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Sardegna, 53enne accoltellato e dato alle fiamme in un parco a Carbonia: si cerca il killer

Erano intervenuti dopo essere stati chiamati per spegnere un incendio nel Parco Rosmarino di Carbonia, in Sardegna. Non immaginavano che sotto al rogo di sterpaglie si nascondesse un cadavere. Proprio in questo modo, invece, i vigili del fuoco scoperto il corpo di Giovanni Musu, disoccupato 53enne, con alcuni precedenti penali. Le fiamme avevano raggiunto il cadavere alle gambe. Secondo quanto emerso finora, Musu sarebbe stato colpito ripetutamente con un’arma da taglio: una delle ferite, inferta alla gola, potrebbe essere stata mortale. Musu è stato ritrovato sanguinante e con le gambe avvolte dalle fiamme. L’incendio sarebbe un tentativo di cancellare le tracce.

Erano le 4 del mattino. Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Carbonia insieme al nucleo investigativo di Cagliari e poi anche il Ris. A coordinare le indagini il pm della procura del capoluogo sardo Danilo Tronci. La zona del ritrovamento è stata delimitata e sul corpo del 53enne è stato eseguito un primo esame dal medico legale, in attesa della dell’autopsia, disposta dallo stesso pm.

L’indagine si muove negli ambienti dello spaccio e del consumo di droga. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi mesi di vita dell’uomo e la rete di relazioni. L’ipotesi è che il delitto possa essere maturato al termine di un litigio degenerato o come conseguenza di contrasti legati a dinamiche criminali, anche se al momento nessuna pista viene esclusa. Sono già stati ascoltati numerosi testimoni e sono scattate diverse perquisizioni. I controlli hanno riguardato l’abitazione della vittima e le case di persone ritenute potenzialmente coinvolte, nel tentativo di raccogliere elementi utili a individuare il responsabile.

Da capire se l’aggressione sia avvenuta nel parco o in un luogo esterno. Le indagini si concentrano – oltre che sui motivi dell’omicidio e sulla ricerca del colpevole – anche sul passato recente di Musu. Non si esclude una possibile assunzione di droghe prima di essere ucciso, dato il ritrovamento di alcune siringhe – che sembrerebbero confermare anche la pista legata al mondo delle sostanze stupefacenti.

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Perde una mano a Capodanno per l’esplosione di un petardo artigianale: muore dopo 18 giorni a Vercelli

Aveva perso la mano sinistra a causa dello scoppio di un petardo artigianale durante la notte di Capodanno e da allora era ricoverato in gravissime condizioni al Sant’Andrea di Vercelli. È morto questa mattina Bruno Savoia, 43 anni. A riportare la notizia è il quotidiano La Stampa. Troppo gravi le ferite ricevute a seguito dell’esplosione del botto – autoprodotto – che lo aveva colpito anche all’addome. Sul corpo dell’uomo erano presenti diverse ustioni.

Savoia abitava a Vercelli, in via Leopardi 11. Viveva assieme alla compagna Grazia, che la notte dell’incidente ha subito raggiunto l’uomo, ferito. E che oggi denuncia: “ho chiamato l’ambulanza 18 volte, non arrivava mai”. La Notte di San Silvestro la coppia ha trascorso il veglione con degli amici. Dopo la mezzanotte, Savoia era sceso con loro nel cortile del palazzo e aveva acceso il petardo. Il rumore dell’esplosione era stato forte, tanto da aver attirato l’attenzione di tutti gli inquilini dello stabile.

Immediatamente trasportato al pronto soccorso da un’auto della compagnia, le sue condizioni erano immediatamente apparse gravi tanto che i medici non erano riusciti a ricostruire l’arto nonostante un delicato intervento chirurgico. Le indagini dei carabinieri di Vercelli intanto proseguono, ed è possibile che verrà disposta un’autopsia.

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A fuoco gli addobbi sul soffitto per le candele pirotecniche: chiusa discoteca a Crema. Stop anche a un locale di Cremona

Due discoteche di Crema e Cremona sono state chiuse temporaneamente a seguito di alcune violazioni in materia di sicurezza e ordine pubblico. Il provvedimento è stato disposto dal questore di Cremona, Carlo Ambra, che sulla base dell’articolo 100 del TULPS ha attuato due sospensioni di licenza. I locali coinvolti sono il “Moma Club” di Crema (chiuso per 8 giorni) la discoteca “Juliette” di Cremona (chiusa per 15 giorni). I controlli sono stati eseguiti nei primi giorni di gennaio, e si inseriscono in una tipologia di controlli resi necessari probabilmente anche in reazione alla strage di Crans-Montana e al rinnovato interesse pubblico sulla questione sicurezza nei luoghi chiusi. Proprio domenica da Roma è arrivata la notizia, invece, del sequestro preventivo del Piper club di Roma.

Tra gli episodi contestati spiccano due avvenimenti: il 6 gennaio scorso, nella discoteca di Cremona, un giovane è stato aggredito alla gola con la lama di un taglierino. La ferita, fortunatamente superficiale, ha richiesto comunque l’intervento sanitario. Nella discoteca Moma Club, invece, nei giorni scorsi si è verificato un principio d’incendio di alcuni addobbi posizionati sul soffitto del locale causato dalle fontane pirotecniche installate sulle bottiglie. Una dinamica che ricorda fortemente quanto avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Il locale è intervenuto su Facebook per precisare che “l’episodio relativo a un principio di incendio di alcuni addobbi natalizi, causati dai flambé, è avvenuto antecedentemente alla tragedia successa in Svizzera. Mettere in relazione i due eventi è scorretto, fuorviante e falso”. E, continua ancora la nota, dopo quanto avvenuto e dopo i fatti di Crans-Montana “i flambé sono stati completamente eliminati”.

