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PIAZZALI BERTANI. NESSUNA CRISI, MA I LAVORATORI STORICI RESTANO PRECARI. USB: SCELTA INACCETTABILE. ASPETTIAMO CONVOCAZIONE DEL PREFETTO

Ancora problemi nei piazzali della logistica auto del porto di Livorno. Dopo quanto successo negli appalti Mercurio oggi, dai piazzali Bertani, arriva la notizia della mancata stabilizzazione dei lavoratori impegnati nella movimentazione.  Lo scorso anno i 67 operai, tra cui la stragrande maggioranza con anni e anni di anzianità, erano stati “traghettati” da una società in appalto con contratti a tempo indeterminato, ad una agenzia interinale con rapporto di lavoro di un anno.  Tutto ciò grazie ad un accordo in deroga sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali e fortemente contestato da USB. Il prefetto di Livorno, che aveva controfirmato l’accordo, si era fatto garante del monitoraggio di tale accordo che, tra le altre cose, prevedeva un breve periodo di prova per poi procedere alla definitiva stabilizzazione di tutti i lavoratori. Il 28 marzo scadranno i contratti di lavoro e l’azienda Bertani ha recentemente comunicato di voler mantenere contratti a termine addirittura, per alcuni, di soli 6 mesi. Una scelta grave ed inaccettabile. Nel piazzale Bertani, così come da noi denunciato, non c’è mai stata una vera e propria crisi ma la minaccia dei licenziamenti era servita solo per far accettare, alle istituzioni e ai lavoratori, l’introduzione di un’agenzia interinale.  Dopo anni e anni di lavoro decine di operai si sono ritrovati senza neanche poter richiedere un prestito in banca o organizzare la propria vita.
Per ultimo vogliamo segnalare un altro grave comportamento. A USB che rappresenta il 30% della forza lavoro è stato impedito di partecipare all’incontro in cui Bertani ha comunicato le proprie decisioni. L’unico sindacato che ha provato ad opporsi, da sempre, viene evidentemente considerato scomodo.
A questo punto, chiediamo al Prefetto di Livorno, soggetto garante dell’accordo, di convocare le parti, prima della scadenza dei contratti. USB ha già formalizzato questa richiesta.

Usb Livorno Categoria Operaia Logistica

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STOP AI TRANSITI DI “MORTE” E AL RIARMO - I LAVORATORI E LE LAVORATRICI NON VOGLIONO PAGARE IL PREZZO DELLA GUERRA

Nella giornata di ieri, nel porto di Piombino una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.

Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.

USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitialia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutarei di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese. 

Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio. 

Il treno ha accumulato un fortissimo ritardo ed è stato deviato in un altro percorso per evitare i presidi. Alla stazione di Pisa movimenti contro la guerra, attivisti e lavoratori hanno bloccato il treno per oltre 4 ore e poi è stato fatto tornare indietro.

Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato vero qualche teatro di guerra.

 

Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!

 

Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici. 

In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese. 

Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.

 

Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!

BLOCCHIAMO LA GUERRA, BLOCCHIAMO LE ARMI!


Usb Livorno - Usb Pisa

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Giovedì 12 marzo, alle ore 21.00, ai Quattro Mori di LIVORNO, USB Scuola e OSA proiettano D'istruzione pubblica

Giovedì 12 marzo, alle ore 21.00, ai Quattro Mori di LIVORNO, USB Scuola e OSA sono liete di presentare la proiezione del film “D’Istruzione pubblica”, documentario sullo smantellamento della scuola pubblica che sta suscitando grande interesse tra lavoratrici e lavoratori della scuola, tra le studentesse e gli studenti, ma anche tra le persone non direttamente coinvolte dai temi trattati.

✊🏾 USB Scuola e OSA affrontano quotidianamente i problemi concreti nati dalle varie “riforme” della scuola, dalla legge sull’autonomia al PCTO, fino ad arrivare alle proposte sulla limitazione della libertà di espressione di Gasparri e Romeo. Non da ultimo, riteniamo fondamentale portare avanti una battaglia delle idee che sappia dare il suo contributo alla giornata del 14 marzo, in occasione della manifestazione nazionale per il NO sociale al governo Meloni e alla scuola reazionaria di Valditara!

