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Jeffrey Sachs intraprende un viaggio lungo la Via della Seta: in sei settimane l’itinerario di Marco Polo per la pace e la sostenibilità

A Palazzo Taverna, a Roma, è stato presentato il “Marco Polo Drive for Peace, Culture and Sustainable Development”, un progetto internazionale che unisce dialogo tra culture, innovazione tecnologica e sostenibilità. Protagonista dell’iniziativa è il professor Jeffrey Sachs, economista e docente della Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano, che intraprenderà un viaggio di circa 15.000 chilometri lungo le antiche rotte della Via della Seta, da Roma fino a Hong Kong.Ad accompagnare l’inaugurazione del viaggio, anche la direttrice della Scuola di cittadinanza Fq, Miriam Mirolla. Il percorso attraverserà dodici Paesi in oltre sei settimane di viaggio, ripercorrendo idealmente l’itinerario che oltre sette secoli fa rese celebre Marco Polo come ponte tra Oriente e Occidente. A seguire l’avventura sarà anche la Scuola di Cittadinanza del Fatto Quotidiano, che racconterà le tappe del viaggio, gli incontri e i temi geopolitici che emergeranno lungo il cammino. L’iniziativa vuole promuovere una visione del mondo fondata sulla cooperazione tra popoli, sul rispetto reciproco e sul confronto tra culture diverse.

Il viaggio sarà compiuto a bordo di un veicolo elettrico Byd, trasformando l’esperienza in una dimostrazione concreta delle possibilità offerte dalla nuova mobilità sostenibile. Durante la presentazione, Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd, ha richiamato il significato storico del viaggio di Marco Polo, sottolineando come oggi lo scambio tra Europa e Asia passi anche attraverso tecnologia, innovazione e transizione energetica. Secondo Li, il percorso rappresenta un’occasione per superare diffidenze e stereotipi, mostrando come la rivoluzione dell’elettrico e dell’intelligenza artificiale stia trasformando profondamente la società. Un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, chiamate a immaginare un futuro costruito sulla collaborazione e sulla capacità di innovare. Jeffrey Sachs ha invece ribadito la necessità di abbandonare la logica dei blocchi contrapposti in un mondo sempre più multipolare. L’obiettivo del Marco Polo Drive è mostrare che l’Eurasia non è uno spazio di divisione, ma un territorio di connessioni, relazioni economiche, scambi culturali e progresso condiviso.

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Auto elettriche, lo studio che immagina quante ce ne saranno in Italia nel 2035

L’Italia potrebbe arrivare al 2035 con un parco circolante composto da quasi 8 milioni di veicoli elettrici e ibridi plug-in. È una delle principali indicazioni contenute nel nuovo “Libro Bianco sulla mobilità elettrica” presentato dall’associazione lobbistica Motus-E durante una conferenza dedicata alle prospettive del settore automotive nei prossimi dieci anni.

Lo studio prova a delineare l’evoluzione della mobilità elettrica in un contesto che continua a essere caratterizzato da numerose incognite. Dall’andamento del mercato alle politiche europee, passando per gli incentivi e gli investimenti nelle infrastrutture, molte delle variabili che influenzeranno il settore restano infatti aperte. Secondo l’analisi, oggi in Italia circolano circa 830.000 veicoli elettrici e plug-in tra automobili, veicoli commerciali e mezzi pesanti. Sul territorio nazionale sono inoltre presenti oltre 78.000 punti di ricarica pubblici.

Partendo da questi numeri, l’associazione ha elaborato due possibili scenari. Il primo, definito “Conservativo“, ipotizza il mantenimento dell’attuale quadro normativo, senza nuovi incentivi statali per le auto elettriche private e con una crescita più graduale del mercato. In questo caso il parco circolante arriverebbe nel 2035 a circa 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibride plug-in. I punti di ricarica pubblici supererebbero quota 130.000.

Lo scenario più favorevole, definito “Accelerato“, presuppone invece misure aggiuntive a sostegno della domanda, una maggiore elettrificazione delle flotte aziendali e nuovi investimenti nelle infrastrutture. In questa ipotesi i veicoli elettrici raggiungerebbero quota 6,8 milioni, mentre quelli plug-in si attesterebbero a circa 2,4 milioni. La rete pubblica di ricarica supererebbe i 160.000 punti distribuiti sul territorio nazionale.

In entrambi i casi, secondo lo studio, la diffusione della mobilità elettrica comporterebbe un aumento della domanda di energia elettrica compreso tra 15 e 18 TWh all’anno. Un livello che l’associazione considera compatibile con il sistema energetico nazionale. Uno degli aspetti maggiormente evidenziati riguarda la riduzione del consumo di petrolio. Le stime elaborate indicano infatti un possibile risparmio compreso tra 34,6 e 41,5 milioni di barili all’anno entro il 2035, con un valore economico stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro annui ai prezzi attuali.

Le previsioni arrivano in una fase complessa per il mercato europeo dell’auto elettrica. Dopo anni di forte crescita, il settore sta attraversando una fase di assestamento. Le vendite continuano ad aumentare in diversi Paesi europei, ma con velocità differenti. L’Italia rimane uno dei mercati con la quota di elettrico più bassa dell’Europa occidentale. Nel primo trimestre del 2026, ricorda il rapporto, le auto a batteria hanno rappresentato circa l‘8% delle immatricolazioni nazionali, contro una media europea del 20%.

Il quadro che emerge è quindi quello di una transizione ancora in corso. Le previsioni elaborate da Motus-E, che ricordiamo è l’associazione che riunisce aziende, operatori energetici e soggetti della filiera della mobilità elettrica, descrivono un possibile percorso di crescita del mercato italiano nel prossimo decennio.

Resta però difficile prevedere quale sarà la velocità effettiva di questa trasformazione. Negli ultimi anni il settore è stato influenzato da incentivi, andamento dei prezzi dell’energia, evoluzione delle tecnologie e scelte politiche spesso mutevoli. Proprio per questo, più che una fotografia del futuro, il Libro Bianco rappresenta una mappa dei possibili scenari che attendono l’automotive italiano da qui al 2035.

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