Il #GreenDeal europeo nasce con l’obiettivo di portare l’#Unione a impatto climatico zero entro il 2050. Ma mentre l’attenzione politica e mediatica resta concentrata quasi esclusivamente sulla produzione di nuova energia pulita, una parte rilevante del problema rimane sotto traccia: l’energia che già oggi viene prodotta e si disperde lungo le reti. È da questa contraddizione che prende avvio la puntata di Astrea, dedicata al ruolo della superconduttività come possibile svolta per il futuro energetico.
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Il compromesso sarebbe quello di ridurre il target della CO₂ dal 100% – pensate un po’ – al 90% entro il 2035, e l’apertura agli e-fuel e ai biofuel, cioè i carburanti sintetici, favorendo le auto ibride plug-in e puntando quindi a una maggiore flessibilità. L’obiettivo di Bruxelles sarebbe quello di trovare un equilibrio tra le diverse istanze nazionali e le necessità di – dicono loro – modernizzazione del settore, cercando di rafforzare la produzione di veicoli a basse emissioni in Europa, con tecnologia sviluppata in Europa e non importata, soprattutto dalla Cina.
Vi faccio due considerazioni.
Primo: vi rendete conto che quindi l’Unione Europea è tutto tranne che libero mercato? Perché nel libero mercato si fa quello che vuole il mercato e se il consumatore vuole un prodotto tu non gli imponi un altro prodotto per legge.
Secondo: ma vi rendete conto che non c’è più democrazia in Unione Europea? Vi faccio una domanda semplice. Di questi dibattiti, a voi è stato dato un programma elettorale? Avete potuto votare? C’è stata una discussione politica? Il cittadino italiano ha la facoltà di dire se vuole una cosa o l’altra su queste questioni energetiche, sulle automobili, eccetera eccetera?
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#GiorgiaMeloni ha definito un errore l'ipotesi di aumentare i dazi nei confronti dei Paesi impegnati nella sicurezza della #Groenlandia, precisando di non condividere questa impostazione. Pur riconoscendo la forte attenzione degli Stati Uniti verso la Groenlandia e l'intera regione artica, aree di primaria importanza strategica, ha chiarito che l'impegno di alcuni Paesi europei deve essere interpretato come un'azione di deterrenza verso attori potenzialmente ostili, e non come una mossa contraria a #Washington.
Secondo la #Premier, le tensioni emerse derivano in larga parte da un problema di comunicazione. Da qui il richiamo al ruolo centrale della #Nato, indicata come il quadro naturale entro cui coordinare le strategie comuni di sicurezza. Proprio alla luce del lavoro già avviato dall' #AlleanzaAtlantica, Meloni ritiene controproducente l'introduzione di nuove sanzioni e invita invece a rilanciare il dialogo per evitare una possibile escalation.
La stessa ha riferito di aver avuto contatti con Donald #Trump e con il segretario generale della Nato, ricevendo conferme sull’impegno dell’Alleanza su questo fronte, e ha annunciato ulteriori confronti con i leader europei. In questa fase, ha concluso, il dialogo tra alleati è fondamentale per garantire la sicurezza dell’ #Artico attraverso una cooperazione condivisa.
Fonte: https://tinyurl.com/ytn7wyke
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"Che il giullaresco governo #Meloni venga ritenuto affidabile dalle istituzioni estere è indubbiamente vero, ma occorre domandarsi seriamente che cosa ciò significhi.
Detto altrimenti: che cosa vuol dire per un governo essere ritenuto affidabile e stabile da parte degli investitori stranieri, delle agenzie di rating e dei governi dell’Occidente sotto cupola atlantista? Significa, a ben vedere, una cosa soltanto: che il governo si sta comportando in maniera conforme ai desiderata dei gruppi dominanti e dei fautori del nuovo ordine mondiale liberal-finanziario"
RADIOATTIVITA' - CON DIEGO FUSARO
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Gli #USA ficcano il naso in casa della #Germania, ma stavolta non si tratta di azioni belliche. Robert F. #Kennedy Jr., Segretario alla Salute, ha accusato il governo tedesco di perseguire penalmente oltre mille medici e numerosi pazienti per aver concesso esenzioni da vaccini Covid-19 e mascherine durante la pandemia. Ha scritto una lettera al Ministro della Salute tedesca Nina Warken, sostenendo che la Germania stia limitando l’autonomia dei pazienti e trasformando i medici in “enforcers” di politiche statali invece che difensori dei pazienti. Secondo Kennedy, questo viola il rapporto sacro tra medico e paziente e richiede un immediato ripristino dell’autonomia medica con la fine delle “persecuzioni politicamente motivate”.
