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“Un petomane fantasma mette in fuga i giornalisti in attesa di Zelensky”: il racconto di Politico dalla sala stampa del Consiglio europeo

Fuggiti dalla sala stampa del Consiglio europeo. Ma non per colpa di un allarme bomba. I giornalisti in attesa del presidente ucraino Zelensky sono stati costretti a scappare per colpa del cattivo odore. Sembra, infatti, che un cronista da qualche giorno sia alle prese con problemi di flatulenza: come riporta la giornalista di Politico Zoya Sheftalovich, nascosto tra i media in attesa del leader ucraino c’era un “petomane fantasma” e anche ieri sera la puzza nella stanza aveva messo a dura prova i giornalisti presenti durante un briefing diplomatico. Una notizia del genere non può che infiammare la fantasia dei social: su X gli utenti si sono sbizzarriti, provando anche a ipotizzare il colpevole. Per esempio, Nicholas Lut scrive “She who smelt it, dealt it“, traducibile con “Chi la sente, ne è parente”: che la “petomane fantasma” non sia la stessa Shenftalovich?

L'articolo “Un petomane fantasma mette in fuga i giornalisti in attesa di Zelensky”: il racconto di Politico dalla sala stampa del Consiglio europeo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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No Meloni Day, oltre 400mila studenti in piazza da Nord a Sud: “Vogliamo più aule e meno bombe”. E avvertono: “La nostra sarà una mobilitazione permanente. Se ci togliete il futuro, vi blocchiamo il presente”

Torino, Milano, Genova, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Cagliari, Firenze, Venezia. Ci vorrebbe troppo spazio per scrivere l’elenco completo di tutte le città nelle quali gli studenti italiani sono scesi in piazza venerdì, per il “No Meloni Day“. Da Nord a Sud, secondo gli organizzatori sono stati oltre 400mila, tutti con lo stesso obiettivo: urlare al governo che la scuola italiana cade a pezzi e che studiare in questo Paese è sempre più difficile. Per il costo della vita, per il caro affitti e per il clima di repressione politica e culturale che si respira. Centinaia di migliaia di studenti hanno cantato e sfilato per le strade di tutta Italia per far capire alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a tutto il suo esecutivo, che non appoggiano le sue scelte. Che vogliono “più aule e meno bombe“. Perché, come spiega a ilfattoquotidiano.it Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi, non sono disposti ad accettare che la sicurezza, il diritto allo studio e il benessere di studenti e studentesse vengano trattati come “questioni secondarie”: “Vogliamo essere protagonisti del cambiamento, non spettatori di riforme calate dall’alto”.

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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++ Corteo studenti Torino, lancio di sassi contro gli agenti ++

Il corteo degli studenti a Torino è arrivato in piazza Castello, dove alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso le forze dell'ordine, 16 ottobre 2026. Le forze dell'ordine stanno rispondendo mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni. ANSA / Tino Romano ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++The student march in Turin reached Piazza Castello, where several hundred protesters broke away from the main group, covered their faces, and threw stones and flares at law enforcement officers, October 16, 2026. Police are responding by deploying water cannons and some tear gas. ANSA / Tino Romano

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Milano

Sciopero studenti con corteo e occupazione nessuno é straniero Milano - Italia - Cronaca Venerdì, 16 Ottobre, 2026 (Foto di Marco Ottico/Lapresse) Strike students with procession and occupation no one is a foreigner Milan - Italy - News Friday, 16 October, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Gli insegnanti a sostegno deI corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e deli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO ++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Teachers supporting the march against climate change organized by the "Fridays for Future" youth movement, and students protesting against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Sciopero degli studenti, il corteo a Bologna

Corteo Studentesco No Meloni Day Tafferugli con le forze dell’ordine davanti alla stazione di Bologna Bologna (Italia) 16 Ottobre 2026 (Photo Guido Calamosca/LaPresse) "No Meloni Day" Student Protest Skirmishes with law enforcement in front of Bologna station Oct 16, 2026 - Bologna - Italia (Guido Calamosca/LaPresse )

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Momenti di tensione al corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola. Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO-- Moments of tension during a protest against climate change, organized by the Fridays for Future movement and students speaking out against the deterioration of schools. Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti su monumento a Vittorio Emanuele II, slogan contro Vannacci

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e degli studenti contro il degrado della scuola, Torino 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++--- A march against climate change by the Fridays for Future group and students protesting against the deterioration of schools, Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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'No Meloni Day' a Cagliari, 600 studenti in corteo 'scuola non si tocca'

Il corteo di circa 600 studenti del 'No Meloni Day' a Cagliari, al motto di 'la scuola non si tocca', 16 ottobre 2026 ANSA / Francesca Melis +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA++

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Liceali in corteo a Roma, 'siamo 20mila'

Il corteo degli studenti in centro a Roma, arriva la Colosseo e punta a raggiungere la sede del ministero dell'Istruzione a viale Trastevere, 16 ottobre 2026 +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ Gli studenti scandiscono cori antifascisti, ma anche slogan contro il Pd e la Cgil. Uno striscione dà appuntamento al 30 ottobre per lo sciopero generale. ANSA / Fabio Cimaglia --- A student march in the center of Rome reaches the Colosseum, heading toward the Ministry of Education headquarters on Viale Trastevere, October 16, 2026. The students are chanting anti-fascist slogans, as well as slogans directed against the Democratic Party (PD) and the CGIL trade union. A banner calls for participation in a general strike on October 30. ANSA / Fabio Cimaglia

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Dopo occupazione licei, manifestazione studenti in centro a Genova

Un momento della manifestazione degli studenti delle scuole superiori genovesi partiti da piazza De Ferrari. Genova, 16 ottobre 2026 ANSA/LUCA ZENNARO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ A scene from the demonstration by high school students in Genoa, who set off from Piazza De Ferrari. Genoa, October 16, 2026 ANSA/LUCA ZENNARO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Studenti in corteo verso il centro di Torino

Il corteo contro il cambiamento climatico dei ragazzi di Friday for Future e gli studenti contro il degrado della scuola in corteo per il centro di Torino, 16 ottobre 2026 ANSA/TINO ROMANO +++ATTENZIONE: NELLA FOTO POTREBBERO ESSERE RITRATTI DEI MINORENNI. L'ANSA METTE A DISPOSIZIONE DEI PROPRI ABBONATI QUESTA IMMAGINE, LASCIANDO LORO LA DECISIONE SULL'OPPORTUNITA' DI PUBBLICARLA+++ ++FOTO DIFFUSA DAGLI STUDENTI ++ USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++ --- A march against climate change by the "Fridays for Future" group, alongside students protesting the deterioration of their schools, moves through the center of Turin, October 16, 2026. ANSA/TINO ROMANO

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

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Sciopero degli studenti, il corteo a Torino

Student demonstration in Turin, Northwestern Italy, under the slogan "do like in France." The mobilization, which began in early October with the first high school occupations, continues to involve both secondary school and university students. The march takes place on the same day Fridays for Future called for the "climate strike."- Friday, October 16, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

“La scuola non è un privilegio – prosegue Verdecchia -. Pretendiamo che questo principio si traduca in scelte e investimenti concreti”. Le richieste degli studenti, così come i problemi della scuola, sono tante: edifici sicuri, più personale scolastico, maggiori tutele per chi studia e lavora negli istituti e misure per contrastare il caro studio e il carovita, che rendono sempre più difficile proseguire il proprio percorso formativo. Ma c’è anche la contestazione delle politiche del governo, dal decreto Scuola al Ddl di Giuseppe Valditara, fino alla scelta di destinare miliardi alle spese militari anziché all’istruzione pubblica. Una mobilitazione che guarda anche oltre i confini italiani, sull’onda delle proteste dei coetanei in Francia e Spagna, e che rivendica il diritto dei ragazzi a partecipare alle decisioni sul proprio futuro. Perché, come recitava uno striscione esposto al corteo di Firenze: “Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente”.

A Roma, dove secondo gli organizzatori sono scesi in piazza 20mila studenti, il corteo è partito dall’Esquilino e ha attraversato il centro fino a raggiungere il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere. Tra bandiere palestinesi, cartelli e cori contro il governo e il riarmo. A Milano, migliaia di ragazzi hanno sfilato dietro lo slogan “Nessuno è straniero”. A Firenze, almeno duemila studenti di una quindicina di istituti superiori si sono ritrovati in piazza San Marco, con striscioni contro i tagli alla scuola e le misure sugli alunni stranieri. Mobilitazioni anche in Veneto, con cortei a Padova, Venezia, Treviso e Vicenza, mentre a Bari centinaia di studenti hanno attraversato il centro cittadino per denunciare il carovita e le condizioni degli edifici scolastici. Ma la protesta ha coinvolto anche Torino, Genova, Bologna, Napoli e Cagliari, con cortei, striscioni e iniziative di contestazione. Davanti alla sede di Confindustria del capoluogo ligure è stato bruciato un carro armato di cartone. A Milano, invece, due immagini raffiguranti la premier e Valditara sono state appese a testa in giù vicino ad alcuni cassonetti e colpite con delle uova.

La maggior parte delle manifestazioni si è svolta pacificamente, con qualche momento di tensione, soprattutto a Torino e Roma. Nel capoluogo piemontese, in piazza Castello, alcuni manifestanti si sono staccati dal corteo, coprendosi il volto e lanciando pietre e altri oggetti contro le forze dell’ordine. La polizia ha caricato i giovani e usato gli idranti, costringendo i partecipanti ad allontanarsi verso via Po. Durante gli scontri, alcuni docenti e genitori hanno formato un cordone tra gli studenti e gli agenti. Il bilancio è di tre minorenni arrestati per resistenza aggravata a pubblico ufficiale e oltre 50 manifestanti identificati. A Roma, davanti al ministero dell’Istruzione, sono stati lanciati petardi e altri oggetti, provocando la reazione del ministro Valditara, che ha parlato di “aggressione alle istituzioni e teppismo politico”. Secondo i sindacati di polizia, nel corso della giornata una decina di agenti è rimasta ferita.

