“La valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico del sistema ferroviario e dei suoi luoghi avvicina i cittadini a concepire un nuovo modello di mobilità, il viaggio come esperienza capace di far scoprire le bellezze di città e paesaggi della Lombardia. Il nostro obiettivo è avvicinare i cittadini al mondo dei treni, rendendolo accessibile e fruibile a tutti con una connotazione finalmente positiva. Per supportare le attività di valorizzazione del patrimonio storico della ferrovia, Regione Lombardia mette a disposizione ogni anno 600.000 euro, più di tutti in Italia. Di questo budget, circa 300.000 euro sono destinati ai treni storici, effettuati da Fondazione Fs”. Così Franco Lucente, assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, è intervenuto alla Sala Reale della stazione di Milano Centrale in occasione dell’Open Day organizzato dalla Fondazione FS. Nel corso della conferenza stampa è stato presentato anche il completamento dei lavori di restauro della Sala Reale.
Lucente: “Treni storici, una realtà consolidata in Lombardia”
“I treni storici sono ormai una realtà consolidata in Lombardia e fanno registrare sempre il tutto esaurito, a dimostrazione del grande appeal che riscuotono tra i viaggiatori. Un successo che si accompagna al restauro della Sala Reale della stazione Centrale di Milano, che restituisce ai cittadini un luogo magnifico da un punto di vista artistico ed architettonico. Una chiara dimostrazione di come si debba preservare un patrimonio di inestimabile valore delle Ferrovie dello Stato. A tal proposito, rilancio l’idea della realizzazione del Museo regionale dei Trasporti, con la stazione dismessa di Milano Porta Genova come sede ideale. Un luogo dedicato alla storia della mobilità pubblica lombarda, dove raccogliere testimonianze, materiali e documenti, ma anche di diventare uno spazio di ricerca, partecipazione e divulgazione. Un’idea che ha raccolto un consenso unanime e che spero possa portare ad un progetto concreto già entro la fine dell’attuale legislatura”, ha concluso Lucente.
A Sant’Angelo Lodigiano la terza tappa di ‘Generazione Impresa. Visioni, storie e cultura d’impresa in Lombardia’, il ciclo di appuntamenti voluto dall’assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, per avvicinare i giovani al mondo produttivo e stimolarli a guardare al proprio futuro con ambizione, fiducia e concretezza. Anche la tappa lodigiana, come le precedenti di Milano e Darfo Boario Terme, ha messo al centro il dialogo tra nuove generazioni, imprese e persone che ogni giorno contribuiscono alla crescita economica della Lombardia, con l’obiettivo di condividere esperienze, trasmettere conoscenze e far emergere nuove prospettive. Una modalità innovativa per parlare di impresa, per raccontare ai ragazzi che esiste la possibilità di inventarsi un lavoro, sviluppare un’intuizione, raccogliere il testimone di un’attività familiare oppure dare vita a qualcosa di nuovo, investendo sulle proprie capacità e sul territorio in cui si vive.
‘Generazione Impresa’ nasce per trasformare questa possibilità in una prospettiva concreta, facendo conoscere ai giovani storie vere di chi ha creduto nei propri sogni e ha avuto il coraggio di realizzarli. L’appuntamento di Sant’Angelo Lodigiano, nella cornice del Castello Bolognini, ha dato voce in particolare a esperienze imprenditoriali differenti, accomunate dalla capacità di trasformare competenze, idee e passione in valore. Storie che dimostrano come l’impresa non sia soltanto una realtà economica, ma anche un patrimonio di conoscenze, relazioni e responsabilità che si sviluppa insieme alla comunità.
A raccontare il mondo dell’artigianato è stato Claudio Curioni, falegname artigiano della Falegnameria Curioni, protagonista di un confronto dedicato alla tradizione artigiana e alla nuova imprenditorialità, “Quando si parla di ‘raccontarsi’, nell’immagine collettiva il pensiero va subito ad un momento di promozione, di pubblicità o di marketing. Per un artigiano raccontarsi significa qualcosa di molto più profondo: per me – ha sottolineato – significa raccontare il mio lavoro, un’esperienza reale, concreta e in continuo cambiamento. È testimoniare che ancora oggi è possibile fare impresa. Ogni artigiano ha la consapevolezza di possedere competenze, creatività; nel tempo sviluppa un’identità specifica e attraverso una continua ricerca e innovazione. La nostra storia di falegnameria dimostra che anche se si è artigiani, in una città di provincia, possiamo valorizzare il nostro territorio, crescere con esso, ottenere risultati e soprattutto motivare le generazioni future”.
Accanto al ‘Saper fare artigiano’, ‘Generazione Impresa’ ha dato spazio alla capacità di trasformare le idee in valore economico attraverso la comunicazione, il marketing e l’innovazione. La testimonianza di Emanuele Carelli, ‘Ceo di Minimals’, ha approfondito il tema della comunicazione e del marketing come strumenti per sviluppare un progetto imprenditoriale, raggiungere nuovi pubblici e costruire un’identità riconoscibile: “Io e la mia agenzia – ha evidenziato – siamo molto legati al territorio. Poter raccontare la storia e quello che è stato, di fatto, il nostro percorso di crescita spero possa essere d’ispirazione per i giovani, incoraggiandoli a credere nelle proprie idee, mettersi in gioco e avere il coraggio di trasformare i propri progetti in realtà”.
I temi cruciali della qualità e dell’innovazione sono stati affrontati anche da Valentina Volpi, direttore commerciale e membro del consiglio di amministrazione di Volpi Pietro S.r.l., attraverso una testimonianza dedicata al mondo della ristorazione collettiva: “Partecipare a ‘Generazione Impresa’ – ha detto – è un’importante occasione per condividere la nostra esperienza di impresa familiare e riflettere sul valore del passaggio generazionale, dell’innovazione e dello sviluppo imprenditoriale. Per Volpi Pietro S.r.l. è un onore poter condividere la propria esperienza imprenditoriale con le future generazioni, nella convinzione che raccontare la nostra storia possa essere uno stimolo a credere nelle proprie capacità, ad avere il coraggio di mettersi in gioco e a cogliere le opportunità del mondo imprenditoriale, mantenendo sempre un forte legame con il territorio e con i valori che rappresentano le nostre radici”.
Anche il confronto con il mondo dello sport ha arricchito il percorso di ‘Generazione Impresa’. A Sant’Angelo Lodigiano protagonista il dialogo a bordocampo con Filippo Galli, ex calciatore, formatore e autore del blog ‘La complessità del calcio’: un’occasione per riflettere sul significato del lavoro di squadra, sulla gestione delle difficoltà e sull’importanza di perseguire obiettivi condivisi: “Ringrazio Regione Lombardia – ha affermato Filippo Galli – per avermi invitato a questo evento, la cui finalità mi sta par particolarmente a cuore. Terminata la carriera di giocatore e poi di allenatore ho assunto un ruolo dirigenziale provando a sostenere innovazione e cambiamento in un contesto, quello calcistico, fortemente ancorato al ‘si fa così perché si è sempre fatto così’. Spesso, cambiare ed innovare spaventa perché ci fa uscire dalla nostra ‘comfort zone’, eppure è il solo modo per creare valore ed opportunità per sé stessi e per gli altri. Spero pertanto che il mio vissuto possa essere uno stimolo per chi vuole mettere in gioco la sua creatività e il suo talento”.
Il progetto voluto dall’assessore Guidesi sviluppa inoltre, come tema dirimente, il rapporto tra iniziativa imprenditoriale e territorio. Le tappe di Milano, Darfo Boario Terme e Sant’Angelo Lodigiano hanno richiamato la varietà di un sistema lombardo nel quale convivono grandi poli economici, distretti produttivi, piccole e medie imprese, attività artigiane e commerciali e aziende familiari. Realtà differenti, accomunate dalla capacità di generare valore attraverso il lavoro e la conoscenza dei mercati. Le storie imprenditoriali dimostrano che non esiste un unico luogo nel quale possano nascere le opportunità. Un’idea può svilupparsi in una grande città, in un centro di provincia o in una comunità che ha saputo conservare competenze e tradizioni produttive.
Per continuare a essere una delle principali realtà economiche e imprenditoriali europee, la Lombardia deve saper valorizzare il proprio patrimonio produttivo e, nel contempo, creare le condizioni affinché nuove energie possano emergere. Qui si inserisce ‘Generazione Impresa’: costruire occasioni di incontro, mettere in relazione esperienze diverse e mostrare ai giovani che il mondo dell’impresa non è una realtà distante, ma uno spazio nel quale possono trovare opportunità per esprimere il proprio talento.
Il ruolo delle istituzioni è accompagnare questo processo, favorendo le condizioni per fare impresa, sostenendo lo sviluppo economico e promuovendo una cultura che riconosca il valore dell’iniziativa, della competenza e del lavoro. Il percorso di ‘Generazione Impresa’ prosegue: prossima tappa il 23 novembre a Monza.
Decreto bollette, c’è l’accordo tra Italia e Ue: le novità sul tetto al gas e i tagli alle tariffe
Mentre a Bruxelles proseguono accesi i confronti su rincari energetici, patto di stabilità e sistema Ets, la diplomazia italiana incassa un risultato strategico: dopo un lungo braccio di ferro durato mesi, l‘esecutivo e l’Ue hanno trovato la quadra sugli interventi del decreto Bollette.
L’intesa è stata resa nota da Palazzo Chigi con una nota ufficiale, sottolineando come l’intesa sia maturata “dopo intensi e costruttivi scambi tra la Commissione e le autorità italiane l’obiettivo comune di attenuare l’impatto dei costi energetici e limitare l’effetto dell’aumento dei prezzi del gas sul prezzo dell’energia elettrica per le famiglie e le imprese, preservando al contempo la parità di condizioni nel mercato interno minimizzando le distorsioni”.
Copertura focalizzata sulla materia prima
Dagli uffici della Commissione europea è stato ribadito come il meccanismo “avrà carattere temporaneo e sarà concepita per ridurre al minimo le distorsioni nel mercato dell’energia elettrica dell’Ue e per preservare gli incentivi agli investimenti a lungo termine nell’energia pulita”. Pertanto la norma “compenserà esclusivamente l’aumento dei costi del gas e non coprirà i costi del sistema Ets, garantendo al contempo il pieno trasferimento dei benefici ai consumatori finali”. Infine “ci aspettiamo che l’Italia notifichi rapidamente i propri piani in conformità con il diritto dell’Unione europea”.
Come funziona lo scudo anti-rincari
Lo schema concordato tra Roma e le autorità comunitarie riprende la formula già applicata a Madrid e Lisbona nel 2022: all’epoca la Commissione consentì un calmiere sui listini dell’energia. Il punto cruciale del negoziato risiedeva nella struttura del mercato italiano, dove la quotazione della luce all’ingrosso viene determinata principalmente dal metano. Ponendo un calmiere sulla sola materia prima impiegata nella produzione elettrica, le bollette finali subiranno un taglio sensibile. È il cuore del provvedimento varato a febbraio dal governo Meloni, rimasto in stand-by in attesa dell’ok comunitario.
Restano fuori le quote Co2
L’architettura del decreto scatta mantenendo inalterati i costi legati alla Co2 previsti dal sistema Ets, che continueranno a gravare sul tessuto produttivo, elemento che secondo i tecnici dell’esecutivo rappresenta un’ulteriore spinta al rialzo sulle tariffe. Sarà pertanto la finanza pubblica a coprire il divario tra la quotazione reale del gas e il valore calmierato, che verrà fissato di concerto tra governo e compagnie energetiche.
