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LA "SICUREZZA" NON VALE ANCHE PER I LAVORATORI? DOPO IL CASO DEL MOVIMENTATORE AGGREDITO USB SOLLECITA LA CONVOCAZIONE DI UN TAVOLO ISTITUZIONALE SULLA LOGISTICA PORTUALE

Negli ultimi tempi nella nostra città, il tema della "sicurezza" tiene banco quasi quotidianamente. Bastano due schiamazzi in più in qualche via del centro, per innescare dibattiti serrati,  convocare tavoli istituzionali, interrogazioni ai Ministeri, incontri nelle scuole e via dicendo.

Eppure basta spostarsi di qualche centinaio di metri, in area portuale e interporto per entrare nel vero far west cittadino: Il settore della logistica. Lavoratori picchiati dai padroni, licenziamenti, contratti applicati da 6 euro lordi l'ora (multiservizi). Continui cambi di appalto in cui i lavoratori, in barba alla normativa, perdono tutti i diritti. Precarietà endemica, minacce, sospensioni, denunce e continui infortuni sul lavoro.
Questa sicurezza non è abbastanza importante per le istituzioni e i partiti?
Da mesi USB sollecita l'apertura di un tavolo cittadino, a Sindaco, Prefetto, autorità di sistema, ispettorato e Asl. Da mesi senza nessun riscontro. Si preferisce "affrontare" la singola vertenza solo quando innesca problematiche di ordine pubblico.  Poi cala il silenzio.

Eppure le problematiche che da mesi denunciamo, non sono l'eccezione ma la normalità.  Deve scappare il morto per svegliare la città e le sue istituzioni?

Ci rifiutiamo di farci trascinare solo nello scontro, a volte anche fisico, tra lavoratori e società in appalto. Esistono dei soggetti che hanno enormi responsabilità. Stiamo parlando delle varie committenze e multinazionali. Quelle che vengono invitate nelle grandi occasioni. Armatori, società di trasporti, colossi della logistica. Questo sistema serve per abbattere il costo del lavoro e mantenere i lavoratori perennemente sotto ricatto aumentando a dismisura la produttività.

Nei piazzali della Mercurio la nuova società assumerà i lavoratori storici con contratto a tempo indeterminato?
Tra poco più di un mese nei piazzali Bertani, scadranno i contratti a 70 movimentatori storici. Saranno stabilizzati a tempo indeterminato come richiesto dal sindacato?

La B.S autotrasporti che ha l'appalto DHL, continuerà ad ignorare le richieste del sindacato? Servono altri due giorni di scioperi e picchetti, con il rischio di essere denunciati, per poter semplicemente discutere con un'azienda?

Torniamo a chiedere la convocazione di un tavolo cittadino sulla logistica portuale. Un tavolo per la "sicurezza" dei lavoratori e delle lavoratrici. Per la "legalità". Se usiamo questi termini abbiamo più probabilità di ottenere qualcosa?

In ogni caso non abbiamo intenzione di mollare di un centimetro. Andremo avanti con scioperi e denunce fino a quando la situazione non migliorera'.

USB Categoria Operaia Logistica

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11 FEBBRAIO, DOPPIO PRESIDIO USB PER UN SOLO MESSAGGIO: BASTA TAGLI, ASSUNZIONI SUBITO, RISPETTO PER LAVORATRICI E LAVORATORI!

L’11 febbraio USB Pubblico Impiego Toscana ha portato sotto il Consiglio regionale un doppio presidio: da una parte le lavoratrici e i lavoratori della sanità per lo scorrimento delle graduatorie e le assunzioni; dall’altra, insieme alla RSU e alle altre organizzazioni sindacali, contro il taglio di 4 milioni di euro al salario accessorio dei dipendenti regionali. Una giornata di lotta vera, partecipata, determinata. Una giornata che ha costretto la politica regionale ad assumersi impegni precisi.

SANITÀ: BASTA BLOCCO DELLE ASSUNZIONI, SCORRERE LE GRADUATORIE

Una delegazione di lavoratrici e lavoratori provenienti da diverse province toscane è stata ricevuta, a margine dei lavori consiliari, dal presidente della Commissione Sanità Matteo Biffoni e da vari consiglieri regionali membri della commissione: Luca Romanelli, Jacopo Ferri, Marco Guidi e Alessandro Franchi.
Assente l’assessora alla sanità Monia Monni, impegnata in un viaggio istituzionale.

