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Uomo investito da treno alla stazione di Firenze Campo di Marte: circolazione rallentata, ritardi di 60 minuti

Un uomo è stato investito da un treno nella stazione di Firenze Campo di Marte dopo le 19 al binario 3. Secondo quanto appreso, si tratta di un gesto autonomo, di un tentato suicidio. Sul posto è intervenuta la Polfer per gli accertamenti di polizia giudiziaria. L’incidente ha provocato ritardi per molti convogli nel nodo di Firenze, in particolare sulla linea Firenze-Roma e sulle lunghe percorrenze Roma-Milano.

“La circolazione permane fortemente rallentata per accertamenti dell’Autorità Giudiziaria a seguito dell’investimento non mortale di una persona a Firenze Campo Marte”, si legge sul di Trenitalia. Il treno coinvolto è un Frecciarossa partito da Napoli e diretto a Gorizia. “I treni Alta Velocità e Intercity, alcuni dei quali instradati sulla linea convenzionale, e Regionali possono registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 60 minuti“, scrive ancora Trenitalia.

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Sardegna, 53enne accoltellato e dato alle fiamme in un parco a Carbonia: si cerca il killer

Erano intervenuti dopo essere stati chiamati per spegnere un incendio nel Parco Rosmarino di Carbonia, in Sardegna. Non immaginavano che sotto al rogo di sterpaglie si nascondesse un cadavere. Proprio in questo modo, invece, i vigili del fuoco scoperto il corpo di Giovanni Musu, disoccupato 53enne, con alcuni precedenti penali. Le fiamme avevano raggiunto il cadavere alle gambe. Secondo quanto emerso finora, Musu sarebbe stato colpito ripetutamente con un’arma da taglio: una delle ferite, inferta alla gola, potrebbe essere stata mortale. Musu è stato ritrovato sanguinante e con le gambe avvolte dalle fiamme. L’incendio sarebbe un tentativo di cancellare le tracce.

Erano le 4 del mattino. Sul posto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Carbonia insieme al nucleo investigativo di Cagliari e poi anche il Ris. A coordinare le indagini il pm della procura del capoluogo sardo Danilo Tronci. La zona del ritrovamento è stata delimitata e sul corpo del 53enne è stato eseguito un primo esame dal medico legale, in attesa della dell’autopsia, disposta dallo stesso pm.

L’indagine si muove negli ambienti dello spaccio e del consumo di droga. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi mesi di vita dell’uomo e la rete di relazioni. L’ipotesi è che il delitto possa essere maturato al termine di un litigio degenerato o come conseguenza di contrasti legati a dinamiche criminali, anche se al momento nessuna pista viene esclusa. Sono già stati ascoltati numerosi testimoni e sono scattate diverse perquisizioni. I controlli hanno riguardato l’abitazione della vittima e le case di persone ritenute potenzialmente coinvolte, nel tentativo di raccogliere elementi utili a individuare il responsabile.

Da capire se l’aggressione sia avvenuta nel parco o in un luogo esterno. Le indagini si concentrano – oltre che sui motivi dell’omicidio e sulla ricerca del colpevole – anche sul passato recente di Musu. Non si esclude una possibile assunzione di droghe prima di essere ucciso, dato il ritrovamento di alcune siringhe – che sembrerebbero confermare anche la pista legata al mondo delle sostanze stupefacenti.

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Studente ucciso a La Spezia, la protesta di parenti e amici: “La scuola dovrebbe essere un posto sicuro”

Parenti, amici e compagni di Abanoub Youssef, lo studente ucciso venerdì scorso in un istituto professionale di La Spezia, hanno dato vita una protesta spontanea questa mattina di fronte all’obitorio dell’ospedale cittadino. Un centinaio di persone ha occupato il marciapiede e la sede stradale esponendo cartelli per chiedere il massimo della pena nei confronti dell’assassino e l’impegno delle istituzioni nel rendere sicure le scuole. “La scuola è complice“, “Giustizia per Abu”, “Vogliamo una giustizia veloce”, “Abbiamo paura a tornare a scuola” alcune delle frase scritte sui cartelli mostrati dai manifestanti. Nessun momento di tensione, ma piuttosto di commozione per i parenti straziati dal dolore. La manifestazione poi si è spostata in prefettura.

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Perde una mano a Capodanno per l’esplosione di un petardo artigianale: muore dopo 18 giorni a Vercelli

Aveva perso la mano sinistra a causa dello scoppio di un petardo artigianale durante la notte di Capodanno e da allora era ricoverato in gravissime condizioni al Sant’Andrea di Vercelli. È morto questa mattina Bruno Savoia, 43 anni. A riportare la notizia è il quotidiano La Stampa. Troppo gravi le ferite ricevute a seguito dell’esplosione del botto – autoprodotto – che lo aveva colpito anche all’addome. Sul corpo dell’uomo erano presenti diverse ustioni.

Savoia abitava a Vercelli, in via Leopardi 11. Viveva assieme alla compagna Grazia, che la notte dell’incidente ha subito raggiunto l’uomo, ferito. E che oggi denuncia: “ho chiamato l’ambulanza 18 volte, non arrivava mai”. La Notte di San Silvestro la coppia ha trascorso il veglione con degli amici. Dopo la mezzanotte, Savoia era sceso con loro nel cortile del palazzo e aveva acceso il petardo. Il rumore dell’esplosione era stato forte, tanto da aver attirato l’attenzione di tutti gli inquilini dello stabile.

Immediatamente trasportato al pronto soccorso da un’auto della compagnia, le sue condizioni erano immediatamente apparse gravi tanto che i medici non erano riusciti a ricostruire l’arto nonostante un delicato intervento chirurgico. Le indagini dei carabinieri di Vercelli intanto proseguono, ed è possibile che verrà disposta un’autopsia.

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Minacce a Tescaroli, trovato un proiettile dove il magistrato ha presentato il suo libro: indagano i carabinieri

Un proiettile calibro 9, sparato da una pistola. È quello che hanno trovato i carabinieri nei pressi dell’ingresso del Palazzo di Città a Fasano, in provincia di Brindisi, la mattina di domenica 18 gennaio. Un ritrovamento inquietante, visto che in quel luogo sarebbe passato dopo pochi momenti Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato. Il magistrato era atteso per la presentazione del suo libro, Il biennio di sangue, edito da Paperfirst, prevista per le ore 11. I militari hanno subito collegato il ritrovamento del proiettile all’arrivo del magistrato, chiedendo l’immediato intervento degli artificieri.

Le indagini, affidate ai carabinieri della compagnia di Fasano e a quelli del comando provinciale di Brindisi, sono in corso. Gli investigatori stanno verificando la presenza di telecamere sul luogo del ritrovamento, per capire chi ha abbandonato il proiettile nel luogo dove Tescaroli era atteso. L’altra ipotesi è che qualcuno abbia esploso il colpo di pistola nei pressi del Palazzo di Città. La presentazione del libro del magistrato si è comunque svolta come da programma.

Tescaroli vive sotto scorta da molti anni, a causa delle minacce ricevute in passato. “Ti faremo saltare con il tritolo. Finiremo quello che abbiamo iniziato”, c’era scritto in una lettera di minacce spedita al magistrato nel luglio del 2024. L’anno precedente, invece, un pacco sospetto era stato ritrovato davanti casa di Tescaroli a Firenze: conteneva un pacco batterie per la ricarica di microcar elettriche da cui fuoriuscivano fili neri. Già giovannissimo pm a Caltanissetta e poi procuratore aggiunto a Roma e a Firenze, negli anni il magistrato ha indagato – tra le altre cose – sulla strage di Capaci e su quella di via d’Amelio, sull’omicidio del banchiere Roberto Calvi, su Mafia Capitale e sulle bombe del 1993. Nell’esperienza da aggiunto della città toscana ha coordinato l’inchiesta su Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi (fino alla sua morte), indagati per concorso nelle stragi di Firenze, Roma e Milano. Da quando è stato nominato al vertice della procura di Prato, invece, Tescaroli ha puntato i riflettori sulle faide interne ai clan cinesi: una spirale di violenza fatta di omicidi, pestaggi e incendi.