Il commento della premier Meloni
A margine dei lavori del Consiglio europeo a Bruxelles, la premier Giorgia Meloni ha espresso forte soddisfazione: “Abbiamo chiuso con la Commissione Europea la trattativa sul cosiddetto decreto bollette, ovvero su misure che avevano bisogno che abbiamo varato mesi fa che avevano bisogno di un ok da parte della Commissione europea, è stata una trattativa lunga, ma costruttiva che ci ha portato a trovare una soluzione. È molto importante perché questo ci consente di intervenire sulla generazione del prezzo dell’elettricità e sull’impatto che ha il costo del gas”.
Secondo la presidente del Consiglio “in questi giorni soprattutto nell’attuale contesto ci consente sostanzialmente di intervenire per abbassare le bollette. Lo considero molto importante e sono molto contenta di questo risultato”.
La posizione del ministro Pichetto Fratin
Sulla stessa linea il titolare dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato l’invio imminente a Bruxelles di “un nuovo testo della norma, coerente con il quadro temporaneo di aiuti di Stato per la crisi in Medio Oriente, al fine di finalizzare l’accordo formale”. Il ministro ha ribadito “soddisfazione per l’accordo politico preliminare raggiunto tra il Governo italiano e la Commissione europea sulle misure previste dal decreto Bollette. È un primo passo importantissimo, frutto di un confronto intenso e costruttivo, che consente di perseguire il nostro obiettivo prioritario: attenuare l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese, limitando gli effetti dell’aumento del prezzo del gas sul costo dell’elettricità”.
Zelensky contro gli Usa: “Allentare le sanzioni incoraggia Putin a continuare ad attaccare”
“In un momento in cui i russi hanno condotto un attacco tanto massiccio contro il nostro settore dell’energia, è stata purtroppo presa in America la decisione di ignorare completamente il Lindsey Graham Act, che avrebbe dovuto esercitare una pressione davvero efficace sulla Russia per porre fine a questa guerra. Avrebbe potuto aiutare enormemente, e può ancora farlo!”. Così in un post su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che accusa i russi per aver sferrato ieri “uno dei più grandi attacchi al settore dell’energia” in Ucraina e denuncia come la Russia stia “cercando di provocare un blackout in Ucraina, proprio prima dell’inverno”, come stia “cercando di lasciare milioni di nostri cittadini senza elettricità e senza riscaldamento”.
Servono pressioni, insiste. “Un blackout delle sanzioni Usa, allentare il pressing sull’aggressore, ricompense finanziarie per Putin, tutto questo lo incoraggia solo a continuare ad attaccare – afferma Zelensky – Dobbiamo continuare a cercare di porre fine alla guerra. Di porre fine al conflitto, non di dare a Putin ogni motivo per continuarla senza fine“.
In Italia il caro affitti ha portato in piazza studenti e movimenti per il diritto all’abitare, ma senza raggiungere i numeri delle mobilitazioni spagnole. A Roma, fra le tende degli universitari e le proteste per Spin Time, le iniziative sono rimaste legate a singole vertenze. Nella capitale spagnola e in tutto il paese iberico, invece, il disagio abitativo è una rivendicazione nazionale. La differenza fra cosa accade nella a Roma e a Madrid affonda le radici nella struttura economica del mercato immobiliare e il rapporto tra movimenti, sindacati e partiti.
Roma contro Madrid: comprare casa costa meno in Spagna ma riuscirci è più facile in Italia
Il confronto tra Roma e Madrid aiuta a comprendere le differenze tra i due mercati immobiliari. Il prezzo di acquisto, tuttavia, non basta da solo a stabilire quanto una casa sia accessibile: occorre considerare anche il reddito delle famiglie, il costo dei finanziamenti e la disponibilità di abitazioni. Roma, in questo senso può offrire opportunità in alcune zone, soprattutto fuori dai quartieri più costosi. In Spagna invece tra la metà degli anni Novanta e il 2007 Madrid, come tutto il paese, ha vissuto una bolla immobiliare: 9,8 milioni di mutui per mille miliardi di euro e la costruzione di 6,5 milioni di abitazioni. Con la crisi finanziaria del 2008 arrivano pignoramenti e sfratti e l’accesso alla liquidità diventa complesso: tra il 2011 e il 2020, secondo la Banca di Spagna, la quota di proprietari tra le famiglie più giovani è scesa dal 69 al 36 per cento.
Fondi immobiliari e case popolari: le differenze tra Italia e Spagna
In Spagna i grandi investitori fiutano l’aria e acquisiscono un ruolo centrale. Nel 2012 lo Stato crea SAREB, ente che rileva dalle banche abitazioni e successivamente cede a fondi internazionali. Gli operatori accumulano così importanti portafogli immobiliari, soprattutto a Madrid. In Italia, invece, soprattutto nella Capitale, i fondi non investono sul mattone, dunque il mercato degli affitti è meno finanziarizzato: secondo l’Agenzia delle Entrate, l’87 per cento delle 3,6 milioni di abitazioni locate appartiene a piccoli proprietari. Il restante 13% è dei cosiddetti “palazzinari” che investono o costruiscono immobili su territori dislocati fra i vari quartieri. Una vera e propria spartizione di cantieri e fatturati. Risultato: la frammentazione rende meno immediato individuare un bersaglio comune per le proteste come invece è accaduto a Madrid.
Roma e la fascia grigia: case popolari, mutui, affitti e politica
A Roma l’edilizia pubblica e gli interventi locali hanno svolto una funzione di contenimento. Un equilibrio che oggi mostra però i suoi limiti: in un paese sostanzialmente fermo da 30 anni, è cresciuta la cosiddetta fascia grigia, composta da persone che lavorano senza riuscire a sostenere le spese per un mutuo o un affitto ma nel contempo non hanno i requisiti per accedere alle case popolari. Una comunità sempre più esposta ma che non polarizza interlocutori nazionali come Podemos e Sumar. E poi c’è il fattore politico: i partiti si muovono con cautela perché il caro affitti colpisce soprattutto le grandi città, molte, Roma in primis, amministrate dal centrosinistra. Riassumendo: Madrid, dunque, In Spagna la crisi ha prodotto un fronte riconoscibile contro sfratti e grandi proprietari. In Italia il disagio è rimasto distribuito tra singole vertenze e risposte (anche politiche) diverse.
Fmi, Giorgetti: “Banche centrali concentrate sull’inflazione e indipendenti per preservare la credibilità”
“Le banche centrali dovrebbero mantenere un orientamento fermamente incentrato sulla stabilità dei prezzi, in linea con i propri mandati, calibrando la politica monetaria in funzione delle specificità di ciascun paese e dell’evoluzione dei rischi. È necessaria vigilanza riguardo a possibili effetti di secondo impatto derivanti da shock nei prezzi dell’energia e delle materie prime, nonché ai rischi per le aspettative di inflazione. L’indipendenza delle banche centrali e una comunicazione chiara restano elementi essenziali per preservare la credibilità e mantenere le aspettative ben ancorate”. Lo afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nello statement a nome di Albania, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Repubblica di San Marino, al comitato internazionale monetario e finanziario del Fmi che si svolge a Bankok.
Iran, il Wsj: intelligence e addestramento agli Houthi per colpire l’Arabia Saudita
Una superpetroliera sarebbe stata investita dall’esplosione di una mina nello Stretto di Hormuz. La notizia è stata diffusa dai media iraniani, che citano informazioni dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran. A bordo della nave sarebbe divampato un incendio. Stando alle ricostruzioni, l’imbarcazione trasportava oltre due milioni di barili di greggio. Secondo i Pasdaran, avrebbe tentato di attraversare lo Stretto lungo una rotta non autorizzata, con il sostegno delle forze statunitensi. Al momento, tuttavia, non sono disponibili conferme indipendenti di questa versione.
Nuova segnalazione anche da parte di Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations) per un episodio avvenuto al largo delle coste saudite. In un avviso pubblicato su X, l’organizzazione riferisce di aver ricevuto notizia di un “incidente” verificatosi ieri a 78 miglia nautiche a nord-est di Al Jubayl, in Arabia Saudita. Il comandante di una petroliera avrebbe segnalato un attacco condotto con “un Rpg”, lanciato da una “piccola” unità navale, che avrebbe provocato danni all’imbarcazione. L’equipaggio, secondo quanto riferito, è rimasto illeso.
Wsj: sostegno Iran per attacchi sofisticati Houthi contro Arabia Saudita
Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza di informazioni di intelligence saudite e yemenite, il sostegno dell’Iran ha aiutato gli Houthi dello Yemen, da anni accusati di ricevere appoggio dalla Repubblica islamica, a sferrare attacchi sofisticati – sinora i più potenti – contro l’Arabia Saudita e le forze yemenite alleate della monarchia del Golfo. Teheran avrebbe fornito informazioni di intelligence, indicazioni tattiche e addestramento.
“A livello operativo il legame è molto, molto forte“, ha dichiarato al quotidiano Danny Citrinowicz, ex responsabile della sezione Iran dell’intelligence israeliana. “L’Iran ha grande interesse nel successo degli Houthi. Danneggia l’Arabia Saudita, fa salire i prezzi del petrolio – ha osservato – Si tratta di un interesse strategico condiviso”. Citrinowicz ha quindi definito il rapporto una forma di “cooperazione strategica”.
Dalla PFM a Fabrizio De André, passando per David Byrne: il grande musicista torna con un album di inediti dopo 23 anni. E racconta perché il prog è morto, la musica va riscoperta e la nostalgia può diventare una trappola.
C’è chi a ottant’anni si gode la pensione, chi passa il tempo a raccontare quanto fosse bella la musica di una volta e chi, come Mauro Pagani, preferisce continuare a inventarsela. Ventitré anni dopo l’ultimo album di inediti, l’ex polistrumentista della Premiata Forneria Marconi torna con Tutto è già qui. Un titolo apparentemente definitivo per un musicista che, invece, non ha alcuna intenzione di mettere il punto.
Violinista, compositore, produttore e instancabile esploratore di sonorità, Pagani ha attraversato mezzo secolo di musica italiana evitando di trasformarsi in un monumento a se stesso. Dalla PFM alle collaborazioni con Fabrizio De André, fino alle Officine Meccaniche, il suo studio milanese, ha sempre preferito la curiosità alla rendita di posizione.
Il progressive? Morto per overdose di virtuosismo
In una recente intervista, Pagani riserva una diagnosi impietosa al genere che contribuì a rendere celebre: il progressive si è suicidato per eccesso di note. Assoli interminabili, virtuosismi esasperati, libertà compositiva diventata ostentazione. Alla fine degli anni Settanta, mentre punk e new wave spazzavano via le cattedrali sonore del rock sinfonico, Pagani aveva già cambiato strada.
Nel 1978 pubblicava il suo primo album solista, gettando le basi di quell’esplorazione delle musiche del mondo che avrebbe trovato la consacrazione in Crêuza de mä, capolavoro realizzato a quattro mani con De André nel 1984.
David Byrne, il Mediterraneo e il piacere di cercare
Proprio quell’album conquistò David Byrne, il leader dei Talking Heads, che lo indicò tra le opere musicali più straordinarie. Pagani ammette di averne ricavato una comprensibile soddisfazione, senza però trasformare il complimento in un lasciapassare per la vanità. Oggi guarda al Mediterraneo con amarezza, denunciando le tragedie dei migranti e la chiusura dell’Occidente. Ma continua a cercare bellezza, anche nelle nuove generazioni: nell’album compare Daniela Pes, ospite del brano Rotta Orientale.
«Il nuovo disco è un diario intimo ed essenziale, aperto al mondo – affermaPagani – e scriverlo ha significato fare i conti con la mia storia, riscoprire la forza dei legami resistenti alle tempeste degli anni. Avevo il bisogno di narrare le mie umane vulnerabilità, il mio amore per la vita. Celebro il traguardo dei miei ottant’anni trasformando le canzoni in uno specchio dell’esistenza. Il mio bisogno di scavare nei sentimenti profondi dell’animo umano, esplorando la nostalgia, l’amore, l’amicizia e la fragilità del tempo. Non mancano i bilanci personali, ho scelto una narrazione trasparente che mette sullo stesso piano le vittorie e le sconfitte».