Da Bruxelles, Meloni ha commentato solo gli episodi di violenza, accusando i leader delle opposizioni di non averli condannati. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine”, ha dichiarato la premier. Immediata la replica della segretaria del Pd Elly Schlein: “Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi degli italiani, anziché prendersela con loro”. Anche Giuseppe Conte ha criticato l’esecutivo per la mancata risposta alle emergenze sociali: “Quattro anni di nulla, solo 14 miliardi extra in armi e difesa”, ha commentato il leader del Movimento 5 Stelle. Mentre Angelo Bonelli ha ribadito la condanna di ogni forma di violenza, chiedendo però alla premier di “chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti italiani”.

La mobilitazione degli studenti proseguirà ben oltre il “No Meloni Day”. La Rete degli Studenti Medi ha lanciato la campagna nazionale “Generazione Fuoriclasse”, con l’obiettivo di dare continuità alle proteste nelle scuole e nelle piazze. Il prossimo appuntamento è già fissato per sabato 17 ottobre a Roma, dove gli studenti confluiranno nella manifestazione della Via Maestra. E le iniziative proseguiranno fino al 20 novembre. “Le criticità della scuola non sono problemi individuali: sono questioni politiche e collettive, che richiedono risposte strutturali”, spiega ancora Verdecchia. L’obiettivo è costruire una mobilitazione permanente, perché “le decisioni sulla scuola non possono essere prese senza ascoltare chi la attraversa ogni giorno”, conclude la coordinatrice nazionale.

L'articolo No Meloni Day, oltre 400mila studenti in piazza da Nord a Sud: “Vogliamo più aule e meno bombe”. E avvertono: “La nostra sarà una mobilitazione permanente. Se ci togliete il futuro, vi blocchiamo il presente” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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No Meloni Day, la polizia “difende” la prefettura con l’idrante azionato sui manifestanti – Video

Momenti di tensione a Torino quando il corteo degli studenti ha raggiunto Piazza Castello, dove ha trovato gli agenti di polizia a presidio della Prefettura. La polizia ha azionato l’idrante a più riprese contro i manifestanti. Contro le forze dell’ordine poste a protezione dell’edificio sono stati lanciati bastoni, pietre, uova e bottiglie a cui i reparti hanno risposto con l’utilizzo a più riprese di un idrante, qualche carica di alleggerimento e il lancio di qualche lacrimogeno. Al termine delle manifestazioni la questura ha dato notizia dell’arresto di tre minorenni per resistenza a pubblico ufficiale e l’identificazione di altri 50 giovani.

Dopo il movimento dell’idrante e il lancio di lacrimogeni si è verificata anche una carica di alleggerimento della polizia; il gruppo è stato allontanato e si dirige verso il Po. Proseguono alcuni lanci di bottiglie verso le forze dell’ordine. Tra i manifestanti e la polizia un gruppo di insegnanti per mano ha creato una catena umana per impedire ulteriori contatti.

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Trump smentisce Musk: “Non siamo stati noi a depotenziare Starlink all’Ucraina”

Diventa un mistero la decisione di depotenziare il sistema Starlink necessario all’Ucraina per avere comunicazioni tempestive anche sulla linea del fronte e riuscire a intercettare in tempo gli attacchi lanciati dalla Russia. L’esercito e i vertici del governo, nei giorni scorsi, avevano denunciato il funzionamento parziale del sistema che si è protratto per giornate intere lasciando il Paese sotto il tiro dei missili e dei droni di Mosca. Inizialmente, si era pensato a una scelta presa da Elon Musk, che nelle stesse ore stava attaccando il presidente ucraino su X, ma poi il miliardario americano aveva smentito dicendo che la responsabilità era da attribuire completamente al Pentagono. Dopo giorni di comunicazioni a singhiozzo, il nuovo colpo di scena: Trump, scrive Axios, ha detto che gli Stati Uniti non sono coinvolti nel depotenziamento dei servizi Starlink in Ucraina.

Come detto, Musk è stato il primo ‘indiziato’ per la decisione di penalizzare le comunicazioni ucraine tramite il sistema satellitare di SpaceX, essendone il fondatore e avendo espresso, nelle stesse ore, considerazioni critiche nei confronti di Zelensky, dicendo ad esempio che “è andato troppo oltre” e, più chiaramente, che “deve dimettersi“. Ma era stato lui stesso a spiegare che il funzionamento del sistema implica che solo l’esercito Usa possa disporre un depotenziamento del genere. La versione militare di Starlink è infatti Starshield, un sistema progettato e sviluppato sempre da Starlink, ma di proprietà e gestione esclusiva del Pentagono. Ed è quindi solo il Dipartimento della Guerra Usa a decidere se e quali limiti imporre, tenendo conto che è quella la tecnologia in uso all’esercito di Kiev.

Nella serata di venerdì, però, è arrivata la smentita direttamente dal presidente Trump. Una smentita che alimenta il mistero dietro allo sgambetto all’esercito di Zelensky.

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Proteste studentesche, Meloni commenta solo le violenze: “Le opposizioni le condannino”. La replica: “Sì, ma lei pensi agli italiani anziché prendersela con loro”

“Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete, questo dovrebbe fare un governo”. È la risposta della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che da Bruxelles ha accusato i leader dell’opposizione di non aver condannato le violenze durante le proteste studentesche. “Sono sempre contenta quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine”, ha dichiarato la premier, chiedendo a tutte le forze politiche di fare un appello affinché le manifestazioni si svolgano senza violenza. Schlein ha quindi collegato le proteste degli studenti a quelle degli agricoltori e degli autotrasportatori: “Non è colpa di chi protesta se i prezzi della benzina sono insostenibili”. E ha concluso: “Ci sono le nostre proposte concrete sul tavolo, Meloni pensi agli italiani anziché prendersela con loro”.

Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato la premier, accusandola di non occuparsi delle proteste in corso in Italia. “La presidente Meloni ci aggiorna: a margine del Consiglio europeo ha messo sul tavolo della discussione i fatti di Ceuta. Ma Ceuta dista 700 miglia nautiche dall’Italia. Non ci ha detto nulla, invece, sulle gravi emergenze che stanno esplodendo sul nostro territorio”, ha scritto sui social. Conte ha quindi chiesto al governo di dare risposte “alla disperazione di migliaia di autotrasportatori, agricoltori e lavoratori travolti da rincari, carocarburante e tasse”, richiamando anche le difficoltà dei cittadini e le proteste degli studenti. “Se non se ne è accorta le mandiamo qualche immagine dai presidi nel Paese in cui stiamo ascoltando persone allo stremo”, ha aggiunto, concludendo: “La risposta non possono essere l’indifferenza dopo 4 anni di nulla e 14 miliardi extra in armi e difesa”.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha replicato alla premier condannando “senza ambiguità ogni forma di violenza”. Ma la presidente del consiglio, ha aggiunto, “dovrebbe chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti italiani”. Bonelli ha quindi attaccato le scelte del governo sull’istruzione: “Mentre le scuole cadono a pezzi, gli edifici scolastici sono insicuri e i nostri docenti sono tra i meno pagati d’Europa, il suo governo ha scelto di destinare miliardi al riarmo anziché investire nell’istruzione pubblica”. E ha aggiunto: “La scuola ha bisogno di risorse, sicurezza e dignità, non di essere sacrificata sull’altare delle spese militari”.

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Decreto Bollette, primo passo verso l’intesa con Bruxelles: come funziona il tetto al gas e perché l’Ets resta fuori

Dopo mesi di braccio di ferro, il governo Meloni e la Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sul decreto Bollette. Il via libera definitivo non c’è ancora: Roma dovrà presentare a Bruxelles un nuovo testo delle misure per ridurre il costo dell’elettricità, che dovrà passare al vaglio sugli aiuti di Stato. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin parla di “un primo passo importante” e annuncia che “a breve notificheremo alla Commissione Ue un nuovo testo della norma”, coerente con il quadro temporaneo di aiuti per la crisi in Medio Oriente, il Metsaf. “È stata una trattativa lunga, ma costruttiva, che ha portato a un risultato importante”, ha commentato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che si è detta “molto contenta” dell’accordo che aprirebbe la strada a una soluzione simile alla cosiddetta “eccezione iberica”, quella accordata a Spagna e Portogallo nel 2022 proprio per limitare l’effetto del costo del gas sul prezzo dell’elettricità.

Per capire la posta in gioco tocca partire dal prezzo dell’elettricità e da come viene calcolato. In Italia viene prodotta con rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico. Ma anche con il gas. E nel mercato all’ingrosso il prezzo viene spesso determinato dall’ultima centrale necessaria a soddisfare la domanda, che generalmente è quella alimentata a gas. Se per esempio eolico e fotovoltaico non bastano a coprire il fabbisogno e serve anche una centrale a gas, con costi più elevati, il prezzo di mercato viene fissato in base a quest’ultima e riconosciuto anche agli altri produttori. Così, quando rincara il gas, l’aumento può ricadere su tutto il mercato, anche sull’elettricità prodotta con le rinnovabili.