Oltre a questi due avvenimenti, sono stati segnalati sia ripetuti episodi violenti – all’interno e all’esterno dei locali – sia la somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni. I controlli sono stati effettuati a Cremona il 16 gennaio e a Crema il 17 e sono stati compiuti dalla Polizia di Stato con la collaborazione dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, dell’ATS Valpadana e dell’Ispettorato del Lavoro.

Tra le criticità del locale “Juliette” si segnalano: mancato documento di valutazione rischi, irregolarità nella licenza, presenza di materiali non ignifughi nei pressi delle fonti di calore e mancata omologazione – sempre rispetto alla reazione al fuoco – di alcuni arredamenti. Inoltre, assente la documentazione relativa alla formazione dei lavoratori e preoccupanti le condizioni delle uscite di sicurezza – bloccate o per lo meno compromesse da tavolini e sedie.

Nel “Moma Club” invece il controllo ha fatto emergere, oltre al già citato principio di incendio, anomalie come la presenza di minorenni in serate esclusive ai maggiorenni, la mancata verifica dei documenti d’identità e l’occultamento delle – anche qui – due uscite di sicurezza, coperte da delle tende. Inoltre, come nelle discoteca Juliette è stata riscontrata la presenza di materiali non classificati alla reazione al fuoco. Nel corso dell’ispezione sono stati infine individuati dieci lavoratori in nero, il mancato aggiornamento del documento di valutazione dei rischi e la presenza di soli due operatori antincendio rispetto ai quattro previsti.

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Pavimento crolla durante la festa di compleanno a Parigi: evacuati tre edifici e almeno 20 feriti

Una festa nel quinto piano di un edificio dell’XI arrondissement di Parigi è finita nel panico quando il pavimento della casa è crollato, probabilmente a causa del peso a cui era sottoposto per via delle presenza di 50 persone. Gli avventori, in casa per una festa, sono stati evacuati e nel crollo sono rimaste ferite 20 persone. Una donna, soccorsa dai pompieri sotto le macerie, era in arresto cardiaco e le sue condizioni sono considerate gravi. Il suo cuore ha ripreso a battere, ma non sarebbe considerata ancora fuori pericolo.

L’episodio è avvenuto dopo la mezzanotte al 34 bis di rue Amelot, vicino piazza della Bastiglia, zona della movida parigina ancora affollata a quell’ora del sabato sera. Le vie sottostanti sono state teatro di alcune scene di tensione per la fuga dei presenti. Sul posto è intervenuta una carovana di soccorsi formata da 125 pompieri, una quarantina di camion dei vigili del fuoco e una decina di ambulanze. Fonti della polizia francese confermano come l’edificio sia “un residenziale senza precedenti noti di problemi ”

L’architetto Antoine Cardon, in qualità di esperto accorso sul posto, parlando con Franceinfo ha fornito dettagli sul crollo che dovrebbe essere strutturale: “Abbiamo osservato che un pavimento era stato indebolito dall’acqua infiltrata da un balcone. L’infiltrazione ha portato al deterioramento del pavimento, che ha causato una reazione a catena di crolli su tutto il piano”. Oltre all’intero edificio, di sei piani, sono stati evacuate le due strutture adiacenti. I residenti hanno fatto rientro nelle loro abitazioni durante la notte, verso le ore 04:00.

La procura di Parigi ha aperto un’indagine sulle cause delle lesioni e del crollo e sono in corso aggiornamenti. All’interno dell’edificio era in corso una festa, come racconta uno degli invitati a LCL: “Eravamo tutti riuniti per festeggiare il 60esimo compleanno di un’amica. Proprio mentre stavamo iniziando a farle gli auguri ed eravamo tutti riuniti intorno a lei, il pavimento è crollato. Siamo caduti dal quinto al quarto piano. È successo così velocemente che non riesco nemmeno a descriverlo, ti senti solo scivolare“.

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Crans Montana, “Jacques Moretti condannato in Svizzera nel 2016 per lavoro nero”

Jacques Moretti, proprietario del bar Le Constellation di Crans-Montana e ora in carcere, “è stato condannato nel 2016 in Svizzera per aver impiegato lavoratori illegalmente”. La notizia viene riportata dal quotidiano NZZ am Sonntag. Il passato di Moretti e di sua moglie da ormai due settimane viene scandagliato dai cronisti, che hanno puntato i fari sul business e sull’ascesa finanziaria della coppia. Questo episodio – riportato dal quotidiano tedesco che ha una versione svizzera – ha sollevato interrogativi sull’opportunità di concedergli un permesso per la gestione di un’attività commerciale, considerando la legge vallesana che limita tali permessi a chi ha precedenti.

Tuttavia, il passato di Jacques Moretti è segnato da altri inciampi con la giustizia. Nel 2008, infatti, era stato condannato a dodici mesi di carcere in Francia per sfruttamento della prostituzione, legato a un centro massaggi a Ginevra. L’indagine, avviata dalla polizia francese dopo una segnalazione su giovani donne reclutate in Francia, aveva portato alla sua condanna. Nonostante Moretti avesse sempre respinto le accuse, sostenendo di aver gestito il locale solo per pochi mesi e di non aver costretto le lavoratrici, la pena fu sospesa grazie alla condizionale.

Nel 2015, Moretti, insieme alla moglie Jessica, ha preso in gestione il bar Le Constellation, che in breve tempo è diventato uno dei punti di riferimento della vita notturna di Crans-Montana. Nel 2022, la coppia ha acquisito l’immobile del locale per oltre 1,5 milioni di franchi svizzeri, come riportato dai cronisti di insideparadeplatz.ch. Ma tra ipoteche e mancati introiti dovuti alla chiusura degli altri locali della coppia i Moretti sarebbero “senza redditi”. Tanto che, tra le polemiche, la cauzione fissata per la libertà è stata fissata in poco più di 400mila franchi svizzeri.

