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Consapevolezza situazionale: la prima vera risorsa del prepper

“Situational Awareness (SA): vedere prima, reagire meglio”

Nel mondo del prepping si tende spesso a concentrare l’attenzione su scorte, attrezzature e piani di emergenza. Tutti elementi importanti, ma non sufficienti.
La vera base della preparazione individuale e familiare è una competenza spesso sottovalutata: la consapevolezza situazionale, nota anche come situational awareness.

Essere consapevoli di ciò che accade intorno a noi, comprenderne il significato e anticiparne le possibili evoluzioni consente di ridurre i rischi, evitare decisioni impulsive e affrontare le emergenze in modo razionale, senza ricorrere a comportamenti estremi o allarmistici.

Questo concetto è pienamente coerente con la cultura della protezione civile, che pone al centro la prevenzione, l’autoprotezione e il comportamento responsabile del cittadino prima, durante e dopo un’emergenza.

Cos’è la consapevolezza situazionale

La consapevolezza situazionale è la capacità di osservare l’ambiente, interpretare correttamente le informazioni disponibili e valutare come una situazione potrebbe evolvere nel tempo.
È un principio adottato in ambiti come l’aviazione, la sanità d’emergenza e la protezione civile, dove la corretta lettura del contesto è fondamentale per ridurre il rischio e coordinare interventi efficaci.

Nel prepping civile, questa competenza consente di anticipare criticità e adottare comportamenti adeguati, in linea con le indicazioni delle autorità competenti.

I livelli della Situational Awareness (SA)

La consapevolezza situazionale può essere descritta attraverso tre livelli progressivi, pienamente compatibili con l’approccio della protezione civile.

I livelli sono:

  1. Percezione
  2. Comprensione
  3. Proiezione

Questo concetto è ampiamente utilizzato in ambito aeronautico, militare, sanitario e nella protezione civile, ma risulta altrettanto applicabile alla vita quotidiana e al prepping civile.

1) La Percezione

Il primo livello è la percezione:

  • ciò che si vede
  • ciò che si sente
  • ciò che cambia rispetto alla normalità

Consiste nel notare ciò che accade e ciò che cambia rispetto alla normalità. Segnali come un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica, un traffico anomalo o l’indisponibilità di servizi essenziali rappresentano elementi che, se osservati con attenzione, permettono una prima valutazione della situazione.

Esempi concreti possono essere:

  • un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica
  • strade insolitamente congestionate
  • servizi pubblici non operativi
  • comportamenti anomali delle persone

Riconoscere ciò che non rientra nella routine è il primo passo verso una corretta valutazione del rischio.

2) La Comprensione

Il secondo livello è la comprensione:

  • è un evento isolato o diffuso?
  • è temporaneo o potrebbe protrarsi?
  • è già accaduto in passato?

In questa fase si attribuisce un significato a ciò che si è osservato. Un blackout che coinvolge più comuni, come accaduto in diverse aree d’Italia, non è solo un disagio temporaneo, ma un evento che può avere conseguenze su mobilità, comunicazioni e accesso ai servizi. È lo stesso principio utilizzato dalla protezione civile per distinguere un evento locale da una criticità più ampia.

Esempi concreti di disagi possono essere:

  • approvvigionamenti
  • mobilità
  • comunicazioni
  • sicurezza

3) La Proiezione

Il terzo livello è la proiezione e riguarda la previsione degli sviluppi:

  • cosa potrebbe accadere nelle prossime ore?
  • quali servizi potrebbero interrompersi?
  • quali effetti secondari potrebbero manifestarsi?

Ovvero la capacità di anticipare possibili sviluppi. Durante eventi come alluvioni, frane, ondate di calore o forti perturbazioni meteo, prevedere gli effetti secondari consente di adottare comportamenti di autoprotezione e di non ostacolare eventuali operazioni di soccorso.

Consapevolezza situazionale e sicurezza personale nei contesti sociali

Quando si parla di pericoli, spesso si pensa a eventi eccezionali o a scenari estremi. In realtà, molte delle situazioni più rischiose nascono in contesti assolutamente ordinari: una piazza affollata, un concerto, una discoteca, una manifestazione, una serata di festa. Nella maggior parte dei casi, non è l’evento in sé a trasformarsi in tragedia, ma il modo in cui le persone reagiscono quando qualcosa cambia improvvisamente.

La consapevolezza situazionale è proprio questo: la capacità di leggere ciò che sta accadendo intorno a noi, coglierne i segnali iniziali e capire quando è il momento di allontanarsi prima che una situazione diventi pericolosa.

Molti episodi avvenuti negli ultimi anni, come il panico in Piazza San Carlo a Torino nel giugno del 2017 o diversi incidenti in locali e discoteche, mostrano un elemento comune: il pericolo non nasce sempre da un crollo, da un incendio o da un’aggressione, ma dalla dinamica della folla. Quando le persone si spaventano tutte insieme, il movimento collettivo diventa incontrollabile. A quel punto non conta più quanto si è forti o veloci: si viene semplicemente trascinati.

Un caso reale: Piazza San Carlo a Torino

Senza ripercorrere nel dettaglio i fatti avvenuti in Piazza San Carlo a Torino, si vuole portare all’attenzione del lettore una conseguenza significativa della fuga incontrollata della folla. Dopo il diradamento delle persone e quando la macchina dei soccorsi è riuscita ad agire, si è infatti verificato un consistente ritrovamento e conseguente accumulo di scarpe e calzature di vario tipo (vedi foto). Nel video dell’articolo linkato è inoltre possibile osservare chiaramente l’effetto della cosiddetta “marea umana”.

Questo elemento, apparentemente secondario, è in realtà molto significativo.
In caso di calca dovuta al cosiddetto effetto “marea umana”, è estremamente facile perdere le calzature, che rappresentano l’unica protezione dei piedi contro oggetti taglienti come cocci di vetro o altri materiali presenti a terra.
La perdita delle scarpe aumenta in modo rilevante il rischio di ferimenti e, di conseguenza, anche il rischio di cadute.
In un contesto di movimento incontrollato della folla, una caduta può rapidamente trasformarsi in una situazione potenzialmente letale a causa del calpestamento.

Questo episodio mostra in modo molto chiaro che, in simili contesti, la consapevolezza situazionale non serve a “gestire” il panico quando è ormai in atto, ma soprattutto a non trovarsi all’interno della dinamica di panico quando questa si innesca.

fonte Rai News

Considerazioni preventive

La prima e più efficace misura di riduzione del rischio sarebbe stata evitare di trovarsi in una situazione di questo tipo. Per la natura stessa dell’evento, il rischio di comportamenti violenti o di movimenti di massa incontrollati era oggettivamente elevato. È tuttavia importante ricordare che dinamiche simili possono verificarsi anche in contesti ritenuti meno critici, come mercatini, sagre paesane o altri eventi molto affollati.

In termini pratici, alcune semplici attenzioni avrebbero potuto ridurre l’esposizione al rischio:

  • osservare preventivamente la conformazione dell’area e individuare non solo le vie di uscita principali, ma anche passaggi secondari o meno evidenti, tenendo conto che il comportamento istintivo porta la maggior parte delle persone a dirigersi verso gli spazi più ampi, con conseguente formazione di colli di bottiglia;
  • mantenersi, per quanto possibile, in prossimità delle vie di fuga già individuate, in modo da poter lasciare l’area tempestivamente ai primi segnali di criticità, evitando di essere coinvolti nel movimento della massa;
  • in presenza di grandi assembramenti, scegliere un abbigliamento adeguato e in particolare calzature chiuse e ben allacciate, che riducano il rischio di sfilarsi e garantiscano una migliore protezione del piede in caso di spinta o di presenza di oggetti a terra.

Un caso reale: tragedia Crans Montana

Altro caso reale è la tragedia avvenuta nella discoteca di Crans-Montana, è utile soffermarsi su alcuni elementi che aiutano a comprendere come, in contesti chiusi e molto affollati, il rischio principale non sia rappresentato solo dall’evento iniziale, ma soprattutto dalle conseguenze che esso genera in termini di comportamento collettivo e gestione dello spazio.

In situazioni di questo tipo, caratterizzate da elevata densità di persone, scarsa visibilità, rumore e stimoli sensoriali intensi, anche un evento inizialmente limitato — come un principio d’incendio, del fumo o un guasto tecnico — può innescare una reazione a catena estremamente rapida.
Inoltre anche l’osservazione delle condizioni del luogo che si va ad occupare per l’evento può lasciare adito a considerazioni personali sulla effettiva sicurezza che questo luogo possa avere.
Il panico, unito alla necessità istintiva di allontanarsi dal pericolo, porta molte persone a muoversi simultaneamente verso le stesse vie di uscita, generando sovraffollamento, compressione e, nei casi peggiori, situazioni di schiacciamento.

In ambienti chiusi, la perdita di orientamento è uno dei primi effetti collaterali del panico. La combinazione di luci, fumo, musica ad alto volume, struttura non correttamente adeguata alle norme di sicurezza e confusione rende difficile comprendere dove ci si trovi e quale sia il percorso più sicuro per uscire.
In queste condizioni, le persone tendono a seguire il flusso della massa, anche quando questo conduce verso colli di bottiglia o zone già congestionate, aggravando ulteriormente la situazione.

Questo tipo di eventi mostra con chiarezza come, in contesti ad alta densità di persone, il fattore critico non sia solo la presenza del pericolo, ma la dinamica della folla che si genera in risposta ad esso.

Considerazioni preventive

Dal punto di vista della prevenzione individuale, alcune semplici attenzioni possono contribuire a ridurre l’esposizione al rischio in contesti simili:

Effetto Spettatore
  • evitare ambienti eccessivamente affollati o che trasmettono una sensazione generale di sovraccarico e disorganizzazione;
  • individuare sempre, al momento dell’ingresso, le uscite principali e secondarie, e mantenere una minima consapevolezza della propria posizione rispetto ad esse;
  • farsi subito un’idea se il locale effettivamente è sicuro e idoneo al tipo di evento a cui si partecipa, verificare la presenza dei presidi di sicurezza minimi (estintori, illuminazione di emergenza, cassette primo soccorso, etc), in caso di assenza di presidi è consigliabile desistere dal permanere nel locale in questione.
  • evitare di posizionarsi stabilmente in zone che appaiono già congestionate o difficili da attraversare;
  • prestare attenzione ai primi segnali di anomalia e non rimandare la decisione di allontanarsi confidando che la situazione si risolva da sola (pregiudizio di normalità) o siano gli altri a risolverla (effetto spettatore).

Anche in questo caso, emerge con chiarezza un principio fondamentale: chi si muove per tempo spesso riesce a evitare di trovarsi coinvolto nella fase più pericolosa dell’evento.

Una lezione generale

La tragedia di Crans-Montana, come altri eventi simili, ricorda che nei luoghi chiusi e affollati il rischio maggiore non è quasi mai legato solo all’evento iniziale, ma alla combinazione tra locali inadeguati, panico, disorientamento e dinamiche di massa.

La consapevolezza situazionale, intesa come attenzione all’ambiente e capacità di riconoscere per tempo i segnali di criticità, rappresenta uno degli strumenti più semplici ed efficaci per ridurre l’esposizione a questo tipo di rischi.