Per attenuare questo effetto, tra le ipotesi negoziate dal governo c’è un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato dalle centrali elettriche, e compensazioni pubbliche, finanziate attraverso un meccanismo da definire, a copertura della differenza con il costo effettivo del combustibile. Il tetto permetterebbe così di abbassare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, compresa quella prodotta dalle rinnovabili. I dettagli del meccanismo, però, non sono ancora confermati e andranno verificati sul nuovo testo. Bisogna infatti rispettare le regole europee sulla concorrenza ed evitare che le centrali destinatarie delle compensazioni ottengano un vantaggio ingiustificato rispetto agli operatori di altri Paesi europei.

Resta invece fuori dall’intesa la compensazione dei costi dell’Emission Trading System (Ets), il sistema europeo che obbliga le centrali a pagare per le emissioni di anidride carbonica. Anche questa spesa contribuisce ad aumentare il prezzo dell’elettricità, ma Bruxelles ha chiarito che i rimborsi potranno coprire soltanto il rincaro del gas, non il costo delle emissioni. La Commissione vuole infatti evitare che le compensazioni annullino il costo delle emissioni, pensato proprio per scoraggiare l’uso dei combustibili fossili e incentivare le fonti rinnovabili. La Commissione precisa inoltre che le compensazioni saranno temporanee, finanziate solo dai consumatori che ne beneficeranno e dovranno tradursi interamente in una riduzione dei prezzi per gli utenti finali. Resta da conoscere il contenuto definitivo del decreto che l’Italia invierà a Bruxelles, il costo delle compensazioni e in quale misura, una volta approvato, il meccanismo riuscirà a trasferire i benefici alle bollette. “Sono molto contenta dell’accordo Ue, le abbasserà“, assicura Meloni. L’intesa politica è raggiunta, l’autorizzazione europea deve arrivare.

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Barbacetto: “A Milano è in corso una mutazione genetica, 400mila persone hanno lasciato la città per colpa dei costi”

C’è un dato che racconta meglio di altri la mutazione “genetica e sociologica” che sta vivendo la città di Milano. “Negli ultimi anni quattrocentomila milanesi hanno dovuto lasciare la città perché non ce la facevano più a vivere qui” racconta Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto Quotidiano che ha promosso insieme ad Altreconomia il convegno “Modello Milano, Anatomia di un sistema-città” ospitato nel salone milanese dell’Acli. Due giorni di incontri e riflessioni con studiosi, docenti universitari e scrittori per provare a raccontare come Milano è diventata la città “più cara d’Italia”. Il cosiddetto “modello Milano” è all’opera da almeno una quindicina d’anni, secondo Barbacetto” e si è basato “sulla crescita edilizia, sullo sviluppo immobiliare, sulla cosiddetta rigenerazione urbana con l’obiettivo dichiarato di rendere la città internazionale e attrattiva”. Un obiettivo che è stato raggiunto. “Milano è diventata la città prima in Europa per investimenti immobiliari, soprattutto provenienti dai fondi immobiliari internazionali”. Ma come si è arrivati a questo obiettivo? “Primo, abbassando le quote di prelievo pubblico sulle attività edilizie con gli oneri di costruzione più bassi d’Europa e con monetizzazioni degli standard generalizzate e concesse a prezzi bassissimi – spiega Barbacetto – secondo, abbassando la soglia delle regole urbanistiche, per esempio dilatando il concetto di ristrutturazione usandolo anche per le nuove costruzioni”. I fondi internazionali sono arrivati a Milano per investire “perché costruire qui era più facile e meno costoso”.

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Il modello Milano? Per urbanisti e ricercatori “sta distruggendo le regole, è dilagato in tutta Italia”

“Il modello Milano ha distrutto ogni regola liberale di governo del territorio non solo qui ma in tutta Italia, perché è ormai dilagato in tutto il paese”. L’allarme arriva dall’urbanista Paolo Berdini nel corso del convegno “Modello Milano, Anatomia di un sistema-città” promosso da Il Fatto Quotidiano e da Altreconomia nel salone milanese dell’Acli. Due giorni di incontri e riflessioni con studiosi, docenti universitari e scrittori per provare a raccontare come Milano è diventata la città “più cara d’Italia”. “Il modello Milano ha indubitabilmente estratto risorse della collettività pubbliche – spiega il direttore di Altreconomia Duccio Facchini – e l’urbanistica da questo punto di vista è una cartina al tornasole perfetta per concentrarle nelle poche mani di grandi operatori privati, non solo dei tanto chiacchierati fondi in investimento stranieri ma in realtà anche di operatori italianissimi che hanno approfittato di una situazione totalmente sregolata sotto il profilo delle regole urbanistiche”. Una trasformazione che ha avuto un’accelerazione dopo Expo 2015.

“Dopo il grande evento, Milano diventa da tutti i punti di vista una global city – spiega lo storico economico Luca Mocarelli – e quello che succede a tutte le global city è che aumentano i prezzi, aumenta la sperequazione del reddito e quindi ovviamente si crea una situazione dove molti hanno tanto, ma ci sono anche tanti che hanno poco e quindi questa cosa qui per la tenuta sociale di Milano è un problema”. E in questo contesto le amministrazioni pubbliche che si sono succedute, secondo il giornalista de Il Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, “hanno via via ridotto il peso del loro intervento di regolazione della dinamica di sviluppo, hanno rinunciato a guidare le trasformazioni consegnando di fatto la regia agli operatori privati e arrendendosi ai processi di finanziarizzazione dell’abitare e della città”. Ma che cosa si intende per finanziarizzazione? “Siamo parlando della trasformazione dei beni immobili in prodotti finanziari” racconta Alberto Bortolotti, Politecnico di Milano. Un processo che non riguarda solo il settore privato. “Questa finanziarizzazione sta passando soprattutto attraverso l’edilizia sociale – avverte la ricercatrice indipendente Sarah Gainsforth – e l’housing sociale sta diventando appunto il cavallo di Troia per l’ingresso del mondo della finanza e dei fondi immobiliari”. Che fare dunque? “stiamo in un momento decisivo nel senso che è intervenuta la magistratura – spiega l’urbanista Berdini – ci sono sentenze anche favorevoli, qualcuna no, però c’è un nuovo percorso da costruire in cui la parte che ha a cuore la città come bene comune può riprendere a pensare a una città che non è solo la valorizzazione ma è la valorizzazione sociale, la valorizzazione umana”. Serve un cambio di passo. “Noi vogliamo che la trasformazione materiale di questa città venga rivolta in un altro senso – conclude la ricercatrice indipendente Lucia Tozzi – a favore dei cittadini e non a favore di chi transita”.

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“Alcaraz si è infortunato perché voleva copiare Djokovic”: la strana teoria di Stubbs

L’infortunio al polso che ha condizionato Carlos Alcaraz per diversi mesi continua a far discutere. Sulle cause dello stop dello spagnolo sono state avanzate diverse ipotesi, ma tra le spiegazioni emerse ce n’è una che chiama direttamente in causa Novak Djokovic. A sostenerla è Rennae Stubbs, ex tennista australiana ed ex allenatrice di Serena Williams, oggi protagonista di un podcast molto seguito, secondo la quale il tentativo di riprodurre alcuni movimenti del servizio del campione serbo potrebbe aver contribuito ai problemi fisici del numero uno spagnolo. “Ho una mia idea sul problema di Carlos e secondo me non è così semplice come possa apparire in superficie“, ha spiegato Stubbs, introducendo la propria teoria sulle origini del problema.

Il periodo lontano dai campi è stato particolarmente lungo per Alcaraz, costretto a fermarsi per quasi cinque mesi, da Barcellona fino agli US Open. Un’assenza pesante, durante la quale il polso ha rappresentato un ostacolo importante per il suo ritorno alla piena condizione. Secondo Stubbs, alla base dei problemi potrebbe esserci stato un cambiamento tecnico legato proprio al servizio. “Carlos ha provato a servire come fa Djokovic, si è allenato tantissimo per copiarlo e alla fine si è rovinato il polso“, è la spiegazione proposta dall’australiana.

L’ex tennista ritiene che il legame tra i due giocatori possa essere più stretto di quanto si pensi, almeno dal punto di vista tecnico. Alcaraz ha sempre manifestato grande ammirazione per il servizio di Djokovic e, secondo Stubbs, avrebbe cercato di riprodurne alcuni aspetti, arrivando a modificare il proprio movimento. “Le battute di Carlos e Nole sono quasi sovrapponibili, hanno un movimento del corpo molto fluido e bello da vedere ma il problema di Carlos, che ha sempre ammirato molto il servizio del collega, è che a forza di imitarlo, ha finito per infortunarsi”.

Nell’analisi dell’australiana, il punto critico sarebbe rappresentato dagli aggiustamenti introdotti nel movimento del polso durante il servizio. Interventi tecnici che, secondo la sua interpretazione, avrebbero finito per compromettere la funzionalità dell’articolazione e influenzare il rendimento dello spagnolo. “Modificare così il lavoro del polso nel servizio gli ha creato problemi evidenti. Ha utilizzato quel piccolo movimento verso il basso che, sul modello di Novak, gli ha distrutto la mobilità. Penso che questi cambiamenti e questi aggiustamenti abbiano avuto ripercussioni sul suo polso. Credo che continuerà ad avere qualche difficoltà anche in futuro, purtroppo”.

Stubbs aveva già espresso le proprie perplessità in occasione degli US Open, quando Alcaraz aveva disputato il doppio misto insieme a Serena Williams. In quella circostanza, secondo l’ex allenatrice della campionessa statunitense, il servizio dello spagnolo era apparso meno incisivo rispetto al solito, un segnale che avrebbe ricondotto proprio ai problemi fisici accusati nei mesi precedenti. Per Stubbs, dunque, il recupero del servizio rappresenterà uno degli aspetti fondamentali su cui Alcaraz dovrà lavorare per tornare al massimo livello. “Lo avevo già detto agli US Open, quando ha giocato il doppio misto con Serena Williams: il suo servizio non aveva la solita potenza e questo è dovuto proprio al problema che ha al polso. Carlos deve assolutamente migliorare il servizio, per lui sarà cruciale se vorrà mettere sotto pressione Jannik Sinner“, ha concluso Stubbs.

