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IL KIT PER LA SOPRAVVIVENZA URBANA

BUG-OUT-BAG: IL KIT DI EMERGENZA DA 72 ORE

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Noto in Italia come zaino di salvataggio, il BOB (Bug-out-bag) o 72h kit è uno zaino, un sacco o un qualsiasi altro contenitore portatile (es. scatola alluminio) che al suo interno tiene stipato un equipaggiamento di emergenza che consente un’autonomia di circa 3 giorni (ovvero 72 ore), dal momento in cui si scatena il disastro.

Il ‘kit di sopravvivenza classico‘, è spesso concepito per affrontare lunghi periodi di sopravvivenza in territori ostili e selvaggi, invece la Bug-out-bag nasce con lo scopo di affrontare situazioni di emergenza di breve durata, in conseguenza a disastri urbani o calamità naturali.

Il kit di sopravvivenza urbano ci servirà per garantire i punti base della sopravvivenza (fuoco, cibo, acqua, segnalazione, riparo) fino all’arrivo dei soccorsi.

Lo zaino di salvataggio viene consigliato, principalmente a chi risiede in zone ad alto rischio calamità naturali (es. vicino ad un vulcano, un grosso fiume, in alta montagna). Comunque può acquistarlo chiunque, in quest’ultimo periodo (forse per i vari accadimenti e per i vari programmi televisivi dedicati al survivalismo) è nata una vera e propria caccia (e anche moda) al kit di sopravvivenza urbano, tantochè è sorto un grande business e sempre più negozianti propongono il loro kit, basta fare una ricerca su google.

Lo zaino deve essere leggero, semplice, efficace, compatto, e deve contenere il numero di oggetti necessari in base al numero delle persone che lo utilizzeranno (es. una famiglia).
Lo zaino deve essere controllato periodicamente e deve sempre trovarsi a portata di mano, infatti non possiamo prevedere il momento nel quale ne avremo bisogno.

In quali situazioni usare la Bug-out-bag:

  • catastrofi naturali quali uragani, tornado, cicloni, terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti, alluvioni, frane, valanghe, bufere di neve, forti temporali, inondazione, colate di fango…,
  • incendi,
  • black out,
  • isolamento temporaneo della cittadina,
  • intrappolamento in un edificio,
  • sommosse,
  • manifestazioni violente,
  • attacchi terroristici,
  • assenza o scarsità di risorse primarie come l’acqua, il cibo, l’elettricità, il carburante, il metano per pochi giorni,
  • o altre catastrofi o disastri di breve durata.

IL CONTENUTO DEL KIT DA 72 ORE

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Cosa deve contenere la bug-out bag?

  • Acqua (per bere e cucinare) e cibo per 3 giorni, per ogni persona (almeno 2 a persona + un pasto giornaliero).
  • Cibo (in scatola, istantaneo, barrette energetiche, a lunga conservazione o MREMeal, Ready-to-Eat).
  • Delle bottiglie d’acqua e borraccia.
  • Equipaggiamento per potabilizzare l’acqua (Pillole o compresse per la depurazione dell’acqua al cloro o allo iodio al 3%, chiamate anche tavolette o pastiglie potabilizzanti). In alternativa fornello portatile a gas o a multi combustibile per bollire l’acqua con pentolino.
  • Fiammiferi, acciarino o accendino.
  • Fischietto per segnalare la vostra posizione ai soccorritori o ai cani (molto utile perchè non vi consumare energie urlando).
  • Un manuale di sopravvivenza completo ma sintetico, compatto e poco ingombrante.
  • Posate, pentolino e tazza di alluminio.
  • Apriscatole.
  • Abbigliamento pesante (in climi freddi), con pile, guanti, sciarpa e copricapo.
  • Indumenti di ricambio (intimo, maglietta, calze).
  • Poncho impermeabile, o k-way.
  • Coperta isotermica (immancabile! Da piegata occupa pochissimo spazio, è leggera, isola bene sia dai raggi del sole sia dal freddo e non disperde il calore corporeo).
  • Sacco a pelo e coperta.
  • Radio a manovella o a batteria (con eventuale scorta di pile).
  • Cellulare GSM con caricabatteria a dinamo o solare.
  • Torcia elettrica.
  • Busta di plastica con dei contanti (qualche moneta e banconote di piccolo taglio, almeno 500€), carta d’identità, codice fiscale, patente, libretti sanitari o le loro copie, matita, taccuino, e chiavi casa.
  • Coltello pieghevole, coltellino svizzero.
  • Scotch americano (quello grigio plastificato)
  • Paracord 550.
  • Telone in plastica utile per la raccolta di acqua e il riparo dalla pioggia.
  • Fionda, filo da pesca in nylon, kit cucito (alcuni bottoni, fili, ago e spilla di sicurezza).
  • Kit di pronto soccorso (kit medico sterile, fasciature, laccio emostatico, bendaggi, cerotti, disinfettanti, termometro, palloncino per rianimare, aspirina, tachipirina, oki… vedi primo soccorso).
  • Carta igienica, fazzoletti.
  • Volendo cacciavite con ricambi.
  • Volendo guanti da lavoro.
  • Scarpe comode da indossare subito.
  • Tenda da trekking per la notte.
  • Alcuni includono anche un’arma da fuoco.

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In foto (alcuni oggetti di un kit)

ATTENZIONE: Lo zaino deve essere compatto e leggero con una capienza di 20 litri fino a un massimo di 30 lt. Uno zaino da trekking è ben consigliato.

 

Se, invece, vi interessano tecniche di sopravvivenza per sopravvivere su lunghi periodi andate qui: COME SOPRAVVIVERE IN CITTA’  DOPO UN DISASTRO.

 

Link Esterni:
  1. La Bug-Out Bag di un utente di avventurosamente.
  2. Bug-out-bag senza spendere un patrimonio su Prepper.it
  3. Bug-Out Bag completa

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Migliori Manuali di sopravvivenza 2025 – TOP 5

Quali sono i 5 migliori manuali di sopravvivenza 2025?

I migliori manuali di sopravvivenza: conoscenza e preparazione per affrontare le base della sopravvivenza 

Per chi ama la natura e desidera essere in grado di affrontare qualsiasi situazione, i manuali di sopravvivenza sono strumenti indispensabili. La conoscenza, infatti, è tanto importante quanto il materiale base, poiché fornisce le competenze necessarie per gestire imprevisti e difficoltà. Che si tratti di un’escursione in montagna, di un’avventura nella foresta, di una traversata in mare aperto o di un’esplorazione in pianura, sapere cosa fare nei momenti critici può fare la differenza tra sicurezza e pericolo.