E mentre lo streaming riversa migliaia di canzoni ogni giorno, Pagani invita a recuperare il piacere di comprare dischi, leggere copertine e conoscere chi li ha realizzati. Niente nostalgia obbligatoria, dunque. Nei suoi archivi aspettano ancora decine di provini. Perché il passato può essere magnifico, ma trasformarlo nell’unico posto in cui abitare è il modo migliore per smettere di fare musica.
Benzina e diesel oltre i 2 euro al litro: stangata carburanti in strada e autostrada
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna – sabato 17 ottobre 2026 – il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,030 euro/l per la benzina e 2,257 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,050 euro/l per la benzina e 2,296 euro/l per il gasolio.
Scafo verniciato, appendici e Flight Control: Ferrari Hypersail entra nella fase finale della costruzione e svela le sue tecnologie.
Ferrari Hypersail si avvicina a una nuova tappa del suo sviluppo. Il monoscafo volante da 100 piedi, progettato per affrontare gli oceani, ha completato la verniciatura dello scafo e la posa della livrea. Con le appendici già presenti in cantiere, il programma entra nella fase conclusiva della costruzione e prepara il passaggio alle successive attività operative. Non è soltanto una sfida velica: è un laboratorio in cui Ferrari trasferisce in mare competenze maturate nelle sportive di Maranello, dai materiali compositi all’elettronica di controllo.
Il cuore dell’innovazione è l’integrazione fra foil, chiglia e timone e un sistema elettronico chiamato Flight Control. La loro azione coordinata permette di generare portanza, regolare l’assetto e gestire le continue variazioni dovute a vento e onde. L’obiettivo è fare navigare la barca in modalità volante, con lo scafo sollevato dall’acqua per ridurre la resistenza e ricercare prestazioni elevate.
Foil, chiglia e timone: come funziona il volo sull’acqua
Le appendici immerse non sono semplici accessori, ma superfici fondamentali per l’equilibrio dell’imbarcazione. I foil laterali agiscono come ali: sviluppano la spinta verso l’alto che solleva lo scafo e diminuisce l’attrito con l’acqua. La forma e la regolazione di questi componenti sono quindi decisive per conservare velocità, stabilità ed efficienza anche quando il mare cambia.
Una delle particolarità di Ferrari Hypersail riguarda la chiglia con foil integrato, dotato di una parte mobile, il flap. Questa soluzione crea un ulteriore punto di appoggio per il volo e contribuisce al controllo dell’assetto. Anche il timone assume un ruolo più evoluto rispetto alla sola direzione: una piccola ala mobile sulla sua sezione verticale esegue microcorrezioni continue, utili a mantenere la rotta e a bilanciare le forze in gioco.
Flight Control: l’elettronica Ferrari governa l’assetto
Il Flight Control Ferrari è la centrale di gestione automatizzata della navigazione in assetto volante. Nasce dall’esperienza del Cavallino nei sistemi elettronici e nel controllo dinamico delle automobili sportive, adattata a uno scenario in cui cambiano rapidamente le condizioni ambientali. Il software interpreta in tempo reale vento, onde, velocità e inclinazione, calcolando gli interventi necessari per mantenere il comportamento della barca sotto controllo.
L’architettura segue tre passaggi: una rete di sensori rileva il movimento dello scafo e le condizioni del mare; il computer di bordo elabora le informazioni e determina le correzioni; gli attuatori meccanici regolano l’inclinazione dei foil e delle altre appendici. Il sistema lavora quindi attraverso aggiustamenti continui, con l’obiettivo di migliorare la stabilità senza sostituirsi alle decisioni dell’equipaggio.
I velisti rimangono infatti responsabili della conduzione, dell’interpretazione meteorologica e delle scelte tattiche. L’automazione si occupa delle regolazioni ripetitive e ad alta frequenza, lasciando agli uomini a bordo maggiore attenzione per strategia e prestazioni. È il punto d’incontro fra intelligenza elettronica e capacità umana.
Fibra di carbonio e titanio per resistere alle sollecitazioni
Per consentire il volo non basta un sistema di controllo rapido: occorre una struttura capace di reagire con precisione ai comandi. Lo scafo è costruito con molteplici strati di fibra di carbonio, scelti per combinare leggerezza e rigidità. Limitare le deformazioni sotto i carichi del mare permette alle appendici di lavorare secondo le regolazioni richieste dal Flight Control.
Nelle zone più sollecitate, come i bracci dei foil e il carrello della randa, il progetto impiega componenti dalla costruzione a sandwich in carbonio e titanio. La combinazione di materiali richiama l’approccio ingegneristico delle sportive Ferrari, nel quale il contenimento del peso deve convivere con una resistenza strutturale elevata. La scelta dei materiali diventa così parte integrante della gestione del volo e non soltanto una questione costruttiva.
Oltre 20 brevetti: da Maranello arrivano nuove soluzioni
Il programma Ferrari Hypersail ha già prodotto oltre 20 brevetti, secondo quanto comunicato dalla Casa. Tra le tecnologie annunciate figurano il Winch by Wire, le turbine eoliche a range esteso e un sistema elettrico MV/HV per integrare fonti rinnovabili, presentati insieme al concetto di autosufficienza energetica. Sul fronte velico si aggiungono un albero maestro orientabile provvisto di piccole alule e una randa double skin, studiati per affinare la gestione delle vele.
Il legame con il mondo automotive emerge anche nell’uso di simulazioni digitali, calcoli dei flussi aerodinamici e algoritmi di stabilità. Una barca volante e una vettura ad alte prestazioni condividono l’esigenza di controllare forze complesse, ridurre le perdite e reagire rapidamente alle variazioni di assetto. Le prove e i dati raccolti in mare potranno inoltre arricchire i metodi di sviluppo e i modelli di calcolo impiegati da Ferrari.
Con lo scafo ormai verniciato e le appendici pronte per le prossime lavorazioni, la sfida si sposta progressivamente dalla progettazione alla verifica dei sistemi. Ferrari Hypersail rappresenta un banco di prova per soluzioni che uniscono vela oceanica, aerodinamica ed elettronica avanzata: la vera novità non è soltanto sollevare una barca sull’acqua, ma riuscire a controllarne il volo in modo preciso e continuo.
Età media 14 anni, oltre 5mila aspiranti popstar ai casting e un investimento milionario. Warner Music e Rai scommettono sulla prima grande operazione italiana ispirata al K-pop. Dietro il progetto Paolo Meneguzzi, che da idolo dei Duemila si reinventa fabbricante di stelle.
La Corea del Sud ha conquistato il pianeta a colpi di coreografie perfette, ritornelli irresistibili e milioni di adolescenti in adorazione. Adesso l’Italia prova a rispondere. E per farlo tira fuori dal cilindro un nome che i nostalgici degli anni Duemila conoscono bene: Paolo Meneguzzi. Il cantante di Verofalso e Non capiva che l’amavo cambia mestiere, o quasi. Da protagonista delle classifiche diventa il regista di Fourteen, una girlband costruita sul modello dei fenomeni coreani BTS e Blackpink, ma con passaporto decisamente più europeo.
Quattro ragazze, età media appena 14 anni, e un’ambizione che non conosce mezze misure: creare un marchio musicale capace di conquistare pubblico, televisione e piattaforme digitali.
Cinquemila candidate, quattro prescelte e milioni sul tavolo
Le protagoniste sono Viola Scalzo, tredicenne di Biella; Sofia Di Giamberardino, quattordicenne romana che si presenta come Deegee; Cahaya Lovisa Kabuhung, quattordicenne di Barcellona con origini svedesi e indonesiane; e Sofia Peleggi, quindicenne romana in arte Sofy. Per individuarle sono state esaminate oltre 5mila candidature, attraverso selezioni online, audizioni a Roma, Milano e Napoli e una settimana intensiva di prove artistiche. Una specie di accademia del pop in versione accelerata, tra canto, ballo, recitazione e presenza sui social.
Il primo singolo, One More Kiss, è già il biglietto da visita. Ma dietro le quattro adolescenti si muove una macchina industriale ben più imponente. Warner Music Italy ha sottoscritto un accordo per tre album, mentre Rai prepara una serie originale destinata a debuttare nel 2027 su V/BE, il nuovo canale per adolescenti di Rai Kids. In lavorazione anche un film dedicato alla selezione delle ragazze.
Meneguzzi cambia spartito: nasce la fabbrica italiana delle idol
Il progetto, sviluppato da Meneguzzi insieme a Daniele Petirro, ha richiesto cinque anni di preparazione e investimenti che, secondo i promotori, raggiungono cifre milionarie. L’obiettivo non è soltanto vendere dischi. È costruire un universo nel quale musica, televisione, video e comunità digitali si alimentino reciprocamente, puntando soprattutto sulle ragazze tra i 10 e i 14 anni. Una strategia che guarda alla Corea, dove le popstar non pubblicano semplicemente canzoni: diventano fenomeni culturali e commerciali.
La scommessa è affascinante, ma il mercato resta il giudice più severo. Perché mettere insieme quattro talenti è una cosa. Trasformarli nelle nuove Blackpink italiane è tutt’altra faccenda.
Esce per passeggiare e precipita da una roccia: 65enne trovata senza vita dai soccorritori
È stata ritrovata senza vita questa mattina la donna di 65 anni di Mirano, per il cui mancato rientro da una passeggiata era scattato l’allarme ieri verso le 20. Uscita dalla propria abitazione di villeggiatura in località Madonna del Buso verso le 17.30, la donna non aveva più fatto ritorno.
Le squadre del Soccorso alpino dei Sette Comuni, vigili del fuoco e carabinieri forestali hanno subito iniziato le ricerche nelle zone circostanti nella notte e alle prime luci si sono unite nuove squadre: una cinquantina i soccorritori della XI Delegazione Prealpi Venete – con 8 unità cinofile del Cnsas e i dronisti della II Delegazione Dolomiti Bellunesi e il Centro mobile di coordinamento – il Soccorso alpino della Guardia di finanza con due unità cinofile, vigili del fuoco con squadre e mezzi, carabinieri forestali. Attivata anche la Polizia di Stato per un eventuale sorvolo dell’elicottero.
Intorno alle 9.15 una squadra che si stava muovendo con un’unità cinofila ha ritrovato a circa 3 chilometri di distanza dall’abitazione il corpo esanime della donna: era uscita dalla sterrata percorrendo un prato ed era scivolata da un salto di roccia. La salma è stata imbarellata, recuperata e trasportata sulla strada, dove era presente un’ambulanza.
Caro carburanti, autotrasportatori siciliani: “Pronti a revocare il fermo se Salvini firma l’intesa”
“Se il ministro Salvini accetta di firmare il protocollo d’impegni e incontrarci il 20 ottobre revochiamo il fermo. Diversamente rimane fino al 27 ottobre”. È quanto annuncia Salvatore Bella, coordinatore del comitato trasportatori siciliani (Cts). Gli autotrasportatori protestano da ieri a mezzanotte. Il comitato esprime il proprio ringraziamento al presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, e al vicepresidente della Regione Luca Sammartino, “per essersi recati a Roma a difendere la causa della categoria”.
“Grazie al loro intervento, una delegazione parteciperà al tavolo convocato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il quale accoglierà le principali istanze presentate”, sostiene il comitato.
Ascolti tv e analisi auditel di venerdì 16 ottobre: The Voice senior sempre al comando, il GF Vip insegue
Nel prime time Rai1 ha diffuso lo spettacolo musicale Voice senior che ha ottenuto una media di 3.292.000 telespettatori pari al 24,1% di share.
