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PESTE SUINA, ABBATTUTE TRE SCROFE IN UN ALLEVAMENTO DEL REGGIANO

Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.

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CACCIA, PICHETTO: “DA UE SOLO OSSERVAZIOINI PREVENTIVE”

Rispetto al tema del ddl caccia che intende modificare la legge 152/92 “si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica attualmente in discussione in Senato contiene delle osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa. Inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento di una interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulle iniziative per il rispetto della normativa europea sulla tutela della biodiversità, degli habitat e dell’avifauna selvatica. “Tali osservazioni saranno comunque valutate nelle sedi competenti, anche attraverso il confronto con le altre Amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria”, spiega Pichetto, “ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano in particolare: sull’estensione della CACCIA nelle aziende agrituristiche-venatorie oltre la stagione venatoria, e l’eventualità che l’attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presente in loco durante periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la CACCIA selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi”. Su tali aspetti, “è in corso un’interlocuzione tra il MASE ed il MASAF, al fine di fornire risposta a quanto evidenziato dai Servizi della Commissione”, sottolinea il ministro. Inoltre, “in ragione dell’iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione degli approfondimenti tecnici sulle formulazioni del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tenere conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l’autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo”, conclude PICHETTO.

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NAPOLI, 8 CANI IN GABBIE PICCOLE E SPORCHE: UNA DENUNCIA

Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.

 

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ISRAELE, INCRIMINATO IL COLONO CHE HA PICCHIATO IL CANE DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE

E’ stato incriminato dalla polizia per maltrattamento di animali e violazione di domicilio, entrambi reati a sfondo razziale, il 16enne israeliano ripreso in video mentre prendeva a bastonate il cane di una famiglia palestinese. Il ragazzo risiede nell’insediamento di Maale Adumim, nella Cisgiordania centrale. L’episodio è venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vede un sospetto che colpisce ripetutamente un cane alla testa con due mazze fino a fargli perdere i sensi, per poi continuare a picchiarlo anche dopo.

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ORSO INSEGUITO IN VALTELLINA, ON. BRAMBILLA: “GRAVE EPISODIO DI MALTRATTAMENTO”

“E’ grave, e merita di essere punito con severità, il comportamento dell’automobilista che, nella notte di domenica, in Valtellina, ha inseguito e filmato un orso, ovviamente spaventatissimo, per le strade di Oga, frazione di Valdisotto. Si tratta di un caso evidente di maltrattamento di animale, aggravato dalla diffusione del video su internet, che avrebbe potuto mettere in pericolo anche eventuali passanti. La legge Brambilla prevede la reclusione fino a due anni e la multa fino a 30 mila euro, con l’aggravante dell’aumento della pena per aver diffuso il filmato in rete. Per non fare certe cose dovrebbe bastare il buon senso, ma fortunatamente c’è la legge che vieta di maltrattare gli animali, tutti, anche quelli selvatici”. Lo afferma l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commentando il pericolosissimo inseguimento dell’orso tra le case del Paese.

(Foto di repertorio)

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CONSIGLIO DI STATO: ILLEGITTIMO DIVIETO DEI CANI IN AREE VERDI DEI PICCOLI COMUNI

“A fronte della vigenza di ordinanze del Ministero della salute prescriventi l’obbligo per chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le deiezioni e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse (rafforzate in taluni casi dai regolamenti di polizia urbana), effettivamente un’ordinanza che vieta, in assenza di ragioni specifiche, l’introduzione nelle aree verdi di animali non appare legittima”. Così il Consiglio di Stato – riporta Ansa – in una sentenza con la quale ha ribaltato una decisione del Tar delle Marche che nel luglio dello scorso anno diede torto all’associazione Earth che contestava un’ordinanza del Comune di Mercatello sul Metauro, borgo medievale marchigiano di poco più di mille abitanti, che ha disposto, tra l’altro, il divieto d’introduzione di animali nelle aree verdi urbane a tutela della sicurezza, igiene ambientale e fruibilità delle stesse aree. I giudici di Palazzo Spada, premettendo che il divieto oggetto del ricorso “è stato introdotto in una piccola realtà urbana, con poco più di mille abitanti, e caratterizzata da un centro edificato che per estensione territoriale è inferiore ad un parco delle città metropolitane” e che “allo stesso tempo tali dimensioni si riflettono sulla struttura organizzativa dell’ente e sul personale disponibile per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, che potrebbe essere soluzione alternativa all’imposizione del divieto”, hanno osservato che “non è tanto controvertibile l’assunto sulle dimensioni del Comune, quanto piuttosto non appartiene al notorio, neppure in via induttiva, l’affermazione sul sottodimensionamento della struttura organizzativa dell’ente, e dunque anche del personale disponibile all’attività di controllo”.

