Partenza positiva per Piazza Affari nella seduta del 17 agosto. Il Ftse Mib guadagna lo 0,43% e raggiunge 53.812 punti, con Stm e Prysmian davanti alle altre blue chip. Fincantieri apre invece in calo dell’1,51%.
Fincantieri cede l’1,51%, in calo anche Campari, Amplifon e Brunello Cucinelli a Piazza Affari
Stm e Prysmian prendono subito la testa del Ftse Mib. Nelle prime battute della seduta Stm guadagna il 3,34%, mentre Prysmian avanza del 2,62%.
Gli acquisti contribuiscono alla partenza positiva di Piazza Affari, con il Ftse Mib a 53.812 punti, in rialzo dello 0,43%. Segno più anche per Ferrari, che sale dell’1,22%, e Saipem, avanti dello 0,86%.
Tra i titoli in rosso, Fincantieri perde l’1,51%. Seguono Campari a -0,89%, Amplifon a -0,60% e Brunello Cucinelli a -0,54% nelle prime contrattazioni della giornata.
Il giallo di Garlasco continua, a distanza ormai di oltre 19 anni da quel drammatico 13 agosto 2007, infatti, non c’è ancora nessuna certezza su chi sia il killer di Chiara Poggi. Si avvicina intanto una data chiave, il 28 settembre sarà il termine ultimo per le indagini preliminari. Al momento l’unico indagato è Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara, ma contro di lui ci sono solo prove indiziarie, dai soliloqui, al dna sotto le unghie all’impronta 33 sul muro. Potrebbero essere non sufficienti per un nuovo processo. Da qui la decisione di procedere con quattro nuove consulenze su Sempio, una anche psichiatrica. Ma i legali fanno muro. Corsa contro il tempo insomma per fornire nuovi elementi a carico dell’indagato. Poi ci sarà la decisione del gip se procedere col rinvio a giudizio o archiviare.
Ma per Sempio continua il periodo nero, come se non bastassero le accuse per il delitto di Chiara, Andrea deve affrontare anche diverse problematiche personali e familiari. Dopo il tentato suicidio della madre e lo sfratto dalla casa in cui abitava, ecco un’altra mazzata: Sempio è stato licenziato anche dal posto di lavoro in cui operava. O meglio, il licenziamento – come riporta Il Messaggero – avverrà alla fine del mese, il 31 agosto. Il motivo è legato alla chiusura del negozio di telefonia in cui lavorava. L’attività è stata infatti venduta e non si sa che intenzioni abbiano i nuovi proprietari.
Tornando alle indagini, però, restano molti punti interrogativi. La possibile nuova dinamica del delitto con Andrea Sempio sulla scena e Alberto Stasi escluso, lascia molti dubbi. Sempio, stando all’accusa, si sarebbe probabilmente nascosto in giardino per entrare di nascosto in casa nel momento in cui Chiara ha aperto per far uscire i gatti. Poi ci sarebbe stata l’aggressione in più punti della casa, poi forse la fuga dai campi tutto sporco di sangue per raggiungere la casa della nonna. Un fantasma che nessuno ha notato e che sarebbe poi tornato a casa sua per pranzo “con gli stessi vestiti puliti che indossava al mattino”, come ha ripetuto più volte la madre di Sempio. Misteri, incongruenze, mancanze. Una vicenda giudiziaria infinita che per diversi criminologi “rischia di restare un caso irrisolto”.
Un europeo da incorniciare per Simona Quadarella, che ha polverizzato la concorrenza nel mezzofondo in acqua. Il tris di medaglie d’oro la pone in cima alle nuotatrici più vincenti di tutti i tempi ma soprattutto restituisce all’Italia un talento purissimo che si prende la rivincita nella piscina di Parigi, amarissima due anni fa.
Il retroscena: la delusione di Parigi, l’impegno sui libri e il “veleno” in acqua
La svolta arriva dopo la delusione di Parigi 2024, olimpiade chiusa con due quarti posti e tanti rimpianti. Simona non si scompone, trasforma la delusione in benzina e si dedica allo studio,: sacrificio, disciplina e voglia di vincere. Non a caso, sua madre la chiama “veleno”, termine spiccatamente romano per indicare una feroce determinazione nell’inseguire un obiettivo. E Simona, i suoi, li mette tutti in fila: arriva la laurea in Comunicazione Digitale, poi il prepotente ritorno alla vittoria al Settecolli e infine i tre ori collezionati sparecchiando il tavolo e sbaragliando la concorrenza con la vittoria nei 400 stile libero, dopo aver poggiato per prima la mano sulla piastra anche negli 800 e nei 1500.
Il segreto: il cambio di allenatore e preparazione, l’Australia e Los Angeles
Dietro i successi di Simona c’è il cambio di allenatore e una preparazione quotidiana impegnativa, al limite dello sfinimento. Con Gianluca Belfiore è cambiato il modo di lavorare e Quadarella ha trascorso gran parte delle sue giornate in piscina, alternando il lavoro in acqua alla palestra. Due volte al giorno, quattro giorni alla settimana e una gli altri due giorni. Il passaggio dalla piscina alla palestra è fondamentale , un’alternanza studiata per sostenere la resistenza e la forza necessarie nelle gare di fondo. Quanto al futuro, Simona non invecchierà in acqua, per sua stessa ammissione. E la sua carriera sembra già avere una data di scadenza. L’ultima gara potrebbe arrivare nel 2029. Scelta non casuale, dopo le Olimpiadi di Los Angeles, in programma nell’estate del 2028. Una nuova rivincita, prima di lasciare.
Simona fuori dalla piscina: Roma e la Roma, i viaggi, la fotografia e la carbonara
Fuori dall’acqua, Simona Quadarella conserva il legame fortissimo con la sua città. È una grande tifosa della Roma e quando gli impegni glielo consentono, frequenta da tifosa lo stadio Olimpico. Tra le sue passioni ci sono anche i viaggi, il mare e soprattutto la fotografia, ereditata dal padre. Anche in vacanza, tuttavia, non manca lo sport: Simona ama il trekking e predilige cammini collinari e percorsi di montagna che le permettono di vivere lo sport anche lontano dalla piscina. Per quanto riguarda l’alimentazione, Simona segue le esigenze di un’atleta di altissimo livello, ma quando arriva il momento dello “sgarro”, si concede una scelta che non potrebbe essere più romana: una gustosa pasta alla carbonara. Un piccolo piacere che però racconta quanto sia forte e indissolubile il legame con la sua città.
Una colonna di fumo si è alzata poco prima delle 13 di domenica 16 agosto dal piazzale del Terminal 1 di Malpensa, dove un carrello portabagagli ha preso fuoco mentre veniva utilizzato per caricare le valigie nella stiva di un volo British Airways diretto a Londra. Il mezzo, gestito dalla società di handling Aviapartner, si è trasformato in pochi istanti in un rogo che ha messo in allerta tutto lo scalo milanese.
Il fumo che ha fatto scattare l’allarme
Dall’automezzo si è sprigionata all’improvviso una densa nube nera, sufficiente a far scattare l’allarme generale nell’area di piazzale. I vigili del fuoco del distaccamento aeroportuale sono intervenuti in pochissimi minuti, riuscendo a circoscrivere e spegnere le fiamme prima che potessero estendersi oltre il carrello e i bagagli che vi si trovavano sopra. Il velivolo e le strutture circostanti non sono stati toccati dal fuoco.