Su Rai2 il telefilm Estranei ha ottenuto una media di 695.000 telespettatori ed il 4,2% di share.
Su Rai3 Force of nature, oltre l’inganno ha ottenuto una media di 432.000 telespettatori ed il 2,6% di share.
Su Canale 5 il varietà Grande fratello vip ha ottenuto una media di 1.900.000 telespettatori pari al 16,6% di share. Su Italia 1 il film Hounds of war ha totalizzato una media di 785.000 telespettatori ed il 4,7% di share.
Su Rete 4 il talk show crime Quarto grado ha fatto registrare una media di 1.003.000 teste e l’8,1% di share, quindi il varietà Propaganda live su La7 ha fruttato una media di 779.000 telespettatori ed il 6,2% di share.
Su Tv8 il varietà Pechino express 13 ha ottenuto una media di 201.000 telespettatori e l’1,9% di share.
Sul Nove il varietà Fratelli di Crozza ha totalizzato una media di 919.000 telespettatori ed il 5,4% di share.
Nell’access time il gioco a premi Affari tuoi su Rai1 ha fatto registrare una media di 4.338.000 telespettatori pari al 23,2% di share, mentre il quiz La ruota della fortuna ha totalizzato una media di 4.399.000 telespettatori ed il 23,5% di share.
A Vigna Clara lo chef Marco Benedetti reinventa il rito più irresistibile della tavola italiana: a ogni portata il suo pane. Tra grani antichi, lievito madre e abbinamenti ricercati, nasce il bread pairing.
E pensare che una volta a Roma bastavano due parole: «Passame er pane». Quando il pane serviva a raccogliere il sugo rimasto nel piatto, possibilmente quando nessuno guardava. Oggi quella che le nonne chiamavano semplicemente scarpetta è diventata una raffinata esperienza gastronomica. Con tanto di nome inglese, naturalmente: bread pairing. Perché anche il gesto più italiano del mondo, per diventare di tendenza, deve concedersi una spruzzata di internazionalità.
Succede a Roma, nel quartiere Vigna Clara, dove lo chef Marco Benedetti, 34 anni, ha deciso di promuovere il pane da comparsa a protagonista. Nel suo ristorante Gordito, inaugurato nel settembre 2025, non esiste il solito cestino abbandonato sul tavolo: ogni preparazione viene accompagnata da un pane studiato appositamente per esaltarne sapori e consistenze.
Dalla scarpetta clandestina al pane su misura
L’idea nasce da una passione coltivata tra Sicilia e Alto Adige, passando per cucine prestigiose come quella del Signum di Salina e dello chef Norbert Niederkofler. Nel laboratorio di Gordito si lavora quotidianamente con lievito madre, lunghe fermentazioni e farine selezionate: Tumminia siciliana, farro, grano arso e antiche varietà cerealicole. Il risultato è un percorso nel quale la focaccia al rosmarino incontra scampo e lardo, il pane di grano arso accompagna la lingua con chimichurri fermentato e le tagliatelle al ragù di cinghiale trovano il loro compagno ideale nel pane di mais. Insomma, la scarpetta non arriva più alla fine, quasi di nascosto: entra dalla porta principale e si siede a capotavola.
L’origine del termine
L’origine dell’espressione “fare la scarpetta” non è del tutto certa, ma le interpretazioni popolari sono gustose quanto il gesto che descrivono. Secondo una delle ipotesi più diffuse, il nome deriverebbe dalla somiglianza tra il pezzetto di pane utilizzato per raccogliere il sugo e una piccola scarpa, capace di scivolare sul fondo del piatto ripulendolo. Un’altra spiegazione richiama invece la povertà contadina, quando non si sprecava neppure una goccia di condimento e il pane diventava lo strumento indispensabile per recuperare ogni avanzo. C’è poi chi collega il termine all’antica abitudine di utilizzare il pane come una sorta di spugna alimentare. Nessuna di queste teorie gode però di una conferma etimologica definitiva. Quel che è certo è che la scarpetta rappresenta uno dei gesti più autentici e irresistibili della cucina italiana. Quello che un tempo poteva apparire come una trasgressione al galateo oggi, come dimostra anche questo articolo, viene rivalutato persino nell’alta ristorazione.
Cinque portate, 40 euro e il galateo va in pensione
Il percorso comprende anche fegato e cipolle serviti con un panino al cacao e noci. Gran finale con brioche di Tumminia, caprino e frutti rossi. Prezzo della degustazione: 40 euro a persona. Naturalmente non manca il menu alla carta, ma la provocazione gastronomica è chiara: il pane non è più un accessorio gratuito, bensì un ingrediente da progettare con la stessa attenzione riservata alle portate principali.
Una piccola rivoluzione che restituisce dignità a un’antica abitudine popolare. Con una differenza: un tempo la scarpetta era il modo migliore per non lasciare nulla nel piatto. Oggi si è trasformata in una filosofia culinaria.
Crosetto avverte gli Usa: “Privare Kiev delle risorse significa prolungare la guerra”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha giudicato un “errore completo, un grave errore” la decisione degli Stati Uniti di restringere l’accesso dell’Ucraina ai sistemi satellitari e ai dati di intelligence impiegati per contrastare gli attacchi russi. Intervistato dalla Bbc, il ministro ha definito una simile scelta dell’amministrazione Trump una misura che “non ha assolutamente senso”, destinata a rischiare di prolungare l’invasione russa anziché favorire il raggiungimento della pace.
“La pace arriverà quando Putin si convincerà che la guerra è allo stallo”
“La pace arriverà quando Putin sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente – ha dichiarato Crosetto, intervistato nella sede del ministero a Roma – Se vede delle debolezze da parte ucraina, e se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora crederà di poter vincere. Quindi continuerà la guerra”, ha sottolineato il ministro, che ha ribadito: “Penso che sia completamente sbagliato.” Crosetto ha assicurato che l’Italia manterrà gli aiuti militari a Kiev “finché questo governo sarà in carica”, precisando tuttavia che ottenere il via libera parlamentare per nuovi invii sarà “più difficile” man mano che si avvicineranno le elezioni.
Infine, ha dichiarato: “Quando uno Stato oltrepassa il confine di un altro Stato con i carri armati, quando bombarda ospedali e scuole, uccide civili e bombarda centrali elettriche, e lo fa da quattro anni, non posso che definirlo malvagio”.
Padova: violenza sessuale su 13enne in un bar, arrestato 40enne pakistano
Un 40enne pakistano, regolare sul territorio nazionale e residente in Emilia-Romagna, è stato arrestato giovedì sera dai poliziotti della Sezione specializzata della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Padova, per violenza sessuale aggravata ai danni di un 13enne di origine cinese. A far scattare l’intervento degli agenti, la segnalazione al 113 fatta da un cliente di un bar a Padova, preoccupato per non aver più visto il ragazzino nella sala dopo averlo notato parlare con l’uomo.
Avvisati i genitori, impegnati dietro al bancone del bar a servire i clienti, hanno deciso insieme di andare a controllare in bagno e, notata la porta chiusa dall’interno, di sfondarla, scoprendo all’interno l’uomo in chiari atteggiamenti sessuali sul ragazzino.
Nel frattempo, i poliziotti della Squadra Mobile e delle Volanti, intervenuti sul posto, dopo aver fatto intervenire personale del 118 per il 13enne in evidente stato di shock, hanno ricostruito quanto accaduto, anche attraverso la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza all’interno del locale.
All’interno del bagno, sul pavimento, è stata inoltre trovata cocaina, per la quale sono in corso ulteriori accertamenti da parte della Squadra Mobile. Sulla base della ricostruzione investigativa, i poliziotti hanno arrestato il 40enne per violenza sessuale aggravata. Lo stesso risulta avere a carico un precedente di polizia del 2026 per rifiuto di fornire le proprie generalità, del 2020 per minacce e del 2013 per atti contrari alla pubblica decenza. Portato nella Casa Circondariale “Due Palazzi” di Padova, il Questore della provincia di Padova Marco Odorisio ha attivato l’Ufficio Immigrazione per l’avvio della procedura di revoca del permesso di soggiorno.
CUPRA aggiorna la gamma italiana con Formentor Impulse, nuove Tribe Edition e versioni Business: dotazioni, motori e prezzi.
La gamma CUPRA 2026 si amplia in Italia con tre proposte che puntano su esigenze differenti: il nuovo allestimento Formentor Impulse, le esclusive Tribe Edition e le versioni CUPRA x Business. Il marchio rafforza così la propria presenza tra SUV coupé, berline sportive e station wagon, combinando motorizzazioni termiche ed elettrificate, contenuti tecnologici e formule commerciali dedicate. Le novità riguardano modelli già presenti sul mercato: cambiano dotazioni, possibilità di scelta e posizionamento delle versioni.
CUPRA Formentor Impulse: il SUV coupé diventa più ricco
La principale novità per il bestseller del marchio è CUPRA Formentor Impulse, allestimento che abbina stile e comfort a un pacchetto di serie particolarmente completo. Comprende cerchi in lega Artic Black Matt da 19 pollici, tetto panoramico, vernice metallizzata ed Edge Pack. Quest’ultimo introduce accesso Keyless Advanced, illuminazione ambientale Smart Wraparound, telecamera posteriore, portellone elettrico handsfree e antifurto. Sulle versioni e-HYBRID è incluso il cavo Mode 3. La scelta dei propulsori spazia tra benzina TSI, diesel TDI, mild hybrid e plug-in, con potenze da 150 a 333 CV.
Prezzo Formentor Impulse e nuovi sistemi di assistenza
La Formentor Impulse 1.5 Hybrid DSG da 150 CV viene proposta con una promozione da 34.900 euro, valida secondo il comunicato fino al 31 ottobre 2026 presso i concessionari aderenti, IPT esclusa. In alternativa è previsto un finanziamento CUPRA Way da 195 euro al mese, soggetto ad anticipo, rata finale e condizioni contrattuali: non si tratta quindi del costo complessivo della vettura. Si aggiornano anche le tecnologie disponibili a richiesta: il pacchetto Intelligent Drive introduce una funzione di arresto di emergenza nella corsia libera più a destra; il Trained Park Assist può memorizzare le manovre abituali. Per l’audio Immersive by Sennheiser arrivano quattro attuatori integrati nel cielo dell’abitacolo.
Tribe Edition: quattro modelli e materiali più sostenibili
Le CUPRA Tribe Edition interessano Formentor, Leon, Leon Sportstourer e Terramar. Il tratto comune è una personalizzazione più marcata: vernice Midnight Black di serie, nuova tinta Manganese Matt, dettagli Dark Chrome e cerchi specifici con finitura Sulfur Green, realizzati con il 20% di materiali riciclati. Nell’abitacolo, alcune finiture plastiche utilizzano fino al 30% di materiali riciclati e una vernice con il 15% di materiale di origine biologica. I sedili sportivi impiegano tessuti centrali riciclati al 100%, realizzati con lavorazione 3D knitting, pensata per ridurre gli scarti di produzione.
Leon e Leon Sportstourer Tribe Edition: sportività e versatilità
La CUPRA Leon Tribe Edition parte da 36.100 euro, mentre la Leon Sportstourer Tribe Edition inizia da 37.850 euro, secondo i prezzi comunicati dal marchio. La dotazione comprende sedili sportivi dedicati, finiture Sulfur, accesso senza chiave e retrocamera. Per le versioni compatibili figurano anche controllo dinamico dell’assetto DCC e assale posteriore Multilink, non disponibili sul 2.0 TDI. La famiglia comprende benzina, diesel, mild hybrid e plug-in, con potenze che arrivano a 333 CV nelle configurazioni indicate nel comunicato.