Ogni habitat ha le sue sfide e le sue risorse, e comprenderne le dinamiche è fondamentale. Tuttavia, esistono anche abilità universali che possono essere apprese attraverso i manuali di sopravvivenza. Tra queste, troviamo tecniche pratiche come la costruzione di rifugi, dalla struttura più semplice a quella più solida e avanzata, o le strategie per riconoscere cibi sicuri e commestibili, evitando quelli potenzialmente dannosi per il nostro organismo.

Un’altra competenza cruciale è il primo soccorso, essenziale per la sicurezza personale in caso di ferite o emergenze mediche. Inoltre, molti manuali offrono istruzioni dettagliate su come creare corde, annodare nodi robusti e lavorare in modo efficace, nonché nozioni utili per orientarsi con o senza strumenti tecnologici, sfruttando la posizione del sole, delle stelle o elementi naturali.

Manuali per ogni esigenza: una guida ai migliori titoli sul mercato

In Italia, il mercato offre una vasta selezione di manuali di sopravvivenza, adatti sia ai principianti sia agli esperti. Tra i titoli più apprezzati troviamo il celebre Collins Gem, un classico intramontabile, e i manuali di derivazione militare, ricchi di strategie e tecniche testate sul campo. Per chi cerca una prospettiva più moderna, libri come Mental Survival di Alessandro Nannini approfondiscono l’importanza della preparazione mentale, offrendo spunti su come affrontare lo stress e mantenere la lucidità in situazioni estreme.

Non mancano volumi specifici dedicati a temi particolari, come il primo soccorso in emergenza, l’orientamento e la raccolta di erbe e frutti selvatici commestibili. Questi testi non solo aiutano a sviluppare competenze pratiche ma promuovono anche una maggiore consapevolezza dell’ambiente naturale e delle sue risorse.

Le nostre raccomandazioni aggiornate per il 2025

Per aiutarti nella scelta, abbiamo aggiornato la nostra lista dei migliori manuali di sopravvivenza nel 2025, includendo le edizioni più recenti e complete. Ogni titolo è stato selezionato per la qualità delle informazioni, la chiarezza espositiva e il valore pratico. Puoi esplorare le schede dettagliate di ciascun libro, con recensioni dei lettori e approfondimenti, semplicemente cliccando su copertine e titoli.

Prepararsi a ogni eventualità non significa solo accumulare strumenti o accessori, ma anche investire nel sapere. Un buon manuale di sopravvivenza può trasformarsi in un compagno di viaggio indispensabile, in grado di insegnare non solo come sopravvivere, ma anche come apprezzare e rispettare la natura che ci circonda.

1 – GUIDA COMPLETA AL SURVIVAL
Autore
: Roberto Lorenzani • Editore: Hoepli • Pagine: 504

Guida completa al survival. Come sopravvivere in ogni ambiente e situazione : Lorenzani, Roberto: Amazon.fr: Livres
Come sopravvivere in ogni ambiente e situazione è un manuale completo scritto da Roberto Lorenzani, uno dei massimi esperti italiani di sopravvivenza. Con le sue 504 pagine ricche di dettagli, questo libro si propone come una guida definitiva per affrontare con successo le sfide della natura, ovunque ci si trovi.

Il testo esplora in modo esaustivo tecniche e strategie indispensabili per adattarsi a qualsiasi ambiente, dai deserti alle foreste, dalle montagne ai mari aperti. Tra gli argomenti principali troviamo:

  • Adattamento a climi estremi, dal freddo polare al caldo torrido.
  • Costruzione di rifugi, con tecniche adeguate ai vari tipi di terreno.
  • Procurarsi acqua e cibo, con metodi pratici per la raccolta, la purificazione e il riconoscimento di risorse commestibili.
  • Orientamento e navigazione, con o senza strumenti moderni.
  • Gestione delle emergenze mediche e tecniche di primo soccorso.
  • Psicologia della sopravvivenza, per mantenere la calma e la lucidità nelle situazioni critiche.

Con tante illustrazioni, schemi e spiegazioni passo-passo, il libro è pensato sia per appassionati di avventura che per professionisti che desiderano approfondire le proprie competenze. Con uno stile chiaro e pratico, Lorenzani riesce a rendere accessibili anche le tecniche più complesse, offrendo una risorsa indispensabile per chiunque voglia essere pronto ad affrontare l’ignoto.

2 – IL VOLO FANTASMA
Autori: Bear Grylls • Editore: Mondadori • Pagine: 418
Il volo fantasma (Italian Edition) eBook : Grylls, Bear: Amazon.fr: Boutique Kindle
Bear Grylls, celebre avventuriero e volto noto della sopravvivenza estrema, si cimenta con il suo primo romanzo, regalando ai lettori un’esperienza carica di adrenalina e colpi di scena. Questo libro non è solo un’avventura mozzafiato, ma un viaggio in cui l’autore intreccia la sua profonda conoscenza del mondo selvaggio con una trama avvincente e personaggi memorabili.

Tra pericoli naturali, prove di sopravvivenza e un mistero da risolvere, il protagonista si troverà a confrontarsi non solo con le sfide dell’ambiente ostile, ma anche con i propri limiti interiori. Un romanzo perfetto per chi ama l’avventura, il rischio e le storie che tengono con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Bear Grylls porta nelle pagine la sua esperienza unica, trasmettendo non solo emozione, ma anche un messaggio di resilienza, forza e spirito di adattamento. Con uno stile incalzante e una narrazione vivida, questo romanzo è un must per gli appassionati di avventura e azione.

3 – SURVIVING – ISTRUZIONI DI SOPRAVVIVENZA INDIVIDUALE E DI GRUPPO – 2nd Edizione
Autori: E. Maolucci, A. Salza • Editore: Hoepli • Pagine: 356
Surviving: Istruzioni di sopravvivenza individuale e di gruppo eBook : Maolucci, Enzo, Salza, Alberto: Amazon.it: Kindle Store
Un manuale pratico e completo per chiunque voglia approfondire le tecniche di sopravvivenza, sia a livello individuale che di gruppo. Scritto dagli esperti E. Maolucci e A. Salza, Surviving esplora le strategie fondamentali per affrontare situazioni estreme, con un focus sull’adattamento a diversi ambienti naturali e sull’importanza della collaborazione per superare le avversità.