L’ipotesi di una batteria surriscaldata
Gli accertamenti in corso si concentrano su una pista precisa: il surriscaldamento di una batteria al litio custodita in una delle valigie caricate sul carrello, favorito dal caldo intenso di questi giorni. Non è la prima volta che un episodio simile si verifica in Lombardia. Lo scorso 8 luglio un caso analogo aveva provocato un incendio ben più esteso nel centro di smistamento del corriere Brt, con una nube di fumo nero visibile a distanza.
Voli regolari, solo il collegamento per Londra ha subito ritardi
L’aeroporto non ha registrato alcuna ripercussione sull’operatività complessiva e il traffico aereo è proseguito senza interruzioni. L’unico disagio concreto ha riguardato i passeggeri del volo diretto in Gran Bretagna, la cui partenza, originariamente fissata poco prima delle 14, è stata posticipata di circa due ore per consentire i controlli di sicurezza resi necessari dall’accaduto. L’aereo è infine decollato regolarmente attorno alle 16.
I 60 giorni fissati dal memorandum di Islamabad arrivano alla scadenza con Iran e Stati Uniti ancora lontani da un accordo. Teheran ha rafforzato missili e droni e offre 30mila dollari per la cattura o l’uccisione di militari americani, mentre continua lo scontro sul controllo di Hormuz.
Teheran prepara missili e droni mentre Washington alza la pressione economica e militare
L’Iran ha trascorso gli ultimi due mesi preparandosi anche alla possibilità di un nuovo allargamento dei combattimenti. Funzionari iraniani e arabi riferiscono che Teheran ha aumentato la produzione di missili e droni e affidato incarichi chiave a esponenti della linea dura, convinta che gli Stati Uniti stessero utilizzando la pausa per preparare un futuro attacco. Funzionari dell’intelligence araba parlano di un “cambiamento strategico” con l’obiettivo di “preparare le proprie forze ad ampliare la guerra”.
Mohammad Hassan Sangtarash, analista della difesa con sede a Teheran, ha sintetizzato il clima nel Paese: “in Iran e’ diffusa l’opinione che la guerra vera e propria non sia ancora iniziata”.
Nelle stesse ore il comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami ha definito i militari statunitensi “aggressori” e annunciato una ricompensa sintetizzata così: “30mila dollari a chi ne uccide o cattura uno”. La somma, pari a 30.000 dollari, verrebbe versata a chi cattura o uccide un soldato americano.
Lo scontro più immediato riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. L’Iran continua a bloccarne il transito per fare pressione sugli Stati Uniti e sull’economia internazionale, mentre Washington mantiene un blocco navale militare contro i porti iraniani.
Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni annunciando venerdì che agirà “molto presto” e dichiarando: “Dichiarerò Hormuz territorio Usa”. Teheran ha definito le affermazioni del presidente americano “fuori luogo” e “un’assurdità”.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha replicato: “Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né con un ordine, né con un discorso elettorale: è stato, è e rimarrà iraniano”. Ha aggiunto che lo stretto “sarà chiuso e riaperto solo su comando dell’Iran, e finché non accetterete la realtà della sconfitta l’Iran continuerà a imporre il blocco”.
Il Parlamento iraniano si prepara intanto a votare un disegno di legge con misure per “garantire una sicurezza duratura e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico”. Un secondo provvedimento riguarda il “contrasto alle ingerenze straniere” e prevede il divieto di transito “a qualsiasi imbarcazione che trasporti equipaggiamenti e carichi di proprietà degli Usa, di Israele e dei Paesi ostili all’Iran”.
Anche Washington prepara nuove mosse. Il segretario al Tesoro Scott Bessent dovrebbe annunciare in settimana misure economiche “mai viste prima” contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di isolarlo dal resto del mondo.
Il 17 agosto termina il periodo di 60 giorni previsto dal memorandum firmato a Islamabad. I mediatori continuano a lavorare a un accordo dell’ultimo minuto, ma una proroga appare difficile. I contatti sono complicati anche dalle divisioni interne iraniane. A metà maggio l’amministrazione Trump aveva cercato un canale diretto con Ahmad Vahidi, comandante della Guardia Rivoluzionaria, attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani.
Un alto funzionario della Casa Bianca ha descritto i rapporti tra Washington e Teheran come fermi: “Non conta quanto siamo vicini o lontani all’obiettivo – ha affermato – Ciò che conta è se l’Iran voglia sedersi al tavolo e raggiungere un accordo. Al momento, non lo ha fatto”.
Negli Stati Uniti la guerra resta impopolare mentre Trump e i repubblicani si preparano alle elezioni di midterm di novembre per difendere il controllo del Congresso. Diverse testate americane segnalano inoltre carenze di munizioni, compresi gli intercettori antimissile Patriot. Il prezzo della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, aggiungendo un problema economico interno alla pressione militare e diplomatica sull’amministrazione.
Un lupo sta creando il terrore a Noicottaro, un Comune alle porte di Bari. Terzo attacco dell’animale a bambini. Nei giorni scorsi due bambini erano stati presi di mira, finendo in ospedale. Episodio simile anche ieri, quando un bimbo di 6 anni è stato azzannato e ferito al torace. Ora in paese si è creato l’allarme, a tal punto che il sindaco ha ordinato la chiusura dei parchi. La Regione Puglia ha dato il via libera alla cattura dell’animale. Il 17 agosto, alle ore 12, ci sarà una riunione in Prefettura in cui verrà valutata la proroga della chiusura notturna del parco comunale e delle aree verdi della città.
Il bambino si trovava con i genitori nel parco cittadino tra via San Filippo Neri e via Rutigliano, quando, improvvisamente, il lupo sarebbe comparso avventandosi sul bimbo e azzannandolo. Grazie all’intervento di diverse persone l’animale è stato messo in fuga e sul posto si sono recati i soccorsi e i carabinieri. Il piccolo ora è sotto osservazione in ospedale.
Un bagno con gli amici per sfuggire al caldo, poi il silenzio dell’acqua. È finita così, nel pomeriggio di domenica 16 agosto, la vita di un ragazzo di 18 anni di origine egiziana e residente a Ossona, inghiottito dal Ticino nel tratto che attraversa il territorio di Cuggiono, nel Milanese. Un episodio che si somma a una lunga scia di tragedie registrate nelle acque lombarde durante l’estate.
L’allarme lanciato dagli amici, poi la corsa contro il tempo
Il gruppo si era immerso nella zona della spiaggia conosciuta come “Da Bruno”, uno dei punti più frequentati del fiume nei fine settimana d’agosto. Il diciottenne è entrato in acqua ma non è più riemerso. Sono stati i compagni, resisi conto in pochi istanti di cosa stava accadendo, a chiamare il numero unico per le emergenze, mentre alcuni bagnanti presenti sul posto tentavano di raggiungerlo.
Sul tratto interessato sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno battuto l’area e individuato il giovane, riportandolo a riva e affidandolo ai sanitari del 118. Le condizioni sono apparse subito disperate. Trasferito d’urgenza all’ospedale di Legnano, il ragazzo è morto poco dopo l’arrivo in pronto soccorso.
Nelle stesse ore un 20enne annega a Malgrate
A poche ore di distanza dal dramma di Cuggiono, un’altra emergenza è scattata sul ramo lecchese del Lario. Nel pomeriggio un ragazzo di vent’anni si è immerso nelle acque davanti a Malgrate, in provincia di Lecco, senza più riemergere. L’allarme è arrivato ai vigili del fuoco poco prima delle 18.
Sul posto sono intervenuti i soccorritori acquatici del Comando provinciale di Lecco, supportati dall’Elinucleo dei vigili del fuoco di Malpensa con assetto sommozzatori e da ulteriore personale specializzato arrivato dal Piemonte. Dopo alcune ore di ricerche, il corpo è stato individuato sul fondale e recuperato. Per il giovane non c’era ormai più nulla da fare.