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Quando Zouhair Atif disse “mi piacerebbe uccidere una persona”. Il padre: “Voglio chiedere scusa, il coltello non lo ha preso a casa”

L’omicidio di Abanoub Youssef, il 18enne accoltellato da un compagno di scuola all’interno di un istituto professionale della Spezia, ha sollevato non solo un acceso dibattito politico sulla sicurezza nelle scuole, ma anche perplessità su una frase espressa dall’accoltellatore. Ai giornalisti viene riferito un episodio che coinvolge un’insegnante dell’istituto accusata di aver ignorato una dichiarazione di Zouhair Atif, mesi prima delle coltellate.

Secondo quanto riferito da alcuni compagni di scuola e testimoni, l’insegnante avrebbe chiesto agli studenti di esprimere un sogno durante un incontro in classe. Quando fu il turno di Zouhair, l’adolescente avrebbe pronunciato una frase che ha lasciato tutti senza parole: “Mi piacerebbe vedere che emozione si prova a uccidere una persona“. La dichiarazione, definita disturbante da chi era presente, non avrebbe suscitato, secondo alcuni, reazioni adeguate da parte dell’insegnante, che non avrebbe intrapreso alcuna azione per segnalare l’incidente o per affrontare il tema con il giovane.

Le polemiche sulla gestione della sicurezza e la reazione delle istituzioni

Questo nuovo particolare, che getta luce su un episodio preoccupante mai affrontato a dovere, si aggiunge alla già complessa situazione riguardante la gestione della sicurezza nelle scuole. Se da un lato le forze politiche e i sindaci si confrontano sull’approccio giusto per prevenire simili tragedie, dall’altro emergono interrogativi sulle modalità con cui le istituzioni scolastiche affrontano la crescita del disagio giovanile. La sindaca di Genova, Silvia Salis, in una intervista, ha accusato il governo di ridurre il fenomeno della violenza giovanile a semplici slogan, proponendo misure punitive che non risolvono le problematiche profonde. “Cosa risolvi con multe alle famiglie in difficoltà?“, ha dichiarato, sollecitando un approccio più integrato, che includa politiche sociali e di sostegno psicologico, piuttosto che punizioni generiche.

Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha invece elogiato il coraggio dell’insegnante che ha affrontato l’aggressore, ma ha anche fatto un passo indietro rispetto all’uso esclusivo di misure repressive come metal detector nelle scuole. “Serve una rivoluzione culturale“, ha affermato, indicando che la violenza non può essere fermata solo con il controllo fisico, ma richiede un cambiamento nelle mentalità degli studenti e nelle dinamiche scolastiche.

Le scuse

“Io sono padre e penso ad un altro padre che ha perso suo figlio. Voglio chiedere scusa a lui, alle sorelle del ragazzo, a tutta la sua famiglia. Proprio perché padre capisco il loro dolore. Mi dispiace tantissimo per quello che è successo – dice in un’intervista al Corriere della Sera Boulkhir Atif, il padre del 19enne – Per noi era un ragazzo tranquillo. Ogni mattina si alzava, prendeva l’autobus, andava a scuola. Poi il sabato e la domenica ma anche durante l’estate, prendeva nuovamente il pullman, per andare a Lerici dove faceva il cameriere. Lo faceva per portare i soldi a casa e una parte poi li dava alla sua mamma”. In merito al coltello usato dal figlio, Boulkhir Atif spiega: “Noi in casa abbiamo solo questo per tagliare il pane e poi altri più piccoli per mangiare. Non ci sono altri coltelli in giro. Se lui lo ha portato a scuola sicuramente non lo ha preso qui in casa. Forse l’ha comprato da qualche altra parte. Giuro che io non l’ho mai visto con un coltello in mano in casa. Me ne sarei sicuramente accorto. Questa è una casa piccola. Dove poteva andarlo a nascondere? Qui in casa di coltelli non ne ha mai avuti. Questo è sicuro”.

La protesta

Parenti, amici e compagni della vittima hanno inscenato una protesta spontanea domenica mattina di fronte all’obitorio dell’ospedale cittadino. Un centinaio di persone ha occupato il marciapiede e la sede stradale esponendo cartelli per chiedere il massimo della pena nei confronti dell’assassino e l’impegno delle istituzioni nel rendere sicure le scuole. “La scuola è complice”, “Giustizia per Abu”, “Vogliamo una giustizia veloce”, “Abbiamo paura a tornare a scuola” si legge su alcuni dei cartelli mostrati dai manifestanti. Nessun momento di tensione, ma piuttosto di commozione per i parenti straziati dal dolore.

oggi è intervenuta anche la ragazza che frequentava Zouhair Atif: “Chiederei di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo che tra l’altro ho fatto il possibile per evitare litigi fra i due. Non sono mai entrata in tribunale a difendere il mio ragazzo anzi non gli ho rivolto parola (come giusto che sia) sono stata sottoposta ad altro [il riferimento sarebbe ad un interrogatorio della polizia – ndr]. È stato sconvolgente anche per me. Chi ha visto parli, chi sa mi scriva, ogni testimonianza è importante. Sentirò tutti appena posso, sono l’unica che può fare qualcosa, e combatterò fino all’ultimo per lui e la sua famiglia. Le mie più grandi condoglianze alla famiglia, che cercherò di contattare al più presto“.

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Diego Baroni scomparso da Verona. Il telefono del 14enne agganciato a Milano e i video su TikTok

Di Diego Baroni, 14 anni, non si hanno notizie da lunedì. L’adolescente, studente dell’istituto tecnico Giorgi di Verona e scomparso ormai da sei giorni, è originario di San Giovanni Lupatoto – nel Veronese – ma a seguito di alcune segnalazioni le ricerche del giovane si stanno concentrando anche su Milano. Le ricerche sono condotte dal nucleo operativo di Verona in contatto con i colleghi del comune veneto e di quello meneghino, anche se per il momento la scomparsa di Baroni è avvolta nel più totale mistero.