Formentor e Terramar Tribe Edition: due SUV, due caratteri
La Formentor Tribe Edition valorizza il SUV coupé con cerchi da 19 pollici, sedili 3D knitting, portellone elettrico e una gamma motori estesa dalle unità tradizionali alle e-HYBRID da 204 e 272 CV. Il prezzo di partenza dichiarato è 39.700 euro per il 1.5 TSI da 150 CV. La Terramar Tribe Edition adotta invece cerchi dedicati da 20 pollici e può essere scelta con motori benzina, mild hybrid e plug-in. Per il SUV più grande, la proposta parte da 45.350 euro nella versione 1.5 Hybrid da 150 CV. Le due interpretazioni condividono la ricerca di un’identità più esclusiva.
CUPRA x Business: allestimenti per flotte e clienti privati
Con CUPRA x Business il costruttore affianca alla gamma tre versioni rivolte a professionisti e flotte, ma acquistabili anche dai privati: Terramar Business, Formentor Business e Leon Sportstourer Business. L’obiettivo è semplificare le configurazioni e offrire equipaggiamenti utili nella guida quotidiana. Il pacchetto Edge porta, secondo il modello, accesso Keyless Advanced, illuminazione Smart Wraparound, sistemi di assistenza e portellone elettrico handsfree. Restano disponibili più motorizzazioni, comprese soluzioni mild hybrid e ibride ricaricabili, per rispondere a percorrenze e necessità differenti.
Prezzi CUPRA Business e strategia della nuova gamma
Il listino annunciato parte da 35.700 euro per Leon Sportstourer Business con 1.5 TSI da 150 CV; seguono Formentor Business da 38.500 euro e Terramar Business da 43.900 euro. Quest’ultima offre, tra l’altro, climatizzazione tri-zona e cruise control adattivo predittivo nel pacchetto Edge. Nel complesso, l’offensiva CUPRA non introduce soltanto nuove denominazioni commerciali: amplia la scelta tra allestimenti ricchi, personalizzazioni più ricercate e configurazioni orientate al valore d’uso. Per chi valuta una nuova auto, il confronto dovrà considerare non solo il prezzo di ingresso, ma anche dotazione, propulsore e condizioni delle eventuali offerte.
Dall’origine delle materie prime alla sostenibilità, il passaporto digitale promette di rivoluzionare gli acquisti. L’Unione Consumatori Italiani rilancia la sfida: «Basta slogan, servono informazioni verificabili».
Un’etichetta racconta quello che il produttore decide di scriverci. Ma se una semplice scansione potesse svelare molto di più? Dove nasce un prodotto, quali materiali contiene, come viene realizzato, quali certificazioni possiede e perfino come smaltirlo quando avrà terminato la propria vita.
Il futuro degli acquisti potrebbe essere racchiuso in un QR code. Non un altro strumento pubblicitario, ma una vera carta d’identità digitale capace di accompagnare ogni prodotto lungo il suo percorso, dalla fabbrica al consumatore. È la prospettiva aperta dal Digital Product Passport (DPP), il passaporto digitale previsto dalla normativa europea sull’economia circolare, destinato a essere introdotto progressivamente in diversi settori. Una trasformazione che, secondo UCI – Unione Consumatori Italiani, rappresenta un’opportunità per riequilibrare il rapporto tra chi vende e chi acquista.
Dal packaging alla trasparenza: la confezione comincia a parlare
Il tema è stato affrontato a Milano durante Oltre il brand, appuntamento al quale ha partecipato UCI e dove Antares Vision Group e Genuine Way hanno presentato DEOPP, una soluzione tecnologica progettata per facilitare l’accesso al passaporto digitale anche alle piccole e medie imprese.
«Il packaging del futuro avrà una doppia dimensione», spiega l’avvocato Massimiliano Albanese, segretario federale UCI. La prima resterà fisica, con la funzione di proteggere il prodotto. La seconda sarà digitale, trasformando la confezione in uno strumento per conoscerne storia, caratteristiche e identità. E prosegue: «La tecnologia deve aiutare i cittadini a scegliere, non soltanto le imprese a rispettare le norme».
Non si tratta semplicemente di aggiungere informazioni a quelle già presenti sulle etichette. L’obiettivo è renderle facilmente consultabili, comprensibili e soprattutto verificabili. «La tecnologia ha valore quando riduce l’asimmetria informativa tra chi vende e chi compra», sottolinea ancora Albanese.
Addio greenwashing? Quando la sostenibilità deve mostrare le prove
La questione riguarda anche un fenomeno sempre più discusso: il greenwashing, ovvero la tendenza a presentare prodotti e attività come ambientalmente sostenibili attraverso messaggi che non sempre trovano adeguato riscontro nei fatti. Oggi termini come green, naturale ed ecosostenibile affollano confezioni e campagne pubblicitarie. Ma quanto sono attendibili? Per UCI, il passaporto digitale può diventare uno strumento per distinguere le dichiarazioni commerciali dalle caratteristiche effettivamente documentate.
Un’informazione, avverte Albanese, non è automaticamente trasparente soltanto perché disponibile. Deve essere attendibile, aggiornata, controllabile e formulata in modo che chiunque possa comprenderla. La sfida è costruire un mercato nel quale la credibilità non dipenda dalla capacità di raccontarsi, ma dalla possibilità di dimostrare ciò che si afferma.
Albanese: «Al centro il consumatore, non soltanto gli obblighi delle aziende»
Il rischio, secondo UCI, è che il passaporto digitale si trasformi nell’ennesimo adempimento burocratico, utile alle imprese per certificare il rispetto delle normative ma poco significativo per i cittadini. «Se il passaporto digitale serve soltanto a dimostrare che un’impresa è compliant, ovvero che rispetta le leggi e i regolamenti, abbiamo risolto un problema dell’impresa. Se invece permette al consumatore di sapere, confrontare e scegliere, allora abbiamo risolto un problema del mercato», osserva Albanese.
È questa la distinzione fondamentale: la digitalizzazione deve produrre diritti e opportunità, non semplicemente nuovi archivi di dati. Per riuscirci occorrerà evitare che la quantità di informazioni diventi un ostacolo, così come sarà necessario garantire strumenti accessibili anche a chi ha meno familiarità con smartphone e tecnologie digitali.
La rivoluzione, dunque, non consisterà soltanto nel poter interrogare un prodotto attraverso il telefono, ma nel ricevere risposte comprensibili e affidabili. Perché il consumatore del futuro non dovrebbe essere costretto a fidarsi di uno slogan. Dovrebbe poter verificare ciò che compra. E soprattutto scegliere sapendo davvero che cosa sta acquistando.
UIGA annuncia le sette finaliste di Auto Europa 2027: dalle elettriche ai modelli ibridi, la sfida si decide a Milano il 26 e 27 ottobre.
Il Premio Auto Europa 2027 entra nella fase decisiva con sette modelli che fotografano i cambiamenti dell’industria automobilistica. L’UIGA, Unione dei Giornalisti Italiani dell’Automotive, ha annunciato le finaliste: Alpine A390, BMW iX3, Hyundai Ioniq 3, Lancia Gamma, Renault Clio, Volkswagen T-Roc e Volvo EX60. Tutte sono costruite in Europa, compresa la Hyundai prodotta in Turchia: un segnale del ruolo industriale del continente in un mercato segnato da elettrificazione, digitalizzazione e concorrenza internazionale.
Quando si vota e chi sceglie la vincitrice
La fase conclusiva del Premio Auto Europa è in programma il 26 e 27 ottobre 2026 nella sede di Bosch Italia a Milano. Al verdetto concorrono i giornalisti specializzati dell’UIGA, una giuria di opinion leader e il pubblico. Gli automobilisti possono già partecipare alla votazione sul sito www.premioautoeuropa.it. La rosa delle candidate riunisce SUV, berline compatte e fastback, con alimentazioni elettriche, ibride e tradizionali.
Alpine A390: la sport-fastback elettrica
La Alpine A390 è una sport-fastback elettrica con tre motori, trazione integrale e batteria da 89 kWh. La GT eroga 400 CV e promette fino a 555 km WLTP, mentre la GTS raggiunge 470 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi.
BMW iX3: la Neue Klasse a 800 Volt
La BMW iX3, prima espressione SUV della Neue Klasse, punta su architettura a 800 Volt ed eDrive di sesta generazione. La 50 xDrive dichiara 469 CV, fino a 805 km WLTP e ricarica DC fino a 400 kW: numeri che mettono al centro l’efficienza nei lunghi viaggi.
Hyundai Ioniq 3: compatta elettrica e versatile
La Hyundai Ioniq 3 porta l’elettrico nel formato di una hatchback a cinque porte, progettata per l’Europa e prodotta a İzmit. Il bagagliaio offre 441 litri e la versione con batteria da 61 kWh dichiara fino a 500 km di autonomia.
Lancia Gamma: ritorna l’ammiraglia italiana
La Lancia Gamma, costruita a Melfi sulla piattaforma STLA Medium, rilancia invece il concetto di ammiraglia italiana con una carrozzeria crossover fastback. Sono previste una versione ibrida da 145 CV ed elettriche da 230, 245 e 375 CV, quest’ultima a trazione integrale.
Renault Clio: il full hybrid E-Tech
La sesta generazione della Renault Clio abbina un abitacolo con due schermi da 10,2 pollici al sistema openR link con Google integrato. Il full hybrid E-Tech da 160 CV dichiara consumi di 3,9 l/100 km e fino a 1.000 km di autonomia complessiva; restano in gamma anche benzina e GPL.
Volkswagen T-Roc: la seconda generazione ibrida
La seconda Volkswagen T-Roc cresce nello spazio e adotta una gamma elettrificata: motori 1.5 eTSI mild hybrid da 116 e 150 CV e versioni full hybrid da 136 o 170 CV. Due interpretazioni della transizione pensate per l’uso quotidiano.
Volvo EX60: il SUV elettrico fino a 810 km WLTP
La Volvo EX60 completa la lista delle finaliste con un SUV premium a batteria dal design scandinavo. L’architettura elettrica a 800 Volt accomuna le tre varianti: P6 a trazione posteriore da 374 CV e 611 km WLTP, P10 AWD da 510 CV e 660 km, e P12 AWD da 680 CV, con batteria da 117 kWh e autonomia massima dichiarata di 810 km WLTP. La diversità delle sette candidate rende il premio un osservatorio delle strategie con cui le case cercano di coniugare innovazione, prestazioni e accessibilità.
Una finale che racconta la trasformazione del settore
Il filo conduttore di Auto Europa 2027 non è una sola tecnologia, ma la ricerca di soluzioni per clienti differenti. Le sette finaliste mostrano quanto il settore si muova tra batterie più capienti, ricarica rapida, sistemi digitali e motorizzazioni ibride. La scelta finale, affidata a esperti e pubblico, darà anche una misura di quali caratteristiche contano oggi maggiormente per il mercato italiano. La presenza di vetture realizzate in diversi stabilimenti europei sottolinea inoltre il peso della produzione locale e delle competenze industriali. Dalle compatte ai SUV premium, la competizione mette a confronto esigenze di mobilità molto distanti, senza ridurre il futuro dell’auto a una sola formula.
Una controversia nata nel 2010, nella quale Il gruppo San Raffaele ottiene ragione dal Consiglio di Stato, le opposizioni chiedono chiarezza e la Giunta Rocca annuncia nuovi ricorsi. Sullo sfondo, il paradosso della sanità pubblica chiamata a saldare il conto con quella privata.
