Il 31 dicembre è scaduta l’ultima proroga della cassa integrazione, per cessazione di attività, relativa agli ex movimentatori in capo alla società HCLOG. Cassa integrazione ottenuta, dopo la chiusura dell’appalto tra il nuovo proprietario XCA e la società di Milano, attraverso i numerosi tavoli di confronto in Regione. Nonostante l’evidente “giusta causa”, cioè la chiusura dell’appalto, la società HC Log non ha ancora formalizzato i licenziamenti ma ha deciso di inviare, ai lavoratori, delle lettere di trasferimento in altre Regioni presso ipotetici appalti alternativi. Gli operai hanno deciso di impugnare tali trasferimenti dando la propria disponibilità a proseguire il lavoro presso il piazzale il Faldo. Perché, a nostro avviso, il punto è proprio questo. XCA deve assumersi la responsabilità di questi “licenziamenti” e assorbire tutta la forza lavoro presente nello storico appalto. Oltre ad una responsabilità sociale esiste anche un obbligo giuridico. In questo senso siamo venuti a conoscenza che una parte della movimentazione esterna è stata data ad un’altra società che sta assumendo, tramite agenzie interinali, nuovo personale. Come mai non sono stati assorbiti questi lavoratori? Oppure gli operai precedentemente licenziati dalla Sardi Service? Continuiamo a denunciare una gestione opaca del sistema di appalto all’interno del piazzale. Gestione che non ha mai tenuto in considerazione le clausole sociali dell’art 42 del CCNL Logistica e trasporti e dell’art 2112 del Codice Civile. Si cessano gli appalti senza riassorbire la forza lavoro, si assume nuovo personale attraverso soggetti diversi. Si applicano contratti nazionali diversi da quello di riferimento. Una vera e propria giungla. La HC Log, se vuole chiudere il rapporto di lavoro con i suoi dipendenti, faccia quello che la Legge impone. Mandi le lettere di licenziamento. Come USB siamo contrari a sottoscrivere accordi che vadano a “salvaguardare” ancora una volta una gestione non trasparente nel settore della logistica.
L’industria di produzione carni di Montescudaio utilizza centinaia di lavoratrici in appalto applicando il CCNL Multiservizi: dopo scioperi, esposti e anche una perquisizione della Guardia di Finanza, la dirigenza ha deciso di denunciare il sindacato USB. A loro avviso abbiamo messo in discussione “l’onore e la reputazione” della loro società, vorrebbero 50 mila euro di risarcimento.
Ci presenteremo in tribunale a testa alta convinti delle nostre ragioni. Sappiamo che esiste un’indagine della procura di Livorno a loro carico: tra le ipotesi di reato c’è quella di interposizione illecita di manodopera.
Per sostenere le spese legali. FAI UNA DONAZIONE: Iban IT 34 E 01030 13900 000063196820. Conto intestato a Unione Sindacale di Base Lavoro Privato Livorno, Banca del Monte dei Paschi di Siena.
Da due giorni i corrieri DHL di Livorno, appalto alla BS Autotrasporti, sono in sciopero. USB, che ha la maggioranza degli iscritti tra gli operativi, aveva chiesto un incontro per affrontare alcune problematiche segnalate dai lavoratori. Per tutta risposta la dirigenza aziendale ha deciso di negare qualsiasi possibilità di dialogo con il sindacato. Un atteggiamento gravissimo e antidemocratico che ha innescato la riposta immediata da parte degli operai. Due giorni di sciopero e di blocco totale delle consegne nel periodo Natalizio. In queste settimane USB ha cercato più volte di trovare una modalità per interloquire con l'azienda, la stessa ha continuato a mantenere un atteggiamento prepotente e arrogante, nei confronti dei lavoratori, arrivando addirittura a minacciarli di licenziamento durante lo sciopero e filmando tutti i presenti al presidio. Nella giornata di oggi numerosi agenti in borghese si sono presentati durante lo sciopero e hanno identificato i lavoratori che stavano legittimamente protestando chiedendo di interrompere la protesta per non subire gravi conseguenze. Una interferenza gravissima che conferma quello che ormai è l'atteggiamento sempre più frequente al quale assistiamo. Oltretutto in una fase in cui il diritto di sciopero è ulteriormente sotto attacco. Questo è il frutto di un sistema di appalti voluto dalla multinazionale delle spedizioni. Contestazioni disciplinari continue, pressioni sui lavoratori per aumentare le consegne, accordi integrativi contrattati nelle segrete stanze con organizzazioni che hanno una rappresentanza marginale, se non addirittura nulla. Nella tarda mattinata una delegazione è stata ricevuta da Sindaco di Livorno Luca Salvetti che successivamente ha deciso di convocare le parti per un tavolo di conciliazione. Tavolo che si svolgerà già lunedì. Inoltre c'è l'impegno a sottoporre la tematica anche al Prefetto di Livorno affinché le istituzioni si attivino per arrivare ad una apertura di dialogo tra azienda e sindacati. Questo è il nostro obiettivo che giudichiamo assolutamente normale rispetto a quella che dovrebbe essere la prassi delle relazioni industriali. Tuttavia, lo stato di agitazione resta aperto. L'azienda continua a mantenere un atteggiamento di chiusura e di minaccia nei confronti dei lavoratori. Siamo quindi pronti a riprendere la protesta in qualsiasi momento e allargarla, se necessario, anche ad altre filiali.
Si è tenuto l’incontro al Ministero sul rilancio del polo siderurgico di Piombino e sul piano industriale di JSW Steel. Già nel precedente incontro del 24 ottobre in Comune, dedicato allo stato di avanzamento dell’Accordo di Programma, erano emerse criticità e ritardi. Ad oggi, a fine ottobre, la firma non è ancora stata raggiunta, a causa dei problemi legati alla questione ambientale e all’utilizzo delle aree con Metinvest. Nell’incontro odierno, sul piano industriale, nessuna novità concreta: si è ripetuta la solita “barzelletta” sulla variante urbanistica, che continua a essere usata come pretesto. Senza quella variante, infatti, non può partire il revamping del treno rotaie, un passaggio essenziale per la ripresa produttiva. Invece di presentare un vero piano industriale, JSW ha illustrato solo un piano di lavoro per i prossimi sei mesi, senza impegni certi su investimenti, tempi o occupazione. Il Governo si è detto poco soddisfatto dell’atteggiamento dell’azienda e ha riconvocato un nuovo incontro per il 24 novembre, nel quale si dovranno affrontare sia l’avanzamento dell’accordo di programma che il piano industriale. È evidente che questi ritardi incideranno anche sull’altro soggetto privato, Metinvest Adria, rallentando ulteriormente ogni prospettiva di rilancio. Come USB, abbiamo ribadito che serve un intervento pubblico diretto, con la nazionalizzazione di un settore strategico come la siderurgia, a partire da Piombino, dove la produzione di rotaie è di interesse nazionale per gli investimenti di RFI e per le infrastrutture del PNRR.
Il consiglio comunale di Livorno ha approvato, a maggioranza, due importanti mozioni a sostegno della causa palestinese e per il boicottaggio dello stato genocida di Israele. Uno di questi atti, presentato da Livorno Popolare e sostenuto dal gruppo consiliare di Buongiorno Livorno, impegna il Sindaco e la Giunta, tra le altre cose, a “sostenere e valorizzare le iniziative dei lavoratori portuali, delle organizzazioni cittadine e dei sindacati che si oppongono al transito di navi e merci legate all'industria del genocidio in corso, in coerenza con i principi di pace e solidarietà internazionale” Una battaglia portata avanti principalmente dai lavoratori portuali che non a caso vengono citati nella mozione. Una battaglia che USB ha sempre sostenuto e continua a sostenere soprattutto su impulso del Gruppo Autonomo Portuali di Livorno. Dopo che anche il consiglio comunale, maggior organo politico cittadino, si è espresso, anche tutta la comunità portuale rompa gli indugi e prenda una posizione chiara su questo argomento. In tanti, troppi, continuano a fare "terrorismo psicologico" nei confronti dei lavoratori portuali parlando solo di traffici e questioni economiche quando invece c'è una città intera che ha espresso una posizione chiara. Siamo noi, a questo punto, a fare un appello alla responsabilità di fronte a migliaia di Palestinesi trucidati a Gaza dall’esercito israeliano. Un boicottaggio che vale per le compagnie direttamente legate allo Stato di Israele e vale ancora di più per qualsiasi carico o scarico di materiale bellico o mezzi militari nel nostro porto da e per Camp Darby o qualsiasi altra destinazione. Giovedì 16 ottobre abbiamo sostenuto il presidio promosso dal gruppo autonomo portuali di Livorno che da sempre sono in prima linea in questa battaglia davanti al terminal Darsena Toscana. E siamo pronti ad intervenire insieme ai nostri lavoratori portuali e non solo, qualora il nostro porto dovesse tornare al centro della movimentazione di materiale bellico. Ringraziamo tutti i consiglieri comunali, Livorno Popolare e Buongiorno Livorno, che hanno presentato e votato questa importante mozione.
Mentre Livorno si prepara all’arrivo in porto della nave della morte americana, che arriverà in porto nei prossimi giorni trasportando un carico di armi, ci prepariamo alla mobilitazione e contemporaneamente alla partecipazione allo sciopero del 22 settembre. La partecipazione allo sciopero e l’organizzazione di un presidio ai varchi portuali è coerente con il percorso di lotta condiviso con tutte le realtà che hanno animato le recenti manifestazioni per la Palestina. In quest’ottica condivideremo con queste realtà i vari passaggi del percorso di sciopero e delle azioni ad esso collegate. Ovviamente siamo pronti alla mobilitazione immediata in caso di attacco alla Flotilla e a organizzare blocchi immediati.
Usb Livorno
Di seguito e in allegato il comunicato nazionale relativo alla proclamazione di sciopero:
PROCLAMATO LO SCIOPERO GENERALE PER IL 22 SETTEMBRE IN DIFESA DELLA FLOTILLA E PER GARANTIRE L’ARRIVO DEGLI AIUTI UMANITARI A GAZA.
A Genova una grande assemblea generale rilancia lo sciopero e il blocco del Paese.
Al Circolo dell’Autorità Portuale è andata in scena una grande ed entusiasmante assemblea organizzata dai lavoratori portuali del Calp assieme alla Global Sumud Flotilla, a Music for Peace e all’USB. Al centro, l’organizzazione dello sciopero generale e la costruzione del blocco delle merci e della circolazione.
