfida sta diventando coi cinesi. Come si combatte con loro? Sul prezzo ve la potete giocare?Sì, ma la differenza di prezzo deve essere giustificata. Direi che oggi siamo più forti di 15 anni fa. Allora i nostri argomenti erano il prezzo e la garanzia, e quando il tuo argomento è il prezzo, se arriva qualcuno che ne ha uno più basso del tuo hai un problema. Oggi i clienti ci dicono che comprano una Hyundai perché ne apprezzano design e tecnologia. un'altra forma di value for money: un value più alto, un money più alto. I cinesi arrivano con prodotti corretti, quindi dobbiamo essere sicuri che il gap non sia troppo grande e che il cliente riconosca che "valga la pena" spendere per il design e la tecnologia di Hyundai. Quindi questa è la sfida? Farsi "percepire"?Sì. E non solo. C'è un altro aspetto cruciale ed è il post-vendita. Diciamo che il sales vende la prima auto e l'after sales vende la seconda. Abbiamo una rete di 2.200 dealer in Europa e il 98% dei ricambi arriva in tempo ai concessionari, il miglior livello europeo. Con i nuovi marchi che stanno arrivando, il giorno in cui c'è un problema, cosa succede? Non voglio parlare male di loro, voglio insistere su quello che sappiamo fare noi. In Europa un cliente tiene l'auto sei anni, in Italia anche più di dieci: la compra in tre mesi e poi, per oltre 110 mesi, la usa. E in quel tempo vuole una rete di fiducia, composta da persone competenti. Sia quando c'è un problema sia quando deve solo fare il tagliando. Come pensate di restare competitivi nei prossimi anni?Il gruppo è molto più grande e ampio di quello che la gente pensa e volevamo mostrarlo. Sotto Hyundai Motor Group ci sono 70 aziende che lavorano per il sistema: facciamo anche il nostro acciaio. A Milano, durante la scorsa Design Week, una giornalista mi ha detto: "Tutti parlano di software e tu parli di acciaio". Sì, perché quando hai la capacità di capire e controllare la value chain sei molto più forte.Durante la crisi dei chip io non lavoravo in Hyundai ed ero, diciamo così, "invidioso" della sua capacità di avere una supply chain molto più efficace di quella che avevamo nell'altra realtà. Con l'integrazione verticale le crisi non si evitano, perché esistono per tutti, ma puoi controllare meglio quello che riesci a fare. E il gruppo lavora sulla value chain di oggi ma anche su quella di domani: la guida autonoma con Waymo, il robot Spot, gli esoscheletri che usiamo già nelle fabbriche. Il futuro è da inventare e, quando hai le soluzioni in casa, è più facile capire cosa puoi farci.Sul software defined vehicle tanti insistono sugli aggiornamenti: con il software invii una nuova versione e l'auto può fare più cose. Ma il primo vantaggio è abbassare i costi: un'architettura elettronica con meno cavi. la parte che non si vede, ma forse all'inizio è il vantaggio maggiore. Ci stiamo lavorando e ne parleremo in un evento dedicato nel 2027: preferiamo parlare quando c'è qualcosa da mostrare. Oggi su questo mercato ci sono tanti annunci, ma è meglio mostrare le cose, come facciamo sul nostro stand. Che dimostra l'ambizione di Hyundai per l'Europa.
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Più grande, dotata e presto anche ibrida: Hyundai rilancia la Bayon - VIDEO

Non è la Hyundai che viene in mente quando si parla di SUV compatte. Eppure la Bayon, dopo una generazione passata un po' in sordina, ci riprova con un progetto profondamente rinnovato. più grande, più muscolosa e soprattutto più ricca dentro, senza perdere quelle dimensioni che la rendono interessante per la città. Da noi, la piccola SUV coreana non ha conosciuto i numeri della sorella maggiore Kona. E forse è anche per questo che Hyundai ha scelto di non cambiare nome, ma di lavorare parecchio sul prodotto. Tutta un'altra auto La nuova Bayon cresce e cambia aspetto.  lunga 4,25 metri, 6,5 centimetri in più rispetto a prima, mentre la larghezza aumenta di 3,5 centimetri, arrivando a 1,81 metri. Il passo resta di 2,60 metri, ma la presenza su strada è più importante. A prima vista, la differenza si vede soprattutto nel frontale. Il cofano più scolpito, la firma luminosa orizzontale che attraversa il muso e i passaruota più pronunciati le danno un aspetto decisamente robusto. Dietro ritroviamo la stessa impostazione, con una grafica luminosa che riprende quella anteriore.Hyundai parla di Art of Steel, e in effetti la Bayon sembra meno crossover cittadina e più piccola SUV. I cerchi arrivano a 18 pollici e, per chi vuole un aspetto ancora più grintoso, c'è la N Line, con dettagli specifici, finiture nero lucido e doppio terminale integrato nel diffusore. L'abitacolo è una sorpresa La plancia è moderna, ma non rinuncia ai comandi fisici per le funzioni più utilizzate. A seconda dell'allestimento, davanti al guidatore e al centro della plancia possono esserci due display da 12,3 pollici inseriti in un'unica superficie curva.Ma al di là degli schermi, è la sensazione generale a colpire: l'abitacolo è molto curato. Ci sono superfici soft-touch nella parte alta delle porte, sedili anteriori riscaldabili e ventilati e, sulle versioni più ricche, persino i sedili posteriori riscaldabili. La dotazione comprende inoltre ricarica wireless, Apple CarPlay e Android Auto senza fili e, volendo, un impianto audio firmato Bose. Dietro, Hyundai dichiara più spazio per le gambe. Il bagagliaio delle versioni con motore termico tocca quota 440 litri, con un ulteriore vano sotto il piano di carico. Prima a benzina, poi anche ibrida Al lancio la Bayon sarà disponibile con il 1.0 T-GDI da 90 o 115 CV, abbinabile a cambio manuale a sei marce o doppia frizione a sette rapporti. Più avanti arriverà anche una versione full hybrid da 138 CV, con 1.6 GDI, motore elettrico e cambio doppia frizione a sei rapporti.La dotazione tecnologica fa un altro passo avanti con la Hyundai Digital Key 2 e un pacchetto SmartSense particolarmente ricco, che comprende anche il sistema Highway Driving Assist 2, il monitoraggio dell'angolo cieco e il Surround View Monitor. La nuova Bayon, insomma, vuole colmare una distanza che in Italia non è soltanto quella fra due generazioni, ma anche quella fra un prodotto poco conosciuto e una macchina che oggi sembra avere parecchie carte per farsi notare. Nuova Hyundai Bayon: i prezzi Ora resta da capire quanto questa evoluzione si senta anche su strada. Per i prezzi bisogna attendere, ma immaginiamo un leggero rincaro rispetto ai 23.200 euro della generazione precedente.
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La nuova Hyundai Tucson si fa più grintosa: arriva la N Line con dettagli esclusivi

Al Salone di Parigi Hyundai ha presentato l'allestimento sportivo N Line della nuova Tucson, presentata all'inizio del mese di ottobre. Questa versione non introduce modifiche o novità meccaniche rispetto al modello già presentato, limitandosi a un trattamento estetico dedicato. Fuori è più aggressiva Invariate le dimensioni: 4.560 mm da un paraurti all'altro, 1.900 di larghezza, 1.670 di altezza e passo di 2.720 mm. Il bagagliaio dichiara fino a 695 litri di capacità utile, grazie anche al divano scorrevole di 15 cm. Nella Tucson N Line il paraurti anteriore ha prese d'aria più grandi e bandelle aerodinamiche laterali, mentre quello posteriore sostituisce le protezioni sottoscocca con elementi aerodinamici e un doppio terminale di scarico. I passaruota sono in color carrozzeria e non neri, mentre il profilo superiore dei finestrini e il terzo montante sono in nero lucido, così come le calotte degli specchietti retrovisori. Undici le colorazioni disponibili, tra cui le nuove Moonlake Blue (metallizzato e matte), Ignite Red, Rich Walnut (metallizzato e matte). La suite di Adas Hyundai SmartSense prevede guida assistita di livello 2 con monitoraggio dell'angolo cieco, assistenza in manovra e rilevamento dell'occupazione dei sedili posteriori. Interni sportivi All'interno cambiano i rivestimenti dei sedili, in pelle scamosciata nera con inserti e impunture rossi, colore ripreso anche da alcuni dettagli nella plancia (come i comandi delle bocchette dell'aria) e la luce ambientale. Rivisti anche i pannelli porta e la pedaliera, in alluminio. Al centro del volante, il logo N dei modelli più sportivi della Casa coreana. L'infotainment gira sul sistema operativo Pleos (basato su Android Automotive OS), con schermi da 12,9" o 17" pollici, assistente vocale Gleo AI. Di serie la strumentazione digitale da 10", i sedili ergonomici con funzione relax, la doppia piastra di ricarica a induzione per gli smartphone. Tra gli accessori, il climatizzatore a tre zone e l'impianto audio Bang & Olufsen. Benzina, ibrida e plug-in L'offerta di motorizzazioni coincide con quella del resto della gamma: la Tucson N Line c'è con motori benzina, full hybrid e plug-in.Benzina 1.6 T-GDi 2WD: 150 CV, trazione anteriore, cambio manuale a sei rapportiHEV 1.6 T-GDi 2WD: 245 CV, cambio automatico, trazione anteriore, cambio automatico a sei rapporti, 0-100 in 8,3 secondiPHEV 1.6 T-GDi 2WD: 292 CV, cambio automatico, trazione anteriore, cambio automatico a sei rapporti, batteria da 17,1 kWh, 67 km di autonomia in EV
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Delta Integrale, 037 e Stratos possono tornare? Belloni riaccende il sogno Lancia