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A fuoco gli addobbi sul soffitto per le candele pirotecniche: chiusa discoteca a Crema. Stop anche a un locale di Cremona

Due discoteche di Crema e Cremona sono state chiuse temporaneamente a seguito di alcune violazioni in materia di sicurezza e ordine pubblico. Il provvedimento è stato disposto dal questore di Cremona, Carlo Ambra, che sulla base dell’articolo 100 del TULPS ha attuato due sospensioni di licenza. I locali coinvolti sono il “Moma Club” di Crema (chiuso per 8 giorni) la discoteca “Juliette” di Cremona (chiusa per 15 giorni). I controlli sono stati eseguiti nei primi giorni di gennaio, e si inseriscono in una tipologia di controlli resi necessari probabilmente anche in reazione alla strage di Crans-Montana e al rinnovato interesse pubblico sulla questione sicurezza nei luoghi chiusi. Proprio domenica da Roma è arrivata la notizia, invece, del sequestro preventivo del Piper club di Roma.

Tra gli episodi contestati spiccano due avvenimenti: il 6 gennaio scorso, nella discoteca di Cremona, un giovane è stato aggredito alla gola con la lama di un taglierino. La ferita, fortunatamente superficiale, ha richiesto comunque l’intervento sanitario. Nella discoteca Moma Club, invece, nei giorni scorsi si è verificato un principio d’incendio di alcuni addobbi posizionati sul soffitto del locale causato dalle fontane pirotecniche installate sulle bottiglie. Una dinamica che ricorda fortemente quanto avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno. Il locale è intervenuto su Facebook per precisare che “l’episodio relativo a un principio di incendio di alcuni addobbi natalizi, causati dai flambé, è avvenuto antecedentemente alla tragedia successa in Svizzera. Mettere in relazione i due eventi è scorretto, fuorviante e falso”. E, continua ancora la nota, dopo quanto avvenuto e dopo i fatti di Crans-Montana “i flambé sono stati completamente eliminati”.

Oltre a questi due avvenimenti, sono stati segnalati sia ripetuti episodi violenti – all’interno e all’esterno dei locali – sia la somministrazione di bevande alcoliche ai minorenni. I controlli sono stati effettuati a Cremona il 16 gennaio e a Crema il 17 e sono stati compiuti dalla Polizia di Stato con la collaborazione dei Vigili del Fuoco, della Polizia Locale, dell’ATS Valpadana e dell’Ispettorato del Lavoro.

Tra le criticità del locale “Juliette” si segnalano: mancato documento di valutazione rischi, irregolarità nella licenza, presenza di materiali non ignifughi nei pressi delle fonti di calore e mancata omologazione – sempre rispetto alla reazione al fuoco – di alcuni arredamenti. Inoltre, assente la documentazione relativa alla formazione dei lavoratori e preoccupanti le condizioni delle uscite di sicurezza – bloccate o per lo meno compromesse da tavolini e sedie.

Nel “Moma Club” invece il controllo ha fatto emergere, oltre al già citato principio di incendio, anomalie come la presenza di minorenni in serate esclusive ai maggiorenni, la mancata verifica dei documenti d’identità e l’occultamento delle – anche qui – due uscite di sicurezza, coperte da delle tende. Inoltre, come nelle discoteca Juliette è stata riscontrata la presenza di materiali non classificati alla reazione al fuoco. Nel corso dell’ispezione sono stati infine individuati dieci lavoratori in nero, il mancato aggiornamento del documento di valutazione dei rischi e la presenza di soli due operatori antincendio rispetto ai quattro previsti.

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Crans Montana, “Jacques Moretti condannato in Svizzera nel 2016 per lavoro nero”

Jacques Moretti, proprietario del bar Le Constellation di Crans-Montana e ora in carcere, “è stato condannato nel 2016 in Svizzera per aver impiegato lavoratori illegalmente”. La notizia viene riportata dal quotidiano NZZ am Sonntag. Il passato di Moretti e di sua moglie da ormai due settimane viene scandagliato dai cronisti, che hanno puntato i fari sul business e sull’ascesa finanziaria della coppia. Questo episodio – riportato dal quotidiano tedesco che ha una versione svizzera – ha sollevato interrogativi sull’opportunità di concedergli un permesso per la gestione di un’attività commerciale, considerando la legge vallesana che limita tali permessi a chi ha precedenti.

Tuttavia, il passato di Jacques Moretti è segnato da altri inciampi con la giustizia. Nel 2008, infatti, era stato condannato a dodici mesi di carcere in Francia per sfruttamento della prostituzione, legato a un centro massaggi a Ginevra. L’indagine, avviata dalla polizia francese dopo una segnalazione su giovani donne reclutate in Francia, aveva portato alla sua condanna. Nonostante Moretti avesse sempre respinto le accuse, sostenendo di aver gestito il locale solo per pochi mesi e di non aver costretto le lavoratrici, la pena fu sospesa grazie alla condizionale.

Nel 2015, Moretti, insieme alla moglie Jessica, ha preso in gestione il bar Le Constellation, che in breve tempo è diventato uno dei punti di riferimento della vita notturna di Crans-Montana. Nel 2022, la coppia ha acquisito l’immobile del locale per oltre 1,5 milioni di franchi svizzeri, come riportato dai cronisti di insideparadeplatz.ch. Ma tra ipoteche e mancati introiti dovuti alla chiusura degli altri locali della coppia i Moretti sarebbero “senza redditi”. Tanto che, tra le polemiche, la cauzione fissata per la libertà è stata fissata in poco più di 400mila franchi svizzeri.

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Diego Baroni scomparso da Verona. Il telefono del 14enne agganciato a Milano e i video su TikTok

Di Diego Baroni, 14 anni, non si hanno notizie da lunedì. L’adolescente, studente dell’istituto tecnico Giorgi di Verona e scomparso ormai da sei giorni, è originario di San Giovanni Lupatoto – nel Veronese – ma a seguito di alcune segnalazioni le ricerche del giovane si stanno concentrando anche su Milano. Le ricerche sono condotte dal nucleo operativo di Verona in contatto con i colleghi del comune veneto e di quello meneghino, anche se per il momento la scomparsa di Baroni è avvolta nel più totale mistero.

Il telefono

Il cellulare del ragazzino ha agganciato due volte un’antenna nel centro del capoluogo lombardo, ma il dispositivo – a quanto riferiscono gli agenti – non è acceso da lunedì. Un avvistamento importante è quello avvenuto lo stesso giorno nella stazione di Porta Nuova di Verona, dove Diego, prima di partire, avrebbe confessato a due ex compagne della scuola media incontrate casualmente di star prendendo un treno per Milano. Quella mattina del 12 gennaio il ragazzo ha quindi saltato scuola, ha preso regolarmente il bus delle 6.45 che ogni mattina lo portava nel plesso, poco distante dal centro cittadino.

La descrizione

Per adesso, le ipotesi degli investigatori vanno verso la direzione della fuga volontaria. Diego è alto un metro e ottanta, gioca a basket, ha i capelli corti e castani e indossava – almeno quando è uscito di casa lunedì – un berretto di lana scuro, un giubbino blu con il cappuccio, pantaloni scuri di tuta e scarpe sportive nere. Dalle parole della madre – Sara Agnolin, che ha postato appelli condivisi anche da Luca Zaia – Diego avrebbe condiviso dopo la scomparsa tre video su TikTok. Che farebbero pensare all’utilizzo di un altro dispositivo dal suo o l’accensione a intermittenza del suo cellulare, forse in modalità aereo.

Proprio sullo stesso social intanto aumentano i contenuti dei suoi amici e coetanei, preoccupati per la potenziale fuga del giovanissimo. Possibili testimoni o amici informati sono monitorati dall’Arma per avere anche un minimo dettaglio che possa aiutare le indagini. La famiglia Baroni intanto afferma che – dalle loro informazioni – il ragazzo non avrebbe contatti a Milano. Questo rende le indagini ancora più complesse, in mancanza di un qualsiasi punto di riferimento dal quale partire. Intanto la prefettura di Verona ha diffuso a livello nazionale il protocollo di ricerca avviato mercoledì, mentre la Procura dello stesso comune ha aperto un fascicolo d’indagine ad ora senza ipotesi di reato.