Il telefono

Il cellulare del ragazzino ha agganciato due volte un’antenna nel centro del capoluogo lombardo, ma il dispositivo – a quanto riferiscono gli agenti – non è acceso da lunedì. Un avvistamento importante è quello avvenuto lo stesso giorno nella stazione di Porta Nuova di Verona, dove Diego, prima di partire, avrebbe confessato a due ex compagne della scuola media incontrate casualmente di star prendendo un treno per Milano. Quella mattina del 12 gennaio il ragazzo ha quindi saltato scuola, ha preso regolarmente il bus delle 6.45 che ogni mattina lo portava nel plesso, poco distante dal centro cittadino.

La descrizione

Per adesso, le ipotesi degli investigatori vanno verso la direzione della fuga volontaria. Diego è alto un metro e ottanta, gioca a basket, ha i capelli corti e castani e indossava – almeno quando è uscito di casa lunedì – un berretto di lana scuro, un giubbino blu con il cappuccio, pantaloni scuri di tuta e scarpe sportive nere. Dalle parole della madre – Sara Agnolin, che ha postato appelli condivisi anche da Luca Zaia – Diego avrebbe condiviso dopo la scomparsa tre video su TikTok. Che farebbero pensare all’utilizzo di un altro dispositivo dal suo o l’accensione a intermittenza del suo cellulare, forse in modalità aereo.

Proprio sullo stesso social intanto aumentano i contenuti dei suoi amici e coetanei, preoccupati per la potenziale fuga del giovanissimo. Possibili testimoni o amici informati sono monitorati dall’Arma per avere anche un minimo dettaglio che possa aiutare le indagini. La famiglia Baroni intanto afferma che – dalle loro informazioni – il ragazzo non avrebbe contatti a Milano. Questo rende le indagini ancora più complesse, in mancanza di un qualsiasi punto di riferimento dal quale partire. Intanto la prefettura di Verona ha diffuso a livello nazionale il protocollo di ricerca avviato mercoledì, mentre la Procura dello stesso comune ha aperto un fascicolo d’indagine ad ora senza ipotesi di reato.

L’angoscia della famiglia

I genitori, che vivono al momento grandi momenti di angoscia, affermano: “è stato un fulmine a ciel sereno”. La madre Sara ha scritto su Facebook: “Non ho più notizie di mio figlio Diego da lunedì, non è andato a scuola e il telefono risulta spento, ho già fatto denuncia dai carabinieri. Ho bisogno di aiuto per ritrovarlo. Contattatemi se l’avete visto o condividete”. Anche il comune di San Giovanni Lupatoto si è unito alla preoccupazione degli ultimi giorni, e ha annunciato che “chiunque possa fornire informazioni utili è invitato a rivolgersi alle Forze dell’Ordine: ogni segnalazione può essere determinante per il ritrovamento del ragazzo. L’Amministrazione comunale esprime la propria vicinanza alla famiglia e ringrazia tutti coloro che stanno collaborando con responsabilità e senso civico”.

Appelli condivisi anche da molte pagine sportive dedicate al basket. Il ragazzo, cestista e grande appassionato, milita nella squadra dei Sangio Wolves. Intanto lunedì 19 gennaio nell’orario serale è prevista una camminata silenziosa e di preghiera da parte della comunità cittadina di San Giovanni e della famiglia di Diego. Il ritrovo è davanti al campo da calcio Battistoni, e il corteo proseguirà lungo via XXIV Maggio fino alla chiesa di Pozzo. Qui vi sarà un momento di raccoglimento guidato dal parroco Don Michele Zampieri.

Il sindaco Attilio Gastaldello afferma che “l’auspicio è che Diego possa tornare a casa prima, e che questo momento diventi un’occasione di ringraziamento per il suo ritrovamento ma – aggiunge – qualora così non fosse, oltre alla preghiera rivolta al Cielo, l’incontro vuole mantenere alta l’attenzione sulla sua scomparsa e testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia”.

Foto diffusa dal comune di San Giovanni Lupatoto con l’invito di collaborazione

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Federica Torzullo, trovato un cadavere nell’azienda del marito: riaffiorata una mano durante gli scavi. L’uomo sotto interrogatorio

Gli investigatori, che indagano per omicidio dopo la scomparsa della 41enne Federica Torzullo, hanno trovato un corpo nell’azienda del marito che è indagato. La donna è scomparsa ad Anguillara Sabazia, vicino Roma, l’8 gennaio. I carabinieri sono all’interno della sede operativa della ditta. Dalle prime informazioni, al momento, emergerebbe solo il ritrovamento di una parte del cadavere. Sabato la procura di Civitavecchia aveva diffuso una nota in cui si informava che erano state trovate tracce di sangue ovunque: sui vestiti, sul luogo di lavoro e sulla macchina di Claudio Agostino Carlomagno. L’uomo, che aveva denunciato la scomparsa della moglie, era stato sentito dagli inquirenti ma le sue dichiarazioni erano apparse subito contraddittorie.

L’uomo si trova nella caserma dei carabinieri. Gli investigatori sono tornati nell’azienda dell’uomo ad Anguillara e si è iniziato a scavare in un determinato punto. Quando è affiorata una mano sono state interrotte le operazioni in attesta dell’arrivo degli esperti del Ris per i rilievi tecnico-scientifici. Intanto un’ambulanza a sirene spiegate è arrivata a via Caduti di Nassirya, dove ha sede la caserma dei carabinieri di Anguillara Sabazia. L’intervento è stato reso necessario per il malore di un carabiniere.