Da tre a 82 milioni: il conto che fa tremare la Pisana
Sedici anni di contenziosi, tre amministrazioni regionali e un conto finale da far impallidire qualsiasi direttore finanziario. La Regione Lazio si ritrova a dover riconoscere 82,14 milioni di euro al gruppo San Raffaele, riconducibile ad Antonio Angelucci, imprenditore della sanità privata e deputato della Lega.
Tutto comincia nel 2010, quando la Giunta Polverini impone una riduzione del 4% ai budget delle strutture accreditate. Il San Raffaele contesta il provvedimento e avvia una battaglia giudiziaria che, dopo pronunciamenti inizialmente favorevoli alla Regione, approda a un esito opposto davanti al Consiglio di Stato. Il particolare più clamoroso riguarda le cifre. La Regione aveva ipotizzato un pagamento di poco superiore ai tre milioni. Il gruppo privato ne chiedeva circa 60, oltre agli accessori. Alla fine, tra rivalutazioni e interessi, il conto riconosciuto supera gli 82 milioni.
La sanità pubblica paga quella privata
La somma compare nella deliberazione approvata il primo ottobre dalla Giunta Rocca, all’interno di oltre 83 milioni di debiti fuori bilancio.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, le risorse potrebbero essere reperite attraverso il fondo rischi della Gestione sanitaria accentrata. Una prospettiva che ha acceso lo scontro politico: mentre ospedali e servizi territoriali devono fare i conti con risorse limitate, una cifra imponente viene destinata a chiudere un contenzioso con un operatore privato. Le opposizioni, da Pd a M5S, Azione e Italia Viva, chiedono spiegazioni sulla gestione della vertenza, sulle trattative fallite e soprattutto sull’enorme distanza tra la prima valutazione regionale e la cifra definitiva.
Nel mirino finiscono anche le questioni relative all’accreditamento di alcune strutture e il peso complessivo dei contenziosi sanitari con il gruppo Angelucci.
Rocca prepara i ricorsi, ma intanto paga
L’assessore al Bilancio Giancarlo Righini annuncia che la Regione procederà con un ricorso per revocazione e uno in Cassazione. Ma conferma anche l’intenzione di versare quanto dovuto per evitare ulteriori interessi. Intanto, le opposizioni reclamano una seduta della commissione Trasparenza e nuovi chiarimenti dai vertici regionali, a cominciare dal direttore Urbani.
La battaglia, insomma, non è finita. Resta però una domanda politica che supera le carte bollate: come ha potuto una controversia valutata dalla Regione poco più di tre milioni trasformarsi in un esborso superiore a 82? E soprattutto, quali conseguenze avrà sul sistema sanitario laziale?
Francia, oggi proteste in tutto il Paese: allerta massima per il rischio di scontri
La Francia è in stato di massima allerta per le grandi proteste in programma oggi, 17 ottobre, in tutto il Paese. Sindacati e cittadini che si definiscono “gilet gialli” manifesteranno contro la crisi del costo della vita e l’aumento dei carburanti, con una forte presenza prevista di studenti. Secondo una fonte vicina al ministero dell’Interno, sono attese circa 500 azioni sul territorio nazionale e una novantina di manifestazioni.
Le mobilitazioni arrivano dopo quattro settimane di proteste studentesche contro le assenze dei docenti, le classi sovraffollate e gli edifici scolastici vetusti. Nella maggior parte dei casi si sono svolte pacificamente, ma non sono mancati scontri con gruppi di facinorosi e pesanti critiche per presunte violenze degli agenti. Venerdì il presidente Emmanuel Macron ha ribadito che il diritto a manifestare è pienamente rispettato, ma deve andare di pari passo con il rispetto delle persone e dei beni, rivolgendo un appello alla calma.
Sotto osservazione c’è anche il comportamento della polizia. In un caso, uno studente di 15 anni avrebbe perso un occhio, colpito da un proiettile di gomma; in un altro, un quattordicenne avrebbe perso una mano raccogliendo una granata stordente. Entrambe le vicende sono oggetto di indagine. Dopo il secondo episodio la Francia ha sospeso l’uso di alcuni tipi di granate stordenti, ma il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha detto in un’intervista che oggi saranno autorizzate in caso di “gravi violenze urbane”, e mai quando la situazione è tranquilla. Martedì al Senato Nuñez ha riferito di 36 inchieste aperte su presunte violenze delle forze dell’ordine durante le proteste studentesche: quattro riguardano lesioni mutilanti, sei ferite gravi, le altre presunti pestaggi, insulti e segnalazioni di violenze sessuali.
Il ritorno dei gilet gialli
Alcuni osservatori ipotizzano che la giornata possa segnare il ritorno dei gilet gialli, il movimento nato nel 2018 contro il rincaro di benzina e diesel, che per mesi bloccò rotatorie, autostrade e depositi di carburante con frequenti tensioni con la polizia. Intanto il governo deve fronteggiare una grave crisi del debito pubblico e cerca di far approvare una legge di bilancio con misure di austerità in un parlamento privo di maggioranza assoluta.
Dall’inizio delle proteste sono rimasti feriti 937 tra poliziotti e gendarmi, 248 studenti e 149 membri del personale docente, il dato più alto mai registrato dal ministero dell’Istruzione. Martedì Alliance Police Nationale, uno dei principali sindacati di polizia, ha annunciato una denuncia contro lo Stato per “messa in pericolo della vita altrui”, lamentando istruzioni contraddittorie che lascerebbero gli agenti esposti alla violenza e all’ostilità pubblica.
Ex Ilva, la cassa integrazione sale a 8.622 lavoratori dopo il decreto sull’area a caldo
L’ex Ilva allarga la cassa integrazione. L’azienda ha chiesto di aggiungere 4.172 lavoratori ai 4.450 già autorizzati, per un totale di 8.622 sospensioni. Solo 1.004 dipendenti resteranno in servizio, per sorvegliare gli impianti, proteggere gli asset e garantire gli adempimenti amministrativi e ambientali. La richiesta è contenuta in una comunicazione dei commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, inviata ai sindacati nazionali e territoriali, alle Regioni coinvolte e ai ministeri del Lavoro e delle Imprese. Vale dalla data dell’autorizzazione fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe o rinnovi. A Taranto la notizia è arrivata a ridosso della fine di cinque giorni di sciopero, nell’ex Ilva e nell’indotto, con il blocco delle principali strade statali da e per la città.
L’azienda precisa che 8.622 è il numero medio massimo di sospensioni contemporanee. Al 30 luglio i dipendenti erano 9.626: 7.875 a Taranto, 917 a Genova, 542 a Novi Ligure, 127 a Milano, più quelli degli altri siti. La nuova richiesta riguarda 6.964 persone a Taranto, 870 a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano, con un impatto simile sulle altre sedi. A Taranto la cassa è oggi in corso per circa 3.500 persone, con un tetto autorizzato di 3.800 all’interno del contingente di 4.450. Con la nuova richiesta i cassintegrati sfiorerebbero quota 7mila: 4.667 operai, 1.564 impiegati e 733 intermedi. Le aree più colpite sono quelle di fusione, con 2.660 persone, e di staff e servizi, con 3.225. Per la laminazione si parla di 1.079 lavoratori.
“Il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio dell’area ‘a caldo’ impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo”, fanno sapere i commissari di Acciaierie. “In esecuzione del provvedimento giudiziale di spegnimento dell’area a caldo, la società ha provveduto alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, si legge nella comunicazione rivolta a ministeri, sindacati e Regioni interessate.
“Infatti – si prosegue -, dalla temporanea sospensione dell’esercizio di tutti gli impianti di produzione funzionali all’out put di bramme e coils, già a decorrere dal 09.10.2026, consegue l’improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali. Questo determinerà gradualmente, ricadute sulle lavorazioni in essere in tutti gli stabilimenti del gruppo, di potenziale variabile entità nel tempo, in relazione al progressivo ripristino di condizioni di esercizio, funzionali a garantire le condizioni di cedibilità degli asset, mediante il potenziale ricorso a fonti di approvvigionamento esterne o, nel medio termine, al ripristino di autonoma capacità produttiva”.
Il baby fenomeno del Real Madrid entra all’Olimpico, segna e rivela il segreto della sua prestazione: una conversazione con l’Altissimo.
Gasperini rimpiange il talento sfumato sul mercato, mentre Mourinho deve decidere quanto farlo giocare. Ma lassù, evidentemente, qualcuno ha già espresso una preferenza. Altro che indicazioni tattiche, lavagnette magnetiche e discorsi motivazionali. Per segnare alla Roma basta avere il numero giusto in rubrica. Possibilmente quello di Dio.
Endrick, gioiellino brasiliano del Real Madrid, ha raccontato il curioso retroscena della sua serata all’Olimpico. Mentre i compagni correvano e sudavano, lui era seduto in panchina a conversare con l’Onnipotente. Poi, improvvisamente, la chiamata dalla panchina. Quella terrena, stavolta.
«Ero in panchina a parlare con Dio», ha confessato il ragazzo, spiegando di aver continuato a pregare anche mentre si preparava a entrare. Risultato? Ingresso devastante e gol alla Roma. Una specie di assistenza divina, senza bisogno di passare dal centrocampo.
E pensare che il brasiliano, inseguito durante il mercato proprio dai giallorossi, avrebbe potuto indossare la maglia della Roma. Gasperini e D’Amico lo avevano messo nel mirino, ma il talento è rimasto a Madrid. Salvo presentarsi all’Olimpico per ricordare quanto sarebbe stato comodo averlo dalla parte giusta.
Mourinho decide, ma l’ultima parola spetta all’Altissimo
Il problema, adesso, è capire chi abbia più voce in capitolo sul futuro del ragazzo: José Mourinho oppure il suo interlocutore celeste. Alla domanda su un possibile aumento del minutaggio, Endrick risponde con prudenza. Le scelte spettano all’allenatore, che deve pensare agli interessi della squadra. Lui promette lavoro, sacrificio e pazienza. Un atteggiamento ammirevole. Ma con una linea diretta così privilegiata, potrebbe anche chiedere una piccola raccomandazione. Magari senza disturbare San Pietro.
Intanto, dopo appena quattro minuti giocati nella Liga, il brasiliano si è trasformato nel protagonista della rimonta madrilena: dal 3-1 al 4-3, con gol del pareggio e premio di migliore in campo.
Vinicius squalificato, il Paradiso apre una finestra
A favorire Endrick potrebbe arrivare anche la squalifica di Vinicius, fermato per quattro giornate nel campionato spagnolo. Il giovane attaccante difende il compagno, giudicando eccessivo il provvedimento e denunciando quello che considera un accanimento nei suoi confronti. Nel frattempo, però, qualche posto nell’attacco del Real potrebbe liberarsi. E il brasiliano è pronto ad approfittarne.
Per la Roma resta una beffa doppia: aver sfiorato un talento sul mercato e averlo poi visto segnare all’Olimpico, contribuendo a una rimonta che sembrava impossibile. Per Mourinho, invece, si profila un problema di abbondanza. E forse anche di competenze: fino a ieri il suo celebre soprannome era Special One. Adesso, con Endrick che conversa direttamente con il Padreterno, rischia di essere retrocesso a semplice intermediario.
Da Spicer a Zacharia, tutti gli ex portavoce di Trump
L’ha presa con sportività, Katie Zacharia, la portavoce più breve della storia che, dopo aver lasciato la Casa Bianca, ha voluto salutare Donald Trump con parole di grande stima. “Il presidente è un uomo gentile, meraviglioso, attento, premuroso, entusiasta e laborioso. Vorrei che più americani lo apprezzassero. Nessuno riuscirà mai più a rendere grande l’America come lui ha fatto e continua a fare. È stato un onore lavorare per lui”, ha scritto sul suo profilo X.