L’USB ha chiarito che già nella proclamazione è contenuta la clausola che, se la situazione dovesse precipitare e la Flotilla venisse bloccata, pregiudicando la possibilità di arrivare a destinazione e portare tutti gli aiuti raccolti fino alla popolazione palestinese, si sarebbe costretti ad anticipare lo sciopero. Aver fissato una data, però, consente a tutti di predisporsi per organizzare le mobilitazioni e canalizzare il largo consenso diffusosi nel Paese verso azioni di blocco dei porti, delle stazioni ferroviarie e di altri snodi della circolazione.
Lunghissima la lista degli interventi che si sono susseguiti in poco più di due ore. Gli studenti e le studentesse di Osa e di Cambiare Rotta hanno segnalato che già in diverse Università sono partite le tendopoli e che il movimento studentesco è già entrato in campo accanto ai lavoratori. Da Roma il Movimento per il diritto all’abitare ha denunciato le relazioni tra il Comune di Roma e diverse aziende israeliane e ha proposto di fare pressione su tutte le istituzioni locali per interrompere queste relazioni. Da La Spezia e dalla Rete Antisionista è risuonata la necessità di interrompere le forniture militari a Israele da parte della Leonardo spa.
I centri sociali del Nord Est hanno confermato la volontà di bloccare il porto di Venezia, mentre dalle Marche i centri sociali di quella regione hanno annunciato che convocheranno il blocco del porto di Ancona. Anche il collettivo della ex-GKN ha sostenuto la necessità di prepararsi allo sciopero ed ha proposto di concentrare le mobilitazioni sui porti. I lavoratori della logistica dell’USB hanno annunciato che sosterranno con azioni determinate lo sciopero e le mobilitazioni. Quelli dell'industria sono intervenuti per denunciare il processo di riconversione militare delle fabbriche, come avvenuto nel caso della Flextronics di Trieste, dove il Governo ha addirittura sostenuto l'ingresso di un socio israeliano, e più in generale la spinta del Governo e delle imprese a piegare la produzione civile alle logiche dell’economia di guerra.
All’assemblea è arrivato per video un bellissimo messaggio di sostegno di Francesca Albanese, che ha manifestato la piena solidarietà ai lavoratori del porto e la necessità di effettuare il blocco del sistema. Da Siracusa è arrivato anche il video messaggio di Josè Nivoi del Calp, pronto a salpare per Gaza.
All’assemblea è arrivato anche un forte segnale di solidarietà internazionale: diversi porti, tra cui quello del Pireo, hanno manifestato la volontà di unirsi alla mobilitazione. Un percorso che guarda già al grande Meeting internazionale dei porti che si terrà a Genova il 26 e 27 settembre.
Ora si passa all’organizzazione territoriale e nei posti di lavoro. Lo sciopero va organizzato con attenzione, favorendo il massimo della partecipazione e la possibilità di mettere in movimento tutte le forze che si sono attivate e le tante che ancora possono sommarsi. In ogni città, in ogni contesto locale, è il momento delle assemblee generali operative.
“La parola passa alla lotta” diceva l’assemblea di ieri, che è sfociata in un corteo tra le vie di Genova nel cuore della notte.
Nella giornata di giovedì 21 si è svolto un tavolo di confronto tra una delegazione usb autisti riuniti, usb porti e i dirigenti dell’autorità di sistema portuale. Sono state esposte diverse problematiche venutesi a creare nella zona adiacente all’ingresso al varco del Terminal Darsena Toscana. Problemi di varia natura che vanno dalle criticità sulla viabilità, alla gestione ingressi, sino ad arrivare alla completa assenza di servizi minimi ed essenziali quali, servizi igienici, spazi adeguati a migliorare le condizioni di attesa degli autisti rispetto alle condizioni atmosferiche. Una situazione che mette a rischio sia i lavoratori dei trasporti , prigionieri dell’inefficienza di TDT, in attesa per ore, prima di poter accedere al varco, in un piazzale che risulta spesso congestionato, con sistemi di prenotazione (totem), insufficienti e che aumentano il rischio di incidenti data la loro collocazione, un assenza quasi totale di personale dedicato alla gestione degli afflussi, le criticità sulla viabilità dovute alla collocazione del piazzale di smistamento, in prossimità dello snodo di accesso alla S.g.c. unico punto di accesso in entrata ed uscita dalla darsena toscana che spesso vede code di camion arrivare per ben oltre metà del ponte, occupando di fatto un intera corsia , un fattore che aumenta esponenzialmente il rischio di collisone fra veicoli, soprattutto all‘arrivo delle navi passeggeri del terminal SDT ed all’entrata in servizio dei lavoratori della TDT stessa. Capita spesso che per poter accedere al varco TDT si debba invadere la corsia di marcia opposta in concomitanza dello sbarco passeggeri dal terminal SDT poiché una delle corsie è ostruita dai molti camion in attesa di accesso al piazzale adiacente la darsena toscana. Abbiamo cercato di proporre soluzioni immediate per mitigare le molte problematiche prima esposte, in attesa di una risoluzione definitiva, che dovrà avvenire dopo confronti con tutti gli attori interessati. Prima tra tutte, abbiamo proposto di consentire la sosta notturna a tutti quei camion che non sono riusciti ad accedere al varco per le operazioni di carico o scarico della merce dopo ore di attesa, con la collocazione di un punto di sosta per servizi igienici, per inciso al momento il piazzale rimane aperto solamente dalle ore 7 alle 19 fattore che spesso vede alcuni trasportatori regolarmente prenotati per accesso, dover tornare la mattina seguente e ripetere tutto l’ iter di prenotazione, file, totem e soste prolungate, fattore di stress elevato tra i lavoratori che spesso si trovano a discussione e scontro, per un inefficienza sistematica che non dipende da loro, in un piazzale completamente esposto alle intemperie ed ai picchi di calore. Un’altra soluzione che abbiamo proposto, da subito applicabile, è quella di dividere le tipologie di ingresso, creando un iter di accesso differente ai trasportatori che devono ritirare i carichi all’ interno del terminal, adibendo due apposite corsie all’interno del terminal, decongestionando in parte il piazzale antistante, avviando cosi due iter differenti tra scarico e carico . Sappiamo che queste proposte non sono una risoluzione al problema ma, un semplice palliativo in attesa di una ridefinizione delle procedure e di un incremento degli operatori TDT che al momento risultano sottodimensionati per la mole di lavoro, in vista di possibili future nuove tratte e conseguenti aumenti di merce. Conoscendo le tempistiche dei tavoli di confronto, che saranno tutt’altro che brevi, crediamo che gli interventi proposti possono nell’ immediato risolvere alcuni fattori critici e migliorare, anche se di poco una situazione diventata insostenibile per i lavoratori coinvolti. Restiamo in attesa di veder applicate intanto le proposte avanzate. Qual ora nel breve tempo non vedremo sostanziali cambiamenti, valuteremo ogni forma di lotta a tutela della sicurezza e dei diritti di ogni lavoratore che opera nel sistema porto.
LAVORATORI MOBY LIVORNO. FALLITA LA TRATTATIVA DAL PREFETTO. USB PROCLAMA SCIOPERO. SABATO 9 AGOSTO PRESIDIO E CONFERENZA STAMPA DAVANTI AL VARCO FORTEZZA
Si è purtroppo chiuso, con un nulla di fatto, il tentativo di conciliazione in sede Prefettizia tra i rappresentanti sindacali dei lavoratori Moby Spa di Livorno e la dirigenza della società armatoriale di proprietà al 51 % del gruppo Onorato e del restante 49 % (sembrerebbe ancora per poco) di MSC. Lo stato di agitazione sindacale dei lavoratori della biglietteria e dei piazzali andava avanti ormai da mesi. Si parla di lavoro straordinario non correttamente pagato in busta paga, riconoscimento dei riposti compensativi e possibilità di avere buoni pasto almeno per i turni serali. Tutto ciò in un contesto che vede la biglietteria di Livorno caratterizzata da criticità nell’organizzazione del lavoro che si trascinano da anni. Se da una parte la situazione è recentemente migliorata in passato i lavoratori hanno operato con turni anche di 12 ore e senza riposi tra un turno e l’altro. Restano ovviamente aperte le questioni attuali alla base dell’apertura dello stato di agitazione. Le parti erano ad un passo da un accordo che avrebbe chiuso definitivamente la vertenza. Poi, senza alcuna spiegazione, la dirigenza Moby ha interrotto le trattative a poche ore dalla firma costringendo il sindacato a richiedere il tentativo di conciliazione in sede Prefettizia. Nonostante l’impegno di tutti i soggetti a partire dallo stesso Prefetto, anche in questo caso la dirigenza Moby ha proposto un’offerta ridicola. Parliamo di una società che, a detta della Procura Genovese, non aveva problemi a regalare centinaia di biglietti gratis a funzionari pubblici in cambio di (questa è l’ipotesi degli inquirenti) favori per le certificazioni sulle emissioni, ma che non riesce a trovare un accordo per i lavoratori. USB aveva proclamato un primo sciopero per il 9 agosto nel rispetto delle franchigie estive previste dal contratto nazionale. La Commissione di Garanzia ha invece bloccato lo sciopero, come ormai è consuetudine in tutti i settori dei servizi pubblici, costringendo i lavoratori a riprogrammarlo per il 5 settembre. Nonostante ciò, sabato 9 agosto saremo comunque in presidio davanti al Varco Fortezza insieme ad una delegazione di lavoratori. Manifestazione e conferenza stampa.
