di Emanuele Nuccitelli e Antonio Bravetti / Dire * –
“Occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei al tavolo negoziale” tra Russa e Ucraina, perché “allo stato nessun formato ha la legittimità” per farlo e “per questo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole che abbia il mandato di per portare il punto di vista dell’Europa”.
“Questa è la posizione che l’Italia porterà al Consiglio europeo: lavorare perché la guerra finisca più presto, garantire la libertà di navigazione, sostenere la sicurezza dei partner del Golfo, mantenere aperto con realismo e responsabilità lo spazio della diplomazia”. Lo ha detto la premier del Consiglio Giorgia Meloni, nelle sue comunicazioni in aula alla Camera in vista del Consiglio europeo del 18 e del 19 giugno.
“Lavoreremo perché l’Unione esprima una posizione comune, seria e credibile. L’Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatori”. Per la premier “se l’Iran dimostrerà con i fatti il voler tornare su un percorso serio, verificabile e costruttivo, l’Europa dovrà essere pronta ad accompagnare quel percorso con un alleggerimento graduale e irreversibile, ma anche rapido delle sanzioni. Se invece l’Iran continuerà sulla strada sbagliata, minacciare la libertà di navigazione, attacchi, sostegno a milizie, violazione degli obblighi internazionali, allora l’Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione anche attraverso nuove misure mirate”, aggiunge.
Meloni afferma che “sul piano diplomatico continuiamo a sostenere l’altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l’importante opera di facilitazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse, sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete anche voi”.
“Oggi più che mai è necessario investire nella propria difesa per garantire la capacità di contare, decidere autonomamente, difendere i propri interessi. Investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l’autonomia strategica aperta che significa da una parte rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma dall’altra promuovere partnership industriali e strategiche con i partner chiave”.
“Sosteniamo insomma l’approccio, le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità a fare quello che è necessario per proteggere l’Italia e i suoi cittadini a partire dal tema della sicurezza e lo ribadiremo al vertice NATO dove l’Italia si presenterà con una percentuale del 2,8% del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71% che è garantito però soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul territorio”, dice la premier. “E proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, proprio perché non ci manca il coraggio di dire le cose come stanno, non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo. La difesa è importante, certo, ma mettere a riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto lo è altrettanto e queste due priorità sono interconnesse, senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”, aggiunge.
“Il nostro Governo è impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale utile agli interessi dei cittadini e delle imprese: è per questo che abbiamo varato un disegno di legge delega sull’energia nucleare che riteniamo la vera soluzione alla nostra dipendenza energetica nel medio e lungo periodo, è per questo che continuiamo a sostenere l’importanza dei biocarburanti come vettore energetico di transizione, è per questo che con il nostro Governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili”.
“Con il nostro Governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili”, rivendica la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera. Poi risponde ai brusii dell’Aula, provenienti dai banchi dell’opposizione: “Lo so, può dare fastidio”. “Ricordo che lunedì scorso la Commissione ha approvato ulteriori 23 miliardi di aiuti di Stato a sostegno della produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili, si prevede che gli impianti aggiungeranno un totale di 37,15 Gigawatt di capacità di produzione di energia elettrica con il risultato di aumentare del 48% l’attuale capacità di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia”, rimarca la presidente del Consiglio. “Con lo stesso pragmatismo nelle prossime settimane provvederemo a definire in stretto raccordo con la Commissione un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto e questo consentirà tra l’altro di alleggerire il bilancio nazionale di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura”, conclude.
“Al Consiglio Europeo discuteremo anche del post-UNIFIL, alla luce delle opzioni presentate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite: la decisione sulla conclusione della missione rende necessario preparare per tempo – in stretto coordinamento con Nazioni Unite, Stati Uniti, partner europei, autorità libanesi ed Israele – una presenza internazionale capace di evitare un pericoloso vuoto di sicurezza”, afferma ancora Meloni. “L’Italia, soprattutto se – come speriamo – i negoziati diretti a Washington avranno successo, continuerà a svolgere un ruolo di primo piano a sostegno del Libano e della pace tra Libano e Israele, come ha sempre fatto e come sta facendo anche in questi giorni difficili. Non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania, è chiaro che il Consiglio Europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l’Unione Europea e Israele. Su questo, mi piacerebbe, una volta tanto, che ci fosse qui un confronto capace di andare oltre l’enfasi della polemica facile, che produce certamente un ritorno immediato in termini di visibilità, ma non riflette l’importanza strategica che il tema ha per l’Italia”, conclude Meloni.