Il messaggio è comparso poche ore dopo l’uscita di scena, a meno di una settimana dalla nomina. Zacharia era stata scelta il 9 ottobre per sostituire Karoline Leavitt, che ad agosto aveva lasciato l’incarico per dedicarsi alla famiglia. A pesare è stato soprattutto il debutto con la stampa: un briefing di quattordici minuti, con sole tre domande, tutte di giornalisti vicini all’amministrazione. In quella stessa occasione è arrivato anche l’annuncio del licenziamento dell’ambasciatrice americana ad Atene, Kimberly Guilfoyle. Alle critiche sulla conferenza si sono poi sommati i dubbi sul suo percorso professionale. Zacharia ha ammesso di non aver superato l’esame da avvocato in California, nonostante si fosse presentata come legale nelle sue apparizioni a Fox News. A quel punto, secondo quanto riportato, è stato lo stesso Trump a suggerirle di fare un passo indietro.
In due mandati presidenziali, Trump ha cambiato sette portavoce. Katie Zacharia è rimasta in carica appena cinque giorni: ecco chi l’ha preceduta.
È stato il primo portavoce della Casa Bianca del primo mandato di Trump. Il suo nome è rimasto legato alle polemiche sul numero di persone presenti alla cerimonia di insediamento del gennaio 2017. Spicer sostenne che si fosse trattato del pubblico più numeroso di sempre, nonostante le immagini mostrassero una partecipazione inferiore a quella registrata per l’insediamento di Barack Obama. In seguito riconobbe di aver commesso alcuni “passi falsi”. Si dimise nel luglio 2017, dopo circa sei mesi.
Sarah Huckabee Sanders, due anni
Tra le collaboratrici più fidate di Trump, aveva avuto un ruolo importante nella campagna elettorale del 2016. Il suo periodo alla Casa Bianca fu segnato da rapporti difficili con i giornalisti e da lunghe pause senza briefing formali. Nel rapporto del procuratore speciale Robert Mueller sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 emerse che Sanders aveva ammesso di aver formulato un’affermazione priva di fondamento sul presunto mancato sostegno di “innumerevoli” agenti dell’Fbi all’allora direttore James Comey, licenziato da Trump. Lasciò l’incarico alla fine di giugno 2019. Oggi è governatrice dell’Arkansas.
Stephanie Grisham, meno di un anno
Già portavoce di Melania Trump dal marzo 2017, Grisham lavorava con il presidente fin dall’inizio della campagna elettorale del 2015. Assunse l’incarico di portavoce della Casa Bianca nel luglio 2019, distinguendosi per una scelta senza precedenti: non tenne mai un briefing formale con i giornalisti. Rimase in carica meno di un anno, prima di passare al ruolo di capo di gabinetto della first lady.
Kayleigh McEnany, da aprile 2020 a gennaio 2021
Dopo aver inizialmente criticato Trump durante le primarie repubblicane, McEnany diventò l’ultima portavoce del suo primo mandato. Il momento più delicato arrivò dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. In una breve apparizione davanti alla stampa, dichiarò che la Casa Bianca condannava le violenze “nei termini più forti possibili” e le definì “inaccettabili”. Trump non partecipò al briefing.
Karoline Leavitt, da gennaio 2025 ad agosto 2026
Già componente dello staff della comunicazione durante il primo mandato di Trump, Leavitt è diventata la più giovane portavoce della Casa Bianca nella storia degli Stati Uniti. Aveva appena 28 anni quando ha annunciato l’uscita dall’amministrazione, spiegando di voler dedicare più tempo alla famiglia. Resta ora una sola domanda: chi sarà il prossimo?
Si ispira ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità l’iniziativa Bando 2026lanciata dalla Fondazione G. B. Baroni ETS – Ente Filantropico che mette a disposizione 400 mila euro a sostegno di progetti finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia, alla partecipazione attiva ed al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità motoria e neuromotoria, con particolare attenzione al territorio di Roma e del Lazio. Seppur negli ultimi anni siano stati molti i progressi sul tema, gli ostacoli nell’accesso ai diritti, al lavoro e alla vita comunitaria risultano ancora troppi. Nata nel 1972, la fondazione sostiene da oltre cinquant’anni progetti di solidarietà, assistenza e ricerca a favore delle persone con deficit e lesioni neurologiche e motorie.
Contro esclusione e vulnerabilità
“Con i nostri bandi sosteniamo percorsi costruiti su misura partendo dall’ascolto” – spiega il Presidente della Fondazione Baroni, Giuseppe Signoriello – “solo se tradotte in possibilità reali di vita, le risorse trovano un senso”. Snellire le tempistiche ed i passaggi attraverso digitalizzazioneed accompagnare le famiglie e gli enti nel concreto. “È qui che la Fondazione Baroni vuole fare la sua parte” – sottolinea il presidente – “investendo su chi rende luoghi e servizi davvero accessibili, anche online; e su chi aiuta a capire come muoversi nel nuovo sistema. Nessun diritto dovrebbe perdersi tra moduli e procedure”.
La vittoria sta nell’abbraccio. Densa di significati la campagna promozionale con le immagini della Fondazione Baroni
Sport, assistenza e ricerca scientifica
Una quota di 125 mila euro è rivolta ad associazioni sportive dilettantistiche, onlus ed organizzazioni del Terzo Settore; di medesimo importo, un ‘altra quota destinata a progetti per persone e famiglie in condizioni di fragilità. I restanti 150 mila euro, infine, a studi e sperimentazioni su malattie rare o altamente debilitanti e per sostenere progetti innovativi in ambito medico e tecnologico. Costo minimo per ogni progetto, 25 mila euro ed una durata non superiore a 12 mesi con la causa che non è possibile superare la cifra 40 mila euro a progetto. Il 70% del finanziamento sarà erogato entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, mentre il restante 30% sarà liquidato dopo l’approvazione della rendicontazione finale. L’area di azione dei progetti concerne la Città Metropolitana di Roma Capitale, mentre su tutto il territorio nazionale vale per la ricerca scientifica. I risocontri alle domande – da consegnarsi entro il 30 novembre 2026 – verranno comunicati entro il 31 gennaio 2027.
Medici e pazienti nella campagna creata dalla Fondazione Baroni a sostegno delle attività sportive per chi ha disabilità
Municipi attivi, dal nuoto agli sport di squadra
Basket in carrozzina, atletica, trekking accessibile e sitting volley. Ma anche rugby integrato, nuoto, e – persino – equitazione. Ogni municipio della città offre numerose possibilità per praticare sport che includono persone con disabilità in sedi di associazioni sportive dilettantistiche o strutture del comune. Alla pagina ufficiale del Comune di Roma – Strutture Sportive per Disabili è pubblicato il lungo elenco della sedi e delle attività sportive che offrono servizi adattati come Villa York, SS Lazio Nuoto, UISP Roma ed il Centro Sportivo Garbatella. Tra gli sport più originali, è possibile praticare baseball per ciechi, basket in carrozzina e calcio integrato in sedi capitoline come ImplaccAbili /Rugby Capitolina, ASD Disabili Roma 2000, ASD Polisportiva Roma 7 Volley. Non mancano le attività da fare all’aperto come il trekking inclusivo grazie a Fateci Posto APS e gli sport nautici con Io Sono Pablo E Qui Sto Bene APS. La ginnastica adattata per disabilità motorie si può trovare presso ASD Polisportiva Roma Sud.
La Lega torna all’attacco delle moschee abusive in Lombardia e presenta una proposta di legge regionale per rafforzare i controlli sull’apertura e sull’utilizzo dei luoghi di culto. Il testo, illustrato al Pirellone alla presenza del vicepremier Matteo Salvini, del capogruppo regionale del Carroccio Alessandro Corbetta e dell’europarlamentare Silvia Sardone, punta ad aggiornare la normativa introdotta durante la giunta Maroni, introducendo ulteriori vincoli urbanistici e maggiori poteri di intervento per le amministrazioni comunali.
Moschee, la proposta della Lega: stop ai luoghi di preghiera ricavati da capannoni e negozi
Uno dei punti centrali del progetto riguarda il contrasto all’utilizzo improprio di immobili destinati ad altre attività. L’obiettivo dichiarato è impedire che capannoni industriali, negozi, magazzini o sedi associative vengano trasformati in luoghi di preghiera senza rispettare le procedure urbanistiche previste. La proposta stabilisce inoltre che l’insediamento e lo svolgimento di attività religiose collettive siano subordinati anche all’appartenenza a confessioni che abbiano sottoscritto un’intesa con lo Stato italiano.
Più poteri ai sindaci e verifiche sull’impatto nei quartieri
Il testo punta anche ad ampliare gli strumenti a disposizione dei Comuni, consentendo ai sindaci di intervenire con sanzioni, sospensioni e provvedimenti finalizzati a interrompere le attività religiose svolte in immobili utilizzati irregolarmente. Tra gli elementi da valutare per autorizzare nuovi insediamenti figurano la disponibilità di parcheggi, il traffico, l’affollamento e la concentrazione di luoghi di culto in una determinata area. L’intento, secondo i promotori, è garantire la compatibilità delle attività religiose con le caratteristiche urbanistiche del territorio e con le esigenze dei residenti. La Lega chiede inoltre maggiore trasparenza sulla provenienza dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto.
Corbetta: “Libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”
“La libertà di culto non significa libertà di fare ciò che si vuole”, ha dichiarato il capogruppo leghista Alessandro Corbetta durante la presentazione. “Quando viene insediato un luogo di culto ci deve essere una valutazione specifica in cui valutare la sicurezza e la tranquillità dei residenti. Ogni insediamento deve rispettare regole chiare e chiediamo trasparenza sui finanziamenti ai luoghi di culto”.
La proposta dovrà ora affrontare l’iter legislativo regionale. Il nuovo intervento si inserisce nel solco della normativa lombarda sui luoghi di culto, già al centro negli anni passati di controversie e pronunciamenti della Corte costituzionale. Resta quindi da verificare la compatibilità delle nuove disposizioni con i principi costituzionali sulla libertà religiosa.
Il presidente biancoceleste racconta ai magistrati minacce, pressioni e presunte manovre per costringerlo a vendere. Nel mirino ultras, informazione e politica. Ma quando gli chiedono i nomi, il mistero si infittisce.
Più che una deposizione, una sceneggiatura per Sergio Leone. Claudio Lotito entra idealmente nel saloon della giustizia romana con due pistole, una collezione di nemici e la convinzione che qualcuno voglia strappargli la Lazio. Mancano soltanto la polvere del deserto e la colonna sonora di Ennio Morricone.
Il presidente biancoceleste, ascoltato il 30 giugno dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti, ha descritto un universo di minacce, contestazioni e possibili interessi nascosti. Una ricostruzione personale che i magistrati dovranno verificare.
Due pistole e un presidente da Far West
Il particolare più cinematografico arriva dall’audizione del 5 marzo davanti alla Commissione parlamentare Antimafia. Lotito racconta di aver girato per un periodo armato con due pistole: un’automatica e una Smith & Wesson. Una davanti, l’altra dietro. Altro che doppio centravanti.
Secondo il senatore, sarebbero state le forze dell’ordine a imporgli simili precauzioni. Una delle armi, sostiene, gli avrebbe perfino salvato la vita in una circostanza che non ha dettagliato.
Il complotto c’è, i nomi un po’ meno
Lotito ritiene che dietro le contestazioni esista una strategia per indurlo a cedere il club. Parla di ambienti ultras, campagne mediatiche, manifesti e settori della politica che gli sarebbero ostili. Ma quando i magistrati chiedono di identificare gli eventuali registi, non arrivano indicazioni precise. Il sospetto ha una trama, ma per ora il cast rimane sconosciuto.
Intanto la Procura indaga per ipotesi di aggiotaggio su Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, sospettati di un possibile intervento informativo volto a influenzare il titolo della Lazio. Accuse ancora da dimostrare, con gli indagati da considerare innocenti.