Il libro è strutturato per offrire istruzioni chiare e dettagliate, integrando teoria e pratica. Tra gli argomenti principali trattati:

  • Tecniche essenziali per la sopravvivenza individuale.
  • Metodologie di lavoro di gruppo in condizioni critiche.
  • Analisi psicologica per gestire stress e panico.
  • Strategie per trovare cibo e acqua, costruire rifugi e orientarsi in ambienti sconosciuti.

Ricco di illustrazioni, esempi pratici e suggerimenti utili, questo manuale rappresenta una risorsa preziosa sia per principianti che per esperti, ideale per chiunque voglia essere preparato a fronteggiare l’ignoto con competenza e lucidità. Un’opera di riferimento per chi ama l’avventura, ma anche per chi desidera essere pronto a ogni eventualità.

4 – MILITARY SURVIVAL – LE TECNICHE DI SOPRAVVIVENZA DELLE FORZE SPECIALI
Autore: Chris McNab • Editore: L’Airone  Pagine: 320

Military survival. Le tecniche di sopravvivenza delle forze speciali e dei corpi d'élite : McNab, Chris, Beltrami, C.: Amazon.fr: Livres
Military Survival è un manuale completo e approfondito che raccoglie le tecniche di sopravvivenza utilizzate dalle forze speciali di tutto il mondo. Scritto dall’esperto Chris McNab, il libro offre un viaggio dettagliato nelle strategie e nelle competenze sviluppate per resistere e adattarsi alle condizioni più ostili, affrontando scenari estremi con efficacia e determinazione.

Il manuale copre una vasta gamma di argomenti essenziali:

  • Costruzione di rifugi sicuri in diversi tipi di habitat.
  • Tecniche di orientamento e navigazione senza strumenti tecnologici.
  • Sopravvivenza in situazioni estreme, come il deserto, le foreste pluviali, le montagne o l’ambiente marino.
  • Trovare e purificare acqua, procurarsi cibo e riconoscere piante commestibili.
  • Gestione delle emergenze mediche, con pratiche di primo soccorso sul campo.
  • Tecniche di evasione e fuga in situazioni di pericolo.

Arricchito da illustrazioni dettagliate e spiegazioni passo-passo, questo volume si rivolge sia agli appassionati di avventura e outdoor sia a chi desidera approfondire l’approccio militare alla sopravvivenza. Con 320 pagine di contenuti pratici, Military Survival è un punto di riferimento per chi cerca un manuale di qualità, scritto con la precisione e l’esperienza di un esperto del settore.

5 – MANUALE DI SOPRAVVIVENZA – COME CAVARSELA IN OGNI SITUAZIONE, CLIMA E AMBIENTE
Autore: Collins Gem • Editore: Antonio Vallardi • Pagine: 384

Manuale di sopravvivenza. Come cavarsela in ogni situazione, clima e ambiente - John Wiseman - Libro - Vallardi A. - Collins Gem | IBS
Il Manuale di sopravvivenza della celebre serie Collins Gem è un classico intramontabile, pensato per chiunque desideri acquisire le conoscenze fondamentali per affrontare situazioni critiche in qualsiasi ambiente e condizione climatica. Con le sue 384 pagine compatte, il libro offre una guida pratica, completa e facile da consultare, ideale sia per principianti che per esperti di outdoor.

Tra i temi principali trattati:

  • Tecniche di base per la sopravvivenza in situazioni di emergenza.
  • Adattamento a diversi climi ed ecosistemi, dai deserti ai poli, passando per le foreste e le zone costiere.
  • Orientamento e navigazione, con o senza bussola.
  • Costruzione di rifugi sicuri, per proteggersi dalle intemperie.
  • Trovare e purificare acqua, insieme a metodi per procurarsi cibo in natura.
  • Primo soccorso e gestione delle emergenze mediche.

Grazie al suo linguaggio chiaro e al formato tascabile, questo manuale rappresenta un compagno ideale per chi si avventura nella natura o desidera essere pronto ad affrontare l’imprevisto. Pratico da consultare e da portare con sé, è una risorsa che unisce utilità e immediatezza, rendendolo un must per ogni appassionato di sopravvivenza.

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Siccità: acqua dalla nebbia

Se l’approvvigionamento di acqua dovesse diventare un problema, la raccolta di acqua piovana può essere una soluzione per sopperire al prosciugamento dei pozzi.

E se anche la pioggia dovesse diventare rara, la nebbia può diventare un’importante fonte alternativa.

In questo articolo vedremo come autocostruire una sistema in grado di ricavare l’acqua dalla nebbia con materiale di facile reperibilità ed economico.

La raccolta dell’acqua dalla nebbia è una tecnologia antica che risale a migliaia di anni fa. Nell’antichità si usavano tessuti, canali, strutture in pietra, piante. Oggi si impiegano reti plastiche in grado di catturate grandi quantità di acqua.

Serve la nebbia, e generalmente, le zone nebbiose si trovano in zone costiere o in prossimità di montagne.

Anche in condizioni di tempo normale però, durante la notte l’abbassamento della temperatura e l’umidità dell’acqua consentono comunque una certa condensazione dell’acqua. E’ la rugiada che troviamo al mattino sull’erba, in autunno e inverno ma anche durante le giornate di primavera ed estate.

Il consiglio è di provare. Costruite un sistema nel vostro terreno, anche di soli 1-2 metri quadrati, e registrate i dati durante l’arco dell’anno, parallelamente ai valori di temperatura e umidità.

Dopo un anno di funzionamento, avrete i dati necessari per caratterizzare l’efficienza e l’efficacia del vostro sistema.

Il sistema per un piccolo impianto di prova è semplice. Ecco i passaggi necessari per iniziare.

  1. Costruire la struttura di supporto: la rete di raccolta dell’acqua dalla nebbia viene installata su una struttura solida di supporto. La struttura può essere realizzata con legno, acciaio, alluminio o plastica. L’importante è tenere il tessuto ben disteso.
  2. Installare le reti: Un materiale economico impiegato con successo in diverse zone aride sono i tessuti ombreggianti in polietilene verdi come quello in foto. Le reti non devono essere troppo esposte al vento che può contribuire a disperdere l’acqua depositata.
  3. Installare i tubi di drenaggio: l’acqua intrappolata dalle reti, per gravità cade su un sistema di raccolta, come ad esempio un tubo semicircolare, collegato ad una cisterna di raccolta. I tubi di drenaggio sono generalmente realizzati in PVC o polietilene.
  4. Installare la cisterna di raccolta: la cisterna di raccolta è il contenitore che raccoglie l’acqua proveniente dai tubi di drenaggio. La cisterna può essere realizzata in cemento, acciaio o materiali plastici.
  5. Installare il sistema di distribuzione: l’acqua raccolta viene poi distribuita attraverso un sistema di tubi e pompe. Il sistema di distribuzione può essere utilizzato per fornire acqua potabile (se si rispettano alcune regole igieniche) o per irrigare i campi agricoli.