Spesso i segnali ci sono. Prima che una situazione degeneri, l’ambiente cambia: il rumore aumenta, le persone iniziano a voltarsi tutte nella stessa direzione, si percepisce tensione, qualcuno inizia a spingere o a muoversi in modo disordinato. Chi è completamente immerso nel proprio telefono o distratto da quello che sta facendo tende a non notare nulla. Chi invece mantiene un minimo di attenzione all’ambiente circostante si accorge che qualcosa non va, quando c’è ancora tempo per allontanarsi con calma.

Lo stesso principio vale per i rischi di aggressione o rapina. Questi eventi raramente avvengono “dal nulla”. Nella maggior parte dei casi sono preceduti da una fase di osservazione, in cui qualcuno cerca una persona distratta, isolata o disorientata. Una persona che cammina con aria consapevole, che guarda intorno a sé e che sembra sapere dove sta andando, è molto meno attraente come bersaglio rispetto a chi appare completamente assorbito dal telefono o spaesato.

Anche nei locali affollati o nei grandi eventi, la consapevolezza situazionale comincia ancora prima che succeda qualcosa. Entrare in un posto e notare dove sono le uscite, quali sono i passaggi più stretti, dove si concentra più gente, non è paranoia: è semplice buon senso. Se durante la serata si vede che una zona diventa eccessivamente piena, che si fa fatica a muoversi o a respirare, quello è già un segnale di rischio. Oltre una certa densità, le persone smettono di muoversi come individui e iniziano a muoversi come una massa. In quel momento, il controllo personale si riduce drasticamente.

Uno degli errori più comuni è pensare: “Aspetto ancora un attimo e vedo come va”. Purtroppo, quando la situazione peggiora davvero, non c’è più tempo per decidere. Chi si muove per tempo, invece, spesso riesce semplicemente ad andarsene senza nemmeno capire, se non dopo, quanto fosse vicino al problema.

In fondo, la consapevolezza situazionale non è uno stato di allerta permanente e non significa vivere con paura. Significa mantenere un filo di attenzione verso l’ambiente in cui ci si trova, sufficiente per riconoscere quando qualcosa sta cambiando in modo anomalo.

La sua funzione più importante non è aiutare a reagire nel caos, ma evitare di trovarsi nel caos.

Ed è proprio questo che la rende uno degli strumenti più semplici e più efficaci di prevenzione personale e collettiva.

Nei prossimi articoli affronteremo alcuni aspetti psicologici della Consapevolezza Situazionale, tra cui il Gray Man, Normai Bias, Effetto spettatore etc.

Perché la consapevolezza situazionale è centrale nel prepping

Nel contesto italiano, caratterizzato da un territorio fragile e da una frequente esposizione a rischi naturali, la consapevolezza situazionale rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione non strutturale, esattamente come promosso dalla protezione civile.

Essere consapevoli significa:

  • ridurre la probabilità di esporsi inutilmente al rischio
  • alleggerire la pressione sui servizi di emergenza
  • favorire una gestione ordinata e collaborativa delle situazioni critiche

Inoltre la consapevolezza situazionale permette di:

  • intervenire prima che l’emergenza diventi critica
  • proteggere la propria famiglia
  • utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili
  • mantenere lucidità anche in situazioni stressanti

Molte emergenze non diventano crisi per chi riesce a leggere correttamente i segnali iniziali.

Il prepper consapevole non si sostituisce alle istituzioni, ma collabora indirettamente attraverso comportamenti corretti e responsabili.

Applicazione nella vita quotidiana

La consapevolezza situazionale non equivale a vivere in costante allerta. È invece una forma di attenzione equilibrata, simile a quella promossa nelle campagne di informazione della protezione civile.

Al contrario, si basa su:

  • osservazione calma
  • attenzione selettiva
  • conoscenza della normalità

Conoscere il territorio in cui si vive, i principali rischi locali (idrogeologici, sismici, climatici) e le procedure di emergenza previste dal proprio comune consente di riconoscere più facilmente le anomalie e di reagire in modo appropriato.

Anche semplici abitudini quotidiane contribuiscono a rafforzare questa capacità, rendendo il cittadino parte attiva del sistema di protezione civile.

Alcuni esempi pratici:

  • osservare le uscite quando si entra in un luogo
  • notare comportamenti fuori contesto
  • ascoltare le comunicazioni ufficiali, senza ignorare i segnali locali
  • conoscere la normalità per riconoscere l’anomalia

Errori comuni da evitare

Una cattiva applicazione della consapevolezza situazionale può risultare controproducente.
Tra gli errori più frequenti si riscontrano:

  1. l’ipervigilanza, che genera stress e decisioni affrettate
  2. la sottovalutazione del rischio, in contrasto con il principio di prevenzione
  3. l’uso di fonti non ufficiali o non verificate
  4. la dipendenza esclusiva dalla tecnologia, che può non essere disponibile in emergenza

La protezione civile insegna che informazione corretta e comportamento adeguato sono elementi chiave della sicurezza.

Come allenare la consapevolezza situazionale

Allenare questa competenza significa sviluppare una mentalità preventiva.
Osservare l’ambiente, analizzare eventi passati e conoscere i piani comunali di emergenza permette di costruire una base solida di consapevolezza. Anche la partecipazione a esercitazioni, incontri informativi o attività di volontariato contribuisce a rafforzare questa capacità.

Più avanti si affronteranno anche esercizi per affinare la propria SA, come ad esempio:

  • il Gioco di Kim
  • LA visione Periferica
  • Caccia agli Oggetti
  • OODA Loop

Prepararsi non significa aspettarsi il peggio, ma sapere cosa fare se accade.

Box – Cosa fare prima, durante e dopo

La consapevolezza situazionale accompagna ogni fase dell’emergenza.

Prima
Prima che si verifichi un evento, è fondamentale conoscere il territorio, i principali rischi locali e le procedure di emergenza. Informarsi attraverso canali ufficiali, preparare un piano familiare e osservare i segnali precoci consente di agire con anticipo e lucidità.

Durante
Durante l’emergenza, la priorità è mantenere la calma, valutare l’evoluzione della situazione e adottare comportamenti di autoprotezione. Seguire le indicazioni delle autorità, evitare spostamenti inutili e non diffondere informazioni non verificate contribuisce alla sicurezza propria e al buon funzionamento del sistema di soccorso.

Dopo
Dopo l’evento, la consapevolezza situazionale aiuta a comprendere quando il pericolo è realmente cessato. È importante continuare a informarsi, verificare eventuali danni, evitare zone a rischio e collaborare con

Box – Consigli AIP

In linea con i principi della protezione civile, l’Associazione Italiana Prepper suggerisce di:

  • conoscere i rischi del proprio territorio
  • informarsi attraverso canali ufficiali
  • adottare comportamenti di autoprotezione
  • mantenere calma e lucidità
  • evitare azioni che possano intralciare i soccorsi

La consapevolezza situazionale è uno strumento di responsabilità individuale al servizio della sicurezza collettiva.

Conclusione

Nel prepping moderno, la consapevolezza situazionale rappresenta la prima e più importante risorsa.
Scorte e strumenti sono utili, ma senza la capacità di comprendere la realtà e anticiparne le evoluzioni perdono gran parte della loro efficacia.

Essere prepper significa essere attenti, informati e responsabili, contribuendo alla propria sicurezza e a quella della comunità.

L'articolo Consapevolezza situazionale: la prima vera risorsa del prepper proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Blackout – Cosa fare e cosa non fare

Il 28 aprile 2025, un blackout su vasta scala ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, lasciando milioni di persone senza elettricità per diverse ore. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto alla rete elettrica europea interconnessa, evidenziando quanto possa essere fragile l’infrastruttura energetica moderna. Anche se l’Italia non è stata coinvolta direttamente, il rischio esiste anche da noi e non va sottovalutato.

Il contesto italiano: siamo davvero pronti?

In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile riconosce i blackout come rischio potenziale. Il “Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico (PESSE)” prevede misure di coordinamento tra Protezione Civile, Terna e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), oltre all’uso di sistemi di allerta come IT-alert. Tuttavia, come dimostrano i precedenti storici, anche il nostro Paese ha vissuto momenti critici.

Blackout storici in Italia

28 settembre 2003 – Il più grande blackout italiano della storia recente
Un guasto alla rete svizzera, seguito da una cascata di errori nella gestione della rete interconnessa europea, provocò un blackout totale in Italia durato circa 12 ore. Furono coinvolti 57 milioni di persone. Le cause furono tecniche, ma mostrarono la vulnerabilità dei sistemi elettrici interdipendenti.

2004 e 2007 – Blackout localizzati per carico eccessivo
Anche in anni successivi si verificarono blackout estivi dovuti al sovraccarico delle reti durante le ondate di calore, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma.

Blackout regionali e temporanei si verificano ancora oggi durante eventi meteo estremi (es. nevicate, incendi, alluvioni), con impatti variabili da alcune ore a giornate intere in zone rurali.

E se il blackout fosse globale? L’evento di Carrington (1859)

Un riferimento importante viene dalla storia astronomica: il cosiddetto Evento di Carrington, la più potente tempesta solare geomagnetica mai registrata, avvenuta nel settembre 1859. Colpì la Terra con tale intensità che:

  • Le linee telegrafiche presero fuoco.
  • Gli operatori ricevettero scosse elettriche.
  • Le aurore boreali furono visibili anche nei Caraibi.

Se un evento simile colpisse oggi, secondo la NASA potrebbe mandare in tilt reti elettriche, satelliti, sistemi GPS, e internet globale, causando blackout su scala continentale per settimane o mesi. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diverse agenzie nazionali monitorano costantemente il sole per prevenire conseguenze simili, ma non esiste difesa perfetta contro eventi di tale portata.

Cosa accade durante un blackout esteso

Nel concreto, un blackout può causare:

  • Blackout informativo (nessuna connessione, telefoni fuori uso).
  • Blocchi nei pagamenti elettronici e ATM.
  • Stop nei trasporti pubblici.
  • Interruzione dei rifornimenti di carburante nei distributori.
  • Interruzione nella distribuzione d’acqua e alimenti freschi.
  • Interruzione della fornitura di gas.
  • Rischi per persone fragili che dipendono da dispositivi elettrici.

In caso di blackout

Radio a manovella multifunzione

Cosa fare

  • Mantenere la calma, valutare l’estensione del blackout.
  • Usare radio a batterie o manovella per ricevere notizie.
  • Limitare l’uso del cellulare e risparmiare energia.
  • Conservare acqua e cibo.
  • Staccare gli elettrodomestici sensibili dalla rete.


Cosa NON fare

  • Non usare generatori a combustione interna al chiuso (rischio di monossido).
  • Non muoversi in auto se non necessario (strade pericolose).
  • Non usare candele incustodite.
  • Non diffondere notizie non verificate: consultare solo fonti ufficiali (Protezione Civile, Terna, ARERA, IT-alert).

Come prepararsi in caso di Blackout

Torce di varia forgia e potenza

✓ Prima del blackout:

  • Preparare una scorta minima di:
    • Torce LED e batterie.
    • Power bank carichi.
    • Radio a manovella.
    • Scorte di carburante.
    • Scorte d’acqua e alimenti non deperibili.
    • Fornello di emergenza per poter cucinare (a gas o a combustibile solido\gel).
    • Kit di pronto soccorso e farmacia di emergenza.
    • Denaro contante in piccoli tagli.
    • Opzioni di riscaldamento alternative.
  • Piano di Emergenza Familiare
  • Conoscere i punti critici della casa: quadro elettrico, chiusura gas.
  • Installare luci solari da esterno che si possono usare anche dentro casa.
  • Procurarsi strumenti, attrezzi, utensili per cucinare manuali o a batteria.
  • Predisporre l’acquisto di generatori a combustibile (persino bi-fuel) o accumulatori di energia con pannelli solari.
  • Congelare delle masse d’acqua da usare come volano termico per frigo e congelatore.