Le immagini e le incongruenze

Dalle verifiche effettuate sui sistemi di videosorveglianza, che presidiano anche la villetta della coppia, era emerso che Federica Torzullo non risultava uscire di casa dalle 19.30 dell’8 gennaio, né vi erano segnali che il suo telefono cellulare si fosse mosso al di fuori dell’abitazione. La sua auto era ancora parcheggiata nei pressi di casa e all’interno dell’abitazione non risultava mancare nulla, ad eccezione della borsa e del cellulare. Diversa la situazione del marito, che la mattina di venerdì 9 gennaio era uscito di casa intorno alle 7.30 per andare al lavoro. Proprio sulla ricostruzione dei suoi spostamenti e sui rapporti con la moglie, secondo la Procura, emergono “divergenze allo stato insanabili” tra la versione fornita dall’uomo e quanto accertato dagli investigatori e dalle persone informate sui fatti. Contraddizioni giudicate tali da rendere necessaria la sua iscrizione nel registro degli indagati.

I sequestri e le tracce di sangue

Le indagini, condotte dai carabinieri di Anguillara Sabazia e dal Nucleo investigativo di Ostia, con il supporto del RIS di Roma, hanno portato al sequestro dell’abitazione, delle autovetture di entrambi i coniugi e dell’azienda di movimento terra riconducibile a Carlomagno. Secondo quanto comunicato dalla Procura, sono state repertate tracce di sangue: all’interno della casa dei coniugi; sugli abiti da lavoro dell’indagato; all’interno della sua auto; in una cava; su un mezzo meccanico utilizzato nell’azienda familiare. Sugli oggetti e sui materiali sequestrati sono in corso accertamenti tecnici irripetibili finalizzati all’individuazione del DNA. Gli esiti, fa sapere la Procura, dovrebbero essere disponibili a breve e rappresentano un passaggio decisivo per chiarire quanto accaduto.

Un’inchiesta ancora aperta

L’ultimo messaggio apparentemente riconducibile alla donna risale alla mattina di venerdì 9 gennaio ed è uno scambio di sms con la madre. Da allora, nessuna traccia. “Le indagini proseguono – sottolineava nella nota il procuratore Liguori – per riscontrare le dichiarazioni rese, ricostruire integralmente la vicenda, individuare il movente ed eventuali responsabilità di altre persone”. Alcuni testimoni avevano visto nelle settimane precedenti litigare la coppia che era in via di separazione, tanto che era stata già fissata l’udienza davanti al giudice. La donna aveva una nuova relazione e gli investigatori avevano raccolto immediatamente anche la sua testimonianza. “L’invito” è “a chi si è reso responsabile del grave fatto, di rivolgersi” a carabinieri e procura “e collaborare per porre fine, innanzitutto, allo strazio di parenti e amici che vivono appesi alla speranza di ritrovare Federica e anche per fruire di futuri trattamenti sanzionatori più miti previsti dalla legge” aveva detto il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori. La Procura di Civitavecchia “coglie l’occasione per sensibilizzare chiunque abbia notizie utili sulla vicenda a fornirle ai Carabinieri di Anguillara Sabazia e di Ostia” .

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Rogo di Crans-Montana: i “caschi” e i travestimenti dello staff. I testimoni: “È stata Jessica a mandarci a prendere i travestimenti”

Mentre i coniugi Moretti attendono – tra le polemiche – che un “amico misterioso” versi la cauzione di 430.000 euro per garantirne la liberazione, fissata dalla procura di Sion, continuano a emergere contraddizioni significative tra la loro versione dei fatti e quella dei testimoni del devastante incendio che, nella notte di Capodanno, ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di 116. L’indagine della procura elvetica si concentra soprattutto sui momenti che hanno preceduto il rogo, scatenato dalle scintille delle candele accese sulle bottiglie di champagne.

Le dichiarazioni discordanti

Durante uno degli interrogatori, Jessica Moretti aveva accusato lo staff del Constellation, e in particolare Cyane Panin, la “ragazza con il casco” apparsa in un video mentre veniva portata sulle spalle da un collega e che ha perso la vita nell’incendio, di aver organizzato l’uscita “pirotecnica” delle bottiglie, con l’intento di creare un’atmosfera speciale. “Per il servizio quella sera, il team aveva voglia di fare spettacolo, e quindi i caschi. Ci prendono la mano”, ha dichiarato la Moretti.

Tuttavia, la versione dei camerieri e delle altre persone coinvolte nella vicenda sembra contrastare nettamente con quella fornita dai titolari del locale. Louise Leguistin, una delle cameriere in servizio quella notte, ha raccontato agli inquirenti che, contrariamente a quanto detto dalla Moretti, fu proprio Jessica a ordinare lo staff di indossare i travestimenti. “È stata Jessica a mandarci a prendere i travestimenti“, ha affermato. Una discordanza che non può essere interpretata come una semplice coincidenza o distrazione.

La testimonianza di Jessica Moretti

La stessa indagat, nel corso del suo interrogatorio, ha ammesso di essere stata presente con il suo staff durante l’uscita delle bottiglie. “Ero con loro, e ho filmato”, ha confermato la titolare del Constellation. Le testimonianze di Leguistin e degli altri camerieri sembrano dunque rivelare una versione dei fatti che mette in discussione le dichiarazioni dei coniugi Moretti. Poco prima che scoppiasse l’incendio, infatti, secondo i racconti dello staff, la titolare sembrava già in fuga, diretta verso l’uscita, mentre i dipendenti cercavano di salvare i clienti. “Sono corsa dai miei figli”, ha dichiarato la stessa Jessica, giustificando il suo allontanamento improvviso dal locale. Allontanamento avvenuto con i soldi incassati durante la serata.

