Zanardi fu ferito. Storia e misteri di un murale di Andrea Pazienza
TAKA TAKA TAKA TAKA
“Ma basta, non se ne può più, non sene’!”
“Sono due giorni che va avanti così. Sta lì blindato e tira, tira, tira”.

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“Ma basta, non se ne può più, non sene’!”
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Insomma mercoledì sera intasamento di taxi e auto blu al Mattatoio di Roma per l’inaugurazione della mostra dedicata ai 50 anni di Repubblica, fondata appunto il 14 gennaio 1976. Da ieri aperta al ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

Ultimo fattaccio in cronaca il giovane uomo che, aggredito da rapinatori nella sua villetta nel Varesotto, nel corso della colluttazione ha ferito con un coltello uno dei ladri che poi i complici i... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

Questa mattina in Senato si è tenuta una conferenza stampa organizzata dal senatore del Pd Filippo Sensi dove sono intervenute due attiviste iraniane (e altri da remoto) per raccontare la rivolta e la repressione in corso. L’incontro, avvenuto in Sala Nassyria, ha raccolto la partecipazione di tutti i partiti d’opposizione, ma non della maggioranza. “Nessuno può immaginare la dimensione del massacro in corso, ad oggi le proteste si sono estese a oltre 500 città”, ha detto Shervin Haravi, la prima attivista a raccontare i fatti. “Fonti internazionali dicono che ci sono tra le 12 e le 20mila persone uccise, ma nonostante il sangue versato gli iraniani continuano a scendere in piazza. Perché siamo un popolo che ama la propria patria, che ha sempre convissuto nella pluralità”.
Rayhane Tabrizi, l’altra attivista presente, ha vissuto 29 anni in Iran prima di arrivare in Italia e porta con se il ricordo delle bombe tra Iran e Iraq, gli otto anni di guerra contro Saddam Hussein, dall'80 all'88. “Ora riusciremo ad abbattere il regime, che sta uccidendo il suo popolo”, dice con gli occhi lucidi.
Le due testimonianze vogliono essere un monito per il governo e le istituzioni affinché si mobilitino. “Chiediamo pressione sull’ambasciatore, chiediamo che venga convocato e che vengano chiuse tutte le associazioni che fanno propaganda iraniana in Italia”, dicono. L’appello è per tutti i partiti, perchè ci si mobiliti mettendo da parte le differenze. Dei parlamentari italiani si è contata la presenza di Susanna Camusso, Piero Fassino, Cecilia D'Elia, Riccardo Magi, segretario di +Europa, Tino Magni di Avs, Ivan Scalfarotto di Iv, Gisella Naturale del M5s e Marco Lombardo di Azione.
Ma se l’appello alla politica è quello di restare compatta, la politica non sembra ascoltare. Proprio stamattina il M5s si è astenuto su una risoluzione votata all'unanimità dalla commissione Esteri di Palazzo Madama “Non mi sorprende”, dice Tabrizi. “È il tempo dell’unità, ora, non delle differenze sulle mozioni”, è invece il commento di Sensi.

Chiara Ferragni è stata assolta nel processo con rito abbreviato che la vede imputata a Milano per truffa aggravata in relazione alle operazioni commerciali "Pandoro Balocco Pink Christmas" (Natale 2022) e "Uova di Pasqua Chiara Ferragni – sosteniamo i Bambini delle Fate" (Pasqua 2021 e 2022)".
"Siamo tutti commossi. Ringrazio i miei avvocati e i miei follower che, per due anni, mi hanno sostenuta fino a qui", ha detto l'influencer subito dopo l'assoluzione. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Ilio Mannucci Pacini che ha dichiarato il "non luogo a procedere per accettazione di remissione di querele". L'esito è legato al mancato riconoscimento da parte del tribunale dell'aggravante. Il reato di truffa aggravata è infatti procedibile d'ufficio, mentre per quella semplice serve una querela (che però è stata ritirata in un secondo momento dall'associazione dei consumatori Codacons dopo l'accordo extragiudiziale sui risarcimenti con Ferragni). Il reato di truffa, dal punto di vista tecnico, è così stato dichiarato estinto e Ferragni è stata prosciolta con sentenza di non doversi procedere da parte del giudice.
Si chiude così il cosiddetto "Pandorogate", per lo meno a livello processuale. La procura di Milano, con l'aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli, aveva chiesto per Ferragni una condanna a un anno e otto mesi. Secondo l'accusa, l'imprenditrice digitale avrebbe ottenuto, tramite le due campagne commerciali tra il 2020 e il 2021, un presunto ingiusto profitto per circa 2,2 milioni di euro. L'imprenditrice della moda, assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, si è sempre dichiarata innocente ed ha già effettuato risarcimenti e donazioni per 3,4 milioni di euro. Sono stati assolti sempre con la formula del "non luogo a procedere" anche il suo ex braccio destro, Fabio Damato, e Francesco Cannillo, presidente del cda di Cerealitalia. Per loro i pm avevano chiesto rispettivamente la condanna di un anno e otto mesi e di un anno.

"C’era un silenzio tremendo. I genitori erano tutti in una stanza, qualcuno sorseggiava una bevanda calda. Nessuno parlava. L’attesa era la cosa più straziante”. A parlare è la dot... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

Non è una novità che in Svizzera i germanofoni guardino con sufficienza i francofoni. E non è una novita che i francofoni guardino con altrettanta sufficienza i germanofoni. Solo solo su una cosa si trovano d'accordo: guardare con sufficienza ancor maggiore gli italofoni. La strage di Crans-Montana però sta esasperando questa tendenza insita nell'animo elvetico, quello scontro culturale tra chi pensa in tedesco e chi pensa in francese.
È dalla notte di Capodanno che i media e la gran parte dei cittadini germanofoni guardano increduli quanto accaduto nel paese del Cantone Vallese. Contestano tre cose principalmente: lassismo, imperizia e omertà. Il sottotesto è semplice: da noi una cosa del genere non sarebbe potuta mai accadere. Sono stati criticati i soccorsi, i controlli mancati, la scelta di non arrestare immediatamente i due proprietari del Constellation.
Il Tages-Anzeiger, il Blick e il Neue Zürcher Zeitung hanno coperto la tragedia continuando a segnalare sottotraccia la differenza tra un loro, francofoni, e un noi, germanofoni, spesso arrivando a riprodurre la realtà in chiave grottesca negli editoriali.
"E questo è qualcosa di normale e sorprendete allo stesso tempo", dice al Foglio Antoni Pauli, storico delle relazioni intercantonali svizzere. "Perché nel caso della strage di Crans-Montana, che non poteva non sconvolgere l'intero paese, si è assistita una translocazione di tutti i pregiudizi che solitamente i cantoni tedeschi avevano sui ticinesi nei confronti della popolazione francofona: pressapochismo, faciloneria, omertà, mancanza di controllo del territorio, sono diventati in pochi giorni caratteristiche del popolo francofono, mentre per decenni queste esse venivano riscontrate prevalentemente e quasi esclusivamente tra le persone italiofone".
Lo studioso cita come esempio lampante l'articolo che il giornalista vallese di lingua tedesca Samuel Burgener ha scritto sulla Neue Zürcher Zeitung. Un articolo che parte da tutte le tragedie che hanno colpito la zona, quasi tutte naturali, come "valanghe di Reckingen ed Evolène, il crollo del ghiacciaio del bacino di Mattmark, le frane di Blatten e Randa, la frana di Gondo, tutte le inondazioni e le colate di fango, gli incidenti d'autobus a Sierre e Orsières, i devastanti incendi boschivi di Leuk, Visp e Bitche", per evidenziare come in buona parte di queste fosse emersa una preoccupante omertà di istituzioni e opinione pubblica, "una cultura del silenzio nella quale può diventare difficile stabilire una verità". Nel suo articolo, Burgener sottolinea come "il Vallese, come lo definì una volta lo scrittore Kurt Marti, è una valle del silenzio. O meglio: una valle dove il silenzio è obbligatorio. Il controllo sociale nei villaggi è efficace e l'ostracismo sociale incombe. È sempre stato così. La gente teneva la bocca chiusa, in parte per paura delle autorità. Rimaneva in silenzio quando gli insegnanti urlavano e picchiavano, e i preti predicavano e insultavano. Quando gli imprenditori edili insabbiavano e imbrogliavano, e i politici promettevano e mentivano".
Un atteggiamento che è diventato un modus operandi amministrativo, "perché nel Vallese, tutto ruota attorno al turismo, questa ancora di salvezza, e ai soldi che si devono guadagnare in poche settimane all'anno, durante l'alta stagione, frenetica e ubriaca. Non servono a nulla costose normative per le attività commerciali. Nessun rigido controllo all'ingresso per tenere i minorenni fuori dai bar. Nessun severo divieto di fuochi d'artificio. Champagne e soldi devono continuare a scorrere. Deve continuare, per giorni, settimane, generazioni".
"Omertà, imbrogli, corruzione e voglia di arricchirsi erano le caratteristiche degli italiani", spiega Pauli. Che queste siano ora traslate verso la popolazione francofona "è una novità recente, qualcosa che si è iniziata ad intravedere durante la pandemia di Covid, ma sottotraccia, diventata palese dopo i tragici eventi di Capodanno".

Claudio Salamida, un operaio di 47 anni, è morto in Ilva precipitando dall’unico impianto attualmente in funzione. Mentre stava lavorando non alla produzione, ma proprio alle manutenzioni di impianti che cadono a pezzi. Nonostante la proclamazione dello sciopero immediato, però, l’acciaieria ha continuato a colare. Sintomo che ormai i sindacati sono totalmente ininfluenti per i lavoratori, i padroni e la politica. Nessun commento è arrivato dal premier Giorgia Meloni, né dal loquace ministro Adolfo Urso.
Nonostante quel lavoratore sia morto in un impianto dello stato su un impianto gestito dai commissari straordinari scelti dal governo quando ha deciso di togliere l’acciaieria ad ArcelorMittal. Eppure in quel periodo produceva più di oggi, e senza incidenti. L’ultimo mortale risale al 2015, anche allora l’impianto era in amministrazione straordinaria. L’ingegner Quaranta, commissario scelto da Urso, era già stato condannato per altri morti bianche nel siderurgico. Eppure nessuno, neppure i sindacati, ne hanno contestato la nomina. La facoltà di scegliere chi tenere in fabbrica e chi in cassa integrazione ha superato nelle relazioni aziendali l’attenzione sui livelli di sicurezza. E solo la bassa produzione non ha reso questi incidenti all’ordine del giorno. L’ultimo, senza feriti, risale a maggio scorso quando ha preso fuoco l’altoforno inaugurato pochi mesi prima da Urso con una pomposa cerimonia. Da quel momento la procura di Taranto lo tiene sotto sequestro, ravvisando che era stato riacceso senza le dovute sicurezze (altrettanto avverrà dopo l’incidente). Sia la premier sia il ministro hanno duramente criticato l’azione della magistratura per questo. Ma se per i presunti reati ambientali aveva torto, per la sicurezza no. Forse per questo ieri il governo ha taciuto, mentre dalle basse fila di FdI arrivavano frasi di cordoglio e inviti ad accertare le responsabilità. Eppure la fabbrica è in mano loro. E in mano loro, con la morte dell’ultimo operaio, forse è morta anche l’Ilva.

Chi dovrà raggiungere la località di Cortina d’Ampezzo per le prossime olimpiadi invernali dovrà percorrere in molti casi la strada statale 51 del Cadore, provenendo da Belluno o da Vittorio Veneto. Quasi esattamente a metà strada tra Belluno e Pieve di Cadore la valle del Piave si fa piuttosto stretta, la strada corre fiancheggiata da alti profili scuri delle pareti dolomitiche, in questo punto aspre, dall’aspetto invalicabile. Con il pensiero rivolto alla manifestazione sportiva ai più potrebbe sfuggire una ferita nella montagna sulla sinistra del corso del fiume “sacro alla patria”, sulla destra per chi sale verso nord, esattamente all’altezza del paese di Longarone. Una profonda ferita geologica aperta lungo i millenni dal torrente Vajont che, provenendo dalla stretta valle omonima e dal Friuli, si è dovuto scavare un passaggio per gettarsi nel Piave e raggiungere il mare.
Per chi viaggia a novanta chilometri orari la vista della gola del Vajont non dura più di qualche secondo, troppo poco forse anche per accorgersi che l’uomo aveva pensato di chiudere questa ferita con una diga colossale, un manufatto che sorge ancora praticamente intatto poco sotto il comune di Casso, poco prima del punto dal quale le acque del torrente con un balzo vertiginoso raggiungessero la piana del fiume. Per vedere meglio è necessario fermarsi, magari rubare anche un giorno ai moderni sport invernali per capire meglio, per risalire la ferita fino a Casso e a Erto, per vedere con i propri occhi la frana di 280 milioni di metri cubi di terra che si staccò dal monte Toc il 9 ottobre del 1963 alle ore 22,39 portandosi via quasi 2000 persone, molte delle quali mai più ritrovate. Precipitando nel lago formato dalla diga, ampiamente prevista con estrema precisione da diversi geologi del tempo, altrettanto colpevolmente ridimensionata da molti progettisti e ingegneri, la frana sollevò una gigantesca onda che lambì i paesi di Erto e Casso cancellandone le frazioni più basse, si alzò di 150 metri sul bordo della diga per poi scaricare su Longarone 50 milioni di metri cubi di acqua, rocce e detriti che di fatto spianarono il paese di quella che un tempo era la riserva di legna della Serenissima.
“Sembra che la storia sia stata scritta da un tragico greco”, ricordava l’attore Marco Paolini in uno spettacolo di parecchi anni fa. Nel visitare i luoghi gli elementi della tragedia si ritrovano tutti. La diga: perfetta e imponente ancora oggi, frutto di un progetto tecnicamente ineccepibile ma avvelenato da una hybris colpevole. Come nell’Agamennone di Eschilo anche la tragedia del Vajont ha avuto la sua Cassandra nella persona della giornalista bellunese Tina Merlin, infaticabile nel denunciare quanto stava per accadere ma del tutto inascoltata e anche denunciata quando sembrava potesse nuocere troppo. Gli elementi naturali che si scatenano in una sera di cielo limpido, come una tempesta di aria e di acqua che si abbatte su tutto e su tutti in modo improvviso.
Fermarsi a Longarone prima o dopo le prossime olimpiadi potrebbe rivelare molto di più di quanto previsto. Gli sguardi della gente semplice di questa parte di Veneto esclusa dai fasti di Cortina, le case un po’ grigie lontane dall’immagine che molti potrebbero avere dei villaggi da cartolina, quella ferita nella montagna come una bocca da fuoco ormai scarica ma ancora perfettamente puntata, la diga oltre la quale la gente è tornata, a Erto e a Casso, a lavorare i fianchi di una montagna dura. Una dignità umana, una forza silenziosa, una semplicità che nel tempo ha saputo riprendersi e che ci insegna ancora che la storia, quella vera, merita una sosta di ricordo e di gratitudine.

A Saint-Laurent-du-Pont, nell’Isère, Francia, c’è un monumento con 144 nomi e cognomi e dietro un tornello metallico con una scritta: “Collocati nell’atrio d’ingresso, questi torne... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

La strage di questo Capodanno a “La Constellation” di Crans-Montana sarebbe potuta accadere ben prima. Almeno sei anni prima. L'infiammabilità dei pannelli fonoassorbenti applicati al controsoffitto del locale era nota, tanto che nella festa di Capodanno del 2020 un dipendente del bar avvisa più e più volte la clientela di fare attenzione con le candele scintillanti attaccate alle bottiglie, dice di tenerle a distanza di sicurezza dal soffitto, ripete: “Attenzione alla schiuma!”. RTS (la televisione statale svizzera in lingua francese) ha pubblicato un video che testimonia questo e contattato chi lo aveva girato all'epoca. Che ha detto: "Ricordo che eravamo molto vicini al soffitto, ed è anche per questo che il cameriere ha detto: 'Attenzione alla schiuma, attenzione alla schiuma'. Perché credo che lui, da adulto, si rendesse conto che poteva esserci un rischio".
La polizia sta approfondendo in queste ore il passato del locale, controllando le carte, le autorizzazioni, i certificati dei controlli di sicurezza che i locali svizzeri dovrebbero farsi rilasciare per tenere aperto. Le indagini si stanno concentrando su alcune incongruenze riguardanti i lavori di rinnovo dell'interno del bar fatti nel 2015 e di alcune autorizzazioni che potrebbero essere irregolari e di documentazione mancante. Inoltre è emerso che i gestori avevano presentato nel 2025 una richiesta d’ampliamento del locale che prevedeva di eliminare un’uscita laterale della veranda (quella che è stata ripresa più volte nei video che hanno documentato la tragedia e che ha permesso a molti di salvarsi). Richiesta fortunatamente non aveva ancora ricevuto il via libera perché avrebbe potuto rendere ancora più gravi le conseguenze del rogo.
Il sindaco di Crans-Montana ha riferito oggi che l'ultimo controllo antincendio effettuato nel locale era stato eseguito nel 2019. Il primo cittadino si è rammaricato delle lacune e non ha saputo spiegare perché il locale sia sfuggito alle visite degli ispettori. Eppure, secondo quanto riportano i media locali, nel 2025 sono stati controllati gli impianti anticendio di ben 40 dei 128 locali sul territorio comunale, poco meno di un terzo.
Ieri in serata la procura del Canton Vallese ha pubblicato i dati uficiali della tragedia di Capodanno. La notte di Capodanno sono morti in 40 e sono stati tutti identificati; 22 sono cittadini svizzeri, 8 francesi, 6 italiani, gli altri sono di nazionalità portoghese, belga, turca e romena. Le vittime avevano un'età compresa tra i 14 e i 39 anni e la metà erano minorenni. I feriti sono 116 e non 119 come era stato comunicato nei giorni precedenti. Di questi 33 sono già stati dimessi.

Alle 9,41 Papa Leone XIV ha chiuso la porta santa della Basilica di San Pietro che era stata aperta da Papa Francesco la sera del 24 dicembre 2024. È così terminato ufficialmente il Giubileo 2025 dedicato alla speranza. "Si chiude questa porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza", è stata la formula prevista dal rito. Il Pontefice si è poi avvicinato alla porta santa, si è inginocchiato e, dopo un momento di preghiera silenziosa, ha chiuso i due grandi battenti di bronzo.
La muratura vera e propria della porta avverrà successivamente, in forma privata, tra circa dieci giorni, con un rito diretto dall'Ufficio delle Celebrazioni liturgiche.
Qui Matteo Matzuzzi osserva che la celebrazione è stata organizzata seguendo lo stesso modello monumentale e “gigantico” del Giubileo del 2000, ma in un mondo e in una Chiesa profondamente cambiati. Al di là dei dati, la vera questione riguarda il valore spirituale e sociale dell’Anno Santo oggi, e se la sua riduzione a grande evento con piazze affollate e infrastrutture completate basti a dare senso a una tradizione millenaria nel contesto attuale.
Uno dei messaggi di speranza più forti di questo Giubileo è stato quello del Giubileo dei Giovani. Qui Matteo Matzuzzi raccontava che nonostante la secolarizzazione e l’idea diffusa di una crisi della fede, centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo – molti dei quali nati dopo la morte di Wojtyla – si sono radunando a Roma con entusiasmo e dedizione religiosa, cantando, pregando e partecipando alle veglie con il Papa. Giovani che non sono semplici nostalgici o spettatori di una tradizione, ma che rappresentano una ricerca autentica di fede in un’epoca in cui essa non è più scontata, mostrando che la vitalità religiosa persiste, seppur in forme diverse dal passato.

Mentre negli ospedali svizzeri, francesi e italiani si cerca di salvare i feriti che ancora sono in situazioni critiche dopo essere rimasti coinvolti nell'incendio a notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana, gli inquirenti cercano di fare chiarezza sulle ultime incertezze nella ricostruzione delle dinamiche dell'incidente. Le cause sono state accertate: le scintille di alcuni bengala attaccati al collo delle bottiglie di champagne distribuite ai clienti hanno dato fuoco al rivestimento del controsoffitto.
Sabato la Procura del Vallese ha aperto un procedimento penale contro Jacques e Jessica Moretti, i titolari del locale andato a fuoco. Il sospetto è che il soffitto de Le Constellation fosse rivestito con pannelli di plastica in matariale altamente infiammabile e quindi non a norma. Per questo i gestori sono stati accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo, come è stato riferito dagli inquirenti in un comunicato stampa domenica sera. Al momento i due titolari non sono in custodia cautelare. Secondo la Procura infatti non ci sarebbero le condizioni per un arresto preventivo: "Attualmente non vi è alcuna indicazione che l'imputato possa eludere il procedimento penale o la sanzione prevista fuggendo".
La scelta della Procura del Canton Vallese ha creato malumori e polemiche in Svizzera. Per Le Matin Dimanche, uno dei principali quotidiani svizzeri in lingua francese “Il pubblico ministero avrebbe potuto utilizzare l'arresto preventivo per tutta la durata dell’inchiesta. Il rischio di fuga esiste, essendo i due cittadini francesi", nota il quotidiano. Che prosegue: "Se la coppia tornasse in Francia, potrebbe sfuggire alla giustizia svizzera: Parigi infatti nega l’estradizione di suoi cittadini. La Procura ha forse giudicato questa ipotesi poco credibile. Una detenzione sarebbe stata possibile anche per impedire qualsiasi contatto con parti o elementi coinvolti”. Anche perché in Svizzera è stata dato notevole risalto a quanto pucclicato sul Parisien, ossia che il proprietario de Le Constellation fosse finito in prigione per truffa e reati legati allo sfruttamento della prostituzione una ventina d'anni fa.
Il Blick, quotidiano svizzero di lingua tedesca, ha riportato le reazioni alla scelta della Procura di alcuni penalisti elvetici: "Mi sorprende che i proprietari del bar non siano dietro le sbarre", ha detto un avvocato di Zurigo; "L'approccio vallesano è incomprensibile, uno scandalo!", ha ribadito un collega della Svizzera orientale.
Secondo la quasi totalità dell'opinione pubblica svizzera la Procura "ecceduto in garantismo".

Proseguono le operazioni sanitarie e investigative dopo la strage di Crans-Montana. Il bilancio ufficiale, confermato dalle autorità svizzere, resta di 40 morti e 119 feriti. Di questi ultimi, 42 sono ricoverati in condizioni gravi, molti con ustioni estese e danni da inalazione di fumo. Le terapie intensive del Canton Vallese hanno raggiunto la saturazione, rendendo necessario il trasferimento di numerosi pazienti in strutture specializzate fuori cantone e all’estero. Sul fronte italiano, la Farnesina conferma che 13 cittadini italiani risultano feriti. Sei sono ancora indicati come dispersi, in attesa di identificazione formale. Al momento, un solo decesso è stato ufficialmente confermato, quello del sedicenne Emanuele Galeppini. Ancora ieri sera era in corso il trasferimento dei feriti più gravi verso l’Italia.
Il Centro grandi ustionati dell’Ospedale Niguarda di Milano ha già accolto quattro pazienti provenienti dalla Svizzera, tutti in terapia intensiva con ustioni di secondo e terzo grado. Altri tre trasferimenti sono programmati nelle prossime 24 ore. In totale, sette feriti saranno curati a Milano, mentre altri restano ricoverati in Svizzera e in strutture europee specializzate. Sul luogo della strage, le operazioni di identificazione procedono lentamente. In quattordici casi non è stato ancora possibile associare un nome nemmeno ai feriti, mentre per alcuni deceduti sono in corso analisi del Dna e riscontri odontoiatrici. Le autorità precisano che il numero dei dispersi potrebbe ridursi con il completamento delle procedure di identificazione ospedaliera, cui contribuiranno esperti in arrivo da Israele. Sul piano giudiziario, l’inchiesta aperta dalla procura svizzera ipotizza “incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose”. Gli investigatori stanno verificando la capienza del locale, la conformità delle uscite di sicurezza e la natura dei materiali di rivestimento, ritenuti determinanti per la rapidissima propagazione delle fiamme. L’ipotesi principale resta l’innesco accidentale legato all’uso di dispositivi pirotecnici da interno durante i festeggiamenti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si è recato sul luogo della strage.

Giovedì 1 gennaio a tarda sera, la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, in una frase ha sintetizzato le angosce di chi sta cercando di far chiarezza su quanto successo la notte di Capodanno nel locale Le Constellation di Crans-Montana e, soprattutto, di chi negli ospedali sta provando a salvare chi è ricoverato: "Stiamo cercando di fare il più in fretta possibile, eppure ci vorrà pazienza. Ci potrebbero volere giorni solo per capire chi sono i feriti".
Secondo gli inquirenti a Le Constellation sono morte 40 persone e 119 sono i feriti. Ma è un bilancio ottimista, ha detto uno dei medici dell'ospedale di Losanna alla SSR Suisse Romande (la tv svizzera in lingua francese), "probabilmente è destinato ad aumentare". Dei feriti molti sono in gravi e gravissime condizioni nei reparti dedicati ai grandi ustionati di tutti i maggiori ospedali della Svizzera. Anche Francia e Italia hanno accolto alcuni feriti. Secondo Stéphane Ganzer, consigliere di stato del Canton Vallese, "tra 80 e 100 persone sarebbero in condizioni critiche".
Il comandante della polizia cantonale vallese, Frédéric Gisler, ha provato a mettere ordine nel caos, ha tentato di dare le prime risposte alle famiglie che chiedono notizie sui loro figli che erano, o almeno dovevano essere, alla festa a Le Constellation. "Daremo una risposta alle famiglie. Cercheremo di farlo nel modo più rapido possibile. Abbiamo agito in una situazione d'emergenza, i feriti sono stati mandati in tantissimi ospedali, non tutti sono stati identificati. Lo inizieremo a fare da venerdì mattina". Il problema principale è che, però, è ancora ignoto il numero di persone che c'erano all'interno al locale. "Cercheremo di ricostruirlo", ha detto. E poi ci sono i corpi, alcuni carbonizzati dei morti, e per la loro identificazione, hanno detto i consiglieri di Stato Mathias Reynard e Stéphane Ganzer, potrebbero volerci però diversi giorni.
Anche la ricostruzione degli eventi è complessa. Quel che sembra certo al momento è che non sia stata un'esplosione a causare l'incendio, ma un incendio a determinare una, forse tre, esplosioni. Nella conferenza stampa del pomeriggio, la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud ha detto che "presumiamo che l'incendio sia partito dai bengala attaccati alle bottiglie di champagne. Le scintille dovrebbero aver innescato l'incendio del controsoffitto". In una breve dichiarazione alla Tribune de Geneve, Jacques Moretti, proprietario del bar insieme alla moglie Jessica, ha sostenuto che Le Constellation era stato controllato tre volte in dieci anni "e tutto era stato fatto secondo le norme".
La priorità, al momento, è "l'identificazione dei defunti, affinché le famiglie possano iniziare il loro percorso di elaborazione del lutto", ha sottolineato la procuratrice, che ha aggiunto che sono in corso le perizie per verificare se il locale fosse a norma e se tutte le misure di sicurezza sono state rispettate. "Non è ancora chiaro se qualcuno dovrà affrontare accuse penali. Tuttavia, è possibile che venga avviata un'indagine per omicidio colposo", ha affermato Pilloud.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è a Crans-Montana "per essere vicino ai familiari delle vittime, a coloro che nutrono una speranza di riabbracciare un proprio caro". Ha aggiunto che lo stato italiano ha messo a disposizione "un gruppo di psicologi per aiutare le persone più vicine a feriti e scomparsi". Il ministro ha ribadito la massima disponibilità della autorità italiane a collaborare con quelle locali e la possibilità di trasferire parte dei feriti nei nostri ospedali, oltre "alla polizia scientifica per aiutare con le identificazioni". Secondo la Farnesina sono "19 gli italiani coinvolti nell'incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana".

Sono almeno 47 i morti e oltre cento i feriti a causa dell'incendio di natura non dolosa avvenuto nel bar Constellation la notte scorsa a Crans-Montana, in Svizzera. Le vittime non sono identificabili a causa delle gravi ustioni riportate. I filmati che pubblichiamo qui sopra mostrano l'esterno e l'interno del locale dopo l'incidente.
Sui social e sui media svizzeri circola anche un video che sembra mostrare il momento iniziale del rogo, con il soffitto dietro al bancone che prende fuoco e le fiamme che si propagano velocemente.
In un altro video diffuso sui social si vede l'esterno del locale durante l'incendio, con le fiamme che divampano e un fumo nero e denso che esce dal bar.
"Un centinaio di persone sono rimaste gravemente ferite e, purtroppo, si presume che diverse decine siano morte", ha detto in conferenza stampa questa mattina Frédéric Gisler, comandante della polizia cantonale del Vallese.
La Farnesina ha attivato a Roma una unità operativa con funzionari dell'Unità di Crisi e dell'Unità tutela degli italiani all'estero. Allo speciale del Tg4, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha detto che "abbiamo una dozzina di italiani ricoverati negli ospedali nella Svizzera e una quindicina circa di dispersi. Parlo di persone le cui famiglie si sono fatte vive con con l'unità di crisi della Farnesina o con l'ambasciata".
Le autorità svizzere hanno affermato che alcune delle vittime dell'esplosione a provengono da altri paesi, ma non è stata fornita alcun dettaglio sulle esatte nazionalità. La località è una stazione sciistica di fama internazionale con molti turisti.

Un incendio di origine ancora sconosciuta ha devastato nella notte un bar della rinomata località sciistica alpina di Crans-Montana, nel Canton Vallese, in Svizzera, causando una strage. Il bilancio provvisorio è drammatico: almeno 40 morti e 115 feriti. Secondo quanto riferito dalle autorità locali, molte delle vittime non sono al momento identificabili a causa delle gravissime ustioni riportate.
In collegamento con il Tg4, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicurando che domani si recherà sul posto "per dare solidarietà alla Svizzera, ma anche per essere vicino ai nostri concittadini che aspettano notizie", ha detto che "abbiamo una dozzina di italiani ricoverati negli ospedali nella Svizzera. Tre sono stati rimpatriati con elicotteri'' e portati ''all'ospedale Niguarda". Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, ha detto che questi "giovanissimi italiani" presentano "ustioni tra il 30 e il 40 per cento" e al momento "sono intubati". Ci sono poi, aggiunge, "altri due italiani gravissimi ricoverati a Berna e a Zurigo, però sono in condizioni talmente critiche che gli stessi medici svizzeri hanno sconsigliato al momento di evacuarli sul nostro ospedale".
Già nella tarda mattinata l'ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, a SkyTg24 aveva riferito che "ci sono connazionali di cui non si ha notizia al momento". L'ambasciatore parla di "una cinquantina di persone" che si trovano al centro congressi per avere informazioni. Ma, dice Cornado, "non posso azzardare stime", sulle persone potenzialmente coinvolte e racconta anche che i soccorritori “hanno difficoltà ad accedere ai locali per le ricerche perché la struttura è pericolante”. In serata l'ambasciatore comunica che gli italiani dispersi sono 19 e assicura: "Le autorità svizzere mi hanno promesso che mi forniranno l'elenco degli italiani feriti stasera, al massimo domani mattina, e lo condividerò immediatamente con la Farnesina".
L’incendio è iniziato intorno all’1:30, mentre nel locale erano presenti oltre duecento persone, tra cui numerosi minorenni, riporta il quotidiano svizzero Blick, che stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno. Dopo l'incendio il cantone svizzero Vallese ha dichiarato lo stato di emergenza. “Era l'1:30 del mattino quando è stato avvistato del fumo", ha raccontato Frederic Gisler, capo della polizia di Crans-Montana. "Un testimone ha quindi contattato la caserma dei pompieri per segnalare l'incendio. È scattato l'allarme rosso. All'1:32 sono arrivate le prime pattuglie da Crans-Montana, assistite dalla mobilitazione dei vigili del fuoco. Sono stati rapidamente portati in ospedale. Alle 4:14 del mattino è stato attivato un numero verde e un servizio di supporto psicologico. Poco dopo le 5:00, tutti i feriti hanno ricevuto assistenza medica”.
Sulla base delle informazioni fornite dalla Polizia cantonale, l’incendio sarebbe di natura non dolosa. "Un attentato può essere assolutamente escluso", ha detto la Procuratrice Generale Beatrice Pilloud. Il quotiano Blick, che riporta una prima ricostruzione delle forze dell'ordine, sostiene che ad andare a fuoco per primo dovrebbe essere stato il sistema isolante nel soffitto del locale. Tra le diverse ipotesi, basate per ora su alcune testimonianze, ha preso piede quella che ritiene che a fare partire l'incendio potrebbe essere stato un dispositivo pirotecnico – una "fontanella", un bengala o una candela scintillante – infilata sul collo di una bottiglia di champagne e pericolosamente avvicinata al soffitto. Anche dalle immagini pubblicate sul canale Youtube del locale, relativi a feste precedenti a quella di Capodanno, si vede che spesso si festeggiava con delle fontanelle pirotecniche fissate sulle bottiglie.
La tragedia, secondo quanto hanno riferito le autorità cantonali ai media svizzeri, ha assunto queste dimensioni a causa della velocità di propagazione delle fiamme, il cosiddetto "flashover", cioè un ’’fenomeno che vede il fuoco propagarsi all’improvviso e con violenza in ambienti chiusi provocando una o più esplosioni". Si ipotizza che il fuoco si sia propagato velocemente a causa del calore che si era accumulato sotto al soffitto, i gas di combustione si siano diffusi rapidamente, facendo salire molto rapidamente la temperatura all'interno del locale. "A quel punto la sopravvivenza è praticamente impossibile. La situazione rappresenta un pericolo mortale anche per i vigili del fuoco", hanno spiegato i media svizzeri.
La ricostruzione troverebbe conferma dalle testimonianze di diversi ragazzi che erano all'interno del locale, come quella di Melko, 19 anni. Secondo il suo racconto alcuni fuochi d'artificio installati su bottiglie ordinate nella discoteca avrebbero provocato un incendio al soffitto. Il fuoco si sarebbe poi propagato molto rapidamente, provocando scene di panico e una fuga precipitosa verso l'uscita della sala situata nel seminterrato, accessibile tramite una scala che conduceva a un corridoio.
Le indagini per accertare la vera causa dell'incidente sono però ancora in corso. Le autorità svizzere hanno dichiarato che "è troppo presto" per fornire informazioni certe sull'accaduto.
In ogni caso la macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente. Le autorità locali stanno lavorando senza sosta per mettere in sicurezza l’area, assistere i feriti e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Il quotidiano svizzero Blick riporta che gli elicotteri stanno sorvolando la zona ogni dieci minuti da ore. Il sito che monitora i voli in tempo reale, Flight Radar, mostra inoltre che quasi tutti gli elicotteri di soccorso in Svizzera, compreso uno dall'Italia, sono operativi. La tragedia ha messo a dura prova i servizi di emergenza: sono stati mobilitati dieci elicotteri e 150 operatori e l'ospedale del Vallese sta collaborando con altri ospedali in tutto il paese per curare tutti i feriti.
Un gruppo di tre ragazzi di Milano, tutti di 16 anni, è rimasto coinvolto nell'esplosione. In particolare, da quanto ha appreso l'Ansa, una ragazza è ricoverata in coma all'ospedale di Zurigo. Un altro ragazzo invece è in arrivo in elicottero all'ospedale di Niguarda di Milano con ustioni gravi a una mano, oltre che alla testa. Il terzo amico è stato invece respinto all'ingresso del bar le Constellation dove è avvenuta l'esplosione che ha poi visto da fuori.
Durante una conferenza stampa con il presidente del Consiglio di Stato Mathias Reynard, il consigliere di Stato Stéphane Ganzer, la procuratrice generale Beatrice Pilloud e Frédéric Gisler, comandante della polizia cantonale del Vallese, è stato reso noto che si prevede che tra le vittime e i feriti ci siano anche turisti stranieri. Il ministero degli Esteri francese ha annunciato che due cittadini francesi sono rimasti feriti nell'incendio. In una nota ufficiale il Quai d'Orsay fa sapere che "le squadre consolari sono in costante contatto con le autorità svizzere nel caso in cui altri cittadini siano coinvolti. La Francia esprime le sue condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime dell'incendio".
In serata è stata convocata un'altra conferenza stampa durante la quale la procuratrice generale Beatrice Pilloud ha dichiarato che, fino a questo momento, "non sono stati fatti arresti e non è stato identificato alcun sospettato". E ha precisato che le indagini per scoprire quello che è successo sono ancora in corso: "Non conosciamo la capienza del locale'' e ''non sappiamo quante persone si trovavano all'interno del bar".
Sul fronte diplomatico, l’ambasciatore d’Italia in Svizzera e la console generale d’Italia a Ginevra si sono recate verso Crans-Montana. A Roma, la Farnesina ha attivato un’unità operativa composta da funzionari dell’Unità di crisi e dell’Unità per la tutela degli italiani all’estero, per fornire assistenza e raccogliere informazioni su eventuali connazionali coinvolti. E' stato inoltre allestito un punto di raccolta per i familiari presso il centro congressi le Regent, di Crans-Montana.
Il luonge bar, chiamato Le Constellation, era molto frequentato da turisti e residenti. A confermare i primi dettagli è stato Gaëtan Lathion, portavoce della polizia cantonale vallesana, che ha parlato di “diversi feriti e diversi morti”, sottolineando che l’intervento dei soccorsi è ancora in corso. Le immagini diffuse dai media svizzeri mostrano l’edificio avvolto dalle fiamme e numerosi mezzi di emergenza impegnati nelle operazioni di soccorso nelle aree circostanti.
Le Constellation è un luonge bar che negli anni è diventato un punto di riferimento per il turismo di lusso nella regione nonché uno dei locali più famosi della zona. Si trova in Rue Centrale 35 e, con i suoi due piani, tra cui una terrazza riscaldata, può contenere fino a 400 persone che, oltre a bere cocktail e degustare vini, possono assistere agli eventi sportivi trasmessi in tv sui 14 schermi del locale. Il bar è la meta preferita di turisti facoltosi provenienti da tutto il continente: i dj si esibivano regolarmente e l'atmosfera festosa attirava un pubblico prevalentemente internazionale. Secondo le guide turistiche e le recensioni online, Le Constellation era considerato un luogo alla moda per l'après-ski e la vita notturna. Ma sulle piattaforme di valutazione, il bar ha ottenuto solo 6,5 punti su 10 nella categoria sicurezza. All'interno era presente una sola via di accesso e di fuga nel seminterrato, il che avrebbe ostacolato l'evacuazione in caso di emergenza. Inoltre, il ristorante era arredato con molti elementi in legno, fattore che oggi, a posteriori, appare particolarmente critico.
Le Constellation è stato fondato nel 2015 da una coppia francese originaria della Corsica, che ha rilevato l'edificio allora fatiscente e lo ha completamente ristrutturato. Tuttavia, le recensioni negative hanno ripetutamente criticato il servizio clienti, la mancanza di professionalità e, a volte, il pessimo rapporto qualità-prezzo. Poco dopo l'incendio, la presenza online del bar è scomparsa: le sue pagine Facebook e Instagram sono state chiuse e Google ha indicato il locale come "temporaneamente chiuso".
Il luonge bar si trova a Crans-Montana, nel sud-ovest della Svizzera, nella parte francofona del Canton Vallese, nel distretto di Sierre. Crans-Montana è un'importante stazione sciistica che si è sviluppata a partire dai primi anni del secolo scorso e si è specializzata nello sci alpino, La città ha ospitato tra l'altro i Campionati mondiali 1987, i Campionati mondiali juniores 2011 e numerose tappe della Coppa del Mondo e della Coppa Europa della disciplina.