✓ Durante il blackout:

Sistema di accumulo Bluetti
  • Rimanere calmi e informarsi tramite radio o app d’emergenza (se disponibili).
  • Evitare di intasare inutilmente i numeri delle emergenze se non necessario.
  • Evitare ascensori e spostamenti inutili.
  • Conservare la batteria del telefono.
  • Comunicare con eventuali vicini di casa per prestare mutuo soccorso.
  • Mantenere frigo e freezer chiusi.
  • Adoperarsi per attività ludiche e ricreative per intrattenere se stessi ed eventuali familiari.

✓ Dopo il blackout:

  • Controllare eventuali danni agli elettrodomestici.
  • Evitare il consumo di alimenti deperibili se la corrente è mancata per molte ore.
  • Fare il punto su cosa ha funzionato e cosa no nella propria preparazione.

Best Practice

Piccoli accorgimenti per agevolarvi nel momento dell’emergenza

In Casa

  1. Quando manca l’energia in casa, attendere qualche secondo rimanendo immobili per abituare gli occhi alla mancanza di luce, si eviteranno spiacevoli incidenti domestici.
  2. Posizionare in ogni stanza delle torce in punti di facile accesso, magari dotandole di adesivo fluorescente in modo da individuarle subito.
  3. Dotarsi di un telefono per rete fissa a filo, i cordless in mancanza di elettricità non funzioneranno.
  4. Dotare il router della rete fissa ed eventualmente anche un PC di un UPS, se la linea internet domestica è ancora attiva questo accorgimento vi consentirà di avere accesso alla rete.
  5. Se si hanno apparecchi elettromedicali per persone bisognose, pensare di dotarli di apparato di emergenza per consentirne l’utilizzo anche in questi casi.
  6. Prima di contattare l’azienda fornitrice del servizio elettrico, uscire fuori di casa e verificare se il blackout e generale o localizzato; di notte è più facile vedere manca elettricità ovunque poiché le luci cittadine non si riflettono su eventuali nubi in cielo, non si vedono i bagliori tipici delle zone metropolitane e si noterà un cielo stranamente più luminoso in caso di blackout generalizzato.
  7. Verificare se ci sono persone bloccate in ascensore. Se non c’è nessuno sarebbe opportuno mettere un cartello almeno al piano terra che lo conferma per evitare il reiterarsi dell’operazione. Se ci sono persone bloccate rassicuratele ricordando che c’è sempre aria nell’ascensore e non c’è mai pericolo di cadere e chiamate il 115.
Luce di Emergenza Lampeggiante
Triangolo di Emergenza Luminoso

In Auto

  1. Se si è alla guida, a patto che non sia un EMP, l’auto è funzionante e quindi provvista di elettricità.
  2. Se ci si accorge dell’improvviso blackout, accostare in un luogo sicuro il prima possibile, niente elettricità niente illuminazione stradale e niente semafori, attendere e verificare che non siano sopraggiunti incidenti.
  3. Tentare di contattare i familiari qualora siano ancora attive le linee telefoniche mobili e chiedere eventuali riscontri.
  4. Ascoltare le eventuali comunicazioni via radio.
  5. Se si conosce l’area che si sta percorrendo, scegliere l’eventuale percorso di ritorno a casa meno trafficato, se non si conosce la zona installare preventivamente una app di navigazione off-line in modo da poter avere un supporto di navigazione.
  6. Avere in auto una torcia a ricarica USB, una luce magnetica di segnalazione in caso di guasti sempre disponibile, eventuale cibo e acqua

Conclusione

Ricordiamo che se la Protezione Civile e le associazioni annesse, hanno divulgato questi consigli è per il semplice motivo che si verificano tutt’oggi incidenti a seguito di blackout.
Non tutti gli abitanti di un paese hanno le stesse condizioni casalinghe, c’è chi è più organizzato e chi è più indigente, per tanto vanno considerati sempre le situazioni peggiori.

  • Il blackout del 28 aprile è stato un promemoria per tutti: la rete elettrica è vulnerabile.
  • Prevenzione e consapevolezza sono le armi del prepper moderno.
  • L’autosufficienza non è paranoia: è responsabilità.

Dai blackout locali italiani al rischio di eventi geomagnetici globali, passando per il blackout iberico del 2025, una cosa è chiara: l’autosufficienza e la preparazione preventiva sono la chiave per affrontare eventi di questo tipo senza panico. L’obiettivo non è allarmare, ma educare alla resilienza, individuale e collettiva.

Come Associazione Italiana Prepper, riteniamo fondamentale promuovere una cultura della prevenzione attiva, in linea con i principi della Protezione Civile, ma potenziata da buone pratiche familiari e comunitarie. Condividi questo articolo, preparati oggi per non trovarti in difficoltà domani.

L'articolo Blackout – Cosa fare e cosa non fare proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi”

Psicosi da Iodio-profilassi

A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.

La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.

Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?

La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.

La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.

Quando è necessaria?

La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.

Conti alla mano

Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg
Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.

La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).

Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.

Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.

Link Utili:

Chi deve assumerlo?

Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.

Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?

La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:

Autorità sanitarie nazionali

  • Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
  • Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.

Protezione Civile

  • In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.

Aziende farmaceutiche autorizzate

  • In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.

Organizzazioni internazionali

  • Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.

Strutture locali nei pressi di centrali nucleari

  • In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.

Cosa fare in caso di emergenza:

  1. Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
  2. Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
  3. Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.

Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.

Nota: Limiti della iodioprofilassi?

L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.

Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.

Effetti collaterali?

Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
  • Reazioni allergiche (rare).
  • Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).

È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.

Conclusioni

La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.

ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.

L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

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La Stampante 3D nel Prepping e Survival: Una Risorsa Essenziale per l’Autosufficienza

Negli ultimi anni, la stampa 3D si è affermata come una tecnologia versatile e accessibile, trovando applicazioni anche in ambiti come il prepping e il survival. Grazie alla capacità di creare oggetti personalizzati su richiesta, questa tecnologia è diventata un alleato prezioso per chi cerca di essere autosufficiente e pronto ad affrontare situazioni di emergenza o isolamento.

Vantaggi della Stampa 3D per Prepper e Survivalisti

La stampante 3D offre una combinazione di autonomia, creatività e flessibilità che la rende ideale per la preparazione a scenari di emergenza. Alcuni dei principali vantaggi includono:

  • Creazione di oggetti su misura: è possibile produrre strumenti e attrezzature specifici per esigenze particolari.
  • Riduzione della dipendenza da fornitori esterni: permette di produrre ciò che serve senza necessità di acquistarlo.
  • Adattabilità ai materiali disponibili: molte stampanti 3D possono utilizzare materiali riciclati o biodegradabili, rendendo la tecnologia più sostenibile.

Applicazioni Pratiche della Stampa 3D nel Prepping e Survival

  1. Produzione di Utensili e Attrezzi
    • Strumenti di base: chiavi, ganci, cacciaviti e piccole pinze.
    • Pezzi di ricambio: per riparare attrezzature danneggiate o creare adattatori personalizzati.
    • Utensili da cucina: stampi per alimenti, mestoli o contenitori riutilizzabili.
  2. Materiale di Sopravvivenza
    • Trappole e ami: per caccia e pesca.
    • Supporti per il fuoco: accendi fuoco o custodie per pietre focaie.
    • Filtri per acqua: componenti per sistemi di filtraggio fai-da-te.
  3. Sistemi di Organizzazione e Stoccaggio
    • Contenitori personalizzati: scatole impermeabili o divisori per attrezzature.
    • Etichette: per identificare rapidamente categorie o ubicazioni nel magazzino.
    • Supporti modulari: scaffali o giunti per costruzioni leggere.
  4. Riparazioni di Emergenza
    • La capacità di stampare pezzi mancanti o di sostituire componenti danneggiati consente di mantenere operativa qualsiasi attrezzatura, anche in situazioni difficili.
  5. Accessori per Escursionismo
    • Moschettoni e ganci leggeri: per organizzare attrezzature durante i viaggi.
    • Custodie protettive: per elettronica, medicinali o strumenti di precisione.
    • Manici personalizzati: per migliorare la presa di attrezzi o armi.
  6. Contenitori per medicinali
    • scatole con scomparti personalizzati per pillole o garze.
    • pinze, bisturi in plastica, o supporti per stecche.
  7. Riparazioni improvvisate
    • La stampante 3D può produrre soluzioni rapide per riparare attrezzature rotte, come maniglie, cerniere, o connettori.
  8. Produzione di prototipi
    • Creazione di prototipi per attrezzi o dispositivi personalizzati, testandone l’efficacia prima di fabbricarli in materiali più resistenti.
  9. Giochi e svago
    • Creazione di oggetti per l’intrattenimento, come scacchi, dadi, o altri passatempi utili per alleviare lo stress durante un periodo di isolamento.
  10. Sostenibilità a lungo termine
    • Creazione di oggetti da materiali biodegradabili o riciclati, riducendo la dipendenza da risorse esterne.
    • Recupero di plastica per produrre il filamento necessario.

Sostenibilità e Riutilizzo

Uno degli aspetti più innovativi della stampa 3D è la possibilità di utilizzare materiali riciclati per creare nuovi oggetti. Ad esempio, vecchi contenitori di plastica possono essere trasformati in filamenti per stampanti, riducendo i rifiuti e assicurando un uso ottimale delle risorse.

Ciò è possibile procurandosi una particolare tipo di tramoggia-trituratore ed estrusore che trasforma questi scarti in filamento.
Un esempio sono le Filament Machine che trafilano le bottiglie di plastica in PET.

Prospettive Future: Oltre l’Emergenza

In un futuro orientato all’autosufficienza, la stampante 3D potrebbe diventare uno strumento cardine per costruire rifugi, produrre energia (ad esempio, supporti per pannelli solari o mini turbine) e creare sistemi agricoli come vasi o sistemi di irrigazione automatizzati.

Quale stampante acquistare?

La scelta di una stampante 3D dipende dall’uso che se ne intende fare e dal budget disponibile.
Ovviamente è sottinteso che vale il detto “chi più spende, meno spende”, nell’ottica di acquistare un prodotto valido che duri nel tempo.

Ecco una guida per a scegliere il tipo di stampante più adatto per prepping, survival e applicazioni simili:

Stampanti FDM (Fused Deposition Modeling)
Le stampanti FDM sono le più comuni e accessibili. Usano filamenti di plastica come PLA, ABS, o PETG.

