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FROSINONE, TRE CANI DENUTRITI E SEGREGATI IN CASA: SCATTA LA DENUNCIA

Segregati in casa, fortemente denutriti e costretti a vivere tra sporcizia e degrado. È la drammatica condizione riscontrata dalla Polizia Locale di Frosinone all’interno di un appartamento della città, al termine di un blitz scattato dopo un esposto e su delega dell’Autorità Giudiziaria.

Sul posto sono intervenuti i medici del Servizio Veterinario per accertare lo stato di salute dei tre animali. Dai rilievi è emerso che i cani venivano tenuti sempre chiusi nell’abitazione, in un contesto igienico compromesso. Oltre alla grave malnutrizione, gli animali mostravano evidenti disturbi comportamentali e fobici, legati ai presunti maltrattamenti subiti.

I tre cani sono stati immediatamente messi sotto sequestro e trasferiti presso una struttura d’accoglienza, dove hanno ricevuto le prime cure e un ambiente idoneo prima di valutare un eventuale futuro affidamento.

La vicenda è ora al vaglio della magistratura: l’ipotesi di reato è quella di maltrattamento di animali, condotta che prevede la reclusione da sei mesi a due anni e sanzioni fino a 30 mila euro. Un operazione che conferma, ancora una volta, quanto sia fondamentale denunciare per salvare vite silenziose.

(Foto di repertorio)

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CINA, DA RANDAGIA A SUPERSTAR: STORIA DELLA GATTINA MEI MEI

Da gatto randagio a celebrità internazionale, capace di attirare visitatori da oltre 20 Paesi e regioni. È la storia di MeiMei, una gatta diventata virale sui social che oggi porta a Guangzhou, nella provincia meridionale cinese del Guangdong, fan arrivati anche dall’altra parte del mondo per incontrarla di persona. Lo racconta il China Daily. A differenza di molte star, MeiMei non sembra particolarmente interessata al successo: è schiva con gli estranei e spesso occorre convincerla con del cibo per ottenere la sua attenzione. Il suo volto caratteristico ha conquistato gli utenti cinesi, che le hanno dato il nome di un personaggio della serie storica televisiva ‘Empresses in the Palace’. La sua popolarità internazionale è cresciuta dopo che alcuni utenti stranieri, notando la coda corta e i denti mancanti, hanno lanciato la campagna online ‘Save MeiMei’, temendo che fosse vittima di maltrattamenti. Il proprietario, Chen Jianye, 32 anni, ha spiegato per mesi che il suo aspetto era il risultato delle difficoltà vissute da randagia, non di violenze subite dopo il salvataggio. Chen ha raccontato che nel giugno scorso un fan cileno, Felipe, è arrivato a Guangzhou portando in regalo un orologio con il volto della gatta. Da allora sono giunti visitatori da Paesi tra cui Regno Unito, Polonia, Romania, Marocco e Afghanistan. Il proprietario prepara anche piccoli souvenir, come cuscini e fotografie. MeiMei era stata trovata vicino a una stazione ferroviaria nel giugno 2022. Chen, che si occupa del salvataggio di animali randagi dopo aver lasciato il lavoro nell’e-commerce, ha deciso di tenerla con sé. La sua età esatta è sconosciuta, ma potrebbe superare i dieci anni.

(Foto dalla pagina Instagram toletole_meime)

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GERMANIA, DURANTE L’ONDATA ESTIVA DI CALORE DECESSI AUMENTATI DEL 36 PER CENTO

Le ondate di calore estive hanno provocato picchi di mortalità in Germania, con un numero di decessi superiore del 36% rispetto alla media dei quattro anni precedenti nell’ultima settimana completa di giugno. Nella settimana successiva, a cavallo tra giugno e luglio, l’incremento è stato del 28%, mentre durante una nuova ondata di calore tra la fine di luglio e l’inizio di agosto i decessi sono risultati superiori del 4% ai valori medi degli anni precedenti. Secondo i dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica tedesco (Destatis), nel terzo trimestre del 2026 sono morte circa 230.428 persone. Al di fuori dei periodi caratterizzati dalle temperature più elevate, il numero dei decessi è stato generalmente inferiore ai livelli di confronto. Nel complesso, tra luglio e settembre si sono registrati circa 3.000 decessi in meno rispetto alla media degli anni precedenti.