👉🏽 Per consentire un approfondimento e creare un momento di riflessione comune, al termine della proiezione ci tratterremo in dibattito con interventi di Denise Bertozzi, Camilla Barontini, esponenti di OSA e USB Scuola e la platea. La necessità di discutere di scuola pubblica statale, di condividere idee, proposte e necessità concrete potrà trovare uno spazio di libera espressione.

👉🏽Invitiamo tutte e tutti gli interessati al cinema Quattro Mori di Livorno in piazza Damiano Chiesa alle 21.00 del 12 marzo per assistere insieme alla proiezione e partecipare al successivo dibattito!

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USB LIVORNO: "UN'ALTRA SPALLATA AL CCNL MULTISERVIZI". DAL 1° MARZO ANCHE I LAVORATORI IN APPALTO DELLA COOP ATI LAVORANO CON IL CCNL UTILITALIA COME I LORO COLLEGHI AAMPS ABBANDONANDO DEFINITIVAMENTE IL CCNL MULTISERVIZI

La campagna del nostro sindacato contro il Ccnl multiservizi continua imperterrita. Anche i  lavoratori della Coop ATI che ogni giorno raccolgono i rifiuti ingombranti dei cittadini livornesi per conto di Aamps, dal 1° marzo hanno il contratto Utilitalia come i loro colleghi. Altri 5 lavoratori che abbandonano un contratto misero e improprio che tuttavia impiega  in Italia un esercito di lavoratori e lavoratrici soprattutto in appalto.
Appalti e Ccnl multiservizi sono un binomio che combattiamo ogni giorno con applicazione e chiarezza.

Quello dei lavoratori ATI è solo l'ultimo tassello di una battaglia che negli ultimi 2 anni ha visto vincere anche altri lavoratori e lavoratrici:

- 71 lavoratori del salumificio Sandri non lavorano più in appalto e sono diventati dipendenti diretti passando anche dal Ccnl multiservizi a quello delle industrie alimentari.
- 11 autisti degli scuolabus fra Livorno e Rosignano sono passati dal Ccnl multiservizi al Ccnl autoferrotranvieri
- 18 lavoratori dei cimiteri pubblici di Livorno hanno abbandonato l'appalto e sono diventati dipendenti diretti di Aamps oltre a passare da Ccnl Multiservizi a Ccnl Utilitalia dei cimiteri.

Sì alle internalizzazioni, no agli appalti, no al Ccnl multiservizi. Questo è sempre stato il nostro slogan e questa è la battaglia che ogni giorno portiamo avanti nella giungla degli appalti della logistica, del porto ma soprattutto dei servizi pubblici dove è totalmente inaccettabile che istituzioni o società pubbliche permettano l'applicazione nei loro appalti di contratti inappropriati o poveri.

Annunciamo già quali saranno i due prossimi obiettivi della nostra lotta su appalti pubblici e Ccnl multiservizi:

1. Via il Ccnl multiservizi applicato ai 10 lavoratori AVR che ogni giorno 7 giorni su 7 con reperibilità festiva e notturna, fanno lavori edili nelle nostre strade sistemando marciapiedi e buche, ripristinando la cartellonistica stradale e le strisce a terra in e che si occupano del verde cittadino. Un gruppo di lavoratori che in poche unità si trova a dover affrontare tutte le emergenze sulla viabilità e che in modo totalmente inappropriato sono contrattualizzati con il Ccnl multiservizi.
2. Ci sono 35 lavoratrici della Coop Colser che a Livorno e provincia presiedono le portinerie di ogni palazzo istituzionale che lavorano Ccnl multiservizi con livelli bassissimi e part time involontario cosicché si trovano a guadagnare ogni mese cifre ampiamente sotto i 1000 euro. Un appalto milionario regionale che gestisce centinaia di lavoratori e lavoratrici della portineria dei palazzi del potere in tutta la Toscana, vivono con molto meno di 1000 euro al mese. Domani sarà l'8 marzo e il part time involontario è tutt'oggi per moltissime lavoratrici un problema gigantesco a livello di reddito che va a minare anche la loro autonomia e indipendenza economica creando grossi disagi in famiglie monoreddito.
Anche nella logistica portuale, nonostante quanto sancito chiaramente dall’art 42 del contratto nazionale Trasporto e Logistica, si continua ad applicare impunemente questo contratto. Così come anche nell’industria. Nello stabilimento Magna, ad esempio, ai lavoratori che si occupano del magazzino e della logistica interna è stato venduto un parziale aumento dello stipendio come una vittoria. Mentre invece doveva essere applicato un diverso contratto nazionale senza inutili e dannosi compromessi a ribasso.
La battaglia contro appalti e Ccnl Multiservizi non è per noi né un vezzo né una questione tecnica. Nell'applicazione dei Ccnl appropriati ci passa molto in termini di salute e sicurezza ma spesso anche fino a 200 euro mensili di differenza retributiva.


