Cisgiordania, il governo israeliano finanzia 61 nuovi insediamenti illegali: pronti 350 milioni di dollari

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è focalizzata sull’escalation nel Golfo Persico tra Usa e Iran, il governo di Benjamin Netanyahu si prepara a varare una delle mosse più significative degli ultimi decenni nei territori occupati della Cisgiordania. Secondo una bozza di decisione governativa ottenuta da Barak Ravid, giornalista di Axios ed ex ufficiale delle Forze di Difesa israeliane noto per la sua vicinanza agli ambienti del governo di Tel Aviv, giovedì prossimo l’esecutivo dovrebbe approvare un piano per finanziare la creazione di fatto di 61 nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania.
Smotrich l’artefice del piano
Non si tratta di una semplice ratifica formale. Il progetto prevede uno stanziamento superiore a 350 milioni di dollari distribuiti su più anni, destinati a trasformare sulla carta decine di comunità in realtà operative. «Il governo – spiega una fonte a conoscenza della proposta, riportata da Ravid su X – finanzierà compound residenziali temporanei, edifici pubblici e infrastrutture, anche prima del completamento delle procedure formali di pianificazione».
🚨🇮🇱🇵🇸 While the Trump administration – along with governments across Europe and the Middle East – is focused on the escalating crisis with Iran, the Israeli cabinet is expected to approve on Thursday a plan to fund the de facto establishment of 61 new settlements in the occupied…
— Barak Ravid (@BarakRavid) June 11, 2026
L’artefice del piano è il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, da sempre sostenitore dell’espansione dei coloni. Il tempismo non è casuale: l’esecutivo cerca di blindare il budget prima di un’eventuale votazione per lo scioglimento della Knesset e l’indizione di nuove elezioni. Un passaggio che renderebbe molto più complesso approvare stanziamenti di questa portata.
Aree strategiche e continuità territoriale
Gran parte degli insediamenti inclusi nella bozza si trovano in zone altamente sensibili: lungo l’autostrada 90 nella Valle del Giordano, nelle colline di Hebron sud e in località progettate per creare una continuità territoriale tra insediamenti esistenti. Secondo gli analisti, una simile operazione mina ulteriormente qualsiasi prospettiva futura di uno Stato palestinese.
La novità più importante, sottolinea Ravid, è che il governo non si limita a riconoscere ufficialmente i nuovi insediamenti, ma inizia subito a finanziarli concretamente. In pratica, per decine di comunità verranno allestiti dei siti temporanei con case mobili, strutture comuni e allacciamenti per acqua, luce e servizi, anche mentre le pratiche burocratiche e i piani urbanistici sono ancora in corso. Si tratta del metodo classico usato per creare «fatti compiuti sul territorio», come spiega il giornalista: si costruisce sul posto in modo che, una volta fatte le cose, sia molto difficile tornare indietro e quegli insediamenti diventino permanenti.
Il provvedimento segue un’altra decisione del gabinetto della scorsa settimana, che aveva già stanziato circa 35 milioni di dollari per lavori di pianificazione e regolamentazione sugli stessi siti. Ora si passa alla fase esecutiva.
Il contesto
L’iniziativa del governo di Tel Aviv rientra in uno sforzo più ampio del governo per rafforzare il controllo sull’Area C della Cisgiordania – la zona sotto piena giurisdizione militare e civile di Israele – e accelerare l’espansione coloniale. Negli ultimi dodici mesi, il gabinetto ha autorizzato decine di nuovi insediamenti.
Come riportato lo scorso marzo da Human Rights Watch, mentre l’attenzione del mondo è concentrata sul conflitto tra Israele, gli Stati Uniti e l’Iran, nella Cisgiordania occupata la violenza, gli sfollamenti e la pulizia etnica stanno subendo un’allarmante escalation. Ogni giorno, come documentato proprio da Human Rights Watch, coloni israeliani armati invadono le comunità palestinesi, sparano munizioni vere, incendiano case e automobili e attaccano le famiglie direttamente nelle loro abitazioni. Sebbene queste atrocità non siano un fenomeno nuovo, la loro portata e frequenza sono inedite.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha documentato, lo scorso marzo, 170 distinti episodi di violenza da parte dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania. Il 2026 è già sulla buona strada per superare il 2025, un anno che aveva già visto la violenza dei coloni israeliani raggiungere il suo punto più alto in due decenni. Human Rights Watch sottolinea come questa violenza non sia da attribuire ad una manciata di «mele marce», ma sia anzi sistematica, agevolata e resa possibile dallo stesso governo israeliano, che omette sistematicamente di perseguire penalmente i responsabili. Parallelamente, «Israele continua ad approvare e finanziare la crescita di insediamenti illegali», in un tentativo esplicito di «frammentare ulteriormente le comunità palestinesi e portare avanti la loro progressiva espropriazione».
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