L’angoscia della famiglia

I genitori, che vivono al momento grandi momenti di angoscia, affermano: “è stato un fulmine a ciel sereno”. La madre Sara ha scritto su Facebook: “Non ho più notizie di mio figlio Diego da lunedì, non è andato a scuola e il telefono risulta spento, ho già fatto denuncia dai carabinieri. Ho bisogno di aiuto per ritrovarlo. Contattatemi se l’avete visto o condividete”. Anche il comune di San Giovanni Lupatoto si è unito alla preoccupazione degli ultimi giorni, e ha annunciato che “chiunque possa fornire informazioni utili è invitato a rivolgersi alle Forze dell’Ordine: ogni segnalazione può essere determinante per il ritrovamento del ragazzo. L’Amministrazione comunale esprime la propria vicinanza alla famiglia e ringrazia tutti coloro che stanno collaborando con responsabilità e senso civico”.

Appelli condivisi anche da molte pagine sportive dedicate al basket. Il ragazzo, cestista e grande appassionato, milita nella squadra dei Sangio Wolves. Intanto lunedì 19 gennaio nell’orario serale è prevista una camminata silenziosa e di preghiera da parte della comunità cittadina di San Giovanni e della famiglia di Diego. Il ritrovo è davanti al campo da calcio Battistoni, e il corteo proseguirà lungo via XXIV Maggio fino alla chiesa di Pozzo. Qui vi sarà un momento di raccoglimento guidato dal parroco Don Michele Zampieri.

Il sindaco Attilio Gastaldello afferma che “l’auspicio è che Diego possa tornare a casa prima, e che questo momento diventi un’occasione di ringraziamento per il suo ritrovamento ma – aggiunge – qualora così non fosse, oltre alla preghiera rivolta al Cielo, l’incontro vuole mantenere alta l’attenzione sulla sua scomparsa e testimoniare la vicinanza della comunità alla famiglia”.

Foto diffusa dal comune di San Giovanni Lupatoto con l’invito di collaborazione

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Entra nell’immobile forzando la porta d’ingresso: denunciato un 23enne

I Carabinieri della Stazione di Bibbona, hanno denunciato in stato di libertà un 23enne di origine straniera. Secondo la ricostruzione dei militari eseguita mettendo a sistema informazioni e relative verifiche anche attraverso l’analisi di immagini del sistema di video sorveglianza, è emerso che l’uomo, senza fissa dimora, regolare sul territorio, si sarebbe introdotto arbitrariamente all’interno di un immobile adibito a civile abitazione di proprietà di una struttura ricettiva della zona per dimorandovi illegalmente danneggiandone gli impianti e vari complementi d’arredo, oltre alla serratura della porta d’ingresso per potervi accedere. All’esito dei relativi riscontri, sussistendone i presupposti di procedibilità, il 23enne è stato denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Livorno per danneggiamento e invasione di edifici.

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Rogo di Crans-Montana: i “caschi” e i travestimenti dello staff. I testimoni: “È stata Jessica a mandarci a prendere i travestimenti”

Mentre i coniugi Moretti attendono – tra le polemiche – che un “amico misterioso” versi la cauzione di 430.000 euro per garantirne la liberazione, fissata dalla procura di Sion, continuano a emergere contraddizioni significative tra la loro versione dei fatti e quella dei testimoni del devastante incendio che, nella notte di Capodanno, ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di 116. L’indagine della procura elvetica si concentra soprattutto sui momenti che hanno preceduto il rogo, scatenato dalle scintille delle candele accese sulle bottiglie di champagne.

Le dichiarazioni discordanti

Durante uno degli interrogatori, Jessica Moretti aveva accusato lo staff del Constellation, e in particolare Cyane Panin, la “ragazza con il casco” apparsa in un video mentre veniva portata sulle spalle da un collega e che ha perso la vita nell’incendio, di aver organizzato l’uscita “pirotecnica” delle bottiglie, con l’intento di creare un’atmosfera speciale. “Per il servizio quella sera, il team aveva voglia di fare spettacolo, e quindi i caschi. Ci prendono la mano”, ha dichiarato la Moretti.

Tuttavia, la versione dei camerieri e delle altre persone coinvolte nella vicenda sembra contrastare nettamente con quella fornita dai titolari del locale. Louise Leguistin, una delle cameriere in servizio quella notte, ha raccontato agli inquirenti che, contrariamente a quanto detto dalla Moretti, fu proprio Jessica a ordinare lo staff di indossare i travestimenti. “È stata Jessica a mandarci a prendere i travestimenti“, ha affermato. Una discordanza che non può essere interpretata come una semplice coincidenza o distrazione.

La testimonianza di Jessica Moretti

La stessa indagat, nel corso del suo interrogatorio, ha ammesso di essere stata presente con il suo staff durante l’uscita delle bottiglie. “Ero con loro, e ho filmato”, ha confermato la titolare del Constellation. Le testimonianze di Leguistin e degli altri camerieri sembrano dunque rivelare una versione dei fatti che mette in discussione le dichiarazioni dei coniugi Moretti. Poco prima che scoppiasse l’incendio, infatti, secondo i racconti dello staff, la titolare sembrava già in fuga, diretta verso l’uscita, mentre i dipendenti cercavano di salvare i clienti. “Sono corsa dai miei figli”, ha dichiarato la stessa Jessica, giustificando il suo allontanamento improvviso dal locale. Allontanamento avvenuto con i soldi incassati durante la serata.

Le indagini

Il tragico incidente di Crans-Montana ha avuto una forte eco anche in Italia, dove si sono intensificati i controlli sulla sicurezza nei locali pubblici. E che oggi hanno portato al sequestro del Piper di Roma. Le indagini vallesane sono focalizzate su un possibile inquinamento delle prove e sulle responsabilità legate alla gestione del locale. Oltre ai gravi errori strutturali, emerge il dubbio sull’effettiva preparazione dello staff e sulla consapevolezza della pericolosità delle scelte fatte quella sera, tra cui l’uso delle candele accese su bottiglie di champagne, un gesto che in un ambiente affollato e con scarse misure di sicurezza si è rivelato fatale.

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Sequestro preventivo per il Piper di Roma: irregolarità nella sicurezza e modifiche strutturali non autorizzate

Il Piper, uno dei locali storici della vita notturna della Capitale, è stato sottoposto a sequestro preventivo. Il provvedimento, che dovrà essere convalidato dall’autorità giudiziaria, arriva al termine di una serie di controlli accurati e in seguito a irregolarità riscontrate nelle strutture del locale di via Tagliamento.

Secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, all’interno della discoteca sono state trovate gravi carenze sotto il profilo della sicurezza. Tra le principali problematiche, gli agenti hanno segnalato modifiche non autorizzate all’impianto strutturale del locale, che potrebbero compromettere l’incolumità dei frequentatori in caso di emergenza. Le irregolarità riscontrate riguardano anche il sistema di evacuazione, che sarebbe insufficiente per garantire un’uscita sicura in caso di necessità. Inoltre, sono emerse carenze legate alla mancanza di certificazioni obbligatorie e la presenza di un numero di persone superiore rispetto a quello consentito per la capienza del locale.

Il sequestro preventivo è stato effettuato nell’ambito di un’operazione che si inserisce in un più ampio piano di verifica e monitoraggio della sicurezza nei locali pubblici di Roma. I controlli, infatti, sono stati intensificati dalla Questura dopo Crans-Montana, ma già da mesi l’attenzione era alta sulle norme di sicurezza dei locali.

All’interno della discoteca sarebbero state riscontrate anche pessime condizioni igienico-sanitarie. La struttura è sottoposta a sequestro preventivo, che quindi necessita di convalida dell’autorità giudiziaria. I controlli della Questura nei locali vanno avanti da tempo e proseguiranno in una logica di continuità. Lo scorso anno sono stati chiusi circa 60 esercizi commerciali. Negli ultimi mesi, infatti, la Questura ha intensificato i controlli in tutta la città dopo una serie di incidenti e il crescente allarme legato alla sicurezza nei luoghi di aggregazione. Oltre agli aspetti strutturali e alla gestione delle emergenze, le forze dell’ordine stanno monitorando anche il rispetto delle normative sul numero di persone ammesse all’interno e sulle condizioni igieniche dei locali.