NOI CONTINUEREMO QUESTA BATTAGLIA E LA VINCEREMO COME ABBIAMO FATTO PER I 105 LAVORATORI E LAVORATRICI CHE HANNO DEFINITIVAMENRE ABBANDONATO IL CCNL MULTISERIVIZI SUL NOSTRO TERRITORIO NEGLI ULTIMI 2 ANNI
USB Livorno

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INCIDENTE MORTALE NEL PORTO DI LIVORNO. PROCLAMATO SCIOPERO IMMEDIATO NEL SETTORE PORTUALE E MARITTIMO

Ieri pomeriggio un lavoratore di 31 anni, un pilota marittimo, è deceduto nel porto di Livorno. Ennesima tragedia nel nostro scalo che si va ad aggiungere alle decine di incidenti sul lavoro che vengono periodicamente segnalati.
USB ha proclamato sciopero immediato per tutto il personale portuale e marittimo. Uno sciopero di 24 ore che partirà dalla mezzanotte del 24 febbraio, alle 00 di oggi 25 febbraio.
Saranno garantiti i servizi pubblici essenziali.
USB si stringe al dolore dei familiari, della moglie e dei colleghi del lavoratore deceduto.

Basta morti sul lavoro

USB Livorno

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Trasporto scolastico, un’emergenza nell’emergenza: i tagli alle assistenti mettono a rischio occupazione e sicurezza degli alunni

Il servizio di trasporto scolastico continua a presentare, in diversi territori, gravi criticità di natura sistematica e strutturale. Si tratta di problematiche note da tempo, affrontate in modo frammentario e prive di un intervento organico e risolutivo. Una gestione priva di visione complessiva non fa che rinviare la soluzione dei problemi, destinati puntualmente a riproporsi.
USB Livorno, nell’ambito della vertenza già aperta sul servizio in appalto presso i Comuni di Livorno e Rosignano Marittimo, è in attesa dell’incontro con le committenze, all’interno di un percorso di confronto avviato anche grazie al tentativo di ricomposizione promosso dalla Prefettura di Livorno. Il confronto coinvolge la ditta appaltatrice B&B Service e le Amministrazioni comunali interessate.
La vertenza riguarda questioni centrali: l’adeguamento salariale, la garanzia di pari condizioni economiche a parità di qualifica e mansioni e il riconoscimento di istituti compensativi a fronte di nastri lavorativi che superano ampiamente l’orario part-time contrattualizzato. Rivendicazioni che mirano a ristabilire equità e coerenza tra quanto previsto formalmente e quanto richiesto concretamente al personale.
Con il nuovo bando nel Comune di Rosignano Marittimo, che ha visto la riconferma dell’azienda, si registra inoltre una riduzione oraria per le assistenti scuolabus, figura che svolge una funzione imprescindibile e non sostituibile di vigilanza, tutela e accompagnamento in sicurezza degli alunni durante le fasi di salita, discesa e accesso agli edifici scolastici. Nell’appalto del Comune di Rosignano Marittimo l’assistente è prevista esclusivamente per la scuola dell’infanzia con presenza a bordo del mezzo, e con funzione di accompagnamento a terra per gli alunni della scuola secondaria di primo grado.
A fronte di contratti part-time minimi di dieci ore settimanali, già ampiamente superati negli anni dal ricorso strutturale allo straordinario, si assiste ora a un ulteriore taglio di personale e ore complessive. È prevista una sola assistente, anziché due, sul servizio dedicato alle scuole secondarie di primo grado, con una riduzione del 50% della sorveglianza. L’alternanza forzata delle assistenti comporta il rischio concreto che gli alunni di due scuole secondarie di primo grado rimangano privi della necessaria sorveglianza al momento dell’arrivo, con impossibilità di accompagnamento in sicurezza all’interno degli edifici scolastici e conseguente attesa all’esterno, in qualunque condizione meteorologica.
Permangono inoltre criticità sul servizio dedicato alle scuole primarie: due corse con circa cinquanta bambini ciascuna risultano affidate a un solo autista, in assenza della figura di supporto. In tali condizioni, il conducente è chiamato a garantire contemporaneamente la guida del mezzo e la gestione di un elevato numero di minori, assumendosi responsabilità improprie anche sotto il profilo civile e penale. Una situazione che rappresenta un evidente rischio per la sicurezza dei bambini e per la tutela dei lavoratori. Sarebbe dunque necessario prevedere la presenza della figura dell’assistente sulle corse maggiormente critiche, attraverso una ridistribuzione delle ore di accompagnamento oggetto di taglio, destinandole prioritariamente ai servizi caratterizzati da elevata affluenza e maggiore complessità.
A tutto ciò si aggiunge l’assenza della Polizia Locale nei momenti di accosto degli scuolabus, con un aumento significativo dei rischi connessi alle operazioni di salita e discesa e conseguente pericolo per la sicurezza degli alunni e delle lavoratrici che svolgono la funzione di assistente
Ci troviamo di fronte a un peggioramento complessivo del servizio, frutto di una logica di contenimento dei costi che rischia di comprimere un servizio essenziale per la comunità. Quando le risorse destinate ai servizi pubblici vengono progressivamente ridotte e le gare continuano a essere aggiudicate al massimo ribasso, le conseguenze ricadono inevitabilmente sulla qualità delle prestazioni rese ai cittadini, sulle condizioni economiche e normative dei lavoratori e sui livelli di sicurezza per utenti e personale.
USB non intende assistere passivamente a questo processo. Porteremo con determinazione tali criticità al tavolo di confronto e, in assenza di risposte concrete e adeguate, ci riserviamo di attivare tutte le iniziative sindacali necessarie a tutela delle lavoratrici, dei lavoratori e del diritto della cittadinanza a un servizio di trasporto scolastico sicuro e di qualità.
Sosterremo le lavoratrici e i lavoratori in ogni sede e rivolgiamo un appello ai genitori degli alunni e delle alunne che usufruiscono del servizio affinché sostengano la necessità di mantenerlo efficiente, nel rispetto della dignità e della sicurezza dei propri figli e di chi ogni giorno si assume la responsabilità della loro tutela.