Dal canto suo, il governo tedesco ha respinto fermamente le accuse, definendole “completamente infondate e fattualmente errate”. La ministra Warken ha chiarito che non ci sono mai state sanzioni o procedimenti per medici che rifiutavano di vaccinare per motivi etici o medici, ma solo per casi di frode documentale come certificati falsi. L’ex ministro Karl Lauterbach ha invitato Kennedy a occuparsi dei problemi sanitari USA, come aspettativa di vita bassa e costi elevati.
“Ho appreso che più di mille medici tedeschi e migliaia di loro pazienti ora rischiano procedimenti giudiziari e sanzioni per aver concesso esenzioni dall’uso delle mascherine o dalla vaccinazione contro il COVID-19 durante la pandemia”. Ha enfatizzato che “quando un governo criminalizza i medici per aver dato consigli ai propri pazienti, oltrepassa un limite che le società libere hanno sempre considerato sacro”, basandosi su “report” non specificati, ma evidentemente riferiti e forniti da addetti ai lavori.
La ministra Warken (CDU) ha risposto lo stesso giorno con una nota ufficiale: le accuse sono “completamente infondate, fattualmente errate e devono essere respinte”. Ha precisato che non vi è mai stato obbligo per i medici di vaccinare, né sanzioni per esenzioni etiche o mediche legittime; procedimenti penali riguardano solo frodi come falsi certificati vaccinali o attestati mascherine contraffatti, gestiti da tribunali indipendenti. L’ex ministro Karl Lauterbach (SPD) ha twittato: “Onorevole @SecKennedy dovrebbe occuparsi dei problemi sanitari USA: aspettativa di vita bassa, costi estremi, morti per droga e omicidi”.
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"Allora, l’udienza è saltata in zona Cesarini, perché io ho presentato quest’istanza volutamente — e voglio precisarlo — la sera, intorno alle 18. Dopo uno scambio molto feroce con la segreteria del CCEPS (Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie) siamo addirittura arrivati al punto che il segretario mi ha chiamato personalmente al telefono per dirmi che tutte le mie istanze sarebbero state rigettate. Pensate a che livelli di scontro siamo arrivati: questo alle cinque del pomeriggio del giorno prima dell’udienza.
Io ho replicato per iscritto al segretario, prendendo atto del fatto che lui avesse già deciso ciò che avrebbe dovuto decidere la Commissione, circostanza che ovviamente era illegittima, come è palesemente evidente, perché non può un cancelliere predeterminare quello che sarà l’esito di un’udienza che dovranno decidere i giudici. Dopodiché ho presentato un’istanza piuttosto dura, rispetto alla quale il collegio ha fatto un passo indietro; quindi le cinquanta persone che si erano presentate all’udienza sono state rimandate a casa.
Barbara Balanzoni e io abbiamo predisposto una denuncia-querela, quindi un atto molto più forte. Oggi aggiorno dicendo che abbiamo depositato una denuncia-querela contro la Presidente della Commissione CCEPS e contro il sostituto - qualora la Presidente dovesse essere avvicendata - nella quale abbiamo sostenuto che, avendo loro una totale ignoranza della materia scientifica, non possono giudicare.
Analoghe denunce verranno depositate contro tutti i membri della Commissione CCEPS e ci stiamo attrezzando, ovviamente, per presentare un’istanza — io sto coordinando il gruppo dei colleghi — al ministro Schillaci e al ministro Nordio, che nominano rispettivamente i medici e i magistrati della Commissione, affinché, preso atto dell’illegalità di questa sezione speciale dedicata esclusivamente ai radiati, modifichino il decreto di nomina e nominino giudici effettivamente terzi, sia nella componente magistratuale sia in quella sanitaria, che garantiscano terzietà e indipendenza. Questo perché tali giudici hanno già giudicato in materie simili e questi medici hanno fatto parte di commissioni che, a loro volta, hanno sospeso o radiato altri medici. Capite bene?"
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Il #2026 si prospetta un anno difficile per i produttori italiani di beni strumentali. Molte aziende segnalano portafogli di ordini dimezzati rispetto all’anno precedente. Secondo il presidente di #Federmachine, un rimbalzo è improbabile e replicare i numeri del 2025 sarebbe già un successo.
Il contesto è segnato dal calo dei ricavi e dalla debolezza dell’#export. A pesare sono la guerra commerciale e i dazi statunitensi, che oltre al prelievo medio del 15% introducono forti incertezze sulle componenti in metallo. La crisi di mercati chiave come #Germania e #Francia, che francamente con i dazi statunitensi non c’entra niente, semmai c’entra con 25 anni di politiche comunitarie assurde — questa è la mia opinione naturalmente — riduce ulteriormente la domanda verso l’Italia.
