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Cuiprodest, la maggiore età del lobbying

Diciotto anni sono l’età in cui si smette di chiedere il permesso. Lo ha ricordato, a modo suo, Cuiprodest, che a Roma ha festeggiato la maggiore età con una serata in cui la politica, le imprese e l’informazione hanno occupato la stessa terrazza. Una scelta di campo, se così si può dire, per una società che da sempre fa dell’incontro tra mondi diversi il proprio mestiere.

Una terrazza sulla Capitale

La cornice è stata la Terrazza Divinity del The Pantheon Iconic Hotel, nel cuore della città. Circa 200 ospiti tra rappresentanti del sistema produttivo e associativo, manager, professionisti e giornalisti che negli anni hanno incrociato il cammino della società. La serata è servita a ripercorrere diciotto anni di attività e, insieme, a guardare alle sfide che attendono le imprese e le relazioni istituzionali.

Il parterre, a ridosso del voto

Il dato che più ha colpito è la partecipazione trasversale: oltre sessanta parlamentari di tutti gli schieramenti, insieme a leader politici. Un segnale non scontato nel momento in cui le forze politiche si preparano alle prossime elezioni e le divisioni ideologiche e i calcoli elettorali possono acuirsi.

Proprio in questa fase, secondo la convinzione che ha riunito la sala, diventa più rilevante il lavoro dei corpi intermedi, tradizionali o come Cuiprodest, nel garantire alle parti produttive del Paese l’accesso e la partecipazione al processo legislativo.

In un messaggio scritto, la ministra per le riforme istituzionali Maria Elisabetta Casellati ha espresso apprezzamento per l’attività della società, impegnata a promuovere sinergie tra mondo imprenditoriale e istituzioni politiche. “Occuparsi di politica e attualità per delineare il futuro dell’Italia”, ha ricordato la ministra, “rappresenta una priorità diretta a garantire alla nostra comunità nazionale prospettive di benessere e di sviluppo economico sostenibile”.

Una parola da riabilitare

Diciotto anni fa, mettere “lobbying” nel nome di una società era una scommessa. Oggi, a sentire chi l’ha fatta, ha dato i suoi frutti. “Siamo stati i primi in Italia a registrare la parola “lobbying” nel marchio”, ha ricordato Giuseppe Volpe, managing partner di Cuiprodest. “All’epoca era una dicitura guardata con sospetto, oggi è finalmente una pratica accettata e in fase di regolamentazione”. Da qui la convinzione che “corroborare i rapporti tra politica e imprese è funzionale al Sistema Paese”.

Al suo fianco Paola Cirilli, partner della società, che ha riportato il discorso sul piano internazionale: “In tutte le democrazie evolute, il settore della rappresentanza di interessi è parte integrante e fondamentale dei processi decisionali”. Un ambito che Cuiprodest, consulenza specializzata in public affairs, relazioni istituzionali e comunicazione, presidia da anni con un’impronta esclusivamente politica: è, ha precisato Cirilli, l’unica società in Italia a offrire servizi con questo focus.

L’impegno di Cuiprodest

Tra gli ospiti, il giornalista David Parenzo ha partecipato ai festeggiamenti con un monologo sulla trasparenza dell’attività di rappresentanza. Il suo punto di partenza è stato il linguaggio: “La rappresentanza degli interessi è un valore fondamentale per ogni democrazia”, ha affermato, invitando a restituire alla parola lobby il suo significato originario.

La ricorrenza è stata anche l’occasione per confermare l’impegno di Cuiprodest, unica impresa dedicata esclusivamente al lobbying, nel favorire il confronto tra decisori pubblici, imprese e corpi intermedi in una fase di profonde trasformazioni economiche, tecnologiche e sociali. La rotta, almeno nella visione della società, è chiara: “Siamo noti per essere boutique che impiega solo persone esperte e indipendenti dai partiti e negli anni a venire questa connotazione tecnica sarà ancor più importante”.

Cuiprodest intende restare fedele alla propria specializzazione e, per affrontare le dinamiche di mercato, valuta “alcune partnership strategiche in grado di inserire il lobbying nel più complesso quadro di servizi alle imprese interessate alla partecipazione alla vita pubblica”.

L’articolo Cuiprodest, la maggiore età del lobbying è tratto da Forbes Italia.

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Il tesoro nascosto nei cassetti degli italiani

Nel film che ha reso celebre la Pantera Rosa, il diamante è leggendario per un difetto: una piccola inclusione che, a guardarla bene, ha la forma di una pantera in salto. È leggenda, certo, ma racconta una verità che conosce bene Andrea Rotunno, direttore generale di Affide. Il valore di una pietra sta spesso in un dettaglio che solo un occhio esperto sa riconoscere. Lo stesso accade con la stella racchiusa in uno zaffiro stellato: agli occhi di molti è puro incanto, ma per un professionista è ciò che si cela dietro quella bellezza a fare davvero la differenza.

È da qui che parte il Rapporto Ipsos Doxa-Affide 2026, dal valore che gli italiani sentono di avere in casa senza saperlo davvero riconoscere.