L’incidente di Crans-Montana, che ha messo in luce le gravi lacune nei controlli di sicurezza dei locali pubblici, ha avuto un forte impatto anche sulle istituzioni italiane, spingendo le autorità a una maggiore vigilanza. Con l’entrata in vigore di nuove disposizioni e controlli più stringenti, le discoteche e i locali pubblici di Roma dovranno adeguarsi a standard sempre più elevati per garantire la sicurezza e la protezione dei propri clienti. Per quanto riguarda il Piper i sigilli della polizia, in passato, sono scattati già più volte: nel novembre del 2024 questore aveva decretato la sospensione della licenza a causa di “criticità riscontrate sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

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Il pontificato di Prevost comincia adesso, finito il Giubileo

Il pontificato di Prevost comincia adesso. Chiusa la Porta Santa, e senza più la pletora degli appuntamenti giubilari, Leone XIV può dedicarsi ai grandi obiettivi del suo governo: il rilancio della curia nel suo ruolo di istituzione-guida di una realtà molto variegata comprendente un miliardo e quattrocento milioni di fedeli, la razionalizzazione delle riforme di papa Francesco, la ricucitura delle spaccature prodottesi durante la lunga guerra civile scatenata dagli ultraconservatori anti-Bergoglio, l’impegno a far sì che il cattolicesimo mantenga una capacità “attrattiva” (copyright Benedetto XIV) in un mondo in rapidissima trasformazione tecnologica, sociale e culturale.

Nei mesi passati Leone ha preso alcune decisioni importanti. Ha nominato a capo della commissione vaticana sugli abusi una personalità rigorosa come il vescovo Thibault Verny, già responsabile del medesimo organismo in Francia. Ha scelto come prefetto del dicastero dei Vescovi l’arcivescovo Filippo Iannone con una solida esperienza giuridica e gestionale: esprimendo la volontà di procedere con grande cura alla nomina dei futuri vescovi. Infine Prevost ha nominato suor Tiziana Merletti segretario del dicastero per i Religiosi (Istituti di vita consacrata), proseguendo la linea di Francesco: donne in funzioni apicali nella curia romana.

Non c’è dubbio che ora inizia la fase in cui Prevost comincerà gradualmente a scegliere la sua squadra ai vertici della curia. In cima ai suoi pensieri sta tuttavia l’urgenza di modellare una comunità ecclesiale capace di muoversi con convinzione e senza estreme divisioni nell’epoca attuale.

Il 6 gennaio è terminato il Giubileo, il 7 e l’8 gennaio Leone XIV ha riunito i cardinali di tutto il mondo in un concistoro straordinario, una “riunione di lavoro” che d’ora in poi avrà carattere annuale potendo anche durare tre-quattro giorni. L’iniziativa nasce da una precisa richiesta emersa durante le riunioni precedenti il conclave del maggio scorso. Proprio perché Francesco aveva ampliato in maniera considerevole il ventaglio dei paesi da cui provengono i porporati, costoro avevano domandato di partecipare di più alle scelte dei pontefici rimediando alla conduzione verticistica di Bergoglio.

La cosa notevole è che i temi scelti direttamente dai 170 cardinali presenti sono stati “Evangelizzazione e missionarietà della Chiesa” e “Sinodo e sinodalità”. In altre parole due temi fondamentali del pontificato bergogliano con un esplicito e insistito riferimento (sia da parte dei porporati sia da parte di Leone) al primo documento di indirizzo del governo di Francesco: l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Mai era accaduto nei pontificati del passato che un nuovo papa ponesse in maniera così esplicita come base programmatica del suo governo un documento del predecessore. Segno che il progetto di una “Chiesa in uscita”, inclusiva, non clericale e fortemente partecipativa – quale è stato posto sul tavolo da Francesco – corrispondeva e corrisponde alle esigenze dei tempi.

Lo stesso vale per le tematiche relative a “Sinodo e sinodalità”, termini certamente ostici per l’uomo della strada ma che esprimono l’esigenza di trasformare la Chiesa cattolica da organismo centralizzato di tipo autoritario, quasi militaresco, in una comunità in cui decisioni e indirizzi e governo non vengono affidati esclusivamente a papi-monarchi e vescovi-principi ma sono frutto di un impegno comunitario a cui partecipano tutte le componenti del “popolo di Dio”: sacerdoti e religiosi, diaconi e laici, uomini e donne.

Che papa Leone imposti il suo pontificato su questo progetto, destinato a culminare nel 2028 (come auspicava Francesco) in una Assemblea ecclesiale mondiale è il segno più evidente della sconfitta in conclave delle forze conservatrici, che oggi annaspano in mancanza di valide idee-guida e di “rimproveri” da poter scagliare contro Leone, che nel suo agire rivela una forte spiritualità, un forte senso delle istituzioni, un forte desiderio di lavoro collegiale superando polarizzazioni. “Sono qui per ascoltare e per imparare a lavorare insieme”, ha detto Prevost aprendo il concistoro straordinario. Difficile quindi accusare il papa (come accadeva ai tempi di Bergoglio) di procedere “per strappi” e prendendo decisioni solitarie.

Una nuova riunione generale dei cardinali di tutto il mondo è già stata programmata per il 27-28 giugno. Probabilmente lo strumento andrà affinato. Questa volta è stato seguito il metodo degli ultimi sinodi. Venti tavoli a cui erano seduti i porporati (11 tavoli di cardinali non elettori, 9 tavoli di cardinali elettori). Tre minuti concessi ad ognuno per un intervento iniziale e altri tre minuti per un intervento di ritorno. Un’ottima maniera per conoscersi e per esprimersi tutti quanti, un metodo valido per setacciare i problemi ed arrivare ad una prima cernita, ma che non può sostituire la dinamica assembleare. La parola Chiesa viene dal greco “ekklesia”, l’assemblea, e sinodi e i grandi concili – a partire da quello di Nicea – sono stati il frutto di un dibattito, anche rovente, di fronte alla platea riunita dei votanti.

E’ una prima critica emersa nel mondo cattolico. Insieme alla richiesta che i documenti dei gruppi di lavoro siano resi pubblici. “Sinodo” è un’altra parola greca, significa camminare insieme e sempre più nel laicato cattolico è diffusa la richiesta di “conoscere insieme” ciò di cui si discute agli alti livelli.

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Il cadavere trovato è di Federica Torzullo, fermato il marito

Carlomagno è stato fermato dopo l'interrogatorio nella caserma dei Carabinieri, il legale: "Voleva consegnarsi ma è stato arrestato prima". Tracce di sangue della donna erano state ritrovate in casa, sull'auto e sugli abiti da lavoro dell'uomo

© RaiNews

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“Marco, un esempio per i giovani”. E Rosignano dedica un parco a Manetti

Rosignano (Livorno), 18 gennaio 2026 – Sarà intitolato a Marco Manetti, scomparso prematuramente nell’estate del 2021, il campo ludico- sportivo polivalente di via Aldo Moro a Rosignano Solvay, nell’area vicino alla pista di atletica e allo skate park. Lo ha deciso la Giunta comunale con la delibera numero 465, una delle ultime del 2025. La cerimonia di intitolazione, che prevede la scoperta di una targa, si svolgerà martedì 20 gennaio alle ore 15.30. L’intitolazione del campo sportivo polivalente a Marco Manetti è un gesto di riconoscenza e di memoria collettiva. Marco ha saputo interpretare lo sport come strumento di inclusione e coesione sociale, mettendo sempre al centro le persone e la comunità. Al tempo stesso –sottolinea Claudio Marabotti, sindaco del Comune di Rosignano Marittimo – il suo impegno politico e civile è stato fondamentale nel promuovere una visione più sostenibile dello sviluppo industriale del nostro territorio. Con questa intitolazione, Rosignano rende omaggio a una figura che ha lasciato un segno profondo nei valori e nelle prospettive della nostra comunità”. Nato nel 1956 e residente a Rosignano Solvay, Marco era conosciutissimo nella cittadina, dove insegnava educazione fisica presso l’istituto superiore Mattei. La scomparsa risale al 31 agosto del 2021, dopo una breve malattia.

Manetti aveva iniziato giovanissimo a praticare pallacanestro nei campini in cemento all’aperto del Circolo Giovanile Solvay, allenato da Tosello Franceschini. Lasciata la “canotta” da atleta - è riportato anche sulla delibera - ha cominciato ad allenare i ragazzi e le ragazze del nostro territorio, ai quali ha cercato di trasmettere la stessa passione per lo sport che lo ha sempre animato. Ha collaborato anche al nostro giornale. È stato un punto di riferimento per la vita sportiva rosignanese, interessandosi anche ad altre discipline come l’atletica ed il calcio, capace di creare forti legami con i ragazzi e gli atleti che ha allenato cercando di far comprendere i valori della socializzazione, della solidarietà e della disciplina che lo sport rappresenta. E nella delibera si fa cenno anche al ruolo attivo che ha svolto nel tessuto politico-sociale comunale, facendosi promotore di sensibilità e istanze ecologiste e contribuendo al dibattito pubblico attraverso il proprio impegno diretto nei movimenti politici locali.