  • Vantaggi:
    • Economiche.
    • Ampia disponibilità di materiali.
    • Perfette per utensili, contenitori e componenti di base, componenti meccaniche.
  • Svantaggi:
    • Necessità di rifiniture post-elaborazione.
    • Linee layer visibili.
    • Le stampanti FDM, specialmente quelle economiche, possono essere rumorose. Modelli più costosi o aggiornamenti possono mitigare questo problema.
  • Consigliate per te:
    • Creality Ender 3 V2: ottimo rapporto qualità/prezzo, facile da migliorare con modifiche.
    • Prusa i3 MK4: più costosa, ma estremamente affidabile e con ottima qualità di stampa.
    • Anycubic Serie Kobra: ideale per principianti, facile da configurare, affidabile.
Anycubic Kobra 2 Neo
Creality Ender 3 V2
Prusa i3 MK4

Stampanti SLA (Stereolithography)
Queste stampanti usano resina liquida solidificata da un laser per creare oggetti ad alta precisione.

  • Vantaggi:
    • Estrema precisione nei dettagli.
    • Perfetta per parti piccole e complesse.
  • Svantaggi:
    • Materiali più costosi e difficili da gestire (resine).
    • Meno adatta per oggetti di grandi dimensioni.
    • Necessitano di ulteriori apparecchiature come fissatori per terminare il lavoro.
  • Consigliate per te:
    • Elegoo Mars 4 Ultra: economica e precisa.
    • Anycubic Photon Mono X: grande area di stampa e alta qualità.
Anycubic Photon M3 MAX
Elegoo Mars 4 Ultra

Stampanti Multi-Materiale o Ibride
Se si ha bisogno di stampare oggetti con materiali diversi (es. plastica + gomma), considera una stampante multi-materiale.

  • Vantaggi:
    • Capacità di combinare flessibilità e resistenza.
    • Ideale per oggetti con parti mobili o finiture speciali.
  • Consigliate per te:
    • Prusa i3 MMU2S: aggiunge funzionalità multi-materiale a una Prusa standard.
    • Bambu Lab X1 Carbon: stampante di fascia alta per multi-materiale.
    • Anycubic Kobra 3 Combo: stampante di fascia alta per multi-materiale.
Prusa i3 MMU2S
Bambu Lab X1 Carbon
Anycubic Kobra 3 Combo

Stampanti Portatili o Compatte
Se si ha bisogno di una stampante 3D da usare in situazioni di emergenza o in mobilità (es. camper, campeggio), questi modelli portatili sono un decente compromesso, con tutti i pro e i contro annessi.

  • TRONXY CRUX1: leggera e compatta, perfetta per ambienti piccoli.
  • Creality CR-10 Mini: più versatile, ma comunque facile da trasportare.
  • Bambu Lab A1 Mini: compatta e versatile con possibilità di funzionamento in multi color.
Creality CR-10 Mini
TRONXY CRUX1
Bambu Lab A1 mini AMS lite

Budget e Considerazioni

  • < 300 €: Ideale per chi è alle prime armi. Modelli come Ender 3 o Elegoo Mars sono perfetti.
  • 300–600 €: Ottieni funzionalità avanzate e maggiore affidabilità.
  • 600+ €: Ideale per progetti complessi o necessità professionali.

Quanto sopra elencato è una panoramica di prodotti di punta dei marchi citati; ovviamente ci sono altri prodotti più economici anche se il consiglio cardine è di non scendere sotto i 200€ di spesa (alla data attuale), per in incorrere in un prodotto di scarsa qualità.

Accessori utili per il prepping

  • Filamenti resistenti: usa PETG per resistenza all’acqua o nylon per maggiore robustezza.
  • Stampanti con bed riscaldato: essenziale per materiali come ABS e PETG.
  • Kit di manutenzione: assicurati di avere utensili per calibrare e riparare la stampante,
    • spazzolino con setole metalliche fini per pulire l’estrusore.
    • chiavi idonee per eventuali riparazioni.
    • tronchese di precisione per pulire i lavori dalle sbavature e i supporti.
    • lime da modellismo.
    • alcool isopropilico per pulire il piatto di stampa.
    • panno in microfibra.
    • grasso di vasellina per lubrificare le rotaie.

Quali materiali usare?

I filamenti per stampa 3D sono materiali termoplastici utilizzati principalmente nelle stampanti FDM (Fused Deposition Modeling). La scelta del filamento dipende dall’uso finale dell’oggetto, dalle condizioni ambientali e dalle capacità della tua stampante. Ecco una panoramica sui principali tipi di filamenti, con i loro vantaggi, svantaggi e utilizzi:

  1. PLA (Polylactic Acid)
    • Descrizione: Biodegradabile, realizzato da materiali naturali come mais o canna da zucchero.
    • Pro:
      • Facile da stampare.
      • Adatto per stampe dettagliate e decorative.
      • Bassa temperatura di estrusione (~190-220 °C).
      • Inodore durante la stampa.
    • Contro:
      • Fragile, meno resistente agli urti.
      • Non adatto a condizioni di calore elevato (si deforma oltre i 50 °C).
    • Utilizzi: Prototipi, oggetti decorativi, modelli non strutturali.
  2. PETG (Polyethylene Terephthalate Glycol)
    • Descrizione: Un mix tra PLA e ABS, combina facilità d’uso e resistenza.
    • Pro:
      • Alta resistenza meccanica e chimica.
      • Buona flessibilità e durabilità.
      • Resistente all’acqua e ai raggi UV.
    • Contro:
      • Può creare “stringing” (filamenti sottili) durante la stampa.
      • Richiede una temperatura di estrusione più alta (~220-250 °C).
    • Utilizzi: Contenitori alimentari, pezzi funzionali, parti esposte all’esterno.
  3. ABS (Acrylonitrile Butadiene Styrene)
    • Descrizione: Termoplastico robusto, utilizzato in applicazioni industriali.
    • Pro:
      • Resistente agli urti e al calore (fino a ~100 °C).
      • Ideale per oggetti funzionali e strutturali.
    • Contro:
      • Richiede un piano riscaldato e una camera chiusa per evitare deformazioni.
      • Può emettere fumi tossici durante la stampa.
    • Utilizzi: Parti meccaniche, utensili, giocattoli (es. LEGO).
  4. Nylon
    • Descrizione: Materiale estremamente resistente e flessibile.
    • Pro:
      • Alta resistenza all’usura e agli agenti chimici.
      • Buona elasticità.
    • Contro:
      • Richiede temperature di stampa elevate (~240-270 °C).
      • Igroscopico (assorbe umidità, richiede conservazione in ambienti secchi).
    • Utilizzi: Ingranaggi, cerniere, parti strutturali.
  5. TPU (Thermoplastic Polyurethane)
    • Descrizione: Materiale flessibile ed elastico.
    • Pro:
      • Ottima elasticità e resistenza all’usura.
      • Resistente agli agenti chimici e alle basse temperature.
    • Contro:
      • Difficile da stampare, richiede impostazioni precise.
      • Velocità di stampa più lenta.
    • Utilizzi: Guarnizioni, manopole, scarpe, parti flessibili.
  6. PC (Polycarbonate)
    • Descrizione: Plastica robusta, trasparente e resistente al calore.
    • Pro:
      • Altissima resistenza meccanica e termica (fino a 110 °C).
      • Buona trasparenza ottica.
    • Contro:
      • Richiede temperature molto alte (~250-300 °C).
      • Difficile da stampare senza una camera chiusa.
    • Utilizzi: Lenti, custodie, componenti industriali.
  7. Filamenti compositi
    • Questi filamenti combinano materiali base (come PLA o ABS) con particelle aggiuntive per ottenere proprietà estetiche o meccaniche uniche.
      • PLA con fibre di carbonio: più leggero e rigido, ideale per parti strutturali.
      • PLA con legno: aspetto e sensazione simili al legno, per oggetti decorativi.
      • PLA con metallo: conferisce un effetto metallico, utilizzato per prototipi estetici.
      • Filamenti conduttivi: ideali per circuiti semplici e applicazioni elettroniche.
  8. Filamenti Speciali
    • ASA (Acrylonitrile Styrene Acrylate): simile all’ABS ma più resistente ai raggi UV, perfetto per oggetti esterni.
    • PVA (Polyvinyl Alcohol): usato come materiale di supporto solubile in acqua per stampe complesse.
    • HIPS (High Impact Polystyrene): altro materiale di supporto, solubile in limonene.
Esempio di DRY BOX

Consigli per la Conservazione

  • Molti filamenti, come PLA, PETG, ABS e Nylon, sono igroscopici, cioè assorbono umidità, che può compromettere la qualità di stampa. Conservali in sacchetti sigillati o con essiccanti è l’ideale.
  • Usare una dry box per mantenere il filamento asciutto se si stampa frequentemente.

Come Scegliere il Filamento Giusto

  1. Obiettivo: Determinare l’uso dell’oggetto (decorativo, funzionale, resistente).
  2. Condizioni ambientali: Oggetti esterni richiedono materiali resistenti ai raggi UV e all’acqua (es. PETG o ASA).
  3. Capacità della stampante: Verificare la temperatura di estrusione e la necessità di un piano riscaldato o camera chiusa.
  4. Esperienza: Se si è alle prime armi è il caso di iniziare con PLA.

Se hai un progetto specifico, fammi sapere e ti consiglierò il filamento migliore! 😊

Dove trovare progetti già pronti?

La domanda che sorge spontanea dopo tutte queste informazioni è: dove è possibile trovare eventuali progetti per cominciare a stampare?
Fortunatamente in rete sono presenti molti siti dove è possibile scaricare sia gratuitamente sia a pagamento moltissimi progetti già pronti.

Ecco una carrellata di link ben forniti:

makerworld.com/en
www.thingiverse.com
www.printable.com
www.cults3d.com
www.yeggi.com
https://www.makeronline.com/

Conclusioni

La stampa 3D rappresenta una rivoluzione per il prepping e il survival, offrendo soluzioni pratiche per prepararsi a qualsiasi imprevisto. Che si tratti di creare strumenti di sopravvivenza, pezzi di ricambio o sistemi per organizzare le scorte, questa tecnologia può fare la differenza tra dipendenza e autonomia in un mondo incerto. Investire in una stampante 3D e imparare a utilizzarla è un passo fondamentale per chi desidera essere davvero pronto a tutto.

Descrivere tutto ciò che si può fare con una Stampante 3D in un articolo è praticamente impossibile ma in rete fortunatamente ci sono valide community dove poter fare domande e trovare aiuto per diverse problematiche.

L'articolo La Stampante 3D nel Prepping e Survival: Una Risorsa Essenziale per l’Autosufficienza proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Portarsi sempre dietro Wikipedia

National Forest Service, Public domain, via Wikimedia Commons

Improvvisamente un blackout colpisce tutta la vostra zona. Le luci si spengono, gli elettrodomestici smettono di funzionare, presto anche i dispositivi a batteria si scaricheranno… Da bravi prepper avete sicuramente delle scorte e dei sistemi alternativi per cuocere e conservare il cibo, ma Internet non funziona, neanche da cellulare. Finalmente riuscite a prendere la linea con la vostra compagnia elettrica che vi risponde “non sappiamo quando riusciremo a ripristinare il guasto”. E ora?

Siete in viaggio in treno o in aereo. Il Wi-Fi che dovrebbe funzionare come pubblicizzato è estremamente lento, costoso e in definitiva irritante. E voi avete davanti a voi ancora 9 ore prima di arrivare a destinazione…

Non vedete l’ora di isolarvi nella vostra bella casetta al mare o in montagna. Un vero paradiso, alimentata a pannelli solari e batterie, pozzo e impianto di depurazione dell’acqua. Niente telefoni, niente internet, a malapena arriva la radio FM. Bellissimo no? Certamente, finché non ti accorgi che il libro che volevi portare è rimasto a casa…

Al giorno d’oggi avere accesso all’informazione di qualità (es. agli articoli di questo sito, ai forum specialistici, ecc) è una necessità difficile da ignorare. Ma nessuno dice che questo accesso debba necessariamente dipendere da Internet! Ecco allora il motivo di quest’articolo: come accedere alla più vasta fonte di informazioni su Internet, anche senza avere neanche uno straccio di connessione dati, completamente offline!