La raccolta dell’acqua dalla nebbia è una tecnologia semplice che può essere realizzata anche con materiali economici e facilmente reperibili. Può essere una soluzione efficace anche per produrre acqua potabile e per sopperire alla carenza delle risorse idriche classiche.

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Tecniche di sopravvivenza: il film estensibile per imballaggio

Il film estensibile per imballaggio, comunemente noto come pellicola in PVC, è un materiale molto versatile e per questo viene utilizzato in molti settori, come il commercio e la logistica. Tuttavia, potrebbe anche essere un materiale molto utile in situazioni di sopravvivenza e di emergenza. Su youtube si possono visionare molti i filmati interessanti al riguardo.

In primo luogo, il film estensibile può essere utilizzato per proteggere e conservare gli alimenti. In caso di emergenza o di situazioni di sopravvivenza, potrebbe essere difficile trovare cibo fresco o conservarlo a lungo termine. Con il film estensibile, è possibile sigillare e conservare gli alimenti in modo più efficace, riducendo il rischio di contaminazione e di deterioramento. Inoltre, il film estensibile può anche essere utilizzato per creare confezioni per il trasporto di cibo, come pacchetti di razioni di emergenza.

In secondo luogo, il film estensibile può essere utilizzato per proteggere le attrezzature e i materiali da esterni, come l’acqua o la polvere. In situazioni di emergenza o di sopravvivenza, può essere difficile proteggere le attrezzature da danni o intemperie. Con il film estensibile, è possibile sigillare e proteggere gli oggetti in modo più efficace, riducendo il rischio di danni o di perdita.

Il film estensibile può essere utilizzato per creare ripari temporanei. In situazioni di emergenza o di sopravvivenza, potrebbe essere necessario creare un riparo improvvisato per proteggersi dalle intemperie o dalle condizioni avverse. Con il film estensibile, è possibile creare un riparo temporaneo in modo rapido ed efficace, riducendo il rischio di esposizione alle condizioni esterne.

Infine, il film estensibile per imballaggio può anche essere utilizzato per costruire un’imbarcazione improvvisata in situazioni di emergenza o di sopravvivenza. Con il film estensibile, è possibile creare una struttura solida e resistente che può essere utilizzata come una barca galleggiante. Il film estensibile può essere utilizzato per creare una struttura resistente all’acqua. Questa soluzione può essere particolarmente utile in caso di necessità di attraversare un corso d’acqua o di raggiungere un’isola o una terraferma altrimenti inaccessibile.

Concludendo, il film estensibile per imballaggio può essere un materiale molto utile in situazioni di emergenza e di sopravvivenza. E’ importante ricordare che il film estensibile è un materiale limitato e che potrebbe non essere disponibile in situazioni di emergenza. Pertanto, è importante preparare qualche scorta per affrontare situazioni di emergenza e di sopravvivenza.

 

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Sopravvivere ad un incontro con un orso: come comportarsi.

Ci sono due specie di orsi che possono essere trovati in alcune zone dell’Italia: l’orso bruno (Ursus arctos) e l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus).

L’orso bruno vive in diverse parti d’Italia, tra cui le Alpi, gli Appennini e le aree montuose della Calabria. Si stima che ci siano circa 50-60 orsi bruni in Italia, la maggior parte dei quali vivono nelle Alpi. Gli orsi bruni sono grandi, robusti e hanno un manto marrone scuro e folto. Si nutrono di frutta, bacche, radici, insetti, piccoli mammiferi e occasionalmente di carcasse di animali più grandi.

L’orso marsicano, invece, è una specie endemica dell’Italia e può essere trovato solo nella regione dell’Appennino centrale, in particolare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Si stima che ci siano circa 50 orsi marsicani in vita, il che lo rende uno degli animali più rari e minacciati in Italia. Gli orsi marsicani sono più piccoli degli orsi bruni e hanno un manto marrone chiaro e lungo. Si nutrono principalmente di erba, frutta, bacche e insetti.

Entrambe le specie di orsi in Italia sono protette dalla legge italiana e dall’Unione Europea e sono oggetto di programmi di conservazione per preservare le loro popolazioni e il loro habitat.

L’incontro con un orso può essere una situazione spaventosa e pericolosa. Tuttavia, se si seguono alcune linee guida di base, è possibile aumentare le possibilità di sopravvivenza. In questo articolo, esploreremo come sopravvivere all’incontro con un orso.

In primo luogo, è importante comprendere il comportamento degli orsi. Gli orsi possono attaccare se si sentono minacciati, se si avvicinano ai loro cuccioli o se cercano di prendere il loro cibo. Tuttavia, gli orsi di solito evitano gli esseri umani e attaccano solo quando si sentono minacciati o provocati.

Se si incontra un orso, è importante evitare di spaventarlo o provocarlo. Mantenere la calma, parlare in tono calmo e lento, e fare rumore per segnalare la propria presenza. Se l’orso sembra non curarsi della propria presenza, lentamente allontanarsi senza voltarsi.

Se l’orso sembra minacciare o attaccare, è importante avere un piano d’azione. In generale, ci sono due strategie principali: l’approccio passivo e l’approccio attivo.

L’approccio passivo consiste nel fare il minimo rumore possibile e cercare di allontanarsi lentamente dall’orso senza guardarlo negli occhi. Se l’orso attacca, è importante cercare di proteggere il volto e la testa, adottando una posizione fetale e cercando di rimanere immobili. Lasciare che l’orso si allontani prima di rialzarsi e allontanarsi.

L’approccio attivo consiste nell’essere più aggressivi e rumorosi, cercando di far allontanare l’orso. Urlare, agitare le braccia e lanciare oggetti, come pietre o bastoni, possono aiutare a spaventare l’orso e farlo allontanare.

In entrambi i casi, è importante ricordare che gli orsi sono animali selvatici e imprevedibili. Non provare mai ad avvicinarsi a un orso, non cercare di prendergli il cibo e non fargli mai del male. Rispettare la loro presenza e mantenere una distanza di sicurezza è il modo migliore per evitare un incontro pericoloso.

Negli stati uniti gli escursionisti usano portare con se uno spray al peperoncino apposito per gli orsi. Può essere acquistato online ma in Italia è illegale.