Dopo le proteste scattate a Milano e in Lombardia anche nei cantieri Toscani, in particolare Livorno, Pisa e Lucca, i corrieri in appalto per Esselunga hanno comunicato di volersi attenere scrupolosamente a quanto previsto dal contratto nazionale interrompendo il lavoro di facchinaggio. Parliamo dei drivers che consegnano le spese per conto della già citata società GDO di proprietà della famiglia Caprotti. Già l’anno scorso i lavoratori Toscani, organizzati anche da USB, avevano intrapreso una lunga vertenza sindacale per il riconoscimento di alcuni istituti contrattuali che non venivano corrisposti dalla società in appalto. Successivamente erano state formalizzate alcune proposte rispetto al lavoro di facchinaggio. Non solo riconoscimento economico per mansioni aggiuntive ma anche la possibilità di avere strumenti di lavoro adeguati al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Nello specifico i corrieri sono assunti con la mansione di autista ma viene richiesto di consegnare centinaia di kg di spesa anche fino al quinto piano senza ascensore. Mansione, quest’ultima, al di fuori delle prerogative indicate nel CCNL. Come USB ci teniamo a scusarci con la clientela e confidiamo nella solidarietà che più volte è stata dimostrata in questi anni nei confronti dei lavoratori. Ma è impensabile che questa situazione possa andare avanti senza l’apertura di una trattativa con la dirigenza delle società che svolgono questo servizio in appalto e indirettamente anche con la committenza. Se questo servizio deve essere garantito serve un riconoscimento economico aggiuntivo e strumenti di lavoro adeguati. Al momento siamo in attesa della riapertura del confronto su questi temi. Anche in Toscana i lavoratori vogliono dire la loro e avere il giusto riconoscimento.
Mentre in Piaggio lavoratrici e lavoratori sono costretti alla cassa integrazione al 65%, il governo – sotto dettatura della NATO – decide di portare le spese militari al 5% del PIL, cioè 145 miliardi di euro entro il 2035. Una scelta politica precisa: togliere risorse a lavoro, sanità, scuola, trasporti e sicurezza sul lavoro per alimentare un’economia di guerra. Una logica bellicista che ci trascina verso conflitti sempre più aperti, trasformando l’Italia in piattaforma logistica e militare della NATO e degli USA. Intanto, il governo reprime i lavoratori e i sindacati conflittuali con provvedimenti come il Decreto Sicurezza, che mira a criminalizzare le lotte, proprio quelle che difendono i diritti di tutti. Ogni giorno in Italia si continua a morire sul lavoro: le ‘morti bianche’ aumentano, ma le istituzioni restano in silenzio. La sicurezza non è un costo da tagliare! Per carri armati, caccia e missioni militari i soldi si trovano subito. Ma a noi impongono: Salari da fame - Cassa integrazione -Lavoro precario -Repressione sindacale Il nostro territorio è già un hub militare strategico: Camp Darby - Nuovo Comando NATO a Firenze - Base GIS-Tuscania nel pisano costata mezzo miliardo Usb aderisce alla mobilitazione regionale del 13 luglio contro camp darby! SCIOPERIAMO PER: Fermare il genocidio del popolo palestinese e sostenere la resistenza contro lo stato terrorista di Israele Bloccare il riarmo e destinare quei soldi a sanità, scuola, trasporti e sicurezza Difendere salari, garantire redditi pieni e condizioni dignitose per chi è in cassa integrazione Rilanciare il lavoro stabile e pubblico, fuori dalla logica del profitto e della guerra Investire subito in sicurezza per fermare la strage quotidiana di morti sul lavoro Fermare la repressione sindacale e ritirare il Decreto Sicurezza CHIEDIAMO: Stop all’aumento delle spese militari Investire in scuola, sanità, trasporti, sicurezza Rilancio industriale di Piaggio e della filiera metalmeccanica, in una prospettiva pubblica, ecologica e sociale Salari dignitosi, contrattazione vera e condizioni di lavoro stabili Fine della repressione sindacale, ritiro immediato del Decreto Sicurezza
FUORI L’ITALIA DALLA NATO – NESSUNA BASE PER NESSUNA GUERRA SALARIO, WELFARE, SICUREZZA: QUESTA È LA NOSTRA PRIORITÀ ABBASSARE LE ARMI, ALZARE I SALARI RSU USB PIAGGIO COORDINAMENTO USB PIAGGIO UNIONE SINDACALE DI BASE NAZIONALE SETTORE INDUSTRIA
Giovedì 3 luglio dalle ore 17 si svolgerà un presidio di fronte alla sede della Leonardo Spa in Via di Levante. Come USB aderiamo convintamente a questo presidio e invitiamo gli iscritti e le iscritte a partecupare.
USB vuole denunciare il ruolo che questa azienda, partecipata dal nostro Ministero delle Finanze per una quota capitale del 30,2%, sta svolgendo nei conflitti in corso nel mondo e, contemporaneamente, smascherare la retorica che si va costruendo sulla presunta utilità dell’industria militare alla nostra economia.
Occorre sapere che Leonardo Spa è il primo produttore di armi nell’Unione Europea, il secondo in Europa, il 13° nel mondo (SIPRI). Nei fatti, l’ex Finmeccanica ha perseguito negli scorsi decenni la dismissione di quasi tutti i settori produttivi civili, per dedicarsi al core business della guerra. Dagli ultimi bilanci emerge che più dell’80% del proprio fatturato la Leonardo lo realizza nel settore difesa, producendo quasi solo per clienti governativi (88%). E non è un’azienda a capitale ‘italiano’: a parte la quota del 30,2% detenuta dal Ministero delle finanze, il 51,8% del capitale è nelle mani di investitori istituzionali (cioè banche, fondi d’investimento, fondi pensione) per la gran parte britannici e statunitensi.
La componente produttiva militare è passata negli ultimi 15 anni dal 56% all’83%. Ma mentre compiva questa trasformazione da impresa mista civile-militare a impresa prevalentemente militare, Leonardo ha ridotto i suoi occupati in Italia del 24%. E questo è avvenuto nonostante le molte acquisizioni di commesse nel settore militare (come la partecipazione alla produzione dei nuovi caccia F-35 per la quale in Parlamento il governo aveva promesso 10.000 nuovi posti di lavoro) e le svariate acquisizioni d’impresa.
Leonardo ha chiuso il 2024 con numeri che certificano una crescita impetuosa: ricavi a 17,8 miliardi di euro (+11,1%), ordini per 20,9 miliardi (+16,8%) e un margine operativo lordo (EBITDA) di 1,525 miliardi (+12,9%). Una performance che ha superato le previsioni degli analisti e che testimonia come il perdurare delle tensioni geopolitiche alimenti i profitti dell’industria bellica. In una nota diramata dall’azienda, si legge che è «di particolare rilievo l’apporto dell’elettronica per la difesa e sicurezza, sia nella componente europea, sia, in particolare, in quella statunitense, e nel business elicotteri». Un mercato su cui Leonardo continua a investire. Dopo aver consegnato nei mesi scorsi 30 aerei da addestramento M-346, l’azienda ha cominciato a inviare elicotteri AgustaWestland AW119Kx “Koala-Ofer” per addestrare i piloti della Israel Air Force (IAF) presso la base aerea di Hatzerim, nel deserto del Negev. Questi velivoli sostituiranno i più datati Bell-206 “Saifan”, offrendo avanzate tecnologie di avionica e capacità di volo notturno.
L’importante ruolo delle armi “Made in Italy” a Gaza è stato evidenziato dagli stessi israeliani, che hanno dichiarato al sito specializzato Israel Defense che i missili che hanno colpito la Striscia provenivano anche da cannoni fabbricati in Italia e venduti a Tel Aviv. Un dato citato anche dall’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei The Weapon Watch, che ha pubblicamente smentito l’azienda, dopo che quest’ultima aveva affermato che l’esercito israeliano non stesse utilizzando mezzi di sua produzione nella carneficina di Gaza.
La Leonardo SpA è presente con i suoi impianti industriali in Italia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Polonia e Israele. Israele non è solo un cliente, ma ospita stabilimenti e dipendenti di Leonardo, grazie ad un’operazione conclusasi nel luglio 2022 con l’acquisizione della società israeliana RADA Electronic Industries, specializzata in radar per la difesa a corto raggio e anti-droni e alla conseguente nascita della nuova società israeliana DRS RADA Technologies, che è controllata da Leonardo DRS Inc. con sede negli Stati Uniti. Ha 248 dipendenti in tre sedi israeliane (uffici a Netanya, stabilimento principale a Beit She’an, centro ricerche presso il Gav-Yam Negev Tech Park di Beer Sheva), oltre ai nuovissimi uffici a Germantown, Maryland, ai margini dell’area metropolitana di Washington, D.C.
DRS RADA Technologies ha partecipato alla realizzazione di ‘Iron Fist’, un sistema di protezione attivo montato sui nuovi AFV, mezzi corazzati da combattimento delle Israel Defence Forces (IDF), gli ‘Eitan’ a otto ruote destinati a sostituire i vecchi M113. La prima consegna dei nuovi blindati è avvenuta nel maggio 2023, alla 933a Brigata ‘Nahal’, con previsione di effettivo impiego operativo nel corso del 2024. Gli Eitan hanno partecipato all’invasione e alle operazioni militari di Gaza. D’ora in avanti, anche i nuovi blindati israeliani e i sistemi di protezione che montano – tra cui i radar tattici di DRS RADA, del gruppo Leonardo – potranno definirsi battle tested.
Non è questo il solo recente contributo di Leonardo alla guerra di Israele contro Gaza e la sua popolazione.
Secondo una tattica già utilizzata in altre precedenti invasioni di Gaza, l’avanzata delle truppe israeliane accompagnata o seguita da giganteschi bulldozer blindati Caterpillar D9, che utilizzano un’impressionante potenza e un ragguardevole peso (450 HP per oltre 70 tonnellate, nell’ultima versione ‘T’) per il movimento terra, lo sminamento e per distruggere le abitazioni e le strutture palestinesi. Soprannominato in Israele ‘Doobi’ (‘orsacchiotto’), è una macchina temibile, al cui impiego si dovette tra l’altro la morte della militante nonviolenta statunitense Rachel Corrie (1979-2003), schiacciata da un bulldozer militare nei pressi del confine tra Gaza e l’Egitto mentre si opponeva alla distruzione di abitazioni palestinesi.
Anche i bulldozer blindati dell’esercito israeliano saranno dotati dei sistemi di protezione attiva e dei radar tattici di DRS RADA.
Inoltre, il gruppo Leonardo – tramite le società controllate negli Stati Uniti – supporta la mobilità dei mezzi pesanti dell’IDF fornendo gli speciali carrelli a due assi capaci di un carico utile di 77 tonnellate, un modello nuovo di heavy-duty tank trailer (HDTT) prodotto dalla DRS Sustainment Systems Inc., con sede a Bridgeton, Missouri, azienda del gruppo Leonardo.