Wikipedia è la più grande e completa enciclopedia del mondo. Ogni giorno, ogni ora, migliaia di volontari da ogni parte del globo aggiungono, correggono e modificano innumerevoli articoli (sapevi che si può ascoltare il suono delle modifiche a Wikipedia?) producendo una mole di dati, citazioni, riferimenti e contenuti mai eguagliata. Ma Wikipedia ha anche tra le sue caratteristiche quella di essere votata a rendere l’informazione (di qualsiasi tipo) liberamente disponibile a tutti, facendo campagne per l’alfabetizzazione, per attirare volontari in paesi dove la censura ha un controllo sulle informazioni, e tanti altri progetti di questo tipo.

E tra le altre cose Wikipedia rende gratuitamente disponibili per essere scaricati tutti i contenuti di tutti i suoi progetti, in maniera che siano utilizzabili per ogni scopo, compresa la consultazione offline.

Va bene, ma allora di cosa abbiamo bisogno per consultare Wikipedia offline? Anzitutto di un semplice programma, gratuito e disponibile per moltissime piattaforme (Windows, MacOS, Linux, Android…) chiamato Kiwix.

Requisiti

Avremo anche bisogno di un supporto dove scaricare il database che effettivamente contiene tutti gli articoli di Wikipedia. Sono files molto grandi dell’ordine di decine o centinaia di GB, quindi io consiglio una pennetta USB abbastanza capiente (128 GB dovrebbero essere più che sufficienti) e di mettere in conto un po’ di tempo per scaricare il tutto. Non è una cosa che vorremmo fare all’ultimo minuto con la connessione dati del nostro telefono no? Sennò che prepper saremmo…

Il nostro scopo è quindi quello di creare una pennetta USB con dentro non solo il contenuto di Wikipedia (nella lingua e nel formato che ci interessa) ma anche il software per leggerlo, senza il bisogno di averlo già installato da qualche altra parte. Possiamo anche creare una pennetta con Kiwix per tutti i vari sistemi operativi, in modo tale che qualunque computer/telefono abbiamo a portata di mano possa diventare un reader per Wikipedia, anche se non lo abbiamo preparato prima!

Andiamo quindi alla pagina dei download di Kiwix e scarichiamo la versione che ci serve, a seconda del nostro sistema operativo:

Windows:

  • Andiamo sulla pagina https://kiwix.org/en/applications/ e dal menu a tendina selezioniamo “Windows”
  • Ci sono varie opzioni, alcune più avanzate di altre (PWA, link diretto da Microsoft Store, ecc). Noi invece clicchiamo sul tasto “Download” (quello con il Kiwi e la palla, per intenderci) e scarichiamo il file .zip
  • Una volta scaricato lo estraiamo sul dispositivo USB e saltiamo alla prossima sezione!

Linux

  • Andiamo sulla pagina https://kiwix.org/en/applications/ e dal menu a tendina selezioniamo “GNU/Linux”
  • Per il nostro scopo (un’installazione realmente portatile) clicchiamo su x86-64bit binaries e scarichiamo il file .appimage
  • Copiamolo sul dispositivo USB e diamogli i permessi di esecuzione (il modo più semplice e’ farlo tramite terminale con il comando chmod a+x kiwix-desktop_x86_64_2.3.1-4.appimage)
  • Saltiamo alla prossima sezione!

MacOS

  • Andiamo sulla pagina https://kiwix.org/en/applications/ e dal menu a tendina selezioniamo “IOS & MacOS”
  • Ci viene proposto il link per scaricarlo direttamente dall’App Store di Apple, facilissimo!
  • Saltiamo alla prossima sezione!

Scaricare Wikipedia!

Il modo più semplice per scaricare la versione di Wikipedia che vogliamo tenere sempre con noi è andare su https://library.kiwix.org/ 

Perché dico “la versione”? Perché in realtà ci sono molte versioni di Wikipedia: a partire da quelle nelle varie lingue, con o senza immagini, ecc. 

Oltretutto possiamo scaricare anche più versioni diverse e non solo Wikipedia: navigando su https://library.kiwix.org/ ci sono moltissime altre risorse che si possono scaricare e leggere offline, dategli un’occhiata!

Per il nostro esempio, abbiamo deciso di scaricare Wikipedia in Italiano quindi selezioniamo dai menu a tendina “Italiano” come lingua e “Wikipedia” come categoria. 

Vedremo subito che i primi tre risultati sembrano identici, a parte la dimensione. Questo perché Wikipedia mette a disposizione tre diverse “versioni” dell’archivio: 

  • Maxi: con immagini e articoli completi (la più grande, circa 23GB)
  • Mini: senza immagini e solo con le introduzioni ad ogni articolo (la più piccola, circa 10.45GB)
  • Nopic: completa ma senza articoli (circa 10.63GB)

Decidiamo per motivi di tempo di scaricare la versione “nopic”: clicchiamo sul tasto blu “Download – 10.53GB” e dal popup che compare clicchiamo su “Direct

Nota: come avrete intuito ci sono altre possibilità: scaricare altre versioni, altre lingue, altre tipologie di libri come Wikibooks o anche iFixit, scaricare tramite Torrent ecc. Se siete un pochino più smaliziati, sperimentate!

Una volta scaricato il file .zim lo copiamo sulla nostra pennetta USB, insieme al programma Kiwix che abbiamo scaricato prima.

Finalmente, leggiamo qualcosa!

  • Apriamo la cartella sulla nostra pennetta USB dove abbiamo salvato Kiwix ed eseguiamolo (dipende dal vostro sistema operativo, ad es. in Windows dobbiamo fare doppio click sul file kiwix-desktop)
  • Si aprirà una schermata abbastanza vuota, non scoraggiamoci, clicchiamo sull’icona “apri” in alto a destra e selezioniamo il file .zim che abbiamo appena scaricato e salvato sulla pennetta (wikipedia_it_all_nopic_2024-06.zim nel mio caso)
  • Appena aperto ecco che ci si presenta Wikipedia! Forse non proprio la stessa pagina iniziale a cui siamo abituati (non c’è una home page ma direttamente una lista delle categorie) ma possiamo comunque cercare, sfogliare, navigare, e così via. Tutto velocemente, gratis e senza bisogno di nessun collegamento a Internet!

Nei prossimi articoli:

  • Oltre Wikipedia: quali altre risorse?
  • Concetti avanzati: pennetta multipiattaforma, Kiwix portable, Kiwix server
  • Kiwix per i prepper!
  • Alternative a Kiwix

L'articolo Portarsi sempre dietro Wikipedia proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Piano di Emergenza Familiare – la prevenzione dei rischi in famiglia

Cos’è un Piano di Emergenza?

Chi lavora per un’azienda o fa volontariato presso enti di protezione civile si sarà spesso imbattuto nel cosiddetto P.E., o Piano di Emergenza.

Il Piano di Emergenza (PE) di un’azienda è un documento che definisce le procedure e le azioni da intraprendere in caso di emergenza all’interno di un’azienda e integra il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Nel caso della Protezione Civile, il Piano di Protezione Civile (PPC) comunale è l’insieme delle procedure operative necessarie per fronteggiare una calamità attesa sul territorio.

Questa è una pratica consolidata da anni che permette agli enti di soccorso di coordinarsi adeguatamente per gestire l’emergenza prevista nel PE.

Come si integra nel prepping?

Come già accennato nell’articolo sulla 72h Bag, nel 2007 la la F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency) ha convocato un convegno sulla gestione delle emergenze a seguito dell’uragano Katrina, che devastò l’area di New Orleans. Da questo incontro, molti paesi, inclusi quelli europei, hanno lavorato per creare un documento utile a ogni famiglia o individuo.

Infatti, sui portali istituzionali dedicati alle emergenze, è spesso disponibile un Piano di Emergenza Familiare, scaricabile gratuitamente. Questo documento racchiude tutte le procedure, pratiche e istruzioni che il nucleo familiare deve seguire durante un’emergenza, includendo sezioni compilabili come checklist, rubriche telefoniche e tessere I.C.E. (In Case of Emergency), da personalizzare in base alle proprie esigenze.

L’Italia come è organizzata?

In Italia, questo tipo di documento è principalmente un vademecum su “cosa fare in caso di…”, una versione scritta di quanto già presente sui siti del Dipartimento di Protezione Civile, Io Non Rischio, Croce Rossa Italiana, ecc. Online si trovano vari modelli, da semplici elenchi telefonici a documenti I.C.E., spesso composti da una o più pagine, ma manca un modello uniforme come in altri paesi europei.

Piano di Emergenza Familiare Svizzero

Tra i paesi europei, uno spicca per completezza e semplicità di compilazione: la Svizzera.

Il Piano svizzero, consultabile online, include i numeri di emergenza locali e offre un modello completo e semplice da seguire, consultabile a questo link.
Ovviamente questo PDF è valido per l’appunto per la Svizzera, infatti contiene i numeri delle emergenze relativi al paese.

La novità marchiata Associazione Italiana Prepper

L’Associazione Italiana Prepper ha sviluppato un documento che raccoglie le informazioni più utili presenti sui siti italiani, unificando in un unico documento pratiche di sicurezza e consigli delle principali organizzazioni. Il Piano di Emergenza Familiare (PEF) rappresenta un punto di riferimento per raccogliere e consultare informazioni utili, continuamente aggiornato e migliorato.

Come comunità prepper, ci si è posti il problema di come far confluire in un unico documento tutti quei consigli e buone pratiche di sicurezza dettate dalle organizzazioni di competenza, e renderli di facile consultazione e fruizione, ma anche di creare un fulcro che raccoglie tutte le informazioni utili che circolano in rete; ed è nato così il PEF ossia il Piano di Emergenza Familiare.

Il PEF dell’Associazione è scaricabile dal sito al seguente link.

Come creare il tuo Piano di Emergenza Familiare

Avere un Piano di Emergenza Familiare (PEF) non solo garantisce maggiore sicurezza, ma aiuta ogni membro della famiglia a sentirsi preparato in caso di imprevisti. Ecco alcune linee guida per organizzare un PEF efficace:

  1. Identificare i rischi specifici: Considera le situazioni di emergenza più comuni per la tua zona, come terremoti, alluvioni o incendi. Includi anche scenari legati ad altre emergenze, come interruzioni elettriche prolungate o situazioni sanitarie.
  2. Pianificare le vie di evacuazione e i punti di incontro: Disegna una mappa della casa e stabilisci le vie di uscita per ogni stanza. Decidi un punto di ritrovo sicuro fuori dall’abitazione dove i membri della famiglia possano riunirsi in caso di evacuazione.
  3. Preparare una lista di contatti di emergenza: Crea una lista aggiornata di numeri di emergenza, tra cui i contatti di familiari, amici, vicini e servizi essenziali (medico, ospedale, vigili del fuoco). Includi anche numeri locali e un contatto fuori città in caso di emergenze estese.
  4. Creare una “72h Bag” o kit di emergenza: Un kit di emergenza con gli elementi essenziali per almeno 72 ore, come cibo non deperibile, acqua, medicinali, torcia, batterie, caricabatterie per telefono e un kit di pronto soccorso, è fondamentale.
  5. Formare e informare tutti i membri della famiglia: Assicurati che ogni membro della famiglia conosca il piano e sappia come comportarsi in caso di emergenza. È utile organizzare delle esercitazioni periodiche per mantenere tutti aggiornati e preparati.
  6. Salvare e condividere il documento: Condividi il Piano di Emergenza Familiare con tutti i membri della famiglia. Archivialo in un luogo facilmente accessibile, come un’app di cloud storage e una copia fisica in un cassetto.

