Piano Mattei per l’Africa: un’analisi sul potenziale e sulle debolezze della strategia italiana per implementare i rapporti con i Paesi africani
Lo scorso fine ottobre si è tenuta una missione di tre giorni in Mauritania del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la quale ha segnato una nuova stagione politica per l’Italia. Tale missione si inserisce nel quadro più ampio del piano Mattei che ha come obiettivo principale quello di rafforzare la presenza italiana nel continente africano, specialmente nell’area subsahariana. Tra le priorità principali che si è dato il governo italiano implementando questo piano vi è il rilancio dei rapporti economici, il contrasto all’immigrazione irregolare, la creazione di centri di eccellenza e formazione professionale, lo sviluppo di energie rinnovabili, investimenti in infrastrutture fisiche e digitali. Vi è anche lo sviluppo di piattaforme di telemedicina e servizi sanitari in un’ottica in cui l’Italia possa diventare la portavoce dell’Africa in Europa. In questo articolo verrà presentato il piano Mattei e verranno approfonditi i recenti sviluppi che hanno contraddistinto i rapporti italo-africani all’interno della strategia nazionale nella seconda metà del 2025.
Cos’è, quali sono i principali obiettivi e settori d’intervento?
Come descritto dal Governo Italiano, il Piano Mattei per l’Africa è una strategia nazionale con l’obiettivo di imprimere una modifica dei rapporti con il Continente africano e di costruire partenariati su base paritaria creando benefici e opportunità reciproche. Tale piano è stato presentato dal nostro Governo alle nazioni africane in occasione del vertice Italia-Africa del 29 gennaio 2024. A tale vertice parteciparono i rappresentanti di 46 Nazioni africane, oltre 25 Capi di Stato e di Governo, i tre Presidenti delle istituzioni europee nonché i vertici delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana, di svariate istituzioni finanziarie e Banche multilaterali di sviluppo. Il piano prende il suo nome da Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, per rimandare ad un modello di collaborazione equo dato che si è caratterizzato da un cambio di paradigma che vuole superare la logica donatore-beneficiario creando delle partnership win-win. In concreto, il piano Mattei si articola in sei principali aree di intervento: sanità; acqua; agricoltura; energia; infrastrutture fisiche e digitali. Al contempo vi sono anche progetti in fase di sviluppo che trattano di cultura, sport, IA e cooperazione nel settore spaziale. Il Piano permette al governo italiano di condividere con le Nazioni africane le fasi di elaborazione, definizione e attuazione dei progetti per poter assicurare dei ritorni sia economici che sociali che rimangano sul territorio e siano la base per successive espansioni. Vi è la partecipazione di tutto il Sistema Italia, a partire dalla rete diplomatico consolare, e il potenziamento delle sinergie con le iniziative strategiche a livello europeo e internazionale che hanno un focus sull’Africa, in particolare con le Istituzioni Finanziarie Internazionali, il Global Gateway dell’Unione europea e la Partnership for Global Infrastructure and Investment del G7. Nella sua prima fase, l’iniziativa si è declinata attraverso progetti pilota che hanno coinvolto nove Nazioni: quattro del quadrante nordafricano (Egitto, Tunisia, Marocco e Algeria) e cinque del quadrante subsahariano (Kenya, Etiopia, Mozambico, Repubblica del Congo e Costa d’Avorio). Nella sua seconda fase, il Piano Mattei, secondo una logica incrementale, ha coinvolto anche l’Angola, il Ghana, la Mauritania, il Senegal e la Tanzania. In contemporanea, il Piano Mattei sostiene anche progetti strategici transnazionali quali il corridoio di Lobito, ovvero una rete infrastrutturale per la connettività in Africa. L’obiettivo principale è collegare infrastrutture ferroviarie esistenti nelle regioni orientali dell’Angola e dello Zambia passando per la Repubblica Democratica del Congo. La nuova linea sarà di circa 800 km e collegherà i centri di Luacano (Angola) alla città di Chingola (Zambia) e comprenderà anche numerosi progetti di rafforzamento delle connessioni digitali ed energetiche, con iniziative che tengono in debito conto le esigenze delle comunità locali attraversate dal Corridoio. Inizialmente la partecipazione finanziaria italiana al progetto potrà ammontare fino a 320 milioni di dollari.