Il Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi, ratificato dall’Italia nel 2013, vieta l’esportazione di armamenti se vi è il rischio che vengano utilizzati contro obiettivi civili. Tuttavia, le forniture continuano, come dimostra la joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, nata nel 2024, che rappresenta un progetto industriale strategico che coinvolge stabilimenti italiani, tra cui quelli ex Oto Melara di La Spezia e la fabbrica di Domusnovas in Sardegna, gestita da RWM Italia, controllata di Rheinmetall. Le bombe prodotte da RWM Italia in Sardegna sono state utilizzate dall’aviazione saudita nel conflitto yemenita, una guerra iniziata nel 2014 che ha visto la coalizione arabo-americana bombardare il paese, causando migliaia di vittime civili e una crisi umanitaria senza precedenti. Nonostante la revoca delle forniture di bombe e missili da parte del governo italiano nel 2019, le esportazioni sono riprese e intensificate dal 2024, con un aumento significativo delle vendite e del supporto militare.
Infine, ma non meno importante, va sottolineato il contributo della Leonardo SpA nell’ambizioso e costoso progetto delle forze armate degli Stati Uniti d’America per prepararsi alla guerra nucleare: la costruzione di dodici sottomarini a propulsione nucleare armati di missili balistici intercontinentali con testate atomiche da centinaia di kiloton.
A gennaio la controllata Leonardo DRS con quartier generale e stabilimenti negli USA ha sottoscritto un contratto del valore complessivo di 3 miliardi di dollari per fornire il sistema integrato di propulsione elettrica che sarà montato a bordo dei nuovi sistemi di guerra subacquea. Nello specifico Leonardo DRS curerà per conto di US Navy e della società contractor (General Dynamics Electric Boat) la progettazione e la realizzazione del motore elettrico di propulsione principale a magnete permanente e i relativi sistemi di conduzione e controllo.
La sede operativa più interessata da questo progetto è il porto di Genova, ma anche altri cantieri potrebbero essere interessati dalla proliferazione di navi a propulsione nucleare.
«Il nucleare con reattori più piccoli consente di essere utilizzato non solo su sommergibili e portaerei, ma anche sulle navi più piccole come incrociatori o, addirittura, le Fregate» aveva affermato Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, intervenendo alla tavola rotonda promossa da Confindustria Udine l’11 marzo 2025.
È risaputo che il Ministero della Difesa italiano ha avviato un progetto per implementare reattori nucleari a bordo di navi militari, con Fincantieri e Ansaldo Nucleare in prima linea nel progetto. Altri progetti sul nucleare “dual use” coinvolgono Leonardo e Enel. Parallelamente, il 28 febbraio 2025 il governo Meloni ha approvato un disegno di legge «in materia di energia nucleare sostenibile» per favorire la proliferazione di queste “piccole centrali” (i moduli SMR, small modular reactor).
Ecco quindi i motivi per cui occorre intraprendere una campagna che smascheri il ruolo nefasto che questa società sta svolgendo in Italia e nel mondo: perché costruisce e vende armi e sistemi d’arma che vengono immediatamente utilizzati in teatri di guerra:
perché contribuisce al sostegno militare all’esercito israeliano impegnato nel genocidio di Gaza e ora in nuovi conflitti in tutto il Medio Oriente;
perché è impegnata nella produzione di nuovi sistema d’arma nucleari e direttamente interessata al rilancio del nucleare in Italia;
perché nonostante i colossali profitti incassati con le guerre in corso Leonardo SpA diminuisce il suo personale negli stabilimenti italiani, dimostrando così che tanta produzione di morte non produce neanche significativi vantaggi alla nostra economia (la tesi bugiarda tanto sbandierata dai nostri ministri).
Prosegue l’indagine della Procura nei confronti dell’industria alimentari Sandri di Montescudaio. Indagine scaturita dagli esposti presentati dall’Unione Sindacale di Base. Dopo i primi interventi della ASL Medicina del lavoro sul tema dei numerosi infortuni (spesso non denunciati) dentro allo stabilimento, giovedì scorso abbiamo assistito ad un imponente blitz da parte della Guardia di Finanza, Ispettorato del lavoro e Nas. Nel corso della mattinata decine di agenti in borghese con distintivo a tracolla hanno letteralmente circondato la fabbrica alimentare in cui lavorano centinaia di operai la stragrande maggioranza in appalto presso numerose società e cooperative. Stabilimento industriale che formalmente si presenta come un’azienda artigiana di paese. Tutti i lavoratori, diretti ed indiretti, sono stati bloccati all’interno mentre venivano chiesti documenti di identità e cartellini. Sono stati perquisiti gli uffici amministrativi e interrogate sul posto diverse persone. Una parte degli agenti è rimasta all’interno dalla prima mattina fino alla sera alle 20 circa. Ovviamente è ancora presto per avere dei riscontri circa l’esito della perquisizione ma sappiamo che la Procura si è concentrata, oltre che sul tema dell’organizzazione del lavoro e degli appalti anche sui rapporti tra ditta appaltante e soggetti in appalto dal punto di vista della regolarità fiscale. Non è una novità questo tipo di intervento. Si stanno susseguendo, in tutta Italia, svariate indagini e sequestri per intermediazione illecita di manodopera e frode fiscale rivolte a società della logistica e della lavorazione delle carni. Ci auguriamo quindi, che sia fatta piena luce rispetto a quanto fino ad oggi ipotizzato dalla nostra organizzazione sindacale. Tesi che ovviamente ad oggi non hanno alcuna conferma e che rimangono solo mere supposizioni. L’ispettorato del lavoro invece è intervenuto in merito ai contratti di lavoro applicati (negli appalti si lavora le carni con ilo CCNL Multiservizi pulizie) e sulla regolarità dei pagamenti di straordinari e altri istituti contrattuali. Mentre NAS è intervenuto sulla parte legata alla provenienza dei prodotti, alle etichette e alla lavorazione in generale. Da parte sua la dirigenza Sandri non ha gradito il nostro intervento che va avanti ormai da circa due anni con scioperi e manifestazioni. Nei mesi scorso è stata depositata una denuncia penale nei confronti di un rappresentante sindacale USB di Livorno. Il processo, che si aprirà a settembre presso il Tribunale di Livorno, vede il sindacalista imputato per il reato di diffamazione. Dal canto nostro siamo sereni e siamo pronti a difendere le nostre ragioni anche in quella sede.
Dal 10 al 20 giugno, ogni mattina tra le 9.50 e le 12.50, la circolazione ferroviaria tra Pisa e Livorno è completamente interrotta. Pendolari e turisti restano bloccati nelle stazioni, e la motivazione ufficiale – “lavori di rinnovo degli scambi a Tombolo” – sembra, ancora una volta, scaricare il peso del disagio sui cittadini. Ma dietro i “lavori diurni” si nasconde molto di più: la militarizzazione del territorio toscano al servizio della guerra!
L’USB Toscana denuncia con forza ciò che Rete Ferroviaria Italiana e il Governo non dicono: il potenziamento dello snodo ferroviario di Tombolo serve a incrementare in modo esponenziale il traffico di armi, esplosivi e munizioni tra il porto di Livorno, il Canale dei Navicelli e Camp Darby, il più grande arsenale USA fuori dal suolo americano. Altro che “miglioramento della circolazione”: si stanno costruendo infrastrutture civili per scopi bellici, trasformando la Toscana in un avamposto strategico della NATO e degli interessi statunitensi.
La nuova linea ferroviaria per Camp Darby, il ponte girevole sul Canale dei Navicelli pagato dagli USA, gli accordi tra RFI e Leonardo per la cosiddetta "military mobility", parlano chiaro: siamo dentro un’economia di guerra! La mobilità, la logistica e persino le aree verdi vengono subordinate agli interessi militari.
Tutto ciò avviene senza trasparenza, senza alcun piano di sicurezza per il trasporto di materiali esplosivi su ferro, gomma o acqua e a totale danno dei cittadini, che subiscono ritardi, tagli ai servizi e rischi crescenti per la salute e l’ambiente. Sono già stati abbattuti mille alberi solo per costruire una linea ferroviaria che nessun pendolare potrà mai usare.
USB dice basta. Basta alla guerra, basta alla militarizzazione del territorio, basta a una politica che mette gli interessi dell’industria bellica e dell’imperialismo statunitense sopra i diritti delle persone. NO alla NATO!
PER QUESTO L'UNIONE SINDACALE DI BASE HA PROCLAMATO: - LO SCIOPERO GENERALE il 20 GIUGNO contro guerra, riarmo, distruzione del welfare e contro il genocidio in Palestina - LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE a ROMA il 21 GIUGNO: in piazza per costruire una vera opposizione sociale alla guerra
I lavoratori, i cittadini di Pisa, Livorno e di tutta la Toscana non sono complici. Non vogliamo essere la piattaforma logistica delle guerre USA e NATO. Non accettiamo che le nostre infrastrutture, le nostre tasse, i nostri territori siano sacrificati in nome della guerra permanente.
La guerra inizia anche qui. Fermiamola insieme.