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Giornalista chiede a Zelensky: “Si sente il capro espiatorio dei problemi di Trump?”. Lui rimane zitto, poi ride: “Ecco la mia risposta”| Video

Il tradimento di Trump nei confronti di Zelensky rischia di cambiare le sorti del conflitto russo-ucraino, con conseguenze dirette anche in Unione europea. Così, alla prima occasione utile, i giornalisti del Vecchio Continente hanno voluto chiedere al leader di Kiev quali fossero le sue impressioni dopo l’accordo sul gasolio tra Washington e Mosca e la richiesta del tycoon di un cambio al vertice nel suo Paese. Così, un reporter presente alla conferenza stampa a margine del Consiglio europeo di Bruxelles glielo ha chiesto direttamente: “Il presidente Trump si appresta ad affrontare delle difficili elezioni di midterm. La sua popolarità è molto bassa, i prezzi molto alti e la guerra iniziata in Medio Oriente non sta andando come lui voleva. Crede di essere stato trattato come capro espiatorio dei suoi problemi?”. A questo punto Zelensky tiene lo sguardo basso qualche secondo, poi lo alza, guarda i giornalisti e accenna una risatina, con la sala che scoppia a ridere. “Questa è la mia risposta“, ha concluso il presidente ucraino.

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Festa del cinema di Roma 2026: Pif con “Il Ministero dell’Amore” riesce a far ridere, ma l’amalgama non c’è

Si ride molto, e ci stupirebbe il contrario. Ma non in maniera organica. Il motivo potrebbe essere che la comicità diretta ed esplosiva di Ciarrapico/Vendruscolo non si sposa perfettamente con quella ironico-sentimentale e nostalgica di Pif. Naturalmente, sotto esame è Il Ministero dell’Amore, passato oggi nel Grand Public alla 21esima Festa del Cinema di Roma e in arrivo direttamente su Prime Video dal prossimo 18 dicembre, dunque il film di Natale di Amazon.

Ispirato alla pièce teatrale Stare meglio oggi del 2013 di Giacomo Ciarrapico, il film mette al centro un giornalista parlamentare che pensa di vivere guidato da un “governo interno”, strutturato con tanto di parlamento, segreterie e così via. Insomma, Aldo – questo il suo nome, interpretato da Pif – traduce nella propria personalità il funzionamento dell’oggetto del suo lavoro. Il suo personalissimo governo è composto da uno squadrone di personaggi grotteschi, capitanati dal presidente del Consiglio, a cui Corrado Guzzanti presta la propria comicità irresistibile. Tra i ministri figurano alcuni dei sodali del cinema dell’ex trio magico di Boris e Ogni maledetto Natale (2014), oggi ridotto al duo Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, purtroppo orfani del compianto Mattia Torre, a partire da Pietro Sermonti e Carlo De Ruggieri. New entry molto ben inserita è Anna Finocchiaro, nei panni della leader dell’opposizione che, dopo le elezioni, passa all’esecutivo, dando vita al tipico rimpasto di governo all’italiana. Anche la partner femminile di Pif è un volto noto del cinema del “duo”, Alessandra Mastronardi.

L’attrice è Claudia, compagna da anni di Aldo, che inspiegabilmente entra in una fase di crisi e chiede la classica pausa di riflessione. Le certezze di Aldo crollano e, di conseguenza, si apre una crisi del suo governo interno. Il film procede saltando dalla vita del cronista a quella della sua psiche, tra siparietti irresistibili e momenti di malinconia stampati sulla maschera di Pif. Il rimando è certamente alla saga Pixar di Inside Out, ma il dato interessante è che il film d’animazione è del 2015, dunque successivo alla brillante e originale idea contenuta nella pièce di Ciarrapico che è appunto del 2013. Il problema è che, visto oggi, non si può che pensare a un adattamento italiano – con ovvia satira politica – del capolavoro dei geni della lampada. Come si diceva, tuttavia, il film non offre la fluidità attesa: distanti e non sempre felicemente conciliabili sono l’universo di Pif, con i suoi riconoscibili alter ego, e il registro di potente sberleffo ai difetti della specie umana (anzi, italiana!) tipico dei maestri di Boris. Ad ogni modo, il pubblico non potrà che divertirsi e – probabilmente – perdonare al film ogni debolezza.

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La Francia offre “deterrenza nucleare” in difesa dell’Europa, i Paesi Bassi accettano: conclusi i primi colloqui ufficiali

“La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina ha peggiorato in modo sostanziale la situazione della sicurezza in Europa. Ciò richiede una maggiore responsabilità per la sicurezza dell’Europa stessa. L’offerta francese è in linea con questa esigenza. Il Consiglio dei ministri sottolinea che la cooperazione prevista con la Francia è un complemento, e non una sostituzione, della difesa collettiva e della deterrenza della Nato”. Con questa nota ufficiale, i Paesi Bassi hanno confermato il primo dialogo con la Francia del nuovo Gruppo direttivo nucleare bilaterale sul tema: come le forze nucleari di Parigi e quelle convenzionali europee potrebbero agire per scoraggiare attacchi contro l’Europa. Il confronto tra i funzionari del ministero della difesa olandese e quelli del governo francese è avvenuto sulla base della proposta avanzata dal presidente Macron il 2 marzo, durante il suo discorso nella base di Ile Longue, in Bretagna, dove si trovano i sottomarini nucleari.

In quell’occasione il capo dell’Eliseo ha parlato di “deterrenza nucleare avanzata”, una “importante evoluzione” della strategia militare francese rivolta a otto paesi, tra cui – oltre all’Olanda – Regno Unito, Germania, Polonia, Belgio, Danimarca, Svezia e Portogallo. In questo contesto, Macron ha sostenuto che durante una eventuale attacco ad un Paese amico, la Francia si riserverà il diritto di lanciare un “ultimo avvertimento nucleare” per dare un preciso avvertimento all’avversario. La strategia di deterrenza avanzata presume anche la possibilità che la Francia possa schierare propri contingenti in nazioni alleate: “Questo complicherà i calcoli dei nostri avversari e conferirà a questa deterrenza avanzata un grande valore per noi”; e questa scelta fornirà alle forze francesi “una nuova profondità strategica, in linea con le sfide alla sicurezza in Europa”. Per Macron, il punto centrale è questo: “Nessun avversario, o gruppo di avversari, può contemplare la possibilità di colpire la Francia senza la certezza di subire danni dai quali non si riprenderebbe mai”, ha affermato Macron.

Non è un caso che i Paesi Bassi abbiano avviato colloqui per passare a una fase concreta e partecipare alla strategia francese, nel momento in cui gli Stati Uniti del presidente Trump segnalano ormai da tempo una insofferenza per l’Europa in diversi contesti, e una scarsa volontà di proseguire il sostegno all’Ucraina nella guerra che dura ormai dal febbraio 2022, in seguito all’invasione russa. Nell’incontro avvenuto il 14 ottobre, funzionari dei Paesi Bassi e francesi hanno sottolineato che la collaborazione non entra in conflitto con le regole dell’Alleanza Atlantica, che resta come punto di riferimento per tutti i Paesi che fanno parte della Nato.

Secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) Parigi può contare su 280 testate, più una decina di riserva. Potenza nucleare dal 1960, la Francia ha testato la prima bomba atomica nel Sahara, e una bomba all’idrogeno nel 1968 sull’isola di Mururoa, nella Polinesia francese. Sul piano della modernizzazione degli arsenali, allo sviluppo del missile balistico russo Oreshnik a duplice funzione – convenzionale e nucleare – con una gittata fino a 5.500 chilometri, Parigi si attrezza con il nuovo missile Asn4g e i nuovi missili M51.3, armati sui sottomarini. Il Bulletin of the Atomic Scientist ritiene che quest’arma possa avere una gittata fino a 9.500 chilometri.

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Ai lettori

Care lettrici e cari lettori,

la settimana scorsa, quando abbiamo dato la notizia dell’indagine della Procura di Napoli su Unipegaso e sui suoi rapporti con il mondo della pubblicità e dell’informazione, vi avevo promesso che vi avrei tenuti aggiornati. Anche perché nella vicenda risulto coinvolto anch’io, insieme a numerosi altri direttori e amministratori di giornali.

Come sapete, il giorno successivo il Fatto e un solo altro quotidiano, il Domani, hanno pubblicato il contenuto di un decreto di perquisizione eseguito nei confronti di alcuni manager dell’università online, della società che la controlla e di un’importante società di lobbying e pubbliche relazioni. Nell’atto sono riportate anche diverse conversazioni telefoniche tra il numero uno di Multiversity, Fabio Vaccarono, direttori di giornali, manager e collaboratori. Comprese, come avevamo già scritto, alcune telefonate con me. Oggi, dopo aver fatto le necessarie verifiche, ho deciso di raccontarvi come sono andate le cose, almeno per quanto ricordo. Lo faccio qui, come ho già fatto durante una riunione di redazione trasmessa in diretta su YouTube.