Lo spray al peperoncino per gli orsi è un deterrente non letale utilizzato per allontanare gli orsi da un’area senza ferirli. Questo spray contiene una miscela di peperoncino e acqua, che quando spruzzata in faccia all’orso, provoca irritazione agli occhi, al naso e alla gola, rendendolo temporaneamente incapace di attaccare o continuare il suo comportamento indesiderato.

L’utilizzo di uno spray al peperoncino potrebbe essere un’alternativa efficace all’uso di armi letali o al catturare e trasferire l’orso in un’altra area. Tuttavia, l’utilizzo dello spray al peperoncino richiede una formazione adeguata sull’uso corretto dello spray e sulla comprensione del comportamento degli orsi.

In generale, la maggior parte degli esperti consiglia di utilizzare lo spray al peperoncino solo come ultima risorsa, quando altri metodi di dissuasione non hanno funzionato o se l’orso sta attaccando. Inoltre, è importante comprendere che lo spray al peperoncino non funziona su tutti gli orsi, poiché alcuni possono essere meno sensibili alla sostanza irritante.

Per utilizzare lo spray al peperoncino in modo efficace, è importante essere consapevoli della direzione del vento e spruzzare lo spray a una distanza di almeno 6-8 metri dall’orso. Inoltre, è importante mantenere la calma e utilizzare lo spray solo se si è in pericolo immediato.

In conclusione, l’incontro con un orso può essere una situazione spaventosa e pericolosa. Tuttavia, seguendo alcune linee guida di base, è possibile aumentare le possibilità di sopravvivenza. Mantenere la calma, evitare di spaventare o provocare l’orso e avere un piano d’azione possono aiutare a evitare un incontro pericoloso e a sopravvivere in caso di attacco.

 

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Conservazione di benzina e diesel: come farlo correttamente per lunghi periodi

Conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi può essere una sfida, poiché questi carburanti possono deteriorarsi nel tempo e diventare meno efficaci. Di seguito alcuni consigli per conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi:

  1. Conservare in contenitori ermetici: la benzina e il diesel devono essere conservati in contenitori ermetici per evitare la fuoriuscita di vapori e la contaminazione da parte di acqua, polvere o altre sostanze.
  2. Aggiungere un additivo stabilizzatore: è possibile aggiungere un additivo stabilizzatore alla benzina o al diesel per proteggere il carburante da deterioramento e ossidazione. L’additivo aiuta a mantenere la qualità del carburante e a prevenire la formazione di depositi.
  3. Conservare in un luogo fresco e asciutto: la benzina e il diesel devono essere conservati in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce solare diretta e dalla fonte di calore. Un luogo ideale potrebbe essere un garage o un capannone.
  4. Riempire il serbatoio del veicolo: se si prevede di conservare il veicolo per un lungo periodo di tempo, è consigliabile riempire il serbatoio del veicolo con benzina o diesel per evitare la formazione di condensa.
  5. Effettuare la manutenzione regolare: è importante effettuare la manutenzione regolare del veicolo e del motore per evitare problemi di avviamento e di funzionamento. Ciò può includere l’uso di additivi detergente e la sostituzione periodica del filtro del carburante.

Riassumendo, per conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi, è importante conservarli in contenitori ermetici, aggiungere un additivo stabilizzatore, conservarli in un luogo fresco e asciutto, riempire il serbatoio del veicolo e effettuare la manutenzione regolare del veicolo e del motore. Seguendo questi consigli, sarà possibile conservare il carburante in modo efficace e sicuro per lunghi periodi.

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Dengue: febbre spaccaossa

La dengue è principalmente endemica in regioni tropicali e subtropicali, come l’America Latina, l’Africa, l’Asia e il Pacifico.

Purtroppo, la dengue è in crescita in tutto il mondo, con circa 400 milioni di persone che contraggono la malattia ogni anno.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la dengue è una delle malattie a trasmissione vettoriale che cresce più rapidamente al mondo, con un aumento di oltre 30 volte dei casi segnalati negli ultimi 50 anni. Ciò è dovuto a una serie di fattori, tra cui il cambiamento climatico, la globalizzazione e l’urbanizzazione, che hanno aumentato la densità della popolazione e creato condizioni favorevoli alla riproduzione delle zanzare.

Inoltre, la dengue è una malattia complessa che può essere difficile da diagnosticare e trattare. Non esiste un vaccino specifico per la dengue e i trattamenti disponibili sono principalmente sintomatici, mirati a gestire i sintomi della malattia.

La malattia si sta diffondendo anche in alcune parti dell’Europa, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento dei viaggi internazionali.

In particolare, sono stati segnalati casi di dengue in Spagna, Francia, Italia, Grecia e altri paesi europei. Tuttavia, questi casi sono generalmente limitati e non rappresentano un rischio significativo per la salute pubblica.

In Italia, sono stati segnalati pochi casi di dengue, ma la maggior parte di essi erano casi importati da paesi endemici. Ciò significa che le persone si sono infettate con il virus della dengue all’estero e hanno poi presentato sintomi in Italia. In generale, il rischio di contrarre la dengue in Italia è considerato basso.

La dengue è una malattia infettiva virale trasmessa dalle zanzare Aedes e può causare febbre, mal di testa, eruzione cutanea, dolori muscolari e articolari, e in alcuni casi, può portare a complicazioni potenzialmente letali come la sindrome da shock da dengue.

La dengue è spesso chiamata “febbre spaccaossa” a causa del dolore muscolare intenso che può causare, noto anche come “dolori muscolari da dengue”. Questa condizione è caratterizzata da un forte dolore muscolare, che può essere così intenso da far sentire come se le ossa del corpo stessero per spezzarsi. La febbre spaccaossa è uno dei sintomi più comuni della dengue e può durare da diversi giorni a diverse settimane. Non tutti i pazienti con dengue sviluppano la febbre spaccaossa, ma quando si verifica, può essere molto debilitante e influire sulla qualità della vita.

Il dolore muscolare da dengue è causato dalla reazione del sistema immunitario del corpo al virus della dengue, che può causare infiammazione e dolore muscolare. Questo dolore può essere così intenso da rendere difficile il movimento e può essere accompagnato da altri sintomi come mal di testa, nausea e vomito.

Per alleviare i sintomi della febbre spaccaossa, si consiglia di riposare, bere molti liquidi, assumere antidolorifici come il paracetamolo e applicare impacchi caldi o freddi sulla zona dolorante. In alcuni casi, i pazienti con dengue possono richiedere cure ospedaliere per gestire i sintomi e prevenire complicazioni più gravi.