APPUNTAMENTI TERRITORIALI PER LO SCIOPERO DEL 20 GIUGNO:
FIRENZE: VIA DELLE OFFICINE GALILEO 1, presidio Leonardo Spa ore 9:30
Il territorio della provincia livornese registra una grave carenza di Vigili del fuoco che crea notevoli problematiche operative: ci appelliamo alla Prefettura, ai sindaci e alla Provincia affinché raccolgano il nostro grido di allarme. Il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Livorno da ottobre è guidato da un dirigente a nostro avviso non all’altezza della situazione e poco incline al confronto con le parti sociali: dal suo arrivo le criticità sono infatti aumentate. L’organizzazione del soccorso tecnico urgente è a dir poco approssimativa: le problematiche vengono risolte soltanto grazie alla grande professionalità del personale operativo che sul territorio si prodiga con coraggio e spirito di umanità. Dobbiamo inoltre registrare una grave carenza di personale e una sua gestione che non risponde alle esigenze del territorio. È proprio a causa di ciò che saremo costretti a scegliere su quale intervento agire. Dovremo ad esempio scegliere se intervenire per sedare l’incendio in un appartamento oppure se aiutare chi è rimasto incastrato in un auto a seguito di un sinistro. La situazione è ancora più critica se si pensa all’età avanzata del personale (una delle più alte a livello nazionale). A preoccuparci sono inoltre le condizioni igienico sanitarie della cucina che non esitiamo a definire “roba da Terzo mondo”. Anche presso il distaccamento di Portoferraio si registra una pesante carenza di personale: solo 5 operatori per gestire tutto il territorio dell’isola d’Elba. Una situazione grave, soprattutto se si considera che d’estate il numero dei presenti sull’isola aumenta in modo considerevole. Analoghe problematiche si presentano presso il distaccamento di Piombino che può contare solo su 5 operatori. In questo caso le criticità sono dovute anche alla presenza di un tessuto industriale importante, alla presenza di un rigassificatore e all’intenso traffico portuale. Malgrado l’elevato traffico di navi non è inoltre stata prevista l’introduzione di un distaccamento portuale: ciò avrebbe consentito di incrementare la pianta organica. La struttura del distaccamento di Cecina versa in uno stato di totale abbandono: il dirigente sostiene però che non ci siano i fondi per migliorare la situazione. Tutto ciò è inaccettabile: si consideri ad esempio che all’interno della struttura non è presente un impianto di climatizzazione, in barba a quanto dispongono le normative in tema di salute dei lavoratori. Anche nel Nucleo portuale dobbiamo registrare pesanti carenze di personale e di mezzi. Senza contare che le progressioni di carriera sono praticamente impossibili. Dobbiamo purtroppo evidenziare una pesante mancanza di personale anche nel Nucleo sommozzatori, struttura che copre tutta la costa da Civitavecchia a La Spezia, isole comprese. Il numero risicato di operatori permette di coprire solo 1 turno su 4: c’è pertanto il rischio che il malcapitato che sta annegando sulla costa debba attendere i sommozzatori da Firenze per essere salvato. Anche il Nucleo eliporto di Cecina deve far fronte a una pesante carenza di operatori preposti e di personale elisoccorritore. I pompieri meritano rispetto: purtroppo però anche le vicende giudiziarie riguardanti un dirigente del Comando provinciale stanno mettendo in ombra il costante impegno di questi lavoratori che ogni giorno effettuano pericolosi interventi rischiando anche la vita.
Livorno ha diritto a un sistema di soccorso tecnico urgente all’altezza della sua realtà territoriale e sociale, e di un dirigente che sia all' altezza di questo delicatissimo incarico. Per tutto ciò vi chiediamo di aiutarci ad aiutarvi, ognuno di voi per quel che può.
Il 20 giugno, l'Unione Sindacale di Base, insieme a CUB e SGB, ha proclamato uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato.
Lo sciopero ha l’obiettivo di permettere alle lavoratrici e ai lavoratori di fermarsi per un giorno:
- per opporsi al massacro ad opera dello Stato genocida d’Israele; - per mostrare solidarietà alle atroci e intollerabili sofferenze del popolo palestinese; - per accusare la folle corsa al riarmo decisa dall’Unione europea - accettata servilmente dal governo Meloni; - per denunciare la devastazione sociale prodotta da decenni di moderazione salariale ad opera dei governi filo-padronali del nostro Paese.
Lo sciopero è dunque una risposta necessaria e urgente all’aggravarsi delle condizioni sociali, economiche e democratiche di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, vittime di politiche che continuano a favorire le grandi imprese e il complesso militare-industriale.
Il sempre più crescente coinvolgimento della nostra economia nella costruzione di nuovi armamenti, comporta la moltiplicazione dei settori lavorativi chiamati a collaborare con le operazioni belliche. Dai porti agli aeroporti; dalle ferrovie alla logistica; dalla ricerca alla scuola, sono migliaia i lavoratori e lavoratrici chiamate a farsi complici delle azioni militari e della logica di guerra.
USB Firenze e USB Pisa invitano le lavoratrici e i lavoratori dei rispettivi scali aeroportuali a partecipare ai due presidi provinciali che il 20 giugno si terranno alla Leonardo S.p.A. di Campi Bisenzio (Via delle Officine Galileo 1) a partire dalle ore 10.00, e in Piazza Vittorio Emanuele a Pisa, a partire dalle ore 11.00.
Inoltre, i presidi provinciali di USB Pisa e USB Firenze rappresenteranno un momento per riflettere sulle recenti mozioni approvate dal Consiglio regionale e dalle dichiarazioni del presidente Eugenio Giani a proposito dell’interruzione delle relazioni tra la Regione Toscana e il governo e le istituzioni israeliane.
Una volta sancita la cessazione di tali relazioni diplomatiche ed economiche, ci chiediamo: com’è possibile che il presidente del consiglio di amministrazione di Toscana Aeroporti S.p.A. sia il Console Onorario di Israele in Italia?
Ricordiamo che la Regione Toscana detiene ancora una quota, seppur simbolica, del capitale di Toscana Aeroporti; dunque, evidenziamo la problematicità del fatto che al vertice del sistema aeroportuale toscano ci sia una persona con un ruolo di rappresentanza dello Stato di Israele.
Oltre che a festeggiare i dieci anni di Toscana Aeroporti e le capacità di brandizzare (leggi: fare profitto su) il diritto costituzionale alla mobilità, il presidente Marco Carrai deve condannare pubblicamente le atrocità perpetrate dal governo di Benjamin Netanyahu, prendendone le distanze, marcando così la cruciale differenza che risiede tra l’essere un silenzioso sostenitore della colonizzazione sionista e l’essere un democratico cittadino di fede e cultura ebraica.
Infine, sottolineiamo che la recente sospensione del tavolo regionale per gli aeroporti voluta da Toscana Aeroporti segna la fine delle garanzie richieste da lavoratrici e lavoratori al termine dell'atto di vendita di Toscana Aeroporti Handling. E lascia intendere che l'ombrello delle tutele del gestore aeroportuale è giunto al capolinea. Ed è un peccato, perché le scarse condizioni lavorative che caratterizzano l’operatività del settore dell’handling toscano, che da anni portiamo all’attenzione delle autorità competenti - e che già da sole giustificherebbero le ragioni di uno sciopero (fatiscenza delle infrastrutture, inadeguatezza del parco mezzi, aumento dei carichi di lavoro, forzature interpretative del CCNL) - meriterebbero attenzione anche da parte dell'istituzione regionale. Considerato che senza le braccia dei lavoratori e delle lavoratrici dell’handling, non esisterebbe un servizio aeroportuale. E non si registrerebbe nessun record di passeggeri da celebrare.
Apprendiamo dai media, che il sottosegretario on. Ferrante definisce una riduzione di personale in aeroporto… “una razionalizzazione delle risorse”: noi non ci stiamo!
Il personale in servizio all’aeroporto passa da 14 a 10 unità per turno, con una riduzione di 16 unità complessive!
Se non si chiamano tagli alla sicurezza dei passeggeri questi…vuol dire che la sicurezza non è al primo posto di un governo.
In un’attività quale l’aeroporto di Pisa dove transitano più di 6 MILIONI di passeggeri all’anno. Come Unione Sindacale di Base abbiamo già denunciato le problematiche alle istituzioni, e abbiamo avuto in questo, anche l’appoggio di tutto il consiglio comunale sia di maggioranza che diminoranza con una mozione che andava ad evidenziare le carenze dei vigili del fuoco nel soccorso in aeroporto.
Oltre a questo abbiamo in tutta la provincia di Pisa solo 4 squadre dislocate sul territorio, mentre fino allo scorso anno erano 5 le squadre! Sappiate che effettuiamo 6.500 interventi all’anno, divideteli per 365 giorni l’anno e vedrete che un giorno, qualora capiterà, che non riusciremo ad arrivare in tempo sapete il perché.
Chiediamo come sindacato un confronto con il sottosegretario anche pubblico che dimostri chestiamo sbagliando… non si sottragga dal confronto democratico.
Come organizzazione sindacale sentiamo la necessità di intervenire nel dibattito cittadino scaturito dalla manifestazione di domenica scorsa sui temi del turismo a Livorno, sul traffico crocieristico e sull’inquinamento. Lo facciamo partendo dai dati e dalle analisi emerse dal convegno, da noi organizzato nel gennaio scorso, “Dall'industria all'overtourism. Trasformazioni del lavoro e i riflessi sulla distribuzione della ricchezza e sull'evoluzione dei processi economici, sociali e ambientali”. Lo facciamo cercando di mantenere il più possibile una visione oggettiva della realtà evitando di entrare nel merito dello scontro “politico” in atto. Uno scontro politico polarizzato su un ipotetico conflitto tra ambiente e ricchezza/lavoro che esula dai dati reali. Partiamo dal tema dell’occupazione e del reddito. La nostra città e la sua provincia negli ultimi 10 anni hanno registrato una compressione del valore economico e del fatturato del settore industriale del 18%, contemporaneamente i settori del turismo e dei servizi hanno visto un incremento del fatturato del 22%. Il saldo occupazione è di -0,1%. In sintesi, i livelli occupazionali sono rimasti pressoché identici e abbiamo assistito ad un “travaso” di occupati tra il settore industriale e quello del turismo, al netto della distribuzione generazionale che vede il 55% degli occupati nell’industria con un’età maggiore di 45 anni e un 40% nel settore turismo con età inferiore a 35 anni. Il 67% delle attività a Livorno e provincia sono riconducibili al settore dei servizi (tra cui anche turismo) con basso valore aggiunto e ciò si deduce anche dai dati relativi ai salari. Fermo restando che nel nostro paese gli stipendi dei lavoratori hanno subito un decremento del 8,7 % dal 2008 portando il nostro paese sul podio dell’area Ocse, a Livorno e provincia I livelli di reddito nel settore industriale hanno subito una compressione dell’8% negli ultimi 5 anni mentre nel settore del turismo il calo è addirittura del 22%. Livorno, rispetto alla media salariale nazionale di 1800 euro registra stipendi medi di 1500 euro. In estrema sintesi possiamo vedere come nella nostra città il settore turistico mentre cresce vertiginosamente dal punto di vista del fatturato e del valore economico ha generato una compressione dei salari di pari percentuale. Puntare tutto sul turismo, senza porsi il problema dal punto di vista salariale, genera un impoverimento oggettivo dei lavoratori e delle lavoratrici. Ma non è finita qui, dall’ultimo rapporto annuale di vigilanza dell’ispettorato nazionale del lavoro emerge un quadro drammatico. Secondo i controlli effettuati il 74% delle imprese risulta irregolare, 7 imprese su 10, con picchi proprio nel settore del turismo e della ristorazione con lavoro nero e grigio diffuso, mancato rispetto dei contratti nazionali (già di per sé sottoscritti da CGIL, CISL e UIL con salari da fame). Non ci meraviglia, quindi, che siano proprio le associazioni di categoria del settore ad attaccare ferocemente qualsiasi soggetto che voglia mettere in discussione questo paradigma, ne va del loro profitto. Ci meraviglia invece che proprio l’amministrazione locale, e l’assessore di riferimento in testa, ometta da sempre di menzionare questo quadro impietoso dal punto di vista occupazionale. Mai una parola sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici nel settore del turismo, della ristorazione e dell’intrattenimento anche in eventi finanziati con soldi pubblici. D’altra parte, prima ancora dei dati statistici, come organizzazione sindacale vediamo la realtà quotidiana. Sono centinaia i lavoratori che si rivolgono ai nostri sportelli. Il lavoro grigio (cioè contratti di poche ore settimanali e il resto al “nero”) è la REGOLA. I bassi salari caratterizzano tutto il settore con stipendi che non arrivano a 1000/1200 euro. Questo anche negli stabilimenti balneari cittadini (che pagano canoni irrisori con concessioni ormai scadute), nei ristoranti e nelle attività ricettive. E’ questo il futuro che ci aspetta? Un capitolo a parte andrebbe dedicato alle conseguenze sociali devastanti prodotte dall’esplosione degli affitti brevi. Durante il convegno abbiamo affrontato questo tema ed è emerso che nella nostra città sono migliaia solo gli host registrati, per non parlare della zona grigia che affitta al nero. Per i lavoratori è praticamente impossibile trovare un alloggio a canoni sostenibili e ciò genera anche l'annoso problema dei lavoratori stagionali che mancano nel settore. E nelle metropoli e grandi città mete turistiche tutto ciò è amplificato. Di contro, e anche questo è ormai evidente, la nostra città sta pagando un prezzo altissimo dal punto di vista ambientale. Le città portuali simili alla nostra hanno avviato un dibattito sano e trasparente su questo tema (reale e imminente) mentre a Livorno si va avanti a slogan e polemiche da bar mentre gli armatori fanno utili miliardari. È ormai urgente affrontare queste problematiche coinvolgendo lavoratori e cittadini e non sostenendo apertamente solo le associazioni datoriali di categoria. Quindi il problema non è essere contro o a favore di turismo, crocieristi o pensare che siano automaticamente i nuovi salvatori, il problema è analizzare ed eventualmente provare a “governare” il fenomeno partendo dai dati e facendo sì che tutto questo sia un vantaggio per la città nel suo complesso e non solo per alcune categorie.