 Le grandi Lancia del passato potrebbero tornare. In edizione limitata, sì, ma miti come la 037, la Stratos e la Delta Integrale riaccenderanno la passione nel cuore dei lancisti. Ad affermarlo è stato Arnaud Belloni, nuovo responsabile di Fiat e Lancia, che alla sua prima uscita pubblica, al Salone di Parigi, ha delineato una possibile strategia per il futuro: recuperare la formula delle piccole di successo e realizzare modelli speciali per gli appassionati. Abbiamo più fan che clienti. Ma prima bisogna vendere Ypsilon e Gamma. "Lancia, più appassionati che acquirenti" "Lancia è un marchio che ha più appassionati che acquirenti". da questo paradosso che Arnaud Belloni parte per immaginare il futuro della Casa torinese. Non si tratta, per ora, di un vero e proprio piano industriale e Belloni lo ha chiarito più volte, precisando che sono riflessioni ancora da sviluppare e, soprattutto, da finanziare. Queste dichiarazioni, tuttavia, la dicono lunga sulla volontà del manager, che ha in Lancia uno dei suoi marchi del cuore: la sfida per il futuro sarà trasformare il grande patrimonio di immagine del marchio in automobili capaci di trovare nuovi acquirenti.Belloni conosce bene la Lancia, avendo già lavorato per il marchio in passato, anche come responsabile del mercato francese. E distingue nettamente due categorie di clienti. Da una parte ci sono i lancisti, gli appassionati che identificano il marchio soprattutto con automobili come la Stratos, la 037, la Fulvia e la Delta Integrale. Dall'altra ci sono gli acquirenti che, storicamente, hanno garantito i volumi commerciali della Casa."I lancisti non compreranno nient'altro che una Stratos, una 037, una Fulvia o una Delta Integrale", osserva Belloni. Il problema, secondo il manager, è che senza automobili capaci di richiamare davvero quelle icone difficilmente torneranno a scegliere una Lancia. E infatti, sottolinea, molti di loro oggi guidano BMW, Mercedes, Tesla o Volvo.Per riconquistare questo pubblico, Belloni non pensa a normali modelli di grande serie. "Non possiamo farlo con un'auto di produzione tradizionale. impossibile", spiega, indicando una strada alternativa: quella delle vetture speciali costruite in quantità limitate, eventualmente con una cadenza di un modello ogni due anni. una possibilità ancora tutta da verificare. Belloni non annuncia alcuna nuova sportiva, né indica quale delle icone del passato potrebbe essere recuperata per prima. Anzi, insiste sul carattere preliminare del ragionamento: "Non esiste ancora un piano, sto soltanto condividendo un'idea". E anche dal management arriva una precisazione: per trasformarla in un progetto concreto sarà necessario convincere l'azienda e trovare le risorse economiche. La strada delle piccole Lancia L'altro fronte riguarda invece gli automobilisti che hanno sostenuto concretamente le vendite del marchio. Belloni pensa in particolare a una clientela urbana, benestante e attenta allo stile, citando le donne dei quartieri più esclusivi di Parigi, Londra e Milano. il pubblico che, secondo il manager, ha contribuito al successo di modelli come l'Autobianchi A112 e la Y10. Due automobili che Belloni considera particolarmente significative anche per i loro risultati commerciali: circa 1,2 milioni di esemplari venduti per la prima e 1,1 milioni per la seconda. Ma soprattutto erano automobili piccole, lunghe all'incirca 3,6 metri.Una caratteristica sulla quale il nuovo responsabile Lancia invita a riflettere. "Credo che qui ci sia una strada", afferma, sottolineando come le tecnologie e le piattaforme moderne potrebbero consentire di immaginare qualcosa di nuovo.E aggiunge: "Immaginate se fossimo capaci di riportare sul mercato queste due automobili. O almeno una". Il riferimento ad A112 e Y10 non equivale dunque all'annuncio del loro ritorno. Belloni non parla di progetti già approvati, né di piattaforme, motorizzazioni o date di lancio. Indica però una possibile direzione: tornare a esplorare il segmento delle piccole automobili eleganti, nel quale la Lancia ha costruito una parte importante della propria identità commerciale. Il ritorno delle berline Secondo Belloni, dopo anni dominati dalle SUV, potrebbero tornare a guadagnare terreno due tipologie di automobili: le monovolume reinterpretate su piattaforme moderne e le berline a due volumi e mezzo, con carrozzerie più vicine alle hatchback tradizionali.In quest'ultima categoria Belloni vede un'opportunità anche per la Gamma. A suo giudizio, molti clienti continuano a cercare confort, spazio a bordo, grandi bagagliai e autonomie elevate. Esigenze che il successo delle SUV non avrebbe cancellato e alle quali le piattaforme moderne potrebbero rispondere con carrozzerie differenti.Per il momento, comunque, la priorità resta consolidare la presenza commerciale del marchio con Ypsilon e Gamma. Solo successivamente potrà prendere forma un eventuale ampliamento dell'offerta.
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Dopo 50 mila clienti, la Cupra Raval diventa ancora più sportiva

Cupra sceglie il Salone di Parigi per presentare il kit Custom by ABT dedicato alla Raval e la livrea definitiva della Formula E GEN4, con powertrain Porsche e che sarà impegnata in pista con il team Cupra Kiro. Sullo stand della Casa spagnola sarà presente anche la showcar Tindaya, presentata allo scorso Salone di Monaco, e che anticipa le future tendenze del brand. Raval ancora più cattiva con ABT L'elettrica Raval, che sul mercato europeo ha già conquistato 50.000 clienti, segue la strada già segnata da Leon e Formentor e viene dotata di accessori capaci di esaltarne ulteriormente il carattere sportivo. I tecnici ABT hanno sviluppato un kit che include lo splitter anteriore e posteriore con finitura Obsidian Black, le minigonne, i profili aerodinamici per i passaruota anteriori, lo spoiler posteriore in nero lucido e i cerchi di lega da 19" con finitura Sport Black Matt. Sulla carrozzeria, oltre ai loghi ABT, sono presenti quelli Cupra con finitura cromata scura. Le altre novità Cupra di Parigi Cupra ha confermato che nel corso del 2027 saranno introdotti alcuni aggiornamenti sulla Raval: oltre al logo illuminato e al limitatore di velocità portato a 190 km/h saranno rese disponibili dotazioni aggiuntive, come il sistema che memorizza gli ultimi 50 metri percorsi per poter attivare la retromarcia automatica. A Parigi infine i clienti potranno provare in anteprima il nuovo sistema audio immersivo Sennheiser Ambeo che sarà presto disponibile su Formentor e Terramar: l'impianto è dotato di quattro attuatori per la linea del tetto che consentono di offrire un'esperienza sonora a 360 gradi. Per la Leon è prevista una linea Immersive by Sennheiser.
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Fiat Grizzly, prezzi da 20.000 euro e ordini a gennaio: a Parigi si vedono gli interni - VIDEO