Le indagini

Il tragico incidente di Crans-Montana ha avuto una forte eco anche in Italia, dove si sono intensificati i controlli sulla sicurezza nei locali pubblici. E che oggi hanno portato al sequestro del Piper di Roma. Le indagini vallesane sono focalizzate su un possibile inquinamento delle prove e sulle responsabilità legate alla gestione del locale. Oltre ai gravi errori strutturali, emerge il dubbio sull’effettiva preparazione dello staff e sulla consapevolezza della pericolosità delle scelte fatte quella sera, tra cui l’uso delle candele accese su bottiglie di champagne, un gesto che in un ambiente affollato e con scarse misure di sicurezza si è rivelato fatale.

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Sequestro preventivo per il Piper di Roma: irregolarità nella sicurezza e modifiche strutturali non autorizzate

Il Piper, uno dei locali storici della vita notturna della Capitale, è stato sottoposto a sequestro preventivo. Il provvedimento, che dovrà essere convalidato dall’autorità giudiziaria, arriva al termine di una serie di controlli accurati e in seguito a irregolarità riscontrate nelle strutture del locale di via Tagliamento.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, all’interno della discoteca sono state trovate gravi carenze sotto il profilo della sicurezza. Tra le principali problematiche, gli agenti hanno segnalato modifiche non autorizzate all’impianto strutturale del locale, che potrebbero compromettere l’incolumità dei frequentatori in caso di emergenza. Le irregolarità riscontrate riguardano anche il sistema di evacuazione, che sarebbe insufficiente per garantire un’uscita sicura in caso di necessità. Inoltre, sono emerse carenze legate alla mancanza di certificazioni obbligatorie e la presenza di un numero di persone superiore rispetto a quello consentito per la capienza del locale.

Il sequestro preventivo è stato effettuato nell’ambito di un’operazione che si inserisce in un più ampio piano di verifica e monitoraggio della sicurezza nei locali pubblici di Roma. I controlli, infatti, sono stati intensificati dalla Questura dopo Crans-Montana, ma già da mesi l’attenzione era alta sulle norme di sicurezza dei locali.

All’interno della discoteca sarebbero state riscontrate anche pessime condizioni igienico-sanitarie. La struttura è sottoposta a sequestro preventivo, che quindi necessita di convalida dell’autorità giudiziaria. I controlli della Questura nei locali vanno avanti da tempo e proseguiranno in una logica di continuità. Lo scorso anno sono stati chiusi circa 60 esercizi commerciali. Negli ultimi mesi, infatti, la Questura ha intensificato i controlli in tutta la città dopo una serie di incidenti e il crescente allarme legato alla sicurezza nei luoghi di aggregazione. Oltre agli aspetti strutturali e alla gestione delle emergenze, le forze dell’ordine stanno monitorando anche il rispetto delle normative sul numero di persone ammesse all’interno e sulle condizioni igieniche dei locali.

L’incidente di Crans-Montana, che ha messo in luce le gravi lacune nei controlli di sicurezza dei locali pubblici, ha avuto un forte impatto anche sulle istituzioni italiane, spingendo le autorità a una maggiore vigilanza. Con l’entrata in vigore di nuove disposizioni e controlli più stringenti, le discoteche e i locali pubblici di Roma dovranno adeguarsi a standard sempre più elevati per garantire la sicurezza e la protezione dei propri clienti. Per quanto riguarda il Piper i sigilli della polizia, in passato, sono scattati già più volte: nel novembre del 2024 questore aveva decretato la sospensione della licenza a causa di “criticità riscontrate sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

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“Tracce di sangue in casa, su abiti e auto del marito. Atteso esito Dna”. La nota dei pm sulla scomparsa di Federica Torzullo

Tracce di sangue in casa e sui mezzi del marito. La Procura di Civitavecchia, che procede per omicidio nella vicenda della scomparsa di Federica Torzullo, 41 anni, sparita dalla sera dell’8 gennaio dalla sua abitazione di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma, in una nota fa sapere che sono attesi gli esiti del Dna. Nel registro degli indagati è stato iscritto, subito la sparizione nel nulla, il marito da cui la donna si stava separando. Gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria hanno portato a una “copiosa repertazione di tracce ematiche” rinvenute in più luoghi riconducibili al marito della donna, Claudio Agostino Carlomagno.

Il procuratore di Civitavecchia Alberto Liguori, in una lunga, nota ricostruisce le tappe dell’indagine e spiega come i primi elementi raccolti abbiano “varcato la soglia della gravità indiziaria” nei confronti del coniuge, pur ribadendo che la sua responsabilità resta da accertare e che vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

La denuncia e le ultime ore di Federica

La scomparsa viene denunciata venerdì 9 gennaio, nel primo pomeriggio. È il marito a rivolgersi ai carabinieri dopo essere stato contattato dai colleghi della moglie, impiegata presso l’ufficio di smistamento delle Poste all’aeroporto di Fiumicino, che non l’avevano vista presentarsi al lavoro. L’uomo riferisce di aver visto Federica per l’ultima volta intorno alle 23 di giovedì 8 gennaio, dopo una cena consumata in casa insieme al figlio. Il bambino, secondo quanto dichiarato, era stato poi accompagnato dai nonni materni. Carlomagno racconta anche che la moglie aveva preparato una valigia perché il giorno successivo avrebbe dovuto partire con il figlio e i genitori verso la Basilicata, per partecipare a un evento religioso, viaggio al quale lui non avrebbe preso parte. Nella denuncia parla inoltre di “normali problemi di coppia” e riferisce che quella notte i due coniugi non avevano dormito insieme.

