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“Gustando… s’impara!”. Prima edizione di MercaFest

“Gustando…s’impara” è il claim della prima edizione di MercaFest, in programma il prossimo 18 ottobre negli spazi di Mercafir di Firenze (dalle ore 10 alle 18, con ingresso da Viale A. Guidoni 176). Porte aperte al mercato agroalimentare di Firenze per una giornata dedicata alle famiglie, con momenti ludici per i più piccoli, food truck,  laboratori esperienziali per la riscoperta dei sapori autentici, e poi ancora con uno spazio di riflessione sulle politiche del cibo in città.

Mercafir compie un nuovo passo nel percorso di apertura verso la città e il territorio. Il mercato si propone come “attivatore” di idee, proposte e progetti sul sistema cibo e come sede di un tavolo di confronto che coinvolga produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori, con l’obiettivo di arrivare a una vera strategia alimentare urbana.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze, vede come partner Banco Alimentare della Toscana e Mercato delle Opportunità, con il sostegno di Fondazione CR Firenze e Unicoop Firenze.

Il programma in sintesi

A partire dalle 10 MercaFest ospiterà il talk dedicato alla riflessione sul futuro di Mercafir: un percorso di rilancio che punta a trasformare il Centro Alimentare Polivalente in un Food Hub, una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo del territorio, capace di accorciare la distanza tra le campagne, le scuole e le tavole dei cittadini. Un focus speciale sarà dedicato ai mercati della città.

Il sostegno di Unicoop Firenze

Afferma Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze: “Sostenere un’iniziativa come MercaFest significa per noi dare continuità e sostanza a un rapporto profondo e quotidiano con Mercafir, partner strategico per il nostro territorio. Questa prima edizione rappresenta una preziosa finestra sul futuro, un’occasione concreta in cui tanti attori diversi possono incontrarsi e dialogare per fare di più e meglio, insieme. Per Unicoop Firenze, fare cooperazione oggi significa soprattutto saper fare rete, convinti che questo non significhi semplicemente sommare le forze, ma moltiplicarle. Quando soggetti diversi – istituzioni, imprese, mondo della solidarietà e associazionismo – si uniscono attorno a un obiettivo comune, si genera un impatto straordinario a beneficio di tutta la comunità”.

E prosegue affermando: “È attraverso questa sinergia che possiamo dare vera forza alle filiere locali, ottimizzando l’efficienza della logistica per garantire ogni giorno la massima qualità e freschezza dei prodotti offerti ai nostri soci e consumatori. Su queste basi di efficienza e valore poggia anche il nostro impegno sociale. Fare la nostra parte significa evitare che il buon cibo vada perduto: attraverso il recupero quotidiano delle eccedenze alimentari e la collaborazione con le associazioni del territorio, trasformiamo lo spreco in solidarietà concreta, offrendo un sostegno a chi è più in difficoltà”.

Il legame con il territorio

Ha commentato Paola Galgani, Vicesindaca e assessora all’ambiente: “MercaFest rappresenta un’occasione importante per aprire le porte di Mercafir alla città e per rafforzare il legame tra Firenze, il suo territorio e il sistema agroalimentare. Parlare di cibo significa parlare anche di ambiente, sostenibilità, salute, educazione e qualità della vita: dimensioni profondamente connesse tra loro. In questo senso, il tema dell’economia circolare assume un ruolo centrale: ridurre gli sprechi, valorizzare le eccedenze, utilizzare al meglio le risorse e rafforzare le filiere locali significa costruire un sistema alimentare più sostenibile. Anche per questo è importante mettere in relazione tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai distributori, dalla ristorazione ai consumatori, creando nuove occasioni di collaborazione e di recupero di valore”.

E ha concluso: “Come Amministrazione comunale vogliamo contribuire a costruire una politica del cibo capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo del territorio. Mercafir può svolgere un ruolo strategico in questo percorso, diventando sempre più un luogo di connessione tra la città e le campagne e un laboratorio concreto di buone pratiche, dove il cibo non rappresenti soltanto una merce, ma una risorsa da valorizzare lungo tutta la filiera”.

Istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore

Dichiara Gianni Tapinassi, Presidente di Mercafir: “MercaFest non è solo una festa: vuole essere il calcio d’inizio di una politica del cibo per Firenze. La filiera del cibo attraversa una crisi di sostenibilità che è insieme ambientale, sociale ed economica. Sono convinto che una delle risposte più efficaci risieda nei sistemi agroalimentari locali. In questo quadro, i mercati all’ingrosso sono chiamati a un ruolo nuovo: non soltanto infrastrutture di scambio, ma soggetti capaci di promuovere uno sviluppo locale fondato sulla sostenibilità. È in questa prospettiva che guardiamo al futuro di Mercafir. Nel rilancio delle sue funzioni, il Centro Alimentare Polivalente può diventare un Food Hub: una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo locale, al servizio di un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Un modello capace di ripensare l’intero percorso che va dalle campagne alle scuole e alle tavole dei cittadini, tenendo insieme tutela dell’ambiente, equità sociale ed educazione alimentare”.

Commenta Irene Cappella, Direttore dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Ringraziamo Mercafir per l’opportunità di essere presenti a MercaFest, un’iniziativa che rafforza una collaborazione virtuosa tra istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore. Sarà un’occasione importante per raccontare ai cittadini l’impegno quotidiano di Banco Alimentare della Toscana nel contrasto allo spreco alimentare e sensibilizzare ciascuno sulle azioni concerete che può adottare nella propria quotidianità. Durante MercaFest presenteremo anche una nuova app gratuita, pensata per coinvolgere i cittadini in modo semplice e interattivo e aiutarli a riflettere sulle proprie abitudini rispetto allo spreco. Saremo inoltre presenti con laboratori dedicati a bambini e ragazzi sui temi del recupero e del riutilizzo del cibo.
L’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS nasce Trent’anni fa proprio come risposta allo spreco: recuperare un alimento significa impedirne la perdita, ma soprattutto trasformarlo in un’occasione di incontro, condivisione e sostegno per le persone che vivono situazioni di difficoltà o fragilità sociale”.

Replica Piero Ranfagni, Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Banco Alimentare della Toscana è presente all’interno del Mercato dal 2016, quando si è insediato in un grande magazzino messo a disposizione dal Comune. Da allora l’attività è cresciuta in modo significativo, passando da circa 2.000 a 8.000 tonnellate di alimenti distribuiti ogni anno e raggiungendo circa 120.000 persone in difficoltà in tutta la Toscana.
Questa crescita è stata possibile anche grazie alla posizione strategica all’interno del polo logistico fiorentino, ben collegato alla viabilità regionale e nazionale. Ogni ulteriore sviluppo del Mercato rappresenta quindi un’opportunità anche per il Banco Alimentare della Toscana, sia sul piano sociale, attraverso la distribuzione gratuita degli alimenti, sia su quello ambientale, attraverso il recupero delle eccedenze alimentari.”

Conclude Enrico Sardelli, Presidente Mercato delle Opportunità: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale e Mercafir per aver promosso questa iniziativa, che apre il mercato alla città e mette al centro temi fondamentali del nostro tempo come l’ambiente, la sostenibilità, la salute e l’equità sociale. Da alcuni anni le Misericordie operano all’interno del Centro Alimentare Polivalente con il Mercato delle Opportunità, un progetto nato per garantire l’accesso ad alimenti di qualità a chi oggi fa fatica a permetterseli: non solo le persone in situazioni di grave marginalità, ma sempre più spesso anche famiglie del cosiddetto ceto medio. I numeri raccontano quanto questo bisogno sia concreto: nel solo 2025 il Mercato delle Opportunità ha registrato circa 35.000 accessi. Durante MercaFest presenteremo il progetto ai cittadini e proporremo alcuni panel con i professionisti sanitari delle nostre strutture, che affronteranno da più punti di vista il rapporto tra alimentazione e salute. Il cibo è un bene primario che non dovrebbe mai essere sprecato, né negato a nessuno, e lavorare in rete con le istituzioni e la filiera è il modo più concreto per garantirlo”.

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Unicoop Firenze e Fondazione Meyer: attenzione condivisa sull’emergenza del disagio giovanile

Unicoop Firenze e Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer confermano il valore della loro storica alleanza, guardando con comune preoccupazione al tema del disagio giovanile ed emotivo, anche in occasione della Giornata mondiale della salute mentale celebrata domani, 10 ottobre.

