Anziani, il bicchiere della riforma è per due terzi vuoto
Negli ultimi anni le politiche per le persone anziane sono state attraversate da una stagione riformatrice senza precedenti: il Pnrr, la legge delega sui servizi per la popolazione anziana e sulla non autosufficienza con i suoi decreti attuativi, alcuni nuovi Lep e strumenti di programmazione. Nel volume Le politiche in favore delle persone anziane (Maggioli Editore) Virginio Brivio, Giovanni Di Bari, Raffaele Mozzanica e Amedeo Prevete ricostruiscono questo percorso e ne mettono in luce risultati, limiti e prospettive.
Virginio Brivio, vicepresidente di Uneba Lombardia, questo libro nasce per fare ordine in un quadro normativo oggettivamente nuovo e molto complesso. Che scenario emerge?
Il libro si rivolge agli amministratori locali, agli operatori dei servizi, a chi lavora ogni giorno con e per le persone anziane. L’obiettivo è quello di aiutare tutti a fare un passo indietro e guardare il quadro d’insieme. Spesso in questo momento gli amministratori locali e gli operatori – pubblici, privati, del privato sociale – conoscono bene il proprio “pezzo”, ma faticano a vedere il sistema nel suo complesso. Ma affrontare il tema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti– per essere veramente una riforma – significa esattamente questo: assumere uno sguardo unitario. Ricordo tra l’altro che non era affatto scontato che la riforma della non autosufficienza entrasse nel Pnrr, benché fossimo all’indomani di una pandemia che aveva colpito duramente proprio gli anziani e le persone con disabilità. Nella prima versione del Pnrr inviata dall’Italia a Bruxelles c’erano la riforma della Pa, la riforma della giustizia, la riforma del codice degli appalti… ma non questa. È stato un lavoro “dal basso”, promosso dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza – che all’epoca ancora non si era formalmente costituto e non si chiamava ancora così – a portare la riforma della non autosufficienza dentro l’agenda della politica. L’avvio è stato un po’ faticoso, si ricorderà forse che inizialmente ci lavorarono due gruppi distinti, uno presso il ministero della Salute e uno presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ma poi si è compreso che – pur essendoci singole azioni specifiche assegnate a singoli ministeri – la regia di questa riforma deve essere di un Comitato interministeriale: è vero che non basta di per sé a realizzare quell’approccio unitario che è necessario, però è un dato comunque nuovo ed importante, significa riconoscere che le politiche per gli anziani sono per loro natura trasversali.
Questo ha avuto effetti concreti sui territori?
Qualcosa si è mosso. Conosco bene la Lombardia, ma so che non è successo solo qui: un effetto del nuovo approccio è che in parallelo ai nuovi Piani di zona 2025-2027 le aziende socio sanitarie territoriali hanno coerentemente approvato anche dei Piani di assistenza sanitaria territoriale, con la stessa durata temporale e lo stesso perimetro territoriale. Non dico che l’integrazione stia avvenendo senza difficoltà, ma almeno esistono luoghi e strumenti di ricomposizione. Anche questo è un frutto della riforma.
Un altro punto chiave riguarda, sulla carta, la valutazione delle persone anziane. Qualcosa è cambiato?
Per la prima volta si è affermato che la valutazione degli anziani deve essere unitaria e multidisciplinare: non sono più le singole prestazioni a “far scattare” le valutazioni, che quindi prima si moltiplicavano. Ora c’è una valutazione unica della persona, aggiornata solo in caso di cambiamenti significativi. Questo evita di sottoporre gli anziani a continui momenti valutativi, frammentati, ogni volta che veniva richiesta l’attivazione di un servizio: è tutt’altro che un dettaglio tecnico. L’altro tema importante è la centralità di servizi di cura nei confronti degli anziani, con un accesso tramite un “Punto unico”, vale a dire dei luoghi a disposizione dei cittadini affinché l’orientamento sulle misure e sui servizi sia meno dispersivo, meno disorientante.
Nel decreto attuativo c’è anche il tema dell’invecchiamento attivo. Perché questo è un punto rilevante?