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REGIONE TOSCANA: FINCHÉ LE RISORSE NON TORNANO, LA LOTTA PROSEGUE! Esito dell’incontro in Prefettura del 13 febbraio.

Venerdì 13 febbraio alle ore 10.00 si è svolto l’incontro in Prefettura, alla presenza della vicecapo Gabinetto del Prefetto, nell’ambito della procedura connessa allo stato di agitazione proclamato dalla RSU della Regione Toscana.
Erano presenti, oltre alla RSU, la Presidente Stefania Saccardi, il Presidente Eugenio Giani e la delegazione trattante di parte datoriale di Giunta e Consiglio.
Nel corso del confronto, pur registrando un clima formale di dialogo e dichiarazioni di disponibilità da parte della controparte politica, non sono emersi atti concreti né impegni vincolanti in grado di garantire il pieno ripristino delle risorse sottratte al fondo del personale.
Per questa ragione USB Pubblico Impiego, insieme alle altre OO.SS. della RSU di Regione Toscana, confermano senza riserve la prosecuzione dello stato di agitazione che ha già visto un primo presidio partecipatissimo lo scorso mercoledì 11 febbraio.
La vertenza resterà aperta fino all’adozione di provvedimenti ufficiali e verificabili che assicurino il reintegro integrale delle somme dovute. Non riteniamo sufficienti rassicurazioni generiche o dichiarazioni di principio.
Rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutte e tutti per il sostegno e la partecipazione dimostrati finora, elementi determinanti per la forza della nostra iniziativa.
È confermato l’incontro con il Presidente Giani per domani 17 febbraio alle ore 17.00 in piazza Duomo.
Invitiamo lavoratrici e lavoratori a garantire una presenza ancora più ampia e determinata:
INSIEME, LA NOSTRA VOCE SARÀ IMPOSSIBILE DA IGNORARE. 
Gli organi competenti in materia di ordine pubblico sono stati regolarmente informati.
La vertenza resta aperta e la mobilitazione deve rafforzarsi ancora di più!
Noi non ci fermeremo! Perché difendere le lavoratrici e i lavoratori pubblici, significa difendere l'intera struttura dello stato sociale! 