La storia comincia nell’autunno del 2025. La Seif, la società editrice del Fatto, entra in contatto con Vaccarono. La nostra amministratrice delegata Cinzia Monteverdi e la società sono interessate al mondo dei corsi di formazione online, un settore che potrebbe portare nuovi ricavi. Il Fatto, in quel periodo, non naviga in buone acque. I bilanci sono in perdita, le vendite in edicola calano come le edicole, come per tutti i quotidiani, gli abbonamenti digitali hanno cominciato a crescere, ma non sono ancora decollati. La nostra società ha però fatto una scelta precisa: resistere. Non licenziare nessuno, non dichiarare lo stato di crisi, non ridurre gli orari e gli stipendi dei giornalisti.
Nel frattempo, la Scuola del Fatto sta cominciando a dare buoni risultati. E dimostra che la formazione online, una strada già percorsa da altre testate, potrebbe essere una delle chiavi per fornire un buon servizio alla collettività e per rimettere in ordine i conti.

È in questo scenario che arriva Multiversity. La nostra società si informa su Vaccarono. Ne ricava un profilo di manager stimato, che ha ricoperto incarichi di vertice in Google Italia e nel gruppo Repubblica. A differenza di altri potenziali partner, che avevano già bussato alla nostra porta, non risulta aver avuto problemi con la giustizia. Negli incontri, Vaccarono racconta che nel mondo delle università online ha trovato di tutto. Ma aggiunge che, da quando Multiversity è stata acquisita interamente da un fondo americano, ha avviato una profonda e difficile opera di pulizia. Sostiene anche che a Napoli, all’Unipegaso, la situazione era diventata talmente complicata da fargli temere persino per la propria incolumità.

Cinzia Monteverdi decide allora di presentarlo alla direzione del giornale, di cui faccio parte. L’incontro avviene tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Vaccarono fa una buona impressione a tutti. Dice di essere un lettore del Fatto, racconta che sua madre ne è una grande appassionata, propone una partnership nel campo della formazione e spiega come la sua esperienza in Google e nella pubblicità dei grandi quotidiani possa esserci utile. Con la società avvia inoltre un discorso per entrare in futuro e a titolo personale nel capitale del giornale. E soprattutto torna più volte su un punto: la sua missione, ripete, è fare pulizia nelle università online controllate da Multiversity e dal fondo americano.

Nei mesi successivi la società comincia a lavorare per concretizzare gli accordi. Io, condirettore del Fatto e direttore del sito, in quel periodo frequento meno la redazione romana. Sono tornato a vivere a Milano e scendo a Roma quasi esclusivamente per i miei impegni televisivi. Cinzia Monteverdi mi tiene però informato, nelle linee generali, sull’evoluzione dei rapporti con Multiversity.

Arriviamo all’8 giugno. Quel giorno le agenzie battono la notizia che Maria Rosaria Boccia è indagata per una presunta falsa laurea conseguita all’Unipegaso. Al Fatto, intanto, siamo alle prese con il caso Minetti, arrivato alla fase delle spropositate richieste di risarcimento. Io non sono in redazione. Verso le ore 20 Monteverdi mi chiede di parlare con Vaccarono, che vuole far conoscere la posizione della sua società sulle notizie riguardanti l’indagine sulla università online. Notizie che peraltro conoscevo poco proprio perché non ero al lavoro.
Vaccarono mi inoltra un comunicato stampa. Telefono a Roma per informarmi. E gli faccio sapere che verrà pubblicato un articolo di circa duemila battute, nel quale sarà poi riportata, com’era giusto e normale che sia, anche la posizione di Multiversity. Che in sostanza dice: siamo stati noi a denunciare le irregolarità, siamo noi a voler fare pulizia e così via.

L’articolo (che io non ho letto prima) verrà pubblicato sul quotidiano cartaceo, sul pdf del giornale e in automatico da mezzanotte in una sezione del sito riservata agli abbonati digitali, dove finisce la grande maggioranza dei pezzi senza passare dalla homepage. Il titolo, però, è piuttosto duro. Forse da querela. Accosta a Unipegaso e alla parola “cricca” il nome del precedente proprietario, Danilo Iervolino, già perquisito nell’ambito di un’indagine per associazione per delinquere. Solo leggendo successivamente le conversazioni riportate nel decreto scoprirò quanto quel titolo abbia irritato i vertici di Multiversity.

La mattina seguente, Vaccarono mi telefona. Mi chiede se sia possibile non mettere online l’articolo (che in realtà c’è già da alcune ore). Per me, in quel momento, anche alla luce del pezzo che abbiamo pubblicato, Vaccarono è il manager che ha denunciato le irregolarità, che si considera parte lesa e che sta cercando di ripulire la società. Insomma, ai miei occhi è il “buono” della situazione. Non ricordo esattamente le parole che mi disse in quella telefonata, immagino molto breve. Dal decreto apprendo ora che gli risposi “assolutamente” e gli dissi “non esce”. In realtà la prima cosa che faccio è un’altra. Decido di modificare il titolo, dando maggiore evidenza alle denunce della nuova gestione e al caso Boccia. L’articolo resta pubblicato per ore là dov’era, cioè nella sezione del sito riservata agli abbonati. Chiedo inoltre che venga deindicizzato dai motori di ricerca: un procedimento che però non produce effetti immediati.

Vaccarono, intanto, continua a pregare che l’articolo venga tolto. Scrive che hanno fatto pulizia e che, passate 48 ore, si parlerà solo di futuro; ricorda che hanno già denunciato molte persone. Tutti concetti che, a quanto leggo, sono già contenuti nell’articolo. Il manager però appare preoccupato perché sui social stanno arrivando commenti negativi. In effetti chi legge quei commenti non può conoscere la posizione della nuova proprietà, perché l’articolo, come ogni pezzo del giornale cartaceo, è riservato ai soli abbonati. Ma non basta, perché l’articolo, pur spiegando che la nuova Multiversity-Pegaso si dice parte offesa e che l’inchiesta è nata proprio dalle sue denunce, rischia di danneggiare anche noi che con Multiversity abbiamo avviato una partnership nel settore della formazione online.
Così, verso mezzogiorno, decido di chiudere la questione. Sapendo che il pdf del giornale contenente il pezzo resta comunque a disposizione degli abbonati e che a quell’ora molti di loro lo hanno già letto pure in versione nativa, lo faccio togliere dal sito. Anche, lo ammetto, per levarmi Vaccarono di torno. Poi avverto la direzione di Roma. In quel momento mi sembra la scelta più sensata, che ci evita anche il rischio di eventuali querele per l’uso della parola “cricca”.

C’è però una cosa che né io né i colleghi di Roma in quel momento sappiamo. 
Nell’articolo è stato citato un altro manager, perquisito insieme con Iervolino e altre persone. Un professionista che la Procura di Napoli considera un anello di congiunzione tra la vecchia gestione e quella nuova, guidata da Vaccarono e Multiversity. È un particolare importante. E credo che proprio da qui nasca tutta questa vicenda, almeno per quanto mi riguarda: dal non aver colto un’informazione che avrebbe potuto indurci già in quel momento a fare altre valutazioni, a porci ulteriori domande e forse a prendere decisioni societarie diverse.

Nel decreto di perquisizione della scorsa settimana si parla però anche di altro. I pm ipotizzano che tutti i giornali coinvolti (compreso quindi il Fatto) abbiano silenziato per un mese una notizia su un’altra perquisizione legata a Unipegaso avvenuta a inizio maggio. Il Fatto però, stando a quanto ho potuto verificare in questi giorni, di quella perquisizione avvenuta a Napoli non sapeva niente. Il nostro corrispondente dalla Campania l’ha scoperta solo l’8 giugno, quando ne ha scritto.

Per il resto, ho poco da aggiungere. Credo di aver risentito Vaccarono una sola volta, nel mese di luglio, e di averlo poi rivisto a settembre sul palco alla festa del nostro giornale alla Versiliana. A luglio mi telefonò per dirmi che il loro ufficio legale aveva ricevuto chiamate da colleghi del Fatto. Bastò una verifica per capire che non era vero. Ricordo che in redazione ipotizzammo persino che quella voce fosse stata messa in circolazione, assieme ad altre notizie, da qualche concorrente interessato a far saltare i nostri accordi con Multiversity.

Naturalmente quella che vi ho raccontato è una ricostruzione sintetica, fatta senza conoscere gli atti a cui il decreto di perquisizione della scorsa settimana rimanda, ma sufficiente per farvi capire come sono andate davvero le cose dal mio punto di vista.

Detto questo, continuo a pensare che quando emergono ipotesi di reato, i pubblici ministeri abbiano non soltanto il diritto, ma anche il dovere di indagare su chiunque. Anche su di me. E chi dirige un giornale, proprio perché ogni giorno pretende trasparenza dagli altri, deve essere pronto a offrirla quando le domande riguardano lui.

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“Saronni? Gli ha dato di volta il cervello, si è messo a fare dichiarazioni di ogni tipo ed è sempre polemico”: così Francesco Moser

“Se andiamo più d’accordo io e Saronni oppure Elly Schlein e Giuseppe Conte? Noi non siamo mai andati d’accordo e continuiamo a non andarci nemmeno oggi, perché Saronni è sempre polemico”. Francesco Moser, uno dei ciclisti italiani più noti di sempre, si è raccontato oggi a ‘Un Giorno da Pecora’, su Rai Radio1, a partire dallo sport che lo ha visto trionfare tante volte passando per la politica e non solo.

“Io veramente – ha detto Moser a proposito di Saronni – l’ho anche invitato a casa, abbiamo fatto dei pranzi e pedalato insieme. Poi, improvvisamente, non so se gli ha dato di volta il cervello ma si è messo a fare dichiarazioni di ogni tipo. Ha detto che gli ho rubato un Giro d’Italia, ma le classifiche mica le faccio io”. La rivalità tra Francesco Moser e Giuseppe “Beppe” Saronni ha infatti segnato l’età d’oro del ciclismo italiano tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Ottanta (1978–1986). Poi, qualche battuta sulla politica: “Che ciclisti potrebbero essere Schlein e Meloni? Schlein è capace solo di andare contro, quando c’erano loro al governo non mi pare abbiano fatto meglio dell’esecutivo attuale.