Fiat porta al Salone di Parigi uno stand allestito come se fosse una piccola piazza italiana, per celebrare il suo patrimonio culturale e storico, ma anche i risultati commerciali del 2026: sono più di un milione le Fiat vendute nel mondo in questi primi dieci mesi dell'anno, con una crescita in Europa del 20% rispetto al 2025 (+19% in Italia, 33% in Francia). Tra i privati, il marchio è salito di otto posizioni, entrando nella top 5 europea. Fiat Grizzly e Grizzly Fastback: motori, prezzi e data di lancio Le protagoniste principali sono le C-SUV Grizzly e Grizzly Fastback, al loro debutto europeo: già viste al Salone Auto Torino, le due Fiat sono lunghe circa 4,5 metri e si differenziano per le linee (e gli spazi) nella parte posteriore. La SUV può avere sette posti e ha un bagagliaio di 545 litri, mentre la più lunga Fastback ospita cinque persone e mette a disposizione 608 litri. Si vedono anche gli interni Il debutto sulla "piazza italiana" è anche l'occasione per vedere per la prima volta dal vivo gli interni delle due nuove SUV torinesi: la plancia lineare, rivestita in tessuto, accoglie al centro lo schermo ultrawide dell'infotainment, con la piastra di ricarica wireless appena sotto, seguita nella console centrale da una serie di comandi fisici per controllare il climatizzatore. Nel tunnel il familiare selettore del cambio e del freno di stazionamento elettronico: sotto, un grande vano portaoggetti con due prese USB-C.Dietro al volante a due razze si trova il piccolo display per la strumentazione digitale, che prosegue idealmente oltre quello dell'infotainment, prolungandosi in un elemento di plastica lucida di fronte al passeggero. La gamma prevede motorizzazioni benzina, ibride ed elettriche, cambio manuale o automatico. Il prezzo d'attacco dovrebbe attestarsi intorno ai 20.000 euro per le versioni entry level (1.2 tre cilindri benzina da 100 CV e cambio manuale), mentre gli ordini per il mercato europeo apriranno il 5 gennaio 2027. Il primo test drive per la stampa specializzata si svolgerà a febbraio. Le versioni in mostra a Parigi sono le ibride da 145 CV nell'allestimento top di gamma La Prima. Multiplay e Multiplina: le concept del Salone di Parigi Accanto alle due novità per la gamma Fiat, in "piazza" troviamo la Multiplay, veicolo trasformabile presentato durante l'evento "Night Before" organizzato dal gruppo Stellantis, e che in 4,5 metri racchiude una monovolume in grado di trasformarsi in pick-up grazie al montante C chiamato Metamorfosi. Accanto a questo modello c'è la Multiplina, versione a quattro posti della Topolino, nata con l'obiettivo di "ripensare lo spazio a bordo in base alle esigenze quotidiane, con il potenziale di dar vita a una nuova categoria nel mercato europeo".  Tra l'altro, il nome di questo modello è lo stesso scelto dai lettori di Quattroruote nel sondaggio che vi abbiamo proposto qualche settimana fa, in alternativa a Quattrolino. Grande Panda, 500 Cabrio, 600 Sport e Topolino: il resto della gamma A completare l'esposizione di veicoli allo stand Fiat ci sono la Grande Panda La Prima mild hybrid in livrea bicolore gialla, la 500 Cabrio La Prima in Rose Gold prodotta a Mirafiori e la 600 Sport mild hybrid da 145 CV. La microcar Topolino, best seller nel suo segmento, è presente nelle nuove versioni Sport, Corallo e la scoperta Verde Vita.
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C'è già una smart #2 firmata Brabus: spuntano i primi teaser della variante sportiva

La smart #2, la piccola elettrica appena presentata al Salone di Parigi, avrà anche una versione sportiva Brabus. Non sono ancora disponibili informazioni su specifiche tecniche, tempistiche di lancio o prezzi, ma la Casa ha diffuso alcuni teaser che ne confermano l'esistenza. Design sportivo e dettagli esclusivi La smart #2 Brabus mantiene l'identità della versione standard, soprattutto per quanto riguarda la firma luminosa, rimasta invariata. A fari spenti, però, i proiettori sono circondati da un anello rosso che sottolinea il carattere sportivo del modello. Lo stesso colore compare anche nel logo sul cofano, nella calandra anteriore, nel piccolo spoiler alla base del paraurti e perfino nei montanti del parabrezza.Nelle prossime settimane sarà possibile scoprire ulteriori dettagli sulla smart #2 Brabus e probabilmente vederla senza veli. La vettura potrebbe crescere di qualche centimetro rispetto ai 275 cm della versione standard grazie a nuove appendici aerodinamiche, oltre a introdurre cerchi di lega più grandi e sportivi. Nell'abitacolo non dovrebbero mancare dettagli racing come la pedaliera in alluminio, sedute più avvolgenti e cuciture rosse per sedili e pannelli porta. Avrà un assetto dedicato? Basata sulla piattaforma ECA del gruppo Geely, la variante più sportiva della citycar avrà quasi certamente un powertrain più potente dei 60 kW (82 CV) della versione standard, mentre la batteria potrebbe rimanere quella da 35,8 kWh già disponibile. Da escludere, per ragioni legate agli spazi e al pianale, l'adozione di un secondo motore sull'asse anteriore. L'assetto beneficerà invece di una taratura specifica, studiata per gestire al meglio l'incremento delle prestazioni.
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Zeekr: a Parigi la super ibrida 9X da 897 CV, la 7X elettrica sale a 627 km di autonomia

Zeekr è al Salone di Parigi per l'anteprima europea della 9X, che affianca la recente 7X e gli altri modelli già presenti nei listini. Il marchio premium del Gruppo Geely ha registrato un incremento delle consegne del 200% su base annua ed è già presente in 22 mercati europei. L'espansione proseguirà nei prossimi mesi con l'obiettivo di coprire il 95% dell'area europea a soli tre anni dal debutto. Zeekr 9X, al vertice della gamma La SUV 9X si pone all'apice della gamma Zeekr e segue la filosofia denominata "A New Class of Luxury". già ordinabile in Italia a partire da 122.610 euro, con le prime consegne previste per gennaio, ed è proposta esclusivamente con un powertrain plug-in hybrid 2.0 turbo a trazione integrale da 897 CV e 935 Nm.Nonostante i suoi 5,24 metri di lunghezza, la vettura accelera da 0 a 100 km/h in 4,1 secondi e raggiunge i 240 km/h di velocità massima. La batteria da 55,1 kWh permette inoltre di percorrere fino a 179 km in elettrico, mentre la ricarica a 330 kW consente di passare dal 10 all'80% in meno di 10 minuti. L'abitacolo a sei posti con poltrone singole è caratterizzato da una plancia con strumentazione da 13 pollici e doppio schermo centrale da 16 pollici, head-up display a colori da 47 pollici, schermo da 17 pollici per la seconda fila, frigorifero di bordo e impianto audio Naim con 32 diffusori, oltre a finiture ricercate e dotazioni particolarmente complete.Per sottolineare l'esclusività del modello debutta anche il programma Zeekr 9X Owners Club, grazie al quale i proprietari potranno accedere a servizi dedicati non solo alla vettura, ma anche alla vita quotidiana e al tempo libero. Zeekr 7X: l'aggiornamento sale a 627 km di autonomia Al Salone di Parigi sono state annunciate anche novità dedicate alla elettrica 7X. La SUV sarà proposta nel 2027 nelle nuove colorazioni Glacier Silver e Mystic Lilac e sarà dotata dei nuovi ADAS sviluppati da Bosch con telecamere e radar, inclusa la funzione di parcheggio remoto. Il powertrain aggiornato sviluppa 680 CV, mentre l'autonomia sale fino a 627 km e la ricarica arriva a 450 kW. Per l'Italia sono già stati annunciati prezzi a partire da 54.100 euro, con le prime consegne previste nel primo trimestre del 2027. stata infine annunciata la collaborazione tra Zeekr e AirConsole. La piattaforma di gaming sarà integrata su alcuni modelli europei entro la fine del 2026 per i clienti in possesso dell'abbonamento al pacchetto Zeekr Connected Premium.
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La Kia Seltos avrà anche il GPL: in arrivo sia la bifuel sia la Tri-Fuel ibrida

Kia sceglie il Salone di Parigi per mostrare in anteprima al pubblico europeo la Seltos Full Hybrid. La vettura è già ordinabile in Italia a partire da 35.000 euro e affianca la 1.6 turbo benzina da 180 CV che abbiamo già guidato in anteprima. Per la gamma italiana sono inoltre già confermate una versione bifuel GPL e una successiva Tri-Fuel basata sulla Full Hybrid. La presenza di Kia a Parigi è importante: sono esposti tutti i modelli recenti nelle versioni GT e c'è grande attenzione all'espansione della gamma di ibride ed elettriche. Proprio le ibride stanno sostenendo la crescita del marchio in Europa, dove dall'inizio dell'anno le vendite sono aumentate del 9%, raggiungendo il 4,1% del mercato. 20,8 km/l km per la Full Hybrid La seconda generazione della Kia Seltos misura 4,43 metri di lunghezza, 1,83 di larghezza e ha un passo di 2,69 metri. Il bagagliaio da 536 litri si riduce a 483 litri sulle versioni a trazione integrale. La versione Full Hybrid 1.6 GDi HEV è proposta con cambio automatico doppia frizione in due varianti: quella a trazione anteriore da 154 CV, accreditata di una media WLTP di 4,8 l/100 km (20,8 km/l), e la e-AWD da 178 CV, dotata di un secondo motore elettrico posteriore e omologata per 5,5 l/100 km (18,2 km/l) nel ciclo WLTP. Presto il GPL abbinato anche all'ibrido Kia ha confermato un'ulteriore evoluzione della gamma Seltos per il mercato italiano. A novembre debutterà infatti la variante bifuel GPL del 1.6 turbo da 180 CV, disponibile con cambio manuale o automatico doppia frizione. In una fase successiva arriverà invece una versione Tri-Fuel derivata dalla Full Hybrid automatica, capace di combinare ibrido e GPL con l'obiettivo di massimizzare efficienza e risparmio nei costi di utilizzo.
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Leapmotor B03, la nuova elettrica per l'Europa: ricarica rapida e 390 km di autonomia