La “novità” del prossimo Consiglio europeo è che “per la prima volta si parlerà dei numeri del prossimo Quadro finanziario pluriennale”, il bilancio a lungo termine dell’Unione Europea. Quindi, vale la pena ribadire almeno tre concetti per noi fondamentali: il primo è che non accetteremo un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l’Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori”. Il secondo è che “i cosiddetti ‘rebates’ vanno eliminati. Se si arriverà a mantenere questo sistema anacronistico chiederemo che, in qualità di terzo contributore netto al bilancio della Ue, anche l’Italia goda dello stesso privilegio”. Il terzo e ultimo è che “chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali, deve guardare altrove. Da parte nostra, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese della PAC, della Pesca e della Coesione. Piuttosto, si comincino a tagliare le spese per l’Amministrazione europea, che nella proposta della Commissione vengono aumentate di più del 20%, segnale in totale controtendenza rispetto a quelli che noi cerchiamo di dare ogni giorno e che vengono richiesti a noi”, conclude Meloni.
“C’è un punto fondamentale che io penso vada chiarito. Le sintesi che la politica raggiunge, all’esito di lunghissime discussioni, non sono un esercizio dialettico. Sono l’esercizio della democrazia. Ognuno di noi, quando si presenta in Consiglio Europeo, lo fa con alle spalle un mandato del proprio parlamento. Quel Parlamento, a sua volta, opera secondo un mandato popolare. Per questa ragione le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione, o addirittura ribaltate, da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche, di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni, e che forse anche per questo hanno finito per perdere il contatto con la realtà”.
“Sono lontani i tempi in cui l’Italia per avere maggiore flessibilità di bilancio doveva dirsi favorevole a ricevere più immigrati illegali. Quelli erano altri tempi. Oggi c’è un governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità mentre riesce ad ottenere una riduzione dell’80% degli immigrati illegali che sbarcano sulle coste italiane”.
“Il contesto è complesso e delicato, e in questo scenario l’Italia sa che la sfida più importante è saper scegliere cosa è più giusto in luogo di ciò che è più facile. Per farlo continueremo a interpretare con lucidità i cambiamenti dello scenario internazionale, a promuovere soluzioni pragmatiche ed efficaci, difendendo i nostri valori e i nostri interessi. Continueremo, cioè, ad agire con realismo e determinazione, senza cedere alle semplificazioni, senza nascondere la realtà dei fatti, perché le decisioni più importanti per il futuro dell’Europa richiedono anzitutto il coraggio della verità”. Lo afferma la premier Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. “È con questa consapevolezza che parteciperemo al prossimo Consiglio europeo, non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo – sottolinea la premier -. Questa, del resto, è la linea che abbiamo seguito finora, una linea fondata sulla chiarezza delle scelte, sulla serietà degli impegni assunti, sulla difesa dell’interesse nazionale nel quadro di una dimensione europea. Una strada che non promette scorciatoie, ma risultati e non cerca il consenso più facile, ma le decisioni più giuste. Ed è su questa strada ancora una volta che chiediamo il sostegno di questo Parlamento”, aggiunge.
“Non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso, che allontana la pace, la rende più difficile, e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste tanto in Israele, quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato. Lo dico soprattutto in relazione all’ipotesi di sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Punire la società civile israeliana, con misure restrittive, sarebbe non soltanto sbagliato, sarebbe controproducente”, dice Meloni.
“Rispedisco al mittente le dichiarazioni fatte dal ministro” Ben-Gvir “qualche giorno fa sull’Italia: dichiarazioni inaccettabili per l’Italia e anche poco dignitose per Israele”, ribadisce Meloni.
* Fonte: agenzia Dire.