Moser ha poi detto la sua su Vannacci e Meloni: “Sono posizioni completamente diverse, la Meloni ha tante cose a cui pensare, Vannacci gioca sulle cose che non vanno. Se tirerei ‘la volata’ alla premier? Sì, certamente”. In chiusura, Moser ha parlato della sua quotidianità: “Oggi vado con la bici elettrica, il mio fisico l’ho già strapazzato abbastanza. Troppo comoda? Credetemi, si può faticare anche così. Ho appena fatto il monte Bondone, 18km di salita, sono andato su in prima, se la fai con la bici normale arrivi su che non riconosci nemmeno più chi hai intorno. Così vai in bici senza impiccarti“.

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“Così l’Ugl ha difeso l’azienda per salvare il suo delegato”: l’inchiesta di “Mi Manda Rai Tre” su Autogrill

Dopo il servizio di Far West, andato in onda un anno fa su Rai3, che faceva luce sulle condizioni igieniche e di lavoro all’interno di Autogrill, il sindacato Ugl difese subito l’azienda e definì “piangenti in anonimato” i dipendenti intervistati. Oggi, a un anno di distanza, viene fuori un audio privato in cui il segretario generale di Ugl Terziario dice di avere usato quel comunicato, da lui firmato, come una sorta di merce di scambio per evitare il licenziamento di un loro delegato, che in quel periodo rischiava di essere messo alla porta dal colosso della ristorazione. A scoprire la traccia è la trasmissione Mi Manda Rai Tre, che andrà in onda domani mattina alle 8 con il servizio completo.

Riepiloghiamo. A ottobre 2025, il giornalista Andrea Sceresini ha raccolto una serie di testimonianze a volto coperto da parte di lavoratori Autogrill: questi raccontavano turni estenuanti, continua pressione da parte dei capi, timori per la sicurezza soprattutto nelle ore notturne e anche una serie di falle nelle pulizie. C’era chi ammetteva di fare ricorso a psicofarmaci per poter sopportare lo stress a cui si è sottoposti svolgendo questo lavoro, chi sosteneva di non sentirsi tranquillo quando, di notte, si è da soli a gestire l’intero ristorante. Dopo l’uscita di questo servizio dalla durata di oltre otto minuti, l’Ugl Terziario rispose con un comunicato dal titolo surreale: “Il Far West della disinformazione”. E poi una serie di valutazioni: “Ci rendiamo conto – scriveva – che i lavoratori Autogrill in versione ‘pentiti di mafia’ facciano maggiore audience ma, con il massimo rispetto per gli anonimi intervistati, c’era una strada più semplice”.

Perché l’Ugl volle minimizzare queste testimonianze che raccontavano di lavoratori sull’orlo della disperazione, le stesse persone che i sindacati dovrebbero difendere e rappresentare? Una parte della risposta è nel servizio che i telespettatori potranno vedere domani su Mi Manda Rai Tre. La registrazione esclusiva riguarda una riunione a cui partecipava proprio Luigi Giulio De Mitri Pugno, segretario Ugl Terziario. Dalla sua stessa voce sembra emergere che il comunicato era stato quantomeno preannunciato a un dirigente di Autogrill e, infatti, De Mitri Pugno racconta di un manager che lo aveva ringraziato per la solidarietà e lui aveva risposto “ma che grazie per la solidarietà, mi devi fare un bonifico”. Quel bonifico era una metafora, non si trattava di soldi ma del salvataggio del delegato a rischio licenziamento. Mi Manda Rai Tre ha sentito De Mitri Pugno che ha escluso di aver concordato con l’azienda il comunicato, ha persino ipotizzato che l’audio sia stato creato con l’intelligenza artificiale per poi rivendicare di aver evitato un licenziamento.

L’Ugl è un sindacato vicino al centrodestra nel quale ha militato a lungo l’attuale sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon. In questi anni, soprattutto Durigon ha spesso proposto norme per rompere il “monopolio” di Cgil, Cisl e Uil per favorire le altre sigle, tra le quali la stessa Ugl. Sebbene in diverse situazioni sia a fianco dei tre confederali, negli scorsi anni l’Ugl ha fatto parlare di sé anche per essere stato l’unico sindacato disposto a firmare il contratto dei rider accettando le condizioni volute dalle piattaforme del food delivery.

Tutte le puntate de Lo Stato delle Cose sono su Raiplay.it

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Il Garante multa chi spia le mail dei dipendenti. L’Authority ci aveva provato con i suoi

Due chiavette Usb criptate, in una busta antieffrazione, in un armadio chiuso a chiave. Dentro c’è la posta di tre ex dipendenti di Michael Page, colosso della selezione del personale, usciti nel 2021 e passati a un concorrente. L’azienda ha tenuto in vita le loro caselle fino al 25 settembre 2023, per due di loro oltre due anni e mezzo. Dice di averle setacciate per parole chiave, ma il Garante non se la beve e annota che non ne ha dato prova. Ha girato ai vecchi capi le mail che continuavano ad arrivare, poi ha mandato dentro un consulente informatico forense. Niente risposta automatica, e il motivo l’azienda l’ha messo nero su bianco: altrimenti gli ex “si sarebbero accorti dell’inattività delle proprie caselle di posta elettronica e sarebbero riusciti ad occultare i propri comportamenti”. Per il Garante della privacy non si fa. Con il provvedimento n. 583 del 6 agosto 2026, pubblicato a inizio ottobre, ha inflitto a Michael Page International Italia una sanzione di 225 mila euro.

Il cuore della decisione sta in poche parole: la società ha conservato la posta e ci è entrata “a ritroso”, “a prescindere dal formarsi di qualunque sospetto”. I controlli difensivi ammessi dalla Cassazione valgono solo per i dati raccolti dopo che il sospetto è nato. Bocciate anche la conservazione delle mail per dieci anni e la regola che imponeva ai dipendenti di consegnare, su richiesta, la password al superiore. La posta, scrive l’Autorità, è corrispondenza “assistita da garanzie di segretezza tutelate anche costituzionalmente”. Chi può aprirla al posto del lavoratore “non può essere il superiore gerarchico né, più in generale, il datore di lavoro”. Michael Page aveva chiesto che il provvedimento non fosse pubblicato, perché i concorrenti avrebbero potuto usarlo per screditarla. Richiesta respinta. Davanti all’Autorità la società si era difesa parlando di indagini difensive contro la concorrenza sleale dell’ex personale; contro la multa può ricorrere al tribunale. Non è un caso isolato, è una linea.

Il 18 dicembre 2025, con il provvedimento n. 754, il Garante ha multato per 40 mila euro la LTL spa, lenti oftalmiche a San Vito al Tagliamento. Aveva tenuto aperta per circa due mesi la casella del suo ex amministratore delegato, mandato via il 2 agosto 2023. Lui ci inoltra per errore, dall’account della compagna, la bozza dell’impugnazione del licenziamento. Alle 18.23 di quel 21 settembre arriva la “risposta” dell’avvocato dell’azienda a una lettera che nessuno gli aveva spedito. Il 18 giugno 2026 è toccato a Piaggio: 460 mila euro per le mail di due ex dipendenti, conservate per tutto il rapporto più altri cinque anni e acquisite, scrive il Garante, prima “dell’insorgere del sospetto”. Quel provvedimento però oggi sul sito dell’Autorità non c’è più. È stato rimosso in ottemperanza a un’ordinanza cautelare del Tribunale di Pisa del 22 settembre, e l’opposizione è pendente. Il messaggio alle aziende, insomma, è chiaro. Il problema sono i tempi.

I tre ex di Michael Page hanno presentato reclamo il 15 settembre 2022 e la decisione è arrivata quasi quattro anni dopo. L’articolo 143 del Codice privacy chiede di decidere entro nove mesi, dodici se servono approfondimenti. Per la LTL il reclamo era del 30 ottobre 2023: oltre due anni. Il Fatto ne aveva raccontato lo stallo a metà novembre 2025, e la sanzione è arrivata un mese dopo. La Cassazione, con la sentenza 22791 di quest’anno, ha stabilito che il ritardo non fa decadere il potere di sanzionare. Chi aspetta giustizia per la posta violata, però, aspetta lo stesso.

Gli uffici, del resto, lavorano sotto un Collegio ridotto a tre da gennaio, quando si è dimesso Guido Scorza per effetto delle inchieste di Report e del Fatto. Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia sono rimasti al loro posto nonostante l’inchiesta della Procura di Roma che dovrebbe essere prossima a chiusura. Ed è qui che la frase sulle ricerche “a ritroso” fa un certo effetto. Il 4 novembre 2025, due giorni dopo una puntata di Report sull’Autorità, l’allora segretario generale Angelo Fanizza chiese al direttore dei sistemi informativi di estrarre “urgentemente” mail, accessi Vpn e cartelle condivise dei dipendenti del Garante, per trovare chi passava notizie al Fatto e a Report. Il direttore dei sistemi IT contestò la richiesta. Quando la vicenda divenne pubblica Fanizza si dimise, e il Collegio si dichiarò estraneo. Michael Page almeno frugava nella posta di tre persone. Al Garante si voleva frugare in quella di tutti.