Lombardia prima in Italia per annegamenti: 90 morti in due anni
Le due morti si aggiungono a una serie che in Lombardia non conosce pause. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel biennio 2024-2025 la regione ha contato 90 decessi per annegamento, il 14,9% dei 600 registrati in tutta Italia. Il primato riguarda soprattutto le acque interne, dove la Lombardia concentra il 30% degli annegamenti nazionali, con i fiumi (25%) davanti ai laghi (15%). La stessa rilevazione indica come le cadute accidentali siano all’origine del 41,6% dei casi in acque interne, seguite dai malori (29,2%), da ostacoli e correnti (18,2%) e dai tuffi (8,6%).
Le insidie fatali di laghi e fiumi
Nelle acque interne manca quasi tutto ciò che rende il mare leggibile. Il fondale non degrada in modo graduale: nei laghi prealpini si passa da un metro a diversi metri nel giro di pochi passi, e nei fiumi la ghiaia depositata dalla corrente forma gradoni che dalla riva non si riescono a distinguere.
Poi c’è la temperatura, il fattore più sottovalutato. Sotto i primi centimetri riscaldati dal sole l’acqua resta molto più fredda, e il Ticino mantiene valori bassi anche nelle giornate di agosto. L’immersione improvvisa dopo ore trascorse al caldo innesca una risposta involontaria dell’organismo, con respiro corto, accelerazione del battito cardiaco e progressiva perdita del controllo muscolare. Una sequenza che si esaurisce in pochi minuti e che riguarda anche i nuotatori allenati, perché non dipende dalla tecnica ma dalla reazione fisiologica.
Il tratto di Cuggiono aggiunge un’insidia propria. Le sponde basse invitano al bagno e restituiscono l’immagine di un fiume lento, ma a poca distanza l’acqua incontra un fondo irregolare, cambia direzione e genera mulinelli che in superficie non lasciano traccia. Chi ci finisce dentro viene spinto verso il basso e verso il centro dell’alveo, dove la portata è maggiore: risalire, in quelle condizioni, è quasi impossibile.
Terzo bilancio e piccola frenata per Lavika, società che produce e vende con l’omonimo marchio una nuova e prima linea di skincare consapevole e personalizzata creata e controllata dalla nota attrice Miriam Leone. L’esercizio del 2025, il terzo di attività, s’è chiuso infatti con ricavi per 1,2 milioni di euro in lieve calo dagli 1,3 milioni di euro del precedente esercizio e, anche se i costi sono diminuiti da 1,6 milioni a 1,5 milioni, l’ultima riga ha visto la perdita progredire anno su anno da 217mila euro a 260mila euro.
Lavika srl è una società benefit costituita a febbraio del 2023 e si pone come “piattaforma di benessere – si legge nel bilancio – per un approccio integrato di cura di pelle e del corpo attraverso l’offerta di prodotti cosmetici, integratori alimentari e pratiche di mind e soul”. La società ha un patrimonio netto di oltre 1,8 milioni. Lavika è l’acronimo di Lavoro, Anima, Valori, Inclusività, Karma e Amore.
La Leone controlla Lavika al 54,4% tramite la Mirimeo srl, di cui ha il 99%, col marito Paolo Carullo (presidente di Lavika) all’1%. Tra i soci di minoranza alcuni esponenti della famiglia Loro Piana e la Mcd srl di Mirja Cartia d’Asero, amministratrice delegata di GEDI.
Un commerciante incensurato è finito in carcere dopo i controlli della Guardia di finanza. Nel suo box a Casavatore trovati anche materiale per confezionare la droga e armi con matricola abrasa.
Dal controllo nell’ortofrutta al box di Casavatore con hashish, armi e munizioni
Circa 2 chili di hashish, tre pistole con matricola abrasa, caricatori e munizioni sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza di Napoli. Un commerciante italiano incensurato, titolare di un negozio di ortofrutta a Napoli, è stato arrestato e portato nel carcere di Poggioreale.
I finanzieri del Gruppo di Frattamaggiore avevano trovato 15 grammi di marijuana all’interno dell’attività commerciale. La perquisizione di un box garage nella disponibilità dell’uomo, a Casavatore, ha poi portato al ritrovamento di circa 2 chilogrammi di hashish e di materiale destinato al confezionamento dello stupefacente.
Le verifiche nell’abitazione e nel garage hanno consentito di recuperare anche tre pistole con matricola abrasa, complete di caricatori e munizioni. L’uomo si trova nel carcere di Napoli-Poggioreale, a disposizione della magistratura di Napoli Nord.
Sei persone uccise e quattro ferite nell’attacco denunciato dalle autorità russe a Koloskovo. Mosca riferisce di aver neutralizzato 205 velivoli senza pilota su più regioni e sui due mari.
Koloskovo colpita da missili secondo le autorità russe, tra i feriti anche un ragazzo di 14 anni
Sei persone sono morte e altre quattro sono rimaste ferite nel villaggio di Koloskovo, nella regione russa di Belgorod. A riferirlo è il governatore ad interim Alexander Shuvayev, secondo quanto riportato dalle autorità russe. Tra i feriti c’è anche un ragazzo di 14 anni.
Secondo Mosca, le Forze Armate ucraine hanno colpito il villaggio con missili. Shuvayev ha comunicato il bilancio delle vittime attraverso il canale Max.
Il ministero della Difesa russo ha inoltre dichiarato di aver intercettato e distrutto durante la notte 205 droni ucraini. I velivoli senza pilota, secondo il ministero, sono stati neutralizzati sopra diverse regioni della Russia, sul Mar Nero e sul Mar d’Azov.
Per le università del Lazio il 2026 porta in dote una cifra che, francamente, fa un certo effetto. Ben 967,5 milioni di euro è infatti quanto spetta agli atenei statali della regione con il nuovo riparto del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), il principale canale attraverso cui lo Stato sostiene il sistema accademico. Rispetto allo scorso anno, sul tavolo ci sono circa 4,4 milioni di euro in più e se si allarga lo sguardo fino al 2019, l’aumento arriva al 21,8%. Tuttavia, non si tratta solamente di numeri in crescita, poiché il nuovo finanziamento si accompagnerà ad interventi rivolti a sostenibilità, reclutamento, innovazione e progetti strategici, mentre le risorse erogate dovranno essere utilizzate per rafforzare il sistema universitario.
La Sapienza davanti a tutti, ma la vera partita è quella che viene dopo
La quota più consistente va alla Sapienza – Università di Roma, che supera i 555,1 milioni di euro, un risultato che non le vale soltanto il primato regionale, insieme agli altri conquistati nei mesi scorsi, bensì anche quello nazionale. A seguirla a ruota c’è Tor Vergata, con 174 milioni di euro, mentre Roma Tre arriva a circa 138,7 milioni, mettendo a segno una crescita del 2% rispetto al 2025. Più distanti, invece, troviamo la Tuscia di Viterbo con 48,1 milioni, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale che riceve 35,8 milioni e, infine, quella del Foro Italico a cui vanno 15,8 milioni.
Il finanziamento si legge nei bilanci, ma il suo effetto si vede anche nei laboratori dove ogni giorno si fa ricerca
Numeri differenti, naturalmente, perché diverse sono le dimensioni, le strutture e le attività di ogni singola realtà accademica. Ciò nonostante, ciascuna di esse conserva un elemento in comune. Le somme predisposte dal Ffo, sulla base del Decreto ministeriale n. 982 firmato nei giorni scorsi dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, concorrono a finanziare didattica, laboratori, personale e strutture. Insomma, un investimento che si misura anche nella capacità di trasformare le risorse in interventi concreti. Per Bernini, ad esempio, dovrebbero tradursi nella possibilità di rafforzare la ricerca, migliorare l’offerta didattica e cercare di per attirare sempre più studenti, docenti e ricercatori, con l’obiettivo di rendere l’università italiana più competitiva e internazionale.