Le attività di definizione e attuazione del Piano Mattei per l’Africa sono esercitate dalla Cabina di Regia, presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Nella sua composizione, la Cabina di Regia svolge i seguenti compiti: coordina le attività di collaborazione tra Italia e Stati africani, svolte, nell’ambito delle rispettive competenze, dalle amministrazioni pubbliche; promuove gli incontri tra rappresentanti della società civile, imprese e associazioni italiane e africane con lo scopo di agevolare le collaborazioni a livello territoriale e promuovere le attività di sviluppo; finalizza il Piano Mattei e i relativi aggiornamenti; monitora l’attuazione del Piano, anche ai fini del suo aggiornamento; approva la relazione annuale da trasmettere al Parlamento; promuove il coordinamento tra i diversi livelli di governo, gli enti pubblici e ogni altro soggetto pubblico e privato interessato; promuove le iniziative finalizzate all’accesso alle risorse messe a disposizione dall’Unione europea e da organizzazioni internazionali; coordina le iniziative di comunicazione relative all’attuazione del Piano.
Come previsto da un decreto-legge, entro il 30 giugno di ogni anno, il Governo trasmette alle Camere la relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei, approvata dalla Cabina di regia, che reca anche l’indicazione delle misure volte a migliorare l’attuazione del Piano Mattei e ad accrescere l’efficacia dei relativi interventi rispetto agli obiettivi perseguiti. L’ultima relazione annuale presentata lo scorso maggio, ha sottolineato come il Piano Mattei si inserisce in un contesto geopolitico in continuo mutamento che ha visto l’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente che, dopo le ostilità in Israele, a Gaza e in Libano, si è esteso all’Iran, interessando anche i Paesi del Golfo e minacciando la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz; la caduta del regime di Assad e l’avvio in Siria di una transizione dopo un’ultra-decennale guerra civile; la continua instabilità in Yemen che minaccia direttamente la navigazione nell’Oceano Indiano e nel Mar Rosso, dove transita circa il 14% del commercio marittimo globale e il 30% del traffico mondiale via container. Tale contesto instabile si sviluppa vicino all’Africa con impatti diretti su diversi ambiti cruciali per lo sviluppo del continente. Pertanto, l’implementazione del Piano Mattei nell’ultimo anno ha affrontato sfide complesse come quella di continuare a lavorare su progetti concreti sulla base di un partenariato paritario e di una logica di crescita condivisa; dall’altro mantenere l’Africa al centro della politica estera italiana anche a fronte del moltiplicarsi di crisi ed emergenze che rischiavano di distoglierne l’attenzione. Per fronteggiare le sfide di sviluppo del continente africano, sono state delineate delle linee d’azione quali l’estensione del Piano Mattei andando in controtendenza con il trend globale di riduzione degli aiuti allo sviluppo, lo sviluppo di partenariati e nuove sinergie a livello internazionale e l’intervento del debito in Africa. Ad inizio 2025, è stata annunciata l’adesione al Piano di 5 nuovi Paesi africani: Angola, Ghana, Mauritania, Senegal e Tanzania. La missione in Mauritania ha voluto ribadire l’interesse dell’Italia nella regione dell’Africa subsahariana, attraverso incontri con le autorità istituzionali, esponenti della comunità imprenditoriale locale e italiana e rappresentanti della collettività. Punti salienti sono stati il rilancio dei rapporti economici e il contrasto all’immigrazione irregolare. In questo senso – ha annunciato il ministro dell’Interno – saranno siglati anche accordi bilaterali per favorire i flussi regolari. Tutto questo, in un’ottica non predatoria: perché “noi consideriamo i Paesi africani nostri amici. E siamo anche pronti a trasformarci sempre più in portavoce dell’Africa in Europa”, ha riferito il titolare della Farnesina. “Io credo che un continente ricco come l’Africa, che ha grandi risorse di materie prime, possa avere delle grandi prospettive. Noi possiamo esportare in questi Paesi il nostro saper fare e penso per quanto riguarda le materie prime, se abbiamo un’ottica assolutamente anticoloniale, dobbiamo aiutare al recupero, all’estrazione delle materie prime, trasformarle qui e poi acquistarle e portarle in Italia”, ha spiegato Tajani. A tal proposito, l’Italia è il 24esimo fornitore e il quinto cliente della Mauritania, con cui l’interscambio bilaterale si è attestato a circa 157 milioni di euro nel 2024, con esportazioni pari a 29 milioni di euro e importazioni a 128 milioni. Nel periodo gennaio-luglio 2025, ha registrato 113 milioni di euro, in aumento del +18% sui ai primi sette mesi dell’anno prima. “Ma vogliamo dare un altro segnale di grande attenzione e