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Ronzio nell'orecchio per 8-10% italiani, ci sono nuove speranza per chi soffre di acufene

(Adnkronos) - Da Caparezza a Piero Pelù, da Phil Collins a Sting. Sono tanti i cantanti che hanno sofferto o soffrono di un disturbo invisibile ma che quando colpisce può incidere molto sulla qualità della vita e sulla professione. Uno dei maggiori esperti italiani, il professore Giancarlo Cianfrone, analizza il presente ma soprattutto le future novità diagnostiche e terapeutiche

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Sbatte con la minimoto e precipita da 4 metri: grave un 11enne a Napoli

Un bambino di 11 anni è in prognosi riservata dopo essere precipitato da un’altezza di 4 metri con la sua piccola moto da cross. L’incidente è avvenuto nel primo pomeriggio di oggi 17 gennaio, a seguito dell’impatto contro un parapetto al secondo piano del parcheggio del centro commerciale La Birreria, a Miano, in provincia di Napoli.

Il ragazzino guidava il suo LEM, piccola moto da cross a scoppio, ed è ora ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale Santobono: non si hanno ancora notizie precise sulla gravità delle sue condizioni. A intervenire sul posto i carabinieri della compagnia Stella, che ora indagano sulla dinamica precisa dell’incidente e cercano di stabilire possibili responsabilità esterne.

Foto d’archivio

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Trovato il cadavere di una donna in un edificio abbandonato di Monza

Il cadavere di una donna è stato ritrovato a Monza, poggiato su di un materasso nei pressi della sede (abbandonata da anni) dell’ex Enel in via Galvani. La vittima aveva 31 anni ed era una cittadina ucraina senza fissa dimora, con precedenti per droga e reati contro il patrimonio. A scoprire il corpo un passante, l’8 gennaio scorso.

Il personale paramedico, dopo la segnalazione del ritrovamento, è intervenuto, inviato dall’Agenzia Emergenza Urgenza insieme a una pattuglia della polizia. A nulla però sono servite le cure prestate dai medici, che hanno constatato la morte della 31enne.

Sul viso della donna, rannicchiata sul materasso in un giaciglio di fortuna, sono state ritrovate alcune ferite e alcuni segni. Potrebbero essere riconducibili – dato lo stato del luogo e alla corrispondenza morfologica – a morsi di animali selvatici. L’opzione non è stata esclusa dall’autopsia, disposta dal pubblico ministero.

La zona, intanto, è stata circoscritta e diversi rilievi sono stati effettuati dal personale della Questura di Monza e della Brianza. A condurre le indagini la Squadra Mobile, coordinata dall’autorità giudiziaria e in attesa di ottenere novità sulle cause della morte della donna. Sono ancora attesi ulteriori esami per stabilire con precisione le cause del decesso.

Foto di archivio

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Toscana, il Sal8 agricolo a San Vincenzo è il miglior ‘green’ bar d’Italia

San Vincenzo (Livorno), 16 gennaio 2026 – A San Vincenzo il Sal8 agricolo è il miglior ‘green’ bar d’Italia. Il progetto di Poggio ai Santi vince la categoria green ai Bar Awards 2026 di Bar Giornale. Un grande riconoscimento per la Toscana essere riusciti ad accaparrarsi il gradino più alto del podio in questa ambita e prestigiosa classifica. Sal8, cocktail bar agricolo che opera all’interno della tenuta Poggio ai Santi, a San Vincenzo sulla Costa degli Etruschi, ha ottenuto il primo posto nella categoria green ai Bar Awards 2026, il riconoscimento nazionale promosso da Bar Giornale dedicato ai migliori progetti del settore bar in Italia. I Bar Awards non sono una competizione aperta, ma un percorso di selezione editoriale: la redazione di Bar Giornale individua e valuta ogni anno circa 200 locali in tutta Italia, analizzandone identità, coerenza progettuale, qualità dell’offerta e attenzione ai temi della sostenibilità e del rapporto con il territorio. La categoria green premia i progetti che integrano in modo strutturale pratiche agricole, filiere corte e utilizzo consapevole delle risorse. Sal8 nasce e si sviluppa all’interno di Poggio ai Santi, realtà agricola e di ospitalità della costa livornese, ed è pensato come estensione diretta del lavoro dell’orto e della filiera produttiva della tenuta. La proposta del bar è costruita attorno alla stagionalità, all’utilizzo delle materie prime prodotte in loco e a un approccio alla miscelazione che segue i cicli naturali. Alla base del progetto c’è un lavoro di squadra strutturato: Marco Notari è responsabile del lavoro dietro al banco, Andrea Palmieri cura la gestione della sala, mentre Rinaldo Cristoforo segue la cucina. La direzione complessiva del progetto è affidata a Giulio Neri, che coordina visione, metodo di lavoro e sviluppo di Sal8. “Sal8 nasce da un luogo preciso e da un lavoro agricolo quotidiano - spiega Giulio Neri -. Siamo a San Vincenzo, sulla Costa degli Etruschi, dentro una tenuta che lavora ogni giorno con l’orto e con le stagioni. Il bar è una conseguenza naturale di questo contesto”. “Lavoriamo con quello che abbiamo intorno: piante, erbe, frutti, materie prime che cambiano durante l’anno - prosegue Neri -. Questo comporta dei limiti, ma anche una direzione chiara. Il riconoscimento nella categoria green arriva perché questo metodo, portato avanti con continuità, oggi è leggibile anche fuori dal nostro territorio”.

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Crans-Montana, un 16enne ricoverato al Niguarda esce dal coma. Nel bar Costellation trovati anche petardi illegali

Esce dal coma farmacologico dopo due settimane, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano insieme ad altri giovani coinvolti nella tragedia, il ragazzo è stato estubato, ha lasciato la terapia intensiva ed è stato trasferito nel centro grandi ustioni. Un passaggio clinico delicato ma fondamentale, che apre uno spiraglio di speranza dopo giorni di grande apprensione.

Al risveglio, il giovane ha pronunciato poche frasi: “Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?” ha mormorato ai genitori. Parole che raccontano una ripresa graduale dello stato di coscienza e che, come spiega il padre, fanno intravedere “una luce in fondo al tunnel, ma ancora con un’enorme cautela”. La prima preoccupazione del ragazzo è stata proprio per i compagni di classe: ricordava che in questi giorni era prevista una gita scolastica a Milano sui luoghi manzoniani, alla quale desiderava partecipare. Proprio durante quella trasferta, i suoi compagni hanno incontrato i genitori al Niguarda per portare il loro sostegno e consegnare messaggi e pensieri per Manfredi. “Ci ha chiesto anche dei nonni e di suo fratello” racconta ancora il padre.

Sul fronte medico, resta alta l’attenzione per il rischio di infezioni, una delle principali complicanze nei pazienti con ustioni gravi, soprattutto quando sono coinvolte le vie respiratorie per l’inalazione di fumi tossici. La Regione Lombardia si è attivata per garantire ai feriti una terapia antibiotica altamente specialistica come ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, spiegando che gli specialisti hanno individuato la necessità di utilizzare un antibiotico di ultima generazione che associa sulbactam e durlobactam, un farmaco non di uso comune. “Regione Lombardia si è mossa immediatamente per assicurare l’importazione del medicinale dall’estero”, ha chiarito Bertolaso, aggiungendo che, in attesa dell’arrivo, è stato avviato anche il reperimento sul territorio nazionale. Humanitas ha fornito una prima disponibilità immediata, mentre ulteriori dosi sono arrivate dall’ospedale San Martino di Genova grazie a un trasporto coordinato da AREU. L’assessore ha ringraziato la direzione di Humanitas, l’assessore ligure alla Sanità Massimo Nicolò e il professor Matteo Bassetti per la collaborazione rapida ed efficace.