Debutta al Salone di Parigi 2026 la B03, nuovo modello di Leapmotor per il mercato europeo, strettamente imparentata con la B03X. Al momento non sono ancora stati comunicati prezzi né tempistiche di arrivo sui mercati europei. Leapmotor B03: dimensioni, abitabilità e soluzioni per l'abitacolo Lo stile riprende quello della sorella a ruote alte, con cui condivide anche la piattaforma Compact Electric Platform, con la griglia anteriore chiusa, le sottili prese d'aria verticali alle estremità del paraurti e la firma luminosa dei gruppi ottici composta da tre elementi orizzontali. Anche qui ritroviamo poi le maniglie a filo carrozzeria, il tetto nero a contrasto e i gruppi ottici di forma squadrata. Lunga 4.175 mm (quasi 10 cm meno della B03X), è larga 1.790 mm, alta 1.560 mm e ha un passo di 2.605 mm. Tanto lo spazio a bordo: secondo la Casa, quello per le gambe di chi siede in seconda fila arriva a quasi 89 cm. La B03 sarà anche un'auto versatile, grazie al sistema LeapFlex per le sedute posteriori, che possono essere sollevate (un po' come i Magic Seats di Honda), e al vano impermeabile Leap Box nel bagagliaio. Sul fronte tecnologico troviamo un quadro strumenti da 8,8" e il display dell'infotainment da 14,6" con Apple CarPlay e Android Auto wireless, gestito dal sistema operativo Leap OS 4.0. Leapmotor B03: autonomia fino a 390 km e ricarica in 21 minuti I dati tecnici completi devono ancora essere comunicati, ma la Leapmotor B03 avrà un motore elettrico con potenze fino a 145 kW (197 CV), e un'autonomia che arriva a 390 km nel ciclo Wltp. La ricarica in corrente continua permette di passare dal 10 all'80% in 21 minuti. Completa la suite di Adas, con 21 sistemi disponibili, tra cui la guida assistita di livello 2 e il monitoraggio dell'angolo cieco. Leapmotor D19: la SUV a sei o sette posti con tecnologia Super REEV Allo stand del costruttore cinese sarà presente anche la D19, la nuova ammiraglia a ruote alte presentata nelle configurazioni a sei o sette posti, con poltrone indipendenti per seconda fila nella variante 2+2+2. Il powertrain è il range extender che la Casa chiama Super REEV, con architettura Cell-to-Chassis per le batterie e sospensioni adattive.
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Il Flash Charging arriva sulle BYD europee: l'Atto 8 passa dal 10 al 97% in 9 minuti - VIDEO

BYD porta al Salone di Parigi la nuova Atto 8, SUV elettrica a sette posti che si colloca al vertice della gamma europea della Casa cinese. Con questo modello la tecnologia Flash Charging, da noi disponibile solo sulle premium Denza, debutta anche sulle BYD europee. Sulla Atto 8 il Flash Charging permette di passare dal 10 al 97% di carica in nove minuti: l'ammiraglia arriverà sui nostri mercati dell'ammiraglia nella prima metà del 2027. BYD Atto 8: dati tecnici La BYD Atto 8 è lunga 5.040 mm, larga 1.996 e alta 1.760 mm. Il design riprende lo stile "Ocean Series" visto anche sulle Atto 2 e Atto 3, con la sottile firma luminosa collegata da un elemento color argento, sotto cui si trovano i fari a matrice di LED. Sinuosa la fiancata, con uno sfogo per l'aria nelle portiere anteriori e la cornice dei finestrini cromata. Al posteriore, i gruppi ottici a LED hanno il motivo "Infinity Knot", con il logo della Casa illuminato al centro. Nella configurazione a sette posti, il bagagliaio mette a disposizione 270 litri, che diventano 1.960 abbattendo la seconda e la terza fila; a questi si aggiunge il frunk anteriore da 136 litri. Si sta comodi anche in terza fila Ricca la dotazione di serie, che comprende il tetto panoramico in vetro (da 2,39 m2), un quadro strumenti digitale da 10,25 pollici affiancato da un display centrale da 15,6" e un head-up display da 26". Il sistema operativo è basato sull'ecosistema di Google, con mappe, assistente vocale e Play Store. Riscaldati, ventilati e con funzione di massaggio i sedili anteriori e i due esterni della seconda fila, mentre per la terza sono disponibili poggiatesta regolabili e un pannello dedicato per il climatizzatore a tre zone. Sull'allestimento di punta Excellence AWD è previsto un impianto audio DiSound da 21 altoparlanti e un vano refrigerato anteriore, con temperature da -6 a 50 C. BYD Atto 8: due motori in gamma La BYD Atto 8 arriverà con due motorizzazioni, entrambe abbinate a batterie Blade di seconda generazione da 115 kWh. La Design RWD monta un motore singolo da 340 kW (462 CV) e 365 Nm, per uno 0-100 km/h coperto in 8 secondi e un'autonomia di 653 km nel ciclo Wltp. La più potente Excellence AWD prevede un secondo motore sull'asse anteriore, per una potenza complessiva di 570 kW (775 CV) e 775 Nm: 0-100 in 4,6 secondi e 602 km di autonomia.
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Diesel in calo: quanto pesa il price cap a 2,19 euro?

Stamane il prezzo medio del diesel in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è di 2,252 euro al litro, in calo di 6 millesimi rispetto a venerdì, riferisce Staffetta Quotidiana. Tra i vari fattori pesa il price cap di 2,19 euro applicato da 700 punti vendita IP, dopo che Eni ha ridotto tre giorni fa il listino del gasolio.Per il resto, la benzina si attesta a 2,036 euro al litro (+1 millesimo), il GPL a 0,770 euro (+2) e il metano a 1,918 euro/kg (+2). Sulla rete autostradale, la benzina è a 2,046 euro (invariata), il gasolio a 2,271 euro (-10 millesimi), il GPL a 0,895 euro (+2) e il metano a 1,865 euro/kg (+1). Prezzi medi alla pompa: i dati di ieri Considerando tutti i 22 mila punti vendita che comunicano i prezzi al Ministero delle Imprese (rete stradale e autostradale), queste sono le medie self service elaborate da Staffetta: benzina a 2,023 euro al litro (compagnie 2,006 e pompe bianche 2,094), diesel a 2,242 euro (2,234 e 2,282).Per il servito, la benzina è a 2,161 euro (2,177 e 2,131), il diesel a 2,378 euro (2,403 e 2,320), il GPL a 0,767 euro (0,769 e 0,764), il metano a 1,920 euro/kg (1,912 e 1,901) e il GNL a 1,931 euro/kg (1,944 e 1,913).Ecco la media della benzina self service per i principali marchi: Eni 1,991 euro (2,206 il servito), IP 2,022 (2,195), Q8 1,993 (2,139), Tamoil 2,027 (2,074). Per il diesel: Eni 2,197 euro (2,413), IP 2,232 (2,402), Q8 2,253 (2,388), Tamoil 2,268 (2,313). Diesel russo, l'Europa resta alla finestraIntanto, sul mercato resta alta l'attenzione per l'intesa annunciata venerdì da Stati Uniti e Russia sul diesel. L'accordo prevede l'immissione di ulteriori volumi di carburante sul mercato internazionale, con Washington che ha temporaneamente allentato alcune restrizioni per consentirne la commercializzazione.L'obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti è contribuire a raffreddare i prezzi dei carburanti. Secondo diversi osservatori, però, l'impatto dovrebbe essere limitato e difficilmente produrrà effetti significativi sui listini europei, anche perché l'Unione Europea mantiene il proprio impianto sanzionatorio nei confronti di Mosca e oggi dipende molto meno dal diesel russo rispetto al passato.
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Dritta dagli anni 70: la mitica Alpine A310 rinasce come GT elettrica - VIDEO