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Accordo Francia-Germania “per garantire il futuro dell’auto europea”. Ma con meno vincoli si rischia di rallentare gli investimenti nell’elettrico

Francia e Germania si accordano su un “approccio comune volto a garantire il futuro dell’industria automobilistica europea“. E provano a trascinare gli altri Paesi europei sulla loro linea. Il compromesso raggiunto da Emmanuel Macron e Friedrich Merz punta ufficialmente a conciliare due obiettivi: concedere più “flessibilità” alle case automobilistiche nella transizione dai motori a combustione e rafforzare la produzione industriale europea. Di fatto, Berlino ottiene un allentamento degli obiettivi climatici, Parigi punta a legare più strettamente il sostegno pubblico alla produzione nell’Unione. Stellantis festeggia: “Accogliamo con favore l’accordo come un passo importante verso la finalizzazione del pacchetto europeo per il settore automobilistico. Insieme alle discussioni in corso al Parlamento europeo e alle posizioni già espresse da diversi Stati membri, riteniamo che possa contribuire a concludere rapidamente il processo, garantendo al nostro settore le flessibilità e la chiarezza di cui ha bisogno, affinché possa concentrarsi su ciò che sa fare meglio: innovare e offrire soluzioni ai propri clienti”.

È “approccio equilibrato” che permetterà all’Ue di perseguire i suoi obiettivi climatici e, in parallelo, rafforzare la sovranità tecnologica, la base industriale e la competitività internazionale della sua industria automobilistica, rivendica la dichiarazione diffusa dall’Eliseo. La Germania, che ospita big come Volkswagen, Bmw e Mercedes, vuole ridurre la pressione su un settore messo alle strette dalla concorrenza cinese, i costi industriali e una domanda di auto elettriche inferiore alle attese. La Francia vuole evitare che il mercato europeo diventi uno sbocco per veicoli e componenti prodotti prevalentemente all’estero. Il compromesso scambia dunque flessibilità normativa con protezione industriale. Ma per Transport & Environment (T&E), organizzazione europea che si occupa di trasporti sostenibili, si tratta di “un errore storico”: l’accordo rischia di essere un boomerang e finirà per rallentare gli investimenti nelle tecnologie del futuro. Secondo le sue stime, con regole meno stringenti la quota di veicoli elettrici nell’offerta delle case automobilistiche nel 2030 scenderebbe dal 57% previsto con gli obiettivi attuali al 43%.

La normativa europea ora in vigore prevede dal 2035 una riduzione del 100% delle emissioni medie di CO₂ allo scarico delle nuove auto e dei nuovi furgoni rispetto ai valori di riferimento del 2021. La Commissione ha proposto di annacquarla passando a un taglio del 90% mentre il restante 10% verrebbe compensato attraverso l’utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione o da combustibili sintetici e biocarburanti. L’intesa franco-tedesca va oltre: secondo quanto illustrato da Merz, l’obiettivo sarebbe una riduzione del 90% dal 2035, senza obbligo di compensare il restante 10%. Resteranno vincoli sulle emissioni medie delle flotte e le condizioni dovranno essere definite dalla normativa europea. Il cambiamento sostanziale è che verrebbe abbandonato l’obiettivo di azzerare le emissioni allo scarico delle nuove auto, lasciando maggiore spazio a tecnologie diverse dall’elettrico puro. Francia e Germania ribadiscono comunque l’obiettivo di sviluppare e produrre in Europa la prossima generazione di veicoli elettrici. La tesi è che la transizione debba proseguire senza imporre una traiettoria tecnologica troppo rigida a un’industria che attraversa una fase difficile.

L’altro pilastro dell’intesa è il rafforzamento della produzione europea. Il principio è utilizzare incentivi pubblici, appalti e altri strumenti di sostegno per favorire gli investimenti nell’Unione, anziché alimentare le filiere dei concorrenti extraeuropei. Ma stabilire che cosa significhi prodotto in Europa non è semplice visto che molte componenti arrivano da oltre confine. È il caso delle batterie, destinate ad avere un peso crescente nel valore delle auto elettriche.

Transport & Environment critica proprio i requisiti prospettati per il contenuto europeo delle batterie, almeno il 10% nel biennio 2028-2029 e il 20% nel 2030-2031. Secondo l’organizzazione, le soglie sono insufficienti a proteggere gli investimenti europei, considerando che nel 2025 oltre il 50% delle celle impiegate nelle auto elettriche vendute nell’Ue era già prodotto in Europa. Il rischio è che un’auto assemblata nell’Unione possa beneficiare della qualifica di prodotto europeo pur utilizzando batterie cinesi. L’organizzazione avverte che questi vincoli potrebbero compromettere gli investimenti nelle gigafactory europee, mettendo a rischio una capacità produttiva stimata in 164 GWh nel 2027 e 254 GWh nel 2030. “Germania e Francia stanno commettendo un errore storico”, dice Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia.

Il ragionamento è che se gli obiettivi climatici diventano meno impegnativi, i costruttori possono avere meno necessità di accelerare lo sviluppo e la commercializzazione dei modelli elettrici. Nel breve periodo questo potrebbe aiutare a contenere i costi e difendere i margini delle auto tradizionali. Nel lungo periodo, però, rischia di ritardare gli investimenti nelle tecnologie che stanno trasformando il mercato mondiale. Allo stesso modo la maggiore gradualità potrebbe proteggere temporaneamente i posti di lavoro legati ai motori tradizionali e alla componentistica, ma non garantisce la creazione di nuove attività nelle batterie, nell’elettronica e nel software. Se queste filiere si sviluppassero soprattutto fuori dall’Europa, la difesa delle lavorazioni esistenti non sarebbe sufficiente a salvaguardare la competitività futura.

In ogni caso l’intesa a due ha davanti una lunga strada prima di tradursi eventualmente in una modifica delle regole europee. Sarà necessario trovare un’intesa con gli altri Stati membri e con il Parlamento europeo, dove restano differenze sulle modalità e sui tempi della transizione. Parigi e Berlino si dicono “determinate” a “lavorare rapidamente con i partner europei” per giungere a un accordo. “Abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri lavoratori, delle nostre industrie e dei nostri cittadini: far sì che l’Europa resti un attore di primo piano nella trasformazione globale dell’industria automobilistica”, concludono, ribadendo l’obiettivo di creare “un’industria automobilistica europea competitiva, innovativa e decarbonizzata, che produca in Europa e crei i posti di lavoro di domani”. Secondo Merz, l’Italia è “ampiamente d’accordo”. Anche se non è stata invitata a partecipare.

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Manovra, ai magistrati quasi 100mila euro a testa tra arretrati e aumenti

Con la prossima legge di bilancio sono in arrivo fino a 100mila euro a testa per i magistrati. Secondo il Sole 24 ore, nelle tabelle del Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles c’è un “fondo sentenze” da 1,9 miliardi. In particolare, a disposizione delle toghe ci sono 970 milioni di euro, che diventano costi lordi a carico dello Stato, divisi in arretrati una tantum (circa 70mila euro a testa) e aumento fisso in busta paga (20mila euro l’anno). A incassare di più saranno gli oltre 10mila magistrati in servizio già dal 2018, anche se tutti, in modo proporzionale, riceveranno qualcosa.

La misura si spiega andando a vedere il meccanismo di calcolo dei trattamenti economici, utilizzati dall’Istat per far crescere le buste paga dei lavoratori non contrattualizzati. Il sistema fino ad ora utilizzato è stato bocciato dal Consiglio di Stato: per la categoria dei magistrati erano state escluse indennità che invece sarebbero dovute essere pagate. Gli stipendi dei magistrati, infatti, per legge non vengono contrattati anno per anno bensì ogni tre anni e, a partire dal 2018, gli aumenti di stipendio non sono stati calcolati in modo consono. La prossima legge di bilancio, quindi, conterrà i decreti che adeguano le retribuzioni per la magistratura dal 2018 al 2023. Per farlo, il ministro Giorgetti sta rinunciando ai tagli Irpef per il ceto medio e alla detassazione delle tredicesime.

In bilico rimangono le retribuzioni del triennio 2024-26, che potrebbero in futuro essere oggetto di revisione e successiva compensazione. Interessati a questo pagamento ritardato sono pure professori universitari e militari: anche loro fanno parte della categoria “personale di diritto pubblico“, e anche per loro il calcolo dell’Istat potrebbe essere stato sbagliato. I sindacati di ricercatori e docenti si sono già messi in moto per un ricorso collettivo.

“Le somme indicate sono il frutto di una stima priva di fondamento: gli importi effettivi sono di gran lunga inferiori a quelli riportati dal quotidiano: si parla per un magistrato con 20 anni di esperienza di una cifra che non arriva a un quarto di quanto scritto dal quotidiano”, ha spiegato all’Adnkronos l’Associazione nazionale magistrati (Anm) in merito a quanto pubblicato dal ‘Sole 24 Ore’ secondo cui ai magistrati italiani con la legge di bilancio 2027 potrebbero arrivare quasi 100mila euro a testa, in media, tra arretrati e aumenti di stipendio.

La misura nasce dall’obbligo di dare attuazione a una serie di sentenze del Consiglio di Stato relative alla modalità di calcolo dell’indicatore per l’adeguamento triennale di stipendi e indennità del personale di magistratura ed equiparati. “Si tratta, peraltro, di componenti stipendiali dovute per legge, che l’amministrazione ha omesso per anni di corrispondere – osserva l’Anm – Il loro ammontare è la diretta conseguenza dei ritardi accumulati nel pagamento”.

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Btp Valore, offerta al via da lunedì: meglio “tradizionale” o con “maxi-cedola”? Ecco quanto possono rendere

Due titoli di Stato, entrambi della durata di cinque anni, ma con una differenza fondamentale: incassare gli interessi ogni tre mesi oppure riceverli tutti insieme alla scadenza, nell’ottobre 2031. Da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre il ministero dell’Economia e delle Finanze offre la doppia possibilità di investimento: il Btp Valore tradizionale e il nuovo Btp Valore Insieme. I tassi minimi garantiti sono già stati fissati: fino al 4,7% annuo per il primo, il 22,25% complessivo per il secondo. Ma quanto rendono concretamente? E quale conviene scegliere?