Intanto, sul versante investigativo, emergono elementi sempre più inquietanti sulle cause e sulla dinamica dell’incendio che ha provocato 40 morti e oltre 100 feriti. Un primo rapporto degli inquirenti svizzeri riferisce del ritrovamento, all’interno del locale distrutto dalle fiamme, di una grande quantità di materiale pirotecnico. Tra le macerie sono state rinvenute 25 fontane pirotecniche, mentre altre 100 erano stoccate e pronte per l’utilizzo. Si tratta di dispositivi che producono scintille e fiamme con effetti anche acustici, descritti nel rapporto come involucri non metallici contenenti composizioni pirotecniche ad alto potenziale di rischio in ambienti chiusi. Nel locale sarebbero stati trovati anche petardi illegali, un dettaglio che rafforza i sospetti su una gestione estremamente pericolosa della serata di Capodanno. Le autorità stanno ora valutando il ruolo che questi materiali potrebbero aver avuto nello sviluppo e nella rapidità dell’incendio, mentre l’inchiesta procede per accertare responsabilità penali e violazioni delle norme di sicurezza.

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Cisl Fp: “Basta aggressioni al personale delle ambulanze”

Il Sindacato esprime solidarietà alla volontaria picchiata nei giorni scorsi

Riceviamo e pubblichiamo la nota della Cisl Fp

“Nella giornata di mercoledì 14 è avvenuto nella nostra città un ennesimo e gravissimo episodio di aggressione ai danni del personale che opera sulle ambulanze, in particolare è stata oggetto di violenza fisica una consorella della Misericordia di Livorno. Ancora una volta le donne e gli uomini che ogni giorno assicurano che i cittadini possano ricevere un soccorso rapido e professionale, vengono aggrediti mentre svolgono il proprio operato. La Cisl FP esprime la propria vicinanza alla lavoratrice che è stata picchiata dalla stessa persona che cercava di soccorrere e si adopererà in tutte le sedi perché le istituzioni si adoperino per individuare modalità di tutela adeguate alla gravità della situazione. Invitiamo il Prefetto, l’amministrazione comunale, l’Azienda Sanitaria a convocare immediatamente dei tavoli per affrontare subito questa emergenza. Le istituzioni hanno il dovere di tutelare volontari e lavoratori impegnati in prima linea nel soccorso e riteniamo che sia fondamentale una campagna di sensibilizzazione perché ci sia la reale consapevolezza da parte di tutti che senza queste persone il sistema di emergenza sanitaria collasserebbe”.

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Salerno, il sindaco lascia per fare posto a De Luca. “La ricreazione è finita”

Si dimette Enzo Napoli: “Non è un favore al mio predecessore”. L’ex governatore riveste i panni dello sceriffo e attacca Manfredi. In primavera correrà con almeno due liste civiche e il sostegno del Pd regionale guidato dal figlio Piero. Affondo del centrodestra

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Ascensore rotto, persone disabili bloccate in casa: “Nessuno ci ha risposto”

Livorno, 17 gennaio 2026 – Nel popolare quartiere di Shangai, in un condominio Casalp, che si trova in Largo Anna Franchi 1, c’è un ascensore guasto da un mese e mezzo. “Questo grave inconveniente – denuncia Alessandro Palumbo consigliere comunale di Fratelli d’Italia – costringe delle persone con disabilità e problemi di salute temporanei a restare bloccate in casa. Sono due assegnatari che abitano al primo piano e uno che abita al secondo piano”. Di queste persone due sono in carrozzina e una usa le stampelle per un infortunio a una gamba. Qui abita una ventina di famiglie. Ma questa non è l’unica criticità in questo condominio di edilizia popolare: le famiglie infatti segnalano che “in caso di forti piogge e nubifragi, è alle prese ormai da anni con problemi causati problemi dagli allagamenti al piano seminterrato, dove si trovano le cantine e dove arriva anche l’ascensore, che con le infiltrazioni d’acqua si blocca continuamente”.

Riferiscono sempre le famiglie: “Da anni Casalp, in queste situazioni, manda un tecnico e solitamente in massimo 7-10 giorni riesce e far ripartire manualmente l’ascensore. Manca una pompa automatica in caso di allagamento. L’ultima volta a causa di un pezzo mancante da sostituire, e che la compagnia produttrice dell’ascensore sembra non riuscire a trovare, l’ascensore è fuori servizio. È così da oltre un mese e mezzo”.

“Le famiglie hanno già scritto a Casalp il 7 gennaio, e per conoscenza anche al Sindaco Luca Salvetti e l’assessore alle politiche abitative Andrea Raspanti, – riferisce Palumbo – per chiedere se la situazione sarà sbloccata, ma non hanno ricevuto risposta. Si tratta di tutte famiglie che pagano regolarmente il canone di locazione e le spese di condominio alla società Casalp. In bolletta c’è una voce precisa che riguarda proprio le spese per l’ascensore, che oltretutto, nonostante questi disagi lunghi e ripetuti, risulta che hanno subito una maggiorazione”.

Palumbo ha preso “l’impegno di presentare una interrogazione urgente qualora non arrivasse una risposta da Casalp e dal Comune dopo questa nostra segnalazione sugli organi di informazione. Speriamo non sia necessario perché il guasto all’ascensore il problema degli allagamenti nel seminterrato urge che siano risolti al più presto”.

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Garlasco, la nuova svolta. Consulenti Poggi: Chiara vide file a luci rosse sul computer di Alberto. La famiglia: "Stop alla riabilitazione di un assassino"

Fare chiarezza sulle false notizie circolate in questi mesi e fissare alcuni punti ritenuti decisivi. È l’obiettivo dell’ulteriore approfondimento informatico commissionato dalla famiglia Poggi, dal quale emerge un dato definito di “assoluta certezza”: la sera prima di essere uccisa,...

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Crans Montana, i caschi, e uscite di sicurezza, il giallo della ristrutturazione e del trasloco: cosa non torna nelle versioni dei Moretti

Gli indagati possono mentire. È un diritto. Ma quando le versioni cambiano, si contraddicono e sembrano sempre orientate a spostare le responsabilità altrove, quelle bugie diventano un fatto politico, giudiziario e morale. È ciò che emerge dall’inchiesta sulla strage di Capodanno a...

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Punto nascita, soglia vicina. Ospedale di Cecina a quota 540. “Servono nuovi parametri”

Cecina (Livorno), 16 gennaio 2026 – La tendenza è generale, nascono meno bambini e i criteri fissati anni fa sulle soglie minime previste per i punti nascita risultano oggi anacronistiche. Il minimo previsto è 500 parti all’anno, l’ospedale di Cecina ha fatto registrare, nel 2025, 540 nascite. Quindi è sopra la soglia, ma si sta avvicinando al limite, tenuto conto che solo una decina di anni fa era intorno agli 800 parti. A richiedere una revisione dei parametri al Governo è anche la Regione Toscana che con il presidente Eugenio Giani e dall’assessora al diritto alla salute e alle politiche sociali Monia Monni ha fatto il punto della situazione.

“La situazione mi preoccupa – dice Giani –. In diverse realtà ospedaliere della Toscana siamo già sotto i cinquecento parti l’anno”. Si tratta di sei punti nascita (Portoferrario, Barga, Borgo San Lorenzo, Montepulciano, Poggibonsi, Montevarchi) con un settimo – Cecina - che si sta avvicinando alla soglia. Anche tra i punti di secondo livello, dove i parti dovrebbero essere almeno mille l’anno, c’è chi soffre: alle Scotte di Siena sono scesi sotto. Ad oggi sono attivi ventidue punti nascita in tutta la regione. Tre (Portoferraio all’isola d’Elba, Barga in Garfagnana e Borgo San Lorenzo nel Mugello fiorentino) operano già da tempo in regime di deroga ministeriale, in quanto sotto la soglia dei cinquecento parti, ma che restano aperti per garantire un servizio in aree isolate.

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Livorno, volontaria della Misericordia aggredita durante soccorso. “Fenomeno preoccupante”

Livorno, 15 gennaio 2026 – La Misericordia di Livorno informa tramite un comunicato stampa che nella giornata di ieri un proprio equipaggio è stato vittima dell'ennesima aggressione durante un intervento di soccorso. Nell'episodio è rimasta ferita una volontaria, ricoverata in Pronto Soccorso per accertamenti e dimessa con una prognosi di 5 giorni.