La cooperativa e la Fondazione tracciano questa linea di condivisione a chiusura della partnership di tre anni (2024-2026) con cui Unicoop Firenze ha sostenuto con complessivi 200mila euro all’anno le tre aree mediche di Neuropsichiatria Infantile, Cardiologia e Ricerca scientifica, per un totale di 600mila euro.

Questo importante percorso triennale ha rappresentato un supporto prezioso per l’avanzamento dei percorsi di cura, l’aggiornamento tecnologico dei laboratori e i progetti di accoglienza dedicati ai piccoli pazienti e alle loro famiglie. La conclusione di questo ciclo lascia oggi spazio a una comune riflessione e alla volontà di mantenere alta l’attenzione a favore della comunità e delle giovani generazioni.

La condivisione di intenti su questo specifico filone risponde a una reale urgenza sociale. La direzione del Meyer ha infatti espresso in queste ore forte preoccupazione per un picco straordinario di accessi legati al disagio psichiatrico tra gli adolescenti, con ben 18 ricoveri contemporanei che hanno saturato la disponibilità ordinaria del reparto specialistico, rendendo necessaria una riorganizzazione interna dei posti letto per far fronte alle richieste.

Di fronte a questo scenario, Fondazione Meyer e Unicoop Firenze confermano la volontà di non disperdere la collaborazione fin qui costruita e di continuare a seguire con attenzione l’evoluzione di queste dinamiche. L’intento comune è quello di guardare con priorità alle esigenze dell’area di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale, esprimendo vicinanza a medici, psicologi e ricercatori impegnati nel delicato compito di intercettare e accogliere la sofferenza psicologica ed emotiva dei ragazzi del territorio.

«Sono profondamente grato a Unicoop Firenze per il sostegno instancabile e per la capacità di comprendere i cambiamenti della società, intercettandone le nuove fragilità» – dichiara Marco Carrai, Presidente della Fondazione Meyer. «La salute psicologica dei ragazzi rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e delicate. I giovani crescono in un mondo attraversato da trasformazioni epocali, sottoposti a pressioni e sollecitazioni emotive che spesso non hanno gli strumenti per elaborare. Ansia, solitudine e disagio relazionale sono segnali che non possiamo sottovalutare: dietro ognuno di essi c’è una richiesta d’aiuto che abbiamo il dovere di ascoltare. Per questo l’impegno della Fondazione Meyer, insieme a un partner attento come Unicoop Firenze, assume un valore fondamentale: non esiste vera tutela dell’infanzia senza la tutela della salute mentale e del futuro delle nuove generazioni».

«Con la conclusione del percorso triennale a sostegno di tre aree chiave del Meyer, la nostra attenzione si volge spontaneamente verso il tema della salute mentale e psicologica dei più giovani» – fanno sapere da Unicoop Firenze. «L’allarme espresso in queste ore dall’ospedale tocca una sensibilità da sempre radicata nella nostra cooperativa, vicina ai bisogni e ai cambiamenti della comunità. Sentiamo l’importanza di condividere questa preoccupazione al fianco della Fondazione Meyer, confermando la nostra vicinanza a chi affronta quotidianamente questa complessa emergenza sociale e ribadendo la nostra volontà di restare attenti ai bisogni espressi dal territorio».

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Arriva il formaggio FriP

Rinunciare al formaggio e al suo prezioso valore nutrizionale per problemi di salute può essere pesante, ed è quanto accade agli oltre due milioni di adulti nefropatici italiani. Una rinuncia inevitabile per i pazienti in dialisi o con insufficienza renale, che devono limitare l’introduzione nella dieta di fosfati, di cui latte e formaggi sono ricchi, perché i reni non sono in grado di eliminarli. I fosfati si depositano sulle pareti dei vasi sanguigni dando luogo a calcificazioni, che aumentano il rischio di complicanze cardiovascolari come ictus e infarto.

Un problema che tocca anche i bambini più piccoli. Per fortuna, oggi si sa cosa fare: ai neonati nefropatici viene dato latte addizionato di carbonato di calcio (CaCO₃), che si lega al fosforo e ne impedisce l’assorbimento da parte della mucosa intestinale. I bambini vengono in questo modo nutriti adeguatamente, ma senza determinare il pericoloso accumulo di fosfati nel loro sangue.