Anche i lavoratori e le lavoratrici dell' Unione Sindacale di Base a Pisa esporranno le bandiere palestinesi durante il passaggio del giro, nel momento in cui è in corso la soluzione finale portata avanti da Israele con la connivenza di UE e NATO.
Partecipiamo alla mobilitazione rilanciata in piazza insieme al Coordinamento per il boicottaggio di Israele a Pisa nell'anniversario della Nakba per denunciare ancora una volta la totale connivenza del Governo italiano e di chi, mentre se ne dice all’opposizione, fomenta la corsa europea al riarmo che andrà soltanto a irrobustire gli affari della stessa industria bellica che alimenta la macchina da guerra e la stessa economia israeliana.
Contro tutto ciò abbiamo deciso di promuovere lo sciopero generale del 20 giugno e la manifestazione nazionale del 21 giugno a Roma.
Vogliamo la pace e non la guerra.
Non vogliamo pagare per scelte guerrafondaie che ricadranno inevitabilmente sulla nostra vita.
Non accettiamo più che si muoia di lavoro senza che nessuno paghi e che non si assumano provvedimenti efficaci.
Non possiamo più stare senza contratti e senza aumenti adeguati.
Non vogliamo chiudere gli occhi le orecchie e la bocca di fronte al genocidio in corso in Palestina.
A fine marzo scorso, insieme al sindacato USB, i lavoratori impegnati nel servizio di trasporto scolastico in appalto, avevano proclamato lo stato di agitazione sindacale. Assunti con il contratto “pirata” multiservizi, da noi giudicato illegittimo per il settore, con contratto part-time ma turni spezzati giornalieri con un impegno lavorativo anche di 8 ore e senza avere bagni e spogliatoi.
Nell’ambito della vertenza in data 12 maggio 2025 USB, su richiesta dell’organizzazione sindacale, ha incontrato l’assessora competente Libera Camici insieme alle dirigenti del settore. In quella sede abbiamo ricevuto la conferma che, a partire dal prossimo bando di appalto, ancora in fase di perfezionamento, la committenza ha assunto l’impegno di indicare esplicitamente il contratto collettivo nazionale corretto di riferimento. Contestualmente, ci sono state aperture anche rispetto all’obbligo per le aziende aggiudicatarie, di dotarsi di spazi adeguati per i lavoratori.
Ma altrettanto importante, data 13 maggio 2025, grazie alla mediazione del Prefetto di Livorno, al tavolo di conciliazione in sede istituzionale convocato ai sensi della Legge 146/90 si è raggiunto un accordo con la B&B Service. L’azienda garantisce ai lavoratori, a partire dal 01/05/2025, il passaggio dal contratto collettivo nazionale imprese di pulizia/multiservizi al CCNL Autoferrotranvieri e il riconoscimento retroattivo di un extra in busta paga per ogni giorno lavorato dal 01/01/2025. Restano aperte alcune questioni legate alla stabilizzazione di un lavoratore e il tema dei contratti part-time. Argomenti che stiamo già affrontando.
Ci riteniamo soddisfatti del risultato raggiunto in questa fase che, da una parte assicura da subito ai lavoratori un trattamento economico più congruo contestualmente al riconoscimento delle mansioni svolte, dall’altra pone le basi per prospettive future migliori all’interno di un sistema di appalto per essenza lacerante rispetto alle condizioni di lavoro. Ringraziamo il Prefetto di Livorno per il suo intervento così come l’assessora Camici del Comune.
Nel reparto UP Cloruro di Calcio dello stabilimento Solvay di Rosignano la situazione è ormai critica dal punto di vista della sicurezza. È quanto viene segnalato direttamente dai lavoratori e dalla nostra organizzazione sindacale. Già qualche mese fa eravamo intervenuti per via della carenza di personale, con operati costretti a lavorare anche 16 ore consecutive per mancanza di cambi. Parliamo di un reparto ad “alto rischio” in cui, nel settembre del 2024 un giovane lavoratore finì ricoverato in prognosi riservata con ustioni sul 40% del corpo a causa di una fuoriuscita di acqua bollente. Nello specifico le problematiche denunciate sono riconducibili al pessimo stato degli impianti e alla scarsa manutenzione. Sia per quanto riguarda il reparto “evaporazione” sia per quello di solidificazione. Nel primo le valvole che servono per isolare l’impianto di primo effetto (che lavora il cloruro a temperature più alte) dagli altri apparati risultano ormai difettose a causa delle incrostazioni. Quindi non possono essere chiuse correttamente in caso di emergenza. Inoltre, vi è la presenza costante di ponteggi, allestiti per le manutenzioni ma ormai presenti da circa due anni, che impediscono la mobilità degli operai in caso di emergenza. Le valvole dell’impianto secondi effetti risultano anch’esse semi-bloccate e devono essere manovrate con attrezzi da lavoro invece che a mano. Nel reparto solidificazione, nonostante alcuni interventi, il solaio che mantiene il piano superiore con le due ruote per la produzione delle scaglie, risulta essere in pessimo stato. Fino a qualche tempo fa erano presenti dei “cristi” per puntellare le travi in ferro. Ma non è solo un problema di sicurezza ma bensì anche di produttività degli impianti. Da circa due settimane, ad esempio, a causa della mancata sostituzione di alcune valvole dette “vanesse”, per garantire i lavaggi periodici dell’impianto lo stesso deve essere fermato. Per affrontare queste problematiche, l’Unione Sindacale di Base, ha recentemente incontrato la dirigenza della multinazionale. Crediamo che il dialogo e soprattutto il confronto con i diretti interessati sia la strada migliore per risolvere le problematiche. Soprattutto se si parla di sicurezza. L’incontro è stato sicuramente positivo, abbiamo descritto puntualmente le problematiche sopra riportate e ci auguriamo che siano messi in campo interventi tempestivi. Pensiamo che sia invece urgente affrontare la situazione prima che si possano ripetere altri infortuni. Ovviamente, sempre attraverso il confronto preventivo con i lavoratori, siamo altresì pronti ad intervenire con tutti gli strumenti sindacali che abbiamo a disposizione qualora la situazione generale non subirà miglioramenti.
Vogliamo ringraziare la competenza, l’interesse ed il lavoro svolto dalla 2° Commissione del Comune di Pisa in merito alla prospettiva di declassamento ed i conseguenti tagli di organici ai Vigili del Fuoco di Pisa, il Presidente del Consiglio Comunale per Odg proposto all’intero Consiglio Comunale che ci auguriamo ponga la stessa attenzione volta a salvaguardare l’importanza del Galilei e del territorio tutto, in termini di economia e occupazionali.
Il possibile taglio di 16 Vigili del Fuoco a Pisa sarebbe un ulteriore e gravissimo colpo ad un sistema di soccorso provinciale già allo stremo. Sono infatti solo 4 le squadre VF operative in tutta la provincia, una sola in città, con lavoratori costretti a lavoro straordinario con turni oltre le 12 ore consecutive/ oltre le 48 settimanali, oltre a tutti i servizi di Vigilanza nei locali di pubblico spettacolo e delle numerose manifestazioni dell’estate pisana.
Chiediamo quindi al Consiglio Comunale ed al Sindaco di intraprendere tutte le necessarie e opportune azioni di sensibilizzazione verso gli organi istituzionali al fine di garantire un sistema di safety necessario a garantire l’incolumità della popolazione di Pisa e provincia.
Crediamo sia importante creare sinergia per mantenere e migliorare il servizio di garanzia del soccorso che i Vigili del Fuoco di Pisa rendono sul territorio e all’interno del Galilei!
BASTA SILENZIO ISTITUZIONALE SULLA PIAGGIO!
Da mesi abbiamo assistito a un silenzio complice e assordante da parte delle istituzioni, di fronte a una situazione come quella che viviamo nello stabilimento Piaggio di Pontedera, che colpisce direttamente centinaia di famiglie.
Ci chiediamo dove sono coloro che dovrebbero rappresentare e tutelare il territorio, le lavoratrici e i lavoratori? Il silenzio con cui stanno accogliendo le scelte unilaterali di Piaggio è inaccettabile.