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CASERTA, ILLECITI E RIFIUTI: SEQUESTRATI DUE ALLEVAMENTI DI BUFALE

Capi bufalini allevati in totale promiscuità. Gestione illecita degli effluenti zootecnici che venivano sversati all’interno di due ‘fossi’, lunghi complessivamente oltre 100 metri per circa 8-10 metri di larghezza, risultati colmi di reflui zootecnici palabili e non palabili. È quanto hanno scoperto a San Cipriano d’Aversa i militari del nucleo carabinieri forestali di Marcianise e i medici veterinari dell’Asl di Caserta intervenuti in un complesso zootecnico gestito congiuntamente da due distinte imprese individuali. Anche i paddock in cui sono ricoverati gli animali sono risultati pieni di letame bufalino. Rinvenuti, inoltre, cumuli di rifiuti pericolosi costituiti da imballaggi contaminati (fitofarmaci e olio motore) e imballaggi non pericolosi, batterie esauste, gestiti in maniera illecita. Per tutto questo, i militari, avendo ravvisato a carico dei titolari delle due aziende zootecniche le ipotesi di reato connesse alla gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi senza alcun atto autorizzativo e di abbandono di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da reflui zootecnici con pericolo di compromissione di vaste porzioni di suolo, hanno proceduto d’iniziativa al sequestro preventivo delle aree aziendali, dei rifiuti e di tutti i 349 capi bufalini di proprietà delle imprese oggetto di controllo. Entrambi gli allevatori sono stati denunciati a piede libero.

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CANE UCCISO A OLBIA, ON. BRAMBILLA: “LA MIA LEGGE LO PUNIRÀ CON CARCERE E MULTA”

“Ancora un caso di crudeltà ai danni di un povero animale e guarda caso il responsabile, già individuato, è un cacciatore che si è introdotto in una proprietà privata e ha freddato Zeus, un povero maremmano. Grazie alla legge Brambilla, la norma, in vigore dal luglio 2025, che tutela gli animali come esseri senzienti e punisce severamente chi fa loro del male finalmente questo criminale andrà in carcere e avrà una sanzione pesante”.

Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della LEIDAA e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti egli animali e la tutela dell’Ambiente, commenta la notizia dell’uccisione del cane Zeus, avvenuta a Olbia. Come riportano diversi organi di stampa una persona armata sarebbe entrata nel terreno recintato, attirando l’attenzione del maremmano che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – riferisce il proprietario del povero Zeus – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”. Poi avrebbe tentato di occultare il cadavere dell’animale trascinandolo per le zampe in un canalone e avrebbe minacciato di morte il proprietario. I carabinieri hanno provveduto al sequestro del fucile che sarebbe stato utilizzato per uccidere il cane e di tutte le armi in possesso dell’uomo, inoltre sono scattate la sospensione della licenza di caccia e la segnalazione alla Procura della Repubblica per diversi reati.

“Nel caso di uccisione con crudeltà e senza necessità – precisa la presidente di LEIDAA – la legge Brambilla prevede la reclusione fino a quattro anni e una multa fino a 60mila euro. Una pena severa che non riporterà in vita il povero Zeus, ma darà giustizia  lui e a tutti gli animali uccisi dalla crudeltà dell’uomo. E non sorprende constatare come, per l’ennesima volta, un atto di crudeltà e barbarie avvenga ad opera di un cacciatore. La caccia – ho avuto più volte modo di sottolinearlo – è una pratica in sé violenta e anacronistica, che ci mostra oltretutto un volto fatto di abuso e prevaricazione: per questa ragione va limitata fino all’abolizione”.