L'aggressione avvenuta nelle scorse ore, secondo la Misericordia di Livorno, non rappresenta un caso isolato, ma "l'ennesima manifestazione di un fenomeno ormai diffuso e preoccupante, che coinvolge operatori sanitari e volontari impegnati nel servizio di emergenza-urgenza in molte realtà italiane".

“Affrontare il tema della sicurezza”

Dì fronte a questa situazione, la Misericordia di Livorno fa sapere che ha già avviato un confronto con le istituzioni territoriali e con le principali testate giornalistiche locali, che hanno espresso la volontà di partecipare a un percorso condiviso di informazione, formazione e prevenzione. La Misericordia di Livorno inoltre sottolinea la necessità di affrontare con decisione il tema della sicurezza degli operatori e dei volontari che quotidianamente garantiscono un servizio essenziale alla collettività.

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Il rigassificatore di Piombino. Snam chiede la proroga al governo

PIOMBINO (Livorno)
Snam ha chiesto una proroga per la permanenza del rigassificatore a Piombino. La mossa era attesa da tempo, perché dopo il "no" della Liguria al trasferimento dell’impianto a Vado Ligure non erano state previste alternative alla collocazione della nave rigassificatrice Italis Lng ormeggiata a Piombino. La richiesta è partita a dicembre perché deve pervenire al ministero sei mesi prima della scadenza delle autorizzazioni (giugno 2026). E anche se ufficialmente non ci sono comunicazioni, è chiaro che il governo darà la sua approvazione poiché si tratta di una struttura strategica per la sicurezza energetica nazionale con i suoi 5 miliardi di metri cubi di gas che l’impianto di Piombino può assicurare ogni anno. Del resto dal 2023 a oggi la nave rigassificatrice non ha creato problemi al traffico traghetti, non ci sono state segnalazioni di inquinamento e le attività del porto sono continuate senza intoppi. Dal punto di vista energetico nel 2025 il gas naturale liquefatto (Gnl) ha coperto il 32% della domanda di gas italiana, rispetto al 19% del 2022: i cinque terminali di rigassificazione italiani (di cui 2 in Toscana) hanno accolto 221 carichi di Gnl, di cui 43 a Piombino, la cui capacità copre circa l’8% della domanda nazionale. Il tasso di utilizzo del terminale di Piombino è stato pari al 90% nel 2024 e al 100% nel 2025; nelle prime due settimane del 2026 sono già arrivati due carichi.

Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che nel 2022 come commissario del governo si prese i fischi dei manifestanti a Piombino per l’autorizzazione all’impianto, però ora rivendica la sua linea: la Toscana ha dato il suo contributo a tutta l’Italia in un momento di crisi, ma l’impegno era per tre anni e ora servono altre soluzioni. "Ho già confermato in più occasioni e oggi ribadisco la nostra contrarietà alla proroga".
E aggiunge: alla luce "della lettera di Snam chiedo un appuntamento al ministro Pichetto Fratin perché possa precisare con lui l’opinione contraria" e, al contempo, "verificare quale sia, fino in fondo, l’opinione del governo. Anche perché, in questo caso, agisco non da presidente della Regione ma da commissario". Giani ricorda di aver sottoscritto sul rigassificatore l’autorizzazione per tre anni "anche a condizione di alcune compensazioni per il territorio". Misure che poi "non si sono realizzate o si sono realizzate solo in parte: la bonifica, gli 88 milioni, e la strada, la 398, su cui ci sono ancora in corso i lavori. A parte queste due cose, dei 10 punti" inseriti nel memorandum su Piombino, "non ce n’è uno che sia venuto a compimento con il nuovo governo".
Del no alla proroga, quindi, "sono convinto. Lo dirò serenamente al ministro: la Toscana ha già dato. La banchina del porto di Piombino deve servire alla reindustrializzazione". Del resto, osserva, "su 20 regioni sono 15 quelle che si affacciano sul mare, non si può fare tutto in Toscana".

Luca Filippi

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A fuoco 12 cassonetti, grave episodio nel quartiere alla Leccia

Livorno, 15 gennaio 2026 – La situazione alla periferia est della città si fa sempre più critica. Oltre ai problemi di sicurezza e ordine pubblico che affliggono Scopaia (come riportiamo qui a fianco), adesso emergono anche quelli a Le Leccia, dove la notte tra martedì e mercoledì è stata incendiata una dozzina di cassonetti. Pare che ’autore del rogo sia uno squilibrato, come segnalano i cittadini del quartiere. Sarà la Polizia Locale ad appurare se ciò corrisponda al vero.

Intanto Aamps conferma di essere intervenuta “nelle prime ore di ieri mattina in via della Leccia in seguito a due incendi segnalati dalla Polizia Locale, prontamente spenti dai vigili del fuoco, che nelle ore notturne avevano interessato le batterie di cassonetti per la raccolta dei rifiuti all’interno delle aree Casalp”.

Aamps precisa che “complessivamente sono risultati danneggiati 12 cassonetti (7 per la carta-cartone, 3 per il multimateriale, 2 per l’indifferenziato) per un danno economico pari a circa 4.000 euro, per la cui copertura, come consuetudine in tali casi, l’azienda attiverà la denuncia assicurativa”.

Autorizzati da Casalp, gli operatori di Aamps sono quindi prontamente intervenuti rimuovendo i contenitori danneggiati, pulendo e lavando l’asfalto con l’ausilio di un mezzo con pala gommata e una spazzatrice e avviando i cassonetti carbonizzati al corretto smaltimento.

L’operazione si è conclusa alle 10.30 di ieri mattina, con la collocazione dei nuovi cassonetti, permettendo il rapido ripristino del servizio ordinario di raccolta dei rifiuti.

Questo episodio contribuisce ad innalzare il livello di insicurezza e paura tra gli abitanti della Leccia. Di tali problematiche era stato già discusso in una seduta del Consiglio di zona 4 appositamente convocata dalla presidente Rossella Porri. In quella circostanza erano interveniti l’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni impianti pubblici e il Security City Manager Giampaolo Dotto, nominato dal Sindaco Luca Salvetti, che svolge la funzione con l’incarico di elaborare le politiche integrate di sicurezza urbana. Tra le richieste avanzate dai cittadini anche il potenziamento dell’illuminazione pubblica e più pattuglie di forze dell’ordine alla Leccia.

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Scomparsa di Annabella Martinelli, la procura di Padova indaga per sequestro di persona. Il mistero del profilo Facebook chiuso

Che fine ha fatto Annabella Martinelli? La procura di Padova ha deciso di procedere per sequestro di persona contro ignoti nell'indagine sulla scomparsa della studentessa 22enne di giurisprudenza a Bologna residente a Teolo (Padova), di cui non si hanno più notizie dalla serata del 7 gennaio. Una...

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Il Comune dice basta alla maleducazione social. “I commenti offensivi saranno rimossi”

Rosignano Marittimo (Livorno), 14 gennaio 2026 – Approvata dalla Giunta comunale la nuova social media policy del Comune di Rosignano Marittimo. L’intervento si è reso necessario per rinnovare quelle linee guida decise ormai diversi anni fa e che necessitavano di un adeguamento, anche in base ai contenuti del mandato del sindaco Claudio Marabotti. La delibera relativa è la numero 479 del 31 dicembre del 2025.

Le principali novità introdotte dal documento sono: la precisazione esplicita che i messaggi inviati via social “non vengono protocollati e non hanno valore di istanza ufficiale”; il dettaglio dei casi in cui è consentito eliminare i commenti offensivi e minacciosi, aggiungendo anche la possibilità di oscurare i messaggi off top (ovvero non pertinenti alla discussione in corso); la responsabilità attribuita agli uffici, che sono tenuti a possedere le credenziali dei profili anche quando la gestione è esternalizzata”.

La premessa della delibera indica che i social network offrono alle istituzioni la possibilità d dialogare e condividere nuovi contenuti con il cittadino, su piattaforme di scambio che permettono una comunicazione bidirezionale e in tempo reale. E rileva anche che “la sensibilizzazione dei cittadini passa proprio dalla comunicazione a loro diretta e consistente primariamente nel fornire informazioni e strumenti pratici per comprendere meglio l’attività amministrativa e per potervi partecipare”.

La delibera tiene anche conto della pubblicazione dei documenti sul sito web e sugli account social del Comune di Rosignano Marittimo per darne comunicazione a tutti i cittadini e cittadine, ma anche di farlo verso i dipendenti comunali mediante trasmissione via e-mail e pubblicazione sulla intraweb. Tenendo anche conto in generale che la gestione dei social media implica dinamiche diverse di implementazione e delle informazioni rispetto ai media tradizionali “dovuta alla caratteristica real time” che è peculiare del web.