Gli ultras, i manifesti e la battaglia per la Lazio
Il patron sostiene che una parte del tifo organizzato abbia interessi economici legati a merchandising e locali dove seguire le partite. Racconta di migliaia di manifesti comparsi contro di lui e di una contestazione che, a suo giudizio, avrebbe superato i confini dello stadio. Anche queste restano affermazioni di parte, prive nel verbale di specifici riscontri. Va inoltre ricordato che gli ultras coinvolti nella vecchia vicenda della presunta scalata alla Lazio furono assolti.
Dal canto suo, Bisignani respinge ogni accusa: sostiene di aver voluto aiutare Lotito, non danneggiarlo, e nega collegamenti con il tifo organizzato. Il finale, dunque, è ancora tutto da scrivere. La Procura cerca eventuali responsabilità, Lotito denuncia una guerra contro la sua presidenza e i tifosi continuano a chiedere risposte.
Nel frattempo, tra pistole, finanza e politica, la Lazio sembra diventata un western ambientato a Piazza Affari. Con una differenza: nel Far West i duelli si risolvevano all’alba. Qui serviranno le prove.
Il giorno dopo l’elezione del Papa polacco, la Capitale saluta il terzo presidente della Repubblica. Aveva 91 anni e aveva accompagnato l’Italia dal dopoguerra al boom economico, inaugurando anche le Olimpiadi di Roma.
La città ha ancora gli occhi puntati su San Pietro. Soltanto ventiquattr’ore prima, un cardinale polacco dal nome quasi impronunciabile, Karol Wojtyła, è diventato Giovanni Paolo II, sorprendendo il mondo. Ma mentre Roma celebra il nuovo Pontefice, un’altra pagina della storia italiana si chiude nel silenzio.
Alle sei del mattino muore Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica, protagonista di una stagione nella quale l’Italia aveva smesso di ricostruire le proprie macerie per cominciare a inseguire il benessere. La notizia viene diffusa alle 7.30. Gronchi si spegne nella sua abitazione romana di via Carlo Fea, nel quartiere Nomentano. Ha 91 anni. Nel pomeriggio il presidente Sandro Pertini raggiunge la casa per rendere omaggio al predecessore.
Il presidente che vide Roma diventare olimpica
Nato a Pontedera nel 1887, cattolico sociale, antifascista e fondatore del Partito Popolare, Gronchi arriva al Quirinale nel 1955. È un presidente interventista, convinto che il capo dello Stato non debba limitarsi a inaugurare monumenti e tagliare nastri. Il suo settennato attraversa gli anni del miracolo economico, quelli della Seicento, della televisione che entra nei salotti e degli italiani che scoprono le vacanze.
Il momento più spettacolare arriva il 25 agosto 1960, quando Gronchi inaugura allo Stadio Olimpico i Giochi di Roma. La Capitale si mostra al mondo con il volto moderno di una città capace di trasformare la propria storia in futuro.
L’ultimo saluto tra Quirinale e Santa Maria degli Angeli
Il 18 ottobre la salma viene trasferita a Palazzo Madama, dove viene allestita la camera ardente. Il 19 ottobre i funerali nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, a piazza della Repubblica, alla presenza di Pertini. Poi il ritorno nella natia Pontedera.
Gronchi lascia un’eredità politica discussa, segnata anche dalla controversa esperienza del governo Tambroni, ma soprattutto il ricordo di una presidenza che cercò di ampliare il ruolo del Quirinale. Quel 17 ottobre 1978 Roma assiste così a uno straordinario passaggio di epoche: mentre in Vaticano comincia il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, al Quirinale si ricorda l’uomo che aveva accompagnato l’Italia verso la modernità.
Peugeot e Serica reinterpretano l’orologio da cruscotto: il Ref. 1174 Parade si integra nell’i-Cockpit della RCZ Vision Concept.
La Peugeot RCZ Vision Concept mette in dialogo due mondi della progettazione francese: quello dell’automobile e quello dell’orologeria indipendente. La collaborazione con Serica nasce da una visione comune dell’oggetto, inteso non soltanto come esercizio di stile, ma come sintesi di funzione, precisione ed eleganza. Il risultato è un dettaglio inedito dell’abitacolo: un segnatempo meccanico pensato per vivere sia all’interno della vettura sia al polso di chi la guida.
In un abitacolo sempre più digitale, Peugeot affida a un oggetto fisico e riconoscibile un ruolo centrale nell’esperienza a bordo, collegando identità del marchio e cultura del progetto.
Serica Ref. 1174 Parade: il quadrante Glacier Blue
Protagonista dell’operazione è il Serica Ref. 1174 Parade, realizzato in una configurazione unica per la concept car. Il suo elemento distintivo è il quadrante Glacier Blue, sviluppato appositamente per richiamare le tonalità della Peugeot RCZ Vision. Il colore diventa così il filo conduttore tra l’architettura degli interni e l’orologio, senza sacrificare l’identità estetica del segnatempo.
La collaborazione sottolinea quanto contino proporzioni, materiali percepiti e leggibilità nella costruzione di un’esperienza coerente. Il quadrante non è soltanto un richiamo cromatico: è il punto di incontro tra la presenza discreta di un orologio da polso e il carattere espressivo di una concept car. Due linguaggi diversi si avvicinano attraverso la stessa attenzione ai dettagli.
Integrazione nell’i-Cockpit: un modulo progettato su misura
Per ospitare l’orologio, i team di design di Peugeot e Serica hanno sviluppato congiuntamente un modulo integrato nell’architettura del Peugeot i-Cockpit. La soluzione consente al Ref. 1174 Parade di occupare una posizione di rilievo nel cruscotto, mantenendo riconoscibilità e facilità di lettura. L’obiettivo è far convivere il segnatempo con le linee dell’abitacolo, evitando l’effetto di un accessorio aggiunto in un secondo momento.
Una volta collocato nel suo alloggiamento, dell’orologio rimane visibile soltanto la parte anteriore della cassa. In questa configurazione assume la funzione e l’aspetto di un orologio da cruscotto, inserito nella composizione della plancia. La cura dell’integrazione è significativa: il modulo non cancella l’origine dell’oggetto, ma ne valorizza l’identità mentre lo trasforma in una componente del progetto automobilistico.
Dal cruscotto al polso: la funzione diventa flessibile
La caratteristica più interessante del progetto è la sua reversibilità. Il Serica Ref. 1174 Glacier Blue può essere fissato nel modulo dedicato e successivamente rimosso con facilità, recuperando la sua funzione originaria di orologio da polso. Il passaggio dall’auto alla persona introduce un’idea di continuità: lo stesso oggetto accompagna momenti e contesti differenti, senza perdere il proprio significato.
È una scelta che unisce design e utilizzo concreto. Il segnatempo non viene assimilato definitivamente alla vettura, ma conserva autonomia e personalità. Questa doppia destinazione d’uso fa della collaborazione un esempio di progettazione trasversale, in cui l’integrazione tecnologica non richiede di rinunciare alla natura meccanica e individuale dell’oggetto.
Tradizione e innovazione: il messaggio della collaborazione
Nel progetto Peugeot RCZ Vision Concept e Serica emergono alcuni valori condivisi: rispetto per l’eredità dei rispettivi settori, ricerca di forme distintive e attenzione alla precisione. Automobile e orologeria hanno in comune il rapporto fra movimento e meccanica, ma anche l’esigenza di rendere immediatamente comprensibili funzioni complesse attraverso un design essenziale.
La Ref. 1174 Parade Glacier Blue diventa quindi più di un particolare dell’abitacolo. È il simbolo di una partnership che interpreta il lusso progettuale come equilibrio tra utilità ed emozione. Per Peugeot, la concept car offre lo spazio per esplorare nuovi modi di vivere l’interno dell’auto; per Serica, il cruscotto diventa un contesto originale in cui mostrare il valore di un segnatempo indipendente. La sintesi è un oggetto che non sceglie tra automobile e polso, ma appartiene a entrambi.
(Agenzia Vista) Usa, 17 ottobre 2026
“Katie è stata trattata molto male dai media; molto, molto male, in modo davvero ingiusto, a mio parere. Ne ho appena parlato con lei. Le ho chiesto: “Katie, sei sicura che faccia per te?”. Perché, sa, è stata trattata in modo molto duro, eppure è una brava persona, una persona davvero squisita. La seguo in televisione da anni, ma le ho detto: “È davvero quello che vuoi, Katie? Onestamente, non ne hai bisogno; non meriti di essere trattata così”. I “fake news” – o meglio, i media in generale – sono stati molto duri con lei. Ieri sera è apparsa nel programma di Sean Hannity, che è stato piuttosto severo; stamattina l’ho vista su Fox & Friends ed è successo lo stesso. È stata trattata, direi, in modo piuttosto sgradevole. Proprio due minuti fa le ho detto: “Katie, sai, non sei obbligata a farlo se non vuoi”. Lei ha risposto: “È molto più dura di quanto pensassi”. E io le ho ribattuto: “Benvenuta nel mondo di Trump”. Resterà con voi? Lascerò che sia lei a decidere. Esatto. Sì, è una brava persona, una persona fantastica. Ed è stata trattata in modo brutale. Le ho chiesto: “Vuoi davvero vivere così?”. «Non credo che la smetteranno mai». E sai, Caroline ha fatto un ottimo lavoro. Uh, penso che forse anche Katie potrebbe farcela, ma Katie ha avuto un inizio in cui i media sono stati davvero cattivi con lei. Non ho mai visto niente del genere. In realtà, le ho suggerito di riconsiderare la sua scelta. Le ho detto: «Onestamente, se fossi al tuo posto, ci ripenserei. Riflettici bene, ma io riconsidererei». Ha un marito meraviglioso e una bella famiglia. Ieri ho incontrato i suoi familiari; hanno dei figli splendidi, sembrano usciti da una cartolina. Le ho detto: «Dovresti ripensarci, perché non credo tu voglia passare attraverso tutto questo». Cosa vorresti che facesse? Voglio solo che sia felice, e lei ha sofferto molto negli ultimi giorni. Non sto dicendo che non faccia per lei, ma le ho ripetuto che, se vuole essere felice nella vita… comunque, farò qualunque cosa lei desideri. Quanto tempo le concederai? Vuoi che resti? Uh, ne parlerò con lei quando tornerò. Stiamo andando a un grande comizio: ci saranno tantissime auto, un sacco di gente, una folla enorme, sai com’è. Ne parlerò con lei stasera o domani. Le ho solo suggerito di riconsiderare la sua decisione, perché penso che la stampa si stia comportando in modo davvero ingrato”, lo ha detto il Presidente Usa Donald Trump.
WnhiteHouse
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
Siparietto sul red carpet della Festa del Cinema di Roma tra Jovanotti e Gianni Morandi. L’artista si è prima inchinato di fronte a Morandi e poi lo ha abbracciato calorosamente davanti ai fotografi, prima di fare il suo ingresso all’evento.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
“Poi me lo sento anche amico, mi ha scritto anche delle belle canzoni per me”. Lo ha detto il cantante Gianni Morandi a margine della presentazione del film su Jovanotti all’Auditorium Parco della Musica.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
Jovanotti ha posato per i fotografi sul red carpet della Festa del Cinema di Roma insieme alla moglie e alla figlia, prima di concedersi al pubblico e fare il suo ingresso all’evento.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
Jovanotti si è fermato sul red carpet della Festa del Cinema di Roma per abbracciare i registi del film “Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti”, prima di salutare il pubblico e accedere all’evento.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 16 ottobre 2026
Jovanotti si è fermato sul red carpet della Festa del Cinema di Roma per firmare autografi e salutare i fan prima di accedere all’evento.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev