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BAGNOREGIO, UN GATTO UCCISO E DUE FERITI

Un gatto ucciso a fucilate e altri due feriti gravemente a Vetriolo, frazione di Bagnoregio, in provincia di Viterbo. Le bestiole sono state colpite nei giorni scorsi da alcuni ignoti che hanno usato un’arma che spara proietti a pallini, presumibilmente un fucile da caccia. A denunciare il fatto lo stesso sindaco di Bagnoregio, Luca Profili, che si è recato personalmente sul posto per verificare i fatti per poi sporgere denuncia alle autorità competenti. “Ho voluto verificare personalmente la situazione – spiega Profili in un post-, e raccogliere informazioni utili per comprendere meglio quanto accaduto. Le conseguenze sono state drammatiche: uno è deceduto, uno degli animali ha perso un occhio, mentre un altro presenta gravi problemi alla colonna vertebrale. Episodi che non possono essere considerati semplici bravate, ma atti di crudeltà inaccettabili nei confronti di esseri indifesi”.

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PROTESTA ANTI-CORRIDA DURANTE UDIENZA PAPALE

Protesta contro la corrida in piazza San Pietro. Due manifestanti dell’organizzazione per i diritti degli animali Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) sono stati scortati via dalla sicurezza papale dopo aver interrotto il passaggio della papamobile del pontefice durante un’udienza generale. Leone XIV partirà sabato per una visita di sette giorni in Spagna, paese in cui si svolgono circa 1.500 corride all’anno.

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RAGUSA, CAGNETTA KIM TORNA A CORRERE CON PROTESI 3D

Kim, una cagnetta di tre anni, con un moncone al posto di una zampetta a causa di un incidente, potrà tornare a correre grazie a una protesi realizzata con una stampante 3D. La sua storia inizia otto mesi fa, a ottobre 2025, quando venne ritrovata abbandonata sul ciglio di una strada, tra Chiaramonte e Pedalino, nel Ragusano: era sanguinante, debilitata, con un moncone al posto della zampa posteriore sinistra. I volontari del ‘Canile rifugio degli Iblei Achille Birotto’ di Chiaramonte Gulfi si sono presi cura di lei, a poco a poco la ferita si è rimarginata e Kim, un pitbull dall’indole dolcissima, inizia a riprendersi. Ma il suo futuro sembrava segnato fino a quando Pietro Di Falco, tecnico ortopedico , l’ha incontrata e se ne è ‘innamorato’. Oggi Pietro trascorre con lei gran parte del suo tempo libero. Lei resta seduta nella sua cuccia, nella stanzetta vicina alle officine che realizzano le protesi, poi fa rientro al canile. Pietro Di Falco ha ideato una piccola protesi, realizzata con stampante 3D. I componenti non deperibili (le parti esterne) sono in acciaio, l’invaso che accoglie il moncherino è in materiale Tpu, realizzato in 3D e, quindi, facilmente replicabile qualora – com’è normale che accada – vada soggetto a deterioramento a causa dell’usura. “Kim è una cagnetta buonissima – racconta Di Falco -. Nonostante il trauma e l’amputazione, non ha perso il movimento dell’arto amputato e questo agevola l’intervento di protesi. Se non ci fosse la protesi il moncone tenderebbe ad appoggiarsi a terra e ciò provocherebbe delle ulcerazioni. La protesi è necessaria soprattutto durante le passeggiate o la corsa su un prato. Kim ha accettato fin dal primo momento la protesi ed è riuscita a recuperare tutti i movimenti originari. Per ora sta spesso con me, deve abituarsi e io la sto monitorando. Poi ritorna al canile”. “Kim è in cerca di una buona adozione – conclude -. Presto tornerà a correre chi volesse adottarla saprà che io mi occuperò per sempre, gratuitamente, della sua protesi. Quando questa si deteriorerà, o ci sarà bisogno di interventi, sarò io a intervenire: ho promesso a Kim che mi occuperò sempre di lei e manterrò la mia promessa. Se nessuno dovesse volerla adottare, potrei farlo io”. (Immagine di repertorio)

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NAPOLI: SALVATO RARO UCCELLO MIGRATORE, IL “SUCCIACAPRE”