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Le prossime #bollette del #gas in Italia dovrebbero segnare un alleggerimento rispetto ai picchi del biennio scorso, ma attenzione: dentro uno scenario strutturalmente più fragile per l’Europa, che paga un’energia più cara dei concorrenti asiatici e statunitensi. Il motivo è che il “mondo energetico” sta realmente migrando a oriente: la #Russia reindirizza in modo crescente i flussi di gas verso Cina e Asia, mentre l’Europa si è autoesclusa dal gas a basso costo e deve competere sul mercato globale del Gnl.
Per le famiglie italiane il 2026 si apre con prospettive di spesa leggermente più favorevoli rispetto al 2025, grazie al raffreddamento dei prezzi all’ingrosso del gas sul PSV e alle attese sui mercati per i prossimi dodici mesi. Le simulazioni su una “famiglia tipo” indicano un esborso annuo complessivo per luce e gas in calo di circa 200 euro, con la bolletta del gas che scenderebbe intorno ai 1.500 euro, circa il 12% in meno rispetto all’anno precedente.
Questa tregua però non riporta l’Europa nell’era del gas “quasi gratis”: i prezzi restano ben lontani dai livelli pre-crisi e sono esposti a shock geopolitici, concorrenza asiatica e volatilità del mercato del Gnl. In altre parole, le prossime bollette saranno meno pesanti, ma continueranno a riflettere una struttura energetica europea più debole e costosa rispetto ai grandi poli concorrenti.
Il gas russo cambia strada
L’elemento strutturale che sta ridisegnando il quadro è la riallocazione dei flussi energetici russi, accelerata dal conflitto in Ucraina e dal successivo regime di sanzioni e contro-sanzioni. Gas che fino a pochi anni fa scorreva in abbondanza verso l’Europa continentale, oggi viene sempre più incanalato verso est, con accordi pluridecennali che privilegiano Cina e, in prospettiva, il resto dell’Asia.
"Molto semplicemente noi non conosciamo quelli che saranno i rapporti che si determineranno sul campo perché il conflitto è ancora in corso", sottolinea Demostenes Floros ai nostri microfoni, "Quello che però posso dire io sul versante energetico, quindi mi attengo a questo aspetto, è che qualsiasi rapporto di forza si determinerà sul campo in Ucraina, noi abbiamo già registrato - e sempre più registreremo - un cambiamento che definirei epocale da un punto di vista energetico, nel senso che la federazione russa ha già spostato, sta spostando e sposterà sempre di più il proprio baricentro verso oriente in particolar modo verso la Cina: vorrei ricordare che la Cina rappresenta il 28% della manifattura mondiale e quindi questo ovviamente fa capire perché i flussi energetici si spostano da Occidente verso Oriente e perché la Russia li sposta verso la Cina. Quindi vedremo anche l'India, il Vietnam, l'Indonesia ed altre economie, mentre l'area europea si priva delle fonti energetiche a basso costo a partire dal gas naturale che invece prima riceveva dalla federazione russa e deve competere in un contesto globale. Contesto dove per l'appunto l'Asia con un costo dell'energia - e in parte anche del lavoro - molto più basso, così come gli stessi Stati Uniti d'America, in Europa siamo messi ovviamente in grandissima difficoltà da un punto di vista economico".
Nel video l'intervista a 'Un Giorno Speciale'
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Un mondo di guerre. Non era proprio quello che si aspettavano i popoli d'Europa dopo la seconda guerra mondiale, con gli accordi internazionali, con le Unioni e con i trattati. E anche con le Nazioni Unite, che dovevano segnare l'inizio della Pace attraverso la diplomazia, col fine di scongiurare altre tensioni sanguinose. Una prospettiva lontana dalla situazione reale di oggi, con gli Stati Uniti impegnati in Venezuela, in Iran e nella Groenlandia. Poi con i bombardamenti a Gaza e il conflitto in Ucraina. Su quest'ultimo, la diplomazia è "ai minimi", dice Vladimir Putin durante l'incontro al Cremlino con gli ambasciatori. E' il segmento delle dichiarazioni del presidente russo riportato maggiormente sui titoli dai principali organi di stampa come l'ennesimo attacco. C'è un'appendice, non riportata nei titoli, che però dice di più.
#guerra #USA #UE #Europa #Russia #Putin
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L’ #intelligenzaartificiale non è più solo uno strumento di innovazione: è anche un’arma potenzialmente pericolosa. La diffusione incontrollata di immagini #deepfake, soprattutto a sfondo sessuale, sta aprendo scenari allarmanti che coinvolgono donne, personaggi pubblici e, nei casi più gravi, minori.
Basta una fotografia pubblicata sui social per creare contenuti falsi ma estremamente realistici. Un fenomeno che corre più veloce della consapevolezza collettiva e che spesso viene sottovalutato, liquidato come uno scherzo o una provocazione. Ma la #leggeitaliana ha già tracciato una linea netta.