Aggiornare il PEF regolarmente

Le situazioni e le esigenze della famiglia possono cambiare nel tempo. È importante rivedere e aggiornare il PEF almeno una volta all’anno o quando avvengono cambiamenti significativi, come trasferimenti, nuovi membri della famiglia, o l’identificazione di nuovi rischi.

Conclusione

Avere un Piano di Emergenza Familiare ben organizzato è essenziale per affrontare con maggiore sicurezza qualsiasi situazione critica. Prepararsi e allenarsi può fare la differenza tra confusione e controllo in un momento di crisi, e ogni piccolo passo verso la preparazione può essere vitale.

L'articolo Piano di Emergenza Familiare – la prevenzione dei rischi in famiglia proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Bagagli per le Emergenze – Facciamo un po’ di ordine

Negli articoli precedenti abbiamo visionato ed analizzato diverse tipologie di equipaggiamenti, BOB, BOV, GHB, EDC, EDCE, 72h Bag, Baule delle Emergenze etc.

Ognuna di queste configurazioni hanno pro e contro a seconda delle situazioni che si posso presentare, ma al fine pratico il comune cittadino che si vuole organizzare per non farsi trovare impreparato quale bagaglio deve considerare per se e per il suo nucleo familiare?

Domanda più che lecita per destreggiarsi nel dedalo di termini ed equipaggiamenti; la risposta non è così scontata ma va ragionata anche per evitare inutili ridondanze e sovraccarichi deleteri.

Parliamo quindi di un equipaggiamento a più livelli (già discusso nell’articolo sulla tecnica dei livelli).

Livelli degli equipaggiamenti

Come primo livello dovremmo comunque tener conto della possibilità di provvedere alle nostre esigenze primarie (Riparo, Acqua, Salute, Cibo) anche nella situazione di perdita dei bagagli emergenziali principali, ben venga quindi l’EDCE tenendo sempre in considerazione che è un equipaggiamento emergenziale per tanto è per un periodo di tempo limitato al raggiungimento dello step successivo.

Il secondo livello è identificato dallo zaino o BOB o 72h Bag, che altro non è che un EDCE ma più esteso e ampio, atto a garantire una stanzialità più duratura ma sempre a livello individuale.

Il terzo livello è dedicato alla pianificazione di una gestione di tipo familiare, in questo caso conviene convergere le proprie scelte anche sul Baule delle Emergenze, ma con una variante che consente di non sovraccaricarsi di bagagli.

La variante in questione riguarda l’equa e ponderata distribuzione dei materiali al fine di avere una maggiore mobilità nel trasporto.

Cosa avere

Si ragionerà quindi sul togliere e mettere del materiale all’interno dei vari equipaggiamenti in modo tale da ridurre in primis la spesa e in secondo luogo gli ingombri ed il relativo peso.

Ecco i 2 elenchi a confronto:

Rimanendo sempre fedeli alle esigenze primarie più volte menzionate, nella BOB /72h Bag si possono inserire i materiali inerenti alla propria persona:

BOB e/o 72h Bag:

  • Riparo
    • Tarp
    • Impermeabile
    • Sacco a pelo
    • Bivvy Bag
    • Tappetino isolante
  • Acqua
    • Filtro portatile
    • Borraccia morbida
    • Compresse potabilizzatrici
  • Cibo
    • Borraccia metallica con gavetta
    • Fornellino pieghevole
    • Posate da campeggio
    • Acciarino + Accendino
    • Cibi pronti confezionati per almeno 3 giorni
  • Salute e Igiene
    • Cambio intimo per almeno 3 giorni
    • IFAK
    • Necessario per igiene personale
  • Comunicazione
    • Radio PMR
    • Eliografo
    • Fumogeno
    • Fischietto
    • Puntatore laser astronomico (verde)
  • Sicurezza
    • Copia chiavi di casa e auto
    • Copia documento
    • Foto di famiglia
  • Energia
    • Torcia frontale
    • Eventuali batterie
    • Powerbank + cavetti
  • Orientamento
    • Bussola
  • Attrezzature Utili e Varie
    • Zaino
    • Coltello
    • Cordame
    • Nastro telato
    • Multi-tool
    • Notes + Matita
    • Kit riparazione

Questo è un elenco epurato da altri oggetti da inserire nel Baule delle Emergenze.

Nel Baule delle Emergenze in vece inseriremo materiali per uso collettivo e/o familiare.

Baule delle Emergenze

  • Riparo
    • Telo occhiellato 6×4 m o Tenda da campeggio 4 persone
    • Telo impermeabile per fondo
    • Materasso gonfiabile
    • Sedie pieghevoli
    • Ombrello
  • Acqua
    • Filtri di ricambio per sistemi filtranti
    • Sacca 20/30 litri per alimenti
    • Compresse potabilizzatrici
  • Cibo
    • Pentole da campeggio
    • Fornellino pieghevole
    • Combustibile per fornello
    • Acciarino + Accendino
    • Cibi pronti confezionati e materie prime
  • Salute e Igiene
    • Cambio intimo per almeno 3 giorni
    • MFAK
    • Doccia portatile
    • WC portatile
    • Bidet portatile
  • Comunicazione
    • Radio AM/FM
    • Fumogeno
  • Sicurezza
    • Copia chiavi di casa e auto
    • Copia documento
    • Foto di famiglia
  • Energia
    • Faretto ricaricabile
    • Eventuali batterie
    • Caricabatterie 12v e 220v
    • Energy Box
    • Pannello Solare
  • Orientamento
    • Bussola
  • Attrezzature Utili e Varie
    • Pala pieghevole
    • Coltello
    • Cordame
    • Pry Bar
    • Nastro telato
    • Multi-tool
    • Guanti da lavoro
    • Sega pieghevole
    • Notes + Matita
    • Kit riparazione
    • Sacchi dell’immondizia

Un elenco abbastanza ampio che dovrebbe (si spera di nn dover mai usare) far fronte alle esigenze familiari per un nucleo familiare per un per un periodo di tempo di media durata.

Non solo attrezzi

Quasi sempre, quando si parla di attrezzature di emergenza, si trascura il settore abbigliamento.
I capi di vestiario svolgono un ruolo fondamentale in una situazione di critica, uscire di casa a gennaio solo con il pigiama o una tuta e non sapere quando sarà possibile rientrarvi non è il massimo del confort.

Ecco perchè quando si organizza o la 72h Bag o il baule delle emergenze bisogna curare attentamente il comparto vestiario, sia per se che per i membri del gruppo/famiglia per i quali si è allestito l’equipaggiamento.

Partendo con ordine; la prima cosa da fare è creare diversi kit di abbigliamento, uno per il freddo e uno per il caldo, con qualche capo intermedio che consenta di non eccedere nei 2 range di temperatura.

Quando fa freddo

Per il clima freddo vale sempre il discorso del vestirsi a cipolla o a strato in modo da togliere prima il più pesante fino ad arrivare al capo più leggero, uno schema a strati utile da seguire è il seguente:

  1. Intimo Termico (Base Layer);
  2. Maglia in pile pesante (Softshell);
  3. Giubbotto impermeabile traspirante (Hardshell);
  4. Pantaloni cargo idrofobi e ripstop;
  5. Mutande di ricambio;
  6. Calze in lana;
  7. Kefiah;
  8. Guanti invernali;
  9. Cappello in lana;
  10. Scarponcini da trekking invernali idrofobi.

Quando fa caldo

Quando arriva la bella stagione arriva anche il caldo e di conseguenza cambiano le esigenze, si cerca di essere più leggeri per stare più freschi ma allo stesso te

mpo bisogna evitare la disidratazione e le ustioni da colpo di sole.
Di seguito un elenco di possibili capi da avere nel bagaglio emergenziale:+

  1. T-Shirt possibilmente di colore chiaro;
  2. Almeno 2 T-Shirt di ricambio;
  3. Pantaloncini cargo e pantaloni cargo lunghi leggeri;
  4. Mutande di ricambio;
  5. Calze di cotone e ricambio;
  6. Cappello a tesa larga e circolare tipo jungle;
  7. Kefiah;
  8. Scarpe da trekking estive.

Nella situazione estiva, conviene avere almeno 3 cambi di intimo al fine di evitare l’insorgere di eventuali infezioni e disagi dovuti all’uso prolungato degli abiti sporchi.
Il cappello modello jungle è utile al fine di proteggere dall’irraggiamento solare le parti sensibili della testa come nuca, tempie e ovviamente la parte anteriore, in poche parole una protezione a 360° della testa.

Best Practice

  • Come consigli utili si propone la conversione delle attrezzature elettroniche a ricarica USB al fine di avere un unica soluzione di ricarica e quindi risparmiare spazio.
  • L’equipaggiamento medico, DA RICORDARE, deve essere commisurato alle esigenze personali e ciò che si sa usare.
  • Controllare periodicamente l’attrezzatura e i prodotti, scadenze, livelli di carica delle batterie, usura, eventuali malfunzionamenti in modo tale da non trovare brutte sorprese non momento del bisogno.
  • La sola attrezzatura non basta a garantire la buona gestione di una emergenza, la pianificazione ha un ruolo di primo piano per non avere problemi, quindi è importante pianificare le azioni che ogni membro della famiglia deve saper fare in situazioni critiche improvvise. Quindi stabilire un “PIANO DI EMERGENZA FAMILIARE” è di fondamentale importanza.

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E.D.C.E. – EveryDay Carry Emergency

Di EveryDay Carry se ne parla moltissimo e ognuno ha la sua personale configurazione in base alle proprie esigenze.

Sagoma con interferenze (F1)

In seno all’associazione (durante i ritrovi e i corsi) è emerso sempre più l’aspetto dell’emergenza improvvisa, quella che capita mentre si va al supermercato dietro casa, quando si rientra da lavoro e la macchina si ferma all’improvviso, etc.

In tal senso si è evidenziata l’ipotesi di non avere o perdere il proprio bagaglio (G.H.B., E.D.B. etc.), in questo caso si rischia di essere completamente sguarniti o di avere oggetti non propriamente utili per affrontare una emergenza di media entità come ad esempio:

  • un temporale improvviso,
  • una camminata più lunga del previsto in una zona sprovvista di servizi essenziali come può essere una zona di campagna.

Certo il concetto di survival, il quale prevede situazioni simili, dovrebbe prevalere mettendo in pratica nozioni e conoscenze che mirano all’essenzialismo e all’uso di un unico strumento, ossia la propria conoscenza. Però c’è da dire che tutti dovrebbero (cosa molto utopica) quantomeno frequentare dei corsi e fare molta pratica, ma non è propriamente così, ed è qui che il prepping mette una toppa alla mancanza di addestramento.