Le amministrazioni locali sembrano sempre pronte a stendere il tappeto rosso alla proprietà in occasione di celebrazioni e passerelle, ma si eclissano ogni volta che bisognerebbe difendere concretamente i diritti di chi lavora. Non muovono un dito quando un’azienda decide di fermare la produzione e scaricare il costo sui lavoratori, utilizzando ferie, permessi e, successivamente, anche la cassa integrazione.
Ci opponiamo a questa gestione del territorio, in cui a comandare è la famiglia Colaninno, mentre le istituzioni, invece di vigilare e intervenire, si comportano da spettatori passivi, se non addirittura da complici. Servono garanzie occupazionali e, soprattutto, tutela del reddito, aggiungendo un integrazione salariale ai soldi degli ammortizzatori sociali
Basta con la retorica della “grande azienda che dà lavoro”: sono proprio questi lavoratori e lavoratrici a pagare oggi il prezzo delle scelte della proprietà, mentre le istituzioni, nei palazzi, voltano lo sguardo dall’altra parte.
Mentre centinaia di persone vengono lasciate a casa con la cassa integrazione, senza alcuna garanzia e con stipendi drasticamente ridotti, le istituzioni locali e regionali restano in silenzio.
Non si può continuare a tacere di fronte a chi taglia il personale, precarizza il lavoro e svuota il territorio. È ora che le istituzioni si assumano le proprie responsabilità e si schierino dalla parte di chi lavora.
Dopo l'incatenamento di Alessandra di lunedì mattina al Comune di Pontedera, il Sindaco Matteo Franconi ci ha ricevuto e noi gli abbiamo ribadito le nostre perplessità e la nostra rabbia: abbiamo fatto richiesta di un integrazione agli ammortizzatori sociali, di diminuire le precarizzazione nello stabilimento di Pontedera, di garantire salute e sicurezza nel posto di lavoro e sapere quali sono le prospettive future per i lavoratori e Pontedera, chiedendo anche un consiglio comunale aperto che metta al centro i lavoratori e le lavoratrici Piaggio e il indotto.
Il Sindaco ha preso in carico le nostre rivendicazioni, promettendo di chiedere un incontro alla proprietà.
USB Piaggio
USB PARTECIPA ALLE GIORNATE DI MOBILITAZIONE E DISCUSSIONE DEL 26-27 APRILE PER DIRE NO ALLA NUOVA BASE MILITARE, AL RIARMO E ALLA DEVASTAZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO
VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA DEL 21 GIUGNO
Basta con le ambiguità, è ora di promuovere un piano di azione contro la guerra e non solo vuoti appelli alla pace.
Mentre è in campo un colossale programma di riarmo europeo, accompagnato da un piano di riorganizzazione su scala continentale che mira a favorire la centralizzazione delle decisioni di politica estera e di difesa, con un orientamento sempre più esplicito verso la preparazione dell’opinione pubblica europea ad un futuro di guerra, occorre che le forze che vogliono battersi per la pace si diano un piano di lavoro comune.
Chi lavora per la guerra si è messo in moto e marcia spedito, anche se per fortuna il fronte guerrafondaio non è privo di contraddizioni e la direzione verso cui tende non manca di ostacoli e di incognite. Ma chi vuole battersi per la pace è al lavoro per costruire un piano alternativo che abbia come primo punto la resistenza alle politiche di guerra?
USB lega la guerra alla questione dei salari da oltre tre anni. Come ha certificato l’OCSE pochi giorni fa, in Italia i salari sono più bassi del 7% rispetto al 2021 ed i rinnovi contrattuali in corso sono molto lontani dal prevedere un recupero del potere d’acquisto perduto.
Mentre i profitti di banche ed aziende sono saliti alle stelle, il nostro sistema contrattuale rimane ancorato saldamente ai vincoli di accordi interconfederali che non vengono rimessi in discussione da Cgil, Cisl e Uil.
Al secondo punto c’è la questione sociale, il peggioramento generalizzato delle condizioni di vita, il rialzo dei prezzi, dalle tariffe agli affitti, dalla sanità ai trasporti, e la condizione di difficoltà crescente che vive una fetta sempre più ampia della popolazione.
Mentre il piano ReArm Europe prevede cifre colossali per l’acquisto e la costruzione di nuovi armamenti, le risorse stanziate per far fronte all’aumento delle disuguaglianze non si trovano.
E al terzo punto ci sono le politiche di guerra e la militarizzazione della società e dell’informazione e l’attacco alle libertà e alle agibilità politiche. E c’è il tema della conversione della nostra industria civile in industria militare.
Solo tenendo assieme i diversi aspetti delle politiche che oggi soffriamo potremo portare la società a ribellarsi a questi piani che oggi non sono più semplici propositi ma scelte pratiche in corso di attuazione. Il clima di guerra costringe ad uscire dall’ambiguità e a dimostrare coerenza, tenendo assieme i fili di un’unica politica che vuole la pace ma anche un’alternativa alla stagione dei bassi salari, del lavoro sottopagato e della deindustrializzazione.
Dentro questo quadro un nuovo, ennesimo, progetto di base militare per l’addestramento di forze speciali dell’esercito impegnate quotidianamente in decine di missioni militari all’estero.
Un mega-progetto di 140 ettari previsto a Pontedera, all’interno della tenuta Isabella, e a San Piero a Grado, dentro il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, area protetta a livello europeo e di enorme valore ambientale, sociale e culturale per il nostro territorio; un Parco già inquinato dalla presenza di un reattore nucleare dismesso, di cui si fa sapere poco o nulla. La spesa stimata è di 520 milioni di euro solo per la realizzazione della base, di cui una parte inopportunamente già stanziata dal Ministero Infrastrutture e Trasporti e dal Fondo di Coesione e Sviluppo.
La gestione politica, dal Governo, sino alla Regione, ai Comuni e all’Ente Parco, appare a dir poco opaca e priva di relazione con la cittadinanza e la popolazione dei territori interessati dal progetto.
Non è il tempo delle mezze misure, del siamo per la difesa e non per il riarmo, dell’andiamo in piazza anche con chi ha posizioni diverse da noi. È il tempo delle scelte chiare.
59 anni, Paolo Lambruschi, è morto ieri , nel bacino di Fantiscritti, sopra Carrara. Il lavoratore era alla guida di un dumper, mezzo pesante usato in cava, carico, che è caduto per molti metri: il 59enne è rimasto schiacciato sotto il mezzo ed è deceduto, i soccorsi sono stati inutili.
A nome di tutta l'Organizzazione sindacale scrivente esprimiamo condoglianze alla famiglia e ai colleghi tutti e ci stringiamo a loro in questa perdita.
È passato poco più di un anno dalle parole di Umberto Franchi, in cui a margine di un’intervista alla RAI dichiarava che i lavoratori del lapideo <<Si fanno male perché sono deficienti>>. Ancora non riusciamo a togliercele dalla testa, e rimbombano come macigni. Un settore in cui in proporzione i morti sul lavoro e gli incidenti gravi sono ancora altissimi, chi continua a voltarsi dall' altra parte o a minimizzare è parte del problema stesso.
USB indice 8 ore di sciopero nell' intero settore del Lapideo in tutta la provincia di Massa Carrara e si fa carico di organizzare nei prossimi giorni un incontro fra lavoratori, iscritti o no al nostro sindacato per riunirci e discutere assieme di quanto avviene sui nostri posti di lavoro.
I lavoratori dei piazzali e delle biglietterie Moby di Livorno entrano in stato di agitazione sindacale. La O.S Usb ha attivato le procedure di raffreddamento previste dalla Legge 146/90 per gli scioperi. Da mesi abbiamo avviato un tentativo di conciliazione con la dirigenza aziendale rispetto ad alcuni punti del contratto nazionale. Nonostante le numerose interlocuzioni e i tentativi di raggiungere una mediazione, la società di navigazione ha confermato la volontà di non adeguarsi a quanto previsto dall'art 10 del CCNL in merito al pagamento degli straordinari e al riconoscimento dei riposi compensativi. Inoltre ai dipendenti Moby non vengono erogati buoni pasto a differenza dei loro colleghi Tirrenia. Attualmente le due società Moby e Tirrenia sono in fase di fusione e il percorso di confronto sindacale, a livello nazionale, è ancora in corso. Tuttavia per quanto riguarda la sede di Livorno, tale situazione non può giustificare il mancato rispetto di quanto prescritto dal contratto nazionale. I lavoratori hanno diritto al riconoscimento pieno del lavoro straordinario e dei riposi compensativi. Mentre sui buoni pasto, anche se successivamente alla fusione tra le due società sarà necessario ridiscutere gli accordi integrativi in essere, è necessario che sia riconosciuto da subito il trattamento di miglior favore. A maggior ragione visto che, in assenza di rinnovo dei contratti integrativi l'azienda Moby dovrebbe riconoscere un 2% in più sulla retribuzione come elemento perequativo ai sensi dell'art 44 bis del CCNL.
Aprendo lo stato di agitazione, l'Unione Sindacale di Base, ha attivato le procedure previste dalla Legge 146/90 sugli scioperi. Siamo in attesa della convocazione presso gli organi competenti per espletare le procedure di raffreddamento e conciliazione.
Notizie allarmanti sul fronte lavoro dentro lo stabilimento di Pontedera, per quanto riguarda la produzione, una chiusura che l'azienda si appresta a fare, secondo il loro dire, non per i dazi imposti da Trump ma per la situazione generale. Uno stop fatto usando ferie e permessi dei lavoratori e delle lavoratrici, il 18 Piaggio chiude mentre oggi lavora su tutti i turni e con i contratti a termine!! Come USB non abbiamo niente contro l’entrata dei contratti a termine ma la situazione è indubbiamente preoccupante e le scelte aziendali altalenanti: dalla piena produzione e entrata CT alla chiusura. Per i prossimi mesi temiamo che si possa presentare un’enorme riduzione delle ore lavorate e quindi un uso sempre più lungo della cassa integrazione. E la tutela del salario dei lavoratori e delle lavoratrici? È necessaria una programmazione diversa della produzione e servono anche più garanzie per i contratti a termine. Come USB venerdì scorso abbiamo scioperato contro le politiche belliciste del governo e dell'unione europea e siamo scesi in piazza per riaffermare che i soldi si trovano per le armi ma non per alzare i salari dei lavoratori. Ci chiediamo anche dove sono le istituzioni sia comunali che regionali che, nel silenzio più assordante, fanno fare alla famiglia Colaninno tutto ciò che gli conviene facendo sempre pagare ai lavoratori le loro scelte fatte per massimizzare i profitti. Siamo pronti a lottare per emanciparci dal ricatto del padron e non resteremo passivi a subire scelte che graveranno nei prossimi mesi sulle famiglie.