Le immagini e le incongruenze

Dalle verifiche effettuate sui sistemi di videosorveglianza che presidiano anche la villetta della coppia era emerso che Federica Torzullo non risultava uscire di casa dalle 19.30 dell’8 gennaio, né vi erano segnali che il suo telefono cellulare si fosse mosso al di fuori dell’abitazione. La sua auto era ancora parcheggiata nei pressi di casa e all’interno dell’abitazione non risultava mancare nulla, ad eccezione della borsa e del cellulare. Diversa la situazione del marito, che la mattina di venerdì 9 gennaio era uscito di casa intorno alle 7.30 per andare al lavoro. Proprio sulla ricostruzione dei suoi spostamenti e sui rapporti con la moglie, secondo la Procura, emergono “divergenze allo stato insanabili” tra la versione fornita dall’uomo e quanto accertato dagli investigatori e dalle persone informate sui fatti. Contraddizioni giudicate tali da rendere necessaria la sua iscrizione nel registro degli indagati.

I sequestri e le tracce di sangue

Le indagini, condotte dai carabinieri di Anguillara Sabazia e dal Nucleo investigativo di Ostia, con il supporto del RIS di Roma, hanno portato al sequestro dell’abitazione, delle autovetture di entrambi i coniugi e dell’azienda di movimento terra riconducibile a Carlomagno. Secondo quanto comunicato dalla Procura, sono state repertate tracce di sangue: all’interno della casa dei coniugi; sugli abiti da lavoro dell’indagato; all’interno della sua auto; in una cava; su un mezzo meccanico utilizzato nell’azienda familiare. Sugli oggetti e sui materiali sequestrati sono in corso accertamenti tecnici irripetibili finalizzati all’individuazione del DNA. Gli esiti, fa sapere la Procura, dovrebbero essere disponibili a breve e rappresentano un passaggio decisivo per chiarire quanto accaduto.

Un’inchiesta ancora aperta

Federica Torzullo, al momento, non è stata ritrovata. L’ultimo messaggio apparentemente riconducibile a lei risale alla mattina di venerdì 9 gennaio ed è uno scambio di sms con la madre. Da allora, nessuna traccia. “Le indagini proseguono – sottolinea il procuratore Liguori – per riscontrare le dichiarazioni rese, ricostruire integralmente la vicenda, individuare il movente ed eventuali responsabilità di altre persone”.

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Artemis 2, dopo 50 anni l’uomo torna a orbitare attorno alla Luna

Con la missione Artemis 2 il genere umano si prepara a tornare, dopo mezzo secolo, nell’orbita della Luna. Non si tratterà ancora di un allunaggio, ma di un passaggio storico: per la prima volta dall’epoca delle missioni Apollo, astronauti viaggeranno oltre l’orbita terrestre bassa e raggiungeranno il sistema Terra-Luna, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione spaziale umana.

La Nasa ha avviato il percorso di avvicinamento al lancio di Artemis 2, primo volo con equipaggio del programma Artemis. Il 17 gennaio è previsto il trasferimento del razzo Space Launch System (Sls) e della navetta Orion verso la rampa di lancio 39B del Kennedy Space Center, in Florida. La prima finestra utile per il decollo è fissata a partire dal 6 febbraio, anche se la data definitiva dipenderà dall’esito dei test ancora da completare. “Abbiamo ancora importanti passi da compiere nel nostro percorso verso il lancio, e la sicurezza dell’equipaggio rimarrà la nostra massima priorità in ogni fase”, ha dichiarato Lori Glaze, amministratore associato facente funzione per il Direttorato per lo sviluppo di missioni di esplorazione della Nasa, presentando la tabella di marcia della missione.

Il trasferimento del razzo verso la rampa rappresenta una tappa cruciale. L’intero sistema di lancio sarà spostato in posizione verticale per circa 6,4 chilometri dall’edificio di assemblaggio Vab (Vehicle Assembly Building) utilizzando il Crawler-Transporter 2, un mezzo speciale progettato per trasportare carichi di dimensioni e peso eccezionali. L’operazione potrà richiedere fino a 12 ore e segnerà l’inizio di una fase intensa di verifiche.

Tra i test più importanti figura la cosiddetta “prova generale bagnata”, durante la quale verranno caricati nei serbatoi del razzo circa 2,65 milioni di litri di propellente criogenico. Questa simulazione consentirà di verificare il comportamento dell’intero sistema in condizioni il più possibile simili a quelle reali del lancio. Le prove includeranno anche la simulazione completa della sequenza di decollo e, in alcune fasi, la presenza degli astronauti a bordo della capsula Orion.

La missione Artemis 2 avrà una durata complessiva di circa dieci giorni. A bordo voleranno Reid Wiseman e Victor Glover per la Nasa, insieme a Christina Koch (Nasa) e all’astronauta canadese Jeremy Hansen, dell’Agenzia Spaziale Canadese. L’equipaggio compirà un sorvolo della Luna, entrando in orbita lunare prima di fare ritorno sulla Terra. L’obiettivo non è l’atterraggio, ma la validazione dei sistemi di supporto vitale, di navigazione e di comunicazione necessari per le future missioni che porteranno nuovamente l’uomo sul suolo lunare.

Dal punto di vista orbitale, il lancio di Artemis 2 è vincolato a finestre temporali molto precise. La traiettoria è stata progettata per ottimizzare i consumi di carburante sia nel viaggio di andata sia in quello di ritorno, limitando così i margini di flessibilità. Le opportunità di lancio sono concentrate in pochi giorni all’interno di tre periodi compresi tra il 31 gennaio e il 10 aprile. Il primo intervallo utile prevede date possibili il 6, 7, 8, 10 e 11 febbraio; in caso di rinvio, la successiva finestra si aprirebbe non prima del 6 marzo.

Con Artemis 2, dunque, l’umanità tornerà a spingersi oltre l’orbita terrestre, riaffacciandosi sullo spazio cislunare. È un passaggio intermedio ma fondamentale: un ritorno intorno alla Luna che segna il ponte tra le imprese dell’era Apollo e le ambizioni future di una presenza umana sostenuta sul nostro satellite e, più avanti, su Marte.