L’idea di un formaggio adatto alle persone con problemi renali nasce proprio da quanto viene fatto nel campo della nefrologia neonatale. Il risultato sono formaggi della tradizione casearia italiana, addizionati semplicemente con carbonato di calcio: il fosforo presente nel latte viene “bloccato” dal carbonato di calcio, che forma un sale insolubile (fosfato di calcio) non assorbibile dall’organismo, che viene eliminato naturalmente con gli escrementi.

Un’idea geniale

Questo metodo innovativo di caseificazione – FriP, che significa Free Phosphate – è stato sviluppato e brevettato dai ricercatori della Fondazione Ca’ Granda – Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. E i formaggi FriP sono già sugli scaffali dei nostri supermercati, in diverse tipologie, dallo stracchino al pecorino e alla ricotta.

Ma facciamo un passo indietro, per capire l’importanza di questa cosa. Ne parliamo con il suo ideatore, il professor Gianluigi Ardissino, pediatra nefrologo del Policlinico. «Fino agli anni ‘70 del secolo scorso – ci racconta – i bambini nefropatici in genere non sopravvivevano, e chi riusciva ad arrivare all’età adulta era costretto al trapianto o alla dialisi a vita. Questo fino a quando si capì che addizionando il latte del biberon con il carbonato di calcio si eliminava la causa dell’accumulo precoce nel sistema vascolare delle calcificazioni che portavano alla morte».

Ardissino ha avuto un’idea semplice quanto geniale: perché non provare a produrre formaggi con latte addizionato di carbonato di calcio, come quello dei biberon? Dall’idea alla commercializzazione ci sono voluti più di tre anni, compresa una fase di sperimentazione direttamente nei caseifici, ma alla fine i primi formaggi FriP sono stati messi in vendita. «Sono indistinguibili dai formaggi tradizionali in termini di gusto e consistenza – continua il professore – e sono quindi adatti a tutti».

Meno fosfati e meno sale

Il metodo per liberare i formaggi dai fosfati non toglie sapidità, ma determina un contenuto di sale inferiore di circa il 30% rispetto alla media dei formaggi convenzionali.

Ridurre la quantità di sale è un’indicazione delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: le dosi consigliate negli adulti sono meno di 5 grammi di sale al giorno, che corrispondono a circa un singolo cucchiaino da tè. Un limite ancora più basso è previsto per i bambini e per le persone con patologie, come l’ipertensione. In Italia, il consumo giornaliero medio di sale si attesta invece a quasi 10grammi per gli uomini e 7 grammi per le donne.

I formaggi FriP si possono ottenere con tutti i tipi di latte (vaccino, di pecora, di capra, di bufala). In commercio, nei supermercati Unicoop Firenze, attualmente ci sono stracchino, ricotta vaccina e caciotta prodotti dal caseificio Montegrappa di Pieve del Grappa (TV), e prossimamente anche il pecorino del Caseificio Sociale di Manciano (GR).

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Dieci anni di Karaterzetà

«Il karate si può praticare tutta la vita! E fa bene al corpo come alla mente». Non ha dubbi Marco Diani, che oltre dieci anni fa, iniziando a seguire la riabilitazione del babbo, ha avuto un’idea: «Mentre gli indicavo come fare gli esercizi mattutini di ginnastica, essendo io maestro di karate, ho cominciato a introdurgli piccoli movimenti di arti marziali e ho notato subito che la cosa funzionava molto bene, si allenava con più soddisfazione, si incuriosiva. Migliorava sia fisicamente che come umore in generale».

Nasce così, nel 2016, Karaterzetà, un progetto socio-medico-sportivo che si è sviluppato in Toscana e si è esteso anche in altre regioni. Tutto è iniziato a Bagno a Ripoli (FI), grazie alla collaborazione con la Misericordia dell’Antella, col sostegno della locale sezione soci Coop e, in seguito, della sezione soci Firenze Sud Ovest.

Aumenta il coordinamento e la percezione del corpo

«Il karate adattato alle persone più anziane – prosegue il maestro Diani – stimola la memoria nell’apprendimento delle forme tradizionali di questa disciplina, migliora il coordinamento motorio e la percezione del proprio corpo, offre importanti obiettivi che rafforzano la fiducia in se stessi, come il passaggio di cintura e, soprattutto, crea occasioni di socializzazione, perché le iniziative si fanno tutti insieme e permettono agli anziani di 90 anni come ai bambini di 4 di integrarsi attivamente all’interno della vita del dojo, la palestra di arti marziali».