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OLBIA, CACCIATORE SPARA AL CANE CHE DIFENDEVA LA PROPRIETÀ

Un maremmano di nome Zeus è stato ucciso con due colpi di fucile da un cacciatore a pochi metri dalla porta di casa mentre tentava di difendere il suo territorio. E’ accaduto vicino a Olbia, in località Su Trambuccu, l’8 settembre. Il cacciatore è entrato nella proprietà privata. “Erano le 8:30, una giornata di caccia, avevo chiesto a un cacciatore di allontanarsi dal terreno confinante con il mio, mi aveva risposto che pagava le tasse venatorie e avrebbe fatto quel che voleva ma alla fine si era allontanato”, ha raccontato all’”Unione sarda” il proprietario di Zeus. “Poco dopo le 9:30, mi sono assentato per un quarto d’ora insieme a Zeus che al rientro è sceso dall’auto anticipando l’ingresso in casa”. A quel punto una persona armata sarebbe entrata nell’area recintata, attirando l’attenzione del canew che ha cominciato ad abbaiare per difendere il territorio. “L’intruso – continua il proprietario – ha prima tentato di colpirlo con alcune pietre poi ha imbracciato il fucile, ed esploso due colpi contro Zeus, ammazzandolo”.

I carabinieri hanno sequestrato il fucile che sarebbe stato utilizzato per abbattere il cane e le altre armi in possesso dell’uomo, cui è stata sospesa la licenza di caccia e che è stato segnalato alla Procura della Repubblica.

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NEL 2025 PIANTATI CIRCA 3,7 MILIONI DI ALBERI NELLE FORESTE ITALIANE

Quasi 3,7 milioni di alberi e arbusti messi a dimora, il 17% in piu’ rispetto al 2024, su una superficie superiore a 5.300 ettari. E’ il bilancio della forestazione italiana nel 2025, secondo la sesta edizione dell’Atlante delle Foreste, realizzato da Legambiente e AzzeroCO2 con il supporto tecnico della Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore. Il rapporto, basato sull’analisi di 260 nuovi progetti distribuiti sul territorio nazionale, stima in circa 28 milioni di euro all’anno il valore dei servizi ecosistemici potenzialmente generati dai nuovi impianti. A trainare la crescita sono soprattutto le Citta’ metropolitane, grazie ai finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), mentre resta aperta l’incognita sulle risorse disponibili dopo la conclusione del programma. Il Trentino-Alto Adige si conferma per il terzo anno consecutivo la regione con il maggior numero di alberi piantati, oltre 840 mila, grazie agli interventi di ripristino delle superfici danneggiate dalla tempesta Vaia e dalle infestazioni di bostrico. Al secondo posto sale per la prima volta la Sicilia, con oltre 600 mila piante, seguita da Lombardia, con piu’ di 479 mila, e Piemonte, con oltre 469 mila. Sono invece nove le regioni che nel 2025 non hanno finanziato nuovi impianti attraverso gli strumenti ordinari delle politiche forestali regionali: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise. Per molte di queste il ritardo e’ legato alla mancata attivazione dei nuovi strumenti di sviluppo rurale. Per la Sardegna, invece, i dati risultano indisponibili per il quinto anno consecutivo. Il contributo piu’ significativo alla crescita arriva dalle Citta’ metropolitane, che hanno messo a dimora 1,48 milioni di alberi e arbusti attraverso il PNRR, oltre quattro volte il volume registrato nell’edizione precedente dell’Atlante. Torino guida la classifica con oltre 455 mila piante, seguita da Roma con piu’ di 414 mila. Insieme rappresentano il 59% del totale delle Citta’ metropolitane. Seguono Reggio Calabria, con 261 mila alberi, e Catania, con 118 mila. Segnali di ripresa arrivano anche dalle imprese private, che hanno finanziato la messa a dimora di 69.510 alberi, il 70% in piu’ rispetto al 2024. La superficie interessata e’ cresciuta da 42,7 a 174 ettari. Il recupero resta tuttavia parziale rispetto ai livelli raggiunti tra il 2021 e il 2023. Dal 2022, primo anno direttamente confrontabile con le rilevazioni successive, l’Atlante documenta complessivamente oltre 12 milioni di alberi e arbusti piantati su 16.889 ettari. Il rapporto evidenzia pero’ un problema strutturale: la forestazione italiana cresce soprattutto quando sono disponibili finanziamenti straordinari, per poi rallentare al loro esaurimento. Con la conclusione del PNRR, il rischio e’ una brusca diminuzione dei nuovi impianti e la mancanza di risorse per la manutenzione degli alberi gia’ piantati. “La forestazione in Italia e’ in crescita, come testimoniano i dati aggiornati del nostro Atlante delle Foreste”, afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Ma accanto ai dati positivi emerge un quadro di ombre: la forestazione non puo’ vivere di soli fondi straordinari come il PNRR, ormai alle battute finali”. Secondo Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2, la gestione del verde pubblico deve diventare parte della programmazione ordinaria dei Comuni, con finanziamenti continuativi anziche’ interventi legati alle emergenze. La sfida riguarda anche gli obblighi europei. La Nature Restoration Law prevede che entro il 2030 non si registri una perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea rispetto al 2024, per avviare dal 2031 una tendenza all’aumento. L’Italia dovra’ tradurre questi obiettivi nel Piano nazionale di ripristino della natura, la cui bozza e’ stata trasmessa alla Commissione europea il 25 settembre 2026. Per Legambiente e AzzeroCO2, senza una programmazione stabile e risorse dedicate, il record di nuovi alberi rischia di rimanere un risultato temporaneo, anziche’ rappresentare l’inizio di una crescita duratura del patrimonio verde italiano.