Abbiamo denunciato con forza una situazione ormai insostenibile:

  • blocco delle assunzioni;

  • mancato scorrimento delle graduatorie;

  • ricorso sistematico a interinali con contratti precari e costi superiori rispetto all’assunzione diretta;

  • drammi personali e professionali per centinaia di idonei lasciati in attesa.

Dal presidente Biffoni siamo stati informati che, su nostra richiesta, è già stato fissato un incontro con la ASL ai primi di marzo per affrontare nel merito la questione. È stato inoltre istituito un canale di comunicazione diretto con la Commissione Sanità.

I lavoratori sono stati chiarissimi: o si risolve, oppure la mobilitazione si alzerà di livello. Siamo pronti a incatenarci sotto la Regione, a ricorrere alle vie legali, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se necessario.
Non accetteremo che graduatorie pubbliche vengano ignorate mentre si spendono più soldi per precarizzare il servizio e il lavoro delle operatrici e degli operatori sanitari.

REGIONE TOSCANA: GIÙ LE MANI DAL SALARIO ACCESSORIO

Parallelamente, una delegazione di USB Pubblico Impiego e delle altre OO.SS. della RSU è stata ricevuta in Aula Consiliare.

In un primo momento erano presenti la presidente Saccardi e alcuni consiglieri; durante l’esposizione delle rivendicazioni si è unito anche il presidente Eugenio Giani, che – a quanto pare – non era stato informato della convocazione delle organizzazioni sindacali.

Abbiamo ribadito con fermezza:

  • le ragioni dello stato di agitazione;

  • la gravità del taglio di 4 milioni di euro al fondo del salario accessorio;

  • l’inaccettabilità di far pagare ai dipendenti regionali errori politici e scelte di programmazione sbagliate.

Siamo convocati in Prefettura venerdì per il tentativo di conciliazione. Il presidente Giani ha assunto l’impegno a essere presente.
Nel frattempo è arrivata una convocazione per il 17 febbraio alle ore 17 in Sala Pegaso, a seguito della nostra richiesta di un confronto strutturato e costante con chi detiene la delega al personale.

UNA GIORNATA CHE SEGNA UN PASSAGGIO

L’11 febbraio non è stata una semplice protesta.
È stato un passaggio politico chiaro: USB non accetta tagli, blocchi, silenzi e scaricabarile. La lotta per la sanità fa tutt'uno con quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della Regione Toscana, perché la matrice è comune: la difesa dello stato sociale, del lavoro pubblico, vale a dire di quell'insieme di servizi e attività necessarie a rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini.

Ieri abbiamo aperto tavoli, imposto confronti, costretto la Regione ad assumersi responsabilità. Ma gli impegni dovranno tradursi in atti concreti.

Per la sanità: scorrimento immediato delle graduatorie e piano straordinario di assunzioni.
Per i dipendenti regionali: ripristino delle risorse sottratte al salario accessorio.

Attendiamo i prossimi sviluppi. Ma una cosa è certa:

USB NON ARRETRA.
NOI NON MOLLIAMO.

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Caregiver familiari: Giustizia Sociale ora!

La federazione del Sociale, su iniziativa di Slang USB Livorno, avvia un nuovo percorso al fianco dei caregiver familiari, un percorso che nasce dall’ascolto di testimonianze dirette e dall’osservazione del loro punto vista e posizionamento rispetto alla riforma prevista dalla legge di bilancio 2026, inserita nei decreti attuativi per la disabilità. 

Si tratta di una denuncia netta di una misura inadeguata che rappresenta un passo indietro e si configura come un “welfare dell’illusione”, incapace di offrire risposte concrete alle esigenze di chi quotidianamente assiste familiari con disabilità o gravi patologie. 

I caregiver familiari, per chi ancora non lo sapesse (e sono in molti) sono tutte quelle persone che si prendono cura quotidianamente di un familiare non autosufficiente senza che questa attività costituisca una professione riconosciuta. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che svolgono già un altro lavoro e che hanno ulteriori carichi familiari; e, come accade troppo spesso per tutto ciò che riguarda il lavoro di cura, sono in larga prevalenza donne.

Persone che, di fronte a una necessità, si trovano a garantire assistenza continuativa e sostegno fisico ed emotivo a un familiare non autosufficiente, assumendo un ruolo essenziale per la tenuta sociale del Paese. Un ruolo che comporta conseguenze pesanti sulla vita quotidiana e sull’equilibrio psicologico: livelli elevati di stress, rischio concreto di burnout, difficoltà a conciliare i tempi di vita e di lavoro, assenza di spazi personali di riposo e di svago.