Oggi il Karaterzetà, che si pratica anche a Strada in Chianti, a Greve in Chianti e nella palestra Okami in zona San Jacopino a Firenze, festeggia il suo primo decennale. Il tutto sotto la guida dell’Associazione Sportiva Dilettantisca Empi (che in giapponese significa “volo di rondine”) e sempre con la collaborazione di Coop.fi: per i soci sono infatti previsti sconti sull’iscrizione ai corsi e sull’acquisto dei tatami (i tappetini necessari per la pratica del karate). Grazie all’interesse della Federazione Italiana Karate (Fik), inoltre, dal 2019 il Karaterzetà è diventato un progetto nazionale e, ogni anno, si formano istruttori che tengono corsi anche in Veneto, Umbria e Lazio. Ma il cuore resta nella nostra regione, dove ormai gli allievi over 60 sono oltre 30.

Rafforza la memoria e migliora l’umore

Tra gli allievi di Marco Diani anche la dottoressa Ornella Nervini, a lungo medico di famiglia a Bagno a Ripoli. Il suo primo commento non ammette repliche: «È un’esperienza meravigliosa!».

Ci spieghi, dottoressa! «Appena sono andata in pensione mi sono iscritta con mio marito a un corso di Karaterzetà e devo dire che ne abbiamo tratto un gran giovamento, sotto tutti i punti di vista. La medicina è la passione della mia vita e continuo ad aggiornarmi anche ora che non esercito più, specie sui problemi geriatrici. Questa attività è molto positiva per le persone anziane, non solo per la loro salute muscolare e per la ricerca dell’equilibrio fisico ma anche per mantenere l’efficienza della funzione cognitiva».

Ogni anno, gli allievi dei corsi vengono sottoposti a un test, l’Mmse (Mini-Mental State Examination), un questionario da 0 a 30 punti che esamina l’orientamento spaziale e temporale, il calcolo e il richiamo di parole. I risultati di chi pratica Karaterzetà sono eccellenti: «I nostri allievi, me compresa, raggiungono sempre il massimo del punteggio – certifica la dottoressa – e poi la cosa veramente bella di questa esperienza è la socialità: al di là degli allenamenti o delle esibizioni, è bello ritrovarsi anche altrove, persone di tutte le età, per una pizza, una grigliata o una gita fuori porta».

Insomma una gioia a tuttotondo, viene da pensare: «Sì – conclude la dottoressa Nervini – chi fa karate non conosce la depressione!».

Appuntamenti

Per i dieci anni di attività, l’Empi Dojo ha organizzato un seminario, aperto a tutti e in particolare a medici e operatori sanitari, in due tappe (sabato 10 ottobre, alle 9.30, alla Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli a Ponte a Niccheri, e sabato 24, alle 10, alla Sala Margherita Hack di Greve in Chianti) con dimostrazione pratica del karate per over 65.

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Solidali alla Coop

Dall’8 al 21 ottobre, 25% di sconto sui prodotti Solidal Coop, la linea a marchio nata nel 1995 per offrire opportunità di sviluppo autonomo ai produttori in condizioni di svantaggio.

Tutti i prodotti della linea Solidal, come tè, cioccolato, banane, zucchero, solo per fare degli esempi, vengono prodotti nei Paesi in via di sviluppo, e sono garantiti Fairtrade, il marchio internazionale di certificazione etica più riconosciuto al mondo.

Lo sconto del 25% si applica nello stesso periodo anche ai prodotti Libera Terra coltivati sui terreni confiscati alle mafie: pasta, vino, legumi, tarallini, sughi pronti, la cui qualità racconta sapori e saperi del territorio, e il coraggio di tanti produttori, uomini e donne, che hanno detto no alla mafia.