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STUDIO DIMOSTRA CAUSE ANTROPICHE PER RISCALDAMENTO GLOBALE

Le basi scientifiche che dimostrano l’origine antropica del riscaldamento globale sono oggi più solide e verificabili di quanto non fossero quindici anni fa. A confermarlo è un’ampia revisione pubblicata sulla rivista Earth’s Future, coordinata dal professor Benjamin Santer dell’Università dell’East Anglia e realizzata insieme a ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, della Colorado State University e dell’Università di Edimburgo. Il lavoro risponde in modo diretto ai tentativi dell’amministrazione statunitense di mettere in discussione il nesso tra emissioni e alterazioni ambientali, ribadendo la validità della determinazione con cui nel 2009 l’Agenzia per la Protezione Ambientale definì i gas serra una minaccia per la salute pubblica. Lo studio analizza oltre tre decenni di ricerche basate sulla cosiddetta “impronta climatica”, un metodo che isola le variazioni provocate dalle attività industriali rispetto ai cicli naturali della Terra. Secondo gli autori, le critiche sollevate in un recente rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti non tengono conto né dei dati consolidati né dei progressi metodologici compiuti dal 2009 a oggi. A questo si aggiunge l’evidenza termica: gli ultimi diciassette anni hanno fatto registrare i periodi più caldi della storia delle rilevazioni strumentali, rendendo il segnale dell’impatto umano ancora più netto rispetto alla variabilità del sistema. “Le evidenze scientifiche pubblicate dopo la dichiarazione del 2009 sono ancora più solide di allora, le prove sono inconfutabili”, spiega Santer. “La nostra analisi suggerisce che il crescente numero di dati rafforza la necessità di politiche volte a limitare le emissioni e a gestire i rischi legati al Clima. Questa è una scienza scomoda per chi punta sui combustibili fossili, perché collega le emissioni ai danni alla salute, al pianeta e all’economia”, aggiunge. Le tecniche di rilevazione permettono oggi di tracciare l’influenza antropica su scala annuale, stagionale e decennale, documentando cambiamenti che vanno dagli strati alti dell’atmosfera fino ai fondali marini. Un filone centrale dell’analisi riguarda il legame tra gas serra e frequenza degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore prolungate, alluvioni, incendi e perdite nei raccolti agricoli. “Numerosi studi condotti nel mondo hanno rafforzato la certezza circa l’impatto dei cambiamenti climatici causati dall’uomo”, sottolinea Susan Solomon, docente di Studi Ambientali al Mit. “Questi lavori mostrano che molti aspetti del Clima, monitorati in modo indipendente, sono stati alterati in maniera fisicamente coerente, dalla sommità della stratosfera alle profondità degli oceani”, spiega. Anche l’attribuzione dei singoli fenomeni meteo all’accumulo di anidride carbonica ha raggiunto un grado di precisione finora inedito. Come evidenzia Gabi Hegerl dell’Università di Edimburgo, sono stati messi a punto metodi in grado di valutare come i gas serra abbiano modificato l’intensità di un singolo evento osservato sul territorio. Per i ricercatori, l’eventuale cancellazione delle basi legali che riconoscono i gas serra come un pericolo sanitario rischia di indebolire l’intero impianto normativo di tutela ambientale, esponendo la popolazione a rischi crescenti proprio nel momento in cui i dati confermano l’urgenza di limitare l’uso dei combustibili fossili.

