Fiorentina: il successo sul Bologna (2 a 1) è dedicato a Rocco Commisso


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L’autostrada diventa il nuovo terreno di battaglia degli ultras. Oggi poco dopo le ore 12.30 gruppi organizzati delle tifoserie di Fiorentina e Roma si sono scontrati sulla corsia d’emergenza dell’A1 a Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, poche ore prima del fischio d’inizio del match tra i rossoblu e i viola, valido per la Serie A.
Circa 200 persone, con cappucci e con i volti coperti, sono scese dalle macchine in autostrada e si sono fronteggiate con caschi e spranghe, mentre gli altri veicoli hanno rischiato incidenti per evitarli. Alcune auto sono rimaste danneggiate nel corso dei tafferugli. I tifosi della Fiorentina erano appunto diretti a Bologna, mentre quelli della Roma a Torino per l’altro match di Serie A, in programma alle ore 18.
La polizia di Bologna è al lavoro per identificare i responsabili: sono al vaglio le immagini delle videocamere anche per ricostruire quanto è accaduto. Tutto sarebbe cominciato al vicino autogrill del Cantagallo, dove un gruppo di tifosi della Fiorentina (diretti a Bologna per la partita del Dall’Ara) hanno incontrato un gruppo di romanisti che stavano andando a Torino per la partita con i granata in programma alle 18. Gli scontri sono avvenuti qualche chilometro dopo, dove molte auto e alcuni minibus si sono fermati nella corsia d’emergenza e nelle piazzole. I tifosi sono scesi dalle auto e si sono affrontati con mazze, martelli, spranghe e caschi. Il tutto è durato pochi minuti, poi le auto sono ripartite, prima dell’intervento delle forze di polizia, avvertite dalle auto in transito.
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Momenti di commozione al Dall’Ara prima del match della 21esima giornata di Serie A tra Bologna e Fiorentina. Dopo l’inno usuale, le squadre in campo hanno osservato il minuto di silenzio per la morte di Rocco Commisso: i Viola giocano con il lutto al braccio e in fase di riscaldamento hanno indossato una maglia celebrativa con “Grazie Rocco” sul petto e una foto del presidente scomparso a 76 anni che palleggia. Sulla schiena invece il numero 1 e la scritta Rocco al posto del proprio cognome.
I funerali di Commisso saranno celebrati a New York mercoledì prossimo, nella cattedrale di San Patrizio. “Vorrei mandare un grande abbraccio alla famiglia Commisso da parte di tutta la squadra e la società e ringraziarli per quello che hanno fatto per la Fiorentina e per il calcio. Oggi anche lui è qui con noi in partita“, ha detto il capitano viola David De Gea ai microfoni di Dazn ricordando Rocco Commisso, scomparso ieri all’età di 76 anni. “Abbiamo una responsabilità ancora più grande nel fare qualcosa di importante quest’anno – ha aggiunto – Sappiamo qual è l’obiettivo, si parte da oggi, vero che abbiamo fatto buoni risultati nelle ultime partite, dobbiamo dare continuità“.
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Quando non tornava a Firenze da mesi, la sua assenza si sentiva. Soprattutto nei momenti difficili della squadra o se c’era un giocatore un po’ troppo “chiacchierato” sul mercato. Poi arrivava l’annuncio: “Domani arriva Rocco”. E tutto sembrava calmarsi, tornare alla normalità, se può davvero esistere una “normalità” a Firenze quando si parla di calcio. Arrivava dagli Stati Uniti (la sua vera casa), rassicurava e incoraggiava la squadra, allenatori e dirigenti. Stimolava la Fiesole facendo sognare i tifosi: coppe da vincere, obiettivo Champions, perfino scudetto. E tutto rientrava, tutto l’ambiente ne giovava. Anche nei momenti più difficili, come la terribile scomparsa di suo “fratello” Joe Barone, vera anima della nuova proprietà a stelle e strisce, e del capitano Davide Astori.
In questi 7 anni, Rocco Commisso è stato una guida fondamentale per i tifosi della Fiorentina. Così importante che, con la sua assenza per la malattia, in pochi mesi la società è sprofondata nel baratro: cacciati allenatori e direttore sportivo, squadra dritta verso la serie B. Eppure, non si è mai dato per vinto, nonostante la distanza. Ha respinto le voci (sempre più insistenti) di voler vendere, ha continuato a investire sul mercato e non ha mollato il suo progetto – seppur totalmente rivisto – del nuovo stadio. Avrebbe voluto ancora di più. Avrebbe voluto puntare ancora più in alto. Più del Viola Park, tanto bistrattato da alcuni tifosi, ma diventato il gioiellino della sua proprietà: il centro sportivo più innovativo d’Europa, dicono.
“Chiamatemi Rocco”, disse nell’estate 2019, appena sbarcato a Firenze con quel sorriso sornione e il suo tipico “okay” da americano a Roma. E questo bastò a far tornare a sognare i tifosi, ormai sfibrati da un rapporto logoro con la famiglia Della Valle. Capì subito quali tasti toccare: il nuovo stadio, il viscerale odio per la Juventus (“Sono già più bravi di noi, non hanno bisogno degli aiuti arbitrali. Sono disgustato”, gridò a favore di telecamere nel 2020), i grandi acquisti (Ribery, Nico Gonzalez, Kean, De Gea). Poi arrivarono i risultati: dopo i primi due anni travagliati, il triennio di Italiano, le notti europee, le tre finali (perse), una squadra sempre tra le prime sette del campionato e che, soprattutto, faceva divertire anche con il suo successore Raffaele Palladino. Fino alla malattia, all’assenza e allo sfacelo degli ultimi mesi.
Sapeva anche farsi sentire (il sindaco Dario Nardella ne sa qualcosa, sullo stadio) e non gli ho mai perdonato – in evidente conflitto d’interessi, lo so – gli attacchi ai giornalisti che osavano (rarità) criticare la squadra e la società quando i risultati non arrivavano. Chi lo faceva veniva considerato da Rocco un “anti fiorentino”. Un errore di cui voglio credere si sia pentito quando, negli ultimi mesi, gli mancava tanto fare una pesseggiata sul Lungarno o mangiare una fiorentina ai 13 gobbi.
Commisso in 7 anni ha avuto un solo obiettivo, a suo modo trumpiano (senza averne i difetti): “Make Fiorentina Great Again”. La città, che ormai è rassegnata, in un brutto incubo, a subire un lutto all’anno, glielo riconoscerà ad agosto, quando celebrerà il centenario della nascita della Fiorentina. Questa grande storia viola, caro Rocco, è anche tua. E te ne saremo sempre grati.
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