Direttamente dagli anni 70, ma proiettata nel futuro, torna la Alpine A310. Purtroppo, sarà soltanto una toccata e fuga: questa Alpine A310 Vision, svelata al Salone di Parigi, sembra infatti destinata a rimanere una one-off nonché una vetrina tecnologica per il brand. Salvo che, nei prossimi giorni, i feedback del pubblico non inducano i vertici del marchio di Dieppe a cambiare idea. Manifesto creativo Per celebrare una doppia ricorrenza importante, i 55 anni della Alpine A310 a quattro cilindri e i 50 anni della successiva versione V6, il marchio francese ha deciso di realizzare una concept car che non si limita a evocare un modello storico, ma ne reinterpreta in chiave contemporanea l'essenza più profonda.Da intendersi come un vero e proprio manifesto creativo, la vettura è stata concepita come un laboratorio di idee destinato a esplorare nuove direzioni stilistiche senza anticipare direttamente un futuro modello di produzione.L'approccio ricalca quello che ha portato alla Renault 8 Gordini Concept, esposta a pochi metri di distanza sotto il tetto del Padiglione 6 del Mondial de l'Auto: come sarebbe oggi la A310 se fosse stata progettata con le tecnologie, i materiali e gli strumenti del XXI secolo? La piattaforma (elettrica) è quella della futura A110 Il risultato è una concept car dal design autonomo, nata però su una base reale. La piattaforma modulare APP (Alpine Performance Platform) costituirà infatti l'ossatura della seconda generazione della Alpine A110, attesa nel 2027 e proposta esclusivamente in versione elettrica, della quale a Parigi è esposta anche una scultura che ne anticipa le linee.La concept trae ispirazione dal passato in modi diversi, mostrando in alcuni punti la purezza delle prime versioni a quattro cilindri e in altri i muscoli delle varianti più estreme. Ne sono un esempio i parafanghi allargati in stile A310 V6 Pack GT. Cambiano le proporzioni Dell'originale restano la silhouette affilata e il profilo basso, ma alla base della Vision c'è un'importante evoluzione, visibile non soltanto nei dettagli ma anche nei volumi.Le dimensioni parlano chiaro: la vettura misura 4,55 metri di lunghezza, è alta appena 1,18 metri e raggiunge i 2 metri di larghezza nella zona posteriore. La presenza scenica è accentuata da carreggiate generose e superfici scolpite.La carrozzeria in alluminio gioca inoltre sui contrasti tra la parte inferiore nera, ispirata al mondo della Formula 1, e quella superiore più chiara, che culmina in una suggestiva cupola semitrasparente. Cerchi retrofuturistici, aerodinamica protagonista Non mancano i riferimenti all'universo Alpine reinterpretati in chiave contemporanea. I cerchi con forma a "A", dalla geometria triangolare, richiamano infatti quelli completamente in metallo delle prime A310.Al frontale, invece, i gruppi ottici restano nascosti fino all'accensione, momento in cui emergono attraverso un effetto definito "pop down", pensato per enfatizzare il carattere tecnologico della concept. Anche l'aerodinamica contribuisce in modo determinante a plasmare il design della vettura.Sul cofano trova spazio la presa d'aria S-Duct, mentre una sottile lama centrale denominata "Y Zero" attraversa la vettura accompagnando lo sguardo verso la coda.Al posteriore spicca un alettone sdoppiato, mentre i gruppi ottici assumono una duplice funzione, estetica e aerodinamica, contribuendo alla generazione di deportanza. Una vetrina tecnologica per il futuro di Alpine In ultima analisi, la Alpine A310 Vision rappresenta soprattutto una vetrina per la nuova piattaforma APP, che secondo la Casa offrirà ai designer una maggiore libertà progettuale nello sviluppo delle future sportive del marchio.L'obiettivo è permettere la sperimentazione di proporzioni inedite e nuovi linguaggi stilistici. I primi risultati concreti di questa filosofia arriveranno già nei prossimi mesi con la nuova Alpine A110.
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E se la prossima Jeep fosse una nuova Willys?

Jeep non ha un suo stand al Salone di Parigi, ma guarda al futuro. E potrebbe farlo ripartendo proprio dalle sue origini. Xavier Peugeot, da appena 45 giorni alla guida del marchio in Europa, ha confermato la strategia di prodotto anticipata nel piano FaSTLAne 2030, lasciando però intravedere una novità potenzialmente ancora più interessante: il ritorno, in chiave moderna, della leggendaria Willys, la "prima" Jeep usata nel secondo conflitto mondiale, ormai 85 anni fa."Come potremmo non prendere in considerazione idee concrete attorno alla Willys?", ha dichiarato il manager nel corso di un incontro con la stampa a Parigi. Non si tratta - non ancora - dell'annuncio di un nuovo modello, né tantomeno di un progetto con una data di lancio. Ma è un'indicazione precisa della direzione in cui il marchio sta ragionando. Nuova Jeep Willys: l'idea è una compatta elettrificata per l'off-road L'obiettivo è reinterpretare il patrimonio storico di Jeep senza limitarsi a riprodurne le forme. Peugeot ha spiegato che, accanto a un piano industriale già definito, il marchio sta valutando nuove idee, capaci di combinare quattro caratteristiche: dimensioni compatte, capacità fuoristradistiche, elettrificazione e riconoscibilità. Il ragionamento parte anche dall'evoluzione delle esigenze degli automobilisti. Lo spazio diventerà sempre più prezioso, ma al tempo stesso crescerà la domanda di soluzioni adatte alla vita all'aria aperta. In questo scenario, secondo Peugeot, essere più piccoli non dovrà significare rinunciare a qualcosa, ma utilizzare al meglio ogni centimetro disponibile. Una possibile reinterpretazione della Willys si concretizzerebbe non necessariamente come fuoristrada tradizionale, ma come veicolo compatto capace di recuperare lo spirito essenziale e funzionale della prima Jeep, adattandolo alle esigenze contemporanee. Per il momento, però, il progetto resta allo stadio delle idee. "Dateci un po' di tempo e torneremo a raccontarvi qualcosa di più", ha concluso Peugeot. La Renegade tornerà entro il 2030 Più concreto è il futuro della Renegade. Il manager ha confermato che il modello entrerà nella gamma europea entro il 2030, ribadendo quanto già anticipato dal marchio. Una scelta sostenuta anche dai risultati commerciali: dal debutto nel 2014, la Renegade ha totalizzato oltre 610 mila vendite. "Saremmo pazzi a non prenderla in considerazione per il futuro. E non lo saremo", ha osservato Peugeot.Il piano di Jeep prevede inoltre un ampliamento significativo della presenza commerciale del marchio: Jeep punta a passare da una copertura di circa il 50% del mercato al 90% entro il 2030, attraverso una gamma più articolata. Il piano di Jeep prevede inoltre un ampliamento significativo della presenza commerciale del marchio: Jeep punta a passare da una copertura di circa il 50% del mercato al 90% entro il 2030, attraverso una gamma più articolata. Due nuove SUV di segmento D La prima novità arriverà già nel 2027, quando Jeep tornerà nel segmento delle D-SUV. L'appuntamento indicato da Peugeot è il Salone di Bruxelles, a gennaio, dove il marchio prevede di svelare il nuovo modello. A questo si aggiungerà una seconda SUV dello stesso segmento nel 2028. Per sostenere l'espansione della gamma, Jeep sfrutterà le architetture del gruppo Stellantis, comprese STLA Medium, STLA Large e la nuova STLA One: secondo Peugeot, quest'ultima è la più competitiva del gruppo in prospettiva futura. Tutti i prossimi modelli, ha assicurato il manager, potranno contare sulla trazione integrale, considerata una componente irrinunciabile dell'identità del marchio.La strategia al 2030, dunque, è confermata. Ma l'arrivo del nuovo responsabile europeo sembra aver aperto anche una riflessione su ciò che Jeep potrebbe diventare oltre i modelli già programmati. E l'idea di riportare in vita la Willys, per quanto ancora tutta da definire, è forse il segnale più interessante emerso dall'incontro parigino.
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tornata la "nostra" smart: due posti, 2,75 metri a meno di 20 mila euro - VIDEO