Sagoma priva di interferenze (F2)

In questo articolo espanderemo il concetto di E.D.C. ad E.D.C.E. ossia EveryDay Carry Emergency.

“Everyday Carry Emergency” si riferisce agli oggetti e agli strumenti che una persona porta con sé quotidianamente per affrontare situazioni di emergenza o impreviste.
Questi oggetti sono stati selezionati per fornire supporto e assistenza durante eventi emergenziali.

Un Everyday Carry Emergency può includere una varietà di oggetti, a seconda delle esigenze e delle circostanze individuali.

È importante personalizzare l’Everyday Carry Emergency in base:

  • alle proprie esigenze;
  • all’area geografica;
  • alle potenziali minacce;
  • alle situazioni di emergenza a cui ci si può trovare.

Avere un kit di EDCE può fornire una maggiore sicurezza e preparazione in caso di eventi inaspettati.

Premessa “importante”, l’E.D.C., per come è concepito dall’A.I.P., è tutto ciò che può essere indossato senza l’ausilio di borse, zaini, tracolle, ossia l’esclusione di tutto ciò che sporge dalla sagoma umana (F2), poiché tali oggetti possono causare interferenza (F1) con l’attività che si va a compiere, o persino attirare l’attenzione di qualcuno non animato da buone intenzioni.

In uno dei primi articoli si è parlato di una dotazione “basilare” da tutti i giorni, alla quale si aggiungono i seguenti oggetti che comunque rispettano i criteri di poliedricità di utilizzo, poco ingombro e soprattutto tiene conto delle esigenze primarie di ogni individuo che sono:

  1. Riparo
  2. Acqua
  3. Cibo
  4. Igiene e Salute
  5. Illuminazione
  6. Energia
  7. Comunicazione
  8. Segnalazione e Orientamento
  9. Denaro
  10. Sicurezza
  11. Utensili e Riparazione
  12. Fuoco
Configurazione base (F3)

Piccola premessa: questa configurazione è prettamente indicativa, e come tale può essere modificata a piacimento.

Di seguito un refresh degli oggetti del precedente articolo (F3):

  • Chiavi di casa e\o auto
  • Torcia
  • Portafoglio
  • Cellulare
  • Power-bank
  • Accendino
  • Cordino
  • Matita e block-notes
  • Fischietto
  • Fazzoletti
  • Multi-Tool

A questa dotazione si potrebbe aggiungere (F4, F5):

  • Metallina
  • Poncho di emergenza
  • Sacco a pelo di emergenza (*)
  • Bandana o Kefiah
  • IFAK
  • Mini torcia ricaricabile
  • Rifugio di emergenza (*)
  • Mini kit cucito
  • M.U.S.T.
  • Mini kit survival
  • Cannuccia filtrante e compresse potabilizzatrici
  • Penna USB
  • Acciarino
  • Snack vari
  • Bussola
  • Braccialetto multi-tool
  • Swiss Card
  • Salviettine igienizzanti
  • Nastro Telato
  • Nastro isolante
  • Nastro di carta
  • Bic in metallo
  • Pennarello indelebile
  • Elastici
  • Mini Pry-Bar
  • Cordame vario
  • Stick Colla a caldo
Upgrade (F4)
Upgrade (F5)

Un allestimento del genere potrebbe prevedere l’uso di un borsello facendo decadere la premessa iniziale di avere tutto indossato, e qui subentra il fattore abbigliamento. Motivo per cui non è presente una borraccia.

Piccola parentesi, a mali estremi la borsa più idonea da utilizzare è la pouch slim da cintura poiché l’ingombro è ridotto essendo molto sottile e causa meno intralcio nei movimenti di un bagaglio più voluminoso, magari con un aspetto che non dia troppo nell’occhio.

Più volte si è citato l’uso di pantaloni cargo per via delle numerose tasche nelle quali riporre svariati materiali, in quest’ottica anche l’ausilio di gilet tipo da pescatore, una giacca con diverse tasche, consente di distribuire in maniera più equilibrata e soprattutto di occultare la presenza di oggetti che potrebbero o essere persi o attirare l’attenzione di occhi indiscreti.

L’abbigliamento va ovviamente commisurato con in base alla stagione, di conseguenza anche parte del materiale può essere omesso, soprattutto nelle stagioni calde dove il ripararsi dal freddo non è contemplato.
Nel secondo elenco di materiale, alcuni oggetti sono contrassegnati con un asterisco (*), questo perché seguendo il discorso delle stagioni, sono oggetti che non sono indispensabili nelle stagioni calde.

N.B. Non compaiono strumenti per la difesa personale; osservando la foto F3 si può notare un mazzo di chiavi abbastanza corposo, usando un po’ di fantasia e facendo riferimento ad un celebre aforisma “tutto può diventare un’arma”, è facile trarre le dovute considerazioni, ovviamente la soluzione migliore per antonomasia e “rimanere quanto più possibile alla larga dai guai”.

Altri oggetti i quali sarebbe buona norma avere, memori anche della pandemia di COVID che è appena trascorsa, sono:

  • 2 paia di guanti in nitrile
  • 1 o 2 mascherine FFP2
  • flacone di gel mani

Non necessariamente in previsione di una nuova pandemia ma semplicemente perché è una sana prassi igienica, gli operatori sanitari e i volontari delle associazioni di croce rossa lo fanno da anni, tant’è che anche lontani dal servizio non si separano da questi oggetti.
Possono essere tranquillamente contenuti nell’IFAK

Considerazioni Finali

Dopo questa carrellata di oggetti, i più scettici diranno che è impossibile indossare tutto questo materiale solo con l’ausilio delle tasche.

Ebbene a favore di questo articoli vi mostriamo al seguente link come è possibile indossare in maniera totalmente discreta tutti questi oggetti.

N.B. Discorso multi-tool e coltelli rimane invariato in base alla normativa vigente, ossia il porto deve contemplare il giustificato motivo così come il trasporto che deve avvenire nelle modalità previste. Nessuno vieta di avere il moulti-tool con lama, ma va da se che in caso di controllo delle FF.OO. potrebbero sorgere non pochi problemi.

Per tanto l’Associazione Italiana Prepper non si assume responsabilità per il mancato rispetto delle leggi in vigore.

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Ordinaria Sopravvivenza – Richard Evelyn Byrd

Storia di un isolamento estremo

Richard E. Byrd è stato un ammiraglio, aviatore ed esploratore statunitense. Era nato nel 1888 e tra le due guerre mondiali partecipò a diverse spedizioni polari. Per una di queste, nel 1934 Byrd passò più di 100 giorni da solo in Antartide, in una baracca coperta dalla neve, mentre fuori era sempre notte.

Byrd – un discendente di John Rolfe, il famoso colono britannico che aveva sposato la nativa americana Pocahontas – studiò all’accademia navale e dopo la Prima guerra mondiale, durante la quale prestò servizio per la Marina statunitense, si interessò di aviazione. Nel 1921 si offrì volontario per tentare la prima traversata aerea senza scali dell’oceano Atlantico, dagli Stati Uniti alla Francia. Il progetto però fu sospeso e Byrd finì con l’interessarsi di esplorazioni artiche. Durante un viaggio verso la Groenlandia conobbe l’aviatore Floyd Bennett, col quale nel 1926 decise di sorvolare il Polo Nord, una cosa che ancora non aveva fatto nessuno. Non si è mai capito se ci riuscirono davvero o se invece ci andarono solo vicini (si parla di possibili calcoli sbagliati e c’entrano alcuni appunti cancellati da un diario di Byrd), ma al tempo l’impresa ebbe una notevole risonanza.

Nel 1927 Byrd riuscì a sorvolare l’Atlantico (seppur con qualche settimana di ritardo rispetto a Charles Lindbergh) e nel 1929 sorvolò il Polo Sud (primo al mondo e in questo caso senza grandi dubbi sull’impresa). Insomma, alla fine degli anni Venti Byrd era un personaggio notevole: erano state fatte parate in suo onore, era stato alla Casa Bianca e l’allora presidente Calvin Coolidge gli aveva conferito la Medaglia d’onore, la più alta onorificenza militare statunitense. Ormai quarantenne, avrebbe potuto mettersi comodo e godersi fama e successo.

E invece no, nel 1933 organizzò una nuova spedizione antartica. Partendo da Little America, una piccola base sulla costa del continente antartico, e accompagnato da decine di altri compagni d’avventura, compresi molti cani da slitta e persino una mucca, Byrd voleva esplorare e studiare via terra il continente. Fu durante quella spedizione che Byrd si chiese se non fosse il caso di passare l’intera notte antartica, che va da aprile a ottobre, in isolamento tra i ghiacci, con lo scopo di raccogliere dati scientifici in posti in cui, d’inverno e per così tanto tempo, nessuno era mai stato prima.

Come ha raccontato il New York Times, all’inizio Byrd pensò che a quell’isolamento avrebbero potuto partecipare tre persone, ma decise poi che «la spedizione non poteva permetterselo». Considerò quindi se fosse il caso di fare la missione con un solo compagno, scartando però anche questa ipotesi in quanto «due uomini, chiusi per sei mesi al buio e al freddo, probabilmente avrebbero finito con l’ammazzarsi». Dato che era il capo della spedizione, non se la sentì di cercare eventuali volontari: decise che a isolarsi sarebbe stato proprio lui, nonostante un infortunio alla spalla dal quale ancora non si era del tutto rimesso.

Sappiamo quello che successe in seguito grazie ad Alone, un libro pubblicato anni dopo da Byrd, e nel 1948 pubblicato in Italia da Bompiani con il titolo Solo. Nel libro Byrd raccontò che decise di sfruttare l’occasione per sperimentare la vera solitudine, leggere tutti i libri che non aveva potuto leggere e ascoltare in santa pace un po’ di musica classica dal giradischi che decise di portarsi appresso. Era anche curioso di provare a vivere esattamente come avrebbe voluto, senza dover rispondere di niente a nessuno. «Non ne sono certo ora che è passato tutto questo tempo», scrisse, «ma forse desideravo sperimentare un’esistenza più rigorosa di quella che avevo conosciuto fino a quel momento».

Negli ultimi giorni del marzo 1934 Byrd raggiunse in aereo il luogo del suo isolamento, dove altri avevano già portato scorte e strumenti che gli sarebbero serviti per sopravvivere. Era una stanza ricavata sotto la neve, così da essere riparata dai forti e gelidi venti, con una specie di botola sul soffitto per poter uscire e con annessi una serie di corridoi nella neve in cui lasciare le provviste: tanta verdura essiccata e un po’ di carne di foca, tra le altre cose. Il tutto a centinaia di chilometri dai pochi essere umani che sarebbero rimasti a Little America (e a loro volta a migliaia di chilometri dal resto del mondo), sapendo che una volta scesa la notte non ci sarebbe stata possibilità di spostarsi. Fino a ottobre nessun aereo avrebbe potuto volare fino a dove si trovava Byrd, che tra l’altro aveva imposto agli altri membri della missione di non tentare eventuali missioni di soccorso.