RSU PIAGGIO COORDINAMENTO USB PIAGGIO USB NAZIONALE INDUSTRIA
<<Ci hanno dovuto ripensare!>> dichiara Marco Lenzoni, delegato USB sanità a Pontremoli, La ASL Toscana Nord-ovest che aveva portato in consiglio di disciplina l’operatrice socio sanitaria Alessia Di Stasio in servizio presso l’ospedale di Pontremoli (MS) con accuse gravissime da licenziamento in tronco ha dovuto prendere seriamente in considerazione le ragioni e la memoria difensiva presentata per USB dall’avvocato Pietro Ambrosanio e dalle nostre delegate Claudia Atti e Monica Bruno che hanno sostenuto Alessia durante lo svolgimento del consiglio di disciplina tenutosi a Livorno il 25 febbraio scorso. L’avvocato ha smontato ogni grave contestazione mossa contro Alessia, come avevamo sostenuto fin dall’inizio di questa vicenda, la Asl ha voluto montare un “caso” per un semplice modulo non compilato nei tempi previsti, una mancanza per cui sarebbe stato sufficiente un semplice richiamo ma invece la Asl con contestazioni pretestuose e non corrispondenti ai fatti ha voluto mettere in gravissima difficoltà la lavoratrice portandola davanti al consiglio di disciplina. Alessia è stata costretta a doversi difendere da accuse gravissime che se non fossero state smontate per filo e per segno nella difesa dell’avvocato Ambrosanio e dei nostri delegati sindacali avrebbero portato al licenziamento di Alessia, questo consiglio di disciplina crediamo a questi punti sia stato montato per spaventare e punire la collega perché tramite USB aveva osato contestare alla azienda la violazione delle leggi a tutela della salute dei lavoratori. Alessia da mesi chiedeva di essere esentata dalla movimentazione dei carichi pesanti ma nonostante le sue certificazioni mediche e le segnalazioni fatte pervenire alla dirigenza infermieristica nulla è stato fatto fino al giorno del suo infortunio avvenuto proprio in seguito al trascinamento di un letto pesante e difettoso con un paziente sopra. Il nostro intervento e la nostra denuncia pubblica hanno fatto si che questa manovra repressiva contro la lavoratrice finisse sotto i riflettori dei media e dell’opinione pubblica, tantissimi sono stati i gesti e i messaggi di solidarietà arrivati dalla Lunigiana, dalla Toscana e anche da altre zone dell’Italia, a sostenere Alessia, anche la presa di posizione e la solidarietà concreta di diversi comitati cittadini per la sanità e per il diritto alla salute come il Comitato sanità pubblica Versilia-Massa-Carrara, la Consulta popolare per la sanità di Massa e il Comitato salute pubblica Alta Lunigiana. Da ricordare anche la presa di posizione del sindaco stesso di Pontremoli dove Alessia lavora che ha scritto una lettera alla direttrice della Asl nord-ovest per chiedere che il procedimento disciplinare venisse chiuso per l’infondatezza delle gravi accuse mosse contro la lavoratrice. La questione non è finita, ora le suddette violazioni sulle leggi a tutela della salute dei lavoratori saranno portate alla attenzione di un giudice, andremo fino in fondo, fino a quando giustizia non sarà fatta. Non si scherza con la salute dei lavoratori, non si usano i consigli di disciplina per ritorsione verso i lavoratori che alzano la testa, prima o poi lo capiranno anche alla Asl Nord-ovest ne siamo certi.
VIVA I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA SANITÀ CHE LOTTANO‼️
Marco Lenzoni USB SANITÀ buffa Elia USB Massa Carrara
Il servizio di trasporto scolastico per le scuole primarie e secondario di 1° grado è gestito dal nostro Comune attraverso il sistema perverso di appalto. Il secondo paradosso è che il bando di gara è stato vinto da una ATI (associazione temporanea di impresa) di cui fanno parte alcune società. Una di esse, in maniera totalmente illegittima, ha deciso di applicare il contratto nazionale imprese di pulizia/multiservizi. Parliamo di autisti qualificati che svolgono un servizio di trasporto persone. Oltre alle paghe da fame ci sono una serie di “irregolarità” più o meno evidenti che vanno subito affrontate. Gli autisti sono assunti con un contratto part-time ma svolgono le proprie mansioni anche in 4/5 turni spezzati. In pratica l’impegno lavorativo è distribuito su tutta la giornata ma le ore retribuite sono solo una minima parte. Niente spogliatoi o servizi igienici, nessuno spazio dove mangiare, nessun buono pasto. Stiamo parlando di un appalto per il quale l’ente pubblico sborsa, nei 3 anni e mezzo, poco meno di un milione e cinquecento mila euro. Nel capitolato si fa espresso riferimento all’obbligo di utilizzo di un contratto nazionale “dell’area di appartenenza” tant’è che alcune aziende della ATI applicano correttamente il CCNL autoferrotranvieri. Mentre una esse, come già citato precedentemente, la B&B Service di Pietrasanta ha “optato” per il contratto delle pulizie. Ci chiediamo, chi deve vigiliare sull’effettivo rispetto del capitolato? Come mai fino ad ora il Comune di Livorno non è intervenuto? Come mai in alcuni appalti ci viene contestato che il contratto nazionale da applicare deve essere quello “corretto” e quindi non si può chiedere l’utilizzo di CCNL migliori ma se conviene si resta in silenzio quando questo contratto è palesemente inapplicabile? La verità è che per risparmiare (o per far ingrassare qualche azienda) nel mondo degli appalti tutto è consentito. Per USB il contratto pirata multiservizi non deve essere applicato in nessun settore. Dal portierato al trasporto scolastico, dal servizio ingombranti in Aamps, al privato puro. Ma meno che mai nel trasporto persone. Addirittura, questo contratto vergognoso non viene fatto rispettare per intero, neanche da quei sindacato che l’hanno firmato. Come, ad esempio, per quanto riguarda il part-time e le maggiorazioni. Abbiamo richiesto un incontro urgente all’assessore di competenza. Contestualmente, insieme ai lavoratori, apriremo subito lo stato di agitazione sindacale e la richiesta di tavolo di conciliazione in sede Prefettizia. La situazione deve cambiare ora, non tra un mese, non tra un anno.
Questa mattina, 20 marzo, si è svolto il primo sciopero regionale, promosso da USB, all'interno del servizio di portierato negli enti pubblici della Regione. Dalle ore 10 le lavoratrici erano presenti, in presidio, davanti al palazzo della Regione a Firenze. Nonostante la mozione regionale sul salario minimo a 9 euro l'ora, il bando in questione, che coinvolge 300 lavoratrici e lavoratori, è stato costituito prevedendo l'applicazione del CCNL Multiservizi al primo e secondo livello. Paghe orarie di gran lunga inferiori ai 9 euro previsti. Paghe da fame e part time involontario diffuso. Stipendi da 600/700 euro netti al mese.
Durante la manifestazione una delegazione ha incontrato l'assessore regionale Ciuoffo e la dirigente del settore appalti. USB ha chiesto, come già anticipato a mezzo stampa, di ritirare l'attuale bando anche se al momento in fase avanzata e ripubblicarlo con la previsione della nuova Legge regionale annunciata da presidente Giani. Dal punto di vista tecnico/legale sarebbe assolutamente possibile procedere in questo senso. Dal punto di vista politico sarebbe un modo per dare concreta applicazione alla proposta approvata all'unanimità dal consiglio regionale. Il governatore Giani aveva, infatti, introdotto la possibilità di inserire nei bandi una premialità aggiuntiva per quei soggetti che, una volta aggiudicato l'appalto, garantiscano il salario minimo di 9 euro. Previsione che NON trova applicazione in quello attuale del servizio di portierato. Ad oggi la Regione Toscana conferma la NON volontà di ripubblicare il bando e quindi di non applicare concretamente il salario minimo. Una scelta che pesa come un macigno e che dimostra, al di là di come la si pensi, la strumentalità di queste proposte. Inoltre durante l'incontro, la delegazione ha spiegato come il part time involontario e i contratti da 20/24 ore a settimana, contribuiscano a rendere ancora più precario e sotto pagato questo lavoro. Non ci bastano le proposte messe sul piatto questa mattina. L'apertura di una contrattazione alternativa con il soggetto che si aggiudicherà l'appalto. L'applicazione di livelli più "alti" e la possibilità di consolidare i contratti. Parliamo di buoni propositi ma di concreto e soprattutto di scritto non c'è niente. I 9 euro l'ora garantiti devono essere il punto di partenza e non quello di arrivo. Il minimo sindacale.
La vertenza andrà avanti fino al ritiro dell'attuale bando. Metteremo in campo ulteriori iniziative di mobilitazione e di sciopero. Basta appalti! Basta salari da fame!
Il 17/03/2025 come Usb abbiamo incontrato il Sindaco di Piombino sull' avanzamento degli accordi di programma di Metinvest e Jsw. I tempi si allungano , dopo la firma sulla divisione delle aeree i due accordi di programma non sono ancora chiusi e l unica cosa certa è l’aumento dei lavoratori in cassa integrazione da parte Jsw. Come Usb siamo preoccupati, per il momento storico in cui ci troviamo, in una economia di guerra e con il settore industriale in grossa difficoltà e soprattutto davanti a un cambio epocale del mondo del lavoro. Lo ribadiamo da tempo, servirebbe l' entrata dello stato per controllare i due piani industriali e soprattutto la gestione occupazionale dei 1400 lavoratori e lavoratrici e l’ indotto. I tempi sicuramente si allungheranno e gli strumenti ordinari non basteranno per gestire la partita occupazionale, servirebbe un decreto per piombino che tuteli i lavoratori, con un integrazione salariale e soprattutto un scivolo pensionistico di più lunga durata per consentire ai lavoratori di andare in pensione, dato anche il calo occupazionale che si potrebbe verificare a causa delle nuove tecnologie introdotte nello stabilimento di Piombino. Come organizzazione abbiamo richiesto un incontro al Ministro D'Urso.
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