Per informazioni:
i punti vendita interessati dalla promozione li trovi sul volantino online su coopfirenze.it

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Risotto zucca & gorgonzola

Il risotto non è riso con qualcosa dentro. È una questione di amido, pazienza e mescolate al momento giusto. A quel punto ecco che quello che c’è dentro diventa importante… La zucca gialla è un po’ la coperta della cucina autunnale: rassicurante, dolcina, ma col il rischio di risultare un po’ noiosina…
E allora?
In questo piatto proviamo a provocarla col mitico gorgonzola e a darle una cremosità da urlo grazie al trucco della patata frullata. Il risotto si sa, è un piatto confortante, ma meglio scegliere una varietà adatta alla mantecatura come Carnaroli, Arborio o Vialone Nano: chicchi ricchi di amido, capaci di assorbire il brodo e rilasciare gradualmente quella sostanza che rende il risotto ben legato.
Il Carnaroli, in particolare, è spesso considerato una delle scelte più affidabili perché tiene bene la cottura e perdona qualche minuto
di distrazione ai fornelli. Il risultato?
Cremoso, avvolgente e grazie al gorgonzola, un piatto di gran carattere. Serve a noi per portare in tavola l’autunno senza annoiarsi!
E allora buon risotto, speciale, a tutti, la vostra Luisanna

Ingredienti (per 4 persone)

Tempo di preparazione: 40 minuti

Preparazione

  1. Tagliate la zucca e la patata già sbucciata a dadini piccoli. In una casseruola fate soffriggere una cipolla tritata con un filo d’olio, poi aggiungete la zucca e la patata e fatele rosolare pochi minuti. Coprite con un paio di mestoli di brodo caldo e lasciate cuocere a fuoco medio per circa 15-20 minuti, finché non saranno morbide. Frullate tutto con un frullatore a immersione fino a ottenere una vellutata liscia.
  2. Nel frattempo in una casseruola capiente rosolate a fiamma bassa, con un filo d’olio, la cipolla tritata finemente. Levatela dal tegame e tenetela da parte. Nella stessa casseruola tostate velocemente il riso a fiamma alta, sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare completamente l’alcol. Unite la cipolla rosolata e aggiungete il brodo vegetale bollente, un mestolo alla volta, continuando a mescolare. Dopo circa 7-8 minuti, versate la crema di zucca nel riso e aggiustate di sale e pepe, tenendo presente che il formaggio poi aggiungerà molta sapidità. Proseguite la cottura aggiungendo un mestolo di brodo ogni volta che il precedente viene assorbito.
  3. Dopo 15-16 minuti, a cottura ultimata ma con il chicco ancora al dente, rigorosamente a fuoco spento, aggiungete metà gorgonzola, il burro freddissimo, il formaggio grattugiato e mantecate il riso velocemente. Coprite con un coperchio e fate riposare per 1-2 minuti.
  4. Intanto, preparate la crema di gorgonzola mescolandolo alla panna acida per il decoro finale. A questo punto mescolate ben bene e fate “ l’onda” per incorporare l’aria e rendere così il risotto vellutato, aggiungendo, se servisse, un goccio di brodo bollente per regolare la consistenza.
  5. Versate il risotto nei piatti e allargatelo delicatamente, dando qualche colpetto sul fondo del piatto. Completate con una macinata di pepe nero fresco, un po’ di noci tritate e gli ultimi ciuffetti di crema al gorgonzola.

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Il Bosco di Montopoli al Pianeta terra Festival 2026

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno, un modello virtuoso di rigenerazione ambientale e comunitaria: in occasione della quinta edizione del Pianeta Terra Festival, che si tiene a Lucca dall’8 all’11 ottobre 2026, lo scienziato Stefano Mancuso e la presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze Daniela Mori si confronteranno in un incontro pubblico.

L’evento si terrà sabato 10 ottobre, alle ore 10.00, a Lucca, presso la Sala Convegni di Confindustria Toscana Nord. L’ingresso all’evento è libero e gratuito, fino a esaurimento posti.

Al centro del dialogo ci saranno il racconto del Bosco di Montopoli, nato in stretta sinergia con Legambiente come progetto modello di riparazione ecologica, e la presentazione del libro “Fare insieme, con la natura – Storia di un bosco che diventa comunità“, curato dalla giornalista Cristina Nadotti ed edito da Laterza.