Difficile comprimere un anno in poche parole. Molto più agile raccontarlo attraverso le immagini dei principali fatti che l'hanno composto. Dal ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, con tutti gli scompigli politici ed economici che ne sono derivati, al ritorno a casa degli ostaggi rapiti da Hamas il 7 ottobre del 2023. Il conflitto in Ucraina invece ha proseguito la sua spirale di bombardamenti e distruzione per mano russa, nonostante i molteplici tentativi di raggiungere un accordo. Nell'anno del Giubileo è morto un papa, Francesco, e se ne è scelto un altro, Leone XIV. E poi la reunion degli Oasis, la diffusione sempre più capillare dell'intelligenza artificiale e l'approdo del governo guidato da Giorgia Meloni nella lista di quelli più longevi della storia della Repubblica. Ecco qualche foto per sfogliare il 2025.

Nonostante l’indefesso sforzo dei pm dell’edilizia per gonfiare il numero dei crimini commessi a Milano, battezzando pure nuove fattispecie come la “corruzione urbanistica”, la situazione dei reati – e della correlata sensazione di insicurezza – nel capoluogo lombardo è decisamente migliore di quanto la “percezione” e la narrazione mediatica provino ogni giorno a farci credere.
Nel tradizionale incontro di fine anno della prefettura e dei vertici delle Forze di polizia con la stampa, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia ha snocciolato dati che danno sostanza al realismo di chi non crede a Gotham City (volendo, può essere letto anche come un segnale di trend nazionale). Il totale dei reati è in calo, e ormai da anni: meno 8 per cento in città (diecimila in meno sul 2024) e proprio in quella fascia di criminalità che colpisce il normale cittadino. Un vero crollo dei furti in casa (-13) e nei negozi (-12) e delle rapine (-18). Diminuiscono anche in reati sessuali (meno 18 per cento) anche grazie a leggi più stringenti, ma il dubbio secondo alcuni è quello di minori denunce.
Tutto bene, dunque? Ovviamente no, e non lo dicono né il prefetto né il questore Bruno Megale. Che evidenziano, ad esempio, che oggi uno dei problemi più gravi per la sicurezza sono i reati dei minori. Nel 2025 sono stati fermati o arrestati 2.240 minorenni, sopratutto per quei reati predatori che spaventano i cittadini e spesso colpiscono altri minorenni. “C’è violenza in genere da parte e dei ragazzi, si assiste sicuramente all’uso di coltelli che tutti hanno, legato anche all’uso di alcol e sostanze stupefacenti”. Il consumo di droghe è in crescita e fa di Milano un mercato a rischio. Dunque realismo e attenzione sociale, a fronte di interventi di polizia in costante crescita. Anche sull’immigrazione illegale è falsa la narrazione di inefficienza delle autorità: in un anno ci sono stati 686 stranieri rimpatriati verso e 1.856 espulsioni. La realtà non è semplice, ma è molto diversa dalla narrazione allarmista che fa comodo solo al populismo ma non aiuta a risolvere i fenomeni.

Sono state evacuate tutte le persone rimaste bloccate questa mattina nella zona del Passo del Moro, a circa 2.800 metri di quota, in seguito a un incidente all’impianto funiviario di Macugnaga, nel Verbano-Cusio-Ossola. In totale si tratta di circa cento persone, tra turisti e lavoratori, riportate a valle nel corso del pomeriggio.
L’incidente è avvenuto intorno alle 11.25, quando una cabina non si è fermata nel punto previsto all’interno della stazione di arrivo, urtando la barriera di protezione. Secondo quanto riferito dai vigili del fuoco, sono due le cabine coinvolte: una ha impattato contro la struttura della stazione di monte e una contro quella di valle. Nella cabina giunta alla stazione di monte sono rimasti feriti tre dei quindici passeggeri a bordo; a valle è rimasto ferito anche il manovratore dell’impianto. Nessuna delle persone coinvolte risulta in pericolo di vita.
A seguito dell’incidente l’impianto di risalita è stato fermato e le piste da sci sono state chiuse. Le operazioni di evacuazione sono state coordinate dai vigili del fuoco, con il supporto del personale sanitario e l’impiego di elicotteri, e si sono concluse poco prima delle 15. Sulle cause dell’accaduto sono in corso accertamenti tecnici. Secondo quanto comunicato dalla società che gestisce l’impianto, la Macugnaga Trasporti e Servizi, la cabina avrebbe decelerato in modo non corretto durante l’ingresso in stazione, attivando i sistemi di emergenza. "Abbiamo avuto un inconveniente tecnico. Stiamo facendo valutazioni, dalle prime informazioni l'impianto non ha correttamente decelerato entrando in stazione ha urtato la barriera di stazione", ha spiegato all'Ansa Filippo Besozzi, amministratore della società. "Per fortuna - aggiunge - non c'è nessun ferito grave. La persona che ha riportato le ferite più serie è un 59enne che ha una ferita al braccio. Altre hanno avuto piccole escoriazioni".
L’impianto, costruito nel 1962, era stato sottoposto a una revisione generale all’inizio del 2023. I lavori costarono due milioni di euro, di cui 1,8 milioni finanziati dalla Regione Piemonte e 200mila euro dal Comune di Macugnaga.