pensiamo di poter esportare di più, ma anche importare di più in questo Paese con grandi potenzialità: contiamo di fare accordi vincenti, ha sottolineato Tajani. L’interesse italiano per la regione ha anche l’obiettivo di rafforzare le relazioni politiche con l’Africa Occidentale attraverso iniziative e progetti congiunti per promuovere sicurezza e stabilità nella regione. Come affermato da Piantedosi: “Vogliamo fare anche qui” collaborazioni per “trasformare i flussi in possibilità di migrazione legale per i ragazzi, per i giovani, per coloro che hanno progetti di migrazione positiva”. Dal punto di vista finanziario, in occasione degli Springs Meetings di aprile 2025 è stata formalizzata la collaborazione con la Banca Mondiale (“BM”) attraverso la firma di un accordo quadro di co-finanziamento sviluppando una consultazione regolare per individuare iniziative e programmi da cofinanziare in settori e Nazioni africane di interesse comune. Ancora nel contesto della collaborazione con la Banca Mondiale, l’Italia ha svolto, attraverso la Presidenza G7, un ruolo chiave di coordinamento nel corso dei negoziati per la ricostituzione dell’International Development Association (IDA), gruppo Banca Mondiale. L’Italia ha aumentato di circa il 25% il proprio contributo al rifinanziamento triennale dell’IDA con 733 milioni di euro, anche al fine di permettere alla BM, che destina il 75% delle sue risorse alle Nazioni africane a basso reddito, di rafforzare il proprio sostegno ai progetti realizzati nel quadro del Piano Mattei. Rilevante è anche la collaborazione con la Banca Africana di Sviluppo attraverso un fondo che conta 140milioni di Euro provenienti dai contributi del Fondo Italiano per il Clima, dal MASE e dal MAECI, cui si aggiunge un primo contributo degli Emirati Arabi Uniti di 25 milioni di dollari per progetti negli ambiti delle infrastrutture, dei trasporti, e della gestione delle risorse idriche.
L’internazionalizzazione del Piano Mattei
Nel corso del 2025 ci sono state varie iniziative volte all’internazionalizzazione del Piano Mattei per l’Africa, nella convinzione che il suo successo dipenda anche dalla capacità di costruire collaborazioni concrete ed efficaci con i partner internazionali, con condivisione degli sforzi e delle iniziative. Si è pertanto consolidata la cooperazione con il Global Gateway dell’Unione Europea – attore di primo piano nelle iniziative di sviluppo in Africa – con particolare riferimento ai settori delle infrastrutture fisiche e digitali, dell’energia sostenibile e della produzione agroalimentare. Se l’Unione Europea, attraverso il Global Gateway, rappresenta un partner “naturale” per la strategia nazionale nei confronti dell’Africa, l’azione di internazionalizzazione del Piano Mattei si è arricchita di importanti iniziative per coinvolgere le Nazioni del Golfo, attori sempre più protagonisti sulla scena internazionale e che rivolgono una crescente attenzione all’Africa. In tale contesto, di assoluto rilievo sono state la visita del Presidente del Consiglio in Arabia Saudita (25- 26 gennaio) e la visita di Stato in Italia del Presidente degli Emirati Arabi Uniti (24 febbraio). Tali visite hanno consentito di concludere complessivamente dieci intese per il sostegno di progetti di comune interesse in Africa nei settori dell’energia e dell’acqua, coinvolgendo sia le istituzioni pubbliche sia il settore privato e finanziario. Sempre parte del processo di internazionalizzazione troviamo anche il contributo dell’iniziativa G7 Adaptation Accelerator Hub – lanciata sotto la Presidenza italiana del Gruppo dei Sette e in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) – che sostiene le Nazioni in via di sviluppo più vulnerabili nell’attuazione di misure di adattamento climatico, mirando a trasformare i Piani Nazionali di Adattamento in progetti concreti attraverso la definizione di piani di investimento e la mobilitazione di supporto tecnico e finanziario. L’Etiopia, con il quale è in corso di definizione un Memorandum d’Intesa, sarà la prima Nazione beneficiaria dell’assistenza tecnica e il MASE ha già stanziato sei milioni di euro per finanziare l’inizio delle attività.