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EUROPA: UN SETTEMBRE CON CALDO DA RECORD E SICCITA’

In tutta Europa, il mese di settembre ha mantenuto le condizioni di caldo e siccità insolite che avevano caratterizzato l’estate. È stato il terzo settembre più caldo per l’Europa nel suo complesso, mentre l’Europa occidentale ha registrato il settembre più caldo (a pari merito). Una diffusa siccità ha persistito in gran parte dell’Europa occidentale e centrale e in alcune aree dell’Europa orientale, intensificandosi in diverse regioni rispetto ad agosto. Le prolungate condizioni di siccità si sono riflesse anche in portate fluviali eccezionalmente basse. In alcuni tratti dei fiumi Reno, Danubio, Vistola e del bacino Garonna-Dordogna si sono registrati livelli minimi record per il mese di settembre, causando disagi alla navigazione, all’approvvigionamento idrico e all’agricoltura in diversi paesi. Le precipitazioni di fine mese hanno portato un certo sollievo a livello locale, mentre condizioni più umide della media hanno interessato alcune aree dell’Europa settentrionale e nord-orientale e la Turchia.

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CATANIA, GETTA 4 GATTINI IN UNA COLONIA FELINA: DENUNCIATO DAI CARABINIERI

Quattro gattini abbandonati e in condizioni di malnutrizione hanno trovato una seconda possibilità grazie all’intervento dei carabinieri della stazione di Riposto, in provincia di Catania, che hanno individuato il responsabile del loro abbandono e permesso ai piccoli di ricevere le cure necessarie. La vicenda è emersa dopo una segnalazione dei volontari di una colonia felina i quali, arrivati in struttura di buon mattino, avevano trovato i quattro gattini all’interno. Per comprendere chi avesse abbandonato gli animali, i carabinieri hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, grazie alle quali hanno ricostruito l’accaduto. In particolare, dalla disamina dei video, i militari hanno individuato un uomo che, giunto a bordo di un’auto, aveva prelevato dal bagagliaio i quattro animali per poi lanciarli all’interno della struttura, a quell’ora chiusa. Si tratta di un 76enne straniero, residente a Riposto, che è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. I quattro gattini, affidati ai volontari della colonia felina, sono stati immediatamente sottoposti alle cure necessarie e attendono ora di trovare una famiglia disposta ad accoglierli.