Tutto questo avviene, nella maggior parte dei casi, senza alcuna formazione specifica, senza adeguati strumenti di supporto e senza forme di supervisione o tutela, scaricando interamente sulle famiglie, in particolare sulle donne, il peso di un’assistenza che dovrebbe essere riconosciuta, sostenuta e condivisa dal sistema pubblico.

A ciò si aggiungono le criticità introdotte dalla riforma che, nella sua formulazione attuale, genera ulteriore incertezza giuridica e sociale, attribuendo al ruolo del caregiver familiare una definizione ibrida e contraddittoria. La disciplina si fonda su criteri frammentati e talvolta incoerenti, che spaziano da requisiti di natura parentale o assistenziale a parametri di tipo economico e retributivo, richiamando impropriamente la logica di un contratto collettivo nazionale, senza tuttavia assicurare la necessaria chiarezza normativa.

Il termine “caregiver” viene così ricondotto a una mansione che, per essere riconosciuta, dovrebbe coincidere con lo status di familiare convivente in condizioni di indigenza tali da giustificare l’intervento pubblico. Ne deriva una definizione di fatto inapplicabile o fortemente limitativa, che contribuisce a creare un “vuoto sociale” istituzionalizzato, con effetti lesivi sull’identità, sulla dignità e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che svolgono tale funzione senza un adeguato riconoscimento giuridico e sociale. Requisiti di accesso particolarmente stringenti e un’assegnazione di risorse chiaramente insufficiente rispetto al fabbisogno reale, riservata esclusivamente a chi assiste persone con disabilità grave, con la conseguente esclusione di tutti coloro che garantiscono cure e assistenza continuativa a soggetti che, pur necessitandone, non rientrano nei criteri di riconoscimento della grave disabilità. 

Il sindacato si associa alla denuncia della riforma e ne contesta l’impianto complessivo, che introduce sistemi di controllo e di misurazione dello stress assimilabili a quelli previsti per il lavoro professionale, senza tuttavia riconoscere al caregiver lo status, i diritti e le tutele proprie di una lavoratrice o di un lavoratore. L’inserimento di tali meccanismi in un modello di welfare fondato su bonus e incentivi rischia di trasformare il caregiver familiare in una figura subordinata, sorvegliata e condizionata, priva di un reale riconoscimento sindacale e di adeguate garanzie contrattuali.

Particolarmente grave è inoltre la previsione di tutele lavorative parziali e insufficienti. Pur prevedendo periodi di congedo, il disegno di legge non assicura la piena retribuzione e prevede una tutela solo formale del posto di lavoro, scaricando sulle famiglie il costo economico e previdenziale dell’assistenza. Una scelta inaccettabile, che espone migliaia di caregiver al rischio di impoverimento e precarizzazione e che contraddice i principi di equità e solidarietà su cui dovrebbe fondarsi il sistema di welfare pubblico.

Una riforma varata in pochi mesi, che gli stessi caregiver definiscono inefficace e contraddittoria, destinata ad aprire baratro profondo, identitario, sociale e umano piuttosto che a colmare lacune e ingiustizie.

Può la vita di una persona essere misurata solo con parametri di indigenza e demansionamento?

Se ai caregiver familiari si applicano i test per lo stress dei professionisti e si usano strumenti di controllo aziendali nel welfare dei bonus, chi siamo davvero?

E soprattutto: dove sono i nostri diritti sindacali e le tutele fondamentali?

Questo si chiedono oggi i caregiver, in un momento fondativo segnato dall’assenza di chiarezza.

Proprio da queste contraddizioni nasce l’intento di questo contributo: lanciare una proposta, un appello, avviare al più presto un dibattito pubblico e costruire una linea di azione condivisa per garantire tutela, riconoscimento e dignità ai caregiver familiari.

La Federazione del sociale con Slang-USB Livorno si impegna a sostenere tutte le iniziative necessarie per superare questa grave inadeguatezza, promuovendo mobilitazioni, campagne e interlocuzioni con le istituzioni, affinché i caregiver familiari non siano più considerati soltanto in termini di parametri burocratici e di indigenza, ma finalmente riconosciuti per il loro ruolo cruciale.

 

Federazione del sociale nazionale 

Slang USB Livorno 

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