La Polizia Metropolitana di Napoli ha recuperato all’aeroporto di Capodichino un esemplare di succiacapre, un raro uccello migratore. Il pennuto ora è in cura al centro recupero animaliselvatici. L’uccello, specie protetta dalla legge, è stato soccorso dopo essersi rifugiato in un hangar della manutenzione aeronautica. Lunedì mattina i tecnici di un’azienda che si occupa della manutenzione degli aeromobili all’aeroporto di Capodichino hanno contattato la Polizia Metropolitana di Napoli segnalando la presenza di un esemplare di succiacapre (caprimulgus europaeus) rifugiatosi all’interno di uno degli hangar destinati alla manutenzione degli aerei. L’uccello era incapace di volare e versava in condizioni di evidente difficoltà. Gli agenti della Polizia Metropolitana di Napoli sono intervenuti prontamente, recuperando l’esemplare e affidandolo alle cure dei veterinari del Cras — Centro Recupero animali Selvatici “Federico II” del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni animali dell’Università di Napoli operante all’Asl Napoli 1 Centro. I sanitari hanno riscontrato un grave stato di denutrizione e stress, riconducibile all’impegnativo viaggio migratorio che in questo periodo porta la specie dall’Africa all’Europa per la stagione riproduttiva. I veterinari hanno immediatamente avviato le cure necessarie per la sua riabilitazione per poterlo successivamente liberare. Il succiacapre è uno degli uccelli più affascinanti, misteriosi e insoliti della fauna europea. È un maestro del mimetismo ed è legato ad antiche leggende popolari. Il nome “succiacapre” deriva da una credenza popolare errata che risale addirittura all’antica Grecia (Plinio il Vecchio ne parlava già nella sua Naturalis Historia). La leggenda narra che questo uccello notturno volasse nelle stalle per succhiare il latte dalle mammelle delle capre, causandone la cecità o l’inaridimento. In realtà, il succiacapre frequenta spesso i pascoli semplicemente perché è attratto dai grandi stormi di insetti (mosche, tafani, falene) che ronzano intorno al bestiame. Per questo motivo, il succiacapre viene considerato un prezioso alleato dell’agricoltura: si nutre, infatti, quasi esclusivamente di insetti, che cattura in volo con tecniche aeree di grande abilità, incluso il caratteristico volo stazionario detto “Spirito Santo”. Il succiacapre è un uccello dalle abitudini crepuscolari e notturne, grazie ai suoi grandi occhi neri, è caratterizzato da testa e becco molto larghi e da un piumaggio mimetico grigiastro con striature chiare e scure, che riproducono fedelmente l’aspetto della corteccia di un albero o del terreno secco. Di giorno si posa immobile su un ramo e, nei fatti, diventa praticamente invisibile. Da buon cacciatore notturno, comincia a volare al crepuscolo, in modo silenzioso, acrobatico e leggero, come un pipistrello o una grande falena. Per questo motivo, certe tradizioni popolari italiane lo hanno anche erroneamente etichettato come “vampiro”

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ROMA, FUGA DEI CAVALLI IL 2 GIUGNO: INDAGATO UN VIGILE

Un agente della Polizia locale indagato e altri tre le cui posizioni sono al vaglio della procura di Roma nell’inchiesta avviata in relazione sull’episodio della fuga di una trentina di cavalli durante le prove per la parata del 2 Giugno. Ad essere iscritto sul registro degli indagati l’agente della polizia locale di Roma Capitale che ha acceso i fuochi d’artificio nella zona delle Teme di Caracalla scatenando la reazione degli animali. All’agente il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco contesta i reati di lesioni colpose e accensioni ed esplosioni pericolose aggravate. Altri tre agenti sono invece citati nell’informativa finita sul tavolo dei magistrati, ma ancora non formalmente iscritti sul registro degli indagati. Le loro posizioni sono al vaglio.

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LUPI AVVELENATI, PROCURA INDAGA SU FITOFARMACI E FONDI EUROPEI

Entra nel vivo l’inchiesta sui lupi avvelenati nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise tra Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e ai confini dell’area protetta in Marsica, in provincia dell’Aquila. L’indagine è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Sulmona. Domani sarà ascoltato Dino Rossi, presidente del Cospa (Comitato agricoltori e allevatori d’Abruzzo). L’allevatore dovrebbe fornire agli inquirenti elementi utili sulle sostanze che sarebbero state utilizzate per le esche che hanno portato alla morte di almeno 23 lupi appenninici, alcune poiane e delle volpi. Tra gli elementi al centro degli accertamenti, come confermato anche da Rossi, ci saranno i dati relativi ai fitofarmaci maggiormente utilizzati in agricoltura e che dovrebbero essere stati impiegati per il veleno adoperato per sterminare i branchi. L’Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo ha confermato che il veleno utilizzato per la morte dei lupi è unico, per tutti gli animali sarebbe lo stesso. Si punta alla specificazione delle colture che vengono trattate con i prodotti incriminati e di chi li utilizzi, considerando che certi tipi di sostanze possono essere acquisite solo da aziende iscritte in particolari registri regionali e chi le compra deve essere registrato. Altre analisi riguardano il dna di un’esca in particolare per risalire al proprietario. I riflettori saranno inoltre puntati sui meccanismi legati alla caccia ai contributi europei, in particolare alla posizione di chi ne è rimasto escluso a causa dell’affitto di 20mila ettari da parte dell’Ente parco.

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