(Foto CC Catania)

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MERCATI DEL TORINESE, IN VENDITA ANIMALI FERITI E MALATI

‘Non in vendita’, il gruppo di cui fa parte anche l’organizzazione torinese ‘Animal’, insieme a Mi Manda Rai 3, ha reso pubbliche le immagini che documentano le condizioni degli animali vivi venduti nei mercati settimanali. In particolare, nel corso del 2025 e del 2026, sono stati sottoposti a indagine dagli animalisti i mercati di Ivrea e Rivarolo Canavese, gli unici in cui attualmente sono ancora presenti animali vivi. “Sono state trovate quaglie ferite, un pollo apparentemente agonizzante, uccelli esposti al sole con temperature superiori ai 37 gradi o un coniglio acquistato e lasciato per oltre mezz’ora in una scatola presso il banco di frutta e verdura adiacente – segnalano gli animalisti – al mercato di Ivrea, un operatore ha estratto alcuni esemplari di trota da una vasca d’acqua e li ha colpiti ripetutamente con un oggetto metallico fino a provocarne la morte. È stata inoltre documentata, in entrambi i mercati, la presenza di uova e altri prodotti di origine animale accanto agli animali vivi, nonché resti di carne fresca conservati in contenitori non protetti”. Secondo ‘Non in vendita’, gli elementi documentati sollevano interrogativi rilevanti sia sul piano del benessere animale sia sotto il profilo igienico-sanitario e della sicurezza alimentare. “Una realtà che non può più essere ignorata. Chiediamo alla Regione Piemonte di intervenire e di vietare immediatamente la vendita di animali vivi nei mercati”.

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CLIMA, OLTRE 347 MILIONI DI BAMBINI ESPOSTI A EL NINO

Si stima che l’El Niño previsto per il 2026-2027 – un fenomeno climatico ricorrente che riscalda alcune zone dell’Oceano Pacifico e altera i sistemi meteorologici in tutto il mondo – diventerà uno dei più intensi mai registrati. Si prevede che condizioni di piogge e siccità fuori dal comune aumentino la probabilità di eventi meteorologici estremi, tra cui gravi inondazioni e gravi siccità, minacciando la vita, la salute e l’istruzione dei bambini in quasi 100 paesi e territori. “Per i bambini, El Niño è ben più di un semplice fenomeno meteorologico. Può significare un aumento degli sfollamenti, della malnutrizione, della carenza idrica e delle epidemie. I bambini rischiano inoltre la chiusura delle scuole, mentre le famiglie potrebbero trovarsi ad affrontare ulteriori difficoltà finanziarie – afferma Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF-. Con oltre 347 milioni di bambini che vivono in aree in cui si prevedono condizioni più secche o più piovose a causa di El Niño, dobbiamo agire subito per proteggere le comunità e i bambini”. Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF, si prevede che oltre 347 milioni di bambini in quasi 100 paesi e territori subiranno condizioni di piogge o siccità insolite tra ottobre e dicembre 2026 a causa di El Niño, aumentando il rischio di inondazioni e siccità estreme con conseguenze potenzialmente devastanti. Il maggior numero di bambini che potrebbero trovarsi ad affrontare queste condizioni si concentra in Asia e nel Pacifico (190 milioni), seguiti dall’Africa orientale e meridionale (41 milioni), dall’America Latina e dai Caraibi (41 milioni), dall’Europa e dall’Asia centrale (22 milioni), dal Medio Oriente e dal Nord Africa (20 milioni) e dall’Africa occidentale e centrale (20 milioni).I bambini in Colombia, nelle Figi, in Papua Nuova Guinea e nelle Filippine, ad esempio, sono tra quelli che dovrebbero affrontare condizioni di maggiore siccità legate a El Niño, che rischiano di provocare siccità agricola e scarsità d’acqua, il che potrebbe aumentare gli sfollamenti e aggravare la malnutrizione acuta.

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ROMA, SEI GIORNI DI ADDESTRAMENTO CONGIUNTO PER I CANI DELLE POLIZIE EUROPEE