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CINQUE TERRE IN PERICOLO PER L’INNALZAMENTO DEL MARE

Le coste di Monterosso e Vernazza, nel Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria, risultano sempre piu’ esposte agli effetti dell’innalzamento del livello del mare. E’ quanto emerge dallo studio ‘The First Relative Sea Level Rise and Storm Surges Scenarios up to 2150 CE for the Coasts of Monterosso and Vernazza, Cinque Terre National Park (Liguria, Italy)’, recentemente pubblicato sulla rivista Remote Sensing da un team internazionale di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), dell’Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), del Dipartimento di Ingegneria dell’Universita’ degli Studi della Basilicata (Unibas), dell’Ente Parco Nazionale delle Cinque Terre, dell’Universita’ Aristotele di Salonicco, dell’Osservatorio astronomico Lesia di Parigi e dell’Universita’ olandese Radboud. Combinando dati topografici e batimetrici ad alta risoluzione, rilievi geodetici, serie storiche mareografiche e modellazione numerica delle mareggiate, il lavoro propone una prima valutazione integrata dei possibili scenari di allagamento costiero fino al 2150, nell’ambito delle proiezioni climatiche dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change). L’analisi evidenzia che il settore ligure considerato presenta un trend di innalzamento del livello del mare non stazionario, confermando una crescente vulnerabilita’ dei tratti costieri a bassa quota e delineando scenari utili alla pianificazione territoriale e alla riduzione del rischio costiero.

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SCHILLACI: LA BUONA SALUTE DEGLI UOMINI E’ LEGATA A QUELLA DEGLI OCEANI

“La salute umana e quella degli oceani sono legate in maniera assai stretta e rappresentano dimensioni inseparabili di un medesimo equilibrio. Solo con questa prospettiva integrata possiamo promuovere e salvaguardare la salute delle generazioni presenti e di quelle future alle quali dobbiamo certamente lasciare un mondo migliore e non peggiore. Per questo, mettere gli oceani e la salute al centro dei dialoghi sulla politica sanitaria è una sfida ma anche e soprattutto una grande opportunità, che gli esponenenti della comunità scientifica oggi presenti qui stanno dimostrando di po”. Lo ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al Forum internazionale sugli oceani e la salute umana in corso all’Istituto superiore di sanità in occasione della giornata mondiale degli oceani. “L’Italia ha riconosciuto qualcosa che pochi governi hanno già tradotto in ambizione e visione concreta, cioè che la salute umana e la salute degli oceani sono la stessa storia, lo stesso presente e, soprattutto, lo stesso futuro – ha sottolineato Schillaci -. Sulla base di questo criterio è stato istituito, ad esempio, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (Snps), che salda formalmente il sistema della Salute con quello per la protezione dell’Ambiente, in un’ottica One Health e guardando alla sua evoluzione più ambiziosa, quella della Planetary Health”. Il ministro evidenzia inoltre come “in questa visione, si inserisce anche il progetto Sea-Care, che, unico nel suo genere nel panorama internazionale, grazie alla sinergia tra l’Istituto superiore di sanità, la Marina Militare e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani portando evidenze importanti ad esempio sul tema della resistenza agli antibiotici e sulla presenza di sostanze nocive per l’uomo e tracciando persino il virus del Covid in acque ben lontane dalle nostre”. Schillaci ha infine ricordato che “una quota delle risorse del Pnrr e del Piano Nazionale Complementare sono destinate al programma ‘Salute, Ambiente, Clima’, che assume la qualità ambientale come determinante e fondamentale per garantire il diritto alla salute”. (

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CLIMA: COLTURE INVERNALI SEMPRE PIU’ A RISCHIO GRANDINE

La geografia e la stagionalita’ della grandine sta mutando a causa del riscaldamento globale, aumentando il rischio per le zone temperate e per le relative colture invernali. E’ quanto emerge da uno studio guidato dall’Universita’ del Nuovo Galles del Sud (Unsw) e pubblicato su ‘Nature Climate Change’. Tim Raupach, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Istituto per il rischio climatico e la risposta alle emergenze dell’Unsdw, afferma che questo fenomeno fa parte di uno spostamento generale della frequenza delle grandinate verso i poli: “Secondo i modelli che ipotizzano un riscaldamento globale di 2 C e 3 C, osserviamo uno spostamento generale verso un maggior rischio nelle zone piu’ fredde e nei periodi piu’ freddi dell’anno – spiega – quindi, il rischio aumenta in inverno e spesso diminuisce in estate: si tratta di uno spostamento dalle regioni e dalle stagioni piu’ calde a quelle piu’ fredde. Queste regioni piu’ fredde includono non solo parti dell’Australia meridionale e della Nuova Zelanda, ma anche il Nord America settentrionale e l’Europa. Si registrano diminuzioni, sebbene con ancora molta incertezza, nelle zone subtropicali e in alcune parti delle medie latitudini. Cio’ include gran parte dell’Australia, nonche’ regioni dell’India, della Cina e gran parte dell’Africa”.

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