Per prevenire la dengue, è importante prendere misure preventive per evitare le zanzare e ridurre le probabilità di essere punti. Ecco alcuni consigli per sopravvivere alla dengue:

  1. Evitare le punture di zanzara: indossare abiti a maniche lunghe e pantaloni lunghi, utilizzare spray repellenti per zanzare contenenti DEET, e dormire sotto zanzariere per evitare le punture di zanzara durante la notte.
  2. Eliminare i siti di riproduzione delle zanzare: le zanzare Aedes si riproducono in piccole quantità d’acqua stagnante, come secchi, bidoni dell’immondizia, e altri contenitori. Assicurarsi che non vi siano ristagni d’acqua nei dintorni della propria abitazione, svuotando regolarmente i contenitori di acqua stagnante e pulendo le grondaie.
  3. Monitorare i sintomi: se si risiede in un’area ad alto rischio dengue, è importante conoscere i sintomi della malattia e monitorare attentamente la propria salute. Se si sviluppano sintomi come febbre, mal di testa, eruzione cutanea o dolori muscolari, è bene rivolgersi immediatamente ad un medico.
  4. Mantenere un ambiente pulito: mantenere un ambiente pulito e igienico può aiutare a prevenire la diffusione della dengue. Pulire regolarmente la propria abitazione e l’area circostante, eliminare i rifiuti in modo adeguato e disinfettare le superfici.
  5. Evitare di viaggiare in zone ad alto rischio: se possibile, evitare di viaggiare nelle zone ad alto rischio di dengue, come le aree tropicali e subtropicali.

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LE MIGLIORI PIANTE DA COLTIVARE PER LA SOPRAVVIVENZA

Se si presta attenzione alle previsioni sul futuro della terra, c’è di che preoccuparsi. I cambiamenti climatici preoccupano particolarmente, con l’aumento della temperatura e conseguenti siccità che rappresentano i pericoli peggiori per l’umanità.

E’ di questi giorni l’ultimo rapporto del panel delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale che si è riunito in Corea del Sud. Il documento riporta che con questo livello di emissioni, nel 2040 supereremo il grado e mezzo di innalzamento della temperatura e alla fine del secolo arriveremo a tre gradi. I problemi maggiori dovranno affrontarli i nostri figli. Le conseguenze di questi cambiamenti provocheranno ondate di inondazioni e siccità. Più colpite saranno le regioni costiere e in Italia lo sviluppo costiero è di 7500 km.

C’è da sperare in un’improbabile presa di coscienza mondiale e/o nello sviluppo di tecnologie pulite che possano arrestare, o quantomeno rallentare, quest’andamento preoccupante.

Intanto è meglio prepararsi ad affrontare le ipotesi peggiori e, in uno scenario di sopravvivenza a lungo termine, è necessario pianificare attentamente le esigenze alimentari. Anche il cibo accumulato alla fine è destinato a finire e la dispensa a rimanere vuota. Per questo motivo, è necessario determinare per tempo i propri bisogni e prepararsi a produrre il cibo autonomamente.

Trattandosi di coltivare cibo per sopravvivere, bisogna considerare che alcuni cibi sono migliori di altri quando si tratta di facilità di crescita, contenuto nutrizionale e facilità di conservazione. E’ necessario avere una buona conoscenza degli alimenti da coltivare e decidere quali tipi di semi fare scorta, in particolare se si dispone di spazio limitato.

Ancora oggi in varie parti del mondo, alcune popolazioni sopravvivono grazie a due o tre colture. In Nord America, molte tribù sopravvissero per gran parte dell’anno con mais, zucca e fagioli. Il Sudamerica faceva affidamento su patate, mais e fagioli. Per migliaia di anni in Cina una famiglia riusciva a sopravvivere disponendo solo di un ettaro di terra.

Ma basta pensare all’Italia all’inizio del secolo scorso quando per molti era difficile mettere in tavola più di una zuppa e pane o polenta. Nelle regioni del nord, questo tipo di alimentazione, basato in gran parte sul mais, ha come conseguenza il diffondersi della pellagra, una malattia causata dalla mancanza di vitamine del gruppo B o dell’aminoacido triptofano. La carne era riservata a poche occasioni o alle classi più agiate.

Cibo Resistente

E’ auspicabile disporre della maggior varietà possibile di vegetali. Pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, sono cibi utili e ricchi di vitamine e minerali che si possono coltivare d’estate. Bisogna però considerare che non sono resistenti e, a meno che non vengano cotti e trasformati, non si possono produrre o preservare per l’inverno.

Ipotizzando una situazione sfavorevole, è conveniente pensare alla produzione di cibi che, una volta raccolti, possono essere immagazzinati così come sono o essiccati e conservati per l’uso durante i mesi invernali. La regola per scegliere questi alimenti è: si producono d’inverno o si conservano facilmente.

Di seguito è riportato un elenco di specie raccomandate da coltivare per il sostentamento di tutto l’anno.

Fagioli

I fagioli sono uno dei cibi migliori per tanti motivi. In primo luogo sono molto ricchi di proteine, vitamine e minerali e sono anche molto ricchi di calorie, fornendo quindi molta energia necessaria per la sopravvivenza. Inoltre, i fagioli sono anche molto versatili. Possono essere mangiati freschi dalla pianta o raccolti e conservati. I fagioli hanno una durata di conservazione incredibilmente lunga quando essiccati.

Possono essere preparati in un’ampia varietà di modi, come nelle zuppe, cucinati e mangiati con il pane, o semplicemente da soli. Infine, elemento da non sottovalutare, i fagioli sono azotofissatori, cioè restituiscono l’azoto al terreno prelevandolo dall’atmosfera, prevenendo l’impoverimento del terreno. Questo li rende particolarmente utili da utilizzare nei programmi di rotazione delle colture.

ATTENZIONE: i legumi, al contrario di carne e latticini, sono poveri di alcuni amminoacidi. Per colmare tale deficit basta assumerli con i cereali, meglio se integrali. Il piatto tipico della dieta mediterranea, pasta e fagioli, non si usava dunque solo per necessità, aveva anche una ragione salutistica.

Quanto detto vale anche per altri legumi come ceci, lenticchie, piselli e fave.

Mais

Il mais andrebbe considerato come cereale perché è molto facile da coltivare ed ha una resa per ettaro circa doppia rispetto al grano. Può essere macinato e trasformato in pane, cresce e polenta. Il mais può essere combinato con fagioli per colmare le carenze proteiche presenti nei legumi.