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Sbatte con la minimoto e precipita da 4 metri: grave un 11enne a Napoli

Un bambino di 11 anni è in prognosi riservata dopo essere precipitato da un’altezza di 4 metri con la sua piccola moto da cross. L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi 17 gennaio, a seguito dell’impatto contro un parapetto al secondo piano del parcheggio del centro commerciale La Birreria, a Miano, in provincia di Napoli.

Il ragazzino guidava il suo LEM, piccola moto da cross a scoppio, ed è ora ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale Santobono: non si hanno ancora notizie precise sulla gravità delle sue condizioni. A intervenire sul posto i carabinieri della compagnia Stella, che ora indagano sulla dinamica precisa dell’incidente e cercano di stabilire possibili responsabilità esterne.

Foto d’archivio

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Trovato il cadavere di una donna in un edificio abbandonato di Monza

Il cadavere di una donna è stato ritrovato a Monza, poggiato su di un materasso nei pressi della sede (abbandonata da anni) dell’ex Enel in via Galvani. La vittima aveva 31 anni ed era una cittadina ucraina senza fissa dimora, con precedenti per droga e reati contro il patrimonio. A scoprire il corpo un passante, l’8 gennaio scorso.

Il personale paramedico, dopo la segnalazione del ritrovamento, è intervenuto, inviato dall’Agenzia Emergenza Urgenza insieme a una pattuglia della polizia. A nulla però sono servite le cure prestate dai medici, che hanno constatato la morte della 31enne.

Sul viso della donna, rannicchiata sul materasso in un giaciglio di fortuna, sono state ritrovate alcune ferite e alcuni segni. Potrebbero essere riconducibili – dato lo stato del luogo e alla corrispondenza morfologica – a morsi di animali selvatici. L’opzione non è stata esclusa dall’autopsia, disposta dal pubblico ministero.

La zona, intanto, è stata circoscritta e diversi rilievi sono stati effettuati dal personale della Questura di Monza e della Brianza. A condurre le indagini la Squadra Mobile, coordinata dall’autorità giudiziaria e in attesa di ottenere novità sulle cause della morte della donna. Sono ancora attesi ulteriori esami per stabilire con precisione le cause del decesso.

Foto di archivio

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Crans-Montana, un 16enne ricoverato al Niguarda esce dal coma. Nel bar Costellation trovati anche petardi illegali

Esce dal coma farmacologico dopo due settimane, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano insieme ad altri giovani coinvolti nella tragedia, il ragazzo è stato estubato, ha lasciato la terapia intensiva ed è stato trasferito nel centro grandi ustioni. Un passaggio clinico delicato ma fondamentale, che apre uno spiraglio di speranza dopo giorni di grande apprensione.

Al risveglio, il giovane ha pronunciato poche frasi: “Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?” ha mormorato ai genitori. Parole che raccontano una ripresa graduale dello stato di coscienza e che, come spiega il padre, fanno intravedere “una luce in fondo al tunnel, ma ancora con un’enorme cautela”. La prima preoccupazione del ragazzo è stata proprio per i compagni di classe: ricordava che in questi giorni era prevista una gita scolastica a Milano sui luoghi manzoniani, alla quale desiderava partecipare. Proprio durante quella trasferta, i suoi compagni hanno incontrato i genitori al Niguarda per portare il loro sostegno e consegnare messaggi e pensieri per Manfredi. “Ci ha chiesto anche dei nonni e di suo fratello” racconta ancora il padre.

Sul fronte medico, resta alta l’attenzione per il rischio di infezioni, una delle principali complicanze nei pazienti con ustioni gravi, soprattutto quando sono coinvolte le vie respiratorie per l’inalazione di fumi tossici. La Regione Lombardia si è attivata per garantire ai feriti una terapia antibiotica altamente specialistica come ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, spiegando che gli specialisti hanno individuato la necessità di utilizzare un antibiotico di ultima generazione che associa sulbactam e durlobactam, un farmaco non di uso comune. “Regione Lombardia si è mossa immediatamente per assicurare l’importazione del medicinale dall’estero”, ha chiarito Bertolaso, aggiungendo che, in attesa dell’arrivo, è stato avviato anche il reperimento sul territorio nazionale. Humanitas ha fornito una prima disponibilità immediata, mentre ulteriori dosi sono arrivate dall’ospedale San Martino di Genova grazie a un trasporto coordinato da AREU. L’assessore ha ringraziato la direzione di Humanitas, l’assessore ligure alla Sanità Massimo Nicolò e il professor Matteo Bassetti per la collaborazione rapida ed efficace.

Intanto, sul versante investigativo, emergono elementi sempre più inquietanti sulle cause e sulla dinamica dell’incendio che ha provocato 40 morti e oltre 100 feriti. Un primo rapporto degli inquirenti svizzeri riferisce del ritrovamento, all’interno del locale distrutto dalle fiamme, di una grande quantità di materiale pirotecnico. Tra le macerie sono state rinvenute 25 fontane pirotecniche, mentre altre 100 erano stoccate e pronte per l’utilizzo. Si tratta di dispositivi che producono scintille e fiamme con effetti anche acustici, descritti nel rapporto come involucri non metallici contenenti composizioni pirotecniche ad alto potenziale di rischio in ambienti chiusi. Nel locale sarebbero stati trovati anche petardi illegali, un dettaglio che rafforza i sospetti su una gestione estremamente pericolosa della serata di Capodanno. Le autorità stanno ora valutando il ruolo che questi materiali potrebbero aver avuto nello sviluppo e nella rapidità dell’incendio, mentre l’inchiesta procede per accertare responsabilità penali e violazioni delle norme di sicurezza.

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