Il punto, allora, non è soltanto quanto entra nelle casse degli atenei, ma cosa accade dopo. Tra assunzioni, laboratori, servizi e nuovi progetti, il Ffo può incidere in maniera concreta sulla vita quotidiana degli atenei, ma il risultato dipenderà dalla capacità di trasformare gli stanziamenti in interventi che lascino qualcosa oltre il bilancio di un singolo anno, perché aumentare i fondi è la prima parte della partita, ma la seconda, probabilmente più difficile, comincia adesso: farli diventare opportunità.
Adam Březík vince il Barum Rally Zlín con la Škoda Fabia RS Rally2. Suninen secondo, primo podio ERC per la Lancia Ypsilon Rally2.
Adam Březík ha conquistato il 55° Barum Czech Rally Zlín firmando la vittoria più importante della sua carriera e imponendosi in una delle gare su asfalto più selettive del Campionato Europeo Rally FIA. Il pilota ceco ha costruito il successo con la Škoda Fabia RS Rally2 del Team Samohýl Škoda, gestendo senza errori un percorso dove grip variabile, velocità elevate e sollecitazioni sugli pneumatici hanno messo in crisi diversi protagonisti.
La vittoria assume un significato particolare anche sul piano tecnico. Březík ha corso con pneumatici Hankook e ha trovato nel pacchetto vettura-assetto uno dei punti di forza del fine settimana. Partito domenica con 9,7 secondi di vantaggio, il trentenne non si è limitato a controllare: ha vinto tre speciali consecutive, comprese Pindula e Semetín, portando il margine fino a 21,2 secondi quando mancavano tre prove al termine.
La gestione della Fabia RS Rally2 è stata uno degli elementi chiave. Březík ha spiegato di non avere modificato l’assetto durante la stagione, affidandosi al lavoro svolto da Roman Kresta, tre volte vincitore del Rally di Zlín. Una scelta che racconta bene l’approccio adottato dal team: continuità di setup, conoscenza profonda delle reazioni della vettura e sfruttamento dell’esperienza del pilota sulle strade di casa.
Per Březík, al decimo anno dalla prima partecipazione alla gara, il risultato rappresenta un salto di qualità netto. Nelle precedenti otto presenze nell’ERC il miglior piazzamento era stato il quarto posto ottenuto proprio a Zlín nel 2024. Questa volta, invece, il ceco ha trasformato la conoscenza del percorso in prestazione pura, mantenendo un ritmo elevato senza esporsi agli errori che hanno condizionato molti rivali.
Alle sue spalle, Teemu Suninen ha chiuso secondo e ha rafforzato la propria posizione nella corsa al titolo ERC. Il finlandese, equipaggiato con pneumatici Pirelli, ha mostrato una notevole capacità di adattamento alla sua prima esperienza al Barum, imponendosi nella seconda percorrenza di Pindula e vincendo il duello diretto con Miko Marczyk.
Proprio il confronto tra Suninen e Marczyk è stato uno dei temi tecnici della giornata. Il campione ERC in carica, sostenuto da Michelin, aveva iniziato Pindula con 1,6 secondi di margine, ma Suninen ha ribaltato la situazione guadagnando 2,7 secondi. Marczyk ha risposto a Semetín riprendendosi momentaneamente la seconda posizione, prima di perderla nuovamente a Kateřinice. Sul traguardo, il finlandese è riuscito a conservare il vantaggio.
Il terzo posto di Andrea Mabellini aggiunge un altro elemento importante al weekend ceco. Con la Lancia Ypsilon Rally2 HF Integrale, novità della stagione 2026, l’italiano ha ottenuto il primo podio ERC del modello. Un risultato significativo per il progetto sportivo Lancia, perché arriva su una gara particolarmente impegnativa e contro una concorrenza consolidata nel Rally2.
Mabellini aveva già mostrato competitività vincendo la super speciale del venerdì e nella Power Stage conclusiva ha completato la rimonta su Marczyk. Il risultato assume ancora più valore considerando l’uscita in un fosso affrontata a Semetín nella mattinata di domenica, senza conseguenze tali da compromettere definitivamente la gara.
Più complesso il fine settimana di Filip Mareš. Il pilota della Toyota GR Yaris Rally2 aveva il passo per inserirsi nella lotta per le prime posizioni, ma un danno allo pneumatico posteriore destro nei pressi del traguardo di Semetín gli ha fatto perdere terreno. A Kateřinice è arrivato poi un testacoda ad alta velocità che ha danneggiato la parte posteriore della vettura, relegandolo al settimo posto.
Davanti a lui hanno concluso Jakub Matulka, ancora competitivo dopo il podio ottenuto in Polonia, e Simone Tempestini, sesto nel giorno della 50ª partecipazione ERC del Team MRF Tyres. Nella top ten sono entrati anche Simon Wagner, Václav Pech e Roberto Blach.
La gara ha sottolineato ancora una volta quanto Zlín sia severa sul piano dell’affidabilità. Erik Cais, partito settimo domenica, si è ritirato dopo un problema al turbocompressore, mentre Jan Kopecký aveva già abbandonato sabato per un guasto al tubo dei freni mentre era ancora coinvolto nella lotta per la vittoria. Per l’ex campione ERC è così sfumata la possibilità di conquistare il tredicesimo successo nella gara di casa.
Nelle categorie inferiori, Ville Vatanen ha vinto il Trofeo ERC Fiesta Rally3 e la classifica FIA ERC3, chiudendo tredicesimo assoluto. Nel Junior ERC, invece, Tom Heindrichs ha centrato il secondo successo consecutivo davanti al compagno Timo Schulz.
Il Barum lascia quindi due indicazioni importanti in vista della parte finale della stagione. Da un lato, Březík ha dimostrato che un pacchetto tecnico ben conosciuto e stabile può ancora fare la differenza anche contro equipaggi con ambizioni di titolo. Dall’altro, Suninen e Mabellini escono da Zlín con risultati pesanti in chiave campionato e sviluppo vettura. Il prossimo confronto sarà al JDS Machinery Rali Ceredigion, in Galles, dal 4 al 6 settembre, ancora una volta interamente su asfalto.
Classifica finale:
1. A Březík / Z Bělák CZE Škoda Fabia RS Rally2 1h 57m 13.5s 2. T Suninen / A Haapala FIN Škoda Fabia RS Rally2 +08.3s 3. A Mabellini / V Lenzi ITA Lancia Ypsilon HF Rally2 +15,8 s 4. M Marczyk / S Gospodarczyk POL Škoda Fabia RS Rally2 +17.1s 5. J Matulka / D Syty POL Škoda Fabia RS Rally2 +55.9s 6. S Tempestini / F Maior ROU Škoda Fabia RS Rally2 +1m 33.7s
Dramma sull’autostrada A21 Torino-Piacenza, tra i caselli di Casteggio e Voghera. Una coppia ha viaggiato in auto con il figlio di 31 anni morto durante il tragitto, accorgendosene dopo un centinaio di chilometri, quando il papa’ si e’ fermato in un’area di sosta, lungo il tratto pavese, in direzione del capoluogo piemontese.