Zucca invernale (a ciclo tardivo)

La zucca invernale è molto resistente e facile da conservare durante i mesi più freddi. Ci sono molte varietà, Trombetta, Gialla, Delicata, Acorn, Spaghetti. Si può conservare per un massimo di 6 mesi in un luogo fresco e buio ed è ottima associata a mais e fagioli.

Patate

La carenza di patate provocata dalla peronospora nel 1845, fu una delle cause principali responsabili della Grande Carestia Irlandese e provocò la morte di più di un milione di persone. Questo tanto per capire l’importanza di quest’alimento in Europa, anche se la pianta è originaria del Sud America e non era nota in nessun altro posto al mondo fino al ritorno in patria di Colombo. Dato che le patate sono facili da coltivare e si adattano bene a vari climi e tipi di terreno, il loro uso è diffuso in tutto il mondo. Possono sostenere un uomo per un lungo periodo di tempo, anche quando non hai altro cibo disponibile.

Carote

Le carote sono radici molto importanti che si conservano bene nei mesi invernali e forniscono nutrienti importanti nella dieta. Richiedono un terreno sabbioso e ben drenante. Se coltivate in una zona in cui si verificano inverni rigidi, si possono coprire con uno spesso strato di pacciame per proteggerle e lasciarle semplicemente nel terreno. Se vanno raccolte, si conservano in frigorifero o in cantina.

Cavolo

Il cavolo è un alimento base in tutto il mondo e per una buona ragione. È facile da coltivare, facile da conservare e ad alto contenuto nutrizionale, anche a cottura ultimata. Può essere utilizzato per la zuppa, con le patate, o fermentato per fare i crauti. Una volta fermentato, il cavolo durerà ancora più a lungo e fornirà una ricchezza di benefici nutrizionali per il corpo e il tratto digestivo. Se si dispone di una cantina non troppo umida, si può utilizzare una cassettina di legno, assicurandosi di distanziare i cavoli l’uno dall’altro e vanno coperti con un canovaccio. Appassiranno le foglie più esterne, che comunque sono quelle che solitamente vengono eliminate, e in questo modo possono conservarsi anche per diversi mesi.

Cavolo riccio

Meno conosciuto in Italia e da non confondere col cavolo nero tipico della Toscana, fa parte della stessa famiglia di piante del cavolo e, sebbene non sia normalmente considerato un alimento di sopravvivenza, è molto ricco di vitamine, minerali e altre sostanze e quindi utile per prevenire carenze nutrizionali che possono indebolire e rendere più inclini alle malattie. Può essere coltivato facilmente ed è resistente al freddo, il che significa che è possibile coltivarlo bene nel tardo autunno o all’inizio dell’inverno. Il cavolo riccio può essere aggiunto a tutti gli alimenti, tra cui zuppe e stufati e piatti di patate. Non è facile da conservare per lunghi periodi e quindi va usato fresco.

Patate dolci

Da poco comparse nei supermercati e mercati italiani, le patate dolci possono rappresentare un’aggiunta importante alla dieta base. Sono simili alle patate, ma hanno un indice glicemico molto più basso rispetto alle patate bianche e apportano molti più nutrienti, circa il doppio. Anche la parte aerea è commestibile e una pianta può fornire sia tuberi che verdure. Anche le patate dolci sono facili da coltivare. Anche se sono di origine tropicale e subtropicale, possono essere coltivate nei climi freddi.
Le patate dolci possono essere conservate a temperatura ambiente per un lungo periodo. Si conservano per un paio di mesi, ma, se vengono mantenute a una temperatura compresa tra 29 e 32 gradi per i primi cinque giorni dopo il raccolto (processo chiamato curing), fanno crescere una seconda pelle. A questo punto si cala bruscamente la temperatura e possono conservarsi per parecchi mesi in cantina.

Aglio

L’aglio non può mancare in un orto di sopravvivenza. È delizioso e aggiunge sapore a qualsiasi piatto. Oltre ad essere un alimento altamente nutriente, può essere usato come pianta medicinale perché è un potente antibiotico e antivirale. Aiuta anche a rafforzare il sistema immunitario, è un potente antiossidante e riduce l’ipertensione e il colesterolo. L’aglio è facile da coltivare e, una volta raccolto, può essere conservato e utilizzato durante i mesi invernali mentre si attende la crescita di un nuovo raccolto.

Erbe aromatiche

Le erbe aromatiche sono versatili e facili da conservare. Rosmarino, timo, basilico, alloro, prezzemolo e origano, possono essere coltivati durante i mesi estivi, raccolti ed essiccati per essere utilizzati durante i mesi invernali. Basta tagliare le piante, lavarle, appenderle a testa in giù all’ombra fino a quando non si asciugano, e poi conservarle in barattoli di vetro in un luogo fresco e asciutto. Molte di queste erbe sono perenni, cioè ricresceranno ogni anno, garantendo una produzione continua. Le erbe aromatiche forniscono sapore al cibo, ma anche nutrienti importanti e possiedono importanti proprietà fitoterapiche.

Come conservare correttamente patate, aglio e cipolle

 

Breve precisazione sulla conservazione di patate, aglio e cipolle che richiede attenzione perché, se la temperatura è troppo alta, questi ortaggi possono germogliare. Nel caso delle patate, ciò comporta la produzione di solanina che è tossica e non deve essere ingerita.

La temperatura ottimale di conservazione di questi ortaggi è di 10-15 gradi e quindi i’ideale sarebbe disporre di una cantina, ma ci si può arrangiare anche in casa.

L’importante è mantenerli al riparo dalla luce e dall’umidità. Si utilizzano cassette di legno o cesti di vimini e panni di cotone asciutti. Anche i fogli di carta utilizzati per conservare il pane vanno bene. Le patate non vanno lavate prima di essere riposte in dispensa.

Se raccolti dall’orto, aglio cipolle e patate saranno probabilmente umidi. Vanno dunque lasciati un paio di giorni ad asciugare all’ombra e poi riposti.

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PICCOLI MA POTENTI I NUOVI ARCHI DELLA GEARHEAD ARCHERY

Stiamo parlando degli archi compound della Gearhead Archery, in particolare del T18 della Hunter series, piccolo ma preciso e potente come un arco tradizionale. Nuovo e molto tecnico, pesa solo 1,4 kg senza accessori ed è lungo 47 cm (18 pollici, da cui il nome). Piccolo ma potente perché è in grado di scagliare frecce fino a 325 fps con un’energia cinetica di 62 ft-lb.