Il Btp Valore tradizionale paga una cedola, cioè gli interessi maturati, ogni tre mesi. Il tasso annuo lordo è del 3,7% per i primi due anni, sale al 4,1% per i successivi due e arriva al 4,7% nell’ultimo. Investendo 10mila euro, si incassano complessivamente 2.030 euro lordi, che diventano 1.776,25 euro dopo la tassazione del 12,5%. Alla scadenza, ovviamente, viene restituito anche il capitale iniziale.

Il Btp Valore Insieme funziona diversamente: non paga nulla durante i cinque anni, ma riconosce un’unica maxi-cedola finale del 22,25%. Con gli stessi 10mila euro, gli interessi lordi sono 2.225 euro, pari a 1.946,88 euro netti. I calcoli non comprendono eventuali costi e imposta di bollo.

Quale conviene? Dipende dalle esigenze. Il tradizionale è indicato per chi vuole disporre periodicamente degli interessi, anche per reinvestirli. Insieme si rivolge invece a chi può attendere, rinunciando agli incassi intermedi e preferendo accumulare una somma per obiettivi futuri. Attenzione però: il 22,25% finale non significa necessariamente un rendimento finanziario superiore. Come spiega Davide Iacovoni, direttore del Debito pubblico, i due titoli hanno lo stesso rendimento all’emissione: cambia il momento in cui si ricevono gli interessi. Il confronto tra gli incassi complessivi, del resto, non considera la possibilità di reinvestire le cedole trimestrali.

Inoltre, è possibile acquistarli entrambi, anche contemporaneamente, con un investimento minimo di mille euro per ciascuno. Basta rivolgersi alla propria banca o all’ufficio postale, disponendo di un conto corrente e di un deposito titoli, oppure utilizzare l’home banking abilitato agli investimenti. Il collocamento termina alle 13 del 23 ottobre, salvo chiusura anticipata. I tassi annunciati sono minimi garantiti, che significa che il Tesoro potrà modificarli soltanto al rialzo alla conclusione dell’offerta. Quella che inizia lunedì 19 è l’ultima emissione del 2026 riservata ai piccoli risparmiatori.

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Proteste degli studenti a Torino, genitori e docenti fanno da scudo ai ragazzi: “La polizia ha provocato, noi ci siamo messi in mezzo”

“C’è stato un momento di tensione in cui la polizia ha provocato gli studenti, mentre li stava seguendo in tenuta antisommossa. Noi ci siamo interposti tra i ragazzi e gli agenti”, a parlare è Daniela Albano, una delle docenti che, insieme ad alcuni genitori, ha creato uno scudo per proteggere gli studenti durante la manifestazione di protesta a Torino.

“Le forze dell’ordine stavano avanzando, inseguendo un corteo che neanche esisteva più. Gli studenti ormai erano dispersi ma gli agenti hanno continuato ad avanzare con il loro fare repressivo che a Torino conosciamo benissimo. Oggi con tanto di idranti e lacrimogeni, con angoli di lancio che non rispettano i criteri europei”, ha aggiunto Sara Diena, consigliera comunale di Sinistra Ecologista-Avs, dopo che la polizia ha caricato la folla di studenti con le camionette e con gli idranti, costringendo il corteo ad allontanarsi da Piazza Castello. Una parte dei partecipanti si è dispersa, mentre i manifestanti rimasti si sono ritrovati davanti a Palazzo Nuovo.

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Mattarella contro l’eccesso di ‘giornate nazionali’: lo stesso discorso andrebbe esteso ai festival

La sortita del Presidente Mattarella rispetto all’esigenza di contenere la proliferazione delle “giornate nazionali”, per ridurre il rischio di deriva inflattiva che determina la sostanziale inefficacia delle stesse, stimola una riflessione in coloro che credono (ancora) in uno Stato che sappia sviluppare una sana politica culturale.

Il nostro Presidente si è mai posto un quesito “simile”, rispetto alla gran quantità di festival che durante l’anno si svolgono in tutta Italia?! Senza dubbio, si tratta di una ricchezza del nostro territorio, e in alcuni casi sono anche veri e propri preziosi presidi culturali sopravvivenziali, in zone del nostro Paese che soffrono di una tremenda desertificazione (ci sono migliaia di comuni nei quali non ci sono più teatri, non ci sono più cinematografi, non ci sono più nemmeno edicole!). Un monitoraggio curato da alcuni anni dal centro di ricerca indipendente che presiedo, IsiCult, ha censito oltre 4mila festival in tutto il Paese, e crescono di decine e decine ogni anno (e altrettanti muoiono, quasi sempre a causa di deficit di sostegno pubblico).

Si tratta dell’iniziativa “Italia dei Festival” (www.italiadeifestival.it), che beneficia di un modesto contributo della Direzione Cinema e Audiovisivo come “progetto speciale” (per l’anno 2024 e per l’anno 2025).

Spesso si tratta di piccole iniziative, che potrebbero ben svilupparsi con sovvenzioni di poche decine di migliaia di euro, ma la macchina burocratica del Ministero della Cultura attribuisce sostegni ad una minima parte del totale dei festival italiani. Si tratta indicativamente di circa 600 festival l’anno, su un totale di oltre 4mila. Quelli non “premiati” dal Mic riescono a vivere (spesso soltanto a sopravvivere) grazie a contributi delle Regioni, dei Comuni, delle fondazioni ex bancarie, di sponsor privati.

IsICult sta cercando di costruire una mappatura dei festival anche dal punto di vista economico-finanziario, con grande difficoltà perché i livelli di trasparenza non sono sempre eccellenti. In verità, questo dataset dovrebbe essere costruito dallo stesso MiC, ma pare che, nel corso dei decenni, nessuno ci abbia pensato…

Nell’economia festivaliera italica, emergono poi i “big”, ovvero una ventina di festival che sono classificati come nazionali e speciali – con criteri spesso misteriosi – che beneficiano di sovvenzioni a botte di milioni di euro, con una quantificazione sganciata da criteri oggettivi, ma determinata dalla discrezionalità del Principe di turno: tra questi, uno di quelli che spicca è senza dubbio il Festival del Cinema di Roma, che si sta svolgendo in questi giorni.

Qualcuno si è mai preso la briga di comprendere se questo festival (che ha un budget di 8 milioni di euro) determina reali ricadute concrete nel sistema cinematografico nazionale?! Esattamente come per Venezia, si pone come simpatica vetrina per cinefili, con red carpet integrato, ma poco più di sostanziale, considerando che la gran parte dei film che propone non hanno poi alcuno sbocco nel mercato cinematografico. Si tratta di festival che costano molti milioni di euro di danaro del contribuente, danno certamente lavoro a decine e centinaia di persone, ma che non modificano l’audience cinematografica in modo sostanziale.

La questione riguarda ovviamente anche la stessa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: contribuisce – al di là del red carpet appunto – a promuovere realmente la fruizione di cinema (e magari di cinema nazionale), o si tratta di una grande “macchina burocratico-culturale” autoriferita ed autoreferenziale?! Altresì dicasi per il David di Donatello… Quanti piccoli festival potrebbero essere sostenuti con una parte del sostegno pubblico assegnato a grandi kermesse come Venezia e Roma e poche altre dell’eletta schera?!

Queste patologie riguarda le “giornate nazionali” così come i… “comitati nazionali”, ai quali il Presidente della Repubblica non ha ancora (non ancora?!) dedicato attenzione. In sostanza, così come a livello nazionale non si dispone di vere “valutazioni di impatto” (né per il cinema e l’audiovisivo, né per lo spettacolo dal vivo, che complessivamente assorbono oltre 1 miliardo di sovvenzioni da parte del MiC), a livello territoriale lo Stato non dispone di strumentazione adeguata per ben valutare il senso delle iniziative culturali.

Il discorso va ben oltre lo specifico festivaliero. Senza dimenticare la gran quantità di danari che il MiC assegna direttamente a Cinecittà s.p.a. con assoluta discrezionalità, senza rendere conto a nessuno, per i cosiddetti “progetti speciali”: basti pensare alle decine di milioni di euro ogni anno di una incerta campagna promozionale – con zero trasparenza – tanto cara alla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, qual è “Cinema Revolution”, oppure al misterioso progetto “Rambaldi”, gestito dal “Comitato Nazionale per le Celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Carlo Rambaldi”.

Trattasi di 1,6 milioni di euro (perché non 2 o 3?!), con un “Comitato Nazionale” la cui presidenza è stata affidata (non si sa bene da chi) a Chiara Sbarigia, Presidente da anni dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa), già Presidente di Cinecittà, nonché ancora oggi consigliere di fiducia della Sottosegretaria Borgonzoni…

E che dire – ancora? – dei 2,2 milioni (perché non 3 o 4?!) di euro che Cinecittà ha concesso graziosamente all’Italian Global Series Festival per l’edizione 2025. Iniziativa anch’essa promossa dall’Apa presieduta da Chiara Sbarigia… L’elenco completo sarebbe troppo lungo. E sconfortante. E nel frattempo, sul territorio centinaia e centinaia di piccoli festival boccheggiano.

Giochi di palazzo, capitale relazionale, conventicole e lobby, amichettismi diffusi e trasversali… A nessuno sembra interessare la verifica della reale efficacia (ovvero inefficacia) del sostegno pubblico alla cultura. Prevale discrezionalità ed opacità. E sempre latente è il rischio di clientelismo, di asimmetrie: sostanzialmente di ingiustizie. Con buona pace della tanto decantata meritocrazia e – in fondo – della democrazia culturale.

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