Metro alla mano fanno 2,75 metri: è tornata la smart, quella vera. Dopo aver diversificato con la #1, la #3 e, più recentemente, la #5 e la #6, ritoccando modello dopo modello il record di dimensioni di una smart, il marchio nato dall'incontro tra Swatch e Daimler, oggi un affare sino-tedesco frutto della joint venture paritetica tra Geely e Mercedes, torna a fare ciò che l'ha reso famoso: la citycar compatta a due posti. Svelata al Salone di Parigi, ordinabile dal 13 ottobre ma in vetrina solo a partire dalla prossima estate inoltrata, con prezzi simbolicamente sotto quota 20 mila euro, la Smart #2 rispolvera la formula della due posti tascabile. A propulsione rigorosamente elettrica. Dimensioni e bagagliaio: compatta fuori, più matura dentro Un pochino più corta della concept che l'ha anticipata a Pechino e qualche centimetro più lunga della precedente generazione, la smart #2 raccoglie il testimone del modello uscito di produzione nel 2024. Corta, sì, ma bella larga (1,94 metri specchietti inclusi): più che dai numeri lo si nota guardando la sua base quasi cubica, che va restringendosi dalla cintola in su. Con le ruote ancora una volta spinte agli angoli, sbalzi quasi impercettibili e una silhouette slanciata grazie a un vecchio trucco da designer, quello stacco cromatico sul montante posteriore che genera l'effetto di un tetto sospeso, la smart #2 riesce a disegnare un profilo da coupé.Lo stile rimane giocoso, fatto di superfici tondeggianti. Il muso schiacciato è dominato da una grande griglia a nido d'ape. Tra i dettagli di design spiccano le luci posteriori con un disegno vagamente a ogiva che, osservandole bene, richiamano la forma del logo Smart. Estrosi anche i cerchi, da 15 pollici sulla versione base e da 16 pollici sugli altri allestimenti. L'apertura posteriore, come alle origini, mantiene la ribaltina con il lunotto che si solleva. Si accede così a un bagagliaio più grande rispetto al passato, da 305 litri. Interni: stile originale, pochi pulsanti, tanta tecnologia La sua storia, ancora prima di qualsiasi Centro Stile, vieta a una smart di essere banale. Per la #2 la missione è compiuta soprattutto nell'abitacolo dove nessun elemento, dalle maniglie alle bocchette passando per i sedili e le tasche nelle portiere, risulta anonimo.La plancia ha un andamento a "S" e le sedute sono disposte in modo da formare quasi una panca: si può scorrere senza ostacoli da un sedile all'altro, senza consolle centrale, e lo spazio a bordo è abbondante soprattutto in larghezza. Piace anche la qualità percepita dei rivestimenti proposti dalla versione Premium dell'esemplare che abbiamo visionato a porte chiuse prima del debutto di Parigi. Il ponte di comando schiera una strumentazione digitale da 8,8", mentre al centro della plancia si staglia un infotainment da 10,1".Avara di bottoni,  la nuova smart è invece molto ben equipaggiata sul fronte degli Adas. L'assistenza alla guida di livello 2 è di serie su tutta la gamma grazie alla presenza del cruise control adattivo con funzione Stop&Go, del mantenimento di corsia, del monitoraggio dell'angolo cieco, del riconoscimento dei segnali stradali, oltre ai sensori di parcheggio e alla telecamera posteriore.Sul fronte della sicurezza passiva sono presenti sette airbag. Tecnica e motori: trazione posteriore e schema raffinato Il nucleo della Smart è ancora la cellula Tridion: una struttura realizzata per il 78% con acciai altoresistenziali, ulteriormente evoluta su questo nuovo modello, che sotto alcuni aspetti tecnici risulta più raffinato delle aspettative.La Smart #2 utilizza infatti sospensioni posteriori multilink a cinque bracci, una soluzione che migliora l'assorbimento delle asperità e offre una dinamica di guida più evoluta rispetto ai tradizionali schemi a ponte torcente.Alla base c'è la piattaforma ECA (Electric Compact Architecture) del gruppo Geely. Destinata esclusivamente all'elettrico, adotta una batteria LFP da 35,8 kWh fornita da Catl. Il motore elettrico, unico per tutta la gamma, sviluppa 60 kW (82 CV) e una coppia massima di 130 Nm.La trazione posteriore resta un elemento distintivo della vettura. Quanto alle prestazioni, lo scatto da 0 a 100 km/h avviene in 11,6 secondi, mentre la velocità massima è limitata a 140 km/h. Valori adeguati per l'utilizzo urbano ma anche per gli spostamenti extraurbani. Autonomia e ricarica: fino a 290 km e funzione Vehicle-to-Load Parlando di autonomia, secondo i dati preliminari dichiarati dalla Casa, la smart #2 può percorrere fino a 290 km nel ciclo WLTP. Un valore ancora in fase di omologazione.La ricarica in corrente continua è disponibile su tutta la gamma, con una potenza massima di 65 kW.Per quanto riguarda la ricarica in corrente alternata, la potenza varia in funzione dell'allestimento. La versione Pure, quella d'accesso, si ferma a 7,4 kW, mentre dalla Pure+ in su è previsto il caricatore da 11 kW.Su tutte le versioni è presente la funzione Vehicle-to-Load (V2L), che permette di alimentare dispositivi esterni utilizzando l'energia accumulata nella batteria di trazione. Allestimenti: quattro versioni e una serie limitata La gamma della smart #2 si articola in quattro versioni. La Pure include di serie gli Adas di livello 2 e i gruppi ottici Full LED. La Pure+ aggiunge soprattutto la ricarica AC da 11 kW e alcuni contenuti di comfort, come il sedile guida riscaldato.Salendo troviamo la Premium, che offre anche tetto panoramico, sedili in pelle sintetica, volante riscaldato, illuminazione ambientale a 256 colori e impianto audio Sennheiser con sette altoparlanti. Al vertice della gamma si posiziona la Couture Edition, una serie limitata contraddistinta dalla livrea Atelier White Matte, dettagli dorati, cerchi dedicati e dalla targhetta numerata "1 of 999", come gli esemplari complessivamente previsti. Prezzi: si parte da meno di 20.000 euro Costruita negli stabilimenti Geely di Xi'an, la smart #2 arriverà sul mercato a partire dalla tarda estate 2027.I prezzi partono simbolicamente sotto quota 20 mila euro. Il listino apre a 19.990 euro per la Pure, sale a 20.990 euro per la Pure+ e raggiunge 24.490 euro per la Premium. La serie speciale, infine, Couture Edition si posiziona al vertice dell'offerta a 25.690 euro.
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Le delegazioni ACI puntano sulla mobilità più efficiente

La sospensione del bollo auto 2027, l'esame che porta al conseguimento della patente, l'importanza della formazione di chi si interfaccia coi cittadini alla ricerca di informazioni: sono i temi trattati sabato scorso a Milano durante la 46esima assemblea nazionale dell'Andac, l'Associazione nazionale dei delegati degli Automobile Club. Presenti, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il presidente ACI Geronimo La Russa, e quello dell'Andac stesso Daniele Rondinelli.In una società sempre più digitalizzata - hanno sostenuto Salvini e La Russa - il presidio del territorio da parte di tutti i delegati degli Automobile Club risulta fondamentale, soprattutto per quelle persone che non hanno propensione e dimestichezza con le nuove tecnologie.
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Basta SUV: Renault riscopre la formula della Espace - VIDEO