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LA "SICUREZZA" NON VALE ANCHE PER I LAVORATORI? DOPO IL CASO DEL MOVIMENTATORE AGGREDITO USB SOLLECITA LA CONVOCAZIONE DI UN TAVOLO ISTITUZIONALE SULLA LOGISTICA PORTUALE

Negli ultimi tempi nella nostra città, il tema della "sicurezza" tiene banco quasi quotidianamente. Bastano due schiamazzi in più in qualche via del centro, per innescare dibattiti serrati,  convocare tavoli istituzionali, interrogazioni ai Ministeri, incontri nelle scuole e via dicendo.

Eppure basta spostarsi di qualche centinaio di metri, in area portuale e interporto per entrare nel vero far west cittadino: Il settore della logistica. Lavoratori picchiati dai padroni, licenziamenti, contratti applicati da 6 euro lordi l'ora (multiservizi). Continui cambi di appalto in cui i lavoratori, in barba alla normativa, perdono tutti i diritti. Precarietà endemica, minacce, sospensioni, denunce e continui infortuni sul lavoro.
Questa sicurezza non è abbastanza importante per le istituzioni e i partiti?
Da mesi USB sollecita l'apertura di un tavolo cittadino, a Sindaco, Prefetto, autorità di sistema, ispettorato e Asl. Da mesi senza nessun riscontro. Si preferisce "affrontare" la singola vertenza solo quando innesca problematiche di ordine pubblico.  Poi cala il silenzio.

Eppure le problematiche che da mesi denunciamo, non sono l'eccezione ma la normalità.  Deve scappare il morto per svegliare la città e le sue istituzioni?

Ci rifiutiamo di farci trascinare solo nello scontro, a volte anche fisico, tra lavoratori e società in appalto. Esistono dei soggetti che hanno enormi responsabilità. Stiamo parlando delle varie committenze e multinazionali. Quelle che vengono invitate nelle grandi occasioni. Armatori, società di trasporti, colossi della logistica. Questo sistema serve per abbattere il costo del lavoro e mantenere i lavoratori perennemente sotto ricatto aumentando a dismisura la produttività.

Nei piazzali della Mercurio la nuova società assumerà i lavoratori storici con contratto a tempo indeterminato?
Tra poco più di un mese nei piazzali Bertani, scadranno i contratti a 70 movimentatori storici. Saranno stabilizzati a tempo indeterminato come richiesto dal sindacato?

La B.S autotrasporti che ha l'appalto DHL, continuerà ad ignorare le richieste del sindacato? Servono altri due giorni di scioperi e picchetti, con il rischio di essere denunciati, per poter semplicemente discutere con un'azienda?

Torniamo a chiedere la convocazione di un tavolo cittadino sulla logistica portuale. Un tavolo per la "sicurezza" dei lavoratori e delle lavoratrici. Per la "legalità". Se usiamo questi termini abbiamo più probabilità di ottenere qualcosa?

In ogni caso non abbiamo intenzione di mollare di un centimetro. Andremo avanti con scioperi e denunce fino a quando la situazione non migliorera'.

USB Categoria Operaia Logistica

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11 FEBBRAIO, DOPPIO PRESIDIO USB PER UN SOLO MESSAGGIO: BASTA TAGLI, ASSUNZIONI SUBITO, RISPETTO PER LAVORATRICI E LAVORATORI!

L’11 febbraio USB Pubblico Impiego Toscana ha portato sotto il Consiglio regionale un doppio presidio: da una parte le lavoratrici e i lavoratori della sanità per lo scorrimento delle graduatorie e le assunzioni; dall’altra, insieme alla RSU e alle altre organizzazioni sindacali, contro il taglio di 4 milioni di euro al salario accessorio dei dipendenti regionali. Una giornata di lotta vera, partecipata, determinata. Una giornata che ha costretto la politica regionale ad assumersi impegni precisi.

SANITÀ: BASTA BLOCCO DELLE ASSUNZIONI, SCORRERE LE GRADUATORIE

Una delegazione di lavoratrici e lavoratori provenienti da diverse province toscane è stata ricevuta, a margine dei lavori consiliari, dal presidente della Commissione Sanità Matteo Biffoni e da vari consiglieri regionali membri della commissione: Luca Romanelli, Jacopo Ferri, Marco Guidi e Alessandro Franchi.
Assente l’assessora alla sanità Monia Monni, impegnata in un viaggio istituzionale.