Analisi conclusiva dei punti di forza e dei limiti della recente missione in Mauritania del Piano Mattei
Dopo aver fatto una panoramica del Piano Mattei e dei suoi settori di applicazione, facciamo infine un’analisi dei principali punti di forza e di debolezza emersi durante la missione in Mauritania dei ministri Antonio Tajani e Matteo Piantedosi, svoltasi nell’ottobre 2025. Innanzitutto, la missione ha incluso l’inaugurazione dell’Ambasciata d’Italia a Nouakchott, rafforzando la presenza istituzionale in Mauritania. Questo segnale simbolico è importante per consolidare relazioni politiche e cooperazione bilaterale. Negli ultimi 10 anni, l’Italia ha aperto Ambasciate in Niger, Guinea, Burkina Faso, Mali e Mauritania per consolidare i rapporti con la regione. Quella in Mauritania é la prima tappa di una missione che porterà i due Ministri anche in Senegal e Niger, segno concreto di quanto l’Africa sia una priorità strategica per il Governo. La Mauritania svolge un ruolo importante per la stabilità e la sicurezza dell’interna regione ed è partner politico ed economico di crescente interesse. Obiettivi principali sono stati rafforzare il partenariato con tre Paesi chiave dell’Africa Occidentale, ponendo al centro della collaborazione la stabilizzazione istituzionale, lo sviluppo socio-economico, la lotta alla violenza jihadista e il contrasto ai traffici illeciti di armi, droga, esseri umani. Inoltre, il rafforzamento delle relazioni è visto come un’opportunità per espandere l’interscambio commerciale e favorire investimenti italiani nei settori strategici (materie prime, energia, infrastrutture), in un paese considerato stabile e ricco di risorse. Con Piantedosi presente, la missione ha affrontato anche temi sensibili come la sicurezza regionale e i flussi migratori, traducendo l’impegno in un dialogo diretto con le autorità mauritane su immigrazione irregolare e terrorismo per i mesi a venire. Infine, la scelta della Mauritania, assieme a Senegal e Niger, ha dato al nostro Paese l’occasione di riaffermare la propria rilevanza nei corridoi strategici dell’Africa occidentale e del Sahel, con un mix di diplomazia e cooperazione politico-economica. Nonostante i buoni risultati di questa recente missione in Mauritania, secondo vari analisti, il Piano Mattei può risultare troppo eterogeneo o poco specifico nei progetti concreti rispetto alle aspettative delle istituzioni africane e degli osservatori. La sua attuazione rimane in larga parte una sfida pratica. Inoltre, alcuni osservatori e comunità accademiche sottolineano che il piano rischia di non coinvolgere adeguatamente partner africani e società civile locali nella definizione dei progetti, potendo apparire un’iniziativa top-down piuttosto che una vera co-progettazione. Critiche consistenti riguardano l’assenza di un sistema di monitoraggio indipendente per valutare effettivamente i risultati dei progetti: senza ciò, c’è il rischio che si privilegino interessi economici italiani piuttosto che obiettivi di sviluppo sostenibile e benefici reali per le comunità locali. Connesso a questo punto, degli osservatori affermano che il piano sia stato disegnato con scarso coinvolgimento di partner africani e della diaspora, rendendo difficile raggiungere un vero “ownership” africano. Il Piano Mattei, pur dotato di un ammontare di risorse significative (circa 5,5 miliardi di euro complessivi secondo fonti di riferimento), rischia di essere insufficiente per affrontare le dimensioni delle sfide africane, soprattutto se confrontato con investimenti cinesi o multilaterali. A questo si aggiunge anche un’incertezza causata dalla fragilità politica, povertà, conflitti e scarsità di infrastrutture. Vi è quindi il rischio che senza stabilità politica e istituzionale, progetti anche ben finanziati possano rimanere sulla carta. Infine, vi sono diverse critiche sia in Africa che in Europa che segnalano come alcune iniziative possano essere viste come strumenti di influenza politica o di accesso alle risorse naturali, piuttosto che vere partnership paritarie, con sospetti di finalità “strumentali” (es. gestire migrazioni o favorire ENI e altre imprese italiane). In conclusione, possiamo affermare che la missione di ottobre in Mauritania, Senegal e Niger si è posta come obiettivi principali il dialogo politico, la sicurezza, la migrazione e il commercio coinvolgendo alte cariche istituzionali e un forum imprenditoriale.
Questa missione ha suscitato una reazione da parte dei governi locali positiva con un’attenzione particolare a cooperazione e sviluppo. Possiamo quindi affermare che, nonostante molti aspetti e obiettivi del Piano Mattei in generale siano ancora astratti, tale missione di ottobre ha segnato un’evoluzione rispetto ad esempio alla precedente missione di maggio 2025 in Ghana, CI e Guinea che ha avuto come priorità il consolidamento dei progetti iniziali, lo sviluppo e la cooperazione tecnica del piano e che ha visto la partecipazione di team di cooperazione e meeting settoriali.