T18 Hunter series

Con il riser costruito in alluminio 6061, quest’arco è ideale per la caccia. Senza fronzoli, compatto e leggero, è facilissimo da gestire anche nelle condizioni più difficili. Ottimo per l’appostamento sugli alberi e su terreni con vegetazione fitta, dove è necessario muoversi agilmente e in silenzio e dove archi di dimensioni maggiori limiterebbero le possibilità di movimento.

Utilissimo per il survival, è pienamente al suo posto in un kit da sopravvivenza.

 

 

Sono disponibili versioni con potenza di 40, 50, 60 e 70 libbre e allunghi di 24 , 25, 26 , 27, 28 e 29 pollici.

Altra caratteristica unica di quest’articolo è che, cambiando il grip, lo stesso arco può essere impugnato sia con la mano destra, sia con la sinistra.

Lo stesso arco è disponibile anche di dimensioni maggiori. Oltre al modello da 18 pollici infatti, sono disponibili anche il T20 e il T24 che consentono allunghi e velocità maggiori.

 

Per i più esigenti e gli amanti della personalizzazione, gli stessi archi sono disponibili anche nella serie PRO che, contrariamente alla Hunter, è tutta incentrata sulle opzioni.

Disponibili nelle versioni T18, T20 e T24, sono disponibili 5 scelte di grip e diversi colori e vengono venduti con uno zaino (anch’esso disponibile in diversi colori) in grado di contenere l’arco.

Gli archi della serie pro sono costruiti in alluminio 7075, poi anodizzato per aumentarne la resistenza. Rispetto all’alluminio 6061, la lega 7075 (alluminio e zinco) si caratterizza per essere più leggera, più resistente agli urti, agli sforzi, al peso e alla torsione.

E se vogliamo il top, questi archi sono disponibili anche in fibra di carbonio.

Di seguito sono riassunte le differenze e le caratteristiche della serie Hunter e Pro come inviateci dalla Gearhead Archery.

The Hunter Series is:

Bare bow – with the following

-Anodized finish

-Black in color

-Standard grip

-Grey/blk strings

 

The Pro Series is:

Bare bow- with the following

-Hard coat anodized finish choices

-Black

-Olive Drab

-Desert Tan

-Grip Option choices

-Carbon

-Standard Slider

-Flatback Slider

-Flatback Fixed

-Standard Fixed

-ST-1 Stabilizer

-Sound Dampening Kit

-Grey/blk string OR Brown/Blk stings

-Pack OR Camo dip

–  Pack colors choices

-Olive

-Black

-Desert Tan

– Camo Dip choices

-Brown Predator camo

-Snow predator camo

-Green predator camo

-Any other color up charge of $150

Il catalogo completo con tutti i dettagli e immagini è scaricabile alla pagina:

https://www.gearheadarchery.com/pages/product-catalog-and-manuals

Interessantissimo anche il T15 PRO, un ibrido fionda-arco che permette di ridurre ulteriormente le dimensioni e i costi.

Con soli 40 cm e un peso di 680 grammi, permette di scagliare frecce con un’energia cinetica di 27 ft-lb. È ideale per piccoli animali ma soprattutto per la pesca essendo possibile aggiungere uno specifico kit per legare e recuperare le frecce.

 

Costruito in alluminio 6061 anodizzato, anche in questo caso è possibile adattarlo per essere usato con la mano destra o sinistra. La potenza deriva dalla combinazione di arti compositi e tubi di gomma.

 

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NUDI E CRUDI: COSA POSSIAMO IMPARARE

Tra i molti programmi televisivi che trattano di sopravvivenza, Nudi e crudi è uno dei più interessanti ed estremi. Un uomo e una donna devono sopravvivere, completamente nudi, in un ambiente ostile per ventuno giorni e con la possibilità di usufruire di un unico utensile a scelta per ciascuno.

L’esperienza viene sicuramente raccontata in modo da soddisfare le esigenze televisive, ma possiamo ritenerla comunque realistica come dimostrano i fisici emaciati dei partecipanti al termine della prova e le frequenti defezioni.

Per partecipare al programma bisogna superare una selezione e i concorrenti scelti non sono novellini, bensì persone abituate a quel genere di avventura. Molti di loro sono istruttori di sopravvivenza, altri esperti cacciatori; tutti comunque possiedono una buona preparazione fisica e mentale. Sanno costruire trappole, accendere il fuoco, riconoscere le piante commestibili. Ci si aspetterebbe dunque di vedere queste persone vivere e prosperare, invece, a parte qualche raro caso spesso favorito da un ambiente clemente, la maggior parte di essi arranca fin dai primi giorni e a malapena arriva alla fine della prova. Pochi sopravvivrebbero veramente se la prova durasse più a lungo.

Possiamo approfittare delle esperienze di questi coraggiosi per trarne diverse lezioni e ammonimenti. La prima lezione è che sopravvivere nella natura con un coltello e poco più è seriamente difficile, molto più di quello che manuali e scuole possono far immaginare. L’immagine romantica del Robinson Crusoe che si costruisce il suo angolo di paradiso è probabilmente destinata a scontrarsi contro il muro della fame, del freddo, della spossatezza fisica e della disperazione.

La seconda lezione riguarda invece il tipo di preparazione che un appassionato di sopravvivenza deve affrontare. Perché anche questi esperti di sopravvivenza falliscono miseramente? Orgogliosi cacciatori che devono accontentarsi di piccoli animali, in genere uno sfortunato serpente, fuochi che non scaldano e lasciati a spegnere sotto la pioggia, rifugi scomodi e inadatti, tendini tranciati da un uso improprio del coltello, ossa fratturate, ferite che si infettano: che cosa non funziona?

Innanzitutto essere preparati per un ambiente non significa esserlo per un altro. Cacciare animali nei boschi intorno casa non è la stessa cosa che farlo nelle foreste tropicali e lo stesso vale per il procacciamento di altre risorse alimentari, acqua compresa. I popoli che vivono ancora in maniera che noi definiamo primitiva conoscono benissimo l’ambiente dove abitano, vi sono nati e cresciuti e possono usufruire di tecniche e metodi collaudati da generazioni. Utilizzano inoltre armi efficienti come archi, cerbottane e reti da pesca che assicurano loro il successo.

Dall’analisi di queste esperienze televisive, infatti, emerge che spesso gli errori sono più di natura strategica che tattica. Magari i partecipanti conoscono veramente le tecniche che hanno studiato, ma falliscono la sfida con un ambiente sconosciuto perché non sanno pianificare, definire le priorità, studiare il territorio, individuarne i veri pericoli, evitare sprechi inutili di energia; tutte scelte fondamentali tanto quanto saper accendere un fuoco o costruire un riparo.

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