Abbiamo denunciato con forza una situazione ormai insostenibile:

  • blocco delle assunzioni;

  • mancato scorrimento delle graduatorie;

  • ricorso sistematico a interinali con contratti precari e costi superiori rispetto all’assunzione diretta;

  • drammi personali e professionali per centinaia di idonei lasciati in attesa.

Dal presidente Biffoni siamo stati informati che, su nostra richiesta, è già stato fissato un incontro con la ASL ai primi di marzo per affrontare nel merito la questione. È stato inoltre istituito un canale di comunicazione diretto con la Commissione Sanità.

I lavoratori sono stati chiarissimi: o si risolve, oppure la mobilitazione si alzerà di livello. Siamo pronti a incatenarci sotto la Regione, a ricorrere alle vie legali, fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se necessario.
Non accetteremo che graduatorie pubbliche vengano ignorate mentre si spendono più soldi per precarizzare il servizio e il lavoro delle operatrici e degli operatori sanitari.

REGIONE TOSCANA: GIÙ LE MANI DAL SALARIO ACCESSORIO

Parallelamente, una delegazione di USB Pubblico Impiego e delle altre OO.SS. della RSU è stata ricevuta in Aula Consiliare.

In un primo momento erano presenti la presidente Saccardi e alcuni consiglieri; durante l’esposizione delle rivendicazioni si è unito anche il presidente Eugenio Giani, che – a quanto pare – non era stato informato della convocazione delle organizzazioni sindacali.

Abbiamo ribadito con fermezza:

  • le ragioni dello stato di agitazione;

  • la gravità del taglio di 4 milioni di euro al fondo del salario accessorio;

  • l’inaccettabilità di far pagare ai dipendenti regionali errori politici e scelte di programmazione sbagliate.

Siamo convocati in Prefettura venerdì per il tentativo di conciliazione. Il presidente Giani ha assunto l’impegno a essere presente.
Nel frattempo è arrivata una convocazione per il 17 febbraio alle ore 17 in Sala Pegaso, a seguito della nostra richiesta di un confronto strutturato e costante con chi detiene la delega al personale.

UNA GIORNATA CHE SEGNA UN PASSAGGIO

L’11 febbraio non è stata una semplice protesta.
È stato un passaggio politico chiaro: USB non accetta tagli, blocchi, silenzi e scaricabarile. La lotta per la sanità fa tutt'uno con quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della Regione Toscana, perché la matrice è comune: la difesa dello stato sociale, del lavoro pubblico, vale a dire di quell'insieme di servizi e attività necessarie a rispondere ai bisogni delle cittadine e dei cittadini.

Ieri abbiamo aperto tavoli, imposto confronti, costretto la Regione ad assumersi responsabilità. Ma gli impegni dovranno tradursi in atti concreti.

Per la sanità: scorrimento immediato delle graduatorie e piano straordinario di assunzioni.
Per i dipendenti regionali: ripristino delle risorse sottratte al salario accessorio.

Attendiamo i prossimi sviluppi. Ma una cosa è certa:

USB NON ARRETRA.
NOI NON MOLLIAMO.

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Caregiver familiari: Giustizia Sociale ora!

La federazione del Sociale, su iniziativa di Slang USB Livorno, avvia un nuovo percorso al fianco dei caregiver familiari, un percorso che nasce dall’ascolto di testimonianze dirette e dall’osservazione del loro punto vista e posizionamento rispetto alla riforma prevista dalla legge di bilancio 2026, inserita nei decreti attuativi per la disabilità. 

Si tratta di una denuncia netta di una misura inadeguata che rappresenta un passo indietro e si configura come un “welfare dell’illusione”, incapace di offrire risposte concrete alle esigenze di chi quotidianamente assiste familiari con disabilità o gravi patologie. 

I caregiver familiari, per chi ancora non lo sapesse (e sono in molti) sono tutte quelle persone che si prendono cura quotidianamente di un familiare non autosufficiente senza che questa attività costituisca una professione riconosciuta. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che svolgono già un altro lavoro e che hanno ulteriori carichi familiari; e, come accade troppo spesso per tutto ciò che riguarda il lavoro di cura, sono in larga prevalenza donne.

Persone che, di fronte a una necessità, si trovano a garantire assistenza continuativa e sostegno fisico ed emotivo a un familiare non autosufficiente, assumendo un ruolo essenziale per la tenuta sociale del Paese. Un ruolo che comporta conseguenze pesanti sulla vita quotidiana e sull’equilibrio psicologico: livelli elevati di stress, rischio concreto di burnout, difficoltà a conciliare i tempi di vita e di lavoro, assenza di spazi personali di riposo e di svago.