La famiglia è di origine romene: alla guida c’era il padre, la madre era nel lato passeggero e il 31enne sul sedile posteriore. Ai genitori sembrava che dormisse. Quando si sono fermati, si sono accorti che il figlio era accasciato e non reagiva in nessuna maniera. Gli operatori del 118, a quel punto allertati, hanno constatato il decesso del 31enne che sembra soffrisse di problemi cardiaci lievi.
L’attrice Hayden Panettiere – star della serie di successo “Heroes”, di “Nashville” e di “Scream 4” – è morta a 36 anni. Lo ha annunciato il suo agente ad ABC News. “È con profonda tristezza che annunciamo la tragica scomparsa della nostra amata Hayden. Era una luce incredibile e una forza della natura che ha portato amore e gioia incommensurabili a tutti coloro che la conoscevano, e ai milioni di persone che l’hanno vista sullo schermo”, ha dichiarato suo padre, Skip Panettiere, in un comunicato che ha chiesto rispetto per la privacy “perché la nostra famiglia ha bisogno di tempo per elaborare questa perdita inimmaginabile“.
Originaria di New York, Panettiere lascia una figlia, Kaya Evdokia Klitschko, nata nel dicembre 2014 dalla relazione con l’ex compagno Wladimir Klitschko, campione di pugilato ucraino. Negli ultimi anni Panettiere ha parlato candidamente dei suoi problemi. Recentemente l’aveva fatto nel libro autobiografico “This is me. A reckoning” in cui si è aperta sulla lotta con le dipendenze, la depressione post-partum e una relazione abusante.
A Roma bastava una frase per capire che stava per succedere qualcosa di terribile: “Mastro Titta passa ponte”. Il 17 agosto 1864 Giovanni Battista Bugatti, il più celebre boia dello Stato Pontificio, concludeva infatti una carriera durata ben 68 anni. Aveva iniziato il 22 marzo 1796, ancora giovanissimo, e sarebbe arrivato a eseguire 514 condanne secondo il Dizionario Biografico Treccani, anche se nelle sue annotazioni personali i “servizi” registrati risultavano 516.
Mastro Titta viveva nella zona di Borgo e, quando non era impegnato nelle esecuzioni, svolgeva un mestiere decisamente più innocuo: vendeva e verniciava ombrelli. La sua condizione di carnefice lo teneva però sostanzialmente confinato oltre Tevere. Quando attraversava il ponte significava quasi sempre che una sentenza capitale stava per essere eseguita.
Forca, ghigliottina e mantello rosso
Mastro Titta divenne una figura quasi leggendaria della Roma papalina. Prima delle esecuzioni era solito confessarsi e comunicarsi, poi indossava il celebre mantello rosso e raggiungeva il luogo stabilito per quella che burocraticamente veniva chiamata “giustizia”. Nel corso dei decenni utilizzò praticamente tutti i sistemi previsti dall’epoca: impiccagione, mazzolatura, squartamento e, durante e dopo la presenza francese a Roma, anche la ghigliottina.
Le esecuzioni erano spesso pubbliche e rappresentavano uno spettacolo macabro capace di richiamare folle immense. Piazza del Popolo, Campo de’ Fiori e altri luoghi della città diventavano così teatro dell’ultimo atto della giustizia pontificia.
Il 17 agosto cala il sipario
Quando finalmente venne mandato a riposo, Mastro Titta aveva ormai circa 85 anni. Papa Pio IX gli riconobbe una pensione di 30 scudi al mese e il suo posto venne preso da Vincenzo Balducci. Finiva così, il 17 agosto 1864, una delle carriere più sinistre della storia romana.
Mastro Titta sarebbe poi morto nel 1869, ma il suo nome non sarebbe mai scomparso. È rimasto nei racconti popolari, nelle cronache della Roma papalina e perfino nel linguaggio della città. Perché Roma era ed è tutt’ora davvero unica. città unica: anche il boia, alla fine, è riuscito a diventare un personaggio.
L’inviato statunitense Jared Kushner oggi incontra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver avuto colloqui con i leader di Hamas in Egitto, volti a rilanciare il piano di pace per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti, finora respinto da Israele. L’incontro si terrà due settimane dopo che Hamas ha approvato l’ultima fase del piano di Trump per Gaza, che Netanyahu si è rifiutato di sostenere, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo debba garantire il “vero disarmo” del gruppo. Kushner, genero di Trump, ha incontrato domenica il nuovo leader di Hamas, Khalil al-Hayya, nella città egiziana di El-Alamein, sul Mediterraneo e ha sollecitato Hamas ad adottare “passi concreti e verificabili”, trasmettendo che il messaggio che “Gaza non potrà mai più essere una fonte di terrore per Israele“, secondo quanto ha riferito una fonte che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza delle discussioni.
Hamas ha ribadito il suo impegno nei confronti del piano, ha detto un’altra fonte. Il gruppo ha poi affermato di aver chiesto ai mediatori e al cosiddetto Consiglio per la Pace di Trump di “costringere” Israele ad “approvare la tabella di marcia… e iniziare a stabilire un calendario per la sua attuazione”. Una foto diffusa dall’Egitto, paese ospitante, non includeva al-Hayya, ma mostrava Kushner a un tavolo insieme ai membri del Consiglio per la Pace, tra cui l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Anche Qatar e Turchia, mediatori chiave insieme all’Egitto, hanno partecipato. Gli Stati Uniti hanno rifiutato per anni qualsiasi contatto con Hamas, che classificano come organizzazione terroristica e che ha guidato l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele che ha scatenato la guerra di Gaza. Ma l’amministrazione Trump si è mostrata sempre più favorevole al contatto diretto nella speranza di porre fine al devastante conflitto, negoziando l’accordo di cessate il fuoco di ottobre che ha portato al rilascio degli ostaggi israeliani rimanenti.
A una settimana dal terremoto di magnitudo 7.4 che ha colpito la Colombia, le operazioni di soccorso entrano in una nuova fase, con le squadre impegnate nel recupero dei corpi delle vittime ancora intrappolate sotto le macerie, mentre le autorità iniziano a preparare la ricostruzione delle aree devastate. L’emergenza entra così in una nuova fase, segnata dal lutto e dalla ripresa, ma anche dalla sfida di ricostruire le aree del Paese più colpite. L’ultimo bilancio dell’Unità Nazionale per la Gestione del Rischio di Disastri (UNGRD) indica 289 morti questa domenica, cinque in meno rispetto a sabato; a cui si aggiungono 4.187 feriti e 143 dispersi, mentre 354 persone sono state tratte in salvo. L’UNGRD spiega il minor numero di morti affermando che “le prime segnalazioni, per lo più verbali, vengono confrontate con i registri ufficiali della Procura, dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale e Scienze Forensi e delle agenzie di soccorso per evitare duplicazioni”. Il terremoto ha anche danneggiato 127.557 abitazioni e fatto crollare 66 edifici, interessando 450 comuni in 15 dipartimenti.
A Cali, una delle città più colpite, le squadre di soccorso sono già al lavoro per recuperare le vittime intrappolate sotto le macerie. Nel complesso residenziale Torres del Limonar sono stati recuperati 25 corpi e altri tre risultano ancora dispersi; il loro recupero è previsto per questa domenica. Vigili del fuoco di Cali, Bogotá e Jamundí, squadre di soccorso della Marina e della Polizia e specialisti delle Forze di Difesa Israeliane stanno collaborando in diversi punti della città. Le squadre israeliane hanno recuperato quattro corpi nelle ultime 24 ore e hanno avvertito che la speranza di trovare sopravvissuti si sta esaurendo dopo diversi giorni senza alcun salvataggio di persone vive.
l co-fondatore e Ceo di Nubank, il colombiano David Velez, donerà 100 miliardi di pesos (circa 32 milioni di dollari) per aiutare le persone colpite dal terremoto che ha colpito il Paese una settimana fa, ha annunciato domenica il presidente Abelardo de la Espriella. “Ho appena parlato con David Velez, che mi ha informato della sua decisione di donare 100 miliardi di pesos per aiutare i colombiani colpiti da questa tragedia”, ha dichiarato De la Espriella sul suo account Twitter. Il presidente ha ringraziato Velez “per questo immenso gesto di solidarietà e amore per la Colombia” e ha aggiunto che quando c’è unità “intorno a un obiettivo comune, dimostriamo di essere capaci di superare qualsiasi avversità”.
La Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno dato il via lunedì alla loro importante esercitazione congiunta estiva, con Seul che cerca di utilizzare le manovre per accelerare gli sforzi volti a riacquisire il comando operativo in tempo di guerra (OPCON) da Washington. Lo rende noto l’agenzia Yonhap. L’esercitazione annuale Ulchi Freedom Shield (UFS) si svolgerà fino al 27 agosto e prevede operazioni congiunte e multidominio per rafforzare la prontezza e le capacità degli alleati, simulando minacce realistiche che riflettono la guerra moderna in rapida evoluzione. L’UFS è un’esercitazione congiunta di punta condotta ogni anno dagli alleati per addestrarsi a eventuali conflitti contro la Corea del Nord, insieme alla Freedom Shield (FS) che si svolge in primavera.
L’esercitazione UFS di quest’anno si svolge mentre la Corea del Sud cerca di riprendere il comando in tempo di guerra dagli Stati Uniti prima della fine del mandato quinquennale dell’amministrazione di Lee Jae Myung nel 2030, o secondo alcune fonti addirittura già il prossimo anno, sebbene sembrino persistere divergenze con gli Stati Uniti sulla tempistica.Le forze armate sudcoreane hanno affermato di aspettarsi che l’ultimo UFS (Unified Forces Strategy) serva a supportare i preparativi in corso per una transizione OPCON (Operational Control of Operations) “basata sulle condizioni”.
Il Ministero della Difesa sudcoreano ha affermato che le esercitazioni militari congiunte annuali con gli Stati Uniti si svolgeranno “come previsto”, dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di una “considerevole” riduzione delle esercitazioni in nome del suo “ottimo rapporto con Kim Jong Un”, il leader nordcoreano. Le manovre congiunte “Ulchi Freedom Shield”, che dovrebbero iniziare nel corso della giornata e che coinvolgono 18.000 soldati, “si svolgeranno come originariamente previsto”, ha affermato il ministero. In un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente statunitense ha sostenuto che le esercitazioni non solo erano “costose”, ma inviavano anche “un segnale totalmente inappropriato e ostile” alla Corea del Nord, un Paese che ha descritto come “non minaccioso e rispettoso” dal suo ritorno alla Casa Bianca.
L’Italia si conferma regina dell’atletica europea. A Birmingham gli azzurri chiudono al primo posto nel medagliere con 22 podi complessivi: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. Non viene raggiunto il record delle 24 medaglie stabilito nell’edizione casalinga di Roma 2024, ma il presidente della Fidal Stefano Mei celebra comunque quella che considera «la spedizione migliore di sempre».
Il primato arriva soltanto al termine di un’ultima giornata da cinque medaglie, decisa dall’ultima gara dell’intera manifestazione. Dopo il momentaneo sorpasso della Gran Bretagna, seconda nella staffetta femminile 4×400 davanti alle azzurre, all’Italia serve la vittoria nella prova maschile per tornare in testa. Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati completano la missione in 2’59”16, battendo proprio i padroni di casa e consegnando alla squadra azzurra il primo posto finale.
Nella 4×400 femminile l’Italia conquista invece il bronzo con il tempo di 3’23”57. L’argento britannico aveva temporaneamente permesso alla Gran Bretagna di portarsi davanti, prima del definitivo ribaltamento firmato dalla formazione maschile.
L’altro oro della serata porta il nome di Larissa Iapichino. Alla saltatrice azzurra basta il primo tentativo per mettere una seria ipoteca sul titolo: il suo salto da 7 metri rimane infatti insuperato. La britannica Sawyers si ferma a un solo centimetro, conquistando l’argento con 6,99, mentre la francese Kpatcha completa il podio con 6,98. La classe 2002 migliora così il secondo posto ottenuto agli Europei di Roma e aggiunge un altro risultato prestigioso all’argento indoor vinto ai Mondiali di Torun dello scorso marzo.
La mattinata era stata invece dominata dalla maratona. Nella prova maschile Pietro Riva conquista la medaglia d’argento al termine di una gara gestita con grande lucidità. L’azzurro rimane nel gruppo degli inseguitori del tedesco Amanal Petros, che taglia il traguardo in 2h09’11. Riva conclude appena sette secondi più tardi, in 2h09’18, aggiungendo un altro podio personale all’argento nella mezza maratona e all’oro a squadre ottenuti a Roma 2024.
Più indietro gli altri italiani: Ahmed Ouhda termina al 18° posto in 2h11’45, Daniele Meucci è 23° in 2h14’33 e Xavier Chevrier chiude 32° in 2h18’21. Badr Jaafari è invece costretto al ritiro tra il decimo e il quindicesimo chilometro.
Un altro argento arriva dalla classifica a squadre della maratona femminile. La migliore delle azzurre è Rebecca Lonedo, sesta in 2h27’55, immediatamente davanti a Sofiia Yaremchuk, settima in 2h28’02. Determinante anche la prestazione di Giovanna Epis, 21ª in 2h33’02, mentre Alessia Tuccitto conclude in 31ª posizione. L’Italia sale sul secondo gradino del podio alle spalle della Gran Bretagna e davanti alla Spagna.
Nelle altre finali di giornata, Osama Zoghlami resta a lungo a contatto con il gruppo di testa nei 3000 siepi, ma perde terreno nella parte conclusiva e termina undicesimo in 8’33”25. Il gemello Ala è tredicesimo con 8’34”65, mentre Yassin Bouih si piazza sedicesimo in 8’36”15.
Nel lancio del giavellotto Paola Padovan ottiene il settimo posto grazie a una misura di 58,91 metri. Ludovica Cavalli chiude invece dodicesima e ultima nella finale dei 1500 metri, corsi in 4’18”91.
Matteo Oliveri termina al tredicesimo posto nel salto con l’asta dopo aver fallito i tre tentativi a 5,70 metri. Il titolo va ancora una volta a Mondo Duplantis, protagonista dell’ennesima prova dominante e del nuovo record dei campionati, fissato a 6,15 metri.
Amaro, infine, l’epilogo della staffetta 4×100 mista. La gara dell’Italia si interrompe già al secondo cambio, a causa di un errore nel passaggio del testimone tra Vittoria Fontana e Fausto Desalu. Un contrattempo che non rovina però il bilancio complessivo di Birmingham: gli azzurri lasciano la Gran Bretagna con il primo posto europeo e 22 medaglie.
(Agenzia Vista) Roma, 16 agosto 2026
Un weekend di Ferragosto senza criticità di particolare rilevanza lungo la rete stradale e autostradale di Anas. Un Ferragosto diverso dal tradizionale esodo concentrato nel fine settimana. Molti viaggiatori già in vacanza hanno scelto di utilizzare l’auto per brevi spostamenti sul territorio, escursioni, visite, giornate al mare o nei borghi vicini e nelle aree rurali, evitando le grandi partenze proprio nei giorni centrali del weekend di Ferragosto.