Stufi di SUV e crossover? A quanto pare lo è anche Renault, che torna alle proprie radici guardando al futuro. Al Salone di Parigi 2026, la Casa della Losanga ha svelato la Renault E-Space Concept, uno studio di design che reinterpreta in chiave elettrica l'eredità dell'iconica Renault Espace del 1984, riaprendo il filone delle celebri voitures à vivre. E chissà che questo modello iconico della Régie, oggi proposto sotto forma di sport utility, non possa nei prossimi anni tornare alle origini. Dimensioni e stile: un omaggio alla prima Espace Le proporzioni richiamano quelle della prima versione della monovolume francese, quella più squadrata, pur adattate a un linguaggio stilistico contemporaneo, caratterizzato da sbalzi corti e ruote enormi da 23 pollici, pensate per enfatizzare la presenza su strada. La carrozzeria misura 4,70 metri in lunghezza, 2,02 metri in larghezza e 1,67 metri in altezza. Il parabrezza che si inserisce nel prosieguo del cofano rimanda, secondo Renault, al "profilo da TGV" della prima Renault Espace del 1984. La lama del paraurti anteriore è mobile e può avvicinarsi al suolo per ottimizzare l'aerodinamica alle alte velocità. Uno "skateboard" nero evidenzia invece la zona tecnica che comprende la batteria e diverse appendici aerodinamiche. L'abitacolo: tanta luce e sedili girevoli Il tratto distintivo del progetto è però l'abitacolo. Renault ha immaginato una sorta di salotto viaggiante completamente vetrato, ispirato all'architettura modernista, con superfici trasparenti che avvolgono i passeggeri e massimizzano la luminosità interna.Le portiere ad apertura controvento introducono in un ambiente arredato con sei sedili singoli, montati su un pianale piatto e capaci di assumere differenti configurazioni. Quelli della seconda fila possono ruotare di 180 gradi per creare una disposizione più conviviale, mentre un tavolo centrale e una console mobile trasformano l'auto in uno spazio pensato per il tempo libero e la socializzazione. Videogiochi e Forza 4 per divertirsi in compagnia Nello specifico, i passeggeri della seconda fila possono usufruire di tavolini in stile "aereo", con display da 12,3 pollici fissati agli schienali delle sedute anteriori. Nella configurazione a quattro posti, i due sedili della seconda fila si piegano completamente fino a formare un grande tavolo per i passeggeri della terza fila che, così facendo, possono guardare i display.Presente anche una console che racchiude un piccolo frigorifero e joypad per i videogiochi, ma anche un gioco da tavolo tradizionale, Forza 4, pensato per favorire la convivialità dei passeggeri. OpenR Panorama: la plancia del futuro secondo Renault La parte più interessante riguarda però la plancia, che introduce alcune novità destinate a debuttare sulle prossime Renault Rafale e Renault Scenic.La new entry si chiama OpenR Panorama e, su questa concept, sostituisce di fatto la plancia tradizionale. Si tratta di un display curvo esteso per tutta la larghezza dell'abitacolo, progettato però senza funzionalità touch dirette. Le funzioni dell'OpenR Panorama vengono gestite tramite due pannelli flessibili tattili che ruotano attorno alla base tubolare sulla quale poggia il volante. Il guidatore può così aumentare o ridurre al minimo le informazioni visualizzate, adattando l'interfaccia alle proprie esigenze.Questa soluzione introduce anche un importante vantaggio progettuale: libera molto spazio davanti al passeggero anteriore, dove Renault ha previsto un originale "mobiletto" portaoggetti ricurvo.Il volante steer-by-wire, cioè privo di collegamenti meccanici diretti, offre inoltre nuove possibilità nella gestione della dinamica di guida. Materiali sostenibili e colori vintage Anche i materiali raccontano la direzione intrapresa dal marchio. Nell'abitacolo trovano spazio lana, paglia lavorata e componenti con quote significative di materie biologiche o rinnovabili, mentre la tradizionale pelle viene abbandonata.Il tutto è accompagnato da una ricca palette di tonalità rosse che richiama alcune delle Renault più iconiche degli anni Settanta.
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Volkswagen all'Ue: non ci tiriamo indietro, ma servono decisioni e flessibilità sulle elettriche

L'industria dell'auto europea è da tempo in crisi a causa di una serie di fattori negativi: normative ambientali sempre più rigorose, pressioni commerciali e produttive, politiche neo protezionistiche, solo per citare le criticità più dibattute.Tra i gruppi che più stanno soffrendo c'è Volkswagen, da mesi alle prese con un peggioramento dei principali parametri economici e finanziari. Alla vigilia dell'apertura del Salone dell'Auto di Parigi, il costruttore tedesco ha organizzato un appuntamento speciale (dal titolo emblematico "For Europe") per lanciare un chiaro messaggio alle istituzioni comunitarie: i decisori politici devono rapidamente compiere i passi necessari per chiudere alcuni dei dossier più caldi per il comparto (norme sulle emissioni, Made in Europa, E-Car). "Servono condizioni quadro favorevoli" Per dare forza al suo messaggio, Volkswagen ha delineato la sua ricetta per dimostrare "come la forza industriale europea possa tradursi in prodotti competitivi, tecnologie innovative e creazione di valore".A tal fine, è stata posta una grande attenzione sulla nuova famiglia di citycar elettriche prodotte in Spagna (Cupra Raval, Volkswagen ID. Polo, koda Epiq e Volkswagen ID. Cross) per sottolineare l'importanza delle sinergie infra-gruppo e della collaborazione con fornitori e autorità politiche (spagnole in questo caso). Le quattro vetture sono la dimostrazione che per Wolfsburg l'Europa "possiede solidità industriale, competenza tecnica e forza innovativa, ma deve combinare e 'scalare' più rapidamente i suoi punti di forza e industrializzarli" nel Vecchio Continente. Tuttavia, sono imprescindibili le condizioni operative "giuste", a partire da un "quadro normativo che premi l'autentica creazione di valore europea, supporti la crescita della mobilità elettrica e consenta una concorrenza internazionale equa"."L'Europa - ha affermato l'amministratore delegato Oliver Blume nel suo discorso di apertura - ha solide fondamenta: un'ampia base industriale, un elevato livello di capacità innovativa e molte persone motivate e altamente qualificate. Ciò che conta è come sfruttiamo questi punti di forza. Questo è esattamente ciò che rappresenta 'Per l'Europa': combinare i punti di forza dell'Europa, portarli più rapidamente sul mercato e utilizzarli per creare crescita, valore e occupazione in Europa"."Si tratta di un compito da condividere: il settore imprenditoriale deve diventare più competitivo e creare offerte attraenti, mentre i responsabili politici devono stabilire le giuste condizioni quadro", ha avvertito Blume, che ha trovato una sponda in Sébastien Martin, Ministro delegato francese per l'Industria, presente all'evento con un intervento sulle prospettive del "Made in Europe". "L'Europa ha bisogno di maggior collaborazione tra imprese e politica" Blume ha quindi ribadito l'impegno del suo gruppo nei confronti dell'industria europea: "Rimaniamo saldamente radicati in Europa. Essendo la nostra casa, un centro di innovazione e una pietra angolare della forza industriale, l'Europa è fondamentale per la nostra ambizione a lungo termine di diventare il Global Automotive Tech Driver".Con l'evento "Per l'Europa", il costruttore intende offrire il "proprio contributo", sollecitando "al contempo una più stretta collaborazione tra decisori politici e mondo delle imprese"."La competitività è una responsabilità condivisa: le aziende devono fare la loro parte e i politici devono creare le giuste condizioni quadro. Stiamo aprendo la strada. Ora è il momento di impostare la giusta rotta per il 'Made in Europe', le normative sulla CO2 e il commercio con la Cina. Se uniamo le forze e agiamo con decisione, possiamo rafforzare in modo sostenibile la competitività dell'Europa e modellare il nostro futuro attraverso i nostri sforzi", ha rimarcato il dirigente."Il futuro dell'Europa è nelle nostre mani collettive", ha aggiunto Blume, negando l'uso dell'iniziativa come arma per distogliere l'attenzione dai propri problemi: "Volkswagen sta attuando il più grande programma di trasformazione della sua storia, adattando le strutture, aumentando la velocità e rafforzando la propria competitività. Le condizioni quadro politiche non possono svolgere questo lavoro al posto nostro. Tuttavia, contribuiscono a determinare dove vengono investiti i capitali, dove si sviluppano le tecnologie su larga scala e dove si crea capacità produttiva". "Sì alla mobilità elettrica, ma serve flessibilità" Blume ha quindi rimarcato l'impegno del gruppo sulla mobilità elettrica ("Rappresenta la via principale per conseguire gli obiettivi climatici"), ma "la trasformazione non è lineare: la domanda dei clienti, i segmenti di mercato e le condizioni delle infrastrutture si evolvono in modo diverso. Abbiamo quindi bisogno di obiettivi certi, ma di maggiore flessibilità nelle modalità di attuazione".E lo stesso vale per il Made in Europe, che non deve essere visto come una forma di protezionismo, ma deve puntare "a rafforzare la base industriale europea: l'Europa deve coniugare la propria apertura con una chiara consapevolezza dei propri interessi, soprattutto quando altre regioni sostengono attivamente le proprie imprese e utilizzano la politica industriale come strumento strategico. Il marchio 'Made in EU' deve premiare la reale creazione di valore in Europa, includendo attività quali ricerca, sviluppo, ingegnerizzazione, produzione e occupazione. Limitarsi a considerare l'origine dei singoli componenti non rifletterebbe adeguatamente il contributo industriale di un costruttore in Europa".Quando si parla di politiche ambientali è difficile non affrontare la questione degli incentivi. Per Blume, l'obiettivo è fornire sussidi "mirati a investimenti e produzione, non creare un sostituto permanente della competitività imprenditoriale". Il discorso riguarda i "super-crediti" per i veicoli elettrici conformi ai criteri "Made in EU" oppure la produzione di batterie. "Volkswagen non si tira indietro" L'evento è stato anche l'occasione per tornare sul recente piano di ristrutturazione, "il più grande programma di trasformazione della storia" del costruttore."La nostra posizione di partenza rimane solida, anche in un mercato difficile: marchi forti, prodotti competitivi, tecnologie all'avanguardia. L'obiettivo del nostro Piano per il Futuro è proteggere questi punti di forza e consolidarli finanziariamente. Volkswagen non si sta tirando indietro dal futuro", ha spiegato il direttore finanziario Arno Antlitz.In ogni caso, il messaggio principale dell'evento è ormai noto da tempo: il gruppo deve puntare in modo più coerente su piattaforme, architetture e moduli, mentre lo sviluppo congiunto, la riduzione delle duplicazioni di lavoro e l'utilizzo mirato dell'intelligenza artificiale devono accorciare i tempi e portare più rapidamente le innovazioni sul mercato. Allo stesso tempo, i marchi dovranno mantenere la loro differenziazione attraverso design, carattere e posizionamento.Lo dimostra proprio la famiglia di citycar prodotta tra Martorell e Pamplona. Per la prima volta Volkswagen ID. Polo e ID. Cross, koda Epiq e Cupra Raval sono stati presentati insieme sul palco dell'evento per dimostrare quanto importante sia la condivisione delle basi tecniche per creare economie di scala: oltre l'80% dei componenti e delle tecnologie è condiviso."La famiglia di auto elettriche urbane dimostra cosa significa in pratica 'Per l'Europa': auto robuste, sviluppate e costruite in Europa, che le persone desiderano davvero. Competitività, solidità industriale e mobilità elettrica per molti possono andare di pari passo. Dall'Europa, per l'Europa", ha aggiunto Thomas Schäfer, Ceo del marchio Volkswagen. L'appello finale all'Ue: ora servono decisioni rapide In sostanza, l'evento è servito a dimostrare che il futuro industriale dell'Europa si costruirà solo quando le aziende guideranno con decisione la loro trasformazione e i politici creeranno "condizioni quadro affidabili, favorevoli all'innovazione e competitive". Il Gruppo Volkswagen intende contribuire con investimenti, fabbriche e tecnologie, ma ora serve "un'agenda industriale concreta: unire i punti di forza esistenti, accelerare la diffusione delle innovazioni e trasformare le competenze tecnologiche in crescita, creazione di valore e occupazione in Europa".In sintesi, il messaggio del gruppo alle istituzioni è chiaro: noi ci siamo, ma ora l'Ue deve fare passi concreti e rapidi sui dossier più caldi per l'industria delle quattro ruote.
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Stellantis, 50 novità entro il 2030: l'identità dei marchi torna al centro