Il Bosco di Monopoli in Val d’Arno

Un modello di riparazione ecologica

«Il Bosco di Montopoli rappresenta un modello straordinario di riparazione ecologica e un vero e proprio regalo per le prossime generazioni – dichiara Stefano Mancuso, scienziato e direttore artistico del Pianeta Terra Festival. Piantare alberi dove prima c’era cemento è una necessità: le piante sono i condizionatori d’aria naturali del pianeta e il verde è l’unica soluzione per rinfrescare le nostre città. Portare questa esperienza al Pianeta Terra Festival e raccontarla nel libro ‘Fare insieme, con la natura’ dimostra che intervenire concretamente per il pianeta è possibile ed efficace. Spesso ci si chiede cosa fare di fronte alla crisi ambientale; la risposta è che si può fare moltissimo, con il sorriso e con semplicità, offrendo un lascito di benessere a chi verrà dopo di noi, proprio come si faceva un tempo costruendo le grandi cattedrali».

Partecipazione dal basso

«”Fare insieme, con la natura” non è solo il titolo del libro che presentiamo, ma il manifesto di un modello basato sulla partecipazione dal basso, sulla fiducia e sulla responsabilità sociale – dichiara Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze. Trasformare un ex allevamento intensivo in un polmone verde e in un’aula didattica aperta alle scuole toscane dimostra che quando la spinta popolare incontra la competenza scientifica, il territorio si rigenera e si creano veri spazi di cittadinanza attiva. Questo progetto è un’esperienza concreta e replicabile che ci auguriamo possa essere di ispirazione per tutte le realtà che credono nella tutela dell’ambiente e nel benessere della comunità».

L’evento si inserisce all’interno della cornice del Pianeta Terra Festival 2026, la manifestazione diretta dallo stesso Stefano Mancuso, progettata e organizzata dagli Editori Laterza promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e sostenuta anche da Unicoop Firenze. Dedicato quest’anno al tema “Forme di intelligenza”, il festival esplorerà attraverso oltre 90 appuntamenti le intelligenze naturali e artificiali, biologiche e collettive.

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno

L’incontro vedrà al centro il racconto del progetto del Bosco di Montopoli nato ad aprile 2022 su un’area precedentemente occupata da un allevamento intensivo: qui, grazie al lavoro congiunto di Unicoop Firenze, Pnat e Legambiente, sono stati piantati 3.000 nuovi alberi su una superficie di 6 ettari.

Monitorato costantemente da Pnat (società spin-off dell’Università di Firenze), il bosco ha già accumulato 12 tonnellate di CO2 dall’impianto a oggi, confermandosi un esperimento in campo aperto per la riparazione dei danni fatti al pianeta e venendo inserito stabilmente tra i cantieri della transizione ecologica censiti da Legambiente.

Dal 2024 il progetto si è arricchito di un’aula didattica eco-compatibile – alla cui realizzazione ha collaborato la stessa Legambiente – che accoglie ogni anno decine di scuole toscane e visitatori, trasformando un polmone verde in uno spazio vivo di partecipazione, educazione e cittadinanza attiva.

Natura e società

Il focus dell’incontro si allargherà poi alle pagine del volume curato da Cristina Nadotti, nato per condividere questa esperienza. Il dialogo tra Mori e Mancuso approfondirà il parallelismo continuo tra natura e società: se per Mancuso le piante dimostrano che la cooperazione orizzontale e senza gerarchie è essenziale per la vita, per Mori questo principio si sposa con la spinta popolare delle cooperative, dove l’unione delle persone risponde ai bisogni collettivi. Il libro traccia così il bilancio di un percorso condiviso, offrendo una testimonianza utile per le comunità e le realtà locali impegnate nella tutela dell’ambiente.

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Il senso della vita

Il 23 ottobre, alle ore 18.30, nella Cripta del Complesso didattico San Francesco (piazza San Francesco – Siena), si terrà la proiezione speciale del film  “Il senso della vita. La guarigione inizia con il cuore”  (2024), diretto dalla regista canadese Cat Hostick.

Il film racconta la storia di Finn Faber (interpretato da Tyler Shaw), un giovane aspirante musicista chee accetta un incarico come clown terapeuta all’interno di un ospedale pediatrico, dove entra in contatto con piccoli pazienti e con il valore profondo del supporto umano durante la malattia.

L’iniziativa, promossa dalla sezione senese dell’associazione VIP Italia OdV, si inserisce nell’ambito del percorso intrapreso dall’Università di Siena per costruire e valorizzare percorsi di ricerca, di formazione, clinici e divulgativi sul tema dell’umanizzazione delle cure.

L’ingresso è a offerta libera. A seguire, si terrà un piccolo buffet.

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