Claudio Andrea Gemme, AD Anas: “Nelle prossime settimane di controesodo, continueremo a lavorare con la massima attenzione per accompagnare i flussi di rientro e assicurare continuità, efficienza e sicurezza sulla nostra rete”. Courtesy Anas
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Etf, l’80% del denaro sta in 592 prodotti. E per centinaia di “nani” il tempo stringe
Cinquecentonovantadue Etf raccolgono da soli il 79,6% di tutto il patrimonio investito in Europa. Sono i prodotti sopra il miliardo di euro di masse, la punta di una piramide che si allarga verso il basso fino a diventare affollatissima: dei 4.324 Etf Ucits (cioè dotati di passaporto Ue) oggi attivi, oltre la metà — il 51% — gestisce meno di 100 milioni ciascuno e, tutti insieme, questi comparti pesano appena per il 2,1% del totale. I numeri, calcolati da JustEtf, fotografano un mercato mai stato così ricco di scelta ma anche mai così polarizzato: e per molti prodotti di piccola taglia la sopravvivenza è tutt’altro che scontata.
L’anzianità del fondo conta quanto le masse
Come scrive Milano Finanza, il dato sulle dimensioni, però, da solo può ingannare. Come spiega il country manager per l’Italia di JustEtf Lorenzo Demaria, il patrimonio «va letto insieme all’età: molti piccoli sono semplicemente prodotti nuovi». Ad esempio, sottolinea l’esperto, «ci sono 604 prodotti con meno di un anno di vita, ed è normale che tre quarti di loro stiano sotto i 50 milioni di masse».
Ma vale anche il contrario. «Il 16,1% degli Etf con più di dieci anni è ancora sotto i 50 milioni dieuro. Dopo dieci anni sul mercato, la mancata raccolta non è più un problema di rodaggio», evidenzia Demaria. Per l’investitore diventa quindi essenziale incrociare le masse gestite da un determinato prodotto con la sua data di lancio. Perché se un Etf non riesce a realizzare una raccolta sufficiente, può finire liquidato.
Liquidazioni e fusioni: cosa succede ai fondi
«Le liquidazioni arrivano presto. Metà entro cinque anni, un quarto entro tre», elenca il country manager. «È la traiettoria tipica di un prodotto che non ha raccolto: qualche anno di pazienza da parte dell’emittente, poi la chiusura. Il patrimonio viene restituito agli investitori al valore di mercato».
Altri Etf, invece, vengono coinvolti in operazioni di fusione. «Le fusioni arrivano in media due anni più tardi e hanno un’altra logica: il fondo viene incorporato in un altro Etf, spesso per spostamento del domicilio o riordino della gamma». Chi aveva quote di un Etf fuso, segnala l’esperto, «ha ricevuto quote del fondo incorporante, non un rimborso forzato».
In nessuno dei due scenari, dunque, il patrimonio dell’investitore va perso. Gli effetti collaterali, però, esistono. «Nella liquidazione il patrimonio viene restituito al valore di mercato del giorno, nella fusione le quote si convertono in quote del fondo incorporante», ricorda Demaria. «Il danno è di natura fiscale e organizzativa, e consiste nel realizzo di plusvalenze in un momento imposto dal calendario del fondo, in un piano di accumulo interrotto nei costi e nel tempo per reinvestire».
D’altro canto, vale la pena ricordare «che il 45% delle chiusure sono fusioni, quindi riorganizzazioni del settore: è consolidamento, non fallimento», sottolinea il country manager.
Come valutare i rischi prima di investire
Come scrive Milano Finanza, proprio per evitare questi inconvenienti, il risparmiatore deve fare attenzione ad alcune caratteristiche del prodotto in cui decide di investire. «Davanti a un Etf da 20 milioni di euro conviene chiedersi da quanto tempo si trova a quel livello», suggerisce Demaria. «Un fondo appena lanciato deve ancora raccogliere, e tre quarti dei prodotti sotto l’anno di vita stanno sotto i 50 milioni, il che è fisiologico. Un fondo che dopo otto o dieci anni è ancora lì racconta una storia diversa, e in Europa sono 487 gli Etf in questa condizione. Un prodotto che resta in quella fascia dopo tre o quattro anni difficilmente ne esce».
Ferrero, che colpo: acquisita l’americana Purely Elizabeth
Ferrero Group ha reso noto di aver siglato un’intesa per rilevare Purely Elizabeth, realtà americana specializzata in prodotti per il primo pasto della giornata e nel comparto wellness. Il perfezionamento dell’operazione è atteso entro i prossimi mesi e dipende dal soddisfacimento delle condizioni sospensive di prassi, oltre che dal semaforo verde delle autorità competenti.
L’obiettivo dichiarato è duplice: allargare il presidio del gruppo sul mercato statunitense della colazione e irrobustire il segmento degli alimenti percepiti come salutari. Il marchio conserverà comunque autonomia operativa, insieme alla propria identità e all’assetto manageriale odierno.
Nata nel 2009 e con quartier generale a Boulder, nello stato del Colorado, Purely Elizabeth realizza granola, porridge di avena e cereali, ai quali si sono aggiunte più di recente referenze nel filone proteico. Alla base della gamma ci sono materie prime come avena, cereali integrali, frutta a guscio e semi.
Dalle comunicazioni diffuse dalle due aziende emerge che i ricavi del brand sono più che raddoppiati nell’arco dell’ultimo biennio, spinti sia dall’allargamento dell’assortimento sia da una domanda in aumento per le proposte legate a colazione e benessere. Il percorso di crescita si colloca in un contesto di consumatori sempre più attenti alla lista degli ingredienti e alla qualità di ciò che acquistano.
Elizabeth Stein, che ha fondato la società e ne è amministratrice delegata, resterà alla guida del progetto affiancata dalla squadra attuale. Da parte sua, il gruppo di Alba metterà a disposizione leve di sviluppo su tre fronti: innovazione di prodotto, potenziamento della macchina operativa e ampliamento dei canali distributivi.
Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International, ha inquadrato l’acquisto come un passo in linea con il consolidamento del gruppo nel breakfast americano e nell’area degli alimenti salutari. Lapo Civiletti, alla presidenza di Ferrero Ice Cream e di WK Kellogg Co, ha invece ricondotto la mossa alla linea strategica di investimento nelle categorie a maggiore tasso di crescita.
L’operazione rappresenta un ulteriore tassello dell’espansione oltreoceano del gruppo, un percorso che nel 2025 aveva già visto l’acquisizione di WK Kellogg Co. Completano il quadro internazionale marchi come Eat Natural e FULFIL nel Vecchio Continente, Power Crunch in Nord America e Bold Snacks in Brasile. Per la chiusura definitiva si attendono ora i passaggi regolamentari previsti.
Paura all’aeroporto Malpensa, a fuoco un container di bagagli
Domenica 16 agosto, allo scalo di Milano Malpensa, le fiamme hanno interessato un container carico di valigie che stava per essere sistemato nel vano merci di un volo British Airways diretto a Londra. Le cause sono ancora in corso di accertamento, ma i primi riscontri indicherebbero come origine un apparecchio alimentato a batterie al litio custodito in una delle valigie: da lì sarebbe partito il rogo, poi domato dai vigili del fuoco.
Se il fuoco si fosse sviluppato qualche minuto più tardi, con il velivolo già in volo, lo scenario sarebbe potuto essere ben più critico. Gli aerei dispongono sì di dispositivi pensati per circoscrivere le fiamme, ma si tratta di soluzioni che non garantiscono lo spegnimento completo. Non a caso il settore aeronautico da tempo segnala la crescente presenza di apparecchi al litio a bordo, al punto che il trasporto di questi prodotti nel bagaglio da stiva è espressamente proibito dalle norme.