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Auto avvolta dalle fiamme, esplode l’abitacolo: donna gravissima in ospedale

Cavo (Rio, Elba), 13 gennaio 2026 – Auto avvolta dalle fiamme, 51enne elbana gravemente ustionata trasferita in codice rosso a Cisanello. È accaduto intorno alle 19 del 12 gennaio in un parcheggio privato in via Cala Azzurra, nella parte alta della frazione di Cavo, a ridosso del porto turistico della nota località balneare elbana. Protagonista, una donna elbana di 51 anni.

La donna si trovava a bordo del veicolo quando, per cause ancora al vaglio degli inquirenti, ha preso fuoco e non è riuscita a mettersi in salvo scendendo dall’auto. La permanenza nell’abitacolo dove si è prodotta una vera e propria deflagrazione, le ha causato ustioni di terzo grado sul 40 per cento del corpo e l’intossicazione polmonare per l’inalamento dei fumi tossici. La dinamica resta tutta da chiarire e potrebbe non essere accidentale. Coinvolta nel rogo anche una seconda auto parcheggiata accanto al veicolo.

Sul posto sono prontamente intervenuti i vigili del Fuoco di Portoferraio per domare le fiamme, unitamente ai carabinieri di Portoferraio. Immediati anche i soccorsi di una squadra della Croce Azzurra di Cavo e dell’automedica del 118 da Portoferraio. Le gravi condizioni della donna nata e residente a Cavo, che ha riportato ustioni di terzo grado sul 40 percento del corpo soprattutto su mani, volto e petto, ha reso necessario l’intervento dell’elisoccorso. L’elicottero Pegaso 2 è atterrato al campo sportivo di Porto Azzurro grazie al coordinamento dei volontari della Misericordia di Porto Azzurro e della Polizia Municipale.

La paziente è stata intubata e trasferita in codice rosso all'ospedale Cisanello di Pisa intorno alle 21,30. Restano da chiarire la dinamica dell'incidente e le cause della deflagrazione nell’abitacolo che, secondo una prima ricostruzione degli organi preposti potrebbe essere stata provocata intenzionalmente. Intanto il Pm ha disposto il sequestro della zona e incaricato ulteriori indagini ai militati dell’Arma di Portoferraio. Si terrà nella mattinata di oggi, 13 gennaio, un secondo sopralluogo sul posto con la presenza dei vigili del Fuoco di Portoferraio, per cercare di ricostruire la dinamica dell'accaduto e le cause della deflagrazione nel veicolo.

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Livorno, blitz della Penitenziaria in carcere: trovati 9 telefoni cellulari

Livorno, 13 gennaio 2026 – Alla Casa Circondariale di Livorno, si è svolta un’operazione di sicurezza interna che ha portato al sequestro di 9 telefoni cellulari, occultati e destinati all’uso illecito da parte dei detenuti dell’alta sicurezza, con lunghe pene detentive, per reati commessi come affiliati alla malavita organizzata (n’dangheta, camorra e sacra corona unita). Alcuni dispositivi erano corredati da cuffie wireless, cavi e sim card, a conferma di un’organizzazione minuziosa. Tre telefoni sono stati individuati nell’area del campo sportivo, nascosti all’interno di un involucro perfettamente mimetizzato a forma di zolla d’erba, con ogni probabilità introdotto dall’esterno per mezzo di un drone dotato di filo resistente e trasparente lungo circa 30 metri. Gli altri sei telefoni sono stati scoperti all’interno di una pentola a doppio fondo, inviata tramite pacco e sottoposta a verifiche radiografiche.

Grazie alla prontezza e all’intuito del personale di servizio, ne è stato possibile sventare l’introduzione all’interno della casa circondariale di Livorno. Il segretario provinciale del Sinappe di Livorno, Agostino Candia, ha espresso “profonda soddisfazione e sincera ammirazione per l’eccellente operato del personale della Polizia Penitenziaria”. “Si è trattato di un’azione esemplare, frutto di una professionalità altissima e del forte senso del dovere che contraddistinguono gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria. – ha sottolineato – Anche in un periodo complesso come quello natalizio, con organici ridotti e persistenti criticità infrastrutturali, la prontezza dimostrata dagli agenti è motivo di grande orgoglio per l’intero Corpo”. Il segreteria del Sinappe Candia ha inoltre voluto aggiungere: “Desidero ringraziare i colleghi per la dedizione quotidiana, la competenza e lo spirito di sacrificio con cui affronta il servizio all’interno dell’istituto. Il loro impegno costante rappresenta una barriera fondamentale contro ogni tentativo di compromissione della sicurezza penitenziaria”. “Il Sinappe – ha concluso Candia – continuerà a sostenere, valorizzare e difendere il lavoro della Polizia Penitenziaria, chiedendo con forza il giusto riconoscimento per un Corpo di assoluta eccellenza, troppo spesso dimenticato ma indispensabile per la sicurezza dello Stato e per il mantenimento dell’ordine nelle strutture detentive”.

M.D.

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Vada, smaltiva rifiuti in tre discariche abusive: denunciato. Video e foto

Vada, smaltiva rifiuti in tre discariche abusive: denunciato. Video e foto Nelle tre aree di sua di proprietà i carabinieri del Nucleo tutela ambientale di Grosseto, con l'aiuto della compagnia di Cecina, hanno trovato di tutto: bombole del gas, scarti di lavori edili, infissi in alluminio. Il tutto veniva smaltito senza le necessarie autorizzazioni e per questo un...
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Borseggiatrici aggredite in metro': finiscono in ospedale

Borseggiatrici aggredite in metro': finiscono in ospedale L’aggressione in metro, poi la chiamata al 112 e l’intervento delle ambulanze. Due donne di 33 e 24 anni, entrambe cittadine bosniache, sono rimaste leggermente intossicate dopo essere state aggredite con dello spray urticante nel mezzanino della M3 di Duomo a Milano nel pomeriggio di domenica 23...
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Sospesa la circolazione sulla metro M2 di Milano

Sospesa la circolazione sulla metro M2 di Milano È stata sospesa la circolazione dei treni sulla metropolitana M2 di Milano (la linea “Verde”) nella mattinata di lunedì 24 marzo a causa di un convoglio guasto. La circolazione sulla linea è ripresa nel corso della mattinata, ma con diversi rallentamenti. Per il momento non è chiaro quale...
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Morte Davide Garufi: si indaga sul suicidio del tiktoker 21enne

Morte Davide Garufi: si indaga sul suicidio del tiktoker 21enne I carabinieri di Sesto San Giovanni (Milano) stanno indagando sulla morte di Davide Garufi, un giovane tiktoker di 21 anni (quasi 300mila follower e 1,5 mln di like). Recentemente, Davide aveva rivelato sul suo profilo TikTok di essere una donna transgender, chiedendo di essere chiamato Alexandra...
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Rapinano una donna sull’autobus, ma anche lei è una borseggiatrice

Rapinano una donna sull’autobus, ma anche lei è una borseggiatrice Le cose sono due: o a Milano ci sono talmente tanti borseggiatori che alcuni di loro, senza rendersene conto, finiscono per derubare un “collega”, oppure è un caso più unico che raro quello avvenuto nell’ottobre 2024, quando un giovane ha rapinato su un autobus una donna. Fino a che si è scoperto...
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La Federazione delle Associazioni Italia-Israele contro la risoluzione del Consiglio comunale di Firenze: “Hamas è un gruppo terroristico, Nardella chiarisca”

Il presidente Bruno Gazzo contro il documento approvato dalla maggioranza: “C’è da domandarsi se le richiamate 'pace, giustizia e dignità dei popoli' enunciati nell’atto possano basarsi su presupposti che non hanno alcun rapporto con la realtà”

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Firenze, sembrava un incendio, si scopre che erano stati assassinati: un fermato per l’omicidio di una coppia di anziani

Clamorosa svolta nell'indagine sul fatto di Bagno a Ripoli dello scorso 5 dicembre. I coniugi ritrovati senza vita nella loro abitazione non sarebbero morti a causa del rogo, ma per una spietata aggressione. Ipotesi usura. Lei picchiata e poi forse strangolata

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