Perché accanto al Piano per la non autosufficienza, per la prima volta, viene previsto un Piano per l’invecchiamento attivo a livello nazionale, regionale e territoriale (VITA ne ha scritto qui, con un’intervista a Laura Formenti). Non si tratta di essere “innamorati dei piani”, ma di riconoscere che prevenzione e contrasto del decadimento non possono più essere affidati a iniziative episodiche e sporadiche, estemporanee. Attività sociali, culturali, motorie devono entrare in percorsi intenzionali, collegati anche ai servizi sanitari, alle unità di valutazione, ai geriatri che possono favorire l’individuazione di una popolazione target maggiormente bisognosa. Non si tratta solo di “riempire il tempo libero delle persone anziane” o di cercare in qualche modo di proporre attività per contrastare la solitudine degli anziani (cosa pure necessaria, perché spesso il decadimento è un po’ l’altra faccia della solitudine relazionale): deve diventare parte di un percorso di benessere e, in senso lato, terapeutico. È una visione che richiama la logica della “prescrizione sociale”, anche se la legge non usa questo termine.
A che punto siamo, però, nel percorso di attuazione della riforma?
Se devo usare la classica immagine del bicchiere, direi che il bicchiere è per un terzo pieno e per due terzi vuoto. Un terzo che manca, manca per le risorse: la legge è in gran parte a finanziamento invariato, è una legge di principio. Le uniche vere risorse aggiuntive sono state quelle per la prestazione universale (l’assegno da 850 euro che il Governo Meloni ha introdotto in via sperimentale accanto all’assegno di accompagnamento per dare modo agli anziani più in difficoltà di pagare un assistente, ndr) che però puntava ad una platea molto modesta e ha raggiunto nei fatti ancora meno anziani di quelli che il Governo si aspettava, circa 2mila. Un altro terzo manca perché l’approccio integrato non è ancora pienamente assunto da tutti i livelli istituzionali: spesso qui non è un tema di risorse, basterebbe usare meglio e in modo più sinergico risorse già esistenti. Il terzo pieno, invece, senza dubbio è l’impostazione culturale della riforma: l’unificazione delle valutazioni, l’obbligo di collaborazione tra sociale e sanitario, l’idea di un sistema costruito attorno alla persona anziana e alla comunità.
Quali sono le criticità più urgenti da affrontare?
Il potenziamento della rete dei servizi, a partire dalle cure domiciliari, che grazie al Pnrr hanno fatto un salto importante – dal 3-4% al 10% della popolazione anziana – ma che dovranno essere finanziate anche una volta finito il 2026 e finite le risorse del Pnrr: evidentemente non è possibile tornare indietro. Poi la revisione degli standard delle Rsa, chiamate a diventare sempre più centri multiservizio e lo sviluppo di soluzioni abitative alternative sia al domicilio sia alla struttura, come il co-housing intergenerazionale, ancora in attesa entrambi dei decreti attuativi. Anche senza decreti, tante regioni stanno già sostenendo queste esperienze sia sul versante del cohousing sia su quello della “flessibilità delle Rsa”, in Lombardia si chiamano Rsa aperte, in altre regioni in altri modi, però la sostanza che anche alcune funzioni specialistiche vadano verso il domicilio. Infine, c’è la grandissima carenza di competenze professionali e di operatori, quindi sia sul versante qualitativo sia su quello quantitativo: serve ripensare la medicina geriatrica, che non può più essere solo una branca specialistica ospedaliera, ma deve essere diffusa sul territorio, serve immaginare una figura che affianca – se non addirittura in certi casi, mi permetto di dire, sostituisca – il medico di medicina generale, sullo stesso modello di quel che avviene per l’infanzia con il pediatra. E poi occorre ridare dignità al lavoro di cura, senza pensare che caregiver e assistenti familiari possano sostituire un’infrastruttura solida.
Il volume Le politiche in favore delle persone anziane (Maggioli Editore) verrà presentato il 21 gennaio alle ore 15:00 a cura di Uneba Lombardia in collaborazione con Uneba Monza Brianza e Uneba Lecco presso la Fondazione Casa San Giuseppe Onlus, via Generale Antonio Cantore, 17 – Vimercate (MB). Per tutti i partecipanti sarà disponibile una copia omaggio del volume. Partecipazione gratuita con iscrizione obbligatoria
al link: https://forms.gle/fRRLskJZC2b7w8nG6.
In copertina, foto di Artyom Kabajev su Unsplash
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