Dal ricordo alla risorsa

L’85% degli italiani considera oggi gioielli e preziosi una risorsa economica, oltre che un ricordo affettivo, ma molti restano inutilizzati: il 68% indossa meno di cinque gioielli all’anno, un vero e proprio “tesoro dormiente”.

Custodirli non è sempre semplice: c’è chi li nasconde in casa, chi li sposta da un luogo all’altro e chi non adotta precauzioni. “Spesso ci si preoccupa di proteggere ciò che si possiede solo quando se ne comprende davvero il valore”, osserva Rotunno. Eppure, riconoscerlo non è scontato: solo il 38% degli italiani dichiara di conoscere il valore reale dei propri preziosi. Un gioiello può custodire una storia di famiglia, ma per capirne appieno il valore servono esperienza e competenza, capaci di andare oltre il metallo e riconoscere le pietre, la lavorazione e i dettagli che lo rendono unico.

È qui che la competenza e la sincerità incontrano la passione per il bello. In Affide, l’occhio esperto dei periti sa riconoscere il valore di ogni dettaglio, dalla qualità delle pietre alla finezza della lavorazione, senza mai perdere di vista la trasparenza. Una sensibilità affinata dall’esperienza e sostenuta da controlli incrociati, che permette di guardare ogni prezioso nella sua unicità, con il rispetto che merita.

Il valore dei preziosi, senza rinunciare a possederli

A volte basta un imprevisto per aver bisogno di liquidità, senza però voler rinunciare a un gioiello di famiglia o a un oggetto a cui si è legati. È qui che il credito su pegno trova il suo spazio: una soluzione che permette di ottenere denaro in tempi rapidi, lasciando il bene in custodia e conservando la possibilità di riscattarlo una volta superata la necessità. “L’oggetto fa da garante per te”, spiega Rotunno: non servono lunghe istruttorie sulla capacità di rimborso e il cliente può contare su un percorso chiaro, fino alla conclusione del rapporto. Anche nel caso in cui il bene venga venduto all’asta, se il ricavato supera quanto dovuto, la differenza resta a disposizione del proprietario originario.

È questo equilibrio tra accesso alla liquidità, tutela e possibilità di riappropriarsi dei propri preziosi a caratterizzare il servizio di Affide, società leader nel credito su pegno in Italia e in Europa, parte del gruppo viennese Dorotheum. Con oltre 300 risorse, 39 filiali e più di 300.000 clienti serviti, Affide è anche tra i principali operatori italiani nelle aste di preziosi: ogni anno propone oltre 300 aste, attraverso cui vengono venduti circa 50.000 gioielli e orologi a una platea di 20.000 acquirenti.

La bellezza che trova una seconda vita

Un gioiello dimenticato in un cassetto, un orologio ereditato, un oggetto che non si indossa più: ciò che per qualcuno ha esaurito la propria funzione può diventare una nuova opportunità. È questa la logica dell’economia circolare, un principio sempre più condiviso, che trova nelle aste una possibilità concreta di dare nuova vita ai beni preziosi. Cresce anche l’interesse per le vendite online, soprattutto tra i più giovani, abituati a scegliere e acquistare anche senza avere l’oggetto davanti.

Affide intercetta questa tendenza con aste dedicate, dove ogni pezzo porta con sé una storia e un valore da riscoprire. A fare la differenza, rispetto alle piattaforme di rivendita tra privati, è anche la presenza di un intermediario che prende in carico direttamente il bene.

Ma c’è qualcosa che va oltre la transazione: come racconta Rotunno, lavorare in questo mondo significa immergersi in un museo a cielo aperto, tra gemmologi capaci di ricostruire la storia di ogni oggetto. Come un gioiello austriaco dell’Ottocento, impreziosito da diamanti e topazio rosa, partito da una base d’asta di 20.000 euro e aggiudicato per oltre 100.000. Un pezzo irripetibile, in cui bellezza, storia e rarità hanno fatto scalpore.

La borsa diventa un Asset

Anche il lusso cambia prospettiva. Le borse firmate, un tempo considerate soprattutto accessori da indossare, sono sempre più riconosciute come beni capaci di conservare un valore economico nel tempo. Chanel, Gucci, Hermès e Louis Vuitton entrano così in una nuova dimensione: non solo simboli di stile, ma oggetti da custodire, valutare e, quando serve, utilizzare per ottenere liquidità senza rinunciare alla proprietà.

“La percezione stessa della ricchezza si è evoluta”, osserva Rotunno. È da questa consapevolezza che nasce l’estensione dei servizi di Affide alle borse di alta gamma, con valutazione, custodia, finanziamento e vendita all’asta. Le perizie specializzate, supportate anche dall’intelligenza artificiale nei processi di autenticazione, rispondono a un’esigenza fondamentale in un mercato in cui il valore dipende tanto dal marchio quanto dall’autenticità e dalle condizioni del singolo pezzo.

Perché, che si tratti di una borsa iconica o di un gioiello tramandato in famiglia, la bellezza da sola non basta: occorrono competenza per riconoscerne il valore e trasparenza per proteggerlo, in ogni fase del suo percorso.


@Ufficio stampa Affide
@Ufficio stampa Affide

 

L’articolo Il tesoro nascosto nei cassetti degli italiani è tratto da Forbes Italia.

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