Byrd vide il sole tramontare un’ultima volta il 12 aprile e, secondo quanto scrisse nel libro, i primi giorni passarono in relativa tranquillità. Dopo circa un mese le cose si fecero più complicate sotto diversi punti di vista, anche perché Byrd si rese conto che la sua stufetta a olio lo stava lentamente intossicando con il monossido di carbonio. «Ogni giorno», ha scritto il New York Times «si trovò a dover scegliere tra la possibilità di scaldarsi, e forse morire intossicato, oppure respirare in sicurezza, rischiando però il congelamento».

Nel libro Byrd raccontò come passava il tempo, e scrisse che ogni tanto provava anche a uscire all’aperto: solo che era un territorio buio e inospitale, in cui c’era il rischio di perdersi o cadere in qualche crepaccio. Una volta gli capitò di tornare da una “passeggiata” e scoprire che la botola da cui avrebbe dovuto passare per rientrare nel suo rifugio era ghiacciata. Riuscì a rientrare solo trovando – nel buio e nel freddo polare – un badile con cui far leva sulla botola. Tra l’altro, Byrd scrisse anche di esser così debole da non riuscire in certi casi ad aprire la botola nemmeno dall’interno. Secondo alcune sue stime, arrivò a perdere quasi 30 chili.

«Non mi ero preparato», scrisse Byrd, «alla scoperta di quanto un uomo possa allo stesso tempo avvicinarsi alla morte senza morire o voler morire». In un difficile giorno di inizio giugno si annotò questo pensiero: «La parte oscura della mente umana sembra essere un’antenna capace di sintonizzarsi sui pensieri negativi che arrivano da ogni dove».

Tra le tante e grandi difficoltà che attraversò, nel libro c’è anche spazio per quelli che il New York Times ha definito momenti più «lirici», per esempio quelli in cui Byrd descrive le aurore che riusciva a vedere nel cielo sopra la sua botola.

Il 5 giugno si ruppe il generatore elettrico che gli serviva, tra le altre cose, per far funzionare una radio, ma gliene restava comunque una di emergenza, che poteva avviare a pedali e dalla quale poteva mandare messaggi in codice Morse ai colleghi che nel frattempo erano a Little America. Nonostante Byrd avesse detto loro di non farlo, a giugno alcuni di loro provarono a raggiungerlo, probabilmente insospettiti dalla scarsa lucidità di alcune sue comunicazioni. Provarono due volte, ma fallirono.

Facendo un terzo tentativo, tre uomini della missione riuscirono infine ad arrivare da Byrd l’11 agosto. «Lui li accolse offrendo loro un piatto di zuppa», ha scritto il New York Times, «poi collassò al suolo». I quattro restarono nel rifugio alcune settimane, in attesa che arrivasse il sole e qualcun altro potesse raggiungerli.

Nel 1938 Byrd pubblicò Alone, che ebbe grande successo, non solo negli Stati Uniti.

Nel 1939 decise di prendere parte a una nuova missione antartica, ma nel marzo 1940 fu richiamato negli Stati Uniti per via della Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra riuscì comunque a guidare una nuova spedizione, compresa la prima delle numerose operazioni “Deep Freeze“. Nel 1954 fu ospite di una trasmissione televisiva americana. «Ora su un aereo di linea puoi volare sopra il Polo Nord e sorseggiare intanto un cocktail», disse l’intervistatore, prima di chiedergli se ci fossero ancora, nel mondo, luoghi inesplorati. Byrd rispose che il Polo Nord «stava diventando sempre più affollato» e disse che l’Antartide già era e sempre più sarebbe diventato il più importante posto al mondo per la ricerca scientifica.

Byrd morì nel sonno, forse per problemi cardiaci, a 68 anni, l’11 marzo 1957.

Fonte “Il Post”

L'articolo Ordinaria Sopravvivenza – Richard Evelyn Byrd proviene da Associazione Italiana Preppers.

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Kit Riparazioni – di cosa si tratta e cosa contiene?

Di cosa si parla?

Più volte si è citato, nei precedenti articoli, di un famigerato kit di riparazione o di materiale per le riparazioni.

Ma di preciso, in cosa consiste questo kit? Di che materiali parliamo.
Molto semplicemente si parla di oggetti e materiali che comunemente si usano in casa proprio per effettuare riparazioni di diverso genere, per tanto averli con se potrebbe essere una valida idea per evitare spiacevoli inconvenienti.

In ufficio, in auto, in autobus, mentre si cammina in città, durante una escursione ect.; sono tutte situazioni comuni in cui la rottura di un oggetto a noi utile può causare problemi più o meno gravi.

Basti pensare alla rottura di un bottone o dei lacci delle scarpe, un infradito rotto, uno zaino che si strappa, una foratura sul gommone o un salvagente, un bendaggio di emergenza o un cerotto improvvisato.

Le situazioni sono innumerevoli, ma tutte (o quasi) che possono essere risolte con pochi, semplici e poco ingombranti oggetti.

Lista degli oggetti

Gli oggetti si possono suddividere in 2 categorie, minuterie e materiali da riparazione

Minuteria

Minuterie:

  • Anelli portachiavi;
  • Graffette;
  • Chiodini da calzolaio;
  • Viti varie;
  • Rondelle;
  • Dadi e bulloni di piccole dimensioni;
  • Puntine da disegno;
  • Viti ad anello;
  • Cavicchi di legno;
  • Elastici.

Materiali da riparazione:

Materiali da riparazione
  • Nastro telato (Duct Tape es.);
  • Filo metallico;
  • Foglio di stagnola;
  • Lama trapezoidale da cutter;
  • Nastro isolante;
  • Nastro di carta;
  • Colla a caldo;
  • Colla cianacrilica (Loctite es.);
  • Fascette da elettricista
  • Spille di sicurezza (Balia);
  • Fili ad alta resistenza di varia sezione e metratura;
  • Ago da cucito;
  • Assorbente interno;
  • Pasta modellabile (Plastimorph es.)
  • Mastice adesivo modellabile (Sugru es.);
  • Foglio di carta ripiegato;
  • Lenza da pesca;
  • Filo in kevlar.

Ma come si usano?

Cominciamo dai materiali da riparazione.

Nastro telato

Il famosissimo Nastro Americano\telato\duct tape, capostipite delle attrezzature prepper, ha innumerevoli usi riguardo alle riparazioni, sfruttando le sue capacità di elevata aderenza, resistenza alla trazione e impermeabilità.
Si possono creare toppe per riparare strappi in materassini gonfiabili, stivali, tende, scarpe, contenitori, gommoni.
Tenere insieme eventuali parti di carrozzeria dell’auto che si è staccata, come ad esempio i paraurti, addirittura turare falle nei manicotti in gomma del radiatore dei veicoli.
E’ possibile tamponare le crepe dei vetri per evitare rotture improvvise, chiudere le falle in una imbarcazione e tubature di diverso genere, fermare in maniera salda un bendaggio o uno steccatura di emergenza.
Tagliato a forma di fiocco può diventare uno steril strip per le ferite sanguinanti.
Creare una barella di emergenza, un contenitore per l’acqua, in poche parole tutto ciò che la propria creatività può originare.

Spille di sicurezza (Balia)
Utili per fissare eventuali bendaggi, tenere insieme il pantalone se salta il bottone, come tirante per la zip.
Ne esistono di diverse misure.
Filo metallico
Questo elemento consente legature molto robuste in più, essendo conduttore elettrico, è possibile effettuare piccole riparazioni elettriche.
Adeguatamente modellato può fungere da uncino per recupero di oggetti caduti in tombini, scarichi etc.
Nastro di carta
Il classico nastro da mascheratura per verniciatura, utile come post-it.
Fascette da elettricista
Non solo per tenere insieme oggetti, ma anche per riparare eventualmente lacci per le scarpe rotti, legare in generale.
Colla cianacrilica (Loctite es.)
La storica Super Attack, incollaggi rapidi per eventuali scarpe, sandali, parti solide che devono rimanere insieme.
Colla a caldo
In combinazione con un accendino, consente di incollare e sigillare molte tipologie di rotture.
Nastro isolante
Come dice la stessa nomenclatura, isola elettricamente eventuali cavi elettrici scoperti, oltre a doti di resistenza per medicazione ed essendo altamente infiammabile, può assolvere i compiti di esca per il fuoco.
Foglio di stagnola
Essendo metallico può assolvere alle stesse funzioni del filo metallico, ma essendo un foglio può essere usato anche come contenitore di emergenza.
Lama trapezoidale da cutter
In mancanza di un utensile da taglio, può tornare utile, ma attenzione ad usarlo adeguatamente.
Pasta modellabile (Plastimorph es.)
E’ una pasta che si presenta in piccole sfere, scaldando dell’acqua e versando le sfere al suo interno, queste incominceranno ad ammollarsi e a costituire una sorta di pasta modellabile per riparare e ricostruire.
Fili ad alta resistenza di varia sezione e metratura
Le sezioni più grandi (3 mm e più) possono tornare utili per legare, o sostituire fili rotti, quelle più sottili insieme ad un ago tornano utili per effettuare cuciture.
Mastice adesivo modellabile (Sugru es.)
Come per il plastimorph, questo mastice serve a costruire e riparare ma si presenta malleabile a temperatura ambiente, è imbustato poiché a contatto con l’aria comincerà a indurirsi.
Ago da cucito
Come scritto per il filo, è utile per cucire o per estrarre corpi estranei dalla pelle.
Assorbente interno
Non solo per l’uso per cui è nato, ma anche per tamponare una epistassi nasale o come esca per il fuoco.
Foglio di carta ripiegato
Per prendere appunti o semplicemente per accedere un fuoco-
Lenza da pesca
Utile per effettuare legature molto resistenti e invisibili.
Filo in kevlar
Resistente come l’acciaio, resistente alle alte temperature, le sezioni grandi possono tornare utili come sega a filo improvvisate.

Discorso simile per la minuteria, la quale assolve principalmente lo scopo per cui è nata.

Fatto salvo per qualche oggetto che può avere una molteplice funzione.

Di seguito alcuni esempi.

Una attenzione particolare va a tre oggetti, le graffette ferma fogli, gli elastici e i cavicchi in legno.

Il primo oggetto è stato reso celebre dalla famosa serie TV degli anni 80 “Mac Gyver”, il cui protagonista riusciva a fare tutto o quasi con le graffette, aprire serrature (cosa vera), creare inneschi esplosivi etc.

Ma anche estrarre una SIM dal cellulare o realizzare un amo, un uncino che attaccato ad un filo consente di ripescare un oggetto caduto in un posso poco accessibile, ma con un po’ di inventiva possono diventare anche dei supporti per smartphone, un oggetto per ripararne altri, sostituire la linguetta del cursore di una zip e molto altro.

I cavicchi in legno principalmente servono come elemento di giunzione per le parti in legno di un mobile ma all’occorrenza possono essere ottime esche per il fuoco se sfilacciati con un una lama, o diventare dei bottoni improvvisati, dei tappi per occludere un foro.
Comunque la loro funzione di giunzione e occlusiva li rendono un valido supporto.

Gli elastici classici per tenere insieme oggetti di diversa natura hanno l’ulteriore funzione di essere delle ottime esche per il fuoco.

Conclusioni finali

Come si è potuto evincere, si è circondati di oggetti che per quanto banali possono risolvere situazione critiche.

Aggiungere magari una scatolina di quelle metalliche per le caramelle ma con questi oggetti è una idea da non sottovalutare.

L'articolo Kit Riparazioni – di cosa si tratta e cosa contiene? proviene da Associazione Italiana Preppers.

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