Il Salone dell'Auto di Parigi non sarà un appuntamento qualsiasi per Stellantis. Il gruppo esporrà oltre 60 veicoli nel suo stand (saranno presenti otto marchi e Leapmotor) e tra questi spiccano sei prodotti che sono più di semplici prototipi, perché, almeno alcuni, anticipano il futuro prossimo del costruttore guidato da Antonio Filosa, in particolare per quanto riguarda la presenza sul mercato europeo.Per Alfa Romeo Cuorerosso, Citroën 2 CV Concept, DS F3VER, Fiat Multiplay, Opel STX Concept e Peugeot RCZ Vision, Stellantis ha organizzato un evento speciale alla vigilia dell'apertura della manifestazione parigina. L'obiettivo è sottolineare quanto queste novità siano importanti per i piani industriali e commerciali del gruppo. In altre parole, rappresentano il primo passo di quello che a breve sarà possibile vedere in termini di produzioni di serie. il caso della concept del Double Chevron, destinata a essere prodotta a Pomigliano entro il 2028, oppure di quelle del Biscione e del marchio torinese. I primi risultati del piano FaSTLAne 2030 Per Antonio Filosa, l'evento dà quindi forma concreta al piano FaSTLAne 2030 con i primi frutti dell'impegno del gruppo a "plasmare il futuro della mobilità: grazie alla forza dei nostri marchi iconici, a un design coinvolgente e a tecnologie all'avanguardia, stiamo offrendo ai clienti una maggiore libertà di scelta e più motivi per essere entusiasti di ciò che li aspetta in futuro"."Più che una semplice sfilata di veicoli, quella che vedete stasera è la visione del futuro di Stellantis. Una visione fondata sulla nostra straordinaria combinazione di design, passione, eredità storica e libertà di scelta", ha aggiunto il manager di origini napoletane."A maggio abbiamo presentato il nostro piano strategico. Abbiamo parlato di come mettere il cliente al centro di ogni nostra attività. E di come continueremo a servire i nostri clienti attraverso marchi iconici e prodotti che amano e in cui ripongono la loro fiducia"."Cinque mesi dopo, qui a Parigi, la nostra strategia è diventata realtà. E molto presto, i nostri clienti potranno guidarla", ha aggiunto Filosa. Il tema dei concept come primo frutto del piano industriale è stato al centro anche dell'intervento del presidente John Elkann. "L'anteprima di stasera sono parte integrante della nostra strategia FaSTLAne 2030", un piano "ambizioso, che definisce il nostro percorso di crescita per i prossimi quattro anni", ha detto Elkann, sottolineando come la strategia sia "in piena fase di attuazione e stia già generando risultati".Il presidente del gruppo ha quindi posto l'accento sulla "nuova piattaforma E-Car, elettrica, ecologica ed europea: è un'innovazione che costituisce una parte fondamentale di quel piano. Come Stellantis, desideravamo fortemente fornire una risposta a milioni di clienti in Europa che sono alla ricerca di un'auto elettrica accessibile. La E-Car ci consentirà di lanciare una nuova generazione di veicoli elettrici all'avanguardia, competitivi e accessibili, prodotti in Europa, che uniscono l'innovazione all'eccellenza industriale europea. Per Stellantis, si tratta di una questione di responsabilità: una responsabilità condivisa con tutti i nostri stakeholder e le istituzioni europee per fare insieme la nostra parte. per ottenere risultati straordinari in tempi straordinari. Un impegno profondamente radicato nel Dna di Stellantis, ha concluso Elkann.  Design e identità al centro della strategia dei marchi Un aspetto è stato più volte messo in evidenza durante l'evento: i sei prototipi puntano a valorizzare le identità di ogni singolo marchio, lasciandosi alle spalle anni in cui il design sembrava incapace di premiare le differenze e le specificità, anche storiche, dei singoli brand."Con queste sei concept car esprimiamo una convinzione condivisa: il futuro del design automobilistico deve essere al tempo stesso audace e ricco di significato", ha spiegato Gilles Vidal, Head of Design Enlarged Europe. "Ciascun concept esplora nuove modalità per arricchire l'esperienza quotidiana, valorizzando al contempo l'identità distintiva del proprio brand. Nel loro insieme, dimostrano come creatività, innovazione ed emozione possano fondersi per restituire alle persone il piacere e la passione per l'automobile".Ancor più chiaro il messaggio di Emanuele Cappellano, direttore operativo dell'area Enlarged Europe. "Stellantis - ha affermato - intende valorizzare appieno il vantaggio competitivo derivante dall'unicità dei suoi marchi iconici, offrendo vetture capaci di coniugare patrimonio storico e visione del futuro". Oltre 50 novità entro il 2030 per l'Europa La ricetta sembra semplice, ma è quantomai complessa da attuare visto l'attuale contesto operativo. Cappellano non ha mancato di ricordare uno "scenario geopolitico turbolento, una concorrenza agguerrita e in costante crescita, una transizione energetica altrettanto complessa e disomogenea, un quadro normativo europeo ancora da definire".Ma per affrontare questo scenario impegnativo, Stellantis punta proprio sulla differenziazione dei marchi. Ognuno possiede identità e missioni distintive e questo consente al gruppo di offrire a ogni cliente l'auto "che desidera e di cui ha bisogno".Ma i marchi non bastano. I sei prototipi sono solo il primo passo di un'offensiva di prodotto "imponente", che prevede il lancio di oltre 50 prodotti, tra novità e aggiornamenti, entro il 2030, con l'obiettivo anche di ampliare del 25% la copertura di mercato nell'area europea e del 35% quella delle motorizzazioni."In un contesto altamente competitivo, puntiamo a raggiungere un nuovo standard di competitività", ha aggiunto Cappellano, ricordando l'importanza delle piattaforme STLA One ed e-Car, "la nostra soluzione 'made in Europe', economica e a zero emissioni, che ci consentirà di lanciare una nuova generazione di city car elettriche estremamente accessibili"."I nostri marchi si fondano su un patrimonio straordinario, ma non siamo definiti dal passato. Stiamo plasmando il futuro attraverso un'innovazione audace, tecnologie rivoluzionarie e la passione di guidare il cambiamento. 'Le Mondial de l'Auto' segna l'inizio di un nuovo capitolo per Stellantis", ha concluso il responsabile delle attività europee.
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