Il container coinvolto — in gergo tecnico unit load device — è di proprietà di una delle aziende che gestiscono i servizi a terra dell’aeroporto e serviva a caricare le valigie sull’Airbus A321neo impiegato sul collegamento BA585. La partenza, in programma alle 13.45, è slittata alle 16.07.
I dispositivi elettronici con celle al litio rappresentano ormai la principale criticità per la sicurezza del volo. Il motivo è duplice: da un lato questi accumulatori si incendiano con estrema rapidità quando subiscono urti o eccessi di temperatura; dall’altro la loro diffusione è capillare. A seconda della rotta e della compagnia, ciascun viaggiatore ne trasporta in media fino a cinque esemplari, tra telefoni, tablet, lettori di e-book, orologi connessi, dispositivi per lo svapo, batterie portatili e auricolari senza cavo.
Anche il personale addetto allo smistamento dei bagagli collabora con le compagnie, intensificando le verifiche sulle valigie per intercettare eventuali apparecchi di questo tipo prima che finiscano sotto il pavimento della cabina.
Un incendio che divampa nel vano bagagli è potenzialmente molto più insidioso di uno in cabina: gli assistenti di volo sono formati per intervenire su un focolaio nei primi istanti, ma durante la crociera quello spazio resta inaccessibile. Quasi tutti i velivoli commerciali montano impianti di soppressione nella parte inferiore della fusoliera, tuttavia gli specialisti ricordano che il loro scopo è contenere e frenare la propagazione, non annullarla. E se l’emergenza si verifica mentre si sorvola un oceano, individuare rapidamente un aeroporto dove atterrare diventa tutt’altro che semplice.
Video of fire on baggage container with luggage to be loaded onto BA585 just now at Milan Malpensa. Smart move to get the other containers out of the way before fire spread. If cause was lithium battery glad fire was there and not on plane pic.twitter.com/hlcleDC0Ak
E’ passato un anno da quando Pippo ci ha lasciato. Si, proprio Pippo, senza Baudo. Perché se per tutti e persino per i titoli di testa dei suoi programmi, Corrado era solo Corrado e non anche Mantoni, per i suddetti titoli di testa e per tutti, però Pippo era anche Baudo.
Forse solamente per distinguerlo dall’amato e amabile personaggio inventato da Walt Disney, oppure solo, banalmente, per sottolineare che di “scognomato” come scherzosamente Totò chiamava il Corrado, ce n’era solo uno: Corrado Mantoni.
Corrado che Pippo, nella sua lunghissima e fortunata carriera, ha incontrato o per meglio dire sostituito nel 1979, quando prese il suo posto alla conduzione di Domenica In. Era già successo per la verità anche qualche anno prima con Canzonissima. Erano passate tre stagioni dalla partenza dello storico contenitore di Rai1. Era infatti il 3 ottobre del 1976 quando Corrado inaugurò Domenica In dallo studio 5 di via Teulada in Roma.
Programma per altro che inventò lui stesso, insieme ai suoi autori Peretta, Paolini e Silvestri. Poi a giugno del 1979 ci fu l’addio di Corrado alla sua Domenica In. Fu un addio non felicissimo. Qualche tempo prima uscì una intervista dell’allora Presidente della Rai, Paolo Grassi, che non usò parole carine nei confronti della Domenica in di Corrado.
“Trovo che parlare al pubblico come parla Corrado per tutte quelle ore sia un fatto di cretineria” queste le parole usate da Grassi in quell’intervista. Parole molte brutte nei confronti di uno dei conduttori televisivi, Corrado, fra i più umani, corretti e dalla parte del pubblico come ce ne sono stati pochissimi nella nostra tv.
Questa polemica poi contribuì all’ingresso di Pippo Baudo alla conduzione di Domenica In, che dalla stagione 1979-1980 cambiò radicalmente, con l’ingresso anche di rubriche culturali, come quella sui libri, la promozione anche di opere teatrali e di cinema. Domenica 7 ottobre 1979 arrivò il debutto in diretta alle 14 su Rai1 di Pippo Baudo, che visibilmente emozionato salutò il pubblico e anche il suo predecessore Corrado. Abbiamo recuperato il video di quei primi 5 minuti storici.
Fra tutti i programmi che ha fatto, comprese le Canzonissime, i Fantastico e anche i Festival di Sanremo, Domenica In resta il suo programma migliore, anzi, resta il programma che meglio si è cucito addosso, perchè era una trasmissione, prima di tutto in diretta (cosa che gli permetteva di avere un dialogo appunto diretto con il pubblico, anche uscendo dal seminato) e perché era una trasmissione che gli permetteva di spaziare nei vari segmenti dello spettacolo, che amava e conosceva come pochi.
Dicevamo lo scorso anno che con la sua scomparsa, era morta anche la Tv. Oggi per esempio Domenica In è un’altra cosa. Certa Tv se n’è andata davvero e questo anno senza di lui ce l’ha confermato e d’altronde è anche improponibile che la tv del passato ritorni. Ma la cosa che fa specie è che alla tv di oggi manchi quel ritmo e quella voglia di novità che abbiamo visto in quei primi 5 minuti della prima puntata di Domenica In gestione Pippo Baudo. Oggi, innegabilmente, la tv è in qualche modo ripiegata su se stessa, incapace di cambiare veramente, perchè ancorata al certo, piuttosto che sfidare l’incerto. In molti diranno, facile pontificare senza averci a che fare.
Occorrono i risultati e anche subito. Se il pubblico vuole le caramelle, anche se gli si cariano i denti, perchè noi dobbiamo decidere di non dargliele? Anzi, le zuccheriamo di più, o peggio gli facciamo credere che sono prive di zucchero, quando sanno tutti che i sostituti dello zucchero fanno male come lo zucchero stesso.
Arriverà un giorno in cui i telespettatori passeranno più tempo dal dentista che davanti alla Tv (o ai supporti multimediali che gradualmente la stanno sostituendo) e allora da lassù qualcuno si farà una grassa risata, magari proprio Corrado e Pippo, stavolta alla conduzione insieme.
Rinviato a domani, lunedi’ 17 agosto, il Palio di Siena a causa del maltempo. Il Comune ha esposto ora la bandiera verde dalle trifore comunicando cosi’ lo slittamento della Carriera. Poco prima delle 14 un temporale si e’ abbattuto sul tufo di Piazza del Campo, rendendolo impraticabile. Si tratta del secondo Palio consecutivo che viene rinviato, a luglio infatti si corse il 3.
“All’unanimita’ abbiamo votato per alzata di mano, per l’incolumita’ dei cavalli e dei fantini”. Lo dice Alessandro Maggi, capitano della Chiocciola e decano dei capitani, dopo la decisione di rinviare il Palio di Siena. La scelta e’ arrivata dopo il confronto tra i capitani delle Contrade, alla luce delle condizioni della pista e del maltempo. Sulle previsioni per domani Maggi invita ad attendere: “Le previsioni non sono buone, pero’ bisogna aspettare il cielo. Preoccupazioni zero”.
Nella decisione ha pesato anche il mancato svolgimento del Corteo Storico. “Il corteo non e’ partito. Abbiamo atteso volutamente per dare modo anche al corteo di fare il suo corso”, spiega Maggi. Il decano dei capitani sottolinea anche il valore del momento per i figuranti: “Ci sono ragazzi che si allenano tutto l’anno anche per avere la soddisfazione di entrare in Piazza, quindi e’ giusto sia cosi'”.