Perché in Albania si protesta, la “Rivoluzione dei Fenicotteri” contro il resort del genero di Trump: “Non siamo in vendita”
Non si fermano le proteste in Albania innescate dal resort progettato anche da Jared Kushner, genero del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un’area costiera protetta. Continuano e si trasformano in un largo movimento di opposizione al governo. Chi scende in piazza, ormai per il decimo giorno consecutivo, chiede le dimissioni del primo ministro Edi Rama, che in realtà ha dichiarato come il progetto non si ancora ufficiale mentre l’interesse di Washington nell’area dei Balcani appare evidente. “L’Albania non è in vendita”, lo slogan ripetuto in piazza dai manifestanti che assicurano che le proteste continueranno.
Soprannominata “Rivoluzione dei Fenicotteri”, l’ondata di mobilitazione è stata innescata dal progetto turistico di un resort di lusso progettato nell’area di Pishe Poro e sull’isola di Sazan. Un piano articolato in due interventi, annunciato inizialmente nel 2024, per un investimento complessivo di oltre 5 miliardi di euro: lo sviluppo costiero nell’area della laguna di Narta, tra le altre cose riserva naturale, e un resort sull’isola disabitata di Sazan, che ospitava una base militare nell’epoca comunista. A investire sarebbe la Atlantic Incubation Partners, società legata alla Affinity Partners, il fondo di investimenti di Kushner. Per il governo un progetto che incentiverebbe il turismo di lusso sulla costa adriatica. Secondo il New York Times, dietro il progetto ci sarebbero dei magnati del Qatar di origini siriane.
Le proteste sono esplose quando un manifestante, il 30 maggio scorso, è stato picchiato dalla sicurezza privata. I leader hanno fatto notare la coincidenza con l’anniversario della fondazione della Lega di Prizren, episodio storico dell’800 considerato un luogo della memoria simbolo dell’unità nazionale dell’Albania. I fenicotteri rosa sono tra le specie protette che popolano le zone del progetto. I manifestanti hanno avanzato delle richieste: le dimissioni del governo, l’abrogazione dello status speciale per gli investitori strategici, il ritiro della normativa chiamata “Pacchetto Montagna”, l’annullamento delle modifiche alla legge sulle aree protette, l’abrogazione delle modifiche alla legge sul patrimonio culturale.
Rama, in carica dal 2013 e al suo quarto mandato da premier, ha respinto le accuse a Euronews descrivendo le proteste come alimentate e amplificate da bot, narrazioni antisemite e forze esterne ostili. Alla CNN ha accusato “nemici dell’Albania e di Israele”. Sullo sfondo aleggia il processo di ingresso nell’Unione Europea, per il quale Tirana è candidata. “L’Albania dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento del criterio di chiusura, in questo caso il Capitolo 27“, ha precisato il portavoce Guillaume Mercier, riferendosi al capitolo dei negoziati di adesione che impone ai Paesi candidati di allinearsi alle norme per la tutela dell’ambiente.
La vicenda racchiude diversi dei temi centrali per il Paese: dalla speculazione edilizia al turismo, dalle privatizzazioni alla difesa del patrimonio. Lo scorso febbraio la vicepremier e ministra delle Infrastrutture Belinda Balluku si ea dimessa per un’indagine sulle procedure d’appalto. Il primo giugno la Procura albanese speciale contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) ha aperto un fascicolo per indagare i suddetti controversi emendamenti alla legge sulle aree protette. La Affinity Partners aveva comunque avviato la costruzione di un hotel di lusso a Belgrado al posto del Ministero della Difesa distrutto dai bombardamenti NATO del 1999, tutto saltato dopo un’indagine della procura serba.