Il #CodicePenale punisce severamente la produzione e la diffusione di immagini sessualmente esplicite che coinvolgano minori, anche quando queste siano frutto di elaborazioni digitali o artistiche. Con l’introduzione, nel 2025, di nuove fattispecie di reato legate ai deepfake, il legislatore ha riconosciuto ufficialmente la pericolosità di queste pratiche.
Ne abbiamo parlato con l'Avv. Giuseppe #DiPalo
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"L'Europa deve parlare con Putin". Così ha recentemente sentenziato Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio ed esponente di punta del giullaresco governo della Destra bluette neoliberale e filo-atlantista, filo israeliana e filo bancaria. Perfino Giorgia Meloni lo ha capito, meglio tardi che mai.
Non abbiamo certo obbliato gli affettuosi abbracci con il guitto di #Kiev, l'attore nato con la N maiuscola #Zelensky, ne abbiamo rimosso l'invio a flusso continuo da parte del giullaresco governo italiano di armi e di soldi all'Ucraina, utilizzata dall'Occidente, anzi dall'Uccidente, come testa d'ariete contro la Russia di Putin. Russia di Putin che, a propria volta, è colpevole agli occhi di Washington di non genuflettersi cadavericamente al nuovo ordine mondiale a Stelle e strisce.
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Sulle sanzioni europee alla Russia, rimbombano a distanza di anni parole che oggi pesano come un bilancio. Ai microfoni di Un Giorno Speciale, Fabio Duranti e Antonio Maria Rinaldi riascoltano un discorso pronunciato da Mario Draghi nel 2022, nel pieno della prima fase del conflitto russo-ucraino. Il punto non è la legittimità della guerra, ma l’efficacia – e soprattutto le conseguenze – delle scelte politiche opinabili adottate dall’Unione Europea.
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Un gesto altamente simbolico, carico di messaggi politici. Maria Corina #Machado, figura di spicco dell’opposizione venezuelana, ha incontrato Donald #Trump alla #CasaBianca e gli ha consegnato il Premio #Nobel per la #Pace ottenuto lo scorso ottobre. Un dono che non ha valore formale — il comitato di Oslo ha chiarito che il premio non può essere ceduto — ma che rappresenta un chiaro tentativo di rafforzare l’asse con Washington in vista di un possibile cambio di potere a Caracas.
Dopo il colloquio con l’ex presidente americano e una visita al Campidoglio, Machado ha spiegato ai giornalisti il significato del gesto richiamando la storia: “Due secoli fa il generale #Lafayette regalò a Simón #Bolívar una medaglia con l’effigie di George #Washington. Bolívar la custodì per tutta la vita. Oggi, duecento anni dopo, il popolo di Bolívar restituisce all’erede di Washington una medaglia: quella del Nobel per la Pace, per il suo impegno straordinario a favore della nostra libertà”.
Accolta da sostenitori in festa, la leader dell’opposizione ha assicurato che Trump è un alleato su cui poter contare e che l’incontro è andato “benissimo”, lasciando intendere che il sostegno statunitense potrebbe rivelarsi decisivo per andare finalmente al governo del paese.
Machado, Trump ringrazia, ma apre a #Rodríguez: il Nobel per la pace potrebbe non bastare
Trump ha risposto pubblicamente con un messaggio sul suo social Truth, definendo Machado “una donna eccezionale, che ha affrontato enormi difficoltà”. “Mi ha consegnato il suo Premio Nobel per la Pace come riconoscimento del lavoro che ho svolto — ha scritto — È stato un gesto bellissimo, segno di rispetto reciproco. Grazie, María”.
Tuttavia, nonostante le apparenze, il percorso di Machado verso il palazzo presidenziale di Miraflores resta tutt’altro che scontato. Nelle stesse ore, infatti, Trump ha speso parole di grande apprezzamento per #DelcyRodríguez (attuale presidente ad interim), considerata a tutti gli effetti l’erede politica di Nicolás #Maduro. Grazie a un’intesa sul petrolio e alla liberazione di centinaia di detenuti politici, Rodríguez avrebbe — secondo la Casa Bianca — soddisfatto tutte le richieste iniziali avanzate da Washington.
“Abbiamo avuto una conversazione eccellente, è una persona fantastica”, ha detto Trump riferendosi a una lunga telefonata con la leader venezuelana, aggiungendo di volerla incontrare presto e di essere intenzionato a visitare il #Venezuela il prima possibile. Dall'altra parte, solo pochi giorni prima, aveva raffreddato le ambizioni di Machado, sostenendo che non godrebbe del “rispetto necessario” per guidare una transizione politica.
Dal Sud America, Rodríguez ha risposto con un discorso alla nazione, dichiarandosi pronta a recarsi a Washington “con la bandiera tricolore in mano” per affrontare una vera e propria “battaglia diplomatica” con gli Stati Uniti. “Se andrò a Washington come presidente ad interim — ha affermato — lo farò a testa alta, camminando, non strisciando”.
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