In questi giorni Roma è stata il centro del mondo, quantomeno per il mondo specialistico delle unità cinofile, anche se si tratta di unità ‘particolari’. Dal 5 al 10 ottobre 2026, infatti, si è svolto nella Capitale un importante evento internazionale dedicato alle forze speciali di Polizia: presso il centro polifunzionale della Polizia di Stato di Spinaceto, sono confluiti gli esperti cinofili delle principali unità d’intervento speciale europee appartenenti ad Atlas. Il network Atlas la rete di cooperazione che riunisce 38 unità speciali provenienti dagli Stati membri dell’Unione Europea, oltre che da Paesi associati come Regno Unito, Islanda, Norvegia e Svizzera, nata in modo informale nel 2001 e formalizzata nel 2008 da una decisione del Consiglio dell’Ue per migliorare la cooperazione antiterrorismo, condividendo esperienze standard e conoscenze, e per facilitare l’assistenza e il supporto operativo transfrontaliero in caso di gravi crisi, attacchi terroristici o eventi ad alto rischio in ambienti urbani, rurali e marittimi. Nel contesto degli incontri regolarmente organizzati da tale network, il Nocs della Polizia di Stato ha ideato e predisposto una settimana di addestramento congiunto dedicato agli operatori cinofili, a cui hanno aderito i colleghi di altre 10 unità d’intervento speciale. L’obiettivo di eventi di questo tipo è quello di promuovere lo scambio di best practice operative e procedure condivise tra le unità europee, rafforzando la cooperazione internazionale nel campo delle operazioni speciali cinofile. Sono state approfondite le tecniche d’intervento che coinvolgono i nostri amici a quattro zampe e l’integrazione operativa delle unità cinofile nelle operazioni speciali, ma non solo, per la prima volta, sono anche state sperimentate con simulazioni sul campo le procedure di emergenza in ambito veterinario, per prestare le prime cure ai coraggiosi caniche dovessero rimanere infortunati nel corso dei difficili e pericolosi compiti che sono chiamati a svolgere.

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ATLANTE DELLE MIGRAZIONI; CAMBIAMENTO CLIMATICO MINACCIA LE SPECIE

Cambiamenti climatici, distruzione degli habitat, pesca intensiva e traffico marittimo minacciano le migrazioni animali, l’allarme arriva dal congresso internazionale sull’Atlante mondiale delle migrazioni animali, in corso a Palazzo d’Avalos a Vasto (Chieti) nell’ambito della Convenzione di Bonn dell’Onu. L’Atlante punta a mappare gli spostamenti di uccelli, mammiferi, pesci, cetacei, rettili e insetti, per individuare i rischi lungo le rotte e orientare le politiche di tutela. Nel Mediterraneo, ha spiegato l’ecologo marino Giuseppe Notarbartolo, i cetacei sono esposti alla riduzione delle risorse alimentari e alle collisioni con le navi. Il riscaldamento delle acque modifica inoltre gli spostamenti delle specie. Preoccupa anche il declino degli uccelli migratori, legato alla perdita degli habitat e all’agricoltura intensiva. In Abruzzo, ha riferito Fernando Di Fabrizio, presidente della cooperativa Cogecstre, diminuiscono specie un tempo comuni come passero, zigolo nero e saltimpalo. Il congresso, organizzato da Bio Cantina Sociale Orsogna con Cogecstre e Comune di Vasto, si conclude oggi

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CORSA CLANDESTINA NEL CATANESE, SEQUESTRATO UN SECONDO CAVALLO

Dopo controlli nelle stalle del quartiere di San Cristoforo, la polizia di Stato ha individuato e sequestrato il secondo cavallo impiegato per la competizione sportiva non autorizzata avvenuta nei giorni scorsi a Palagonia. Nelle ore successive alla gara clandestina agenti della Squadra a Cavallo della Questura hanno individuato la stalla dove si trovava l’altro cavallo, un puledro di 7 mesi. Oltre al cavallo sono stati sequestrati il calesse ed i finimenti utilizzati durante la corsa. Con la collaborazione dei medici veterinari dell’Asp, che lo hanno identificato con l’applicazione del microchip, è stato sequestrato ed affidato ad un’azienda specializzata che se ne prenderà cura così da scongiurare un nuovo impiego nelle competizioni non autorizzate tra animali o la ben più grave pratica della macellazione clandestina. Il proprietario è stato denunciato e nei suoi confronti sono state comminate sanzioni per un ammontare di 13 mila euro. (Foto di repertorio)

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