Tutto questo avviene, nella maggior parte dei casi, senza alcuna formazione specifica, senza adeguati strumenti di supporto e senza forme di supervisione o tutela, scaricando interamente sulle famiglie, in particolare sulle donne, il peso di un’assistenza che dovrebbe essere riconosciuta, sostenuta e condivisa dal sistema pubblico.

A ciò si aggiungono le criticità introdotte dalla riforma che, nella sua formulazione attuale, genera ulteriore incertezza giuridica e sociale, attribuendo al ruolo del caregiver familiare una definizione ibrida e contraddittoria. La disciplina si fonda su criteri frammentati e talvolta incoerenti, che spaziano da requisiti di natura parentale o assistenziale a parametri di tipo economico e retributivo, richiamando impropriamente la logica di un contratto collettivo nazionale, senza tuttavia assicurare la necessaria chiarezza normativa.

Il termine “caregiver” viene così ricondotto a una mansione che, per essere riconosciuta, dovrebbe coincidere con lo status di familiare convivente in condizioni di indigenza tali da giustificare l’intervento pubblico. Ne deriva una definizione di fatto inapplicabile o fortemente limitativa, che contribuisce a creare un “vuoto sociale” istituzionalizzato, con effetti lesivi sull’identità, sulla dignità e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che svolgono tale funzione senza un adeguato riconoscimento giuridico e sociale. Requisiti di accesso particolarmente stringenti e un’assegnazione di risorse chiaramente insufficiente rispetto al fabbisogno reale, riservata esclusivamente a chi assiste persone con disabilità grave, con la conseguente esclusione di tutti coloro che garantiscono cure e assistenza continuativa a soggetti che, pur necessitandone, non rientrano nei criteri di riconoscimento della grave disabilità. 

Il sindacato si associa alla denuncia della riforma e ne contesta l’impianto complessivo, che introduce sistemi di controllo e di misurazione dello stress assimilabili a quelli previsti per il lavoro professionale, senza tuttavia riconoscere al caregiver lo status, i diritti e le tutele proprie di una lavoratrice o di un lavoratore. L’inserimento di tali meccanismi in un modello di welfare fondato su bonus e incentivi rischia di trasformare il caregiver familiare in una figura subordinata, sorvegliata e condizionata, priva di un reale riconoscimento sindacale e di adeguate garanzie contrattuali.

Particolarmente grave è inoltre la previsione di tutele lavorative parziali e insufficienti. Pur prevedendo periodi di congedo, il disegno di legge non assicura la piena retribuzione e prevede una tutela solo formale del posto di lavoro, scaricando sulle famiglie il costo economico e previdenziale dell’assistenza. Una scelta inaccettabile, che espone migliaia di caregiver al rischio di impoverimento e precarizzazione e che contraddice i principi di equità e solidarietà su cui dovrebbe fondarsi il sistema di welfare pubblico.

Una riforma varata in pochi mesi, che gli stessi caregiver definiscono inefficace e contraddittoria, destinata ad aprire baratro profondo, identitario, sociale e umano piuttosto che a colmare lacune e ingiustizie.

Può la vita di una persona essere misurata solo con parametri di indigenza e demansionamento?

Se ai caregiver familiari si applicano i test per lo stress dei professionisti e si usano strumenti di controllo aziendali nel welfare dei bonus, chi siamo davvero?

E soprattutto: dove sono i nostri diritti sindacali e le tutele fondamentali?

Questo si chiedono oggi i caregiver, in un momento fondativo segnato dall’assenza di chiarezza.

Proprio da queste contraddizioni nasce l’intento di questo contributo: lanciare una proposta, un appello, avviare al più presto un dibattito pubblico e costruire una linea di azione condivisa per garantire tutela, riconoscimento e dignità ai caregiver familiari.

La Federazione del sociale con Slang-USB Livorno si impegna a sostenere tutte le iniziative necessarie per superare questa grave inadeguatezza, promuovendo mobilitazioni, campagne e interlocuzioni con le istituzioni, affinché i caregiver familiari non siano più considerati soltanto in termini di parametri burocratici e di indigenza, ma finalmente riconosciuti per il loro ruolo cruciale.

 

Federazione del sociale nazionale 

Slang USB Livorno 

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